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Sappiamo che la scala è l’ordinamento per altezza di un dato numero di suoni

che dividono l’intervallo di ottava in altrettante parti; abbiamo anche visto quali
sono i nomi dei vari gradi (vedi pag.10). Ma analizzando una scala sono da notare
tre valori essenziali: il Genere, il Modo, la Tonalità .

GENERE

Le composizioni musicali per la loro specifica tecnica di costruzione e in


riferimento al fatto tonale, si distinguono in 3 generi: diatonico, cromatico ed
enarmonico.
Genere diatonico: si ha quando le composizioni si realizzano attraverso una
successione di toni e semitoni diatonici, cioè nell’ambito di una sola tonalità .
(es. do,re,mi,fa….le note cambiano nome). La scala diatonica è una scala formata
da 5 toni e 2 semitoni comunque disposti purchè questi ultimi non consecutivi
(vedi pag. 10). Sono pertanto diatoniche anche le scale tonali di modo maggiore
eminore tranne la scala minore armonica.

Genere cromatico: si ha quando le composizioni presentano continue alterazioni


estranee alla tonalità di impianto e procedono frequentemente per semitoni
cromatici dando luogo al cosiddetto “cromatismo”. La scala cromatica è una scala
formata da 12 semitoni; è quella cioè che comprende tutti i suoni possibili di un
sistema (vedi pag.18)
(es. do, do#, re, re#.....le note hanno a 2 a 2 lo stesso nome)

Genere enarmonico: si ha quando le composizioni presentano suoni omofoni e


passaggi enarmonici, i quali portano all’improvviso all’accostamento di tonalità
lontane.

L’evoluzione della tecnica musicale ha dato luogo a nuovi generi ormai acquisiti e
convalidati dalla moderna composizione musicale:

1) genere politonale (=politonalità): è l’uso simultaneo in una composizione


di 2 o più tonalità diverse sovrapposte (es. Milhaud in “Le Coefore”)

2) genere atonale (=atonalità): è atonale quella musica che elude dai principi
tonali codificati dalle leggi tradizionali. In questo sistema nessun suono
può imporsi come “tonica” (tra i primi esempi di cromatismo spinto:
“Tristano e Isotta” di Wagner).

3) genere dodecafonico (=dodecafonia): secondo la definizione del suo


creatore Schoenberg è un metodo di composizione per mezzo di 12 suoni
imparentati unicamente tra loro (cromatismo totale). Si compone usando
la serie dei 12 suoni cromatici senza ripeterne nessuno prima che la serie
stessa sia esaurita.
MODO

Il modo è la relazione interna che c’è tra i suoni di una melodia. E’ dato dalla
disposizione dei toni e dei semitoni.
Le scale possono essere di 2 modi:

1) modo maggiore: nella scala maggiore il semitono è posto fra il III e IV


grado e fra il VII e VIII grado.

do re mi fa sol la si do

2) modo minore: le scale minori si trovano scendendo di un tono e mezzo


(cioè una 3° minore) dalla tonica della relativa maggiore (ogni scala
maggiore ha quindi una relativa minore).
Ogni scala minore si presenta sotto 3 diversi aspetti:
- scala minore naturale: mantiene le alterazioni della scala maggiore e ha il
semitono fra il II e III grado e fra il V e il VI grado. Tra il VII e l’VIII grado
non si ha la sensibile ma la sottotonica che dista 1 tono dalla tonica.

Es. la si do re mi fa sol la

- scala minore armonica: altera il VII grado ascendendo e discendendo lo


mantiene alterato e ha il semitono fra il II e III grado, il V e VI grado e il VII
e l’VIII grado. Tra il VI e il VII grado ha una seconda aumentata che è di
difficile intonazione ma in questo modo si ha la sensibile.

Es. la si do re mi fa sol# la

- scala minore melodica (o melodiosa): altera il VI e il VII grado ascendendo


ma discendendo torna naturale e ha il semitono:
salendo tra il II e il III grado e il VII e VIII grado;
discendendo tra il VI e il V grado e il III e II grado.

Es. la si do re mi fa# sol# la la sol fa mi re do si la


TONALITA’

E’ il rapporto o fusione dei vari gradi della scala tra loro e rispetto ai due
principali (I e V). Possiamo anche dire che per tonalità intendiamo
l’atteggiarsi dei suoni in rapporto al suono fondamentale (tonica) che oltre ad
essere il centro di attrazione e di intonazione dà il suo nome, la tonalità alla
scala o al brano musicale.

Sappiamo infatti che le scale sono costituite da una successione fissa di toni e
semitoni (diversa a seconda che la scala sia maggiore o minore); tale
successione, grazie al temperamento, può essere rispettata partendo da
qualsiasi grado della serie dei suoni(12). Questo avviene grazie ai diesis e ai
bemolli cioè grazie alle alterazioni.
Alla scala di Do+ (l’unica a non avere alterazioni e ad essere suonata sul
pianoforte solo sui tasti bianchi) si aggiungeranno così altre scale che
prenderanno il nome dalla propria tonica. Es. tonalità di do maggiore
significa che l’inizio del brano musicale è costruito nell’ambito tonale della
scala di do maggiore e che dopo un libero sviluppo si concluderà sulla nota
do, cioè sulla tonica.

La tonalità può essere di 2 modi: maggiore e minore che si differenziano per


la propria diversa maniera di formare una scala cioè per la diversa posizione
dei semitoni. Poiché per formare una scala in una certa tonalità è necessario
rispettare la successione fissa di toni e semitoni, sia che si tratti di tonalità
maggiore o minore, è necessario ragionare in questo modo:

Es. sappiamo che in una scala maggiore il semitono si trova far il III e il IV grado e il
VII e l’VIII grado.

In Do + (scala diatonica tipo) avremo:

do re mi fa sol la si do

Partendo, per esempio, dalla nota Sol per rispettare la stessa successione avremo:

sol la si do re mi fa# sol

In questo caso è necessario alzare il Fa di un semitono (aggiungendo un #) in quanto


il semitono si troverebbe naturalmente tra il Mi e il Fa e il Si e il Do e non, quindi, tra
il III e IV e VII e VIII grado. Tramite l’uso delle alterazioni noi facciamo che esso vi si
trovi artificialmente.
Partendo, ad esempio, dalla nota Fa per rispettare la stessa successione avremo:

fa sol la si do re mi fa
In questo caso, invece, è necessario per gli stessi motivi abbassare il Si di un semitono
usando un bemolle; in questo modo ancora una volta il semitono si ha tra il III e il IV e il
VII e l’VIII grado.

Per quanto riguarda l’applicazione delle alterazioni è necessario ragionare così:

I diesis

Si devono applicare nella successione FA# DO# SOL# RE# LA# MI# SI#. In
questo modo si ottengono successivamente le scale di :

E’ da notare che si sale di 5° giusta in 5° giusta tra una scala e l’altra.

1) Dovendo scoprire quante alterazioni si hanno in una determinata tonalità


è necessario scorrere la serie dei # fino a quando non si individui quella
distante un semitono dalla tonica della tonalità richiesta (che poi le dà il
nome).
es. dovendo scoprire quanti # ci sono nella tonalità di la maggiore dobbiamo
scorrere la serie dei #; in questo modo abbiamo nell’ordine FA# DO# SOL# dove
il SOL# dista un semitono dal LA. In La maggiore avremo così 3 #.

2) Viceversa, essendo dato un numero di # è possibile calcolare il nome della


tonalità in questione salendo di un semitono dall’ultimo # fra quelli dati
che è, per lo più , la sensibile di quella tonalità .
Es. Abbiamo in chiave 3 #diesis (FA# DO# SOL#). Per scoprire in che tonalità
siamo dobbiamo aggiungere un semitono dall’ultimo # cioè al SOL#: SOL# più 1
semitono = LA; siamo perciò in La maggiore.

I bemolli

Si devono applicare nella successione SIb MIb LAb REb SOLb DOb FAb; in
questo modo si ottengono successivamente le scale di :

E’ da notare che si scende di 5° giusta in 5° giusta tra una scala e l’altra.


1) Dovendo scoprire quante alterazioni si hanno in una determinata tonalità
è necessario scorrere la serie dei bemolli fino a superare di un bemolle il
nome della tonalità richiesta.
Es. dovendo scoprire quante alterazioni si hanno nella tonalità di Mib dobbiamo
scorrere nell’ordine la serie dei bemolli; in questo modo abbiamo Sib Mib (nome
della tonalità richiesta) Lab (superando il Mi b di un b). In Mi b allora si avranno 3
bemolli.

*fanno eccezione Fa e Re che hanno solo il Si b.

2) Viceversa, essendo dato un numero di bemolli è possibile calcolare il


nome della tonalità in questione individuando il penultimo bemolle fra
quelli dati: tale bemolle è infatti la tonica della tonalità richiesta.
Es. abbiamo in chiave 3 bemolli (Sib, Mib, Lab). Per scoprire in che tonalità siamo
è necessario individuare il penultimo bemolle che nel nostro caso è il Mib. Siamo
infatti in Mib maggiore.