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Visione

l’uomo può captare la luce che va dai 380-760 nm


occhio composto da
cornea
pupilla (foto che permette entrata della luce all’interno dell’occhio)
iride (parte che circonda la pupilla, contraendosi permette all’iride di restringersi o allargarsi
aumentando o diminuendo la quantità di luce entrante)
cristallino (o lente, mette a fuoco gli oggetti a diverse distanze, viene deformato da muscoli ciliari)
humor aqueo/humor vitreo
retina (composta da coni e bastoncelli)
coni, hanno maggiore acuità ma minore sensibilità. Necessitano di una fonte luminosa medio alta
per funzionare al meglio. Captano fotoni attraverso le opsine contenute nelle loro strutture.
Permettono visione dei colori attraverso l’interazione tra i tre tipi di coni presenti (S,M,L) ognuno
dei quali può captare una diversa lunghezza d’onda
bastoncelli, minore acuità ma maggiore sensibilità, permettono la visione al buio, ma sono solo in
bianco e nero.
Nella retina è presente la fovea, zona di massima acuità poiché popolata solamente da coni, assenza
completa di bastoncelli.
I coni invece, diminuiscono drasticamente in numero subito al di fuori della fovea.
Sulla retina sono così disposte le cellule:
cellule retiniche gangliari, cellule amacrine, cellule orizzontali e coni/bastoncelli
la luce attraversa prima tutte le cellule (vi è perciò una interferenza) e giunge poi ai coni/bastoncelli
che captano il fotone. Questi di seguito inviano il segnale alle cellule in senso inverso e questo
giunge poi all’ nervo ottico (II° nervo cranico); nel punto in cui questo esce dall’occhio per
raggiungere lencefalo si crea un punto cieco (macchia cieca) nel quale non vi sono ne coni ne
bastoncelli. Il nostro cervello è comunque in grado, attraverso le informazioni raccolte dai due
occhi, di sopperire a tale mancanza ricostruendo la parte dell’immagine mancante. È possibile
inoltre vi sia presenza di altre zone ciece, che prendono il nome di scotomi. Tali scotomi sono aree
di cecità più o meno ampie nel quali l’individuo non percepisce alcuna immagine.
Sono possibili anche altre disfunzioni causate da danni a livello cerebrale, come ad esempio la
prosopagnosia, ovvero l’incapacità di definire volti. I soggetti affetti da prosopagnosia non sono di
fatto in grado di riconoscere volti, nemmeno se familiari. Vi è poi la achinetopsia, ovvero incapacità
di veere oggetti in movimento, i soggetti con tale disturbo non vedranno gli oggetti muoversi ma dei
“fotogrammi” in successione uno dopo l’altro non collegati tra loro.
Convergenza neurale: connessione tra fotorecettori e neuroni; può essere alta (ciò porta a bassa acuità
ma alta sensibilità, come avviene per i bastoncelli, più bastoncelli connessi ad un solo neurone) o bassa
(alta acuità ma bassa sensibilità, ciò avviene per i coni, un solo con ad un solo neurone).

Esistono due vie per la visione


via dorsale (passa da corteccia visiva primaria, corteccia prestirata e infine corteccia parietale
posteriore), questa è maggiormente specializzata negli stimoli spaziali, ovvero la dimensione e
posizione dell’oggetto (il “dove?”)
via ventrale (V1, corteccia prestriata ventrale, corteccia infero-temporale), si occupa principalmente
della forma, colore (il “cosa?”)
Udito
orecchio diviso in tre zone
orecchio esterno composto da pinna, che permette di incanalare il suono nel canale uditivo (?)
orecchio medio dove il timpano, sottile membrana che vibra quando colpita da onde sonore, fa
muovere tre ossicini: staffa incudine e martello
orecchio interno i tre ossicini vanno a muovere la membrana posta su finestra ovale che a sua volta
trasmette le vibrazioni alla coclea, struttura piena di liquido. Tale liquido fa si che l’organo del Corti
riceva tali vibraizoni, tale organo è composto da membrane, principalmente la membrana basilare e
quella tettoria. Sus tutta la superficie dell’organo sono presenti cellule ciliate che si muovono sotto
la sollecitzione delle vibrazioni. Tali cellule muovendosi stimolano il potenziale dei regettori i quali
trasmettono attivazione agli assoni del nervo uditivo (VIII° nervo cranico)

l’udito può esser ecompromesso per danni nell’orecchio esterno, dovuti alla degradazione di una
parte, quale il timpano a causa dell’avanzare dell’età o per rumori forti, in questo caso si utilizzano
apparecchi acustici che captano i rumori e li indirizzano aplificandoli direttamente all’interno
dellorecchio. Può altrimenti esservi un danno a livello della coclea (dovuto a infezioni, o danni da
rumori forti) e in questo caso è necessario un impianto cocleare che operi al posto della struttura
danneggiata; esso capterà i segnali e li trasformerà in impulsi che vengono poi inviati al cervello.

Sistema somatosensoriale
si distribuisce su tutto il corpo ed è divisibile in sistema interocettivo, propriocettivo e esterocettivo
a seconda del luogo da cui proviene il segnale analizzato.
Il pirmo monitora e riporta la condizione e le sensazioni interne al soggetto, il secondo da
informazioni rispetto alla posizione corporea del soggetto nell’ambiente e l’ultimo permette di avere
informazioni rispetto all’ambiente esterno e come questo agisce sul corpo.
In particolare il sistema esterocettivo è divisibile a sua volta a seconda dello stimolo: meccanico
(tatto), termico (calore), nocicettivo (dolore).
Nello strato cutaneo più esterno della pelle troviamo
 terminazioni nervose libere, sensibili in particolare a calore e dolore
 corpuscoli di Pacini, particolari per la loro rapida adattabilità che permette di riportare
stimoli e pressioni rapide, improvvise. Essi non sono però ottimali per pressioni costanti.
 Cospuscoli di Ruffini e dischi di Merkel, i quali presentano una adattabilità più lenta ma che
meglio risponde a pressioni costanti. I corpuscoli di Ruffini rispondono in particolare alla
trazione della pelle.
Ogni terminazione nervosa presente sulla superficie della pelle si va poi ricongiungendosi in nervi
per collegarsi infine alla colonna spinale, ogni area del corpo innervata dalle radici dorsali alla
sinistra e alla destra di un certo segmento è chiamata “dermatomero”.
Esistono due vie principali somatosensoriali:
la via dorsale lemnisco-mediale e quella anterolaterale; la prima trasmette informazioni su tatto e
propriocezione mentre la seconda è principalmente responsabile delle informazioni riguardanti
dolore e temperatura.
Le due vie si distinguono inoltre per il modo in cui percorrono le colonne dorsali:
la dorsale lemnisco-mediale fa entrare i neuroni sensoriali in una radice dorsale ascendendo
ipsilateralmente in una colonna dorsale formando sinapsi nei nuclei della colonna dorsale del
midollo; gli assoni dei neuroni del midollo decussano e successivamente salgono tramite il lemnisco
mediale fino al nucleo ventrale posteriore controlaterale del talamo
nel sistema anterolaterale invece la maggior parte dei neuroni delle radici dorsali forma sinapsi non
appena entrano nel midollo spinale, la maggior parte poi degli assoni di second’ordine decussano e
salgono al cervello nella porzione anterolaterale del midollo spinale; alcuni neuroni tuttavia non
decussano e ascendono ipsilateralmenteil sistema anterolaterale
le aree cerebrali dedicate alla somatosensazione sono somatotopiche, ovvero ad ogni sensazione
provata sul corpo, rispetto ad una parte di qeusto, corrisponde una parte specifica del cervello. È
presente una mappatura ben precisa delle parti del corpo all’interno del cervello. Si tratta
dell’Homuculus somatosensoriale che non corrisponde però in tutto e per tutto alla rappresentazione
del corpo, esso infatti non è proprorzionale in tutte le sue parti: la zona dedicata alle labbra o alle
dita ad esempio risulta maggiore rispetto a quella dedicata alla schiena, benche quest’ultima risulti
anatomicamente più grande delle altre. Ciò è dovuto alla quantità di terminazioni nervose presenti
nelle varie parti del corpo e quanto queste sono sensibili (l’evoluzione a voluto così).
Se un soggetto subisce danni alla corteccia somatosensoriale potranno insorgere problematiche
quali:
 stereoagnosia, ovvero incapacità di riconoscere oggetti attraverso il tatto
 asomatognosia, incapacità riconoscere parti del proprio corpo (essa è solitamente unilaterale
e si presenta sul lato sinistro; si presenta a seguito di estesi danni nel lobo temporo-parietale
posteriore destro).
[Spesso questa è accompagnata da anosognosia ovvero incapacità dei pazienti di riconoscere i
propri sintomi, non sono coscienti della loro malattia/deficit.]
Dalle vie somatosensoriali è possibile perciò fare esperienza del dolore, ma questo si divide in due
principali tipi:
dolore nocicettivo, ovvero associato ad un segnale percepito dai recettori nocicettivi che mandano
informazione al cervello
dolore neuropatico, un dolore cronico acuto che si presenta in assenza di uno stimolo doloroso
riconoscibile (sensazione prodotta direttamente dal cervello, dovuto ad un malfunzionalemto)

Sensi chimici
Olfatto
i recettori olfattivi si trovano nella cavità nasale, protetti dalla mucosa olfattiva, gli assoni passano
poi per una parte porosa del cranio, la lamina cribrosa per giungere ai bulbi olfattivi dove formano
sinapsi con i neuroni che proiettano le informazioni attraverso il tratto olfattivo fino al cervello.
I recettori si rigenerano con un ritmo di 4-8 settimane poiché continuamente esposti a sostanze che
possono essere nocive e perciò degradarli o addirittura provocarne mutamenti che possono scaturire
in malattie ( o addirittura tumori). La superficie su cui sono posti i recettori olfattivi nell’uomo è di
circa 5 cm² mentre, per confrontate, nei cani è tra i 70 e i 150 cm².
Quando un recettore olfattivo capta un odore, manda segnale alla corteccia piriforme, da qui si
diramano due vie, una che lasciano l’area per essere proiettata in modo diffuso al sistema limbico,
mentre l’altra si porietta ai nuclei medio-dorsali del talamo e infine alla corteccia orbitofrontale.
Si presuppone la via limbica olfattiva sia mediata alla mediazione delle risposte emotive legate agli
odori, mentre la via talamico-orbitofrontale sia per la percezione cosciente degli odori.
L’anosmia è l’incapacità di sentire gli odori, la principale causa di tale disturbo è uno spostamento
brusco del cervello all’interno della scatola cranica che può lesionare o addirittura recidere i nervi
olfattivi passanti per la lamina cribriosa.

Gusto
i recettori gustativi si trovano sulla superficie di tutta la lingua e sono chiamati bottoni gustativi,
essi sitrovano in raggruppamenti da 50-100 recettori. Tali bottoni si trovano spesso attorno a
protuberanze chiamate papille gustative, esse permettono di aumentare la superficie utile per la
captazione di sapori da parte dei bottoni.
I gusti principali percepiti sono il salato, il dolce, l’amaro e acido (si aggiugne poi l’umami,
riconosciuto coma altro gusto primario, ma non ancora integrato nella cultura occidentale)
il salato viene percepito attraverso recettori nei quali i canali del sodio vengono stimolati dal sale
(NaCl) che si scinde nei suoi due componenti per reazione chimica con la saliva. Il dolce viene
percepito attraverso recettori accopiati a proteine G, come anche l’amaro e l’umami. Il primo però
ha solo due geni che non permettono perciò di discriminare in molte sensazioni, l’amaro ha invece
più di 25 geni differenti che nepermettono una migliore codifica e discriminazione. Infine l’umami
(letteralmente “saporito”) è associato alla presenza di proteine e perciò è presente in cibi ad alto
contenuto di proteine.
L’ageusia è l’incapacità di sentire i sapori. Pur essendo più rara della anosmia, l’ageusia può
presentarsia a seguito di danni all’orecchio in quanto il nervo facciale (VII° nervo cranico) che
porta anche informazioni riguardante il gusto, passa attraverso l’orecchio medio.
Non sono considerabili come gusti il piccanti o la freschezza in quanto non seguono lo stesso iter
dei gusti primari; questi due vengono percepiti da altri recettori e giungono al cervello attraverso il
nervo trigemino (V° nervo cranico), responsabile della percezione del dolore. Di fatto la capsaicina,
sostanza principale presente nei peperoncini, è la responsabile della sensazione di calore e bruciore;
essa viene percepita attraverso i recettori TRPV1 che si trovano su tutta la superficie del corpo e
sono di fatto responsabili anche della sensazione di calore. Questi recettori infatti con il caldo si
attivano e mandano segnale al cervello.
Ugualmente il mentolo (sostanza trovata nella menta) viene captato dai recettori TRPM8, che è
sensibile anche alla sensazione di freschezza/freddo; è perciò che il mentolo produce sensazione di
freschezza nel luogo in cui viene percepito.
I recettori gustativi, come quelli olfattivi, vengono ricambiati con un ritmo di 10 giorni poiché
continuamente sottoposti a sostanze chimiche esterne che ne causano degradazione e una sempre
minore precisione/acuità.

Funzionamento del potenziale d’azione


Un neurone possiede un potenziale di riposo pari a -65 mV sulla membrana, ciò significa che
all’interno troveremo un ambiente con carica negativa rispetto a quella del liquido extracellulare.
Dai dendriti del neurono giungono continuamente segnali di iperpolarizzazione o depolarizzazione
che vanno sommandosi nel soma (ovvero il corpo cellulare del neurone) e convergono fino
all’altezza del cono d’emergenza, punto da cui parte l’assone. Se la somma dei vari potenziali porta
la carica interna del neurone a raggiungere i 50 mV si verrà a scatenare all’interno del neurone una
successione di reazioni che porterà allo scaturarsi del potenziale d’azione. Sull’assone sono presenti
canali del sodio (Na⁺) e del potassio (K⁺). questi possono essere distribuiti sulla superficie
dell’assone in due modi, a seconda del tipo di assone che stiamo analizzando: nel caso di assoni non
mielinizzati troveremo una distribuzione più omogenea e meno concentrata di canali delle pompe
sodio-potassio, al contrario su assoni mielinizzati, nei quali gli unici spazi disponibili saranno in
corrispondenza dei nodi di Ranvier, la concentrazione sarà più alta e la distribuzione meno
omogenea (sui tratti con mielina non troveremo infatti canali). In questo modo la trasmissione sarà
più rapida in quanto verranno saltati tratti dell’assone durante la trasmissione. La velocità di
trasmissione di un neurone mielinizzato e 10 volte più rapido di uno non mielinizzato.
Durante il potenziale d’azione perciò i canali del sodio si apriranno, lasciando che questo entri e
depolarizzi l’interno della cellula. Tale depolarizzazione continuerà fino a giungere al picco di
+30 mV, a quel punto i canali del sodio si chiuderanno, facendo cessare l’entrata. A questo punto il
neurone deve tornare al proprio potenziale di riposo, vengono perciò aperti i canali del potassio
lasciando che questo esca provocando un’iperpolarizzazione, tale processo porterà il neurone
addirittura a raggiungere i -75 mV per poi tornare al consueto -65 mV. Tutto il processo impiega
1ms per essere messo in atto.
In seguito alla trasmissione di un potenziale d’azione un neurone è soggetto ad un periodo
refrattario, durante questo periodo non è più capace di sviluppare un nuovo potenziale (anche se,
nella seconda parte di questo è possibile provocarne uno andando a dare un impulso che deve essere
maggiore di quello precedente). Ciò permette al neurone di non far viaggiare all’indietro il
potenziale.
Le sinapsi
Sinapsi (dal greco: syn, insieme e haptein, legare/unire) sono i punti di contatto comunicativo tra
neuroni; possono essere di due tipi: elettriche (chiamate anche giunzione comunicante, dato la
distanza tra i le membrane pre/post sinaptiche dei neuroni in questo caso è praticamente nulla e il
potenziale si propaga direttamente al neurone successivo; hanno funzione tutto-niente, non è
possibile graduare intensità dello stimolo inviato) e chimiche (sono più complesse e consentono la
regolazione di intensità del segnale). nel caso di sinapsi chimiche troviamo la fessura sinaptica a
dividere le membrane dei due neuroni, tale fessura e larga appena 20 nm ed è piena di acqua e ioni.
L’assone di un neurone si può connettere solitamente ad un dendrite di quello successivo, aìma
anche al soma o addirittura all’assone a valle del neurone; nel caso di una connessione ad un
dendrite esso si connetterà più specificatamente con una spina dendritica (protuberanze presenti sul
dendrite che ne aumentano la superficie disponibile alla ricezione di segnali).
Al termine dell’assone del neurone presinaptico sono presenti numerose vescicole sinaptiche,
ognuna contenente migliaia di molecole di neurotrasmettitore. Sono presenti inoltre anche delle
proteine il cui compito è agganciare una vescicola e trasportarla verso la membrana del terminale
assonale, in questo modo essa potrà fondersi con la membrana e rilasciare i neurotrasmettitori nella
fessura sinaptica (tale complesso di proteine prende il nome di complesso SNARE).
Quando viene scaturito un potenziale d’azione esso viaggia per tutto l’assone fino a giungere
all’estremità, qui la depolarizzazione farà si che i canali del calcio (Ca⁺) si aprano e lascino entrare
ioni che, fluendo all’interno si legano a proteine presenti nel complesso SNARE e li sospingono nel
loro compito di indirizzare le vescicole verso la membrana.
Fuoriusciti dalla membrana presinaptica i neurotrasmettitori si muovono all’interno della fessura
fino a quando non vengono a urtare i recettori della membrana postsinaptica; quando i recettori
captano la presenza di tali neurotrasmettitori si legano ad essi (come una chiave che netra in una
serratura) e inviano un segnale al neurone postsinaptico. Nel frattempo già sono stati mobilizzate
proteine trasportatrici di ricaptazione che, nel momento in cui un neurotrasmettitore li colpisce li
aggancia e trasporta nuovamente all’interno del neurone per essere riutilizzati; è possibilile
altrimenti il rilascio di un enzima nella fessura sinaptica che, a contatto con il neurotrasmettitore lo
distrugga, rendendolo incapace di trasmettere altri segnali (tra i due metodi quello più utilizzato è il
primo).
Il concetto di neurotrasmissione venne per primo pensato, osservato e studiato da Otto Loewi nel
1920 attraverso esperimento con cuori di rana (stimolazione nervo vago/rilascio acetilcolina).
I recettori che recepiscono i neurotrasmettitori possono essere principalmente di due tipi:
 recettore ionotropo: proteine canale dal funzionamento simile a quello dei canali voltaggio-
dipendenti, quando tali canali sono aperti ioni di un certo tipo fluiscono attraverso la
membrana cellulare. A differenza però dei canali voltaggio-dipendenti non è attraverso il
cambiamento di voltaggio a provocare l’apertura bensì il legarsi con una specifica molecola
di neurotrasmettitore; questo legame provoca un cambiamento strutturale nella proteina di
membrana aprendo il canale. Tali proteine sono perciò dette ligando-dipendenti, dove
ligando indica la molecola di neurotrasmettitore che si lega a quella più grande, ovvero la
proteina recettore.
 Recettore metabotropo (metabole, cambiamento e tropo, girarsi verso). Il legame di un
neurotrasmettitore con uno di questi recettori non apre direttamente un canale ionico ma può
provocare una moltitudine di eventi (apertura/chiusura canali ionici,
attivazione/disattivazione di enzimi, avvio/blocco trascrizione genetica,ecc.)

Il glutammato è il principale neurotrasmettitore eccitatorio nel cervello umano; esso è legato a


recettori ionotropi con canali Na⁺/K⁺. un attivazione dei recettori del glutammato apre i canali
Na⁺/K⁺ facendo entrare questi all’interno della cellula producendo una depolarizzazione, così
facendo il potenziale del neurone si allontana sempre più da quello di riposo fino a raggiungere
quello d’azione innescando così un segnale che porta infine al rilascio di neurotrasmettitori nella
sinapsi successiva.
Il GABA invece è il principale neurotrasmettitore inibitorio ed è legato a recettori ionotropi che
sono connessi a canali Cl⁻. L’attivazione dei recettori da parte del GABA e la conseguente apertura
dei canali Cl⁻ porta ad un fluire dall’esterno all’interno di questi ioni, ciò provoca
un’iperpolarizzazione allontanando ulteriormente la soglia per l’attivazione dei canali Na⁺ e il
conseguente inizio di un potenziale d’azione.

Neuroanatomia ed eccitabilità
Gutammato e GABA sono i principali neurotrasmettitori (rispettivamente: eccitatorio ed inibitorio)
del cervello umano. Un altro neurotrasmettitore che agisce sia su recettori ionotropi che metabotropi
è l’acetilcolina, essa quando si lega ai canali ionotropi (AChR) apre canali prevalentemente di Na⁺,
questi fluiscono dall’esterno all’interno della cellula depolarizzandone la membrana. Gli AChR
ionotropi mediano la comunicazione tra nervi e muscoli scheletrici nell’uomo e in altri animali
vertebrati, questa giunzione è chiamata neuromuscolare. L’acetilcolina fu il primo
neurotrasmettitore ad essere individuato proprio da Loewi durante il suo esperimento sul cuore di
rana rallentandone il battito attraverso la stimolazione del nervo vago.
Il sistema nervoso è diviso in SNC (encefalo e midollo spinale) e SNP (include tutte le altre reti
neurali nel corpo). Il SNP include a sua volta anche il Sistema Nervoso Autonomo (SNA) che si
occupa della regolazione di organi e funzioni interne (come frequenza cardiaca, pressione
sanguigna, respirazione, digestione, ecc.) e in Sistema Nervoso Enterico (SNE), questo è formato da
neuroni all’interno del sistema gastrointestinale che si occupa di regolare la digestione, controllare il
movimento del cibo attraverso il tratto gastrointestinale, la secrezione di ormoni, assorbimento
fluidi e altre funzioni sconosciute.
La connessione tra SNC e SNP avviene attraverso uno dei dodici paia di nervi cranici che si
connettono al midollo spinale, questi sono:
1. Nervo Olfattivo (naso; olfatto)
2. Nervo Ottico (retina; visione)
3. Nervo Oculomotorio (muscoli oculari; movimento occhi, costrizione della pupilla)
4. Nervo Trocleare (muscoli oculari; movimento degli occhi)
5. Nervo Trigemino (faccia; sensazione e movimento facciale)
6. Nervo Adducente (muscoli oculari; movimento degli occhi)
7. Nervo Facciale (faccia; sensazione movimento facciale, salivazione, lacrimazione)
8. Nervo Udito-Vestibolare (orecchio interno; udito ed equilibrio)
9. Nervo Glossofaringeo (lingua e faringe; gusto e movimento)
10. Nervo Vago (faringe, laringe, organi interni di torace ed addome; gusto, frequenza cardiaca,
respirazione)
11. Nervo (muscoli del collo; movimento)
12. Nervo (lingua; movimento, deglutizione, parola)

Il sistema simpatico e quello parasimpatico esercitano effetti opposti l’uno all’altro. Essi sono
sempre attivi contemporaneamnte ma a seconda della necessità uno risulta più attivo dell’altro per
provocare una piuttosto che un’altra reazione.
Il sistema simpatico è maggiormente attivato in situazioni di stress, esso è chiamato anche sistema
di attacco o fuga, per enfatizzare il suo ruolo nel preparare il corpo a rispondere ad una crisi.
Al contrario in situazioni di riposo e ricreazione è maggiormente attivo il sistema parasimpatico.
Alcuni dei principali effetti dei due sistemi:
Sistema Simpatico Sistema Parasimpatico
 Aumento frequenza cardiaca  Diminuzione frequenza cardiaca
 Dilatazione vie polmonari  Restrizione vie polmonari
 Dilatazione pupille  Restrizione pupille
 Inibizione della salivazione  Stimolazione della salivazione
 Inibizione dello svuotamento della vescica  Stimolazione dello svuotamento della vescica
 Diminuzione motilità intestinale  Stimolazione motilità intestinale

I due sistemi fanno uso di neurotrasmettitori differenti tra loro: il sistema simpatico usa la
norepinefrina, nel caso del sistema parasimpatico invece esso usa l’acetilcolina. Entrambi fanno uso
di recettori GPCR (legati a proteina G).

Attraverso l’uso di farmaci o sostanze che possono inibire o stimolare i recettori si può interferire
con il funzionamento anche dei sistemi simpatico/parasimpatico, chiameremo perciò
simpaticomimetico/parasimpaticomimetico quei farmaci agonisti che vanno ad attivare
rispettivaente il proprio sistema; simpaticolitico/parasimpaticolitico quelli che andranno ad agire
come antagonisti e quindi diminuire gli effetti dell’uno o dell’altro sistema.

L’acetilcolina (ACh) viene prodotta e rilasciata da un numero molto più ristretto rispetto a quello di
glutammato e GABA (che vengono prodotti e rilasciati da miliardi di neuroni); tuttavia questi
neuroni colinergici (che producono acetilcolina) inviano diramazioni di assoni attraverso vasti
territori delll’encefalo andando ad influenzare moltissimi neuroni che riescono a ricevere la
sostanza. L’acetilcolina, a differenza di altri neurotrasmettitori che vengono recuperati dalla fessura
sinaptica, viene sempre degradata dall’enizma acetilcolinesterasi prodotta dagli stessi neuroni
colinergici (questa distrugge l’acetilcolina spezzandola in acetato e colina).

Altro gruppo importante di neurotrasmettitori nell’encefalo sono le monoammine (serotonina,


dopamina, norepinefrina, epinefrina e istamina). La serotonina (5HT) viene biosintetizzata a partire
dal triptofano attraverso due passaggi.

Veleno, medicina e farmacologia


farmaco/droga: sostanze chimiche che in piccole quantità hanno effetto significativo sul
funzionamento del corpo; la farmacologia (dal greco pharmakon che significava sia veleno che
medicina) si occupa di studiare scientificamente l’origine, la composizione e l’effetto
sull’organismo di tali sostanze.
Tetrodotossina (TTX), presente e prodotta anche da pesci palla come anche in altri esseri viventi.
Viene prodotta da batteri che vivono in simbiosi con la specie animale che le ospita. La TTX per la
sua forma e composizione si attacca ai canali voltaggio-dipendenti per il sodio (Na⁺) andando a
bloccarne il corretto funzionamento. Non otendo più trasmettere impulsi né verso né per il cervello
si farà esperienza di intorpidimento muscolare, affaticamento a respirare fino a giungere a paralisi
completa (compresa anche appunto quella che ci permette di respirare); la morte sopraggiugne per
soffocamento. Nel caso di avvelenamento da TTX non vi sono antidoti ma si può ricorrere ad
ausilio di un respiratore meccanico mentre si aspetta che il corpo samaltisca le tossine. Non vi sono
effetti però a livello del cuore (i cui canali del Na⁺ risultano differenti da quelli presenti nelle altre
parti del copro e non viene perciò affetto) e del cervello (che non viene raggiunto perché protetto
dalla barriera ematoencefalica).

La barriera ematoencefalica non sono altro che vasi sanguigni presenti nel SNC, questi a differenza
di quelli presenti in tutto il resto del corpo sono formate da cellule poste a stretto contatto tra loro, le
quali non lasciano spazio a molte molecole per entrare (a differenza dei vasi sanguigni nel corpo i
quali hanno pareti con cellule più distanti e risultano perciò più facilmente penetrabili). Due sono i
modi in cui le molecole possono attraversare la barriera ematoencefalica: attraverso proteine
trasportatrici per specifiche molecole, o dissolvendosi attraverso le pareti dei vasi sanguigni (per far
ciò una molecola deve essere abbastanza idrofoba da passare dalla membrana fosfolipidica; alcune
molecole molto piccole gassose riescono comunque, come l’ossigeno).
Nel caso della TTX, questa non è sufficientemente idrofoba per attraversare la barriera ed è perciò
che essa non giunge a danneggiare il cervello.

Anche la sassitossina (STX) blocca in modo analogo alla TTX i canali Na⁺, interferendo con il
funzionamento del sistema nervoso. Anche questa risulta essere troppo idrofila per riuscire ad
arrivare al SNC.

Infine la Batracotossina (BTX) interferisce anch’essa con i canali Na⁺, ma a differenza di TTX e
STX non va a bloccare il canale impedendo il passaggio degli ioni, bensì si lega alla proteina
andando a impedirle di chiudersi e provocando un flusso continuo di ioni Na⁺ verso l’interno del
neurone che è impossibilitato così a produrre un nuovo potenziale d’azione. Il risultato è lo stesso
che avremmo con TTX e STX.

La cocaina, estratta dalle foglie della pianta Erythroxylum coca, ha potenti effetti stimolanti sul
cervello ma ha anche un effetto, seppur più debole degli altri che provoca, di anestetico locale. Sono
stati prodotti altre sostanze che abbiano effetti anestetici simili alla cocaina ma senza provocare gli
altri effetti sul SNC che questa invece ha, si tratta della benzocaina, la lidocaina e la procaina.
Queste molecole si legano ai canali voltaggio-dipendenti del sodio e ne bloccano la normale
capacità di aprirsi e chiudersi. A differenza di come avviene per TTX e STX però, queste non
bloccano completamente i canali, ma interferiscono sufficientemente da alterare significativamente
la generazione di potenziale d’azione.

Per l’acetilcolina (Ach) esistono due tipi di recettori (AChR):


 AChR nicotinico (nAChR): presente nelle giunzioni neuromuscolari e nel cervello che viene
attivato appunto anche dalla nicotina, sostanza presente nella pianta del tabacco, questo
recettore è di tipo ionotropo.
 AChR muscarinico (mAChR): è accoppiato a proteina G e si trova nelle connessione neurali
del sistema parasimpatico con gli organi bersaglio, nonché nel cervello. Tali recettori sono
attivati dall’atropina, sostanza che produce vari effetti (dilatazione pupille, dilatazione vie
polmonari, secchezza fauci, ecc.) ma soprattutto irregolarità nel battito cardiaco che puo
risultare fatale; essa ha inoltre effetti psicoattivi anche forti che portano a esperienze surreali
e allucinatorie, spesso si può riscontrare amnesia dopo l’utilizzo.

Sostanze psicoattive
la sostanza psicoattiva più assunta e usata al mondo è la caffeina, prodotta dalla pianta del caffè ,
ma si può trovare anche nel tè, cacao, cola, guaranà, yerba mate e altre piante.
Al secondo posto troviamo l’etanolo, ovvero l’alcol etilico. Derivante dalla trasformazione di
zuccheri in alcol attraverso la fermentazione prodotta da cellule di lievito.
Come terza abbiamo la nicotina, prodotta dalla pianta di tabacco e consumata in varie forme, la più
comune sicuramente attraverso l’inalazione del fumo delle sigarette, ma può essere anche masticato,
sniffato o consumato in altro modo.
Al quarto posto troviamo la noce di betel, seme della palma Areca catechu, essa è originaria
dell’India, sud-est asiatico e regione Sudoccidentale dell’oceano Pacifico. Nella noce di betel è la
molecola di arecolina a essere la responsabile maggiore degli effetti fisiologici della noce, una
combinazione di rilassamento e stimolazione mentale.
La quinta sostanza psicoattiva è la cannabis nelle sue varie forme (hashish, marijuana). Essa viene
spesso fumata e il suo componente psicoattivo è il delta-9-tetraidrocannabinolo (THC).

Caffeina: potente stimolante che agisce sul SNC aumentando vigilanza ed allerta, esercita effetti
stimolanti sul sistema cardiovascolare aumentando la frequenza cardiaca e la pressione sanguigna.
Nicotina: ha azione agonista sui recettori nicotinici per l’acetilcolina (nAChR), producendo
rilassamento, allerta e attenzione focalizzata. Essendo la nicotina velenosa, nell’uomo produce
scompensi come la perturbazione del ritmo cardiaco, alterazione pressione sanguigna e della
respirazione.

Alcol e droghe sedativo-ipnotiche: l’etanolo pare essere l’alcol meno velenoso per l’uomo tra tutti
quelli presenti, esso fa parte del più grande gruppo dei sedativo-ipnotici, sostanze che in piccole
quantità producono effetti sedativi o rilassanti ed in dosi più alte producono effetto ipnotico o
soporifero. Insieme all’alcol troviamo i barbiturici, sostanze sintetiche realizzate e vendute per uso
medicinale, questi venivano usati contro ansia e insonnia ma sono stati superati dalla nascita di
nuovi farmaci. Negli anni Sessanta fu introdotto il gruppo delle benzodiazepine.
Vi sono altri prodotti anestetici venduti che vanno a interferire come già visto con i canali
voltaggio-dipendenti del sodio, ne esistono di varia intensità e perciò possono essere di tipo locale o
generici (questi ultimi più potenti riescono a interferire direttamente con l’attività del SNC andando
a limitare l’attività neurale globale e producendo così una perdita di coscienza e consapevolezza di
qualsiasi esperienza, anche sensoriale).

Oppio e Oppioidi: derivanti dal papavero da oppio (Papaver somniferum) e più precisamente dai
suoi baccelli ancora immaturi che se incisi rilasciano una secrezione resinosa nella quale sono
contenute le sue proprietà psicoattive/medicinali. Sia la pianta ed in seguito le sostanze isolate da
essa producono nell’individuo effetti analgesici, soporiferi ed euforici, la sostanza isolata dall’oppio
fu chiamata morfina e produceva gli effetti in modo molto più potente. Si iniziarono poi a produrre
sostanze semisintetiche (partendo da sostanze prodotte da piante e dopo averle isolate si passa a
modificarne la struttura genetica), per esempio partendo dalla morfina si sintetizzò la
diacetimorfina, sostanza con effetti due volte più potenti della prima. Un oppioide sintetico
altamente usato in medicina è il fentanil, il quale ha un potere pari a cento volte quello della mofina.
(esiste anche il centafentanil, con potenza pari a diecimila volte la morfina, troppo forte per essere
usato su umani ed infatti impiegato per sedare animali di grossa taglia come elefanti, ecc.).
I recettori per gli oppioidi sono distribuiti nell’encefalo ma anche nell’intenstino, questi esistono di
diversi sottotipi (mu, delta e kappa) con diversa distribuzione nel cervello e diverse proprietà, tutti
però sono recettori GPCR.

Cocaina: prodotta e sintetizzata partendo dalla pianta Sud Americana Erythroxylum coca, qeusta
produce effetti simili a quelli del caffè,te,ecc. ma anche diminuzione dell’appetito, aumento dell
buonumore, stimolazione del sistema nervoso simpatico (aumentando frequenza cardiaca,
vasocostrizione, apertura dei bronchi e vie nasali e dilatazione delle pupille).
Il principale effetto neurochimico della cocaina è il blocco o l’inibizione dei trasportatori per la
ricaptazione dei neurotrasmettitori norepinefrina e dopanina, ciò farà si che questi lascino più
lentamente la fessura sinaptica e i recettori producendo un iperattivazione di questi ultimi.
L’aumentata attività nei circuiti noradrenergici e dopaminergici producono effetti stimolanti nel
SNC aumentando l’allerta e la vigilanza, l’attenzione focalizzata, diminuendo l’appetito e
aumentando umore positivo. L’uso di cocaina può portare però anche effetti negativi come anzia,
irribitabilità e compromissione del giudizio (può provocare anche psicosi); è possibile inoltre
l’insorgere di crisi epilettiche dovute a tanta sovrastimolazione a livello del SNC e danni a livello
cardiovascolare a causa di una eccitazione troppo alta del sistema simpatico.
L’uso di cocaina inoltre può creare in chi ne assume alta dipendenza.

Droghe stimolanti di tipo amfetaminico: le anfetamine e le sostanze ad esse chimicamente relate


hanno effetti simili alla cocaina ma non sono associabili a quetsa in quanto ad origini e struttura
molecolare.
Le strutture di queste molecole sono una simile all’altra; amfetamine, metamfetamine e
metilfenidato sono sostanze farmaceutiche sintetiche. Queste sostanze interagiscono con i
trasportatori per la ricaptazione di norepinefrina o dopamina e ne riducono la funzionalità. Gli
effetti sul cervello sono analoghi perciò: aumento dell’allerta. Resistenza e attenzione focalizzata
ed effetti simpaticomimetici (aumento pressione e frequenza cardiaca, apertura vie aeree nasali e
bronchiali e dilatazione pupille).

Psichedelici:sostanze che producono effetti differenti da quelli riportati fino ad adesso, andando ad
alterare la normale visione del mondo che ci circonda. L’effetto e ciò che uno può provare durante
l’uso di una di queste sostanze varia molto anche dalla disposizione e dal contesto. Mescalina, LSD,
psilocibina, psilocina e dimetiltriptamina (DMT) sono alcune delle sostanze psichedeliche più
famose. La mescalina è stata identificata nel peyote, un piccolo cactus tipico del Messico. LSD e in
seguito DMT e psilocina sono state associate alla serotonina e ai suoi recettori nel cervello, essi
producono effetti interragendo con questo neurotrasmettitore ed i suoi recettori (i recettori 2A o
chiamati anche 5HT₂ₐ). Gli psichedelici si possono legare anche ad altri recettori di
neurotrasmettitori quali dopamina e norepinefrina. Queste sostanze possono produrre effetti che
vanno dall’euforia ed il piacere al terrore e l’ansia a seconda della disposizione di chi la assume, le
esperienze pregresse e quelle che ha durante l’utilizzo.

Cannabinoidi: nelle piante della famiglia della Cannabis si ritiene che la molecola principale negli
effetti psicoattivi prodotti dall’utilizzo sia il delta-9-tetraidrocannabinolo (THC).
Il THC è una molecola molto idrofoba che si attacca e scioglie perciò in modo molto facile alla
membrana a doppio strato fosfolipidico dei neuroni andando a interferire con il normale
funzionamento di questi. In particolare il THC interagisce con un recettore specifico: il recettore
cannabinoide (CB) che fa parte dei GPCR. Il recettore CB èare essere ovunque nel cervello ed è uno
trai i più presenti e diffusi tra quelli di tipo GPCR nei cervelli di moltissimi vertebrati.

Sviluppo neurale e neuroplasticità


Solo una piccola parte (<3%) del genoma umano codifica proteine funzionali, la maggioranza
(>85%) del genoma viene trascritto in RNA di vario tipo; il 97% perciò del genoma umano che non
codifica proteine funzionali può essere visto come la “materia oscura” del DNA; prima si guardava
a tali sequenze non tradotte come a materiale di scarto, DNA-spazzatura, ma si è poi giutni a
pensare che se le cellule impiegano un così grande sforzo a trascrivere così tatntein formazioni
probabilmente non deve essere materiale di scarto, esse devono perciò svolgere un ruolo
importante.

Dopo il concepimento l’ovulo fertilizzato comincia a dividersi e formare varie cellule (cellule
staminali embrionali) con capacità di continuare a dividersi e differenziarsi tra loro in qualsiasi tipo
di cellula del corpo. Le cellule staminali embrionali del sistema nervoso in via di sviluppo si
differenziano in cellule progenitrici neurali, che sono destinate a dividersi in vari tipi di neuroni, e
cellule gliali (la produzione di cellule neurali e gliali a partire da quelle staminali viene chiamata
rispettivamente “neurogenesi” e “gliogenesi”). In contemporanea a gliogenesi e neurogenesi
avviene anche la migrazione cellulare, appena si differenziano le cellule si spostano andando ad
occupare posizioni specifiche. I neuroni dopo aver formato dendriti e assoni iniziano poi a formare
connessioni sinaptiche tra di loro (“sinaptogenesi”).
Entro le prime tre settimane dal concepimento alcune cellule iniziano a piegarsi e a formare una
struttura chiamata “tubo neurale”, l’intero sistema nervoso si svilupperà a partire da questa piccola
porzione di tessuto ripiegato che cresce e si differenzia. Entro il terzo mese dal concepimento la
crescita del cervello prende davvero piede. Le circonvoluzioni della corteccia cerebrale, i giri e i
solchi iniziano a formarsi invece solo durante gli ultimi due mesi che precedono la nascita.

Sperry, con il suo esperimento sui globi oculari delle rane e la rigenerazione delle terminazioni
nervose che connettono l’encefalo agli occhi, ha aperto la strada alla riccerca rispetto alla
rigenerazione delle vie nervose. Nei decenni successivi si scoprorono una serie di molecole
proteiche e di meccanismi che regolano i processi di crescita cellulare, differenziazione, migrazione
e sinaptogenesi. In seguito alla scoperta il primo fattore di crescita, o neurotrofina, fu
semplicemente chiamato “fattore di crescita nervoso” (o NGF, nerve growth factor). Altri fattori
vennero scoperti successivamente ed hanno ricevuto noi più complessi come BDNF (brain-derived
neurotrophic factor), GDNF (glia-derived neurotrophic factor) e NT3 (neurotrophin-3); in tutti i
casi si tratta di proteine che promuovono in qualche modo la crescita e la sopravvivenza dei
neuroni.

Mentre gran parte della neurogenesi avviene in utero, la maggior parte della sinaptogenesi e della
connettività tra neuroni, specialmente su vaste regioni della corteccia cerebrale continua a
svilupparsi anche dopo la nascita. Nel primo anno addirittura si vengono a creare addirittura molte
più connessioni di quante ve ne saranno realmente alla fine, infatti vi è un processo di pruning,
ovvero potatura sinaptica, che prevede la rimozione ed eliminazione delle sinapsi non utilizzate per
potenziare e rafforzare quelle invece che dovranno rimanere.
Questi sono esempi di neuroplasticità. Le sinapsi possono rafforzarsi/indebolirsi a seguito di azioni
compiute nel neurone: una apertura maggiore e pi+ prolungata dei canali Ca⁺⁺ produrrà una
maggiore fuoriuscita di neurotrasmettitori e quindi una sinapsi più forte nel proprio segnale, la
presenza maggiore o minore di proteine di ricaptazione può portare a un segnale più forte e draturo
o più rapido e debole (andando perciò a rendere anche la sinapsi più forte o debole di conseguenza a
seconda del tipo di intervento delle proteine). Cambiamenti neuro-plastici sono sempre presenti nel
cervello ma sono più consistenti e frequenti nei primi anni di vita; la struttura che più cambia nel
corso della vita e quella dell’ippocampo, struttura bilaterale posizionata sotto la superficie del lobo
temporale e nota per il suo ruolo cardine nel creare e consolidare memorie.

Suddivisione anatomiche cervello

Proencefalo diviso in:


 Telencefalo (corteccia cerebrale, striato pallido e amigdala)
 Diencefalo (talamo e ipotalamo)
Mesencefalo e Rombencefalo si possono invece raggruppare nel tronco dell’encefalo
Il foramen magnum è il punto di connessione della colonna vertebrale/midollo spinale con
l’encefalo
 Neocorteccia organizzata in diversi strati (sono 6 in totale, enumerati dal più
superficiale):Strato Molecolare (I° strato, il più esterno): dendriti e assoni di passaggio
 Strato Granulare esterno: neuroni di forma sferica, proiezioni locali
 Strato Piramidale esterno: assoni di neuroni a forma piramidale, proiezioni locali
 Strato Granulare interno: neuroni sferici, ricezione afferente sensoriale (dal talamo)
 Strato Piramidale interno: neuroni piramidali, vie efferenti, proiezioni corticali e
sottocorticali
 Strato Multiforme: neuroni di forme eterogenee,
attraversato da numerosi assoni

Le aree sensoriali tendono ad avere strato granulato interno


(VI° strato) molto spesso/alto.
Le aree motorie hanno strato piramidale interno (V° strato) molto
sviluppato, da qui partono le afferenze.

Sviluppo e anatomia sistema nervoso


Origine del sistema nervoso dopo 2-3 settimane dal concepimento

Dall’esterno verso l’interno troviamo:


Ectoderma (sistema nervoso, pelle)→Mesoderma→Endoderma

L’Ectoderma dopo 15-20 giorni in parte va a formare il


Neuroectoderma (quello che diventerà il sistema nervoso).
Il Neuroectoderma si divide in:
 Cresta neurale (SNP)
 Tubo neurale (SNC)→Midollo Spinale ed Encefalo
Tubo neurale: formato da neuroectoderma, si sviluppa chiudendosi (dopo 7 giorni) partendo dalla
zona centrale (coincide con la zona del collo nell’adulto, tra encefalo e midollo spinale) e
proseguendo contemporaneamente nella parte anteriore (Prosencefalo) e posteriore (Midollo
Spinale); la divisione completa tra tubo neurale e strato ectodermico esterno avviene attorno alla 4a
settimana. Saldate le estremità rimangono comunque un neuroporo in corrispondenza di ognuna di
queste: neuroporo anteriore e neuroporo posteriore/caudale

Da tubo neurale a encefalo adulto:


La lamina terminale, da punto più anteriore diverrà quello più in profondità.
Cono midollare: parte terminale del midollo spinale.

Vescicole encefaliche (fine della 4a settimana di gestazione)

Corteccia cerebrale: parte più esterna del Telencefalo, si tratta di un foglietto di cellule spesse 5 mm

Telencefalo è ricoperto da Neocorteccia (6 strati)


Ippocampo ricoperto da Archicorteccia (3 strati)

Nella corteccia sono presenti molte girificazioni, solchi e fessure


(solo 1/3 della corteccia risulta visibile dall’esterno)

Tra aracnoide e pia madre vi è lo spazio subaracnoideo, qui è presente il liquido cerebrale che viene
prodotto continuamente (mantenendo sempre il volume attorno ai 125 ml). Viene prodotto nei plessi
cloridei e defluisce poi vero il terzo ventricolo, da qui ne viene prodotto altro che continua verso
acquedotto cerebrale. Dal quarto ventricolo vi è un ulteriore produzione per fuoriuscire attraverso
forami vero lo spazio subaracnoideo che circonda l’encefalo e midollo spinale attorno a tutto SNC.
Il liquido viene riassorbito da delle protuberanze (le granulazioni aracnoidee) attraverso la
circolazione sanguigna nel “seno sagittale superiore” (un vaso sanguigno).

Glia: divisa in
 Macroglia: oligodendrociti (nel SNC, fornisce mielina a più assoni centrali; formano il 75%
della glia totale nel SNC), cellula di Schwann (nel SNP, fornisce mielina ad un assone periferico),
astrocita (supportano i neuroni centrali, sinapsi e crescita del SNC; 20% della glia totale nel SNC )
 Microglia

Funzioni del cervello nel coma, stato vegetativo e disturbi relati


Attraverso neuroimaging (sfruttando Pet, fMRI e metodi elettrofisiologici) possiamo raccogliere
informazioni rispetto alla presenza, il grado e la locazione di ogni residua funzione del cervello nel
soggetto. L’uso di queste tecniche su persone con gravi danni cerebrali risulta metodologicamente
complesse e vi è bisogno di una attenta analisi quantitativa e di un interpretazione altrettanto
oculata.
Benchè la maggior parte dei pazienti si riprenda dal coma già nei primi giorni seguenti all’incidente,
alcuni perdono permanentemente tutta la funzionalita del tronco encefalico (morte cerebrale), altri
invece progrediscono ad uno stato di veglia incosciente (stato vegetativo). Quelli che si riprendono
tipicamente passano per differenti stadi prima di riprendere completamente o anche solo in modo
parziale coscienza (stato di minima coscienza). È una sfida per i medici riuscire a diagnosticare
questi minimi cambiamenti nello stato di un paziente e della propria coscienza; l’errata diagnosi di
uno stato vegetativo, di minima coscienza e della sindrome di locked-in sono comuni. Le
valutazioni al capezzale rispetto alla funzionalità residua nel cervello di un paziente sono alquanto e
difficili poiche la risposta motoria potrebbe essere molto limitata o incosciente. Inoltre la coscienza
non è un fenomeno tutto-niente, e la sua diagnosi clinica viene fatta attraverso inferenzw fatte da
rispsoste date dal paziente a stimoli esterni osservati al momento degli esami.
La coscienza è un concetto molto sfaccettato che può essere diviso in due componenti maggiori:
Risveglio (stato di veglia o vigilanza) e consapevolezza (consapevolezza di sé, dell’amiente
circostante). La veglia è supportata da molti insiemi di cellule dell’encefalo che proiettano
direttamente verso il talamo e i neuroni corticali; detto ciò, il declino dell’encefalo o di entrambi gli
emisferi può provocare uno stato di veglia ridotta. La consapevolezza si pensa sia dipendente
dall’intgrita funzionale della corteccia cerebrale e le sue onnessioni subcorticali; ognuna delle sue
parti è localizzata in regioni anatomiche ben definite del cervello. Sfortunatamente la coscienza non
può essere misurata oggettivamente da nessuna macchina, la sua stima richiede l’interpretazione di
molti segni clinici.
Definizione clinica:
 Morte cerebrale: il concetto di morte cerebrale di un idividuo è largamente accettato. La
maggior parte dei Paesi hanno pubblicato raccomandazioni rispetto alla diagnosi di morte
cerebrale ma i metodi di diagnosi variano da Paese a Paese. In alcuni si fa affidamento solo
sulla morte del tronco encefalico, sltri richiedono la morte di tutto il cervello, incluso il
tronco encefalico. Comunque le valutazioni cliniche per la morte cerebrale sono le stesse e
richiedono la perdita dei riflessi del tronco encefalico e la dimostrazione di continua apnea
in un paziente in stato comatoso persistente.
Le neuroimmagini mostrano un fenomeno del “cranio cavo”, non vi è alcuna attività neurale
riportata.
 Coma: caratterizzato dalla mancanza di veglia ed anche di coscienza, il coma è uno stato di
insensibilità nel quale il paziente è disteso con gli occhi chiusi, non può essere risvegliato e
non ha coscienza di sé o dell’ambiente circostante. Stimolazioni non possono produrre
periodi spontanei di veglia e apertura degli occhi nei pazienti in coma al contrario di quanto
invece può avvenire nei pazienti in stato vegetativo. Per essere distinto da una sincope,
commozione cerebrale o altri stati di icnoscienza transiente il coma deve persistere per
almeno un’ora. In generale pazienti comatosi che sopravvivono iniziano a svegliarsi e
riprendersi entro 2-4 settimane. Questo recupero potrebbe non progredire oltre uno stato
vegetativo o di minima coscienza, o potrebbero esserci brevi o anche prolungati stadi prima
di un recupero ancora più completo di coscienza.
Il coma può risultare da un danno diffuso dei due emisferi corticali o danni alla materia
bianca dopo danni neuronali o assonali.
 Stato vegetativo:i pazienti in stato vegetativo sono svegli ma incoscienti di sé o
dell’ambiente circostante. Il termine “vegetare” scelto da Jennett e Plum nel dizionario
inglese Oxford significa: “Vivere semplicemente una vita fisica priva di attività intellettiva o
rapporti sociali” e invece “vegetativo” descrive “un corpo organico capace di crescita e
sviluppo ma privato di sensazioni e pensiero”.
Uno stato vegetativo persistente è stato definito come uno stato vegetativo che persiste per 1
mese dopo un danno cerebrale acuto traumatico o non traumatico, non implica
irreversibilità. Uno stato vegetativo permanente invece è irreversibile. Uno stato vegetativo
può essere indicato come permanente dopo 3 mesi da un danno cerebrale non traumatico o
12 mesi da un danno cerebrale dovuto a lesioni traumatiche.
Il metabolismo corticale dei pazienti in stato vegetativo è al 40-50% del normale range dei
valori; in pazienti in stato vegetativo permanente tali valori scendono anche al 30-40%, ciò è
segno di una progressiva degenerazione trans-sinaptica.
 Stato di minima coscienza: è stato scelto di far ricadere nel gruppo dei pazienti in stato di
minima coscienza tutti coloro che non sono in stato vegetativo ma non sono nemmeno
capaci di comunicare consistentemente. Per essere minimamente coscienti i pazienti devono
mostrare limitate ma chiare evidenze di consapevolezza di sé e dell’ambiente cirocstante su
una base riproducibile e sostenibile con almeno uno dei seguenti comportamenti: seguire
semplici comandi, risposte gestuali o verbali si/no (senza dare importanza all’accuratezza),
discorso intelliggibile, comportamenti intenzionali (inclusi movimenti o comportamenti che
si verificano in relazione a stimoli nell’ambiente e non dovuti ad attività riflessiva). I
miglioramenti verso uno stato di coscienza più avanzato sono maggioti e più probabili dei
pazienti in stato vegetativo. Nonostante ciò alcune persone rimangono in stato di minima
coscienza permanentemente.
La corteccia parietale mediale (precuneale) e la corteccia cingolata posteriore adiacente
sembrano essere le regioni che differenziano i pazienti in stato di minima coscienza da quelli
in stato vegetativo; queste aree sono le più attive nel risveglio coscientee meno attive invece
negli stati di anestesia generale, sonno, stato ipnotico, demenza o amnesia postanossica
(anossia: diminuzione o totale mancanza di ossigeno a livello cellulare). Semplici stimoli
uditivi inducono un’attivazione più estesa nei soggetti in stato di minima coscienza rispetto
a quelli in stato vegetativo.
 Sindrome del Locked-in: il termine locked-in syndrome è stato introdotto da Plum e Posner
per descrivere la quadriplegia risultante dalla distruzione rispettivamente delle vie
corticospinali e corticobulbari. La sindrome del loked-in è definita da una sostenuta apertura
degli occhi, consapevolezza dell’ambiente, afonia o ipofonia, quadriplegia o quadriparesi, e
movimento verticale o laterale degli occhi per indicare risposte si/no. Gli occhi o le palpebre
sono i principali metodi di comunicazione.
Imaging strutturali del cervello attraverso MRI potrebbero mostrare lesioni isolate della
porzione ventrale del ponte basale o del mesencefalo. La PET ha mostrato alta attività
metabolica nei pazienti in stato di Locked-in rispetto a quelli in stato vegetativo.

L’investicazione dovrebbe risultare abbastanza complessa per lo studio dei processi cognitivi, ma
non troppo da sovraccaricare le capacità cognitive del paziente che veien comunque stressato e
messo a dura prova da questa serie di analisi. Inoltre, affinche i dati possano essere studiati al
meglio è bene avere informazioni solide, ben documentate e specifiche nella descrizione delle zone
di attivazione cerebrale di pazienti sani.