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I CALCOLI DI CONVENIENZA ECONOMICA

I calcoli di convenienza economica sono un insieme di metodi e procedure di valutazione delle informazioni,
attuati con lo scopo di fornire al decisore aziendale (imprenditore o manager) una base per prendere decisioni
razionali sia in occasione di una nuova attività produttiva, sia durante lo svolgersi dell’attività stessa => I calcoli
mettono insieme le informazioni che abbiamo per darci delle risposte, al fine di dare al decisore aziendale (sia
imprenditore sia manager) una base per decidere in modo razionale.
 prima il decisore effettua una valutazione, poi procede con una formazione del giudizio.
 Il decisore aziendale può essere l’imprenditore o il manager, ai fini del calcolo non interessa chi è il soggetto,
ma qual è il sistema di valutazione sul quale si basa per esprimere la sua volontà.
Un criterio generalmente riconosciuto per prendere le decisioni è quello della REDDITIVITÀ => data dalla
differenza tra la quantità flusso (RICAVI – COSTI) e dalla quantità fondo (CAPITALE INVESTITO).

La reddittività è un sistema di valutazione e fa riferimento a tre condizioni:


1. EFFICIENZA TECNICA ED ECONOMICA misurata al numeratore in termini di riduzione di costi
2. EFFICACIA: capacità di raggiungere gli obiettivi prefissati
3. LEGITTIMAZIONE SOCIALE: condizione sociale affinché si possa ottenere un reddito.
REDITTIVITA’: massima remunerazione possibili per il capitale investito => E’ il criterio che meglio esprima la
convenienza dell’investire nel processo produttivo.
CI SONO DUE DIVERSI GRUPPI DI CALCOLI:
 ANALISI DEGLI INVESTIMENTI riguarda tutti quei problemi di medio/lungo termine di valutazione
della convenienza economica che determinano un cambiamento nell’entità del capitale investito (viene
modificato il denominatore)
 CONFRONTO OPERATIVO tutti quei problemi riguardanti il breve periodo che determinano una
modifica nell’entità dei costi o dei ricavi (modificano il numeratore).
Abbiamo tutti i problemi che valgono per una data capacità produttiva, capitale investito rimane costante.

INVESTIMENTO
Un investimento è l’impiego durevole di capitale diretto alla produzione di un reddito (durevole: supera l’arco di
un anno) => Investo del capitale per un periodo medio-lungo per realizzare un divario positivo tra ricavi e costi.

Ci sono diverse tipologie di investimenti: industriali & finanziari


 investimenti industriali: riguardano le spese per l’acquisizione dei fattori strumentali alla produzione e
possono essere a loro volta:
 Materiali= hanno a che fare con l’acquisto di attrezzature, macchinari, impianti, autoveicoli
 Immateriali = fanno riferimento, per esempio, alle spese per marketing, pubblicità, formazione del
personale, tutela dell’innovazione: brevetti.
 investimenti finanziari: riguardano l’acquisizione di attività finanziarie, partecipazione azionaria in altre
aziende, può essere di minoranza.
Esempio: le partecipazioni che un’azienda può detenere relative alle altre aziende

LA NATURA DELL’INVESTIMENTO
La decisione di effettuare un investimento si può configurare come uno scambio tra un esborso iniziale certo e
cospicuo e una serie di introiti (ricavi) ed esborsi (costi) futuri ed incerti.
TRADE OFF: scambio tra un esborso iniziale certo e cospicuo (che avviene oggi, consistente e di lungo periodo) e
gli introiti futuri e incerti
L’incertezza riguarda sia l’entità di esborsi e introiti, sia il momento in cui si manifesteranno
 l’unica cosa certa sono gli introiti e gli esborsi di oggi => quelli futuri sono frutto di stime

CARATTERI DEGLI INVESTIMENTI INDUSTRIALI


 Ingente esborso monetario iniziale: (è un esborso certo e di lungo periodo, può essere frazionato nel tempo
=> per esempio gli acquisti a rate)
 Benefici futuri incerti: perché non si sa né l’ammontare né il tempo in cui si manifesteranno => il reddito
futuro derivante da questo investimento non è certo, ma è frutto di stime (sia per quanto riguarda il momento
in cui si verificheranno, sia per quanto riguarda il loro ammontare).
 Durata pluriennale: il recupero del capitale investito avviene in un periodo che supera l’esercizio pari ad un
anno => La durata viene misurata dalla VITA UTILE: periodo durante il quale, l’investimento effettuato
produce un certo reddito.
 Recupero indiretto: quello che io ho speso per acquistare un investimento, ipotizzando che sia un
macchinario, non lo recupero attraverso la vendita del macchinario stesso: sarebbe un recupero diretto => Il
recupero è indiretto quando acquisto un bene strumentale col quale realizzo altri prodotti e, mediante la
vendita di questi prodotti sul mercato, recupero il valore del bene => Il recupero, quindi, avviene con la
vendita dell’output prodotto da quello stesso investimento

TIPOLOGIE DI INVESTIMENTO INDUSTRIALE


 PRIMO IMPIANTO: rappresentano tutti gli investimenti necessari per l’allestimento della
capacità produttiva di un’impresa che sta nascendo => Allestimento di impianti e macchinari necessari
all’impresa.
 DI ESPANSIONE corrispondono ad un ampiamento della capacità produttiva, con la finalità di rispondere in
modo adeguato ad incremento della domanda (in senso qualitativo e quantitativo)
 DI SOSTITUZIONE si verificano quando ho la necessità di sostituire un impianto già utilizzato e obsoleto, o
perché quello vecchio era usurato o perché non è più possibile utilizzarlo.
 DI AMMODERNAMENTO si tratta di acquisire un nuovo impianto con la volontà di migliorare il processo
produttivo in termini economici (riduce i costi e incrementando l’efficienza) oppure in termini qualitativi
(migliora una fase del processo produttivo o consente di ottenere prodotti di qualità superiore)

PROBLEMATICHE RIGUARDO ALL’ANALISI DEGLI INVESTIMENTI


 Conviene l’acquisto di un certo impianto?
 Quale tra due o più alternative di investimento è più conveniente?

ANALISI DEGLI INVESTIMENTI


All’interno dell’analisi degli investimenti incontriamo due grandi metodologie, metodi aritmetici e metodi
finanziari => La differenza tra una categoria e l’altra è la considerazione del fattore tempo.
Fattore tempo: significa che il denaro ha un valore diverso a seconda del momento in cui è disponibile.
ARITMETICI: sono più semplici, e prescindono dal diverso valore del denaro nel tempo => ma sono meno
precisi e non tengono conto del fattore tempo (quindi avere dei soldi oggi piuttosto che averli domani o tra
un mese è la stessa cosa).
FINANZIARI: più articolati e complicati, tengono conto del fattore tempo e del diverso valore del denaro
=> spostare il denaro da un momento temporale ad un altro ha un costo (se devo avere 100€ e il mio debitore
me li dà oggi, mi consegna effettivamente 100€; se il mio debitore invece me li consegna tra un mese dovrà
darmi qualcosa in più, perché io ho rinunciato ai 100€ euro per un mese).
I METODI ARITMETICI
 PBP aritmetico: periodo di recupero aritmetico
 ROY return on investment, ossia la reddittività sul capitale investito

I METODI FINANZIARI:
 EVA: eccesso di valore attualizzato
 IP: indice di profittabilità
 TIR: tasso interno di reddittività
 PBP finanziario: pay back period ossia il periodo di recupero finanziario:

I metodi finanziari si distinguono da quelli aritmetici per la considerazione del fattore tempo. Fattore tempo:
significa che il denaro ha un valore diverso a seconda del momento in cui è disponibile.
 Per poter confrontare somme di denaro che si manifestano in tempi diversi devo adottare il
PRINCIPIO DI ATTUALIZZAZIONE: (operazione di matematica finanziaria) consiste nel riportare i
diversi valori in esame ad un tempo omogeneo (il tempo zero) => In questo modo renderò i valori tra loro
confrontabili.
Per applicare questo principio occorre costruire un flusso di cassa.

Per poter applicare i metodi finanziari bisogna conoscere una serie di dati, uno dei fondamentali è la LA VITA
UTILE: corrisponde al periodo di tempo durante il quale l’investimento è in grado di produrre reddito, quindi risultati
economici positivi
E’ la più breve per ragioni di prudenza tra:
 la durata fisica (dell’impianto) => ha a che fare con l’usura fisica => Indica quanto l’investimento è in
grado di funzionare prima di diventare usurato.
 la durata tecnologica (vita tecnologica di un investimento, legata ai processi innovativi) => quanto può
durare un impianto prima di essere superato (per effetto del progresso tecnologico) perché obsoleto dal
punto di vista tecnologico => sarebbe utile modernizzarlo
 durata mercatistica: indica quanto può durare il mio investimento in relazione al fatto che i beni che
produce siano vendibili sul mercato => Ci sono degli investimenti perfettamente funzionanti,
tecnologicamente avanzati ma che realizzano prodotti che per il mercato non sono più validi => Per una
questione di prudenza quindi viene scelta la vita utile, durata più breve rispetto alle altre tre => Non ha
senso che io abbia un macchinario avanzato tecnologicamente ma che produce prodotti che il mercato non
acquista più.
DIVERSO VALORE DEL DENARO NEL TEMPO:
Il denaro assume diversi valori numerici perché nei metodi finanziari si considera il diverso valore che il denaro
ha nel tempo, il che significa che:
1€ oggi non corrisponde allo stesso euro di domani:
 Se lo accantono, domani mi ritrovo con 1,1€ ed un certo tasso di interesse => L’euro di domani se lo porto
ad oggi ha un valore maggiore comprende il premio che mi spetta per aver rinunciato ad utilizzare oggi il
capitale => questa operazione è il calcolo del tasso di interesse
 Ipotesi in cui il mio debitore mi debba 1€ domani ma gli chiedo di anticiparmelo oggi: la richiesta di
anticipare il denaro comporta la necessità di pagare un prezzo per anticipare il denaro (costo di trasporto
del capitale nel tempo). Si passa da 1€ di domani ai 90 cent di oggi.
A seconda che io rinunci ad utilizzare il denaro oggi
per impiegarlo nel futuro, oppure desideri avere oggi il
denaro che dovrei ricevere in futuro, o dovrò pagare
una somma di denaro per anticipare il denaro che
voglio ricevere, oppure attendere.
 La freccia azzurra mi rappresenta la
formazione degli interessi e 1,1 è il montante
(dato da capitale + interessi)
 La freccia gialla riguarda il processo di
attualizzazione: partiamo dal capitale che avrò
tra un anno e lo porto al tempo zero, attuando
uno sconto finanziario => 0,90 è il valore
attuale, 1 è il valore nominale

Il divario tra 2 capitali è funzione del:


 Tempo che decorre tra l’uno e l’altro => La differenza tra il capitale di oggi e quello di domani sarà tanto
maggiore quanto è ampio il tempo che intercorre tra oggi e domani (quanto più N è elevato e quanto più I
aumenta).
 Tasso di interesse applicato nel calcolo

La SCELTA DEL TASSO DI INTERESSE da applicare nel calcolo dipende da:


 Costo del capitale:
 se è di terzi devo pagare un tasso di interesse pattuito con l’ente finanziatore
 se deriva da un autofinanziamento il costo del capitale è detto costo figurativo del capitale (non c’è un
effettivo esborso per pagare degli interessi, ma se io investo il mio denaro per acquistare un impianto
desidero che questo investimento mi dia un rendimento figurativo => altrimenti potrei investire il
mio denaro in operazioni finanziarie che mi danno interessi => se decido di usare il denaro che ho a
disposizione per investirlo nella mia impresa e per acquistare un investimento materiale, desidero
che questo mi renda il cosiddetto onere figurativo del capitale)
 se è in parte dell’uno e in parte dell’altro, si considera un tasso medio ponderato delle due alternative
 Propensione al rischio dell’imprenditore => Più l’imprenditore è propenso al rischio, più le alternative
avranno un tasso elevato
 Rendimento di investimenti alternativi => se l’imprenditore ha del denaro accantonato a riserva può
decidere di investirlo in diversi modi in base a dove conviene => A volte è conveniente utilizzare il capitale di
terzi perché costa meno piuttosto che utilizzare il capitale proprio (viceversa in altre attività).
I METODI FINANZIARI: IL FLUSSO DI CASSA
È il terzo elemento necessario per poter applicare i metodi finanziari => Per una corretta applicazione dei metodi
finanziari è indispensabile determinare il cosiddetto flusso di cassa.
In una linea temporale, il flusso di cassa è la rappresentazione della successione di incassi e di esborsi che si
verificano nel corso della vita utile.
Si chiama flusso di cassa perché si può immaginare di avere una cassa nella quale mettiamo o togliamo dei soldi. È
una previsione. È frutto di stime.

Nel flusso di cassa si ha una voce chiamata DISPONIBILITA’ ANNUA: data dalla differenza tra ricavi e costi =>
Può essere costante (per tutti gli anni di vita utile) o variabile (modificabile di anno in anno)

Ricapitolando: nei metodi finanziari, al fine di applicare i procedimenti vari, bisogna conoscere alcuni elementi per la
costruzione del flusso di cassa:
 Entità dell’investimento = I => rappresenta quanto è l’esborso iniziale, il valore dell’investimento
 Vita utile = n
 Stima dei costi e dei ricavi = C/R e D (disponibilità = ricavi – costi)
 Costo del capitale = i

QUANDO UN INVESTIMENTO E’ CONVENIENTE?


Un investimento è conveniente quando le risorse monetarie investite al tempo zero sono minori delle risorse
finanziarie che rientreranno nel futuro (quando la ricchezza assorbita dall’investimento è minore di quello che, nel
tempo, produce come ricchezza, quindi quando la ricchezza assorbita oggi è minore di quella prodotta nel futuro dal
flusso di entrate e uscite)

In termini matematici: L’investimento è conveniente quando il valore


di I è minore della sommatoria delle disponibilità future attualizzate

Quando - i con zero (cioè il costo dell’investimento,


che ha un segno negativo perché è un’uscita) + la
sommatoria delle disponibilità attualizzate risulta
1° METODO DI ANALISI DELLA maggiore di zero => avrò un investimento
CONVENIENZA ECONOMICA => conveniente.
EVA: ECCESSO DI VALORE
ATTUALIZZATO Questa è la formula generale per applicare l’EVA.
Metodo che non stabilisce nulla in merito
alla redditività di un investimento, ma dice
qual è il livello minimo di accettazione =>
mi dice se c’è una minima convenienza nell’effettuare
l’investimento (cioè se il flusso reddituale futuro attualizzato è
o meno maggiore rispetto all’investimento) => La formula è quella appena vista: meno I + sommatoria delle
disponibilità utilizzate maggiore di 0.
 se l’EVA risulta essere maggiore di 0 (positivo), allora l’investimento viene recuperato nel tempo della vita
utile e risulta essere conveniente => perché le risorse assorbite sono minori rispetto a quelle prodotte
dall’investimento
 se l’EVA risulta minore di 0 (negativo) vuol dire che l’investimento non viene recuperato durante la vita utile
e quindi non è conveniente procedere nel realizzare l’investimento.

valori necessari da conoscere per applicare la formula dell’EVA:


 I: valore dell’investimento iniziale
 n: vita utile
 D: valore della disponibilità (ricavi – costi)
 i: fattore di attualizzazione = che deriva dall’incrocio tra la vita utile e il costo del capitale o tasso di interesse
=> cambierà a seconda che le disponibilità siano costanti per tutta la vita utile oppure variabili:
 nel caso di disponibilità costanti, utilizzeremo la tavola 2 => il fattore di attualizzazione si chiamerà: A
figurato n al tasso i
 nel caso di disponibilità variabili, useremo la tavola 1 => il fattore di attualizzazione si chiamerà: V alla n
Nel calcolo delle D, tra i costi, non vanno inserite le voci:
 quote di ammortamento:
 Non sono un’uscita monetaria => NON appartengono ai costi, nel calcolo delle disponibilità, in
quanto sono un valore contabile e non monetario, con la quale si spalma il valore dell’investimento
sugli anni di vita utile => il valore dell’investimento viene ripartito in quote costanti sugli anni di vita
utile
 Lo conterei due volte => Se considero il valore dell’investimento tra i costi nel calcolo delle D, lo
conteggerei due volte, in quanto la quota dell’ammortamento è già inclusa nel valore
dell’investimento.
 Gli oneri finanziari => non li consideriamo, in quanto anch’essi li conteggeremo due volte, sono conteggiati
nel procedimento di attualizzazione: lo spostamento delle somme di denaro future al tempo 0 che consente
di tenere in considerazione il costo di trasferimento del denaro nel tempo.

FATTORI CORRETTIVI NELLA VALUTAZIONE


DEGLI INVESTIMENTI
Sono fattori che vanno a modificare il valore dell’investimento => Possono rendere le mie disponibilità variabili.
 CAPITALE D’ESERICZIO = Spesa aggiuntiva iniziale sostenuta al tempo zero per dotarsi dei “mezzi
di trasporto” per garantire il funzionamento degli impianti.
Il capitale dell’esercizio è dato dalla somma algebrica dei:
 crediti verso clienti
 debiti verso fornitori
 rimanenze iniziali
 Rimanenze finali
Essi sono tutti i mezzi di lavoro che consentono all’impianto di funzionare.
Convenzionalmente, il recupero di tale costo viene imputato tutto all’ultima disponibilità (D) della vita utile (anche se
nella realtà il recupero è graduale)
A livello di calcoli:
 Il valore del capitale di esercizio va ad aumentare il valore dell’investimento (I) => per cui io scrivo: I+C (se
non lo considero col segno -), Oppure scriverò –I – C (se lo considero col segno -)
 Poi andrà ad aumentare il valore dell’ultima disponibilità di vita utile (Dn): sarà una sorta di incasso all’ultima
disponibilità della vita utile => Dn + c d’es

Il capitale d’esercizio può essere espresso in termini monetari, come % su costo dell’investimento, ma può anche
essere indicato come già compreso nel valore dell’investimento.
Es: il testo dell’esercizio potrebbe dirmi:
 Costo dell’investimento pari a 10.000 euro e Capitale d’esercizio pari 2000 euro (espresso in termini
monetari) => in questo caso avremo un valore di I che 10.000 + 2.000
 Se invece viene espresso in termini percentuali: avremo costo dell’investimento (I) 10.000 euro, e
Capitale d’esercizio pari al 20% del costo dell’investimento (20% di 10.000 = 2000)

Se il capitale d’esercizio è già compreso nel valore di I, la formulazione dell’esercizio potrebbe essere.
 si consideri un costo dell’investimento pari a 12.000 euro, di cui il 20% capitale d’esercizio,
 Oppure si consideri un costo dell’investimento pari a 12.000 euro, di cui 2.000 euro capitale d’esercizio.
1. Nel primo caso il calcolo della percentuale sarà diretto: il 20% su 12.000 e trovo il valore del capitale
d’Esercizio (non la percentuale di scorporo)

 VALORE RESIDUO DELL’ INVESTIMENTO CHE SI EFFETTUA (VRNI) => corrisponde al valore
che presumo di realizzare quando rivenderò l’impianto alla fine della vita utile.

 Come va trattata nei calcoli: andrà ad aumenta il valore dell’ultima disponibilità della vita utile (Dn)
=> sarà un introito della disponibilità Dn => la formula è: Dn + VRNI (valore residuo del nuovo
investimento)

 VALORE RESIDUO DELL’INVESTIMENTO CHE SI SOSTITUISCE (VRVI) => corrisponde al


valore che presumo di realizzare rivendendo l’impianto che sostituisco con il nuovo Investimento.

 Come va trattato nei calcoli: il valore andrà in riduzione del valore di investimento, in quanto la
vendita del vecchio impianto avviene contestualmente all’acquisto del nuovo => avrà segno contrario
al valore dell’investimento:
o Se l’investimento avrà segno positivo, il valore residuo del vecchio impianto ha segno
negativo => +I - VRVI
o Se l’investimento avrà segno negativo, il valore residuo del vecchio impianto avrà segno
positivo => -I + VRVI
Attenzione: anche nel caso di valore residuo parliamo di valore residuo o valore di realizzo => termini che
vogliono dire un’entrata monetaria (e non il valore contabile o il valore ancora da ammortizzare => dati da
non considerare, se presenti negli esercizi)

 FISCALIZZAZIONE DEGLI ONERI SOCIALI (FOS) => Contributo che l’impresa riceve dallo Stato
che si prende carico di parte di tali oneri relativi al costo della mano d’opera. Lo stato si fa carico di una
parte di questi oneri, i quali vanno ad accrescere il valore delle disponibilità in ogni anno della vita utile.
 Come va trattata nei calcoli: va ad accrescere il valore delle disponibilità, come entrata monetaria, in
ogni anno della vita utile => la formula è: D(1=>n) + FOS = il valore delle disponibilità, per n che va
da 1 al termine della vita utile, aggiungerò ad ogni anno il contributo derivante dalla fiscalizzazione
degli oneri sociali
o Gli oneri dovranno essere aggiunti alle disponibilità di ogni anno in quanto lo Stato eroga questo
beneficio per tutta la durata dell’investimento, per ogni anno di vita utile => Questo fattore
correttivo delle disponibilità non rende le disponibilità variabili: le cambia, nel senso che
aumentano i ricavi, ma sono identiche per tutti gli anni di vita utile.

 CONTRIBUTO A FONDO PERDUTO (CFP) => somma di denaro che viene elargita dallo Stato o da
altro ente pubblico per sostenere gli investimenti => Su tale contributo non si pagano gli interessi ed è
senza vincolo di ritorno del capitale (non va restituito) => Ricevo quindi del denaro dallo Stato senza
doverglielo restituire e senza dover pagare gli interessi => L’unica “problematica” legata a questo fattore
correttivo è dovuta al fatto che, quando io decido di investire in un dato ambito, devo presentare allo Stato una
data documentazione => Il finanziamento derivante dallo Stato, (se mi va bene) arriva al tempo zero
contemporaneamente al momento in cui io devo sborsare i soldi per l’investimento, ma nella maggior parte
dei casi arriva durante uno degli anni della vita utile.

Come va trattata nei calcoli:


 Questa somma può essere disponibile contestualmente al momento dell’investimento, in tal caso
andrà a ridurne il valore (perché sarà un’entrata monetaria che si contrappone all’uscita monetaria
dell’investimento.
Formula: I-CFP (se I ha segno positivo, il contributo a fondo perduto avrà segno negativo) o -I+CFP
(se I ha segno negativo, il contributo a fondo perduto avrà segno positivo)
 Nella maggior parte dei casi il contributo a fondo perduto non è disponibile contestualmente
all’investimento (perché è previsto solo per alcune aziende o per determinati investimenti) => per cui
può essere che sia disponibile solo in un determinato anno di vita utile: il valore del contributo
erogato dallo Stato andrà ad aumentare il valore delle disponibilità dell’anno in cui viene erogato
(per cui, se viene erogato durante il 2° anno di vita utile, andrà in aumento delle disponibilità del 2°
anno) => formula: Dn+CFP

 CONTRIBUTO IN CONTO/INTERESSI (CcI) => somma di denaro elargita dallo Stato o da altro ente
pubblico che intende contribuire alla copertura degli oneri finanziari sostenuti dall’impresa in relazione
all’Investimento => Lo Stato si fa carico di una quota di oneri sostenuti dall’impresa per l’investimento.

Come va trattata nei calcoli:


 Se viene espresso in termini % (cioè se si dice: “si consideri un contributo in conto interessi del
2%”)=> io prenderò il costo del capitale (espresso in %) e lo riduco del valore del contributo in contro
interessi => formula: i-CcI (prendo i e tolgo il contributo in conto interessi espresso in termini
percentuali)
 Se viene espresso in termini monetari (in Euro=> cioè se dice: “si consideri un contributo in conto
interessi pari a 3000 euro) => andrò ad aumentare il valore delle disponibilità di ogni anno della vita
utile del valore del contributo in conto interessi => formula: D(1n)+CcI (alle disponibilità aggiungo
3000 euro come entrata monetaria/ricavo => non vado a moltiplicare 3000 per il numero di anni di
vita utile)

SECONDO METODO DI ANALISI DELLA CONVENIENZA ECONOMICA: INDICE DI


PROFITTABILITA’ IP
Si utilizza per valutare la convenienza di due progetti di investimento alternativi che presentino un valore di costo
dell’investimento (I) tra loro diverso.
Se devo confrontare due investimenti che hanno lo stesso
costo dell’investimento: calcolo l’eva di entrambi, vedo
quale dei due ha L’eva maggiore e scelgo quella.
Se i 2 investimenti hanno un esborso iniziale differente:
calcolo l’eva e poi la rapporto al valore dell’investimento
calcolando l’indice di profittabilità e moltiplicandolo per
100.
3° METODO DI ANALISI DELLA CONVENIENZA ECONOMICA: TASSO INTERNO DI
REDDITTIVITA’
Si usa per calcolare la redditività intrinseca
dell’investimento, ossia per valutare se l’investimento è
redditizio.
Il tasso interno di redditività Coincide con il tasso che rende
l’EVA uguale a zero =>
per utilizzare questo
metodo devo porre l’EVA
uguale a zero (calcolo I,
D ed n, ma non i)

Ci sono due alternative, a seconda che abbia disponibilità costanti o variabili.


 Se ho Disponibilità costanti con passaggi matematici, riesco a mettere il termine ignoto “a figurato n al tasso
i” da un lato e i termini noti “investimento e disponibilità” dall’altro. Alla fine avrò un valore di “a figurato n”
al tasso “i” che non conosco e che andrò a ricercare nella tavola 2, considerando l’anno n (prendo la riga
dell’anno n e la scorro finchè non trovo il valore che mi interessa e sarà quasi sempre compreso all’interno di
2 colonne)
 Se ho Disponibilità variabili: posso usare “a figurato” per attualizzare la parte costante delle disponibilità
(dal primo all’ultimo anno di vita utile) e “V alla n” per attualizzare la parte variabile => in questo caso devo
utilizzare la SOLUZIONE DELLE IPOTESI: Ipotizzando un I diverso di volta in volta.
Se l’EVA è > di 0, allora ho attualizzato troppo poco (ho scelto un tasso troppo basso), e quindi dovrò
scegliere un tasso più alto.
Se il risultato è negativo ho usato un tasso troppo alto e dovrò scegliere un altro più alto.

Devo valutare la redditività e stabilire se l’investimento è conveniente o meno, per questo devo avere un parametro
con cui confrontare il TIR detto: TASSO SOGLIA: reddittività minima che l’imprenditore si aspetta
dall’investimento => valore che viene definito dall’impresa come obiettivo di redditività. iS: tasso soglia
 Tir > tasso soglia = investimento conveniente
 Tir < tasso soglia = investimento non conveniente

Se non c’è il tasso soglia lo ipotizziamo noi => ipotizziamo un tasso soglia che sia maggiore oppure inferiore al TIR

ALTERANTIVA ALL’ESERCIZIO PRECEDENTE:

 vedi foglio esercizi per ipotesi 3 e conclusione


4° METODO: PERIODO DI RECUPERO FINANZIARIO PBP (pay back period finanziario)
Il PBP finanziario mi indica quanto tempo (numero di anni, mesi e giorni) impiego a recuperare l’esborso iniziale
(I).
Ci sono due condizioni fondamentali:
1. condizione necessaria: Il periodo di recupero deve essere inferiore rispetto alla vita utile.
2. condizione sufficiente: il periodo soglia fissato dal decisore deve essere maggiore rispetto al periodo di
recupero.
NB: se il periodo soglia non è stabilito un valore buono è la metà della vita utile

Per svolgere questo esercizio è utile crearsi il flusso di cassa composto da:
1. I (investimento)
2. Durata dell’I: vita utile (n)
3. Stima delle Disponibilità di ogni anno in cui il capitale resta investito
4. Tasso di interesse (i): con il quale andremo a determinare il fattore di attualizzazione.

Una volta che conosciamo tutti questi dati possiamo procedere creando una tabella:

1. T=> tempo espresso in anni a partire


dall’anno 0 fino all’ultimo anno di vita utile
2. I => valore dell’investimento -1 => va compilata solo la colonna dell’anno zero
3. D => valore delle disponibilità (NB: nell’anno zero non ci sono disponibilità)
4. Fattore di attualizzazione: SEMPRE E SOLO vn
5. Disponibilità attualizzate: moltiplicate per il fatt. di att. (moltiplicazione tra colonne 3 e 4)
6. Valore dell’investimento da recuperare dato da: valore di I – disponibilità attualizzate, recuperate durante
l’anno in corso.

Cosa mi indica?
Il periodo di recupero mi indica quanto velocemente rientra il mio capitale, non dice nulla sulla convenienza
economica e neppure sulla redditività => Se il decisore aziendale stabilisce il periodo soglia (periodo oltre il quale
l’impresa non può permettersi di andare) allora confronterò il mio PBP con il PS e potrò dire se l’investimento è
conveniente.
Quando conviene utilizzarlo?
Conviene utilizzare questo metodo quando l’impresa si trova in una situazione di forte tensione dal lato della liquidità
e quindi di difficoltà finanziaria (a breve termine).

METODI ARITMETICI
Nei metodi aritmetici c’è somiglianza con quelli finanziari
in particolare il PBP c’è sia in termini aritmetici che finanziari => solo che in termini aritmetici non si ha
l’attualizzazione delle disponibilità (quindi nella tabella ci sarà solo la colonna del tempo, dell’investimento, delle
disponibilità e degli investimenti da recuperare)

nei metodi aritmetici => nel calcolo delle D, tra i costi:


 Non vanno inseriti gli ammortamenti, perché:
 Non sono d’uscita monetaria
 Li conterei due volte (compresi in I0)
 va inserita la voce oneri finanziari, perché non si utilizza il procedimento di attualizzazione.

PBP ARITMETICO (PERIODO DI RECUPERO ARITMETICO)


Fornisce una indicazione sul tempo entro cui l’investimento verrà recuperato
 con D costanti basta applicare la formula I/D => otterrò un numero che sarà il PBP => Moltiplico la parte
decimale per 365 e troverò un numero di giorni => poi calcolerò il numero dei mesi
 con D variabili, invece, farò la somma di tutte le D fino ad arrivare al valore dell’investimento

ROI
Altro metodo aritmetico è il ROI fornisce una misura della redditività dell’investimento senza procedimenti di
attualizzazione.
Le ipotesi che si pongono sono due:
 considerare un esercizio medio con la stima dei costi e dei ricavi medi
 considerare il capitale mediamente investito
ROI= utile/ investimento (I) al tempo 0, pari a 0 al tempo n (ultimo anno di vita utile) diviso 2 (in quanto sono due i
valori).