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Guida all'allestimento di un acquario di barrieraTesto e foto di M.

Milanesi

Spesso si sente affermare che la gestione dell' acquario marino, ed in particolare quello di barriera, sia molto
difficoltosa. Non si può negare che questa affermazione sia del tutto infondata. Obbiettivamente tutti gli organismi
marini, in particolar modo gli invertebrati, sono forse tra gli animali più delicati esistenti in natura.
Tutti gli abitanti delle barriere vengono prelevati direttamente negli oceani (le riproduzioni in cattività, a livello
commerciale, sono ancora rare), e sono abituati a vivere in ambienti fortunatamente ancora incontaminati. Tutte le
funzioni principali (respirazione, alimentazione, ecc.) sono svolte nell' acqua, e per allevarli in acquario senza vederli
deperire sarà indispensabile cercare di ricreare, in un ciclo chiuso e nella maniera più fedele possibile, le stesse
condizioni chimiche, di alimentazione, di luce e di corrente cui sono abituati. Va ricordato, inoltre, che la struttura di
alcuni di essi è praticamente costituita da una membrana di poche cellule piena d' acqua, e che basta poco per
danneggiarli.
Da qui la convinzione dell' estrema difficoltà, derivata principalmente dall' utilizzo di sistemi antiquati ed inefficienti che
non sono in grado di ricreare le giuste condizioni chimico igieniche dell' acqua. Già da una quindicina d' anni a questa
parte, con l' avvento dei filtri percolatori ed una visione tecnologica dell' acquariologia, le cose sono radicalmente
cambiate offrendo possibilità di riuscita insperate fino a qualche anno prima. Da allora le tecnologie si sono poi
ulteriormente evolute (in America già da molti anni), e da circa tre o quattro anni anche in Italia, grazie soprattutto all'
enorme quantità di informazioni, non solo a livello tecnico ma anche biologico, che ci sono pervenute con l' avvento di
Internet, ed alle intuizioni di alcuni appassionati che hanno iniziato a divulgare queste informazioni sui News Groups
settoriali italiani. Chiaramente, per una buona riuscita, non sarà sufficiente stare seduti ad osservare, ma sarà
necessario documentarsi sulle cose da fare e da non fare e sicuramente dedicare un po' del nostro tempo e della
nostra passione. Quindi con un minimo di impegno e soprattutto grazie alle nuove tecnologie che sopperiscono agli
errori umani, l' acquario di barriera è diventato più semplice. Magari un po' più costoso rispetto ad uno d' acqua dolce,
ma finalmente accessibile a tutti.

Di seguito una guida per chi si avvicina per la prima volta alla realizzazione di un acquario di barriera. Gli argomenti
sono tanti e lo spazio limitato, quindi mi soffermerò non tanto sui perchè, ma soprattutto sulle cose da fare per una
corretta gestione.

La vasca
Maggiore è la quantità d' acqua, più facilmente si raggiungerà un' equilibrio chimico stabile, per questo motivo è
importante orientarsi verso vasche abbastanza grandi, possibilmente dai 2/300 litri in su.
Le caratteristiche della vasca variano principalmente in base a due fattori: il tipo di schiumatoio e il tipo di illuminazione.

a) Vasca aperta: la vasca viene realizzata senza vetri di copertura. E' la soluzione migliore sia dal punto di vista estetico,
sia perchè facilita l'accesso alla vasca (ad esempio per l' alimentazione e la manutenzione), e soprattutto perchè
consente l' installazione delle luci a sospensione HQI.
Vasca aperta con vetro 15 mm. senza tiranti.

La vasca aperta può essere realizzata con o senza tiranti di sicurezza. Per un risultato estetico migliore si consiglia la
seconda soluzione (i tiranti infatti si sporcano velocemente di calcare e di incrostazioni di sale) con conseguente
aumento però dello spessore dei vetri.
Nel caso di vasca aperta, a causa della forte evaporazione, è necessario prevedere un sistema di rabbocco automatico
che mantenga il livello dell' acqua sempre costante.
Questo sistema è costituito da una vasca in vetro o da una tanica (ad esempio 50 litri con il tappo largo) in plastica,
posizionate sotto o nelle vicinanze dell' acquario e riempita d' acqua demineralizzata. Un interruttore galleggiante da il
consenso ad una piccola pompa che immette l' acqua nell' acquario.

Interruttore galleggiante della Aquamedic

Per la costruzione
artigianale di un
interruttore galleggiante
consulta la sezione Fai
da te.

b) Vasca chiusa: la vasca viene realizzata con vetri di copertura in opalina, al cui interno si alloggiano i neon, posizionati
sopra dei tiranti (platorelli). Generalmente viene realizzato un cassonetto per contenere le centraline delle luci. E'
possibile posizionare le centraline anche in altro luogo (ad esempio sotto il mobile) e rinunciare al cassonetto. Si avrà
così uno spazio interno maggiore che consentirà di aumentare il numero dei neon (che devono essere di numero più
elevato possibile).
c) Schiumatoio: lo schiumatoio (a seconda del modello) può essere alloggiato sia all' interno dell'acquario che
esternamente al suo fianco, oppure in una seconda vasca di stoccaggio posizionata sotto l' acquario. Nel caso di quest'
ultima ipotesi sarà necessaria la realizzazione di un "troppo pieno" nell' acquario, che consenta lo scarico nella vasca di
stoccaggio (sump), e l' utilizzo di una pompa potente che rimandi l' acqua nella vasca principale. Anche l' impianto
idraulico avrà in questo caso caratteristiche particolari.

1) Schiumatoio posizionato internamente

2) Schiumatoio posizionato esternamente

3) Schiumatoio posizionato nella sump. L'acqua dopo


essere depurata dallo schiumatoio, viene prelevata dalla
sump con la pompa di mandata ed immessa
nell'acquario, ricade nella sump tramite il troppo pieno
prima dello schiumatoio. Il livello dell'acqua nella sump
(che deve essere di circa 15 cm.) viene mantenuto
costante dall'osmoregolatore.
E' consigliabile realizzare l' impianto idraulico con raccordi ad
incollaggio in PVC.

Se la vasca non è munita di troppo pieno interno è possibile collegare l' acquario
alla sump con un troppo pieno esterno. E' un accessorio che si appende al vetro
dell' acquario, si chiama Ower flow.

Vediamo, ricapitolando, la soluzione migliore: vasca di almeno 300 litri aperta senza tiranti di sicurezza, vasca di
stoccaggio (per contenere lo schiumatoio, il filtro meccanico, altri accessori) e vasca per il rabbocco automatico
posizionate sotto l' acquario. Illuminazione con luci a sospensione HQI.

Per i dettagli tecnici consultate la pagina Consigli tecnici per acquario di barriera.

Il mobile
Anche la struttura del mobile dipende dal tipo di attrezzatura che si utilizza.
Nel caso di vasche di stoccaggio posizionate all' interno di esso, sarà necessario utilizzare una struttura robusta che ne
consenta l'alloggiamento, nonchè materiali resistenti all' umidità e all' aggressività della salsedine. Evitare quindi ferro e
legni economici ed affidarsi preferibilmente a telai in profilati di alluminio anodizzato (o di acciaio inox), con un
rivestimento interno in pannelli in PVC.
Profilati in alluminio anodizzato

Il tutto risulta ottimale dal punto di vista tecnico, meno da quello estetico. Per una buona rifinitura è possibile rivestire
esternamente la struttura con del legno laccato con materiale idrorepellente. Delle grate di ventilazione manterranno
aerato l' interno.
Se invece si utilizzano sistemi integrati nell' acquario, il mobile non necessità di caratteristiche particolari, sarà sufficiente
una struttura robusta realizzata in legno o altro materiale.
Tra il piano di appoggio e la vasca, per contenere eventuali imperfezioni o vibrazioni, va inserito un foglio di polistirolo o
neoprene.

Il filtraggio
Il filtro ha lo scopo di eliminare i rifiuti organici prodotti dai pesci, e i derivati dalle sostanze in decomposizione che
possono formarsi (avanzi di cibo, organismi morti, ecc).
Il filtro biologico (immerso, percolatore, a letto fluido, ecc.), ha la caratteristica di mineralizzare, grazie all' azione di
batteri che si insediano all' interno di esso, le sostanze organiche trasformandole in sali (in particolare Nitrati e Fosfati)
che non vengono ulteriormente trasformati e pertanto tendono ad accumularsi nell' acqua. Questo processo è si di vitale
importanza in quanto elimina dall' acqua tutte le sostanze inorganiche intermedie (Ammoniaca e Nitriti) che non
consentirebbero la vita a nessun organismo introdotto nella vasca, ma ha nel contempo il grave difetto di produrre
sostanze finali che tendono ad accumularsi e che in alte concentrazioni debilitano e portano a morte prematura gli
animali più delicati (sicuramente i nostri invertebrati ma anche i pesci), e causano la proliferazione di alghe infestanti.
Esiste un apparecchio che, ha differenza del filtro biologico che come già descritto trasforma le sostanze organiche, che
le estrae fisicamente dall' acqua, depositandole in un apposito contenitore (bicchiere), eliminando in questo modo, il
problema a monte.
Questo apparecchio è l' ormai famosissimo schiumatoio.
La tecnica che attualmente ha dato i migliori (e per migliori si intendono eccezionali, impensabili fino a qualche anno fa)
risultati nell'acquario di barriera è proprio quella dell' utilizzo di potenti schiumatoi e di nessun (o piccolo) filtro biologico.
Per potenti schiumatoi non si intendono i comuni schiumatoi azionati da aeratori e diffusori in legno, assolutamente
insufficienti per la gestione di un acquario senza filtro, ma a schiumatoi in grado di eliminare la quasi totalità delle
sostanze di rifiuto, azionati da potenti pompe centrifughe.
I composti organici sono costituiti da molecole bipolari che hanno la proprietà di venire attratte dall' aria e dall' acqua. Lo
schiumatoio utilizza questo semplice principio, produce microbollicine che attirano e rimuovono le proteine ed altre
sostanze (amminoacidi, carboidrati, lipidi, fenoli, batteri, e alcuni elementi come lo Iodio e il ferro) sotto forma di schiuma.

Uno schiumatoio ben funzionante deve raccogliere un liquido di


color marrone scuro. La schiuma deve essere densa e risalire
lentamente dal tubo del bicchiere.

Fattore importante per sfruttare al meglio questa caratteristica è il metodo di emulsionamento dell' aria.
In commercio sono disponibili varie marche di schiumatoi a pompa, che sfruttano prevalentemente due principi di
emulsionamento dell'aria: gli schiumatoi Venturi, come ad esempio il Berlin Red Sea che utilizza pompe molto potenti
che spingono con forza l'acqua in un cono in grado di emulsionare una miscela di acqua e aria, e gli schiumatoi Nedle
weel come il Turboflotor Aquamedic e gli schiumatoi Deltec che montano pompe con la girante modificata "a spazzola".
Girante a spazzola e cono venturi

Schema di schiumatoi con girante a spazzola e cono venturi.


A sinistra il Turboflotor con girante a spazzola a destra il Berlin con cono venturi. Queste versioni sono da installare in
una vasca sotto l' acquario, esistono varianti per il montaggio dentro o di fianco all' acquario

Altra caratteristica importante è la superficie di contatto disponibile tra aria ed acqua che più è elevata e migliore sarà la
resa: alcuni schiumatoi come i Tunze hanno una colonna di contatto molto bassa ma utilizzano un movimento interno
circolare che come una sorta di centrifuga aumenta notevolmente la superficie di contatto. Altri schiumatoi come il Berlin
Red Sea, oltre ad avere un movimento interno rotatorio, utilizzano più camere di contatto (tre tubi inseriti uno dentro l'
altro) costringendo l' acqua ad effettuare un percorso triplicato. Infine i Knop che, pur non funzionando a pompa ma a
diffusore in legno, hanno una colonna molto alta che con un sistema di controcorrente (l' aria sale dal basso verso l' alto
mentre l'acqua procede in senso inverso), li rende comunque molto efficienti.
Si raccomanda di non cercare di risparmiare nell' acquisto dello schiumatoio, rappresenta il cuore di tutto il sistema. E'
importante quindi orientarsi verso un apparecchio il più possibile efficiente.

Colonne di contatto:

A) Acqua e aria dal basso verso l' alto.

B) Più camere di contatto.

C) Movimento rotatorio.

D) Acqua dal basso, aria dall' alto.


Schiumatoio con sistema circolatorio Tunze

Schiumatoio Deltec, schiumatoio Shuran

Turboflotor 1000 multi per il montaggio fuori dall'


acquario appeso alla vasca
Turboflotor 750 per montaggio interno all'
acquario.

Per avere ulteriori informazioni sul funzionamento dello


schiumatoio visita la pagina "Lo schiumatoio"

Un filtro completo comprende, oltre allo schiumatoio, un filtro meccanico per l'eliminazione di particelle grossolane in
sospensione, posizionato a valle dello schiumatoio, da tenere costantemente pulito, e di un filtro a carbone attivo, per l'
eliminazione di sostanze coloranti (ad esempio gli acidi organici e i Fenoli) che tendono comunque ad accumularsi. Il
carbone attivo, oltre ad eliminare molte sostanze inquinanti, assorbe anche sostanze utili (ad esempio lo iodio). E' da
mantenere, pertanto solo per brevi periodi.
Si raccomanda l' uso di carbone attivo di ottima qualità (non tutti lo sono), e di effettuare un risciacquo accurato con
acqua molto calda prima dell' introduzione in acquario. Questa operazione è utile per eliminare parte delle sostanze inerti
utilizzate per l' attivazione e che alcuni carboni ricavati dalla torba rilasciano (in particolare i fosfati). Alcuni carboni
ricavati dal cocco (ad esempio Coralife) hanno capacità di adsorbimento inferiore rispetto a quelli ricavati dalla torba, ma
hanno il vantaggio di rilasciare meno sostanze dannose. Potrebbero essere una buon compromesso, soprattutto nell'
acquario di barriera dove la quantità di sostanze da eliminare non sono, tutto sommato, eccessive.

Filtro a fogli.

Secondo una ricerca effettuata da Walter Peris del GAEM i


carboni Dupla e Askoll sono risultati i migliori sul mercato.

L' illuminazione
Condizione fondamentale per consentire agli invertebrati di fotosintetizzare (e quindi di nutrirsi) al meglio è quella di
utilizzare una forte illuminazione.
Nel caso di utilizzo di neon, che irradiano una quantità di luce tutto sommato modesta, si consiglia di utilizzarne il
maggior numero possibile, preferibilmente tutti muniti di riflettore in alluminio. I neon utilizzati dovranno essere sia
bianchi a luce fredda (10.000 ° Kelvin) che blu (attinici) per simulare il colore della luce alla quale gli invertebrati sono
abituati in natura.
Le luci alogene HQI, irradiano una quantità di luce enormemente maggiore e concentrata rispetto ai neon. Anche in
questo caso è meglio orientarsi su colori freddi che si avvicinino il più possibile ai 10.000°K
Purtroppo queste lampade hanno costi abbastanza elevati, ma in compenso garantiscono risultati eccellenti.

La bellissima plafoniera componibile


Duplaelectra della Dupla

In commercio esistono plafoniere che alloggiano sia una o due HQI da 150 o 250 W (e superiori), che neon o luci a
risparmio di energia blu. Le marche più conosciute sono: Arcadia, Dupla, AB, UFO, Gieseman.
Una lampadina HQI, a risparmio di energia
blu, neon blu, riflettore in alluminio

Temperatura a 10.000 K e blu.

Computer Aquamedic per la simulazione delle fasi lunari.

Sia nel caso di utilizzo di neon che di luci HQI, è possibile collegare l' impianto di illuminazione a più timer per simulare
l'effetto alba/tramonto e lo zenit (facendo accendere le luci blu un po' prima delle bianche, e spegnendole un po' dopo).
La durata delle ore di luce in natura sotto il livello dell' acqua, a causa del fenomeno di rifrazione, è inferiore rispetto all'
esterno. Mediamente è di circa 12 ore e teoricamente dovremmo utilizzare lo stesso periodo anche in acquario. E'
evidente che un giusto fotoperiodo consentirebbe ai nostri invertebrati di svilupparsi al meglio, me dobbiamo considerare
che spesso nell'acqua a ciclo chiuso dell' acquario sono presenti maggiori quantitativi di nutrienti rispetto all' acqua del
mare, e che le alghe infestanti utilizzano questi nutrienti per crescere. Purtroppo, soprattutto utilizzando luci HQI,
dobbiamo arrivare ad un compromesso per evitare che le alghe prolifichino.
Con un' illuminazione al neon possiamo trovare più facilmente questo compromesso, mediamente con una durata
complessiva di circa 9-10 ore, mentre con le luci HQI è meglio non superare le 7-8 ore. Solo gli acquariofili più esperti
riescono a portare la durata dell' illuminazione ad un ciclo completo come in natura, senza avere problemi di alghe
(facendo un paradosso possiamo dire che l' abilità di un acquariofilo è direttamente proporzionale al numero di ore di
illuminazione che utilizza !)

Movimento dell' acqua


Oltre alla pompa che gestisce lo schiumatoio e all' eventuale pompa utilizzata nelle vasche di stoccaggio, è importante
aggiungere una o più pompe (in rapporto al litraggio) per aumentare la corrente. Questo fa diminuire le zone stagnanti
nella vasca e favorisce l'allontanamento dei gas e delle secrezioni di rifiuto prodotte dagli invertebrati durante i loro
processi metabolici.
Pompe potenti per la gestione di
sump posizionati sotto la vasca.

Pompe di movimento di varie


marche e portate.

Le pompe di movimento sono molto economiche e hanno portate che vanno dai 500 ai 4000 litri/ora. Il getto non deve
essere orientato direttamente sugli invertebrati, ma comunque in modo tale da non lasciare zone di acqua stagnante.

Da poco sul mercato questa pompa adotta un ugello che si muove


orizzontalmente.

E' possibile simulare le correnti presenti in natura semplicemente collegando due o più pompe ad un timer, che accende
e spegne le pompe alternatamente.
Questa discontinuità di movimento evita agli invertebrati di rimanere orientati sempre nello stesso senso, e consente loro
di essere investiti dalle correnti da tutte le direzioni.
In commercio esistono delle pompe elettroniche che possono essere programmate, non solo per la gestione dello
spegnimento e dell'accensione, ma anche per diminuire od aumentare l'intensità del getto d'acqua (ad impulsi),
simulando in questo modo il moto ondoso. Inoltre possono venire programmate per la riduzione della corrente durante le
ore notturne (come in natura) o durante l'alimentazione con una mangiatoia automatica.

Sistema Tunze per la simulazione delle onde e della corrente.


Pompa elettronica Tunze
con girante a velocità
variabile

Centralina Tunze per il


controllo della corrente.

Centralina Aquamedic per il controllo di 4 pompe.

Riscaldamento e raffreddamento
La temperatura dell' acqua deve essere mantenuta sui 25/26°C. il problema del riscaldamento è facilmente risolvibile
mediante dei riscaldatori muniti di resistenza e termostati integrati.

Un comune riscaldatore.

Il problema del raffreddamento durante l' estate è più complesso. Gli invertebrati non tollerano a lungo temperature
superiori ai 30°. Il metodo migliore per mantenere la temperatura nei mesi caldi su valori accettabili è quello dell' utilizzo
di un refrigeratore, che purtroppo ha costi piuttosto elevati.

Refrigeratore Teco
Esistono comunque altri metodi che ci permettono di superare indenni questo pericoloso periodo. Va benissimo, ad
esempio, un condizionatore per ambienti. Un altro metodo un po' grossolano, ma che comunque ci può essere d'aiuto, è
quello dell' utilizzo di un ventilatore da orientare verso la superficie dell' acqua. E' consigliabile comunque non affidarsi a
quest'ultimo metodo se in vasca si hanno molti invertebrati pregiati.
La temperatura si misura con un termometro di precisione (alcuni termometri economici non lo sono affatto) o meglio
ancora ad un termostato esterno digitale in grado di gestire il riscaldatore e il refrigeratore.

Un termometro di precisione.

L' acqua
L' acqua presente negli impianti delle abitazioni non è quasi mai adatta per l' uso in un acquario di barriera (varia a
seconda delle zone). Si raccomanda di usare esclusivamente acqua demineralizzata prodotta con un impianto ad
osmosi inversa (vedi Osmosi inversa)

Impianti ad osmosi inversa

All' acqua va aggiunto una miscela di sali specifica (di ottima qualità), per 33 grammi ogni litro.
La densità in acquario si misura con il densimetro o aerometro e deve essere di 1.023.
Due tipi di densimetri

II sale consigliato e che è ritenuto il migliore da quasi tutti gli appassionati, è l'Istant Ocean, ma anche molti altri sali
possono essere utilizzati in quanto ottimi. Ricordiamo i più comuni: Reef cristal, Tropic Marin, Marinemix HW, Reef
evolution, Kent sea salt, e Coralife.

Ci sono altri parametri che vanno controllati frequentemente con appositi test colorimetrici.

Molte marche producono test colorimetrici per le analisi delle acque. Alcune sostanze sono semplici da misurare (pH,
KH, Nitriti) pertanto si può dire che una marca vale l' altra.
Altri, viceversa, sono più o meno complessi ed alcuni prodotti si sono rivelati migliori di altri.

Test colorimetrici di varie marche

Esistono inoltre altri test per elementi rari come lo Stronzio, lo Iodio, il Ferro, il Boro, il Magnesio prodotti quasi tutti dalla
Salifert. Sono analisi molto complesse da effettuare, che spesso danno dei risultati più qualitativi che quantitativi, e sono
consigliabili solo a chi vuole approfondire molto l' argomento e non certo a chi si avvicina per la prime volta all' acquario
di barriera.

Anche se estremamente semplicistico possiamo suddividere i valori chimico/fisici in due grossi gruppi:
i parametri legati alle caratteristiche ottimali dell' acqua (oltre alla temperatura e alla densità, il pH, il KH, e il Calcio), che
possono essere facilmente riprodotti semplicemente effettuando una accurata misurazione, e se necessario una
conseguente modifica dei parametri intervenendo in vari modi.

pH: misura la concentrazione idrogenionica, in parole più semplici il pH viene influenzato da ioni che determinano se l'
acqua è acida o basica.
Il valore ottimale è di circa 8/8,1 la mattina, 8,3 la sera.
Difficilmente in un acquario di barriera si ha il problema di doverlo far diminuire, ma viceversa a causa di vari fattori come
l' immissione da parte dei pesci di acidi organici, si ha il problema opposto. L' immissione di carbone attivo (riduce gli
acidi organici) e l' utilizzo di un movimento forte dell' acqua (favorisce la dispersione di CO2 prodotta dalla respirazione
degli animali) aiutano a stabilizzarlo sui giusti parametri. Anche il mantenimento di un giusto contenuto di sostanze
tampone (KH), ne rallenta la discesa.
Il pH può essere monitorato anche mediante piccoli processori digitali
Un pHmetro digitale Dupla con la sua sonda, ottimi anche i processori
Tunze, Aquamedic e IKS.

KH: (durezza carbonatica): indica il contenuto dei carbonati e bicarbonati, si misura in gradi tedeschi ed il valore deve
essere superiore agli 8°. I carbonati tendono a diminuire perchè "consumati" dalle alghe e dagli invertebrati. Si aumenta
con appositi integratori a base di carbonati, o mediante l' utilizzo dell' acqua calcarea o apparecchi come il reattore di
calcio.

Calcio: viene utilizzato dagli Antozoi e altri organismi, il valore ottimale è di 400-450 mg./litro, viene integrato in vari modi
che saranno descritti in seguito

I parametri che invece sfuggono al nostro controllo, nel senso che un loro accumulo è indesiderato ma spesso
inevitabile. Sono quelli prodotti dal ciclo dell' azoto e del fosforo e legati all' inquinamento derivato dall' alimentazione dei
pesci (Nitriti, Nitrati, Fosfati), o dall' uso di acqua o di sali non di buona qualità (Silicati).

Nitriti: non devono essere presenti, se non nella fase di maturazione. Anche semplici tracce di questo sale sono indice
di qualcosa di grave che non va (troppi pesci, troppo cibo, schiumatoio sottodimensionato, ecc). E' letale anche in basse
concentrazioni.
Sono un prodotto intermedio del ciclo dell' azoto (sostanze in decomposizione - ammoniaca - nitriti - nitrati)

Fosfati: più bassi possibili, possibilmente sotto i 0,2 mg./litro. Sono la sostanza ultima del ciclo dell' fosforo, favoriscono
la proliferazione di alghe (Cyanobatteri).

Silicati: più bassi possibili, possibilmente sotto i 0,2-0,5 mg./litro. Sono più o meno presenti nell' acqua e nel sale per
uso acquariologico, favoriscono la proliferazione di alghe (Diatomee). Ricordiamo che le diatomee sono alla base della
catena alimentare e vengono utilizzate come cibo da moltissimi organismi. La loro presenza, se in quantitativi limitati, è
auspicabile.

Nitrati: possibilmente tra i 10 e i 30 mg./litro. Sono la sostanza ultima del ciclo dell' Azoto. Debilitano e causano
malessere negli animali più delicati, favoriscono la proliferazione di alghe.
E' vero comunque che la lotta ai nitrati non deve diventare una vera e propria psicosi. Anche con tutti gli accorgimenti è
normale che i Nitrati col tempo aumentino, concentrazioni intorno o di poco superiori ai trenta mg.litro sono del tutto
normali e tollerabili, soprattutto se si allevano coralli molli. Molti coralli molli necessitano di presenza di Nitrati che
utilizzano come nutrimento, l'assenza di quest'ultimi può addirittura causarne il deperimento.
In ogni modo per mantenere i nitrati su livelli accettabili ci sono vari metodi, anche se nessuno di questi è risolutivo.
Diciamo che ognuno svolge nel suo piccolo (chi più chi meno) la sua utile funzione, e nell' insieme si possono ottenere
buoni risultati.
Principalmente è importante monitorarli spesso, per avere una visione globale dell' andamento dell' acquario e ricavare
dati importanti sul suo funzionamento.
Vediamo quali sono i metodi principali:

Schiumatoio efficiente : Fondamentale, estrae dall' acqua le proteine ed evita la loro trasformazione in sostanze
inorganiche.
Filtro ossidante: Se è presente uno schiumatoio efficiente, si evita l' utilizzo di un filtro biologico che trasforma
velocemente gli escrementi in Nitrati e Fosfati.
Rocce vive in grandi quantità: svolgono un importante processo di denitrificazione.
Cambi con acqua demineralizzata: sostituiamo acqua inquinata con acqua "pulita", nel contempo si sifona il fondo
eliminando depositi di rifiuti.
Pochi pesci, poco cibo: si riduce la quantità di escrementi.
Alghe a crescita rapida (in particolare la Caulerpa), come tutti gli organismi autotrofi a crescita rapida sottrae molti sali
dall' acqua per alimentarsi (va allevata però non in grossi quantitativi).
Esiste un accessorio denominato denitratore, che grazie ai batteri anaerobici che si insediano al suo interno, è in grado
di trasformare i nitrati in azoto.

Denitratore Aquamedic

La sua gestione è abbastanza complessa e sostanzialmente inutile in un acquario di barriera ben strutturato (vedi i sei
punti precedenti).
Nel caso di Fosfati o Silicati alti possono venirci in aiuto anche dei particolari materiali da introdurre nel filtro (zeoliti) che
assorbono queste sostanze.

Una supercentralina (con tanto di telecomando) con processori


per la gestione di pH, Temperatura, Redox, e Conduttività
(marca AB).

Tabella riepilogativa valori ottimali

Temperatura 25-26 °C.


Densità 1,023
Salinità 33 - 34 g./litro
Conduttività 45 - 50 mS
pH 8.0 la mattina - 8.3 la sera
KH > 8°
Calcio 400 - 450 mg./litro
Stronzio 7 - 10 mg./litro
Iodio 0,05 mg./litro
Ferro < 0,05 mg./litro
Nitriti Assenti
Nitrati 10 - 30 mg./litro
Ammoniaca Assente
Fosfati < 0,2 - 0,3 mg./litro
Silicati < 0,2 - 0,5 mg./litro

Integratori
Gli invertebrati sessili che introduciamo nell' acquario (Antozoi) hanno un vitale bisogno di alcuni elementi che
scarseggiano sempre poichè vengono costantemente sottratti dagli animali stessi ed alcuni di essi dallo schiumatoio e
dal carbone attivo. Vanno pertanto aggiunti con regolarità.

Calcio
E' importantissimo, costituisce il "nutrimento" principale di molti Antozoi che lo utilizzano per la costruzione dei propri
scheletri calcarei. Viene inoltre utilizzato da molti altri organismi (ad es. dai gasteropodi, crostacei, ecc) e dalle alghe
calcaree.
I modi di somministrare sono sostanzialmente tre:

Acqua calcarea: si somministra utilizzando un contenitore dentro al quale viene fatta sciogliere una miscela di calcio
idrossido e acqua demineralizzata. Va somministrata all'acquario lentamente (goccia a goccia), in sostituzione dell'
acqua evaporata.
Ecco in breve come si utilizza:
Ad una tanichetta (il litraggio è in rapporto all' evaporazione dell' acquario), si pratica un piccolo foro a circa 4-5 cm dal
fondo. Nel foro si salda con della colla un portatubicino, un tubo per aeratore ed un piccolo rubinetto.
La tanichetta va riempita con acqua deminaralizzata alla quale si aggiunge del calcio idrossido (circa 2-3 grammi per
litro), si agita il tutto leggermente e si chiude saldamente la tanica (la soluzione non deve venire a contatto con l' aria).

Tanica per la somministrazione di calcio idrossido.

La soluzione ottenuta, ricca di ioni di Calcio, va somministrata goccia a goccia dopo qualche ora dalla sua preparazione.
Prima di una nuova somministrazione la tanichetta va sciacquata dai residui di carbonato che si depositano sul fondo (se
rimangono molti sedimenti va diminuita la quantità iniziale di calcio idrossido).
Esiste anche un accessorio denominato Reattore di kalkwassew (o Nilsen dal suo ideatore) che consente di reintegrare
in modo automatico l' acqua evaporata con acqua calcarea. Per la realizzazione artigianale consultate la sezione Fai da
te.
Reattore di kalkwaasser

Preparati commerciali: sono disponibili in commercio molti integratori liquidi a base di calcio cloruro o calcio gluconato,
ed in polvere a base di calcio e carbonati da aggiungere all' acqua.

Reattore di calcio: è costituito da una colonna di contatto riempita con materiale calcareo (sabbia corallina, aragonite,
carbonato di calcio in granuli), dentro la quale viene fatta entrare acqua molto lentamente e anidride carbonica.
All'interno del reattore, una parte dell'acqua, miscelata da una pompa, si lega all' anidride carbonica producendo acido
carbonico e causando un abbassamento del pH.
L' acqua stabilizzata su valori acidi slega il calcio presente nel materiale calcareo, rendendolo disponibile e sintetizzabile
dagli invertebrati. Per la realizzazione artigianale consultate la sezione Fai da te.

Reattore di calcio artigianale.

Reattore di calcio Aquamedic.

Per avere ulteriori informazioni sull'argomento calcio visita la pagina


"Somministrazione del calcio nell'acquario di barriera"
Stronzio
Anche questo metallo è di importanza fondamentale. Viene assimilato in concomitanza del calcio ed aiuta l'
assimilazione di quest' ultimo. In commercio sono disponibili prodotti liquidi a base di cloruro di stronzio (e spesso con l'
aggiunta di Molibdeno, altro elemento utile) per la somministrazione.

Iodio
Elemento che spesso scarseggia a causa dell'azione dello schiumatoio e del carbone attivo ed anche perchè viene
assimilato da molti Antozoi (in particolare gli Alcionacei), alghe e altri organismi.
In commercio sono disponibili prodotti liquidi a base di Iodio per la somministrazione.

Ferro
Viene utilizzato dalle zooxantelle, dalle macroalghe, dai batteri. E' indubbiamente utilissimo ma può causare la
proliferazione di alghe filamentose infestanti. Si raccomanda di somministrarlo con parsimonia o di non usarlo affatto.

Altri elementi
Moltissimi altri elementi presenti in tracce, con funzioni diverse, risultano complementi importanti alla vita degli
invertebrati. Tra i principali ricordiamo il Molibdeno, il Boro, Il Manganese, il Litio, e molti altri. Normalmente vengono
commercializzati come un unico prodotto, contenente tutti gli elementi minori nelle giuste proporzioni.
Si raccomanda di seguire attentamente i dosaggi indicati dalle case produttrici e di sospendere immediatamente la
somministrazione in caso di problemi: alcuni elementi infatti (ad esempio lo Iodio, il Ferro, e altri elementi traccia) se
sovradosati possono causare intossicazioni o crescita di alghe.

Oligoelementi di varie marche

Arredamento e rocce vive


Per arredare un acquario di barriera si utilizzano unicamente due prodotti: sabbia corallina fine come fondo e rocce vive
per riprodurre il tratto di scogliera sul quale posizionare gli invertebrati.

Sabbia corallina fine (granulometria 2-3 mm.)

Una delle condizioni principali per avere buoni risultati è l'introduzione di rocce vive in gran quantità.
Le rocce vive sono prelevate direttamente dai mari tropicali (Mar rosso, Fiji, Bali, Caraibi, ecc.). Sono costituite da
materiale calcareo colonizzato da svariati organismi (piccoli crostacei, molluschi, vermi, macroalghe, spugne, spore,
batteri, protozoi, ecc). Prima dell'acquisto vanno lasciate spurgare per eliminare gran parte delle sostanze organiche in
decomposizione, si devono comunque presentare non con un colore neutro ma essere possibilmente ricche e con
incrostazioni di alghe calcaree (formano una patina viola opaco).
Una roccia viva di buona qualità.

Hanno molteplici funzioni: quella di filtri biologici naturali grazie ai batteri aerobici che si insediano sulla loro superficie
(teoricamente un acquario di barriera con pochi pesci potrebbe funzionare con un sistema filtrante costituito unicamente
da rocce vive), quella di principale freno all'accumulo di nitrati grazie all'azione dei batteri anaerobici (riducono i nitrati in
azoto) presenti nelle strutture enormemente porose delle rocce, ed infine ricreano quel microecosistema equilibrato e
autonomo costituito dall' infinita varietà di organismi che si insediano su di esse (consulta Organismi commensali
spontanei). In questo modo si riproduce una sorta di tratto di mare in miniatura, dove la vita si autoregola in base ai
processi naturali ed alla catena alimentare. Inoltre gli organismi che si formano sono una fonte di cibo preziosissima
perchè identica a quella presente in natura ed inimitabile dall' uomo. Si raccomanda di introdurne un numero di chili
elevato (circa 1 kg. Ogni 5-6 litri). Le rocce vive vanno posizionate accatastate una sull' altra cercando di formare delle
terrazze a varie altezze per poter posizionare più facilmente e nella maniera corretta gli invertebrati.

Invertebrati

Considerando che esistono moltissimi invertebrati sessili che possono essere introdotti nel nostro acquario, ognuno con
caratteristiche ed esigenze diverse, sarebbe ideale, per descriverli in maniera esauriente, una catalogazione a schede
tematiche.
Per evidenti motivi di spazio, mi limiterò a considerare alcune caratteristiche comuni, raccomandando, prima di
acquistare qualsiasi invertebrato, di informarsi, consultando i libri specializzati, sulle esigenze di alimentazione e
posizionamento, caratteristiche dell' acqua, di illuminazione e di corrente. Come per le piante nell' acqua dolce non ci
sono limiti alla quantità di Antozoi da introdurre, se non in rapporto allo spazio disponibile. Gli invertebrati infatti, a
differenza dei pesci, se introdotti numerosi contribuiscono notevolmente a ricreare condizioni globali favorevoli. L'unico
accorgimento è quello di posizionarli nella maniera corretta rispetto alla luce ed alla corrente e non a contatto l'uno con l'
altro. Avendo sull' epiderma delle cellule urticanti (non per l'uomo) possono danneggiarsi seriamente vicendevolmente.
Quasi tutti gli Antozoi sono in grado di alimentarsi in modo autonomo sottraendo alcune sostanze dall'acqua. Nei tessuti
di tutti gli organismi ermatipici sono presenti delle alghe unicellulari simbionti (Zooxantelle), che hanno il compito di
sintetizzare le sostanze inorganiche in glucosio, aminoacidi, lipidi, ecc. Ricordo infine che alcuni invertebrati sono molto
delicati, ed anche in acquari attrezzati al meglio possono riscontrare difficoltà e deperire. Fortunatamente le specie più o
meno robuste sono tante e bellissime, tra queste sicuramente i Corallimorfari, gli Zoantiniari, e quasi tutti gli Alcionacei.
Anche tra le Sclerattinie, ritenute delicate, ci sono esemplari allevabili facilmente. Gli Antozoi che alleviamo nei nostri
acquari appartengono insieme agli Scifozoi e agli Idrozoi al Phylum dei Celenterati (o Cnidari), si suddividono in
Ottocoralli ed Esacoralli e a loro volta in alcuni ordini, di questi solo alcuni hanno rilevanza nel settore acquariologico.
Vediamoli brevemente:

Stoloniferi
Formano colonie costituite da numerosi polipi, sono molto robusti e si riproducono facilmente colonizzando anche grossi
tratti.
Vivono in simbiosi con le Zooxantelle e pertanto non hanno bisogno di essere nutriti.
Crescono bene anche allevati con luce al neon, anche se quelli di colore verde mantengono la colorazione solo con forte
illuminazione (HQI).

Alcionacei
Anch' essi molto robusti sono tra gli Antozoi che maggiormente vengono allevati perché molto vistosi e ideali anche per i
principianti. Molto noti sono i Sarcophyton, i Lobophyton, le Cladielle, le Sinularia. Sono per lo più animali ermatipici e
pertanto non necessitano di alimentazione aggiuntiva. Possono sopportare anche valori non perfetti con alte
concentrazioni di nitrati. Crescono bene anche sotto luce al neon, gradiscono corrente moderatamente forte soprattutto
quando secernono muco durante il periodo della muta. Più delicate le Xenie e le Anthelia, che necessitano di acqua
molto pulita e possibilmente di illuminazione HQI. Soffrono nel caso di carenza di alcuni elementi, come ad esempio lo
iodio sottratto dopo un trattamento con carbone attivo. Tutti gli Alcionacei si possono riprodurre in cattività
spontaneamente o per scissione. Alcionacei da evitare sono le Dendronephthya quasi impossibili da allevare.
Vasca di coralli molli.

Gorgonie
Solo alcune possono essere allevate in acquario, la maggior parte, soprattutto quelle a ventaglio che vivono in
profondità, vanno evitate.

Corallimorfari
Robustissimi sono consigliati come primi Antozoi da introdurre. Sopportano alti livelli di inquinamento e hanno bisogno di
luce moderata.
Sono definiti anemoni a disco o fungo per la loro forma caratteristica, e in acquario si riproducono spesso.
Anch' essi vivono in simbiosi con le zooxantelle ma alcuni gradiscono un' alimentazione alternativa a base di surrogato di
plancton, che catturano disponendosi a forma di palloncino. Gli esemplari più grossi (vedi foto in basso) sono in grado di
digerire anche pezzetti di polpa di pesce o di gamberetto.
Zoantiniari
Sono quasi sempre molto resistenti e si riproducono facilmente in modo asessuato. Formano colonie numerose di piccoli
polipi con diametro di 1-2 cm. Necessitano di illuminazione medio forte. Alcuni gradiscono cibi fini alternativi.
Sclerattinie
Indubbiamente gli Antozoi più belli ed affascinanti, sono i veri coralli e cioè gli organismi che con la loro struttura rigida di
carbonato di calcio costruiscono la barriera corallina. Sono abbastanza delicati (con alcune eccezioni) e sono consigliati
solo ai più esperti. Hanno bisogno di forte illuminazione e molti vivono esclusivamente sotto luce HQI. Sono
assolutamente in grado di nutrirsi in maniera autonoma mediante le alghe simbionti. Fondamentale la somministrazione
di oligoelementi in particolare calcio e stronzio. Abbastanza robusti ricordiamo i classici Plerogyra, Trchyphyllia, Favia e
Catalaphyllia.
Purtroppo (o per fortuna) le Sclerattinie da qualche anno a questa parte sono protette e l' importazione è difficoltosa.
Vasca di Sclerattinie.
All'ordine delle Sclerattinie appartengono le bellissime Acropore. L' allevamento di Acropore può essere considerato l'
acquario di barriera estremo. Sono organismi molto delicati che necessitano di condizioni veramente particolari (di luce e
di acqua), e solo chi è molto esperto e dispone di vasche ben attrezzate riesce ad allevarle e a riprodurle con successo.

Vasca di Acropore, illuminata con luci


HQI da 400w
Attiniari e Ceriantari
Purtroppo gli anemoni sono da evitare in un acquario di barriera. Questi animali, infatti, non rimangono fissi al substrato
come gli Antozoi sessili, ma provvisti di piede si spostano da una roccia all' altra, ed essendo molto urticanti,
danneggiano gli animali con i quali entrano in contatto.
Altri animali
Esiste una grande quantità di alghe e altri invertebrati che non appartengono all' ordine degli Antozoi che possono
essere introdotti in acquario. Moltissime alghe crescono in acquario, e rappresentano un ottimo cibo per molti pesci
fitofagi, in particolare quelle a crescita rapida come ad esempio la Caulerpa che sottrae efficacemente sali inquinanti
all'acqua. In ogni caso le alghe vanno allevate con cura ma non devono diventare troppo invasive per non creare una
competizione alimentare con gli Antozoi.

Anche i crostacei possono venir introdotti; alcuni simpatici gamberetti del genere Lysmata (L. grabhami, L. debelius, e L.
wundemanni) sono onnivori ed ottimi spazzini, si nutrono infatti di animali morti e avanzi di cibo.
E' consigliato inserire inoltre alcuni paguri (soprattutto i cosiddetti paguri a zampe rosse o ad occhi e zampe blu) che si
nutrono prevalentemente di alghe infestanti (cyanobatterie, diatomee, filamentose verdi) e rappresentano un ottimo aiuto
per evitarne la proliferazione.

Anche alcuni utili Gasteropodi si nutrono di alghe e vanno introdotti fin dalle prime fasi di popolamento dell' acquario.
Sono le lumache del genere Turbo, Astrea, Trochus, ecc.

Ricordiamo infine le bellissime Tridacne, molluschi con il mantello sgargiante, gli Spirografi, ed alcuni Echinodermi (ricci,
stelle marine, ofiure) principalmente detrivori e alghivori.
Gli Echinodermi e le Cipree a volte possono risultare troppo irruenti, spostandosi sulle rocce fanno cadere i nostri
Antozoi, e divorano avidamente le preziose macroalghe e le alghe calcaree.

Pesci
Un' altra regola importantissima, forse una delle più difficili da seguire, è quella di limitarsi nell' introduzione dei pesci.
Per non compromettere il buon funzionamento di un acquario di barriera i pesci da introdurre devono essere pochi e
possibilmente di piccole dimensioni.
I pesci in realtà, sono il vero problema, dell' acquario. Sono infatti la principale fonte di inquinamento, e chiaramente più
sono numerosi e grossi e maggiore sarà la quantità di escrementi da loro prodotti.
Una convinzione comune è quella che per la vasca di invertebrati non esistano pesci belli, e comunque, spesso il neofita,
pur di non rinunciare ad alcuni pesci particolarmente colorati e di grosse dimensioni, magari visti su qualche libro, è
disposto a non introdurre invertebrati, o meglio introduce entrambi, non sapendo di andare incontro a risultati mediocri.
Inoltre i pesci, in genere piccoli, adatti alla vasca di barriera, in natura essendo facili prede, sono soliti vivere in un
territorio abbastanza limitato in prossimità di rocce o coralli. Ne consegue che in acquario, a differenza di quelli di taglia
grossa che spesso si comportano in maniera innaturale (per fare un esempio come un leone in gabbia), i pesci piccoli si
sentono perfettamente a loro agio e assumono un atteggiamento simile a quello che hanno in natura.
Pseudocheilinus hexataenia.

Non un caotico ammasso di animali irrequieti, ma un comportamento che prevede l' istinto per il territorio, e quindi la
ricerca e la difesa di una zona limitata. E' bellissimo riprodurre un acquario popolato in maniera equilibrata, e osservare il
comportamento dei pesci che difendono la loro tana, si rincorrono, a volte litigano, o che sereni, mangiucchiano sulle
rocce animaletti e alghe che si formano spontaneamente. Esiste una varietà enorme di pesci bellissimi, anche di taglia
media (che vanno introdotti in quanto spesso utili mangiatori di alghe infestanti, ma in numero limitato), adatti all'
acquario di barriera. Vediamone alcuni tra i più belli e comuni.

Pseudocromidi
Sono molti e uno più bello dell' altro. Di piccola taglia sono molto territoriali, e due esemplari con la livrea simile possono
essere tenuti solamente in vasche abbastanza grandi. Accettano vari tipi di alimenti.
Ricordiamo alcuni tra i più apprezzati: P. diadema (3), P. porphyreus (2), P. paccagnellae (1), P. Aldabraensis, P.
Flavivertex (6), P. Fridmani (5), ecc.

Grammidi
Il Gramma loreto (4) ha livrea molto simile a P. Pacagnella. Anche in questo caso, per tenere più esemplari, sono
necessarie grandi vasche. Accettano vari tipi di alimenti.
Foto di Alberto Scapini

Callionimidi
Di taglia piccola, livrea splendida, vivono in prossimità delle rocce vive, sulle quali trovano piccoli animaletti (crostacei,
vermi, ecc) di cui si nutrono. Sono molto indicati anche per combattere alcuni piccoli organismi commensali o parassiti
che possono formarsi nell' acquario (planarie, nudibranchi). Vivono singoli o accoppiati (non due maschi). Come cibo
accettano soprattutto piccoli crostacei surgelati o vivi (artemie, copepodi, ecc) Ricordiamo alcuni tra i più apprezzati: S.
splendidus (3), S. ocellatus (2), S. picturatus (1). S. Margaritatus (4)

Microdesmidi
Di taglia piccola, caratteristica la lunga pinna dorsale, se messi in coppia nuotano perennemente uno vicino all' altro.
Accettano vari tipi di alimenti.
Ricordiamo: N. magnifica (1), N. decora (2).
Gobidi
Alla famiglia dei Gobidi appartengono moltissimi pesci. In genere rimangono piccoli e vivono in prossimità delle rocce
dove trovano rifugio e cibo. Accettano vari tipi di alimenti, alcuni sono eccezionali mangiatori di alghe infestanti, (un paio
di esemplari di Amblygobius phalena (2) o Amblygobius bynoensis (5) ad esempio sono in grado di mantenere
costantemente pulita la sabbia di fondo dell' acquario). Come già detto i Gobidi sono molto numerosi, di seguito solo una
piccola parte: Cryptocentrus cinctus (1), Gobidon citrinus, Gobiosoma evelyne (4) (ottimo pulitore di ectoparassiti di
pesci), Amblygobius rainfordi (mangiatore di alghe filamentose), Amblyeleotris guttata (6), Valenciennae puellaris (3) e
molti altri.
Blennidi
In genere vivono in prossimità delle rocce dove trovano rifugio e cibo. Accettano vari tipi di alimenti. Alcuni Blennidi sono
aggressivi tra di loro soprattutto se hanno livrea simile.
Ricordiamo i simpatici Ecsenius midasn (1) ed Ecsenius bicolor, che vivono appostati dentro dei piccoli buchi nei quali
entrano in retromarcia e Salarius fasciatus (2) ottimo mangiatore di alghe filamentose.

Pomacentridi
I Pomacentridi importati sono moltissimi. Sono pesci estremamente robusti ed adatti a convivere con invertebrati.
Purtroppo hanno il difetto di essere troppo vivaci, a volte un po' aggressivi ma soprattutto avidi e velocissimi nel
procurarsi il cibo. Se ne consiglia pertanto l' introduzione in pochi esemplari, ed in assenza di specie tranquille e lente
nell' alimentazione Chromis viridis (3), Crisiptera parasema (4), Pomacentrus coelesti, Dascillus trimaculatus (4), e gli
apprezzatissimi pesci pagliaccio come A. percula, A. ocellaris (1), A. Perideraion, ecc. (attenzione alcuni pagliacci
crescono molto e sono aggressivi).
Apogonidi
Molto noto Pterapodon kauderni è un pesce robusto, tranquillo, che non ha problemi nell' alimentarsi. E' capitato di
sovente che si sia riprodotto in acquario.
Cirritidi
Hanno la caratteristica di restare appoggiati con le pinne pettorali alle rocce. In natura si nutrono soprattutto di crostacei,
ma in acquario accettano di tutto, in particolar modo cibo fresco o surgelato. Sono territoriali.
Molto bello e caratteristico, con la sua livrea a scacchi, Oxycirrhites typus (2) e Cirrhitichthys oxycephalus (1)

Malacantidi
Sono molto timidi e rimangono di taglia piccola. Alcuni hanno dei bei colori a volte pastello.
Gradiscono soprattutto cibo surgelato e fresco.
Ricordiamo: Haplolatilus marcosi, H. purpureus, H. luteus.

Antidi
Un po' delicati, vanno tenuti in vasche abbastanza grandi, e necessitano di più pasti al giorno per non farli deperire.
Hanno tutti livrea e forma simile i colori variano dal giallo, al rosso, all' arancio, al fuxia.
Non tutti accettano cibi secchi, gradiscono cibo surgelato o fresco.
Acanturidi
I pesci chirurgo a differenza dei pesci che abbiamo visto fino ad ora crescono abbastanza, sono però talmente belli,
intelligenti ed adattissimi alla vasca di invertebrati, che riesce difficile rinunciarvi. Inoltre sono pesci vegetariani (anche se
in acquario accettano praticamente di tutto), pertanto utili nella lotta alle alghe filamentose. Si consiglia comunque di
inserirne uno o due esemplari (a seconda del litraggio della vasca) al massimo. Sono molto longevi.
Vediamo i più comuni: Z. xanthurum (2), Z. flavescens (1), Z. desjardinii (4), P. hepatus (3), A. leocosternon (5), A.
achilles (6), Naso lituratus (7), A. lineatus (8), A. olivaceus (9), ecc.

Foto A.Scapini
Foto di Franco Della Valle Foto di Marco Brunetti

Foto di Marco Brunetti

Centropyge
Della famigli dei Pomacantidi i Centropige sono da alcuni sconsigliati, perchè osservati saltuariamente a sbocconcellare i
polipi di qualche invertebrato.
Di taglia media, sono longevi e come cibo accettano di tutto.
Oltre allo splendido C. loriculus (1) indiscutibilmente il più bello di tutti, ricordiamo C. potteri, C. bicolor (4), C. acantops
(3), C. eibli (2), C. bispinosus, ecc.
Alimentazione
Considerando che il cibo rappresenta la principale forma di inquinamento, e che per una sana alimentazione è
necessario cercare di imitare la natura, sarà importante somministrarne non troppo (magari più volte al giorno) ma il più
possibile vario. Non bisogna però esagerare nella parsimonia nell' alimentazione, i pesci hanno chiaramente bisogno di
alimentarsi correttamente per non deperire, bisogna affidarsi al buon senso e un po' all' esperienza per arrivare al giusto
compromesso.
Va comunque tenuto presente che se nella vasca sono presenti molte rocce vive, molti organismi si formano e si
riproducono spontaneamente. Piccoli crostacei, piccoli vermi, alghe rappresentano un ottimo cibo naturale con
caratteristiche uguali al cibo che i pesci utilizzano in natura in commercio esistono cibi in granuli ottimamente bilanciati,
che già da soli possono rappresentare una valida dieta.

Alcuni cibi secchi di ottima qualità: cibo in granuli


(Dupla, Hikari), liofilizzati (Tetra), in scaglie (OSI con
spirulina), complesso vitaminico (Duplavit).

Se si utilizza cibo fresco o surgelato si hanno grosse possibilità di alimentazione, anche in questo caso la cosa migliore è
quella di cercare di copiare quello che offre la natura. I pesci si nutrono prevalentemente di sostanze di origine animale
quindi praticamente tutto quello che troviamo in pescheria, e molti cibi surgelati che si acquistano nei negozi di acquari
(artemie, copepodi, mysis, krill, plancton, uova di crostacei o pesci, ecc. e anche alimenti appositamente studiati con più
componenti animali e vegetali) e di alghe.

Cibi surgelati della San Francisco a base di spirulina, artemia,


krill, omega 3, ecc. Ottimi anche quelli della Ocean Nutrition.
In questo caso l'imitazione è un po' più difficoltosa: ottime sono risultate le alghe che si acquistano nei negozi di
alimentari orientali (alghe Nori, quelle per il sushi), o con cibi secchi a base di alga Spirulina, ma anche molti vegetali
sono buoni surrogati, al primo posto sicuramente i broccoli, ricchissimi di vitamine, ma anche zucchine, spinaci, carote, e
molti altri. I mangimi freschi andrebbero somministrati, per mantenere inalterate le proprietà, crudi. Purtroppo a volte non
vengono accettati. In questi casi si può provare a sbollentarli leggermente, per renderli più teneri ed appetibili. Si
consiglia inoltre di somministrare una volta la settimana un complesso vitaminico mischiato al cibo.
Quasi tutti gli Antozoi sono in grado di alimentarsi in modo autonomo sottraendo alcune sostanze dall'acqua. Ricordo
che nei tessuti di tutti gli organismi ermatipici sono presenti delle alghe unicellulari simbionti, che hanno il compito di
sintetizzare le sostanze inorganiche in glucosio, aminoacidi, lipidi, ecc. A volte gli invertebrati come ad esempio alcune
Sclerattinie gradiscono ricevere piccole porzioni di polpa di gamberetto o di pesce e altri come ad esempio alcuni
Corallimorfari e Zoantiniari surrogati di plancton (uova di crostacei, di pesce, copepodi, o cibo in granuli) magari
iniettandoli delicatamente con una siringa. In commercio sono disponibili cibi liquidi per nutrire gli Antozoi, alcuni
appassionati li sconsigliano in quanto ritenuti a ragione molto inquinanti, anche se si hanno avuti buoni risultati con
prodotti commercializzati da ditte ultraspecializzate contenenti vari elementi traccia, biocatalizzatori, e
complessivitaminici (in particolare la vitamina C stabilizzata). Anche gli animali onnivori od erbivori spazzini (gamberetti,
paguri) gradiscono ricevere ogni tanto del cibo alternativo.

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