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DALL'ESPERIENZA DI SALVEZZA NELLE RELIGIONI,

ALL'ESPERIENZA DI FEDE IN CRISTO SALVATORE ED EVANGELIZZATORE

(Sommario)

Presentazione

1. Esperienza di salvezza nelle religioni


2. Esperienza di fede in Cristo Salvatore
3. Esperienza di Cristo Evangelizzatore, che porta a compimento ogni
salvezza
4. L'esperienza di annunciare Cristo unico Salvatore del mondo

Conclusione

* * *

Presentazione

La missione degli apostoli si attua nel "trasmettere agli altri la


loro esperienza di Gesù e la speranza che li anima" (RMi 24).

In tutte le religioni, si trova una qualche esperienza di salvezza.


Quale è il rapporto tra questa esperienza religiosa e l'esperienza di Gesù
Salvatore?

Annunciare la salvezza in Cristo presuppone aver colto l'esperienza


salvifica delle religioni come preparazione evangelica per ricevere il dono
della fede.

Se "il Verbo Incarnato è il compimento dell'anelito presente in tutte


le religioni dell'umanità" (TMA 6)1, l'annuncio di questo messaggio esige
evangelizzatori che abbiano l'esperienza di Cristo. L'apostolo "è un
testimone dell'esperienza di Dio e deve poter dire come gli Apostoli: «Ciò
che noi abbiamo contemplato, ossia il Verbo della vita ..., noi lo annunzia-
mo a voi» (1 Gv 1, 1-3)" (RMi 91).

Soltanto a partire da questa esperienza di Cristo, sarà possibile


cogliere e apprezzare l'esperienza di salvezza nelle religioni e aiutare a
dare il salto alla fede. L'esperienza di Cristo è "conoscenza vissuta" di
Lui (cfr. VS 88).2

1. Esperienza di salvezza nelle religioni

Il nostro momento storico-ecclesiale è di grande apprezzamento dei


valori positivi delle religioni. Si può affermare che ogni religione ha
un'esperienza valida di salvezza. Il rapporto con Dio salva dal peccato e
dal male.

Le religioni tradizionali cercano in Dio la salvezza da ogni male


nella vita quotidiana. L'induismo cerca la salvezza nella purificazione come
cammino verso l'unione con Dio. Il buddhismo tenta di superare il dolore per
1
     Tertio Millennio Adveniente, Lett. Apostolica circa la preparazione
del Giubileo dell'anno 2000 (10 novembre 1994).

2
     J. ESQUERDA BIFET, Hemos visto su estrella. Teología de la experiencia
de Dios en las religiones, Madrid, BAC, 1996; J. MOUROUX, L'expérience
chrétienne. Introduction à une théologie, Paris, Aubier-Montagne, 1952.
Vedere anche: A. RAVIER, La mistica e le mistiche, Cinisello Balsamo, San
Paolo, 1996.
2
mezzo della ricerca della trascendenza. Le religioni che hanno come
fondamento la rivelazione (ebraismo, cristianesimo, islam) cercano la
salvezza nella volontà di Dio che dirige la storia (di salvezza).

La storia delle religioni è storia di salvezza perché esprime un "eco


di millenni di ricerca di Dio" (EN 53; cfr. NAe 2-4). C'è una "presenza
dello Spirito" che spinge i "semi del Verbo" e "li prepara a maturare in
Cristo" (RMi 28).

In cammino verso l'anno 2000 dell'Incarnazione, il cristianesimo


afferma che "il Verbo incarnato è il compimento dell'anelito presente in
tutte le religioni dell'umanità" (TMA 6) . Questa affermazione è
un'apprezzamento dell'"anelito", cioè, del profondo desiderio di salvezza
inerente alle religioni.3

2. Esperienza di fede in Cristo Salvatore

L'esperienza cristiana di salvezza è totalmente nuova. Non è solo


frutto di una ricerca di Dio (per liberarsi dal peccato y dal male), ma è
specialmente un'accettazione della salvezza offerta da Dio in Cristo. E'
quindi un'esperienza che non è conquista, ma dono di Dio, grazia, fede.

L'esperienza cristiana è sorpresa, non è la conseguenza logica di un


cammino religioso. La salvezza che Dio offre in Cristo è sorprendente:
"Tocchiamo qui il punto essenziale per cui il cristianesimo si differenzia
dalle altre religioni, nelle quali s'è espressa sin dall'inizio la ricerca
di Dio da parte dell'uomo. Nel cristianesimo l'avvio è dato
dall'Incarnazione del Verbo. Qui non è soltanto l'uomo a cercare Dio, ma è
Dio che viene in Persona a parlare di sé all'uomo ed a mostrargli la via
sulla quale è possibile raggiungerlo" (TMA 6).

Questa esperienza di fede si fondamenta nel mistero dell'Incarnazione.


La fede fa scoprire l'unione di Cristo con ogni uomo (cfr. GS 22), fino al
punto di farci diventare "figli nel Figlio" (ibidem; cfr. Ef 1.5). Dio ci ha
fatto partecipi della realtà e del "regno del Figlio del suo amore" (Col
1,13).

Questo dono è un'esperienza trascendente, al di là di ogni esperienza


religiosa autentica. E' un dono sorprendente, un'offerta di pienezza
imprevista.

La grande sorpresa di questa grazia consiste nello scoprire che questa


esperienza di fede non distrugge le altre esperienze, ma le trascende tutte.
La salvezza in Cristo, Figlio di Dio, viene "offerta ad ogni uomo" (EN 27).

Un'esperienza religiosa, anche se autentica, può produrre alle volte


la sensazione di esclusivismo: la mia o la nostra religione. Però
l'esperienza cristiana di fede, quando è autentica, apre l'orizzonte
all'infinito: "per tutti" (Mt 20,28; 26,28; Mc 10,45). L'esperienza di fede
in Cristo Salvatore trascende, senza distruggere, tutte le razze, popoli,
culture, persone singole e religioni. Il dono della fede, per il fatto di
essere dono di Dio Amore, Padre di tutti, è per tutta l'umanità.

La nota di autenticità di questa esperienza cristiana di salvezza in


Cristo, consiste nel desiderio e impegno di missione "a tutti i popoli" (Lc
24,47). E' l'esperienza di Paolo: "A me, che sono l'infimo fra tutti i
3
     J. DUPUIS, Gesù Cristo, incontro alle religioni, Assisi, Cittadella
Edit. 1991; J. ESQUERDA BIFET, El cristianismo y las religiones de los
pueblos. Jesús luz de las naciones, Madrid, BAC, 1997; J. GALOT, Cristo
unico Salvatore e salvezza universale, in: Cristo, Chiesa, Missione, Roma,
Urbaniana Uiversity Press 1992, 51-66.
3
santi, è stata concessa questa grazia di annunziare ai Gentili le
imperscrutabili ricchezze di Cristo, e di far risplendere agli occhi di
tutti qual è l'adempimento del mistero nascosto da secoli nella mente di
Dio, creatore dell'universo" (Ef 3,8-9).

Chi ha esperimentato l'amore di Cristo risorto e presente, sente la


necessità di gridare a tutti che tutti sono chiamati a ricevere la salvezza
in Cristo. Però questa esperienza di fede è autentica quando l'incontro con
Cristo è avvenuto nella propria realtà e nel proprio "nulla", como
nell'esperienza mariana del "Magnificat" (cfr. Lc 1,48). Non è quindi
esperienza di superiorità o di esclusivismo, ma di povertà biblica e di
misericordia di un Dio che è Padre di tutti.

3. Esperienza di Cristo Evangelizzatore, che porta a compimento ogni


salvezza

La salvezza offerta da Gesù non cancella l'esperienza di salvezza


delle religioni. La sua salvezza non è una nuova offerta simile alle atre.
Gesù è il Figlio dello stesso Dio, Padre di tutti, che ha guidato
provvidenzialmente la storia di ogni religione per una strada salvifica.
Quindi, "non è venuto per abolire, ma per dare compimento" (Mt 5,17).

Gesù Evangelizzatore annuncia "la Buona Novella" del "tempo compiuto"


e del "Regno vicino" (Mc 1,15). La sua chiamata alla fede ("credete al
Vangelo") fa maturare i "semi" nascosti nelle religioni e nei cuori umani,
fino ad arrivare alla pienezza salvifica.

La Parola di Dio si manifesta in qualche modo a livello cosmico e


storico, ma specialmente nella rivelazione propriamente detta dell'Antico e
Nuovo Testamento. Gesù è "il Figlio" per cui il Padre ha pronunciato "la
Parola definitiva" (TMA 6). Si può applicare quindi a tutte le religioni
l'affermazione della lettera agli ebrei: "Dio, che aveva già parlato nei
tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti,
ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha
costituito erede di tutte le cose e per mezzo del quale ha fatto anche il
mondo" (Eb 1,1-2).

La salvezza offerta da Gesù è la fede in Dio Amore, che invia il suo


Figlio "per salvare il mondo" (Gv 3,16; 1Gv 4,7-10). Gesù evangelizza
annunciando e comunicando questa nuova e definitiva salvezza. Lui è
"l'autorivelazione definitiva di Dio" (TMA 6). In Lui si compie, fino alla
perfezione, ogni anelito di salvezza e liberazione presente in ogni cultura
e religione.

Gesù, "luce delle genti" (Lc 2,32), "non spegnerà il lucignolo


fumigante" (Mt 12,20), ma salva definitivamente ogni traccia di salvezza
nelle religioni, como "preparazione evangelica" che deve arrivare alla piena
realtà salvifica in Cristo morto e risorto.

La fede in Cristo, Verbo Incarnato, Redentore per mezzo del suo


mistero pasquale di morte e risurrezione, sprona tutti i battezzati a
prolungare Cristo Evangelizzatore nella storia dell'umanità.

4. L'esperienza di annunciare Cristo unico Salvatore del mondo

Accettare Cristo come unico Salvatore del mondo, non è il risultato


logico di una riflessione teologica, ma un'atteggiamento di fede, che è
"conoscenza vissuta di Cristo" (VS 88). La riflessione teologica può e deve
aiutare ad arrivare alla fede. Ma la fede è un dono di Dio.

L'evangelizzatore non è quindi un venditore di idee, ma un


4
comunicatore dell'esperienza d'incontro con Cristo. E' questa esperienza di
fede la sorgente della dedizione all'annuncio. Annunciamo una persona
vivente: il risorto, il Figlio di Dio, "l'unica via" di salvezza (RH 13).4

I testimoni del Vangelo parlano di un'esperienza d'incontro con Cristo


risorto (At 2,32; 10,41; 1Gv 1,1ss). A partire da questa esperienza si può
annunciare che non c'è salvezza piena all'infuori di Cristo (cfr. At 4,12).
Il coraggio dell'annuncio è un dono dello Spirito (At 4,20.31). Ed è lo
stesso Spirito Santo colui che comunica agli apostoli "una tranquilla
audacia che li spinge a trasmettere agli altri la loro esperienza di Gesù e
la speranza che li anima" (RMi 24).

La "fede vissuta" (TMA 43), di cui è modello Maria, è la fede che si


vuol trasmettere agli altri. E' la fede che lascia trasparire Cristo perché
è segno della sua carità. In questo senso, l'apostolo diventa "fragranza di
Cristo" (2Cor 2,15).

Non si annuncia principalmente un'elenco di riflessioni su Cristo, ma


l'amore di Dio rivelato in Cristo. Allora nell'annunciare Cristo, si
annuncia "il mistero dell'uomo" nella sua integrità, di cui solo Cristo può
svelare il suo significato (cfr. GS 22; RH 10): "Con l'incarnazione il
Figlio di Dio si è unito in certo modo ad ogni uomo" (GS 22).

Cristo salva la storia trasformandola in "tempo divino", cioè nella


sua biografia complementare. "In Gesù Cristo, Verbo incarnato, il tempo
diventa una dimensione di Dio... Cristo è il Signore del tempo; è il suo
principio e il suo compimento" (TMA 10).5

Questa salvezza di Cristo arriva ad ogni persona, a tutte le persone,


a tutte le culture e religioni, a tutta la storia e più in là del tempo. La
salvezza in Cristo è piena, integrale e universale, fino a penetrare nelle
radici delle culture e della storia di ogni popolo. L'umanità raggiunge in
Cristo la sua più alta espressione, la sua pienezza di vita che trascende il
tempo.

L'apostolo annuncia l'unicità e la centralità di Cristo Salvatore, che


prende con se tutti i cenni di salvezza nelle religioni, e li fa arrivare,
per mezzo della fede, alla pienezza misteriosa della figliolanza divina
partecipata.

Conclusione

L'annuncio del Vangelo scaturisce dal mandato missionario e


dall'esigenza della grazia: "La missione, oltre che dal mandato formale del
Signore, deriva dall'esigenza profonda della vita di Dio in noi" (RMi 11).

4
     "C'è un'unica via: è la via sperimentata da secoli, ed è, insieme, la
via del futuro. Cristo Signore ha indicato questa via, soprattutto
quando--come insegna il Concilio-- con l'incarnazione il Figlio di Dio si è
unito in certo modo ad ogni uomo ». La Chiesa ravvisa, dunque, il suo
compito fondamentale nel far sì che una tale unione possa continuamente
attuarsi e rinnovarsi. La Chiesa desidera servire quest'unico fine: che ogni
uomo possa ritrovare Cristo, perché Cristo possa, con ciascuno, percorrere
la strada della vita, con la potenza di quella verità sull'uomo e sul mondo,
contenuta nel mistero dell'incarnazione e della Redenzione, con la potenza
di quell'amore che da essa irradia" (RH 13).

5
     "Dio, con l'Incarnazione, si è calato dentro la storia dell'uomo.
L'eternità é entrata nel tempo... Entrare nella «pienezza del tempo»
significa dunque raggiungere il termine del tempo ed uscire dai suoi
confini, per trovarne il compimento nell'eternità di Dio" (TMA 9).
5
Questa annuncio porta con sé un'esperienza di fede in Cristo, che
prende ogni esperienza autentica di salvezza, presente in ogni religione per
grazia dello Spirito Santo (cfr. RMi 24-29), e la fa passare alla salvezza
piena in Cristo: "La Chiesa è persuasa che offrendo Gesù Cristo, essa offre
il lievito della dignità umana con tutte le dimensioni temporali e
scatologiche".6

Dalla propria esperienza di fede in Cristo Salvatore, si passa alla


scoperta dell'autentica esperienza di salvezza nelle religioni. Questa
dinamica fa scoprire la strada che porta ogni esperienza religiosa verso
l'incontro con Cristo Salvatore.

L'annuncio di Cristo si avvia principalmente verso coloro che hanno


già un'esperienza religiosa e che intuiscono in essa che Dio è sempre
sorprendente ("mistero").

Se la missione consiste nel "trasmettere agli altri la propria


esperienza di Gesù" (RMi 24), allora diventa evidente e trascendentale
questa affermazione di Giovanni Paolo II: "Il contatto con i rappresentanti
delle tradizioni spirituali non cristiane, in particolare di quelle
dell'Asia, mi ha dato conferma che il futuro della missione dipende in gran
parte dalla contemplazione. Il missionario, se non è un contemplativo, non
può annunziare il Cristo in modo credibile. Egli è un testimone
dell'esperienza di Dio e deve poter dire come gli Apostoli: «Ciò che noi
abbiamo contemplato, ossia il Verbo della vita ..., noi lo annunziamo a voi»
(1 Gv 1, 1-3)" (RMi 91).

I "semi del Vangelo", sparsi dallo Spirito Santo nelle religioni,


arriveranno a "maturare in Cristo" (RMi 28), nella misura in cui l'annuncio
evangelico sia fatto da evangelizzatori che vivano dall'esperienza di fede
vivente in Cristo Salvatore. I dubbi "teologici" in Cristo, unico Salvatore,
scaturiscono da una mente che non ha esperimentato la salvezza di fede in
lui.7

Il passaggio dall'"anelito" di salvezza nelle religioni, alla piena


salvezza per mezzo della fede in Cristo, che è il "compimento" di ogni
anelito autentico (cfr. TMA 6), "esige evangelizzatori che parlino di un
Dio, che essi conoscano e che sia a loro familiare, come se vedessero
l'Invisibile" (EN 76).

6
     (Sinodo dei Vesvoci, Assemblea speciale per l'Asia) Lineamenta. Gesù
Salvatore. La sua Missione d'amore e di servizio in Asia: "... perché
abbiamo la vita e l'abbiamo in abbondanza" (Gv 10,10) (Città del Vaticano
1996) cap.IV: Gesù Cristo: Buona Novella di Dio per la salvezza di tutti,
n.69.

7
     "La presenza e l'attività dello Spirito non toccano solo gli
individui, ma la società e la storia, i popoli, le culture, le religioni. Lo
Spirito, infatti, sta all'origine dei nobili ideali e delle iniziative di
bene dell'umanità in cammino... Il Cristo risorto opera nel cuore degli
uomini con la virtù del suo Spirito... E' ancora lo Spirito che sparge i
«semi del Verbo», presenti nei riti e nelle culture, e li prepara a maturare
in Cristo" (RMi 28).
DALL'ESPERIENZA DI SALVEZZA NELLE RELIGIONI,

ALL'ESPERIENZA DI FEDE IN CRISTO SALVATORE ED EVANGELIZZATORE

Presentazione: In tutte le religioni, si trova una qualche esperienza di


salvezza. Quale è il rapporto tra questa esperienza religiosa e l'esperienza
di Gesù Salvatore?

1. Esperienza di salvezza nelle religioni

Le religioni tradizionali cercano in Dio la salvezza da ogni male nella vita


quotidiana. L'induismo cerca la salvezza nella purificazione come cammino
verso l'unione con Dio. Il buddhismo tenta di superare il dolore per mezzo
della ricerca della trascendenza. Le religioni che hanno come fondamento la
rivelazione (ebraismo, cristianesimo, islam) cercano la salvezza nella
volontà di Dio che dirige la storia (di salvezza).

2. Esperienza di fede in Cristo Salvatore

Questa esperienza di fede si fondamenta nel mistero dell'Incarnazione. La


fede fa scoprire l'unione di Cristo con ogni uomo (cfr. GS 22), fino al
punto di farci diventare "figli nel Figlio" (ibidem; cfr. Ef 1.5). Dio ci ha
fatto partecipi della realtà e del "regno del Figlio del suo amore" (Col
1,13). Questo dono è un'esperienza trascendente, al di là di ogni esperienza
religiosa autentica. E' un dono sorprendente, un'offerta di pienezza
imprevista. Il Padre ha pronunciato "la Parola definitiva...
l'autorivelazione definitiva di Dio" (TMA 6).

3. Esperienza di Cristo Evangelizzatore, che porta a compimento ogni


salvezza
La salvezza offerta da Gesù non cancella l'esperienza di salvezza delle
religioni. La sua salvezza non è una nuova offerta simile alle atre. Gesù è
il Figlio dello stesso Dio, Padre di tutti, che ha guidato
provvidenzialmente la storia di ogni religione per una strada salvifica.
Quindi, "non è venuto per abolire, ma per dare compimento" (Mt 5,17). La
fede in Cristo, Verbo Incarnato, Redentore per mezzo del suo mistero
pasquale di morte e risurrezione, sprona tutti i battezzati a prolungare
Cristo Evangelizzatore nella storia dell'umanità.

4. L'esperienza di annunciare Cristo unico Salvatore del mondo


L'evangelizzatore non è quindi un venditore di idee, ma un comunicatore
dell'esperienza d'incontro con Cristo. E' questa esperienza di fede la
sorgente della dedizione all'annuncio. Annunciamo una persona vivente: il
risorto, il Figlio di Dio, "l'unica via" di salvezza (RH 13). La "fede
vissuta" (TMA 43), di cui è modello Maria, è la fede che si vuol trasmettere
agli altri. E' la fede che lascia trasparire Cristo perché è segno della sua
carità. In questo senso, l'apostolo diventa "fragranza di Cristo" (2Cor
2,15).

Conclusione: L'annuncio del Vangelo scaturisce dal mandato missionario e


dall'esigenza della grazia: "La missione, oltre che dal mandato formale del
Signore, deriva dall'esigenza profonda della vita di Dio in noi" (RMi 11).
L'annuncio di Cristo si avvia principalmente verso coloro che hanno già
un'esperienza religiosa e che intuiscono in essa che Dio è sempre
sorprendente ("mistero").

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