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DOVE OPERA L’IMPRESA?

L’impresa, come sistema aperto, è inserita all’ interno di un ampio contesto con cui scambia di continuo elementi di
varia natura => tale contesto viene normalmente definito AMBIENTE=contesto entro cui vive ed opera l’impresa.

L’ambiente è il sistema di vincoli e opportunità entro cui si sviluppa l’impresa


 Dall’ambiente deriva il sistema di vincoli e opportunità entro cui l’impresa si sviluppa, nella relazione con
l’ambiente essa matura una serie di opportunità e viene sottoposta a una serie di vincoli.

L’ambiente è sia oggettivo che soggettivo:


OGGETTIVO: ambiente che l’impresa si trova precostituito
SOGGETTIVO: ambiente attivato dall’impresa stessa attraverso le relazioni (enacted environment, cioè
ambiente attivato dall’impresa col suo operato)

Normalmente, l’ambiente viene distinto in:


IMMEDIATO (detto anche di primo riferimento o micro)
REMOTO (detto anche generale o macro).
L’elemento che distingue l’ambiente immediato da quello remoto non è la vicinanza all’impresa, ma è la maggiore o
minore possibilità dell’impresa di incidere sulla configurazione dell’ambiente stesso.
 Per quanto riguarda l’ambiente immediato, l’impresa è in grado di modificare le relazioni con i soggetti che ne
fanno parte.
 L’influenza verso i soggetti dell’ambiente remoto è più difficoltosa e l’ambiente è difficilmente modificabile
dall’impresa, in quanto sono coloro i quali dettano le regole del gioco, le quali valgono per tutte le imprese
che afferiscono a quel contesto.

AMBIENTE IMMEDIATO
L’ambiente immediato è il luogo nel quale l’impresa può influire => tutti i soggetti che fanno parte dell’ambiente
immediato (sia competitivo che relazionale) sono definiti STAKEHOLDER (portatori di interesse)
Può essere distinto in competitivo e relazionale.
L’ambiente competitivo è costituito dai soggetti con cui l’impresa intrattiene relazioni di carattere
economico (che hanno ad oggetto lo scambio di beni e servizi con regolamento in denaro, nonché tutte le
relazioni di natura competitiva, aventi ad oggetto la conquista delle preferenze degli acquirenti)

Chi sono i soggetti all’interno dell’ambiente immediato competitivo? ↓


Tra i soggetti dell’ambiente immediato competitivo ci sono:
 COMPETITOR = attuali, potenziali e tutti quelli che realizzano prodotti che potrebbero sostituire i miei
 CLIENTI = cioè i soggetti utilizzatori del prodotto finale
 FORNITORI = coloro che, a diverso titolo, cedono le risorse che servono all’impresa => Sono fornitori
coloro che forniscono materie prime, che apportano tecnologia, che apportano capitale e che cedono le proprie
ore lavorative.
 PARTNER COMMERCIALI = le imprese partner sono quelle realtà con le quali intratteniamo rapporti
stabili e durevoli, relativi alla fase progettuale, produttiva o distributiva di un prodotto, sulla base di rapporti
stabili formalizzati.

Le relazioni con i soggetti possono essere:


 di tipo conflittuale => I soggetti con i quali c’è una relazione competitiva sono i concorrenti => ad essi
appartengono i competitor attuali (quelli che operano nello stesso settore), potenziali (quelli che possono
entrare ad operare nel settore realizzando prodotti che possono essere sostitutivi del prodotto realizzato
dall’azienda), oppure con i Competitors che realizzano prodotti sostitutivi (come le imprese che producono
caffè d’orzo, che è un prodotto sostitutivo del caffè).
 Di tipo collaborativo, come nel caso dello scambio => L’ambiente ottiene relazioni di scambio con i clienti,
i fornitori (coloro che cedono risorse all’impresa, materie prime, capitale, lavoro), imprese partner relativi
alla fase progettuale o distributiva e accordi formalizzati.
L’ambiente immediato relazionale (o transazionale) è costituito da tutti i soggetti con i quali l’impresa
intrattiene relazioni non di natura economica né competitiva.
 Le relazioni che stanno nell’ambiente relazionale hanno ad oggetto l’acquisizione di consenso, il
soddisfacimento di bisogni lo scambio di info, la capacità di risolvere i problemi, le regole (varie
istituzioni), i valori, la qualità della vita, la conoscenza.
Gli interlocutori devono acquisire il consenso dalla comunità locale e soddisfarne i bisogni.

Chi sono i soggetti che si trovano all’interno dell’ambiente relazionale? ↓


I soggetti che fanno parte dell’ambiente immediato relazionale sono:
 la comunità locale (che deve dare il suo consenso)
 i mass media
 associazioni di diverso tipo (di consumatori, ambientaliste, partiti politici…)
 organizzazioni sindacali (sulle regole)
 organizzazioni imprenditoriali (Confindustria, Confartigianato ecc.)
 enti pubblici locali
 il sistema educativo (sia scolastico che universitario)
 altri enti vari (consorzi di tutela, istituzioni specifiche, camere di commercio)

Con questi soggetti l’impresa non può avere una relazione conflittuale, perché nel momento in cui
essa si instaura con le associazioni di consumatori, costituisce uno stato di disagio per l’impresa.
Mentre è normale che coi competitors ci sia una relazione di tipo conflittuale (in quanto si cerca di
acquisire le preferenze degli stessi soggetti), nell’ambiente immediato relazionale le relazioni
conflittuali non dovrebbero esserci.

STAKEHOLDER
Tutti i soggetti, sia dell’ambiente competitivo o relazionale, sono detti STAKEHOLDER, cioè portatori di
interesse.
Ogni stakeholder è portatore di un interesse particolare e specifico nell’attività dell’impresa (c’è chi preme per avere
un prodotto che costa meno ed abbia una migliore qualità, e c’è chi apporta il proprio lavoro e preme per avere un
compenso superiore per la sua attività…).
All’interno della categoria degli stakeholder ci sono portatori di interessi contrastanti.

 Gli stakeholder esistono da sempre? ↓


Il concetto di stakeholder è stato introdotto negli anni ’90, perché si è iniziato a parlare di legittimazione
sociale dell’impresa.
Solo a partire dalla fine degli anni ‘90 ci si è resi conto che l’impresa ha a che fare con una molteplicità di
soggetti che guardano al suo operato a diverso titolo =>Una qualsiasi impresa che voglia operare in termini
sostenibili deve sapersi relazionare con tutti i tipi di stakeholder che guardano al suo operato.
 Fino a qualche decennio fa ci si preoccupava solo dell’interesse espresso da una categoria di stakeholder,
i FINANZIATORI, ossia i portatori di capitale (STOCKHOLDER). Ci si preoccupava solo dell’interesse
degli azionisti, per garantire loro un ritorno sul capitale investito.
 Ora invece l’interesse degli azionisti va bilanciato insieme a quello espresso da tutti gli altri stakeholder.
 Mentre ora si gestisce l’impresa alla ricerca della legittimazione sociale di tutti gli stakeholder (quindi,
che gli stakeholder legittimino l’impresa ad operare), prima si gestiva l’impresa nell’esclusivo interesse
degli azionisti => Si è passati, quindi, da uno SHAREHOLDER APPROACH (gestione dell’impresa
orientata al perseguimento dell’interesse degli azionisti) ad uno STAKEHOLDER APPROACH (approccio
agli stakeholder con la ricerca di una legittimazione sociale più ampia).

Politiche di boicottaggio: azioni che associazioni di consumatori attuano per fare in modo che i clienti non acquistino
più i prodotti di una determinata azienda, creandole un danno.

Nell’ambito degli stakeholder ci sono due livelli:


 PRIMARI -> stakeholder che esercitano una pressione più diretta e immediata sulla gestione aziendale
 SECONDARI -> stakeholder che hanno il potenziale di esercitare una pressione, di influenzare le relazioni
all’interno dell’impresa
Con gli stakeholder primari, siccome influenzano direttamente l’attività d’impresa, si presuppone che ci sia un livello
di conoscenza e collaborazione elevato.
Il problema è per gli stakeholder secondari perché, potendo influire sull’attività dell’impresa, è necessario cercare di
conoscere chi sono questi soggetti.

Quali sono le categorie di stakeholder secondari, e quali le strategie opportune da adottare


per ciascuno di essi?
La matrice strategica degli stakeholder si compone considerando due variabili, la POSSIBILITÀ DI
COLLABORAZIONE e la POSSIBILITÀ DI MINACCIA.
 A seconda che la collaborazione e la minaccia siano alte o basse, avremo diverse tipologie di stakeholder, per
ognuna delle quali potremo identificare un’adeguata strategia.
 Abbiamo quattro categorie di stakeholder secondari, con diverse strategie:

 Stakeholder AMICHEVOLI: è la categoria più semplice: bassa possibilità di minaccia, alta possibilità
di collaborazione => Si chiamano anche stakeholder supportive
Da loro ci si può aspettare un sostegno decisivo all’attività d’impresa.
 STRATEGIA: la strategia da porre in campo con questi stakeholder è quella di favorire il loro
COINVOLGIMENTO: per renderli partecipi nell’attività d’impresa e mantenere alto il loro
supporto (più li coinvolgo, più mi supportano)

 Stakeholder AVVERSARI: detti anche non supportive => bassa possibilità di collaborazione e alta
possibilità di minaccia.
Da questi soggetti nascono difficoltà sostanziali per l’impresa => Faranno di tutto per ostacolare l’attività
dell’impresa.
 STRATEGIA: la strategia idonea da adottare verso questi soggetti è di DIFESA.

 Stakeholder NON ORIENTATI: detti anche mixed blessing => Hanno un’alta volubilità => hanno
un’alta possibilità di minaccia e collaborazione => si può aspettare un sostegno notevole o un
atteggiamento negativo, diretto ad osteggiare l’attività d’impresa.
Questi, a seconda dei casi, si esprimeranno a favore, totalmente a favore o totalmente contro.
 STRATEGIA: la strategia nei loro confronti è quella di tentare di COLLABORARE
=>ridurre la possibilità di minaccia e di mantenere alta la possibilità di collaborazione,
cercando di trasformarli in stakeholder amichevoli.

 Stakeholder MARGINALI: non hanno né propensione alla collaborazione né intento minaccioso =>
Sono indifferenti all’attività d’impresa (ridotto peso nell’attività aziendale)
 STRATEGIA: la strategia da adottare è quella del MONITORAGGIO = per capire verso
quale direzione si stanno spostando (per cercare magari di indirizzare questo stakeholder
verso uno stakeholder amichevole).

AMBIENTE REMOTO
L’ambiente remoto è lo scenario complessivo dell’impresa che fa da sfondo all’ ambiente immediato => è
nell’ambiente remoto che vengono definite le regole del “gioco”, regole che hanno valenza generale ai fini di una
competizione lecita => Si determinano tutte quelle norme che vanno rispettate ai fini di una competizione rispettosa
della legge.

Nell’ambiente remoto non abbiamo, a differenza dell’ambiente immediato, singoli individui, ma vi troviamo delle
componenti, dette macro variabili:
o POLITICO-NORMATIVA
o DEMOGRAFICA
o SOCIO-CULTURALE
o SCIENTIFICO-TECNOLOGICA
o NATURALE
o ECONOMICA

 POLITICO-NORMATIVA: influenza l’impresa stabilendo le leggi che devono essere rispettate dalle
imprese e tutti gli aspetti che vincolano le imprese al rispetto di regole che hanno natura nazionale o,
anche, sovrannazionale => indica la forma di governo, l’ordinamento legislativo

 DEMOGRAFICA: fa riferimento alla struttura della popolazione residente e le relazioni tra i vari gruppi
di individui => mi indica com’è composto il contesto nel quale mi muovo dal punto di vista di natalità,
mortalità, struttura della popolazione => influisce sull’attività d’impresa tenendo conto degli andamenti.
Stiamo assistendo a 2 fenomeni:
 L’invecchiamento della popolazione => importante perchè cambia la struttura dei consumi,
diminuisce il tasso di natalità e c’è un aumento della vita media
 Cambiamento delle classi sociali => cioè gli individui si muovono all’interno delle classi sociali;
il ceto medio si e ridotto a favore della classe più povera

 SOCIO-CULTURALE: si fa riferimento alla composizione in classi della popolazione e al movimento degli


individui all’interno delle diverse classi => Fa riferimento anche all’aspetto culturale, nel quale si affermano
le manifestazioni culturali della vita sociale e spirituale di un popolo (ci indica le tradizioni di una
popolazione, i costumi, l’arte, che sono aspetti peculiari di ogni contesto geografico)
 SCIENTIFICO-TECNOLOGICA: discende dalla dimensione socio-culturale e fa riferimento (da un punto
di vista scientifico e tecnologico nel senso di applicazione della scienza alla tecnica) all’evoluzione
scientifica e tecnologica di una comunità, che dipende dalla cultura esistente all’interno della stessa (fa
riferimento a tutti i prodotti della cultura, della scienza e della tecnologia)

 NATURALE: fa riferimento al contesto naturale, alla sua configurazione e ai vincoli e opportunità che
derivano dall’ambiente naturale => Si stanno diffondendo a livello mondiale associazioni di consumatori a
tutela dell’ambiente, con l’intento di sviluppare la sensibilità verso la tematica ambientale nelle imprese e nei
governi.

 ECONOMICA: riguarda i rapporti che vedono l’impresa come protagonista nei confronti dell’aggregato
politico sociale, politico normativo e socioculturale

LA COMPONENTE ECONOMICA
Fa riferimento al tipo di economia presente nel macro-contesto (scenario di fondo) => Parlando di componente
economica dell’ambiente remoto intendiamo il sistema economico presente in uno Stato => ci indica che esistono due
fondamentali forme di economia nel nostro mondo: economie di PIANO e di MERCATO.

 Economie di PIANO = Stampo COMUNISTA: le economie di piano sono alla base dei paesi che vivono una
realtà economica di tipo comunista => Nelle economie di piano è lo Stato a livello centrale che stabilisce
quanto, cosa e come produrre, non esiste la proprietà privata ma è tutto collettivo => è tutto focalizzato verso
lo Stato

 Economie di MERCATO = stampo CAPITALISTICO: fondamentalmente è lo stampo delle economie


occidentali (USA sono la Nazione capo-guida) => vige la proprietà privata, ciascuno produce quello che
desidera e i beni vengono scambiati attraverso il mercato => L’impresa decide di avviare il tipo di produzione,
sarà poi il mercato a dirle se quel tipo di produzione funziona o meno.
Concentrandoci sull’ambito delle economie di mercato (per capire quindi a che tipo di forma di mercato si sta facendo
riferimento) si possono individuare diverse forme di mercato a seconda della struttura della domanda e della struttura
dell’offerta

Sistema economico = Complesso di regole


Il mercato è l’insieme di atti di scambio che disciplinano i rapporti tra gli attori che
che si manifestano in un mercato potenziale
≠ operano all’interno del sistema stesso
con riferimento ad un determinato prodotto
e in un certo ambito territoriale.
STRUTTURA DELLA DOMANDA
CONCENTRAZIONE: è quando la domanda è concentrata nelle mani di poche persone, oppure di molte =>
Ci consente di capire la forza contrattuale degli acquirenti, cioè quanto chi acquista è in grado di subire le
politiche dell’impresa venditrice oppure di influenzarle.
A seconda dei diversi livelli di concentrazione della domanda avremo diverse forme di mercato, che sono:
 MONOPSONIO: quando la domanda è in capo ad un unico soggetto, un unico acquirente
 OLIGOPSONIO: quando la domanda è nelle mani di pochi soggetti di dimensioni grandi (che esprimono un
notevole potere contrattuale; sono pochi acquirenti con elevato potere di mercato)
 DOMANDA FRAZIONATA: quando la domanda è in mano a tanti soggetti che esprimono la propria
domanda

ELASTICITÀ: modo secondo cui la domanda reagisce ad una variazione del prezzo del prodotto => La
domanda può essere ↓
 ELASTICA: una piccola variazione del prezzo comporta una grande variazione nella quantità
domandata => c’è maggiore incertezza nei mercati => mercato molto instabile
Ad esempio, è sufficiente pensare ad un pacco di fazzoletti che costa 0,99 centesimi: se gli stessi
fazzoletti, una settimana dopo, costassero 1,99 €, il cliente cercherebbe un altro pacco di fazzoletti ad
un prezzo più basso. Ciò accade per tutti i prodotti che hanno un’elevata elasticità della domanda
per una grande quantità di clienti: una piccola variazione del prezzo comporta un grande
spostamento della domanda verso altri prodotti.
 ANELASTICA: di fronte a piccole variazioni del prezzo la domanda non subisce variazioni
particolari=> il mercato ha condizioni più regolari e stabili dal punto di vista della domanda.
Prendiamo come esempio la Nutella: anche se il prezzo della Nutella dovesse aumentare, molti non
acquisterebbero una crema spalmabile di un’altra marca per il semplice fatto che non è Nutella
(quindi, o compro Nutella o non compro niente). La Ferrero ha quindi questa grande fortuna, per cui
Nutella è un prodotto che ha una domanda anelastica, vale a dire non elastica.

DIFFERENZIAZIONE: fa riferimento al fatto che non ci sia una sola domanda e una sola offerta, ma più
domande e più offerte di un medesimo prodotto => il grado di differenziazione ci dice quante diverse forme di
domanda e offerta ci sono in un mercato
In sostanza, la differenziazione della domanda è vista come una risposta alla differenziazione dell’offerta.

STRUTTURA DELL’OFFERTA
struttura dell’OFFERTA → quando si parla di struttura dell’offerta si fa riferimento alla sua CONCENTRAZIONE,
DIFFERENZIAZIONE, BARRIERE.

CONCENTRAZIONE: ci consente di capire il potere contrattuale dei soggetti che rappresentano l’offerta =>
il potere dell’offerta sulla domanda => a seconda che l’offerta sia più o meno concentrata, si hanno diverse
forme di mercato:
 MONOPOLIO: esiste un solo venditore => il soggetto decide prezzo e quantità di produzione
ricercando il massimo profitto per sé stesso
 OLIGOPOLIO: esistono pochi soggetti di grandi dimensioni => abbiamo grandi realtà che si
confrontano tra loro per competere sul mercato e ricercano il massimo profitto.
Nella realtà dei fatti l’oligopolio puro non esiste: o si assiste a forme pure o al cosiddetto oligopolio
differenziato
 OLIGOPOLIO DIFFERENZIATO: da un punto di vista strategico, le imprese cercano di
rendere il proprio prodotto diverso agli occhi del cliente in modo che preferiscano il prodotto
rispetto a quello dei competitor => Quando un cliente vede un prodotto come migliore, rispetto a
quello dei competitors, è disposto a pagare di più (premium price) per averlo, e non gli interessa
se nel mercato ci sono altre aziende che offrono la stessa categoria di prodotto a prezzi più
competitivi.
 CONCORRENZA: offerta totalmente frazionata, in mano a tanti soggetti differenti => in teoria si
parla di concorrenza perfetta
 Quando il numero di venditori è altamente frazionato, la teoria vorrebbe che ci si confrontasse con
la forma di mercato della concorrenza perfetta, con una serie di caratteristiche che nella realtà non
sono applicabili: è una forma teorica, non reale (prevede, ad esempio, la razionalità assoluta nelle
decisioni, la conoscenza totale di tutte le informazioni, che non ci siano barriere nel mercato =>
tutte cose che non sono reali).
 Nel contesto reale abbiamo, quindi, la CONCORRENZA MONOPOLISTICA ↓
Si chiama MONOPOLISTICA in quanto => si combina il fattore concentrazione con il fattore
differenziazione=> quando l’offerta è particolarmente frazionata ed esistono tanti prodotti che il
cliente percepisce come differenti non esiste più un unico mercato, bensì si creano vari sub-mercati
(Separati gli uni dagli altri) => e le imprese cercano di operare come monopolisti all’interno di
questi mercati (cercano di ricavarsi una nicchia di mercato dove poter operare come
monopolisti)=> pur essendoci concorrenza, le imprese nelle nicchie di mercato operano in modo
monopolistico perché possono stabilire il prezzo, le quantità e hanno un discreto potere contrattuale
nei confronti del cliente
In sintesi: quando l’offerta è fortemente frazionata, sarà ancora più pressante la necessita di
differenziare il proprio prodotto, di renderlo quindi differente agli occhi dei clienti => Non è
necessario che sia REALMENTE differente, che lo sia tangibilmente => Basta che il cliente lo
percepisca come diverso, di modo che si creino delle nicchie di mercato nelle quali le imprese
operano in forma monopolistica, cioè potendo definire il prezzo che vogliono (e il cliente è
disposto a pagarlo perchè vuole quel prodotto).
Che differenza c’è tra oligopolio differenziato e concorrenza monopolistica? ↓
La differenza sta nel numero di soggetti venditori. Nell’oligopolio differenziato i soggetti venditori
sono pochi, nella concorrenza monopolistica i soggetti venditori sono tanti.

DIFFERENZIAZIONE

BARRIERE = sono fattori interni al mercato (ostacoli) che vengono poste dai venditori all’ingresso/uscita di
un mercato => per scoraggiare l’ingresso di nuovi competitors in quel mercato o per evitare l’uscita di aziende
che già operano in quel mercato
Le barriere possono essere all’ENTRATA e all’USCITA.

 Barriere all’ENTRATA: sono barriere create appositamente. Le barriere all’entrata che si


distinguono per la presenza di barriere interne sono 4:
o LE ECONOMIE OTTENIBILI NELLA GESTIONE => Economie sta per risparmi di
costi
Le economie ottenibili nella gestione sono di diversi tipi: le ECONOMIE di SCALA, di
APPROVVIGIONAMENTO, APPRENDIMENTO e RELAZIONI
 Le economie di scala = si ottengono quando nella fase di produzione, siccome produco
un quantitativo più ampio di prodotti, riesco a spalmare i costi fissi su un numero elevato
di prodotti, incidendo meno sul costo di ciascun prodotto finale => i costi fissi incidono
in maniera minore quanto maggiore è la quantità prodotta
Più l’impresa è piccola di dimensioni, perchè ancora non ha una quota di mercato
consistente, più deve sostenere costi notevoli per entrare nel mercato. Se un’azienda di
piccole dimensioni entra in un mercato dove ci sono aziende di dimensioni più grandi, i
costi dei suoi prodotti sono più alti rispetto a quelli delle aziende di dimensioni più
grandi che producono molti più prodotti.
Porre barriere di scala vuol dire che, in un mercato dove ci sono imprese di grandi
dimensioni, la piccola impresa e scoraggiata ad entrarvi perchè avrebbe un costo del
prodotto più elevato, in quanto la sua scala produttiva è contenuta.
 Le economie di approvvigionamento = se gli approvvigionamenti sono fatti per
quantitativi ampi, il prezzo per ogni prodotto si riduce (perché vengono concessi degli
sconti)
 Le economie di apprendimento = più un’azione viene ripetuta nel corso del tempo, più
si acquisisce esperienza e si diventa esperti => viene generata una velocità d’azione (i
prodotti si producono più velocemente) e si risparmia nel lato dei costi

o DIFFERENZIAZIONE DEI PRODOTTI: più in un mercato i prodotti offerti sono


percepiti come differenti, più sarà difficile per un’impresa nuova entrare in quel mercato con
un prodotto ulteriormente differenziato => Quando la differenziazione è già molto alta è
difficile trovare un altro modo per porsi nella mente del cliente come differenti.
o DISPONIBILITÀ DI BREVETTI: è la barriera più difficile da abbattere, detta anche
barriera del know how.
Prevede che i prodotti che vengono offerti in quel mercato siano frutto di tecnologie
altamente specializzate, che abbiano connotazioni tecnologiche particolarmente avanzate…
O ho una dotazione di conoscenze tale da consentirmi di costituire una tecnologia sofisticata
tanto quanto quella già presente (se non più sofisticata ancora), oppure non riuscirò ad entrare
in quel mercato.
o SCARSITÀ DI MATERIE PRIME= è difficile entrare in un mercato dove le materie prime
sono scarse, soprattutto se le imprese hanno piccole dimensioni, perché coloro che sono già
dentro le accaparrano per primi

 Barriere all’USCITA: sono ostacoli da affrontare nel momento in cui si decide di uscire dal mercato
o CONDIZIONAMENTO DI TIPO ECONOMICO: vincoli di natura economica => sono
grossi investimenti specifici, difficili da ricollocare sul mercato (se possiedo un macchinario
che è molto costoso ma svolge una sola attività specifica, o trovo un’azienda interessata al
macchinario, oppure sono costretto a tenerlo perchè non riesco a venderlo a nessuno).
o CONDIZIONAMENTI DI TIPO SOCIALE: non sono altro che la ricaduta sociale che, il
fatto che l’imprenditore chiuda un’azienda, provoca a livello di personale (prendiamo come
esempio i licenziamenti: chiudendo un’azienda vengono licenziati diversi dipendenti; questa
e una ricaduta sociale legata all’uscita dal mercato di un’impresa. E un vincolo, un freno per
chi dirige l’impresa).
o CONDIZIONAMENTI DI TIPO MORALE = l’imprenditore perde il suo prestigio a
livello sociale in quanto dirigente d’azienda, ed inoltre non saprebbe cos’altro fare se non
continuare a svolgere l’attività d’impresa => L’imprenditore potrebbe sentirsi venir meno il
ruolo che ha nella collettività.