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La rivoluzione americana avvenne nel Nord America occupato dalle colonie

britanniche tra il 1765 e il 1783. Gli eventi della rivoluzione portarono alla
guerra d'indipendenza americana (1775-1783), che si concluse con la vittoria delle
Tredici colonie e la sconfitta dei britannici. Gli eventi della rivoluzione
portarono gli americani a firmare il trattato che sancì la loro indipendenza dal
Regno Unito e che portò alla nascita degli Stati Uniti d'America, la prima nazione
al mondo basata su una democrazia liberale di stampo costituzionale.

La guerra civile scoppiò quando i soldati britannici giunti nelle Americhe per
appropriarsi dei rifornimenti militari in un deposito di armi ebbero un violento
scontro con la milizia patriota di Lexington e Concord il 19 aprile 1775.[8] Grazie
al supporto delle neonate forze armate coloniali, i militi sconfissero gli inglesi
a Boston. I coloni formarono intanto un congresso continentale che deteneva il
controllo degli ex governi coloniali, ruppero ogni rapporto di fedeltà con il Regno
Unito e formarono l'esercito continentale guidato da George Washington.[9] I
congressisti consideravano il sovrano britannico Giorgio III del Regno Unito un
tiranno che calpestava i diritti dei coloni perché inglesi e, durante il 4 luglio
1776, firmarono la carta con cui rivendicavano la loro indipendenza dai britannici.
I patrioti professavano la filosofie politiche del liberalismo e del
repubblicanesimo, rinnegavano ogni forma di monarchia e aristocrazia, e sostenevano
che tutti gli uomini sono uguali e hanno quindi pari diritti.

Durante i mesi invernali del 1775 e il 1776, i patrioti tentarono senza successo di
invadere il Quebéc.[10] L'esercito continentale americano costrinse i britannici a
lasciare Boston nel mese di marzo del 1776, ma, durante l'estate di quell'anno, gli
inglesi conquistarono la città di New York e si servirono della sua area portuale
per le loro missioni navali nel corso di tutta la rivoluzione. La Royal Navy fece
chiudere diversi porti e riuscì a conquistare alcune città, ma fallì nei suoi
tentativi di fermare l'esercito di George Washington. L'esercito continentale
sconfisse l'armata britannica durante la battaglia di Saratoga nel mese di ottobre
del 1777.[11] I britannici decisero di dispiegare le forze contro la Francia, che
si era intanto alleata con gli Stati Uniti.[12] La Gran Bretagna tentò di mantenere
il controllo degli stati del sud grazie al sostegno dei lealisti, e il punto focale
del conflitto si spostò a sud. Durante i primi mesi del 1780, il britannico Charles
Cornwallis sconfisse gli americani a Charleston, nella Carolina del Sud, ma non
riuscì ad arruolare abbastanza volontari fra i lealisti per mantenere il controllo
del territorio. Durante l'autunno del 1781, gli eserciti degli Stati Uniti e della
Francia riuscirono a fermare le forze britanniche durante la battaglia di Yorktown.
[13] La fine della guerra civile ebbe fine quando, il 3 settembre del 1783, venne
firmato il trattato di Parigi, che rendeva gli ex territori coloniali britannici
una nazione a sé stante. Gli Stati Uniti occuparono quasi tutti i territori a est
del fiume Mississippi e a sud dei Grandi Laghi, mentre gli inglesi mantennero il
controllo del Canada settentrionale. La Spagna, che aveva preso parte alla guerra
contro il Regno Unito senza però allearsi con gli americani, ottenne la Florida.

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