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La formazione del Pentateuco

-uno schema-

A partire dalla metà del XVII° secolo venne messa in crisi la concezione
tradizionale, secondo la quale il Pentateuco era stato scritto da Mosè. Il
metodo storico-critico osservò che nei cinque libri in questione si trovano
delle contraddizioni, delle inconsistenze, dei doppioni ed altri elementi che
depongono contro una composizione unitaria. La conclusione fu che il
Pentateuco doveva essere il risultato di più autori e redattori, che avevano
messo insieme vari strati di materiale.

La Teoria Documentaria

Lo studio dei documenti legali nel Pentateuco mostrava chiaramente dei


doppioni o delle raccolte limitate. Alcune espressioni avvicinavano
tradizioni legali sparse all'interno dei cinque libri. L'esame delle tradizioni
narrative diede modo di osservare lo stesso fenomeno di espedienti letterari
simili in unità narrative a volte distanti tra loro. Vennero progressivamente
identificate 4 fonti:

P: Partendo ad esempio da Genesi 17, si può osservare che ha delle


somiglianze letterarie con Gn 9; 35; altre somiglianze si trovano nel
Levitico (7; 23; 25; 27), ma anche in Esodo (12) e in alcuni versetti di
Numeri. La caratteristica di questi passi simili è di contenere leggi sul
sacerdozio o riferimenti ad esso; per questo si è deciso di chiamare questo
strato tradizionale con la sigla P (dal tedesco Priestercodex, Codice
Sacerdotale). Le successive analisi letterarie ampliarono il contenuto di
questa fonte (p. es. Gn 1,1-2,4a; 5; 11,10-32). Tracce di essa sono presenti
tra Genesi 1 e Giosuè 22.
La fonte P idealizza l'epoca del deserto, quando la tenda abitava in mezzo al
popolo e il sacerdozio era il tramite naturale con Dio.
D: A partire dal codice legale di Deuteronomio 11,31-28,68 si è potuto
identificare un altro strato tradizionale all'interno del Pentateuco. Per questo
motivo la fonte così riconosciuta è stata chiamata con la sigla D (Codice
Deuteronomico). Tranne alcuni capitoli e versetti separati (p.e. Dt 32-33),
tutto il libro del Deuteronomio appartiene a questa tradizione.
Tra le sue caratteristiche ci sono l'avversione per le immagini sacre, l'idea
della trascendenza divina, la partecipazione di Dio alle guerre del popolo,
l'importanza del patto.
Fonti del Pentateuco - 1
J: Osservando le narrazioni da Genesi a Numeri si vide che erano presenti
testi non classificabili nelle precedenti fonti, in modo particolare in Es 3
dove la rivelazione del nome di Dio è presentata al Horeb. La stessa
rivelazione secondo P è raccontata in Es 6,2-8. La scoperta di almeno un
documento che negava ai Patriarchi la conoscenza del Nome di YHWH,
portò a concludere che i racconti patriarcali che andavano in senso inverso
dovevano appartenere ad un'altra fonte. Questa venne chiamata J (Codice
Jahvista).
La fonte J è una narrazione più realistica, ricca di antropomorfismi,
affezionata alle saghe familiari.
E: I testi rimanenti vennero classificati in base alla terminologia usata per
indicare Dio nei racconti patriarcali: . La fonte così ricostruita fu
chiamata E (Codice Elohista). Si ottenne così una fonte che riuniva tutto
quanto non apparteneva alle precedenti.
La fonte E è più teologica, preferisce parlare di Dio in modo più distante,
pone le sue apparizioni nei sogni, idealizza i personaggi.

Nel corso del dibattito si venne poi ad aggiungere la cosiddetta fonte H (dal
tedesco Heiligkeit, il Codice di Santità). Essa è considerata un documento
integrato in P particolarmente nel Levitico: 17-26. Il codice H è messo in
relazione con il profeta Ezechiele, per le somiglianze di espressione, e
perciò la sua origine viene collocata in Gerusalemme.

La datazione delle fonti

Identificando il nucleo del documento D con il libro “ritrovato” da Giosia


nel tempio (circa 620 a.e.v.), De Wette (1780-1849) ipotizzò che il
deuteronomista avesse scritto nel VII° secolo. La sua ipotesi venne accolta
e si passò a cercare una datazione per le altre tre fonti.
Secondo Wellhausen (1844-1918) era possibile stabilire la seguente
successione:
J: IX° secolo, al Sud
E: VIII° secolo, al Nord
D: VII° secolo, a Gerusalemme
P: VI-V° secolo, in esilio o al ritorno
Si può osservare che la fonte P viene considerata [post]esilica, a differenza
delle altre. In particolare le caratteristiche teologiche delle fonti
pregiudicano le loro datazioni. La riunificazione del Pentateuco si
collocherebbe al tempo di Esdra.
Fonti del Pentateuco - 2
Kaufmann (1889-1963) cambiò la successione insistendo soprattutto sulla
posteriorità di D (VII° secolo), rispetto alle altre tre fonti (prima del VII°).
Partendo dall'analisi del culto nei documenti propone che l'evoluzione delle
fonti sia da giudicare in base ad un progressivo restringimento delle località
sacre fino alla sola Gerusalemme.

La critica alle fonti

Nel periodo più recente della ricerca si è sempre più criticata la convinzione
di poter effettuare delle divisioni precise in fonti. A farne le spese per prima
è stata la fonte E, che raccoglieva praticamente gli “scarti” delle altre fonti.
In essa si sono ammassati racconti databili ad epoche completamente
diverse, testi che non usano il nome Elohim; non si riesce a trovare una sua
logica interna.
L'analisi di J ha rivelato altrettante caratteristiche contrastanti: è la fonte
delle narrazioni epiche, ma in essa si scopre l'opera di un grande teologo!
Per alcuni è allora impossibile parlare di una fonte J, ma solo di frammenti
sparsi e non appartenenti a nessuna fonte. Per altri studiosi è necessario
datare J dopo D, durante l'epoca esilica e metterlo in parallelo con i grandi
storici greci. Altri ancora suddividono J in più fonti o redazioni.
Per quanto riguarda P, gli studi non ne hanno mai negato l'esistenza, ma
hanno piuttosto cambiato l'atteggiamento degli studiosi nei suoi confronti.
Nel corso degli anni si è passati dall'idea di fonte autonoma, a quella di
strato redazionale. L'autore di P avrebbe perciò amalgamato testi precedenti
con il materiale proprio. La maggioranza degli studiosi ritiene che P
appartenga al periodo del secondo tempio.
Anche il Codice di Santità (H) ha subìto ulteriori cambiamenti di
prospettiva. Si è passati dallo stato autonomo rispetto alle altre fonti alla sua
omologazione all'interno di una di esse. Era stato proposto che P e H
formassero una sola realtà letteraria, ma analisi più dettagliate (soprattutto
del vocabolario e di alcuni aspetti teologici) hanno fatto notare somiglianze
molto più accentuate tra H e D. Ci sono poi buone ragioni per vedere in H
una correzione della teologia di P e quindi una sua posteriorità rispetto a P.
Anche il codice D non ha subito critiche sostanziali, ma ha avuto una
suddivisione in due opere diverse e successive: soprattutto Noth ha insistito
sulla separazione in Dt (Fonte deuteronomica) e Dtr (Redattore
deuteronomista). La fonte originaria sarebbe consistita in una prefazione
alla storia di Israele in Canaan (Giosuè - 2 Re), mentre un redattore
successivo avrebbe completato il Deuteronomio e avrebbe ottenuto il
Fonti del Pentateuco - 3
Pentateuco, aggiungendolo al Tetrateuco originario.

La situazione attuale

Non c'è accordo generalizzato e una buona parte degli studiosi si è orientata
allo studio sincronico dei libri del Pentateuco. C'è tuttavia un accordo nel
considerare che le parti più antiche del Pentateuco non possano essere
riunificate in una fonte: troppi sarebbero i problemi da risolvere! Ma allo
stesso modo si riconosce quasi universalmente l'azione di autori/redattori,
chiamati P, D, (H), tra il VII° ed il IV° secolo a.e.v.
Gli ultimi interventi sul Pentateuco sono testimoniati dalle differenze tra il
Testo Masoretico, la LXX greca e il Pentateuco Samaritano.

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