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DIRITTO PRIVATO

Ordinamento giuridico: insieme di regole poste in essere da determinati tipi di organizzazione; organi:
Parlamento e Governo (attraverso decreti legge e decreti legislativi).
Esso cambia in base all'organizzazione: ad esempio l’ordinamento giuridico statale è per lo Stato,
l’ordinamento sportivo è per lo sport..

 Diritto privato: riguarda tutte quelle regole che prevedono e regolano tutte le questioni dei privati,
ad esempio ciò che riguarda: le famiglie, i contratti e le obbligazioni che ne derivano, le
successioni.
Il diritto privato regola tutto ciò non solo per risolvere i problemi, ma anche per prevenirli (per cui
regola lo status quo tra i consociati).
 Diritto pubblico: riguarda tutte quelle regole che regolano i rapporti tra le istituzioni e gli organi
pubblici.
Qualora anche gli enti pubblici concludano un qualsiasi tipo di contratto essi sono soggetti alle
norme del diritto privato e non pubblico. Per cui indipendentemente dalla natura del soggetto che
conclude un contratto viene applicato il diritto privato.

La norma morale non ha la così detta vincolatività/coercizione, essa deriva dal proprio sentimento
interiore.
Nella NORMA GIURIDICA c'è la coercizione ovvero l'effettività della norma (ad esempio se provochi un
incidente paghi un risarcimento). Ha un forte eteronoma, ovvero deriva da altre fonti.
Si ha norma giuridica quando la norma presenta le caratteristiche seguenti:
 astrattezza: deve riguardare delle situazioni future, ovvero non deve regolare solo l'esistente ma
anche ipotesi future;
 generalità: si deve rivolgere ad una generalità di soggetti e non ad un soggetto definito. Generalità
però non è sinonimo di tutti i soggetti, infatti la norma può riferirsi ad una qualità di soggetti (ad
esempio il Codice del Consumo si riferisce ai consumatori);
 vincolatività: coercizione garantita dall'apparato Stato (ciò ha un effetto deterrente, ad esempio
un incidente).
La norma, o regola, oltre ad avere le tre caratteristiche deve essere finalizzata all'Articolo 3 della
Costituzione, cioè al principio di uguaglianza. È una norma cardine del nostro ordinamento, sostiene e
regola l'uguaglianza formale (uguaglianza davanti alla legge) e l'uguaglianza sostanziale (lo Stato deve
porre in essere tutti gli strumenti possibili per eliminare le disuguaglianze tra i soggetti).

L'ordinamento giuridico è l'insieme di norme giuridiche che regolano i rapporti tra i privati grazie a
norme che devono essere astratte, generali e in secondo luogo vincolanti. Le norme giuridiche
regolano delle fattispecie ovvero un determinato caso; le fattispecie possono essere semplici
(incidente) o complesse (matrimonio).

Affinché una norma giuridica sia tale deve essere “prodotta” da determinati tipi di fonti (che sono
regolate dal Codice Civile):
1. carta costituzionale: regola i diritti inviolabili dell'uomo e prevede l'operatività degli organi;
2. leggi;
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3. regolamenti;
4. usi e consuetudini.
Queste fonti si caratterizzano dalla qualità dell'organo da cui esse provengono e dal fatto che ci sia un
vero e proprio ordine gerarchico:

Le fonti interne sono: Carta costituzionale, regolamenti, usi e consuetudini.


Le fonti esterne sono: i regolamenti e le direttive dell'Ue. Queste ultime hanno acquisito importanza
con il trattato di Maastricht.

LEGGE: è un provvedimento emanato esclusivamente dal Parlamento. In Italia quest'ultimo è


composto da due camere che si equivalgono, cioè con gli stessi identici poteri (bicameralismo
perfetto). Con il sistema navetta la legge passa da una camera all'altra ed essa è approvata quando
entrambe le camere approvano lo stesso identico testo scritto.

REGOLAMENTI UE: sono provvedimenti che hanno applicazione diretta nel nostro ordinamento.

DIRETTIVE UE: questi provvedimenti non sono direttamente vincolanti, ma devono essere recepite
dall'ordinamento mediante un decreto legislativo (fatto dal Governo su delega del Parlamento). Per
convertire le direttive UE in decreto legge viene dato un termine (in genere due anni) entro il quale gli
stati devono adempiere alla direttiva. Qualora la direttiva prevede norme univoche e non si adempia
in tempo la direttiva diventa applicabile all'ordinamento.

DECRETI LEGISLATIVI: sono provvedimenti emanati dal governo; hanno lo stesso valore di una legge e
viene emanato in virtù di una legge delega del Parlamento, cioè il Parlamento promulga luna legge
che prevede una serie di norme che il Governo deve rispettare. Il Governo può legiferare rispettando i
criteri della legge delega del Parlamento.

DECRETI LEGGE: se vi sono situazioni di emergenza il Governo può intervenire con un decreto legge.
Esso può essere convertito in legge entro 60 giorni, se non è convertito allora gli effetti prodotti
perdono efficacia. Se è convertito in legge sarà poi pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale 15 giorni prima
dell'entrata in vigore.
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LEGGI REGIONALI: sono emanate solo per alcune circoscritte materie stabilite dalla Costituzione. Ci
sono delle regioni definite a statuto speciale che hanno un’autonomia legislativa più accentuata.

REGOLAMENTI: vengono emanati dai ministeri e riguardano situazioni pratiche. Se risulta in contrasto
con un decreto legislativo o una legge prevalgono questi ultimi per i criteri di ordine gerarchico.

USI E CONSUETUDINI: nascono dalle tradizioni, regolano fattispecie non regolate da regolamenti o
leggi.

La norma giuridica si modifica:


 nel tempo: ovvero affinché una norma giuridica diventi effettiva deve essere approvata da
entrambe le camere del Parlamento, deve essere pubblicata su Gazzetta Ufficiale dello Stato 15
giorni prima della sua entrata in vigore;
 nello spazio: diritto internazionale privato, in caso di “problemi” vengono applicate le norme del
paese di origine del soggetto. Ad esempio se un inglese acquista casa in Italia, in caso di
controversie vengono applicate le leggi inglesi. Invece per l'illecito civile si applica la legge del
luogo in cui è avvenuto l'illecito. Ad esempio con la poligamia in Italia verrà riconosciuta come
moglie la prima.

Esistono due tipi di abrogazione:


 espressa: la legge o il provvedimento successivo in termini di tempo abroga la legge precedente in
modo espresso;
 tacita: la legge o il provvedimento successivo in termine di tempo è diversa da quella precedente.
Dal 2001 in poi è stato modificato l'Art. 5 della Costituzione che ha comportato l'affidamento di
alcune materie alla gestione regionale (ad esempio la sanità, il turismo..) e non più tutto allo Stato.

Cosa vuol dire applicare una legge?


Sono i giudici ad applicare le norme attraverso la loro interpretazione, ovvero i giudici danno un
significato alle norme (che per definizione sono generiche e astratte) e decidono quali norme
applicare e quali non applicare. Esistono due tipi di interpretazione:
-letterale: trarre il significato letterale dal testo della norma;
-teleologica: ovvero bisogna capire la ratio, il fine che ha voluto perseguire il legislatore con quella
norma (per fare ciò si guardano i lavori o i disegni preparatori che hanno portato all'emanazione di
quel provvedimento).
Ad esempio esistono due tipi di interpretazione per l'Art. 3 della Costituzione: “tutti i cittadini hanno
pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua...”:
infatti possiamo intendere cittadini come coloro che hanno la cittadinanza, oppure cittadini intesi
come chiunque (tutti i soggetti).
L'interprete per eccellenza è il giudice, ci sono tre livelli di giudizio:
1. tribunale
2. corte d'appello
3. cassazione
Per le prime due si ha il giudice di merito: decidono sul merito di una questione.

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Per la cassazione si ha il giudice di legittimità: può decidere se i giudici di merito hanno correttamente
interpretato ed applicato la legge circa il merito. Se non avviene ciò la cassazione cassa la sentenza e il
caso viene rinviato ad un'altra sezione di appello.
Ma cosa succede se due giudici decidono diversamente su uno stesso caso? Se c'è contrasto
all'interno della Cassazione stessa mediante un'ordinanza di remissione alle sezioni unite della
cassazione affinché decidano su quell'orientamento contrastante. Le decisioni sono vincolanti per i
giudici che dovranno decidere dopo.
In Italia, così come nei paesi che hanno come modello di ordinamento il Civil Law, non c'è il vincolo dei
precedenti, quindi due giudici possono decidere in maniera diversa su uno stesso caso.
Invece, negli Usa, cosi come nei paesi che hanno come modello di ordinamento il Common Law, c'è il
vincolo dei precedenti.

Dottrina giuridica: insieme del sapere e della speculazione teorica proveniente dagli studiosi di diritto
(giuristi). Le loro interpretazioni hanno funzione di stimolo ed aiuto per i giudici e avvocati attraverso
esse possono riflettere sul loro significato e/o trovarne una chiave di lettura. (dottrina =
insegnamento).
Giurisprudenza: insieme delle sentenze adottate dai giuristi per risolvere le controversie tra i
consociati (iurisprudentia = scienza del diritto).
Esempio di confronto tra la dottrina e la giurisprudenza è stato l'introduzione del danno psicofisico
negli incidenti (proposta dalla dottrina).

Analogia: è un sistema o procedimento di carattere interpretativo che può essere utilizzato quando
non esiste una norma per una fattispecie, allora si cerca una legge simile che possa calzare per la
fattispecie (analogia legis).
Quando non esiste una legge simile a cui appoggiarsi, l'interprete cerca di colmare l'assenza
normativa utilizzando i principi generali del sistema giuridico (analogia iuris).
Ad esempio per quanto riguarda i contratti i principi fondamentali sono il “favor creditoris”, il
contratto deve avere forza di legge e il contratto deve essere eseguito secondo buona fede.
Bisogna favorire l'allocazione efficiente delle risorse, per favorire lo sviluppo economico.

DIRITTO SOGGETTIVO: è la pretesa di un soggetto a che altri assumano un comportamento prescritto


dalla norma.
Diritto oggettivo: è l'insieme delle norme astratte e generali, quindi è diverso dal diritto soggettivo che
si riferisce al soggetto.
Ad esempio il diritto di proprietà (Art. 832 del cc.): il proprietario è soggetto attivo, alla situazione di
soggetto attivo corrisponde una corrispondente situazione di dovere a che tutti si astengano dal
ledere il suo esercizio di proprietà. In altri termini io proprietario ho la pretesa a che tutti si astengano
dal comportamento di non far si che io possa godere di quel bene e questo comportamento è
prescritto dalla legge. Vi è quindi:
A->B dove A è la situazione soggettiva attiva e B è la situazione soggettiva passiva.
Si ha quindi un diritto soggettivo quando un titolare di diritto soggettivo corrisponde nella parte
passiva un dovere o obbligo. Quindi A ha un diritto soggettivo a cui corrisponde un dovere o obbligo di
B. A ha la pretesa che B si comporti in un determinato modo e questa pretesa è regolata dalla legge. Il
rapporto tra A e B, regolato dal diritto oggettivo, viene detto rapporto giuridico.

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Classificazione dei diritti soggettivi:
 diritti soggettivi assoluti/relativi (a seconda della situazione soggettiva passiva);
 diritti soggettivi patrimoniali/non patrimoniali;
 diritti soggettivi disponibili/indisponibili;
 diritti soggettivi pubblici/privati;
 diritti soggettivi reali/di obbligazione.

I diritti soggettivi assoluti si hanno quando la situazione passiva è indeterminata (ad esempio il
proprietario può esercitare nei confronti di tutti il suo diritto di proprietà e nessuno può ledere il suo
diritto).
I diritti soggettivi relativi si hanno quando la situazione passiva è determinata o determinabile (ad
esempio il debitore che mi deve una somma di denaro, prestazione determinata; oppure se io perdo
un orologio e dico che mi me lo restituirà avrà una somma di denaro come ricompensa, prestazione
determinabile)

I diritti soggettivi assoluti patrimoniali sono quelli suscettibili di valutazione economica (diritto di
proprietà, diritti reali su cose altrui, usufrutto, di godimento).
I diritti soggettivi assoluti non patrimoniali sono quelli non suscettibili di valutazione economica e che
non si perdono con il non uso, sono imprescrittibili (diritti della persona, diritto alla riservatezza e
all'identità personale).

I diritti soggettivi relativi patrimoniali sono quelli in cui c'è la prestazione lavorativa, obbligazioni. Ad
esempio quando si va al bar si conclude un contratto nel quale il barista ha l'obbligazione di fare il
caffè e il cliente ha l'obbligazione di pagare il prezzo. Prestazioni suscettibili di valutazione economica.
I diritti soggettivi relativi non patrimoniali non sono suscettibili di valutazione economica, sono i diritti
di famiglia (di parla di obblighi e non di obbligazioni perché certe prestazioni non sono suscettibili di
valutazione economica. Per cui i diritti connessi alla famiglia sono diritti soggettivi relativi non
patrimoniali.

Quando il titolare della situazione soggettiva attiva può pretendere nei confronti di un altro soggetto
una prestazione e quindi l'altro soggetto ha un dovere nei confronti del titolare del diritto soggettivo
(ad un diritto soggettivo corrisponde un dovere).
Altro tipo di situazione soggettiva attiva che viene descritta dall'ordinamento è il diritto potestativo: è
quel diritto che ha un titolare ed è un diritto di tipo relativo, quindi il soggetto passivo è determinato o
determinabile, però a cui corrisponde non un dovere, ma uno stato di soggezione (ad esempio il
datore di lavoro che licenzia il lavoratore dipendente per giusta causa esercita il diritto potestativo e il
lavoratore non può fare altro che subire).
Altro tipo di situazione attiva dal punto di vista del soggetto attivo sono gli interessi che si distinguono
in:
interessi legittimi: si hanno quando l'interesse del singolo coincide con l'interesse della pubblica
amministrazione, quindi con l'interesse generale. Ad esempio nel caso di un concorso pubblico in cui
viene scelto un soggetto raccomandato e non colui che meritava, in questo caso il titolare escluso dal
concorso è titolare di un interesse legittimo perché l'interesse individuale coincide con quello

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generale per una questione di meritocrazia, qualora vi sia la lesione di questo interesse il soggetto
leso può chiedere il risarcimento danni;
interessi diffusi: sono quegli interessi che fanno a capo ad una collettività indefinita di soggetti. Ad
esempio ciascuno di noi è titolare dell'interesse diffuso della salubrità dell'ambiente, per cui colui che
lede questi interessi diffusi deve cessare di lederli;
interessi collettivi: sono quegli interessi che sono propri da una collettività di soggetti. Ad esempio i
commercialisti che sono iscritti all'ordine dei commercialisti hanno l'interesse collettivo perché fanno
parte dell'ordine dei commercialisti. Per cui ciascun commercialista è titolare del diritto collettivo.
A seconda della situazione vengono qualificate e situazioni soggettive attive:
diritto soggettivo, corrisponde un dovere;
diritto potestativo, corrisponde una soggezione.
Questi diritti possono ovviamente circolare, ovvero passare da un soggetto ad un altro.
Questi diritti si possono acquisire in due modi:
a titolo derivativo: significa che un soggetto, detto dante causa, trasferisce la sua situazione attiva,
vuol dire il suo diritto, ad un altro soggetto, detto avente causa. Ad esempio con la vendita attraverso
essa trasferisco il mio diritto di proprietà ad un altro soggetto. Il contratto è per eccellenza un
trasferimento a titolo derivativo acquistato a titolo derivativo dei diritti soggettivi;
a titolo originario: ad esempio con la pesca il pescatore mediante l'occupazione fa proprio il pesce ed
acquista la proprietà del pesce a titolo originario. Il suo diritto di proprietà non viene da nessuno.

ABUSO DEL DIRITTO: ciascun titolare di un diritto soggettivo può esercitare le prerogative che gli
vengono riconosciute dall'ordinamento (il proprietario può distruggere il proprio bene, il creditore
può rinunciare al proprio credito..). Vi sono casi particolari in cui nonostante il titolare del diritto
eserciti correttamente il proprio diritto, se lo esercita in modo da ledere un altro diritto, quel diritto
non può essere esercitato.
Ad esempio: ponendo il caso di una società che si vuole ricapitalizzare. La ricapitalizzazione viene
decisa da un assemblea e in questo caso abbiamo: i soci di maggioranza che decidono per la
ricapitalizzazione e i socio di minoranza che magari in quel momento si trova in una situazione
economica disastrosa (crisi di liquidità). La ricapitalizzazione potrebbe essere considerata un abuso
del diritto se si dimostra che è stato deciso proprio in quel momento per estromettere il socio di
minoranza. Per cui l'esercizio legittimo di diritto riconosciuto ai soci di maggioranza potrebbe risultare
un abuso e quindi essere valificato perché considerato abuso del diritto. Per cui l'esercizio del diritto
soggettivo può essere valido, ma può essere valificato se si cade nell'abuso del diritto.

FATTI GIURIDICI: evento naturale, ogni accadimento naturale al verificarsi del quale l'ordinamento
giuridico ricollega un qualsiasi effetto giuridico costituzionale modificato o estinto di rapporti giuridici.
Il fatto giuridico è un accadimento naturale all'infuori del concorso dell'uomo. Ad esempio l'alluvione
è un modo di acquisto della proprietà quando una parte del terreno per l'alluvione si sposta da un
appezzamento e finisce in un altro (diminuisce l'appezzamento di uno a vantaggio dell'altro), oppure
un fulmine che distrugge una casa. Questi esempi hanno una conseguenza giuridica che non deriva
dall'attività dell'uomo.
Esistono atti consapevoli e volontari dell'uomo che producono effetti giuridici indipendenti dal fatto
che il soggetto li abbia voluti. Ad esempio un incidente automobilistico è un atto umano che ha delle
conseguenze giuridiche non volute da colui il quale l'ha compiuto. Questi atti sono chiamati atti

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materiali, si hanno quando c'è l'azione umana, ma le conseguenze giuridiche non sono volute dal
soggetto.

ATTI GIURIDICI: sono quegli atti in cui c'è la duplicità della volontà, ovvero c'è la volontà del fatto e la
volontà degli effetti giuridici. Ci son atti consapevoli e atti volontari dell'uomo che producono effetti
giuridici solo se il soggetto li ha voluti. Ad esempio nella vendita io con il contratto di compravendita
concludo un atto giuridico, ciò significa che io voglio trasferire la proprietà del bene e l'ordinamento
mi riconosce l'effetto che ho voluto (cessione del diritto di proprietà).

NEGOZIO GIURIDICO: atto giuridico che concludo e che l'ordinamento riconosce gli effetti che volevo
produrre. Sono negozi giuridici: il matrimonio, il testamento (mediante ciò dispongo del mio
patrimonio dopo la mia morte e con il testamento l'ordinamento mi riconosce gli effetti che io ho
voluto come effetti giuridici), il contratto (di compravendita in cui c'è il trasferimento della proprietà,
di comodato in cui c'è il godimento gratuito di quel bene senza dover pagare nessun canone di
locazione..)

Soggetto inteso come persona fisica → persona: soggetto titolare di diritti e doveri. Un soggetto
diventa persona con l'acquisto della CAPACITÀ GIURIDICA, che si acquista automaticamente alla
nascita (anche i bambini nati morti hanno la capacità giuridica se hanno ossigeno nei polmoni per
almeno un secondo). La capacità giuridica termina con la morte che deve essere morte celebrale e
non morte fisica.
Il concepito acquista i diritti con la nascita ma può anche essere titolare di diritti, ad esempio quando
viene nominato erede il figlio di una persona anche se in realtà questo figlio non è ancora stato
concepito.
Il nascituro acquista la capacità giuridica quando nasce però la dottrina e la legislazione hanno
elaborato una serie di previsioni che tutelano il nascituro. Quest'ultimo è stato tutelato a partire dagli
anni '80. Non ha la capacità di giuridica perché non è nato però ha la soggettività giuridica (è soggetto
di diritto), significa che ha un'aspettativa di diritto che solo con la nascita acquisterà. La conseguenza
di questo è che ad esempio se un padre o una madre muore in un incidente automobilistico o per
malasanità, in questo caso il nascituro se acquista la capacità giuridica avrà diritto ad un risarcimento
perché viene lesa la sua aspettativa perché lui è un soggetto giuridico. Altro esempio si ha quando il
nascituro nasce down per errata diagnosi del medico, visto che il nascituro deve essere considerato
un soggetto giuridico sia la madre che il figlio nato down avranno diritto al risarcimento danni perché
ha diritto a nascere sano e perché viene leso il suo diritto alla salute (regolato dall'Art. 32 della
Costituzione). La ratio è che il nascituro è un soggetto di diritto e acquista questo diritto al
risarcimento danni, che è un diritto soggettivo, nel momento in cui acquista la capacità giuridica.
La tutela del nascituro non si trova sul Codice Civile, è stato assodato il così detto formante
giurisprudenziale per negarlo. Giurisprudenza normativa: in teoria la giurisprudenza non dovrebbe
fare leggi.
Il soggetto inizia ad esistere quando acquista la capacità giuridica alla nascita e con l'iscrizione
all'anagrafe. L'idea è molto limitata e si dovrebbe pensare ad una riforma del Codice Civile.
L'iscrizione all'anagrafe ha un valore probatorio e l'ufficiale di stato civile ha una responsabilità di tipo
civile e penale se dichiara il falso.

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È possibile partire dalla legge 164 del 1982, fare una sentenza del tribunale per una rettifica del sesso
mediante un provvedimento del tribunale che non ha effetto retroattivo. La ratio dell'iscrizione ai
pubblici registri è quella di redimere qualsiasi tipo di contratto.
La funzione del diritto è quella di prevenire i contrasti e di risolverli. Il legislatore non solo ha previsto
la necessità di tutte le iscrizioni che riguardano le vicende della persona (nascita, matrimonio,
divorzio).

Cosa succede quando il soggetto scompare fisicamente?


Si crea una situazione di incertezza (vacatio) e quindi si crea incertezza circa la gestione del patrimonio
del soggetto. Per cui il diritto ha previsto tutta una serie di gradazioni quando il soggetto non da più
notizie di se:

1° livello → Scomparsa: si ha quando il soggetto non da più notizie di sé dall'ultimo domicilio (luogo
degli interessi del soggetto, ad esempio lo studio di un commercialista) o dall'ultima residenza (luogo
di dimora abituale del soggetto). In genere domicilio e residenza coincidono, ma ci sono dei casi in cui
sono differenti.
Vi sono casi per contratti ad oc in cui le parti possono nominare un domicilio speciale. Ad esempio:
l'avvocato o il commercialista che hanno lo studio a Milano potrebbero nominare Bergamo per degli
affari particolari, ma ciò deve essere dichiarato e indicato specificamente nel contratto: se non è
specificato automaticamente si considera il centro degli affari e quindi Milano.
Per cui quando un soggetto non da più notizie di se nel suo ultimo luogo di residenza o nel suo ultimo
luogo di domicilio si vengono a creare delle incertezze. Allora succede che si può dichiarare la
scomparsa del soggetto e ciò viene dichiarato dal tribunale dell'ultima residenza o domicilio del
soggetto e quindi il soggetto viene dichiarato scomparso. Il tribunale nomina poi un procuratore del
patrimonio e quindi gli eventuali eredi non hanno alcun diritto sul patrimonio, cioè non possono
disporre in alcun modo del patrimonio.

2° livello → Assenza: passati 2 anni dalla scomparsa gli interessati possono far richiedere la così detta
assenza; così facendo gli eredi verranno ad avere il possesso temporaneo dei beni del soggetto
scomparso. Ciò significa che se l'assente ha dei beni in locazione gli eredi potranno pretendere il
pagamento del canone di locazione. Con il possesso temporaneo il possessore del bene si può
comportare in tutto e per tutto come se fosse il proprietario, ma senza esserlo realmente. Se l'assente
dopo la dichiarazione di assenza torna ha diritto alla restituzione dei beni ma non delle rendite
percepite (ad esempio: il canone di locazione, cioè i frutti derivanti dalla gestione del bene).

3° livello → Morte presunta: è possibile decorsi 10 anni, e anche senza la richiesta di assenza, è
possibile richiedere la così detta morte presunta al tribunale (presunta perché non c'è il corpo). Con la
morte presunta ci sono gli stessi effetti civili della morte, vale a dire che le persone che hanno avuto il
possesso temporaneo dei beni avranno la piena disponibilità e quindi possono comportarsi da
proprietari. Ad esempio: possono vendere i beni; lo stesso coniuge, che viene considerato vedovo,
può contrarre matrimonio.
Se, però, il presunto morto torna non solo ha il diritto che gli vengano restituiti i beni, ma il secondo
matrimonio del coniuge viene considerato nullo. Per quanto riguarda i beni gli eredi, avendo la facoltà
di disporre dei beni possono anche averli venduti, per cui essi devono restituire ciò che è rimasto dei

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beni, può anche non essere rimasto nulla del patrimonio. Per quanto riguarda il secondo matrimonio
perde di valore ed eventuali figli nati da quest'ultimo matrimonio sono considerati a tutti gli effetti
legittimi.

La ratio fondamentale della scomparsa, dell'assenza e della morte presunta è che alla fine bisogna
porre fine a qualsiasi incertezza riguardante il patrimonio del soggetto.

Se io compro un bene da un soggetto che in realtà non potrebbe venderlo, io devo pretendere che sia
richiesta la morte presunta, perché se questa richiesta è stata fatta significa che è il soggetto dante
causa e quindi me lo può vendere.
Il soggetto oltre ad essere soggetto di diritti e di doveri, può intraprendere degli atti giuridici dal
momento in cui acquista la capacità di agire con la maggiore età. Per cui a partire da quel momento
può concludere contratti o compiere delle dichiarazioni di volontà che sono validi, ovvero che ne
vengono riconosciuti gli effetti voluti. Per cui, in base a quanto detto, qualsiasi tipo di contratto
concluso da un minorenne dovrebbe considerarsi nullo, tuttavia si reputa che il minore rappresenti il
genitore per azioni di piccolo valore. La capacità di agire ce l'hanno quasi tutti perché ci sono degli
istituti mediante il quale si può privare della capacità di agire ai maggiorenni:

AMMINISTRATORE DI SOSTEGNO: è l'istituto per eccellenza introdotto con la legge 6 del 2004.
Attraverso questo istituto è stato raggiunto un vero e proprio progresso giuridico. Questo istituto
avrebbe dovuto eliminare gli altri due istituti sottostanti (interdizione e inabilitazione) perché è
talmente elastico che non ha senso l'esistente dei due precedenti.
L'amministratore di sostegno è regolato dall'Art. 404 del c.c. → “La persona che, per effetto di
un'infermità ovvero di una menomazione fisica o psichica, si trova nella impossibilità, anche parziale o
temporanea, di provvedere ai propri interessi, può essere assistita da un amministratore di sostegno,
nominato dal giudice tutelare del luogo in cui questa ha la residenza o il domicilio.”
Il giudice mediante i decreto nomina un amministratore di sostegno, che in genere è sempre un
familiare e non un terzo soggetto esterno, che deve curare gli interessi patrimoniali del soggetto.
Questo decreto valuta quali tipi di operazioni può ancora svolgere il soggetto e quali non può
compiere e che devono essere fatte esclusivamente dall'amministratore.
Mediante i decreti successivi il giudice a seconda dell'andamento del soggetto può decidere di
registrare e allargare le competenze dell'amministratore. Quest'ultimo ogni sei mesi deve fare una
relazione circa la situazione dell'amministrato. Il giudice tutelare continua a seguire l'andamento
dell'amministrato e a seconda di esso si modificano le competenze dell'amministratore.
L'amministratore ha una funzione di cura del patrimonio e quindi le sue sono competenze di tipo
patrimoniale. Quindi se il soggetto non può concludere alcun contratto, i contratti di ordinaria
amministrazione li conclude l'amministratore. Allo stesso modo gli atti di straordinaria
amministrazione li conclude l'amministratore di sostegno. Per quanto riguarda la cura della persona
(atti personalissimi) l'amministratore non può operare. Quest'ultimo è un istituto di tipo elastico, cioè
che si può contrarre ed espandere (fino ad arrivare anche agli effetti dell'interdizione).

INTERDIZIONE: caso in cui l'amministrato non può possedere nulla del proprio patrimonio, quindi non
può compiere alcun tipo di atto (né di ordinaria né di straordinaria amministrazione).
L'interdizione giudiziale è differente dall'interdizione legale (o automatica).

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Interdizione giudiziale: si ha quando un maggiorenne è in uno stato di infermità mentale perenne
(non viene usata frequentemente). Può essere richiesta da un parente e viene nominata dal tribunale.
Effetti → privazione totale della capacità di agire ovvero il soggetto non può porre in essere e
concludere nessun tipo di contratto giuridico valido sia che sia di ordinaria (richiesta di un canone di
locazione) si che sia di straordinaria (vendita di un bene, iscrizione di un'ipoteca sull'immobile)
amministrazione. Nel caso di interdizione, infatti, questi atti li può compiere solo il tutore che agisce al
posto dell'interdetto.
L'interdetto giudiziale non può fare testamento, non può contrarre matrimonio e non può riconoscere
un figlio naturale.
Con la legge 6 del 2004 sono state introdotte alcune deroghe: il giudice a volte può ammettere la
possibilità che l'interdetto concluda atti giuridici di ordinaria amministrazione con l'assistenza di un
parente. Con l'interdizione il soggetto perde la capacità di agire, ma tutti gli atti personalissimi (ad
esempio riconoscere un figlio naturale) non può farli il tutore;
Interdizione legale (o automatica): è fissata per legge ed è considerata una pena accessoria. Ad
esempio quando un soggetto viene condannato ad un periodo di reclusione superiore ai 5 anni o gli
viene condannato l'ergastolo, scatta automaticamente l'interdizione legale. L'interdetto legale non
può concludere un contratto.
L'interdetto legale può fare testamento, contrarre matrimonio e riconoscere un figlio naturale
nonostante non abbia la capacità di agire.

INABILITAZIONE: è simile all'amministratore di sostegno; venivano inabilitati gli etilisti, i tossico


dipendenti, i dipendenti di ludopatia (dipendenti al gioco)... In questi casi viene nominato un curatore
che ha competenze diverse dal tutore.
Con la riforma ?, i genitori non hanno più la patria podestà, ma hanno la responsabilità genitoriale:
dovere di mantenimento nei confronti dei figli anche maggiorenni fino a che i figli non trovino un
lavoro che assecondi le sue aspirazioni.

Il diritto tutela la persona nello spazio, nel tempo (es. scomparsa), e nella personalità.

I DIRITTI DELLA PERSONALITÀ sono diritti soggettivi, assoluti, non patrimoniali, indisponibili (perché
non si può vendere ad esempio il proprio diritto alla salute) e imprescrittibili (non si perdono con il
non uso). Ciascuna persona, in quanto tale, nel momento in cui acquista la capacità giuridica, ed è
persona per il diritto, automaticamente acquista i diritti di personalità. Questi diritti non sono creati
dall'ordinamento, ma sono riconosciuti da quest'ultimo. La norma di riferimento è l'Art. 2 della
Costituzione → “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia
nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri
inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.”
Cioè ci sono dei diritti della persona che non sono regolati dal nostro ordinamento, ma anche dei
diritti che sono venuti dalla dimensione della nostra società (ad esempio mediante formato
giurisprudenziale) e sono stati riconosciuti dall'ordinamento. Esempio: diritto all'identità personale,
alla riservatezza che a partire dal 1996 sono stati regolati legislalmente, invece prima erano regolati
solo giurisprudenzialmente.

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Nuovi diritti alla persona sono creati dal formato giurisprudenziale e in alcuni casi, sono ripresi dalla
legge:

Art. 5 del Codice Civile → Atti di disposizione del proprio corpo: sono vietati quando cagionano una
diminuzione permanente dell'integrità del corpo e quando sono contrari alla legge e al buon costume.
Ciascuno ha il diritto inviolabile di poter disporre del proprio corpo con il solo limite che non
determinino un'invalidità permanente del corpo stesso. Gli atti di diritto sul proprio corpo può
esercitarli solo la persona e non può esserci una delega a meno che non vi siano delle norme di
sicurezza sociale o nazionale (ad esempio per le vaccinazioni obbligatorie se il soggetto è incosciente e
va al pronto soccorso non c'è bisogno del consenso sulla disposizione del corpo perché questi sono
casi di necessità.
Le donazioni di organi sono lecite: vi possono essere atti di disposizione del proprio corpo purché non
determinino un'invalidità permanente del corpo, non siano contrarie al buon costume e alle norme di
sicurezza nazionale.
La vendita dell'organo è nulla: non è solamente una questione morale, ma anche una ragione di
sicurezza nazionale e quindi contrarie all'ordine pubblico e al buon costume (sono norme imperative).

Altro tipo di diritto regolato dal Codice Civile è il diritto al nome, viene tutelato sia il nome che lo
pseudonimo. In qualsiasi momento il soggetto può agire nei confronti di coloro i quali utilizzano il
nome e lo pseudonimo, quando è un carattere distintivo della persona, di questo soggetto.

Altro tipo di diritto regolato dal Codice Civile è il diritto all'immagine, nessuno può disporre
dell'immagine di un'altra persona senza il consenso di quest'ultima a meno che la persona non sia un
personaggio famoso e a meno che l'immagine sia stata colta in un avvenimento politico. Se vengono
fatte foto di minori bisogna schermarli per evitare eventuali abusi di queste immagini.
Un altro diritto regolato dal Codice Civile è il diritto all'onore, diritto alla considerazione sociale.
Questo tipo di diritto ha sia una tutela di tipo civile che penale:
civile: è una tutela più generica; quando c'è una lesione al diritto d'onore vi è sempre un risarcimento
danni perché è un danno ingiusto e inoltre il soggetto che ha subito il danno ha diritto alla
pubblicazione della sentenza tramite mezzi di informazione;
penale: es. ingiuria e diffamazione, per cui reati veri e propri.
Diritto all'identità personale: ogni individuo ha il diritto di vedersi descritto così come è senza
inesattezze che ne stravolgano la personalità agli occhi degli altri. Non si può essere resi al pubblico
con un'immagine che non si ha.
A chi viene stravolto il diritto all'identità personale spetta un risarcimento danni. Tuttavia c'è un limite
alla tutela di questo diritto perché se viene divulgata la notizia vera con una finalità sociale
(continenza sociale) allora anche se vi è una lesione all'identità del diritto del soggetto prevale il diritto
di cronaca. Viene quindi a crearsi una situazione di trade off: contrapposizione di interessi meritevoli
di tutela, da una parte c'è l'interesse dell'individuo e dall'altra c'è l'interesse alla divulgazione della
notizia.

Diritto di cronaca: diritto costituzionalmente garantito (Art.21). Per cui si ha una limitazione quando:
la notizia è vera, continenza sociale (il linguaggio utilizzato deve essere un linguaggio continente),
deve avere una rilevanza sociale.

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L'abuso del diritto di cronaca è una lesione al diritto di identità personale.

Diritto alla riservatezza: diritto ala propria solitudine, ha avuto origine negli Usa a Boston alla fine del
1800.
Il diritto alla privacy è il diritto alla non divulgazione di tutto ciò che riguarda la sfera personale e gli
interessi.
In Italia solo a partire dal 1996, con il recepimento della direttiva europea, è stato introdotto nel
nostro ordinamento il diritto alla privacy, che poi questi provvedimenti sono confluiti nel codice della
privacy del 2003.
Per tutelare la privacy distinguiamo due tipi di dati che hanno diversa natura:
ordinaria: sono tutti i dati personali utilizzati sopratutto a livello personale (es. per i contratti). Questi
dati sono utilizzati dai gestori, dopo aver ottenuto il consenso del soggetto interessato, per fini
commerciali;
sensibili:sono quei dati che riguardano la salute della persona, gestiti dalla sanità/ospedali, anche i
gusti sessuali del soggetto sono considerati dati sensibili, anche l'appartenenza politica. Sono dati
importanti, ma non anagrafici, che riguardano la personalità del soggetto.
A favore del diritto alla privacy è stato introdotto nel 1996, e ripreso poi nel 2003, la figura del garante
della privacy: è un authority che gestisce il trattamento dei dati personali, “coloro i quali gestiscono
dei dati sensibili per gestirli non è sufficiente avere il consenso dell'interessato ma è necessario
ottenere un'autorizzazione da parte dei garanti e soprattutto vi è un controllo costante dell'authority
sulla gestione di questi dati e qualora vi sia un abuso l'interessato può richiedere la cancellazione e
sopratutto vi è una responsabilità di tipo oggettivo del gestore dei dati sensibili.”
Il gestore è responsabile della fuga di notizie e il danneggiato può richiedere il risarcimento danni.
Entro il 2014, doveva essere approvato un regolamento europeo sulla privacy che, quando verrà
applicato, introdurrà un garante europeo sulla privacy. Gli operatori extraeuropei dovranno
soggiacere al regolamento europeo perché il problema attuale riguarda la gestione dei dati sensibili
europei che vengono gestiti da gestori extraeuropei. Esempio: la gestione dei dati che ha Google →
negli Usa c'è un problema legato alla gestione dei big data, non sono solo i motori di ricerca ma
vengono utilizzati degli ameni cali di ricerca per vedere l'andamento degli eventi.

Diritto all'oblio: diritto di essere dimenticati, è sempre un diritto alla persona. Se quella notizia non è
più funzionale o non ha più un valore sociale, quella notizia può essere esclusa se lede il diritto
all'onore e alla reputazione del soggetto; quindi ciascuno di noi ha il diritto all'oblio.

Altra fonte dei diritti personali è la Carta fondamentale dei diritti della personalità dell'Unione
Europea che è entrata in vigore nel 2009 (Carta di Nizza). Questa carta fondamentale, anche se non ha
il valore della Carta Costituzionale, rimane comunque vincolante:
Art. 8: è regolata la protezione dei dati personali;
Art. 7: rispetto della vita privata e familiare;
Art. 21: non c'è discriminazione, è vietata qualsiasi tipo di discriminazione che si basa sul sesso, sulla
razza, sul colore della pelle, sull'origine etnica o sociale, sulla lingua, sulla religione...
Art. 24: vengono fissati i diritti dei minori che hanno diritto alla protezione e alle cure necessarie per il
loro benessere;
Art. 25: vengono sanciti i diritti agli anziani.

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Tutto ciò che riguarda i diritti dell'uomo sulle cose deriva dal diritto romano.
Tutti i beni sono cose, ma non è detto che tutte le cose siano dei beni, in senso giuridico.

BENE: è l'attitudine delle cose di soddisfare i bisogni. Per cui sono quelle cose che determinano con il
soggetto un rapporto di appartenenza. Per cui i beni sono quelle cose che possono formare oggetto di
diritto, quindi io sui beni posso esercitare i miei diritti. L'idea di bene cambia a seconda dello sviluppo
tecnologico della società per cui una cosa diventa bene quando è possibile esercitare dei diritti su di
essa.
Una cosa è un bene quando c'è un senso di appartenenza, ovvero quando io posso esercitare un
diritto sulla cosa e posso escludere tutti gli altri dall'esercizio di quel diritto.
I beni sono suscettibili di diritto.
Cose comuni → sono presenti nell'ambiente (es. acqua) e sono quelle cose che sono in una quantità
tale per cui sono comuni a tutti e non sono suscettibili di un vincolo di appartenenza. Se sono scarse
allora queste cose comuni diventano beni perché sono suscettibili di appartenenza e di esclusione
dalla gestione degli altri;
Cose di nessuno (res nullius) → sono quelle cose che non appartengono a nessuno (es. pesce), ma che
possono diventare beni, ovvero che possono diventare suscettibili di diritti;
Beni pubblici → sono di utilità generale, vengono sottratti all'appropriazione dei privati;
Beni demaniali → sono di dominio pubblico, sono quei beni il cui uso è disciplinato dalla legge ovvero
sono quei beni che possono essere dati in godimento solo mediante concessione. Dominio naturale:
spiagge. Questi beni non possono essere ceduti, ma solo dati in concessione perché il privato non può
possedere e usucapire i beni demaniali (non può farli diventare propri)
Patrimonio indisponibile dello Stato: sono quei beni che sono a vantaggio di tutti (es. caserme,
foreste). Per tutti gli altri beni lo Stato si comporta come se fosse un privato, cioè hanno la stessa
disciplina di circolazione di un bene privato.

I beni si possono distinguere in:


 Beni immobili: è tutto ciò che è legato al terreno, anche le navi armeggiate sono considerate beni
immobili;
 Beni mobili: tutto ciò che non è immobile;
 Beni mobili registrati: hanno una gestione differente (es. autoveicoli).

I beni si possono distinguere per aggregazione:


 Universalità di cose: sono un insieme di beni mobili che possono avere una destinazione unica o
possono avere una destinazione separata. Ad esempio la biblioteca può essere venduta o in
blocco o possono essere venduti i singoli libri;
 Pertinenze: sono beni mobili e immobili destinati durevolmente al servizio o all'andamento di cose
mobili o immobili. Ad esempio il bottone è una cosa mobile al servizio della camicia oppure il
garage è una cosa pertinente all'appartamento. Se si vuole una circolazione diversa di quel bene il
venditore lo deve specificare.

Cose composte: sono più cose che vengono tra loro unite in modo da formare una cosa unica che
perde la propria identità se una delle componenti viene meno. Ciò non vale per le pertinenze. Ad

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esempio un'automobile: insieme di pneumatici, motore ecc. se viene meno una di queste componenti
viene meno l'auto perché non funziona.

I beni, inoltre, si dividono in:


 Fungibili: possono essere sostituiti (ad esempio il denaro);
 Infungibili: non possono essere sostituiti (ad esempio l'Aston Martin del '68)

Altra classificazione dei beni:


 Consumabili;
 Non consumabili.

Caratteristiche dei diritti reali


I diritti reali sono quei diritti che riguardano la cosa (res) mediante il rapporto che il soggetto ha con la
cosa si ha l'esecuzione, dell'esercizio del diritto su quella cosa, degli altri soggetti di poter esercitare
un diritto su quella cosa a meno che vi siano i così detti diritti reali minori su quella cosa.
I diritti reali sono:
 Tipici: sono a numero chiuso, ovvero sono quei diritti regolati dal legislatore e dal Codice Civile;
non possono essere creati dall'autonomia privata (altrimenti sarebbero atipici);
 Diritto di seguito (o di sequela): proprio perché sono reali, e quindi non riguardano la cosa, i diritti
seguono la cosa. Ad esempio se vendo un bene gravato da usufrutto, l'usufrutto segue la cosa (la
stessa cosa con l'ipoteca);
 Hanno difesa assoluta: essendo diritti soggettivi assoluti e patrimoniali, sono tutelati nei confronti
di tutti;

Il diritto reale per eccellenza è il DIRITTO DI PROPRIETÀ , regolato dall'Art. 832 del Codice Civile:
“diritto di godere e disporre delle cose in modo pieno ed esclusivo entro i limiti e con l'osservanza degli
obblighi stabiliti dall'ordinamento giuridico”.
Funzione sociale della proprietà, Art. 42 della Costituzione: il proprietario ha un potere assoluto sul
bene ma deve esercitare il proprio potere in chiave funzionale sociale e funzionale allo sviluppo
economico della società e funzionale all'allocazione efficiente delle risorse. Un bene può essere
espropriato dallo Stato per costruire qualsiasi cosa abbia una funzione sociale.
Facoltà del proprietario:
Facoltà di godere del bene: cioè di utilizzare la cosa e di fare propri tutti i frutti che derivano dalla
cosa, sia quelli civili che quelli naturali;
Facoltà di disposizione: ce l'ha solo ed esclusivamente il proprietario, ovvero la possibilità di cedere il
bene a titolo oneroso (vendita) o a titolo gratuito (donazione);
Pienezza: ovvero il proprietario può disporre della cosa come meglio crede solo e nei limiti previsti
dalla norma;
Diritto elastico: il diritto di proprietà è elastico cioè quando vi sono altri diritti reali sul bene;
Esclusività: il proprietario può escludere chiunque dal godimento e dalla disposizione della cosa
perché qualsiasi altro diritto reale sulla cosa può essere istituito dal proprietario;
Se manca una sola di queste facoltà, allora la facoltà del proprietario non esiste.

Esistono però dei limiti al diritto di proprietà:

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Atti emulativi: il proprietario non deve compiere atti che siano solo finalizzati, esercitando il proprio
diritto di proprietà sul bene, a ledere altri. Quest'ultimo è un abuso del diritto, ovvero il titolare del
diritto di proprietà non può esercitarlo per ledere volontariamente altri soggetti;
Divieto di immissioni (Art 844): “Il proprietario di un fondo non può impedire le immissioni di fumo o di
calore, le esalazioni, i rumori, gli scuotimenti e simili propagazioni derivanti dal fondo del vicino, se
non superano la normale tollerabilità, avuto anche riguardi alla condizione dei luoghi. Nell'applicare
questa norma l'autorità giudiziaria deve contemperare le esigenze della produzione con le ragioni
della proprietà. Può tener conto della priorità di un determinato uso”. Le immissioni sono in caso di
bilanciamento di interessi contrapposti, se vi sono immissioni intollerabili il proprietario può inibire
l'altro soggetto che provoca questa immissione. Può essere richiesta l'inibitoria se e solo se vengono
superati i livelli di normale tollerabilità per quel luogo. Se, però, sono stati tollerati certi livelli di
immissione ma se queste ultime comportano un danno alla salute è possibile chiedere il risarcimento
danni. Ad esempio il caso Taranto, anche se c'era una zona industriale in cui erano tollerate certe
quantità di immissioni se si riesce a dimostrare che le polveri hanno determinato un danno alla salute
allora avrò diritto al risarcimento danni.

Accanto alle situazioni di diritto ci sono quelle di fatto, la ratio è la certezza del diritto. Per cui vi sono
delle situazioni apparenti, per cui situazioni di fatto, a cui non corrisponde l'esercizio dei diritti.

POSSESSO: potere di un soggetto sulla cosa (situazione di fatto). Il possessore non è il soggetto che ha
il diritto reale sulla cosa, come il proprietario, ma è quel soggetto che si comporta in tutto e per tutto
come se fosse il proprietario (es. ladro). Non è detto che il possessore sia proprietario; il possessore
può essere:
in mala fede: è colui che sa di ledere un diritto altrui (es. ladro);
in buona fede: è colui che ignora di ledere un diritto altrui, ovvero ignora che vi sia un altro
proprietario.
Il possessore è colui che gode del bene e ha due caratteristiche:
animus possidendi (animo di possedere): cioè la volontà di esercitare il potere di fatto sulla cosa, si
comporta come il proprietario;
corpus possessionis: ovvero significa avere la disponibilità del bene, quindi trae frutti dal bene. Se si
ha solo il corpus possessionis, ma riconosce il diritto altrui siamo nel caso della detenzione. Sia il
possessore che il detentore hanno il godimento del bene.
Il locatario è un detentore perché riconosce un diritto altrui e paga il canone di locazione. Se invece il
locatore non paga il canone di locazione, non riconosce il diritto altrui, e mediante interversione del
possesso e da detentore diventa possessore.
Possesso: animus possidenti + corpus possessionis
Detenzione: corpus possessionis

Il diritto tutela anche il ladro perché la ratio è l'appartenenza (il diritto non fa altro che fotografare
una situazione di fatto).

Principio dell'appartenenza: Se “dal fuori” vedo una persona che si comporta come se fosse il
proprietario, allora lo è; e se il proprietario tollera ciò, passato un certo periodo di tempo, il

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possessore acquista la capacità a titolo originario. Il diritto di proprietà si può iscrivere per usucapione
(prescrizione di tipo acquisitivo).

Il diritto di proprietà è un diritto:


 imprescrittibile;
 assoluto;
 patrimoniale (a meno che vi sia l'usucapione).

Il fondamento del possesso è la certezza del diritto: l'ordinamento tutela non solo il proprietario, cioè
il titolare di un diritto reale ma tutela anche il soggetto che ha il potere di fatto sulla cosa (anche se è
un ladro).
La ratio è la certezza del diritto, ma sopratutto si vuole sanzionare l'inerzia del titolare del diritto, ciò
significa che se il proprietario tollera che il possessore si comporti in tutto e per tutto come se fosse il
proprietario allora l'ordinamento sanziona il proprietario facendo in modo che il possessore diventi
proprietario a tutti gli effetti e lo diventerà a titolo originario. La certezza del diritto significa
fotografare una situazione di fatto, l'unico modo per evitare che questo accada è che il titolare del
diritto di proprietà eserciti il proprio diritto.
La prescrizione ha una funzione di tipo soggettivo, se non lo si esercita si viene sanzionati. Ad
esempio: chi ha diritto al risarcimento danni se non esercita il proprio diritto entro 5 anni da quando è
avvenuto l'accadimento, perde il proprio diritto.

DETENZIONE: situazione in cui il soggetto ha la disponibilità del bene e il suo godimento, ma riconosce
la titolarità altrui del diritto. Non tutto ciò che è detenzione può trasformarsi in possesso, ci deve
essere l'interversione del possesso (si ha quando il detentore diventa possessore). Ad esempio il
locatario è un detentore perché paga il canone di locazione al locatore, per cui riconosce il diritto di
proprietà del locatore. Tuttavia il locatario può diventare possessore nel momento in cui non paga più
il canone di locazione. Per cui si comporta in tutto e per tutto come il locatore. Un altro esempio di
detenzione si ha quando si consegnano le chiavi al parcheggiatore per parcheggiare la macchina, in
questo caso il parcheggiatore è detentore.

Ci sono delle situazioni giuridiche che nonostante sembra ci sia una situazione di possesso, in realtà
non c'è. → Atti di tolleranza: sono quegli atti che non prevedono il possesso ovvero quando il
godimento del bene deriva da un atto di tolleranza.

I diritti del possessore ci sono sia se è in buona fede che se è in mala fede. Nel caso di buona fede ha
diritto ad un'indennità e può rifiutarsi di restituire il bene fino a che il proprietario non riconosce
l'indennità.
Il possessore è legittimato attivo o può esercitare le così dette azioni possessorie, cioè azioni del
possessore.
Azione di reintegrazione: quando il possessore viene clandestinamente o violentemente spossessato
del bene su cui esercita il proprio diritto sia che sia in buona che in mala fede. Questo diritto può
essere esercitato entro un anno dallo spoglio del bene per chiedere di essere reimesso nel possesso;

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Azione di manutenzione: viene esercitato sui beni immobili o sulle universalità di beni, in questo caso
si agisce presso l'autorità giudiziale. Si può agire per azione di manutenzione nel momento in cui viene
leso il godimento del suo bene. Si ha 1 anno dall'avvenuta molestia altrui.
Le azioni possessorie si contrappongono alle azioni petitorie, che son esercitate solo dal proprietario e
sono imprescrittibili:
Azione di rivendicazione: è la più importante e mediante essa il proprietario rivendica il diritto di
proprietà ovvero vuole ottenere la restituzione del bene che gli è stato sottratto;
Azione negatoria: l'azione con cui il proprietario nega l'esistenza di altri diritti sul proprio bene.
Nell'ambito di un procedimento nel caso di “contrasto” tra un'azione petitoria e un'azione
possessoria, prevale l'azione possessoria (perché solo lo Stato può spossessare il possessore e non il
privato) a meno che non ci sia il dubbio che il possessore sottragga in modo definitivo il bene al
proprietario.
L'unico modo per tutelarsi è agire per azione di rivendicazione in sede di giurisdizione (davanti ad un
giudice) e non fare degli spossessamenti. La ratio è il mantenimento dello status quo: prevenire i
contrasti.

I diritti reali, così come i modi di acquisto della proprietà, sono tipici, cioè sono regolati dal Codice
Civile:
a titolo originario: la si acquista indipendentemente dall'esistenza di un diritto di proprietà;
a titolo derivativo: un soggetto trasferisce il suo diritto di proprietà ad un altro soggetto (avente
causa).

Modi di acquisto a titolo originario della proprietà:


 occupazione;
 invenzione;
 accessione;
 individuazione;
 usucapione;
 specificazione.

OCCUPAZIONE: riguarda i beni mobili di nessuno (res nullius). Affinché ci sia l'acquisto a titolo
originario di questi beni di nessuno ci devono essere due condizioni fondamentali:
elemento materiale, disponibilità materiale del bene;
elemento psicologico, è il veder proprio quel bene.
Se manca uno di questi elementi non ci può essere l'acquisto a titolo gratuito e quindi il soggetto no
può dirsi proprietario. Ad esempio con la pesca il pescatore acquista la proprietà del pesce a titolo
originario; la fauna selvatica è di proprietà dello Stato.

INVENZIONE: riguarda i beni mobili smarriti. I beni smarriti bisogna restituirli al proprietario e si ha
diritto al 10% del valore del bene. Se non si conosce il proprietario devono essere consegnati all'ufficio
oggetti smarriti, decorso un anno senza alcuna rivendicazione il soggetto che ha trovato il bene ne
diventa proprietario per invenzione.

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SPECIFICAZIONE: ad esempio il Michelangelo di turno che prende un blocco di marmo e crea una
statua. Se il blocco di marmo è di un altro soggetto per specificazione il Michelangelo di turno diventa
proprietario del marmo se il bene lavorato ha un certo valore allora il soggetto verrà pagato in base al
suo lavoro senza diventare proprietario (esempio oro).

ACCESSIONE: è di derivazione del diritto romano. Qualsiasi tipo di costruzione sul fondo di un
proprietario allora quest'ultimo diventa proprietario di tutto ciò che è legato al fondo stesso. Quindi
l'accessione si verifica in caso di stabile incorporazione di beni di proprietà differenti.

USUCAPIONE: è l'acquisto di beni mobili in buona fede. La regola fondamentale della circolazione dei
beni mobili è prevista dall'Art. 1153 del Codice Civile che prevede il principio fondamentale possesso
vale titolo (usucapione di tipo istantaneo. Art.1153: “Colui al quale sono alienati i beni mobili parte di
chi ne è proprietario,ne acquista la proprietà mediante il possesso, purché sia in buona fede al
momento della consegna e sussista un titolo idoneo al trasferimento della proprietà. La proprietà si
acquista libera da diritti altrui sulla cosa, se questi non risultano dal titolo vi è la buona fede
dell'acquirente. Nello stesso modo si acquistano diritti di usufrutto, di uso e di pegno.” → se io compro
un bene mobile pagandone il giusto prezzo e concludendo il contratto, quindi con un titolo idoneo, se
quel bene mobile risulta rubato, ovvero il mio dante causa non può avermi trasferito la proprietà del
bene, io quel bene lo acquisto a titolo originario e non derivativo. Se io acquisto a titolo derivativo
devo restituire il bene, mentre se acquisto a titolo originario e sono in buona fede, io non sono
costretto a restituire il bene.
Per cui l'interesse del proprietario derubato non prevale sull'interesse generale: l'allocazione
efficiente delle risorse, lo sviluppo economico). Il proprietario derubato ha però diritto al prezzo del
bene nei confronti del ladro e non alla restituzione del bene.
Possesso vale titolo: il possesso del bene mobile vale il titolo del proprietario.
Quando c'è un trasferimento di proprietà fra più soggetti chi acquista il diritto di proprietà? In virtù
del principio possesso vale titolo quando vi sono dei problemi fra più soggetti , acquista la proprietà, a
titolo originario, colui che dimostra di aver avuto per primo il possesso di quel bene perché la ratio è
che si tutela una situazione di fatto.
L'usucapione è un modo di acquisto della proprietà a titolo originario che l'ordinamento riconosce per
tutta una serie di beni. Ad esempio per i beni mobili → il vero proprietario tollera che il possessore si
comporti in tutto e per tutto come se fosse il proprietario. Passati 20 anni il possessore acquisterà a
titolo originario la proprietà perché la ratio è quella di favorire chi ha utilizzato nel corso degli anni il
bene a fronte del proprietario che invece lo ha trascurato.
Per i beni immobili su un fondo bastano 15 anni e per i beni mobili registrati 10 anni.
L'usucapione non è altro che una situazione di fatto fotografata dall'ordinamento.
Il diritto di proprietà si prescrive solo mediante usucapione.

Accanto al diritto di proprietà sulla cosa possono sussistere altri diritti:


Diritti reali di godimento/ diritti reali su cose altrui/ diritti parziali: sono tipici, perché sono previsti
dall'ordinamento e non possono essere altri. Sono assoluti, ovvero tutelabili erga omnies (nei
confronti di tutti). Su uno stesso fondo esiste il diritto di proprietà e coesiste un altro diritto reale. Il
diritto di proprietà ha funzione elastica. Nudo proprietario: il proprietario, ad esempio, ha la facoltà di
disporre, di vendere, di cedere, ma non ha la facoltà di godere.

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I diritti reali sono:
 usufrutto;
 superficie;
 uso;
 abitazione;
 enfiteusi;
 servitù previali.

Gli elementi fondamentali dei diritti reali su cose altrui sono:


 coesistono sul medesimo bene insieme al diritto di proprietà;
 sono tipici;
 hanno il diritto di seguito o sequela (ovvero seguono la cosa);
 si possono acquistare a titolo originario mediante il possesso;
 difesa assoluta: posso agire nei confronti di chiunque turbi l'esercizio del mio diritto;
 si prescrivono per non uso ventennale.

SUPERFICIE: è la negazione del principio di accessione. Il proprietario che non esercita il proprio diritto
per 20 anni la perde per usufrutto. La superficie è molto usata nell'edilizia popolare).

USUFRUTTO: il titolare del diritto è chiamato usufruttuario e può essere costituito per contratto
(usufrutto di tipo volontario) oppure c'è anche l'usufrutto di tipo legale (ad esempio un minore che ha
un patrimonio, ma fino ai 18 anni sono i genitori ad avere l'usufrutto legale).
L'usufrutto riguarda il godimento del bene e quindi significa che l'usufruttuario può far propri i diritti
che derivano dalla cosa ma deve rispettare la destinazione economica del bene. Ad esempio se ho un
appezzamento di terreno destinato all'agricoltura non posso destinarlo all'allevamento, se non
rispetto la sua destinazione economica viene meno il diritto di usufrutto.
L'usufrutto ha una durata e qualora l'usufruttuario sia una persona fisica (soggetto) può durare fino
alla morte dell'usufruttuario. Qualora vi sia stata una cessione dell'usufrutto viene a cessare con la
morte del primo usufruttuario.
La ratio è che il nudo proprietario altrimenti non verrebbe mai ad avere la disponibilità del bene. Il
nudo proprietario è colui che ha la proprietà del bene.
Anche se è una persona giuridica la durata dell'usufrutto è al massimo di 30 anni.

SERVITÙ PREVIALI: la servitù consiste in un peso imposto ad un fondo (servente) per l'utilità di un
altro fondo (dominante) appartenente ad un altro proprietario. Le servitù possono essere:
positive: sono quelle in cui il proprietario del fondo servente deve sopportare l'attività del fondo
dominante, le servitù positive riguardano un'azione (es. servitù di passaggio);
negative: sono quelle in cui il comportamento del proprietario del fondo servente si sostanza in un
non fare, come la servitù di non sopraelevare; le servitù negative sono quelle servitù in cui, ad
esempio, il fondo servente si obbliga nei confronti di quello dominante a non edificare alcun muro.
Inoltre la servitù può essere:
continua: quelle per il cui esercizio non è necessario il fatto dell'uomo in quanto vi sono delle opere
permanenti per il loro esercizio;
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discontinua: quelle per cui è necessario un'attività umana.
Le servitù si suddividono anche in:
apparenti: sono quelle su cui sono destinate opere visibili e stabili per il loro esercizio (esempio:
servitù di acquedotto, di passaggio);
non apparenti: sono quelle dove non vi sono delle opere destinate all'esercizio della servitù.
Infine le servitù si classificano in:
coattive: sono di regola costituite con sentenza dell'autorità giudiziaria, su domanda dell'interessato,
oppure può essere costituita con provvedimento dell'autorità amministrativa in caso di: servitù
coattiva di passaggio/acquedotto o scarico/elettrodotto...;
volontarie: si costituiscono o tramite testamento o tramite contratto.
Destinazione del buon padre di famiglia: è un modo di acquisto a titolo originario delle servitù
apparenti. È il rapporto di servizio stabilito fra due fondi apparenti allo stesso proprietario.
Modi di acquisto della servitù:
obbligo di legge;
contratto;
testamento;
destinazione del buon padre di famiglia.

OBBLIGAZIONI: si intende il rapporto di due soggetti in forza del quale il primo è tenuto nei confronti
del secondo ad una determinata prestazione personale, patrimoniale. Dai contratti derivano le
obbligazioni:
obbligazione del compratore di pagare il prezzo;
obbligazione del venditore di consegnare la cosa.
Diritto di credito/obbligazione: sono dei diritti soggettivi, relativi e di tipo patrimoniale (suscettibile di
valutazione economica).
Se il diritto reale è un diritto sulla cosa l'obbligazione è il diritto di un soggetto ad una prestazione
personale di un altro soggetto, perciò non riguarda la cosa ma la prestazione.
Si ha un'obbligazione quando ci sono un creditore e un debitore e la prestazione che il debitore deve
al creditore è una prestazione di tipo patrimoniale. Se la prestazione non è patrimoniale sarebbe un
obbligo e non un'obbligazione. Perciò deve essere patrimoniale la prestazione e non l'interesse del
creditore.
Il creditore è colui il quale ha diritto alla prestazione personale del debitore indipendentemente che
sia una prestazione di denaro, di fare, di non fare, quindi indipendentemente dalla natura della
prestazione.
Visto che l'obbligazione è il diritto ad una prestazione altrui le caratteristiche fondamentali di un
obbligazione sono:
relativo: il debitore deve essere determinato o determinabile ( per tutti i diritti reali il soggetto è
indeterminato nei confronti di tutti). Anche la difesa è relativa: nel caso dell'obbligazione il creditore
può agire solo nei confronti del suo debitore anche se il suo non può esercitare il proprio obbligo. La
difesa relativa è stata “messa in crisi” con il fatto illecito, ovvero se uno subisce un danno da parte di
un terzo, può agire direttamente nei suoi confronti per chiedere il risarcimento danni.
Il primo caso in Italia, in cui c'è stata questo tipo di azione è stato con il caso Meroni negli anni '70. Era
un giocatore del Torino che è morto in un incidente automobilistico. La società chiese il risarcimento

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danni e per la prima volta venne affermato che: se viene leso un diritto di credito da parte di un terzo
il titolare del diritto di credito ha diritto al risarcimento del danno;
la differenza fondamentale fra i diritti reali e i diritti di credito è che questi ultimi sono suscettibili del
possesso. I diritti di credito sono suscettibili di possesso con i titoli di credito (denaro, azioni, BOT,
CCT);
la prestazione deve essere patrimoniale affinché sia un'obbligazione
Le obbligazioni possono caratterizzarsi da diversi tipi di prestazione:
 di dare: può riguardare cose di genere, ovvero fungibili o anche di cose di specie o specifiche
(denaro);
 di fare: la prestazione non è di dare del denaro o un determinato bene, esse si distinguono in:
obbligazioni di mezzo e obbligazioni di risultato.
 Obbligazioni di mezzo: esempio medico, avvocato, commercialista; essi non hanno
l'obbligazione di raggiungere un determinato risultato, ma hanno l'obbligazione di eseguire la
prestazione secondo diligenza qualificata, cioè secondo perizia, seguendo le norme tecniche
(ad esempio il protocollo medico per i medici) relative a quel tipo di attività.
 Obbligazioni di risultato: esempio appaltatore;
 di non fare: esempio patto di non concorrenza fra imprenditori (si ha quando un imprenditore
cede la propria impresa ad un altro imprenditore e si impegna a non fare concorrenza per 5 anni
all'imprenditore che ha acquistato l'attività);
 di garanzia: si ha nell'ambito dei contratti di assicurazione.
Le obbligazioni non si caratterizzano solo per la qualità della prestazione, ma si caratterizza anche per
la numerosità delle rispettive parti e per la numerosità delle prestazioni: accanto alla prestazione
principale vi è sempre una prestazione accessoria di buona fede (si ignora di ledere un diritto altrui).
Nel caso delle obbligazioni la buona fede è oggettiva e quindi il debitore nei confronti del creditore
non ha solo il dovere di eseguire la prestazione stessa, ha il dovere di informazione connessi alla
prestazione stessa. Se il debitore ha eseguito la prestazione, ma è venuto meno a certi doveri, risulta
comunque inadempiente.
Principio di solidarietà: fra creditore e debitore ci deve essere reciproca solidarietà, ovvero
collaborazione. Il creditore deve rendere possibile l'esecuzione della prestazione del debitore e
viceversa. La fonte principale è l'Art. 2 della Costituzione: “La Repubblica riconosce e garantisce i
diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua
personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e
sociale”. Per cui il rapporto tra creditore e debitore è complesso: bisogna eseguire la prestazione e
allo stesso tempo rispettare il diritto di correttezza/buona fede; fonte del diritto di correttezza: Art
1157 cc. .

Numerosità delle parti: il principio fondamentale delle obbligazioni è il favor creditoris, tutti le norme
che riguardano le obbligazioni sono finalizzate a che quella prestazione del debitore venga eseguita
nei confronti del creditore. Il nostro ordinamento è finalizzato all'adempimento delle obbligazioni: se
non si adempie non c'è un'allocazione efficiente delle risorse e quindi non c'è sviluppo economico.
 Se ci sono più condebitori la prestazione può essere eseguita da più soggetti nei confronti di un
solo soggetto. Se le parti non stabiliscono diversamente, vale il principio della solidarietà passiva.
Il creditore può richiedere l'intera prestazione ad un solo condebitore e successivamente con
l'azione di regresso quest'ultimo chiederà agli altri condebitori la propria parte.

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Le parti possono anche accordarsi diversamente, cioè con la parziarietà passiva: ciascun
condebitore è tenuto all'adempimento di una sola parte della prestazione;
 Se ci sono più creditori ed un solo debitore vige il principio della solidarietà attiva, a meno che le
parti non stabiliscano diversamente. Ciascun creditore ha diritto all'intera prestazione nei
confronti dell'unico debitore (solidarietà attiva).
Le parti possono accordarsi diversamente, cioè con la parziarietà attiva: ciascuno dei creditori ha
diritto ad una parte soltanto dell'unitaria prestazione.

Si ha un'obbligazione esattamente adempiuta quando la prestazione dovuta è stata esattamente


realizzata ed è eseguita con la diligenza del buon padre di famiglia. Per cui:
 modalità: diligenza del buon padre di famiglia (ordinaria), la diligenza è specifica quando il
soggetto deve eseguire la prestazione seguendo la perizia (es. dottore). Quindi se il soggetto è
comune vale la diligenza del buon padre di famiglia e se il soggetto è un professionista vale la
diligenza specifica;
 tempo: l'obbligazione deve essere eseguita entro un certo tempo, generalmente viene posto a
favore del debitore. Se non c'è un termine il creditore può chiedere in qualsiasi momento
l'esecuzione della prestazione;
 luogo: le parti devono stabilire dove la prestazione deve essere eseguita.

Se il debitore è incapace per la prestazione che deve eseguire, è eventualmente annullabile il


contratto dal quale deriva l'obbligazione, altrimenti deve essere eseguita perché la prestazione è un
atto dovuto.
Se è un terzo che esegue la prestazione prevale il principio del favor creditoris (favore del creditore).
Se la prestazione non è una prestazione intuitus personnas, ovvero dove conta la qualità del debitore
che deve eseguire la prestazione, l'unico modo per opporsi all'esecuzione della prestazione da un
terzo è quello di eseguire la prestazione. La ratio è che all'ordinamento non interessa chi esegue la
prestazione basta che qualcuno la esegui.

Se il creditore è incapace il debitore è liberato se e solo se quanto pagato è andato a vantaggio


dell'incapace ovvero se non ha approfittato dell'incapacità del soggetto che ha ricevuto la prestazione.
Se il creditore è apparente (penso che lui sia il creditore, ma in realtà non lo è) la prestazione è
esattamente eseguita quando ci sono state circostanze univoche ed ero in buona fede (ignoravo di
ledere un diritto altrui). Se non ci sono queste condizioni sono inadempiente.

Identità della prestazione: il debitore deve solo la prestazione dovuta e nulla di più o di meno. Ci può
essere solo una modifica della prestazione con la datio insolutum (prestazione in luogo
dell'adempimento).
Ad esempio un imprenditore in crisi di liquidità che deve una somma di denaro ad un creditore, il
creditore conoscendo la situazione può accettare che il debitore paghi con i fondi di magazzino.
Si ha datio insolutum quando il creditore acconsente alla sostituzione della prestazione. Se manca uno
di questi elementi c'è l'inadempimento/patologia dell'obbligazione ovvero manca esatta esecuzione
della prestazione.

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Non è detto che un debitore che non esegue esattamente la prestazione è inadempiente: è il caso
dell'impossibilità oggettiva, cioè cause di forza maggiore, imprevedibili e impossibili da gestire. Ad
esempio un uragano che mi distrugge la piantagione, quindi non posso fornire i pomodori concordati.
Il debitore è inadempiente nel caso di impossibilità soggettiva.
→ Nell'obbligazione di dare il debitore ha sempre responsabilità soggettiva, nel caso di denaro, nel
caso di un bene di specie può diventare una responsabilità soggettiva.
→ Nell'obbligazione di mezzi la responsabilità è oggettiva a meno che nel contratto del professionista
non sia previsto diversamente. Ad esempio un calciatore che si rompe una gamba sciando, ma che in
basa a quanto previsto dal suo contratto non poteva sciare, la ratio è lo slittamento del rischio.
→ Nelle obbligazioni di non fare il debitore è sempre responsabile soggettivamente.

Quando il debitore non esegue la prestazione si ha la così detta MORA DEL DEBITORE: il creditore,
quando il debitore non ha eseguito esattamente la prestazione, deve mediante un'intimazione scritta,
mettere in mora il debitore. L'intimazione scritta non è necessaria quando:
 è scaduto il termine fissato;
 il debitore deve una somma di denaro per risarcimento danni;
 il debitore manifestamente dichiara di non voler eseguire la prestazione.
Le conseguenze della messa in mora del debitore è l'aggravamento del rischio: ovvero se la
prestazione del debitore è diventata oggettivamente impossibile il debitore deve eseguire la
prestazione o risarcire il danno. L'unica prova per liberarsi dalla responsabilità è che anche se avesse
eseguito esattamente la prestazione, essa sarebbe perita nelle mani del creditore.
Con la messa in mora il debitore è sempre responsabile.
Conseguenze della messa in mora:
 aggravamento del rischio;
 risarcimento danni (emergente o lucro cessante).
Ad esempio: un vettore deve consegnare uno stock di macchine utensili per la produzione.
Danno emergente: perdita del valore del bene non consegnato;
Lucro cessante: mancato guadagno derivante dall'adempimento (mancato guadagno derivante dalla
mancata messa in produzione delle macchine utensili).
Il danno da risarcire, composto dalle voci di danno emergente e lucro cessante, è il danno prevedibile
e di diretta e immediata conseguenza dell'inadempimento (nesso di casualità). Il danno prevedibile è
il prezzo di mercato del bene (negligenza del debitore).
Nel caso di illecito civile si riceverà il risarcimento danni sia per un danno prevedibile che per un
danno non prevedibile.
Oltre al danno in sé il debitore deve risarcire gli interessi moratori.

Vi è una situazione di incertezza quando il creditore non accetta la prestazione del debitore, in questo
caso ci può essere il perimento della cosa che sarà a carico del creditore.
MORA DEL CREDITORE: ingiustificato rifiuto del creditore di ricevere la prestazione offertagli dal
debitore. Affinché ci sia la messa in mora del creditore devono esserci le finalità:
 beni mobili → offerta reale → ovvero la consegna dei beni al domicilio del creditore;
 beni immobili → offerta per intimazione → ovvero mediante un ufficiale giudiziario.
Se non si mette in mora il creditore attraverso una di queste due formalità, la responsabilità per il
perimento della cosa è a carico del debitore.

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Effetti di questa procedura: l'impossibilità sopravvenuta anche a carico del debitore va a carico del
creditore, per cui il rischio va totalmente a carico del creditore:
 non sono più dovuti gli interessi;
 non sono dovute le eventuali spese di custodia del bene;
 rischi connessi alla gestione della prestazione sono a carico del creditore.
La ratio è la riallocazione del rischio.

Il legislatore ha previsto altri modi per l'estinzione delle obbligazioni:


 alcune sono SATISFATORIE;
 impossibilità TEMPORANEA: si ha quando c'è un termine di tipo essenziale;
 impossibilità PARZIALE: il debitore si libera eseguendo la prestazione per la parte rimasta
possibile.
Impossibilità temporanea e parziale non sono satisfatorie perché la prestazione non è stata
esattamente eseguita.

NOVAZIONE: è l'estinzione di un'obbligazione mediante la costituzione di un'obbligazione


diversa/nuova, con il consenso del creditore, in cui cambia il titolo o l'oggetto.
Ad esempio:
→ cambia l'oggetto → inizialmente si era deciso di consegnare 100 paia di scarpe, successivamente ci
si accorda per consegnare 70 paia di stivali. Per cui cessa la prima obbligazione e ne sorge una nuova.
→ cambia il titolo → inizialmente ci si accorda per pagare un auto in un unica volta, successivamente
ci si accorda per pagarla a rate. Si passa da compravendita a mutuo.
Se viene meno la ragione per cui c'è la prima obbligazione viene meno anche la seconda perché
quest'ultima è accessoria o segue le dinamiche della prima.

REMISSIONE: è la rinuncia volontaria del creditore al proprio diritto. Affinché ci sia la remissione del
credito vi deve essere uno di questi elementi:
 dichiarazione espressa dal creditore;
 un comportamento implicito del creditore (esempio: remissione di quietanza).
Il debitore può opporsi alla remissione eseguendo la prestazione entro un certo limite di tempo.

CONFUSIONE: si ha quando creditore e debitore vengono a coincidere. Ad esempio: tizio era debitore
nei confronti di suo nonno, ma il nonno muore e lui eredita tutto.
La confusione non vale per i titoli di credito e per la fideiussione.

COMPENSAZIONE: si può avere quando il debitore e il creditore sono creditore e debitore dello stesso
soggetto ma di due prestazioni diverse. Esistono due tipi di compensazione:
 volontaria: si ha quando le parti con accordo rinunciano ai rispettivi crediti;
 giudiziale: quando i crediti e i debiti sono omogenei (un bene per uno stesso bene), esigibili (con
un termine già scaduto) e non liquidi, per cui la liquidazione la fa il giudice;
 legale: quando i crediti e i debiti sono omogenei, esigibili e liquidi quindi non c'è bisogno di un
giudice.
La ratio è che con una sola operazione vengono eseguite delle obbligazioni.

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Fonti delle obbligazioni:
→ volontarie → contratto;
→ non volontarie → fatto illecito.

CONTRATTO
È la fonte principale e volontaria delle obbligazioni.
Art. 1321: “il contratto è l'accordo di due o più parti per costituire, regolare e estinguere un rapporto
giuridico patrimoniale”.
→ patrimoniale perché il contratto è un negozio giuridico, ma un negozio giuridico non è detto che sia
un contratto perché la volontà del contratto deve regolare un rapporto giuridico patrimoniale, ovvero
suscettibile di valutazione economica.
Nb: il matrimonio non è un contratto, ma è un negozio giuridico perché il rapporto che si instaura fra i
coniugi è un rapporto giuridico non patrimoniale. Il testamento è la volontà di un soggetto di regolare
il proprio patrimonio dopo la sua morte.
Il negozio giuridico venne inventato dai tedeschi verso la fine del 1800. Parlano di signoria della
volontà: ovvero mediante la manifestazione della mia volontà voglio determinare quegli effetti
giuridici, e se questi effetti sono meritevoli di tutela l'ordinamento me li riconosce. Mediante il
contratto la mia volontà diventa “legge”.
Autonomia contrattuale: è l'accordo tra due o più soggetti, è condizione necessaria ma non sufficiente
per la conclusione del contratto perché oltre alla manifestazione della volontà delle parti vi deve
essere il perseguimento di interessi meritevoli di tutela.

Un contratto è valido se sono presenti i suoi elementi essenziali:


 accordo;
 causa;
 oggetto;
 forma.
Se ne manca solamente uno, oppure uno di essi è illecito, allora il contratto è nullo.

ACCORDO: manifestazione della volontà. L'accordo può essere simultaneo (es compro un giornale) o
che si succede nel tempo (duraturo, ad esempio le trattative).
Nel caso di accordo duraturo, l'accordo è accettato quando il proponente ha ricevuto l'esatta
accettazione totale (se non fosse totale ci sarebbe una controproposta) dell'accettante.
Ci sono diverse possibilità di offerte o proposte:
 offerta al pubblico (es. supermercato): tutti gli elementi del contratto sono esposti al pubblico e il
soggetto non può fare altro che accettare. Si conclude il contratto quando io prendo il bene e lo
metto nel carrello → individuazione;
 invito a proporre: non può determinare la conclusione del contratto perché non c'è il prezzo del
bene (es. vendesi, affittasi);
 accordo nei contratti standardizzati: il proponente già regola tutto il contratto mediante un
contratto prestampato. In questo caso il soggetto che vuole quel servizio o bene non può fare
altro che accettare, si parla quindi di contratti per adesione. Essi si caratterizzano per il principio
della conoscibilità, ovvero quando concludo il contratto si presuppone che conosca il regolamento

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contrattuale. Il Codice Civile ha regolato per questi contratti le clausole vessatorie, in cui è
necessaria la doppia sottoscrizione e presuppongono una limitazione della responsabilità dell'altro
contraente.

CAUSA: è la funzione economico-sociale del contratto ed è ben diverso dai motivi, è lo scambio tra
prezzo e cosa o ? il trasferimento di proprietà.
Se manca la causa i contratti, così detti astratti, sono nulli.
Mediante la causa possiamo distinguere i contratti in:
 tipici: regolati dal Codice Civile o dalla legge;
 atipici: non regolati dalla legge, ma poiché perseguono interessi meritevoli di tutela sono ammessi
dal nostro ordinamento (es. franchising).
Inoltre, sempre mediante la causa possiamo distinguere i contratti in:
 a titolo oneroso: sono quei contratti a cui ad una prestazione corrisponde una controprestazione
(es. compravendita);
 a titolo gratuito: sono quei contratti a cui alla prestazione di un soggetto corrisponde la
controprestazione di un altro (es. contratto di comodato);
 atipici a causa mista: sono quei contratti la cui causa è la combinazione di altri contratti tipici;
 a causa collegata: sono quei contratti che attuano le parti come un'operazione unitaria e
complessa.
I motivi sono, se leciti, giuridicamente irrilevanti. Però c'è un caso in cui i motivi sono, se leciti,
giuridicamente rilevanti, è il caso della presupposizione.

OGGETTO: è il diritto di proprietà trasferito dal contratto o la prestazione in esso dedotta. L'oggetto
deve essere possibile sia materialmente sia giuridicamente. Inoltre deve essere determinato o
determinabile (ovvero devo porre in essere tutti gli elementi che lo identificano) e anche lecito.

FORMA: è il modo in cui le parti dichiarano la propria volontà. Nel nostro ordinamento vale la libertà
della forma. Esistono due tipi diversi di forma:
 forma ad substantiam: forma scritta necessaria per la validità del contratto (es. compravendita
immobiliare);
 forma ad probationem: forma scritta non necessaria ai fini della prova ( es. contratto di
assicurazione).

INVALIDITÀ CONTRATTUALE: patologia del contratto, ovvero quando manca uno degli elementi
essenziali del contratto oppure quando la manifestazione della volontà non avviene in modo corretto.
Un contratto si dice invalido quando è un contratto che contrasta le norme imperative del nostro
ordinamento. Le norme imperative sono quelle norme inderogabili dall'autonomia contrattuale.
Le norme dispositive sono quelle norme che regolano il regolamento contrattuale salvo diversa
disposizione delle parti (ovvero possono essere derogate da parte delle parti contraenti).
Esistono due tipi di invalidità contrattuale:
nullità (virtuale) → Art. 1418
annullabilità (testuale)
Quando non vi sono norme previste appositamente dal legislatore che prevedono l'annullabilità, se vi
è contrarietà alle norme imperative allora si ha la nullità.

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Un'altra patologia del contratto è l'inesistenza del contratto, cioè un contratto che non ha neanche
una minima parvenza di contratto. Alcuni sostengono che oltre la nullità e l'annullabilità ci sia anche
l'inesistenza del contratto. È di derivazione dei matrimonialisti (l'idea dell'esistenza di una terza
patologia). Ad esempio il matrimonio tra due soggetti dello stesso sesso non è nullo ma è inesistente.
Un contratto è inesistente quando ad esempio il proponente non ha ricevuto l'accettazione da parte
dell'accettante, quindi dalla definizione di contratto non è un contratto.

NULLITÀ: si ha quando manca un elemento essenziale del contratto o quando uno degli elementi è
illecito. È illecito quando è contrario a: norme imperative, ordine pubblico (norme che assicurano la
convivenza pacifica tra i consociati), buon costume.
Un contratto nullo non produce effetti.
→ Si ha nullità quando non c'è accordo ovvero quando non c'è volontà delle parti, ma bisogna
considerare due momenti nell'accordo: la formazione della volontà interiore e la manifestazione
volontaria esteriore. C'è patologia quando non si vuole concludere il contratto e quindi non c'è
volontà interiore o quando mi viene estorta la volontà. Per cui c'è accordo quando la volontà è
esattamente e liberamente esercitata dal soggetto. Se c'è una discrasia fra la formazione interiore
della volontà e la sua esatta manifestazione allora c'è patologia.
Non c'è l'accordo con:
 violenza fisica: si ha quando non c'è la volontà interiore. Ad esempio quando qualcuno mi alza la
mano durante un'asta, perché interiormente la volontà non si aveva;
 dichiarazione non seria: anche in questo caso non c'è la volontà interiore. Ad esempio un attore
che recitando conclude un contratto.
→ L'oggetto è illecito (anche il motivo) quando è contrario alle norme imperative, all'ordine pubblico
e al buon costume. Ad esempio i contratti di scommesse, di vendita degli organi. Quando l'oggetto è
illecito non c'è ripetizione di quanto pagato.
→ Causa illecita: contratto in frode alla legge, sono contratti posti in essere per eludere delle norme
imperative. Un altro esempio è il contratto di compravendita degli organi.
→ Il motivo (che è la ragione per cui concludo un contratto) è quasi sempre giuridicamente
irrilevante. Tuttavia ci sono dei casi in cui diventa giuridicamente rilevante, ma devono esserci tre
condizioni:
 motivo illecito;
 motivo comune alle parti;
 motivo determinante del consenso.
Ad esempio se io noleggio una barca per il contrabbando (motivo illecito) e chi me la noleggia sa che
voglio fare il contrabbando (motivo comune alle parti e determinante del consenso) allora il contratto
è nullo.
Nella donazione (contratto a titolo gratuito) rileva il motivo illecito del donante e deve risultare
dall'atto.
La nullità è una sanzione importante.
Le conseguenze del contratto nullo sono:
 l'azione di nullità è assoluta: può essere esercitata da chiunque ha interesse a chiedere la nullità
del contratto (come la proprietà);
 l'azione di nullità è imprescrittibile: può essere chiesta in qualsiasi momento;

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 ha effetti retroattivi sia per i contraenti che per i terzi: se ho concluso un contratto nullo e l'altro
contraente ha venduto il bene ad un terzo, l'altro contraente deve restituire il bene che ha
venduto al terzo;
 un contratto nullo non è convalidabile: se io ho concluso un contratto nullo ed eseguo comunque
la prestazione il contratto resta nullo;
 la sentenza che dichiara la nullità del contratto è una sentenza di tipo dichiarativo;
 c'è la conversione del contratto nullo: è un istituto mediante il quale se un contratto risulta nullo,
ad esempio per un difetto di forma, può essere convertito in un contratto che non ha quel
requisito di forma.
In virtù del principio della conservazione del contratto esiste il principio della conversione del
contratto per cui l'ordinamento cerca di rendere efficacie il più possibile quella manifestazione di
volontà dei privati.

ANNULLABILITÀ O ANNULLAMENTO: si ha quando il contratto è stato concluso da un incapace


(minorenne), interdetto, inabilitato, un amministratore di sostegno, un interdetto legale, in uno stato
di incapacità naturale (in genere ha la capacità di agire, ma è temporaneamente soggetto ad
incapacità di intendere e di volere provocata da un abuso di alcolici e/o sostanze stupefacenti). Il
contratto concluso da uno di questi soggetti è annullabile se e solo se il soggetto contraente era a
conoscenza del suo stato e vi è stato un approfittamento da parte dell'altro contraente.
Se lo stato alterato è stato indotto dall'altro contraente si ha nullità del contratto perchè non c'era la
volontà interiore e quindi c'è stata violenza fisica. Si ha annullabilità anche per vizi della
volontà/consenso:
 errore;
 dolo;
 violenza morale.
L'annullamento determina delle conseguenze:
 la sentenza che dichiara l'annullamento del contratto è una sentenza costitutiva, perchè il
contratto fino a quando non è considerato annullato produce effetti;
 può essere chiesto solo dal soggetto che ha interesse a chiedere l'annullamento (quindi non è
assoluto);
 si prescrive in 5 anni;
 ha effetti retroattivi tra le parti e non è detto che abbia effetti retroattivi tra i terzi: A → B → C, se
C è in buona fede e acquista a titolo oneroso non deve restituire il bene (contratto valido per
contratti a titolo oneroso), se C acquista a titolo gratuito deve restituire il bene. La ratio è il
principio della conservazione del contratto;

ERRORE: è l'errata formazione interiore della volontà. Si può richiedere l'annullamento del contratto,
per errore, quando l'errore è essenziale (cioè determinante del volere che può riguardare gli elementi
essenziali del contratto) e riconoscibile dalla controparte con diligenza ordinaria.
Ad esempio:
→ volevo comprare quell'appartamento al secondo piano con quella mappatura catastale e per errore
mio ho comprato un altro appartamento perché la mappatura era errata (errore perché l'oggetto era
sbagliato);

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→ caso di omonimia, io voglio concludere il contratto con un soggetto ma lo concludo con un altro
soggetto che ha lo stesso nome e cognome (contratto annullabile, errore per intuitus persona);
→ errore di diritto: società alberghiera compra un terreno perché vuole costruirci un albergo e io
ignoro che ci sia una differente destinazione (oltre all'errore di diritto ci può essere un errore di
conoscenza e quindi si ha errore quando il soggetto sa che destinazione ha il terreno).
ERRORE OSTATIVO: riguarda un errore di manifestazione della volontà ed è riconoscibile dalla
controparte, se non è riconoscibile non è annullabile.

DOLO: è il raggiro di un contraente nei confronti dell'altro contraente per indurlo a concludere il
contratto.
 Dolo determinante: il raggiro determina l'annullamento del contratto quando il dolo è
determinante, ovvero senza di esso il soggetto non avrebbe concluso il contratto;
 Dolo incidente: non determina l'annullamento del contratto quando senza il raggiro dell'altro
contraente il soggetto avrebbe concluso comunque il contratto, ma a condizione differenti. In
questo caso il contraente raggirato può chiedere il risarcimento del danno;
 Dolo omissivo: quando il contraente omette di dare tutte le informazioni circa quel determinato
bene;
 Dolo commissivo: è quel raggiro che volutamente è posto in essere dal contraente che da
informazioni in più non veritiere.
Non tutti i doli determinano l'annullamento del contratto o il risarcimento del danno → dolo bonus:
sono quelle dichiarazioni talmente inverosimili che qualsiasi contraente diligente sa che non sono
veritiere.
Se il dolo proviene da un terzo contraente raggirato può chiedere l'annullamento se e solo se l'altro
contraente era a conoscenza del dolo del terzo. Se il contraente non riesce a dimostrare che l'altro
contraente era a conoscenza del dolo il contratto è valido.

VIOLENZA MORALE: è l'estensione del consenso contrattuale con la minaccia di recare o infliggere alla
persona, ai beni della persona o ai familiari un danno notevole o ingiusto. Quindi il male deve essere
notevole (contro il diritto) e ingiusto (valutato secondo l'età e il sesso del soggetto).
Non è considerata violenza morale il rigore o timore reverenziale, cioè se concludo un contratto
perché ho un timore reverenziale nei confronti dell'altro contraente, non posso chiedere
l'annullamento del contratto.
Se la minaccia proviene da un terzo anche se il contraente non conoscesse la violenza del terzo, il
contratto è sempre annullabile.
 ha effetto retroattivo fra le parti, per i terzi dipende (vedi pag. precedente);
 può essere convalidato: se concludo un contratto e pago il prezzo successivamente non posso
chiedere l'annullamento del contratto perché l'ho convalidato. Quindi si convalida quando ho
esecuzione delle prestazioni dedotte/richieste dal contratto.

EFFICACIA DEL CONTRATTO: tutti i contratti invalidi sono inefficaci ovvero non producono effetti. Ad
esempio se un contratto è nullo c'è la ripetizione /restituzione delle prestazioni → effetto retroattivo.
Non è detto che tutti i contratti validi producano effetti, vi sono infatti contratti non viziati da
patologia che comunque non producono effetti o per tutti i soggetti o per alcuni soggetti.

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Ad esempio i contratti in cui esistono gli elementi accidentali del contratto. Gli elementi accidentali
sono quegli elementi da cui inizia o cessa l'efficacia del contratto:
 termine;
 condizione.

TERMINE: avvenimento futuro e certo a cui è subordinata l'efficacia del contratto. Ci sono due tipi di
termine:
 iniziale: da cui parte l'efficacia (non coincide sempre con il momento della stipulazione del
contratto);
 finale: da cui cessa l'efficacia del contratto, tutti i contratti hanno un termine iniziale.
Se fissiamo un termine iniziale inverosimile il contratto è nullo, allo stesso modo se fissiamo un
termine finale inverosimile il contratto sarà valido ma si considera come non apposto il termine
inverosimile. La ratio è la conservazione del contratto, cioè la volontà delle parti deve essere valida
fino a prova contraria.

CONDIZIONE: avvenimento futuro e incerto a cui è subordinata l'efficacia del contratto, ci sono due
tipi di condizione:
 sospensiva: avvenimento al cui verificarsi è subordinata l'efficacia del contratto (ad esempio
appezzamento di terreno, muti da destinazione agricola a destinazione edilizia);
 risolutiva: condizione al cui verificarsi il contratto cessa di avere effetti.
Contestualmente le condizioni possono essere:
 volontaria o potestative: quando dipendono dalla volontà delle controparti (ad esempio se vado a
Roma ricevo in locazione un immobile), possono essere sia sospensive che risolutive;
 casuali: dipendono dal caso o da un evento esterno;
 meramente potestative: sono condizioni sospensive che determinano la nullità del contratto (ad
esempio se io deciderò di andare a Roma per lavoro ti do in locazione l'appartamento, determina
la nullità perché manca l'accordo o la volontà interiore).
Quando le condizioni sono illecite o impossibili?
Sono illecite quando sono contrarie all'ordine pubblico, alle norme imperative e al buon costume. Se
la condizione (sospensiva o risolutiva) è illecita il contratto è nullo (ad esempio se ti converti all'islam
ti do in locazione l'immobile).
Sono impossibili quando è assurdo che si possa verificare quell'evento futuro e incerto. Se la
condizione sospensiva è impossibile il contratto è nullo, se la condizione risolutiva è impossibile si
considera non apposta.

Ci sono inefficacie del contratto di tipo definitivo (nell'ambito della simulazione) e non temporaneo
(con gli elementi accidentali del contratto, cioè termine e condizione).

SIMULAZIONE: è un contratto di cui le parti volutamente simulano contratti che non esistono ovvero
delle parvenze esteriori senza volerne gli effetti o volendo degli effetti differenti o volendo un
contratto diverso da quello manifestato. Ci sono due tipi di simulazione:

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assoluta: le parti pongono in essere un contratto, ma effettivamente non ne vogliono gli effetti. La
simulazione assoluta non produce effetti tra le parti.
A → B: A vende a B con una vendita e quindi apparentemente il bene va a B ma vi è una
controdichiarazione segreta in cui si dice che il bene resta ad A, vendita fasulla;
relativa: c'è il trasferimento della proprietà sia per il contratto di vendita che per quello di donazione.
A → B: è una vendita e non produce effetti (contratto simulato).
Dissimulazione: non è una vendita ma una donazione e produce effetti.
Ma cosa succede per i terzi (in buona fede ovviamente)?
assoluta: il contratto simulato è inefficacie tra le parti, inefficacie per i terzi che risultano danneggiati
dalla simulazione, ma è efficacie per i terzi in buona fede che traggono vantaggio dalla simulazione.
A → B → C (in b.f.): è efficacie perché C trae vantaggio ed era in buona fede;
A (creditore) → B: in questo caso la simulazione ha danneggiato A, ma resta valida perché il creditore
“attaccherà” il bene restato nell'area patrimoniale di A;
A (creditore) → B → C: C è un creditore sono entrambi terzi in cui C vuole far valere la simulazione e il
creditore anche, ci sono quindi due interessi meritevoli di tutela. Prevale il principio di C perché è
stato concluso un contratto;
A (creditore) → B ← D: anche in questo caso ci sono due interessi meritevoli di tutela contrapposti
dove prevale l'interesse del creditore (A) alienato se il credito è sorto prima della vendita simulata.

INTERPOSIZIONE FITTIZIA: è la simulazione che avviene tra contraenti e non tra contratti. C'è il
contraente interposto che è colui il quale è effettivamente il contraente, e il terzo contraente. Quindi:
 interposto (presta nome);
 interponente;
 contraente.
È un contratto a tre che in realtà sembra fatto dall'interposto e dal contraente, ma in realtà il
contratto è tra interposto e interponente. Per cui il contratto che produrrà effetti e fra interponente e
contraente.

Fin'ora abbiamo visto il contratto come atto, mentre ora dobbiamo considerarlo come rapporto
(effetti del contratto). Un contratto valido produce effetti e i contratti, a seconda degli effetti, si
distinguono in:
 esecuzione istantanea: sono quei contratti i cui effetti si producono dal momento della
conclusione del contratto (ad esempio io vado dal giornalaio e compro il giornale, io ho concluso
un contratto con esecuzione istantanea, esecuzione e conclusione coincidono);
 esecuzione differita: sono quei contratti in cui l'adempimento di una parte contraente è differito
nel tempo. Ad esempio la vendita a rate in cui il venditore mi consegna il bene e io lo pago a rate;
 esecuzione continua/periodica: ad esempio il contratto di lavoro dipendente perché il lavoratore
da una prestazione continua. Un altro esempio è il contratto di erogazione dell'energia elettrica,
del telefono. Sono dei contratti che però hanno una durata perché il legislatore/giurisprudenza
valuta negativamente questi contratti perpetui (vengono quasi sempre dichiarati nulli).
Se sono contratti tipici hanno sempre un termine, ma se sono atipici, lasciati all'autonomia
contrattuale, se non ha termine e passa da un giudice è considerato un contratto invalido perché la
ratio è che le parti devono concludere contratti efficienti, ovvero mediante i contratti i consociati
devono contribuire all'allocazione efficiente delle risorse.

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RECESSO: è un diritto potestativo, ovvero non si può fare altro che accettare o subire le decisioni del
soggetto titolare di questo diritto. Per i contratti tipici è previsto il recesso legale.
Generalmente è previsto un quantum o somma di denaro che il titolare del diritto di recesso dovrà
dare, quando chiede il recesso del contratto, a chi subisce questo diritto.

I contratti si distinguono in:


 contratti consensuali: principio consensualistico (Art. 1376 cc.) dice che si ha un trasferimento
della proprietà nel momento in cui vi è la manifestazione dell'accordo, cioè quando l'accordo
produce effetti. Il consenso o manifestazione della volontà delle parti determina la conclusione del
contratto (il classico esempio è il contratto di compravendita, in Germania la compravendita è un
contratto reale);
 contratti reali: si ha quando la manifestazione della volontà o l'accordo è condizione necessaria
ma non sufficiente, per la conclusione del contratto è necessaria la consegna della cosa, ovvero la
traditio. Ad esempio per un mutuo non basta la volontà, ma è necessaria la consegna di denaro, o
il contratto di comodato).
Inoltre i contratti si possono distinguere in contratti:
 ad effetti reali: sono quei contratti che determinano il trasferimento di un diritto reale (ad
esempio il contratto di compravendita è un contratto consensualistico ad effetti reali perché
determina il trasferimento della proprietà);
 ad effetti obbligatori: sono quei contratti da cui derivano le obbligazioni (ad esempio per il
contratto di locazione c'è l'obbligazione di consegnare l'immobile per il godimento e
l'obbligazione di pagare il canone).

RISOLUZIONE: quando c'è una situazione patologica c'è inadempimento del contratto, o meglio, c'è
un'alterazione funzionale della causa (alterazione o sinallagma).
Se il vizio della causa è genetico (al momento della conclusione del contratto) c'è la nullità del
contratto.
Se il vizio della causa è funzionale (successivo alla conclusione del contratto) c'è lo scioglimento del
contratto ovvero la risoluzione per inadempimento. La causa funzionale può essere anche un vizio
successivo alla conclusione del contratto, inteso come rapporto, in questo caso c'è lo scioglimento per
risoluzione. Esistono tre tipi di risoluzione del contratto:
1. per inadempimento;
2. per eccessiva onerosità sopravvenuta;
3. per impossibilità sopravvenuta.

RISOLUZIONE PER INADEMPIMENTO: si ha quando uno dei due contraenti non ha eseguito la
prestazione o non lo ha eseguito in tempo. La risoluzione per inadempimento determina effetti
retroattivi fra le parti, ma non nei confronti dei terzi.
Una delle parti può chiedere la risoluzione per inadempimento se è di non scarsa importanza e si
valuta caso a caso.
→ risoluzione giudiziale: non viene mai usata ed è caratterizzata da due momenti fondamentali: la
parte può chiedere al giudice che l'altro contraente non adempie successivamente può chiedere le

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risoluzione del contratto. Tuttavia se agisce subito per chiedere la risoluzione del contratto non può
poi chiedere l'adempimento del contratto.
→ risoluzione stragiudiziale: risoluzione di diritto ed esistono tre tipi di questa risoluzione:
 diffida ad adempiere: è un'intimazione scritta che viene fatta dal contraente nei confronti del
contraente inadempiente in cui si danno 15 giorni, se passati questi 15 giorni la prestazione non è
stata eseguita il contratto si considera risolto di diritto;
 clausola risolutiva espressa: le parti al momento della conclusione del contratto prevedono che se
uno dei due contraenti non esegue la prestazione il contratto si considera risolto di diritto. La
clausola è gia inserita dalle parti nel regolamento contrattuale per cui è una forma di certezza del
diritto;
 termine essenziale: se il termine essenziale è scaduto e la prestazione non è stata eseguita entro 3
giorni dopo la scadenza di questo termine il contratto si considera risolto di diritto. La risoluzione
di diritto può essere contrastata dal contraente inadempiente, agendo per via legale.
Inoltre la risoluzione del contratto per inadempimento, è previsto il risarcimento del danno (danno
emergente e lucro cessante) e si risarcisce il danno che è diretta e immediata conseguenza
dell'inadempimento. La risoluzione per inadempimento è simile all'inadempimento delle obbligazioni.

Oltre alla clausola risolutiva espressa le parti inseriscono nel regolamento contrattuale la clausola
penale: è una clausola in cui le parti dichiarano che la parte inadempiente deve risarcire un
determinato quantum risarcitorio, quindi il danno si valuta al momento della conclusione del
contratto, e non ha alcun onere della prova.
Per introdurre un effetto deterrenza il quantum risarcitorio sarà un valore notevole in modo tale che
le parti adempiano (perché alcune volte per le parti può risultare più vantaggioso non adempiere).
Se la clausola penale è eccessivamente e manifestamente onerosa, in questo caso, il giudice può
ridurre d'ufficio anche senza la richiesta di una delle parti, perché nel nostro ordinamento il principio
fondamentale, per quanto riguarda il risarcimento del danno, è che il risarcimento deve essere
equivalente al danno, non ha una funzione punitiva come ad esempio negli Stati Uniti.
Ovviamente la parte inadempiente può, nel caso della risoluzione di diritto, agire giudizialmente
sostenendo che il suo inadempimento è stato dovuto ad un altro inadempimento del contraente
(eccepire inadempimento oppure eccepire il cambiamento delle condizioni economiche dell'altro
contraente). Ad esempio io non consegno la merce perché so che l'altro soggetto non ha i soldi per
pagarmi, mutamento delle condizioni patrimoniali del soggetto.
Esistono, inoltre, due tipi di caparra:
1. confirmatoria (Art. 1385 cc.): si provvede a consegnare all'altra parte, nel momento stesso del
perfezionamento dell'accordo, una somma di denaro o quantità di cose fungibili. Eseguito il
contratto la caparra o viene restituita o viene trattenuta a titolo di acconto sul prezzo, però:
→ se la parte che ha dato la caparra si rendesse inadempiente agli obblighi assunti, l'altra parte
può scegliere se recedere dal contratto, trattenendo la caparra o preferire la risoluzione del
contratto;
→ se è inadempiente la parte che ha ricevuto la caparra, la controparte può scegliere se recedere
dal contratto o se sceglie di recedere può pretendere il doppio di quello che aveva versato a titolo
di caparra;
2. penitenziale (Art. 1386 cc.): la somma versata a titolo di caparra ha solo la funzione di un
corrispettivo di un diritto di recesso che le parti possono riservarsi, vale a dire che:

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→ chi ha versato la caparra può rinunciarvi ed il contratto è sciolto;
→ chi ha versato la caparra può recedere dal contratto restituendo il doppio della caparra
risolutiva.

RISOLUZIONE PER ECCESSIVA ONEROSITÀ SOPRAVVENUTA: riguarda i contratti commutativi ovvero


quei contratti a prestazioni corrispettive il cui valore economico delle prestazioni è equivalente
(equivalenza delle prestazioni).
Accanto ai contratti commutativi ci sono i contratti aleatori (in cui c'è il rischio), ne è un esempio il
contratto di assicurazione: io pago un premio all'assicuratore e non è detto che si verificherà il fatto.
Le prestazioni nei contratti aleatori non si equivalgono economicamente.
La risoluzione per eccessiva onerosità è una risoluzione esclusivamente giudiziaria, per cui non esiste
una risoluzione di diritto e si ha quando la prestazione di uno dei due soggetti diventa eccessivamente
onerosi in virtù di un evento imprevedibile e straordinario (gli atti terroristici, in alcune aree del
mondo, non sono più considerati eventi straordinari ed imprevedibili).
Per cui per avere la risoluzione per eccessiva onerosità sopravvenuta si ha con lo squilibrio economico
di una delle prestazioni, che deve essere successivo alla conclusione del contratto.
Il contratto si scioglie o risolve, ma può anche continuare se l'altra parte adegua la propria prestazione
all'eccessiva onerosità per cui ci deve essere un'equa modifica delle condizioni contrattuali, se non c'è
equa modifica il contratto viene sciolto giudizialmente. Questo tipo di risoluzione non si applica ai
contratti aleatori.

RISOLUZIONE PER IMPOSSIBILITÀ SOPRAVVENUTA: è una risoluzione di diritto e in questo caso si ha


risoluzione del contratto se l'impossibilità è diventata oggettivamente impossibile per la parte
contraente. Se fosse soggettivamente impossibile ci sarebbe la risoluzione per inadempimento.
Per cui la parte inadempiente deve dimostrare che la sua prestazione è diventata oggettivamente
impossibile (es. a causa di una tempesta).
Se vi è uno squilibrio fra le prestazioni, non successivo alla conclusione del contratto, ma al momento
della conclusione del contratto per cui il contratto è iniquo → vi sono casi in cui il contratto è iniquo,
ovvero dove è presente un difetto genetico delle prestazioni, ha delle conseguenze giuridiche e c'è la
rescissione che determina anch'essa lo scioglimento del contratto.
La rescissione è diversa dalla risoluzione, anche se portano entrambe allo scioglimento del contratto.
La risoluzione è lo squilibrio fra le prestazioni, è post-conclusione → difetto funzionale.
La rescissione è lo squilibrio fra le prestazioni, è al momento della conclusione → difetto genetico.
Esistono due casi in cui si chiedo lo scioglimento del contratto iniquo mediante rescissione:
rescissione per stato di pericolo, ovvero per la conclusione del contratto in stato di pericolo per
salvare me stesso o altri da un pericolo;
rescissione per lesione, ovvero quando il contraente sapendo dello stato di bisogno dell'altro
contraente conclude un contratto approfittando del suo stato. L'approfittamento, per richiedere la
rescissione, non è solo di tipo economico ma anche morale.
In entrambi i casi di rescissione il contratto non è convalidabile, ovvero anche qualora il soggetto
contraente, che è stato raggirato, ha eseguito la prestazione il contratto non è convalidabile. C'è
quindi la restituzione della prestazione e nel caso di rescissione per lesione è possibile ridurre ad
equità il contratto (es. il prezzo irrisorio che viene pagato per un bene, perché c'è stato un

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approfittamento, viene riportato al prezzo di mercato), se non c'è riduzione ad equità c'è lo
scioglimento del contratto.

La clausola generale del contratto è il PRINCIPIO DELLA BUONA FEDE: è la clausola generale del nostro
ordinamento, anche se non vi sono delle norme ad oc, il giudice e le parti mediante l'applicazione di
questo principio, giungono a definire dei principi che anche il legislatore non ha formulato (Art. 2043
cc.).
Alla base del principio di buona fede, c'è il principio solidaristico di derivazione costituzionale, ciò
significa che le parti devono collaborare in funzione del contratto. Per cui il contratto, non solo deve
essere concluso in buona fede, ma deve anche essere eseguito secondo buona fede.
Ad esempio se io concludo un contratto di locazione con un soggetto disabile sulla sedia a rotelle e
l'immobile che gli do in locazione ha 3 scalini, io anche se non è previsto dal contratto, sono obbligato
a mettere una rampa affinché lui abbia un accesso discreto all'appartamento.
Anche delle clausole che non rientrano nel regolamento contrattuale rientrano alla luce
dell'interpretazione e dell'esecuzione del contratto secondo buona fede.
La buona fede riguarda il comportamento delle parti contraenti è oggettiva: che è diversa dalla buona
fede soggettiva, ignorare di ledere un diritto altrui.
La clausola generale riguarda la buona fede oggettiva.
Anche quando il contratto non è concluso può esistere una responsabilità precontrattuale, derivante
dalla mancata conclusione del contratto in base al principio della buona fede. La responsabilità
precontrattuale si ha quando:
 una delle parti viene meno ad un dovere di informazione (io voglio costruire un immobile e il mio
contraente non mi dice che quell'appezzamento ha il vincolo di non edificabilità);
 c'è una rottura ingiustificata delle trattative e ho fatto affidamento nell'altra parte contraente. Io
sono libero di recedere dalle trattative, ma il mio comportamento ha creato un affidamento
nell'altra parte che io devo risarcire.
La responsabilità precontrattuale è una responsabilità di tipo extracontrattuale perché il contratto
non è concluso.
Inoltre il contratto non solo deve essere concluso in buona fede, ma deve essere anche eseguito
secondo buona fede, come può si interpretare la buona fede?
Ci sono due tipi di interpretazione:
 oggettiva: si rifà al principio della conservazione del contratto;
 soggettiva: il giudice deve valutare le successioni statiche dei comportamenti delle singole parti.
Mediante questa interpretazione ci potrebbe essere il principio di sussunzione del contratto dove
si cambia/sussume il titolo del contratto. Ad esempio: un contratto di locazione tra padre e figlio
in cui le parti non hanno previsto il prezzo dei canoni, se non c'è il canone il contratto è nullo, ma il
giudice con la sussunzione, non dichiara il contratto nullo e dirà che essendo padre e figlio
volevano concludere un contratto di comodato gratuito e non di locazione (era nullo se i soggetti
erano due estranei).
Fra interpretazione soggettiva e oggettiva c'è un rapporto gerarchico perché il giudice prima agisce
per interpretazione soggettiva e se non giunge ad una conclusione agisce per interpretazione
oggettiva.

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Altro principio fondamentale è la PRESUPPOSIZIONE (deriva dal principio della buona fede): è un'altra
causa di scioglimento del contratto che però non è prevista dal Codice Civile, ma è un principio che è
stato creato dal formante giurisprudenziale (giurisprudenza).
Nella presupposizione i motivi leciti diventano giuridicamente rilevanti (ad esempio durante il palio di
Siena, io affitto un balcone per guadagnare il Palio a 5000 euro, se non si dovesse svolgere il palio si
può chiedere o lo scioglimento del contratto o la riduzione del prezzo).
Per cui con la presupposizione il giudice deve valutare le intenzioni delle parti.
Teoria generale del contratto → regolata dal codice civile.

TEORIA DEL CONSUMATORE (cenni)


È regolata dal Codice del Consumo → decreto legislativo 206 del 2005.
Consumatore: definizione nell'Art. 3 del Codice del Consumo: “è la persona fisica che per scopi
estranei all'attività imprenditoriale o professionale conclude un contratto”. Il consumatore non può
essere una persona giuridica, quindi società e assicurazioni sono sempre professionisti. Quando un
consumatore conclude un contratto in cui vi sono clausole vessatorie (abusive, ovvero clausole che
determinano uno squilibrio di diritti e di doveri a danno del consumatore e a favore del professionista,
quelle clausole si considerano come non apposte dal Codice:
 clausole vessatorie: nei contratti standardizzati, in cui le parti devono accettare il contratto, c'è la
doppia firma e le clausole si applicano a tutti i consumatori;
 clausole abusive: si applicano esclusivamente ai consumatori.
Le clausole vessatorie sono regolate dall'Art. 33 del Codice del Consumo (secondo comma), è
chiamata black list. Per evitare la nullità di protezione bisogna dimostrare che quella clausola è stata
contrattata, se si dimostra ciò non è più considerata vessatoria/abusiva. Tuttavia nella lista dell'Art. 33
restano delle clausole che anche se c'è stata contrattazione sono considerate abusive (la prima, la
seconda e la decima).
Sono quelle clausole che escludono o limitano la responsabilità del professionista, in caso di morte o
di danno alla persona del consumatore risultando da un fatto o da un'omissione del professionista.
Se il professionista non riesce a dimostrare nulla c'è la nullità di protezione che può essere richiesta
esclusivamente dall'altro contraente, non determina la nullità di tutto il contratto ma solo della
clausola. Se la clausola è fondamentale per tutto il contratto, allora si ha la nullità del contratto stesso.
La nullità di protezione, come quella tradizionale, può essere rilevata d'ufficio.
Accanto ai contratti del consumatore c'è la vendita dei beni di consumo, regolati dall'articolo 128 più
seguenti del Codice del Consumo. I beni di consumo sono beni mobili, anche da assemblare, di cui il
contraente è consumatore. La vendita dei beni mobili è regolata dal codice del consumo.
Garanzie: → per evizione il venditore deve assicurare che nessun altro abbia dei diritti sui beni che
vende.
→ da vizi della cosa: il venditore deve assicurare che la cosa venduta sia immune da vizi.
Accanto a queste garanzie tradizionali, se il compratore è un consumatore vi è la garanzia per vizi per
difetto di conformità (Art. 129 cc.): il venditore ha l'obbligo di consegnare al consumatore beni
conformi al contratto di vendita.
Per la prima volta nel nostro ordinamento sono conformi quei beni che presentano la quantità, le
prestazioni abituali di un bene, tenuto conto della natura di un bene e delle dichiarazioni pubbliche
sulle caratteristiche del bene.

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Per la prima volta anche la pubblicità entra nel regolamento contrattuale e la dichiarazione
pubblicitaria fa parte della dichiarazione del venditore stesso. Vi è una deroga al principio
consensualistico: il difetto di conformità si genera al momento della consegna del bene. Il contratto di
compravendita viene ad essere un contratto reale e non consensuale. Per manifestare il difetto di
conformità ho 2 anni di tempo.
Introduzione nel Codice del Consumo della class action o azione collettiva. È di derivazione americana
e si utilizza per ottenere il risarcimento danni: se vengono leso da uno stesso comportamento per
ottenere il risarcimento danni devo aderire all'azione collettiva, se non aderisco lo ottengo.
Si applica quando dei soggetti hanno concluso un contratto, oppure hanno subito un danno da
prodotto difettoso, e sono stati lesi i diritti omogenei di questi consumatori, i diritti omogenei sono
quei diritti che vengono lesi dallo stesso comportamento o da comportamenti ripetuti (ad esempio il
ritardo dei treni).
Prima dell'azione collettiva bisognava agire in modo individuale.
Una volta ottenuto il risarcimento danni i soggetti possono decidere fra di loro come dividere il
risarcimento oppure lo decide il giudice. Tuttavia non tutte le azioni portano ad un risarcimento, ma ci
deve essere la certification (certificazione), ovvero l'ammissione a processo di quella classe.
L'azione collettiva si utilizza solo per la responsabilità contrattuale ed extracontrattuale solo se c'è
danno per prodotti difettosi.

Art. 140 bis del Codice del consumo: lesione di diritti OMOGENEI, diritti simili ad altri che possono
venir lesi o da un solo comportamento o da comportamenti simili. Mediante le azioni collettive si può
agire anche per le pratiche commerciali cosiddette scorrette che sono regolate sempre dal nostro
codice del consumo.
Cosa si intende per pratiche commerciali scorrette? Pratiche di marketing in cui ad esempio si
millantano delle qualità del prodotto che non corrispondono alla verità e sono delle pratiche scorrette
e alcune volte aggressive, si parla di aggressività, sono regolate ad esempio dall'Art. 27 del Codice del
consumo. Queste pratiche scorrette vengono sanzionate dalla Gcom, dall'authority della concorrenza
che combina sanzioni a seconda del caso.
Per quanto riguarda i contratti conclusi dai consumatori medi, in virtù di pratiche sleali/aggressive, nel
nostro ordinamento non è prevista una sanzione d hoc e quindi l orientamento è quello di definirli
invalidi. Perché mediante le pratiche sleali viene corrotta la formazione del consenso del
consumatore. Alcuni giuristi come Granelli sostengono che questa tipologia di contratti dovrebbero
essere considerati nulli, perché la volontà del consumatore viene viziata dalla manifestazione della
volontà dell’impresa; per alcuni dovrebbe essere un annullamento per altri una nullità.
Nel nostro ordinamento si dice che la volontà è viziata, per cui il contratto è invalido o nullo o
annullabile, invece in altri ordinamenti tipo il Belgio si dice che chi pratica pratiche commerciali
scorrette è inadempiente per cui la patologia non riguarda la formazione del contratto (la formazione
della volontà) ma riguarda l'esecuzione del contratto.

FATTO ILLECITO ( RESPONSABILITÀ/ ILLECITO CIVILE)


Clausola generale del 2043 che crea i diritti (un' altra clausola generale è quella della buona fede):
"Qualunque fatto doloso o colposo che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha
commesso il fatto a risarcire il danno".
Vi sono due tipi di elementi:

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- elemento soggettivo: fatto doloso o colposo → dolo o colpa;
- elemento oggettivo: danno ingiusto è nesso di casualità.
Se vi sono entrambi gli elementi, allora sorge automaticamente in capo al danneggiante l'obbligo di
pagare un risarcimento del danno. Il fatto illecito è fonte di obbligazione (obbligazione di pagare il
risarcimento del danno), così come il contratto. Vi è il risarcimento del danno perché mediante
questo, il danno viene "slittato" dal danneggiato al danneggiante.
La funzione della responsabilità civile è di far si che il danneggiato mediante il risarcimento del danno
si trovi nella stessa situazione pre-danno. Questo è possibile per il danno patrimoniale, suscettibile di
valutazione economica; per il danno non patrimoniale (danno psicofisico) ci sarà il risarcimento del
danno, ma il danneggiato non potrà essere riportato nella situazione pre-danno.
Esempio: mi distruggono un bene di mia proprietà, il danneggiante mi deve una somma di denaro
equivalente al valore del bene, in modo che io mi ritrovi nella situazione pre-danno.
L'ordinamento, quando ricorrono gli elementi dell'illecito, autorizza il danneggiato a chiedere
risarcimento danni e mediante questo il danneggiato deve essere re immesso nella situazione pre-
danno, perché da noi il risarcimento danni non ha una funzione punitiva, ha una funzione
compensativa; il risarcimento potrà essere solo equivalente al danno, non potrà essere maggiore.
Negli Stati Uniti con i danni punitivi ci potrebbero essere risarcimenti multimilionari rispetto al danno
causato, perché li c'è una funzione deterrente della responsabilità civile. ("colpirne uno per educarne
cento").

Cosa si intende per danno ingiusto? Danno contra ius non iure → contro dei diritti e non giustificati
dall'uso di quel diritto.
Per danno ingiusto si intende la lesione di interessi meritevoli di tutela da parte dell'ordinamento. Nel
nostro ordinamento vi è la così detta ATIPICITÀ DELL'ILLECITO, cioè l' area del danno ingiusto è
cambiata nel tempo, si è dilatata nel corso del tempo perché è stato il formante giurisprudenziale a
definire volta per volta cosa si dovesse intendere per danno ingiusto, non ci sono norme fisse.
Si parla di mobili frontiere del danno ingiusto.

Fino agli anni '70 era danno ingiusto esclusivamente la lesione di diritti soggettivi assoluti, sia
patrimoniali che non patrimoniali, per cui se ad esempio un soggetto veniva ucciso in un incidente
automobilistico quello era un diritto assoluto non patrimoniale diritto alla personalità, ed era
considerato danno ingiusto. Allo stesso modo se gli veniva bruciata la casa, che era un diritto della
proprietà, era un diritto assoluto di tipo soggettivo patrimoniale ed era considerato danno ingiusto.

Con gli anni '70 il caso Meroni è stato considerato danno ingiusto anche la lesione di diritti soggettivi
relativi. Meroni era un calciatore del Torino ucciso in un incidente d'auto, per la prima volta non solo
venne riconosciuto un risarcimento danni ai famigliari di Meroni, ma anche alla società Torino perché
la morte di Meroni aveva provocato il venir meno delle sue prestazioni calcistiche ed era stato leso il
diritto di credito alle prestazioni calcistiche di Meroni.

Successivamente intorno agli anni '80 con il caso De Chirico è stato considerato danno ingiusto anche
la lesione della libertà contrattuale. De Chirico alla fine della propria esistenza doveva arrivare a fine
mese perché era vecchio e malato, per cui d'accordo con dei galleristi, faceva come propri dei quadri
falsi e li certificava dietro pagamento dei galleristi come propri. Nel 1982 per la prima volta la

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cassazione ha riconosciuto la lesione alla libertà a contrarre di un terzo perché fino agli anni 80 se io
avessi comprato uno di quei quadri potevo esclusivamente chiedere i danni al gallerista, ma non
potevo agire nei confronti di un terzo che aveva certificato come autentico quel quadro, in questo
caso appunto De Chirico, perché non era un danno ingiusto e non potevo applicare l'Art. 2043. La
cassazione disse che poiché la dichiarazione di De Chirico (comportamento doloso di un terzo) mi ha
indotto a comprare quel quadro come autentico la mia libertà a contrarre era stata in qualche modo
forzata, lesa. Infatti se io avessi saputo che quel quadro era una crosta, o non avrei comprato il
quadro o comunque l avrei comprato a condizioni differenti, ad un prezzo minore.
Quindi se viene lesa la mia libertà a contrarre, posso chiedere l azione di responsabilità contrattuale
per inadempimento al gallerista e contestualmente posso chiedere il risarcimento danni ex 2043 nei
confronti di De Chirico, perché il danno che mi ha prodotto è un danno ingiusto che lede un interesse
meritevole di tutela.

NB: questa idea di lesione alla libertà a contrarre viene utilizzata molto spesso con le banche. Se ad
esempio io chiedo se quel soggetto con cui sto per concludere un contratto è solvibile e la banca mi
dichiara di si, poi si rivela non solvibile, è una dichiarazione falsa che incide sulla mia libertà a
contrarre -> danno ingiusto ex 2043.

Ulteriore allargamento del danno ingiusto si ha avuto con la cosiddetta tutela delle situazioni
meritevoli.
Quando vi è la lesione di una situazione meritevole di tutela vi è un danno ingiusto.
Ad esempio il caso del danno al nascituro oppure il danno alle convivenze "more uxorior" (di fatto).

Cosa si intende per danno al nascituro? Esempio classico: se ad un nascituro, quindi ancora nel ventre
della propria madre, muore il padre in un incidente automobilistico, egli (che non è ancora soggetto
ma acquisterà capacità giuridica con la nascita) può avere un risarcimento danni perché viene lesa la
sua aspettativa di diritto.
Prima poteva chiedere il risarcimento danni solo la madre/moglie in quanto fosse l'unica ad avere
capacità giuridica e diritto al risarcimento per danno ingiusto.
A partire dalla metà degli anni '90 quindi, è tutelato anche il nascituro e addirittura anche il nascituro
inteso come suo diritto a nascere sano, il suo diritto alla salute; si dice che il nascituro ha
un'aspettativa di diritto, ha una soggettività di diritto.
Quindi se ad esempio il medico ecografo non ha visto che il nascituro è down, quindi c'è
inadempimento, viene leso non solo il diritto della madre di sapere la condizione del nascituro ma
anche il diritto del nascituro a nascere in salute.

Fino al 1994 nei conviventi "more uxorior" (nel nostro ordinamento si ha famiglia solo quando vi è
matrimonio) se moriva uno dei conviventi per un fatto illecito altrui (es. incidente automobilistico)
l'altro convivente superstite non aveva diritto ad alcun risarcimento danni perché le unioni che
venivano riconosciute erano esclusivamente le unioni fondate sul matrimonio. Se si considera danno
ingiusto non solo la lesione del diritto inteso tra coniugi che hanno contratto matrimonio, ma anche
l'aspettativa del diritto si dice che allora nella convivenza "more uxorior" i conviventi non hanno un
diritto ma hanno un'aspettativa di diritto e quindi vi è diritto al risarcimento del danno.
Adesso, nel tribunale di Milano nel 2011 e l' appello di Milano del 2012, hanno riconosciuto per la

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prima volta come titolare di diritto al risarcimento anche un convivente "more uxorior" omosessuale.

L'allargamento totale di danno ingiusto si ha avuto con le sezioni unite 500 del 1999 in cui si è
considerato danno ingiusto anche la lesione degli interessi legittimi.
Si ha interesse legittimo quando l'interesse del singolo coincide con l'interesse della totalità. Se ad
esempio un soggetto partecipa ad un concorso dove non si applica il principio meritocratico e viene
bocciato, invece viene promosso un soggetto che ha un curriculum di nome, ora può agire noi
confronti della pubblica amministrazione perché quel danno è ingiusto.
Anche se vi è stata la "contra ius", quindi un atto contro un interesse meritevole di tutela, "non iure"
cioè non giustificato dall'esercizio del diritto, si parla di così dette esimenti.
La lesione di un interesse meritevole di tutela è condizione necessaria ma non sufficiente perché il
danno sia ingiusto, significa che se quella lesione è stata compiuta per legittima difesa o stato di
necessità allora quel danno non è ingiusto. Sono le cosiddette esimenti codificate, regolate dal codice
civile.
→ La responsabilità civile deriva da una legge penale, dalla lex aquilia, per cui si applica il principio
della legittima difesa.
Attenzione: la risposta all'aggressione deve essere proporzionale all'offesa, perché si agisca per
legittima difesa.
→ Oppure stato di necessità: esempio del Titanic, poniamo il caso di un naufragio, poche scialuppe, se
ammazzo una persona per salvarmi ho provocato un danno ma ero in uno stato di necessità per cui
non è danno ingiusto. Si dice che è una lesione giustificata dall'esercizio di un mio diritto, vale a dire,
io mi devo salvare, sono in uno stato di necessità.
Altro esempio è il momento che si vede arrivare un paziente incosciente al pronto soccorso, il
chirurgo opera senza il consenso informato e magari ne provoca la morte, in questo caso si dice che
ha agito in stato di necessità quindi non deve risarcire i danni, se dimostra di aver rispettato tutti i
dettagli della sua professione e di avere agito con diligenza.

Il consenso informato è un caso di esimente da responsabilità: se succede qualcosa durante un analisi


ad esempio e tu hai firmato il consenso informato quindi sei stato edotto dei rischi, non puoi agire
perché subisci un danno ingiusto (danno alla salute), ma esente da responsabilità civile. Il consenso
informato è un caso di esimente non codificata.

Un altro caso è la responsabilità sportiva: se partecipo ad un gioco so che c'è un rischio di fallo, e se
questo fallo provoca un danno non posso sempre chiedere un risarcimento danni, perché
partecipando a quel gioco mi sono sottoposto ad una situazione di rischio e ho accettato il rischio
derivante dal gioco.

Non tutte le lesioni di diritti assoluti o di interessi sono automaticamente fonte di danno ingiusto/di
responsabilità, il danno ingiusto si ha esclusivamente quando quella lesione da parte di un terzo non è
stata giustificata da un esimente, e queste esimenti sono codificate (stato di necessità o legittima
difesa) o non codificate (responsabilità medica-consenso informato o responsabilità sportiva). Per
questo si dice "contra ius non iure" perché deve essere non giustificato.

Il danno ingiusto non solo deve essere ingiusto, ma deve essere conseguenza diretta ed immediata del

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comportamento doloso o colposo del danneggiante (nesso di casualità).
Significa che non è detto che vi sia una correlazione 1:1, non è detto che nel 100% dei caso quel
comportamento deve determinare quel tipo di danno in certi ambiti ad esempio nella responsabilità
medica basta che nel 30% dei casi quel comportamento del medico determina quel tipo di danno, che
il medico è considerato responsabile (questo succede per favorire il danneggiato).
Per nesso di causalità di intende regolarità statistica, se in una determinata percentuale dei casi quel
comportamento statisticamente provoca quel danno, quel danno ha un nesso di causalità.

L'elemento soggettivo si declina prima di tutto nella così detta imputabilità → Art 2046 cc.: “non
risponde delle conseguenze del fatto dannoso chi non aveva la capacità d'intendere o di volere al
momento in cui lo ha commesso, a meno che lo stato di incapacità derivi da sua colpa”.
Si intende che il soggetto danneggiante per essere responsabile deve essere imputabile, cioè deve
avere la capacità di intendere e di volere.
Come abbiamo detto la responsabilità civile deriva dalla lex aquilia, infatti si dice che c'è un reato se il
soggetto era capace di intendere e di volere.
Attenzione: ultimamente per imputabilità di intende prevedibilità del danno.
Esempio: se un soggetto provoca un incidente automobilistico perché ha perso i sensi, in quel caso
non è responsabile perché non è imputabile (se è drogato o ha bevuto l' incapacità è auto indotta
quindi il soggetto è imputabile). Cosa succede se invece quel soggetto è un diabetico o è soggetto ad
attacchi epilettici? In questo caso è prevedibile che il soggetto possa diventare incosciente e quindi è
responsabile qualora gli venisse per esempio un attacco epilettico alla guida e provocasse gravi danni,
perché l imputabilità è sinonimo in questo caso di prevedibilità.

Perché si applichi il 2043 il soggetto deve agire con dolo o colpa.


Colpa: colpa di tipo oggettivo → negligenza, non rispettare le norme; ad esempio non rispettare il
codice della strada.
Dolo: danneggiare volutamente → intenzionalità del danno.
Vi sono casi particolari in cui il comportamento doloso qualifica il danno come danno ingiusto, ad
esempio nel così detto illecito endofamiliare: nel caso in cui vi sia un tradimento tra coniugi, ma anche
un trattamento negativo nei confronti dei minori e questo comportamento sia talmente riprovevole
che quel danno diventa un danno ingiusto.
In una situazione familiare ci sono due interessi da tutelare, da una parte l'interesse del coniuge a non
essere tradito, e dall'altro vi è l'interesse del coniuge che vuole autodeterminarsi.

Il risarcimento del danno può essere per equivalente o in forma specifica.


Risarcimento per equivalente: risarcimento in denaro del valore equivalente al valore del danno
subito.
Risarcimento in forma specifica: quando non è eccessivamente oneroso, esempio danno ambientale.
Il danneggiante deve ripristinare la situazione ambientale mediante bonifica, pre-danno. Il
danneggiante può rifiutarsi di effettuare il risarcimento in forma specifica qualora sia molto oneroso.

Vi sono nel nostro ordinamento diversi tipi di responsabilità, vi sono delle responsabilità codificate,
vale a dire regolate dal nostro codice civile, e sono la responsabilità indiretta e la responsabilità
oggettiva.

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→ RESPONSABILITÀ INDIRETTA: responsabilità in cui il danneggiante non è colui il quale paga il
risarcimento danni, ma il soggetto che paga il risarcimento danni lo paga perché il danno è stato
provocato da un altro che ha un legame con chi paga. Ad esempio la responsabilità dei genitori per
fatto illecito provocato dai figli minorenni, la responsabilità del maestro per fatto illecito dello
studente minorenne che ha commesso un fatto illecito in sua presenza.
È indiretta proprio perché soldi che paga il risarcimento danni non è il danneggiante, non è colui che
ha commesso il fatto illecito.
1° fattispecie di responsabilità indiretta,Art. 2049 cc. → “I padroni e i committenti sono responsabili
per i danni arrecati dal fatto illecito dei loro domestici e commessi nell'esercizio delle incombenza cui
sono adibiti”.
Il rapporto di preposizione si realizza ogni qual volta vi sia un soggetto che utilizza e dispone del lavoro
altrui.
In questa responsabilità indiretta non c'è la prova liberatoria, significa che il datore di lavoro se non
riesce a dimostrare che quel lavoratore non è un suo lavoratore è sempre responsabile per fatto
illecito provocato dal lavoratore.
Qual è la ratio? È il cosiddetto principio del DEEP POCKET (tasca profonda).
Principio di responsabilità civile americano utilizzato anche nel nostro ordinamento, che prevede che
chi compie il fatto illecito, vale a dire il lavoratore, dovrebbe essere lui a pagare il risarcimento danni,
ma lo paga il datore di lavoro perché avrà una consistenza patrimoniale più ricca del lavoratore. Per
cui la ratio è di assicurare maggiore tutela dei danneggiati che vengono danneggiati nell'esercizio di
un'attività professionale.
Una volta che il datore di lavoro paga il risarcimento danni al posto del suo lavoratore,
successivamente potrà rivalersi nei confronti del proprio lavoratore, ma il danneggiato nel momento
in cui viene danneggiato nel corso di un'attività professionale si rivolge direttamente al datore di
lavoro e avrà maggiore certezza di ottenere u n risarcimento danni.
Come può liberarsi da responsabilità il datore di lavoro? Dimostrando che non ha alcun legami col
danneggiante oppure dimostrando che il suo lavoratore ha agito al di fuori delle proprie mansioni o al
di fuori dell'orario di lavoro.
2° fattispecie di responsabilità indiretta: responsabilità dei genitori e degli insegnanti, regolata
dall'Art. 2048 → “Il padre e la madre, o il tutore, sono responsabili del danno cagionato dal fatto
illecito dei figli minori non emancipati o delle persone soggette a tutela, che abitano con essi. La stessa
disposizione si applica all'affiliante. I precettori e coloro che insegnano un mestiere o un'arte sono
responsabili del danno cagionato dal fatto illecito dei loro allievi e apprendisti nel tempo in cui sono
sotto la loro vigilanza. Le persone indicate dai commi precedenti sono liberate dalla responsabilità se
provano di non aver potuto impedire il fatto”.
→ Responsabilità oggettiva che si applica ai figli minori capaci di intendere e di volere.
Quando si liberano da responsabilità i genitori, per fatti illeciti compiuti da minore capace di intendere
e di volere? La prova liberatoria consta di due voci fondamentali, il dovere di vigilanza e il dovere di
educazione.
La vigilanza è facile per i bambini piccoli, ma la corretta educazione diventa sempre più importante
per i ragazzi prossimi alla maggiore età, per cui si dice che i genitori sono sempre responsabili.
Come si fa a provare che i genitori hanno dato una corretta educazione su figli? Si parla di probatio
diabolica, di responsabilità da status, basta essere genitore per essere responsabile.
→ Responsabilità dell'insegnante per allievi minorenni, in questo caso la prova liberatoria riguarda

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esclusivamente la vigilanza.
Quindi cosa succede quando un ragazzino provoca un danno a scuola? In questo caso vi sono due
responsabilità, la responsabilità dei genitori perché non hanno dato una corretta educazione e
dell'insegnante perché non ha correttamente vigilato, per cui si applicano entrambe le responsabilità.
Per questo per esempio nelle gite, si firmano le esimenti di responsabilità per gli insegnanti, dovesse
succedere qualcosa sono responsabili esclusivamente i genitori.
→ Responsabilità dei sorveglianti di incapaci regolata dall'Art. 2047 cc.:
Si ha quando il soggetto che provoca il danno, proprio perché è incapace di intendere e di volere, non
è imputabile, per cui sarà responsabile il sorvegliante. Qualora il sorvegliante non sia in grado di
risarcire il danno, l'incapace, se ha delle sostanze patrimoniali, può dover pagare un indennizzo e non
un risarcimento danni.
NB: per danni compiuti da malati di mente, il 2047 si applica ormai esclusivamente ai familiari per
tutto ciò che riguarda l'assistenza sanitaria si applica il 2043, la clausola generale.
Differenza tra indennizzo e risarcimento danni.
→ Abbiamo risarcimento danni quando abbiamo un fatto illecito e il risarcimento è equivalente al
danno;
→ Abbiamo un indennizzo quando il "quantum", cioè l'ammontare, è minore e abbiamo un atto lecito
dannoso. Esempio classico sono le vaccinazioni obbligatorie che possono determinare dei danni.
Qualora vi fosse un danno, lo Stato non deve risarcire il danno ma deve un indennizzo, perché era un
atto lecito (vaccinazioni obbligatorie per la salute pubblica ) che si è rivelato dannoso.
Un altro tipo di responsabilità indiretta è la responsabilità dei proprietari di autoveicoli regolata
dall'Art. 2054 cc. Il proprietario tendenzialmente coincide con il conducente, in alcuni casi però non
coincidono. Come può liberarsi da responsabilità il proprietario dell'autoveicolo se a commettere il
fatto illecito è stato un altro conducente? L'unico modo è che la circolazione avvenga "proibente
domino", vale a dire contro la sua volontà, perché se non riesce a dimostrarlo, è corresponsabile.
Attenzione: quindi il possesso del libretto di circolazione ( documento che legittima la circolazione ) da
parte del proprietario è una prova liberatoria per dimostrare che la circolazione dell'autoveicolo da
parte di un altro conducente era contro la sua volontà. La ratio fondamentale è che se c'è un danno ci
deve essere un risarcimento danni e non interessa chi paga, l'importante è che venga pagato.

→ RESPONSABILITÀ OGGETTIVA: regolata dall'art.2050 e seguenti.


La responsabilità oggettiva a differenza della responsabilità ex 2043 in cui c'è anche l'elemento
soggettivo (dolo e colpa), è una responsabilità senza colpa in cui ciò che rileva è solo l'aspetto
oggettivo, vale a dire l'ingiustizia del danno e soprattutto il nesso di causalità.
Vi è la cosiddetta inversione dell'onere della prova: chi vuole chiedere il risarcimento danni ex 2043
deve dimostrare:
la colpa o il dolo;
il nesso di causalità;
l'ingiustizia del danno.
Invece con la responsabilità oggettiva quando vi è un danno derivante da queste attività è il
danneggiante che deve dimostrare di aver posto in essere tutte quelle attività possibili per evitare il
danno, se il danneggiante non riesce a dimostrare questo, automaticamente è responsabile. Quindi
non rileva l'elemento soggettivo, rileva solo la cosiddetta attività materiale.

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Sono casi di responsabilità oggettiva solo quelle regolate dal codice civile e se ne aggiunge un altro
con la responsabilità del produttore per difetto del prodotto, regolato dal codice del consumo.
1° fattispecie di responsabilità oggettiva → Responsabilità da attività pericolosa (art.2050): si parla di
responsabilità da difetto di organizzazione, perché le attività pericolose sono necessarie per lo
sviluppo industriale.
Cosa si intende per attività pericolosa? Sono pericolose quelle attività che il legislatore intende
pericolose (es. danno da fumo attivo), oppure tutte quelle attività che vengono considerate pericolose
dalla giurisprudenza, attività che statisticamente provocano dei danni o di ingente quantità o dei
danni cosiddetti diffusi (es. danno da farmaco).
L'esercente attività pericolosa risponde per danni derivanti da tale attività se non riesce a dimostrare
di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno; si potrà liberare da responsabilità se e solo se
dimostra di aver posto in essere tutti quegli accorgimenti tecnologici migliori che lo sviluppo
tecnologico del momento gli consente ( prova liberatoria ), se riesce a dimostrare questo, anche se c'è
stato un danno, non è tenuto al risarcimento danni.
La ratio è incentivare il potenziale danneggiante a prevenire il danno mediante la ricerca e l'utilizzo
del miglior livello tecnologico.
NB: Sezioni unite del 2007 - se un soggetto prenota sempre un campo, da tennis, calcetto ecc... questo
viene considerato un organizzatore, e qualora vi sia un danno il soggetto è responsabile ed è tenuto a
pagare il danno.
2° fattispecie di responsabilità oggettiva → Responsabilità da attività da cose in custodia (art. 2051):
se c'è stato un danno provocato da cose in custodia, il custode è responsabile.
Esempio classico: l'ente pubblico che ha la custodia del mango stradale, se un soggetto ha un
incidente dovuto ad una cattiva manutenzione del manto stradale, l'ente pubblico che ne ha la
gestione è responsabile.
Esempio: danno da infiltrazioni.
Cosa si intende per custode? Non si intende il proprietario ma colui il quale ha un potere di fatto o di
controllo sulla cosa.
Esempio: contratto di locazione, per danni provocati da tutto ciò che è esterno all'immobile è
responsabile il conduttore (colui che ha in locazione il bene), su tutto ciò che è interno ai muri è
responsabile il locatore (il proprietario).
L'unico modo per liberarsi da responsabilità è dimostrare che la cosa non abbia partecipato e/o
contribuito direttamente al verificarsi del danno, il custode è responsabile fino a che non riesce a
dimostrare che l'evento era imprevedibile,fortuito e inevitabile.
Si ha quindi responsabilità da cose in custodia quando la cosa è condizione necessaria e sufficiente per
la verificazione del danno.
3° fattispecie di responsabilità oggettiva → Responsabilità da animali (danno cagionato da animali
regolato dall'Art. 2052): anche in questo caso è responsabile non solo il proprietario, ma anche colui il
quale per un determinato lasso di tempo utilizza l'animale, ne trae giovamento (non solo come di tipo
economico ma anche meta-economico).
Esempio: lo stalliere non è responsabile per danni provocati dall'animale perché ha la custodia per
servizio.
Il veterinario non è responsabile perché anche lui ha l'animale per causa di servizio, se ad esempio
però il cane che lascio in custodia dal veterinario provoca un danno, in quel caso sarà responsabile il
proprietario del cane e il veterinario per responsabilità contrattuale, perché è stato inadempiente e

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non ha vigilato sull'animale. Il terzo leso dal cane potrà agire nei confronti del proprietario ed
eventualmente quest'ultimo potrà agire nei confronti del veterinario perché è stato inadempiente.
NB: Noi stiamo parlando di responsabilità extracontrattuale per cui i terzi lesi da animali possono
agire solo nei confronti del proprietario o di chi ne ha la custodi a per motivi economici o meta
economici.
E quando i danni sono provocati ad esempio da attività equestre? All'attività equestre si applica l'Art.
2052 cc., vale a dire il danno da animali, o l'Art. 2050 cc., vale a dire il danno da attività pericolosa? Se
il cavallerizzo è esperto, poiché c'è un animale si applica il 2052 ed è responsabile solo il cavallerizzo,
se invece il cavallerizzo è un ragazzino che sta prendendo lezioni, quindi non è esperto, viene
considerata un'attività pericolosa per cui si applica il 2050 ed è responsabile il gestore del maneggio.
4° fattispecie di responsabilità oggettiva → Responsabilità da circolazione stradale (Art. 2054 cc.).
L'art. 2054 cc. si applica come responsabilità indiretta del proprietario, ma alcune volte il proprietario
non è anche il conducente; la responsabilità oggettiva si applica al conducente.
Quando si applica la responsabilità oggettiva ex 2054? Quando vi è circolazione, per circolazione si
intende quando vi è un accesso anche su strade private però non regolamentato.
Esempio: cortile di un'azienda dove ci sono fornitori che vanno e vengono, in questo caso anche se è
un cortile si dice che c'è circolazione e quindi si applica il 2054; nel momento in cui vi sia un incidente,
il danneggiato può chiedere il risarcimento danni e il conducente è tenuto a risarcire il danno se non
riesce a dimostrare di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno. Se il cortile è chiuso, dove
hanno accesso solo un numero determinato di persone, non si applica il 2054 ma il 2043.
Quindi se l'incidente si ha in un cortile chiuso si deve dimostrare la colpa ex 2043, se l'incidente è sulla
strada non si deve dimostrare la colpa ma si applica la responsabilità oggettiva ex 2054.
Perché si applichi il 2054 ci deve essere:
- primo comma, il pedone e la circolazione;
- secondo comma, lo scontro.
Attenzione: dal 1998 in avanti si applica il 2054 anche al trasportato di cortesia, cioè significa che si è
responsabili direttamente nei confronti del trasportato.
Quando vi è responsabilità, sia di tipo soggettivo che oggettivo, vi è l'obbligo del risarcimento del
danno; il risarcimento del danno può essere per equivalente o in forma specifica.
Vengono risarciti due tipi di danno: il danno patrimoniale e il danno non patrimoniale.
→ Per danno patrimoniale, cioè suscettibile di valutazione economica, si intende il danno a cose,
quindi vige il principio dell'equivalenza del danno.
→ Il danno non patrimoniale è per esempio il danno da reputazione o la lesione psicofisica. Fino al
2003 veniva risarcito il danno non patrimoniale solo da reato oppure nei casi previsti dalla legge.
Dal 2003 e poi confermato dalle sezioni unite di San Martino dell' 11 novembre del 2008 posso
chiedere anche il danno non patrimoniale quando vi è stata la lesione dei diritti costituzionalmente
garantiti.
Esempio: l'art.42 della nostra carta costituzionale prevede un diritto alla salute, ciò significa che
qualsiasi lesione psicofisica (danno biologico) è risarcibile, e il risarcimento avviene mediante delle
tabelle in cui si valuta il grado di invalidità mediante un medico legale e l'età corrispondente del
danneggiato.
Accanto al danno biologico inteso come lesione psicofisica vi è il cosiddetto DANNO MORALE che è il
patimento interiore derivante ad esempio dalla lesione psicofisica.
Quindi cosa succede, dal 2008 quando un soggetto ha un incidente automobilistico, gli viene risarcito

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un danno non patrimoniale unico comprendente il danno biologico arricchito della componente
morale.
Non viene più risarcito perché si dice che è assorbito, il cosiddetto DANNO ESISTENZIALE che è il
danno al fare areddituale, cioè il fare non valutabile economicamente, lo sconvolgimento dell'agenda
della vita.
Esempio: danni da mobbing.

Fattispecie di danno per prodotto difettoso (Art. 114 e seguenti del Codice del Consumo):
responsabilità del produttore di derivazione europea, è stata introdotta nel nostro ordinamento dal
recepimento di una direttiva europea.
Si definisce prodotto difettoso quel prodotto che non ha rispecchiato il livello tecnologico migliore al
momento in cui è stato messo in circolazione. Si parla di cosiddetto rischio da sviluppo. Il produttore si
può liberare da responsabilità nonostante il prodotto abbia provocato un danno, quando riesce a
dimostrare che il livello tecnologico utilizzato per la costruzione di quel prodotto, era il livello
tecnologico migliore del momento. Inoltre il produttore si libera da responsabilità quando riesce a
dimostrare che c'è stato un uso non conforme del bene.
Per esempio il libretto di istruzioni costituisce un esimente da responsabilità.

ATTI E FATTI FONTI DELLE OBBLIGAZIONI:


Atti: derivano da un'azione umana.
Fatti: derivano da eventi non volontari.

→ PROMESSE UNILATERALI: atti unilaterali che provengono da una sola parte, atto unilaterale con
effetti obbligatori. Sono atti tipici e gli si applicano le norme del contratto solo quando sono
compatibili con la natura dell'atto.
1° caso: promessa al pubblico: è la dichiarazione di un soggetto rivolta ad un pubblico indefinito che
diventa vincolante nel momento in cui è resa pubblica. Esempio classico è il bando di concorso.
L'unico modo per revocare la promessa al pubblico è utilizzare la stessa forma con cui viene
manifestata.

→ GESTIONE DI AFFARI ALTRUI: si ha gestione di affari altrui quando il soggetto gestore si comporta
come fosse il mandatario senza però esserlo. Non vi è alcun rapporto tra il gestore e il gestito.
Esempio classico: devo andare negli Stati Uniti e lascio le chiavi di casa a Tizio perché curi il mio cane;
mentre sono negli USA esplode una tubazione e Tizio chiama un idraulico, quando io ritorno proprio
perché c'è stata una gestione di affari altrui, sono obbligata a pagare tutti quei contratti posti in essere
da Tizio.
Attenzione però, la gestione di affari altrui è fonte di obbligazione solo quando (conditio sine qua non)
il gestore ha iniziato utilmente la gestione e quindi il gestito diventa ed è obbligato per le obbligazioni
poste in essere dal gestore. Il gestore deve portare avanti le obbligazioni fino a che il gestito non è in
grado di svolgere lui stesso quelle obbligazioni. Esempio: se io non torno più dagli Stati Uniti, sarà il
gestito a dover eseguire tutte le obbligazioni.

→ RIPETIZIONE DELL'INDEBITO: si ha pagamento dell'indebito quando la prestazione non è stata


eseguita.
-Si ha indebito oggettivo quando la prestazione che è stata eseguita non è dovuta ed è stata eseguita
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in modo inutile.
Esempio: concludo un contratto di compravendita nullo o già pagato il prezzo, ma essendo il contratto
nullo, non produce effetti e ci deve essere la restituzione di quanto ho pagato. Ci vuole la cosiddetta
ripetizione dell'indebito.
-Si ha invece indebito soggettivo quando io pago ad un soggetto pensando che sia mio debitore invece
erro e lo pago ad un altro soggetto, per cui sbaglio il contraente.
Come avviene la restituzione? Se si sta parlando di una somma di denaro ci vuole la restituzione della
somma di denaro più gli interessi maturati (fruttiferi), questi vanno calcolati in base alla buona o mala
fede dell'accettante. Significa che se l'accettante era a conoscenza della causa di nullità, quindi non
doveva accettare la mia somma di denaro (quindi era in mala fede) gli interessi decorreranno dal
momento in cui ha accettato il pagamento, dall'inizio. Se invece l'accettante era in buona fede, cioè
ignorava la causa di nullità, allora gli interessi decorreranno dal momento in cui gli domando la
restituzione della somma pagata.
La ratio è quella di sanzionare il comportamento in mala fede dell'accettante.
Attenzione: Nelle OBBLIGAZIONI NATURALI anche nel momento in cui io ho pagato una somma di
denaro non dovuta non posso chiedere la ripetizione del pagamento, a meno che non sia incapace o
la prestazione non sia stata eseguita in spontaneamente. Le obbligazioni naturali sono quelle
obbligazioni che vengono eseguite in virtù di doveri morali.
Quando anche non c'è ripetizione? Nei contratti conclusi contro il buon costume o contro norme
imperative o contro l'ordine pubblico.

→ ARRICCHIMENTO SENZA CAUSA: si ha l'arricchimento senza causa quando vi è lo spostamento di


ricchezza non giustificata tra due soggetti.
Esempio dell'avulsione.
Esempio della contraffazione (regolata dal codice della proprietà industriale art. 2041): il
contraffattore non solo deve risarcire il danno ma deve anche restituire per adempimento senza
causa quanto ha indebitamente guadagnato dalla contraffazione.
Viene restituito un indennizzo non un risarcimento danni, e si dice che quest'azione ha una funzione
SUSSIDIARIA - significa che si agisce per arricchimento senza causa quando non si può agire altrimenti,
è l'ultima spiaggia, vale a dire che prima agirà ad esempio per responsabilità civile, se non riesce a
dimostrare il nesso di causalità e/o la colpa, allora può agire per arricchimento senza causa quando
l'arricchimento dell'arricchito non ha una giustificazione giuridica.

GARANZIE: ci devono essere delle garanzie affinché il creditore si veda eseguita la prestazione.
Il principio fondamentale del nostro ordinamento per le obbligazioni è il favor creditoris, il creditore
deve avere la sicurezza che la prestazione venga eseguita, non solo deve anche essere sicuro che il
suo debitore abbia le capacità per eseguire la prestazione.
Si ha una RESPONSABILITÀ PATRIMONIALE ILLIMITATA del debitore, si applica l'art. 2740 in cui si dice
che il debitore risponde nelle obbligazioni con tutti i suoi beni presenti e futuri.
Il debitore risponde non solo nella fase costitutiva del debito, ma anche nella fase intermedia del
debito.
Uno dei fondamenti del nostro ordinamento è la cosiddetta parcondicio creditorum, a meno che
questi creditori non abbiano dei privilegi o delle garanzie.

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I titolari di garanzie hanno il cosiddetto diritto di prelazione ovvero il diritto di essere preferiti rispetto
ad altri soggetti nelle medesime condizioni. Il diritto di prelazione è la priorità di rivalersi sui beni
(mobili e immobiili) del creditore.
I privilegi sono quei diritti di preferenza accordati dalla legge a determinati crediti. Possono essere:
→ generali: sono quei privilegi che riguardano tutti i beni del debitore.
→ speciali: riguardano o determinati beni mobili o determinati ben immobili
I creditori senza privilegi, senza diritti di ipoteche o senza pegno sono chiamati creditori
CHIROGRAFARI.
Quindi in base ai privilegi viene meno la par condicio creditorum cioè la par condicio fra tutti i
creditori perché vengono prima i creditori privilegiati e se poi ci sarà ancora patrimonio ci saranno i
creditori chirografari.

GARANZIE REALI: coloro i quali hanno queste garanzie hanno il diritto di prelazione e si dicono reali
perché riguardano la res/cosa e hanno quindi il diritto di sequela/seguito. Le garanzie reali sono di
due tipi:
PEGNO: è un contratto reale (=non si conclude solo con la manifestazione della volontà ma vi deve
essere la consegna del bene dato in garanzia) che vincola un bene mobile o un'universalità di beni
mobili o i diritti di credito a garanzia di un determinato tempo. Ciò determina che il creditore
pignoratizio, colui al quale è stato consegnato il bene a garanzia, qualora non gli venga consegnata la
somma di denaro, ovvero qualora non venga estinto il debito per cui il bene gli è stato dato a
garanzia, deve vendere il bene e in questo modo potrà trarre dal prezzo del bene il proprio credito.
Per cui il creditore non può diventare proprietario del bene in garanzia ma deve venderlo e dal prezzo
deduce la somma che deve ricevere perché la ratio è il divieto del patto commissorio (=è una norma
imperativa, non derogabile dalle parti, che dice che qualora non venga estinto il debito il creditore
non può diventare proprietario del bene ma deve venderlo) perché in genere il valore del bene dato
in pegno è maggiore del valore del debito.
Pegno irregolare: i beni dati in pegno sono somme di denaro, in questo caso visto che il denaro è un
bene fungibile il creditore pignoratizio potrà utilizzare qual denaro.
IPOTECA: è un'altra garanzia reale che riguarda i beni immobili e i beni mobili registrati. Esistono
diversi tipi di ipoteca:
→ VOLONTARIA: viene creata per forma scritta mediante atto unilaterale o mediante contratto in cui
le parti si accordano per costituire l'ipoteca (Esempio: Nel contratto di mutuo con la banca viene
sempre iscritta l'ipoteca sul bene immobile a garanzia del mutuo);
→ GIUDIZIALE: è di derivazione giudiziale e avviene, generalmente, quando c'è una sentenza di
condanna o quando c'è un decreto ingiuntivo per forzare il pagamento;
→ LEGALE: viene costituita indipendentemente dalla volontà delle parti quando ad esempio vi sono
più coeredi sul patrimonio e quindi ciascun coerede iscrive un'ipoteca sui beni immobili/mobili
registrati degli altri soggetti, a garanzia della propria quota.
L'ipoteca per esistere deve essere iscritta nei registri immobiliari ed è una pubblicità i tipo costitutivo
(l'ipoteca inizia ad esistere solo se c'è stata l'iscrizione in questi registri) non è una pubblicità di tipo
dichiarativo.
Trascrizione → pubblicità di tipo dichiarativo cioè che esiste ma serve per l'opponibilità ai terzi.
Esempio: se concludo un contratto di compra-vendita immobiliare e lo concludo per iscritto il
contratto è valido, ma è valido solo fra il venditore e il compratore, per renderlo opponibile ai terzi

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bisogna trascriverlo. Per cui se ci dovesse essere una doppia vendita è proprietario il primo soggetto
ad aver trascritto il contatto.
Il compratore ha il diritto di evizione ovvero il venditore deve vendere un bene libero di diritti altrui.
L'ipoteca ha dei caratteri particolari:
SPECIALE: perché determina il diritto di prelazione
RIDUCIBILE: su un bene immobile vi possono essere più ipoteche, si parla quindi di gradi dell'ipoteca
perché l'ipoteca che è stata per prima iscritta sul bene è un'ipoteca di primo grado, se poi viene
iscritta una successiva ipoteca si parla di ipoteca di secondo grado ecc. Si dice che è riducibile perché
se viene estinto il debito per cui è stata iscritta la prima ipoteca, l'ipoteca di secondo grado diventa
automaticamente di primo grado.
Il diritto di ipoteca ha una durata ventennale e può essere rinnovata e il rinnovo dell'ipoteca deve
avvenire nel momento in cui non è scaduta perché se si aspetta la scadenza l'ipoteca di primo grado,
ad esempio, va in coda rispetto a tutte le altre ipoteche.
Il creditore ipotecario, colui che ha il diritto di ipoteca potrebbe anche surrogarsi nei confronti degli
altri creditori. Se ad esempio un creditore ipotecario è di terzo grado potrebbe surrogarsi ovvero
pagare il creditore ipotecario di secondo grado e prendere il suo posto quindi surrogarsi, perché più è
basso il grado maggior sicurezza c'è di venir soddisfatto del mio credito.
Il notaio deve fare le misure ipocatastali del bene prima della vendita perché se il debito non viene
estinto si ha un'esecuzione forzata anche nei confronti del terzo avente causa, ovvero che ha
acquistato il bene. Per cui se il notaio fa un rogito e nella vendita non fa delle misure ipocatastali è
responsabile. Per cui si può fare un'azione legale nei confronti del notaio che non ha correttamente
fatto le misure ipocatastali perché il notaio garantisce che quel bene è immune da ipoteca/garanzia
reali. Il terzo che avrà acquistato questo bene gravato da ipoteca si vedrà vendere in modo forzato
questo bene.
INDIVISIBILE il bene gravato da ipoteca non si può dividere.

FIDEIUSSIONE: è una garanzia di tipo personale e non reale.


La fideiussione è un contratto in cui un soggetto, detto fideiussore, garantisce l'adempimento di
un'obbligazione altrui mediante un'obbligazione personale verso il creditore.
Esempio: A(debitore) → B(creditore) ← C(fideiussore)
A deve una somma di denaro a B e C, il fideiussore, conclude un contratto di fideiussione in cui
garantisce questo credito. Il debitore A potrebbe anche ignorare l'esistenza del fideiussore. A e C
hanno una RESPONSABILITÀ SOLIDALE (= B potrebbe chiedere direttamente al fideiussore C di
eseguire la prestazione e successivamente C può rivalersi per azione di regressione nei confronti del
debitore).
FIDEIUSSIONE OMNIBUS: sono quelle garanzie che dà la banca (= banca di fido) e che riguardano
anche debiti/crediti futuri. La banca garantisce tutti i crediti, anche quelli futuri, di quel soggetto.
La fideiussione è anche accessoria---->accessorietà se viene meno il debito principale che garantisce,
ovvero se viene meno il rapporto fra A e B, viene meno il contratto di fideiussione.
LETTERA DI PATRONAGE: è un'altra garanzia personale ed è una garanzia di derivazione anglosassone.
È una dichiarazione che viene messa dalla società holding per garantire ad una banca la solvibilità di
una propria società controllata.
Esempio: una società controllata necessita di un finanziamento alla banca e la banca vuole delle
garanzie circa la situazione patrimoniale della controllata e allora chiede una lettera di patronage alla

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società holding, che è la controllante, circa la reale situazione della controllata e qualora la
controllante emetta una lettera di patronage che risulta falsa ovvero in cui si attesta una situazione
patrimoniale che non corrisponde alla realtà, vi sarà una responsabilità extracontrattuale per false
informazioni.
Il creditore utilizza garanzie, sia di tipo personale sia di tipo reale, nel momento in cui sorge un
credito.

Accanto alle garanzie vi sono delle situazioni intermedie (ovvero nella fase che intercorre tra il sorgere
del debito e l'estinzione del debito), riconosciute dall'ordinamento, e sono i cosiddetti MEZZI DI
CONSERVAZIONE DELLA GARANZIA PATRIMONIALE (= i creditori non solo possono iscrivere ipoteche,
chiedere pegni... ma anche nella fase intermedia possono agire mediante mezzi di conservazione della
garanzia patrimoniale).
AZIONE REVOCATORIA: è l'azione che ha lo scopo di rendere inefficaci al creditore gli atti di
disposizione del debitore pregiudizievoli al creditore stesso.
Esempio: poniamo il caso che il debitore compia degli atti di disposizione: il debitore paga dei debiti
non scaduti perché vuole pregiudicare i diritti di quel creditore, se il creditore viene a conoscenza di
atti del suo debitore per lui pregiudizievoli può agire per azione revocatoria ovvero rende inefficaci
questi atti di disposizione, ma non tutti gli atti possono essere resi inefficaci.
Affinché questi atti di disposizioni siano da considerarsi inefficaci devono presentare:
-effettivo pregiudizio altrimenti è limitativo della libertà del debitore
-conoscenza del pregiudizio da parte del debitore o di terzi
-possono essere resi inefficaci anche quegli atti precedenti al sorgere del credito se si dimostra che vi
è stato dolo del debitore o di terzi.
L'azione revocatoria è personale e non generale ovvero se mediante azione revocatoria si rende
inefficace un atto del debitore quell'atto è inefficace solo a favore del creditore che ha agito e non a
favore di tutti gli altri creditori. Inoltre mediante l'azione revocatoria viene meno la libertà di
autodeterminazione del debitore perché rende inefficace un'azione lecita.
AZIONE SURROGATORIA: il creditore si surroga ovvero può esercitare i diritti e le azioni che sono
trascurate dal debitore stesso.
Esempio: se ci sono dei debiti scaduti e il debitore non mette in mora i propri debitori allora il
creditore di quel debitore può agire in surroga ovvero può agire per lui. Questa azione non è
un'azione personale ma è un'azione generale ovvero se il creditore si surroga nei diritti del suo
debitore i diritti che vengono esercitati saranno a favore di tutti i creditori e non del solo soggetto che
agisce. Per cui vi sarà un reintegrazione del patrimonio a vantaggio di tutti i creditori.
- SEQUESTRO CONSERVATIVO
Tutti questi istituti sono finalizzati alla conservazione patrimoniale ovvero al favor creditoris.

CESSIONE DEL CREDITO


Il creditore non solo si deve garantire della garanzie, reali o personali, ma il creditore può anche
cedere il proprio credito, si parla quindi di CESSIONE DEL CREDITO ovvero una cessione a titolo
derivativo del credito. Un credito può essere venduto o donato.
A(cedente) → B(cessionario) ← C(ceduto/debitore di A)
La cessione del credito è un accordo tramite cui un soggetto A, detto cedente, trasferisce ad un altro
soggetto B, detto cessionario, il suo credito verso un debitore C, detto ceduto. Il debitore non deve

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alcuna manifestazione della volontà ma l'unica cosa che deve essere manifestata è la NOTIFICAZIONE
ovvero il creditore cedente deve comunicare la cessione del credito al debitore ceduto perché il suo è
un atto dovuto. Sono cedibili solo i crediti non intuitus persona ovvero le obbligazioni devono essere
fungibili e non personali. Essendo una cessione a titolo derivativo si dice che il debitore ceduto può
eccepire tutte le eccezioni che aveva nei confronti del creditore cedente anche nei confronti del
creditore cessionario, se tra un creditore cedente e un debitore ceduto c'è una compensazione il
debitore ceduto può eccepirlo anche al creditore cessionario.
(Schemino brutta → se il creditore cedente A vende un credito al creditore cessionario B, al debitore C
è necessaria la notificazione dell'avvenuta cessione del credito perché se non c'è la notificazione, C
non sa della cessione del credito e quindi paga ad A che è il suo creditore e si libera quindi del debito.
Essendo una cessione a titolo derivativo tutte le eccezioni che il debitore poteva opporre al sue
creditore cedente le può opporre anche al creditore cessionario.
Esempio: A vende un credito di €500 a B e contemporaneamente ha un debito di €200 nei confronti
del suo debitore per cui C po' eccepire una compensazione ovvero C gliene paga €300 ma se A ha
venuto a B crediti per €500 allora C può eccepire una compensazione nei confronti di B ovvero C
pagherà €300 non ad A ma a B.
Il creditore deve garantire l'esistenza del credito, ma non deve garantire la solvibilità del suo debitore
ovvero la cessione del credito può essere:
PRO SOLVENDO: significa che se A vende a B, A garantisce che esiste il credito e che D pagherà il
credito
= viene garantita l'esistenza del credito ma anche la solvibilità del credito stesso.
Tra A e D esiste una solidarietà passiva quindi se D non paga il creditore cessionario potrà rivolgersi al
su creditore eccedete quindi B pagherà un prezzo maggiore perché la sua è una garanzia ovvero lui si
garantisce che se non paga il su debitore ceduto pagherà il creditore cedente.
PRO SOLUTO: A creditore cedente vende a B creditore cessionario e se D non paga B, B non può
rivalersi nei confronti di A =viene garantita l'esistenza del credito ma non la sua solvibilità e il
creditore cessionario pagherà un prezzo minore perché non paga la garanzia.

Accanto a queste cessioni ci sono 3 istituti posti in essere dal legislatore/Codice Civile che sono:
DELEGAZIONE: (schemino brutta) situazione in cui un soggetto è contemporaneamente creditore e
debitore di due soggetti diversi.
Il soggetto A è debitore di un soggetto C e contestualmente è creditore di un altro soggetto D e
mediante la delegazione di debito il soggetto A (delegante) presenta al proprio creditore D
(delegatario) il proprio debitore C (delegato) e lo invita a eseguire la prestazione al proprio creditore
detto delegatario. Rapporto di valuta è il rapporto fra il delegante e il delegatario, invece il rapporto
fra delegante e delegato è il rapporto di provvista.
Mediante la delegazione, quindi mediante un solo rapporto tra due soggetti che non hanno alcun tipo
di rapporto (delegato e delegatario), risolvo contemporaneamente i due rapporti sottostanti (quello di
valuta e quello di provvista).
La delegazione può essere di più tipi:
→ privativo: il creditore delegatario accetta che il delegato esegua la prestazione e libera il
debitore/delegato (pro soluto)=> nel momento in cui il delegatario C accetta, A viene liberato da
responsabilità e sarà solo D a dover eseguire la prestazione

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→ comulativo: se C non libera A (pro solvendo ovvero se D non paga a C, C pretenderà il pagamento
del debito dal suo effettivo debitore A) =>sono responsabili sia D che A
→ astratta: astrae dai rapporti sottostanti per cui il creditore delegante non cita i rapporti sottostanti
e, quindi se viene meno uno dei rapporti in virtù del contratto nullo, il delegato dovrà comunque
eseguire la prestazione nelle mani del delegatario.
→ causale: se A delega D ad eseguire la prestazione a C facendo menzione o del rapporto di provvista
o del rapporto di valuta o di entrambi e se viene meno uno di questi due rapporti viene meno la
delegazione perché la delegazione causale trae origine dalla causa dei rapporti sottostanti.
ESPROMISSIONE: D(espromittente/debitore di A) spontaneamente sapendo dei rapporti sottostanti
epromette A (espromesso) ed esegue la prestazione nelle mani di C (espromissario).
ACCOLLO: tra A e D si conclude un contratto (contratto a favore di terzi) in cui D (accollante) paga per
A (accollato) nelle mani di C (accollatario/beneficiario), in questo caso non è spontaneo ma è un
contratto.
Per cui in tutte queste situazioni mediante una sola operazione ne vengono risolte due sottostanti.

RAPPRESENTANZA DIRETTA
Meccanismo giuridico in forza del quale un soggetto, il rappresentante, esprime una volontà
contrattuale/negoziale i cui effetti si riverberano direttamente nei confronti di un altro soggetto, il
rappresentato.
Il rappresentante è colui che agisce in nome e per conto di un altro soggetto.
Gli effetti del contratto concluso si riverberano direttamente nei confronti del rappresentato.
Esempio: in un contratto di compravendita immobiliare Tizio, il rappresentante, agisce in nome e per
conto di Caio, il rappresentato, e nel momento in cui concludo il contratto, in un atto formale/scritto,
l'acquirente dell'immobile diventa Caio e su di lui si ripercuoteranno tutti gli effetti.
Nella rappresentanza indiretta il rappresentante agisce in nome proprio ma per conto del
rappresentato.
Esempio: in un contratto di compravendita immobiliare Tizio, il rappresentante, acquista un immobile
in nome proprio e quindi nel contratto il proprietario risulta essere il rappresentante, ma agendo per
conto di Caio, il rappresentato, avrà successivamente l'obbligo di trasferire il bene a Caio.
Per cui se nel caso della rappresentanza diretta si aveva diretta efficacia dell'atto nei confronti del
rappresentante, nel caso della rappresentanza indiretta gli effetti si ripercuotono dei confronti del
rappresentante fino a quando esso non concludere un successivo contratto con il rappresentato per il
trasferimento del bene.

Figura del nucius (prestanome): colui che riporta una dichiarazione di un determinato soggetto.
Esempio: nucius è colui che dice il signor Tizio mi ha detto che ha queste condizioni è disposto a
concludere il contratto di compravendita.
Non c'è nessun coinvolgimento nei confronti del nucius, ma è semplicemente colui il quale riporta la
dichiarazione di un altro soggetto.

Procura (fonte della rappresentanza diretta): atto unilaterale attraverso il quale il rappresentato
attribuisce i poteri di rappresentanza al rappresentante. È un atto che ha un'utilità notevole nei
confronti dei terzi.

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È il rapporto sottostante rispetto al rappresentato e rappresentante (che li lega). Ad esempio il
contratto di comodato da sostanza, regola i poteri, il compenso.
Generalmente, qualsiasi atto giuridico può essere compiuto a mezzo di un rappresentante, ad
eccezione dei cosiddetti atti personalissimi: ad esempio, il testamento o, in generale, i negozi giuridici
del diritto di famiglia.

Fonti della rappresentanza:


→ la rappresentanza ha sempre una fonte volontaria, è frutto del rapporto tra rappresentante e
rappresentato. Ma non si crea sempre su fonte volontaria;
→ ad esempio i genitore nei confronti minorenni non hanno una rappresentanza volontaria, ma
legale. Infatti un'altra fonte è la legge, si tratta di un caso di rappresentanza diretta;
→ altra fonte della rappresentanza è l'investitura cioè il momento in cui io assumo un determinato
ruolo, una determinata carica, e questa carica comporta l'essere rappresentante (amministratore
delegato di una società);
→ un'altra fonte è il giudice (procuratore fallimentare nominato dal giudice, ad esempio).

La forma della procura è sostanzialmente libera, se non nei casi in cui il contratto preveda una
determinata forma, allora la rappresentanza dovrà avere quella forma.
Esempio: il rappresentante che conclude un contratto di compravendita immobiliare in cui è prevista
la pena della nullità per la forma scritta allora vi dovrà essere la forma scritta per la rappresentanza.

Conflitto di interessi: situazione in cui il rappresentante, che deve agire negli interessi del
rappresentato, si trova a concludere un contratto in cui gli interessi del rappresentante si trovano in
conflitto con quelli del rappresentato. Quando nascono dei conflitti di interesse e il rappresentante va
oltre quelli che sono i suoi poteri cosa succede al terzo? Il terzo in buona fede va tutelato e in questo
caso il contratto resta valido; altro è il caso in cui il terzo è complice e quindi in mala fede. Se il
rappresentante acquista un immobile e ha istruzioni di non comprarlo ad un prezzo superiore ai 100
mila euro e il rappresentante lo compra a 150 mila euro oppure lo compra a Bergamo piuttosto che a
Milano è ovvio che il rappresentante è andato oltre quelli che erano i suoi poteri. Bisogna , però,
tutelare il terzo che non sa nulla del rapporto sottostante cioè quali erano le condizioni fra il
rappresentato e il rappresentante, quindi il contratto è valido ed efficace nei confronti del
rappresento e nei confronti del terzo. Per cui se la vedono il rappresentante e il rappresentato.

Casi di estinzione della procura:


 scadenza del termine, ovvero era già prevista una data di inizio e di fine;
 verificarsi della condizione risolutiva;
 compimento dell'oggetto dell’affare;
 estinzione del rapporto sottostante, ovvero il contratto di mandato;
 morte o l’interdizione o l’inabilitazione del rappresentante;
 morte o l’interdizione o l’inabilitazione del rappresentato;
 per rinuncia del rappresentato;
 per rinuncia del rappresentante.

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L'affidamento al terzo c'è anche nel caso in cui il rappresentante non lo è più ma il rappresentato fa
intendere chiaramente al terzo che il rappresentante lo fosse ancora. Essa è la rappresentanza
apparente e in questo caso c'è la tutela del terzo.

CONTRATTO PRELIMINARE
È un contratto in cui le parti si impegnano a concludere un altro contratto (contratto definitivo).
È un contratto ad effetti obbligatori che farà nascere degli impegni, non trasferisce una proprietà così
come può fare il contratto definitivo. Le parti si obbligano a concludere un altro contratto.
Infatti il contratto definitivo ha effetti reali e il contratto preliminari ha effetti obbligatori, cioè le parti
si impegnano a concludere un altro contratto.
Il caso più diffuso è quello di compravendita preliminare del contratto di locazione: le due parti
possono impegnarsi a concludere un contratto di locazione tra due mesi. È utile perché le parti che si
impegnano non possono cambiare idea, le parti sono tranquillizzate sul fatto che la controparte, a
data stabilita, verrà alla conclusione del contratto. La forma del contratto preliminare è libera ma se è
prevista una forma particolare per il contratto definitivo anche i contratto preliminare dovrà avere la
forma prevista da quel contratto. Il contratto preliminare sarà, quindi, nulla se non ha la stessa forma
che la legge prescrive/prevede per quello definitivo.

La risoluzione per inadempimento vale anche per il contratto preliminare.


Art. 2932 cc.: “Se colui che è obbligato a concludere un contratto non adempie l'obbligazione, l'altra
parte, qualora sia possibile e non sia escluso dal titolo, può ottenere una sentenza che produca gli
effetti del contratto non concluso. Se si tratta di contratti che hanno per oggetto il trasferimento della
proprietà di una cosa, determinata o la costituzione o il trasferimento di un altro diritto, la domanda
non può essere accolta se la parte che l'ha proposta non esegue la sua prestazione o non ne fa offerta
nei modi di legge, a meno che la prestazione non sia ancora esigibile”.
Ad esempio se io ho un contratto preliminare in cui c'è scritto che io mi impegnavo a comprare la casa
di Tizio, Tizio si impegnava a vendermela e il contratto doveva essere effettuato entro due mesi e se
dopo questi due mesi la controparte non si presenta perché non vuole vendermi più la casa, io posso
rivolgermi al tribunale con il mio contratto preliminare e chiedere, con l'Art.2932 del Codice Civile,
l'esecuzione del contratto definitivo, ovvero che mi venga la trasferita la proprietà dell'immobile. Se,
però, la parte che non è inadempiente non è interessata all'azione per l'esecuzione specifica
dell'obbligo di concludere il contratto, potrà pur sempre agire per la risoluzione del contratto e per il
risarcimento danni derivante dall'inadempimento (riferimento all'Art. 1453 del Codice Civile).
Una terza via è il recesso, legato molto spesso alla presenza della caparra confirmatoria, oltre alla
parola data e scritta si lega la controparte attraverso il denaro prospettando l'ipotesi in caso di
inadempimento di perdita del denaro. Difatti se il contraente che ha versato la caparra è
inadempiente, l'altra parte può recedere dal contratto trattenendo la somma ricevuta a titolo di
caparre, se invece la parte inadempiente è la parte che ha ricevuto la caparra allora l'altra parte può
recedere dal contratto ed esigere il doppio della caparra.
La risoluzione è diversa dal recesso, infatti nella risoluzione contrattuale si scioglie il vincolo
contrattuale e se voglio il risarcimento ho due presupposti da avere: verificare il danno e quantificarlo.
Invece con la caparra confirmatoria non devo dimostrare di aver subito il danno e di doverlo
quantificare, perché è già previsto dal contratto preliminare (infatti c'è già una pre-quantificazione del
denaro).

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Se ho subito un danno maggiore rispetto a quello della caparra, a quel punto l'onere è del
danneggiato per dimostrare di aver effettivamente subito il danno.

Il contratto preliminare deve essere registrato e ciò comporta il pagamento dell'imposta di registro.
Può essere utile trascrivere il contratto preliminare nel registro immobiliare: sono dei palazzi in cui
vengono registrati tutti gli immobili, i dati catastali, la mappatura, i proprietari passati e presenti...
Esso è utile perché da certezza riguardo all'effettivo proprietario dell'immobile).

CONTRATTO A FAVORE DI UN TERZO


È un contratto che ha dei benefici nei confronti dei terzi soggetti.
Esempio: contratto di spedizione in cui io, mittente, concludo un contratto con uno spedizioniere ma
essendo a favore di terzi io chiedo allo spedizioniere di poter far giungere il determinato bene al
terzo. Quindi la prestazione del contratto è a favore del terzo, ovvero è lui che trae beneficio dal
contratto concluso fra me e lo spedizioniere.
In questo tipo di contratto non c'è solo il passaggio della prestazione a favore di un terzo, ovvero il
terzo non è solo beneficiario di una prestazione ma acquisisce anche un diritto alla prestazione. Non è
quindi solo un soggetto passivo, ovvero che rispetta il contratto concluso da altri due soggetti, ma lui
stesso acquisisce il diritto di pretendere la prestazione e ciò comporta che se la prestazione non viene
eseguita o viene eseguita male il terzo stesso può richiedere la prestazione ovvero far valere
l'obbligazione che scaturisce dal contratto concluso da altri due soggetti. Questo avviene in modo
automatico, ovvero lui non deve accettare la prestazione, ma ha, tuttavia, la possibilità di rifiutare la
prestazione.
Esempio: contratto assicurativo in caso di morte è un contratto stipulato fra me e la compagnia
assicurativa che prevede che dietro pagamento del premio mensile/annuale alla mia morte quella
somma andrà ad un soggetto che io stabilisco essere il beneficiario di questo contratto.
I soggetti del contratto a favore di terzi sono:
- il promittente che è colui che conclude il contratto a favore del terzo;
- il curante che è la parte che si impegna ad eseguire la prestazione a favore del terzo;
- il terzo.
Il terzo anche se non è parte del contratto diviene soggetto che può esercitare gli stessi diritti
negoziali che può esercitare il promittente (adempimento della prestazione, risarcimento danni,...).

TITOLI DI CREDITO: i titoli di credito sono documenti destinati alla circolazione che attribuiscono il
diritto ad una determinata prestazione. Determinano la circolazione del credito come la circolazione
di beni mobili, quindi si potrà avere l'acquisto a titolo originario. Il denaro è il titolo di credito per
eccellenza (anche gli assegni, le cambiali e le azioni).
Le caratteristiche fondamentali affinché vi sia titolo di credito sono:
 incorporazione: connessione tra il diritto di credito e il titolo, vale a dire che il diritto di credito è
incorporato nel titolo, cioè il diritto di credito circola insieme al titolo. Mediante l’incorporazione il
titolo di credito circola come un bene mobile, potrebbe essere anche il titolo di socio; → la
titolarità del diritto di credito viene acquistata mediante possesso (si presume di buona fede, il
debitore dovrà dimostrare che il possessore di quel titolo di credito è un possessore in mala fede).
L'incorporazione è una condizione necessaria, ma non sufficiente perché si abbia titolo di credito;
 legittimità;

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 autonomia: il debitore ceduto può opporre delle eccezioni solo personali al cedente, ma non al
cessionario (al cessionario solo quelle derivanti dal titolo di credito) ed eventualmente sono
eccezioni reali, basati sul titolo → circolazione più efficiente;
 astrattezza e quindi letterarietà: il diritto di credito astrae rispetto al contratto per cui è stata
emessa → esiste un diritto cartolare che astrae rispetto al diritto sottostante. Se ad esempio è
stato emesso un assegno per una compravendita nulla ed esso è stato girato ad un terzo,
l'assegno deve essere comunque riconosciuto dalla banca. Colui il quale è titolare di un diritto di
credito astratto potrà chiedere solo quella prestazione indicata nel titolo di credito e il debitore
potrà solo fare presenti difetti di letterarietà e basta (titolo falso, firme false, non è perfettamente
compilato). Questo determina che c'è diritto cartolare quando c'è stata circolazione del diritto di
credito.
Titoli impropri: non sono titoli di credito perché non c'è la circolazione. Le polizze di carico non sono
titoli di credito perché non c'è l'incorporazione.
Possiamo avere:
 titoli di credito al portatore (denaro), nel momento in cui si presenta il denaro, il soggetto è
legittimato a ricevere la prestazione;
 titoli di credito all'ordine (assegno, circolazione mediante girata);
 titoli di credito nominativi (BOT, CCT), ci deve essere un registro in cui è segnato il possessore di
quei diritti di credito.

IMPRENDITORE: è un creatore di ricchezza, è colui il quale fa da intermediario tra il capitalista, la forza


lavoro.. Secondo il Codice Civile, Art. 2082: “è imprenditore chi esercita professionalmente un'attività
economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni e di servizi”.
Attività: una serie di atti coordinati tra di loro formano un'attività.
Economica: l'attività ha come scopo la produzione o scambio di beni e servizi.
Professionalmente: significa che si ha imprenditore quando l'attività del soggetto è un'attività stabile,
organizzata professionalmente, non abituale e non occasionale. Non è necessaria la continuità, come
ad esempio per le attività stagionali.
L'imprenditore è diverso dal professionista intellettuale (ad esempio il commercialista, l'avvocato). Se
il medico gestisce un attività privata è anche lui un imprenditore, perché agisce con un'attività stabile
e organizzata al fine di creare ricchezza. Il professionista intellettuale ha un obbligazione di mezzi e
non risponde (se non per dolo o colpa grave) se l'attività è oggettivamente difficile. L'imprenditore
non ha questa esenzione da responsabilità.
Quindi le caratteristiche fondamentali che deve avere un imprenditore sono:
 stabilità;
 produzione di ricchezza;
 obiettiva economicità dell'attività (finalità imprenditore) → NB la finalità di lucro è per le società
infatti gli enti pubblici sono imprenditori, infatti si ha sia imprenditore pubblico, che privato;

L'imprenditore può essere:


 commerciale: è soggetto alle procedure concorsuali (fallimento), è obbligato alla tenuta dei libri
contabili e deve iscriversi nel registro delle imprese.
Le attività commerciali sono regolate dall'Art. 2195 cc., ed esse sono:

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→ un'attività industriale diretta alla produzione di beni e di servizi;
→ un'attività intermediaria nella circolazione dei beni;
→ un'attività di trasporto per terra, o per acqua o per aria;
→ un'attività bancaria o assicurativa;
→ altre attività ausiliarie delle precedenti.
 agricolo: non è sottoposto alle procedure concorsuali, non ha l'obbligo di tenuta delle scritture
contabili e non deve iscriversi nella sezione ordinaria del registro delle imprese.
Egli è regolato dall'Art 2135 cc.: “è imprenditore agricolo chi esercita una delle seguenti attività:
coltivazione del fondo, selvicoltura, allevamento di animali e attività connesse..”. Nelle attività
connesse devono coesistere la connessione di tipo soggettivo e contestualmente quella di tipo
oggettivo.
Es. agriturismo: esistono molte attività ad esempio vi son escursioni ecc. in questo caso
l’imprenditore cessa di essere agricolo e diventa commerciale? No, ci sono delle norme ad oc per
incentivare l’agriturismo, per il principio della connessione.
 Il piccolo imprenditore è regolato dall'Art 2083 cc. e sono ad esempio i coltivatori, artigiani,
soggetti che esercitano professionalmente l'attività con l'aiuto della famiglia. Essi non sono
sottoposti alle procedure concorsuali. Con le attuali leggi fallimentari in vigore dal 2007, Art. 1:
affinché non sia soggetto alle procedure concorsuali deve avere determinate dimensioni, ovvero
che il giro dei suoi affari sia al di sotto di una determinata soglia.

AZIENDA: complesso di beni organizzati dall'imprenditore per l'esercizio dell'impresa, infatti viene
considerata un’universalità di beni. I beni possono essere venduti singolarmente, ma quando si ha la
cessione di azienda hanno un regime particolare: l'interesse del singolo è subordinato all'interessa
d'azienda.
I contratti aziendali riferiti ai fornitori, dipendenti, hanno un regime particolare per la cessione; infatti
per quanto riguarda quest'ultima:
 deve avvenire per iscritto;
 non è necessario il consenso preventivo alla cessione d’azienda, ma ci sarà un consenso post-
cessione (entro 30 giorni). Se il consenso non è rilasciato deve esserlo per giusta causa (ad
esempio l'imprenditore cessionario ha una situazione patrimoniale disastrosa), se non c’è una
giusta causa non può recedere dal contratto;
 l'imprenditore cedente ha una serie di obblighi nei confronti del cessionario (ad esempio per i
primi 5 anni non può fare concorrenza, nella bozza di codice civile europeo non è previsto).
Patti di non concorrenza: sono regolati dall'Art. 2557 cc.:
→ atti di confusione: produrre beni simili;
→ atti di discredito;
→ atti di scorrettezza professionale → atti di damping: produrre e vendere lo stesso prodotto su
mercati diversi a prezzi diversi, per, ad esempio, estromettere un concorrente. Storno di dipendenti:
io offro e cerco di “rubare” quei dipendenti che son fondamentali per la produzione di quel bene, in
questo caso la mia attività è anticoncorrenziale e devo il risarcimento del danno nei confronti del mio
competitor.
Illecito di dolo: determina l'ingiustizia del danno.

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PERSONE GIURIDICHE: negli ordinamenti statali tra le persone giuridiche private si annoverano le
associazioni e le fondazioni riconosciute nonché le società per azioni e le altre società commerciali
dotate di personalità giuridica.

ASSOCIAZIONI: un'associazione, in diritto è un ente costituito da un insieme di persone fisiche o


giuridiche (gli associati) legate dal perseguimento di uno scopo comune. L'associazione è ogni forma
stabile di organizzazione collettiva che persegue degli scopi super individuali, cioè comuni.
Le associazioni hanno una copertura costituzionale data dall'Art. 2 della Costituzione. Le formazioni
sociali possono essere:
→ Formazioni obbligatorie (Stato, regioni, comuni);
→ Formazioni volontarie (associazioni, società).
Le associazioni sono formazioni sociali che non hanno scopo di lucro, vengono costituite mediante un
contratto plurilaterale tra associati.
L'associazione nasce con l'atto costitutivo che può contenere lo statuto, quest'ultimo regola la vita,
l’organizzazione dell'associazione.
Esistono due tipi di associazioni:
 riconosciute → hanno la personalità giuridica, hanno la soggettività. Hanno un controllo da parte
degli organi preposti. Per essere riconosciute devono essere iscritte nel registro delle persone
giuridiche riconosciute presso la oppure per le associazioni con valenza regionali si ha un registro
regionale. Ha valore costitutivo. La conseguenza della registrazione e del riconoscimento è
l'acquisizione dell' autonomia patrimoniale perfetta;
 non riconosciute → il patrimonio è definito fondo comune e i creditori potranno rivalersi nei
confronti del fondo comune e di coloro i quali hanno agito in nome e per contro dell'associazione,
non si ha una separazione perfetta dei patrimoni
Non c'è distinzione tra associazione riconosciuta e non riconosciuta per gli il fatto di essere contraenti,
significa che sia l’associazione riconosciuta che quella non riconosciuta possono ereditare, possono
concludere contratti.
Organi dell'associazione:
 amministratori → organi necessari, nelle non riconosciute hanno responsabilità illimitata;
 assemblea → può esserci o non esserci: nomina gli amministratori, il voto in assemblea deve
essere un voto procapite (ad persona), cioè indipendentemente dai conferimenti degli associati. Ci
deve essere un'assoluta uguaglianza tra gli associati.
Nel caso di estinzione dell'associazione, qualora vi sia un avanzo di bilancio, il patrimonio non può
essere distribuito tra gli associati, ma ha un vincolo di destinazione e quindi deve essere trasferito ad
un'associazione con scopi simili.

FONDAZIONE: stabile organizzazione predisposta per la destinazione di un patrimonio privato ad uno


scopo di pubblica utilità.
Le fondazioni devono essere riconosciute, devono essere registrate in un apposito registro, controllo
esterno sull'attività dell'amministratore.
L'atto di fondazione può essere inter vivos o non inter vivos, cioè per:
 atto pubblico tra vivi;
 testamento.

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Il fondatore non ha più alcuna ingerenza sul proprio patrimonio che ha destinato, né lui né i propri
eredi. Gli unici che devono perseguire una finalità di pubblica utilità sono gli amministratori (possono
essere nominati a vita).

COMITATI: pubbliche sottoscrizioni di denaro per realizzare uno scopo di pubblica utilità. Nei comitati
ci sono i promotori e i sottoscrittori. I promotori annunciano l'attività e i sottoscrittori
organizzano/gestiscono il fondo e destinano ovviamente il fondo rispetto allo scopo.
I comitati possono essere riconosciuti o non riconosciuti (in questo caso si ha responsabilità illimitata,
i creditori quindi potranno rivalersi anche nei confronti del patrimonio dei soggetti promotori e
sottoscrittori, oltre al patrimonio del comitato).

CONTRATTI DEL CONSUMATORE


Il consumatore, da un punto di vista giuridico, è il soggetto che agisce per scopi estranei all'attività
professionalmente esercitata. L'estraneità all'attività che normalmente esercita fa dipendere la sua
debolezza, perché il consumatore è considerato il soggetto debole del rapporto.
La sua debolezza dipende dal fatto che agisce per scopi estranei (debolezza di tipo informativo),
quindi non conosce il tipo di mercato in cui va ad operare, ed è una debolezza intrinseca determinata
dalla mancanza del potere contrattuale.
Si chiamano contratti standard, contratti per adesione o moduli contrattuali e sono contratti
prestampati e prestabiliti dove sono inserite tutte le clausole determinanti del contratto: i diritti e i
doveri delle parti, la volontà delle parti, le modalità di esecuzione delle prestazioni, le caratteristiche
dell’oggetto...
Il consumatore non può cambiare il contenuto, l'unica autonomia che ha il consumatore è quella di
scegliere se firmare o meno il contratto → di conseguenza non determina una libertà di scelta, perché
ormai in quasi tutti i settori si ha concorrenza da un punto di vista giuridico e quindi il consumatore ha
una vasta gamma di scelta per quanto riguarda il professionista dal quale avere il bene o servizio.
La posizione di debolezza del consumatore da parte dell’ordinamento giuridico diventa il
riconoscimento di una serie di strumenti di tutela, che il professionista non ha. Gli strumenti di tutela
del consumatore sono tutte espressione di direttive europee.
I consumatori europei godevano di diverso trattamento in base al fatto che lo stato in cui vivessero,
avesse recepito o meno la direttiva → disparità di trattamento dei cittadini europei, che è
esattamente ciò che si vuole evitare con l’Unione Europea.
Ora tutte le direttive che hanno una disciplina specifica e dettagliata non hanno la necessità di essere
recepite, per poter essere invocate dal consumatore → si dicono, perciò, auto esecutive.
Il recepimento serve a verificare che nell'ordinamento ci siano gli strumenti necessari per adattare la
normativa comunitaria alla normativa del paese interno.
Sappiamo già che quando il contratto è concluso, ha tra le parti forza di legge → produce effetti. Le
parti si devono comportare secondo buona fede, cioè si fa affidamento al comportamento della
controparte, prima esisteva solo la parola d'onore. La buona fede serve ad indirizzare il
comportamento delle persone, le sanzioni alla deviazione della buona fede (risarcimento del danno
ad esempio) hanno, infatti, un potere deterrente.
I consumatori in tutti i contatti hanno il diritto di recesso che è un diritto irrinunciabile → introdotto
nel nostro ordinamento nel 1999 con la normativa dei contratti conclusi a distanza (le parti non sono
fisicamente e contestualmente presenti). Il diritto di recesso inizialmente veniva chiamato diritto di

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ripensamento, che si esercitava nel periodo di tempo di 7 giorni. Se il professionista non dichiara
l’esistenza del diritto di recesso nei 7 giorni lavorativi del recepimento della merce, quel periodo
diventa di 14 giorni, se non lo dichiara ulteriormente il periodo diventa di 60 giorni. Quindi il
comportamento non corretto del professionista diventa un arma in più del consumatore.
Le normative di derivazione europea sono state sintetizzate nel Codice del Consumo, entrato in vigore
alla fine 2005.
Secondo i giuristi il Codice del Consumo, così come il Codice dell'Ambiente, non è un codice, ma un
testo unico perché non c'è l'armonizzazione delle direttive o delle norme o dei decreti legislativi.
Il Codice Civile è un codice perché codificazione significa armonizzare le materie inserite all'interno,
non ci possono essere contraddizioni.
Una delle direttive che ha fortemente cambiato anche il ruolo del consumatore è la direttiva sulle
clausole abusive o vessatorie (1993) → vessatorie significa che c'è un evidente sproporzione o
aggravio tra i diritti e i doveri del consumatore. Portano un aggravio al consumatore: sono pieni di
doveri, pochi diritti e pochissime opportunità.
Hanno cambiato la possibilità e il modo con cui il consumatore può valersi e difendersi dal contratto
del professionista.
Esistono due tipi di clausole:
 sempre vessatorie: sono quelle clausole che vanno ad intaccare i diritti irrinunciabili del
consumatore, ad esempio il foro del consumatore, il diritto di recedere dal contratto, la garanzia
sui beni di consumo. Nel contratto, il foro del consumatore deve essere uguale al luogo di
residenza del consumatore, in modo che non risulti gravoso, ma agevole fare causa. Questo diritto
è regolato dall'Art. 25 della Costituzione;
 vessatoria fino a prova contraria: la vessatorietà non cambia, ma cambia il fatto che non riguarda i
diritti irrinunciabili del consumatore per cui non sono eliminate a prescindere.
Nei contratti dei consumatori l'unico che può rilevare la nullità è il consumatore stesso.
Giudizio di conciliazione obbligatoria -> Se avessimo problemi con gestori telefonici, ma anche in
alcuni settori postali o dell’energia elettrica, prima di poter fare causa dovremmo presentarci davanti
ad un organo apposito chiamato corecom (comitato regionale per le comunicazioni) e davanti ad esso
appare in misura paritetica un rappresentante del consumatore e un rappresentante del gestore
telefonico. Nel 90% dei casi la soluzione di questo organo si arriva a soluzioni positive del
consumatore perché la conciliazione obbligatoria paritetica consente attraverso la pariteticità che le
parti siano poste allo stesso piano. Si ha compromesso quando entrambi le parti rinunciano a
qualcosa. Si è dimostrato che negli ultimi anni il corecom sia un organo particolarmente ingegnoso per
i consumatori.

RESPONSABILITÀ PER PRODOTTI DIFETTOSI: la normativa europea prevede che ogni bene acquistato
dal consumatore debba avere una garanzia da parte del produttore di 2 anni, da quando vi è
l'acquisto. Questo tipo di disciplina ha subito e subisce tutt’ora una serie di deroghe perché ogni bene
si distingue dall’altro per caratteristiche intrinseche. Il prodotto difettoso è quel prodotto che può
avere un difetto di fabbricazione, se paragonato agli altri prodotti simili presenti sul mercato.
Al consumatore è data la possibilità di ottenere dal venditore la sostituzione dell'oggetto o la
riparazione dello stesso (in tempi ragionevoli), e in caso queste ultime due non fossero possibili di
ottenere una riduzione del prezzo.
Qualora l'oggetto difettoso non può essere sostituito o riparato, il consumatore ha diritto al rimborso.

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Da un punto di vista normativo e tecnico i beni che vengono immessi nel mercato europeo devono
avere una serie di indicazioni sul fabbricante, sulle modalità di esecuzione, sulla provenienza dei beni
e sulla responsabilità (normativa CEE, oggetti autorizzati a circolare).
Attraverso un contributo economico aggiuntivo la garanzia sui prodotti può essere ampliata, anche se
una parte deve essere sempre garantita dal produttore. La garanzia deve esserci anche se tra
venditore e produttore sussiste una distanza di km notevole. Il consumatore porta l’oggetto difettoso
in garanzia al negoziante, ed è il negoziante che senza oneri aggiuntivi deve inviare l’oggetto al
produttore per ottenere l’oggetto riparato o sostituito.
Esiste una tutela individuale perché con la Costituzione si tutela la persona in quanto tale.
Un altro tipo di tutela è la TUTELA COLLETTIVA: riguarda quelle situazioni che colpiscono la categoria o
una parte della categoria, e si chiama tutela collettiva perché ad agire non sarà il singolo
consumatore, ma l'associazione in rappresentanza dei consumatori coinvolti. Esistono molte
associazioni per i consumatori che si distinguono in base a diversi fattori, ad esempio per lo scopo
(tutela del risparmio dei consumatori), per la sicurezza dei prodotti, per l’ambiente, per la
produzione..
Le associazioni si occupano di inibire i comportamenti scorretti dei professionisti e si occupano anche
e sopratutto di informare i consumatori riguardo ad eventuali situazioni per loro potenzialmente
dannose.
Fondamentalmente la tutela collettiva delle associazioni permette un effettività generalizzata,
soprattutto per quello che riguarda la tutela inibitoria.
I giudizi davanti al giudice: tizio si rivolge al giudice per tutelare una situazione protetta
dall’ordinamento giuridico, quando si presenta davanti al giudice chiama in giudizio la persona contro
la quale sta agendo. Il giudice attraverso i loro avvocati stabilisce quale delle due parti ha ragione. La
sentenza che emana il giudice ha effetti solo per le parti a meno che non ci siano dei riflessi per
determinati terzi. Non può avere efficacia per chi non ha partecipato all’azione.
L’associazione dei consumatori che fa causa o ricorso al Tar Lazio per inibire la Tim ad inserire nelle
pubblicità o spot la parola gratis quando il canone che propone non lo è, il giudice amministrativo
inibisce al gestore Tim il continuo richiamo alla parola gratis nelle pubblicità e sanziona il
comportamento con una sanzione pecuniaria, perché è una pubblicità ingannevole. Un unico giudizio
presentato dall’ associazione dei consumatori al Tar della regione Lazio permetti di ottenere un
risultato a favore di tutti i consumatori.
Con la tutela collettiva, infatti, si ha un unico giudizio che ha effetti nei confronti di tutti.
Inibire → impedire.
Quella che un tempo veniva chiamata pubblicità ingannevole, oggi si chiama pratica commerciale
scorretta. Ha il compito di stabilire quando il messaggio pubblicitario possa essere ritenuto scorretto,
cioè quando è evidentemente diverso dalle caratteristiche reali del servizio e dell’offerta, e quando ha
lo scopo e riesce a trarre in inganno il consumatore.
La parola “gratis” o “per sempre” induce quasi sempre il consumatore in errore, perché da un punto
di vista prettamente commerciale abbia più successo una pubblicità con queste parole piuttosto che
altre.

Altra forma di tutela collettiva sono le azioni collettive o CLASS ACTION: sono state frutto di una lunga
elaborazione legislativa perché l'obiettivo del legislatore italiano era quello di introdurre nel nostro
ordinamento lo strumento di tutela collettiva presente in America da anni e anni.

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In America una categoria (consumatori, risparmiatori, anziani, malati..) che ha subito un danno, o può
subire un danno, dall’operato di una determinata persona (fisica o giuridica), ricorre attraverso
l’opera di un avvocato davanti al giudice chiedendo o l’eliminazione della causa che può generare, o
ha già generato, il danno e il risarcimento dei danni subiti dalla categoria coinvolta. L’avvocato spesso
per ottenere più adesioni alla class action va a cercare ulteriori persone che possano firmare il
mandato e anticipa tutte le spese legali con l’accordo. In caso di sentenza di accoglimento una parte
del risarcimento sarà versata a lui per rimborsarlo di tutte le spese anticipate sostenute e pagargli
l’onorario. Sulla somma restante i diversi attori coinvolti si suddivideranno la restante parte. La
sentenza collettiva ha efficacia solo per gli aderenti all’azione, cioè coloro che materialmente hanno
firmato il mandato.
Lo strumento americano nel nostro ordinamento è stato difficile da inserire per due motivi principali:
1. Civil law → il nostro ordinamento si basa sulle norme, non sulle sentenze. Le sentenze della
cassazione non fanno diritto, non sono regole e non sono vincolanti. In America la legge sono le
sentenze, perché le sentenze sono vincolanti per tutti i successivi casi;
2. Patto di quota libera: in Italia era vietato, nessun avvocato poteva anticipare le somme e aspettare
il rimborso dopo la sentenza, perché l’obbligazione dell’avvocato è un’obbligazione di mezzi non di
risultato.
In Italia la class action è poco efficiente ed è regolata dall’Art 140 bis: quando una categoria di
consumatori presenta lo stesso diritto omogeneo può, attraverso l'associazione dei consumatori, agire
davanti al giudice per ottenere il risarcimento dei danni.
Se il consumatore agisce con l'azione collettiva non può successivamente agire individualmente.
Questo è un problema perché:
→ Art. 25 della Costituzione dice che ognuno ha diritto al giudice naturale, e quindi saremmo nel caso
di una norma anticostituzionale;
→Ammettiamo che ci sia una sentenza di accoglimento e quindi ci sia il risarcimento del danno per
coloro che hanno partecipato all’azione collettiva, ma tra di essi ci siano delle persone che hanno fatto
sacrifici “maggiori” rispetto ad altri ed hanno ottenuto lo stesso equivalente risarcimento danni. Non è
giusto perché questo richiama al danno ingiusto: qualunque fatto colposo o doloso che cagiona danno
ingiusto obbliga colui che lo ha commesso a risarcire il danno. L’idea che una situazione possa essere
disciplinata e risarcita nella stessa maniera di un’altra situazione sulla base che i diritti siano omogenei
è un errore di metodo, perché l’omogeneità della situazione è pressoché impossibile: ogni circostanza
è diversa dall’altra. Quindi disciplinare nella stessa maniera situazioni che sono per forza diverse viola
il principio di uguaglianza, Art. 3 della Costituzione.

CONTRATTI PUBBLICA AMMINISTRAZIONE


L'attività contrattuale della pubblica amministrazione è condizionata dalla normativa; la legge
stabilisce modalità, tempi, contenuti, fasi ed esecuzioni del contratto e come reperire i diversi
contraenti (non c'è autonomia contrattuale) → attività procedimentalizzata: il procedimento
amministrativo è indicato per fasi, l'attività burocratica non può essere cambiata dalla pubblica
amministrazione.
Il procedimento è composto da diversi fasi che servono a stabilire come la pubblica amministrazione
contratta con l'esterno.
L'attività della pubblica amministrazione per molti anni è stata considerata da giuristi e giudici come
quell’attività dotata di un forte potere e di una situazione di supremazia o di privilegio, perché a

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differenza degli altri soggetti dell’ ordinamento giuridico si riteneva che non dovesse sottostare alle
stesse regole.
Il comportamento del privato cittadino deve essere sempre ispirato al principio della buona fede.
Alla base del principio della buona fede c'è il principio del leminem laedere (non nuocere agli altri),
legato al dovere di solidarietà sociale che impone a tutti noi di comportarci senza recare pregiudizio
agli altri.
Gli atti emulativi (proprietà) sono stati inseriti grazie al leminem laedere.
Responsabilità civile (Art. 2043 cc.) → alla base c'è il leminem laedere. Il danno ingiusto viene risarcito
perché l’ordinamento richiede un comportamento ispirato al non nuocere.
Comportarsi secondo buona fede significa consentire alla parte di compiere una scelta consapevole
avendo tutti gli elementi del contratto.
Visto che l'attività della pubblica amministrazione è stabilita dalla legge, molti giuristi hanno ritenuto
che la legge non possa attribuire comportamenti che non siano leciti o possibili.
La giurisdizione (chi è giudice) delle controversie con la Pubblica Amministrazione sono decise dal
giudice amministrativo.
NB Nel nostro ordinamento esistono diversi giudici: ordinario civile, penale (tutti i reati) ed
amministrativo. Nei processi civili e penali ci sono tre gradi: Corte d’Assisi, Corte d’appello, Corte di
cassazione.
Per molto tempo è stato considerato e si è comportato non come giudice (sempre imparziale e
sempre soggetto al principio di legalità), ma come giudice dell'amministrazione (quando c'era una
controversia molto spesso la Pubblica Amministrazione vinceva e si ricorreva al diritto
amministrativo); ciò è dovuto ad un retaggio culturale.
Anche se tutto il procedimento contrattuale della pubblica amministrazione è normativamente
stabilito, essa deve comportarsi secondo la buona fede, regolato dall'Articolo 97 della Costituzione
che chiede alle Pubbliche Amministrazioni il buon andamento, l'imparzialità, l'efficienza e
l'economicità → la Pubblica Amministrazione è soggetta come tutti gli altri al controllo (discrezionalità
amministrativa).
La risarcibilità dell'interesse legittimo è possibile dalla sentenza delle Nazioni Unite della Cassazione
del 1999. Oggi ogni privato cittadino può chiedere al giudice amministrativo anche il risarcimento dei
danni, perché la situazione di vantaggio del cittadino nei confronti della Pubblica Amministrazione è
ritenuta pari e uguale, quindi sullo stesso piano del diritto soggettivo.
La legge 241 del 1999 serve ad ognuno di noi per interrogare la pubblica amministrazione:
-> essa deve dare una motivazione completa;
-> consente ad ognuno di noi di presentare pareri, osservazioni, suggerimenti e proposte in merito ad
un'attività di interesse della Pubblica Amministrazione. Il ruolo del cittadino, da soggetto esterno alle
dinamiche della pubblica amministrazione, il privato cittadino diventa parte attiva perché queste
osservazioni, proposte o pareri vanno acquisite prima dell'adozione del provvedimento finale.
Il cittadino viene chiamato a partecipare all'azione della pubblica amministrazione. Non è più quindi
una situazione di supremazia.
La proprietà privata può essere espropriata per esigenza di pubblica utilità: il proprietario di un
terreno può vedersi espropriare il terreno stesso perché quel luogo deve essere utilizzato per la
costruzione di un’opera pubblica. Il comportamento corretto della Pubblica Amministrazione richiede
un decreto di esproprio, che è l’atto formale con cui si manifesta la volontà di espropriare un terreno
ed è l’atto che determina il passaggio di proprietà dal privato al comune. Quando c’è un decreto di

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esproprio il comune di competenza è autorizzato ad immettersi nel possesso, cioè ad iniziare i lavori
per la costruzione dell’opera pubblica.
L’attività della Pubblica Amministrazione è in funzione al perseguimento dell’interesse pubblico, non
personale.
Perseguire l'interesse pubblico significa mettere in atto le migliori strategie per utilizzare al meglio le
risorse pubbliche (non è legato solamente al concetto di economicità, ma scegliere le strategia
migliore considerando i tempi, i materiali utilizzati e la manodopera).
La Pubblica Amministrazione non può dare in maniera diretta il lavoro ad un’impresa, ma lo deve fare
attraverso una gara d’appalto cioè attraverso una scelta del contraente che sia il più possibile
imparziale. Le caratteristiche della gara di appalto dovrebbero garantire l’anonimato. Se non c’è
imparzialità è molto difficile che si possa realizzare il buon andamento.
Il ruolo della Pubblica Amministrazione, quindi, è completamente cambiato; così come è cambiato il
ruolo dei cittadini nei confronti di essa.

LA FAMIGLIA (cap. 66)


La famiglia è notevolmente cambiata nel corso dei secoli sia per la sua costituzione, sia per il numero
dei componenti, sia per come l’ordinamento giuridico ha preso consapevolezza e ha riconosciuto il
fenomeno della famiglia.
All'inizio del secolo scorso la famiglia intesa come costituzione (cioè come persone che componevano
il nucleo familiare) era numerosa ed era costituita dal pater familias, dalla moglie, figli, fratelli dei
genitori, nonni e così via... Quindi era considerata una piccola comunità in cui tutte le decisioni di
gestione del patrimonio della famiglia e di indicazione riguardo l’indirizzo della famiglia venivano presi
solo dal pater familias: persona più anziana di sesso maschile che viveva sotto lo stesso tetto.
Nella stessa casa, infatti, vivevano più persone legate tra di loro non solo da un rapporto di parentela
in senso stretto, ma anche dai così detti affini: persone che non sono tra di loro legate da un rapporto
di sangue, ma da un rapporto giuridico (es. cognati).
La famiglia è una realtà che esiste a prescindere dalle norme giuridiche, cioè esiste in quanto tale. Le
norme servono solo per supportare la famiglia stessa, sono di sostegno e di integrazione nei casi
eccezionali in cui i genitori non riescono a decidere da soli riguardo gli indirizzi da dare al nucleo.
La composizione è cambiata: non si hanno più le famiglie numerose, se non in alcuni posti non
particolarmente popolati che sono rimasti ancora ad un’idea di famiglia molto antica.
Oggi la famiglia è una famiglia nucleare: costituita solamente dai coniugi e dai figli.
La visione stessa della famiglia è cambiata con l'introduzione della Costituzione, perché nel Codice
Civile si aveva ancora un’idea di famiglia in cui il marito era colui che aveva più potere rispetto alla
donna. Si parla di un’epoca in cui il tradimento era considerato reato, perché l’idea della famiglia era
la famiglia legittima, cioè solo quella basata sul matrimonio dei coniugi e in cui il marito aveva il
potere decisionale di qualunque cosa, la donna era in una posizione di subordinazione.
Con la Costituzione, invece, si tutela la persona in quanto tale (e quindi non in quanto marito o in
quanto moglie). Art. 3 della Costituzione → principio di uguaglianza.
La famiglia assume quella formazione sociale che ritroviamo nell'Art 2 della Costituzione:”la
Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni
sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà
politica, economica e sociale”.

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Le coppie di fatto sono formazioni sociali tutelate dall’ordinamento, ma con diversi obblighi e diritti
rispetto a quello che è la famiglia legittima.
La famiglia legittima è regolata dagli articoli 29-30 e la Costituzione si pone come obiettivo primo
quello di stabilire la parità fra i coniugi. Articolo 29 della Costituzione: “la Repubblica riconosce e
garantisce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è
ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia
dell’unità famigliare”.
Articolo 30 della Costituzione: “è dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli,
anche se nati fuori dal matrimonio. Nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede che siano
assolti i loro compiti. La legge assicura ai figli nati fuori dal matrimonio ogni tutela giuridica e sociale,
compatibile con i diritti dei membri della famiglia legittima. La legge detta le norme e i limiti per la
ricerca della paternità”.
Hanno un'eguaglianza giuridica e morale, ciò significa che non vi possono essere discriminazioni nei
confronti dell'uno o dell'altro:
→ Eguaglianza giuridica significa che l'ordinamento riconosce gli stessi diritti e gli stessi doveri sia al
marito che alla moglie.
→ Eguaglianza morale impone rispetto, dignità e solidarietà ai coniugi, tra di loro.
La famiglia è notevolmente cambiata anche dopo l’introduzione della Costituzione nel 1948, infatti
oggi sono sempre più numerose le coppie di fatto composte da soggetti appartenenti a sesso diverso
che sono legate tra di loro da un sentimento senza però aver voluto sposarsi, perché il matrimonio
come atto giuridico non è stata una loro scelta.
I numerosi cambiamenti della famiglia dopo l’introduzione della Costituzione hanno portato alla
riforma del diritto di famiglia del 1975 che ha modificato profondamente il ruolo della famiglia
all'interno dell'ordinamento. Con la riforma il diritto e quindi l’ordinamento può intervenire solo nel
caso in cui i coniugi hanno delle difficoltà o delle impossibilità a occuparsi di alcune questioni (quindi
come supporto). Viene data ai coniugi ampia autonomia su quelle che saranno le intenzioni e le scelte
di indirizzo della famiglia, dei figli e dei beni patrimoniali.
La famiglia viene vista come un’isola e le norme sono viste come l’acqua che deve circondare l’isola,
ma non invaderla.
Il matrimonio è il vincolo giuridico che permette ai soggetti di essere riconosciuti come coniugi.
Il matrimonio, oggi, può essere di due tipi:
 civile;
 religioso.
In entrambi i casi i due atti non hanno riconoscimento nell'altro, cioè chi si sposa civilmente (davanti
all’ufficiale di Stato civile, generalmente in comune) non è riconosciuto come coppia dalla religione di
appartenenza e, viceversa, chi si sposa in chiesa (o in altri luoghi di culto) non viene riconosciuto come
coppia dallo Stato italiano. Questo avveniva fino al 1929: il concordato ha permesso alla religione
cattolica (e anche per moltissime altre religioni) di optare per il matrimonio religioso con effetti civili.
Esso permette, attraverso un procedimento molto complesso costituito da diverse fasi, di sposarsi in
chiesa e di avere il riconoscimento degli effetti civili di questa cerimonia da parte dello Stato. Affinché
abbia effetti civili è necessario che vengano rispettate e che siano corrette tutte le fasi del
procedimento, altrimenti il matrimonio è nullo, quindi non riconoscibile.
La prima fase è la richiesta dell'anagrafica presso il comune di nascita dei coniugi. L’anagrafica è un
certificato da cui si evince fino a che età, dal luogo di nascita, la persone è rimasta in quel comune: è

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importante perché uno degli impedimenti al matrimonio è il fatto di essere già legato ad un'altra
persona.
Il matrimonio costituito da diverse fasi del procedimento civile, ha bisogno di avere un periodo di
tempo per avvisare i terzi riguardo all'intenzione di sposarsi dei due coniugi. La pubblicazione avviene
nel comune del luogo in cui i coniugi si sposeranno, nel comune di luogo nascita e nel comune luogo
di residenza dei coniugi (sempre che siano coinvolti diversi comuni). La pubblicazione avviene per
avvisare i terzi, che possono avere un interesse possano presentare atto di impedimento al
matrimonio, che consente di non ottenere il nulla osta: è un atto giuridico che serve affinché sia
certificato e quindi riconosciuto dell’ordinamento, la mancanza di qualunque impedimento alla
celebrazione del matrimonio.
La situazione di incapacità legale è una situazione di impedimento così come la minore età senza
l'emancipazione.
Le fasi servono proprio per evitare che le persone con intenzione di sposarsi abbiano altri
impedimenti che non consentano la produzione di effetti giuridici.
Il procedimento civile anticipa quello religioso. Una volta che l’ufficiale di stato civile del comune del
luogo di residenza dei coniugi abbia verificato che nel periodo di 15 giorni delle pubblicazioni nessuno
è intervenuto o si è presentato per rilevare una causa di impedimento e l’istruttoria è completa di
tutti i documenti necessari, l’ufficiale dello stato civile consegna il nulla osta al parroco che celebrerà il
matrimonio religioso con effetti civili.
Il parroco durante la cerimonia leggerà ai nubendi e alla presenza dei testimoni (che assumono un
ruolo civile, non religioso; infatti sono responsabili dell'atto civile) gli articoli del Codice Civile relativi
agli obblighi e ai diritti dei coniugi nascenti dal matrimonio. Alla fine della cerimonia i coniugi, i
testimoni e il parroco firmeranno i registri dello stato civile. I registri sono conservati dalla parrocchia
in cui viene celebrato il matrimonio e la cui copia firmata dai coniugi, dai testimoni e dal parroco verrà
poi inviata agli ufficiali dello stato civile.
Quando si preparano i documenti per il matrimonio i nubendi possono dimenticare di scegliere il
regime patrimoniale, che è l'indirizzo della gestione del patrimonio e dei beni del coniugi.
La riforma del diritto di famiglia del 1975 ha modificato anche quello che riguarda il regime
patrimoniale tra i coniugi: prima del 1975 il regime legale (quello stabilito dalla legge a prescindere da
qualunque scelta) era il regime di separazione dei beni (ciò che è mio è mio, ciò che è tuo è tuo). Il
principio di separazione di bene rispecchia la concezione arcaica di matrimonio, in cui non c’è la parità
tra i due coniugi.
La riforma ha introdotto come regime legale quello della comunione, essa rispecchia la nuova
concezione di famiglia basata sul concetto di condivisione e collaborazione dei coniugi.
La vera condivisione, secondo il legislatore, si ha solo con la comunione del patrimonio e dei beni.
Nella comunione legale non rientrano tutti i beni, ci sono dei beni che restano al di fuori:
 beni strettamente personali;
 beni ricevuti in eredità;
 beni ricevuti per responsabilità civile;
 beni necessari per lo svolgimento della propria professione (se la professione è esercitata solo da
un coniuge, ovviamente).
Tutti gli altri beni rientrano nella comunione, anche se acquistati prima del matrimonio.
I coniugi possono anche optare per un regime convenzionale: scelto dalle parti, in autonomia (quindi
capace di intendere e di volere al momento della scelta) e che si discosta dal regime legale. Un regime

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convenzionale può essere scegliere un regime di separazione dei beni oppure può essere scegliere un
regime diverso dalla comunione applicandolo solo ad alcuni beni. A seconda del regime scelto ci sono
diverse conseguenze sul piano formale.
Se si decide per la comunione dei beni i coniugi non hanno necessità di formulare nessun atto, perché
dall’atto di matrimonio la mancanza di annotazione fa presumere il regime di comunione. Va invece
annotato un regime diverso da quello legale.
Può anche succedere che i coniugi cambino idea riguardo al regime patrimoniale durante la vita
coniugale, dopo il matrimonio. È una scelta consentita dall’ordinamento purché venga
immediatamente annotata nei registri dello stato civile ed avrà effetti subito dopo l'annotazione,
perché è necessario che eventuali creditori dei coniugi possano sapere quali sono le conseguenze di
un eventuale inadempimento guardano i registri dello stato civile.
La riforma del 1975 ha cambiato anche il lavoro espresso in un'impresa familiare: prima essa era un
lavoro a titolo gratuito, che non aveva nessun tipo di riconoscimento dal titolare dell'impresa e che
non garantiva nulla nella separazione dei coniugi (disparità tra i coniugi che non consentiva al coniuge
“meno forte” di avere riconoscimento).
Dopo la riforma si è stabilito che il lavoro prestato, dal coniuge o dai figli, nell'impresa familiare deve
essere riconosciuto. I componenti devo partecipare agli utili e devono partecipare alle decisioni e in
caso di separazione tra coniugi viene riconosciuto il mantenimento in proporzione del lavoro prestato
all'interno dell'impresa familiare.
Il regime patrimoniale della famiglia è argomento complesso, perché aldilà di quella che può essere la
scelta di come destinare i beni una volta che sarà celebrato il matrimonio, ci possono essere diversi
situazione che richiedono la tutela del patrimonio a volte anche dai coniugi stessi; allora è stato
istituito all'interno del Codice Civile un istituto che si chiama fondo patrimoniale.
Il fondo patrimoniale può essere costituito da uno o entrambi i coniugi, o da un terzo ed è costituito
da beni e/o titoli di credito a cui il soggetto che lo costituisce imprime un vincolo di destinazione che
consentirà il riparo di questi beni da eventuali creditori personali dei coniugi. Il vincolo è definito nei
bisogni superiori della famiglia.
Ciò significa che, ad esempio, il padre di uno dei coniugi può, in costanza di matrimonio, costituire un
fondo inserendo dei beni che vuole proteggere anche da un’eventuale gestione sbagliata del figlio o
della moglie. Lo fa attraverso il fondo, in modo che esso non può essere aggredito dai coniugi, salvo i
creditori del vincolo di destinazione. Il vincolo di destinazione costituisce una separazione
patrimoniale che impone il rispetto di quel patrimonio solo per le esigenze della famiglia, non potrà
essere utilizzato niente che non sia per la famiglia.
Altra garanzia del fondo patrimoniale è che questo non si scioglie con lo scioglimento del matrimonio:
il divorzio (non la separazione) scioglie il vincolo patrimoniale, ma non ha il potere di sciogliere il
fondo.
Il fondo patrimoniale si potrà sciogliere solo quando l'ultimo figlio ha compiuto la maggiore età. Se i
coniugi non hanno figli il fondo si scioglie con lo scioglimento del matrimonio.
Oggi più che mai si arriva a stipulare diversi fondi, perché sempre più spesso il coniuge si indebita. In
forte crisi tutti coloro che hanno un’attività individuale o un’impresa sono facilmente sottoposti al
rischio di fallimento, e quindi il fondo patrimoniale così come altri fenomeni di separazione
patrimoniale, vengono utilizzati per limitare le ipotesi di fallimento.
Esistono diversi fenomeni di separazione patrimoniale, come ad esempio il patrimonio per uno
specifico affare: l’imprenditore prende il 10% della sua impresa o delle azioni della sua impresa e le

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destina ad un altro affare. Significa che i creditori del 90% non potranno “toccare” il 10%. Se nel
frattempo il 90% è fallito, il 10% viene salvaguardato perché c’è un vincolo di destinazione, a patto che
sia stato creato molto tempo prima del fallimento e che quindi non si riesca a dimostrare che la
costituzione di un patrimonio per uno specifico affare abbia avuto come unico effetto quello di
eludere i creditori.
Quindi tutti i regimi patrimoniali scelti dai coniugi, o nel caso del fondo scelto anche da un terzo,
hanno l’obiettivo di individuare il modo con cui la famiglia sceglierà di gestire il patrimonio e hanno
l’obiettivo di rendere conoscibile ai terzi la situazione patrimoniale dei coniugi.

Il concordato del 1929 ha avuto effetto nei confronti della religione cattolica: infatti oggi il
matrimonio religioso ha effetti civili nel nostro ordinamento. Inoltre, il concordato ha avuto questo
effetto anche per altre religioni, appartenenti a confessioni che si chiamano acattoliche e consentono
il riconoscimento di effetti civili del matrimonio celebrato nei diversi luoghi di culto.
Il procedimento è sempre lo stesso che si utilizza per il matrimonio cattolico con effetti civili e serve a
verificare che non ci siano impedimenti riguardo al matrimonio dei nubendi.
Gli impedimenti sono di diversi natura come ad esempio impedimenti dovuti a precedenti matrimoni
(reato nel nostro ordinamento, non consentono la bigamia). Il primo impedimento utile può essere il
fatto di essere legati ad un precedente matrimonio, per esempio un matrimonio che non è stato
annullato dalla Sacra Rota (provvedimento prettamente della religione cattolica) e che può sussistere
le volte in cui il coniuge non abbia informato la controparte (o il marito o la moglie) di cause di
infertilità. Questa è una causa di annullamento anche per il matrimonio civile.
Il principio su cui si basa riguarda l’informazione che il coniuge deve avere dell’altro coniuge riguardo
patologie che possano precludere la possibilità di avere figli (un conto, invece, è che la patologia non
si conosca al momento del matrimonio). Il coniuge può chiedere l’annullamento del matrimonio sia in
sede religiosa (davanti al tribunale ecclesiastico) che in sede civile (davanti al giudice civile). Questo
principio risale al diritto romano. Da un punto di vista religioso il matrimonio è ciò che permette alla
famiglia di diventare famiglia con la procreazione, da un punto di vista giuridico la mancata
informazione non ha permesso all’altro coniuge di scegliere liberamente e consapevolmente. Se il
consenso non fosse libero, infatti, il matrimonio sarebbe nullo. Ecco perché una delle cause di
annullamento del matrimonio è l’infertilità non comunicata, ma conosciuta al momento del
matrimonio.
Una volta celebrato il matrimonio sui registri dello stato civile viene annotata la data del matrimonio e
i nominativo dei testimoni, viene firmata e depositata nei registri dello stato civile.

Il vincolo del fondo patrimoniale, abbiamo visto, che si scioglie quando l’ultimo figlio compie la
maggiore età, in realtà da 6/7 anni la giurisprudenza ha modificato l’interpretazione di questa norma.
Attraverso una serie di sentenze, che avevano a che fare con l’obbligo di mantenimento di un genitore
nei confronti del figlio, la Corte di Cassazione ha stabilito che il raggiungimento della maggiore età non
esula l’obbligo di occuparsi economicamente dei figli. Infatti i genitori sono obbligati al mantenimento
economico fino al momento in cui i figli sono indipendenti. Si basa sul presupposto del dovere di
contribuzione: esso nasce con il matrimonio, tra i coniugi. A prescindere dal lavoro svolto dei coniugi,
entrambi sono chiamati a contribuire alla famiglia. L’obbligo può essere di tipo economico, di morale
e di sostegno, affettivo.

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Serve a garantire l’unità familiare che l’Art 29 della Costituzione richiama come obiettivo principale
della famiglia.
L’obbligo di contribuzione, l’obbligo di coabitazione, l’obbligo di collaborazione e l’obbligo di fedeltà
sono tutti obblighi che scaturiscono dal matrimonio e servono a sostenere il nucleo e stabilire l’unità.
La cassazione con queste sentenze ha ribadito questo concetto: bisogna verificare, nel caso concreto,
se il maggiorenne ha la possibilità di provvedere a se stesso, non è sufficiente il compimento della
maggiore età. Questa idea ha scaturito un vero e proprio dibattito.
Sulla base di queste interpretazioni, quindi, il fondo patrimoniale non è detto che debba sciogliersi
con il raggiungimento della maggiore età dell’ultimo figlio, ma può restare attivo fino a quando
l’ultimo figlio non sia diventato economicamente indipendente. Per verificare se c’è ancora oppure no
questo obbligo, bisogna vedere quanto il giovane si è dato da fare, autorizzando il genitore a prendere
seri provvedimenti se si rende conto che invece di darsi da fare il figlio continua a perdere tempo.

Anche dopo l’entrata in vigore della Costituzione si è continuato a distinguere la famiglia legittima da
quella non legittima.
Legittima non sta per “in conformità alla legge”, come si usa spesso in altri ambiti. La famiglia
legittima è quella famiglia che viene riconosciuta dalla legge: cioè quella nata dal matrimonio tra due
persone di sesso diverso.
Il fenomeno familiare esiste a prescindere che dal diritto e allora si è aperto il dibattito sulla
riconoscibilità di modelli familiari (coppie di fatto, conviventi dello stesso sesso..) che non rientrano
nella famiglia legittima.
Il dibattito si fa sempre più discutibile perché si chiede che questi fenomeni vengono riconosciuti al
pari della famiglia legittima: il riconoscimento si basa sul fatto che la Costituzione non fa differenze,
ma riconosce l’uguaglianza formale e sostanziale della persone invitando a non avere discriminazioni.
Quindi se la Costituzione pone alla base il valore dell’uguaglianza, allora è difficile ritenere che
fenomeni diversi diventino discriminatori.
L’articolo 29 della Costituzione riconosce effetti giuridici alla famiglia basata sul matrimonio.
Quando si discute di coppie di fatto tra persone di sesso diverso c’è l’idea che sia stata una loro scelta
il non matrimonio e proprio in quanto atto di autonomia non abbiano voluto avere effetti giuridici.
Quando si discute di coppie di fatto tra persone dello stesso sesso il problema che si apre è molto più
difficile da risolvere, perché nel momento in cui si riconosce un effetto giuridico alla coppia di fatto tra
persone dello stesso sesso, vuol dire che l’ordinamento si occupa di questi fenomeni. Se
l’ordinamento si occupa di questi fenomeni non può discriminarli perché altrimenti viola l’art.3 della
Costituzione.
Il motivo per cui si fa così tanta fatica ad introdurre nel nostro ordinamento il riconoscimento pieno
delle coppie di fatto è determinato dal non voler autorizzare l’adozione da parte di persone dello
stesso sesso. Siccome per adottare è necessario vivere insieme (da sposati o meno) da almeno da tre
anni, se si riconoscono le coppie di fatto o le coppie omosessuali inevitabilmente si deve riconoscere
la possibilità di adottare il figlio, perché altrimenti il comportamento diventerebbe discriminatorio. La
scelta di non riconoscere è una scelta furba perché toglie qualunque problema al fatto di disciplinare
una cosa così delicata e complessa.
Così come la famiglia, le coppie di fatto esistono a prescindere che il diritto si occupi di esse. Esistono
tanti strumenti per tutelarsi: contratti, atti di disposizione, atti di donazione ecc. La donazione è il
nome giuridico dei regali, una persona si spoglia di un bene senza ottenere nulla in cambio con l’unico

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scopo di beneficiare un'altra persona. Siccome questi beni possono entrare nell’asse ereditario,
costituito dai soggetti legittimari, tutti quelli che possono essere lesi dalla donazione sono invitati a
conoscere questa donazione. Se si ribellano c’è un giudizio e il giudice dovrà decidere.
Nella costituzione esiste la famiglia legittima come la famiglia riconosciuta dal diritto.
Questa idea è stata cambiata grazie alla riforma del diritto di famiglia, perché negli anni trascorsi tra
l’introduzione della Costituzione e l’introduzione del diritto di famiglia, si assisteva al procedimento
con il quale i figli nati al di fuori del matrimonio erano considerati figli con diritti inferiori rispetto a i
figli nati dopo il matrimonio.
Poteva succedere che i figli legittimi venivano chiamati all’eredità come legittimari. A prescindere
dalla scelta del defunto nel momento del testamento, il diritto tutela e tutelava sempre i legittimari.
Qualora fosse subentrato un figlio così detto naturale, concepito dal defunto ma non all’interno del
matrimonio, questo non partecipava alla quota della legittima, ma otteneva nel caso una quota
residuale di quella disponibile.
Nella quota legittima rientravano il coniuge e i figli nati dal matrimonio. I figli non legittimi potevano,
sperando di riuscirci, chiedere, attraverso l’azione di riduzione, che gli eredi decidessero
spontaneamente di riconoscere una parte del patrimonio come suo. Era basato sulla volontà. L’unico
modo del defunto per tutelare questo figlio naturale era lasciare, attraverso il testamento, una quota
del suo patrimonio disponibile.
Non esiste più la distinzione tra figli legittimi e naturali, questi due aggettivi sono stati eliminati,
perché è una discriminazione. Quindi nella quota legittima rientrano tutti i figli. Addirittura, se il
testatore ha espresso le sue volontà in un documento valido e non era, in quel momento, a
conoscenza di altri figli il testamento si considera revocato di diritto, sulla presunzione che se avesse
conosciuto l’esistenza di altri figli, avrebbe provveduto in maniera diversa.
Il fatto che non ci sia più la distinzione tra figli legittimi e naturali, cambia un po’ anche la percezione
di quello che è il matrimonio, perché anche la famiglia legittima non deve più chiamarsi legittima, ma
semplicemente famiglia.
Il concetto di legittimo sta assumendo connotati diversi.

Tra gli obblighi dei coniugi c’è quello di fedeltà, coabitazione, convivenza e contribuzione. I coniugi tra
di loro devono permettere all’altro di esprimere la propria personalità. Entrambi i coniugi hanno il
dovere di istruire, educare e mantenere la prole e lo devono fare in accordo, ma può succedere che
non sempre i coniugi siano d’accordo.
Il diritto può avere una funzione integrativa: tutte le volte che i coniugi non riescono a trovare una
soluzione di comune accordo l’ordinamento riconosce ai genitori la possibilità di rivolgersi al giudice,
anche senza una formalità solenne.
Ci si può rivolgere al tribunale per i minorenni, il quale riunirà i coniugi, ascolterà le testimonianza
reciproche, se il minore è in condizione di essere ascoltato, ascolterà anche la volontà del minore, e
proporrà una soluzione avendo, prima dell’inizio di questa “seduta”, comunque tentato la
conciliazione (avrà provato a suggerire ai coniugi un metodo di comunicazione che possa riportarli in
una situazione di comunanza). Se però non è sufficiente, sarà il giudice a decidere per loro -> funzione
integrativa del diritto: è la funzione che svolge l’ordinamento tutte le volte in cui i genitori si trovano
nelle condizioni di non poter assolvere ai loro compiti.
La funzione integrativa la ritroviamo anche quando ad esempio per ragioni di salute di entrambi i
coniugi, non sia possibile momentaneamente occuparsi dei figli. Allora attraverso i servizi sociali si

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crea una struttura di supporto che si occuperà dei minori fino a quando la situazione di salute dei
coniugi non sarà rientrata. L’obiettivo non è l’allontanamento dei figli dai genitori, ma se si ha una
situazione di impossibilità il servizio sociale prima di tutto verificherà che ci siano parenti che si
possano prendere cura dei minori, in modo che si abbia il mantenimento dei minori all’interno dello
stesso nucleo familiare.
L’obiettivo è l’interesse del minore. Il tribunale per i minorenni è stato istituito per garantire la tutela
ai minori. Se non si riesce a trovare una persona che si occupi del minore, i servizi sociali affidano
temporaneamente il minore ad un'altra famiglia o casa famiglia.
I servizi sociali operano anche di supporto ai genitori, cercano di trovare una serie di soluzioni che
possano accelerare la riunione della famiglia.
Se invece l’affidamento non può essere temporaneo viene tolta ai genitori la patria podestà e il
minore viene dichiarato adottabile. Nel periodo di dichiarazione dell’adottabilità del minore c’è un
periodo di tempo chiamato affidamento pre adottivo: periodo di tempo che il minore passa in una
famiglia affidataria con l’obiettivo di verificare diversi requisiti, affidamento finalizzato all’adozione.

Adozione: permette a persone che hanno problemi di infertilità di diventare genitori. I figli adottivi
non sono legati ai genitori da vincoli di sangue o di parentela, ma sono minori che vengono adottati
con un procedimento giuridico.
Il procedimento di adozione nel nostro ordinamento è particolarmente lungo e complesso e
raramente arriva a soluzione positiva, perché la legge stabilisce alcuni criteri in base ai quali gli
aspiranti genitori possono diventare genitori adottivi.
Prima di tutto bisogna fare una domanda, questa domanda deve avere una serie di requisiti:
1. bisogna essere sposati da almeno 3 anni (oggi si accettano anche i 3 anni di convivenza, grazie ai
nuovi fenomeni);
2. non si devono avere precedenti penali;
3. si deve avere la maggiore età;
4. si deve avere uno scarto di età tra gli aspiranti genitori e il minore adottabile che va dai 18 ai 45
anni.
Questi sono i requisiti formali che permettono ad una coppia di fare domanda di adozione.
La coppia può scegliere se fare domanda di adozione nazionale, internazionale o entrambe.
In entrambi i casi, però, il procedimento di verifica dei requisiti è particolarmente lungo.
L’adozione può essere nazionale e internazionale di minori o nazionale e internazionali di
maggiorenni.
Viene adottato un maggiorenne in quei casi in cui una persona sola preferisce lasciare il proprio
patrimonio al maggiorenne piuttosto che allo Stato.
Quando viene adottato un minore non ci sono più legami tra il minore stesso e la sua famiglia di
origine.
Le adozioni nazionali e internazionali prevedono una serie di requisiti tanto da mettere a dura prova la
coppia, perché i controlli dei servizi sociali sono controlli che vanno oltre la dignità della persona
mettendo a dura prova la relazione.
In media un procedimento di adozione dura dai 3 ai 5 anni.

Qualora dovesse esserci una situazione urgente e non più temporanea, rivolgersi al giudice senza
particolare formalità non vale più. Si utilizza l’articolo 700 del Codice di procedura Civile, che è un atto

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di urgenza. È uno degli strumenti più utili e opportuno, perché consente di avere la soluzione da parte
del giudice in tempi rapidi. Il non inserire particolari formalità è valido solo quando le situazioni non
sono urgenti.
Nel periodo di sospensione feriale, previsto dalla legge dal 1 agosto al 15 settembre, le attività dei
Tribunali si interrompono tutte: non si possono depositare e recuperare atti, salvo per i decreti di
urgenza.

Dal matrimonio nascono una serie di diritti e doveri. Tra i doveri ci sono quelli di: coabitazione,
fedeltà, contribuzione (dovere di tipo economico, ma anche psicologico), convivenza.
La riforma del diritto di famiglia è stata ispirata a cercare di supportare la famiglia attraverso la
richiesta della condivisione di aspetti pratici e motivazionali.
Questi doveri comportano che la loro violazione possa essere requisito per chiedere la separazione.
Anche il procedimento di separazione ha subito negli anni diverse modifiche. Dal punto di vista
giuridico il matrimonio era indissolubile fino al 1970, dal punto di vista religioso lo è tutt’ora. I coniugi
che si trovavano nella condizione a non avere più interesse a vivere sotto lo stesso tetto familiare, si
separavano dal punto di vista formale, ma non sostanziale.
Nel 1970 si ha la legge che ammise in Italia il divorzio.
Solo che il divorzio, che è il vero atto che scioglie il matrimonio, necessita di un periodo di tempo
precedente, chiamato separazione, che è stato pensato con l'obiettivo non di determinare il divorzio,
ma di trovare la possibilità di riunire i coniugi. Tanto è vero che durante la separazione, il giudice
prova la conciliazione: c'è un tentativo obbligatorio di conciliazione che le parti subiscono dal giudice
alla prima udienza di separazione. È obbligatorio perché le parti non possono evitarla.
Il giudice dedica la prima udienza di separazione al tentativo di riconciliazione attraverso determinate
domande (ad esempio: ci sono i margini per trovare una soluzione?)
La separazione nasce perché ci sono cause di intollerabilità che impediscono la convivenza, e quindi
anche la coabitazione.
Gli strumenti di conciliazione, chiamati anche mediazione, iniziano ad essere particolarmente diffusi.
L'obiettivo del legislatore, che continua ad emanare questi strumenti alternativi di risoluzione delle
controversie, è di alleggerire il carico dei magistrati ordinari: siccome le aule sono particolarmente
cariche di fascicoli e non si riesce a smaltire tutto il pregresso, uno dei modi di alleggerire questo
carico è provare a creare una serie di strumenti alternativi di risoluzione delle controversie che
abbiano, però, lo stesso effetto di una sentenza.
Clausola compromissoria: le parti in caso di controversie scelgono cercano di affidare la conciliazione
della stessa ad un organo terzo, conciliatore, al quale si esporrà i termini della vicenda e sarà lui a
decidere per le parti senza instaurare una sentenza davanti al giudice. Con l'obiettivo di avere tempi
più rapidi e costi minori. La mediazione è diventata una realtà nell'ultimo periodo.
Conciliazione significa che si arriva al compromesso: esso è basato su un principio rigido, ciascuna
delle parti rinunciano a qualcosa.
Affinché si abbia voglia di arrivare ad un compromesso gli animi devono essere predisposte ad esso.
Se l’ordinamento, che è terzo, obbliga le parti al tentativo obbligatorio di conciliazione evidentemente
le parti utilizzano questo tempo semplicemente come un rinvio di quello che sarà la controversia
davanti al giudice.
Questo tentativo di conciliazione obbligatoria, all’interno del procedimento di separazione, non ha
reso quei risultati che si sperava ottenesse quando è stato inserito.

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Esistono due tipi di separazione:
 consensuale: è un accordo con il quale i coniugi mettono per iscritto la gestione dei futuri rapporti
patrimoniali e non, tra loro e gli eventuali figli.
Nell'accordo di separazione, o separazione consensuale, sono indicati anche:
 i termini e le modalità di versamento dell'assegno di mantenimento nei confronti del
coniuge e dell’assegno di mantenimento nei confronti dei figli;
 i termini relativi alla casa coniugale e ad ulteriori beni immobili;
 possono essere inseriti anche i termini di visita del genitore, non affidatario, per le visite ai
figli.
Il presupposto per cui le parti arrivano all’accordo di separazione è basato sull’utilità, per loro, di
non rivolgersi a due avvocati e di avere più chance che il giudice si limiti ad omologare l’accordo di
separazione.
L'omologazione dell'accordo di separazione è un procedimento con cui il giudice verifica la
regolarità dell'accordo in base alle risorse economiche e finanziarie dei coniugi. Anche
nell'accordo di separazione, però, il giudice tenta la conciliazione. Generalmente all'interno
dell'accordo, nella parte finale il più delle volte, si inserisce una clausola in cui le parti si accordano
che qualora dovessero presentarsi fatti sopravvenuti, potranno ritrovarsi davanti al giudice per
chiedere la revisione delle condizioni di separazione.
 Giudiziale: nella separazione giudiziale prima esisteva la separazione con addebito, esiste tutt’ora
ma con conseguenze diverse. L'addebito è la responsabilità della fine del matrimonio. È
esattamente l'opposto della separazione consensuale: cioè il coniuge tradito, abbandonato, leso,
maltrattato decide di rivolgersi al giudice chiedendo la separazione con addebito nei confronti
dell'altro coniuge, quindi incolpando l'altro coniuge della fine del matrimonio.
Gli elementi per suffragare l'addebito sono:
 l'abbandono del tetto coniugale;
 il tradimento;
 la mancanza della contribuzione alla famiglia;
 ovviamente rientra nei casi di addebito la violenza fisica e morale nei confronti del
coniuge.
Mentre prima la separazione con addebito poteva essere valutata dal giudice anche nell'ambito di
assegnazione dei figli, oggi le uniche conseguenze dell’'addebito sono conseguenze sul piano
economico.
Il coniuge separato con addebito non fa parte dei legittimari, quei soggetti che la legge considera
comunque, a prescindere dalla volontà del defunto, chiamati all'eredità. Potrebbe rientrare solo se c’è
un assegno di mantenimento a carico del defunto.
Tra la separazione giudiziale e quella consensuale, quest'ultima è preferibile.
Nella separazione consensuale il fatto che ci sia un consenso da parte dei coniugi non rispecchia il
reale accordo: è possibile che le parti inizino la procedura di separazione con un accordo di
separazione consensuale, che viene anche omologato dal giudice, e dopo qualche anno i coniugi
ritornano davanti al giudice con un accordo di separazione giudiziale. La causa principale è il continuo
mutamento delle circostanze, non solo dal punto di vista economico.
Nella separazione giudiziale, invece, i coniugi si presentano davanti al giudice con i rispettivi avvocati e
richiedono la separazione a causa del fatto che la convivenza è diventata intollerabile. Il giudice
prende in considerazione una serie di fattori e decide.

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Legge del 2006 dell'affidamento condiviso, che si basa sul seguente principio: se il matrimonio è
improntato alla condivisione, se le parti esprimono un consenso libero e consapevole al matrimonio,
vuol dire che scelgono di accettare i doveri nascenti dal matrimoni stesso. Su questo principio,
siccome la separazione non scioglie gli effetti del matrimonio che sono sciolti solo dal divorzio, la
condivisione prosegue nei confronti dei figli.
L'obiettivo della legge non è riportare i coniugi sotto lo stesso tetto, ma iniziare a demolire l'idea che
uno solo dei coniugi possa essere affidatario dei figli. Attraverso la condivisione dell'affidamento le
parti devono trovare un accordo che tenga conto di entrambi nell'organizzazione della vita familiare.
Quindi l'obiettivo è privilegiare accordi che permettano a entrambi i genitori di avere rapporti costanti
con entrambi.
La separazione generalmente dura 3 anni, periodo di tempo considerato sufficiente affinché le parti
decidessero consapevolmente se non c’erano più gli estremi per riconciliarsi e iniziare quindi le
pratiche per il divorzio.
La separazione annulla soltanto il dovere di coabitazione, perché il presupposto è l'incompatibilità e
l’intollerabilità della vita coniugale.
Con la legge del divorzio breve, che entrerà in vigore dal 26 maggio, dopo un periodo di separazione
medio – lungo, le parti possono scegliere di optare per il divorzio breve: 6 mesi o 12 in tutto. I
presupposti sono: le parti non vivono più insieme da tanto tempo per esempio, non ci sono gli estremi
per una riconciliazione, le parti hanno altre relazioni, per esempio non ci sono figli (non
necessariamente). Si è ritenuto che il tempo non fosse così utile per riportare alla riconciliazione i
coniugi, sul presupposto che non serve aspettare così tanto tempo è stato introdotta le legge sul
divorzio breve.
Diverso il caso in cui i figli vengono presi e portati via dall’Italia, si tratta di rapimento a tutti gli effetti:
si risolve in ambito penale solitamente, non civile.

Adozione in ambito internazionale: il procedimento appare in maniera più semplice, ma è


estremamente costoso. Ci son una serie di enti, alcuni riconosciuti e altri privati, che organizzano il
procedimento di adozione internazionale con alcuni stati coinvolti, è un iter molto lungo, risulta
leggermente più accessibile perché è una questione per lo più economica. Lo stato richiede più
soggiorni nel paese di origine del bambino, per facilitare l'integrazione del bambino nella nuova
famiglia. Quando sono paesi appartenenti all’Unione Europea l’integrazione risulta più agevole,
quando sono paesi con culture estremamente diverse il processo di integrazione è molto più lungo.
Gli enti che si occupano dell'adozione spesso richiedono un tempo ulteriore di conoscenza: la famiglia
deve praticamente trasferirsi in questi paesi, ciò richiede una buona proprietà patrimoniale. Oltre
tutto le pratiche vere e proprie costano.
Procreazione assistita (famosa legge 40): permette ad una coppia sterile di diventare genitori
utilizzando donatori che non si conoscono. Addirittura esiste la procreazione eterologa che consente
la fecondazione di una donna attraverso ovuli appartenenti a soggetti diversi.

Successioni: il fenomeno delle successioni risente inevitabilmente della riforma del diritto di famiglia.
Quello che abbiamo visto sulla famiglia e sul matrimonio rispecchia l'istituto delle successioni dove ci
si occupa di stabilire chi subentrerà nelle situazioni giuridiche attive e passive del defunto.
Non esiste la successione solo in ambito ereditario.

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Il diritto si occupa delle successioni perché è indispensabile che i beni e i rapporti giuridici abbiano un
titolare quando il precedente smette di vivere.
Il decuius è colui che morirà e del cui patrimonio o eredità si tratta quando siamo in ambito
successorio.
La successione ereditaria può essere di due tipi:
 testamentaria: è quella di cui dispone il testatore;
 necessaria: è quella stabilita dalla legge. Può coesistere con quella testamentaria, può prevalere
su quella testamentaria, può essere l'unica successione quando il decuius non abbia provveduto a
scrivere testamento.
Il patrimonio ereditario si chiama asse. L'asse ereditario comprende tutti i beni del decuius, nessuno
escluso.
Può succedere che il testatore scelga di lasciare testamento solo per alcuni beni, oppure per esempio
il testatore non fa testamento. Quando non c'è un testamento interviene la successione necessaria,
anche detta successione legittima. Legittima ha lo stesso significato di famiglia legittima: non
significa”in conformità della legge”, ma che è stabilito dalla legge chi deve subentrare ad alcuni
rapporti con o senza la volontà del decuius. Sono categorie riservate, diretta conseguenza ed
espressione della riforma del diritto di famiglia. Infatti famiglia e successione sono estremamente
legati tra di loro.
Il testamento è la disposizione di ultime volontà: il soggetto decide di scrivere un testamento con cui
dice ai suoi eredi come vuole che vengano gestiti i suoi beni. La cosa più importante nel testamento è
la forma, piuttosto che la volontà.
Caratteristiche:
 è un atto espressione di volontà, così come il contratto, anzi è uno dei maggiori atti di espressione
della volontà;
 è unilaterale, perché proviene solo da una persona. Testamenti congiunti non sono ammessi dalla
legge;
 acquista efficacia a prescindere dal riconoscimento del destinatario, quindi non è recettizio. Atto
unilaterale recettizio: per acquistare efficacia deve essere riconosciuta dal destinatario;
 è un atto personalissimo: non posso delegare qualcuno affinché scriva il mio testamento, non
avrebbe valore.
 è un atto revocabile in qualunque momento, ovviamente finché la persona è in vita. La revoca del
testamento può avvenire in modi diversi:
 scrivendo un nuovo testamento con una data successiva al precedente;
 facta concludentia o comportamenti concludenti: comportamenti che siano in grado di
dimostrare che quel testamento sia stato revocato;
 per atto scritto.
Revoca di diritto: la legge fa revocare il testamento quando dovesse sub entrare un figlio di cui il
testatore non conosceva l’esistenza. È basata sul presupposto che il testatore avrebbe disposto
diversamente se fosse stato a conoscenza dell’esistenza del figlio.
È ammessa la prova del DNA.
Esistono tre tipi di testamento, che rispondono a tre esigenze diverse:
 olografo: è il più semplice. Deve essere scritto di proprio pugno, datato, firmato cioè sottoscritto
dal testatore, sigillato, firmata e datata la busta, e conservato. È anche il testamento più
economico, perché non serve il notaio.

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Gli inconvenienti sono: è facilmente smarribile (o il testatore comunica a qualcuno dove si
trova il testamento o nessuno sa che esiste) e c'è un problema di falsificazione. Questi
inconvenienti vengono risolti con il testamento pubblico;
 pubblico: è redatto da un notaio, il testatore si presenta nello studio notarile e dice (normalmente
le conversazioni vengono registrate) al notaio quali sono le sue ultime volontà riguardo il suo
patrimonio. È necessaria la presenza di due testimoni che non possono essere di conoscenza del
testatore, perché potrebbero influenzare il testatore stesso.
Il notaio dopo aver ascoltato le ultime volontà del testatore, lo convoca in un momento successivo
nel proprio studio, gli fa leggere e firmare il testamento datato, viene firmato dal notaio e dai
testimoni, viene chiuso, sigillato, datato, firmato dai testimoni, notaio e testatore, conservato a
cura del notaio. Si scongiura il pericolo di smarrimento e falsificazione;
 segreto: una via di mezzo tra i due precedenti. Il decuius scrive il testamento e lo deve datare,
firmato, chiuso, sigillato in una busta. Il testatore si rivolge successivamente ad un notaio, a cui
consegna la busta chiusa (non sa nulla del contenuto), il notaio mette la firma sulla busta, non
servono i due testimoni e conserva il testamento.
La data è il requisito di validità in qualunque tipo di testamento, è fondamentale.
La forma è espressione di validità del testamento, se il testamento è invalido non produce effetti.
Per scrivere testamento bisogna avere i 18 anni, cioè la capacità di agire.
Esistono due quote:
 disponibile: è quella parte del patrimonio ereditario che la legge permette di disciplinare in
autonomia;
 necessaria o di legittima: serve a tutelare i soggetti che, per legge, devono sub entrare al
patrimonio del defunto. Qui ritorna la definizione di famiglia, cioè nella categoria dei legittimari
rientrano coniuge, figli e ascendenti (genitori).
Se ci sono coniuge e figli, questi escludono gli ascendenti. Se c'è coniuge, ma non ci sono i figli, il
coniuge concorre agli ascendenti. Se non c'è il coniuge, concorrono gli ascendenti e i fratelli. Se
non ci sono ascendenti concorrono fratelli e cugini, e così via fino ad arrivare al 6° grado di
parentela (non affini: ci deve essere perciò un legame di sangue che unisce). Arrivati al 6° grado di
parentela, senza possibili eredi, l'asse ereditario va allo Stato.
La legittima consente il riconoscimento degli effetti della disponibile, cioè del testamento, ma
esiste solo se c'è un testamento. Se la persona non ha fatto testamento tutto il patrimonio viene
deciso con i criteri della legittima. Il testamento non fa altro che ridurre le dimensioni della quota
di legittima, perché esiste una quota disponibile, ma quella quota esiste soltanto c’è un
testamento.
La successione si apre al momento della morte del defunto: gli effetti della successione decorrono dal
momento della morte.
Per succedere si hanno 10 anni di tempo, di solito se c'è un testamento depositato da un notaio, il
notaio chiama all'eredità (vocazione all’eredità) tutti coloro che sono contemplati dal testamento.
Questo avviene generalmente in un periodo breve successivo la morte della persona (un paio di mesi),
l'effetto di trasferimento decorre al momento della morte, perché il diritto vuole che i beni non
subiscano un’interruzione nella titolarità.
Gli eredi, cioè coloro che vengono chiamati all'eredità, possono essere di due tipi:
 universali: accettano così com'è l'eredità;
 particolari: accettano con beneficio di inventario.

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Il fatto che ci siano 10 anni di tempo è dovuto al fatto che spesso ci vuole tempo per il pagamento
delle tasse di successione.
La successione è una forma di trasferimento di ricchezza da una parte all'altra.
Il trasferimento della ricchezza, in Italia, deve essere tassato; se non ci fosse una tassazione lo Stato
non darebbe quell'imposizione fiscale che è richiesta proprio dalla legge.
Se non si pagano le tasse di successione non è possibile disporre del bene ricevuto in eredità. Ad
esempio se ricevo in eredità una proprietà non posso né venderla, né darla in locazione finché non
pago le tasse di successione. È possibile, in alcuni casi, rateizzare la tassa di successione.
La successione è un atto unilaterale mortis causa (a differenza del contratto che è inter vivos), inoltre
nel nostro ordinamento sono vietati i patti successori. Esistono tre tipi di patti successori: istitutivi,
dispositivi, rinunziativi.
I patti successori sono accordi inter vivos con cui il decuius si accorda con uno o più soggetti per
nominarlo nel testamento (istitutivi), o rinunciare al testamento (rinunziativi), o disporre di beni nel
testamento (dispositivi).
La legge vieta i patti successori perché essendo il testamento un atto di straordinaria volontà si vuole
evitare che qualcuno influenza la volontà del testatore.
Nel 2006 è stata inserita nel nostro ordinamento una legge che si chiama Patto di famiglia: è un atto
inter vivos. Attraverso il Patto di famiglia quello che diventerà il defunto può disporre già in vita che la
sua impresa sarà gestita da un determinato soggetto che porterà avanti l'amministrazione,
conferendogli un maggior potere già in vita.
È l’eccezione ai patti successori vietati: quello che si vuole tutelare è la ricchezza prodotta dall'attività
imprenditoriale del defunto.
Nel patto di famiglia le tasse di successione dell’impresa le paga il decuius in vita.
Quando una persona muore, il notaio chiama tutti coloro che sono nominati nel testamento →
vocazione all'eredità: è la chiamata dei soggetti nominati nel testamento o può anche essere la
vocazione necessaria, cioè quelli chiamati per legge.
La delazione, invece, è l'attribuzione dei beni agli eredi: può succedere che per evitare tasse di
successione troppo elevate o per evitare che esse siano a carico dei superstiti, il decuius decida di
attribuire i beni, che finirebbero nella successione legittima, direttamente in vita, attraverso una
donazione. La donazione è il termine giuridico che si usa per indicare il regalo: attraverso la donazione
(atto di liberalità) si può disporre dei diversi beni regalandoli per esempio ai figli. La donazione,
essendo un trasferimento di ricchezza, comporta anch’essa una tassa. La donazione ha un periodo di
prescrizione di 10 anni: un soggetto che avrebbe avuto diritto al bene se fosse rimasto nell’asse
ereditario del titolare può impugnare la donazione perché lede la sua legittima.
Può succedere che i 10 anni passino senza che nessuno impugni la donazione, ma in sede di
successione la persona che ha “subito” la donazione può impugnare il testamento e chiedere di
riduzione il patrimonio disponibile per lesione della legittima in quanto la donazione avvenuta 15 anni
prima ha leso i suoi diritti e non lo ha fatto prima perché riteneva che il testamento avrebbe tenuto
conto di questa donazione fatta in vita. Siccome nel testamento non c’è traccia del bene e di beni
affidati a lui, allora ha gli estremi per fare causa impugnando il testamento e attraverso l’azione di
riduzione.
Il giudice verifica quante donazioni sono state fatte in vita e a chi, a quanto corrisponde l’asse
ereditario attuale, quanto hanno ottenuto i soggetti indicati nel testamento e verifica quanto
otterrebbero i soggetti legittimari con quel testamento.

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Ricomposto l’asse ereditario stabilisce di quanto deve essere ridotto. L’azione di riduzione serve a
ridurre, numericamente (se ha un valore economico) o di beni, il patrimonio disponibile per
riequilibrare quello dei legittimari.
L’azione di riduzione è quell’azione attraverso la quale i soggetti (sono quasi sempre i legittimari)
impugnano il testamento per lesione della quota legittima. Attraverso essa, il giudice ricompone l’asse
ereditario considerando anche beni che siano stati attribuiti in vita e verificata la sproporzione tra i
soggetti legittimari, interviene riducendo la quota disponibile, ridistribuendo il patrimonio ereditario.

Le successioni, sia quelle testamentarie che quelle necessarie, hanno la necessità di essere accettate.
L'unico soggetto che non deve accettare, cioè non deve esprimere una volontà positiva
all’accettazione dell’eredità è lo Stato.
Tutti gli altri soggetti possono rifiutare l'eredità, quindi è necessario che affinché intervenga la
sostituzione degli eredi al defunto è necessario che questi lo accettino.
La dichiarazione di accettazione è un atto unilaterale, non recettizio. È semplicemente un atto con cui
si dichiara la volontà di sub entrare ai rapporti del defunto.
L’accettazione è importante perché l’erede potrebbe non avere interesse a sub entrare nei rapporti
del defunto, può succedere che l’erede immagini o presuma che il patrimonio del defunto è pieno di
passività: i debiti sono maggiori dei crediti.
Esistono due tipi di accettazione:
 pura e semplice: quando l'erede sub entra nel patrimonio del defunto e accetta in maniera pura e
semplice c'è una confusione di patrimoni: il patrimonio dell'erede si mescola al patrimonio del
defunto. Questo significa che qualora l'erede avesse avuto un credito nei confronti del defunto, il
credito stesso è soddisfatto per confusione. Non c’è una separazione distinta dei patrimoni.
Il fatto di accettare in modo puro e semplice permette ai creditori del defunto di rifarsi anche sul
patrimonio dell'erede, può succedere che l'erede non voglia accettare l'eredità perché teme che
venga messo in pericolo il proprio patrimonio.
Responsabilità patrimoniale -> articolo 2740 del Codice Civile: “il debitore risponde
all’adempimento delle obbligazioni con tutti i suoi beni presenti e futuri. Le limitazioni della
responsabilità non sono ammesse se non nei casi stabiliti dalla legge”.
Il principio generale di responsabilità patrimoniale si applica anche al soggetto che sub entra nei
rapporti passivi del debitore.
Di conseguenza è possibile che l’erede non accetti l’eredità, man mano che si va avanti a cercare
nuovi eredi si può arrivare (sempre cronologicamente) allo Stato. Lo Stato non ha la necessità di
pagare, o meglio: la maggior parte dei debiti del defunto sono, molto spesso, nei confronti dello
Stato. Lo Stato è privilegiato perché non deve pagare le tasse di successione.
 con beneficio di inventario: permette all'erede di diventare erede a titolo particolare, non a titolo
universale come nell'accettazione pura e semplice; diventando erede particolare risponderà dei
debiti del defunto limitatamente al patrimonio del defunto. Non c'è più la confusione del
patrimonio, ma c'è una separazione dei patrimoni. Perciò i creditori del defunto non possono
rivalersi sul patrimonio dell’erede.
Per poter rendere la garanzia ai creditori del defunto è necessario che l’erede che accetti con
beneficio di inventario faccia l’inventario dei beni dell’eredità: scrive un elenco in cui vengono
inseriti tutti i beni di cui diventa titolare in modo che i creditori del defunto siano messi nella
condizione di sapere con certezza quali sono i beni che fanno parte della loro garanzia.

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L’inventario serve a tutelare le garanzie patrimoniali, perché se i creditori non sanno di preciso
quali sono i beni ereditari distinti rispetto ai beni dell’erede, l’erede stesso potrebbe vendere un
bene, o addirittura donarlo, e non si potrebbe attuare l’azione revocatoria (perché quel bene
potrebbe sembrare di proprietà dell’erede, e non del defunto).

Istituto della rappresentazione: serve a far sub entrare un soggetto (normalmente il figlio, perché
serve un rapporto di parentela molto stretto) di chi sarebbe stato chiamato all’eredità se fosse stato
vivo al momento dell’apertura della successione.
Istituto della collazione: la collazione serve a raggruppare tutti i beni del defunto per destinarli ai
soggetti che vengono chiamati in sostituzione degli eredi rinunciatari.

Ci sono dei requisiti per cui è il testatore a non volere alcuni eredi, o ci sono circostanze per cui la
legge non permette che uno o più soggetti sub-entrino ai rapporti del defunto. Questi sono i casi di
indegnità a succedere. Non sono degni di succedere al patrimonio del defunto coloro che:
 hanno attentato alla vita del defunto o che ne abbiano provocato la morte;
 abbiano avuto comportamenti violenti;
 abbiano avuto comportamenti ingiuriosi;
 abbiano istigato il defunto al suicidio.
Questi requisiti valgono anche per i legittimari.
Esistono anche casi di incapacità a succedere: per diventare eredi basta essere nascituro, perché è
necessaria solamente la capacità giuridica; per amministrare i beni ereditari, invece, è necessaria la
capacità di agire che si acquista maggiore età.
Il testatore può anche nominare nel testamento qualcuno che non è neanche concepito, a patto che il
trasferimento del patrimonio (nomina) sia fatto nei confronti di una persona che nel momento
dell’apertura della successione è in vita.
Esempio: Immaginiamo che una persona si sia appena sposata, non ha figli e la moglie non è neanche
incinta. Questa persona scrive il suo testamento lasciando la casa in campagna in eredità al futuro
figlio. Affinché questa disposizione sia valida è necessario che la moglie sia incinta, se non lo è la
disposizione non è valida perché è indeterminata.
Immaginiamo che una persona abbia sia moglie che figli. Nel suo testamento scrive che la casa in
campagna andrà al nipote. Siccome la figlia è viva allora il procedimento si ha: è necessario, quindi,
che il collegamento sia di una persona vivente.

Da fare soli:
fallimento
comunione
espromissione, accollo, delegazione..
procedure concorsuali.. leggere
contratti tipici -> compravendita, locazione, donazione, mandato

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