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VITTORIO ALFIERI.

Con Alfieri ci troviamo in ambiente piemontese, il quale nel secondo ‘700 non appare culturalmente vivace
come l’ambiente lombardo, pertanto, il tentativo dell’Alfieri sarà quello di ‘’spiemontizzarsi’’, cioè di aprire i
propri orizzonti letterari e linguistici, in modo tale da costruirsi una sua lingua, che sia capace di allontanarsi
dal dialetto piemontese o anche dal francese (lingua della nobiltà di cui egli stesso era parte), quindi, si
auto-educa letteralmente e culturalmente, non a caso egli stesso affermerà di aver compiuto pessimi studi.

Alfieri, dunque, acquisirà una propria educazione letteraria studiando e ristudiando i grandi classici come
Dante e Petrarca, tanto da permettergli di divenire il più importante dei tragediografi.

Le sue tragedie rispettano i principi aristotelici, anche in questo si esprime il suo classicismo, ma anche nella
lingua e nello stile, poiché si tratta di uno STILE CLASSICISTICO che si ispira ai grandi del canone poetico del
passato, si noti la scelta dell’Alfieri nell’utilizzo dell’endecasillabo sciolto, verso che viene scelto da tutti i
classicisti quando hanno a che fare con generi letterari che guardano alla letteratura classica e classicistica
(come fa anche lo stesso Parini nell’ambiente classico del secondo ‘700), Alfieri guarda, inoltre, alla tragedia
classica latina, a Seneca per i temi riguardanti la lotta, la tirannide, nelle atmosfere cupe, ma guarda anche
alla tragedia classica greca, soprattutto Sofocle, non a caso sarà lo stesso Alfieri a raccontare di quanto sia
stato difficile riuscire ad imparare il greco da adulto per poter leggere e rileggere Sofocle e tutti i grandi
tragediografi greci.

È di ambiente neoclassico anche l’ispirazione stessa dei temi, soprattutto nella lotta alla tirannide.
Dobbiamo tener presente che questo è il contesto che risente di impulsi illuministici, sebbene Alfieri rifiuti
le sue condizioni di nobile, ha una visione NON rivoluzionaria e INDIVIDUALISTICA, ciò che gli interessa è il
DESTINO DEL SINGOLO, non a caso il tema della TIRANNIDE sarà un tema chiave della sua tragedia,
all’interno della quale l’impianto tipicamente classico viene messo in evidenza nell’esaltazione dell’eroe che
lotta conto il tiranno e pur di non essere sottomesso allo stesso, è pronto al SUICIDIO, tipica caratteristica
dell’eroe classico romano.

Pertanto si potrebbe affermare che nelle tragedie Alfierane si ravvisa principalmente un tema POLITICO-
STORICO.

Il tema politico-storico è presente, per esempio, nel ‘’FILIPPO’’ , che si ispira alla figura del tiranno,
incarnato dall’imperatore Filippo della Spagna del ‘600, ma non solo, poiché il tema della tirannide è
presente anche nella grande tragedia greca e sofoclea e in particolare, il tema della tirannide si esplica in
tragedie Alfierane come ‘’POLINICE’’ o ‘’ANTIGONE’’ che riprendono proprio i grandi temi della tragedia
classica, perché anche qui il confronto con il tiranno fino alla morte viene ripreso attraverso i grandi miti
costruiti dal teatro classico e in particolare greco.

D’altra parte, però, ciò che noi oggi leggiamo di Alfieri, sono le sue due più grandi tragedie: MIRRA e SAUL,
le quali possiedono altre ispirazione. La Mirra viene tratta da uno dei miti raccontati da Ovidio nelle
metamorfosi, ovvero l’INCESTO, al contrario di Saul, che viene tratto direttamente dalla Bibbia, dal Vecchio
Testamento, ovvero il Re israelita che per gelosia cerca di far fuori l’eroe Davide, colui che nella Bibbia
sconfigge il gigante Golia diventando eroe acclamato di tutto il popolo ebraico, mentre la tematica della
tirannide viene ripresa dalla storia romana, ma la cosa importante da delineare è che L’ASPIRAZIONE
LETTERARIA E STORICA E’ MOLTO VARIA.

Altra cosa importante, che ha sempre a che fare con l’impianto neo-classico delle sue tragedie, è anche
l’ispirazione che gli deriva dalla grande tragedia FRANCESE del ‘600, pertanto i più grandi tragediografi
europei imitatissimi in tutte le letterature nazionali, furono i grandi tragediografi del ‘600 francese, in cui si
ha un impianto coerente con una tragedia di tipo classicistico.
Le grandi tragedie sono quelle di CORNEILLE e RACINE, in cui nella prima si tratta della RAGION DI STATO,
nella seconda della PASSIONE, cioè temi assolutamente legati a un’idea di moralità pubblica moderna.

Dunque, Corneille e Racine sono i grandi modelli della tragedia moderna che avevano, di conseguenza,
influito su tutta quanta l’Europa, ma la ‘’gara’’ che Alfieri si porrà, sarà quella di superare e rendersi
indipendente da quei modelli, non a caso ne ‘’La Vita’’ di Alfieri, vediamo come questa cosa venga
sottolineate più volte, egli afferma : ‘’creiamo una tragedia italiana e liberiamoci dei modelli incombenti che
sono quelli della letteratura francese del ‘600’’.

Successivamente vi è il grande classico che è Shakespeare, egli per noi è il grande classico della tragedia
moderna, ma non lo era nel ‘700, egli era un modello di tragedia che veniva messa da parte dalla grande
tragedia classicistica moderna, seppur questo sia il motivo per il quale ancora oggi venga apprezzato
tantissimo, ovvero il fatto che ad egli non importi dell’impianto legato alla tradizione.

Non è scontato, però, che un tragediografo nella seconda metà del ‘700 si abbeverasse anche della tragedia
Shakespeariana, cosa che invece Alfieri impara a fare, ancora una volta, ne ‘’la vita’’, all’interno della quale
egli mette in evidenza come sappia apprezzare la modernità della grande tragedia Shakespeariana,
pertanto tra i suoi modelli moderni non vi sono solo i modelli francesi del ‘600 ma anche il modello di
Shakespeare che diventerà un classico a partire solo dal romanticismo in Europa, pertanto è importante
notare come Alfieri intuisca la grandezza della tragedia Shakespeariana.

Opera importante di Alfieri è quella del ‘’PRINCIPE DELLE LETTERE’’ , accanto all’altro grande trattato sulla
tirannide, ma questo in particolare è importante perché vi è il tema del rapporto tra IL PRINCIPE MECENATE
E IL POETA. Alfieri si schiera contro il mecenatismo, poiché egli ritiene che si giusto che il principe si rifiuti di
essere un mecenate poiché solo così viene spezzata quella dipendenza che ha il poeta rispetto al suo
benefattore, ancora una volta un’affermazione forte di libertà nello stesso poeta.

In questo trattato, inoltre, viene analizzata una tematica destinata a divenire emblematica nella poetica
dell’Alfieri, ovvero quella del ‘’FORTE SENTIRE’’ , elemento più importante per il grande scrittore, e quindi
anche per la sua figura di tragediografo, è soprattutto quello di partire da un’ispirazione fortissima, ovvero
quello che lui definisce come ‘’forte sentire’’, elemento che sarà presente per tutto l’ ‘800 e il
romanticismo, tanto che Alfieri è uno dei modelli del ‘700 ancora molto amato in pieno romanticismo.

Il trattato della TIRANNIDE, invece, è quello di carattere politico, il rapporto che vi è tra il tiranno e l’eroe, si
ispira ai grandi modelli classici della tragedia classica ma che ha anche una forte valenza politica moderna,
Alfieri, infatti, parla al suo ‘700 e soprattutto nel passo qui presente, vi è la DEFINIZIONE DI TIRANNIDE
PARLANDO DELLA MODERNITA’, all’interno della quale vi è una forte influenza di tipo illuministico, molto
filtrato in Alfieri, ovvero l’opera alla quale si sono rifatti i più grandi illuministi riformatori del secondo ‘700,
cioè ‘’LO SPIRITO DELLE LEGGI’’ di Montesquieu, il quale ha ispirato tutto il pensiero politico, ma anche
letterario dei grandi riformatori del secondo 700.

Dunque, ancora una volta l’illuminismo francese insegna la fondamentale divisione dei poteri in un sistema
politico che non sia quello della tirannide, che è anche la base dei nostri sistemi democratici moderni, non
vi è democrazia se non vi è la divisione tra potere legislativo, esecutivo e giudiziario.

Dunque nel passo che segue si evince cosa egli intendesse con il termine tirannide.

ALFIERI -CAPITOLO II COSA SIA LA TIRANNIDE

TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion
delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto
deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo;
usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che
basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.
E, viceversa, tirannide parimente si dee riputar quel governo, in cui chi è preposto al creare le leggi, le può
egli stesso eseguire. E qui è necessario osservare, che le leggi, cioè gli scambievoli e solenni patti sociali, non
debbono essere che il semplice prodotto della volontà dei più; la quale si viene a raccogliere per via di
legittimi eletti del popolo. Se dunque gli eletti al ridurre in leggi la volontà dei più le possono a lor talento
essi stessi eseguire, diventano costoro tiranni; perché sta in loro soltanto lo interpretarle, disfarle, cangiarle,
e il male o niente eseguirle. Che la differenza fra la tirannide e il giusto governo, non è posta (come alcuni
stoltamente, altri maliziosamente, asseriscono) nell'esservi o il non esservi delle leggi stabilite; ma
nell'esservi una stabilita impossibilità del non eseguirle. Non solamente dunque è tirannide ogni governo,
dove chi eseguisce le leggi, le fa; o chi le fa, le eseguisce: ma è tirannide piena altresì ogni qualunque
governo, in cui chi è preposto all'eseguire le leggi non dà pure mai conto della loro esecuzione a chi le ha
create.

ANALISI

TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion
delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto
deluderle, con sicurezza d'impunità Già in un sistema moderno se non vi è un forte e indipendente potere
esecutivo, si ha già la tirannide, dunque, basta che questo potere esecutivo non faccia eseguire equamente
le leggi, che si ha già la tirannide.

E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o
molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni popolo, che lo
sopporta, è schiavo. si noti l’abilità dell’Alfieri nel creare neologismi come ‘’infrangi-leggi’’, cioè questo
potere esecutivo che infrange le leggi di giustizia ed equità. Si noti inoltre il richiamo al pensiero di
Machiavelli, poiché ciò che si afferma è che questo potere esecutivo che sia elettivo o ereditario, legittimo
o usurpatore, comunque si sia arrivati ad avere un potere esecutivo, chiunque abbia la forza di fare questo,
cioè di essere infrangi-legge, è un tiranno, il popolo che lo sopporta è schiavo. Qui risiede il linguaggio
FORTEMENTE CLASSICISTICO ED EROICO di Alfieri, poiché parlare nel secondo ‘700 di schiavi e tiranni, è
chiaro che si tratti di un linguaggio molto classico e classicista ma con ispirazione moderna.

E, viceversa, tirannide parimente si dee riputar quel governo, in cui chi è preposto al creare le leggi, le può
egli stesso eseguire. ciò che qui Alfieri afferma, è che è tirannide anche se il potere legislativo, che è
quello che fa le leggi, assume anche il potere esecutivo, dunque, l’importanza del potere esecutivo
INDIPENDENTE da quello legislativo, poiché uno controlla l’altro, l’applicazione delle leggi spetta a un
potere esecutivo, il potere legislativo deve anche controllare che le leggi create siano fatte rispettare dal
potere esecutivo.

E qui è necessario osservare, che le leggi, cioè gli scambievoli e solenni patti sociali, non debbono essere che
il semplice prodotto della volontà dei più; la quale si viene a raccogliere per via di legittimi eletti del
popolo.il termine ‘’PATTO SOCIALE’’ è un termine tecnico politico settecentesco, perché da Montesquieu,
fino all’estremo di questo riformismo, dunque sino al radicale Rousseau, vi è l’idea che il potere, come lo
intendiamo noi oggi, sia nato proprio con un ‘’patto’’ tra il popolo e coloro che vengono eletti e scelti come
‘’portavoce’’ dal popolo stesso, solo con questo patto sociale si può superare l’età primitiva della barbarie
di ‘’tutti contro tutti’’, dunque, la base della democrazia moderna, come viene sostenuta da questi grandi
riformatori del ‘700 , è l’idea che ci debba essere un patto sociale, il popolo cerca e accetta le leggi dai suoi
eletti, però, d’altra parte, chi detiene il potere, soprattutto legislativo, deve rimanere fedele a quello che noi
oggi potremmo chiamare come ‘’mandato elettorale’’, cioè noi eleggiamo al parlamento i nostri
rappresentati e quindi noi che deleghiamo la nostra partecipazione attiva a questi eletti da noi, e da parte
loro devono rispettare i principi basilari della democrazia, Alfieri dice in maniera più classica ‘’che non si crei
la lotta alla tirannide’’.
Se dunque gli eletti al ridurre in leggi la volontà dei più le possono a lor talento essi stessi eseguire,
diventano costoro tiranni; perché sta in loro soltanto lo interpretarle, disfarle, cangiarle, e il male o niente
eseguirle.  Si torna alla stessa idea, al fatto che leggi devono essere fatte eseguire da un potere distinto.

Che la differenza fra la tirannide e il giusto governo, non è posta (come alcuni stoltamente, altri
maliziosamente, asseriscono) nell'esservi o il non esservi delle leggi stabilite; ma nell'esservi una stabilita
impossibilità del non eseguirle.  ciò che qui si afferma è che molto ingenuamente, ancora nel ‘700, dicono
‘’non c’è tirannide se c’è un potere legislativo libero’’, cioè che rispetti il patto sociale con il popolo, Alfieri
però dice che sia ingenuo o malizioso dire che basti solo questo, ci vuole anche un potere autonomo da
quello legislativo che faccia eseguire le leggi in maniera giusta.

Non solamente dunque è tirannide ogni governo, dove chi eseguisce le leggi, le fa; o chi le fa, le eseguisce:
ma è tirannide piena altresì ogni qualunque governo, in cui chi è preposto all'eseguire le leggi non dà pure
mai conto della loro esecuzione a chi le ha create.  principio fondamentale della democrazia moderna
ovvero il potere legislativo e quello esecutivo sono SEPARATI e non vi è vera libertà, quindi c’è tirannide, se
anche il potere esecutivo non dà conto dell’aver fatto equamente applicare le leggi al potere legislativo,
cioè a quello che le ha create, è il principio del MUTUO CONTROLLO TRA I TRE POTERI DELLA DEMOCRAZIA.

Del potere GIUDIZIARIO ne ha parlato Beccaria, insieme al fratelli Verri, dunque egli si soffermava in
particolare nei ‘’DELITTI E DELLE PENE’’, proprio sul sistema giudiziario, nel trattato della tirannide, Alfieri
invece, sottolinea questa importanza, non solo del potere legislativo voluto dal popolo e che rispetti il patto
sociale, ma anche dell’altro potere ugualmente importante, cioè il potere esecutivo che deve far eseguire
equamente e giustamente le leggi.

TRAGEDIE

Delle tante tragedie, invece, che Alfieri scrive, una delle più importanti è quella del SAUL, quindi il racconto
dell’antico testamento ebraico ed è importante sottolineare l’importanza di questa tragedia, in quanto, il
poeta si ispira direttamente a fonti bibliche (quello che non ci aspetteremmo da un grande classicista come
Alfieri) e ed essa viene presentata a letta in Arcadia a Roma (una delle città in cui vivrà anche se meno a
lungo rispetto a Firenze o Parigi) e presenta, dunque, una delle sue più famose tragedie.

Il tema della tirannide è presente anche qui, in quanto, Saul diventa un tiranno, vuole far fuori coloro i quali
possano offuscare il suo potere, nella parte più cupa, nella quale Saul ha paura che David gli tolga il potere,
si ispira molto, oltre che a Seneca, alla grande tragedia Shakespeariana, in particolare alla tragedia
MACBETH, nella scena della pazzia di Saul e successivamente della sua morte.

Si noti, dunque, la grande forza di questa tragedia in cui vediamo questi elementi cupi dell’animo umano,
come gli stessi dialoghi con i fantasmi in cui l’Alfieri si avvicina a un contesto PRE-ROMANTICO, poiché il
-poeta oltre che il volto comunemente conosciuto appartenente alla corrente neo-classica, è anche
caratterizzato da elementi romantici, come si evince anche dalla stessa ‘’NOTTE’’ incompiuta di Parini in cui
si ravvisa questa atmosfera appartenente a contesti più pre-romantici che neo-classici.

SCENA DEL DELIRIO DI SAUL.

Si noti come inizia a esplodere questo delirio di Saul, che consiste nel timore di vedersi sottrarre il potere di
Re del popolo ebraico da parte del giovinetto eroe Davide che ha sconfitto il gigante Golia.

In questa scena Saul parla proprio con il suo fedele ministro Abner e gli racconto proprio questo:

ALFIERI - SAUL 86 - 121

SAUL
David?... Io l'odio.... Ma, la propria figlia

Gli ho pur data in consorte.... Ah! tu non sai. — Ha fatto sposare sua figlia Micol con Davide.

La voce stessa, la sovrana voce, sente una voce che torna a inquietarlo soprattutto

Che giovanetto mi chiamò più notti, durante le notti insonni (si noti l’analogia con Macbeth).

Quand'io, privato, oscuro, e lungi tanto Notiamo lo stile già molto cupo, notturno, indice di quel

Stava dal trono e da ogni suo pensiero; contatto con il contesto pre-romantico, con l’immagine

Or, da più notti, quella voce istessa della tempesta notturna che è simbolo di una tempesta

Fatta è tremenda, e mi respinge, e tuona interiore. (tutto molto Shakespeariano)

In suon di tempestosa onda mugghiante :

«Esci Saùl; esci Saulle».... Il sacro la voce che lo ossessiona di notte è quella del Profeta

Venerabile aspetto del profeta, Samuele (profeta ben presente nei libri dell’antico

Che in sogno io vidi già, pria ch'ei mi avesse testamento), ed è colui che ha portato sul trono di

Manifestato che voleami Dio Israele, Saul, per volontà di Dio.

Re d'Israèl; quel Samuèle, in sogno,

Ora in tutt'altro aspetto io lo riveggo.

Io, da profonda cupa orribil valle,  frase tipicamente pre-romantica

Lui su raggiante monte assiso miro:  il termine ‘’lui’’ sta per Samuele e poi dice’’ lo vedo come tutti i
Profeti su di un monte’’

Sta genuflesso Davide a' suoi piedi:  cioè Davide piegato ai piedi di Samuele

Il santo veglio sul capo gli spande ‘’il santo veglio’’ cioè Samuele e quando dice che gli stende sul capo
L’unguento del Signore, indica una concezione tipicamente biblica per
Mettere in evidenza coloro i quali venivano scelti come capi del
Popolo ebraico per diretta volontà di Dio. (quindi ciò che lo ossessiona
L’immagine di Samuele che passa il potere a Davide).

L'unguento del signor; con l'altra mano,

Che lunga lunga ben cento gran cubiti

Fino al mio capo estendesi, ei mi strappa l’immagine del profeta Samuele che con la sua lunga mano

La corona dal crine; e al crin di David strappa la corona dal capo di Saul per farne dono a Davide .

Cingerla vuol: ma, il crederesti? David

Pietoso in atto a lui si prostra, e niega  David è un giovinetto GIUSTO come sappiamo dal racconto della
Bibbia, dunque, non è vero che sta tramando contro Saul per
Toglierli questo potere e persino nelle sue visioni lui stesso vede
che David pietosamente verso il vecchio Saul, rifiuta questo dono.
Pertanto LA SCISSIONE TIPICAMENTE TRAGICA DI SAUL E’ QUESTA,
DA UNA PARTE IL TERRORE CHE DAVID GLI TOLGA IL POTERE E
DALL’ALTRO LUI CONOSCE LA PIETAS DI DAVID E QUINDI IL RISPETTO
VERSO SAUL, anche perché David aveva sposato la figlia quindi era
Una pietas figliare.
Riceverla; ed accenna, e piange, e grida,

Che a me sul capo ei la riponga.... — Oh vista!  quindi rifiuta questo dono e chiede tra le lacrime che la
Corona venga risposto sul suo capo. (sul capo di Saul)

Oh David mio! tu dunque obbediente notiamo qui le passioni, il CONTRASTO INTERIORE

Ancor mi sei? genero ancora? e figlio? DEI PERSONAGGI CENTRALI DELLE SUE TRAGEDIE

E mio suddito fido? e amico?... Oh rabbia! Saul si rende conto che David continua a essere suo

Tormi dal capo la corona mia? Genero, figlio e suddito fedele.

Tu che tant'osi, iniquo vecchio, trema....  ha sempre paura che il profeta Samuele gli tolga la corona di
Re.

Chi sei?... Chi n'ebbe anco il pensiero, pera... — che possa morire chiunque abbia pensato di togliermi

Ahi lasso me! ch'io già vaneggio!... la corona.

ABNER

Pera, ‘’muoia’’, riprende lo stesso verbo utilizzato da Saul

David sol pera: e svaniran con esso,  lo spinge all’odio dicendo ‘’che muoia solo Davide perché è lui il

Responsabile.

Sogni, sventure, visïon, terrori. quindi con la morte di Davide svaniranno tutte queste visioni.

QUINDI DA UNA PARTE C’E’ LA TRAGEDIA SENECANA, LA TRAGEDIA CLASSICA, DALL’ALTRA C’E’ LA
MODERNITA’, ANCHE NEL RACCONTO DI QUESTO DISSIDIO INTERIORE E, DUNQUE, L’INFLUENZA DI
SHAKESPEARE E L’INFLUENZA PRE-ROMANTICA.

MORTE DI SAUL.

Quando Saul capisce che ormai, con le sue paure, con l’allontanamento da chiunque gli faccia ombra e con
il dissidio con la figlia Micol, sposa di David, sta rimanendo del tutto solo, vi è il concetto DELLA SOLITUDINE
DEL TIRANNO, tema anche questo molto Shakespeariano, e infatti la scena IV si chiudeva con quel ‘’SOL
CON ME STESSO IO STO, DI ME SOLTANTO IO NON TREMO’’, in cui, appunto, la parola chiave è ‘’SOLO’’,
termine che mette in evidenza la solitudine dell’eroe infelice che esplode, poi, con l’ultimo atto in cui alla
fine Saul rimasto solo, senza neanche più la figlia che si allontana e muore in guerra, decide di SUICIDARSI.

V. Alfieri, Saul, atto V, sc. III-V IN QUESTA SCENA SAUL AFFERMA CHE IL FANTASMA DI SAMULE LO
SEGUE ANCHE DURANTE IL GIORNO.

SCENA III

SAUL, MICOL
Saul

Ombra adirata, e tremenda, deh! cessa:

lasciami, deh!... Vedi: a´ tuoi piè mi prostro... davanti alla figlia dice che ormai è un’ombra adirata e

tremenda, è un fantasma che è arrabbiato con lui perché è

diventato un vero e proprio tiranno.

Ahi! dove fuggo?... — ove mi ascondo? O fera

ombra terribil, placati... Ma è sorda AGGETTIVI PRE-ROMANTICI

ai miei preghi; e m´incalza?... Apriti, o terra,

vivo m´inghiotti... Ah! pur che il truce sguardo chiede alla terra di aprirsi e inghiottirlo per fermare

questo fantasma che lo ossessiona giorno e notte.

non mi saetti della orribil ombra...

Micol  la figlia sta capendo che il padre sta impazzendo e lo incalza con delle domande.

Da chi fuggir? niun ti persegue. O padre,

me tu non vedi? me più non conosci?

Saul Saul però continua il dialogo con il profeta che lo ossessiona.

O sommo, o santo sacerdote, or vuoich´io qui mi arresti o Samuèl, già vero

padre mio, tu l´imponi? ecco, mi atterro in questo alternarsi di passioni di Saul, in alcuni momenti

al tuo sovran comando. A questo capo dice al profeta di essere pronto a cedere il potere, perché

già di tua man tu la corona hai cinta; dice ‘’tu mi hai dato i riconoscimenti regali e tu puoi

tu il fregiasti; ogni fregio or tu gli spoglia; togliermeli.

calcalo or tu. Ma,... la infuocata spadala spada di Dio tremenda, un tono fortemente LIRICO, vi è il
dio e dei profeti che fanno paura, vendicativi e severi, termine
che il poeta riprende direttamente dall’antico testamento.
d´Iddio tremenda, che già già mi veggo

pender sul ciglio,... o tu che il puoi, la svolgi ‘’sfoga la tua ira su di me e non sui miei figli’’ tema

non da me, no, ma da´ miei figli. I figli, della tragedia classica, cioè la paura che le colpe

del mio fallir sono innocenti... dei padri ricadano sui figli.

Micol la figlia capisce che ormai la follia si sta impossessando del padre.

Oh stato,

cui non fu il pari mai! — Dal ver disgiunto,dice ‘’non sei mai stato in questo stato’’

padre, è il tuo sguardo: a me ti volgi... ’’lontano dalla verità ti stai volgendo ora verso di me’’

Saul

Oh gioia!...
Pace hai sul volto? O fero veglio, alquanto inizia a parlare con la figlia ma poi si rivolge subito al profeta

miei preghi accetti? io da´ tuoi piè non sorgo, rivolto al profeta e dice ‘’ vuoi accettare di essere

benigno con i miei figli?’’

se tu i miei figli alla crudel vendetta

pria non togli. — Che parli?... Oh voce! «T´era  ‘’ non finirò di essere inginocchiato davanti a te se non
esaudisci la mia preghiera’’
David pur figlio; e il perseguisti, e morto

pur lo volevi». Oh! che mi apponi?... Arresta.  ora è la voce di Samuele che gli dice:’’ ricordati qual è la
tua colpa, un tempo David che ha sconfitto Golia era tuo
tuo figlio e invece hai fatto di tutto per perseguitarlo e
lo volevi persino morto’’
Sospendi or, deh!... Davidde ov´è? si cerchi:  ormai vi è il delirio totale perché le visioni notturne
Diventano visioni diurne e addirittura sente proprio le
Parole, quindi c’è un dialogo più forte con il fantasma
Rispetto alle persone che lo circondano realmente. Dice,
inoltre, di essere pronto a vedere il ritorno di David e la
presa del suo regno da parte dello stesso, solo dopo averlo
ucciso.
ei rieda; a posta sua mi uccida, e regni:

sol che a´ miei figli usi pietade, ei regni... —  nonostante la sua pazzia si riversa sull’amore figliale.

Ma, inesorabil stai? Di sangue hai l´occhio; continua il dialogo con il fantasma a cui chiede ‘’ancora

foco il brando e la man; dalle ampie nari stai inesorabile davanti a me?’’ e riprende immagini

torbida fiamma spiri, e in me l´avventi... dall’antico testamento della furia del profeta in termini

Già tocco m´ha; già m´arde: ahi! dove fuggo?... già pre-romantici.

per questa parte io scamperò.

Micol

Né fia,  la figlia dice che non riesce a trattenerlo e non riesce neanche a riportarlo alla realtà

ch´io rattener ti possa, né ritrartial vero? Ah ! m´odi: or sei...  ‘’odi’’ sta per sentir e non per ‘’odiare’’ e
vediamo che la cosa interessante fino
alla fine dal punto di vista stilistico,
è che il dialogo è sempre più spezzettato
perché le parole della figlia rimangono in
sospeso perché interrotta dal padre.
Saul

Ma no; che il passo

di là mi serra un gran fiume di sangue.

Oh vista atroce! sovra ambe le rive,

di recenti cadaveri gran fasci


ammonticati stanno: ah! tutto è morte

colà: qui dunque io fuggirò... Che veggo?

Chi sete or voi? — «D´Achimelèch siam figli.

Achimelèch son io. Muori, Saulle,

muori». — Quai grida? Ah! lo ravviso: ei gronda

di fresco sangue, e il mio sangue ei si beve.

Ma chi da tergo, oh! chi pel crin mi afferra?

Tu, Samuèl? — Che disse? che in brev´ora

seco tutti saremo? Io solo, io solo

teco sarò; ma i figli... — Ove son io? —

Tutte spariro ad un istante l´ombre.

Che dissi? Ove son io? Che fo? Chi sei?

Qual fragor odo? ah! di battaglia parmi:

pur non aggiorna ancor: sì, di battaglia

fragore egli è. L´elmo, lo scudo, l´asta,

tosto or via, mi si rechi: or tosto l´arme,

l´arme del re. Morir vogl´io, ma in campo.

Micol

Padre, che fai? Ti acqueta... Alla tua figlia...

Saul

L´armi vogl´io; che figlia? Or, mi obbedisci.

L´asta, l´elmo, lo scudo; ecco i miei figli

Micol

Io non ti lascio, ah! no...

Saul

Squillan più forte

le trombe? Ivi si vada: a me il mio brandobasta solo. — Tu, scostati, mi lascia;

obbedisci. Là corro: ivi si alberga

morte, ch´io cerco.

ANALISI RIASSUNTIVA DELLA PARTE FINALE DELLA SCENA III-SAUL.

Alla fine Saul vede un fiume di sangue rosso, che aveva già richiamato prima nel sangue presente nello
sguardo di Samuele e che aveva bagnato anche la sua spada, che lo ormai lo perseguita e la visione del
sangue che terrorizza l’eroe e l’anti-eroe, è tipica della tragedia di Seneca e ancor più della tragedia
Shakespeariana, infatti la visione di un fiume di sangue verrà richiamata anche in Macbeth.

Saul, successivamente, affermerà di essere pronto a morire, ma vuole morire EROICAMENTE sul campo e
poco più avanti, vi sarà il dialogo con il suo ministro Abner che gli dice che stanno perdendo questa guerra,
l’allontanamento di David porterà alla sconfitta del popolo ebraico e infatti Abner dice ‘’orribil notte è
questa la battaglia incalza e filiste inonda’’, cioè l’esercito dei Filistei sta vincendo sul campo.

SCENA IV

SAUL, MICOL, ABNER, con pochi soldati fuggitivi

Abner

Oh re infelice!... Or dove,

deh! dove corri? Orribil notte è questa.

Saul

Ma, perché la battaglia?...

Abner

Di repente,

il nemico ci assale: appien sconfitti

siam noi...

Saul

Sconfitti? E tu fellon, tu vivi?

Abner

Io? per salvarti vivo. Or or qui forse

Filiste inonda: il fero impeto primo

forza è schivare: aggiornerà frattanto.

Te più all´erta quassù, fra i pochi miei,

trarrò...

Saul

Ch´io viva, ove il mio popol cade?

Micol

Deh! vieni... Oimè! cresce il fragor: s´inoltra...

Saul

Gionata,... e i figli miei,... fuggono anch´essi?

mi abbandonano?...

Abner
Oh cielo!... I figli tuoi,...

no, non fuggiro... Ahi miseri!...Saul

T´intendo:

morti or cadono tutti...

Micol

Oimè!... I fratelli?...

Abner

Ah! più figli non hai.

Saul

— Ch´altro mi avanza?...

Tu sola omai, ma non a me, rimani. —

Io da gran tempo in cor già tutto ho fermo:

e giunta è l´ora. — Abner, l´estremo è questo

de´ miei comandi. Or la mia figlia scorgi

in securtà.

Micol

No, padre; a te dintorno

mi avvinghierò: contro a donzella il ferro

non vibrerà il nemico.

Saul

Oh figlia!... Or, taci:

non far, ch´io pianga. Vinto re non piange.

Abner, salvala, va´: ma, se pur mai

ella cadesse infra nemiche mani,

deh! non dir, no, che di Saulle è figlia;

tosto di´ lor, ch´ella è di David sposa;

rispetteranla. Va´; vola...

Abner

S´io nulla

valgo, fia salva, il giuro; ma ad un tempo

te pur...

Micol
Deh!... padre... Io non ti vo´, non voglio

lasciarti...Saul

Io voglio: e ancora il re son io.

Ma già si appressan l´armi: Abner, deh! vola:

teco, anco a forza, s´è mestier, la traggi.

Micol

Padre!... e per sempre?...

SCENA V

SAUL

Saul

Oh figli miei!... — Fui padre. —

Eccoti solo, o re; non un ti resta

dei tanti amici, o servi tuoi. — Sei paga,

d´inesorabil Dio terribil ira? —

Ma, tu mi resti, o brando: all´ultim´uopo,

fido ministro, or vieni. — Ecco già gli urli

dell´insolente vincitor: sul ciglio

già lor fiaccole ardenti balenarmi

veggo, e le spade a mille... — Empia Filiste,

me troverai, ma almen da re, qui... morto. —

Nell´atto ch´ei trafitto su la propria spada, soprarrivano in folla i Filistei vittoriosi con fiaccole incendiarie,

e brandi insanguinati. Mentre costoro corrono con alte grida verso Saùl, cade il sipario

ANALISI RIASSUNTIVA SCENA IV-V-SAUL.

Dopo che il ministro Abner ha dato la notizia a Saul che la guerra incombe e che l’esercito dei Filistei sta
vincendo, Saul gli dice che lo capisce, stanno morendo i suoi soldati, ma allo stesso tempo Micol intuisce il
momento terribile quando dice ‘’ohimè i fratelli’’, cioè che stanno morendo anche i suoi fratelli e Abner le
dice ‘’ i figli muoiono per colpa sua’’ e qui la follia di Saul è totale perché quell’amore figliale, che nella sua
follia era rimasto, lo invade completamente quando Abner gli dice ‘’non hai più figli’’ e Saul risponde,
dicendo che non gli è rimasto più nulla e dice al suo ministro che gli sta per dare il suo ultimo comando,
ovvero che gli lascia la figlia e che lui possa vegliare sulla sua sicurezza.

Successivamente vi è una scena straziante tra padre e figlia perché quest’ultima afferma che rimarrà
attaccata ad egli, non gli permetterà di morire neanche sul campo e la grandezza del tiranno in questo atto
finale, non è solo questo amore enorme nei confronti dei figli (tanto che dice ad Abner, che nel caso in cui
la figlia fosse fatta prigioniera dai filistei, egli non doveva dire che Micol fosse la figlia di Saul ma che fosse
solo la moglie di David, temuto dai Filistei), ma anche la GRANDEZZA NEL MORIRE.
L’ultima scena è caratterizzata da una grandezza poetica esorbitante, soprattutto nel momento in cui Saul
dice ‘’io fui padre’’, cioè Alfieri riesce a creare una scena intensa con pochissime parole, così come nella
scena precedente vi era il tema chiave del ‘’solo’’ con la frase ‘’ solo con me stesso io sto’’, con tutta la
solitudine tragica di Saul, così in questa scena basta quel ‘’fui padre’’ per conferire drammaticità, poiché
rimane solo re e non padre in quanto ha perso tutti i figli, e si rivolge a Dio chiedendogli se gli basta tutto
questo, e Saul rimasto solo si uccide e cade il sipario.

ANCHE NEL SUICIDIO SI NOTA L’OTTICA INDIVIDUALISTICA DELL’ALFIERI, IN QUANDO IL SUICIDIO E’ ATTO
EROICO E INDIVUALE COMPIUTO DALL’ANTI-EROE.

RIME

Alfieri non costruisce un vero e proprio canzoniere, ma le sue rime avranno un successo enorme, sia in
epoca pre-romantica ma anche romantica, poiché al centro vi è un IO ALFIERANO, ovvero lui e il suo grande
amore per la contessa di Albany, sposa di uno degli Stuart ma inizia questo amore peccaminoso seguendo
Alfieri in tutti i suoi viaggi in Europa e rimarrà fino alla fine la sua compagna, e questo amore fortissimo
viene raccontato con movenze pre-romantiche e poi molto amate anche nel romanticismo, da Foscolo in
poi.

Tutto questo sarebbe ben chiaro in questo AUTORITRATTO, che verrà poi ripreso da vari altri poeti, a
cominciare sempre da Foscolo, guardando al modello di Petrarca, con motivi ripresi proprio dalla sua
poetica.

‘’Solo, fra mesti miei pensieri’’ è un autoritratto nel quale Alfieri si dipinge sempre come l’eroe titanico da
grandi passioni, ricordiamo infatti che la POETICA DEL FORTE SENTIRE è tipica in Alfieri, che sia nelle
tragedie, nei trattati o nelle rime.

ALFIERI – RIME. SOLO, FRA I MESTI MIEI PENSIERI

Solo, fra i mesti miei pensieri, in riva immagine della solitudine fortissima,

al mar là dove il Tosco fiume ha foce, si riferisce all’Arno. Tipica dell’eroe pre-romantico, il solo

con Fido il mio destrier pian pian men giva; di Saul che torna anche qui,

e muggìan l’onde irate in suon feroce. accompagnato solo dal suo destriero.

Quell’ermo lido, e il gran fragor mi empiva

il cuor (cui fiamma inestinguibil cuoce) il suo cuore sempre infiammato.

d’alta malinconia; ma grata, e priva figura dell’eroe malinconico tipico dell’epoca pre-romantica.

di quel suo pianger, che pur tanto nuoce.Dolce oblio di mie pene e di me stesso

nella pacata fantasia piovea;elemento che proviene da Dante e Petrarca (dolce oblio ma nel quale
pioveva).
e senza affanno sospirava io spesso:

quella, ch’io sempre bramo, anco parea

cavalcando venirne a me dappresso…

Nullo error mai felice al par mi fea.  la fantasia si placava solo vedendo apparire davanti ad egli,
quella che lui sempre desidera, ovvero l’ombra della contessa.