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COM’È FATTA L’IMPRESA?

L’impresa in sostanza consiste di:


1. un assetto istituzionale
2. un substrato valoriale
3. un apparato produttivo
4. una configurazione organizzativa
La combinazione di queste 4 variabili determina l’identità di ogni impresa, unica e inconfondibile.

ASSETTO ISTITUZIONALE
È determinato dalla forma giuridica dell’impresa e dal ruolo che ha la proprietà nella conduzione dell’impresa.
È praticamente il “vestito” giuridico dell’impresa.
Riguarda la titolarità giuridica dell’impresa, definendo i diritti ed i doveri in capo all’impresa ed ai suoi proprietari (ci
dice chi ha la titolarità giuridica, quali sono i suoi diritti, quali sono i suoi doveri all’interno dell’impresa; mi dà
indicazione del soggetto giuridico) => Ogni forma giuridica presenta caratteristiche specifiche.

ASSETTO ISTITUZIONALE: LA TITOLARITA’ GIURIDICA DELL’IMPRESA


La titolarità giuridica dell’impresa può essere:
 di una persona (ditta individuale)
 di più persone
 società di persone che rispondono personalmente con il proprio capitale anche oltre la quota versata
per l’attività dell’impresa.
 società di capitali: i soci rispondono limitatamente alla quota di capitale di proprietà
 società cooperative: possono essere società cooperative di capitali con una propria specifica
caratteristica. Anche nelle cooperative ci sono diritti e doveri in capo dei soggetti ma sono specifici di
quest’ultime.

ASSETTO ISTITUZIONALE: RUOLO DELLA PROPRIETA’


La gestione dell’impresa può essere nelle mani dei:
 proprietari
 in parte o totalmente affidata a manager professionisti => questi costituiscono la cosiddetta tecnostruttura
(manageriale) => Non hanno alcuna quota sociale.

Sulla base di questo elemento si distinguono 3 diversi tipi di impresa e, di conseguenza, di capitalismo:
 impresa (capitalismo) familiare in senso stretto (molto diffuse in Italia) => proprietà e controllo/gestione
coincidono e sono in capo alla famiglia (lavorano solo i parenti più stretti, non ci sono i manager)
 impresa (capitalismo) familiare in senso lato => proprietà e controllo coincidono in parte, ci sono in parte i
famigliari e in parte manager professionisti.
 Impresa (capitalismo) manageriale => non c’è coincidenza tra proprietà e controllo, separazione tra chi ha
la proprietà e chi gestisce e governa l’impresa.
La proprietà è in capo alla famiglia, il governo ai manager professionisti.

Con l’andare del tempo, è abbastanza naturale che l’impresa evolva verso la forma manageriale => Ciò è dovuto ai
seguenti fattori:
 aumento dimensionale
 aumento della complessità generale
 aumento del fabbisogno finanziario, la famiglia non riesce a soddisfare tale bisogno senza ricorrere a soggetti
terzi, senza perdere la maggioranza e il controllo nel governo dell’azienda.

Ciò non è tuttavia scontato: basta vedere le grandi imprese familiari italiane.
 Le grandi imprese italiane, per certi versi, sono un’anomalia rispetto alle grandi imprese manageriale a
proprietà diffusa (public company = impresa ad azionariato diffuso => le azioni dell’impresa non sono in
mano a un solo proprietario, ma a tanti piccoli proprietari che, accordandosi tra loro, raggiungono la
maggioranza qualificata per governare l’impresa => spesso queste sono le società quotate in borsa), perché
nelle grandi imprese italiane i membri familiari lavorano all’interno della famiglia e non vi sono manager
 Grandi imprese manageriali: acciaierie FALC SPA di Milano, GANCIA SPA spumanti, MARIO BOSELLI
GROUP tessuti e moda, SALVATORE FERRAGAMO ITALIA SPA scarpe, BANCA SELLA importante
negli ultimi decenni. BUZZI CEMENTI cementificio, ZEGNA OLD ITALIA SPA produce tessuti, FERRARI
SPUMANTI TRENTO SPA.

SUBSTRATO VALORIALE
 è l’insieme di valori che orientano l’azione dell’imprenditore e di tutti i suoi collaboratori.
Alla base di ogni impresa si trova sempre un insieme di idee, principi e convincimenti che plasmano il suo modo di
essere e di comportarsi
 Le aziende sono mosse da valori perché i valori sono alla base dell’agire di ogni individuo; i valori sono i
principi guida che ispirano l’azione delle singole persone
Tale insieme di idee, principi o convincimenti può essere chiamato: cultura o orientamento di fondo dell’impresa.
 E’ importante capire l’orientamento di fondo per capire l’agire d’impresa => queste idee sono valori che
orientano l’azione degli individui all’interno dell’impresa. Le aziende sono mosse da valori in quanto sono
costituite da individui. Le imprese sono la rappresentazione dei valori dei costituenti, a questi valori si cerca di
addestrare il personale appartenente all’azienda.

APPARATO PRODUTTIVO
Apparato produttivo: corrisponde all’attività produttiva, che si è evoluta, passando attraverso:
 autoproduzione e autoconsumo -
 botteghe artigiane (dove piccoli artigiani producevano per piccoli mercati
 sistema di fabbrica attraverso l’industrializzazione.
Attualmente, convivono le imprese manifatturiere (quindi il sistema fabbrica) con le botteghe artigiane
MODALITA’ ARTIGIANALI:
-produzione per mestieri -unicità output
-prevale lavoro manuale - piccola dimensione

MODALITA’ INDUSTRIALI:
-produzione per micro-fasi -standardizzazione
-prevalgono le macchine - grande dimensione (mercato più ampio)

PRODUZIONE
Possiamo avere una:
 nozione ristretta: processo fisico di trasformazione di risorse in beni materiali => processo fisico.
 Nozione allargata: processo di creazione di beni e servizi per il soddisfacimento dei bisogni umani,
processo di creazione finalizzato ad un obiettivo.

Tipologie di produzione:
 PRODUZIONI CAPITAL INTENSIVE => prevale la dotazione fisica di impianti e macchinari
 PRODUZIONI LABOUR INTENSIVE => prevale la dotazione di lavoro manuale e personale
 PRODUZIONI HIGH TECH => particolarmente elevata la componente tecnologica

FUNZIONE DI PRODUZIONE (RUOLO)


La funzione di produzione è il cuore dell’attività d’impresa.
 La funzione di produzione è strettamente collegata con le altre funzioni aziendali, in particolare al marketing,
il quale dà le informazioni su come migliorare la produzione, ove necessario (raccoglie le informazioni,
suggerimenti e segnali dai clienti e li trasferisce alla produzione) e rendere il prodotto più conforme alle
aspettative del cliente
 Le decisioni di produzioni sono comunque critiche, in quanto vincolano l’impresa per un periodo non breve e
comportano esborsi significativi => Le decisioni in materia di produzione hanno un impatto sulla
competitività dell’impresa.

FATTORI DI COMPETITIVITA’ DELLA FUNZIONE DI PRODUZIONE


I fattori di competitività sono:
 efficienza tecnica (produttività): capacità di ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo => è
l’output fratto in put, ossia l’indicatore di produttività: Le decisioni assunte in termini di funzione di
produzione consentono di migliorare l’efficienza, perché posso decidere, ad esempio, di effettuare ulteriori
investimenti più moderni che migliorano la produttività della mia impresa.
 a parità di OUTPUT ridurre INPUT = mi dice quanto sono in grado di ridurre le risorse in put,
mantenendo lo stesso output
 a parità di INPUT aumentare l’OUTPUT = massimizzando l’output, misuro la produzione in termini di
produttività e sono in grado di dire quanto la produzione contribuisce in termini di competitività sulla
base dell’indicatore produttività.
 elasticità: capacità dell’impresa stessa o di un impianto di adattarsi a variazioni quantitative della
domanda, senza incorrere in incrementi eccessivi di costo.
In altri termini, l’elasticità è la capacità dell’impresa di far fronte a variazioni quantitative della domanda
senza incorrere in un eccessivo aggravio di costi.
 flessibilità: capacità dell’impresa o di un impianto di adattarsi a variazioni qualitative della domanda
senza incorrere in incrementi eccessivi di costo.
È un concetto molto simile all’elasticità ma non riguarda variazioni quantitative, bensì qualitative.
La domanda subisce una variazione di natura qualitativa e l’impresa può dire di essere flessibile nella
misura in cui riesce a far fronte a questa variazione qualitativa della domanda, sempre senza incorrere ad un
eccessivo aggravio di costi. Per esempio, C’è flessibilità quando i macchinari possono essere governati da
un software che consente di modificare il prodotto finito e non è necessario procedere ad acquistare un
impianto nuovo che soddisfi le nuove esigenze qualitative del cliente.
 time to order (lead time di produzione) tempo che intercorre tra il momento dell’ordine e della consegna.
Il lead time è il tempo di attraversamento, tempo che passa dal momento in cui un prodotto inizia a formarsi
a quando è pronto per la consegna => minore è questo tempo, maggiore è la competitività
E’ possibile ridurre questo tempo dal momento dell’ordine, al momento della consegna. (problema di
servizi)
 qualità: attraverso la crescita qualitativa dei prodotti si soddisfano al meglio le esigenze di un cliente,
sempre più esigente.
La qualità si può intendere in due modi:
 ex post => la mancanza di difetti di un prodotto e la capacità di soddisfare le aspettative dei clienti.
 Ex ante => la qualità deve essere presente in ogni fase della produzione, controllo che viene fatto
durante la produzione strettamente legato alla nuova filosofia nata in Giappone del TOTAL
QUALITY MANAGEMENT, gestione della qualità totale in ogni fase del processo produttivo.

OBIETTIVI/FINI DELLE DECISIONI DI PRODUZIONE:


Gli obiettivi della funzione di produzione sono:
Accrescere
 Efficienza
 Flessibilità
 Elasticità
 Qualità
 tempi (velocità)
I primi cinque riflettono i fattori di competitività, ma vi si aggiungono altri obiettivi legati alla produzione che sono
responsabilità dell’azienda, come il garantire un lavoro non troppo ripetitivo.

Garantire:
 lavoro non troppo ripetitivo => Amazon è una delle aziende col più alto tasso di turn over, ossia il più
elevato tasso di licenziamenti volontari a causa delle condizioni lavorative insopportabili: le persone
cambiano lavoro perché non riescono a sostenere uno sforzo così grande, sia di giorno che di notte.
 sicurezza/salute dei dipendenti e clienti finali di lungo periodo => Mi impegno a realizzare un prodotto
che sia sicuro e salutare per il cliente finale, quindi non immetto nel mercato modelli o versioni del
prodotto che non sono ancora state completamente testate, ma mi preoccupo della salute e della
sicurezza di clienti/dipendenti a lungo periodo.
 controllo dell’inquinamento (politiche mirate all’attenzione ambientale) => tengo monitorate le
ripercussioni che possono derivare dalla mia produzione sull’ambiente.

FUNZIONE DI PRODUZIONE:
Decisioni strategiche legate alla produzione:
 QUANTO PRODURRE?
 DOVE PRODURRE?
 CHI PRODUCE?

QUANTO PRODURRE?
Se produco troppo poco non sono in grado di soddisfare le esigenze che provengono dalla mia
domanda, se produco troppo invece devo conservare gli eccessi nei magazzini, e questo produce dei
costi che riducono la mia competitività => Per rispondere occorre introdurre il concetto di capacità produttiva =>
Essa è un valore stimato, è la produzione massima ottenibile da un impianto o da un insieme di impianti in termini
potenziali e in un dato tempo.
A sua volta si distingue in:
 NOMINALE: corrisponde alla produzione massima ottenibile da macchinari e impianti in un tempo base,
durante il quale per definizione non si verificano interruzioni o rallentamenti e vi sono le condizioni ideali
di funzionamento.
Viene stimata ex-ante dal produttore dell’impianto o macchinario => Il quale mi dice quanti prodotti può
produrre un determinato macchinario: potenzialità valutata EX-ANTE: valutazione in condizioni IDEALI
di funzionamento.

 EFFETTIVA: è sempre una potenzialità: la massima produzione ottenibile da macchinari e impianti in un


tempo base, durante il quale vengono valutate ex-ante le probabili condizioni di funzionamento
dell’impresa da parte dell’imprenditore
Viene stimata ex-ante dall’imprenditore, il quale conosce le probabili condizioni di funzionamento di
quell’impianto inserito nella sua impresa.

Per passare da una all’altra bisogna considerare 4 diversi aspetti:


qualità delle materie: più è elevata la qualità delle materie prime, più elevata sarà la capacità produttiva.
Professionalità degli addetti: maggiore è la professionalità degli addetti, maggiore è possibilità che la
capacità produttiva effettiva dell’impianto si avvicini a quella nominale
tempi di fermata: possono riguardare la presenza di un guasto, manutenzione ordinaria (ogni tot) o
straordinaria, (una volta all’anno).
Minore sono i tempi di fermata, maggiore è la probabilità che la capacità produttiva effettiva coincida con
quella nominale
 Esempio: funivie ferme per manutenzione o per sopraggiungere di eventi atmosferici
organizzazione del lavoro: se viene gestito su più turni, posso sfruttare al meglio impianti e macchinari e
vado ad accrescere la capacità produttiva ed effettiva.
PUNTUALIZZAZIONE:
PRODUZIONE: quantità di output ottenuta al termine del processo produttivo (ex-post)
PRODUTTIVITA’: coincide con l’efficienza tecnica => capacità di utilizzare al meglio una certa risorsa
oppure le materie prime se la riferiamo alla produzione nel suo complesso => data dal rapporto output fratto
imput
CAPACITA’ PRODUTTIVA: è una potenzialità produttiva (stima, ex-ante)

RELAZIONE TRA CAPACITA’ PRODUTTIVA E ANDAMENTO DEI COSTI:


Un altro aspetto da considerare è che esiste una relazione tra la capacità produttiva e l’andamento dei costi.
Vi sono 2 fenomeni:
Economie da sfruttamento
Economie di scala

Esiste il fenomeno delle economie da sfruttamento: fenomeno per cui i costi totali unitari di produzione
diminuiscono al crescere della quantità prodotta, per effetto della ripartizione dei costi fissi su un maggior volume di
produzione.
Nelle economie da sfruttamento non avremo un aumento della capacità produttiva, perché il suo livello sarà
costante: la capacità produttiva viene definita a priori.
 Sull’asse delle y ci va sempre il costo totale unitario
 in quello delle x ci va la quantità prodotta.
Infatti, la distinzione dice che i costi totali unitari di produzione diminuiscono al crescere della quantità prodotta, per
effetto della ripartizione dei costi fissi su un maggior volume di produzione (non si azzerano mai perché c’è una parte
di costo fisso da sostenere anche se produco zero).
Praticamente sfrutto meglio la mia capacità produttiva, per cui i costi totali unitari si riducono.
 Immaginiamo di avere un impianto di 2000€ che produce 100 pezzi. Se io produco 10 pezzi, ogni pezzo mi
costerà 200€. Se invece di produrne 10 ne produco 100, ogni pezzo costerà 20€. Per questo motivo c’è una
minore incidenza del costo fisso, che è il costo dell’impianto. Nel costo totale sono compresi i costi fissi
(dell’impianto) e i costi variabili (come le materie prime).
Il costo fisso è molto più elevato se produco poco, se produco molto invece si spalma sulla quantità di
prodotti che realizzo. Il costo fisso non varia al variare della quantità prodotta (il prezzo dell’impianto è un
costo fisso), il costo variabile invece varia al mutare della quantità prodotta (materie prime). Per poter
ridurre il costo totale devo fare in modo che il costo fisso incida poco, aumentando la quantità prodotta.

CTu = costo totale unitario


Qp= quantità prodotta

 DISEGNO IL GRAFICO
CARTESIANO
ORIENTATO
 METTERE IL NOME AGLI ASSI: COSTI TOTALITARI UNITARI (asse y) E QUANTITA’ PRODOTTA
(asse x)
 CAPACITA’ PRODUTTIVA pari a K data dal livello massimo della quantità prodotta. All’aumentare della
quantità prodotta i costi totali unitari diminuiscono seguendo la linea verde al centro del grafico cartesiano.
Varia solo la quantità prodotta.
Le economie di scala sono il fenomeno per cui i costi totali unitari di produzione diminuiscono per effetto di una
dimensione produttiva maggiore. La capacità produttiva non è costante ma aumenta e aumentando il costo totale
unitario si riduce. Posso acquistare nuovi impianti e macchinari (costi fissi) ma la capacità produttiva aumenta in
misura più che proporzionale rispetto ai costi.

CTu = costo totale unitario


CP = Capacità produttiva

 NEL GRAFICO ASSE X (non c’è la quantità prodotta, ma la CAPACITA’ PRODUTTIVA, che varia => non
è più costante.)

PERCHE’ SI VERIFICANO LE ECONOMIE DI SCALA (libro)


I risparmi dovuti alla scala di produzione dipendono da:
relazione area-volume = se osservo i costi di realizzazione di impianti e macchinari, crescono proporzionalmente
all’area, cioè aumentano se voglio fare un investimento, come accade per l’area. La capacità produttiva che si ottiene
in funzione dei nuovi investimenti cresce seguendo la legge del volume, in modo proporzionale.
La legge geometrica spiega il fenomeno dell’economia di scala, i costi aumentano seguendo le regole del calcolo
dell’area, mentre la capacità produttiva aumenta seguendo le regole del calcolo del volume.
LEGGE DEI GRANDI NUMERI (libro)
Afferma che un fenomeno più diventa grande e più è prevedibile, perché tende a regolarizzarsi.
Esempio se lancio una moneta 10 volte, le probabilità di avere testa o croce sono stimabili, se aumento il numero di
lanci, le probabilità aumentano ma si ripartiscono in modo equo.
All’aumentare della capacità produttiva per soddisfare la domanda, essa tende a diventare più regolare, si riduce la
necessità di scorte che sono un costo e a fronte di un’accresciuta domanda avremo un costo con un andamento meno
che proporzionale rispetto all’andamento del volume produttivo con la conseguenza di avere un costo totale unitario di
produzione inferiore.
 imperfetta divisibilità di alcuni fattori: alcuni fattori nel processo produttivo hanno una dimensione minima,
non posso essere introdotti in misura inferiore rispetto alla loro dimensione minima. Potrebbero essere
sfruttati al meglio solo in imprese di grandi dimensioni.
 i costi di progettazione e installazione, sono costi relativi ai nuovi impianti che si sostengono. Il loro
ammontare è indipendente dal numero di esemplari che si realizzeranno sulla base del progetto. Una volta che
si devono sostenere se si possono replicare diverse unità produttive utilizzando gli stessi costi, questo consente
una loro incidenza maggiore e quindi una maggiore possibilità di sfruttarli, in termini di capacità produttiva.
 la specializzazione del lavoro: deriva da una migliore divisione che può generare un miglioramento della
produttività, perché è connesso a una più veloce e precisa esecuzione del lavoro, da parte di chi è specializzato
in una determinata mansione. Avremo dei risparmi di costo, tanto maggiori quanto più elevata è la dimensione
della capacità produttiva.

DALLE ECONOMIE DI SCALA SI PUO’ ENTRARE NELLE DISECONOMIE DI SCALA:


La riduzione del costo totale unitario all’aumentare della capacità produttiva non raggiunge lo “0” scende fino ad un
certo punto ma poi si verificano delle condizioni per cui i costi tornano a salire => Più la capacità produttiva aumenta,
più i costi tornano a salire, si va incontro al fenomeno delle DISECONOMIE DI SCALA, ad un incremento dei costi
totali unitari, all’aumentare della capacità produttiva oltre la dimensione ottima massima.
Ragioni per le quali si passa dalle economie di scala alle diseconomie di scala (problematiche):
 Questo accade perché più la dimensione aziendale cresce, più ci saranno problemi di COORDINAMENTO
che comportano un incremento di costi di tipo manageriale (più l’impresa è grande, più si dovranno spendere
soldi per coordinare le varie attività).
 Inoltre, Potrebbe esserci una limitata disponibilità di alcuni fattori produttivi e che sia necessario sostenere
maggiori costi di approvvigionamento per fare in modo di ottenere questi fattori produttivi, sottraendoli ad
altre imprese (io per avere questi fattori produttivi limitati devo pagare di più).
 Il mercato può avere una limitata capacità di assorbimento del prodotto che vado a vendere e quindi è
necessario sostenere costi crescenti di commercializzazione e di marketing, per poter vendere il prodotto e
creare il così detto bisogno che non c’è.

Spiegazione grafico:
1. i costi totali unitari diminuiscono a fronte di una crescita della capacità produttiva => questo
avviene fino a un certo punto => fino alla Dimensione efficiente minima (capacità produttiva
efficiente minima).
 Sull’asse x mettiamo la capacità produttiva, mentre sull’asse y i costi totali.
Il movimento dei costi totali unitari all’aumentare della capacità produttiva indica che questi costi
diminuiscono fino ad un certo punto, che si chiama DEM (= dimensione efficiente minima).
I costi rimangono stabili per un po’, fino a quella che si chiama DOM (=dimensione ottima massima),
superata la quale, se la capacità produttiva aumenta ancora, i costi tornano a salire.
A sinistra abbiamo il fenomeno delle economie di scala, a destra invece avremo le diseconomie di
scala.
2. Tra la DEM e la DOM avremo la stabilità dei costi
3. Oltre la DOM (dimensione ottima massima) si verificherà una crescita dei costi totali unitari, a
fronte di alcune problematiche che intervengono quando io aumento molto la mia capacità
produttiva

Cosa succede quando aumento la capacità produttiva? ↓


I costi totali unitari tendono a diminuire, perché si spalmano su una maggiore quantità.
Questo fenomeno, che è quello delle economie di scala, è valido fino a un certo punto: non posso
ingigantire la mia impresa dal punto di vista della produzione, infatti a un certo punto raggiungo la
DEM: oltre quel punto so che posso aumentare la capacità produttiva ancora per un po’, arrivando
alla DOM, andando oltre la quale si va in contro alle diseconomie di scala; quando la produzione
aumenta di molto aumenteranno anche i costi necessari per coordinare le attività e per controllare
il funzionamento del processo produttivo. Quindi fino a un certo punto è tutto sotto controllo ma
oltre un certo limite sarà necessario, per esempio, assumere una persona in più che controlli e
coordini la produzione. Allora non siamo più nel fenomeno delle economie di scala ma entriamo
nell’ambito delle diseconomie di scala.

Esistono altri due tipi di economie della gestione che concorrono a generare dei risparmi nei costi totali unitari di
produzione:
 economie di apprendimento: hanno lo stesso andamento grafico delle economie di scala e di sfruttamento (i
costi totali diminuiscono, all’aumentare del volume della produzione cumulato), cambia però la variabile
posta nell’asse x:
 in questo caso, nell’asse x, viene segnalato il volume di produzione cumulato che determina la riduzione
dei costi totali unitari (ossia più svolgo una determinata mansione nel tempo, più imparo a svolgere al
meglio in miglior tempo, più si accumula il valore produttivo, minore saranno i costi totali unitari) =>
divento più efficiente e spreco meno risorse.
Economie d’apprendimento sono state studiate per la prima volta nell’industria aeronautica americana, al
raddoppio della produzione il costo misurato attraverso le ore di lavoro, cadeva all’80% del livello precedente.

 economie di scopo (dette anche di ampiezza o interrelazione): non hanno un grafico.


Le economie di scopo sono il fenomeno per cui il costo che si ha nello svolgere insieme attività diverse è
inferiore rispetto alla sommatoria dei costi delle singole attività, nel caso in cui queste vengano svolte in
maniera separata (i costi associati allo svolgimento in comune di due o più attività sono inferiori, rispetto ai
costi necessari a svolgere le stesse attività separatamente EFFETTO SINERGIA).
Esempio: ambito del canale distributivo, utilizzo di uno stesso marchio per più merendine: kinder il risparmio
di costi è riferito alla distribuzione, commercializzazione, pubblicità.

PROBLEMA DEL DIMENSIONAMENTO


Sempre considerando la funzione di produzione ci occupiamo del problema del dimensionamento, per rispondere
correttamente al quesito di quanto produrre.
Di quanta capacità produttiva è conveniente che si doti l’impresa per non incorrere nelle diseconomie? =>
Questo è il problema del dimensionamento della capacità produttiva
L’obiettivo principale del dimensionamento è:
 minimizzare il costo unitario di produzione
 minimizzare il rischio di prodotti invenduti o di avere pochi prodotti rispetto alla domanda.

Alcune variabili da considerare:


 I volumi di vendita previsti e la relativa forma della curva di domanda
 La natura e le modalità di approvvigionamento delle materie prime
 Eventuali strategie di “occupazione del mercato”

VARIABILE 1: VOLUMI DI VENDITA E CURVA DI DOMANDA


Asse x= variabile tempo
Asse y = quantità domandata

La curva di domanda può essere di diversi tipi:


 ciclica, (grafico verde) => il prodotto che è stato introdotto ha avuto una domanda crescente nella prima fase,
poi la domanda si è stabilizzata con un andamento ciclico
 variabile (azzurro chiaro) => andamento imprevedibile (sale e scende, senza una possibile previsione)
 a picchi (blu) => ci sono momenti in cui la domanda è molto alta, poi precipita (si azzera) e poi ricomincia a
crescere

A seconda della curva di domanda noi possiamo decidere di posizionarci, di dimensionare la nostra capacità
produttiva alla punta della domanda (cioè dove la domanda è massima) oppure al valore medio.
 Se ci posizioniamo alla punta della domanda (al di sopra della linea verde) avremo sia vantaggi che
svantaggi.
 Vantaggi: saremo sempre in grado di soddisfare le esigenze dei clienti (domanda)
 Svantaggi: nei momenti in cui la domanda è bassa avremo una capacità produttiva non sfruttata: ci
troveremo ad avere un eccesso di prodotto che dovrà essere immagazzinato (quindi ci saranno dei
costi perché immagazzinare un prodotto costa).
 Il dimensionamento al valore medio ha sia vantaggi che svantaggi:
 Vantaggi: mi permette di avere dei costi di produzione minori
 Svantaggi: quando la domanda supera la mia capacità produttiva, io non sono in grado di soddisfarla
=> per risolvere questa situazione dovrò:
 Ricorrere all’uso delle scorte
 Posso cercare di avvicinare la capacità produttiva effettiva a quella nominale (innalzare la
mia capacità produttiva effettiva) => per esempio posso adottare politiche di lavoro per
migliorare l’organizzazione (con il lavoro straordinario e le turnazioni)
 Potrò instaurare rapporti di collaborazione con altre imprese terze, per acquisire attraverso il
DECENTRAMENTO della produzione quella capacità produttiva che mi manca.

Ci sono alcune produzioni che non possono posizionarsi al valore medio, devono collocarsi necessariamente alla punta
della domanda: queste sono le imprese di servizi, soprattutto pubblici. I servizi si producano e consumano nello
stesso momento.
Es: Se l’energia elettrica non fosse dimensionata alla punta (valore del consumo nel periodo estivo e invernale) non
sarebbe possibile garantire il servizio a tutti coloro che lo richiedono .

VARIABILE 2: NATURA & MODALITÀ DI APPROVVIGIONAMENTO DELLE MATERIE PRIME


Noi dobbiamo considerare non solo il tipo di domanda, ma anche il tipo di produzione che abbiamo:
 Se abbiamo una produzione stagionale, dobbiamo tenerne conto nel momento in cui definiamo la nostra
capacità produttiva

VARIABILE 3: EVENTUALI STRATEGIE


Dobbiamo considerare le eventuali strategie che un’impresa può voler mettere in atto al fine di occupare il mercato =>
es: strategie di penetrazione
 Se io voglio cercare di occupare un mercato, devo avere una capacità produttiva che mi consenta di coprire
una buona quota di mercato
INNOVAZIONE TECNOLOGICA
Parlando di produzione, l’innovazione tecnologica è un tema assolutamente centrale.
Le nuove tecnologie applicate all’innovazione sono basate essenzialmente sull’informatica, che consentono di
ridurre il trade off tra varietà e costo:
 consentono di ridurre i costi di produzione e accrescere la flessibilità
 consentono di aumentare la varietà di prodotti mantenendo bassi i costi

Per combinare la varietà e il contenimento dei costi, su questo aspetto intervengono le TECNOLOGIE
DELL’INFORMAZIONE, si passa dalla AUTOMAZIONE (rendere automatici i processi produttivi, ridurre i costi,
perché ho prodotto standardizzati) all’AUTOMAZIONE FLESSIBILE (flexible manufacturing system, computer
added design, computer added manufacturing) softwer che aiutano a passare all’automazione flessibile, basata
sull’applicazione delle tecnologie informatiche al processo produttivo standardizzato.
Il processo diventerà un processo produttivo AUTOMATIZZATO FLESSIBILE (in grado di rispondere a richieste di
variazione qualitativa della domanda, senza incorrere ad un eccesivo aggravio di costi).

QUALI SONO I VANTAGGI DELL’INNOVAZIONE TECNOLOGICA E DELL’AUTOMAZIONE FLESSIBILE?


I vantaggi sono:
 La varietà dei prodotti ottenibili
 Il fatto che ci si possa avvantaggiare delle economie di ampiezza (un altro modo per chiamare le economie di
scopo)
 Attraverso l’automazione flessibile posso ridurre le immobilizzazioni in scorte (posso intervenire nel
processo produttivo per modificarlo e renderlo personalizzato)
 Posso accrescere la velocità del ciclo di trasformazione

DOVE PRODURRE?
Il dove produrre può essere inteso in 2 modi.

Il primo modo è il LAY OUT, cioè come disporre fisicamente i macchinari e le varie attrezzature all’interno della
fabbrica.
L’obiettivo delle scelte di lay out è:
 ottimizzare l’uso dello spazio
 creare le migliori condizioni di lavoro
il lay out ha a che fare con la disposizione fisica delle strutture edilizie, degli impianti, dei macchinari, delle
attrezzature e dei posti di lavoro all’interno degli edifici, al fine di ottimizzare l’uso degli spazi e di creare le
migliori condizioni di lavoro per le persone che operano al loro interno

Una scelta importante (ossia il 2° modo) è quella del dove produrre in senso geografico, ossia dove fisicamente e
geograficamente vado a localizzare la mia impresa.
La risposta a questa domanda deriva dalla valutazione di tre fattori: NATURALE, AGGLOMERATIVO,
CORRETTIVO.
 NATURALE: vicinanza o meno alle fonti di approvvigionamento delle materie prime o vicinanza ai mercati
di sbocco.
Le imprese di servizi, da questo punto di vista, si posizionano vicino ai mercati di sbocco (vicino al cliente).
 AGGLOMERATIVO: serie di condizioni che si vengono a creare in un luogo per motivi di ordine storico
legati a processi di sviluppo industriale in specifiche aree.
In certe aree la storia industriale insegna che si sono sviluppare determinate attività produttive, i
DISTRETTI. Se decidessi di aprire un’impresa che ha a che fare con una determinata attività e mi
localizzassi in un territorio in cui storicamente veniva effettuata quell’attività, e più facile che io trovi
dipendenti professionalmente preparati. Dove esiste un distretto, esiste una competenza diffusa tra i
dipendenti circa un certo tipo di lavorazione. Inoltre, nei distretti si respira la cosiddetta atmosfera industriale,
perchè le imprese che vi operano producono lo stesso prodotto ma non vivono la concorrenza in modo
spietato; si aiutano, collaborano…
 CORRETTIVO: legato agli interventi dello Stato.
Lo Stato, per favorire la localizzazione di alcune attività in aree svantaggiate, offre dei vantaggi a chi decide
di costituire un’impresa in alcune aree oppure a chi decide di occuparsi di determinate attività.

CHI PRODUCE?
Tenendo conto dei vincoli di ordine tecnologico, ogni impresa può organizzare in modo diverso il proprio processo
produttivo e modificarlo nel corso del tempo. Le alternative fondamentali sono:
 produrre prevalentemente all’interno, seguire una strategia di integrazione detta MAKE
 produrre all’esterno secondo una strategia di decentramento detta BUY

INTEGRAZIONE: (produco io: integro)


 L’integrazione viene detta anche scelta di make.
 L’integrazione è la produzione che avviene all’INTERNO
 L’integrazione può essere di tipo VERTICALE (A MONTE/VALLE) o ORIZZONTALE.

VERTICALE (A MONTE/A VALLE) => vuol dire che l’impresa svolge internamente quante più fasi del
processo produttivo le sono possibili
 Verticale a MONTE: avviene aggiungendo fasi precedenti a quella che sto già svolgendo e
avvicinandomi alle fonti di approvvigionamento e alle materie prime => mi avvicino al mercato di
approvvigionamento
 Verticale a VALLE: l’impresa svolge all’interno una fase che la avvicina al cliente => mi avvicino al
mercato di sbocco
Integrare verticalmente vuol dire introdurre nel processo produttivo ulteriori fasi che lo
compongono (esempio: se io mi occupo della produzione di vino, posso integrare nel mio
processo produttivo la produzione di bottiglie di vetro).

ORIZZONTALE => Integrare orizzontalmente vuol dire aumentare la capacità produttiva della mia impresa
acquistando altre imprese che operano nella stessa fase produttiva, oppure aumentando la capacita produttiva
attraverso l’acquisto di impianti e macchinari.
DECENTRAMENTO: (producono terzi per mio conto: decentramento) => mi rivolgo a imprese esterne per
acquistare le cose che non riesco ad avere internamente
Il decentramento viene detto anche scelta di buy.
Può essere di tre tipi: decentramento di CAPACITÀ, ELASTICITÀ, SPECIALITÀ.

CAPACITÀ: quando la domanda si sa che avrà aumenti strutturali che superano la capacità produttiva
dell’impresa, dovrò ricorrere a terzi che mi forniranno la capacità produttiva mancante e stabilirò con essi una
relazione stabile e duratura basata sulla FIDUCIA.
Es: imprese che offrono prodotti stagionali

ELASTICITÀ: riguarda aumenti congiunturali della domanda. Pensiamo ad un’estate particolarmente calda,
nella quale anche chi odia l’aria condizionata decide di installarla perchè non resiste più. In questo caso si
stabiliscono delle relazioni coi terzi che sono temporanee (non stabili) e basate sulle regole del mercato, cioè
mi rivolgo al terzo che mi offre le migliori condizioni, probabilmente a quello che mi offre il prezzo più
basso.

SPECIALITÀ: avviene quando vi è la mancanza all’interno dell’impresa di determinate competenze. Per cui
mi rivolgo a terzi quando, per svolgere una determinata attività produttiva, ho bisogno di competenze
specifiche non presenti nella mia impresa e che sarebbe troppo costoso realizzare.
Esempio: se produco marmellate, non ho le competenze per realizzare il vaso di vetro per il loro
confezionamento, mi rivolgo quindi a terzi per acquisirlo.

Valore aggiunto = valore della produzione finale – valore dei fattori produttivi esterni
Es: sono un’impresa tessile => ha un prezzo maggiore acquistare il filato o il tessuto? Chiaramente il tessuto, poiché
ha già avuto una prima trasformazione. Per cui, se io sono un’impresa tessile che acquista tessuto e vende capi
confezionati ho un valore aggiunto minore rispetto all’azienda tessile che acquista filato e vende capi confezionati =>
più mi spingo verso le materie prime (fattori produttivi di base) più riesco ad aumentare il mio valore aggiunto.
Chi fa produrre all’esterno, nella realtà dei fatti non svolge internamente un processo di produzione che comporti una
crescita del valore aggiunto => se decentro la produzione vado ad accrescere il valore aggiunto delle altre imprese che
lavorano per me, ma non della mia
Sono quindi le imprese integrate quelle che creano maggiore valore aggiunto, non quelle decentrate!
SCELTA TRA INTEGRAZIONE E DECENTRAMENTO viene
condotta sulla base di criteri:
 economici = si confronta il costo della produzione interna con il costo di transazione (dato dal costo di
scambio, più tutti i costi necessari per acquisire info, per progettare, negoziare, realizzare e tutelare un
rapporto di scambio con i terzi)
 non economici relativi alla qualità (se la qualità è maggiore producendo internamente o esternamente),
tempestività nella produzione, livello di conoscenza (interno ed esterno) e potere di mercato. La scelta tra
MAKE or BUY è alla base dei problemi di convenienza economica chiamati problemi di MAKE or BUY.

Accanto al concetto di decentramento, ve ne sono altri 2:


DELOCALIZZAZIONE=> significa che vado a produrre in Paesi e aree geografiche a basso costo di
materie prime e manodopera
OUT- SOURCING => dare in out-sourcing si riferisce a attività non collegate alla produzione, ma che
vengono fatte fare da terzi
Es: dare in out-sourcing l’attività di pulizia dei locali aziendali