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Solstizio

Il solstizio (dal latino solstitium, parola a sua volta derivante da sol, "sole", e dal tema del verbo stare,
nel senso di "fermarsi"[1]), in astronomia, è il momento che si verifica due volte all'anno quando la Terra,
nel suo moto di rivoluzioneintorno al Sole lungo l'orbita terrestre, presenta in direzione del Sole angolo
massimo o minimo tra il proprio asse di rotazione e il piano orbitale terrestre.
I due solstizi annuali si verificano intorno al 21 dicembre e al 21 giugno (rispettivamente detti "solstizio
d'inverno" e "solstizio d'estate", con riferimento alle stagioni presenti nell'emisfero boreale in quei
giorni).
Successivamente ai solstizi, in ciascuno dei due emisferi terrestri si inverte la tendenza all'aumentare o
al diminuire dell'inclinazione dei raggi del sole, e la tendenza al diminuire o all'aumentare delle ore di
luce giornaliere.[2]

Indice

• 1Storia
• 2Descrizione
• 3La posizione del Sole
• 4Il "Sole di mezzanotte"
• 5Note
• 6Bibliografia
• 7Voci correlate
• 8Altri progetti
• 9Collegamenti esterni

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Illuminazione solare durante il solstizio d'inverno boreale (solstizio di dicembre)


Il solstizio d'inverno rappresentava occasione di festività di vario genere: il Sol Invictus, Saturnalia (dal
17 al 23) e Angeronalia nell'antica Roma; il Natale per il cristianesimo[3]; Yule nel neopaganesimo e per
gli Eteni con il nome norreno di Jól. In Gran Bretagna, a Stonehenge, sopravvivono imponenti ruderi:
due cerchi concentrici di monoliti che raggiungono le 50 tonnellate. L'asse del monumento è orientato
astronomicamente, con un viale di accesso al cui centro si erge un macigno detto "pietra del calcagno"
(Heel Stone, detta anche Friar's Heel, cioè "Tallone del frate"). Al solstizio d'estate il Sole si leva al di
sopra della Heel Stone. Stonehenge, insomma, sarebbe non solo un tempio, ma anche un calendario.
A Nabta Playa vi è un circolo calendariale, dove due monoliti hanno allineamento Nord-Est in direzione
del sorgere del sole il 21 giugno e risulta essere più antico di Stonehenge di almeno mille anni[4].
Tracce di culti solari s'incontrano in tutto il mondo, dalla Polinesia all'Africa alle Americhe e giungono
fino ai nostri giorni: per gli eschimesi il sole è la vita mentre la luna la morte, in Indonesia il sole
s'identifica con un uccello e con il potere del volo, tra le popolazioni africane primitive la pioggia è il
seme fecondatore del dio Amma, il sole, creatore della terra.
Per gli Inca, la cui massima fioritura si ha intorno al XV secolo, la divinità Inti è il sole, sovrano della
terra, figlio di Viracocha, il creatore, e padre della sua personificazione umana, l'imperatore. Attorno
a Cusco, capitale dell'impero, sorgono i Mojones, torri usate come "mire" per stabilire i giorni
degli equinozi e dei solstizi. A Machu Picchu, luogo sacro degli Inca, si può ancora vedere il Torreon,
una pietra semicircolare incisa per osservazioni astronomiche, e l'"Intihuatana", un orologio solare
ricavato nella roccia. Per i Maya il sole è il supremo regolatore delle attività umane, sulla base di un
calendario nel quale confluiscono credenze religiose e osservazioni astronomiche per quell'epoca
notevolmente precise.
Tra gli indiani d'America il sole è simbolo della potenza e della provvidenza divine. Presso gli Aztechi è
assimilato a un giovane guerriero che muore ogni sera e ogni mattina risorge, sconfiggendo la luna e
le stelle: per nutrirlo il popolo azteco gli offriva in sacrificio vittime umane. Leggende analoghe, anche
se fortunatamente meno feroci, si trovano ancora tra le popolazioni primitive nostre contemporanee. Gli
stessi Inuit (eschimesi) ritenevano fino a poco tempo fa che il sole, durante la notte, rotolasse sotto
l'orizzonte verso nord e di qui diffondesse la pallida luce delle aurore boreali: convinzione ingenua, ma
non del tutto errata, visto che è stato studiato come le aurore polari siano proprio causate da sciami di
particelle nucleari proiettate nello spazio ad altissima energia dalle regioni di attività solare. Tutto il culto
degli antichi Egizi è dominato dal sole, chiamato Horus o Kheper al mattino quando si leva, Ra quando
è nel fulgore del mezzogiorno e Atum quando tramonta. Eliopoli, la città del Sole, era il luogo sacro
all'astro del giorno, il tempio di Abu Simbel, fatto costruire da Ramses II nel XIII secolo a.C., era
dedicato al culto del Sole.
Secondo la cosmologia egizia il Nilo era il tratto meridionale di un grande fiume che circondava la Terra
e che, verso nord, scorreva nella valle di Dait, che raffigurava la notte; su esso viaggiava
un'imbarcazione che trasportava il Sole (raffigurato come un disco di fuoco e impersonato nella figura
del dio Ra) che nasceva ogni mattino, aveva il culmine a mezzogiorno e al tramonto viaggiava su
un'altra imbarcazione che lo riportava a est[5]Si devono agli Egizi alcune delle prime precise
osservazioni astronomiche solari, in base alle quali i sacerdoti del faraone prevedevano le piene del
Nilo e programmavano i lavori agricoli. Le piramidi sono disposte secondo orientamenti astronomici,
stellari e solari. Gli obelischi erano essenzialmente degli gnomoni, che con la loro ombra scandivano
le ore e le stagioni. Gli orologi solari erano ben noti e ne esistevano diversi tipi, alcuni dei quali portatili,
a forma di T o di L, chiamati merket: il faraone Thutmosis III, vissuto dal 1501 al 1448 a.C., viaggiava
sempre con la sua piccola meridiana, come noi con il nostro orologio da polso. La prima comparsa
di Sirio, la stella più luminosa del cielo, all'alba, in estate, era per gli Egizi il punto di riferimento
fondamentale del calendario. Il loro anno era di 365 giorni esatti, ma sapevano già che in realtà la sua
durata è maggiore di circa sei ore, per cui avevano calcolato che nel corso di 1460 anni la data delle
inondazioni del Nilo faceva una completa rotazione del calendario.
Il solstizio d'estate, rappresentando l'inizio dell'omonima stagione, è sempre stato nella storia
occasione di feste, come i Litha nel neopaganesimo o la natività cristiana di Giovanni Battista,
cosiddetta "Notte di San Giovanni" o "Notte di mezza estate" [6] Talvolta nelle zone di cultura celtico-
germanica la "Festa del sole di mezza estate" era associata anche alla celebrazione della mascolinità e
della sua funzione sociale. Tra gli esempi di questo binomio si può osservare, in Italia, l'usanza
della Festa dal suu / Festa di Òman a Canzo, in provincia di Como. Nel tardo Impero romano, proprio
riferendosi al solstizio d'inverno, si parlava di Sol Invictus (Sole invitto) per celebrare il giorno in cui il
Sole smetteva di calare sull'orizzonte.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]


Il solstizio di estate e il solstizio di inverno rappresentano rispettivamente il dì più lungo e il più corto
dell'anno. L'impressione del "fermarsi" del sole è dovuta al fatto che in corrispondenza dei solstizi la
variazione della declinazione è molto lenta (lo si vede bene nell'analemma), a differenza
degli equinozi in cui la variazione della declinazione è più significativa. [7]
Nel corso di un anno il solstizio ricorre due volte: il Sole raggiunge il valore massimo di declinazione
positiva nel mese di giugno (segnando l'inizio dell'estate boreale e dell'inverno australe) e il valore
massimo di declinazione negativa in dicembre (marcando l'inizio dell'inverno boreale e dell'estate
australe).[8]
Il solstizio ritarda ogni anno di circa 6 ore rispetto all'anno precedente[9] (più precisamente
5h 48min 46s) e si riallinea forzosamente ogni quattro anni in corrispondenza dell'anno bisestile,
introdotto proprio per evitare la progressiva divergenza delle stagioni con il calendario. A causa di tali
variazioni può capitare che i solstizi cadano il 20 o il 21 giugno oppure il 21 o il 22 dicembre.

La posizione del Sole[modifica | modifica wikitesto]


Sulla verticale di ogni punto tra le latitudini 23° 26' 14,44'' Nord (tropico del Cancro) e Sud (tropico del
Capricorno) il Sole raggiunge lo zenit due volte l'anno: ciò significa che su ogni luogo tra i due tropici,
due giorni all'anno, il Sole è a perpendicolo al mezzogiorno locale; nel caso particolare in cui il Sole sia
allo zenit all'equatore si parla di equinozio (in quanto i raggi solari giungono perpendicolari all'asse
terrestre e la durata del periodo di luce è uguale a quella notturna). I punti sui tropici, altresì,
sperimentano il sole al proprio zenit una sola volta l'anno, in corrispondenza dei solstizi (al tropico del
Cancro per il solstizio di giugno, a quello del Capricorno per quello di dicembre).
Le latitudini comprese tra ciascun tropico e il relativo polo non hanno mai il Sole allo zenit. Nell'emisfero
boreale, al mezzogiorno locale del solstizio di giugno il Sole raggiunge l'altezza massima possibile
sull'orizzonte per quella latitudine, mentre in quello di dicembre raggiunge l'altezza minima. [10]
Nell'emisfero australe invece, al mezzogiorno locale del solstizio di giugno il Sole raggiunge l'altezza
minima possibile sull'orizzonte per quella latitudine, mentre in quello di dicembre raggiunge l'altezza
massima.

Il "Sole di mezzanotte"[modifica | modifica wikitesto]


Lo stesso argomento in dettaglio: Sole di mezzanotte.

Nelle località comprese tra i circoli polari e i poli, alternatamente nell'emisfero nord o in quello sud,
durante il periodo in luce del relativo emisfero il Sole arriva a rimanere sopra l'orizzonte anche per più
di 24 ore consecutive, fino a diversi mesi in prossimità dei poli: questo avviene nel periodo compreso
tra l'equinozio di marzo e quello di settembre nell'emisfero boreale, e al contrario tra l'equinozio di
settembre e quello di marzo nell'emisfero australe.
La durata del fenomeno varia in base alla latitudine: esattamente ai poli (90° di latitudine) il Sole non
tramonta per metà dell'anno, a 80° (sia nord sia sud) per 140 giorni consecutivi, a 70° per 70 giorni.
Il solstizio d'estate è l'unico giorno in cui il Sole non tramonta per le località poste sui circoli polari (66°
33' 38" N e S di latitudine), latitudine inferiore limite di visibilità del fenomeno.

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