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Connerton - riaasunto come la modernità dimentica

Antropologia (Sapienza - Università di Roma)

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CONNERTON COME LA MODERNITÀ DIMENTICA
La memoria è qualcosa di determinante per l’identità individuale
Jameson: “l’intero sistema sociale contemporaneo ha cominciato a poco a poco a perdere la 
capacità di ricordare il proprio passato”
Hobsbawm: “la distruzione dei meccanismi sociali che connettono l’esperienza dei contemporanei 
a quella della generazione precedente, è uno dei fenomeni più tipici e insieme più strani degli 
ultimi anni del Novecento”
Tierdiman: “a partire dall’inizio del XIX secolo l’inquietudine riguardo la memoria si cristallizza 
attorno a due malesseri fondamentali: troppo poca memoria e troppa memoria”
Cosa si intende per modernità? La trasformazione oggettiva del tessuto sociale provocata 
dall’avvento del mercato mondiale capitalista, che distrugge su scala globale i divieti di tipo 
feudale e ancestrale e che a livello psicologico determina l’allargarsi delle possibilità per i singoli, 
liberandoli gradualmente da gerarchie sociali immutabili e prestabilite.
Luoghi di memoria. Il rapporto tra memoria e topografia è antico. La cosiddetta arte della
memoria faceva parte del grande sistema della retorica che dominava la cultura classica e fu poi 
rielaborata nel Medioevo, fiorì nel Rinascimento e cadde in disuso alla fine del XVIII secolo. Questa
tecnica per memorizzare era formata da un sistema di loci (una casa, un angolo, una colonna, ecc.)
e ad ogni locus veniva attribuita una parola chiave per un concetto da ricordare. Quindi:
1) la memoria dipende da un sistema stabile di luoghi
2) l’atto del ricordare è implicitamente legato al corpo e quindi all’essere umano
La società moderna ci priva di loci (velocità, megalopoli, consumismo, architettura urbana 
effimera) ed è per questo che è molto incline all’oblio.
In molti casi l’atto del ricordare è legato ad un particolare luogo ma non sempre nello stesso 
modo
 Esempio 1: lo sradicamento degli ulivi in Palestina nel 1948 (commemorazione)
Gli ulivi diventano il simbolo della catastrofe
 Esempio 2: esperienza di agorafobia vissuta nelle città europee e raccontata da molte donne alla
fine del XIX secolo (locus)
La strada era considerata un luogo pericoloso dalla società borghese perché qui si manifestava la 
lotta
sociale. Le donne borghesi vivevano principalmente entro le mura domestiche e le donne che 
uscivano
erano spesso assimilate a prostitute, tanto che gli uomini si sentivano in diritto di molestarle.
Man mano che le donne acquisiscono una maggiore libertà di movimento, il rapporto agorafobico 
con la
strada continua a riprodurre in maniera isterica la paura della strada.
Commemorazione e locus
Commemorazione (luogo della memoria). Ne sono un esempio i toponimi e i pellegrinaggi
 I toponimi rendono palese il tipo di memoria che si vuole impostare. Dopo la Rivoluzione 
Francese,
ad esempio, molti nomi delle strade furono cambiate con i nomi dei rivoluzionari. I Foi della Papua
Nuova Guinea usano toponimi fatti di segni stenografici che racchiudono narrazioni di venti storici
o mitici delle persone che hanno vissuto quei determinati luoghi.
 La commemorazione è strettamente legata al concetto di soglia, meta ultima del rito di 
passaggio.
Il pellegrinaggio ne è un esempio e anch’esso costituisce la prova che è impossibile scindere i
luoghi dalle azioni degli attori localizzati.
Locus(sito di memoria culturale). Ne sono un esempio la casa e la strada

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 la casa come meccanismo di memoria dipende da un certo grado di immobilità: sono aiuti di
memoria gli oggetti nell’armadio, l’ordine dei posti attorno al tavolo, il pasto, ecc. La storia della
casa è legata alla storia della vita che la abita. La proiezione dell’io sulla casa si vede chiaramente
nei disegni dei bambini, con la casa con una porta e due finestre che sembra un volto.
I manufatti che rappresentano legami con le persone amate non sono collocati in posti casuali ma
in prossimità del nucleo affettivo della casa: il camino, la fontana. Alcune case sono luoghi
particolarmente vasti ed elaborati come le case collettive dei Maori dell’Isola del Nord in Nuova
Zelanda. Queste abitazioni sono uno sviluppo successivo delle case dei capitribù e sono loci di
memoria: per i Maori significa entrare nel ventre degli antenati (le travi sono le costole, l’asta di
colmo è la spina dorsale), la forma dunque più spinta dell’abitazione come locus di memoria.
 la strada è una sorta di spazio politico, potenzialmente pericoloso. Quando pensiamo ad una 
città
pensiamo probabilmente ad una strada. La rete stradale costituisce una rete di fiducia, tanto più
fitta quanto più sono presenti incroci. Di tutti gli elementi compositivi, il piano urbanistico è il più
resistente al cambiamento.
Differenze fra commemorazione e locus
1) rapporto con l’oblio: la commemorazione aumenta quando c’è paura di oblio culturale (si
costruiscono musei, monumenti, ecc.). La minaccia dell’oblio genera commemorazione e la 
costruzione
di monumenti commemorativi genera oblio.
2) il locus è un luogo della memoria più importante della commemorazione perché è 
inconsapevole,
ingenuo, non determinato dalla paura dell’oblio.
TEMPORALITÀ DELL’OBLIO
Il tempo scadenzato delle pratiche materiali moderne comporta un’abbreviazione della storia e 
una
corrispondente forma di oblio culturale.
- Il processo lavorativo è costantemente dimenticato: quando vediamo un oggetto non lo 
percepiamo
come il risultato di un lavoro, sensazione che abbiamo invece in una galleria d’arte dove ogni tela è
legata (ad esempio con la firma) ad un autore che vi proietta la sua personalità.
- La reificazione (o feticismo) è il processo per cui percepiamo un oggetto decontestualizzandolo 
dalla
sfera umana da cui nasce. Il lavoro umano nella reificazione è vittima di oblio.
- La reificazione nasce soprattutto con l’industria, che toglie l’uomo dai campi. Nella vita agricola il
processo lavorativo è strettamente legato al luogo e alle persone da cui nasce. Più i mercati urbani 
si
sono concentrati, più è diventato facile dimenticare l’origine delle cose che si comprano o che si
vendono.
- Lo stesso processo di oblio lo ritroviamo nel concetto di stato-nazione: Renan individuò come sua
caratteristica l’anonimità dei suoi membri. Sentendomi patriotticamente italiana devo buttare
nell’oblio la conoscenza degli altri membri che costituiscono lo stato-nazione Italia, almeno tanto
quanto devo ricordare cosa unisce quelle anonime persone.
- Anche le carte geografiche sono esempi di oblio: all’inizio le carte erano decorate con disegni di 
navi,
venti, costellazioni che richiamavano il viaggio, atto produttivo alla base della creazione di una 
carta
geografica. Col passare del tempo, il viaggio da cui ogni carta deriva è stato gettato nell’oblio.

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Temporalità (oblio) del consumo
Comprare oggetti per il consumo significa partecipare al sistema di scambio della merce invece che
a
quello di scambio del dono:
- Scambio del dono. Favorisce la formazione di memoria culturale. Si fonda su un triplice sistema 
di
obblighi: obbligo di dare, di ricevere e di ricambiare. Questi obblighi costituiscono una catena
mnemonica rafforzata dalla maniera in cui essi vengono assolti. Malinowski scoprì che circa 
quattordici
gruppi di isole partecipavano al sistema di scambi kula creando un ciclo: le collane viaggiavano in 
senso
orario e i bracciali in senso antiorario per tornare da dove erano partiti in un periodo compreso fra
due
e dieci anni. Tutti questi scambi saranno ricordati.
- Scambio della merce. Favorisce oblio perché il consumo è fortemente temporale soprattutto a 
causa
dell’estetizzazione delle merci. Verso la fine del XIX secolo degli economisti tedeschi colpiti dal
fenomeno delle grandi esposizioni coniò il termine Austellungswert (= capacità produttiva della
rappresentazione stessa). La pubblicità è il feticismo della merce.
Fu proprio durante il periodo delle esposizioni che l’accento cominciò a spostarsi da valore d’uso a
valore di scambio di una merce.
Si veda ad esempio l’opposizione fra la moda contemporanea e le leggi suntuarie primitive: le leggi
suntuarie primitive sono caratterizzate da rigidità e legate ad una serie di discriminazioni di rango
sociale e gerarchico. Esattamente come la moda ma la moda dà invece un’illusione di accesso, di
democrazia del consumatore e questo determina un tasso di ricambio elevato. La moda rimanda
costantemente al presente: deve essere nel presente per essere moda.
Visti i limiti del ricambio dei beni materiali, i capitalisti si sono spostati sui servizi, dove il controllo 
del
tempo non si focalizza più sulla disciplina ma sul desiderio, e spesso questo desiderio è proprio
desiderio di immediatezza: forni a microonde, negozi aperti h24, ecc.
L’oblio, vitale per la produzione dell’obsolescenza, è un ingrediente fondamentale per il 
funzionamento
del mercato.
- Lavoro. Nelle società precapitalistiche gli atti di memoria condivisi si concentravano 
principalmente
sul sapere tecnico. Le corporazioni miravano a conservare i segreti professionali attraverso
l’apprendistato e gli artigiani fornivano ai membri del gruppo un legame comunicativo. I mercanti
invece facevano da intermediari col mondo esterno dei villaggi. Il rapporto tra venditore e 
acquirente
era gestito da taciti rituali. Tutto il processo lavorativo era legato alla dilatazione del tempo, che
permette agli atti di memoria di stabilizzarsi all’interno del gruppo.
Nel sistema lavorativo del capitalismo industriale emerso nel XIX secolo, il lavoro tipico è 
densamente
standardizzato al livello temporale. Nella seconda metà del Novecento, la progressiva 
informatizzazione
del lavoro ha portato al lavoro precario, che riduce ancora notevolmente la dimensione del tempo:
la
fiducia viene erosa, perché la fiducia richiede tempo, ed è la fiducia l’ingrediente essenziale delle

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aspettative di una continuità storica che guida la nostra condotta quotidiana. Ne La condizione
postmoderna, Lyotard definì postmoderno il collasso della fede in una grande narrazione
dell’emancipazione, della sicurezza e della libertà dell’umanità che aveva le sue radici nel discorso
illuminista del progresso che per due secoli aveva legittimato il sapere. L’aumento della speranza 
di vita
e controbilanciato dalla riduzione della speranza di vita delle carriere. Ciò che viene ricordate 
diventa
dunque sempre più obsoleto rispetto a ciò che il lavoro richiede.
- Mezzi di comunicazione. Prima della metà del XIX secolo i giornali erano ancora troppo cari per il
grande pubblico. L’opera di persuasione di massa inizia con la produzione di massa del giornale.
La temporalità dei mezzi di comunicazione sta nell’idea di simultaneità (Anderson): nella prima 
pagina
del giornale il lettore trova un numero di notizie diverse senza alcuna interazione tra loro. Questo 
non
comporta un consolidamento della memoria ma una perdita perché gli eventi raccontati sono 
isolati
dall’esperienza emotiva del lettore.
Questo effetto di amnesia viene ulteriormente rafforzato dall’esposizione quotidiana a una
moltiplicazione di immagini televisive. Tutti i messaggi televisivi sono integrati all’interno di uno 
schema
cognitivo comune: i programmi educativi somigliano ai videogames, i telegiornali come spettacoli, i
processi come soap operas; c’è una contaminazione di diversi modi di comunicazione che intacca 
la
memoria culturale (Weber). Il sovraccarico di informazioni porta l’oblio e il tempo che 
percepiscono i
telespettatori è abbreviato.
Anche l’uso del computer accelera il tempo: gli utenti sono immersi in un iperpresente, allenando
l’attenzione a una rapida successione di microeventi, in cui il presente è totalmente slegato dal 
passato,
anche il più recente.
La sensazione è quella di non avere mai tempo e può diventare una vera e propria sensazione di 
panico.
Il tempo emotivo va pian piano assottigliandosi per lasciare spazio a un tempo del presente 
sempre
sull’orlo di scoppiare.
TOPOGRAFIE DELL’OBLIO
Qual è l’effetto degli spazi prodotti dalla cultura contemporanea sulla trasmissione della memoria
culturale? Connerton sostiene che generino amnesia culturale.
 Dispersione. I primi insediamenti europei moderni (in cui era possibile praticare l’arte della
memoria) erano molti ristretti, separati dalla campagna e, in genere, organizzati in comuni.
Avevano un perimetro ben delineato dalle mura e un’organizzazione focalizzata al centro, dove
veniva eretta la cattedrale. La cattedrale dominava l’intero paesaggio urbano con un grande 
effetto
di coesione spaziale e quindi di memorabilità.
La modernità cancella l’ordine, lo schema, della città fortificata e la fa divenire un insieme labile e
mobile che può continuare ad espandersi. Infatti la città del XIX secolo è totalmente informe 
(come
nei fenomeni di conurbazione della Valle della Ruhr). La città moderna generò dunque la frattura

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fra persone e luoghi. Per la prima volta venivano separati il luogo di abitazione dal luogo di lavoro.
Eppure lo spazio in cui vivevano le nuove classi operaie era ancora piccolo: la fabbrica si
raggiungeva a piedi e fu proprio l’esiguità di queste dimensioni a far sì che potesse nascere la
coscienza di classe: gli operai si organizzavano nei caffè, nei teatri, ecc.
La storia della città è stata dunque una storia di dispersione, dalla città concentrica a quella senza
confini: il sistema dei loci dell’arte della memoria è ormai irriconoscibile.
 Produzione di velocità. Simbolo di questo fenomeno è l’autostrada che non è solo la risoluzione 
a problemi di traffico ma anche un aspetto dell’immaginario sociale: la circolazione.
La produzione di massa delle autostrade iniziò dopo la Seconda Guerra Mondiale ed ha cancella
progressivamente la distinzione fra abitazione e viaggio. La topografia viene letta attraverso
l’automobile: non acquistiamo la macchina per vedere la città ma per avere libertà di movimento.
Spesso ciò che vediamo dal finestrino è l’unico approccio ad un determinato ambiente. La velocità
cancella il terreno (Virilio la chiama estetica della scomparsa) e le automobili tolgono alla strada la
connotazione di “luogo di incontro” di cui aveva goduto in passato. L’atto del camminare ha invece
una tripla funzione espressiva: 1) è un processo di appropriazione del sistema topografico; 2) è una
realizzazione spaziale di un luogo; 3) implica rapporti fra posizioni distanti. Camminare è dunque
uno spazio di espressione.
Per funzionare la nostra memoria ha bisogno di un certo grado di stabilità e la stabilità del nostro
sistema spaziale viene minata dalla velocità che dotano il visibile dell’evanescenza.
 Distruzione ripetuta dell’ambiente edificato. All’inizio degli anni Trenta Kracauer scrisse molte

riflessioni sulla transitorietà della topografia urbana: Berlino e Parigi erano i due opposti di questa

riflessione. Berlino è il “luogo dove tutto si dimentica”, soprattutto per l’invenzione di nuovi

materiali da costruzione per ottenere leggerezza, apertura e velocità. Nel corso delle distruzioni 
del

paesaggio edificato la memoria viene minata. L’architettura di volumi viene sempre più spesso

sostituita da architettura di superficie (che possiamo definire postcartesiana), omogenea, in cui

ogni cosa si assomiglia. L’accelerato metabolismo di questi edifici genera attenuazione della

memoria. Fra tutte le strutture obsolescenti, la principale è l’insegna: a Las Vegas l’insegna è più

importante del luogo anzi, senza insegna non c’è luogo.

E cosa succede se le cose smettono di esistere? Lo vediamo con l’informazione: oggi una parte

sempre più grande di persone produce informazione e una parte sempre più piccola produce cose.

L’amnesia culturale è dunque un prodotto consapevole della modernità: è necessaria 
all’espansione

economica del capitalismo così come l’ipermnesia. È un paradosso della cultura: in molti casi il 
nostro

mondo è ipermnesiaco, in molti altri è postmnemonico come nelle strutture dell’economia 
politica. I

sintomi culturali dell’ipermnesia sono causati da un sistema politico ed economico che genera

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sistematicamente una cultura postmnemonica, una modernità che dimentica.

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