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UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI CAGLIARI

FACOLTÀ DI LETTERE E FILOSOFIA


CORSI DI LAUREA IN BENI CULTURALI E OPERATORE CULTURALE PER IL TURISMO

Lorenzo Tanzini
Storia Medievale
aa. 2008-2009 - II semestre

materiali per gli studenti


DISPENSA 1

1
Romani e Barbari

Tacito, La Germania (100 D.C. circa)

“I Germani eleggono re i più nobili, condottieri i più valenti. I re non possiedono un potere
infinito e i condottieri governano più con l’esempio dell’esser pronti ad andare innanzi e a farsi
ammirare che con il comando.
Tutti insieme decidono sulle cose importanti; i capi deliberano da soli sulle minori e su quelle che
riguardano la plebe. In consiglio si possono elevare accuse anche gravissime.
Essi non fanno cosa pubblica o privata se non armati; non può prendere le armi se non chi ne ha il
titolo, voluto e approvato dalla comunità. Nello stesso consiglio un capo, il padre o un parente, arma
il giovane di scudo e di asta che per essi sono la toga e il loro primo onore civile.
Alla liberalità del capo essi chiedono il cavallo, la lancia cruenta e vittoriosa che tanto desiderano,
considerando come stipendio il cibo rozzo, ma abbondante. Tale liberalità viene dal bottino di
guerra: né più facilmente potresti indurli ad arare la terra o ad attendere il raccolto dell’anno che a
provocare il nemico o a meritarsi ferite. Sembra loro pigrizia e viltà l’acquistare col sudore quanto
si può procurare col sangue. Quando non sono in guerra i giovani attendono alla caccia, ma
consumano la maggior parte del tempo a mangiare ed a poltrire, lasciando alle donne, ai vecchi ed
ai più deboli di governare la case ed i beni.
E’ noto inoltre che i Germani non abitano in città e non vogliono casa a muro comune. La loro
abitazione, una qui, una là, è presso una fonte, un campo, un bosco, secondo quanto preferiscono.”
Da: L. Gatto, Il Medioevo nelle sue fonti, Bologna, Monduzzi, 1995

Dittico di Stilicone
(inizio V secolo),
Monza, museo della
cattedrale.

Conversione di Clodoveo al cattolicesimo (ca. 496)


“O Gesù Cristo, che secondo Clotilde sei il figlio del Dio vivente, tu che a quanto dicono presti
aiuto a chi è in difficoltà e doni la vittoria a chi spera in te, io devotamente chiedo d’essere onorato
del tuo favore, affinchè, se mi concederai la vittoria su questi nemici e se avrò sperimentato quella
grazia che dcono d’aver provato i tuoi fedeli, io creda poi in te e sia battezzato nel tuo nome. Perché
ho invocato i miei dèi, ma a quanto pare sono ben lontani dall’aiutarmi; per cui credo che non
abbiano nessun potere, visto che non soccorrrono quelli che credono in loro”.
Gregorio di Tours, Historiarum libri, II, 30

2
Il Cristianesimo tra Antichità e Medioevo

Tacito, Annali, XV, 44


…ma non si riusciva ad estirpare l’infame credenza che l’incendio fosse stato provocato. E così per toglier
via eventuali disordini Nerone condannò a crudelissime pene una categoria che il popolo odiava per i loro
crimini, chiamati Cristiani. Costoro prendono nome da un certo Cristo, messo a morte dal procuratore Ponzio
Pilato sotto Tiberio; la loro esecrabile superstizione una volta repressa subito ricompariva, non solo in
Giudea che era stata l’origine di quella malattia, ma anche a Roma, dove quelli venivano a a celebrare i loro
riti atroci e vergognosi. Così insomma dopo che i primi ebbero confessato, una gran moltitudine di costoro
furono puniti tanto per il crimine dell’incendio quanto per il loro odio verso il genere umano.

Editto di Teodosio: Tessalonica, 27 febbraio 380


Vogliamo che tutti i popoli a noi soggetti seguano la religione che l’apostolo Pietro ha insegnato ai Romani e
che da quel tempo è praticata e che ora insegnano il pontefice Damaso e Pietro, arcivescovo di Alessandria,
cioè che, secondo la disciplina apostolica e la dottrina evangelica, si creda nell’unica divinità del Padre, del
Figlio e dello Spirito Santo in tre persone uguali. Chi accetti questa norma sarà chiamato cristiano cattolico,
gli altri invece saranno stolti eretici, né le loro potranno essere considerate come vere e riconoscibili
assemblee; essi incorreranno nei castighi divini e anche in quelle punizioni che noi vorremo infliggere loro.

Regola di S. Benedetto (VI secolo)


(§ 48)L’ozio è nemico dell’anima, e perciò i fratelli in certe ore devono essere occupati nel lavoro manuale,
in altre ore nella lezione divina. Di conseguenza riteniamo che entrambe le occupazioni siano ripartite nel
tempo con il seguente ordinamento: da Pasqua fino alle calende di ottobre, uscendo al mattino facciano i
lavori necessari dalla prima fin quasi all’ora quarta. Poi, dall’ora quarta fino all’ora in cui faranno la sesta,
attendano alla lettura […]
Se le esigenze del luogo o la povertà richiedono che essi si occupino personalmente di raccogliere le messi,
essi non se ne affliggano, giacché allora sono veramente monaci, se vivono del lavoro delle proprie mani,
come i nostri padri e gli apostoli. Tutto però sia fatto con misura, avendo riguardo per i deboli.
(§73) Abbiamo scritto questa regola affinché, osservandola nei monasteri, noi diamo prova di una qualche
onestà di costumi e di un avviamento di vita monastica. Ma per chi si affretta alla perfezione della vita
monastica ci sono gli insegnamenti dei Santi Padri, la cui pratica può condurre l’uomo al culmine della
perfezione. Dunque, chiunque tu sia che ti affretti alla patria celeste, attua, con l’aiuto di Cristo, questa
regola minima, scritta per i principianti, e soltanto allora, con la protezione di Dio, giungerai a quelle più alte
cime di sapienza e di virtù delle quali abbiamo fatto cenno sopra.

Lettera di San Gregorio Magno a S. Agostino di Canterbury (fine VI secolo)


I templi pagani non dovranno essere demoliti, ma saranno distrutti solo gli idoli che vi albergano. Benedite
l’acqua, aspergetela su quei templi, costruite altari e riponetevi le reliquie. Se i templi sono ben costruiti, è
infatti essenziale trasformarli da luoghi di culto dei demoni in luoghi di devozione al vero Dio, di modo che,
quando la popolazione vedrà che i suoi templi non sono distrutti, accorrerà per conoscere e adorare il vero
Dio nei luoghi che le sono familiari. Non devono più sacrificare animali al diavolo. Li uccidano invece in
lode a Dio per nutrirsene e ringrazino Lui, donatore di tutte le cose, per essere stati saziati, affinché, nel
momento in cui vengono ad essi riservati alcuni piaceri materiali, essi siano più disponibili verso la gioia
interiore. Non c’è infatti dubbio che non è possibile strappare dalle loro dure menti in una sola volta tutti gli
errori, giacché non può portarsi in alto d’un solo balzo colui che si sforza di salire il monte…

Norme da Libri Penitenziali irlandesi del sec. VI-VII


Coloro che si ubriacano con vino o con birra contro il precetto del Salvatore…se hanno fatto voto di santità
espiino la colpa per 40 giorni a pane e acqua, se laici per 7 giorni
Chi commette un furto una sola volta faccia penitenza un anno, se due volte due anni. Se è un fanciullo, 40 o
30 giorni, secondo l’età e il grado d’istruzione
Se una donna con il suo maleficio ha ucciso il parto di un’altra donna, faccia penitenza sei mesi a pane e
acqua misurati e per due anni si astenga dal vino e dalle carni
Chi ruba a monasteri col falso pretesto di riscattare i prigionieri faccia penitenza per un anno a pane e acqua

3
L’Italia tra Longobardi e Bizantini

Prammatica Sanzione di Giustiniano (554)


11. Che le leggi degli imperatori si spandano su tutte le province dell’impero. Il diritto e le leggi inoltre
inseriti nei nostri codici, che subito abbiamo trasmesso in Italia con un editto, stabiliamo che abbiano un
valore. Ma anche quelle costituzioni che abbiamo promulgato successivamente ordiniamo che siano
divulgate mediante un editto, e che da quel momento nel quale saranno state rese note abbiano valore anche
in Italia, affinché, essendo stato con il volere di Dio riunito l’impero, anche l’autorità delle nostre leggi si
spanda ovunque.”
Da: Procopio di Cesarea, La guerra gotica

Editto di Rotari (643)


[§43] Se qualcuno colpisce un uomo libero nel corso di una rissa scoppiata all’improvviso e gli provoca un
livido o un taglio, per una lesione gli paghi una composizione di 3 solidi; se ne provoca due, 6 solidi, se ne
provoca tre, 9 solidi.
[§77] Se qualcuno picchia un aldio o un servo ministeriale altrui, qualora il taglio o il livido siano visibili,
paghi una composizione di un solido per una lesione; se ne provoca due, 2 solidi, se ne provoca tre, 3 solidi.
[§74] Per tutte queste ferite o lesioni, che si verifichino tra uomini liberi, abbiamo stabilito delle
composizioni maggiori rispetto ai nostri antenati, affinché, dopo aver ricevuto la suddetta composizione, si
ponga fine alla faida, cioè all’inimicizia, e non si reclami ulteriormente, né si coltivino propositi dolosi, ma la
questione sia da loro considerata conclusa e rimanga l’amicizia. Ma se accade che colui che è rimasto ferito
muoia entro un anno a causa di quelle ferite, allora colui che lo ha ferito paghi una composizione pari
all’angargathungi, cioè secondo il rango della persona.
[§386] Il presente editto delle nostre disposizioni, che abbiamo composto con il favore di Dio, con il
massimo zelo e con le massime veglie concesseci dalla benevolenza celeste, ricercando e ricordando le
antiche leggi dei nostri padri che non erano scritte, e che abbiamo istituito, ampliandolo, con pari consiglio e
consenso con i principali giudici e con tutto il nostro felicissimo esercito, quanto giova al comune interesse
di tutta la nostra stirpe, abbiamo ordinato che sia scritto su questa pergamena […] confermandolo inoltre con
il gairethinx, secondo l’uso della nostra stirpe, in modo tale che questa legge sia stabile e sicura, perché nei
nostri felicissimi tempi e in quelli futuri sia conservata in modo stabile ed inviolabile da tutti i nostri sudditi

Leggi di Liutprando (713)


“Le leggi che un principe cristiano e cattolico ha deciso di stabilire e di valutare con saggezza non le ha
concepite nell’animo, ponderate nella mente e rese proficuamente compiute con le opere per la propria
previdenza, ma per volontà e ispirazione di Dio, perché il cuore del re è nelle mani di Dio, come attesta il
saggissimi Salomone, che dice ‘come lo scorrere dell’acqua, così il cuore del re è nelle mani di Dio; se lo
trattiene, tutte le cose seccano, ma se per la Sua clemenza le lascia andare, tutte le cose sono irrigate e si
colmano di dolcezza’ “
…Se qualcuno, dimentico del timore di Dio, si reca da un indovino o da un’indovina per ottenere dei vaticini
o ei responsi di qualsiasi genere, paghi come composizione al sacro palazzo metà del suo valore, secondo
quanto sarebbe valutato se qualcuno lo avesse ucciso, e inoltre faccia penitenza secondo le disposizioni dei
Canoni.
…Se un uomo romano prende una donna longobarda e acquista mundio su di lei e dopo la morte di lui la
donna va ad un altro marito senza il consenso degli eredi del primo marito, non si ricerchi la faida, perché,
dopo essersi unita ad un marito romano e dopo che costui ha acquisito il mundio su di lei, è diventata una
romana ed i figli che nascono da tale matrimonio siano romani secondo la legge del padre”
Da: Le leggi dei Longobardi. Storia, memoria e diritto di un popolo germanico, a c. di S. Gasparri e C. Azzara, Roma,
Viella, 2005

4
Nascita e sviluppo della civiltà islamica

Il Corano – la figura di Gesù secondo l’Islam


XIX, 22-33: Quindi Maria concepì Gesù e si appartò con lui in una località lontana. I dolori del parto la
condussero presso il tronco di una palma, ed essa esclamò: Oh fossi morta io, prima che ciò avvenisse, e fossi come una
cosa dimenticata! Le gridò allora una voce dal di sotto: Non rattristarti, il tuo Signore ha posto un ruscello ai tuoi piedi.
Scuoti verso di te il tronco della palma e questa farà cadere su di te datteri freschi e maturi. Mangiane quindi, bevi e sta
tranquilla … Venne quindi col bambino dalla sua gente, portandolo con sé, e quelli dissero: Oh Maria, tu hai fatto una
cosa inaudita! Allora essa additò il bambino; ma quelli dissero: Come parleremo con chi è ancora bambino, nella culla?
Disse il bambino: In verità, io sono il servo di Dio; egli ha dato a me il Libro e mi ha costituito profeta. Mi ha fatto,
ancora, benedetto ovunque mi trovi e mi ha ingiunto di fare la Preghiera e L'Elemosina, finché sarò in vita. Mi ha fatto,
inoltre, ossequiente verso mia madre, né mi ha fatto superbo e ribelle e la pace sia su di me il giorno in cui nacqui, il
giorno in cui morirò e il giorno in cui sarò resuscitato a vita.
XIX, 34-35: Questo è Gesù, figlio di Maria; esso è il verbo di verità, di cui dubitano. Non si addice a Dio di
prendersi alcun figlio; sia gloria a Lui.

Pianta della grande moschea Omayyade di Damasco

Il Califfo Al-Mansur (754-775) fonda Baghdad, secondo lo storico Al-Tabari (839-923)


Egli arrivò nella zona del ponte e compì l’attraversamento nel luogo che oggi è Qasr al-Salam. Poi recitò la preghiera
pomeridiana. Era estate, e nel sito del palazzo vi era allora la chiesa di un sacerdote. Egli trascorse là la notte; al mattino
si alzò in piedi, e tutto quello che vedeva gli dava soddisfazione. Allora disse: “è questo il luogo su cui edificherò. Le
merci possono giungere qui attraverso l’Eufrate, il Tigri ed una rete di canali. Solamente un luogo come questo sosterrà
l’esercito e le masse del popolo’. Così egli ne tracciò lo schema ed assegnò fondi per la sua costruzione, e posò di sua
mano il primo mattone, dicendo: ‘Nel nome di Dio, e sia lode a lui. La terra è di Dio, Egli consente di ereditarne a colui
che Egli vuole tra i suoi servi, e ciò che ne risulta è per coloro che Lo temono’. Poi egli disse. ‘costruite, e che Dio vi
benedica’.

Islam e filosofia secondo Al-Kindi (circa 801-866)


“Non dovremmo vergognarci di riconoscere la verità da qualunque fonte essa giunta a noi, anche se essa ci viene
portata da generazioni precedenti e da popoli stranieri. Per colui che cerca la verità non vi è nulla che valga più della
verità stessa”
A. Hourani, Storia dei popoli arabi da Maometto ai nostri giorni, Milano, Mondadori, 1992, pp. 79 e 37

5
L’alto medioevo – società e cultura

Sopra: Spalato, resti del palazzo di Diocleziano


(fine III secolo). A sinistra: Il venerabile Beda
(manoscritto del XII secolo) e illustrazione da
una copia del capitulare de villis (VIII secolo)
Sotto: la terra secondo il mappamondo detto del
Beato di Liebana (VIII sec.).

6
L’impero carolingio

Capitolare italico di Carlo Magno (801)


Nel nome del nostro Signore Gesù Cristo. Carlo, incoronato per segno divino detentore dell’autorità di Roma,
serenissimo augusto, a tutti i duchi, conti, gastaldi e a tutti i preposti alla cosa pubblica delle province d’Italia dalla
nostra benevolenza.
Sebbene noi fossimo venuti in Italia nell’interesse della santa Chiesa di Dio e per mettere ordine nelle province, e molte
e differenti questioni in ogni città siano state discusse al nostro cospetto tanto di cose ecclesiastiche che pubbliche e
private, e la maggior parte sono state risolte subito con sentenza adeguata emessa dalla legge romana o longobarda, ma
ve ne sono alcune rinviate nel tempo al giudizio del nostro esame, la cui sentenza giudiziaria è stata o profondamente
trascurata dai legislatori o abbandonata dai successori alla dimenticanza. Di conseguenza noi, considerando l’interesse
nostro e del popolo a noi affidato da Dio, abbiamo avuto cura di aggiungere secondo la considerazione delle cose e del
tempo, quelle questioni che sono state trascurate dai re d’Italia nostri predecessori negli editti della legge longobarda
dagli stessi emanati, appunto perché quelle necessarie che mancarono alla legge vengano aggiunte, e nelle cose incerte
non prevalga l’arbitrio di qualsiasi giudice, ma la sanzione della nostra regia autorità.
[…] Dell’eribanno. Se qualche uomo libero, in disprezzo del nostro ordine, fra tutti gli altri che devono avviarsi
all’esercito, ha osato rimanere a casa, sappia di dovere pagare la composizione dell’intero eribanno secondo la legge dei
Franchi, cioè sessanta solidi. Ugualmente per il disprezzo di ciascun capitolo che per mezzo del banno della nostra regia
autorità abbiamo promulgato, cioè chi abbia violato la pace delle chiese di Dio, delle vedove, degli orfani e dei bambini
e dei più deboli, paghi l’ammenda dei sessanta solidi.
Dei servi fuggiaschi. Ovunque in Italia sia stato scoperto un servo fuggiasco del re, della chiesa o di qualsiasi
altro uomo, questi sia rivendicato dal suo signore senza alcuna prescrizione di anni: ma a questa condizione, che il
signore sia franco, alamanno o di qualsiasi altra stirpe; se invece si trattasse di un longobardo o un romano, questi
riacquisti o perda i propri servi secondo quella legge, che venne stabilita anticamente tra di loro.
I capitolari italici. Storia e diritto della dominazione carolingia in Italia, a c. di C.Azzara, Roma, Viella, 1998, pp. 73-7

Lettera di Carlo Magno al papa Leone III (796)


Questo in particolare si rivela come il nostro compito: aiutati dalla divina pietà dobbiamo difendere ovunque la Santa
Chiesa di Cristo; all’esterno con le armi, contro gli assalti dei pagani e le devastazioni degli infedeli, all’interno
dobbiamo consolidarla diffondendo la conoscenza della dottrina cattolica. Altro è il vostro compito, beatissimo padre:
proteggere i nostri eserciti, tenendo levate, come Mosè, le braccia, sicché, con la vostra intercessione, il popolo
cristiano, guidato da Dio e quasi suo dono, riporti sempre ed ovunque la vittoria contro i nemici del suo nome e il nome
divino di nostro Signore Gesù Cristo brilli in tutto il mondo.

Capitulare de Villis
Vogliamo che i nostri funzionari curino bene le vigne che sono di loro competenza, sistemino il vino in recipienti adatti
in modo che non possa andare a male. Vogliamo che i nostri fattori addetti alla foresta, ai cavalli e alla loro
riproduzione […] arino ciascuno una quantità di terra determinata, consegnino maiali dai loro fondi e, in luogo di
prestazione manuali, provvedano bene ai loro compiti.
Vogliamo che i funzionari ogni anno, nel periodo della quaresima, procurino di consegnare secondo gli ordini, l’argento
proveniente dalla nostra industria, dopo che saremo informati della produzione annuale
Vogliamo che i funzionari durante il servizio mettano da parte quantità di ogni prodotto che serva a nostro uso; allo
stesso modo mettano da parte ciò che sarà caricato sui convogli militari, ricavato sia dalle fattorie che dai pastori.
Bisogna provvedere con la più grande diligenza a che tutti i manufatti, cioè lardo, carne affumicata, insaccati, salate,
vino, aceto, malto di more, vino cotto, salamoia, senape, formaggi, burro, malto, birra, idromele, miele, cera, farina,
siano preparati e lavorati con pulizia.
Vogliamo che ciascun giudice abbia nel suo distretto dei buoni artigiani, cioè fabbri ferrai, argentieri e orefici, calzolai,
tornitori, carpentieri, fabbricanti di scudi, pescatori, uccellatori, saponificatori, fabbricanti di birra, di sidro, di liquore,
fornai che preparino pani per la nostra tavola, artigiani che sappiano fare bene le reti sia per la caccia che per la pesca…

Sopra: scrittura ‘insulare’ o


anglosassone; a sinistra:
scrittura merovingica. A
destra: scrittura carolina

7
Le ‘seconde invasioni’ e la nuova Europa

Annali del regno franco


808. Un inverno umido e malsano. L’imperatore, recatosi a Noyon all’inizio della primavera, vi passò la
Quaresima e vi celebrò la Pasqua, tornando poi ad Aquisgrana. E poiché era giunta la notizia che Göttrik, re
dei Danesi, era passato con l’esercito nel territorio degli Abodriti, l’imperatore inviò suo figlio Carlo
all’Elba con una forte schiera di Franchi e di Sassoni, con l’ordine di opporsi a quel re forsennato qualora
avesse osato sferrare un attacco ai confini della Sassonia.

Annali di S. Vaast
Anno del Signore 882. I Franchi orientali radunarono un esercito contro i Normanni ma si diedero alla fuga,
e lì cadde il vescovo Wala di Metz. I Danesi bruciarono il famosissimo palazzo e i monasteri di Aquisgrana,
bruciarono le nobilissime città di Treviri e Colonia, i palazzi regii e le residenze di campagna, sterminando
gli abitanti della zona. Contro di loro l’imperatore Carlo radunò un esercito e assediò Elsloo, ma il re
Goffredo gli si fece incontro e l’imperatore gli assegnò i territori frisoni che erano stati in possesso del re
danese Rorik.
Anno del Signore 884. I Normanni non cessano di catturare ed uccidere il popolo cristiano, distruggere
chiese, abbattere mura, incendiare città. Nelle piazze giacevano cadaveri di chierici, di laici, nobili o plebei,
di donne, di giovani, di lattanti. Non c’era una via, non un posto dove non fossero morti; tutti erano in preda
alla disperazione assistendo all’annientamento del popolo cristiano.

Diplomi di del re Berengario I (902 e 904)


In nome del Signore Dio onnipotente ed eterno. Berengario re per il favore della clemenza divina […]
Mediante questo nostro precetto e con dono della nostra generosità abbiamo concesso al monastero di S.
Cristina detto Olona una corte di proprietà del nostro regno detta Salussola, che noi stabiliamo che sarà [del
monastero] finché vivrà il detto abate, per il vitto e il sostentamento dei frati che lì servono Dio; concediamo
al già nominato monastero [la corte] con le case, le terre, le vigne, i campi, i prati, i pascoli, le selve, […] le
peschiere, il corso e il decorso delle acque (compreso l’alveo del Po), i mulini, il ripatico, le paludi, i monti,
le pianure, tutto ciò che è diviso o indiviso, i redditi, i semi di entrambi i sessi, gli aldi uomini e donne e il
districtus e la capacità di perseguire legalmente ogni questione, ovvero qualunque cosa si possa fino ad ora
dire e nominare come appartenente al potere e alla parte regia nella sua totalità.

In nome della santa e indivisibile Trinità. Berengario re per il favore della clemenza divina […] Il venerabile
vescovo Ildegario e il glorioso conte del nostro sacro palazzo Sigefredo, nostri diletti consiglieri, si sono
rivolti alla nostra mansuetudine, a nome di Adelberto reverendo vescovo della santa chiesa di Bergamo,
rivelandoci che la medesima città di Bergamo è stata devastata per l’attacco dei nemici, per cui ora è
angustiata soprattutto dall’incursione dei crudeli Ungari e dalla pesante oppressione dei conti con i loro
ufficiali, e chiedendoci che le torri e le mura della città siano riedificate e che, con la fatica e l’impegno del
predetto vescovo e dei suoi concittadini e di coloro che si rifugiano lì sotto la difesa della chiesa matrice del
Beato Vincenzo, siano riportate allo stato precedente […]. Assentendo volentieri alle loro devote preghiere,
[…] abbiamo stabilito che per l’impellente necessità e le incursioni dei pagani la medesima città di Bergamo
sia riedificata ovunque il predetto vescovo e i suoi concittadini lo stimeranno necessario. Inoltre le torri e i
muri e le porte della città, [ricostruite] con la fatica e l’impegno del medesimo vescovo e dei concittadini lì
rifugiatisi, stiano in eterno sotto il potere e la protezione del vescovo e dei suoi successori.

Diploma di re Ugo (928).


In nome di Dio eterno. Ugo per grazia di Dio re. […] Sappia la solerzia di tutti i fedeli della santa chiesa di
Dio e nostri, presenti e futuri, che il venerabile vescovo Sigefredo, carissimo e fedele nostro consigliere ha
richiesto umilmente alla nostra clemenza che ci degnassimo di concedere ed elargire, con l’autorità di un
nostro precetto, tutta la funzione pubblica, nella sua integrità, che per antica consuetudine suole essere
esercitata da un ufficiale pubblico – ossia da un conte, un visconte, uno sculdascio, un decano, un saltario o
un vicario – alla santa chiesa di Parma costruita in onore di santa Maria, dove è vescovo lo stesso Sigefredo,
e alla chiesa di S. Donnino […] su tutti i [suoi] beni […]. Abbiamo acconsentito alle sue preghiere per amore
di Dio onnipotente e per l’esaltazione delle medesime chiese e per la salvezza della nostra anima e per il
devoto servizio del già nominato venerabile vescovo.