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Il Pianeta misterioso

SkyPower
Prologo

SkyPower…
In un punto indefinito della Galassia, da un’epoca ormai passata, riemerse
un’antica potenza di cui si era perso il ricordo. Il problema che quest’entità
doveva affrontare era lo stesso da circa trentamila anni a questa parte, cioè
come permettere l’uso e il possesso degli SkyJewel, senza che questo
portasse all’instaurazione di un’oppressiva dittatura galattica. Di questo
problema si doveva discutere all’interno del Consiglio dei Guardiani.

Il Consiglio dei Guardiani venne istituito trentamila anni prima sul pianeta
Bedhan, allo scopo di preservare pace e giustizia nella Galassia. Come
membri del Consiglio, vennero scelti i più grandi scienziati dell’Impero
Galattico affinché diventassero i Guardiani degli SkyJewel.

Nella sala delle riunioni all’interno dello SciencePalace quattro individui


attendevano l’arrivo del Lord Cancelliere. Nell’attesa confabulavano tra
loro.
<<pensate che la proposta del Lord Cancelliere sia fattibile?>>chiese il
Primo Guardiano.
<<…non saprei, d'altronde in questa situazione ci ha messo proprio il Lord
Cancelliere, pertanto sarà compito suo trovare una soluzione per venirne a
capo…>>.
Il secondo Guardiano aveva appena finito la frase, quando apparve il Lord
Cancelliere, questi esercitava l’incarico di Guida dei Guardiani da circa
diecimila anni, e non sempre le sue decisioni avevano accolto il favore dei
restanti membri del Consiglio, un collegio formato da immortali. I
Guardiani sapevano di essere molto importanti nello svolgimento degli
avvenimenti galattici, come fondamentale era la loro conoscenza dei poteri
racchiusi all’interno degli SkyJewel. Fra tutti i Guardiani, solo il Lord
Cancelliere aveva lasciato negli ultimi anni, e questo più volte, lo
SkyPower. In conseguenza di ciò, soltanto lui aveva acquisito una
conoscenza del mondo esterno allo SkyPower, che agl’altri Guardiani
mancava.
<<signori…-esordì il Lord Cancelliere dopo essersi seduto nella poltrona
riservata alla Guida del Consiglio -…avrei necessità della vostra
approvazione su un progetto da me ideato per ricostituire l’unità del cerchio
degli SkyJewel…>>
<<…noi membri del consiglio…-intervenne sarcasticamente il terzo
Guardiano-…spereremo che questo tuo nuovo progetto vada finalmente a
buon punto, ti vorrei ricordare, caro Lord Cancelliere, che il numero di
SkyJewel caduti in possesso dei nostri più acerrimi nemici, sono già quattro.
A questo punto è sufficiente che entrino in possesso degli ultimi
SkyJewel…>>
<<…ed in questo caso il cerchio degli SkyJewel sarà ricostituito, ma non da
questo consiglio, ma da chi desidera la distruzione di questo
consiglio!…>>completò il discorso iniziato dal terzo, il quarto Guardiano.
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Il Lord Cancelliere ascoltava le rimostranze del terzo e del quarto Guardiano
senza battere ciglio. Conosceva a memoria le opinioni dei due Guardiani,
ma fintanto che il primo e il secondo Guardiano appoggiavano le sue
proposte, non dava modo di preoccuparsi granché della loro opposizione.
Alla riunione del Consiglio dei Guardiani mancava il suo sesto membro,
l’ex Lord Cancelliere, il quale per motivi mai spiegati, aveva abbandonato il
ruolo di Guida dei Guardiani, ritirandosi a vita privata in un punto
imprecisato della Galassia.
<<conosco le vostre opinioni, e mi dispiace che non sempre siamo concordi
in merito alle soluzioni da adottare per risolvere una volta per sempre la loro
minaccia …>>
<<…lo sappiamo anche noi…>>precisò il terzo Guardiano.
La Guida dei Guardiani sospirò e riflette in silenzio per qualche micron. Se i
Guardiani avessero potuto reclamare gli SkyJewel, avrebbero potuto
influenzare direttamente gli avvenimenti galattici, e non semplicemente
indirizzarli, come invece si trovavano costretti a fare. Il Lord Cancelliere era
a conoscenza del vero motivo per cui ai Guardiani era proibito d’entrare in
possesso degli SkyJewel. Infatti se effettivamente i Guardiani avessero
potuto reclamare in proprio gli SkyJewel, che cosa avrebbe potuto impedire
loro di combattersi gli uni contro gli altri per il potere supremo?.
E che tra i Guardiani potessero insorgere dei dissapori, era cosa risaputa,
vedi le diatribe verbali che insorgevano ad ogni riunione del Consiglio.
L’idea di non conferire il possesso degli SkyJewel ai Guardiani era stata una
saggia decisione.
<<…signori…-esordì la Guida-…dopo una lunga ricerca sono riuscito
finalmente a rintracciare l’individuo che presenta le caratteristiche richieste
per conferire il possesso degli SkyJewel…>>
<<Lord Cancelliere…-precisò il quarto Guardiano-vorrei rammentarti che
questa frase l’hai già pronunciata in occasione del conferimento dello
SkyJewel di Smeraldo…>>
<<si è vero-ammise la Guida-solo che questa volta l’individuo a cui
conferire tutti gli SkyJewel è stato osservato da miei emissari per diversi
anni. Se avesse nascosto le sue reali inclinazioni, c’è ne saremmo
accorti…>>
<<se la persona da te individuata è la persona giusta, resta il fatto importante
che allo stato attuale noi non abbiamo sotto il nostro controllo che due
SkyJewel…>>
<<di questo sono perfettamente consapevole-precisò il Lord Cancelliere-è
questo il motivo per cui non permetteremo al soggetto da me individuato, di
entrare immediatamente in possesso degli SkyJewel, ma faremo in modo
che egli partecipi ad una missione esplorativa a cui sto progettando…>>
<<non desideri consegnargli gli ultimi SkyJewel rimasti?>>fece perplesso il
terzo Guardiano.
<<…e di quale missione esplorativa stai parlando?>>gli chiese il primo
Guardiano.
<<su un lontano sistema solare, ho inviato un mio emissario. Questi si è
messo in contatto con un umano. Il suo compito era quello di convincere
l’umano ad aiutarci ad organizzare una spedizione sul pianeta Tanso…>>
<<…scusami, amico mio-lo interruppe il primo Guardiano-ma non era più
semplice prelevare l’umano e portarlo qui da noi anche contro la sua
volontà?>>

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<<no amico mio, per la riuscita della missione è necessaria la sua convinta
collaborazione. Certo sarebbe stato facile catturarlo e sostituirlo con un
nostro androide. Ma se avessimo fatto così, non avremo certo avuto la
necessità di avvalerci ne di questo umano e neppure dei suoi amici…>>
<<ritieni che solo se accetta volontariamente di collaborare con noi, la
missione che ti proponi di realizzare ha qualche chance di
riuscita?…>>chiese il quarto Guardiano.
<<esattamente>>.
<<quando saprai della sua decisione?>>chiese il secondo Guardiano.
La Guida fece un grande sorriso.
<<ho convocato questa riunione per mettervi al corrente che ciò è già
avvenuto…>>
<<hai dunque portato avanti un tuo progetto senza informare
preventivamente il Consiglio?>>disse risentito il primo Guardiano.
<<scusatemi per il mio comportamento amici miei-il Lord Cancelliere cercò
di rabbonire i suoi colleghi-ma desideravo che l’umano ci concedesse il suo
appoggio, prima di illudere il Consiglio stesso della riuscita della
missione…>>
<<deploriamo il tuo comportamento-disse duro il primo Guardiano-
…accettiamo in ogni caso il tuo progetto. Tu dovrai in questo caso gestire in
prima persona, non per mezzo di emissari questa missione. Se fallirai credo
che dovremo creare le condizioni per scegliere un nuovo Lord
Cancelliere…>>
La proposta formulata dal Primo Guardiano fu approvata consensualmente
dagli altri membri del Consiglio. La Guida dovette giocoforza accertarne le
decisioni.

Un bedhiano camminava lungo la balaustra di duranio che separava quella


che si poteva definire la zona d’atterraggio dello SciencePalace. Il bedhiano
osservava l’immensità del cielo stellato, ma anche i numerosi caccia che
perlustravano lo spazio esterno alla cupola in trasparacciaio dello SkyPower.
Il trilìo del comlink lo avvertiva che era in arrivo una comunicazione.
<<…si, comandante…>>
L’immagine fosforescente della proiezione olografica di un soldato, gli
apparve all’altezza del braccio destro.
<<signore…la persona che stavate aspettando è appena atterrata nell’hangar
centrale…>>
<<molto bene comandante…conducetelo nei miei alloggi. Io arriverò il
prima possibile>>
<<sarà fatto mio signore>>
Il soldato bedhiano si rivolse all’umano:-
<<il mio signore mi ha pregato di accompagnarvi nei suoi alloggi. Vi
raggiungerà quanto prima…>>
<<molto bene allora-rispose l’umano-fatemi strada>>
I due tizi camminarono l’uno affiancato all’altro, per la grande piattaforma
di atterraggio che costituiva l’Hangar centrale dello SkyPower. Dopo
qualche decina di metri, salirono a bordo di un piccolo mezzo di trasporto a
ruote, e si diressero verso l’area degli ascensori. Quando vi arrivarono,
scesero dal veicolo e presero l’ascensore centrale. Questo aveva una delle
pareti realizzata in materiale trasparente, ciò permetteva a chi vi entrava, di
poter vedere uno spettacolo meraviglioso. E ciò che l’umano vide era

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qualcosa di paradisiaco: un immensa città proprio lì dentro. Era qualcosa di
incredibile.
Il viaggio verso l’alloggio dell’anfitrione dell’umano fu breve. Il soldato
accompagnò l’umano all’interno dell’appartamento:-
<<potete mangiare e bere tutto quello che desiderate, il mio signore arriverà
a momenti…>>
<<la ringrazio comandante>>gli rispose l’umano.
Il soldato bedhiano andò via lasciando l’umano solo all’interno
dell’appartamento. L’umano era stato contattato sei mesi prima
dall’emissario di un immortale. Questi, seguendo fedelmente le istruzioni
impartitegli dal suo signore, aveva indotto l’umano ad abbandonare il suo
posto di lavoro situato nella città di Kenthark, sul pianeta CentauriIV.
L’opera di convincimento dell’umano non era stata facile, anzi era stata
addirittura sul punto di fallire. Quando poi l’emissario del bedhiano riuscì
nel suo intento, il viaggio attraverso la Galassia per essere portato al
cospetto dell’immortale fu una cosa relativamente facile.

L’immortale entrò all’interno dei suoi alloggi, qui vide l’umano intento ad
osservare una rappresentazione tridimensionale della Galassia.
<<è curioso quanto poco si conosca della nostra galassia >>disse
l’immortale avvicinandosi all’umano.
Questi si girò di scatto, volgendo la propria attenzione all’essere che era da
poco entrato all’interno di quegl’alloggi.
<<si è vero, sapete non pensavo di rivedervi di nuovo in questo
appartamento, quando mi farete l’onore di presentarmi all’immortale?>>
Il Guardiano sorrise. Non era la prima volta che i suoi interlocutori lo
scambiavano per uno dei suoi emissari, una delle sue perfette copie.
<<potrei dirvi presto, amico mio-esordì l’immortale-ma non è mia
intenzione ingannarvi. La persona che vi ha contattato su CentauriIV era un
androide, una mia perfetta copia>>
<<scusatemi, vi avevo scambiato…>>
<<scusatemi voi piuttosto…>>
<<il vostro emissario mi ha illustrato la situazione e la minaccia che investe
la Galassia…>>
<<…e l’intera civiltà galattica-precisò il Guardiano- ma forse sarebbe
meglio che vi illustri qualcosa di più sull’oggetto di questa minaccia, che
non sulla minaccia medesima…>>
<<scusatemi signore, ma non vi seguo…>>
<<non preoccupatevi amico mio, presto capirete>>.
Il Guardiano si avvicinò alla rappresentazione tridimensionale della
Galassia. Premette con un dito quella che sembrava una stella. La
riproduzione stellare cambiò improvvisamente, ed al posto della proiezione
della Via Lattea, comparve la raffigurazione di un sistema solare totalmente
sconosciuto. L’immortale premette il dito, questa volta, sul quarto pianeta di
quel sistema solare.
<<questo sistema si chiama Romh…>>.
Il Guardiano proseguì descrivendo le caratteristiche principali delle
istituzioni ruotanti attorno al sistema Romh, questo dava origine ad una
Federazione che aveva il suo centro politico nel quarto pianeta del sistema
Romh.

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La principale città di questo pianeta è Kaser con i suoi centotrenta milioni
d’abitanti, al pari dei luccicanti palazzi sede degl’uffici della Federazione, o
i suoi spazioporti centro di un andirivieni di navi mercantili, passeggeri o
militari.
Questo “impero” era dominato dalla preponderanza dei traffici commerciali
che univano le varie parti della Federazione alle altre. Il prevalere del fattore
economico faceva sì che non fosse necessario l’esistenza di un grosso
esercito per mantenerlo unito. Questa organizzazione si estendeva su circa il
cinquantacinque per cento della galassia. A questo punto l’umano venne
messo a conoscenza delle meraviglie tecnologiche di questa splendida
civiltà galattica.
Quando l’immortale finì di descrivere quelle che erano le caratteristiche di
quella superba civiltà, l’umano lo incalzo chiedendogli lumi sulla minaccia
che rischiava di travolgere la Galassia.
Il Guardiano fece un grosso sospiro, ed ancora una volta si accostò alla
rappresentazione olografica della Galassia, premette un dito su una stella
situata all’estremità opposta di Romh, una stella che rispondeva al nome di
Krath!. Anche questa volta l’immortale premette il dito su quello che era il
pianeta principale di quel sistema solare. Il Guardiano spiegò all’umano le
caratteristiche salienti sul pianeta e sul popolo che viveva in quel sistema.
L’impero avente il suo centro nella stella Krath, si trovava dislocato
esattamente nel braccio di spirale galattica a circa trecento gradi di
longitudine astrale rispetto a Sol e si estendeva su circa il quaranta per cento
della Via Lattea

L’umano attese che il Lord Cancelliere finisse di raccontare ciò che


concerneva la potenza stellare che rischiava di travolgere la Galassia, quindi
lo incalzò:-
<<scusate signore, non capisco in che cosa vi potrei essere utile…>>
<<prego…>>l’immortale osservò allarmato le obiezioni dell’umano.
<<mi spiego meglio-disse l’umano-è possibile rappresentare il mio mondo,
attraverso questa vostra rappresentazione della Galassia?>>
<<certamente>>
Il Guardiano ripete per la terza volta l’operazione che aveva già svolto per
presentare gli altri due potentati stellari. Quando il Guardiano terminò
l’operazione, l’umano iniziò a descrivere le caratteristiche salienti del
sistema politico creato dagli umani. Illustrò le origini della Federazione
terrestre, di come dall’Onu fosse nato l’Osu, cioè l’Organizzazione delle
Stelle unite. Dissertò sull’influenza che ebbe sull’economia terrestre, il
traffico dei minerali dagli asteroidi, che portò gli uomini ad una nuova
organizzazione politico-economica, in grado di garantire lo sfruttamento
delle miniere spaziali. La successiva scoperta del motore iperspaziale, e
l’inizio della colonizzazione umana dello spazio esterno a Sol, rese
inevitabile la creazione di un super stato mondiale che riunisse tutte le
nazioni della Terra, e le incoraggiasse all’espansione spaziale. Ciò
nonostante Sol si estendeva su appena lo zero virgola uno per cento della
Via Lattea.
<<da quello che mi avete detto sulle potenze che dominano la Galassia-
concluse l’umano-forse vi siete sbagliato nel rivolgervi a noi terrestri per
compiere questa missione, forse dovreste rivolgervi agli abitanti della stella
Romh…>>

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<<è vero ciò che affermate-disse con infinita pazienza l’immortale- soltanto
che loro non possiedono, ciò che invece avete voi…>>
<<cercate di essere più preciso, che cosa abbiamo noi, che non hanno su
Romh…>>
<<…tra voi è nascosto l’unico essere in grado di metter fine, al caos in cui
versa la Galassia…>>
<<esiste un terrestre in grado di ristabilire la pace?>>chiese stupito l’umano.
<<non esattamente…>>
<<in che senso?>>
<<che la persona in questione non sa affatto di non essere un terrestre, certo
lui crede di essere nato e vissuto sulla Terra, ma non sa che invece proviene
dal pianeta Tanso, e che è l’unico essere in grado di reclamare gli SkyJewel,
e con questi riportare l’ordine in tutta la Galassia…>>
<<Tanso!…SkyJewel!…di che cosa diavolo andate blaterando?>>
<<se voi vi impegnerete ad aiutarmi vi spiegherò tutto sul pianeta Tanso,
che cosa sono gli SkyJewel e in che modo un vostro amico può aiutare
l’intera Galassia, a liberarsi dalla gelida minaccia che rischia di
travolgerla…>>
<<d’accordo, vi aiuterò, ma prima mi dovete raccontare tutto quello sapete
su questi SkyJewel, e svelarmi chi è il terrestre in grado di rendere la libertà
alla Galassia…>>
<<era esattamente ciò volevo sentire da voi-disse infine il Guardiano-ed ora
accomodatevi, ho da raccontarvi una lunga storia>>.

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Capitolo I

Un lungo convoglio d’astronavi mercantili scivolava lentamente nello


spazio in direzione di Centauri IV, pianeta principale del sistema ruotante
attorno ad Alfa Centauri. Il commercio di duranium, una lega appena
scoperta che permetteva la costruzione di navi spaziali sempre più grandi a
parità di stazza, aveva fatto in poco tempo di Centauri IV un pianeta
prospero e popoloso. Il governo terrestre era piuttosto soddisfatto dello
sviluppo fin li raggiunto da questo pianeta dimora. Naturalmente la Terra si
adoperava per fare di Centauri IV, l’avamposto per un’ulteriore espansione
nella galassia.

<<Qui stazione di controllo -fece l’addetto alla verifica del traffico spaziale
nell’area antistante Centauri IV-rallentate, e disponetevi all’interno dell’area
di sosta…nell’attesa d’ulteriori istruzioni…>>
<<signore che dobbiamo fare?>> chiese Khaled, il navigatore della nave
principale del convoglio mercantile diretto a Centauri IV.
<<accidenti a quei dannati burocrati -urlò Esposito, uno scialbo armatore
appartenente ad un antico popolo terrestre-proprio a me doveva capitare
quell’idiota della stazione di controllo. Adesso come minimo mi farà
perdere non meno di due giorni standard, prima di poter iniziare le fasi di
scarico della merce. Che scassa minchia, prendete contatto con ‘sti
scarafoni…e fate ciò che v’ordinano…>>
<<…va’ bene capo>>
Khaled, navigatore del Partenope, astrocargo principale della Esposito
Enterprise, eseguì gli ordini del suo armatore.
<<qui Partenope, abbiamo appena ricevuto le vostre istruzioni, vi
avvertiamo che abbiamo un carico urgente da consegnare alle officine
astroportuali di Kenthark…>>
<<mi dispiace Partenope, ma dobbiamo verificare le vostre autorizzazioni,
pertanto finché non avremo completato il controllo sulle vostre concessioni
dovrete fermarvi nell’area di sosta Zr34…>>
<<ma…insisto…>>
<<…non c’è nessun ma-disse duro l’addetto al controllo del traffico-…se
non inizierete la procedura di messa in quarantena fino all’espletamento dei
controlli sui vostri lasciapassare, vi faremo intercettare dai caccia della
polizia planetaria…>>
<<va bene, faremo ciò volete, inviateci le coordinate dell’area di sosta Zr34.
In ogni caso solleveremo formale protesta alle autorità del pianeta…>>
<<fate ciò che ritenete più opportuno signore…passo e chiudo…>>
Ottenute le direttive dal comando della stazione di controllo, il convoglio di
navi mercantili appartenenti ad Esposito, iniziò le manovre di “messa in
quarantena”, nell’area indicata dalle autorità del pianeta.

Nel frattempo su Centauri IV…


Le officine astroportuali erano in piena attività, infatti i progetti di
espansione, promossi dal governo federale terrestre, avevano dato luogo alla
costruzione di un notevole numero di astronavi adatti all’esplorazione.

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Naturalmente questa frenetica attività, richiedeva un continuo rifornimento
di materiali ad alta tecnologia che provenivano direttamente dalla Terra.
<<Notizie sul convoglio mercantile in arrivo dalla Terra?>>chiese ansioso il
direttore delle officine astroportuali.
<<…ancora nessuna novità, signore, il convoglio era atteso per oggi alle
dieci ore locali, ma ancora non sappiamo niente>>
<<accidenti ad Esposito…-imprecò il direttore- spero che quell’idiota non ci
faccia perdere ulteriore tempo…>>
<<…il ritardo del convoglio rispetto ai tempi previsti è solamente di
un’ora…>>
<<questo è vero, ingegnere capo-obiettò il direttore-…ma voi non conoscete
ciò di cui è capace Esposito…>>
<<…non rispetta la data di consegna?>>
<<praticamente mai…>> fece sconsolato il direttore.
<<perché non avete mai preso in considerazione l’idea di cambiare
vettore?>>
<<e dove lo trovo un vettore che è in grado di mobilitare dieci
astromercantili a soli trecentomila crediti? >>
<<Urca così poco?…e quest’Esposito riesce a guadagnarci?>>
<<in ogni caso non ci rimette…visto le carrette che usa per effettuare i
viaggi…>>

Kenthark, capitale planetaria. La città capitale del pianeta ospitava circa


quindici milioni di abitanti. Questi erano piuttosto vari da un punto di vista
etnico. In ogni caso erano in maggioranza di origine europea. Forse magari
si trattava di una sorta di razzismo strisciante, ma ai più attenti non sfuggiva
il fatto che per una strana coincidenza, non esistesse tra gli abitanti di
Kenthark rappresentanti delle popolazioni di origine africana. Dal punto di
vista urbanistico era una classica città di origine terrestre del
venticinquesimo secolo. Gli edifici erano piuttosto alti, fino ad oltre
duecentometri, ed erano realizzati prevalentemente di polvere di Duranium
miscelato ad uno speciale cemento. Questo era stato appositamente studiato
per le speciali caratteristiche gravitazionali di CentauriIV. La gravità
planetaria era circa del venti per cento superiore a quella standard terrestre.
Esternamente, i palazzi erano ricoperti di grandi vetrate che al pari delle
strutture di acciaio e duracemento, caratterizzavano i paesaggi notturni di
Kentarkh.
L’invenzione di propulsori a levitazione ed il loro successivo sviluppo portò
all’ideazione degli Speeder. Questi potevano essere ricondotti alla versione
moderna, delle vetuste autovetture del XX secolo, oppure alle classiche
motociclette. Il fatto che sia i motospeeder che gli autospeeder potessero
volare, consentì ai coloni centuriani di evitare di dover costruire grandi
arterie autostradali per collegare Kentarkh alle altre città. Ma questa
caratteristica della capitale centuriana, creava grossi problemi di gestione
degli spazi aerei, in parte alleviati, dalla creazione negli ultimi tempi, di
piattaforme private di atterraggio, anch’esse volanti. Ed il palazzo del
governatore planetario aveva le stesse caratteristiche di tutti gl’edifici
realizzati a Kentarkh, con la sola differenza che il tutto era realizzato in una
scala molto più grande. Il palazzo del Governatore aveva, a differenza di
tutti gli altri edifici, pubblici o privati di Kentarkh, non una ma bensì ben tre

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piattaforme private di attracco. E su una di queste era appena attraccato
l’autospeeder di un importante personaggio.
Al palazzo del governatore planetario…
<<…e così questi idioti pensano di aver decifrato quei segnali…>>
<<parrebbe di si, signore. Si tratterebbe soltanto di segnali privi di una
qualche logica, perlomeno ai profani, ma gli esperti del SETI ritengono che
non possono essere dei segnali casuali, che in ogni caso solo delle civiltà
evolute, sono in grado di emettere quei segnali>>
<<…sarà, ma…i consiglieri del Cancelliere che vogliono da me?>>
<<essendo CentauriIV, quello che si può a torto o a ragione, considerare
l’avamposto della Federazione, è da qui che i consiglieri del Cancelliere
vorrebbero che partisse una nave esploratrice alla ricerca degl’autori dei
segnali…>>
<<ma i signori consiglieri -disse caustico, il governatore Julius Vonks-
hanno la più pallida idea di quanto costi la realizzazione di una missione del
genere? >>
“ah, ah, ecco che riattacca con la solita solfa” -disse fra se e se il segretario
personale di Vonks- “parrebbe quasi che i tributi raccolti dal pianeta fossero
i suoi…”
Vonks si alzò dalla sua poltrona e iniziò a fare avanti e indietro
incominciando la sua filippica:-
<<Ma quell’idioti che ruotano attorno alla figura del Cancelliere, hanno o no
idea di quanto sia gravoso e impegnativo il lavoro che io devo compiere, ma
a che cosa pensano prima di affidare una missione a qualcuno?. Mi dica caro
Segretario, mi illustri il modo in cui ragionano codesti ‘pensatori’>>
Il Segretario Harthur accennò per rispondere all’affermazione di Vonks, ma
questi con una mano gli fece capire che non voleva veramente sentire il suo
parere in merito. Vonks riprese il suo filosofeggiare:-
<<…ma lor signori sanno che i denari che devo amministrare non sono mai
sufficienti per sopperire ai molteplici problemi del pianeta. Se non fosse per
il mio innato senso del dovere nei confronti della comunità centuriana, avrei
mandato tutto all’aria…>>.
Appena Vonks toccò il tasto del senso del dovere, mancò poco che il
Segretario Harthur scoppiasse a ridere…

Esposito era piuttosto seccato, per la prima volta gli capitava di arrivare in
anticipo rispetto ai tempi di consegna, e la maledetta burocrazia del pianeta
lo stava tenendo fermo lì nel vuoto stellare, senza poter far niente. Era una
situazione alquanto snervante.
<<…siamo qui fermi in mezzo allo spazio da circa tre ore standard, e
nessuno si è ancora fatto vivo>>
<<avete proprio ragione capo, sì proprio ragione…ah, se io fossi stato al
vostro posto, avrei cercato di proseguire ugualmente…>>.
<<Peppiniello…>>
<<…ai vostri ordini capo>>
<<…sai, vorrei sapere…quanti viaggi spaziali hai fatto?>>
<<…oh beh, per essere precisi…>>
<<Peppiniè…>>
<<si, capo…>>

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<<…non mi scocciare più con le tue cazzate, ma a che cosa pensi?. Se io
avessi fatto come mi stai suggerendo, a quest’ora sarei morto e stecchito da
un pezzo, e non un ‘brillante’ uomo d’affari come mi onoro d’essere>>.
Alcuni membri dell’equipaggio del Partenope, avrebbero avuto da ridire, in
merito all’ultima affermazione del loro capo. Tra questi c’era un giovanotto,
si chiamava John Richer, ed era certamente migliore del suo capo. Richer
uscì dalla sala comando del mercantile e si diresse nei suoi alloggi. Fino a
quando le autorità del pianeta non avessero autorizzato Esposito ad
attraccare e quindi scaricare il contenuto delle sue stive, c’era ben poco da
fare. Jonh entrò all’interno della sua cabina ed accese il sistema di
climatizzazione. Per essere sinceri Richer avrebbe potuto fare qualcosa, del
tipo, chiamare qualcuno di sua conoscenza nella stazione di controllo del
traffico da e per il pianeta:-
“potrei chiamare quel deficiente di Smith, oppure Lukas-pensò tra se e se
John-…certo, così potrei fare un grosso favore al “chiattone”, ma io che
cosa né ricavo?. Poi c’è il rischio che Esposito si rivolga sempre a me, per
facilitargli le procedure burocratiche, gratis naturalmente!…-Richer si
sdraiò sulla brandina del suo alloggio- perché se al grassone osi chiedergli
anche una semplice gratifica, poi sei costretto a sorbirti la sua lagna
riguardante le responsabilità collegate alla propria posizione, o storie del
tipo che, grazie al suo lavoro riesce a dar da mangiare a non sa più quanta
gente e frignate del genere, no, se la sbrighi da solo…”.

Harthur ascoltò in silenzio le ultime esternazioni di Vonks, quindi si


congedò dal suo superiore. Prese sotto braccio i diversi documenti che aveva
sottoposto alla firma elettronica di Vonks, quindi si diresse nel suo ufficio.
Harthur camminava pensieroso lungo i corridoi che separavano i suoi uffici
da quelli del Governatore.
Vonks, era un ottimo amministratore del pianeta, forse era per quella
ragione che era stato confermato più volte nella carica amministrativa del
pianeta. Però pur essendo competente nelle sue funzioni, aveva una visione
d’insieme piuttosto limitata. Sulla Terra erano a conoscenza di questi limiti
caratteriali di Vonks, ed era per questa ragione che quando si progettavano
importanti missioni, come quella che Harthur aveva illustrato al
Governatore del pianeta, dalla Terra si preferiva chiedere l’appoggio di
Harthur piuttosto che del governatore Vonks. Infatti in questi casi si faceva
affidamento sulle capacità persuasive dell’Alto Segretario Harthur. Capacità
affinate nel corso degl’anni, grazie alla sua precedente esperienza di
diplomatico tra la Terra e le colonie minerarie esterne.
Harthur entrò all’interno del suo ufficio privato. Poggiò distrattamente i
documenti in suo possesso sulla scrivania. Poi si accorse della presenza di
un estraneo. C’era un individuo che osservava il panorama esterno dalle
finestre del suo ufficio. Harthur si rese finalmente conto che il comandante
capitano Osto, lo stava aspettando all’interno dei suoi uffici. L’Alto
segretario pensò che il capo della sicurezza del governatorato avesse
occupato il tempo in attesa del suo arrivo, a contemplare il panorama urbano
di Kenthark.

<<siete già qui?>>fece Harthur sorpreso, ma niente affatto dispiaciuto della


tempestività dell’arrivo del capo della sicurezza del palazzo del Governo.

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<<…mi sembrate sorpreso…-fece stupito l’anziano ufficiale allontanandosi
dalle finestre e avvicinandosi al Segretario-…mi ha fatto convocare lei…>>.
<<…io…oh, si, avete ragione, scusatemi me n’ero dimenticato…prego
sedetevi…avrei una cosa urgente di cui parlarvi>>
Osto raggiunse la poltrona indicatagli dal suo superiore. Si sedette ed attese
che il funzionario centuriano prendesse a sua volta posto nel suo scranno.
Harthur premete un pulsante posto sulla sua scrivania, una voce non umana
chiese: -
<<inserite il codice di sicurezza>>
Harthur digitò velocemente una serie di dati alfanumerici. La stessa voce
metallica di prima chiese l’inserimento della password. Harthur eseguì
prontamente le direttive del computer.
<<confermare la password d’accesso>>.
Il segretario centuriano eseguì velocemente, quindi si rivolse al suo
interlocutore, il quale aveva osservato tutte le operazioni di Harthur senza
interferire: -
<<mio caro comandante, mettetevi comodo sulla vostra poltrona e giratevi
verso l’oloschermo, assisterete ad un’informativa segreta che proviene
direttamente dalla Terra, dopo parleremo di ciò che voi potete fare per me e
per la Terra>>
<<come voi desiderate, signore>>

Le luci all’interno della stanza si spensero, quindi si materializzò un


messaggio olografico. Apparve un essere chiaramente non umano.
Attraverso la proiezione olografica, ci si poteva fare un’idea sulle sue
sembianze. Non si capiva quanto fosse alto, anche se all’apparenza superava
le normali dimensioni di un uomo. Il viso era di aspetto umanoide, anche se
appariva privo di narici. Gli occhi erano molto grandi, enormi almeno
rispetto alle dimensioni complessive del viso. All’apparenza sembrava privo
di capelli, questo solo all’apparenza, perché affermare se era provvisto o
meno di capigliatura era alquanto difficile da specificare, in quanto
indossava una insolita toga con tanto di cappuccio. Quest’essere misterioso
iniziò uno curioso racconto. Questi metteva sull’avviso i terrestri su una
singolare minaccia giungente da una civiltà aliena sconosciuta. Secondo
questo messaggio, questa civiltà era riuscita a mettere a punto un’arma di
una potenza inaudita. Di fatto se in possesso di quest’arma, chiunque nella
galassia, avrebbe potuto imporre il proprio incontrastato dominio, e metter
fine alla libertà galattica.

Al termine della proiezione, Osto osservò il suo superiore con aria


interrogativa :-
<<…quando è arrivato questo messaggio?>>
<<una settimana fa…>>
<<…che cosa c’è di vero in questo messaggio. Deve capire che sembrerebbe
uno di quei proclami insensati di qualche produttore di film di
fantascienza>>
<<…così sembrerebbe, ma le posso assicurare che invece è la pura verita>>
<<sono riusciti al SETI ad identificare l’esatta provenienza di questo
messaggio?>>

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<<si, se non erro…-fece Harthur frugando tra alcuni file del suo computer-
il pianeta da cui proviene il messaggio è stato chiamato Tanso dai ricercatori
del SETI…>>.
<<quanto dista dalla Terra?>>
<<in base alle nostre prime stime, circa trentamila anni luce…>>
<<caspiterina!-disse sarcastico Osto- così vicino>>
<<faccia a meno dell’ironia, capitano-disse duro Harthur -…lei è
consapevole dell’importanza di questo messaggio. In ogni caso è la prima
volta che civiltà extraterrestri entrano direttamente in contatto con noi.
Inoltre se il contenuto del messaggio corrisponde alla realtà, siamo in
pericolo anche noi sulla Terra…>>.
<<che cosa desidera da me?>> chiese cupo Osto.
<<…lei dovrà reclutare il miglior equipaggio possibile e mandarlo su
Tanso!>>
<<sta parlando seriamente?>>
<<mai stato più serio d’adesso>>fece Harthur sorridendo.
<<…e chi sarebbe così pazzo da imbarcarsi in un viaggio così
demenziale…>>
<<…se vuole le posso suggerire un nome…John Richer…>>
<<Richer?…quel scavezzacollo, sta parlando seriamente spero…>>
Harthur fece un largo sorriso.
<<mi rifiuto di aderire alla vostra idea-protestò energicamente Osto- non è
possibile che vogliate affidare una missione del genere ad uno spericolato
come Richer-Osto si zittì, fece delle strane smorfie, poi riprese-però a
pensarci bene, potrebbe anche non far più ritorno>>. Disse l’anziano
ufficiale con un sorriso malevolo.
<<Osto!-fece Harthur con finto scandalo- questo modo di considerare
Richer non le fa onore…>>
<<me ne dispiace- rise di gusto Osto- lei potrebbe farmi qualche altro
nominativo…>>
<<no, Richer è l’uomo adatto per l’incarico, trovi altri dieci nominativi, poi
attenda ulteriori istruzioni>>
<<come lei desidera, signore>>.
Osto si adoperò per alzarsi dalla sua poltrona, salutare e andar via, ma
Harthur gli fece cenno di attendere:-
<<mi dica, mio caro capitano…può rintracciare Richer?>>
<<si, signore. In questo momento viaggia come mozzo di coperta per le
Spedizioni Esposito…>>
<<Esposito?. Molto bene. Si metta in contatto con lui e lo porti da me…>>
<<come lei desidera>>.

II

Osto uscì dall’ufficio di Harthur. Questo era situato al terzo piano.


L’anziano capitano si vide costretto ad entrare all’interno di un
turboascensore per poter andare all’ultimo piano del palazzo del
governatore. Da qui avrebbe facilmente preso la sua autospedeer di
ordinanza.
All’interno del turboascensore trovò una giovane donna. In realtà era un
medico che aveva appena preso servizio presso il distaccamento militare del
palazzo del governatore.

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<<mi…scusi -disse Osto entrando dentro il turboascensore-…a che piano
sta andando?>>
<<il penultimo…grazie>>
Osto inizio una breve chiacchierata:-
<<non ricordo il suo nome…>>
<<oh mi scusi, pensavo di averglielo detto…>>
<<per essere sincero non glielo neppure chiesto…>>
<<mi chiamo Jane Imatala>>
<<Imatala…è un nome che ho già sentito, per caso è l’assistente medico del
Dottor Imatala?>>
<<anche…>>rispose sorridendo Jane.
<<in che senso “anche”?>>
<<nel senso che il dottor Imatala è mio padre, e io sono la sua
assistente…>>
<<interessante, oh mi scusi che cafone…-disse con un largo sorriso Osto-
…il mio nome è Osto, capitano Tom Osto, e credo che lei sia già arrivata al
suo piano>>
<<oh si, è vero. Arrivederci capitano Osto>>.
Osto vide la giovane donna uscire dal turboascensore. Decise che uno dei
nominativi che avrebbe segnalato al Segretario Harthur fosse proprio la
giovane ufficiale medico, figlia di uno dei suoi migliori amici. All’uscita
dall’ascensore sulla piattaforma d’atterraggio, ad attenderlo c’era un giovane
attendente. Questi appena lo intravide si mise sull’attenti e chiese:-
<<dove desidera che la porti?>>
<<al mio ufficio>>disse Osto pensieroso.
<<…ne è certo signore?. E’ tardi…e gli impiegati dovrebbero essere già
andati via… >>
<<…faccia come le ho detto…>> disse Osto aspro.
<<come lei desidera>>
Più tardi, all’interno del suo ufficio…
<<Osto chiama Richer…rispondi Richer…Osto chiama Richer…ma dove
cavolo sei finito, gran pezzo di una carogna!>>.
<<…non ti smentisci mai vecchio filibustiere…>>rispose una voce
familiare all’anziano ufficiale.
<<brutto verme, ricordati che fino a prova contraria sono ancora il tuo
superiore, pertanto vedi di portarmi rispetto>>
<<…e come, no!- l’immagine di Richer attraverso l’olovisore si fece
improvvisamente seria – come mai il capo dei servizi di sicurezza del
pianeta, si degna di mettersi in contatto personalmente…>>
<<…oh beh, se fosse dipeso da me- fece Osto con un sorriso feroce –ti avrei
fatto marcire in quella specie di pattumiera che è l’astromercantile su cui sei
imbarcato. Ma pare che qualcuno nelle alte sfere planetarie, abbia ancora un
briciolo di stima nei tuoi confronti… >>
<<gioisco al sapere che vi hanno costretto a rivolgervi al sottoscritto.
Conoscendovi so che se fosse dipeso da voi, avreste preso contatto con
qualcuno dei vostri lustrascarpe>>
<<…e invece sono proprio contento che il segretario Harthur, mi abbia in
sostanza obbligato a rivolgermi a te- disse Osto ridendo- chissà che la
missione che sto per assegnarti, non mi liberi di te definitivamente…>>

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<<…non starete parlando sul serio?. Spero!. Dove trovereste un altro
rompiscatole simpatico come me?. E se io rifiutassi a priori di voler
conoscere la missione che mi volete affidare?>>
<<non credo che tu possa scegliere liberamente se accettare o no che cosa
fare- disse Osto duro -qualcuno nel palazzo del governatore potrebbe
ricordarsi del tuo passato, e chiedertene conto…>>
<<…messa in questi termini la faccenda è più complicata di quanto
immaginassi, ma purtroppo credo che sarà anche piuttosto pericolosa… >>
<<questo è il lato della missione che più mi piace, si è decisamente
rischiosa…>>
<<va bene vecchio idiota, sputa il rospo di cosa si tratta con precisione…>>
<<oh…beh…una gita fuoriporta all’altra estremità della Galassia>>
<<che cosa?…quanto lontano?>>
<<dai dati in nostro possesso…circa trentamila anni luce…>>.
<<ma state parlando sul serio?>>
<<mai stato così serio>>
<<non sono così pazzo da avventurarmi in un viaggio quasi certamente
senza ritorno>>
<<…è questo il motivo per cui ho gioito all’insistenza del segretario
Harthur, perché affidassi a te questo incarico>>
<<…non vi pensavo così carogna, caro capitano. In ogni caso penso che per
farvi un piacere lo farò per davvero questo viaggio. Ho voglia di buttarmi di
nuovo in una altra avventura>>

Osto concluse l’olocomunicazione con Richer. Per diversi minuti rimase in


silenzio a rimuginare tra se e se. Il fatto che John avesse accettato l’incarico
lo aveva rinfrancato. Se anche fosse stata reale la minaccia prospettata
contro la Terra da parte del messaggero alieno, l’idea di organizzare una
spedizione da mandare all’altra estremità della Galassia gli sembrava un po’
avventata. Indubbiamente doveva convenire con l’Alto Segretario che solo
Richer era in grado di mettere in piedi una missione di sola andata, all’altro
lato della galassia. Osto premette un pulsante.
<<computer, richiama i file che riguardano il tenente John Richer…>>.
Sul monitor del suo computer, Osto poté vedere tutto ciò che riguardava la
vita e la carriera di Richer.
John era stato reclutato dallo stesso Osto circa quindici anni prima. Fino ad
allora era stato un brillante studente di ingegneria meccanica all’università
di Fillank, una cittadina a trecento chilometri da Kentarkh.
“oh bella…-pensò tra se Osto-…me lo ero scordato…Jonh è stato fidanzato
con lei…”.
Osto spense il suo computer, si alzò da dietro la scrivania ed uscì dal suo
ufficio. Ritornò alla piattaforma d’atterraggio dove ad attenderlo c’era
ancora il giovane attendente.
<<tenente…mi riporti immediatamente al palazzo del governatore>>
<<come lei desidera signore>>
L’autospeeder con Osto a bordo, volò direttamente alla sede del governo
planetario. Una volta sceso dal mezzo di trasporto, il capo della sicurezza
congedo il suo giovane attendente, dopodiché entrò all’interno degli uffici
del Governatorato dirigendosi risolutamente al dipartimento di medicina.
All’entrata del dipartimento trovò un ufficiale di guardia. Quest’ultimo era

14
un suo uomo, infatti si limitò a mettersi sugli attenti ed a fare il saluto
militare.
Non lo fermò.
Non gli chiese chi cercasse e che cosa volesse.
Meglio così pensò tra se. Tirò dritto e cercò la stanza di una dottoressa.
Quando la trovò, suonò attraverso l’intercom:-
<<sono il capitano Tom Osto…desidero parlarle…>>.
Una voce femminile rispose garbata:-
<<…ma certo…capitano, si accomodi…>>
Osto entrò all’interno dello studio medico della giovane dottoressa.
Quest’ultima fece un grande sorriso all’indirizzo dell’anziano capo della
sicurezza del Governatorato:-
<<…che coincidenza caro capitano, ho appena finito di parlare di lei con
mio padre. Non mi aveva detto che vi conoscevate…>>
<<me lo devo essere dimenticato-si schernì Osto-…in ogni caso sono qui
per diretto incarico da parte del Governo planetario, sto reclutando un
equipaggio per effettuare un importante missione esplorativa…>>
<<…ah si?-fece stupita la giovane donna-…ed io in che cosa le posso essere
utile?>>
<<lei è uno dei migliori medici del pianeta, vorrei che accettasse di prendere
parte alla missione d’esplorazione…>>
<<…mi dispiace capitano, ma sono appena arrivata in questo dipartimento e
non desidero…>>
Osto la interruppe.
<<…John Richer sarà a capo della spedizione esplorativa…>>
Un fulmine colpì in pieno la giovane donna:-
<<…John Richer?…lei conosce John Richer?…>>
<<si…se lo desidera potrei fare in modo di farvi incontrare…>>.

III

Chiusa la comunicazione con Osto, Richer si sdraiò sulla lettiga del sua
cabina, all’interno dell’astromercantile. Chiuse gli occhi e iniziò a
rimuginare. Effettivamente il lavorare per Esposito lo aveva stancato.
Troppa monotonia, vedere sempre le stesse facce, fare sempre le stesse cose,
un po’ lo avevano stancato. Pensava di essersi “riposato” a sufficienza. Era
finalmente giunto il tempo di un po’ di svago. In ogni caso seppur allettato,
lo spaventava l’idea che questo diversivo fosse così lontano dalla Terra. E
per di più a contatto con degl’alieni!.
Richer riaprì gli occhi. Osservò attentamente gli spazi angusti della sua
modesta cabina, le pareti d’acciaio ricoperte di vecchie foto. Quindi si alzò,
e si sedette sul letto. Allungò una mano verso la foto di una sua vecchia
fiamma. Sapeva che era diventata un ufficiale medico presso il palazzo del
governatore. Richer appoggiò la foto sul letto. Si inchinò cercando lo zaino
da viaggio. A questo punto iniziò a staccare e mettere in ordine all’interno
del suo sacco, tutte le foto che egli aveva appese da quando si era imbarcato
per effettuare questo viaggio. Infine prese la foto che aveva
provvisoriamente appoggiato sul letto e l’infilò anch’essa dentro lo zaino.
Riprese il suo bagaglio e lo mise nuovamente sotto il letto. Adesso uscì dalla
sua stanza diretto in sala comando. Appena entrato fu salutato dal giovane
Sam Gijon.

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<<…ciao John, che cosa ci fai in plancia a quest’ora?. Non è arrivata l’ora
per iniziare il tuo turno >>
<<ciao…si, lo so Sam. Sono venuto perché ho necessità di parlare con
Esposito, sai dove posso trovare quel vecchio bombolone…>>
<<dovresti essere più cauto quando ti riferisci a lui. Potrebbe anche
offendersi e licenziarti…>>
<<…terrò conto dei tuoi consigli un'altra volta. Sai dov’è?>>
<<si, è nel suo ufficio>>
<<…Jooohn?…ha detto a tutti che non vuole essere disturbato per nessun
motivo …>>
<<grazie dell’informazione>>

Richer uscì dalla plancia diretto nella cabina d’Esposito. Sam lo osservò
allontanarsi per poi riprendere il suo lavoro. John arrivò in prossimità della
porta d’ingresso del grassone. Premette il pulsante dell’interfono. Nessuno
rispose. Però udì qualcuno bestemmiare in un dialetto europeo, dall’interno
della cabina. Sapendo che il campano era lì dentro a fare chissà che cosa,
senza procrastinare ulteriormente, aprì la porta scorrevole. Uno spettacolo
disgustoso gli si parò di fronte. Esposito era intento a nascondere un vassoio
pieno di Babà, un tipico dolce napoletano.

<<chi diavolo ti ha accordato il permesso di intrufolarti dentro la mia


cabina?>>
<<…stai calmo, vecchio ingordo, e cerca di lavarti quelle luride mani che ti
ritrovi…>>
<<…ma come ti permetti?…io…io…ti faccio buttare fuori della mia
nave…>>
<<…non credo che ne avresti il coraggio e neppure l’interesse…- a questo
punto Richer entrò all'interno della cabina d’Esposito. La porta scorrevole si
richiuse alle sue spalle. Con passo arrogante e baldanzoso, Richer si sedette
su una poltrona posta di fronte al suo capo-…che cosa mi offri se ti dessi la
possibilità di accelerare le procedure burocratiche, e permetterti così di
rispettare i tempi di consegna…>>
<<…potrei scordarmi quanto sei stato cafone, e limitarmi semplicemente a
multarti, invece di licenziarti su due piedi…>>
<<….licenziarmi solo perché ti ho disturbato mentre eri intento ad
ingozzarti di dolciumi? Ma guarda che pancia che ti ritrovi, mi dovresti
ringraziare invece di minacciarmi…>> disse sarcastico Richer.
<<…lasciamo perdere…-fece Esposito alzando la mano grassoccia unta
d’olio e zuccheri-…sputa il rospo, potresti fare qualcosa per abbreviare i
tempi per l’espletamento delle pratiche doganali?>>
<<…si…>>
<<che cosa vuoi in cambio…>>
<<una tua astronave…>>
<<…stai parlando seriamente…>>
<<mai stato così serio- Richer fece un lungo respiro, poi riprese- c’è in ballo
una grossa operazione governativa. Un lungo viaggio. Quello che ti vorrei
proporre io, è di mettere a disposizione del governo la tua migliore
astronave per la realizzazione della missione. Se l’incarico dovesse rivelarsi
un successo, tu avrai l’esclusiva dei collegamenti intergalattici per un certo

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numero d’anni, solo un anno di viaggi farebbero di te l’uomo più ricco della
Galassia…>>
<<ci devo pensare…>>
<<…come vuoi, ma non ci mettere troppo tempo…>>

Qualche ora dopo…


Esposito apparve in proiezione olografica a Richer:-
<<beh…in effetti, se tu potessi metterci una buona parola…>>
<<sai molto bene che cosa voglio>>rispose duro Richer.
<<ti posso dare la Riko…>>
<<con quella bagnarola non riuscirei neppure ad allontanarmi da questo
sistema, figuriamoci “il lungo viaggio” che il governo vorrebbe affidarmi>>
<<allora siamo d’accordo brutto ricattatore-disse risentito Esposito-prenditi
l’Excelsior, basta che mi faccia uscire fuori da questa fogna>>
<<sei un grande mediatore…>>
<<e tu un miserabile furfante>>disse furioso Esposito chiudendo il contatto
olografico.

Richer si mise in contatto con un’impiegato della dogana.


<<ciao Lukas>>l’immagine azzurrina della proiezione olografica di Richer
apparve a George Lukas. Questi era un buon astropilota che da qualche
tempo aveva trovato impiego agli uffici planetari della dogana.
<<ciao John, qual buon vento?>>
<<…mi conosci George, ho bisogno di un favore>>
<<sputa il rospo>>
<<ho necessità che tu acceleri la procedura di controllo delle astronavi della
Esposito…>>
<<…la Esposito Enterprise?>>
<<si>>
<<…emh e io che cosa ci guadagno?>>
<<forse un altro posto di lavoro>>
<<insieme a te?>>
<<e con chi altri se no?>>
<<consideralo già fatto>>
<<grazie George>>
Attraverso una serie di passaggi, Lukas ottenne che le astronavi d’Esposito
potessero lasciare la zona di sosta loro imposta dall’ufficio di controllo del
traffico spaziale, e proseguire finalmente il proprio viaggio.

Nel palazzo che ospitava gli uffici della Direzione delle officine
astroportuali di Kentarkh, città capitale di Centauri IV, un uomo correva tra
le postazioni computerizzate dei vari uffici, in direzione della stanza del
direttore. Chi vedeva quest’uomo correre, rimaneva stupefatto da questo
insolito comportamento.
<<signore…il convoglio d’Esposito è arrivato>>
<<chi vi ha ordinato di entrare senza essere…che cosa avete
detto?…Esposito è arrivato?…sei sicuro di quello che dici?>>
<<si, signore…mi è stato comunicato da Richer>>
<<…Richer era a bordo della Esposito Enterprise?>>
<<si, signore>>
<<finalmente una buona notizia. Faccia venire John immediatamente>>

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<<non credo che sia possibile, Richer è stato convocato dall’Alto Segretario
in persona>>
<<il segretario Harthur ha convocato Richer a palazzo?…mmmh-“che cosa
diavolo ha in mente quell’impiccione”-pensò tra se e se il direttore
astroportuale-…date disposizione che le navi d’Esposito possano atterrare e
scaricare i materiali con priorità su tutto>>
<<sarà fatto signore…>>

Richer scese dalla passerella dell’astromercantile in cui era stato imbarcato


fino a quel momento. Aveva bisogno di un mezzo di trasporto per poter
lasciare l’astroporto e dirigersi nel quartiere di Kentarkh dove si trovavano
gli uffici del governo planetario. John era convinto che in primo luogo, si
sarebbe dovuto recare presso il dipartimento per la sicurezza planetaria
presieduto dal suo capo, il Comandante capitano Tom Osto. Invece per sua
fortuna trovò ad attenderlo un Taxispedeer. Dal taxi uscì un uomo in
uniforme:-
<<John Richer?>>
<<sono io, che cosa desidera?>>
<<ho ricevuto l’incarico di scortarla al palazzo del governatore>>
<<il palazzo del governatore?. Ummh…per ordine di chi?>>
<<per ordine dell’Alto Segretario Harthur>>
<<Se è così-Richer fece un grande sorriso- prego dove mi devo sedere?>>

A palazzo…
Richer osservava curioso il grande androne antistante gli uffici del
Segretariato. Erano passati diversi mesi dall’ultima volta che si era trovato
in quel posto. Ciò non di meno, gli affreschi del Segretariato suscitavano in
Richer un certo fascino. Ma anche il senso di grandezza dell’immenso
corridoio retto da colonne di ordine corinzio, esercitavano in John grande
attrattiva.

Un impiegato si avvicinò a Richer:-


<<…signore, il segretario Harthur l’attende nel suo ufficio. La prego di
seguirmi>>
Senza indugiare ulteriormente, Richer seguì l’uomo. Questi lo condusse
verso un’area del palazzo del segretariato ben nota al nostro eroe. Qualche
minuto più tardi, oltrepassata la porta scorrevole, Richer si trovò al cospetto
di quello che a torto o a ragione poteva essere considerato l’uomo più
potente del pianeta, solamente che questi non era solo!. Era in compagnia di
un uomo tra i più odiati da Richer medesimo, in altre parole Harthur si
trovava in compagnia del comandante dei servizi di sicurezza Osto.
<<signore…>> disse Richer all’indirizzo di Harthur. Il segretario sollevò
una mano, facendo cenno a Richer di attendere ancora qualche istante.
L’attesa fu usata da John per confrontarsi, seppur solo con lo sguardo, con
Osto.
<<ben arrivato John…-disse sarcastico Osto-…pensavo che non saresti
venuto>>
<<…sono venuto per non darti un dispiacere, Tom>> rispose ironicamente
Richer.

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Harthur smise di controllare gli ultimi incartamenti. Osservò i due amici-
nemici e sorrise. Il Segretario aveva tratto grande profitto dalla disputa che
opponeva i due.
<<mio caro John…-fece infine Harthur- sono felice di rivedervi… >>
<<anche io…signor Segretario>>
<<…si, me lo immagino- continuò con fare sbrigativo Harthur - a che cosa
devo la vostra visita?. Pensavo che il qui presente comandante Osto vi
avesse pienamente illustrato i particolari della missione…>>
<<diciamo che Tom mi ha appena illustrato la missione…>>
Harthur si voltò in direzione di Osto:-
<<che cosa avete da dire al riguardo?>>
<<…ho fatto presente al tenente Richer- disse Osto con tono risentito- che
era stato scelto per una missione speciale su un pianeta alieno. Gli ho fatto
presente altresì la distanza dalla Terra di questo pianeta extraterrestre…>>
<<tutto qui?…niente altro?…>>
<<si signore, niente altro…>>
Ci fu un attimo di silenzio, immediatamente interrotto dal Segretario:-
<<molto bene. E giusto che siate messo al corrente di tutto ciò che attiene la
vostra missione…- quindi Harthur raccontò dello strano messaggio captato
da un pianeta alieno di nome Tanso, e della velata minaccia alla sicurezza
della Terra contenuta in essa-…capite ora l’importanza della missione che vi
stiamo affidando…>>
<<si signore, ora vorrei sapere con quale mezzo avete intenzione di
mandarmi nello spazio…>>
<<nelle officine astroportuali è in fase di costruzione una nave specifica
adatta alla bisogna…>>
<<…mi scusi signor segretario, ma non ho capito…che cosa intende con il
termine “alla bisogna”?>>
<<…su incarico del governo centrale terrestre, stiamo costruendo un
incrociatore dell’ultima generazione, dotata dei più raffinati sistemi
d’arma…>>
<<…in altre parole stiamo per compiere un viaggio di trentamila anni luce,
portando, come risposta al messaggio che ci è stato inviato, una magnifica
manifestazione di forza. Signori siamo potenti…vedete di stare a casa vostra
oppure vi facciamo un mazzo così…>>
Harthur si stupì del tono della risposta di Richer. Non altrettanto Osto:-
“…dai John, continua così. Sarai un gran testone, ma non ti manca il
coraggio di dire in faccia ciò che pensi…”
<<…prego non ho capito…>>disse Harthur.
<<…oh…è molto semplice signore, se noi ci presentassimo su Tanso con un
incrociatore, saremo capaci di indurre delle conseguenze impreviste.
Potremo far paura agl’alieni che potrebbero attaccarci senza attendere di
entrare in comunicazione con noi. Oppure chiederci aiuto contro chi sa
quale nemico, e trovarci così coinvolti in qualche guerra interstellare senza
avere la benché minima cognizione di chi stiamo andando ad affrontare o
conoscere…>>
<<…dalla sua cognizione di politica estera, deduco che non dovremo
mandare una nave armata nell’altro lato della galassia, ma limitarci a
mandare una nave mercantile. Così i nostri amici alieni potrebbero venderci
qualche cianfrusaglia extraterrestre se ciò gli aggrada…>>

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<<…signore, se la mette in questi termini…forse io non sono la persona più
adatta per la missione che mi volete affidare…>>
<<…suvvia tenente, non sia così suscettibile- disse Harthur gesticolando-
…la mia era solo una battuta ironica…dal suo modo di presentare la
questione, dovremo desumere che avrebbe un’alternativa all’invio di un
incrociatore su Tanso…oppure mi sbaglio…>>
<<no signore, non si sbaglia. Avrei un’idea a tal proposito…>>
<<sentiamo…>>.
<<il nostro interesse è andare fino a Tanso e scoprire la minaccia che rischia
di travolgerci. Però non vogliamo che i nostri possibili avversari sappiano
troppe cose sul nostro conto…>>
<<…fino a qua non c’è niente di nuovo…>>commentò ironicamente Osto.
<<…è fuor di dubbio che con un’astronave da guerra non ci possiamo
andare…-disse Richer, ignorando l’interruzione di Osto- sono invece
dell’idea che dovremo mandare là un’astronave d’esplorazione. Questa
dovrà essere camuffata in una nave mercantile e dotata in ogni caso di buoni
sistemi d’arma…>>

Sia Harthur sia Osto rimasero in silenzio. L’idea formulata da Richer era
tutto sommato buona. Evitava di spingersi così lontano con una nave di
grande stazza. Presentava un duplice inconveniente: non specificava la
classe della nave, e il suo equipaggio. Era infatti assodato che inviandovi un
incrociatore, l’equipaggio dell’astronave che si sarebbe diretto su Tanso
sarebbe stato formato da militari terrestri. Ora però cambiava tutto. Nessun
militare terrestre si sarebbe offerto volontario per l’espletamento della
missione. L’alternativa era di assoldare un equipaggio di civili. Con tutti i
problemi a ciò connessi. Valutando attentamente la questione, Osto
intervenne nella discussione:-
<<…devo riconoscere che la tua idea non è per niente male…però per prima
cosa ci dovresti spiegare con quale mezzo hai intenzione di dirigerti all’altra
estremità della galassia…>>

Richer rimase in silenzio per qualche istante. Era finalmente giunto il


momento di far accettare al Segretario e ad Osto la sua idea. John rimuginò
tra se e se. Indubbiamente il progetto che aveva in mente, era piuttosto
strampalato, ma forse proprio per questo aveva qualche chance di successo.
<<…tenente…-lo esortò Harthur- attendiamo la sua risposta…con quale
mezzo ha intenzione di intraprendere il viaggio…>>
<<come voi già sapete…io ho viaggiato per un certo periodo con la Esposito
Enterprise…>>
<<…ho paura che stiamo per scoprire con quale mezzo hai intenzione di
andare su Tanso…>>disse sconsolato Osto mettendosi le mani sulla pelata.
<<…la Esposito Enterprise non ha la fama di esser una azienda
all’avanguardia nel suo ramo d’attività, salvo per un eccezione, una piccola
navetta modificata ed adibita al trasporto merci…>>
<<che cosa intendi con ciò?>>chiese Osto.
<<…tra tutti i rottami spaziali di cui è composta la flotta di Esposito, la
navetta che vi ho menzionato, è l’unica in grado di affrontare il viaggio
verso l’altra estremità della Galassia…>>
<<quello che mi state proponendo è un vero e proprio azzardo-intervenne
Harthur -…ma ammesso che voglia starci…credo che per intraprendere un

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viaggio così lungo, la navetta da voi citata, necessiterebbe di profonde
modifiche…non so se tutto questo ne valga la pena…>>
<<…io credo invece che ne valga, è sufficiente installare sulla navetta un
iperpropulsore dell’ultima generazione, e dotarla dei più moderni cannoni ad
impulso esistenti…>>
Harthur rimase in silenzio ancora una volta, quindi si rivolse ad Osto:-
<<le modifiche proposte da Richer sono realizzabili?…se si, quanto tempo
richiederebbe tradurli in realtà…>>
<<le modifiche richieste dipendono dalla classe di appartenenza della
navetta…in ogni caso il tempo massimo richiesto per rendere operative le
rettifiche è di circa una settimana…>>
<<…se è così penso che sia fattibile-commentò Harthur-…voi-fece
rivolgendosi a Richer-vi metterete in contatto con Esposito stipulando con
lui un contratto di cessione della sua navetta…mentre voi-disse il segretario
rivolto ad Osto-…voi accompagnerete il Tenente e coordinerete le
operazioni necessarie per rendere la navetta di Esposito, pronta ad
intraprendere la missione>>

Un grande sorriso comparve sul viso di Richer. Ciò che aveva promesso ad
Esposito era ora realizzabile. Esposito sarebbe diventato infinitamente ricco,
e lui sarebbe venuto in contatto con una razza aliena intelligente. Magari
sarebbe stato ricordato come il precursore di una nuova era di espansione
nella galassia.
<<…se non vi crea problemi, vorrei ritirarmi ed iniziare i preparativi della
missione…>>
<<come lei desidera…capitano…-disse Harthur a Richer.
<<capitano?>>
<<spero che non vorrà comandare una astronave con la semplice mostrina di
tenente…>>
<<certo che no, la ringrazio signor segretario>>.
Richer salutò i due uomini con i quali aveva interloquito fino a quel
momento e andò via. A questo punto Harthur si rivolse a Osto-…che cosa
né pensa…>>
<<…eccellenza, posso essere franco?>>
<<certamente>>
<<…è l’idea più pazza che abbia mai sentito in vita mia…>>
<<si spieghi, la prego…>>
<<l’idea di affidare a Richer la missione è di per se alquanto azzardata, devo
peraltro riconoscere che se esiste una persona in grado di venire a capo di un
qualsivoglia imprevisto, questi è Richer. Ma andare all’altro capo della
Galassia con una semplice navetta mi pare troppo pericolosa…>>
<<…voi invece convenite che era preferibile andare su Tanso a bordo di un
incrociatore…>>
<<rimango dell’opinione che sia la soluzione più prudente…>>
<<…mmmh…voi siete coinvolto nel progetto, ed è giusto sappiate i
retroscena che hanno portato alla scelta di Richer come la persona più
qualificata per questo lavoro…>>
<<Richer qualificato…>>
<<…metta da parte la sua idiocrasia nei confronti di Richer. John è stato
scelto dopo un’attenta analisi da parte dell’Alto Comando Strategico…>>
<<Richer è stato scelto dall’A.C.S.?. Pensavo che l’avesse proposto lei…>>

21
<<lei deve sapere che le informazioni giunteci a proposito di questo
misterioso pianeta Tanso, non sono poi così recenti come lei immagina…>>
<<lei tende ad aggiungere mistero al mistero>>
<<non è così, mio caro Osto. Su Tanso non c’è nessun mistero. Noi
sappiamo dell’esistenza del pianeta Tanso da circa trentanni!>>
<<trentanni?…mi sta forse prendendo in giro?. Ma il messaggio, la presenza
aliena e la minaccia che incombe su noi…era forse solo una bugia o che
cosa…>>
<<nient’affatto. Non la sto prendendo in giro. E sia il messaggio sia la
minaccia che grava su Tanso e su noi, è vera. Mi deve credere è tutto vero.
Piuttosto lei deve sapere ulteriori particolari in merito a questa storia. Come
lei ben sa, la nostra tecnologia spaziale ha fatto passi da gigante negl’ultimi
decenni. Il merito di tale sviluppo non è del tutto nostro. In nostro favore è
intervenuta una misteriosa entità…>>
<<Sappiamo qualcosa di questa entità?>>
<<Lei pretende troppo- osservò bonariamente Harthur –non sappiamo niente
né dell’entità, né dei membri di questa entità.>>
<<Come facciamo a fidarci di loro?>>
<<ma noi non ci fidiamo affatto. Prendiamo da loro quello che ci possono
offrire senza niente in cambio>>
<<…è una strana faccenda. Ma la minaccia si è manifestata adesso o
trentanni fa? E poi…sappiamo come si chiamano i membri di questa
organizzazione?>>
<<…si sono definiti Guardiani, ma non mi chieda di che cosa perché non lo
sappiamo…In merito alla minaccia che incombe su Tanso…quanto ne
sappiamo noi, tale minaccia è recente. Ma gli esperti del SETI pensano che
questa si sia manifestata nello stesso istante i cui i Guardiani si sono svelati
a noi, aiutandoci a velocizzare il nostro sviluppo tecnologico>>
<<…e Richer che cosa c’entra in tutta questa storia?>>
<<…abbiamo valutato tutti i pro e i contro, e Richer rappresenta la variabile
che ci permetterà di venire a capo sia dell’alone di mistero che circonda
questi enigmatici Guardiani, sia della minaccia che incombe sul pianeta
Tanso>>

22
Capitolo II

La porta a scomparsa dell’ufficio dell’Alto Segretario si richiuse alle spalle


di Richer che osservò guardingo il lungo corridoio dominato dalle alte
colonne d’ordine corinzio. Si fosse diretto alla sua destra, sarebbe
certamente uscito dal palazzo, ma questa non era la sua idea, almeno non in
quell’istante. Scelse di percorrere il lato sinistro del corridoio, quello che
conduceva in direzione dei turboascensori e del dipartimento di Medicina.
Richer era alla ricerca di uno specialista nell'analisi degli ambienti
extraplanetari. Lui conosceva una persona in grado di fare ciò.
A grandi passi compì il lungo tragitto che separava l’ufficio di Harthur dalla
stanza di una giovane donna. Questa in origine era stata la sua ragazza,
almeno ai tempi in cui ambedue studiavano all’università. Poi in seguito le
loro strade si erano divise. Lui era stato ingaggiato dai servizi di sicurezza di
CentauriIV e aveva fatto perdere le sue tracce, anche e soprattutto nei suoi
confronti.
Lei aveva continuato la sua vita e portato a termine i suoi studi di medicina
stellare. Aveva fatto una lunga esperienza nell’ospedale principale di
Kentarkh e solo ultimamente aveva ottenuto l’incarico d’assistente, al
dipartimento di medicina del palazzo del governatore. Lungo il tragitto per
raggiungere la giovane dottoressa, Richer ebbe modo d’incrociare diverse
persone tutte incuriosite dalla sua presenza. In ogni caso nessuno lo fermò.
Giunto in prossimità dell’entrata del Dipartimento di Medicina, gli vennero
richiesti da un sottoufficiale, le sue generalità:-
<<mi scusi, avrei necessità di vedere i suoi documenti >>
<<certamente sergente, sono il capitano John Richer. Cerco la dottoressa
Jane Imatala>>
<<la dottoressa Imatala?. Strano. E’ la seconda persona che cerca la
dottoressa oggi>>
<<la seconda persona?. Chi avrebbe chiesto della dottoressa prima di me?>>
<<mi dispiace ma questa è una notizia riservata. Lo chieda direttamente alla
dottoressa, la sta aspettando>>
<<la dottoressa mi attende?>>fece sorpreso Richer.
<<si, la trova nella stanza numero cinque, sul corridoio a sinistra>>
<<grazie>>
Perplesso, Richer si diresse verso la stanza indicatagli dal sottufficiale. Man
mano che si avvicinava allo studio della giovane donna, il suo battito
cardiaco accelerò.
Quando fu nei pressi della stanza, bussò.
Una voce femminile gli rispose:-
<<entra pure John, ti stavo aspettando>>
“c'è una telecamera di sorveglianza qua attorno?” si domandò perplesso
Richer. Quindi istintivamente si mise a cercare eventuali congegni, per
accertarsi l’eventuale presenza di sistemi di sicurezza.
Non trovò niente.
Richer entrò.
Due antichi fidanzati s’incontrarono di nuovo dopo ben tredici anni. Lei
guardò John dritto negli occhi. Aggirò la sua scrivania e gli si avvicinò.
<<sei ingrassato John>>

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<<tu invece sei stupenda come lo eri l’ultima volta che ci siamo visti…>>
<<quando ci siamo visti l’ultima volta John?…quanto tempo è passato?.
Avresti almeno potuto lasciarmi un messaggio. Magari raccontando una
semplice bugia, invece di lasciarmi nel più profondo sconforto. Ricordi
quanto tempo è passato John?. Mi hai abbandonato tredici anni fa. Io ti
amavo John. Tu mi hai lasciata per…fare la spia!>>.
“com’è possibile che Jane sia a conoscenza del tipo di lavoro che faccio da
allora?”. Si domando perplesso Richer.
Jane si avvicinò a Richer e gli appioppo un sonoro ceffone. Richer non
mostrò alcuna reazione.
Questo gesto se lo aspettava.
<<il comandante Osto è venuto qualche ora fa e mi ha spiegato tutto -
continuò Jane- mi ha detto del tuo lavoro al dipartimento di sicurezza, e al
fatto che se mi hai lasciata, in gran parte la colpa è sua. In merito al motivo
della tua venuta…accetto di entrare a far parte del tuo equipaggio. Ma tra
noi ormai è tutto finito>>
Questa conclusione no, non se lo aspettava!.
Richer era sempre stato un dongiovanni nei confronti delle donne, aveva
fatto innamorare di se un numero imprecisato di ragazze. Ma le ultime
parole di Jane lo avevano colpito:-
“io ti amavo” e “ma tra noi ormai è tutto finito” ebbero in John lo stesso
effetto che ebbe cinque secoli or sono, l’esplosione della prima bomba
atomica sulla città giapponese di Hiroshima.
Richer rimpianse l’idea di coinvolgere la dottoressa Imatala nella sua
missione. Ma ormai tale scelta era stata fatta, e lui non poteva più tornare
indietro.
<<ti ringrazio del fatto che nonostante tutto, tu voglia aiutarci
nell’espletamento della missione…>>
<<non lo faccio per te-rispose Jane- lo faccio per senso del dovere nei
confronti della Federazione, e ora se non hai niente altro da aggiungere,
vorrei finire il mio lavoro. Osto mi ha garantito che al massimo tra due
settimane, saranno ultimati i preparativi per l’inizio della missione>>
<<va bene-disse con tono dimesso Richer- appena pronti ti farò chiamare,
arrivederci Jane>>.
La giovane donna non rispose.
Anche quest’ultimo atteggiamento di Jane, se lo aspettava.
Richer lasciò la stanza numero cinque per rifare a ritroso la strada percorsa
precedentemente. Ripassò davanti al sottufficiale-:
<<ha visto la dottoressa?-chiese incuriosito-…le ha detto chi è venuto a
trovarla?>>
Richer guardò il giovane sottufficiale negli occhi. Questi per qualche istante
sostenne lo sguardo di Richer, poi convenne che forse aveva fatto una
domanda inopportuna. Abbassò gli occhi e guardò in un’altra direzione.
Richer continuò per la sua strada. Percorse tutto il grande corridoio
dominato dalle imponenti colonne di ordine corinzio fino all’uscita del
palazzo del governatore.
Per qualche minuto John Richer stette ritto sulle sue gambe ad osservare la
strada. Qui c’era della gente che camminava indaffarata. C’erano militari
intenti a salire a bordo del loro camionSpeeder. C’erano mendicanti che
cercavano qualcosa da mangiare rovistando all’interno di turbo cassonetti
della spazzatura. E c’era un uomo che per la prima volta in vita sua, si

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sentiva solo. Richer si sentiva solo. Un taxiSpeeder si avvicinò al nostro
eroe. Un uomo si affacciò dal finestrino del suo taxi e chiese:-
<<ehilà signore…le serve un taxi?>>
Richer si ricompose, e tornò ad essere finalmente il Richer di sempre.
<<si grazie>>
<<dove desidera che la porti?>>
<<ai cantieri astroportuali>>
<<okey…salga a bordo>>
Richer salì a bordo del taxi e si sedette a fianco del conducente.
<<si allacci le cinture signore, adesso partiamo>>
John fece come gli era stato chiesto.
<<ci vorrà molto?>>
<<solo una decina di minuti in speedervolo>>
<<e se prendessimo soltanto la strada cittadina?>>
<<potremo anche farlo…ma c’è il rischio di trovare qualche ingorgo e…in
questo caso ci vorrebbero non meno di due ore>>
<<ummh…vada per lo speedervolo>>.
Il taxiSpeeder si levò in volo ed eseguendo le manovre standard si inserì nel
speedertraffico. La rotta in speedervolo che stavano seguendo era piuttosto
frequentata. Richer non immaginava che il traffico fosse aumentato così
tanto. Dall’alto vedeva la gente muoversi con ordine in tutte le direzioni,
notava anche qualche tafferuglio. Si vedevano persone che discutevano
animatamente.

<<siete di queste parti?>>chiese il tassista.


<<si>>
<<vi tratterrete per molto?>>
<<no>>
<<non siete un uomo a cui piace parlare…>>
Richer guardò in direzione del conducente del taxi:-
<<…e voi per essere un semplice tassista, fate troppe domande>>

Nel giro di alcuni minuti, il taxiSpeeder raggiunse la zona dei cantieri


astroportuali. John sapeva che colà avrebbe sicuramente trovato le persone
giuste per espletare senza problemi la missione che gli era stata affidata.

Richer scese dal taxìSpeeder, infilò una mano nei suoi pantaloni, tolse una
creditCard, la fece passare attraverso il lettore di carte di credito. Quindi
dopo aver pagato il tassista, rimase per qualche tempo ad osservare i diversi
edifici presenti nella zona. L’aspetto di quest’ultimi non era certo esaltante:
la maggior parte degli stabili era diroccato. John valutò negativamente
questo aspetto. La zona della capitale centuriana nella quale Richer si era
recato, era decisamente malfamata. In altre parole John era andato fino ai
bassifondi di Kentarkh pur di trovare gli uomini necessari all’espletamento
del suo incarico. Ancora una volta, Richer rimase da solo. La strada in cui
egli si trovava era conosciuta con il nome di “via dei bar”.
La via dei bar, era così denominata per la concentrazione che si aveva in
quella strada, di esercizi pubblici quali punti di ritrovo degli operai
specializzati addetti alle officine astroportuali. Ma qui facevano tappa anche
mercanti e piloti d’astronave. Vi si poteva trovare un concentrato di umanità
non necessariamente virtuosa. Richer cercava un locale. Un bar in

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particolare. Ma data l’estrema somiglianza esistente tra i vari esercizi
pubblici della zona, l’impresa non era così semplice. Si incamminò lungo la
cosiddetta via dei bar. Mentre camminava in cerca di un locale che neppure
lui conosceva perfettamente, vi vedeva sfilare un concentrato di feccia da far
paura. Tutto ciò finche non trovò un aiuto insperato.
“e tre…-pensò tra se Richer- Lukas, Jane e ora… Sam”
<<ehilà Jonh…-fece Sam Gijon mentre scendeva dal taxi che lo aveva
portato da quelle parti-…che ci sei venuto a fare da queste parti?…aspetti
qualcuno?…>>
<<…si, aspetto te…e sono venuto a fare esattamente ciò che sei venuto a
fare tu…>>
<<bene, bene…-disse allegro Sam- sei dunque venuto a farti una bevutina in
compagnia…molto bene, seguimi, ho intenzione di portarti in un localino
niente male, un autentico luogo di perdizione…>>

I due amici entrarono all’interno di un locale chiamato “Il Bandito”. La


gente che lo frequentava era degna del nome del locale, un autentica adunata
di gentaglia, il peggior concentrato di avanzi di galera di tutto Centauri IV.
<<non pensavo che frequentassi posti del genere>> disse Richer all’amico.
<<vengo in certi posti-gli rispose di rimando Sam-…quando mi và di
incontrare gente un po’ particolare…>>
<<…a me pare anche troppo particolare…-Richer individuò davanti a loro
un tavolo libero- seguimi, c’è un tavolo disponibile>>
<<ehi John…ma sei veramente sicuro di non essere mai venuto in posti del
genere?>>
<<qua penso di no, ma ti posso garantire che non sei l’unica persona di
questo mondo a volersi togliere qualche sfizio, di tanto in tanto>>
<<in che senso?>>
<<ti devo forse ricordare l’elevato numero di soggetti appartenenti al gentil
sesso che ho conosciuto?…>>
<<in che senso conosciuto…>>
<<nel senso che piace anche a te…>>
<<me l’aspettavo una risposta del genere, vecchio maiale…>>
I due amici passarono tra diversi tavoli fino a raggiungere il tavolo
precedentemente indicato da John.
Si sedettero, e per un po’ rimasero ad osservare l’ambiente circostante. Di
fronte all’entrata, all’altro lato del locale, c’era un piccolo palcoscenico. Qui
solevano esibirsi diversi gruppi musicali. In quell’istante salì sul
palcoscenico quello che appariva essere il proprietario. Indossava un abito di
scena nero tipico del XX° secolo con tanto di cravatta e cilindro in testa,
abito e accessori normali in quell’epoca, ma totalmente fuori luogo a
distanza di così tanti secoli.
<<ma quel presentatore dove ha trovato tutto quel vecchiume con cui è
apparso in scena?>>chiese divertito Richer.
<<avrà rovistato i bauli di qualche suo bis-bis-bis-nonno…o nelle migliori
ipotesi se lo sarà fatto fare>>
<<in ogni caso la gente del ventesimo secolo indossava indumenti piuttosto
ridicoli>>
<<chissà come appariranno ridicoli i nostri abiti a chi vivrà nel trentesimo
secolo…>>
<<i tuoi certamente comici…>>

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I due risero.
Si avvicinò una cameriera.
<<desiderate qualcosa da bere?>>
<<si grazie-rispose Sam-…mi porti del scotch con ghiaccio e per il mio
amico…>>
<<…dello whisky, grazie>>
<<subito signori>>
La giovane cameriera si allontanò dai due uomini dirigendosi verso il banco
del bar.
<<un whisky e scotch con ghiaccio per il tavolo ventitre>>
Un barista sulla quarantina preparò l’ordinazione. Per semplice curiosità
volse lo sguardo in direzione dei due avventori seduti al tavolo ventitre. E
con sua grande sorpresa scoprì di conoscerne uno.
<<Jamilla ti dispiace se l’ordinazione al tavolo ventitre la porto io?>>
<<ho paura che il padrone si arrabbi e mi mandi via, tu sai quanta necessità
ho di questo lavoro>>
<<non ti preoccupare, se il capo ti dice qualcosa ti difenderò io …>>
<<…okey, ma solo per questa volta…>>
<<sei un amica>>
<<mi devi un favore>>
<<sono disposto a fare un’intera notte di sesso per pagare il favore che ti
devo…>>
<<sei il solito porco>>rispose Jamilla ridendo.
Il barista uscì fuori dal bancone dirigendosi al tavolo ventitre.
<<scotch con ghiaccio e whisky>>
Nel sentire la voce del barista, Richer si voltò di scatto:-
<<ma tu sei Steve, Steve Esposito…che ci fai da queste parti?>>
<<come puoi vedere, ci lavoro>>
<<scusami-pensieroso Richer osservò-se non ricordo male, non facevi il
capo cuoco negli Hotel Sheraton?>>
<<l’hai proprio detto, facevo…>>
<<come mai adesso non lo fai più?>>
<<posso sedermi?>>
<<certo accomodati pure-disse Richer-lui è un mio amico, Sam Gijon>>
<<piacere>>
<<allora come è possibile che il miglior Chef di tutta Kentarkh si sia ridotto
a fare il semplice barista, per di più in un locale non particolarmente
prestigioso come questo?>>
<<Emmh…diciamo che è una lunga storia>>
<<se è così lunga come io temo-disse di rincalzo Richer-tu vedi di
accorcciarla>>
<<il solito spiritoso-commentò Steve-…comunque per farla breve, ho
conosciuto una ragazza, sai del tipo che piacciono a me, moretta, media
altezza e due zinne così!>>
<<sei il solito esagerato -chiosò Richer-vedi un po’ di ridurgli le dimensioni
del seno…diciamo di circa due misure>>
<<tutta invidia da parte tua>>rispose di rinforzo Steve.
Sam si gustava la scena divertito.
<<come ti stavo dicendo, ho conosciuto la moretta dei miei sogni. Ogni
giorno cercavo l’occasione per incontrarla, fermarla e conoscerla>>

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<<pensavo che tu e la tua moretta aveste già fatto conoscenza…>>lo
canzonò Richer.
<<prima ci si incontra e poi si fa conoscenza che diamine-disse Steve con
finto risentimento-…una mattina mi capitò di prepararle la colazione. Dato
che in quel momento non c’era disponibile nessun cameriere, il direttore mi
chiese se potevo fargli la cortesia di portare di persona il vassoio contenente
la colazione. Io non ero a conoscenza del fatto che stavo per andare a
conoscere la moretta dei miei sogni. Arrivai, suonai all’olovisore, e ricevetti
l’autorizzazione ad entrare…>>
<<in ogni caso ti avevo chiesto di farla breve con la tua storia>>
<<le belle storie vanno raccontate bene e per intero>>
Sam si sbellicava dal ridere.
<<…spinsi il carrello della colazione dentro la stanza e aspettai. Dato che
c’ero mi aspettavo di ricevere la mancia, a questo punto apparve lei…>>
<<nuda?>>domandò speranzoso Richer.
<<non proprio -precisò Steve- indossava due calzini, per il resto era come la
mamma l’aveva fatta>>
<<che effetto ti ha fatto?>>
<<a chi?. A me o a lui…>>disse alludendo al suo membro.
<<a te me lo immagino…a lui?>>
<<Divino!>>
<<continua>>
<<lei si avvicinò al carrello, prese una brioche con crema. L’addentò, quindi
con un dito prese la crema contenuta al suo interno, e se lo sparse attorno al
seno…>>
<<una gran porca>>commento Sam.
<<…a questo punto mi chiese di togliergli la crema dal seno, ciò che
accadde poi, ve lo faccio soltanto immaginare>>
<<ce l’ho immaginiamo, ma ancora non ci hai detto per quale motivo allo
Sheraton ti hanno mandato via…>>
<<devi sapere che mi sono fatto prendere dalla libidine, sai lo spirito è
forte…>>
<<ma la carne no!>>
<<già…il problema è che mi sono totalmente scordato che in quella stanza
mi ci aveva mandato il direttore…>>
<<non mi dire che il direttore è venuto a romperti le uova nel paniere?>>
<<purtroppo si. Ma quel che è peggio è che non era venuto da solo. Si fece
accompagnare da uno strano personaggio. Un buffo ometto che non appena
entrò dentro la stanza e vide il servizio che stavo facendo alla ragazza, si
mise ad urlare andando su tutte le furie…>>
<<non me lo dire, quell’ometto era il padre della moretta…>>
<<esatto e non solo, era anche il proprietario dello Sheraton>>
<<urca che centro-disse ridendo Sam- ti sei fatto la figlia del capo…>>
<<fosse solo quello, il problema è che la moretta aveva solo quindici
anni…>>
<<questo da te non me lo aspettavo-disse Richer serio-dunque sei nei
guai…>>
<<sotto certi punti di vista si, lavoro qui in attesa di trovare un imbarco in
qualche nave in modo da andar via da Kentarkh…>>
<<…penso che lo hai già trovato-continuò accigliato Richer- sto reclutando
un equipaggio per portare a termine una missione governativa>>

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<<mi stai offrendo un lavoro?>>chiese Steve.
<<quella è l’intenzione>>
<<ma io so fare solo il cuoco>>
<< è esattamente quello il lavoro che ti sto offrendo, solo che questo lavoro
lo devi assolvere a bordo di un’astronave>>
<<dato che non ho niente di meglio da fare accetto>>concluse con un
grande sorriso Steve.
A questo punto intervenne Sam:-
<<ehi non mi hai detto niente di questa missione, non vorrai mica lasciarmi
fuori? >>
<<in che senso non ti ho detto niente-disse Richer con finta sorpresa-
pensavo di avertene già parlato e poi, tu non sei ancora sotto contratto con
Esposito?>>
<<no, quel verme mi ha licenziato perché ha trovato un altro pilota che gli
costa meno…>>
<<molto bene, anche tu sei della comitiva allora…>>
In quell’istante, il proprietario del locale presentò la nuova attrattiva del
locale.
<<siori e siore…>>
<<ma come parla quel deficiente>>
<<…ho l’onore di presentarvi la nuova stella del nostro rispettabilissimo
pubblico…>>
Sam si guardò attorno e commentò:-
<<mica tanto rispettabile>>
<<la vuoi finire-disse cupo Richer- non riesco a capire quel che dice il
deficiente>>disse alludendo al proprietario.
<<guarda che quello è il proprietario>>provò a correggere Steve.
<<ma lo vedi -insistette Richer- sarà anche il padrone di questa baracca, ma
a me pare un deficiente>>
<<…ed ecco a voi Ludmilla Shepova…>>concluse il presentatore.
Una giovane valchiria salì sul palco. Ludmilla aveva ventiquattro anni. Era
bellissima, alta un metro e ottanta, grandi occhi verdi, nasino alla francese,
mento volitivo, lunghi capelli biondi.
Misure esplosive da top model. Un autentico schianto. Quando poi
incominciò a girare attorno all’asta dando vita ad una lap dance sfrenata, le
urla di incitamento nei suoi confronti, da parte del pubblico maschile salì
alle stelle.
Ludmilla girò attorno all’asta per cinque volte, quindi indietreggiò,
ancheggiò da un lato all’altro per circa tre volte, poi finalmente si sfilò un
guanto. Continuò a ballare per poi tornare a girare attorno all’asta. Ludmilla
era bravissima, pareva quasi che facesse l’amore con l’asta attorno al quale
ballava e si agitava. Le urla di incitamento continuavano a crescere. Ancora
una volta Ludmilla si allontanò dall’asta, ancora una volta ancheggiò da un
lato all’altro e ancora una volta si sfilo un guanto, l’unico rimastogli. A
questo punto un cliente cercò di salire sul palco per toccarla. Lei
indietreggiò per niente spaventata dal tentativo di approccio dell’habitué.
Girò su se stessa e con un calcio volante fece perdere l’equilibrio al presunto
spasimante, facendolo rovinare addosso a chi stava seduto in prima fila. Un
coro confuso di bestemmie all’indirizzo del malcapitato, dominò per
qualche istante il locale.
<<che caratterino quella lì>>commentò Sam

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<<e non hai visto ancora niente>>gli rispose Richer
<<che cosa vuoi dire?-gli chiese incuriosito Sam- conosci quella ragazza?>>
<<si, è la miglior esperta informatica che conosca>>
<<non mi sembra così capace visto che si ritrova a fare la streap-teaser>>gli
rispose Steve.
<<ma tu non la conosci come la conosco io-ribatte Richer-…se è costretta a
fare la streap-teaser ci deve un qualcosa che la costringe a ciò>>
I tre continuarono ad assistere allo spettacolo offerto dalla giovane valchiria.
Ludmilla si era già sfilata la camicetta rimanendo dalla vita in su, soltanto
con il reggiseno. Dalla vita in giù aveva ancora tutti gli indumenti, compresi
gli stivali di pelle di coccodrillo con le punte a spillo.
Ludmilla ballava e si agitava dimenandosi di tanto in tanto attorno all’asta, a
questo punto si sfilò velocemente, stivali, calze e minigonna, rimanendo in
bikini e mandando in completo visibilio il suo pubblico. Cinque uomini
cercarono di salire sul palco, stavolta Ludmilla apparve un po’ intimidita,
forse sarebbe stata capace di far fronte alle avance di due uomini, ma cinque
erano troppi anche per lei. Si guardò attorno, e con lo sguardo impaurito
andò in cerca di qualcuno in grado di darle una mano. Dai due lati del
palcoscenico uscirono due energumeni. I due menarono dei rapidi fendenti.
In meno che non si dica, i cinque uomini fecero un volo sui tavoli che si
trovavano nell’immediata vicinanza del palco. A questo punto scoppiò una
rissa. Le persone che si trovavano sedute attorno ai tavoli su cui erano
rovinati i cinque civettoni, cominciarono a tirar loro addosso bicchieri,
vassoi e piatti. La mischia si estese agl’altri tavoli e in breve tempo tutto il
locale divenne un autentico campo di battaglia, dove tutti lottavano e se le
davano di santa ragione.
Rcher si alzò dalla propria sedia.
<<seguitemi, e cercate di non farvi coinvolgere nella zuffa>>
<<ti sembra facile>>gli disse Sam che aveva appena dato un gran cazzotto
ad uno che gli stava seduto vicino.
Con difficoltà i tre riuscirono ad evitare di farsi coinvolgere nella baruffa, e
salirono sul palco. Qui si trovava ancora Ludmilla. La ragazza non era
dispiaciuta del fatto che la sua esibizione fosse stata interrotta. L’idea di
spogliarsi non l’aveva affatto accarezzata. E l’essere stata interrotta l’aveva
riempita di gioia. Ora però si profilava all’orizzonte la nuova minaccia
rappresentata da Richer e company.
I due energumeni che l’avevano precedentemente protetta contro le avance
eccessivamente pesanti dei cinque dandy, le si accostarono e si misero di
fronte a lei in atteggiamento di difesa.
<<ciao Ludmilla…sono Richer, John Richer. Ti ricordi di me?>>
La giovane russa osservò il nuovo arrivato. Il suo viso gli ricordava
qualcuno:-
<<il proprietario di quella bagnarola a cui ho riprogrammato il computer
centrale?, certo che me lo ricordo, piuttosto mi devi ancora diecimila
crediti…>>
<<scusami, ti faccio fare la transazione domani stesso. Piuttosto che cosa ci
fa una del tuo talento in un postaccio del genere?>>
<<potete abbassare la guardia, sono amici.-disse Ludmilla ai suoi
bodyguard-…Vi presento Bonko e Ranko.-disse la ragazza rivolta in questo
caso a Richer ed ai suoi amici- Sono due astromeccanici. In merito alla

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domanda che mi hai fatto, il motivo per cui mi trovo qua necessità di una
lunga storia>>
<<se ti và di raccontarla…-Richer si guardò attorno-forse sarebbe meglio se
uscissimo da qui>>
La ragazza si guardò attorno osservando il finimondo che si era scatenato
intorno a loro e consentì circa la proposta avanzata da Richer:-
<<per una volta tanto, ci troviamo d’accordo>>
Il gruppetto si fece largo a fatica in mezzo al finimondo che si era scatenato
all’interno del locale. Prima di uscire all’esterno, non poterono esimersi dal
distribuire un po’ di botte a dei facinorosi che cercavano di impedir loro di
andar via dal locale.
Abbandonata la mischia, la conversazione tra Richer e Ludmilla continuò
all’esterno:-
<<due mesi fa la mia astronave venne abbordata da dei corsari spaziali>>
<<corsari spaziali?. E’ la prima volta che ne sento parlare…>>
<<io invece sono stata rapita da loro -tagliò corto la Shepova –dopo esser
stata rapita mi portarono all’interno di un asteroide. Non mi era mai capitato
di vedere qualcosa del genere. Un intero asteroide scavato in modo da
ricavarci una base segreta. Qui venni venduta all’asta. Fui costretta a firmare
un contratto dove in cambio di un cospicuo riscatto, sarei potuta tornare in
libertà>>
<<avresti potuto denunciarli…>>
<<ci ho pensato, ho fatto vedere il contratto anche ad un avvocato mio
amico, e lui mi ha assicurato che per come era stato redatto, difficilmente un
magistrato mi avrebbe dato ragione…>>
<<per liberarti di quel contratto quanto dovresti ancora pagare?>> domandò
Richer.
<<circa un milione di crediti!>>
<<una bella cifra, va bene-disse Richer- pagherò io quel che resta del tuo
debito. Tu in cambio dovresti partecipare come esperta informatica nel mio
equipaggio…>>
<<ma parli seriamente?>>chiese Ludmilla
<<mai stato così serio>>
<<va bene-rispose sollevata la ragazza-…ma a patto che ingaggi anche
loro>>disse riferendomi a Bonko ed a Ranko.
<<vi intendete di iperpropulsori?>>chiese Richer rivolto ai compagni di
Ludmilla.
<<daccene uno -gli rispose Bonko- te lo facciamo a pezzi, lo revisioniamo,
ne miglioriamo le prestazioni e poi te lo rimontiamo…>>
<<molto bene-disse soddisfatto Richer- anche voi fate parte della squadra>>
<<ehi Richer…-chiese a questo punto Sam- ma se fino ad ieri non possedevi
neppure un credito con cui pagarti un caffè al bar, come pensi di procurarti
tutti i soldi con cui pagare il suo debito?>>disse riferendosi a Ludmilla.
<<semplice…-rispose Richer-…i soldi li caccia fuori il segretario Harthur, e
questo per conto del governo centrale terrestre>>
<<quello che ci stai proponendo è organizzato dalla Terra?>>chiese Ranko
<<no, non è organizzato dalla Terra. E’ CentauriIV che sta organizzando
tutto. Ma il tutto è avvallato e finanziato dalla Terra>>
<<allora quello che ci vuoi far fare è qualcosa di molto, molto
grosso>>puntualizzò Steve.

31
<<si, è vero, è qualcosa di molto importante. Per adesso vi è sufficiente
sapere che andiamo a casa di E.T.>>
<<urca -disse spaventata ed eccitata allo stesso tempo Ludmilla-…andiamo
a fare il “primo contatto”>>.

II

L’indomani, come da istruzioni ricevute da Harthur, Richer si recò nella


sede centuriana della Esposito Enterprise, la quale era ubicata all’interno
dello spazioporto. Richer sapeva che Pasquale non sarebbe ripartito alla
volta della Terra per tutta la settimana. Quindi aveva la certezza che avrebbe
potuto incontrarlo.
Il molo di attracco in cui si trovavano gli uffici della Esposito, era pieno di
casse e rottami sparsi da una parte all’altra. C’erano diversi operai intenti a
sistemare alcuni contenitori. Nello sbrigare il lavoro erano coordinati da un
intendente di Esposito. Il ciccione seguiva lo svolgersi dei lavori dalle
finestre dei suoi uffici situati al secondo piano. Indossava un abito
completamente bianco, con grossi anelli al dito e una vistosa collana d’oro
al collo. Come ciondolo aveva un grosso crocifisso. Notando che i lavori di
sistemazione dei piazzali antistanti i suoi uffici, non venivano svolti secondo
i suoi desideri, Esposito uscì dal suo ufficio andando all’esterno per
prendersela con il suo intendente. Quando Richer arrivò nei pressi della
Esposito, il grassone era intento, come al solito, a rimproverare i suoi
dipendenti.
<<Ciao Pasquale>>
<<sei tu-rispose il partenopeo girandosi in direzione di Richer digrignando i
denti -che cosa vuoi?>>
<<sono venuto per farti tener fede ai tuoi impegni, mio caro amico>>
<<derubandomi della mia migliore navetta…>>
<<non necessariamente, ti bastano quattrocentomila crediti per liberarti a
cuor leggero dell’Excelsior?>>
<<sai molto bene che quella navetta ne vale di più, e poi da dove pensi di
procacciarti tutti quei soldi? >>
<<questo non è affar tuo -rispose duro Richer-ti offro il doppio, allora vuoi
firmare o no?>>
<<e se volessi cambiare idea?>>
<<ho pronto un decreto governativo che mi autorizza a confiscarti la
navetta>>
<<l’ho sempre detto che di te non ci si può fidare, sei un maledetto
ricattatore. Dove debbo firmare?>>
Richer tolse di tasca un contratto che sottopose alla firma del napoletano.
<<qua…molto bene -soddisfatto, Richer premette un pulsante. Subito dopo
apparve la proiezione olografica di Osto- missione completata signore. Ora
voi dovrete completare il trasferimento dei fondi sul conto di Esposito>>
<<va bene John, a questo provvederemo noi. Certo che tutta questa faccenda
ci sta costando un patrimonio, passo e chiudo>>

Due giorni dopo, sebbene non fossero arrivati tutti i materiali necessari per
rendere operative le modifiche all’Excelsior, Richer e company si
ritrovarono nelle officine astroportuali per cominciare i lavori sulla loro

32
navetta. Formarono due squadre, una formata da Richer, Hogan e Sam;
l’altra formata da Bonko e dai suoi uomini. Bonko aveva il compito di dare
inizio ai lavori per rimuovere il vecchio propulsore della navetta. Richer
voleva dotare l’astronave in suo possesso, di un’iperpropulsore di ultima
generazione. Era come se sul telaio di un utilitaria si impiantasse il motore
di un camion!. Bonko incominciò a prendere le misure per valutare
l’ingombro del nuovo propulsore.
<<senti John, vuoi davvero sostituire l’iperpropulsore di questa
bagnarola?>>
<<si perché?…>>
<<dai progetti che mi hai fatto vedere e dall’ingombro del nuovo
propulsore, sarà un miracolo se riusciremo a sistemarlo nel poco spazio
disponibile…>>
<<E’ compito tuo far si che il nuovo iperpropulsore, stia negli spazi a
disposizione…>>
<<mi attendevo una risposta del genere>>fece sbuffando Bonko.
Bonko fece segno ad un suo meccanico di sistemare il terminale del suo
laser metro. Grazie a questo strumento, il gigante poté calcolare esattamente
i punti della sede del propulsore che era necessaria modificare. Ranko si
avvicinò e con in mano un pennarello a guida laser, tracciò sul pavimento
del retro della navetta, i segni delle parti da asportare per far si che il nuovo
propulsore potesse essere facilmente alloggiato.

Nel frattempo, Richer e Sam osservarono i disegni delle modifiche da


apportare agl’interni dello scafo. Richer conveniva con Gijon che i progetti
elaborati da Hogan, avrebbe cambiato completamente la fisionomia
dell’Excelsior.
<<dovremo asportare quelle paratie, se vogliamo ricavare dei vani in cui
realizzare le nuove cabine>>disse Hogan indicando le parti dello scafo da
tagliare.
<<Certo che rendendo operative le tue modiche, l’Excelsior diventerebbe
una sorta di disco volante>>rispose Richer commentando i progetti
disegnati da Hogan.
<<ma così facendo otteniamo ciò che ci serve, senza dover riprogettare
praticamente da capo la navetta>>
<<se lo dici tu…>>rispose Richer.
Sam osservava le paratie che rivestivano l’interno dello scafo. A detta sua,
non sarebbe stato facile creare nuovi alloggi per l’equipaggio.
<<ehi John, ma non potevi stipulare un contratto di fornitura con qualche
ditta di droidi-operai?>>
<<no, le modifiche che stiamo apportando alla navetta non devono essere
viste da nessun altro…>>
<<perché tutta questa riservatezza?>>
<<Hathur mi ha chiesto di andare in avanscoperta in un altro sistema
stellare. Ho avuto anche l’autorizzazione ad installare dei sistemi d’arma
specifici. Ma io voglio installare un cannoncino ad impulsi ionici in
dotazione solo nei grandi incrociatori terrestri>>
<<ora capisco il perché di tutte queste modifiche>>
<<e apprendi anche perché non voglio nessun estraneo per eseguire le
modiche all’Excelsior>>

33
<<in ogni caso come faremo a trasportare queste paratie?. Benché siano
fatte in duranium, dubito che lo stesso Bonko sia in grado di sollevarlo da
solo…>>
<<non ti preoccupare Sam-disse Richer- ho portato con me degli speciali
elevatori gravitazionali>>
<<elevatori gravitazionali?-chiese perplesso Gijon-…che cosa sono e in che
modo ci possono essere utili>>
<<per prima cosa sono in dotazione esclusiva della flotta stellare, in secondo
luogo usano un sistema di repulsori elettromagnetici alimentati dalla gravità.
In altre parole invertono la gravita che fa si che un determinato oggetto
abbia un peso. Con questi aggeggi, è possibile per esempio, eliminare il peso
di queste paratie, guarda come è facile… >>
Richer applicò due elevatori gravitazionali alle pareti da asportare della
navetta, sollevandoli con estrema facilità, pur tirando su lastre di duranium
del peso di circa quattrocento chili!
Si incominciarono ad intravedere le travature interne della navetta. Sul
rivestimento esterno della navetta, Sam segnò le parti che si sarebbe dovuti
tagliare alfine di ricavare le porte scorrevoli delle nuove cabine. A questo
punto indossò una maschera per proteggere il viso e gli occhi. Quindi azionò
il cannello-laser con cui tagliò le lamiere di duranium. Hogan aveva previsto
che venissero ricavati su ambo i lati della navetta, altrettanti alloggiamenti
per porte scorrevoli. L’ingegnere terrestre ne aveva previste circa sei in
tutto. Questo avrebbe permesso di ricavare le aperture per sei nuove cabine
che in aggiunta alle sei già in dotazione dell’Excelsior, avrebbe consentito
alla navetta terrestre di portare a dodici le cabine in sua dotazione.
<<quando pensi che potremo iniziare i lavori di saldatura delle nuove
travature con cui creare gli alloggi supplementari?>> chiese Richer.
<<mi hai garantito che i materiali saranno a nostra disposizione
domani…>>
<<si…domani, il direttore astroportuale ci ha garantito che le nuove lastre di
duranium, ci saranno consegnate domani, al massimo dopo domani
mattina>>
<<se i tempi di consegna saranno rispettati, entro tre giorni, sia le travature
che le paratie, oltre che i rivestimenti esterni saranno al loro posto…>>
<<molto bene-fece Richer-…nel frattempo che ne dici se iniziamo a vedere
come modificare la consolle di comando con cui installare i nuovi
deflettori…>>
<<non è così semplice come speri, quello che tu vuoi impiantare,
generalmente lo si trova solo nelle navi della flotta stellare, e non in navi di
questa classe…>>
<<secondo te per quale motivo Bonko sta togliendo il vecchio propulsore
per installargli il nuovo?>>ribatte Richer.
<<mah…sarà, per come la vedo io, avresti fatto prima a farti assegnare dal
governo una corvetta. Avresti avuto tutto già pronto senza necessità di tutte
queste modifiche>>
<<hai ragione Hogan, però la corvetta sarebbe stata sempre un mezzo del
governo da restituire a tempo debito, questa invece rimarrà per sempre
mia>>
<<dunque il tuo vero obiettivo era quello di procurarti un’astronave tutta
tua?…se è questo il tuo scopo, va bene, mi hai convinto>>

34
<<che cosa ne facciamo del vecchio propulsore?>>chiese Ranko
<<è ancora operativo, in ogni caso non lo rottamiamo, chissà magari ci
capiterà di doverlo montare su qualche altra nave >>
<<okey, come tu desideri>>
A questo punto Ranko, iniziò a dissaldare i punti di aggancio del vecchio
propulsore della Excelsior. Finita questa operazione, Bonko applicò su
quattro punti del motore spaziale, degl’elevatori gravitazionali.
Il modello usato dall’astromeccanico era di un tipo notevolmente più
potente di quello usato da Richer. Infatti con la versione usata da Bonko, era
possibile sollevare un oggetto di circa cinquemila chili. Messo in azione
l’elevatore gravitazionale, Bonko alzò delicatamente il motore spaziale, e
con una semplice spinta lo portò fuori dalla sua sede. Un largo spiazzo
rimase al posto del vecchio motore stellare. Bonko colse l’occasione per far
saldare dei prolungamenti dello scafo al cui interno posizionare da una parte
la sede del nuovo scudo deflettore posteriore, dall’altro installare due
cannoni laser, su ambo i lati dello scafo a difesa da eventuali attacchi
nemici. A questo punto iniziò il lavoro più difficile. Doveva montare il
nuovo propulsore spaziale. Questo era un modello adatto ad un’astronave
decisamente più grande della classe di appartenenza dell’Excelsior. A parte
gli ingombri, problema che Bonko e Ranko si apprestavano a risolvere
semplicemente ricostruendo il posteriore della navetta, il problema più serio
che i due astromeccanici dovevano cercare di risolvere, era la resistenza
strutturale della navetta stessa. Infatti in conseguenza della maggiore spinta
garantita dal nuovo motore, c’era il serio pericolo che eventuali vibrazioni
indotte dal nuovo apparato propulsivo, alle vecchie sottostrutture
dell’Excelsior, potessero portare a lungo andare, ad un cedimento strutturale
dell’intera navetta. Era questo il motivo per il quale i due astromeccanici
decisero di rifare tutto il retro della navetta e rinforzare da cima a fondo tutta
la navetta. Anzi colsero questa occasione per creare degl’alloggiamenti in
cui installare nuovi sistemi d’arma, espressamente richiesti da Richer.
<<Hogan -urlò Bonko- puoi venire a controllare come stanno procedendo i
lavori?>>
<<scusami-fece Hogan a Richer-…che cosa hai da urlare?>>rispose
l’ingegnere terrestre all’indirizzo dell’astromeccanico.
Appena Hogan fu in prossimità del gigante:-
<<senti mio caro ingegnere, ma sei veramente sicuro che questa bagnarola
sia in grado di sopportare da un punto di vista strutturale, la spinta garantita
dal nuovo motore?>>
<<è esattamente di questo che abbiamo parlato io e Richer…-l’ingegnere
accese una olocapsula contenente il nuovo progetto della navetta-
sicuramente John vi avrà parlato della sua idea di realizzare la nuova
nervatura nella parte bassa dell’Excelsior…>>
<<si, ha accennato a qualcosa del genere>>
<<io invece gli ho suggerito di creare delle nervature di rinforzo anche nella
parte superiore della navetta, ha protestato dicendo che così avremo
allungato i tempi richiesti per apportare le modifiche allo scafo, ma alla fine
si è convinto che fosse la soluzione migliore>>
<<un po’ di buon senso da parte del centuriano non guasta…molto bene-
concluse infine il gigante- se i materiali arrivano come previsto, al massimo
per l’inizio della prossima settimana, i lavori di rifacimento dello scafo
saranno completati>>.

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<<speriamo bene>>

L’indomani arrivarono i materiali espressamente promessi dai vertici


organizzativi dell’astroporto. Bonko collaborò attivamente alla fase di
scarico, controllo e stoccaggio dei materiali da costruzione necessari per
rendere operative le modiche da apportare all’Excelsior.
Usando gli elevatori gravitazionali, Richer, e il caposaldatore Ranko,
presero le travi in duranium e le sistemarono in modo da poterle saldare.
Così da creare le nuove travature del telaio esterno della parte anteriore
dell’Excelsior. Seppur con difficoltà, il lavoro di assemblaggio e saldatura
fu rapidamente portato a termine. Di fatto all’inizio del terzo giorno di
lavoro, l’Excelsior aveva ormai perduto l’antico aspetto che aveva sempre
posseduto fin da quando era uscita dai cantieri astroportuali di Genova, sulla
Terra, prima ancora di pervenire in proprietà della Esposito Enterprise.
Infatti ormai l’Excelsior assomigliava sempre più ad un disco volante, ai cui
lati erano state realizzate delle ali che fungevano principalmente da
stabilizzatori di navigazione. Portato a termine il compito di assemblaggio e
saldatura dello scheletro esterno, il lavoro per completare le cabine
progettate da Hogan, richiedeva l’impiego di spesse lastre di duranium
corazzato, verniciato di nero. Tutto questo per separare i nuovi ambienti
dallo spazio esterno. Mentre procedeva il lavoro per modificare la parte
anteriore dell’Excelsior, continuavano i lavori di montatura e di
alloggiamento del nuovo propulsore. L’impiego degli elevatori
gravitazionali, semplificava notevolmente l’opera di Bonko e dei suoi
accoliti. Ma nonostante questo, era pur sempre un lavoro di estrema
difficoltà. Di pari passo procedevano i lavori per creare le nervature di
rinforzo sulla parte alta e sulla parte bassa della navetta. Là dove si era
prevista, l’installazione dei nuovi sistemi d’arma, lo scafo venne forato per
farvi passare i cavi di alimentazione d’energia e di comando. All’inizio della
nuova settimana, i lavori di modifica dello scafo era finalmente a buon
punto. Ormai ciò che restava da fare era di incanalare i cavi di energia e di
comando dei nuovi sistemi d’arma, oltre al collegare i comandi del nuovo
propulsore alla consolle di comando.

Richer osservava nella sua stanza d’albergo le immagini olografiche


riguardanti gli ultimi lavori effettuati sull’astronave. John analizzava anche i
più piccoli dettagli. Ma in realtà quello che stava facendo non gli interessava
in modo particolare. Infatti svolgeva quelle operazioni di supervisore
sull’andamento dei lavori per ammazzare il tempo in attesa di una persona.
Stava lì ed attendeva con impazienza l’arrivo di una donna. Aveva necessità
del suo parere per il completamento della sala medica. Proprio in quel
momento la porta a scorrimento della sua camera d’albergo si aprì:-
<<signore-fece il cameriere- c’è una persona che la desidera>>
<<la faccia entrare-disse Richer senza voltarsi-…e per cortesia ci lasci
soli>>
Il cameriere andò via mentre la dottoressa Imatala entrò all’interno della
stanza. Senza essere affatto sollecitata in ciò, Jane si avvicinò ad una
finestra. Sebbene l’officina astroportuale in cui si trovava l’Excelsior fosse
piuttosto distante, grazie all’ausilio di un cannocchiale elettronico, era
possibile osservare i lavori di completamento dell’Excelsior:-

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<<devo riconoscere che siete stati in grado di fare un ottimo lavoro-
commentò Jane continuando ad osservare con il cannocchiale l’officina
astroportuale-…in così poco tempo>>
<<si è vero- rispose con pacatezza Richer. John spense il proiettore
olografico, si alzo dalla sua sedia e si avvicinò alla finestra da cui Jane
osservava i lavori che venivano eseguiti sulla loro astronave…-abbiamo
bisogno di te per trasferire all’interno della sala medica, tutti gli strumenti di
cui avrai bisogno per poter lavorare>>
<<…mi hai chiamato solo per questo?-chiese seria Jane. Smise di osservare
ciò che accadeva fuori dalla finestra e guardò direttamente negli occhi
Richer-…avevo comunicato a Osto ciò che mi serviva per poter svolgere il
mio lavoro…>>
<<non è per questo. Conosco le tue capacità-disse Richer voltandosi -…la
nostra astronave sarà pronta per partire tra cinque giorni. Per poter fare bene
il nostro lavoro, però abbiamo bisogno di un xenologo…>>
<<…si ho capito-disse Jane facendo un profondo sospiro-…ti potrei
proporre un uomo di provata professionalità, si chiama James Tanth>>
<<James Tanth-ripetè Richer-ummh…è il tuo…>>
<<…è il mio fidanzato-rispose Jane-se a te non crea particolari problemi, lo
possiamo coinvolgere nella missione>>
<<no, nessun problema. Quando lo puoi contattare?>>
<<avevo già proposto il suo nominativo ad Osto-continuò Jane-ma lui
voleva il tuo parere in merito>>
<<allora è deciso-disse freddo Richer-la squadra è completa>>

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Capitolo III

I lavori d’ammodernamento dell’Excelsior proseguirono alacremente ed in


breve furono portati a termine. I giorni che precedettero la data prevista per
la partenza, furono impiegati dall’equipaggio per ridipingere completamente
la navetta. Al termine dei lavori di verniciatura, per espresso desiderio
dell’Alto Segretario Harthur, venne aggiunto anche lo stemma ufficiale della
Federazione terrestre. Questo era rappresentato dal pianeta Terra contornato
da cinque stelle, tante quanti erano gl’astri facenti parte della
Confederazione terrestre.

Il giorno prima della partenza, il gruppo organizzò una festa in albergo. Alla
serata parteciparono oltre ai membri dell’equipaggio, i clienti dell’albergo e
l’Alto Segretario Harthur. L’importante uomo politico era accompagnato dal
solito codazzo di lacchè.
Nell’attesa che arrivassero i componenti di una piccola orchestra, i presenti
formarono piccoli gruppi di conversazione. All’interno dei singoli gruppi,
spiccava quello formato dall’Ingegner Hogan e dai due astromeccanici
Ranko e Bonko. I tre erano al centro del chiacchierio dei presenti, per via
della loro incredibile statura.
Quando l’orchestra iniziò a suonare, molti si diedero da fare per procurarsi
un partner con cui danzare. Era piuttosto curioso vedere Hogan ballare con
una giovane cliente dell’albergo. Benché la giovane non fosse di bassa
statura, appariva quasi una nana a confronto con il colossale capo progettista
della spedizione.
Pur essendo un uomo a cui piaceva la compagnia della gente, quel
pomeriggio Richer se ne stava appartato, seduto su un tavolino, a
sorseggiare un bicchiere di vino blu. Era assorto nei suoi pensieri. Di tanto
in tanto sollevava la testa ed osservava i presenti. Notò Jane intrattenersi a
chiacchierare con il Segretario Harthur, in compagnia del suo fidanzato
ufficiale. Quest’ultimo non manifestava eccessivo entusiasmo alla cosa, anzi
pareva infastidito.
Quando ormai era tramontato il sole e nell’ampio piazzale antistante
l’albergo si erano accese le luci esterne, Richer lasciò la festa. Uscì
incamminandosi lungo un viale con l’intenzione di fumarsi una sigaretta.
Aveva fatto solo pochi passi quando udì delle voci. In fondo al viale,
seminascosti dalle siepi, due persone discutevano animatamente. Erano due
persone che John conosceva bene. Ascoltò non visto, ciò che i due avevano
da dirsi. Richer udì abbastanza per convincersi che tra Jane Imatala e lo
xenologo della spedizione ci fosse un po’ di maretta. Per non compromettere
il buon esito della missione intromettendosi nel confronto tra i due, John
ravvisò che fosse più opportuno far marcia indietro e rientrare nell’albergo
dove erano ancora in corso le danze. Fece ritorno nel grande salone da ballo,
giusto in tempo per cadere nelle grinfie di una matura signora desiderosa di
ballare. Mentre cercava di sfuggire alle “avance” dell’attempata nobildonna,
ebbe modo di notare Sam Gijon intento a ballare con la procace Ludmilla.
“loro perlomeno si divertono”pensò tra se Richer.

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Due importanti uomini dell’elite centuriana, osservavano i preparativi per la
partenza della navetta. Uno dei due era alto, almeno un metro e novanta con
barba e capelli bianchi. Aveva sotto la sua responsabilità il dipartimento di
sicurezza planetario, era anche piuttosto anziano, circa sessantasei anni.
L’altro personaggio era più giovane del primo, per la verità era anche più
basso. Non aveva la barba ed a torto o a ragione, era considerato l’uomo più
potente del pianeta.
Il più giovane dei due, osservava con un binocolo ad infrarossi, un gruppo
di persone impegnate nelle procedure d’imbarco sull’Excelsior.
<<ci sono proprio tutti?>>
<<penso di si capitano, anche se non riesco a vedere Richer>>
<<starà arrivando, almeno me lo auguro. Dopo tutto, l’eventuale successo
della missione dipende da lui, se solo ci facesse lo scherzo…>>
<<non credo, capitano Osto. John Richer non rinuncerà all’occasione di
rompere il muso a qualche alieno>>
<<sempre che non siano gli alieni a rompergli il muso, caro segretario>>
Harthur continuò ad osservare le persone che stavano intorno alla navetta.
Sull’Excelsior si erano imbarcati ormai tutti i membri dell’equipaggio.
Mancavano soltanto due persone. Uno era Richer e l’altro era lo xenologo
James Tanth. Mentre gli altri membri dell’equipaggio erano saliti a bordo
dell’Excelsior, Richer aveva trattenuto per un braccio Tanth, sollecitandolo
a seguirlo all’interno di una birreria.
<<sai Jim…per esperienza e soprattutto per scaramanzia, prima di partire
per una missione mi faccio sempre una bevutina a base di birra…>>
<<devo ammettere che questa è un’usanza xenologa piuttosto originale…>>
<<…e ricca di bollicine a base di malto>>concluse ridendo Richer. Scolatisi
mezza pinta di birra a testa, i due, subito dopo aver saldato il conto e con in
mano un’altra latina di birra, uscirono dal locale per andare ad unirsi ai loro
compagni di viaggio.
Finalmente con circa dieci minuti di ritardo rispetto al resto della
compagnia, arrivarono gli unici due componenti dell’equipaggio che ancora
mancavano all’appello. Avevano tra le mani una lattina di birra. Quando
Harthur raccontò questo particolare ad Osto, questi trasalì, Richer l’aveva
fatto di nuovo: ancora una volta prima di partire per una missione, si era
preso una mezza sbronza. E in questo aveva coinvolto quello che a parere di
Tom, era la persona più seria di tutta la squadra. Tanth salì rapidamente la
scaletta d’imbarco della navetta. Richer invece attese qualche istante.
<<Richer si è fermato in prossimità della scaletta d’imbarco. Non riesco a
capire che cosa stia aspettando…>>disse cupo Harthur.
Osto rise. Conosceva Richer e sapeva ciò di cui era capace. Aveva ben
chiaro che cosa passava per la mente di John.
<<sta cercando qualcuno…>>disse infine.
<<qualcuno?. Si spieghi meglio>>domandò perplesso il segretario.
<<Richer ha degli occhiali?>>
<<si, di uno strano modello…>>
<<come immaginavo. Per caso il colore delle lenti è rosso?>>
<<come fa a sapere…tutto ciò? >>chiese sorpreso Harthur
<<è il mio mestiere-rispose serafico Osto- il tipo di occhiali che indossa
Richer è del tipo speciale in dotazione agl’agenti del dipartimento di
sicurezza. Quel tipo di occhiali hanno uno speciale dispositivo che permette
di individuare un oggetto entro una distanza di circa tre chilometri…>>

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<<non mi dica che Richer è in grado di individuarci anche a questa
distanza>>
<<…credo che sia esattamente ciò che quel figlio di un impunito stia
cercando di fare…>>
Esattamente in quel momento Richer si voltò in direzione dei due uomini.
Alzò una mano e fece un saluto. Quindi si imbarcò.
<<ha salutato qualcuno e poi si è imbarcato-commentò il segretario-non
capisco chi abbia salutato, che lei sappia Richer era accompagnato da
qualcun’altro?>>chiese infine Harthur.
<<No, non era accompagnato da nessun’altro oltre noi due-rispose ridendo
Osto-…stava soltanto cercando di capire dove fossimo, probabilmente non
voleva partire senza averci salutato!>>.

All’interno della navetta, Richer si diresse con passo deciso in sala


comando. Prese posizione nella poltrona riservata al capitano della
spedizione, da qui osservò gli altri membri dell’equipaggio, in particolare i
due copiloti. Sam Gijon e George Lukas stavano premendo una serie di
pulsanti sulla consolle di comando pronti a dar inizio alle procedure di
controllo prima della partenza.
<<parla il capitano Richer-disse John con tono formale- ci stiamo
preparando per il decollo. Prendete posizione nei posti a voi assegnati.
Colgo l’occasione per salutare tutti e ringraziarvi anticipatamente per lo
svolgimento della missione. Passo e chiudo>>
Come previsto, a parte Richer, Lukas e Gijon addetti in sala comando e
Bonko, Ranko e Hogan responsabili della sala macchine, tutti gli altri
membri si diressero nella sala centrale dell’Excelsior, ribattezzata con il
nome di Sala Riunione, e qui si sedettero allacciandosi le cinture di
sicurezza in vista della partenza.
Ad un tratto si udì il rombo assordante dei razzi ausiliari che fecero
decollare la navetta terrestre. L’Excelsior si sollevò in mezzo ad una nuvola
di vapore, e incominciò ad allontanarsi dallo spazioporto sotto lo sguardo
interessato dell’Alto Segretario Harthur e del Capitano Osto.
<<la missione ha avuto finalmente inizio>>commentò la circostanza il
Segretario Harthur.
Lukas azionò i razzi propulsori di poppa per sfuggire all’attrazione
gravitazionale di CentauriIV. Richer sovrintendeva alle delicatissime
operazione di allontanamento dal pianeta. Attraversarono il cielo azzurro
bucando letteralmente le nubi, quindi oltrepassarono tutta l’atmosfera del
pianeta finché non si ritrovarono nel buio stellato dello spazio cosmico.
Quando furono sufficientemente lontani dalla forza di gravità del quarto
pianeta del sistema di Alfa Centauri, effettuarono il salto nell’iperspazio.

Tanso si trovava ubicato all’estremità opposta della Galassia, perlomeno


rapportando la sua posizione rispetto a quella terrestre. Il viaggio non era
affatto semplice, e secondo i calcoli fatti precedentemente, sarebbero rimasti
in navigazione in modalità iperspaziale per circa una settimana. In questo
arco di tempo tutti si occuparono di mettere a punto le competenze per i
quali erano stati scelti. Molto proficua da questo punto di vista si rivelò la
posizione di Steve Esposito. Ufficialmente egli era stato scelto da Richer per
le sue capacità in campo culinario, in realtà ciò che aveva spinto John nel

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coinvolgere Steve nella missione, era dettata dall’innata capacità di Esposito
di sdrammatizzare ogni situazione e dal suo gusto per la battuta.
In questo Steve si rivelò fondamentale per cercare di tenere su il morale
dell’equipaggio in un viaggio attraverso la galassia, che almeno in questa
fase era piuttosto noioso.
Richer ebbe ulteriori conferme che il legame che univa Jane al suo fidanzato
ufficiale, non fosse così solido come appariva a chi non fosse intimo della
coppia. Gli capitò di assistere nei corridoi che portavano dalla sala riunioni
alle cabine, ad un’altra discussione tra i due:-
<<…non mi puoi parlare in questo modo…>>disse stizzita Jane
<<tu dici non posso?. E allora spiegami per quale motivo hai insistito per
coinvolgermi in questa avventura…>>
<<pensavo che fosse l’occasione giusta per ritrovare la nostra vecchia
intesa>>
<<tu sai che non è vero. E poi perché non mi hai parlato del legame che hai
avuto con John?>>
<<chi ti ha detto di quello che c’è stato tra me e John?>>
<<John, almeno non intenzionalmente…>>
<<in che senso…>>
<<quando ci siamo presentati mi ha detto di quello che c’è stato tra te e lui.
Mi ha anche detto che non avrei dovuto temere nessuna interferenza da parte
sua…>>
<<temere di John?-ripete Jane sarcastica-…ti ha forse detto che non prova
più niente per me e che è tutto finito?>>
<<qualcosa del genere>>rispose stancamente Tanth.
<<ho proprio necessità di fare una chiacchierata con quell’impiastro>>disse
Jane inviperita.

Dopo il breve intermezzo con Tanth, la dottoressa Imatala approfittò del


tempo a sua disposizione, per effettuare una serie di visite sullo stato di
salute di tutti i membri dell’equipaggio. Di particolare interesse fu l’incontro
tra le uniche donne dell’equipaggio, cioè la stessa Jane e Ludmilla.
<<posso entrare?>>
<<certamente Ludmy-rispose Imatala-accomodati pure. Ti senti male?>>
<<oh, No. Mi sento bene, solo un po’ di raffreddore…>>
<<se vuoi ti do qualcosa…>>
<<si, grazie>>
<<non sei venuta solo per questo, desumo che c’è dell’altro>>
<<si…ti vorrei chiedere un parere…>>
<<parla liberamente, vuoi un consulto medico?>>
<<chiamalo consulto medico-disse la Shepova- se qualcuno volesse avere
rapporti completi nello spazio, ci sarebbero controindicazioni mediche?>>
Imatala sorrise.
<<dipende da come lo vorresti fare e con chi. Cerco di spiegarmi meglio. Se
desideri fare l’amore non c’è nessuna controindicazione medica. L’unico
problema è la gravità artificiale. Se vi mettete a farlo in assenza di gravità, e
questa dovesse ritornare mentre volteggiate liberamente nella vostra cabina,
il ritorno dal paradiso non sarebbe così bello-concluse con uno sguardo di
complicità Jane- chi sarebbe il fortunato…>>
<<Sam, Sam Gijon!. Ma lui ancora non lo sa>>
<<vuoi fare l’amore con Sam e non glielo hai ancora chiesto?>>

41
<<Diciamo che se dipendesse da lui, mi sarebbe già saltata addosso!. Ma io
voglio ancora aspettare, voglio vedere quanto è disposto a soffrire pur di
avermi!>>
<<bella storia! Tienimi informata sugli sviluppi>>
<<ci puoi contare!>>
E per ultimo ci fu la visita che Jane fece al leader della spedizione Richer.
<<John, ho bisogno di parlare con te>>
John spense l’olomappa della galassia che stava studiando, e si predispose a
offrire tutta la sua attenzione unicamente a Jane.
<<parla. Ti ascolto>>
Il volto della giovane donna si contrasse e seppur con un certo sforzo, la
dottoressa chiese:-
<<come hai potuto parlare di me e te a James>>
<<pensavo che fosse a conoscenza di ciò che c’è stato tra me e te>>John
accenno ad una timida difesa.
<<non sapeva niente di me e te. E tu non avresti dovuto dirglielo…>>disse
Jane che scoppiò a piangere uscendo in lacrime dalla cabina.
<<scusami, non sapevo>>
Il resto dell’equipaggio impegnò il tempo necessario per arrivare sul
misterioso pianeta alieno in mille attività. In particolare Hogan trascorse il
tempo a sperimentare un dispositivo in grado di rendere invisibile la navetta,
mentre i due astromeccanici Ranko e Bonko, erano gravati di lavoro dalla
necessità di dover tenere sottocontrollo il nuovo iperpropulsore
dell’Excelsior. L’astronave terrestre trascorse la settimana di navigazione
iperspaziale, sfrecciando tra le stelle ad una velocità centinaia volte
superiore alla luce finché un segnale trillò in sala comando.

II
Il pilota automatico dell’Excelsior fece uscire la navetta terrestre
dall’iperspazio e proseguì con i propulsori d’impulso la fase di
avvicinamento a Tanso.
<<navigatore-fece Richer-novità in vista?>>
<< John, mi devi spiegare che cosa intendi per novità…>>
<<Sam, come al solito ti devo spiegare per filo e per segno che cosa voglio
da te…>>
<<John, io ho sempre navigato negli astromercantili, non mi intendo di
ricognizione militare…>>
<<sei un ottimo elemento Sam, ma delle volte mi viene voglia di sputarti in
un occhio…>>
<<se questo ti serve per ottenere quello che vuoi, fai pure…John…>>.
<<Sam arresta i propulsori ed attiva i sensori a lungo raggio, disinserisci il
pilota automatico, dopodiché voglio tutti in sala comando. Ci apprestiamo a
entrare in contatto con una civiltà aliena a noi totalmente sconosciuta.
Dall’esito di questo contatto dipende il loro e il nostro futuro…>>
Sam eseguì puntigliosamente le istruzioni di Richer. Si mise in contatto
olografico con tutti i membri dell’equipaggio. A tutti fece sapere delle
disposizioni ricevute da Richer. Quindi diramò l’ordine all’intero
equipaggio di ritrovarsi quanto prima in sala comando. Sam era
particolarmente efficiente in questo tipo di incarichi. Lo fu ancor di più con
un membro dell’equipaggio in particolare: Ludmilla Shepova. Questa era

42
l’esperta informatica della spedizione terrestre. Nel momento in cui Sam la
contattò per metterla al corrente delle disposizioni di Richer, lei era appena
uscita dalla doccia. Aveva i capelli grondanti d’acqua e indossava solo un
asciugamano che la copriva dalla vita in giù lasciandola in topless. Quando
apparve la proiezione di Sam, lei non trovò di meglio che rispondergli
proiettando la sua immagine olografica nello stato in cui si trovava in quel
preciso momento, creando in lui un mal celato imbarazzo.
Nell’arco di un’ora, seppur lentamente, chi prima, chi dopo, tutti i membri
dell’equipaggio arrivarono in sala comando. Richer aveva atteso
pazientemente tutto quel tempo, seduto nella sua postazione di comando.
Aveva impegnato il tempo ad osservare le immagini del sistema Tansus che
gli strumenti di bordo riproducevano sullo schermo centrale. Il primo ad
arrivare fu Lukas. A differenza di Richer, non pareva particolarmente
attratto dalle immagini del sistema solare alieno. Lukas sperava soltanto che
quanto Richer avesse da dire, fosse abbastanza breve per poter tornare alle
sue faccende.
Dopo Lukas arrivò l’ingegner Mark Hogan. Questi era un tipo piuttosto
schivo, un gran lavoratore, ma non particolarmente dotato in fatto di
comunicativa. Si conosceva poco delle sue origini. Alcuni per scherzo lo
chiamavano l’alieno, per via della sua incredibile statura, decisamente
“extraterrestre”. In ogni caso era un buon ingegnere. E questo per John
bastava e avanzava.
Richer osservò bonariamente i membri dell’equipaggio, nove in tutto. A
parte Sam Gijon, suo amico di vecchia data, tutti gli altri compagni
d’avventura, erano stati scelti accuratamente tenendo conto delle loro
competenze tecniche. In soli nove individui era concentrato il meglio del
sapere e delle competenze del genere umano.

<<amici, vi ho convocato per annunciarvi che siamo entrati nel sistema di


Tanso. Tutti voi sapete l’importanza che riveste per l’intera umanità questa
missione. Rappresentate la migliore espressione della Terra nei vostri campi
di specializzazione, pertanto non sarà necessario ricordarvi come espletare i
vostri compiti. La missione entra da questo momento nel vivo…>>

Che Tanso fosse stato un pianeta di una certa importanza, lo si desumeva


dalla presenza di relitti spaziali sparsi per il sistema. Solo che tutto ciò
appariva ormai, come qualcosa di molto distante nel tempo.
<<…puoi ottenere qualche lettura sullo stato di quei rottami
spaziali?>>chiese Richer rivolto a Ludmilla.
<<non è facile. Devi tener conto che stiamo cercando di sondare ciò che
resta del prodotto tecnologico di una civiltà a noi totalmente
sconosciuta…>>
<<…e tu provaci ugualmente>>
<<…ora capisco perché hanno scelto proprio te per portare a termine questa
missione…>>fece la russa brontolando.
L’Excelsior avanzava prudentemente tra la miriade di detriti sparsi qua e là
nello spazio. Tra i diversi relitti, attirò la loro attenzione ciò che restava di
un’astronave. Dalle sue dimensioni, Richer desunse che doveva trattarsi
certamente di una nave da guerra, forse un incrociatore. Doveva essere stato
distrutto nel corso di una battaglia spaziale, a riprova di ciò si notavano
enormi squarci presenti lungo tutto lo scafo. Superato il relitto, proseguirono

43
in direzione del pianeta centrale del sistema. Ad un certo punto, ad un
milione di chilometri di distanza dal pianeta Tanso, si stagliò davanti a loro,
la gigantesca sagoma di una stazione spaziale. Richer osservò Sam. Sorrise
e continuò ad osservare la grande stazione che era apparsa sugli schermi.
L’Excelsior si avvicinò al grande residuato alieno fino a quando questo non
fu visibile ad occhio nudo, scivolandogli a fianco. Per poterlo ammirare
meglio, l’intero equipaggio si avvicinò al finestrino sinistro della cabina di
pilotaggio dell’Excelsior. La colossale stazione aveva una forma prossima
ad un cubo. In alcune punti si notavano sistemi d’armamento, e questo mise
in allarme Richer.
<<puoi fare la scansione per vedere se c’è qualche forma di vita?>>
<<naturalmente-disse Ludmilla armeggiando sul suo computer-i sensori non
rilevano nessuna forma di vita. Se la stazione è ancora operativa, è in ogni
caso completamente automatizzata…>>
<<che cosa facciamo Richer?>>chiese Bonko.
<<non lo so>>
<<hai forse intenzione di agganciarti…a quel coso?>>domandò Sam
<<no, non voglio correre inutili rischi. Potrebbe avere dei sistemi d’arma
particolari. Finiremo con il cacciarti in qualche guaio senza risolvere il
mistero per il quale la Terra ci ha mandato qui. Siamo venuti per esplorare il
pianeta, non certo per questo satellite-fece Richer-anche se mi piacerebbe
apprendere qualcosa sui congegni tecnologici inventati da altre civiltà…>>
<<…ho bisogno di istruzioni, che cosa facciamo?>>.
Richer rimase per qualche tempo in silenzio. Era perplesso e allo stesso
tempo spaventato. La grande stazione spaziale era qualcosa di immenso. Era
indubbiamente il prodotto di una civiltà avanzata. Che cosa poteva aver
ridotto una civiltà così avanzata, in quello stato?.
<<John che cosa facciamo?. Ci avviciniamo alla stazione oppure
proseguiamo…>>chiese con tono incerto Gijon.
<<andiamo avanti-rispose a Sam. Poi rivolto alla russa-Ludmilla cerca di
mettere il computer centrale in condizione di reagire automaticamente in
caso di pericolo>>
<<come desideri John-la giovane russa armeggio sulla sua tastiera-…il
problema è capire che cosa Beatrice deve interpretare come pericolo…>>
<<Beatrice?-fece sorpreso Richer- hai battezzato il computer centrale con
questo nome?>>
Ludmilla non rispose. Si limitò a sollevare il viso in direzione di Richer. Gli
fece un sorriso di complicità, quindi furtivamente osservò Sam Gijon. Il
tutto continuando ad immettere imput sulla tastiera e mai perdendo di vista
il frutto del suo lavoro.
<<Beatrice? un nome da gnocca…>>disse James Tanth con un tono un po’
scurrile.
<<una gnocca con tanti circuiti integrati caro Jimmy- disse Ludmilla senza
scomporsi e continuando l’immissione dei dati sul suo terminale-non uno
splendore come la sottoscritta…>>
Tutti scoppiarono a ridere.

Jane Imatala era l’ufficiale medico dell’Excelsior. Era l’unico membro in


divisa di tutto l’equipaggio. Aveva circa trent’anni. Alta un metro e settanta,
lunghi capelli corvini e penetranti occhi verdi. Era anche l’unico essere in
grado di mettere in subbuglio la sicurezza che aveva di se Richer.

44
<<senti John, come ci dobbiamo comportare una volta che atterreremo sulla
superficie del pianeta?>>
<<non capisco…>>
<<devi tener conto che abbiamo a che fare con un pianeta per noi
sconosciuto. Magari la sua aria sarà anche respirabile, ma non sappiamo
niente di eventuali agenti patogeni …>>
<<…è questo il motivo per cui ho insistito con Osto, affinché ci venisse
assegnato un ufficiale medico…>>
<<capisco>>rispose brevemente Jane.
<<quando atterreremo sulla superficie del pianeta, tu dovrai analizzarne
l’aria per verificare che non sia presente qualcosa di nocivo per noi…>>
<<ed io che cosa dovrò fare?>>chiese Tanth
<<sei un xenologo giusto?. Dovrai semplicemente fare il tuo lavoro. Se e
quando entreremo in contatto con i tansiani, dovrai semplicemente dir loro
chi siamo e cosa stiamo venendo a fare>>
<<…niente di complicato-commentò sarcastico Tanth-a parte il fatto che
non conosciamo l’aspetto fisico di questi tansiani e quale lingua parlino>>.

L’Excelsior si avvicinò velocemente al pianeta Tanso entrando all’interno


della sua atmosfera. Oltrepassata una grossa coltre di nuvole, i terrestri
intravidero la superficie planetaria. Sotto loro si stendeva pacifico e
maestoso un grande oceano. Quasi in prossimità della linea dell’orizzonte si
scorgeva una striscia di terraferma. L’Excelsior vi si diresse. Avvicinandosi
ulteriormente alla terraferma, scorsero delle infrastrutture portuali, pur
avvedendosi immediatamente che queste ultime erano in completo disuso.
Dietro le infrastrutture portuali intravidero una città. Sembrava una delle
città principali. Tutto era in rovina. Si vedeva chiaramente che quella città,
al pari del resto del pianeta, era stata oggetto di un durissimo attacco da
parte di un terribile nemico. Richer intravide in mezzo alle infrastrutture
portuali, uno spiazzo sufficiente largo per farvi atterrare l’Excelsior.
<<Sam, è possibile atterrare là?>> chiese indicando lo spiazzo
precedentemente intravisto.
<<ci provo Jonh…>>
<<vedi di riuscirci>>.
Sam accese i retrorazzi e con estrema delicatezza fece planare l’astronave. A
operazione conclusa Richer si rivolse a Jane:-
<<adesso siamo nelle tue mani…>>
<<farò del mio meglio>>
<<di quanto tempo hai bisogno per completare le tue analisi?>>
<<penso di circa mezz’ora…>>
<<molto bene…>>

Proprio in quell’istante Steve uscì dalla cucina. Aveva appena finito di


preparare il pranzo ed osservava divertito il trambusto che regnava nella sala
comandi. Si avvicinò a Richer e gli disse:-
<<se avete fame vi porto qualcosa da mangiare>>
<<perché è già pronto il pranzo?>>chiese Jonh quasi cascando dalle nuvole.
Steve fece finta di arrabbiarsi:-
<<riconosco che non possiedo il vostro talento, in questa sala c’è la miglior
espressione delle intelligenze di tutta la Terra, ma sai anche il cervello, delle
volte vuole assaggiare la pappa. E qui entro in gioco io. Riconosco che a voi

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interessa molto di più esaminare tutto quel rottame che si trova la fuori, ma
ora penso che sia più utile riempire la pancia>>.
<<Jane…-disse Richer in proiezione olografica, rivolto all’ufficiale medico-
mentre tu porti a termine le tue analisi, noi ne approfittiamo per mangiare>>
<<…d’accordo. Appena finisco mi unisco anch’io a voi>>
<<mio caro Esposito siamo nelle tue mani…che si mangia?>>.
Ben felice della richiesta di Richer, Steve iniziò con il servire un buon primo
a base di riso ai suoi compagni di viaggio. Poi servì delle cotolette impanate
con contorno di patate ed infine mise in tavola della frutta fresca.
Nel corso del pranzo Richer suddivise i compiti tra i suoi compagni di
viaggio.
<<forse è meglio cogliere questa occasione per dividerci i compiti, Hogan
com’è lo stato d’efficienza degli strumenti di bordo?>>
<<su due piedi non ti posso dir niente. Dovrò controllare di persona la
strumentazione ed interrogare il computer in merito>>
<<…allora dovresti restare a bordo ed eseguire i controlli. Voglio che la
nave sia in perfetta efficienza, nel caso fossimo costretti a fuggire dal
pianeta>>
<<farò come tu desideri>>
<<bene…emh Bonko tu e il tuo dirimpettaio…>>
Ranko smise di addentare un pezzo di cotoletta e fissò Richer:-<<diri…che
cosa a chi?>>
<<emh….scusa Ranko, continua pure a mangiare-Richer rise-…tu e Ranko-
continuò rivolto a Bonko- controllerete i propulsori, in particolare
l’iperguida…>>
<<vaaa bene…capo>>
Richer si zittì. Si versò un bicchiere d’acqua, sorseggio per qualche istante
quindi si rivolse a James:-
<<tu ed io usciremo dalla nave non appena Jane ci avrà assicurato che non
c’è alcun pericolo. Dovrai fare del tuo meglio per cercare di scoprire il
mistero che aleggia su questo pianeta>>
<<va bene>>detto ciò Tanth si alzò per allontanarsi
<<…hai qualche problema?>>chiese stupito Richer
<<…no-rispose brevemente James-…non ho fame e ho bisogno di
ricontrollare la mia strumentazione>>
<<se è quello che tu desideri…-si rivolse quindi a Sam-…tu e Ludmilla
cercherete di valutare lo stato della tecnologia tansiana. Vi dirigerete verso
quelle postazioni che abbiamo intravisto in fase di atterraggio…>>
<<scusami Jonh, ma ti vorrei ricordare che io sono un astropilota. Di quale
aiuto potrei essere a Ludmilla nel studiare che cosa contengono quelle
postazioni…>>
<<era esattamente ciò che volevo dire io-intervenne Ludmilla-quel
cialtrone…>>
<<cialtrone a chi?. Senti ragazza mia, noi dovremo…>>
<<ragazza tua?…-disse Ludmilla in tono provocatorio-…con te non ci starei
neppure se tu fossi l’ultimo uomo sulla terra e dalla nostra unione
dipendesse la sopravvivenza dell’umanità…>>
<<ehi Jonh, ma la senti-Richer al pari degli altri membri dell’equipaggio
osservava divertito il punzecchiarsi dei due-…ti scongiuro lasciami a bordo
dell’Excelsior, non voglio uscire in missione con una rompiscatole del
genere…>>

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<<rompiscatole sarà tua sorella…>>Ludmilla continuò a sbeffeggiare Sam.
<<ora finitela voi due-intervenne deciso Richer- andrete in missione insieme
e cercherete di scoprire qualcosa di utile della loro tecnologia.>>
Richer mangiò rapidamente il cibo servito da Steve. Quindi si congedò
dagl’altri e raggiunse James.
<<posso entrare?>>
<<certo John, ci mancherebbe altro>>
Richer entrò nella cabina di Tanth e si sedette vicino al xenologo. Questi
stava riordinando alcuni strumenti.
<<sai poco fa non ho voluto chiederti che cosa avessi veramente. Mi sembri
un po’ strano ultimamente…>>
<<scusami John, non volevo crearti ulteriori preoccupazioni>>
<<in tutto questo centra forse Jane?>>
<<ti sei accorto dello stato di tensione che intercorre tra noi?>>
<<diciamo che si nota un pochino…>>
<<quando Jane mi ha proposto questa missione, ho pensato che fosse
l’ultima possibilità che ci fosse rimasta per continuare a stare insieme, sai lo
stare chiusi in un ambiente angusto forse ci avrebbe permesso di ritrovare
quell’intimità che avevamo perso da un po’…invece…>>
<<…invece…>>
<<invece niente. Penso che la storia tra me e Jane sia definitivamente
finita>>
<<è allora questo ciò che ti preoccupa…>>
<<in parte. Quello che mi rende molto perplesso è il modo in cui siamo
arrivati in questo pianeta>>
<<non capisco…>>disse con finto stupore Richer.
<<puoi forse ingannare gli altri John, ma non uno che è abituato a studiare
le civiltà sfruttando solo pochi indizi. Da quello che sappiamo, Tanso era il
centro politico di un impero stellare. Oltre a questo sappiamo che è stato
distrutto da una potenza aliena sconosciuta…>>
<<…già, una civiltà aliena distrugge un impero e noi non ne troviamo
alcuna traccia….>>
<<…anche a te allora ti pare strano il modo in cui noi siamo arrivati qua. Il
fatto che nessuno ci ha fermati o attaccati. E non trovi strano che questa che
dovrebbe essere una grande città tansiana, sia praticamente disabitata…>>
<<e niente affatto presidiata da guarnigioni militari?>>

Jane concluse rapidamente le proprie analisi e raggiunse i compagni in sala


riunioni. Qui trovò effettivamente tutti i membri della missione intenti a
pranzare, eccetto Richer e James. Questo la lasciò un po’ titubante. Rifiutò il
cibo portatogli da Steve, e si diresse nella cabina di Tanth. Qui trovò i due
uomini più importanti della sua vita intenti a parlare. Appena i due la
intravidero smisero di conversare.
<<hai finito le tue analisi?>>chiese Richer.
<<si-rispose concisa la giovane dottoressa- l’atmosfera del pianeta è
perfettamente respirabile e priva di pericoli per il nostro organismo>>
<<magnifico-esclamò Richer-allora possiamo iniziare la nostra missione
vera e propria…>>

Mezz’ora più tardi due terrestri scesero dalla navetta terrestre in missione
esplorativa. Si diressero a nord verso il centro della metropoli tansiana

47
notando sgomenti, i risultati del feroce attacco alieno. La città era piena di
macerie e ciò li costringeva ad avanzare con una certa difficoltà. Lo stato di
rovina della città, giustificava la crescita dappertutto di arbusti ed erbacce.
La distruzione operata dalle forze attaccanti doveva essere accaduta molti
anni prima. Non trovarono nessuno in giro. Eppure erano sicuri che in
mezzo a tanto sfacelo qualcuno fosse sopravvissuto.
I due terrestri camminavano armi in pugno aggirandosi tra le rovine. Sia
Richer che Tanth prestavano massima attenzione al benché piccolo ed
insignificante rumore, finché s’imbatterono in uno dei pochi superstiti.
Questi alla vista dei terrestri e delle loro armi, cercò di fuggire. Niente
affatto disposti a farsi sfuggire l’unica fonte di informazioni sullo stato del
pianeta, i due terrestri si lanciarono all’inseguimento dell’indigeno. Per loro
fortuna, la corsa durò pochissimo, infatti i due terrestri raggiunsero il
tansiano, in quanto questi inciampò contro un arbusto di legno rovinando a
terra.
<<…ehi amico, fermati non vogliamo farti del male >>
Il tansiano si volse in direzione del terrestre e con espressione stupita
rispose:-
<<parli la mia lingua?. Come può essere ciò, eppure somigli stranamente ad
un kreek…>>.
I terrestri appresero con sorpresa, di comprendere ciò che il tansiano
cercava di dire loro. Li per lì lo xenologo della spedizione, formulò l’ipotesi,
a suo parere assai improbabile, secondo cui la lingua tansiana, fosse lontana
parente di un’antica parlata terrestre: l’anglico!.
Tanth aveva fatto la sua prima grande scoperta, i tansiani parlavano una
lingua quasi simile all’inglese. Come era possibile tutto ciò?. Sulla Terra
esistevano una grande varietà di idiomi. Ma adesso, su un pianeta lontano
dalla Terra quasi trentamila anni luce, avevano trovato un alieno che parlava
una lingua simile all’anglico! Era una scoperta grandiosa, ma anche
piuttosto inquietante. Questo poteva mettere un serio interrogativo
sull’origine stessa della vita sulla Terra.
<<kreek?-disse stupito Richer- chi sono questi kreek?>>
<<coloro che hanno compiuto queste distruzioni-rispose il tansiano-…voi
parlate la mia lingua. E’ la prima volta che sento un kreek parlare il
tansiano>>
<<noi non siamo kreek-disse cupo Richer-se lo fossimo stati pensi che ti
avremo permesso di dire ciò che stai pronunciando fino ad ora?>>
Il tansiano si alzò. Si pulì i vestiti dalla polvere ed osservò la città. Quindi
guardò intensamente i terrestri.
<<voi da dove arrivate?>>
<<facciamo un patto-intervenne Tanth-tu ci dici che cosa è accaduto qua-
disse riferendosi alle distruzioni che li circondavano- e noi ti sveliamo chi
siamo e da dove veniamo>>
<<va bene-disse il tansiano-togliamoci dalla strada e andiamo la dentro-
disse indicando un rifugio all’interno di un edificio-così potremo parlare
senza correre il pericolo di essere scoperti…>>
<<scoperti?…da chi?>>chiesero all’unisono i due terrestri.
<<dai kreek naturalmente. Ma soprattutto dai loro nuovi padroni, i
krunns!>>
<<i krunns?. Chi sono?>>
<<gli attuali padroni della galassia!>>

48
<<kreek…krunns…cosicché queste due razze aliene sarebbero i padroni di
casa, ma allora se è effettivamente così amico mio…-chiese Tanth duro e
con tono scettico-come mai quando siamo arrivati su questo pianeta non
siamo stati fermati da nessuno?>>
<<questo è quello che credi tu!-rispose il tansiano-il vostro arrivo su questo
pianeta è stato registrato dalla grande stazione spia che orbita intorno al
pianeta…>>
<<di quale stazione spia stai parlando?. Noi non abbiamo intercettato
nessuna stazione…>>
<<ti sbagli James-intervenne Richer-credo di capire a che cosa si sta
riferendo il nostro amico…>>
<<non mi dire che quell’ammasso di ferraglia che orbita attorno al
pianeta…>>disse seccato Tanth.
<<esatto amico!-disse compiaciuto il tansiano riguardo all’arguzia e
all’intuito di Richer-…quell’ammasso di ferraglia ha tratto in inganno molti
visitatori prima di voi. Non credo che tarderanno a capire chi siate. Pertanto
a breve vi cercheranno…-il tansiano si guardò con circospezione attorno-in
ogni caso ci vorrà del tempo prima che ciò accada. Colgo l’occasione per
raccontarvi la storia di questo pianeta, prima però vorrei sapere il vostro
pianeta d’origine…>>
<<proveniamo da un pianeta chiamato Terra>>disse risoluto Tanth.
A tale notizia il tansiano sorrise:-
“Dunque la missione affidata anni or sono a Riuga, ha avuto successo”.
L’espressione del viso del tansiano non sfuggi a Richer.
<<tu conosci la Terra!>>
<<non proprio, diciamo che ne ho sentito parlare!-rispose deciso il tansiano-
ti dirò ciò che conosco del tuo pianeta, al termine della storia che mi
appresto a raccontarvi. Tutto ebbe inizio tanto tempo fa….>>

III
Il tansiano raccontò una strana storia che faceva riferimento ad un krunns
rinnegato di nome Kaharl.
Il rinnegato era uno dei figli cadetti del sovrano dei krunns. Contrariamente
alla stragrande maggioranza dei suoi simili, Kaharl era dotato di grandi
capacità in campo scientifico, tant’è vero che il progetto originale delle
nuove corazzate stellari krunns, era opera sua. Però sia il Konkh in carica
che il suo erede, il principe Nero, diffidavano delle sue facoltà. Non tanto
per le sue ottime capacità in campo scientifico, quanto perché egli univa le
sue doti ad un sfrenata ambizione. Sebbene sottoposto a sorveglianza su
ordine del sovrano dei krunns, Kaharl era riuscito ad attirare attorno a se un
piccolo seguito, circa una quarantina di seguaci, in maggioranza ufficiali
della guardia imperiale scontenti. Sperava così di poter rovesciare il debole
padre e prendere il potere.
Nel predisporre il suo piano, sottovalutò le capacità del fratello maggiore.
Questi aveva intrapreso da tempo, una ricerca sulle origini del potere del suo
casato. Ma non trascurò di crearsi anch’egli, un proprio piccolo seguito. A
differenza di Kaharl, aveva scelto tra i suoi seguaci, alcuni valenti
comandanti di settore e tra questi il giovane Iankarth. Questi era un brillante
genio nel campo del controspionaggio. Non gli fu difficile scoprire i
maneggi di Kaharl ed informare di ciò sia il Konkh che il suo erede.

49
Nell’apprendere ciò che il fratello minore progettava, il principe Nero andò
in collera e fece pressioni nei confronti del debole padre per ottenere piena
libertà d’azione.
Nel giorno convenuto per dar inizio al complotto, Kaharl e i suoi seguaci,
cercarono di infiltrarsi all’interno della Stanza dello Scettro. Qui era
custodito un misterioso amuleto da cui i sovrani krunns traevano la fonte del
loro potere. Ma il loro tentativo fallì. Ad attenderli trovarono i soldati della
Guardia imperiale.
<<di che cosa si tratta…>>chiese impaziente Richer riferendosi al talismano
dei capi krunns.
<<nessuno lo sa…-rispose duro il tansiano-allora dove ero rimasto?.
Ah…Kaharl…>>

Tutti i componenti del complotto vennero catturati, incatenati e


temporaneamente imprigionati nelle segrete del palazzo imperiale krunns, in
attesa di giudizio. Diversa sorte venne riservata a Kaharl che fu in un primo
momento relegato nelle sue stanze, anche se sottoposto a stretta
sorveglianza. Vi fu un aspro scontro tra il Konkh in carica e il suo erede, il
primo voleva salvare la vita del figlio cadetto, al contrario di Nero che
voleva che fosse giustiziato. Si giunse infine ad un accordo tra i due, grazie
al quale i seguaci di Kaharl vennero uccisi attraverso la barbara usanza dello
squartamento, mentre il cadetto krunns venne condannato all’esilio
perpetuo. Imbarcato su una piccola corvetta semiautomatizzata, Kaharl
lasciò per sempre il suo mondo d’origine, dirigendosi verso il sistema
Habich dove vivevano i kreek, una razza umanoide.

Dalla descrizione fatta loro dal tansiano, i due terrestri appresero che i kreek
assomigliavano incredibilmente alla razza umana. Questa scoperta lasciò
sconcertati i due amici. L’indole guerriera, l’alimentazione, rafforzavano la
rassomiglianza tra le due razze. Differivano da un certo punto di vista fisico,
solo per via del colore dei capelli, il verde o il blu erano molto comuni tra i
kreek.

L’innato stato di conflitto dei kreek, fu rivolta contro se stessi fino all’arrivo
di Kaharl. Questo krunns dotato di grandi talenti e volontà indomabile,
scoprì sul pianeta Merk, quasi per caso, l’esistenza di un’arma di inaudita
potenza: lo SkyJewel!.
<<Sky…che cosa?>>chiese James.
<<SkyJewel>>ripete il tansiano.
<<di che cosa si tratta?>>cercò di capire Richer.
<<anche di questo si conosce poco. Da quello che so pare che si tratti di una
gemma al cui interno è immagazzinata la conoscenza di migliaia di civiltà
stellari…>>
<<si comporta come una sorta di computer, al cui interno sono registrati
milioni di dati…>>disse Tanth cercando di dare un senso logico alla
descrizione del tansiano.
<<sotto certi punti di vista si-chiarì il tansiano-soltanto che questo SkyJewel
non è affatto un computer, bensì è un accumulatore di energia!. Contiene al
suo interno l’energia di una stella…>>

50
<<una semplice gemma che riesce a contenere al suo interno la conoscenza
dell’intera Galassia e sprigiona l’energia di una stella, dico per caso ci stai
prendendo in giro?>>chiese con tono duro Richer.
La richiesta avanzata dal leader dei terrestri fece capire al tansiano che i due
misteriosi visitatori non erano affatto disposti ad accettare verità non
verificabili.
<<puoi anche non crederci-rispose il tansiano- ma questa è la pura verità.
Esistono sparsi per l’intera galassia, un certo numero di questi oggetti. La
guerra che ha portato alla distruzione di questo mondo e dell’impero da
questo controllato, è stata provocata dalla spasmodica ricerca per tutta la
galassia di questi oggetti e dei poteri ad esso connessi>>
<<se ciò che il nostro amico dice corrisponde alla verità, perlomeno
sappiamo -commentò Richer rivolto principalmente a Tanth- l’origine della
minaccia che ha travolto Tanso…>>
<<che cosa facciamo?-chiese James -informiamo la Terra in merito a questa
scoperta?>>
<<per essere un xenologo raggiungi delle conclusioni con troppa
precipitazione, noi siamo qua per scoprire tutto quello che possiamo in
merito alla minaccia che rischia di travolgerci. Non possiamo fermarci a
constatare l’esistenza di un pericolo imminente. Dobbiamo soprattutto
scoprire che cosa fare per affrontare la sfida alla nostra esistenza…>>
<<da quello che hai appena detto-si inserì il tansiano-desumo che tu sia
interessato al proseguo della mia storia…>>
<<scusaci, si per cortesia prosegui con il tuo racconto. In particolare se è
possibile e se tu lo sai, com’è che Kaharl è entrato in possesso di questo
SkyJewel…>>
Il tansiano sospirò, inspirò a pieni polmoni molta aria, quindi riprese il suo
racconto.
<<come vi avevo appena detto Kaharl, sbarco con la sua nave su Merk…>>
…Egli atterrò molte miglia di distanza dalla più vicina città merkiana. Dopo
aver attivato il sistema di occultamento della sua astronave, si allontanò in
cerca di contatti con gli abitanti del posto. Kaharl non passava inosservato,
le sue dimensioni imponenti e l’aspetto da rettile lo rendevano facilmente
individuabile. Di questo il krunns era ben cosciente. Forse era per questo
che aveva preferito atterrare in prossimità di un luogo disabitato. Non molto
distante da dove aveva lasciato la sua navetta, nei pressi di una foresta,
Kaharl si imbatte in uno strano personaggio. Questi era un umanoide di
aspetto giovanile, anche se nessuno a guardarlo sarebbe stato in grado di
definirne l’età. Questo umanoide indossava una strana tuta spaziale color
rubino, e particolare che non dispiaceva affatto a Kaharl, l’umanoide non
mostrava affatto alcun timore nei suoi confronti. I due entrarono in contatto
e strinsero amicizia. E grazie a l’umanoide, il krunns scoprì l’esistenza dello
SkyJewel di smeraldo. Quest’arma era stata occultata all’interno di una
caverna ai piedi di una montagna. L’accesso al nascondiglio dello SkyJewel
era reso difficoltoso dalla presenza di una intricata foresta che ne rendeva
difficile l’esplorazione. Con l’aiuto del misterioso umanoide, Kaharl scoprì
rapidamente come sfruttare le conoscenze racchiuse nello SkyJewel e come
potenziare i poteri mentali ad esso connessi. La tendenza di Kaharl di far
sempre più largo uso delle sue nuove facoltà mentali, alfine di crearsi
rapidamente un seguito, provocò uno stato latente di tensione tra il krunns e
l’umanoide. Ben presto Kaharl manifestò le sue reali intenzioni. Infatti

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venendo in contatto con il misterioso umanoide aveva nascosto le sue vere
mire, mire che erano dirette verso la conquista di un potere in grado di
garantirgli il dominio sull’intera galassia L’umanoide si rese conto
dell’errore commesso nel rivelare al cadetto krunns l’ubicazione del potente
SkyJewel. Ad un certo punto i rapporti tra i due si guastarono rapidamente e
poiché l’umanoide non poteva impedire a chi era entrato in possesso di uno
SkyJewel, di farne l’uso che meglio gli pareva e per parare un eventuale
attacco nei suoi confronti, fuggì. Liberatosi dal controllo dell’umanoide,
Kaharl poté dar sfoggio alle sue sfrenate ambizioni. In un primo momento
realizzò un piccolo laboratorio che egli battezzò con il nome di camera di
conversione. Al suo interno fece entrare tutti i kreek che aveva intenzione di
asservire come suoi docili seguaci, usando i poteri mentali connessi al
possesso dello SkyJewel. Attraverso il processo di conversione egli otteneva
sudditi devoti ancora in possesso dei loro talenti individuali. Ma i risultati
di questa operazione si sarebbero visti dopo molti anni, forse decenni se non
addirittura secoli. Per accelerare i piani diretti alla conquista dell’intera
Galassia, Kaharl progettò a questo punto la TowerPower. Questa era una
colossale costruzione al cui interno venne realizzato un immenso ripetitore,
che emetteva un segnale in grado asservire al volere del tiranno krunns, tutti
gli abitanti del pianeta.
Tra i kreek convertiti alla causa di Kaharl, vi era un giovane colonnello del
genio militare della città kreek di Fankiark: Gijon Wallen. Con il suo aiuto
venne costruita anche una piccola fabbrica di droidi-operai con lo scopo di
affiancare ai kreek organici, droidi che permettessero di accelerare i progetti
del tiranno. Grazie alle nuove fabbriche, Kaharl potè produrre droidi
sofisticatissimi con cui completò in breve la costruzione della TowerPower.
Il funzionamento della TowerPower richiedeva un quantitativo di energia
immenso. Per tale motivo Kaharl mise a punto delle centrali alimentate da
enormi specchi solari orbitanti. Nella fase di messa a punto degli specchi,
involontariamente vennero creati dei raggi ustori che devastarono la
superficie del pianeta. Questo portò allo sconvolgimento del clima di Merk
che da pianeta ricco di vita vegetale ed animale, si trasformò ben presto in
un pianeta arido. Le condizioni di vita su Merk si deteriorarono a tal punto
che Kaharl si vide costretto a far trasferire l’intera popolazione merkiana sul
vicino pianeta Baben. I babenesi vivevano ancora allo stato primitivo e
opposero soltanto una debole resistenza alle droidi armate di Kaharl, quando
queste sbarcarono sul pianeta. Preso il controllo di Baben, i suoi seguaci
costruirono delle torrette alla cui sommità vennero posizionati dei ripetitori
con cui trasmettere, partendo dalla TowerPower, uno speciale segnale che
gli permetteva di esercitare il suo potere mentale senza convertire
preventivamente le popolazioni indigene. Questo accelerò la sottomissione
dei babenesi, ma tutto ciò aveva il suo prezzo. L’esercizio del suo potere
dipendeva da questi ripetitori. La distruzione dei ripetitori avrebbe reso
libero chi ne rimaneva soggiogato.
Kaharl cambiò il nome al pianeta Baben e lo ribattezzò in Hab’kreek.
Ampliò la città di Whierr e ne fece il centro del suo potere. Dopo circa dieci
anni di duro lavoro si poteva dire che Kaharl era ormai riuscito a creare un
piccolo impero stellare formato dai due pianeti del sistema Habich che
rispondevano al nome di Merk e di Hab’kreek.

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All’interno delle fabbriche automatizzate di Merk, Kaharl perseguì i suoi
piani che prevedevano la costruzione di astronavi da guerra e droidi armate
con cui estendere in un prossimo futuro il suo dominio. Nel frattempo
nacque al krunns dominatore dei kreek, il desiderio di avere una
discendenza. Poiché non poteva fare ritorno in nessuno dei mondi popolati
dai krunns, pena la morte, si vide costretto a lavorare ad un pericoloso
procedimento di manipolazione genetica oltre che mettere a punto dei
sofisticati impianti di clonazione con cui produrre il tanto agognato erede. Il
primo obbiettivo, quello attinente alla manipolazione genetica, gli permise
di potere usare una femmina kreek, nel cui utero venne impiantato un
embrione di krunns. La femmina kreek portò avanti la gravidanza sotto
stretta sorveglianza da parte dei medici kreek e dello stesso Kaharl. Poi
quando il feto si sviluppò a sufficienza per poter sopravvivere fuori del
corpo della madre, questa venne portata all’interno di una sala medica e fatta
partorire. La femmina kreek non sopravvisse all’esperienza e morì. Circolò
la voce che fosse stato lo stesso Kaharl ad uccidere la kreek. Al figlio di
Kaharl fu imposto il nome di Karlof. Questi di fatto era una specie di
mezzosangue, mezzo krunns e mezzo kreek, forse il primo essere di una
stirpe di dominatori. Kaharl insegnò al figlio tutto ciò che aveva appreso
nell’uso dello SkyJewel di smeraldo.
Nel frattempo sul pianeta Merk fu portato a termine la costruzione di un
colossale computer dove Kaharl fece confluire le innumerevoli conoscenze
che egli aveva acquisito grazie al possesso dello SkyJewel. Ormai niente
poteva più fermare Kaharl nell’indirizzare i kreek verso l’espansionismo
spaziale. Poi quando Karlof compì vent’anni si verificò un misterioso
incidente, padre e figlio assistevano all’esercitazione tra le nuove reclute
organiche kreek e le truppe formate da droidi da combattimento. Per un
motivo non precisato, da un droide da combattimento partì un raggio laser
che colpì in pieno petto Kaharl, lacerandoglielo e uccidendolo. A Kaharl
successe Karlof. che si dimostro fin dall’inizio molto più crudele e deciso
del padre, anche se non altrettanto prudente. Il fatto che Karlof non avesse
promosso nessuna inchiesta sulle cause dell’incidente costato la vita al
padre, fece nascere nell’entourage di Kaharl il sospetto che lo strano
episodio costato la vita al sovrano dei kreek, fosse effettivamente opera sua.
Ma poiché Karlof si impadronì immediatamente dello SkyJewel di
Smeraldo, nessun kreek osò contestarne la successione e tanto meno osò
accusare apertamente Karlof dell’assassinio del padre.

Anche Karlof riconobbe in Gijon Wallen, un individuo dotato di grandi doti


di leadership. Forse fu grazie ai meriti acquistati nel corso delle guerre di
conquista, che gli venne affidata la responsabilità, con il rango di
Ammiraglio, della flotta stellare kreek in fase di costruzione. Sotto la sua
abile guida, Hab’Kreek assunse il pieno controllo del Sistema Habich.

L’anziano tansiano interruppe per breve tempo il suo racconto. Aprì una
borsa che portava con se, allungò una mano e ne tolse e un bicchiere. Quindi
estrasse anche un recipiente. Questo conteneva una strana bevanda giallastra
che bevette avidamente.
<<orsù- fece Richer -continuate il vostro racconto>>
L’anziano tansiano sospirò per un istante. Quindi riprese il racconto…

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…mentre le forze kreek si andavano concentrando nel sistema Habich, in
previsione dell’inizio delle campagne di conquista, Wallen si incontrò su
Hab’Kreek con Karlof dove fu edotto sull’origine dei poteri del suo sovrano
e sull’esistenza degli SkyJewel. Durante l’incontro tra il sovrano e il
condottiero dei kreek nella Sala del Trono di Whierr, fece la sua apparizione
per la prima volta uno dei Guardiani degli SkyJewel. Questi in realtà altri
non era, che colui che anni prima aveva commesso l’errore di consegnare lo
SkyJewel di smeraldo nelle mani sbagliate, cioè in quelle dell’ormai defunto
Kaharl. La sua presenza all’interno del Palazzo imperiale, venne rivelata in
seguito ad un’esplosione, per mezzo del quale il Guardiano spezzò le
inferriate della cella in cui era trattenuta una giovane schiava kreek di nome
Diane. L’esplosione attirò l’attenzione degl’agenti della sicurezza che si
precipitarono nella zona di detenzione del palazzo imperiale per cercare di
catturare gl’intrusi. Seppur in termini avventurosi, sia il Guardiano che la
giovane donna, riuscirono a evitare la cattura da parte delle forze di
sicurezza kreek e fuggire dirigendosi nella parte di Galassia sottoposta al
controllo dell’Impero tansiano.

Richer chiese chiarimenti in merito a quest’ultimo aspetto:-


<< che cosa rappresentano questi Guardiani…>>
<<…caro Richer…-fece con un profondo sospiro il vecchio tansiano…- chi
e che cosa rappresentino questi Guardiani nessuno lo sà>>.
Per un istante John sperò veramente di poter scoprire subito qualcosa sui
misteriosi Guardiani. Ma si rese conto che sarebbe stato fin troppo semplice.
Richer concluse che se egli avesse scoperto per quella semplice via l’origine
dei Guardiani, non si sarebbe giustificato il perché questi misteriosi
benefattori non si fossero svelati immediatamente ai terrestri, e li avessero
semplicemente aiutati a progredire da un punto di tecnologico, con l’invio di
conoscenze scientifiche e tecnologiche che avevano aumentato di mille volte
la velocità di evoluzione umana.
<<avrei fame…John >>disse James.
John interruppe le sue meditazioni e rivolse lo sguardo verso l’amico. Poi
rivolto al tansiano:-
<< che ne dite se ci rifocilliamo, piuttosto non conosco il vostro nome…>>
<<…oh scusate… mi chiamo Abd’katiuga…>>
<<…uh…come avete detto di chiamarvi?…>>
<<soltanto Katiuga>>disse ridendo il tansiano.
<<Esiste un posto in tutta questa distruzione in cui è possibile mangiare
qualcosa di commestibile?>>chiese Richer.
<<dipende che cosa tu intendi per commestibile>>puntualizzò Katiuga.
<<hai ragione-disse pensieroso John-…avrei dovuto far venire con noi
anche Jane. Così avremo potuto analizzare il cibo di questo mondo per
verificare se il nostro stomaco è in grado di digerirlo>>
<<che cosa facciamo allora?>>
<<porteremo il nostro amico a bordo dell’Excelsior>>
<<sei veramente sicuro che ci possiamo fidare di lui?>>
<<hai un idea migliore?>>
<<io invece si-disse Katiuga intervenendo nella discussione tra i due
terrestri-…potremo rincontrarci qui diciamo tra due cicli standard…>>
<<due cicli che…?>>chiese perplesso Richer.

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<<credo che Katiuga si riferisca all’unità di misurazione del tempo in questo
pianeta>>
<<è così?>>domandò Richer al tansiano.
<<il problema è valutare che cosa intendi tu per ciclo standard>>sottilizzò
Jimmy all’indirizzo di Katiuga.
<<molto bene…-intervenne il tansiano- io andrò dai miei amici, li metterò al
corrente della vostra presenza, e valuteremo come comportarci in merito ai
krunns…>>
<<va bene-disse Richer-ci rivedremo in questo punto tra due cicli
standard…>>
Il tansiano salutò i due terrestri e partì. Richer lo osservò allontanarsi. John
era piuttosto perplesso. Tanth si accorse dello stato d’animo di Richer e gli
chiese lumi in merito:-
<<a che cosa stai pensando?>>
<<a tutto questo, a quello che ci circonda-disse Richer- attraversiamo
l’intera galassia, arriviamo qua. Troviamo un mondo distrutto, ci imbattiamo
in uno strano individuo, oltretutto un gran chiacchierone, e senza che
nessuno che ci fermi!. Non ti pare tutto un po’ strano e…misterioso…>>
<<gia!>>

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Capitolo IV

Nel frattempo…
Sam e Ludmilla avevano raggiunto l’Hangar posteriore dell’Excelsior, per
completare i preparativi prima di dare inizio alla missione loro affidata da
Richer. Ranko aveva appena ultimato i controlli di routine dei loro
motospeeder:-
<<Ludmy…ho appena finito di controllare lo stato di efficienza dei vostri
mezzi>>
<<ti ringrazio Ranko, se non fosse per te…>>
Sam osservava le smancerie con cui Ludmilla ringraziava Ranko per il suo
operato. Inconsciamente provava gelosia, e non sapeva spiegarsi perché.
Uscirono dalla navetta. Ambedue erano a cavallo di due piccoli e potenti
motospeeder. Questo permetteva loro di spostarsi tra le macerie con una
certa disinvoltura.
<<dove ci dirigiamo?>>chiese Sam
<<…andiamo a controllare quelle postazioni oltre la città come ci ha
ordinato Richer…>>
<<pensi che riusciremo a trovare qualcosa?>>
<< e che ne so… >>rispose con tono scostante Ludmilla.

Detto questo la russa spinse il suo motospeeder in direzione delle postazioni


che avevano intravisto in fase di atterraggio, imitata in ciò da Sam.
Quest’ultimo spinse al massimo il suo motospeeder ed in breve fu al fianco
di Ludmilla.
I due si diressero verso la periferia della città. Il loro obbiettivo si trovava
distante dal punto di atterraggio dell’Excelsior, quasi tre chilometri. La
distanza tra la nave terrestre e la meta assegnata da Richer a Sam e
Ludmilla, era disseminato di ostacoli. Grandi macigni e imponenti ruderi si
ergevano qual e là. Una volta fattasi affiancare da Sam, Ludmilla avanzava
con estrema prudenza, dopotutto si trovavano pur sempre all’interno di una
città sconosciuta, in un pianeta alieno, non potevano sapere ciò che li
attendeva lungo la strada.
Improvvisamente udirono dei calpestii. Arrestarono la loro corsa e si
guardarono attorno per cercare di capire l’origine dei rumori.
<<andiamo là-disse infine Ludmy indicando un punto preciso della città- e
nascondiamoci dietro quel rudere>>
Ludmilla spinse al massimo il suo motospeeder seguita immediatamente da
Sam, che non si fece ripetere due volte l’invito. Sapeva che non era il caso
di dare inizio a futili discussioni. I due terrestri rallentarono la corsa,
parcheggiando i loro motospedeer dietro al rudere indicato precedentemente
dalla ragazza.
Scivolarono lungo le pareti del rudere con estrema prudenza. Cercavano di
capire l’origine dei calpestii che avevano avvertito. Rimasero stupefati

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quando scoprirono che quei calpestii erano stati provocati da dei quadrupedi.
Questi animali assomigliavano stranamente a dei cavalli. Differivano
rispetto a questi ultimi per le dimensioni e per la particolare conformazione
del capo. Infatti da terra alla spalla misuravano circa quattro metri, mentre la
testa era quella di un rettile con tanto di corna.
I due terrestri si domandarono se quegl’esseri fossero inoffensivi o meno.
Non osavano uscire dal loro nascondiglio per cercare di accertarsi in merito
a quest’ultimo aspetto. Peraltro non dovettero attendere molto per avere una
risposta a loro interrogativo. Tre esseri giganteschi, ricoperti da corazze
luccicanti, si avvicinarono al branco di bestie. Sul loro fianco pendeva
quella a prima vista poteva essere descritta come una pistola laser.
Impugnavano altresì delle strane aste che terminavano con un curioso globo.
Se i due terrestri avevano qualche perplessità su che cosa consistessero
quelle aste, ciò che sucesse poco dopo fugò i loro dubbi.
Una delle bestie si voltò in direzione degl’esseri corazzati e li caricò. I tre
esseri giganteschi non accennarono alcuna reazione, fino a che una delle
bestie, che i due terrestri avevano battezzato con il nome di retticavallo, non
fu sufficientemente vicino per essere colpito con l’asta. Al contatto con
questa, il retticavallo salto su un lato e stramazzo a terra. Le altre bestie si
spaventarono e fuggirono. I tre giganti corazzati scesero dai loro mezzi e si
avvicinarono alla carcassa fumante dell’animale. Usando una strana pistola
generatrice di raggi fosforescenti, uno dei giganti “imbragò” il cadavere del
retticavallo al proprio mezzo, e lentamente lo trainò in direzione di un
grosso mezzo di trasporto. Sam e Ludmilla avevano, fino a quel momento
osservato tutta la scena in silenzio.
Sottovoce Sam chiese:-
<<chi diavolo sono quegl’esseri?>>
<<e lo chiedi proprio a me?>>disse con tono di rimprovero Ludmy.
<<piuttosto, hai visto quanto sono grossi quei tipi?>>
<<già-rispose pensierosa Ludmilla-che siano dei tansiani?>>
<<hai notato in che stato si trova questa città?-disse Sam-io non credo che
quegl’esseri siano gli abitanti originari di Tanso…>>
<<adesso sei diventato anche un xenologo?>>lo rimbrotto la russa.
<<invece di criticare, come tuo solito- ribatte risentito Sam- dammi un’altra
spiegazione logica>>
<<non ti arrabbiare-disse la ragazza con un largo sorriso-diciamo che la tua
ipotesi potrebbe corrispondere alla realtà. Forse quelli-disse riferendosi ai
giganti corazzati- sono gli autori di tutta questa distruzione…>>
<<visto che abbiamo appurato che questi, con molta probabilità sono i
cattivi, che cosa facciamo?>>commentò ironicamente Sam.
<<certe volte mi verrebbe la voglia di prenderti a schiaffi…>>
<<perché?>>
<<ma voi americani siete tutti così scemi?>>
<<non capisco>>
<<e secondo te che cosa dovremo fare in questi casi, se non seguirli…>>.

I giganti caricarono il retticavallo all’interno di un container. Si disposero


con i loro speeder a fianco del grande trasporto, e lo scortarono lentamente.
Il lento procedere del trasporto, fece il gioco dei terrestri. Sam e Ludmy
osservarono la direzione intrapresa dai giganti corazzati e li seguirono da
vicino, stando attenti a non farsi scoprire. Inseguiti ed inseguitori,

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avanzarono tra le diverse vie piene di detriti, zigzagando tra i diversi
ostacoli. I due terrestri si mantenevano ovviamente a prudente distanza.
Dopo un po’ fuoriuscirono dalla cinta muraria della città. Quando ciò
avvenne, Sam e Ludmilla rallentarono ulteriormente la propria corsa e si
fecero ancor più prudenti. Il motivo di questa estrema circospezione,
derivava dal fatto che la conformazione del terreno non metteva a
disposizione anfratti, rocce o diruppi dietro cui nascondersi. Infatti esisteva
una ampia pianura tra ciò che restava dell’antica città tansiana, ed una
foresta che si intravedeva sulla linea dell’orizzonte ai piedi di una estesa
catena montagnosa.
Il mezzo di trasporto alieno, continuava ad avanzare indolente in mezzo a
quella pianura avvicinandosi sempre più alla foresta che si stendeva ai piedi
della montagna. Sam prese in mano il suo binocolo elettronico, cercando di
mettere a fuoco l’immagine del trasporto alieno.
<<riesci ad intravedere qualcosa?>>chiese Ludmy.
<<dipende da che cosa si cerca…>>
<<che cosa intendi?>>
<<guarda tu stessa-rispose Sam passandogli il suo binocolo elettronico-
cerca di inquadrare il trasporto degli alieni, dopodiché solleva la tua visuale
di un grado, ed osserva…>>
La russa fece come gli aveva suggerito Sam. Individuò il puntino in
lontananza che corrispondeva al mezzo di trasporto extraterrestre, quindi
alzò di un solo grado il suo campo visivo e anche lei scoprì ciò che aveva
scoperto l’americano. In mezzo alla foresta spuntavano delle strane torri.
Queste avevano forma circolare e spuntavano per diversi metri al disopra
delle cime degli alberi.
<<tu pensi che la base degli alieni si trovi là?>>chiese Ludmy.
<<diciamo che il trasporto degl’extraterrestri và proprio in quella direzione,
forse la nostra è solo una congettura, una supposizione con forti indizi…>>
<<allora andiamo…>>
<<ne sei proprio sicura?…>>
<<perché?…>>
<<osserva quei punti neri che volteggiano sopra la montagna, osservali con
il binocolo!>>
<<okey>>
Ludmilla riprese ad osservare con il binocolo l’orizzonte, in particolare i
misteriosi punti neri indicategli da Sam: erano delle astronavi, sembravano
piccoli caccia in fase di rientro.
<<come li hai scoperti?>>
<<…ehi, ragazza mi sottovaluti, tu sarai anche un asso nell’uso del
computer, ma io sono un grande astropilota…>>
La russa alzò mani e occhi al cielo e sbottò:-
<<ah santa pazienza, il solito pallone gonfiato!>>.
Sam non reagì a quello che a prima vista poteva essere considerato un
rimbrotto:-
<<secondo te quante ore mancano al tramonto?>>
<<non ne ho la più pallida idea…>>
<<allora in questo caso sarà più opportuno rientrare alla base, informare
Richer delle novità ed attendere il tramonto>>.
Ludmilla si guardò attorno, osservò i possibili nascondigli all’interno della
città, dopodiché guardò l’immensa pianura priva di asperità che si

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distendeva di fronte a loro. Non esistevano valide alternative. Potevano
senza grandi problemi nascondersi all’interno della città. Certo rischiavano
sempre di imbattersi in qualche strano animale o peggio in qualcuno di
quegl’esseri giganteschi dotati di corazza. No. L’idea di Sam era la più
sensata. Era necessario tornare all’Excelsior. Lì avrebbero atteso il calar del
tramonto ed informato il resto della squadra di ciò che avevano scoperto.

Ludmilla parcheggiò il suo motospeeder in prossimità dello scafo


dell’Excelsior. Anche Sam fece la stessa cosa. Insieme si avvicinarono
all’Hangar laterale della loro nave. La porta a scorrimento laterale si aprì,
fuoriuscì una piattaforma che permise loro di entrare. Finalmente si
trovarono all’interno dell’ambiente confortevole di quella che a tutti gli
effetti era la loro casa. Incontrarono lungo un corridoio Jane.
<<dottoressa Imatala -fece Sam- Richer è già rientrato dalla missione?>>
<<si, in questo momento si trova in sala riunioni, come è andata là fuori?>>
<<è proprio di questo che dobbiamo parlare con Richer…>>
<<allora vi lascio andare-concluse Jane-avrei delle cose urgenti da fare, poi
vi raggiungerò anch’io in sala riunioni>>
<<allora a più tardi dottoressa…>>
I due osservarono Jane allontanarsi, quindi si guardarono in faccia l’un
l’altro.
<<hai notato qualcosa?>>chiese Sam
<<riguardo a Jane?>>
<<si, la trovo strana>>
<<boh…se così fosse, ci saranno sviluppi. Piuttosto vediamo di sbrigarci, il
tempo passa e dobbiamo discutere con John su quello che abbiamo scoperto.
Poi vorrei farmi una bella doccia calda, ne avrei proprio bisogno>>

La sala riunioni si trovava solo qualche metro più avanti. Qui Sam e Ludmy
trovarono Richer intento a discutere con Jimmy:-
<<quello che Katiuga ci sta raccontando, mi sembra una storia alquanto
strana-commentò John-tu non sei d’accordo con me?>>
<<forse-rispose Tanth- però noi non possiamo arrivare a delle conclusioni,
tenendo conto dei pochi indizi in nostro possesso…>>
In quell’istante Richer noto la presenza di Sam e Ludmy.
<<ciao…venite, sedetevi attorno al tavolo-disse John gesticolando-…avete
scoperto qualcosa?>>
<<si abbiamo scoperto alcune cose -rispose Ludmilla- ma da quel poco che
ho capito anche voi…>>
<<chi vuole incomminciare>>chiese Richer.
In quell’istante apparvero all’entrata della sala riunioni Steve Esposito e
Hogan.
<<qualcuno di voi desidera gustare i miei manicaretti?>>domandò il cuoco.
<<scusa la mia scortesia-rispose duro Richer-ma non mi pare questo il
momento di mangiare. Se lo vuoi puoi anche rimanere, ma senza
interromperci…Hogan vieni a sederti attorno al tavolo. Forse più tardi
avremo bisogno del tuo aiuto…>>
Steve si risentì del tono con cui era stato zittito. Girò le spalle e andò via.
John osservò Steve, scosse la testa e ritornò al rendiconto della giornata.
<<Ludmy…raccontaci che cosa avete scoperto…>>
<<abbiamo scoperto la presenza di forme di vita indigene ed aliene…>>

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<<spiegati meglio>>puntualizzò interessato James.
<<durante il nostro giro di perlustrazione per la città, siamo stati attirati da
dei strani e misteriosi rumori. Ci siamo fermati e nascosti dietro delle
rovine. Dopodiché abbiamo scoperto che quei rumori erano provocati dai
dei strani cavalli…>>
<<cavalli?…-domandò stupito Tanth- su questo pianeta esistono animali che
possono essere definiti dei cavalli?>>
Richer osservò la faccia stupita di Tanth e chiese:-
<<in che modo li chiami strani cavalli…>>
<<la conformazione del loro corpo è simile a quella degli equini, soltanto
che hanno dimensioni molto maggiori di un comune cavallo terrestre,
essendo molto più alti. Ma la stranezza sta soprattutto nella loro testa…
assomiglia incredibilmente a quella di una lucertola, con tanto di corna…>>
<<questo è il motivo per cui pensavo di chiamare quegl’animali...
retticavalli…>>puntualizzò Sam.
Ludmy osservò con occhi di fuoco Sam:-
<<la finisci di interrompermi…>>
John cercava di trattenere le risate.
<<scusa Ludmy…>>
<<e non mi chiamare Ludmy- quindi ricomponendosi-…ma il bello doveva
ancora venire, senza aver notato la nostra presenza, si sono avvicinati tre
esseri giganteschi. Indossavano una corazza dorata>>
<<hai detto giganti corazzati?>>chiese Richer
<<si…hai sentito qualcosa su loro?>>domandò Ludmy
<<si, se la descrizione che mi hai fatto è giusta, i giganti di cui parli sono i
krunns!>>
<<i krunns -ripete Sam-…molto bene così sappiamo come si chiamano i
giganti dorati, in ogni caso sappiamo come rintracciarli>>
<<siete in grado di rintracciarli?>>
<<, si, conosciamo la dislocazione di una delle loro basi…>>
<<magnifico-esclamò Tanth- organizziamo immediatamente una missione
esplorativa…>>
<<a quella ci stavamo già pensando io e Sam - intervenì Ludmy- abbiamo
rinunciato a farlo subito, perché per arrivare alla loro base, è necessario
attraversare un immensa distesa di terreno spoglio, senza nessun anfratto o
roccia dietro cui nasconderci>>
<<quando ci volete ritornare?>>domando Richer.
<<stavamo pensando di andare alla ricerca dei krunns al tramonto>>
<<concordo pienamente con la vostra idea -Richer si rivolse ad Hogan-
abbiamo qualcosa che possa essere loro di aiuto per una missione
notturna?>>
<<penso proprio di si>>
<<in ogni caso ci dovete scusare-intervenne Ludmilla, si mise in piedi ed
accennò ad allontanarsi-avrei necessità di una doccia e…Sam mi deve dare
una mano…>>
<<io?>>
<<si, proprio tu…scusate>>così dicendo, prese per un braccio Sam e lo
trascinò via.

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Sam e Ludmy uscirono dalla sala riunioni dirigendosi verso l’alloggio della
russa. Quando vi arrivarono la slava entrò. Si fermò poco più in là
dell’uscio. Quindi si voltò.
<<che cosa stai facendo lì?>>
<<mi avevi detto di accompagnarti…>>
<<è esattamente ciò che tu hai fatto…>>
<<molto bene allora vado via…>>
<<ciao allora>>concluse Ludmy.
Sam non sapeva che cosa fare. La porta scorrevole dell’alloggio di Ludmilla
rimase aperta. Ludmy fingendo di non essersi accorta ne del fatto che la
porta fosse rimasta aperta, ne che Sam fosse ancora lì fermo all’entrata del
suo alloggio, maliziosamente si svestì, rimanendo nuda completamente.
<<dentro o fuori>>disse la ragazza senza voltarsi.
<<come?…non capisco…>>
<<ho necessità di fare una doccia-continuò la russa- non posso continuare a
mostrarmi così in eterno…>>concluse alludendo alle sue nudità.
Sam entrò all’interno della stanza. La porta a scorrimento laterale si richiuse
alle sue spalle. La giovane russa proseguì con passo veloce ed entrò
all’interno della doccia. Una porta laser di color azzurrino opacizzato,
impediva a Sam di poter vedere Ludmilla che si lavava.
<<se vuoi bere qualcosa-disse la giovane donna sotto lo scrosciare
dell’acqua-…troverai qualcosa nel sintetizzatore>>
<<grazie…sai, inspiegabilmente mi è venuta una gran sete>>così dicendo
Sam si adoperò per cercare qualcosa da bere.
L’americano approfitto dell’occasione per osservare con più attenzione,
come Ludmilla avesse personalizzato la sua cabina. C’era ovviamente
l’inseparabile computer, accanto a questo c’erano anche parecchi cd che
potevano essere usati come oloilbri. Infatti sopra la scrivania dove stava
alloggiato il monitor del computer, c’era un proiettore di ololibri. Per il resto
la cabina di Ludmilla era abbastanza nell’ordinario, con il lettino e i
ripostigli in cui sistemare i propri indumenti. Finalmente Sam raggiunse il
sintetizzatore di bevande, prese un recipiente e si versò da bere. Il cessare
dello scrosciare dell’acqua gli fece capire che Ludmilla aveva molto
probabilmente finito di fare la doccia. Il fatto poi che la giovane russa
richiamasse la sua attenzione era una riprova del suo intuito:-
<<mi passeresti un asciugamano?>>
<<naturalmente, se solo sapessi dove andare a cercarlo>>
<<lascia perdere…>>disse Ludmilla uscendo dalla doccia grondante acqua.
In quel preciso momento apparve a Sam in tutta la sua straordinaria
bellezza. Noncurante dello sguardo di Sam, prese un asciugamano con cui
inizio ad asciugarsi. Quindi getto l’asciugamano in un angolo della cabina,
prese degli indumenti puliti e li indosso. Al termine di tutta questa
operazione, dopo aver osservato l’espressione avida di Sam nei suoi
confronti, ebbe anche la sfrontatezza di dire:-
<<che hai da guardarmi con quello sguardo da pesce lesso, versami da bere
piuttosto…>>

II

Mancava poco al tramonto, e Sam stava controllando l’efficienza dei loro


motospeeder. Ludmy confabulava con Hogan.

61
<<in caso di pericolo getta per terra questa palla, questo genererà una
nebbiolina che molto probabilmente creerà un po’ di confusione nei
confronti degli alieni. Così avrete qualche secondo utile per poter
fuggire…>>
<<…sarà sufficiente?>>
<<lo spero per voi, non vorrai privarmi della gioia che provo nel vedere la
tua bellezza…>>
<<adulatore…>>
<<…o di quanto mi fai ridere quando te la prendi con Sam…>>
<<che stronzo…>>
<<forse si e forse no, in ogni caso si vede lontano un miglio che stravedi per
lui…>>
Ludmy si atteggio a gattina:-
<<davvero?>>
<<si, sai poi se le tue impressioni vengono confermate da una certa
dottoressa…>>
<<hai parlato con…Jane?>>
<<diciamo che gli ho carpito alcune informazioni. Ma non ti preoccupare,
me le tengo per me>>
<<grazie>>.
Richer sopraggiunse in quell’istante. Consegnò a Sam un congegno per la
riproduzione dei dati.
<<prendete questo. Quando entrerete all’interno della base dei krunns,
accendilo così sarà possibile raccogliere tutto quello che osserverete e
esplorerete…>>
<<va bene…ehi Ludmy…è ora di andare>>
<<arrivo. Ti ringrazio Hogan, quando torneremo dalla missione mi voglio
confidare con te…>>
<<va bene mia cara, attendo il tuo ritorno>>
Sam udì le ultime parole di Hogan, e non collegando il significato delle sue
ultime parole, al resto della discussione che il gigantesco ingegnere aveva
intrapreso con Ludmilla, nacque in lui una attacco di gelosia. Ludmilla finì
di indossare il casco di protezione, salì sul suo motospeeder, salutò con una
mano i suoi amici, e dopo un gesto d’intesa con Sam partì in missione. La
giovane coppia ripercorse velocemente il tragitto già fatto precedentemente.
Questa volta non incontrarono nessuno. Per potersi orientare al buio,
indossavano degli occhiali ad infrarossi. Questo permetteva loro di vedere il
terreno circostante, evitando di dover accendere i sistemi di illuminazione
dei loro motospeeder. Grazie agl’infrarossi erano altresì in grado, di
intravedere preventivamente anche eventuali animali nei quali potevano
incappare. Dopo solo mezz’ora, Sam e Ludmy attraversarono tutta la città e
sbucarono in prossimità della grande pianura, dove quella stessa mattinata si
erano fermati. In lontananza si intravedevano le luci di posizione di alcune
postazioni, oltre alle luci di quello che doveva essere grosso modo il campo
di atterraggio dei caccia krunns.
<<mi chiedo come abbiamo fatto ad arrivare fin qui con l’Excelsior-osservò
acutamente Ludmilla-senza che i padroni del pianeta, c’intercettassero?>>
<<me lo sono chiesto anch’io-rispose perplesso Sam-forse una
giustificazione a tutto ciò, deriva dal fatto che hanno gl’impianti radar in
avaria…>>
<<può anche darsi…>>riconobbe la giovane russa.

62
I due terrestri accelerarono per attraversare il più velocemente possibile
l’immensa pianura. La distanza tra l’estrema periferia della città, e i primi
arbusti che anticipavano la foresta era di circa trenta chilometri. Con i
motospeeder spinti al massimo quella distanza poteva essere coperta in circa
dieci minuti. Ma quei dieci minuti potevano diventare un eternità o
addirittura l’inizio della fine, se malauguratamente una qualche pattuglia
krunns, o peggio se qualche intercettore krunns, si fosse preso la seccatura
di andare in perlustrazione in quella zona. I due motospeeder sfrecciavano
l’uno accanto all’altro. Per la prima volta, ne la ragazza ne il giovane
astropilota erano intenzionati a parlare o semplicemente interloquire l’un
l’altro. Ambedue erano ben coscienti della minaccia che stavano
affrontando. Sapevano bene che se gli alieni si fossero accorti della loro
presenza, potevano fare una brutta fine. Forse era per questo motivo, che
invece di parlare, cercavano per quanto fosse fattibile, di rendere il più breve
possibile il tempo di percorrenza attraverso la grande pianura. Soltanto
quando mancavano qualche centinaio di metri ai primi alberi, i due terrestri
incominciarono a rallentare la loro corsa, e solo quando furono all’interno
della foresta poterono, se così si può dire, tirare un sospiro di sollievo.
Quelle che ad un prima osservazione erano sembrate delle postazioni, a
distanza ravvicinata, si rivelarono per quello che erano in realtà, cioè delle
condotte dell’aria, a parte una che invece aveva l’apparenza di una stazione
di rilevamento radar. La ragazza si fermo, facendo segno al suo compagno
di fare altrettanto.
<<secondo te quanto distano quei cosi?>>
Sam impugnò il binocolo elettronico e disse:-
<< a occhio e croce non più di tre chilometri, e in merito alla supposizione
che avevamo fatto circa la possibilità che il loro radar fosse in avaria,
sembra che ciò corrisponda alla realtà. Un’asta della loro antenna è rotta!>>
<<pensi che sia opportuno proseguire a piedi…>>
<<il capo…o meglio la capo qui sei tu. Spetta a te decidere. Se vuoi
possiamo proseguire a piedi, anche se…>>
<<eccolo di nuovo il “signor io so tutto”. Dai spiegami perché seconde te
non è il caso di continuare a piedi.>>
<<io non ho affatto detto che non sarebbe il caso di continuare a piedi-
spiegò Sam- a mio avviso dobbiamo avvicinarci con estrema circospezione,
a quelle condotte. Penso che fino a quel punto non dovremo correre
pericoli-fece Sam indicando un punto preciso della foresta-dopodiché
sarebbe l’ideale cercare qualche nascondiglio in cui occultare i nostri mezzi.
Sai, ci faranno comodo se per un qualsiasi motivo, fossimo costretti a
darcela a gambe. Soltanto dopo, potremo avvicinarci alla base dei krunn a
piedi. In questo caso daremo meno nell’occhio e potremo sgattaiolare
all’interno della loro insediamento senza eccessivi problemi...>>
<<se proprio sicuro di essere un semplice astropilota?-lo canzonò Ludmilla-
se continui di questo passo sarò costretta ad innamorarmi di te>>
Sam arrossi. In cor suo sperava che la giovane russa innamorata di lui lo
fosse di già. Però questo era per l’astropilota, per il momento solo una
speranza. I terrestri avanzarono lentamente tra gli alberi zigzagando. In
breve raggiunsero la prima delle condotte dell’aria che avevano scoperto
precedentemente. Sam fermò il suo motospeeder. Osservò con molta
attenzione il terreno circostante. Questo era ricoperto da una fitta
vegetazione. Esistevano diversi punti in cui nascondersi se questo fosse stato

63
necessario. Ma sulle prime, Sam non trovò niente in cui poter occultare i due
motospeeder, per poi proseguire nella loro missione. Ad un certo punto
Ludmilla notò quello che a prima vista sembrava un anfratto. Si avvicinò e
scopri che questo era l’entrata di una piccola grotta.
<<Sam…Sam>>disse con voce emozionata.
<<hai trovato qualcosa?>>chiese l’uomo avvicinandosi.
<<si…che ne dici?>>disse alludendo alla grotta.
<<dico che sei fantastica!. Se continui così quasi quasi, mi innamoro prima
io di te>>disse Sam senza accorgersi del rossore alle guance della ragazza.
“e tu prova a non farlo se ci tieni alla tua salute”disse tra se Ludmilla.
Avanzarono con prudenza in direzione di quello che aveva l’aspetto di una
stazione radar. Il terreno in cui camminavano era pieno di arbusti e piccole
buche. Improvvisamente la porta principale della base verso cui erano diretti
si aprì. Sam allungò un braccio, fece segno a Ludmy di fermarsi, quindi
senza parlare indicò lei, un piccolo dirupo dietro cui avrebbero potuto
nascondersi. Proprio in quell’istante uscì dalla porta principale della base
aliena, una piccola pattuglia di guardie krunns. Per un momento Ludmy e
Sam rimasero incapaci di proferire parola o muoversi. Erano intenti ad
evitare per quanto possibile il minor movimento. Anzi ad un certo punto,
Ludmilla si accostò vicinissimo al corpo di Sam. Quest’ultimo poteva udire
distintamente il respiro della ragazza, unitamente al battito accelerato dalla
paura del suo cuore. Per un secondo Sam distolse la sua attenzione dalla
pattuglia krunns, e si mise a fissare lo sguardo impaurito della giovane
russa. Per rassicurarla gli cinse con un braccio le spalle. Lei parve
apprezzare quel gesto, e quasi come una gattina in cerca di coccole,
appoggiò la testa sulla sua spalla. In quello stesso momento, la pattuglia
krunns, dopo aver afferrato un grosso contenitore, si apprestò a far rientro
all’interno della base. Dal contenitore fuoriusciva una forte esalazione. La
scia di sangue che fuoriusciva dal contenitore spinto avanti dalla pattuglia
krunns, fece drizzare i capelli al giovane astropilota. Che cosa si trovava la
dentro?. I resti del retticavallo ucciso quella mattina, o che cos’altro?.
Così come improvvisamente era apparsa, così inaspettatamente la pattuglia
krunns scomparve all’interno della base. Per uno strano motivo, la porta
della base non si chiuse ma rimase aperta. Sam fece notare a Ludmy
quell’opportunità, cioè la possibilità di poter entrare dentro la base krunns.
Ludmilla dette il suo assenso con il capo. Ambedue si misero in piedi e con
grande prudenza si avvicinarono all’entrata della base. Inizialmente si
limitarono a sbirciare se c’era o meno qualcuno nei paraggi. Non vedendo
nessuno, si avvicinarono alla porta ed entrarono all’interno della base. La
stanza che si trovava all’interno, era scura e umida. Essa fungeva da
anticamera ad un lungo corridoio. In lontananza si vedevano le luci dei
caschi della pattuglia krunns mentre camminavano verso l’interno della
base.
<<che cosa facciamo?>>chiese Ludmy.
<<visto che siamo qua, ci conviene continuare>>.
La ragazza assentì. I due proseguirono ripercorrendo il tragitto fatto dai
krunns. Grazie ai visori ad infrarossi, era loro possibile osservare
attentamente dove mettevano piede e ciò che li circondava. Dopo appena
cinquecento metri, sbucarono all’interno di una base colossale. Si
ritrovarono appoggiati ad uno corrimano sopra una passerella di duracciaio

64
sospeso all’altezza di circa tre chilometri!. Nel guardare sotto, Ludmilla
ebbe un principio di mancamento per via delle vertigini.
<<stai attenta-disse premuroso Sam-non vorrai farti scoprire>>
<<dove sono finiti i krunns?>>
<<è quello che sto cercando di capire>>
I due terrestri continuarono ad osservare l’immensa base. Notarono che le
pareti della base, erano interamente ricoperte di duracciaio ed illuminate da
una miriade di piccoli led lampeggianti. In fondo alla base si notava la
sagoma imponente di un incrociatore stellare. Tutt’intorno ad essa era un
brulicare continuo di mezzi di trasporto e di piccoli caccia in entrata ed
uscita dagli hangar secondari.
Per evitare di dare troppo nell’occhio, Sam e Ludmy decisero di
abbandonare la loro postazione privilegiata di osservazione, e iniziarono a
camminare lungo la passerella fino a che intravidero una porta scorrevole.
Sam notò del sangue vicino alla porta. Da ciò dedusse che la pattuglia
krunns doveva essere passata da quelle parti. Improvvisamente la porta a
scorrimento si aprì facendo trasalire i due terrestri. Il terrore di ritrovarsi
faccia a faccia con qualche soldato krunns, fece mettere mano ambedue
istintivamente ai loro fulminatori. Ben presto però si rassicurarono.
Intuirono che quella porta era ad apertura automatica. Ne dedussero che
molto probabilmente i sistemi di sicurezza krunns all’interno della base
lasciassero a desiderare. Forse i krunns erano talmente sicuri della loro
forza, da ritenere superflue anche le più elementari forme di prevenzione.
Sam si avvicinò alla porta a scorrimento e con grande cautela sbircio per
vedere che cosa ci fosse oltre. Non rilevando la presenza di una qualsivoglia
minaccia, fece segno ad Ludmilla di seguirlo. Superata la porta scorrevole, i
due terrestri si imbatterono in un lungo corridoio. Questo si sviluppava su
due lati, il problema da risolvere era in quale direzione avviarsi.
<<da che parte andiamo?>>
<<ha qualche importanza?>>rispose Ludmy.
<<penso di si…-precisò Sam-vedi quelle tracce di sangue, se andiamo in
quella direzione, è possibile che ci possiamo imbattere nella stessa pattuglia
che involontariamente, ci ha permesso di arrivare fin qui…>>
<<se invece proseguiamo da quella parte chi ci garantisce che non ne
incontriamo qualcun’altra?>>
<<nessuno, si hai ragione, una via vale l’altra…>>
<<molto bene-disse sorridendo Ludmy- allora andiamo a sinistra, dove non
ci sono le tracce di sangue!>>

Camminarono velocemente per circa trecento metri, finché arrivarono in


prossimità di due porte. Sopra tali porte c’erano due targhette scritte in un
alfabeto sconosciuto (erano in krunnico), questo lasciò perplessi i due.
<<in quale stanza entriamo…>>
<<quando abbiamo deciso di prendere questo lato del corridoio, abbiamo
scelto il lato sinistro, bene perseveriamo nella scelta, entriamo in questa
porta…>>
Si misero di fronte alla porta a scorrimento ed anche questa, come l’altra si
aprì automaticamente. Entrarono. L’interno della stanza era buio. Il minimo
di illuminazione era dovuto al lento lampeggiare di alcuni led posti di fronte
a quello che a prima vista sembrava il terminale di un computer, Ludmilla

65
non era certa di questo, dato non aveva mai visto in vita sua un “computer”
di fabbricazione krunns!.
Sam attivò in questa occasione lo speciale dispositivo di registrazione che
gli era stato consegnato da Richer.
<<sei in grado di capirci qualcosa?>>
<<in tutta sincerità-disse la ragazza voltandosi in direzione di Sam-non ho
mai visto niente del genere e non ho la più pallida idea di che cosa sia
questo…>>
<<beh…almeno questo è un inizio>>
Ludmilla osservò quello che aveva tutto l’aspetto di una tastiera di
terminale. Il problema da risolvere era capire il significato degli strani segni
che erano impressi sui pulsanti della tastiera. Erano effettivamente di fronte
ad un bel rompicapo. Ed era un arcano che era necessario risolvere nel più
breve tempo possibile. Infatti tanto più a lungo stavano là dentro, maggiori
erano le possibilità che potessero venir scoperti.
<<dunque…>>
<<è inutile che cerchi di mettermi fretta-disse con gesto di stizza la ragazza-
non so interpretare questi segni, quindi non so se questo mi permette di
accedere alle loro eventuali banche dati…>>
<<ummh…non lo so, potrebbe anche funzionare, daltrocanto non abbiamo
niente da perdere, Computer mostrami i database…>>
Sembrava un tentativo infantile, e Ludmy stava quasi iniziando a
prendersela con Sam per questo suo bizzarro tentativo, quando invece,
quello che sembrava un terminale di computer, si palesò effettivamente per
quello che lo si era sempre immaginato.
<<non pensavo, che fosse così facile…>>
<<per quanto assurdo tutto ciò possa essere-commentò pensierosa Ludmy-
anche questo ha una sua spiegazione logica. Se ben ricordi, quando John ci
ha reclutato, ci spiegò il vero motivo e la ragione di questa missione. Ci
spiegò come lo sviluppo della nostra tecnologia, avesse avuto un
accelerazione incredibile negl’ultimi decenni. Da quello che mi è parso di
capire dal suo racconto, è probabile che questo sviluppo, possa essere stato
indotto dall’intervento di una misteriosa Entità. Ora a ragion di logica,
sembrerebbe impossibile che due civiltà totalmente l’una ignara dell’altra e
distanti tra loro migliaia di anni luce sviluppino, o possiedano tecnologie in
grado di comunicare tra loro. A meno che il loro sviluppo non sia stato
indirizzato dalla stessa identica Entità…>>
<<se il tuo ragionamento è giusto-concluse Sam dopo averci pensato su-
visto che siamo in presenza di tecnologie che sono state ispirate dalla stessa
medesima “Fonte”, se io chiedo a questo terminale di trasferire i suoi dati
nel supporto di registrazione che mi ha fornito John, proprio perché siamo in
presenza di tecnologie aventi la stessa origine, questo computer potrebbe
capire il mio ordine ed eseguire il comando?>>
<<teoricamente si-rispose Ludmy- proviamoci…>>
Ludmilla indusse Sam ad inserire il supporto di registrazione nel terminale
alieno. Appena le due periferiche si connessero tra loro, il computer krunns
incredibilmente scaricò sul supporto di registrazione, i file in esso contenuti.
Ludmy afferrò il dischetto facendo segno a Sam, che forse era meglio
abbandonare quel posto quanto prima. Dovevano lasciare la base krunn più
velocemente possibile, e far ritorno alla loro astronave per mettere al
corrente i loro compagni, dell’incredibile avventura a cui erano andati

66
incontro, e le magnifiche scoperte che avevano fatto. Fecero a ritroso tutto il
tragitto fino alla porta scorrevole, che portava loro in direzione della
passerella in duracciaio, da cui avevano potuto ammirare l’immensità della
base aliena. Avevano appena incominciato a camminare lungo la passerella,
quando udirono alle loro spalle le voci cavernose di alcune guardie krunns.
Quello che queste guardie si erano dette nella loro lingua, era per Sam e
Ludmy totalmente incomprensibile, ma quello che sembrava il capopattuglia
disse loro, li lasciò letteralmente senza fiato:-
<<ehi voi, non potete stare su questa passerella…>>
I due terrestri si guardarono pieni di stupore l’un l’altro, quindi si voltarono
in direzione delle guardie:-
<<mi scusi signore non ho capito>>domandò Sam.
<<sporco kreek…vedi di sturarti le orecchie-disse il capopattuglia krunns
con voce cavernosa-la davanti c’è una porta ed un corridoio, andate là ed
uscite da questa zona. Se vi ritrovo un’altra volta da queste parti, vi faccio
rapporto ed allora si che vi troverete in mezzo ai guai…>>
<<mi scusi signore-disse con tono ossequioso Sam-… ma ci eravamo persi e
stavamo giusto andando nella direzione che ci avete appena indicata>>.
Le guardie krunns osservarono i due terrestri che andavano via. Daltrocanto
Sam e Ludmy, per quanto sorpresi in merito all’avventura che stavano
vivendo in quel momento, non accennarono affatto a voltarsi per chiedere
ulteriori informazioni alla pattuglia di soldati. Fecero di corsa il tragitto che
li separava dall’uscita dalla base. Trovarono la porta dell’entrata della base
ancora aperta, fuoriuscirono, corsero in direzione dei loro motospeeder, li
accesero e si allontanarono velocemente dalla base aliena. Erano contenti di
averla scampata, ma erano anche incuriositi dalle incredibili scoperte che
avevano fatto. Non vedevano l’ora di condividere con i loro amici tutto ciò
che avevano scoperto.

Stava ormai albeggiando, e la necessità di attraversare la grande pianura che


li separava dalla città semidistrutta, in cui avevano nascosto la loro
astronave era impellente. Quanto più tempo perdevano, quante più
probabilità si palesavano che i krunns potessero dedicarsi con maggior
attenzione a quella strana coppia di curiosi, che avevano trovato a
passeggiare all’interno di una loro base. I motospeeder erano spinti
all’impazzata, ogni secondo perso nell’attraversamento della grande distesa,
erano un attimo perso per il raggiungimento della propria sicurezza. Quando
finalmente i due terrestri giunsero all’interno delle mura dei ruderi della
città, dalla grande base krunns si levarono in volo tre caccia intercettori. I tre
caccia sorvolarono a volo radente la grande piana. Stavano cercando molto
probabilmente i due misteriosi visitatori della loro base, ma per fortuna di
Ludmy e Sam, questi ultimi erano ormai protetti dai resti decadenti della
città semidistrutta.

Sam e Ludmy camminavano avanti e indietro all’interno della sala riunioni


dell’Excelsior. Erano frementi ed impazienti di raccontare la loro avventura.
Richer osservava con particolare attenzione il contenuto del dischetto
consegnatogli da Sam.
<<adesso dovremo essere in grado di vedere che cosa è contenuto
all’interno di questo dischetto. Siete sicuri che non vogliate andare a
riposarvi?>>

67
<<no, prima vogliamo vedere che cosa siamo riusciti a scoprire>>rispose
Ludmy.
<<certo che il modo in cui siete riuscite ad entrare all’interno della base
krunns, e soprattutto a fuggirne, ha dell’incredibile>>
<<lo puoi dire forte…>>
<<però è proprio questo che mi lascia perplesso. Ora però è necessario
interpretare che cosa avete scoperto con questo disco, e poi vedremo di
capire che cosa realmente sta succedendo in questo pianeta, e quanto tutto
sia in grado di costituire una minaccia per il nostro mondo>>

John abbasso le luci all’interno della sala riunioni, quindi accese l’olovisore.
Un misterioso individuo di sembianze umanoidi, indossante una toga con
tanto di cappuccio, presentava gli ologrammi rubati da Sam e Ludmy.
Questo ologramma parlava di kreek e tansiani…
…i kreek avevano reclutato degli agenti all’interno delle linee tansiane.
Erano dei rinnegati. Esseri abbietti che per puro calcolo, erano disposti a
vendere i propri simili ai propri nemici. Le immagini riproducevano le
caratteristiche di Tansuscity. Grandi palazzi collegati da strade sospese nel
vuoto e completamente circondate di plexiglass. Grandi cartelli pubblicitari
lampeggianti, indicavano i diversi quartieri. Numerose astronavi mercantili,
solcavano in periferia sul cielo planetario.
Su Tansuscity, metropoli capitale del pianeta Tanso, una spia si metteva in
comunicazione con la flotta kreek:-
<<agente Tx01, chiama ammiraglia, rispondete prego…>>
<<qui nave ammiraglia-fece l’ufficiale addetto alle comunicazioni-riferisci
pure il tuo rapporto agente Tx01>>
<<la flotta stellare tansiana è attualmente in orbita sul pianeta Kairus nel
sistema Hasar. Sembra che si sia diretta colà su esplicito ordine
dell’imperatore. Ho appena sentito che sul pianeta ghiacciato Hokh è stata
costruita una base avanzata. Sullo scopo di questa base è caduto un silenzio
assoluto. Non è stato possibile ottenere nessuna informazione
sull’insediamento>>
Lord Wallen si intromise nella comunicazione:-
<<non ti preoccupare Moxamed, scoprire ciò che si cela dietro la base di
Hokh è compito nostro. Dici piuttosto quante navi da guerra sono di stanza
attorno al pianeta Tanso>>
<<i miei ossequi Lord Wallen, dalle informazioni in mio possesso
dovrebbero essere circa una ventina, ma la difficoltà nell’attaccare il pianeta
non è dato tanto dalla flotta qui presente, piuttosto dal fatto che gli scienziati
tansiani sono riusciti ad attivare uno scudo planetario piuttosto efficace…>>
<<…il tuo lavoro su Tanso è finito-disse dopo un attimo di silenzio Wallen-
dirigiti sul Sistema Riel, nel pianeta Trix. Li ti incontrerai con Tx02 e Tx03,
fornirai loro tutte le altre informazioni che hai raccolto a Tansuscity- chiusa
la comunicazione con Tx01, Wallen rimase assorto e pensieroso- la
faccenda è più complicata di quanto pensassi>>
Come gli era stato esplicitamente ordinato, Moxamed si diresse allo
spazioporto commerciale. Questo era molto affollato. C’era molta gente che
prendeva i traghetti spaziali, per dirigersi nei vari pianeti della galassia
sottoposta al controllo di Tanso. Questo via vai, era un ottimo diversivo per
Moxamed, in quanto permetteva lui di non dare troppo nell’occhio. Lo
sportello della stazione di controllo dello spazioporto, dove erano venduti i

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biglietti utili per potersi imbarcare sul traghetto spaziale per Trix,
presentava una lunga coda di persone, pazientemente in fila per comprare la
distinta necessaria per poter partire. Acquistato il ticket, Moxamed si era
pazientemente messo in coda per potersi imbarcare. Una qualche nota di
nervosismo serpeggiava in lui, soprattutto quando intravedeva qualche
membro della sicurezza di Tanso. Vistato il suo lasciapassare, il rinnegato
prese posizione nella sua poltrona all’interno dell’astronave passeggeri che
l’avrebbe portato su Trix. Altri due individui salirono a bordo e si
posizionarono proprio dietro le spalle del tansiano. Dopo circa mezz’ora, il
traghetto spaziale decollò. Seguirono l’espletamento delle procedure
normali che si effettuano sovente in questi casi. Quindi il traghetto
abbandonò l’atmosfera del pianeta, proseguì per circa tre ore in propulsione
d’impulso, fino a quando arrivò in prossimità del Cancello spaziale. Appena
lo Shuttle vi entrò, si verificò il salto iperspaziale fino all’altro Cancello
spaziale in orbita fissa all’interno del Sistema Riel…
Tx01 attese pazientemente di poter sbarcare sul pianeta Trix. Questo pianeta
era prevalentemente stepposo. Le città sorgevano soltanto nell’emisfero
settentrionale ed erano sei in tutto. La popolazione complessiva del pianeta,
era di circa una decina di milioni di individui. La grande se non unica
ricchezza di questo pianeta era data dal minetrix, un combustibile nucleare
usato dalle forze stellari tansiane.
Moxamed scese la scaletta dello shuttle. Una volta sbarcato, osservò il
piccolo spazioporto. Contemporaneamente i due figuri che si erano
imbarcati subito dopo Moxamed, e gli si erano seduti dietro, sbarcarono
anch’essi. Una volta a terra, i due individui pedinarono il rinnegato, senza
che lo stesso Moxamed si rendesse conto di essere seguito. Quando
finalmente se ne rese conto, provò un brivido di freddo corrergli lungo la
schiena. Quindi si arrestò ed attese. I due oscuri individui gli si
avvicinarono.
<<salve Tx01- fece Tx02-Andiamo in posto più tranquillo dove potremo
parlare>>
Seppur controvoglia, Moxamed acconsentì a quella richiesta perentoria.
Uscirono dalla Hall dello spazioporto e finirono all’imboccatura di una
stradina senza uscita.
<<qui staremo più tranquilli senza nessun ficcanaso nei paraggi, facci
immediatamente rapporto sulla tua missione a Tansuscity>>
<<come ho già anticipato a Lord Wallen -fece Moxamed- non vi sono molte
astronavi all’interno del Sistema centrale tansiano, e comunque esse sono
dislocate all’interno degl’Hangar di Lux, il satellite di Tanso. La maggiore
difficoltà sta nel superare lo scudo magnetico che difende il pianeta>>
<<parlaci dettagliatamente di questo scudo>>
<<Esso è costituito da quattro generatori dislocati in punti diversi del
Sistema, per rendere non operativo lo scudo è necessario far saltare in aria
almeno due generatori…>>
<<le informazioni che ci stai dando indicherebbero che questi generatori
non sono così potenti…>>
<<bisognerebbe sapere che cosa intendi tu per non potenti, i generatori
hanno dimensioni enormi, tanto per farti capire sono alti circa tre chilometri
ed hanno un raggio di circa un chilometro e mezzo. Inoltre sono
potentemente armati con cannoni turbolaser in grado di colpire un obbiettivo
nello spazio distante un milione di chilometri…>>

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<<hai qualche suggerimento da fornirci per poterli distruggere?>>
<<…niente…>>
<<come niente-disse con rabbia Tx02- ci stai forse prendendo in giro?>>
<<no-fece pacatamente Moxamed-…non ho alcun suggerimento da
proporre, in compenso- disse con un grande sorriso Tx01- sono riuscito ad
impadronirmi dei piani di costruzione dei generatori, basterà studiarli
attentamente per scoprire il loro punto debole>>
<<interessante-disse Tx03-mostraci i progetti…>>
Tx01 infilò una mano all’interno della sua tuta spaziale togliendo una
olocapsula. L’afferrò con ambedue mani, fece per svitarla, quindi
l’appoggio a terra. Subito dopo apparve la proiezione olografica dei
generatori dello scudo planetario.
<<hai fatto un ottimo lavoro Tx01>>disse Tx02.
<<sono contento che siate soddisfatti del mio operato-disse Moxamed-…ora
possiamo parlare del mio compenso, avete portato con voi il denaro…>>
<<ah…il compenso…- disse Tx02-peccato che tu sia un tansiano, sei un
ottimo agente. –a questo punto sfilò dalla propria fondina una pistola laser
puntandola contro Moxamed-…davvero peccato. Sai a Lord Wallen non
piacciono i traditori, soprattutto quelli come te che tradiscono solo per soldi.
È per questo che ha ordinato di ucciderti appena avessimo raccolto le
informazioni che dovevi consegnarci…>>detto questo Tx02 polverizzo con
la sua pistola il tansiano.
Adempiuta la propria missione, i due agenti kreek si imbarcarono sul mezzo
che avevano lasciato su Trix prima di prendere uno Shuttle per Tanso e così
poter seguire da vicino le mosse di Tx01. Imbarcatisi uscirono rapidamente
fuori dall’atmosfera di Trix, in modo da poter effettuare senza difficoltà il
salto nell’iperspazio, e raggiungere l’astronave ammiraglia e il resto della
flotta kreek ai confini dell’impero tansiano.
Sul ponte di comando dell’ammiraglia, Wallen osservava i piani di
costruzione dello scudo planetario di Tanso.
<<davvero un ottimo sistema di difesa-commento Lord Wallen-dopo che
avremo preso il pianeta e il resto di galassia controllata da Tanso, dovremo
inviare questi progetti su Hab’kreek e sottoporli ai nostri scienziati affinché
li studino e opportunamente modificati creino dei replicanti per difendere i
nostri mondi dimora…>>
<<un ottima idea, Lord wallen>>commentò Fillin
<<già…molto bene, e ora è giunto il momento di iniziare a stendere un
piano per annientare la flotta tansiana-disse Wallen-…ci sono suggerimenti
a proposito?>>
<<…che né dite dell’idea di attaccare il sistema Hasar?…dalle nostre
informazioni, il grosso della flotta da battaglia tansiana si trova da quelle
parti…>>
<<troppa irruenza-disse Wallen-…e questo il motivo per il quale il Supremo
Karlof, ha affidato a me in persona il comando dell’operazione vede caro
ammiraglio, il Supremo non desidera affatto che la battaglia si svolga
all’interno del sistema Hasar…>>
<<che cosa c’è all’interno del sistema Hasar che induca il Supremo a
vietare qualsiasi operazione nel cuore del sistema >>
<<su questo punto il Supremo è stato vago, in ogni caso dobbiamo attenerci
ai suoi ordini, pertanto simuleremo un attacco diretto su Tanso>>

70
Capitolo V

Richer spense l’olovisore. Era perplesso. Aveva in mano un pezzo di storia


galattica. Quello di cui si erano impadroniti Sam e Ludmy parlava di
rinnegati, spie ed assassini. Pareva quasi che quello che era sempre stata una
caratteristica del genere umano, fosse una prerogativa di tutti gli esseri
senzienti dell’universo e di tutte le civiltà. Nel frattempo a Richer, Tanth,
Sam e Ludmy si unirono, in sala riunioni, anche Jane, Hogan, Lukas e Steve
Esposito.
<<questa è la missione più difficile che mi sia mai trovato ad affrontare-
disse Richer-…è atipica rispetto a tutte le altre…>>
<<spiegati meglio-chiese Jane- perché consideri questa missione
atipica…>>
<<semplice, mia cara. Quando porti avanti un’attività investigativa, hai dei
fatti e degli indizi su cui devi lavorare. Con i dati che raccogli, puoi
ricostruire un qualche avvenimento, e trovare una risposta ai quesiti che ti
sono di fronte. Nel nostro caso invece sta capitando esattamente il contrario.
Stiamo scoprendo alcuni avvenimenti, stiamo letteralmente scoprendo la
storia passata di questo angolo remoto di galassia, e lo stiamo scoprendo con
una facilità irrisoria…>>
<<e questo sarebbe un problema?>>chiese Lukas
<<no!. Non sarebbe un problema. Ma noi non dobbiamo scoprire il passato
di questo pianeta, le sofferenze della gente che qui ha vissuto, e che vi è
morta. Non è questo quello che ci interessa. Avrete notato che esiste
effettivamente un grande regista, potrei dire quasi un grande burattinaio che
guida i nostri passi, ma guida anche il destino dei krunns e di tutti gli esseri
senzienti di questa galassia…>>
<<stai diventando troppo complicato…>>obietto Steve.
Richer sorrise.
<<dunque ricapitolando ciò che hai detto fino ad ora…-continuò Tanth-è
come se noi non fossimo liberi di fare e cercare quello che vogliamo, ma che
tutto quello noi abbiamo scoperto e che stiamo facendo, lo facciamo
semplicemente perché qualcuno vuole che maturiamo questo tipo di
esperienze, per poi arrivare ad una certa verità…>>
<<uffa…-disse sbuffando Steve- continuate a parlare usando troppi
sotterfugi…>>
Ne Tanth ne Richer si presero la briga di obbiettare al rimprovero di Steve.
<<si mio caro Jimmy, è esattamente la conclusione a cui sono arrivato. Mi
sembra di essere immerso in una storia di cui io non sono l’attore principale,
o meglio il regista, ma solo un semplice comprimario…>>
<<in questo caso che cosa possiamo fare?>>
<<purtroppo niente altro che quello che abbiamo fatto finora, far si che la
storia di questo pianeta, e di questo angolo di galassia, ci venga palesata
passo per passo, fino al momento in cui ci verrà finalmente svelato ciò che il
burattinaio si aspetta da noi…>>.
Ludmy sbadigliò.
<<scusate, ma credo che andrò nella mia cabina, ho bisogno di riposare>>
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<<si, Ludmy…-disse Richer- vai pure. Quando ti sarai riposata, ci
rivedremo e faremo il punto della situazione. Sam, se vuoi puoi andare
anche tu…>>
<<grazie John, ne ho proprio bisogno>>
Sia Ludmy che Sam si alzarono dalle loro postazioni lasciando la sala
riunioni, imitati in ciò da Steve e Lukas che si congedarono a loro volta, per
andare a svolgere le loro mansioni. All’interno della sala riunioni rimasero
solo Richer, James, Jane e Hogan.
<<in attesa che ritornino Sam e Ludmy, che ne dite se continuassimo ad
visionare l’ologramma?>>propose Hogan.
<<va bene…>>rispose Richer.
John premette un pulsante sulla consolle posta di fronte alla sua postazione.
Immediatamente si fece buio. Riapparvero le immagini olografiche di
avvenimenti accaduti in quell’angolo di galassia molti anni prima.
Lo stesso strano individuo che aveva iniziato a raccontare lo svolgimento di
fatti accaduti tanti anni prima, riprese il suo racconto…

…Wallen camminava nervoso avanti e indietro sulla plancia della sua


astronave.
<<ebbene…notizie da Hati?>>
<<si signore, Gandal ha incominciato a prendere posizione secondo quanto
previsto nei piani>>.

In quello stesso istante, a milioni di chilometri di distanza nello spazio, il


comandante Gandal portava il suo caccia fuori dall’hangar dell’astronave
ammiraglia, diretto verso il pianeta Hati. La stessa operazione fu effettuata
anche dalle altre decine di caccia, che componevano la squadra del
condottiero kreek.
<<Gandal a squadra…pronti a inserire nei navicomputer i dati che vi sto
trasmettendo, poi effettueremo il salto nell’iperspazio, buona fortuna a
tutti…>>
Dopo questa comunicazione, effettuate tutte le operazioni preliminari, la
squadriglia kreek, compì il salto nell’iperspazio per ricomparire appena
fuori dall’orbita di del pianeta Hati. Lo scopo di questa operazione, era
finalizzata al raggiungimento della corona di gas ghiacciati che
circondavano il pianeta e di nascondervisi. Per evitare intercettazioni radio,
i piloti kreek usavano un sistema di comunicazione, con segnali luminosi.
Un piccolo satellite d’avvistamento, si accese, ed orientò i propri strumenti
verso il fenomeno luminoso. Automaticamente trasmise ciò che registrava,
alla più vicina base tansiana.
<<signore…-disse l’operatore alle comunicazioni della base tansiana-…i
nostri sistemi radar d’avvistamento, segnalano strani fenomeni luminosi
provenienti dal pianeta Hati…>>
<<…faccia vedere, non sembra niente di importante…-disse con tono
distratto l’ufficiale tansiano-…sembrerebbe il luccichio provocato dai gas
ghiacciati che formano l’anello che avvolge il pianeta…>>
<<…desidera che invii due caccia per accertarsi di che cosa si tratta, mio
signore?>>
<<no, lascia perdere, se dovessimo controllare ogni minimo fenomeno
astronomico, impegneremo l’intera flotta stellare in operazioni che non gli

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competono, al limite gira le registrazioni al servizio meteorologico di Tanso,
magari potrebbe interessarli…>>
<<come lei desidera mio signore…>>

Ai confini dell’Impero Tansiano…


…Wallen si era spostato nella sala tattica della sua nave ammiraglia. Al
centro c’era un riproduttore olografico tattico, che registrava tutti i
movimenti delle sue forze. Il comandante supremo kreek osservava con
attenzione i dati che arrivavano in continuazione nella sua sala.
<<bene…tutto procede secondo i nostri piani. Ora possiamo sferrare
l’attacco contro Tanso. I tansiani non si aspettano un nostro attacco contro il
loro centro politico, se tutto procede come abbiamo programmato, questa
guerra finirà ancor prima di iniziare, e con una nostra vittoria. Ammiraglio
Fillin-disse Wallen apparendo in immagine olografica al suo comandante di
flotta-preparatevi ad effettuare il salto nell’iperspazio…>>
Sulla base tansiana dislocata nel Sistema Olenso, gli strumenti
d’avvistamento impazzirono, riversando nell’elaboratore centrale della
stazione, un incredibile quantità di dati.
<<signore…-fece allarmato lo stesso operatore tansiano addetto al controllo
radar-…una immensa flotta aliena è appena apparsa vicino al pianeta
Olens3>>
<<che cosa vai blaterando…>>disse irritato lo stesso ufficiale superiore
tansiano.
<<…non sto affatto blaterando signore…-disse l’operatore radar risentito-
trasmetto sullo schermo gigante ciò che i sistemi hanno rilevato, il computer
ha registrato la presenza di una settantina d’astronavi aliene …>>
Lo sgomento pervase i tansiani che stavano all’interno di stazione radar.
<<E’ possibile ingrandire le immagini? …>>
<<certo sisgnore>>
L’addetto ai controlli radar, premette i pulsanti di comando della sua
consolle, ingrandendo i rilevamenti dei satelliti. L’ufficiale tansiano
osservava con attenzione le immagini riprodotte sullo schermo gigante.
<<vedi questa nave-disse riferendosi ad un’astronave in particolare-
…ingrandisci l’immagine, voglio che mi evidenzi in particolare questo
segno sul fianco di questa nave…>>
<<sarà fatto mio signore…>>
Dopo qualche istante apparve sullo schermo gigante della stazione orbitante
all’interno del Sistema Olenso, l’immagine ravvicinata dell’astronave aliena,
richiesta dall’ufficiale tansiano. Come temuto da quest’ultimo, lo stemma
impresso sul fianco della nave da guerra nemica, apparteneva ad
Hab’Kreek!.
<<colonnello Habduxx a comando centrale…codice di priorità primo
alfa…>>
Nel breve volgere di qualche microciclo, apparve la riproduzione olografica
di un essere molto importante nella gerarchia di comando tansiana:-
<<potete riferire il vostro rapporto colonello>>
<<grazie Ammiraglio, una formazione stellare offensiva kreek è appena
uscita dall’iperspazio, nel punto di coordinate cosmiche sette punto ventitre,
nel Sistema Olenso…>>
Habduxx aveva appena finito di pronunciare il nome “Olenso”, quando la
comunicazione olografica si interruppe improvvisamente.

73
Nella sede del Commando Centrale su Tanso, Huxxen si rivolse ai suoi
tecnici:-
<<…colonnello Katiuga…che diavolo succede>>
<<…non capisco signore…>>
<<ero in comunicazione olografica con il colonnello Habduxx nella nostra
base avanzata nel Sistema Oleoso, quando la comunicazione si è interrotta.
Deve essere successo qualcosa, qualche intereferenza…-osservò Huxxen-
…controlli e cerchi di risolvere il problema nel più breve tempo possibile>>
<<sarà fatto signore…-.Katiuga armeggiò sulla sua consolle nel tentativo,
che si rivelò ben presto vano, di ripristinare il collegamento olografico con
Habduxx-…mi dispiace signore, ma è impossibile ripristinare la
comunicazione olografica con Habduxx, è come…>>
<<è come cosa?>>
<<è come se non esistesse affatto nessuna stazione radar dalle parti di
Habduxx!>>.
<<Mandi una pattuglia per controllare che cosa sta succedendo, e mi metta
in contatto con l’Imperatore il più presto possibile…>>

Maxxan I°, Imperatore di Tanso. Maxxan regnava sull’impero tansiano da


circa quarant’anni. Il suo non era stato un regno facile, continue rivolte di
pianeti sobillati in ciò dalla nascente potenza dei kreek o dalle continue
incursioni dei pirati spaziali. Nonostante tutto questo, Maxxan era uno dei
sovrani tansiani più amato. La svolta del suo regno era avvenuta circa
quattro anni prima, quando aveva incontrato per la prima volta un misterioso
personaggio. Questi lo aveva convinto a realizzare uno strano laboratorio,
all’interno di una preesistente base metereologica tansiana. A sostegno di
quanto andava affermando, questo misterioso individuo aveva mostrato al
sovrano tansiano, quanto avanzata fosse la tecnologia che era in grado di
offrire a Tanso. Ma nonostante le insistenze di Maxxan, l’individuo si era
sempre rifiutato di rivelargli esattamente le sue origini, e lo scopo ultimo
del perché in cambio della realizzazione del misterioso laboratorio, si fosse
offerto di aiutare Tanso ad accelerare il suo sviluppo tecnologico.
Qualche ora prima dei tragici avvenimenti che stavano per travolgere la pace
e il destino di Tanso, Maxxan ebbe modo di incontrare il misterioso
individuo. Egli era appena atterrato con la sua navetta. Accanto a lui
apparve per la prima volta una ragazza. Dall’aspetto aveva non più di
diciotto anni, bionda e molto alta. Emanava un non so che di carismatico e
misterioso. Da quello che Maxxan aveva sentito dire dal misterioso
individuo, pareva che ella fosse una profuga kreek, fuggita dalle
persecuzioni che investivano l’impero kreek in espansione.

<<dunque Lord Hubert, avete novità?-chiese il sovrano tansiano-…sono


venuto di persona, appena avete contattato il mio entourage…>>
<<si maestà…-disse in tono ossequioso Hubert-…i nostri sforzi stanno per
arrivare a giusta soddisfazione, presto potrò svelarvi ciò che è stato fin
dall’inizio il vero scopo della costruzione di questo laboratorio…>>
<<lo spero bene…-rispose sarcastico Maxxan-…se in tutto questo tempo,
non ci aveste continuamente dimostrato la buonafede e il fatto che lavorate
per l’esclusivo interesse del progresso e della pace nella Galassia,
difficilmente vi avrei concesso di poter lavorare così assiduamente e
praticamente senza controllo…>>

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<<lo so maestà, e vi sono infinitamente grato di questo>>.
Proprio in quel momento si avvicinò loro un ufficiale del seguito personale
del sovrano tansiano.
<<mi dispiace interromperla maestà, ma è appena giunta la richiesta di
mettervi in comunicazione con l’Ammiraglio Huxxen…>>
<<…Huxxen?-disse perplesso Maxxan-…che cosa c’è di così misterioso da
far scomodare l’Ammiraglio in persona…>>
<<non saprei, signore…>>
<<aprite un collegamento olografico con Huxxen…>>
<<…davanti a…>>disse l’ufficiale tansiano rivolto a Hubert.
Hubert intuì l’antifona e fece presente che si sarebbe ritirato per far ritorno
al laboratorio. L’uscita di Hubert eliminò l’ultimo ostacolo, all’instaurarsi
del contatto olografico con Huxxen. L’immagine azzurrina di un individuo
dall’apparente età di circa sessant’anni, si materializzò al cospetto del
sovrano di Tanso:-
<<Maestà…-disse Huxxen con espressione grave-ho brutte notizie da
riferivi…>>
<<Ammiraglio Huxxen, quali sono le notizie che ci dovete riferire con tanta
solerzia…>>
<<la stazione orbitante radar sul pianeta Olens, che ci informava circa
eventuali presenze aliene sul pianeta Hati, è stata distrutta…>>
<<…la sua distruzione è da imputare a cause fortuite oppure c’è qualcosa di
intenzionale…>>
<<su questo punto sono in corso degli accertamenti, ufficiosamente si
ritiene che ciò sia una azione deliberata da parte dei kreek…>>
<<che cosa vi induce a pensare ciò…>>
<<…perché pochi micron prima che la stazione radar fosse distrutta, la
stessa ci aveva segnalato la presenza di una grossa flotta aliena appena
uscita dall’iperspazio…>>
<<…diffondete su Tanso la dichiarazione dello stato di emergenza, ed
attivate lo scudo magnetico di difesa…>>
<<maestà-obiettò perplesso Huxxen-…così facendo vi precludete la
possibilità di rientrare a breve all’interno del pianeta. Suggerirei il vostro
immediato rientro nel pianeta, prima di sollevare gli scudi planetari, e
affidare eventualmente al principe Anakais, il comando della flotta
stellare…>>
<<no, Ammiraglio-fu la risposta secca di Maxxan-sarò io in persona a
comandare la nostra flotta. Voi invece vi occuperete del principe Anakais,
nel caso fortuito in cui io non dovessi sopravvivere…>>
<<come voi desiderate maestà>>disse Huxxen interrompendo la
comunicazione olografica.
L’imperatore Maxxan rimase per qualche micron a fissare silenzioso
l’orizzonte. Quindi si girò andando nella stessa direzione, in cui poco prima
Hubert si era diretto.

Intanto sulla nave ammiraglia kreek…


La proiezione olografica dell’addetto alle comunicazioni apparve di fronte a
Wallen, all’interno della sala tattica:-
<<Lord Wallen, l’Ammiragllio Fillin chiede udienza>>
<<…aprite un collegamento olografico in questa sala e isolatela, la
comunicazione tra me e l’ammiraglio deve rimanere segreta…>>

75
La proiezione azzurrina del contatto olografico con Fillin campeggiava
all’interno della sala tattica. Nessuno a parte i due protagonisti erano in
grado di ascoltare che cosa stessero dicendosi i due potenti kreek.
<<che cosa avete da riferire Ammiraglio…>>
<<Lord Wallen- disse Fillin dopo un lungo sospiro-…la mia flotta ha preso
posizione nello spazio in prossimità di Olens3, come da voi ordinato>>
<<molto bene ammiraglio, la stazione radar tansiana ha rilevato il vostro
arrivo in quel settore?>>
<<si, mio signore…-rispose freddamente Fillin- assecondando i vostri
ordini, ho consentito la trasmissione su Tanso della notizia circa la nostra
apparizione in questo settore. Penso che alla base tansiana abbiamo pensato
ad un nostro attacco…>>

II
Ancora una volta Richer spense l’olovisore. Accese le luci della sala
riunioni picchiettando le dita della mano destra sopra il tavolo attorno a cui
stavano seduti. Ad un certo punto John si rivolse a James.
<<hai notato quell’operatore del comando centrale di Tanso…>>
<<si, John. L’ho notato. E’ invecchiato, questo è evidente, quando sono
accaduti gli avvenimenti descritti in questo ologramma avrà avuto si e no
trentacinque anni, ora ne dovrebbe avere circa sessanta, sessantacinque anni,
forse noi due siamo arrivati alla stessa conclusione…>>
<<il nostro amico conosce molte cose…troppe cose>>
<<pensi che dovremo tornare ad incontrarci con lui?>>
<<sarebbe auspicabile>>
<<fra quanto tempo ci dovevamo rivedere con lui?>>
<<lui parlava di due cicli completi>>
<<non sono riuscito a capire che intendesse per ciclo completo…>>
<<beh…diciamo che adesso lo scopriremo-concluse Richer-forse è venuto il
momento di andare nuovamente a parlare con il nostro amico…>>
<<volete tornare in missione?>>chiese Jane.
<<…si, è l’unico modo che abbiamo per trovare una qualche risposta ai
nostri interrogativi…>>
<<okey…se è così allora vengo con voi…>>disse Jane.
<<stai parlando seriamente?-chiese dubbioso John-…è molto pericoloso,
non sappiamo cosa incontreremo stavolta, ci sono molti pericoli…>>
<<non penserete che abbia accettato di viaggiare con voi per mezza galassia,
per poi starmene rinchiusa dentro un laboratorio tremante di paura?>>
<<non è questo quello che volevamo dire…>>
<<forse, ma è esattamente quello che mi state cercando di far capire…>>
<<se è così…allora vengo anche io>>intervenne nella discussione Hogan.
<<scusa Hogan, non ti ci mettere anche tu adesso…>>
<<perché non volete che venga con voi…>>
<<sai molto bene che se per caso dovesse capitarci qualcosa, qualcosa di
molto spiacevole, tu sei l’unico in grado di riportare indietro questa
bagnarola ed avvertire così la Terra…>>
<<Credi che sia così pericoloso?>>
<<non lo so, in ogni caso non voglio correre pericoli, quindi-disse John
rivolto a Jane- tu resti qua!>>

76
<<te lo puoi togliere dalla testa, non sei il mio paparino che mi può dire cosa
posso fare e cosa non posso fare>>rispose a muso duro Jane.
<<donne, donne…-disse Richer sollevando le braccia al cielo in segno di
impazienza-siete la cosa più bella della vita ma, mio dio…quanto rompete!.
E sia, però ricordati che là fuori ci sono una infinità di pericoli, non ti
azzardare a fare di testa tua, o ti giuro che ti prendo a sculacciate!>>
<<tremo dalla paura>>disse Jane con cipiglio di sfida.
A questo punto intervenne Tanth, mentre Hogan si gustava la scena
divertito. Ad Hogan sembrava di rivivere le scaramucce amorose tra Sam e
Ludmy. Si chiedeva se tra John e Jane ci fosse qualcosa, qualche nuovo
sentimento.
<<ehi John, vacci piano con le minaccia di sculacciarla, sai fino a prova
contraria è ancora la mia fidanzata>>
<<molto bene-rispose deciso Richer-in questo caso sarai tu a sculacciarla,
nel caso in cui la nostra dottoressa si comportasse in modo inopportuno>>
<<io mi comporterò come riterrò più giusto, ma non penso che ne uno ne
l’altro sareste capaci di toccarmi…-disse con aria di sfida la dottoressa
Imatala- ed ora signori devo andare nella mia cabina. Mi devo preparare a
venire in missione con…voi!>>
I tre uomini assistettero all’uscita di Jane dalla sala riunioni. Hogan scosse la
testa. Si mise a ridere. Gli altri due uomini rimasero perplessi da questo
nuovo spirito del giovane ingegnere.
<<perché stai ridendo?>>chiese Tanth.
<<per via di questo pianeta…>>
<<spiegati meglio>>
<<semplice, in questa avventura abbiamo a bordo due donne, Ludmy e Jane.
Fino a ieri sembrava che l’isterismo e la capricciosità fossero una
caratteristica della giovane russa. Adesso sembra che questo atteggiamento
stia influenzando anche la nostra Jane. Tanso!. Penso che la permanenza
delle nostre due donne in questo strano mondo abbia degli influssi
singolari, peraltro immaginatevi che disdetta per gl’uomini, se su questo
pianeta arrivassero una congrua percentuale di donne!. E se su queste
ultime, si manifestassero gli stessi atteggiamenti che osserviamo con
estrema preoccupazione nelle nostre due amiche…>>
<<…già, che casino ci sarebbe in questo mondo>>dissero John e Jimmy
all’unisono.
Stavolta anche gli altri due uomini che si trovavano insieme a Hogan in sala
riunioni, si misero a ridere.
Due ore dopo nel piccolo hangar posteriore dell’Excelsior…
<<tu dici che non è il caso di prendere un autospeeder?>>
<<si, sai in questo caso daremo troppo nell’occhio>>
<<ma daremo in ogni caso nell’occhio se utilizzassimo dei motospeeder, e
non mi pare il caso di metterci a cercare Katiuga a piedi…>>
<<peraltro sarebbe la soluzione più appropriata>>
<<ne sei sicuro?>>
<<certo, ricordati che abbiamo incontrato Katiuga poco distante dalla nostra
nave. Non penso che sia molto distante da noi. In più presumo che non
dovremo cercarlo in superficie…>>
<<pensi che dovremo cercarlo nel sottosuolo della città?>>

77
<<se ben ricordi, abbiamo trovato ben poca attività tra le vie semidistrutte di
questa città, se esiste un qualche centro di attività o di resistenza, non può
trovarsi altro che nel sottosuolo…>>
<<va bene allora faremo come vuoi tu…>>
<<senti Hogan…-chiese Richer-a che punto è il dispositivo di occultamento
a cui stavi lavorando?>>
<<è praticamente completato. Devo inserirlo nella consolle di comando e
renderlo operativo, perché questa domanda?>>
<<non lo so!. Ho come un presentimento, quando ci saremo allontanati
dall’Excelsior vedi di accenderlo.>>
<<se questo è il tuo desiderio, ma ricordati che una volta che viene acceso, il
dispositivo di occultamento impedisce qualsiasi comunicazione. Noi
potremo vedere dall’interno che cosa avviene all’esterno, ma tu non sarai in
grado di vedere o di comunicare con noi!>>
<<si lo so. Cercherò di memorizzare le coordinate giuste per ritornare alla
nave quando avremo finito tutto questo. Piuttosto quanto ci mette Jane, sta
tardando…>>
Richer aveva appena terminato di formulare la frase quando la porta a
scorrimento che metteva in comunicazione l’hangar con la zona “dimora”
dell’Excelsior, si aprì. Una creatura stupenda apparve in quello stesso
istante. I tre uomini rimasero colpiti dalla straordinaria bellezza messa in
mostra da Jane. Sembrava quasi che i tre maschi fossero stati colpiti da un
treno in piena corsa, tale era la sensazione di manchevolezza che i tre
saggiavano alla vista della giovane donna. Non che ne avessero tutti i torti.
Jane stavolta aveva decisamente esagerato. Infatti vestiva un vestito succinto
che metteva in bella mostra tutti i suoi attributi femminili. Aveva indosso un
top di color nero con borchie dorate all’altezza del busto. Le dimensioni del
suo magnifico seno erano tali, che il top indossato da Jane, non era
sufficiente a contenerlo del tutto. Indossava inoltre dei pantaloncini
anch’essi neri, con piccole catenelle che cadevano sui lati. Infine calzava dei
lunghi stivali neri che gli arrivavano all’altezza del ginocchio. Un autentica
delizia per la vista umana. Ed un attentato alle coronarie dei nostri eroi!.
Richer guardò torvo la ragazza. Quindi si voltò in direzione di Hogan.
<<che cosa stavi dicendo qualche ora fa in merito all’influsso che ha questo
mondo sulle rappresentanti del gentil sesso…>>
<<dici a me?-disse Hogan cascando dalle nuvole-non mi ricordo di averti
detto niente…>>
<<ti ci metti anche tu adesso?-continuò duro John rivolto ad Hogan. Quindi
rivolgendosi a Jane-…scusa mia cara, ma dove pensi andare conciata a quel
modo>>
<<vengo con voi…>>
<<vestita così?>>
<<vestita?-commento sarcastico James- dovresti dire piuttosto svestita …>>
<<vedi se non ho ragione, dai Jimmy, avevi detto che è la tua fidanzata.
Ogni promessa è debito! Sculacciala!>>
Mezz’ora dopo tre terrestri camminavano in fila indiana in mezzo ai ruderi
della città tansiana. Apriva la fila un terrestre piuttosto alto ed imponente,
mentre chiudeva la fila una ragazza vestita di una tuta aderente nera. Dei tre
quella che appariva alquanto contrariata era proprio la ragazza. Jane non
avrebbe mai creduto che qualcuno potesse effettivamente obbligarla a
cambiare atteggiamento e decisione. Anche e soprattutto in fatto di

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abbigliamento. Daltrocanto l’atteggiamento deciso con cui i due uomini più
importanti della sua vita l’avevano affrontata poco prima, l’avevano indotta
a cambiare idea. Ora che camminavano insieme per le strade della città
semidistrutta, conveniva che i due avevano avuto ragione. Era una giornata
fredda e priva di sole. Se avesse insistito ad indossare quel top ammaliante
portato poco prima, sarebbe certamente morta di freddo. Era contenta della
tuta calda e seducente che indossava, ma rabbuiata per essere stata indotta in
ciò dietro minacce, non troppo velate, da parte di Richer e Jimmy. Per
qualche tempo poterono camminare ed osservare con particolare attenzione
l’angolo di città nel quale si trovavano. Richer trasse la conclusione che
quella parte di città, doveva esser stata il cuore pulsante della grande città
tansiana. Ma a questo aggiunse che forse da quelle parti era possibile trovare
una qualche via per accedere ai livelli sotterranei della metropoli tansiana.
Mentre Richer era intento a rimuginare su questi pensieri, improvvisamente
il silenzio e la calma mattutina venne interrotto dal rumore in lontananza di
tre caccia intercettori krunns in perlustrazione. Richer prevedendo il
pericolo, fece segno ai suoi compagni di cercare qualche nascondiglio. Ed in
questo frangente, quasi per caso notò, a circa trecento metri dalla loro
attuale posizione, quello che sembrava l’entrata dell’antica metropolitana
sotterranea della città. Qui esisteva un dedalo di vie e possibili nascondigli
che neppure i kreek e in seguito i loro successori krunn avevamo mai
perlustrato in profondità. I conquistatori del pianeta non avevano mai sentito
la necessità di cercare eventuali covi di resistenza tansiana, in quanto grazie
alla loro netta superiorità militare, sapevano che qualsiasi atto di sabotaggio
o resistenza alla loro occupazione, si sarebbe tradotta in ulteriori distruzioni
e sofferenze che gli ultimi difensori tansiani volevano sistematicamente
evitare. L’aver incontrato per caso Katiuga per le vie semidistrutte della
città, e le scoperte fatte da Sam e Ludmilla, indussero Richer a presupporre
che se i tansiani erano stati spazzati via dalla superficie del pianeta, e se un
qualche centro di resistenza ancora esisteva, questo non poteva che trovarsi
nel sottosuolo. L’unica incertezza a tutto questo, era che ormai erano passati
circa trent’anni dall’invasione kreek. Se ancora esisteva un centro di
resistenza, era necessario capire se fosse funzionante e quale fosse la sua
capacità operativa.
Caccia intercettori sorvolavano sopra la città. Reparti di fanteria krunns
avanzavano lentamente per le vie della città. Giganteschi tanks dotati di
cannoni ionici, li seguivano subito dietro. Al loro passaggio si sollevavano
nuvole di polvere. Questo era un bene per Richer ed i suoi compagni, perché
ciò impediva ai krunns di individuare la piccola pattuglia terrestre. La
giustificazione di questa potente manifestazione di forza da parte dei krunns,
era molto probabilmente da attribuire alla facilità con cui due esseri
insignificanti, Sam e Ludmilla, erano entrati all’interno di una loro base,
avevano sottratto informazioni vitali e se la erano svignata praticamente
aiutati in ciò dagli stessi krunns. Il rapporto redatto dal capopattuglia krunns
che si era imbattuto nei due terrestri all’interno della base, aveva messo in
allarme i comandi superiori krunns. Dai tempi della conquista di quel
pianeta non si era mai verificato una cosa del genere. Ciò che
principalmente aveva messo in allarme il comando krunns, era il fatto che
un loro capopattuglia, avesse dato precise indicazioni alla strana coppia di
curiosi in cui era incappato, parlando in tansiano. Ma quello che aveva
insospettito i krunns, quantomeno i loro comandi superiori, era che i kreek

79
non conoscevano una sola parola di tansiano! I krunns usavano un traduttore
universale per esprimersi nelle svariate lingue parlate nell’angolo di galassia
sottoposta al loro dominio, ma i due presunti kreek che gli avevano risposto,
non avevano alcun traduttore universale. I kreek non parlano il tansiano!.
Usavano anch’essi dei traduttori universali con cui interloquire con le razze
assoggettate. Non era mai capitato un precedente simile a ciò che era
capitato quella notte.
<<certo che questi krunn sono dotati di armi che fanno paura>>disse Richer
osservandoli da dietro un anfratto con il suo visore elettronico.
<<il racconto che ci hanno fatto Ludmy e Sam sulla loro imponenza fisica
corrisponde alla realtà>>commentò Tanth.
<<che vuoi fare ora?>>chiese Jane.
<<non abbiamo molta scelta Jane, allo stato attuale non possiamo ritornare
all’Excelsior, appena usciremo allo scoperto i krunns ci individuerebbero. In
ogni caso il nostro obbiettivo era di rimetterci in contatto con Katiuga. Se è
loro complice lo troveremo a girare per le vie di questa sfortunata città. Se
invece è nostro amico, così come afferma lui, credo che lo troveremo la
sotto>>concluse alludendo al sottosuolo.
<<se tu non hai obbiezioni-disse Jane riferendosi a Jimmy- andiamo,
cerchiamo di rintracciare questo Katiuga e adoperiamoci per farci dire una
volta per tutte ogni cosa su questa storia…>>
<<vedete quei detriti la in fondo?>>
Sia Jane che Jimmy cercarono di guardare nella direzione indicata loro da
John.
<<dobbiamo dirigerci proprio là. Li vicino c’è l’entrata di quello che sembra
l’accesso al sottosuolo di questa città>>
<<ne sei veramente sicuro?>>
<<no…-Richer fece un grande sorriso in direzione di Jane. L’osservò
attentamente, per qualche istante il suo sguardo si posò sul magnifico seno
della ragazza, ben evidenziato dalla tuta aderente che indossava-…ma non
ho altre idee al momento. E allo stato attuale tenendo conto della nostra
posizione, neppure altre alternative>>
John osservò il cielo, vide gli intercettori krunn allontanarsi, quindi posò la
sua attenzione al terreno circostante, non vi era alcuna presenza di krunns
nei paraggi.
<<è il momento propizio-disse rivolto ai suoi due compagni di viaggio-
dobbiamo attraversare velocemente la strada…-rivolto in particolare a Jane-
…non potevi scegliere un colore meno appariscente per la tua tuta?>>
<<potevo rimanere con il top che voi due mi avete costretta a togliere…>>
<<tu sapevi che non era il caso di metterti quel coso per andare in
missione…>>
<<il top non era appropriato, il colore della mia tuta non ti piace, che ne dici
se la prossima volta vengo in missione nuda?>>
<<forse, quando torneremo sulla Terra…>>rispose con distacco Richer.
<<andiamo!>>disse risoluta Jane.

III

I tre terrestri attraversarono a perdifiato la strada andando a nascondersi


dietro un grosso macigno a metà strada dall’entrata della metropolitana. In
quell’istante gl’intercettori krunns tornarono a sorvolare proprio l’area in cui

80
si trovavano i tre terrestri. Un brivido di paura corse lungo la schiena della
ragazza. Quasi in cerca di riparo si accovacciò tra i due uomini ed
involontariamente premette il suo seno contro le spalle di Richer. Questi al
contatto con il corpo della sua antica fidanzata, per un istante si fece
sopraffare dai ricordi. Ma solo per un istante. John si sporse con cautela
oltre l’estremità del macigno. Osservò la strada nella speranza di non trovare
nessun ostacolo. Improvvisamente un pattuglia di fanti krunns prese ad
avanzare esattamente nella loro direzione. Si sentiva distintamente il passo
cadenzato dei grossi stivali dei soldati krunns, farsi sempre più vicini. A
Jane incominciò a girare la testa, il suo battito cardiaco accelerò
all’impazzata. Richer si accorse immediatamente di quello che stava
accadendo alla ragazza e sottovoce ironizzò dicendogli:-
<<tu prova a svenirmi proprio qua, e vedrai che oltre alle sculacciate prendi
anche un bel po’ di sganassoni…>>
<<scusa, mi sto facendo prendere dal panico>>
<<anch’io-gli rispose Richer- ma dobbiamo rimanere calmi e pronti
combattere se questi continuano ad avanzare nella nostra direzione. Pertanto
mano ai fulminatori!>>
La pattuglia krunns si trovava ormai a soli venti metri dal macigno dietro cui
si erano appiattiti in preda al terrore i terrestri. Quando ormai le due opposte
fazioni era sul punto di entrare in contatto, si udirono chiaramente delle voci
espresse in una lingua a Richer sconosciuta, era forse krunnico?.
Un soldato krunns facente parte della pattuglia che era arrivata quasi in
contatto con i tre terrestri, probabilmente un capopattuglia, rispose nella
medesima lingua. A questo punto si udirono dei movimenti e l’inizio di una
marcia a ritroso della pattuglia krunns. Che i soldati krunns si stessero
allontanando, lo si capiva esplicitamente dal rumore dei loro passi. Infatti
mano a mano che si allontanavano si sentivano sempre meno, finche
cessarono del tutto.
I tre terrestri terrorizzati, tirarono un sospiro di sollievo. Richer azzardò per
l’ennesima volta a sporgersi per vedere se c’era qualcuno oltre il macigno.
Stavolta non c’era proprio nessuno. Fece segno ai suoi compagni di
avventura di seguirlo. Corsero con quanto più fiato avessero in corpo,
l’adrenalina accumulata in corpo per lo scampato pericolo, mise loro le ali ai
piedi. In breve furono finalmente all’entrata della metropolitana. Messo
completamente da parte ogni prudenza, si addentrarono all’interno della
sotterranea. L’imbocco del metrò era dominato da un immensa hall a cupola.
Dinnanzi a loro si notavano chiaramente le scalinate che portavano nel
sottosuolo. Il pericolo di essere stati scorti dai krunns, li spinse ad avanzare.
Pertanto attraversarono tutta la hall, indossarono degli occhiali a infrarossi, e
incominciarono a ridiscendere lungo le scalinate. Un tempo queste
dovevano essere state scale mobili, ma a distanza di circa trent’anni dal
verificarsi della grande catastrofe, era già un miracolo che fossero ancora
intatte. La discesa procedette velocemente, ma per quanto sembrasse breve,
la scalinata portava molto al disotto del piano stradale. Mentalmente, Richer
si chiedeva di quanto stessero scendendo, rispetto alla superficie. Dopo una
discesa che sembrava senza fine, finalmente intravidero quella che era la
loro meta finale. Grazie ai loro visori ad infrarossi, poterono vedere il
grande pavimento e i binari lungo il quale correvano un tempo i metrò.
Attraversarono rapidamente la pavimentazione dirigendosi senza indugi
verso binari. Questi si sviluppavano senza soluzione di continuità da sinistra

81
a destra. Poco distante, alla loro sinistra, c’erano due vagoni arrugginiti
della vecchia ferrovia sotterranea. Poi niente altro. Richer osservò
l’ambiente circostante, quindi scambiò uno sguardo di intesa con i suoi due
compagni di viaggio.
<<e adesso dove andiamo?>>chiese Jimmy.
<<sarei l’uomo più felice del mondo se fossi in grado di risponderti…>>
<<in considerazione del fatto che è totalmente indifferente per noi andare a
sinistra o a destra, perché non prendiamo come punto di riferimento quei
due vagoni-intervenne Jane alludendo alle due carrozze arrugginite-…ed
andiamo in quella direzione?>>
<<perché no!>>rispose Richer.
<<ma siamo sicuri che questa sia la strada giusta?>>chiese Tanth.
<<agli estremi, se sbagliassimo strada, possiamo sempre tornare
indietro>>commentò Jane.
<<il quesito a cui dobbiamo una risposta è semplice. Per noi è indifferente
andare alla nostra destra o alla nostra sinistra. Ciò che dobbiamo risolvere è
il mistero legato all’enigma, esiste o non esiste un presunto centro di
resistenza indigeno all’occupazione aliena?>>
<<supponiamo che esista…>>disse pensierosa Jane.
<<…lascia che anticipi la tua domanda-la interruppe Richer-…come faremo
a riconoscere gli indizi che ci possono portare scoprirne l’ubicazione?. Se
questa è la tua domanda, allo stato attuale no saprei come risponderti…>>.
<<…allora che cosa ci siamo venuti a fare qua sotto>> postulò perplessa
Jane.
<<soltanto per verificare un ipotesi…>>
Detto questo Richer iniziò a camminare, seguito dagli altri due. Jane si
trovava in mezzo ai due uomini. Infatti come Richer si era assunto il
compito di fare da apristrada, così Jimmy si assunse il compito di
retroguardia. Per un po’ i tre camminarono lungo i binari. Seppur
impercettibilmente, si resero conto che stavano scendendo sempre più nel
sottosuolo. Camminarono per circa mezz’ora, senza trovare ne ostacoli ne
impedimenti. Ad un certo punto Richer decise di fermarsi incerto sul da
farsi. Osservò l’ambiente circostante, le pareti, il soffitto della linea
ferroviaria sotterranea. Cercava qualche indizio utile che gli potesse indicare
qualcosa.
<<hai trovato qualcosa?-chiese Jane- pensi che dovremo camminare ancora
a lungo?>>
Richer non rispose al quesito sollevato dalla giovane donna. Sembrava
assorto nella ricerca di chissà quale prova dell’esistenza di un insediamento
tansiano là sotto. Il capo missione era talmente preso dalla sua ricerca
spasmodica di un qualche segnale in merito alla presenza tansiana la sotto,
che non si avvide della terribile minaccia che silenziosamente si stava
avvicinando dietro loro.

Occhi elettronici osservavano puntigliosamente ogni singolo movimento dei


terrestri. Uomini dotati di eccezionale statura, osservavano incuriositi il
lento avanzare dei terrestri.
<<pensi che troveranno qualche indizio, circa la nostra ubicazione…>>
<<non saprei…quando li ho lasciati in superficie speravo che si
comportassero in questo modo…ma da qui ad affermare se sono o meno
capaci di individuare il passaggio segreto…non saprei…>>

82
<<…ehi hai visto?…>>
L’occhio elettronico inquadrò un ombra in movimento dietro dei terrestri.
<<dobbiamo intervenire-affermò quello che sembrava il capo-…i terrestri
non si sono resi conto del pericolo che stanno correndo…>>
Un gruppo di individui armati di tutto punto, salì a bordo di un veloce
mezzo di trasporto, per andare ad intercettare la misteriosa ombra e salvare
da morte certa i terrestri.

A circa cento metri dalla loro ultima posizione, sulla loro sinistra, Richer
intravide l’entrata di quella che a prima vista sembrava una caverna.
L’imbocco di questa cavità aveva una forma circolare. Ma ciò che colpiva in
particolare erano le sue dimensioni. Infatti presentava un diametro di circa
dieci metri. Se non fosse per l’assurdità dell’ipotesi, pareva quasi la tana di
un essere, un animale di dimensioni ciclopiche. Richer fece segno ai suoi
compagni di seguirlo all’interno della caverna. Le pareti di quest’ultima
trasudavano umidità. Richer giustificava questo dal fatto che a differenza del
traforo in cui correvano i binari dell’antica metropolitana tansiana, i fianchi
della cavità erano ricavati nella dura roccia. Il pavimento invece era
ricoperto di una sostanza scabra e maleodorante. Il fetore che si innalzava
dal pavimento annebbiava il loro olfatto provocandogli dei leggeri
mancamenti. Dopo essere avanzati di soli trenta metri, Richer convenne che
forse non era il caso di continuare oltre. Una sorta di premonizione, lo
avvertiva che stavano andando incontro a qualcosa di maligno ed oscuro.
Ma solo dopo essersi voltato in direzione dell’imbocco della caverna, si rese
conto del pericolo in cui lui e i suoi amici, erano inconsciamente andati a
cacciarsi. Nel vedere il terrore materializzarsi nel viso di Richer, anche
James e Jane decisero di voltarsi all’indietro, in direzione dell’entrata della
grotta. Ed anche loro capirono il significato della paura, che si era
improvvisamente manifestata nel volto di John. La testa di quello che
appariva a prima vista un serpente, impediva loro ogni eventuale via di fuga.
Dalle fauci aperte di questo colossale serpente, cadeva una saliva acida e
nauseabonda, che si confondeva in un tutt’uno con la sostanza
precedentemente scoperta sul pavimento della grotta. La convinzione di aver
portato i suoi amici prossimi ad una morte orribile, sconvolse la mente
fredda e calcolatrice di Richer. Per la prima volta in vita sua, si trovava di
fronte ad un obbrobrio della natura, e non sapeva e non aveva la lucidità
mentale con cui farvi fronte. Poi improvvisamente il mostro attaccò. Lanciò
uno sbuffo di saliva acida che investì in pieno volto, Jimmy. Il xenologo
urlò di dolore, e quando parve che la medesima sorte stesse per capitare
anche a Jane, Richer improvvisamente riacquistò la propria freddezza. Dette
uno strattone violento alla ragazza che perdette l’equilibrio, e andò a
sbattere la testa contro una delle pareti umide della grotta. In conseguenza di
questo, la giovane dottoressa perse i sensi e non poté assistere all’arrivo dei
soccorsi. Una squadra di presunti tansiani, aveva attaccato alle spalle con
fucili laser il mostro. Questo nel tentativo di girarsi e far fronte al momento
critico per la sua vita, rappresentato da i nuovi arrivati, sbatte violentemente
la testa contro il soffitto della grotta. Alcuni massi caddero per terra ed uno
di piccole dimensioni, colpì violentemente al capo Richer che perse i sensi.
Il gruppo di soccorritori tansiano si avvicinò con estrema cautela ai tre
terrestri. Quello che aveva la veste di medico, constatò immediatamente le
ferite subite dai tre terrestri in conseguenza dell’attacco da parte del

83
mostruoso rettile. Si avvidero subito che dei tre, il più grave appariva essere
Tanth. Con estrema cura, caricarono tutti e tre i terrestri sul loro mezzo di
trasporto, e li portarono all’interno della loro base. Il quesito che i tansiani
avevano fatto tra di loro, in merito alla possibilità che i tre visitatori
potessero individuarli, aveva dunque avuto una risposta, e tale risposta era
negativa.

Quanto tempo era passato dai terribili momenti che avevano coinvolto i
nostri amici laggiù nei sotterranei, lungo i binari e al cospetto di quella
minaccia primordiale, nel quale si erano imbattuti?.
Jane si svegliò dolorante. Si accorse di essere distesa all’interno di una
vasca, contenente uno strano liquido. Anzi vi galleggiava!. O sarebbe
meglio dire, che vi era completamente immersa. Per un attimo boccheggiò,
ebbe la sensazione di affogare, eppure stranamente, benché sentisse i
polmoni pieni di quella strana sostanza liquida che l’avvolgeva
completamente, poteva respirare. Adesso però si accorse che le era capitato
qualcos’altro.
“oh mio dio-pensò tra se- ma sono completamente nuda”.
Una sensazione di vergogna, l’avvolse interamente. Anche e soprattutto,
perché si accorse della presenza di individui, da oltre le pareti della vasca di
rigenerazione, in cui era immersa.
Da oltre le pareti della vasca, anche i suoi interlocutori si resero conto del
suo risveglio. Si avvicinarono e le sorrisero. Quindi fecero alcuni gesti
all’indirizzo di alcuni tecnici. Una gru scese dall’alto, mentre il liquido
contenuto all’interno della vasca veniva risucchiata da una pompa. La gru
scese e lei vi si arrampicò per poterne uscire. Alcuni inservienti si
avvicinarono alla giovane terrestre, l’asciugarono e le fecero indossare degli
abiti. Quindi i misteriosi individui che gli si erano presentati di fronte,
quando lei era ancora all’interno della vasca di rigenerazione, gli fecero
segno di seguirli. Jane era titubante. Non sapeva che cosa fare. Potevano
essere pericolosi?. Ci penso su e ben presto cambiò idea. Se le avessero
voluto fare del male, perché l’avevano messa all’interno di quella insolita
vasca?. Capiva che le era capitato qualcosa, e che quei benefattori si erano
molto probabilmente prodigati nel curarla. Improvvisamente gli ritornò in
mente gli attimi terribili della grotta, le fauci di quell’essere primordiale, la
spallata di John e il rumore sordo della sua testa contro le pareti della
caverna. Poi il buio. E adesso nuovamente la luce!.
John!.
Jimmy!.
“dove siete”urlò dentro di se. Improvvisamente si rese conto che non
riusciva a parlare. Che cosa le era successo?.
Jane seguì i misteriosi individui nella stanza attigua alla loro. E qui ebbe la
gioia di vedere Richer. Era accanto ad uno di loro. Anzi pareva che parlasse
con loro nella loro stessa lingua. Accennò a corrergli incontro. Richer si rese
conto della sua presenza. Gli sorrise. E quando Jane accennò a parlagli, fu
lui a spiegarli tutto:-
<<Jane, non cercare di parlare-gli disse-sei ancora sotto l’effetto del liquido
rigenerante. Ti riprenderai in fretta. Gli effetti del liquido rigenerante sulle
tue corde vocali dovrebbe finire entro le prossime ventiquattro ore. Non ti
preoccupare, sei tra amici. Loro sono dei tansiani. Sai sono stati loro a
salvarci dal quel mostro…>>

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Jane sorrise. Poi con dei gesti cercò di chiedere a John come stava Jimmy.
<<vuoi sapere qualcosa di James?>>
Jane fece segno di si, con la testa.
<<purtroppo è ancora all’interno di una vasca di rigenerazione. I danni al
suo organismo, provocati dalla saliva di quel mostro, sono più gravi di
quanto i nostri amici pensassero. Ci vorrà molto tempo prima di rivedere il
nostro xenologo nuovamente in azione>>
Jane sorrise. Tutto sommato la brutta avventura si era conclusa meglio di
quanto avessero intravisto, quando si erano imbattuti nel mostro.
<<a proposito-disse John- lui è Katiuga!. E’ stato grazie a lui che ci siamo
salvati da una gran brutta fine>>.

85
Capitolo VI

<<Seguitemi-fece ad un certo punto Katiuga rivolto ai due terrestri. Sia John


che Jane si avvicinarono al tansiano-…in ogni caso-continuò Katiuga- caro
comandante, avete corso un serio pericolo nel venire a cercarci. Se ben
ricordo ci eravamo accordati di rincontrarci tra circa due cicli, mentre voi vi
siete fatti vivi dopo appena due microcicli…>>
Da come si era espresso Katiuga, Richer finalmente intuì il sistema tansiano
di computo del tempo, un microciclo corrispondeva ad un giorno, mentre un
ciclo si riportava ad una settimana.
<<non sapevamo come interpretare il vostro computo del tempo-si giustificò
Richer-…e pensavamo che ci fossimo dati appuntamento entro pochi
giorni…>>
<<capisco, in ogni caso tutto è bene ciò che finisce bene. Cogliamo
l’occasione per approfondire maggiormente la nostra reciproca conoscenza.
Venite, vi porto a fare una visita all’interno dei nostri laboratori>>.
Così dicendo, Katiuga prese in consegna i due terrestri e li portò a fare una
sopralluogo ai laboratori tansiani. Jane osservò con particolare interesse le
vasche di rigenerazione. Queste ultime erano espressione di una tecnologia
medica avanzatissima. La giovane dottoressa avrebbe desiderato chiedere
lumi in merito al sistema usato dai tansiani per curare i propri pazienti, ma
essendo costretta al silenzio per effetto del liquido rigenerante ingoiato
durante il periodo di cura, si limitò semplicemente ad osservare e prendere
nota di ciò che vedeva. Durante la visita alle vasche di rigenerazione, ebbero
modo di passare davanti alla vasca in cui era ancora immerso Jimmy.
L’acido contenuto nella saliva del mostro che li aveva attaccati, aveva
provocato allo xenologo terrestre, profonde ustioni in tutto il corpo, che
richiedevano un lungo periodo di trattamento al fine di ottenere la completa
guarigione. Come la dottoressa terrestre, anche Richer era interessato alla
tecnologia tansiana. Però ciò che interessava John erano più che altro le
implicazioni militari, come i propulsori e i sistemi di telecomunicazione
tansiani. Naturalmente Richer si guardava bene dal fare richieste particolari
ai tansiani, non sapeva fino a che punto si poteva fidare di loro, preferendo
rinviare tali istanze più avanti, quando si fosse consolidata la reciproca
fiducia. Nel bel mezzo della visita guidata ai laboratori tansiani, Katiuga fu
richiamato in un altro settore della base. Non poté quindi proseguire nel far
da cicerone ai due terrestri. Li fece quindi accompagnare all’interno di un
piccolo alloggio, in cui i due riposarono per qualche ora. In seguito Jane e
John vennero riaccompagnati nuovamente da Katiuga. Solo che questa
volta il tansiano non era solo, infatti insieme a lui c’erano altri due
individui. Ambedue erano anziani al pari di Katiuga. I due terrestri vennero
invitati a sedersi attorno ad un tavolo ovale.
<<signori…-disse Katiuga sorridente rivolto ai due terrestri- spero che vi
siate riposati. Prima ho dovuto lasciarvi, in quanto i miei due colleghi-disse

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alludendo ai due uomini seduti al suo fianco- avevano necessità del mio
intervento…>>
Jane sorrideva. In cuor suo si chiedeva come fosse possibile che esseri
appartenenti a mondi così distanti, potessero comunicare senza l’ausilio di
un qualche traduttore universale. Ma si meravigliò ancor di più quando
Katiuga gli si rivolse per chiedergli a che cosa stesse pensando:-
<<mia cara signora, lei si starà chiedendo come è possibile che esseri
lontani così tanto dal suo pianeta d’origine, siano in grado di parlare la sua
stessa lingua?>>
Jane fece di si con il movimento della testa.
<<c’è l’ho siamo chiesti anche noi-disse alludendo a se stesso e al
comandante Richer-c’è qualcosa di comune che unisce il nostro mondo al
vostro. E vedendo una rappresentante del gentil sesso del pianeta Terra,
devo riconoscere che siamo anche felici di tutto ciò…>>.
Jane arrossì.
L’anziano tansiano si rivolse nuovamente a John:-
<<…prima, ho evitato di affrontare l’argomento relativo al perché abbiate
deciso di anticipare il nostro nuovo incontro. Credo che sia venuto il
momento che ce lo spiegate…>>
<<caro Katiuga ricordo bene ciò che ci eravamo detti. Sono sorti dei nuovi
fatti che ci hanno portato ad anticipare il nostro incontro…>>
<<esponeteci le vostre ragioni>>chiese Aliuga, uno dei due anziani seduti al
fianco di Katiuga.
<<ebbene, alfine di raccogliere il maggior numero possibile di informazioni
utili sul vostro pianeta, abbiamo mandato una nostra piccola pattuglia in
esplorazione all’interno della città…>>
<<…Kantius…>>
<<Kantius?…a chi vi riferite con questo termine?>>
<<non a chi ci riferiamo….-rispose Aliuga-…ma a cosa. Questo è il nome di
questa città…>>
<<oh…non lo sapevo-disse sorridendo John-…come stavo giusto dicendo,
nell’esplorare…Kantius, ci siamo imbattuti in una pattuglia krunns. Li
abbiamo seguiti, fino a che non siamo riusciti ad entrare addirittura
all’interno di una loro base. Una volta dentro, siamo entrati in un loro
laboratorio e ci siamo impadroniti di alcuni file piuttosto interessanti…>>
<<oh, non metto in dubbio che lo possano essere…>>disse Katiuga con
finto stupore.
<<…uh…qualcosa mi dice che gli stessi file che abbiamo rinvenuto nella
base krunns, siano già in vostro possesso…>>fece serio Richer.
<<proprio così, caro comandante. Circa due mesi fa, ci è arrivato uno strano
messaggio subspaziale. Questo messaggio ci informava dell’esistenza di un
file nascosto all’interno del sistema informatico krunns. Per vederci chiaro
abbiamo fatto ciò che è riuscito anche a voi, siamo entrati all’interno della
base alla ricerca degli stessi files, che probabilmente avete trovato anche
voi. Il fatto che ambedue si sia riusciti ad impadronirvi così facilmente di
queste informazioni sotto il naso dei krunns, denota due cose: o i krunns non
connettono a queste informazioni la giusta rilevanza che invece
bisognerebbe attribuirle, oppure non sanno neppure della loro esistenza>>
<<può anche darsi…-fece Richer-…in ogni caso dopo essere entrati con
estrema facilità all’interno della loro base, i krunns si sono accorti della

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nostra presenza e si sono messi sulle nostre tracce, con un grande
dispiegamento di forze…>>
<<se è così, prima o poi troveranno anche il mezzo con cui siete venuti su
questo pianeta. Quando scopriranno la vostra astronave, è probabile che la
distruggano. A quel punto ogni vostra informazione raccolta su questo
pianeta, non sarà di alcuna utilità per il vostro mondo…>>
<<…il problema che i krunns dovranno per prima cosa risolvere, è scovare
la nostra nave-commentò ironico Richer-…e questo non penso che sia un
impresa tanto facile. A meno che i krunns non vadano a sbattere il proprio
muso sullo scafo della nostra astronave…>>
<<state forse dicendo che la vostra astronave è…invisibile?>>
<<qualcosa del genere>>
<<avete messo a punto un sistema per rendere invisibile una piccola
astronave?>>
<<si>>
<<ingegnoso!>>commentò Fituga.
<<…ritorniamo al discorso che stavamo facendo in merito alle informazioni
che entrambi siamo riusciti a rubare ai krunns…-riprese Richer-…perché
secondo voi i krunns non danno molto peso ai dati in nostro possesso?…>>
<<diciamo che le informazioni inerenti alla venuta dei kreek in questo
settore, e poi dei loro nuovi padroni krunns, contengono indizi fondamentali
sui Guardiani e sugli SkyJewel…>>.
<<con questo che cosa volete dire?>>
<<che anche noi stiamo studiando quei dati allo scopo di capire che cosa
vogliono veramente i Guardiani, e il vero scopo per cui sono stati costruiti
gli SkyJewel…>>
<<non mi dite che anche voi siete in possesso di immagini, che attengono la
storia di questo mondo…>>
<<e sull’intera galassia-proseguì Katiuga-dovete sapere che una parte di ciò
che vi ho raccontato, l’ho scoperto studiando attentamente i file che voi,
dopo di noi, avete trafugato dalla base krunns…>>
<<Dunque anche voi avete un qualche supporto di registrazione, con cui
riprodurre le immagini che risalgono al periodo della conquista kreek…>>
<<esattamente. Ora giratevi sulla vostra sinistra…>>detto ciò Katiuga
premette un tasto sulla sua consolle. Le luci si spensero. Un olovisore entro
in funzione…

Un individuo introdusse il racconto che segue, lo stesso che Richer ed i suoi


amici, avevano visto riprodotto dal loro olovisore sull’Excelsior…

…Maxxan si diresse rapidamente all’interno della base avanzata, che su


suggerimento di Hubert, aveva fatto costruire in quel remoto pianeta.
Appena fu notato da alcuni ufficiali, questi gli si avvicinarono:-
<<desiderate qualcosa Maestà?>>
<<si…-disse Maxxan con tono preoccupato-…fate venire al mio cospetto
Lord Hubert>>
<<come voi desiderate>>
Due ufficiali tansiani camminarono rapidamente in direzione degli alloggi di
Hubert. Suonarono all’intercom, ma nessuno rispose. Usando dei codici
militari segreti di autorizzazione, digitarono una serie di numeri sulla
tastiera che stava sulla destra della porta scorrevole dell’alloggio di Hubert.

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La sequenza di dati inserita, disattivò il lettore della retina e permise loro di
entrare all’interno della cabina. Ma non trovarono nessuno!.
<<dov’è finito Lord Hubert?>>
<<dannazione, non ci voleva. Un momento…-l’ufficiale tansiano prese il
suo videocom-…sono il tenente Kaxxam, per caso avete visto Lord
Hubert?>>
<<si, è proprio al mio fianco. Desidera parlargli?>>
<<no, è sua maestà l’Imperatore che desidera parlare con il nostro ospite.
Fateglielo sapere. Ditegli che l’Imperatore lo aspetta nella sala del
trono…>>
<<Sarà fatto-disse il soldato semplice Omax-…signore, avete sentito?>>
<<si, amico mio. Vado immediatamente a conferire con sua maestà…>>
Hubert uscì dal laboratorio andando verso il lato nord della base tansiana.
Camminò velocemente lungo un corridoio, che sul lato destro era dominato
da una serie di vetrate. Queste permettevano di vedere il rosso tramonto
della stella Gasko, nel Sistema Elkon.
Maxxan stava seduto sul suo trono. Poggiava la testa all’indietro. Era
assorto. O meglio preoccupato. Preoccupato per l’avvenire dei suoi popoli,
del suo pianeta. Al suo arrivo, Hubert trovò il sovrano tansiano in questo
stato di meditazione. Per qualche micron non volle entrare all’interno della
sala del trono.
Quando lo fece, Maxxan quasi non si accorse della sua presenza:-
<<maestà…mi avete fatto chiamare?>>
<<oh…si…mi scusi Lord Hubert, ero assorto nei miei pensieri…>>
<<non c’è niente di cui preoccuparsi-lo rincuorò il Guardiano- fa parte
integrante dei suoi doveri quello di interessarsi al futuro…>>
<<già il futuro!-disse con tono malinconico Maxxan-se mai noi avremo un
futuro…>>
<<maestà, la guerra con i kreek è già incominciata?>>
<<si, Lord Hubert -disse sconsolato Maxxan-purtroppo si. E’ questo il
motivo per cui l’ho mandata a chiamare. Le prime avanguardie dei kreek,
sono già arrivate in prossimità del Sistema Olenso…>>
<<i kreek si stanno muovendo troppo velocemente. Ci impediscono di
portare a termine il lavoro che abbiamo iniziato qualche tempo fa…>>
<<sta forse parlando della base che ha fatto costruire sul pianeta Hanzh?>>
<<no, per nostra fortuna quella base è stata completata nei tempi previsti no,
ciò di cui io parlo attiene vostro figlio Anakais…>>
Maxxan osservò Hubert socchiudendo gli occhi. Anakais?. Che intenzioni
aveva quel misterioso individuo con il suo unico figlio ed erede?.
<<Che cosa avete intenzione di fare?>>
<<è giunto il momento che io vi sveli il motivo della mia venuta su questo
pianeta, ed i lavori che voi avete autorizzato per la costruzione di questa e
della base su Hanzh…>>
<<sono qui ad ascoltarvi…>>
<<maestà, avete mai sentito parlare degli SkyJwel?>>
<<…SkyJewel?, si ne ho sentito parlare-disse lentamente Maxxan- un mio
consigliere me ne ha fatto un accenno. Egli afferma che sono delle armi di
una inaudita potenza, in grado di permettere a chi ne viene in possesso,
addirittura la capacità di annientare un intero mondo…>>
<<voi che cosa ne pensate a tal proposito?>>chiese prudentemente Hubert.

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<<mi sembrano solo un mucchio di fandonie, messe in giro per incutere
paura agl’uomini e costringerli alla più cieca obbedienza…>>
<<e se le dicessi che questi SkyJewel esistono per davvero?>>
<<state forse scherzando…>>
<<mai stato più serio. I sovrani di Krunnh e di Hab’Kreek sono in possesso
di uno SkyJewel…>>
<<…dunque la fama di invincibilità che aleggia sopra gli eserciti di Krunnh,
dipende dal possesso dello SkyJewel…>>
<<si, maestà…>>
<<…e i kreek?>>
<<la colpa dell’entrata in possesso da parte dei kreek dello SkyJewel di
smeraldo, è da imputare solo a me. Anni fa feci un errore nel permettere al
padre dell’attuale Supremo dei kreek, di entrare in possesso di uno
SkyJewel. Ho deciso di dare una mano a Tanso per rimediare a
quell’errore…>>
<<in tutta questa storia, che cosa centra mio figlio Anakais?>>
<<…non tutti gli esseri viventi possono entrare in possesso di uno
SkyJewel. Chi ne reclama il possesso, deve possedere determinate
caratteristiche, che solo un rilevatore di SkyJewel è in grado di
accertare…>>
<<dove volete arrivare con tutto questo?>>chiese con sospetto Maxxan.
<<la base che voi mi avete consentito di costruire su Hanzh, possiede al suo
interno un dispositivo che mi permetterà di valutare l’attitudine di Anakais
ad entrare in possesso dello SkyJewel>>
<<ma, se uno volesse entrare in possesso dello SkyJewel senza che ne sia
stata accertata preventivamente, la sua idoneità ad entrarne in possesso, che
cosa potrebbe rischiare?>>
<<come le è stato spiegato, gli SkyJewel sono armi di una potenza inaudita,
proprio per questo motivo si è fatto in modo che non tutti possano entrarne
in possesso. Se uno non fosse idoneo a reclamarne il possesso, diciamo che
il suo tentativo verrebbe “punito” dallo stesso SkyJewel…>>
<<capisco-disse serio il sovrano tansiano-…che cosa vi aspettate da me.
Che cosa desiderate che io faccia?>>
Si era finalmente arrivati al grande momento. Si era di fronte alla scelta che
avrebbe deciso del destino di Tanso, ma anche del destino dell’intera
galassia.
<<dovete ordinare a vostro figlio di raggiungermi sul pianeta Trix, nel
Sistema Riel. Da lì partiremo alla volta di Hanzh per verificare se Anakais
può reclamare o meno uno SkyJewel, se ciò sarà possibile andremo nel
pianeta che ospita uno degli SkyJewel per prenderne possesso…>>
<<dove si trova il pianeta in cui è nascosto uno degli SkyJewel?>>
<<mi dispiace maestà, ma questo è un segreto che non posso rivelarle>>
<<come lei desidera Lord Hubert, mi lasci solo. Mi metterò in contatto con
Huxxen e gli ordinerò di mandare mio figlio su Trix>>.
<<grazie maestà. Adesso io mi ritirerò nei miei alloggi, preparerò i miei
bagagli e partirò anch’io alla volta di Trix…>>
<<porterete con voi quella giovane donna che vi sta sempre a
fianco?>>disse con un grande sospiro Maxxan.
<<si>>.
<<…anche lei è una Guardiana?>>chiese il sovrano tansiano.
<<…no maestà, non è una mia simile>>

90
<<…capisco…-Maxxan socchiuse gli occhi, quindi chiese-…mi hanno
riferito che la ragazza è di origine aristocratica>>
<<…prima di diventare una profuga…-rispose serio Hubert-Diane era una
principessa…>>.

Hubert lasciò finalmente la sala del trono dirigendosi velocemente nei suoi
alloggi. Lungo il tragitto incrociò diversi soldati tansiani. Ad un certo punto
il Guardiano venne fermato da un sott’ufficiale. Il suo nome era Luxxan
Kallan.
<<Lord Hubert, dove state andando così di fretta?>>
<<ciao Luxxan. Nei miei alloggi. Devo partire>>
<<di già?. Siete appena arrivato…>>
<<si lo so. Sto arrivando da un colloquio con sua maestà. Mi ha informato
su alcune questioni che riguardano la situazione galattica. Ed è per questo
che mi vedo costretto a partire, prima di quanto avessi preventivato>>
<<capisco!…posso esserle di aiuto?>>
<<si, mio caro Luxxan. Sai dov’è andata Diane?>>
<<certamente Lord Hubert. L’ho vista uscire dalla base. Credo che sia
andata verso il mare…>>
<<sareste così cortese da andare a chiamarla e farla di venire nei miei
alloggi?>>
<<non ci sono problemi, farò come voi desiderate. Ma come mai non avete
cercato di mettervi in contatto con lei, attraverso l’olocom?>>
<<ci ho provato. Ma probabilmente Diane deve avere lasciato il suo olocom
lontano da se. Nonostante i miei tentativi non risponde>>
Mentre Hubert si dirigeva nei suoi alloggi, Luxxan uscì dalla base. Il mare si
trovava a poca distanza dalla base tansiana. Peraltro raggiungerlo a piedi
avrebbe comportato sprecare del tempo che a detta di Hubert non era il caso.
Quindi per ovviare a tutto ciò, il sott’ufficiale tansiano penso bene di usare
uno speeder.
A bordo di quel mezzo, poté raggiungere il mare velocemente. Durante il
tragitto ammirò il magnifico panorama. Lo spazio tra il mare e la base era
occupato da una fitta sottoboscaglia e da rocce di gran bellezza. Vicino al
mare si elevavano delle piccole dune di sabbia. Onde evitare che la sabbia
stessa potesse rovinare i delicati strumenti elettronici del suo speeder,
Luxxan convenì prudente andare in spiaggia a piedi. Si stava avvicinando
alla battigia, quando Diane emerse da una nuotata sottacqua. Indossava un
bikini mozzafiato che metteva in bella evidenza le sue curve. Diane notò la
presenza del militare tansiano. Lo saluto e si avvicinò alla sua salvietta per
asciugarsi.
<<sergente Kallan, non mi dica che è venuto in spiaggia appositamente per
me…>>
<<purtroppo si, signorina. E non per caso. Sono qui per ragioni di
servizio…>>
<<capisco-disse seria Diane-…mi sta cercando qualcuno?>>
<<…si, la sta cercando Lord Hubert. Desidera che lei lo raggiunga il prima
possibile. Da quello che ho capito desidera lasciare il pianeta…>>
<<le ha fatto presente per dove?>>chiese la ragazza mentre incominciava a
rivestirsi.
<<purtroppo no, mia signora. Sono venuto di persona a cercarla ed
accompagnarla…>>

91
<<molto bene sergente-disse Diane sorridendo-sono pronta. Andiamo
pure…>>.

Circa un’ora dopo Hubert si sedette nel retro della navetta. Insieme a lui
c’era la giovane kreek che lo accompagnava quasi come un ombra, tutte le
volte che si doveva spostare da un pianeta all’altro. Dietro insistenza dello
stesso Hubert, l’imperatore Maxxan, aveva acconsentito che il sergente
Kallan e un altro soldato semplice, li accompagnassero nel viaggio di
trasferimento su Trix. La navetta tansiana si staccò dalla superficie
planetaria, attraversò l’atmosfera per poi effettuare il salto nell’iperspazio
alla volta di Trix.

II
Maxxan si mise in contatto olografico con Huxxen:-
<<Ammiraglio Huxxen ci sono delle novità>>
<<sono ai vostri ordini maestà…>>
<<dovrete mandare mio figlio in missione su Trix, nel Sistema Riel. Lì si
dovrà incontrare con un uomo che risponde al nome di Hubert. Quando lo
avrà riconosciuto, dovrà fare esattamente ciò che gli indicherà questo
Hubert…>>
<<…farò come lei desidera maestà, ma se il principe Anakais si volesse
opporre a questa missione?>>
<<ditegli che è un ordine imperiale, in ogni caso se dovesse crearvi
problemi, dategli una botta in testa e speditelo su Trix>>
<<come voi ordinate maestà…>>disse Huxxen ridendo.
Per qualche minuto Huxxen rimase pensieroso in silenzio. Quindi agì.
Premette alcuni pulsanti sulla sua consolle. Dopo qualche istante apparve
l’immagine olografica di un giovane tenente.
<<signore sono ai vostri ordini…>>
<<raggiungetemi nei miei uffici immediatamente>>
<<signore, è successo qualcosa di grave?>>chiese il giovane.
<<tenente non fate altre domande. Raggiungetemi il prima possibile.
Quando arriverete, vi farò sapere di che cosa vi dovrete occupare
stavolta…>>
<<come voi ordinate signore, passo e chiudo>>.
Il giovane tenente dei servizi di sicurezza tansiani, si fermò turbato davanti
al bancone del bar, dove stava consumando del Rasky blu, una bibita
alcolica che era una specialità di quel locale. Una ragazza seminuda si
avvicinò al giovane ufficiale:-
<<ti vuoi divertire con me?>>
Il giovane soldato sorrise. Bevette tutto in una volta il suo Rasky blu. Quindi
si rivolse alla giovane:-
<<sarà per un’altra volta mia cara. Purtroppo il mio capo mi ha richiamato
in servizio. Devo andare a lavorare…grazie lo stesso>>
<<ciao carino…>>
Il giovane ufficiale uscì dal bar. Curiosamente questo portava come nome
“La Taverna dell’Assassino”. Fuori dal locale si ritrovò in mezzo ad un
andirivieni di gente non proprio rispettabile. Daltrocanto “la taverna” si
trovava in uno dei quartieri malfamati di TansusCity. Notò due bellimbusti
che giravano con estrema curiosità attorno al suo speeder.

92
<<non è in vendita…>>disse a voce alta rivolto ai due bulli.
<<…non ti abbiamo chiesto il prezzo-rispose quello che sembrava il capo-
…ma se proprio insisti, puoi anche pagarci…>>
<<uh…non capisco-disse con aria sfrontata il giovane sott’ufficiale-sapete,
dalle mie parti, mi hanno insegnato che se qualcuno chiede un pagamento,
lo richiede perché ha fornito una certa prestazione. Voi che servizio mi avete
involontariamente procurato?>>
<<il ragazzo ha voglia di scherzare-disse il capo dei bulli- credo che prima
di pagare, forse potremo anche fargli un bel servizio. Così cesserà di
lamentarsi che lo facciamo pagare senza avergli fatto niente…>>
Il giovane sbadigliò.
<<fossi in voi, lascerei perdere e me ne andrei a casa…>>
<<…però, il ragazzino sembra un duro, credo proprio che abbia bisogno di
una bella lezione…>>.
I due bulli si avvicinarono baldanzosi in direzione del giovane tenente.
Quest’ultimo fece un salto all’indietro. Con le mani saltò in direzione di un
lampione. Girò attorno ad esso per due volte, Quindi si lanciò in direzione
dei due malcapitati. Con ambedue stivali colpì in faccia
contemporaneamente i due bulli, che caddero all’indietro. Un sorriso
maligno si formo sul viso del giovane ufficiale tansiano.
<<è sufficiente o debbo continuare…>>
I due bulli non risposero. Si alzarono e se la dettero a gambe. La gente che
aveva fatto da pubblico, si allontanò lasciando il giovane militare solo
insieme al suo speeder. Finalmente il giovane tenente poté levarsi in volo
per dirigersi verso la torre del potere di TansusCity, dove l’attendeva per
una nuova missione, nientemeno che l’Ammiraglio Huxxen, comandante
Supremo delle forze armate tansiane!.

Campo di esercitazioni Taronth tre.


Un battaglione di giovani reclute marciava agl’ordini del sergente istruttore
Karollo. Poco distante, una decina di soldati si esercitavano a fare il loro
percorso di guerra. Un paio superarono un muro piuttosto alto, passarono
attraverso un tunnel, quindi strisciarono per evitare di essere folgorati da un
piccolo campo di filo spinato elettrizzato. Saltarono un altro muro, quindi
nel tentativo di superare un nuovo ostacolo, caddero all’interno di una pozza
d’acqua. Mentre ciò avveniva, dietro di loro un biondino, ripeteva il loro
stesso percorso, impiegando esattamente un terzo del tempo da essi
impiegato. Quando poi arrivò all’altezza dell’ostacolo antecedente la
pozzanghera, il biondo soldato lo superò facilmente. Nel superare la
pozzanghera mise un piede in testa ad uno dei due malcapitati, avendo anche
la sfrontatezza di ringraziare per l’insperato aiuto, il poveretto.
Quando questi si rialzò e si diresse minaccioso verso l’aitante biondino, non
credete ai propri occhi nel riconoscere nel biondo soldato, nientemeno che
l’erede al trono di Tanso.
<<…ehi tu, oh mi scusi altezza imperiale…>>
<<…no soldato, scusami tu. Non avrei dovuto usare la tua testa come
trampolino per completare il percorso di guerra…>>
<<non fa niente altezza-il giovane soldato si allontanò frastornato, poi
rivolto ad alcuni commilitoni-…hai visto chi è quello?. E’ il principe
Anakais!>>

93
<<non credevo che un personaggio del suo rango si addestrasse insieme a
noi…>>
<<neppure io!>>
In quell’istante un porta ordini si avvicinò all’istruttore del campo.
<<un messaggio da parte del comandante>>
L’istruttore prese in mano l’olocapsula, la girò. L’immagine miniaturizzata
del comandante del campo apparve per impartirgli un ordine:-
<<sergente…convochi il principe Anakais, e lo mandi nei miei uffici…>>.
Subito dopo l’olocapsula si spense. Il sergente istruttore si avvicinò ad
Anakais.
<<Altezza, ho ricevuto istruzioni in merito da parte del comandante del
campo. Siete stato convocato nel suo ufficio…>>
<<…pensavo che la mia presenza in questo campo fosse tenuta segreta. Chi
ha comunicato la mia presenza al comandante?…perlomeno, le ha spiegato
per quale motivo sono stato convocato?>>
<<no altezza, non mi sono state date altre notizie in merito. Ho soltanto
ricevuto l’incarico di avvertirla che l’attendono nell’ufficio del
comandante…>>
<<molto bene-disse deciso Anakais-…andrò immediatamente dal
comandante. Così mi spiegherà che cosa desidera da me, poi potrò tornare
qua per completare gli ultimi esercizi…>>
<<come desiderate altezza>>concluse il sergente.
Suo malgrado, Anakais si allontanò dal campo sotto lo sguardo curioso di
tutti i soldati presenti sul campo di addestramento. La notizia che uno dei
soldati in addestramento, fosse nientemeno che il principe ereditario
tansiano, corse di bocca in bocca per tutto il campo.
Anakais camminò velocemente verso gli edifici del comandante, superò il
primo posto di guardia, quindi fece le scale e salì al primo piano dove si
trovava il comandante. Suonò attraverso l’intercom. Una voce rauca
rispose:-
<<avanti…>>
Anakais premette un pulsante e la porta scorrevole dell’ufficio del
comandante si aprì. Il giovane principe si mise sull’attenti di fronte al
comandante del campo:-
<<riposo-rispose questo-…mi scusi altezza se l’ho fatta chiamare. Per essere
sinceri non sapevo neppure della sua presenza al campo…>>
<<…allora chi le ha riferito della mia partecipazione al corso
d’addestramento?…>>chiese curioso.
<<mi è stata appena trasmessa questa olocapsula, forse il messaggio ivi
contenuto le fornirà una risposta alla sua domanda>>
Anakais prese in mano l’olocapsula. Senza perdere ulteriore tempo la girò.
Immediatamente un immagine olografica apparve. Il personaggio ivi
rappresentato era un individuo ben conosciuto da parte del giovane
principe:-
<<…dovevo immaginarmelo, Huxxen!>>
<<altezza, raggiungetemi urgentemente alla Torre del potere. Ho da
consegnarvi delle istruzioni impartitemi personalmente dall’Imperatore>>Il
messaggio olografico si spense subito dopo.
<<Mio Padre…Huxxen-disse perplesso Anakais-…comandante è possibile
usufruire di uno speeder militare?>>
<<certamente altezza, do immediate istruzioni in merito>>

94
<<la ringrazio>>
Il comandante si mise in contatto con alcuni addetti, e subito dopo uno
speeder militare comparve all’ingresso degli uffici dell’ufficiale tansiano.
Il principe ereditario fece il saluto militare all’indirizzo del comandante
della base che contraccambiò. Quindi lasciò la stanza, ed uscì all’aperto.
Osservo per qualche istante l’intera base, vide uno stormo di uccelli
migratori volare per il cielo, quindi decise di salire a bordo dello speeder
messogli a disposizione dalle autorità della base. Finalmente si levò in volo
dirigendosi in linea retta verso la Torre del potere. Il cielo sopra TansusCity
era affollatissimo di veicoli da e per la città. La torre di controllo del
traffico cittadino, captò la frequenza radio dello speeeder di Anakais. Si
avvide immediatamente che si trattava di un veicolo militare.
<<stazione comando a Speeder Nm3>>
<<qui Speeder Nm3…attendo istruzioni, sono in possesso di un codice di
autorizzazione di prima classe 0000124n10, chiedo priorità assoluta per
dirigermi alla Torre del potere…>>
<<abbiamo ricevuto il vostro codice di autorizzazione, attendete qualche
istante -l’operatore rimase allibito quando constatò che quel codice,
corrispondeva al codice personale del principe ereditario-…altezza potete
proseguire. Desiderate essere affiancato da una scorta di motospeeder?>>
<<no grazie, fate in modo di lasciarmi libera la rotta in direzione della Torre
del potere…>>
<<come voi desiderate altezza, passo e chiudo>>
Da quel momento la corsa di Anakais a bordo del suo speeder militare
avvenne senza interferenza e senza ostacoli. Anakais atterrò nel molo di
attracco nord della Torre del potere. Per una strana coincidenza, il suo arrivo
corrispose all’attracco dello speeder di un giovane ufficiale della sicurezza
tansiana. Lo stesso giovane ufficiale che si era precedentemente distinto in
un breve scontro con una banda di bulli. Due giovani scesero dai loro
rispettivi speeder. Distavano l’uno dall’altro circa cento metri. Ambedue si
diressero, anche in questo caso quasi in sintonia e in simultanea, verso
l’ingresso della Torre del potere dalla zona del molo nord. Il primo ad
attraversare la porta scorrevole, che permetteva l’accesso agl’ambienti
interni del grande palazzo sede degli uffici centrali del Governo imperiale
tansiano, fu Anakais. A breve distanza dal principe, appena una decina di
metri, seguiva il giovane ufficiale della sicurezza. Ambedue si diressero
verso il turboascensore che portava agli Uffici del Comando Centrale
tansiano. Anakais vi entrò per primo, attese qualche istante, il tempo
sufficiente affinchè entrasse anche il giovane ufficiale, quindi premette il
pulsante con cui comandò la chiusura della porta a scorrimento del
turboascensore.
<<desidera andare in qualche piano in particolare?>>chiese Anakais al suo
dirimpettaio.
<<all’ultimo piano, grazie>>
<<che curioso-sorrise il giovane principe-…anch’io>>
Per alcuni minuti, che parevano durare in eterno, il turboascensore schiacciò
i due individui per terra, tanta era la forza con cui risalì i vari piani della
Torre fino ad arrivare all’ultimo. Tra i due individui non venne proferita
alcuna parola. Il giovane ufficiale si era reso immediatamente conto
dell’importante personaggio che si trovava di fronte. Ma poiché il tutto
faceva parte del suo lavoro, non manifestò nessun stupore, almeno non fece

95
trasparire nessuna sorpresa nei confronti di Anakais. Al contrario Anakais
non aveva la benché minima idea di chi si trovava di fronte. Non che gliene
importasse granché. Vedeva così tanta gente, giorno dopo giorno, che uno in
più non gli creava alcun problema. All’arrivo all’ultimo piano del
turboascensore, i due giovani uscirono diretti verso un ufficio posto al lato
ovest della Torre del potere. Un ufficio che ambedue conoscevano molto
bene. Il fatto che il giovane ufficiale che gli aveva fatto compagnia poco
prima all’interno del turboascensore, continuasse imperterrito a fare il suo
stesso tragitto, mise in allarme Anakais.
<<non trova curioso che continuiamo a fare la stessa strada?>>
<<già-disse conciso il giovane tansiano-…forse stiamo andando ad
incontrare la stessa persona…>>
<<può anche darsi>>.
I due arrivarono in prossimità della porta scorrevole antistante l’ufficio di
Huxxen. Prima ancora che uno dei due giovani suonasse attraverso
l’intercom, la grande porta scorrevole si aprì. Ciò permise di intravedere un
uomo anziano seduto dietro una grande scrivania.
<<che coincidenza- esclamò divertito nel vedere Anakais insieme al giovane
ufficiale tansiano-…siete arrivati insieme, e nello stesso momento. Venite
dentro tutti e due vi stavo giusto aspettando>>
Lo stupore nel sentire queste parole si manifesto sia nel viso di Anakais che
nel viso del giovane agente tansiano. In ogni caso tutti e due entrarono
all’interno dell’ufficio di Huxxen. L’anziano comandante stava seduto come
suo solito con le spalle rivolte verso una grande vetrata. L’interno
dell’ufficio di Huxxen era ridotto all’essenziale. Come era caratteristica del
carattere dello stesso Huxxen.
<<sono contento che abbiate già fatto conoscenza-disse Huxxen senza
perdere ulteriore tempo-…Principe Anakais…tenente Riuga. E ora
velocemente al motivo per cui voi siete qua. Altezza ho un ordine imperiale
da impartirvi, vostro padre mi ha incaricato di dirvi che dovrete prendere un
Higol dell’ultima generazione, e dirigervi nel Sistema Riel. Qui atterrerete
sul pianeta Trix. Dopo di che dovrete mettervi in contatto con un certo
Hubert. Dovrete eseguire dettagliatamente ciò che vi indicherà di fare questo
individuo. Quanto a voi-disse rivolto a Riuga- dovrete fare da guardia del
corpo al principe ereditario, è tutto potete partire…>>
<<così su due piedi senza neppure la possibilità di obiettare?>>protestò
Anakais.
Huxxen sorrise.
<<si, altezza, dovete partire immediatamente. In caso di rifiuto da parte
vostra, ho ricevuto l’autorizzazione da parte di sua Maestà, di darvi una
botta in testa ed un calcio nel culo e di imbarcarvi a forza all’interno
dell’Higol…>>
Riuga sorrise nel sentire le ultime parole di Huxxen.
<<non c’è altro tempo da perdere. Appena sarete partiti, farò innalzare lo
scudo spaziale. Nessuno potrà più uscire o entrare una volta attivato lo
scudo…>>
<<ma che cosa sta succedendo Ammiraglio, almeno questo c’è lo potete
dire…>>domandò duro Riuga
<<la guerra…caro Riuga, è scoppiata la guerra con Hab’kreek…>>

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Al sentire queste ultime parole, i due tansiani capirono il significato delle
affermazioni di Huxxen. Il tanto temuto scontro con l’aggressiva stirpe di
combattenti stellari, aveva finalmente avuto inizio.
<<quando è iniziata l’invasione?>>
<<due microm fa, nel Sistema Olenso…>>
Per qualche micros calò il silenzio all’interno dell’ufficio di Huxxen. Quindi
il giovane principe prese l’iniziativa.
<<dove si trova la nostra astronave?>>.
Huxxen non rispose. Premette un pulsante. La vetrata del suo ufficio
scomparve. Subito dopo comparve un molo di attracco mobile. Lì a fianco
c’era ormeggiato un caccia pesante della classe Higol. Era un caccia
potentemente armato dotato di quattro posti. I due tansiani salutarono
l’anziano Ammiraglio, salirono a bordo dell’Higol, accesero i propulsori e si
allontanarono. Poco dopo puntarono decisamente verso la ionosfera e quindi
uscirono dall’atmosfera planetaria.

III
Katiuga spense l’olovisore. Si riaccesero le luci. Richer appariva sempre più
perplesso.
<<chi sono quei due?>>
<<le immagini parlano chiaro>>obiettò Katiuga
<<non sto parlando nel senso di chiedere nomi e cognomi dei protagonisti di
questa storia, vorrei sapere che ruolo hanno quei due in tutto ciò>>
<<è una bella domanda-commentò Aliuga-…sfortunatamente non lo
sappiamo neppure noi. Sia il principe Anakais che il tenente Riuga
avrebbero dovuto impadronirsi di un arma che avrebbe permesso a Tanso di
respingere l’attacco dei kreek e magari passare alla controffensiva… >>
Katiuga controllò l’orario.
<<sono passati tre microm da quando abbiamo iniziato ad esaminare
l’ologramma. Forse sarebbe preferibile rinviare la nostra analisi a domani-
disse Katiuga- se lo desiderate potrei accompagnarvi per visitare la
base…>>
<<lo gradiremo molto>>rispose deciso Richer.
Dopo aver salutato Aliuga e Fituga, Richer, insieme a Jane camminò in
direzione di Katiuga.
<<possiamo andare se non avete altro da fare…>>
<<si andiamo-rispose Katiuga piegando alcuni fogli-…avrei intenzione di
mostrarvi la nostra zona dimora…>>
<<in che senso?>>chiese incuriosita Jane. La ragazza terrestre si sorprese di
aver recuperato l’uso della parola.
<<sono contento che sia finalmente passato l’effetto del liquido rigenerante
sulle sue corde vocali mia cara-disse con un ampio sorriso Katiuga-…così
mi concede la gioia di sentire la sua voce!. Dopodiché per rispondere alla
sua domanda mia cara, lei deve sapere che viviamo qui sotto da circa
trent’anni. Se non avessimo apportato alcuni cambiamenti, diciamo estetici,
non credo che saremmo sopravissuti a lungo qua giù. Mi segua e vedrà che
cosa intendo con quello che le sto raccontando…>>
I due terrestri, insieme al tansiano, uscirono dalla sala in cui avevano
trascorso tutto quel tempo, camminando attraverso un lungo corridoio. Per i
primi cento metri, questo corridoio altri non era che un breve tunnel

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completamente circondato di duracciaio. Dopo la struttura del “corridoio”
cambio completamente. Infatti il passaggio interno si rivelò formato nella
parte bassa dalla usuale struttura in duracciaio, mentre la parte alta si rivelò
formato in trasparacciao. Questa conformazione del transito, permise ai tre
di poter osservare l’immensità della base sotterranea tansiana. Questa base
aveva dell’incredibile. Da quello che poteva venir considerato il “soffitto”
della base al cosiddetto “pavimento”, vi era un’altezza di circa duemila
metri!. La base era lunga dieci chilometri e larga quattro. Richer non aveva
mai visto qualcosa del genere.
<<devo riconoscere che in tutti questi anni vi siete rimboccati le
maniche>>commentò nell’ammirare la vastità della base tansiana. Ma
quello che colpiva in particolare, era che il cosiddetto “cielo”, aveva le
sembianze del cielo vero e proprio, con tanto di sole e nuvole!.
<<come siete riusciti ad ottenere ciò?>>disse Richer alludendo al soffitto
della base.
<<ma non siamo sottoterra?-chiese perplessa Jane- come è possibile che da
qui si veda il sole e l’azzurro del cielo?>>
<<bello vero?-rispose con noncuranza Katiuga-…ci serve per rendere meno
penosa la nostra permanenza qua sotto, però è pur sempre un illusione!>>
<<non mi vorrete dire che questo è soltanto una proiezione…>>obiettò
Richer.
<<esatto mio caro amico, tutto quello che vedete la sopra-disse alludendo al
“cielo”-…altri non è che la proiezione olografica del vero cielo tansiano!>>
<<fantastico!…-esclamò Jane-…è come se fossimo al cinema!. John che ne
dici se ci facciamo dare il brevetto di questo sistema di proiezione, e lo
portassimo sulla Terra?. Pensa che film fantastici si potrebbero proiettare
con un sistema del genere. Faremo un sacco di soldi...>>
<<per me Hogan ha ragione- Richer commentò sarcastico l’ultima
affermazione di Jane-…questo pianeta non si addice affatto alle donne
terrestri!. Questo mondo è troppo eccitante per voi!>>
L’anziano tansiano sorrise nel sentire la battuta sarcastica di Richer. Jane
non era dello stesso avviso. Infatti si rabbuio. I tre camminarono fino ad
arrivare all’altezza di un grande balcone. Da qui poterono ammirare per
intero lo spettacolare panorama offerto dalla zona dimora della Base
tansiana. Davanti a loro esisteva una piccola città con tanto di grattacieli.
<<venite scendiamo al livello terra. Da lì prenderemo un mezzo per andare
nell’alloggio che abbiamo deciso di assegnarvi…>>
<<come è possibile arrivare al livello terra?. Farete venire a prenderci
qualche speeder?>>
<<no-disse risoluto Katiuga-…prenderemo il pozzo gravitazionale>>
<<il pozzo che?…>>chiese perplesso Richer.
<<prenderemo quello>>disse Katiuga alludendo al sistema usato proprio in
quel momento da un civile tansiano. Questi arrivato all’altezza del tunnel
fuoriuscì dal pozzo gravitazionale passando davanti a Katiuga e ai due
allibiti terrestri.
<<buongiorno colonnello Katiuga>>disse il civile tansiano passando davanti
ai tre e proseguendo poi per assolvere chissà quale lavoro.
<<venite…non c’è nessun pericolo>>.
Così dicendo entrò all’interno del pozzo gravitazionale. Questo era formato
da un raggio di luce bicolore azzurrino-giallo. Se si entrava dal lato
azzurrino del raggio di luce, si sfruttava la spinta discendente del pozzo. Al

98
contrario, usando il lato giallino del raggio di luce che formava il pozzo
gravitazionale, era possibile ascendere. Prima Katiuga, poi Jane ed infine
Richer, entrarono all’interno del pozzo ed iniziarono la fase di discesa al
livello terra della base. Tutta l’operazione richiese circa dieci micron.
Quando arrivarono al livello terra, alla base del pozzo trovarono due guardie
armate. Queste misero a disposizione dei tre uno speeder che venne pilotato
da Katiuga. Avanzarono in direzione nord verso la periferia della piccola
città sotterranea.
<<mi scusi colonnello…-chiese Richer- quanto tempo ha richiesto la
realizzazione di tutto questo?>>
<<come le ho anticipato poc’anzi, sono circa trent’anni che lavoriamo qua
sotto e ci viviamo. Diciamo che abbiamo impiegato il tempo dall’inizio
della conquista kreek del nostro pianeta ad oggi, per costruire tutto
questo…>>
<<ma i vostri…diciamo padroni, come mai non sono riusciti a scoprire tutto
questo?…>>
<<perché questa base si trova esattamente a circa dieci chilometri di
profondità!>>.

La rilevazione di quanto “sotto il suolo” fosse la base tansiana, provocò un


senso di oppressione ai due terrestri. Per tutto il resto del tragitto, Jane e
Richer stettero in silenzio. Si limitarono ad ammirare la straordinarietà delle
realizzazioni fin lì attuate dai tansiani. E questo finì per renderli ancor più
depressi in considerazioni di quello che la civiltà tansiana era in grado di
tradurre in realtà. Se una civiltà così avanzata era stata spazzata via così
facilmente dai propri nemici, che pericolo potevano rappresentare i kreek o i
krunns per la Terra?. Infatti nonostante i passi da gigante effettuati dai
terrestri sul piano dell’evoluzione tecnologica negli ultimi cinquant’anni, la
civiltà terrestre non era affatto in grado di realizzare opere così avanzate,
come quella che i nostri due eroi stavano ammirando in quel momento.

Katiuga fermò il suo speeder alla periferia della città sotterranea. Davanti a
loro si trovava una piccola villetta con tanto di giardino e sedia a dondolo di
fuori.
<<voi alloggerete qui per oggi-disse Katiuga-cercate di riposare. Domani
mattina verrò a prendervi e continueremo la nostra conversazione…>>
<<domani mattina?-chiese perplesso Richer-…siete in grado di simulare
l’alternanza tra giorno e notte, qua sotto?>>
<<si amico mio. Si ricordi che questa altri non è che la proiezione olografica
del vero giorno tansiano e quindi, della vera notte tansiana. Io adesso devo
lasciarvi. Troverete nel vostro appartamento tutto quello che vi occorre,
arrivederci a domattina…>>.
Detto ciò l’anziano tansiano, accese il suo speeder e se ne andò. I due
terrestri rimasero soli. Soli all’entrata di un giardino alieno, in prossimità di
una villetta aliena, a dieci chilometri sottoterra di un pianeta alieno e a soli
trentamila anni luce da casa!.

Jane e John entrarono all’interno dell’alloggio loro assegnato dai tansiani.


L’arredamento di quell’appartamento era piuttosto sobrio. Appena entrati si
trovarono di fronte ad un grande salone. Al centro c’era un grosso tavolo di
forma ovale. All’apparenza questo tavolo pareva realizzato con un tipo

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particolare di legno. John si avvicinò in prossimità del tavolo e lo toccò. Se
visivamente sembrava fatto di legno, al tatto John non fu in grado di
comprendere di che materiale fosse fatto il ripiano. Al dire il vero, tutti i
mobili presenti in quella stanza e nelle altre stanze, erano fatti dello stesso
materiale diciamo di simil legno. Per il resto, le altre stanze di
quell’appartamento erano nell’ordinario. Per quello che si può definire
ordinario una casa aliena tanto lontano da casa.
Trovandosi a distanza di così tanti anni, sotto lo stesso tetto insieme a John
Richer, fece maturare in Jane l’aspirazione ad una casa tutta per se. Jane
aveva ritrovato il suo antico amore da poco più di due mesi. Ma mai avrebbe
immaginato che si sarebbe ritrovata di lì a poco a dover dormire con John
sotto lo stesso tetto.
<<che ne dici se andiamo a visitare il resto della città?>>propose John
mentre sorseggiava dell’acqua.
<<possiamo?>>
<<…e chi c’è lo impedisce?>>
<<non pensi che i nostri amici potrebbero pensare che noi non ci fidiamo di
loro?>>
<<è esattamente per questo che voglio andare in giro per la città. Voglio
capire quanto li si possa definire nostri amici…>>
<<va bene…-rispose convinta Jane- andiamo allora>>.
I due terrestri lasciarono il piccolo appartamento posto alla periferia della
piccola città sotterranea. Percorsero la breve distanza che li separava dal
piccolo centro abitato in pochi minuti. Inaspettatamente non incontrarono
nessuno. Richer osservò incuriosito la pavimentazione stradale. Questo era
stato realizzato con grandi lastroni di basalto. Richer convennì che la
materia prima con cui realizzare il piano stradale non mancava di certo.
Osservandoli più da vicino, notò che anche i palazzi che formavano la città
sotterranea erano stati realizzati con il basalto. Questo li diede da pensare.
Una civiltà così avanzata che nella realizzazione degli alloggi in cui
riposare, ricorreva ancora a materiale da costruzione tipiche di civiltà
preindustriali. Camminando lungo quella via, giunsero all’altezza di un
locale, di un pub per l’esattezza. L’occhio attento dell’agente della sicurezza
terrestre, quale era in fondo Richer, cadde sull’insegna di questo locale.
Questa insegna evidenziava in caratteri cubitali delle parole in tansiano.
Dato che i tansiani usavano un alfabeto differente rispetto a quello terrestre,
che nel venticinquesimo secolo dopo la fondazione prima dell’O.S.U, e poi
della Federazione terrestre, era l’alfabeto latino, Richer sulle prime, non fu
in grado di decifrarne il significato.
<<entriamo>>disse a Jane.
<<sei sicuro?>>
<<non penserai che sono arrivato fin qui, per poi tornare indietro…>>
<<pensavo che fosse più prudente non farci notare da queste parti…>>
<<invece è esattamente ciò che voglio. Intendo entrare qui dentro e vedere
di persona che tipi sono questi tansiani…>>.

Detto ciò Richer varco la porta d’ingresso del locale seguito da Jane.
L’interno del pub alieno era particolare. Richer constatò che l’illuminazione
era soffusa, non particolarmente vivace. Si udiva una piacevole melodia in
sottofondo. Il locale era abbastanza grande, e questo non lo si poteva
desumere visto dal di fuori. Misteriosamente per essere l’unico centro di

100
ristoro della piccola città sotterranea non c’era molta gente, si e no una
decina di persone ai tavoli, un barista e due cameriere al bancone. Oltre a
questo, la loro presenza non passo inosservata. Non poteva essere altrimenti
vista la differenza di corporatura che esisteva tra un tansiano tipico e un
terrestre. I tansiani sono una razza che in termini di paragone terrestri, si può
definire gigantesca. Infatti l’altezza media dei tansiani si aggirava sui due
metri e mezzo. C’erano tansiani che superavano con facilità i tre metri di
altezza!. Erano anche piuttosto robusti!. Per il resto erano molto simili ai
terrestri. Ora se Richer si poteva definire un uomo piuttosto imponente
secondo i parametri terrestri, il suo metro e novanta era piuttosto irrisorio
rispetto ai termini di paragone tansiani!. Se a questo si univa l’altezza di
Jane, una donna normale sul metro e settanta, queste “dimensioni ridotte”dei
nostri due eroi, non sfuggivano all’occhio indagatore degl’avventori presenti
del pub tansiano. Se non fosse che tutti i presenti erano già informati
sull’arrivo nella loro città di un piccolo gruppo di alieni, in tutto molto simili
ai loro nemici kreek, pur non essendo affatto kreek, probabilmente i due
terrestri sarebbero stati attaccati in altre circostanze. Richer percepì lo stato
di tensione che la loro presenza nel Pub, aveva provocato fra la gente del
posto, ritenne quindi più prudente andar via e far ritorno nell’alloggio loro
assegnato dai capi della resistenza tansiana.

Quella sera Jane e John cenarono a lume di candela e quasi senza volerlo, si
ritrovarono abbracciati uno a fianco dell’altra di fronte a quello che
sembrava un caminetto. Sorseggiavano una bevanda calda a base alcolica.
<<…hai notato quanto sono imponenti questi tansiani -disse Jane-ma
soprattutto come ci hanno squadrato in quel locale?>>
<<si-rispose John sorseggiando la sua bevanda-…peraltro ciò che mi ha
colpito in particolare, non è tanto il come ci hanno osservato. Devi capire
che il loro atteggiamento è giustificabile. Da quello che ci ha spiegato
Katiuga, questi kreek sono molto simili a noi. Il che getta un ombra
sull’origine stessa della nostra razza. Potrebbe anche darsi che noi terrestri
altri non siamo che il prodotto dello sviluppo di un’antica colonia kreek
atterrata millenni fa sulla Terra. Messo in questi termini verrebbero a cadere
tutte le ipotesi che si sono fatte sulle varie specie di ominidi da cui sarebbe
poi disceso l’homo sapiens sapiens a cui noi apparteniamo…>>
<<stati divagando…>>lo rimbrotto bonariamente Jane.
<<si hai ragione-riprese John-…quello che mi ha maggiormente incuriosito
è la conformazione di quel locale…>>
<<non mi è sembrato così diverso da un comunissimo pub terrestre…>>
<<ed è esattamente qua che volevo arrivare-precisò John-…è molto simile
ad un pub terrestre!>>
<<che cosa c’è di male in tutto ciò?>>insistette Jane.
<<assolutamente niente-concluse infine John-…a parte il fatto per me non
trascurabile, anzi decisivo che qua non siamo sulla Terra, bensì su Tanso!>>
<<sai non ci avevo fatto caso-riconobbe Jane-…piuttosto…-disse poi con
espressione assonnata- come ci comportiamo stanotte?>>
<<che cosa vorresti dire?>>rispose John facendo finta di non capire.
<<senti bello mio-disse chiaramente Jane-…forse avrai notato che per pura
curiosità in questo appartamento esiste una sola camera da letto…>>
<<e con ciò?>>obietto con faccia tosta Richer.
<<non vorrai mica dormire insieme a me nello stesso letto?>>

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<<se vuoi prendiamo un pennarello e dividiamo a metà il materasso.
Dopodiché tiriamo a sorte, testa o croce, chi vince sceglie in quale parte del
materasso dormire…>>
<<e io stanotte dovrei dormire insieme a te?>>
<<perché ti faccio così schifo?>>
<<…chi mi garantisce che stanotte te ne stai dalla tua parte semplicemente a
dormire?>>
<<te lo garantisco io!>>rispose deciso Richer.
<<…sai non mi rassicura affatto la tua garanzia-disse con tono civettuolo
Jane-non vedo come tu potresti rimanere indifferente, in considerazione del
fatto che io la notte dormo completamente nuda…>>
<<davvero?-fece sorpreso Richer-non mi ricordavo di questa tua
abitudine>>
<<si, pertanto onde evitare complicazioni, io stanotte dormo nel letto, e tu
sul divano!>>.
Detto questo Jane si scostò da Richer, si mise in piedi andando in direzione
della camera da letto. Chiuse la porta e lasciò fuori John letteralmente a
bocca aperta.

102
Capitolo VII

Ludmilla camminava nervosamente avanti e indietro in sala riunioni, era in


trepidante attesa di incontrare Hogan per chiedergli l’autorizzazione
all’allestimento di una nuova spedizione all’esterno, composta da lei e da
Sam Gijon. Per operazioni di questo tipo, il consenso del gigantesco
ingegnere era necessario in quanto ad Hogan, Richer, prima di uscire in
missione, aveva delegato il comando della spedizione. In realtà
l’impazienza della Shepova, derivava dalla decisione assunta da Richer di
consentire a Jane, e non a lei, di accompagnarlo nella nuova missione di
perlustrazione della città. Alla russa questa scelta del capo spedizione
proprio non andava giù.
Hogan entrò in sala riunioni con un mucchio di scartoffie sotto braccio.
Intravide la giovane russa. Gli sorrise e appoggiò le carte in suo possesso sul
tavolo centrale della sala ristoro. Incuriosita Ludmilla chiese:-
<<che cosa sono quelle?>>
<<dici queste?- chiese Hogan sorpreso-un mucchio di cartacce…>>concluse
l’ingegnere sorridendo.
<<che cosa stai cercando di nascondere?>>lo incalzò la giovane russa.
<<proprio niente, devi sapere che non è per niente facile rintracciare sul
computer tutta la miriade di fili e connessioni elettriche di questa
bagnarola…>>
<<forse perché non hai un feeling particolare con il computer…>>lo
canzonò Ludmy.
<<hai ragione, ma forse con il tuo aiuto…>>
<<vuoi che mi metta al computer e ti guidi nell’interpretazione degli
schemi?…>>
<<lo faresti veramente?>>
<<e perché no!-disse entusiasta la ragazza- dov’è il computer centrale?>>
<<dovremo andare in sala comando…>>
<<orsù che aspettiamo>>
<<dopo di te…>>concluse sorridendo Hogan-“t’ho fregato”-pensò tra se il
biondo ingegnere.
Camminarono velocemente e Ludmilla come promesso, si mise dietro lo
schermo del computer per guidare la fase di montaggio del dispositivo di
occultamento. Poi all’improvviso la giovane russa si fermò. Rimuginò
qualcosa dentro, si girò nella direzione del biondo ingegnere e soltanto a
questo punto, si rese conto di quanto stupidamente si fosse lasciata
abbindolare da Hogan, ma ormai non poteva più tornare indietro.
<<mi sai dire il perchè tutto questo?>>
<<prima di spiegartelo-rispose Hogan -…dovrò cercare di capire se quello
che ho progettato è funzionante…>>
<<perché se ciò non fosse, che cosa accadrebbe?>>
<<tu ci hai descritto sia le dimensioni della base, che la grande astronave dei
krunns. Ora supponi che i nostri “amici” scoprano dove abbiamo nascosto la
nostra navetta…>>
<<…ebbene…>>

103
<<tu pensi che possediamo i mezzi per affrontarli in campo aperto, nel caso
in cui volessero venire a chiederci che cosa ci stavamo facendo a casa
loro?>>
<<debbo riconoscere che se io fossi stata al loro posto, sarei piuttosto
incazzata…>>
<<loro sono anche piuttosto grossi, in proporzione saranno doppiamente
incazzati! >>
I due risero.
Dopodiché si misero al lavoro.
Hogan prese per se un comlink dirigendosi nella sala del generatore.
Precedentemente aveva steso i cavi con cui collegare il suo dispositivo di
occultamento al generatore stesso. Il problema che l’ingegnere terrestre,
doveva risolvere era attinente alla tenuta del sistema. Infatti il suo
dispositivo assorbiva molta energia. C’era quindi il pericolo che la potenza
erogata dal generatore fosse insufficiente. In questo caso per poter far
funzionare il suo apparato di mascheramento, avrebbe dovuto fare delle
modifiche al generatore oppure, e questa era la scelta più ardua da attuare,
spegnere alcune funzioni essenziali che l’Excelsior forniva al proprio
equipaggio. Sapeva bene che questa scelta avrebbe innescato dei mugugni
tra i suoi compagni d’avventura.
<<Ludmilla, prova a fare una scansione sul computer. Avrei necessità di
capire quanta potenza di riserva possiede il nostro generatore…>>
<<c’è proprio bisogno di fare una scansione?>>
<<si, Ludmilla…>>
<<strano, ma questo coso-disse la ragazza alludendo al generatore-non lo
hai progettato tu?. Se ben ricordo lo hai fatto sostituire su Kentarkh prima di
partire…>>
<<Ludmy…>>
<<Ludmy lo dici a tua madre!. Il mio nome è Ludmilla Shepova, se per caso
te ne fossi dimenticato!>>
<<senti Ludmilla, ma non te lo ha mai detto nessuno che sei proprio una
gran rompiscatole…>>
<<come ti permetti…-disse la russa risentita-…in ogni caso il computer ha
appena concluso la scansione, qui dice che la potenza a nostra disposizione è
di circa duemila megattoni…>>
<<…ma allora stavi già facendo fare la scansione al computer…>>
<<certamente, per chi mi hai preso!. Io sono una professionista che credi?>>
<<…sarai anche una professionista, ma caspita quanto rompi!. Ma come fa
Sam a lavorare con una come te?>>
Proprio in quell’istante, Hogan udì la voce di Gijon attraverso il comlink.
<<me lo sono chiesto anch’io…>>
<<ciao Sam, pensavo che dormissi>>lo salutò Hogan mentre l’americano lo
raggiungeva nella sala del Generatore..
<<con voi due che urlate come dei disperati, come pensi che sia
possibile?>>
<<scusaci se ti abbiamo disturbato-disse con tono pacato Hogan- visto che
sei qua, che ne dici se ci dai una mano?>>
<<e perché no?. Che cosa vuoi che faccia?>>
<<dovresti metterti nella posizione del pilota e provare a premere il pulsante
viola che troverai sulla cloche…>>
<<niente altro?>>

104
<<per adesso no…>>
<<okey. vediamo se posso esserti di aiuto>>. Sam Gijon uscì dalla sala del
generatore percorrendo i pochi metri che lo separavano dalla sala comando.
Una volta giuntovi ebbe modo di osservare per qualche istante Ludmilla
indaffarata sulla tastiera del computer centrale, quindi si sedette sulla
seggiola del pilota. Cercò tra i vari pulsanti presenti sulla consolle del pilota,
il tasto indicatogli da Hogan. Visto che era di color viola, per Sam sembrava
facile, invece:-
<<ehi, ingegnere da strapazzo, dove hai detto che si trova quel coso
viola?>>
<<santa pazienza -sbottò Hogan-che bisogno c’è di esprimersi in quel
modo…>>
<<non ti sarai mica offeso perché ti ho detto che sei un ingegnere da
strapazzo?-cercò di rabbonirlo Sam- era solo un modo per sdrammatizzare
la situazione…>>
<<sarà, certo è che con voi due non è facile lavorare…>>
<<guarda che io sono da solo>>precisò Sam.
Lì a fianco Ludmilla si spanciava dal ridere.
<<io intendevo riferirmi alla tua degna compare Ludmilla, oltre che te
medesimo, quando si fanno certi lavori ci vuole un po’ di serietà>>lo
rimbrottò Hogan.
<<avrai anche ragione-rispose ironicamente Sam-…ma se facessimo come
dici tu, sai che noioso sarebbe questo lavoro, oh guarda, l’ho trovato>>
<<che cosa hai trovato?>>
<<quel coso viola che mi hai chiesto!>>
<<che cosa hai trovato?>>chiese Hogan.
<<se ti parlo di un coso viola, è per rifermi al pulsante che mi avevi indicato
prima…>>
<<okey, okey, premilo e dimmi che cosa accade…>>
<<vaaa beeene, capo…poi, ti faccio sapere>>.
Sam premette il pulsante viola indicatogli da Hogan. Sulle prime non
accadde niente. Ludmilla notò sul computer che il consumo di energia da
parte del sistema aumentò a dismisura. Hogan invece poté constatare tale
consumo direttamente osservando il comportamento del generatore. Anzi
per un momento il colossale ingegnere temete che il generatore
dell’Excelsior non reggesse all’impetuosa richiesta proveniente dal nuovo
dispositivo da lui realizzato.
<<mio caro ingegnere, non so che cosa stai sperimentando, ma qua sembra
che non accada assolutamente niente…>>
<<non è possibile qualcosa deve accadere>>quasi gridò Hogan.
<<e se io ti dico che qua non succede niente, tu mi devi credere…>>
Sam non completò la frase. Quasi per miracolo lo scafo esterno della
navetta, unitamente con le sue ali, incominciò a scomparire, per poi
diventare trasparente ed infine invisibile!.
<<ehi…Hogan che diavolo hai combinato?…qui sta diventando tutto
invisibile…>>
<<davvero?-chiese con tono entusiasta l’ingegnere-…sei veramente sicuro
di quello che stai dicendo?>>
<<di ciò che ti sto dichiarando non sono molto sicuro, però i miei occhi non
vedono più lo scafo. Qui le cose stanno in questo modo, o sto ancora

105
dormendo, ed allora mi devo far dare da Ludmy un pizzicotto per vedere se
sono sveglio, oppure tu stavolta l’hai fatta grossa…>>
<<beh, penso che l’ho fatta veramente grossa, sai quello che stai osservando
è il mio nuovo dispositivo di occultamento. Serve per rendere invisibile ad
occhio nudo, ma anche con sistemi di rilevamento elettronici, un
oggetto…>>
<<sei un genio>>commentò Sam
<<…si forse-commentò sarcastica Ludmilla, un po’ seccata per come era
stata gabbata dall’ingegnere poco prima-se non fosse stato per il mio
aiuto…>>
Hogan non rispose.
Aveva un altro problema da risolvere. Abbandonò la sala del generatore e
raggiunse Sam e Ludmilla nella cabina di pilotaggio.
Al suo arrivo chiese alla ragazza:-
<<nel momento in cui Sam ha premuto il pulsante sulla cloche, hai notato
qualcosa nei diagrammi di consumo di energia?>>
<<si Hogan, come puoi constatare di persona-disse la ragazza indicando sul
terminale l’andamento dei grafici-…nel momento in cui hai attivato il tuo
dispositivo di occultamento, il consumo di energia ha raggiunto quasi il
settantatre per cento della potenza massima del generatore…>>
<<è esattamente questo ciò che mi preoccupa. Il nostro dispositivo ci rende
invisibili ai nostri nemici. Purtroppo non potremo usarlo quando ritorneremo
nello spazio, in quanto il consumo di energia per far funzionare
contemporaneamente i propulsori e il nostro apparato di occultamento,
sarebbe superiore alle capacità del nostro generatore!>>
<<in ogni caso è una grande invenzione-commentò Steve Esposito che
entrò proprio in quell’istante nella sala piloti-…io propongo di festeggiare
questo grande passo in avanti dell’umanità mangiando una bella torta alla
crema…>>
<<sei il solito- disse ridendo Hogan- e vada per la torta…>>
Steve uscì dalla cabina di pilotaggio dirigendosi verso la cucina. Da qui
prelevò una torta preparata per questa occasione. Quindi ritornò indietro. Si
fermò in sala riunioni. Qui venne raggiunto anche dagli altri membri
dell’equipaggio, cioè Bonko, Ranko, Lukas oltre che Sam. Per qualche
tempo Ludmilla continuò ad osservare incuriosita i grafici di consumo
dell’energia. Notò con preoccupazione che se questi fossero rimasti al
livello che il computer registrava sottoforma di diagrammi sul computer,
avrebbero esaurito il loro carburante nel giro di un mese. Hogan notò la
preoccupazione dipinta sul bel volto della russa, e gli fece capire di essere
già a conoscenza del problema.
<<raggiungiamo gl’altri>>disse infine rivolto alla giovane specialista
d’informatica.
Per la prima volta da quando erano atterrati su Tanso, l’intero equipaggio
terrestre, salvo ovviamente Richer, Jane e Tanth, si ritrovarono insieme a
mangiare e discutere in modo spensierato sugli ultimi avvenimenti occorsi
loro fino a quel momento. Come al solito a tener vivo l’ambiente e quindi
sollevare il morale dell’equipaggio ci pensava Steve. L’italoamericano era
un fiume di battute, oltre che una fonte inesauribile di storie di vita vissuta.
Ad un certo punto iniziò a raccontare di una sua avventura con una giovane
teenager, di come quest’ultima lo avesse fatto ridere nel richiamare prima la
sua attenzione, e poi sfilata la T-shirt che indossava, mostrandogli il suo

106
bellissimo seno. Ranko volle poi sapere come fosse finita quella storia, e a
quella richiesta l’italoamericano si rattristò dicendo:-
<<come tutte le grandi storie d’amore, hanno un inizio, un proseguo ed alle
volte anche un termine>>
<<da come ti sei rattristato…-commentò Ranko- purtroppo per te, la tua
storia ha avuto un epilogo triste>>
<<chi vuole dell’idromele?-disse Steve svicolando alla domanda di Ranko-
tu? >>chiese a Sam.
Il gesto di assenso di Sam permise a Steve di non rispondere. A questo
punto fu di grande aiuto Ludmilla.
<<forse sarebbe il momento di riprendere a vedere il contenuto di quei dati
che abbiamo sottratto ai krunns all’interno della loro base…>>
<<è proprio il caso?>>chiese Ranko.
<<perché hai altro da fare?>>domandò Hogan scettico.
<<si>>
<<vai allora-concluse Hogan-al limite ti faremo un riassunto noi, se desideri
essere tenuto al corrente di quello che vi è registrato>>
Ranko si alzò dalla sedia e saluto i presenti. Anche Bonko e Lukas
accamparono come scusanti per non partecipare alla proiezione olografica,
impellenti lavori di routine da portare avanti. Steve invece fu più esplicito:-
<<non mi piacciono queste storie. John mi ha ingaggiato per fare da
mangiare, e tenervi un po’ su di morale con le mie straordinarie storie di vita
vissuta, oltre che di grande amatore…e non per…>>
<<ppprrr>>una pernacchia all’indirizzo di Steve partì da Ludmilla.
Steve sorrise.
Anche la russa sorrise.
Esposito andò via. Rimasero all’interno della sala riunioni soltanto in tre:
Ludmilla, Sam e l’ingegnere.
Hogan fece un po’ d’ordine e spense le luci.

II

Alla presenza di Ludmilla e Sam, Hogan accese ancora una volta l’olovisore
per cercare di scoprire che cosa fosse successo anni prima in quell’angolo di
galassia, e quanto tutto questo potesse essere interpretata come una minaccia
alla Terra. Ancora una volta riapparve il misterioso individuo che faceva da
presentatore al contenuto dei filmati.

…In un tempo oscuro un ammiraglio attendeva di conoscere il proprio


destino…

Fillin camminava avanti e indietro per la lunga passeggiata, che sovrastava


la grande sala comando della sua ammiraglia. Di tanto in tanto i suoi
subalterni distoglievano il loro sguardo dai terminali dai quali ricevevano in
continuazione informazioni su tutto ciò che accadeva nello spazio
circostante, per dare uno sguardo furtivo al loro comandante. Da quando era
stato nominato responsabile di quella operazione, pareva essere diventato
qualcun altro. Era scostante, capzioso, soggetto all’ira. Non era più il Fillin
di un tempo.
<<ammiraglio…-disse l’addetto alle rilevazioni radar-…c’è una novità…>>
<<la flotta tansiana è di fronte a noi?>>disse Fillin con occhi spiritati.

107
<<no signore, solo la segnalazione da parte di un nostro piccolo satellite
spia…>>
<<trasmettete questa segnalazione a Lord Wallen…>>
<<non desiderate sapere di che si tratta?>>
<<No!. Non disturbatemi. Chiamatemi solo quando la flotta tansiana uscirà
dall’iperspazio…>>
<<come voi desiderate signore- l’operatore kreek osservò di sottecchi il suo
superiore, ciò non di meno eseguì l’ordine che gli era stato impartito-
mettetemi in contatto con Lord Wallen>>.
L’immagine azzurrina della proiezione olografica dell’operatore radar di
Fillin, iniziò a render conto al comandante supremo kreek, ciò che il satellite
spia aveva rilevato:-
<<Lord Wallen, un satellite spia ci ha appena trasmesso le immagini della
partenza di un caccia mai segnalato prima d’ora da Tanso…>>
<<che cosa intendete dire con il termine “mai segnalato”…>>
<<…è di un modello sconosciuto…>>
<<forse si tratta dei nuovi caccia del modello Higol, è un caccia a quattro
posti, è possibile ricostruirne la rotta?>>
<<mi dispiace signore, ma ha effettuato il salto nell’iperspazio subito dopo
la segnalazione…>>
<<…tenetemi informato se ci sono novità…>>
Wallen non aveva neppure concluso di parlare, che lo stesso operatore lo
informò su una nuova importante novità-:
<<signore, Tanso ha appena attivato lo scudo magnetico…>>
Wallen ripensò immediatamente a ciò che gli era stato riferito, in merito al
caccia tansiano partito poco prima da Tanso:-
<<…dunque le persone che erano a bordo di quel caccia, dovevano essere
dei personaggi di una certa importanza, se prima di attivare lo scudo
magnetico ne hanno atteso la partenza>>

<<Lord Wallen- stavolta ad interloquire direttamente con Wallen fu Fillin in


persona – la flotta stellare tansiana è appena uscita dall’iperspazio>>
<<finalmente la notizia che attendevamo da tanto tempo. Ammiraglio
attenetevi ai piani che abbiamo precedentemente predisposto, appena a tiro
voi attaccherete i tansiani, noi arriveremo a darvi man forte tra meno dieci
microm…>>
<<ai vostri ordini mio signore>>disse Fillin interrompendo la
comunicazione.
In quell’istante la flotta stellare tansiana usciva dall’iperspazio e si
imbatteva in uno spettacolo drammatico e stupefacente allo stesso tempo. Di
fronte si era schierata in ordine di battaglia la flotta kreek composta da circa
una settantina di incrociatori stellari color smeraldo e da un centinaio di
megafregate. Dagl’hangar della flotta kreek, cominciarono ad uscire
migliaia di piccoli caccia intercettori che si diressero a velocità luce,
incontro alla flotta tansiana. Quest’ultima poteva opporre complessivamente
tra incrociatori e megafregate stellari, un centinaio di superastronavi da
battaglia. A questo naturalmente c’era da tener conto delle centinaia di
intercettori contenuti nelle stive e negli hangar della navi tansiane. Per
qualche istante lo spazio cosmico fu quasi unicamente occupato, da una
parte, quasi a ridosso del pianeta Olens3, dal color smeraldo della flotta
d’assalto kreek, dall’altra dal color rubino della flotta tansiana. Subito dopo

108
fasci di luce color smeraldo, rubino e giallo cancellarono l’oscurità dello
spazio cosmico colorandolo. Le migliaia di intercettori di ambo i
contendenti, si scontrarono lanciandosi bombe-laser avente forme di un
color azzurro intenso e circondate da fulmini-laser color giallo accecante.
Era uno spettacolo straordinario ma drammatico allo stesso tempo. Decine,
centinaia di caccia intercettori esplodevano al contatto con queste bombe-
laser.
Dalle torrette-laser delle astronavi, partivano fasci laser colorati. Quando
centravano i loro obbiettivi, provocavano spaventose esplosioni. Ancora più
drammatico era lo spettacolo quando questi fasci di luce colpivano in
qualche punto debole gli incrociatori nemici. In questi casi le fiamme
provocate dalle esplosioni raggiungevano altezze considerevoli, mentre le
stesse navi esplodevano sprigionando luci accecanti. Mentre le due flotte
erano impegnate in questa lotta all’ultimo sangue, Lord Wallen impartì
l’ordine tanto atteso:-
<<pronti per il salto nell’iperspazio, coordinate 10.24. Colpiremo i tansiani
alle spalle con una potenza di fuoco tre volte superiore a quella che stanno
già affrontando, mandate a Gandal in codice cifrato, l’autorizzazione
all’attacco…>>
<<come lei desidera eccellenza>>
La flotta kreek agli ordini diretti di Wallen, ancora nascosta ai confini tra
l’Impero tansiano e il proprio territorio, effettuò un microsalto iperspaziale
per ricomparire un milione di chilometri dietro delle linee tansiane.

Un messaggio cifrato comparve sul comlink di Gandal. Esso non proveniva


dalla nave ammiraglia di Fillin, ma direttamente dall’astronave di Wallen:-
“Wallen a Gandal…iniziare l’attacco prestabilito”.
<<molto bene-commento a voce alta Gandal-caposquadriglia a squadra,
accendete i motori ad impulso e mettetevi in volo, coordinate d’attacco
11.27, appena fuori dell’atmosfera del pianeta effettueremo il salto
nell’iperspazio, buona fortuna a tutti>>
A questo punto la squadriglia di intercettori agli ordini di Gandal, si levò in
volo e dopo essersi sufficientemente allontanata dal pianeta Hati, effettuò il
salto iperspaziale. Alcuni micron dopo, i kreek ricomparvero a circa
quattrocentomila chilometri di distanza dal primo generatore dello scudo
stellare.
<<presenza aliena nel punto 11.27>>disse con voce metallica il robot-radar
del generatore stellare G2.
<<tutti ai posti di combattimento-gracchiò un ordine il comandante del
generatore G2 Harkal-…mettetemi in contatto con il comando centrale a
TansusCity>>
L’immagine olografica color azzurrino apparve di fronte all’unico essere in
tutto l’impero di Tanso, che avesse piena cognizione del proprio lavoro.
<<colonnello Harkal della stazione G2, presenza aliena nel punto 11.27,
chiedo l’autorizzazione ad abbassare gli schermi e far uscire i caccia
intercettori…>>
<<qui parla il comandante supremo…-si intromise Huxxen-autorizzazione
negata…>>
<<ma Generale…potrebbero essere forze aliene>>cercò di obiettare Harkal.
<<se fossero forze ostili e abbassaste gli schermi, voi dareste loro la
possibilità, seppure per qualche micron, di colpire il generatore. Non

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possiamo correre questo rischio, tenete pronte le torrette-laser ad aprire il
fuoco. Farò intervenire presso di voi un incrociatore stellare. E’ tutto, passo
e chiudo…>>
<<come voi ordinate>>rispose sconsolato Harkal.

<<Kraky a Gandal…>>
<<dimmi Kraky…>>
<<…non si fidano, il computer segnala che gli schermi non sono abbassati,
a quanto pare non vogliono far uscire i loro caccia per intercettarci>>
<<…meglio così, tenete gli occhi aperti, se fossi in loro invierei qui un
incrociatore stellare- Gandal fece un breve pausa quindi riprese-attivate
l’autoguida, Kraky prendi la squadriglia B e attacca il generatore stellareG1,
buona fortuna a tutti, via…inizia l’attacco…>>

La squadriglia kreek si divise in due gruppi, uno al comando di Gandal e


l’altro sotto Kraky, ambedue si diressero verso i rispettivi obiettivi. La
squadriglia A si diresse in ordine sparso verso il G2. Questo era formato da
un corpo sferoide. La sua superficie esterna era attraversata da trafile
d’acciaio che conferivano al generatore la sua caratteristica forma a nido
d’ape. Ogni quattro sezioni vi si trovava una torretta dotata di cannoni laser.
Posti ad angolo retto di circa 90° si trovavano quattro bracci lunghi circa
due chilometri, il diametro del corpo principale del generatore era di circa
quindici chilometri, all’estremità di questi bracci si trovavano delle
protuberanze sferiche, anch’esse dotate di cannonincini-laser Nella parte
centrale del generatore, davanti e dietro stavano le aperture degli hangar.
Questi due hangar erano in comunicazione l’uno con l’altro. Era possibile
con gl’intercettori attraversare tutto il generatore ed uscire dall’altro lato.
Grazie al lavoro compiuto dai suoi agenti segreti, Hab’kreek si era
impadronito dei piani di costruzione dei generatori tansiani. E dall’analisi
attenta dei progetti dei generatori, era stato possibile individuare i punti
deboli dei generatori.

Nella sala comando del generatore G1, l’addetto radar comunicò le


informazioni che scorrevano sul monitor della sua postazione.

<<colonnello…il computer segnala l’avvicinamento a forte velocità di una


quarantina di caccia intercettori>>
<<maledizione…-urlò Harkal-…non possiamo sparargli, perché per fare ciò
dovremmo tirar giù gli scudi protettivi, e questo ci è stato espressamente
vietato dall’Ammiraglio Huxxen in persona. –rimase per diversi secondi in
silenzio-…speriamo soltanto che l’incrociatore stellare promessoci dal
comandante supremo arrivi in tempo, ho uno strano presentimento…>>

La squadriglia kreek era ormai a pochi chilometri dal generatore-:


<<avanzate in ordine sparso, proverò ad entrare all’interno del loro grande
Hangar. Depositerò una bomba termomagnetica in modo da provocare un
esplosione all’interno dell’Hangar. Se tutto va come è stato previsto dai
nostri tecnici, il generatore dovrebbe esplodere dall’interno>>
Kraky si lanciò con il suo intercettore in volo radente verso la superficie
della stazione energetica corazzata tansiana. A questo punto attivò
l’autoguida del suo navicomputer. Quando il suo computer di bordo segnalò

110
l’individuazione della minuscola area non coperta dallo scudo deflettore del
generatore, che permetteva l’entrata e l’uscita dall’hangar centrale del
generatore stesso, Kraky premete il pulsante verde posto alla sua sinistra,
quindi tirò verso di sé la consolle del suo mezzo, virando prima in alto e poi
a destra:-
<<tombola -gridò di gioia attraverso il suo comlink - …consiglierei a lor
signori di virare a sinistra e di allontanarvi da qui il più velocemente
possibile. Tra poco da queste parti farà caldo…>>
Il generatore stellare fu sconvolto da un una serie di piccole esplosioni
interne. Queste iniziarono a devastare la superficie esterna del generatore.
Infine un enorme boato interruppe il silenzio dello spazio cosmico e una
luce accecante illuminò per qualche istante lo spazio circostante.
<<Kraky a Gandal>>. Il caposquadriglia kreek cercò di mettersi in contatto
con il suo superiore.
<<sono in contatto Kraky, è tutto a posto?>>
<<operazione perfettamente riuscita…>>
<<hai subito delle perdite?>>chiese Gandal
<<abbiamo perso due intercettori. Sono stati distrutti dall’onda d’urto
dell’esplosione del generatore. Non sono stati sufficiente veloci ad
allontanarsi dalla zona critica dell’esplosione…>>
<<molto bene, hai fatto un buon lavoro Kraky, ti segnalerò a Lord Wallen
per una promozione. Ora inserite le coordinate che vi sto mandando,
ritornate su Hati>>.

Nel momento in cui la squadriglia kreek effettuava il salto iperspaziale per


ritornare dietro il pianeta Hati, fuoriuscì dall’iperspazio la sagoma del
grande incrociatore stellare inviato da Tanso. Gli ufficiali a bordo di questa
grande nave non potevano fare altro che osservare sgomenti le centinaia di
migliaia di detriti d’acciaio sparsi per diversi chilometri nello spazio.
Questo era tutto ciò che era avanzato di quelli che una volta erano imponenti
generatori che alimentavano lo scudo intersistema tansiano.
Huxxen osservava cupo, a bordo dell’incrociatore stellare Tansus II, lo
spettacolo offerto dalla distruzione dei due generatori:-
“il destino del nostro impero e della nostra libertà si decide su Olens3”-disse
poi a voce alta- <<speriamo che l’imperatore Maxxan vinca la battaglia su
Olens3 o per noi sarà la fine…>>.

In altro punto dello spazio attorno al pianeta Olens3…

<<maestà- disse all’addetto alle rilevazioni radar- forze nemiche stanno


uscendo dall’iperspazio nel punto 10.24, è spaventoso-disse terrorizzato-
sono centinaia, saranno numerosi almeno tre o quattro volte il numero di
astronavi che stiamo affrontando in questo momento>>
<<…è la fine-disse mesto Maxxan-speriamo che almeno Anakais e Hubert
riescano nella loro missione, oppure l’oscurantismo avvolgerà e si
diffonderà a macchia d’olio in tutta la galassia.-dopo una breve pausa-
…inviate ad Huxxen questo codice H2BA73, capirà>>
<<a tutti i comandi, fuoco a volontà>>urlo Wallen dalla sala comando della
sua ammiraglia.
Subito dopo partirono dai cannoni-laser delle torrette dei grandi incrociatori
stellari kreek, fasci di luce multicolori trasportanti morte e distruzione. Dopo

111
soli venti microm la dove combattevano centinaia di colossali astronavi da
battaglia, non restavano altro che detriti e morte.

Distrutta la flotta tansiana guidata personalmente dall’imperatore Maxxan,


le forze d’invasione kreek poterono investire in pieno il pianeta Tanso. Circa
una ventina di incrociatori pesanti si posizionarono attorno al pianeta. A
questo punto fuoriuscirono dagl’hangar delle navi kreek migliaia di caccia
intercettori. Al pari di questi caccia, uscirono anche delle piccole astronavi
da trasporto. Queste scortate dai caccia entrarono all’interno dell’atmosfera
tansiana dirigendosi risoluti su TansuCity. A difesa della città si levarono in
volo dei caccia planetari da intercettazione. Nonostante la disperata difesa,
questi eroici difensori vennero facilmente spazzati via, in quanto il numero
dei caccia pesanti kreek era enorme. Di fatto c’erano circa venti caccia kreek
per ogni intercettore tansiano. Non c’era lotta. Mentre si combatteva un
impari lotta sopra i cieli di TansusCity, a circa tre chilometri di distanza
dalla capitale tansiana, le navi-trasporto kreek atterravano. Dai loro hangar
incominciarono ad uscire decine di carri corazzati dotati di torretta ionica.
Quando finalmente i kreek riuscirono ad ammassare circa un milione di
soldati e trentamila carri corazzati, incominciò l’attacco contro quello che
era sempre stato il cuore politico dell’impero stellare tansiano. Nugoli di
caccia intercettori kreek colpivano i palazzi, le vie, le piazze della grande
capitale tansiana. Le forze di terra kreek avanzavano velocemente verso la
città tansiana. Non incontrarono alcuna resistenza. Soltanto in prossimità
della periferia della capitale planetaria, i difensori poterono sparare colpi di
artiglieria contro le forze terrestri d’attacco. Queste risposero al fuoco,
dapprima eliminando le postazioni d’artiglieria tansiane, quindi colpendo
quasi a casaccio sia basi militari tansiane che obiettivi civili. Dopo meno di
due microm dall’inizio dell’attacco combinato aereo e terrestre, la città
tansiana era stata distrutta colpita dalle bombe lanciate dai kreek. Un grosso
strato di polvere avvolse come una cappa TansusCity. E quando finalmente
il pulviscolo ridiscese a terra liberando l’aria dalla polvere stessa, una
capitale planetaria, ma anche un impero non esisteva più.

<<signore, stiamo ricevendo un codice da parte dell’astronave


ammiraglia…H2BA73…non capisco>>disse sconcertato l’operatore.
<<tutto è perduto-disse triste Huxxen- mettetemi in contatto con il comando
centrale su Tansus>>
<<qui comando centrale-apparve il viso paffuto e gioviale del generale
Haxxan-ai vostri ordini>>
<<l’imperatore mi ha inviato un ordine in codice…H2BA73, sapete bene
che cosa significa. Nascondete quel che resta della nostra flotta stellare sul
pianeta Giors. Congedate i nostri soldati e fate saltare in aria la Torre del
Potere. Tutti i nostri soldati presenti negli altri sistemi, dovranno disperdersi
tra la popolazione civile. Vi raggiungerò con l’incrociatore TansusII su
Giors, dove vi imbarcherete. Quindi andremo in esilio in qualche pianeta
pirata disposto ad ospitarci. E’ tutto… >>

Quando le truppe d’assalto kreek, appoggiate da migliaia di droni da


battaglia, discesero nelle migliaia di mondi facenti parte dell’impero
tansiano, trovarono miliardi di persone che senza opporre resistenza si
facevano schiavizzare con l’imposizione dei collari del potere.

112
Mentre avveniva tutto ciò, Wallen ordinava ai suoi subalterni di metterlo in
contatto olografico con il Supremo.
<<mio Supremo, Tanso è nostra…>>

III

Per l’ennesima volta Hogan spense l’olovisore.


<<…avete notato come i kreek hanno sottomesso i tansiani?>>
<<si, gli hanno apposto uno strano collare elettronico, dovremo scoprire
qual è la sua funzione e come eventualmente farvi fronte…>>
Il segnale d’allarme inizio a squillare. Hogan si alzò di scatto dalla propria
sedia e corse nella cabina di pilotaggio. Premette un pulsante per zittire il
sistema d’allarme. Anche Sam e Ludmilla gli furono subito dietro.
<<che cosa è successo?>>chiese con apprensione Ludmy.
<<ha suonato il sistema d’allarme. Dovete sapere che subito dopo che siamo
atterrati in questo pianeta, d’accordo con Richer, ho messo delle antenne
radar in grado di captare qualsiasi rumore o presenza aliena nel raggio di
cinquecento metri dall’Excelsior…>>
<<pensi che ci sia qualcuno là fuori?>>
<<non lo sò>>rispose Hogan
<<hai acceso il dispositivo di occultamento appena in tempo>>commentò
Sam.
<<si, il nostro mascheramento ci protegge da eventuali curiosi che si
dovessero aggirare nei paraggi, ma supponi per assurdo che uno dei curiosi
che ho poc’anzi citato, si avvicini troppo alla nostra astronave e
involontariamente sbatta la testa sul nostro scafo…>>
<<sarebbe un gran casino>>rispose Sam.
<<il nostro dispositivo serve per nasconderci per qualche tempo all’occhio
indiscreto dei curiosi, ma non è in grado da solo, di difenderci dai
krunns…>>
<<che provvedimenti hai intenzioni di prendere?>>
<<per il momento nessuno. Finché non scoprono dov’è localizzato
l’Excelsior, possiamo stare tranquilli. In ogni caso dobbiamo sperare che
Richer faccia rientro il prima possibile…>>
<<perché?>>
<<semplice…-commentò Hogan-…guardate là fuori, i krunns si stanno
mobilitando, osservate quante pattuglie ci sono la fuori…>>
Effettivamente l’osservazione di Hogan era giusta. L’attività dei krunns era
aumentata moltissimo da quando Sam e Ludmy erano entrati all’interno
della loro base. Dalla cabina di pilotaggio dell’astronave terrestre, era
possibile verificare un andirivieni di soldati krunns alla ricerca di qualcosa.
Addirittura si vedevano i carri pesanti krunns che avanzavano con estrema
prudenza per le vie di Kantius. Hogan si sedette sulla seggiola del pilota
pensieroso. Quindi si volse nella direzione di Ludmilla.
<<Ludmilla mettiti davanti al computer>>
La russa esegui senza obiettare. Ludmy si rendeva conto del pericolo che
stavano correndo, e contrariamente al solito non protestò o avanzò critiche
particolari all’operato dell’ingegnere.
<<bene, che cosa devo fare ora>>
<<cerca all’interno del computer un file denominato RICH2…>>
<<…un file denominato come?>>

113
<<…RICH2, Ludmy stiamo giocando contro il tempo-precisò Hogan-
pertanto evitiamo inutili discussioni…>>
<<lo so, mio bell’ingegnere-disse sorridendo la russa-…avrei fatto la
rompiscatole in altre circostanze, ma questa è troppo seria per giocare a farti
arrabbiare, ho trovato il file che mi hai richiesto…>>
<<molto bene…-disse Hogan- by-passalo sul proiettore olografico…>>
<<okey, fatto…>>
<<Sam accendi il proiettore olografico, però senza spegnere le luci e
mantenendo la proiezione a livello normale>>
Sam eseguì le indicazioni di Hogan senza obiettare. Ben presto apparvero le
immagini olografiche di Richer e compagni. A tale vista sia Ludmy che Sam
rimasero a bocca aperta.
<<non sapevo che John ti avesse chiesto di riprendere tutti i loro
movimenti…>>commentò Sam.
<<ed infatti Richer non ne sa niente-rispose Hogan-…prima che loro
partissero per la missione, mi sono preoccupato di salutarli di persona. Ho
approfittato di questa occasione per mettere nei loro capelli dei
microproiettori di immagini…>>
<<non mi dire che loro ci stanno involontariamente fornendo queste
immagini?>>
<<esatto, ed ora vediamo dove sono andati, e a che punto è la loro
missione>>
Conclusa la spiegazione Hogan, prestò attenzione alle azioni dei suoi amici.
Vide Richer nascondersi dietro un macigno seguito da Jimmy e Jane.
Dopodiché vide i suoi amici entrare all’interno di quella che aveva a primo
impatto, le sembianze di una metropolitana. Osservo i binari del metrò e la
camminata che i tre facevano lungo la massicciata. Continuarono ad
osservare le immagini fino al punto in cui i tre entrarono in quello che
sembrava un anfratto, una grotta all’interno del tunnel della metropolitana.
Vide che Richer si avventurò, seguito dagli altri, all’interno di quella
caverna. Ma si spaventò al pari di Ludmy e Sam, quando John nel voltarsi
inquadrò le fauci spaventose del mostro tansiano, che molto probabilmente
aveva dimora proprio in quella grotta. Assistettero impotenti allo sputo con
saliva acida, da parte del mostro nei confronti di Jimmy. Videro il terrore
che si era materializzato sul bel volto di Jane, e di come John l’avesse
salvata dall’assalto del mostro con una violenta spallata. Quindi videro
lampi di luce che colpivano il mostro, quest’ultimo agitarsi impazzito dal
dolore, e massi che cadevano dal soffitto della grotta. A questo punto le
immagini si fecero confuse, per poi fissarsi per qualche minuto in direzione
di una delle pareti della grotta. Poi notarono delle mani che prendevano
Richer e cercavano di sostenerlo, degli individui piuttosto alti e robusti,
sollevare da terra Jane e quindi anche Tanth. Notarono come questi ultimi
venissero caricati su un piccolo mezzo di trasporto. Assistettero a questo
punto ad un viaggio di circa tre chilometri lungo i binari della metropolitana.
Poi improvvisamente il mezzo tansiano si fermò. Tutti i suoi occupanti,
tansiani e umani ne discesero. Per essere precisi gli umani vennero
“scaricati” ancora belli che addormentati. Da una delle pareti del tunnel che
formava la galleria della metropolitana, si materializzò una porta a
scorrimento.

114
<<però niente male come nascondiglio-commentò Hogan-ci credo che i
krunns, anche se ci hanno provato, non sono mai riusciti ad individuare la
base della resistenza tansiana, proprio una gran bel occultamento…>>.
I tansiani attraversarono la porta a scorrimento, il loro mezzo di trasporto
riprese la marcia allontanandosi di circa dieci chilometri, dal punto in cui i
nostri amici erano entrati all’interno della parete del tunnel. Nel frattempo la
porta scorrevole si era richiusa. Si accesero delle luci. Queste misero in
primo piano un fascio di luce bicolore, giallino e azzurrino. Hogan e i suoi
amici non sapevano che quello che stavano vedendo altri non era che un
ascensore gravitazionale messo a punto dagli scienziati tansiani. I tre
membri dell’equipaggio dell’Excelsior, assistettero alla discesa quasi senza
fine nelle viscere del pianeta del piccolo gruppo formato dai tansiani e dai
terrestri. Quando infine videro le immagini della base segreta sotterranea
tansiana rimasero letteralmente a bocca aperta. All’interno della base, videro
i tansiani mettere dentro delle vasche contenenti dei strani liquidi, i loro
amici. Il primo a riprendersi fu Richer. Hogan si meravigliò quando John
riconobbe fra i tansiani che lo circondavano, quello che lui chiamava
Katiuga. Videro quindi le immagini della proiezione olografica riguardante
il reclutamento di Riuga e di Anakais. Ma videro anche le immagini della
città sotterranea tansiana e il breve viaggio compiuto da Richer e da Jane
lungo le sue vie. Ma ciò che colpì in particolare Hogan, fu l’insegna del
locale in cui entrarono i suoi due amici. Infine videro i due che rientravano
nell’alloggio loro assegnato dai tansiani e la fase della cena. Quando poi
assistettero alla breve discussione tra i due, e a come Jane avesse lasciato a
bocca asciutta Richer, i tre non poterono fare a meno di sorridere.
<<non pensavo che Jane fosse capace di tutto ciò>>fu il commento ironico
di Sam.
<<voi uomini pensate solo con quel coso che vi trovate la in mezzo alle
gambe…>>rispose sarcastica Ludmy.
<<però devi riconoscere che in determinate circostanze, è anche un gran bel
pensare…>>gli rispose di rimando Sam.
Ludmy non rispose. Ma il rossore delle sue guance era piuttosto eloquente in
merito a ciò che pensava. Hogan non prestò particolare attenzione a questo
tipo di frecciatine reciproche tra i suoi due compagni, infatti si voltò per
osservare ciò che stava accadendo all’esterno dell’Excelsior.
Fortunatamente i krunns si erano allontanati. Almeno per un po’ erano
tranquilli.
<<dovremo organizzare dei turni di guardia>>disse infine l’ingegnere
rivolto a Sam e Ludmy.
<<è proprio necessario?>>
<<si, non sappiamo che cosa hanno in mente i krunns. Inoltre dovremo
sorvegliare con maggiore attenzione il corridoio che ci porta alla
metropolitana>>
<<perché?>>
<<quando torneranno i nostri amici, dovranno passare per quel corridoio.
Dovremo stare attenti che non ci siano krunns a sbarrargli la strada…>>
<<capisco…>>rispose Sam.
<<io farò il primo turno di guardia…>>
Sam e Ludmilla si allontanarono dalla cabina di pilotaggio lasciando da solo
Hogan. Quest’ultimo colse l’occasione per contattare via audio un suo
amico.

115
<<qui Hogan, mi ricevi?>>
A dieci chilometri nel sottosuolo, all’interno di una villetta nella periferia di
una piccola città sotterranea, sdraiato su un divano, un uomo si svegliò
improvvisamente. Sentiva una voce lontana chiamarlo, sembrava la voce di
una persona amica. Guardò attorno a se, ma non riusciva a vedere nessuno.
Grazie al microchips che aveva messo furtivamente nei capelli di Richer,
Hogan era in grado di vedere esattamente, ciò che vedeva l’amico.
<<John sono Hogan, non ti spaventare e non cercarmi da nessuna parte…>>
<<che cosa sto facendo?…-disse a voce alta Richer-…sono sveglio o sto
sognando?>>
<<amico mio, non stai sognando…-lo confortò Hogan-…sono Hogan….>>
<<Hogan?…come è possibile che io riesca sentirti?>>
<<non te l’ho voluto dire prima, ma si sono manifestate determinate
circostanze che mi hanno indotto a cambiare idea…-l’ingegnere si zittì per
qualche istante-…quando siete partiti in missione vi ho inserito nei capelli,
delle microspie. Grazie a queste tu sei in grado di sentirmi, ed io di vedere
ciò che vedi tu oltre che ascoltarti. Poi grazie alle microvideocamere dei
microchips, abbiamo scoperto che cosa vi è capitato all’interno della
galleria…>>
<<hai visto il mostro che ci ha attaccati?>>
<<si John, ma mentre voi vi siete messi a fare i belli addormentati, grazie ai
microproiettori, abbiamo visto dove vi hanno portato i tansiani…>>
<<conosci l’ubicazione della base sotterranea tansiana?>>
<<si, John>>
<<okey, Hogan spara il rospo, che cosa sta capitando lassù in superficie?>>
<<i krunns si sono messi in movimento. E’ probabile che siano arrivate loro,
le immagini del nostro arrivo su questo pianeta, registrate da quella vecchia
stazione spaziale orbitante attorno a Tanso…>>
<<lasciami indovinare, oltre a quelle informazioni sono stati messi sul chi
vive dalla visitina che hanno fatto loro i nostri due amici…>>
<<esatto-disse Hogan-…però il motivo per cui ti sto contattando, è che
dobbiamo lasciare il punto in cui siamo atterrati con l’Excelsior…>>
<<siete stati individuati dai krunns?>>
<<no, non ancora…>>
<<capisco…-disse Richer- senti, ma il tuo dispositivo di occultamento?>>
<<è esattamente quello il problema. L’apparato di occultamento funziona
perfettamente, però assorbe troppa energia, se non facciamo qualcosa entro
un mese saremmo senza energia…>>
<<e a quel punto saremo intrappolati per sempre su questo miserabile
pianeta, senza poter più far ritorno sulla Terra>>
<<hai afferrato esattamente il nocciolo del problema>>
<<sei in grado di portarci fuori da questa base…>>
<<si, John>>
<<molto bene, sveglierò Jane e appena pronti cercheremo di risalire in
superficie con il tuo aiuto>>.

Jane dormiva beatamente sul letto. Contrariamente a quanto si sarebbe


aspettato John, la giovane dottoressa dormiva veramente nuda. Richer si
avvicinò lentamente e per qualche minuto osservò il corpo dell’affascinante
medico. Improvvisamente Richer si ricordò che Hogan, grazie alla

116
microvideocamera che gli aveva inserito nei capelli, poteva vedere ciò stava
guardando lui. Quindi sottovoce si rivolse all’ingegnere:-
<<senti un po’ brutto guardone, vedi di spegnere per qualche secondo questa
cosa che ho in testa…>>
<<okey, mi allontano per qualche minuto…-lo tranquillizzò Hogan- tu vedi
di fare in fretta. In ogni caso-precisò poi-…io stavo guardando quello che
guardavi tu, certo che Jane è proprio una gran bella gnocca…>>
<<lo vuoi spegnere quel coso si o no?>>disse John a denti stretti con un
sottile filo di gelosia.
<<va bene>>
Esattamente in quell’istante si svegliò Jane. Vide Richer ai piedi del suo
letto. Lei sapeva di essere nuda, ed era ben cosciente dell’attrazione che
esercitava nei confronti di Richer.
<<ma non sei un po’ cresciuto per metterti a spiare una donna nuda?>>
<<Jane, mia cara Jane, se dipendesse da me ti sarei già saltato addosso…>>
<<quanto sei scemo-disse lei stuzzicandolo-…e perché non lo fai?>>
<<in un altro momento avrei accettato l’invito-disse con un grosso sospiro
Richer-…ma non adesso. Rivestiti!. Dobbiamo andare via…>>
<<dove?>>
<<in superficie…>>
<<e i tansiani?…e James?>>
<<non possiamo coinvolgere i tansiani, e se si dimostrano amichevoli come
effettivamente si sono dichiarati, non torceranno un solo capello a Jimmy,
fino a quando non torneremo…>>
Jane si alzò dal letto, si rivestì velocemente e in men che non si dica era
pronta per seguire Richer.
<<okey, Hogan siamo nelle tue mani, puoi riaccendere i microchips…>>
<<per essere sinceri non li ho mai spenti>>disse Hogan con una risatina
soffocata.
<<Hogan?…-disse sorpresa Jane- che cosa sta succedendo?>>
<<il nostro amico ingegnere ci ha inserito dei microchips nei capelli, può
vedere e sentirci…>>
<<mi ha anche vista…>>
<<si…>>
<<questa me la paghi>>disse la ragazza alzando occhi e braccia al cielo.
<<guidaci!>>fu l’invito perentorio di Richer.
Guidati da Hogan, i due terrestri lasciarono il loro alloggio sotterraneo.
Corsero lungo il terreno artificiale della base. Poterono osservare, seppur di
sfuggita, i piccoli alberi che i tansiani avevano piantato per produrre frutta.
Nel dirigersi verso il pozzo gravitazionale, i due terrestri evitarono di
prendere la stradina principale che portava all’area laboratori della base.
Quando mancavano circa cinquanta metri all’approssimarsi dell’ascensore
gravitazionale, Richer notò dei tansiani. Con un gesto della mano fece segno
a Jane di fermarsi. Per loro fortuna, il gruppo di tansiani si allontanò.
Quindi poterono avvicinarsi all’ascensore gravitazionale. Sempre su
indicazione di Hogan, entrarono sul lato giallino del pozzo gravitazionale. A
questo punto incominciarono la fase di risalita. Quando mancavano soltanto
dieci metri per uscire dalla base, vennero notati da Katiuga. L’anziano
tansiano scosse la testa, si stava chiedendo il perché di quella fuga
precipitosa, ma non fece niente per impedirla. La risalita continuò per
diversi minuti fino ad arrivare alla prima piattaforma in cui avrebbero

117
dovuto cambiare ascensore gravitazionale. Solo che quando misero piede
sulla piattaforma notarono che esistevano ben cinque ascensori
gravitazionali. Si domandarono quale fosse quello giusto. Stavano per
chiederlo ad Hogan quando apparve la proiezione olografica di Katiuga:-
<<non capisco il perché di questa vostra improvvisa partenza, in ogni caso
per dimostrarvi la mia amicizia e benevolenza vi indicherò qual’è ascensore
che dovrete prendere. E’ il secondo alla vostra sinistra. Quando arriverete in
superficie troverete una serie di pulsanti vicino ad una parete. Dovrete
premere prima il tasto marrone e poi quello rosso. Il primo richiamerà un
carrello con cui potrete risalire i binari fino alla stazione della metropolitana,
il secondo aprirà la porta a scomparsa che vi porterà all’interno della galleria
da cui potrete prendere il carrello che vi ho appena descritto. Arrivederci
amici miei…>>
<<Hogan…quello che ci ha appena detto Katiuga corrisponde alla verità?>>
<<si, John>>
<<molto bene allora muoviamoci>>
Richer e Jane presero il secondo ascensore gravitazionale come gli aveva
suggerito Katiuga, e quando finalmente arrivarono all’ultima piattaforma, si
misero immediatamente alla ricerca dei pulsanti con cui poter uscire dalla
base tansiana. Premuto il pulsante rosso, si aprì la grande porta a scomparsa
che portava all’interno della galleria, dopodiché richiamarono il carrello e
risalirono in superficie. Rifecero di corsa le scale che portavano al grande
androne della stazione della metropolitana, e dopo aver controllato che non
ci fosse nessun soldato nei paraggi, uscirono dalla stazione nella strada
antistante. Fortunatamente era ancora notte, il che facilitò loro la corsa in
direzione dell’Excelsior. Non dovettero cercare a tentoni l’entrata della
navetta, in quanto trovarono il gigantesco ingegnere ad attenderli.
<<venite…fate presto prima che ritornino i krunns>>.

IV
Ancora una volta degli occhi elettronici indagarono in merito all’operato dei
terrestri. Sebbene John e Jane credessero di effettuare la loro risalita in
superficie all’insaputa dei tansiani non si rendevano conto che ciò non era
affatto vero, e che invece, ogni loro passo era ripreso dagli occhi elettronici
delle telecamere.
Due anziani tansiani osservavano passo per passo ogni movimento dei due
terrestri. In particolare il loro interesse nei confronti degl’umani incominciò
nel momento in cui i due camminarono furtivamente fuori dalla casetta in
cui erano alloggiati. La strumentazione elettronica della “sala regia” dal
quale i due tansiani “spiavano” i terrestri, era un concentrato di strumenti
elettronici. Ogni passo dei terrestri venne registrato, anche il momento della
visita dei due umani al pub tansiano, come i momenti più intimi di Richer e
Jane. Fu opera dei “registi tansiani” se la squadra addetta al controllo
dell’ascensore gravitazionale, si allontanò provvidenzialmente in tempo per
permettere ai due terrestri, di impegnare l’ascensore medesimo per iniziare
la fase di risalita.
Quando Katiuga intravide John e la dottoressa dentro l’ascensore
gravitazionale, decise che era il momento di entrare in “sala regia”. Katiuga
accedé all’interno della sofisticatissima sala da grande fratello. Qui Aliuga e
Fituga, cioè i suoi più valenti collaboratori, erano in piena attività.

118
<<…salve amici miei, novità?…>>
<<…se per novità intendi dire fare gli spioni…>>commentò sarcastico
Fituga.
<<dove sono in questo momento?>>
<<hanno appena superato il primo livello>>
<<ummh…che ne dite se diamo loro qualche aiuto, durante la fase di
risalita? >>
<<il capo sei tu…>>gli rispose disinteressato Fituga.

L’immagine olografica di Katiuga apparve ai due terrestri. Il leader tansiano


spiegò loro che cosa fare per uscire indenni dalla base sotterranea. Fatto
questo interruppe la comunicazione olografica, e si limitò ad osservare “la
sala regia” e i sofisticati strumenti che vi si trovavano. I suoi due amici
controllavano una grande consolle posta sotto uno schermo al plasma in
grado di registrare contemporaneamente più situazioni. Aliuga smise di
osservare le immagini registrate sul grande schermo, e si girò in direzione di
Katiuga.
<<sei veramente certo che questi individui potrebbero esserci di aiuto?…>>
<<perché mi fai questa domanda?>>
<<e te lo domandi?>>
<<forse sarebbe più giusto se ti spiegassi meglio…>>
Aliuga si alzò dalla sua postazione e avanzò in direzione di Katiuga al
centro della sala regia.
<<suvvia, hai capito che cosa intendo, siamo dovuti intervenire all’interno
della metropolitana per soccorrergli, gli stessi terrestri hanno ammesso che
la nostra tecnologia è più avanzata della loro…>>
Katiuga era perplesso. Le affermazioni di Aliuga non erano prive di
fondamento. Eppure l’Avataro gli aveva garantito che con molte probabilità
questi terrestri avrebbero contribuito alla sconfitta finale dei krunns. Ma
come era possibile tutto ciò?. Lo sviluppo tecnologico terrestre rispetto allo
sviluppo krunns, era paragonabile al confronto esistente tra un gruppo di
primitivi armati di clava, che affrontano un intero battaglione di soldati
dotati di armi laser.
<<forse potremo chiedere all’Avataro delucidazioni…>> concluse infine il
leader tansiano.
<<vuoi domandare al nuovo aiutante del Guardiano, spiegazioni in merito al
gruppo da lui selezionato per portare a termine la missione?>>
<<…si…>>
<<fai pure…>>
Katiuga premette un pulsante sulla consolle di comando. Un segnale
subspaziale viaggiò dalle viscere di Tanso, alle stelle fino ad un luogo non
precisato della Galassia. Una creatura rispose a quel segnale. Questa
creatura era in tutto e per tutto simile allo strano personaggio che
introduceva il contenuto dell’ologramma trafugato da Sam Gijon e da
Ludmilla Shepova.

<<ti saluto, amico Katiuga…-disse la misteriosa creatura-…di cosa


abbisogni, se hai ritenuto tuo dovere consultarmi…>>
<<…salve Avataro, che tu possa servire con lungimiranza il Guardiano…>>

119
<<…si…lo penso anch’io…-l’Avataro si zittì per qualche secondo. Il tono
della sua voce cambiò e si fece decisamente duro-…dimmi amico Katiuga,
che cosa desideri?>>
Katiuga si rese perfettamente conto della delicatezza della situazione, e con
tatto iniziò a parlare.
<<…Avataro, io e i miei amici ci siamo chiesti se il gruppo da te selezionato
è all’altezza del compito che gli è stato assegnato…>>
<<…dubiti della mia capacità di selezione?…>>obiettò con tono risentito
l’Avataro del Guardiano.
<<mi dispiace ammetterlo, ma alcune situazioni di cui siamo stati testimoni,
ci portano a indugiare sulle reali capacità del gruppo di umani arrivato su
Tanso…>>
<<amico Katiuga, illustrami dunque gli avvenimenti che ti hanno portato a
convincerti della inadeguatezza della comitiva di terrestri atterrati sul vostro
pianeta…>>
Il tono usato dall’Avataro era piuttosto neutrale. Di questo Katiuga si era
reso perfettamente conto. In realtà il tansiano a differenza dei suoi due
colleghi, non era pienamente convinto che i terrestri potessero fallire nella
missione. Infatti a suo giudizio, il fatto che gli umani fossero riusciti a
mettere a punto, un dispositivo per occultare la loro nave, gli conferiva un
indubbio vantaggio nell’espletamento della missione. La capacità di rendere
invisibile ai radar nemici le proprie navi, era una abilità che possedevano
anche i krunns. Katiuga era ben cosciente di questo. Ciò che rappresentava
di nuovo, almeno per ciò che attiene ai terrestri era, che a differenza dei
krunns, gli umani erano riusciti a rendere invisibile una semplice navetta. I
krunns avevano messo a punto dei dispositivi di occultamento che
riguardano incrociatori e corazzate spaziali, ma non erano mai stati capaci di
creare sistemi di occultamento che riguardassero astronavi di piccole
dimensioni. E questo per l’eccessivo dispendio di energia che un dispositivo
di occultamento necessitava.
<<…dunque amico mio, sto ancora aspettando che mi illustriate in che cosa
sono dimostrati inefficienti i terrestri, nell’espletamento della missione…>>
<<…devo riconoscere che gl’umani sono stati abbastanza abili nell’evitare i
sistemi di rilevamento dei krunns…>>
<<oh, si questo è vero…>>commento sorridendo l’Avataro.
<<…così come devo riconoscere l’abilità dimostrata dai terrestri nel
trafugare l’olocapsula all’interno della base krunn…>>
<<…oh anche questo è vero…-disse sorridendo l’Avataro-…si sono stati
abbastanza abili…- a questo punto l’Avataro disse fra se e se “…sono stati
veramente abili. In verità l’idea dell’ologramma è stata opera del mio
mentore…”>>
<<qualche dubbio circa le loro reali capacità ci è sorta…-continuò Katiuga-
…quando hanno deciso di venire a cercarci. Per essere degli individui
piuttosto scaltri, si sono fatti intrappolare da quel rettile con troppa
facilità…>>
<<…rettile?…di quale rettile parlate amico mio?>>chiese stupito l’Avataro.
<<…di un serpente mutato geneticamente per effetto delle radiazioni
nucleari…>>
<<…ah, capisco…-tra se e se l’Avataro pensò-“il Guardiano mi ha
accennato qualcosa sulla presenza di animali modificati geneticamente, ma

120
non pensavo che esistessero delle mostruosità nel sottosuolo tansiano, dovrò
chiedergli lumi in proposito”…>>
<<…quando ci siamo resi conto che quel mostro li aveva messi in trappola,
ci siamo visti costretti ad intervenire, per salvarli…>>
<<…ummh…amico Katiuga…io ho grande fiducia nelle capacità degli
umani. E per dimostrarvi quanta stima nutra in loro vi faccio una
proposta…>>
<<che tipo di proposta?>>
<<fornitegli supporto tecnico per modificare i loro propulsori in modo da
poter usare il minetrix, e poi mandateli nel sistema Riel, io farò in modo di
fare incontrare gli umani con il Guardiano…>>.
I tre tansiani presenti all’interno della “sala regia” rimasero letteralmente a
bocca aperta. L’idea dell’Avataro aveva dell’incredibile. Uno dei Guardiani
avrebbe abbandonato il suo rifugio dorato sullo SkyPower, e si sarebbe
diretto su Trix, per incontrare un gruppo di esseri insignificanti. Un onore
del genere era stata riservato solo al principe Anakais molti anni prima. Che
il gruppo di terrestri fosse per davvero l’ultima possibilità rimasta per
impedire ai krunns di estendere la loro tirannia su tutta la galassia?.
<<…davvero il Guardiano è disposto ad esporsi in prima persona, per
convincere i terrestri ad aiutarci a combattere i krunns?…>>
L’Avataro non rispose.
Una voce rispose alla domanda dell’anziano tansiano.
Una voce senza età e senza tempo.
Una voce proveniente da un punto sconosciuto della galassia, decise di
intervenire e rispondere al quesito sollevato da Katiuga:-
<<…si, amico Katiuga, sono disposto ad incontrare i terrestri. Per farvi
capire quanta fiducia io riponga in loro, voglio rivelarvi un grande
segreto…>>
I tre tansiani attendevano frementi le parole del Guardiano.
<<…io ho fiducia in loro, perché tra loro c’è un essere che è in grado di
reclamare tutti gli SkyJewel…>>
<<chi è costui?>>chiese Katiuga pieno di aspettative.
<<non è ancora giunto il tempo per svelarvi il suo nome, ma vi deve bastare
e sapere che è il figlio di Anakais!>>
<<il figlio di Anakais è insieme ai terrestri?>>esclamò perplesso Fituga.
<<si amico mio…-concluse il Guardiano-…anche se lui non lo sa ancora!.
Pensate immagina di essere un terrestre…>>

121
Capitolo VIII

Richer e Jane salirono velocemente lungo la scaletta d’accesso


all’Excelsior. La premura di Hogan affinché i due si affrettassero
nell’accedere all’interno dell’astronave, era dovuta al fatto che la
schermatura che rendeva invisibile la navetta terrestre agl’occhi di eventuali
nemici, funzionava solo per l’esterno dello scafo non per le sue parti interne.
Si stava quindi affrontando un momento di particolare vulnerabilità che il
colossale ingegnere desiderava ridurre al minimo indispensabile. Hogan
richiuse velocemente il portello esterno dell’Excelsior rendendolo
nuovamente invisibile.
<<vado a controllare se c’è qualcuno la fuori. Non vorrei che avessimo la
sorpresa di ritrovarci improvvisamente i krunns nei paraggi…>>
<<vai pure Hogan, ti aspettiamo…>>
Mentre il capo ingegnere si allontanava dai due, apparvero Sam e Ludmy. I
due erano andati nella cabina di pilotaggio, per dare il cambio ad Hogan.
Non trovandolo, si erano allarmati e si erano diretti nella stiva di carico, per
valutare se per caso l’ingegnere si trovasse là. Con loro grande sorpresa si
ritrovarono invece di fronte Richer e la dottoressa Imatala. La ricomparsa
improvvisa dei due all’interno dell’Excelsior, lasciò Sam e Ludmy
letteralmente di stucco. Non si aspettavano un ritorno così repentino di John
e Jane.
<<che ci fate voi due qua?>>chiese sorpreso Sam.
<<sai avevamo voglia di rivedere la vostra faccia…>>rispose sarcastico
John.
<<in ogni caso la voglia di sparare battute non ti manca…-disse Ludmy
facendosi incontro per abbracciarlo-…ci siete mancati>>
Proprio in quell’istante ricomparve Hogan. Nell’assistere al bel quadretto
rappresentato dalle due coppie che si abbracciavano vicendevolmente, ebbe
un moto di invidia:-
<<suvvia, non fate così. Al vedervi così abbracciati mi viene quasi il
magone…>>
<<tutta invidia la tua…>>commentò ironico Sam.
<<si è vero. Chissà perché le dolci donzelle che ti stanno attorno, non
manifestano anche nei miei confronti tanto affetto…>>
<<se è soltanto per quello…-disse Jane-si può tranquillamente rimediare>>
Sia Jane che Ludmy presero Hogan ai due lati, e camminarono verso il
centro dell’astronave.
<<ehi voi tre…e noi?>>chiese quasi implorante Sam vedendo il terzetto
andar via.
<<prendetevi per mano>>fu la risposta tagliente di Ludmy.
I cinque amici uscirono dalla stiva di carico e percorsero il corridoio che li
separava dalla sala riunioni.
Quando raggiunsero l’aula in cui tenevano gli incontri di una certa
importanza:-
<<dovremo riunirci per discutere che cosa fare…>>fu la proposta di Hogan.

122
<<si, hai ragione-rispose Richer-…però sarei dell’idea di iniziare tra un ora
e mezzo. Giusto il tempo per fare una doccia e cambiarci…>>
<<come voi desiderate>>

Richer e Jane si allontanarono dalla sala riunioni. John scortò Jane fino alla
sua cabina. La giovane dottoressa entrò all’interno del suo abitacolo.
Appoggio degli oggetti sopra il tavolo posto al centro della stanza
rimanendo ferma per qualche istante. Poi improvvisamente si girò e notò
che Richer iniziava ad allontanarsi. Fece un grande sospiro e senza dire
niente, camminò in direzione del capo della spedizione. Gli mise una mano
sulla spalla. Richer si girò nella sua direzione. A questo punto Jane si fece
coraggio e gli disse:-
<<…non te ne andare, per favore entra, non lasciarmi sola…>>
Richer seguì Jane.
La ragazza lasciò la mano del suo antico fidanzato.
Si allontanò di un paio di metri dall’uomo.
Quindi con la mano destra aprì la chiusura lampo della sua tuta,
sfilandosela.
Rimase completamente nuda in tutta la sua magnifica bellezza. Si girò e si
diresse verso l’uomo.
Con le braccia gli cinse il collo e lo baciò con grande intensità.
Improvvisamente si fermò, lo fissò negli occhi, quindi gli sfilò di dosso la
tuta d’ordinanza. Jane lo prese per mano e lo porto con se all’interno della
doccia. Aprì il rubinetto e l’acqua sgorgò sopra loro. A questo punto la
ragazza cinse un’altra volta il collo dell’aitante Richer e lo baciò ancora una
volta con intensità. Poi finalmente Jane, con una mano, afferrò il membro
dell’uomo e lo avvicino al suo corpo.
<<ho voglia di fare l’amore>>gli disse sotto il continuo scrosciare
dell’acqua.
I due antichi fidanzati si amarono con grande fervore ritrovandosi ben presto
a fare l’amore sul letto della giovane donna. Avrebbero continuato se il trillo
del comlink, non gli avesse interrotti sul più bello.
<<…Hogan, che gran rompiballe…>>urlò Richer all’interfono.
<<scusami John, non sapevo che eri tanto impegnato. Mi avevi detto che ci
saremmo rincontrati in sala riunioni dopo un’ora e mezzo, ne sono già
passati due!…>>
<<…davvero?…>>
<<ho pensato di cercarti nella tua cabina…>>
<<e visto che non mi trovavi, non hai trovato di meglio che provare a
cercarmi qui da Jane…>>
<<beh, devi convenire che ti ho trovato in ogni caso…>>
<<…va bene tra un’ora in sala riunioni…>>.
Un’ora dopo ebbe inizio la riunione tra Richer e Jane insieme a Hogan,
Sam e Ludmilla. Richer e soci iniziarono a discutere sui problemi derivanti
dall’eccessivo consumo di carburante.
<<possiamo iniziare-esordì John-dunque Hogan, mi hai anticipato il
problema dell’eccessivo dispendio di energia…>>
<<si John, come ti avevo anticipato il sistema di schermatura che ho messo
a punto per rendere invisibile la nostra astronave, comporta l’inconveniente
dell’eccessivo consumo di energia. Questo non sarebbe un problema se ci
fossimo trovati all’interno dello spazio controllato dalla Federazione…>>

123
<<già, hai ragione. Qui non siamo sotto l’ala protettrice della Federazione.
Se rimanessimo senza energia saremmo costretti a rimanere per sempre in
questo mondo. E lo scopo della nostra missione, volta a scoprire l’oscura
minaccia al nostro mondo, sarebbe vanificata…>>
<<che alternative esistono a tutto questo?>>chiese Jane.
<<purtroppo una sola-disse cupo John- dovremo lasciare il pianeta e far
ritorno sulla Terra…>>
<<ma così facendo tutte le scoperte che abbiamo fatto su questo mondo e su
chi ci abita verrebbero vanificate…>>obietto Ludmilla.
<<non è detto-controbatte Richer- in ogni caso abbiamo il contenuto
dell’ologramma, forse da un’analisi più approfondita potremo scoprire
qualcosa di utile che potremo presentare alla Terra…>>
<<…e magari subito dopo organizzare una nuova missione
esplorativa…>>disse pensieroso Hogan.
<<…non penso proprio-fece improvvisamente Richer-forse il comando
supremo organizzerà una nuova missione esplorativa da queste parti, ma non
credo che ci rimanderanno da queste parti. Penso piuttosto che diventerà una
faccenda di interesse militare…>>
Esattamente nel momento in cui Richer finì la frase, apparve la proiezione
olografica di Katiuga.
<<salve amici miei- esordì-…con tutto il dovuto rispetto, avrei preferito non
intromettermi nella vostra discussione…>>
<<ma come è possibile tutto ciò?-esclamò Ludmilla-…e poi chi è costui?>>
Richer alzò una mano in direzione della russa, invitandola ad astenersi dal
fare ulteriori domande. John fece capire con un gesto della mano a
Ludmilla, che gli avrebbe spiegato più tardi quel che stava succedendo e
l’identità del misterioso personaggio apparso in proiezione olografica. La
giovane slava capì ciò che desiderava Richer, e smise di fare ulteriori
domande.
<<si, lo so…-disse serio Richer rivolto unicamente all’essere rappresentato
in proiezione olografica-…in primo luogo come sta James?>>
<<mi aspettavo questa domanda…-disse con pacatezza Katiuga-…è
stazionario. Le sue condizioni miglioreranno ma ci vuole ancora molto
tempo…>>
<<come mi immaginavo-commentò John. Richer si zitti. Sospirò aria a pieni
polmoni poi riprese a interloquire con il tansiano-…perché vi sentite
obbligato ad intervenire nella nostra discussione…>>
<<…comandante Richer lei è una persona molto intelligente, il motivo per
cui ci sentiamo in dovere di metterci in contatto con voi, deriva dal fatto che
noi abbiamo necessità del vostro aiuto. Lei è perfettamente a conoscenza
della nostra incapacità di affrontare i krunns in campo aperto. I krunns
avrebbero probabilmente già intercettato la vostra nave, se il suo ingegnere
non avesse messo a punto quella prodigiosa schermatura che rende invisibile
la vostra navetta…>>
<<…devo riconoscere che anche voi siete dotati di una tecnologia
impressionante, mi chiedo in che cosa potremo noi essere di aiuto a voi, se
nonostante tutta la vostra tecnologia, non siete riusciti a difendere il vostro
mondo…>>
<<voi in questo momento possedete qualcosa che noi non abbiamo…>>
<<cioè?>>

124
<<un’astronave “invisibile” con cui poter esplorare questa parte della
galassia, alla ricerca dell’origine del potere krunns…>>
<<apprezzo il vostro complimento-continuò Richer- ma non capisco in che
modo noi possiamo fare ciò che voi, con tutta la vostra tecnologia e le vostre
conoscenze, non siete fino ad ora riusciti a fare…>>
<<vi state sottovalutando, amici miei. Dovete convenire che siete riusciti ad
arrivare fino a qua letteralmente gabbando i krunns. Nessuno prima di voi
era riuscito in un impresa del genere. Per aiutarvi nel proseguo della vostra
missione siamo disposti ad offrirvi le nostre conoscenze in campo
astronomico, e il combustibile con cui poter far viaggiare la vostra
astronave…>>
<<…vi ringraziamo dell’offerta. Ma non mi pare che noi vi abbiamo mai
fatto richieste in questo senso. E poi a noi non serve del carburante
aggiuntivo>>
<<suvvia comandante Richer, non siamo dei sprovveduti, abbiamo fatto la
scansione della vostra nave e ci siamo resi conto che incominciate ad essere
a corto di energia…>>
<<va bene, ammettiamo che ci sia necessario il vostro aiuto, come possiamo
utilizzare il vostro “carburante”, se non sappiamo neppure che tipo di
energia utilizzano le vostre astronavi, inoltre non siamo neppure sicuri che i
nostri propulsori possano eventualmente usare il vostro tipo di energia…>>
<<per questo si può ovviare-disse con pacatezza Katiuga-…vi forniremo le
specifiche con cui potrete all’occorrenza modificare il vostro sistema di
propulsione…>>
<<se la mettete così, però sia ben chiaro fin da ora che noi riceveremo da
voi tutta l’assistenza che ci potrete dare, ma noi non possiamo prendere
nessun impegno nei vostri confronti…>>
<<me lo immagino!…-disse pensieroso Katiuga-vi trasmetterò i dati di cui
avrete bisogno, per modificare il vostro propulsore e usare il nostro
carburante. I dati astronomici per poter esplorare questo settore della
galassia, li troverete sulla grande stazione spaziale che avete già visto
quando siete arrivati su Tanso…>>
<<molto bene, diteci che cosa dovremo fare in particolare per voi…>>
<<…per quanto riguarda il combustibile nucleare di cui avrete bisogno, lo
troverete sul pianeta Trix, nel sistema Riel. Dovrete poi andare sul pianeta
Bedhan ed esplorarlo, altro non so dirvi, tutto quello che è accaduto nella
Galassia ha avuto origine in quel pianeta…>>
A conclusione di quello che aveva detto, Katiuga trasmise i dati necessari a
Richer e soci per poter espletare la loro missione. Dopodiché la proiezione
olografica di Katiuga scomparve.
<<per prima cosa-disse John con decisione-toglici queste cimici elettroniche
dai capelli…>>
<<come tu desideri>>rispose Hogan.
L’ingegnere terrestre si mise all’opera. Contemporaneamente all’impegno di
Hogan nel togliere dai capelli di Richer e di Jane le microvideocamere, lo
stesso John spiegò a Ludmy come aveva fatto Katiuga a mettersi in contatto
con loro. Ovviamente John disse che a parer suo Katiuga, si fosse avvalso
delle loro cimici elettroniche, per mettersi in contatto con loro. Dopo che
Hogan ebbe neutralizzato le microvideocamere, John chiese una
precisazione:-

125
<<Hogan, sei sicuro di poter usare la tecnologia tansiana per modificare la
nostra astronave?>>
<<non lo so John, dovrò studiare attentamente i piani che i tansiani ci hanno
trasmesso. Solo dopo ti potrò confermare o meno se è possibile adattare i
nostri sistemi di propulsione all’uso del combustibile che veniva usato dalla
loro flotta>>.
<<mettiti subito al lavoro-mentre l’ingegnere eseguì immediatamente gli
ordini ricevuti da Richer, lo stesso John si rivolse a Sam-…chiama George,
ed incominciate a far decollare questa bagnarola…>>
<<ai tuoi ordini John…>>
<<Ludmy, mettiti in contatto con Ranko e Bonko, e poi siediti alla consolle
del navigatore…>>
<<bene capo>>.
Anche Ludmilla eseguì prontamente gli ordini di Richer. Mancava una
persona a cui assegnare delle specifiche mansioni.
<<ed io?>>
<<tu Jane starai accanto a me al momento della partenza, poi ti dirigerai al
laboratorio medico per essere pronta ad intervenire in caso di necessità…>>

Nel giro di circa dieci minuti furono pronti per partire. L’Excelsior lasciò la
superficie del pianeta per la prima volta da quando vi erano atterrati. Si levò
in volo sollevando piccole trombe d’aria. Se il tutto non fosse avvenuto
avvolto dall’oscurità della notte tansiana, probabilmente lo strano fenomeno
atmosferico collegato alla fase del decollo, avrebbe permesso ai krunns, di
rilevare la presenza dei terrestri. Ormai in volo, dalla cabina di pilotaggio
della navetta terrestre, era possibile ammirare le luci in lontananza della
base krunns. Richer aveva ordinato di volare vicino alla base krunns per
osservarne le installazioni difensive, approfittando del fatto che la
schermatura di cui Hogan l’aveva dotata, rendeva l’Excelsior praticamente
invisibile sia alla vista elettronica dei radar che all’occhio degl’operatori
krunns.
<<hai registrato la dislocazione dei loro sistemi difensivi?>>chiese Richer a
Ludmy.
<<si, capo>>rispose la russa.
<<la vuoi smettere di chiamarmi “si capo”…>>la rimbrotto bonariamente
John.
<<…si, capo>>gli rispose di rimando con evidenti finalità ludiche la
Shepova.
<<che cosa fai, prendi per il culo?>> replico John fissando la russa.
<<nooo…capo!>>rispose la ragazza evitando di incrociare lo sguardo del
leader della spedizione, ma ridendo di gusto per il fraseggio umoristico a
cui aveva appena dato luogo.
Superato il momento ludico tra Richer e Ludmy, l’Excelsior puntò
decisamente verso l’esterno dell’atmosfera. A semplice velocità d’impulso,
l’astronave terrestre raggiunse la ionosfera tansiana in circa dieci minuti. A
questo punto virò sulla propria destra e lentamente iniziò la fase di
avvicinamento alla grande stazione orbitante tansiana. Sam preferì
avvicinarsi lentamente alla grande stazione, soprattutto per via dei detriti
presenti tutto intorno al pianeta, rappresentati da resti di satelliti e piccole
stazioni spaziali. Come la prima volta che vi avevano navigato in mezzo,
durante la fase di avvicinamento a Tanso, anche questa volta ebbero la

126
sensazione della presenza di un qualcosa di remoto. “L’avanzo di civiltà”
tansiana sembrava un qualcosa di molto distante nel tempo. Eppure a sentire
il racconto di Katiuga, la distruzione che aveva colpito Tanso era avvenuta
soltanto trenta anni prima!.
<<…Senti Ludmy, sei in grado di riconfigurare il computer, in base ai dati
che ci ha fornito Katiuga per poter leggere finalmente qualcosa su di quei
satelliti?>>chiese Richer
<<Ci provo –disse la russa-ma anche stavolta non è così semplice.
Nonostante tutto quello che abbiamo raccolto sulla tecnologia tansiana, è
pur sempre ciò che resta del prodotto tecnologico di una civiltà a noi
aliena…>>
<<…e tu provaci ugualmente>>
<<vecchio schiavista…>>
<<schiavista si-rispose di rimando Jonh ridendo-ma non vecchio!>>
Ludmilla inserì velocemente una miriade di dati sulla tastiera del computer.
Dopodiché lasciò che fosse il computer centrale dell’Excelsior a cercare di
mettersi in connessione remota con il suo omologo tansiano. Senza peraltro
raggiungere grandi risultati. Mentre avveniva tutto ciò, l’Excelsior
continuava la fase di avvicinamento alla grande stazione orbitante. Con
quell’andatura ci misero circa quindici minuti per arrivare quasi a contatto
con la grande stazione. Il grande relitto dello scibile tansiano era ormai
visibile a occhio nudo.
<<dobbiamo avvicinarci stando ben attenti che è ben armata>>osservò
Richer.
<<chissà se i suoi sistemi d’arma reagiscono anche senza inquadrare
visivamente la presenza di un eventuale ostacolo>> intervenne
improvvisamente Hogan.
<<che cosa vuoi dire con ciò?>>intervenne Richer.
<<John tu devi tener conto che il mio dispositivo di mascheramento rende
invisibile la nostra nave a occhio nudo e al radar. Però devi tener conto che
nonostante siamo in fase di occultamento, conserviamo una nostra
massa…>>
<<pensi che la stazione possa rilevare la massa dell’Excelsior e valutarla
come una minaccia?…e di conseguenza attivare i sistemi di difesa?>>
<<è oggettivamente una possibilità>>
<<e se sollevassimo i scudi deflettori?>>
<<possiamo farlo, però ricordati che in questo caso ridurremo ulteriormente
le nostre riserve di energia…>>
Richer rimase muto, incerto e stavolta decisamente impaurito. La grande
forma cubica della stazione si avvicinava sempre più. Adesso i sistemi
d’armamento della stazione si vedevano nitidamente.
<<…dammi istruzioni…Jonh…>>lo implorò Sam.
Richer rimase in silenzio.
<<allora Jonh…che cosa facciamo?…debbo sollevare gli scudi come ha
suggerito Hogan oppure…>>.
<<no, Sam non sollevare gli scudi. Continuiamo ad avvicinarti così…>>
<<è molto rischioso John>>lo avvertì di nuovo Hogan.
<<si lo so-rispose deciso Richer-…ma se la stazione dovesse reagire ad un
improvviso incremento dei nostri flussi energetici…>>
<<forse hai ragione-osservo pensieroso Hogan- finora la stazione ha forse
rilevato l’avvicinarsi di un oggetto avente una massa ben definita. Forse

127
l’avrà valutata come qualcosa di indefinito e non ha reagito all’eventuale
minaccia. Però se sollevassimo gli scudi, potrebbe valutare l’eventuale
variazione di energia come una pericolo imminente alla sua integrità…>>
<<…ed attivare automaticamente i suoi sistemi d’arma per prevenire tutto
ciò…>>concluse la frase Ludmy.
<<mi auguro che il mio presentimento sia corretto>>disse infine Richer.
Continuarono quindi ad avvicinarsi alla stazione. Si vedevano distintamente
i danni provocati dalle scariche dei faser ionici, come si vedevano anche i
microcrateri, provocati dall’impatto di minuscoli asteroidi contro lo scafo
della stazione spaziale.
<<cercate qualcosa che assomigli ad un portellone d’ingresso>> pronunciò
Richer.
Ormai erano quasi a contatto della grande stazione. Sam individuò quella
che sembrava la porta stagna della stazione .
<<penso di aver individuato la porta stagna…>>
<<molto bene-disse Richer-tu ed io andremo all’interno della stazione…>>
<<perché non vuoi che venga io?>>chiese Hogan
<<tu ci sei molto più utile nel lavoro di interpretazione della tecnologia
tansiana che stai facendo. In ogni caso rimarremo in contatto audio e
olografico. Se avremo bisogno del tuo aiuto…te lo chiederemo>>
<<si, capo>>
<<anche tu?…-Richer rimproverò bonariamente Hogan-ma allora è
vizio…>>
<<…o frequentazione di cattive compagnie…>>suggerì maliziosamente
Ludmilla.

II

Sam e Richer lasciarono la sala comando e si diressero nella sala riunioni.


Qui su un lato esisteva una scala a chiocciola. I due amici si diressero verso
la scala risalendola rapidamente. Questa portava ad un piccolo vestibolo.
Sulle pareti del vestibolo stavano allineati diverse tute spaziali con tanto di
casco. Le tute venivano usate nel caso in cui per una qualsiasi ragione fosse
stato necessario uscire all’esterno dello scafo. La tuta spaziale veniva
realizzata tessendo insieme un filo di duracciaio con il Kaspar, un tessuto
proveniente dalle piantagioni di cotone di Centauri IV trattato ionicamente,
che faceva si che unisse contemporaneamente comodità e resistenza agl’urti,
e protezione dal freddo pungente dello spazio profondo. Il casco era invece
di un tipo molto simile a quello usato dagl’astronauti di una volta. Sulle
spalle avevano poi un piccolo rigeneratore di ossigeno. Questo era un
gioiello di tecnologia, che permetteva la produzione di aria respirabile per
circa dodici giorni consecutivi. Infatti per come era concepito, attraverso un
sofisticato sistema di filtri, riusciva a rigenerare aria respirabile, riciclando
l’anidride carbonica normalmente prodotta dalla respirazione umana. I due
terrestri indossarono la loro tuta velocemente. Dopo aver eseguito gli
opportuni controlli, Richer premette un pulsante color giallo, posto su una
piccola consolle sulla parete destra. Questo determinò il blocco della porta a
scorrimento che dava in direzione della scaletta a chiocciola. Finita questa
sequenza, John premette un pulsante arancione, che aprì la porta stagna che
portava ad una piccola cabina di decompressione. Sia Sam che Richer
entrarono in questa stanza. Una volta all’interno, Richer premette un

128
pulsante rosso che si trovava su un’altra consolle, in questo caso posto
all’interno della cabina di decompressione. Si chiuse la porta stagna che
permetteva la comunicazione tra il vestibolo e la cabina di decompressione.
Il sibilo dell’aria che veniva aspirata all’interno di un polmone d’acciaio,
fece capire ai due terrestri, che era iniziata la fase di decompressione della
cabina. Finalmente apparve il segnale luminoso rosso che avvertiva la fine
della fase di decompressione. Richer pigiò il pulsante “open” che aprì il
portellone che permetteva l’uscita all’esterno dello scafo. Richer fu il primo
a balzare fuori, seguito da Sam. Ambedue constatarono la malagevolezza di
“camminare sulla superficie” esterna dello scafo dell’Excelsior, fatica acuita
se per ovvie ragioni, una persona non era affatto in grado di vederlo!.
Fortunatamente per effetto delle suole magnetizzate dei loro scarponi, sia
Richer che Sam non dovettero porsi grossi problemi in merito al
“camminare” sulla superficie esterna dell’Excelsior. In ogni caso loro
sapevano dove si sarebbero dovuti dirigere. Infatti puntarono risolutamente
verso quella che appariva essere la passerella esterna della grande stazione
orbitale tansiana. Raggiunto con estrema prudenza il parapetto della
passerella, fu un gioco da ragazzi per i due provetti astronauti effettuare il
salto all’interno della passatoia esterna della stazione orbitante. Per qualche
secondo i due terrestri si misero a contemplare l’immensità dello spazio.
Osservarono la moltitudine di stelle, dai colori più disparati presenti nello
spazio, alle nebulose multicolori che occupavano integralmente l’universo.
Lo spettacolo a cui stavano assistendo li stava distraendo rispetto a quello
che era il loro vero obiettivo. Richer fece segno a Sam di riprendere il
compito per cui erano arrivati la sopra.
<<dovremo cercare la botola che hai individuato in fase di atracco>>suggerì
attraverso il comlink Richer.
<<è esattamente là in fondo…>>rispose gesticolando Sam.
La passeggiata dei due sulla passerella esterna della grande stazione,
continuò risoluta fino a che arrivarono di fronte al grande portellone
d’entrata alla stazione. Per un po’ studiarono le caratteristiche del grande
portellone, senza riuscire a capire come potesse essere possibile aprirlo in
modo da garantirsi l’opportunità di potervi accedere. Erano di fronte ad un
primo deciso ostacolo.
<<Hogan…mi senti?>>
<<si, John…ti sento…>>
<<riesci a vedere il portellone?>>
<<si…vuoi che interroghi il computer per vedere se è possibile trovare
qualcosa per aprire quella porta?>>
<<qualcosa del genere…>>
<<okey…appena trovo qualcosa ti avverto…>>
<<ehi John, che ne dici se nel frattempo proseguiamo nella perlustrazione
della superficie della stazione?>>
Richer non rispose, però concesse il suo assenso con un gesto della testa.
Sam fece da apri strada, continuando a camminare lungo la passerella
esterna della grande stazione. Si allontanarono di circa trecento metri da
quella che loro avevano interpretato come la porta principale di accesso alla
stazione. Improvvisamente si imbatterono in un grande squarcio. Sam
gesticolò qualcosa a Richer. Il capo spedizione si avvicinò al suo amico, ed
osservò con molta attenzione l’ambiente interno della stazione, perlomeno
quel poco che si intravedeva nell’oscurità del cosmo.

129
<<potremo entrare da qua>>suggerì Sam.
<<non lo so…mi sembra troppo pericoloso>>
Improvvisamente nella discussione tra i due, si inserì Hogan:-
<<ehi John…forse ho trovato qualcosa…>>
<<anche noi per essere sinceri…>>
<<vedo!…Sono riuscito a raccogliere una serie di dati che ti dovrebbero
consentire di poter aprire la porta principale della Stazione. Potresti anche
passare per quello squarcio se proprio lo vuoi-continuò il gigantesco
ingegnere-in ogni caso è preferibile provare ad accedere dall’ingresso
principale della stazione>>
<<si, Hogan…hai ragione. Trasmettimi i dati necessari per poter
“scassinare” quella porta…>>
<<si, capo!>>
<<’fanculo!>>fu la risposta scurrile di John.
I due amici tornarono indietro fino a ritrovarsi di nuovo di fronte alla porta
principale di accesso alla stazione. A questo punto Richer poté leggere su un
lato del visore del suo casco, una serie di dati. Poco prima aveva notato
l’esistenza di una pulsantiera di comando. Era probabile che se si fosse
composta la sequenza esatta di pulsanti, questi avrebbero permesso
l’apertura del portello. Il problema che aveva indotto precedentemente i due
terrestri a desistere da tutto ciò, era dovuta al fatto che i pulsanti che
avevano intravisto, usavano una simbologia facilmente compressibile per un
tansiano, ma non fornivano alcun aiuto ad un terrestre. Questa volta Richer
premette i pulsanti della tastiera ed attese i risultati. Dopo qualche secondo, i
due terrestri udirono il cigolio provocato dalla porta che cercava di scivolare
su un lato. Il cigolio che sentirono, era provocato dal ghiaccio che aveva
rivestito l’esterno della porta che si rompeva. Finalmente poterono vedere
l’interno della stazione. Essendo questo immerso nell’oscurità, dovettero
accendere delle piccoli luci poste alla sommità dei loro caschi. I fasci di luce
prodotti dai loro caschi indirizzavano i due terrestri mentre camminavano,
con molta prudenza, lungo quello che all’apparenza sembrava un corridoio.
Camminarono verso l’interno della stazione per circa trecento metri. Infine
sbucarono all’interno di una grande sala circolare. Avanzarono su una
passerella in metallo che correva circolarmente, lungo le pareti della grande
sala. Il fascio di luce provocato dal casco di Richer illuminò il centro della
sala. Questa si trovava verso un piano ribassato rispetto alla passerella. I due
notarono l’esistenza di quattro scalette che permettevano la discesa verso il
piano ribassato della grande sala. Nel centro della sala, c’era quello che
aveva decisamente l’aspetto di una consolle di comando. Sam indicò a
Richer l’esistenza della consolle. Ambedue scesero lungo una delle scalette
per avvicinarsi ed osservare da vicino i comandi presenti sulla consolle.
Quando fu accanto alla consolle, Richer iniziò a studiare la simbologia
presente sulla miriade di pulsanti presenti. Fece largo uso delle informazioni
che Hogan aveva trasferito sulla funzione mnemonica del suo casco. Anche
stavolta John dovette leggere la lunga traduzione che ad ogni simbolo
tansiano vi era associato. Finché riuscì a trovare esattamente ciò che stava
cercando.
<<finalmente l’ho trovato>>
<<…che cosa hai trovato?>>
<<il pulsante con il simbolo di registrazione dei dati…>>
<<ma noi non stiamo cercando il lettore di mappe?>>chiese Sam.

130
<<è esattamente quello che è associato al simbolo di registrazione dati…>>
Richer premette il pulsante di registrazione dati ed attese. Improvvisamente
si accese un mezza sfera di color blù scuro. Dopo qualche istante tutta la
consolle di comando si illuminò in un sfavillare di luci intermittenti.
Dopodiché un fascio di luce venne prodotto dalla mezza sfera. Questa
rappresentava la proiezione olografica di un settore della galassia che i due
terrestri non avevano mai visto.
<<c’è l’abbiamo fatta…>>commentò Sam.
<<si amico mio-rispose con voce soddisfatta Richer- abbiamo trovato una
olomappa di questa parte della galassia…>>
<<senti John, ma se tutta questa strumentazione funziona, forse potrebbe
funzionare anche il sistema di illuminazione…>>
<<…penso di si, dovremo cercare il pulsante che permette l’accensione
delle lampade…>>
Ancora una volta Richer dovette concentrare l’attenzione sui segnali
luminosi che scorrevano sul lato destro della visiera del suo casco, con cui
decifrare la simbologia tansiana in cerca del pulsante necessario per
accendere una lampadina!.
<<trovata…>>esclamò entusiasta.
Una dietro l’altra si accesero le luci di quella sala. I due poterono osservare
la semplicità e contemporaneamente la complessità di quel centro di
comando della stazione.
<<dovremo affrettarci, è necessario trovare il modo per scaricare tutti i dati
immagazzinati dalla stazione nei nostri memorycard…>>
<<…io e Ludmy abbiamo affrontato lo stesso problema quando siamo
entrati all’interno della base krunn…>>
<<…ah già, se ben ricordo gli avete detto “apriti sesamo”…>>
<<spiritoso, però se ha funzionato prima, potrebbe funzionare di nuovo…>>
Sam si accostò ad uno dei terminali e gli ordinò vocalmente di iniziare il
download dei dati. John era al fianco di Sam e lo osservava scettico con le
braccia incrociate. Eppure nonostante tutto il suo scetticismo, Richer dovette
constatare che per l’ennesima volta, Sam trovò il modo di entrare all’interno
del sistema informatico alieno, e scaricare tutti i dati registrati all’interno del
computer della stazione. I file del sistema informatico tansiano furono
registrati in una piccola mermorycard, attraverso una trasmissione ad
infrarossi dei dati scoperti. Portata a termine questa delicata fase della loro
missione, i due presero la decisione di perlustrare un’ala della stazione.
<<John che ne dici di perlustrare brevemente qualche ala della stazione?>>
<<dici che ne valga la pena?>>
<<…si, almeno scopriremo qualcosa in più su chi ha costruito questa
stazione, e come e perché è stata abbandonata…>>
<<…va bene, che ne dici se ci infiliamo in quell’area non illuminata?>>
<<sono d’accordo-accondiscese Sam-…in ogni caso un settore della
stazione vale l’altro…>>
I due risalirono sopra la passerella circolare, dirigendosi verso quello che
appariva un semplice corridoio. Usando le luci del loro casco, camminarono
per circa cento metri in questa area non illuminata. Sorprendentemente
scoprirono che questa di fatto altri non era che la zona dormitorio della
stazione. Ad un certo punto notarono in lontananza un pezzo di cielo
stellato. Si avvicinarono con estrema prudenza e scoprirono l’esistenza di
uno squarcio allo scafo esterno della stazione. Facendo molta attenzione,

131
Richer si affacciò oltre il “vuoto” che stava oltre lo squarcio, e ammirò in
prima persona, lo sfondo scuro dello spazio e i miliardi di stelle che come
tante luci multicolori lo interrompevano.
<<Sam…sono dell’idea che questo buco, corrisponda allo stesso squarcio
che abbiamo visto quando eravamo all’esterno della stazione>>
<<…hai ragione, lo penso anch’io>>
<<penso di capire per quale motivo chi ci viveva, ha deciso di abbandonare
la stazione…>>
I due si allontanarono dalla falla nello scafo della stazione, e rivolsero la
loro attenzione alle varie cabine dell’area dormitorio. John individuò una
cabina in particolare. Questa aveva la porta d’ingresso chiusa parzialmente.
Infatti un’asta aveva impedito a suo tempo la completa chiusura della porta.
Anche Sam si avvicinò a Richer e l’aiutò a spostare l’asta che impediva
l’entrata all’interno della cabina. Quando finalmente completarono
l’operazione, i due inorridirono quando scoprirono all’interno della cabina,
la presenza di un cadavere tansiano. Quest’ultimo stava molto
probabilmente dormendo al momento della decompressione di quell’area.
Quindi passò dal sonno alla morte senza quasi accorgersene. I due terrestri
raggiunsero la conclusione che solo un oggetto di grosse dimensioni, aveva
potuto provocare quella terribile lacerazione da cui ora potevano vedere il
luccichio delle stelle, e determinare la subitanea decompressione che aveva
ucciso lo sventurato tansiano. I due terrestri si guardarono (si fa per dire
visto che ambedue indossavano il casco per poter respirare) in faccia l’un
l’altro.
<<…credo che sia venuto il momento di ritornare sull’Excelsior…>>
<<come tu desideri>>rispose Sam.
Si incamminarono verso l’unica area di tutta la stazione, che fosse
illuminata. Camminarono a ritroso fino a ritrovarsi nuovamente sopra la
passerella in acciaio.
<<aspettami qui>>disse Richer.
John ridiscese velocemente una delle scalette ritornando alla consolle di
comando della Stazione. Premette il pulsante con cui aveva acceso
l’impianto di illuminazione di quell’area della stazione, quindi ritornò a
fianco dell’amico.
<<lasciami indovinare…- proferì Sam-…hai spento le luci per evitare di
pagare una bolletta troppo alta?…>>
<<anche…-Richer stette al gioco-…in realtà non voglio che se per una
qualsiasi ragione i krunns dovessero venire a bordo della stazione, scoprano
la nostra visita…>>
<<…nonostante i miei limiti, c’ero arrivato anch’io a questa conclusione>>
I due iniziarono la passeggiata a ritroso. Il loro procedere stavolta ero molto
più rapido. Il sapere che non c’erano difficoltà nell’avanzare verso l’uscita
dalla stazione, conferiva loro un atteggiamento quasi arrogante. Questo
perlomeno fino a che non uscirono all’esterno della stazione. Si ritrovarono
di nuovo a incedere sulla passerella esterna della stazione, completamente
avvolti dall’immensità della notte spaziale. Sam si accostò al parapetto della
passerella.
<<John…devi convenire che lo spazio è qualcosa di smisurato e allo stesso
tempo imperscrutabile…>>
<<ti stai forse dando alla filosofia?>>

132
<<no, amico mio. Ho detto qualcosa a proposito dell’immensità dello
spazio, perché non mi ricordo più dove abbiamo parcheggiato la nostra
“bagnarola”…>>
<<sai Sam, uno di questi giorni uno sputo nell’occhio te l’ho do per
davvero…>>
<<perché?>>
<<perché delle volte non usi adeguatamente la materia grigia che ti ritrovi
all’interno della tua scatola cranica. Non vediamo dov’è attraccato
l’Excelsior, perché è sempre in funzione il dispositivo di occultamento. Per
capire dove si trova è sufficiente chiamare Hogan…>>
Richer non aveva neppure completato la frase, quando videro Ranko uscire
dalla porta esterna da cui Sam e Richer erano precedentemente usciti ed
ergersi sopra lo scafo invisibile dell’Excelsior. Nel momento in cui Sam e
Richer avevano deciso di ritornare a bordo della navetta, Hogan prevedendo
le difficoltà che i suoi amici avrebbero avuto nell’individuare la posizione
dell’Excelsior, aveva ordinato a Ranko di andargli incontro. I due
esploratori prendendo come riferimento la posizione di Ranko, rientrarono a
bordo.
Giusto il tempo di togliersi la tuta spaziale e Richer si ritrovò in sala
comandi:-
<< Ludmilla inserisci i dati raccolti da Sam nel nostro computer. Dovresti
ordinare al computer di aggiornare i nostri dati astronomici, in modo da
generare una nuova olomappa, tenendo conto dei nuovi astri presenti in
questa parte della Galassia>>
<<okey, John>>
La russa lavorò velocemente sul computer per eseguire le istruzioni di
Richer. Nel frattempo in sala comando arrivarono anche Steve Esposito e
Sam.
<<fatto John…se vuoi ti posso mostrare la nuova olomappa>>.
<<si, Ludmy…prova a riprodurre la nuova olomappa, emmh George è
possibile inserire i dati nel navicomputer, su un sistema chiamato Riel?>>
<<si, John…>>
<<molto bene, allora esegui, quando saremo pronti ci staccheremo dalla
stazione, ed effettueremo il salto in direzione del sistema Riel…>>
<<come tu desideri>>George incominciò ad utilizzare i dati forniti dal
navicomputer per tracciare la rotta in modo da poter effettuare il salto
nell’iperspazio per Riel.
Al pari di Richer, anche Hogan era interessato alla nuova olomappa. Sia
Richer che Hogan si accorsero che la nuova olomappa era molto diversa
dalla versione originale della loro vecchia olomappa.
<<John, stavo pensando ad una cosa…>>
<<sputa il rospo Hogan…>>
<<noi dobbiamo tener conto che i dati che siamo riusciti a raccogliere sulla
stazione tansiana, si riferiscono alla posizione degli astri fino a decine di
anni fa…>>
<<che cosa vuoi dire…>>
<<semplicemente che i dati in nostro possesso sono vecchi, in quanto non
tengono conto del moto di rotazione galattica degli astri…>>
<<hai ragione, George tieni in conto ciò che ha detto Hogan quando calcoli
la rotta per Riel. Ordina al navicomputer di tenerne conto…>>
<<okey John…>>

133
Sam si sedette a fianco di Lukas. Insieme iniziarono la manovra di
separazione dalla stazione. Quindi con i motori d’impulso si allontanarono
sufficientemente per poter finalmente partire alla volta del Sistema Riel.

III

Mezz’ora dopo Hogan e Richer ripresero a guardare in olovisione i dati in


loro possesso riguardanti la storia di Tanso. Ancora una volta apparve il
misterioso personaggio incappucciato, che svolgeva il ruolo di introduzione
nel dipanarsi della storia di quell’angolo di galassia…

…Città di Whierr, capitale planetaria di Hab’kreek. Una navetta sorvolava


la grande città. Dal cielo si potevano vedere le nuove costruzioni che
stavano cambiando completamente il volto cittadino. Stavano sorgendo
numerosi palazzi pubblici, quali il Teatro dell’Opera, il nuovo ministero dei
pianeti e soprattutto il nuovo ed immenso palazzo imperiale. Dall’alto si
vedevano un andirivieni di gente e di mezzi. La navetta atterrò nella
piattaforma d’atterraggio presente a qualche decina di metri dall’entrata del
“vecchio” palazzo imperiale. Una piccola pattuglia di soldati kreek andò ad
incontrare i membri della navetta. Dalla scaletta della piccola astronave
passeggeri, scesero una decina di soldati. Il più alto in grado fra essi
confabulò qualcosa con il sergente della pattuglia di scorta. Dopodiché tanto
i soldati della pattuglia, quanto i kreek sbarcati dalla navetta, si divisero in
due colonne ai lati della navetta. A questo punto dalla navetta sbarcò il
comandante supremo delle forze armate kreek: Gijon Wallen in persona.
Uno speeder scoperto venne fatta avanzare fino ai piedi di Wallen.
Quest’ultimo vi si issò sopra. L’autista dello speeder con lentezza portò
Wallen quasi all’entrata del palazzo imperiale. Wallen scese dallo speeder e
si accinse ad entrare all’interno del palazzo, dove sapeva che avrebbe
trovato l’autocrate supremo del dominio kreek. Disse qualcosa agl’ufficiali
di guardia. Quindi fu accompagnato nella sala delle udienze. Qui alcuni
inservienti portarono all’illustre personaggio, qualcosa da bere mentre
attendeva di essere ricevuto da Karlof.

<<mio Supremo-disse in proiezione olografica il cancelliere per le udienze-


Lord Wallen chiede udienza…>>
<<è già arrivato?…molto bene, che entri…>>
<<come voi comandate, mio Supremo>>
Il cancelliere si rivolse alla guardia al suo fianco e gli ordinò di dare
immediata comunicazione a Wallen della decisione del Supremo. La guardia
lasciò la sala del Cancelliere, e si diresse nella sala delle udienze per
informare il kreek che vi soggiornava, che il sovrano era disposto a
riceverlo. Ricevuta la notizia, Wallen finì di sorseggiare una bevanda color
smeraldo, quindi seguì in silenzio la stessa guardia che gli aveva dato la
notizia, dirigendosi risolutamente verso la sala del trono per comunicare con
l’imperatore kreek.
<<vieni avanti Lord Wallen>>disse con voce da tenore il Supremo.
Il diretto interessato avanzò verso il centro della stanza. Osservò per qualche
istante le caratteristiche architettoniche della grande sala del trono. Nel
complesso era una sala piuttosto grande, circondata sui lati da un lungo
colonnato. Si vedevano diversi arazzi appesi alle pareti. Wallen pensò che i

134
nuovi sovrani dei kreek, si considerassero eredi diretti degl’antichi
condottieri planetari. Fu questo il momento scelto dal Supremo, per far
rientro nella sala del trono. Nell’udire i passi del suo sovrano che si
avvicinava, Wallen smise di rimuginare e contemplare la grande sala del
trono, si voltò nella direzione del Supremo, inchinandosi in segno di
omaggio. Stette così in attesa di istruzioni. Karlof osservò compiaciuto
l’omaggio del suo comandante supremo:-
<<alzati amico mio-fece con tono affabile- fammi il tuo rapporto>>
<<si, mio signore…la missione su Tanso è pienamente riuscita, l’intero
settore galattico tansiano è ora sotto il nostro diretto controllo>>.
<<molto bene…a chi hai affidato il governo del settore?>>
<<Per assicurarci il pieno controllo e il governo di quel settore, ho nominato
l’ammiraglio Fillin, governatore di Tanso>>
<<e i sistemi Hasar e Dagon?…>>
<<…i sistemi Hasar e Dagon come da voi desiderato non sono stati
attaccati…>>
<<molto bene, hai notato qualcosa di insolito?>>
<<purtroppo si maestà, prima che i tansiani sollevassero ed attivassero lo
scudo planetario, un loro caccia intercettore ha abbandonato il sistema. Ha
altresì effettuato immediatamente il salto nell’iperspazio. Purtroppo non
siamo stati in grado di tracciarne la rotta…>>
Karlof si alzò dal suo scanno, aggirò il grande tavolo di qwessan, un legno
pregiato di Hab’kreek, e si diresse pensieroso in prossimità dell’unica
grande vetrata della grande sala. Wallen osservo in silenzio lo strano
mutismo del suo sovrano. Quest’ultimo, con un gesto della mano, gli fece
segno di avvicinarsi.
<<ci deve essere lo zampino dei Guardiani>>disse pensieroso Karlof.
<<non capisco, maestà, chi sarebbero questi Guardiani…>>
<<…non lo sa nessuno, sono una specie di confraternita che appare ogni
qualvolta c’è di mezzo uno SkyJewel…>>
<<questi Guardiani sanno qualcosa sull’ubicazione degli SkyJewel?>>
<<…in considerazione del fatto che appaiono ogni qualvolta ne viene
scoperto qualcuno, presumo di si -Karlof fece una breve pausa poi riprese-
…inoltre sono convinto che essi conoscano il segreto dello SkyPower…>>
<<…di che cosa si tratta…>>
<<nessuno lo sa, è il segreto meglio celato di tutto l’universo, una cosa
invece è certa, chiunque ne entri in possesso sarà in grado di conquistare e
sottomettere al proprio dominio l’intera galassia, però solo i Guardiani sono
in grado rintracciare lo SkyPower…>>
<<<capisco…secondo voi lo Skypower si trova su un pianeta del sistema
Hasar?>>
<<non ne sono sicuro, il tutto sarebbe troppo semplice però potrebbe anche
essere…>>
<<devo organizzare una spedizione su Hasar…mio Supremo?>>
<<<si…ma andrò io solo, tu rimarrai qua con il resto della flotta>>
<<non desiderate che venga con voi?>>
<<proprio così…-disse con sorriso beffardo Karlof- per due motivi…primo
non voglio destare il sospetto dei pirati spaziali e dei krunns, ma soprattutto
perché anche se tu dovessi rintracciarlo non lo potresti mai reclamare, da
quello che so esso genera un campo di forza in grado di ridurre in cenere
chiunque cerchi di impadronirsene senza possedere la chiave d’accesso>>

135
<<quando desiderate partire?>>
<<mmmh…dovrò istituire il consiglio di reggenza per tutto il tempo che
dovrò stare lontano da Hab’Kreek, tu ti recherai sull’ammiraglia e inizierai i
preparativi per il viaggio…>>
<<come voi desiderate…mio signore-detto ciò Wallen uscì dalla sala del
trono diretto verso l’astroporto-…SkyPower…che stramberia è mai
questa?>>
Wallen fece a ritroso la stessa strada effettuata per recarsi all’udienza con
Karlof. Uscito fuori del palazzo imperiale volle per prima cosa dirigersi
verso il quartiere Hask’kirf. Per tale motivo volle che gli fosse messo a
disposizione uno speeder.
<<desiderate anche un’autista?>>
<<no…devo effettuare una visita privata. Attendete qua il mio ritorno…>>
<<come voi desiderate mio signore…>>
Wallen si mise alla guida del suo speeder, si inserii nel traffico cittadino e
percorse le tortuose strade che portavano al quartiere Hask’kirf. La città
fremeva di vita, si potevano vedere numerosi mercanti che contrattavano il
prezzo delle loro merci con i clienti di turno, così come si vedevano persone
semplicemente passeggiare lungo i viali. Per quanto strano potesse
sembrare, la politica d’espansione nella galassia da parte dei kreek, faceva
affluire nel pianeta capitale kreek, una quantità immensa di ricchezze che
sembrava essere apprezzata dai semplici cittadini di Hab’kreek.
Wallen entrò con il suo speeder all’interno di un grande spiazzo. Questo
faceva da ingresso all’entrata di una grande villa. All’entrata di questa si
ergeva, a dispetto dell’età piuttosto avanzata, una gran dama. Wallen avanzò
deciso verso l’anziana signora. La servitù che stava attorno alla donna si
allontanò a debita distanza. La visita del comandante supremo delle forze
stellari kreek, non era cosa di tutti i giorni.
<<buongiorno madre>>
<<buongiorno figlio, di tanto in tanto ti ricordi della tua vecchia madre…>>
<<io mi ricordo sempre della mia vecchia madre-disse con un sorriso
Wallen-…ma nel ruolo in cui mi trovo non posso venire a trovarti tutti i
giorni>>
<<vieni dentro, Gijon, figlio mio…>>
La vecchia signora entrò dentro la propria abitazione, seguita
dall’imponente sagoma del figlio. Si sedettero su un divano ed
incominciarono a conversare.
<<…sai molto bene che sono soddisfatta della carriera militare da te seguita,
anche se…>>
<<…madre, è argomento che abbiamo discusso più volte…>>
<<si lo so, però non mi stancherò mai di ripeterlo. Io sono vecchia, ormai
sono prossima alla morte…>>
<<madre non dovete parlare così…>>
<<…che cosa non dovrei dire, che ho ormai novantatre anni e che sono
prossima alla morte?…no figliolo mio. Quello che ti voglio dire riguarda il
destino di questo mondo. Da quando sono arrivati quei due krunns,
Hab’kreek è cambiata. Si è aumentato il nostro tenore di vita, la nostra
prosperità, ma per raggiungere questo abbiamo perso molto, abbiamo perso
la libertà>>
Wallen non rispose. Osservò il proprio orologio. Si alzò e fece per andare
via.

136
<<è un argomento che dovresti evitare-disse serio-se tu non fossi mia
madre, per queste tue parole, ti avrebbero già condannata, addio madre il
dovere mi chiama…>>
Così come era giunto, Wallen se ne andò.
Riprese il suo speeder e corse in direzione dell’astroporto dove trovò ad
attenderlo il picchetto di guardia che aveva lasciato al termine della sua
udienza con il Supremo.
<<decolliamo immediatamente-ordinò freddo ai suoi sottoposti-debbo
eseguire una missione per conto dell’imperatore…>>.

137
Capitolo IX

Un caccia intercettore tansiano sfrecciava ad una velocità tre volte superiore


a quella della luce. Si trovava ancora all’interno del tunnel iperspaziale, e da
qui era possibile ammirare le stelle che scivolavano come novelle stelle
cadenti lungo i fianchi della vetrata della cabina di pilotaggio. Il caccia
pesante che stava compiendo questo viaggio apparteneva alla classe Higol,
ed era un nuovo modello di caccia dotato di quattro posti. Addirittura in
questo caccia, era stata ricavata, nella parte posteriore dell’intercettore, una
piccola cucina con tanto di sintetizzatore di bevande e di cibo. Esistevano
anche alcuni ripiani a scomparsa, da cui era possibile ricavare delle lettighe
in cui riposarsi. Si poteva quasi definire un modello extra lusso. Ed
esattamente a bordo di un modello di questo tipo, viaggiavano il principe
Anakais e il tenente Riuga. Dopo circa un giorno di navigazione, il caccia
tansiano finalmente uscì dall’iperspazio. Si trovava a poche migliaia di
chilometri dall’atmosfera del pianeta Trix, l’unico pianeta del sistema Riel
in grado di ospitare la vita.
<<altezza pensate che sia il caso di segnalare la nostra presenza al comando
centrale di Trix?>>
<<non chiamarmi altezza, chiamami semplicemente per nome. In merito
alla tua proposta penso proprio di no. Non capisco per quale motivo siamo
dovuti partire così da Tanso, e finché non ci incontreremo con l’individuo
che ci è stato descritto da Huxxen, sarebbe meglio che nessuno venga a
conoscenza della nostra presenza su questo pianeta…>>
<<penso che hai veramente ragione>>
“penso che hai ragione” –ripete tra se Anakais-“…mi ha veramente dato del
tu…mi sento uno del popolo..” disse sorridendo il giovane principe.
<<inoltre…-riprese Anakais-…non siamo del tutto sicuri di trovarci ancora
all’interno del nostro territorio…>>
<<che cosa vuoi dire con questo?>>
<<voglio dire che i kreek potrebbero essersi già impadroniti del pianeta>>
<<non pensate che assalire contemporaneamente tutti i nostri mondi
richiederebbe il dispiegamento di forze esorbitanti, che forse i kreek non
possiedono…>>
<<in ogni caso su una cosa dovresti avere ragione, io non credo che i kreek
possiedano delle riserve di forze con cui attaccare simultaneamente tutti i
nostri mondi. Però penso che i servizi kreek avranno raccolto informazioni
sufficienti e avranno comunicato ai loro comandi, l’importanza che riveste
Trix per la nostra flotta >>
<<…in modo da rendere Riel al pari del sistema Tansus, uno dei possibili
obiettivi da conquistare per avere immediatamente ragione di noi…>>
<<sai per la prima volta mi rendo conto di quanto vulnerabile sia il nostro
impero-constatò amaramente Anakais-…se dovessimo riuscire a respingere
il loro assalto, dovremo studiare uno nuovo modello di difesa in modo da
renderci totalmente invulnerabili in caso di invasione…>>

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L’Higol si avvicinò al cinquanta per cento della velocità della luce, verso
Trix. Il navicomputer registrò la presenza di due incrociatori pesanti della
flotta tansiana.
<<Anakais…ci sono due nostri incrociatori in orbita attorno a Trix…>>
<<si gli ho visti…>>
<<sei sempre dell’idea di non rivelare la nostra presenza?>>
<<si, se si sapesse di questa nave e dei loro occupanti…>>
<<addio segretezza>>
<<però, devo dire che l’agenzia per la sicurezza dello stato recluta uomini
intelligenti…>>
<<…così come la casa imperiale di Tanso possiede uomini di spirito tra le
proprie file…>>
La battuta un po’ pesante di Riuga lasciò Anakais inizialmente perplesso. In
tutta la sua vita non gli era capitato nessuno che osasse prendersi gioco di
lui. Non per viltà, semplicemente perché lui era quello che era, cioè il
Principe ereditario. Adesso invece, un semplice tenente della guardia
tansiana, un perfetto sconosciuto agli occhi del giovane principe, un
semplice servitore dell’impero fino a soltanto al giorno precedente, si
prendeva nei suoi confronti, delle confidenze che solo in pochi tra i suoi
intimi si erano mai presi. Riuga avverti immediatamente lo stato d’animo
del giovane principe:-
<<Anakais scusami, forse ci sono andato un po’ pesante…>>
<<no, non ti preoccupare-disse il rampollo tansiano con un sorriso-…e che
non ci sono ancora abituato. Sai essere circondato da tanti lacchè, delle volte
ti fa dimenticare come è realmente il mondo fuori dal palazzo…>>
Per qualche minuto tra i due calò il silenzio, presto interrotto da Anakais.
<<senti Riuga…dobbiamo cercare un modo per ingannare gli addetti radar
di quei incrociatori…>>
<<ummh…un sistema ci sarebbe…>>
<<ah si?…e in che cosa consisterebbe questo sistema?>>
<<oh niente di complicato. Vedi qualche tempo fa a me e alla mia squadra
capitò una situazione del genere, un mio collega suggerì di tracciare una
rotta in direzione del sole. Egli ritenne che così facendo avremo confuso gli
addetti radar che avrebbero potuto attribuire l’improvviso oggetto non
identificato, ad un qualche asteroide in rotta di collisione verso la propria
stella…>>
<<emmh…e questa teoria…ha avuto buon esito?>>chiese incuriosito
Anakais.
<<A dire il vero-disse un po’ titubante Riuga-…non abbiamo mai avuto
modo di sperimentare questo metodo…>>
<<perché?>>
<<perché nel momento in cui decidemmo di eseguire il nostro piano, la
nostra missione venne annullata…>>
<<quindi addio al piano…-concluse il racconto di Riuga Anakais-…però
forse è venuto il momento di sperimentare la teoria elaborata da quel tuo
collega…>>
<<nei sei veramente convinto?>>
<<abbiamo altre alternative?>>
<<…beh…ci sarebbero. Una…andiamo dal comandante di quei cosi la fuori
nello spazio, e gli diciamo di preparare il benvenuto al figlio
dell’imperatore…>>

139
<<e le altre?>>
<<ci devo ancora pensare…>>
<<okey…allora vada per la corsa attorno al sole…>>

L’Higol virò a sinistra e puntò decisamente verso il sole. Anakais accelerò la


velocità del loro caccia, man mano che si avvicinavano alla stella. Ed
esattamente in quel momento, i due tansiani si resero conto di non aver ben
calcolato gli inconvenienti allo scafo, derivanti dall’intensità del calore della
stella Riel.
<<Anakais…qua dentro incomincia a fare caldo>>
<<vedo…e sento!. Prova a riprogrammare il computer. Devi far confluire
agli scudi termici tutta l’energia possibile che non sia necessaria ai
propulsori>>
Riuga si alzò dal sua postazione e velocemente riprogrammò il
navicomputer, quindi ritornò a sedersi nel suo sedile. La nuova
programmazione sortì l’effetto desiderato, infatti la temperatura ambientale
all’interno dell’higol incominciò a calare. I sistemi di sopravvivenza della
navetta tansiana compensavano le elevatissime temperature esterne. Nel
frattempo l’Higol si avvicinò a meno di dieci milioni di chilometri dalla
stella e vi girò attorno alla pazzesca velocità di quattro punti e cinquanta
della velocità della luce. La pressione a cui erano sottoposti i due occupanti
dell’higol, li avrebbe certamente uccisi se il sistema di compensazione della
navetta non fosse intervenuta per tempo per ovviare a tale compressione.
Superato il giro attorno alla stella Riel, l’Higol ritornò in direzione di Trix.
Con questo stratagemma, Anakais e Riuga riuscirono ad evitare di essere
intercettati dai due grandi incrociatori da guerra che stavano in attesa di
potenziali nemici a circa cinquanta milioni di chilometri da Trix.
<<come entriamo nell’atmosfera trixiana>>chiese Riuga.
<<che ne dici se passiamo dal polo artico?>>
<<perché?>>
<<è l’unico punto di Trix, da cui è possibile entrare all’interno del pianeta
senza essere intercettati…>>
<<come fai a esserne così sicuro?…>>domando perplesso Riuga.
<<amico mio, dimentichi che sono il figlio del capo. Sono stato messo al
corrente dei punti deboli del nostro sistema difensivo, soprattutto se questo
riguarda sistemi fondamentali per la nostra sopravivenza…>>
<<molto bene allora-commento Riuga-…entriamo all’interno del pianeta
passando per il polo artico>>.
La navetta tansiana si avvicino a forte velocità al polo artico di Trix ed entrò
all’interno dell’atmosfera del pianeta. Attraversata tutta l’atmosfera, la
navetta tansiana si porto all’altezza del polo ghiacciato di Trix. L’Higol
iniziò un volo radente lungo i ghiacci del polo artico trixiano. Questo era
rappresentato da una distesa interminabile di ghiaccio, di tanto in tanto
interrotto da alte montagne anch’esse completamente avvolte dal ghiaccio.
La fine della grande superficie ghiacciata venne anticipata dal primo
apparire degli iceberg. Superata l’area degl’iceberg, ben presto si
ritrovarono a sorvolare la lunga distesa dei mari del continente
settentrionale di Trix.
Infine, sempre procedendo a volo radente, l’Higol entrò in contatto visivo
con la superficie emersa trixiana. Iniziò a questo punto il sorvolo degl’aridi
altipiani delle terre settentrionali, fino a quando non videro la grande catena

140
montuosa antistante la città di Minetrix. Superata quest’ultima, poterono
ammirare l’immensa foresta che sorgeva ai piedi della catena montuosa che
avevano appena superato. Questa foresta era per certi versi l’unico
“polmone verde del pianeta”.

<<Anakais, vedi quella foresta là in fondo?>>


<<si, amico mio>>
<<che ne diresti se atterrassimo la in mezzo?. Potremo così occultare il
nostro caccia…>>
<<di un po’-disse con tono scherzoso il giovane principe-…non mi dire che
hai una voglia matta di sgranchirti le gambe?>>
<<non sarebbe un’idea da scartare…>>
<<molto bene allora, atterriamo…>>.
L’Higol si fermò a mezz’aria, quindi Anakais azionò i propulsori di
posizione e lentamente fece toccar terra al suo caccia. I due tansiani si
sganciarono le cinture che li tenevano legati ai rispettivi sedili. Appena si
misero in piedi, si stiracchiarono i muscoli. Per qualche micron i due si
avvicinarono alla strumentazione di bordo, per verificare lo stato di
efficienza del loro mezzo. Dopodiché prelevarono due borse, e vi misero
tutta l’attrezzatura che ritennero necessaria per poter proseguire nel loro
viaggio. Riuga sollevo la propria borsa e se l’assicurò alle spalle, quindi
scese dall’Higol. Anakais si trattenne a bordo per qualche micron, giusto il
tempo necessario per attivare i sistemi automatici di rilevamento, quindi
anche lui scese dalla navetta andando in direzione di Riuga. Prima di
allontanarsi per andare incontro al misterioso personaggio descritto loro da
Huxxen, Anakais attivò un radiofaro sintonizzato su una frequenza speciale.
Questo avrebbe facilitato il successivo ritrovamento della loro astronave. I
due tansiani iniziarono ad addentrarsi a piedi all’interno della foresta.
L’ambiente che li circondava era piuttosto bizzarro. Una grande varietà di
vita vegetale circondava i nostri due amici, infatti accanto agl’alberi ad alto
fusto, esisteva un sottobosco piuttosto variegato con piante a fusto basso che
terminavano con fiori piuttosto appariscenti. Camminavano lentamente in
mezzo all’erba, questa arrivava loro quasi all’altezza del petto. Da questo
potevano facilmente constatare che in quelle zone non dovevano esistere
animali che si nutrivano di vegetali. Quest’ultima scoperta fece rabbrividire
Riuga. E se invece esistevano animali carnivori?.
Ma la realtà era ben diversa come i due poterono quasi subito scoprire. I due
tansiani camminarono per quasi mezza giornata fino a che si imbatterono in
una piccola radura. Qui c’erano alcuni massi, e sparsi qua e la si presentava
quello strano sottobosco fatto di arbusti a piccolo fusto che terminavano con
fiori piuttosto grandi e appariscenti. Riuga appoggiò per terra il suo
bagaglio, in ciò imitato dal giovane principe.
<<sei mai venuto prima d’ora in questo mondo?>>chiese Riuga
<<mai, però è divertente. Fra qualche anno magari finirò per rimpiangere
tutto questo>>.
Mentre conversavano, non si avvidero del pericolo rappresentato dalle
piante che li circondavano. Infatti dai grandi fiori iniziarono ad fuoriuscire
delle terminazioni. Queste si muovevano in direzione dei due tansiani.
Infine una di queste terminazioni prese Riuga per un piede. Il tansiano si
spaventò. Per sua fortuna, Anakais poté evitare di esser catturato anch’esso
dalle misteriose terminazioni. La pianta, la cui terminazione aveva catturato

141
Riuga, aprì una sorta di bocca. Ed esattamente in quella direzione, la
terminazione che aveva catturato Riuga, stava trascinando l’aitante tenente
tansiano. Riuga cercò di divincolarsi, ma tutti i tentativi che egli faceva non
sortivano altro effetto che indurre la pianta a stringere sempre di più la presa
della gamba del giovane ufficiale. A questo punto finalmente Anakais
intervenne, puntò il suo fucile laser e sparò contro la terminazione della
pianta che bloccava un arto di Riuga. Per effetto del calore prodotto dal
raggio laser, la pianta mollò la presa. Sia Riuga che Anakais approfittarono
dell’occasione, per fuggire a perdifiato in mezzo alla foresta. Nella fuga
lasciarono li per terra i loro bagagli inclusi i viveri che si erano portati
dietro.
<<ehi, Riuga simpatica quella pianta…>>
<<se vuoi la prossima volta te la presento…>>
<<no grazie, non mi sono molto simpatiche le piante…carnivore!>>
Corsero ancora per un po’ fino a quando si imbatterono in una splendida
ragazza. Questa era intenta a raccogliere delle bacche da una serie di arbusti
spinosi. I due tansiani si fermarono ed ammirarono la straordinaria bellezza,
della giovane fanciulla che si parava davanti a loro. Questa era una ragazza
alta circa un metro e ottanta, capelli biondi e profondi occhi blu.
<<salve…ragazzi, dove andate così di corsa…>>
<<emmh…facevamo una gara. Volevamo sapere chi era il più veloce tra noi
due…>>esordì Riuga.
<<questa scusa non l’avevo ancora sentita-disse con un gran sorriso la
ragazza-…e voi due gareggiate a chi corre più veloce, nel bel mezzo di una
foresta di piante carnivore…in tuta spaziale?>>.
Proprio in quel momento apparve l’alta e longilinea figura di un uomo.
All’apparenza mostrava una trentina d’anni. Ma se uno prestava un po’ più
d’attenzione al volto di quell’uomo, difficilmente sarebbe riuscito a
conferirgli un età ben definita, tanta era la sapienza che l’espressione di quel
giovane enunciava.
<<salve a voi, amici miei>>
<<salve>>rispose cortesemente Riuga.
Anakais non rispose al saluto del nuovo venuto. Osservava con estrema
attenzione il ciondolo che l’uomo portava al collo. Un ciondolo che il
giovane principe conosceva.
<<salve buon uomo-disse infine-…potrei chiedervi che cosa ci fate con quel
cammeo che portate al collo?>>
<<buongiorno, Anakais se non erro>>
<<vedo che conoscete il mio nome, presumo che la nostra ricerca sia già
conclusa>>rispose serio il giovane aristocratico.
<<Anakais…tu conosci quest’uomo?>>chiese con tono allarmato Riuga.
<<no, anche se conosco il suo nome…Hubert presumo!>>
<<presumete bene, amico mio>>
<<dunque siete voi l’uomo che dovevo incontrare su questo mondo…>>
<<si, sono io. Ma prima di affrontare le ragioni per cui vi hanno mandato
qui per incontrarmi, che ne dite se entriamo in città e ci facciamo una bella
mangiata?>>
<<perché no?…-disse con un grande sorriso Anakais-quanto dista la
città?>>
<<poco…esattamente la distanza di un cespuglio…>>
<<non capisco…>>

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Senza rispondere Hubert si diresse verso degli alti cespugli che si ergevano
davanti a loro. Con una mano, allargò alcuni rami. Ed improvvisa apparve
loro la città di Minetrix.

II

Richer spense l’olovisore e meditò su ciò che avevano visto.


<<che cosa ti turba-chiese Hogan-…ti vedo così meditabondo…>>
<<non lo so. Però incomincio ad essere dell’idea che il nostro amico, stia
finalmente incominciando a farci capire, quelli che sono i suoi veri
obiettivi…>>
<<di chi e di che cosa parli?>>
<<…semplice!. Noi abbiamo ipotizzato l’esistenza di un…potremo
chiamare “burattinaio”. Questo ci sta permettendo di venir a conoscenza
della storia dei popoli di questo angolo di galassia. Quello che noi non
abbiamo mai capito fino ad oggi, è il vero messaggio sott’inteso in questa
storia…>>
<<…secondo te che cosa dobbiamo fare per riuscire a comprendere il
messaggio cifrato che il “burattinaio” ci sta mandando?>>
<<forse dovremo ripetere esattamente per filo e per segno le stesse cose ed
esperienze, fatte dai nostri due precursori, quel Riuga e quell’Anakais…>>
<<tu pensi che ci potrebbe servire, per capire che cosa siamo venuti a fare
in questo angolo di galassia?>>
<<dobbiamo partire da una precisa constatazione-riprese a ragionare Richer-
…da quando abbiamo lasciato CentauriIV ad oggi, l’unica cosa che siamo
riusciti a trovare è questo file-disse alludendo all’olofilmato-…una base
krunns ed una stazione spaziale mezzo distrutta. Il vero scopo della nostra
missione è scoprire la minaccia che potrebbe investire la Terra…>>
<<non pensi che la minaccia che potrebbe travolgere la Terra possano essere
i krunns?>>
<<può darsi-obiettò Richer-…però devi constatare che non abbiamo
incontrato molti ostacoli creati dai krunns durante tutto il nostro
viaggio…>>
<<non stai mica arrivando a dire che i krunns sono i buoni, mentre tansiani e
kreek sono i cattivoni di turno…>>
<<scusami amico, ma stavolta chi sta esagerando sei tu-lo rimproverò
Richer- è fuori da ogni discussione che questi krunns non usano di certo
tutto il loro potere per alleviare le sofferenze dei popoli della galassia. Devi
convenire però che anche i kreek o gli stessi tansiani, sono o sono stati dei
conquistatori…>>
<<in ogni caso il tuo ragionamento ci sta portando verso un circolo vizioso.
Sappiamo che questi krunns dominano mezza galassia, e la dominano con
una certa durezza. Nutriamo dei dubbi sui nostri amici tansiani, però devi
convenire con me che ci sono stati finora di grande aiuto. E non ti devi
dimenticare che senza il loro aiuto forse tu e Jane sareste morti…>>
<<si è vero…-cercò di controbattere Richer-però quello che non siamo
ancora riusciti a scoprire chi e che cosa sono questi Guardiani…>>
<<beh…almeno su questo siamo avvantaggiati…>>
<<in che senso…>>
<<abbiamo questo file-disse Hogan alludendo all’ologramma-e se non erro,
questo Hubert da esattamente l’idea di essere un Guardiano!>>

143
Esattamente in quell’istante fece il suo ingresso, Steve Esposito. Indossava
il grembiule da cuoco con in testa un gran capello:-
<<ehi Steve- prese la parola Hogan ridendo-…ma quando lavoravi agli
Hotel Sheraton…mettevi in testa quella cosa>>
<<no amico mio, mi mettevo in testa le mutande di tua sorella>>rispose il
cuoco italoamericano in tono un po’ sboccato.
<<perché hai conosciuto mia sorella?>>
<<scusa Hogan-si intromise incuriosito Richer-…non sapevo che avessi una
sorella>>
<<per essere sinceri non lo sapevo neppure io!>>rispose ridacchiando
Hogan.
<<se avete finito di giocare-disse serio Steve-…dovreste dirmi se avete
intenzione di mangiare, e se si, che cosa?>>
<<Sai, avrei voglia di mangiare pasta e fagioli>>rispose John dopo averci
pensato un po’.
<<eh no amico mio…-protestò Steve -ricordati che siamo all’interno di una
piccola astronave in viaggio verso un pianeta sconosciuto della Galassia,
ricordati degli effetti secondari dei fagioli…>>
<<alludi alla possibilità che qualcuno dia luogo a flatulenze?>>domandò
sogghignando John.
<<esattamente a quelle!. Sai sarebbe sconveniente se dovessimo invitare
qualche alieno a bordo, e stordirlo in questo modo…>>
<<Cuoco! Cucina quello che desideri…>>conclusero ridendo all’unisono
Richer ed Hogan.

Un’ora più tardi tutto l’equipaggio si trovava riunito in sala riunioni per
mangiare il pranzo preparato da Steve. Tutti eccetto Lukas, di guardia in
quanto pilota dell’Excelsior ed Hogan. L’ingegnere giustificò la sua assenza
con la scusante che doveva completare le analisi delle specifiche di
costruzione dei propulsori tansiani, consegnate loro da Katiuga. Il problema
a cui stava lavorando Hogan era particolarmente complesso: cioè
individuare le specifiche per adattare il loro propulsore a funzionare con il
combustibile nucleare tansiano. Durante il pranzo, Jane sedette al fianco di
Richer. Questa era la prima volta che accadeva da quando avevano iniziato
la loro missione. Infatti precedentemente, Jane si era sempre seduta o
affianco a James Tanth, suo fidanzato ufficiale, oppure al fianco di
Ludmilla. Stavolta invece la sua preferenza era andata al leader della
spedizione. Non c’era la possibilità che Jane si sedesse affianco dell’altro
membro femminile dell’equipaggio, in quanto Ludmilla si era seduta
accanto a Sam con Ranko alla sua destra.
<<signori ecco a voi un bel pasticcio di lasagne…tipico piatto
italiano…>>esordì Steve presentando la sua prima pietanza.
Il cuoco italoamericano servì i suoi amici, indi riempì il piatto e mangiò
anch’egli. Come secondo aveva preparato delle scaloppine al limone di fesa
di tacchino. Dopo la frutta.

<<desideri altro?>>chiese John premuroso nei confronti di Jane.


<<si grazie…mi passi una pesca?>>
<<certamente>>rispose Richer. Il capospedizione si prodigò per esaudire
ogni desiderio della giovane dottoressa. La particolare attenzione riservata

144
da Richer nei confronti della giovane donna, non passava inosservato. Era
noto a tutto l’equipaggio del legame che c’era stato tra il xenologo della
spedizione e la giovane luminare, ora il fatto che per ovvie ragioni Tanth
fosse dovuto rimanere su Tanso, per di più sottoposto alle cure mediche
degli alieni, aveva dato di che pensare al resto del personale di bordo. Ma
più che altro dava adito a eventuali commenti l’estrema intimità che i due
mostravano. Nessuno eccetto lo stesso Tanth, era a conoscenza dell’antico
vincolo sentimentale che c’era stato tra Richer e la dottoressa Imatala, e ben
che meno erano a conoscenza che quell’ antico sentimento si fosse riacceso
proprio in conseguenza della missione che i due avevano compiuto insieme.

Steve portò ad Hogan un vassoio contente le pietanze che lui e il resto


dell’equipaggio, avevano consumato precedentemente.
<<ciao Hogan…ti ho portato qualcosa da mangiare…>>
<<ti ringrazio Steve…>>rispose l’ingegnere senza peraltro distogliere la sua
attenzione dall’osservazione che stava facendo al computer, sulle specifiche
che i tansiani avevano trasmesso circa la loro tecnologia in fatto di
propulsori spaziali.
<<a che punto sei con il tuo lavoro?>>
<<ad un punto morto purtroppo-rispose Hogan-i tansiani usano un diverso
sistema di produzione dell’energia quantica, se dovessimo usare la loro
tecnologia, saremmo costretti a smantellare interamente il nostro propulsore
e ricostruirlo daccapo. Non costituirebbe nessun problema se ci fossimo
trovati nelle officine astroportuali di CentauriIV…ma…>>
<<…ma qua non siamo a CentauriIV…-concluse Steve-ti lascio il vassoio,
più tardi ritorno a riprenderlo…-mentre si apprestava ad uscire, il cuoco
ebbe modo di suggerire-…se fossi in te riconfigurerei i fasatori di potenza,
in questo modo potresti anche soddisfare le specifiche tansiane di
produzione dell’energia quantica…>>
<<potrebbe essere un idea…>>.
Hogan si voltò sorpreso in direzione del cuoco italoamericano. Ma questo
era già scomparso. Provò ad applicare il suggerimento mossogli da Steve, e
per quanto strano potesse essere…filava!. A questo punto in Hogan emerse
un inquietudine: come era possibile che un sempliciotto, come il cuoco
italoamericano fosse, così versato in una materia specialistica come era la
propulsione interstellare, e per di più si intendesse di motori di ideazione
tansiana?. Hogan rimuginò che probabilmente di questo avrebbe dovuto
dissertare con Richer.

Sam entrò in plancia e si sedette al fianco di Lukas. Inizio tutta una serie di
controlli di routine indi concluse:-
<<George, il tuo turno di guardia è terminato, vai a riposarti. Se proprio lo
desideri è avanzato qualcosa da mangiare>>
Lukas si alzò, raduno le sue cose e fece per andarsene:-
<<grazie Sam…ci vediamo più tardi>>
Sam tirò leggermente indietro la sua seggiola ed accese l’impianto hi-fi per
ascoltare della musica. Esattamente in quell’istante fece il suo ingresso in
plancia Ludmilla Shepova.
<<…e bravo il nostro pilota-gli disse a voce alta da dietro alle scapole -è
così che intendi fare il turno di guardia?>>

145
Sam trasalì. Si voltò di scatto e allungò un braccio quasi a voler dire “che ti
possa venire un accidente”. Ludmy gli si accosto, gli sorrise e gli dette un
bacio sulla guancia.
<<lavoro monotono?>>
<<purtroppo si-ammise Sam- quando navighiamo in iperpropulsione c’è ben
poco da fare>>
<<per quanto tempo dovrai rimanere di guardia?>>
<<circa due ore…>>
<<molto bene…-sussurrò Ludmy-…quando finisci il tuo turno di guardia,
non recarti nella tua cabina. Vieni direttamente nella mia!. Avrei una cosa
da farti contemplare!>>
Sam diventò rosso in volto. Lei si chinò sopra lui, e gli dette un passionale
bacio sulle labbra. A questo punto, la ragazza si mise in piedi e se ne andò.

John contemplava l’analizzatore di Jane.


<<certo che la scienza medica ha fatto passi da gigante, al giorno d’oggi con
questo semplice strumento è possibile diagnosticare e curare un’infinità di
malattie…>>
<<si è vero-disse la giovane medico-…ma per te sono disposta ad utilizzare
i metodi di cura di una volta…>>
Richer osservò sottecchi la giovane dottoressa:-
<<in che senso…>>
Jane non rispose. Si avvicinò alla porta a scorrimento della sua cabina.
<<computer blocca il sistema di apertura della porta. Non sbloccarla fino a
quando non te lo ordino io>>
<<RICEVUTO>>fu la risposta metallica del computer centrale.
A questo punto Jane andò incontro a Richer. Lo abbracciò per il collo e lo
baciò appassionata.
<<innanzitutto cerco di appurare la tua temperatura…>>
<<all’università vi hanno insegnato anche questo metodo di visita?>>
<<e non solo-rispose la ragazza-devi vedere come ci hanno insegnato ad
auscultare il cuore…dei nostri pazienti>>
Detto ciò, Jane tolse le braccia dal collo di John e gli sfilo fino all’altezza
della vita, la tuta spaziale. Gli sbaciucchiò i pettorali. Infine lo prese per una
mano e lo portò in prossimità del suo letto. A questo punto fu John a svestire
completamente la tuta d’ordinanza della ragazza. Come poté constatare,
Jane non indossava alcun indumento intimo eccetto gli slip.
<<dai facciamo l’amore>>gli sussurrò la ragazza.

Hogan uscì dalla sua cabina-laboratorio e si diresse risoluto in sala cucina


per interloquire con Steve. Però con sua grande sorpresa non lo trovò.
Ritornò sui suoi passi e decise di andare a parlare con Richer. Ma anche il
capitano della spedizione non era nel suo alloggio. In questa circostanza
Hogan sorrise. Immaginava esattamente dove si trovava in quell’istante
John, e preferì posticipare a dopo la sua chiacchierata con Richer.

Un trillo continuo svegliò di soprassalto John. Era il suo comlink che lo


avvertiva che era giunta l’ora di prendere servizio in plancia. Sopra di lui
c’era Jane che dormiva beatamente. Richer l’accostò su un lato
delicatamente, e così facendo poté ammirare ancora una volta il seno e il

146
corpo magnifico di Jane. Dopodiché si alzò velocemente, si rivestì ed uscì
per recarsi ad assumere il turno di guardia in plancia al posto di Sam.
<<puoi andare Sam>>gli disse appena lo vide.
<<grazie John>>gli rispose il giovane pilota americano lasciando il suo
posto di guardia in plancia.
Sam era felice che il suo turno fosse terminato, in quanto sapeva ciò
l’aspettava nella cabina di Ludmy. Infatti appena si addentrò nella cabina
della Shepova, la russa gli si fece incontro completamente nuda. Gli gettò le
braccia al collo e lo baciò ardentemente.

III

Richer si sedette al suo posto in plancia, ed incominciò ad eseguire i


controlli di routine in merito alla rotta che stavano svolgendo, e ad ascoltare
le informazioni che l’astronave forniva automaticamente. Anche John, come
precedentemente Sam, accese l’impianto Hi-fi per ascoltare un po’ di
musica. John aveva appena finito di eseguire i controlli, quando
improvvisamente suonò il campanello d’allarme che l’avvertiva che erano
arrivati a destinazione, e che stavano per uscire dal tunnel iperspaziale.
Richer zittì il trillo della sirena d’allarme, e cercò veemente il pulsante che
Hogan aveva predisposto sulla consolle di comando, per attivare il sistema
di occultamento e rendere invisibile l’Excelsior.
<<ma dove diavolo è quel pulsante?>>imprecò il comandante della
spedizione. Il problema era dovuto al fatto, che Richer non ricordava più il
colore del tasto da premere. Sapeva che il colore scelto dal gigantesco
ingegnere, era particolare proprio per rendere l’interruttore stesso facilmente
riconoscibile. Non riuscendo a trovare il tasto da premere, stava quasi per
chiamare Hogan, quando finalmente si accorse dell’appariscente interruttore
viola posto alla sua sinistra.
“ma guarda che idiota-pensò tra se- c’è l’avevo qui sotto il naso e non l’ho
vedevo…”.

L’Excelsior uscì dall’iperspazio. Appena si ritrovarono nello spazio


normale, Richer attivò la schermatura dello scafo e rese invisibile
l’astronave. Dopodiché si alzò dalla sua postazione e andò in direzione del
computer. Premette alcuni codici ed attivò la proiezione olografica in scala
ridotta del sistema Riel.
Il sistema Riel, distante circa due parsec dal sistema Tanso, era composto
dalla stella che dava il nome all’intero sistema e da cinque pianeti. I pianeti
più prossimi alla stella si chiamavano Unix e Duxix, essi avevano
temperature superficiali che sfioravano i mille gradi centigradi. L’estrema
vicinanza al proprio astro, faceva si che la parte dei pianeti Unix e Duxis
esposti al sole, fossero immensi mari di lava!.
Gli altri pianeti del sistema, rispondevano al nome di Trix, Quatrix e Cinx.
I due pianeti esterni del sistema Riel, e cioè Quatrix e Cinx, presentavano
condizioni climatiche esattamente opposte a Unix e a Duxis. La lontananza
dall’astro faceva di questi due pianeti due autentiche palle di ghiaccio. Sia
Quatrix che Cinx presentavano atmosfere potenzialmente respirabili, ma le
temperature esistenti su questi due mondi, che oscillavano sui duecento
gradi centigradi al di sotto dello zero, rendeva impossibile la vita. L’unico
pianeta del sistema Riel in grado di supportare la vita era Trix. Ma anche su

147
questo pianeta, la vita non era facile. Gli oceani circondavano tutto il pianeta
in una proporzione di circa il sessanta per cento rispetto alle terre emerse,
permettevano l’esistenza di due grandi piattaforme continentali, una situata
al di sotto della linea dell’equatore e l’altra al di sopra di questa. Il
continente meridionale era un autentico inferno per la presenza di un
considerevole numero di vulcani. La particolare attività magmatica che si
svolgeva nel suo sottosuolo, dava origine alla produzione di un combustibile
radioattivo noto con il nome di minetrix, un tempo usato dalla flotta stellare
tansiana. Lo sfruttamento del minetrix per finalità militari condussero alla
concentrazione degli insediamenti umani nel solo continente settentrionale.

La particolare inclinazione dell’asse del pianeta, faceva si che ad un


emisfero meridionale vulcanico si contrapponesse un emisfero settentrionale
freddo e dal clima arido. Le particolari condizioni climatiche dell’emisfero
settentrionale erano quelle tipiche di un ambiente stepposo con scarsa
vegetazione, eccetto alcune foreste dominate da piante carnivore che
fungevano da “polmone verde” del pianeta. In ogni caso esistevano soltanto
sei città trixiane e tutte concentrate in un area ristretta di non più di
diecimila chilometri quadrati.

Studiata attentamente l’olomappa, Richer si risedette nella sua postazione


ed incomincio la fase di avvicinamento ai pianeti del sistema Riel. Secondo i
dati forniti dal navicomputer, l’Excelsior si trovava a circa sei milioni di
chilometri dal pianeta più esterno del sistema Riel, cioè il pianeta Cinx.
Richer aumentò la velocità di crociera della navetta terrestre, a circa il
quaranta per cento della velocità della luce. In tal modo sperava di
approssimarsi a Cinx in meno di un’ora. Mezz’ora dopo però incominciò ad
intravedere ciò che i krunns avevano realizzato, da quando si erano
impadroniti di quel sistema.
Infatti quando ormai mancavano circa due milioni di chilometri dal pianeta,
iniziò parzialmente ad intravedere la titanica costruzione realizzata dai nuovi
padroni del sistema. Valutando attentamente la situazione, Richer decise di
richiamare in plancia tutti i membri dell’equipaggio.

<<John chiama Jane…rispondimi Jane>>la voce di Richer si sentiva


chiaramente attraverso l’interfono. La giovane dottoressa si svegliò di
soprassalto. Non trovò John al suo fianco ma percepiva chiaramente la sua
voce. Si sollevò dal letto e rispose all’interfono:-
<<dove sei?>>
<<scusami tesoro, ma non ti avevo avvertito che avrei dovuto prendere
servizio in plancia -John fece un breve pausa, quindi riprese-fatti una doccia
e vieni subito dopo sul ponte di comando. Ci sono grosse novità…>>
<<in che senso?>>
<<raggiungimi e lo scoprirai…>>
A Jane non rimase altra soluzione che fare ciò che Richer gli aveva chiesto.

<<Hogan-disse John rivolto questa volta al biondo ingegnere-siamo appena


usciti dall’iperspazio. Raggiungimi senza indugio, in plancia. Ci sono grosse
novità da parte dei krunns…>>
<<…il tempo di mettere da parte alcuni oggetti e sono da te…>>

148
L’immagine olografica di Richer apparve al centro della cabina di Ludmilla.
La russa e Sam erano intenti a fare l’amore. L’intervento di John non fu
particolarmente gradito.
<<scusate se vi disturbo mentre siete intenti a chiacchierare…-al termine di
questa frase Richer sorrise, lui sapeva che tipo di chiacchierata stessero
facendo i due-ma ho necessità che veniate immediatamente in plancia.
Siamo appena entrati nel sistema Riel, e ci stiamo avvicinando ad un
avamposto dei krunns…>>
<<…scusa amore…-disse Ludmy spingendo su un lato Sam-…ma credo che
il dovere ci chiami…>>
Sam non era affatto contento di dover interrompere il suo rapporto con
Ludmy proprio in quel momento, ma d’altro canto era esattamente ciò che la
stessa russa lo stava obbligando a fare. Ludmilla si alzò in piedi, si rivestì e
sollecito Sam ad adoperarsi a fare altrettanto.
<<John, questa me la paghi>>disse Sam a denti stretti mentre si rivestiva.

<<Qui John…Ranko…mi puoi raggiungere in plancia?>>


<<okey capo…>>
Infine John cercò di contattare il cuoco. Ma nonostante i ripetuti tentativi,
inspiegabilmente Steve Esposito risultò irreperibile!.
“dove diavolo si è cacciato quell’idiota”pensò tra se Richer.

Uno alla volta, tutti i membri dell’equipaggio arrivarono in sala comando.


Senza chiedere lumi in merito al perché di quella strana convocazione, tutti
si accalcarono attorno al comandante della spedizione ed osservarono oltre
la vetrata di trasparacciaio. In lontananza, ma pur sempre in fase di
avvicinamento si stagliava maestosa, quella che aveva tutte le sembianze di
una stazione spaziale. Non sembrava una comune stazione spaziale, e
difficilmente avrebbe potuto esserlo, viste le dimensioni titaniche.
<<mai vista una cosa del genere…>>esclamò a bocca aperta Hogan.
<<come vedete…quando vi parlavo che c’erano grosse novità in vista…non
stavo mica scherzando!>>esordì Richer.
Ludmilla si allontanò dalla vetrata in trasparacciaio e si voltò in direzione di
Richer con espressione interrogativa. John capì ciò che la russa intendeva
sollecitare con quell’atteggiamento. Con piglio sicuro, Richer prese in mano
la situazione.
<<okey ragazzi, lo spettacolo è finito, ognuno vada ai propri posti, vediamo
se è possibile avvicinarci a quel coso e passargli sotto il naso…>>.
Uno ad uno, tutti i membri dell’equipaggio si diressero ai rispettivi posti, la
russa dietro il terminale del navigatore, Lukas e Sam presero il posto di
Richer ai comandi dell’astronave, Hogan si sedette dietro la postazione del
tattico e Richer prese il suo consueto posto sulla seggiola del comandante.
Jane si limito a stare a fianco del capitano.
L’immagine della stazione spaziale krunns, si ingrandiva sempre più man
mano che si avvicinavano al pianeta Cinx. Da un calcolo svolto da Ludmilla
al computer, la stazione spaziale krunn doveva avere un diametro
approssimativo di circa duecento chilometri. La sua forma era quella di una
sfera tagliata a metà. Nella sua parte inferiore, si notavano degli enormi
reattori. Probabilmente la funzione di quei reattori era quella, da un lato di
mantenere la stazione in orbita geostazionaria attorno al pianeta a cui
ruotava, dall’altro potevano essere usati per spostare rapidamente la stazione

149
dal suo percorso attorno al pianeta e trasferirla all’occorrenza, in un altro
punto della galassia. Ma era la parte superiore della stazione che rivelava
chiaramente lo scopo per la quale era stata costruita. Infatti lungo tutto il suo
perimetro esterno, erano state realizzate una serie continua di moli di
attracco. Dacché si poteva desumere che quello altri non era che un porto
spaziale dei krunns.
Che questo fosse effettivamente il suo uso, lo si capiva chiaramente perché
ad un certo punto poterono osservare tre colossali corazzate da guerra
krunns, lunghe circa sette chilometri!. I terrestri continuarono l’osservazione
della titanica stazione. E spostando la loro attenzione alla parte superiore
della stazione, videro che questa era dominata da una gigantesca cupola di
trasparacciaio, che racchiudeva al proprio interno una città.
<<Hogan…-chiese Richer- siamo sicuri che i krunns non siano in grado di
rivelare la nostra presenza?>>
<<non te lo posso garantire-rispose l’ingegnere-il mio dispositivo crea un
campo di energia che rende praticamente invisibile la nostra nave. Ma come
ben tu sai, noi abbiamo un certa massa…ora noi non siamo al corrente del
grado di sviluppo della tecnologia krunn, ma da quello che siamo capaci di
captare sembrerebbe molto avanzata. In linea teorica potrebbero anche
possedere un sistema di misurazione che permette loro di scoprire un
qualsiasi oggetto, anche senza poterlo rilevare visivamente…>>
<<…Katiuga su Tanso ci ha rassicurato sull’invulnerabilità derivante dalla
nostra invisibilità…>>
<<ricordiamoci che Katiuga vive in un mondo soggetto al dominio dei
krunns. Benché la tecnologia tansiana appaia superiore alla nostra, è fuori di
dubbio che sia nettamente inferiore a quella krunns…>>
<<capisco-disse infine Richer pensieroso-avviciniamoci …Ranko-disse poi
rivolto al capo macchinista-…se fossimo costretti a fuggire, quanta spinta
sei in grado di darmi?>>
<<…tuta la spinta che desideri-rispose il macchinista-…John devi tener
conto che il nostro problema non è la spinta, è la riserva di energia!. Le
nostre riserve si sono ridotte al quaranta per cento. O arriviamo su Trix e
troviamo il modo di fare il pieno di energia, oppure entro i prossimi quindici
giorni esauriremo il combustibile e l’Excelsior si trasformerà in una tomba
di ghiaccio!>>
<<non voglio diventare un ghiacciolo>>si lamentò Ludmilla.
<<devi convenire che saresti un bellissimo ghiacciolo>>la stuzzicò Sam.
Ludmilla guardò torva Sam con un espressione del tipo “questa la paghi”.

L’Excelsior si avvicinava sempre di più alla grande stazione di attracco dei


krunns. Quando furono quasi in prossimità del porto spaziale krunns,
poterono addirittura intravedere, grazie ai loro strumenti di registrazione
olovisivi, l’attività che si svolgeva all’interno della cupola di trasparacciaio
della città spaziale krunns! Si notavano chiaramente esseri viventi che
passeggiavano lungo le strade della cittadina krunns e seppure non si capisse
a che cosa servisse, notarono la presenza di un enorme stadio!. Forse i
krunns amavano fare sport?. Era un quesito che balenò nella mente di molti
membri dell’equipaggio terrestre. Ma data la breve distanza che ormai
intercorreva tra la navetta terrestre e la grande stazione krunns, poterono
constatare nitidamente anche i sistemi d’arma di cui erano dotate sia la
stazione krunns che le corazzate da guerra ivi attraccate. I krunns avevano

150
dotato la grande stazione di una decina di grossi cannoni protonici. Questi
cannoni protonici erano piuttosto imponenti e avevano una lunghezza di
circa trecento metri. L’Excelsior si trovava ora a meno di quaranta
chilometri di distanza dalla stazione krunns. Grazie ai dispositivi di
rilevamento di cui era dotata la navetta terrestre, Richer e soci poterono
osservare la ragguardevole quantità di postazioni laser di cui erano dotate le
grandi corazzate krunns. Infatti queste ultime avevano sulle loro fiancate più
di una quarantina di postazioni di turbolaser. Nella parte superiore dello
scafo, le tre corazzate erano dotate di quattro immensi cannoni protonici. La
lunghezza della canna di ciascun cannone protonico era di circa duecento
metri.
La navetta terrestre proseguì il suo viaggio ed oltrepassò la grande stazione.
Oltre alle tre corazzate, gli esploratori terrestri scoprirono l’esistenza di una
decina di incrociatori pesanti, della lunghezza di circa due chilometri e
mezzo ancorate nella parte non visibile della stazione. In prossimità del
pianeta Quatrix, trovarono un’altra di flotta di astronavi da guerra krunns di
dimensioni ridotte, oltre ad un lungo via vai di migliaia di caccia
intercettori.
<<mai visto un concentrato di unità militari di una tale potenza in vita
mia…>>disse sconsolato Richer.
Il sistema di occultamento messo a punto da Hogan, aveva conferito loro un
indubbio vantaggio rispetto ai krunns. Infatti erano riusciti a passare sotto il
naso della più grande potenza stellare che avessero mai incontrato, senza
che questa avesse concretamente notato la loro presenza.
L’Excelsior proseguì il suo viaggio in direzione di Trix. Ad un milione di
chilometri dal pianeta, i terrestri scoprirono l’esistenza di uno scudo
deflettore che i krunns avevano realizzato attorno a Trix.
<<Richer-urlò Ludmilla-il computer rileva l’esistenza di uno scudo di
energia che avvolge completamente il pianeta Trix>>
<<accidenti…-imprecò John-…ci voleva anche questo, senti Hogan come
pensi che c’è la possiamo cavare questa volta?>>
L’ingegnere ci pensò su, indi esordì:-
<<senti John, hai presente quei due tansiani dell’ologramma e come siano
riusciti ad atterrare sul pianeta Trix, senza apparentemente far rilevare la
propria presenza?>>
<<alludi alla soluzione adottata da Riuga ed Anakais?>>
<<esattamente, potremo provare a sondare la zona artica del pianeta Trix e
verificare se è possibile ingannare le difese krunns…>>
<<non credi che se provassimo a sondare il pianeta, potremo rivelare la
nostra presenza ai krunns?>>chiese Ludmilla.
<<esiste questo rischio-ammise Hogan-…non vedo altre soluzioni…>>
<<che ne dite se mandiamo un guscio di salvataggio occultato, per verificare
la vostra ipotesi?>>suggerì Sam.
<<lo escludo categoricamente-disse deciso Hogan-…ricordatevi che il
sistema di occultamento funziona solo sullo scafo esterno dell’Excelsior, e
non sui gusci di salvataggio. Inoltre il grande consumo di energia, non rende
possibile la creazione di un sistema di occultamento da applicare anche ai
gusci di salvataggio. Infatti se dotassimo ciascun guscio di un loro sistema
di occultamento, quest’ultimo esaurirebbe immediatamente le riserve di
energia del guscio stesso…>>

151
<<quindi non ci resta che una sola possibilità-concluse infine Richer-
…dovremo avvicinarci quanto più possibile al polo nord di Trix, e da lì
sondare velocemente quell’area del pianeta per vedere se esiste un varco con
cui superare lo scudo deflettore. Sam…traccia la rotta, e che dio c’è la
mandi buona…>>
Sam Gijon tracciò la rotta come ordinatogli da Richer. In conseguenza di
ciò, l’Excelsior puntò la prua in direzione di Trix. Durante la fase di
avvicinamento, registrarono la notevole mole di traffico da e per il pianeta.
Trix aveva una grande importanza economica per l’Impero krunns. Infatti un
discreto numero di astronavi cisterna entrava ed usciva dall’atmosfera del
pianeta. Questo confermava la grande importanza per i krunns di Trix, come
un pianeta da cui raccogliere le risorse energetiche di cui la grande flotta
krunns necessitava.
<<che ne dite se provassimo anche noi ad oltrepassare lo scudo deflettore
del pianeta accodandoci a qualcuna di quelle astronavi cisterna?>>suggerì
Ludmilla.
<<non saprei-intervenne perplesso Hogan-…potrebbe essere anche una
buona idea…>>
<<se è così perché non lo facciamo?>>insistette Ludmilla.
<<perché non sappiamo se lo scudo si apre soltanto in presenza di una
particolare astronave e per quanto tempo…>>intervenne a questo punto
Richer.
<<dovremo provarci in ogni caso>>ribadì Ludmilla.
<<e se la tua idea non funzionasse?-chiese a questo punto Hogan-finiremo
disintegrati all’interno dell’atmosfera trixiana>>.
<<continuiamo come avevamo preventivato>>

L’Excelsior continuò il suo avvicinamento al pianeta Trix. Quando


finalmente mancavano soltanto tremila chilometri, come già previsto,
Ludmilla cercò di sondare la zona artica del pianeta. L’analisi del polo nord
del pianeta, durò circa dieci minuti. Era un arco di tempo sufficiente per
consentire alla sorveglianza del pianeta di individuarli. Richer e i suoi
compagni lo sapevano molto bene, ma era un rischio ben calcolato. Richer
confidava molto sul fatto che il Controllo del traffico da e per il pianeta,
fosse troppo impegnato a dirigere il traffico spaziale di astrocisterne, che
non controllare capillarmente tutta l’atmosfera del pianeta.
<<dunque?…-chiese Richer rivolto ad Hogan-hai rilevato qualche zona
oscura nello scudo deflettore attraverso il quale potremo passare?>>
Il gigantesco ingegnere stava eretto al fianco della giovane russa, intento ad
osservare una benché minima breccia dello scudo magnetico che proteggeva
il pianeta, attraverso cui indirizzare Sam e George.
<<niente-fece sconsolato Hogan-dai dati in nostro possesso, sembrerebbe
che lo scudo messo a punto dai krunns è semplicemente perfetto. Si direbbe
quasi che da qui non passerebbe un ago!>>
Tutti i membri dell’equipaggio presenti in plancia erano intenti ad osservare
il polo artico del pianeta Trix, tutti eccetto Jane. La giovane medico si era
allontanata dal fianco di Richer e si era diretta in prossimità della plancia.
Da questa posizione incominciò ad osservare la zona del pianeta attraverso
cui le astrocisterne krunns, superavano lo scudo planetario. Dopodiché
spostò il suo sguardo al polo artico del pianeta. Inaspettatamente scoprì il

152
punto debole dello scudo magnetico. Sorrise e si girò in direzione di
Richer:-
<<senti John, che cosa saresti disposto a darmi, se ti spiego il modo di
attraversare indenni lo scudo deflettore?>>
<<…scusami Jane, ma non mi pare il caso di giocare agl’indovinelli. Stiamo
cercando il modo di passare attraverso questo maledetto scudo difensivo
krunns, e non ho il tempo di fare scommesse…>>
<<okey…se la metti così-disse la giovane con un gran sorriso-ritiro la mia
prpoposta>>.
Jane si allontanò dalla consolle di comando e si riavvicinò a Richer.
Sottovoce disse al capo della spedizione:-
<<se mi garantisci un intera notte di sesso sfrenato, ti dirò che cosa ho
scoperto…>>.
John osservò stupito la giovane ufficiale medico, indi sempre sottovoce le
rispose:-
<<…non ho capito che cosa ti stia passando per la testa, ma ci sto, sputa il
rospo…>>
<<…osserva il momento in cui il controllo del traffico, da l’okey
all’attraversamento dello scudo planetario da parte delle astrocisterne.
Quando avviene questo, sposta il tuo sguardo all’altezza della zona
artica…>>
<<ah, si?>>Richer prese sul serio l’osservazione fatta da Jane, ed
effettivamente si rese conto che la giovane donna aveva scoperto, magari
per puro caso, la falla al sistema difensivo dei krunns.
<<sai, hai proprio ragione-disse John a voce alta-non me ne ero accorto>>
<<io invece si!>>disse con spirito civettuolo Jane.
Gli altri membri dell’equipaggio, con Hogan in testa, nel sentire Jane e John
confabulare tra loro a voce alta, si girarono ed osservarono i due.
<<di che cosa non ti sei accorto?>>chiese Hogan.
<<sai, Hogan, quest’angelo -disse rivolto a Jane, la quale a sentire tali
parole sorrideva-mi ha fatto intravedere il modo con cui raggirare i krunns
ed irrompere all’interno del pianeta>>.
<<hai scoperto la falla dello scudo dei krunns?>>
<<esatto-disse Richer sorridendo-ed il merito è tutto suo>>concluse
abbracciando Jane.

153
Capitolo X

Vista la nuova situazione, Richer istruì Sam su come si sarebbe dovuto


comportare per superare lo scudo magnetico krunns.
<<Sam, osserva attentamente i tempi di arrivo ed uscita delle astrocisterne
krunns da e per il pianeta. Quando avrai fatto questo, calcola il tempo di
percorrenza di ciascuna astrocisterna. E’ importantissimo conoscere il tempo
medio impiegato da ciascun mercantile krunns per poi valutare i tempi
necessari per attraversare in sicurezza lo scudo che avvolge il pianeta>>

Hogan si allontanò dal fianco di Ludmy. La giovane russa non prestò


eccessiva attenzione al comportamento dell’ingegnere, e continuò nel suo
lavoro di analisi dei dati che scorrevano sul suo computer. Il fatto che Jane
avesse risolto per puro caso, il dilemma rappresentato dal come superare lo
scudo deflettore che proteggeva interamente il pianeta Trix, rendeva la
presenza di Hogan in cabina di pilotaggio momentaneamente inutile. Mark
Hogan si diresse a grandi passi verso la sala riunioni. L’uscita di scena del
gigante, venne notato sia da Jane che da Richer. John seguì con lo sguardo
Hogan accendere per l’ennesima volta l’olovisore. Finito di dare le
istruzioni a Sam, Richer decise di unirsi ad Hogan per verificare insieme al
biondo ingegnere, il contenuto dell’ologramma da loro trafugato dalla base
krunns, in merito al proseguo dell’avventura di Anakais e Riuga sul pianeta
Trix.
<<sai Hogan, mi hai preceduto di qualche istante>>disse il comandante
della spedizione affiancandosi all’ufficiale scientifico.
<<lo so John. Abbiamo sempre immaginato che ci fosse un grande
burattinaio che ci sta guidando in tutta questa storia…>>
<<…e volevi sapere che cosa ci vuole suggerire in questa fase della nostra
avventura>>concluse Jane che aveva appena raggiunto i due uomini in sala
riunioni. I tre si sedettero e si apprestarono a godersi lo spettacolo.
<<esattamente>>concluse Hogan.

Per l’ennesima volta apparve l’individuo incappucciato che faceva da


introduzione al contenuto dell’ologramma…
…due tansiani, una kreek e un essere di origine misteriosa, sbucarono
all’improvviso da dietro un cespuglio. Il luogo da cui provenivano era la
misteriosa “foresta carnivora”. In pochi tra i trixiani si avventuravano da
quelle parti. Non per viltà, semplicemente perché mancava loro il tempo per
affrontare quel genere di avventura. Il tipo di vita che conducevano, tutto
miniera e divertimento all’interno dei pub, li privava della benché minima
attrazione per un avventura all’interno della “foresta carnivora”. L’arrivo dei
quattro forestieri venne notata immediatamente dalla gente del posto. Il
quartiere in cui erano apparsi, era piena di vita. C’erano molte persone che
passeggiavano, altre erano intente a fare compere all’interno dei negozi di
quell’angolo di città. Che i due tansiani che camminavano affianco alla
kreek e al misterioso personaggio non fossero gente comune, ma astronauti,

154
per giunta piloti militari, lo si capiva chiaramente dagl’abiti che
indossavano.
<<certo che voi due non passate inosservati…>>osservò Hubert.
<<…e come potremo passare inosservati -si scusò Anakais-con quello che
indossiamo…>>
<<forse sarebbe il caso che vi cambiaste d’abito>>suggerì la giovane kreek.
<<è un’idea-rispose sarcastico Riuga-…dovremo andare dal primo sarto che
troviamo e ci facciamo preparare un abito su misura…>>
<<suvvia non essere così polemico-intervenne Anakais-…i nostri due amici
hanno ragione. In considerazione del fatto che la nostra missione dovrebbe
svolgersi in incognito, diamo anche troppo nell’occhio…>>
<<…scusatemi…-riprese a parlare in tono più accondiscende Riuga -
…ritenete che sia più opportuno cambiarci d’abito?>>
Hubert osservò i suoi due nuovi amici, indi si guardò attorno. Le persone in
abiti da lavoro o in abiti civili rappresentavano la stragrande maggioranza
delle persone che camminavano tra le strade della grande cittadina
mineraria. Le divise da astronauti dei due tansiani, erano troppo
appariscenti.
<<si, amici miei, credo che sia opportuno che voi indossiate indumenti
ordinari!>>.
Per quanto strano potesse essere, almeno agli occhi di due individui abituati
a vivere in un pianeta altamente tecnologico come era Tanso, dove era
usuale usare i mezzi di trasporto aereo per spostarsi da un isolato all’atro
della grande capitale planetaria, su MinetrixCity, tutti andavano a piedi.
Pochi individui, per lo più forestieri usavano dei mezzi di trasporto
motorizzati. Tutti gli altri invece si erano uniformati all’usanza tipica di
MinetrixCity, di preferire la locomozione a piedi.
<<noto che da queste parti non usano molto volentieri dei mezzi di
trasporto…>>osservò Riuga
<<si è vero-rispose Hubert-mi sono trasferito da poco tempo in questo
pianeta, ma questa caratteristica dei trixiani è la prima cosa che si nota.
Venite siamo arrivati>>.
Hubert fece segno ai suoi amici di seguirlo all’interno di un piccolo viottolo.
Quest’ultimo era piuttosto stretto, ai lati c’era parecchia immondizia e molta
polvere. La prima cosa che i due tansiani notarono era che il viottolo che
avevano imboccato, era un vicolo senza uscita. Il viottolo conduceva verso
una scala esterna, salita la quale si entrava all’interno di un piccolo
appartamento. I due tansiani si convinsero che quella era certamente la base
trixiana dei due loro ospiti. Anakais e Riuga seguirono silenziosi Hubert e la
ragazza. I quattro entrarono all’interno dell’appartamento. Per quanto di
piccole dimensioni, l’alloggio di Hubert era tutt’altro che spartano.
Dall’anticamera si passava direttamente al soggiorno. Le pareti di questa
stanza erano tappezzate di quadri olografici che riprendevano strani
avvenimenti del passato di Hubert. Su un lato della stanza c’era una
credenza finemente intarsiata e al centro un tavolo ovale. Hubert fece
accomodare i suoi nuovi amici attorno al tavolo.
<<potete stare qui-disse loro- io andrò a vedere che cosa vi posso dare per
cambiarvi d’abito>>
Detto ciò, senza attendere ulteriori interruzioni, Hubert passo nella stanza
attigua, lasciando i due tansiani seduti attorno al tavolo ad osservare
l’ambiente circostante. In piedi, in silenzio, era rimasta soltanto Diane.

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<<è molto che state insieme?>>chiese la ragazza per allentare la cappa di
silenzio che era subentrata subito dopo la fuoriuscita di Hubert dalla stanza.
I due tansiani si guardarono l’un l’altro.
<<che cosa vorresti sapere in particolare?>>chiese Riuga.
<<ma niente, vi ho chiesto da quanto tempo state insieme, cioè da quanto
tempo svolgete delle missioni in comune…>>
I due stavano per rispondere, quando improvvisamente riapparve Hubert.
<<ho trovato qualcosa che fa per voi-disse tutto d’un fiato, poi osservando
la sorpresa nei volti di Riuga ed Anakais-ho detto qualcosa che non va?>>
<<oh, no niente. Dove ci possiamo cambiare?>>chiese Anakais.
<<in quella stanza…>>rispose Hubert indicando esattamente la stanza da
cui era appena uscito. I due tansiani entrarono nella stanza indicata loro da
Hubert con in mano due nuove divise. Appena entrati, Riuga domandò a
voce bassa ad Anakais:-
<<non pensi che ci stiamo fidando in modo eccessivo di loro?>>
<<in che senso?>>
<<abbiamo incontrato due perfetti sconosciuti in quella strana foresta, ed
ora siamo in casa loro a cambiarci d’abito senza prendere le opportune
misure di sicurezza, onde evitare brutte sorprese…>>
<<si vede che fai parte dei servizi segreti imperiali-osservò bonariamente
Anakais-…hai notato quello strano cammeo che porta al collo Hubert?>>
<<si, mi sembra un monile piuttosto costoso…>>
<<direi piuttosto senza prezzo…>>
<<hai una cerca dimestichezza in fatto di gioielli preziosi…>>
<<forse-osservò Anakais sfilandosi la tuta da astronauta ed indossando la
divisa color azzurra fornita loro da Hubert-solo che quello che Hubert porta
al collo, non è un gioiello prezioso…>>
<<non è un gioiello prezioso?-ripetè perplesso Riuga intento anch’egli a
togliersi di dosso la tuta d’astronauta ed ad indossare la tuta fornitagli da
Hubert-e che cosa sarebbe allora?>>
<<quello che porta al collo Hubert è un cammeo…un cammeo imperiale per
l’esattezza…>>
<<come fai ad affermare ciò?>>
<<semplice, quello è il cammeo di mio padre!>>
<<il cammeo dell’Imperatore?>>
<<si, ecco spiegato il motivo per cui mi fido di loro…>>

I due tansiani ritornarono nel soggiorno dell’appartamento di Hubert. Qui


rimasero stupiti nel vedere Hubert e Diane indossare una divisa azzurrina
del tutto simile a quella che stavano indossando loro due. Un solo
particolare differenziava la divisa di Hubert da quella indossata dai due
tansiani oltre che da Diane, infatti l’uniforme di Hubert aveva una piccola
“D” all’altezza del petto. Questo segno fu notato da Anakais:-
<<signore, che cosa significa quella “D” che avete impresso sulla vostra
uniforme?>>
<<questa “D” significa Dagon…>>
<<Dagon?…-domandò perplesso Anakais-chi o che cosa dovrebbe
essere?>>
<<è il mio sovrano-rispose Hubert con profondo rispetto-è colui grazie al
quale tutto ha avuto inizio…>>

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<<tutto ha avuto inizio?…-ripetè come un automa Anakais-che cosa ha
avuto inizio?>>
<<a suo tempo avrai tutte le risposte alle domande che stai facendo-rispose
Hubert eludendo esplicitamente i quesiti avanzati da Anakais-credo che sia
giunto il momento di andare a mangiare…>>.
Detto ciò Hubert uscì dalla stanza. Suo malgrado, nonostante le domande
che aveva da fare, anche Anakais al pari di Riuga e della ragazza, uscì
dall’appartamento. Ridiscesero la scala esterna per ritornare nel viottolo in
cui poco prima si erano addentrati. Ancora una volta, si ritrovarono in una
delle grandi vie di MinetrixCity, con il suo trambusto, la gente che
camminava avanti ed indietro o che urlava. Con la nuova divisa azzurrina
passavano quasi inosservati, infatti come Riuga ben presto constatò, quella
che avevano indossata altri non era che la divisa da lavoro dei minatori del
minetrix.
<<dove andiamo?>>chiese Riuga.
<<proprio là>>rispose asciutto Hubert. Con una mano indicò un locale con
un insegna piuttosto eloquente “La bettola dell’assassino”. Hubert osservò
su i due lati la grande via in cui si trovavano. Dava l’impressione che stesse
cercando qualcuno. Fece segno ai suoi amici di seguirlo.

Nello spazio, a circa settecentomila chilometri da Trix, a poca distanza dai


due incrociatori pesanti tansiani, apparvero improvvise sei astronavi da
guerra kreek. Di queste due, erano delle grosse corazzate, le altre fungevano
da incrociatori pesanti di scorta alle prime due. Le sei astronavi da guerra
kreek, aprirono il fuoco contro i due incrociatori tansiani, disintegrandoli
ancor prima che i membri degl’equipaggi delle navi tansiane, si potessero
rendere conto del pericolo. L’esplosione delle due astronavi tansiane fu
percepito dalla superficie di Trix, come l’esplosione di due piccoli asteroidi,
un fenomeno piuttosto usuale in quel pianeta. Anche i nostri eroi notarono
due bagliori appena percepibili nel cielo, ma non fecero caso alla minaccia
insita in tutto ciò.

Hubert entrò per primo all’interno del locale. L’osteria non era
particolarmente illuminata, infatti prevalevano delle luci soffuse che
conferivano all’ambiente un alone di mistero. Il locale aveva una forma
particolare, infatti era un ambiente circolare ripartito su due livelli. Il livello
più basso si trovava al di sotto del piano stradale. Vi si poteva arrivare per
mezzo di una scala a chiocciola. Per qualche istante Hubert si appoggio al
parapetto di protezione di chi stava al livello superiore ed ammirò
l’ambiente sottostante. Il piano del bar era situato al centro della stanza,
mentre i tavoli dei vari avventori si diramavano a raggiera tutt’intorno.
Sospeso a mezz’aria si vedeva un palco in cui solitamente si esibivano
ballerine e barzelletieri. Di tanto in tanto scoppiavano delle risse. Questo era
normale, visto il nome del locale e la nomea ad esso collegata.
<Hubert, hai intenzione di scendere al primo livello?>>domandò incuriosito
Riuga.
<<no, la zona ristorante è a questo livello, andremo ad occupare quel tavolo
là in fondo>>disse indicando un tavolo con quattro posti libero di fronte a
loro.
I quattro si sedettero e continuarono ad osservare l’ambiente circostante e lo
spettacolo offerto sul palco volante. Qui infatti si esibiva una nota cantante

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di Trix che cantava un brano melodico. Nel frattempo si era avvicinato al
tavolo un droide cameriere, che raccolse rapidamente le loro ordinazioni,
prima di sparire di nuovo e di ricomparire con le pietanze ordinate dai nostri
amici. Hubert e company mangiarono rapidamente, prestando di tanto in
tanto attenzione allo spettacolo presentato sopra il palco.
<<da quanto tempo vi trovate in questo posto?>>domando Riuga.
<<da poco tempo-rispose elusivo Hubert-soltanto qualche giorno…>>
<<per essere arrivati da così poco tempo noto con piacere che vi siete
ambientati rapidamente>>lo incalzò il tenente tansiano.
<<…noi siamo tipi socievoli…>>lo fissò intensamente Hubert.
Quando ebbero finito di consumare il pasto, richiamarono il cameriere per
farsi portare il conto.
<<cameriere…il conto-disse Hubert, poi dopo che il cameriere droide gli
porse l’estratto spesa-…cosa?…duemila crediti, ma dico io ci avete forse
preso per un un bantù con l’anello al naso?>>
<<bantù con l’anello al naso?...-chiese Riuga sorpreso dall’espressione usata
da Hubert-di che strano popolo sta parlando?>>
<<una razza aliena che ho visitato tempo fa su uno strano mondo azzurro, in
un lontano sistema…>>

Dopo che ebbero pagato il conto, i tre uomini e la ragazza, lasciarono la


“bettola dell’assassino” e si diressero verso in una viuzza adiacente al locale
nel quale fino ad allora avevano soggiornato.
Come precedentemente convenuto, Hubert fece un segnale. Dopo pochi
istanti apparververo due soldati tansiani. Nell’intravedere Anakais, i due
militari si misero sull’attenti:-
<<Altezza, siamo ai vostri ordini…>>
<<no, miei cari amici…-disse il principe tansiano in segno di bonomia-
…siamo tutti agli ordini di Lord Hubert…>>
<<altezza?…>>disse perplessa Diane.
<<si, mia signora…-disse uno dei soldati di nome Luxxan-siete al cospetto
di sua altezza imperiale…Anakais Maxxin Alexaneer…erede al trono
dell’impero di Tanso…>>
<<…oh, Lord Hubert, questo non me lo avete detto…>> fu il semplice
sussurro di stupore della ragazza.
Alche Hubert ne dedusse che forse era il caso di dar seguito alle
presentazioni:-
<<…scusatemi, non vi ho presentato con i giusti titoli, lui è Anakais,
principe ereditario di Tanso. Lui come ben sapete un ufficiale della guardia
imperiale di Tanso…il tenente Riuga>>
La conversazione della piccola comitiva venne ben presto interrotta
dall’improvvisa comparsa di una pattuglia di soldati kreek. Luxxan esclamò
con disappunto:-
<<…accidenti, quei maledetti kreek sono arrivati su Trix…>>
<<…ho come il presentimento che i bagliori che abbiamo visto qualche ora
fa, avessero a che fare con loro…>>alluse Hubert riferendosi ai kreek.
Soldati kreek, supportati da carri armati a levitazione, stavano
incominciando a invadere tutte le vie di MinetrixCity. Contemporaneamente
iniziarono a sorvolare la città con i loro caccia. La presenza dei soldati
tansiani venne notata da una pattuglia kreek che reagì immediatamente
appena li intravide:-

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<<ehi, voi…fermatevi- intimò il capo pattuglia –mano ai folgoratori>>
Ma quest’ordine arrivò troppo tardi, in quanto la piccola comitiva tansiana
se la stava già dando a gambe levate lungo i vicoli di MinetrixCity.
<<fermatevi>>ripetè il capo pattuglia kreek.
Però i fuggiaschi non erano della stessa opinione e non accennarono
minimamente a rallentare la corsa.
<<mano ai fulminatori…-disse Hubert-appena saremo fuori dalla città
dovremo ucciderli, oppure daranno l’allarme circa la vostra presenza in
questo sistema-disse riferendosi principalmente ad Anakais e al suo amico-
e finirà che dovremo confrontarci con l’intera flotta stellare kreek…>>
<<appena saremo fuori dalla città…-disse Luxxan- voi continuerete a
fuggire in direzione della vostra astronave, io e il mio compagno vi
copriremo la fuga, e cercheremo di fermarli, se dovessimo farcela ci
rivedremo sul pianeta Hati…>>
I sei continuarono a correre inseguiti dalla pattuglia kreek, la quale era
composta di circa una decina di uomini. Appena furono fuori del perimetro
cittadino i due soldati tansiani, come precedentemente convenuto, si
fermarono per affrontare i kreek. La resistenza opposta dai due militari
tansiani fu particolarmente efficace. Infatti i soldati kreek che
gl’inseguivano caddero tutti sotto i colpi dei fucili disintegratori dei due
tansiani. Quando anche l’ultimo kreek venne eliminato, i due militari
tansiani stimarono prudente fuggire attraverso la foresta di piante carnivore
onde evitare di esser intercettati da qualche altra pattuglia kreek.
Gli altri quattro tansiani continuarono a correre attraverso la fitta foresta di
piante carnivore conosciuta con il nome di Khal. Grazie al radiofaro che
Anakais aveva applicato allo scafo esterno del loro Higol, potevano
dirigervisi senza pericolo di perdersi. L’Higol infatti era stato abbandonato
dai nostri eroi mimetizzato in mezzo alla vegetazione. Corsero senza
fermarsi per diverse ore, benché si fossero resi immediatamente conto che
non venivano inseguiti dai kreek. Riuga era meravigliato sia dal contegno di
Hubert, ma soprattutto dal modo di correre della ragazza. Infatti Diane
seguiva senza grandi difficoltà i suoi amici nella loro andatura rapida in
direzione della navetta tansiana. Di tanto in tanto, Anakais si fermava per
verificare attraverso la bussola radar, le correzioni da apportare al tragitto da
loro seguito. Quando si approssimarono in vista dell’Higol, rallentarono la
corsa. Finalmente da dietro un cespuglio apparve la sagoma metallica della
loro salvezza, il caccia pesante della flotta stellare tansiana. Anakais si
avvicinò all’Higol e digito un codice in conseguenza del quale si aprì lo
sportello laterale del caccia. A questo punto salirono tutti e quattro a bordo.
Hubert e Diane si sedettero in due piccole poltroncine poste dietro la cabina
di pilotaggio, mentre Anakais e Riuga sedendosi ai posti di comando
azionarono tutta una serie di pulsanti posti sulla console, accesero i reattori
per levarsi rapidamente in volo, fare una rapida virata, inserire la velocità
luce ed allontanarsi il più velocemente possibile dall’atmosfera del pianeta e
distanziarsi dal pericolo.

II

Spento l’olovisore, Richer ed Hogan ritornarono in sala comando. Qui


trovarono Ludmilla e Sam intenti ad rielaborare i dati ricavati dai
rilevamenti effettuati circa i meccanismi di apertura e chiusura dello scudo

159
planetario che avvolgeva Trix. Infatti come aveva ravvisato a suo tempo
Jane, i krunns avevano creato due campi di forza che si sovrapponevano. Il
campo di forza principale, si poteva considerare come lo scudo deflettore
vero e proprio ed avvolgeva per il novantanove per cento tutto il pianeta. Il
secondo campo di forza fungeva praticamente da “porta” attraverso cui era
possibile entrare ed uscire dal pianeta. In presenza di un’astrocisterna,
attraverso un complicato sistema di sincronie, gli operatori krunns non
facevano altro che far ruotare di qualche grado il campo di forza che
costituiva la cosiddetta “porta planetaria”. Il campo di forza si spostava in
direzione del polo artico, lasciando uno spazio attraverso cui le astrocisterne
potevano transitare senza pericoli. Quando poi non c’erano altre
astrocisterne che dovevano attraversare lo scudo per entrare od uscire dal
pianeta, la “porta spaziale” rimaneva in posizione di riposo, lasciando però
un ristretta area all’altezza del polo artico non protetta dallo scudo
magnetico. Quest’area in cui mancava del tutto lo scudo deflettore
planetario, copriva un’area di circa un chilometro quadrato di superficie.
Insufficientemente grande perché potesse essere violata da grandi astronavi
da battaglia, ma sufficientemente grande per farvi passare senza grosse
difficoltà, astronavi della dimensione dell’Excelsior. Se poi capitava che
l’astronave che riusciva a violare il punto debole dello scudo deflettore
krunns era per di più “invisibile”, come nel caso dell’Excelsior, la beffa ai
sistemi di sicurezza krunns, era immensa.
<<a che punto siete con i rilevamenti?>>chiese Richer a Ludmilla.
<<a buon punto-rispose la ragazza-ancora qualche minuto e saremo in grado
di programmare il navicomputer perché possa farci attraversare lo scudo
deflettore, senza correre il rischio di rimanere disintegrati…>>
<<molto bene-commentò soddisfatto John- appena sarai in possesso di tutti i
dati, metteremo l’Excelsior in automatico e ci faremo guidare dal
navicomputer attraverso la zona libera dello scudo deflettore…>>
<<va bene John…-disse Ludmy-…piuttosto avete scoperto qualcosa di
interessante dall’ologramma che avete visto?>>
<<forse qualcosa…-rispose assorto Richer-diciamo che abbiamo una mezza
idea di dove dirigerci una volta atterrati sulla superficie trixiana, ed anche
una cognizione degli eventuali pericoli naturali in cui potremmo
eventualmente incappare…>>

Mentre Ludmy e Sam si apprestavano a configurare l’Excelsior per


permetterli di entrare all’interno dell’atmosfera trixiana, Hogan prese in
disparte Richer.
<<senti John…ti vorrei parlare di Steve…>>
<<Steve?…è un po’ che non lo si sente-Richer si zitti per qualche istante,
poi riprese- per essere sincero ho anche cercato di mettermi in contatto con
lui un’ora fa inutilmente…>>
<<potremo parlare anche di questo, ma quello che mi preme dirti riguarda
Steve e il nostro iperpropulsore…>>
Richer sorrise.
<<non mi dire che il nostro chef ha imbrattato di sugo l’iperpropulsore!>>
<<sto parlando seriamente John- contestò risentito Hogan-ho fatto dei
progressi nella simulazione al computer per adattare i nostri propulsori, alle
specifiche trasmesseci da Katiuga su Tanso. Ora devi sapere che Steve mi ha
suggerito esattamente il tipo di modifiche che dovremo apportare ai nostri

160
fasatori di potenza, per permetterci di usare il minetrix come combustibile,
ne più e ne meno di come facevano i tansiani, sui loro propulsori
iperspaziali>>.
Richer manifesto incredulità in merito a questa capacità dell’italoamericano.
Infatti Richer conosceva in Steve grandi doti culinarie, ma non credeva che
Steve possedesse conoscenze astromeccaniche di altissimo livello. Per di
più queste cognizioni erano connesse con capacità di iperpropulsione
tansiane, sconosciute allo stesso Hogan.
<<sei veramente certo di aver sentito Steve suggerirti qualcosa a proposito
dei fasatori?>>
<<che cosa pensi, che mi sia inventato tutto?>>
<<non te la prendere, è una strana faccenda…>>
In quell’istante fece il suo ingresso Jane. La giovane vide i due ufficiali
superiori discutere tra loro.
<<c’è qualcosa che non và?>>
Richer non rispose direttamente alla domanda di Jane.
<<senti Jane, quando hai visto l’ultima volta Steve?>>
<<non saprei, credo che l’ultima volta che l’ho visto era, ieri sera a cena.
C’eri anche tu, perché questa domanda?>>concluse rivolgendosi a John.
<<siamo di fronte ad una insolita circostanza…-fece Richer perplesso-…a
sentir voi due, Steve risulta sparito da ieri sera!…>>
<<…si, questa è bella-commentò sarcastica Jane-oh il nostro amico sta
giocando a nascondino, oppure ha lasciato l’astronave…>>
<<è più probabile la prima che la seconda, a meno che oltre a conoscenze di
iperpropulsione, il nostro amico ha acquisito anche conoscenze di
teletrasporto…>>concluse pungente Hogan.

Richer scrutò la sala comando, osservando in particolare Sam e Ludmy


intenti ad elaborare i dati relativi allo scudo magnetico krunns. Per qualche
istante fissò anche Lukas concentrato nel delicato lavoro di pilotaggio
dell’astronave. Improvvisamente, quasi in sordina, John fece segno ai suoi
due interlocutori di seguirlo. Richer andò in sala riunioni seguito da Hogan e
Jane. Si avvicinò al tavolo rotondo che stava al centro della sala riunioni.
Premette il pulsante del comlink e cercò di mettersi in contatto con Steve.
<<John chiama Steve…mi senti Steve?…avrei necessità di parlarti…>>
Nonostante questa esplicita richiesta, il cuoco italoamericano non rispose.
<<Steve, qui è il comandante della spedizione che ti parla. Devi venire
immediatamente in sala riunioni…>>.
Effettivamente la richiesta in questo caso era ufficiale, ma come nel
precedente tentativo, non ci fu nessuna risposta da parte di Steve. Il mistero
riguardante la misteriosa sparizione dello chef di bordo, rendeva Richer
sempre più perplesso.
<<ho paura che gli sia capitato qualcosa, forse sarebbe meglio andare in
cucina per capire che cosa è successo al nostro amico>>
<<probabilmente è la soluzione migliore>>convenne Hogan.

Hogan, Richer e Jane si recarono nella cucina di bordo a chiedere conto a


Steve dei loro dubbi. Il tragitto dalla sala riunioni alla cucina di bordo era
breve. D’altro canto l’Excelsior altri non era che un’astronave mercantile
trasformata. Pertanto gli spazi interni con relative funzioni, erano quel che

161
erano. Richer si fermò di fronte alla porta d’ingresso della cucina. Premette
un pulsante sulla tastiera che controllava la porta a scorrimento della stanza.
<<Steve?…sono John, ti devo parlare>>.
Per l’ennesima volta, da parte di Steve non ci fu nessuna risposta.
A questo punto Richer assunse una grave decisione.
<<computer…sblocca la porta d’ingresso della cucina>>
<<COME VOI DESIDERATE COMANDANTE RICHER>>
Richer inserì il codice di sblocco della porta a scorrimento. Questa
finalmente si aprì. I due uomini e la giovane donna entrarono all’interno
della cabina adibita a cucina. L’interno sembrava in ordine. I fornelli della
cucina erano perfettamente puliti. Anche il piccolo anfratto in cui era stato
realizzato il frigorifero sembrava perfettamente in ordine. Era tutto
perfettamente in ordine. Ma di Steve nessuna traccia. Steve si era
semplicemente volatizzato.
<<Jane, fammi un favore- domando Richer alla giovane dottoressa-vai nella
cabina di Steve, e vedi se quell’idiota di cuoco si trovi per caso a dormire.
Magari noi stiamo facendo chissà quali congetture, e quello sta
semplicemente dormendo…>>.
Jane uscì dalla cucina dirigendosi nella cabina di Steve. Questa si trovava di
fronte alla cabina della stessa Jane, al lato opposto della cucina di bordo.
Nel frattempo, Richer ed Hogan, continuarono a perlustrare la sala. Hogan
noto una pentola posta sopra i fornelli. A ragion di logica questo contrastava
con il fatto che non c’era nessun cibo li a fianco da dover cucinare. Hogan
osservò la pentola, indi richiamo l’attenzione dello stesso Richer. Questi si
avvicinò alla pentola e guardò all’interno. Con grande meraviglia del
comandante della spedizione, all’interno del recipiente rinvennero un
proiettore olografico.
Jane ritornò nella cucina di bordo giusto in tempo per vedere Richer
prendere il proiettore olografico e mostrarlo ad Hogan. Intravedendo Jane,
Richer le chiese il resoconto di ciò che aveva trovato nella stanza di
Esposito.
<<hai trovato Steve?>>
<<no, non ho trovato nessuna traccia del nostro amico, anche se…>>
Hogan si voltò in direzione della ragazza.
<<hai visto qualcosa di strano…>>
<<si, ho notato all’interno della stanza di Steve uno strano oggetto circolare.
Aveva il diametro di un metro. Se avessi rinvenuto un congegno come
quello nella cabina di Hogan, non ci avrei neppure fatto caso. Ma Steve è un
cuoco!…e se a questo aggiungiamo il fatto che è anche scomparso…>>
Richer osservò il proiettore che aveva nelle sue mani. Ipotizzò che Steve
forse aveva registrato qualche ologramma, in cui spiegava la sua misteriosa
sparizione.
<<forse dovremo controllare se è registrato qualcosa, in questo
proiettore…>>
<<non ti va di andare a vedere di persona il marchingegno che ho trovato
nella cabina di Steve?>>
<<non saprei, se c’è registrato qualcosa all’interno di questo proiettore,
forse è in grado di spiegare anche il marchingegno che hai visto nella cabina
di Steve…>>
<<io propongo un’altra soluzione-intervenne Hogan-vediamo se c’è
registrato qualcosa in quel proiettore nella cabina di Steve…>>

162
<<di modo che così vediamo che sorpresa ci ha riservato Steve, e
constatiamo in prima persona il marchingegno che Jane ha trovato nella
cabina del nostro cuoco…>>.

I tre lasciarono la cucina dirigendosi nella parte di astronave dove si trovava


l’alloggio di Steve. Il primo a metter piede dentro la stanza del cuoco
italoamericano fu Richer, seguito immediatamente dopo da Hogan. Il
colossale ingegnere si interessò immediatamente al misterioso
marchingegno circolare descritto precedentemete da Jane. Per quanto
assurdo potesse essere, assomigliava veramente ai dispositivi di teletrasporto
fantasticati dagli scrittori di fantascienza del passato. Hogan però sapeva che
fino a quel momento, non era stato realizzato nessun strumento in grado di
scindere la materia in particelle molecolari e ricomporle in altro punto dello
spazio.
<<sembra per davvero un teletrasporto>>
<<…non mi dire che credi all’esistenza di un congegno in grado di trasferire
un oggetto da un punto all’altro distante migliaia di chilometri…>>osservò
scettico Richer.
<<teoricamente il teletrasporto è realizzabile>>obietto l’ingegnere.
<<e va bene…-proseguì incredulo Richer-supponiamo che la tua idea
corrisponda alla realtà. Diamo per attendibile che siamo in presenza di un
dispositivo di teletrasporto, supponiamo anche che Steve lo abbia usato.
Dove si è teletrasportato?. In mezzo allo spazio?. Oppure questo congegno è
così potente da permettere ad una persona di trasferirsi in un punto qualsiasi
della galassia, come per esempio Trix?…scusa se sono così scettico, ma mi
sembra un idea così assurda…>>
<<forse hai ragione, più tardi porterò questo oggetto nel mio laboratorio e
cercherò di studiarlo, chissà che non scopra qualcosa di interessante…-
Hogan fece una breve pausa-…vediamo se è contenuta qualche registrazione
in questo proiettore…>>.
<<va bene>>Richer prese il proiettore olografico e lo posizionò al centro
della stanza, indi lo accese. Un fascio laser azzurrino fuoriuscì dal
proiettore, e l’immagine olografica del cuoco italoamericano comparve.
<<salve a voi amici miei, finalmente siete riusciti a trovare il mio
ologramma. Era da tanto tempo che desideravo parlarvi e svelarvi tutto
quello che so sui krunns, sui Guardiani e sulla tecnologia degli alieni,ma per
prima cosa è giusto che vi sveli chi si cela dietro al misterioso personaggio
che apre i file degli ologrammi tutte le volte che avete voluto informarvi
sulla storia passata di questo angolo di galassia- senza dar adito a eventuali
domande e perplessità da parte dei suoi interlocutori, Steve indossò una
maschera che corrispondeva esattamente al misterioso alieno che appariva
negli ologrammi trafugati da Sam e Ludmilla all’interno della base krunns
su Tanso-…mi dispiace avervi ingannato, ma l’ho dovuto fare in quanto
spinto a fare ciò, da un amico che presto anche voi conoscerete. Sai John,
quando ti dissi che sono dovuto andar via da Centauri IV ed in particolare
dall’Hotel in cui lavoravo, in parte ti ho mentito. Il mio amico, il mio
mentore mi contattò e mi fece vedere fuori dagli alberghi, un mondo a me
totalmente sconosciuto. Per prima cosa mi portò con lui in un pianeta a noi
umani totalmente sconosciuto, un pianeta chiamato Cornelius!. Pensa
quanto siamo miopi noi umani!. Questo pianeta controlla attraverso una
Confederazione più della metà della galassia, e la nostra piccola federazione

163
oltre che essere un piccolo granello al suo confronto, ne è anche
completamente circondata. Sapeste le meraviglie tecnologiche che ho visto
su quel mondo, noi al loro confronto appariamo degl’esseri preistorici!. E’
questo il principale motivo per cui ho accettato di aiutare il mio mentore ad
organizzare tutto questo, e far si che voi vi dirigeste da lui sul pianeta Trix.
Si amici miei, il vostro viaggio verso Trix, non è mai stato una vostra libera
scelta, ma esattamente il desiderio del mio maestro. Scusami Hogan, non
desidero ferirti nell’orgoglio, ma quando ho scoperto che tu stavi lavorando
ad un sistema di occultamento dell’Excelsior, ho informato di questo il mio
mentore, e lui mi ha suggerito di inserire all’interno delle tue formule, delle
equazioni che rendevano fattibile il tuo progetto, anche se con notevole
dispendio di energia. Questo avrebbe fatto il gioco del mio mentore,
spingendovi a raggiungere l’unico pianeta in grado di fornirvi l’energia
necessaria per poter continuare il vostro viaggio!-Steve fece una breve
pausa, sorseggiò qualcosa, poi riprese a parlare-…sai Hogan quel
marchingegno che avete trovato nella mia cabina, è un dispositivo di
teletrasporto, i nostri amici sono riusciti a completarlo circa cinquanta anni
fa, e il modello che vedete è stato in grado di teletrasportarmi fino a Trix. E’
incredibile vero?. John, se vuoi delle risposte in merito alla minaccia dei
krunns al nostro mondo, forse dovresti per davvero venire su Trix e cercare
di contattare il mio mentore, lui ti spiegherà quale è il vero potere dei krunns
e per quale motivo è necessario impedire che tutta la galassia cada ai loro
piedi. Ed ora è tempo di chiudere, quando arriverete su Trix, andate nei
quartieri operai di MinetrixCity, lì cercherete un locale che si chiama “la
bettola dell’assassino”. Voi dovete semplicemente entrare dentro, sedervi ad
un tavolo qualsiasi, ed aspettare, io e il mio mentore verremo di persona a
cercarvi e ad spiegarvi tutto quello che dovrete fare per salvare la galassia
dalla tirannia dei krunns…>>

I tre all’interno della cabina di Steve, rimasero in silenzio per diversi minuti
dopo che Steve ebbe finito di parlare e l’ologramma si era spento.
L’inspiegabile sensazione che aveva avuto Richer fin dal loro approdo su
Tanso, di non essere per niente padroni delle proprie decisioni, avevano
avuto conferma grazie alle rivelazioni di Steve.
<<“la bettola dell’assassino”…”il bandito”…e quel locale nella città
sotterranea tansiana, inizio a vederci chiaro. Probabilmente quei locali sono
dei punti di ritrovo in cui si dirigono i Guardiani per interragire con il resto
della galassia, senza destare eccessivi sospetti. Quando atterreremo su Trix e
arriveremo alla “bettola dell’assassino”, sia Steve che il suo misterioso
amico ci dovranno dare moltissime spiegazioni…>>
<<John…-domando Hogan-…pensi che l’amico di Steve sia un
Guardiano?>>
<<da come lo ha descritto Steve parrebbe di si, in ogni caso non vedo l’ora
di incontrarli…>>.

III

Mentre Richer era intento a capire il ruolo svolto fino a quell’istante da


Steve sull’Excelsior, Ludmilla completò finalmente l’acquisizione dei dati
necessari per poter mettere il navicomputer della loro astronave nelle
condizioni di poter attraversare lo scudo magnetico che proteggeva Trix.

164
<<Sam…-disse Ludmy-…ho appena finito di trasferire sul navicomputer
tutti i dati necessari per entrare all’interno dell’atmosfera del pianeta…>>
<<molto bene-rispose con tono freddo e professionale Gijon-…adesso
l’unica cosa che ci resta da fare e aspettare il momento più opportuno per
superare lo scudo deflettore krunns…>>
<<senti Sam…-intervenne Lukas-…non pensi che sarebbe più opportuno
informare John che siamo pronti per entrare all’interno dell’atmosfera
trixiana?>>.
Questa domanda di George prese alla sprovvista Sam. Infatti era stato così
assorto nel lavoro d’equipe svolto insieme a Ludmy, che non si era neppure
accorto che Richer, Jane e Hogan avessero lasciato la sala comando per
dirigersi in un altro punto dell’astronave. Sam si voltò di scatto rivolgendosi
a Ludmilla:-
<<dove diavolo sono finiti?-chiese alludendo a Richer e company-…non mi
sono neppure reso conto che fossero andati via…>>
Ludmilla allargò le braccia e con chiara espressione del volto rispose
all’affermazione di Sam:-
<<…non lo so. Ho notato che si sono allontanati dalla plancia confabulando
tra loro. Ma per quale motivo e dove sono andati, non saprei dirti!>>
<<che cosa facciamo?>>chiese Lukas.
<<semplice…-rispose senza scomporsi la giovane russa-cerchiamo John
attraverso il comlink…>>
<<non ci avevo pensato…>>rispose con espressione buffa Sam.
<<delle volte tu pensi soltanto con quel coso che ti ritrovi fra le gambe>>fu
la risposta tagliente di Ludmilla.
Sam azionò l’intercom:-
<<John?…sono Sam. Puoi rispondere all’intercom…prego…>>
<<che patetico>>fu il commento duro di Ludmilla alla richiesta fatta da
Sam attraverso l’intercom a Richer, affinché quest’ultimo si mettesse in
contatto con la sala comando.
Sam si girò di scatto in direzione di Ludmilla e chiese:-
<<perché sei così stronza nei miei confronti?>>
<<mio caro Samuel Gijon…-disse con espressione falsamente offesa la
giovane russa-non mi sono ancora dimenticata dell’allusione al ghiacciolo
che hai fatto nei miei confronti…>>la spiegazione fornita in questo caso da
Ludmy era decisamente debole.
<<…ti stai comportando in questo modo, per via di una battutina
innocente?>>.
La discussione tra i due venne interrotta dall’intervento attraverso il comlink
di Richer.
<<…sono John, che novità ci sono?>>
<<…oh scusami John-rispose Sam-…abbiamo completato la raccolta dei
dati. Siamo pronti per mettere il navicomputer in automatico e superare lo
scudo deflettore dei krunns…>>
<<benissimo, vi raggiungiamo in plancia e poi inizieremo la fase di entrata
all’interno dell’atmosfera trixiana…>>
Un minuto più tardi…
John, Hogan e Jane arrivarono in sala comando. Sam fece vedere a Richer
tutti i dati che avevano raccolto fino a quel momento.
<<molto bene-disse soddisfatto Richer-…ora tutti quanti prendete posto alle
vostre postazioni…>>

165
Dopo che gli altri membri dell’equipaggio ebbero effettivamente preso
posizione, e lo stesso Ranko aveva fatto ritorno in sala macchine, Richer
impartì il comando che Sam e Ludmy aspettavano da molto tempo.
<<mettete in automatico il navicomputer, e che dio c’è la mandi buona!>>.
Sam eseguì puntigliosamente le direttive di Richer. Il navicomputer
dell’Excelsior incominciò ad elaborare i dati inseriti nella sua banca dati da
Ludmy. Dopodiché uno scossone dello scafo, avvertì i membri
dell’equipaggio che la delicata fase di attraversamento dello scudo deflettore
krunns era incominciata. Con viva apprensione i nostri eroi osservarono le
immagini che provenivano dalla linea dell’equatore trixiana. Infatti in quel
preciso momento non c’era nessun’astrocisterna krunns che si presentava
per entrare od uscire dal pianeta. Il che significava che all’altezza del polo
artico trixiano, si era aperta una zona priva di copertura dello scudo
deflettore di circa un chilometro per lato. Ed era esattamente in quel
quadrato che il navicomputer dell’Excelsior stava dirigendo la navetta
terrestre. Tutti a bordo erano tesi, poiché sarebbe stato sufficiente un benché
minimo errore per trasformare il superamento dello scudo, in una tragedia.
Nonostante la fase di superamento dello scudo deflettore durasse
complessivamente circa tre minuti, per i terrestri, quel brevissimo lasso di
tempo durò un eternità. Soltanto quando il navicomputer fornì
l’informazione che lo scudo era stato superato e che loro si trovavano
indenni all’interno dell’atmosfera planetaria, tutti poterono lanciare un urlo
di gioia in segno di liberazione.
L’Excelsior entrò all’interno dell’atmosfera trixiana attraversando diversi
banchi di nuvole. Ben presto la navetta terrestre arrivò all’altezza della
calotta artica trixiana. Soprattutto Hogan osservava con vivo interesse la
superficie ghiacciata e bianchissima del polo trixiano. Effettivamente si
poteva ravvisare una certa similitudine tra la calotta polare artica terrestre, e
la corrispondente zona polare trixiana. Hogan era alquanto incuriosito da
questa similitudine, in considerazione del fatto della enorme distanza che
esisteva tra i due astri e soprattutto delle marcate differenze che esistevano
tra la Terra e Trix. Infatti l’unico pianeta abitato del sistema Riel, presentava
delle condizioni climatiche che avrebbero scoraggiato in circostanze normali
qualsiasi insediamento civilizzato. Come noto, Trix era un pianeta
prevalentemente stepposo, povero d’acqua dolce e di difficile insediamento.
Solo la presenza di enormi giacimenti di minetrix, giustificava
l’insediamento sul pianeta, prima dei tansiani e poi in successione dei kreek
e dei krunns. Nell’osservare la grande distesa dei ghiacci, Hogan non si
aspettava di notare forme di vita in quell’arida distesa di ghiaccio. Ed
invece, inaspettatamente apparvero delle forme in movimento.
<<John…-disse entusiasta Hogan-…guarda laggiù, ci sono degli animali>>
<<animali?…da queste parti?…dove?>>fu il commento incuriosito di Jane.
Seguendo le indicazioni di Hogan, i terrestri videro un branco di animali
correre lungo le distese bianche di ghiaccio. Per dimensioni e caratteristiche
somatiche, assomigliavano incredibilmente agl’orsi polari terrestri. Ciò che
li differenziava rispetto ai loro corrispondenti terrestri, era la presenza
all’altezza della bocca di due enormi zanne e di due grandi corna all’altezza
della testa. Per il resto erano molto simili agli orsi polari terrestri.
<<incredibile…-commentò Hogan-dopo che abbiamo visto
quegl’ologrammi, non mi aspettavo di vedere forme di vita animale sul
pianeta…>>

166
<<questa avventura ci sta riservando sempre delle nuove sorprese!>>fu il
commento esaustivo di Richer.
L’Excelsior continuò a sorvolare l’intera banchisa artica, permettendo ai
suoi occupanti di osservare altri branchi di trixorsi. Quasi al termine della
enorme distesa di ghiaccio, oltre l’area di formazione degl’iceberg,
all’orizzonte, si potevano notare colossali nuvole, il lampeggiare dei tuoni e
qualche fulmine.
<<vorrei avvertire lor signori…-disse con tono niente affatto entusiasta
Gijon-…che stiamo per attraversare una tempesta…>>
<<oh no!…ci voleva anche questa…>> proferì con scarso entusiasmo Jane.
E stavolta le parole pronunciate dalla giovane dottoressa non potevano
essere più profetiche. Quello in cui stavano andando ad imbattersi era un
nubifragio in piena regola. Infatti superata la banchisa artica, per qualche
chilometro sorvolarono semplicemente l’oceano settentrionale
addentrandosi sempre più all’interno della perturbazione. I lampi in
lontananza e il rumoreggiare dei tuoni li informavano che l’inizio della
tempesta si avvicinava sempre più. Il ticchettio delle prime gocce d’acqua
che cadevano sulla vetrata della cabina di pilotaggio, li avvertiva che la
tempesta era finalmente iniziata e che ormai loro vi si stavano addentrando
sempre più. Per diverse centinaia di chilometri la grande perturbazione
temporalesca che interessava tutto l’oceano settentrionale dalla banchisa
artica fino alla terraferma, sconvolgeva tutta quella parte del pianeta.
Indubbiamente la presenza di impressionanti tempeste che interessavano
tutto l’emisfero settentrionale del pianeta, era qualcosa di inatteso per i
terrestri. Infatti dalle analisi che avevano effettuato in merito alle condizioni
climatiche del pianeta, non si aspettavano, ciò che invece stavano
attraversando. E quando nel corso della tempesta un fulmine colpì in pieno
l’Excelsior, avvolgendolo completamente e mandando in tilt diversi
strumenti di bordo, il panico investì i nostri eroi.
<<che diavolo è successo>>urlò Ranko dalla sala macchine attraverso
l’intercom.
<<siamo stati colpiti in pieno da un fulmine>>fu la risposta laconica di
Richer.
<<…John…dovete modificare la rotta-fu la risposta preoccupata di Ranko-
…quel fulmine ha messo fuori uso una parte degli strumenti che regolano i
nostri propulsori. Ma quel che è peggio è che per controbilanciare l’energia
cinetica di quel fulmine, il nostro deflettore ha assorbito una enorme
quantità di energia…>>
<<spiegati di meglio…>>chiese preoccupato John.
<<semplice John, la nostra riserva di energia si è ridotta al dieci per cento.
Un altro colpo come quello e finiamo dentro l’oceano senza energia…>>
<<capisco-disse Richer. A questo punto John si rivolse a Ludmy-in quanto
tempo saremo in grado di fuoriuscire dalla tempesta?>>
<<ancora dieci minuti!. La perturbazione si estende ancora per circa
duecento chilometri, a questa velocità ci vogliono circa dieci minuti…>>
<<Mark…è possibile aumentare la nostra velocità?>>
<<no John, potremo anche farlo, ma finiremo con l’esaurire prima di quanto
avevamo previsto, le nostre riserve di energia…>>.

Richer si rassegnò ed attese che l’Excelsior superasse la perturbazione. I


venti soffiavano alla velocità di circa quattrocento chilometri orari, con una

167
violenza inaudita. Seppur a diversi chilometri di distanza, si notavano tre
cicloni che sollevavano enormi quantitativi d’acqua. Poi improvvisamente
come era iniziato, la tempesta cessò di colpo. E finalmente poterono
osservare in lontananza la terraferma. La navetta terrestre iniziò il sorvolo
degl’altopiani settentrionali trixiani. Questi presentavano una serie di rilievi
ricoperti da una rada vegetazione. Il colore dominante di questi posti era il
grigio delle montagne e il marrone giallastro della steppa. Nessuna forma di
vita di origine terrestre sarebbe stata in grado non tanto di vivere, quanto di
svilupparsi e consolidarsi. Invece Trix sorprese ancora una volta gli
esploratori terrestri. Infatti i nostri eroi individuarono nuove forme di vita
animale, oltre a quelle già scoperte sul polo artico trixiano. Durante il
sorvolo dell’altipiano individuarono per primo una strana specie di cervo: il
trixcervo. La differenza rispetto al suo corrispondente terrestre stava nelle
dimensioni. Infatti il trixcervo aveva le dimensioni di un elefante. Hogan ed
amici si domandarono il perché di questo gigantismo. Oltre al trixcervo,
esistevano anche trixbuflos e trixequinos. I primi erano una specie piuttosto
imponente di bovini, gli altri invece erano la specie locale dei cavalli
terrestri. Oltre al gigantismo, altra caratteristica di queste forme di vita era la
sua abbondanza.
<<sai John…non mi immaginavo che esistesse una fauna così variegata e
così tanti animali…>>
<<…che curioso-disse in tono ironico Richer-abbiamo scoperto l’anima
ambientalista del nostro ingegnere…>>
<<direi piuttosto la scoperta di nuove realtà. Ad onor del vero l’ologramma
che abbiamo visto non faceva nessun riferimento all’esistenza di forme di
vita animali locali…>>
<<…forse perché chi ha preparato quegl’ologrammi non desiderava affatto
evidenziare questo aspetto del pianeta…>>
<<hai ragione, però hai notato le strane dimensioni di quegl’animali?>>
<<si, le ho notate, e con questo?>>
<<…tenendo conto delle condizioni generali del pianeta, non ti pare strano
che gli animali viventi in questo mondo siano decisamente troppo grandi?>>
<<forse è quello il motivo del perché Trix ha un aspetto desolato e
stepposo>>intervenne Jane.
<<può anche darsi- continuò Hogan-ma questo non spiega l’abbondanza
della sua fauna>>
<<ehilà sapientoni!-intervenne ad un certo punto Sam-ci stiamo avvicinando
ad una foresta>>
<<una foresta?-chiese Hogan-…potrebbe essere la foresta di piante
carnivore di Khal>>
<<sei sicuro?>>chiese Richer.
<<se ben ricordi il contenuto dell’ologramma, quel bosco sembrerebbe la
foresta di Khal>>
<<sapete forse ho una spiegazione attendibile al gigantismo della fauna del
pianeta…>>
<<sarebbe?>>
<<forse la fauna trixiana si nutre effettivamente delle foglie degli alberi di
quella foresta…>>
<<si…e magari per evoluzione si sono affermati solo gli animali più grandi,
gli unici che potevano difendersi dalle terminazioni delle piante
carnivore>>commentò ironicamente Sam.

168
<<devo constatare che non sei così scemo-commentò sarcastica Jane-
…potrebbe essere capitato esattamente quello che hai appena
ipotizzato…>>

Finalmente l’Excelsior arrivò sopra la foresta di piante carnivore. Sam fece


atterrare delicatamente l’astronave terrestre in mezzo alla vegetazione.
<<signori siamo arrivati-disse Gijon-che cosa facciamo?>>
<<andiamo in sala riunioni-intervenne Richer-lì decideremo il da farsi…>>.

Qualche minuto più tardi…


La sala circolare scelta come sala riunioni si era rapidamente riempita.
Anche Bonko, che solitamente non interveniva a questo tipo di adunanze,
era presente. Ciò di cui dovevano parlare era di estrema importanza. Infatti
si trovavano in una condizione particolare per cui o riuscivano a venire a
capo del problema relativo alla fonte di energia del loro propulsore, oppure
rischiavano seriamente di venire individuati dai krunns e magari torturati se
non addirittura uccisi. In ogni caso c’era il serio rischio del fallimento della
loro missione.
<<ci siamo tutti?>>domandò Richer sollevando leggermente il tono della
voce al di sopra del brusio dominante in quella stanza.
<<non direi…-rispose Ranko-…manca Steve…>>
<<Steve non verrà>>rispose in tono elusivo Hogan.
<<sta forse male?-insistette Ranko-…è venuto da te per dirti che stava
male?>>disse infine rivolto alla dottoressa Imatala.
<<no, non è andato in infermeria-intervenne freddo Richer-
…semplicemente Steve è scomparso!>>
<<in che senso è scomparso?>>
<<è un qualcosa che dobbiamo scoprire-continuò John-…questo è uno dei
motivi per cui vi ho convocato tutti in sala riunioni. Credo che sia venuto il
momento di formare tre squadre separate, ognuna dovrà svolgere degli
incarichi ben definiti…>>.
<<non rimanere nel vago-lo interruppe Gijon-…che cosa vuoi che
facciamo?>>.
<<innanzitutto abbiamo il problema della riserva di energia-dicendo questo,
John rivolse il suo sguardo in direzione di Hogan e di Ranko-…credo che
questo sia un compito che dovrete risolvere voi due. Hogan, prima mi hai
detto che Steve ti ha rivelato il modo con cui adattare i nostri propulsori per
usare il minetrix come nuovo combustibile…>>
<<…ehi…ehi…da quando in qua un semplice chef si intende di
iperpropulsori?>>intervenne preoccupato Ranko.
<<…dare una risposta alla tua domanda ci occuperemo io e Jane-rispose
secco Richer rivolto a Ranko-…per adesso procediamo con ordine -John si
rivolse nuovamente ad Hogan-…di che cosa necessiti per adattare i nostri
propulsori alle specifiche iperspaziali tansiane?>>
<<solo di un po’ di tempo e molta pazienza. Grazie ai suggerimenti di
Steve, devo soltanto lavorare sui fasatori di potenza. Piuttosto è Ranko che
dovrà modificare le condotte di afflusso dell’energia…>>
<<tu dimmi che cosa devo fare, al come ci penso io…>>
<<molto bene…-disse Richer-…senti Ludmy, sei riuscita a fare una
scansione della città di Minetrix?>>

169
<<si John…ho anche creato due olocapsule in cui ho registrato la mappa
della città…solo che…>>
<<solo che cosa…>>
<<la città di Minetrix che mi hai descritto quando hai visto l’ologramma
krunns, è ben diversa dalla MinetrixCity attuale>>
<<cerca di essere più chiara…>>
<<la Minetrix di Anakais e Riuga era un piccola città. Oltre a quella ne
esistevano altre cinque sparse su un area di diecimila chilometri quadrati.
Oggi invece MinetrixCity ha assorbito tutte le altre città…>>
<<vuoi dire che MinetrixCity non è più un piccolo centro
minerario...ma…>>
<<è un immensa megalopoli!>>
<<mmmh…forse è meglio che tu e Sam andiate in missione per la città alla
ricerca di depositi di minetrix da utilizzare per rifornire di energia
l’Excelsior, mentre io e Jane cercheremo di seguire le tracce lasciateci da
Steve…>>.

Un’ora più tardi…


Richer si trovava nell’hangar dell’Excelsior intento a completare i
preparativi per l’inizio della missione. Hogan lo raggiunse nell’hangar.
<<perché non vuoi che anch’io venga in missione?>>
<<…lo sai Hogan, in primo luogo perché è preferibile che tu tenga sotto
controllo i lavori di adattamento dell’iperpropulsore…>>
<<soltanto?>>
<<no, voglio che tu veda per intero l’ologramma krunns, e mi tenga
aggiornato sul suo contenuto…>>
<<tutto qui>>
<<per ora si…>>
In quell’istante fece l’ingresso nell’hangar Jane. La giovane dottoressa
vestiva un tuta blu intenso, di cotone corazzato. Aveva all’altezza del giro
vita, un cinturone con una pistola laser inserita nel fodero.
<<oh…oh…ci risiamo-esclamò Richer alzando le braccia in aria-Jane
scusami, ma dove vorresti andare con quel…coso..>>
<<…non vorrai andare in giro per la città dei krunns disarmato?>>cercò di
difendersi Jane.
<<scusa mia cara, ma hai visto che razza di dimensioni hanno i krunns?>>
<<certo…ed è per questo che mi sono premunita…>>
<<beh…una cosa è certa-disse spazientito Richer-se vogliamo farci notare
dai krunns, dobbiamo comportarci esattamente come stai facendo tu…>>
<<che cosa vuoi farmi intendere…>>
<<semplice, noi stiamo andando nella città dei krunns per cercare una
risposta ad un quesito, non per iniziare una battaglia che sarebbe persa in
partenza, pertanto rimetti da un’altra parte quel fucile, e preparati ad uscire
in missione>>.
<<va bene>>rispose Jane contrariata.

170
Capitolo XI

Sam e Ludmy raggiunsero Richer e Jane nell’hangar dell’Excelsior.


Indossavano delle tute azzurrine da lavoro molto simili a quelle indossate
trent’anni prima da Anakais e Riuga durante il loro incontro con il
Guardiano di nome Hubert.
<<ma siete sicuri che questi abiti ci faranno passare inosservati?>>chiese
Ludmilla.
Sam scosse la testa e borbotto qualcosa sottovoce. La russa se ne accorse e
gliene chiese merito.
<<hai qualcosa da obiettare?>>
<<ti stai chiedendo se passeremo inosservati?-Sam sospirò-…forse
proseguiremo ignorati, a patto però che tra la gente che vive da quelle parti,
non ci sia nessuno che apprezzi le bellezze femminili di origine terrestre, in
caso contrario saremo decisamente nei guai…>>
<<non riesco ad afferrare il senso del tuo discorso…>> obietto Jane.
<<…scusa Jane, ma mi riferivo in particolare a Ludmy, anche se la mia
apprensione si potrebbe estendere anche nei tuoi confronti…>>
<<ripeto ciò che ho detto poc’anzi, non capisco a che cosa alludi…>>
<<alludo alle tute che indossate, mettono eccessivamente in risalto i vostri,
attributi femminili!>>
<<non ti facevo così bacchettone…>>commento Hogan.
<<Sam non è ne bigotto e ne censore -commento Ludmilla-…diciamo che è
soltanto un po’ geloso…>>
<<geloso?…e di chi?>>chiese Richer.
<<di me e di chi altri?>>rispose decisa Ludmilla.
<<non mi dire che state insieme?>>l’incalzò Richer.
<<perché non l’avevi ancora capito?>>
<<auguri e figli maschi>>rispose divertita Jane.
Completate le brevi schermaglie tra amici, la squadra composta da Richer,
Jane, Ludmilla e Sam, uscì finalmente dallo sportello posteriore
dell’Excelsior. Avevano sulle spalle degli zainetti, in cui avevano messo
tutto ciò poteva eventualmente servirgli, incluse delle armi. Decisero di
camminare in fila indiana, uno dietro l’altro, con Richer a far da apripista e
Sam in retroguardia. I quattro erano particolarmente attenti. Infatti
conoscevano perfettamente i pericoli insiti della foresta trixiana nota con il
nome di Khal. La pericolosità di questa foresta era stata sperimentata dai
due tansiani fuggiti alla distruzione di Tanso ad opera dei kreek.
Il paesaggio naturale che circondava i nostri eroi era piuttosto originale. Era
l’unica foresta degna di tal nome del pianeta, una gran quantità di vita
vegetale circondava i nostri due amici. Esistevano degl’alberi altissimi con
grosso fusto che avevano nelle sequoie del nord america, i loro
corrispondenti. Naturalmente anche il sottobosco era piuttosto multiforme
con un infinita di piante ed arbusti e fiori piuttosto appariscenti. Richer e
soci camminavano lentamente in mezzo alla foresta.
Stranamente esisteva una pista in mezzo alle grandi piante. Questo
dimostrava che rispetto al passato, la foresta di Khal era soggetta a
sorveglianza.
<<esiste una pista>>constatò Sam.

171
<<già…dovremo porre molta attenzione se vogliamo evitare di imbatterci in
qualche pattuglia krunns>>
<<John, forse dovremo dirigerci in direzione di quella collina-suggerì
Ludmilla-magari da quell’altezza potremo osservare con più attenzione la
città>>
<<va bene, però cercate di stare attenti a quelle piante-disse alludendo al
sottobosco fatto di arbusti bassi e con fusto particolarmente robusto che
terminavano con grandi e appariscenti fiori-quelle piante sono carnivore, per
quanto incredibile possa essere, in questo pianeta sono le piante a nutrirsi di
animali e non viceversa…>>.
<<questa foresta è bellissima- commento Jane- peccato che sia così
pericolosa…>>
Richer lasciò la pista che stavano seguendo fino a quel momento, e si
incamminò in mezzo all’erba. La collina individuata da Ludmy distava dal
sentiero circa un centinaio di metri. Camminarono velocemente fino a
quando arrivarono in prossimità della collina. Qui esisteva una piccola
radura con parecchi massi sparsi qua e la.
Richer si sfilò lo zaino che aveva alle spalle. L’aprì e ne trasse un binocolo
elettronico. Zoomò in direzione della città cercando di capirne la
conformazione.
<<Ludmy fammi vedere l’olocapsula che hai preparato sull’Excelsior>>.
La russa sfilò da una tasca della sua tuta, un piccolo oggetto a forma di
uovo. Lo posizionò sopra un olovisore. Un fascio laser azzurrino riprodusse
le immagini della città trixiana così come erano state registrate a bordo
dell’Excelsior.

Le dimensioni di MinetrixCity assomigliavano moltissimo alle megalopoli


terrestri. Esistevano numerosi palazzi fatti di vetro e acciaio alti
mediamente duecento metri. Peraltro da un’analisi dettagliata, si notavano i
diversi stili architettonici che nel corso del tempo si erano sovrapposti nella
megalopoli mineraria.
In particolare si notava, quello che sotto ogni punto di vista, si poteva
tranquillamente definire il quartiere se non addirittura la cittadella krunns.
Infatti la parte della città destinata ai dominatori krunns, aveva nel
gigantismo il suo carattere principale. Palazzi alti oltre trecento metri.
Richer era perplesso. Si domandava dove fosse situato lo spazioporto della
città mineraria.
<<non riesco a capire dalla riproduzione olografica dov’e lo
spazioporto…>>
<<senti Ludmy-intervenne Sam-è possibile ravvicinare l’immagine
olografica della città?>>
<<certo, perché?>>
<<vedi questo punto?…cerca di zoomare qua…>>
La russa mosse alcuni tasti dell’olovisore ed immediatamente le immagini
della città si concentrarono su un punto particolare della città, esattamente
sul punto indicato da Sam. Con grande sorpresa degli altri membri della
spedizione, apparve seppur non perfettamente, la sagoma dello spazioporto.
<<eccoti accontentato>>disse Sam con un gran sorriso a Richer.
<<come hai fatto ad indovinare…>>
<<…un po’ per fortuna, e po’ perché era l’unico punto della città, dove non
si notavano palazzi di una certa dimensione…>>

172
<<perché volevi sapere dov’era lo spazioporto…>>chiese ingenuamente
Jane.
Richer la osservò con profondo amore.
<<…avresti dovuto capirlo subito, ricordati che questa è una città mineraria,
da qui partono le astrocisterne piene di minetrix. Come ben sai, il minetrix è
il combustibile nucleare necessario per far muovere le astronavi krunns…>>
<<capisco, secondo te se ci dirigessimo allo spazioporto potremo cercare
eventuali depositi di minetrix…>>
<<è esattamente quello il nostro obiettivo, però non saremo noi a cercare i
depositi di minetrix…>>
<<non saremo noi?-disse sorpresa Jane-hai intenzione di mandarci Ranko
ed Hogan?>>
<<neppure, ricordati mia cara che noi siamo qua per dare una risposta alla
scomparsa di Steve, e al possibile incontro con un Guardiano-Richer fece
una breve pausa. Prevenendo una nuova obiezione da parte di Jane ma anche
degl’altri due membri della spedizione, riprese-…quando arriveremo alla
periferia della città ci divideremo. Sam e Ludmy proseguiranno da soli,
attraverseranno la cittadella krunns e raggiungeranno lo spazioporto alla
ricerca del minetrix. Noi invece andremo nei vecchi quartieri di
MinetrixCity e cercheremo la “bettola dell’Assassino”…>>
<<quanto dista da noi la periferia della città?>>chiese Sam.
Richer non rispose immediatamente. Prese il binocolo elettronico e lo puntò
in direzione della città. Nel corso della messa a fuoco, il binocolo registrò la
distanza che intercorreva tra la loro attuale posizione, e l’estrema periferia
della città.
<<circa dieci chilometri…>>.
<<bene, e adesso che cosa facciamo?>>
<<…niente, semplicemente andiamo a rompere il culo ai krunns>>fu la
chiara risposta di Richer.
Richiusero i loro zaini e se li caricarono sulle spalle. A questo punto i
quattro ridiscesero dalla radura in cui erano saliti, ritornando sul sentiero che
avevano seguito fin da quando avevano lasciato l’Excelsior. Come prima,
assunsero la formazione di marcia in fila indiana, con Richer in qualità di
apripista e Sam in retroguardia. Le due ragazze stavano nel mezzo.
Camminarono con passo veloce in direzione della periferia di MinetrixCity.
Dopo circa mezzo chilometro, il sentiero da essi seguito si aprì in una
piccola radura. Loro non lo sapevano, ma era la stessa radura in cui anni
prima Anakais e Riuga si erano fermati per riposare, prima che si
manifestasse l’attacco delle piante carnivore. Improvvisamente il sentiero
percorso dai terrestri venne invaso da un grosso erbivoro, un trixocervo.
Alla sua vista i terrestri sobbalzarono impauriti. Ma questo era niente in
confronto a ciò che accadde subito dopo. Infatti dagli arbusti a basso fusto
che circondavano la piccola radura, iniziarono a fuoriuscire le terminazioni
tipiche delle piante carnivore di Trix. Le terminazioni fuoriuscirono dai
grandi e appariscenti fiori delle piante carnivore. Da quattro piante
differenti, partirono le terminazioni senza che il trixocervo si rendesse per
niente conto del pericolo nel quale stava incorrendo.
<<fermatevi>>fu l’ordine perentorio di Richer.
<<che cosa sta succedendo?>>chiese Sam dalla retroguardia.
<<stiamo per assistere ad un attacco delle piante carnivore trixiane…>>
<<cerchiamo di fuggire>>gridò allarmata Jane.

173
<<perché dovremo?-rispose perplesso Richer-…non siamo noi le vittime
delle piante, ma quel trixocervo…>>
<<…perché non lo aiutiamo…>>chiese Ludmy.
<<perché dovremo?…- Richer analizzò freddamente la vicenda -…qui è in
gioco una selezione naturale, gli altri animali evitano questi posti in
considerazione della sua pericolosità. Se questo trixocervo non lo fa è
perché non si è mai imbattuto in una situazione del genere. Se dovesse
sopravvivere all’attacco, eviterà queste zone e magari lo insegnerà ai propri
cuccioli…>>
<<…è crudele tutto ciò…>>
<<è vero!-affermo serio Richer-…ma è la vita…>>.
Seppur lentamente le terminazioni delle quattro piante, si avvicinarono alle
zampe del trixocervo e le afferrarono in contemporanea!. Sembrava che
esistesse una sorta di coordinamento tra le piante carnivore, quasi che queste
fossero simbionti. Le terminazioni avvilupparono gli arti del trixocervo,
quindi iniziarono a tirarlo nella rispettiva direzione. Il trixocervo si dibatte,
bramendo disperatamente. La presa concentrica delle terminazioni delle
piante carnivore ottenne l’effetto previsto da Richer. Il trixocervo resistette
per qualche minuto ma in ogni caso finì squartato in quattro parti. Jane urlò
spaventata insieme a Ludmy. A questo punto sia Richer che Sam
impugnarono le rispettive pistole laser, per dare il colpo di grazia al
trixocervo.
<<andiamo>>disse John facendo segno al resto del gruppo di seguirlo. I
terrestri oltrepassarono la radura lasciando dietro loro le piante carnivore, a
banchettare con quello che restava del trixocervo. I quattro camminarono
uno dietro l’altro velocemente. Dopo ciò a cui avevano assistito, nessuno
aveva intenzione di parlare. Anzi a dir la verità erano in particolare le due
ragazze a non aver voglia di parlare. In particolare, Ludmilla in cuor suo,
riteneva che lo spettacolo a cui avevano assistito, l’avrebbero potuto
tranquillamente evitare, se non addirittura sovvertire, magari salvando il
trixocervo da quella orribile morte. Non accettava la fredda logica seguita da
Richer, nel reagire alla crudele selezione naturale a cui avevano assistito.
Camminarono per diverso tempo finchè intravidero le prime abitazioni della
periferia di MinetrixCity. Richer fece segno agli altri membri del gruppo di
fermarsi.
<<siamo arrivati in prossimità della città, quando vi entreremo ci
divideremo, penso che per evitare di dare nell’occhio, dovremo lasciare i
nostri zaini nascosti alla periferia di MinetrixCity, ci sono delle
obiezioni…>>
<<no, nessuna…piuttosto una volta che avremo raggiunto il nostro obiettivo
come faremo a comunicarvelo?>>
<<…semplice mia cara Ludmy, è sufficiente che ci facciate una telefonata!.
Dammi una delle due olocapsule, noi inizieremo ad andare in direzione della
parte vecchia della città, è probabile che lì troveremo ciò che stiamo
cercando>>.
Ricevuto da Ludmilla l’olocapsula, per un po’ i quattro proseguirono
insieme per la stessa strada, fino a quando decisero di dividersi. In questo
frangente approfittarono dell’occasione per gli ultimi saluti, dopodiché si
separarono.

174
II

Ludmila e Sam osservarono Richer e Jane allontanarsi. Quindi si guardarono


in faccia l’un l’altra.
<<e adesso come ci muoviamo?>>
<<tira fuori quell’olocapsula e poi vedremo di stabilire un
itinerario…>>suggerì Sam.
Ludmilla fece come le aveva chiesto Sam. Mise per terra il suo zaino, tirò
fuori tutto quello che riteneva utile per la loro missione, infine prese
l’olocapsula. La mise sopra l’olovisore portatile e l’accese. Apparve la
proiezione olografica della città. Sam esaminò quella parte di città che
Richer aveva definito il cosiddetto “quartiere krunns” per via del gigantismo
dei suoi edifici.
<<…ummh…non sarà facile passare inosservati in questa zona della
città>>osservò Sam.
<<…passare inosservati dipende molto dall’aspetto della nostra tuta. Non
sono molto convinta che gli abiti da lavoro dei minatori trixiani non siano
variati per niente in tutti questi anni…>>
<<una riprova di tutto questo c’è l’avremo appena incontreremo qualche
krunns…>>
<<ricordati che in questo caso non avremo un’altra chance nell’eventualità
in cui il modo di vestire dei minatori fosse cambiato…>>
<<…in ogni caso è inutile fasciarci la testa prima di avercela rotta, sarebbe
meglio concentrarci sulla mappa…>>.
All’interno dell’olomappa, un pulsante rosso lampeggiava per indicare la
posizione che occupavano in quel preciso momento.
<<Ludmy, prova a fornire all’olomappa le coordinate dello spazioporto,
magari riusciamo a tracciare un itinerario che ci permetta di arrivare allo
spazioporto, seguendo il tragitto più breve>>
Ludmilla fece esattamente come gli aveva chiesto Sam. Dopo aver inserito i
dati relativi alla posizione dello spazioporto, l’elaboratore dell’olovisore,
evidenziò una linea rossa che indicava loro la traiettoria migliore per
raggiungere, dal punto in cui si trovavano, il porto spaziale.
<<speravo che fosse possibile avere una traiettoria in linea retta per
raggiungere la nostra meta>>esclamò deluso Sam.
<<dove nascondiamo gli zaini?>>chiese Ludmilla.
Sam osservò l’ambiente circostante, si trovavano in una zona collinare ricca
di vegetazione, alla ricerca di un punto in cui nascondere i loro zaini.
Benché i nascondigli non mancassero, Sam ne cercava uno che unisse la
facilità d’accesso alla sicurezza. Non sapeva se ne avrebbero avuto
nuovamente bisogno, però pensava di sistemarli in un punto in cui
all’occorrenza li avrebbero potuti riprendere. Poi all’improvviso, qualche
metro più avanti, fuori dal sentiero che avevano fino a quel momento
percorso, notò una serie di cavità. Fra tutti gli anfratti li presenti, Sam
individuò un fessura, protetta da un cespuglio in cui poter nascondere i loro
zaini. Secondo l’opinione del pilota terrestre, solo in occasione di una
ricerca attenta e puntigliosa, un’eventuale pattuglia esplorativa krunn,
sarebbe potuta risalire al nascondiglio dei loro zaini.

175
<<dammi il tuo zaino-disse Sam a Ludmy. Avuto in consegna lo zaino
della sua compagna, Sam concluse-…molto bene, adesso possiamo iniziare
il nostro viaggio in casa del nemico>>.
Ludmilla e Sam camminarono per la campagna trixiana per circa mezzo
chilometro, prima di imbattersi nei primi palazzi della periferia di
MinetrixCity. Questi erano decisamente sporchi e fatiscenti. Ed erano con
molta probabilità le abitazioni delle classi più umili di Minetrix. In Ludmy
sorse il presentimento che quella sarebbe potuta diventare la sorte di tutti i
popoli della galassia, se il dominio dei krunns si fosse esteso all’intera Via
Lattea. La russa era fermamente intenzionata ad impedire, che anche la
Terra subisse un destino del genere.

Ludmilla e il pilota americano camminavano per le vie della città prestando


particolare attenzione all’ambiente circostante e a i suoi abitanti. Per loro
fortuna gli abiti che indossavano, erano identici a quelli usati dalla classe
lavoratrice trixiana. Questo significava che dai tempi di Riuga e Anakais, in
fatto di abbigliamento non fosse cambiato niente. Percorsero quella che
appariva essere una delle vie principali. Questa sfociava in una grande
piazza. Qui trovarono uno spaccato della società trixiana. Infatti era in corso
di allestimento, un piccolo mercato rionale. Si trovavano bottegai, artigiani,
diversi commercianti intenti ad esporre le proprie mercanzie ed ovviamente
i clienti. In questa porzione di microcosmo trixiano erano presenti tutte le
razze della galassia krunns, kreek, tansiani, umanoidi e rettiloidi. Questo
consentiva ai due terrestri di confondersi tra la popolazione locale senza
dare troppo nell’occhio. E per la prima volta da Tanso, si imbatterono in
alcuni soldati krunns. I soldati krunns che pattugliavano per le strade di
MinetrixCity erano molto diversi dai krunns che Sam e Ludmilla avevano
incontrato su Tanso. I krunns presenti nella città trixiana erano molto più alti
e robusti di quelli di stanza a Tanso. Questo portò i due ad ipotizzare la
teoria secondo cui i krunns non fossero costituiti da un’unica razza
originatasi sul loro pianeta d’origine, ma che fossero costituiti da un insieme
di popolazioni dalle caratteristiche molto simili fra di loro ne più e ne meno
come le varie popolazioni umane, che col passare dei secoli si era esteso su
gran parte della galassia. I due terrestri si avvicinarono alle bancarelle
curiosando fra le varie mercanzie, ma prestando in ogni caso viva attenzione
alla pattuglia krunns lì presente. La gente del posto parlava una lingua
totalmente incompressibile per i due terrestri. Questo contrariava Ludmilla
che invece aveva fatto affidamento sulla circostanza della rassomiglianza
linguistica tra il tansianico e l’anglico. Ludmilla era partita dal dato di fatto
che avendo Trix fatto parte dell’impero tansiano, era probabile che la lingua
parlata nel pianeta centrale del dominio tansiano, si fosse diffusa e venisse
ancora usata nei suoi antichi pianeti dimora. Purtroppo così invece non
sembrava. E questo rendeva la faccenda molto più complicata. Infatti
correvano il pericolo di venir fermati o dalla popolazione del posto o peggio
ancora dai krunns stessi. Non parlando ne il trixiano e ne il krunico, per i
due terrestri si profilava il rischio di venir smascherati.
<<questa piazza era prevista nell’itinerario tracciata dall’olomappa?>>
chiese quasi sussurrando Ludmilla.
<<si, era prevista…>>
<<molto bene, se era prevista qual è la strada che dobbiamo prendere
adesso…>>

176
Sam osservò la giovane russa, dopodiché cercò di capire in quale punto
della piazza fossero. La presenza di moltissima gente che camminava avanti
e indietro tra le rivendite ambulanti dei vari mercanti, impediva loro di
capire esattamente qual’era la strada da seguire per raggiungere lo
spazioporto. Con un po’ di fatica si fecero largo tra il marasma di gente
finchè arrivarono ad un tratto della piazza che permetteva l’accesso a tre vie.
<<sei sicuro di capire dove ci troviamo?>>disse preoccupata Ludmy.
<<spero di si, in ogni caso forse sarebbe più opportuno visionare di nuovo
l’olomappa per cercare di capire dove siamo finiti…>>
<<…ma così rischiamo di dare nell’occhio…>>
<<…in questo hai proprio ragione-Sam si guardò attorno ed individuo un
piccolo viottolo parzialmente nascosto da una scala esterna-…andiamo là, in
modo da poter visionare l’olomappa senza che nessuno ci disturbi…>>
Ludmilla seguì Sam all’imboccatura del viottolo precedentemente
individuato dal pilota americano. Seminascosti da una scala, Ludmilla prese
l’olocapsula dalla tasca della sua tuta, lo inserì in un olovisore portatile e
studiò insieme a Sam, l’olomappa.
<<guarda questa è la piazza in cui ci troviamo-commentò Sam-…e queste
sono le tre vie che abbiamo visto, per raggiungere lo spazioporto dovremo
prendere la strada centrale e proseguire per circa due chilometri…>>
<<…certo che questa avventura, si sta rivelando sempre più una grande
sfacchinata!>> commentò la russa.
I due terrestri spensero l’olovisore, uscirono con circospezione dal viottolo
in cui erano entrati, e ritornarono in mezzo alle bancarelle, senza dare molta
importanza ai tentativi dei mercanti locali, di fermarli per piazzargli chissà
quale cianfrusaglia. Quando si resero conto di non dare particolarmente
nell’occhio, si diressero senza esitare verso la strada centrale in cui
terminava la piazza. I due camminarono con circospezione per circa due
chilometri. Gli edifici che dominavano questa parte della città trixiana erano
differenti rispetto a quelli precedentemente osservati. Innanzitutto gli edifici
di questa parte della città erano molto più alti, si privilegiava nello stile
architettonico una maggior fusione di acciaio e vetro, ma anche un abuso di
colonne e decorazioni che precedentemente i due terrestri non avevano
notato. In realtà senza saperlo, Sam e Ludmy si erano addentrati in quello
che potremo definire il quartiere “borghese” di MinetrixCity. In questa parte
della città si verificava quella commistione tra le classi dominanti di tutte le
società, che invece era assente nell’estrema periferia che i due terrestri
avevano attraversato. Addirittura ad un certo punto, Sam e Ludmy
attraversarono una zona del grande viale che li stava portando verso quella
che si poteva definire “la cittadella krunn”, caratterizzata dalla presenza di
porticati, al cui interno erano stati ricavati dei locali frequentati dai “krunns
bene”. L’attraversamento di questa zona da parte dei terrestri venne notata
dai krunns, lì presenti. E questo dette luogo a commenti non lusinghieri nei
loro confronti, da parte della classe alta krunns, riferiti agli “individui” di
bassa estrazione sociale, nei quali erano scambiati i due terrestri.

<<…hai visti quei minatori?-disse quello che appariva essere un


“gentiluomo krunns” alla propria signora…-stiamo concedendo un po’
troppa libertà a questi esseri inferiori…>>
<<hai veramente ragione mio caro,la benevolenza dell’Imperatore per questi
kreek, sta diventando eccessiva, a mio avviso i kreek dovrebbero essere

177
utilizzati per il lavoro, ne più e ne meno come tutte le altre popolazioni
nostre servitrici all’interno dell’Impero…>>
<<…cara, dovresti stare più attenta quando ti metti a criticare l’Imperatore,
quello che hai detto poc’anzi, potrebbe arrivare nelle orecchie di qualche
informatore del Governatore. Rischieresti di trovarti in un mare di guai…>>
<<hai ragione amore mio, in ogni caso rimango dell’idea che le bestie da noi
sottomesse-la “nobildonna krunns” si riferiva con il termine bestie a
tansiani, trixiani etc-dovrebbero essere impiegate solo per servirci…>>
<<…i kreek li usiamo diversamente servendoci di loro nell’esercito, se non
gli permettessimo di fare i compiti che sua maestà gli ha riservato, saremmo
costretti a farli noi krunns…>>
<<hai sempre ragione mio caro, forse ti amo proprio per questa tua
saggezza>>.

Man mano che Sam e Ludmy proseguivano lungo il viale, i due si accorsero
che la presenza di minatori e di altri lavoratori trixiani tendeva a ridursi.
Aumentava invece il numero dei krunns.
<<…fino a questo momento la nostra presenza da parte dei krunns, non è
stata presa in considerazione…>>disse Ludmy sottovoce a Sam.
<<…la nostra somiglianza con i kreek ci sta facilitando il compito…>>
<<è vero, però non sappiamo il grado di tolleranza dei krunns nei confronti
dei kreek…>>
<<io mi auguro di scoprirlo il più tardi possibile>>concluse Sam.
Seppur osservati con curiosità dai krunns, i due terrestri iniziarono ad
intravedere la fine di quell’interminabile viale. Erano quasi arrivati in
prossimità di un colossale bastione.
<<questa poi…>>fu l’esclamazione di stupore di Sam appena intravidero la
gigantesca fortificazione.
<<…questa proprio non ci voleva…>>.
I due constatarono che la cittadella krunns era completamente separata, per
via di un muro di cinta, dal resto della città. I terrestri si erano domandanti,
come mai esisteva tanta tolleranza da parte dei krunns nei confronti delle
altre popolazioni. In un primo momento i due avevano ritenuto che questo
derivava dalla consapevolezza della propria schiacciante superiorità nei
confronti delle razze sottomesse. La scoperta di un sistema di fortificazioni
che divideva nettamente la “cittadella” krunns, dal resto della megalopoli
trixiana, spiegava in modo differente l’atteggiamento benevolo dei krunns
nei confronti degli altri popoli. Era probabile che all’interno della cittadella
la commistione tra dominatori e dominati non fosse permessa e forse
neppure tollerata. L’interno della “cittadella” krunns era un pezzo di Krunnh
trasferito su Trix. Infatti oltre il gigantesco bastione che lo isolava dal resto
di Minetrix, la cittadella presentava da un punto di vista prettamente
architettonico quanto si poteva riscontrare usualmente nel pianeta capitale
dei krunns. Infatti qui erano sorti attorno ad un immensa TowerPalace, tutta
un serie di palazzi che avevano nel gigantismo l’elemento dominante. La
TowerPalace era la sede del rappresentante krunns sul pianeta e di tutti gli
uffici con cui i krunns amministravano l’intero sistema. La tolleranza nei
confronti dei popoli assoggettati derivava dal fatto, che questi ultimi
difficilmente avrebbero potuto prendere il sopravvento nei confronti dei loro
dominatori. Il sistema di controllo del pianeta permetteva ai krunns di poter

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riprendere rapidamente il controllo del pianeta e della megalopoli, se questa
per una qualsiasi ragione fosse loro sfuggita.
Ludmy e Sam arrivarono ai piedi della cinta fortificata, sollevarono gli occhi
al cielo per constatare di persona le straordinarie dimensioni dell’ingegno
krunns. Sul grande bastione non si vedeva nessun punto attraverso cui
potersi eventualmente arrampicare.
<<Sam non possiamo stare troppo a lungo qui sotto, benché agli occhi dei
krunns sembriamo due kreek, e nonostante appariamo loro inoffensivi, se
continuiamo a rimanere qui sotto a studiare il loro bastione, potremo
insospettirli, e a quel punto si che se saremo in un mare di guai…>>.
<<…lo so, Ludmy sto cercando di capire se esiste una possibilità di poter
superare quest’ostacolo…>>
<<…supponiamo che tu ci riesca…-obietto Ludmy-…e supponiamo che
riusciamo ad entrare nella cittadella krunns, che cosa vorresti fare…>>
<<…beh, visto che ci siamo diamo un’occhiata agl’alberghi dei krunns,
chissà magari troviamo qualcosa da mangiare…>>
<<Samuel Gijon…ti sembra questo il momento più opportuno per fare
dell’ironia…>>
<<…che cosa vuoi che ti dica, se dovessimo oltrepassare questo ostacolo
penseremo che cosa fare…>>
<<…in ogni caso adesso vediamo di toglierci di mezzo, qualcuno
incomincia a chiedersi che cosa ci facciano due minatori kreek sotto le mura
della loro cittadella…>>.
L’osservazione di Ludmilla coglieva in pieno il pensiero che incominciava a
balenare nella testa di un krunns. Infatti questo smise improvvisamente di
bere, si allontano di qualche metro dal locale all’aperto in cui si trovava, ed
iniziò a guardare con più attenzione i due kreek che osservavano le
fortificazioni della cittadella. Esattamente in quell’istante si udì il fortissimo
clangore di un colossale cancello a scorrimento laterale che si apriva. Dei
mezzi militari krunns, ne fuoriuscirono. A tale vista, i terrestri si
spaventarono e cercarono di allontanarsi velocemente. Camminarono per
circa duecento metri lungo il bastione quando improvvisamente, Sam
individuò una piccola apertura. Questa era semi nascosta da alcuni arbusti. Il
terrestre si fermò di scatto. Il gesto di Sam fu così repentino, che Ludmilla
non poté far altro che rovinargli quasi addosso quando l’americano si fermò.
<<perché ti sei fermato?>>
<<aspetta…>>
L’americano osservò l’ambiente circostante, effettivamente il punto in cui si
trovavano non dava troppo nell’occhio. Quindi Sam indicò alla russa che
cosa aveva trovato.
<<guarda là…>>
<<sembrerebbe un cunicolo…>>
<<più che sembrerebbe, a me pare che lo sia!>>
<<hai intenzione di entrare?>>
<<esattamente…>>
<<potrebbe essere pericoloso…>>
<<non più di rimanere fermi qui ad aspettare che i krunn si insospettiscano
circa la nostra presenza, e vengano a chiederci chi siamo e che cosa
vogliamo…>>
<<…bene, avanti gli uomini allora…>>

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<<ma non era un gesto di galanteria, far si che fossero le donne ed entrare
per prime in un qualsiasi posto?…>>
<<…è vero, ma sai questo capita quando ci si reca in qualche ristorante, non
quando si vuole entrare in quella che sembra a tutti gli effetti l’entrata di una
cloaca!…>>
Sam fece da apripista ed entrò per primo all’interno del cunicolo. La russa
gli fu subito dietro. Il cunicolo era alto due metri e largo circa uno.
Permetteva il passaggio senza grandi difficoltà di due persone normali. Vista
la scarsa illuminazione, Sam prese da una tasca della sua tuta, una torcia.
Con questa illuminò il lungo corridoio. Camminarono per diverso tempo.
Per loro fortuna il cunicolo aveva una forma lineare senza altre diramazioni.
Quasi nel tratto finale, incominciò a deviare lentamente verso sinistra, fino a
che ad un certo punto incominciò a vedersi, seppur in lontananza la fine
della galleria. Poi quando finalmente uscirono dal cunicolo si imbatterono
nell’area occupata dallo spazioporto. Senza saperlo, avevano trovato una via
sotterranea che permetteva il collegamento tra lo spazioporto e il resto della
città, letteralmente by_passando la cittadella krunns.

III

Lo spazioporto era ormai in vista. Infatti il porto spaziale da cui partivano


centinaia di astrocargo da e per il resto della galassia krunns era ormai
dinnanzi a loro. La parte di città in cui sbucarono, era differente dai quartieri
precedentemente percorsi dai due terrestri. Le abitazioni erano più basse e in
gran parte diroccate. Le strade erano piene di buche, e mulinelli di polvere
venivano continuamente sollevati dal vento.
<<dovremo stare qui finché non scenderà il tramonto…>>suggerì Sam.
<<non ritieni che sia pericoloso stare qua?…potremo dare nell’occhio ed
indurre i krunns a prenderci…>>
<<…no se staremo ben nascosti…>>
<<che cosa proponi…>>
<<dobbiamo tornare dentro la galleria e lì attendere il tramonto…>>
<<…ma se facessimo come stai suggerendo tu, e se i krunns dovessero
bloccare ambedue le uscite, saremmo inevitabilmente in trappola…>>
<<…amore mio, non capisco tutta la tua ansia…>>
<<non lo so, ho uno strano presentimento>>
<<che cosa suggerisci?>>
<<vedi quelle case diroccate là in fondo?>>
<<dove?>>
<<quelle case sulla sinistra a cinquanta metri di distanza da noi…>>
Sam aguzzò la vista ed effettivamente intuì le intenzioni di Ludmilla.
<<va bene amore, però prima di dar seguito ai tuoi piani, vorrei mettermi in
contatto con Hogan…>>
<<perché?>>
<<devi tener conto che il nostro compito è scoprire i depositi di minetrix, e
prelevarne un piccolo quantitativo, per rifornire di energia la nostra
astronave…>>
<<amore, vedo che ti ricordi bene quale è la nostra missione…>>
<<spiritosa…>>
<<…l’ho fatto per sdrammatizzare un po’ la situazione, prosegui>>
<<il nostro obiettivo è il minetrix, ma come faremo a riconoscerlo?>>

180
<<bella domanda, scusami, ma non potevi chiedere lumi a Hogan quando
eravamo ancora a bordo dell’Excelsior?>>
<<ops…lì per lì non ci avevo pensato…>>
<<santa pazienza, ma come ho fatto ad innamorarmi di te?>>
<<sarà per il colore verde dei miei occhi?>>
<<ma se sono azzurri!>>
<<noto con piacere che sei un’attenta osservatrice…>>
Sam tolse dalla sua tasca il suo comlink olografico. Premette alcuni codici e
ben presto apparve la proiezione olografica di Hogan.
<<…non ti sembra un po’ azzardato metterti in contatto olografico con
me?>>lo rimproverò Hogan.
<<e due…>>
<<…prego?…>>
<<no, niente. Capisco il pericolo che stiamo correndo nel metterci in
contatto con te, ma ho necessità che tu mi illumini circa il minetrix…>>
<<che cosa vuoi sapere?>>
<<come faremo a riconoscere il minetrix…>>
<<questa è una bella domanda, in quanto non lo so neppure io come fare a
riconoscere il minetrix!>>
<<ci stai prendendo in giro?>>ringhiò duro Sam.
<<non te la prendere, ho detto che non so l’aspetto del minetrix, però è
possibile capirne la fisiologia…>>
<<spiegati meglio…>>
<<da quello che sappiamo il minetrix è un combustibile nucleare. Ora in
considerazione di questo, dovrebbe emettere delle radiazioni…>>
<<e noi come faremo a misurare l’eventuali emissioni di raggi?…>>
A questo punto intervenne Ludmilla. La giovane russa prese un piccolo
oggetto incastonato nella sua cintura. Attraverso il comlink olografico di
Sam, Hogan vide la giovane donna prendere in mano un contattore gaiser
per rilevamenti di radiazioni.
<<noto con favore che hai trovato ciò che cercavi>>commentò ironico il
colossale ingegnere.
<<l’hai messo tu quel coso nella sua cintura?>>chiese Sam rivolto ad
Hogan.
<<si…amico mio. Dovrete usare quello per misurare le eventuali
radiazioni… >>
<<come faremo a portare via il minetrix…>>
<<oh…beh…questo è affar vostro. Fate come avete fatto quando avete
rubato l’ologramma ai krunns>>
<<grazie per l’aiuto, passo e chiudo>>
Sam e Ludmy stettero in silenzio per qualche minuto. Quindi decisero di
lasciare il tunnel nel quale si trovavano, per dirigersi all’interno di una casa
semidiroccata precedentemente individuata dalla Shepova. Con estrema
circospezione attraversarono la strada che li separava dal loro nuovo rifugio.
I due entrarono all’interno dell’abitazione. Nonostante le apparenze, gli
interni erano integri. Sam individuò una scala che portava al piano
superiore. Entrò all’interno di una stanza, dalle cui finestre era possibile
osservare tutti i movimenti che avvenivano all’interno dello spazioporto.
Sam approfittò subito di questa opportunità. Infatti prese il suo binocolo
elettronico per studiare attentamente lo spazioporto. Il porto spaziale di
MinetrixCity era stato modificato ed ampliato dai krunns subito dopo aver

181
preso il controllo del pianeta. Esso occupava un’area di circa mille miglia.
Alfine di rendere più facilmente controllabile l’intera area, i krunns
avevano realizzato un alta recinzione utilizzante degli scudi laser. Infatti
lungo tutto il perimetro dello spazioporto erano stati posti dei pali da cui si
diramavano dei piccoli scudi deflettori che fungevano da recinzione.
Nell’area sud orientale dello spazioporto, quella parte del porto spaziale più
prossima alla città, erano stati costruiti tutta una serie di magazzini al cui
interno venivano stoccati i minerali di minetrix. L’area dei magazzini era un
punto dello spazioporto particolarmente sorvegliato, infatti nei suoi pressi
sorgeva anche un piccolo insediamento militare. Si vedevano diversi soldati
krunns perlustrare l’intera area. A circa quattrocento metri dall’area dei
magazzini, si ergeva la gigantesca torre di controllo del traffico spaziale. Era
molto probabile che l’intera attività di controllo del traffico di astrocisterne
da e per il pianeta, venisse svolto al suo interno. A Sam balenò l’idea, che il
medesimo sincronismo con cui veniva fatta ruotare “la porta spaziale”, che
apriva un passaggio per le astronavi attraverso lo scudo deflettore da e per il
pianeta, si verificasse al suo interno. E naturalmente in uno spazioporto non
potevano mancare le astronavi. Nel momento in cui Sam si apprestava ad
osservare dall’interno della casa semidiroccata il porto spaziale di Minetrix,
sostavano nell’area dello spazioporto non meno di dieci astrocisterne.
Questo momento fu importantissimo, in quanto in tal modo l’americano poté
verificare il tipo di procedura che i krunns usavano sia per caricare i cargo
spaziali, che per studiare le attività di manutenzione sui mercantili stessi.
Tre ore più tardi, quando ormai il caldo sole trixiano era già tramontato i
due terrestri uscirono dal loro rifugio. Protetti dalle ombre notturne, i due
sgattaiolarono diretti alle recinzioni dell’astroporto. La parte della città
trixiana in cui si trovavano era scarsamente movimentata. Infatti così come
non si aveva molta vivacità nel corso della giornata, almeno rispetto alle
altre parti di Minetrix, la sera sembrava quasi ci fosse il coprifuoco. Non si
vedeva in giro anima viva. Il che non cozzava eccessivamente rispetto alle
intenzioni dei due terrestri che cercavano di dare meno nell’occhio per
quanto ciò fosse possibile. La distanza che intercorreva tra lo spazioporto e
il precedente rifugio dei due terrestri, era di circa ottocento metri. Il fatto che
non ci fosse nessuno in giro, permise ai due di non dover perdere del tempo
nel tentativo di non farsi notare. Arrivati sotto la recinzione esterna dello
spazioporto, Sam e Ludmy si imbatterono nella loro prima difficoltà: come
superare lo sbarramento senza che questo fosse interpretato dai krunns come
il segno della presenza di intrusi. Cercare di forzare lo sbarramento laser
delle recinzioni sarebbe stato interpretato dai sistemi di sicurezza krunns
come violazione del perimetro esterno dello spazioporto. Fortunatamente,
Hogan aveva lasciato in dotazione dei due terrestri delle piccole molle da
inserire sotto le suole delle scarpe. All’occorrenza, al momento propizio,
queste molle avrebbero dato una spinta sufficiente verso l’alto in grado di
superare le recinzioni laser del porto spaziale, senza attivare i sistemi di
allarme krunns. Il momento propizio venne offerto dall’improvviso apparire
nel cielo notturno, dell’immensa sagoma di un incrociatore stellare krunns.
Le luci di posizione del grande incrociatore rivelavano le sue reali
dimensioni. Tutta l’attenzione di chi lavorava all’interno del porto krunns,
venne dirottata all’imprevisto arrivo del grande incrociatore da guerra. Di
questa circostanza approfittarono i due terrestri. Usando le molle applicate
alle suole delle scarpe, effettuarono un salto sufficiente per superare la

182
recinzione. Ora, mentre in tutto lo spazioporto era in corso l’allarme
generale per l’improvviso arrivo di quell’immenso vascello spaziale, le
sagome di due “piccoli esseri” si aggiravano furtive tra i cespugli che i
krunns per diletto avevano fatto crescere, tra la recinzione e i magazzini al
cui interno era stoccato il minetrix. Con estrema circospezione si
avvicinarono il più possibile ad uno dei magazzini. Ad un tratto Sam fece
segno a Ludmy di fermarsi:-
<<fermiamoci, sento dei rumori venire da dentro quel magazzino…>>.
Subito dopo aver finito la frase, i due terrestri sentirono un grande portone a
scorrimento aprirsi. Sfruttando l’oscurità della notte, i due si nascosero
dietro un grosso container spaziale. Da quella postazione videro uscire un
gigantesco camion. Questo era scortato da una pattuglia di soldati krunns
pesantemente armati. Osservando da dietro il loro nascondiglio, l’interno del
magazzino tredici, Sam e Ludmy videro diversi operai, più che altro trixiani
e tansiani, caricare di minetrix un altro camion. Notarono anche due operai
riempire di campioni di minetrix, una piccola valigetta. I due terrestri si
guardarono negl’occhi l’un l’altro, in silenzio, senza proferire parola,
decisero che si sarebbero impadroniti di quella valigetta contenente ciò di
cui necessitavano, per rifornire di energia la loro astronave. Completata la
fase di caricamento del camion, gli operai trixiani lasciarono il magazzino
scortati da un’altra pattuglia di soldati krunns. Si avviarono nella direzione
di un astrocisterna, distante dal magazzino tredici circa novecento metri.
Oltre agl’operai, si erano approssimate ai piedi dell’astrocisterna, anche
alcune grosse gru. Con queste, gl’operai avrebbero dovuto effettuare la fase
di stoccaggio del minetrix. In conseguenza di tutto ciò, il magazzino tredici
rimase incustodito. E di questo ne approffitarono Sam e Ludmy per uscire
allo scoperto, dirigersi all’interno del magazzino, ed impadronirsi della
valigetta contenente il minetrix. I due terrestri sapevano del gravissimo
pericolo che stavano affrontando. Sam fece un gran salto e si accostò al
muro esterno del magazzino. Ludmilla gli fu subito dietro. Ambedue
impugnavano una pistola laser e lentamente si avvicinavano all’entrata
principale del magazzino. Per loro fortuna, individuarono un porticciola
laterale da cui entrarono. La valigetta si trovava al centro del magazzino, in
un punto ben visibile. Per buona sorte dei due terrestri, tale valigetta era
stata lasciata dietro ad una fila di contenitori facilmente raggiungibili, senza
essere visti. E i due terrestri in perfetta intesa, fecero esattamente ciò,
passarono dietro ai contenitori fino ad arrivare all’altezza della valigetta
contenente il prezioso carico. Sam si assunse l’incarico di “prendere” in
prestito la valigetta. Con la piccola valigetta in mano, i due ripeterono a
ritroso il percorso svolto per penetrare all’interno dello spazioporto. L’uscita
dallo spazioporto era una necessità impellente. Il furto della valigetta
sarebbe stato scoperto in breve tempo. Questo avrebbe fatto scattare i
sistemi d’allarme in tutta l’area circostante il porto spaziale e il pericolo di
venir intercettati e catturati sarebbe cresciuto di pari passo. Con in mano la
valigetta, Sam effettuo il salto oltre la recinzione elettrificata dello
spazioporto, in tutto e per tutto imitato dalla splendida russa. Fuori dell’area
dello spazioporto i due terrestri cominciarono a correre a perdifiato in
direzione della area periferica della città. Questa portava direttamente in
direzione della foresta carnivora, nota con il nome di Khal. Quando i due
terrestri entrarono dentro la foresta, scattarono i sistemi di allarme
all’interno dello spazioporto. Il furto della valigetta perpetrata dai due

183
audaci terrestri era stata finalmente scoperta. Le luci provenienti da grandi
fari illuminarono a giorno lo spazioporto. Sam e Ludmy intanto correvano in
mezzo alla pericolosa flora, senza guardarsi dietro. Dei piccoli caccia
krunns di perlustrazione, si erano levati in volo nella vana ricerca di
eventuali fuggiaschi nell’area circostante lo spazioporto. Curiosamente i
pattugliamenti krunns non interessarono la zona coperta dalla foresta di
Khal. Era probabile che i krunns ritenessero quell’area inviolabile da parte
di esseri viventi, vista il pericolo rappresentato dalle piante carnivore.
Attivando un piccolo radiofaro, Sam si diresse nella piccola radura in cui
avevano lasciato i loro zaini.
<<che cosa facciamo?>>chiese Ludmy.
<<ci mettiamo in contatto con Richer…>>
<<c’è il pericolo che i krunns, adesso che si sono accorti di quello che
abbiamo fatto, possano intercettare i nostri segnali radio…rischiamo di
mettere in pericolo Richer e la sua missione…>>
Sam ci pensò su e convenì sulla obiezione di Ludmilla.
<<hai ragione…-Sam prese la valigetta contente il minetrix, e la legò al suo
zaino. Se la mise alle spalle-…su prendi il tuo zaino, abbiamo ancora molta
strada da fare prima di arrivare alla nostra nave>>
Ludmilla fece come richiesto da Sam. Quindi comincio a correre dietro al
pilota americano in direzione dell’Excelsior. Superarono la radura dove,
quando erano ancora insieme a Richer ed a Jane, avevano assistito
all’attacco delle piante carnivore contro un trixocervo. Ora di quest’ultimo
erano rimaste solamente le ossa sparpagliate per tutta la piccola radura. La
vista di tutto ciò fece rabbrividire Ludmilla, che affretto il suo passo per
affiancarsi a Sam.
<<…manca ancora molto?>>chiese la ragazza.
<<…circa tre chilometri>>
<<ancora così tanto?>>
<<…perché sei già stanca?>>
<<mi prendi in giro?. Da quando abbiamo sgraffignato quella valigetta ai
krunns, non abbiamo fatto altro che correre, ho necessità di fermarmi, in
caso contrario rischio di scoppiare…>>
<<mi dispiace amore, ma dovrai resistere ancora un po’, solo quando
saremo all’interno dell’Excelsior saremo al sicuro>>.
<<va bene, schiavista!>>
Ludmy correva dietro a Sam finché arrivarono in prossimità della navetta
terrestre. Grazie al radiofaro in loro possesso, poterono indovinare
esattamente il punto in cui era nascosto l’Excelsior. Quando
improvvisamente si aprì la porta esterna dell’Hangar, a Ranko per poco non
venne un infarto. Infatti per un istante temette che i krunns avessero
scoperto l’ubicazione della loro astronave.
<<ciao Ranko…sono felice di rivederti>>esordì Sam appena vide il
macchinista.
<<e tu qua?…siete già di ritorno?. E Ludmilla, dove l’hai lasciata?>>
<<una domanda alla volta. Abbiamo il minetrix e Ludmilla e rimasta li fuori
a rifiatare…>>disse alludendo alla giovane russa.
<<in che senso rifiatare?>>
<<abbiamo corso come matti senza fermarci, dallo spazioporto fino alla
nave…>>

184
<<voi due siete proprio matti, in ogni caso sono felice di rivedervi sani e
salvi>>.
Esattamente in quell’istante, Ludmilla fece il suo ingresso all’interno
dell’Excelsior.
<<ciao Ranko, sono felicissima di rivederti. Sam, aiutami ad arrivare nella
mia cabina non mi reggo in piedi>>
<<va bene amore…-Sam prese per un braccio la splendida russa, quindi
rivolto a Ranko- informa Hogan che siamo tornati e che abbiamo con noi il
minetrix>>
<<va bene, Sam. Ci vedremo in sala comando più tardi, ora vai anche tu a
riposare…>>
<<sei un amico Ranko>>.

Ranko vide i due allontanarsi dall’Hangar diretti all’interno dell’Excelsior.


Il macchinista controllò la valigetta contenente il minetrix. Dopodiché si
mise in contatto con Hogan:-
<<…Hogan, due dei nostri amici sono tornati. Hanno portato con loro il
minetrix>>
<<è un ottima notizia Ranko, ora speriamo che anche Richer e Jane abbiamo
successo nell’espletamento della loro missione…>>

185
Capitolo XII

Hogan assistette alla partenza dei suoi quattro amici e per qualche istante, il
biondo ingegnere si commosse. Quando le sagome dei quattro erano ormai
diventate troppo piccole per poterle osservare, Hogan fece il suo rientro
all’interno dell’astronave. Come suo solito, attraversò l’hangar passando
per la sala macchine. Stava appena iniziando a risalire la scala a chiocciola
che portava alla sala riunioni, quando il suo profilo venne intravisto dal capo
macchinista. Hogan risalì per intero le scale a chiocciola e andò in sala
riunioni, e qui si fermò a rimuginare. Completati i lavori che stava
svolgendo, e dopo aver impartito alcune direttive al fido Bonko, Ranko
decise di raggiungere Hogan. Risalì per intero le scale ed appena intravide
il gigantesco ingegnere lo salutò:-
<<ciao Hogan…sono partiti?>>
<<si, amico mio-l’ingegnere si eresse in tutta la sua statura, circa due metri
e quaranta!-spero che la loro missione abbia successo oppure questo sarà
l’inizio della nostra fine…>>
<<mi sembri un po’ pessimista>>
<<no, amico mio…solo un po’ realista. Ho calcolato le probabilità di
successo dei nostri amici, e sono veramente risibili…>>
<<…io al contrario di te invece sono ottimista. Abbiamo attraversato mezza
galassia per arrivare fin qui. Vedrai che i nostri amici torneranno con il
combustibile per poter andare via da questa topaia, e con un Guardiano da
consegnare alle nostre autorità…>>
<<…sei così ingenuo amico mio-disse seriamente Hogan-è probabile che
Ludmilla e Sam possano riuscire a mettere le mani sul minetrix, ma la
faccenda del Guardiano è molto più seria di quello che sembra…>>
<<sarà, noi incominciamo a fare il nostro compito, che modifiche avevi
previsto di effettuare al nostro propulsore?>>
<<ah si, vieni nel mio laboratorio voglio farti vedere i lavori che dobbiamo
effettuare>>.
Quando arrivarono nella cabina di Hogan, l’ingegnere accese il suo
computer e mostrò a Ranko i lavori che erano necessari per adattare i
propulsori terrestri all’uso del minetrix. Poco dopo Hogan ritornò in sala
riunioni. Per un po’ Hogan rimase fermo senza sapere esattamente il da
farsi. Si limitò ad osservare quella che avevano ribattezzato la sala riunioni.
Osservò attentamente il tavolo, un comunissimo tavolo in plastica corazzata
che poteva essere utilizzato indifferentemente sia per mangiare sia per dare
libero corso alle discussioni che frequentemente tenevano colà. Ben presto
Hogan allargò il suo raggio di osservazione e contemplò con precisione
anche le pareti con i suoi led lampeggianti. Per rendere la sala riunioni
vivibile, si erano tinteggiati i suoi pannelli divisori di un color verdino. In
merito alla scelta del colore dei divisori, un peso rilevante l’avevano avuto
le due presenze femminili dell’Excelsior. Quante discussioni, quante
continue mediazioni si era visto costretto ad effettuare per convincere

186
Ludmilla e Jane, nell’adottare un colore neutro da usare per dipingere le
lamiere divisorie dei vari scompartimenti in cui era suddivisa la navetta
terrestre. Ripensando a ciò, Hogan sorrise. Per il resto quella sala era
piuttosto pratica, forse era per questo che fin dall’inizio era stata usata come
punto di riunione dell’equipaggio. La sua dislocazione facilitava il
passaggio da una parte all’altra dell’astronave. Infatti la zona dimora
dell’Excelsior, dove si trovavano tutte le cabine dell’equipaggio, portava
direttamente in sala riunioni. E da questa sala si accedeva direttamente in
cabina di pilotaggio, come sempre da questa stanza, per mezzo di una scala
a chiocciola, era possibile arrivare sia alla sala motori che al piccolo hangar
posteriore. Ora vedere quella stanza priva della presenza dei suoi compagni
di avventura lo riempiva di tristezza. A distogliere Hogan dalle sue
meditazioni fu l’arrivo di Lukas. Quest’ultimo stava uscendo dalla sala di
pilotaggio. Intravedendo Hogan fu giocoforza chiedergli che cosa ci
facesse:-
<<ciao Hogan, hai intenzione di guardare l’ologramma krunns?>>
Il gigante smise di meditare e accomodandosi dietro al proiettore di
ologrammi disse:-
<<…si, amico mio, però dovresti chiamarlo l’ologramma di Steve per
l’esattezza, in ogni caso desidero vedere tutto l’ologramma e cercare di
capire che cosa si nasconde dietro questa storia…-Hogan si zittì, poi chiese-
…mi vuoi fare compagnia?>>
<<no grazie, sono stanco e desidero riposarmi. Al limite mi farai un
resoconto del suo contenuto>>
<<va bene>>.

Mentre Lukas si allontanava, Hogan accese il proiettore di immagini


olografiche. Ancora una volta apparve l’immagine olografica dell’alieno
che faceva da introduzione alla storia contenuta nell’ologramma scoperto su
Tanso. Solo che stavolta i terrestri sapevano che “l’alieno”, altri non era che
Steve travestito…

…la navetta kreek atterrava all’interno dell’incrociatore stellare Kienh. Il


comandante supremo kreek ne ridiscese splendido nella sua tuta bianca
immacolata. Diversi ufficiali gli si fecero attorno accompagnandolo fino alla
plancia di comando. Qui trovò diversi addetti che lavoravano intensamente
sui vari strumenti di controllo del grande incrociatore.
<<mio signore avete delle disposizioni da impartire?>>
<<dovrete preparare l’incrociatore per partire immediatamente in qualsiasi
momento…>>
<<sarà fatto mio signore>>
<<comandante, a proposito…fate preparare gli appartamenti privati del
Supremo…>>
<<…gli…gli appartamenti dell’Imperatore?…>>
<<si comandante, il nostro amato Imperatore presto sarà a bordo. Cercate di
rendergli il soggiorno il più confortevole possibile…>>
<<faremo del nostro meglio…>>

Detto ciò Wallen abbandonò la sala comando dirigendosi nei suoi


appartamenti. Gli alloggi privati di Gijon Wallen erano piuttosto sobri. Il
colore dominante era il verde. L’appartamento di Wallen si sviluppava dal

187
suo ufficio privato, con una scrivania dotata di tutti gli ultimi ritrovati
tecnologici, fino all’area ristoro e alla zona notte. Il comandante supremo si
trovava all’interno del suo ufficio privato camminando nervosamente avanti
e indietro. Rifletteva su ciò che che gli aveva rivelato il Supremo in merito
allo SkyPower.
<<come è possibile-pensò a voce alta-che un semplice strumento conferisca
il dominio sull’intera galassia a chi lo possieda…mmmh però…-in Wallen
iniziò a balenare un’altra idea-Il Supremo ha descritto lo SkyPower come
qualcosa di incommensurabile. Se mi pare di capire dovrebbe essere un
oggetto in grado di contenere gli SkyJewel. Dovrebbe avere dimensioni
ridotte…se ciò fosse vero…non sarà facile capire di che cosa si tratti e
soprattutto impadronirsene…>>
Wallen fu interrotto dal trillo del comlink. Si avvicino alla sua scrivania
premendone un pulsante. L’immagine olografica di un subalterno apparve
alla vista di Wallen:-
<<ditemi>>
<<scusate se vi disturbo Lord Wallen…-fece l’addetto ai comlink-ma vi
vorrei avvertire che l’Imperatore sta sbarcando in questo momento
nell’Hangar centrale dell’astronave…>>
<<bene, riferitegli che sarò al suo cospetto fra cinque micron>>
<<come voi desiderate>>
Wallen decise di lasciare i suoi appartamenti e dirigersi nell’Hangar
principale per incontrare il suo sovrano.
La navetta imperiale kreek, scortata da un numero impressionante di caccia
intercettori, si apprestava ad entrare all’interno dell’Hangar principale del
grande incrociatore. Divisi su due colonne parallele, c’erano due lunghe file
di soldati in posizione di saluto. Il Supremo scese dalla scaletta della navetta
spaziale, compiaciuto alla vista delle due ali di soldati lì posizionati in sua
attesa. Nel posare il piede sul freddo pavimento dell’Hangar
dell’incrociatore, l’Imperatore Karlof cercò di individuare in mezzo ai
militari e agli ufficiali li presenti, l’imponente e austera figura di Wallen.
Non individuandolo, decise di usare uno dei poteri del suo SkyJewel: il
potere della veggenza. Immediatamente si formò nella mente l’immagine
del suo comandante, esattamente nel posto in cui lui si trovava in quel
preciso momento.
<<…molto bene, eccolo che arriva>>
Wallen avanzava rapidamente in mezzo ai suoi soldati, indossava come al
solito la sua uniforme bianca con un mantello verde-smeraldo. Arrivato a
pochi metri dal suo sovrano, egli si inginocchiò.
<<alzati, amico mio>>
<<grazie maestà…lasciate che vi accompagni in sala comando>>
<<dimmi Wallen…-disse Karlof con una smorfia di cattiveria-perché non
provi a chiedermelo>>
<<chiederle che cosa?-fece sorpreso Wallen. Dall’espressione del Supremo
Karlof, capì che il suo sovrano era in grado di leggergli nel pensiero-…come
fate a conoscere i miei pensieri, si avevo il desiderio di conoscere meglio
tutto ciò che riguarda lo SkyPower…>>
<<Così tu vorresti sapere qualcosa a proposito dello SkyPower -fece con
tono beffardo il sovrano kreek-…pazienza amico mio, a tempo e luogo
saprai e avrai risposte alle tue domande>>

188
I due attraversarono interamente l’Hangar dirigendosi verso l’area degli
ascensori. Presero un ascensore e salirono all’ultimo livello. Quando
uscirono dall’elevatore, camminarono lungo un breve corridoio che li portò
direttamente in sala comando. Qui il Supremo poté osservare la plancia di
comando del grande incrociatore, a cominciare dal grande schermo centrale
in grado di rendere visibili oggetti distanti anche migliaia di chilometri nello
spazio. L’attenzione del sovrano kreek si concentrò successivamente
sugl’operatori che lavoravano ai vari terminali dell’immensa astronave.
Compiaciuto si rivolse nuovamente al suo comandante supremo:-
<<…Wallen…quante astronavi compongono questa squadra?>>.
<<ho dato disposizioni al comandante Raken di farci scortare da altri due
incrociatori>>rispose Wallen.
<<…strano…ma non li ho visti…dove si trovano in questo momento?>>
<<stanno in orbita geostazionaria dietro Hab’Kreek…-Wallen divenne
silenzioso per qualche secondo, poi continuò-…desidera che si uniscano al
Kienh?>>
<<si…lord Wallen…>>
<<come lei desidera-rispose Wallen. Quindi rivolto al comandante Raken-
…comandante…invii l’ordine agli incrociatori Navad e Rostroh di unirsi
alla nostra squadra>>
Mentre il Comandante Raken eseguiva puntigliosamente gli ordini di
Wallen, quest’ultimo rivolse la sua attenzione al suo sovrano.
<<molto bene Wallen…è ciò che desideravo>>
<<Dove volete che ci dirigiamo?>>chiese a questo punto Gijon.
<<nel sistema Hasar-disse il sovrano kreek-…però vi andrò solo io, tu con
una navetta ti dirigerai su una nuova ammiraglia e li attenderai il mio
ritorno, poi risponderò a tutte le tue domande>>.
<<non capisco mio Supremo, perché non desiderate che vi segua…>>.
<<perché mi sei più utile qua, trasferisciti sull’incrociatore Bienkh e da lì
attendi ulteriori istruzioni>>
<<come voi desiderate maestà>>
Suo malgrado Wallen eseguì gli ordini impartitegli dall’imperatore Karlof.
Wallen accompagnò il suo sovrano negli appartamenti che Raken aveva
predisposto per il soggiorno del Supremo a bordo del Kienh, dopodiché si
congedò. Wallen prese un’ascensore che lo portò al livello dell’hangar
centrale. Qui prese una navetta e scortato da due caccia a breve raggio,
lasciò il ponte di comando del Kienh per trasferirsi sul Bienkh. Questo
incrociatore si trovava a ridosso del pianeta Merk. Nel frattempo gli
incrociatori leggeri Navad e Rostroh si unirono al Kienh.
<<maestà…-disse la proiezione olografica del comandante Raken-i nostri
due incrociatori di scorta si sono appena uniti alla nostra squadra…>>
<<molto bene comandante-rispose Karlof-…appena pronto si appresti ad
effettuare il salto nell’iperspazio. Ci dirigeremo nel sistema Hasar>>.
<<certamente maestà…>>
L’ordine di prepararsi a saltare nell’iperspazio venne esteso anche al Navad
e al Rostroh, dopodiché la piccola squadra kreek effettuò il salto in direzione
del sistema Hasar.
All’interno dei suoi alloggi sul Kienh, Karlof meditava il passo che aveva
intrapreso. Sapeva che la decisione di andare sul sistema Hasar avrebbe
messo sul chi vive i krunns, ma era una mossa che riteneva andasse fatta.

189
I tre incrociatori kreek uscirono dall’iperspazio a circa mezzo milione di
chilometri dal pianeta Hanzh.
L’immagine olografica di Raken apparve al sovrano kreek:-
<<maestà…siamo appena usciti dall’iperspazio, ci troviamo ora a poca
distanza dal pianeta Hanzh…>>
<<molto bene comandante Raken, faccia uscire una squadriglia e li mandi in
perlustrazione sul pianeta>>disse Karlof al comandante kreek.
Raken eseguì gli ordini e una squadriglia di caccia intercettori abbandono
l’hangar dell’astronave ammiraglia dirigendosi verso il pianeta Hanzh.
Appena accennarono ad entrare nell’atmosfera del pianeta, i caccia kreek si
divisero in due gruppi dirigendosi come precedentemente convenuto uno
nell’emisfero settentrionale e l’altro in quello meridionale.
Mentre si accingevano ad attraversare l’atmosfera del pianeta, i cinque
caccia del primo gruppo, assistettero all’uscita dall’iperspazio
dell’intercettore di origine tansiana Higol.
<<maledizione –urlò Anakais-c’è uno squadrone kreek di fronte a noi, ore
undici>>
<<molto bene…-disse con aria di sfida Hubert- vediamo di capire di che
cosa sei capace, affrontali…>>
<<ammirate>>fece in tono di disfida Anakais.
Il principe tansiano iniziò una serie di manovre spericolate. L’higol virò in
verticale per poi piombare a velocità pazzesca sui caccia kreek. Anakais,
con a fianco il fido Riuga aprì il fuoco e subito due caccia kreek esplosero
come palle di fuoco colpite dai missili laser dell’intercettore tansiano. Gli
altri caccia kreek cercarono a loro volta di abbattere l’higol, ma i raggi da
essi lanciati non riuscirono neppure a sfiorare il loro bersaglio. Il merito di
tutto ciò era da imputare alle virate veementi e ripetute di Anakais. Questi
impedì con un avvitamento che i kreek potessero colpire i suoi propulsori.
Con un’altra serie di virate prima a destra e poi a sinistra, finalmente il
principe tansiano riuscì ad abbattere altri due caccia kreek. A questo punto
l’ultimo caccia kreek sopravissuto optò per la fuga, cercando di dirigersi
verso la superficie del pianeta. Anakais si lanciò al suo inseguimento e
prima che il caccia kreek potesse raggiungere una profonda gola interposta
tra due alte montagne, l’higol riuscì ad aprire nuovamente il fuoco e
distruggere l’ultimo caccia kreek sopravissuto…

A bordo del Kienh Karlof osservava indispettito lo svolgersi della battaglia:-


<<è forse quello il caccia che vi è sfuggito prima della battaglia di
Olens?>> chiese il sovrano kreek al comandante Raken.
<<maestà, con il dovuto rispetto forse questa è un informazione che
dovreste richiedere all’ammiraglio Wallen, purtroppo io non sono in grado
di darvi una risposta…>>
<<molto bene, allora mettetemi in contatto olografico con
Wallen…>>ordinò il Supremo Karlof.
<<come voi desiderate maestà-rispose Raken. Quindi rivolto ai suoi
subalterni-…eseguite l’ordine dell’Imperatore>>
Subito dopo apparve la proiezione olografica di Wallen.
<<ai vostri ordini, mio sovrano…>>
<<…osserva queste immagini…>>disse Karlof.
In proiezione olografica apparvero le immagini della battaglia spaziale
combattuta tra alcuni caccia kreek e un caccia pesante tansiano.

190
<<ma quello è il caccia che ci è sfuggito ad Olens…-disse Wallen
guardando l’ologramma-…mi domando il perché si trovino su questo
pianeta>>
<<…anche io…mmmh…forse anche loro sono alla ricerca dello
SkyPower…-quindi rivolgendosi ai suoi diretti subalterni-…preparatevi a
sbarcare sul pianeta, stanno cercando qualcosa. E noi dobbiamo essere
pronti a scoprire che cosa cercano…>>
L’incrociatore kreek seguito dai due incrociatori leggeri che fungevano da
scorta, si diresse a velocità di impulso verso Hanzh per poi fermarsi in
posizione geostazionaria attorno al pianeta. Dalle viscere di queste immense
navi da guerra iniziarono a decollare migliaia di caccia intercettori oltre alle
navette trasporto truppe, destinate ad attuare l’invasione del pianeta.

Nello stesso istante…


…dopo aver abbattuto l’ultimo caccia kreek, l’higol virò a sinistra e sorvolò
a bassa quota per alcuni chilometri un vasto canyon.-
<<orso bruno a mamma orsa>>disse Hubert attraverso l’intercom
<<mamma orsa a orso bruno…il ghiaccio si sta sciogliendo…>>
<<tra quante ore si scioglierà il ghiaccio>>
<<tra settantadue ore…>>
<<…e tra quanti minuti…>>
<<tra quindici minuti…>>
<<…molto bene…molto bene-disse Hubert chiudendo il contatto radio con
lo strano interlocutore. Quindi rivolto ad Anakais-…le coordinate per
raggiungere la base segreta di tuo padre nascosta su questo pianeta sono
72.15…inserisci questi dati sul tuo navicomputer e metti l’higol in
automatico>>
<<fatto…-disse Anakais- dove stiamo andando?>>
<<all’interno di una base segreta fatta costruire da tuo padre secondo le mie
indicazioni, credo che gli uomini che vi troveremo li dentro siano gli ultimi
soldati tansiani ancora in attività di tutto l’Impero di Tanso>>
L’higol iniziò a rallentare mentre sorvolava dei vasti altipiani quindi in
prossimità di una grande apertura posta su un fianco della montagna, si
fermò del tutto. A questo punto la nave tansiana incominciò a discendere
verticalmente per diverse decine di metri. La caduta che pareva senza fine si
arrestò in prossimità di una parete rocciosa. Questa iniziò a scivolare da un
lato, permettendo all’higol di penetrarvi per poi richiudersi alle sue spalle.
Appena l’higol ebbe attraversato del tutto il passaggio delineato all’interno
della parete rocciosa, questa si richiuse lasciando i nostri eroi nella più totale
oscurità, illuminati soltanto dal lampeggiare continuo degli strumenti della
loro astronave.
Ben presto però la galleria in cui erano entrati si illuminò, quindi l’higol
incominciò lentamente ad avanzare. Il tempo scorreva lentamente. Benché
l’intera operazione non fosse durata più di cinque micron, pareva che
fossero trascorsi interi secoli. Arrivati ad un certo punto, l’higol si arresto, di
fronte a loro si ergeva una maestosa porta d’acciaio. Questa scivolò su un
lato e permise loro di vedere l’immenso spazio dell’Hangar nel quale erano
sistemate in doppia fila una decina di caccia intercettori della classe higol.
L’higol con a bordo Anakais, Hubert e gli altri entrò ed automaticamente
atterrò a poca distanza dagl’altri intercettori. La nave di Anakais si poteva

191
distinguere rispetto alle altre perché aveva impresso lungo le sue fiancate il
cammeo imperiale.
I quattro occupanti, Hubert, Anakais, Riuga e la timida fanciulla rispondente
al nome di Diane, discesero la scaletta dell’higol.
Dal momento in cui erano frettolosamente fuggiti dal pianeta Trix sino al
loro arrivo in quella sperduta base, né Diane e neppur Anakais avevano
avuto la possibilità di instaurare una qualche forma di dialogo. In verità la
ragazza era rimasta taciturna durante l’intero salto nell’iperspazio, e aveva
scambiato soltanto qualche parola di circostanza con il fido Hubert.
Anakais osservò più intensamente la ragazza. Sembrava di avere a che fare
con lei per la prima volta. Diane si accorse di questo improvviso interesse di
Anakais nei suoi confronti.
<<sicché, voi siete un principe…>>
<<…già un principe fuggiasco, e per di più in esilio nel suo stesso
paese…>>
Mentre i due giovani incominciavano a far conoscenza reciproca, Hubert e
Riuga raggiunsero una porta scorrevole a forma triangolare. Questa si aprì e
permise loro di entrare.
<<buongiorno-disse in tono cortese Hubert-i dispositivi spia segnalano
qualcosa?>>
<<purtroppo si, i kreek stanno sbarcando un ingente quantitativo di truppe,
è probabile che vi abbiano tracciato mentre venivate qui, il che sta a
significare che non tarderanno poi molto ad individuarci, noi attendiamo
ulteriori istruzioni…>>
<<dovrete prepararvi per evacuare la base…e- Hubert chiuse gli occhi per
qualche istante, e con un grande sospiro disse-tra pochi cicli dovrete
smettere di indossare anche l’uniforme. Questo almeno fino a quando non
troveremo qualcosa che soltanto il principe Anakais, così almeno
spero…può reclamare. Fino ad allora dovremo stare alla macchia in attesa
del momento propizio.>>
<<…faremo come voi comandate>>.
Esattamente in quell’istante fecero il loro ingresso Anakais e Diane. Nel
vedere il loro sovrano, i soldati tansiani si misero sugl’attenti.
<<i nostri ossequi Maestà…>>
<<Maestà!-fece sorpreso Anakais-…gran bella posizione la mia…-continuò
sconsolato-Imperatore di un regno che ha cessato di esistere e con un popolo
che sta morendo…>>
<<…mi auguro che questa condizione non duri per sempre. Ora seguitemi,
il tempo è contro di noi…>>
Il piccolo seguito andò dietro il Guardiano in un’altra stanza.
<<molto bene-fece Hubert premendo alcuni tasti su una console posta al
centro della stanza-…Anakais mettiti sotto quell’analizzatore al centro della
stanza, proprio lì dove c’è quel segnale rosso, buono…e ora vedremo se tu
sei uno di coloro che possono reclamare il possesso dello SkyJewel
oppure…prima vediamo…>>.
Hubert continuò ad azionare un serie di pulsanti sulla console ed infine
premette un pulsante recente una strana icona, quindi attese.
Raggi concentrici di color rosso avvolsero il giovane principe. Per un lungo
istante tutti stettero in spasmodica attesa, quindi una voce metallica
proveniente dal computer sentenziò:-
<<E’ SkyJewel compatibile>>

192
<<…forse tu sei veramente la speranza di questa galassia, bene non
perdiamo altro tempo, dobbiamo abbandonare questo pianeta e andare su
Bedhan, nel sistema Dagon…li troveremo ciò che stiamo cercando…>>.
Hubert seguito dai suoi tre compagni di avventura ritornò nella sala radar:-
<<maggiore, inserite il dispositivo di autodistruzione e abbandonate questa
base. Dopo di che cercate di lasciare il pianeta e cercate un rifugio in
qualche angolo remoto della Galassia, almeno fino a che il principe o il
Generale Huxxen vi richiamano…è tutto>>.

Detto ciò Hubert ed i suoi amici si diressero al loro higol. Anche gli altri
tansiani fecero la stessa operazione. Quando tutti furono ai loro posti e
pronti a bordo, l’ufficiale tansiano comandante della base azionò il
dispositivo di autodistruzione, quindi anch’egli cominciò a correre in
direzione del suo intercettore per levarsi in volo insieme agli altri. I caccia
tansiani avevano appena lasciato la loro base, quando improvvisamente
dietro loro si scatenò l’inferno.

Nello spazio a bordo del Kienh…


<<maestà-disse l’addetto al rilevamento radar-nel punto settantadue punto
quindici del pianeta, si è appena verificata un’esplosione >>
<<…è probabile che là ci fosse una loro base…>>fu il commento di Lord
Wallen in comunicazione olografica con il suo Supremo.
<<…abbiamo le immagini di alcuni caccia nemici sullo schermo…>>disse
lo stesso operatore radar.
Infatti l’immagine di alcuni caccia intercettori della classe higol che
sfrecciavano nei cieli del pianeta Hanzh, apparvero sullo schermo gigante
dell’incrociatore kreek in orbita fuori dell’atmosfera del pianeta.
<<….comandante…ingigantisca l’immagine di quell’higol-fu l’ordine
perentorio di Karlof. Mentre gli addetti ai rilevamenti eseguivano l’ordine
del sovrano kreek, lo stesso Karlof si rivolse a Wallen-…hai notato lo
stemma che porta quel caccia….>>
L’immagine olografica di Wallen commentò:-
<<…si maestà, e ora pare tutto chiaro…>>
<<…quel caccia aveva il compito di porre in salvo l’erede al trono di
Tanso…>>
<<però-commentò Wallen sempre in contatto olografico-…non capisco
questa continua fuga da un pianeta all’altro, se volevano nascondere il
principe ereditario sarebbe stato più facile per loro nasconderlo tra i civili di
qualche sperduto mondo di questo quadrante, sarebbe stato impossibile
individuarlo…così invece…-Wallen ebbe un lampo di genio e grazie ai
poteri dello SkyJewel, anche il Supremo capì che cosa stava succedendo-
…stanno cercando qualcosa di potente, stanno cercando l’arma finale!…>>
<<vogliono impadronirsi dello SkyPower, loro sanno dov’è…maledizione
dobbiamo prevenirli, comandante invii tutti i caccia a nostra disposizione e
abbatta tutti quei caccia, faccia presto…>>.
Secondo il volere del sovrano kreek, anche le ultime riserve di intercettori
ancora presenti all’interno degl’Hangar degl’incrociatori kreek uscirono,
lanciandosi all’inseguimento dei caccia tansiani che stavano giusto uscendo
dall’atmosfera del pianeta e li impegnarono in battaglia. Anakais poté
evitare un attacco in picchiata di caccia kreek quasi all’ultimo istante per

193
poi, quasi miracolosamente, dopo una virata elicoidale disintegrarli con
delle bombe laser.
Gli altri caccia tansiani ebbero meno fortuna, infatti uno dopo l’altro,
attaccati da forze soverchianti furono abbattuti uno a uno. Anakais riuscì in
ogni caso ad effettuare il salto alla velocità della luce, ed a fuggire appena in
tempo.
<<…nooooh…-urlò il Supremo-…sono riusciti a fuggire…>>
<<…è vero maestà-disse il comandante Raken-…fortunatamente siamo
riusciti a tracciare la loro rotta…>>
<<…sapete dove si stanno dirigendo?>>disse Karlof con sorriso beffardo.
<<…si stanno dirigendo nel sistema Dagon, molto probabilmente sul
pianeta Bedhan>>
“Bedhan…Dagon…-fece pensieroso Karlof-…maledizione è troppo presto,
Dagon è un sistema neutrale, ci si può dirigere solo con navi archeologiche e
disarmate. Io non posso fare questo in caso contrario…però se rispettassi il
divieto, i tansiani potrebbero anche trovare qualche indizio che possa portare
ad uno degli SkyJewel, se non addirittura allo SkyPower, non posso
permetterlo, devo correre il rischio, devo andare su Bedhan con questa nave
da guerra. Questo significherà la guerra con Krunnh. Ma qui è in gioco il
dominio assoluto sull’intera Galassia, la posta in gioco è troppo alta ”-A
voce alta rivolto ai suoi subalterni-:
<<…preparatevi a saltare nell’iperspazio, andiamo su Bedhan…>>
L’immagine olografica di Wallen provò a obbiettare:-
<<maestà, Dagon è un sistema neutrale potremo trovare a combatterci i
krunns e i pirati spaziali…>>
<<si, lo so…ma non possiamo attendere, qui è in gioco il dominio
sull’intera Galassia. Se effettivamente l’erede al trono di Tanso dovesse
scoprire il nascondiglio degli altri SkyJewel o trovare lo SkyPower, il nostro
dominio avrebbe immediatamente termine>>
<<attenderemo con impazienza il vostro ritorno>>disse Wallen chiudendo la
comunicazione olografica. Pochi istanti dopo l’incrociatore kreek effettuava
il salto iperspaziale.

II

Ranko si avvicinò ad Hogan per informarlo della chiamata da parte di Sam.


Hogan smise di studiare l’ologramma krunn e rispose al pilota americano in
merito ai dubbi di quest’ultimo sulla consistenza del minetrix. Dopodiché
riprese lo studio dell’ologramma krunns, esattamente dal punto in cui era
stato interrotto da Ranko…

L’higol, con a bordo Anakais e i suoi compagni d’avventura era appena


uscito dall’iperspazio.
<<Maestro…-fece Anakais-…il pianeta Bedhan è di fronte a noi,
rimaniamo in orbita oppure dobbiamo entrare nell’atmosfera?…oh…avete
forse qualcos’altro in mente…>>
<<mmh-fece Hubert-…è solo questione di tempo…>>
<<questione di tempo per cosa?>>domando Riuga.
Il Guardiano osservò bonariamente il giovane ufficiale tansiano:-

194
<<vedete…-disse indicando lo splendido pianeta che stava loro di fronte-
questo pianeta, quello che sta di fronte a voi ai tempi dell’Imperatore Dagon
era il centro di tutta la Galassia…>>.
<<posso farle una domanda?>>chiese timidamente Diane fissando il
Guardiano.
<<fai pure>>la invitò Hubert.
<<che sensazione prova nel ritornare a casa…>>
<<mah…-Hubert sorrise sorpreso-…come hai fatto a capirlo?>>
<<le brillano gli occhi al solo parlarne>>.
Mentre erano in corso questi dialoghi, Anakais puntò la prua della astronave
verso il pianeta ed entrò nell’atmosfera di Bedhan. Il cielo bedhano era
completamente sgombro di nuvole, così poterono osservare il reale aspetto
del pianeta, foreste tropicali, piante esotiche, dominavano incontrastati il
pianeta. L’intera superficie di Bedhan era stata riconquistata dalla
vegetazione.
Trentamila anni prima, Bedhan era stato un pianeta nel quale accanto a
gigantesche megalopoli popolate da milioni di persone e ai colossali
spazioporti, si ergevano maestose foreste, ora, dopo l’improvvisa e sotto
certi aspetti misteriosa scomparsa dell’intera popolazione bedhiana, quelle
maestose foreste non più ostacolate dall’azione civilizzatrice dell’uomo,
avevano invaso gli spazioporti e le stesse città. Ormai le grandi megalopoli
di Bedhan avevano dovuto lasciar spazio alle smisurate foreste bedhiane.

L’higol sorvolò una vasta pianura diretto verso il punto indicato da Hubert.
Durante la fase di atterraggio, Anakais e company, notarono la presenza di
alcuni branchi di animali. Questi erano in prevalenza erbivori. La probabile
mancanza di predatori naturali, aveva favorito in questi il gigantismo. In
ogni caso l’esistenza di una significativa fauna locale, faceva felice Diane, i
cui sentimenti faunistici erano noti al resto dell’equipaggio. Subito dopo
essere atterrati, i quattro occupanti dell’higol uscirono e respirarono a pieni
polmoni l’aria fredda e pungente dell’antica capitale galattica. Non molto
distante dal punto d’atterraggio dell’higol, si ergeva un’imponente
costruzione. Questa costruzione aveva la forma di un trapezio rovesciato il
cui diametro inferiore era largo non più di mille metri. Il diametro superiore
invece tendeva a crescere per un’altezza di circa trecento metri fino a
raggiungere millequattrocento metri. Quella possente costruzione ricoperta
di vegetazione, era l’aspetto con cui si presentava l’antico palazzo imperiale
di BedhanCity. I due tansiani erano a conoscenza del fatto che Bedhan
millenni prima, era stato il centro politico della Galassia, ma proprio in
considerazione del fatto che nel frattempo erano passati interi millenni, si
domandarono come fosse possibile che quella costruzione fosse ancora in
piedi. Bedhan era da un punto di vista umano, un pianeta morto, nel senso
che tutti i suoi abitanti lo avevano abbandonato da millenni. Tutte le città
dell’antica capitale della Galassia erano state riconquistate dall’ambiente
naturale, eccetto che quella costruzione. Chi aveva consentito la
conservazione di quella costruzione doveva o vivere sul pianeta, oppure
essere in possesso di una tecnologia avanzatissima che gli consentiva di
mantenere in perfetta efficenza quel massiccio edificio.
<<seguitemi>> fece Hubert.
I tre uomini e la ragazza lasciarono il loro mezzo spaziale e
s’incamminarono verso l’antico palazzo imperiale bedhano. Avanzarono

195
con una certa difficoltà attraverso gli arbusti che avevano invaso l’ambiente
circostante il palazzo imperiale. In alcuni punti, la vegetazione era così fitta
che per avanzare, dovettero far largo uso delle loro pistole laser. Grazie a
queste si aprirono un passaggio che li condusse direttamente al palazzo
imperiale. Quando arrivarono sotto l’imponente costruzione, Hubert indicò
uno spiazzo in cui si sarebbero dovuti dirigere. In questo spiazzo crescevano
degli alberi di Quwerz, corrispondente all’albero di ciliegio terrestre.
Quest’albero richiedeva una particolare cura, ed in ogni caso tutt’intorno ai
Quwerz, il terreno era pulito ed in ordine, quasi come se ci fosse qualcuno
che se ne prendesse cura. Questa spianata distava dal punto in cui si
trovavano circa cinquecento metri. Quando ormai erano nei pressi
degl’alberi di Quwerz, intravidero un ingresso abilmente camuffato dalla
pianta. Questa era l’entrata secondaria dell’antico palazzo imperiale
bedhiano. Quando si trovarono a meno di cinque metri dalla porta
d’ingresso, questa scivolò su un lato: Hubert vi si addentrò seguito
dagl’altri. Subito dopo il passaggio dell’ultimo dei membri della comitiva,
si udì il clangore tipico dell’acciaio che batte. L’illuminazione si accese, e
un lungo corridoio apparve all’improvviso davanti a loro. Il piccolo gruppo
percorse l’intero corridoio diretto verso l’entrata di un ascensore. Quando
raggiunsero l’ascensore, Hubert si avvicinò e premette un pulsante posto su
una tastiera alla sua destra, la porta dell’ascensore si aprì e i quattro vi
entrarono, quindi iniziò la discesa. Dopo qualche istante Anakais osservò
l’espressione stupita disegnata sul viso di Diane. Quindi anche il principe
tansiano si voltò nella stessa direzione in cui guardava la giovane kreek. In
quello stesso istante capì il perché di tale stupore. Una delle pareti
dell’ascensore era stato realizzata con plexiglas trasparente: Anakais, Diana
e Riuga assistettero all’accensione delle luci dell’immenso complesso
sottostante. Questa struttura altri non era che la cosiddetta Sala del
Guardiano, struttura al cui interno era custodito uno skyJewel.
Il complesso aveva una forma a cupola, con la base occupante una superficie
di circa trentamila metri quadrati. L’altezza complessiva della cupola era di
circa cento metri. Al centro della sala era dislocato un enorme Computer al
cui interno era custodito lo SkyJewel. Benché all’apparenza fosse del tutto
inoffensivo, questo computer controllava una infinità di trabocchetti ed armi
che rendevano impossibile, o quantomeno arduo, qualsiasi tentativo non
procedimentato di impadronirsi della pietra energetica. Dopo alcuni micron,
finalmente l’ascensore si fermò. La porta dell’ascensore si aprì e i quattro
occupanti ne uscirono.

<<BEN TORNATO…GUARDIANO HUBERT>>fece una voce metallica


chiaramente proveniente dal computer.
<<…ho portato con me il reclamatore…-rispose Hubert-…disattiva i sistemi
di sicurezza, e dai inizio alla sequenza di consegna dello SkyJewel…>>
<<…SIETE SICURO CHE SIA LA PERSONA GIUSTA, GUARDIANO
HUBERT…>>
<<…si, ho già effettuato su di lui la presequenza e risulta Sky-compatibile,
dai inizio alla procedura >>
<<SARA’ FATTO GUARDIANO HUBERT>>
<<ora tocca a te, dirigiti verso il centro della sala, in prossimità del grande
elaboratore troverai un cerchio rosso disegnato sul pavimento, entra
nell’area circoscritta dal cerchio e attendi pazientemente…>>

196
<<farò come voi desiderate>>rispose Anakais.
Il giovane principe fece come gli aveva ordinato Hubert dirigendosi a grandi
passi verso il grande computer. In prossimità di questo intravide il cerchio
rosso indicatogli dal Guardiano. Senza ulteriori indugi entrò all’interno dello
spazio delimitato dal cerchio. Dopo qualche istante, Anakais fu avvolto da
una serie di raggi concentrici provenienti dal pavimento. Un misterioso
alone fluorescente color rubino avvolse Anakais. Quindi dal Computer parti
un raggio di color rosso intenso verso la mano destra del giovane principe:
quando tutto cessò comparve sul dito medio di Anakais lo SkyJewel di
rubino.

<<provo una strana sensazione…>> esclamò Anakis.


<<…si, lo so…quello che tu stai provando non è altro che l’inizio, esso
deriva dalla conoscenza racchiusa nello SkyJewel…>>
<<…posso conoscere proprio tutto?…>>
<<…non proprio, I poteri che derivano dallo SkyJewel sono qualcosa che
tu hai impliciti, lo SkyJewel non fa altro che inizializzarli, e renderli
espliciti…>>
<<è per questo che solo dei reclamatori Sky-compatibili possono chiedere il
conferimento dello SkyJewel?…>>
<<…si, se uno non fosse Sky-compatibile, il processo di conferimento lo
ucciderebbe…>>
<<…capisco…oh questa poi!…>>esclamo con estrema meraviglia Anakais.
Hubert avvicinò un dito alla bocca in segno di silenzio…
<<…si, caro Guardiano- proseguì Anakais- questo è un segreto che
conserveremo solamente io e te, e ora che dobbiamo fare?>>
<<voi lascerete il pianeta, mentre io rimarrò su Bedhan…>>
<<perché Maestro?>>-intervenne Diana.
<<non c’è un perché -disse Hubert- e non c’è neppure il tempo di fornire
ulteriori spiegazioni, e poi mia cara ragazza devi sapere che il Supremo sta
per atterrare sul pianeta…>>
<<il Supremo sta atterrando su questo pianeta?-chiese sorpreso Riuga-
…come fate a saperlo?>>
<<non c’è tempo per fornire ulteriori dettagli…dovete lasciare il pianeta
subito, penserò io a fermare il Supremo almeno per qualche tempo…spero
per il tempo sufficiente a far si che possa arrivare l’Imperatore dei krunns>>
<<Nero sarà qui?>>fece sorpreso Anakais.
<<Si-continuò Hubert-spero di riuscire a trattenere sia il Supremo che Nero,
sufficientemente a lungo per permetterti di acquisire in fretta i segreti dello
SkyJewel, quindi prima partirete meglio sarà… >>

Mentre i nostri eroi atterravano sulla superficie di Bedhan, tre astronavi


aliene fuoriuscirono dall’iperspazio in prossimità dell’antica capitale
galattica. Dall’Hangar dell’astronave principale, fuoriuscì una navetta che si
approssimò al pianeta. Superò l’atmosfera e si diresse verso l’emisfero
settentrionale bedhiano. In quest’area era in corso una forte perturbazione
temporalesca. Individuato un punto all’interno della foresta, la navetta aliena
atterrò. Nuvoloni pieni di pioggia scaricavano il proprio carico nell’area in
cui la navetta aliena toccò terra. Un essere incappucciato di piccola statura,
accompagnato da una mezza dozzina di soldati scese dalla piattaforma di
atterraggio della navetta aliena. Nonostante la pioggia, grazie all’ausilio di

197
un localizzatore, il gruppo capeggiato dal misterioso individuo si portò in
prossimità del caccia intercettore tansiano. Quando il gruppo di alieni fu
sotto l’higol, l’incappucciato osservò con un sorriso torvo il caccia di
Anakais, quindi lo oltrepassò ed insieme ai suoi accoliti, proseguì lungo il
breve sentiero che Anakais e si suoi compagni, avevano creato mentre si
dirigevano verso l’antico palazzo imperiale. Allorché la formazione aliena
lo raggiunse, si diressero verso gli alberi di Quwerz e qui scoprirono
l’entrata secondaria del palazzo imperiale. A questo punto l’incappucciato
fece segno ai suoi soldati di fermarsi, comandando loro di impedire qualsiasi
tentativo alieno di violare quella zona. Fatto questo l’incappucciato superò
la porta scorrevole celata dietro i Quwerz, percorse il corridoio finche non
giunse in prossimità dell’area degl’ascensori. Arrivato a questo punto,
l’essere celato sotto il capuccio, premette il pulsante dell’ascensore che lo
condusse al primo piano, giusto in tempo per ascoltare le ultime parole di
Hubert:-
<<…però è giusto che tu sappia dove sono dislocati gli altri SkyJewel e
soprattutto dove trovare lo SkyPower…>>
<<si è esattamente ciò che vorrei sapere anch’io>>disse con voce stridula
l’essere incappucciato.
Hubert si girò di scatto nella direzione della voce. Con suo grosso dispiacere
intravide la sagoma sinistra del Supremo.
Senza rispondere al sovrano dei Kreek, Hubert urlò:-
<<…non c’è più tempo…fuggite…penserò io a trattenerlo>>

Seppur incerti, Anakais, Riuga e Diane abbandonarono di corsa la stanza del


guardiano dirigendosi verso una galleria posta al livello del pavimento, che
con loro grande sorpresa, li riportò in superficie. Anakais osservò il punto in
cui erano sbucati e cosa inaspettata, si rese conto che non erano molto
lontani da punto in cui erano atterrati con il loro Higol.
<<non avremo dovuto abbandonarlo…-disse ansimando e piangente Diane-
… non dovevamo lasciarlo da solo ad affrontare quel mostro>>
<<dispiace anche a me…-disse Anakais-…ma non avevamo altra
scelta…>>
<<ma…morirà tra atroci sofferenze>>insistette Diane.
<<forse ti sarà di conforto il fatto che qualunque cosa possa capitargli…non
soffrirà…>>
<<come fai a dire questo>>chiese Diane.
<<avrei preferito non rivelare subito il segreto a proposito di Hubert, ma
stante così le cose non posso farne a meno. Hubert è un androide…>>
La rivelazione di Anakais colpì i suoi due compagni…
<<Hubert un...androide!>>esclamò Riuga.
<<...si è proprio così, non volevo svelarvi la sua vera natura, ma era l’unico
modo di alleviarvi la sofferenza derivante dal suo abbandono, ma ora
dobbiamo affrettarci e allontanarci da questo pianeta e dal suo sistema il più
velocemente possibile…>>
I tre amici corsero di nuovo in direzione degli alberi di Quwerz, e qui
scoprirono sparsi per terra i cadaveri di sei soldati kreek. Durante questa
fase, Anakais intravide la sagoma di un individuo gigantesco superare
l’ingresso secondario celato dai Quwerz. Benché si domandasse chi fosse
quell’essere e che cosa fosse successo, evitò di perdere tempo prezioso e
sollecitò i suoi compagni affinchè si affrettassero. Ripercorsero a ritroso lo

198
stesso sentiero che loro stessi avevano creato, raggiunsero il loro caccia e
decollarono. L’higol si allontanò velocemente dalla superficie del pianeta,
attraversò alcune nubi presenti nel cielo bedhiano, superò l’atmosfera e
raggiunse lo spazio. Da qui, ormai fuori dall’orbita di Bedhan, effettuò il
salto nell’iperspazio.

Circa un microm prima nello spazio esterno al pianeta Bedhan…

Una colossale corazzata e la sua scorta di incrociatori, uscì improvvisamente


dall’iperspazio. Dai turbolaser di questa corazzata partirono dei raggi
fotonici di una inaudita potenza contro gl’incrociatori con cui il Supremo era
arrivato su Bedhan. Questi investiti in pieno, saltarono in aria in un turbine
di scintille multicolori.
Un essere colossale assistette con soddisfazione alle esplosioni che
squassavano le astronavi kreek.
<<Ammiraglio, prepari la mia navetta…>>
<<….come voi desiderate maestà…-con un gesto fece capire al suo
attendente di eseguire il desiderio del proprio sovrano-…vi faccio scortare
fino alla vostra navicella…>>
<<…grazie ammiraglio, se tutto procederà come prevedo quando faremo
ritorno sul nostro mondo, domineremo metà della Galassia…>>
<<ve lo auguro maestà…>>disse un ossequioso ammiraglio.
Il colossale sovrano fissò intensamente il suo comandante, quindi si voltò e
preceduto da alcuni soldati entrò all’interno del turboascensore. Da lì si
sarebbe diretto all’hangar principale.
La navetta che trasporttava l’oscuro sovrano, lasciò l’hangar della grande
corazzata dirigendosi su Bedhan. Quando il Supremo pose piede sulla
superficie di Bedhan, i suoi tre incrociatori in orbita erano già stati distrutti.
Nello stesso istante in cui Karlof oltrepassava la porta d’ingresso che
conduceva alla Sala del Guardiano, un oscuro sovrano sbarcava dalla sua
navetta. Per questo gigantesco dominatore, fu un gioco da ragazzi uccidere i
sei soldati kreek, che Karlof aveva lasciato di guardia all’entrata per la Sala
del Guardiano. Infatti l’oscuro sovrano si sbarazzo dei kreek con una
micidiale scarica energetica.

All’interno della Sala del Guardiano si fronteggiavano due acerrimi


nemici…
<<Ecco il nostro caro vecchio Hubert-disse il Supremo-ci incontriamo
finalmente…>>
<<…io ne avrei volentieri fatto a meno>>fece sarcastico il Guardiano.
Il Supremo osservava silenziosamente con occhi freddi il suo inflessibile
nemico. Lo avrebbe già ucciso senza pensarci troppo a lungo, se non fosse
per la bramosia che egli aveva nel cercare di carpire al Guardiano, le
informazioni sugl’altri SkyJewel che ancora attendevano di essere scoperti.
<<…mio vecchio amico…-disse con tono sarcastico il sovrano kreek -
…avrei desiderio che tu rivelassi anche a me, ciò che stavi per raccontare ai
tuoi amici…dove sono gli altri SkyJewel…e soprattutto, vorrei che tu mi
mettessi al corrente sulla dislocazione, e sul segreto che aleggia sullo
SkyPower>>

199
Hubert si voltò dando le spalle al Supremo. Osservava la grande cupola di
quella che un tempo era stata la Sala delle conferenze dei Guardiani. Il
ricordo dei tempi andati, tempi in cui l’accesso in quei posti era permesso
oltre che a se stesso, anche agl’altri suoi simili, lo pervase per qualche
istante. Questi ricordi svanirono quasi subito mentre dal pavimento faceva
uscire una poltrona. Incurante della presenza di Karlof, Hubert vi si diresse e
si sedette. Questo modo di agire era alquanto irritante. Hubert lo sapeva, e
sperava che il Supremo cedesse alla sua provocazione e lo uccidesse.
<<uh…ti definisci il Supremo despota della Galassia e non sai neppure dove
si trovano giusto un paio di gemme…>>.
L’atteggiamento e la risposta sarcastica di Hubert andarono perfettamente a
segno.
<<credi forse di poterti prendere gioco di me…-disse rabbiosamente il
Supremo-vedremo che cosa ne penserai dopo questo…>>.
Karlof colpì Hubert con una scarica di raggi verdi che scaturivano
direttamente dallo SkyJewel di smeraldo. La violenza e l’intensità di questi
raggi scuoterono e fecero inginocchiare il Guardiano.
<<…dunque Guardiano-disse il Supremo interrompendo per qualche istante
l’attacco contro Hubert- sei diventato forse più ragionevole…dimmi allora
dove sono gli altri SkyJewel …rispondi…maledetto…dimmelo>>
<<che cosa ti dovrei dire-disse Hubert rialzandosi a fatica- perché dovrei
rivelare proprio a te uno dei più grandi segreti della galassia, se poi non te
potrai neppure avvalere visto che tra poco sarai morto…>>
Incollerito, Il Supremo urlò frasi sconnesse e investì di nuovo il Guardiano.
Solo che questa volta riversò sul povero Hubert, gran parte dell’immenso
potere energetico contenuto nel suo SkyJewel: Hubert investito da quella
tempesta di energia, fu polverizzato.

<<Idiota>>
Il Supremo si voltò e vide l’essere che più odiava in tutta la Galassia:
l’imponente figura del gigantesco sovrano krunns era proprio lì di fronte.
<<…soltanto un idiota poteva comportarsi come hai fatto tu…>>continuò
con voce possente l’Impertatore Nero.
<<sei già arrivato…-disse il Supremo-…non credevo che saresti arrivato
così presto…>>
<<già è vero…tu non pensi, tu agisci, ti impadronisci di una parte cospicua
della Galassia, ma trascuri di inviare le tue spie alla ricerca di informazioni
riguardanti l’ubicazione degli altri SkyJewel e dei Guardiani…>>
<<non mi pare che tu abbia fatto meglio>>controbattè Karlof
<<già è vero, in compenso tu riesci a catturarne uno e invece di
imprigionarlo, al limite torturarlo cedi alle sue provocazioni, e non trovi di
meglio che disintegrarlo. Delle volte mi chiedo se sai che cosa significa
possedere uno SkyJewel…>>
<<invece tu lo sai…>>
<<…si lo so!. Tu come tuo padre, avete visto nel possesso degli SkyJewel
uno strumento con cui poter soddisfare le vostre più sfrenate ambizioni di
dominio. Ma ne tu e neppure tuo padre, vi siete mai concentrati sui poteri
mentali connessi all’uso degli SkyJewel. Tra i vari poteri che possono essere
usati da chi possiede uno SkyJewel, c’è il potere telepatico. Se
opportunamente stimolato, puoi tranquillamente carpire i pensieri di chi ti è
di fronte, semplicemente leggendo nella sua mente. Oppure potevi

200
semplicemente dirgli “ti ordino”, di rivelarmi tutto sugli SkyJewel e sullo
Skypower e lui sarebbe stato costretto a farlo. Capisci dunque dove hai
sbagliato, quando hai incontrato uno dei Guardiani, dovevi dirgli “ti ordino”
e lui ti avrebbe obbedito, in quanto i Guardiani sono tenuti all’obbedienza
nei confronti di chi possiede uno SkyJewel…vedi caro nipote…sei come
quel traditore di tuo padre, un idiota!>>.
Il Supremo Karlof osservò torvo il sovrano di Krunnh. Non pensava che il
confronto con Nero si sarebbe verificato a così breve distanza. Egli sapeva
che questo poteva avvenire, ma sperava che questo avvenisse quando avesse
completato, o perlomeno si fosse consolidata, la sua conoscenza dello
SkyJewel di smeraldo.

I due autocrati della Galassia si fronteggiavano uno di fronte all’altro: era


evidente che uno solo dei due sarebbe uscito vivo da quella stanza.
Questa constatazione era nota ad ambo i contendenti. Solo il più potente dei
due sarebbe uscito vincitore da quello scontro titanico e avrebbe continuato
la ricerca degli altri SkyJewel e collegati al loro possesso, il dominio
assoluto su tutta la Galassia.
Sarebbe riuscito Karlof, erede di un krunns esiliato dal proprio mondo
d’origine nell’impresa disperata già tentata e fallita da suo padre, di battere
e scalzare dal trono il legittimo sovrano del sistema Krath?
Qualche merito per aspirare a quello scettro Karlof lo aveva: suo padre
aveva ritrovato lo SkyJewel di smeraldo, impresa fallita per trentamila anni
dai predecessori di Nero. Egli stesso era stato sul punto di mettere le mani
sullo SkyJewel di rubino.
Il tempo passava inesorabile, i secondi sembravano ore e le ore sembravano
anni. Nessuno dei due prese l’iniziativa per rivolgersi all’altro fino a quando
Nero decise che forse il grande momento fosse giunto.
<<…a noi due Karlof…hai una scelta su due…sottometterti consegnandomi
lo SkyJewel di smeraldo, se farai così forse ti lascerò vivere e magari ti
concederò di governare questa parte della galassia come mio vassallo, in
questo modo rimedieresti al tradimento di tuo padre, oppure… >>
<<…oppure cosa…>>disse freddamente Karlof
<<oppure ci dovremo confrontare…-Con un sorriso cattivo e malefico Nero
continuò-…chiunque di noi due vinca, Krunnh vincerà in ogni caso. A te la
scelta mio caro e stolto nipote. Vivere e giurarmi fedeltà oppure affrontarmi
e morire…>>
Karlof non rispose. Valutava attentamente l’ambiente che lo circondava, il
pulsare dei led dei computer disseminati per tutta la stanza del Guardiano.
Quindi rivolse il proprio sguardo diretto a Nero. Colui che aveva di fronte
era stata la causa principale della caduta di suo padre. Chissà magari
avrebbe potuto accettare il ruolo che Nero voleva riservagli nel governo
della Galassia. Sarebbe tornato nel suo mondo di origine, mondo nel quale
egli non c’era mai stato proprio per effetto del bando a cui era stato
condannato suo padre. Però nella mente di Karlof balenò un’altra idea. Se il
suo augusto congiunto gli stava offrendo quella scappatoia, cioè il
riconoscersi vassallo del sovrano di Krunnh era forse perché Nero lo temeva
o pensava che potesse usarne la potenza, per raggiungere per interposta
persona i suoi scopi nella Galassia. Chissà forse era per davvero più potente
di Nero. Forse Poteva ritornare nel proprio mondo d’origine non come
vassallo bensì come padrone. Poteva tentare, se gli riusciva sarebbe stato lui

201
il nuovo Imperatore di Krunnh. Il Supremo incominciò ad utilizzare
l’immensa energia e gli immensi poteri del suo SkyJewel. Una sfera
energetica verde smeraldo lo avvolse completamente.
Anche Nero incominciò a richiamare l’immenso potere del suo SkyJewel, e
anche lui vene rapidamente e completamente avvolto da una sfera energetica
azzurrina. Dopo qualche istante di stasi, le due sfere energetiche
incominciarono a crescere, fulmini d’energia cominciarono a staccarsi dalle
sfere e a scontrarsi. Ben presto la sala fu occupata dai campi energetici
sviluppati dagli SkyJewel dei due autocrati, tutti gli oggetti contenuti in
quell’immensa stanza erano disintegrati al contatto con queste sfere.
Ancora una volta le due sfere energetiche rimasero in equilibrio finché i
fulmini azzurrini di Nero ben presto iniziarono a spezzare la resistenza del
campo energetico smeraldino che avvolgeva Karlof folgorandolo e
disintegrandolo. Qualche secondo dopo Nero ancora avvolto dalla sfera
energetica azzurrina si avvicinava allo SkyJewel di smeraldo caduto per
terra su un mucchietto di cenere fumante che un tempo rispondeva al nome
di Karlof, imperatore di Hab’kreek. L’Impero krunns aveva vinto ed
estendeva il proprio dominio su circa la metà della galassia. Era giunto il
tempo di iniziare a prepararsi allo scontro decisivo con Cornelius, per il
dominio assoluto sull’intera galassia.

Hogan spense l’olovisore e ritornò alla vita reale.


“dunque è così che ha avuto origine l’espansione dei krunns nella galassia,
quello che non capisco è capire come mai i kreek con Wallen in testa, non si
sono opposti alla conquista di questo Nero”.
Hogan ritorno in plancia e azionò alcuni comandi grazie ai quali poté
mettersi in contatto olografico con Richer.
<<Hogan chiama Richer>>
<<…qui Richer, senti ingegnere…ma non ritieni che sia pericoloso metterci
in contatto olografico?>>
<<perché hai paura che i krunns ti possano intercettare?>>
<<per fortuna non ti sei rincretinito del tutto…>>
<<…ah…ah…simpatico- Hogan fece una breve pausa, poi riprese-…ho
finito di osservare le ultime immagini olografiche della storia di questo
angolo di galassia…>>
<<interessante, che cosa hai scoperto?>>
<<in breve, Anakais ha trovato uno SkyJewel ed è apparso un nuovo
personaggio, un certo Imperatore Nero…il sovrano dei krunn. Un ultima
cosa, pare che quel Guardiano di nome Hubert fosse in realtà un
androide…>>
<<un androide?>>ripete stupito Richer.
<<da quello che viene rivelato dall’ologramma così sembrerebbe, a
proposito questo Hubert è stato eliminato dal capo dei kreek, pertanto il
Guardiano che stiamo cercando non dovrebbe essere lui…>>
<<okey…forse è meglio chiudere, onde evitare che i krunns possano
intercettare la nostra comunicazione. Se ci saranno novità fammi
sapere…>>
<<okey capo…>>.

202
Capitolo XIII

Osservati da Ludmilla e da Sam Gijon, Richer e Jane si allontanarono dai


loro amici seguendo la pista che avevano seguito tutt’insieme fino a quel
momento. Anche loro, come Ludmy e Sam si preoccuparono di nascondere
in un posto sicuro i propri bagagli, prima di iniziare la marcia
d’avvicinamento alla megalopoli trixiana. I due antichi innamorati
camminarono l’uno affianco all’altro, attraversando la breve campagna che
separava la foresta di Khal dall’ingresso in città. Dopo circa mezz’ora,
entrarono all’interno di uno dei quartieri di MinetrixCity. Quella zona della
città era caratterizzata dalla presenza di un gran numero di persone. C’era
moltissima gente che camminava l’una addossata all’altra lungo le strette
vie di quell’angolo di città. Ed i minatori d’origine trixiana, costituivano
l’ampia maggioranza, delle persone che affollavano le strade della grande
metropoli trixiana. Di tanto in tanto era possibile vedere anche qualche
soldato krunns camminare distrattamente in mezzo alla popolazione civile.
Le rivolte contro il dominio krunns, erano rare, più frequenti invece le risse
tra gruppi contrapposti di minatori. Come Richer aveva constato studiando
il contenuto dell’ologramma krunns in merito alla storia precedente di
quell’angolo di Galassia, ciò che caratterizzava Trix, almeno agli occhi di
individui che vivevano in pianeti tecnologicamente avanzati come era la
Terra del XXV° secolo, dove i trasporti a levitazione erano il sistema di
trasporto più diffuso per spostarsi da una località all’altra, su Minetrix City
nonostante il cambio di dominazione, tutti continuavano a spostarsi a piedi
per recarsi in un punto qualsiasi della città. Rispetto all’epoca tansiana, gli
unici che usavano sprinter a levitazione erano i krunns. Sia che essi fossero
dei semplici civili oppure che fossero militari. Tutti gli altri invece
continuavano l’antica tradizione trixiana, dello spostamento senza l’ausilio
di mezzi di trasporto meccanici.
Lo stesso commento fatto decenni prima da Riuga a proposito dell’usanza
trixiana, venne “ripresa” da Jane.
<<mi chiedo se è veramente cambiato qualcosa su questo pianeta-disse
sottovoce Jane-…mi ricordo che nell’ologramma trovato da Ludmy e da
Sam, in merito alle consuetudini di chi vive in questo mondo, non c’è una
particolare predisposizione ad avvalersi di mezzi di trasporto
motorizzati…>>.
<<forse il vero motivo per cui gli abitanti di queste zone preferiscano
camminare piuttosto che venire trasportati da una parte all’altra della città,
deriva dal fatto che questa è l’unica città degna di tal nome di tutto il
pianeta-commentò Richer-…che interesse avrebbero i minetrixiani, di
correre da una parte all’altra della città?. Visti i pericoli che ci sono appena
vengono superati i confini della città, mi riferisco in particolare alla foresta
di piante carnivore che abbiamo visto precedentemente all’opera, che
interesse avrebbe la gente che vive qui, a sviluppare autospeeder per
accelerare il trasferimento da un quartiere all’altro?>>
<<nessuno…>>

203
<<appunto, perché rendere rapido il trasferimento da un quartiere all’altro,
quando in caso contrario riusciresti anche a goderti il panorama offertoti
dalla città…>>
Jane osservò con occhio critico il decoro architettonico della parte di città
che stavano vedendo. Indubbiamente non si poteva certo definire un gran
bel vedere quell’insieme di catapecchie, le une addossate all’altre, che
caratterizzavano questo quartiere periferico della città mineraria. Jane pensò
che la crescita accelerata di MinetrixCity avesse per forza di cose
determinato quello stato di cose.
Lungo la strada che stavano percorrendo, erano disseminati cumuli di
immondizia, che emanavano un fetore nauseabondo. Di tanto in tanto, delle
folate di vento facevano volare nell’aria sacchetti e immondizie di tutti i tipi.
Le facciate dei palazzi che si ergevano lungo la strada erano diroccate e
fatiscenti.

<<e tu avresti il coraggio di definire un bel panorama tutta la spazzatura che


circonda questo quartiere?…>>
<<perché?…-Richer era in vena di scherzare-…è anche profumata!>>
<<di cacca…amore mio…profumano di cacca!…>>.
Continuando ad avanzare, superarono un ampio porticato e confluirono in
un strada molto larga, caratterizzata da un gran numero di locali pubblici.
Mentre i due terrestri davano luogo a commenti salaci sulle “bellezze”
architettoniche minetrixiane, davanti a loro si stavano radunando due
gruppuscoli di minatori. Il potenziale pericolo rappresentato da questo
avvenimento, fu immediatamente percepito da Richer.
<<…fai molta attenzione-disse sottovoce alla giovane donna che si trovava
al suo fianco-sento puzza di guai…>>
<<…anch’io…>>
I due gruppi di minatori si stavano radunando a breve distanza da loro. Di
fronte ai due umani, c’era un ristorante all’aperto frequentato comunemente
dai minatori. Dal confabulare animato dei due gruppi, si desumeva che forse
si trattava di due gruppi contrapposti di minatori. Infatti i membri delle due
parti, si guardavano in cagnesco gli uni contro gli altri.
<<…questa proprio non ci voleva-fece ad un certo punto un minatore-…è
arrivata la squadra di Seruva…>>
<<l’ho visto, sono dei facinorosi…>>
<<ho sentito dire che sono spalleggiati dalle autorità krunns…>>
<<faresti bene a non esprimerti in quel modo, quando ti riferisci ai
krunns…>>
<<che ho detto di male?>>
<<per me niente, per i krunns potrebbe essere interpretata come un
istigazione alla rivolta…>>

<<hai sentito?…-disse sommessamente Jane-parlano la nostra lingua…>>


<<si, li ho sentiti…-rispose a bassa voce Richer-deve essere un gruppo di
minatori tansiani…>>
<<come fai ad essere sicuro di questo…>>
<<…hai forse già dimenticato di Katiuga e degl’altri tansiani?>>
<<no, credevo che parlassero con noi usando un traduttore lessicale
universale…>>

204
<<…no, il tannico assomiglia in modo incredibile alla nostra lingua, è
esattamente questo che ha affascinato Jimmy…>>
<<Jimmy…che ne è di lui?>>
<<dopo che avremo incontrato Steve e il suo misterioso amico, torneremo
su Tanso per riprenderci il nostro amico…>>
<<dovremo spiegargli parecchie cose, su noi due…>>
<<…penso che Jimmy lo avesse già intuito, e poi non mi avevi detto che
eravate in crisi?…>>
<<…non mi ricordo di avertelo mai detto-Jane osservò torva John-….hai
spiato qualche nostra discussione?>>
Richer non rispose. Si era accorto che la loro conversazione era stata notata
da qualcun altro.
<<ci stano ascoltando…>>
<<…non cambiare discorso-disse Jane ignorando il tono grave con cui
Richer l’aveva messa sull’avviso dell’approssimarsi del pericolo-…ci hai
spiato…>>

Un minatore trixiano si avvicinò loro. La vista del gigantesco minatore,


spaventò Jane che cercò istintivamente riparo dietro le spalle di Richer. Il
minatore aveva una ciotola di cibo per le mani, e la offrì ai due terrestri.
<<…prendete…è del cibo, è buono…>>
<<capisci la nostra lingua?>>chiese Jane stupita.
<<ne più e ne meno di come voi capiate la mia lingua…>>
<<…che ne sai tu-azzardò Richer- potremo usare un traduttore universale
per comunicare con te…>>
<<e fate uso del comunicatore universale anche per comunicare tra di voi?-
lo incalzò il minatore-…sai amico, io sono un minatore mica sono stupido,
voi due avete le stesse sembianze somatiche dei kreek, ma non siete
kreek!>>
<<che cosa te lo fa credere>>lo incalzò John.
<<…venite con me-disse il minatore dirigendosi ad un tavolo e facendoli
segno di seguirlo. Dopo che si erano accomodati-…prima di diventare
minatore ho vissuto su Tanso-in quel frangente si avvicinò una cameriera. In
lingua kreek chiese ai due umani che cosa desideravano prendere. Di fronte
allo scoramento dei due terrestri a quella richiesta in una lingua che non
capivano, intervenne il minetrixiano-…vedete che avevo ragione-poi
rivolgendosi in kreek alla cameriera-…altre due porzioni di pappa e tre
boccali di Gengon>>
La cameriera lasciò il tavolo per consegnare al bancone l’ordinazione. Lo
scoramento dei due pseudo kreek, era stata notata da un membro del gruppo
di minatori avverso. Questo fuoriuscì dal gruppo e si diresse sotto un
colonnato. Infilò la mano all’interno della sua giubba da lavoro, e disse
qualcosa attraverso un comlink.
La cameriera ritornò al tavolo in cui si trovavano seduti il minetrixiano e i
due terrestri, servì le porzioni di pappa insieme ai boccali di una birra locale
e andò via.
<<accennavi al fatto di aver vissuto su Tanso…>>riprese Richer.
<<…si amico mio, ho vissuto su Tanso esattamente trent’anni fa. Ho
assistito all’invasione del mio pianeta da parte dei kreek. Il dominio dei
kreek è durato troppo poco per consentire loro di imparare la lingua della

205
mia gente. Di fatto nessun kreek parla il tansiano, e quando si rivolge ad un
tansiano si avvale sempre del traduttore universale…>>
<<perché ti sei interessato a noi?>>
<<semplice curiosità, non capita tutti i giorni incontrare dei kreek che
parlano il tansiano, ma non capiscono una sola parola della loro lingua…>>
<<potremo essere anche dei kreek che sono stati allevati da genitori tansiani
e come tale…>>
<<e voi credete che io o i krunns possano bersi una fandonia del genere?>>
<<non credi che dei tansiani si possano prendere cura di bambini
kreek?>>chiese Jane.
<<forse tra qualche secolo, ma dopo quello che i kreek hanno fatto al mio
popolo, non penso che ciò sia possibile…>>
<<perché non sei rimasto su Tanso e hai preferito venire qui per fare il
minatore?>>
<<è una lunga storia-esordì il minetrixiano-…per farla breve, se fossi
rimasto su Tanso avrei dovuto indossare il collare del potere, ma dati i miei
natali trixiani, ho chiesto ed ottenuto, di poter far ritorno al mio mondo
d’origine. Da queste parti hanno sempre necessità di minatori, ed ai krunns è
sembrata un ottima idea…>>
La conversazione tra i due terrestri ed il minetrixiano venne interrotta
dall’improvvisa comparsa di una pattuglia di krunns. Questi erano a bordo
di uno speeder a levitazione corazzato. Quello che appariva a tutti gli effetti
il capopattuglia scese dal mezzo di trasporto e con lo sguardo sembrò
cercare qualcosa o qualcuno in mezzo alla piazza gremita di minatori.
L’improvviso arrivo dei soldati krunns, venne avvertita da tutti i
minetrixiani lì presenti con ostilità. Il capopattuglia krunns, individuò tra i
minatori lì presenti quello che a tutti gli effetti doveva essere un suo
informatore. Senza curarsi minimamente del fatto che così metteva in
pericolo l’incolumità del suo seguace, oltre che istigare una probabile
rivolta, il caporale krunns si diresse esattamente a conferire con il suo
collaboratore. Questo non piacque ai minatori lì presenti. I due gruppi
contrapposti di minatori si avvicinarono. Entrambi i membri dei due gruppi
contrapposti sapevano che non potevano competere con i krunns in quanto a
potenza. Pertanto per manifestare il proprio risentimento in merito al
probabile tradimento di un membro della loro classe oltre che del loro
popolo, decisero di dar inizio ad una sommossa. Lo scopo ultimo non era
colpire i krunns, vista la loro forza questo era semplicemente impossibile,
bensì creare le condizioni per uccidere l’informatore trixiano.
Il minatore che parlava con i due pseudo kreek, si voltò nella direzione in
cui si era diretto il caporale krunns e vide chiaramente il militare parlare con
il rinnegato trixiano.
<<…state in guardia…-disse improvvisamente serio il minatore trixiano-è
molto probabile che i krunns cerchino di catturarvi>>
<<…che cosa te lo fa credere>>domandò Richer.
<<…il fatto che voi siate decisamente dei kreek un po’ strani, non devo
averlo notato solamente io, ma anche quel traditore…>>
<<a chi ti riferisci?>>
<<vedete quel soldato parlare con quel minatore?>>
Richer aguzzo la vista e noto effettivamente la breve discussione che stava
avvenendo tra gli individui indicategli dal suo misterioso dirimpettaio.
<<pensi che sia un informatore dei krunns?>>

206
<<ci sono molte cose che lo portano a credere…>>
<<elencale…>>
<<io ho notato, e penso di non essere il solo, quel traditore allontanarsi dal
gruppo di Seruva e tirar fuori un comunicatore, secondo ecco apparire una
pattuglia krunns, terzo il capopattuglia krunn lo contatta direttamente,
quarto, ecco che il krunns si dirige al nostro tavolo…>>
<<oh…oh…adesso si, che siamo in mare di guai>>commentò sarcastico
Richer.
<<tenetevi pronti, a proposito mi chiamo Meixxan, appena i krunns saranno
a tiro gli getterò contro il nostro tavolo. Questo sarà l’inizio di una rivolta
antikrunns. Voi dovrete approfittarne per allontanarvi, e proseguire con la
vostra missione…>>
<<chi te lo fa credere che siamo in missione…>>
<<te l’ho già detto amico, non sono stupido. Tu non sei un kreek…ma sei in
ogni caso alla ricerca di qualcosa o di qualcuno, farò in modo che tu possa
portare a termine la tua missione>>
<<ti ringraziamo Meixxan>>disse Jane.

II
In risposta ad un segnale, due minatori iniziarono a discutere animatamente
e spintonarsi vicendevolmente. Ai due si aggiunsero man mano anche gli
altri minatori. Le urla degli individui discutere animatamente fu avvertita
anche dal caporale krunns. Questi si voltò nella direzione da cui proveniva
la cagnara.
<<tenetevi pronti…>>disse freddamente Meixxan ai due terrestri.
Sia Jane che Richer si misero in piedi osservando preoccupati l’ambiente
circostante.
<<appena vi farò un segnale, dovrete cercare di allontanarvi-continuò
Meixxan-…qui tra poco ci sarà il finimondo, per voi è un occasione
irrinunciabile per potervi allontanare senza venir fermati. State attenti e
portate a termine la vostra missione…>>
Meixxan fece un gesto ad un minatore lì vicino. Questi interpretò il gesto
per il suo vero significato. Infatti immediatamente dopo il minatore si
avvicinò al tavolo in cui si erano precedentemente seduti il minetrixiano e i
due terrestri. Per poter avanzare con aria minacciosa, il minatore scaraventò
tutti gli ostacoli od oggetti che incontrava lungo il suo tragitto. I due terrestri
non erano a conoscenza del fatto che quel modo di fare da parte del
minatore, faceva parte di una messinscena orchestrata dai due gruppi
contrapposti di minatori. Ciò a cui stavano assistendo sembrava reale, e la
minaccia ad essa collegata, imminente. Meixxan avanzò di qualche metro in
direzione del suo minaccioso interlocutore, lasciando Jane e Richer soli e
circondati, alla mercé del primo malintenzionato. John avvicinò una mano al
fulminatore nascosto all’interno della tuta. Era probabilmente intenzionato a
difendersi e a difendere Jane se la situazione l’avesse richiesta.

Il militare krunn lasciò solo l’informatore che aveva tra le file dei
minetrixiani. Si era accorto della pericolosità della situazione, e per porvi
rimedio si avvicinò in tutta fretta al mezzo corazzato con cui era arrivato. La
decisione assunta dal militare krunn, venne immediatamente interpretata dai
diversi minatori che si fronteggiavano gli uni contro gli altri, come il segno

207
atteso per spostarsi in direzione del rinnegato trixiano. Quest’ultimo venne
circondato da una trentina di minatori e subissato di colpi con una ferocia
inaudita. Il dramma si svolse nel giro di un solo minuto. Tempo sufficiente
per permettere a quello che sembrava un vero e proprio plotone della morte
di uccidere quello che a tutti gli effetti era un traditore trixiano.
Dopo aver raggiunto i suoi commilitoni, il caporale krunns si voltò in
direzione del suo informatore, giusto in tempo per vederlo sommerso da una
gragnuola di colpi stramazzare per terra in un lago di sangue. Il krunns capì
immediatamente il significato della rissa scoppiata poco prima. Intuì che
scopo di quella rissa era quella di punire con la morte, un membro della loro
razza, colpevole di tradimento nei confronti dei propri simili. Ma capì anche
che tra gli scopi di quella rissa, c’era probabilmente l’obiettivo di coprire
l’eventuale fuga dei due pseudo kreek per cui erano stati chiamati. Pertanto i
krunns ignorarono i minatori, la rissa tra quest’ultimi, e si concentrarono ad
intercettare i due terrestri. Il caporale krunns in krunnico intimò a Jane e
Richer di stare fermi dove si trovavano. Ovviamente i due terrestri non
capirono una sola parola di quello che gli era stato ordinato, anche se ne
interpretarono giustamente le intenzioni.
<<…non ho capito una sola parola di quello che ha detto quel krunns-disse
concitato Richer-…in ogni caso credo che ci vogliano catturare. Quanto alla
rissa che è scoppiata qui tra i minetrixiani, credo che fosse tutta una
messinscena per eliminare quel trixiano rinnegato-disse alludendo al
traditore ucciso-…forse i krunn hanno capito le vere intenzioni dei minatori,
ed è per questo che stanno venendo qui per prenderci!>>
<<che cosa facciamo?…>>
Richer non rispose direttamente alla ragazza:-
<<Meixxan-urlò Richer all’indirizzo del minatore trixiano-…credo i krunns
abbiano capito che cosa avete in mente…>>
Il minetriaxiano si voltò in direzione del terrestre e quindi osservò i krunns.
Anche lui capì che la messinscena messa in atto per proteggere i due
terrestri non era servita, visto che i krunns non si fecero sviare
dall’intenzione di catturare i due misteriosi kreek apparsi in quell’angolo
della città.
<<peccato amici miei, speravo di potervi far andar via da qui senza far
scoppiare il finimondo -quindi rivolto ai suoi- mani ai fulminatori,
dobbiamo uccidere i krunns…>>
L’ordine impartito da Meixxan lasciò sconcertati gli altri minatori, sapevano
per certo, che il gesto che si apprestavano a compiere, sarebbe stato punito
severamente dai krunns. Da quel momento in poi, per i krunns, il gruppo di
minatori era da considerare dei ribelli da sterminare dal primo all’ultimo.
Ciò non di meno, gli altri minatori eseguirono senza esitazione l’ordine
appena impartito dal loro capo. Da tutte le parti emersero delle armi a raggi
e ben presto l’intero isolato venne sommerso da raggi laser che venivano
sparati in tutte le direzioni. Dal mezzo corazzato krunns partì un colpo di
cannone. Una bomba laser cadde in mezzo ad un gruppo di minatori trixiani
uccidendoli all’istante. Da circa duecento metri di distanza, un minetrixiano
fece partire un colpo di bazooka laser. Questo centrò in pieno il mezzo
corazzato krunns facendolo saltare in aria con tutti i suoi occupanti. Mentre
era ancora in corso la battaglia, Richer e Jane fuggirono verso l’unica via di
fuga lasciata, libera dai minetrixiani.

208
Vedendoli scappare, il minatore che aveva fintamente aperto le ostilità con
Meixxan al fine di creare le condizioni per consentire la fuga dei due
terrestri, si rivolse al suo capo:-
<<pensi che c’è la faranno?>>
<<me lo auguro, figlio mio-rispose con immensa tristezza Meixxan-…in
caso contrario il nostro sacrificio non sarà servito a niente…>>
<<…quanto ancora dovremo aspettare e soffrire?>>
<<non so che cosa risponderti figlio mio, sono ormai trent’anni che
attendiamo che qualcuno ci liberi da queste catene…>>
<<raccontami del liberatore…>>
<<…il liberatore altri non è che il figlio del principe Anakais, l’erede
dell’imperatore…>>
<<che ne è stato di Anakais?>>
<<non lo so, l’unica notizia che è pervenuta su Trix è relativa ad una
missione segreta che è stata assegnata trent’anni fa al tenente Riuga…>>
<<a che cosa ti riferisci…>>
<<all’incarico conferito a Riuga da Anakais in persona, di portare il figlio
neonato su un misterioso pianeta azzurro in un sistema chiamato Sol…>>
<<pensi che Riuga abbia avuto successo?>>
<<dobbiamo solo sperare figlio mio, o la nostra schiavitù sarà per
sempre…>>

Richer e Jane si allontanarono velocemente. Si diressero correndo verso una


strada parallela a quella in cui avevano incontrato Meixxan e gli altri
minatori. Il trambusto provocato dalla rivolta dei minatori stava richiamando
un numero crescente di soldati krunns. Questo rendeva sempre più difficile
il prosieguo della missione dei due terrestri. Addentrandosi sempre più
all’interno della nuova via, Richer ne osservava con estrema attenzione i
palazzi. Avevano un qualcosa di familiare. Possedevano caratteristiche che
John aveva già visto.
<<Jane, ho la sensazione di aver già visto questi edifici…>>
<<come puoi provare la sensazione di aver visto un luogo se non ci sei mai
stato…>>
<<eppure…>>

Effettivamente sia i palazzi che la strada percorsa dai due terrestri era la
medesima percorsa anni prima da Anakais ed Riuga. John aveva un pallido
ricordo delle vie percorse dal principe tansiano per averle viste
sull’ologramma krunns. Però inaspettatamente non riusciva a collegare le
due situazioni, e come tale non era in grado di ricordare dove aveva
maturato le sensazioni che provava in quei frangenti. Era probabile che la
fuga concitata che avevano effettuato fino a quel momento, gli aveva privati
di un minimo di lucidità necessari per associare tra loro le due situazioni.

Nel frattempo si svolgeva un breve discussione tra Meixxan e uno strano


individuo incappucciato…
L’immagine olografica di un incappucciato apparve all’improvviso di fronte
al minetrixiano:-
<<…come sta procedendo l’operazione che il maestro vi aveva affidato,
mastro Meixxan>>

209
<<…secondo i piani, mio signore-disse con estrema freddezza Meixxan-
…mi chiedo se tutto questo poteva essere evitato…>>
<<alludi all’intervento dei krunns?>>
<<…si, ai krunn per dar seguito alla vostra missione è morta tanta gente, ho
visto morire moltissimi amici…>>
<<capisco la tua inquietudine mastro Meixxan, ma dopotutto questa è una
guerra, la morte dei tuoi amici può anche starci…>>
<<sempre che i sacrifici che voi ci state imponendo ne valgano la pena…>>
<<ne varranno la pena, mastro Meixxan-l’incappucciato rimase in silenzio
per qualche istante-…adesso dove si trovano i nostri due amici?>>
<<non molto lontano dalla nostra base, dopo che è scoppiata la rivolta,
abbiamo fatto si, che i due umani si dirigessero in un passaggio obbligato, e
da qui arrivare nella via in cui vi trovate anche voi…>>
<<mmmh…molto bene mastro Meixxan-una nuova pausa-…amico mio,
dovrete fare in modo di tenere i krunns lontani da noi per tutto il tempo
ancora necessario affinché gl’umani ci trovino…>>
<<mi state chiedendo di mandare a morte sicura i pochi compagni, che
ancora mi restano…>>
<<mi dispiace mastro Meixxan, è l’unico modo per distogliere l’attenzione
dei krunns dalla nostra base e con essa dagl’umani…>>
<<non vi garantisco niente, mio signore faremo ciò che potremo…passo e
chiudo…>>
<<passo e chiudo, mastro Meixxan>>
Meixxan osservò i pochi compagni rimastigli, quindi rivolse la propria
attenzione alle decine di soldati krunns che stavano confluendo nella zona
dello scontro. Meixxan sapeva molto bene che cosa significava tutto ciò.
Come sapeva bene dove lo avrebbe portato l’attuazione della richiesta
avanzata dall’incappucciato. Ma lui come tanti altri lottavano per
riconquistare un qualcosa che avevano perso trent’anni prima, lottavano per
riconquistare la libertà. Ed in ogni lotta non tutti riescono ad arrivare alla
fine in vita, per vedere realizzati i propri sogni. Meixxan imbracciò un
fucile laser al pari dei suoi pochi amici sopravissuti e caricò i krunns. Un
grande eroe al pari di tanti altri eroi misconosciuti, andarono incontro alla
morte consapevolmente.

III
Richer si fermò in mezzo alla strada. Jane fece qualche passo, quindi anche
lei si fermò. Ambedue osservarono la strada nel suo insieme. Sia la via che i
palazzi sembravano meno fatiscenti degli edifici del viottolo che avevano
appena abbandonato. Esistevano diversi locali pubblici, negozi di
abbigliamento e spacci. Non c’era il livello di immondizie che invece
avevano trovato nell’altra via, c’era si e no qualche cartaccia per terra che le
folate di vento facevano volare. Una cosa si notava immediatamente: non
c’era nessuno in giro!. Per quanto assurdo potesse essere, non si notava
anima viva in giro. Gli stessi negozi erano privi di clienti e se non fosse
stato per la presenza dei titolari, non ci sarebbe stato nessuno.
<<che c’è John?>>
<<è tutto così…tranquillo…>>
<<tenendo conto del caos da cui siamo fuggiti…>>
<<ed è esattamente questo mi rende perplesso>>

210
<<spiegati meglio…>>
<<a meno di trecento metri da qui, ci sono individui che combattono e
muoiono. Combattono e muoiono principalmente per impedire ai krunns di
prenderci. E’ come se tutti gli abitanti di questa zona, si fossero trasferiti
lontano da qui, semplicemente per impegnare i krunns e distrarre la loro
attenzione da questa zona…>>
<<forse i minatori non desiderano che i krunns mettano il proprio naso da
queste parti…>>
<<…già, i krunns sono impegnati in altre parti della città per impedire loro
di concentrare l’attenzione qua-John ebbe un illuminazione-…Jane, quando
siamo arrivati da queste parti ti dissi che mi era parso di aver già visto
questo posto…>>
<<ti sei ricordato qualcosa?>>
<<si, l’ologramma krunns…nell’ologramma viene raccontato il momento
dell’incontro di Anakais con Hubert…>>
<<ebbene…>>
<<…questa è la via in cui Hubert e Anakais entrarono all’interno di un
locale chiamato “la locanda dell’assassino”, io penso che in questa via è
ubicata la base dei Guardiani>>
<<ne sei certo?>>
<<ne sono convinto. Troppe coincidenze.>>
<<di quali coincidenze parli?>>
<<l’aspetto degli edifici, identici a trent’anni fa, ma anche il modo in cui i
minetrixiani cercano di tener lontani da qui i loro oppressori…>>.
A conferma delle deduzioni di Richer si senti il rumore assordante di tre
caccia planetari krunns sorvolare a volo radente il quartiere.
<<è bene che ci affrettiamo a trovare la base dei guardiani, credo che i
krunns abbiano quasi portato a termine l’opera di pulizia nei confronti dei
minetrixiani, quindi saranno liberi di occuparsi di noi…>>
<<…John, ho paura!>>
<<si lo so, amore mio. Era uno dei motivi per il quale non volevo che tu
venissi con me, non desideravo che rischiassi la tua vita per inseguire quella
che potrebbe rivelarsi una chimera…>>
<<ma il racconto di Steve?>>
<<e se fosse proprio lui la causa di tutto questo?>>
<<sei sicuro di quello che vai affermando?>>
<<mi dispiace ma non sono più sicuro di niente…>>
I due terrestri accelerarono il proprio passo e cercarono disperatamente la
“locanda dell’assassino”. Richer era ormai convinto che solo dopo che
avessero rinvenuto quella che egli riteneva la base dei guardiani sarebbero
stati al sicuro dai krunns. Camminarono in avanti per altri duecento metri
senza rinvenire assolutamente niente. Richer stava incominciando a
disperare di trovare la famosa “locanda”. Sapeva che ogni istante passato
rendeva sempre più difficile la possibilità di entrare in contatto con il
Guardiano, mentre era sempre più certa e vicina la possibile cattura da parte
dei krunns. Ancora una volta il rumore assordante dei motori ionici dei
caccia krunns, ruppe il silenzio spettrale in cui era caduta la strada in cui si
trovavano i due terrestri. Poi finalmente quando John e Jane stavano quasi
disperando di venire a capo della loro ricerca, rinvennero l’entrata della
“Locanda”.

211
Le vetrine esterne della “Locanda” erano in tutto e per tutto simili alle
immagini che i terrestri avevano visto sull’ologramma. I due terrestri
guardarono l’insegna, questo era scritto in caratteri tannici. Totalmente
incompressibile per i due terrestri. Però sia Richer che Jane avevano già
visto una locanda con un’insegna scritta in caratteri tannici. Si ricordavano
di aver visto qualcosa del genere nella città sotterranea dei ribelli tansiani.
<<ti ricordano qualcosa quei segni?>>chiese John alla giovane donna.
<<si, abbiamo visto qualcosa del genere su Tanso…>>
<<esattamente a dieci chilometri dalla superficie, adesso è tutto chiaro, il
nostro arrivo su Tanso, il salvataggio da parte di Katiuga e il fatto che ci
abbiano lasciati soli, senza sorveglianza nella loro città sotterranea.
Volevano che noi imparassimo qualcosa…>>
<<o vedessimo qualcosa che ci sarebbe stato utile in questo frangente…>>
<<sai Jane, adesso capisco molte cose, anche qualcosa che riguarda
direttamente il nostro pianeta, e forse se non erro, anche il nostro Alto
Segretario Harthur…>>.
<<forse in tutta questa storia c’è coinvolto anche Harthur-disse pacatamente
Jane-…ora vediamo di entrare all’interno della “Locanda” e cerchiamo di
venire a capo sul mistero dei Guardiani…>>
<<si hai ragione, continuiamo con la nostra politica dei piccoli passi…>>.
I due terrestri oltrepassarono l’entrata alla “Locanda”, giusto qualche
secondo prima che i primi soldati krunns apparissero in fondo alla via.
Ancora una volta la storia si ripete. Tanti anni prima era stato Hubert ad
entrare per primo all’interno del locale. Adesso quel ruolo lo assunse Richer.
La giovane dottoressa gli era subito dietro. Allora come adesso, la
“Locanda” non era particolarmente rischiarata, si imponevano luci soffuse
che donavano al locale un aureola di ambiguità.
Il locale era ripartito su due livelli. Il livello più basso si trovava al di sotto
del piano stradale e vi si poteva arrivare per mezzo di una scala a chiocciola.
Al suo centro, si trovava il bancone del bar, mentre i tavoli dei vari
avventori si diramavano a raggiera tutt’intorno. Tutto era rimasto come lo
avevano visto per la prima volta Anakais e Riuga trent’anni prima. Anche il
palco in cui venivano realizzati gli spettacoli, rimaneva sospeso a mezz’aria
come molti anni prima.
<<scendiamo al primo livello-disse Richer-godiamoci lo spettacolo fino a
quando i nostri amici si degneranno si svelarsi a noi…>>

I due terrestri scivolarono lungo la balaustra che separava la zona ristorante,


posta al secondo livello dall’area del bar posta invece al primo. Si
avvicinarono alla scala a chiocciola che portava al primo livello. Prima di
scendere al primo livello, Richer osservò con molta attenzione la zona
ristorazione della “Locanda”. Cercava qualcuno.
<<che cosa stai cercando?>>
<<più che cosa sto cercando dovresti chiedermi chi cerco?…speravo di
individuare Steve…>>
<<…mi ricordo che ci aveva garantito che si sarebbe fatto vivo lui…>>
<<…io speravo di anticiparlo, scendiamo al primo livello e godiamoci lo
spettacolo…>>
Scesero le scale a chiocciola e si sedettero in un tavolo loro indicato da un
droide cameriere. Il medesimo droide prese le ordinazioni dei due terrestri,
si allontanò dal tavolo in cui si erano seduti i due umani per prendere le

212
ordinazioni al bancone del bar. Serviti i due terrestri, il droide scomparve. A
questo punto sia Richer che Jane assistettero allo spettacolo offerto sul palco
volante. Dei mimi in calzamaglia nera, facevano da contorno ad una
ballerina cantante. Questa cantava un brano melodico dimenandosi affianco
ai due mimi ballerini. Durante lo svolgersi dello spettacolo, i due terrestri
sorseggiarono la bevanda loro portata dal droide. Ad un certo punto ai due
terrestri parve che il palco girasse furiosamente e cambiasse completamente
aspetto. Prima di perdere i sensi, Richer intuì che sia lui che Jane erano stati
drogati, forse per impedire che una volta contattati dal Guardiano, potessero
raccontare, nel caso malaugurato venissero catturati dai krunns, le modalità
del loro incontro con uno degli esseri più misteriosi della Galassia.

Sembrava che fosse passata un’eternità. I due terrestri si risvegliarono


all’interno di una stanza buia, malamente illuminata da una lampada a muro.
Il sorriso di una persona conosciuta accolse Richer e Jane al loro risveglio. Il
sorriso e il volto di Steve Esposito era la prima cosa che videro appena
riaprirono gli occhi. John constatò che si trovava seduto su una poltrona.
Contrariamente a quello che si sarebbe aspettato, non era legato. Al suo
fianco vide Jane. Anch’ella stava riprendendo i sensi. Anche a lei apparve il
viso noto di Steve Esposito.
<<ciao Steve>>disse sottovoce la ragazza.
Richer invece taceva. Osservava la stanza buia e taceva.
<<ben risvegliati amici miei>>disse con voce ammiccante il cuoco
italoamericano.
<<che cosa hai messo nelle bevande che ci hai fatto servire?>>chiese con
tono brusco Richer.
<<…vedo che non hai perso la parola-gli rispose bonariamente Steve-…dei
sonniferi, mi dispiace avervi dovuto narcotizzare, ma era l’unico modo per
evitare di dare troppo negl’occhi, ed impedirvi di vedere come arrivare in
questa stanza…>>
<<siamo all’interno della base del Guardiano?>>chiese serio Richer.
<<si, amico mio>>
<<perché tutta questa farsa?>>
<<come ti ho già spiegato, era necessario mantenere l’anonimato su questo
posto…>>.
Richer non parlò, continuò ad osservare la stanza. Quindi chiese:-
<<non sarebbe possibile accendere le luci?>>
<<perché non ti piace il buio?>>chiese divertito Steve.
<<non mi crea nessun disturbo l’oscurità, è che vorrei vedere in viso il
nostro amico! >>
<<di che cosa parli?>>
<<Steve…Steve…-disse con tono di rimprovero Richer-…credo che sia
giunto il momento di farla finita con questa farsa, hai voluto che
arrivassimo fin qui, ora che ci siamo puoi anche svelarti, Guardiano
Hubert…>>disse infine il terrestre rivolto ad un ombra che stava seduta
all’altra estremità della stanza.
Dall’ombra arrivò una risposta.
<<come hai fatto a scoprire la mia presenza in questa stanza…>>
<<mio caro Guardiano…-disse Richer con tono ironico-…ricordati che il
mio vero mestiere è fare la spia. Avevo intuito tutto questo nel momento in
cui ci siamo recati nella città sotterranea tansiana. Sapevo che quando

213
finalmente saremo entrati in contatto con un Guardiano, le modalità del
contatto sarebbero state queste. Solo che non mi immaginavo che il
Guardiano fossi tu. Sai Hogan, il mio capo ingegnere, mi aveva rivelato che
tu eri stato ucciso dal sovrano dei kreek…>>.
<<…sapessi quante volte mi hanno creduto morto, e quante volte mi sono
presentato ai miei nemici redivivo…>>
<<penso decine di volte…>>
<<pressapoco>>.
Le luci della stanza si accesero. E questo svelò le vere sembianze della
stanza in cui erano stati condotti i nostri amici. Una stanza piena di
strumenti ultratecnologici.
<<caspita…-sbotto Jane-…che razza di posto è questo?>>
<<…la mia umile stanza da cui osservo lo svolgersi della vita e delle lotte
che investono l’intera galassia…>>rispose con tono bonario Hubert.
<<…ma lo Hubert con cui stiamo chiacchierando-disse Richer alzandosi
dalla poltrona in cui era stato seduto fino a quel momento-…è il vero
Guardiano Hubert, oppure ne è soltanto una copia…>>
Richer fissò intensamente Hubert. Il suo volto mostrava i segni di una
saggezza accumulata nel corso dei millenni. L’impressione che Richer e
chiunque avesse visto le sembianze del Guardiano attraverso l’ologramma
krunns, era quella di essere di fronte, ad un individuo senza età. Hubert si
alzò dalla propria poltrona e si avvicinò ai due terrestri. Sorridendo osservò i
dolci lineamenti della ragazza terrestre, indi spostò la sua attenzione nei
confronti di Richer. Ad un certo punto si avvicinò alla consolle posta sotto
un grande schermo. Premette un pulsante ed apparvero delle immagini.
Hubert iniziò a raccontare una storia, una storia che riguardava le origini dei
Guardiani.
<<mi chiamo Hubert Bagon, e sono in vita da trentamila anni!>>
<<dunque tu sei il vero…>>
<<si, carissimo John…sono il vero Guardiano Hubert. Per salvaguardare la
mia vita, mi sono sempre avvalso di controfigure, di androidi. Loro
facevano il lavoro di cui sono stato incaricato dall’Imperatore della Galassia,
da Dagon!>>
<<Dagon?…chi è costui?>>
<<Dagon è stato il sovrano del pianeta Bedhan. Sotto i suoi auspici vennero
creati gli SkyJewel e lo SkyPower. Questi strumenti gli permisero di
diventare l’incontrastato signore della Galassia. Per mezzo degli SkyJewel, e
con l’ausilio dello SkyPower è possibile acquisire la conoscenza di intere
galassie e mettersi in contatto con le civiltà presenti in dette galassie. Grazie
a tutto questo è stato trovato anche il modo di raggiungere
l’immortalità…>>
<<non capisco che cosa vuoi dire-lo interruppe Richer-…Questo Dagon è
diventato il signore della Galassia, è anche un essere diventato immortale,
così come lo sei diventato anche tu. Ma se egli era così potente, come mai la
Galassia si trova divisa in molteplici potentati stellari? E se aveva raggiunto
l’immortalità, che ne è stato di lui…>>
<<…cerchi di arrivare sempre ad una spiegazione logica, amico John…-
disse con un largo sorriso Hubert-…l’impero di Dagon era collegato con la
sua persona, se egli fosse venuto meno…>>

214
<<sarebbe venuto meno anche il suo impero!-commentò Richer intuendo la
grande verità-…dunque Dagon è morto! Ma come è possibile tutto ciò, se
mi hai appena detto che Dagon era divenuto un immortale!>>
<<essere diventati immortali, non sta a significare che non sia possibile
venire uccisi. Attraverso il procedimento dell’immortalità è possibile
provocare la rigenerazione continua delle cellule. Ma se supponiamo che un
essere divenuto immortale, venga scaraventato all’interno di una fornace
nucleare, nonostante la rigenerazione continua delle cellule, questo non gli
impedisce di morire…>>
<<è ciò che è accaduto a Dagon?>>chiese Jane.
<<si mia cara, il sovrano dei krunns scoprì il segreto degli SkyJewwl e con
un inganno invito Dagon sul suo pianeta. Dagon andò sul pianeta Krunnh
senza gli SkyJewel. E sempre grazie ad un inganno, il sovrano dei krunns, lo
portò a visitare una fornace nucleare…>>
<<al cui interno Dagon fu scaraventato e fatto morire…>>
<<esatto amico mio…>>
<<che ne furono degli SkyJewel?>>
<<Dagon aveva previsto che potesse succedergli qualcosa, e per ovviare a
tutto ciò creò il Consiglio dei Guardiani, esseri immortali come lo era stato
lui. Però a differenza di Dagon, i Guardiani non possono usare gli
SkyJewel…>>
<<in che senso…>>
<<nel senso che solo individui Sky compatibili ne possono reclamare il
possesso e connessi a ciò, gli immensi poteri e la grande conoscenza ad essi
collegati…>>
<<ma gli SkyJewel dove sono finiti…>>chiese Richer.
<<si decise di nasconderli in punti irraggiungibili della Galassia, fino a
quando non fosse giunto il momento di riconsegnarli all’erede di
Dagon…>>
<<Dagon ha avuto dei figli?>>domandò incuriosita Jane.
<<no, mia cara. Quando parlo dell’erede di Dagon, intendo colui che
riuscirà a reclamare il possesso di tutti gli skyJewel…>>
<<ed ecco che entriamo in causa noi-commento ironico Richer-…per vostra
sfortuna i krunns sono riusciti a mettere mano agli SkyJewel…>>
<<esattamente amico, è necessario impedire loro di impadronirsi di tutti gli
SkyJewel, ed attraverso loro arrivare allo SkyPower. Lo SkyPower è la via
attraverso cui è possibile giungere all’immortalità…>>
<<capisco-disse con tono grave Richer-…abbiamo visto ciò di cui sono
capaci i krunns. Se si dovessero impadronire di tutti gli SkyJewel e con loro
anche dello SkyPower, la loro tirannia non avrà mai fine…>>
<<ora capite il perché del mio comportamento-concluse Hubert-intendete il
perché ho bisogno del vostro aiuto…>>
Richer contemplò la stanza del Guardiano, indi chiese:-
<<che cosa dobbiamo fare per venirvi in aiuto…>>
<<sapevo che mi avreste aiutato-disse con un grande sorriso Hubert-…vi
dovrete recare all’interno della Confederazione Cornelliana, e lì contatterete
il vecchio Riuga…>>
<<Confederazione Cornelliana?. Di che cosa state parlando?. E…Riuga vive
ancora?>>chiese sorpreso Richer.

215
<<e’ un’organizzazione politica che domina oltre la metà della Galassia. In
merito a Riuga, si John, Riuga è vive ancora. E’ un po’ più vecchio di come
lo avete visto nell’ologramma, ma pur sempre in gamba…>>
<<un po’ più vecchio?…-commentò sarcastico Richer-…oggi avrà si e no
sessant’anni…>>
<<cinquantacinque per l’esattezza!>>.
Fu la risposta conclusiva di Hubert.
<<come pensate di farci andar via da qui?>>chiese Richer.
<<allo stesso modo in cui siete arrivati-intervenne Steve-…con il
teletrasporto…>>
<<ci avete teletrasportato?-chiese stupita Jane-…non è che vi siete
dimenticati qualche nostro atomo in giro per la galassia?>>
Gli altri risero.
<<non ti preoccupare Jane, la scienza del teletrasporto è ormai una scienza
perfettamente affermata…-Steve li accompagnò vicino ad un oggetto
circolare, lo stesso che avevano trovato nella cabina di Steve sull’Excelsior-
…dovete salire qui, al resto penseremo noi…>>
<<ci teletrasportate direttamente sull’Excelsior?>>
<<no, è troppo pericoloso>>rispose Steve.
<<perché?>>
<<le vostre molecole potrebbero venire intercettate dai krunns, e così
potreste ritrovarvi rimaterializzati in qualche prigione krunns…>>
<<anche i krunns conoscono la tecnica del teletrasporto?>>
<<e da chi pensate che abbiamo appreso la tecnologia del
teletrasporto?>>disse sorridendo Hubert.
<<questa poi…>>.
I due terrestri salirono all’interno del teletrasporto. Si smaterializzarono per
rimaterializzarsi all’estrema periferia della città. I due si guardarono
vicendevolmente e cercarono di capire se erano ancora perfettamente
integri. Sulla Terra si erano fatte innumerevoli teorie sulla possibilità del
teletrasporto, tra cui quella che metteva in guardia su eventuali errori nella
ricostruzione molecolare. Jane osservò Richer e gli chiese se era
perfettamente integro. L’uomo guardò storto la ragazza. La donna della sua
vita gli stava chiedendo se si sentiva perfettamente integro!. Gli chiedeva se
aveva tutte le cose al posto giusto. Accipicchia!. Gli era venuto un dubbio, e
se Jane avesse ragione?. John aprì la patta dei pantaloni e constatò
direttamente la presenza della sua virilità. Un grande sorriso dell’uomo
rincuorò anche la donna, era tutto a posto. I due terrestri osservarono il
punto in cui erano stati teletrasportati, per quanto incredibile potesse essere,
Hubert gli aveva rimandati nello stesso punto in cui precedentemente si
erano separati da Sam e Jane. Se da un lato questo li rallegrava, nel senso
che così avrebbero evitato di incontrare nuovamente i krunns, dall’altro lato
erano decisamente contrariati. Essere teletrasportati nello stesso punto da cui
si erano separati dai loro amici, stava a significare dover ripetere a ritroso la
strada che avevano percorso da quando avevano lasciato l’Excelsior. E visti
i pericoli in ciò insiti, la qualcosa non li rallegrava affatto. Se a questo si
aggiungeva il fatto che era ormai sera inoltrata, l’inoltrarsi all’interno della
foresta di piante carnivore non era qualcosa da prendere alla leggera. John
accese una torcia con cui cercava di illuminare la pista che dovevano
percorrere per ritornare alla loro astronave. L’essere ritornati al punto da cui
si erano separati dai loro amici li permise di riprendere gli zainetti che al

216
pari di Sam e di Ludmilla, avevano nascosto in quei paraggi per non dare
troppo nell’occhio una volta dentro la città. Dopo aver rintracciato gli zaini
ed essersi impadroniti di tutto ciò di cui potevano servirsi, incluse delle
armi, iniziarono a camminare. Rispetto all’andata, stavolta Richer faceva da
retroguardia nei confronti di Jane. Ed in ogni caso la distanza tra i due non
fu mai superiore al mezzo metro. Ambedue erano attenti ai pericoli nascosti
della foresta di Khal. Il paesaggio naturale che circondava i nostri due eroi
era, alla luce delle torce, piuttosto spettrale. Gl’altissimi alberi simili alle
sequoie del nord america assomigliavano sinistramente a mostri dai corpi
allungati. Ovviamente i due terrestri sapevano che quello che vedevano non
corrispondeva alla realtà, che gli alberi come il multiforme sottobosco con le
svariate piante ed arbusti e fiori li presenti erano perfettamente innocui.
Richer sapeva bene che l’unico serio pericolo rappresentato dalla foresta era
rappresentato dalle piante carnivore. Ma sapeva altresì che poteva ridurre al
minimo questo pericolo seguitando a percorrere la pista esistente in quella
foresta.
Dopo tre chilometri, il sentiero velocemente attraversato da Richer e da Jane
si aprì nella piccola radura in cui crescevano le piante carnivore. Come
poche ore prima era capitato a Sam e a Ludmilla, anche John e Jane capitò
di assistere al lugubre luccicare alla luce delle torce, dei resti ossei del
trixocervo. Ancora una volta i terrestri sobbalzarono impauriti. La paura
provata da Richer e Jane era giustificata in quanto forse in risposta alla luce
delle torce iniziarono a fuoriuscire le terminazioni tipiche delle piante
carnivore di Trix. Soltanto che stavolta i nostri due eroi erano consapevoli
del pericolo ed erano altresì ben istruiti sul come aggirare tale pericolo.
Superata la radura continuarono a camminare per circa due chilometri fino a
che non arrivarono in prossimità dell’Excelsior.
<<John…guarda che cosa abbiamo trovato…>>
<<…la nostra nave-disse con un gran sorriso-finalmente potremo ritornare a
casa…>>.
<<un momento amore-osservò stupita Jane-…ma l’Excelsior non era
avvolta dallo scudo occultante?>>
<<hai ragione…vieni qua e stai dietro me…>>
La porta posteriore dell’hangar dell’Excelsior si aprì. Richer si incurvò ed
afferrò la sua pistola laser. Che i krunns si fossero impadroniti della loro
nave?. Non ne era sicuro. Dall’interno uscirono degl’individui. Per fortuna
erano Hogan e Ranko.
<<ehilà…Jonh-fece il colossale ingegnere-…ne hai messo di tempo per
ritornare a casa>>
Richer e Jane uscirono dal loro riparo e andarono incontro ai loro amici. I
quattro si abbracciarono, quindi John fece la fatidica domanda:-
<<perché l’Excelsior non è in occultamento?>>
<<stiamo lavorando sui sistemi di alimentazione dell’iperpropulsore. Per
poter effettuare i lavori abbiamo dovuto spegnere il dispositivo per
l’occultamento della nave…>>
<<grazie…>>
<<andiamo dentro…>>disse Hogan.
I quattro entrarono all’interno dell’hangar dell’Excelsior. Dopo che tutti
furono entrati dentro l’astronave, Ranko azionò il dispositivo per chiudere il
portellone d’accesso. A questo punto i quattro si diressero in sala macchine.
Qui si trovava Bonko intento a sistemare alcuni cavi dell’energia. Nel

217
vedere Richer e Jane, Bonko sorrise interrompendo i lavori che stava
compiendo e indirizzandosi verso i suoi amici.
<<…John…Jane…che gioia rivedervi, come è andata la missione?>>
<<abbastanza bene-rispose il comandante della navetta-…piuttosto a che
punto sono i lavori?>>John alludeva chiaramente ai lavori in corso
sull’iperpropulsore.
<<a buon punto, ancora un paio d’ore di lavoro e ho finito>>rispose
l’astromeccanico.
<<il problema che dobbiamo affrontare-disse Richer rivolto in questo caso
ad Hogan-…è sapere se abbiamo due ore di tempo prima che i krunns ci
intercettino…>>
<<…penso che l’oscurità ci metta al sicuro…-fu la risposta dell’ingegnere-
…in ogni caso Bonko esagera come suo solito. Il nostro amico deve solo
finire di collegare quei cavi di energia al nuovo fasatore di potenza>>
Bonko si portò la mano sulla pelata e si gratò la testa:-
<<beh effettivamente Hogan ha ragione…>>.
Richer, Jane ed Hogan uscirono dalla sala macchine e risalirono fino alla
sala riunioni. Qui trovarono ad attenderli Lukas e Sam:-
<<ehilà…-disse il pilota americano-…era ora che vi decideste di tornare alla
base…>>
<<il solito mattacchione>>rispose sorridente Jane.
I due piloti si fecero avanti per salutare il ritorno dei loro amici. A questo
punto Richer si guardò attorno e chiese:-
<<…dov’è finita quell’adorabile rompiscatole russa?>>
<<stai attento a te!…guarda che ti ho sentito>>
Richer sentì la voce di Ludmilla ma non la vide:-
<<dov’è?>>.
<<e dove vuoi che sia…-gli rispose Sam-sarà come suo solito a farsi una
doccia…>>
<<molto bene allora-concluse Jonh-…approfittiamo dell’occasione per farci
una doccia anche noi-disse alludendo a Jane-…ci rivedremo qui tra
mezz’ora…>>

Mezz’ora dopo in sala riunioni si ritrovarono tutti i membri dell’Excelsior


eccetto naturalmente Steve Esposito.
<<siete entrati in contatto con il Guardiano?>>chiese Hogan.
<<si…amici miei-disse con un grande sorriso Richer-…siamo entrati in
contatto con il Guardiano, e lui ci ha affidato una missione…>>
<<una nuova missione!…>>fece stupita Ludmilla.
<<si, amici miei, dovremo andare sul pianeta Cornelius per incontrare
Riuga…>>
<<Riuga?…-disse perplesso Hogan-pensavo che il tansiano fosse ormai
morto…>>
<<invece ma non è così, Hubert ci ha detto che è ancora vivo ed è ancora in
gamba…>>
<<Hubert?>>dissero all’unisono Hogan, Sam e Ludmilla.
<<non ve l’avevo detto, il Guardiano è Hubert ed è ancora in piena forma!.
Però prima di andare su Cornellius dovremo tornare su Centauri IV, devo
parlare a tu per tu con il Segretario Harthur, abbiamo molte cose di cui
parlare…>>.

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<<scusa John-fece perplesso Hogan-…ma ti avevo detto che Hubert è morto
per opera del sovrano kreek, come è possibile che il Guardiano che tu hai
incontrato sia lo stesso Hubert dell’ologramma…>>
<<…semplice, pare che questo Hubert abbia l’abitudine di farsi sostituire da
androidi perfettamente identici all’originale…>>
<<oh, bella questa>>

Prima che sorgesse l’alba del nuovo giorno, Hogan accese i propulsori
dell’Excelsior alimentati con il minetrix. Con grande sorpresa dell’ingegnere
terrestre, il nuovo combustibile forniva un’energia molto più elevata di
prima. Non solo, si rivelava addirittura quasi inesauribile.
<<John…siamo pronti per partire>>
<<molto bene, tutti ai propri posti, si torna a casa…>>.

La navetta terrestre decollò, diventò invisibile per effetto del dispositivo di


occultamento, quindi attraversò tutta l’atmosfera trixiana per finire nello
spazio esterno al pianeta del sistema Riel. Da qui effettuò il salto
nell’iperspazio per iniziare la missione affidatagli dal Guardiano Hubert.

Ma questa è un’altra storia.

FINE

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