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"ADIÓS FIDEL. FEDE E DISSENSO NELLA CUBA DEI CASTRO" DI LUCIA CAPUZZI E NELLO SCAVO
MARTEDÌ 05 APRILE 2011 15:17

TORINO\ aise\ - Dopo 14 anni di silenzio, a L'Avana, dal 16 al 19 aprile, si terrà il VI congresso del Partito Comunista Cubano, che "sarà, non fosse che per le leggi della natura,
l'ultimo per la maggior parte di noi che facciamo parte della "generazione storica"; ci resta poco tempo". A pronunciare il necrologio della Revolución, in diretta tv, è stato il suo
leader, il presidente Raúl Castro, fratello minore - anche se va per gli ottanta - e successore di Fidel, capo carismatico oltre che "nume tutelare" di Cuba. "Abbiamo il dovere di
fronte al popolo di usare la nostra autorità morale per lasciare a chi ci sostituirà una strada già tracciata", ha aggiunto. Era il 17 dicembre 2010.

Oggi, a qualche mese di distanza da quel discorso e a pochi giorni dal congresso, le Edizioni Lindau pubblicano "Adiòs Fidel. Fede e dissenso nella Cuba dei Castro" (pp. 192,
euro 16) scritto a quattro mani dai giornalisti Lucia Capuzzi e Nello Scavo, con la prefazione di Guillermo "Coco" Fariñas e interviste inedite: al nipote del Che, Canek Guevara; alla
blogger Yoani Sánchez; a Reina Zapata Tamaio, la madre di Orlando Zapata; a Carlos Carralero, esule a Milano dal 1995; a Beatriz Roque Cabello, la numero 75, "La" dissidente
per antonomasia; a Blanca, Laura, Berta, tenaci, intrepide, incrollabili Damas de Blanco; e ovviamente a Guillermo Fariñas, Premio Sakharov 2010 per la libertà di coscienza.
Cuba è a una svolta. Il passaggio di consegne fra Fidel Castro e il fratello Raúl, avvenuto nel 2006, è al centro di analisi e di interrogativi nelle cancellerie di mezzo mondo, a
cominciare dagli Stati Uniti. Senza la guida carismatica del Lider Máximo, la dittatura continuerà a resistere alla pressione internazionale? E quale risposta darà alle incalzanti
richieste di apertura e di democrazia provenienti dalla società civile, che ha trovato nella Chiesa un importante mediatore?
ACuba l’opposizione ha il volto di Orlando Zapata, morto il 23 febbraio 2010 a 42 anni, dopo 85 giorni di sciopero della fame contro la dittatura. Ma in molti continuano la sua lotta,
in modi diversi: dai dissidenti Guillermo Fariñas (Premio Sakharov 2010 del Parlamento europeo) e Héctor Maseda Gutiérrez alle Damas de Blanco, dalla blogger Yoani Sánchez
allo scomodo Canek Guevara (nipote del Che…), allo scrittore Roberto Ampuero, fino ai preti e ai vescovi cattolici che operano sull’isola, il cui attivismo è certamente una delle
novità più importanti degli ultimi anni.
A raccontare la Cuba reale, i suoi cittadini e soprattutto i loro piccoli-grandi drammi sono i media indipendenti. Reporter, blogger o anche semplici osservatori. Sono loro a
compiere un gesto che in qualunque altra parte del mondo si definirebbe "rivoluzionario". Qui, all’Avana, bisogna però trovare un’altra parola, perché "Rivoluzione" e tutti i suoi
derivati sono associati alla dispotica élite verde oliva. E, allora, chiamiamolo come loro stessi fanno, "un gesto dissidente", in quanto dissente dall’immagine che i Castro si
ostinano a dare della "loro" isola. Come molti dei "nuovi ribelli" dicono, a essere dissidente è la stessa realtà cubana. Molto più complessa e sfaccettata - a volte crudele, a volte
meravigliosa - di come i barbudos vogliono far credere.
In questa realtà dissidente si agita un microcosmo di donne e uomini che hanno scelto soluzioni e modi diversi di agire e reagire. Ci sono gli oppositori cosiddetti "classici" e i loro
gruppi politici. I principali sono la Unión Liberal guidata da Héctor Palacios, il Partido Socialdemócrata di Vladimiro Roca Antúnez, il Movimiento Cristiano de Liberación di Oswaldo
Payá e la formazione dei conservatori, la cui figura più rappresentativa è Marta Beatriz Roque. Gruppi che operano con grandi difficoltà nell’isola, in modo pacifico e che hanno ben
poco da spartire con i bellicosi esuli di Miami, disposti a rovesciare i Castro anche con un bagno di sangue.

La società civile cubana in generale colta, dato che uno dei pochi grandi risultati della Revolución è stata l’istruzione generale, produce di continuo nuove forme d’azione. Ci sono i
giornalisti indipendenti che usano la Rete per esprimersi: Fariñas, Sánchez, Escobar; ci sono le associazioni sindacali clandestine e la Commissione nazionale per i diritti umani
di Elizardo Sánchez. Ci sono mogli, madri, fidanzate, figlie, compagne degli oppositori arrestati dal regime che scendono in piazza, ogni domenica, non per motivi ideologici, ma
per strappare i loro cari alla galera: le Damas de Blanco.
Ci sono - e questo è un fenomeno sempre più diffuso - sacerdoti che allestiscono gruppi di preghiera in cui "segretamente" insegnano i valori scomodi della tolleranza, del rispetto
della diversità, della libertà, della pace, che il governo non riconosce: non è un caso se sempre di più i movimenti dissidenti sono formati da credenti. Come le Damas de Blanco.
Segno che la fede in Dio, oltre che in un Paese più giusto e libero, può alimentare questa "realtà dissidente".
Le voci di tutti loro raccontano in questo libro i sogni e le speranze di una nuova generazione di cubani che sente più che mai vicina la libertà. (aise)

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