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Dieci cose da fare e vedere a

Mantova
Una guida completa e dettagliata alle dieci cose da fare e vedere a Mantova in uno, due o tre giorni.
Forse lo sanno in pochi, ma Mantova è una città costruita intorno a tre laghi alimentati dal fiume
Mincio. Questo la rende una vera città d’acqua al centro della Pianura Padana, con un panorama urbano
straordinario, soprattutto se visto dal Ponte di San Giorgio. Forse questo è il modo migliore per iniziare
la visita della città lombarda, per poi avvicinarsi lentamente alle bellezze di questo gioiello d’arte e
architettura italiana.
Vi consigliamo di farlo a luglio o agosto, quando sul Lago Superiore fioriscono migliaia di fiori di
loto. Non si sa se per una leggenda legata a una ragazza orientale o un investimento in “farina di loto”
non riuscito, sta di fatto che in questi due mesi il già meraviglioso panorama di Mantova si trasforma in
un incanto orientaleggiante. Superato lo stupore, siete pronti per essere nuovamente colpiti dalla
maestosità di Palazzo Ducale e dalla raffinatezza di Palazzo Te. Nei giri per Mantova (bastano due
giorni) sarà per voi inevitabile incrociare più volte Piazza Sordello con il Duomo e Piazza Erbe con la
Rotonda di San Lorenzo, la bella Casa del Mercante, la Torre dell’Orologio astronomico e il Palazzo
della Ragione. Dopo il terremoto del maggio 2012 la Camera degli Sposi di Mantegna in Castel San
Giorgio è tornata visitabile. Un motivo in più per fare un giro in questa splendida città partendo dalle
dieci cose da fare e vedere assolutamente a Mantova.

Palazzo Ducale a Mantova

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Nelle oltre 500 stanze che il formano Palazzo Ducale di Mantova, la famiglia Gonzaga visse e governò
dal 1328 al 1707, cioè fino a quando il duca Ferdinando Carlo fu costretto all’esilio.
Palazzo Ducale a Mantova

Quella che per molti è una Reggia, di pari dignità rispetto a quelle di Parigi, Vienna o Caserta, è il
risultato della fusione cinquecentesca di più edifici disposti tra il Lago Inferiore e Piazza Sordello. Il
nucleo originario sono il Palazzo del Capitano e la Magna Domus edificati dalla famiglia Bonacolsi.
Con l’arrivo dei Gonzaga questi edifici si integrarono con nuove costruzioni, fino a formare la Corte
Vecchia. Qui, tra cortili, giardini, stanze, è da non perdere il ciclo di affreschi che il Pisanello dipinse per
volere di Gianfrancesco Gonzaga. Nel 500 si aggiunge alla Corte Vecchia il Castello di San Giorgio,
dove si trova la celebre Camera degli Sposi di Mantegna (vedi punto 2). Dal 1480, addossata alla Corte
Vecchia viene edificata la Domus Nova e il Palazzo Ducale prende l’aspetto definitivo che ha oggi.
Purtroppo della sontuosità degli interni resta ben poco: con la fine delle fortune familiari, i Gonzaga furono
costretti a vendere opere e arredi. Il resto lo fecero le armate napoleoniche in Italia. Ancora visibile, per
fortuna, la Famiglia Gonzaga in adorazione della Trinità di Rubens.

Orari di apertura e costi del biglietto per il Palazzo Ducale


Orari di apertura: da martedì a domenica dalle 8.45 alle 19.15 (ultimo ingresso ore 18.30).
Domenica e festivi infrasettimanali chiusura alle ore 13.00 (tranne la prima domenica del mese).
Chiuso il lunedì.
Costo del biglietto:
Biglietto Castello di San Giorgio (con Camera degli sposi), Corte Nuova, Corte Vecchia, Museo
Archeologico Nazionale. Intero € 13
Biglietto Corte Nuova, Corte Vecchia, Museo Archeologico Nazionale. Intero € 7
Ridotto € 2 giovani 18 – 25 anni
Come arrivare: nel centro di Mantova, ingresso da Piazza Sordello.
Castello di San Giorgio a Mantova

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Nel Castello di San Giorgio si trova la più importante opera d’arte di Mantova: è la camera picta o
Camera degli Sposi dipinta dal Mantegna dal 1465 al 1474. Grazie ad un’abile divisione degli spazi e
all’uso eccezionale della prospettiva, Mantegna riesce a trasformare le pareti in uno spazio in cui
entrano in scena i personaggi della Famiglia Gonzaga.

La Camera degli Sposi nel Palazzo Ducale di Mantova

Nella prima parete (“della corte”), sono ritratti tutti i componenti della famiglia Gonzaga: il marchese
Ludovico II e la moglie Barbara di Brandeburgo sono circondati dai figli e dai familiari. Ludovico, girato
verso il segretario Raimondo dei Lupi, riceve una lettera, mentre la piccola Paola porge una mela alla
madre. Da notare il cane Rubino e la nana che guarda verso lo spettatore. La seconda scena (detta
“dell’incontro”) è la celebrazione della linea dinastica: qui Ludovico II Gonzaga si trova al cospetto del
figlio Francesco, nominato cardinale, che tiene per mano il fratello Ludovico, che, a sua volta, dà la mano
al nipote Sigismondo. Sullo sfondo c’è Roma. Una curiosità: sono presenti tre firme di Mantegna. La
prima sopra la porta, in una targa tenuta da putti alati, la seconda proprio accanto, sul pilastro, dove
l’artista si raffigura come una sorta di fiore. La terza, nelle nuvole a sinistra nella volta.
Orari di apertura e costo del biglietto per la Camera degli Sposi
Orari di apertura: da martedì a domenica dalle 8.45 alle 19.15 (ultimo ingresso ore 18.30).
Domenica e festivi infrasettimanali chiusura alle ore 13.00 (tranne la prima domenica del mese).
Chiuso il lunedì.
Costo del biglietto:
Biglietto Castello di San Giorgio (con Camera degli sposi), Corte Nuova, Corte Vecchia, Museo
Archeologico Nazionale. Intero € 13
Biglietto Corte Nuova, Corte Vecchia, Museo Archeologico Nazionale. Intero € 7
Ridotto € 2 giovani 18 – 25 anni
Come arrivare: nel centro di Mantova, ingresso da Piazza Sordello.

Palazzo Te a Mantova

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Contrariamente a quello che alcuni pensano, il nome di Palazzo Te non deriva dalla famosa bevanda,
ma, più probabilmente, da quello di un’isola, chiamata Teieto, poco distante da quella più grande e su cui
sorse poi Mantova.

Palazzo Te a Mantova
Agli inizi del 1500 Francesco Gonzaga fece costruire una piccola casa padronale e delle stalle per godersi
la tranquillità dell’isola. Fu solo nel 1524, quando Federico II Gonzaga si entusiasmò per un progetto di
Giulio Romano, che iniziò la costruzione del Palazzo Te così come lo vediamo oggi. Romano era stato
il migliore allievo di Raffaello e come scrisse poi il Vasari, era un artista che progettava “non abitazioni
di uomini, ma case degli Dei”. Se volete sapere che faccia aveva questo artista, c’è un suo ritratto dipinto
da Tiziano accanto alla biglietteria! Il Palazzo è ovviamente splendido: dalle facciate, all’esedra, alle
infinite sale che si susseguono in una stupefacente sequenza di simboli e riferimenti alla vita dei Gonzaga
e alla politica del tempo. Il culmine artistico si raggiunge nella Camera dei Giganti, un ciclo pittorico
che per bravura tecnica e capacità innovativa è stato per molto tempo ineguagliato. L’affresco riprende il
momento in cui Giove punisce i giganti per il loro tentativo di sostituirsi agli dei. Giulio Romano riesce a
catapultare chi osserva nel centro della battaglia, grazie a una tecnica prospettica ottenuta dipingendo
l’intera parete, dal pavimento al soffitto. Da non perdere.

Orari di apertura e costo del biglietto per Palazzo Te


Orari di apertura:
Nei mesi di ora solare:
 Lunedì dalle ore 13.00 alle 18.30
 Da martedì a domenica dalle ore 9:00 alle ore 18:30
 Chiuso il 25 dicembre
Nei mesi di ora legale:
 Lunedì dalle ore 13.00 alle 19.30
 Da martedì a domenica dalle ore 9:00 alle ore 19:30
La biglietteria chiude un’ora prima dell’orario di chiusura dei musei.
Aderisce alla Mantova e Sabbioneta Card.
Costo del biglietto: 12 €. Ridotto 9 €. Visitatori tra i 12 e i 18 anni, 5 €.
Come arrivare: da Piazza Erbe, Via Roma, poi Via Principe Amedeo.

Basilica di Sant'Andrea a Mantova

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Secondo la tradizione, nella Basilica di Sant’Andrea è custodita la terra con il sangue di Cristo che
Longino, il centurione romano che gli trafisse il costato, raccolse ai piedi della Croce.
Basilica di Sant’Andrea a Mantova

È il Sacro Graal, quindi, che Longino, alla sua morte (37 d.C.), sotterrò per evitare che andasse disperso.
Per circa 800 anni se ne persero le tracce e fu Sant’Andrea a indicare dove ritrovare la prima urna.
Con questa scoperta, Mantova diventa sede vescovile e viene costruita una piccola chiesa in onore
dell’apostolo Andrea. Nel 1048 avviene il secondo ritrovamento della reliquia e delle ossa di San Longino,
a cui è dedicata una cappella. La chiesa venne infine ristrutturata definitivamente a partire dal 1472, su
progetto di Leon Battista Alberti, anche se la morte dell’artista e i successivi stravolgimenti ne hanno
alterato l’impianto rinascimentale. La cripta conserva, con un sofisticato meccanismo a dodici chiavi,
le reliquie che vengono tirate fuori solo il venerdì santo.

Orari di apertura e costo del biglietto per la Basilica di Sant’Andrea


Orari di apertura:

 Lunedì 08:00 – 12:00 e 15:00 – 19:00


 Martedì 08:00 – 12:00 e 15:00 – 19:00
 Mercoledì 08:00 – 12:00 e 15:00 – 19:00
 Giovedì 08:00 – 12:00 e 15:00 – 19:00
 Venerdì 08:00 – 12:00 e 15:00 – 19:00
 Sabato 10:30 – 12:00 e 15:00 – 18:00
 Domenica 11:45 – 12:15 e 15:00 – 17:00
Costo del biglietto: gratis.
Come arrivare: in Piazza Mantegna, nel centro storico.

Rotonda di San Lorenzo a Mantova

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La Rotonda di San Lorenzo è la chiesa più antica di Mantova. Costruita ad immagine della Chiesa
del Santo Sepolcro di Gerusalemme, è a pianta centrale con un matroneo in alto. Secondo la storia, fu
voluta da Matilde di Canossa a evocazione del luogo in cui fu sepolto Gesù e in ideale collegamento con
la vicina Basilica di Sant’Andrea, dove il sangue di Cristo è conservato. La costruzione dovrebbe
risalire all’anno 1000 ed è stata per molti secoli tappa del pellegrinaggio che portava al Duomo. Nel
corso dei secoli è stata “accerchiata” dai palazzi fino a scomparire del tutto. Usata come magazzino e
poi cortile, fu riconsacrata nel 1926 e riportata all’antico splendore, demolendo le case che ne ostruivano
la vista.
Rotonda di San Lorenzo a Mantova

L’interno è a navata unica, con la parte centrale preceduta da un deambulatorio con otto colonne. La chiesa
era completamente affrescata, ma le vicissitudini che ha attraversato durante i secoli hanno lasciato solo
resti di affreschi, tra cui un “San Lorenzo sulla graticola”. La cupola originaria fu perduta durante i lavori
di ristrutturazione e per ricostruirla fu presa come riferimento quella della chiesa di San Bartolomeo ad
Almenno, vicino a Bergamo.

Orari di apertura e costo del biglietto per la Rotonda di San Lorenzo


Orari di apertura:
Da lunedì a venerdì:
Estate: 10.00-13.00 e 14.30-18.30
Inverno: 10.00-13.00 e 14.00-18.00
Sabato, domenica e festivi: 10.00-19.00
Costo del biglietto: gratis con offerta libera.
Come arrivare: in Piazza Erbe, nel centro storico.
Piazza Sordello e Duomo di Mantova

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La piazza più grande ed importante di Mantova è dedicata al poeta trovatore Sordello, ma per secoli si è
chiamata Piazza San Pietro. Piccolo gioiello di armonia, Piazza Sordello è il luogo dove Mantova è stata
fondata e in cui la bellezza della città lombarda trova la sua sintesi migliore.

Piazza Sordello e Duomo di Mantova

Il Duomo è la chiesa più importante della città, anche se non bella quanto la vicina Sant’Andrea.
All’interno sono seppelliti i più importanti membri della famiglia Gonzaga. Accanto al Duomo c’è
la Torre che si trova in fondo alla piazza, mentre da sinistra si susseguono il Palazzo Vescovile, Palazzo
degli Uberti col suggestivo vicolo Bonacolsi, Palazzo Castiglioni e il Palazzo Acerbi con la Torre della
Gabbia. Dall’altro lato della piazza si stagliano le suggestive sagome del Palazzo del Capitano e della
Magna Domus, nucleo originario del Palazzo Ducale (vedi punto 1). Alle spalle del Duomo, c’è una casa
del 1400 molto bella con una loggia e un giardino, da sempre abitata dal clero del vicino Duomo. Questa
casa è stata usata come scenografia per l’opera Rigoletto di Giuseppe Verdi. Questo fatto, insieme alla
statua del buffone collocata nel 1978, ha trasformato questa abitazione nella “Casa del Rigoletto”, oggi
luogo di selfie. Oggi è un punto informazione su Mantova dove ritirare cartine e altri materiali sulla città.
Piazza delle Erbe a Mantova

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Come accade per molte città venete e lombarde, anche a Mantova il nome di Piazza delle Erbe indica la
secolare funzione di luogo commerciale della città, in particolare di mercato di frutta e verdura.

Piazza delle Erbe a Mantova

Oggi sono le botteghe sotto ai portici, i tavolini dei bar e quelli dei ristoranti a caratterizzare il cuore
commerciale e turistico di Mantova. Partendo dalla Rotonda di San Lorenzo (vedi punto 5), nell’estremo
angolo a destra c’è la Casa del Mercante. mentre a sinistra della Rotonda si eleva la Torre dell’Orologio
astronomico (1473) e accanto il Palazzo della Ragione. La piazza si chiude con il Palazzo del Podestà,
detto anche “Palazzo del Broletto” (1227). Sul lato posteriore c’è una statua duecentesca di Virgilio in
cattedra, che i mantovani chiamano più semplicemente, la vècia, “la vecchia” in dialetto.
La Loggia delle Pescherie e i laghi di Mantova

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Abbiamo già detto che Mantova è una città d’acqua tanto che Montesquieu la definì come “Una seconda
Venezia”. Seguendo il Rio, un fiume che attraversa Mantova in più punti, si arriva prima di tutto alla
Loggia delle Pescherie. Le si incrocia lungo il percorso che porta a Palazzo Te, anche perché si fanno
notare.

La Loggia delle Pescherie

Siamo in uno degli angoli più caratteristici di Mantova, uno scorcio ideale per una foto, ma che nei
secoli ha svolto una funzione fondamentale per la città. Qui arrivava il pesce pescato nel Po e nei laghi di
Mantova, che veniva poi venduto nei banchi dell’adiacente mercato. Edificate nel 1536 su progetto
dell’architetto di Palazzo Te, Giulio Romano, erano dedicate al commercio del pesce. Si trattava di
due arcate con attici costruite intorno al ponte medievale che affacciava sul Rio. Accanto c’erano anche
le Beccherie, demolite nel 1872. Di quella costruzione originaria oggi resta solo una lunga file di colonne
con il porticato sottostante, ma sono sufficienti per creare uno scenario incantevole, soprattutto al
tramonto. Qui di sabato si svolge il Mercato contadino del Lungorio, imperdibile se siete a Mantova nel
weekend. Sempre in tema d’acqua, non può mancare un’escursione a piedi sul lungolago di Mantova
o una gita sul Mincio. Le escursioni durano da 1 a 5 ore e portano intorno alla città, lungo il Mincio fino
a Governolo dove c’è la chiusa con il Po, fino a San Benedetto, per poi tornare in città. Prezzi a partire da
20 euro a persona per escursione su barca tradizionale o motonave.

Sabbioneta, nei dintorni di Mantova

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Nel 2008 l’Unesco decise di dichiarare Mantova “Patrimonio Mondiale dell’Umanità”. Al gioiello
lombardo, però, aggiunse la vicina cittadina di Sabbioneta come esempio della città ideale
rinascimentale. Costruita in poco più di trent’anni per volontà di Vespasiano Gonzaga, Sabbioneta è uno
straordinario esempio di città fortificata pianificata e realizzata da zero, allo stesso tempo città militare
e residenziale, corte cittadina e rurale.

Sabbioneta, nei dintorni di Mantova

Diverse opere rendono Sabbioneta un luogo unico: il Teatro all’Antica, il primo costruito in Europa per
svolgere questa funzione, quindi non ricavato da edifici preesistenti; la Galleria degli Antichi, la più
lunga d’Italia dopo quella delle Carte geografiche in Vaticano e quella degli Uffizi a Firenze. Tra gli altri
edifici rappresentativi, Palazzo Ducale dimora del Duca quando era al governo e Palazzo Giardino,
luogo di ozio e di riposo. Oltre ad uno straordinario luogo urbano, Sabbioneta è anche inserita in una
splendida cornice naturale al centro della Pianura Padana, a pochi chilometri dalla confluenza del Po
con l’Oglio.

Informazioni per la visita a Sabbioneta


Dove: a 33 km da Mantova.
Come arrivare: in auto SS420 direzione Casalmaggiore, Parma. In treno: Mantova-Casalmaggiore.
In autobus: Mantova-Viadana.
Cosa mangiare a Mantova

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“Consistente” è l’aggettivo che più facilmente ci sentiamo di abbinare alla cucina mantovana, in cui
prevalgono gli ingredienti di terra e le carni. Come potrebbe essere altrimenti?
Cosa mangiare a Mantova. La Sbrisolona.
Siamo al centro della Pianura Padana, la cui fertilità è stata usata dai mantovani soprattutto per coltivare
zucche che poi ritroviamo in molti piatti, dai famosi tortelli ai dolci. Da Mantova al Veneto si stendono
chilometri di risaie in cui si coltiva il celebre “Vialone Nano”, che trova la sua espressione più elevata nel
“Risotto alla pilota”, condito con salamella di maiale. “Cucina di popolo e di principi”, così si definisce
la tavola mantovana, e non è un caso che in molte ricette, note della spesa e inventari lasciati dai Gonzaga,
il maiale comparisse sempre come re della tavola. Avevano a corte un masalin (norcino) considerato
“perfecto maestro de tal mestero”. Il mestiere era quello di far salami, coppa e pancetta, tradizione che
vive ancora oggi a Mantova e dintorni. Tra i primi, da non perdere anche i bigoli, tutte le paste fresche
con l’uovo, gli agnolini (una specie di tortellini). Siamo inoltre in terra di Lambrusco, Parmigiano,
Grana e mostarde, che non mancano mai dalla tavola. Tra i secondi regnano il brasato, lo stracotto, il
bollito misto e il cotechino. Il dolce per eccellenza è la Sbrisolona, torta delicata (nel senso che si
spappola sulla forchetta) a base di mandorle.
Cosa vedere a Pavia in un giorno: un
itinerario a piedi per la città
Basilica di San Pietro in Ciel d’Oro

Prendendo come punto di partenza la stazione ferroviaria di Pavia, la prima tappa


di questo itinerario di un giorno è una chiesa che rimane un po’ in disparte, ma che va
assolutamente visitata: la solitaria San Pietro in Ciel d’Oro. Si trova in una tranquilla
piazza ombreggiata un po’ fuori dal centro (non troppo fuori, ma i pigri possono usare
questa scusa per saltarla), ha la caratteristica facciata a capanna delle chiese
romaniche e l’interno, non immenso, trasmette una sensazione di misticismo che
non tutte le chiese effettivamente riescono a dare. Il pezzo forte di San Pietro in Ciel
d’Oro, che da solo vale il viaggio fino a qui, è la sublime Arca di Sant’Agostino
collocata nel presbiterio, prima del coro. In marmo, costruita tra il 1360 e il 1400, è
divisa in tre fasce e, quasi sicuramente, è opera di due artisti, in quanto si possono
riconoscere due differenti stili (uno fino al primo piano, l’altro fino alla sommità).
Sull’Arca sono scolpiti cinquanta bassorilievi e novantacinque statue e al suo
interno sono custodite le ossa di Sant’Agostino di Ippona. Un vero e proprio
capolavoro da non perdere.

Interessanti sono anche la cripta e gli affreschi della navata sinistra, gli unici
rimasti. Fate attenzione agli orari di apertura della chiesa, un po’ meno elastici rispetto
a quelli delle “colleghe” in città: dalle 7 alle 12 e dalle 15 alle 19. Cercate di non fare
un viaggio a vuoto 😉
Castello Visconteo e Musei Civici

La prossima tappa è il maestoso Castello Visconteo, attrazione che sicuramente non


passa inosservata. Voluto da Galeazzo II Visconti, fu iniziato nel marzo del 1360 e
concepito più che altro come palazzo per i piaceri e i divertimenti, non tanto come
castello vero e proprio. Tuttavia alcune caratteristiche di un castello le possiede: i
torrioni angolari, il fossato, i ponti levatoi. Basta però dare un’occhiata alle numerose e
bellissime finestre sulle facciate e, soprattutto, entrare all’interno, per capire che qui,
più che difendersi, si faceva festa. Le sale del castello erano tutte affrescate e
qualcosa si riesce a captare ancora oggi, mentre del mobilio originale non è rimasto
nulla, così come della fornitissima biblioteca (forse cominciata da Francesco Petrarca)
e della splendida sala degli specchi. Per accedere alle sale interne bisogna acquistare il
biglietto d’ingresso ai Musei Civici (8 €), che consiglio comunque di visitare, perché
ospitano interessanti collezioni, dall’archeologia alla pittura del Settecento, che
permettono di comprendere meglio la storia della città. Contate almeno un’ora e
mezza / due per la visita. I Musei Civici sono aperti tutti i giorni, a parte il lunedì, dalle
10 alle 17:50, tranne nei mesi di luglio, agosto, dicembre e gennaio, che osservano un
orario ridotto, dalle 9 alle 13:30. Al grazioso cortile interno del castello, chiuso su
tre lati da un porticato sopra il quale si trova un elegante loggiato e che rivela ancor
di più l’aspetto di palazzo per i ricevimenti, si può invece accedere senza pagare nessun
biglietto. Qui si nota come il castello sia “orfano” dell’ala settentrionale, che permetteva
l’affaccio sul parco e il congiungimento con la Certosa di Pavia.
Il castello ospita anche delle interessanti mostre temporanee che può valer la pena
di vedere (informatevi su cosa c’è prima di andare, per poter organizzare al meglio la
vostra visita).

Dovrebbe ormai quasi essere l’ora di pranzo e probabilmente avrete fame. Prometto
che vi porterò a breve a mangiare in un posto super carino, ma prima facciamo ancora
una tappa culturale, che, tra l’altro, è di strada. Raggiungiamo la chiesa di Santa Maria
del Carmine, anche se potrebbe essere già chiusa (gli orari sono dalle 7 alle 12 e dalle
15 alle 19): è un peccato non poter entrare - si può anche pensare di fare un salto
veloce, nel caso, dopo pranzo - ma anche solo ammirarne la bellissima facciata è già
qualcosa. Una delle facciate più belle in città.
E adesso andiamo a mangiare!

Purtroppo il ristorante che suggerivo per il pranzo in questo itinerario, l’Osteria alle
Carceri in Via fratelli Marozzi 7, è chiuso. 🙁 Non ho trovato molte informazioni in merito
(posso ipotizzare che sia una conseguenza della pandemia da Covid-19), ma è davvero
un peccato perché era un posticino delizioso in cui gustare i piatti della tradizione
lombarda in un ambiente sobrio e che faceva sentire a casa.

Suggerisco, in alternativa, di cercare ristoranti in zona Borgo Ticino.


Piazza della Vittoria

La prima tappa dopo pranzo è il cuore pulsante della città, la bellissima e sempre
animata Piazza della Vittoria che col bel tempo e i tavolini all’aperto dei bar pieni di
gente mette di buon umore. Non solo oggi, ma anche in passato la piazza era il cuore
di Pavia: qui si svolgevano tutte le attività, dal piccolo commercio al procedimento
giuridico, compresa l’esecuzione capitale. L’edificio che più si distingue è quello del
Broletto, che domina il lato sud della piazza, dove si tenevano le adunanze e si
amministrava la giustizia. Dietro il Broletto spunta l’immensa cupola del Duomo,
dove ci dirigiamo adesso. Prima di entrare nella chiesa, date un’occhiata alla statua
equestre del Regisole che si trova proprio lì davanti. Non si tratta dell’originale -che
venne abbattuta dopo la rivoluzione francese, in quanto simbolo di monarchia- né le
assomiglia, in particolare perché manca la cagnolina che reggeva lo zoccolo del cavallo.
Duomo di Pavia

E adesso dedichiamoci finalmente al Duomo di Pavia, intitolato a Santo Stefano


Martire e Santa Maria Assunta. Sorge nel luogo in cui, durante il periodo romano,
c’era probabilmente un tempio di Cibele, che venne distrutto per lasciar spazio a due
chiese paleocristiane e dar così fine al culto pagano. Queste due chiese vennero a loro
volta distrutte per costruire due chiese romaniche e, infine, nel 1400 i pavesi ottennero
l’autorizzazione per abbattere pure queste e avviare i lavori di una chiesa che doveva
essere tanto sontuosa quanto la moschea di Santa Sofia a Istanbul. Nonostante
sia poi rimasta incompiuta, lo si nota dalla facciata, la chiesa è decisamente imponente
e la sua cupola ottagonale in muratura alta novantadue metri contribuisce
nell’intento (è una tra le più grandi d’Italia per altezza ed ampiezza). L’interno è
anch’esso maestoso, nonché luminosissimo. Segnalo il curioso pulpito in legno, con
i dodici apostoli scolpiti che lo sorreggono.
Chiesa di San Teodoro

Dopo il Duomo buttatevi verso il lungofiume attraverso una parte di città che trovo
personalmente molto bella: è super tranquilla e, nonostante ci passino le macchine,
regala degli scorci indimenticabili. Girate un po’ senza meta prima di imbattervi in
quella che, secondo me, è la chiesa più graziosa della città: San Teodoro. Non
riuscirete a fotografare la facciata nella sua interezza, perché è chiusa tra i vicoli
acciottolati, ma vi renderete presto conto che è un vero e proprio gioiellino. L’interno,
intimo e raccolto, custodisce numerosi affreschi ben conservati: il ciclo con le storie
di Sant’Agnese e quello con le storie di San Teodoro, quelli del soffitto in medaglioni,
quelli dei pilastri realizzati per coprire i mattoni. Ma i pezzi forti, davanti ai quali mi
soffermo parecchio tempo tutte le volte che visito la chiesa, sono le vedute di Pavia
sulla parete e sulla controfacciata. Quest’ultima si trovava sopra la prima: nel 1956 è
stata staccata e ricomposta a lato per mostrare così quella originale di cui non si
sospettava nemmeno l’esistenza. Sono entrambe della stessa mano e rappresentano
San Teodoro con la città di Pavia alle spalle. Nella rappresentazione della città - che, a
tutti gli effetti, è considerata la prima pianta di Pavia – si notano chiaramente il
Castello, la Strada Nuova e il Ponte Coperto; si distingue la cinta muraria e si contano
tantissime torri, che un tempo popolavano il centro cittadino (le poche sopravvissute
le vedremo tra un po’). La chiesa è aperta tutti i giorni dalle 8 alle 19 ed è sempre
visitabile, tranne durante le funzioni religiose.
Basilica di San Michele Maggiore

Dopo San Teodoro visitiamo un’altra importante chiesa pavese che, chiunque abbia
aperto un libro di storia dell’arte in vita sua, ha sicuramente già visto: la Basilica di San
Michele Maggiore, prototipo della chiesa romanica medievale nonché luogo di
importanti incoronazioni, tra cui quella di Federico Barbarossa come Re d’Italia il 17
aprile 1155 (il punto esatto è segnato da cinque cerchi di marmo nel pavimento).
L’arenaria con cui è stata costruita la facciata, molto fragile, ha subito un notevole
degrado nel corso degli anni, tant’è che diverse sculture sono parecchio erose. La
chiesa ha due ingressi: uno nella facciata principale e l’altro sul fianco sinistro:
entrambi hanno dei portali riccamente decorati di sculture. L’interno è molto
interessante, anche per l’importanza degli avvenimenti che qui si sono svolti.
Particolarmente bella la cripta, divisa in tre piccole navate da due file di sei colonne.
La chiesa è aperta il lunedì dalle 9 alle 12 e dalle 14:30 alle 17, nonché dalle 18:30 alle
19; dal martedì al sabato dalle 9 alle 17 e dalle 18:30 alle 19 e la domenica dalle 9 alle
10 e dalle 11:30 alle 17. Grazie ai volontari del Touring Club di Pavia si possono anche
fare delle visite guidate gratuite.

Ponte Coperto e Borgo Ticino

E adesso dirigiamoci finalmente verso il fiume. A collegare le due sponde del Ticino è
il caratteristico Ponte Coperto, un ponte a cinque arcate quasi uguali,
completamente coperto, con due portali alle estremità e una piccola cappella
religiosa al centro. Una volta attraversato il ponte si arriva in Borgo Ticino, il quartiere
di Pavia sulla riva destra del Ticino, caratterizzato da case colorate affacciate sul
fiume, nelle cui facciate son spesso indicati i livelli delle inondazioni del passato.
Passeggiate lungo Via Milazzo, arrivando quasi fino in fondo: al numero 193 troverete
una sorpresa. Arrivando dal centro, subito dopo il ponte si trova la statua de “La
lavandera del Burg”, un monumento in bronzo che ritrae una lavandaia, in omaggio
alle tante donne che nei secoli passati andavano a lavare i panni dei cittadini nel Ticino.
Strada Nuova

Riattraversiamo il ponte per tornare in centro e visitare le ultime attrazioni rimaste da


vedere, ma prima, se vi è venuta fame, potete fare una sosta nella storica gelateria
- latteria Da Cesare in Corso Garibaldi 15. Il locale è un’istituzione della città, spesso
c’è la coda fuori, soprattutto quando è stagione di gelato (che vi servono, se volete, con
aggiunta di zabaione). È ora il momento di attraversare Strada Nuova, la via più
famosa della città, che di nuovo ha solo il nome: un tempo era il cardo della città
romana e attraversa tutta Pavia, dal Ponte Coperto al Castello, per una lunghezza di
1195 metri, nei quali oggi si svolge lo struscio cittadino. Risalendo la strada, ad un
certo punto, sulla destra, si entra in una elegante galleria dominata dalla Cupola
Arnaboldi, un’imponente cupola in ferro e vetro, alta più di 32 metri sulla falsariga
delle cupole che si trovano nelle più celebri gallerie di Napoli e Milano. Un bel colpo
d’occhio comunque.

Università
Continuando sempre su Strada Nuova, ad un certo punto si incontra la celebre
università di Pavia, una delle più antiche del mondo, in cui hanno transitato -
come allievi o come docenti - personaggi del calibro di Alessandro Volta, Carlo Rubbia,
Vincenzo Monti, Carlo Cattaneo, Ugo Foscolo e Carlo Goldoni. La struttura è molto
grande e composta da numerosi cortili su cui si affacciano le varie stanze. Un
labirinto nel quale è facile (ma anche piacevole) perdersi. Attraversando l’università si
arriva nella piazza in cui si possono ammirare tre delle cinque torri medievali rimaste
in piedi nella città (molte sono state ribassate e inglobate negli edifici adiacenti).
Nell’affresco che abbiamo visto in San Teodoro se ne contano trentasei di torri, inclusi i
campanili, anche se pare che in città ce ne fossero ben di più. La loro funzione era di
mera rappresentanza, frutto di una sorta di gara tra le famiglie potenti, come
accadeva in altre città (vedi San Gimignano).

Il tour di un giorno per Pavia finisce qui, di cose ne abbiamo viste abbastanza (ve l’avevo
detto che bisognava dedicare una giornata intera solo per la città). Non resta che
tornare in Strada Nuova per fare un salto alla Pasticceria Vigoni e comprare una Torta
Paradiso, che proprio qui è stata inventata 🙂

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