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Il Cerchio Sacro nella tradizione Magica e nei

rituali Wicca

IL CERCHIO SACRO

In numerosi rituali pagani, in particolare quelli che in qualche modo si rifanno alla tradizione stregone, elemento
importante è il sacro cerchio, lo “spazio protettivo” nel quale si svolgono le attività della strega.

L’apertura del cerchio è un rituale che deriva originariamente dall’Alta Magia Cerimoniale e che poi ritroviamo
in altre tradizioni come la Wicca, ma non estranea anche al mondo sciamanico. Il cerchio, detto spesso
“evocativo”, è il luogo creato dal mago per poter lavorare “protetto” dalle sue stesse evocazioni, come si può
facilmente notare in numerosi dipinti ed incisioni del passato descriventi proprio il momento dell’evocazione.

E’ dunque il luogo sicuro nel quale entrare in contatto con entità inferiori o superiori, per rendere “tangibili” i
numerosi mondi numinosi che ci circondano. Il cerchio è poi anche simbolo del “sacro” e del celeste, in
contrapposizione al quadrato, che ritroveremo nell’evocazione agli elementi, simbolo dell’umano e del terrestre.

APERTURA DEL CERCHIO

Non si potrebbe descrivere un rituale “standard” per l’apertura di un cerchio. Il rito è dentro ognuno di noi, è
“ognuno di noi”, scaturisce dalla più intima parte del nostro Io. Da qui l’esigenza, nel caso di rituali collettivi,
della “famiglia”, un gruppo di persone ben affiatate che riescono a “condividere” un rituale davvero complesso
e basato su delicatissimi equilibri energetici. Se infatti l’energia del “solitario” è ben concentrata nel suo esser
Io, ben più complesso è un rituale di gruppo ove si deve tener conto delle differenti energie.

Il cerchio diviene catena e, come ogni elemento di questo genere, può esser reso labile dalla presenza di un solo
elemento debole.

Il cerchio può esser aperto su vari “livelli” o piani “sottili”, attraverso semplici visualizzazioni energetiche o
attraverso l’utilizzo di entità e feticci. Ricordiamo che è il luogo di protezione per poi svolgere i rituali e dunque
l’energia che lo deve caratterizzare deve esser molto forte per adempiere al meglio al suo carattere difensivo. Il
cerchio è la fortezza invalicabile, regno sicuro per la strega che si trova a contatto con le entità (che possono
essere inferiori o superiori e dunque comportare a loro volta rischi più o meno grandi).

Per rituali “banali”, sia singoli che collettivi, può anche bastare la “visualizzazione energetica” del cerchio, che
però richiede un notevole “addestramento” alle manipolazioni energetiche che sono poi molto simili a quelle
delle scuole orientali ( Pranayama, Kinoremna…)

Il cerchio viene normalmente aperto in un senso e chiuso in quello opposto, anche se varie scuole di pensiero
non ammettono queste ritualistiche preordinate. Consiglierei la scelta del “verso” o “senso” del cerchio, a
seconda dell’operazione da svolgere successivamente, sia essa di “inoltro” o di “bando”.

Più complessa è l’apertura di un forte cerchio protettivo. In questo caso, prima dell’”apertura” del cerchio,
sarebbe utile definire e “tracciare” lo stesso materialmente con un attrezzo adatto a tal scopo. E’ il tema della
“bacchetta”magica che rientra nel più ben complesso argomento della magia delle punte (chiodi, pugnali
phurba…).
E’ per tale cerchio che è indispensabile richiedere la forza e le energie di entità differenti da noi (e dunque che
non rientrano nella visualizzazione e nella nostra gestione energetica) e che devono assicurare la loro energia
protettiva. Sono questi gli Elementari o Guardiani, le “torri” della nostra fortezza. Diviene così indispensabile
l’utilizzo di un simulacro, un “feticcio” o “marca”, il cui nome sembrerebbe proprio indicare il compito, il suo
“marcare”, per individuare, sul perimetro del cerchio, i quattro Cardinali.

Ad ogni punto cardinale andrebbe così associato un oggetto che ovviamente ha attinenza con l’Elementare
relativo, meglio ancora se un suo Feticcio. Esempi potrebbero essere un particolare lingam per la “terra”,
campanelli o piume per l’Aria, una candela per il Fuoco e così via…L’utilizzo dei feticci, che in realtà
assicurerebbe una notevole protezione in quanto espressione essi stessi dell’Elementare è però più complesso e
richiede un particolare addestramento. Il feticcio E’ l’Elementare e dunque non richiede invocazione. D’altronde
non è facile maneggiare con le “sottili entità” che poi possono essere utilizzare anche per azioni specifiche che
però richiedono una maggiore esperienza.

Tornando al cerchio, esso viene dunque finalmente chiuso (dal solitario o dal gruppo) e si passa al momento
dell’invocazione agli Elementi (Vento/Est – Fuoco/Sud – Acqua/Ovest – Terra/Nord). Il solitario o il rispettivo
“guardiano” invocano le energie delle entità a guardia dello spazio sacro. E’ il momento più delicato del rituale.
Energie fortemente differenti tra loro renderebbero “debole” il cerchio, il solitario dunque, o colui che è
designato nella coven a “guardiano” deve saper “gestire le “sue energie” e gli equilibri con tutti i gli elementi.
In realtà però la scelta (nel caso di coven) non deve esser fatta a casaccio, nonostante l’equilibrio appena detto
importante è il forte legame del “guardiano” terrestre con l’Entità Elementare. L’Invocazione può essere o no
“preordinata”, seguire una certa formulistica o esser proclamata a “braccio”.

L’UNIONE CON IL DIVINO

Una volta aperto il cerchio ci si può dedicare alla ritualistica, dalla bassa “fattucchieria” all’Alta Magia
Cerimoniale. E’ nel cerchio, lo spazio protetto, che possiamo, senza timore, incontrare le divinità e le entità
invocate. E’ solo qui che possiam, senza danni, ricevere e godere dell’Unione con il divino. In questa fase ogni
schema cade perché il rito e del tutto libero e dipende da quello che si vuol ottenere.

Qualunque cosa si faccia, questo realizzato è un luogo ed un momento sacro, spesso il momento viene “confuso”
con la gioiosa allegrezza della “tragenda”, in realtà è un momento serio e sacro, è il momento in cui siam vicini
agli dei e a nessuno di loro interessa ridere e scherzare. Essi in qualche modo divengon “prigionieri-partecipi-
consapevoli” della strega, non è il loro posto e bramano la materialità che contraddistingue l’uomo, desiderio
che divine per noi “tremendo pericolo”. Non si gioca nel cerchio o durante un rito, ne si coinvolgono energie
Superiori od Inferiori per banali scopi come confezionare ad esempio un sacchetto magico o breve. Bisogna
imparare a sentire la “violenza” delle divinità per poterle gestire, usarle, entrare in comunione con loro. Sentirle
pervadere il vostro corpo ma se il cerchi è forte nulla può farvi del male.

Durante cerimonie di semplice “comunione” (Sabba e Pleniluni) in alcune tradizioni vi è l’uso del Pugnare
rituale o Athame (ancora una volta magia delle Punte) e la Coppa, simboli della sacra unione tra le divinità
maschili e femminili.
CHIUSURA DEL CERCHIO

Altrettanto importante diviene la chiusura del cerchio, il momento in cui si “libera” l’Elementare invocato. Per
il congedo si utilizza spesso lo stesso senso dell’Apertura, in altre tradizioni quello opposto. Il cerchio è protetto,
si passa alla chiusura dello stesso e alla cancellazione della traccia realizzata, eventualmente, con il bastone.