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REALIZZARE UN IMPIANTO TV

PASSO DOPO PASSO… CONSIGLI PER UN IMPIANTO TV A REGOLA D’ARTE

Realizzare un impianto TV che consenta di trattare i canali del Digitale Terrestre senza difficoltà evitando di
incorrere in situazioni di degrado che rendano difficoltosa la ricezione del segnale e la successiva decodifica, è
un’operazione che richiede una fase di progettazione molto attenta ed un’attività di esecuzione anch’essa
scrupolosa. Un impianto eseguito a regola d’arte è in grado di durare per un periodo di tempo mediamente lungo
e può garantire una gestione ottimale del segnale nonostante il naturale invecchiamento delle componenti
tecniche. Di seguito illustreremo, step by step, quali accortezze devono essere seguite per evitare errori e
complicazioni durante la realizzazione dell’impianto TV domestico. Molte delle considerazioni sviluppate sono da
considerarsi valide anche con riferimento all’impianto di tipo centralizzato (condominiale).

1. SCELTA DEI SUPPORTI E ANCORAGGIO


È evidente che una buona progettazione è la conseguenza di un attento sopralluogo tecnico. Durante le fasi del
sopralluogo è opportuno non solo raccogliere informazioni circa lo stato del segnale, ma anche valutare le
opportunità di fissaggio del palo e/o di eventuali altri supporti.
Quella del palo non è una scelta da sottovalutare ma rappresenta una garanzia per la stabilità e la durata
dell’impianto stesso.
Come prima indicazione consigliamo di utilizzare sempre pali telescopici con zincatura a caldo, più sicuri
rispetto a quelli componibili e comunque più versatili durante le operazioni di montaggio. In situazioni ambientali
critiche in cui sia necessario elevare le antenne il più possibile, i pali telescopici permettono un prolungamento in
sicurezza anche fino a 8 metri. Inoltre, la zincatura a caldo rende il palo più resistente agli agenti atmosferici con
un conseguente rallentamento del processo di invecchiamento.
Il vincolo tecnico più importante di cui tener conto nella scelta del supporto è il Momento Flettente
Complessivo che si determina dopo aver ancorato le antenne sul palo. Per calcolare tale valore espresso in
chilogrammi per metro (Kg.m) o in Newton per metro (N.m) è necessario conoscere un dato generalmente
presente nelle schede tecniche delle antenne ossia il Carico del Vento espresso in chilogrammi (Kg) o in
Newton (N; 1N = 0,102 Kg). Sviluppiamo di seguito un esempio numerico con dati puramente fittizi:

Antenna 1

o carico del vento: 4 Kg (da scheda tecnica)


o altezza dalla base: 4 m

Momento Flettente 1 = 4 Kg X 4 m = 16 Kg.m


Antenna 2

o carico del vento: 2 Kg (da scheda tecnica)


o altezza dalla base: 2 m

Momento Flettente 2 = 2 Kg X 2 m = 4 Kg.m


Momento Flettente Complessivo = 16 Kg.m + 4 Kg.m = 20 Kg.m
Il carico riportato sulle schede tecniche delle antenne in commercio è un valore calcolato nell’ipotesi di un vento
che abbia una velocità di circa 120 Km/h. Prudenzialmente è bene sempre utilizzare un margine di
sicurezza considerata l’evenienza di condizioni meteorologiche in cui possano verificarsi raffiche superiori a tale
velocità. Pertanto, nell’esempio precedente il palo da scegliere deve avere un momento flettente uguale o
superiore a 25 Kg.m (margine di sicurezza utilizzato 5 Kg.m).

Per l’ancoraggio del palo è necessario scegliere la soluzione adatta in base alle opportunità che si evincono
durante il sopralluogo.
Nel caso in cui sia presente una ringhiera, è consigliabile adoperare dei ganci (lunghi, corti o doppi); ove
possibile, sarebbe ideale praticare dei fori alla ringhiera per permettere un fissaggio più stabile.
Nel caso di ancoraggio al muro è possibile scegliere tra diverse soluzioni pratiche. Di seguito le più comuni:

o zanca ad espansione disponibile in diverse lunghezze in base alla distanza che si intende mantenere
dalla parete; direttamente applicabile al muro grazie ad un tassello annesso. Ne occorrono almeno due.
o zanca emilia applicabile alla parete mediante tasselli. Rispetto alla prima si caratterizza per una
maggiore stabilità; anch’essa disponibile in diverse misure in base alla distanza dalla parete. Ne
occorrono almeno 2.

È buona prassi stabilizzare ulteriormente il palo mediante un set di tiranti costituito da una ralla tris da cui si
dipartono tre filamenti metallici (ideali se ricoperti da guaina antiruggine) da fissare in tre punti del tetto disposti
in modo da formare, ove possibile, un ideale triangolo equilatero.

2. IL SET DI ANTENNE
La scelta ed il posizionamento delle antenne rappresenta senza dubbio il momento più delicato nella
costruzione dell’impianto televisivo. Difficilmente errori commessi in questa fase possono essere leniti negli
step successivi.
In commercio è possibile reperire numerosi modelli di antenne, ognuno dei quali con caratteristiche e prestazioni
tali da soddisfare esigenze più o meno particolari. Privilegiare l’utilizzo di un tipo piuttosto che un altro non può
che essere il frutto di un’attenta valutazione effettuata durante il sopralluogo tecnico: in questa fase è buona
prassi verificare non solo lo stato del segnale su tutta la gamma delle frequenze, ma anche le eventuali fonti di
degrado che interferiscono nella corretta ricezione dello stesso. Elementi questi che rappresentano le
discriminanti principali su cui effettuare la scelta.
Prima di discorrere sulle diverse tipologie di antenne, è opportuno chiarire alcuni concetti di base necessari per la
loro descrizione:

o Guadagno. Espresso in dB,


rappresenta la capacità dell’antenna di trasformare il segnale elettromagnetico presente nell’aria in un
segnale elettrico convogliabile sul connettore di uscita. Il suo valore è differente a seconda della
frequenza di riferimento; in linea generale aumenta all’aumentare della frequenza. Il Guadagno fornisce
l’indicazione di quanto l’antenna è “potente” in termini di ricezione del segnale. In particolare, un
guadagno elevato indica la capacità dell’antenna di concentrare il campo elettromagnetico in una
determinata direzione. La variazione del guadagno in funzione della direzione di provenienza del segnale
è descritta nei cosiddetti diagrammi di radiazione.
o Rapporto Avanti/Indietro. Espresso in dB, è il rapporto tra il guadagno misurato nella direzione di
massima ricezione e quello misurato nella direzione opposta a 180°. E’ un valore che descrive il grado di
direttività dell’antenna.
o Numero di elementi. E’ una variabile strettamente legata alla conformazione fisica dell’antenna poiché
ne determina le dimensioni. Nelle antenne di tipo Yagi dal numero di elementi dipendono sia il guadagno
che il grado di direttività.
o Polarizzazione. Può essere orizzontale o verticale; rappresenta il piano di propagazione del segnale
fissato dall’emittente. Tutte le antenne possono essere installate in posizione orizzontale o verticale a
seconda delle necessità.
o Carico del vento. Espresso in Kilogrammi (Kg) o in Newton (N), esprime la resistenza dell’antenna al
vento. In base a tale valore è possibile determinare il dimensionamento del palo di supporto.

In genere la progettazione e la conformazione delle antenne presenti in commercio sono legate alla banda di
frequenza che sono chiamate a ricevere, ossia la Banda III per i canali in VHF e le Bande IV e V per i canali in
UHF:

Ogni banda è delimitata da un range di frequenza ben determinato all’interno del quale “alloggia” un numero di
canali anch’esso definito. E’ bene però sottolineare che il circoscritto numero di canali a disposizione (57 in tutto)
non rappresenta più un limite così restrittivo grazie all’avvento delle trasmissioni digitali. Infatti mentre con la
tecnica analogica era necessario associare al canale una singola emittente, la rivoluzione digitale comporta
che al singolo canale è possibile associare un bouquet di emittenti con la conseguente possibilità di
moltiplicare l’offerta tematica.
In commercio esistono antenne in grado di ricevere l’intero spettro delle frequenze trasmesse, antenne in grado
di ricevere una singola banda o gruppi di bande, ed infine antenne in grado di ricevere un solo canale o gruppi di
canali. In generale è possibile raggruppare i modelli disponibili in tre grandi macro-categorie:

o Antenne Yagi
o Antenne a pannello
o Antenne logaritmiche

Antenne Yagi

È la classe di antenne che più di ogni altra raccomandiamo di utilizzare nella progettazione e nell’installazione
dell’impianto TV, sia per la maggiore potenza in termini di Guadagno sia per la maggiore versatilità nel
trattamento dei segnali disturbati.
Riportiamo di seguito lo schema della struttura tipica di un’antenna Yagi.
Rispetto ad un’antenna a pannello, la presenza di più direttori che si dipartono dal dipolo e si prolungano in
successione è l’elemento che consente di ottenere migliori prestazioni relativamente a guadagno e direttività.
Per il trattamento dei segnali in VHF è possibile reperire i seguenti modelli:

o A larga banda (o universali), ossia in grado di ricoprire tutte le frequenze della Banda III
o Monocanale, per il trattamento specifico di singoli canali la cui ricezione sia particolarmente difficoltosa

Il guadagno medio per tale tipologia di antenne si aggira intorno agli 8-12 dB.
Per la ricezione dei segnali in UHF sono invece disponibili modelli:

o A larga banda, in grado di ricevere simultaneamente i canali della Banda IV e della Banda V
o Semigamma, dedicate specificatamente o alle frequenze della Banda IV o a quelle della Banda V
o A banda stretta, utilizzate per il trattamento di gruppi di canali appartenenti alla stessa banda la cui
ricezione risulta particolarmente difficoltosa

I modelli più recenti per questa tipologia permettono di raggiungere un guadagno abbastanza elevato (anche fino
a 19 dB) attraverso strutture caratterizzate da un numero di elementi molto più basso rispetto a quello delle
classiche 90 elementi.

Da qualche anno sono comparse sul mercato antenne Yagi combinate (dette anche
antenne uniche o combo) che permettono di ricevere contemporaneamente i segnali in VHF e in UHF.
Questa nuova gamma di antenne garantisce altissime prestazioni (le stesse raggiungibili utilizzando antenne
separate) a fronte di un ingombro decisamente più ridotto.

Antenne a pannello

Rispetto alle Yagi, questa tipologia di antenne si caratterizza per un guadagno mediamente più ridotto
(anche se alcuni modelli presenti in commercio possono raggiungere i 16 dB) e per una direttività di gran lunga
inferiore.
Utilizzate prevalentemente per la ricezione dei canali UHF, le antenne a pannello sono indicate nelle zone in cui i
segnali dei ripetitori provengono da direzioni diverse.

Antenne logaritmiche
Le antenne logaritmiche sono costituite da una serie di dipoli in successione tutti alimentati. Il
dipolo più lungo posto alla base dell’antenna (nei pressi del gancio) è deputato alla ricezione della frequenza più
bassa, mentre quello più corto situato all’estremità superiore (nei pressi del morsetto per il cavo) definisce la
frequenza più alta. Grazie a questa struttura si determina quella che è una delle caratteristiche salienti
dell’antenna logaritmica: il guadagno costante su tutta la gamma delle frequenze.
Di seguito due grafici che mostrano la differenza di andamento del guadagno tra un’antenna Yagi ed una
logaritmica. Per l’antenna Yagi (grafico verde) il guadagno aumenta all’aumentare della frequenza; nel caso
dell’antenna logaritmica (grafico blu) il guadagno si mantiene pressoché costante.

In genere le antenne logaritmiche sono in grado di ricevere contemporaneamente le frequenze distribuite su tutte
e tre le bande configurandosi in tal modo come antenne uniche. Il guadagno medio che le caratterizza si aggira
intorno agli 8-10 dB.

Come scegliere l’antenna adatta


È bene partire dal presupposto che installare un’antenna che non soddisfi le esigenze di ricezione (perché
sottodimensionata in termini di guadagno o non abbastanza direttiva) rappresenta una mancanza che non può
essere colmata installando un amplificatore con livello di uscita elevato. Soprattutto nel caso di segnali rumorosi,
l’utilizzo di un antenna non idonea associata ad un amplificatore potente che abbia però una figura di rumore
elevata, potrebbe comportare un degrado della qualità del segnale tale da determinare il non raggiungimento dei
parametri minimi necessari per la corretta visualizzazione dell’immagine.
Partendo da questo assunto, la scelta dell’antenna può essere effettuata in base ad una valutazione dei seguenti
elementi:

o misura della potenza del segnale effettuata su tutte le frequenze


o polarizzazione dei canali trasmessi
o grado di rumorosità del segnale
o direzione di provenienza del segnale (una o più direzioni)
o numero di prese da realizzare

Di seguito riportiamo una tabella con alcune casistiche classiche. La tabella ha un valore puramente indicativo: le
soluzioni contemplate sono da intendersi di massima e non esaustive, essendo la pratica non relegabile
unicamente a considerazioni effettuate a priori. E’ bene infatti sottolineare che la progettazione di ogni impianto
rappresenta un caso a sé e necessita di valutazioni puntuali. Letta in quest’ottica, la tabella seguente rappresenta
una buona sintesi utile per un orientamento di carattere generale.
3. IL KIT DI AMPLIFICAZIONE
Prima di essere distribuito il segnale proveniente dalle antenne deve essere opportunamente amplificato.

Come per le antenne, esistono in commercio numerosi tipi di amplificatori ognuno dei quali è chiamato a
rispondere ad esigenze più o meno complesse. Prima di addentrarci in considerazioni relative alle caratteristiche
intrinseche di ciascun modello, è bene sottolineare che la scelta dell’amplificatore non può che essere associata
a quella dell’antenna o del set di antenne per cui si è optato inizialmente. E’ evidente che il segnale proveniente
da un’antenna combinata (unica) non può essere trattato con un amplificatore ad ingressi multipli (a bande
separate) a meno che non si voglia ricorrere ad espedienti che risultano però essere lesivi ai fini del
mantenimento della qualità del segnale.

Riportiamo di seguito un’esplicazione delle voci principali generalmente presenti nelle schede tecniche la cui
lettura risulta indispensabile ai fini della scelta del modello ottimale:

o Ingressi. Il numero di ingressi è il primo indicatore relativo alla complessità del dispositivo.

Nel caso in cui sia stata installata un’antenna unica è necessario associare un amplificatore che abbia un
singolo ingresso. Nella scheda tecnica l’ingresso sarà indicato come: VHF + UHF oppure B.III + UHF oppure B.III
+ B.IV + B.V.
Negli amplificatori multi-ingresso (necessari nei casi in cui sia stato installato un set di antenne) ogni entrata è
generalmente dedicata ad una banda di frequenza o ad un gruppo di bande. In particolare è possibile reperire
amplificatori:
A due ingressi. I più diffusi sono:
1 ingr. VHF ¬¬/ 1 ingr. UHF (B.IV+ B.V)
1 ingr. B.III / 1 ingr. UHF (B.IV + B.V)
A tre ingressi. I più diffusi sono:
1 ingr. VHF ¬¬/ 1 ingr. UHF (B.III + B.IV) / 1 ingr. UHF (B.IV + B.V)
1 ingr. B.III / 1 ingr. B.IV / 1 ingr. B.V
A quattro ingressi. I più diffusi sono:
1 ingr. B.III ¬¬/ 1 ingr. B.IV / 1 ingr. B.V / 1 ingr. UHF (B.IV + B.V)
A cinque ingressi. I più diffusi sono:
1 ingr. B.I + FM / 1 ingr. B.III ¬¬/ 1 ingr. B.IV / 1 ingr. B.V / 1 ingr. UHF (B.IV + B.V)
o Tipo di amplificazione. Generalmente negli amplificatori mono-ingresso l’amplificazione è unica per tutte
le bande di frequenza; al contrario nei dispositivi a più ingressi l’amplificazione è di tipo separata, ossia le
bande o i gruppi di bande vengono trattati specificatamente. Unica o separata, l’amplificazione può
essere regolabile manualmente (mediante appositi trimmer) oppure fissa cioè predeterminata e quindi
non regolabile.

o Guadagno. Misurato in dB, esprime il livello massimo di amplificazione che il dispositivo può garantire
sulla singola banda. Un guadagno massimo di 30 dB per le frequenze in UHF può ad esempio garantire
al canale 57 che abbia un segnale in ingresso di 70 dB, un livello di uscita pari a 100 dB. Nei dispositivi
che prevedono la regolazione manuale, il guadagno può essere settato in base alle esigenze specifiche
di amplificazione. Nelle schede tecniche è in genere indicata la regolazione massima ossia la differenza
tra il guadagno massimo ed il guadagno minimo. Ad esempio un guadagno massimo di 25 dB ed una
regolazione massima di 15 dB determinano la possibilità di impostare un guadagno minimo pari a 10 dB.

o Livello di uscita. Misurato in dB, è un valore strettamente connesso al guadagno essendo la somma tra
quest’ultimo ed un ipotetico segnale considerato come massimo (80 dB). Esprime la potenza massima
dell’amplificatore ed è utile per valutare il numero di prese ricavabili dall’impianto.

o Figura di rumore. Misurato in dB, indica in che misura l’amplificazione del segnale comporta un
innalzamento del rumore con tutto ciò che ne deriva in termini di degrado dell’immagine.

o La capacità di innalzare il livello di disturbo è proporzionale alla potenza del dispositivo; pertanto un
amplificatore con un livello di uscita elevato avrà una figura di rumore più alta rispetto ad un amplificatore
meno potente.

I dispositivi di amplificazione presenti in commercio si differenziano non solo per il numero di ingressi supportati o
per la potenza di uscita, ma anche per la posizione fisica di installazione. In generale possiamo distinguere
quattro macro-categorie:
o Amplificatori da palo
o Amplificatori da interno
o Centralini
o Pre-amplificatori

Amplificatori da palo

Questa tipologia di dispositivi è progettata per essere posizionata sul medesimo palo di
sostegno che ospita il set di antenne (da qui il nome). In genere sono costituiti da un cuore metallico in cui
alloggiano le componenti elettriche e da un guscio in materiale plastico che garantisce protezione dagli agenti
atmosferici.

La connessione dei cavi può avvenire in maniera diretta (per mezzo di morsetti) o attraverso connettori F; mentre
la regolazione del guadagno è gestibile attraverso uno o più trimmer settabili per mezzo di un cacciavite o di un
apposito inserto spesso in dotazione.

Per il funzionamento dell’amplificatore è necessario collegare in coda all’impianto un alimentatore a 12 o 24 V (in


base alle indicazioni della scheda tecnica).

In commercio è possibile reperire amplificatori da palo mono-ingresso o a ingressi multipli. Le caratteristiche


salienti di questa tipologia di dispositivi sono:

o livello di uscita non elevatissimo (intorno ai 106 dB )


o figura di rumore nella norma (intorno ai 3-5 dB)

L’utilizzo di questo tipo di amplificatori è consigliato per quelle tipologie di impianto in cui si prevede un numero di
prese non elevatissimo (massimo 8-10) ed in cui i disturbi ambientali non sono tali da richiedere dispositivi con
figure di rumore bassissime.
Amplificatori da interno

Gli amplificatori cosiddetti indoor sono progettati per essere posizionati all’interno
dell’appartamento. A differenza degli amplificatori da palo, la metratura di cavo necessaria per collegare l’antenna
al dispositivo non deve essere necessariamente ridotta ma può svilupparsi anche per diverse decine di metri.

Altra caratteristica importante che li differenzia dai


cugini da palo è il numero di ingressi: generalmente uno solo. Pertanto, i dispositivi indoor devono
necessariamente essere associati ad un’antenna unica a meno che non si voglia ricorrere ad espedienti
(miscelazione dei segnali prima di convogliarli nell’apparecchio di amplificazione) che tuttavia possono
comportare delle criticità in termini di stabilità del segnale.
Discorso a parte per il numero di uscite: alcuni modelli possono supportare anche fino a 4/5 porte indipendenti
che offrono la possibilità di gestire il collegamento di più apparecchi televisivi senza per questo dover ricorrere ai
classici accessori per la distribuzione (partitori, derivatori) con innegabili vantaggi in termini di perdita di segnale.

In commercio esistono modelli di amplificatori indoor che supportano frequenze fino a 2300 MHz (SMATV)
utilizzabili, pertanto, anche per la gestione del segnale proveniente da un’antenna parabolica miscelato con il
segnale terrestre.

I dispositivi da interno non necessitano di essere alimentati separatamente essendo i diversi modelli presenti in
commercio generalmente predisposti per il collegamento diretto alla rete elettrica (autoalimentati).

Il collegamento dei cavi avviene mediante connettori F oppure a mezzo connettori IEC. L’amplificazione (unica o
separata) può essere settata attraverso gli appositi trimmer.

Si tratta di dispositivi in genere non potentissimi (livello di uscita massima 102/105 dB) con figure di rumore
comprese tra i 4 e i 5 dB. Il loro utilizzo è consigliabile in quei casi in cui per la ricezione del segnale è sufficiente
un’antenna unica ed il numero di prese previste non sia superiore alle 8-10.
Centralini e pre-amplificatori

Se il numero di prese da realizzare è elevato, è necessario ricorrere all’utilizzo di un


centralino a larga banda. Si tratta di dispositivi di amplificazione molto potenti che in genere vengono posizionati
nei sottotetti ad una distanza non molto elevata dal set di antenne.

Per il loro funzionamento necessitano di essere alloggiati nei pressi di una presa elettrica essendo dotati di
collegamento diretto alla rete (autoalimentazione).

La connessione dei cavi può avvenire in maniera diretta (per mezzo di morsetti) o attraverso connettori F oppure
attraverso connettori IEC; mentre la regolazione del guadagno è gestibile attraverso trimmer settabili per mezzo
di un cacciavite o di un apposito inserto in dotazione.

Questi dispositivi garantiscono la possibilità di


gestire un elevato numero di prese grazie ad un livello di uscita sostenuto (intorno ai 125/130
dB). Tuttavia, ad una potenza così elevata corrisponde in genere una figura di rumore anch’essa elevata (fino a 9
dB per alcuni modelli); caratteristica che potrebbe comportare problemi di gestione del segnale in zone
caratterizzate da criticità ambientale.

Cosa fare allora se le prese da realizzare sono tante ed il segnale in antenna è


disturbato?
Una soluzione potrebbe essere l’inserimento di un pre-amplificatore. Si tratta di una tipologia di dispositivi del
tutto simile agli amplificatori da palo per forma e per posizione di installazione. Per funzionare necessitano di
essere alimentati direttamente da un centralino posto nel sottotetto.
La caratteristica saliente dei pre-amplificatori
è una bassissima figura di rumore (per alcuni modelli in commercio appena 0,8 dB) che permette al dispositivo di
aumentare il segnale utile senza per questo accrescere il livello di disturbo oltre il livello di guardia.
Essendo la misura del rumore di tipo logaritmico, la riduzione del livello di rumore totale ottenuta inserendo un
dispositivo di pre-amplificazione tra le antenne ed il centralino, risulta essere più che significativa.

In genere i centralini in commercio supportano la funzione di alimentazione esterna in previsione dell’utilizzo di un


pre-amplificatore. In ogni caso, là dove le prese da realizzare sono poche ed il segnale in antenna è molto
disturbato, è possibile utilizzare solo il pre-amplificatore attivandone il funzionamento con un alimentatore 12/24
V.

4. IL CAVO E GLI ACCESSORI PER LA DISTRIBUZIONE


In questa sezione tratteremo le componenti dell’impianto che in genere sono maggiormente sottovalutate nelle
fasi di progettazione e successiva realizzazione. E’ bene sottolineare che l’attribuzione di un’importanza ridotta a
quello che costituisce lo “scheletro dell’impianto” può determinare un degrado del segnale che, in situazioni al
limite, si ripercuote inevitabilmente sulla stabilità dell’immagine.

Il cavo
Riportiamo di seguito un’esemplificazione grafica relativa alla struttura tipica di un cavo coassiale.

La maggior parte dei cavi reperibili in commercio è di tipo Gas Iniected, terminologia con cui si intende indicare il
tipo di tecnologia utilizzata per produrre il dielettrico espanso.
Nei cavi coassiali di vecchia generazione l’espansione del dielettrico era di tipo chimico (attraverso l’ausilio di
additivi); nei cavi gas iniected l’espansione è invece ottenuta mediante iniezione di azoto. La tecnologia gas
iniected ha permesso di migliorare le caratteristiche elettriche dei cavi coassiali e garantire, in fase di
invecchiamento, una perdita di segnale di gran lunga inferiore rispetto ai cavi ad espansione chimica.

La qualità ed il tipo dei materiali utilizzati, il diametro del conduttore interno, il numero di fili che compongono la
treccia e la presenza della lamina sono gli elementi che influenzano le due caratteristiche elettriche da tenere in
maggiore considerazione nella scelta del cavo coassiale:

o Attenuazione. Espressa in dB/100m, misura di quanto si riduce la potenza del segnale all’aumentare
della metratura del cavo. E’ una caratteristica strettamente connessa al diametro del conduttore interno:
maggiore è la sezione, minore è il grado di attenuazione introdotta. A parità di metraggio, il valore
dell’attenuazione varia al variare della frequenza di riferimento. Di seguito una tipica tabella riepilogativa
da cui si evince che le frequenze maggiormente penalizzate dall’attenuazione sono quelle più elevate.

o Efficienza di schermatura. Espressa in dB, è il parametro che misura la capacità del cavo di
proteggere il segnale dalle interferenze esterne. Questa caratteristica è legata alla struttura del
conduttore esterno: maggiore è il numero di fili che compongono la treccia, maggiore è la capacità
schermante del cavo. Altra componente che contribuisce ad aumentare la schermatura è la presenza
della lamina che in alcuni casi può essere doppia (sopra e sotto la treccia).

La scelta di cavi che garantiscano livelli di attenuazione moderati ed elevata efficienza in termini di schermatura
rappresenta un elemento fondamentale ai fini della realizzazione dell’impianto a regola d’arte. Tuttavia, al di là
delle caratteristiche intrinseche, la distribuzione del segnale televisivo ed il mantenimento dello stesso entro
parametri qualitativi accettabili dipendono anche dal modo in cui vengono materialmente eseguiti la stesura, il
fissaggio ed il collegamento del cavo. Sono assolutamente da evitare:

o azioni di tiraggio selvaggio all’interno delle tubazioni che determinino lo stress del cavo
o strozzature all’interno delle cassette di derivazione
o curve a gomito al di sotto del raggio di curvatura consentito
o passaggio all’interno di pozze d’acqua o zone particolarmente umide
o fissaggio con chiodi che esercitino pressioni eccessive
o applicazione di connettori troppo stretti non adatti alla misura del cavo
Atteggiamenti di questo tipo possono generare l’insorgere di fenomeni di eco all’interno del cavo con il
conseguente degrado della qualità dell’immagine. Inoltre, situazioni di sbalzo termico o la permanenza del cavo in
tubazioni soggette ad infiltrazione d’acqua possono accelerare il processo di invecchiamento dello stesso.

Gli accessori

Al fine di attivare le prese televisive, la divisione del segnale proveniente dall’amplificatore deve
essere effettuata mediante l’ausilio di due tipologie di dispositivi:

o Divisori
o Derivatori

I divisori sono degli accessori che


permettono di ripartire il segnale in ingresso (trasportato da un cavo portante) in due o più linee di uscita a
seconda del numero di porte disponibili sul dispositivo.

L’inserimento di un divisore introduce un’attenuazione sui segnali in uscita il cui livello è solitamente indicato nelle
schede tecniche di tali accessori. Generalmente maggiore è il numero di uscite di cui si compone il dispositivo,
più elevato è il grado di attenuazione.

I derivatori hanno in genere la stessa


struttura dei divisori. Anch’essi permettono di ripartire il segnale in ingresso in più uscite ma, a differenza dei
primi, sono forniti di una porta cosiddetta “passante” che ha lo scopo di inviare il segnale ad un altro derivatore o
partitore.

Anche i derivatori introducono un’attenuazione. Tuttavia, a differenza dei divisori, l’attenuazione non è una
caratteristica da prendere come “data” ma è un elemento variabile che contraddistingue il dispositivo ed influenza
la scelta dell’installatore. Pertanto, a parità di uscite, è possibile reperire in commercio diverse declinazioni dello
stesso dispositivo aventi però attenuazioni diverse (esempio: 9 dB, 16 dB, 23 dB, ecc…) in base alle esigenze di
installazione.
L’attenuazione sull’uscita passante è, al contrario, volutamente più bassa (perdita di passaggio).

In quali casi è opportuno utilizzare un divisore o un derivatore?


Negli impianti domestici individuali dove il numero di prese è limitato ed il loro posizionamento è ravvicinato è
generalmente sufficiente utilizzare un divisore.

In quei casi in cui i gruppi di prese siano fisicamente distanti (come nel caso di ville composte da piani diversi) ed
il numero complessivo di punti TV sia elevato, è opportuno utilizzare una combinazione di derivatori o di derivatori
e partitori.