Sei sulla pagina 1di 38

Dello stesso autore

L'ONE MINUTE MANAGER

(con Kenneth Blanchard )

L'ONE MINUTE PER VENDERE (con Larry Wilson)

UN MINUTO TUTTO PER TE

IL PRESENTE

L'ONE MINUTE MANAGER - PROFESSIONE MAMMA

SPENCER JOHNSON
prefazione di Kenneth Blanchard
coautori di L'One Minute Manager®

Chi ha spostato il mio formaggio?


Sperling & Kupfer Editori

Al mio amico Kenneth Blanchard,


che con il suo entusiasmo per questa storia
mi ha incoraggiato a scrivere il libro,
e con il suo impegno mi ha aiutato
a farla conoscere
a un pubblico tanto vasto.

«I migliori piani di uomini e topi


spesso non centrano l'obiettivo.»
Robert Burns
1759-1796
«La vita non è un cammino
semplice e lineare
lungo il quale possiamo procedere
liberamente e senza intoppi,
ma piuttosto un intricato labirinto,
attraverso il quale dobbiamo trovare
la nostra strada. spesso smarriti e confusi,
talvolta imprigionati in un vicolo cieco.
Ma sempre. se abbiamo fede.
si aprirà una porta:
forse non quella che ci saremmo aspettati,
ma certamente quella che alla fine
si rivelerà la migliore per noi."
A.J. Cronin

Anche noi siamo fatti così


Il semplice e il complesso

I quattro personaggi fantastici protagonisti


di questa storia - i topolini Nasofino e Trottolino
e gli gnomi Tentenna e Ridolino - intendono
rappresentare la parte semplice e la parte
complessa di noi stessi, che convivono nella nostra
natura indipendentemente dall'età, dal sesso,
dalla cultura o dal paese d'origine.
A volte ci comportiamo come Nasofino,
che fiuta per tempo il cambiamento;
altre volte come Trottolino, che scalpita
per entrare in azione; altre volte ancora come
Tentenna, che nega il cambiamento e vi resiste
perché teme che sfoci in un peggiorare
delle sue condizioni; oppure come Ridolino,
che impara prontamente ad adattarsi quando
capisce che cambiando potrà conquistare
qualcosa di meglio.

Quale che sia la parte di noi che ognuno sceglie


di utilizzare, c'è una cosa che ci unisce tutti:
In necessità di trovare la nostra via nel Labirinto
per affrontare con successo
tempi di grandi cambiamenti.

La storia dietro la storia


Confesso di essere un po' emozionato mentre mi appresto a rivelarvi "la storia dietro
la storia" di Chi ha spostato il mio formaggio?, perché vuol dire che ora il libro è
stato scritto davvero e finalmente tutti possono leggerlo, apprezzarlo e divulgarlo.
È un momento che ho atteso con trepidazione fin da quando, anni fa, ebbi la ventura
di ascoltare per la prima volta Spencer Johnson raccontare la sua straordinaria storia
del Formaggio, ancor prima che iniziassimo a collaborare alla stesura dell'One
Minute Manager. La storia mi entusiasmò e ricordo che pensai che da quel momento
in poi mi sarebbe stata sicuramente di immensa utilità. Chi ba spostato il mio
formaggio? racconta i cambiamenti che avvengono all'interno di un Labirinto in cui
quattro singolari personaggi vanno alla ricerca del Formaggio, che rappresenta
metaforicamente tutto ciò che desideriamo possedere nella vita, sia esso un lavoro o
una relazione personale, il denaro, una casa più grande, la libertà, la salute,
riconoscimenti, pace spirituale, o anche una semplice attività come il jogging o il
golf. ognuno di noi ha una propria concezione personale della natura del Formaggio,
ma tutti aspiriamo a possederlo perché siamo convinti che abbia il potere di
procurarci la felicità. Quando riusciamo a ottenerlo, spesso ne diventiamo fortemente
dipendenti, e quando lo perdiamo o ci viene sottratto ne rimaniamo sconvolti.
Il Labirinto della storia rappresenta il luogo in cui passiamo il nostro tempo alla
ricerca dell'oggetto del nostro desiderio. Può essere l'organizzazione in cui
lavoriamo, la comunità in cui viviamo o anche le relazioni interpersonali che
abbiamo sviluppato nel corso della nostra esistenza.
Durante le conferenze che ho occasione di tenere in ogni parte del mondo, racconto la
storia del Formaggio che vi state apprestando a leggere, e spesso in occasioni
eccessive molti dei miei ascoltatori mi riferiscono che ha cambiato il corso della loro
vita. Può sembrare incredibile, eppure a questa fiaba è stata di volta in volta attribuito
il merito di aver salvato carriere, matrimoni e perfino vite umane!
Uno dei molti esempi tratti dalla vita reale mi è stato fornito da Charlie Jones, uno
stimato cronista della NBC-TV, che ha rivelato che proprio grazie all'ascolto della
storia di Chi ha spostato il mio formaggio? è riuscito a salvarsi la carriera. Non c'è
dubbio che il lavoro del cronista televisivo sia molto particolare, tuttavia i principi
appresi con questa storia possono essere messi a frutto da chiunque altro.
Il fatto avvenne così: Charlie, che nelle ultime Olimpiadi aveva fatto un buon lavoro
dando il meglio di se stesso come cronista delle gare di atletica, rimase sorpreso e
sconcertato quando il suo capo lo informò che per i giochi successivi intendeva
rimuoverlo da quell'importante incarico, relegandolo a commentare le gare di nuoto e
tuffi. Dal momento che non era altrettanto esperto di tali discipline, Charlie si sentì
frustrato. Pensò di aver perduto la fiducia dei superiori e si irritò profondamente,
lamentandosi di quella che percepiva come una palese ingiustizia. La rabbia cominciò
a contagiare ogni sua azione.
Poi ebbe occasione di ascoltare la storia raccontata in questo libro.
Come egli stesso riferì, ciò ebbe su di lui un effetto straordinario: capì che la sua
reazione era alquanto ridicola e cambiò totalmente atteggiamento. Comprese che il
suo capo aveva solo "spostato il suo Formaggio", e quindi decise di Impegnarsi a
fondo per rispondere in modo costruttivo alla nuova situazione. Perciò si mise a
studiare attivamente i due nuovi sport e così facendo scoprì anche che quella nuova
sfida lo faceva sentire più giovane. Ben presto il suo capo riconobbe e apprezzò il suo
atteggiamento e l'impegno profuso, e gli assegnò senza indugio un incarico più
prestigioso. Il suo successo personale raggiunse così il culmine e in seguito il suo
nome fu inserito nella Hall of Fame del football professionistico, nella sezione
dedicata ai cronisti.
Questo è solo uno dei tanti aneddoti tratti dalla vita di tutti i giorni che ho avuto
occasione di ascoltare sull'influenza
profonda che questa storia ha avuto sulle persone più disparate, incidendo sui vari
aspetti della loro esistenza, dalla vita lavorativa fino a quella affettiva. Sono così
fortemente convinto della forza di Chi ha spostato il mio formaggio?, che ho
consegnato una copia di una pre-edizione del libro a ciascuno degli oltre duecento
dipendenti della nostra azienda. Perché l'ho fatto? Perché come ogni azienda che non
si ponga il mero obiettivo della sopravvivenza, ma che aspiri anche a
mantenersi competitiva nel tempo, la Blanchard Training & Development è in uno
stato di perenne cambiamento. Il nostro Formaggio viene continuamente spostato. Di
conseguenza oggi la caratteristica principale che richiediamo ai nostri dipendenti non
è più, come nel passato, la fedeltà all'azienda, bensì la flessibilità: vogliamo avere a
disposizione persone svincolate da schemi precostituiti, persone che non si sentano
troppo legate al "modo in cui si fanno le cose qui".
Ma, come ben sapete, vivere in uno stato di continua turbolenza, sballottati da
continui cambiamenti nel lavoro e nella vita quotidiana, può risultare alquanto
stressante, a meno che non si possieda una visione del cambiamento atta a
comprenderlo e accettarlo. Provate ad acquisirla con la storia del Formaggio. Dopo
che i miei collaboratori, seguendo il mio suggerimento, ebbero letto Chi ha spostato
il mio formaggio?, ebbi la chiara sensazione che le loro resistenze psicologiche
andassero scemando. Infatti, uno dopo l'altro, da ogni ufficio mi vennero a
ringraziare, sostenendo che il libro li aveva aiutati a vedere i cambiamenti in atto
nell'azienda sotto una luce diversa. Credetemi, questa breve parabola si legge in un
momento, ma spesso il suo effetto è profondo e duraturo.
Procedendo nella lettura del libro, incontrerete tre sezioni successive. Nella prima,
"Una riunione", un gruppo
di vecchi compagni di scuola discutono, durante una rimpatriata, su come affrontare i
cambiamenti avvenuti nel
corso della loro vita. La seconda sezione, intitolata "La storia di Chi ha spostato il
mio formaggio?", è il cuore del libro. In questa sezione vedremo che i due topolini,
che agiscono in modo semplice e diretto, riusciranno ad adeguarsi al cambiamento
meglio dei loro amici gnomi, i quali invece, con i loro complessi meccanismi
cerebrali e le loro passioni umane, tendono a complicare enormemente le cose. Non è
che i topi siano più intelligenti degli gnomi: al contrario, sappiamo benissimo che la
mente umana è più brillante e sofisticata di quella dei topi. Tuttavia, quando
analizziamo più da vicino il comportamento dei quattro personaggi della storia e
comprendiamo che in realtà sia i topolini sia gli gnomi rappresentano aspetti della
nostra natura - dai più semplici ai più complessi -, ci rendiamo conto che quando
affrontiamo il cambiamento è nostro interesse adottare i semplici comportamenti che
in quel contesto funzionano meglio. Nella terza sezione, "Una discussione", alcune
persone discutono della propria interpretazione della storia e spiegano come
intendano applicarne gli insegnamenti nel lavoro e nella vita quotidiana.
Alcuni di coloro che hanno potuto leggere il primo manoscritto del libro hanno
preferito fermarsi alla fine della "storia", trascurando la sezione finale, in modo da
poterne cogliere il senso in modo personale. Altri invece hanno apprezzato la lettura
della discussione finale, giudicando di poterne trarre ispirazione per applicare con
successo gli insegnamenti della storia ai propri casi personali.
Comunque sia, confido che ogni volta che sfoglierete le pagine di Chi ha spostato il
mio formaggio? vi troverete
qualche spunto nuovo e utile, così come succede a me, e che la lettura vi aiuterà ad
affrontare il cambiamento e a raggiungere il successo, qualunque cosa esso
rappresenti per voi.
Vi auguro di cuore di assaporare il piacere della scoperta, e ricordate sempre:
spostatevi con il Formaggio!

KENNETH BLANCHARD

Una Riunione
Chicago

Il sole splendeva sulla città la domenica in cui un gruppo di vecchi compagni di


scuola si andava raccogliendo allegramente intorno alla tavola imbandita per il
pranzo. In nome della vecchia amicizia, si erano riuniti la sera precedente per
ricordare i tempi del liceo, e nell'occasione avevano scoperto di voler conoscere più a
fondo quanto era successo a ognuno di loro nel corso dei lunghi anni di separazione.
Così, alla fine del pasto, allegri e
satolli, si addentrarono in una conversazione assai interessante.
Angela, a suo tempo una delle studentesse più ammirate, aprì la discussione. "Non c'è
dubbio che la vita si è rivelata diversa da quella che mi ero immaginata quando
eravamo a scuola. Molte cose sono cambiate."
"È proprio vero", le fece eco Nathan. Tutti sapevano che era entrato nell'azienda di
famiglia, che da tempo immemorabile era più o meno sempre uguale a se stessa e
operava a livello locale. Perciò, vedendolo preoccupato, i suoi ex compagni rimasero
alquanto stupiti. Poi Nathan domandò: "Ma avete notato anche voi quanto sia forte in
noi il desiderio di non cambiare quando le cose intorno a noi cambiano?"
Intervenne Carlos: "Credo che ci opponiamo al cambiamento perché ne abbiamo
paura."
"Carlos, proprio tu che a scuola eri il capitano della squadra di football!" sbottò
Jessica con un sorriso divertito. "Non avrei mai creduto di poterti sentir proferire la
parola 'paura'!"
Risero tutti quando si resero conto che, nonostante le differenti direzioni prese dalle
loro vite - tra loro c'erano casalinghe e dirigenti d'azienda -, in fin dei conti le
sensazioni che provavano erano più o meno le stesse.
Tutti quanti avevano cercato di adeguarsi a una serie di cambiamenti inattesi avvenuti
negli ultimi tempi, ma i più dovevano ammettere di non conoscere un modo efficace
per affrontarli.
Poi prese la parola Michael. "Una volta anch'io avevo paura del cambiamento. Ogni
volta che nella nostra attività avveniva qualcosa di nuovo e importante, non avevamo
idea di come dovevamo comportarci. Così non ci adeguavamo alle nuove condizioni e
di conseguenza eravamo sempre sul filo del rasoio."
"E andammo avanti così", continuò, "finché ebbi occasione di ascoltare una piccola
storia singolare che segnò una vera e propria svolta."
"In che modo?" domandò Nathan.
"Ebbene, quella storia mi ha indotto a guardare con occhi diversi al cambiamento:
prima di conoscerla, per me cambiare voleva dire perdere qualcosa, mentre dopo ho
capito che dal cambiamento si può guadagnare qualcosa, e la storia me ne ha indicato
il modo. Fatto questo passo, le cose per me sono migliorate rapidamente, non solo nel
lavoro, ma anche nella vita privata. Confesso che a tutta prima mi aveva dato un po'
fastidio la semplicità, direi quasi l'ovvietà, della storiella, che mi sembrava tutt'al più
adatta a qualche volenteroso scolaretto. Ma poi ho capito che il vero oggetto del mio
fastidio ero io stesso, e più precisamente la mia incapacità di vedere l'ovvio e reagire
efficacemente ai cambiamenti. Quando mi sono reso conto che i quattro personaggi
della storia rappresentavano altrettanti aspetti della mia personalità, è stato semplice
decidere a chi volevo somigliare, e sono rapidamente cambiato. In seguito, ho fatto
leggere la storia ad alcuni colleghi, i quali poi l'hanno passata ad altri, con il risultato
che in breve la nostra attività ha preso ad andare molto meglio, perché la maggior
parte di noi aveva capito come adattarsi al cambiamento in modo più positivo. E
molti altri, come me, hanno ammesso di averne tratto giovamento anche nella vita
privata.
C'è stato però anche qualcuno che ha sostenuto di non averci ricavato niente. Io credo
che o avevano imparato la lezione in precedenza e la stavano già mettendo in pratica,
oppure, come spesso capita, erano convinti di sapere già tutto e perciò
psicologicamente chiusi a nuovi apprendimenti. Quindi non riuscivano a spiegarsi per
quali ragioni tanti altri riuscivano a trarre beneficio da una storiella apparentemente
banale. Quando uno dei nostri dirigenti di più alto livello, che stava appunto avendo
difficoltà ad adattarsi al flusso del cambiamento, affermò che la nostra storia non era
altro che un'inutile perdita di tempo, i colleghi cominciarono a prenderlo in giro,
dicendogli che avevano capito a quale personaggio di essa lui assomigliasse:
naturalmente intendevano
quello che si rifiutava di imparare qualcosa di nuovo e di cambiare."
"E com'è questa storia?" domandò Angela.
"Si intitola Chi ha spostato il mio.formaggio?"
Un'allegra risata percorse il gruppo. "Mi sembra già interessante", commentò Carlos.
"Ce la racconteresti? Forse noi ne potremo ricavare qualcosa."
"Volentieri", rispose Michael. "Lo faccio con piacere, e non ci metterò molto." Fu
così che iniziò a raccontare.

La storia di «Chi ha spostato il mio


formaggio?»
Molto tempo fa, in un paese lontano, vivevano quattro minuscole creature che
vagavano in un Labirinto alla ricerca del formaggio necessario per nutrirsi ed essere
felici.
Due erano topolini dal nome di Nasofino e Trottolino, e due erano gnomi, esseri
piccoli come topi ma simili, per aspetto e modo di agire, agli uomini di oggi. Si
chiamavano Tentenna e Ridolino. Date le loro minuscole dimensioni, l'attività di
questi quattro esserini potrebbe facilmente passare inosservata. Ma, se ci prendiamo
la briga di andarli a osservare abbastanza da vicino, scopriremo qualcosa di
veramente interessante!
Ogni giorno i topi e gli gnomi si davano da fare nel Labirinto per scovare il proprio
tipo particolare di formaggio.
Nasofino e Trottolino, con la modesta intelligenza dei roditori, unita però a un istinto
ben sviluppato, puntavano al formaggio da rosicchiare, quello ben stagionato,
abitualmente prediletto dalla maggior parte dei topi.
I due gnomi, Tentenna e Ridolino, abituati a fare uso della loro sofisticata materia
grigia, ricolma di concetti elaborati e di una vasta gamma di emozioni, andavano alla
ricerca di un tipo molto differente di Formaggio, quello con la F maiuscola, convinti
che avesse il potere di donare loro la felicità e il successo.
Nonostante la loro diversità, però, topi e gnomi si comportavano in modo abbastanza
simile: ogni mattina indossavano la tuta e le scarpe da ginnastica, lasciavano le loro
casette e si addentravano di corsa nel Labirinto in cerca del loro formaggio preferito.
Il Labirinto era costituito da un intrico di corridoi e stanze, in alcune delle quali era
conservato dell'ottimo formaggio. C'erano però anche zone buie e vicoli ciechi, che
non portavano da nessuna parte. E lì era facile perdersi. Ma, per coloro che erano
capaci di trovare la via giusta, il Labirinto racchiudeva segreti che riservavano una
vita migliore ai fortunati scopritori.
Per trovare il formaggio, i topolini Nasofino e Trottolino utilizzavano il semplice
metodo di procedere per tentativi: correvano all'impazzata lungo un corridoio, e se lo
trovavano sfornito di formaggio lo abbandonavano per precipitarsi subito da un'altra
parte. Avevano memorizzato i corridoi dove non si trovava cibo e si spostavano
rapidamente nelle zone ancora inesplorate.
Nasofino, valendosi del suo olfatto straordinario, fiutava la pista del formaggio e
Trottolino si precipitava a tutta velocità nella direzione individuata dal compagno.
Come è facile immaginarsi, spesso si perdevano, seguivano
direzioni sbagliate e qualche volta andavano a sbattere contro un muro. Ma dopo un
po' trovavano sempre la
direzione giusta.
Come i topi, anche i due gnomi, Tentenna e Ridolino, facevano uso della loro
capacità di ragionare e di apprendere dall'esperienza, ma si avvalevano dei loro
complessi apparati cerebrali per sviluppare metodi di ricerca del Formaggio assai più
raffinati. Alcune volte avevano successo, altre invece si lasciavano trascinare dai
radicati pregiudizi e dalle potenti passioni del loro animo umano, e la loro visione
delle cose si annebbiava senza rimedio.
Allora per loro la vita nel Labirinto si complicava, e i problemi si moltiplicavano.
Ciò nonostante, ciascuno seguendo il proprio metodo, tutti riuscirono a trovare ciò
che andavano cercando un bel giorno ognuno scoprì il proprio tipo di formaggio
preferito in fondo a uno dei corridoi, nel Deposito di Formaggio F.
Da quel giorno, tutte le mattine i topi e gli gnomi, appena svegli, indossavano i loro
indumenti da corsa e si dirigevano senza indugio verso il Deposito di Formaggio F.
Ben presto, così, ciascuno cominciò a comportarsi secondo uno schema ben
determinato. Nasofino e Trottolino continuarono ad alzarsi ogni mattina di buonora e
a percorrere di corsa i meandri del Labirinto, seguendo sempre il medesimo
itinerario. Arrivati a destinazione, i topi si toglievano le scarpe da ginnastica, le
legavano insieme e se le appendevano al collo, in modo da averle a portata di mano in
caso di necessità. Poi si godevano il loro formaggio.
Nei primi tempi anche Tentenna e Ridolino tutte le mattine si precipitavano di corsa
verso il Deposito di Formaggio F, ansiosi di assaporare le ghiottonerie che li
attendevano. Ma dopo qualche tempo le abitudini degli gnomi cominciarono a
cambiare. Tentenna e Ridolino si svegliavano ogni giorno un po' più tardi e si
vestivano un po' più lentamente, e poi si dirigevano verso il Deposito di Formaggio F
camminando senza troppa fretta. In fin dei conti, ora sapevano dove era nascosto il
Formaggio e conoscevano bene la strada per arrivarci.
Non sapevano da dove esso provenisse, né chi lo avesse immagazzinato nel Deposito
F, ma non se ne preoccupavano, perché erano comunque sicuri di trovarlo sempre al
suo posto.
Ogni mattina, appena arrivati al Deposito di Formaggio F, Tentenna e Ridolino si
sistemavano come fossero a casa loro. Appendevano le loro tute, si toglievano le
scarpe da ginnastica e infilavano le pantofole: adesso che avevano trovato il
Formaggio non c'era più motivo di stare scomodi.
"È formidabile", disse Tentenna. "Abbiamo Formaggio per tutta la vita."
Gli gnomi si sentivano felici e si godevano il successo, ritenendosi finalmente al
riparo da ogni sorpresa. Ben presto Tentenna e Ridolino presero a considerare il
Formaggio scoperto nel Deposito F come il loro Formaggio. Ce n'era una tale
abbondanza che alla fine decisero di trasferire le loro dimore per essere più vicini, e
intorno al Formaggio si costruirono una propria vita sociale. Per sentirsi
maggiormente a proprio agio, Tentenna e Ridolino adornarono i muri di massime
inscritte in divertenti riproduzioni del Formaggio. Una era:
Ogni tanto Tentenna e Ridolino invitavano i loro amici al Deposito F ad ammirare la
loro montagna di Formaggio. La indicavano con orgoglio, commentando: "Niente
male, eh!"
Certe volte permettevano ai loro amici di assaggiarne un poco, altre volte no.
"Questo Formaggio ce lo siamo proprio guadagnato", diceva Tentenna. "Trovarlo ci è
costato un sacco di tempo e molta fatica." E, così dicendo, afferrava un bel pezzo di
Formaggio fresco e lo addentava con grande soddisfazione. Subito dopo era solito
appisolarsi. Alla sera gli gnomi rientravano nelle loro abitazioni gonfi come tacchini
e la mattina successiva tornavano pieni di fiducia per ricominciare a rimpinzarsi.
Continuarono così per qualche tempo. Ma pian piano la sicurezza di Tentenna e
Ridolino si trasformò nell'arroganza che talvolta nasce dal successo, e i due gnomi
diventarono così sicuri del fatto loro da non prestare attenzione a ciò che stava
avvenendo sotto i loro occhi.
Nasofino e Trottolino invece non modificarono le loro abitudini: ogni giorno
arrivavano al Deposito di Formaggio
F di buon mattino e si mettevano subito a fiutare e rovistare dappertutto, attenti a
cogliere ogni minimo segno di cambiamento. Solo dopo aver concluso l'ispezione si
rilassavano e si mettevano a rosicchiare il loro pezzo di formaggio.
Un bel mattino, Nasofino e Trottolino si affacciarono al Deposito F e scoprirono che
il formaggio era scomparso. La scoperta non li colse di sorpresa, poiché avevano già
notato che il rifornimento di formaggio stava diventando ogni giorno più scarso:
erano quindi preparati ad affrontare l'evento che appariva ormai ineluttabile e, grazie
al loro istinto, sapevano già che cosa fare. Si scambiarono uno sguardo di intesa,
afferrarono le scarpe da ginnastica che avevano legato insieme e saggiamente tenuto
a portata di mano, le infilarono e allacciarono rapidamente le stringhe. I topi non si
persero in analisi troppo approfondite. Per loro sia il problema sia la soluzione erano
elementari: al Deposito di Formaggio F la situazione era cambiata, quindi anch'essi
dovevano cambiare.
Uscirono e si guardarono intorno. Poi Nasofino drizzò il naso, fiutò con cura e fece un
cenno a Trottolino, che partì di corsa lungo i corridoi del Labirinto, mentre il suo
compare si sforzava di rimanergli alle calcagna, correndo a più non posso.
Senza perdere tempo si erano subito messi a cercare un Nuovo Formaggio. Quello
stesso giorno, ma un po' più tardi, anche Tentenna e Ridolino arrivarono al Deposito
di Formaggio F. Siccome non avevano notato i piccoli cambiamenti che erano
avvenuti giorno dopo giorno, erano sicuri di trovarvi come al solito il loro
Formaggio, ed erano quindi del tutto impreparati all'amara sorpresa che li attendeva.
"Cosa? Non c'è più Formaggio?" strillò Tentenna. Sopraffatto dallo sgomento, non
smetteva di berciare: "Non
c'è più Formaggio! Non c'è più Formaggio!" come se fosse bastato strepitare per farlo
ricomparire.
"Dove è finito il mio Formaggio?" continuava a urlare disperato. Alla fine, con le
mani sui fianchi e il volto paonazzo, gridò con tutto il fiato che aveva in gola: "Non è
giusto!" Ridolino si limitò a scrollare il capo, incredulo. Anch'egli aveva dato per
scontato di trovare il Formaggio nel Deposito F. Restò a lungo in piedi, paralizzato
dalla sorpresa: era giunto impreparato al momento cruciale.
Tentenna continuava a sbraitare, ma Ridolino non voleva ascoltarlo: si rifiutava di
affrontare la dura realtà così cercò di estraniarsi completamente. Non reagiva più. Il
comportamento degli gnomi non era lodevole e nemmeno produttivo, ma era
sicuramente comprensibile: trovare il Formaggio non era una cosa semplice e inoltre
per loro significava molto di più che soddisfare il bisogno quotidiano di cibo.
Trovare il Formaggio era la via scelta dagli gnomi per disporre di tutto il necessario a
una vita felice. Naturalmente, in fatto di formaggio ciascuno aveva i suoi gusti ma gli
gnomi erano persuasi senza ombra di dubbio che lì stava la felicità. Per alcuni trovare
il Formaggio equivaleva a possedere cose materiali, per altri godere di buona salute,
per altri ancora sviluppare un senso di benessere spirituale.
Per Ridolino, il Formaggio significava sentirsi al sicuro, potersi costruire un bel
giorno una famiglia traboccante d'amore e andare a vivere in una calda casetta in via
del Gruviera. Per Tentenna, il Formaggio rappresentava invece lo strumento per fare
una luminosa carriera, avere schiere di sottoposti e possedere una casa sconfinata
sulla cima della collina del Camembert.
Data l'importanza che attribuivano al Formaggio, i due gnomi discussero a lungo sul
da farsi, ma alla fine l'unica strategia che riuscirono a elaborare fu di continuare a
perlustrare i dintorni del Deposito F per verificare se il Formaggio fosse davvero
scomparso del tutto. Mentre Nasofino e Trottolino non avevano perso nemmeno un
minuto prima di mettersi in azione, Tentenna e Ridolino continuavano a
temporeggiare e indugiare.
Non facevano altro che recriminare aspramente contro l'ingiustizia che pensavano di
aver subito. Ridolino cadde in uno stato di profonda depressione. Che cosa sarebbe
successo se l'indomani il Formaggio non fosse ricomparso? Che ne sarebbe stato dei
suoi piani per il futuro, tutti basati sul Formaggio di cui non c'era più traccia? Gli
gnomi non potevano credere ai loro occhi. Come era potuto accadere un simile
disastro? Nessuno li aveva avvertiti, non era giusto, era stato sovvertito l'ordine delle
cose!
Quella sera Tentenna e Ridolino rientrarono nelle loro case affamati e demoralizzati.
Prima di lasciare il deposito, però, Ridolino scrisse sul muro:
Il giorno seguente i due gnomi lasciarono le loro case e ritornarono al Deposito F,
dove si illudevano di ritrovare,
in qualche modo, il loro Formaggio. Invece la situazione non era per nulla cambiata:
il Formaggio non c'era proprio più. Tentenna e Ridolino non sapevano che pesci
pigliare, tanto che rimasero impietriti come due statue.
Ridolino chiuse gli occhi per non vedere e si tappò le orecchie con le mani, come per
impedire che la realtà
esterna potesse raggiungerlo. Si rifiutava di riconoscere che la scorta di Formaggio
era diminuita gradualmente, voleva continuare a credere che esso fosse sparito tutto
in una volta.
Tentenna analizzò a lungo la situazione, ma infine il suo complesso cervello, con il
suo enorme carico di idee, si bloccò. Perché mi hanno fatto questo torto? si domandò.
Che cosa diavolo ci sta succedendo?
Infine Ridolino si decise ad aprire gli occhi, si guardò intorno e domandò: "Dove
sono finiti Nasofino e Trottolino? Credi che sappiano qualcosa che noi ignoriamo?"
Tentenna rispose con sarcasmo: "Ma che cosa vuoi che sappiano!"
Poi aggiunse: "Non sono altro che topi, e i topi hanno solo reazioni istintive. Noi
invece siamo gnomi, siamo più intelligenti di loro: non siamo forse dotati di una
brillante razionalità?"·
"Lo so che siamo più intelligenti", replicò Ridolino, "ma per il momento non mi
sembra proprio che stiamo dimostrandolo. Le cose qui intorno stanno cambiando,
Tentenna. Forse anche noi dovremmo cambiare e modificare le nostre abitudini."
"Perché mai dovremmo cambiare?" interloquì Tentenna. "Noi siamo gnomi, non dei
topi qualunque. Certe cose non dovrebbero capitarci, ma se per caso succedono io mi
aspetto di averne in qualche modo un giusto risarcimento."
"Per quale ragione dovremmo essere risarciti?" domandò Ridolino.
"Perché abbiamo dei diritti", affermò Tentenna.
"Diritti su che cosa?" replicò Ridolino, che voleva capire.
"Sul nostro Formaggio."
"Perché?" domandò Ridolino.
"Perché questo brutto pasticcio non l'abbiamo combinato noi." ribatté Tentenna. "La
colpa è di qualcun altro, e quindi dovremmo ottenere qualcosa in cambio, una sorta di
indennizzo."
Ridolino azzardò una proposta: "Non pensi che sarebbe meglio smettere di rigirare la
questione e provare ad andare a cercare un qualche Nuovo Formaggio?"
"Oh, no", sostenne Tentenna. "Prima voglio scoprire che cosa ci sta dietro."
Mentre Tentenna e Ridolino si attardavano a discutere sul da farsi, Nasofino e
Trottolino avevano già compiuto molti progressi. Si erano addentrati nel Labirinto, su
e giù per i corridoi, perlustrando tutti i Depositi di Formaggio in cui si imbattevano,
con in mente una sola idea: trovare del Nuovo Formaggio.
Per un po' i loro sforzi non approdarono a nulla, ma alla fine, dopo molti giri a vuoto,
capitarono in una zona del Labirinto che non avevano mai esplorato in precedenza: il
Deposito di Formaggio N.
Squittirono di gioia, perché avevano finalmente trovato ciò che andavano cercando:
un'enorme riserva di Nuovo Formaggio. Quasi non credettero ai loro occhi. Si trattava
della più grande massa di formaggio che avessero mai visto.
Nel frattempo Tentenna e Ridolino, piantati nel Deposito di Formaggio F,
continuavano a esaminare la loro situazione, cominciando però a soffrire per le
conseguenze della mancanza di Formaggio. In preda a frustrazione e nervosismo, si
incolpavano a vicenda per la situazione in cui erano incappati. Ogni tanto Ridolino
ripensava ai suoi amici Nasofino e Trottolino, chiedendosi se avessero già trovato
altro formaggio. Aveva paura che si fossero cacciati nei guai, giacché era
consapevole che la perlustrazione del Labirinto non era priva di pericoli, ma in cuor
suo sapeva anche che di solito si trattava di pericoli passeggeri.
A volte Ridolino si immaginava che Nasofino e Trottolino avessero scovato un
Nuovo Formaggio e che in quel momento se lo stessero godendo beatamente. E
pensava a quanto sarebbe stato bello avventurarsi nel Labirinto e avere la fortuna di
imbattersi in un Nuovo Formaggio. A volte aveva persino la sensazione di gustarne
già il delizioso sapore.
Più si Immaginava la scena della scoperta e dell'assaggio del Nuovo Formaggio, più
cresceva in lui il desiderio
di abbandonare il Deposito di Formaggio F.
"Andiamocene via di qua!" esclamò improvvisamente.
"No." rispose prontamente Tentenna. "Questo posto mi piace perché è comodo e
senza sorprese. E poi là fuori è troppo pericoloso."
"Non è vero", provò a ribattere Ridolino. "Siamo già stati altre volte in diverse parti
del Labirinto, e lo possiamo fare di nuovo."
"Sto diventando troppo vecchio per avventure di questo genere", replicò Tentenna.
"Confesso di non avere nessuna voglia di perdermi e rendermi ridicolo. È questo che
vuoi?"
A questo punto Ridolino fu di nuovo assalito dalla paura di perdersi e la speranza di
trovare il Nuovo Formaggio si affievolì. Così, giorno dopo giorno, gli gnomi
continuarono a fare ciò che avevano fatto fino ad allora: si recavano al deposito di
Formaggio F, constatavano che era vuoto e alla sera tornavano a casa, con l'animo
sempre più colmo di preoccupazioni e frustrazioni.
Tentarono di chiudere gli occhi, ignorando e negando ciò che stava avvenendo, ma
intanto non riuscivano più a prendere sonno e si sentivano sempre più deboli e
nervosi. Per gli gnomi le case non costituivano più il caldo e sicuro rifugio di un
tempo e la notte, agitati dall'incubo di non trovare Formaggio, non riuscivano più a
chiudere occhio.
Eppure ogni mattina, invariabilmente, Tentenna e Ridolino ritornavano al Deposito di
Formaggio F e restavano lì in attesa tutta la giornata.
Tentenna ebbe un'idea: "Forse se ci diamo un po' da fare scopriamo che non c'è stato
poi un gran cambiamento. Magari il Formaggio non è molto lontano, forse l'hanno
solo nascosto dietro al muro".
Il giorno dopo Tentenna e Ridolino ritornarono al deposito con un carico di attrezzi.
Ridolino menò grandi martellate sullo scalpello retto da Tentenna, finché riuscirono
a. perforare il muro del Deposito di Formaggio F. Ma quando esaminarono l'altro lato
della parete, scoprirono sgomenti che anche da quella parte del Formaggio non c'era
traccia.
Benché la delusione fosse cocente, i due non persero la speranza di potersi cavare
dagli impicci. Perciò decisero di recarsi al Deposito più presto la mattina, di restarci
più a lungo e di lavorare più alacremente. Ma dopo un po' si avvidero che l'unico
risultato della moltiplicazione dei loro sforzi era solo un buco più grosso nel muro.
Ridolino cominciava a intuire che doveva esserci una differenza tra attività e
produttività.
"Forse", disse Tentenna, "basta solo aspettare e stare a vedere che cosa succede.
Prima o poi il Formaggio lo dovranno pur riportare!"
Ridolino desiderava credergli. Così ogni sera tornava a casa a riposarsi e la mattina
successiva lo seguiva, anche se mal volentieri, al Deposito di Formaggio F. Ma il
formaggio non compariva mai.
La condizione degli gnomi, attanagliati dalla fame e dallo stress, stava diventando
critica. Ridolino cominciava a stufarsi di stare ad aspettare che la situazione
migliorasse da sola, perché capiva che più si adagiavano senza reagire nella loro
condizione di senza-Formaggio, più sarebbe diventato difficile uscirne.
Egli si rendeva conto che stavano scivolando lungo una china pericolosa. Infine un
giorno Ridolino cominciò a ridere di se stesso.
"Ah, ah, guardateci! Continuiamo a fare e rifare le stesse cose e poi ci chiediamo
come mai la nostra condizione non migliora. Ci sarebbe davvero da ridere, se non ci
fosse da piangere!"
A Ridolino l'idea di doversi nuovamente avventurare nel Labirinto non garbava
affatto, perché era sicuro di perdersi e non aveva idea di dove avrebbe potuto trovare
un po' di Formaggio. Ma quando si avvide delle conseguenze delle sue paure, non
poté trattenersi dal ridere della sua follia.
Domandò a Tentenna: "Dove abbiamo cacciato le nostre tute e scarpe da ginnastica?"
Ci volle un po' di tempo per rintracciarle, perché, una volta scoperto il Formaggio nel
Deposito F, le avevano messe da parte, sicuri com'erano che non ne avrebbero avuto
mai più bisogno.
Quando Tentenna vide il suo amico indossare gli indumenti da corsa, disse: "Non
vorrai sul serio ritornare nel Labirinto? Perché non te ne rimani qui con me ad
aspettare che qualcuno si decida a riportare il Formaggio?"
"Perché così non lo riavremo mai", rispose Ridolino. "Anch'io ho cercato di
nascondermi la verità ma adesso mi rendo chiaramente conto che nessuno riporterà
mai qui il Formaggio del passato e che è venuto il momento di andare a cercare il
Nuovo Formaggio."
Tentenna obiettò: "E se fuori di qui non ci fosse Formaggio? oppure, se anche ci
fosse, che cosa potrebbe succedere se non lo trovi?"
"Non lo so." rispose Ridolino. Erano gli interrogativi che egli stesso si era posto
innumerevoli volte, e di nuovo crebbero in lui le paure che fino a quel momento Io
avevano bloccato in quel luogo.
Ma poi si domandò: dove è più probabile trovare il Formaggio, qui dentro o fuori, nel
Labirinto?
Si sforzò di immaginarsi mentre, con un sorriso dipinto sul volto, si avventurava
intrepido nel Labirinto. Era un'immagine un po' improbabile, ma lo faceva sentire
meglio. Benché continuasse a rimuginare sul pericolo di perdersi e vagare senza meta
nel Labirinto, stava comunque sorgendo in lui una nuova fiducia e si stava
persuadendo che alla fine ce l'avrebbe fatta a trovare il Nuovo Formaggio, con tutti i
vantaggi che questo avrebbe comportato.
Perciò si fece coraggio. Poi si appellò alla sua fervida immaginazione per
visualizzare nella sua mente l'immagine più realistica e dettagliata possibile del
momento in cui avrebbe scoperto e affondato i denti nel Nuovo Formaggio. Si figurò
intento a rosicchiare il favoloso formaggio svizzero con i buchi, i gustosi formaggi
americani, la deliziosa mozzarella italiana, il cremoso camembert francese...
Ma la voce di Tentenna, che non cessava di lamentarsi, interruppe bruscamente i suoi
sogni e lo fece precipitare nuovamente nella dura realtà del Deposito di Formaggio F.
"Talvolta", disse Ridolino quando si riprese, "le cose cambiano e non tornano più le
stesse. Adesso sembra proprio uno di quei momenti, ed è capitato a noi. Tentenna, è
la vita! La vita va avanti, e noi dobbiamo fare lo stesso."
Si volse al suo compagno, che lo ascoltava pallido e tremante, cercando di
convincerlo con la logica dei suoi ragionamenti, ma le paure di Tentenna si erano
trasformate in un'angoscia che lo paralizzava e gli impediva di ascoltare. Ridolino
non voleva offendere l'amico, ma non poté trattenersi dal ridere considerando quanto
il loro comportamento apparisse sciocco.
Non appena iniziò i preparativi della partenza, immediatamente Ridolino si sentì
rinascere, perché era stato finalmente capace di ridere di se stesso e di decidere di
darsi una mossa e di fare qualcosa.
E ridendo annunciò: È giunta l'ora del Labirinto!"
Tentenna non rise e non reagì in alcun modo.
Ridolino raccattò un sassolino appuntito e scrisse sul muro un pensiero, in modo che
Tentenna potesse rifletterci
su. Come era solito fare, disegnò intorno alla massima una fetta di formaggio, con la
speranza che questo inducesse Tentenna a tornare a sorridere e alleviasse la sua
angoscia, così da invogliarlo a mettersi alla ricerca di Nuovo Formaggio. Ma
Tentenna si rifiutava di aprire gli occhi.
La massima era:
Poi Ridolino aprì con cautela la porta del deposito vuoto, si affacciò timidamente sul
Labirinto e, ancora un po' incerto e timoroso, diede inizio all'esplorazione. Poteva
perdersi o rimanere bloccato in qualche anfratto, e per di più senza Formaggio.
Fino ad allora aveva temuto che nel Labirinto non ci fosse altro formaggio o che, se
anche ce ne fosse stato, egli difficilmente sarebbe riuscito a trovarlo. Erano state
queste paure a paralizzarlo e terrorizzarlo a morte per tanto tempo. Ridolino sorrise,
perché aveva capito che era inutile continuare a chiedersi, come faceva Tentenna:
Dove è finito il mio formaggio? Provò invece a porsi un'altra domanda, assai più
sensata: Perché non mi sono svegliato prima e non mi sono spostato anch'io subito
insieme con il Formaggio?
Dopo aver fatto qualche passo nel Labirinto, Ridolino si volse a guardare il luogo da
cui era partito, e si ricordò di quanto fosse confortevole. Il territorio conosciuto
esercitava ancora su di lui una forte attrazione, malgrado fosse ormai da tempo privo
di Formaggio. L'ansia crebbe nel cuore di Ridolino, che si domandò ancora una volta
se davvero desiderasse proseguire nell'impresa. Poi scrisse una frase sul muro che
aveva di fronte e rimase a rimirarla per un po':
Prese a riflettere su quanto aveva scritto. Era consapevole che talvolta alcune paure
possono essere positive. Se temiamo che in assenza di provvedimenti una certa
situazione possa peggiorare, è probabile che questo timore ci spinga ad agire con
maggior prontezza. Ma se la paura è così forte da impedire qualunque iniziativa,
allora diventa negativa.
Gettò uno sguardo furtivo a destra, nella direzione verso cui non si era mai spinto, e
la paura lo attanagliò nuovamente. Allora respirò profondamente, girò a destra e
cominciò a procedere lentamente verso l'ignoto. Mentre cercava di orientarsi,
Ridolino temette, a tutta prima, di aver aspettato troppo a decidersi di lasciare il
Deposito di Formaggio F. Era rimasto tanto tempo senza formaggio e si era
notevolmente indebolito, cosicché ora la perlustrazione del Labirinto gli risultava
assai più faticosa del solito. Giurò a se stesso che se mai gli fosse capitato di nuovo,
sarebbe uscito dal guscio molto prima, sforzandosi di adattarsi al cambiamento più in
fretta. Tutto sarebbe stato più facile.
Confortato da questo pensiero, sul suo volto comparve l'ombra di un sorriso. Meglio
tardi che mai, disse tra sé e sé.
Nei giorni seguenti Ridolino trovò qua e là un po' di Formaggio, ma mai in quantità
sufficiente a sfamarsi. Aveva sperato di poterne trovare abbastanza da portarne un po'
anche a Tentenna, per convincerlo a rompere gli indugi e ad accompagnarlo nella sua
perlustrazione del Labirinto.
Nel Labirinto, tuttavia, Ridolino era ancora ben lungi dal sentirsi al sicuro. Era
disorientato, perché anche lì le cose sembravano cambiate dall'ultima volta che ci era
stato. A volte credeva di fare dei progressi, poi improvvisamente si rendeva conto di
essersi perso. Aveva l'impressione di fare due passi avanti e uno indietro. Era una
situazione difficile, ma doveva riconoscere che tutto sommato trovarsi di nuovo nel
Labirinto a caccia di Formaggio non era poi così male come aveva temuto. Con il
passare del tempo cominciò a domandarsi se ci
fosse qualche speranza di trovare il Nuovo Formaggio. Fu assalito dal dubbio di aver
fatto il passo più lungo della gamba, ma poi ci rise su, perché, visti i passettini e la
cautela con cui procedeva, non era certo quella l'immagine più calzante.
Tutte le volte che veniva colto dallo scoramento rammentava a se stesso che quanto
faceva, benché difficile e talora sgradevole, era pur sempre meglio che rimanere
inattivo e senza Formaggio. Stava prendendo in mano la situazione, invece di lasciare
che le cose avvenissero fuori del suo controllo.
Poi rammentò a se stesso che se erano in grado di cavarsela Nasofino e Trottolino,
perché non avrebbe dovuto riuscirci lui?
Più tardi, riflettendo su quanto era accaduto, Ridolino si rese conto che nel Deposito
F il Formaggio non era scomparso all'improvviso da un giorno all'altro, come gli era
piaciuto credere fino ad allora: la scorta di Formaggio disponibile negli ultimi tempi
era gradualmente diminuita e per di più quello che era rimasto non era fresco e buono
come prima. Anzi, a ben pensarci, forse nel Vecchio Formaggio si era persino
formata un po' di muffa, anche se prima non l'aveva notata. Dovette anche ammettere
con se stesso che, se avesse voluto, avrebbe potuto controllare quanto stava
accadendo, ma non l'aveva fatto.
Adesso Ridolino aveva capito che il cambiamento non lo avrebbe colto impreparato,
se fosse stato attento ai piccoli ma chiari segnali che gli avevano offerto la possibilità
di prevederlo. Forse Nasofino e Trottolino erano stati più previdenti. Promise a se
stesso che da quel momento sarebbe stato molto più vigile: ora sapeva che le cose
possono cambiare e che il modo migliore per affrontare il cambiamento è anticiparlo.
Perciò avrebbe prestato più attenzione ai messaggi dei propri istinti più naturali, che
potevano preavvertirne l'arrivo, così da potersi adattare per tempo.
Si sentì stanco; dovette fermarsi un momento e così ne approfittò per tracciare sul
muro del Labirinto un'altra
scritta:

Per un periodo che pareva non dovesse aver mai fine, gli sforzi di Ridolino non
approdarono a nulla, finché un giorno lo gnomo si imbatté finalmente in un enorme
Deposito di Formaggio che gli parve assai promettente. Ma
quando penetrò al suo interno, grande fu la sua delusione nel trovarlo completamente
vuoto. Queste delusioni stanno diventando un po' troppo frequenti, si rammaricò.
Stava per cedere. Sentiva che si stava demoralizzando, si era perso e temeva per la
sua vita. Fu tentato di fare dietro front e dirigersi nuovamente verso il Deposito F,
perché là, almeno, avrebbe ritrovato Tentenna e non sarebbe più stato solo.
Ma poi si pose la solita domanda: Che cosa farei, se non avessi paura?
Ridolino credeva di aver superato i suoi timori, ma in realtà provava un senso di
paura più spesso di quanto fosse disposto ad ammettere, persino a se stesso. Non
sempre gli era chiara la ragione dei suoi timori ma, date le sue condizioni di estrema
debolezza, in quel momento credeva di aver semplicemente paura di proseguire da
solo. Ridolino non ne era conscio, ma in realtà indietreggiava perché era oppresso dal
peso dei suoi fantasmi.
Egli si chiese se Tentenna si fosse infine deciso a muoversi o se fosse ancora
paralizzato dalle sue paure. Provò a richiamare alla memoria i tempi in cui, nel
Labirinto, si era sentito più forte e ricordò che era successo
quando aveva deciso di agire.
Tracciò un'altra frase sul muro, consapevole che rappresentava sia una riflessione per
sé, sia un'indicazione che sperava fosse seguita dal suo compare Tentenna:

Ridolino osservò il corridoio buio di fronte a sé e si rese conto di avere paura. Che
cosa avrebbe incontrato? Era vuoto? O, peggio, celava spaventosi trabocchetti? Nel
suo cervello si materializzarono tutte le orrende sorprese che forse lo stavano
attendendo. Si stava terrorizzando a morte da solo.
Ma poi sorrise delle sue paure, perché capì che non facevano altro che rendere ancora
più arduo il suo compito.
Così si risolse a fare ciò che avrebbe fatto se non avesse avuto paura, e si avviò di
buona lena verso una direzione inesplorata.
Appena iniziò a trotterellare, un sorriso illuminò il suo volto: Ridolino non ne era
ancora consapevole, ma stava imparando a nutrire il suo spirito. Avanzava pieno di
fiducia in ciò che avrebbe incontrato sul suo cammino, anche se non aveva ancora
un'idea precisa di che cosa si sarebbe trattato.
Ne era un po' sorpreso, ma si sentiva sempre più felice.
Come mai mi sento così bene? si domandava. Non ho neanche un pezzo di Formaggio
e non so dove sto andando...
Non tardò a comprendere quale fosse la ragione del suo benessere, così si fermò per
scrivere di nuovo sul muro:

Ridolino aveva capito di essere prigioniero delle sue paure e di essere riuscito a
liberarsene solo grazie alla decisione di esplorare nuove direzioni.
Adesso percepiva chiaramente l'aria fresca che spirava in questa parte del Labirinto e
ne fu ristorato. L'inspirò avidamente, sentendosi nuovamente infondere da forza e
vigore a mano a mano che avanzava. Una volta gettatesi alle spalle le paure,
l'avventura gli appariva più gradevole di quanto avesse mai sospettato. Da lungo
tempo Ridolino non si sentiva così bene. Aveva quasi dimenticato quanto la ricerca
potesse essere piacevole.
Le cose migliorarono ulteriormente quando cominciò a fantasticare. Immaginò se
stesso, chiaramente e in ogni
dettaglio, seduto al centro di una distesa di tutti i suoi formaggi preferiti, dal gruviera
al parmigiano! Si vide intento a divorare tutte le varietà di formaggio che adorava, e
con l'animo colmo di soddisfazione gli parve quasi di gustarne il delizioso sapore.
Man mano che nella sua mente si definiva più chiaramente questa immagine, la
visione del Nuovo Formaggio si faceva sempre più concreta e reale, e Ridolino
sentiva di essere prossimo a trovarlo.
A questo punto scrisse un'altra massima:
Invece di continuare a rimpiangere quanto aveva perduto, Ridolino aveva finalmente
cominciato a considerare i vantaggi che la sua nuova condizione poteva offrirgli.
Allora si domandò come mai si fosse sempre fatto l'idea che il cambiamento,
qualsiasi cambiamento, dovesse per forza avere effetti negativi. Ora invece gli era
diventato chiaro che poteva anche essere un'opportunità per migliorare.
Me ne fossi reso conto prima! mormorò tra sé e sé Ridolino, avviandosi di corsa
lungo i meandri del Labirinto con rinnovato vigore e agilità. Quasi subito adocchiò un
Deposito di Formaggio e con il cuore in gola notò piccole scaglie di Nuovo
Formaggio sparse sulla soglia.
Erano di una qualità che Ridolino non conosceva, ma l'aspetto era assai invitante. Le
assaggiò e le trovò deliziose.
Le mangiò quasi tutte, ma ne infilò alcune in tasca, una piccola scorta per il futuro, da
dividere magari con Tentenna.
Ora si sentiva rinfrancato e pieno di energia.
Tutto eccitato varcò la soglia del Deposito, ma scoprì con costernazione che era
vuoto, perché qualcun altro l'aveva preceduto e aveva lasciato dietro di sé solo quelle
poche scaglie che aveva appena raccattato.
Comprese che se si fosse mosso prima, molto probabilmente nel Deposito avrebbe
trovato una gran quantità di Nuovo Formaggio.
Ridolino decise di tornare sui suoi passi per vedere se Tentenna ora fosse pronto a
unirsi a lui nella ricerca. Sulla via del ritorno, tuttavia, si fermò di nuovo per scrivere
sul muro:
Dopo un po' Ridolino raggiunse il Deposito F e trovòTentenna ancora lì. Gli offrì
alcune scaglie del Nuovo Formaggio, ma lo gnomo le rifiutò. Mostrò di apprezzare il
gesto del compagno, ma soggiunse:
"Non credo che il Nuovo Formaggio mi piacerebbe. Non è quello a cui sono abituato,
io rivoglio solo il mio Formaggio e non ho nessuna intenzione di cambiare finché non
mi ridaranno quel che era mio."
Ridolino, deluso, scosse il capo, e non poté far altro che ritornare nel Labirinto da
solo. Quando arrivò al punto più lontano da lui raggiunto nella prima spedizione,
senti la mancanza del suo compagno, ma si accorse anche di provare il piacere della
scoperta. Ancor prima di trovare quella che sperava sarebbe stata un'enorme scorta di
Nuovo Formaggio - se mai l'avesse trovata - era già diventato consapevole che la sua
felicità non derivava soltanto dal possesso del Formaggio. Era felice perché non era
più dominato dalla paura e gli piaceva ciò che stava facendo.
Forte di questa consapevolezza, Ridolino non sentiva più la debolezza che lo aveva
colpito quando era rimasto bloccato, senza Formaggio, nel Deposito F. A sostenerlo e
rinvigorirlo era la coscienza che ora non avrebbe più
permesso alle sue paure di paralizzarlo e che stava avviandosi verso una direzione
nuova.
Ora era certo che fosse solo una questione di tempo, che si sarebbe senz'altro
imbattuto in tutto ciò che gli era necessario. Anzi, provava la sensazione di aver già
trovato quello che cercava.
Sorrise, quando nel suo cervello risuonò un'altra massima:
Come gli era già successo, Ridolino si rese di nuovo conto che l'oggetto delle nostre
paure non è mai tanto spaventoso quanto noi lo immaginiamo. La paura che noi stessi
alimentiamo con la nostra immaginazione è peggiore della realtà.
Il timore di non riuscire a rintracciare il Nuovo Formaggio era stato così forte da
impedirgli persino di intraprenderne la ricerca, mentre sin dall'inizio del suo
cammino aveva trovato nei corridoi del Labirinto Formaggio sufficiente a
permettergli di proseguire. Ora contava di trovarne molto di più, e il futuro gli
appariva sempre più roseo.
In passato Ridolino, con il cervello annebbiato dalle preoccupazioni e dalle paure,
non faceva che pensare a ciò che sarebbe successo se non avesse avuto abbastanza
Formaggio, o se le scorte non fossero durate abbastanza a lungo. Si soffermava molto
di più sulle eventuali conseguenze negative che non sulle opportunità positive.
Ma tutto era cambiato quando aveva trovato il coraggio di abbandonare il Deposito F.
Prima era persuaso che
il Formaggio non sarebbe mai stato spostato e che il cambiamento che li aveva
travolti non fosse stato altro che
una colossale ingiustizia.
Adesso, invece, capiva che il cambiamento continuo è una condizione del tutto
naturale, sia che noi ce lo aspettiamo, sia che ci colga di sorpresa. Il cambiamento ci
può sorprendere solo se non lo avevamo previsto e non eravamo stati
sufficientemente attenti.
Quando si rese conto che le sue convinzioni erano cambiate, si fermò e scrisse sul
muro:
Ridolino non era ancora riuscito a trovare il Formaggio, ma mentre procedeva lungo
il Labirinto continuava a meditare su quanto aveva appreso fino a quel momento.
Ora aveva capito che le sue nuove convinzioni stimolavano nuovi comportamenti, e
che in effetti si stava già comportando in un modo molto diverso rispetto a quando
ritornava ogni giorno a visitare il medesimo deposito vuoto.
Aveva imparato che quando cambiamo le nostre convinzioni modifichiamo anche il
nostro comportamento. Si può credere che un cambiamento sia dannoso, e quindi
opporvi resistenza, oppure si può credere che trovare il Nuovo Formaggio possa
aiutare ad accettare con gioia il cambiamento.
Tutto dipende da ciò che si è deciso di credere. Scrisse sul muro:

Ridolino aveva capito che la sua condizione attuale sarebbe stata molto migliore se
nel passato avesse affrontato il cambiamento con maggiore prontezza, abbandonando
molto prima il Deposito di Formaggio F. Si sarebbe sentito molto più forte nel corpo
e nello spirito e avrebbe potuto affrontare in migliori condizioni il duro compito di
trovare il Nuovo Formaggio. In effetti, se fosse stato preparato al cambiamento e non
avesse perso tempo a negare che esso fosse già avvenuto, probabilmente a quell'ora il
Nuovo Formaggio sarebbe già stato nelle sue mani.
Fece nuovamente ricorso alla sua immaginazione e si raffigurò mentre scopriva e poi
gustava il Nuovo Formaggio.
Chiamò a raccolta tutte le sue forze e decise di continuare a esplorare i recessi più
segreti del Labirinto. Qua e
là trovava scagliette di formaggio che lo aiutavano a riprendere vigore e riacquistare
fiducia.
Riandando con la mente alle tappe del suo percorso, Ridolino fu contento di aver
lasciato dietro di sé delle scritte sui muri di numerosi corridoi, perché confidava che
esse sarebbero servite a Tentenna come segnavia per orientarsi nei meandri del
Labirinto, qualora. anche lui avesse deciso di abbandonare il Deposito di Formaggio
F.
Poteva solo sperare di andare nella direzione giusta. Considerò la possibilità che
Tentenna, leggendo le scritte sui muri. riuscisse a trovare la via giusta fra gli intricati
corridoi del Labirinto.
Allora incise sul muro un pensiero che occupava la sua mente già da qualche tempo:

Ciò fatto, Ridolino non si curò più del passato e si concentrò sul presente.
Continuò quindi a percorrere il Labirinto con sempre maggiore vigore e velocità. E,
in men che non si dica, il miracolo accadde.
Quando ormai sembrava che il suo peregrinare fosse destinato a non avere mai fine, il
suo viaggio, o almeno questa parte del suo viaggio, giunse al termine presto e
felicemente.
Ridolino avanzò lungo un corridoio ancora inesplorato e, dopo una svolta, finalmente
trovò il Nuovo Formaggio nel Deposito di Formaggio N!
Quando penetrò nel deposito, restò pietrificato dalla sorpresa. Dappertutto c'erano
enormi mucchi di Formaggio, alti fino al soffitto: era la più colossale provvista che
avesse mai visto. Lo gnomo non era neppure in grado di riconoscere tutto il ben di
Dio che si presentava davanti ai suoi occhi, perché alcune delle qualità di Formaggio
ammassate in quel luogo gli erano sconosciute.
Si stropicciò gli occhi, chiedendosi se quella visione non fosse solo il frutto della sua
immaginazione, finché in un angolo scorse i suoi vecchi amici Nasofino e Trottolino.
Nasofino fece a Ridolino un cenno di benvenuto con il capo, mentre Trottolino agitò
la zampetta. Le pance rigonfie dei due topolini rivelavano che essi si erano installati
nel deposito già da qualche tempo.
Occorre essere più consapevoli della necessità di comportarsi in modo semplice, di
essere flessibili e pronti ad agire rapidamente.
Non è necessario complicare troppo le questioni o disorientare se stessi con
apprensioni e paure. Bisogna essere capaci di notare i piccoli segni di cambiamento
non appena essi si presentano, in modo da essere preparati ai grandi cambiamenti che
potranno sopravvenire in seguito.
Aveva imparato che avrebbe dovuto adeguarsi più rapidamente, perché se non ci
adattiamo in tempo, può succedere che non riusciremo ad adattarci mai più. Aveva
dovuto ammettere che la resistenza più ostinata al cambiamento risiede dentro di noi,
e che nulla può migliorare finché noi non cambiamo.
Ma forse la scoperta più importante e sbalorditiva era stata il rendersi conto che il
Nuovo Formaggio è sempre a nostra disposizione, indipendentemente dal fatto che al
momento ne siamo consci o no, e che è possibile conquistarlo solo abbandonando le
nostre paure e lanciandoci con gioia nell'avventura della scoperta.
Ridolino non dimenticava che alcune paure sono degne di attenzione, in quanto ci
possono evitare di rimanere vittime di pericoli reali. Ma aveva anche capito che la
maggior parte dei suoi timori erano irrazionali e che proprio essi gli avevano
impedito di cambiare nel momento in cui ne aveva avuto più bisogno.
A quel tempo egli non desiderava cambiare, ma ora aveva toccato con mano che il
cambiamento era stato una vera benedizione, perché lo aveva condotto alla scoperta
di un Formaggio più gustoso, oltre ad aver fatto affiorare un lato migliore della sua
personalità.
Mentre meditava su quanto aveva imparato. Ridolino si ricordò del suo compagno
Tentenna e si domandò se egli avesse avuto occasione di leggere qualcuna delle frasi
che aveva tracciato sul muro del Deposito di Formaggio F e un po' dappertutto nel
Labirinto.
Chissà se Tentenna si era finalmente deciso a muoversi? Chissà se si era avventurato
nel Labirinto e aveva scoperto anche lui la via per migliorare la sua esistenza? E se
invece fosse stato ancora là, a tentennare ed esitare, misera vittima della paura di
cambiare?
Ridolino ebbe la tentazione di ritornare al Deposito di Formaggio F per vedere se
Tentenna fosse ancora là, anche se non era sicuro di poter ritrovare la strada. Una
volta incontrato Tentenna, credeva di essere in grado di indicargli la via per uscire
dalla situazione disperata in cui si era cacciato. Ma poi si ricordò che aveva già
tentato inutilmente di indurre l'amico a cambiare. Tentenna doveva trovare la via da
solo, rinunciando alle vecchie abitudini e vincendo le sue paure. Nessun altro poteva
farlo per lui, né sarebbe riuscito a convincerlo con le parole. Per farcela, Tentenna
doveva intravedere in qualche modo il vantaggio di cambiare intimamente.
Ridolino sapeva di aver segnato il cammino per Tentenna ed era pienamente
consapevole che il suo amico avrebbe potuto trovare la via se solo si fosse deciso a
leggere le scritte sul muro.
Così, raccolse le idee e tracciò sulla parete più grande del Deposito N un compendio
di tutto ciò che aveva imparato.
Poi, intorno a tutte le verità di cui era diventato conscio, disegnò una grande fetta di
formaggio e sorrise compiaciuto, contemplando ciò che aveva appreso:

Le scritte sul muro:

Ridolino si rese conto di quanta strada avesse fatto da quando era stato con Tentenna
nel Deposito di Formaggio F, senza nascondersi però che il pericolo di precipitare di
nuovo in una situazione simile era ancora incombente, se solo si fosse sentito troppo
al sicuro. Così ogni giorno prese a ispezionare il Deposito di Formaggio N per
controllare lo stato del suo Formaggio, determinato a fare tutto il necessario per
evitare di essere di nuovo colto alla sprovvista da un cambiamento inaspettato.
Pur disponendo ancora di un'enorme scorta di Formaggio, spesso si avventurava
ugualmente nel Labirinto per esplorarne zone sconosciute e mantenersi al corrente di
ciò che succedeva intorno a lui. Aveva compreso che era più sicuro aver ben chiare le
opportunità che la situazione era in grado di offrire piuttosto che isolarsi nel proprio
confortevole orticello.
Un bel giorno Ridolino ebbe l'impressione di udire dei rumori insoliti provenienti dal
Labirinto. Quando il tramestio si fece più distinto, capì che stava arrivando qualcuno.
Che fosse Tentenna? Forse tra poco lo avrebbe visto svoltare l'angolo! Recitò una
breve preghiera e sperò, come aveva già fatto molte volte, che il suo amico fosse
finalmente riuscito a capire un messaggio fondamentale:
È la fine...
o un nuovo inizio?

Una discussione
Lo stesso giorno, un po' più tardi

Concluso il suo racconto, Michael si guardò intorno e si accorse che i suoi vecchi
compagni lo stavano osservando divertiti.
Molti lo ringraziarono, dicendo che la storia era stata per loro ricca di insegnamenti.
Nathan fece una proposta: "Che ne dite di riunirci di nuovo più tardi e magari provare
a scambiarci le nostre impressioni?"
Quasi tutti si dichiararono d'accordo, e così decisero di incontrarsi per un aperitivo
prima di cena. Quella sera, quando si riunirono in una sala dell'albergo, presero a
scherzare, domandandosi l'un l'altro come intendevano scoprire il proprio Formaggio
e superare i trabocchetti del Labirinto.
Poi Angela si rivolse al gruppo e domandò affabilmente: "Allora, con quale
personaggio della storia si identifica ciascuno di voi? Nasofino, Trottolino, Tentenna
o Ridolino?"
Carlos fu il primo a rispondere: "È tutto il pomeriggio che ci penso. Ricordo bene un
periodo, prima di avviare la mia azienda di articoli sportivì, in cui mi trovai ad
affrontare una difficile fase di cambiamento. Non ero Nasofino,
perché non mi misi a fiutare l'aria per prevenire il cambiamento. E tanto meno ero
Trottolino, perché non mi misi subito in azione. Ero forse più simile a Tentenna, che
desiderava rimanere in un luogo familiare. La verità è che io non volevo affrontare il
cambiamento, anzi, non volevo nemmeno ammetterne l'esistenza."
Michael, a cui sembrava di essere tornato sui banchi di scuola, quando lui e Carlos
erano amici inseparabili, domandò: "A che cosa ti riferisci esattamente, amico mio?"
"A un improvviso cambiamento sul lavoro.", rispose Carlos.
Michael ridacchiò: "Ti avevano licenziato?"
"Diciamo che mi rifiutavo di andare a cercare il Nuovo Formaggio. Ritenevo di avere
buone ragioni per escludere che mi potesse capitare di dover cambiare. È chiaro che
quando invece accadde, ci rimasi davvero male."
A queste parole, alcuni dei vecchi compagni di classe che all'inizio erano rimasti in
silenzio si fecero coraggio e cominciarono a intervenire; tra questi c'era Frank, che
negli ultimi tempi, lasciata l'industria, era entrato nell'esercito.
"Tentenna mi ricorda un mio amico", esordì. "Il suo reparto era destinato a essere
chiuso in tempi brevi, ma lui si rifiutava di prendere il problema in considerazione,
anche se nel frattempo continuavano a trasferire altrove i suoi collaboratori.
Provammo in tanti a indicargli le svariate altre opportunità esistenti in azienda per le
persone che si sforzavano di essere flessibili, ma lui riteneva che non fosse necessario
cambiare. Quando infine il suo reparto venne definitivamente smantellato, fu l'unico
a essere colto di sorpresa. Adesso è nei pasticci e arranca per adeguarsi al
cambiamento che prima negava."
Intervenne Jessica: "Ero convinta che a me non potesse succedere mai, eppure anche
il mio Formaggio è stato spostato, e più di una volta."
Molti risero, ma Nathan non era tra questi. "Forse hai centrato il nocciolo della
questione", disse. "Il cambiamento ci coinvolge tutti." Poi soggiunse: "Vorrei che la
mia famiglia avesse ascoltato la storia del Formaggio qualche tempo fa.
Malauguratamente non abbiamo voluto riconoscere i cambiamenti avvenuti nella
nostra attività, e adesso è troppo tardi, siamo costretti a chiudere gran parte dei nostri
negozi."
Le sue parole stupirono molti del gruppo, convinti com'erano che Nathan fosse uno di
quei fortunati che operano in settori a basso rischio e possiedono un'attività stabile su
cui fare assegnamento senza scosse, anno dopo anno.
"Che cosa ti è successo?" domandò Jessica, incuriosita.
"La nostra catena di piccoli negozi è diventata improvvisamente obsoleta quando in
città hanno cominciato ad aprire i battenti gli ipermercati, forti del loro enorme giro
d'affari e dei loro prezzi più bassi. Noi non eravamo in grado di competere con loro.
Adesso mi rendo conto che invece di agire come Nasofino e Trottolino, noi abbiamo
fatto come Tentenna. Siamo rimasti fermi dove eravamo, senza preoccuparci di
cambiare, abbiamo cercato di ignorare quello che stava succedendo, e così ora ci
troviamo in un mare di guai. Avremmo dovuto prendere un paio di lezioni da
Ridolino, per imparare a sorridere di noi stessi e a modificare il nostro
comportamento."
Laura, che aveva avuto molto successo nel mondo degli affari, aveva ascoltato con
attenzione, ma fino a quel momento non era ancora intervenuta nella discussione.
"Anch'io ci ho riflettuto tutto il pomeriggio", confessò. "Mi sono chiesta che cosa
posso fare per somigliare di più a Ridolino e accorgermi dei miei errori, ridere di me
stessa, cambiare e migliorare." Poi aggiunse: "Ho una curiosità. Quanti qui dentro
hanno paura del cambiamento?"
Nessuno aprì bocca, e allora Laura suggerì: "Proviamo ad alzare la mano?"
Si sollevò una mano sola. "Be', sembra che nel nostro gruppo ci sia almeno una
persona sincera!" esclamò. Poi
proseguì: "Forse avrà più successo questa seconda domanda. Quanti qui dentro
pensano che gli altri temano il cambiamento?" Tutte le mani si alzarono, e tutti
scoppiarono a ridere.
"Che cosa indica una risposta come questa?"
"Rifiuto della realtà", rispose Nathan.
"Talvolta non ci rendiamo nemmeno conto di avere paura, almeno per me è stato
spesso così", ammise Michael.
"La prima volta che ho ascoltato la storia, ho trovato molto interessante la domanda:
'Che cosa fareste, se
non aveste paura?'
A questo punto intervenne nuovamente Jessica: "L'insegnamento che ho tratto dalla
storia è che il cambiamento avviene, che io ne abbia paura o no, che mi piaccia o no,
e che quando arriva me la posso cavare meglio se riesco ad adattarmi con prontezza.
Mi ricordo che qualche anno fa, quando la nostra azienda vendeva un'opera
enciclopedica composta da più di venti volumi, qualcuno cercò di convincerci che era
diventato possibile e auspicabile riversarla integralmente su un singolo compact disc
e quindi venderla per una frazione del prezzo precedente. I nostri costi di produzione
si sarebbero ridotti consistentemente, cosicché l'opera sarebbe diventata accessibile a
una clientela molto più vasta. Ma noi ci opponemmo tutti."
"Per quale ragione vi opponeste?" domandò Nathan.
"Perché eravamo convinti che l'asse portante della nostra attività fosse costituito
dallà nostra rete di agenti, che andavano a visitare i potenziali clienti porta a porta, e
che potevamo mantenere solo grazie alle sostanziose provvigioni che essi erano in
grado di guadagnare grazie all'alto prezzo del nostro prodotto. Avevamo fatto così
per tanti anni e credevamo di poter continuare all'infinito."
Laura osservò: "Forse è questo il senso di quel passaggio della storia che racconta
come Tentenna e Ridolino siano rimasti vittime dell'arroganza che nasce dal
successo. Perché avrebbero dovuto cambiare quello che aveva sempre funzionato
bene?"
"Dunque credevate che il vostro Vecchio Formaggio fosse il solo Formaggio a vostra
disposizione", suggerì Nathan.
"Sì, e desideravamo mantenerlo. Se ripenso a quello che ci è capitato, capisco che non
fu solo perché ci avevano 'spostato' il Formaggio, ma perché il Formaggio stesso ha
un suo proprio ciclo di vita e alla fine si esaurisce. In ogni caso, non cambiammo. A
farlo, invece, fu un nostro concorrente e le nostre vendite precipitarono, sicché noi ci
ritrovammo a lottare tra mille difficoltà. Adesso nel nostro settore stiamo vivendo un
altro periodo di grandi trasformazioni tecnologiche, e di nuovo nessuno nella nostra
azienda ha il coraggio di affrontarle. A quanto pare faremo un altro errore, ma questa
volta corro seriamente il rischio di perdere il lavoro."
"È giunta l'ora del Labirinto!" esclamò Carlos. Tutti risero, anche Jessica. Carlos,
rivolto a Jessica, commentò: "Molto bene, vedo che riesci a ridere di te stessa."
"È l'insegnamento principale che io ho tratto dalla storia, perché di solito tendo a
prendermi troppo sul serio. Ho notato che Ridolino è cambiato quando finalmente è
riuscito a ridere di se stesso. Non a caso si chiamava Ridolino." spiegò Frank.
Angela domandò: "Ritenete che Tentenna alla fine sia cambiato e sia riuscito a
trovare il Nuovo Formaggio?"
"lo credo di sì", dichiarò Elaine.
"lo invece penso di no", affermò Cory. "Ci sono persone che non cambiano mai e ne
pagano le conseguenze. Nella mia attività di medico, talvolta incontro gente come
Tentenna, persone che ritengono di avere diritto al proprio Formaggio, e che quando
lo perdono si sentono vittime di un'ingiustizia. Ebbene, queste persone sono esposte
alle malattie più di quelle che accettano la situazione e si mettono subito in moto per
superare il problema."
A quel punto Nathan disse a bassa voce, come rivolto a se stesso: "Credo che il
problema sia: 'Di che cosa abbiamo bisogno per accettare la situazione e per metterci
in moto?"'
Per un po' nessuno parlò.
"Devo ammettere", confessò Nathan, ·che mi ero accorto di ciò che stava accadendo
attorno a me, ma speravo che non ne saremmo rimasti coinvolti. Ritengo che sia
molto meglio avviare il cambiamento non appena è possibile, piuttosto che cercare di
reagire e adattarsi a posteriori. Forse dovremmo essere noi a spostare il nostro
Formaggio."
"Che cosa intendi dire?" domandò Frank.
"Non posso evitare di chiedermi dove saremmo oggi se avessimo venduto tutti i
nostri negozi per costruire un supermercato moderno in grado di competere con i
leader di mercato", rispose Nathan.
Intervenne Laura: "Forse Ridolino intendeva proprio questo quando scrisse sul muro:
'Assapora il gusto dell'avventura e goditi le delizie del Nuovo Formaggio'".
"Sono convinto che alcune cose non debbano cambiare", intervenne Frank. "Per
esempio, io desidero conservare i miei valori fondamentali. Tuttavia adesso capisco
che le mie condizioni sarebbero di gran lunga migliori se nella mia vita fossi stato
molto più tempestivo a spostarmi con il Formaggio."
"Be', Michael, la storiella è simpatica,", interloquì Richard, lo scettico della classe,
"ma come hai fatto a metterla
in pratica nella tua azienda?"
Anche se il gruppo per il momento lo ignorava, Richard stava attraversando un
periodo di grandi cambiamenti. Reduce da un divorzio, stava cercando di trovare il
giusto equilibrio tra le esigenze della carriera e l'educazione dei figli adolescenti.
"Sai, ritenevo che il mio compito si limitasse alla gestione dei problemi quotidiani
man mano che si presentavano", rispose Michael, "mentre avrei dovuto guardare più
lontano e assicurarmi che la via che avevamo imboccato fosse quella giusta. Ma, cari
miei, io con quei problemi battagliavo ventiquattr'ore al giorno. Non era divertente:
mi trovavo su un treno in corsa e non potevo scendere."
"E così ti limitavi a gestire l'ordinaria amministrazione quando invece c'era bisogno
di un leader.", interloquì
Laura.
"Proprio così", proseguì Michael. "Ma, dopo aver ascoltato per la prima volta la
storia di Chi ha spostato il mio formaggio? e aver seguito la trasformazione di
Ridolino, mi fu chiaro che il mio compito era quello di immaginarmi il Nuovo
Formaggio, e di farlo con tanta chiarezza e realismo da indurre me stesso e gli altri a
desiderare di cambiare e di raggiungere il successo tutti insieme, sia nel lavoro sia
nella vita privata."
"E nel lavoro che cosa hai fatto?" domandò Nathan.
"Be', quando ho domandato ai miei collaboratori in azienda con quale personaggio
della storia si identificassero, mi sono reso conto che nella nostra organizzazione
c'erano tutti e quattro. E mi sono anche persuaso che i casi dei nostri Nasofino,
Trottolino, Tentenna e Ridolino andavano considerati separatamente a uno a uno."
"I nostri Nasofino erano capaci di intuire i cambiamenti del mercato e potevano
quindi aiutarci ad aggiornare la nostra visione aziendale. Dovevamo solo metterli
nelle condizioni di liberare questa loro capacità per individuare quali cambiamenti
potevano aprire la via a nuovi prodotti o servizi attraenti per i nostri clienti. I
Nasofino furono ben lieti di avere l'opportunità di farlo e ci confermarono che
lavorare in un'organizzazione conscia del valore del cambiamento e propensa ad
adattarvisi rispondeva perfettamente alle loro aspirazioni.
Ai nostri Trottolino invece piaceva l'azione pratica, e quindi li incoraggiammo a
prendere iniziative coerenti con le nuove visioni aziendali. Noi ci limitavamo a
controllare che non si mettessero a correre in direzioni sbagliate. Il premio del loro
lavoro arrivava con la scoperta di un Nuovo Formaggio, cosa che li rendeva felici
perché sentivano di lavorare in un'azienda che valorizzava l'iniziativa e i risultati che
ne conseguivano."
"E che ne avete fatto dei Tentenna e dei Ridolino?" domandò Angela con curiosità.
"I Tentenna purtroppo erano la nostra palla al piede", rispose Michael. "Alcuni di loro
si erano adagiati in una tranquilla routine, altri erano bloccati dalla paura di
cambiare. Alcuni dei nostri Tentenna decisero di cavalcare il cambiamento soltanto
quando riuscirono a mettere a fuoco la seducente immagine che avevamo tratteggiato
e a capire come il cambiamento in realtà avrebbe portato vantaggi anche a loro.
I nostri Tentenna ci dissero apertamente che il loro massimo desiderio era di lavorare
in un'organizzazione che desse sicurezza: era chiaro, quindi, che avrebbero accettato
soltanto cambiamenti che ai loro occhi non intaccassero il loro senso di sicurezza. Ma
quando si resero conto che il vero pericolo sarebbe stato non cambiare, alcuni di loro
voltarono pagina e ottennero buoni risultati. La nostra visione ci aiutò a trasformare
molti dei nostri Tentenna in altrettanti Ridolino."
"Che cosa avete fatto con i Tentenna che si ostinavano a non cambiare?" volle sapere
Frank.
"Siamo stati costretti a liberarcene", ammise Michael con amarezza. "Noi avremmo
preferito non mandare via nessuno, ma sapevamo anche che, qualora la nostra attività
non avesse cambiato rapidamente rotta, nei guai ci
saremmo poi trovati tutti quanti." Poi aggiunse: "La buona notizia è che i nostri
Ridolino, all'inizio assai sconcertati, dimostrarono in seguito di possedere un'apertura
mentale sufficiente a imparare qualcosa di nuovo e a mutare atteggiamento in tempo
utile per dare il loro contributo a rimettere in carreggiata l'azienda. Arrivarono
addirittura ad augurarsi il cambiamento e a ricercarlo attivamente. Poiché
conoscevano a fondo l'animo umano, ci furono di grande aiuto per costruire una
visione più realistica del Nuovo Formaggio, che potesse essere compresa e condivisa
praticamente da tutti.
Dichiararono di voler lavorare in un'organizzazione che concedesse a tutti la fiducia e
gli strumenti necessari per cambiare. Inoltre, con il loro senso dell'umorismo, ci
aiutarono a sdrammatizzare la nostra ricerca del Nuovo Formaggio."
"E avreste ottenuto tutti questi risultati con una storiella?", commentò Richard con
leggero sarcasmo.
Michael sorrise. "No, non con la storia, ma con quello che abbiamo fatto di
concretamente diverso, sulla base di
quanto avevamo appreso da essa."
Angela ammise: "lo sono un po' come Tentenna, e quindi per me la parte più incisiva
della storia è quando Ridolino sorride delle sue paure e si immagina il momento della
scoperta del Nuovo Formaggio. A quel punto la perlustrazione del Labirinto non lo
intimorisce più, anzi comincia addirittura a provarne piacere. E alla fine raggiunge la
meta. È quello che vorrei essere capace di fare più spesso anch'io."
Intervenne Richard, che aveva seguito tutta la discussione con un'espressione
corrucciata: "Il mio capo continua
a dirmi che la nostra azienda deve cambiare. Credo che in realtà cerchi di farmi
capire che io devo cambiare, ma io da quell'orecchio non ci ho mai sentito. Penso di
non aver mai capito davvero che cosa fosse il Nuovo Formaggio verso cui cercava di
indirizzarci. E neppure che cosa avremmo avuto da guadagnarci."
Richard sogghignò, mentre aggiungeva: "Devo confessare che questa idea di figurarsi
il Nuovo Formaggio e immaginare il piacere che ne può derivare non mi dispiace
affatto, perché allenta la tensione. Quando si vede che il cambiamento può migliorare
le cose, è chiaro che si diventa più inclini ad appoggiarlo. Forse potrei utilizzare
questo trucco nella vita privata.", aggiunse. "I miei figli danno l'impressione di essere
convinti che nella loro vita non dovrà cambiare mai niente. Mi sembra che somiglino
un po' a Tentenna, e di conseguenza sono inquieti, credo perché temono le incognite
del futuro. Forse non sono stato capace di dipingere un'immagine realistica del Nuovo
Formaggio, probabilmente perché io stesso ho difficoltà a immaginarlo."
Il gruppo restò in silenzio per qualche istante, giacché molti di loro presero a
riflettere sulla propria vita. Fu Jessica la prima a interrompere la pausa: "Bene, oggi
quasi tutti hanno parlato di lavoro, mentre io, ascoltando la storia, pensavo piuttosto
alla mia vita personale. Credo che la mia attuale relazione sia un Vecchio Formaggio,
e per giunta già parecchio intaccato dalla muffa."
Cory concordò ridendo: "È lo stesso per me. Anch'io ho bisogno di troncare una
relazione insoddisfacente."
"O forse il Vecchio Formaggio è solo un comportamento superato.", interloquì
Angela. "Ciò di cui dobbiamo davvero liberarci sono i comportamenti che continuano
a generare relazioni sbagliate, per poi procedere alla conquista di un modo migliore
di pensare e agire."
"Giusto!" approvò Cory. "È un'osservazione davvero interessante. Il Nuovo
Formaggio potrebbe quindi consistere in una nuova relazione con la medesima
persona."
"Comincio a convincermi che non sia poi così assurdo come pensavo. L'idea di
abbandonare i vecchi comportamenti invece della relazione è seducente. È chiaro che
persistendo nel medesimo comportamento non si potranno che ottenere gli stessi
risultati.", concluse Richard.
"Quanto al lavoro, invece di cercarne un altro forse farei meglio a cambiare il modo
in cui faccio quello che ho. Se mi fossi deciso prima, probabilmente ora occuperei
una posizione migliore", aggiunse.
Poi intervenne Becky, che qualche tempo prima si era trasferita in un'altra città, dalla
quale aveva fatto ritorno per partecipare alla riunione. "Mentre ascoltavo la storia e i
vostri commenti, ho avuto più di un'occasione per sorridere di me stessa", prese a
raccontare. "Perché io mi sono comportata a lungo come Tentenna: titubante,
irresoluta e piena di paura di cambiare. Non mi rendevo conto di quanti altri facevano
come me e temo di aver contagiato senza volerlo anche i miei figli. Ripensandoci, ora
capisco che il cambiamento rappresenta per noi una splendida opportunità per
raggiungere realtà nuove e migliori, anche se sul momento possiamo temere il
contrario. Mi ricordo, per esempio, che quando mio figlio frequentava il secondo
anno di liceo, a causa del lavoro di mio marito dovemmo trasferirci dall'Illinois al
Vermont, e il ragazzo era sconvolto all'idea di doversi separare dai suoi amici.
Mio figlio, inoltre, era uno dei migliori nuotatori della sua scuola", proseguì Becky,
"ma nel liceo del Vermont che avrebbe frequentato non esistevano squadre di nuoto.
Di conseguenza si oppose fermamente alla nostra decisione di trasferirci. Ma quando
infine lo facemmo si appassionò alle montagne, imparò a sciare, fu inserito nella
squadra di sci della scuola e ora è ben felice di vivere in Vermont. Se al momento del
trasferimento ci fossimo raccontati questa storia del Formaggio, tutti e tre insieme
davanti a una tazza di cioccolata fumante probabilmente avremmo risparmiato alla
nostra famiglia un sacco di tensioni e preoccupazioni."
"Appena arrivo a casa voglio raccontare questa storia a tutta la mia famiglia.
Domanderò ai miei se pensano che io somigli di più a Nasofino, a Trottolino, a
Tentenna o a Ridolino, e a chi ritengono di somigliare loro. Potremmo discutere su
come identificare il Vecchio Formaggio della nostra famiglia e su come immaginare
quello nuovo.", meditò Jessica.
"Mi sembra un'ottima idea.", osservò Richard, sorprendendo tutti, compreso se stesso.
Poi Frank commentò: "Ho intenzione di comportarmi d'ora in po' come Ridolino,
diventando molto più disponibile a spostarmi con il Formaggio. E racconterò questa
storia ai miei amici che si preoccupano perché devono lasciare l'esercito e temono le
conseguenze del cambiamento. Sono sicuro che ne uscirà un dibattito assai
interessante."
"E' proprio il sistema grazie al quale siamo riusciti a migliorare la nostra attività.",
intevenne Michael. "Abbiamo discusso a lungo il senso della storia del Formaggio e
il modo di applicarla alla nostra situazione particolare. Fu un'esperienza
straordinaria, perché disponevamo di una metafora divertente e sdrammatizzante per
affrontare l'argomento, e fu anche eccezionalmente efficace, specialmente mente
quando queste idee presero a diffondersi in modo più capillare nella mentalità
dell'azienda."
"Che cosa intendi con 'capillare'?" domandò Nathan.
"Ebbene, quanto più ci addentravamo nell'analisi della nostra organizzazione, tanto
più incontravamo persone che pensavano di essere nulla più di un ingranaggio in un
meccanismo in grado di stritolarli: costoro erano comprensibilmente più timorosi
delle conseguenze di un cambiamento imposto dall'alto e quindi opponevano
resistenza. In breve, un cambiamento imposto è destinato a suscitare resistenze.
Ma una volta che la storia del Formaggio venne conosciuta da praticamente tutti i
componenti della nostra organizzazione, diventò assai più semplice modificare
l'atteggiamento complessivo verso il cambiamento. In altre parole, essa ha aiutato
tutti a ridere, o quanto meno sorridere, delle nostre vecchie paure, e a far nascere la
voglia di darci una mossa. Come vorrei averla sentita prima questa storia!", aggiunse
Michael.
"Per quale ragione?" domandò Carlos.
"Perché prima che ci decidessimo ad affrontare i cambiamenti, la nostra attività era
ridotta così a mal partito che fummo costretti, come ho già detto, a licenziare parte
del personale, compresi alcuni buoni amici, e non fu né semplice né indolore. Ma
quasi tutti, sia quelli che se ne andarono sia quelli che restarono, affermarono che la
storia del Formaggio li aveva aiutati a considerare gli eventi sotto una luce diversa e
a reagire in modo più positivo.
Chi aveva dovuto cercarsi un altro lavoro disse che il ricordo della storia lo aveva
molto aiutato a superare le mille difficoltà che una tale situazione ovviamente
comporta."
Angela era curiosa di sapere. "Quale parte della storia hanno giudicato di maggior
aiuto?"
"Quelle persone mi dissero che l'effetto più positivo era stato di renderle consapevoli
che, una volta abbandonate le loro paure, il Nuovo Formaggio sarebbe stato lì, a
portata di mano, in attesa solo di essere trovato! Con in mente l'immagine del Nuovo
Formaggio, cioè immaginando se stessi intenti a svolgere con successo un nuovo e
più soddisfacente lavoro, si sentivano più forti, e quindi nei colloqui di assunzione
furono più convincenti. Molti di loro trovarono lavori migliori.", replicò Michael.
"E quelli rimasti in azienda?" domandò Laura.
"Quelli", rispose Michael, "invece di lamentarsi dei cambiamenti che stavano
avvenendo, si limitarono a osservare: 'Hanno solo spostato il nostro Formaggio.
Tiriamoci su le maniche e mettiamoci a cercare quello nuovo'. Si perdette meno
tempo e ci furono meno tensioni. Ben presto anche le persone che avevano fatto
resistenza percepirono i vantaggi del cambiamento e alla fine vi diedero il proprio
contributo."
"Che cosa li ha spinti a cambiare, secondo te?" domandò Cory.
"Credo che cambiarono perché nella nostra azienda si era modificata la pressione di
gruppo. Che cosa succede nella maggior parte delle organizzazioni di cui avete fatto
parte quando il top management annuncia un cambiamento? Secondo voi la
maggioranza sostiene che il cambiamento è una buona o una cattiva idea?"
"Una cattiva idea", rispose prontamente Frank.
"Proprio così.", concordò senza esitazione Michael.
"Come mai?"
"Perché la gente desidera che le cose non cambino mai e con il cambiamento temono
di rimetterci. Basta che uno sostenga che il cambiamento è negativo e gli altri
tendono subito ad accodarsi", notò Carlos.
"Sì, magari non sono del tutto convinti che abbia ragione", concordò Michael, "ma si
allineano perché temono di essere emarginati dal gruppo. È questo il genere di
pressione di gruppo che in qualunque tipo di organizzazione tende a opporsi al
cambiamento."
"Che cosa dunque cambiò dopo che i tuoi collaboratori ebbero ascoltato la storia del
Formaggio?" domandò Becky.
"La pressione di gruppo si modificò perché nessuno voleva somigliare a Tentenna!"
rispose semplicemente Michael.
Ci fu una risata generale.
"In altre parole, volevano fiutare per tempo i cambiamenti e mettersi subito all'opera.
piuttosto che rimanere bloccati e perdere il contatto con il gruppo."
"È una buona ragione. Nessuno nella mia azienda aspirerebbe a somigliare a
Tentenna, e l'idea potrebbe anche indurli a cambiare. Perché non ci hai raccontato
questa storia, l'ultima volta che ci siamo incontrati? Magari avrebbe potuto
funzionare.", affermò Nathan.
"Funziona di sicuro", ribadì Michael. "Naturalmente funziona meglio quando
nell'organizzazione tutti conoscono la storia; e questo vale tanto per le aziende di
grandi dimensioni quanto per quelle piccole e persino per le famiglie, perché
qualunque organizzazione può cambiare solo se cambiano la maggior parte dei suoi
componenti.·
Poi Michael propose agli amici un ultimo spunto di riflessione: "Dopo aver verificato
tra di noi la grande efficacia di questa storia, cominciammo a raccontarla alle persone
con cui avevamo intenzione di lavorare, ben sapendo che anch'esse si trovavano
quotidianamente di fronte alle sfide del cambiamento. Facevamo capire che noi
avremmo potuto rappresentare per loro il Nuovo Formaggio, cioè migliori partner
con cui raggiungere obiettivi ambiziosi. Così siamo riusciti a far rifiorire la nostra
attività."
L'osservazione fu raccolta da Jessica, che rammentò di aver ricevuto una serie di
contatti da parte di potenziali clienti. Diede un'occhiata all'orologio e disse: "Be', è
ora che io lasci questo Deposito di Formaggio e mi metta a cercarne un altro che
contenga Nuovo Formaggio."
Gli amici, di ottimo umore, cominciarono a salutarsi. Molti avrebbero desiderato
proseguire la discussione, ma era tempo di lasciarsi. A uno a uno, ringraziarono
ancora Michael.
"Sono lieto e soddisfatto che abbiate trovato così utile la mia storia e spero che
abbiate presto l'opportunità di raccontarla anche ad altri.", egli concluse.

L'autore
Spencer Johnson è autore di una serie di successi internazionali che hanno aiutato
milioni di lettori a scoprire verità capaci di rendere la vita più gratificante e meno
stressante. Si dice di lui: "È il migliore nel prendere in esame problemi complessi e a
fornire soluzioni semplici che funzionano". Tra queste, Chi ha spostato il mio
formaggio? il libro sul cambiamento più letto al mondo, e Il Presente, il suo più
recente best-seller. È inoltre ideatore e coautore de L 'One Minute Manager, scritto
insieme con il leggendario consulente Kenneth Blanchard: il volume è sempre
presente nelle classifiche di vendita del suo settore ed è diventato in breve il metodo
di management più
famoso in assoluto. Spencer Johnson si è laureato in Psicologia presso l'University of
Southern California e in Medicina presso il Royal College of Surgeons; ha esercitato
la professione presso la Harvard Medica! School e la Mayo Clinic e, più
recentemente, ha fatto parte del corpo dirigente della Harvard Business School. I suoi
libri sono stati spesso oggetto di interesse da parte dei media, fra cui Associated
Press, BBC, CNN, Fortune, Tbe New York Ttmes, Time, USA Today e United Press.
È a capo di Who Moved My Cheese?
UC, un'organizzazione la cui finalità è assistere persone e imprese nel gestire con
successo il cambiamento.
Per l'opera Who Moved My Cheese? The Video è stato insignito nel 2004 del premio
Telly. Chi ha spostato il mio formaggio? attualmente ha superato i trentacinque
milioni di copie vendute in tutto il mondo, ed è stato tradotto in oltre quaranta lingue.

La fortuna del libro


Questa storia fu elaborata da Spencer Johnson in un periodo in cui non sapeva come
affrontare un difficile cambiamento. Grazie a essa capì che la situazione contingente
meritava un approccio molto serio, ma che lui non doveva prendere se stesso con
altrettanta serietà. Quando gli amici si accorsero di quanto fosse migliorata la sua
vita e gliene chiesero il motivo, egli svelò la storia del Formaggio. Furono in
parecchi, a distanza di tempo, a testimoniare che quella favoletta aveva permesso loro
di mantenere il senso dell'umorismo e di gestire il cambiamento in maniera ottimale.
Ken Blanchard, coautore con Johnson del fortunatissimo L'One Minute Manager, lo
esortò allora a renderla pubblica. Fu così che, vent'anni dopo la sua prima
apparizione, Chi ha spostato il mio formaggio? divenne un libro. Grazie al
passaparola dei lettori entusiasti, raggiunse immediatamente il vertice delle
classifiche internazionali, con un milione di copie vendute nei primi sedici mesi, che
divennero dieci milioni nei due anni successivi e che attualmente, negli Stati Uniti,
superano i ventuno. Amazon.com lo ha dichiarato il proprio "best-seller n.1 da
sempre". Le persone che lo apprezzano sostengono che ha dato un impulso positivo
alla loro carriera, agli affari, alla salute e alla vita di coppia.
La storia del Formaggio è entrata nelle case, nelle aziende, nelle scuole, nelle chiese,
nell'esercito e nello sport. Ha girato il mondo tradotta in numerose lingue. Il suo
richiamo è universale.
Coloro che sono su posizioni critiche, d'altro canto, non si capacitano di tutto questo
successo. Essi sostengono che la trama è così semplice che può capirla un bambino, e
che il comune buon senso che la ispira è un insulto alla loro intelligenza. Inoltre non
se ne ricava alcun beneficio. Certi addirittura temono che il messaggio, sebbene la
storia non lo dica espressamente, sia questo: il cambiamento è bene sempre e
comunque, e le persone devono sottomettersi acriticamente anche a mutamenti inutili
imposti dall'esterno.
Secondo l'autore. entrambi i partiti hanno a loro modo ragione. La validità dell'opera
non consiste tanto nel suo contenuto, ma in come esso viene recepito e applicato alla
propria situazione. Il suo augurio è che la vostra interpretazione e il modo in cui la
metterete in pratica possa aiutarvi a trovare e gustare il Nuovo Formaggio che vi
meritate.