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Confronto sistema delle fonti comunitarie con il sistema delle fonti nazionali

il problema del rapporti fra fonti europee e fonti interne ha avuto


soluzione attraverso un lento e graduale processo evolutivo della
giurisprudenza della Corte costituzionale, in un dialogo a distanza non
privo di contrasti con la Corte di giustizia dell'Unione. In un primo
momento, considerandole fonti equiparate, la Corte costituzionale
ritenne che i rapporti fra fonti europee (nella specie, il regolamento
comunitario)e fonti interne (la legge ordinaria) dovessero essere letti alla
luce del criterio cronologico, sicché fu’ atto più recente in ordine di tempo
avrebbe dovuto prevalere su quello precedente (sent.
14/1964, antecedente alla prima pronuncia della Corte di giustizia che
affermò il primato del diritto comunitario, la sentenza Costa, causa 6/64,
del 1964).
Successivamente il contrasto fra regolamento comunitario e legge fu
risolto dalla Corte costituzionale affermando la necessità di sollevare
questione di costituzionalità: per CUI la Corte si riservò il compito di
dichiarare l’illegittimità costituzionale delle norme interne incompatibili
Con le norme comunitarie per violazione indiretta dell'art. 11 Cost. (sent.
232/1975).
Infine, la Corte costituzionale si conformò alla giurisprudenza della Corte
di giustizia (riaffermata nella sentenza Simmenthal, causa 106/77, del
1978), riconoscendo il primato del diritto comunitario. Di conseguenza, il
contrasto fra diritto dell’UE e diritto interno viene risolto sulla base del
principio di necessaria applicazione del regolamento dell’Unione da parte
del giudice comune. Ha stabilito infatti la Corte che l’effetto connesso
con la sua vigenza è quello, non già di caducare, nell'accezione propria
del termine, la norma interna incompatibile, bensì di impedire che tale
norma venga in rilievo per la definizione della controversia innanzi al
giudice nazionale, e quindi il regolamento va «sempre applicato, sia che
Segua sia che preceda nel tempo le leggi ordinarie con esso
incompatibili» (sent. 170/1984 nel caso Granital). Si bada bene però : il
principio di necessaria applicazione del regolamento Ue non implica che
il diritto interno contrastante debba considerarsi come abrogato oppure
invalido, Partendo dal presupposto che l'ordinamento dell’unione
quello italiano sono ordinamenti separati anche se coordinati, secondo il
criterio di separazione delle competenze (contrapposto al criterio
gerarchico, fondato sulla concezione monista degli ordinamenti fatta propria dalla Corte di
giustizia), la Corte costituzionale considera il diritto
interno semplicemente non applicabile quando esiste una normativa
europea. G atti fonte interni, cosi, vedono sospesa la propria efficacia
formale finché in una certa materia permane il regolamento Ue; questa
sospensione potrebbe cessare qualora l'Unione dovesse eliminare il
proprio atto normativo.

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