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v=hX2QRoGdtlc&t=17s

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Mireille Weber, Institut Jaques-Dalcroze, Ginevra

Le Motivazioni di Dalcroze: educare all’ascolto per svolgere un’arte fatta di suono

Carlo Delfrati:
“Vi è qualcosa di profondamente strano nelle lezioni di musica, ed è che si insegna al fanciullo solamente a
suonare e a cantare e non ad ascoltare e a comprendere. A mio giudizio è sull’audizione che deve poggiare
interamente l’educazione musicale. Il maestro di strumento pensi a procurare ai suoi allievi, oltre a un
godimento per l’orecchio, un’occasione di formarsi il gusto e di sviluppare le facoltà analitiche.” Così
Dalcroze delineava quella che oggi chiameremmo la figura del musicista intero’

‘Dalcroze insiste sulla cura di una funzione basilare, da porre a fondamento di ogni percorso didattico:
l’addestramento dell’orecchio, l’educazione audio-percettiva; così clamorosamente trascurata
nell’educazione musicale primaria e non solo in questa.’

‘Un secondo limite dell’antica didattica è lo spazio nullo o irrisorio lasciato alla creatività o anche
semplicemente all’iniziativa dell’allievo. Si compone solo nella classe di composizione. E persino qui ma
molto più nella classe di canto o di strumento, la dipendenza dalle istruzioni del maestro è pressoché
totale.’

“Come è mai possibile che nell’attuale insegnamento della musica non si tenga alcun conto della dote
principale che caratterizza il musicista?“, Ossia l’audizione interiore oppure orecchio interiore, come lui
stesso lo chiamava, prima che ai nostri tempi Edwin Gordon ne facesse l’asse portante delle sue ricerche;
“occorre che le sensazioni uditive esteriori creino uno stato interiore di coscienza e di emotività”.

È l’orecchio a guidare la voce e la mano sullo strumento’

‘Dalcroze ha lasciato una traccia indelebile soprattutto sul terreno delle procedure didattiche specifiche. È
qui che il suo insegnamento ha trovato all’origine i maggiori detrattori e oggi i maggiori ammiratori. Contro
l’arido grammaticalismo e nozionismo della didattica ottocentesca, contro il radicato cartesiano
razionalismo della nostra cultura, non solo musicale, Dalcroze rivendica la centralità del corpo, come fucina,
laboratorio in cui la musica prende forma e senso: “Eccomi a sognare un’educazione musicale nella quale il
corpo farebbe la parte di intermediario fra i suoni e il nostro pensiero”

“Ancora oggi i metodi maggiormente in uso nei nostri istituti musicali sono stati scritti nel corso del XIX
secolo a cominciare da quelli per l’insegnamento di base, per esempio il solfeggio. Per questo una lezione
come quella di Dalcroze che appariva rivoluzionaria un secolo fa, può risultare rivoluzionaria ancora oggi.
Un secolo fa le sue proposte sembrarono persino scandalose, tanto che in Italia i tentativi di introdurre nei
conservatori furono stroncati sul nascere. Non così altrove, dove finirono con l’entrare costruttivamente nei
piani di studio e rinvigorire la didattica.’
‘Un terzo limite poi riguarda proprio le procedure dell’insegnamento. Si procede da definizioni teoriche, da
regole grammaticali, da segni di notazione, da tecnicismi esecutivi, che vengono poi applicati su materiale
artefatto o addirittura su oggetti musicali che l’allievo potrà non incontrare mai. Una didattica
autoreferenziale, che prescinde dei bisogni concreti e attuali dell’allievo, di cui l’allievo non vede il nesso
con il mondo della musica, con la sua vita, con i suoi significati’

Louisa di Segni

“Il corpo è considerato il primo strumento musicale. Esso possiede competenze motorie pre acquisite in
maniera naturale (per esempio toccare, indicare, afferrare, camminare, e via dicendo).
Queste capacità presenti a ogni età a livelli diversi, costituiscono il punto di partenza della ritmica
dalcroziana, che trasforma gradualmente l’iniziale percezione spazio motoria in ascolto musicale cosciente.
Con la richiesta di una risposta motoria a uno stimolo che può essere di vario tipo -verbale, strumentale,
visivo, tattile,uditivo- si innesca un processo che porta all’educazione musicale.”

(In che modo Dalcroze scopre il potenziale educativo del corpo in movimento nello spazio? E’
un’educazione alla musica attraverso il nostro aspetto sensoriale, attraverso l’arricchimento delle capacità
percettive, del potenziale di sensazioni ed emozioni: sensazioni/percezioni dello spazio proprio, dello spazio
esterno a noi, dello spazio presente nella musica - Durate diverse, misure, intervalli melodici, direzioni
melodiche, armonie)

Delfrati:
‘Negli stessi anni in cui Maria Montessori sviluppava il suo sistema di educazione delle sensazioni, Dalcroze,
ben attento alla lezione della pedagogista marchigiana, comincia a chiedersi come si possa accettare che
uno studente di composizione non sappia costruire una sequenza di accordi senza dover ricorrere al
suggerimento del pianoforte’

Delfrati:
‘Il corpo è coinvolto interamente nel ventaglio delle sue funzioni, respirazione, controllo della tensione
muscolare, equilibrio, pratica di movimenti diversi compiuti con le diverse membra: acquisizioni che si
rivelano preziose anche per l’insegnamento strumentale. Ritmica o euritmica: Dalcroze chiamò così il suo
sistema, che però non si ferma alla dimensione ritmica della musica, ma si spinge a fondare sul corpo
l’intera morfologia musicale: dinamica, melodia, armonia, timbrica. La direzione melodica trova una
corrispondenza “nella posizione e orientamento dei gesti nello spazio”, il contrappunto in movimenti
opposti, il timbro nella varietà dei corpi, il silenzio degli arresti, e così via’

‘Spazio, tempo, energia nella equilibrata rappresentazione della musica attraverso il movimento.’

Louisa di Segni
‘Il ritmo, così come l’altezza dei suoni, viene realizzato in movimento. Per darne un’esecuzione corretta e
musicale occorre trovare un rapporto equilibrato fra spazio tempo ed energia. Ciò richiede una conoscenza
della struttura spaziale, un controllo del movimento dell’energia e il coinvolgimento di facoltà quali
attenzione, concentrazione e memoria’

La crescita globale: educare alla musica e attraverso la musica:


Delfrati
‘Per la sua stessa essenza, la ritmica dalcroziana e dunque un’educazione alla musica e per mezzo della
musica, e può trovare applicazione in campi disparati.’
‘ lo spazio alla creatività personale, che così si apre, diventa un corroborante per la costruzione
dell’autonomia dell’allievo. Sono ancora di Dalcroze queste parole illuminanti, sorprendenti per il tempo in
cui furono scritte e soprattutto per il luogo, la scuola: “Val meglio dare ai bambini la facoltà di scegliere tra il
bene il male, fra il bello e il brutto, che insegnare loro tutto ciò che è male o tutto ciò che è bene“.
Solo se si educa il senso critico-lo sappiamo bene oggi- è possibile costruire e consolidare l’autonomia
personale.