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IL MONDO DEGLI EBOOK

PRESENTA

'MANUALE DI RESTAURO DEI MOBILI'


Il Mondo degli Ebook è una collana che raccoglie tante guide su diversi
argomenti, disponibili sia in formato elettronico pronto da scaricare sia nel
classico formato cartaceo da ricevere comodamente a casa.
Le guide sono semplici, dettagliate, spiegate passo passo e quasi sempre
illustrate.
Vieni a scoprire tutte le guide che fanno parte della collana e torna a
trovarci periodicamente, cerchiamo ed aggiungiamo sempre nuovi manuali
per arricchire gli argomenti che più ti interessano.

Altre guide presenti nella collana:

IL MONDO DEGLI EBOOK PRESENTA:


Manuale di Cucina Araba - Più di 100 ricette spiegate passo passo
Manuale di Cucina Messicana – 100 ricette della cucina più gustoa e
colorata spiegate passo passo
Manuale di Cucina Giapponese – Guida dettagliata e illustrata alle
ricette
Manuale di Cucina Cinese - 300 ricette della cucina più famosa al
mondo pronte da fare
Manuale Cucina dal Mondo – 4 guide insieme (Cinese, Giapponese,
Messicana, Araba)
Kamasutra illustrato – Guida illustrata alle 49 posizioni dell'amore
Manuale del perfetto Trucco e Make Up
Dimagrire con le 14 diete più famose al mondo
Manuale per gli addominali perfetti – Alimentazione e Esercizi
Manuale per le unghie perfette – Ricostruisci le tue unghie e poi
decorale
Manuale della pizza – Curiosità e ricette del piatto italiano più
famoso al mondo
Mondo Pasta – 100 ricette passo passo del piatto tradizionale
italiano
Cocktail – 85 ricette spiegate dei cocktail internazionali più famosi
Manuale di seduzione e amore per gli uomini - Prima conquistala e
poi rendila la tua regina
Liquori fatti in casa – Semplici ricette per liquori classici o originali
Manuale di restauro dei mobili – Guida dettagliata e illustrata
Indice generale
INTRODUZIONE
Restauro conservativo
Restauro integrativo
Pulitura del mobile
Lucidatura
L'ORGANIZZAZIONE DI UN LABORATORIO
Le pialle
Scalpelli e sgorbie
LA VALUTAZIONE DI UN RESTAURO
Pulizia o sverniciatura
Finitura
INTERVENTI DI RESTAURO
Intervento conservativo
Intervento integrativo
Ripristinare le parti rotte o scollate
Gli incastri: il restauro
SMONTARE I MOBILI
piedi di porco
levachiodi da tappezziere
fustelle per cuoio
lama per sega a ferro
martello di gomma
martello di legno
scalpello a penna
siringhe
estrattori per viti
cacciavite a colpo
cunei in plastica o legno
cric per automobile
spatole per stuccare
cacciavite a colpo
L'incastro
I tavoli
Come inserire un cuneo
Telai di tavoli e sedie
Telai degli sportelli
RESTAURARE GLI INCASTRI
Tipiche rotture di incastri a coda di rondine
Il restauro di una mortasa
COSTRUIRE GLI INCASTRI
La coda di rondine
Mortasa e tenone
LA CORNICE DECORATIVA NEI MOBILI
La cimasa
Cornice francese in scala 1:1
Le pialle – un esempio pratico
Restaurare una cornice – esempio pratico
GLI UTENSILI
Gli strumenti per affilare pialle e scalpelli
Le mole
Le pietre per affilare
Cuoio e pasta abrasiva
Affilare gli utensili
Restauro pratico del piano di un tavolino
RIPARARE LE FESSURAZIONI DEL LEGNO
La stuccatura
Riempimento delle fessure
COME REINTEGRARE PARTI MANCANTI, LESIONATE, O DEGRADATE
Come reintegrare un cassetto impiallacciato
Come reintegrare parti mancanti di impiallacciatura
Ripristino di piccole porzioni di impiallacciatura
INTRODUZIONE

La dote principale di un restauratore è l' amore per il proprio lavoro,


condizione ideale perché un restauro riesca, nei limiti delle proprie
possibilità e conoscenze.
La prima fase del restauro consiste nell'individuazione tecnica-artistica di
un mobile, ovvero la sua collocazione nel tempo, i metodi usati per
costruirlo, lo stile che lo caratterizza.
Acquisiti questi dati sarà fondamentale decidere il tipo di restauro da
eseguire, questo può essere:

conservativo
integrativo
stauro conservativo

Un restauro conservativo interverrà sul mobile solo con opere di


consolidamento delle parti esistenti, salvaguardando, nei limiti del
possibile, i "danni" acquisiti con il tempo.
In un restauro conservativo non è necessario ripristinare, al punto di
riportare il mobile alle condizioni in cui era quando fu costruito.
Una gamba mancante va sicuramente rifatta, ma una tavola imbarcata, una
cornice eccessivamente tarlata non devono essere reintegrate, ma
consolidate per far si che la loro genuinità si prodighi nel tempo.
stauro integrativo

Il restauro integrativo, invece riguarda più da vicino i mobili che non hanno
più un'anima, se non si interviene in maniera drastica.
Ricostruendo una cornice mancante su di un'armadio, si ridonerà allo stesso
il fascino che aveva perso lungo il suo percorso nel tempo.
Fondamentale è scrivere un programma di interventi, in cui verranno
elencati in maniera cronologica.
Si inizia sempre con gli interventi di falegnameria, poi di pulitura e quindi
di lucidatura.
Elencate tutti gli interventi che dovete eseguire, sia quelli che integrano una
parte mancante, sia quelli che si limitano al reincollaggio di una parte che si
è semplicemente distaccata.
litura del mobile

La pulitura del mobile è l'operazione che richiede più attenzione, un errore è


più o meno irreversibile.
Cosa sacra è la salvaguardia dell'integrità della patina, quella colorazione
che il mobile ha acquisito con il tempo, è irriproducibile, quindi attenzione
all'uso di sostanze troppo aggressive (soda caustica, acidi di vario genere), o
di abrasivi, oserei quasi vietati.
Analizzate sempre il tipo di vernice che ricopre l'oggetto, non sempre è
necessario sverniciare e comunque usate sempre un prodotto adeguato, solo
in certi casi quando ormai la patina è compromessa, l'uso di sostanze o
mezzi drastici è consentito.
cidatura

La lucidatura è quell'operazione finale che dona al mobile tutto il sapore del


suo tempo trascorso.
I metodi principali di lucidatura sono due
quello a cera
quello a gommalacca

Il primo è destinato a mobili di origine popolare, il secondo a mobili di


ebanisteria medio alta.
Quest'argomento è molto complesso e verrà approfondito in seguito.
L'ORGANIZZAZIONE DI UN LABORATORIO

La sede di un laboratorio deve essere confortevole e quanto più spaziosa


possibile, non pensiate di avere spazio a sufficienza, prima o poi vi
accorgerete che non è vero.
L'ideale sarebbe avere due o tre locali separati, per la falegnameria, la
rifinitura e il magazzino.
L'umidità e il freddo possono creare non pochi problemi, assolutamente da
evitare, soprattutto l'umidità delle cui conseguenze parleremo in seguito.
La luminosità è un'altra caratteristica da considerare, la luce artificiale,
soprattutto quella prodotta dalle lampade al neon, cambia tonalità al colore
del mobile, attenuando la componente rossa del colore e quindi rendendolo
meno piacevole, le lampade ad incandescenza al contrario esaltano il colore
rendendolo molto più caldo e piacevole.
L'organizzazione dello spazio, è logicamente personalizzata alle
caratteristiche della sede che si ha a disposizione, anche in un locale unico
cercate di tenere separata la zona della falegnameria da quella per la
rifinitura.
Se avete macchine utensili non sacrificatele mai in zone anguste, tenendo
conto della possibilità di lavorare pezzi di grandi dimensioni.
L’attrezzatura in dotazione ad un laboratorio di restauro è composta dai più
comuni attrezzi per la lavorazione del legno (martello, pialla, sega, ecc.) e
da altri utensili meno comuni e conosciuti, ormai caduti in disuso, che
comunque sarebbe bene non farsi mancare.
Analizzeremo in maniera abbastanza approfondita alcuni di questi utensili,
fin da ora.
pialle

Uno degli strumenti più utilizzati in laboratorio.


Oltre alla pialla classica ci sono:
la sponderuola, che è una pialla senza coste laterali, esiste di varie
larghezze

la pialla per modanature, conosciuta anche con il nome di bastone.


Ha la lama sagomata in una moltitudine di forme e serve per fare
cornici di tutti i tipi. Il tipo di bastone più usato è quello a profilo
tondo. Ne esistono di varie misure e sarebbe bene averne il più
possibile

Questi tipi di pialle sono ormai impossibili da trovare in commercio, tranne


forse le sponderuole.
Possono essere in ogni caso costruite in laboratorio, almeno quelle a lama
tonda che ci danno la possibilità con l’ausilio delle sponderuole di costruire
qualunque tipo di cornice o quasi.
alpelli e sgorbie

Gli scalpelli sono usati quotidianamente in un laboratorio di restauro.


Anche questi esistono di varie misure, conviene averne il più possibile,
anche se le misure più usate sono quelle comprese tra il 15 al 30 mm.
Caratteristica fondamentale perché uno scalpello funzioni è l’affilatura che
deve essere perfetta e ripetuta anche mentre si lavora.
Uno scalpello che taglia poco non serve, quindi munitevi di una buona
pietra ad olio e tenetela sempre a portata di mano.
Inoltre non accontentatevi di scalpelli di infima qualità, il costo elevato
dell'utensile verrà ammortizzato in breve tempo.
Tra gli scalpelli ce né sono alcuni molto particolari come:
quello inginocchiato

il bedano, scalpello con lama più spessa che serve per fare le
mortase (la femmina degli incastri).
Le sgorbie da intagliatore sono un’utensile molto utile in falegnameria, (a
patto che vengano affilati in maniera quasi perfetta), non solo per fare
intagli ma anche per rifinire cornici, o integrazioni di legno nuovo
sull’oggetto del restauro.
Anche di questi né esistono molte misure e profili.
Tra la vostra dotazione inoltre non potranno mancare, un seghetto per
impiallacciatura, uno da traforo, un truschino o traccia-linee
una martellina da impiallacciatura, un coltello per segnare (in alternativa
alla classica matita meno precisa).
In seguito prenderemo in considerazione tutti gli utensili che si usano in un
laboratorio di restauro, alcuni molto specializzati.
Nella maggior parte dei casi andranno fabbricati, in quanto non si trovano
in commercio, quindi vi indicheremo tecnicamente come costruirne la
maggior parte.
LA VALUTAZIONE DI UN RESTAURO

Iniziare un restauro senza prima aver effettuato un’analisi approfondita


d’intervento, porta ad eseguire un lavoro parziale, inefficace e che spesso da
risultati insoddisfacenti.
Di conseguenza si rende necessario pianificare il lavoro, prima di iniziarlo.
E’ necessario innanzi tutto stabilire:
l’epoca esatta del mobile, in quanto gli interventi che si
effettueranno, sia d’ebanisteria sia di finitura ne saranno influenzati,
il tipo di legno, ogni ripristino va fatto con lo stesso legno di cui è
composto l’oggetto e possibilmente della stessa epoca.
Il restauro inizia sempre con gli interventi di falegnameria.
Successivamente si esegue la pulitura ( sverniciatura quando è
necessario), ed infine la lucidatura.
Sarà bene scrivere tutte le operazioni che dovranno essere eseguite
sull’oggetto, senza tralasciare quelle giudicate minime, che sono le più
facili da dimenticare, stabilendo una cronologia d’esecuzione che non
intralci un intervento con un altro.
lizia o sverniciatura

Le operazioni di pulizia (o sverniciatura) sono quelle che richiedono una


particolare attenzione nella scelta d’intervento.
Infatti in questa fase un errore di valutazione può causare dei danni che
sono in un certo qualmodo irreversibili.
Tenete sempre conto della patina (quella colorazione che il legno acquisisce
nel tempo) del mobile.
Va considerata sacra, ogni intervento di pulizia la deve sempre
salvaguardare.
Evitate interventi drastici (quali soda caustica), in alcuni casi è necessario
solo spolverare l’oggetto, non è indispensabile sverniciarlo.
Analizzando il tipo di verniciatura che ricopre l’oggetto si determinerà il
prodotto migliore per eseguire la pulizia.
Eseguite sempre un test del prodotto scelto in un’angolo nascosto del
mobile, questo farà in modo che, se il prodotto è errato o non funziona a
dovere, limiterete i danni.
nitura

La finitura del mobile tiene conto innanzi tutto di quella che era o dovrebbe
essere stata la finitura originale.
Va ripristinata e non va inventata (con l’uso di miracolosi prodotti sintetici),
quando è ormai compromessa.
Se si decide di eseguirla ex-novo si deve tener conto logicamente dell’epoca
e dell’origine dell’oggetto (la gommalacca prima del XVIII Sec. non era di
dominio pubblico) deducendo così quale sarà stata la finitura originale.
INTERVENTI DI RESTAURO

Gli interventi di restauro possono essere divisi in due tipologie: conservativi


e integrativi.
tervento conservativo

Nel intervento conservativo verranno consolidate e rincollate tutte le parti


tarlate o comunque degradate o scollate, senza aggiungere o togliere nulla.
L’oggetto del restauro quindi non sarà sverniciato ma solo pulito
salvaguardando fin dove è possibile la verniciatura originale, e soprattutto
la patina.
tervento integrativo

L’intervento integrativo prevede il ripristino di tutte quelle parti mancanti


indispensabili per far si che l’oggetto in questione riprenda la sua
funzionalità.
Tenete presente che la reintegrazione delle parti mancanti non deve essere
superiore al trenta per cento dell’oggetto stesso.
In caso di verniciature oramai compromesse, si procederà rifacendole ex-
novo.
Come già detto si iniziano gli interventi di restauro con i lavori di
ebanisteria.
Non è però sempre così.
In alcuni casi, ad esempio li dove ci sono molte mani di vernice, è
consigliabile sverniciare prima di intraprendere qualunque tipo di
intervento.
Gli interventi di falegnameria sono di ripristino e di integrazione e solo se
assolutamente indispensabile di sostituzione, cercate però di recuperare più
"antico" possibile.
pristinare le parti rotte o scollate

Il più classico degli interventi conservativi è il reincollaggio degli incastri


(non sempre sono incollati), difetto facile da incontrare in fase di restauro,
che pregiudica la stabilità del mobile.
E’ buona regola quando si inizia un restauro smontare tutti gli incastri che
sono scollati, pulirli e rincollarli.
Usare sempre i morsetti (sergenti), o tutori d’ancoraggio alternativi.
Evitare interventi di facile realizzo quali l’uso dei chiodi, di zeppe, piastre
di ferro o pezzi di compensato.
Sono tutte operazioni di poca efficacia che non dureranno nel tempo,
creando solo problemi per un prossimo e necessario intervento.
La colla che viene usata in restauro è quella in perle, la si può trovare
tuttora in commercio, chiamata anche colla a caldo(da non confondere con
la colla di coniglio usata in doratura).
i incastri: il restauro

Gli incastri si possono rompere sia durante le fasi di smontaggio del mobile
sia per interventi maldestri di restauro, come ad esempio l’uso di chiodi per
fermare gli incastri,.
È una cosa che può essere efficace inizialmente, ma con il tempo sarà causa
di rotture più o meno gravi.
Inoltre altre rotture possono essere causate per volontà di chi opera lo
smontaggio in maniera poco ortodossa, o per un utilizzo improprio
dell’oggetto stesso.
Questi andranno logicamente restaurati.
Di seguito trovate alcuni esempi di rotture tipiche e relativo restauro.

tipica rottura di un tenone

corretto restauro di un tenone


SMONTARE I MOBILI

Lo smantellamento dei mobili è un'operazione molto delicata alla quale


bisogna:
prestare molta attenzione,
non farsi prendere dalla fretta,
evitare inconsce martellate a caso,
utilizzare gli attrezzi giusti.

Di seguito l’elenco degli utensili indispensabili per eseguire uno


smontaggio corretto.
Evitiamo di elencare volutamente gli utensili classici quali pinza cacciavite
e martello.

di di porco
uno grande da 80 cm circa e uno piccolo da 30 cm. Sono ottimi per
schiodare assi molto grandi, e per togliere chiodi.
achiodi da tappezziere
telle per cuoio
ottime per incidere intorno la testa dei chiodi e quindi migliorare la presa
delle tenaglie.
ma per sega a ferro
da utilizzarsi libera , per riuscire a tagliare i chiodi che non si riescono a
togliere, soprattutto nei piani dei tavoli.
artello di gomma
artello di legno
alpello a penna
particolare scalpello molto largo con tagliente non affilato.
inghe
di varia capienza per iniettare solventi negli incastri da scollare.
rattori per viti
possibilmente di più misure.
cciavite a colpo
particolare cacciavite usato nelle carrozzerie, molto efficace per togliere le
viti difficili. Funziona colpendolo in testa con un martello, tale martellata lo
fa girare di un ottavo di giro.

nei in plastica o legno


quelli in plastica (polietilene alimentare ) possono essere recuperati nei
laboratori di lavorazione materie plastiche. Sono migliori in quanto è
difficile deformarli o romperli.
c per automobile
si usa come estensore per smontare gli incastri più tenaci, evitando di dare
martellate.
atole per stuccare
possono essere inserite negli incastri facilitando lo scollamento
cciavite a colpo
particolare cacciavite utilizzato nelle carrozzerie per togliere viti difficili da
svitare.

Nella figura alcuni degli utensili elencati.


L'analisi preliminare ci permette di valutare se alcune parti del mobile
hanno bisogno di essere smontate. Lo smontaggio va affrontato con molta
pazienza.
ncastro

Se dovete scollare un incastro dovete dare il tempo alla soluzione di


solventi (acqua, alcool, diluente nitro in parti uguali) di agire.
Questa soluzione va iniettata a siringa nell’incastro cercando, con l’aiuto
della spatola inserita tra tenone e mortasa, di scollarlo.
Analizzando poi l'incastro con attenzione potrete verificare la presenza di
chiodi più o meno evidenti, che andranno tolti utilizzando leva-chiodi e
tenaglie e se necessario incidendo con la fustella il legno intorno al chiodo,
scoprendo cosi la testa del chiodo che sarà raggiunto più facilmente.
I chiodi di legno , quasi sempre presenti negli incastri antichi, vanno
asportati con l'aiuto dei puntini leva-spine, utilizzati battendo il chiodo
dall’interno verso l’esterno in quanto tali chiodi avevano sempre una forma
tronco piramidale, con la parte più grande rivolta verso l’esterno.
In alcuni casi i chiodi di legno non sono passanti, e vanno eliminati con un
foro di trapano.
Un utensile utile per scollare è il cric, che messo tra due montanti con
appositi spessori è un eccezionale estensore.
Va usato solo dopo aver bagnato bene l’incastro con la soluzione scollante.
aumentando la pressione del cric in maniera graduale senza esagerare.

L'utilizzo del puntino


avoli

Quasi sempre i tavoli hanno le gambe scollate e i piani ritirati, in questo


caso lo smontaggio è quasi sempre necessario.
Il primo intervento consiste nello schiodare, svitare, o in rari casi scollare il
piano dall’intelaiatura delle gambe che lo supporta.
Può essere un’operazione semplice se nessuno è intervenuto con disastrosi
restauri casalinghi, o in caso contrario molto complicata, soprattutto nel
momento in cui andremo a scollare le gambe.
Se il piano è semplicemente inchiodato il nostro intervento inizierà
inserendo i cunei tra il piano e il telaio, dalla parte di testa del piano.
Se inserite il cuneo dalla parte parallela alla venatura il piano si potrà
spaccare.
me inserire un cuneo

Usate sempre più cunei per iniziare il lavoro che poi completerete con
l’ausilio del piede di porco.
Nei casi in cui il piano non si riesca a schiodare, in genere perché i chiodi
sono arrugginiti, la soluzione migliore per evitare danni è quella di segarli
con la lama a ferro inserendola tra piano e telaio.
Nei casi in cui il piano è assicurato con delle viti difficili da togliere i
sistemi da adottare sono più d’uno.
si può intervenire con il cacciavite a colpo se le viti sono grandi,
oppure forare con una punta di misura adeguata (mm 3) intorno alla
vite inserendo poi dell’olio sbloccante,
altra soluzione prefigura l'uso degli estrattori per viti. Forando di
testa la vite con una punta di misura adeguata all'estrattore che si ha,
questo viene inserito e girato in senso antiorario,
ultima soluzione, come per i chiodi, segare tra piano e telaio la vite.
lai di tavoli e sedie

Vengono trattati insieme in quanto tecnicamente hanno molto in comune.


Quando sono scollati vanno sempre smontati.
Il problema più comune che si può incontrare, sono che i chiodi stati inseriti
negli incastri con l'intenzione di eseguire una sistemazione efficace e
veloce.
Inizialmente funziona, ma in breve tempo, soprattutto per le sedie, quello
che doveva essere un restauro si trasformerà in un danno più grave.
I chiodi infatti col passar del tempo spaccano l'incastro.
La difficoltà maggiore per estrarli, oltre l’eventuale ruggine formatasi, sta
nel fatto che si raggiunge male la testa del chiodo, in quanto spesso è
affogato nel legno.
In questo caso si rende necessario l’uso del levachiodi che con danni
limitati al legno raggiunge la testa del chiodo molto più facilmente delle
tenaglie o delle pinze.
Si può anche creare lo spazio per intervenire con le tenaglie praticando un
foro con le fustelle intorno la testa del chiodo, foro che verrà poi chiuso con
chiodi di legno.
lai degli sportelli

Se gia scollati sono molto semplici da smontare.


Basta togliere gli eventuali chiodi di legno.
Se sono da scollare si fa uso della soluzione scollante e delle spatole.
Avendo molta pazienza il risultato è garantito.
Difficilmente troverete chiodi in ferro in questo tipo di incastri, sono
comunque abbastanza semplici da togliere perché in genere sono passanti.
RESTAURARE GLI INCASTRI

Proseguiamo sul restauro degli incastri nei mobili.


come già detto i motivi delle rotture degli incastri sono molteplici, cosi
come i tipi di rotture.
Noi analizzeremo ora quelli più difficili da interpretare, tralasciando quelli
che a nostro giudizio sono di facile risoluzione, quali ad esempio le rotture
che si verificano durante lo smontaggio del mobile che richiedono solo
l'incollaggio nella sede originale del pezzo rotto.
piche rotture di incastri a coda di rondine

nella foto sottostante vediamo un esempio di incastri a coda di rondine,


tipici nei cassetti.

Ancora un esempio di due tipiche rotture su di un incastro a coda, sulla


femmina evidenziato in rosso

evidenziati in giallo, i punti e le inclinazioni di come eseguire i tagli per


inserire gli inserti, come si può vedere in fig. 3
Per l'esecuzione usate una sega a denti fitti per avere un taglio il più pulito
possibile.
Dopodichè procederete costruendo gli inserti che dopo essere stati tagliati
andranno modellati grazie all'aiuto di uno scalpello.
L'affilatura dello scalpello dovrà essere molto accurata (in seguito
parleremo di come eseguire l'affilatura degli utensili).
Nella fig. 4 potete vedere il risultato del restauro con i nuovi inserti
evidenziati in rosso.
restauro di una mortasa

Altra tipica rottura è quella della mortasa in un incastro classico di un


telaio, cosi come si può vedere sotto.

Questo tipo di rottura è stato causato sicuramente durante uno


spostamento del mobile in oggetto, compromettendo così la stabilità
dello stesso.
Non potendo ripristinare la parte rotta questa andrà sostituita con un
nuovo inserto.
È evidenziato in rosso il punto in cui dovrà essere tagliato l'incastro.
Nel disegno sotto è possibile vedere come eseguire correttamente i tagli,
anche qui evidenziati in rosso.

In questo caso va asportata solo una parte dell'incastro, poi sostituita da un


nuovo pezzo.
Se fosse stato necessario sostituire tutto l'incastro avremmo dovuto eseguire
la stessa operazione anche nella parte inferiore, con il taglio evidenziato in
blu.
COSTRUIRE GLI INCASTRI

Alcune volte si rende necessario costruire un incastro ex novo.


Descriviamo di seguito il sistema per costruire i due incastri più usati in
falegnameria:
la coda di rondine
l'incastro tenone e mortasa.
coda di rondine

La sua esecuzione richiede una particolare abilità.


Analizziamo ora il sistema per costruire una coda di rondine aperta (tipica
nelle cassapanche).
Usate il graffietto per segnare reciprocamente la misura della profondità dei
due pezzi da unire (nel disegno evidenziata A B).

Dopodichè come nel disegno (evidenziata in giallo la parte da asportare),


disegnate un trapezio sul pezzo che sarà la femmina.
Potete usare una sagoma in metallo che vi permette di avere le code di
ugual misura e alla stessa distanza una dall'altra.
Per segnare non usate la matita ma bensì un coltello oppure un taglierino,
molto più precisi.
Quando disegnate una coda di rondine dovete tener presente che
un'angolazione troppo accentuata rende la coda debole, mentre al contrario
un'angolazione poco pronunciata compromette la tenuta dei due pezzi.
Diciamo che un angolo compreso tra i 70° e gli 80° può andar bene.
Una volta disegnata la coda va tagliata, usate una sega a denti fitti per un
taglio molto più preciso, tenendola con un'inclinazione intorno ai 45°
rispetto al piano di lavoro.
Fatto il taglio dovete ora segnare il maschio.
Prendete il pezzo appena tagliato e appoggiatelo sopra quello che dovrà
diventare il maschio.
Con il coltello per segnare incidete il taglio che dovrete eseguire, riportando
con la squadra anche i riferimenti sul piano del pezzo.

nel disegno le linee da tracciare sono segnate in nero mentre la parte da


asportare e evidenziata in rosso.
Eseguite il taglio cosi come lo avete fatto per la femmina.

Sopra potete vedere il taglio finito come si presenterà.


Sotto invece il lavoro finito.
ortasa e tenone

Anche nell'esecuzione quest'incastro, fondamentale in falegnameria, si fa


uso del graffietto per tracciare le linee su cui andrà eseguito il taglio.
Sulla faccia di spessore di tutti i pezzi da unire, tirate due linee dividendo in
tre parti uguali la faccia di spessore. Fate questa operazione sia sul tenone
che sulla mortasa.

Fermate ora il pezzo al banco e tagliate usando una sega a denti fitti, senza
fare eccessiva forza e mantenendo una velocità costante.
Tenete la sega con una inclinazione vicina ai 45° rispetto al piano di lavoro.
Per asportare la parte la eliminare della mortasa usate un bedano.
Il tenone è molto più semplice da realizzare, in quanto una volta fatti i tagli
che lo determinato per asportare i due pezzi da eliminare è sufficiente
eseguire due tagli trasversali.

Il tenone
La mortasa
LA CORNICE DECORATIVA NEI MOBILI

La cornice è l’elemento decorativo che ha caratterizzato il mobile dagli inizi


del ‘500 fino ai giorni nostri.
L’uso di decorare i mobili con cornici prende piede nel rinascimento.
I vari profili delle cornici prendono spunto, cosi come tutta l’architettura del
mobile rinascimentale, dall’architettura classica greco-romana.
cimasa

È la cornice più importante nei mobili a corpo alto (armadi, librerie)


sovrasta il mobile e lo chiude a capello.
Nasce nel mobile rinascimentale con profili molto elaborati di grandi
dimensioni.
Nei secoli successivi si riduce di dimensione ma non perde mai importanza.
Con il mobile barocco nasce la cimasa centinata che sarà poi una
caratteristica architettonica del mobile barocchetto e Luigi XV, poi ripresa
nel Luigi Filippo nella metà del ottocento.
Come detto si possono notare notevoli differenze di disegno e dimensioni
tra cornici di varie epoche e provenienza.
Comunque sono pochi gli elementi che combinati tra loro formano la
cimasa, comuni a quasi tutte le epoche e provenienze.
Riassunti in breve sono:
la gola rovescia,
la scozia,
il toro,
il listello.

La combinazione di questi quattro elementi, in varie dimensioni, forma la


maggior parte dei profili di cornici usati nei mobili di antiquariato, cosi
come si può vedere nel disegno che segue.
rnice francese in scala 1:1

La costruzione delle cornici veniva eseguita con apposite pialle di varie


forme e misure.
La lama aveva il taglio sagomato a seconda dell’esigenza, ad esempio per
fare il taglio della scozia si sarebbe usata una pialla con il taglio tondo (fig.
1)

Le pialle più usate sono di tre tipi:


la sponderuola (a tagliente dritto),
la su menzionata a tagliente tondo,
la gola rovescia.

Le prime due si utilizzano in varie larghezze (da 0,5 cm a 4-5 cm), mentre
la gola rovescia a due o tre misure.
Nelle prossime pagine impareremo a costruire una cornice con questi tipi di
pialle.
pialle – un esempio pratico

Ci sono due modi per costruire una cornice, a mano, usando specifiche
pialle (i bastoni), oppure a macchina, usando la toupie.
Noi analizzeremo esclusivamente il sistema manuale, limitandoci a una
superficiale descrizione della costruzione a macchina.
Avevamo già accennato all'utilizzo di specifiche pialle per la costruzione
delle cornici.
Due in particolare hanno una funzione universale e sarebbero più che
sufficienti per la realizzazione della nostra cornice
La sponderuola e la pialla tonda (da qui chiamata bastone).
Bisogna averne a disposizione più misure, soprattutto di bastoni, in quanto
nel loro caso non solo cambia la gra ndezza della lama ma anche il disegno
che producono-
La sponderuola invece produce sempre due piani ad angolo retto e
cambiando la larghezza della lama si aumenta solo la possibilità di lavorare
su di un piano più grande.
Come esempio costruiamo una cornice classica composta da toro scozia e
listello, come quella che possiamo vedere nella figura seguente con
evidenziato in rosso il profilo.

Per costruire questa cornice utilizzeremo tre tipi diversi di pialla.


Oltre le due già descritte c'è anche un bastone a profilo concavo.
Decidiamo innanzi tutto la dimensione che dovrà avere la nostra cornice.
Quella dell'esempio misura 5 cm di altezza per 5 di aggetto.
Alla lunghezza della cornice, necessaria per il mobile su cui andrà montata,
dovremo aggiungere lo scarto dei tagli a 45 gradi.
Scegliamo il legno tenendo presente che i nodi sono la cosa più difficile da
piallare quindi vanno evitati.
Sulla testa del legno, dopo averlo carteggiato per togliere la rugosità,
tracceremo con una matita il profilo della nostra cornice.
Poi tracceremo delle linee di riferimento con il graffietto, partendo dai punti
limite del profilo e segnando inizio e fine della scozia del listello e del toro.

evidenziati in rosso le linee di riferimento da tracciare con il graffietto.


Se vogliamo, invece dei punti di riferimento con il graffietto, possiamo fare
i riferimenti con la sega circolare.
Eliminando l'eccedenza dal disegno, avremo molto meno legno da piallare e
otterremmo dei punti di riferimento molto più precisi sia come linea che
come profondità.

possiamo vedere il risultato dopo l'eliminazione dell'eccedenza, che si può


ottenere sia con la sega circolare che con la sponderuola.
Ora è necessario bloccare il pezzo al banco, prima di iniziare il lavoro. Se
non l'abbiamo fatto con la sega circolare, sarà necessario eliminare
l'eccedenza del legno con la sega a mano o meglio con una pialla
sponderuola. Inizieremo con la scozia, utilizzando la pialla a profilo tondo,
la vediamo iazione nella foto sotto

Poi rifiniremo il listello, infine il toro che possiamo fare sia con una pialla
dedicata a profilo concavo che con la sponderuola.
In quest'ultimo caso il lavoro va rifinito con carta vetrata in quanto il
risultato sarà più approssimativo.
Anticamente la cornice veniva costruita anche utilizzando una tavola di
spessore inferiore rispetto al necessario.
Effettivamente è molto più conveniente sia per il limitato consumo di legno,
che per i tempi di lavorazione molto più contenuti.
Nella figura seguente la descrizione della tecnica,

La tavola rappresentata misura cm 8 di larghezza per 2,5 di spessore.


Il risultato, eseguiti tutti i tagli necessari e una volta montata sarà di una
cornice di altezza cm 5 e di aggetto cm 5.
Come potete vedere anche in questo caso si disegna in testa al legno il
profilo della nostra cornice.
Sono evidenziate in rosso le parti da eliminare con la pialla.
La tavola nel montarla andrà inclinata di 45 gradi.
Questo tipo di tecnica si presta per l'esecuzione della cornice utilizzando la
toupie.
In questo modo abbiamo molta meno eccedenza da eliminare.
L'utilizzo della toupie è giustificato solo nei casi in cui i quantitativi di
cornice da produrre sono elevati.
Infatti la preparazione della macchina per eseguire dei disegni
personalizzati, come è necessario nel restauro, è molto laboriosa.
Per questo motivo ancora oggi in molti laboratori si preferisce costruire le
cornici manualmente.
staurare una cornice – esempio pratico

Prenderemo in esame il restauro della cornice che racchiude il piano di una


scrivania.
Come esempio è molto completo essendo l'intervento abbastanza
complesso.
Restaurare alcune parti di una cornice spesso è più complicato che farla ex-
novo, noi però dobbiamo tener conto sempre che più antico si lascia e
meglio è.
La cornice in esame ha un profilo molto elaborato ed è visibile sia
frontalmente che posteriormente, ne manca una parte e andrà reintegrata.

come si presenta il profilo della cornice.


Nella foto sotto la porzione di cornice su cui dobbiamo intervenire.

A questo punto si eseguono i tagli per i nuovi inserti che sono molto più
grandi del necessario e che in seguito pialleremo.
Questi vengono fatti in due momenti diversi in quanto andranno incollati
uno sopra all'altro
Quindi bisognerà aspettare che il pezzo inferiore più piccolo sia asciutto
prima di eseguire il taglio e l'incollaggio dell'inserto superiore più lungo.

come si può vedere gli inserti sono due perche è molto più semplice
eseguire i tagli, che sono paralleli al lato della cornice e quindi possono
essere tagliati a macchina.
Inoltre il lavoro risulterà molto più robusto.
Una volta seccata la colla fermeremo la cornice a banco e inizieremo a
piallare dapprima con una pialla sbozzino per eliminare in maniera veloce
l'eccedenza rispetto al profilo, e poi con pialle di vario tipo per rifinire tutti i
disegni che compongono il profilo.

Eventualmente per le parti più difficili, o se non abbiamo a disposizione


pialle particolari, potremmo usare scalpelli e sgorbie.
Per finire il lavoro ed eliminare i segni delle piallate useremo carta vetrata
(solo sulle parti nuove) di grana fine 180/220.
La cornice finita.
GLI UTENSILI

Gli utensili da affilare in un laboratorio di restauro sono molti: seghe,


coltelli per segnare, taglierini, cesoie, sgorbie, scalpelli e pialle.
Soprattutto gli ultimi due sono fra quelli che si affilano con più frequenza, è
su questi che ci concentreremo in questa parte.
L'esigenza di affilare spesso un utensile parte dalla regola che "un utensile
che non taglia non serve".
È una regola questa che vi deve accompagnare sempre durante il lavoro.
L'affilatura richiede molta pazienza e abilità, sono due qualità che si
affinano col tempo e con i risultati.
i strumenti per affilare pialle e scalpelli

una mola,
delle pietre per l'affilatura,
un pezzo di cuoio,
della pasta abrasiva.
mole

Ne esistono di diverse tipologie, sia elettriche che a pedale (quest'ultime


oramai cadute in disuso), sia a secco che a bagno.
Le migliori sono del tipo a bagno con numero di giri basso, non
surriscaldano la lama quindi non c'è il pericolo di bruciare il filo.
L'unico inconveniente é che richiedono più tempo per fare l'affilatura.
pietre per affilare

Anche di queste c'è ne sono di vari tipi e gradazioni.


Ci sono lubrificate a olio o ad acqua, sintetiche o naturali.
Le pietre ad acqua sono più lente ad affilare ma riescono a fare un filo
molto più tagliente.
Sono generalmente più costose, si trovano in commercio in più gradazioni,
grosse, medie e fini.
Le pietre a olio sono le più usate.
Anche di queste c'è ne sono di più gradazioni, come per quelle ad acqua.
Quelle sintetiche sono più a buon mercato ma sono meno efficaci di quelle
naturali tipo l'Arkansas.
Di pietre ne esistono di varie forme, ad esempio quelle sagomate a goccia
per affilare le sgorbie a profilo tondo, o quelle a triangolo per le sgorbie con
il profilo a V.
oio e pasta abrasiva

Sono necessari per rifinire il filo dell'utensile, togliendo il truciolo che si


forma dopo che è stato affilato sulla pietra.
Il cuoio deve essere di uno spessore di almeno mezzo centimetro.
È però sufficiente anche più fine, in questo caso va incollato su di una
tavoletta di legno.
La pasta abrasiva migliore è quella che si usa per rettificare le valvole dei
motori, ma va benissimo anche quella per lucidare l'acciaio Inox, o quella
per lucidare le vernici.
Attenzione però se usate quest'ultime due dovete poi pulire l'utensile con
del alcool in quanto l'utensile può ossidarsi a causa dell'acido contenuto in
queste paste.
filare gli utensili

Nella foto potete vedere una mola a doppia velocità (400/1800 giri).
Per motivi fotografici sono stati tolti i carter di sicurezza.
Ha due particolarità:
una è la possibilità di cambiare il tipo di mola a seconda delle
esigenze,
l'altra è quella di avere una sagoma regolabile, che permette di
appoggiare l'utensile da affilare sempre con la stessa inclinazione.
Infatti è importantissimo ottenere con l'affilatura meccanica una suola
regolare e con un'inclinazione adeguata al tipo di utensile.

Ogni utensile,quindi, richiede angolo di taglio differente a seconda del


lavoro che svolge.
Inizieremo ad affilare il nostro utensile con la mola elettrica, solo se è
nuovo e va creato l'angolo di taglio, o se ha subito danni di vario
genere, tipo la classica tacca che crea un chiodo quando lo incontriamo
sulla nostra strada.
In caso contrario se dobbiamo solo ridare efficacia al taglio lo
passeremo direttamente sulla pietra e dopo sul cuoio per togliere il
truciolo d'affilatura.
Le classiche tacche che si formano quando incontriamo un chiodo, l'unico
modo per eliminarle velocemente è usando la mola.

Dando l'inclinazione giusta all'utensile iniziamo a farlo girare sulla pietra,


utilizzandola tutta, descrivendo dei grandi cerchi e dei movimenti a forma
di 8.

Di tanto in tanto lo passeremo anche sulla faccia opposta per eliminare il


truciolo che si forma durante l'affilatura.
Tenete sempre l'utensile ben aderente al piano della pietra.

Il colpo finale consiste nel passare l'utensile su di un pezzo di cuoio, sopra il


quale avremo cosparso della pasta abrasiva fine, con i passaggi simili a
quelli che abbiamo eseguito sulla pietra.
Questa operazione oltre ad eliminare il truciolo di arrotatura affila in
maniera più efficace l'utensile.
L'affilatura degli utensili come detto richiede molta pazienza e un pò di
abilità.
Le dovrete usare soprattutto quando affilate una sgorbia.
Tale affilatura può richiedere anche più di un'ora su di un utensile
nuovo e mai affilato, anche perchè si usa la mola solo per sgrossare.
Il resto del lavoro viene eseguito tutto a mano sulla pietra e sul cuoio.
Per verificare se un utensile taglia il miglior modo è quello di provarlo
su di un pezzo di abete di testa.
Il taglio dovrà risultare lucido e la forza per eseguirlo dovrà essere
contenuta, al contrario se durante il taglio l'utensile "strappa" e il taglio
risulterà sfibrato dovrete continuare l'affilatura.
stauro pratico del piano di un tavolino

Il piano di un tavolino composto da due parti incollate si è parzialmente


distaccato.

Nella foto il particolare del piano distaccato


Nell'impossibilità di smontarlo, per poterlo incollare, lo restaureremo
usando una doppia coda (detta anche osso di morto), o farfalla.

Nel disegno sopra si può vedere come è fatta una doppia coda, con i relativi
angoli di costruzione.
Le dimensioni invece variano a seconda dell'esigenza.
Diciamo che più è acuto l'angolo e più efficace sarà la giuntura di
conseguenza. Però, la doppia coda risulterà più debole rischiando di
rompersi proprio nei punti di tenuta. Quindi è preferibile costruirle con
angoli abbastanza ottusi.
Quello indicato nel disegno è l'ideale. La lunghezza della coda varia dai 3-8
cm la larghezza dai 2-5 cm. Aumentando le dimensioni c'è il rischio che si
distacchi.
La prima operazione da fare è
quella di riportare le due tavole sullo stesso livello, nel nostro caso
utilizzeremo un pezzo di polietilene che viene avvitato trasversale (foto
sotto), ma è possibile ottenere lo stesso risultato utilizzando i morsetti .

Il secondo passaggio consiste nel costruire una doppia coda seguendo le


indicazioni del disegno sopra.
Una volta pronta viene appoggiata nel punto dove la dobbiamo inserire,
centrandola tra i due piani da congiungere.
Si segnano quindi i margini dello scasso che andremo in seguito a fare con
l'ausilio degli scalpelli.
Per segnare usiamo sempre un utensile bene affilato molto più preciso della
matita.

Una volta fatto lo scasso, andremo ad incollare la doppia coda in sede, con
colla a caldo .
Quando sarà seccata potremo togliere i tutori, che avevamo usato per
mantenere sullo stesso livello i due piani.
Il lavoro è terminato.
RIPARARE LE FESSURAZIONI DEL LEGNO

Nei mobili antichi le fessurazioni sono quasi sempre presenti.


Causate da una serie di circostanze che sono, in un certo qual modo,
inevitabili:
il legname per costruire l'oggetto poco stagionato,
il repentino cambio delle condizioni ambientali,
caldo asciutto,
freddo umido,
l'esposizione anche temporanea ai raggi del sole o alla pioggia.
Non solo, il legno è soggetto comunque a movimenti e cambiamenti di
volume, inevitabili.
In alcuni legni questa caratteristica è più accentuata che in altri.
Fin dai tempi antichi tutte le tecniche di costruzione adottate e raffinate nel
tempo, erano improntate ad evitare il problema dell'instabilità del legno.
La costruzione a telaio dei pannelli, con gli incastri di vario tipo, e non più
una semplice tavola fermata dai traversi fu una delle novità adottata nella
costruzione del mobile.
Questo non solo per un fatto estetico ma per permettere al mobile dei
movimenti senza che questi influissero in maniera deleteria per l'estetica e
la funzionalità del mobile.
Malgrado ciò il legno continua a "muoversi" e lo farà sempre fin quando
non sarà tarlato completamente.
Ci sono due modi di intervento per riparare una fessura:
semplicemente stuccando,
oppure riempiendo le fessure con del legno della stessa essenza.
stuccatura

La stuccatura può andar bene per piccole fessurazioni, ma è assolutamente


da evitare per quelle più accentuate.
Questo in quanto lo stucco non ha lo stessa capacità di movimento del legno
e quindi con il tempo tende a distaccarsi.
La stuccatura del legno si rileva sempre una soluzione veloce e abbastanza
semplice per sopperire a quelle che spesso vengono identificate come delle
antiestetiche rughe.
L'errore è stuccare ad ogni costo, con alchimie spesso più dannose della
spaccatura stessa.
Il miglior stucco del legno è in realtà il legno stesso.
Se proprio dobbiamo stuccare evitiamo l'uso indiscriminato di prodotti
miracolosi che "sembrano legno" e limitiamoci a stuccare a gesso terre
colorate e colla o a stucco a cera.
Tenete sempre conto che in certi mobili è meglio una bella crepa di una
brutta stuccatura.

Nella foto un'esempio di cosa si deve stuccare e cosa reintegrare con il


legno.
Il particolare fa riferimento al traverso di un cassettone da lucidare a
tampone.
Lo stucco a gesso terre colorate e colla è quello che da i risultati più belli e
duraturi.
Può essere acquistato gia pronto, oppure può essere fatto in casa.
Il gesso è quello da doratori o gesso di Bologna unito a pigmenti, quali la
terra d'ombra o al giallo di Siena, che costituiscono sempre la base per tutte
le tonalità.
La colla è quella in perle da falegname.

La terra d'ombra è uno dei coloranti principali per fare lo stucco a gesso.

Diluite una parte di colla in sei parti di acqua e scaldatela a bagnomaria.


Aggiungete il gesso e le terre, nel rapporto uno a tre, alla colla , fino ad
ottenere un impasto malleabile e spatolabile del colore che più si adatta al
mobile che dovrete stuccare.
I quantitativi esatti da utilizzare sono assai variabili considerate sempre che
il gesso rende lo stucco molto plastico e malleabile e che le terre colorate se
in eccesso tendono a far crepare lo stucco.
Dobbiamo comunque aggiungerne a sufficienza per ottenere il colore
desiderato.
Bisogna tener conto inoltre che il colore, una volta asciugato, sarà
leggermente più chiaro di quello che otteniamo durante la preparazione e
che la eventuale gommalacca influirà schiarendolo.
Lo stucco a gesso è ottimo sui mobili che dovranno essere lucidati a
gommalacca.
Date una mano di gommalacca al mobile prima di stuccare, questo eviterà i
classici aloni di colore che si verificano con lo stucco a gesso.
In genere si stucca in due fasi
la prima stuccatura sarà soggetta a calo per l'evaporazione
dell'acqua,
questa andrà integrata con una seconda stuccatura quando la prima
sarà asciutta e carteggiata con carta molto fine (grana 220) per evitare
di spatinare il legno. Se fatto secondo le regole dell'arte questa darà
dei notevoli risultati.
Lo stucco a cera è indicato per mobili finiti a cera.
È di rapida e semplice esecuzione e anch'esso può essere sia acquistato in
forma di stick di vari colori che fatto in casa.

Un pezzo di stucco a cera fatto in casa e una spatola di plastica per stuccare.
Per farlo in casa è sufficiente sciogliere della cera d'api a bagnomaria alla
quale poi aggiungeremo del colore, in genere terra d'ombra, fino a
raggiungere la tonalità desiderata.
Meglio però si comportano i colori grassi tipo il colore ad olio oppure i
concentrati in pasta che si usano, diluiti in essenza di trementina come
colori per il legno, sempre a base olio.
Lo stucco a cera si ammorbidisce tenendolo in mano per qualche minuto e
lavorandolo.
In piccoli pezzi viene forzato nelle fessure.
L'eccesso viene poi tolto utilizzando una spatola che non sia di metallo, in
genere legno o plastica morbida (polietilene).

Togliere l'eccedenza di stucco con la spatola.


Questa operazione viene eseguita prima che il mobile sia lucidato a cera.
Non è indicata per i mobili lucidati a tampone ed è reversibile.
Ha il difetto che con il tempo lo stucco a cera ritira e va reintegrato.
È estremamente semplice e può essere eseguita da chiunque senza paura di
incorrere in irreversibili "danni".
empimento delle fessure

Il piano di un tavolo fessurato.


Riempire le fessure con il legno è un lavoro abbastanza semplice ma è
fondamentale un minimo di precisione e di pazienza.
Recuperate delle tavole della stessa essenza del mobile da riparare. Sarà
necessario per costruire delle sverze (è il nome con il quale vengono
chiamati i listelli di legno da inserire nelle fessure).
Con una pialla a mano o elettrica pialleremo il filo della tavola dandogli una
leggera inclinazione di circa 85°-87° rispetto alla perpendicolare del piano
della pialla.

Come e dove fare l'inclinazione e il taglio. Il taglio sulla tavola è


evidenziato in rosso.
Taglieremo poi il listello della dimensione adeguata alla fessura da riparare
aumentandola di due millimetri circa. Avremo cosi la nostra sverza.
Prima di inserire la sverza nella sua nuova sede dovremmo pulire la fessura
dall'eventuale sporco accumulato nel tempo, per far in modo che la colla
faccia presa.
Quattro sverze pronte all'uso.
L'inserimento delle sverze nelle fessure va fatto personalizzandole.
Queste infatti non saranno mai tutte della stessa dimensione, come non
saranno mai rettilinee.
Quindi noi inseriremo le sverze nelle fessure a settori, come si può vedere
nelle foto sotto, dove in una fessura, del piano, lunga circa 90 cm viene
inserita un primo pezzo di sverza di circa 20 cm e un secondo di circa 30.
Inoltre come si può ben vedere le sverze vengono inserite inclinate in modo
che riescano a combaciare esattamente con la fessura.

Incollate le sverze con colla a caldo.


Una volta asciutto verranno piallate e portate a livello del piano originale
usando la pialla a mano, lo scalpello e la rasiera.
Fate molta attenzione a non intaccare il piano con la pialla o lo scalpello per
non sciupare la patina del piano
Quindi per evitare ciò, rifinite il lavoro con la rasiera e usate la pialla e lo
scalpello solo per sgrossare il lavoro.
Il lavoro se eseguito secondo regola sarà di grande soddisfazione, non
aspettatevi subito un risultato eccelso, quello verrà con la pratica.
La fessura è riparata.
COME REINTEGRARE PARTI MANCANTI, LESIONATE, O
DEGRADATE

Spesso si rende necessario reintegrare delle parti di legno mancanti o


comunque degradate che compromettono in maniera più o meno grave sia
la funzionalità chel'estetica.

Una parte del cassetto è deteriorata e andrà sicuramente ripristinata.


Le tecniche usate sono molteplici.
In queste pagine faremo alcuni esempi di reintegrazioni tra i più frequenti.
Dettiamo comunque di seguito alcune regole da seguire per avere dei
restauri quanto meno accettabili.
Più antico resta e meglio è. È molto significativo per riassumere in
poche parole la linea guida da tenere negli di interventi di ripristino
Non è indispensabile sostituire un elemento di un mobile solo perchè
è brutto o antiestetico, prima di sostituire tentare di recuperare.
Spesso le soluzioni per un buon intervento non sono semplici. Non
bisogna però farsi scoraggiare dalle apparenti difficoltà. Con il tempo
si acquisirà una maestria tale da semplificare quello che inizialmente
può sembrar difficile.
me reintegrare un cassetto impiallacciato
me reintegrare parti mancanti di impiallacciatura

In un mobile impiallacciato è difficile non intervenire per reintegrare in


maniera parziale, e più raramente totale, parti di impiallacciatura mancante.
Anche nei restauri più semplici il mobile impiallacciato richiede sempre
qualche piccolo intervento.
I metodi d'intervento sono molteplici.
Lo scopo è, comunque, quello di inserire del legno lì dove manca facendo
in modo che il restauro si sposi nella maniera esteticamente meno
traumatica con il mobile.

Tipica rottura su un cassetto


Il sistema che andremo ad adottare per riparare l'impiallacciatura del
cassetto richiede l'utilizzo delle sgorbie da intagliatore.
Come prima operazione fermiamo un foglio di carta con del nastro
coprendo totalmente la rottura.
Dopodichè ricalchiamo esattamente il perimetro della parte mancante sul
foglio.

Inseriamo sotto il foglio un pezzo di impiallacciatura, logicamente più


grande della parte mancante, della stessa essenza di quella che andremo a
riparare e con venatura simile.
Con degli spilli da sarta si blocca l'impiallacciatura e il foglio di carta al
cassetto.
Utilizzando delle sgorbie da intagliatore, bene affilate, incideremo insieme
l'impiallaciatura nuova e quella originale seguendo, esternamente, il
disegno che avremo fatto sul foglio di carta.
Dovremo utilizzare sgorbie di varie sezioni e larghezza per seguire in
maniera efficace il disegno.

Il risultato, come si può vedere, sarà quello di aver tagliato


contemporaneamente sia la nuova impiallacciatura che la parte da asportare.
Di conseguenza combaciano perfettamente.
Inoltre il taglio sagomato delle sgorbie rende meno visibile l'intervento.

Con una piccola lama asportiamo ciò che resta della vecchia
impiallacciatura, eliminando eventuali residui di colla.
Stiamo attenti a non intaccare il taglio eseguito con le sgorbie.
Finita di pulire con una leggera passata di carta vetrata possiamo incollare
con la colla a caldo il nuovo pezzo di impiallacciatura.

Il tutto andrà pressato, in questo caso, con un morsetto utilizzando un pezzo


di polietilene per distribuire in maniera uniforme la pressione.
In altri casi, dove un morsetto non si può usare, ad esempio nella parte
centrale del piano di un tavolo, si usa un pezzo di compensato inchiodato
sull'impiallacciatura da pressare con chiodi piccoli senza testa.
pristino di piccole porzioni di impiallacciatura

Abbiamo visto come reintegrare parti più o meno grandi di impiallacciature.


La maggior parte dgli interventi però è limitata a piccole porzioni da
reintegrare.

Non sempre il ripristino viene eseguito con l'inserimento di nuovo legno.


In molti casi si può fare uso dello stucco.
Il limite tra i due interventi è sottoposto ad una valutazione soggettiva.
Quando si deve stuccare e quando si deve intervenire con l'inserimento di
nuova impiallacciatura?
Nella foto precedente c'è un esempio del limite.
Una tecnica adatta ai piccoli interventi è quella a ricalco.
Su di un piccolo pezzo di impiallacciatura si disegna con una matita il
tracciato del taglio poco più grande del pezzo mancante e che ne segua in
maniera approssimativa la forma.

Nella foto di sinistra possiamo vedere cerchiata di rosso la parte da


ripristinare.
È sull'angolo di un cassetto, e anche se piccola va ripristinata con
dell'impiallacciatura nuova.
Quindi, come si puo vedere nella foto sulla destra, prendiamo un piccolo
pezzo di impiallacciatura sul quale andremo ad attaccare del nastro da
carrozziere.
Questo farà in modo che l'impiallacciatura non si rompa quando andremo a
tagliarla e inoltre sarà molto più semplice vedere il segno da seguire per il
taglio.
Per segnare il taglio copieremo quasi ad occhio il profilo frastagliato.
Disegneremo un tracciato molto approssimativo ma simile; l'importante è
che il pezzo che ne risulterà sara leggermente più grande della rottura.