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Charles Baudelaire (1821-1867)

- Parigi nel 1821


- infanzia segnata dalla morte precoce del padre e dalla gelosia nei confronti della madre.
- un anno di “vita libera”, durante il quale contrasse la malattia venerea della sifilide, e poi si dedicò
esclusivamente alla letteratura.
- In seguito accompagnò l’attività poetica (composizione delle poesie che formeranno i fiori del male) a quella
di critico d’arte.
- nel 1848 partecipò alle sommosse rivoluzionarie che abbatterono la monarchia costituzionale in Francia e
diedero vita alla seconda repubblica
- Si dedicò nuovamente ed esclusivamente alla letteratura e nel 1857, anno di pubblicazione di Madame
Bovary, egli pubblicò I fiori del male, che sollevò immediato scandalo e fu incriminato per oltraggio alla
morale religiosa, alla morale pubblica e ai buoni costumi, nonostante ciò l’opera ebbe un grande successo.
- Negli anni successivi B. continuò a scrivere recensioni d’arte, saggi , pubblicò su diversi giornali e scrisse lo
Spleen di Parigi. Nel frattempo però il suo disagio sociale e l’odio verso il mondo crescevano, così B. faceva
uso di droghe (oppio e hashish) ed era soggetto ad attacchi cerebrali, fino alla paralisi che lo colpì nel 1866.
Dopo un anno di vita pressoché vegetale morì nel 1867.

Il capovolgimento dei valori poetici


- capovolge i valori poetici, celebrando il male anziché il bene, la malattia invece della salute. Quindi
l’oggetto della sua poesia è l’aspetto negativo, interiore ed esteriore presente nella condizione umana e
sociale, e il suo fine è quello di scandalizzare: la sua poesia vuole essere una sorta di pugno allo stomaco
per i benpensanti borghesi.
- la figura del poeta, tema di alcuni testi quali L’Albatro e Perdita dell’aureola, ed avverte la necessità di
rompere con quella tradizione che vedeva il poeta come una figura distaccata e superiore all’umanità, per
far si che la poesia (prodotta dall’ispirazione ma anche processo metodico di intelligenza) fosse non un
mestiere né un piacevole passatempo, bensì un’esigenza vitale e lo strumento privilegiato per
conoscere la realtà.

L’estetica del bello assoluto


Associa alle tematiche scabrose una teoria estetica del bello assoluto, dello stile perfetto.
Infatti nelle opere il brutto e il bello convivono in armonia e opposizione, dando vita ad affascinanti
contraddizioni. Sta in questa unione dei contrari uno degli elementi più vitali dell’opera che anticipa le inquietudini e
le angosce del decadentismo. Sulle sue opere, influì lo scrittore americano Edgar Allan Poe, con i temi notturni,
satanici, uniti al sentimento di una personalità divisa e doppia e alla cura estrema dello stile.

Il rapporto con la società


-L’idea del poeta in contrasto con la società del tempo, tema già presente in Leopardi ma che qui si accentua e
diviene totale: il poeta rappresenta l’alterità rispetto al contesto civile e la società lo emargina , lo isola. Per
questo egli cerca rifugio nei “paradisi artificiali” dell’hascisc, oppio e vino, ai quali dedica anche due testi.
-La metropoli, che, con la sua folla, è la protagonista di numerose poesie così come dei poemetti in prosa, nelle
quali il paesaggio non è rappresentato dalla natura bensì dalla città, ovvero la natura artificiale creata
dall’uomo. I protagonisti delle sue opere vivono spesso in questa atmosfera soffocante, senza più aperture e i
respiri vivificanti della natura. In essi, tuttavia, non c’è solo repulsione ma anche attrazione nei confronti di
questo nuovo universo, in cui il singolo si annulla nella folla e la poesia viene comprata e venduta come
merce. Da qui il concetto di una vita che ha perso il suo vero senso, ed è dominata dalla noia, peggiore delle
catastrofi.
Il simbolismo: una nuova visione della realtà
- I fiori del male non sono facilmente comprensibili perché con B. la poesia si fa portatrice di messaggi
oscuri, di pensieri celati dietro simboli, che la rendono più affascinante. Il Simbolismo diviene quindi un
tratto distintivo della sua poesia, per il quale simboli e allegorie, analogie e corrispondenze fanno sì che
essa non abbia un senso comprensibile immediatamente ma richiede una capacità di penetrare e andare
oltre il senso letterale dei termini e delle situazioni. Quindi la poesia crea un linguaggio per coloro che
sanno elevarsi rispetto ai comuni mortali.
- Facendo proprio un tema tipicamente romantico, B. sposa l’idea del poeta come sacerdote, come veggente
e profeta della parola divina, operando però un capovolgimento di questa, che diviene “satanica”.
- B. ama il paradosso, la frase provocatoria e scandalosa e capovolge in negativo il sentimento positivo del
secolo ( l’industria e il progresso, questi dispotici nemici di ogni poesia) così egli si pone in contrasto con il
positivismo evoluzionistico dei suoi contemporanei e in sintonia con la Ginestra di leopardi, chiama il
progresso “un errore alla moda da cui guardarsi come dall’inferno”. Per questo E. Zola lo considerava un
maestro pericoloso esponente del romanticismo diabolico e vittima delle sue stesse visioni infernali.

I FIORI DEL MALE


L’origine e la struttura della raccolta
- La raccolta di poesie i fiori del male fu pubblicata nel 1857 a Parigi, poi, aumentata di trentacinque poesie nel
1861 ed infine nel 1868.
- B. ha evidenziato in particolar modo la struttura dell’opera, che non era ordinata cronologicamente, ma
raggruppa le poesie in sei parti o “stazioni” tematiche, corrispondenti al percorso poetico dello scrittore.
1. La prima e più ampia sezione si intitola Spleen o Ideale (noia, tristezza), al termine inglese B. affida il
compito di esprimere le sue sofferenze fisiche e psichiche,.
2. La seconda sezione si intitola Quadri di Parigi , e la protagonista è per l’appunto Parigi,
3. la terza è intitolata Il vino, “sacro figlio del Sole” primo grande veicolo di ebbrezza e di liberatorio
cedimento ai piaceri della carne, anticipo del ”paradiso dei miei sogni”.
4. La quarta, I Fiori del male, è quella che da il titolo all’opera ed è la sezione satanica per eccellenza,
dominata dal peccato e dal piacere della “Distruzione”, della “Dissolutezza”, della “Morte” (presenze
personificate).
5. La quinta si intitola Rivolta ,in cui l’invettiva blasfema si trasforma in violenta accusa a Dio e inno a
satana.
6. La sesta sezione, infine è dedicata a La Morte, “il vecchio capitano” invocato per l’ultimo viaggio che
liberi definitivamente da “questa noia” e faccia finalmente conoscere “qualcosa di nuovo”.

Oltre i limiti della poesia


- I fiori del male è un’opera di scavo nell’abisso dell’anima, in cui si incontrano il paradiso e l’inferno, la
grandezza e la meschinità, in una compresenza di stati d’animo dei esaltazione e di depressione, di gioia e
di noia. L’uomo quindi vive sul filo del baratro, attratto dall’universo della perdizione (labirinto fangoso di un
quartieri di Parigi dove in cupi fermenti sciama l’umanità), dai veleni del gioco, dal conforto satanico della
morte, e dalla bellezza fatale delle donne (vergini ,martiri, amanti, prostitute ,ignote passanti). Tutto diventa
immagine e allegoria, rappresentazione simbolica di un mondo oscuro e nascosto che il poeta ha il
compito di esplorare e trarre alla luce.
- Sul piano della versificazione B. fa uso di metri tradizionali (sonetto, verso alessandrino) e rispetta la rima.
Ma questi versi rigorosi si uniscono ad un contenuto anticlassico. Questo è un altro aspetto che sta alla
base della poesia di B., che serve provocatoriamente il male e la bruttezza in raffinati “piatti d’argento”.
- Pur essendo un'evoluzione della fase inquieta del romanticismo, e un’anticipazione del decadentismo, non è
etichettabile in nessuna corrente particolare. Essi testimoniano lo smarrimento esistenziale del secolo in
cui vennero composti , che caratterizzerà anche il secolo seguente.
L’albatro
- Tema del poeta caduto: vittima della società, catturato per essere sbeffeggiato , da quella società che non
comprende la sua maggiore sensibilità, perciò lo isola.
- L’allegoria è la figura retorica chiave: con l’allegoria lo scrittore rappresenta diverse interpretazioni del mondo,
nello sforzo di cercare quel senso dell’esistenza che è andato perduto.
- Lo stile “dissonante”: B. rispetta la tradizione e preferisce modificarla al suo interno, sul piano dei contenuti.
(provocatorio e ironico)

Spleen
- “milza” sede dell’umore nero, del malumore, dell’ipocondria = stato d’animo che corrisponde alla catastrofe
permanente, quindi alla noia e alla tristezza.
- Un disagio esistenziale universale: lo spleen non risparmia nemmeno i più ricchi, colpisce chiunque
soprattutto i più sensibili. La noia (presenta anche in leopardi) è la condizione esistenziale dell’umanità,
poiché è la stessa vita ad essere noiosa e inconsistente.
- Un messaggi controcorrente: in un ottica in cui il progresso era fonte di vita, di speranza, B. si pone
controcorrente vedendo un futuro decrepito, rovinato, maledetto in cui ogni vita umana è dominata dalla
componente della malattia, che non è più un’alterazione della salute ma un vero e proprio elemento
caratterizzante. Spleen è uno schiaffo a chi crede nel progresso.