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Bon Jovi

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Bon Jovi

La band in concerto nel 2007


Paese d'origine Stati Uniti
Pop rock[1][2]
Hair metal[1][3]
Genere Pop metal[1]
Hard rock[1]
Arena rock[1][2][4]
Periodo di attività musicale 1983 – in attività
Island Records
Etichetta Mercury Records
Jambco
Album pubblicati 21
Studio 15
Live 2
Raccolte 4

Sito ufficiale
Modifica dati su Wikidata · Manuale

I Bon Jovi sono un gruppo musicale hair metal statunitense, formatosi nel 1983
a Sayreville, New Jersey. La band è costituita da Jon Bon Jovi (voce), David
Bryan (tastiere), Tico Torres (batteria), Hugh McDonald (basso) e Phil X (chitarra).
La formazione originaria comprendeva anche Alec John Such (basso), il quale ha lasciato la
band nel 1994 in seguito a problemi personali e Richie Sambora (chitarra), che ha
abbandonato il gruppo nel 2014 dopo essersi assentato per buona parte del Because We
Can tour nel 2013.

I Bon Jovi hanno goduto di notevole popolarità fin dagli esordi ed hanno contribuito alla
nascita e allo sviluppo del movimento Hair metal, emerso negli anni ottanta. Vengono
ricordati per alcuni classici del rock, alcuni considerati dei veri e propri inni
generazionali: Livin' on a Prayer, You Give Love a Bad Name, Wanted Dead or Alive, Bad
Medicine, Keep the Faith, Bed of Roses, Always, e It's My Life.

Nel corso della loro carriera, i Bon Jovi hanno pubblicato un totale di quindici album in
studio e hanno venduto oltre 130 milioni di dischi in tutto il mondo, di cui 65 milioni solo
negli Stati Uniti.[5] Inoltre, hanno effettuato più di 2.700 concerti in oltre 50 paesi per più
di 35 milioni di fan[6], e sono stati introdotti nella UK Music Hall of Fame nel 2006.[7] Il
gruppo è stato anche onorato con un "Award of Merit" ("Premio di merito") agli American
Music Awards del 2004[8], mentre Jon Bon Jovi e Richie Sambora, come autori, sono stati
introdotti nella Songwriters Hall of Fame nel 2009[9]. Inoltre Jon Bon Jovi e Richie Sambora
sono stati gli ispiratori del programma televisivo MTV Unplugged.
Nel 2018 sono stati introdotti nella Rock and Roll Hall of Fame.[10]

Indice

• 1 Storia

• 1.1 Primi anni

• 1.2 Il debutto: Bon Jovi e 7800° Fahrenheit (1984-1985)

• 1.3 Il successo con Slippery When Wet (1986-1987)

• 1.4 New Jersey (1988-1989)

• 1.5 Pausa e album solisti (1990-1991)

• 1.6 Keep the Faith: svolta radicale (1992-1993)

• 1.7 Cross Road e These Days (1994-1996)

• 1.8 Nuova pausa (1997-1999)


• 1.9 Crush e One Wild Night Live 1985-2001: nuova generazione di fan (2000–2001)

• 1.10 Bounce, This Left Feels Right e 100,000,000 Bon Jovi Fans Can't Be Wrong (2002–2004)

• 1.11 Have a Nice Day (2005-2006)

• 1.12 Lost Highway (2007)

• 1.13 The Circle (2009)

• 1.14 Greatest Hits (2010), Live 2011, una nuova pausa e i progetti solisti (2012)

• 1.15 What About Now e Because We Can - The Tour (2013)

• 1.16 2014 - Sambora lascia la band

• 1.17 2015 - Burning Bridges e il mini tour internazionale

• 1.18 2016 - This House Is Not For Sale

• 1.19 2018 - Rock And Roll Hall Of Fame

• 1.20 Bon Jovi 2020 (2019-presente)

• 2 Stile musicale

• 3 Formazione

• 3.1 Formazione attuale

• 3.2 Ex componenti

• 4 Discografia

• 4.1 Album in studio

• 4.2 Album dal vivo

• 4.3 Raccolte

• 5 Videografia
• 5.1 Album video

• 5.2 Documentari

• 6 Tour

• 7 Premi

• 8 Riconoscimenti

• 9 Note

• 10 Voci correlate

• 11 Altri progetti

• 12 Collegamenti esterni

Storia[modifica | modifica wikitesto]


Primi anni[modifica | modifica wikitesto]

Jon Bon Jovi Richie Sambora David Bryan Tico Torres


Di origini italiane, il bisnonno era un emigrato[11] partito da Sciacca (Provincia di
Agrigento)[12], John Francis Bongiovi Jr nasce il 2 marzo 1962 a Perth Amboy nel New
Jersey. Tra i primi regali spicca la sua prima chitarra, ricevuta in regalo a sette anni, ma solo
tre anni più tardi il piccolo John iniziò a suonarla. Successivamente, imparò a suonare
anche il pianoforte, per poi formare a tredici anni la sua prima band: i "Raze". A sedici anni,
invece, Jon conobbe David Bryan, futuro tastierista dei Bon Jovi. I due si incontrarono
frequentando la Sayreville War Memorial High School, e decisero di fondare una cover
band R&B chiamata "Atlantic City Express", suonando nei locali del New Jersey, nonostante
fossero entrambi ancora minorenni. Nello stesso periodo, Jon suonò nella band "Jon Bon
Jovi and the Wild Ones", sempre nata da una sua idea, con la quale girò localmente come
il Fast Lane, aprendo concerti per musicisti della zona.
Durante l'estate del 1980, finita la scuola e con un lavoro part-time in un negozio di scarpe,
Jon riuscì a trovare un impiego ai Power Station Studios, studi di registrazione
di Manhattan di cui suo cugino, Tony Bongiovi, era co-proprietario. Qui Jon registrò
numerose demo, che mandò a svariate case discografiche, ma senza ottenere risultati. Lo
stesso anno, Jon fece la sua prima esperienza in studio, cantando la canzone R2-D2 We
Wish You a Merry Christmas di Meco Monardo e Daniel Oriolo inclusa dell'album di
canzoni natalizie dei film della saga di Guerre stellari, Christmas in the Star, prodotto dal
cugino Tony agli studi Power Station e distribuito dalla RSO Records[13].
Nel 1983, una radio locale del New Jersey (la WAPP 103.5FM "The Apple") promosse un
concorso, insieme alla St. John's University, per gruppi rock senza contratto discografico.
Jon partecipò utilizzando musicisti di studio per registrare il brano Runaway (scritto anni
prima). Dopo aver vinto il concorso, il pezzo diventò un successo dell'estate di quell'anno. I
musicisti che aiutarono Bon Jovi nelle registrazioni del pezzo, noti come "The All Star
Review", furono: i chitarristi Dave Sabo e Tim Pierce, il tastierista Roy Bittan, il
batterista Frankie LaRocka, e il bassista Hugh McDonald.

A quel punto Jon aveva bisogno di un gruppo: i futuri membri si erano già incontrati
durante i loro inizi, ma la formazione definitiva non si perfezionò fino al marzo di
quell'anno. Jon chiamò David Bryan, che a sua volta portò il bassista Alec John Such,
insieme a un batterista esperto di nome Tico Torres. In quel lasso di tempo, il chitarrista
della band rimase Dave Sabo, che in seguito andrà a fare parte degli Skid Row. Sabo non
fu mai totalmente d'accordo con il sound che Jon e compagni ricercavano, e per questo
venne scalzato dall'arrivo di Richie Sambora. Questi fu notato una sera da Jon e Alec,
mentre suonava con un suo gruppo in un locale; Alec disse di conoscerlo, e Jon gli chiese
di contattarlo per un provino. Accettata la proposta, Sambora mostrò la sua grande tecnica
e creatività, che gli valsero il posto nella band.

Il debutto: Bon Jovi e 7800° Fahrenheit (1984-1985)[modifica | modifica


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Il gruppo iniziò a farsi notare dopo aver aperto un concerto per gli Scandal a New York.
Durante questa loro esibizione, seppur nel contesto breve, furono notati dal
discografico Derek Shulman, e riuscirono a firmare un contratto con la Mercury Records,
parte della società PolyGram. I cinque ragazzi a questo punto necessitavano di un nome
ufficiale da dare alla band: si pensò dapprima a "Victory", ma poi lo staff A&R della casa
discografIca fece giustamente notare la popolarità che Jon aveva già raggiunto con il suo
nome, convincendo così la band a chiamarsi "Bon Jovi".

A inizio 1984, fu pubblicato l'album di debutto Bon Jovi, che venne intitolato così proprio
per mettere in maggiore risalto il nome del gruppo. Fu disco di platino negli Stati Uniti
(dove vendette più di due milioni di copie[14]) e ottenne buon successo anche nel resto
del mondo, arrivando a muovere un totale di circa 3.5 milioni di copie nel mondo[15]. Il
primo singolo estratto dall'album fu la già nota Runaway, che subito ne divenne la hit di
punta. I due brani successivi a essere pubblicati furono She Don't Know Me, anche questo
di buon successo, e Burning for Love, distribuito solo per il mercato giapponese.
Successivamente all'uscita di Bon Jovi, il gruppo intraprese la sua prima tournée mondiale
con il Bon Jovi Tour; tuttavia, non si trattava dei primi veri concerti tenuti dalla band, dal
momento che questi ne avevano già aperti alcuni per gruppi famosi, come gli ZZ
Top al Madison Square Garden, questo prima ancora che Bon Jovi fosse uscito nei negozi, e
gli Scorpions e i Kiss in Europa, facendosi così conoscere anche fuori dagli Stati Uniti.
Grazie a tutti questi risultati, gli esordienti Bon Jovi iniziarono subito a crearsi una buona
credibilità nel panorama musicale di quel periodo.
Nel 1985, uscì il secondo album in studio del gruppo, 7800° Fahrenheit. La risposta di
critica e pubblico per questo lavoro fu però, a differenza del disco precedente, molto
fredda. In totale, 7800° Fahreneheit vendette circa 2.5 milioni di copie nel mondo[16],
risultando ancora oggi l'album in studio meno venduto di tutti tra quelli pubblicati dai Bon
Jovi. Non andò tanto meglio nemmeno con i quattro singoli estratti dal disco: Only
Lonely, In and Out of Love (solo questi primi due riuscirono a classificarsi nella Billboard
Hot 100, ma entrambi non entrarono nella top 40, come era invece successo
a Runaway dell'album precedente), The Hardest Part Is the Night, e Silent Night. In risposta
a questi risultati, che all'epoca pare avessero compromesso non poco il futuro dei Bon Jovi,
gli stessi membri del gruppo diranno anni dopo che avrebbero potuto e dovuto produrre
un album migliore. Nonostante lo scarso successo del disco, il suo tour di promozione,
il 7800º Fahrenheit Tour, ebbe comunque buon successo, mettendo in mostra una buona
attitudine del gruppo nelle esibizioni dal vivo. Finita la tournée, la band pubblicò la sua
prima VHS, Breakout: Video Singles, contenente tutti i videoclip realizzati dai Bon Jovi fino a
quel periodo.
Il successo con Slippery When Wet (1986-1987)[modifica | modifica wikitesto]

Jon Bon Jovi con Jonathan King nel 1987

Dopo lo scarso successo ottenuto da 7800° Fahrenheit, i Bon Jovi decisero di cambiare
completamente approccio per il loro terzo album in studio. Per prima cosa, si avvalsero
della collaborazione di Desmond Child nella stesura dei brani e, inoltre, cambiarono
produttore assumendo l'esperto Bruce Fairbairn. A inizio 1986, iniziarono dunque le
registrazioni presso i Little Mountain Sound Studios a Vancouver, in Canada[17]. Il nuovo
disco fu pubblicato nell'agosto dello stesso anno con il nome Slippery When Wet, e
ottenne subito un enorme successo commerciale. Il disco, infatti, trascorse ben otto
settimane al primo posto della Billboard 200, stabilendo il record di permanenza in prima
posizione per un album hard rock. Ancora oggi è il maggior successo in termini di vendite
dei Bon Jovi, con 33 milioni di copie vendute in tutto il mondo[18], di cui 12 nei soli Stati
Uniti, dove fu anche certificato con ben 12 dischi di platino dalla RIAA. Ottennero molto
successo anche i quattro singoli estratti dall'album: il primo, You Give Love a Bad Name,
infatti, raggiunse la prima posizione della Billboard Hot 100. Andò ancora meglio con il
secondo, Livin' on a Prayer, che al primo posto ci trascorse ben quattro settimane, e ancora
oggi è ritenuta da molti la più bella e celebre canzone dei Bon Jovi. Il terzo singolo
estratto, invece, Wanted Dead or Alive, non riuscì a piazzarsi al primo posto, ma raggiunse
comunque la posizione numero 7 della Billboard Hot 100. Slippery When Wet divenne così
il primo album hard rock nella storia della musica ad aver avuto tre hit nella top 10 in
classifica. Il quarto e ultimo singolo estratto, Never Say Goodbye, non arrivò tra i primi dieci
posti delle charts, ma divenne comunque famosa per essere stata la prima vera e
propria power ballad del gruppo, genere di cui i Bon Jovi diventeranno dei veri specialisti
negli anni successivi della loro carriera.
L'incredibile, e forse anche inaspettato, successo ottenuto da Slippery When Wet fece
subito dimenticare a tutti il fiasco del precedente 7800° Fahrenheit, e subito iniziarono in
molti a interessarsi pesantamente al nuovo fenomeno dei Bon Jovi. Tra i primi ci fu il noto
programma musicale MTV; tale emittente, infatti, iniziò subito a trasmettere diversi
concerti registrati dal vivo del gruppo durante lo Slippery When Wet Tour, tournée che
intanto era partita, favorendo così ancora di più l'ascesa della band del New Jersey. In quel
periodo, inoltre, fu segnata anche l'esplosione del movimento hair metal[19], di cui i Bon
Jovi vennero subito considerati i leader indiscussi, e ancora oggi molti li ritengono gli
innovatori e i maggiori esponenti.
Nel 1987, Slippery When Wet risultò essere l'album più venduto dell'anno[20] e,
inoltre, Livin' on a Prayer vinse il premio di "Best Stage Performance" ("Miglior esibizione
sul palco") agli MTV Video Music Awards di quell'anno[21]. Come se non bastasse, i Bon
Jovi ricevettero anche la nomina di "migliore gruppo Pop/Rock" agli American Music
Awards[22] e quella di "Migliore gruppo Rock" ai People's Choice Awards[23]. Inoltre, lo
stesso anno, furono pubblicati il singolo Edge of a Broken Heart, in qualità di colonna
sonora del film Disorderlies, e la seconda raccolta di videoclip del gruppo, Slippery When
Wet: The Videos, contenente stavolta il materiale promozionale estratto da Slippery When
Wet.
Dopo il successo del gruppo, a Jon Bon Jovi e Richie Sambora fu chiesto di collaborare al
ritorno alla musica della nota cantante Cher, facendoli partecipare alla produzione
dell'album omonimo del 1987. In tale disco, Jon e Richie scrissero e cantarono in
sottofondo nella canzone We All Sleep Alone. Per Cher, successivamente, i due co-
produrranno anche l'album Heart of Stone nel 1989.

New Jersey (1988-1989)[modifica | modifica wikitesto]


Determinati a dimostrare che l'enorme successo ottenuto da Slippery When Wet non
sarebbe rimasto un'eccezione, i Bon Jovi pubblicarono il loro quarto album in studio, New
Jersey, nel settembre del 1988. Come per il precedente disco, anche questo ottenne
enorme successo commerciale, seppur vendendo un po' meno. New Jersey, infatti,
trascorse ben quattro settimane consecutive al primo posto della Billboard 200 e venne
certificato con 7 dischi di platino dalla RIAA, arrivando a vendere un totale di 20 milioni di
copie nel mondo[16]. Inoltre, questo fu l'album hard rock ad aver avuto più hit di sempre
nella top 10 in classifica, dal momento che tutti i suoi cinque singoli estratti riuscirono a
raggiungere i primi dieci posti della Billboard Hot 100, ovvero: Bad Medicine, Born to Be My
Baby, I'll Be There for You, Lay Your Hands on Me, e Living in Sin. Il videoclip di quest'ultima
canzone fece molta notizia quando fu bandito da MTV per i suoi contenuti ritenuti "troppo
piccanti", ma cominciò a venire regolarmente trasmesso dopo essere stato ri-editato.
Successivamente all'uscita di New Jersey, i Bon Jovi ripartirono in tournée con il New Jersey
Syndicate Tour che, con ben 232 date in totale, divenne il tour più lungo realizzato dal
gruppo. Da segnalare la data del 12 agosto 1989, quando la band fu headliner del Moscow
Music Peace Festival, prima manifestazione hard rock di sempre ad approdare nell'ex-
URSS, che fu trasmessa dalle televisioni di tutto il mondo in diretta dallo Stadio
Lužniki di Mosca; lo stesso New Jersey, d'altronde, è stato il primo album americano nella
storia a essere messo in vendita in Unione Sovietica. Storico restò l'ingresso di Jon Bon
Jovi, che attraversò in uniforme militare tutta l'arena dello stadio accompagnato dalle note
di Lay Your Hands on Me. Sempre nel 1989, i Bon Jovi parteciparono agli MTV Video Music
Awards, dove lo stesso Jon e Richie Sambora decisero di stupire il pubblico presentandosi
con solo due chitarre acustiche, anziché riproporre la loro tipica performance elettrica in
grande stile. Tale esibizione riscosse così tanto successo da spingere i dirigenti di MTV a
creare un programma tutto nuovo, chiamato appunto MTV Unplugged, permettendo così
ai Bon Jovi di entrare ancora di più nella storia di tale emittente televisiva[24]. Degna di
nota fu anche l'esibizione del gruppo al Monsters of Rock Festival USA di quell'anno.
Durante il New Jersey Syndicate Tour, tuttavia, iniziarono a crearsi vari problemi e tensioni
all'interno della band, e diverse voci su un eventuale scioglimento dei Bon Jovi iniziarono a
emergere, soprattutto tra i mass media. Un altro problema fu dettato dalla difficoltà di Jon
Bon Jovi nell'eseguire le tonalità più alte con la sua voce, problema che emerse proprio
durante tale tour, e che costrinse il cantante ad assumere un maestro di canto per non
provocare dei danni permanenti alle sue corde vocali (durante i concerti, con la voce
dovette aiutarlo Richie Sambora). Nonostante tutte queste varie complicazioni, la band
riuscì comunque a restare unita e concludere la tournée. Intanto, furono pubblicate le
registrazioni Access All Areas: A Rock & Roll Odyssey (una cronoaca del New Jersey
Syndicate Tour) e New Jersey: The Videos (una raccolta dei videoclip promozionali estratti
da New Jersey).

Pausa e album solisti (1990-1991)[modifica | modifica wikitesto]


Tra il 1990 e il 1991, i membri del gruppo decisero di prendersi qualche anno di pausa
dall'attività con i Bon Jovi, per percorrere strade separate. Questa scelta fu dettata dalla
necessità di smaltire lo stress e le fatiche provocate dal New Jersey Syndicate Tour, allo
scopo di non scatenare ancora altri malumori all'interno del gruppo e, dunque, correre il
rischio di un eventuale scioglimento definitivo della band. Tra l'altro, in quel periodo, i
mass media stavano continuando ancora di più a dare per certa un'imminente separazione
dei Bon Jovi.

Nel 1990, Jon Bon Jovi registrò il suo primo album da solista, dal titolo Blaze of Glory, che
fu la colonna sonora del film Young Guns II - La leggenda di Billy the Kid. Dopo essere stato
inizialmente contatto dal suo amico Emilio Estevez, che gli chiese di prestargli l'ormai
celebre Wanted Dead or Alive come colonna sonora per l'imminente seguito di Young
Guns - Giovani pistole, Jon pensò che sarebbe stato meglio comporre un tema tutto nuovo
per il film, e così consegnò a Estevez il suo primo album da solista (appunto Blaze of Glory).
Il disco fu caratterizzato dalla partecipazione di ospiti di profilo altissimo, quali Elton
John, Little Richard, e Jeff Beck. Blaze of Glory tutto sommato ebbe anche buon successo
commerciale e di critica, anche se mai minimamente paragonabile agli elevati livelli
ottenuti dai suoi precedenti due lavori con i Bon Jovi, e l'album riuscì a raggiungere la
prima posizione nelle classifiche degli Stati Uniti, dove fu premiato con due dischi di
platino. La canzone omonima, che fu estratta come singolo e di cui fu anche prodotto
un videoclip contenente immagini dello stesso Young Guns II, ricevette addirittura
un Golden Globe e una candidatura come migliore canzone agli Oscar del 1991,
piazzandosi seconda nella graduatoria generale dietro solo a Sooner or Later (I Always Get
My Man) di Stephen Sondheim (prodotta per il film Dick Tracy).

Nel 1991, invece, fu il turno dell'album da solista di Richie Sambora, Stranger in This Town,
disco dalle tonalità blues al quale collaborarono anche Tico Torres e David Bryan. L'album
vede anche la partecipazione di Eric Clapton nella settima traccia, Mr. Bluesman. Lo stesso
anno, David Bryan registrò alcuni brani per diverse opere teatrali, anche se decise di non
pubblicare nessun album da solista (il suo primo lavoro, On a Full Moon, vedrà la luce solo
quattro anni dopo). Bryan stava attraversando un momento piuttosto difficile, dal
momento che era stato ricoverato da poco in ospedale a causa di una malattia procuratagli
da un parassita sudamericano. Come se non bastasse, nello stesso periodo, Alec John Such
ebbe una brutta caduta mentre era sulla sua moto, subendo un danno permanente al
muscolo della mano destra, e fu così costretto ad adottare una nuova tecnica che gli
avrebbe consentito di tornare a suonare correttamente il suo basso.

Intanto, Jon Bon Jovi decise di licenziare quello che era stato il suo manager per tanto
tempo, Doc McGhee, pare a causa di delusioni con il mondo della musica, nonostante tutti
i recenti successi ottenuti dal cantante anche da solista. Jon creò così il suo personale "Bon
Jovi Management", che gli avrebbe consentito anche un ruolo maggiore e con più
responsabilità all'interno dei Bon Jovi.

Nell'ottobre del 1991, i membri del gruppo si riunirono tutti insieme per la prima volta
dopo quasi due anni, sull'isola isola caraibica di Saint Thomas, allo scopo di discutere i
piani per il futuro. Qui vennero risolte tutte le varie divergenze che si erano create
all'interno della band durante il New Jersey Syndicate Tour, e si decise di interrompere la
pausa per ritornare a registrare un nuovo album. I Bon Jovi, dunque, si recarono ai Little
Mountain Sound Studios di Vancouver in Canada, gli stessi in cui avevano già
registrato Slippery When Wet nel 1986, e cominciarono le sessioni per il nuovo disco, che
richiesero diversi mesi.

Keep the Faith: svolta radicale (1992-1993)[modifica | modifica wikitesto]


Il quinto album in studio del gruppo, Keep the Faith, fu pubblicato nel novembre del 1992.
Per promuovere il disco, i Bon Jovi decisero di fare una sorta di "ritorno alle origini",
prendendo parte ad alcuni concerti in piccoli club del New Jersey, ricordando così gli inizi
della loro carriera. Nello stesso periodo, inoltre, il gruppo registrò un nuovo concerto per
MTV, che fu poi messo in commercio nel 1993 con il nome di Keep the Faith: An Evening
with Bon Jovi.

Dall'album furono estratti sei singoli di successo a livello internazionale, vendendo oltre
nove milioni di copie in tutto il mondo. Come il sound dei Bon Jovi si è trasformato a
lavorare nella scena musicale degli anni novanta, anche l'immagine è cambiata, adottando
uno stile più sobrio e immediato. La title track dell'album è stata il primo singolo lanciato,
seguito dalla ballata Bed of Roses, che è stata un grande hit da Top 10 negli Stati Uniti.

Per segnare l'inizio della prossima fase della band, i Bon Jovi intrapresero un tour
internazionale, in paesi che non avevano mai visto prima e stadi headliner in America,
Europa, Asia e Australia. Hanno visitato 38 paesi ed eseguito 177 spettacoli nel Keep The
Faith Tour.
Cross Road e These Days (1994-1996)[modifica | modifica wikitesto]

Hugh McDonald

Nei primi mesi del 1994, la canzone Good Guys Don't Always Wear White (che
successivamente farà parte del box-set 100,000,000 Bon Jovi Fans Can't Be
Wrong del 2004) venne inserita nella colonna sonora del film Sonny & Pepper: Due
irresistibili cowboy. In quel periodo, la band l'eseguì anche dal vivo durante gli MTV Movie
Awards, ma nonostante ciò la traccia non fu mai pubblicata come singolo, e neanche
inserita in nessun album d'inediti.

Nell'ottobre dello stesso anno, i Bon Jovi pubblicarono il loro primo greatest hits,
intitolato Cross Road, contenente anche due nuovi brani: Always e Someday I'll Be Saturday
Night. Il primo, che fu estratto come primo singolo dal disco, fu un gigantesco successo
commerciale, dato che riuscì a piazzarsi al primo posto di quasi tutte le classifiche europee,
e trascorse ben sei mesi nella top 10 della Billboard Hot 100 negli Stati Uniti. In
totale, Always vendette circa quattro milioni di copie nel mondo, diventando il singolo dei
Bon Jovi più venduto di sempre. Trainato soprattutto da questo successo, Cross
Road raggiunse immediatamente la prima posizione in diverse classifiche, arrivando a
vendere circa 20 milioni di copie nel mondo (questi dati portarono la raccolta a diventare il
disco del gruppo più venduto di tutti dai tempi di Slippery When Wet)[25]. A coronamento
di quest'enorme successo, i Bon Jovi vennero premiati come "Best Selling Rock Band"
ai World Music Awards di quell'anno.
Ad inizio 1995, poco prima che iniziassero le registrazioni per il nuovo disco, il bassista
Alec John Such decise improvvisamente di lasciare il gruppo. La scelta del sostituto cadde
sulla persona più vicina a Jon e alla band in quel momento: Hugh McDonald, che aveva già
suonato il basso nella formazione del gruppo che incise Runaway. Era la prima volta
dall'uscita del loro primo album che i Bon Jovi cambiavano un membro del gruppo, cosa
che negli anni successivi non capiterà più neanche una volta. Jon Bon Jovi commentò così
riguardo all'abbandono di Such:

«Certo che fa male. Ma ho imparato ad accettarlo e rispettarlo. Il fatto è che sono lavoro-
dipendente, dentro e fuori dallo studio, su e giù dal palco, il fatto che io voglia avere a che fare con
la musica giorno e notte non significa che tutti gli altri debbano per forza adeguarsi a questo ritmo.
Alec voleva prendersi una pausa, perciò non è stata completamente una sorpresa. Inizialmente ci
chiese se poteva registrare il prossimo disco in studio senza venire in tour, ma gli facemmo capire
che la cosa non era fattibile.»

Il sesto album in studio dei Bon Jovi, These Days, venne pubblicato nel giugno dello stesso
anno, e fu il primo ad essere messo in commercio dopo l'abbandono di Alec John Such. La
risposta dei critici al disco fu simile a quella che aveva già ricevuto il precedente Keep the
Faith, dato che questi osservarono come il gruppo stava continuando a maturare e a
esplorare diversi genere musicali, mantenendo comunque i loro caratteristici stile e grinta.
Jon Bon Jovi ha successivamente dichiarato come, nonostante These Days sia stato tra i
loro album più "dark" e introspettivi nei testi, in quel periodo regnava una certa allegria
all'interno della band. Il primo singolo a essere estratto dal disco fu This Ain't a Love Song,
che fu accompagnato da un videoclip esotico girato in Thailandia, e divenne un altro
grande successo in tutto il mondo. Questa fu l'unica hit di These Days a piazzarsi nella top
20 delle classifiche negli USA, risultato non raggiunto dai successivi quattro singoli
pubblicati dall'album: Something for the Pain, Lie to Me, l'omonimo These Days, e Hey God.
Tuttavia, questi riuscirono ad avere buoni piazzamenti nel resto dell'Europa, soprattutto nel
Regno Unito. Ancora oggi, These Days è probabilmente il disco più amato dai fan del
gruppo.

In quel periodo, i Bon Jovi ricevettero il premio di "Miglior artista rock" agli MTV Europe
Music Awards, oltre che alla nomina di "Miglior gruppo internazionale" ai BRIT Award del
1996. Poco dopo, partirono con il These Days Tour, che ebbe inizio in India e toccò diverse
parti del mondo, tra cui (per la prima volta nella storia della band) anche il Sudafrica. Il
culmine della tournée si ebbe nel giugno del 1995, quando il gruppo fece il tutto esaurito
per tre storiche serate consecutive al vecchio Wembley Stadium di Londra in Inghilterra.
L'ultima di queste tre date, quella del 25 giugno, fu ripresa e documentata nella
registrazione Live from London, che fu messa in commercio quello stesso anno. Durante le
tre esibizioni a Wembley accorsero in totale circa 225.000 persone (una media di 75.000
spettatori presenti a serata).Si tratta della seconda maggiore affluenza mai registrata nel
vecchio stadio Londinese, dopo le 4 serate sold out dell'Invisible touch tour dei Genesis del
1987, che portarono nell'impianto 288.000 spettatori

Nuova pausa (1997-1999)[modifica | modifica wikitesto]


Dopo il successo travolgente del These Days Tour, i membri dei Bon Jovi decisero di
prendersi una pausa per la seconda volta. Ma a differenza del periodo successivo al New
Jersey Syndicate Tour, contaminato da varie incertezze all'interno del gruppo, questo
periodo di riflessione fu una scelta consapevole e concordata da parte di tutti i membri
della band.

In quel periodo, Jon Bon Jovi fu molto preso dalla sua attività di attore. Tra il 1997 e il 1998,
infatti, apparve in diversi film. In quel periodo, inoltre, pubblicò anche il suo secondo
album da solista, Destination Anywhere. Del disco fu registrato anche un breve filmato
omonimo diretto da Mark Pellington, interamente basato sulle canzoni del CD e
interpretato dallo stesso Jon Bon Jovi, Demi Moore, Kevin Bacon, e Whoopi Goldberg.

Intanto, Tico Torres sfruttò il momento di pausa del gruppo per dedicarsi alla sua grande
passione per la pittura, mentre David Bryan e Richie Sambora, come Jon Bon Jovi,
pubblicarono i loro secondi album da solisti, rispettivamente Lunar Eclipse e Undiscovered
Soul.

Dopo la breve pausa, i Bon Jovi si riunirono nel 1999 per registrare il brano Real Life, che fu
pubblicato come singolo, per il film EdTV diretto da Ron Howard. David Bryan, però, fu
l'unico membro del gruppo a non poter prendere parte alle registrazioni della canzone,
poiché in quel periodo si stava riabilitando da un brutto incidente in cui aveva quasi
rischiato di rompersi un dito[26].
Crush e One Wild Night Live 1985-2001: nuova generazione di fan
(2000–2001)[modifica | modifica wikitesto]

I Bon Jovi in concerto a Stoccarda durante il One Wild Night Tour nel 2001

Verso l'inizio del 2000, i Bon Jovi iniziarono le registrazioni per il loro settimo album in
studio. Intanto, il gruppo aveva cambiato etichetta discografica, passando dalla Mercury
alla Island Records. Il nuovo disco, che venne chiamato Crush dopo una lunga selezione di
vari nomi, fu pubblicato nel giugno dello stesso anno. L'album ottenne enorme consenso
di vendite in Europa, ma soprattutto riportò i Bon Jovi al successo anche negli USA, dove i
due precedenti dischi non erano stati accolti molto bene, permettendo a Crush di risultare
il CD del gruppo con maggiore successo in tale continente dai tempi di New Jersey. Inoltre,
il disco arrivò a vendere oltre 10 milioni di copie nel mondo, e permise ai Bon Jovi di farsi
conoscere anche da un pubblico più giovane, creando una loro nuova generazione di fan.
Questi ottimi risultati di Crush furono in larga parte dovuti al singolo di lancio It's My Life,
canzone scritta insieme al famoso produttore svedese Max Martin, che rimase per più di
cinque mesi nella top 3 di diverse classifiche in molti paesi. Il videoclip del brano fu
premiato da VH1 come "Miglior video dell'anno". Buon successo ottennero anche i due
successivi singoli estratti dall'album, ovvero Say It Isn't So e Thank You for Loving Me.

Successivamente, i Bon Jovi partirono nuovamente in tournée con il Crush Tour, che ebbe
inizio nell'estate del 2000. Inizialmente, il tour prevedeva circa 60 date, ma l'improvvisa ri-
crescita di popolarità del gruppo moltiplicò le richieste di concerti, e così la band rimase in
giro per il mondo fino alla metà del 2001, organizzando un'altra tournée chiamata One
Wild Night Tour. Durante il Crush Tour, i Bon Jovi tornano a suonare al vecchio Wembley
Stadium di Londra, in due serate in cui passano nuovamente alla storia per essere stati
l'ultimo gruppo a esibirsi in tale stadio prima della sua demolizione. Una delle date del
tour, quella del 30 agosto 2000 al Stadio Letzigrund di Zurigo, verrà registrata e pubblicata
lo stesso anno in un DVD intitolato The Crush Tour.

Durante il tour, il gruppo pubblicò il suo primo album live in carriera, intitolato One Wild
Night Live 1985-2001, una raccolta di varie performance dal vivo della band durante la sua
carriera. I brani del disco furono presi da alcuni archivi contenenti materiale registrato dai
Bon Jovi, che il gruppo aveva raccolto nel corso degli anni.

Finito il One Wild Night Tour, i membri della band decisero inizialmente di prendersi una
breve vacanza prima dell'inizio delle registrazioni del loro ottavo album in studio.
Gli attentati dell'11 settembre 2001, però, cambiarono tutto: pochi giorni dopo gli atti
terroristici, infatti, Jon Bon Jovi e Richie Sambora iniziarono a prendere parte a varie
campagne benefiche, allo scopo di aiutare le famiglie rimaste vittime della strage
del World Trade Center. Tra queste, va sicuramente citato il concerto benefico America: A
Tribute to Heroes, svoltosi il 21 settembre 2001 e pubblicato il 4 dicembre dello stesso
anno, in cui i Bon Jovi si esibirono suonando Livin' on a Prayer[27].
Bounce, This Left Feels Right e 100,000,000 Bon Jovi Fans Can't Be
Wrong (2002–2004)[modifica | modifica wikitesto]
Verso la metà del 2002, il gruppo iniziò le registrazioni del loro programmato ottavo album
in studio, che fu pubblicato verso la fine dell'anno con il nome Bounce. Questo titolo è un
riferimento non solo a New York e alla sua capacità di riprendersi dagli attentati dell'11
settembre 2001, ma anche alla bravura dei Bon Jovi di aver saputo appunto "rimbalzare"
(traduzione in italiano di "Bounce") nel corso degli anni. Il nuovo disco, però, non riuscì a
bissare il successo del precedente Crush, venendo abbastanza criticato dai critici, che
accusarono particolarmente il gruppo di essere troppo stereotipa. Da segnalare,
però, Bounce riportò i Bon Jovi al successo negli USA, dove i tre precedenti album in studio
non erano stati accolti molto bene, raggiungendo il secondo posto della Billboard 200.
Quattro furono i singoli estratti dal disco: Everyday, Misunderstood, All About Lovin' You, e
l'omonimo Bounce.

La promozione dell'album fu accompagnata dal Bounce Tour, che finì nell'agosto del 2003.
Dopo la conclusione della tournée, i Bon Jovi tornarono in studio per registrare il loro nono
album, This Left Feels Right, che fu pubblicato nel novembre dello stesso anno. Questo
inizialmente avrebbe dovuto contenere diversi brani eseguiti dal vivo in versione acustica,
ma il gruppo finì per ri-scrivere, ri-registrare e reinventare dodici dei suoi più grandi
successi in una luce diversa. Di This Left Feels Right fu pubblicato anche un DVD
intitolato This Left Feels Right Live

L'anno seguente, nel 2004, i Bon Jovi pubblicano un box-set intitolato 100,000,000 Bon Jovi
Fans Can't Be Wrong. Il cofanetto fu composto da quattro CD contenenti ben 38 inediti e
12 brani rari, così come un DVD. Grazie a questa raccolta, i Bon Jovi riuscirono a tagliare il
traguardo dei 100 milioni di dischi venduti complessivamente in carriera, commemorando
così anche il 20º anniversario dalla pubblicazione del loro album di debutto, Bon Jovi.
Have a Nice Day (2005-2006)[modifica | modifica wikitesto]

Jon Bon Jovi e Richie Sambora a Dublino nel 2006 durante il Have a Nice DayTour

Il 2 luglio 2005 i Bon Jovi parteciparono al Live 8, manifestazione musicale organizzata a


scopo benefico, dove suonarono Livin' on a Prayer, It's My Life e un nuovo brano, Have a
Nice Day. Questa canzone fu il primo singolo estratto dal decimo album in studio del
gruppo, chiamato proprio Have a Nice Day, che fu pubblicato nel settembre dello stesso
anno. Il disco vendette 202.000 copie nella sua prima settimana di messa in vendita, e
debuttò alla posizione numero 2 della Billboard 200, diventando l'album dei Bon Jovi
venduto più velocemente di sempre[non chiaro]. Il secondo singolo estratto fu Who Says
You Can't Go Home, messo in vendita negli Stati Uniti a inizio 2006. Proprio in tale nazione
fu pubblicata un'altra versione del brano, eseguita dai Bon Jovi insieme a Jennifer Nettles,
cantante delle Sugarland. Il terzo e ultimo singolo estratto, invece, fu Welcome to Wherever
You Are.
Poco dopo la pubblicazione di Have a Nice Day, la band inaugurò il nuovo tour mondiale
per il biennio 2005-2006, l'Have a Nice Day Tour. La tournée vide i Bon Jovi suonare in 75
date, decisamente di meno rispetto a quelle dei precedenti tour del gruppo. Nonostante
ciò, fu un significativo successo commerciale, portando la band a suonare davanti a un
totale di più di due milioni di fan, e incassando complessivamente 191 milioni di dollari.
L'Have a Nice Day Tour fu la terza tournée di maggiore incasso del 2006, preceduta dal 'A
Bigger Bang World Tour dei Rolling Stones e dal Confessions Tour di Madonna e davanti
al Vertigo Tour degli U2. Intanto, per l'11 giugno 2006 era stata fissata la data di apertura
del nuovo Wembley Stadium, e quel giorno nello stadio si sarebbero dovuti esibire proprio
i Bon Jovi; a causa di ritardi nei lavori, però, la band fu costretta ad annullare la data, e
l'onore di inaugurare il nuovo impianto fu dato a George Michael nel giugno del 2007

Il 14 novembre 2006, i Bon Jovi furono introdotti nella UK Music Hall of Fame, insieme
a James Brown e ai Led Zeppelin.

Lost Highway (2007)[modifica | modifica wikitesto]

I Bon Jovi dal vivo a Montréal nel 2007 durante il Lost Highway Tour

Nel giugno del 2007, i Bon Jovi pubblicarono il loro undicesimo album in studio, Lost
Highway, disco dalla influenze decisamente country. Per promuovere il nuovo lavoro il
gruppo fece diverse apparizioni televisive in quel periodo, prendendo parte ad American
Idol, a un nuovo MTV Unplugged e al concerto Live Earth di New York[28]. Lost
Highway ottenne buon successo, raggiungendo il primo posto nelle classifiche di diversi
paesi. Dall'album furono estratti quattro singoli: l'omonimo Lost Highway, Till We Ain't
Strangers Anymore (featuring Lee Ann Rimes), (You Want to) Make a Memory, e Whole Lot
of Leavin'. Per promuovere l'album, inoltre, la band ha tenuto un concerto a Chicago
davanti a circa 400 spettatori, dove ha suonato l'intero disco più tre brani dagli album
precedenti: It's My Life, Who Says You Can't Go Home e Wanted Dead or Alive. L'esibizione
è stata filmata e pubblicata in DVD con il titolo Lost Highway: The Concert.
Nell'ottobre del 2007, la band annunciò la partenza del Lost Highway Tour, che partì verso
la fine dell'anno per concludersi nell'estate del 2008. La tournée fu quella dal maggiore
incasso dello stesso anno, con un totale di 2.157.675 biglietti venduti[29]. Per questi vari
motivi, ancora oggi il Lost Highway Tour è per i Bon Jovi la loro tournée più proficua di
sempre[30]. Da segnalare, inoltre, che durante il tour il gruppo si esibì al Royal Variety
Performance di Liverpool davanti alla regina Elisabetta, e fu la prima band statunitense a
potersi fregiare di questo onore[31]. Dal Lost Highway Tour fu pubblicata una
registrazione: Live at Madison Square Garden (pubblicata in DVD e Blu-Ray nel 2009).
The Circle (2009)[modifica | modifica wikitesto]
Nell'aprile 2009 viene presentato in anteprima al Tribeca Film Festival di New York un
documentario diretto da Phil Griffin girato durante il Lost Highway Tour, dal titolo When
We Were Beautiful. L'omonimo libro viene messo in vendita il 27 ottobre 2009.
Il 18 giugno 2009 Jon Bon Jovi e Richie Sambora sono stati inseriti nella Songwriters Hall
Of Fame.

Nel giugno 2009 Jon Bon Jovi e Richie Sambora registrano insieme al cantante
iraniano Andy Madaidan una nuova versione del classico di Ben E. King Stand by Me, come
gesto di solidarietà verso la popolazione iraniana in seguito agli scontri seguiti alle elezioni
presidenziali.

Il 17 agosto 2009 debutta in radio il nuovo singolo We Weren't Born to Follow, che otterrà
anche una nomination ai Grammy Awards. Il dodicesimo album in studio della band, The
Circle, viene pubblicato nel novembre 2009. L'album debutta al primo posto nella classifica
americana di Billboard, dando alla band il secondo album consecutivo al numero 1, cosa
che non succedeva da più di 20 anni con l'accoppiata Slippery When Wet-New Jersey. The
Circle, prodotto da John Shanks e co-prodotto da Bon Jovi e Sambora, è stato seguito da
un nuovo tour mondiale, The Circle Tour, iniziato al Neal S. Blaisdell Center di Honolulu l'11
febbraio 2010, e conclusosi al Sydney Football Stadium di Sydney il 19 dicembre dello
stesso anno.

Il 9 novembre 2009 i Bon Jovi si esibiscono all'interno dell'imponente manifestazione


internazionale organizzata a Berlino per l'anniversario dei 20 anni dalla caduta del Muro,
eseguendo We Weren't Born to Follow in una splendida cornice con alle spalle
l'imponente Porta di Brandeburgo.

Nel gennaio 2010, dopo aver pubblicato il secondo singolo estratto da The
Circle, Superman Tonight, la band si esibisce per la prima volta nella sua storia alla
prestigiosa cerimonia dei Grammy Awards, dove suona un medley di tre canzoni: We
Weren't Born to Follow e, insieme a Jennifer Nettles, Who Says You Can't Go Home e Livin'
on a Prayer, quest'ultima scelta dai fan attraverso un sondaggio online.

Il 7 giugno 2010 i Bon Jovi si sono esibiti sul tetto dell'O2 Arena di Londra per celebrare la
residency di 12 concerti in quest'arena. La performance è stata trasmessa in diretta Tv e i
fan hanno potuto seguirla dai maxischermi di Peninsula Square, di fronte all'arena.[32]
Greatest Hits (2010), Live 2011, una nuova pausa e i progetti solisti
(2012)[modifica | modifica wikitesto]

Richie Sambora e Jon Bon Jovi

La band ha pubblicato a novembre in tutto il mondo la raccolta Greatest Hits, in versione


cd singolo e doppio. La raccolta è anticipata dal singolo inedito What Do You Got?,
pubblicato a settembre 2010.

Agli MTV Europe Music Awards 2010 la band riceve il Global Icon Award, assegnato per la
prima volta nella storia. Nello stesso anno i Bon Jovi vengono nominati per la Rock and
Roll Hall of Fame del 2011, ma perdono assieme a Beastie Boys, Chic, Donovan, The J. Geils
Band, LL Cool J, Laura Nyro, Donna Summer, Joe Tex e Chuck Willis in favore di Alice
Cooper Band, Neil Diamond, Dr. John, Darlene Love e Tom Waits.

Per promuovere la raccolta, il 9 febbraio 2011, al Bryce Jordan Center di University Park, i
Bon Jovi iniziano il Live 2011 che finirà il 31 luglio dello stesso anno al Parque da Bela
Vista di Lisbona. Per quanto riguarda l'Italia, il tour ha fatto tappa allo Stadio Friuli di Udine,
dove il gruppo si è esibito davanti ad un pubblico sold out di 39,926 spettatori. Qui la band
è stata accolta da un'imponente coreografia organizzata dal Bon Jovi Club Italia e
autofinanziata grazie al contributo di numerosi fan[33]. Questa iniziativa ha notevolmente
stupito la band, che ha pertanto deciso di allungare la scaletta inserendo pezzi non previsti,
quali Lie to Me, These Days, Dry County, Always e I Love This Town[34], e che ha definito il
concerto, sulla propria pagina di Facebook, come "uno degli spettacoli più memorabili che
abbiamo mai tenuto in Europa"[35]. Negli ultimi 13 concerti della leg nordamericana del
tour, Richie Sambora è stato sostituito da Phil X a causa del suo ricovero in una clinica di
disintossicazione.
Il Tour si conclude a Lisbona e la band decide di prendersi una pausa in cui ogni singolo
membro porterà avanti i propri progetti solisti. Nel mese di settembre 2011 Richie
Sambora inizia a comporre il suo terzo disco solista, pubblicato circa un anno dopo, il 18
settembre 2012: Aftermath Of The Lowdown vede la luce a 14 anni di distanza dal
precedente Undiscovered Soul ed è un disco incentrato sugli alti e i bassi della vita di
Sambora nell'ultimo decennio. Seguirà un breve tour solista chiamato Every Road Tour, che
prende il nome dal singolo di lancio del disco, Every Road Leads Home To You.

Nel corso del 2012 Jon Bon Jovi ha intanto iniziato a comporre nuovi brani. Alcuni sono
per il nuovo disco dei Bon Jovi, mentre altri sono stati scritti per altri artisti, come per il duo
Country Big & Rich. Due brani, invece, sono stati destinati alla colonna sonora del
film Uomini di parola di Fisher Stevens, con Al Pacino e Christopher Walken: uno di essi si
intitola Not Running Anymore ed è il brano di punta, candidato anche ai Golden Globe
2013 nella categoria "Miglior Brano Inedito".

What About Now e Because We Can - The Tour (2013)[modifica | modifica


wikitesto]
La neutralità di questa voce o sezione sugli argomenti rock e gruppi musicali è stata
messa in dubbio.
Motivo: abbondanza di toni e giudizi non enciclopedici, soprattutto sul concerto italiano

Per contribuire, correggi i toni enfatici o di parte e partecipa alla discussione. Non rimuovere questo avviso finché la
disputa non è risolta. Segui i suggerimenti dei progetti di riferimento 1, 2.

I Bon Jovi in concerto presso l'Olympiastadion di Monaco di Baviera, per il Because We Can (tour), nel maggio 2013.

Durante tutto il corso del 2012 Jon Bon Jovi ha scritto brani sia con Richie Sambora che
avvalendosi dell'aiuto di parolieri e cantautori come Desmond Child, Billy Falcon e John
Shanks. Il nuovo disco dei Bon Jovi ha così preso forma e a ottobre 2012 è stato
annunciato che sarà pubblicato a inizio 2013: il titolo è What About Now e sarà anticipato
dal singolo Because We Can, in uscita il 7 gennaio 2013. L'album debutta in prima
posizione negli USA, con 101,000 copie vendute nella prima settimana. What About Now
diventa così il loro terzo album consecutivo a raggiungere la prima posizione in USA
dopo The Circle e Lost Highway e il loro quinto in carriera.[5] L'album ha venduto più di un
milione di copie in tutto il mondo, diventando disco d'oro in Gran Bretagna vendendo
100,000 copie. Il singolo iniziale dà anche il nome al nuovo Tour mondiale, in partenza il 9
febbraio 2013 alla Mohegan Sun Arena di Uncasville.
Per quanto riguarda l'Italia, il Because We Can - The Tour farà tappa il 29 giugno dello
stesso anno allo Stadio Giuseppe Meazza di Milano. Il nuovo album sarà pubblicato a fine
marzo 2013, ad annunciarlo è stato lo stesso Jon Bon Jovi durante un concerto
speciale[36] tenutosi presso la BBC Radio a Londra il 24 gennaio. In quest'occasione sono
state suonate per la prima volta dal vivo cinque nuove canzoni: "What About Now", Amen",
"What's Left Of Me", "That's What The Water Made Me" e "Army of One". Inoltre domenica
27 gennaio la band è stata ospite[37] della trasmissione Che tempo che fa condotta
da Fabio Fazio dove ha eseguito Because We Can.
La band ha annunciato che il nuovo album uscirà l'8 marzo 2013 in Australia e Germania,
l'11 nel Regno Unito, il 12 in Italia e negli Stati Uniti e il 13 in Giappone. A febbraio è stato
pubblicato il secondo singolo solo negli Stati Uniti, ovvero What About Now. A causa della
tempesta battezzata "Nemo" che ha colpito la parte nord-orientale degli Stati Uniti, la data
di apertura del Because We Can - The Tour alla Mohegan Sun Arena di Uncasville è stata
posticipata al 25 ottobre. Tuttavia il gruppo ha tenuto un concerto gratuito per non
deludere i fan che erano presenti sul posto da giorni. Dal 2 aprile 2013 fino al 25 dello
stesso mese, ovvero nelle ultime 15 date nordamericane,[38], Richie Sambora è assente dal
tour per ragioni personali[39]. A sostituirlo sarà nuovamente Phil X. Il 30 aprile, sul sito
ufficiale della band, viene annunciato che Sambora sarà assente anche nelle date
sudafricane e europee[40].

Phil X, in tour con i Bon Jovi nel 2013

Per quanto riguarda l'Italia l'unica data del tour europeo è nello storico e più importante
stadio italiano San Siro il 29 giugno 2013 in Milano davanti a 51.500 spettatori paganti. Jon
Bon Jovi appena debutta nello stadio, meravigliato dalla "Muraglia umana" di San Siro,
saluta il pubblico con queste parole: “Che bello essere qui, che posto unico". Sebbene la
non perfetta forma del frontman e i problemi interni alla band (l'assenza del chitarrista
Richie Sambora), il concerto va oltre lo show, grazie a un'interazione band-pubblico
incredibile e una performance al di là di ogni aspettativa.

Il fan club italiano sfodera una coreografia da mozzare il fiato all'inizio della canzone
"Because we can", che copre primo, secondo e terzo anello rosso e i primi due delle curve,
mostrando la scritta "Bon Jovi Forever" su un'immensa bandiera Americana come sfondo;
sul prato migliaia di bandiere italiane, e sempre sugli spalti uno striscione lunghissimo che
ripercorre attraverso alcune date ed eventi simbolici la storia degli ultimi trent'anni dal
1984 Nascita della Band al 2013 concerto a Milano San Siro. La reazione di Jon è
inaspettata: il cantante perde le parole durante il primo ritornello e sbaglia ad attaccare la
seconda strofa, completamente segnato in volto e commosso. Il cantante stoppa il pezzo e
si ferma a guardare cosa sta succedendo di fronte a lui scoppiando in lacrime alla vista del
regalo che la platea italiana ha fatto al suo gruppo, il boato del pubblico è mostruoso e,
dopo ancora qualche secondo in cui il leader riprende fiato fa ripartire il brano da capo. Al
termine dello stesso ringrazierà i fans e dirà senza nascondersi “Sto piangendo come una
ragazzina“.

La band regala 3 ore e 15 minuti di concerto con 30 canzoni nella setlist, la scaletta più
lunga dell'intero tour mondiale regalando chicche come "Undivided" non suonata da
diversi anni, e la conclusiva "This Ain't A Love Song" scelta tra i cartelli del pubblico.

I giorni seguenti innumerevoli le recensioni entusiastiche presenti sul web e sulle maggiori
testate giornalistiche italiane, in particolare la rivista musicale online ONSTAGE lo ha
classificato il miglior concerto dell'estate 2013 definendolo: "Indimenticabile"[41]. Dopo lo
storico concerto di Udine 2011 anche Milano 2013 è stata una notte da ricordare come lo
stesso Jon Bon Jovi ha scritto sui Social Network i giorni seguenti l'evento: "A tutti i nostri
amici in Milano, Grazie per una notte che non dimenticheremo".
Il tour mondiale risulta il più seguito del 2013.[42] II 17 dicembre 2013 ultima data al
Suncorp Stadium di Brisbane, trasmessa in diretta streaming sul sito dei Bon Jovi.
2014 - Sambora lascia la band[modifica | modifica wikitesto]

Richie Sambora, è stato il chitarrista dei Bon Jovi dalla formazione del gruppo nel 1983 fino al 2014.

Dopo diversi mesi, Richie Sambora ha così spiegato il suo allontanamento dalla band
durante il Because We Can Tour:[43]
«Mi ha dato fastidio e mi ha ferito leggere e ascoltare cose false sui media. Volevo solo fare
qualcosa per me stesso. Avevamo appena finito un tour, avevo appena abbandonato le "abitudini da
band" e mi stavo godendo il tempo con mia figlia. Ho previsto un anno con differenti priorità
davanti ai miei occhi, volevo fare la mia musica ed ho preferito fare pochi spettacoli con la mia
band. Per questo motivo ho deciso di prendermi una pausa.»

Il 13 novembre 2014, Jon Bon Jovi conferma l'uscita di Richie Sambora dal gruppo, il quale
ha lasciato la band per dedicarsi esclusivamente alla sua carriera solista[44].
«Non importa dove prendi la strada o dove ci porterà la nostra. Sarai sempre qui (indicando il suo
cuore). Questo sarà l'ultimo viaggio per molto tempo ... "[45]»

(Jon Bon Jovi durante l'ultimo concerto del Because We Can Tour)
Richie Sambora ha ripreso la sua carriera da solista e ha annunciato che stava preparando
un nuovo album, oltre a un tour da solista. Il chitarrista ha partecipato alla jam
session organizzata da Steven Tyler per festeggiare il nuovo anno nel 2014; presenti
nell'occasione anche artisti come Alice Cooper e Sammy Hagar.[46] Lì conobbe Orianthi,
una giovane chitarrista di talento che era in tour con Alice Cooper, e con la quale, secondo
Sambora, si legò fin dal primo momento. Da quel momento in poi, entrambi hanno iniziato
a lavorare insieme. A febbraio Sambora ha fatto un mini-tour in Australia e ha portato con
sé Orianthi. Sambora ha elogiato la giovane donna, di cui ha affermato che ha cantato e
composto molto bene, e l'ha persino considerata una chitarrista migliore di lui.[47] Poco
dopo, Orianthi ha rivelato che avrebbe lavorato con Sambora alla composizione del suo
nuovo album.[48]
Sambora ha effettuato un mini tour in Europa a giugno e luglio, con Orianthi nella band,
dove si è esibito in paesi come Regno Unito, Germania, Francia, Paesi Bassi e Scozia.[49]
2015 - Burning Bridges e il mini tour internazionale [modifica | modifica
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A gennaio la band ha annunciato l'uscita, per il 21 agosto 2015 (in Italia sarà disponibile
dal 28 agosto nei negozi), di "Burning Bridges"[50]: dieci pezzi, fra nuove tracce, outtakes e
brani rari che vedono ancora Sambora come songrwiter. I singoli di lancio sono la nuova
"We don't run" (scritta da Jon Bon Jovi e dal produttore John Shanks, che si occupa anche
delle chitarre) e “Saturday Night Gave Me Sunday Morning”, una outtake scritta da Jon Bon
Jovi, Sambora e Shanks.
Un "fan album" che accompagnerà un mini tour asiatico intitolato Bon Jovi Live! con tappe,
tra settembre e ottobre 2015, in Indonesia, Cina, Singapore, Malesia, Corea del Sud,
Taiwan, Abu Dhabi e Israele (il 3 ottobre, all'Hayarkon Park di Tel Aviv)[51]
2016 - This House Is Not For Sale[modifica | modifica wikitesto]

Bon Jovi al Madison Square Garden nel 2017

Il "vero" nuovo album di inediti, intitolato This House Is Not for Sale, viene pubblicato
nell'ottobre 2016.

Il disco è anticipato dal singolo omonimo, pubblicato nel mese di agosto dello stesso
anno. Secondo Jon Bon Jovi l'album vuole descrivere l'integrità della band nel corso degli
anni ed è primo album a cui non ha collaborato lo storico chitarrista della band Richie
Sambora, il primo a cui ha collaborato il chitarrista canadese Phil X ed il primo in cui non
compare il songwriter Desmond Child come co-autore. Contestualmente il chitarrista Phil
X viene ufficializzato come membro stabile della band, assieme a Hugh McDonald, dal
1994 accreditato solo come turnista.

Il 23 febbraio 2018 è stata pubblicata una riedizione dell'album contenente due tracce
inedite: When We Were Us e Walls, rientrando per la seconda volta al primo posto
della Billboard 200, beneficiando della sua vendita associata a quella dei biglietti del tour
che toccherà gli Stati Uniti durante il 2018 e l'Europa nel corso del 2019.
2018 - Rock And Roll Hall Of Fame[modifica | modifica wikitesto]
Nel 2018 la band è stata introdotta nella Rock and Roll Hall of Fame. L'esibizione, durante
la cerimonia di premiazione, ha compreso quattro brani: You Give Love A Bad Name, It's
My Life, When We Were Us, Livin' On A Prayer.

«All'inizio, la strategia era semplice e diretta: scrivi canzoni rock ben realizzate con una deliberata
lucentezza pop, suona il cuore ogni volta che sali sul palco, supera sempre le aspettative dei tuoi
fan, divertiti e guarda bene. Trentaquattro anni dopo, con milioni di dischi venduti, una serie di
album e singoli numero uno, tournée mondiali e fama internazionale, si potrebbe dire che il piano
Bon Jovi era piuttosto buono. In effetti, era dannatamente buono.»

(Robert Santelli[10])
Alla line up attuale del tour (compresi John Shanks alla seconda chitarra ed Everett Bradley
alle percussioni ed ai cori come musicisti di supporto) si sono aggiunti gli ex membri
storici Richie Sambora alla chitarra e Alec John Such al basso.

Bon Jovi 2020 (2019-presente)[modifica | modifica wikitesto]


Il 9 marzo 2019, Jon Bon Jovi ha annunciato tramite i social media che la band è tornata in
studio per registrare il quindicesimo album in studio della band, che uscirà nel 2020.
[52] Nell'agosto 2019, Jon Bon Jovi ha annunciato che il nuovo album si intotlerà Bon Jovi
2020,[53] che sarà pubblicato nel maggio 2020.[54] A novembre 2019, hanno pubblicato il
singolo Unbroken, scritta dai Bon Jovi per il documentario di Josh Aronson To be of service.
[55] Nel Gennaio 2020, hanno annunciato il 2020 Tour, a sostegno del loro album, che
vedrà la band impegnata in 18 date nel nord America; il tour avrà come guest star l'artista
canadese Bryan Adams.[56] A causa della diffusione della Pandemia, Jon Bon Jovi ha deciso
di posticipare l'uscita dell'album e di cancellare il Tour a supporto dell'album.[57][58] Bon
Jovi 2020 è stato pubblicato il 2 ottobre 2020.[59]

Stile musicale[modifica | modifica wikitesto]


Nel corso della sua carriera la band non è mai riuscita ad adottare il proprio genere
musicale, ma si è adattata al suono di ogni epoca, pur ruotando sempre attorno al rock,
per svariare nel corso della loro carriera dall'hard rock all'hair metal, dall'arena rock al pop
rock e all'heavy metal.[60][61][62][63] Durante i suoi primi anni di vita, negli anni ottanta, i
Bon Jovi iniziarono come un gruppo vicino all'heavy metal, la loro musica era caratterizzata
dall'essere hard rock con sfumature melodiche e potenti ballate (note come power ballad),
a causa di questo e il loro modo di vestire i media li considerava una band glam metal.
Negli anni novanta, con l'uscita del loro album Keep the Faith nel 1992, lasciarono il
suono glam e pubblicarono un album più vicino al rock 'n' roll classico, prendendo
ispirazione dal suono di gruppi e artisti come Aerosmith, Bruce Springsteen o i Rolling
Stones. Nel 1995, con il loro album These Days, adottarono un sound pop rock più in linea
con lo stile del tempo. In questo lavoro sono state incluse molte ballate, sebbene
contenesse anche alcune canzoni rock come Hey God.
Al loro ritorno nel 2000, con il loro album Crush, hanno nuovamente optato per un suono
orientato al pop rock, fortemente influenzato dalle band contemporanee.[64] Nel 2002,
con Bounce, hanno sperimentato un suono più metal, combinando brani di hard rock, rock
alternativo e rock melodico. Con Have a Nice Day hanno continuato nella linea dell'hard
rock e heavy metal. Dal 2007 con Lost Highway hanno unito il country rock con il pop rock.
Con The Circle,[65] What About Now, This House Is Not for Sale[66] e Bon Jovi 2020[67] si
sono consolidati come gruppo pop rock.[60]

Formazione[modifica | modifica wikitesto]


Formazione attuale[modifica | modifica wikitesto]
• Jon Bon Jovi - voce, chitarra ritmica acustica addizionale (1983-presente)
• David Bryan - pianoforte, tastiere, cori (1983-presente)
• Tico Torres - batteria, percussioni (1983-presente)
• Phil X - chitarra solista, talkbox, cori (2014-presente)
• Hugh McDonald - basso, cori (1994-presente)
Musicisti di supporto

• John Shanks - chitarra, cori (2016-presente)


• Everett Bradley - percussioni, cori (2016-presente)

Ex componenti[modifica | modifica wikitesto]


• Dave Sabo - chitarra solista, cori (1983)
• Alec John Such - basso, cori (1983-1994)
• Richie Sambora - chitarra solista, talkbox, cori (1983-2014)
Ex musicisti di supporto

• Lorenza Ponce - violino, viola, cori (2005-2009)


• Rich Scannella - batteria, percussioni (2013)
• Bobby Bandiera - chitarra ritmica, cori (2005-2015)
• Matt O'Ree - chitarra ritmica, cori (2015-2016)
• Jeff Kazee - tastiere, cori (2005-2006)
• Kurt Johnston – pedal steel guitar, cori (2007-2008)
Timeline
Discografia[modifica | modifica wikitesto]
Lo stesso argomento in dettaglio: Discografia dei Bon Jovi.
Album in studio[modifica | modifica wikitesto]
• 1984 – Bon Jovi
• 1985 – 7800° Fahrenheit
• 1986 – Slippery When Wet
• 1988 – New Jersey
• 1992 – Keep the Faith
• 1995 – These Days
• 2000 – Crush
• 2002 – Bounce
• 2003 – This Left Feels Right
• 2005 – Have a Nice Day
• 2007 – Lost Highway
• 2009 – The Circle
• 2013 – What About Now
• 2015 – Burning Bridges
• 2016 – This House Is Not for Sale
• 2020 – Bon Jovi 2020

Album dal vivo[modifica | modifica wikitesto]


• 2001 – One Wild Night Live 1985-2001
• 2012 – Inside Out
• 2016 – This House Is Not for Sale: Live from the London Palladium
Raccolte[modifica | modifica wikitesto]
• 1994 – Cross Road
• 2001 – Tokyo Road: Best of Bon Jovi
• 2004 – 100,000,000 Bon Jovi Fans Can't Be Wrong
• 2010 – Greatest Hits

Videografia[modifica | modifica wikitesto]


Album video[modifica | modifica wikitesto]
• 1985 – Breakout: Video Singles
• 1987 – Slippery When Wet: The Videos
• 1989 – New Jersey: The Videos
• 1990 – Access All Areas: A Rock & Roll Odyssey
• 1993 – Keep the Faith: An Evening with Bon Jovi
• 1994 – Keep the Faith: The Videos
• 1994 – Cross Road: The Videos
• 1995 – Live from London
• 2001 – The Crush Tour
• 2004 – This Left Feels Right Live
• 2005 – Live from Atlantic City
• 2007 – Lost Highway: The Concert
• 2009 – Live at Madison Square Garden
• 2010 – The Circle Tour: Live from New Jersey
• 2010 – Greatest Hits - The Ultimate Video Collection
• 2012 – Inside Out

Documentari[modifica | modifica wikitesto]


• 2009 – When We Were Beautiful

Tour[modifica | modifica wikitesto]


• 1983-1984 – Bon Jovi Tour
• 1985 – 7800º Fahrenheit Tour
• 1986-1987 – Slippery When Wet Tour
• 1988-1991 – New Jersey Syndicate Tour
• 1993 – Keep the Faith Tour
• 1993 – I'll Sleep When I'm Dead Tour
• 1994 – Crossroad Promo Tour
• 1995-1996 – These Days Tour
• 2000 – Crush Tour
• 2001 – One Wild Night Tour
• 2002-2003 – Bounce Tour
• 2005-2006 – Have a Nice Day Tour
• 2007-2008 – Lost Highway Tour
• 2010 – The Circle Tour
• 2011 – Live 2011
• 2013 – Because We Can
• 2015 – Bon Jovi Live!
• 2017-2019 – This House Is Not for Sale Tour
• 2020 – 2020 Tour (Cancellato)[58]

Premi[modifica | modifica wikitesto]


• 1987: MTV Video Music Awards: Best Stage Performance (per Livin' on a Prayer)
• 1988: American Music Awards: Migliore Rock Band
• 1990: Golden Globe: Miglior Canzone, Blaze of Glory, dalla colonna sonora di Young Guns
II. (Jon Bon Jovi)
• 1991: MTV Michael Jackson Video Vanguard Award
• 1995: World Music Awards: Best Selling Rock Band Of The Year
• 1995: MTV Europe Music Awards: Best Hard Rock
• 1996: BRIT Awards: Best International Band
• 1997: MTV Europe Music Awards: Miglior artista maschile (Jon Bon Jovi)
• 2001: My VH1 Music Awards: Video Of The Year per It's My Life
• 2002: My VH1 Music Awards: Hottest Live Show
• 2004: American Music Awards: Award of Merit
• 2005: World Music Awards: Chopard Diamond Award per aver venduto 100 milioni di dischi
• 2005: Music on DVD: Creative Excellence Award dalla Digital Entertainment Group (DEG)
per il concerto su DVD This Left Feels Right: Live Limited Edition
• 2006: Introduzione alla UK Music Hall of Fame
• 2006: CMT Music Awards: Best Collaborative Video per Who Says You Can't Go Home
• 2007: People's Choice Awards: Best Rock Song per Who Says You Can't Go Home
• 2007: Grammy Awards: Best Country Collaboration per Who Says You Can't Go Home con
Jennifer Nettles
• 2008: CMT Music Awards: Collaborative Video of the Year per Till We Ain't Strangers
Anymore con LeAnn Rimes
• 2009: Introduzione alla Songwriters Hall Of Fame (Jon Bon Jovi e Richie Sambora)
• 2009: Introduzione alla New Jersey Hall Of Fame (Jon Bon Jovi)
• 2010: MTV Europe Music Awards: Global Icon Award
• 2014: Songwriter Icon Award 2014 (Jon Bon Jovi)
• 2018: Introduzione alla Rock and Roll Hall of Fame

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]


• VH1 - "100 Greatest Artists of Hard Rock" (76º posto)
• Q - "50 Greatest Bands of All Time" (14º posto)
• UK Music Hall of Fame (2006)
• VH1 - "Top 40 hair bands of all time" (3º posto)
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