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Q3, 2019 AiFOS – Salute e sicurezza in presenza di sostanze pericolose

Sommario
Lorenzo Fantini 3
Editoriale
EU-OSHA 5
Campagna per luoghi di lavoro più sani e sicuri: l'EU-OSHA affronta l'esposizione a
sostanze pericolose
E. Rotoli, V. Manni, F. Grosso, S. Signorini _____________________________________ 11
La Campagna europea 2018-2019 “Salute e sicurezza negli ambienti di lavoro in
presenza di sostanze pericolose”: l’indagine Inail - ECHA tra imprese italiane sulla
fruibilità delle SDS
L. Bodini, S. Cantoni, E. Cigada, C. Sala___________________ 23
Rischio chimico e cancerogeno: l’e-book di CIIP
Chris Keen ___ 27
Sostanze pericolose e gruppi di lavoratori vulnerabili
S. Iavicoli, L. Fontana, B. Persechino _ _ 40
Cancerogeni occupazionali: dall’aggiornamento della Direttiva europea all’emersione
dei tumori occupazionali
Federchimica 47
La gestione dei cancerogeni: dalla classificazione della sostanza alla sorveglianza
sanitaria
Assosistema 53
Dispositivi di protezione contro le sostanze pericolose. La testimonianza di Assosistema
C. Gremita, R. Callegari ____________________ 63
La vigilanza e la prevenzione del rischio chimico alla luce dei regolamenti REACH e CLP
A. Fregni, C. Govoni, S. Lazzari 89
La valutazione dei rischi di esposizione a sostanze in ambito lavorativo: integrazione tra
Reach e D. Lgs. 81/08
Carlo Zamponi ___ 103
La redazione e gestione del DVR chimico
Gabriele Scibilia 113
Responsabile Schede Dati di Sicurezza: una nuova qualifica professionale strategica
Jacopo Pozzi __ 118
Safety Day: come la formazione può essere coinvolgente. Workshop 2.0 per il rischio
chimico
Q3, 2019 AiFOS – Salute e sicurezza in presenza di sostanze pericolose
Caro Socio,

il 2020 sarà un anno importante per la nostra rivista trimestrale, i Quaderni


della Sicurezza AiFOS.
In 10 anni sono stati pubblicati 40 titoli, stampate 100.000 copie e coinvolti
più di 300 autori, ospitando - tra l’altro - contributi di ministri, rappresentanti
delle istituzioni nazionali e europee e best practice internazionali in materia di
salute a sicurezza sul lavoro.
La rivista ha conquistato un buon posizionamento nell’ambito delle
pubblicazioni del settore e sempre più spesso moltissimi enti pubblici chiedono
di riceverne copia con cadenza regolare.
Come anticipato durante l’assemblea dei soci del 14 giugno scorso a Padenghe
sul Garda (BS), a partire dal 2020 i Quaderni della Sicurezza verranno
completamente rivisti e ripensati, in un’ottica di maggiore sostenibilità;
verranno infatti rinnovati nella forma e nella modalità di diffusione: la
pubblicazione non avverrà più in formato cartaceo, ma esclusivamente on-line;
ciò al fine di ridurre l’impatto ambientale delle attività associative nell’ambito
dei progetti di sostenibilità, risparmiando 1720 kg di carta, 26 alberi, 757.000 litri
di acqua, nonché 13.072 kWh di energia elettrica all’anno.
I Quaderni manterranno il carattere monografico e trimestrale, ma
interverranno alcune importanti novità a livello grafico: si potrà usufruire di un
sommario interattivo, di iperlinkabilità, di word cloud e di #hashtag; ogni tema,
inoltre, avrà la propria infografica.
L’associazione potrà così rafforzare la presenza della rivista sui social e
puntare ad una maggiore diffusione tra gli associati e gli stakeholder di settore,
soprattutto con riferimento ad enti pubblici quali INAIL, ASL e DTL, non
perdendo mai di vista i due principali obiettivi che hanno dato spinta e vita a
questa revisione: maggiore sostenibilità che responsabilmente l’associazione
vuole perseguire e maggiore diffusione dei temi e della cultura della salute e
sicurezza, per poter contribuire, nel nostro piccolo, al miglioramento della qualità
della vita del benessere e, come sempre, della sicurezza.

Ringraziando tutti voi per l’apprezzamento manifestato in questi anni, siamo


certi che la nuova scelta editoriale non deluderà le vostre aspettative.

Il Presidente AiFOS Il Direttore dei Quaderni AiFOS


(Prof. Rocco Vitale) (Avv. Lorenzo Fantini)

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Q3, 2019 - Salute e sicurezza in presenza di sostanze pericolose

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Lorenzo Fantini

Editoriale

di Lorenzo Fantini 1

In questo terzo numero dei Quaderni era facile scegliere l’argomento da


approfondire. Questo perché siamo arrivati ormai al termine della
campagna europea “Salute e sicurezza negli ambienti di lavoro in presenza
di sostanze pericolose”, che ha animato i lavori dell’ultimo biennio
dell’Agenzia Europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA)
meritando il giusto rilievo e la necessità di dare riscontro ai percorsi
intrapresi e ai risultati ottenuti.

L’obiettivo della Campagna è stato quello di sensibilizzare il pubblico


in merito alla presenza delle sostanze pericolose nei luoghi di lavoro e a
divulgare informazioni su come sia possibile prevenirne l’esposizione,
oltre ad aumentare la consapevolezza dell'importanza di gestire le sostanze
pericolose, che per l’Agenzia rappresenta “il primo passo verso la
protezione dei lavoratori rispetto ad eventuali danni fisici”.

Potrebbe sembrare un concetto banale, eppure non è così, visto il


numero dei decessi causati da queste sostanze e, soprattutto la complessità
del panorama generale e le azioni da intraprendere per la salvaguardia delle
persone, non solamente dei lavoratori direttamente coinvolti. Non a caso,
infatti, nelle tante attività della campagna, un peculiare rilievo è stato
attribuito agli agenti cancerogeni e al cancro correlato al lavoro, che in
Europa rappresenta la percentuale più elevata di malattia professionale
mortale: basti pensare che i dati indicano come il numero di persone che
sviluppano il cancro a seguito di esposizione professionale ad agenti
cancerogeni è stimato in 120.000 all'anno, causando quasi 80.000 morti
all'anno. La situazione non è meno preoccupante in Italia, solo che si
consideri come (dati tratti dal Rapporto Annuale INAIL, presentato lo

1
Direttore dei Quaderni della sicurezza di AiFOS, avvocato giuslavorista, già dirigente divisioni salute
e sicurezza del Ministero del lavoro e delle politiche sociali tra il 2003 e il 2013.

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Q2, 2019 - Editoriale

scorso 26 giugno) i decessi per malattie professionali siano stati nel 2018
ben 1177, con una incidenza dei tumori significativa (il 4,91%) e con ben
257 morti per le sole patologie asbesto-correlate.

Per queste ragioni la necessità primaria che ci siamo proposti è stata


quella di “mettere ordine” sull’argomento: ciò significa non solamente
inquadrarne l’ambito, ma dare rilievo alle diverse criticità e azioni portate
avanti e da attuare in futuro.

Dunque, la scelta dei contributi proposti spazia da un’introduzione


firmata dall’Agenzia stessa, per poi dare evidenza alle azioni portate avanti
in ambito nazionale dall’Inail. A questi, si sono affiancati scritti più
specifici che consentono di allargare gli ambiti e dettagliare le diverse
problematiche di rischio: penso ai gruppi di lavoratori maggiormente
vulnerabili, trattati nell’articolo dell’esperta inglese Chris Keen, come
l’importanza di redigere un DVR specifico o dare rilievo aziendale a nuove
figure professionali.

In tutti gli articoli, ancora una volta, emerge il fondamentale ruolo che
è chiamata a svolgere la formazione, che non potrà mai definirsi tale se
non sarà sempre più specifica, in grado di instillare dubbi su certezze
cristallizzate e consentire di anticipare rischi non facilmente riscontrabili
modificando i comportamenti umani verso le condotte “sicure”.
In ultima analisi, ciò significa preparare formatori aggiornati e capaci
di contribuire a “fare prevenzione”, fino a “coinvolgere” i lavoratori nei
processi di cambiamento delle organizzazioni e di corretta gestione dei
rischi lavorativi.

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EU-OSHA

Campagna per luoghi di lavoro più sani e sicuri:


l'EU-OSHA affronta l'esposizione a sostanze pericolose

a cura dell’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro


(EU-OSHA)

In molti luoghi di lavoro europei l’esposizione a sostanze pericolose


continua a rappresentare un importante problema di salute e sicurezza per
i lavoratori. Ciononostante, negli ultimi decenni, alcune sostanze come
l'amianto - che provoca malattie polmonari gravi e, in alcuni casi, fatali -
e il cloruro di vinile (che causa il cancro del fegato) sono state vietate,
sottoposte a restrizioni o assoggettate a severi controlli normativi.

Nella recente indagine ESENER-2, realizzata dall'Agenzia europea per


la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA), il 38% delle imprese ha
riferito che sostanze chimiche o biologiche sotto forma di liquidi, fumi o
polvere sono presenti nei luoghi di lavoro. Sebbene nessun settore ne sia
completamente privo, aziende di alcuni settori specifici - vale a dire
agricoltura, silvicoltura e pesca (62%), produzione (52%) e costruzione,
gestione dei rifiuti e fornitura di elettricità (51%) - hanno dichiarato una
presenza particolarmente elevata di queste sostanze.

Di fatto, anche se la legislazione sulle sostanze pericolose nei luoghi di


lavoro è in vigore in tutta l'Unione Europea (UE), molte imprese
incontrano ancora serie difficoltà nell'affrontare i rischi presentati da tali
sostanze. Emergono anche nuove sfide per la gestione delle sostanze
pericolose sul posto di lavoro, ad esempio nel settore dei lavori verdi:
produzione di bioenergia, nuovi tipi di stoccaggio di energia, materiali
innovativi come nanomateriali e tecnologie con rischi sanitari attualmente
sconosciuti, come stampa 3D e sostanze riconosciute come interferenti
endocrini, senza dimenticare l’esistenza di alcuni gruppi di lavoratori che
sono maggiormente a rischio, come ad esempio donne, migranti o giovani
lavoratori.

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Q3, 2019 – Campagna per luoghi di lavoro più sani e sicuri EU-OSHA

La campagna “Salute e sicurezza negli ambienti di lavoro in presenza


di sostanze pericolose”
Aumentare la consapevolezza dell'importanza di gestire le sostanze
pericolose è, dunque, il primo passo verso la protezione dei lavoratori
rispetto ad eventuali danni fisici. Questo è precisamente l'obiettivo
principale della campagna “Salute e sicurezza negli ambienti di lavoro in
presenza di sostanze pericolose” (Healthy Workplaces Manage Dangerous
Substances) dell’Agenzia Europea organizzata nell’ambito di “Ambienti di
lavoro sani e sicuri 2018-19”.

La Campagna si propone di sensibilizzare il pubblico in merito alla


presenza delle sostanze pericolose nei luoghi di lavoro e di divulgare
informazioni su come sia possibile prevenirne l’esposizione.
Cinque gli obiettivi attesi:
• sensibilizzare circa la rilevanza e l’importanza della gestione delle
sostanze pericolose negli ambienti di lavoro europei;
• promuovere la valutazione dei rischi, l’eliminazione e la sostituzione
delle sostanze pericolose, fornendo strumenti pratici ed esempi di
buone pratiche;
• sensibilizzare in merito ai rischi di esposizione ad agenti cancerogeni
attraverso il sostegno offerto allo scambio di buone pratiche;
• rivolgersi in particolare a gruppi specifici di lavoratori che sono
maggiormente a rischio, fornendo fatti e cifre “su misura”, nonché
orientamenti sulle buone pratiche;
• aumentare la consapevolezza degli sviluppi politici e legislativi
pubblicando orientamenti e una panoramica in un linguaggio
semplice sulla normativa in vigore.

Percorrendo un ciclo di due anni, la campagna ha fornito fatti e cifre


rilevanti sull'esposizione dei lavoratori e messo a disposizione strumenti
concreti ed esempi di buone pratiche per la gestione della sicurezza e della
salute.
I principali prodotti della campagna sono stati progettati per informare
sulla presenza diffusa di sostanze pericolose nei luoghi di lavoro e sulla
necessità di una loro gestione efficace. Un'ampia raccolta di strumenti e
pubblicazioni ha proposto soluzioni complete, come la valutazione del
rischio, l'eliminazione, la sostituzione e l'ordine legale delle misure di
prevenzione indicate come la “gerarchia STOP”.

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EU-OSHA

Per corroborare le attività, i messaggi della campagna si sono incentrati


su particolari gruppi di lavoratori a rischio per consentire di migliorare la
loro comprensione degli sviluppi delle politiche intraprese e del quadro
legislativo.

Il percorso intrapreso ha permesso la creazione di un database di


strumenti e orientamenti pratici che contiene oltre 800 buone pratiche e
casi di studio che consentono un facile accesso a idee concrete, al fine di
affrontare i rischi nelle situazioni di lavoro quotidiane.

Nel solo primo anno della campagna, l'EU-OSHA ha distribuito oltre


430.000 pubblicazioni ai suoi stakeholder. Inoltre, i fogli informativi e
un'infografica interattiva hanno permesso di raccogliere elementi di base e
azioni prioritarie, dimostrando situazioni reali di gestione delle sostanze
pericolose e riassumendo la legislazione dell'UE.

Peraltro, le piccole imprese possono utilizzare un e-tool che offre un


supporto, personalizzato in base alle loro esigenze, nell'esecuzione della
valutazione del rischio. Lo stesso fornisce una panoramica dei rischi per la
sicurezza e la salute, sulla base degli input raccolti attraverso il
questionario.

Un altro toolkit della campagna si rivolge a organizzazioni o individui


che intendono pianificare e condurre la propria campagna di SSL. Presenta
una guida che segue il percorso virtuoso passo-passo ed esempi di vari
strumenti di comunicazione, con suggerimenti su come utilizzare al meglio
le risorse disponibili. L'approccio moderno e volutamente coinvolgente
approntato dall’Agenzia per avvicinare il tema ai lavoratori europei è
anche presentato in un video animato, che mostra tutti i principi
fondamentali e incoraggia l'attuazione di una cultura della prevenzione dei
rischi. In tale ambito, particolarmente popolari sono una serie di film con
il famoso eroe dei fumetti Napo, il cui modo spensierato di affrontare le
sfide sul posto di lavoro è facilmente comprensibile a tutti.

Nelle tante attività della campagna, un peculiare rilievo è stato attribuito


agli agenti cancerogeni e al cancro correlato al lavoro, che in Europa
rappresenta la percentuale più elevata di malattia professionale mortale. I
dati indicano come il numero di persone che sviluppano il cancro a seguito

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Q3, 2019 – Campagna per luoghi di lavoro più sani e sicuri EU-OSHA

di esposizione professionale ad agenti cancerogeni è stimato in 120.000


all'anno, causando quasi 80.000 morti all'anno. Non a caso, proprio queste
cifre spaventose hanno spinto le autorità ad agire e, nel 2016, sei
organizzazioni europee, tra cui l'EU-OSHA, hanno preso l'iniziativa di
sviluppare uno schema di azione noto come la “Tabella di marcia sugli
agenti cancerogeni” per ridurre il rischio di esposizione. Questo perché
centinaia di sostanze a cui i lavoratori sono frequentemente esposti sono
cancerogene e alcune occupazioni (ad esempio saldatori, imbianchini,
parrucchieri e infermieri) possono essere considerate ancora più a rischio,
proprio per la loro tipologia di lavoro.

La “Tabella di marcia” non è l'unico accordo in cui l'EU-OSHA utilizza


forze congiunte con i suoi partner. Tra questi, un ruolo fondamentale lo
recitano i “focal point”, che diffondono i messaggi della campagna e sono,
con il sostegno di EU-OSHA, i riferimenti nazionali nell'organizzazione di
attività di sensibilizzazione, come seminari, conferenze stampa, eventi di
scambio di buone pratiche e riunioni di networking. Nel 2018 i “focal
point”, che attualmente coprono 39 Paesi, hanno ospitato oltre 220 eventi
sul tema della campagna, attirando oltre 11.000 partecipanti. Questa vasta
rete, radicata nei territori nazionali, svolge un ruolo fondamentale nel
successo della campagna stessa, in quanto consente di raggiungere i luoghi
di lavoro di tutta Europa.

Inoltre, 90 sostenitori ufficiali e 35 media partner delle campagne


consentono di aumentare la visibilità della promozione, diffondendo le
informazioni e comunicando in ogni settore con imprese di tutte le
dimensioni. Sono composti da aziende, sindacati, organizzazioni di datori
di lavoro e un gruppo esclusivo di giornalisti e redattori con un interesse
per la sicurezza e la salute sul lavoro (SSL). Questi partner ufficiali della
campagna hanno realizzato 101 eventi e si sono impegnati in iniziative di
scambio di buone pratiche per condividere idee ed esplorare le opportunità
di cooperazione.

Inoltre, gli Ambasciatori della SSL di EEN (Enterprise Europe


Network) di tutti gli Stati membri partecipano attivamente
all'approvazione della campagna, collaborando strettamente con i “Focal
Point” nazionali.

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EU-OSHA

Un momento particolarmente importante in termini di promozione si è


svolto nell’arco temporale che va dal 22 al 26 ottobre dello scorso anno,
durante la “Settimana europea per la sicurezza e la salute sul lavoro”. Per
l’occasione, si sono succeduti centinaia di eventi di sensibilizzazione che
si sono svolti in tutta Europa e anche oltre i suoi confini, come occasione
ideale per veicolare la campagna: proiezioni di film speciali, eventi di
social media, conferenze, mostre, concorsi e sessioni di formazione sono
solo alcune delle attività organizzate per celebrare la Settimana.

Un altro perno della campagna è rappresentato dalla competizione per


l’assegnazione dei premi sulle buone pratiche in materia di salute e
sicurezza sul lavoro: il concorso, organizzato in collaborazione con gli
Stati membri, assegna riconoscimenti ai migliori approcci sostenibili e
innovativi della gestione della SSL. I premi riconoscono il valore di
iniziative eccezionali e delle risoluzioni più innovative ai problemi
associati alla gestione di sostanze pericolose. Quest’anno i vincitori
saranno annunciati durante una cerimonia che sarà pianificata durante il
Summit della campagna di novembre.
L'EU-OSHA continua poi a collaborare con il Festival internazionale di
Lipsia per la divulgazione di film, sia documentari che animati. Infatti, il
“Healthy Workplaces Film Award” premia film pellicole che trattano i
rischi che i lavoratori affrontano in un mondo di lavoro in continua
evoluzione.

Il successo dell'attuale campagna non è stato affatto una coincidenza,


ma è stato costruito sulla base dei grandi sforzi compiuti dall'EU-OSHA
negli ultimi 25 anni, vale a dire sin dalla sua istituzione. Questo perché fin
dal 2000, le campagne di “Ambienti di lavoro sani e sicuri” sono sempre
state al centro delle attività di sensibilizzazione dell'Agenzia, che li
considera l’elemento principale per inviare messaggi chiave ai luoghi di
lavoro in tutta Europa e oltre.

Siamo particolarmente soddisfatti dell’esito della campagna intrapresa


perché ha consentito di proporre una panoramica completa degli argomenti
di lavoro più diffusi, sempre accompagnata da strumenti e dati accessibili:
nel suo excursus, ha consentito di trasmettere stimoli idonei agli attori
sociali e si è proposta di far riflettere sulle esperienze acquisite, oltre ad

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Q3, 2019 – Campagna per luoghi di lavoro più sani e sicuri EU-OSHA

ispirare cambiamenti positivi nella mentalità delle imprese e dei


responsabili politici.

Quando manca ormai solo un semestre all’ultimazione della campagna,


l’attenzione di EU-OSHA è anche già concentrata sulla predisposizione
della prossima campagna “Ambienti di lavoro sani e sicuri” programmata
per il triennio 2020-22 e che sarà incentrata sulla prevenzione dei disturbi
muscoloscheletrici legati al lavoro (MSD). Questa sarà la prima campagna
impostata su un ciclo non più di 2, ma di 3 anni e affronterà
sistematicamente i problemi con il proposito di offrire soluzioni per luoghi
di lavoro più sicuri, più sani e più produttivi.

Per ulteriori informazioni, visitare il sito Web https://healthy-


workplaces.eu o seguire l'hashtag #EUhealthyworkplaces.

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E. Rotoli, V. Manni, F. Grosso, S. Signorini

La Campagna europea 2018-2019 “Salute e sicurezza negli


ambienti di lavoro in presenza di sostanze pericolose”:
l’indagine Inail - ECHA tra imprese italiane sulla fruibilità delle
SDS

di Ester Rotoli 1, Vanessa Manni 2, Francesca Grosso2, Stefano Signorini2

La sfida delle sostanze pericolose


La chimica è presente nella nostra vita più di quanto possiamo
immaginare e, attraverso la ricerca e l’innovazione, contribuisce a
migliorarne il benessere e la qualità.
Il recente quadro normativo ha stabilito regole precise affinché i
prodotti fossero più sicuri sia per i consumatori che per i lavoratori e
l’ambiente. Le sostanze chimiche nocive sono state vietate ed è stata
proposta la sostituzione di quelle più pericolose con alternative più sicure.
Tutte le informazioni sulle sostanze chimiche sono state poi sistematizzate
nel mercato unico dell’Unione e vengono utilizzate dalle imprese per
elaborare e applicare opportune misure di gestione dei rischi.

Sebbene la politica e l'industria abbiano contribuito molto per il


miglioramento dei luoghi di lavoro, per la tutela della salute e la riduzione
degli infortuni, i dati che emergono da studi a livello europeo continuano
a destare preoccupazione. La seconda edizione dell'Indagine europea nelle
imprese sui rischi nuovi ed emergenti (ESENER-2) 3 realizzata da EU-
OSHA (Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro) ha
dimostrato che le sostanze pericolose rappresentano ancora un tema
importante e emergente in termini di sicurezza e salute sul lavoro per le
imprese. Nel 38% delle imprese sono presenti sostanze chimiche o
biologiche. I settori più rappresentativi per un utilizzo significativo di
sostanze chimiche includono l'agricoltura, la silvicoltura e la pesca (62%
1
Responsabile Direzione Centrale Prevenzione Inail.
2
Dipartimento medicina epidemiologia e igiene del lavoro e ambientale.
3
https://osha.europa.eu/it/surveys-and-statistics-osh/esener.

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Q3, 2019 – Campagna per luoghi di lavoro più sani e sicuri EU-OSHA

di imprese in UE a 28); il settore manifatturiero (52%) e le costruzioni, la


gestione dei rifiuti e la fornitura di acqua ed elettricità (51%). Il 17% dei
lavoratori dell’UE riferisce di manipolare o di essere a contatto diretto con
sostanze o prodotti chimici per almeno il 25% del proprio orario di lavoro
e l’11% riferisce di respirare fumo, esalazioni (come ad esempio i fumi di
saldatura o i gas di scarico) o polveri o scaglie (ad es. polvere di legno o
polvere di minerali) 4.

Molti lavoratori sono, quindi, esposti a sostanze pericolose negli


ambienti di lavoro europei, aumentando l’incidenza di malattie
professionali e infortuni. Spesso le grandi imprese utilizzano più di 1.000
prodotti chimici diversi e un solo lavoratore può entrare in contatto con
centinaia di sostanze chimiche differenti 5.
Ciononostante, la consapevolezza di questo problema è ancora bassa.

La campagna europea 2018/2019 “Salute e sicurezza negli ambienti


di lavoro in presenza di sostanze pericolose”
La campagna promossa da EU-OSHA trasmette un messaggio ben
preciso e chiaro sin dal proprio titolo “Salute e sicurezza negli ambienti di
lavoro in presenza di sostanze pericolose”. L’obiettivo chiave della
campagna è, infatti, promuovere la gestione delle sostanze pericolose negli
ambienti di lavoro, iniziando da una corretta valutazione dei rischi che
rispetti la gerarchia delle misure di prevenzione e si rivolga in particolare
ai gruppi di lavoratori più vulnerabili, in una ottica di diffusione sempre
più capillare della cultura di prevenzione.

Tuttavia, la campagna intende andare oltre e sottolineare quanto le


sostanze pericolose siano molto diffuse nei luoghi di lavoro. Risulta,
quindi, un imperativo sensibilizzare in particolare datori di lavoro e
lavoratori di quelle imprese che si trovano in una sorta di “zona d’ombra”,
in cui la conoscenza, l’informazione, la consapevolezza e la responsabilità
legate all’utilizzo delle sostanze pericolose sono molto carenti o
inesistenti. Alcune aziende, infatti, non rientrano specificatamente nel
settore chimico e le sostanze pericolose utilizzate possono essere generate

4
Sesta indagine europea sulle condizioni di lavoro: relazione generale, Eurofound, 2016, pag. 43,
Disponibile al seguente indirizzo: https://www.eurofound.europa.eu/sites/default/files/ef_publica
tion/field_ef_document/ef1634en.pdf
5
https://healthy-workplaces.eu/it.

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E. Rotoli, V. Manni, F. Grosso, S. Signorini

da processi lavorativi o provenire da fonti naturali: Ciò significa che i


rischi e i danni da esposizione sono non sempre immediati e da qui più
insidiosi.

Si possono citare alcuni settori in crescita (trasporti/trattamento rifiuti/


lavori verdi), lavori in cui si utilizzano nuove tecnologie o nuovi materiali
(nanomateriali), dove i lavoratori sono esposti a sostanze pericolose e
talvolta a rischi combinati (nuovi e tradizionali).

La sicurezza chimica come risorsa per le aziende rappresenta un


ulteriore messaggio chiave della campagna. In una logica win-win, le
imprese che valutano e gestiscono correttamente il rischio chimico
traggono, infatti, vantaggi non solo sotto il profilo della legalità,
competitività e apertura su nuovi mercati del proprio business – e, quindi,
di una migliore reputazione verso l’esterno – ma anche in termini di
investimento in salute e sicurezza negli ambienti di lavoro e risparmio di
costi sociali e ambientali.

Un’attenzione particolare è stata data ai cancerogeni, purtroppo la causa


delle principali malattie professionali con esito mortale in Europa, i cui
costi gravano su imprese e società 6.

Vi è una grande varietà di risorse informative e orientamenti disponibili


per supportare le imprese nella gestione delle sostanze pericolose.
Tuttavia, questa informazione è poco sistematizzata e dispersa tra molti
diversi attori a livello nazionale ed europeo. Pertanto, EU-OSHA ha
raccolto e reso disponibile, attraverso il proprio sito web dedicato alla
campagna 7, il materiale più significativo sull’argomento, inclusi
programmi e politiche, studi e ricerche, esempi di buone pratiche e
strumenti pratici per la gestione delle sostanze pericolose, in tutta l’Unione
europea.

6
Communication from the Commission to the European Parliament, the Council, the European economic
and social committee and the Committee of the regions on an EU Strategic Framework on Health and
Safety at Work 2014-2020.
https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/PDF/?uri=CELEX:52014DC0332
7
https://healthy-workplaces.eu/it/.

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Q3, 2019 – Campagna per luoghi di lavoro più sani e sicuri EU-OSHA

Figura 1: sito web di Eu-Osha dedicato alla campagna europea 2018/2019

In Italia le campagne europee sono gestite dal Focal Point italiano


rappresentato dall’Inail, e disciplinate da principi di condivisione,
cooperazione e partecipazione con un network nazionale tripartito che
comprende rappresentanti del Ministero del lavoro e della salute, dell’Iss,
delle Parti sociali, delle Regioni e dell’Anmil.

Nel biennio della campagna sono state organizzate numerose iniziative,


seminariali e di sensibilizzazione, coinvolgendo Istituzioni, Parti sociali,
Associazioni di settore, aziende e attori territoriali, e diffondendo
conoscenza e buone pratiche sul tema della campagna.
Come per le precedenti edizioni, la rete dei partner nazionali della
campagna ha rappresentato un valore aggiunto. Istituzioni, Associazioni,
aziende hanno fornito il loro contributo alla diffusione della cultura della
prevenzione, e alimentato una virtuosa contaminazione di conoscenza.

In linea con gli obiettivi dell’Agenda Onu 2030 sullo sviluppo


sostenibile 8, la campagna ha infine contribuito a sensibilizzare in
particolare sul concetto di consumo e produzione responsabili e sulla
gestione sostenibile delle sostanze chimiche e dei rifiuti in tutto il loro ciclo
di vita (dalla progettazione, alla fabbricazione e all'uso di prodotti e

8
http://asvis.it/agenda-2030/.

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E. Rotoli, V. Manni, F. Grosso, S. Signorini

processi chimici efficienti, efficaci, sicuri e più rispettosi dell'ambiente e


delle persone), garantendo lavoro dignitoso e crescita economica.

Il progetto “Come supportare gli utilizzatori a valle: indagine pilota


tra imprese in Italia”
In questo contesto si inserisce l’indagine scaturita dalla collaborazione
tra Inail e ECHA (European Chemicals Agency), che si inserisce nel
programma di cooperazione con i singoli Stati membri promosso
dall’Agenzia e finalizzata, a comprendere meglio che tipologia di
informazioni possa essere più utile per i destinatari (in particolare le
piccole e media imprese - PMI) delle Schede dati di sicurezza (SDS), in
modo tale che possano essere assunte le necessarie misure di gestione del
rischio connesso all’uso di sostanze chimiche nei luoghi di lavoro.

I presupposti
La protezione dei lavoratori dalle sostanze chimiche pericolose è
regolata, allo stato attuale, da diverse normative sociali, previste del
Trattato dell’Unione Europea e recepite in Italia nel Titolo IX del
D.Lgs.81/08 e s.m.i., e dalla cosiddetta normativa di prodotto, ai sensi
dell’art. 95 del medesimo Trattato, cui danno attuazione i Regolamenti
REACH e CLP.
Nel nostro Paese, in particolare, i suddetti Regolamenti hanno avuto un
notevole impatto sugli obblighi del datore di lavoro nell’applicazione del
sopracitato Titolo IX, aprendo presupposti e prospettive diverse in
relazione alla valutazione del rischio da agenti chimici, determinando un
aumento della complessità di tale valutazione in relazione ai peculiari
aspetti di classificazione e di etichettatura di sostanze e miscele.
Principali destinatari degli obblighi e delle responsabilità derivanti dalla
normativa sociale in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, sono
“le imprese o i lavoratori individuali che usano sostanze chimiche” che
utilizzano a vario titolo le sostanze chimiche, identificati, dal Regolamento
REACH, sotto la denominazione “utilizzatori a valle”. Tale
denominazione include i formulatori che producono miscele e le aziende
che fabbricano prodotti od offrono servizi nell'ambito dei quali le sostanze
chimiche sono utilizzate per le proprie attività.

Peraltro, come anche evidenziato dall’ECHA in ambito europeo, anche


nei Paesi con buon livello di diffusione delle conoscenze sugli obblighi di

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Q3, 2019 – Campagna per luoghi di lavoro più sani e sicuri EU-OSHA

REACH, le iniziative a sostegno degli utilizzatori a valle sono molto


limitate e prevalentemente concentrate nel settore chimico.
Così come in altri settori industriali, per la massiccia presenza e la
rilevanza delle piccole e medie imprese tra gli utilizzatori a valle - che
rappresenta un elemento peculiare per quanto concerne in particolare
l’impatto delle normative di recepimento delle Direttive di prodotto e di
quelle sociali - la legislazione presenta ancora notevoli complessità,
prescrivendo medesimi obblighi, senza contemplare le differenze di
dimensioni aziendali, con particolari oneri per le PMI, sia in termini di
costi che di processi di sviluppo e di produzione.

Il progetto italiano
Nel contesto sin qui delineato, si innesta il progetto italiano, che, nato
su richiesta di ECHA, è consistito nella realizzazione di un’indagine
nazionale relativa all’applicazione del REACH con l’obiettivo di
raccogliere informazioni dagli utilizzatori a valle sulla fruibilità e
sull’efficacia delle SDS, in particolare di quelle “estese” (e-SDS). Ciò al
fine di valutare l’impatto che tali informazioni hanno sul processo di
valutazione del rischio e sull’implementazione delle misure di gestione
relative, nell’ambito del sistema di tutela della salute e sicurezza del lavoro
previsto dalla normativa nazionale specifica.
Nella realizzazione dello studio, l’Inail si è avvalsa della collaborazione
di Federchimica, per l’individuazione dei settori produttivi dai quali
estrarre il campione di imprese oggetto dell’indagine (associate e non
associate a Federchimica), nella messa a punto del questionario
somministrato alle aziende, nella realizzazione del piano di
comunicazione, nel supporto alla somministrazione dei questionari e,
infine, nella socializzazione dei risultati dell’indagine.
Hanno altresì fornito il loro supporto alla campagna di comunicazione,
che ha sostenuto l’indagine, le associazioni specifiche per i settori prescelti
ovvero Assocarta, Federlegno, Federazione Gomma plastica, SMI -
Sistema Moda Italia, UNIC - Settore conciario.
In considerazione di quanto illustrato riguardo la dimensione aziendale
degli utilizzatori a valle e tenuto conto delle criticità evidenziate da ECHA
nell’applicazione del Regolamento REACH nelle PMI, che sovente si
avvalgono del supporto di consulenti e collaboratori esterni, il target finale
scelto per la realizzazione dell’indagine è rappresentato dagli utilizzatori a
valle delle SDS rappresentati da imprese di piccola (10-49 addetti) e media

16
E. Rotoli, V. Manni, F. Grosso, S. Signorini

dimensione (50-249 addetti), così definite in base al numero dei lavoratori


ed estratte dall’archivio delle imprese assicurate con Inail.

La scelta dei settori e delle aziende


Sono stati dunque selezionati 5 settori produttivi tra quelli
maggiormente rappresentativi della chimica a valle: “Legno”, “Gomma
plastica”, “Tessile”, “Conciario”, “Carta e cartone”.
Tuttavia, sono stati esclusi quei settori, altrettanto rappresentativi ma le
cui attività lavorative sono molteplici e tra loro disomogenee, come
l’edilizia e la metallurgia.
Il campione di aziende cui somministrare il questionario è stato
individuato a partire dalla selezione di un universo statistico di imprese
rispondenti a criteri predefiniti, relativi, ad esempio, ai criteri “tasso di
tariffa” e “numerosità aziendale”. Per la definizione degli universi delle
aziende sono stati utilizzati i dati di iscrizione all’assicurazione
obbligatoria desunti dagli archivi informatici dell’Inail.
Si è scelto di considerare le sole aziende con un numero di lavoratori
pari o superiore a 10 in modo tale da rispettare, due criteri su cui era
delineato il profilo dell’indagine e cioè che le imprese: fossero connotate
come PMI e avessero, con maggior probabilità, una sufficiente conoscenza
degli adempimenti previsti dal regolamento REACH, per un totale di 1598
aziende.

L’indagine
Sui siti web degli enti organizzatori dell’indagine, in particolare di Inail
e Federchimica, nonché delle associazioni che hanno supportato il piano
di comunicazione della stessa, è stata pubblicata un’informativa descrittiva
dell’indagine con gli obiettivi dello studio, l’esplicazione delle
caratteristiche del questionario e i risultati attesi tra cui, la possibilità di
formulare, sulla base delle informazioni raccolte, proposte di modifiche
alle SDS, in ottica di semplificazione.
Nella promozione della partecipazione delle aziende alla ricerca, le
associazioni di categoria coinvolte hanno rivestito un ruolo chiave,
contribuendo ad incrementare il numero di risposte al questionario.
A seguito della pubblicazione della citata informativa, inoltre, l’Istituto
ha inviato una mail a ciascuna delle aziende selezionate, per descrivere in
modo ancor più particolareggiato il progetto, sottolineando ulteriormente
l’importanza della partecipazione, nonché per spiegare come accedere

17
Q3, 2019 – Campagna per luoghi di lavoro più sani e sicuri EU-OSHA

direttamente al questionario, attraverso un “link intelligente”, già


predisposto e personalizzato per ciascuna azienda coinvolta.
L’indagine, avviata nel 2018, ha avuto una durata complessiva di circa
2 mesi.
Al fine di raccogliere le informazioni necessarie per raggiungere
l’obiettivo del progetto, è stata impostata un’analisi quali-quantitativa
attraverso la somministrazione online di un apposito questionario,
condiviso con ECHA e Federchimica, costituito da 24 domande a risposta
multipla, suddivise in 4 ambiti tematici:

a. Ambito organizzativo. 9 quesiti sugli aspetti organizzativi


aziendali relativi alla gestione del rischio chimico e alla logistica nonché
all’utilizzo delle SDS;
b. Ambito della conoscenza. 4 domande inerenti la conoscenza del
Regolamento REACH e le eventuali attività svolte in ottemperanza agli
adempimenti che ne conseguono;
c. Ambito tecnico. 7 domande relative alla interazione tra la fruizione
delle SDS e la valutazione del rischio chimico in azienda;
d. Ambito di gradimento/criticità delle SDS. 4 domande sulla
fruibilità delle schede e sulle eventuali relative carenze così come percepite
dagli utilizzatori finali.

Particolare attenzione è stata riposta nella progettazione della struttura


e nella formulazione delle domande del questionario al fine, da un lato, di
contenere il tempo di compilazione e, quindi, limitare il più possibile i
fenomeni di abbandono; dall’altro di rendere esplicito e chiaro il
significato della domanda.
Il questionario, è stato somministrato con tecnica Computer Assisted
Web Interviewing (CAWI) attraverso la messa a disposizione delle
imprese di un link dedicato e personalizzato raggiungibile da una qualsiasi
postazione di lavoro.
La prima versione del questionario è stata testata, grazie al
coinvolgimento di Federchimica, su 6 aziende (formulatrici di prodotti)
che si sono offerte volontariamente per la compilazione. Obiettivi del test
erano: verificare il tempo medio impiegato per la compilazione, e la
semplicità di accesso e la comprensione delle domande. Il test pilota ha
avuto un pieno riscontro positivo sui tempi di compilazione, mentre si sono

18
E. Rotoli, V. Manni, F. Grosso, S. Signorini

rese necessarie alcune modifiche lessicali per renderne più immediata la


comprensione.

Le prime risultanze
Si riportano, a titolo esemplificativo, le principali risultanze
dell’indagine.
Sono state 683 le aziende che hanno completato e inviato il questionario
somministrato tramite link personalizzato a fronte di un universo di
riferimento di 1.598, con un tasso di risposta pari a circa il 44%, tasso
decisamente più elevato rispetto a quello medio di analoghe indagini
condotte via mail/web, che si attesta intorno al 20-25%.
Delle aziende rispondenti, tre su quattro avevano dimensione aziendale
compresa nella classe 10-49, poco più di una su quattro operava nel settore
della gomma e plastica (la restante parte delle aziende si suddivide negli
altri settori economici: legno, tessile, conciario, carta e cartone).

Figura 2: distribuzione percentuale del campione di aziende analizzate per


dimensione aziendale

Come si evince dalla figura n. 2, è presente un esiguo numero di aziende


con numero di addetti superiore a 250, che, pur non rappresentando il
target specifico cui era rivolto lo studio, sono risultate ricomprese tra
quelle selezionate per ciascun settore sulla base dei criteri sopra descritti.
Si è rilevato, altresì, che la valutazione del rischio chimico era eseguita
nel 46,6% da risorse interne ed esterne alle aziende, con un ricorso
crescente a risorse interne all’aumentare della dimensione aziendale,
mentre il 42,1% delle piccole imprese ricorreva esclusivamente a risorse

19
Q3, 2019 – Campagna per luoghi di lavoro più sani e sicuri EU-OSHA

esterne; nel 30% delle aziende rispondenti è stato rilevato che una sezione
della SDS non riportasse informazioni costringendo il datore di lavoro a
reperirle in altro modo e, in una percentuale di poco superiore, circa il 36%,
le informazioni sui DPI erano insufficienti; circa la necessità di informare
il fornitore di un uso proprio della sostanza/miscela, non contemplato tra
quelli citati alla voce 1.2 della e-SDS, solo il 2,5 % delle aziende
rispondenti dichiara di averlo fatto.
Ciò pone l’accento sull’opportunità di informare meglio gli utilizzatori
a valle ai fini dell’utilizzo delle e-SDS per la valutazione del rischio
chimico, rendendo contemporaneamente più fruibile la e-SDS che
presenta, a tratti, dei profili di criticità.

Conclusioni e prospettive future


È viva convinzione dell’Istituto che la collaborazione in rete a livello
non solo nazionale, ma anche internazionale sia ormai un valore aggiunto
irrinunciabile nell’ampliamento delle conoscenze necessario alla
diffusione della cultura della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro.
I risultati di questo primo esercizio pilota europeo sono stati presentati
in un incontro presso la sede di ECHA di Helsinki e saranno oggetto di un
apposito evento dedicato che si svolgerà presumibilmente in autunno in
Italia.
Le conclusioni che si possono trarre dallo studio, di interesse strategico
ai fini dell’informazione per la valutazione del rischio chimico potranno
restituire importanti indicazioni sui punti di forza e di criticità nell’utilizzo
delle e-SDS ai fini della suddetta valutazione.
Per completare il quadro delle risultanze e integrare i dati ottenuti in
questo primo lavoro, è in via di progettazione un secondo studio indirizzato
alle micro imprese, utilizzando il questionario già sviluppato con la
presente indagine. Parallelamente è in via di valutazione la possibilità di
estenderlo a piccole e medie imprese di ulteriori settori merceologici.

Bibliografia essenziale
- Decreto Legislativo 09/4/2008, n.81. Attuazione dell’articolo 1 della
legge 3 agosto 2007, n.123, in materia di tutela della salute e della
sicurezza nei luoghi di lavoro, pubbl. su S.O. N.108/L alla G.U.R.I. n.101
del 30/04/2008.

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E. Rotoli, V. Manni, F. Grosso, S. Signorini

- Decreto Legislativo 03/08/2009, n.106. Disposizioni integrative e


correttive del decreto legislativo 9 aprile 2008, n.81, in materia di
tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, pubbl. su S.O.
n.142/L alla G.U. n.180 del 05/08/2009.
- Regolamento (Ce) N.1907/2006, del Parlamento europeo e del
Consiglio del 18 dicembre 2006 concernente la registrazione, la
valutazione, l’autorizzazione e la restrizione delle sostanze chimiche
(REACH), che istituisce un’agenzia europea per le sostanze chimiche,
che modifica la direttiva1999/45/CE e che abroga il regolamento (CEE)
n. 793/93 del Consiglio e il regolamento (CE) n. 1488/94 della
Commissione, nonché la direttiva 76/769/CEE del Consiglio e le
direttive della Commissione 91/155/CEE, 93/67/CEE, 93/105/CE e
2000/21/CE, pubbl. su G.U. dell’Unione Europea n.L.136 del
29/05/2007.
- Regolamento (Ce) N.1272/2008 del Parlamento europeo e del
Consiglio del 16 dicembre 2008, relativo alla classificazione,
all’etichettatura e all’imballaggio delle sostanze e delle miscele che
modifica e abroga le direttive 67/548 e 1999/45 e che reca modifica al
Regolamento (CE) n.1907/2006, pubbl. su G.U. dell’Unione Europea
n.L.353/1 del 31/12/2008.
- Regolamento (Ue) n.830/2015 della Commissione del 28 maggio 2015
recante modifica del regolamento (CE) n. 1907/2006 del Parlamento
europeo e del Consiglio concernente la registrazione, la valutazione,
l’autorizzazione e la restrizione delle sostanze chimiche (REACH),
pubbl. sulla G.U. dell’Unione europea n.L.132/8 del 29/5/2015.
- Federchimica. “L’industria chimica in cifre 2017”. Dati e analisi per
conoscere meglio l’industria chimica, Centro Studi di Federchimica,
giugno 2017.
- C. Cimini, G. Gasperoni, C. Girotti “Le determinanti della buona
riuscita di un’indagine via web” Consorzio Interuniversitario
Almalaurea.

21
Q3, 2019 – E-book CIIP rischio chimico e cancerogeno

22
L. Bodini, S. Cantoni, E. Cigada, C. Sala

Rischio chimico e cancerogeno: l’e-book di CIIP

a cura di Lalla Bodini 1, Susanna Cantoni 2, Enrico Cigada 3, Carlo Sala 4

CIIP partecipa alla Campagna Europea sul rischio chimico e


cancerogeno negli ambienti di lavoro oggi
CIIP, la Consulta Interassociativa Italiana per la Prevenzione, ha deciso
di partecipare alla Campagna Europea 2018-2019 sul rischio chimico negli
ambienti di lavoro oggi.
Dopo il fortunato “ageing e-book” sull’invecchiamento in sanità, che
abbiamo sviluppato e promosso nel biennio europeo sul grande tema
sempre attualissimo dell’invecchiamento al lavoro, abbiamo deciso di
partecipare alla Campagna Europea con un primo e-book sul rischio
chimico e cancerogeno negli ambienti di lavoro, un piccolo punto per
lavoratori, imprese, operatori, formatori su un rischio che riguarda
praticamente tutto il mondo del lavoro, ma anche l’ambiente, offrendo
qualche chiave interpretativa.
La campagna UE 2018-19 si è concentrata sulle sostanze pericolose,
con l’obiettivo di sensibilizzare il pubblico e promuovere una cultura della
prevenzione nei luoghi di lavoro in tutta l’UE, nonché di rivolgersi a
specifiche categorie di lavoratori.
Come noto gli obiettivi della campagna europea sono:
• sensibilizzare il pubblico sull’importanza della prevenzione dei rischi
derivanti dalle sostanze pericolose, contribuendo a dissipare i malintesi
comuni;
• promuovere la valutazione del rischio fornendo informazioni sugli
strumenti pratici e creando opportunità per condividere le buone
pratiche acquisite e sperimentate, concentrandosi in particolare sui
seguenti aspetti:

1
Coordinatore Gruppi di Lavoro CIIP.
2
Presidente CIIP.
3
Tesoriere CIIP.
4
Coordinatore Gruppo di Lavoro CIIP su Rischio Chimico e Cancerogeno.

23
Q3, 2019 – E-book CIIP rischio chimico e cancerogeno

• eliminazione o sostituzione delle sostanze pericolose sul luogo di


lavoro
• gerarchia delle misure di prevenzione (ossia seguire la gerarchia
descritta nella normativa in modo da selezionare sempre il tipo di
misure più efficaci);
• aumentare la consapevolezza dei rischi connessi all’esposizione
ad agenti cancerogeni sul lavoro, sostenendo lo scambio di esperienze
preventive e di gestione dei rischi con risultati positivi; l’EU-OSHA è
uno dei firmatari del patto che si impegna a seguire la tabella di marcia
dell’UE sugli agenti cancerogeni;
• rivolgersi alle categorie di lavoratori con esigenze specifiche e più
elevati livelli di rischio fornendo informazioni personalizzate, nonché
esempi di buone pratiche. Queste categorie comprendono, secondo EU-
OSHA: donne, lavoratori immigrati, giovani, lavoratori maggiormente
a rischio a causa del settore o dei lavori in cui sono impiegati,
manodopera temporanea e lavoratori che operano nell’economia
informale;
• accrescere la conoscenza del quadro legislativo europeo e nazionale che
è già in atto per tutelare i lavoratori e porre l’accento sugli sviluppi
politici.
Con l’e-book, liberamente scaricabile dal sito istituzionale della
Consulta, CIIP si rivolge ancora una volta al mondo dei lavoratori oltre
che delle imprese, ma anche ai professionisti e agli operatori. Abbiamo
voluto dare un contributo, cercando di riordinare il tanto che si è fatto
(analisi del rischio, misure, soluzioni…) in alcuni
comparti/lavorazioni/esposizioni attuali mantenendo un taglio divulgativo
scientifico.
Abbiamo scelto solo alcuni temi rispetto alla vastità del possibile,
quindi nell’e-book troverete:
• una prima ricostruzione storica dell’attenzione al rischio chimico nei
luoghi del lavoro che già nel ‘700 vedeva in Bernardino Ramazzini un
antesignano, affidando il capitolo a due storici e medici del lavoro:
Franco Carnevale e Alberto Baldasseroni;
• un ragionamento sui dati sugli infortuni e incidenti nel comparto
chimico e nei tanti luoghi di lavoro (praticamente tutti) dove si fa uso
di sostanze e prodotti chimici, affidando il capitolo a due esperti come
Giovanni Falasca e Tino Magna;

24
L. Bodini, S. Cantoni, E. Cigada, C. Sala

• una introduzione sulle tendenze legislative in Europa affidandola a


Laurent Vogel, un esperto di ETUI (il Sindacato Europeo);
• la centralità di una corretta valutazione del rischio chimico e di una
formazione conseguente sono alla base dei due capitoli a cura di Carlo
Sala e Norberto Canciani: rispettivamente coordinatori dei Gruppi CIIP
sul Rischio chimico e sulla Formazione, con un confronto con i
partecipanti ai gruppi di lavoro.
L’e-book contiene inoltre una breve serie di schede su comparti e rischi
noti e meno noti con un carattere di attualità e di trasversalità spesso
sconfinando tra ambienti di lavoro e di vita. Contiene approfondimenti
relativi a:
• Antiblastici: un tema purtroppo di grande attualità per l’estendersi del
loro utilizzo in una elaborazione curata da Carlo Sala per il Gruppo di
Lavoro CIIP, che aveva organizzato un affollato e seguitissimo
Seminario a Milano nel novembre 2018;
• Aflatossine: l’inquinante fungino bene studiato come contaminante
alimentare ma molto più sottovalutato negli ambienti di lavoro,
affidandone la trattazione alla esperienza di Fulvio Ferri (ASL Reggio
Emilia);
• Asfaltisti: per valorizzare un lavoro spesso oscuro di migliaia di
lavoratori che si occupano della costruzione e della manutenzione delle
strade e attentamente studiato da Ettore Brunelli (ATS Brescia);
• Prodotti fitosanitari un capitolo complesso e per ragioni di spazio
breve, che riguarda non solo i lavoratori ma i cittadini esposti. L’uso
dei prodotti fitosanitari (PF) nel settore agricolo sta ricevendo negli
ultimi anni una particolare attenzione per le ricadute che l’impiego di
tali prodotti ha sulla salute degli operatori agricoli, dei consumatori e
per la tutela dell’ambiente e della biodiversità. Per questo capitolo ci
siamo affidati a due esperte quali Cristina Aprea responsabile del
Laboratorio di Sanità Pubblica di Siena e Lucia Miligi di ISPRO
Toscana;
• Metalli duri nel racconto di Fabrizio Ferraris (ASL Biella), un
comparto/lavorazione apparentemente di nicchia ma sempre di
evidente drammaticità;
• Nanomateriali: tema di grande attualità, in forte espansione per gli
utilizzi diversificati ed innovativi, affidando questo capitolo ai colleghi
di ATS Milano: Saverio Pappagallo e Daniele Carpanelli a nome del

25
Q3, 2019 – E-book CIIP rischio chimico e cancerogeno

Gruppo di Lavoro delle ATS lombarde che avevano organizzato un


seguitissimo Seminario di presentazione del Piano Mirato;
• Nuove sostanze nell’industria tessile, tema che negli ultimi anni è
entrato nella ribalta e nella attualità (vedi caso PFAS), trattato da
Elisabetta Barbassa di INAIL CONTARP e che è stato ripreso anche in
un primo spazio documentale dedicato del sito CIIP;
• Silice in edilizia scegliendo tra le tante possibili esposizioni quella di
scavi, demolizioni, così attuali oggi nella esperienza di una grande ASL
che in questi anni ha seguito lavori edili complessi e grandi opere
(metropolitane, EXPO, aree dismesse, grandi demolizioni). Il capitolo
è di Battista (Tino) Magna di ATS Milano. Si tenga conto della
prossima uscita di un’altra Monografia sulla Silice a cura del network
italiano.
Sicuramente mancano tanti argomenti noti e tradizionali: amianto,
solventi, polveri di legno, metalli ecc. negli altri comparti produttivi
(concia, plastica, ecc.) o di servizio ad iniziare dalle professioni della
“bellezza” (estetica, parrucchiere, ecc.).
Non potevamo né volevamo presuntuosamente fare un Trattato di
medicina del lavoro e igiene industriale, ma rilanciare una riflessione
operativa perché abbiamo ritenuto necessario riprendere i temi della
qualità della valutazione del rischio chimico, della formazione dei
lavoratori, della diffusione delle buone pratiche e delle soluzioni.
Richiamando l’importanza del ruolo del Medico Competente del lavoro
non solo nella sorveglianza sanitaria mirata ma anche, insieme
all’Igienista Industriale, nel percorso di valutazione del rischio. L’e-book
si rivolge soprattutto anche agli altri protagonisti: RLS e rappresentanti
sindacali dei tanti comparti coinvolti che si spera avranno qualche
strumento in più nella loro cassetta degli attrezzi.
L’e-book CIIP potrà, inoltre, essere implementato nel tempo con
l’aggiunta di piccole monografie.

Scarica l’e-book dal sito www.ciip-consulta.it


Al Gruppo CIIP su Rischio chimico e Cancerogeno hanno nel tempo partecipato:
Elisabetta Barbassa, Laura Bodini, Ettore Brunelli, Carlo Bulgheroni, Paolo Carrer,
Domenico Cavallo, Francesco Contegno, Fabrizio Ferraris, Claudio Ferri, Antonia
Guglielmin, Battista (Tino) Magna, Paolo Mascagni, Giuseppina Paolantonio, Katia
Razzini, Carlo Sala (coordinatore), Giulio Andrea Tozzi.

26
Chris Keen

Sostanze pericolose e gruppi di lavoratori vulnerabili

di Chris Keen 1

Questo articolo esamina i motivi per cui determinati gruppi di


lavoratori potrebbero risentire maggiormente dell’esposizione alle
sostanze pericolose sul luogo di lavoro: riguarda quei gruppi di lavoratori
– che possono essere classificati come nuovi lavoratori, giovani
lavoratori, lavoratori migranti e lavoratori con determinate condizioni
mediche – che sono a maggior rischio di danni dovuti all'esposizione a
sostanze pericolose a causa di difficoltà di comunicazione, aumento della
suscettibilità medica o della natura insolita e rara del lavoro che
conducono.
Le considerazioni delineate dovrebbero fornire informazioni sulle
precauzioni aggiuntive necessarie per garantire a questi gruppi un
adeguato controllo dell'esposizione ed, eventualmente, comportare una
riduzione del loro rischio. Sono incluse anche alcune informazioni sulla
legislazione europea pertinente e sui rischi aggiuntivi associati all'attività
di manutenzione, sui rischi riproduttivi e sul potenziale di esposizione
secondaria di persone al di fuori del luogo di lavoro, compreso un
approfondimento su come ciò possa essere prevenuto.

Molte sostanze utilizzate nei luoghi di lavoro hanno il potenziale di


causare danni ai lavoratori e ad altre persone, che potrebbero
inavvertitamente essere esposte. Per questo è importante controllare
adeguatamente le esposizioni e la legislazione europea (Direttiva

1
Lavora presso il Centro di scienza e ricerca per la salute e la sicurezza inglese (Health & Safety
Laboratory). Igienista occupazionale, è specializzata nella gestione del rischio sanitario, controllo di
sostanze pericolose e monitoraggio dell'esposizione.
Il suo contributo è stato recentemente pubblicato in lingua inglese all’interno delle pagine di Oshwiki sul
sito dell’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro Eu-Osha con il titolo
“Dangerous_substances_and_vulnerable_groups”.

27
Q3, 2019 – Sostanze pericolose e gruppi di lavoratori vulnerabili

98/24/CE del Consiglio 2) stabilisce i requisiti di base per conseguire un


adeguato controllo dell'esposizione, supportata dalla legislazione
nazionale negli Stati membri dell'Unione europea (UE).
Le sostanze pericolose possono entrare nel corpo inspirandole,
attraverso la pelle e possono essere ingerite, se non si seguono buone
pratiche igieniche. Se è vero che alcune opzioni di controllo
dell'esposizione sono più affidabili e sicure di altre, tanto che spesso si
parla di una “gerarchia delle misure di controllo” (come, ad esempio, i
limiti di esposizione professionale (OEL) che definiscono un livello
superiore per l'esposizione da inalazione 3), bisogna evidenziare che per
altre sostanze non esistono limiti. Inoltre, per molte sostanze, tra cui gli
agenti cancerogeni, mutageni, tossici per la riproduzione, spesso non è
possibile identificare un livello di esposizione "sicuro": per questo,
l'esposizione a queste sostanze deve essere ridotta al livello più basso
possibile e gli OEL, se fissati, possono rappresentare ciò che è
ragionevolmente ottenibile 4. Peraltro, in alcuni casi, è necessario applicare
anche condizioni speciali per proteggere individui o gruppi vulnerabili:
basta pensare ad alcune tipologie di lavoratori che sono maggiormente
sensibili, come i lavoratori migranti, i giovani lavoratori e quelli con
determinate condizioni mediche. Altri lavoratori possono anche essere
vulnerabili in determinati momenti e per ragioni diverse, ad esempio
quando svolgono un'attività lavorativa ad alto rischio o non di routine,
come i lavori di manutenzione. Infine, alcune attività lavorative possono
portare all'esposizione secondaria di gruppi particolarmente vulnerabili
che normalmente non riceverebbero un'esposizione professionale diretta,
come ad esempio bambini o persone anziane.

2
Direttiva 98/24/EC del 7 aprile 1998 sulla protezione della salute e della sicurezza dei lavoratori dai
rischi connessi agli agenti chimici durante il lavoro (quattordicesima direttiva individuale ai sensi
dell’articolo 16(1) della Direttiva 89/391/EEC). Disponibile al link:
http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:1998:131:0011:0023:EN:PDF.
3
Direttiva 2006/15/EC. Determinazione di un secondo elenco di valori limite indicativi di esposizione
professionale in attuazione della direttiva 98/24 / CE del Consiglio e che modifica le direttive 91/322 /
CEE e 2000/39 / CE, 2006.
Disponibile al link:
http://eurlex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2006:038:0036:0039:EN:PDF
4
Direttiva 2004/37 / CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, sulla protezione dei
lavoratori contro i rischi derivanti da un'esposizione ad agenti cancerogeni o mutageni durante il lavoro
(sesta direttiva particolare ai sensi dell'articolo 16, paragrafo 1, del Consiglio Direttiva 89/391 / CEE).
Disponibile al link:
http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2004:158:0050:0076:EN:PDF

28
Chris Keen

Sostanze pericolose
Le sostanze pericolose possono essere trovate in molte situazioni
diverse e potrebbero non essere immediatamente evidenti ad un occhio
non allenato. Si trovano nelle vernici e nelle colle, nella pulizia dei liquidi
e persino negli alimenti (la polvere di farina può causare l'asma, per
esempio). Nonostante i prodotti chimici forniti siano dotati di schede di
sicurezza, che descrivono i potenziali effetti dannosi della sostanza e
forniscono alcune informazioni su come controllare l'esposizione 5,
tuttavia, molte sostanze nocive sono materiali generati dai processi stessi
di lavorazione. Ad esempio, la polvere di pietra contiene silice cristallina
respirabile, che può causare effetti irreversibili sui polmoni dei lavoratori,
mentre la polvere di legno può causare l'asma. Senza contare il fatto che
entrambi questi tipi di polveri possono anche causare il cancro 6.
Considerato che i prodotti chimici possono entrare nei corpi degli
operatori respirandoli (inalazione), attraverso la pelle (derma) o ingestione
involontaria (ingestione), controllare l'esposizione a sostanze pericolose
spesso richiede le competenze di un igienista occupazionale (noto anche
come igienista industriale): tuttavia, molte imprese, in particolare le
piccole e medie imprese (PMI), non dispongono di questa competenza in
sede e potrebbero dover ricorrere ai servizi di un appaltatore competente
per fornire assistenza in materia di igiene del lavoro.

Gruppi di lavoratori vulnerabili


Alcuni gruppi di lavoratori possono essere maggiormente a rischio
quando lavorano con sostanze pericolose. Questo potrebbe essere dovuto
a diversi motivi:
− aumento della suscettibilità agli effetti delle sostanze
chimiche;
− difficoltà di comunicazione;

5
Commissione europea (2012). Sostanze chimiche. Legislazione CLP, guida e archivi. Estratto del 28
maggio 2012 da: http://ec.europa.eu/enterprise/sectors/chemicals/documents/classification/
6
Su silice si veda Organizzazione mondiale della sanità - Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro,
"Monografie IARC sulla valutazione dei rischi cancerogeni per gli esseri umani", vol. 68, Silice.
Riepilogo dei dati riportati e valutazione, 1997.
Disponibile al link: http://monographs.iarc.fr/ENG/Monographs/vol68/volume68.pdf.
Su polvere di legno si veda Organizzazione mondiale della sanità - Monografie IARC sulla valutazione
dei rischi cancerogeni per l'uomo, vol. 62, polvere di legno e formaldeide. Riepilogo dei dati riportati e
valutazione, 1997. Disponibile al link:
http://monographs.iarc.fr/ENG/Monographs/vol62/volume62.pdf.

29
Q3, 2019 – Sostanze pericolose e gruppi di lavoratori vulnerabili

− cattive condizioni di lavoro;


− inesperienza (correlata ad una supervisione inadeguata);
− conduzione di attività ad alto rischio e non di routine;
− mancanza di formazione o esperienza;
− mancanza di accesso ai servizi di prevenzione;
− situazioni lavorative presso i clienti, con condizioni variabili.

Laddove tali lavoratori siano potenzialmente esposti a sostanze


pericolose sarà necessario, nella fase di valutazione del rischio, prendere
in considerazione le diverse problematiche di rischio. I gruppi di lavoratori
maggiormente vulnerabili includono:
• lavoratori migranti;
• giovani;
• lavoratori con condizioni mediche non ottimali;
• addetti alla manutenzione (inclusi quelli che lavorano su
più siti) e altri lavoratori esposti ad ambienti di lavoro in
costante cambiamento;
• lavoratori appena assunti;
• donne in gravidanza e che allattano.

Tale elenco non tiene in considerazione l’esposizione secondaria, in cui


le persone non direttamente coinvolte nell'attività lavorativa sono esposte
a seguito del contatto con sostanze pericolose provenienti dall'attività
lavorativa. Tale situazione può influire maggiormente su persone
particolarmente vulnerabili, compresi i bambini e gli anziani.

 Lavoratori migranti
L'ILO 7 elenca diverse questioni che sono specificamente rilevanti per i
lavoratori migranti:
• Una tendenza a lavorare in settori a rischio più elevato come
l'agricoltura e l'edilizia. Per la loro natura, i lavori in questi settori
implicheranno spesso l’utilizzo di sostanze pericolose (come i pesticidi o
la polvere di silice) e, quindi, esiste un maggiore potenziale di esposizione.
I problemi per i lavoratori migranti in queste industrie sono esacerbati

7
ILO, Conferenza internazionale del lavoro, 92a sessione, relazione VI. Verso un equo trattamento per
i lavoratori migranti nell'economia globale, Ginevra, 2004.
Disponibile al link: http://www.ilo.org/public/portugue/region/eurpro/lisbon/pdf/rep-vi.pdf

30
Chris Keen

dalla natura transitoria del lavoro, che significa contratti di lavoro a breve
termine e nessuna rappresentanza sindacale.
• Ostacoli linguistici, che possono alterare significativamente la
comunicazione di informazioni scritte e verbali sulla sicurezza e la salute
sul lavoro (SSL). È spesso il caso dell'uso e la manutenzione efficace dei
dispositivi di protezione individuale (DPI), che dipendono dalla
comprensione del come effettuare tali procedure e gli eventuali controlli.
I lavoratori migranti, in Paesi in cui la lingua non è la loro lingua madre,
potrebbero non riuscire a cogliere specifici dettagli e, dunque, potrebbero
subire una maggiore esposizione a sostanze pericolose.
Una soluzione da adottare riguarda la necessità di fare dei messaggi
illustrati, che possano favorire una comunicazione maggiormente efficace;
analogamente, la traduzione di istruzioni scritte e informazioni nella
lingua madre dei lavoratori può essere necessaria per garantire che i
messaggi critici sulla sicurezza siano compresi. Indipendentemente dal
modo in cui viene condotta la comunicazione delle informazioni sulla
salute e sulla sicurezza, è importante verificare che i lavoratori interessati
comprendano i messaggi: ciò può essere ottenuto sia attraverso una
discussione informale, che tramite un sistema più strutturato di test.
Parimenti, in tutti i casi è necessaria un'adeguata supervisione, per
garantire che le informazioni vengano poi utilizzate correttamente sul
posto di lavoro.
• Problemi culturali: i lavoratori che si spostano in Paesi più sviluppati
possono essere abituati a standard di sicurezza e salute diversi e/o meno
strutturati rispetto a quelli applicati nella nazione in cui sono migrati. È
importante che tali lavoratori adottino standard più elevati, in quanto il
loro mancato rispetto potrebbe comportare una più intensa esposizione a
sostanze pericolose per se stessi e anche per gli altri lavoratori con cui
interagiscono.
• Maggior numero di ore di lavoro e la tendenza a lavorare
‘regolarmente’ i periodi straordinari: quando si lavora con sostanze
pericolose, l'aumento del tempo di esposizione aumenta l'esposizione
complessiva, cioè la "dose" della sostanza assunta. I limiti di esposizione
si basano su giorni lavorativi di 8 ore e devono essere regolati al ribasso
su base pro-rata quando vengono effettuati turni più lunghi. Ad esempio,
per garantire che un'esposizione media ponderata sul tempo a 8 ore sia
inferiore a 3 mg / m3, è necessaria un'esposizione inferiore a 2 mg/m3 se
viene eseguita una giornata lavorativa di 12 ore.

31
Q3, 2019 – Sostanze pericolose e gruppi di lavoratori vulnerabili

 Giovani
Le statistiche mostrano che i giovani lavoratori (dai 18 ai 25 anni)
hanno maggiori probabilità di essere coinvolti in incidenti sul lavoro. La
situazione è meno chiara per le malattie professionali e ciò è dovuto anche
al fatto che molti gravi problemi di salute causati dal lavoro derivano da
un'esposizione a sostanze pericolose a lungo termine per molti anni se non,
addirittura, decenni. Esiste una legislazione specifica dell'UE per
affrontare le circostanze speciali relative ai lavoratori di età inferiore ai 18
anni 8.

Ci sono varie ragioni per cui i giovani possono essere maggiormente a


rischio quando lavorano con sostanze pericolose. I problemi principali
sono i seguenti:
• Aumento della suscettibilità: i dati indicano che la prevalenza di
reazioni allergiche (come l'asma) e i disturbi della pelle legati al lavoro
sono più alti tra i giovani lavoratori 9. A causa degli effetti sullo sviluppo
del sistema nervoso, si riconosce che l'esposizione al piombo può essere
particolarmente dannosa per i giovani e ciò si riflette nella legislazione di
alcuni Paesi. Nel Regno Unito, ad esempio, i livelli di azione basati sulla
concentrazione di piombo nel sangue sono prescritti dalla legislazione e
sono fissati a livelli inferiori per i lavoratori di età inferiore ai 18 anni.
• Occupazione in settori ad alto rischio: i giovani lavoratori sono spesso
impiegati nelle aziende agricole, dove potrebbero essere esposti a sostanze
pericolose, compresi i rischi microbiologici e i pesticidi. Vi è anche una
tendenza per i giovani lavoratori ad essere impiegati in lavori di
produzione poco qualificati o nel settore delle costruzioni, dove esiste la
possibilità di esposizione ad una serie di sostanze pericolose.
• Mancanza di consapevolezza delle problematiche relative alla salute
e alla sicurezza: i giovani non hanno esperienza pratica e, in termini
generali, sono considerati più inclini al rischio rispetto agli anziani. Ciò è
esacerbato in situazioni in cui i datori di lavoro falliscono nel loro dovere
di fornire informazioni e fare formazione specifiche per i giovani
lavoratori. È, quindi, particolarmente importante che i giovani ricevano

8
Direttiva 94/33 / CE, del 22 giugno 1994 “Sicurezza e salute sul luogo di lavoro”, relativa alla
protezione dei giovani sul lavoro.
9
Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro Eu-Osha, Giovani lavoratori -Fatti e cifre,
Lussemburgo: Ufficio delle pubblicazioni ufficiali delle Comunità europee, 2007. Disponibile al link:
http://osha.europa.eu/en/publications/reports/7606507.

32
Chris Keen

una formazione adeguata per consentire loro di comprendere i rischi


associati al loro lavoro e al come utilizzare le misure di controllo fornite
dal datore di lavoro. I messaggi chiave potrebbero dover essere ripetuti più
volte e una combinazione di metodi di allenamento potrebbe aumentare le
possibilità che le informazioni vengano ricevute e comprese. Inoltre, una
buona cultura della sicurezza all'interno dell'organizzazione, in base alla
quale i lavoratori più anziani e più esperti danno buoni esempi, sosterrà
enormemente i giovani nel riconoscere e adottare pratiche di lavoro sicure.
È probabile che una maggiore vigilanza dei giovani possa essere
necessaria per garantire che le informazioni ricevute vengano
effettivamente messe in pratica 10.

 Lavoratori con particolari condizioni mediche


Determinate condizioni mediche, sebbene non causate dal lavoro,
indicano che gli individui in determinati stati sono più suscettibili agli
effetti nocivi sulla salute causati dall'esposizione a sostanze pericolose. I
fattori chiave da considerare includono:

• Condizioni mediche preesistenti: alcune condizioni mediche rendono


l'individuo più sensibile agli effetti dell'esposizione a sostanze pericolose.
Ad esempio, le persone atopiche hanno maggiori probabilità di sviluppare
sintomi respiratori a seguito dell'inalazione di materiali irritanti o
sensibilizzanti 11. In tali situazioni, la sorveglianza sanitaria può svolgere
un ruolo utile nell'individuare individui sensibili e nel monitorare se
determinate condizioni mediche siano peggiorate attraverso le esposizioni
sul posto di lavoro: infatti, laddove la sorveglianza sanitaria rilevi un
peggioramento delle condizioni mediche, è necessario rivedere i modelli
di esposizione professionale dell'individuo e decidere sulla necessità di un
migliore controllo dell'esposizione e/o sull’opportunità di rimuovere
l'individuo dalla lavorazione specifica.

10
Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro Eu-Osha, “Perché i giovani” (2012), estratto
da: http://osha.europe.eu/en/campaigns/ew2006/whyyoungpeople.
11
Si vedano: Sjostedt, L. & Willers, S., "Fattori predisponenti nell'allergia animale di laboratorio: studio
di atopia e fattori ambientali", American Journal of Industrial Medicine, vol. 16, 1989, pp. 199-208;
Droste, J., Myny, K. & Van Sprundel, M., Kusters, E., Bulat, P., Braeckman, L., Vermeire, P. &
Vanhoorne M., "Sensibilizzazione allergica, sintomi e funzionalità polmonare tra lavoratori di panetteria
rispetto a una popolazione lavorativa non esposta”, Journal of Occupational Environmental Medicine,
vol. 45, 2003, pp. 648-655;
Weill, H, Waddell, L. C. e Ziskind, M., "Uno studio sui lavoratori esposti agli enzimi detergenti", JAMA
- The Journal of American Medical Association, vol. 26, 1971, pp. 425-433.

33
Q3, 2019 – Sostanze pericolose e gruppi di lavoratori vulnerabili

• Condizioni mediche derivanti dall'esposizione professionale: molte


sostanze presenti in natura, contenenti proteine o agenti microbiologici,
sono sensibilizzanti e hanno il potenziale di causare sensibilizzazione in
individui esposti, in particolare sulla pelle o nel sistema respiratorio
(dermatite allergica da contatto, asma e alveolite allergica). Si ricorda che
la sensibilizzazione può essere irreversibile e in casi estremi, la
sensibilizzazione respiratoria può essere persino fatale: se un buon
controllo dell'esposizione dovrebbe impedire ai lavoratori di sviluppare
sensibilizzazione ciò non toglie che, nelle situazioni in cui i lavoratori
sono diventati sensibilizzati, è necessario prevenire ulteriori esposizioni
cambiando impiego all'individuo colpito, proponendogli un lavoro in cui
non vi sia la possibilità di imbattersi nella sostanza sensibilizzante.

• Condizioni mediche transitorie: alcune condizioni mediche


transitorie, sebbene non causate dal lavoro, possono mettere a rischio i
lavoratori interessati. Ad esempio, i lavoratori con pelle danneggiata,
compresi i tagli aperti, sono più suscettibili all'esposizione cutanea e,
ovviamente, i prodotti chimici possono entrare nel corpo attraverso queste
ferite più rapidamente di quanto possano fare attraverso la pelle intatta.
Mentre è compito dei datori di lavoro controllare l'esposizione a
sostanze pericolose, i singoli lavoratori hanno la responsabilità di
informare i loro datori di lavoro di eventuali condizioni mediche che
potrebbero renderli più suscettibili agli effetti negativi derivanti
dall'esposizione a sostanze pericolose.

 Addetti alla manutenzione


La manutenzione, di edifici, attrezzature e macchinari, è essenziale per
garantire un funzionamento ininterrotto. Tuttavia, vi sono rischi per la
salute e la sicurezza proprio associati all'attività di manutenzione e che
possono includere l'esposizione a sostanze pericolose. Ciò può verificarsi
in molte situazioni, ad esempio:
• Industria chimica: rottura di serbatoi di stoccaggio, recipienti di
reazione e relativi lavori di tubazioni;
• Produzione generale: lavorazione di impianti e macchinari
contaminati;
• Agricoltura: lavorazione su veicoli che possono essere pesantemente
contaminati da pesticidi o agenti microbiologici, ad esempio da rifiuti di
origine animale o paglia/polvere di grano;

34
Chris Keen

• Manutenzione degli edifici: il lavoro può provocare l’alterazione di


sostanze pericolose, che possono includere materiali contenenti amianto 12.

Nei luoghi di lavoro con un buon livello di controllo dell'esposizione, i


controlli ingegneristici presenti sono progettati per proteggere i lavoratori
durante l'attività di produzione di routine. I controlli dell'esposizione
dipendono spesso da sistemi di lavoro sicuri: in tali situazioni, come
sempre, i lavoratori devono essere coinvolti nel processo di valutazione
del rischio, per garantire che i sistemi di lavoro sicuri siano pratici e
utilizzabili. Idonee strategie dipendono in larga misura da una
comunicazione efficace e da lavoratori ben addestrati che seguano da
vicino le procedure di lavoro approvate, laddove i DPI dovrebbero essere
considerati l'ultima linea di difesa per qualsiasi rischio.

In termini di attività di manutenzione, è necessario prendere in


considerazione i seguenti punti:
• Affidamento ai DPI: gli addetti alla manutenzione sono spesso molto
dipendenti dai DPI per il controllo dell'esposizione. Sebbene sia possibile
ottenere un adeguato controllo dell'esposizione con questi metodi, le
limitazioni dei DPI devono essere sempre prese in considerazione,
ovunque vengano utilizzate. Le politiche poste in atto dovrebbero
garantire che i DPI siano utilizzati solo all'interno dei parametri in cui
rimangono efficaci; inoltre, dovrebbero essere fornite strutture per
decontaminare i DPI dopo il completamento dei lavori di manutenzione.
Il monitoraggio biologico può fornire un utile strumento di valutazione
dell'esposizione per verificare l'efficacia del DPI in questi casi.
• Decontaminazione: la gerarchia del controllo dell'esposizione deve
essere applicata all'attività di manutenzione, come a qualsiasi lavoro. Le
macchine e le attrezzature devono essere decontaminate il più possibile
prima dell'inizio dei lavori di manutenzione, fermo restando che i metodi
di decontaminazione non dovrebbero aumentare il potenziale di
esposizione (come ad esempio per la pulizia a umido o gli aspirapolveri
filtrati per rimuovere la contaminazione da polvere, piuttosto che
spazzolare a secco).

12
Mlynarek, S., Corn, M. & Blake, C., "Esposizione all'amianto del personale addetto alla manutenzione
di edifici", Tossicologia e farmacologia regolatoria, vol. 23, n. 3, 1996, pp. 213-224.

35
Q3, 2019 – Sostanze pericolose e gruppi di lavoratori vulnerabili

• Addetti all'assistenza: i lavoratori che svolgono lavori peripatetici su


diversi siti di clienti possono trovarsi di fronte ad una serie di sostanze
pericolose. In questi casi, è necessario un approccio coordinato tra il datore
di lavoro del manutentore e i gestori dei locali mantenuti. Un'adeguata
comunicazione delle informazioni rilevanti tra queste parti, capace di
includere anche i lavoratori stessi, è di grande importanza: potrebbe essere
necessario sostenerlo con la supervisione dell'attività di manutenzione, per
garantire che vengano seguiti sistemi di lavoro sicuri e che i controlli di
esposizione siano utilizzati correttamente.

 Neo assunti
Ci sono vari problemi che rendono i nuovi lavoratori particolarmente
sensibili ai rischi associati all'esposizione a sostanze pericolose. Questi
includono:
• Mancanza di formazione: ai nuovi lavoratori dovrebbero essere
fornite adeguate informazioni sui rischi per la salute associati alle sostanze
con cui lavorano. Le informazioni dovrebbero estendersi anche al fornire
chiare istruzioni su quali controlli di esposizione sono dati e dovrebbero
indicare anche i dettagli sufficienti per garantire che i controlli possano
essere utilizzati correttamente. Di fatto, i nuovi lavoratori dovrebbero
essere sottoposti ad un alto livello di supervisione, finché non sarà chiaro
che comprendono le esigenze del lavoro, inclusa la necessità di proteggersi
dall'esposizione a sostanze pericolose.
• Aumento della suscettibilità: vi è una grande quantità di variazioni
nelle risposte individuali all'esposizione a sostanze pericolose. È possibile
che i nuovi lavoratori possano manifestare sintomi a livelli di esposizione,
che non causano alcuna difficoltà ai lavoratori più affermati. La
sorveglianza medica pre-impiego, tenendo conto delle sostanze a cui il
nuovo lavoratore può essere esposto, dovrebbe ridurre il potenziale di tale
pericolosità: se, in base alla valutazione del rischio, la sorveglianza
sanitaria in corso viene identificata come necessaria, possono essere
indispensabili test più frequenti per i nuovi soggetti.

 Gravidanza, allattamento al seno e altri rischi riproduttivi


Le donne in gravidanza e / o in allattamento possono essere esposte a
sostanze pericolose sul posto di lavoro. Per loro è fondamentale una
considerazione speciale, relativa alla necessità di prevenire l'esposizione a
determinati tipi di sostanze. Le donne che lavorano con sostanze

36
Chris Keen

pericolose dovrebbero considerare di informare i datori di lavoro della loro


gravidanza in una fase precoce. Vi sono poi anche altri rischi legati
all’ambito riproduttivo, inclusa la perdita di fertilità e il potenziale di
danno genetico, che possono trasmettersi alla prole dei lavoratori (alcuni
di questi si applicano ai maschi, il che può rendere vulnerabile qualsiasi
lavoratore con capacità riproduttiva). Come per altri lavoratori vulnerabili,
questi aspetti dovrebbero essere considerati nella valutazione del rischio.

• Gravidanza: alcune sostanze comportano rischi specifici per le donne


in gravidanza o per il loro bambino non ancora nato. Possono causare
danni irreversibili al feto, come difetti alla nascita, oppure possono
aumentare il rischio di aborto spontaneo. A titolo esemplificativo, gli studi
hanno dimostrato che l'esposizione al percloroetilene, un solvente
comunemente usato nel lavaggio a secco, comporta un aumentato rischio
di aborto spontaneo 13. Altre sostanze, comunemente riscontrate, che
possono causare danni al nascituro includono il toluene, un comune
solvente, alcuni gas anestetici usati nell'assistenza sanitaria e composti di
piombo.

• Madri che allattano al seno: altre situazioni di rischio per la salute


sono associate a sostanze chimiche che implicano un rischio specifico per
i bambini allattati al seno. Le paraffine clorurate, utilizzate come
plastificanti e ritardanti di fiamma, sono esempi di tali sostanze.

• Altri rischi riproduttivi: un certo numero di sostanze comunemente


utilizzate possono influire sulla fertilità maschile. Queste includono il
cromato di piombo, che viene impiegato come pigmento nelle vernici e
nei ftalati industriali, ampiamente adoperati come plastificanti.

In alcuni stati membri dell'UE vengono prese apposite disposizioni per


far fronte ai rischi riproduttivi. Per i prodotti chimici forniti, i rischi di
riproduzione dovrebbero essere identificati sulla scheda di dati di
sicurezza: ciononostante, per sostanze naturali e contaminanti generati dal
processo produttivo, questo non è necessariamente previsto. Ancora una

13
Doyle, P., Roman, E., Beral, V. & Brookes, M., "Aborto spontaneo in lavoratori di lavaggio a secco
potenzialmente esposti al percloroetilene", Journal of Occupational Environmental Medicine, vol. 54, n.
12, 1997, pp. 848-853.

37
Q3, 2019 – Sostanze pericolose e gruppi di lavoratori vulnerabili

volta, è necessaria una valutazione completa del rischio del processo per
identificare la potenzialità che tali sostanze siano presenti 14.

 Esposizione secondaria
Vi sono situazioni in cui le attività lavorative fanno sì che altre persone
non direttamente impiegate siano esposte a sostanze pericolose. Ciò
potrebbe essere il risultato di emissioni nell'atmosfera in generale
(fuoriuscite e altre perdite), o altrimenti, dipendere da comportamenti dei
singoli lavoratori che trasferiscono inavvertitamente la contaminazione
fuori dal loro posto di lavoro. Ciò è estremamente pericoloso, poiché
aumenta inutilmente il numero di individui esposti e, peraltro, assume
particolare rilevanza il fatto che tali comportamenti possano causare
l'esposizione di persone vulnerabili alle sostanze pericolose.

L'uso di DPI e altri indumenti contaminati lontano dal luogo di lavoro


ha il potenziale di diffondere la contaminazione: in particolare, se gli
indumenti da lavoro contaminati vengono portati a casa per il lavaggio,
esiste la possibilità di esposizione di altre persone che vivono in casa
(includendo anche bambini piccoli, donne incinte e altre persone
vulnerabili). Al fine di evitare tali pericoli, la pratica dovrebbe essere
vietata: il datore di lavoro, utilizzando un appaltatore professionista,
dovrebbe riciclare gli indumenti contaminati o fornire DPI ‘a perdere’, che
dovrebbero essere smaltiti in modo appropriato alla fine della giornata
lavorativa.

Storicamente è stato dimostrato che vi sono stati numerosi casi di


cancro (purtroppo nella maggior parte dei casi anche fatali) correlati
all'amianto in mogli e partner di lavoratori che sono entrati in contatto
regolare con l'amianto e, quindi, dovuti al fatto che gli stessi hanno portato
a casa una tuta contaminata per effettuarne il lavaggio. Altri casi hanno
comportato una grave malattia dei familiari del lavoratore a causa
dell'esposizione a metalli altamente tossici, tra cui il berillio e il piombo.

14
Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro Eu-Osha, “Rischi e tendenze nella sicurezza e
salute delle donne sul lavoro”, Osservatorio europeo dei rischi. Una sintesi di un rapporto dell'Agenzia,
2011. Disponibile al link: http://osha.europa.eu/en/publications/reports/new-risks-trends-osh-women.

38
Chris Keen

È anche documentato che i lavoratori agricoli trasferiscono regolarmente


la contaminazione da pesticidi nelle loro case 15.

Nelle aree rurali, le persone che vivono nelle fattorie o nelle adiacenze
possono essere esposte ai pesticidi: ciò può verificarsi attraverso una serie
di meccanismi, tra cui versamenti, sovra spruzzatura o deriva da spruzzo.
Ancora una volta, tale situazione può portare all'esposizione di bambini,
anziani e altri individui vulnerabili 16. Esistono linee guida per prevenire
tali eventi e coloro i quali applicano i pesticidi dovrebbero essere
consapevoli di tali indicazioni e dovrebbero lavorare nel loro pieno
rispetto 17.

15
Si vedano: Knishkowy, B. & Baker, E. L., "Trasmissione di malattie professionali ai contatti familiari",
American Journal of Industrial Medicine, vol. 9, numero 6, 1986, pp. 543-550;
Czachur, M., Stanbury, M., Gerwel, B., Gochfeld, M., Rhoads, GG & Wartenberg, D., "Uno studio pilota
sull'esposizione al piombo di famigliari dei lavoratori nel New Jersey", American Journal of Industrial
Medicine, vol. 28, numero 2, 1995, pp. 289-293;
Thompson, B., Coronado, GD, Grossman, JE, Puschel, K., Salomone, CC, Islas, I., Curl, CL, Shirai, JH,
Kissel, JC e Fenske, RA, 'Percorso di presa di pesticidi tra figli di lavoratori agricoli: studio della
progettazione, metodi e risultati di riferimento ", Journal of Occupational and Environmental Medicine,
vol. 45, n. 1, 2003, pagg. 42-53;
Curl, CL, Fenske, RA, Kissel, JC, Shirai, JH, Moate, TF, Griffith, W., Coronado, G. & Thompson, B.,
'Valutazione dell'esposizione ai pesticidi organofosforati tra i lavoratori agricoli e i loro figli ',
Environmental Health Perspectives, Vol. 110, n. 12, 2002, pp. 787-792.
16
Gladen, B. C., Sandler, D. P., Zahm, S. H., Kamel, F., Rowland, A. S. & Alavanja, M. C., "Opportunità
di esposizione di famiglie di applicatori di pesticidi agricoli", American Journal of Industrial Medicine,
vol. 34, numero 6, 1998, pp. 581-587.
17
Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura (2001). Linee guida sulle buone
pratiche per l'applicazione a terra dei pesticidi, Roma. Estratto il 28 maggio 2012 da
http://www.fao.org/docrep/006/Y2767E/Y2767E00.htm.

39
Q3, 2019 – Cancerogeni: emersione dei tumori occupazionali

Cancerogeni occupazionali:
dall’aggiornamento della Direttiva europea all’emersione
dei tumori occupazionali

di Sergio Iavicoli 1, Luca Fontana 2, Benedetta Persechino 3

Nell’ambito delle Politiche sociali dell’Unione Europea (UE), la


tematica della tutela della salute e sicurezza sul lavoro (SSL) è stata
oggetto, nel tempo, di un particolare e specifico interesse determinando
un’importante attività di normazione intrapresa a partire dalla fine degli
Anni ‘70, con una significativa implementazione del relativo corpus
normativo dal 1990 a tutt’oggi.
In particolare, per quanto concerne la tutela dei lavoratori,
relativamente all’esposizione ad agenti cancerogeni occupazionali, anche
in virtù dell’incipit derivante dalla specifica Convenzione
dell’International Labour Organization (ILO) n. 139 del 1974, a livello
dell’allora Comunità Economica Europea venne dato inizio ad una
rilevante normazione di tutela dal rischio cancerogeno occupazionale: ad
esempio, la Direttiva 78/610/CEE del 29 giugno 1978 che ha
regolamentato la protezione sanitaria dei lavoratori esposti al cloruro di
vinile monomero; la 83/477/CEE relativamente all’esposizione dei
lavoratori all’amianto, anche attraverso le sue modifiche successive -
Direttive 1999/77/CE, 2003/18/CE, fino alla Direttiva versione codificata
2009/148/CE - la 88/364/CEE di divieto della 2-naftilamina, 4-
aminodifenile, benzidina (e i loro sali), 4-nitrodifenile.

1
Dirigente di ricerca, Direttore del Dipartimento Medicina, epidemiologia, Igiene del Lavoro e
Ambientale (DiMEILA) dell’INAIL.
2
Ricercatore del Dipartimento Medicina, epidemiologia, Igiene del Lavoro e Ambientale (DiMEILA)
dell’INAIL.
3
Ricercatrice del Dipartimento Medicina, epidemiologia, Igiene del Lavoro e Ambientale (DiMEILA)
dell’INAIL.

40
S. Iavicoli, L. Fontana, B. Persechino

Direttiva 90/394/CEE
In seguito, sulla base delle conoscenze scientifiche all’epoca esistenti,
relative alla correlazione tra alcuni tumori e l’esposizione professionale,
nel 1990, nel contesto delle cosiddette “direttive figlie” previste dalla
Direttiva 89/391, venne emanata la Direttiva 90/394/CEE sulla protezione
dei lavoratori contro i rischi derivanti da un’esposizione ad agenti
cancerogeni durante il lavoro. A questo proposito, tra i “considerando” a
supporto della norma, viene citato il piano d’azione 1987-1989, adottato
nel programma “L’Europa contro il cancro”, il quale riportava i principali
e più importanti dati epidemiologici relativi ad alcuni tumori professionali.
La definizione di “agente cancerogeno” oggetto di tutela rimanda alle
direttive di regolamentazione di classificazione, imballaggio ed
etichettatura delle sostanze/preparati pericolosi – Direttive 67/548 e
88/379 – seguendo poi, nel tempo, le modifiche delle stesse. Inoltre,
vengono previsti, tra i cancerogeni, sostanza/preparato/procedimento
previsti o prodotti durante uno dei procedimenti, riportati nell’allegato I:
“1. Produzione d’aurammina; 2. Lavori che espongono agli idrocarburi
policiclici aromatici presenti nella fuliggine, nel catrame, nella pece, nel
fumo o nelle polveri di carbone; 3. Lavori che espongono alle polveri,
fumi o nebbie prodotti durante il raffinamento del nichel a temperature
elevate; 4. Procedimenti agli acidi forti nella fabbricazione di alcool
isopropilico”. La Direttiva prevede la definizione ed applicazione di
misure protettive per i lavoratori esposti che comprendono - così come
previsto anche per altri rischi - la valutazione del rischio,
l’informazione/formazione dei lavoratori, la sorveglianza sanitaria, oltre
ad altre specifiche misure di prevenzione.

Tra queste ultime, è di particolare rilievo, ai fini della tutela della salute
dei lavoratori, l’indicazione ad un minore impiego dell’agente
cancerogeno, “in particolare” attraverso la sua sostituzione “se
tecnicamente possibile” con un altro agente chimico che non sia nocivo o
lo sia meno, o mediante l’adozione di un “sistema chiuso”. Viene, altresì,
prevista l’istituzione di “elenchi aggiornati dei lavoratori esposti” e, “ove
disponibile” l’indicazione del livello espositivo degli stessi, la
conservazione per un periodo di almeno 40 anni dalla fine della
esposizione delle cartelle sanitarie e degli elenchi dei lavoratori esposti ad
agenti cancerogeni e la notifica di “tutti i casi di cancro che, in conformità
delle leggi e/o prassi nazionali, risultano essere stati causati

41
Q3, 2019 – Cancerogeni: emersione dei tumori occupazionali

dall’esposizione ad agenti cancerogeni durante l’attività lavorativa”.


Inoltre, la Direttiva provvede anche a fornire in uno specifico allegato
delle raccomandazioni utili ad effettuare adeguatamente l’attività di
sorveglianza sanitaria (tenuta della documentazione relativa ai precedenti
sanitari e professionali del lavoratore, un'intervista personale, ove
necessario, il controllo biologico e l'accertamento degli effetti precoci e
reversibili, ulteriori esami da effettuare “alla luce delle più recenti
conoscenze disponibili in materia di medicina del lavoro”).
Sulla base della considerazione secondo la quale “le attuali conoscenze
scientifiche non consentono di fissare un livello al di sotto del quale si
possono escludere rischi per la salute”, ma che “una limitazione
dell’esposizione agli agenti cancerogeni ridurrà questi rischi”,
l’indicazione normativa introduce anche la previsione di “valori limite”
qualora “l’informazione disponibile, compresi i dati scientifici e tecnici,
lo renda possibile”. Da un punto di vista pratico la definizione e l’adozione
di tali “valori limite” corrisponde ad una misura di prevenzione
secondaria.

Con la prima modifica - Direttiva 97/42/CE - oltre alla riconduzione


della definizione di agente cancerogeno agli adeguamenti delle direttive
di riferimento, viene introdotto, in allegato III, il valore limite di
esposizione per il benzene. La successiva modifica - Direttiva 99/38/CE,
che va ad estendere la tutela anche agli “agenti mutageni” - oltre a
modificare il punto 2 dell’Allegato I in “2. I lavori che espongono agli
idrocarburi policiclici aromatici presenti nella fuliggine, nel catrame o
nella pece di carbone”, inserisce anche il punto 5. “Il lavoro comportante
l’esposizione a polvere di legno duro”, introduce, all’Allegato III, il valore
limite per cloruro di vinile monomero e le polveri di legno. In
considerazione delle diverse sostanziali modifiche operate alla Direttiva
90/394/CEE si è reso, quindi, opportuno “ai fini di chiarezza e razionalità”
procedere alla codificazione della sopracitata Direttiva, con la
2004/37/CE.

Direttiva 2004/37/CE e le sue modifiche


I lavori finalizzati alla prima modifica di quest’ultima Direttiva,
intrapresi alcuni anni dopo la sua emanazione si sono concretizzati in una
proposta del maggio 2016 e con l’emanazione della relativa Direttiva
2017/2398 del 12/12/2017, che apporta le seguenti modifiche:

42
S. Iavicoli, L. Fontana, B. Persechino

- allegato I, integrazione del punto 6: “lavori comportanti


esposizione a polvere di silice cristallina respirabile generata da
un procedimento di lavorazione”;
- allegato III, integrazione con i valori limite relativi a: composti del
cromo esavalente, fibre ceramiche refrattarie, polvere di silice
cristallina respirabile, ossido di etilene, 1,2-epossipropano,
acrilammide, 2-nitropropano, o-toluidina, 1,3 butadiene, idrazina,
bromoetilene, polveri di legno duro;
- previsione della possibilità di proseguire la sorveglianza sanitaria
“al termine dell’esposizione per il periodo di tempo che ritiene
necessario per proteggere la salute del lavoratore interessato”.

La seconda proposta di modifica viene approvata con l’emanazione


della Direttiva 2019/130 del 16/01/2019 che prevede:
- allegato I, integrazione del punto 7: “lavori comportanti
penetrazione cutanea degli olii minerali precedentemente usati nei
motori a combustione interna per lubrificare e raffreddare le parti
mobili all’interno del motore, lavori comportanti esposizione alle
emissioni di gas di scarico dei motori diesel”;
- allegato III, integrazione con i valori limite relativi a
tricloroetilene, 4,4’-metilendianilina, epicloridrina, etilene
dibromuro, etilene dicloruro, emissione gas di scarico dei motori
diesel, miscele di idrocarburi policiclici aromatici, oli minerali.
La terza proposta dell’aprile 2018 ha portato alla recente emanazione
della Direttiva 2019/983 del 05/06/2019 con l’integrazione all’Allegato III
dei valori limite relativi a: cadmio e suoi composti inorganici, berillio e
composti inorganici del berillio, acido arsenico e suoi sali e composti
inorganici dell’arsenico, formaldeide, 4,4’-metilene-bis (2 cloroanilina).

Miglioramento efficacia normative e condizioni concorrenziali più


eque
L'iniziativa di cui alle tre direttive soprariportate è riconducibile al
raggiungimento dell’obiettivo di ridurre l'esposizione professionale dei
lavoratori dell'UE agli agenti cancerogeni attraverso un miglioramento
dell’efficacia del quadro normativo, nell’ottica di garantire anche
condizioni concorrenziali più eque per gli operatori economici. Infatti, le
disparità tra gli Stati membri a livello di valori limite nazionali per gli
agenti cancerogeni individuati non permettono di assicurare a tutti i

43
Q3, 2019 – Cancerogeni: emersione dei tumori occupazionali

lavoratori dell'UE una protezione minima di base e standardizzata nei


confronti di tale fattore di rischio. Inoltre, tale contesto crea condizioni
non uniformi di concorrenza che favoriscono le aziende operanti nei Paesi
in cui sono vigenti valori limite meno restrittivi. A supporto dei benefici
derivanti dall’introduzione dei valori limite, sono state condotte specifiche
valutazioni d’impatto: ad esempio, relativamente all’introduzione del
valore limite di 0,1 mg/m3 per la polvere di silice cristallina respirabile -
cui sono esposti circa 5.300.000 lavoratori nella UE di cui il 70% nel
settore edile - sono stati stimati per il periodo 2010-2069 un totale di
341.330 decessi (a fronte dei circa 440.000 stimati in assenza di valori
limite). Conseguentemente, i benefici sanitari netti sono stimati tra 34 e 89
miliardi di euro.

Lavoratori esposti: i numeri


Ma quanti sono i lavoratori esposti ad agenti cancerogeni nella UE? La
stima dei lavoratori esposti agli agenti cancerogeni è importante negli
studi epidemiologici al fine di valutare nello specifico il burden dei tumori
professionali. A questo proposito, il progetto CAREX, per il periodo 1990-
93, stimava relativamente a 15 (poi estesi a 19) Stati membri, oltre 30
milioni di lavoratori esposti, pari a più del 20% della forza lavoro; circa il
50% delle esposizioni erano dovute alle radiazioni ultraviolette
(esposizione a raggi solari in lavori all’aperto) ed al fumo di tabacco
ambientale (ETS). In effetti, uno degli aspetti ancora oggi critici è legato
proprio alla definizione del numero dei lavoratori esposti. I “sistemi per la
registrazione dei dati” previsti dalla Convenzione ILO 139 del 1974 -
ribaditi a partire dalla 90/394/CEE quali “elenchi aggiornati dei
lavoratori” con, se disponibile, il livello di esposizione degli stessi -
sembrerebbero ancora oggi fornire una rappresentazione espositiva a
“macchia di leopardo” anche nei Paesi UE che li hanno attuati (coprendo
solo una piccola parte dei lavoratori potenzialmente esposti a motivo
dell’obbligo di registrazione solo per alcuni cancerogeni “normati”). Tra
le esperienze virtuose di registri di esposizioni realizzate in Europa sono
da menzionare, il Finnish Register of Workers Exposed to Carcinogens
(ASA Register) e l’Italian Information System for Recording
Occupational Exposures to Carcinogens (SIREP) operativo dal 1996 sulla
base delle previsioni di cui al D.Lgs. 626/94 e s.m.i.
Al 2014 nel sopracitato SIREP risultavano inclusi 160.000 lavoratori;
secondo i dati di cui all’art. 40 del D.Lgs. 81/08 e s.m.i. relativi al 2017,

44
S. Iavicoli, L. Fontana, B. Persechino

sarebbero poco meno di 135.000 i lavoratori soggetti a sorveglianza


sanitaria per rischio agenti cancerogeni e mutageni, circa 20.000 quelli
visitati per esposizione ad amianto e poco più di 25.000 quelli esposti a
silice.

Secondo stime recenti, i tumori professionali rappresentano, a livello


globale, la causa principale dei decessi lavoro-correlati: nel 2011 sono stati
666.000 e nel 2015 sono aumentati a 742.000. Nella sola UE nel 2011 se
ne sono verificati 102.500 (venti volte superiori a quelli causati da
infortuni sul lavoro) aumentati fino ai 106.300 registrati nel 2015. A
livello globale, il polmone è l’organo interessato dal cancro nel 54-75%
dei casi di tumori professionali, laddove le esposizioni professionali
causano il 5,3-8,4% di tutti i tumori e, tra gli uomini, 17-29% di tutti i
decessi per cancro del polmone.

Secondo dati recentemente pubblicati relativi a 9 Paesi europei per il


periodo 2005-2017 i casi di tumore professionale denunciati e riconosciuti
sono relativamente stabili in Belgio, Danimarca, Francia, Italia e Svezia
mentre risultano in aumento in Austria, Germania e Svizzera. In tutte le
nazioni, oggetto dello studio, con l’esclusione della sola Germania, i
tumori legati all’esposizione a polveri di amianto rappresentano la
maggioranza dei tumori riconosciuti come di origine professionale nel
2016: i mesoteliomi rappresentano più del 30% dei tumori professionali in
Danimarca, il 50% in Austria ed in Italia, il 65% in Belgio e quasi il 90%
in Svezia. I tumori con proporzioni significative nei dati di tutti i Paesi
oggetto dello studio (anche se con valori inferiori a quelli da amianto)
sono: il tumore naso-sinusale causato dalle polveri di legno (Germania
1%, Austria 15%, Belgio 7%, Francia 4%, Svizzera 1%); il tumore delle
vie urinarie causato dalle ammine aromatiche (Germania 4%, Danimarca
6%, Francia 6%, Italia 7%, Svizzera 2%); la leucemia da esposizione a
benzene (Germania 8%, Belgio 1%, Francia 2%, Italia 2%, Svizzera 1%).
Il tumore della cute occupa, invece, una posizione minimale in Francia e
Svizzera, praticamente inesistente in Austria, mentre rappresenta la
maggioranza dei tumori riconosciuti in Germania nel 2016 con il 39%. Se,
però, si confronta il numero di casi riconosciuti con il numero della
popolazione lavorativa assicurata rileviamo che la Germania e la Francia
figurano in testa con rispettivamente 15,1 e 11,39 casi ogni 100.000
assicurati; in Italia abbiamo 6,3 casi riconosciuti ogni 100.000 assicurati.

45
Q3, 2019 – Cancerogeni: emersione dei tumori occupazionali

Ulteriori considerazioni
Tenuto conto del lungo periodo di latenza dei tumori, si può
ragionevolmente ritenere che i soprariportati decessi interessano
prevalentemente esposizioni passate, ragion per cui risulta ancora non
praticabile una approfondita valutazione dell’impatto dell’efficacia delle
misure di prevenzione introdotte nella UE. Ciononostante, l’analisi di
queste cifre percentuali, unitamente ai dati epidemiologici
summenzionati, indicano chiaramente che le misure di prevenzione e
protezione sino ad ora adottate sono necessarie, ma da sole ancora non
sufficienti e contrastare efficacemente gli effetti avversi per la salute
derivanti dall’esposizione ai cancerogeni occupazionali. Infatti, anche
recentemente, nell’ultimo congresso dell’International Commission on
Occupational Health (ICOH) è stata ribadita la necessità di esplorare ed
intraprendere delle innovative strategie di prevenzione del cancro
professionale, possibilmente mediante l’adozione di politiche ed azioni di
contrasto globali e coordinate. A questo proposito, un articolo pubblicato
di recente e riguardante le principali indicazioni emerse durante il
Congresso dell’ICOH sottolinea l’importanza di implementare tale
strategia di azione globale basandosi su interventi e strumenti integrati, i
quali dovrebbero incidere ed essere operanti in diversi ambiti, dalla ricerca
scientifica fino all’attività normativa.

Bibliografia di riferimento
- S. Iavicoli, TR. Driscoll, M. Hogan, I. Iavicoli, JH. Rantanen, K. Straif, J.
Takala (2019). New avenues for prevention of occupational cancer: a
global policy perspective. Occup Environ Med.76(6):360-362. doi:
10.1136/oemed-2018-105546.
- J. Takala (2015). Eliminating occupational cancer (2015). Ind
Health. 2015;53(4):307-9. doi: 10.2486/indhealth.53-307.

46
Federchimica

La gestione dei cancerogeni:


dalla classificazione della sostanza alla sorveglianza sanitaria

a cura della Direzione Centrale Tecnico Scientifica – Federchimica 1

Nell’ambito della valutazione del rischio chimico, il datore di lavoro


deve tener conto dell’eventuale presenza di agenti cancerogeni e/o
mutageni, la cui valutazione deve essere effettuata preventivamente
all’avvio di un progetto di un nuovo impianto o di una ristrutturazione, al
fine di attuare le misure di prevenzione a tutela dei lavoratori
professionalmente esposti (D.Lgs. 81/08 – cd. TU Sicurezza, Titolo IX,
Capo II e s.m.i.).
Per agente cancerogeno e/o mutageno si intende una sostanza o una
miscela che corrisponde ai criteri di classificazione previsti dal
Regolamento 1272/2008/CE – cd. CLP – o che è riportata nell’Allegato
XLII del TU. Il Regolamento prevede, infatti, che le sostanze che
corrispondono a tali criteri siano classificate secondo un processo di
armonizzazione e, quindi, di validazione da parte di Autorità Competenti
a livello di UE. Ciò significa che ogni altro riferimento a banche dati o
pareri di altri enti quali la IARC può costituire un elemento utile in termini
di prevenzione, ma non è da considerarsi sostitutivo del CLP, i cui criteri
restano gli unici riferimenti legali.
Quindi l’implementazione del CLP, unitamente a quella del
Regolamento REACH, che sta permettendo di raccogliere informazioni e
dati sulle proprietà intrinseche e espositive delle sostanze prodotte e
utilizzate in UE, diventa elemento integrante della valutazione del rischio
chimico.
L’aggiornamento della valutazione del rischio da agenti cancerogeni e
mutageni si rende necessario nei casi in cui vi siano nuove informazioni
inerenti alle proprietà delle sostanze e che, di conseguenza, siano state

1
Federazione Nazionale Industria Chimica di Confindustria. Attualmente aderiscono a Federchimica
1400 imprese, per un totale di 92.000 addetti.

47
Q3, 2019 – La gestione dei cancerogeni: dalla classificazione alla sorveglianza sanitaria

modificate le rispettive classificazioni nell’ambito del Regolamento CLP


o le informazioni derivanti dalle Registrazioni REACH 2. In assenza di
nuove evidenze, deve comunque essere ripetuta ogni 3 anni come previsto
dall’art. 236 del D.Lgs. 81/08.
Tuttavia, la valutazione del rischio è da ritenersi ancora valida nei casi
di assenza di cambiamenti della classificazione delle sostanze in parola ed
in assenza di variazioni delle condizioni operative di lavoro, nonostante
l’entrata in vigore delle succitate legislazioni.
Al fine di garantire il miglior livello di protezione possibile e alla luce
dei dati scientifici disponibili è inoltre necessario tenere presenti le vie di
assorbimento di agenti cancerogeni e mutageni diverse da quella
inalatoria, compresa la possibilità di assorbimento cutaneo.
Si evidenzia, poi, che per alcune sostanze per le quali sono noti effetti
cancerogeni e mutageni, il Regolamento REACH prevede specifiche
procedure di restrizione e di autorizzazione. Quindi, valutando l’effettiva
necessità di utilizzare tali sostanze (cfr. art. 235 del TU Sicurezza) occorre
anche tener conto che, per effetto di altre legislazioni, le stesse potrebbero
subire delle limitazioni di utilizzo se non addirittura essere messe al bando
nel giro di qualche anno. Ciononostante, molto spesso non è facile né
opportuno sostituire tali sostanze, sia per la mancanza di sostituti
altrettanto efficaci e più “sicuri”, sia perché potrebbero essere richieste
modifiche significative di impianti e/o processi non sostenibili dalle
imprese.

Misure di prevenzione da attuare


Nell’utilizzare gli agenti chimici per le diverse attività occorre tener
presente che è necessario: avvalersi di quantitativi mai superiori alle
necessità; ridurre al minimo i lavoratori esposti anche tramite la
delimitazione di apposite aree; evitare lavorazioni che portino a emissioni
in aria di tali agenti, o utilizzare misure di gestione del rischio appropriate
quali sistemi efficienti di aspirazione localizzata e verificarne l’efficacia

2
Commissione Consultiva Permanente. Linea Guida: Criteri e strumenti per la valutazione e la gestione
del rischio chimico negli ambienti di lavoro ai sensi del D.Lgs. n. 81/08 e s.m.i. (Titolo IX, Capo I
“Protezione da Agenti Chimici” e Capo II “Protezione da Agenti Cancerogeni e Mutageni”), alla luce
delle ricadute del Regolamento (CE) n. 1907/2006 (Registration Evaluation Authorisation Restriction of
Chemicals - REACH), del Regolamento (CE) n. 1272/08 (Classification Labelling Packaging - CLP) e
del Regolamento (UE) n. 453/10 (recante modifiche all’Allegato II del Regolamento CE 1907/06 e
concernente le disposizioni sulle schede di dati di sicurezza), 2012.

48
Federchimica

anche tramite l’effettuazione di misurazioni apposite e periodiche (art. 237


del TU Sicurezza).
In merito a quest’ultima disposizione è fondamentale sapere che le
sostanze cancerogene e mutagene solitamente non presentano livelli di
esposizione al di sotto dei quali si possa garantire l’assenza di effetti sulla
salute. Di conseguenza, è (quasi) sempre necessario effettuare la
valutazione dell’esposizione ai fini degli adempimenti previsti dal Capo II
del Titolo IX del TU Sicurezza. In Figura 1 sono riportate
schematicamente le azioni da intraprendere sulla base dell’esito della
valutazione del rischio per la salute in presenza di agenti cancerogeni e/o
mutageni (lo schema richiama l’istituzione del registro – ai sensi del
D.Min. 155/07 – per gli agenti cancerogeni).

Figura 1

L’individuazione dei soggetti esposti e/o potenzialmente esposti e la


valutazione di un eventuale rischio per la salute sono la base per definire
la necessità di attuare le conseguenti disposizioni previste dal TU come la
sorveglianza sanitaria e l’istituzione del registro.

49
Q3, 2019 – La gestione dei cancerogeni: dalla classificazione alla sorveglianza sanitaria

Si possono considerare come lavoratori “potenzialmente esposti”


coloro che sono sottoposti a valori di esposizione superiori a quelli della
popolazione generale solo per eventi imprevedibili e non sistematici 3.
In sostanza, il discrimine è costituito essenzialmente dalla
“prevedibilità” dell’esposizione in base a quanto previsto dalla mansione.
Quindi si possono considerare come “lavoratori non esposti” i lavoratori
sottoposti a valori di esposizione inferiori a quelli definiti per la
popolazione generale e i sicuramente esclusi da quella precisa lavorazione.
Il numero dei lavori esposti e potenzialmente esposti deve essere inserito
nel DVR (Documento di Valutazione dei Rischi).
Per la sua valutazione il medico tiene conto di tutte le informazioni a
disposizione e anche se le sostanze in questione hanno dei valori soglia a
cui potersi riferire. Nel caso di cancerogeni ubiquitari si potrà far
riferimento, ai fini della valutazione dell’esposizione professionale, alle
conoscenze in tema di esposizione della popolazione generale. A tale fine,
riferirsi ai valori definiti in ambito europeo e/o nazionale (e in assenza di
questi a quelli internazionali come quelli dell’ACGIH) può essere
fondamentale al medico competente o al datore di lavoro per concludere
la propria valutazione dell’esposizione.
Per i motivi di cui sopra, l’industria accoglie favorevolmente la
revisione della Direttiva 2004/37/CE – cd. Direttiva Cancerogeni e
Mutageni – con l’inserimento di ulteriori valori limite per alcune sostanze,
valori tecnicamente raggiungibili nell’attuazione di misure di gestione del
rischio specifico.
Tuttavia, ritiene critica la proposta di aumentare il numero di agenti e i
relativi valori limite senza, d’altro canto, tener conto, nell’individuazione
delle sostanze, di sufficienti dati scientifici ed opportune valutazioni di
impatto. In alcuni casi, per esempio, sono state proposte alcune sostanze
non classificate come cancerogene secondo i criteri attualmente vigenti
(cfr. Regolamento CLP), mentre in altri è previsto un generale e
immotivato abbassamento dei valori limite in contrasto con le valutazioni
di impatto eseguite dalla Commissione europea.
La valutazione dell’esposizione ad agenti cancerogeni e mutageni è,
quindi, un processo complesso che prevede come ruolo principale la figura
del medico competente il quale è chiamato a tener conto di diversi fattori,
tra i quali assume molta importanza l’aspetto preventivo. Tale percorso è

3
Linea Guida Coordinamento delle Regioni 2002: «Protezione da agenti cancerogeni e/o mutageni».

50
Federchimica

necessariamente iterativo, ovvero ripetuto nel tempo: infatti, se da una


parte le procedure, gli aspetti organizzativi e soprattutto tecnologici ne
sono il fondamento, dall’altra non si può prescindere da un controllo
sanitario oculatamente programmato.

L’importanza dell’interazione
In conclusione, occorre tener conto, come aspetti generali, che
l’evoluzione della normativa europea, anche per gli ambiti legati alla
“sicurezza e classificazione prodotto” e “tutela della salute e sicurezza in
ambiente di lavoro”, risponde sempre di più alla necessità di una gestione
coordinata di temi che riguardano diverse professionalità e conoscenze sia
tecniche che scientifiche.
Più professionalità hanno necessità di integrarsi, confrontarsi,
collaborare, condividere le loro conoscenze e suggerire soluzioni al fine
di rendere organiche e, dunque, praticabili e attuabili le normative che si
stanno e si andranno a sviluppare.
Inoltre, in senso applicativo, occorre ricordare che:
• “la presenza in un ambiente di lavoro” di un agente cancerogeno
e/o mutageno, non è sempre sinonimo di “lavoratore esposto”;
• sono importanti il coinvolgimento del medico competente e una
corretta trasmissione delle informazioni per la valutazione del rischio e
dell’esposizione (SDS e CLP). Questo, nel caso in cui si evidenzi un
rischio per la salute, al fine di definire un protocollo sanitario che valorizzi
anche gli aspetti preventivi integrati attraverso l’utilizzo di metodologie
disponibili;
• va perseguito l’obiettivo definito di “prevenzione”, cioè il
complesso delle disposizioni o misure necessarie anche secondo la
particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, per evitare o diminuire i
rischi professionali nel rispetto della salute della popolazione e
dell’integrità dell’ambiente esterno.

Il programma “Responsible Care”


L’industria chimica è sempre impegnata nella gestione responsabile
degli agenti chimici per garantire la salute e la sicurezza non solo dei
lavoratori, ma anche dell’ambiente di vita. In particolare, ha da diversi
anni avviato e adottato un programma volontario per lo sviluppo

51
Q3, 2019 – La gestione dei cancerogeni: dalla classificazione alla sorveglianza sanitaria

sostenibile – Responsible Care 4 che è espressamente richiamato anche dal


contratto nazionale in quanto condiviso da tutte le parti sociali.
Tale programma di gestione virtuosa e responsabile persegue il
miglioramento continuo sulla sicurezza, salute, ambiente e governance,
con lo scopo di contribuire allo sviluppo sostenibile dell’industria chimica.

Proprio lo sviluppo sostenibile dell’industria chimica è stato il filo


conduttore del “24° Rapporto annuale Responsible Care” pubblicato nel
2018.
Il Rapporto è strutturato in tre sezioni, dedicate all’analisi dei risultati
e delle iniziative di miglioramento dell’industria chimica lungo le tre
dimensioni dello sviluppo sostenibile, identificate attraverso la formula
anglosassone delle “3P”, ossia “People, Planet, Prosperity”.
Questo perché i prodotti della chimica sono le materie prime di
innumerevoli settori a valle e rappresentano, quindi, una soluzione per le
imprese manifatturiere che intendano migliorare le proprie prestazioni, in
un’ottica di sostenibilità orientata al nuovo paradigma dell’economia
circolare, permettendo ad esempio l’uso più efficiente delle materie prime
energetiche e non energetiche, la minor produzione di rifiuti, la riduzione
delle emissioni e così via. In altri termini, l’industria chimica si propone
di supportare, con competenze e tecnologia, gli altri settori manifatturieri
nella realizzazione di prodotti finali più sicuri e maggiormente compatibili
con l’ambiente lungo il loro intero ciclo di vita.

4 https://federchimica.it/servizi/sviluppo-sostenibile/responsible-care.

52
Assosistema

Dispositivi di protezione contro le sostanze pericolose


La testimonianza di Assosistema

a cura di Assosistema 1

Assosistema, socio diretto di Confindustria, rappresenta le imprese che


operano nel settore della sicurezza sui luoghi di lavoro e dei dispositivi
tessili e medici riutilizzabili. Gli associati, tra le varie attività, producono,
distribuiscono ed effettuano la manutenzione dei dispositivi di protezione
individuali (DPI) e collettivi (DPC).
Nel panorama italiano Assosistema è tra gli “attori” della diffusione
della cultura della salute e sicurezza negli ambienti di lavoro, anche e
soprattutto attraverso la divulgazione del concetto di corretto utilizzo e di
regolare manutenzione dei dispositivi di protezione, al fine di ridurre e di
prevenire l’insorgenza e la diffusione di patologie causate da una gestione
non adeguata dei DPI, nonché la limitazione di rischi dell’apparato
respiratorio, di infezioni e malattie cutanee.

Quale buona prassi in materia di sicurezza sul lavoro, l’Associazione


ha elaborato le “Linee operative per l’organizzazione aziendale della
pulizia e del mantenimento in stato di efficienza dei DPI”, come strumento
di promozione e comunicazione a disposizione degli operatori del settore.

Il presente contributo è scritto a più mani. Ciascun paragrafo, a cura


di un autore specifico, affronta il tema dei diversi dispositivi di protezione,
a testimonianza dell’impegno profuso dall’associazione sul tema salute,
sicurezza e protezione.

1
Associazione di categoria di Confindustria, rappresenta le imprese di produzione, distribuzione,
manutenzione dei dispositivi di protezione individuali e collettivi e di servizi di sanificazione e
sterilizzazione dei dispositivi tessili e medici utilizzati in ospedali, case di cura, cliniche private, hotel,
ristoranti, industrie e ambienti confinati.

53
Q3, 2019 – Dispositivi di Protezione contro le sostanze pericolose

L’importanza della tuta. Anche la nostra pelle “respira” 2


In un ambiente lavorativo dove il rischio chimico è predominante, si
tende a dare maggiore importanza alla protezione di vie respiratorie, occhi
e mani. Tutto giusto. Troppo spesso però si dimentica l’organo umano più
esteso, la pelle. Eh sì, perché noi “respiriamo” anche attraverso
l’epidermide e non è sufficiente proteggerla con indumenti di prima
categoria, come il classico abbigliamento in cotone, o peggio ancora,
adottando tute usa e getta scelte con l’unico criterio di abbatterne il costo.
Quando si entra in contatto con una sostanza chimica si possono avere
effetti locali immediati, simili ad ustioni o sistematici cioè quando il
tossico si diffonde nell’organismo e si può localizzare in organi diversi da
quelli del contatto iniziale. In questo caso i danni si manifestano dopo
periodi più o meno lunghi, causando vere e proprie malattie professionali
come ipersensibilità alla sostanza o tumori.
Inoltre, se non ci proteggiamo correttamente, mettiamo a rischio anche
le nostre famiglie, perché le sostanze pericolose si depositano su capelli e
indumenti. E tutti questi veleni li portiamo a casa, senza rendercene conto,
perché quasi sempre sono invisibili ad occhio nudo. Ed è in questo modo
che contaminiamo anche i nostri cari.
Diventa quindi importantissimo individuare il tipo di indumento
protettivo appropriato, effettuando una valutazione completa dei rischi sul
posto di lavoro.

Ma quali criteri dobbiamo prendere in considerazione? Una serie di


domande può aiutarci a individuare il prodotto migliore.
1. Come si presenta la sostanza? È un gas, una polvere o una nebbia?
2. Qual è la durata di esposizione?
3. Quanto è tossica la sostanza?
4. Quali sono gli stress meccanici a cui è sottoposta?
5. Come possiamo raggiungere il comfort ottimale?
Una volta individuato il DPI corretto, è bene sapere come indossare e
come togliere la tuta da lavoro.
Per prima cosa è necessario sedersi e rimuovere le calzature. Infilare la
tuta un piede alla volta e poi le scarpe. Alzarsi, indossare i guanti e inserire
le braccia nelle maniche. Prima di chiudere la tuta, infilare gli occhiali e

2
Valentina Dotta, Sales Department di Nicmabox.

54
Assosistema

la maschera (effettuare la prova di tenuta). A questo punto si può alzare il


cappuccio sopra la testa e chiudere la cerniera per intero.
Più l’ambiente in cui si opera è nocivo e più si dovranno adottare degli
accorgimenti, come ad esempio, l’utilizzo di un secondo paio di guanti da
indossare sopra la tuta, la nastratura della cerniera e la verifica che tutti gli
interstizi siano sigillati.
Ancora più attenzione va rivolta quando si toglie l’indumento
protettivo contaminato: per prima cosa occorre togliere e pulire guanti,
occhiali, maschere e calzature; in seguito si può arrotolare all’indietro il
cappuccio, facendo attenzione che non vada in contatto con pelle e capelli.
Sarà poi possibile proseguire aprendo la cerniera e continuando ad
arrotolare la tuta su se stessa fino ai piedi.
I produttori e i distributori sono a disposizione delle aziende per
individuare il prodotto corretto e per sensibilizzare l’utente finale
all’importanza di proteggere se stesso e il proprio corpo. La scelta del DPI
più idoneo è quindi funzionale all’obiettivo di fare e promuovere la
sicurezza sul lavoro.

La Salute delle mani: tipologie di guanti e materiali contro le sostanze


chimiche3
In Italia continuano a crescere gli infortuni sul lavoro: le statistiche
parlano chiaro, indicando che quelli maggiormente diffusi sono
rappresentati da ustioni (3%), contusioni (8%), fratture (10%),
schiacciamento (14%), ma soprattutto taglio (59%); di fatto, ci si infortuna
principalmente con l'organo o la parte del corpo che più spesso si usa
durante lo svolgimento del lavoro, vale a dire la mano.
Con quasi il 50% delle casistiche che ne fanno riferimento, la mano
risulta la parte più coinvolta negli infortuni, proprio essendo l'arto preposto
principalmente a svolgere le mansioni lavorative.
Quali sono le tipologie di infortunio e i rischi che corre la mano durante
lo svolgimento di un lavoro?
Principalmente il rischio maggiore deriva da tagli, schiacciamenti e/o
fratture, abrasioni, corrosioni e conseguenti ustioni causate da agenti
chimici: è proprio quest'ultimo rischio che andremo ad analizzare,
approfondendo il tema della protezione delle mani da sostanze chimiche,
al fine di prevenire infortuni.

3
David Beccati, Seba Protezione S.r.l.

55
Q3, 2019 – Dispositivi di Protezione contro le sostanze pericolose

I rischi derivanti dal contatto delle mani con sostanze chimiche


consistono maggiormente in ustioni, malattie della pelle quali dermatiti,
eczemi allergici da contatto (o dermatiti da contatto), ipersensibilità,
eruzioni cutanee, ipopigmentazione/iperpigmentazione, acne
professionale, ecc..

Dire che l'operatore prima di tutto deve prestare la massima attenzione


durante lo svolgimento del proprio lavoro è riduttivo; l’operaio deve
essere messo in condizione di poter operare nel modo più sicuro possibile
e gli devono essere forniti gli adeguati DPI da utilizzare per poter svolgere
la sua mansione di lavoro.
I produttori di guanti continuano a cercare di studiare nuovi prodotti e
utilizzare materiali all'avanguardia, per fornire una protezione sempre più
efficiente ed efficace.
Va effettuata una distinzione tra le due categorie principali di guanti da
lavoro: riutilizzabili e monouso. Per quanto riguarda i guanti riutilizzabili,
ne è stata migliorata la resistenza sia chimica che meccanica, rendendoli
idonei per applicazioni medio/pesanti che possono essere gravose nel
tempo.
Vi è una ulteriore distinzione da fare: i guanti riutilizzabili si
distinguono in riutilizzabili supportati e non supportati.

I guanti riutilizzabili supportati hanno caratteristiche di protezione più


complete, essendo dotati di materiale tra la pelle della mano ed il guanto
stesso, per un maggior comfort e per assorbire il sudore; in più, possono
essere dotati di fodera in cotone/poliammide o lana per una miglior
protezione termica.
I guanti riutilizzabili non supportati non sono dotati di materiale tra la
pelle della mano ed il guanto stesso, sono clorinati per facilitarne
l'indossatura, ed eventualmente ne è prevista la floccatura.
A differenza dei guanti riutilizzabili, i guanti monouso possono contare
invece su una resistenza chimica basilare ed una bassa resistenza
meccanica, ideali per lavori di precisione, essendo più pratici e
maneggevoli.
Solitamente sono in lattice, nitrile, vinile o neoprene e lo spessore varia
tra i 0,05mm e i 0,2 mm.

56
Assosistema

Per quanto riguarda questi ultimi materiali, è stato studiato e provato


che:
- Lattice: è una soluzione più economica rispetto alle altre tipologie
di materiale, fornisce protezione da sostanze chimiche leggere ed è
ideale per pulizie e nel settore alimentare.
- Nitrile: è un materiale che protegge le mani da detergenti, solventi
e oli; è resistente alle abrasioni, alle perforazioni e agli strappi e
viene utilizzato principalmente nel settore industriale.
- PVC: molto resistente agli idrocarburi, alle sostanze caustiche ed
agli oli acidi e grassi, questo materiale ha una buona resistenza
anche meccanica e viene utilizzato principalmente nell'ambito
chimico e petrolchimico.

È fondamentale, quindi, continuare la ricerca e lo studio di nuove


soluzioni e materiali per la protezione delle mani dagli agenti chimici e si
rende necessario garantire la sicurezza di chi svolge le proprie mansioni,
fornendo sempre ulteriori possibilità e maggiore protezione
all'utilizzatore, per poter operare nelle migliori condizioni possibili al fine
di salvaguardare la propria incolumità.

DPI per sistemi di protezione delle vie respiratorie ad effetto


isolante 4
Un’aria pulita e priva di inquinanti è condizione fondamentale per
vivere e lavorare. Per questo, quando la presenza di sostanze pericolose
rende difficile o impossibile respirare in modo sicuro, sono necessarie
misure di protezione affidabili.
A seconda del settore industriale nel quale si lavora, sia esso chimico,
farmaceutico, petrolchimico, alimentare, o altro ancora, è necessario
determinare, mediante la valutazione in loco del rischio, la
contaminazione massima consentita e quella reale prevista nel luogo di
lavoro effettivo e, quindi, correlare questi valori con il fattore di protezione
del dispositivo, denominato APF (fattore di protezione assegnato).
Le organizzazioni per la salute e la sicurezza (NIOS, OSHA e CEN)
stabiliscono gli standard di omologazione dei dispositivi di protezione al
fine di definire i requisiti minimi (sotto forma di APF) di un dispositivo di
protezione respiratoria.

4
Rosella Trombetta, ufficio stampa e pubbliche relazioni di Draeger Italia divisione Safety.

57
Q3, 2019 – Dispositivi di Protezione contro le sostanze pericolose

Tuttavia, per le situazioni estreme, come ad esempio, il lavoro nei


giacimenti petroliferi, che contengono gas acido, non esistono norme di
sicurezza precise. In questi casi si devono eseguire prove individuali
durante l’utilizzo del dispositivo e ne esistono due tipologie: una, che si
effettua in condizioni reali con le effettive sostanze pericolose per stabilire
il WPF (Workplace Protection Factor); l’altra, denominata SWPF
(Simulated Workplace Protecion Factor) che viene comunque effettuata
durante la reale attività lavorativa, ma dove vengono utilizzate particelle
come mezzo di simulazione. Il limite di questa tipologia di prova è
rappresentato dal fatto che è utile per verificare la protezione solo contro
le particelle e non, ad esempio, contro le sostanze pericolose gassose (che
si comportano in maniera completamente diversa dalle particelle).
I player di mercato più affidabili effettuano una prova di perdita di
tenuta TIL, a norma DIN EN 136/137, che si basa sulla ricostruzione di
cinque forme di testa tipiche e che rappresentano il 95% degli esseri
umani. In questo modo si ottiene la dimostrazione più affidabile e sicura
dell’effettiva protezione contro le sostanze pericolose gassose. Inoltre,
utilizzando il gas di prova SF6, che si comporta in modo simile al solfuro
di idrogeno (H2S), la prova SWPF simula, nel modo più realistico
possibile, i pericoli dovuti ai gas presenti nei giacimenti petroliferi acidi.
Concludendo, possiamo dunque affermare che un fattore di protezione
verificato al di sopra dei requisiti minimi delle norme di omologazione per
i dispositivi di protezione respiratoria permette un impiego affidabile degli
autorespiratori anche a concentrazioni molto elevate di H2S.

Dispositivi di protezione delle vie respiratorie di tipo filtrante 5


La filtrazione dell’aria è una tecnologia molto diffusa per la protezione
delle vie respiratorie da inquinanti tossici e rappresenta una soluzione
abbastanza semplice ed economica da utilizzare in azienda. Tuttavia, è
corretto usufruirne solo se sono verificate le seguenti condizioni:
• la concentrazione di ossigeno nell’aria, pari a circa il 21% non
dovrebbe scendere al di sotto di tale valore. I filtri possono trattenere
i tossici, ma sarà necessario aggiungere l’ossigeno se esso non è
inizialmente presente;
• la natura e la concentrazione dei tossici presenti, che devono essere
note;

5
Simona Pinti, DPI S.r.l.

58
Assosistema

• la pericolosità dei tossici, che non deve essere tale da rendere


comunque insufficiente un dispositivo filtrante, ovvero:
 un’esposizione anche breve a tali tossici può avere conseguenze
gravi o letali;
 i tossici sono gas inodori;
 i tossici sono gas con soglia olfattiva superiore all’IDLH
(concentrazione immediatamente pericolosa per la vita o la salute
anche per una sola respirazione);
 la temperatura dell’aria risulta troppo elevata in funzione
dell’umidità.

Tipologie di respiratori filtranti


Esistono tre tipologie di respiratori filtranti:
• Antipolvere;
• Antigas;
• Combinati (antipolvere e antigas).
Un respiratore filtrante è costituito da:
• un facciale;
• un elemento filtrante (antipolvere, antigas).

Il facciale è l’elemento di raccordo a tenuta pneumatica tra le vie


respiratorie dell’utilizzatore e l’elemento filtrante.
In commercio sono presenti i seguenti tipi di facciali:
• semimaschera;
• maschera a pieno facciale;
• casco o cappuccio.
I tossici, sotto forma di particolati (polveri, fibre, o nebbie), sono
caratterizzati da una dimensione media della particella (> 0,2 micron)
e sono trattenuti dai filtri antipolvere, che sono classificati in base alla
loro efficienza:
• P1/FFP1 >80%;
• P2/FFP2 >92%;
• P3/FFP3 >98%.
I filtri antipolvere si intasano con l’uso ma non si esauriscono, cioè non
perdono la loro efficienza.

59
Q3, 2019 – Dispositivi di Protezione contro le sostanze pericolose

Gas e vapori hanno invece dimensioni inferiori a quelle dei particolati


(molecolari) e sono raggruppati in famiglie, così come lo sono gli elementi
filtranti (Tabella 1).

Tabella 1

Regolamento UE 2016/425 DPI - Dispositivi di protezione


individuale6
Ad aprile 2018, il nuovo regolamento UE 2016/425 per i dispositivi di
protezione individuale ha abrogato la Direttiva sui dispositivi di
protezione individuale 89/686/CEE. Il Regolamento è stato introdotto per
armonizzare i processi e riflettere le pratiche attuali per sviluppare tali
dispositivi e immetterli sul mercato europeo. Tale Regolamento è un atto
legislativo vincolante e impone norme chiare e dettagliate, che devono
essere applicate integralmente in tutti gli Stati membri dell’UE. Esso si
applica a tutte le forme di fornitura di DPI, compresa la vendita a distanza
e mira a stabilire prassi di alto livello su salute e sicurezza, protezione
degli utenti e concorrenza leale.
La fase di transizione tra la pubblicazione e l'applicazione del
Regolamento è durata da aprile 2018 ad aprile 2019. Successivamente,
tutti i prodotti DPI con marchio CE immessi sul mercato devono essere
conformi al Regolamento stesso, ferma restando la possibilità di mettere a
disposizione DPI conformi alla Direttiva 89/686, sino al 2023.

Sono state introdotte varie modifiche di principio, tra cui:

6
Claudio Galbiati, 3M Italia S.p.A.

60
Assosistema

• la classificazione dei DPI ora è effettuata per categorie di rischio e


non più di prodotto;
• la classificazione di alcune categorie di prodotto è stata modificata:
ad esempio, la protezione dell’udito, ora classificata come (rischio di)
“rumore nocivo”, passa dalla Categoria II alla Categoria III;
• ogni prodotto dovrà essere accompagnato dalla dichiarazione di
conformità UE (o da un link alla pagina in cui tale dichiarazione è
disponibile);
• la documentazione tecnica e la dichiarazione di conformità UE
devono essere conservate per un periodo di 10 anni dalla data di
immissione sul mercato del DPI;
• i certificati di nuova emissione hanno un periodo di validità/una
data di scadenza di 5 anni;
• sono stati delineati gli obblighi degli operatori economici nella
catena di fornitura e distribuzione:
- immissione nel mercato solo di DPI conformi;
- assicurazione del fatto che il DPI sia accompagnato dalle istruzioni e
da informazioni in una lingua facilmente comprensibile ai consumatori e
altri utenti finali;
- verifica che le condizioni di conservazione o trasporto non
compromettano la conformità del DPI. Altrimenti, intraprendere
un’azione correttiva in caso di non conformità del prodotto;
- collaborazione, eventuale, con le autorità.
Oltre agli obblighi degli operatori economici, i produttori, gli
importatori e i distributori hanno obblighi specifici ben delineati dal
Regolamento.
È interessante notare come lo stesso definisca in maniera chiara gli
obblighi per tutta la filiera di fornitura del DPI, compresa la fase finale di
distribuzione. Infatti, prima di rendere un DPI disponibile nel mercato, i
distributori dovranno verificare che:
• il DPI rechi il marchio CE;
• il DPI sia accompagnato dai documenti richiesti e dalle istruzioni
in una lingua facilmente comprensibile ai consumatori e altri utenti finali;
• il produttore e l’importatore abbiano rispettato i requisiti.
Laddove il distributore ritenga o abbia motivo di ritenere che il DPI non
sia conforme, ritirerà o revocherà il prodotto e informerà il produttore e le
autorità di vigilanza del mercato.

61
Q3, 2019 – Dispositivi di Protezione contro le sostanze pericolose

Il Regolamento 2016/425 non fissa alcun obbligo specifico per


l’utilizzatore, per il quale restano in vigore gli articoli specifici del
D.Lgs.81/08 in materia di DPI; in particolare si ricorda di richiedere e
conservare la documentazione che mostra la conformità al Regolamento
(od alla Direttiva) da parte del fornitore DPI e formare i lavoratori sulla
scelta e l’utilizzo corretti dei DPI, laddove necessario. Infine, è
fondamentale assicurarsi che tutti i DPI siano sottoposti a corretta
manutenzione e utilizzati per gli scopi a cui sono destinati.

62
C. Gremita, R. Callegari

La vigilanza e la prevenzione del rischio chimico alla luce dei


regolamenti REACH e CLP

di Cristina Gremita 1 e Riccardo Callegari 2

Introduzione
Il rischio chimico costituisce uno dei rischi presenti negli ambienti di
lavoro ed è molto più diffuso di quanto si creda; infatti, non ne sono
interessate solo le industrie chimiche o i laboratori di ricerca e sintesi, ma
sono coinvolte anche tutte quelle realtà in cui si fa uso di sostanze
chimiche a diverso scopo.
Il rischio che può derivare dall’utilizzo di agenti chimici pericolosi può
riguardare sia la salute (intossicazione acuta e cronica, ustioni chimiche,
effetti mutageni, cancerogeni, ecc.), sia la sicurezza (incendio, esplosione)
dei lavoratori, a seconda delle sostanze utilizzate e della modalità di
utilizzo delle stesse. Questo rende la valutazione e l’eventuale riduzione
del rischio chimico più difficoltosa che per altri rischi lavorativi.
Nonostante molte sostanze nocive ben note (ad esempio PCB, amianto
e mercurio) siano state significativamente ridotte, ci sono molte sostanze
meno conosciute ma altrettanto pericolose. Nel luglio del 2017 il US
Chemical Abstracts Service Registry ha elencato più di 130 milioni di
sostanze organiche e inorganiche e 67 milioni di sequenze di proteine e
DNA; il registro viene aggiornato con circa 15.000 nuove sostanze
aggiuntive al giorno.
In pratica, i lavoratori possono essere esposti a una grande varietà di
sostanze pericolose nei luoghi di lavoro. In base al regolamento CLP, nel
2017 circa 129.000 sostanze sono state classificate e ben altre 10.000 sono
state registrate nell’Unione Europea ai sensi del Regolamento REACH
(Registration, Evaluation and Authorization and Restriction of Chemical
substances), di cui circa il 40% è stato fabbricato o importato con volumi
superiori a 100 tonnellate.

1
Direttore UOC PSAL ATS Pavia.
2
Tecnico della Prevenzione UOC PSAL ATS Pavia.

63
Q3, 2019 – Il Piano Mirato di Prevenzione del rischio chimico dell’ATS di Pavia

Attualmente il principale riferimento normativo per quanto riguarda la


gestione e l'utilizzo delle sostanze chimiche in ambiente di lavoro è il
D.Lgs. 81/08 e s.m.i., con particolare riferimento al Titolo IX, Capi I e II,
riguardanti rispettivamente la protezione da agenti chimici pericolosi e la
protezione da agenti cancerogeni e mutageni.
Il D.Lgs. 81/08 tiene conto di due regolamenti europei:

• il Regolamento CE n.1907/06 noto con l’acronimo REACH , entrato


in vigore il primo giugno del 2007 e che nasce per rendere più
efficace e migliorare il quadro normativo europeo in materia di
sostanze chimiche e più precisamente, come indica l’acronimo, per
la Registrazione, la Valutazione, l’Autorizzazione e la Restrizione
delle stesse. Il regolamento si applica a tutte le sostanze chimiche,
quindi non solo a quelle destinate ad usi industriali, ma anche a
quelle per uso domestico, come i prodotti per la pulizia e le vernici.
• il Regolamento CE n. 1272/2008 (CLP) relativo alla classificazione,
etichettatura e imballaggio delle sostanze e delle miscele, che
introduce in tutta l’Unione Europea un nuovo sistema per la
classificazione e l’etichettatura delle sostanze chimiche, basato sul
Sistema mondiale armonizzato delle Nazioni Unite (Globally
Harmonized System, GHS). Il regolamento CLP ha lo scopo di
attuare proprio quanto previsto dal sistema GHS.

Ai fini della tutela dei lavorativi esposti, assume ruolo fondamentale la


valutazione del rischio. Il datore di lavoro, dopo aver determinato
preliminarmente la presenza di agenti chimici, ne valuta i rischi sia per la
salute che per la sicurezza, non solo tenendo conto delle loro proprietà
intrinseche (anche tenendo conto della scheda di sicurezza), ma anche
delle modalità e durata dell'esposizione, della possibilità che dal ciclo
produttivo si generino intermedi, degli effetti di misure preventive già in
essere, dei dati derivanti dalla sorveglianza sanitaria dei lavoratori.
Ovviamente, non vanno tralasciate attività quali la manutenzione e le
pulizie, né tantomeno gli effetti che potrebbero generarsi dalla
combinazione dell'esposizione a più sostanze.
L'esito della valutazione (rischio basso/alto per la sicurezza e
irrilevante/non irrilevante per la salute dei lavoratori) condiziona in
modo perentorio l'adozione di misure specifiche di protezione e
prevenzione, tra cui:

64
C. Gremita, R. Callegari

• progettazione di appropriati processi lavorativi e controlli tecnici;


• uso di attrezzature e materiali adeguati;
• appropriate misure organizzative e di protezione collettive alla
fonte del rischio (aspirazioni);
• DPI;
• sorveglianza sanitaria dei lavoratori;
• misurazioni degli agenti chimici pericolosi.

Uno degli aspetti che non viene quasi mai considerato nell'ambito
valutativo, anche se previsto dalla norma (art. 28 D.Lgs. 81/08) come
fattore trasversale, è quello legato alle differenze di genere, sia da un punto
di vista tossicologico che organizzativo. In tale ottica, il riferimento più
importante è rappresentato dal medico competente, figura spesso
trascurata in ambito valutativo - nonostante la norma ne preveda
obbligatoriamente la partecipazione alla valutazione dei rischi, raramente
viene coinvolto - ma che “entra” a pieno titolo nello specifico tema del
rischio chimico, consentendo un’adeguata valutazione, soprattutto dal
punto di vista tossicologico. Ciononostante, molto spesso la maggior parte
delle aziende confonde tale tipo di valutazione con la tutela della
maternità, peraltro tutelata da norma specifica, e l’affidamento del
processo valutativo a consulenti esterni con formazione professionale del
tutto inappropriata ad affrontare questi argomenti.

Il Piano Mirato di Prevenzione dell’ATS di Pavia


Lo scorso anno l’Unità Operativa Complessa - Prevenzione e Sicurezza
Ambienti di Lavoro (UOC PSAL) dell’Agenzia per la Tutela della Salute
di Pavia, ha deciso di avviare una particolare attività di vigilanza definita
“Piano Mirato di Prevenzione (PMP)”, con l’obiettivo di analizzare le
modalità di valutazione del rischio chimico adottate dalle aziende del
territorio pavese.

Strumenti e metodi di indagine


Il PMP è stato condotto attraverso diverse fasi:

1. Preparazione strumenti;
2. Incontro con le aziende;
3. Raccolta e valutazione dati del questionario;
4. Raccolta e analisi dei DVR rischio chimico;

65
Q3, 2019 – Il Piano Mirato di Prevenzione del rischio chimico dell’ATS di Pavia

5. Prima fase di vigilanza;


6. Analisi statistica dei dati;
7. Seconda fase di vigilanza.

All'avvio del PMP, le aziende selezionate sono state invitate ad un


incontro con il servizio PSAL. Durante l’incontro è stato illustrato alle
aziende il PMP spiegandone i vantaggi rispetto ad una campagna di
vigilanza tradizionale. È stato, inoltre, presentato il questionario di
autovalutazione con l’indicazione di restituirlo compilato (insieme, si è
chiesto anche l'invio di copia dello stralcio del DVR relativo al rischio
chimico).

Le aziende che non avevano provveduto, entro i termini prestabiliti, a


inviare il questionario compilato e lo stralcio del DVR sono state
sottoposte a vigilanza tradizionale.

Si è, quindi, proceduto ad effettuare le valutazioni dei questionari e dei


DVR, che hanno permesso di:

• classificare le aziende mediante una “scala di valutazione”;


• raccogliere tutti i dati in tabelle excel per le successive analisi.

Il campione iniziale ha previsto la selezione di tre settori industriali


identificati con i codici Ateco 19, 20 e 21, che in provincia di Pavia
raggruppano 134 aziende.
Tra queste, tenendo in considerazione anche la distribuzione delle
aziende sul territorio provinciale, è stato definito un campione
numericamente rappresentativo di 50 unità selezionato considerando i
seguenti criteri:
• graduazione dei rischi;
• individuazione delle priorità sulla base di aziende conosciute o non
conosciute;
• distribuzione territoriale equa;
• non sovrapposizione di verifiche;
• non sovrapposizione dei controlli previsti dal regolamento
R.E.A.C.H.

66
C. Gremita, R. Callegari

ATECO 19 ATECO 20 ATECO 21 Tot.


Descrizione Fabbricazione di prodotti Fabbricazione di prodotti Fabbricazione di prodotti
codice derivanti dalla raffinazione chimici: questa divisione in- farmaceutici di base e di
del petrolio: questa classe clude la trasformazione di preparati farmaceutici:
include la fabbricazione di materiale organico e inor- questa divisione include la
carburanti liquidi o gassosi ganico grezzo tramite pro- fabbricazione di prodotti e
o altri prodotti derivati dal cessi chimici e la forma- preparati farmaceutici di
petrolio greggio, da mine- zione di prodotti specifici. base. È inclusa anche la
rali bituminosi o dai loro Si distingue la produzione fabbricazione di prodotti
prodotti di frazionamento. di elementi chimici di base, chimici e botanici per usi
La raffinazione del petrolio che costituiscono il gruppo medicinali.
prevede una o più delle se- industriale primario, dalla
guenti attività: fraziona- produzione di prodotti in-
mento; distillazione diretta termedi e finali ottenuti
del petrolio greggio; piro- tramite un’ulteriore lavora-
scissione. zione degli elementi chi-
mici di base.
n. aziende
in provin-
cia di Pavia 10 103 21 134

n. aziende
campione 4 36 10 50

Gli strumenti utilizzati sono stati diversi e tutti appositamente mirati


alle finalità del piano:
• Questionario di autovalutazione;
• Griglie di valutazione del gruppo di lavoro UOC PSAL;
• Scala di valutazione delle griglie.
Il più importante strumento utilizzato nell'ambito dei PMP è
rappresentato dal “questionario di autovalutazione”, appositamente creato
per valutare la corretta gestione aziendale del rischio chimico.
Il questionario è stato suddiviso in 8 sezioni:
1. Informazioni generali e anagrafica aziendale;
2. Assetto e strutture del sistema di prevenzione aziendale;
3. Gestione del DVR aziendale;
4. Sezione speciale dedicata alla valutazione del rischio chimico;
5. Interventi di prevenzione generali e specifici adottati, misure di
prevenzione e monitoraggi;
6. Informazione, formazione e addestramento;
7. Gestione delle emergenze;
8. Sorveglianza sanitaria.

67
Q3, 2019 – Il Piano Mirato di Prevenzione del rischio chimico dell’ATS di Pavia

La valutazione
Per poter valutare in maniera omogenea i dati dei questionari di
autovalutazione e quelli contenuti nei DVR restituiti dalle imprese, nonché
la congruenza di tali informazioni, incrociando l'esito del questionario
compilato da ogni impresa con quanto riportato nel DVR stesso, sono state
predisposte due griglie di valutazione, una per il DVR e l’altra per il
questionario di autovalutazione, che permettono di valutare tutti gli aspetti
essenziali necessari ad effettuare una corretta ed adeguata valutazione del
rischio chimico.

• La griglia di valutazione del DVR presenta 26 domande e sotto


domande, a cui vengono assegnate valutazioni di merito così
dettagliate:

NO (rosso) giudizio insufficiente: totale assenza delle


informazioni relative all’argomento in oggetto;
SÌ (arancione) giudizio sufficiente: presenza delle informazioni,
ma non approfonditi alcuni aspetti;
SÌ (giallo) giudizio discreto: presenza delle informazioni, che però
risultano perfezionabili in alcuni aspetti marginali;
SÌ (verde) giudizio ottimo: presenza delle informazioni, che
risultano esaustive e complete sotto tutti gli aspetti considerati.

• La griglia di valutazione del questionario di autovalutazione ha


previsto che ad ogni risposta venisse assegnato un giudizio. Per
questa griglia è stata considerata una scala di giudizio di soli tre
colori:

NO (rosso) giudizio insufficiente: quando si riscontra la totale


assenza delle informazioni richieste o la non congruità;
SÌ (giallo) giudizio sufficiente/discreto: quando sono presenti le
risposte ma permangono dubbi meritevoli di approfondimenti o
quando le informazioni risultano perfezionabili in alcuni aspetti
marginali;
SÌ (verde) giudizio ottimo: quando sono presenti tutte le
informazioni richieste che risultano coerenti ed esaustive.

68
C. Gremita, R. Callegari

Queste due griglie hanno anche alcune domande collegate tra loro;
affinché vi sia congruenza tra quanto dichiarato nel questionario e quanto
riportato nel DVR, la valutazione attraverso le griglie di queste domande
collegate, che riguardano medesimi aspetti anche se sotto forma differente,
deve coincidere. Altrimenti, in caso di differente valutazione, si genera
un'incongruenza che, insieme agli esiti delle valutazioni complessive del
questionario e del DVR, consente la valutazione complessiva dell'azienda.
Le 9 corrispondenze (domande collegate) sono indicate nella seguente
tabella:

Tenendo conto dei giudizi delle griglie di valutazione (questionario,


DVR, incongruenze), le aziende sono state graduate in base al numero di
giudizi insufficienti assegnati nelle griglie.
Le aziende che hanno presentato maggiori criticità dopo la valutazione
del questionario di autovalutazione e del DVR, sono state sottoposte a
vigilanza tradizionale.

Risultati
Delle 50 aziende considerate inizialmente, il campione finale è risultato
di 39 aziende di cui 32 presenti all'incontro. La partecipazione all'incontro
con le aziende ha visto la rappresentanza di più della metà (17) tra RSPP
o ASPP (rispettivamente 15 e 2), il 25% (8) tra direttori e manager, il 19%
(6) tra amministratori delegati (3), soci (2), datore di lavoro (1), mentre
era presente un solo RLSSA (Rappresentante dei Lavoratori per la
Sicurezza la Salute e l’Ambiente) (Tabella 1).

69
Q3, 2019 – Il Piano Mirato di Prevenzione del rischio chimico dell’ATS di Pavia

Tabella 1

Analisi dei questionari di autovalutazione


La scheda di autovalutazione compilata è stata restituita da 36 delle 39
aziende a cui è stata inviata (92%).
Il totale dei lavoratori interessati è stato di 2.248 persone, di cui 1.652
(73,5%) esposte a rischio chimico.
Per l'analisi di dettaglio si veda la Tabella 2.
Se analizziamo la tipologia contrattuale dei lavoratori esposti notiamo
che la maggior parte, il 92,6%, risulta dipendente; dei restanti, la tipologia
più diffusa appare essere quella dei somministrati e interinali, laddove
sono presenti anche percentuali trascurabili di apprendisti e stagisti. Le
percentuali non differiscono molto tra lavoratori esposti e lavoratori totali,
mentre differiscono tra i tre gruppi analizzati.
Per quanto riguarda la divisione per sesso, in entrambe le categorie c’è
una predominanza maschile che risulta però più accentuata negli esposti
dove raggiunge l’86,9% (rispetto al 78,5% del totale dei lavoratori).
Nell’Ateco 19 c’è una grande predominanza di lavoratori esposti di sesso
maschile, che supera il 98%; tale predominanza viene confermata dalle
aziende con Ateco 20, dove gli uomini sono più del 91%; nel comparto
farmaceutico, invece, possiamo notare come questa tendenza sia
parzialmente attenuata: rimane una predominanza maschile, ma le donne
raggiungono il 35% dei lavoratori esposti.

70
C. Gremita, R. Callegari

Quasi tutti i lavoratori sono italiani, con percentuali di stranieri inferiori


al 5%, sia negli esposti che nel complesso dei lavoratori. Tale percentuale,
così bassa, non permette tuttavia di notare un dato, visibile solo tenendo
presenti i valori assoluti dei lavoratori stranieri (78 per i lavoratori totali e
76 per quelli esposti), che ci mostra come il 97,4% di essi abbia mansioni
che li espongono a rischio chimico (il rapporto lavoratori/lavoratori
esposti, come già detto in precedenza, è del 73,4%, quello dei soli italiani
è del 72,6%).

Tabella 2

71
Q3, 2019 – Il Piano Mirato di Prevenzione del rischio chimico dell’ATS di Pavia

Le aziende con RSPP interno e quelle con RSPP esterno sono presenti
quasi nella medesima proporzione, con una leggera predominanza dei
consulenti; i datori di lavoro che svolgono tale compito sono invece una
minoranza, che supera il 10% solo nelle industrie produttrici di farmaci.
Tra i 18 RSPP esterni, in 14 lavorano per società di consulenza, mentre
4 sono liberi professionisti; quindi, circa i 2/3 delle aziende del campione,
che hanno preferito affidare l’incarico di RSPP al di fuori dell’azienda, ha
deciso di affidarsi ad una società di consulenza (Dettaglio D.1 – RSPP).

Tutte le aziende hanno nominato il medico competente con una


differenza minima tra società di consulenza e libero professionista. Tutte
hanno nominato l’RLS, ad eccezione di una dove si era in fase di elezione.
Parimenti, tutte le aziende hanno dichiarato di avere il DVR aggiornato
e tenuto in azienda. I dati indicano una partecipazione totale o quasi delle
figure principali della prevenzione quali datore di lavoro, RSPP, medico
competente e RLS, per andare a diminuire nelle altre figure come dirigenti,
preposti, lavoratori e consulenti (Dettaglio D.15, Figure coinvolte).

72
C. Gremita, R. Callegari

Per quanto riguarda gli interventi di prevenzione specifici, riservati alle


aziende con rischio superiore all’irrilevante per la salute, risulta che solo
poco più della metà delle stesse effettua misurazioni periodiche degli
agenti chimici pericolosi e il monitoraggio biologico.
Invece, le domande su informazione, formazione e addestramento,
sulla gestione dell’emergenza e sulla sorveglianza sanitaria hanno avuto
risposte positive da tutte le aziende.

ATECO 19 ATECO 20 ATECO 21 Totale


Questionari analizzati n. 2 25 8 35
Assetto e strutture di prevenzione n. (%)
D.1 – RSPP
- interno 1 (50) 11 (44) 3 (37,5) 15 (42,9)
- DdL 0 1 (4) 1 (12,5) 2 (5,7)
- esterno 1 (50) 13 (52) 4 (50) 18 (51,4)
D.2 – Addetti SPP 1 (50) 7 (28) 2 (25) 10 (28,6)
D.3 – Consulente 1 (50) 20 (80) 8 (100) 29 (82,9)
D.4 – Medico competente 2 (100) 25 (100) 8 (100) 35 (100)
D.5 – RLS 2 (100) 24 (96) 8 (100) 34 (97,1)
D.6 – Addetti emergenze (AE) 2 (100) 25 (100) 8 (100) 35 (100)
D.7 – Presenza AE in ogni turno 2 (100) 23 (92) 6 (75) 31 (88,6)
D.8 – Class. rischio incendio:
- basso 0 1 (4) 1 (12,5) 2 (5,7)
- medio 1 (50) 17 (68) 4 (50) 22 (62,9)
- alto 1 (50) 7 (28) 3 (37,5) 11 (31,4)
D.9 – Class. primo soccorso:
- A 1 (50) 6 (24) 1 (12,5) 8 (22,9)
- B 1 (50) 19 (76) 7 (87,5) 27 (77,1)
Organizzazione n. (%)
D.10 – Ruoli aziendali DVR 2 (100) 24 (96) 8 (100) 34 (97,1)
D.11 – Riunioni annuali 1 (50) 19 (76) 7 (87,5) 27 (77,1)
D.12 – Verbalizzazione riunioni 1 (50) 18 (72) 7 (87,5) 26 (74,3)
Valutazione del rischio chimico n. (%)
D.13 – Aggiornamento DVR 2 (100) 25 (100) 8 (100) 35 (100)
D.14 – DVR in azienda 2 (100) 25 (100) 8 (100) 35 (100)
D.15 –Coinvolti nella valutazione:
- DdL 2 (100) 25 (100) 8 (100) 35 (100)
- RSPP 2 (100) 25 (100) 8 (100) 35 (100)
- MC 2 (100) 24 (96) 8 (100) 34 (97,1)
- RLS 2 (100) 24 (96) 8 (100) 34 (97,1)
- Dirigenti 1 (50) 9 (36) 3 (37,5) 13 (37,1)
- Preposti 1 (50) 11 (44) 4 (50) 16 (45,7)
- Lavoratori 0 12 (48) 3 (37,5) 15 (42,9)
- Consulente 0 16 (64) 6 (75) 24 (68,6)
Interventi di prevenzione generali e specifici n. (%)
D.16 – Valutazione rischi 2 (100) 25 (100) 8 (100) 35 (100)
D.17 – Esito valutazione salute:
- Irrilevante 0 6 (24) 0 6 (17)
- Superiore 2 (100) 19 (76) 8 (100) 29 (83)

73
Q3, 2019 – Il Piano Mirato di Prevenzione del rischio chimico dell’ATS di Pavia

ATECO 19 ATECO 20 ATECO 21 Totale


D.18 – Esito valutazione sicurezza:
- Basso 0 7 (28) 2 (25) 9 (26)
- Superiore 2 (100) 18 (72) 6 (75) 26 (74)
D.19 – Applicazione principi generali
2 (100) 22 (88) 8 (100) 32 (91)
prevenzione
In caso di rischio superiore all’irrilevante per la salute n. (%)
D.20 – Misure di prev. specifiche 2 (100) 18 (95) 8 (100) 28 (80)
D.21 – Misurazioni periodiche agenti
1 (50) 15 (80) 4 (50) 20 (57)
chimici
D.22 – Sorveglianza sanitaria 2 (100) 18 (95) 8 (100) 28 (80)
D.23 – Monitoraggio biologico 1 (50) 11 (58) 4 (50) 16 (46)
In caso di rischio superiore a basso per la sicurezza n. (%)
D.24 – Misure di prev. specifiche 2 (100) 18 (100) 6 (75) 26 (74)
D.25 – Sorveglianza sanitaria 2 (100) 17 (94) 7 (88) 26 (74)
Informazione, formazione e addestramento n. (%)
D.26 – Corsi di formazione 2 (100) 25 (100) 8 (100) 35 (100)
D.27 – Accesso SDS 2 (100) 25 (100) 8 (100) 35 (100)
Gestione dell’emergenza n. (%)
D.28 – Piano di emergenza (PE) 2 (100) 25 (100) 8 (100) 35 (100)
D.29 – PE rev. e aggiornato 2 (100) 25 (100) 8 (100) 35 (100)
Sorveglianza sanitaria (S.S.) n. (%)
D.30 – Protocollo S.S. 2 (100) 25 (100) 8 (100) 35 (100)
D.31 – Giudizio idoneità 2 (100) 25 (100) 8 (100) 35 (100)
D.32 – Comunicazione limitazioni 2 (100) 25 (100) 8 (100) 35 (100)
D.33 – Sopralluogo MC 2 (100) 25 (100) 8 (100) 35 (100)
D.34 – Consegna cartella sanitaria 2 (100) 25 (100) 8 (100) 35 (100)

Tabella 3

Analisi schede di autovalutazione


L’analisi delle schede di autovalutazione, attraverso apposita griglia e
assegnazione del punteggio alle singole aziende, è stata fatta su 31 dei 36
questionari restituiti. Questo perché una delle aziende, non avendo inviato
il DVR, è rientrata nella prima fase di vigilanza; mentre per le altre 4 non
sono ancora concluse le valutazioni.

Particolari criticità sono emerse dalle richieste di informazioni relative


ai casi di rischio superiore all’irrilevante per la salute, dove alla domanda:
Il datore di lavoro ha adottato le misure specifiche indicate nell’art. 225
comma 1 D.lgs. 81/08”, un'azienda del gruppo chimico ha dichiarato di
rispettare solo in parte il requisito, mentre altre due di non rispettarlo.

Con riferimento alla successiva domanda: “Salvo che il DDL possa


dimostrare di controllare l’esposizione in altro modo sono state effettuate

74
C. Gremita, R. Callegari

le misurazioni periodiche degli agenti chimici pericolosi”, le aziende


settore chimico si sono comportate come nella domanda precedente,
mentre tra le aziende petrolchimiche una soddisfa solo in parte il requisito,
così come tra quelle farmaceutiche.

Alla terza domanda: “Viene effettuata la sorveglianza sanitaria per


tutti i lavoratori esposti ad agenti chimici pericolosi indicati al comma 1
dell’art. 229 D.lgs. 81/08” due aziende appartenenti al gruppo chimico
hanno dichiarato di non rispettare il requisito, mentre tutte le altre aziende
hanno dichiarato di farlo.
Difformità anche sul quesito relativo all’effettuazione del monitoraggio
biologico, dove sono state 2 le aziende a non soddisfare il requisito,
entrambe appartenenti al settore petrolchimico, e sempre 2 sono quelle che
lo soddisfano solo in parte (una appartenente al petrolchimico e l’altra al
farmaceutico).
In sintesi emerge che, su 34 domande, 18 hanno ricevuto un giudizio
positivo (requisito soddisfatto) in tutte le aziende (Tabella 4).

ATECO 19 ATECO 20 ATECO 21 Totale


Questionari restituiti 2 26 8 36
Questionari analizzati 2 21 8 31
Assetto e strutture di prevenzione n. (%)
D.1 – RSPP
Requisito soddisfatto 2 (100) 21 (100) 8 (100) 31 (100)
R. parzialmente soddisfatto 0 (0) 0 (0) 0 (0) 0 (0)
R. non soddisfatto 0 (0) 0 (0) 0 (0) 0 (0)
D.2 – Addetti SPP
Requisito soddisfatto 2 (100) 15 (71) 8 (100) 25 (81)
R. parzialmente soddisfatto 0 (0) 0 (0) 0 (0) 0 (0)
R. non soddisfatto 0 (0) 6 (29) 0 (0) 6 (19)
D.3 – Consulente
Requisito soddisfatto 2 (100) 20 (95) 8 (100) 30 (97)
R. parzialmente soddisfatto 0 (0) 0 (0) 0 (0) 0 (0)
R. non soddisfatto 0 (0) 1 (5) 0 (0) 1 (3)
D.4 – Medico competente
Requisito soddisfatto 2 (100) 21 (100) 8 (100) 31 (100)
R. parzialmente soddisfatto 0 (0) 0 (0) 0 (0) 0 (0)
R. non soddisfatto 0 (0) 0 (0) 0 (0) 0 (0)
D.5 – RLS
Requisito soddisfatto 2 (100) 21 (100) 8 (100) 31 (100)
R. parzialmente soddisfatto 0 (0) 0 (0) 0 (0) 0 (0)
R. non soddisfatto 0 (0) 0 (0) 0 (0) 0 (0)

75
Q3, 2019 – Il Piano Mirato di Prevenzione del rischio chimico dell’ATS di Pavia

ATECO 19 ATECO 20 ATECO 21 Totale


D.6 – Addetti emergenze
Requisito soddisfatto 2 (100) 20 (95) 8 (100) 30 (97)
R. parzialmente soddisfatto 0 (0) 1 (5) 0 (0) 1 (3)
R. non soddisfatto 0 (0) 0 (0) 0 (0) 0 (0)
D.7 – Presenza addetti emergenze in ogni
turno
Requisito soddisfatto 2 (100) 21 (100) 7 (88) 30 (97)
R. parzialmente soddisfatto 0 (0) 0 (0) 0 (0) 0 (0)
R. non soddisfatto 0 (0) 0 (0) 1 (13) 1 (3)
D.8 – Classificazione rischio incendio
Requisito soddisfatto
2 (100) 21 (100) 8 (100) 31 (100)
R. parzialmente soddisfatto
0 (0) 0 (0) 0 (0) 0 (0)
R. non soddisfatto
0 (0) 0 (0) 0 (0) 0 (0)
D.9 – Classificazione primo soccorso
Requisito soddisfatto
2 (100) 21 (100) 8 (100) 31 (100)
R. parzialmente soddisfatto
0 (0) 0 (0) 0 (0) 0 (0)
R. non soddisfatto
0 (0) 0 (0) 0 (0) 0 (0)
Organizzazione n. (%)
D.10 – Ruoli aziendali DVR
Requisito soddisfatto 2 (100) 20 (95) 8 (100) 30 (97)
R. parzialmente soddisfatto 0 (0) 1 (5) 0 (0) 1 (3)
R. non soddisfatto 0 (0) 0 (0) 0 (0) 0 (0)

D.11 – Riunioni annuali


2 (100) 21 (100) 8 (100) 31 (100)
Requisito soddisfatto
0 (0) 0 (0) 0 (0) 0 (0)
R. parzialmente soddisfatto
0 (0) 0 (0) 0 (0) 0 (0)
R. non soddisfatto
D.12 – Verbalizzazione riunioni
Requisito soddisfatto 2 (100) 20 (95) 8 (100) 30 (97)
R. parzialmente soddisfatto 0 (0) 0 (0) 0 (0) 0 (0)
R. non soddisfatto 0 (0) 1 (5) 0 (0) 1 (3)
Valutazione del rischio chimico n. (%)
D.13 – Aggiornamento DVR
Requisito soddisfatto 2 (100) 21 (100) 8 (100) 31 (100)
R. parzialmente soddisfatto 0 (0) 0 (0) 0 (0) 0 (0)
R. non soddisfatto 0 (0) 0 (0) 0 (0) 0 (0)
D.14 – DVR in azienda
Requisito soddisfatto 2 (100) 21 (100) 8 (100) 31 (100)
R. parzialmente soddisfatto 0 (0) 0 (0) 0 (0) 0 (0)
R. non soddisfatto 0 (0) 0 (0) 0 (0) 0 (0)
D.15 – Coinvolti nella valutazione
Requisito soddisfatto 2 (100) 21 (100) 8 (100) 31 (100)
R. parzialmente soddisfatto 0 (0) 0 (0) 0 (0) 0 (0)
R. non soddisfatto 0 (0) 0 (0) 0 (0) 0 (0)

76
C. Gremita, R. Callegari

ATECO 19 ATECO 20 ATECO 21 Totale


Interventi di prevenzione generali e specifici n. (%)
D.16 – Valutazione rischi
Requisito soddisfatto 2 (100) 21 (100) 8 (100) 31 (100)
R. parzialmente soddisfatto 0 (0) 0 (0) 0 (0) 0 (0)
R. non soddisfatto 0 (0) 0 (0) 0 (0) 0 (0)
D.17 – Esito valutazione salute
Requisito soddisfatto 2 (100) 21 (100) 8 (100) 31 (100)
R. parzialmente soddisfatto 0 (0) 0 (0) 0 (0) 0 (0)
R. non soddisfatto 0 (0) 0 (0) 0 (0) 0 (0)
D.18 – Esito valutazione sicurezza
Requisito soddisfatto 2 (100) 21 (100) 8 (100) 31 (100)
R. parzialmente soddisfatto 0 (0) 0 (0) 0 (0) 0 (0)
R. non soddisfatto 0 (0) 0 (0) 0 (0) 0 (0)
D.19 – Applicazione principi generali
prevenzione
2 (100) 21 (100) 7 (88) 30 (97)
Requisito soddisfatto
0 (0) 0 (0) 1 (13) 1 (3)
R. parzialmente soddisfatto
0 (0) 0 (0) 0 (0) 0 (0)
R. non soddisfatto
In caso di rischio superiore all’irrilevante per la salute n. (%)
D.20 – Misure di prev. Specifiche
2 (100) 18 (86) 8 (100) 28 (90)
Requisito soddisfatto 0 (0) 1 (5) 0 (0) 1 (3)
R. parzialmente soddisfatto 0 (0) 2 (10) 0 (0) 2 (6)
R. non soddisfatto
D.21 – Misurazioni periodiche agenti
chimici
Requisito soddisfatto 1 (50) 18 (86) 7 (88) 26 (84)
R. parzialmente soddisfatto 1 (50) 1 (5) 1 (13) 3 (10)
R. non soddisfatto 0 (0) 2 (10) 0 (0) 2 (6)
D.22 – Sorveglianza sanitaria
Requisito soddisfatto 2 (100) 19 (90) 8 (100) 29 (94)
R. parzialmente soddisfatto 0 (0) 0 (0) 0 (0) 0 (0)
R. non soddisfatto 0 (0) 2 (10) 0 (0) 2 (6)
D.23 – Monitoraggio biologico
Requisito soddisfatto 2 (100) 18 (86) 7 (88) 27 (87)
R. parzialmente soddisfatto 0 (0) 1 (5) 1 (13) 2 (6)
R. non soddisfatto 0 (0) 2 (10) 0 (0) 2 (6)
In caso di rischio superiore a basso per la sicurezza n. (%)
D.24 – Misure di prev. specifiche
Requisito soddisfatto 2 (100) 19 (90) 8 (100) 39 (94)
R. parzialmente soddisfatto 0 (0) 1 (5) 0 (0) 1 (3)
R. non soddisfatto 0 (0) 1 (5) 0 (0) 1 (3)
D.25 – Sorveglianza sanitaria
Requisito soddisfatto 2 (100) 19 (90) 8 (100) 39 (94)
R. parzialmente soddisfatto 0 (0) 1 (5) 0 (0) 1 (3)
R. non soddisfatto 0 (0) 1 (5) 0 (0) 1 (3)

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Q3, 2019 – Il Piano Mirato di Prevenzione del rischio chimico dell’ATS di Pavia

ATECO 19 ATECO 20 ATECO 21 Totale


Informazione, formazione e addestramento n. (%)
D.26 – Corsi di formazione
Requisito soddisfatto 2 (100) 21 (100) 7 (88) 30 (97)
R. parzialmente soddisfatto 0 (0) 0 (0) 1 (13) 1 (3)
R. non soddisfatto 0 (0) 0 (0) 0 (0) 0 (0)
D.27 – Accesso SDS
Requisito soddisfatto 2 (100) 21 (100) 8 (100) 31 (100)
R. parzialmente soddisfatto 0 (0) 0 (0) 0 (0) 0 (0)
R. non soddisfatto 0 (0) 0 (0) 0 (0) 0 (0)
Gestione dell’emergenza n. (%)
D.28 – Piano di emergenza
Requisito soddisfatto 2 (100) 21 (100) 8 (100) 31 (100)
R. parzialmente soddisfatto 0 (0) 0 (0) 0 (0) 0 (0)
R. non soddisfatto 0 (0) 0 (0) 0 (0) 0 (0)
D.29 – PE revisionato
Requisito soddisfatto 2 (100) 20 (95) 8 (100) 30 (97)
R. parzialmente soddisfatto 0 (0) 1 (5) 0 (0) 1 (3)
R. non soddisfatto 0 (0) 0 (0) 0 (0) 0 (0)
Sorveglianza sanitaria (S.S.) n. (%)
D.30 – Protocollo S.S.
Requisito soddisfatto 2 (100) 21 (100) 8 (100) 31 (100)
R. parzialmente soddisfatto 0 (0) 0 (0) 0 (0) 0 (0)
R. non soddisfatto 0 (0) 0 (0) 0 (0) 0 (0)

D.31 – Giudizio idoneità


2 (100) 21 (100) 8 (100) 31 (100)
Requisito soddisfatto
0 (0) 0 (0) 0 (0) 0 (0)
R. parzialmente soddisfatto
0 (0) 0 (0) 0 (0) 0 (0)
R. non soddisfatto
D.32 – Comunicazione limitazioni
Requisito soddisfatto 2 (100) 21 (100) 8 (100) 31 (100)
R. parzialmente soddisfatto 0 (0) 0 (0) 0 (0) 0 (0)
R. non soddisfatto 0 (0) 0 (0) 0 (0) 0 (0)
D.33 – Sopralluogo MC
Requisito soddisfatto 2 (100) 21 (100) 8 (100) 31 (100)
R. parzialmente soddisfatto 0 (0) 0 (0) 0 (0) 0 (0)
R. non soddisfatto 0 (0) 0 (0) 0 (0) 0 (0)
D.34 – Consegna cartella sanitaria
Requisito soddisfatto 2 (100) 21 (100) 8 (100) 31 (100)
R. parzialmente soddisfatto 0 (0) 0 (0) 0 (0) 0 (0)
R. non soddisfatto 0 (0) 0 (0) 0 (0) 0 (0)
Domande con punteggio “0” 32 (94) 21 (62) 28 (82) 18 (53)

Tabella 4

78
C. Gremita, R. Callegari

La Tabella 5 mostra la percentuale di requisiti soddisfatti, divisi per


area tematica, nei diversi gruppi Ateco.
Le aree tematiche in cui è stato diviso il questionario sono:
1. Figure professionali della prevenzione e organizzazione;
2. Valutazione dei rischi;
3. Informazione, formazione e addestramento e gestione emergenze;
4. Sorveglianza sanitaria.
Nella prima area la percentuale di requisiti soddisfatti risulta essere del
97%, laddove il gruppo petrolchimico risulta quello con maggiori criticità,
così come per la valutazione dei rischi.
Per contro, nella terza area, le aziende petrolchimiche si sono
dimostrate le migliori, rispettando tutti i requisiti richiesti.
Nella quarta area tutte le aziende hanno soddisfatto il 100% dei
requisiti.
Confrontando le diverse aree tematiche emerge che quella con
maggiori criticità è quella della valutazione del rischio (Tabella 5).

Tabella 5

79
Q3, 2019 – Il Piano Mirato di Prevenzione del rischio chimico dell’ATS di Pavia

Analisi DVR rischio chimico


I DVR inviati all’ATS sono stati 35, ma tra questi solamente 31 sono
stati analizzati completamente. Le 4 ditte che non hanno adempiuto a tale
richiesta sono state inserite nella prima fase di vigilanza.
Si analizzano alcune domande le cui risposte hanno presentato
particolari problematiche.

Alla domanda “Esiste l’elenco delle sostanze e dei prodotti chimici con
le relative schede di sicurezza aggiornate secondo i regolamenti REACH
e CLP”, solo 16 aziende (52%) soddisfano il requisito, mentre 14 aziende
(45%) dichiarano di soddisfarlo solo parzialmente.

Alla domanda “È stata verificata la possibilità di sostituire le sostanze


e/o i preparati pericolosi con altri”, nonostante siano 19 (61%) le aziende
che soddisfano il requisito, sono ben 8 (26%) quelle con giudizio
insufficiente.

Alla domanda: Sono stati indicati eventuali dettagli dell'impianto di


aspirazione localizzata, molte aziende non hanno fornito indicazioni in
merito, quasi la metà delle aziende, 14 (45%), ha giudizio insufficiente.

Alla domanda: È espressamente indicato che i recipienti dei prodotti


sono etichettati e chiusi, nel complesso sono 21 (68%) le aziende che
soddisfano il requisito nel DVR, 8 (26%) quelle che contengono
informazioni incomplete su quanto richiesto dalla domanda e 2 (6%)
quelle che invece non ne fanno menzione.
Se si valutano tutte le domande in complesso, emerge che su 59
domande, solo 8 hanno ricevuto un giudizio positivo (requisito
soddisfatto) in tutte le aziende ovvero circa il 14% delle domande non sono
state oggetto di criticità.

La Tabella 6 mostra la percentuale di requisiti soddisfatti o meno nei


diversi gruppi Ateco e divise per area tematica. Le aree tematiche
individuate sono 2:
1. Valutazione dei rischi;
2. Misure di prevenzione dei rischi.
Nella Tabella è anche possibile vedere i giudizi complessivi di tutte le
domande.

80
C. Gremita, R. Callegari

Tabella 6
Analisi incongruenze
Sono nove sono le corrispondenze tra le domande delle due griglie di
valutazione che devono avere la medesima risposta (positiva o negativa),
affinché vi sia congruenza tra quanto dichiarato nel questionario e quanto
rilevato nel DVR. Tra queste, solo due non hanno presentato
incongruenze: infatti, tutte le aziende che hanno dichiarato di aver valutato
i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori derivanti dalla presenza
degli agenti chimici pericolosi l’hanno effettivamente fatto nel DVR; così
come per il coinvolgimento delle figure professionali che hanno
collaborato alla redazione del DVR.
Invece, una prima incongruenza riguarda l’aggiornamento della
valutazione dei rischi da agenti chimici che, pur essendo stata dichiarata,
non è stata prevista all’interno di uno dei DVR analizzati.
Inoltre, sono due le aziende che, dal DVR, non risultano aver adottato
tutti i principi generali e le misure per la prevenzione dei rischi pur
avendolo dichiarato nel questionario. Ma le domande che hanno mostrato
più incongruenze riguardano l’adozione delle misure specifiche previste
dal D.lgs. 81/08, dove sono ben 11 contraddizioni (35%) da parte delle
aziende di cui non si trova corrispondenza nei contenuti del DVR rispetto
a quanto dichiarato.
Le imprese che hanno dichiarato di effettuare le misurazioni periodiche
degli agenti chimici pericolosi, delle quali non sono però presenti i risultati
all’interno del DVR, sono tre (10%).

81
Q3, 2019 – Il Piano Mirato di Prevenzione del rischio chimico dell’ATS di Pavia

Altre difformità riguardano singole aziende sia in ambito di


formazione, informazione e addestramento come anche, in un altro caso,
l’assenza (secondo quanto presente nel DVR) della sorveglianza sanitaria
dichiarata.
In totale risultano quindi 20 incongruenze (Tabella 7).
ATECO ATECO
Corrispondenza ATECO 19 Totale
20 21
DVR – Scheda autovalutazione n. (%) n. (%)
n. (%) n. (%)
D.1 – D.16
0 (0) 0 (0) 0 (0) 0 (0)
Valutazione dei rischi derivanti da agenti chimici
D.3 – D.27
0 (0) 1 (5) 0 (0) 1 (3)
Elenco sostanze e prodotti chimici con relative SDS
D.4 – D.15
Coinvolgimento delle figure professionali competenti 0 (0) 0 (0) 0 (0) 0 (0)
nella redazione del DVR
D.13 – D.13
0 (0) 1 (5) 0 (0) 1 (3)
Aggiornamento DVR
D.14 – D19
Misure e principi generali per la prevenzione dei ri- 0 (0) 2 (10) 0 (0) 2 (6)
schi di cui all’Art. 224 comma 1 del D.lgs. 81/08
D.15 e D.16 – D.20
Misure specifiche indicate nell’art. 225 comma 1 1 (50) 10 (48) 0 (0) 11 (35)
D.lgs. 81/08
D.17 – D.21
0 (0) 2 (10) 1 (13) 3 (10)
Misurazioni periodiche degli agenti chimici pericolosi
D.24 – D.26
0 (0) 1 (5) 0 (0) 1 (3)
Informazione, formazione e addestramento
D.25 – D.22 e D.25
0 (0) 1 (5) 0 (0) 1 (3)
Sorveglianza sanitaria
Totale 1 (6) 18 (10) 1 (1) 20 (7)
Tabella 7

Valutazione dei rischi e differenze di genere


Al fine di verificare se e in che modo le aziende hanno affrontato la
valutazione del rischio chimico tenendo conto delle differenze di genere,
sono stati revisionati i 36 DVR pervenuti al servizio PSAL.
Di questi, solo 6 (17%) hanno fatto riferimento al fattore genere.
Tuttavia, tra questi, 5 hanno fatto un mero riferimento normativo,
includendo nel DVR frasi generiche del tipo: “…Si ritiene che il genere
possa influire sul rischio chimico… Si precisa che in azienda le lavoratrici
sono impiegate in attività di ufficio e analisi di laboratorio” oppure “…Il
monitoraggio biologico costituisce uno strumento per la valutazione del
rischio insieme con il monitoraggio ambientale rispetto al quale si
caratterizza, in quanto tiene conto: delle caratteristiche individuali degli

82
C. Gremita, R. Callegari

esposti legati ad età, sesso, caratteristiche genetiche…”. Una sola azienda


ha accennato ad una sorta di valutazione relativa ad una particolare
sostanza chimica, connettendola al genere e riportando nel DVR la
seguente dicitura: “Si riporta che per le sostanze XX il rischio per la salute
risulta elevato. Tale livello di rischio è determinato dalla frase di rischio
H360d “può nuocere al feto”. Si evidenzia che l’addetto alla produzione
di vernici è di genere maschile e che presso l’azienda non è presente
personale di genere femminile in età fertile. Di conseguenza, analizzando
le altre frasi H caratteristiche di tali sostanze, il rischio per la salute nella
presente situazione aziendale è da considerarsi irrilevante”.

Si riportano in Tabella 8 gli esiti dell’analisi dei 36 DVR.

N. DVR PRESENZA ESITO


(totali 36)

30 Nessun accenno alle differenze di genere Rosso

5 Accenno che esistono differenze di Rosso


genere ma di fatto manca una valutazione
1 Breve valutazione di sostanza specifica, Grigio
affronta il problema
Tabella 8

Graduazione delle aziende


A seguito delle valutazioni dei questionari, dei DVR e delle
incongruenze, le aziende sono state graduate. Il numero di requisiti
mancanti per ogni azienda varia molto e va da 29 (35%) per l’azienda
“peggiore” allo 0 (0%) per quella “migliore”, come riportato in Tabella 9.

Risultati check- Risultati check-


Valutazione
list scheda di list valutazione
Azienda complessiva Categoria
autovalutazione ATS dei DVR
n. (%)
n. (%) n. (%)
044.20 Categoria I –
1 (3) 5 (8) 5 (6)
R. parzial. soddisfatti Grave insuffi-
0 (0) 29 (49) 29 (35)
R. non soddisfatti cienza nella va-
017.20 lutazione e ge-
R. parzial. soddisfatti 3 (9) 6 (10) 8 (10) stione del ri-
R. non soddisfatti 0 (0) 28 (47) 28 (34) schio chimico

83
Q3, 2019 – Il Piano Mirato di Prevenzione del rischio chimico dell’ATS di Pavia

Risultati check- Risultati check-


Valutazione
list scheda di list valutazione
Azienda complessiva Categoria
autovalutazione ATS dei DVR
n. (%)
n. (%) n. (%)
036.20 0 (0)
R. parzial. soddisfatti 6 (18) 27 (46) 27 (33)
R. non soddisfatt 0 (0) 1 (1)

034.19
1 (3) 0 (0) 0 (0)
R. parzial. soddisfatti
0 (0) 7 (12) 7 (8)
R. non soddisfatti
045.20
R. parzial. soddisfatti 0 (0) 4 (8) 4 (5)
R. non soddisfatti 2 (6) 4 (8) 6 (7)

002.20
R. parzial. soddisfatti 0 (0) 1 (2) 1 (1)
R. non soddisfatti 0 (0) 6 (10) 6 (7)
009.21
R. parzial. soddisfatti 1 (3) 0 (0) 0 (0)
R. non soddisfatti 0 (0) 6 (10) 6 (7)
012.20
R. parzial. soddisfatti 0 (0) 1 (2) 1 (1)
R. non soddisfatti 1 (3) 4 (8) 5 (6) Categoria II –
050.20 Insufficienza
R. parzial. soddisfatti 0 (0) 1 (2) 1 (1) nella valuta-
R. non soddisfatti 1 (3) 4 (8) 5 (6) zione e ge-
047.20 stione del ri-
R. parzial. soddisfatti 0 (0) 1 (2) 1 (1) schio chimico
R. non soddisfatti 1 (3) 3 (5) 4 (5)
020.20
R. parzial. soddisfatti 0 (0) 10 (17) 10 (12)
R. non soddisfatti 0 (0) 3 (5) 3 (4)
028.21
R. parzial. Soddisfatti 0 (0) 10 (17) 10 (12)
R. non soddisfatti 1 (3) 2 (3) 3 (4)
003.20
R. parzial. soddisfatti 0 (0) 9 (15) 9 (11)
R. non soddisfatti 1 (3) 2 (3) 3 (4)
027.20
R. parzial. soddisfatti 0 (0) 2 (3) 2 (2)
R. non soddisfatti 1 (3) 2 (3) 3 (4)
033.20
R. parzial. soddisfatti 0 (0) 1 (2) 1 (1)
R. non soddisfatti 0 (0) 3 (5) 3 (4)
019.19
R. parzial. soddisfatti 0 (0) 3 (5) 3 (4)
Categoria III –
R. non soddisfatti 0 (0) 2 (3) 2 (2)
Sufficiente valu-
029.20
tazione e ge-
R. parzial. soddisfatti 0 (0) 1 (2) 1 (1)
stione del ri-
R. non soddisfatti 1 (3) 1 (2) 2 (2)
schio chimico
041.21
R. parzial. soddisfatti 0 (0) 0 (0) 0 (0)

84
C. Gremita, R. Callegari

Risultati check- Risultati check-


Valutazione
list scheda di list valutazione
Azienda complessiva Categoria
autovalutazione ATS dei DVR
n. (%)
n. (%) n. (%)
R. non soddisfatti 0 (0) 2 (3) 2 (2)
046.21
R. parzial. soddisfatti 1 (3) 0 (0) 0 (0)
R. non soddisfatti 0 (0) 2 (3) 2 (2)
011.20
R. parzial. soddisfatti 0 (0) 8 (14) 8 (10)
R. non soddisfatti 4 (12) 0 (0) 1 (1)
024.21
R. parzial. soddisfatti 0 (0) 2 (3) 2 (2)
R. non soddisfatti 0 (0) 1 (2) 1 (1)

032.20
R. parzial. soddisfatti 0 (0) 12 (20) 12 (14)
R. non soddisfatti 0 (0) 0 (0) 0 (0)
014.20
R. parzial. soddisfatti 3 (9) 8 (14) 9 (11)
R. non soddisfatti 0 (0) 0 (0) 0 (0)
042.21
R. parzial. soddisfatti 0 (0) 9 (15) 9 (11)
R. non soddisfatti 0 (0) 0 (0) 0 (0)
026.21
R. parzial. soddisfatti 0 (0) 7 (12) 7 (8)
R. non soddisfatti 0 (0) 0 (0) 0 (0)
008.20
Categoria IV –
R. parzial. soddisfatti 0 (0) 6 (10) 6 (7)
Buona valuta-
R. non soddisfatti 0 (0) 0 (0) 0 (0)
zione e ge-
051.20
stione del ri-
R. parzial. soddisfatti 0 (0) 4 (7) 4 (5)
schio chimico
R. non soddisfatti 0 (0) 0 (0) 0 (0)
015.20
R. parzial. soddisfatti 0 (0) 3 (5) 3 (4)
R. non soddisfatti 0 (0) 0 (0) 0 (0)
031.21
R. parzial. soddisfatti 2 (6) 2 (3) 3 (4)
R. non soddisfatti 0 (0) 0 (0) 0 (0)
043.20
R. parzial. soddisfatti 1 (3) 0 (0) 1 (1)
R. non soddisfatti 0 (0) 0 (0) 0 (0)
037.20
R. parzial. soddisfatti 0 (0) 0 (0) 0 (0)
R. non soddisfatti 0 (0) 0 (0) 0 (0)
Tabella 9

Le aziende sono poi state raggruppate in quattro categorie in base ai


risultati della valutazione complessiva:
Categoria I – aziende che presentano una grave insufficienza nella
valutazione e gestione del rischio;

85
Q3, 2019 – Il Piano Mirato di Prevenzione del rischio chimico dell’ATS di Pavia

Categoria II – aziende che presentano una insufficienza nella valutazione


e gestione del rischio;
Categoria III – aziende che presentano una sufficiente valutazione e
gestione del rischio;
Categoria IV – aziende che presentano una buona valutazione e gestione
del rischio chimico.

Tabella 10

Conclusioni
L’indagine ha coinvolto 39 aziende e ha interessato indirettamente ben
2.248 lavoratori. In letteratura non sono stati trovati studi simili a quello
condotto sul territorio pavese, soprattutto dopo l'entrata in vigore dei
regolamenti REACH e CLP per cui non è stato possibile fare confronti con
realtà territoriali differenti.
L’aver condotto l’indagine attraverso la formula del Piano Mirato di
Prevenzione ha consentito di rendere i controlli nelle aziende più efficaci
attraverso la determinazione di criteri di priorità dell’azione di controllo.
Gli strumenti utilizzati, tra cui sistemi di autovalutazione associati alla
tradizionale attività di vigilanza, hanno permesso di individuare le singole
aziende in cui è stato opportuno approfondire l’attività di vigilanza sulla
base di una graduazione preliminare del campione di aziende da sottoporre
a controllo, basata su evidenze oggettive e su reali situazioni di criticità.
L’analisi approfondita dei dati raccolti ha consentito, inoltre, alla UOC
PSAL di individuare criticità oggettive e quindi l’opportunità di definire
interventi in termini di prevenzione, promozione e assistenza alle imprese
del settore.
Dai risultati ottenuti dall’indagine sono state fatte parecchie
considerazioni che sarebbe stato difficile fare se si fosse organizzata una
vigilanza di tipo tradizionale, per ottenere gli stessi risultati si sarebbero
dovuti impiegare molto più tempo e molte più risorse.

86
C. Gremita, R. Callegari

L’elevata percentuale di partecipazione da parte delle aziende agli


incontri proposti e ancor di più nella puntualità dell’invio del questionario
di autovalutazione compilato (92%) e del DVR nei tempi stabiliti, nonché
l’adesione volontaria di un’azienda del territorio non rientrante nel
campione originale, dimostrano che le aziende si sono sentite coinvolte
positivamente in questo percorso alternativo di vigilanza.
Nonostante le dimensioni delle aziende del campione fossero molto
variegate, la percentuale di lavoratori assunti con contratto di dipendenza
è risultata molto alta (più del 90%); questo dato sicuramente motiva e
favorisce la buona performance di tutte le aziende in tema di formazione
e addestramento dei lavoratori riducendo così il rischio di esporre dei
lavoratori inesperti e impreparati.
Una delle criticità che emerge, nell’ambito del DVR, è quella relativa
alla valutazione, da parte aziendale, della possibilità di sostituire le
sostanze, i preparati pericolosi e i processi con altri meno pericolosi o che
espongano meno i lavoratori. Tale obbligo, previsto in diversi articoli del
D.Lgs. 81/08 (sia per la prevenzione di rischi specifici come il chimico
che come misure generali di tutela), è disatteso in molti DVR: questo
potrebbe indurre a pensare che non siano state valutate sostituzioni
possibili e che, quindi, sia venuto meno il principio cardine della
prevenzione in caso di rischio chimico.
Sempre a riguardo del DVR, grave appare che due aziende, entrambe
appartenenti al settore Ateco 20, presentino la completa mancanza di quasi
la metà dei requisiti minimi richiesti. Sicuramente questi, insieme al caso
dell’azienda che pur avendo un solo requisito insoddisfatto ne ha ben 27
parzialmente insoddisfatti, rappresentano i casi tipici dove l’attività di
vigilanza tradizionale dovrà approfondire le mancanze rilevate.
La suddivisione delle aziende in “categorie”, è servita all’organo di
vigilanza per definire, con criteri oggettivi, le aziende che necessitano o di
approfondimenti con richiesta documentale o l’avvio di vigilanza
tradizionale. La categoria più numerosa è la Categoria II, dove è stata
valutata insufficiente la valutazione e gestione del rischio, nella quale le
aziende presentano un discreto numero di requisiti mancanti e
parzialmente mancanti.
Le aziende in Categoria I, appartenenti all’Ateco 20, hanno un numero
veramente alto di requisiti mancanti o parzialmente mancanti; peraltro si
tratta di aziende di medie dimensioni, con una media di 26 lavoratori per
azienda, solo leggermente inferiore alla media del gruppo. Tra queste

87
Q3, 2019 – Il Piano Mirato di Prevenzione del rischio chimico dell’ATS di Pavia

aziende non vi è correlazione tra i cicli produttivi o utilizzo di sostanze


particolari e, pertanto, non si rilevano motivazioni particolari per cui
abbiano performance così scadenti.
Non ci sono dubbi, invece, sul fatto che il gruppo Ateco 21 sia quello
che ha presentato meno criticità con il numero più elevato di aziende in
categoria III e IV.
Il Piano Mirato ha consentito di porre un focus specifico su come le
imprese hanno valutato il rischio chimico, tenendo conto delle differenze
di genere e i risultati sono stati pessimi oltre ogni aspettativa. A parte il
caso di un’azienda che ha, quantomeno, capito la ratio di quanto chiesto
dalla norma e cercato, seppur limitatamente di affrontare il problema, tutte
le altre hanno palesato di essere del tutto inadeguate considerando anche
il fatto che ben 30 imprese su 36 non hanno nemmeno preso in
considerazione il fattore genere (peraltro, obbligo normato).
In questo caso, non vi è neppure distinzione tra aziende grandi o piccole
o appartenenza di settore: la mancanza è grave e generalizzata e necessita
non solo di approfondimenti da parte dell’organo di vigilanza, ma anche
di interventi mirati da un punto di vista preventivo. Sicuramente mancano:
informazione e formazione sul tema ma, soprattutto, appare più che
evidente il mancato coinvolgimento dei medici competenti. È venuto
meno un importante approfondimento del rischio “salute” da un punto di
vista tossicologico, che non ha tenuto conto delle differenze fisiologiche e
dei diversi effetti che si possono generare dall’esposizione di una
medesima sostanza, a seconda che il lavoratore esposto sia un uomo o di
una donna.
Alla luce dei risultati emersi, l’ATS dovrà, in collaborazione con le
associazioni di categoria e a tutti gli enti interessati (anche nell’ambito del
Comitato provinciale ex art. 7 del D.Lgs. 81/08) proporre percorsi di
aggiornamento sulle tematiche specifiche, organizzare incontri, seminari,
convegni con medici competenti, RSPP e datori di lavoro, innanzitutto per
diffondere i risultati dell’indagine, ma soprattutto per cercare possibili
soluzioni alle carenze principali emerse dallo studio.

88
A.Fregni, C.Govoni, S.Lazzari

La valutazione dei rischi di esposizione a sostanze in ambito


lavorativo: integrazione tra Reach e D. Lgs. 81/08
di Alessandro Fregni 1, Celsino Govoni 2, Sandra Lazzari 3

Introduzione
Il Regolamento (CE) n.1907/2006 concernente la registrazione, la
valutazione, l'autorizzazione e la restrizione delle sostanze chimiche
(REACH) ha lo scopo di assicurare un elevato livello di protezione della
salute umana e dell'ambiente, nonché la libera circolazione delle sostanze
in quanto tali, o in quanto componenti di miscele e articoli, rafforzando nel
contempo la competitività e l'innovazione (Art.1). Il regolamento si
applica fatta salva la normativa comunitaria in materia di luogo di lavoro
e ambientale (Art.2.4) e rappresenta la principale normativa di prodotto
nell’ambito della chimica 4.
Nell’ambito della normativa sociale in materia di salute e sicurezza nei
luoghi di lavoro in vigore in Italia, la principale fonte normativa è il D.Lgs.
81/2008 e s.m.i, che, per quanto attiene alla protezione della salute e della
sicurezza dei lavoratori esposti alle sostanze chimiche, nel Titolo IX Capo
I, determina i requisiti minimi per la protezione dei lavoratori contro i
rischi per la salute e la sicurezza che derivano, o possono derivare, dagli
effetti di agenti chimici presenti sul luogo di lavoro o come risultato da

1
Network SICURIA, Ordine Provinciale dei Chimici e Fisici di Modena.
2
Dipartimento di Sanità Pubblica – Azienda USL Modena, Ordine Provinciale dei Chimici e Fisici di
Modena.
3
Network SICURIA, Ordine Provinciale dei Chimici e Fisici di Modena.
4
Regolamento (CE) n.1907/2006, del Parlamento europeo e del Consiglio del 18 dicembre 2006
concernente la registrazione, la valutazione, l'autorizzazione e la restrizione delle sostanze chimiche
(REACH), che istituisce un'agenzia europea per le sostanze chimiche, che modifica la direttiva
1999/45/CE e che abroga il regolamento (CEE) n. 793/93 del Consiglio e il regolamento (CE) n. 1488/94
della Commissione, nonché la direttiva 76/769/CEE del Consiglio e le direttive della Commissione
91/155/CEE, 93/67/CEE, 93/105/CE e 2000/21/CE, pubbl. su G.U. dell’Unione Europea n. 136/L. del
29/05/2007.

89
Q3, 2019 – VDR da sostanze pericolose: integrazione tra Reach e D. Lgs. 81/08

ogni attività lavorativa che comporti la presenza di agenti chimici (Art.221


c.1) 5.

I metodi di calcolo
Sia nell’ambito della normativa di prodotto (REACH) che nell’ambito
della normativa sociale (D.Lgs.81/2008) è di fondamentale importanza la
valutazione delle esposizioni alle sostanze chimiche. In ambito REACH
tale esposizione non può essere misurata direttamente, ma deve venire
desunta attraverso algoritmi di calcolo che vanno a stimare le esposizioni
dei lavoratori negli scenari appositamente creati dai produttori/importatori,
sulle basi delle informazioni ricevute dagli utilizzatori a valle delle proprie
sostanze.
Analogamente, per quanto nell’ambito della legge sui luoghi di lavoro
il datore di lavoro potrebbe procedere ad una valutazione direttamente a
mezzo misurazioni analitiche, tale metodo risulterebbe spesso troppo
oneroso oltre che probabilmente eccessivo rispetto alle reali necessità di
valutazione e, quindi, si ricorre anche in questo campo ad algoritmi di
calcolo volti a determinare se i lavoratori sono esposti ad un rischio
irrilevante o meno.
In entrambi i casi l’obiettivo è il medesimo, ovvero la tutela dei
lavoratori dalle esposizioni a sostanze chimiche che potrebbero generare
in loro malattie professionali, ma le metodiche ed i presupposti di calcolo
sono differenti.
Ciononostante, partendo dal presupposto che lo scopo finale rimane la
tutela dei lavoratori, nulla toglie che sia possibile cercare un’integrazione
tra i medesimi, per ottenere una piena e circostanziale valutazione sia dei
rischi determinati dalle esposizioni che delle misure di tutela applicabili.
Il fine ultimo è determinare, con le ovvie priorità alle misure collettive su
quelle individuali, la strada per avere un ambiente di lavoro quanto più
possibile sano e che non porti i lavoratori a dovere soffrire delle
conseguenze di esposizioni indebite a sostanze pericolose.

Gli algoritmi presi in esame sono quelli attualmente maggiormente


utilizzati in Italia per la valutazione del rischio chimico nei due ambiti
normati, ovvero l’algoritmo ECETOC TRA per il Regolamento REACH e
l’algoritmo MoVaRisCh per il D.Lgs.81/2008.
5
D.Lgs. 09/04/2008, n.81. Attuazione dell’articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n.123, in materia di tutela
della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, pubbl. su S.O. n.108/L alla G.U. n.101 del 30/04/2008.

90
A.Fregni, C.Govoni, S.Lazzari

L’algoritmo di valutazione dei rischi “ECETOC TRA”


L’algoritmo di valutazione dei rischi ECETOC TRA è un sistema di
calcolo gratuito elaborato nel 2004 da ECETOC (Centro Europeo di
Tossicologia ed Ecotossicologia delle sostanze chimiche) e consta di 3
modelli di stima delle esposizioni: per lavoratori, consumatori ed
ambiente. Essendo il primo tool per la creazione dei Chemical Safety
Assessment (CSA) in ambito REACH, anche oggi è il tool maggiormente
utilizzato per la redazione dei fascicoli di registrazione delle sostanze
chimiche. Più dell’80% dei CSA sottoposti ad ECHA per le registrazioni
sono stati creati utilizzando l’algoritmo TRA (Target Risk Assessment) di
ECETOC.

L’algoritmo, che attualmente è alla versione 3.1 ed è scaricabile


gratuitamente dal sito web di ECETOC 6, è costituito da una serie di fogli
di calcolo su base Excel tra di loro interconnessi per i calcoli di esposizione
ed uno di interfaccia utente in cui inserire i dati per l’elaborazione.
Una volta scelti i parametri, il foglio di calcolo provvede alla stima
dell’esposizione ed anche alla caratterizzazione del rischio, ovvero alla
determinazione se l’esposizione alla sostanza in esame, nelle condizioni
espresse, sia al di sotto (uso sicuro) o al di sopra (uso non sicuro) dei limiti
impostati.
La fondamentale diversità del metodo che si andrà ad analizzare è che,
a differenza di MoVaRisCh (ora conforme all’applicazione dell’Art. 223
D.Lgs. 81/2008 e alle Linee Guida delle Regioni e Province autonome per
la valutazione del rischio da agenti chimici pericolosi ai sensi del D.Lgs.
25/02), contempla l’uso e l’efficienza dei DPI e che, una volta inseriti i
dati di processo, riesce a caratterizzare con una sola operazione di calcolo
tutte le fasi di vita anche di un’unica sostanza in ambito aziendale,
fornendo in un unico output una visione chiara di tutte le combinazioni
esposizione/processo da cui ricavare chiaramente la situazione
dell’esposizione dei lavoratori e le eventuali fasi del processo lavorativo
che richiedono una revisione.

A controbilanciare l’estrema semplicità del metodo vi sono, però, varie


limitazioni nel campo di applicazione in cui l’algoritmo non è applicabile

6
European Centre For Ecotoxicology And Toxicology Of Chemicals (ECETOC). www.ecetoc.org.

91
Q3, 2019 – VDR da sostanze pericolose: integrazione tra Reach e D. Lgs. 81/08

o non fornisce dati attendibili, così come identificato nella Tabella 3 del
Technical Report 114 di ECETOC 7 e qui elencate:

• Gas;
• Aerosol;
• Fumi derivanti dai processi lavorativi;
• Solidi fibrosi;
• Temperature maggiori di 20°C;
• Soluzioni di solidi in liquidi.

In aggiunta a quanto sopra, il metodo è da usare con estrema cautela


anche in caso di sostanze cancerogene, mutagene e tossiche per la
riproduzione (CMR), sostanze dalla composizione sconosciuta (UVCB) e
miscele (stima esclusivamente miscele semplici che seguono la legge di
Raoult) e non è in grado di discriminare tra la granulometria delle polveri
(inalabili e respirabili) che vengono quindi considerate tutte come
inalabili.
Un’ulteriore limitazione riguarda la sua applicabilità alle polveri
metalliche e alle lavorazioni coi metalli ad alta temperatura PROC 25, 27a,
27b (Lavorazioni a caldo dei metalli e produzioni a caldo o ad umido delle
polveri metalliche).

Il modello di valutazione del rischio chimico “MOVARISCH”


Il Modello di Valutazione del Rischio Chimico (da agenti chimici
pericolosi per la salute) “MoVaRisCh” è un algoritmo di valutazione
approvato dai gruppi tecnici delle Regioni Emilia-Romagna, Toscana e
Lombardia in applicazione alle Linee Guida del Titolo VII-bis D.Lgs.
626/94, ora Titolo IX Capo I D.Lgs. 81/2008, proposte dal Coordinamento
Tecnico per la Sicurezza nei luoghi di lavoro delle Regioni e delle Province
autonome ed approvato dalla Conferenza degli Assessori regionali alla
Sanità (Commissione Salute) in data 26 settembre 2003.
È una modalità di analisi che, attraverso un percorso matriciale
semplice, consente di effettuare la valutazione del rischio chimico per la
salute dei lavoratori secondo quanto previsto dall’articolo 223 del D.Lgs.
81/2008.

7
European Centre For Ecotoxicology And Toxicology Of Chemicals (ECETOC). “ECETOC TRA
Version 3: Background and Rationale for the Improvements – Technical report 114”, Luglio 2012.

92
A.Fregni, C.Govoni, S.Lazzari

Nel modello è prevista l'identificazione e l’assegnazione del peso ai


parametri indicati dall'articolo di legge per effettuare la valutazione del
rischio chimico per la salute da parte delle imprese Artigiane, Industriali,
del Commercio e dei Servizi 8.
L’applicazione del modello, in cui è indispensabile l’assegnazione
corretta del pericolo degli agenti chimici, parte dal presupposto che le
misure e i principi generali di tutela di cui all’Art.224 c.1 e Titolo II D.Lgs.
81/2008 (Allegato IV) per i lavoratori esposti agli agenti chimici vengano
applicate ancor prima di valutare il rischio. Ad esempio, l’impiego dei DPI
e lo svolgimento della sorveglianza sanitaria, essendo misure specifiche di
prevenzione e protezione (Art.225 c.1 D.Lgs. 81/2008) individuano di
default un rischio chimico, da assegnare al lavoratore da parte del datore
di lavoro, non irrilevante per la salute e/o non basso per la sicurezza
chimica. Di conseguenza, quel lavoratore che indossasse
obbligatoriamente nella normale attività lavorativa i DPI per il rischio
chimico e/o vengano svolti nei suoi confronti accertamenti sanitari
preventivi e periodici sarà considerato obbligatoriamente al di sopra della
soglia del rischio chimico o irrilevante per la salute e/o non basso per la
sicurezza chimica. Pertanto, nello specifico, il risultato fornito
dall’algoritmo fornisce la presunzione che il punteggio assegnato ad ogni
singolo lavoratore esposto o gruppo omogeneo di lavoratori esposti ad
agenti chimici pericolosi per la salute nelle condizioni considerate a più
elevato rischio chimico per la salute (cioè nella giornata lavorativa più a
rischio della settimana, del mese e dell’anno più a rischio) individui un
rischio chimico che stia sotto o sopra alla soglia ipotetica definita per il
rischio irrilevante per la salute o non irrilevante per la salute, sulla base
delle Linee Guida e delle considerazioni proposte dalle Regioni e Province
autonome dopo il recepimento della direttiva 98/24/CEE.
Il metodo è estremamente semplice, di più facile applicazione rispetto
ad altri metodi analoghi disponibili sul territorio nazionale; tuttavia la
minore specificità nelle indicazioni dei parametri lo rendono molto
dipendente dalla percezione del rischio da parte degli utilizzatori e dalle
considerazioni che vengono fatte sulle tipologie di uso e controllo.

8
GOVONI C., RICCI.R., MoVaRisCh 2015: Il modello di valutazione del rischio da agenti chimici
pericolosi per la salute ad uso delle imprese in applicazione al Capo I Titolo IX D.Lgs. 81/08 in
conformità al REACH e al CLP, in Govoni C., Gargaro G., Ricci R., L’applicazione dei Regolamenti
Europei delle Sostanze Chimiche in ambito sanitario, Atti del Convegno Nazionale REACH_Sanità,
Bologna, 15 ottobre 2015, 89-128, 2015.

93
Q3, 2019 – VDR da sostanze pericolose: integrazione tra Reach e D. Lgs. 81/08

Il modello, poi, garante del principio di precauzione tipicamente di


origine europea, assicura entro certi limiti, un risultato di "sovrastima del
rischio" in modo tale da privilegiare i "falsi positivi", che dovranno essere
verificati successivamente con valutazioni più approfondite, sebbene il
percorso di validazione sperimentale svolto dalla Regione Toscana, durato
quattro anni ed ampiamente divulgato e pubblicato in numerosi libri e
riviste, abbia individuato anche risultati da considerare “falsi negativi”,
rispetto ai dati delle misurazioni svolte ai sensi dell’Art.225 c.2 D.Lgs.
81/2008. Queste considerazioni lette in maniera errata potrebbero portare
a risultati a volte sorprendenti e in alcuni casi anche ad indurre errori
pregiudizievoli per chi non è in grado di interpretare correttamente il dato
e di conseguenza a fornire una lettura corretta del risultato, soprattutto per
chi non sa misurare e non ha la percezione delle concentrazioni di sostanze
che possono essere presenti in un luogo di lavoro in raffronto della risposta
fisiologica del lavoratore 9.

Case study: miscelazione e confezionamento di rasanti per edilizia


La produzione dei rasanti impiegati in edilizia avviene principalmente
in due fasi:

a) Fase di miscelazione, la miscelazione avviene con impianto


automatico sito in area isolata dalla rimanente produzione. È, quindi,
considerata un sistema chiuso, in quanto il materiale presente nei silos
viene pesato attraverso idoneo impianto automatico di miscelazione.
b) Fase di confezionamento, una volta miscelato il composto è trasferito
per mezzo di tubazioni chiuse all’impianto automatico di
confezionamento che provvede a insacchettare il composto e, per
mezzo di un pallettizzatore automatico, vengono composti i bancali di
prodotto finito.
La durata dell’operazione è inferiore alle 4 ore ed il contatto è
considerato discontinuo, dovuto agli eventuali interventi di ripristino
dell’impianto in seguito a fermate.

9
Cassinelli C., Bonini L., Loi A.M., Luti L., Miligi L., Corsi F., Paoli M., Petrioli G., Sciarra G., Zallocco
A., Masi M., “Dalla Valutazione del rischio alla valutazione della esposizione. I risultati della
sperimentazione sulla validazione del modello per la valutazione del rischio chimico per la salute dei
lavoratori: MoVaRisCh”, in Govoni C., Sostanze pericolose: agenti chimici pericolosi, cancerogeni,
mutageni e l’amianto, Atti del Convegno Nazionale RisCh’2008, Modena, 9 ottobre 2008, 97-112, 2008.

94
A.Fregni, C.Govoni, S.Lazzari

Per il calcolo delle quantità massime giornaliere, conformemente alle


richieste del metodo, si è proceduto verificando i consumi dei vari lotti per
individuare la massima produzione giornaliera.
Dalle schede di dati di sicurezza dei prodotti si ricavano gli elementi
riportati in Tabella 1.

Tabella 1: Composizione dei rasanti impiegati in edilizia

Sostanza Classificazione Score P TLV - TWA®


Clinker di Skin Irrit. 2; H315
Cemento Eye. Dam. 1; H318
Portland 10 4,5 1 mg/m3
STOT SE 3; H335
Skin Sens. 1B; H317
Sabbia silicea 11 Non pericoloso 3 0,025 mg/m3

Inserendo i dati di cui sopra nell’algoritmo MoVaRisCh si ottengono i


risultati di cui alle tabelle seguenti.

Fase di miscelazione

Tabella 2: Calcolo del rischio chimico per la salute dei lavoratori

RISCHIO STIMATO
Sostanza Frasi H
MoVaRisCh
Clinker di Cemento Portland H315; H318
16,4
H335; H317-1B
Sabbia Silicea Non pericoloso 10,9

10
Contiene Cr(VI) in concentrazione inferiore allo 0.0002% (2 ppm).
11
Ø > 10 μm. Contiene silice cristallina respirabile in concentrazione inferiore all’1%.

95
Q3, 2019 – VDR da sostanze pericolose: integrazione tra Reach e D. Lgs. 81/08

Nella situazione descritta MoVaRisCh evidenzia un “rischio


irrilevante” per la salute. Inserendo i dati in ECETOC TRA otteniamo
quanto segue.

Tabella 3: Calcolo del rischio chimico per la salute dei lavoratori

RISCHIO STIMATO
Sostanza
ECETOC TRA
Clinker di Cemento Portland 4,20E-01
Sabbia Silicea 1,68E+00

In questo caso l’algoritmo ECETOC porta ad una situazione di rischio


“non controllato” per quanto riguarda l’esposizione a silice nelle
condizioni di uso correnti.
Ripetiamo l’analisi inserendo i DPI, sia respiratori che dermici,
attualmente utilizzati dagli operatori ed otteniamo i risultati di cui alla
Tabella 4.

Tabella 4: Calcolo del rischio chimico per la salute dei lavoratori con i
DPI

RISCHIO STIMATO
Sostanza
ECETOC TRA
Clinker di Cemento Portland 4,20E-02
Sabbia Silicea 1,68E-01

In questo caso l’algoritmo ECETOC porta ad una situazione di rischio


“controllato” per entrambe le sostanze, grazie all’adozione degli idonei
DPI.
Essendo i DPI una misura specifica di protezione, ai sensi dell’articolo
225 del D.Lgs. 81/2008, la loro necessità implica dal punto di vista
giuridico che i lavoratori siano esposti ad un rischio “non irrilevante per
la salute”. In questo caso quindi ECETOC TRA suggerisce la necessità di
ulteriori approfondimenti per la corretta definizione del rischio.

96
A.Fregni, C.Govoni, S.Lazzari

Nel caso specifico, la classificazione del rischio come “irrilevante” in


MoVaRisCh deriva dallo score scelto per la sabbia silicea, che presuppone
che la frazione di silice cristallina respirabile sia <1%. Nel caso in cui la
frazione di silice cristallina respirabile fosse maggiore, si dovrebbe
attribuire alla sostanza non più uno score 3, bensì uno score 8 in quanto
essa stessa verrebbe ad essere classificata STOT RE 1.
Rielaborando i dati con MoVaRisCh attribuendo la classificazione di
tossicità maggiore si ottiene la situazione seguente:

Tabella 5: Calcolo del rischio chimico per la salute dei lavoratori

RISCHIO STIMATO
Sostanza Frasi H
MoVaRisCh
Clinker di Cemento Portland H315; H318
16,4
H335; H317-1B
Sabbia Silicea H372 29,1

La situazione indicata ora è coerente con quanto rilevato da ECETOC


TRA.
È quindi evidente come sia necessario provvedere alla verifica della
frazione respirabile di silice cristallina contenuta nella sabbia silicea in uso
prima di poter attribuire un rischio “irrilevante” per la salute.

Fase di confezionamento

Tabella 6: Calcolo del rischio chimico per la salute dei lavoratori

RISCHIO STIMATO
Sostanza Frasi H
MoVaRisCh
Clinker di Cemento Portland H315; H318
39,4
H335; H317-1B
Sabbia Silicea Non pericoloso 26,25

Nelle situazioni descritte MoVaRisCh valuta in rischio “superiore


all’irrilevante” nella fase di confezionamento.

97
Q3, 2019 – VDR da sostanze pericolose: integrazione tra Reach e D. Lgs. 81/08

Inserendo i dati per il cemento e la sabbia silicea nell’algoritmo


ECETOC TRA si ottiene la situazione sotto riportata in Tabella 7.

Tabella 7: Calcolo del rischio chimico per la salute dei lavoratori

RISCHIO STIMATO
Sostanza
ECETOC TRA
Clinker di Cemento Portland 1,20E+00
Sabbia Silicea 4,80E+00

In questo caso, in maniera coerente con quanto riscontrato con


l’algoritmo MoVaRisCh, la situazione è da considerarsi come “non
controllata”.

Ripetendo l’analisi inserendo i DPI attualmente in uso, si ottiene la


situazione descritta in Tabella 8.

Tabella 7: Calcolo del rischio chimico per la salute dei lavoratori con i
DPI

RISCHIO STIMATO
Sostanza
ECETOC TRA
Clinker di Cemento Portland 1,20E-01
Sabbia Silicea 4,80E-01

Ne consegue che la situazione risulta essere controllata grazie all’uso


dei DPI, con parametri ipotetici di esposizione intorno al 50% del valore
limite d’esposizione professionale (VLEp).

Considerazioni e conclusioni
Gli algoritmi ECETOC TRA e MoVaRisCh sono ad oggi i tool
maggiormente utilizzati dalle aziende del Nord Italia rispettivamente per
la valutazione del rischio in fase di registrazione delle sostanze in ambito
REACH, e per la valutazione del rischio ai sensi dell’art.223 D.Lgs.
81/2008.

98
A.Fregni, C.Govoni, S.Lazzari

Per quanto entrambi i modelli nascano dalla necessità di valutare


l’esposizione dei lavoratori a sostanze chimiche, i concetti teorici che
hanno generato i modelli sono sostanzialmente differenti.
MoVaRisCh nasce dalla necessità di individuare un percorso per
identificare un’esposizione del lavoratore ad agenti chimici pericolosi al
di sopra o al di sotto di una soglia di rischio irrilevante per la salute, così
come richiesto dal D.Lgs.81/2008. Inoltre, diversamente da ECETOC
TRA, MoVaRisCh, adattandosi alle esigenze applicative di una normativa
sociale da applicare in un luogo di lavoro, non considera solo le sostanze
o le miscele pericolose, ma tutti gli agenti chimici pericolosi, anche se non
sono stati classificati secondo i criteri dell’Allegato I del Regolamento
(CE) n. 1272/2008 (CLP) 12. Infine, non essendo stato emanato un decreto
ministeriale di definizione del concetto di “irrilevante per la salute”, si può
comunque associare tale concetto a “condizioni di lavoro nelle quali
l’esposizione agli agenti chimici pericolosi è ampiamente al di sotto dei
valori limite di esposizione professionale individuati dalla normativa”,
finanche un “rischio generato da esposizioni lavorative il cui livello medio
è dello stesso ordine di grandezza di quello medio della popolazione
generale” 13. In tal senso l’algoritmo MoVaRisCh è maggiormente
restrittivo rispetto ad ECETOC TRA. Quest’ultimo, pur essendo
conservativo nelle valutazioni, è nato per fornire una stima il più possibile
attinente alle reali condizioni di esposizione, ed in cui il concetto di uso
sicuro dell’agente chimico pericoloso richiede che il rischio sia contenuto
entro i valori limite di esposizione occupazionali e non, come per
MoVaRisCh, “ampiamente al di sotto” dei medesimi livelli.

Questa differente filosofia si riscontra in una voluta ed accentuata


tendenza convenzionale del modello MoVaRisCh alla sovrastima del
rischio chimico, già sottolineata in fase di validazione del modello, qualora
il datore di lavoro non abbia una sufficiente attenzione nell’adottare le

12
Regolamento (CE) N.1272/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio del 16 dicembre 2008,
relativo alla classificazione, all’etichettatura e all’imballaggio delle sostanze e delle miscele che modifica
e abroga le direttive 67/548 e 1999/45 e che reca modifica al Regolamento (CE) n.1907/2006, pubbl. su
G.U. dell’Unione Europea n.L.353/1 del 31/12/2008.
13
Federchimica. “La valutazione del rischio chimico nel nuovo D.Lgs.81/2008: analisi e commenti”,
Gennaio 2009.

99
Q3, 2019 – VDR da sostanze pericolose: integrazione tra Reach e D. Lgs. 81/08

misure ed i principi generali di tutela della salute e della sicurezza del


lavoratore 14.
Il modello ECETOC TRA, invece, ignora le indicazioni di pericolo e
cerca di dare una valutazione analitica dell’esposizione del lavoratore
elaborando una serie di calcoli che partono dalle proprietà chimico-fisiche
della sostanza in esame e dalla sua categoria di uso. La valutazione del
rischio avviene tra il confronto dei dati così ottenuti ed i limiti di
esposizione delle sostanze in esame. Il vantaggio di questo metodo è che,
lungi dall’essere statico, è invece continuamente rielaborato ed adattato in
funzione dei feedback ricevuti dagli utilizzatori e, nella versione 3.1,
fornisce un risultato paragonabile al reale, pur restando sempre cautelativo.

Nel caso studio sulla valutazione della fase di miscelazione delle


polveri per la fabbricazione di rasanti il risultato della valutazione del
rischio chimico derivante da ECETOC TRA appare maggiormente
conservativo rispetto a MoVaRisCh, in quanto strutturando direttamente
l’analisi valutativa sui valori limite di esposizione professionale (VLEp)
rispetto alla classificazione della sostanza, si evidenzia un rischio laddove
MoVaRisCh presumibilmente incorre in uno dei suoi rari falsi negativi.
Secondo ECETOC TRA, il valore limite di esposizione lavorativa alla
silice cristallina in forma respirabile è, infatti, talmente basso che anche
una minima esposizione porterebbe ad un superamento dei livelli di
accettabilità. MoVaRisCh invece, determinando la caratterizzazione del
rischio sulla base della classificazione dei pericoli della sostanza/miscela,
laddove il fornitore non classifica in maniera corretta le sostanze chimiche
- nell’ambito della corretta e propria classe di pericolo e il datore di lavoro
insieme al suo RSPP o consulente, non sono sufficientemente attenti a
richiedere ulteriori informazioni al fine di una completa e corretta
valutazione del rischio secondo le modalità previste nell’Art. 223 c.4
D.Lgs. 81/2008: di fatto, con MoVaRisCh c’è veramente il rischio di
sottovalutare il rischio chimico come è realmente accaduto nell’ipotesi
della disamina del caso studio presentato.

14
Cassinelli C., Bonini L., Loi A.M., Luti L., Miligi L., Corsi F., Paoli M., Petrioli G., Sciarra G.,
Zallocco A., Masi M., “Dalla Valutazione del rischio alla valutazione della esposizione. I risultati della
sperimentazione sulla validazione del modello per la valutazione del rischio chimico per la salute dei
lavoratori: MoVaRisCh”, in Govoni C., Sostanze pericolose: agenti chimici pericolosi, cancerogeni,
mutageni e l’amianto, Atti del Convegno Nazionale RisCh’2008, Modena, 9 ottobre 2008, 97-112, 2008.

100
A.Fregni, C.Govoni, S.Lazzari

La criticità, in questo caso, risiede nella definizione della frazione


respirabile che deve essere inferiore all’1%, come deve essere dichiarato
dal fornitore, e non modificata dal processo.
ECETOC TRA suggerisce in questo caso l’utilità di approfondimento
della misurazione, della determinazione analitica e l’attenta verifica del
fatto che la frazione respirabile sia realmente inferiore all’1%; infatti, il
semplice fatto che per controllare l’esposizione ECETOC TRA suggerisca
l’uso dei DPI, la loro stessa necessità determina dal punto di vista giuridico
una classificazione di rischio “non irrilevante” per la salute.

Nel secondo caso, considerato relativo al confezionamento, si riscontra


una perfetta uniformità di valutazione tra i due algoritmi. Entrambi, infatti,
nella situazione considerata, forniscono lo stesso risultato: in questo caso,
si ritiene che ECETOC TRA, rispetto a MoVaRisCh, crei il notevole
vantaggio di poter considerare l’uso dei DPI, dimostrando un uso sicuro
ed il raggiungimento delle idonee condizioni di prevenzione e protezione
dei lavoratori senza la necessità di effettuare ulteriori misurazioni e
determinazioni analitiche, come viene previsto dall’Art.225 c.2 del D.Lgs.
81/2008. In questa maniera, come previsto dall’articolo di legge citato, si
potrebbe dimostrare il conseguimento di adeguato livello di prevenzione e
protezione senza dovere procedere ad effettuare la misurazione degli
agenti che possono presentare un rischio per la salute.

Per quanto riguarda la valutazione del rischio chimico in ambito


lavorativo ai sensi del D.Lgs. 81/2008 va precisato che il metodo ECETOC
TRA, largamente utilizzato in ambito REACH per la creazione degli
scenari di esposizione, non prende in considerazione in modo esplicito tutti
i parametri previsti dagli Art. 223 e 224 D.Lgs. 81/2008 ed utilizza un
concetto di uso sicuro differente dal concetto di rischio irrilevante presente
nella normativa sociale. Per queste limitazioni, coerentemente con le
indicazioni della Commissione Consultiva Permanente per la Salute e
Sicurezza sul Lavoro di cui all’Art.6 del D.Lgs. 81/2008, esso non può
essere usato per la valutazione del rischio così come previsto dal Decreto
medesimo 15.

15
Circolare della Commissione Consultiva Permanente per la salute e sicurezza sul lavoro Comitato 9 –
Sottogruppo “Agenti Chimici”, “Criteri e strumenti per la valutazione del rischio chimico in ambiente di
lavoro ai sensi del D. Lgs. n. 81/2008 s.m.i. (Titolo IX, Capo I “Protezione da Agenti Chimici” e Capo II

101
Q3, 2019 – VDR da sostanze pericolose: integrazione tra Reach e D. Lgs. 81/08

MoVaRisCh, invece, rispettando le Linee Guida delle Regioni ed il


dettato sociale, rimane il modello di riferimento per la valutazione del
rischio da agenti chimici pericolosi nei luoghi di lavoro.

Tuttavia, si è visto come i due tool in oggetto possano essere


efficacemente integrati per una migliore valutazione del rischio chimico in
ambito lavorativo andando a compensare le imprecisioni dell’uno e
dell’altro, permettendo quindi, di avere un doppio controllo ed una
maggiore coerenza nella valutazione del rischio chimico, qualora si
impiegassero simultaneamente.

In aggiunta a questo, dall’uso congiunto dei modelli si possono ottenere


utili ed esaustive indicazioni in merito alla corretta valutazione del rischio
ed alla scelta ed efficacia delle misure di prevenzione e protezione dei
lavoratori da attuarsi senza necessariamente dover procedere con
misurazioni analitiche, così come richiesto dall’articolo 225 c.2 del D.Lgs.
81/2008.

Infine, si sottolinea come in entrambi gli algoritmi presi in


considerazione la scelta dei parametri (“score”, “uso” e “controllo” per
MoVaRisCh, “proc” per ECETOC TRA) che rappresentano il processo
lavorativo risultano il fattore principale della valutazione. Un eventuale
errore sulla corretta attribuzione dei parametri porta a notevoli
conseguenze sulla stima dell’esposizione finale: da qui la necessità che tali
modelli vengano utilizzati esclusivamente da personale formato ed
esperto.

“Protezione da Agenti Cancerogeni e Mutageni”), alla luce delle ricadute del Regolamento (CE) n.
1907/2006 (Registration Evaluation Authorisation Restriction of Chemicals - REACH), del Regolamento
(CE) n. 1272/2008 (Classification Labelling Packaging - CLP) e del Regolamento (UE) n. 453/2010
(recante modifiche all’Allegato II del Regolamento CE 1907/2006 e concernente le disposizioni sulle
schede di dati di sicurezza), 28 novembre 2012.

102
Carlo Zamponi

La redazione e gestione del DVR chimico

di Carlo Zamponi 1

Non vi è dubbio che uno dei pericoli presenti nei luoghi di lavoro di
difficile gestione è rappresentato dalla presenza di sostanze chimiche.
Un pericolo che non solo è spesso sottovalutato in molti settori, ma è
soggetto a continue evoluzioni in rapporto alla nascita di nuovi prodotti e
materiali, come ad esempio le nanoparticelle o le nuove scoperte sui danni
che le sostanze possono provocare sulla salute e sull’ambiente. Pertanto,
nulla di più sbagliato è l’associare al rischio chimico unicamente la grande
impresa che produce o manipola enormi quantità di sostanze chimiche, in
quanto sono diverse le attività lavorative che espongono in modo diretto
e/o indiretto i lavoratori alle stesse.
Non a caso l’EU – OSHA ha dedicato la campagna Europea 2018 - 2019
proprio al tema della “Salute e sicurezza negli ambienti di lavoro in
presenza di sostanze pericolose“; una ragione ci doveva pur essere.
Proprio partendo da queste considerazioni cerchiamo di analizzare il
problema.

Il documento di valutazione dei rischi: il concetto di valutazione


Con l’espressione “valutazione del rischio” si intende l’identificazione
del pericolo ottenuto dal complesso delle informazioni disponibili nel
luogo di lavoro, mentre possiamo definire “rischio chimico” l’insieme dei
rischi, connessi all’attività lavorativa svolta in ambienti in cui sono
presenti o utilizzate, in modo diretto o indiretto, sostanze/miscele che per
le loro proprietà e/o per le condizioni di impiego vengono classificate
pericolose.

Se l’attività lavorativa non ne comporta l’utilizzo e all’interno dei locali


aziendali non sono presenti sostanze/miscele il rischio è considerato nullo.

1
Consigliere Nazionale AiFOS, Docente a contratto Università degli Studi di L’Aquila.

103
Q3, 2019 – La redazione e gestione del DVR chimico

Diversamente, se sul posto di lavoro sono contemporaneamente


presenti due fattori:
1. l’agente chimico (legato al processo);
2. le condizioni che possono portare il lavoratore nella sfera di azione
dell’agente, legate alle modalità operative in condizioni normali
e/o in emergenza;
diventa necessario procedere alla qualificazione ed alla quantizzazione del
rischio attraverso le fasi sotto indicate, le quali comprendono:
o l’identificazione del pericolo;
o la valutazione dei rischi;
o la definizione dell’esposizione;
o la stima dei danni che ne derivano.

Il percorso valutativo
Di seguito la schematizzazione del percorso valutativo in conformità di
quanto stabilito dal D.Lgs. 81/08:

104
Carlo Zamponi

La normativa Europea sulle sostanze chimiche, sia quella relativa alla


tutela dei lavoratori che quella per la tutela dell’ambiente, stabilisce una
gerarchia di misure che i datori di lavoro devono intraprendere al fine di
controllare il rischio rappresentato dalle sostanze.
Tale gerarchia può essere riassunta nel modo seguente:
o l’eliminazione e la sostituzione sono le misure di controllo
prioritarie. Laddove possibile, eliminare l’uso delle sostanze
pericolose modificando il processo o il prodotto in cui la sostanza
viene utilizzata;
o se l’eliminazione della sostanza non è possibile, sostituirla con una
non pericolosa o meno pericolosa;
o nei casi in cui non è possibile eliminare o sostituire una sostanza o
un processo, l’esposizione può essere prevenuta o ridotta tramite
l’adozione di misure/soluzioni tecniche, procedurali e
organizzative (controllo delle emissioni alla fonte, sistema chiuso
o impianti di ventilazione locale, riduzione del numero di
lavoratori esposti alla sostanza pericolosa, riduzione della durata
e della intensità dell’esposizione).
o gestione del rischio residuo attraverso l’utilizzo di D.P.I.

Il concetto di esposizione
Al fine di qualificare e quantizzare l’esposizione del lavoratore diventa
necessario stabilire:
1) quale sostanza / miscela;
2) in che quantità, concentrazione;
3) per quanto tempo;
4) qual è la sua concentrazione ambientale;
5) qual è la via di penetrazione.
Definito quanto sopra indicato, al fine di limitare per quanto più
possibile i danni a carico del lavoratore e, quindi, rendere accettabile il
rischio lavorativo, dovranno essere individuate le attività preventive e
protettive da porre in essere durante lo svolgimento delle mansioni
lavorative con esposizione diretta e/o indiretta a sostanze chimiche,
considerando che le caratteristiche dei rischi dipenderanno anche:
o dal tipo e dalle condizioni dei processi produttivi;
o dalle caratteristiche strutturali e microclimatiche dell’ambiente
lavorativo;
o dalla sensibilità dell’ospite.

105
Q3, 2019 – La redazione e gestione del DVR chimico

Le procedure, siano esse preventive o protettive, potranno essere redatte


solo se si conosce, per ogni sostanza / miscela in uso:

1. Pericolosità intrinseca (dati che identificano la capacità di


indurre effetti nocivi) ovvero:
• le proprietà tossicologiche
o tossicità acuta, subcronica e cronica;
o mutagenicità;
o cancerogenicità;
o relazioni dose - risposta;
o dati epidemiologici.
• le proprietà di reattività
o esplosività;
o infiammabilità;
o radioattività;
o corrosività, etc. .

2. Comportamento nell’ambiente (dati che permettono di prevederne


i possibili scenari di esposizione) ovvero:
o le proprietà di base della sostanza che caratterizzano la forma in cui
essa è presente nell’ambiente (peso molecolare, punto di ebollizione,
densità, etc.);
o le proprietà che ne determinano il destino ambientale (solubilità,
tensione di vapore, coefficienti di ripartizione tra i vari comparti
ambientali);
o incompatibilità ovvero la possibilità che si verifichino reazioni
esplosive, esotermiche o si formino sostanze pericolose in presenza
di specifiche classi di composti;
o proprietà intrinseche di reattività (autoinfiammabilità, ecc. )

3. Limiti di accettabilità (l’insieme di valutazioni che costituiscono una


base ed un utile riferimento per i processi decisionali) ovvero:
o standard e parametri di riferimento di accettabilità o tollerabilità
per la popolazione generale;
o standard e parametri di riferimento di accettabilità o tollerabilità
per l’ambiente di lavoro (TLV, TWA, TLV-CEILING);

106
Carlo Zamponi

o valutazioni di cancerogenicità operate da enti riconosciuti in campo


internazionale secondo criteri stabiliti (CEE, IARC, EPA,
ACGIH);
o standard e parametri di rischio per condizioni accidentali e di
emergenza;
o limiti di accettabilità aziendali (concetto del significativo).

I valori limite
I valori limite di soglia (Threshold Limit Value - TLV) sono definiti
come il valore della concentrazione aerea dell’agente a cui corrisponde una
introduzione tale da mantenere l’organismo nelle condizioni di
adattamento o di compenso anche in caso di esposizioni ripetute per lungo
tempo.

L’elenco dei valori limite di esposizione professionale, ovvero le


concentrazioni di inquinanti ammissibili nell’aria degli ambienti di lavoro
e dei valori limite biologici presenti nei liquidi biologici dell’organismo
relativi agli agenti chimici, sono indicati nel D.Lgs. 81/08 (art. 232)
rispettivamente, negli allegati XXXVIII e XXXIX. Gli stessi vengono
aggiornati in funzione del progresso tecnico, dell’evoluzione di normative
specifiche comunitarie o internazionali e delle conoscenze nel settore degli
agenti chimici e contribuiscono a mantenere sotto controllo l’esposizione
a sostanze pericolose sui luoghi di lavoro perché definiscono, allo stato
attuale delle conoscenze, il valore massimo di concentrazione in aria di
una sostanza, affinché non vi sia un danno per la salute.

In linea prettamente giuridica, è da sottolineare il fatto che un tassativo


obbligo a misurare l’esposizione ad agenti chimici non permane nemmeno
nelle situazioni al di sopra del rischio irrilevante per la salute. Certamente,
resta obbligatorio mantenere la concentrazione degli inquinanti al di sotto
dei valori limite di esposizione professionale in quanto tali valori tutelano
la salute della maggioranza dei lavoratori. Vi è da precisare che i limiti
obbligatori per legge si basano sull’esposizione di soggetti adulti in buona
salute e, di conseguenza, non sono applicabili ai casi che richiedono
interventi specifici, come le donne in stato di gravidanza e i lavoratori
ipersuscettibili.

107
Q3, 2019 – La redazione e gestione del DVR chimico

La valutazione dell’esposizione: la misurazione


Nei casi in cui non sia possibile pervenire alla “giustificazione” del
rischio è opportuno provvedere alla misurazione dell’agente chimico.
La misurazione va effettuata “per periodi rappresentativi
dell’esposizione in termini spazio temporali - art. 225, comma 2 T.U.”.
Deve poi essere svolta per tempi significativi dell’esposizione e in tutte le
fasi espositive degli addetti nell’arco del turno di lavoro. Inoltre, la stessa
deve avvenire con metodiche standardizzate che devono essere
espressamente indicate nel D. V. R..
La norma di carattere generale, di riferimento per la misurazione degli
inquinanti chimici nei luoghi di lavoro, è la norma UNI - EN 689:2018
recepita in Italia nel luglio 2018 che ha come titolo “Atmosfera
nell'ambiente di lavoro – misura dell'esposizione per inalazione agli
agenti chimici – strategia per la verifica della conformità con i valori
limite di esposizione occupazionale”. L’aggiornamento di tale norma
arriva oltre 20 anni dopo la prima edizione e ne modifica i contenuti,
definendo una nuova strategia per effettuare misure rappresentative
dell’esposizione dei lavoratori agli agenti chimici per inalazione. Il nuovo
approccio mira ad elevare il livello di affidabilità e di veridicità dei dati
sperimentali.

Tale norma prevede che si segua una precisa strategia di misurazione


nella quale si identificano preventivamente:
o le sostanze;
o le aree;
o gli addetti.

Oltre a ciò, si stabiliscono quindi le misurazioni da effettuarsi in condizioni


rappresentative e quelle da effettuarsi nelle condizioni limite o peggiori.

La procedura di misurazione deve fornire una rappresentazione fedele


dell’esposizione, con il minor numero di campionamenti possibili. Inoltre,
in relazione alle modalità con cui avviene l’esposizione, la valutazione
della stessa può essere determinata facendo ricorso a:
o monitoraggio ambientale;
o monitoraggio personale;
o monitoraggio cutaneo;
o dosimetria biologica.

108
Carlo Zamponi

Il monitoraggio ambientale permette di verificare le condizioni nelle


quali si trova il lavoratore mentre svolge la sua mansione e, quindi, di
accertare i livelli di esposizione. Viene svolto in campagne di rilevazione
sulla base delle mappe di rischio, ove sono stati individuati i punti ed i
momenti nei quali fare il campionamento e le sostanze da andare a
ricercare.

La correttezza e accuratezza delle metodiche di campionamento è


fondamentale per avere dei risultati significativi e credibili e sono il
presupposto per le successive analisi chimiche dei campioni prelevati.
Accanto al monitoraggio ambientale, assume grande significato, dove
possibile, il monitoraggio biologico, in quanto misura l’esposizione del
singolo lavoratore. Lo stesso consiste nella misurazione di specifici
indicatori biologici (in genere i metaboliti delle sostanze in uso) in
campioni organici (sangue e urine) prelevati nei momenti opportuni sul
lavoratore (per esempio a fine turno lavorativo).

Il monitoraggio biologico costituisce uno strumento indiretto per


conoscere l’entità dell'esposizione dei lavoratori alla specifica sostanza e
deve essere considerato complementare a quello ambientale.
Il datore di lavoro potrà effettuare la misurazione:
o per dimostrare il rispetto dei valori di esposizione;
o ogni volta che sono modificate le condizioni che possono far
variare l’esposizione all’agente chimico (quantità, modalità d’uso,
modifiche di tecnologie ed impianti ….);
o periodicamente, per controllare l’esposizione dei lavoratori;
o per verificare l’efficacia delle misure preventive e protettive poste
in essere.

Risultati della valutazione


Qualora la valutazione dei rischi dimostri che il rischio connesso alla
presenza/esposizione ad agenti chimici pericolosi sia:
1. basso per la sicurezza e irrilevante per la salute;
2. non basso per la sicurezza e non irrilevante per la salute;
3. non basso per la sicurezza ma irrilevante per la salute;
4. basso per la sicurezza, ma non irrilevante per la salute;
a seconda dei casi deve essere prevista una appropriata procedura, ovvero:

109
Q3, 2019 – La redazione e gestione del DVR chimico

1° caso: rischio basso per la sicurezza e irrilevante per la salute

Non si applica quanto previsto nel D.Lgs. 81/08 dagli:


o art. 225 (misure specifiche di protezione e di prevenzione);
o art. 226 (disposizioni in caso di incidenti o di emergenze);
o art. 229 (sorveglianza sanitaria);
art. 230 (cartelle sanitarie e di rischio).

2° caso: rischio non basso per la sicurezza e non irrilevante per la salute

Si dovrà:
attuare quanto previsto nel D.Lgs. 81/08 dagli:
o art. 225 (misure specifiche di protezione e di prevenzione):
o art. 226 (disposizioni in caso di incidenti o di emergenze);
nominare il Medico Competente che dovrà:
• art. 229 (sottoporre i lavoratori a sorveglianza sanitaria);
art. 230 (istituire e aggiornare le cartelle sanitarie e di rischio).

3° caso: rischio non basso per la sicurezza ma irrilevante per la salute

Si devono attuare le disposizioni previste nel D.Lgs. 81/08 dagli:


o art. 225 (misure specifiche di protezione e di prevenzione):
o art. 226 (disposizioni in caso di incidenti o di emergenze)
con l’esclusione degli:
• art. 229 (sorveglianza sanitaria);
art. 230 (cartelle sanitarie e di rischio).

4° caso: rischio basso per la sicurezza, ma non irrilevante per la salute

Si devono applicare le misure specifiche previste nel D.Lgs. 81/08 di cui


agli:
o art. 225 (misure specifiche di protezione e di prevenzione);
o art. 229 (sorveglianza sanitaria);
art. 230 (cartelle sanitarie e di rischio).

Di seguito viene riportata in figura la schematizzazione del processo


valutativo sopra descritto.

110
Carlo Zamponi

Conclusioni
La redazione di un Documento di Valutazione del Rischio Chimico
basato su un sistema di gestione o su un modello di organizzazione e di
gestione rappresenta un sicuro investimento per l’impresa.
L’adozione dello stesso, sistema o modello, permette di analizzare in
maniera più immediata i rapporti tra i rischi valutati e le misure adottate,

111
Q3, 2019 – La redazione e gestione del DVR chimico

di osservare in maniera più razionale gli obblighi della normativa sulla


sicurezza, di gestire in maniera più consapevole i cambiamenti economici,
politici e organizzativi che investono inevitabilmente l’impresa e che si
riflettono anche sulle procedure della sicurezza, migliorando la qualità
dell’organizzazione aziendale e promuovendo la realizzazione del
miglioramento continuo di tutte le attività dell’azienda.
Da osservare, comunque, che il tutto può essere gestito meglio solo se,
inizialmente, si è proceduto ad una attenta ed analitica valutazione dei
rischi e redatto un documento di valutazione dei rischi, vero pilastro
prevenzionale, in linea con le indicazioni legislative.
Il ciclo attuato nel presente studio (pianificazione, attuazione, controllo
e riesame) pone il costante accento sul “miglioramento continuo” che, per
poter essere realizzato necessita, da parte del management aziendale, di
avere ben chiaro cosa è necessario fare, enunciarlo nella politica aziendale
e renderlo operativo, declinandolo in obiettivi dell’organizzazione.
Quindi, l’obiettivo primario di un’azienda che voglia implementare una
gestione che tende alla “efficienza, efficacia ed alla appropriatezza” non è
quello di redigere un “semplice” Documento di Valutazione dei Rischi e
delle “semplici” procedure.
Il cammino della gestione del DVR deve articolarsi sia attraverso la
ricerca dei processi motivanti in grado di catalizzare i fattori di
coinvolgimento degli individui per la condivisione degli obiettivi sia, in
particolare, nella conseguente modifica dell’organizzazione finalizzata
alla realizzazione di un punto d’incontro tra gli obiettivi individuati e quelli
dell’organizzazione stessa.

112
Gabriele Scibilia

Responsabile Schede Dati di Sicurezza: una nuova qualifica


professionale strategica

di Gabriele Scibilia 1

L’Ente Italiano di Normazione (UNI), in collaborazione con


l’Associazione EPTAS (Esperti Prevenzione Tutela Ambiente Salute), ha
pubblicato lo scorso 10 giugno la Prassi di Riferimento UNI/PdR 60:2019
relativa all’esperto del ciclo di vita delle sostanze nelle sue due
declinazioni RSDS (Responsabile Schede di Dati di Sicurezza) ed ESR
(Esperto Sistema Rifiuti).
In particolare, la Prassi definisce per la prima volta a livello comunitario
il professionista che deve essere inteso come “persona competente” in
materia di redazione di schede di dati di sicurezza e gli assegna la
denominazione di “Responsabile Schede di Dati di Sicurezza (RSDS)”.
Va ricordato che le sostanze e le miscele pericolose sono caratterizzate
da documenti tecnici denominati “Schede di Dati di Sicurezza” (SDS), che
devono essere redatte e consegnate, obbligatoriamente o su richiesta a
seconda dei casi, in conformità alle normative vigenti in materia:
- dal 01/06/1993 per le miscele, denominate all’epoca “preparati”, per
effetto del D.M. Sanità 28 gennaio 1992;
- dal 06/08/1997 per le sostanze, per effetto del D.M. Sanità 4 aprile 1997.
Nell’attuale normativa di riferimento (Allegato II del Regolamento CE
n. 1907/2006, REACH, così come aggiornato dal Regolamento UE n.
2015/830), si fa riferimento ad una “persona competente” con conoscenze
tecniche: “La scheda di dati di sicurezza deve essere compilata da una
persona competente che tenga conto delle necessità particolari e delle
conoscenze degli utilizzatori, se note. I fornitori di sostanze e miscele

1
Chimico Industriale, General Manager Flashpoint S.r.l. Consulente in materia di REACH, CLP, BPR,
ADR, IMDG, ecc. Membro del GdL merci pericolose presso Ministero Infrastrutture e Trasporti –
Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto. Membro del GdL quiz e studi dei casi per
l’esame di consulente per la sicurezza presso Ministero Infrastrutture e Trasporti – Direzione Generale
per la Motorizzazione – Divisione 3.

113
Q3, 2019 – Responsabile Schede Dati Sicurezza: qualifica professionale strategica

devono garantire che le persone competenti abbiano ricevuto una


formazione adeguata comprendente anche corsi di aggiornamento”.
Tuttavia, la legislazione comunitaria, pur introducendo il riferimento ad
una generica e non meglio individuata “persona competente”, non ha mai
definito i requisiti relativi a tale professionista; constatando l’evidente
lacuna normativa, nel settembre 2017 l’EPTAS ha fatto esplicita richiesta
ad UNI di predisporre una Prassi di riferimento che definisse i requisiti che
caratterizzano la figura professionale del Responsabile Schede di Dati di
Sicurezza (RSDS) superando la genericità del termine “persona
competente”. Dunque, la UNI/PdR 60:2019 rappresenta il documento
finale elaborato dal tavolo di lavoro, comprendente gli esperti in materia e
costituisce la “best practice” comunitaria che individua le attività, i compiti
e le relative conoscenze, abilità e competenze del RSDS, definite sulla base
dei criteri del Quadro europeo delle qualifiche (European Qualifications
Framework, EQF).
In pratica, le Schede di Dati di Sicurezza di sostanze e miscele
pericolose costituiscono il punto di partenza per una valutazione dei rischi
nell’ambiente di lavoro (rif. D.Lgs. 81/2008) e per una classificazione dei
rifiuti generati dalle attività industriali e professionali. Ecco allora che, in
base alla sua conoscenza approfondita delle normative concernenti le
sostanze e miscele, il Professionista Responsabile SDS diventa il
riferimento aziendale che valida il contenuto delle SDS dei prodotti
chimici immessi sul mercato, elaborate eventualmente con l’utilizzo di un
software, secondo le disposizioni vigenti del Regolamento CE
n.1907/2006 (REACH) e del Regolamento n.1272/2008 (CLP) e loro
successive modifiche.
Il Responsabile SDS svolge, allora, le attività seguenti:
a) la verifica dal punto di vista regolatorio delle SDS relative alle
sostanze, in quanto tali o contenute in miscele, in entrata nel sito
operativo dell’impresa e provenienti da un fornitore residente in un
Paese appartenente all’Unione Europea o allo Spazio Economico
Europeo, per essere sottoposte ad un uso industriale o professionale
all’interno del sito operativo (ad esempio, fabbricazione di nuove
sostanze, miscelazione, produzione di articoli, ausiliario di processo,
prodotto per la manutenzione, ecc.).
b) la redazione delle SDS relative alle sostanze, in quanto tali o contenute
in miscele, in entrata nel sito operativo dell’impresa e provenienti da un
fornitore residente in un Paese non appartenente all’Unione Europea o

114
Gabriele Scibilia

allo Spazio Economico Europeo, per essere sottoposte ad una o più


delle attività industriali o professionali indicate al punto c). In questo
caso, l’impresa si configura come importatore e, all’atto
dell’importazione, immette la sostanza/miscela sul mercato
dell’Unione Europea.
c) la redazione delle SDS di sostanze o di miscele, immesse sul mercato
in uno o più dei Paesi appartenenti all’Unione Europea o allo Spazio
Economico Europeo, che si generano da una o più delle seguenti
attività: fabbricazione di sostanze; formulazione di miscele; rimarcatura
(re-branding) di sostanze e/o miscele; distribuzione di sostanze e/o
miscele.

In funzione della complessità e dalla numerosità delle attività relative


alle SDS dell’azienda, il RSDS potrà essere anche il coordinatore tra più
professionisti coinvolti, ognuno in base alle specifiche competenze, nella
produzione e/o nella valutazione di dati affidabili da inserire nella SDS di
sostanza e/o miscela (per esempio tossicologo, eco-tossicologo, tecnico
del laboratorio di testing, esperto trasporto di merci pericolose, ecc.).
La figura del Responsabile SDS opera, con competenze specifiche
relativamente alla caratterizzazione dei pericoli/rischi di sostanze e
miscele, affinché un’impresa possa adempiere agli obblighi legislativi
garantendo la salvaguardia della salute dei lavoratori e dell’ambiente come
pure dei consumatori finali in qualità di utilizzatori di sostanze e miscele.
Le aree di intervento che possono essere individuate nel ruolo del
profilo professionale di RSDS sono:
− classificazione ed etichettatura di sostanze e miscele
(rispettivamente fabbricate e formulate), importate o distribuite da
un’impresa;
− analisi e validazione dei dati relativi alla classificazione ed
etichettatura nelle SDS delle materie prime fornite ad un’impresa
che fabbrica sostanze, formula miscele o produce articoli;
− redazione, analisi e validazione dei testi per le 16 sezioni della SDS;
− redazione, analisi e validazione degli eventuali scenari espositivi da
allegare alla SDS;
− monitoraggio degli aggiornamenti legislativi che determinano la
revisione delle SDS fornite ai destinatari di sostanze e miscele;
− redazione di eventuali schede informative per sostanze e miscele non
soggette all’obbligo di redazione della SDS;

115
Q3, 2019 – Responsabile Schede Dati Sicurezza: qualifica professionale strategica

− redazione di eventuali schede informative per articoli contenenti


sostanze pericolose;
− comunicazione delle informazioni da monte a valle e viceversa
secondo le disposizioni contenute negli artt.31-36 (titolo IV) del
Regolamento REACH;
− distribuzione delle SDS nelle lingue previste a tutti i destinatari;
− analisi e implementazione delle informazioni ricevute dai destinatari
concernenti i pericoli/rischi presentati da sostanze e miscele fornite;
− archiviazione e conservazione di informazioni e documenti
funzionali all’adempimento degli obblighi di cui agli articoli 31 e 32
del Regolamento (CE) 1907/2006.
In sintesi, il Responsabile SDS ha un ruolo strategico e socialmente
utile per le imprese perché:
a) assicura una corretta caratterizzazione di sostanze e miscele
attraverso la Scheda di Dati di Sicurezza fornita ai destinatari;
b) consente l’immissione sul mercato di sostanze e miscele in
conformità alla legislazione vigente ed, in particolare, la
disponibilità di un’etichetta di pericolo ed una scheda di dati di
sicurezza corrette, complete e coerenti in modo che l’utilizzatore
professionale ed il consumatore possano usare il prodotto chimico
di interesse in piena sicurezza.

La nuova qualifica professionale di RSDS consentirà ai professionisti,


interni ed esterni alle imprese, che supereranno l’esame per l’ottenimento
della certificazione di distinguersi dai consulenti/esperti in materia di SDS
tramite un documento legalmente rilevante emesso da una terza parte
indipendente (l’ente di certificazione) che sarà valido nel territorio
dell’Unione Europea e dello Spazio Economico Europeo.
L’ottenimento di tale certificazione sarà utile sia per professionisti già
affermati che per giovani professionisti che, dopo la consueta “gavetta”
per l’acquisizione delle necessarie competenze, vorranno acquisire una
qualifica spendibile in un mercato sempre più attento alla sicurezza dei
prodotti chimici immessi sul mercato.
La qualifica professionale RSDS sarà determinante anche per una
efficace revisione dei Documenti di Valutazione del Rischio per
l’esposizione agli agenti chimici che risultano normalmente incompleti per
la mancata analisi degli scenari di esposizione delle sostanze chimiche così
come previsti dal Regolamento 1907/2006 (REACH).

116
Buona Prassi Naturex-Safety Contact-AiFOS

CAMPAGNA EUROPEA
“SALUTE E SICUREZZA NEGLI AMBIENTI DI LAVORO IN
PRESENZA DI SOSTANZE PERICOLOSE”

ESEMPIO DI BUONA PRASSI


Safety Day: la formazione esperienziale per l’uso
in sicurezza delle sostanze pericolose

Ormai da anni AiFOS, in qualità di partner nazionale delle Campagne


Europee presentate dall’Agenzia Europea per la sicurezza e la salute sul
lavoro (EU-OSHA), promuove un piano di attività che coinvolge soci ed
aziende al fine di diffondere all’interno del proprio network - e non solo -
le tematiche proposte.

L’associazione ha promosso numerosi incontri e convegni, che hanno


cercato di indagare e presentare il tema.
Richiede tuttavia un approfondimento particolare il progetto di buona
prassi presentato all’INAIL, Focal Point italiano dell’Agenzia Europea.

Nell’ambito del concorso nazionale che raccoglie gli esempi più


significativi di organizzazioni che adottano pratiche innovative per la
salute e sicurezza, AiFOS ha promosso il progetto “Safety Day: la
formazione esperienziale per l’uso in sicurezza delle sostanze pericolose”
realizzato da Naturex SpA, azienda che recentemente è entrata a far parte
del gruppo Givaudan, leader mondiale nella produzione di ‘Fragrances &
Flavours’ (profumi e aromi), con il supporto del partner scientifico Safety
Contact, società di consulenza e Centro di Formazione AiFOS.
Obiettivo del progetto: formare in maniera efficace, attraverso tecniche
esperienziali, i lavoratori al fine di incidere sui comportamenti per operare
in sicurezza con le sostanze pericolose.

117
Q3, 2019 – Safety Day. Workshop 2.0 per il rischio chimico

Safety Day: come la formazione può essere coinvolgente.


Workshop 2.0 per il rischio chimico

di Jacopo Pozzi 1

La maggioranza degli infortuni, statisticamente, dipende da quello che


è definito “errore umano”, ovvero un comportamento sbagliato, una
procedura non rispettata, un dispositivo di protezione non indossato, una
dimenticanza.
Trevor Kletz ci insegna nel suo libro “L’errore umano visto
dall’ingegnere”, che un errore umano è sempre evitabile attraverso delle
misure di natura tecnica: questo è indubbiamente vero, anche se non
sempre l’inserimento di tali dispositivi è facilmente realizzabile nel
contesto industriale attuale. Non sempre infatti è possibile avere, in tempi
brevi, fabbriche completamente automatizzate da affidare a lavoratori che
non devono far altro che premere un bottone: ancora oggi l’intervento
umano “manuale” è una prassi all’ordine del giorno e saranno necessari
ancora decenni prima di poter pensare concretamente di poter azzerare gli
infortuni esclusivamente con tecnicismi.
Di fatto, al momento occorre essere pragmatici ed accettare un
compromesso tra impianti imperfetti e lavoratori capaci.
Questo significa che è necessario fare in modo che il comportamento
umano sia indirizzato alla sicurezza propria e dei colleghi, con la
consapevolezza che comportamenti sbagliati possono causare incidenti.
Credo fortemente nel valore delle attività formative, come attività
finalizzate sia a dare conoscenze e nozioni tecniche, sia volte a
sensibilizzare i lavoratori sul valore della sicurezza, perché solo nel

1
Laureato in Ingegneria per la Sicurezza del Lavoro e dell’Ambiente. Dopo un’esperienza nel campo
della consulenza aziendale entra a far parte dell’organizzazione Naturex come EHS manager del sito
italiano e successivamente diviene Global HSE Technical support per il gruppo Naturex. In seguito
all’acquisizione di Naturex da parte della multinazionale svizzera Givaudan, leader mondiale del settore
Fragrances&Flavours, diventa membro del CoE – Centre of Expertice EHS di Givaudan, con il ruolo di
Global engineering & design support. Ha un’esperienza pluriennale nel campo della sicurezza.

118
Jacopo Pozzi

momento in cui la sicurezza entra nella testa e nel cuore di chi lavora, allora
si sviluppa la vera cultura della sicurezza.

Da oramai quasi 10 anni lavoro per Naturex S.p.A., azienda che


recentemente è entrata a far parte del gruppo Givaudan, leader mondiale
nella produzione di ‘Fragrances & Flavours’ (profumi e aromi). Il gruppo
Givaudan conta oltre 13.500 dipendenti in circa 150 sedi, di cui più di 60
produttive, distribuite in tutto il mondo.

All’interno dello stabilimento italiano sono presenti processi chimici


più o meno complessi, nonché un laboratorio chimico/microbiologico
dedicato al Controllo Qualità, dove l’impiego dei prodotti chimici, nei
processi produttivi e nei laboratori, è attività quotidiana.

L’azienda, in linea con la politica per sicurezza del Gruppo, adotta tutte
le misure per la salute e sicurezza dei lavoratori esposti alle sostanze
pericolose, attraverso l’applicazione del principio ‘STOP’ (Sostituzione,
misure Tecnologiche, misure Organizzative e misure di Protezione
individuale). Non essendo possibile nella maggior parte dei casi procedere
con la sostituzione della sostanza da impiegare nelle lavorazioni, in quanto
strettamente correlata con il metodo di estrazione del principio attivo, si
sono adottate in particolare misure tecnologiche e organizzative, nonché
l’impiego di misure di protezione individuale.

All’interno dell’azienda il personale coinvolto nei processi e nel


controllo qualità è padrone dei contenuti generali della chimica di base,
per studi scolastici o per esperienza pluriennale in azienda.
Analogamente, il personale ha frequentato corsi sul rischio chimico sia
nell’ambito della formazione generale e specifica in materia di salute e
sicurezza ai sensi del D.Lgs. 81/08 e secondo l’Accordo Stato-Regioni del
21/12/2011, che mediante corsi professionalizzanti.

Consapevole che il fattore comportamentale sia l’aspetto più importante


su cui incidere per la riduzione degli infortuni e per evitare l’insorgere di
malattie professionali nei lavoratori, ho progettato, in collaborazione con
partner specializzati nella formazione, dei corsi di formazione finalizzati a
garantire che sia sempre mantenuta alta l’attenzione dei lavoratori verso la

119
Q3, 2019 – Safety Day. Workshop 2.0 per il rischio chimico

tematica della sicurezza da rischio chimico, non effettuando nuovamente


la “classica” formazione in aula, bensì preferendo attività “stuzzicanti”.

In accordo con il management del gruppo, si è deciso di istituire una


giornata interamente dedicata alla sicurezza nei luoghi di lavoro.
Attraverso il “Safety Day”, l’Azienda ha voluto ribadire ai propri
collaboratori che la sicurezza è uno dei cardini fondamentali in cui crede
il Gruppo e su cui fonda i propri principi e la propria policy.

Tramite il coinvolgimento del partner tecnico Safety Contact, Centro di


Formazione AiFOS, è stata implementata la buona prassi di organizzare
durante il “Safety Day” alcuni workshop dedicati al rischio chimico, con
modalità ludico/formative adatte al modo di apprendere degli adulti.
Ciò permette di sensibilizzare tutti i lavoratori sull’importanza della
gestione delle sostanze pericolose, aumentando la consapevolezza dei
rischi connessi all’esposizione ad agenti chimici e cancerogeni sul lavoro.
Tramite le attività di formazione esperienziale, è possibile inoltre
gestire in modo attivo il rischio derivante dall’uso di sostanze pericolose.

La progettazione degli interventi formativi si fonda sul gioco ed ha


come obiettivo il coinvolgimento di tutti i lavoratori, in modo che la
sensibilizzazione sull’importanza della gestione delle sostanze pericolose
passi tramite la “contaminazione dei comportamenti virtuosi” tra pari.
L’apprendimento esperienziale, infatti, ha grande valore nella formazione
degli adulti, in quanto l’esperienza rappresenta l’adulto stesso, come
sostenuto da David Kolb.

I workshop dedicati al rischio chimico e alla gestione in sicurezza delle


sostanze pericolose svolti negli ultimi anni, tramite l’impiego di
metodologie didattiche esperienziali, sono stati:

“Pillole di chimica”: in collaborazione con un formatore esperto in


chimica, all’interno del laboratorio di Controllo Qualità, sono stati
effettuati 5 semplici esperimenti con l’impiego di prodotti chimici
normalmente presenti nelle cucine di casa. Questi avevano la funzione di
sorprendere le persone e di rafforzare dei concetti base della chimica: pH,
reazione acido/base, reazioni esotermiche… È stato un modo per riflettere

120
Jacopo Pozzi

anche sull’uso quotidiano delle sostanze pericolose (partner Safety


Contact, Centro di Formazione AiFOS).

“Escape room”: in collaborazione con formatori esperti si è organizzata


un escape-room, ovvero un gioco contro il tempo per arrivare alla
soluzione di un enigma, che avesse come tematica la chimica. I lavoratori
mediante indizi disseminati nella scheda di sicurezza, in scatole varie, su
tavole periodiche, etc.., dovevano arrivare alla soluzione dell’enigma.
Questo attività aveva la finalità di aumentare la dimestichezza nel saper
trovare in maniera corretta e rapidamente informazioni sui prodotti chimici
(partner Safety Contact, Centro di Formazione AiFOS).

“Safe/unsafe photo”: i lavoratori hanno il mandato di rappresentare


tramite uno scatto fotografico situazioni di “rischio” o di buone prassi
industriali. La discussione tra i partecipanti per la costruzione dello
scenario e la definizione del soggetto che viene ritratto come conclusione
delle attività, è utile per far emergere comportamenti scorretti – che
saranno quindi da evitare – e comportamenti corretti che dovranno essere
tenuti da tutti durante le attività lavorative (partner Safety Contact, Centro
di Formazione AiFOS).

“Prenditi cura di te…sei un’opera d’arte”: i lavoratori si ritrovano


all’interno di una “galleria d’arte” speciale: i soggetti di opere famose sono
raffigurati con indosso i DPI. A piccoli gruppi, i lavoratori devono
inventare racconti su opere d’arte, avendo a disposizione la storia del
dipinto, le caratteristiche del DPI e la propria fantasia. Attraverso questo
gioco è possibile approfondire e ricordare le caratteristiche dei DPI e la
loro funzione di protezione dalle sostanze pericolose con cui i lavoratori
entrano in contatto.

In tutte le attività realizzate, l’elemento fondamentale è il confronto tra


i partecipanti, che permette di arricchire le conoscenze di ognuno, far
emergere ed affrontare problematiche che si riscontrano durante l’attività
lavorativa, condividere esperienze ed individuare buone prassi tipiche
della realtà aziendale. Tutto il personale ha dimostrato interesse, sia
durante le attività, che in seguito.

121
Q3, 2019 – Safety Day. Workshop 2.0 per il rischio chimico

Da tutti i workshop sono stati tratti dei poster, successivamente esposti


in aree comuni. Questi poster costituiscono quelli che Richard Thaler
definisce “nudge”, ovvero degli elementi che danno una sorta di
“spintarella gentile” a progredire verso una certa direzione. Questo perché
i lavoratori, rivedendo dei momenti piacevoli in cui sono state spiegate o
messe in atto buone prassi, sono spinti a seguirle e riproporle.

I principali fattori di successo dell’introduzione in Azienda di momenti


formativi esperienziali sono stati:
1. maggiore efficacia delle azioni formative rispetto alle
precedenti esperienze in cui venivano adottate metodologie
formative tradizionali;
2. coinvolgimento diretto del personale: gli slogan utilizzati
durante le giornate sono focalizzati su questo aspetto
“Sicurezza: tutti coinvolti, tutti attenti”;
3. collaborazione del personale con competenze e capacità diverse
(gruppi misti), che permette lo scambio di conoscenze ed il
confronto tra diverse figure aziendali con diversi ruoli e
responsabilità all’interno dell’organizzazione aziendale e di
sicurezza (ad esempio alle giornate partecipano direttamente
l’HSE manager, RLS, i responsabili e i rispettivi tecnici di tutti
i servizi aziendali: Produzione, Logistica, Engineering,
Manutenzione, Qualità, ...).

Tra i principali benefici che l’azienda ha potuto riscontrare derivanti


dalla policy di sicurezza e dall’introduzione dei ‘Safety day’, si possono
elencare:
1. una riduzione dei costi economici relativi alla sicurezza sul lavoro,
durante i 3 anni senza LTI (lost time injury);
2. un aumento del benessere psico-fisico del personale consapevole
di appartenere ad un’organizzazione che considera la sicurezza
come un valore fondamentale, disposta ad adottare pratiche
formative nuove per venire incontro ai dipendenti e disposta a
sacrificare 1 giornata di produzione a favore del ‘Safety Day’;
3. un aumento della consapevolezza dei rischi connessi
all’esposizione ad agenti chimici e cancerogeni sul lavoro;
4. una forte riduzione del turn-over tra gli operai ed in generale in
azienda;

122
Jacopo Pozzi

5. una maggiore attenzione verso la sicurezza, specie nell’utilizzo dei


presidi di aspirazione e dei DPI.

Spesso, quando presento le attività che ho organizzato durante i passati


“Safety Day”, mi viene chiesto se ritengo che abbia veramente senso
spendere soldi facendo più formazione di quanto previsto nell’Accordo
Stato-Regioni, sapendo che i lavoratori possono lasciare l’azienda...
Orgoglioso rispondo “sì”.

123
Manifesti della Sicurezza

è partner nazionale della Campagna europea


“Salute e sicurezza negli ambienti di lavoro in presenza di sostanze pericolose”

Manifesti della sicurezza 1

Il lancio di un dado rappresenta una sfida all’ignoto, un rischio al quale il


lanciatore si sottopone: le facce dei dadi, infatti, richiamano i simboli di
rischio chimico con i rispettivi pittogrammi.
Si affronta il tema della minimizzazione dei rischi legati all’uso di sostanze
pericolose sul luogo di lavoro, sottolineando come alcuni individui sfidino
la sorte lavorando in condizioni sfavorevoli e rischiando la propria
integrità fisica affidandola ad un ideologico e fantomatico “lancio di
dadi”, la cui sentenza inciderà sul proprio destino e, talvolta, su quello
degli altri.
Il claim è una domanda retorica, che vuole imporre una riflessione
all’interlocutore, seguita da una breve frase motivazionale, che punta al
cambiamento.

Francesco Turco

1
In occasione della Campagna Europea della sicurezza 2018-2019 “Salute e sicurezza
negli ambienti di lavoro in presenza di sostanze pericolose”, AiFOS insieme
all’Accademia di Belle Arti Santa Giulia di Brescia ha lanciato un concorso per la
realizzazione dei migliori manifesti sul tema dell’uso in sicurezza delle sostanze
pericolose. Ogni numero dei “Quaderni” di quest’anno presenterà uno dei primi quattro
manifesti classificati, disponibile in allegato in formato poster.

124
Manifesti della Sicurezza

Manifesto realizzato da Francesco Turco

125
Rivista trimestrale dell’Associazione Italiana Formatori ed Operatori della Sicurezza sul Lavoro

Direttore: Lorenzo Fantini


Direttore Responsabile: Rocco Vitale
Responsabile di Redazione: Maria Frassine
In redazione: Marco Michelli, Camilla Abeni
Direzione: via Sallustiana, 15 - 00187 Roma tel.06.4746969
Redazione: via Branze, 45 - 25123 Brescia tel. 030.6595031
Sito web: www.aifos.it - mail quaderni@aifos.it
Progetto grafico: Silvia Toselli

Stampa: Tipolitotas, via Ponte Gandovere, 3/5 Gussago (BS)


Registrazione al n.10 del registro periodici della cancelleria del Tribunale di Brescia in data 18 febbraio 2010.

AiFOS è partner nazionale della Campagna “Ambienti di lavoro sani e sicuri” promossa dall’Agenzia europea
per la salute e la sicurezza sul lavoro (OSHA) di Bilbao.
AiFOS è riconosciuta con Decreto della Regione Lombardia n. 10678 del 20/10/2009 quale “Centro di
Eccellenza per la Formazione ed il Lavoro”.

Costi e Condizioni di abbonamento


Prezzo di questo numero: € 17,00 (spese di spedizione comprese).
La rivista viene inviata gratuitamente a tutti i soci AiFOS. Le iscrizioni ad AiFOS si effettuano esclusivamente
online dal sito www.aifos.it con il versamento della quota annuale di € 130,00.

Hanno collaborato:
M. Adt, P. Agnello, V. Alberghini, C. Alessandrini, L. Alessio, P. Alfier, D. Alhaique, G. Alibrandi, P. Aloisio, G. Alvaro, G.L. Amicucci,
A. Andreani, R. Angotti, S.M. Ansaldi, F. Arborio, F. Archetti, E. Ariano, C. Arici, M. Baldissari, G. Ballan, C. Ballarini, L. Baraldo, G.
Barberi, M. I. Barra, G. Battista, A. Belgrado, G. Bellometti, V. Bellomia, M. Belloni, C. Bellotti, C. Belvedere, A. Bena, A. Benedetto,
R. Bentivenga, F. Bettoni, F. Benedetti, R. Bianconi, A. Biasiotti, R. Bisceglie, L. Bodini, F. Bonfante, E. Bonfiglio, G. Bonifaci, R.
Borgato, R. Borghetto, F. Bottini, G. Bracaletti, P. Bragatto, S. Bresciani, M. Bruno, A. Buccellato, E. Buratti, E. Bussi, M. Caci, R.
Calisti, L. Callegari, S. Calleri, S. Cantoni, A. Carnovali, A. Cafiero, L. Calanni Pileri, R. Callegari, P.S. Caltabiano, M. Calabrese, N.
Canciani, U. Candura, S. Canti, A. Capri, M. Capozzi, C. Carpino, F. Casella, A. Cassetti, E. Castiglione, R. Catana, C. G. Catanoso, D.
Ceglie, P. Cenni, A. Cerquaglia, E. Ciaccio, G. Ciarcelluto, F. A. R. Ciconte, E. Cigada, F. Bagni Cipriani, A. Cirincione, C. Colagiacomo,
B. Colaiacovo, A. P. Colombo, A. Colombo, S. Colombo, C. Colosio, N. Corsano, A. Costa, G. Costa, M. Cozzani, L. Cozzi, L. Crivelli,
V. D’Onofrio, F. D’Orsi, C. Damiano, S. Danesi, F. Dascoli, L. Dal Cason, D. De Andrea, M. De Felice, M. De Mitri, M. Del Bono, D.
De Merich, F. De Pasquale, A. De Prisco, C. Delfini, C. Delpiano, D. Degrassi, F. Degrassi, S. Dellabiancia, E. Denti, G. Di Bartolomei,
L. Di Felice, E. Di Frenna, A. Di Giacobbe, D. Di Giovanni, G. Di Leone, C. Di Tecco, D. Domenighini, R. Dominici, M. G. Doria, S.
Doria, R. Dubini, P. Dusi, D. Eramo, D. Facchinetti, M. Fadenti, E. Faita, L. Fantini, S. Farina, P. Favarano, G. Favaretto, R. A. Favorito,
P. Ferrari, P. Ferri, P. Fiore, M.A. Filannino, F. Filippini, L. Filosa, M. R. Fizzano, F. Fontana, L. Fontana, F. Fornaro, G. Forte, L.
Fortunati, A. Foti, E. Franchini, C. Franzelin, C. Frasca, P. Frasca, C. Frascheri, M. Frassine, A. Fregni, U. Frigelli, G. Frigeri, L. Frusteri,
N. Fusconi, G. Galgano, V. Galimberti, G. Galli, L. Gallina, M. Gallo, R. Garcia, P. Gentile, E. Gerbino, M. Ghelli, R. Ghersi, A.
Ghibellini, F. Ghiringhelli, D. A. Gigante, D. Gilormo, M. Giovannone, A. Giuliani, S. Gobbato, S. Gorla, C. Govoni, A. Grange, C.
Gemita, G. Grossi, F. Grosso, A. Guardavilla, R. Guarini, A. Guercio, M. Guzzoni, M. Iaconis, S. Iavicoli, P. Innocenti, E. Innocenzi, M.
Innocenzi, T. Ippoliti, L. Isolani, C. Keen, G. Laverda, S. Lazzari, S. Lazzarini, M. Lepore, F. Leuzzi, A. Ligi, P. Limatola, M. Livella,
S. Lo Brutto, S. Loffredo, M. Longhi, F. Lovato, G. Lucibello, M. Lupi, G. Macchi, M. Maderna, L. Magagnato, D. Magee, M. Magro,
A. Mancini, E. Maier, C. Maiolati, C. Mammone, B. Manfredi, L. Manfrin, M. Manna, V. Manni, L. Mantia, L. Marchiori, A. Marconato,
S. Marinelli, F. Masci, P. Masciocchi, M. Masi, M. Mazzarini, M. Meschino, L. Mercadante, F. Mignella Calvosa, T. Minerva, M.
Minozzi, G. Modesti, M. Montresor, F. Moroni, G. Natale, F. Naviglio, I. Nardi, C. Nicolò, O. Nocerino, G. Nuzzi, E. Occhipinti, M.
Orlandi, E. Padovan, A. Pagano, F. Palù, A. Papale, P. Parma, N. Pasta, R. Pavanello, M. Peca, V. Pede, G. Pedrazzi, P. Pennesi, M.
Pepe, M. Perazzoni, B. Persechino, C. Peruchetti, M. Peruzzi, D. Pessina, A. Petromilli, E. Pietrafesa, A. Pirone, F. Pontrandolfi, E.
Porcedda, S. Porru, G. Porta, D. F. Pozzi, J. Pozzi, S. Plutino, A. Preiti, S. Putti, L. Quaranta, G. Quiligotti, A. Radicioni, D. Ragni, A.
Rampazzo, G. Ranza, G. Rao, F. Reali, A. Reina, L.E. Renna, M. Ryderheim, F. Robecchi, L. Romeo, T. Romolotti, M. Ronchetti, G.
Ronchi, A. Rosiello, M. Rossini, D. Ruberto, F. Ruspolini, G. Ruzzon, N. Saccia, M. Sacconi, L. Saitta,C. Sala, N. Salvi, C. Salamone,
E. Saldutti, F. Samarani, S. Sambraello, L. Sani, M. F. Sartori, S. Schiaroli, G. Scibilia, G. Sclip, D. Scotti, C. Sedlatschek, F. Seghezzi,
M. Segre, A. Serpelloni, M. Serra, M. Servadio, C. Signorini, S. Signorini, E. Silenzi, G. Sinardi, C. Somaruga, G. Spada, A. Spasciani,
M. S. Spada, A. Spisni, S. Stabile, E. Stofler, C. Strasserra, A. Terracina, M. Tiraboschi, L. Tobia, S. Toderi, S. Tomelleri, B. Treichel,
F. Trifiletti, S. Toselli, G. Vailati, A. Valenti, C. Vassalini, C. Vatrano, D. Venturi, E. Vietti, N. Villa, P. Villa, G. Villarosa, A. Volpe,
V. Volpe, R. Vitale, L.M.S. Vurro, A. Williams, C. Zamponi, F. Zanetti, D. Zanoni, G. Zappa, C. Zoani, A. Zuccalà.

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