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Fondo Europeo per l’Integrazione di cittadini di Paesi terzi 2007-2013, Progetto LINC: Linguaggi Inclusivi e Nuova Cittadinanza.

Aione 3; Annualità 2013; CUP C39D14001340006


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PREMESSA

I quaderni operativi per la scuola primaria e secondaria di primo grado sono il risultato concreto di un’attività
sperimentale ed innovativa realizzata nell’ambito del progetto ”Linguaggi Inclusivi e Nuova Cittadinanza – LINC”,
promosso dal Comune di Prato e cofinanziato dai Fondi europei per l’integrazione.

Il Comune di Prato organizza da tempo laboratori annuali di facilitazione linguistica nelle scuole pratesi, nei
quali gli alunni con un livello L2 di conoscenza dell’italiano vengono inseriti per lo sviluppo di competenze linguistiche. A
fianco di laboratori di italiano L2, utilissimi soprattutto in una prima fase di accoglienza e inserimento scolastico, si
sottolinea l’importanza di proposte didattiche fondate sull’inclusione nel gruppo-classe curricolare attraverso la
personalizzazione della proposta educativa e didattica in modalità di lavoro anche a classe intera. La classe è difatti luogo
naturale per l’inclusione scolastica e sociale degli alunni sia per quanto riguarda l’italiano come L2 e per lo studio delle
discipline, sia per la promozione del plurilinguismo e la valorizzazione delle lingue di origine. Il rafforzamento delle
attività di studio delle discipline è sicuramente esigenza di tutti gli allievi soprattutto in un microcosmo di bisogni educativi
speciali e specifici come è la scuola.

Un possibile approccio operativo per la personalizzazione a classe intera è il metodo dell’apprendimento


linguistico cooperativo (ALC), proposto all’interno del progetto LINC. Nell’anno scolastico 2014/2015 sono stati
realizzati 64 moduli di didattica inclusiva nel territorio pratese e 11 moduli totali per i Comuni di Poggio a Caiano,
Montemurlo e Carmignano grazie al lavoro di metodologi e facilitatori linguistici esperti nella metodologia cooperativa che
hanno affiancato gli insegnanti durante la sperimentazione. Questo approccio prevede interventi a classe intera che puntano
a coniugare i saperi curricolari con le competenze linguistiche, le pre-conoscenze, le capacità degli alunni, con l’intento di
valorizzare le peculiari diversità di ciascuno ed attivano modalità di collaborazione e di supporto reciproco fra gli stessi che
favoriscono l’affermazione di spazi personali di maggiore autonomia e mirano a rafforzare la percezione di autostima in
ogni soggetto. Il lavoro realizzato, documentato in questi due quaderni operativi con 30 unità didattiche, vuole essere
strumento di riflessione per tutti gli operatori scolastici e, in particolare, uno specifico strumento operativo per tutti coloro
che intendono continuare ad utilizzare questa metodologia operativa nella propria didattica quotidiana.

Ruolo fondamentale è quindi rappresentato dal corpo docenti, il quale è stata formato, sempre all’interno del
progetto, alle più attuali metodologie didattiche inclusive, non solo per quanto riguarda i bisogni educativi speciali (come
viene indicato negli ultimi documenti del MIUR), ma anche in relazione agli specifici approcci della facilitazione
linguistica e dell’intercultura. Risultano essenziali percorsi di formazione per lo sviluppo di competenze socio-pedagogiche e
interculturali adeguate alla gestione di classi – e scuole – plurilingui e multiculturali. In particolare, sono necessari
approfondimenti formativi sulle metodologie di didattica inclusiva che permettano all’insegnante di personalizzare il
proprio intervento educativo/didattico all’interno della classe curricolare. Elemento importante per rendere la formazione

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efficace è l’impronta laboratoriale della stessa e il learning by doing, ossia prevedere una fase operativa di formazione
d’aula e un successivo accompagnamento/tutoraggio in classe tramite formazione di prossimità, esattamente come previsto
dal progetto LINC. Si rileva, come elemento di criticità, che i corsi formativi sono ancora frequentati principalmente da
docenti di discipline linguistiche e da docenti già sensibili ai temi dell’intercultura e della didattica inclusiva. Il nostro
impegno sarà rivolto a promuovere, anche in collaborazione con la rete delle scuole, azioni formative di sistema capaci di
coinvolgere in maniera più strutturale e ampia i docenti di tutte le discipline curricolari.

Nel progetto LINC si è ritenuto importante, infine, il coinvolgimento nei percorsi formativi degli
operatori/volontari che agiscono sul territorio attraverso associazioni o realtà del privato sociale, valorizzando in tal modo
un operare in rete e il consolidamento di un linguaggio comune, punto di partenza affinché il metodo ALC si possa
diffondere su larga scala nel territorio pratese e possa esser messo a sistema negli ambienti scolastici e, in generale, di
apprendimento.

Assessore alle politiche per la cittadinanza,

relazioni con il pubblico e protezione civile

Assessore all’Istruzione pubblica e Pari opportunità

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PREMESSA REDAZIONALE

Qui di seguito, si presentano 15 Unità Didattiche (UD) con le relative Unità di


Lavoro/Apprendimento.

Im modo tale che l’offerta del progetto potesse essere realmente calibrata sui bisogni delle singole realtà
scolastiche e di classe, il Comune di Prato e i Comuni partner, in accordo con gli Istituti Comprensivi
del territorio (Dirigenti Scolastici, Funzioni Strumentali Intercultura, Docenti curricolari) e con il
Coordinamento Didattico del progetto, hanno richiesto percorsi laboratoriali composti da 3 o 4 UdLA
da svolgersi con cadenza settimanale. Questa scelta si riflette nelle pagine che seguono.

Le UD presenti nel Quaderno sono state selezionate con cura dalla Redazione perché rappresentative dei
Territori (Carmignano, Montemurlo, Prato, Poggio a Caiano), delle Scuole e degli Istituti Comprensivi
che hanno aderito al progetto.

La selezione della redazione ha cercato, altresì, di dare risalto alle diverse discipline nelle quali si è
appreso cooperando e dei diversi operatori (facilitatori degli apprendimenti, facilitatori linguistici e
metodologi) che hanno collaborato nel progetto.

Tutta questa varietà di competenze e di esperienze si riflette nelle schede di programmazione presenti
nel Quaderno. La Redazione ha fatto un’attenta opera di uniformazione dei materiali didattici, ma ha
scelto di limitare questa azione per permettere a ciascun operatore e docente curricolare di emergere tra
le righe.

La Redazione coglie l’occasione, infine, per ringraziare tutti i diversi attori di questa azione del Progetto
LINC invitando, anche in questa sede, a riflettere sul valore della varietà nella scuola.

La Redazione

Francesco Ferrari

Simone Natali

Alan Pona

Giulia Troiano

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SOMMARIO
INTRODUZIONE............................................................................................................................................7

RETE CENTRO....................................................................................................................................... 15

SCUOLA PRIMARIA “FABIO FILZI” (ICS MARCO POLO).................................................................... 16


Gli Etruschi ......................................................................................................................................................... 16
SCUOLA PRIMARIA “SANTA CATERINA” (ICS SANTA CATERINA) ................................................... 44
Le emozioni ......................................................................................................................................................... 44

RETE NORD OVEST ............................................................................................................................ 69

SCUOLA PRIMARIA “GANDHI” (ICS GANDHI) .................................................................................... 70


Il popolo ebraico ................................................................................................................................................ 70
SCUOLA PRIMARIA “MASCAGNI” (ICS PIETRO MASCAGNI) ............................................................ 98
La civiltà minoica ................................................................................................................................................ 98
SCUOLA PRIMARIA “MEUCCI” (ICS NORD) ....................................................................................... 129
L’orogenesi, la Teoria delle zolle.................................................................................................................... 129

RETE SUD EST ..................................................................................................................................... 151

SCUOLA PRIMARIA “AMBRA CECCHI” (ICS PRIMO LEVI) ............................................................... 152


L’antica Roma ................................................................................................................................................... 152
SCUOLA PRIMARIA “DON MILANI” (ICS DON MILANI) ................................................................. 170
I popoli italici .................................................................................................................................................... 170
SCUOLA PRIMARIA “IQBAL” (ICS PIER CIRONI) ............................................................................... 200
Gli Egizi ............................................................................................................................................................. 200
SCUOLA PRIMARIA “LE FONTI” (ICS CONVENEVOLE DA PRATO) .............................................. 220
Il testo fantastico e la fiaba ............................................................................................................................. 220
SCUOLA PRIMARIA “SANTA GONDA” (ICS IVA PACETTI) .............................................................. 252
Il suolo................................................................................................................................................................ 252

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CARMIGNANO .................................................................................................................................... 269

SCUOLA PRIMARIA “BOGARDO BURICCHI” (ICS IL PONTORMO)................................................. 270


Gli apparati ........................................................................................................................................................ 270
SCUOLA PRIMARIA “QUINTO MARTINI” (ICS IL PONTORMO) ...................................................... 293
Gli anfibi ............................................................................................................................................................ 293

MONTEMURLO ................................................................................................................................... 308

SCUOLA PRIMARIA BAGNOLO (ICS MONTEMURLO) ....................................................................... 309


Grammatica valenziale..................................................................................................................................... 309

POGGIO A CAIANO........................................................................................................................... 322

SCUOLA PRIMARIA “LORENZO IL MAGNIFICO”, (ICS FILIPPO MAZZEI) .................................... 323


Le regioni italiane: la Sicilia ............................................................................................................................. 323

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INTRODUZIONE

Il modello Prato. Prassi di didattica inclusiva

Alan Pona, Coordinatore didattico progetto LINC

Il mio intervento introduttivo vuole presentare i materiali didattici contenuti in questi Quaderni operativi
per inquadrarli dal punto di vista del contesto di riferimento: progettuale e scientifico.

I quaderni sono, infatti, il risultato di un anno di interventi nelle classi del territorio pratese all’interno
del Progetto LINC di cui il Comune di Prato è capofila (Linguaggi Inclusivi e Nuova Cittadinanza), che
ha coinvolto le scuole primarie e secondarie di 1° grado del territorio per un totale di 64 moduli di
didattica inclusiva nel territorio pratese e 11 moduli totali per i Comuni di Poggio a Caiano,
Montemurlo e Carmignano. Ciascuna scuola ha identificato una o più classi con un numero elevato di
alunni con madrelingua non italiana di livelli linguistico-comunicativi compresi tra l’A2 e il B1 del
Quadro Comune Europeo di Riferimento per le Lingue ricalibrati per la scuola italiana 1. All’interno dei
Team e dei Consigli delle classi selezionate sono stati poi individuati i docenti che hanno preso parte ai
laboratori di didattica inclusiva.

Hanno partecipato al progetto sia le scuole del Comune di Prato sia le scuole di altri Comuni della
Provincia di Prato: Carmignano, Montemurlo e Poggio a Caiano. I moduli laboratoriali delle scuole del
Comune di Prato consistevano di 4 incontri di circa due ore; i moduli delle scuole degli altri Comuni
consistevano di 6/8 incontri della durata di circa 2 ore ciascuno.

1. L’apprendimento Linguistico Cooperativo (ALC) e il modello C3I

Il metodo ALC (Apprendimento Linguistico Cooperativo) è stato sperimentato, per la prima volta,
nelle scuole del Comune di Prato all’interno del progetto “Implementazione del Portale Integrazione e
sua Gestione Sperimentale a Livello Locale”, di cui il Comune di Prato era capofila, finanziato dal

1 Si rimanda ai descrittori dei livelli linguistico-comunicativi presentati in Sardi (a cura di) (2013).

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Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali tramite ANCI, nell’anno scolastico 2012-132. Tale
metodologia è stata consolidata sul territorio grazie al presente progetto LINC (Linguaggi Inclusivi e
Nuova Cittadinanza), che ha permesso una rielaborazione del modello, che prende adesso il nome di
ALC-C3I. Con tale rielaborazione si sono individuati quattro importanti punti di forza nell’impianto
metodologico: clima di classe, interdipendenza positiva, inclusione, intercultura.

Con clima di classe si intende la percezione soggettiva che gli studenti hanno dei docenti, delle discipline e
dei compiti. Tale percezione si può connotare in termini di minaccia o risorsa (cfr. Gentile-Sitta 2006).
Creiamo interdipendenza positiva assegnando agli alunni responsabilità, compiti e ruoli complementari tali
da creare un “rapporto con”, un legame oggettivo così che il guadagno di uno sia anche il guadagno
dell’altro (cfr. Gentile 2003). Con intercultura si intende un concezione dinamica della cultura che eviti la
chiusura degli alunni in una prigione culturale, sia gli stereotipi o la folklorizzazione. Questa concezione
promuove la relazione, il confronto, il dialogo e la reciproca trasformazione.

Si tratta, di assumere la diversità come paradigma dell’identità stessa della scuola nel
pluralismo, come occasione per aprire l’intero sistema a tutte le differenze (MIUR
2007: 9).

Inclusione vuol dire, infine, legare i percorsi educativi al rispetto e alla valorizzazione piena delle
differenze individuali puntando all’eliminazione di ogni forma di discriminazione (cfr. UNESCO 2008).

Il modello ALC-C3I, basato su un’integrazione tra i principi dell’Apprendimento Cooperativo e della


Facilitazione Linguistica, nasce, quindi, dalla volontà di implementare e potenziare prassi didattiche
inclusive per alunni di madrelingua italiana e non, prevedendo attività a classe intera come sfida per lo
sviluppo, per tutti e per ciascuno, di competenze, abilità e conoscenze al contempo socio-relazionali e
disciplinari; attività graduate e accessibili anche per studenti con competenze interlinguistiche,
stimolanti per i parlanti nativi dell’italiano, ricche di elementi interculturali e plurilingui.

2 Si rimanda a Gentile-Nistri-Pelagalli-Chiappelli (2014) per una descrizione dettagliata del progetto.

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Il metodo ALC-C3I nasce dall’assunto che in un contesto scolastico plurilingue, un clima di classe
positivo, ricco di scambi significativi di collaborazione, aiuto e condivisione tra i ragazzi, stimoli e

faciliti gli apprendimenti, in generale, e quelli linguistico-comunicativi3, in particolare.

La ricerca-azione condotta nell’a.s. 2013-2014 dal prof. Maurizio Gentile, la prof.ssa Tiziana Chiappelli,
le psicologhe Jessica Nistri e Pamela Pelagalli (Gentile-Nistri-Pelagalli-Chiappelli 2014) ha evidenziato
un cambiamento tra prima e dopo l’intervento educativo nella struttura e nella densità delle relazioni
all’interno delle classi. Tale dato si evince dall’analisi dei sociogrammi, cioè degli strumenti di analisi
della struttura delle relazioni all’interno delle classi plurilingui, somministrati agli alunni prima e dopo
l’intervento per raccogliere le preferenze rispetto alle seguenti tre situazioni:

 “A ricreazione sto insieme a…”

 “In classe lavoro e collaboro insieme a…”

 “Parliamo di quello che ci piace fare con…”

L’analisi dei sociogrammi è stata visualizzata in grafici per renderla più facilmente leggibile. Qui di
seguito ne riportiamo due (prima e dopo l’intervento) a titolo esemplificativo.

3 .. Vd. Chiappelli, Pona (2014) per una descrizione dettagliata di un modello di facilitazione liguistica fondato sulle relazioni.

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Tabella 1. Grafi di lettura dei sociogrammi

Figura 1 Figura 2

Grafo relativo alla situazione “In classe lavoro e collaboro insieme a …”.

Rilevazione prima dell’intervento. Rilevazione dopo l’intervento.

Grafo a bassa densità relazionale (rosso Grafo ad alta densità relazionale (rosso =
= allieve/i italiano L2, blu = allieve/i allieve/i italiano L2, blu = allieve/i italiano L1)
italiano L1)

3. In che cosa consiste il metodo ALC-C3I?

Con l’Apprendimento Cooperativo (AC), si interviene sulla costruzione del gruppo e la promozione di

un clima positivo di lavoro. Con le metodologie e le tecniche della Facilitazione Linguistica (FL) 4, si
lavora negli alunni con madrelingua italiana e non sulle abilità linguistico-comunicative e per lo studio

4 Si rimanda a Pona, Ruolo (2012) per una dettagliata riflessione intorno al tema della Facilitazione Linguistica e a Pona
(2015a) per un approfondimento del tema della semplificazione linguistico-testuale.

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attraverso strumenti alternativi per accedere alle conoscenze disciplinari coniugandole con una visione
interculturale alla valorizzazione delle competenze/abilità/conoscenze (pluri)linguistiche.

Le figure coinvolte all’interno dei due progetti - oltre ai Dirigenti Scolastici, le Funzioni Strumentali
per l’intercultura e i docenti curricolari - sono i facilitatori linguistici, in possesso di certificazioni di
competenza nell’insegnamento dell’italiano L2 (DITALS, DILS-PG, CEDILS, CEFILS etc.), e/o i
metodologi esperti di Apprendimento Cooperativo. Facilitatori linguistici e metodologi pratesi
condividono da anni percorsi di auto-formazione e di formazione sulla didattica inclusiva e sulla
facilitazione degli apprendimenti grazie anche al costante rapporto con il prof. Maurizio Gentile
(Università di Verona) e con la prof.ssa Tiziana Chiappelli (Università di Firenze) - entrambi anche
coordinatori didattici e parte della commissione scientifica della ricerca scientifica del progetto del 2012-
2013. Tali percorsi formativi hanno portato ad una ibridazione delle competenze tra facilitatori
linguistici e metodologi e alla condivisione di pratiche e di materiali.

Il modello operativo attinge ad un pacchetto di procedure didattiche/tecniche didattiche. Le procedure


sono a-disciplinari. Le équipe composte da facilitatore e metodologo o il solo facilitatore degli
apprendimenti, figura dalle competenze/abilità/conoscenze “ibride”, possono riempire tali procedure

didattiche di contenuti e materiali specifici ad ogni disciplina5.

Il modello operativo - consolidandosi anche grazie alla costante progettazione del Comune di Prato e al
lavoro di rete con gli Istituti comprensivi e il privato sociale del territorio - prevede che ciascun

incontro/lezione (I/L) o Unità di Lavoro/Apprendimento (UdLA) 6 (della durata di circa 2) e ciascuna


Unità Didattica (4 incontri/lezioni della durata di circa 8 ore) siano articolati in 3 macro-fasi:

5 Si vedano Gentile-Nistri-Pelagalli-Chiappelli (2014: 32-39) per l’illustrazione di alcune unità di lavoro/apprendimento con
il metodo ALC e Gentile-Pisanu-Tabarelli (2012: 161-180) per una rassegna delle tecniche didattiche impiegate all’interno del
metodo.
6 Il nome Unità di Lavoro/Apprendimento nasce dalla fusione di importanti modelli operativi della linguistica educativa: l’Unità
di Apprendimento (UdA), proposta da Balboni (2002; 2008) (ma anche Unità di Acquisizione: Balboni 2012); l’Unità
Didattica centrata sul testo (UDt), proposta da Vedovelli (2002; 2010); l’Unità di Lavoro (UdL), proposta da Diadori (2009)
e da Diadori, Palermo, Troncarelli (2009). I diversi modelli risultano affini e facilmente integrabili. Il primo modello, della
scuola di Freddi, Balboni e Porcelli, si richiama apertamente alla psicologia della Gestalt e alle nozioni di bimodalità e
direzionalità; i modelli di Diadori e Vedovelli rimandano, invece, al Quadro Comune Europeo di Riferimento per le Lingue e alla
funzione chiave del testo nella comunicazione e nell’apprendimento delle lingue. Per una descrizione dettagliata dei modelli,
si rimanda a Pona (2015b).

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 fase relazionale introduttiva;

 fase centrale di lavoro sulle competenze/abilità/conoscenze riguardanti le


microlingue e le discipline scolastiche;

 fase conclusiva di auto-valutazione, di feedback e di valutazione.

Questa organizzazione degli interventi didattici è in piena sintonia con quanto proposto da Pierangela
Diadori per l’Unità di Lavoro (UdL) nella didattica dell’italiano, che presenta la seguente strutturazione
interna: Introduzione-Svolgimento-Conclusione (Diadori 2009; Diadori-Palermo-Troncarelli 2009) .

Come micropercorso di apprendimento guidato, unitario, in sé concluso, valutabile e


accreditabile, L’UdL è da intendersi come iperonimo, che può realizzarsi in un
incontro/lezione (I/L), in una unità didattica (UD), organizzata in più I/L, o in un
modulo (M), organizzato in più UD. (Diadori 2009: 105)

In ALC-C3I, ogni UdLA e l’UD nel suo complesso seguono, dunque, la stessa organizzazione interna,
con una fase introduttiva nella quale si lavori soprattutto sulle relazioni all’interno dei gruppi
cooperativi, sulle pre-conoscenze e sulla contestualizzazione del lavoro disciplinare; una fase centrale di
svolgimento del lavoro sulle discipline centrato sui testi in microlingua (scoperta/comprensione dei
testi, ricerca sui testi, rielaborazione dei temi e delle strutture dei testi); ed infine una fase conclusiva di
auto-valutazione, di feedback e di valutazione del lavoro dei gruppi e dei singoli apprendenti.

4. Conclusioni

L’impianto metodologico di ALC-C3I promuove un clima di classe più sereno, disteso e motivante e
favorisce relazioni più dense e significative all’interno dei gruppi-classe (vd. Gentile-Nistri-Pelagalli-
Chiappelli 2014). Se crediamo nell’interdipendenza tra facilitazione degli apprendimenti e facilitazione
dei rapporti umani (cfr. Masciello 2009; Caon 2005) così come in quella tra sviluppi negli apprendimenti
e sviluppi nelle competenze socio-relazionali, si comprendono allora i vantaggi che derivano dalla scelta
di un approccio cooperativo alla facilitazione degli apprendimenti; approccio basato sulla costruzione
del gruppo e sulla promozione, attraverso le relazioni, di un clima positivo di lavoro.

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Bibliografia

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Caon F. (2005), Un approccio umanistico affettivo all’insegnamento dell’italiano a non nativi, Venezia, Libreria
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Diadori P. (2009), “Quali modelli operativi per l’italiano L2? L’unità di lavoro”, in P. Diadori (a cura di),
La DITALS risponde 6, Perugia, Guerra Edizioni: 103-112.

Diadori P, Palermo M., Troncarelli D. (2009), Manuale di didattica dell’italiano, Perugia, Guerra.

Gentile M (2003), “Apprendimento Cooperativo: fondamenti teorici e sviluppi”, in Genitle M, Petracca


C., Apprendimento Cooperativo. Spunti per l'innovazione didattica, Milano, Pearson Paravia Bruno
Mondadori: 50-71.

Gentile M., Nistri J., Pelagalli P., Chiappelli T. (a cura di) (2014), Il metodo ALC: Apprendimento
Linguistico-Cooperativo, Progetto Implementazione del Portale Immigrazione e sua Gestione
Sperimentale a Livello Locale (Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali).

Gentile M., Pisanu F., Tabarelli S. (2012), Personalizzare l’apprendimento nel contesto della classe, Trento,
Provincia Autonoma di Trento.

Gentile M, Sitta E (2006), “Il clima e la costruzione del gruppo classe”, R & S. RELIGIONE &
SCUOLA, vol. 34: 57-62.

Masciello E. (2006; 2° edizione 2009), Essere insegnante/facilitatore linguistico. Appunti didattici per
l’insegnamento della lingua italiana L2, Firenze, “Ass. Vol. Centro Internazionale Studenti G.
La Pira”.

MIUR (2007), La via italiana per la scuola interculturale e l’integrazione degli alunni stranieri.

Pona A., Ruolo F. (2012), Variazioni di voci. Facilitare l’italiano L2: un percorso formativo, Firenze, Cesvot,
Briciole, n. 31, gennaio 2012.

Sardi V. (a cura di) (2013), Nella classe plurilingue. L’insegnamento di italiano L2 nelle scuole pratesi del primo ciclo
d’istruzione, Comune di Prato – Assessorato alle Politiche d’Integrazione, assessorato
all’Istruzione Pubblica.

Vedovelli M. (2002; 2° edizione 2010), Guida all’italiano per stranieri, Roma, Carocci.

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Sitografia

Chiappelli T., Pona A. (2014), La facilitazione linguistica: lo stato dell’arte sul territorio e il ruolo della Biblioteca
Lazzerini,

http://allegati.po-net.prato.it/dl/20140507145016675/La-facilitazione-linguistica.pdf

Pona A. (2015a), La semplificazione linguistico-testuale,

http://allegati.po-net.prato.it/dl/20150122133547572/La_semplificazione_dei_testi_Alan_Pona.pdf

Pona A. (2015b), Modelli operativi nella didattica dell’italiano come lingua seconda,

http://allegati.po-net.prato.it/dl/20150203144549618/Modelli_operativi_nella_didattica_dell_italiano_L2_Alan_Pona.pdf

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RETE CENTRO

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SCUOLA PRIMARIA “FABIO FILZI” (ICS MARCO POLO)

SCHEDA DI PROGRAMMAZIONE UNITÀ DIDATTICA

GLI ETRUSCHI

CLASSE: VB

PERIODO DI SVOLGIMENTO: Gennaio/Febbraio 2015

FACILITATORE DEGLI APPRENDIMENTI: Valentina Elena Ballerini

INSEGNANTE: Sandra Martini

DISCIPLINA: STORIA

OBIETTIVI

DISCIPLINARI

Individuare le informazioni essenziali in un testo

Ricavare e produrre informazioni da testi, fonti scritte e immagini

Conoscere la civiltà etrusca

Leggere, analizzare e descrivere un’immagine

Associare brevi frasi alle relative immagini

Capacità di comprendere un breve testo descrittivo

TRASVERSALI

collaborazione e condivisione di idee e strategie; autostima e autoconsapevolezza; problem solving;


pensiero creativo; capacità di negoziazione e capacità di prendere decisioni all’interno di un gruppo;
pensiero critico.

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BREVE DESCRIZIONE DELLE UDA E DESCRIZIONE GLOBALE DELL’UNITÀ


DIDATTICA

1° UdLA

Il primo incontro è dedicato alla conoscenza fra la classe e la metodologa. L’attività relazionale, il Gitft-
trade etrusco, verte sulla costruzione del “villaggio classe”: ogni alunno riceve una casetta da abbellire a
proprio gusto su cui, oltre al nome, verranno scritte delle “parole dono”. L'attività serve a rafforzare il
senso di appartenenza al gruppo-classe e ad introdurre l'argomento che verrà affrontato durante gli
incontri successivi (la civiltà etrusca).

2° UdLA

Nel secondo incontro, verranno proposte attività di scoperta attraverso immagini (metodo induttivo).
Gli alunni avranno quindi la possibilità di “costruire” la propria conoscenza sugli etruschi facendone
esperienza in prima persona e, come componente di un gruppo, mettendo a disposizione le proprie
risorse e potenzialità (ma anche ricevendole).

3° UdLA

Il terzo incontro è dedicato all'approfondimento dei contenuti disciplinari, che verranno affrontati in
modo induttivo attraverso uno “studio di gruppo” di tipo cooperativo. Gli alunni avranno quindi la
possibilità di “costruire” da soli la propria conoscenza sugli etruschi, condividendo con i compagni idee,
risorse e strategie.

4° UdLA

Il quarto incontro è dedicato alla verifica delle conoscenze apprese attraverso l’attività “Se noi la
sappiamo io la so!”. I bambini, divisi in gruppi, dovranno rispondere individualmente ad alcune
domande relative alla civiltà etrusca ma, prima di farlo, dovranno consultarsi con i compagni di gruppo,
ovvero recuperare informazioni, confrontarle e trovare un accordo su una risposta definitiva.

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SCHEDA DI PROGRAMMAZIONE DELL’UNITÀ DI LAVORO/APPRENDIMENTO

1° UdLA

DESCRIZIONE DELLE ATTIVITÀ

1) “La casetta etrusca”

Dopo la presentazione dell'immagine di una casa etrusca ed una breve introduzione sull'argomento,
viene consegnato ad ogni bambino una casetta da decorare inserendo il proprio nome e la propria
caratteristica chiave all'interno del “villaggio-classe” (vd. Allegato A).

2) “Il Gift-trade etrusco”

Successivamente, posti in cerchio, ogni bambino dona una parola al compagno alla propria destra: la
parola si riferisce alle sue caratteristiche, ai suoi pregi, alle sue qualità ed è pertanto definita “dono”. Lo
stesso viene fatto anche col compagno alla propria sinistra. Ognuno attacca le 3 parole nella propria
casetta, e tutte le casette vengono incollate nel grande cartellone chiamato “la nostra piccola città
etrusca”. Vengono inserite anche le casette dei bambini assenti, cui tutta la classe si confronta rispetto
alle parole da donare.

3) “Il nostro villaggio”

Il facilitatore sollecita una riflessione collettiva sul muro che circonda le città etrusche; questo, al
contrario delle case molto fragili, dà forza alla città e la ripara da eventuali attacchi nemici. L'intento è
quello di far emergere i punti di forza del gruppo classe, ciò che lo tiene unito, la sua storia.: di cosa è
fatto il muro che protegge la nostra classe? I bambini, divisi in gruppi di 3, avranno 5 minuti di tempo
per rispondere alla domanda, ovvero per trovare una parola significativa. Ogni gruppo lavorerà con i
seguenti ruoli: storico, motivatore e presentatore (vd. Allegato B). Dopo la presentazione ogni bambino
avrà un pallino colorato da attaccare alla maglia in funzione del ruolo ricoperto (giallo per il motivatore,
rosso per il presentatore e verde per lo storico, vd. Allegato B). A questo punto i bambini verranno
invitati a girare per la classe: allo stop del facilitatore dovranno sedersi e formare un nuovo gruppo (ogni
bambino dovrà sedersi in un posto contrassegnato con un’etichetta di diverso colore, in modo che alla
fine dell'attività ognuno possa ricoprire tutti i ruoli).

4) Restituzione

Breve confronto in plenaria per raccogliere i commenti dei bambini e aprire eventuali riflessioni su
quanto emerso dal lavoro di gruppo.

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RUOLI COOPERATIVI

Storico: ricorda al gruppo momenti importanti della vita di classe ed esperienze vissute con i compagni
del gruppo

Motivatore: trova una parola che rappresenti quell'esperienza, spiegandone il motivo

Presentatore: incolla la parola all'interno di un “mattone” (sul cartellone) e spiega in plenaria cosa
rappresenta e perché è stata scelta

TEMPI

Attività 1: 15 minuti circa

Attività 2: 60 minuti circa

Attività 3: 30 minuti circa

Attività 4: 15 minuti circa

MATERIALI

Allegati A e B, cartellone predisposto de “la nostra piccola città etrusca”, pennarelli, matite colorate,
forbici, colla, scotch.

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ALLEGATO A

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ALLEGATO B

RUOLI

STORICO

Propone tanti momenti belli, coinvolge i compagni.

MOTIVATORE

Sceglie il titolo (una parola) e spiega il perché.

PRESENTATORE

Attacca la parola e presenta alla classe la parola.

PALLINI

........................................................................................................................................................................................

........................................................................................................................................................................................

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SCHEDA DI PROGRAMMAZIONE DELL’UNITÀ DI LAVORO/APPRENDIMENTO

2° UdLA

DESCRIZIONE DELLA/E ATTIVITÀ

1) “Gli archeologi”

I Fase

Il facilitatore dividerà la classe in 6 gruppi, corrispondenti ad altrettante aree tematiche (vd. Allegato A):

Gruppo ARANCIO = “Le necropoli etrusche”

Gruppo VERDE = “La lingua”

Gruppo ROSSO = “La donna etrusca”

Gruppo VIOLA = “Il commercio”

Gruppo GIALLO = “Chi? Come? Quando?”

Gruppo BLU = “Le città”

Ogni gruppo riceverà una busta contenente altre buste numerate, al cui interno ci sono alcune immagini
– i “REPERTI”- relative a uno dei suddetti aspetti della civiltà etrusca. Gli alunni dovranno osservare le
immagini e, a turno, compilare per ogni reperto la relativa scheda (vd. Allegato B, “Scheda archeologo).
Ogni gruppo lavorerà con i seguenti ruoli: scrittore, ricercatore e disegnatore. Ad ogni reperto i ruoli
gireranno, il metodologo avrà cura di scandire i tempi alla classe (15 minuti a reperto).

N.B. Per stimolare le capacità logico-inferenziali degli alunni, ai gruppi non verrà detto a quale area
tematica appartengono i propri reperti.

Esauriti i reperti, il gruppo avrà a disposizione un cartoncino colorato (colore da scegliere in riferimento
all’argomento) sul quale scrivere il nome dell’argomento, cercando quindi di capire qual è il “filo
conduttore” che lega tutti reperti a loro disposizione.

II Fase

Il metodologo chiederà agli alunni di alzarsi e girare per la classe: allo stop, i bambini dovranno sedersi
(cercando di cambiare i compagni e il tavolo tematico). Ai gruppi verranno consegnate delle frasi (vd.
Allegato C) che andranno associate alla relativa “Scheda archeologo” e attaccate sopra lo spazio
indicato nella scheda. A questo punto, il gruppo dovrà riconfrontarsi sul nome del gruppo (rispetto
all’argomento) e decidere se cambiare quest’ultimo (se non è corretto) o integrare con altre parole.

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III Fase

Ogni gruppo verrà invitato ad esporre in plenaria le proprie schede archeologo e a riferire a quale area
appartengono i relativi reperti. Breve feedback per raccogliere eventuali commenti sulle attività.

RUOLI COOPERATIVI

Scrittore: compila la Scheda archeologo

Ricercatore: apre la busta e aiuta il gruppo a descrivere oralmente ciascun reperto

Disegnatore: ridisegna il reperto e lo spilla sotto la relativa scheda

N. B. dopo ogni reperto, è prevista la rotazione dei ruoli

TEMPI

Attività 1

I Fase: 60 minuti circa

II Fase: 15 minuti circa

III Fase: 30 minuti circa

Feedback: 15 minuti circa

MATERIALI

buste di formato medio e piccolo, lapis, matite colorate, cartoncini bristol colorati: arancio, verde, rosso,
viola, giallo, blu, carta da pacchi (per il cartellone), Allegati A, B e C.

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ALLEGATO A

GRUPPO ARANCIO (immagini da inserire nella busta)

REPERTO 1:

REPERTO 2:

REPERTO 3:

REPERTO 4:

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GRUPPO VERDE (immagini da inserire nella busta)

REPERTO 1:

REPERTO 2:

LARTH PIECO APATRUI

(LARTH, FIGLIO DI ARRUNS PIECO E RAMTHA APATRUI)

REPERTO 3:

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GRUPPO ROSSO (immagini da inserire nella scatola busta)

REPERTO 1:

REPERTO 2:

IO SONO FASTIA (NOME), QUI NELLA MIA TOMBA CI SONO I MIEI GIOIELLI.

PORTO LE MIE COSE CON ME PER RICORDARE MIO MARITO E I MIEI FIGLI…

REPERTO 3:

REPERTO 4:

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GRUPPO VIOLA (immagini da inserire nella busta)

REPERTO 1:

REPERTO 2:

REPERTO 3:

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GRUPPO GIALLO (immagini da inserire nella busta)

REPERTO 1:

REPERTO 2:

REPERTO 3:

REPERTO 4:

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GRUPPO BLU (immagini da inserire nella busta)

REPERTO 1:

REPERTO 2:

REPERTO 3:

REPERTO 4:

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ALLEGATO B

GRUPPO:

NOME ARCHEOLOGO:

SCHEDA REPERTO: 1 2 3 4

DESCRIVI IL REPERTO (IMMAGINE)

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________________________________________________________________________________
________________________________________________________________________________

PAROLE CHIAVE

________________________________________________________________________________
________________________________________________________________________________
________________________________________________________________________________

DAI UN NOME AL REPERTO: _____________________________________________

COSA TI VIENE IN MENTE?

________________________________________________________________________________
________________________________________________________________________________
________________________________________________________

PROVA A RIDISEGNARE IL REPERTO (SU UN ALTRO FOGLIO).

Incolla qui…

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ALLEGATO C

FRASI GRUPPO ARANCIO (da tagliare e consegnare)

LE TOMBE ETRUSCHE SONO SCAVATE NEL TUFO (ROCCIA)

LE CITTA’ DEI VIVI SONO COLLEGATE AD ALTRE CITTA’ UGUALI (CHIAMATE


NECROPOLI) CREATE PER I MORTI

NELLE TOMBE CI SONO OGGETTI DI USO QUOTIDIANO (DI TUTTI I GIORNI) COME
RASOI, ARMI, ANFORE…

LE “VIE CAVE” SONO STRADE USATE COME VIE DI COMUNICAZIONE O SENTIERI


PER DIFENDERSI DAI NEMICI

FRASI GRUPPO VERDE (da tagliare e consegnare)

LAMINE DI PYRGI: SONO 2 LAMINE (TAVOLE) D’ORO, CI SONO SCRITTE DELLE


PAROLE (ISCRIZIONI) IN ETRUSCO ELA TRADUZIONE IN CARTAGINESE

GLI ETRUSCHI USANO GLI IDEOGRAMMI PER SCRIVERE I NUMERI

IL NOME ETRUSCO E’ COMPOSTO DAL COGNOME PATERNO E MATERNO

FRASI GRUPPO ROSSO (da tagliare e consegnare)

L’UOMO E LA DONNA SONO RAPPRESENTATI (DISEGNATI) ALTI UGUALI

LE DONNE SANNO LEGGERE E SCRIVERE. SULLE TOMBE E SU ALCUNI OGGETTI CI


SONO ISCRIZIONI (FRASI SCRITTE) CON I LORO NOMI.

LE DONNE HANNO PIU’ DIRITTI RISPETTO A DONNE DI ALTRI PAESI

LE DONNE PARTECIPANO AGLI EVENTI (BANCHETTI) CON GLI UOMINI E CI


POSSONO ANDARE ANCHE SENZA GLI UOMINI

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FRASI GRUPPO VIOLA(da tagliare e consegnare)

GLI ETRUSCHI SI SCAMBIANO DONI (REGALI) CON ALTRI POPOLI. NELLE


NECROPOLI ETRUSCHE SONO STATI TROVATI OGGETTI SARDI (CHE VENGONO
DALLA SARDEGNA) E NEI VILLAGGI SARDI SONO STATI TROVATI OGGETTI
ETRUSCHI.

GLI ETRUSCHI INVENTANO LE ANFORE PER PORTARE VINO E OLIO IN ALTRI PAESI

GLI ETRUSCHI COSTRUISCONO CITTA’ VICINO AI FIUMI IN MODO DA TRASPORTARE


LE MERCI PIU’ FACILMENTE DAL MARE VERSO L’INTERNO.

FRASI GRUPPO GIALLO (da tagliare e consegnare)

GLI ETRUSCHI SONO UN POPOLO CHE ABITA IN UNA ZONA CHIAMATA ETRURIA
(OGGI TOSCANA, UMBRIA E LAZIO)

LA CIVILTA’ ETRUSCA RAGGIUNGE IL MASSIMO SPLENDORE TRA L’OTTAVO E IL


SESTO SECOLO (CIOE’ DAL 700 AL 500 A.C.)

GLI ETRUSCHI USANO VESTITI DI LANA E LINO MOLTO COLORATI. I VESTITI


CHIAMATI TUNICHE SONO UGUALI PER UOMINI E DONNE. E INDOSSANO SANDALI
DI CUOIO

GLI ETRUSCHI SONO UN POPOLO CHE SI DEDICA ALLE ARTI COME LA MUSICA E LA
PITTURA

FRASI GRUPPO BLU (da tagliare e consegnare)

LE CASE SONO FATTE CON MATERIALI CHE SI DISTRUGGONO COME LEGNO,


PAGLIA, E ARGILLA.

LE CITTA’ SONO POSIZIONATE SULLE COLLINE.

LE CITTA’ SONO CIRCONDATE DA GROSSE MURA CON PORTE AD ARCO.

LE CASE SONO MOLTO VICINE IN MODO DA CONDIVIDERE LO SPAZIO FUORI PER


CUCINARE, LAVARE I PANNI (VESTITI).

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SCHEDA DI PROGRAMMAZIONE DELL’UNITÀ DI LAVORO/APPRENDIMENTO

3° UdLA

DESCRIZIONE DELLE ATTIVITÀ

1) “Semplifichiamo”

I Fase

Dopo aver formato gruppi da 3, il metodologo consegnerà ad ogni gruppo un testo sugli Etruschi, da
leggere e semplificare (vd. Allegato A) e una scheda - “SEMPLIFICHIAMO” (vd. Allegato B) - da
completare con frasi, espressioni e/o parole facilitate. Ciascun gruppo lavorerà con i seguenti ruoli:
lettore, facilitatore e scrittore. Ad ogni paragrafo, gli alunni saranno invitati a scambiarsi i ruoli (dove
possibile). Il metodologo scandirà i tempi (10 minuti a paragrafo utili per leggere e semplificare).

II Fase

Durante questa fase, ogni gruppo presenterà alla classe il proprio lavoro e le strategie di semplificazione
adottate.

2) “Le pedine”

Il metodologo consegnerà ad ogni gruppo un “Gioco dell'oca etrusco” e inviterà i componenti di


ciascun gruppo a realizzare le proprie pedine, usando il materiale a disposizione (es. tappi di sughero,
stuzzicadenti e cartoncini colorati).

RUOLI COOPERATIVI

Lettore: legge uno dei paragrafi in cui è suddiviso il testo

Facilitatore: facilita il testo e suggerisce allo scrittore come completare la scheda


“SEMPLIFICHIAMO”

Scrittore: trascrive sulla scheda SEMPLIFICHIAMO le frasi facilitate

TEMPI

Attività 1

I Fase: 60 minuti circa

II Fase: 30 minuti circa

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Attività 2: 20 minuti circa

Feedback: 10 minuti circa

MATERIALI

Tappi di sughero, cartoncini, stuzzicadenti (per costruzione pedine), allegati

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ALLEGATO A

CHI? DOVE? QUANDO? COME?

In Italia tra il IX e il V secolo vivono tanti popoli. Tra questi ci sono gli Etruschi.

All’inizio vengono chiamati “villanoviani”, questo termine deriva da Villanova, un piccolo paese vicino
Bologna dove si trovano tante tombe etrusche. Gli etruschi vivono in una zona chiamata Etruria (dove
ora c’è la Toscana, l’Umbria e parte del Lazio), prima dell’arrivo dei Romani. Sono proprio i Romani a
dare il nome “Etruschi” a questo popolo, invece i Greci li
chiamano “Tirreni”.

L’abbigliamento degli Etruschi richiama quello dei Greci. Gli Etruria


uomini indossano una tunica corta con un mantello colorato
sopra le spalle. Le donne usano una tunica lunga fino ai piedi,
decorata ai bordi. Questa tunica si chiama Tèbenna. Ai piedi
calzano sandali di cuoio. Gli uomini, portano la barba e capelli
lunghi con trecce, poi, incominciano a radersi il volto e tenere i
capelli corti.

Le donne portano capelli lunghi, con la coda, annodati o intrecciati


in bellissime acconciature indossano gioielli: orecchini, collane,
bracciali (tanti gioielli sono stati trovati nelle tombe). Tèbenna
Gli etruschi amano l’arte, sono bravi musicisti e pittori. Suonano il
flauto e la musica accompagna i tanti momenti della giornata: il lavoro, i banchetti, le cerimonie. Il loro
gioco preferito è il gioco dei dadi.

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LE CITTÀ

Le città si trovano in punti strategici (in collina) per controllare il territorio e sono circondate da alte
mura (per difendersi). Per entrare dentro la città si passa sotto una porta a forma di arco chiamata porta
di accesso. Le città più importanti vengono costruite sulla costa o lungo i fiumi (per trasportare meglio
le merci e commerciare con gli altri popoli). Ogni città è indipendente da un’altra (cioè ha regole
proprie) e si chiama città stato. La città si divide in due parti:

Acropoli dove ci sono il tempio, le case e le piazze

Necropoli dove ci sono le tombe

Le case sono fatte con materiali deperibili (che si distruggono


facilmente) come legname, frasche, paglia, argilla e sono molto vicine per condividere gli spazi: lavare i
vestiti, cucinare, cucire, allevare gli animali. Poi, gli etruschi imparano a costruire le case in muratura
(più robuste).

LE NECROPOLI

Gli etruschi hanno molto rispetto per il culto dei morti e credono in molte divinità (sono politeisti!). Gli
etruschi credono che quando una persona muore continua a vivere in un altro Mondo. Per questo
costruiscono città dei morti (necropoli) uguali a quelle dei vivi. Per gli etruschi la tomba è la “casa per
l’eternità” e dentro mettono tutti gli oggetti della persona
per accompagnare il defunto (morto) nel viaggio nell’altro
Mondo. Ci sono rasoi, armi, anfore nelle tombe degli
uomini e gioielli e pettini nelle tombe delle donne. Dentro
le tombe ci sono anche dipinti e statue, le tombe più
famose sono a Cerveteri, Orvieto e Tarquinia.

Le necropoli sono costruite nel tufo (roccia) e sono


accanto (vicino) alla città dei vivi. Le strade che collegano
le due città si chiamano “Vie Cave”. Queste strade sono usate anche per difendersi dagli attacchi dei
nemici.

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IL COMMERCIO

Gli etruschi usano scambiare merci preziose, questo modo di fare si chiama “pratica del dono” (in
inglese Gift-trade) e così creano una fitta rete di rapporti con altri popoli. Tra
l’VIII e il VI secolo (tra il 700 e il 500) iniziano a commerciare con i Fenici e i
Greci. Gli etruschi sono bravi agricoltori (contadini) di vino e olio e con le
anfore trasportano queste merci in altri paesi. Alcune città (Populonia,
Orbetello, Tarquinia) si trovano sulla costa per favorire questi scambi, altre
invece si trovano nell’entroterra (lontano dalla costa) per difendersi dai nemici. Le merci arrivano anche
in queste città grazie alle “vie fluviali” (fiumi).

LA DONNA ETRUSCA

La donna etrusca è libera e può esprimere le sue idee, ha più diritti rispetto a donne di altri paesi. È
istruita, nelle necropoli infatti ci sono molti oggetti di donne (gioielli, pettini…) con delle iscrizioni
(scritte) e questo vuol dire che la donna sa leggere e scrivere. Può partecipare ai banchetti insieme al suo
uomo e se vuole può andarci anche da sola. Esce da sola per andare a spettacoli e cerimonie. I Greci e
Romani non sono d’accordo con le idee della civiltà etrusca, infatti non lasciano uscire le proprie donne
da sole!

Sappiamo queste cose sulla donna, anche perché nelle sculture e nei dipinti trovati nelle necropoli e
nelle città, vengono disegnate alla stessa altezza degli uomini e cioè hanno pari diritti.

Scultura Dipinto

Questo vuol dire che sono molto considerate! Inoltre la donna può trasmettere (dare) il proprio
cognome al figlio.

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LA LINGUA E LA SCRITTURA

Gli etruschi usano la scrittura dal 750 a.C., il loro alfabeto è composto da 26 lettere e è simile a quello
greco. Per scrivere i numeri e lettere usano gli ideogrammi (disegni=lettere).Gli etruschi scrivono su
tavole di cera o sulla pietra. Un reperto (documento) molto famoso si chiama LAMINE DI PYRGI: 2
fogli d’oro dove ci sono delle scritte importanti in lingua etrusca e accanto la traduzione in un'altra
lingua, il cartaginese.

Etrusco Cartaginese

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ALLEGATO B

SCHEDA PER LA SEMPLIFICAZIONE DEL TESTO

SEMPLIFICHIAMO…

Scriviamo qui le frasi del testo e poi cerchiamo di semplificarle

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SCHEDA DI PROGRAMMAZIONE DELL’UNITÀ DI LAVORO/APPRENDIMENTO

4° UdLA

DESCRIZIONE DELLE ATTIVITÀ

1) “Se noi la sappiamo, io la so!”

Verranno composti gruppi di 4 alunni. Ogni gruppo avrà un colore distintivo: blu, rosso, verde, giallo
(…tanti colori quanti sono i gruppi). Ad ogni bambino verrà dato un numero (in questo caso da 1 a 4)
colorato in relazione al gruppo a cui appartiene. Il facilitatore, in fase di programmazione, avrà
elaborato tante domande per valutare gli apprendimenti quanti sono gli alunni della classe (vd. Allegato
A). Ogni domanda verrà segnata su un pezzettino di foglio e introdotta in un contenitore. Ugual cosa
per i “numerini” per poi procedere con l’estrazione.

Prima di dare inizio all'attività, il facilitatore scriverà alla lavagna il nome dell'attività (Se noi la
sappiamo, io la so) e cercherà di sondare le ipotesi e le aspettative dei bambini su questa modalità di
verifica. Dopo questa breve introduzione, dinamica e motivante, il facilitatore spiegherà le consegne e
gli obiettivi dell'attività. A questo punto il facilitatore estrarrà una domanda e la leggerà la domanda alla
classe. Ogni gruppo, da quel momento, avrà a disposizione 5 minuti per elaborare insieme la risposta. A
seconda delle competenze linguistiche degli alunni non italofoni, il facilitatore dovrà quindi valutare se
dare ad ogni gruppo un foglio sopra il quale segnare le risposte (in modo che vengano lette), oppure
chiedere al gruppo di prepararsi durante il tempo a disposizione ed elaborare sul momento la risposta.
Al termine del tempo, il facilitatore estrarrà un numero da un recipiente: il numero estratto
corrisponderà ad un alunno che verrà così chiamato a leggere ad alta voce la risposta. Si proseguirà fino
ad esaurimento delle domande.

Le risposte verranno valutate come segue:

1 risposta non corretta

2 risposta parzialmente giusta

3 risposta esatta

Ad ogni risposta data il facilitatore segnerà sul tabellone i punti.

2) Feedback

Terminata l’attività e assegnati i punteggi, il facilitatore solleciterà un’attività di riflessione, per aiutare i
bambini a focalizzare le strategie che hanno portato i gruppi a “far bene”, e a trovare modalità e/o

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strategie alternative in casi in cui i gruppi non abbiano raggiunto gli obiettivi previsti. Dopo ogni attività
di “valutazione” è sempre bene far riflettere gli alunni al fine di portarli ad un maggior livello di
consapevolezza aiutandoli così a rinforzare i loro punti di forza e a migliorare le proprie potenzialità
inespresse.

RUOLI COOPERATIVI

Non sono previsti ruoli cooperativi: l’attività è strutturata in modo tale da creare interdipendenza
positiva tra i bambini.

TEMPI

Attività 1: 100 minuti circa

Attività 2: 20 minuti circa

MATERIALI

2 contenitori dove inserire i “numerini” e le domande, “numerini” da consegnare agli alunni.

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ALLEGATO A

“Se noi la sappiamo io la so!”

Come si vestono gli etruschi?


Come sono considerate le donne?
A cosa servono le anfore?
Dove si costruivano le città etrusche?
Cosa si trova nelle tombe?
Nelle Lamine di Pyrgi cosa c’è vicino all’iscrizione in etrusco?
Quando si è sviluppata la civiltà etrusca?
Come trasportavano le merci?
Con cosa erano fatte le case?
Come era il nome etrusco?
A cosa si dedicavano?
Cosa si faceva nello spazio comune fuori alla casa?
Cosa usavano per scrivere i numeri
Dove si è sviluppata la civiltà etrusca?
Dove erano scavate le tombe?
Cosa si costruiva intorno alla città?
Cosa sono le vie cave?
Come era divisa la città etrusca?
Da quante lettere è composto l’alfabeto etrusco?
In cosa credono gli etruschi?
Dove si trovano le necropoli più famose?
Gli etruschi credono in qualcosa dopo la morte? Cosa?
La tomba per gli etruschi è…?

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ALLEGATO B

1 2 3 4
1 2 3 4
1 2 3 4
1 2 3 4

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SCUOLA PRIMARIA “SANTA CATERINA” (ICS SANTA CATERINA)

SCHEDA DI PROGRAMMAZIONE UNITÀ DIDATTICA

LE EMOZIONI

CLASSE: Classe II

PERIODO DI SVOLGIMENTO: Gennaio/Aprile 2015

FACILITATORE DEGLI APPRENDIMENTI: Giulia Troiano

INSEGNANTE: Patrizia Di Paola

DISCIPLINA: ITALIANO

OBIETTIVI

DISCIPLINARI

favorire la comprensione di un testo scritto di tipo espressivo (genere: filastrocca)

favorire l’acquisizione del vocabolario (aggettivi e sostantivi), relativo alle emozioni di base (felicità,
tristezza, rabbia, paura, sorpresa e disgusto)

TRASVERSALI

stimolare i bambini ad interagire attraverso il linguaggio “non verbale”

aiutare i bambini a riconoscere, nominare e rappresentare le emozioni di base

stimolare l’empatia e la capacità di interpretare le espressioni del volto

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BREVE DESCRIZIONE DELLE UdLA E DESCRIZIONE GLOBALE DELL’UNITÀ


DIDATTICA

1° UdLA

1) “Il Gomitolo”

Breve attività relazionale per creare dei legami viventi attraverso un gomitolo di lana. Il gioco aiuta i
bambini a visualizzare ciò che li accomuna ai compagni di classe.

2) “La cassetta dei messaggi”

Dopo l'attività relazionale, la classe viene divisa in 5 gruppi da 4. Ogni gruppo decora un lato diverso di
una scatola di cartone contribuendo così, con la fantasia e la creatività di ciascun bambino, alla
realizzazione di una “cassetta dei messaggi” (che verrà usata in fase da feedback, ossia al termine di ogni
incontro, per raccogliere le impressioni e i commenti dei bambini).

2° UdLA

1) “Camminiamo come se…”

Breve attività di movimento per riscaldare i bambini e formare i gruppi. Ogni bambino riceve una
faccina (ovvero un emoticon arrabbiato, triste, impaurito, disgustato, felice e sorpreso) e, simulandone
lo stato d'animo, cammina per la classe in cerca dei propri “gemelli emotivi”. I bambini possono
comunicare solo attraverso le espressioni del volto, ovvero senza ricorrere al linguaggio verbale (per
riuscire ad individuare i propri gemelli, devono osservare attentamente lo sguardo e il viso dei
compagni).

2) “La filastrocca delle emozioni”

Al termine della precedente attività, la classe risulta divisa in 6 gruppi, uno per ogni emozione (es. il
gruppo degli “arrabbiati”, il gruppo degli “impauriti”, e così via), ciascuno dei quali è impegnato in un
cooperative cloze per ricostruire il testo di una filastrocca sulle emozioni.

3° UdLA

1) “La galleria delle emozioni”

Dopo aver riletto la filastrocca delle emozioni (per ricontestualizzare l'argomento dell'incontro
precedente), il facilitatore assegna ad ogni gruppo una delle sei emozioni di base e chiede a ciascun
gruppo di rappresentarla attraverso un collage, usando le riviste a disposizione (sistemate sulla cattedra).
Al termine dell'attività, i “ritratti” delle sei emozioni vengono incollati sulle rispettive cornici (v.

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materiali) e formano la “Galleria delle Emozioni”, che viene usata in fase di feedback per dar voce alle
impressioni e ai commenti dei bambini.

4° UdLA

1) “Guarda che prato!”

Attività di gruppo per aiutare i bambini a focalizzare ciò che li emoziona e ciò che li accomuna ai propri
compagni di classe.

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SCHEDA DI PROGRAMMAZIONE DELL’UNITÀ DI LAVORO/APPRENDIMENTO

1° UdLA

DESCRIZIONE DELLE ATTIVITÀ

1) “Il Gomitolo”

A turno, ogni bambino si presenta (nome, gusti, interessi e attività preferite), avvolge un po' di filo su
due dita e passa il gomitolo a un compagno. Bambino dopo bambino, si forma così una “ragnatela” di
legami e al termine del gioco tutti sono connessi dallo stesso filo. Il gioco aiuta i bambini a visualizzare
ciò che li accomuna ai compagni di classe.

2) “La cassetta dei messaggi”

Dopo l'attività relazionale, la classe viene divisa in 5 gruppi da 4. Ad ogni gruppo viene fornito del
materiale (es. matite, colla, carta da regali, fascette colorate, fogli A4, etichette, etc.) per decorare una
scatola di cartone. Ogni gruppo decora un lato diverso della scatola e contribuisce, con la fantasia e la
creatività di ciascun bambino, alla realizzazione della “cassetta dei messaggi” (vd. Allegato A), che verrà
usata in fase di feeback, ossia al termine di ogni incontro, per raccogliere le impressioni e i commenti dei
bambini.

3) Feedback

Quando tutta la scatola è stata decorata, ogni bambino può commentare l'attività appena terminata
scrivendo quello che gli/le è piaciuto, se e quanto si è divertito/a, o qualsiasi altra cosa voglia
comunicare in quel momento. I bigliettini vengono poi imbucati nella cassetta dei messaggi (che verrà
svuotata alla fine del IV incontro).

RUOLI COOPERATIVI

Attività 2

Il misuratore: è l'unico bambino del gruppo autorizzato a esaminare la scatola, ovvero a misurare il lato
da decorare

il bigliettaio: crea i biglietti sui quali i bambini potranno scrivere i messaggi da imbucare

il grafico: decide, dopo essersi consultato con gli altri componenti del gruppo, come decorare la scatola;

la colla: è l'unico bambino autorizzato ad incollare sulla scatola ciò che è stato realizzato all'interno del
gruppo.

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Tutti i bambini contribuiscono con la propria creatività a decorare la scatola con disegni, scritte, ritagli di
riviste, etc.

TEMPI

Attività 1: 20 min.

Attività 2: 80 min.

Feedback: 20 min.

MATERIALI

un gomitolo di lana, una scatola di cartone piuttosto grande (es. 50 x 30 x 40), matite, pennarelli colorati,
colla, forbici, fogli A4 (bianchi), etichette da colorare e ritagliare, carte da regalo e tutto ciò che può
servire a decorare la scatola

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ALLEGATO A

“La cassetta dei messaggi”

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SCHEDA DI PROGRAMMAZIONE DELL’UNITÀ DI LAVORO/APPRENDIMENTO

2° UdLA

DESCRIZIONE DELLE ATTIVITÀ

Attività relazionale

1) “Camminiamo come se...”

Breve attività dinamica per riscaldare i bambini e formare i gruppi. Ogni bambino riceve una faccina
(ovvero un emoticon arrabbiato, triste, impaurito, disgustato, felice e sorpreso) e, simulandone lo stato
d'animo, cammina per la classe in cerca dei propri “gemelli emotivi”. I bambini possono comunicare
solo attraverso le espressioni del volto, ovvero senza ricorrere al linguaggio verbale. Per riuscire ad
individuare i propri gemelli, devono osservare attentamente lo sguardo e il viso dei compagni.

Attività didattica

2) “La filastrocca delle emozioni”

Al termine dell'attività relazionale, la classe risulta divisa in 6 gruppi di 3, uno per ogni emozione (es. il
gruppo degli “arrabbiati”, il gruppo degli “impauriti”, e così via). Ogni gruppo è impegnato in un cloze
cooperativo per ricostruire il testo (bucato) di una filastrocca sulle emozioni (vd. Allegato B).

Feedback

Quando tutti hanno completato la filastrocca, il facilitatore chiede ai poeti di ciascun gruppo di leggere la
strofa "giusta": i bambini "arrabbiati" (vd. attività relazionale) leggono la II strofa, quelli "impauriti" la
III, e così via, seguendo il testo della filastrocca (vd. Allegato A). La lettura alternata può essere ripetuta
più volte, facendo ruotare i ruoli e chiedendo ai bambini di drammatizzare la filastrocca (adeguando gesti
ed espressioni del volto alle relative emozioni).

RUOLI COOPERATIVI

Attività 2

La filastrocca delle emozioni

il poeta : legge il testo bucato della filastrocca (dal quale sono state eliminate le parole in rima)

la rima : aiuta il poeta a completare i versi della filastrocca, "pescando" le parole in rima da un set di
bigliettini (v. allegato C)

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il grafico : disegna le emozioni nelle strofe corrispondenti (v. allegato D)

TEMPI

Attività relazionale: 15 minuti

Formazione dei gruppi e spiegazione dei ruoli: 15minuti

Attività didattica: 60 minuti

Feeback (lettura alternata): 30 minuti

MATERIALI

6 emoticon tristi, 6 felici, 6 arrabbiati, 6 disgustati, 6 sorpresi e 6 impauriti, matite e/o pennarelli colorati
(per i bambini grafici)

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ALLEGATO A

Filastrocca delle emozioni (testo completo, per il facilitatore)

Filastrocca delle emozioni,


ce ne sono di tutti i colori ,
ma se insieme ci mettiamo,
forse tutte le troviamo.

C'è la Rabbia, grande e grossa,


se la guardi è tutta rossa
Quando a scuola la proviamo,
di sicuro litighiamo!

C'è la Paura, brutta e seria,


se la guardi è tutta nera.
Quando di notte la sentiamo,
in un attimo saltiamo.

C'è Tristezza, la streghetta


che nel cuore ci sgambetta,
ma se a una festa la invitiamo,
tutti allegri poi balliamo!

Filastrocca delle emozioni,


ce ne sono di milioni
ma se insieme ci pensiamo,
forse tutte le contiamo.

C'è la Gioia, quella vera,


che sorride anche di sera,
se la provano gli amici,
pure noi siamo felici.

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E che dire del Disgusto


che non ride mai di gusto?
Se dai un morso a un bel limone,
sai che orribile boccone?

Poi c'è "uauh!!", Miss Sorpresa,


quasi sempre la più attesa,
perché in ogni situazione,
c'è ben più di un'emozione.

Ecco quindi sei emozioni


con le loro descrizioni,
se le chiudi in un cassetto,
romperanno anche il lucchetto!

Ciò che il cuore prova e vuole,


va accettato con amore
e se anche fa paura,
troverem la giusta cura.

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ALLEGATO B

Testo bucato per il bambino-poeta

Foglio per il Poeta

Leggi la Filastrocca delle Emozioni e, con l’aiuto della Rima, trascrivi negli spazi vuoti le parole
mancanti.

I Strofa
Filastrocca delle emozioni,
ce ne sono di tutti i ………….....,
ma se insieme ci mettiamo,
forse tutte le …………………

II Strofa
C’è la Rabbia, grande e grossa,
se la guardi è tutta …………..
Quando a scuola la proviamo,
di sicuro…………………….

III Strofa
C'è la Paura, brutta e seria,
se la guardi è tutta……………..,
se di notte la sentiamo,
in un attimo………………

IV Strofa
C’è Tristezza, la streghetta
che nel cuore ci ……………….
Ma se a una festa insieme andiamo,
tutti allegri poi…………………

V Strofa
Filastrocca delle emozioni,
ce ne sono di ……………….,

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ma se insieme ci pensiamo,
forse tutte le………………

VI Strofa
C’è la Gioia, quella vera
che sorride anche di …………….
Se la provano gli amici
pure noi siamo……………….

VII Strofa
E che dire del Disgusto,
che non ride mai di…………..
Se dai un morso a un bel limone,
sai che orribile ……………….?!

VIII Strofa
Poi c’è „Uhau!“, Miss Sorpresa,
quasi sempre la più……………,
perché in ogni situazione
c’è ben più di un‘………………

IX Strofa
Ecco quindi sei emozioni,
con le loro…………………
Se le chiudi in un cassetto,
romperanno anche il……………

X Strofa
Ciò che il cuore prova e vuole
va accettato con……………..
e se anche fa paura,
troverem la giusta…………….

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ALLEGATO C

Parole da ritagliare e consegnare in ordine sparso ai bambini RIMA

COLORI NERA MILIONI GUSTO DESCRIZIONI

TROVIAMO SALTIAMO CONTIAMO BOCCONE LUCCHETTO

ROSSA SGAMBETTA SERA ATTESA AMORE

LITIGHIAMO BALLIAMO FELICI EMOZIONI CURA

COLORI NERA MILIONI GUSTO DESCRIZIONI

TROVIAMO SALTIAMO CONTIAMO BOCCONE LUCCHETTO

ROSSA SGAMBETTA SERA ATTESA AMORE

LITIGHIAMO BALLIAMO FELICI EMOZIONI CURA

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ALLEGATO D

Foglio per il Grafico: ascolta i versi del poeta, colora i disegni e disegna le emozioni nelle strofe giuste!

STROFA N. 1 STROFA N. 2

STROFA N. 3 STROFA N. 4

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STROFA N. 5 STROFA N. 6

STROFA N. 7 STROFA N. 8

STROFA N. 9 STROFA N. 10

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3° UdLA

DESCRIZIONE DELLE ATTIVITÀ

1) “Lettura animata”

Per ricontestualizzare le emozioni di base e il relativo vocabolario, il facilitatore consegna ad ogni


bambino il testo completo della filastrocca (vd. Allegato A) e chiede ai bambini di leggere in coro solo
le parole in rima (in grassetto). Facilitatore e bambini si alternano quindi nella lettura della filastrocca.

2) “Collage di gruppo”

Dopo aver letto la filastrocca, il facilitatore assegna ad ogni gruppo una delle sei emozioni di base e
chiede a ciascun gruppo di rappresentarla attraverso un collage, usando le riviste a disposizione
(sistemate sulla cattedra). Al termine dell'attività, i “ritratti” delle sei emozioni vengono incollati sulle
rispettive cornici (vd. materiali) e formeranno la “Galleria delle Emozioni” (vd. Allegato B), che verrà
usata in fase di feedback per dar voce alle impressioni e ai commenti dei bambini.

RUOLI COOPERATIVI

Attività 2

Collage di gruppo

il bambino - forbici: ritaglia, dalle riviste a disposizione, le immagini selezionate dal gruppo

la colla: incolla su un foglio A4 le immagini selezionate dal gruppo

la cornice: colora e decora la cornice di cartoncino all'interno della quale verrà inserito il collage

il mediatore: ha il compito di favorire la condivisione all'interno del gruppo e di risolvere eventuali


conflitti

TEMPI

Attività 1 (lettura alternata): 20 minuti

Attività 2 (collage): 60 minuti

Allestimento della Galleria delle Emozioni (cartellone): 20 minuti

Feedback: 20 minuti

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MATERIALI

Riviste e giornali (in gran quantità!), 6 cartoncini bristol (sui quali verranno incollati i collage), un
cartellone per attaccare i collage.

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ALLEGATO A

Da consegnare ad ogni bambino

Filastrocca delle emozioni

Filastrocca delle emozioni,


ce ne sono di tutti i colori ,
ma se insieme ci mettiamo,
forse tutte le troviamo.

C'è la Rabbia, grande e grossa,


se la guardi è tutta rossa.
Quando a scuola la proviamo,
di sicuro litighiamo!

C'è la Paura, brutta e seria,


se la guardi è tutta nera.
Quando di notte la sentiamo,
in un attimo saltiamo.

C'è Tristezza, la streghetta


che nel cuore ci sgambetta,
ma se a una festa la invitiamo,
tutti allegri poi balliamo!

Filastrocca delle emozioni,


ce ne sono di milioni
ma se insieme ci pensiamo,
forse tutte le contiamo.

C'è la Gioia, quella vera,


che sorride anche di sera,

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se la provano gli amici,


pure noi siamo felici.

E che dire del Disgusto


che non ride mai di gusto?
Se dai un morso a un bel limone,
sai che orribile boccone?

Poi c'è "uauh!!", Miss Sorpresa,


quasi sempre la più attesa,
perché in ogni situazione,
c'è ben più di un'emozione.

Ecco quindi sei emozioni


con le loro descrizioni,
se le chiudi in un cassetto,
romperanno anche il lucchetto!

Ciò che il cuore prova e vuole,


va accettato con amore
e se anche fa paura,
troverem la giusta cura.

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ALLEGATO B

“La galleria delle emozioni”

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4° UdLA

DESCRIZIONE DELLE ATTIVITÀ

1) “La Margherita”

I Fase

Attività individuale per aiutare i bambini a focalizzare ciò che li emoziona.

Ogni bambino riceve l'immagine di una margherita e un foglio con la consegna. Dopo aver letto le
frasi-stimolo (vd. Allegato A), i bambini completano scrivendo, dentro ai petali, giusti ciò che li
emoziona (vd. Allegato B).

II Fase

Dopo aver completato la propria margherita, il facilitatore forma gruppi di 4. Ogni gruppo riceve una
maxi margherita (foglio A3), nella quale sintetizzerà sia ciò che accomuna i componenti del gruppo
(risposte simili o uguali), sia ciò che li differenzia.

III Fase

Quando tutti i gruppi hanno realizzato la propria margherita, il facilitatore li aiuta ad incollarle su un
maxi cartellone verde (“Il Prato delle emozioni”, vd. Allegato C), che viene usato in fase di feedback
per dar voce alle impressioni dei bambini.

RUOLI COOPERATIVI

il lettore: legge a voce alta ogni margherita

la sintesi: cerca nelle margherite eventuali risposte simili o uguali

lo scrittore: trascrive nei petali della maxi margherita quanto deciso dal gruppo

il grafico: decora e colora la margherita del gruppo

TEMPI

I Fase: 30 minuti

II Fase: 60 minuti

III Fase: 30 minuti

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MATERIALI

una margherita piccola (formato A4) per ogni bambino

una margherita grande (formato A3) per ogni gruppo

un cartellone verde per attaccare le margherite

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ALLEGATO A

Frasi-stimolo per “La margherita”

Leggi bene le frasi e poi scrivi le risposte nei petali giusti. Attenzione ai numerini!

Mi chiamo...

Voglio tanto bene a...

Mi arrabbio se....

Ho tanta paura di...

Sono triste quando...

Sono tanto felice quando...

Sono rimasto sorpreso quando...

Una cosa da mangiare che non mi piace è...

Una cosa da mangiare che mi piace tanto è...

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ALLEGATO B

Le margherite

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ALLEGATO C

“Il Prato delle emozioni”

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RETE NORD OVEST

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SCUOLA PRIMARIA “GANDHI” (ICS GANDHI)

SCHEDA DI PROGRAMMAZIONE UNITÀ DIDATTICA

IL POPOLO EBRAICO

CLASSE: IVA

PERIODO DI SVOLGIMENTO: Marzo 2015

FACILITATORE DEGLI APPRENDIMENTI: Corinna Poggianti

INSEGNANTE: Sara Mattei

DISCIPLINA: STORIA

OBIETTIVI

DISCIPLINARI

Saper localizzare nel tempo e nello spazio la storia del popolo ebraico

Il popolo ebraico:

Organizzazione politica e sociale, religione, abbigliamento, alimentazione, attività quotidiane

Capacità di analisi, sintesi e rielaborazione dei contenuti

TRASVERSALI

Capacità di prendere decisioni; capacità di risolvere i problemi; pensiero creativo; pensiero critico;
comunicazione efficace; capacità di relazioni; autoconsapevolezza; empatia; gestione delle emozioni;
gestione dello stress, etc.

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BREVE DESCRIZIONE DELLE UdLA E DESCRIZIONE GLOBALE DELL’UNITÀ


DIDATTICA

1° UdLA

1) “La margherita”

Il primo incontro, di tipo prettamente relazionale, serve per aiutare i ragazzi a familiarizzare con il
nuovo metodo dell’apprendimento cooperativo, passando da un'attività individuale, ad un lavoro di
gruppo, per finire poi a classe intera. Attività individuale. Il facilitatore distribuisce ai bambini una
margherita vuota e li invita a completare, con disegni e/o parole, le frasi-stimolo contenute in ciascun
petalo (es. il mio gioco preferito..., voglio tanto bene a..., mi arrabbio se..., il mio cibo preferito è..., etc.).
Nella seconda parte dell'attività, i bambini lavorano in gruppo e confrontano le proprie margherite con
quelle dei compagni, integrando in un unico fiore – la nostra margherita – le preferenze, i desideri e le
caratteristiche di tutti i componenti del gruppo.

2° UdLA

1) Formazione dei gruppi

Breve attività relazionale per formare i gruppi. Ogni bambino riceve un biglietto con il nome di un
animale e cammina per la classe in cerca dei compagni che hanno lo stesso animale. I bambini devono
comunicare solo attraverso il linguaggio non verbale. Per riuscire a trovare i propri “gemelli” possono,
quindi, riprodurre il verso dell’animale o mimarne i movimenti.

2) Studio di gruppo

L'attività è finalizzata ad introdurre la storia del popolo ebraico, con particolare attenzione sul
“quando” e sul “dove”. I bambini lavoreranno su testi facilitati e su materiali da completare - immagini,
la linea del tempo e la cartina - in modo che anche gli alunni con livello linguistico più basso riescano a
“visualizzare” i concetti principali.

3° UdLA

1) “Le postazioni tematiche”

Il terzo incontro sarà dedicato ad approfondire diversi aspetti della vita del popolo ebraico attraverso
l’utilizzo delle “postazioni tematiche”. In ogni postazione sarà proposta una richiesta diversa, in modo
da stimolare e valorizzare più abilità (es. comprensione scritta, collage di immagini, mappe concettuali,
rappresentazioni con disegni…).

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4° UdLA

1) “Se noi la sappiamo, io la so!”

L’ultimo incontro è dedicato al feedback, ovvero alla valutazione delle conoscenze apprese, attraverso
l’attività “se noi la sappiamo, io la so” . I bambini, divisi in gruppi, devono rispondere a delle domande
relative ai contenuti affrontati durante gli incontri precedenti (il popolo ebraico). Dopo aver diviso la
classe in gruppi da 4, vengono lasciati 15 minuti per riguardare appunti e testi degli argomenti studiati
negli incontri precedenti (dopo di che il materiale verrà tolto.) Il docente estrae e legge una domanda a
voce alta. I gruppi si consultano per recuperare idee, informazioni o risposte definitive (devono trovare
un accordo su un’unica risposta, ma solo uno di loro sarà chiamato a riferirla al docente). Il facilitatore
estrae casualmente il nome di un alunno, che è chiamato a rispondere in base a quanto suggerito dal
gruppo in fase di consultazione. Il docente assegna un punteggio ad ogni risposta.

2) “Lo zaino e il cestino”

Feedback personale riguardante l’esperienza avuta durante i quattro incontri: ogni ragazzo compilerà
individualmente la scheda “LO ZAINO E IL CESTINO”.

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SCHEDA DI PROGRAMMAZIONE DELL’UNITÀ DI LAVORO/APPRENDIMENTO

1° UdLA

DESCRIZIONE DELLE ATTIVITÀ

1) “La margherita”

I Fase

Attività individuale. Il facilitatore distribuisce ai bambini una margherita vuota - disegnata su un foglio
A4 - e li invita a completare, con disegni e/o parole, le frasi-stimolo contenute in ciascun petalo (es. il
mio gioco preferito..., voglio tanto bene a..., mi arrabbio se..., il mio cibo preferito è..., etc.).

II Fase

Attività di gruppo. Dopo aver diviso la classe in gruppi da 4, il facilitatore inviterà i bambini a
confrontare le proprie margherite con quelle dei compagni e ad integrare in un unico fiore – la nostra
margherita – le preferenze, i desideri e le caratteristiche di tutti i componenti del gruppo. Durante
questa fase, i bambini lavorano con i seguenti ruoli: lettore, grafico, mediatore, scrittore (vd. Ruoli
cooperativi, qui sotto) Tutti i bambini, a prescindere dal proprio ruolo, potranno colorare e decorare
con disegni e/o ritagli di giornale la margherita di gruppo.

III Fase

Durante questa fase, i mediatori di ciascun gruppo diventano portavoce e, a turno, presentano alla
classe le maxi margherite realizzate all’interno dei piccoli gruppi. Subito dopo la restituzione in plenaria,
il facilitatore aiuterà i bambini a realizzare una margherita di classe (cartellone), che sarà appesa a una
parete per permettere a tutti di visualizzare ciò che li accomuna ai compagni (interessi, gusti, preferenze,
etc.).

RUOLI COOPERATIVI

grafico: disegna su un A3 una maxi margherita

lettore: legge le margherite, ossia quanto scritto e/o disegnato dai compagni di gruppo dentro i petali

mediatore (poi portavoce): individua i gusti, gli interessi e le preferenze comuni a tutti i componenti
del gruppo, ovvero aiuta il gruppo a decidere cosa scrivere nella maxi margherita

scrittore: trascrive dentro i petali della margherita quanto deciso dal gruppo

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TEMPI

I Fase: 30 minuti circa

II Fase: 45 minuti circa

III Fase: 45 minuti circa

MATERIALI

Fogli A4 con margherite da riempire (1 per ciascuno), fogli A3 con margherite da riempire (1 per
gruppo), cartellone bianco grande, pennarelli.

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SCHEDA DI PROGRAMMAZIONE DELL’UNITÀ DI LAVORO/APPRENDIMENTO

2° UdLA

DESCRIZIONE DELLE ATTIVITÀ:

1) Formazione dei gruppi

Breve attività relazionale per la formazione dei gruppi. Dopo aver consegnato ad ogni bambino un
biglietto con il nome di un animale (vd. Allegato A), il facilitatore inviterà i bambini a camminare per la
classe in cerca dei compagni che hanno lo stesso animale. I bambini devono comunicare solo attraverso
il linguaggio non verbale. Per riuscire a trovare i propri “gemelli” possono, quindi, riprodurre il verso
dell’animale o mimarne i movimenti.

2) Studio di gruppo

Si dividono i bambini in 5 gruppi di 3 e 2 gruppi da 4 seguendo le indicazione dell’insegnante.

I Fase

Ogni bambino riceverà un testo facilitato – “Il popolo degli Ebrei” - sui percorsi seguiti dal popolo
ebraico durante la sua storia ( vd. Allegato B) e una scheda -“Il dizionario delle parole difficili”- da
completare (vd. Allegato C). Ogni gruppo dovrà:

- leggere il testo

- sottolineare le parole difficili, ipotizzarne il significato e cercarle sul dizionario

- riportare le parole difficili e i loro significati sull’apposita scheda

- trascrivere le informazioni importanti (date ed eventi) sulla linea del tempo (vd. Allegato D)

Dopo averli spiegati, il facilitatore assegna i seguenti “doppi ruoli”: lettore/controllore del tempo,
detective/grafico, scrittore/controllore della voce.

II Fase

A ciascun gruppo viene consegnata una cartina del Medio Oriente (vd. Allegato E) e il gruppo dovrà,
seguendo le indicazioni della scheda letta precedentemente, tracciare i percorsi compiuti dal popolo
ebraico nei 4 momenti della propria storia, utilizzando 4 colori diversi (così come indicati nella scheda
“Il popolo ebraico”).

III Fase

A ciascun gruppo viene consegnata la linea del tempo con le indicazioni degli avvenimenti o delle date:

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ogni gruppo dovrà completarla nelle sue parti mancanti.

IV Fase

Breve restituzione in plenaria per valutare, con l’aiuto dell’insegnante, il lavoro svolto all’interno dei
gruppi.

RUOLI COOPERATIVI

Lettore/Controllore del tempo: legge a voce alta il testo e controlla che le attività vengano eseguite
rispettando i tempi;

Detective/Grafico: interrompe la lettura quando incontra parole o frasi che non comprende e, insieme
ai compagni, ne ipotizza il significato o lo cerca nel dizionario. Nella II fase, si occuperà inoltre di
tracciare il percorso compiuto dagli Ebrei sulla cartina;

Scrittore/Controllore della voce: scrive le parole difficili e i loro significati sull’apposita scheda (I
fase), trascrive le informazioni (date ed eventi) concordate dal gruppo sulla linea del tempo (III fase) e
controlla che tutti i compagni parlino con un tono basso di voce.

TEMPI

Attività 1: 10 minuti circa

Attività 2

I Fase: 30 minuti circa

II Fase: 20 minuti circa

III Fase: 15 minuti circa

IV Fase: 20 minuti circa

MATERIALI

Allegato A: Cartellini per la formazione dei gruppi, Allegato B: “Il popolo degli Ebrei” (una per
ciascuno), Allegato C: “Il dizionario delle parole difficili” (una per gruppo), Allegato D: “Linea del
tempo” (formato A3, una per gruppo), Allegato E: Cartina del Medio Oriente (formato A3)

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ALLEGATO A

TESSERE PER LA FORMAZIONE DEI GRUPPI

GATTO GATTO GATTO

CANE CANE CANE

PESCE PESCE PESCE

GALLINA GALLINA GALLINA

CAVALLO CAVALLO CAVALLO

ASINO ASINO ASINO

LEONE LEONE LEONE

ASINO LEONE

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ALLEGATO B

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ALLEGATO C

IL DIZIONARIO DELLE PAROLE DIFFICILI

GRUPPO COMPOSTO DA __________________________________________

PAROLA SIGNIFICATO

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ALLEGATO D

La linea del tempo

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ALLEGATO E

Cartina del Medio Oriente

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SCHEDA DI PROGRAMMAZIONE DELL’UNITÀ DI LAVORO/APPRENDIMENTO

3° UdLA

DESCRIZIONE DELLE ATTIVITÀ

1) “Le postazioni tematiche”

I bambini saranno divisi in 4 gruppi da 4 e 2 gruppi da 3. Nell’aula saranno create 6 postazioni


tematiche, su ciascuna delle quali vi saranno dei brani - tratti dal libro di testo - relativi a un aspetto
particolare del popolo ebraico. I gruppi dovranno girare per le diverse postazioni e portare a termine il
compito richiesto in ciascuna di esse (vd. Allegato A). Al termine dell’attività, ogni gruppo avrà
completato una sorta di “librettino” contenente tutti gli aspetti studiati. I gruppi lavoreranno con i
seguenti ruoli: lettore, scrittore, grafico, custode del libretto/controllore del tempo.

Consegne delle postazioni:

ORGANIZZAZIONE DEL POPOLO EBRAICO: leggere il testo presente nella postazione e


rispondere alle domande

LE ATTIVITÀ: leggere il testo e inserire le parole corrette nel disegno riguardante le attività

LA RELIGIONE: leggere il testo e completare la mappa concettuale

LE ABITAZIONI: leggere il testo, comporre il puzzle raffigurante un’abitazione e incollarlo sulla


pagina del proprio libretto

L’ABBIGLIAMENTO: leggere il testo e colorare i disegni degli abiti

L’ALIMENTAZIONE: leggere il testo ed incollare sulla tavola le immagini raffiguranti gli alimenti
tipici della cultura ebraica

2) Revisione in plenaria

Quando ogni gruppo avrà completato il giro per le postazioni tematiche, i custodi dei libretti
assembleranno il libretto (vd. Allegato B) e illustreranno in plenaria quanto elaborato all’interno dei
gruppi.

RUOLI COOPERATIVI

Lettore: legge i testi relativi ai diversi aspetti del popolo ebraico

Scrittore: trascrive le risposte elaborate dal gruppo

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Grafico: completa la mappa concettuale, incolla i pezzi del puzzle sul libretto e colora i disegni

Custode del libretto/Controllore voce e tempo: “custodisce” le pagine del libretto via via che
vengono compilate e prese in ciascuna postazione

TEMPI

Attività 1: 20 minuti circa, per la formazione dei gruppi e spiegazione dei ruoli; 70 minuti circa per
l’attività

Attività 2: 20 minuti circa

MATERIALI

Schede con le consegne (vd. Allegato A), copertina libretto (vd. Allegato B), immagini (vd. Allegato C)

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ALLEGATO A

Scheda consegne

L’ORGANIZZAZIONE DEL POPOLO EBRAICO

DOPO AVER LETTO IL TESTO, RISPONDETE ALLE SEGUENTI DOMANDE:

In quante tribù era diviso il popolo ebraico?

________________________________________________________________________________
________________________________________________________________________________

Chi era a capo della tribù?

________________________________________________________________________________
________________________________________________________________________________

Chi erano gli unici a godere di tutti i diritti?

________________________________________________________________________________
________________________________________________________________________________

Quali divieti dovevano rispettare gli stranieri?

________________________________________________________________________________
________________________________________________________________________________
________________________________________________________________________________

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LE ATTIVITÀ

DOPO AVER LETTO IL TESTO, INSERITE LE PAROLE CORRETTE NELLE CASELLE


VUOTE E INCOLLATE IL DISEGNO QUI SOTTO:

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LA RELIGIONE

DOPO AVER LETTO IL TESTO, INSERITE LE PAROLE CORRETTE NELLE CASELLE


VUOTE DELLA MAPPA CONCETTUALE:

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LE ABITAZIONI

DOPO AVER LETTO IL TESTO, COMPONETE I PUZZLE RAFFIGURANTI LE


ABITAZIONI E INCOLLATELI QUI SOTTO:

L’ESTERNO DI UN’ABITAZIONE

L’INTERNO DI UN’ABITAZIONE

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L’ABBIGLIAMENTO

DOPO AVER LETTO IL TESTO, COLORATE I DISEGNI DEGLI ABITI E INCOLLATELI


QUI SOTTO:

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L’ALIMENTAZIONE

DOPO AVER LETTO IL TESTO, COMPLETATE IL DISEGNO DELLA TAVOLA


DISEGNANDO GLI ALIMENTI CHE UTILIZZAVANO E SCRIVETE NEL RIQUADRO
QUALI ERANO:

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ALLEGATO B

Copertina libretto

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ALLEGATO C

Immagini per le attività

IMMAGINI ABITAZIONI

IMMAGINI MODA

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IMMAGINI DA COLORARE

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SCHEDA DI PROGRAMMAZIONE DELL’UNITÀ DI LAVORO/APPRENDIMENTO

4° UdLA

DESCRIZIONE DELLE ATTIVITÀ

1) “Se noi la sappiamo io la so!”

Il docente prepara un set di domande pari al numero di allievi presenti in classe. Le domande, relative ai
contenuti affrontati durante gli incontri precedenti sono di basso livello di elaborazione, ovvero
introdotte da pronomi/avverbi interrogativi: “Chi”, “Cosa”, “Quando”, “Quante”, “Quali”.

Si divide la classe in 5 gruppi da 4. Ogni gruppo sceglie il proprio nome.

Il facilitatore scrive alla lavagna i nomi dei gruppi partecipanti alla verifica.

Vengono lasciati 15 minuti per riguardare appunti e testi degli argomenti studiati negli incontri
precedenti, dopo di che il materiale verrà tolto.

Il docente estrae e legge una domanda a voce alta.

I gruppi si consultano per recuperare idee, informazioni o risposte definitive. Devono trovare un
accordo su un’unica risposta, ma solo uno di loro sarà chiamato a riferirla al docente.

Il facilitatore estrae casualmente il nome di un alunno (o in alternativa un numero associato ad un


allievo). In quel momento egli è chiamato a rispondere in base a quanto suggerito dal gruppo in fase di
consultazione.

Il docente assegna un punteggio ad ogni risposta.

2) “Lo zaino e il cestino”

Feedback personale riguardante l’esperienza avuta durante questi 4 incontri: ogni ragazzo compilerà
individualmente la scheda “LO ZAINO E IL CESTINO” (vd. Allegato A).

RUOLI COOPERATIVI

Non sono previsti ruoli cooperativi: l’attività è strutturata in modo tale da creare interdipendenza
positiva tra i bambini.

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TEMPI

Attività n. 1: 1 ora e 15 minuti circa

Attività n. 2: 40 minuti circa

MATERIALI

Scheda con le domande, bigliettini con i numeri per estrarre a sorte il bambino che risponderà, schede
di feedback finale.

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ALLEGATO A

Scheda per l’attività di feedback ““Lo zaino e il cestino”

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SCUOLA PRIMARIA “MASCAGNI” (ICS PIETRO MASCAGNI)

SCHEDA DI PROGRAMMAZIONE UNITÀ DIDATTICA

LA CIVILTÀ MINOICA

CLASSE: IVA

PERIODO DI SVOLGIMENTO: Aprile 2015

FACILITATORE DEGLI APPRENDIMENTI: Giulia Troiano

INSEGNANTE: Antonella Santini

DISCIPLINA: STORIA

OBIETTIVO

DISCIPLINARI

Osservare, analizzare e descrivere oralmente alcune immagini relative alla civiltà minoica

Associare un set di didascalie alle relative immagini

Rispondere a semplici domande relative alla civiltà minoico-cretese

TRASVERSALI

Aumentare la conoscenza e l’affiatamento all'interno del gruppo-classe; sollecitare la creatività e le


capacità di problem solving; educare all’ascolto reciproco e al lavoro di gruppo nel rispetto dei tempi e
dei bisogni di ognuno; interagire attraverso il “non verbale”; confrontarsi e collaborare con i compagni
di gruppo; impegnarsi in vista di uno scopo comune condividendo idee e strategie; stimolare le capacità
logico-inferenziali dei bambini; sollecitare le capacità di valutazione e autovalutazione; disegnare;
abbassare il “filtro affettivo”, ovvero i fattori di stress (paura, ansia, insicurezza) solitamente associati al
momento della verifica; educare i bambini al rispetto delle regole del gioco e alla competizione leale
(fair play, vittoria rispettosa e sconfitta serena).

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BREVE DESCRIZIONE DELLE UdLA E DESCRIZIONE GLOBALE DELL’UNITÀ


DIDATTICA

1° UdLA

LA MARGHERITA

Il facilitatore consegna ad ogni alunno una margherita vuota e invita i bambini a completare – con
disegni e/o parole – le frasi-stimolo contenute in ciascun petalo. Al termine dell’attività, il facilitatore
chiederà ai bambini di ritagliare le rispettive margherite. Nella II fase dell'attività i bambini, divisi in
gruppi di 4, confrontano le proprie margherite con quelle dei compagni, integrando in un unico fiore –
la nostra margherita – le preferenze, i desideri e le caratteristiche di tutti i componenti del gruppo.

2° UdLA

GLI ARCHEOLOGI

Ogni gruppo riceve una busta contenente tre “reperti” relativi a un aspetto diverso della civiltà cretese
(es. arte, culto, abbigliamento, mito, palazzo di Cnosso). Il facilitatore invita i bambini a trasformarsi in
veri e propri archeologi, ovvero a descrivere ciascun reperto (forma, colore, dimensioni, materiale, ecc.),
ipotizzandone la funzione e il contesto d’uso. Successivamente i bambini realizzano un cartellone e il
facilitatore consegna ad ogni gruppo tre frasi relative ad altrettanti reperti. A turno, i portavoce dei vari
gruppi leggeranno una frase alla volta e, dopo essersi consultati con i compagni, incolleranno la
didascalia sul cartellone, sotto la relativa immagine.

3° UdLA

STUDIO DI GRUPPO

La classe verrà divisa in gruppi: ad ogni gruppo viene consegnato un colore diverso, corrispondente ad
una differente area tematica (origini e sviluppo della civiltà minoica, palazzo di Cnosso, leggenda del
Minotauro e attività economiche). Prima di creare le postazioni di lavoro, il facilitatore consegna a
ciascun bambino un breve testo su uno dei suddetti aspetti, da leggere e studiare individualmente. Dopo
la lettura individuale, i bambini che hanno studiato lo stesso argomento (es. culto) vengono riuniti nel
medesimo gruppo. Ciascun gruppo riceve una scheda con delle domande relative alla civiltà minoico-
cretese. Dopo aver risposto alle domande, ogni componente del gruppo dovrà ricopiare le risposte – ma
non le rispettive domande! - su un’apposita scheda. Dopo l'attività di trascrizione, il facilitatore ritirerà i
fogli e li consegnerà ai vari gruppi, che dovranno leggere le risposte ricevute dagli altri gruppi e abbinare
ad ognuna la rispettiva domanda (matching risposta-domanda). Quando tutti i gruppi avranno terminato

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l’attività di abbinamento, il facilitatore chiederà ai portavoce di ogni gruppo di leggere a turno gli
abbinamenti domanda-risposta.

4° UdLA

IL GIOCO DELL’OCA MINOICA

Per valutare quanto appreso dai bambini durante i due incontri precedenti, il facilitatore aiuterà la classe
a realizzare il Gioco dell’oca minoica che, una volta terminato, verrà usato per ripassare i vari aspetti
della civiltà minoica (arte, culto, attività economiche, etc.).

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SCHEDA DI PROGRAMMAZIONE DELL’UNITÀ DI LAVORO/APPRENDIMENTO

1° UdLA

DESCRIZIONE DELLE ATTIVITÀ

1) La margherita

I Fase

Il facilitatore consegnerà ad ogni alunno una margherita vuota (disegnata su un foglio A4) e inviterà i
bambini a completare – con disegni e/o parole - le frasi-stimolo contenute in ciascun petalo (es. il mio
gioco preferito..., voglio tanto bene a..., mi arrabbio se..., il mio cibo preferito è..., ecc.). Al termine
dell’attività, il facilitatore chiederà ai bambini di ritagliare le rispettive margherite.

2) Camminiamo come se...

Breve attività di movimento per “riscaldare” i bambini e formare i gruppi. Ogni bambino riceverà un
biglietto (es. sei arrabbiato, sei stanchissimo/a, sei in ritardo, ecc., vd. Allegato A) e dovrà simularne il
contenuto camminando per la classe in cerca dei propri “gemelli” (ovvero dei compagni che hanno
ricevuto il medesimo biglietto). Per riuscire a individuarli, i bambini dovranno osservare attentamente le
espressioni, i gesti e i movimenti dei compagni, senza ricorrere al linguaggio verbale.

3) La margherita

II Fase

Il facilitatore chiederà ai bambini di raggrupparsi in base ai gruppi emersi durante l’attività precedente.
All’interno dei gruppi i bambini dovranno confrontare le proprie margherite con quelle dei compagni e
integrare in un unico fiore – la nostra margherita – le preferenze, i desideri e le caratteristiche di tutti i
componenti del gruppo.

RUOLI COOPERATIVI

Attività 2

II Fase

Grafico: disegna su un A3 il maxi fiore (la margherita di gruppo)

Lettore: legge le margherite, ossia quanto scritto e/o disegnato dai compagni di gruppo dentro i petali;

Mediatore: individua i gusti, gli interessi e le preferenze comuni a tutti i componenti del gruppo, cioè

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aiuta il gruppo a decidere cosa scrivere nella margherita

Scrittore: trascrive dentro i petali della margherita quanto deciso dal gruppo.

Tutti i bambini, a prescindere dal proprio ruolo, potranno colorare e decorare con disegni e/o ritagli di
giornale la margherita di gruppo.

TEMPI

Attività 1: 40 minuti circa

Attività 2: 10 minuti circa

Attività 3: 50 minuti circa

Feedback: 20 minuti circa

MATERIALI

Fotocopie margherita piccola (disegno su A4), fogli A3 (uno per gruppo), matite, pennarelli colorati,
forbici, colla, cartellone (sul quale incollare i fiori realizzati dai bambini).

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ALLEGATO A

Tessere per l’attività “Camminiamo come se…”

SEI FELICISSIMO! SEI FELICISSIMO!

SEI FELICISSIMO! SEI FELICISSIMO!

SEI IN RITARDO!
SEI IN RITARDO!

SEI IN RITARDO!
SEI IN RITARDO!

SEI MOLTO ARRABBIATO/A SEI MOLTO ARRABBIATO/A

SEI MOLTO ARRABBIATO/A SEI MOLTO ARRABBIATO/A

SEI STANCHISSIMO/A SEI STANCHISSIMO/A

SEI STANCHISSIMO/A SEI STANCHISSIMO/A

HAI MOLTO CALDO


HAI MOLTO CALDO

HAI MOLTO CALDO HAI MOLTO CALDO

HAI MOLTO FREDDO HAI MOLTO FREDDO

HAI MOLTO FREDDO HAI MOLTO FREDDO

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SCHEDA DI PROGRAMMAZIONE DELL’UNITÀ DI LAVORO/APPRENDIMENTO

2° UdLA

DESCRIZIONE DELLA/E ATTIVITÀ

1) “Gli archeologi”

La classe verrà divisa in 5 gruppi da 4 (gli stessi dell’incontro precedente).

I Fase: ANALISI DEI REPERTI

Ogni gruppo riceverà una busta contenente tre “reperti” (vd. Allegato A) relativi a un aspetto diverso
della civiltà minoica (es. abbigliamento, arte, culto, mito, palazzo di Cnosso). Il facilitatore chiederà ai
bambini di trasformarsi in veri e propri archeologi, ovvero di osservare e descrivere ciascun reperto
(forma, colore, dimensioni, materiale, etc.), ipotizzandone la funzione e il contesto d’uso. Là dove la
composizione e le caratteristiche dei gruppi lo consentono, il facilitatore potrà proporre ai bambini di
ruotare i ruoli (vd. sotto).

II Fase: CARTELLONE

Al termine della prima fase, il facilitatore aiuterà i bambini ad attaccare su due cartelloni distinti quanto
elaborato all’interno dei gruppi, ovvero le copie dei reperti (CARTELLONE DEI REPERTI) e le
schede dei reperti (CARTELLONE DELLE SCHEDE).

III Fase: MATCHING

Dopo la realizzazione dei cartelloni, il facilitatore consegnerà a ciascun gruppo tre frasi relative ad
altrettanti reperti (vd. Allegato B): a turno, i portavoce dei vari gruppi leggeranno una frase alla volta e,
dopo essersi consultati con i compagni, incolleranno la didascalia sul cartellone (sotto la relativa
immagine, vd. Allegato C). Per coinvolgere maggiormente i bambini e valorizzare quanto hanno
scoperto in modo induttivo durante la I fase, il facilitatore chiederà ad ogni gruppo di motivare
l’abbinamento proposto e di valutare quelli dei compagni.

RUOLI COOPERATIVI

Archeologo-osservatore: descrive oralmente il reperto, integrando nella propria descrizione quanto


notato e/o suggerito dai compagni di gruppo

Archeologo-grafico: disegna una copia del reperto

Archeologo-scrittore: trascrive su un’apposita scheda (v. allegato) quanto deciso dal gruppo

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Archeologo-portavoce: collabora alla descrizione del reperto e, durante la restituzione in plenaria,


legge le didascalie

N. B. I ruoli possono ruotare per 3 volte, una per reperto

TEMPI

Formazione dei gruppi e spiegazione dei ruoli: 15 minuti circa

I Fase: 60 minuti circa (20 minuti a reperto)

II Fase: 25 minuti

III Fase: 20 minuti

MATERIALI

2 fogli di carta da pacchi (molto grandi), immagini dei reperti (in allegato), fogli A4 (divisi in due) per le
copie dei reperti.

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ALLEGATO A

Reperti

ABBIGLIAMENTO

ARTE

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CULTO

MITO

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PALAZZO DI CNOSSO

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ALLEGATO B

Frasi reperti

LE DONNE CRETESI SI TRUCCAVANO GLI OCCHI E LA BOCCA E PORTAVANO I


CAPELLI LUNGHI, RICCI E LEGATI IN BELLISSIME ACCONCIATURE.

GLI UOMINI CRETESI PORTAVANO I CAPELLI LUNGHI E SI RASAVANO LA BARBA.


INDOSSAVANO CORTI GONNELLINI DI LINO, BRACCIALI E GIOIELLI.

GLI ARTIGIANI CRETESI ERANO SPECIALIZZATI NELLA REALIZZAZIONE DI


RAFFINATI GIOIELLI.

I CRETESI PRODUCEVANO VASI, COPPE E CERAMICHE CON BELLISSIME


DECORAZIONI FLOREALI, GEOMETRICHE O ANIMALI. UNO DEI MATERIALI CHE
USAVANO DI PIU' ERA L'ARGILLA, CHE SI CHIAMA ANCHE "CRETA", COME L'ISOLA IN
CUI ABITAVANO I CRETESI!

LE PARETI DEL PALAZZO DI CNOSSO SONO DECORATE CON SPLENDIDI DIPINTI,


CHE RAPPRESENTANO SCENE DI DANZA, ANIMALI, FIORI E PAESAGGI MARINI CON
PESCI E DELFINI.

"L'ACROBATA" E' UNA FAMOSISSIMA STATUETTA CRETESE DI AVORIO (= fatta con le


zanne, cioè con i denti, dell'elefante) E RAPPRESENTA UN ATLETA MENTRE SALTA DALLA
SCHIENA DI UN TORO!!

NEL PALAZZO DI CNOSSO GLI ARCHEOLOGI HANNO TROVATO TANTE TAVOLETTE


DI ARGILLA SCRITTE IN "LINEARE A", UNA MISTERIOSA SCRITTURA CHE NESSUNO
SA LEGGERE! CON I SEGNI DELLA LINEARE A GLI ARTIGIANI E I COMMERCIANTI
CRETESI CONTAVANO LE MERCI E ANNOTAVANO ALTRE COSE IMPORTANTI.

ALL'INTERNO DEL PALAZZO DI CNOSSO C'ERANO GRANDISSIMI MAGAZZINI, DOVE


I CRETESI METTEVANO E CONSERVAVANO I PRODOTTI CHE MANGIAVANO, COME:
OLIO, VINO, CEREALI, LEGUMI, E MOLTO ALTRO!

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OGNI CITTA' CRETESE ERA GOVERNATA DA UN RE. SECONDO I CRETESI, IL RE ERA


UNA SPECIE DI DIO E QUINDI ERA MOLTO IMPORTANTE, PER QUESTO AL CENTRO
DEI PALAZZI MICENEI C'ERA SEMPRE UNA GRANDE SALA DOVE IL RE, SEDUTO SU
UN TRONO DI PIETRA, POTEVA RICEVERE I SUOI OSPITI (FUNZIONARI, SACERDOTI,
CITTADINI, ECC.).

I CRETESI ERANO POLITEISTI (= credevano in tanti dei). LE DEE PIU' IMPORTANTI


ERANO LA "GRANDE MADRE", SIMBOLO DELLA NATURA E DELLA FERTILITA', E LA
"DEA DEI SERPENTI".

DURANTE LE FESTE RELIGIOSE, I RAGAZZI E LE RAGAZZE DI CRETA FACEVANO


PERICOLOSE ACROBAZIE CON I TORI: PRENDEVANO IL TORO PER LE CORNA E
INIZIAVANO A SALTARE E A FARE GIRI E CAPRIOLE. QUESTO TIPO DI DANZA SI
CHIAMA TAUROMACHIA E SIGNIFICA "COMBATTIMENTO CONTRO I TORI".

NELLA RELIGIONE CRETESE C'ERANO TANTI SIMBOLI SACRI, TRA CUI IL SERPENTE,
LA COLOMBA, L'ALBERO, IL SOLE, IL TORO E LA LABRYS, UNA SPECIE DI DOPPIA
ASCIA.

SECONDO LA LEGGENDA, IL MINOTAURO ERA UN ORRIBILE MOSTRO CON IL


CORPO DI UOMO E LA TESTA DI TORO E MANGIAVA SOLO CARNE UMANA. PER
QUESTO OGNI ANNO LA CITTA' DI ATENE DOVEVA MANDARE A CRETA
QUATTORDICI GIOVANI PER SFAMARE (= FAR MANGIARE ) IL MINOTAURO.

SECONDO LA LEGGENDA, UN GIORNO TESEO, FIGLIO DEL RE DI ATENE, UCCISE IL


MINOTAURO CON L'AIUTO DI ARIANNA, LA FIGLIA DI MINOSSE, IL RE DI CRETA.

IL PALAZZO DI CNOSSO ERA COSI' GRANDE CHE PERDERSI NELLE SUE STANZE E
NEI SUOI CORRIDOI ERA DAVVERO FACILE. PER QUESTO NACQUE IL MITO DEL
LABIRINTO E LA LEGGENDA DEL MINOTAURO.

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ALLEGATO C

Cartellone dei reperti

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SCHEDA DI PROGRAMMAZIONE DELL’UNITÀ DI LAVORO/APPRENDIMENTO

3° UdLA

DESCRIZIONE DELLE ATTIVITÀ

1) Lettura individuale

La classe verrà divisa in 5 gruppi da 4 (gli stessi dell’incontro precedente). Ad ogni gruppo verrà
assegnato un colore diverso, corrispondente ad una differente area tematica (origini e sviluppo della
civiltà minoica, palazzo di Cnosso, leggenda del Minotauro e attività economiche). Prima di creare le 5
postazioni di lavoro, il facilitatore consegnerà a ciascun bambino – a seconda del gruppo di cui fa parte
– un breve testo su uno dei suddetti aspetti, da leggere e studiare individualmente (vd. Allegato A).

2) Studio di gruppo

Dopo la lettura individuale, i bambini che hanno studiato lo stesso argomento (es. culto) verranno
riuniti nel medesimo gruppo. Il facilitatore consegnerà ad ogni gruppo una scheda con 3 domande (v.d.
Allegato B) per verificare la comprensione del testo. Ruoli: lettore, ricercatore, scrittore, mediatore.
Dopo aver risposto alle domande, ogni componente del gruppo dovrà ricopiare le tre risposte – ma
non le rispettive domande! - su un’apposita scheda (vd. Allegato C): tutti i membri del gruppo
diventeranno quindi scrittori. Al termine dell’attività di trascrizione, il facilitatore ritirerà i fogli e li
consegnerà ai vari gruppi: ogni gruppo riceverà, pertanto, 12 risposte.

3) Matching di gruppo

Il facilitatore consegnerà ad ogni gruppo una scheda con 12 domande (v.d. Allegato D). Durante questa
fase ciascun gruppo dovrà leggere le 12 risposte ricevute dagli altri gruppi e abbinare ad ognuna la
rispettiva domanda.

4) Restituzione in plenaria

Quando tutti i gruppi avranno terminato l’attività di abbinamento, il facilitatore chiederà ai portavoce di
ogni gruppo di leggere a turno gli abbinamenti domanda-risposta.

RUOLI COOPERATIVI

Lettore: legge le domande e le risposte

Ricercatore: cerca nel testo le risposte

Mediatore: aiuta il gruppo a trovare soluzioni di compromesso e, durante la restituzione, diventa

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portavoce

Scrittore: scrive le risposte alle domande

TEMPI

Attività 1: 30 minuti circa

Attività 2: 30 minuti circa

Attività 3: 30 minuti circa

Attività 4: 20 minuti circa

MATERIALI

Allegati

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ALLEGATO A

LA CIVILTÀ MINOICA

........................................................................................................................................................................................

Creta è una bellissima isola che si trova al centro del Mediterraneo, non lontano dalla Grecia e dall'Asia
Minore. A Creta, tra il 2000 e il 1450 a.C., si sviluppa la civiltà cretese o civiltà minoica, dal nome del
suo re più famoso, Minosse.

Come vedete dalla cartina, Creta è molto grande e ha un territorio montuoso e pianeggiante, adatto sia
all'agricoltura che all'allevamento.

Inoltre, grazie alla sua posizione geografica tra la Grecia, l'Asia e l'Egitto, Creta è perfetta anche per la
navigazione e il commercio. Gli abitanti di Creta, infatti, non fanno solo i pastori, gli agricoltori e i
pescatori, ma anche gli artigiani, i commercianti e i navigatori.
I cretesi trasportano le loro merci con delle navi a fondo
piatto e vendono i loro prodotti – vino, olio, cereali, vasi,
coppe, gioielli, armi, etc. – ad altri popoli, come Egizi, Fenici e
Babilonesi.

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Tra il 2000 e il 1450 a.C., a Creta non c'è un unico stato, ma tante città libere e indipendenti. In ogni
città governa un re diverso che, insieme ai sacerdoti e ai funzionari, organizza tutte le attività della città,
dalle feste religiose al commercio.

Le città più importanti sono Cnosso, Mallia, Festo e Zakros.

In ogni città c'è un grandissimo palazzo reale, con sale, cortili e bellissime terrazze su più piani.

I cretesi sono un popolo molto pacifico (= che ama la pace e non fa la guerra). Intorno ai palazzi non

costruiscono mura, sia perché non hanno nemici, sia perché il mare è un'ottima barriera naturale contro
eventuali attacchi. Verso il 1450 la civiltà cretese scompare (finisce) in modo misterioso, forse a causa di
un maremoto provocato dall'eruzione del vulcano di un'isola vicina, Santorini.

IL PALAZZO DI CNOSSO

Il re più famoso di Creta è Minosse che, secondo la leggenda, governò la città di Creta con giustizia e
saggezza (= intelligenza, esperienza). Secondo alcuni studiosi, "Minosse" non è il nome di un re, ma la
parola che significa "re" (un po' come "faraone", che nella società egizia significava appunto "sovrano",
cioè "re").

Il palazzo più grande di Creta è quello di Cnosso.


Cnosso è la città più ricca e importante della civiltà
minoica. Al centro del palazzo c'è un grande cortile
rettangolare (= a forma di rettangolo), in cui i cretesi
fanno le cerimonie in onore degli dei (= feste per gli
dei). Intorno al cortile ci sono stanze e saloni, collegati tra loro da lunghi porticati e corridoi.

Il palazzo di Cnosso è costruito su più piani: ai piani alti vivono i nobili (= il re e la sua famiglia), ai
piani bassi i servi del re e le persone normali.

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Alle pareti del palazzo ci sono splendidi dipinti con scene di danza, animali (veri o fantastici), figure
geometriche, fiori e paesaggi marini con pesci e delfini. All' interno del palazzo, invece, ci sono i
magazzini, dove i cretesi mettono i prodotti (es. vino, olio, cereali, legumi, ecc.) che vendono al mercato
o quelli per i periodi di carestia (= quando c'è poco cibo). Oltre ai magazzini, ci sono anche le botteghe
(= i negozi) degli artigiani e gli archivi, degli spazi dove i cretesi conservano le tavolette di argilla che
usano per contare le merci e sapere con esattezza cosa c'è nei magazzini.

In un palazzo così grande perdersi era facilissimo: per questo il


palazzo di Cnosso è associato alla parola labirinto (= un luogo
pieno di stanze e corridoi, da cui è molto difficile uscire) e alla
famosa leggenda del Minotauro.

LA LEGGENDA DEL MINOTAURO

Secondo la leggenda, a Cnosso viveva il Minotauro, un orribile mostro, con la testa di un toro e il corpo
di un uomo. Per proteggere i cretesi dal Minotauro, il re di Creta Minosse chiese all'architetto Dedalo di
costruire un labirinto, cioè una specie di prigione in cui rinchiudere il
mostro.

Siccome il Minotauro mangiava solo carne umana, ogni anno la città greca di
Atene, che viveva sotto il controllo dei cretesi, doveva mandare a Cnosso
quattordici fanciulli (= ragazzi molto giovani). Ogni anno, quindi, il
Minotauro mangiava 14 giovani ateniesi. Un giorno Teseo, figlio del re di
Atene, decise di uccidere il mostro. Appena Arianna, figlia di Minosse, vide Teseo, si innamorò di lui e
decise di aiutarlo. Arianna diede a Teseo una spada, per uccidere il Minotauro, e un gomitolo di filo per
uscire dal labirinto.

Fu così che Teseo uccise il Minotauro e, seguendo il filo che aveva srotolato, riuscì a uscire dal
labirinto.

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ALLEGATO B

Gruppo grigio – Foglio per il lettore

- Perché la civiltà cretese è detta anche "minoica"?


- A quali attività si dedicavano i cretesi?
- Quando e perché finì la civiltà cretese?

Gruppo grigio – Foglio per lo scrittore

Gruppo verde – Foglio per il lettore

Come si chiamava la divinità più importante dei cretesi?


Cosa facevano i cretesi durante le cerimonie religiose?
Cosa significa "tauromachia"?

Gruppo verde – Foglio per lo scrittore

Gruppo verde – Foglio per il lettore

 ....................................................................................................... C
ome si chiamava la divinità più importante dei cretesi?

 ....................................................................................................... C
osa facevano i cretesi durante le cerimonie religiose?
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 ....................................................................................................... C
osa significa "tauromachia"?
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Gruppo viola – Foglio per il lettore

- Cosa importavano i cretesi?


- Cosa esportavano i cretesi?
- Che cosa producevano gli artigiani cretesi?

Gruppo viola – Foglio per lo scrittore

Gruppo blu – Foglio per il lettore

Chi era il minotauro?


Come fece Teseo a uccidere il minotauro?
Cosa mangiava il minotauro?

Gruppo blu – Foglio per lo scrittore

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Gruppo rosso – Foglio per il lettore

- Com'è il palazzo di Cnosso?


- Come sono decorate le pareti del palazzo di Cnosso?
- Perché il palazzo di Cnosso è associato alla parola "labirinto"?

Gruppo rosso – Foglio per lo scrittore

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ALLEGATO C

TABELLA RISPOSTE

N.B. Trascrivete solo le risposte, non le domande!

DOMANDA:

RISPOSTA:

DOMANDA:

RISPOSTA:

DOMANDA:

RISPOSTA:

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ALLEGATO D

Gruppo grigio

Perché il palazzo di Cnosso è associato alla parola "labirinto"?


Che cosa producevano gli artigiani cretesi?
Cosa mangiava il Minotauro?
Cosa facevano i cretesi durante le cerimonie religiose?
Come fece Teseo a uccidere il Minotauro?
Cosa significa "tauromachia"?
Come si chiamava la divinità più importante?
Cosa esportavano i cretesi?
Chi era il Minotauro?
Com'è il palazzo di Cnosso?
Cosa importavano i cretesi?
Come sono decorate le pareti del palazzo di Cnosso?

Gruppo rosso

Perché la civiltà cretese è detta anche "minoica"?


Cosa mangiava il Minotauro?
A quali attività si dedicavano i cretesi?
Come si chiamava la divinità più importante?
Cosa esportavano i cretesi?
Come fece Teseo a uccidere il Minotauro?
Cosa facevano i cretesi durante le cerimonie religiose?
Quando e perché finì la civiltà cretese?
Cosa significa "tauromachia"?
Cosa importavano i cretesi?
Che cosa producevano gli artigiani cretesi?
Chi era il Minotauro?

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Gruppo blu

Cosa significa "tauromachia"?


Come sono decorate le pareti del palazzo di Cnosso?
Che cosa producevano gli artigiani cretesi?
Perché il palazzo di Cnosso è associato alla parola "labirinto"?
Perché la civiltà cretese è detta anche "minoica"?
Cosa esportavano i cretesi?
Quando e perché finì la civiltà cretese?
Com'è il palazzo di Cnosso?
A quali attività si dedicavano i cretesi?
Come si chiamava la divinità più importante?
Cosa facevano i cretesi durante le cerimonie religiose?
Cosa importavano i cretesi?

Gruppo verde

Cosa mangiava il Minotauro?


Cosa importavano i cretesi?
Perché la civiltà cretese è detta anche "minoica"?
A quali attività si dedicavano i cretesi?
Chi era il Minotauro?
Perché il palazzo di Cnosso è associato alla parola "labirinto"?
Cosa esportavano i cretesi?
Come sono decorate le pareti del palazzo di Cnosso?
Che cosa producevano gli artigiani cretesi?
Quando e perché finì la civiltà cretese?
Come fece Teseo a uccidere il Minotauro?
Com'è il palazzo di Cnosso?

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Gruppo viola

Perché la civiltà cretese è detta anche "minoica"?


Chi era il Minotauro?
A quali attività si dedicavano i cretesi?
Perché il palazzo di Cnosso è associato alla parola "labirinto"?
Come fece Teseo a uccidere il Minotauro?
Come si chiamava la divinità più importante?
Com'è il palazzo di Cnosso?
Cosa facevano i cretesi durante le cerimonie religiose?
Quando e perché finì la civiltà cretese?
Cosa significa "tauromachia"?
Cosa mangiava il Minotauro?
Come sono decorate le pareti del palazzo di Cnosso?

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SCHEDA DI PROGRAMMAZIONE DELL’UNITÀ DI LAVORO/APPRENDIMENTO

4° UdLA

DESCRIZIONE DELLE ATTIVITÀ

1) Il gioco dell'oca minoica

Per valutare quanto appreso dai bambini durante i tre incontri precedenti, il facilitatore aiuterà i
bambini a realizzare un gioco dell’oca che, una volta terminato, verrà usato per ripassare i seguenti
aspetti della civiltà minoico-cretese: attività economiche e produttive, organizzazione del palazzo di
Cnosso, leggenda del Minotauro, produzione artistica e culto.

I Fase: REALIZZAZIONE DEL GIOCO

La classe verrà suddivisa in 6 gruppi da 4 (gli stessi dell’incontro precedente). Ogni gruppo riceverà 4
caselle (vd. Allegato A) ed altrettante frasi, ossia 3 domande di contenuto disciplinare (vd. Allegato B) e
una frase funzionale al gioco (es. il minotauro ha fame... se non volete finire nella sua pancia, fermatevi
per un giro!,).

Il facilitatore chiederà quindi ad ogni bambino di scegliere la propria casella, colorarla e trascrivervi
dentro una delle 4 frasi assegnate al gruppo.

Quando ogni gruppo avrà completato le rispettive caselle, il facilitatore aiuterà i bambini a numerarle e
incollarle su un cartellone (IL GIOCO DELL’OCA MINOICA).

II Fase: LET’S PLAY!

Dopo aver sistemato il cartellone al centro dell’aula, il facilitatore chiederà ai bambini di sedersi in
cerchio e inviterà ogni gruppo a scegliere la propria pedina (es. un temperino, una colla, una gomma,
ecc.) e ad eleggere il proprio portavoce. Durante il gioco dell’oca (vd. Allegato C), se una domanda
“uscirà” più di 2 volte, il facilitatore chiederà all’insegnante di formularne un’altra.

RUOLI COOPERATIVI

II Fase

Dado: è l’unico componente del gruppo autorizzato a tirare il dado

Pedina: è l’unico componente del gruppo autorizzato a muovere la pedina

Lettore: è l’unico componente del gruppo autorizzato a leggere la domanda contenuta nella casella

Portavoce: è l’unico componente del gruppo autorizzato a rispondere alla domanda (ma solo dopo

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essersi consultato con il gruppo!!)

TEMPI

I Fase: 40 minuti circa

II Fase: 60 minuti circa

Saluti: 20 minuti circa

MATERIALI

file allegato, cartellone, dado, forbici, colla, matite e pennarelli colorati, immagini da ingrandire e
stampare, per realizzare le caselle del gioco dell’oca (v.d. Allegato)

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ALLEGATO A

Immagini per la costruzione del “Gioco dell’oca minoico”

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ALLEGATO B

Domande per la costruzione del “Gioco dell’oca minoico”

Perché la civiltà cretese è detta anche "minoica"?

A quali attività si dedicavano i cretesi?

Quando e perché finì la civiltà cretese?

Come si chiamava la divinità più importante?

Cosa facevano i cretesi durante le cerimonie religiose?

Cosa significa "tauromachia"?

Cosa importavano i cretesi?

Cosa esportavano i cretesi?

Che cosa producevano gli artigiani cretesi?

Chi era il minotauro?

Come fece Teseo a uccidere il minotauro?

Cosa mangiava il minotauro?

Com'è il palazzo di Cnosso?

Come sono decorate le pareti del palazzo di Cnosso?

Perché il palazzo di Cnosso è associato alla parola “labirinto”?

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ALLEGATO C

“Gioco dell’oca minoico”

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SCUOLA PRIMARIA “MEUCCI” (ICS NORD)

SCHEDA DI PROGRAMMAZIONE UNITÀ DIDATTICA

L’OROGENESI, LA TEORIA DELLE ZOLLE

CLASSE: IVC

PERIODO DI SVOLGIMENTO: Febbraio 2015

FACILITATORE DEGLI APPRENDIMENTI: Alessandra De Luca

INSEGNANTE: Loredana Cirillo

DISCIPLINA : SCIENZE

OBIETTIVI

DISCIPLINARI

Studiare e far proprie le conoscenze legate ad un argomento didattico specifico

TRASVERSALI

Mettere in campo le abilità di ciascuno, per un fine comune, di conoscenza e condivisione

Provare concretamente un metodo di studio centrato sul gruppo, dove ciascun allievo sia indispensabile
per il raggiungimento degli obiettivi (Interdipendenza positiva, Responsabilità personale)

Stimolare all’ascolto dell’altro e all’empatia verso le esigenze altrui, in un contesto-classe quotidiano

Monitoraggio e valutazione del pensiero critico, della gestione dello stress e dell’autoconsapevolezza.

BREVE DESCRIZIONE DELLE UdLA E DESCRIZIONE GLOBALE DELL’UNITÀ


DIDATTICA

Il percorso si struttura in attività didattiche e relazionali dinamiche e, nello stesso tempo, corpose e
complesse per certi aspetti.

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Si utilizzano varie tipologie di materiale, strumenti ed approcci per stimolare stili cognitivi diversi
nell’ottica della personalizzazione degli interventi educativo-didattici.

L’argomento del percorso di didattica inclusiva è quello dell’ “orogenesi” e della “teoria delle placche”,
in collegamento con la formazione delle colline sul nostro territorio.

1° UdLA

Il primo incontro di natura relazionale ha lo funzione di favorire e sperimentare la conoscenza


dell’altro, di creare un input e una contestualizzazione per tutto il percorso.

Ha anche la funzione di iniziare a creare un clima positivo, sereno, empatico, tra bambini e docenti e
nello stesso tempo di gestire eventuali situazioni di stress dovute ad una nuova esperienza.

Le attività del fiore e del puzzle (vd. I UdLa) sono utili per iniziare l’esperienza.

2° e 3° UdLA

Il secondo e il terzo incontro sono didattici: la classe è stimolata attraverso la richiesta dello studio in
gruppo, con ruoli assegnati e con tempistiche da rispettare: i bambini sono stimolati a lavorare insieme
e a tener conto l’uno dell’altro.

In ogni classe sono presenti dinamiche relazionali in cui importante e determinanti sono il mettersi in
gioco e la capacità di ascolto per cercare di creare un clima positivo e stimolante.

Per l’attuazione del percorso si utilizzano fotocopie di testi e immagini sull’argomento, cartelloni da
costruire per rendere pratico e reale ciò che si studia. Ad accompagnare le attività, ci sono momenti
relazionali di gruppo (come ad esempio “il termometro”).

4° UdLA

Soprattutto nell’ultimo incontro, di natura autovalutativa, valutativa e di feedback, si prevedono attività


in cui la classe intera è stimolata a un “fare” positivo e costruttivo, sia per l’attività del tabellone che per
quella dei bassorilievi (vd. IV UdLA).

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SCHEDA DI PROGRAMMAZIONE DELL’UNITÀ DI LAVORO/APPRENDIMENTO

1° UdLA

DESCRIZIONE DELLE ATTIVITÀ

1) Momento di presentazione e di descrizione del percorso, con spiegazione delle modalità riguardo
alle attività che verranno svolte in classe.

2) “La Margherita”

Questa attività permette di conoscere e conoscersi, condividendo.

Ogni bambino riempie con le proprie risposte ogni petalo della sua margherita (vd. Allegato A).
Successivamente, in gruppi casuali, i bambini leggono e si confrontano sulle risposte\curiosità di ogni
margherita ed interagiscono in un “fiore di gruppo”. Alla fine dell’attività si crea una grande margherita
della classe, con i pensieri di ogni bambino.

3) “Il Puzzle”

Si consegna ad ogni bambino un pezzo di un’immagine precedentemente ritagliata. Le immagini


raffigurano disegni che serviranno ad introdurre il contenuto disciplinare degli incontri successivi (vd.
Allegato B). I bambini cercano i pezzi mancanti e ricompongono il puzzle. Una volta trovatisi, i
bambini incollano i pezzi, colorano le immagini.

RUOLI COOPERATIVI

Essendo attività relazionali e di conoscenza, i ruoli sono per tutti i bambini, ognuno a suo modo e con
il proprio coinvolgimento, quelli di osservatori ed ascoltatori empatici. Il condividere, conoscere e
conoscersi in questa nuova esperienza è un approccio comune.

TEMPI

Attività 1 e 2: 1 ora circa

Attività 3: 30 minuti circa

MATERIALI

Immagini margherita, fogli, cartoncini, immagini puzzle, matite, pennarelli, scotch, colla.

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ALLEGATO A

La Margherita

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ALLEGATO B

Immagini per il puzzle

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SCHEDA DI PROGRAMMAZIONE DELL’UNITÀ DI AVORO/APPRENDIMENTO

2° UdLA

DESCRIZIONE DELLE ATTIVITÀ

1) “Riassumere in gruppo, con i ruoli”

Divisione della classe in 6 gruppi da 4 (gruppi già formati nel primo incontro). Dopo aver scelto il
nome del proprio gruppo, i bambini iniziano a studiare insieme, riassumendo i contenuti del materiale
che viene dato a ciascuno di loro (Vd. Allegato A). Socializzazione in plenaria del lavoro di gruppo con
lettura dei riassunti (vd. Allegato B).

2) “Il Termometro”

Prima di concludere l’unità di lavoro, viene proposto un momento “dinamico”, di scambio, verbale e
non, per coinvolgere tutta la classe in previsione dell’incontro successivo. Si chiede a tutti i bambini di
posizionarsi, utilizzando il verbale e il non-verbale:

in ordine di grandezza della mano

in ordine di lunghezza del piede

in ordine alfabetico rispetto all’iniziale del nome

RUOLI COOPERATIVI (Vd. Allegato C)

Attività 1:

Lettore

Dubbioso

Scienziato (riassume)

Scrittore

I ruoli ruotano.

I docenti in classe hanno il ruolo di controllori del silenzio e del tempo.

Attività 2:

Nell’attività relazionale di fine incontro, lo spirito è quello di collaborare (attraverso il verbale e non)
per raggiungere un risultato comune, che coinvolge l’intera classe.

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TEMPI

Attività 1: 1 ora e 30 minuti circa

Attività 2: 30 minuti

MATERIALI

Materiale didattico in allegato, fogli, penna.

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ALLEGATO A

TESTI DISCIPLINARI

IL BIG BANG: UN’ESPLOSIONE DI ENERGIA!

Immaginate una bollicina migliaia di volte più piccola di una punta di spillo. Immaginatela mooooolto
calda e densa (corposa), più densa della... cioccolata che bevete nelle fredde giornate d’inverno: è
questa, secondo gli scienziati, l’immagine dell’universo più di 14 miliardi di anni fa! All’improvviso,
però, questa bollicina è esplosa (scoppiata),

il famoso Big Bang, “gettando” nello spazio i suoi minuscoli (piccoli) pezzetti: è nato così l’universo,
come oggi noi lo conosciamo. In meno di un secondo ecco che tutto è cominciato e l’universo è
iniziato a crescere (e continua sempre a farlo). L’energia prodotta dall’esplosione si è trasformata in
particelle (piccoli pezzi) di materia (ciò che ci circonda; è formata da vari materiali) che, unendosi
(mettendosi insieme, avvicinandosi), hanno formato le prime stelle; intorno ad ogni una nuova stella si
trovano dei dischi (anelli) di gas e polveri. Queste polveri, formate da roccia e ghiaccio, unendosi tra
loro, hanno dato vita ai pianeti terrestri, di cui la Terra fa parte.

IL PIANETA TERRA

Sapete quanti anni ha la Terra? Non molti, in realtà, visto che ne ha “solo” 4
miliardi...!!!E come si sono formati i suoi continenti?

E’ stato Wegener ad avere un’idea geniale guardando le cartine geografiche.... i contorni del
continente americano e africano si incastravano come i pezzi di un puzzle. Secondo Wegener le terre
emerse (venute fuori dall’acqua), formavano un unico “supercontinente”, la Pangea (pan, tutto e gea,
terra) ed esisteva un unico “superoceano”, la Panthalassa (pan, tutto e thalassa, mare).

La terra sopra questo mare, rompendosi in mille pezzi, ha formato una parte dell’America, l’Europa e
l’Asia; sotto un altro mare invece, si è formata un’altra parte dell’America, l’Africa, l’India, l’Australia e
l’Antartide.

La teoria di Wegener, chiamata deriva dei continenti, spiega come le terre emerse (venute fuori
dall’acqua), si sono spostate galleggiando come gli iceberg (pezzi di ghiaccio) nell’acqua. La sua geniale
idea è diventata una parte molto importante della teoria della tettonica a placche.

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La Terra è come una CIPOLLA…

Per poter spiegare la teoria della tettonica delle placche o a zolle, dobbiamo
capire di quanti “strati” è fatta la Terra. Possiamo immaginarla come una
grande cipolla: se iniziamo a sbucciarla, lo strato più esterno (fuori) è formato
dalla crosta, fino ad arrivare alla parte più interna (dentro), il nucleo. La
crosta è divisa in frammenti rigidi (pezzi di roccia duri) e di grandezza
diversa: le placche o zolle. Assomigliano ai pezzi di un mosaico ma non sono fermi, e il movimento
avviene tra una placca e l’altra che spingendosi, scontrandosi e separandosi, si accavallano (si mettono
sopra) l’una sull’altra. È proprio questo ultimo “movimento” a creare l’OROGENESI (o nascita delle
montagne): nello scontro tra due croste continentali, infatti, le due placche si accavallano l’una all’altra,
dando così vita a catene montuose dentro ai continenti; un esempio sono le nostre Alpi, in Italia.

LE COLLINE ITALIANE

LE COLLINE MORENICHE

Le colline moreniche sono formate da ammassi (insiemi) di sassi, ghiaia e


terriccio che gli antichi ghiacciai hanno trascinato (portato) a valle.
L’accumulo (l’insieme) di questi detriti infatti si chiama morena. In Italia
abbiamo colline moreniche in Piemonte e in Lombardia.

LE COLLINE STRUTTURALI

Le colline strutturali sono i resti (ciò che rimane) di antiche montagne,


erose (consumate) nel corso del tempo dagli agenti atmosferici (pioggia,
vento, gelo), che lentamente hanno abbassato e arrotondato le cime (le
vette, le punte). In Italia abbiamo colline strutturali in Basilicata.

LE COLLINE TETTONICHE

Le colline tettoniche hanno avuto origine (sono nate) dal sollevamento


(innalzamento) di antichi fondali marini, dovuto ai movimenti della
crosta terrestre. In Italia abbiamo colline tettoniche in Toscana (colline
del Monferrato), in Piemonte e in Puglia.

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LE COLLINE VULCANICHE

Le colline vulcaniche sono antichi vulcani ormai spenti, che hanno


cambiato il loro aspetto nel corso del tempo perché sono stati “modellati”
dagli agenti atmosferici. In Italia abbiamo colline vulcaniche in Toscana,
nel Lazio, in Campania e le più importanti nel Veneto.

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ALLEGATO B

SCHEMI PER RIASSUNTI

RIASSUNTO: “IL BIG BANG: UN’ESPLOSIONE DI ENERGIA!”

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RIASSUNTO: “IL PIANETA TERRA”

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________________________________________________________________________________

RIASSUNTO: “LA TERRA E’ COME UNA CIPOLLA…”

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RIASSUNTO: “LE COLLINE ITALIANE”

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ALLEGATO C

I RUOLI COOPERATIVI

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SCHEDA DI PROGRAMMAZIONE DELL’UNITÀ DI AVORO/APPRENDIMENTO

3° UdLA

DESCRIZIONE DELLE ATTIVITÀ

1) Lavorare in gruppo, con i ruoli (costruzione di un cartellone tematico)

Elenco e visualizzazione del materiale a disposizione, con dimostrazione (esempio da parte dei docenti)
di cosa avviene quando le placche si scontrano, di come possono nascere le montagne (attraverso
l’utilizzo di spugne colorate e pezzi di feltro).

Divisione della classe nei gruppi di studio del precedente incontro; estrazione del gruppo associato ad
un argomento (big bang, la terra, le placche\zolle, le colline e due gruppi sull’orogenesi); dopo la prima
fase di progettazione con i ruoli (idee, disegno, progetto, scrittura e raccolta del materiale), inizio del
lavoro di gruppo per la realizzazione del cartellone sui vari argomenti. Al termine dell’attività, tutti i
lavori vengono messi in mostra (Vd. Allegato A).

RUOLI COOPERATIVI

Pensatore: ascolta\raccoglie le idee di tutti i componenti e le riporta al disegnatore

Disegnatore: disegna il progetto, una bozza, in base alle indicazioni del pensatore

Scrittore: scrive la lista del materiale necessario per la realizzazione del progetto

Raccoglitore: prende il materiale scelto in gruppo, mediando con gli altri raccoglitori, in caso di
necessità di soliti materiali

Nella fase di progettazione, ogni bambino ha un ruolo; nella fase di produzione tutti i bambini si
mettono in gioco con le loro idee e capacità per la realizzazione del cartellone.

I docenti hanno il ruolo di controllori del silenzio e del tempo.

TEMPI

Attività 1: 2 ore circa

MATERIALI

Cartoncini colorati, fogli, pennarelli, spugne e stoffe, tubi di cartone di varie dimensioni, carta crespa,
forbici, scotch.

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ALLEGATO A

LAVORI DI GRUPPO

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SCHEDA DI PROGRAMMAZIONE DELL’UNITÀ DI LAVORO/APPRENDIMENTO

4° UdLA

DESCRIZIONE DELLE ATTIVITÀ

1)“Se noi la sappiamo, io la so!”

Attività di valutazione e di autovalutazione sui concetti chiave (su scienze e sull’approccio cooperativo),
mediante domande dirette, schede\fotocopie e un cruciverba finale (vd. Allegato B).

Ad ogni gruppo viene consegnato un riassunto che riguarda l’argomento trattato nei precedenti incontri
(vd. Allegato A). I gruppi leggono il riassunto (10 minuti) e possono consultarlo insieme per rispondere
alle domande.

Le domande vertono sul tema didattico affrontato, ma anche sul concetto dello “studiare insieme, in
gruppo, con ruoli”.

Ad alcune domande rispondono tutti i gruppi, ad altre solo il componente di un gruppo (che viene
sorteggiato).

Al termine, la somma dei punti scritti sul tabellone (vd. Allegato C) corrisponde al totale di caramelle
che verranno distribuite ad ogni gruppo (il quale divide equamente il “tesoro” vinto).

2) “I bassorilievi”

Attività di feedback e chiusura del percorso

L’attività si svolge in uno spazio ampio, all’interno della scuola.

A tutti i bambini di ogni gruppo viene chiesto di rappresentare con il proprio corpo, tutti insieme, una
parola (oggetto, emozione, concetto etc.) e quindi l’idea che questa suscita in loro.

RUOLI COOPERATIVI

Attività 1 e 2

Non ci sono ruoli definiti: in queste attività è importante il contributo del singolo e del gruppo, anche
per ricordare e mettere in pratica, se necessario, i ruoli spiegati e “personificati” negli incontri
precedenti. La cooperazione è presente sia nella parte didattica che in quella relazionale, attraverso
metodi e strategie differenti, stimolate proprio dal tipo di attività proposte.

TEMPI

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Attività 1: 1 ora e 30 minuti circa

Attività 2: 30 minuti circa

MATERIALI

Tabellone, fotocopie schede, lapis, penna.

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ALLEGATO A

Riassunto degli argomenti disciplinari trattati

A quanto risale la nascita delle Miliardi di anni fa la Terra era una palla incandescente. Poi la superficie
montagne? terrestre ha iniziato a raffreddarsi lentamente in modo da formare la
crosta terrestre.
Milioni e milioni di anni fa esisteva una sola grande terra chiamata
Pangea, completamente circondata dal mare.
Lentamente la Pangea si è spezzata, le varie zolle si sono iniziate ad
allontanare e hanno dato origine ai continenti e agli oceani.
La crosta terrestre galleggia sulla roccia liquida e incandescente che si
trova all'interno della terra e che prende il nome di magma. La crosta
terrestre è in continuo movimento anche se noi non lo percepiamo.
Le montagne sono nate in seguito ai sommovimenti della crosta
terrestre. Questi fenomeni si sono verificati a più riprese nel corso della
storia della Terra.

Cos'è l'orogenesi? Il processo attraverso il quale si sono formate le montagne prende il


nome di orogenesi.

Qual è l'origine delle Le montagne possono avere:


montagne?
origine tettonica;
origine vulcanica.

Come si sono formate le Le catene montuose di origine tettonica si sono formate in seguito al
montagne di origine tettonica? movimento delle zolle terrestri, dette anche placche,
che scontrandosi hanno provocato il sollevamento delle rocce di cui
sono costituite e la formazione delle montagne.

In Italia esistono montagne di Le Alpi sono montagne di origine tettonica.


origine tettonica?

Come si sono formate le Le catene montuose di origine vulcanica si sono formate in seguito alla
montagne di origine spaccatura delle zolle terrestri dalla quale è fuoriuscito il magma. La lava
vulcanica? solidificandosi ha dato origine a delle rocce che hanno formato delle
montagne particolari: i vulcani.

In Italia esistono montagne di In Italia abbiamo diverse montagne di origine vulcanica, tra queste le
origine vulcanica? più importanti sono il Vesuvio in Campania e l'Etna in Sicilia.

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ALLEGATO B

Materiali per la valutazione

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CHE COLLINA È…?

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ALLEGATO C

Tabellone con un punteggio ad ogni domanda (1 punto = nessuna risposta; 2 punti = risposta
parzialmente corretta; 3 punti = risposta completamente corretta).

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RETE SUD EST

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SCUOLA PRIMARIA “AMBRA CECCHI” (ICS PRIMO LEVI)

SCHEDA DI PROGRAMMAZIONE UNITÀ DIDATTICA

L’ANTICA ROMA

CLASSE: VB

PERIODO DI SVOLGIMENTO: Marzo 2015

FACILITATORE DEGLI APPRENDIMENTI: Simona Del Buffa

INSEGNANTE: Rosa Maria De Pascale

DISCIPLINA: STORIA

OBIETTIVI

DISCIPLINARI

Approfondimento conoscenze disciplinari: L’antica Roma

Valutazione/verificare delle conoscenze pregresse

Potenziamento abilità di comprensione del testo, sintesi ed esposizione orale

Potenziamento abilità grafico-pittoriche

TRASVERSALI

Creazione di un clima sereno di collaborazione e di ascolto

Conoscenza di sé e degli altri

Condivisione di pensieri, emozioni e desideri

Apprendimento attraverso le proprie e altrui potenzialità

Capacità di mediazione

Capacità di problem-solving

Capacità di gestione dei tempi e di rispetto dei ruoli assegnati

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BREVE DESCRIZIONE DELLE UdLA E DESCRIZIONE GLOBALE DELL’UNITÀ


DIDATTICA

1° UdLA

Il primo incontro è dedicato al “fare gruppo”. I bambini vengono informati del percorso che
affronteranno sia a livello didattico che relazionale. Attraverso l’attività della “Margherita”, la classe
inizia a sperimentare il lavoro di gruppo.

2° UdLA

Nel secondo incontro si affrontato l’argomento disciplinare di storia con un testo scritto da leggere e
comprendere attraverso immagini dettagliate. Con l’aiuto di tali immagini si richiede ai bambini di
creare un cartellone riassuntivo di ciò che è stato letto. Si potenzia, attraverso questa attività, la capacità
di sintesi dei bambini.

3° UdLA

Il terzo incontro è dedicato all’ampliamento e all’espansione di quanto appreso attraverso un’attività


scritta nella quale si richiede ai bambini di formulare domande e risposte pertinenti.

4° UdLA

Il quarto incontro è dedicato alla verifica degli apprendimenti attraverso l’attività cooperativa “Se noi la
sappiamo, io la so!”, nella quale si impiegano le stesse domande e risposte elaborate dai gruppi dei
bambini durante l’incontro precedente.

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SCHEDA DI PROGRAMMAZIONE DELL’UNITÀ DI LAVORO/APPRENDIMENTO

1° UdLA

DESCRIZIONE DELLE ATTIVITÀ

Attività relazionali

1) “Sediamoci in cerchio”

La classe viene disposta con le sedie in cerchio per facilitare la comunicazione. Si richiede ai bambini
una loro riflessione sul motivo per cui ci siamo messi in cerchio.

Ai bambini è anche chiesto di trovare delle regole funzionali a migliorare l’ascolto.

Successivamente, i bambini sono invitati a presentare il compagno sulla destra attraverso una
caratteristica positiva.

2) “La Margherita”

Si consegna ai bambini una copia della Margherita (vd. Allegato A). Dopo aver completato
individualmente i petali, i bambini sono divisi in gruppi casuali grazie all’aiuto di bigliettini con i nomi
degli antichi re di Roma. All’interno dei gruppi, ciascuno legge la propria margherita e si confronta con
gli altri, evidenziando sia le cose comuni sia le cose che non si sanno dell’altro.

Alla fine dell’incontro, si costruisce un cartellone di classe con le margherite di tutti i bambini
arricchendolo con scritte o eventuali disegni significativi per il gruppo.

RUOLI COOPERATIVI

Non sono previsti ruoli strutturati. Ogni gruppo ha l’occasione di sperimentare concretamente
positività e criticità del lavoro cooperativo

TEMPI

Presentazione del percorso: 15 minuti circa

Attività 1: 15 minuti circa

Attività 2: 40 minuti circa, per spiegazione attività e compilazione individuale della Margherita; 10
minuti, per la formazione dei gruppi; 30 minuti circa, per il lavoro di gruppo; 10 minuti circa, per la
restituzione e per le eventuali riflessioni

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MATERIALI

Fotocopie della Margherita (vd. Allegato A), cartoncini, colla, forbici, pennarelli e matite, bigliettini con
il nome degli antichi re di Roma per la formazione dei gruppi.

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ALLEGATO A

La Margherita

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2° UdLA

DESCRIZIONE DELLE ATTIVITÀ

Attività relazionale

1) “L’arca di Noè”

L’argomento di storia, la struttura sociale dell’antica Roma, viene introdotto/contestualizzato con la


seguente attività ludica. “L’Arca di Noè” è un momento ludico, di relazione e di lavoro cooperativo.

Si impiegano dei bigliettini con scritto patrizio, plebeo, schiavo e liberto che serviranno non solo per
creare i gruppi, ma anche per fare emergere le conoscenze pregresse dei bambini rispetto a quel periodo
storico.

Si procede nel modo seguente:

1. Formazione di gruppi da quattro.

2. I membri dei gruppi schierati di fronte al docente si preparano a svolgere una serie di problemi (vd.
Allegato A).

3. Il docente formula il primo problema, i gruppi si consultano.

4. Il docente riformula il problema e i membri dei gruppi si collocano nelle posizioni che ritengono
giuste.

5. Comunicazione della soluzione da parte del docente e celebrazione da parte di gruppi del successo.

Attività disciplinare

2) “Insieme leggiamo e creiamo!”

I bambini, divisi in gruppi, sono invitati a leggere delle dispense che descrivono le caratteristiche delle
abitazioni dei Romani (vd. Allegato B) e a creare un cartellone riassuntivo di ciò che hanno letto. Sono
aiutati in questo da immagini (vd. Allegato C), che possono ritagliare e incollare.

I cartelloni possono rappresentare anche una particolare stanza della Domus.

I cartelloni vengono esposti e descritti dai vari gruppi al resto della classe.

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RUOLI COOPERATIVI

Lettore: legge a voce alta le dispense

Evidenziatore: sottolinea i concetti e le parole-chiave utili alle creazione del cartellone

Taglierino: ritaglia e organizza le immagini sul cartellone nel cartellone

Portavoce: collabora alle attività del gruppo ed espone al resto della classe il lavoro del suo gruppo

TEMPI

Saluti e presentazione delle attività della mattina: 10 minuti circa

Attività 1: 10 minuti circa, per la distribuzione dei bigliettini e la formazione dei gruppi; 15 minuti circa,
per l’elicitazione delle conoscenze pregresse; 15 minuti circa per l’attività dell’Arca di Noè

Attività 2: 30 minuti circa, per la lettura delle dispense (vd. Allegato B); 30 minuti circa, per la creazione
del cartellone; 10 minuti circa, per la restituzione del lavoro.

MATERIALI

Fotocopie degli Allegati (B, C), cartelloni, colla, forbici, pennarelli e matite

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ALLEGATO A

“L’Arca di Noè”

Problemi

Problema 1: Il patrizio è sull’estrema destra. Il plebeo non è vicino né al patrizio né allo schiavo.

Problema 2 : Lo schiavo è solo vicino al liberto. Il patrizio è il secondo da sinistra.

Problema 3: Il plebeo non è su un estremo. Lo schiavo è tra il plebeo e il patrizio. Il liberto è all’estrema
sinistra.

Problema 4 : Il liberto è all’estrema sinistra. Il patrizio non è vicino allo schiavo, che è sull’estrema
destra.

Problema 5 : Né lo schiavo né il plebeo sono vicini al patrizio. Il liberto è vicino allo schiavo. Lo
schiavo e il plebeo sono vicini.

Soluzioni

Soluzione 1: plebeo, liberto, schiavo, patrizio

Soluzione 2 : plebeo, patrizio, liberto, schiavo

Soluzione 3 : liberto, plebeo, schiavo, patrizio

Soluzione 4 : liberto, patrizio, plebeo, schiavo

Soluzione 5 :patrizio, liberto, schiavo, plebeo

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ALLEGATO B

Dispense per “Insieme leggiamo e creiamo!”

LA DOMUS ROMANA

La case dei patrizi (i romani ricchi)


erano belle e grandi, avevano uno o due
piani e si chiamavano domus. Queste
case avevano un ingresso chiamato atrio
(atrium) con una vasca al centro
(impluvium) dove cadeva l’acqua della
pioggia. In quel punto il tetto, infatti, era
aperto.

C’era il peristilio (peristylium), un


giardino circondato da colonne che
rendeva più bella la casa. Le case dei
patrizi avevano molte stanze dove si mangiava e riposava. C’erano il triclinio (triclinium), cioè la sala da
pranzo, le stanze per i padroni, le stanze per i servi, i magazzini per i cibi. C’erano anche il bagno e la
stanza per la preghiera.

La domus aveva pochi mobili. C’erano le sedie come la sella o seggiola senza schienale, la sedia con
schienale e braccioli (cathedra), la sedia con un sedile lungo (longa), ed il triclinium, o lettino per
mangiare distesi. Tra il mobili troviamo soprattutto gli armadi (armarium), ed i letti (cubicula). Il letto,
insieme a tappeti e cuscini, costituiva l'arredo più importante. Nella domus c’erano anche statue,
mosaici sul pavimento o alle pareti e gli affreschi (pitture dipinte sui muri). Le case dei patrizi erano
costruite con materiali resistenti, ad esempio mattoni.

Qualche volta il padrone affittava le stanze vicine alla strada a commercianti e artigiani. I ricchi romani
avevano anche un’altra casa in campagna: la villa.

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L’ INSULA

La casa dei plebei era molto diversa: era a più piani e


somigliava un po’ ai nostri condomini.

Si chiamava insula. L’ insula poteva avere anche cinque


piani, ma non aveva l’acqua in casa e non aveva il bagno.

Il popolo per abitare in queste case doveva pagare l’affitto.

Al pian terreno si trovavano le botteghe, al primo piano


vivevano i plebei che avevano maggiori possibilità, mentre
ai piani superiori abitavano i più poveri. Le case erano fatte
con materiali poco resistenti.

Il problema più grave erano gli incendi che spesso


scoppiavano e portavano alla morte di molte persone. Mancava infatti l’acqua per spegnerli.

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ALLEGATO C

Immagini per il cartellone

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SCHEDA DI PROGRAMMAZIONE DELL’UNITÀ DI LAVORO/APPRENDIMENTO

3° UdLA

DESCRIZIONE DELLE ATTIVITÀ

Attività relazionale

1) “Il gioco del Grande Vento”

I bambini si dispongono seduti sulle sedie in cerchio. Al centro del cerchio si trova un bambino che
cerca di occupare una sedia mentre gli altri cambiano velocemente di posto. Per fare alzare i compagni,
si deve pronunciare la frase: “Il grande vento soffia su tutti quelli che…”, completandola come più
piace. I bambini che si sentono chiamati in causa dal comando, devono alzarsi e cambiare velocemente
di posto.

Attività disciplinare

2) “Circolo di lettura”

I bambini si dividono nei gruppi dell’incontro precedente. Leggono delle dispense che trattano
l’abbigliamento e il cibo degli antichi Romani (vd. Allegato A), cercano di evidenziare i punti principali
e formulare 4 domande (con relative risposte) pertinenti all’argomento trattato.

Tale domandi nasceranno da una sintesi e da una rielaborazione delle dispense.

I bambini sono invitati a scrivere altre 2 domande sulle dispense studiate durante l’incontro precedente.
Tali domande saranno utilizzate per l’attività di verifica dell’ultimo incontro.

RUOLI COOPERATIVI

Dubbioso: ipotizza una domanda da fare

Cercatore: cerca nel testo la risposta

Scrittore: scrive sul foglio di lavoro le domande e le risposte approvate dal gruppo

Portavoce: riassume ed espone il lavoro del gruppo

TEMPI

Descrizione delle attività: 15 minuti circa

Attività 1: 30 minuti circa

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Attività 2: 40 minuti circa, per la lettura delle dispense e la creazione di domande; 20 minuti circa, per
l’esposizione al resto della classe del lavoro fatto;

Feedback: 15 minuti circa

MATERIALI

Fotocopie degli allegati, fogli bianchi

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ALLEGATO A

Dispense per il “Circolo di lettura”

L’abbigliamento degli antichi romani

L’abito che i romani indossavano per mostrarsi in pubblico, era la toga, una specie
di mantello lungo fino ai piedi. La toga era bianca e fatta di lana. Solo gli uomini
più importanti avevano la toga con il bordo rosso. In casa gli uomini portavano la
tunica, una camicia di lana, lunga fino al ginocchio con un foro per la testa e le
maniche corte.

Le donne indossavano la stola, una tunica di lana che arrivava ai


piedi. La stola poteva essere anche di seta o di cotone. Anche le
donne quando uscivano indossavano un largo mantello che
assomigliava alla toga, il pallio.

Le donne ricche avevano molti gioielli e usavano il trucco: mettevano la polvere di gesso sul viso e sulle
braccia, il nero sugli occhi, la terra rossa sulle guance e sulle labbra. Nell’epoca imperiale le acconciature
erano molto complicate e le donne avevano bisogno di molte ore per pettinare i capelli.

Le calzature erano stivali corti di cuoio chiusi da stringhe, cioè da nastri o lacci.

In casa i Romani usavano i sandali che erano fatti con strisce di cuoio.

I poveri, gli schiavi e i contadini portavano zoccoli di legno e indossavano una tunica corta stretta in
vita da una cintura.

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Cosa mangiavano i romani?

La cucina della Roma antica era basata su pochi e semplici


alimenti. I pasti dei Romani erano tre: la prima colazione (al
mattino), la seconda colazione (a mezzogiorno) e la cena, il
pasto più importante della
giornata. I Romani in genere
si svegliavano col sorgere del sole e verso le nove del mattino facevano
una colazione a base di uova, latte e formaggio. Verso mezzogiorno
veniva consumato, per lo più in piedi, un veloce spuntino a base di cibi
caldi o freddi che erano spesso avanzi della cena della sera precedente.
Alle tre del pomeriggio e d'estate anche più tardi, cominciava la cena, il
pasto più importante della giornata.

Presso la gente più povera la cena era a base di polenta, di farro, di miglio o di semola. I cereali
venivano cotti in acqua o latte e la polenta poteva essere accompagnata da uova, formaggio o miele. Dal
II secolo a.C. si diffuse, accanto alla polenta, l'uso del pane che poteva essere d'orzo, di miglio o di altri
cereali. La cena dei ricchi invece era divisa in tre parti: l’antipasto durante il quale venivano serviti
crostacei, uova , olive verdi e nere, ortaggi crudi e cotti. I Romani amavano particolarmente i funghi, i
porri, la lattuga e gli asparagi. Il tutto era accompagnato da una bevanda a base di vino leggero
mescolato a miele. La cena vera e propria era
costituita da diverse portate a base di carne,
pollame, selvaggina o pesce. Nel corso della
cena si beveva vino, solitamente caldo, puro
o allungato con acqua. La cena finiva con
focacce al miele e frutti: mele, pere, pesche,
noci, ciliegie, albicocche e datteri.

I Romani mangiavano in una stanza che si


chiamava triclinio dal nome dei tre divani su
cui si stendevano durante la cena. Venivano
usati piatti, ampolle per l’aceto e coppe per il
vino. Non veniva usata la forchetta perché
mangiavano con le mani. Anche il coltello era
poco usato, mentre era necessario il cucchiaio
per le minestre.

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SCHEDA DI PROGRAMMAZIONE DELL’UNITÀ DI LAVORO/APPRENDIMENTO

4° UdLA

DESCRIZIONE DELLE ATTIVITÀ

1) “Se noi la sappiamo, io la so!”

La classe viene divisa negli stessi gruppi con i quali i bambini hanno lavorato per tutto il percorso. A
ciascun bambino viene consegnato un biglietto bianco sul quale scrivere il proprio nome e il nome del
proprio gruppo.

Si prevede un breve momento in cui ogni gruppo si dà un nome attinente al mondo dell’antica Roma.

Si disegna sulla lavagna un cartellone segna punti con i nomi dei vari gruppi.

I bigliettini con i nomi vengono piegati e messi in una scatola.

In un’altra scatola vengono messi i numeri delle domande da leggere alla classe durante l’attività.

Si estrae a sorte il numero della domanda, la domanda viene letta a voce alta e ogni ha qualche minuto
per pensare alla risposta. Successivamente viene estratto il nome del bambino che risponderà alla
domanda.

Sono previsti 3 punti per la risposta corretta, 2 punti per la risposta incompleta e 1 punto per la risposta
sbagliata.

RUOLI COOPERATIVI

Non sono previsti ruoli cooperativi.

TEMPI

Attività 1: 5 minuti circa, per la divisione della classe nei gruppi delle volte precedenti; 15 minuti circa,
per la creazione del nome del gruppo e la compilazione dei bigliettini; 15 minuti circa, per il ripasso
delle dispense; 10 minuti circa, per la spiegazione dell’attività e delle sue regole; 10 minuti circa, per i
preparativi e l’allestimento del cartellone segna-punti; 40 minuti circa per la verifica attività didattica

MATERIALI

Cartellone segna-punti, bigliettini con il numero delle domande, bigliettini bianchi su cui scrivere il
nome dei bambini e del loro gruppo, pennarelli.

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ALLEGATO A

Domande sui romani per l’attività di verifica “Se noi la sappiamo, io la so!”

Che cosa era la toga?

(era una specie di mantello lungo fino ai piedi che i Romani indossavano per mostrarsi in pubblico)

Chi indossava la toga con il bordo rosso?

(gli uomini più importanti)

Che cosa indossavano i Romani per stare in casa?

(indossavano la tunica, una camicia di lana lunga fino al ginocchio)

Come si truccavano le donne romane?

(mettevano la polvere di gesso sul viso e sulle braccia, il nero sugli occhi, la terra rossa sulle guance e
sulle labbra)

Che cosa mettevano ai piedi gli schiavi e i contadini?

(gli zoccoli di legno)

Come erano divisi i pasti dei Romani?

(i pasti dei Romani erano tre: la prima colazione, al mattino, la seconda colazione, a mezzogiorno e la
cena)

Cosa mangiava la gente più povera a cena?

(polenta, farro, miglio o semola, uova, formaggio e miele)

Quale era la bevanda che accompagnava la cena dei ricchi?

(vino, solitamente caldo, allungato con acqua e miele)

Come si chiamava la stanza dove mangiavano i romani?

(triclinio)

C’è una posata che i Romani non usavano, quale?

(la forchetta perché mangiavano con le mani)

Che cosa era la domus?

(era la casa dei patrizi)

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Come facevano i patrizi ad avere l’acqua in casa?

(la domus aveva una vasca al centro dell’atrio che si chiamava impluvium e che serviva per raccogliere
l’acqua piovana)

Con cosa erano costruite le case dei patrizi?

(erano costruite con materiali resistenti come i mattoni)

Che cosa sono gli affreschi?

(sono pitture dipinte sui muri)

Come si chiamava la casa di campagna dei patrizi?

(villa)

Come si chiamava la casa dei plebei?

(insula)

Come era fatta l’insula?

(era a più piani e somigliava ai nostri condomini, non aveva l’acqua in casa e non aveva il bagno)

Con quali materiali erano fatte le insulae?

(erano fatte con materiali poco resistenti)

Quale era il pericolo più grande delle insulae?

(gli incendi, perché non c’era l’acqua per spegnerli)

Con cosa erano decorate o abbellite le domus?

(giardini, colonne, statue, mosaici e affreschi)

Che cosa era il triclinio?

(era sia la stanza da pranzo che il divano sul quale i Romani mangiavano)

Che cos’era il peristilio?

(un giardino circondato da colonne)

A chi affittava il padrone della domus le stanze vicino alla strada?

(a commercianti e artigiani)

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SCUOLA PRIMARIA “DON MILANI” (ICS DON MILANI)

SCHEDA DI PROGRAMMAZIONE UNITÀ DIDATTICA

I POPOLI ITALICI

CLASSE: VA, VB

PERIODO DI SVOLGIMENTO: Febbraio 2015

FACILITATORE DEGLI APPRENDIMENTI: Silvia Castagnoli

INSEGNANTI: VA (Biagina Tibollo, Ilaria Giannini)

VB(Angela Erricchiello, Simona Fossi)

DISCIPLINA: STORIA

OBIETTIVI

DISCIPLINARI

Sperimentare le competenze attraverso l’apprendimento cooperativo mettendo a disposizione degli altri


le proprio abilità

Sapere comprendere le informazioni ricavate dalla lettura di immagini e dalla lettura del testo facilitato

Saper estrarre da un testo le informazioni più importanti

Saper condividere le informazioni in e con il gruppo

TRASVERSALI

Capacità di lavorare in gruppo

Rispettare i tempi e i ruoli di sé stessi e degli altri

Capacità di gestire le emozioni

Capacità di gestire lo stress

Capacità di mettersi in relazione con l’altro per trovare un obiettivo condiviso.

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BREVE DESCRIZIONE DELLE UdLA E DESCRIZIONE GLOBALE DELL’UNITÀ


DIDATTICA

1° UdLA

Durante il primo incontro ci si concentra su attività relazionali. Dopo un primo momento di


presentazione in cerchio, si passa a un’attività incentrata sull’ascolto di sé e degli altri rispetto alle cose
che riesco a fare bene e di quelle su cui dovrei invece migliorare. L’attività si conclude con un grande
cartellone su cui si disegnano due grandi mani. Inoltre la facilitatrice lascia ad ogni bambino un piccolo
quadernino, “Diario di bordo”, che stimolerà, per tutto il percorso laboratoriale, l’autoriflessione:
all’inizio di ogni incontro, i bambini rifletteranno sull’incontro precedente, cioè su come si sono sentiti,
su come hanno vissuto la giornata ed infine sull’attività o il momento che li ha colpiti maggiormente.

2° e 3° UdLA

Nel secondo e terzo incontro si entra nella didattica attraverso una prima “lettura” delle immagini
proposte e successivamente in piccoli gruppi ognuno con il proprio ruolo avrà modo di comprendere il
testo (ogni gruppo avrà la sintesi di un popolo o più popoli italici). I bambini dovranno scambiarsi le
informazioni acquisite in modo che tutti siano in grado di aver compreso l’argomento storico.

4° UdLA

Nel quarto incontro si verificano le competenze didattiche attraverso un quiz con l’attività “se la
sappiamo noi la so anch’io”. I bambini rispondono alle domande fatte dall’insegnante dopo essersi
confrontati nel piccolo gruppo e aver concordato insieme la risposta.

A conclusione in cerchio si richiede un feedback sull’attività svolta attraverso un gioco relazionale.

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SCHEDA DI PROGRAMMAZIONE DELL’UNITÀ DI LAVORO/APPRENDIMENTO

1° UdLA

DESCRIZIONE DELLE ATTIVITÀ

Attività relazionali

1) Presentazione recitata

In cerchio, per sciogliere il ghiaccio, ognuno a turno va nel centro, dice il proprio nome e
successivamente fa un gesto che rappresenta il suo stato d’animo del momento.

2) “Click... emozioni in classe”

Si fanno tre foto della classe. Per la prima foto, si chiede ai bambini silenziosamente di andare uno alla
volta a posizionarsi nello spazio scenico mettendosi in una posizione sia spaziale che fisica in base a
come si sentono nella classe. Per la seconda foto, si invitano i bambini ad assumere una posizione che
rappresenta una giornata bruttissima da un punto di vista emotivo (si offrono esempi: litigio con un
compagno, brutto voto etc.). Per la terza foto, si rappresenta lo stato d’animo di una giornata bellissima.

3) “Le mani”

Ogni bambino ha un foglio A4 su cui ricalca la propria mano destra e quella sinistra. La mano destra
sarà la mano più “forte e capace”, la mano sinistra quella che necessita di un “maggior aiuto”. Si
richiede ai bambini di scrivere nella mano destra quello che sentono di saper fare bene e le qualità che si
riconoscono, nella sinistra tutto ciò che devono migliorare e gli aspetti del carattere più critici.

Successivamente si formano dei gruppi. Ogni gruppo ha un foglio A3 su cui disegna la mano destra e
sinistra più grandi perché dovranno contenere le cose che riescono bene e quelle meno bene emerse
dalla condivisione e dal confronto del gruppo.

Nel frattempo, le insegnanti disegnano due grandi mani su un cartoncino grande. Ogni gruppo leggerà
le parole contenute nelle “proprie mani” che verranno riportate all’interno delle grandi mani che
rappresentano la somma delle parole della classe.

Attività di feedback

4) Riflessione in cerchio

Riflessione su uguaglianze e differenze: ciò che so fare bene può essere di aiuto agli altri? E là dove
devo migliorare posso farmi aiutare da chi in quella cosa è molto bravo? Come mi sono sentito durante

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l’attività?

RUOLI COOPERATIVI

Ascoltatori di sé e degli altri

TEMPI

Attività 1: 10 minuti circa

Attività 2: 20 minuti circa

Attività 3: 1 ora e 30 minuti circa

Attività 4: 30 minuti circa

MATERIALI

Fogli bianchi A4, fogli bianchi A3, cartoncino bristol, pennarelli

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SCHEDA DI PROGRAMMAZIONE DELL’UNITÀ DI LAVORO/APPRENDIMENTO

2° UdLA

DESCRIZIONE DELLE ATTIVITÀ

Attività introduttiva

1) Rompere il ghiaccio e autoriflessione

Si consegna ad ogni bambino il proprio quadernino “Diario di bordo” (vd. Allegato A), che aiuta
l’autoriflessione rispetto all’incontro precedente. Ogni bambino ha qualche minuto per riflettere alla
seguente domanda “che ricordo ho dell’incontro precedente?” ed incollare la faccina che ritiene più
opportuna (molto felice, felice, triste, molto triste). Ogni bambino, inoltre, scrive una parola che ricorda
dell’incontro precedente.

2) Creazione delle isole

Dopo aver dato le istruzioni, si sistema la stanza mettendo due tavoli centrali e sette isole.

3) Formazione dei gruppi

Si consegna ad ogni bambino un cartoncino colorato che corrisponde a un’isola: ci saranno, pertanto,
sette colori differenti. Mentre i bambini trovano la loro postazione e prendono confidenza con i
compagni della propria isola, si sistema un cartellone sul tavolo centrale su cui sono tracciati, su una
cartina, i confini dell’Italia; la cartina è divisa in sette parti colorate come i sette colori delle isole: su ogni
parte si trova scritto il nome di un popolo italico (Camuni, Celti, Veneti, Liguri, Terramare,
Villanoviani, Appenninici, Sardi e Sicani insieme). Si invitano i bambini di ogni isola ad andare a cercare
il proprio colore sulla cartina e leggere il nome corrispondente: quello sarà il nome del loro gruppo e dal
quel momento diventeranno “super esperti” di quel popolo. Per consolidare il messaggio si consegna ai
bambini un cartellino personale con scritto il proprio ruolo (archeologo-lettore, archeologo-scrittore,
archeologo-grafico; vd. Allegato A), su cui devono scrivere il proprio nome e quello del gruppo.

Attività disciplinare

4) Attività di suggestione, dentro al museo

Si mostra ai bambini “La valigia dell’archeologo”, da cui si estrae e si sistema sui tavoli centrali il
“Museo dei popoli italici” (vd. Allegato C), ossia foto di reperti, cartine, immagini che raccontano chi
erano questi popoli, cosa facevano, dove vivevano etc. Si invitano i bambini a visionare bene tutti i
reperti, di averne cura. Si consegna a ciascun gruppo una lente di ingrandimento per poter visionare con

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attenzione scrupolosa le immagini.

5) Attività didattica cooperativa

Si consegna ad ogni gruppo una copia della scheda dell’archeologo (vd. Allegato D), spiegando bene i
compiti dei tre ruoli assegnati. L’attività si base esclusivamente sull’osservazione e condivisione delle
immagini del museo per poter rispondere alle domande della scheda.

6) Condivisione e riflessione dell’attività didattica

Ogni gruppo legge la propria scheda dell’archeologo e si cercano di evidenziare uguaglianze e differenze
delle risposte emerse.

Attività di feedback

7) Feedback

Si chiede ai bambini come hanno lavorato, come si sono trovati, cosa è piaciuto e cosa non è piaciuto.

RUOLI COOPERATIVI

Archeologo-lettore: legge e rilegge i testi

Archeologo-scrittore: scrive sui testi

Archeologo-grafico: disegna o reperisce le immagini (reperti)

TEMPI

Attività 1, attività 2, attività 3: 30 minuti circa

Attività 4: 15 minuti circa

Attività 5: 45 minuti circa

Attività 6, attività 7: 30 minuti circa

MATERIALI

Diario di bordo con faccine da incollare, cartoncini colorati per formazione gruppi, cartellone dell’Italia
storica popoli italici, Valigia e immagini dei reperti catalogati, tesserini dell’archeologo, Scheda
dell’archeologo

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ALLEGATO A

Diario di bordo

PENSO ALL’INCONTRO PRECEDENTE PENSO ALL’INCONTRO PRECEDENTE

…………………….. ……………………..

CHE RICORDO HO? CHE RICORDO HO?

INCOLLA QUI LA TUA FACCINA INCOLLA QUI LA TUA FACCINA

LA PAROLA CHE RICORDO: LA PAROLA CHE RICORDO:

_________________________________ _________________________________

PENSO ALL’INCONTRO PRECEDENTE PENSO ALL’INCONTRO PRECEDENTE

…………………….. ……………………..

CHE RICORDO HO? CHE RICORDO HO?

INCOLLA QUI LA TUA FACCINA INCOLLA QUI LA TUA FACCINA

LA PAROLA CHE RICORDO: LA PAROLA CHE RICORDO:

_________________________________ _________________________________

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ALLEGATO B

Cartellini degli archeologi

ARCHEOLOGO LETTORE ARCHEOLOGO LETTORE

ARCHEOLOGO SCRITTORE ARCHEOLOGO SCRITTORE

ARCHEOLOGO GRAFICO ARCHEOLOGO GRAFICO

ARCHEOLOGO LETTORE ARCHEOLOGO LETTORE

ARCHEOLOGO SCRITTORE ARCHEOLOGO SCRITTORE

ARCHEOLOGO GRAFICO ARCHEOLOGO GRAFICO

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ALLEGATO C

Immagini dei reperti del museo

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ALLEGATO D

Scheda dell’archeologo

1) NOME DEL POPOLO ITALICO DEL VOSTRO GRUPPO:

2) DOVE VIVONO?

3) QUANDO (IN CHE PERIODO)?

4) CHE LAVORO SVOLGONO?

5) QUALE ALTRE ATTIVITÀ PRATICANO?

6) DOVE VIVONO E COME SONO LE LORO CASE?

7) SCRIVETE ALTRE NOTIZIE CHE SIETE RIUSCITI A CAPIRE:

8) CARI ARCHEOLOGI, ADESSO PRENDETE IL REPERTO CHE VI HA INCURIOSITO DI


PIÙ E PROVATE A DESCRIVERLO:

9) DISEGNATE IL REPERTO CHE VI HA INCURIOSITO (POTETE DISEGNARLO


UGUALE O SOLO UNA PARTE O MODIFICATO, IN BIANCO E NERO OPPURE
COLORATO. SCEGLIETE VOI!)

Gli archeologi di questo gruppo sono: ...................................................................................................

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SCHEDA DI PROGRAMMAZIONE DELL’UNITÀ DI LAVORO/APPRENDIMENTO

3° UdLA

DESCRIZIONE DELLE ATTIVITÀ

Attività introduttiva

1) Rompere il ghiaccio e autoriflessione

Si consegna ad ogni bambino il proprio quadernino “Diario di bordo” (vd. Allegato A, II UdLA), che
aiuta l’autoriflessione rispetto all’incontro precedente. Ogni bambino ha qualche minuto per riflettere
alla seguente domanda “che ricordo ho dell’incontro precedente?” ed incollare la faccina che ritiene più
opportuna (molto felice, felice, triste, molto triste). Ogni bambino, inoltre, scrive una parola che ricorda
dell’incontro precedente.

Attività disciplinare

2) Ripresa dei gruppi e lavoro didattico cooperativo

Si chiede di ricostituire i gruppi dell’incontro precedente. Si rispiegano i ruoli: l’Archeologo-lettore ha il


compito di leggere e rileggere i testi, l’Archeologo-scrittore di scrivere sui testi e l’Archeologo-grafico di
disegnare o reperire le immagini (reperti): cosa deve essere scritto e disegnato viene sempre deciso dal
gruppo. Si chiede di mantenere i ruoli così come spiegati.

Ad ogni gruppo viene consegnato il testo facilitato del proprio popolo italico (vd. Allegato A), diviso in:

- introduzione

- cose da sapere

- le abitazioni

- curiosità

Inoltre, si consegna ad ogni gruppo la scheda sul “Lavoro per immagini” (vd. Allegato B), su cui
l’Archeologo-grafico ha il compito di ritagliare le immagini che rappresentano il proprio popolo italico e
attaccarle sulla grande cartina storica dell’Italia che, nel frattempo, vengono attaccano alla parete della
classe.

A conclusione del lavoro si avrà una grande cartina dell’Italia divisa in parti contenenti tante immagini
quante ne servono per “raccontare” il popolo italico che viveva in quella zona.

3) Passaggio di conoscenze

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Ogni gruppo racconta agli altri gruppi, attraverso le immagini incollate sulla cartina e attraverso la
lettura del riassunto, la storia del proprio popolo italico.

Attività di feedback

4) Feedback

Si chiede ai bambini come hanno lavorato, come si sono trovati, cosa è piaciuto e cosa non è piaciuto.

RUOLI COOPERATIVI

Archeologo-lettore: legge e rilegge i testi

Archeologo-scrittore: scrive sui testi

Archeologo-grafico: disegna o reperisce le immagini (reperti)

TEMPI

Attività 1: 20 minuti circa

Attività 2, Attività 3: 1 ora e 30 minuti circa

Attività 4: 10 minuti circa

MATERIALI

Diario di bordo, tesserini dell’archeologo, testo di ogni popolo italico, schede per il lavoro per
immagini, fogli bianchi per riassunto, cartellone con riproduzione dei confini dell’Italia

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ALLEGATO A

Testi disciplinari

GLI APPENNINICI

DAL 1000 A.C. CIRCA, NELL'ITALIA INTERNA DEL SUD, NELLA ZONA CHE
OGGI VA DALLE MARCHE ALLA CALABRIA E DOVE SI TROVANO LE
MONTAGNE CHIAMATE APPENNINI, VIVONO TANTI POPOLI DIVERSI:
PICENI, UMBRI, SABINI, LATINI, SANNITI, DAUNI, MESSAPI, BRUZI. TUTTI
QUESTI POPOLI INSIEME PRENDONO IL NOME DI APPENNINICI.

ATTIVITÀ PRINCIPALI

SONO POPOLI CHE PRATICANO LA PASTORIZIA E L'AGRICOLTURA. ALLEVANO


CAPRE, PECORE, MAIALI E BUOI, USANO I CANI PER ACCUDIRE IL GREGGE,
INOLTRE PRODUCONO IL VINO.

ALCUNI DI LORO LAVORANO L'AMBRA, UNA RESINA FOSSILE E SANNO


ESTRARRE I METALLI PER RICAVARE ARMI, SONO INFATTI TEMIBILI
GUERRIERI, MOLTO CORAGGIOSI E VALOROSI.

COSE DA SAPERE

MOLTI DI QUESTI POPOLI SONO ORGANIZZATI IN CITTÀ–STATO.

VIVONO IN CAPANNE SULLE COLLINE E CREARONO INTORNO AL


VILLAGGIO DELLE FORTIFICAZIONI.CIOE’ DELLE MURA
PROTETTIVE INTORNO AI LORO VILLAGGI PER
DIFENDERSI DAI NEMICI ESTERNI. QUOTIDIANAMENTE CREANO E
USANO VASI IN CERAMICA PER CONSERVARE CIBI.

IMPARANO A TESSERE, INFATTI SONO DEI BRAVI TESSITORI.

CURIOSITÀ

QUESTI POPOLI SONO MOLTO RELIGIOSI E CREDONO IN TANTI DEI.


COSTRUISCONO DEI SANTUARI DOVE ANDARE A PREGARE LE DIVINITÀ, DENTRO I
SANTUARI SI TROVA IL SACERDOTE. I SACERDOTI SONO PERSONE MOLTE
IMPORTANTI CHE SANNO LEGGERE I MESSAGGI DELLE DIVINITÀ E INCIDONO
QUESTI MESSAGGI SU TAVOLETTE DI PIETRA.
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I CAMUNI

NELL’ATTUALE LOMBARDIA, E IN ALTRE ZONE DEL NORD ITALIA NEL III


MILLENNIO A.C. VIVE LA CIVILTÀ DEI CAMUNI. LI CONOSCIAMO GRAZIE ALLE
OLTRE 200.000 INCISIONI RUPESTRI RITROVATE NELLE VALLATE ALPINE.

ATTIVITÀ PRINCIPALI

I CAMUNI PRATICANO L'ALLEVAMENTO E L'AGRICOLTURA.


PRATICANO ANCHE LA CACCIA.

COSE DA SAPERE

CON LA SCOPERTA DEL RAME SVILUPPANO L’ARTIGIANATO E FABBRICANO ARMI


DI RAME. UTENSILI E OGGETTI PER LE ABITAZIONI.

UNA CARATTERISTICA DEI CAMUNI E’ IL LEGAME CON LA NATURA. IL SACERDOTE


GUARDA LA NATURA E INTERPRETA COME MESSAGGI DIVINI.

LE ABITAZIONI

I PRIMI VILLAGGI SONO FATTI DI SEMPLICI COSTRUZIONI FATTE CON FANGO,


PAGLIA, ARGILLA E TRONCHI. IN SEGUITO SONO NATE ABITAZIONI SEMPRE PIÙ
SICURE E RESISTENTI E INIZIANO A COSTRUIRE PALAFITTE CIOE’ CASE RIALZATE
DA TERRA O DALL’ACQUA GRAZIE A LUNGHI PALI, QUESTO PERMETTE DI
PROTEGGERSI DAGLI ANIMALI SELVATICI E DALLE INONDAZIONI DEI FIUMI.

CURIOSITÀ

LE INCISIONI RUPESTRI SONO MOLTO STILIZZATE, CREATE CON


STRUMENTI SEMPLICI. LE PRIME RAPPRESENTAZIONI SONO SCENE DI CACCIA E DI
AGRICOLTURA, MA ANCHE DI VITA QUOTIDIANA E LOTTE.

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I CELTI

I CELTI SONO UN POPOLO CHE PROVIENE DALL’EUROPA CENTRALE.

ARRIVANO IN ITALIA INTORNO AL 500 A.C E SI STABILISCONO IN


ITALIA NORD EST, NELL’ATTUALE PIANURA PADANA

PRINCIPALI ATTIVITÀ

I CELTI SONO COME AGRICOLTORI E ALLEVATORI, CACCIANO LA


SELVAGGINA (CERVO E CINGHIALE) NEI BOSCHI. PRATICANO
ANCHE LA PESCA NEI FIUMI E NEI LAGHI. COMMERCIANO CON ALTRI POPOLI
EUROPEI E UTILIZZANO LE MONETE GRECHE E CONIANO ANCHE PROPRIE
MONETE D'ORO, PER QUESTO SONO ABILI NELLA LAVORAZIONE DEI METALLI.

COSE DA SAPERE

I CELTI SONO FORTISSIMI GUERRIERI E LOTTANO CONTRO ALTRI


POPOLI PERPRENDERE LE LORO RICCHEZZE. LA SOCIETÀ E’
FORMATA DA TRIBU’ COMANDATE DA UN RE. ESISTONO TRE
CATEGORIE IMPORTANTI:

1) IL DRUIDA, CIOE’ IL SACERDOTE E’ LA PERSONA PIU’ IMPORTANTE DOPO IL RE E


PARLA CON GLI DEI E CONSIGLIA IL RE NELLE DECISIONI IMPORTANTI.

2) IL CAVALIERE, UOMO DI POTERE ECONOMICO, POLITICO E SOPRATTUTTO


MILITARE.

3) IL POPOLO, CIOE’ I LAVORATORI E NON HANNO POTERE NE’ LIBERTA’.

LE ABITAZIONI

LE CASE SONO FATTE DI PAGLIA INTRECCIATA. IL TETTO E’ SPIOVENTE, CIOÈ A


PUNTA. DENTRO LE CASE C' E UN FORNO DOVE FANNO CUOCERE IL PANE.

CURIOSITÀ

I CELTI SONO POLITEISTI, CIOE’ CREDONO IN TANTI DEI. GLI DEI SONO
RAPPRESENTATI DAGLI ELEMENTI NATURALI (ACQUA, ANIMALI…).

UNA TRADIZIONE CELTICA CHE SOPRAVVIVE ANCORA OGGI, ANCHE SE IN


MANIERA DIVERSA, E’ HALLOWEEN, PER LORO E’ UNA FESTA CHE SEGNA LA FINE
DELL’ESTATE E L’INIZIO DELL’INVERNO.

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I LIGURI

DAL 2000 A.C. CIRCA SI TROVANO I LIGURI E ABITANO L’ITALIA NORD


OCCIDENTALE (NORD OVEST) NELLA REGIONE CHE OGGI SI CHIAMA
LIGURIA.

IL LORO TERRITORIO COMPRENDE ALTE COLLINE E MONTAGNE CHE SUPERANO I


2000 METRI E PIANURE SULLA COSTA.

PRINCIPALI ATTIVITÀ

I LIGURI VIVONO DI CACCIA NELLE COLLINE E NEI BOSCHI DELLA


ZONA INTERNA E VIVONO DI PESCA PRATICATA SULLE COSTE DEL
MARE.

PRATICAVANO ANCHE L'AGRICOLTURA E L'ALLEVAMENTO. COLTIVANO LINO,


CEREALI E ALBERI DA FRUTTO.

DAI BOSCHI RICAVANO IL LEGNAME CHE SERVE PER COSTRUIRE LE IMBARCAZIONI


PER ANDARE A COMMERCIARE VIA MARE.

COSE DA SAPERE

I LIGURI SANNO LAVORARE BENE I METALLI.

SONO UN POPOLO GUERRIERO, PER QUESTO NEI LORO VILLAGGI COSTRUISCONO


IL CASTELLARO CIOE’ UNA ZONA FORTIFICATA CHE SERVE PER RIFUGIARSI IN
CASO DI PERICOLO.

E’ UNA SOCIETÀ MATRIARCALE, CIOÈ COMANDAVANO LE DONNE E PRENDEVANO


PARTE AI LAVORI DI FATICA ACCANTO AGLI UOMINI.

LE ABITAZIONI

I LIGURI VIVONO IN BORGHI FORMATI DA CAPANNE OPPURE IN GROTTE NELLE


MONTAGNE.

CURIOSITÀ

ADORANO TANTI DEI. IL DIO PIÙ IMPORTANTE E’ IL DIO DELLA LUCE. VENERANO
LE VETTE DELLE MONTAGNE, LE PIANTE, LE SORGENTI D’ACQUA E ALTRI
ELEMENTI NATURALI. CREDONO NEL CULTO DEI MORTI, DENTRO I NURAGHI SI
TROVANO DIVERSE STATUETTE IN PIETRA CHE RAPPRESENTANO IL DEFUNTO.

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I SARDI

IL POPOLO DEI SARDI SI TROVA NELL’ISOLA CHE OGGI SI CHIAMA SARDEGNA DAL
1700 A.C. CIRCA AL II SECOLO D.C.

I SARDI SI CHIAMANO ANCHE CIVILTÀ NURAGICA, QUESTO NOME DERIVA DAI


NURAGHI CIOE’ DELLE COSTRUZIONI DI PIETRA A FORMA DI TRONCO DI CONO
COSTRUITE PER DIFENDERSI DAGLI ATTACCHI DEI NEMICI.

PRINCIPALI ATTIVITÀ

I SARDI SI DEDICANO PRINCIPALMENTE ALL’AGRICOLTURA


E ALLA PASTORIZIA. LUNGO LE COSTE PRATICAVANO LA
PESCA E LA NAVIGAZIONE, POSSIEDONO DELLE FORTI IMBARCAZIONI CON LE
QUALI COMMERCIAVANO CON MOLTI POPOLI DEL MAR MEDITERRANEO E IN
ORIENTE.

COSE DA SAPERE

I SARDI SONO OTTIMI GUERRIERI E COSTRUISCO ARMI LAVORANDO IL RAME E IL


PIOMBO.

SONO ANCHE ABILI ARTIGIANI, INFATTI COSTRUISCONO BELLISSIMI VASI E


LAVORARE IL BRONZO E LA CERAMICA.

LE ABITAZIONI

NEL NURAGO VIVE LA FAMIGLIA PIU’ IMPORTANTE,


MENTRE TUTTO INTORNO SI SVILUPPA IL VILLAGGIO CON
LE CASE DEI CONTADINI E DEI PASTORI.

GLI ABITANTI DEL VILLAGGIO OBBEDISCONO AD CAPO CHE PRENDE LE


DECISIONI PER IL VILLAGGIO.

CURIOSITÀ

I SARDI ADORANO ANIMALI SACRI COME IL TORO E LA COLOMBA E PREGANO


TANTI DEI.

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I SICANI

IL POPOLO DEI SICANI SI TROVA NEL SUD ITALIA, NELL’ISOLA CHE OGGI SI CHIAMA
SICILIA DAL 3000 A.C.

NEL 1500 A.C. ARRIVANO I SICULI PROVENIENTE DAL NORD AFRICA, SONO FORTI
GUERRIERI E IN POCO TEMPO OCCUPARONO LA SICILIA.

PRINCIPALI ATTIVITÀ

I SICANI E POI I SICULI SI DEDICANO PRINCIPALMENTE ALL’AGRICOLTURA E ALLA


PASTORIZIA. LUNGO LE COSTE PRATICAVANO LA PESCA
E LA NAVIGAZIONE, POSSIEDONO DELLE FORTI
IMBARCAZIONI CON LE QUALI COMMERCIAVANO CON
MOLTI POPOLI DEL MAR MEDITERRANEO E IN ORIENTE.

COSE DA SAPERE

SONO OTTIMI GUERRIERI E COSTRUISCO ARMI LAVORANDO IL RAME E IL PIOMBO.

SONO ANCHE ABILI ARTIGIANI, INFATTI COSTRUISCONO BELLISSIMI VASI E


LAVORANO IL BRONZO E LA CERAMICA.

LE ABITAZIONI

I SICANI E I SICULI COSTRUISCONO I LORO VILLAGGI SU MONTAGNE BOSCOSE.

CURIOSITÀ

I SICANI E I SICULI HANNO IL CULTO DEI MORTI E IL DEFUNTO VIENE MESSO


DENTRO TOMBE SCAVATE NELLA ROCCIA.

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I TERRAMARICOLI

SI TROVANO DAL 1500 A.C. CIRCA, IN ITALIA NORD ORIENTALE (NORD EST) NELLA
ZONA DOVE OGGI C’E’ LA PIANURA PADANA. QUESTO POPOLO CREA I SUOI
VILLAGGI VICINO AI FIUMI PER AVERE SEMPRE L’ACQUA PER BERE, CUCINARE,
LAVARE, IRRIGARE I TERRENI E DARE DA BERE AGLI ANIMALI.

PRINCIPALI ATTIVITÀ

STARE VICINO AI FIUMI E’ MOLTO IMPORTANTE PERCHE’ I


TERRENI SONO MOLTO FERTILI PER QUESTO MOTIVO L’AGRICOLTURA E’
L’ATTIVITA’ PRINCIPALE E MOLTO PROGREDITA.

COLTIVANO IN PARTICOLARE I CEREALI (ORZO, GRANO,


FARRO). I TERRAMARICOLI ALLEVANO BOVINI, PECORE,
MAIALI E CAVALLI.

COSE DA SAPERE

STARE VICINO AI FIUMI PERMETTE DI AVERE A PORTATA DI MANO L'ARGILLA PER


COSTRUIRE LE CASE E I VASI. INOLTRE I FIUMI PERMETTONO DI TRASPORTARE
FACILMENTE LE COSE E QUINDI DI COMMERCIARE CON PAESI LONTANI. I
TERRAMARICOLI PROPRIO PER LA VICINANZA AI CORSI D’ACQUA SONO OTTIMI
PESCATORI.

LE ABITAZIONI

I TERRAMARICOLI VIVONO SULLE RIVE DI LAGHI E FIUMI CHE SPESSO


STRARIPONO, PER QUESTO VIVONO SU PALAFITTE, CIOÈ IN CASE A UN
METRO D’ALTEZZA DAL TERRENO, SOLLEVATE CON DEI PALI. LE PALAFITTE
SERVONO A PROTEGGERE LA CASA DALLE INONDAZIONI E DAGLI ANIMALI
FEROCI. LE ABITAZIONI SONO RIUNITE IN VILLAGGI, GLI ARCHEOLOGI HANNO
RITROVATO PIÙ DI 200 VILLAGGI.

CURIOSITÀ

I TERRAMARICOLI USANO IL BRONZO


PER FARE VASI E ORNAMENTI. I
TERRAMARICOLI BRUCIANO I LORO MORTI E I RESTI VENGONO
MESSI DENTRO URNE CINERARIE.

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I VENETI

I VENETI ABITANO TRA IL 1000 A.C. ED IL 49 A.C. L’ITALIA NORD


ORIENTALE (NORD EST) DOVE OGGI SI TROVA LA REGIONE DEL
VENETO, FRIULI VENEZIA GIULIA E DEL TRENTINO ALTO ADIGE.

IL TERRITORIO E’ MOLTO FERTILE, RICCO D’ACQUA CON TANTE


PIANURE E CON PASSAGGI TRA LE MONTAGNE CHE SERVONO PER SCAMBIARE
PRODOTTI E MERCI CON ALTRI POPOLI.

PRINCIPALI ATTIVITÀ

I VENETI SONO AGRICOLTORI, COLTIVAVANO SOPRATTUTTO IL GRANO E SONO


ALLEVATORI (BOVINI, CAPRINI, OVINI E CAVALLI). LAVORANO IL BRONZO E
REALIZZANO DELLE LAMINE, CIOE’ DELLE STRISCE CHE VENIVANO MODELLATE E
UNITE DEI VASI A FORMA DI CERCHIO, COPERCHI, CINTURONI, SPADE, E FODERI
PER I PUGNALI.

COSE DA SAPERE

I VENETI PRATICANO SCAMBI COMMERCIALI CON POPOLAZIONI MOLTO LONTANE.


LE DONNE SI DEDICAVANO ALLE ATTIVITÀ DOMESTICHE, COME LA TESSITURA E
LA FILATURA. UN RUOLO IMPORTANTE LO AVEVANO I SACERDOTI ED I GUERRIERI.
I LAVORATORI (ARTIGIANI, MERCANTI, AGRICOLTORI,
CACCIATORI, PESCATORI) ERANO AUTONOMI. I SERVI
ERANO ALL’ULTIMO POSTO.

LE ABITAZIONI

ABITANO IN CAPANNE COSTRUITE CON MATERIALI LEGGERI COME PAGLIA,


LEGNO, ARGILLA E FANGO, MA LE FONDAMENTA SONO I PIETRA. COSTRUISCONO I
LORO VILLAGGI VICINO AI FIUMI O AL MARE O SULLE COLLINE.

CURIOSITÀ

I VENETI SONO POLITEISTI, CIOE’ CREDONO IN TANTI DEI. I LUOGHI DI


PREGHIERA SONO ALL’APERTO NEI BOSCHI O NEI PRATI. I MORTI SONO ONORATI E
RISPETTATI. IL CORPO DEI MORTI VIENE BRUCIATO, LE CENERI MESSE IN VASI DI
TERRACOTTA (URNE FUNERARIE) E SISTEMATE IN UNA TOMBA FATTA DA UNA
CASSETTA DI PIETRA O DA UN GRANDE VASO. I VENETI CREDEVANO ALLA VITA
DOPO LA MORTE.

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I VILLANOVIANI

I VILLANOVIANI SI TROVANO NELL’ITALIA CENTRALE, INTORNO AL 800 A.C, NELLA


ZONA DOVE OGGI SI TROVA L’EMILIA ROMAGNA, TOSCANA, PARTE DELL’UMBRIA,
DELLE MARCHE E DEL LAZIO.

ATTIVITÀ PRINCIPALI

I VILLANOVIANI PRATICANO L'ALLEVAMENTO E L'AGRICOLTURA. COLTIVANO


SOPRATTUTTO CEREALI E PIANTE DA FRUTTO, ALLEVANO BOVINI, OVINI E
CAVALLI. PRATICANO E LA CACCIA. LA PESCA.

COSE DA SAPERE

I VILLANOVIANI SONO BRAVI ARTIGIANI, LAVORANO IL BRONZO IL FERRO E LA


CERAMICA. COSTRUISCONO ARMI E VASI BELLISSIMI SPESSO ANCHE DIPINTI.

LE ABITAZIONI

I PRIMI VILLAGGI CON IL TEMPO PRENDONO LA FORMA DI VERE E PROPRIE CITTA’,


COSTRUITE A POCA DISTANZA DAL MARE. LE PRIME COSTRUZIONI SONO SEMPLICI
CAPANNE DI PAGLIA E LEGNO, POI DIVENTARONO SEMPRE PIU’ SICURE E
RESISTENTI.

CURIOSITÀ

PER I VILLANOVIANI IL CULTO DEI MORTI E’ MOLTO IMPORTANTE. I MORTI


VENGONO BRUCIATI (CREMATI) E LE LORO CENERI CONSERVATE IN URNE
CINIRARIE. LE URNE SONO MESSE IN CIMITERI (CHIAMATE NECROPOLI) FUORI DAL
VILLAGGIO.

I VILLANOVIANI INIZIANO AD UTILIZZARE LA SCRITTURA.

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ALLEGATO B

Schede per il lavoro con le immagini - PAGINA PER IL LAVORO DELL’ARCHEOLOGO

AVETE LETTO IL MATERIALE SUL VOSTRO POPOLO ITALICO? AVETE CAPITO CHI SONO? DOVE
VIVONO? QUANDO? COSA FANNO?

BENE! SIETE PRONTI PER PARTIRE CON IL LAVORO DI RICOSTRUZIONE ARCHEOLOGICA.

RITAGLIATE SOLO LE IMMAGINI CHE SPIEGANO IL VOSTRO POPOLO E INCOLLATELE NELLA


CARTINA DELL’ITALIA PRECISAMENTE NELLA ZONA IN CUI ABITA IL VOSTRO POPOLO.

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SCHEDA DI PROGRAMMAZIONE DELL’UNITÀ DI LAVORO/APPRENDIMENTO

4° UdLA

DESCRIZIONE DELLE ATTIVITÀ

Attività introduttiva

1) Rompere il ghiaccio e autoriflessione

Si consegna ad ogni bambino il proprio quadernino “Diario di bordo” (vd. Allegato A), che aiuta
l’autoriflessione rispetto all’incontro precedente. Ogni bambino ha qualche minuto per riflettere alla
seguente domanda “che ricordo ho dell’incontro precedente?” ed incollare la faccina che ritiene più
opportuna (molto felice, felice, triste, molto triste). Ogni bambino, inoltre, scrive una parola che ricorda
dell’incontro precedente.

Attività di valutazione/verifica degli apprendimenti

2) “Se noi la sappiamo, io la so!”

Si chiede ai bambini di riformare i sette gruppi dei due incontri precedenti. Ogni bambino di ogni
gruppo ha un numero (1, 2, 3, 4... 1, 2, 3, 4 etc..) in modo che in ogni gruppo ci siano un numero uno,
un numero 2 e così via. Si spiegano ai bambini le modalità di svolgimento della verifica: estrazione e
lettura della domanda sull’argomento dei popoli italici; decisione della risposta in ogni piccolo gruppo e
scrittura della stessa su un foglio; estrazione del numero (1, 2, 3, 4); il numero estratto di ogni gruppo
risponde alla domanda. Si confrontano le domande, se necessario. Si danno i seguenti punteggi: 3 punti
al gruppo per ogni risposta esatta, 2 punti per ogni risposta parzialmente esatta, 1 punto per ogni
risposta non esatta.

Si invitano i bambini a fare molta attenzione alla condivisione della risposta in modo tale da permettere
a tutti di rispondere.

Variante al gioco. Si consegnano ad ogni gruppo due monete da utilizzare con funzione di jolly. La
moneta va giocata di comune accordo con il gruppo e permette di accedere ad una domanda più
complessa e di poter conquistare cinque punti in più rispetto a quelli già raggiunti. Se la risposta non è
corretta o solo in parte il punteggio rimane invariato (tempo del gioco della moneta: 5 minuti). Solo il
gruppo che decide di giocarsi la moneta può rispondere alla domanda, gli altri dopo un confronto
decidono insieme all’insegnante e al facilitatore se assegnare i cinque punti al gruppo.

Attività di feedback

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3) Feedback

Dopo la verifica ci si mette in cerchio e si richiede un feedback verbale ai bambini, ai quali


successivamente si un messaggio come feedback generale del percorso laboratoriale.

RUOLI COOPERATIVI

I gruppi e i ruoli sono quelli degli incontri precedenti.

Il gioco della moneta ha dato modo al gruppo di potersi mettere in mostra “rischiando di perdere una
moneta”, di farsi notare e provare a dividere oneri e onori.

TEMPI

Attività 1: 20 minuti circa

Attività 2: 1 ora e 20 minuti

Attività 3: 20 minuti circa

MATERIALI

Domande sui popoli italici, 14 monete (due per ogni gruppo), domande più complesse sui popoli italici

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SCUOLA PRIMARIA “IQBAL” (ICS PIER CIRONI)

SCHEDA DI PROGRAMMAZIONE UNITÀ DIDATTICA

GLI EGIZI

CLASSE: IV

PERIODO DI SVOLGIMENTO: Febbraio/Marzo 2015

FACILITATORE DEGLI APPRENDIMENTI: Silvia Boschi

INSEGNANTE: Rossella Guastini

DISCIPLINA: STORIA

OBIETTIVI

DISCIPLINARI

Approfondimento dell’argomento disciplinare al fine di valutare le competenze individuali e di gruppo


in merito sia alla comprensione e produzione scritta che alla produzione orale

Abilità di comprensione orale e produzione scritta

Valutazione e verifica delle conoscenze dei bambini in merito all’argomento disciplinare specifico

TRASVERSALI

Capacità di lavorare in gruppo

Capacità di relazionarsi e di mediare

Autoconsapevolezza

Empatia

Capacità di risolvere i problemi e di gestione delle emozioni.

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BREVE DESCRIZIONE DELLE UdLA E DESCRIZIONE GLOBALE DELL’UNITÀ


DIDATTICA

L’UD, dedicata in modo particolare alla ricaduta relazionale di un intervento didattico-disciplinare sugli
Egizi, si compone di 4 incontri (UdLA) di cui il primo e l’ultimo di tipo relazionale e i due centrali
didattico-disciplinari. Qui di seguito la struttura dell’UD:

1° UdLA

Attività relazionale: “Le Mani”

2° UdLA

Attività disciplinare di lettura di testi in microlingua sugli Egizi

3° UdLA

Attività di valutazione/verifica degli apprendimenti: “Se noi la sappiamo, io la so!”

4° UdLA

Attività relazionali e di feedback

“La Margherita”

“Indovina un po’ l’animale!”

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SCHEDA DI PROGRAMMAZIONE DELL’UNITÀ DI LAVORO/APPRENDIMENTO

1° UdLA

DESCRIZIONE DELLE ATTIVITÀ

Attività relazionale

1) “Le mani”

Si consegna a ciascun bambino un foglio A4 bianco sul quale disegnare le proprie mani ripassandone il
contorno come tante volte sin da piccoli ci è capitato di fare. Si evidenzia come ciascuno di noi abbia
una mano considerata più “forte” con cui si fanno quasi tutte le cose, (per i destrimani è la mano destra
per i mancini la sinistra) ed una mano considerata un po’ più “fragile”, ugualmente importante ma che
fa un po’ più fatica. Si invitano i bambini a scrivere nella mano più forte tutte le qualità che pensano di
possedere e tutte le cose in cui si sentono più sicuri; nella mano più debole tutti gli aspetti (caratteriali e
pratici) che vorrebbero migliorare. Si dà un tempo di circa 15 min. per svolgere l’attività
individualmente, poi si formano gruppi di 4 membri con l’obiettivo di condividere le varie mani e di dar
vita a due mani di gruppo, sottolineando sia gli aspetti comuni che le differenze. All’interno dei vari
gruppi c’è un relatore che riferisce il lavoro del piccolo gruppo cooperativo al gruppo-classe.

Alla fine si costruisce un cartellone con il risultato dei lavori di tutti gruppi. Il cartellone ha il seguente
titolo: “Le mani della classe”.

L’incontro si conclude facendo il punto della situazione rispetto a quanto emerso ed anticipando sia il
tipo di lavoro che le modalità necessarie da seguire.

RUOLI COOPERATIVI

Lettore: legge “le mani” dei singoli bambini del gruppo

Sintetizzatore: fa una sintesi dei contenuti emersi

Scrittore: scrive sulle due mani punti deboli e di forza del gruppo

Relatore: riferisce al gruppo-classe il lavoro del piccolo gruppo cooperativo

TEMPI

2 ore comprensive delle varie attività

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MATERIALI

Fogli A4, penne o lapis, cartellone e pennarelli

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SCHEDA DI PROGRAMMAZIONE DELL’UNITÀ DI LAVORO/APPRENDIMENTO

2° UdLA

DESCRIZIONE DELLE ATTIVITÀ

Attività disciplinare

La classe è suddivisa in gruppi, ciascuno dei quali ha un diverso testo con un argomento da
approfondire sugli Egizi (vd. Allegato A). All’interno del gruppo sono assegnati i vari ruoli: lettore,
scrittore, disegnatore; la parte da relazionare è suddivisa tra i vari componenti. Si assegna ad ogni
gruppo una scheda uguale per tutti (vd. Allegato B), che i bambini mostrano al resto della classe nel
momento in cui si relaziona sul lavoro svolto nei piccoli gruppi.

La prima parte dell’incontro è dedicata al lavoro nei sottogruppi, mentre nella seconda parte un
gruppo di bambini alla volta espone nel gruppo-classe il lavoro fatto.

RUOLI COOPERATIVI

Lettore: legge al gruppo il testo disciplinare

Scrittore: compila, consultandosi col gruppo, la scheda di lavoro (vd. Allegato B)

Disegnatore: disegna sulla scheda di lavoro (vd. Allegato B)

TEMPI

2 ore comprensive delle varie attività

MATERIALI

Fotocopie con i vari argomenti (vd. Allegato A), una scheda di lavoro per ciascun gruppo (vd.
Allegato B), penne o lapis, matite e/o pennarelli

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ALLEGATO A

Testi per lettura di gruppo

TESTO 1 - GLI EGIZI: INTRODUZIONE GENERALE

Gli antichi Egizi sono vissuti in Egitto. L’Egitto è in Africa. Nella


maggior parte dell’Egitto c’è il deserto (dove c’è poca acqua e tanta
sabbia) e il fiume Nilo, il fiume più lungo del mondo. Circa 5000 anni fa,
alcune popolazioni si stabilirono lungo il fiume Nilo e iniziarono a
coltivare la terra. Sorsero i primi villaggi, che si trasformarono, poco a poco in città, spesso in lotta tra
loro per garantirsi il controllo delle acque del fiume.

In quel periodo l’Egitto era diviso in 2 regni: Basso Egitto ed Alto Egitto. Il re del Basso Egitto aveva la
corona rossa, il re dell’alto Egitto aveva la corona bianca. Nella storia dell’antico Egitto ci sono 3
periodi: Regno Antico, Regno Medio e Regno Nuovo.

Secondo gli storici verso il 3000 a. C., cioè proprio all’inizio dell’Antico Regno, l’Alto ed il Basso Egitto
furono uniti e Menfi diventò la capitale. Nel corso del Medio e Nuovo Regno l’Egitto, con capitale
Tebe, iniziò numerosi scambi commerciali con i popoli vicini e subì alcune invasioni ma riuscì a
rimanere un unico Stato fino al 1070 a.C.

Durante l’Età Tarda l’Egitto fu conquistato da popoli stranieri e perse la sua indipendenza.

LE CITTÀ E LE ABITAZIONI

Tutte le città dell’antico Egitto sorsero lungo il fiume Nilo. Le mura che
circondavano le città, le abitazioni ed i palazzi del faraone erano costruiti con
mattoni e paglia seccati sole perché c’era poco legno e la pietra era usata solo
per gli edifici sacri, quindi delle abitazioni sono rimasti pochi resti. Molti edifici pubblici, come i templi
e le tombe, al contrario hanno resistito a lungo perché furono costruiti con la pietra.

Le case, però, non erano per tutti uguali: il popolo aveva case di due o tre stanze
al massimo. Le finestre erano poche e alte da terra, una scala interna portava al
tetto simile ad una terrazza dove si poteva dormire quando faceva molto caldo.
Gli egizi ricchi invece avevano case a due piani, molto grandi con cose preziose e
decorazioni. All’intero c’era un giardino con una vasca molto grande. Accanto
alla casa c’erano anche le cantine, magazzini, cucine e stanze per i servi.

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TESTO 2 - LA SOCIETÀ EGIZIA

La società egizia era come una piramide. Le persone importanti erano in alto.
Le persone poco importanti erano in basso. Le persone molto importanti
erano poche, quelle poco importanti erano tantissime.

La persona più importante era il faraone. Il faraone decideva tutto; tutti


dovevano obbedire al faraone. Il faraone era un dio per gli egizi. Braccio
destro del faraone era il Visir, lui era come un primo ministro, governava
tutto l’Egitto e faceva applicare le decisioni del faraone.

Dopo il faraone c’erano i sacerdoti e i nobili. I sacerdoti si occupavano della religione. Loro stavano nei templi e
facevano riti religiosi. I nobili erano persone molto ricche. I nobili sono nati in famiglie nobili e i loro figli sono
nobili.

Poi c’erano gli scribi. Gli scribi erano persone che sapevano scrivere e fare i calcoli. Loro aiutavano il faraone a
governare il regno e avevano il compito di far pagare le tasse.

Dopo gli scribi c‘erano i soldati. I soldati facevano la guerra, proteggevano il faraone e i nobili.

Poi c’erano gli artigiani e i mercanti. Gli artigiani erano le persone che usavano le mani per lavorare e
producevano tanti oggetti per gli Egizi. Loro lavoravano il legno, producevano vasi e gioielli. I mercanti erano le
persone che commerciavano cioè vendevano e compravano le varie cose.

Poi c’erano i contadini, che lavoravano la terra e allevavano gli animali. C’erano molti contadini in Egitto. I
contadini aiutavano anche a costruire le piramidi

Infine c’erano gli schiavi, gli schiavi non avevano nessuna importanza. Gli schiavi facevano i lavori più faticosi,
loro non potevano decidere niente. Gli schiavi dovevano solo obbedire agli ordini. Gli schiavi erano quasi
sempre prigionieri di guerra

LA FAMIGLIA EGIZIA E L’EDUCAZIONE DEI FIGLI

Gli antichi Egizi si sposavano molto giovani. Non facevano una cerimonia ma
semplicemente la sposa andava a vivere nella casa dello sposo e portava con sé la dote
cioè la proprietà di terreni, gioielli e biancheria. Le famiglie erano molto numerose ed i
bambini erano amati ed educati dai genitori. I figli dovevano mantenere i genitori in
vecchiaia ed occuparsi dei riti della sepoltura. La prima educazione avveniva a casa, la madre in particolare si
occupava delle femmine mentre i figli maschi imparavano a fare il lavoro dei padri: artigiani, agricoltori,
commercianti…

I nobili invece erano destinati a diventar sacerdoti, governatori, funzionari: per questa ragione imparavano fin da
piccoli a leggere e scrivere. Le figlie del faraone e dei nobili non frequentavano la scuola ma erano istruite da un
insegnante privato.

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TESTO 3 - Il FARAONE

Il Faraone era il capo del regno ed aveva il poter di vita o di morte su ogni cittadino: lui
poteva decidere se una persona viveva o doveva essere uccisa. Il faraone non era un
uomo uguale agli altri, ma era visto come dio in terra che alla sua morte sarebbe andato
insieme agli altri dei. Il faraone faceva parte di una dinastia, cioè una famiglia reale che
passava l’incarico di capo del regno da padre a figlio. Se un faraone non aveva figli
maschi, oppure qualcuno prendeva il potere al posto dell’erede, la dinastia finiva e ne cominciava un’altra.

Il faraone aveva grandi poteri e grandi responsabilità: tenere lo Stato in ordine, dare sempre il cibo a tutto il
popolo, riuscire ad usare bene le acque del Nilo attraverso dei canali, mantenere la pace ed il benessere.

COM’ERA VESTITO IL FARAONE?

Il faraone indossava sulla testa la doppia corona, il simbolo dell’unione dell’Egitto Nord e Sud, oppure il
NEMES, un tessuto a righe oro e blu simbolo della sua natura divina.

Sulla fronte aveva un diadema, una piccola corona con un cobra che doveva far paura ai sudditi e ricordava il
rispetto obbligatorio per il faraone.

Dal mento scendeva una lunga barba finta, simbolo del suo ruolo di re. Lui aveva due scettri: un flagello che
serviva a ricordare il suoi poteri sui campi e sulle persone, e un bastone piegato, per ricordare il suo ruolo di
guida per il popolo. Al collo aveva un anekh, una croce con un anello, simbolo della vita.

LE PIRAMIDI

Per gli antichi Egizi, il culto dei morti era molto importante. Basta pensare che i loro
monumenti più famosi sono le piramidi, cioè tombe di alcuni faraoni vissuti durante
l’Antico e Medio Regno. In Egitto si sono conservate 80 piramidi e tutte hanno
struttura e dimensioni diverse. Le piramidi furono costruite sulla riva occidentale del
Nilo in alcune zone sopraelevate, al riparo dalle inondazioni, ma vicine al fiume, perché quasi tutto il materiale
necessario alla costruzione veniva trasportato con le navi. Le PIRAMIDI erano costruite dagli schiavi e dagli
operai perché quando il Nilo usciva dagli argini i contadini non potevano lavorare i campi e costruivano le
piramidi. Le piramidi erano fatte con grandi blocchi di pietre quadrati.

Per trasportare i blocchi di pietra molto pesanti venivano fatte delle rampe di terra su cui questi blocchi venivano
trascinati uno per volta. Le piramidi sono grandissime! Le porte delle piramidi erano chiuse con grandi pietre e
dentro alle piramidi c’erano tanti corridoi e camere. La camera dove veniva messo il sarcofago del faraone era
segreta. Vicino alla piramide del faraone c’era sempre una piramide più piccola per la regina. Le tre piramidi più
famose si trovano a Giza, vicino al Cairo, a destra del Nilo e sono la piramide di Cheope, la piramide di Chefren,
la piramide di Micerino. Vicino a queste tre piramidi si trova un monumento grande ed importante: la sfinge, una
statua con il corpo di un leone e la teste del faraone Chefren. Il suo compito era quello di proteggere il corpo del
faraone.

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TESTO 4 - LA SCRITTURA DEGLI EGIZI

La scrittura in Egitto nasce molto presto e rimane uguale per più di


3000 anni. Gli Egizi scrivevano con dei segni particolari che si
chiamano GEROGLIFICI. I geroglifici sono dei disegni che
rappresentano: oggetti veri e propri ed in questo caso si chiamano
pittogrammi oppure rappresentano delle idee oppure cose che si
fanno ed in questo caso si chiamano ideogrammi. La scrittura con i geroglifici poteva avere diverse
direzioni, da destra a sinistra oppure da sinistra verso destra oppure dall’alto verso il basso. Ad esempio
se i segni con la forma di uomini o animali sono rivolti verso destra allora la scrittura va letta da destra a
sinistra. La scrittura con i geroglifici era molto difficile, per questo motivo era usata solo per i
documenti più importanti. Solo gli scribi ed i sacerdoti sapevano usare i geroglifici, per questo erano
persone molto importanti.

CHI SONO GLI SCRIBI

Per diventare scriba bisognava studiare per tanti anni. Si iniziava a 7 e si finiva a 12: si imparava a
leggere, scrivere e fare di conto. Gli scolari ripetevano a memoria la lezione, copiavano testi scritti in
geroglifico su pezzi di terracotta o legno. Poi bisognava frequentare una scuola superiore che durava
altri 4 o 5 anni. Qui studiavano storia, geografia, matematica, geometria ed imparavano alcune lingue
straniere come il babilonese. Le scuole più importanti si trovavano nei templi.

Imparare a scrivere con i geroglifici. Solo una persona su 100 sapeva leggere e scrivere! La scuola degli
scribi si chiamava “casa della vita”. I maestri degli scribi erano molto severi. Quando avevano imparato
a leggere e scrivere gli scribi diventavano persone molto importanti ed andavano a
lavorare negli uffici dello stato.

I FOGLI DI PAPIRO

Gli scribi per scrivere non usavano la carta come noi. Gli scribi scrivevano su fogli di papiro. Il papiro è
una pianta che vive nell’acqua e cresce dentro il fiume Nilo. Gli Egizi tagliavano la pianta in strisce
molto piccole, loro mettevano queste strisce una sopra all’altra e le incrociavano. Gli egizi poi battevano
queste piante ed alla fine le lisciavano. Dopo questa lavorazione gli egizi avevano dei fogli lisci. Loro
scrivevano su questi fogli lisci e quando avevano finito li arrotolavano.

PAPIRO LAVORAZIONE FOGLI

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TESTO 5 - LA RELIGIONE

Gli Egizi erano POLITEISTI, cioè credevano in più dei, circa 200: alcuni avevano la figura di un uomo o la
figura di metà uomo e la testa di un animale. Per questo motivo molti animali erano sacri e non potevano essere
uccisi: tra questi c’era il gatto, sacro alla dea Bastet oppure il coccodrillo del dio Sobek. Le case degli dei erano i
templi, custoditi dai sacerdoti. Gli dei avevano più potere degli uomini e potevano decidere della vita o della
morte degli uomini. Il dio più importante degli egizi era Amon-ra, il dio sole che rappresentava il sole, era il
creatore degli uomini ed ogni faraone era come un suo figlio. Altri dei erano: Phat, dio creatore, Osiride, giudice
del mondo dei morti, Iside, dea della maternità e moglie di Osiride, Horus, dio del sole e figlio di Osiride ed
Iside, Seth dio del male e fratello di Osiride, Thot, protettore degli scribi e delle scienze, Hator, dea madre,
Anubi, dio dei morti.

SETH RA THOT

LA VITA DOPO LA MORTE

Gli Egizi credevano che dopo la morte esisteva un’altra vita in un altro mondo chiamato Aldilà. Secondo la
religione degli Egizi, per permettere la vita della persona morta nell’Aldilà, il corpo doveva conservarsi, cioè
doveva rimanere così com’era. Per non rovinare il corpo gli Egizi facevano la mummificazione, un procedimento
particolare composto da 4 fasi:

Lavavano il corpo;

Toglievano gli organi (cervello, cuore, polmoni..) e li mettevano dentro i vasi canopi (vasi speciali);

Poi il corpo veniva trattato con sostanze a base di sale ed oli profumati. Infine lo avvolgevano in lunghissime
fasce di lino chiamate bende. Dopo questa fase si otteneva la mummia. Il volto era spesso coperto con una
maschera d’oro o di legno dipinto.

A questo punto la mummia veniva ornata con gioielli ed amuleti per proteggerla dagli spiriti malvagi. Dopo 70
giorni dalla morte poteva essere sepolta. Mettevano poi il corpo in un sarcofago di legno, cioè una grande cassa
che conteneva il corpo della persona morta. Il sarcofago di legno veniva poi messo in un sarcofago di pietra.

Vicino al corpo del defunto venivano messi cibo, vestiti statuette dei servi, oro e altre cose della persona morta
perché gli Egizi pensavano che sarebbero stati utili nell’aldilà. Tutte questi oggetti formavano il corredo
funerario. La mummificazione era un processo molto costoso e per questo motivo solo le persone ricche
potevano diventare delle mummie dopo la morte. Quando moriva un faraone, gli Egizi costruivano un sarcofago
e una tomba molto grandi. La tomba del faraone si chiamava piramide.

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TESTO 6 - L’ABBIGLIAMENTO DEGLI ANTICHI EGIZI

I vestiti degli antichi egizi ricchi erano di lino bianco, un tipo di tessuto che viene da una pianta, perché
il lino tiene il corpo molto fresco. Gli uomini indossavano una gonna corta di lino legata in vita, le
donne, invece, un vestito lungo a pieghe, tunica. Loro avevano ai piedi sandali di papiro e cuoio.

Gli uomini e le donne egizie si truccavano gli occhi, le guance e la bocca. Loro portavano le parrucche e
indossavano anche tanti gioielli fatti di oro e pietre preziose: braccialetti, anelli, orecchini, collane…

Gli egizi più poveri si vestivano con tela grezza e spesso erano scalzi, oppure con sandali.

Gli antichi Egizi erano molto attenti all’igiene personale infatti si lavavano due volte al giorno e si
profumavano. Le donne si depilavano e gli uomini si facevano la barba.

Il faraone usava una finta barba che indossava in occasione delle cerimonie importanti. Sia le donne che
gli uomini più ricchi portavano spesso parrucche in testa.

I bambini avevano i capelli rasati (tagliati cortissimi), avevano però una ciocca di capelli intrecciata al
lato della testa. Questa ciocca si chiamava “ciocca della giovinezza”. Uomini e donne si truccavano gli
occhi con polveri che ottenevano dalla macinazione di pietre colorate ed inoltre contornavano gli occhi
con il colore nero.

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TESTO 7 - L’AGRICOLTURA DEGLI EGIZI

In Egitto, oggi come allora, piove molto poco eppure gli antichi Egizi erano
soprattutto degli agricoltori. Coltivavano infatti la fascia di terreno che si
estendeva lungo il corso del fiume Nilo. Questo fiume, infatti da luglio ad
ottobre, straripava, cioè usciva dagli argini ed inondava completamente tutti i
terreni vicini.

Il fiume Nilo depositava in questi terreni il limo che è un fango di colore


scuro. Il limo rendeva la terra molto fertile.

Quando le acque del Nilo si ritiravano i contadini potevano seminare per


ottenere poi un ricco raccolto.

Per sfruttare completamente le piene del fiume, costruirono canali, dighe, e


bacini per irrigare i terreni. Gli antichi Egizi allevavano animali che poi
utilizzavano anche per il trasporto e per svolgere i lavori agricoli. Il fiume
inoltre garantiva tanto pesce e gli Egizi potevano andare a caccia di animali
acquatici ed uccelli.

L’ALIMENTAZIONE DEGLI EGIZI

Il cibo più importante per gli Egizi era il pane, ne producevano infatti di moltissimi
tipi. Il pane era fatto con grano, farro, orzo. Queste piante sono cereali che
crescevano vicino al Nilo. Oltre al pane, la gente mangiava anche tanta frutta
(datteri, fichi, meloni, cocomero, uva) e tanta verdura (cetrioli, cipolle, aglio insalata,
lenticchie, sedano…). Usavano l’olio di sesamo per condire e per friggere.

Loro mangiavano poco pesce e pochissima carne perché era molto rara e solo i
ricchi potevano mangiarla. La carne ed il pesce erano arrostite, lessate, stufate o
fatte seccare.

I ricchi mangiavano anche pane fatto con miele e uvetta e bevevano il vino.
Loro mangiavano anche i dolci, fatti con miele, datteri e mandorle.

La bevanda di tutto l’Egitto era la birra che era fatta con l’orzo. Il vino era riservato solo ai più ricchi.
Secondo gli studiosi, i ricchi facevano due pasti al giorno. Mangiavano verdure crude, pesce e carne,
dolci e frutta. I contadini invece in una giornata mangiavano tre grossi pasti, a volte pesce, due vasi di
birra ed un fascio di cipolle. Mangiavano la carne solo una volta a settimana.

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TESTO 8 - L’ARTIGIANATO DEGLI EGIZI

Gli artigiani dell’antico Egitto erano molto abili e sapevano produrre tutti gli oggetti che servivano per
la vita quotidiana come ad esempio i vasi, i cesti, le stoviglie utilizzate per mangiare, le stoffe, i vestiti, le
calzature. Sapevano però anche realizzare oggetti di lusso come ad esempio i gioielli ed i bellissimi
mobili delle case dei più ricchi come i letti, le sedie e le poltrone, i bauli.

C’erano anche artigiani che si occupavano della decorazione dei templi, dei palazzi e delle tombe e
creavano inoltre tutto quello che serviva per il corredo funebre, cioè gli oggetti appartenuti al defunto: i
amuleti, le statue, i vasi canopi, i sarcofagi.

Altri tipi di artigiani erano i fabbri, i tagliatori di pietre, i costruttori di barche, di carta di papiro, di
attrezzi agricoli eccetera….

IL COMMERCIO ED I MEZZI DI TRASPORTO

Gli Egizi, dai commerci con altri popoli, ricavano legname, pietre dure
per fare le decorazioni ai gioielli, argento, spezie ed anche gli schiavi. In
cambio loro davano grano, gioielli, amuleti (portafortuna), profumi,
stoffe, vasi, arredi intarsiati, pelli di animali selvatici, armi e carta di
papiro. Le principali vie di comunicazioni usate per commerciare erano
il Nilo ed i suoi canali.

Dal momento che la via di comunicazione principale era il Nilo, i mezzi


di trasporto più usati erano le imbarcazioni: quelle più piccole erano fatte con piante di papiro ed erano
utili per spostamenti brevi. Le barche di legno erano usate per pescare, le chiatte (barche piatte) per
trasportare pietre molto pesanti ed infine le navi grandi che servivano per le cerimonie religiose o per i
lunghi viaggi per commerciare. Passando dal delta del fiume Nilo, gli Egizi navigavano nel
Mediterraneo.

Quando si spostavano all’interno usavano delle carovane trainate da asini.

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TESTO 9 - I BAMBINI EGIZI

I bambini egizi avevano tutti i capelli rasati e avevano una treccia che cadeva da un
lato della testa, si coprivano i fianchi con un corto gonnellino e andavano quasi
sempre scalzi.

I bambini giocavano all’aperto e avevano tanti giocattoli: trottole, palle di stracci,


bambole, cerchi e pupazzi.

In Egitto i figli degli artigiani e dei contadini a 10 anni andavano a lavorare con i
genitori. I figli dei sacerdoti e degli scribi andavano a scuola.

Le bambine restavano a casa e seguivano le faccende domestiche.

La scuola era in un tempio, ma le lezioni potevano essere tenute anche


all’aperto. Gli alunni erano seduti su tappeti di paglia intorno al maestro che
era in piedi. I maestri erano molto severi e gli errori venivano puniti

severamente.

I bambini imparavano a scrivere i geroglifici e studiavano storia,


geografia, una lingua straniera, cioè il babilonese.

I bambini facevano anche tante lezioni di ginnastica per rendere


più forte il corpo ed imparare le regole, la lealtà (essere corretti) e
la disciplina. La lotta, gli esercizi acrobatici e la sfida con i bastoni erano i giochi più amati.

LE DONNE EGIZIE

Le donne egizie si occupavano dei figli e della casa e svolgevano alcuni lavori agricoli. Le donne nobili o più
ricche avevano il compito di controllare il lavoro della servitù e partecipavano alle cerimonie pubbliche insieme al
marito. Potevano inoltre diventare sacerdotesse ma solo se sapevano leggere e scrivere. Anche le regine e le
principesse dovevano essere istruite. La moglie, la madre e le figlie dei
faraoni erano considerate molto importanti. Se il faraone saliva al trono
molto piccolo era la madre che esercitava il potere al poso del figlio.

Dalle fonti ritrovate risulta che tre


donne regnarono come faraone: la più
importante fu Hatshepsut, sovrana tra il
1479 ed il 1458 a.C. durante il suo regno
l’Egitto visse un periodo di pace e di intensi scambi commerciali. Poiché non
accadeva spesso che una donna diventasse faraone, lei si vestiva come un uomo
e indossava una barba finta tipica del re.

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ALLEGATO B

Scheda di lavoro

GLI EGIZI - (gruppo):..............................................................................................................................................

ARGOMENTO………………………………………………………………………………………

DOPO AVER LETTO IL TESTO SAPPIAMO CHE:

…………………………………………………………………………………………………………
…………………………………………………………………………………………………………
…………………………………………………………………………………………………………
…………………………………………………………………………………………………………
…………………………………………………………………………………………………………
…………………………………………………………………………………………………………
…………………………………………………………………………………………………………
…………………………………………………………………………………………………………

5 PAROLE-CHIAVE (IMPORTANTI) DEL NOSTRO ARGOMENTO

…………………………………………………………………………………………………………
…………………………………………………………………………………………………………

UNA COSA CHE CI HA INCURIOSITI:

…………………………………………………………………………………………………………
…………………………………………………………………………………………………………
…………………………………………………………………………………………………………
………………………………………………………………………………

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DISEGNATE UN PARTICOLARE CHE RAPPRESENTI IL VOSTRO ARGOMENTO:

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SCHEDA DI PROGRAMMAZIONE DELL’UNITÀ DI LAVORO/APPRENDIMENTO

III UdLA

DESCRIZIONE DELLE ATTIVITÀ

Attività di valutazione/verifica degli apprendimenti

1) “Se noi la sappiamo, io la so!”

Si suddivide la classe in gruppi di 4 e si spiegano l’attività e le varie regole. Durante l’attività di


valutazione/verifica ogni gruppo risponde a domande su tutti gli argomenti affrontati riguardo agli
Egizi (vd. Allegato A). Ogni componente del gruppo ha un numero da 1 a 4. Prima di ogni domanda, si
tira a sorte il numero del bambino che risponderà. La risposta può essere data dal bambino sorteggiato
solo dopo essersi accordato con gli altri membri del gruppo. Le risposte giuste valgono 1 punto, quelle
non date o errate nessun punto.

RUOLI COOPERATIVI

A turno relatore rispetto alle varie domande

TEMPI

2 ore comprensive delle varie attività

MATERIALI

Nessun materiale specifico

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ALLEGATO A

TEST DI VALUTAZIONE/VERIFICA FINALE

VERIFICA FINALE EGIZI

In che periodo c’è stata la civiltà degli Egizi e lungo quale fiume sorsero le città egizie?
In quanti periodi è stata divisa la storia dell’antico Egitto e come si chiamavano?
Com’erano le abitazioni nell’antico Egitto?
Che cos’è il limo?
Che cosa mangiavano gli Egizi?
Qual era la bevanda principale nell’antico Egitto?
Che cosa sono i geroglifici?
Chi sono gli scribi? Come si diventava uno scriba?
Che tipo di struttura aveva la società egizia?
Che ruolo avevano le donne?
Com’era la vita dei bambini e delle bambine?
Ricordi che cos’era la “ciocca della giovinezza”?
Come si vestivano gli Egizi?
Che tipo di artigianato avevano?
Quali prodotti esportavano?
Quali mezzi di trasporto utilizzavano per commerciare?
Che poteri aveva il faraone?
Quali sono i principali monumenti dell’antico Egitto? A cosa servivano?
Chi aveva il compito di costruire le piramidi?
Cosa pensavano gli Egizi della vita dopo la morte?
Ricordi quali erano i passaggi del processo di mummificazione?
Gli antichi Egizi erano religiosi? Ricordi il nome di una divinità che loro pregavano?

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SCHEDA DI PROGRAMMAZIONE DELL’UNITÀ DI LAVORO/APPRENDIMENTO

4° UdLA

DESCRIZIONE DELLE ATTIVITÀ

Attività relazionali e di feedback

1) “la Margherita”

Questa attività aiuta i bambini a conoscersi meglio riguardo ai seguenti aspetti: desideri, sogni, paure,
interessi, relazioni significative in modo da favorire uno scambio empatico tra i partecipanti, una
maggiore conoscenza ed evidenziare aspetti comuni utili a creare una maggiore coesione e processi di
integrazione.

Ogni bambino riceve una margherita disegnata sulla carta (vd. Allegato A). I bambini svolgono l’attività
prima individualmente, poi a gruppi di 4 in modo da evidenziare sia gli aspetti comuni che le differenze.
In ogni gruppo si individua, poi, un bambino-portavoce che riporti al gruppo-classe quanto emerso nel
piccolo gruppo. Per concludere, si fa una sintesi del lavoro dei piccoli gruppi e si realizza una
margherita di classe in un cartellone da appendersi in aula.

2) “Indovina un po’ l’animale!”

Attività in due squadre per stimolare competenze relazionali di gruppo.

La classe è divisa in 2 gruppi casuali. A turno ogni gruppo sceglie una parola (dell’ambito semantico
degli animali) da far indovinare ad un membro dell’altro gruppo. Si pone davanti alla lavagna una sedia
su cui si siede chi deve indovinare la parola. La squadra ha a disposizione 3 indizi per far indovinare la
parola. Ogni indizio deve essere dato mettendosi prima d’accordo con tutto il gruppo.

Ogni parola indovinata fornisce 1 punto, ogni parola non indovinata o sbagliata 0 punti.

TEMPI

Attività 1: 1 ora e 30 minuti circa

Attività 2: 30 minuti circa

MATERIALI

Allegato A, fogli A4, cartoncini per cartelloni, penne, lapis, pennarelli

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ALLEGATO A

La Margherita

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SCUOLA PRIMARIA “LE FONTI” (ICS CONVENEVOLE DA PRATO)

SCHEDA DI PROGRAMMAZIONE UNITÀ DIDATTICA

IL TESTO FANTASTICO E LA FIABA

CLASSE: VB

PERIODO DI SVOLGIMENTO: Marzo 2015

FACILITATORE DEGLI APPRENDIMENTI: Ilaria Giachetti

INSEGNANTE: Patrizia Boanini

DISCIPLINA: ITALIANO

OBIETTIVI

DISCIPLINARI

Conoscenze

il testo narrativo: testo fantastico, fiaba

Competenze linguistico-comunicative e testuali

- linguistiche: lessico delle emozioni, degli stati d’animo, dei gusti personali; lessico specifico del testo
narrativo considerato, la sua struttura testuale, i concetti e le nozioni caratteristiche a livello
morfologico, sintattico e fonetico

- prossemica: gestione degli spazi e distanze

- socio-comunicativa: comunicare verbalmente e non verbalmente adattandosi al contesto; scegliere


parole e frasi, gesti, momenti, spazi per interagire ed esprimere contenuti e significati (efficacia
comunicativa, adattamento alla situazione, rispetto delle regole di cortesia linguistica)

- cinesica (gestualità, mimica)

Abilità linguistico-comunicative e testuali

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produzione orale (saper dialogare, porre domande, esprimere il proprio pensiero, sintetizzare),
produzione scritta (morfologia e sintassi relative al testo narrativo: realizzare sintesi, scrivere schemi,
parole-chiave) comprensione orale, comprensione scritta (testi e istruzioni, completare tabelle); abilità
grafica (saper disegnare, comporre cartelloni e schemi)

TRASVERSALI

capacità di prendere decisioni; capacità di risolvere i problemi; pensiero creativo; pensiero critico;
comunicazione efficace; capacità di relazioni; autoconsapevolezza; empatia; gestione delle emozioni;
gestione dello stress; capacità di mediare i diversi punti di vista; capacità analitica (visualizzare e
comprendere i dettagli dei testi e delle attività); capacità di osservazione e comprensione globale sia dei
testi che delle attività (relazionali e didattiche); capacità di sintesi (recupero e riorganizzazione delle
informazioni e delle nuove conoscenze); capacità di rimpiego sia delle nuove conoscenze sia di quelle
pregresse.

BREVE DESCRIZIONE DELLE UdLA E DESCRIZIONE GLOBALE DELL’UNITÀ


DIDATTICA

L’unità didattica affronta il testo narrativo, sia di tipo fantastico sia della fiaba. Unitamente agli obiettivi
didattici, anche quelli relazionali sono portati avanti in ogni UdLA: l’attenzione alle relazioni e alle
regole dello stare insieme è posta come prerequisito fondamentale ad ogni attività didattica. La scelta di
testi plurilingui per la fiaba si collega alla necessità di aprirsi alle differenze, di rispettare l’altro da sé, di
mettersi nei panni dell’altro.

1° UdLA

Attività di tipo relazionale per favorire la costruzione di un clima di classe positivo e sereno. Gli
obiettivi sono legati al conoscere sé stessi e gli altri: saper ascoltare, saper condividere emozioni e
pensieri, saper accettare opinioni diverse dalle proprie per costruire una strategia comune, sapersi
mettere nei panni degli altri. Formazione dei gruppi tramite “Cammina come se…” e “La macchina
dell’uovo”.

2° UdLA

“A te darei… da te vorrei…”, per recuperare l’approfondimento della conoscenza reciproca e per


imparare ad accettare gli altri.

Testo fantastico tratto da “Le cronache di Narnia”: l’attività didattica è una sorta di studio di gruppo in

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cui il compito principale è la ricerca delle parole fantastiche. Le parole trovate da ogni gruppo vengono
poi inserite nell’ “Armadio di classe”.

3° UdLA

Formazione dei gruppi attraverso la ricerca del compagno: vengono distribuiti bigliettini con i nomi di
personaggi delle fiabe; ciascuno deve trovare il compagno giusto.

La prima attività prevede un lavoro a coppia, per stimolare la cooperazione a piccoli passi: prima il
confronto con un compagno, poi con il gruppo. A coppie si lavora sulle impressioni avute di fronte a
due testi, uno in lingua cinese e uno in lingua russa, senza ricevere prima alcuna informazione relativa al
contenuto.

Ascolto del testo della fiaba in lingua italiana e presa di appunti, prima in modo individuale, poi di
gruppo.

4° UdLA

Verifica delle competenze e delle conoscenze apprese. Rappresentazione grafica della fiaba “Il principe
ranocchio”, letta durante l’incontro precedente. Per favorire il dialogo e la scelta di una strategia
comune, l’attività prevede, preliminarmente, una stesura dell’idea di lavoro di ciascun componente del
gruppo: i bambini hanno la possibilità di riflettere insieme su dati concreti, rispettando quanto
programmato in fase di progettazione del lavoro.

Si realizzano poi i disegni concordati (uno per bambino). Si ritirano tutti i disegni e si mescolano;
vengono riconsegnati a gruppi differenti: ogni gruppo deve inventare una nuova sequenza narrativa con
l’aggiunta di un elemento magico pescato a sorte. Le nuove storie pensate da ogni gruppo costituiscono
la raccolta di fiabe della classe.

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SCHEDA DI PROGRAMMAZIONE DELL’UNITÀ DI LAVORO/APPRENDIMENTO

1° UdLA

DESCRIZIONE DELLE ATTIVITÀ

1) Presentazione del laboratorio e delle sue finalità, introduzione dei lavori delle attività che si
svolgeranno.

Attività relazionali

2) “Camminiamo come se…”: formazione dei gruppi.

Si distribuisce a ciascun bambino un bigliettino con scritto una sensazione o uno stato d’animo (vd.
Allegato A): “ho caldo”, “sono stanco”, “sono felice”, “sono raffreddato” etc.; una volta letto il
bigliettino, i bambini devono camminare come se provassero davvero quelle sensazioni. Si sfrutta lo
spazio della classe per camminare in silenzio ed interpretare gli stati d’animo usando il linguaggio non
verbale (espressioni facciali e del corpo); mentre camminano, i bambini cercano di rintracciare i
compagni che stanno mimando la stessa sensazione.

Una volta formati, i nuovi gruppi prendono posto ai banchi già predisposti (7 isole di banchi). I
componenti dei gruppi pensano ad un nome efficace da riportare alla lavagna.

3) “La macchina dell’uovo”

Questa attività relazionale prevede la cooperazione attiva per l’ideazione e la costruzione pratica di una
“macchina” che possa attutire la caduta di un uovo. Si mettono a disposizione dei bambini diversi tipi
di materiali da riciclare (plastiche e cartoni di vario genere, stoffe, spaghi) insieme a scotch e carta
assorbente di cui i bambini si serviranno per realizzare la propria macchina. I ruoli previsti sono: la
saetta, lo scrittore, il geometra, il collaudatore, il portavoce (vd. Ruoli cooperativi, qui sotto).

Prima del test, ogni gruppo elegge un portavoce, che descrive la macchina e racconta di quali materiali e
parti è composta. È prevista una doppia votazione: i gruppi dànno un punteggio alla simpatia della
macchina pronta al test (da 1 a 3 punti); dopo il test si attribuisce 1 punto se l’uovo si rompe, 2 punti se
riporta qualche ammaccatura, 3 punti se rimane integro. Si scrivono i punti alla lavagna accanto al nome
di ogni gruppo.

Feedback ed autovalutazione

4) Chiusura e ritorno

Commenti e riflessione aperta sulle difficoltà incontrate e sugli stimoli positivi che questa attività ha

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offerto. Riflessione sulla convivenza, sul rispetto dell’altro, sull’importanza dell’ascolto, della
condivisione e dell’aiuto reciproco.

Si scrivono alla lavagna le riflessioni dei bambini: che cosa è stato importante per lavorare insieme? Che
cosa avete fatto per mettervi tutti d’accordo?

RUOLI COOPERATIVI

Saetta: osserva il materiale a disposizione e lo riferisce al gruppo

Geometra: disegna su un foglio bianco il progetto della macchina, in accordo con le idee e le proposte
di tutti i componenti del gruppo

Scrittore: in accordo col progetto del geometra, compila una lista di oggetti utili da far prendere alla
saetta

Collaudatore: testa l’efficacia della macchina, posizionandola e aggiustandola per affrontare la prova
della caduta dell’uovo.

TEMPI

Attività 1 e 2: 20 minuti circa

Attività 3: 1 ora e 10 minuti circa

Attività 4: 20 minuti circa

MATERIALI

Tessere per l’attività “Camminiamo come se…” (vd. Allegato A); cartellini con ruoli cooperativi (vd.
Allegato B); materiali di riciclo (plastiche e cartoni di vario genere, stoffe, spaghi), scotch e carta
assorbente.

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ALLEGATO A

Tessere per l’attività “Camminiamo come se…”

HO CALDO HO CALDO HO CALDO HO CALDO HO CALDO

HO FREDDO HO FREDDO HO FREDDO HO FREDDO HO FREDDO

HO FAME HO FAME HO FAME HO FAME HO FAME

SONO FELICE SONO FELICE SONO FELICE SONO FELICE SONO FELICE

SONO TRISTE SONO TRISTE SONO TRISTE SONO TRISTE SONO TRISTE

HO LA FEBBRE HO LA FEBBRE HO LA FEBBRE HO LA FEBBRE HO LA FEBBRE

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ALLEGATO B

Cartellini con ruoli cooperativi

SAETTA SAETTA SAETTA SAETTA SAETTA SAETTA

SAETTA SAETTA SAETTA SAETTA SAETTA SAETTA

GEOMETRA GEOMETRA GEOMETRA GEOMETRA

GEOMETRA GEOMETRA GEOMETRA GEOMETRA

SCRITTORE SCRITTORE SCRITTORE SCRITTORE

SCRITTORE SCRITTORE SCRITTORE SCRITTORE

COLLAUDATORE COLLAUDATORE COLLAUDATORE

COLLAUDATORE COLLAUDATORE COLLAUDATORE

COLLAUDATORE COLLAUDATORE COLLAUDATORE

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SCHEDA DI PROGRAMMAZIONE DELL’UNITÀ DI LAVORO/APPRENDIMENTO

2° UdLA

DESCRIZIONE DELLE ATTIVITÀ

Attività relazionale

1) “A te darei… Da te vorrei…”

Si spiega alla classe che è importante lavorare sugli aspetti relazionali (imparare ad ascoltare, ad aiutare,
a condividere etc.).

Ci sediamo tutti in cerchio per terra e si spiega l’attività: ogni bambino deve guardare il compagno alla
sua destra e pensare ad una sua qualità, un pregio, una bella caratteristica che vorrebbe ricevere da
lei/lui. Deve, poi, pensare ad una propria qualità che regalerebbe volentieri al compagno. I bambini
scrivono questi doni che vorrebbero ricevere o regalare su un foglio apposito (vd. Allegato A). Quando
tutti hanno riflettuto e scritto, si fa il giro e ciascun bambino si rivolge al compagno di destra dicendo:
“a te dare… da te vorrei...”.

2) “Alla ricerca della parola misteriosa”

Si suddivide in 4 parti un testo narrativo fantastico appositamente selezionato.

Si assegnano 4 ruoli che ruoteranno: lettore, sintetizzatore, ricercatore, scrittore. Si lavora


sull’individuazione delle parole “fantastiche” per tentare una riflessione e la conseguente scoperta degli
elementi che caratterizzano il genere fantastico.

Alla fine della lettura e della scrittura dell’elenco, il gruppo cerca di dare una definizione delle parole
difficili che ha trovato o trovare dei sinonimi per le parole fantastiche, compilando una scheda
impostata (vd. Allegato B).

A classe intera ogni gruppo comunica le proprie parole agli altri, si cercano insieme le definizioni e/o i
sinonimi con l’aiuto dell’insegnante. I bambini scrivono le parole trovate dal proprio gruppo nell’
“Armadio di classe” (vd. Allegato C).

RUOLI COOPERATIVI

lettore: legge il primo pezzo di brano

cercatori: durante la lettura sottolineano di blu o di rosso le parole difficili e fantastiche

sintetizzatore: ripete il brano a voce alta

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scrittore: segue il testo col cercatore e scrive successivamente le parole difficili o fantastiche nella
tabella apposita.

I ruoli cooperativi ruotano nel corso dell’attività.

TEMPI

Attività 1: 30 minuti circa

Attività 2: 1 ora circa per l’attività; 20 minuti circa per la condivisione e la chiusura

MATERIALI

Schede per l’attività “A te darei… da te vorrei…” (vd. Allegato A), fotocopie brano fantastico, tabelle
per le parole difficili/fantastiche, foglio A3 con armadio (vd. Allegato B).

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ALLEGATO A

Tabella per l’attività “A te darei… Da te vorrei…”

GIRATI A DESTRA E GUARDA IL TUO COMPAGNO. PENSA… E SCRIVI!

COSA TI DAREI…? COSA VORREI DA TE…?

COSE BELLE DEL MIO CARATTERE, COSE BELLE DEL TUO CARATTERE,

PREGI, QUALITÀ PREGI, QUALITÀ

COSE BELLE (PREGI) DEL CARATTERE: SONO ALLEGRO, GENEROSO, FACCIO


AMICIZIA CON TUTTI, AIUTO GLI ALTRI, SONO EDUCATO, SONO GENTILE, ETC.

QUALITÀ: SONO BRAVO (O BRAVA!) A FARE QUALCOSA, COME GIOCARE A


PALLONE, SONO BRAVO IN MATEMATICA O IN ITALIANO, SONO BRAVO A
DISEGNARE, CORRO MOLTO VELOCE, , SONO BRAVO A CANTARE, SONO BRAVO A
STARE CON GLI ANIMALI ETC.

COSE BELLE (PREGI) DELL’ASPETTO FISICO: MI PIACCIONO I MIEI OCCHI (O I


TUOI OCCHI!), I CAPELLI, HO LE BRACCIA FORTI.

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ALLEGATO B

Scheda delle parole fantastiche

PAROLE FANTASTICHE SI PUÒ DIRE ANCHE… CON UN DISEGNO…

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ALLEGATO C

“L’armadio della parole fantastiche”

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SCHEDA DI PROGRAMMAZIONE DELL’UNITÀ DI LAVORO/APPRENDIMENTO

3° UdLA

DESCRIZIONE DELLE ATTIVITÀ

1) “La principessa e il ranocchio plurilingui”

Formazione delle coppie. Inizialmente si lavora a coppie. Viene consegnato ai bambini un bigliettino
con il nome di un personaggio di una fiaba famosa (vd. Allegato A): ogni bambino deve trovare il suo
compagno.

Ad ogni coppia vengono consegnati due testi della fiaba dei fratelli Grimm “La principessa e il
ranocchio”, una copia in lingua cinese (vd. Allegato B) e una copia in lingua russa (vd. Allegato C),
senza specificare il titolo della fiaba né la lingua. La coppia compila una scheda (vd. Allegato D)
rispondendo ad alcune domande (Secondo voi di che lingua si tratta? Come vi sentite di fronte a questi
testi? Siete in difficoltà? Perché? Che differenze/somiglianze ci sono con l’italiano? etc.). La scheda è
unica per la coppia: i bambini confrontano le loro impressioni e condividono l’esperienza di trovarsi di
fronte ad un testo di cui non si conosce la lingua, al quale quindi non possono accedere tramite la
comprensione scritta. Il lavoro in coppia è, in questo caso, preliminare per la seconda attività, in cui il
confronto avverrà a livello di gruppo e sarà più complesso e articolato.

2) “La principessa e il ranocchio”: ascolto, comprensione orale e condivisione degli appunti

Formazione dei gruppi. Attraverso il gioco dell’aquilone, si chiamano i nomi dei personaggi (dell’attività
precedente) che formeranno il gruppo – i bambini chiamati via via passano sotto il telo che si sta
tenendo tutti in cerchio. Le coppie iniziali si rimescolano.

L’insegnante/facilitatore legge la fiaba in italiano, una versione semplificata rispetto a quella originale
(vd. Allegato E). La lettura è divisa in quattro sequenze: dopo la lettura dell’insegnante/facilitatore, i
bambini compilano individualmente la scheda (vd. Allegato F). Successivamente, confrontano gli
appunti presi e compilano una scheda di gruppo (vd. Allegato G) secondo i seguenti ruoli cooperativi:
lettore, ricercatore somiglianze, ricercatore differenze, scrittore (vd. Ruoli cooperativi, qui sotto). La
lettura, la ricerca e la scrittura vengono affrontate sempre per il singolo pezzo in cui è stata divisa la
fiaba.

Il bambino di livello A1/A2 in italiano L2 ha una scheda semplificata: dall’ascolto è importante che
recepisca le parole che conosce, le riporti con un disegno o in un’altra lingua (vd. Allegato H).

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RUOLI COOPERATIVI

Attività 2

Lettore: legge quanto scritto dai componenti di tutto il gruppo

Ricercatore di somiglianze: sottolinea nelle varie schede gli appunti simili (parole, frasi simili)

Ricercatore di differenze: sottolinea con un altro colore le parti di appunti che differiscono da una
scheda all’altra

Scrittore: riporta gli appunti del gruppo (l’insieme degli appunti individuali) sulla scheda di gruppo (vd.
Allegato E)

TEMPI

Attività 1: 15 minuti circa, per la formazione dei gruppi; 30 minuti circa, per l’attività

Attività 2: 1 ora circa

MATERIALI

Bigliettini con i nomi di personaggi (vd. Allegato A), fotocopie con la fiaba “Il principe ranocchio” in
lingua cinese e russa (vd. Allegati B, C), schede da completare (vd. Allegati D, F, G, H), telo grande.

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ALLEGATO A

Tessere per la formazione delle coppie

HANSEL GRETEL

LA BELLA LA BESTIA

ARIEL STREGA DEL MARE

BIANCANEVE MELA AVVELENATA

CAPPUCCETTO ROSSO LUPO CATTIVO

AURORA PRINCIPE FILIPPO

GENIO DELLA LAMPADA ALADIN

BRONTOLO PISOLO

CENERENTOLA FATA SMEMORINA

GENOVEFFA ANASTASIA

SHRECK CIUCHINO

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ALLEGATO B

“La principessa e il ranocchio” (TESTO CINESE)

青蛙王子 童话

格林兄弟童话 格林兄弟

青蛙王子

在遥远的古代,人们心中的美好愿望往往能够变成现实。
就在那个令人神往的时代,曾经有过一位国王。
国王有好几个女儿,个个都长得非常美丽;尤其是他的小女儿,更是美如天仙,就连见多识
广的太阳,每次照在她脸上时,都对她的美丽感到惊诧不已。
国王的宫殿附近,有一片幽暗的大森林。
在这片森林中的一棵老椴树下,有一个水潭,水潭很深。
在天热的时候,小公主常常来到这片森林,坐在清凉的水潭边上。
她坐在那里感到无聊的时候,就取出一只金球,把金球抛向空中,然后再用手接住。
这成了她最喜爱的游戏。
不巧的是,有一次,小公主伸出两只小手去接金球,金球却没有落进她的手里,而是掉到了
地上,而且一下子就滚到了水潭里。
小公主两眼紧紧地盯着金球,可是金球忽地一下子在水潭里就没影儿了。
因为水潭里的水很深,看不见底,小公主就哭了起来,她的哭声越来越大,哭得伤心极了。
哭着哭着,小公主突然听见有人大声说:"哎呀,公主,您这是怎么啦?您这样嚎啕大哭,
就连石头听了都会心疼的呀。"听了这话,小公主四处张望,想弄清楚说
话声是从哪儿传来的,不料却发现一只青蛙,从水里伸出他那丑陋不堪的肥嘟嘟的大脑袋。
"啊!原来是你呀,游泳健将,"小公主对青蛙说道,"我在这儿哭,是因为我的金球掉进水
潭里去了。"
"好啦,不要难过,别哭了,"青蛙回答说,"我有办法帮助您。要是我帮您把您的金球捞出
来,您拿什么东西来回报我呢?"
"亲爱的青蛙,你要什么东西都成呵,"小公主回答说,"我的衣服、我的珍珠和宝石、甚至
我头上戴着的这顶金冠,都可以给你。"
听了这话,青蛙对小公主说:"您的衣服、您的珍珠、您的宝石,还有您的金冠,我哪样都
不想要。不过,要是您喜欢我,让我做您的好朋友,我们一起游戏,吃饭
的时候让我和您同坐一张餐桌,用您的小金碟子吃东西,用您的小高脚杯饮酒,晚上还让我
睡在您的小床上;要是您答应所有这一切的话,我就潜到水潭里去,把您 的金球捞出来。"
"好的,太好了,"小公主说,"只要你愿意把我的金球捞出来,你的一切要求我都答应。"小

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公主虽然嘴上这么说,心里却想:"这只青蛙可真够傻的,尽胡说八道!他只配蹲在水潭里
,和其他青蛙一起呱呱叫,怎么可能做人的好朋友呢?"
青蛙得到了小公主的许诺之后,把脑袋往水里一扎,就潜入了水潭。
过了不大一会儿,青蛙嘴里衔着金球,浮出了水面,然后把金球吐在草地上。
小公主重又见到了自己心爱的玩具,心里别提有多高兴了。
她把金球拣了起来,撒腿就跑。
"别跑!别跑!"青蛙大声叫道,"带上我呀!我可跑不了您那么快。"
尽管青蛙扯着嗓子拼命叫喊,可是没有一点儿用。
小公主对青蛙的喊叫根本不予理睬,而是径直跑回了家,并且很快就把可怜的青蛙忘记得一
干二净。 青蛙只好蹦蹦跳跳地又回到水潭里去。
第二天,小公主跟国王和大臣们刚刚坐上餐桌,才开始用她的小金碟进餐,突然听见啪啦啪
啦的声音。
随着声响,有个什么东西顺着大理石台阶往上跳,到了门口时,便一边敲门一边大声嚷嚷:
"小公主,快开门!"听到喊声,小公主急忙跑到门口,想看看是谁在门 外喊叫。
打开门一看,原来是那只青蛙,正蹲在门前。
小公主见是青蛙,猛然把门关上,转身赶紧回到座位,心里害怕极了。
国王发现小公主一副心慌意乱的样子,就问她:
"孩子,你怎么会吓成这个样子?该不是门外有个巨人要把你抓走吧?"
"啊,不是的,"小公主回答说,"不是什么巨人,而是一只讨厌的青蛙。""青蛙想找你做什么
呢?"
"唉!我的好爸爸,昨天,我到森林里去了。坐在水潭边上玩的时候,金球掉到水潭里去了
,于是我就哭了。我哭得很伤心,青蛙就替我把金球捞了上来。因为青蛙
请求我做他的朋友,我就答应了,可是我压根儿没有想到,他会从水潭里爬出来,爬这么远
的路到这儿来。现在他就在门外呢,想要上咱这儿来。"正说着话的当
儿,又听见了敲门声,接着是大声的喊叫:
"小公主啊我的爱,
快点儿把门打开!
爱你的人已到来,
快点儿把门打开!
你不会忘记昨天,
老椴树下水潭边,
潭水深深球不见,
是你亲口许诺言。 "
国王听了之后对小公主说,"你决不能言而无信,快去开门让他进来。"小公主走过去把门打
开,青蛙蹦蹦跳跳地进了门,然后跟着小公主来到座位前,接着大声叫道,"把我抱到你身
旁呀!"
小公主听了吓得发抖,国王却吩咐她照青蛙说的去做。

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青蛙被放在了椅子上,可心里不太高兴,想到桌子上去。
上了桌子之后又说,"把您的小金碟子推过来一点儿好吗?这样我们就可以一快儿吃啦。"很
显然,小公主很不情愿这么做,可她还是把金碟子推了过去。
青蛙吃得津津有味,可小公主却一点儿胃口都没有。
终于,青蛙开口说,"我已经吃饱了。现在我有点累了,请把我抱到您的小卧室去,铺好您
的缎子被盖,然后我们就寝吧。"
小公主害怕这只冷冰冰的青蛙,连碰都不敢碰一下。
一听他要在自己整洁漂亮的小床上睡觉,就哭了起来。
国王见小公主这个样子,就生气地对她说,"在我们困难的时候帮助过我们的人,不论他是
谁,过后都不应当受到鄙视。"
于是,小公主用两只纤秀的手指把青蛙挟起来,带着他上了楼,把他放在卧室的一个角落里
。 可是她刚刚在床上躺下,青蛙就爬到床边对她说,"我累了,我也想在床上睡觉。
请把我抱上来,要不然我就告诉您父亲。 "
一听这话,小公主勃然大怒,一把抓起青蛙,朝墙上死劲儿摔去。
"现在你想睡就去睡吧,你这个丑陋的讨厌鬼!"
谁知他一落地,已不再是什么青蛙,却一下子变成了一位王子:一位两眼炯炯有神、满面笑
容的王子。
直到这时候,王子才告诉小公主,原来他被一个狠毒的巫婆施了魔法,除了小公主以外,谁
也不能把他从水潭里解救出来。
于是,遵照国王的旨意,他成为小公主亲密的朋友和伴侣,明天,他们将一道返回他的王国

第二天早上,太阳爬上山的时候,一辆八匹马拉的大马车已停在了门前,马头上都插着洁白
的羽毛,一晃一晃的,马身上套着金光闪闪的马具。 车后边站着王子的仆人--
忠心耿耿的亨利。
亨利的主人被变成一只青蛙之后,他悲痛欲绝,于是他在自己的胸口套上了三个铁箍,免得
他的心因为悲伤而破碎了。
马车来接年轻的王子回他的王国去。
忠心耿耿的亨利扶着他的主人和王妃上了车厢,然后自己又站到了车后边去。
他们上路后刚走了不远,突然听见噼噼啦啦的响声,好像有什么东西断裂了。
路上,噼噼啦啦声响了一次又一次,每次王子和王妃听见响声,都以为是车上的什么东西坏
了。
其实不然,忠心耿耿的亨利见主人是那么地幸福,因而感到欣喜若狂,于是那几个铁箍就从
他的胸口上一个接一个地崩掉了。

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ALLEGATO C

“La principessa e il ranocchio” (TESTO RUSSO)

Король-лягушонок или Железный Генрих сказкою


Сказки братьев Гримм Гримм
Король-лягушонок или Железный Генрих
В стародавние времена, когда заклятья ещё помогали, жил-был на свете король; все дочери были
у него красавицы, но самая младшая была так прекрасна, что даже солнце, много видавшее на
своем веку, и то удивлялось, сияя на её лице.
Вблизи королевского замка раскинулся большой дремучий лес, и был в том лесу под старою
липой колодец; и вот в жаркие дни младшая королевна выходила в лес, садилась на край
студёного колодца, и когда становилось ей скучно, она брала золотой мяч, подбрасывала его
вверх и ловила - это было её самой любимой игрой.
Но вот однажды, подбросив свой золотой мяч, она поймать его не успела, он упал наземь и
покатился прямо в колодец. Королевна глаз не спускала с золотого мяча, но он исчез, а колодец
был такой глубокий, такой глубокий, что и дна было не видать. Заплакала тогда королевна, и
стала плакать все сильней и сильней, и никак не могла утешиться.
Вот горюет она о своем мяче и вдруг слышит - кто-то ей говорит:
- Что с тобой, королевна? Ты так плачешь, что и камень разжалобить можешь.
Она оглянулась, чтоб узнать, откуда этот голос, вдруг видит - лягушонок высунул из воды свою
толстую, уродливую голову.
- А-а, это ты, старый квакун, - сказала она, - я плачу о своём золотом мяче, что упал в колодец.
- Успокойся, чего плакать, - говорит лягушонок, - я тебе помогу. А что ты мне дашь, если я
найду твою игрушку?
- Всё, что захочешь, милый лягушонок, - ответила королевна. - Мои платья, жемчуга,
драгоценные камни и впридачу золотую корону, которую я ношу. Говорит ей лягушонок:
- Не надо мне ни твоих платьев, ни жемчугов, ни драгоценных камней, и твоей золотой короны
я не хочу, а вот если б ты меня полюбила бы да со мной подружилась, и мы играли бы вместе, и
сидел бы я рядом с тобой за столиком, ел из твоей золотой тарелочки, пил из твоего маленького
кубка и спал с тобой вместе в постельке, - если ты мне пообещаешь все это, я мигом прыгну
вниз и достану тебе твой золотой мяч.
- Да, да, обещаю тебе всё, что хочешь, только достань мне мой мяч! - А сама про себя подумала:
"Что там глупый лягушонок болтает? Сидит он в воде среди лягушек да квакает, - где уж ему
быть человеку товарищем!"
Получив с неё обещанье, лягушонок нырнул в воду, опустился на самое дно, быстро выплыл
наверх, держа во рту мяч, и бросил его на траву. Увидав опять свою красивую игрушку,
королевна очень обрадовалась, подняла её с земли и убежала.
- Постой, постой! - крикнул лягушонок. - Возьми и меня с собой, ведь мне за тобой не угнаться!
Но что с того, что он громко кричал ей вслед своё "ква-ква"? Она и слушать его не хотела,

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поспешая домой. А потом и совсем позабыла про бедного лягушонка, и пришлось ему опять
спуститься в свой колодец.
На другой день она села с королём и придворными за стол и стала кушать из своей золотой
тарелочки. Вдруг - топ-шлеп-шлеп - взбирается кто-то по мраморной лестнице и, взобравшись
наверх, стучится в дверь и говорит:
- Молодая королевна, отвори мне дверь! Она побежала поглядеть, кто бы это мог к ней
постучаться. Открывает дверь, видит - сидит перед ней лягушонок. Мигом захлопнула она дверь
и уселась опять за стол, но сделалось ей так страшно-страшно. Заметил король, как сильно
бьется у неё сердечко, и говорит:
- Дитя мое, чего ты так испугалась? Уж не великан ли какой спрятался за дверью и хочет тебя
похитить?
- Ах, нет, - сказала королевна, - это вовсе не великан, а мерзкий лягушонок.
- А что ему от тебя надо?
- Ах, милый батюшка, да вот сидела я вчера в лесу у колодца и играла, и упал в воду мой золотой
мяч. Я горько заплакала, а лягушонок достал мне его и стал требовать, чтоб я взяла его в
товарищи, а я и пообещала ему, - но никогда не думала, чтобы он мог выбраться из воды. А вот
теперь он явился и хочет сюда войти.
А тем временем лягушонок постучался опять и кликнул:
Здравствуй, королевна,
Дверь открой!
Неужель забыла,
Что вчера сулила,
Помнишь, у колодца?
Здравствуй, королевна,
Дверь открой!
Тогда король сказал:
- Ты свое обещание должна выполнить. Ступай и открой ему дверь.
Она пошла, открыла дверь, и вот лягушонок прыгнул в комнату, поскакал вслед за ней, доскакал
до её стула, сел и говорит:
- Возьми и посади меня рядом с собой. Она не решалась, но король велел ей исполнить его
желанье. Она усадила лягушонка на стул, а он на стол стал проситься; посадила она его на стол,
а он говорит:
- А теперь придвинь мне поближе свою золотую тарелочку, будем есть с тобой вместе.
Хотя она и исполнила это, но было видно, что очень неохотно.
Принялся лягушонок за еду, а королевне и кусок в горло не лезет. Наконец он говорит:
- Я наелся досыта и устал, - теперь отнеси меня в свою спаленку, постели мне свою шёлковую
постельку, и ляжем с тобой вместе спать.
Как заплакала тут королевна, страшно ей стало холодного лягушонка, боится до него и
дотронуться, а он ещё в прекрасной, чистой постельке спать с ней собирается. Разгневался
король и говорит:
- Кто тебе в беде помог, тем пренебрегать не годится.
Взяла она тогда лягушонка двумя пальцами, понесла его к себе в спаленку, посадила в углу, а
сама улеглась в постельку. А он прыгнул и говорит:
- Я устал, мне тоже спать хочется, - возьми меня к себе, а не то я твоему отцу пожалуюсь.
Рассердилась тут королевна и ударила его изо всех сил об стену.

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- Ну, уж теперь, мерзкий лягушонок, ты успокоишься!


Но только упал он наземь, как вдруг обернулся королевичем с прекрасными, ласковыми глазами.
И стал с той поры, по воле её отца, её милым другом и мужем. Он рассказал ей, что его
околдовала злая ведьма, и никто бы не мог освободить его из колодца, кроме неё одной, и что
завтра они отправятся в его королевство.
Вот легли они спать и уснули. А на другое утро, только разбудило их солнышко, подъехала ко
дворцу карета с восьмериком белых коней, и были у них белые султаны на голове, а сбруя из
золотых цепей, и стоял на запятках слуга королевича, а был то верный Генрих. Когда его хозяин
был обращен в лягушонка, верный Генрих так горевал и печалился, что велел оковать себе
сердце тремя железными обручами, чтоб не разорвалось оно от горя и печали.
И должен был в этой карете ехать молодой король в своё королевство. Усадил верный Генрих
молодых в карету, а сам стал на запятках и радовался, что хозяин его избавился от злого заклятья.
Вот проехали они часть дороги, вдруг королевич слышит - сзади что-то треснуло. Обернулся он
и крикнул:
- Генрих, треснула карета!
- Дело, сударь, тут не в этом,
Это обруч с сердца спал,
Что тоской меня сжимал,
Когда вы в колодце жили,
Да с лягушками дружили.
Вот опять и опять затрещало что-то в пути, королевич думал, что это треснула карета, но были
то обручи, что слетели с сердца верного Генриха, потому что хозяин его избавился от злого
заклятья и снова стал счастливым.

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ALLEGATO D

Scheda per il lavoro a coppie sulla fiaba

NOMI:

OSSERVATE ATTENTAMENTE I TESTI IN LINGUA STRANIERA

COME VI SENTITE DAVANTI A QUESTI TESTI? PERCHE’?

CHE DIFFERENZE TROVATE CON L’ITALIANO?

CHE SOMIGLIANZE TROVATE CON L’ITALIANO?

PUNTEGGIATURA:

SPAZI TRA LE PAROLE:

RICONOSCETE LE VOCALI? E LE CONSONANTI?

RICONOSCETE LE MAIUSCOLE?

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ALLEGATO E

“Il principe ranocchio” (TESTO ITALIANO)

C’era una volta, in un paese lontano, un re che aveva quattro figlie. La più piccola passava molto tempo
a giocare con il suo giocattolo preferito: una bellissima palla d’oro!
Vicino al palazzo del re c’erano molti giardini e più lontano un piccolo bosco. La principessina andava a
giocare con la sua palla d’ora dentro il piccolo bosco, vicino ad un pozzo di acqua fresca.
Un giorno, mentre giocava a lanciare in aria la sua palla d’oro e a riprenderla al volo, le scappò dalle
mani. E dove andò a cadere? Proprio dentro il pozzo!
Come era profondo! La principessa diventò molto triste e si mise a piangere. Come avrebbe fatto a
riprendere la palla? Si sedette vicino al pozzo e non sapeva come consolarsi, finchè d’un tratto sentì una
vocina strana che diceva:
- Perché piangi principessa?
La ragazza si guardò intorno, ma vide soltanto un brutto ranocchio verdognolo che stava appollaiato su
un sasso lì vicino.
- Ah, sei tu brutto ranocchio! Piango per la mia palla d’oro, che è finita in fondo al pozzo!
- Allora puoi stare tranquilla, perché ci penso io a ripescarla. Ma dimmi, che cosa mi darai in cambio?
- Oh, quello che vuoi caro ranocchio: i miei vestiti, i miei gioielli, anche la mia corona d’oro…
- Non mi interessano queste cose! Io voglio essere il tuo compagno di giochi, sedermi con te alla tua
tavolina, mangiare dal tuo piattino d’oro, bere dal tuo bicchierini, dormire nel tuo lettino. Ecco quello
che voglio!
La principessa gli promise tutto, pensando tutta furba che tanto un ranocchio…. È solo un ranocchio!!!
Allora il ranocchio si tuffò nel pozzo e riportò la palla d’oro alla principessa. Questa, tutta contenta,
prese la palla e corse via verso casa, senza rispettare la promessa la ranocchio e senza nemmeno
ringraziare!
Il giorno dopo il re alla tavola con le sue figlie quando, fuori dalla porta, si sentì un rumore splic splac
… di qualcosa che saltellava sulla strada. La principessa diventò prima tutta rossa in viso e poi tutta
bianca, il re se ne accorse e le chiese:
- Piccola mia che cos’hai? C’è qualcosa che ti spaventa?
Allora la principessa raccontò al re del ranocchio e della promessa fatta. Il re ordinò allora di aprire la
porta e di far accomodare l’ospite. Saltellando felice il ranocchio si mise a sedere alla grande tavola del
re e disse alla principessa, che era tanto imbarazzata e piena di vergogna:
- Ti ricordi la tua promessa? Voglio mangiare nel tuo piattino d’oro!

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La principessa allora servì al ranocchio una bella porzione di minestra nel suo piattino d’oro. Il
ranocchio sembrava proprio soddisfatto!
- Ah, che bella mangiata! Adesso vorrei assaggiare un po’ di vino. Ma… ricordati, lo voglio nel tuo
bicchierino!
La principessa, ormai rassegnata, passò il suo calice dorato al ranocchio, che bevve di gran gusto!
- Ho mangiato e bevuto a sazietà – disse il ranocchio – e adesso sono stanco. Portami in camera tua e
prepara il tuo letto!
La principessa si sentì rabbrividire: aveva paura del ranocchio, così freddo e viscido, non osava
nemmeno toccarlo! E doveva lasciargli il suo lettino profumato e farcelo dormire dentro! La principessa
provò a dire di no, ma a questo punto intervenne il re, un po’ arrabbiato:
- Hai fatto una promessa, ora mantienila. Non disprezzare ci ti ha aiutato quando hai avuto bisogno!
La principessa portò allora il ranocchio nella sua camera e lo mise a dormire nel suo letto.
Il ranocchio però non sembrava ancora contento:
- Sistemami i cuscini, che voglio stare comodo!
Allora la principessa sistemò i cuscini…
- Rimboccami le coperte, che voglio stare caldo….
Allora la principessa rimboccò le coperte al ranocchio…
- Raccontami una storia per farmi addormentare…
La principessa a questo punto si arrabbiò tantissimo! Cosa voleva ancora quel ranocchiaccio brutto e
schifoso? Su tutte le furie prese il ranocchio e lo buttò giù dal letto:
- Adesso te ne starai un po’ zitto, brutto ranocchio!
Ma non appena toccò terra, successe un fatto incredibile: il ranocchio si trasformò d’incanto in un bel
principe dagli occhi sorridenti. Per sorpresa per la principessa!
Il bel principe raccontò alla principessa che una strega cattiva gli aveva fatto un incantesimo e che lei,
finalmente, lo aveva liberato. Disse anche che il giorno dopo l’avrebbe portata nel suo regno dove si
sarebbero sposati.
Tutti erano felici: la principessa, il principe, il re e le sorelle. Il re infatti sapeva che se si mantengono le
promesse, e si aiuta chi ci ha aiutato, possono succedere solo cose belle e felici.

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ALLEGATO F

Scheda per lavoro individuale sulla fiaba

NOME:

PRIMA PARTE

PERSONAGGI (CHI SONO?)


LUOGHI (DOVE SONO?)
AZIONI (COSA FANNO?)

SECONDA PARTE

PERSONAGGI (CHI SONO?)


LUOGHI (DOVE SONO?)
AZIONI (COSA FANNO?)

TERZA PARTE

PERSONAGGI (CHI SONO?)


LUOGHI ( DOVE SONO?)
AZIONI (COSA FANNO?)

QUARTA PARTE

PERSONAGGI (CHI SONO?)


LUOGHI (DOVE SONO?)
AZIONI (COSA FANNO?)

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ALLEGATO G

Scheda per lavoro di gruppo sulla fiaba

SCHEDA DI GRUPPO: UNITE I VOSTRI APPUNTI!

PRIMA PARTE

PERSONAGGI (CHI SONO?)


LUOGHI (DOVE SONO?)
AZIONI (COSA FANNO?)

SECONDA PARTE

PERSONAGGI (CHI SONO?)


LUOGHI (DOVE SONO?)
AZIONI (COSA FANNO?)

TERZA PARTE

PERSONAGGI (CHI SONO?)


LUOGHI ( DOVE SONO?)
AZIONI (COSA FANNO?)

QUARTA PARTE

PERSONAGGI (CHI SONO?)


LUOGHI (DOVE SONO?)
AZIONI (COSA FANNO?)

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ALLEGATO H

Scheda per lavoro in italiano L2

PAROLE DISEGNO IN UN'ALTRA LINGUA

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SCHEDA DI PROGRAMMAZIONE DELL’UNITÀ DI LAVORO/APPRENDIMENTO

4° UdLA

DESCRIZIONE DELLE ATTIVITÀ

1) “Disegniamo la fiaba!”

Si lavora nei gruppi dell’incontro precedente.

Ad ogni bambino viene consegnata una copia della fiaba letta durante l’incontro precedente, “Il
principe ranocchio” (vd. Allegato D, III UdLA). Il gruppo affronta il testo, attraverso i ruoli di lettore,
giornalista, mediatore, titolo (vd. Ruoli cooperativi, qui sotto), per deciderne una suddivisione in
sequenze, delle quali produrre poi una rappresentazione grafica. Si lavora sull’importanza di condividere
le idee individuali e sul procedimento che porta poi alla scelta di una opzione di lavoro di gruppo.
Affinché non sorgano conflitti sulla decisione di quale proposta prendere in considerazione, si
raccolgono le proposte di tutti per farne poi una sintesi di gruppo. Quando il gruppo decide in quali
sequenze dividere il testo, ogni bambino ne raffigura una su un cartoncino.

2) “La nostra fiaba!”

Si ritirano e si mescolano tutte le vignette disegnate. Si distribuiscono quattro vignette ad ogni gruppo,
che avrà, quindi, le scene disegnate dai compagni di altri gruppi. Facciamo pescare ad ogni gruppo un
elemento magico da un sacchetto, che si aggiungerà alle vignette. Con questo materiale, il gruppo prova
a inventare una nuova trama narrativa, rispettando la successione inizio-svolgimento-fine. Si seguono i
seguenti ruoli: giornalista, mediatore, incollatore, scrittore (vd. Ruoli cooperativi, qui sotto).

Il gruppo decide da quale vignetta partire. Se non si riesce a trovare l’accordo sulla vignetta o sul
racconto relativo, il mediatore e il giornalista intervengono come nell’attività precedente: si appuntano
le idee di tutti (vd. Allegato A) e si arriva ad una sintesi comune.

Chiusura: si leggono i racconti dei gruppi e si osservano le vignette; commenti e saluti!

RUOLI COOPERATIVI

Attività 1

Lettore: legge il testo

Giornalista: interroga i compagni per capire come ciascuno di loro suddividerebbe il testo: riporta le
loro impressioni su una scheda (vd. Allegato A)

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Mediatore: aiuta i compagni a fare la sintesi delle proposte riportate nella scheda

Titolo: trova un titolo adeguato per ogni scenetta disegnata e lo scrive dietro

Attività 2

Giornalista: riporta la scelta presa dal gruppo sulla scheda di “bozza” (vd. Allegato B)

Mediatore: si assicura che la scelta sia condivisa da tutti

Incollatore: incolla la vignetta sul foglio A3 di gruppo

Scrittore: trascrive il racconto del gruppo relativo alla vignetta e scrive “La storia del gruppo” (vd.
Allegato C)

TEMPI

Attività 1: 40 minuti circa

Attività 2: 1 ora circa per l’attività; 20 minuti circa per la condivisione e la chiusura

MATERIALI

Fotocopie della fiaba “Il principe ranocchio” (vd. Allegato D, III UdLA), schede da completare (vd.
Allegati A, B, C), cartoncini bianchi per le vignette, fogli A3 per incollare le vignette.

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ALLEGATO A

Ipotesi di suddivisione del testo in sequenze

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ALLEGATO B

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ALLEGATO C

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SCUOLA PRIMARIA “SANTA GONDA” (ICS IVA PACETTI)

SCHEDA DI PROGRAMMAZIONE UNITÀ DIDATTICA

IL SUOLO

CLASSE: IVA

PERIODO DI SVOLGIMENTO: Febbraio 2015

FACILITATORE DEGLI APPRENDIMENTI: Corinna Poggianti

INSEGNANTE: Elena Fabbri

DISCIPLINA: SCIENZE

OBIETTIVI

DISCIPLINARI

Capacità di utilizzare conoscenze pregresse

Capacità di formulare ipotesi attraverso l’utilizzo del metodo scientifico

Capacità di ricavare informazioni osservando ciò che succede durante l’esperimento

Capacità di descrivere i fenomeni osservati durante l’esperimento

Acquisizione di conoscenze riguardanti la composizione del suolo, le caratteristiche dei differenti tipi di
suolo, il concetto di “permeabilità” e il fenomeno dell’inquinamento (cause e conseguenze)

TRASVERSALI

Capacità di collaborare in vista di un obiettivo comune condividendo idee e strategie; capacità di


prendere decisioni; capacità di risolvere i problemi; pensiero creativo; pensiero critico; comunicazione
efficace; capacità di relazioni; autoconsapevolezza; empatia; gestione delle emozioni e dei conflitti;
gestione dello stress.

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BREVE DESCRIZIONE DELLE UdLA E DESCRIZIONE GLOBALE DELL’UNITÀ


DIDATTICA

1° UdLA

Il primo incontro è finalizzato a rafforzare il senso di appartenenza al gruppo-classe attraverso una


breve attività dinamica, “Muti come pesci”, per esplorare la comunicazione non verbale, e un’attività
relazionale di tipo cooperativo, “Il logogrifo”. Ciascun gruppo sarà invitato a comporre delle parole che
rimandino alla vita scolastica trascorsa con i compagni di classe negli ultimi 4 anni e che si riferiscano a
eventi e/o momenti importanti vissuti insieme.

2° UdLA

Nel secondo incontro sarà proposto un esperimento pratico per aiutare i bambini a comprendere il
concetto di “permeabilità del terreno”, attraverso un’esperienza tattile di tipo cooperativo. Ciascun
gruppo dovrà infatti toccare diversi tipi di terreno (ghiaia, sabbia e terriccio), rilevare alcuni dati e
confrontare in plenaria i risultati del proprio esperimento.

3° UdLA

Il terzo incontro sarà dedicato ad uno studio di gruppo di tipo cooperativo. Ogni gruppo riceverà un
testo sull’inquinamento del suolo, da leggere e sintetizzare attraverso l’elaborazione di una mappa
concettuale. Nella seconda fase della lezione, i bambini si confronteranno su cosa fare per ridurre il
fenomeno dell’inquinamento.

4° UdLA

L’ultimo incontro è dedicato al feedback e alla valutazione delle conoscenze apprese, attraverso l’attività
“Se noi la sappiamo, io la so”. I bambini, divisi in gruppi, dovranno rispondere a delle domande sui
contenuti affrontati durante i due incontri precedenti. Il facilitatore estrarrà casualmente il nome di un
alunno, che sarà chiamato a rispondere in base a quanto suggerito dal gruppo in fase di consultazione.

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SCHEDA DI PROGRAMMAZIONE DELL’UNITÀ DI LAVORO/APPRENDIMENTO

1° UdLA

DESCRIZIONE DELLE ATTIVITÀ

1) “Muti come pesci”

Dopo aver chiesto agli alunni di alzarsi e di sistemarsi in piedi al centro dell’aula, il facilitatore spiega ai
bambini che dovranno eseguire dei comandi, rimanendo “muti come pesci”, ovvero senza mai parlare.
Gli alunni saranno quindi invitati a disporsi in fila, oppure a formare due o più gruppi in base alle
istruzioni del facilitatore. Esempi di comandi: “disponetevi in due gruppi: chi ama il colore rosso e chi
ama il colore blu; figli unici e con fratelli o sorelle…”; “disponetevi in ordine di altezza (dal più basso al
più alto)”; “disponetevi in ordine di lunghezza del piede (dal numero di scarpe più piccolo al più
grande, etc.”.

2) “Il logogrifo di gruppo”

Dopo aver formato gruppi da 4, il facilitatore chiede ad ogni alunno di scrivere in stampatello
maiuscolo il proprio nome e cognome su una piccola striscia di carta. Le lettere verranno ritagliate una
per una e mescolate con quelle dei nomi degli altri componenti del gruppo. Con queste lettere, il
gruppo dovrà comporre delle parole che rimandino alla vita scolastica trascorsa con i compagni di
classe negli ultimi 4 anni e che si riferiscano a ricordi, eventi, emozioni, date e momenti importanti
vissuti insieme. I gruppi lavoreranno con i seguenti ruoli (vd. sotto): forbici, memoria, paroliere e
scrittore. Ogni nome sarà scritto con colori diversi, e di conseguenza ogni parola trovata sarà
multicolore, per sottolineare l'importanza e il contributo di ogni componente del gruppo nella
formazione delle parole.

3) “L’albero”

Le parole trovate nel gioco relazionale saranno quindi raccolte per realizzare un grande albero
(precedentemente disegnato su un cartellone). Prima di attaccarvi le parole, però, i bambini dovranno
differenziarle tra quelle da scrivere sulle radici ( = “come ero-eravamo/i ricordi dei primi anni”), sul
tronco ( = “come sono-siamo adesso”) e sui rami ( = “come mi immagino nel futuro”).

RUOLI COOPERATIVI

Attività 2

Forbici: taglia le lettere

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Memoria: aiuta il gruppo a ricordare eventi e momenti importanti della vita di classe

Paroliere: aiuta il gruppo a trovare le parole con le quali nominare i ricordi

Scrittore: scrive le parole su dei cartoncini

TEMPI

Attività 1: 20 minuti circa

Attività 2: 60 minuti circa

Attività 3: 40 minuti circa

MATERIALI

Fogli bianchi, pennarelli e/o matite colorate, colla, forbici, carta da pacchi.

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SCHEDA DI PROGRAMMAZIONE DELL’UNITÀ DI LAVORO/APPRENDIMENTO

2° UdLA

DESCRIZIONE DELLE ATTIVITÀ

1) “Sperimentiamo”

Il facilitatore sollecita una breve riflessione per sondare le preconoscenze dei bambini e le loro ipotesi
sul significato della parola “permeabilità”. Subito dopo, spiega le modalità e gli obiettivi
dell’esperimento: scoprire, attraverso un’esperienza tattile, qual è il terreno più impermeabile fra quelli
contenuti nei recipienti al centro dell’aula.

Dopo aver formato gruppi da 4, il facilitatore assegna i ruoli (vd. Allegato A), consegna le istruzioni sul
lavoro da svolgere (vd. Allegato B) e invita i gruppi a raggiungere le postazioni degli esperimenti.
Ciascun gruppo dovrà:

- osservare e toccare i diversi tipi di terreno

- compilare una breve scheda descrittiva (vd. Allegato C)

- rilevare alcuni dati e inserirli in un’apposita tabella (vd. Allegato D)

- costruire del materiale per l’esperimento

- eseguire un esperimento

I gruppi lavoreranno con i seguenti ruoli: agronomo, geologo, giardiniere 1 e giardiniere 2 (vd. sotto).

2) Restituzione

Il facilitatore invita ciascun gruppo a illustrare i risultati del proprio lavoro e ad attaccare su un
cartellone le schede con i dati raccolti durante l’esperimento.

3) Feedback

Breve confronto in plenaria per raccogliere le impressioni e i commenti dei bambini sui contenuti
dell’attività.

RUOLI COOPERATIVI

Agronomo: legge le istruzioni per i 2 giardinieri

Geologo: rileva i dati nell’apposita tabella (tempo trascorso, quantità d’acqua, etc.)

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Giardiniere 1: è addetto alla costruzione del materiale per eseguire l’esperimento

Giardiniere 2: esegue l’esperimento

TEMPI

Attività 1: 80 minuti circa

Attività 2: 20 minuti circa

Attività 3: 10 minuti circa

MATERIALI

Terreni vari (sabbia, ghiaia, terriccio), cronometro, bottiglie e bicchieri, acqua, cotone idrofilo, Allegato
A (tessere ruoli), Allegato B (istruzioni), Allegato C (scheda descrittiva), Allegato D (tabella).

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ALLEGATO A

Ruoli cooperativi per l’attività “Sperimentiamo”

AGRONOMO GEOLOGO GIARDINIERE 1 GIARDINIERE 2


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AGRONOMO GEOLOGO GIARDINIERE 1 GIARDINIERE 2


_______________ _____________ _______________ _______________

AGRONOMO GEOLOGO GIARDINIERE 1 GIARDINIERE 2


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AGRONOMO GEOLOGO GIARDINIERE 1 GIARDINIERE 2


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AGRONOMO GEOLOGO GIARDINIERE 1 GIARDINIERE 2


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AGRONOMO GEOLOGO GIARDINIERE 1 GIARDINIERE 2


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ALLEGATO B

Istruzioni per l’attività “Sperimentiamo”

COSA DOBBIAMO FARE ?

L’ AGRONOMO LEGGE LE ISTRUZIONI PER I DUE GIARDINIERI E MISURA QUANTA


ACQUA C’E’ NEL BICCHIERE ALL’INIZIO DELL’ESPERIMENTO

IL GEOLOGO MISURA QUANTA ACQUA FILTRA DENTRO LA BOTTIGLIA E SCRIVE I


DATI NELLA TABELLA

IL GIARDINIERE 1:

TAGLIA A META’ LA BOTTIGLIA

METTE LA PARTE SOPRA COME UN IMBUTO DENTRO ALLA PARTE INFERIORE


DELLA BOTTIGLIA TAGLIATA

METTE UN PO’ DI COTONE IDROFILO NELL’ IMBUTO

IL GIARDINIERE 2

METTE 2 BICCHIERI DI TERRENO NELL’IMBUTO

VERSA LENTAMENTE UN BICCHIERE PIENO DI ACQUA SOPRA IL TERRENO

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ALLEGATO C

Scheda descrittiva

I TERRENI

DESCRIVIAMO I TERRENI GUARDO: COME E’? TOCCO: COSA SENTO?

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SABBIA ______________________________ _______________________

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GHIAIA ______________________________ _______________________

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TERRICCIO

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ALLEGATO D

TABELLA DEL GEOLOGO

TEMPO
IMPIEGATO
TIPO DI CM DI ACQUA CM DI ACQUA CM DI ACQUA
DALL’ACQUA PER
TERRENO VERSATA RACCOLTA ASSORBITA
ATTRAVERSARE IL
TERRENO

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SCHEDA DI PROGRAMMAZIONE DELL’UNITÀ DI LAVORO/APPRENDIMENTO

3° UdLA

DESCRIZIONE DELLE ATTIVITÀ

1) Studio di gruppo

Dopo aver diviso la classe in 8 gruppi da 3, il facilitatore consegna a ciascun gruppo un testo
sull’inquinamento del suolo (vd. Allegato A), da leggere e sintetizzare. Ogni gruppo dovrà studiare il
testo ed elaborare una mappa concettuale sul fenomeno dell’inquinamento. I gruppi lavoreranno con i
seguenti ruoli: lettore, sintesi e scrittore (vd. sotto).

2) Restituzione

Durante questa fase, ogni gruppo illustrerà in plenaria la propria mappa concettuale. Facilitatore e
insegnante solleciteranno quindi una riflessione sulle cause e le conseguenze dell’inquinamento del
chiederanno ai bambini cosa fanno e/o farebbero per ridurlo. Dopo aver raccolto le idee dei bambini,
verrà quindi presentata e condivisa “La regola delle 5 erre”.

RUOLI COOPERATIVI

Lettore: legge ad alta voce il testo

Sintesi: aiuta il gruppo a sintetizzare il testo, ripetendo i punti principali

Scrittore: riporta sulla mappa concettuale le informazioni più importanti del testo concordate con il
resto del gruppo

TEMPI

Attività 1: 60 minuti circa

Attività 2: 45 minuti circa

MATERIALI

Allegato A

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ALLEGATO A

Testi sull’inquinamento

L’INQUINAMENTO DEL SUOLO

L’inquinamento oggi colpisce molti elementi del pianeta Terra: l’aria,


l’acqua e il suolo.

L’uomo spesso utilizza il suolo senza rispettarlo: con questo


comportamento nuoce (=fa del male) a se stesso e agli altri esseri
viventi.

LE CAUSE

La causa dell’inquinamento del suolo è la presenza di


rifiuti di diverso tipo che vanno a contaminare la terra. Il
suolo può essere danneggiato in vari modi: Attraverso
l’uso troppo massiccio di sostanze come diserbanti e
pesticidi, usati in agricoltura

PAROLE DIFFICILI

Diserbante= sostanza utilizzata per uccidere le


piante che danneggiano le coltivazioni;

Pesticida= sostanza utilizzata per uccidere gli


insetti che danneggiano le coltivazioni.

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Riversandovi acque di scarico inquinate

Utilizzando il suolo come deposito di rifiuti non


biodegradabili di vario genere o sostanze tossiche

COSA SIGNIFICA NON


BIODEGRADABILE?

Significa che il suolo non riesce a “distruggere”


questi materiali. Un esempio di materiale non
biodegradabile è la plastica.

LE CONSEGUENZE

Quando il suolo è inquinato che cosa succede?

Possono morire alcune specie di animali che sono più sensibili all’inquinamento;

La terra può diventare meno fertile, cioè meno in grado di fare crescere le piante;

Il suolo può perdere la sua capacità di “autodepurarsi”, cioè di ridurre da solo le sostanze nocive col
passare del tempo.

COSA POSSIAMO FARE NOI?

Per ridurre lo spreco degli oggetti e l’utilizzo di tante sostanze inquinanti da parte delle fabbriche, tutti
noi possiamo fare qualcosa, ad esempio seguire la ”REGOLA DELLE 5 ERRE”: RIDUCI,
RECUPERA, RIUSA, RIPARA, RICICLA

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SCHEDA DI PROGRAMMAZIONE DELL’UNITÀ DI LAVORO/APPRENDIMENTO

4° UdLA

DESCRIZIONE DELLE ATTIVITÀ

1) “Se noi la sappiamo, io la so!”

Il docente prepara un set di domande pari al numero di allievi presenti in classe. Le domande, relative ai
contenuti affrontati durante gli incontri precedenti sono di basso livello di elaborazione, ovvero
introdotte da pronomi/avverbi interrogativi: “Chi”, “Cosa”, “Quando”, “Quante”, “Quali” (vd.
Allegato A). Si divide la classe in 5 gruppi da 4. Ogni gruppo sceglie il proprio nome.

Il facilitatore scrive alla lavagna i nomi dei gruppi partecipanti alla verifica.

Vengono lasciati 15 minuti per riguardare appunti e testi degli argomenti studiati negli incontri
precedenti, dopo di che il materiale verrà tolto.

Il docente estrae e legge una domanda a voce alta.

I gruppi si consultano per recuperare idee, informazioni o risposte definitive. Devono trovare un
accordo su un’unica risposta, ma solo uno di loro sarà chiamato a riferirla al docente.

Il facilitatore estrae casualmente il nome di un alunno (o in alternativa un numero associato ad un


allievo). In quel momento egli è chiamato a rispondere in base a quanto suggerito dal gruppo in fase di
consultazione.

Il docente assegna un punteggio ad ogni risposta.

2) Restituzione

Feedback personale riguardante l’esperienza avuta durante questi 4 incontri: ogni ragazzo compilerà
individualmente la scheda “LO ZAINO E IL CESTINO” (vd. Allegato B).

RUOLI COOPERATIVI

Non sono previsti ruoli cooperativi: l’attività è strutturata in modo tale da creare interdipendenza
positiva tra i bambini.

TEMPI

Attività 1: 1 ora e 15 minuti circa

Attività 2: 40 minuti circa

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MATERIALI

Bigliettini con i numeri (da 1 a quanti sono i bambini) per estrarre a sorte il bambino che risponderà,
Allegato A (domande), Allegato B (“Lo zaino e il cestino”).

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ALLEGATO A

Domande per l’attività “Se noi la sappiamo, io la so!”

Descrivi come appariva al tatto la sabbia


Descrivi come appariva al tatto la ghiaia
Descrivi come appariva al tatto il terriccio
Descrivi come appariva alla vista la sabbia
Descrivi come appariva alla vista la ghiaia
Descrivi come appariva alla vista il terriccio
Cosa è stato messo nell’imbuto durante l’esperimento?
Che unità di misura abbiamo utilizzato per l’esperimento? È stata una misurazione precisa?
Cosa significa “permeabile”?
Quale terreno è il più permeabile fra quelli analizzati?
Quale terreno è il meno permeabile fra quelli analizzati?
Quale parametro è rimasto uguale per tutti gli esperimenti? (il tempo)
Che cos’è un diserbante?
Che cos’è un pesticida?
Cosa significa “sostanza non biodegradabile”?
Di’ una causa dell’inquinamento del suolo (che non sia già stata detta)
Di’ una causa dell’inquinamento del suolo (che non sia già stata detta)
Di’ una causa dell’inquinamento del suolo (che non sia già stata detta)
Di’ una conseguenza dell’inquinamento (che non sia già stata detta)
Di’ una conseguenza dell’inquinamento (che non sia già stata detta)
Di’ una conseguenza dell’inquinamento (che non sia già stata detta)
Di’ una delle 5R (che non sia stata già detta) e spiegane il significato
Di’ una delle 5R (che non sia stata già detta) e spiegane il significato
Di’ una delle 5R (che non sia stata già detta) e spiegane il significato

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ALLEGATO B

Scheda per l’attività “Lo zaino e il cestino”

COSA MI PORTO VIA DA QUESTO


PERCORSO?

COSA HO IMPARATO?

COSA BUTTO VIA DI QUESTO


PERCORSO?

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CARMIGNANO

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SCUOLA PRIMARIA “BOGARDO BURICCHI” (ICS IL PONTORMO)

SCHEDA DI PROGRAMMAZIONE UNITÀ DIDATTICA

GLI APPARATI

CLASSE: VB

PERIODO DI SVOLGIMENTO: Febbraio /Marzo 2015

FACILITATORE/METODOLOGO: Ylenia Minervino - Valentina Elena Ballerini

INSEGNANTE: Chiara Bartolini

DISCIPLINA: SCIENZE

OBIETTIVI

DISCIPLINARI

Capacità di utilizzare conoscenze pregresse e capacità di formulare ipotesi attraverso il ragionamento


induttivo

Capacità di ricavare informazioni da un testo scritto

Capacità di produzione orale e scritta

Capacità di utilizzo di termini specifici della microlingua disciplinare

TRASVERSALI

Capacità di confronto e rispetto dei tempi altrui

Capacità di prendere decisioni e di negoziazione, trovando strategie funzionali al raggiungimento


dell’obiettivo

Capacità di attivare una comunicazione efficace

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BREVE DESCRIZIONE DELLE UdLA E DESCRIZIONE GLOBALE DELL’UNITÀ


DIDATTICA

Il primo incontro è dedicato alla conoscenza fra la classe e la metodologa/facilitatrice.

Si propone l’attività relazionale “La ragnatela” per focalizzare l’attenzione degli alunni sulla creazione di
legami all’interno della classe e per favorirne la messa in gioco delle componenti affettive/relazionali del
gruppo classe.

Successivamente la classe si divide formando coppie per l’introduzione all’attività didattica attraverso il
gioco “Indovina Chi?”.

Le coppie si uniscono poi, a formare un gruppo che ha l’obiettivo di leggere e comprendere un breve
testo sull’ “Apparato Scheletrico”. In seguito, sempre all’interno dello stesso gruppo, le coppie di
partenza verificano le conoscenze vicendevolmente nei ruoli di conduttori/concorrenti.

Nel secondo incontro si propone un ulteriore testo scritto relativo all’apparato muscolare coinvolgendo
i ragazzi nell’attività “Giro di tavolo simultaneo”: l’attività ha come obiettivo quello di verificarne la
comprensione facendo sentire gli allievi “protagonisti attivi” del loro processo di apprendimento
attraverso il confronto all’interno del gruppo per scegliere la risposta più completa per contenuto e
forma.

Nel terzo incontro si verificano le conoscenze apprese (Apparato scheletrico e muscolare) attraverso
l’attività “Se noi la sappiamo, io la so!”.

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SCHEDA DI PROGRAMMAZIONE DELL’UNITÀ DI LAVORO/APPRENDIMENTO

1° UdLA

DESCRIZIONE DELLE ATTIVITÀ

Fase relazionale

1) “La ragnatela”

I bambini si sistemano formando un cerchio. Il facilitatore dice il proprio nome e un oggetto che lo
rappresenta. Terminata la presentazione, passa ad un bambino il gomitolo, trattenendo con una mano il
filo, il bambino ripete a sua volta tale azione. Finito il giro di presentazione, si è formata una ragnatela. I
bambini compiono il passaggio inverso: l’ultimo bambino ripete ciò che ha detto, poco prima, il
compagno prima di lui.

Il facilitatore si serve di tale attività per discutere con gli alunni focalizzando l’attenzione sull’immagine
della ragnatela. Questa evoca la creazione di legami all’interno della classe grazie alla disponibilità di
ciascuno di portare all’interno del gruppo una parte di sé.

Fase didattica.

2) “Indovina chi?”, prima fase

Il facilitatore forma delle coppie. All’interno della coppia si attribuiscono i seguenti ruoli: conduttore e
concorrente. Il conduttore riceve la Scheda 1 (vd. Allegato A) e legge al compagno le varie definizioni.
Il concorrente riceve la scheda 2 (vd. Allegato A) con le immagini e cerca di indovinare, rispetto alle
definizioni lette dal compagno, qual è l’immagine giusta da abbinare.

3) “L’apparato scheletrico”, seconda fase

Anche questa fase si svolge a coppie. Il facilitatore consegna un testo (Vd. Allegato B). I primi 10
minuti uno dei bambini legge e l’altro ha il compito di ascoltare e appuntarsi le cose difficili. I 10 minuti
successivi si invertono i ruoli. Finito il tempo la coppia si confronta e cerca di chiarire i propri dubbi.

4) “Il Quizzettone”, terza fase

La coppia (coppia 1) si unisce con un’altra coppia (coppia 2). La coppia 1 riceve un quiz (vd. Allegato
C) con domande (i due componenti si alternano nella lettura) da presentare alla coppia 2. La coppia 2
avrà a disposizione un po’ di tempo per confrontarsi prima di rispondere. Terminate le domande ed il
tempo, le coppie si invertono i ruoli, cioè la coppia 2 presenta il quiz (con domande diverse dal “quiz
1”) e la coppia 1 è chiamata a rispondere.

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Fase di feedback

5) Feedback conclusivo

Vengono affisse dal metodologo tre immagini (pioggia, nuvole e sole) in varie parti della classe. I
bambini si alzano e si dispongono sotto l’immagine che più rappresenta il “vissuto” rispetto a questo
primo incontro. Chi vuole potrà motivare tale scelta.

RUOLI COOPERATIVI

Attività 2

Conduttore (o Presentatore): legge al compagno le definizioni della scheda 1 (vd. Allegato A).

Concorrente: ascolta le definizioni lette dal compagno e, rispetto alle immagini presenti sulla scheda 2
(vd. Allegato A), decide quali di queste consegnare al compagno.

Attività 3

Lettore: legge il testo (vd. Allegato B) al compagno.

Appuntatore: ascolta il lettore e si appunta su di un foglio le “parole difficili”.

Attività 4

Conduttori (coppia 1): leggono, alternandosi, le domande (vd. Allegato C) all’altra coppia
(Concorrenti). La coppia può tenere il testo per integrare, controllare la risposta (tale attività di studio è
basata sulla comprensione, non sulla verifica).

Concorrenti (coppia 2): ascoltano la domanda, hanno un tempo per confrontarsi ed elaborare la
risposta; uno dei due, alternandosi, dà la risposta ai compagni.

TEMPI

Attività 1: 20 minuti
Attività 2: 20 minuti
Attività 3: 30 minuti
Attività 4: 40 minuti (20 minuti a coppia)
Attività 5: 10 minuti

MATERIALI

Gomitolo di lana, immagini con pioggia, nuvole e sole. Schede studio (vedi allegati)

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ALLEGATO A

Schede di lavoro

Scheda 1

IMMAGINE COM’È FATTO… DOVE SI TROVA… A COSA SERVE…

Apparato Scheletrico - Sono fatte di tessuti - Lungo tutto il - Protegge gli organi e
che contengono cellule. corpo. sostiene il corpo.
Sono collegate tra loro
dalle articolazioni e
rivestite di muscoli e
tendini

Apparato Muscolare - Sono fatti di cellule e - Sono presenti in tutto - Servono a fare i
formano delle fibre il corpo, dove ci sono movimenti e danno
sottili lunghe capaci di le ossa. forma al nostro corpo.
accorciarsi e allungarsi

Apparato Circolatorio - Composto da vene, - Ogni angolo del - Serve ad alimentare le


arterie e piccoli vasi corpo cellule del corpo.
sanguigni chiamati
capillari.

Apparato Respiratorio - È composto dal naso - Nelle vie aeree - Ha il compito di


e dalla bocca e scende catturare l’aria
attraverso la faringe e atmosferica per far
la laringe, nella trachea. arrivare l’ossigeno al
Da qui arriva nei sangue che lo
bronchi, due canali che trasporterà a tutte le
entrano nei polmoni. cellule del nostro
organismo.

Sistema Nervoso - Formato da encefalo - Parte dalla testa e - Regola le nostre


(cervello, cervelletto e arriva in tutto il corpo. azioni volontarie: un
midollo spinale) e nervi comando che parte dal

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che raggiungono tutto cervello (per esempio


il corpo alzare il braccio) viene
trasmesso attraverso il
midollo spinale e
raggiunge i nervi
interessati. E’ la sede di
tutti i processi del
pensiero

Apparato - Formato dalla pelle, - Ricopre tutto il - Protegge il nostro


Tegumentario che è formata da tanti corpo. corpo.
strati.

Apparato Digerente - Formato da un lungo - Inizia con la bocca - Aiuta a far assorbire i
tubo, composto dalla prosegue nel torace e principi nutritivi che si
bocca, dalla faringe, nell’addome e termina trovano nel cibo e lo
esofago, stomaco e nell’intestino trasforma in particelle
intestino. semplici che ci servono
per vivere.

Apparato Escretore - Formato dai reni, vie - Si trova nell’addome - Serve a eliminare
urinarie, vescica e dall’organismo le
intestino crasso sostanze di rifiuto,
tramite l’urina e le feci.

Apparato Riproduttore - Formato dal sistema - Comprende: - Serve a far nascere


riproduttivo della nuove vite.
per gli uomini, i
donna e il sistema
testicoli che producono
riproduttivo dell’uomo.
spermatozoi;
per le donne; le ovaie
che producono gli
ovuli.

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Scheda 2

Apparato Scheletrico Apparato Respiratorio

Apparato Muscolare Sistema Nervoso

Apparato Digerente Apparato Circolatorio

Apparato Escretore Apparato Riproduttore

Apparato Tegumentario

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ALLEGATO B

Ciao ragazzi sono Pino! Voglio raccontarvi tante cose sul corpo umano! Per
iniziare…provate a toccare il braccio del compagno

Vicino …Si sente qualcosa di duro: è un OSSO. Le ossa sono organi che
crescono. Quando siamo piccoli le ossa sono morbide, piano piano diventano
dure e crescono in larghezza e lunghezza. Nel nostro corpo ci sono più 200
ossa di forme e dimensioni diverse. Alcune ossa hanno nomi curiosi come
astragalo, staffa o semilunare (che nomi difficili!!). Le ossa più piccole si trovano vicino all’orecchio,
altre come i denti non sembrano ossa!

Le ossa costituiscono la “struttura” del nostro corpo


chiamata SCHELETRO. Lo scheletro serve a:

- Sostenere il corpo

- Proteggere organi delicati come il cervello, il cuore


e i polmoni

- Muovere i muscoli

Possiamo dividerlo in 3 parti:

il CAPO costituito da ossa del cranio e della faccia

il TRONCO costituito dalle ossa della colonna vertebrale, gabbia toracica e bacino

gli ARTI che si dividono in

ARTI SUPERIORI: braccio, avanbraccio e mano

ARTI INFERIORI: coscia, gamba e piede

Le tue ossa sono fatte di calcio. La parte esterna (di fuori) è dura per sostenere le varie parti del corpo.
Questa parte è ricoperta da una pellicola che si chiama PERIOSTIO.

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La parte interna (dentro le ossa) è morbida come una spugna. Qui si trova
un tessuto chiamato MIDOLLO OSSEO che è come una fabbrica e
produce i globuli rossi (le cellule del sangue)!

Le ossa si possono dividere in 3 gruppi in base alla loro


forma e dimensione:

OSSA LUNGHE: servono per sostenere, come il femore


e la coscia

OSSA CORTE: servono per muoversi, come le ossa delle


mani e piedi

OSSA PIATTE: servono per proteggere gli organi interni


(che stanno dentro), come scapole, le ossa del bacino e
del cranio

Le ossa sono collegate fra loro per potersi muovere, questo succede grazie alle ARTICOLAZIONI.
Sono di 3 tipi:

ARTICOLAZIONI MOBILI: sono tenute insieme da legamenti resistenti (forti) come quelle del
ginocchio e della mano.

In mezzo a 2 ossa c’è la CARTILAGINE che serve ad attutire gli urti (colpi,
botte) e una sacca con dentro il LIQUIDO SINOVIALE che rende facile il
movimento.

ARTICOLAZIONI SEMIMOBILI: si muovono poco come quelle della colonna vertebrale

ARTICOLAZIONI FISSE: non si muovono ma sono utili perché proteggono, come quelle del cranio
che protegge il cervello!

…. e adesso cercate i compagni che hanno lo stesso vostro colore!!! E


divertitevi!!!

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ALLEGATO C

1. QUIZZETTONE

PRESENTATORE 1: Cosa unisce le ossa e le protegge dai colpi?

PRESENTATORE 2: Come si chiama la pellicola che riveste l’osso?

PRESENTATORE 1: Di cosa sono fatte le ossa?

PRESENTATORE 2: Com’è fatta la parte interna dell’osso?

PRESENTATORE 1: Quanti tipi di articolazioni ci sono e a cosa servono?

PRESENTATORE 2: A cosa serve la cartilagine e dove si trova?

2. QUIZZETTONE

PRESENTATORE 1: Quante ossa ci sono nel nostro corpo?

PRESENTATORE 2: A cosa serve lo scheletro?

PRESENTATORE 1: In quante parti è diviso lo scheletro?

PRESENTATORE 2: Le ossa come sono fatte?

PRESENTATORE 1: Le ossa di dividono in base a …?

PRESENTATORE 2: Cos’è il midollo osseo?

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SCHEDA DI PROGRAMMAZIONE DELL’UNITÀ DI LAVORO/APPRENDIMENTO

2° UdLA

DESCRIZIONE DELLE ATTIVITÀ

Fase relazionale

1) “A te darei… da te vorrei”

La metodologa sorteggia, con i numeri di diverso colore (vd. Allegato A), i bambini che faranno parte
del gruppo. Questa prima fase è un’attività a coppie: il metodologo indica ai bambini il destinatario del
proprio pensiero (esempio: viene sorteggiato “1 rosso” e, successivamente, “3 rosso”, questa sarà la
coppia; l’altra sarà composta, di conseguenza, da “2 rosso” e da “4 rosso” etc.). Ogni bambino riceve la
scheda “A te darei… da te vorrei” (vd. Allegato B) e la compila pensando al compagno sorteggiato.

Fase didattica

“L’Apparato muscolare”

2) Prima fase

Lettura individuale del testo (vd. Allegato C). Si anticipa ai bambini che successivamente risponderanno
a delle domande di comprensione.

3) Seconda fase

Ogni gruppo riceve 4 fogli, su ogni foglio vi è una domanda diversa. Ogni bambino risponde ad una
domanda contemporaneamente agli altri componenti del gruppo. Allo stop del facilitatore, ogni
bambino piega il proprio foglio. La risposta, infatti, deve essere posta in basso poiché nel passaggio
successivo non deve essere visibile per il compagno. Una volta piegato il foglio, ogni bambino lo passa
al compagno di destra. Si ripete tale azione fino al completamento del giro e quindi delle risposte.

4) Terza fase

Ogni gruppo riceve un altro foglio dove trascrivere le quattro risposte definitive (vd. Allegato D).

Il lettore legge tutte le risposte elaborate dai compagni durante la fase individuale. Mediatore 1 e 2
confrontano le risposte e si consultano coi compagni per decidere come integrare fra di loro le varie
risposte. Lo scrittore scrive sull’apposito foglio le risposte selezionate dal gruppo.

5) Quarta fase

Ogni portavoce del gruppo legge le risposte definitive alla classe.

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Fase di feedback

6) Feedback conclusivo

Il metodologo ed il facilitatore riprendono l’attività “A te darei…da te vorrei” leggendo i vari messaggi


alla classe.

RUOLI COOPERATIVI

Terza fase

Lettore: legge tutte le risposte elaborate dai compagni durante la fase individuale

Mediatore 1, Mediatore 2: confrontano le risposte e si consultano coi compagni per decidere come
integrare fra di loro le varie risposte

Scrittore: scrive le risposte selezionate dal gruppo

TEMPI

Attività 1: 10 minuti

Prima fase: 20 minuti

Seconda fase: 15 minuti (il metodologo scandisce i tempi fra una domanda e l’altra)

Terza fase: 30 minuti

Quarta fase: 30 minuti

Feedback: 15 minuti

MATERIALI

Schede (vedi allegati)

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ALLEGATO A

Numeri per formazione gruppi

1 2 3 4
1 2 3 4
1 2 3 4
1 2 3 4
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ALLEGATO B

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ALLEGATO C

APPARATO MUSCOLARE

Ciao ragazzi! Sono di nuovo io, Pino e sono


qui per continuare il nostro viaggio alla
scoperta del corpo umano. Vi
ricordate…l’altra volta abbiamo parlato
dell’APPARATO SCHELETRICO. Oggi vi
racconto cosa è e a cosa serve l’APPARATO MUSCOLARE.

Allora, le ossa per muoversi hanno bisogno dei MUSCOLI. E’ il CERVELLO che ordina ai muscoli di
muoversi attraverso i NERVI. Alcuni muscoli sono piccoli come quelli che fanno muovere gli OCCHI
la LINGUA; altri sono grandi come quelli del POLPACCIO e della COSCIA.

PICCOLI GRANDI

Muscoli OCCHIO Muscoli LINGUA

Muscoli POLPACCIO Muscoli COSCIA

Nel nostro corpo ci sono 400 muscoli e sono composti (fatti) da fibre di 2 tipi:

Muscoli a FIBRA STRIATA Muscoli a FIBRA LISCIA

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Sono fatti a strisce rossastre (rosso) e formano Sono piccoli e si trovano nelle pareti degli organi.
quella parte che noi chiamiamo “CARNE”. Questi Sono di colore rosato (rosa) e sono chiamati
muscoli sono uniti alle ossa e alla pelle e si INVOLONTARI perché si muovono senza
muovono solo al comando del cervello. Questi comando del cervello.
muscoli si chiamano VOLONTARI

Ad esempio: BICIPITE del braccio Ad esempio: Muscoli dell’INTESTINO

COME SONO FATTI I MUSCOLI?

I muscoli “responsabili dei movimenti” sono collegati alle ossa grazie ai TENDINI. Una contrazione
(accorciamento del muscolo) avvicina le ossa e il muscolo per tornare alla posizione di partenza si
rilassa (allunga) mentre si contrae un altro muscolo. Si chiamano ANTAGONISTI. Per fortuna lo
fanno a turno!!!

Per lavorare, i muscoli hanno bisogno di energia. Gli scienziati hanno scoperto che i muscoli sono
“golosi” di GLUCOSIO, una sostanza che si trova nella frutta, in particolare nell’uva!

Il glucosio viene portato ai muscoli dal SANGUE e così si trasforma in GLICOGENO (sostanza
formata da tante molecole di zucchero). Quando il muscolo lavora consuma il glucosio e anche
l’OSSIGENO e espelle (butta fuori con il sudore) l’ANIDRIDE CARBONICA.

ATTENZIONE!

Il muscolo se si muove per tanto tempo e consuma tanta energia ha bisogno di più ossigeno e produce
ACIDO LATTICO. Succede quando abbiamo tanto dolore ai muscoli dopo una corsa...e abbiamo
bisogno di respirare piano e un bel massaggio!!!

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Ora parliamo di un muscolo molto importate… IL CUORE!!!

Se appoggiate l’orecchio sul petto del vostro compagno sentite i battiti del
cuore!!!

Il cuore è grande come un pugno chiuso ed è il muscolo più importante


perché invia il sangue in tutto il corpo. (fino alla punta delle dita.)

È un muscolo a fibra striata, anche se è involontario (è diverso dai muscoli


che abbiamo descritto prima)

Il cuore, se facciamo esercizio fisico diventa più grande e la circolazione del sangue migliora.

Questa immagine ci mostra


(ci fa vedere) tutti i muscoli
presenti nel nostro
corpo…alcuni
hanno nomi difficili…

Oggi noi usiamo solo quelli


sottolineati per fare un gioco di
attenzione e memoria.

Buon divertimento!!!

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ALLEGATO D

GIRO DI TAVOLO SIMULTANEO

Domanda 1: Le ossa per muoversi di cosa hanno bisogno? E quale organo invia comandi ai muscoli?

RISPOSTA DEL GRUPPO

GIRO DI TAVOLO SIMULTANEO

Domanda 2: I muscoli sono tutti uguali? Puoi fare massimo 4 esempi?

RISPOSTA DEL GRUPPO

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GIRO DI TAVOLO SIMULTANEO

Domanda 3: Quanti muscoli ci sono nel nostro corpo? E come sono fatti?

RISPOSTA DEL GRUPPO

GIRO DI TAVOLO SIMULTANEO

Domanda 4: Come è fatto il cuore? E a cosa serve?

RISPOSTA DEL GRUPPO

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SCHEDA DI PROGRAMMAZIONE DELL’UNITÀ DI LAVORO/APPRENDIMENTO

3° UdLA

DESCRIZIONE DELLE ATTIVITÀ

1) “Se noi la sappiamo, io la so!”

Vengono composti gruppi di 4 alunni. Ogni gruppo avrà un colore distintivo: blu, rosso, verde, giallo
(…tanti colori quanti sono i gruppi). Ad ogni bambino viene dato un numero (in questo caso da 1 a 4)
colorato in relazione al gruppo a cui appartiene (vd. Allegato A). Il facilitatore, in fase di
programmazione, ha elaborato tante domande per valutare gli apprendimenti quanti sono gli alunni
della classe. Ogni domanda è segnata su un pezzettino di foglio e introdotta in un contenitore. Ugual
cosa per i “numerini” (vd. Allegato A) per poi procedere con l’estrazione.

Il facilitatore introduce l’attività “Se noi la sappiamo io la so!”, stimolando nei bambini aspettative su
cosa si andrà a fare. Dopo questa breve introduzione, dinamica e motivante, il facilitatore spiega alla
classe come si struttura realmente l’attività.

Si estrae una domanda da un contenitore, il facilitatore legge la domanda all’intera classe. Ogni gruppo,
da quel momento, ha a disposizione 5 minuti per elaborare insieme la risposta. Il facilitatore rispetto
alle competenze linguistiche può valutare (calibrare) se dare ad ogni gruppo un foglio sopra il quale
segnare le risposte (in modo che vengano lette), oppure chiedere al gruppo di prepararsi durante il
tempo a disposizione ed elaborare sul momento la risposta. Al termine del tempo, il facilitatore estrae
un numero da un recipiente, il numero estratto corrisponde ad un alunno che viene così chiamato a
leggere ad alta voce la risposta. Si prosegue fino ad esaurimento delle domande.

Le risposte vengono così valutate:

1 risposta non corretta

2 risposta parzialmente giusta

3 risposta esatta

Ad ogni risposta data il facilitatore segna sul tabellone i punti.

Terminata l’attività e assegnati i punteggi, il facilitatore stimola gli alunni, attraverso un’attività di
riflessione, a consapevolizzare le strategie che hanno portato i gruppi a “far bene”, e a trovare modalità
e/o strategie alternative in casi in cui i gruppi non abbiano raggiunto gli obiettivi previsti.

2) Feedback conclusivo e condivisione di caramelle!

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TEMPI

Attività 1: 90 minuti

Feedback: 10 minuti

MATERIALI

2 contenitori dove inserire i “numerini” e le domande per procedere con l’estrazione

“Numerini” da consegnare agli alunni

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ALLEGATO A

1 2 3 4
1 2 3 4
1 2 3 4
1 2 3 4
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ALLEGATO B

DOMANDE

Qual è l’organo che ordina ai muscoli i movimenti?

I nostri muscoli come sono composti?

Cos’è il cuore?

In quante si divide lo scheletro?

Cosa vuol dire muscolo volontario?

Cosa vuol dire muscolo involontario?

Cosa serve ai muscoli per avere energia?

Cosa producono i nostri muscoli, se ci muoviamo per tanto tempo e facciamo tanti sforzi?

A cosa serve lo scheletro?

Come sono fatte le ossa?

Il midollo osseo che si trova dentro le ossa a cosa serve?

Le ossa sono tutte uguali? Puoi fare esempi?

Quanti tipi di articolazioni ci sono?

Quale apparato ha il compito di prendere l’aria atmosferica per far arrivare l’ossigeno al sangue?

Come sono fatti i muscoli a fibra striata?

16. Come sono fatti i muscoli a fibra liscia?

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SCUOLA PRIMARIA “QUINTO MARTINI” (ICS IL PONTORMO)

SCHEDA DI PROGRAMMAZIONE UNITÀ DIDATTICA

GLI ANFIBI

CLASSE: IIIC

PERIODO DI SVOLGIMENTO: Aprile/Maggio 2015

FACILITATORE/METODOLOGO: Chiara Pacciotti, Valentina Elena Ballerini

INSEGNANTE: Giovanna Allori

DISCIPLINA: SCIENZE

OBIETTIVI

DISCIPLINARI

gli anfibi e il concetto di metamorfosi

capacità di osservare e interpretare immagini

capacità di estrapolare le informazioni fondamentali da un testo scritto di tipo espositivo

capacità di individuare similarità e differenze tra i vari anfibi

produzione orale e scritta

acquisizione del lessico disciplinare

TRASVERSALI

ascolto e rispetto dei tempi altrui; autostima; capacità di prendere decisioni e di negoziare trovando
strategie funzionali al raggiungimento dell’obiettivo comune; comunicazione efficace e confronto con
l’altro.

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BREVE DESCRIZIONE DELLE UdLA E DESCRIZIONE GLOBALE DELL’UNITÀ


DIDATTICA

1° UdLA

Il primo incontro è dedicato alla conoscenza fra la classe e metodologa/facilitatrice. Si propone l’attività
“Autoritratto” per focalizzare l’attenzione degli alunni sulla propria immagine e sulla percezione di sé.
In seguito la classe si divide in gruppi: facilitatrice e metodologa introducono il concetto di metamorfosi
con suggestioni ed esempi; successivamente i bambini riordinano sequenze di testo con relative
immagini.

2° UdLA

Nel secondo incontro viene proposta un’attività a coppie utile a similarità e differenze rispetto agli anuri
(rana/rospo) e urodeli (salamandra/tritone). Nella seconda fase dell’attività, le coppie che hanno
lavorato rispettivamente sugli anuri e urodeli si uniscono formando gruppi da 4 e effettuano
un’ulteriore ricerca su somiglianze/differenze relative agli anfibi.

3° UdLA

Il terzo incontro è dedicato alla valutazione delle conoscenze acquisite, che verranno valutate attraverso
un gioco dell’oca (“Anfibiolandia”), utile ad abbassare il “filtro affettivo”, ovvero i fattori di stress –
ansia, paura, insicurezza – solitamente associati al momento della verifica. In seguito verrà proposta
l’attività “Se noi la sappiamo io la so!”, dove ad ogni domanda posta dalle fac/met, segue un tempo
utile per il confronto all’interno del gruppo e l’esposizione orale della risposta (che viene valutata – con
un punteggio da 1 a 3 – in base ai criteri di completezza e forma).

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SCHEDA DI PROGRAMMAZIONE DELL’UNITÀ DI LAVORO/APPRENDIMENTO

1° UdLA

DESCRIZIONE DELLE ATTIVITÀ

1) “L’autoritratto”

Dopo la presentazione, si chiede ai bambini di presentare sé stessi con un autoritratto, nel quale le parti
del corpo - cuore, mani, occhi etc.- rappresentino, in base alla loro grandezza, l’importanza di un aspetto
di sé. Finito l’autoritratto, ogni bambino lo presenta alla classe.

2) Formazione dei gruppi

Si formano 5 gruppi casuali di 4 attraverso l’attività “A gruppi di…” ed “Ordiniamoci per...”.

3) “Da girino a rana”

Ad ogni gruppo viene data una busta contenente 5 immagini e 5 brandelli di testo. Il gruppo dovrà
associare le immagini ai testi e riordinare tutto in una sequenza temporale che ripercorra le fasi della
metamorfosi da girino a rana su un apposito foglio A3.

Ogni gruppo dovrà:

riordinare le immagini (vd. Allegato A),

riordinare i testi (vd. Allegato B),

trovare e scrivere le parole-chiave di ogni fase della metamorfosi,

disegnare ciascuna fase.

4) Restituzione

Al termine del lavoro, un rappresentante di ogni gruppo confronterà insieme agli altri quanto emerso
presentando alla classe il lavoro. Infine, verrà consegnato a ciascun bambino il testo completo con le
relative immagini.

RUOLI COOPERATIVI

Riordinatore 1: riordina le immagini

Riordinatore 2: riordina i testi

Semplificatore: trova e trascrive le parole-chiave

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Grafico: disegna ogni fase

TEMPI

Attività 1: 50 minuti circa

Attività 2: 10 minuti circa

Attività 3: 40 minuti circa

Attività 4: 20 minuti circa

MATERIALI

Fogli A3, testi in allegato

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ALLEGATO A

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ALLEGATO B

Il testo è da consegnare tagliato a piccoli pezzi (vedi interruzioni)

LA METAMORFOSI DEGLI ANFIBI

Anfibio: animale che vive parte della vita in acqua e parte sulla terra.
METAMORFOSI: trasformazione di un animale DOPO essere uscito dall’uovo. Da quando nasce a
quando diventa adulto cambia:
forma (com’è fatto)
habitat (dove vive)
ecosistema (cosa fa, cosa mangia)
……………………………………
Questo animale, da piccolo si chiama GIRINO (piccolo pesce):
- vive nell’ACQUA
- nuota con la CODA
- respira sott’acqua con le BRANCHIE
- è ERBIVORO
…………………………………………
DIVENTA RANA, animale che:
vive sulla TERRA
cammina con le ZAMPE
respira fuori dall’acqua con i POLMONI
è CARNIVORO
………………………………………
DA GIRINO A RANA (METAMORFOSI)
A gennaio/febbraio la rana depone le uova.
Dopo una settimana nasce il GIRINO, una LARVA simile a un piccolo pesce.
Ha la coda che serve per nuotare e respira sott'acqua con le BRANCHIE.
…………………………………………………………
Dopo 15 giorni si formano le zampe di dietro.
……………………………………………………………
Poi si formano le zampe davanti.
………………………………………………………
Cadono i 'denti da latte' e nascono i denti definitivi. Cambia la dieta: il girino è erbivoro e la rana è
carnivora (mangia insetti).
………………………………………………
Le branchie spariscono e crescono i POLMONI, che servono a respirare fuori dall'acqua. Sparisce la
coda.
…………………………………………….

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Testo completo

LA METAMORFOSI DI UN ANFIBIO

ANFIBIO: Il nome significa letteralmente “doppia vita”, perché questi animali vivono parte della loro
vita in acqua e parte sulla terraferma. Gli anfibi sono animali che NON escono dall'uovo già
completamente formati, ma subiscono una METAMORFOSI (cioè si trasformano DOPO
essere usciti dall’uovo).

Le larve sono completamente diverse dall’adulto: nella forma (come sono fatti),
nell’habitat (dove vivono) e nell’ecosistema (cosa fanno).

Il tempo che ci vuole per finire la metamorfosi è di quasi 4 MESI dalla deposizione delle uova:

il GIRINO, un piccolo pesce (che vive nell’ACQUA, nuota con la CODA,

respira sott’acqua con le BRANCHIE ed è ERBIVORO) diventa una RANA (che vive sulla TERRA,
cammina con le ZAMPE, respira fuori dall’acqua con i POLMONI ed è CARNIVORO).

DAL GIRINO ALLA RANA (METAMORFOSI)

A gennaio/febbraio la rana depone tantissime uova in un ammasso gelatinoso.


Dopo circa una settimana, dalle uova nasce il GIRINO, una LARVA simile a un piccolo pesce.

Ha una grande testa e una lunga coda che serve per nuotare. E’ senza zampe
e respira sott'acqua con le BRANCHIE, come un pesce.

Dopo 15 giorni, ai lati della coda si formano le zampe di dietro.

Poi compaiono le zampe davanti, ma resta la coda ed il girino continua a


vivere sott’acqua

Piano piano anche la bocca cambia perché i 'denti da latte' (piccoli dentini a forma
di pettine) cadono per essere sostituiti dai denti definitivi. Questo perché la rana ha
una dieta diversa: il girino è erbivoro e la rana è carnivora
(mangia soprattutto insetti).

Alla fine le branchie spariscono e vengono sostituite dai POLMONI,

che servono a respirare fuori dall'acqua. Sparisce la coda ed il girino diventa rana.

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SCHEDA DI PROGRAMMAZIONE DELL’UNITÀ DI LAVORO/APPRENDIMENTO

2° UdLA

DESCRIZIONE DELLE ATTIVITÀ

1) “Che coppia!”

La classe viene divisa a coppie (coppie rana-rospo e coppie salamandra-tritone). Ad ogni bambino viene
consegnato un testo su uno dei due anfibi (vd. Allegato A) ed una scheda “uguale-diverso” da compilare
(vd. Allegato B). A turno, i bambini leggeranno al compagno il testo relativo al proprio anfibio e
successivamente verrà compilata la scheda per trovare similarità e differenze tra i due.

2) “Che gruppo!”

Vengono poi formati 5 gruppi da 4, in modo che tutti i gruppi siano formati da entrambe le coppie
(rana-rospo e salamandra-tritone). I bambini saranno invitati a confrontare il lavoro svolto
reciprocamente, e poi riceveranno un nuovo schema (“Cosa è diverso”, vd. Allegato C), dove annotare
le differenze tra anuri (rana e rospo) e urodeli (salamandra e tritone).

3) Feedback

Breve confronto in plenaria per leggere le schede e dar voce ai commenti dei bambini sul lavoro di
gruppo.

RUOLI COOPERATIVI

Lettore: legge il testo su uno dei due anfibi

Scrittore: completa le schede

TEMPI

Attività 1: 10 minuti circa, per la formazione dei gruppi; 15 minuti circa, per la spiegazione/
assegnazione dei ruoli; 40 minuti circa per l’attività

Attività 2: 40 minuti

Attività 3: 15 minuti

MATERIALI

Testi e schede in allegato

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ALLEGATO A

LA RANA

La RANA è un ANFIBIO dell'ordine degli ANURI (senza coda).


Il suo corpo è tozzo e tarchiato. Il colore è prevalentemente verde.
Le zampe posteriori (di dietro) sono più robuste di quelle anteriori
(davanti) perchè servono per saltare: infatti la rana si sposta soprattutto con piccoli salti.
La pelle è liscia e umida. Per evitare che diventi troppo secca quando è fuori dall'acqua, è bagnata e
protetta da una mucosa. La rana vive vicino all'acqua degli stagni, dove ama nuotare.
Ha la lingua lunga e appiccicose che serve per catturare le prede. Le rane infatti mangiano insetti, vermi
e lumache.
E' attivo durante il giorno.
Quando arriva la primavera, la rana torna nell'acqua dov'è nata a deporre le uova. Quando le uova si
aprono, esce una larva che si chiama GIRINO. Il girino subisce una METAMORFOSI, cioè si
trasforma lentamente in rana: prima nascono le zampe di dietro, poi quelle davanti, poi perdono la coda
ed alla fine nascono i polmoni.
La rana emette un verso (GRACIDA).

IL ROSPO

Il ROSPO è un ANFIBIO dell'ordine degli ANURI (senza coda).


Il suo corpo è tozzo e tarchiato. Il colore è prevalentemente marrone-
rosso, o grigio-verde.
Le zampe posteriori (di dietro) sono più corte, mentre quelle anteriori
(davanti) sono più robuste. Infatti il rospo salta raramente, e si sposta soprattutto camminando.
La pelle è ruvida e piena di verruche. Per evitare che diventi troppo secca quando è fuori dall'acqua, è
bagnata e protetta da una mucosa velenosa per difendersi dai predatori (chi vuole catturarlo).
Il rospo vive sulla terraferma, in ambienti anche molto lontani dall'acqua, anche in città.
Ha la lingua lunga e appiccicosa, che serve per catturare le prede.
I rospi infatti mangiano insetti, vermi e lumache.
E' attivo dopo il tramonto, durante la notte.
Quando arriva la primavera, il rospo per riprodursi compie lunghe MIGRAZIONI per tornare
nell'acqua dov'è nato a deporre le uova.
Quando le uova si aprono, esce una larva che si chiama GIRINO. Il girino subisce una
METAMORFOSI, cioè si trasforma lentamente in rospo: prima nascono le zampe di dietro, poi quelle
davanti, poi perdono la coda ed alla fine nascono i polmoni.
Il rospo emette un verso (GRACIDA).

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LA SALAMANDRA

La SALAMANDRA è un ANFIBIO dell'ordine degli URODELI


(con coda).
Il suo corpo è allungato. Il colore è nero brillante con grandi
macchie gialle. Le zampe sono corte e la salamandra si muove
camminando.
La pelle è liscia e umida. Per evitare che diventi troppo secca quando è fuori dall'acqua, è bagnata e
protetta da una mucosa velenosa che brucia la bocca dei predatori (chi vuole catturarla).
La salamandra vive sulla terraferma: nei boschi, in zone umide, sotto tronchi o foglie. Esce dai
nascondigli soprattutto nei giorni di pioggia.
Ha la lingua lunga e appiccicosa che le serve per catturare le prede.
La salamandra infatti mangia insetti, vermi e lumache.
E' attiva durante la notte.
Quando arriva l'estate, la salamandra per riprodursi torna nell'acqua dove depone delle larve (non
depone uova).
Le larve subiscono una METAMORFOSI, cioè si trasformano lentamente in salamandra: prima
nascono le zampe davanti, poi quelle di dietro, poi scompaiono le branchie e nascono i polmoni. La
dieta non cambia, perché anche la larva della salamandra è carnivora.
La salamandra non emette suoni.

IL TRITONE

Il TRITONE è un ANFIBIO dell'ordine degli URODELI (con


coda).
Il suo corpo è allungato. Il colore è marrone-nero ed il maschio ha
una grande cresta. Le zampe sono corte ed il tritone si muove camminando.
La pelle è liscia e umida. Per evitare che diventi troppo secca quando è fuori dall'acqua, è bagnata e
protetta da una mucosa.
Il tritone vive sulla terraferma: in zone umide, nelle fessure dei muretti, sotto tronchi o foglie. Esce dai
nascondigli soprattutto nei giorni di pioggia.
Ha la lingua lunga e appiccicosa che serve per catturare le prede.
Il tritone infatti mangia insetti, vermi e lumache.
E' attivo durante la notte.
Quando arriva la primavera, il tritone per riprodursi torna nell'acqua dove depone delle uova, da cui
nascono delle larve.
Le larve subiscono una METAMORFOSI, cioè si trasformano lentamente in tritone: prima nascono le
zampe davanti, poi quelle di dietro, poi scompaiono le branchie e nascono i polmoni. La dieta non
cambia, perché anche la larva del tritone è carnivora.
Il tritone non emette suoni.
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ALLEGATO B

SCHEDA “UGUALE/DIVERSO”

……………………………………………………………………………………………………

(INSERISCI IL NOME)

CODA:
________________________________________________________________________________

CORPO:
________________________________________________________________________________

COLORE:
________________________________________________________________________________

ZAMPE:
________________________________________________________________________________

PELLE:
________________________________________________________________________________

COME SI SPOSTA:
________________________________________________________________________________

DOVE VIVE:
________________________________________________________________________________

COSA MANGIA:
_______________________________________________________________________________

QUANDO E' ATTIVO:


_______________________________________________________________________________

METAMORFOSI:
_______________________________________________________________________________

VERSO:
________________________________________________________________________________

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ALLEGATO C

SCHEDA “COSA È DIVERSO”

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SCHEDA DI PROGRAMMAZIONE DELL’UNITÀ DI LAVORO/APPRENDIMENTO

3° UdLA

DESCRIZIONE DELLE ATTIVITÀ

1) “Anfibiolandia”

Ai bambini viene consegnato un gioco dell’oca relativo agli anfibi (vd. Allegato A). A gruppi di 4, viene
lasciato il tempo per il gioco; ad ogni casella si risponde ad una domanda. In caso di bisogno, vengono
lasciati i testi per la consultazione. Ci sarà il bambino dado, che lancerà il dado, il bambino pedina, che
muoverà la pedina (un tappo di plastica colorato); il bambino lettore, della domanda (sul gioco dell’oca)
e infine il bambino portavoce, che risponderà alla domanda.

2) “Se noi la sappiamo, io la so!”

Finito il gioco, inizia l’attività di valutazione “Se noi la sappiamo, io la so!”. Per questa nuova attività
vengono formati nuovi gruppi, riunendo i bambini in base al colore del tappo usato come segnalino
(gruppo rosso, blu, verde, bianco e giallo). Il metodologo estrae una domanda sugli anfibi e la legge a
voce alta (vd. Allegato B). I gruppi si consultano per recuperare idee, informazioni o risposte definitive.
Devono trovare un accordo su un’unica risposta, ma solo uno di loro sarà chiamato a riferirla. Il
facilitatore estrae casualmente il nome di un alunno, che è chiamato a rispondere in base a quanto
suggerito dal gruppo in fase di consultazione. Il docente assegna un punteggio ad ogni risposta.

RUOLI COOPERATIVI

Attività 1

Dado: lancia il dado


Pedina:: muove la pedina
Lettore: legge la domanda (sul gioco dell’oca)
Portavoce: risponde alla domanda dopo essersi consultato con il gruppo

TEMPI

Attività 1: 60 minuti circa


Attività 2: 60 minuti circa

MATERIALI

Gioco dell'oca “Anfibiolandia”, tappi di plastica colorati, strisce con domande, numerini per l’estrazione

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ALLEGATO A

Gioco dell’oca per l’attività “Anfibiolandia”

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ALLEGATO B

Domande da ritagliare a strisce (“Se noi la sappiamo, io la so!”)

COME SI SPOSTA LA RANA?

COME È IL CORPO DELLA RANA?

CHE DIFFERENZA C’E’ TRA ANURI E URODELI?

COSA MANGIANO GLI ANFIBI?

COME È LA PELLE DEL ROSPO?

COME È IL CORPO DEL ROSPO?

DI CHE COLORE È LA SALAMANDRA?

DOVE DEPONGONO LE UOVA GLI ANFIBI?

COME È IL CORPO DEL TRITONE?

CHE VUOL DIRE “ANFIBI”?

DOVE VIVONO LE RANE?

COME SI SPOSTA IL ROSPO?

IL TRITONE FA IL VERSO?

DOVE VIVE LA SALAMANDRA?

QUALE DIFFERENZA C’E’ TRA LE ZAMPE DELLA RANA E DEL ROSPO?

QIANDO AVVIENE LA METAMORFOSI?

GLI ANFIBI CON COSA CATTURANO LE PREDE?

GLI ANFIBI CON COSA RESPIRANO?

CHE VERSO FA LA RANA?

COME RESPIRA IL GIRINO?

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MONTEMURLO

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SCUOLA PRIMARIA BAGNOLO (ICS MONTEMURLO)

SCHEDA DI PROGRAMMAZIONE UNITÀ DIDATTICA

GRAMMATICA VALENZIALE

CLASSE: III B

PERIODO DI SVOLGIMENTO: Aprile/Maggio 2015

FACILITATORE/METODOLOGO: Valentina Ballerini, Giulia Troiano

INSEGNANTE: Lucrezia Costanzo

DISCIPLINA: GRAMMATICA

OBIETTIVO

DISCIPLINARI

Comprensione della frase minima attraverso la drammatizzazione di frasi target

Differenze tra verbi zerovalenti, monovalenti intransitivi, bivalenti e trivalenti

Costruzione e ampliamento della frase minima

TRASVERSALI

Aumentare la conoscenza e l’affiatamento del gruppo-classe; sollecitare la creatività e le capacità di


problem solving; educare all’ascolto reciproco e al lavoro di gruppo nel rispetto dei tempi e dei bisogni
di ognuno; interagire attraverso il “non verbale”; confrontarsi e collaborare con i compagni di gruppo;
impegnarsi in vista di uno scopo comune condividendo idee e strategie; stimolare le capacità logico-
inferenziali dei bambini; sollecitare le capacità di valutazione e autovalutazione; disegnare.

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BREVE DESCRIZIONE DELLE UdLA E DESCRIZIONE GLOBALE DELL’UNITÀ


DIDATTICA

1° UdLA

Il verbo? Un piccolo dramma

Attività di gruppo finalizzata a favorire la comprensione della frase minima attraverso la


drammatizzazione di frasi traget. Ciascun gruppo riceverà 3 frasi contenenti rispettivamente un verbo
zerovalente, monovalente e bivalente, da disegnare e successivamente mimare davanti ai compagni di
classe.

2° UdLA

Il verbo? Un altro dramma!

Attività di gruppo finalizzata a favorire la comprensione della frase minima attraverso la


drammatizzazione di frasi traget. Ciascun gruppo riceverà 2 frasi contenenti un verbo trivalente, da
disegnare e mimare davanti ai compagni di classe.

3° UdLA

Le frasi occasionali

Il terzo incontro sarà dedicato alla valutazione degli apprendimenti, attraverso attività di analisi,
matching e classificazione. Durante l'ultima parte dell’incontro, i bambini saranno impegnati in una gara
delle “frasi occasionali”, nel corso della quale dovranno prima costruire e, successivamente, ampliare
delle frasi.

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SCHEDA DI PROGRAMMAZIONE DELL’UNITÀ DI LAVORO/APPRENDIMENTO

1° UdLA

DESCRIZIONE DELLE ATTIVITÀ

1) “Il verbo? Un piccolo dramma!”

I Fase: MIMO ZEROVALENTE

Dopo aver diviso la classe in 5 gruppi da tre (gli stessi dell’incontro precedente), ogni gruppo riceverà
una frase con un verbo zerovalente (vd. Allegato A), da disegnare e successivamente mimare.

Ogni gruppo dovrà:

- coniugare all’infinito presente il verbo della frase assegnatagli e scriverlo su un cartoncino bristol,

- disegnare la frase su un cartoncino e incollarla sotto al disegno

- decidere come mettere in scena la frase davanti ai compagni

- mimarla davanti agli altri gruppi.

Quando ciascun gruppo avrà raffigurato la propria frase, il facilitatore/metodologo raccoglierà i disegni
(avendo cura che rimangano segreti, per non compromettere la buona riuscita dei successivi mimi).

Dopo aver ritirato tutti i disegni, il facilitatore darà inizio alle drammatizzazioni: ciascun gruppo mimerà
la propria frase davanti ai compagni, che dovranno indovinarla.

II Fase: MIMO MONOVALENTE

Ogni gruppo riceverà una nuova frase con un verbo monovalente (vd. Allegato A) da disegnare e
successivamente mimare davanti ai compagni. I gruppi lavoreranno con la medesima impostazione
dell’attività precedente.

III Fase: MIMO BIVALENTE

Ogni gruppo riceverà una nuova frase con un verbo bivalente (vd. Allegato A) da disegnare e
successivamente mimare davanti ai compagni. I gruppi lavoreranno con la medesima impostazione delle
attività precedenti.

IV Fase: RESTITUZIONE IN PLENARIA

Per aiutare i bambini a riflettere sulle differenti tipologie verbali (zerovalenti, monovalenti e bivalenti), il
metodologo attaccherà alla lavagna un cartellone (precedentemente suddiviso in 3 colonne: VERBI

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IMPERSONALI, INTRASITIVI E TRANSITIVI) e, con l’aiuto del facilitatore, chiederà ai bambini di


indicare dove posizionare i cartoncini-infinito e i rispettivi disegni. Il cartellone verrà quindi completato
tenendo conto delle osservazioni e delle ipotesi dei bambini..

RUOLI COOPERATIVI

Bambino-infinito: coniuga all’infinito presente il verbo della frase assegnata al gruppo e lo scrive su un
cartoncino bristol

Bambino-grafico: disegnare la frase su un cartoncino e la incolla sul disegno

Bambino-regista: aiuta il gruppo a decidere come mimare la frase davanti ai compagni

TEMPI

Attività 1

I Fase: 40 minuti circa

II Fase: 30 minuti circa

III Fase: 30 minuti circa

IV Fase: 20 minuti circa

MATERIALI

Cartoncini bristol, matite colorate, forbici e colla, frasi in allegato.

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ALLEGATO A

Frasi minime per l’attività “Il verbo? Un piccolo dramma!”

PIOVE REN E VERONICA RIDONO MARIAM TAGLIA LA PIZZA

LUCIA E WENJING WENJING E SHEILA


NEVICA
RUSSANO MANGIANO IL GELATO

GIULIANO ANNUSA UN
GRANDINA JIANG E ADELE BALLANO
FIORE

YANG E MARGHERITA ALESSANDRO LAVA I


TUONA
CORRONO PIATTI

MARCO E ALESSIA
DILUVIA GIULIA APRE UN REGALO
PIANGONO

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SCHEDA DI PROGRAMMAZIONE DELL’UNITÀ DI LAVORO/APPRENDIMENTO

2° UdLA

DESCRIZIONE DELLE ATTIVITÀ

Attività relazionale

1) “Amico Avverbio”

Breve attività didattica per favorire la comprensione degli avverbi attraverso la drammatizzazione di frasi
target (vd. Allegato A). A turno ogni bambino pesca un bigliettino da un sacchetto e lo legge ad alta
voce (es. abbracciarsi forte). Tutti - facilitatrici e insegnante comprese - mimano insieme le frasi, fino
all'esaurimento dei bigliettini.

Attività didattica

2) “Mimo trivalente”

I Fase

La classe viene divisa in 5 gruppi da 3 (gli stessi dell'incontro precedente). Ciascun gruppo riceverà una
frase con un verbo trivalente (vd. Allegato B, I Fase) e dovrà:

- coniugare all’infinito presente il verbo della frase e scriverlo su un cartoncino bristol (es.
DARE)

- disegnare la frase su un cartoncino e incollarla sul disegno

- decidere come mettere in scena la frase

- mimarla davanti ai compagni.

Quando ciascun gruppo avrà raffigurato la propria frase, il facilitatore/metodologo raccoglierà i disegni
(avendo cura che rimangano segreti, per non compromettere la buona riuscita dei successivi mimi!).
Dopo aver ritirato tutti i disegni, il facilitatore darà inizio alle drammatizzazioni: ciascun gruppo mimerà
la propria frase davanti ai compagni, che dovranno indovinarla.

II Fase

L'attività è identica alla precedente, ma prevede la rotazione dei ruoli. Ogni gruppo riceverà una nuova
frase con un verbo trivalente da disegnare e mimare (vd. Allegato B, II Fase).

3) Restituzione in plenaria

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Per aiutare i bambini a riflettere sul comportamento dei verbi trivalenti, il metodologo attaccherà le frasi
sul cartellone realizzato durante l'incontro precedente. I cartoncini-infinito e i disegni verranno quindi
incollati sotto la domanda “A CHI?”, accanto ai verbi monovalenti intransitivi (vd. Allegato D).

RUOLI COOPERATIVI

Bambino-infinito: il suo compito è quello di coniugare all’infinito presente il verbo della frase
assegnata al gruppo e di scriverlo su un cartoncino bristol (es. DARE);

Bambino-grafico: il suo compito è quello di disegnare la frase su un cartoncino e di incollare


quest’ultima sul disegno;

Bambino-regista: il suo compito è quello di aiutare il gruppo a decidere come mimare la frase davanti
ai compagni.

TEMPI

Attività 1: 20 minuti

Attività 2

I Fase: 40 minuti

II Fase: 30 minuti

Attività 4: 30 minuti

MATERIALI

Cartoncini bristol, fogli A4, matite e pennarelli colorati, colla e forbici, frasi target in allegato

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ALLEGATO A

Frasi per l’attività “Amico Avverbio”

CAMMINARE LENTAMENTE SEDERSI PER TERRA SILENZIOSAMENTE

RESPIRARE PROFONDAMENTE RUSSARE TANTISSIMO

ASCOLTARE ATTENTAMENTE ABBRACCIARSI FORTE

SCRIVERE VELOCEMENTE MANGIARE TROPPO

CANTARE MALISSIMO GUARDARSI MALE

BALLARE LENTAMENTE CUCINARE VELOCEMENTE

RIDERE CONTINUAMENTE BACIARSI APPASSIONATAMENTE

ENTRARE SILENZIOSAMENTE GRIDARE FORTE

LEGGERE MALE ACCAREZZARSI DELICATAMENTE

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ALLEGATO B

Frasi per l’attività “Mimo trivalente”

Frasi I Fase

MARIO E ADELE DICONO UN SEGRETO A GIULIANO

LORO FANNO UN COMPLIMENTO A LUI

GIULIA RECITA UNA POESIA AI SUOI AMICI

LORO DANNO UN BACIO A VALENTINA

LEI CHIEDE UN FAVORE AI SUOI AMICI

Frasi II Fase

GIULIANO E ADELE OFFRONO LA LORO MERENDA A MARIO

LUI PRESTA LE SUE MATITE ALLE BAMBINE

LUI FA UNA CAREZZA AI SUOI GATTINI

LORO FANNO UNA DOMANDA ALLA MAESTRA

LORO DICONO UNA COSA BUFFA A GIULIA

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SCHEDA DI PROGRAMMAZIONE DELL’UNITÀ DI LAVORO/APPRENDIMENTO

3° UdLA

DESCRIZIONE DELLE ATTIVITÀ

1) “Chi, cosa, a chi?”

Per verificare che i bambini abbiano compreso il “comportamento” dei verbi trivalenti, il facilitatore
consegnerà a ciascuna coppia le 6 frasi target mimate durante l'incontro precedente (vd. Allegato A) e
uno schema vuoto (chi? cosa? a chi?, vd. Allegato B). Ogni coppia dovrà analizzare le frasi, cioè
estrapolare (= tagliare) i costituenti fondamentali (= soggetto, argomento diretto e argomento indiretto)
e incollarli nelle rispettive colonne (chi?, cosa?, a chi?). Le coppie lavoreranno con i seguenti ruoli:
forbici e colla.

2) “Matching”

Quando tutte le coppie avranno completato gli schemi, il facilitatore consegnerà ad ogni coppia una
busta contenente il seguente kit:

- un set di immagini riferite a luoghi, persone e momenti della giornata

- un set di parole da abbinare alle immagini (es. in biblioteca, il tassista, a mezzogiorno)

- qualche avverbio (lentamente, silenziosamente, velocemente, ecc.)

3) “Che postini!”

Al termine del matching parola-immagine, il metodologo inviterà ciascuna coppia ad avvicinarsi alla
cattedra e ad imbucare i bigliettini nei corrispondenti bicchieri:

Bicchiere-CHI?

Bicchiere-QUANDO?

Bicchiere-DOVE?

Bicchiere-COME?

4) “Le frasi occasionali”

Quando le coppie avranno terminato l'attività di classificazione (vd. Sopra), il matodologo chiamerà una
coppia per volta alla cattedra e chiederà ai bambini di estrarre un bigliettino da ciascun bicchiere (es. il
tassista/lentamente/in biblioteca/di sera) e di comporre una frase (es. il tassista di sera scrive

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lentamente in biblioteca). Le frasi inventate dai bambini verranno scritte alla lavagna.

5) “Restituzione”

Confronto in plenaria per raccogliere i commenti e le osservazioni dei bambini sulle frasi appena create.
Dopo aver chiesto ai bambini pescatori di leggere una delle frasi occasionali, il facilitatore inviterà i
bambini a inventarne altre e, successivamente, a votare quella più simpatica assegnando a ciascuna frase
un punteggio da 1 a 3.

RUOLI COOPERATIVI

Attività 1 e 2

Forbici: taglia le frasi

Colla: incolla i costituenti (soggetto, argomento diretto e argomento indiretto) nei relativi schemi

Attività 3

Pescatore: estrae i biglietti dai bicchieri CHI? QUANDO? DOVE? COME?

Grammatico: costruisce la frase occasionale con i bigliettini estratti e vi inserisce un verbo

TEMPI

Attività 1: 20 minuti circa

Attività 2: 20 minuti circa

Attività 3: 20 minuti circa

Attività 4: 30 minuti circa

Attività 5: 30 minuti circa

MATERIALI

Allegati

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ALLEGATO A

MARIO E ADELE DICONO UN SEGRETO A GIULIANO

LORO FANNO UN COMPLIMENTO A LUI

GIULIA RECITA UNA POESIA AI SUOI AMICI

LORO DANNO UN BACIO A VALENTINA

LEI CHIEDE UN FAVORE AI SUOI AMICI

GIULIANO E ADELE OFFRONO LA LORO MERENDA A MARIO

LUI PRESTA LE SUE MATITE ALLE BAMBINE

LUI FA UNA CAREZZA AI SUOI GATTINI

LORO FANNO UNA DOMANDA ALLA MAESTRA

LORO DICONO UNA COSA BUFFA A GIULIA

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ALLEGATO B

CHI? COSA? A CHI?

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POGGIO A CAIANO

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SCUOLA PRIMARIA “LORENZO IL MAGNIFICO”, (ICS FILIPPO MAZZEI)

SCHEDA DI PROGRAMMAZIONE UNITÀ DIDATTICA

LE REGIONI ITALIANE: LA SICILIA

CLASSE: VA

PERIODO DI SVOLGIMENTO: Gennaio/Marzo 2015

FACILITATORE/METODOLOGO: Chiara Pacciotti, Valentina Elena Ballerini

INSEGNANTE: Ilaria Maffei

DISCIPLINA: GEOGRAFIA

OBIETTIVI

DISCIPLINARI

Concetto di confine e conoscenza dei simboli delle legende delle cartine

Capacità di leggere le cartine geografiche: saper ricavare informazioni

La regione Sicilia

Comprensione e produzione orale/scritta

TRASVERSALI

Stimolare una riflessione sui punti in comune con l’altro

Comunicazione efficace da stimolare all’interno dei gruppi

Capacità di relazioni e senso di appartenenza al gruppo

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BREVE DESCRIZIONE DELLE UdLA E DESCRIZIONE GLOBALE DELL’UNITÀ


DIDATTICA

1° UdLA

Il primo incontro è incentrato sul trovare da parte dei bambini quante più cose hanno in comune coi
compagni attraverso l’attività relazionale “Speed-Date”. I bambini si confrontano a coppie, hanno
qualche minuto di tempo per confrontarsi e allo stop (la metodologa scandisce i tempi) passano al
compagno successivo. Tale attività è pensata per riflettere sulla funzione del “confine”, elemento che
divide ma che al contempo unisce.

L’attività prosegue con la consegna di sagome (delle regioni italiane), sopra le quali i bambini hanno la
possibilità di esprimere la propria creatività disegnando qualcosa (occhi, bocca, ali…) rispetto a ciò che
la sagoma astratta (orso, cane, cavallo, veliero…) suggerisce loro. Le varie sagome vengono poi
attaccate su di una grande cartina (già predisposta) dell’Italia.

Si propongono, inoltre, altre attività utili alla riflessione fra regioni confinanti ed elementi di unione,
scambio fra una regione e l’altra (fiumi, laghi, montagne, strade…).

2° UdLA

Nel secondo incontro i bambini vengono divisi a coppie, ogni coppia riceve una cartina di una regione
e deve annotare su di una scheda gli elementi richiesti (fiumi, lagni, monti, città, capoluogo). Concluso
tale lavoro, si dà il via al “Mercato delle parole”, dove i bambini commercianti vendono parole (nomi di
fiumi, monti, laghi, città in riferimento alla regione presa in considerazione) ai compagni acquirenti. Tali
parole vengono poi collocate (dalla coppia) sopra una cartina muta. I bambini hanno così la possibilità
di scoprire le regioni italiane con una modalità dinamica ed accattivante, che prepari loro ad affrontare,
poi, un testo scritto che analizza e completa la conoscenza di quella data regione.

3° UdLA

Il terzo incontro prevede il tema del viaggio: una “gita” che metodologa, facilitatrice, insegnante e classe
intera fanno tra i luoghi e monumenti della regione Sicilia. Ogni gruppo affronta così un aspetto della
regione dal punto di vista fisico/geografico, economico (settore primario/ secondario/terziario), usi e
costumi, leggende, monumenti. Ogni gruppo, a lavoro concluso, relaziona all’intera classe.

4° UdLA

Nel quarto incontro si verificano i concetti appresi dai bambini chiedendo ai bambini stessi di elaborare

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una verifica. Il “fare domande” è per il bambino una verifica delle proprie conoscenze che aumenta
consapevolezza ed autostima con una modalità motivante ed attiva. Il poter elaborare insieme ai
compagni le domande (ma anche le relative risposte) sui concetti appresi completa/integra conoscenze
e rinforza il sentimento di appartenenza al gruppo, dove questo è sinonimo di ricchezza (per il
contributo che si offre all’interno del gruppo) e sicurezza. Elaborate le domande e quindi il “test”,
questo viene consegnato ad un altro gruppo che ha il compito di rispondere. Sono i bambini stessi a
“valutare” le risposte dei compagni, con un punteggio da 1 a 3, rispetto a:

esattezza dei contenuti;

forma;

completezza delle informazioni.

Alla fine di ogni incontro i bambini hanno a disposizione dei petali per costruire un loro fiore.
All’interno dei petali, i bambini scrivono, dopo ogni incontro, stati d’animo, emozioni, idee, concetti
nuovi appresi, avvenimenti importanti e/o significativi. Gli obiettivi di questa attività sono molteplici:

consapevolizzare;

riflettere;

avere un’ idea rispetto al processo di apprendimento e di come cambino le relazioni;

conservare un ricordo di quanto/come si è appreso e del vissuto messo in gioco in quel dato momento.

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SCHEDA DI PROGRAMMAZIONE DELL’UNITÀ DI LAVORO/ APPRENDIMENTO

1° UdLA

DESCRIZIONE DELLE ATTIVITÀ

Attività relazionali

1) Breve introduzione sulla funzione dei confini, che dividono ma uniscono, perché l’elemento del
confine (un fiume, un lago, una montagna) è in realtà elemento comune ad entrambi.

2) “Speed-Date”

Disposti in due file, uno davanti all’altro, i bambini al via hanno un minuto di tempo per trovare, con il
compagno di fronte, quante più cose in comune possibili fra di loro ed annotarle sulla striscia di carta
consegnata loro. Allo scadere del tempo una fila resta seduta mentre i bambini della fila di fronte
scalano di un posto per un nuovo turno. Si continua così fino a raggiungere più combinazioni possibili.

3) “Le sagome”

I fase

Si consegna a ciascun bambino una sagoma di una regione italiana (vd. Allegato A). Senza conoscere il
nome della regione, ognuno individualmente immagina e disegna ciò che la sagoma astratta le/gli
suggerisce: ad esempio un cavallo, un orso, un veliero etc.

II Fase

Concluso il disegno, ogni bambino cerca sulla cartina della classe la propria regione e, quando l’avrà
trovata, ne avrà conquistato il nome, che le/gli verrà consegnato per attaccarlo alla maglia (vd. Allegato
B), insieme alla sagoma della regione da lui decorata.

III Fase: “La catena di bambini”

Al via, i bambini si sparpagliano nella stanza con la consegna di osservarsi l’un l’altro e salutarsi.
Successivamente, si richiede ai bambini di osservare sulla cartina quali sono le regioni confinanti con la
propria: la classe si dispone in modo che ognuno tocchi tutte le regioni a sé confinanti, in una catena di
bambini.

La catena di bambini si rompe, successivamente, in 3 gruppi: Nord, Centro e Sud.

IV Fase: “Il Puzzle dell’Italia”

L’attività si conclude con un puzzle dell’Italia: insieme, si lavora per ricomporre con le sagome il puzzle,

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che poi verrà affisso.

4) “L’Arca di Noè”

A gruppi di 4, i bambini risolvono i problemi logici dell’ “Arca di Noè” con i simboli delle legende delle
cartine geografiche (quadrato per capoluogo, cerchio per città, triangolo per montagna e linea ondulata
per fiume).

Attività di feedback

5) “Fiore-feedback”

I bambini compilano il petalo del fiore-feedback (vd. Allegato C).

RUOLI COOPERATIVI

Non sono previsti ruoli specifici, ma tutte le attività prevedono interdipendenza positiva.

TEMPI

Attività 1: 15 minuti circa

Attività 2: 40 minuti circa

Attività 3:

I Fase: 15 minuti circa

II Fase:10 minuti circa

III Fase: 10 minuti circa

IV Fase: 10 minuti circa

Attività 4: 15 minuti circa

Attività 5: 5 minuti circa

MATERIALI

Cartina dell’Italia, circa 200 strisce di carta indicativamente di 3x15 cm, sagome delle regioni italiane (vd.
Allegato A), cartoncini con il nome delle regioni (Vd. Allegato B), sagoma dell’Italia, bigliettini con i
simboli della legenda (triangolo, rettangolo, cerchio, fiume).

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ALLEGATO A

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ALLEGATO B

Cartellini identificativi delle regioni

SARDEGNA

SICILIA

CALABRIA

BASILICATA

CAMPANIA

PUGLIA

MOLISE

ABRUZZO

LAZIO

MARCHE

UMBRIA

TOSCANA

EMILIA ROMAGNA

LIGURIA

VENETO

FRIULI VENEZIA GIULIA

TRENTINO ALTO ADIGE

LOMBARDIA

VALLE D’AOSTA

PIEMONTE

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ALLEGATO C

Fiore-feedback

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SCHEDA DI PROGRAMMAZIONE DELL’UNITÀ DI LAVORO APPRENDIMENTO

2° UdLA

DESCRIZIONE DELLE ATTIVITÀ

Attività disciplinari

1) “Le cartine”

I bambini vengono divisi a coppie. Ad ogni coppia viene consegnata la cartina di una regione italiana del
Nord (vd. Allegato A), ed una scheda da compilare (vd. Allegato B). Il Ricercatore trova, nella cartina, i
principali elementi richiesti (fiumi, laghi, città, capoluogo e monti) mentre il Geografo li annota nella
scheda, in corrispondenza del simbolo.

2) “Il Mercato delle parole”

Tutti i Ricercatori/Compratori si alzano con la loro lista alla ricerca delle parole trovate nella cartina,
mentre i Geografi/Commercianti restano al proprio “posto-negozio” e viene loro consegnata una busta
con tanti nomi geografici da “vendere” ai compagni. Saranno rispettivamente Fiumivendoli,
Montivendoli, Capoluoghivendoli e Cittavendoli: il loro compito è quello di consegnare ai compagni
tutti i fiumi, i laghi, le città ed il capoluogo della loro Regione. Quando i Ricercatori/Compratori
avranno ispezionato tutti i negozi ed avranno trovato tutte le parole necessarie alla costruzione della
cartina, torneranno al loro posto per ricostruire la coppia.

3) “Le cartine mute”

A questo punto viene consegnata ad ogni coppia la sagoma della cartina della propria regione “vuota”
(vd. Allegato C). Seguendo le coordinate segnate su entrambe le cartine, il Ricercatore detta al Geografo
i punti esatti dove collocare, ed attaccare, rispettivamente i nomi delle città, dei fiumi, dei laghi etc.
comprati, e secondo le indicazioni date costruisce una nuova cartina di quella regione completa di
colori, simboli etc.

4) “L’economia delle regioni”

I bambini analizzano la propria regione dal punto di vista economico: consegnato un testo sul settore
primario-secondario-terziario, il Ricercatore/Lettore legge il testo mentre il Geografo/Scrittore annota
sulla scheda data (vd. Allegato D) gli elementi di maggiore interesse.

Attività di feedback

5) “Fiore-feedback”

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I bambini compilano il petalo del fiore-feedback (vd. Allegato C, I UdLA).

RUOLI COOPERATIVI

Attività 1:

Ricercatore: trova, nella cartina, i principali elementi richiesti

Geografo: annota gli elementi individuati dal Ricercatore nella scheda in corrispondenza del simbolo

Attività 2:

Ricercatore/Compratore: ricerca nei “negozi” le parole trovate nella cartina

Geografo/Commerciante: vende ai compagni, all’interno del suo “negozio”, i “nomi geografici”

Attività 3:

Ricercatore: indica dove collocare i “nomi geografici” nella cartina

Geografo: incolla i “nomi geografici” nella cartina muta

Attività 4:

Ricercatore/Lettore: legge il testo

Geografo/Scrittore: annota sulla scheda gli elementi di maggiore interesse.

TEMPI

Attività 1: 30 minuti

Attività 2: 30 minuti circa

Attività 3: 30 minuti circa

Attività 4: 25 minuti circa

Attività 5: 5 minuti circa

MATERIALI

Cartine fisiche delle regioni, scheda fiumi-laghi-città-capoluogo-monti, buste con i nomi di tutti gli
elementi geografici del Nord Italia, sagoma delle regioni vuota, matite e pennarelli, colla, scheda settore
primario-secondario-terziario

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ALLEGATO A
Le cartine

TRENTINO ALTO ADIGE EMILIA ROMAGNA

FRIULI VENEZIA GIULIA PIEMONTE

VALLE D’AOSTA LIGURIA

VENETO LOMBARDIA

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ALLEGATO B

Scheda della regione

MONTI LAGHI

--------------------- --------------------

--------------------- --------------------

-------------------- --------------------

FIUMI CITTA’

-------------------------------------- ----------------------------------------

--------------------------------------- ----------------------------------------

-------------------------------------- ---------------------------------------

CAPUOLOGO

---------------------------------------------------------

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ALLEGATO C

Cartine mute

TRENTINO ALTO ADIGE EMILIA ROMAGNA

FRIULI VENEZIA GIULIA PIEMONTE

VALLE D’AOSTA LIGURIA

VENETO LOMBARDIA

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ALLEGATO D

Scheda economica delle regioni

SETTORE PRIMARIO

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----------------------------------------------------------------

----------------------------------------------------------------

----------------------------------------------------------------

Colora il cerchio

SETTORE SECONDARIO

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--------------------------------------------------------------

---------------------------------------------------------------

--------------------------------------------------------------

Colora il cerchio

SETTORE TERZIARIO

--------------------------------------------------------------

--------------------------------------------------------------

--------------------------------------------------------------

--------------------------------------------------------------

Colora il cerchio

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SCHEDA DI PROGRAMMAZIONE DELL’UNITÀ DI LAVORO/ APPRENDIMENTO

3° UdLA

DESCRIZIONE DELLE ATTIVITÀ

Attività relazionale

1) “Una gita domenicale”

I bambini, a gruppi di 4, rispondono a problemi di logica (vd. Allegato A) del gioco proposto, una gita
in macchina che porterà in Sicilia (l’argomento del giorno).

Attività disciplinare

2) “La Sicilia”

Si formano 7 gruppi di 3. Ad ogni gruppo viene consegnata una busta con degli indizi: immagini, testi,
articoli di giornale etc. che serviranno per completare un testo-cloze (vd. Allegato B).

Ogni gruppo lavora su un aspetto diverso della Regione Sicilia, e ricerca, tra gli indizi dati, le parole
mancanti nel testo pre-impostato a disposizione. Successivamente gli alunni abbinano al testo un
disegno rappresentativo.

A lavoro ultimato, un componente del gruppo presenta alla classe l’aspetto della Regione affrontato nel
gruppo, attaccando il testo ed il disegno sul cartellone predisposto.

Attività di feedback

3) “Fiore-feedback”

I bambini compilano il petalo del fiore-feedback (vd. Allegato C, I UdLA).

RUOLI COOPERATIVI

Lettore: legge il testo su un argomento specifico della Regione Sicilia.

Scrittore/Disegnatore: compila il testo-cloze e rappresenta con un disegno quanto letto nel testo

Presentatore: espone alla classe l’argomento approfondito nel piccolo gruppo

TEMPI

Attività 1: 20 minuti circa

Attività 2: 45 minuti circa, per la spiegazione, la consegna delle buste e l’attività da svolgere in gruppo; 5

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minuti circa a gruppo, per la presentazione alla classe del lavoro svolto, per un totale di 40 minuti; 10
minuti circa, per la discussione di gruppo e la restituzione

Attività 3: 5 minuti circa

MATERIALI

Buste per contenere gli “indizi”, fogli bianchi per appunti, cerchio con testo-cloze da compilare,
foglietto bianco per disegno, sagoma della cartina della Sicilia 50x70, cesta con ortaggi e prodotti tipici
(da consegnare al gruppo SETTORE PRIMARIO), testi ed immagini allegate.

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ALLEGATO A

“Una gita domenicale”: testo

Problema 1. Il papà non sta guidando. Il figlio è dietro la mamma. La mamma è nel sedile anteriore. Il
papà non è nel sedile posteriore.

Soluzione. La mamma guida, il papà le siede accanto, il figlio è dietro la mamma e la sorella gli siede
accanto.

Problema 2. Il papà sta portando la sua famiglia ad una gita. La mamma non è vicino a sua figlia. La
figlia è vicina a suo padre.

Soluzione. Il papà guida, la figlia gli siede accanto, la mamma è dietro alla figlia e il fratello gli siede
accanto.

Problema 3. La sorella e il fratello non sono vicini. Il papà si volta per parlare alla mamma. La figlia è
nell’angolo opposto al suo papà che non sta guidando.

Soluzione. Il figlio guida, il papà gli siede accanto, la moglie è dietro al marito e la figlia è accanto alla
mamma.

Problema 4. La figlia non è grande abbastanza per guidare. Il figlio è davanti alla mamma. La sorella
non è vicina al fratello né al papà. Il papà non sta guidando.

Soluzione. Il figlio guida, il papà gli siede accanto, la mamma è dietro al figlio e la figlia dietro al padre.

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ALLEGATO B

Testi e cloze

MONTAGNE E VULCANI

LA LEGGENDA DI COLAPESCE

Cola (Nicola) è il figlio di un pescatore di Messina, che ama così tanto i pesci che ributta in mare tutti
quelli che il padre riesce a pescare.

La famiglia è delusa ed arrabbiata dal suo comportamento, e Cola passa sempre più tempo in mare,
imparando a stare sott'acqua per moltissimo tempo, come un pesce.

Per questo motivo, tutti lo chiamano Colapesce.

Un giorno, il Re di Sicilia decide di vedere cosa sa fare, e gli chiede di riportargli degli oggetti che lancia
nel fondo del mare: una coppa d'oro, una corona ed un anello.

Quando Colapesce riemerge, racconta a tutti di aver visto che la Sicilia poggia su 3 grandissime colonne,
proprio sotto le sue 3 montagne più grandi.

Una colonna è molto forte, ma le altre sono rovinate. Quella sotto l'Etna, il vulcano, sta quasi per
crollare perché è corrosa da un fuoco magico che la brucia ogni giorno di più.

Per salvare la regione dallo sprofondamento, Colapesce decide di restare per sempre in fondo al mare a
sorreggere la Sicilia per evitare che si inabissi, ed ancora oggi se ne sta lì, a reggere la regione con le dita
delle mani e dei piedi.

Quando è stanco, o sente prurito, lascia la presa per qualche minuto per cambiare posizione o per
grattarsi, ed in quel momento, in Sicilia, la terra trema.

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LE MONTAGNE e I VULCANI

La regione è prevalentemente ______________ e ________________

Ha la forma di __________________________

ai cui vertici ci sono: _______________________________________

__________________________________________

___________________________________________

Ha frequenti attività ___________________________ (terremoti)

ed intense attività ____________________________ (eruzioni)

grazie ai suoi 3 vulcani famosi in tutto il mondo:

________________________________________________________
_________

______________________________________
Soluzione: collinare, montuosa, triangolo, Capo di Lilibeo, Capo Passero, Capo Peloro, sismiche,
vulcaniche, Etna, Vulcano, Stromboli

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PIATTI TIPICI

ARANCINI DI RISO

Le arancine di riso con carne, in Sicilia occidentale, sono di forma rotonda, mentre in quella
orientale hanno forma allungata e si chiamano arancini. Tuttavia a prescindere dalla forma, dal nome o
dalle tante varianti che ogni parte dell’isola offre, queste bionde e inconfondibili golosità, rappresentano
una delle leccornie più rappresentative della Sicilia. Tradizionalmente l’arancina viene preparata il 13
Dicembre per il giorno di Santa Lucia. Si racconta che fu l’emiro Ibn At Timnah ad inventare il
“timballo di riso” o di pasta. La leggenda racconta che l’emiro se lo portasse appresso quando andava a
caccia!
Ingredienti
1,300 kg di riso superfino arboreo (oggi si può reperire quello adatto per arancine e sformati). Con
queste dosi si ottengono circa venti arancine
Tre litri circa di brodo di carne o vegetale
1 cipolla
100 grammi di burro
2 bustine di zafferano (meglio ancora quello in fili)
250 grammi parmigiano grattugiato
200 grammi di primosale tagliato a cubetti
Olio di semi di mais per friggere
Pangrattato abbondante
Per il ragù di carne
400 grammi tritato di carne di manzo
1 cipolla
100 grammi concentrato di pomodoro
50 grammi di parmigiano grattugiato
2 foglie di alloro
2 chiodi di garofano
200 grammi di piselli freschi al netto delle bucce (vanno bene anche i pisellini surgelati)
Olio extra vergine d’olive
½ bicchiere di vino bianco
Sale e pepe q.b.
Preparare il risotto circa dodici ore prima di realizzare le arancine (deve essere freddo, perché per la
buona riuscita delle arancine l’impasto deve essere abbastanza duro e appiccicoso).
Preparare il brodo nel quale scioglieremo lo zafferano. In un tegame capiente, fare appassire la cipolla
tagliata finemente (non deve imbiondire), aggiungere il riso e farlo tostare quindi, sempre mescolando,

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aggiungere il brodo, ben caldo, poco per volta e portare il riso a cottura, scendere dal fuoco e
amalgamarvi il parmigiano grattugiato e versarlo in un piatto grande e farlo raffreddare.
Confezioniamo le arancine
Prendere una cucchiaiata di riso e metterla sul palmo della mano in modo da formare un incavo dove
metteremo un cucchiaio di ragù e, al centro, un cubetto di primosale. Prendere un’altra cucchiaiata di
riso e ricoprire molto bene il ragù, facendo attenzione a non farlo fuoriuscire. Formare l’arancina
stringendo questo composto con le mani in modo da compattarlo. Passare a pangrattato sempre
compattando l’arancina e mettere da parte. Procedere fin quando si esauriscono gli ingredienti. In
abbondante olio bollente friggere le arancine fin quando non saranno ben dorate (il risultato migliore si
ottiene con una friggitrice).

I CANNOLI
Il cannolo siciliano, insieme alla cassata siciliana, è il dolce più rappresentativo della nostra isola, ed è
tipico del carnevale perché sembra essere nato per scherzo.
In Sicilia chiamiamo cannolo la cannula del rubinetto dove scorre l’acqua, ed è proprio una canna che
viene adoperata per confezionare l’involucro (la “scorcia”) che contiene la crema, solo che dal rubinetto
scorre l’acqua mentre dentro al cannolo scorre… la crema! Da qui lo scherzo carnevalesco e l’impiego
in quel periodo. Tuttavia, come tutte le nostre goloserie, il cannolo viene mangiato tutto l’anno ed in
qualsiasi momento. È sempre un piacere addentare questa particolare pasta croccante ripiena di
freschissima crema di ricotta.
È una leccornia così cara ai siciliani che, nella Piana degli Albanesi in provincia di Palermo, l’onorano
con la “Sagra del Cannolo”. Qui, oltre alla sfilata di carri carnevaleschi (che si svolge ogni anno dal 13
Gennaio al 10 Febbraio), si possono gustare cannoli di tutte le grandezze, dai cannolicchi ai cannoli di
dimensioni spropositate che rendono ancor più lieta e allegra l’atmosfera carnevalesca, ma soprattutto
deliziano lo spirito e il palato.

Ingredienti per la “scorcia” (l’involucro)


Con questi ingredienti si ottengono circa 40 scorcie:
400 grammi di farina
75 grammi di strutto
40 grammi di zucchero semolato
2 uova
1 albume
un pizzico di sale
15 grammi di cacao amaro
60 grammi di Marsala secco

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60 grammi di aceto bianco


Cannelle di latta (non saldata) per confezionare i cannoli
Olio di semi di girasole per friggere
Per la crema di ricotta
1 chilo di ricotta di pecora freschissima
600 grammi di zucchero
Un pizzico di cannella in polvere (meglio il contenuto di una stecca di vaniglia)
150 grammi di cioccolato fondente a gocce
Ciliege candite (2 per cannolo)
Scorzette di arance candite (1 per cannolo)
Prepariamo le “scorcie”
Se avete la possibilità usare una planetaria con l’attrezzo a foglia, quindi mescolare farina, zucchero,
cacao e sale. Aggiungere lo strutto al miscuglio di farina e farlo ben amalgamare, quindi unire le uova,
farle assorbire ed infine continuare a lavorare aggiungendo il Marsala e l’aceto fino ad ottenere un
impasto non troppo morbido ma consistente. Formare una palla, avvolgerla in pellicola da cucina e
riporre in frigo per almeno un’ora.
Spianare l’impasto ad uno spessore sottile (potete usare una sfogliatrice finendo con uno spessore
simile a quello delle tagliatelle) spolverando, man mano, con la farina sia il piano di lavoro che
l’impasto. Quando avrete raggiunto lo spessore desiderato, ricavate dei dischetti dal diametro di circa 10
cm. (potete aiutarvi con un coppapasta). Avvolgere i dischetti nelle cannelle unte d’olio, congiungendo i
bordi spennellandoli con l’albume battuto. Friggere in abbondante olio ben caldo, due-tre per volta.
Non appena la pasta sarà di un bel dorato scuro scolare e mettere a raffreddare su carta assorbente da
cucina.
Prepariamo la crema di ricotta
Se la ricotta è molto umida, come dovrebbe essere, farla sgocciolare in modo da eliminare la maggior
parte di siero. Amalgamare bene la ricotta con lo zucchero. Lasciare riposare per un’ora e quindi
setacciarla. A questo punto unire la cannella e il cioccolato fondente.
Confezioniamo i cannoli
Riempire le scorze con la crema e spianare le parti estreme aiutandovi con un coltello, posare una
ciliegia candita alle estremità, mettere in un vassoio e spolverare con zucchero a velo e infine adagiare
sul bordo la scorzetta di arancia candita.

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CASSATA SICILIANA

Per il pan di Spagna:


10 uova
300 g di farina 00
300 g di zucchero
Un pizzico di sale
Una bustina di vanillina
Una scorza di limone grattugiato
Per il ripieno:
1,2 kg di ricotta di pecora
250 g di zucchero
100 g di gocce di cioccolato
Una bustina di vanillina
Per la pasta reale:
200 g di farina di mandorle
200 g di zucchero
50 ml di acqua
Per la bagna:
1/2 bicchiere di Marsala o Maraschino
150 ml di acqua
50 g di zucchero
Per guarnire:
Frutta candita varia
250 g di zucchero a velo
4/5 cucchiai di acqua

Per il pan di Spagna


In una ciotola unire le uova allo zucchero, alla vanillina, alla scorza di un limone grattugiata e a un
pizzico di sale e sbattere a bagnomaria per 15-20 minuti fino a ottenere un impasto molto chiaro e
spumoso. Aggiungere poco alla volta la farina setacciata amalgamando dal basso verso l’alto per non
smontare l’impasto. Versare l’impasto in una teglia imburrata e infarinata e cuocere in forno a 180°C
per 30 minuti circa. Dopodiché aprire parzialmente lo sportello del forno e tirare fuori il pan di Spagna
solo quando si sarà raffreddato quasi del tutto. A quel punto spostarlo su una griglia per farlo asciugare
per bene.

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Per la pasta reale


Versare la farina di mandorle in un tegame insieme allo zucchero. Aggiungere l’acqua poco alla volta e
lavorare il tutto fino a ottenere un impasto morbido. Cuocere poi a fuoco basso per 15 minuti,
continuando a mescolare bene il composto. Lasciare raffreddare e stendere con un mattarello la pasta
reale fino a ottenere una sfoglia spessa 5 mm circa da tagliare poi in trapezi alti quanto il bordo della
tortiera su cui andrà composta la cassata siciliana.
Per la crema di ricotta
Mettere la ricotta di pecora a sgocciolare in un colino e riporla in frigorifero, quindi setacciarla,
mescolarla per bene in una terrina insieme allo zucchero e la vaniglia e aggiungere le gocce di
cioccolato.
Confezionamento della cassata siciliana
Tagliare il pan di Spagna in tre dischi. Rivestire con il primo disco il fondo della tortiera tonda e svasata
su cui andrà composta la cassata siciliana. La parte chiara del disco di pan di Spagna deve guardare
verso l’esterno. Ricavare dei trapezi dal secondo disco e, alternandoli a incastro con i trapezi di pasta
reale, rivestire con essi il bordo della tortiera, sempre avendo cura che la parte chiara del pan di Spagna
guardi verso l’esterno. Inzuppare il tutto con la bagna di zucchero sciolto in acqua e Marsala, versare e
spalmare la crema di ricotta all’interno della tortiera e chiudere con il pan di Spagna rimasto. Mettere la
cassata siciliana in frigo per almeno un paio d’ore. Dopodiché capovolgere il dolce avvalendosi di un
piatto da portata e spalmarne l’intera superficie con una glassa densa e bianca di zucchero. Lasciare
solidificare la glassa e guarnire infine artisticamente la cassata siciliana con la frutta candita scelta.

RICETTE A CURA DI: ricettedisicilia-net

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PIATTI TIPICI

I piatti tipici della regione sono:

1) ____________________________________

che si prepara con


___________________________________________________

2) ___________________________________

che si prepara con

___________________________________________________

3) _____________________________________

che si prepara con


________________________________________________

Soluzioni: 1) arancini, riso - sugo - verdure, 2) cannoli, frutta candita - ricotta - frutta secca, 3) cassata,
frutta candita – ricotta - frutta secca

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LO STEMMA

LA LEGGENDA DELLA NASCITA DELLA SICILIA

Si narra che tre ninfe, che viaggiavano per il mare raccogliendo terra e sassi nelle zone più belle e fertili
del mondo, un giorno si fermarono sotto il cielo più bello che avessero mai
visto, e gettarono tutta la terra che avevano raccolto in tre punti. In questi
tre punti nacquero dei promontori, come vertici di un triangolo che divenne
la terra più bella e colorata del mondo. Da questa forma di triangolo e dai 3
promontori nasce il primo nome della Sicilia, che dagli antichi veniva
chiamata TRINACRIA, il cui simbolo, coniato (stampato) anche nelle sue
monete, diventò la TRISCELE. La triscele è una raffigurazione di un essere
con tre gambe intrecciate a spirale.

IL DOMINIO GRECO IN SICILIA

All’inizio, in epoche molto antiche, la Sicilia fu popolata dai Sicani, un


popolo spagnolo. Tra il X e l’VIII secolo fu però colonizzata dai Greci, e le
popolazioni originarie fuggirono.

La dominazione greca portò in Sicilia tutte le sue tradizioni ed i suoi miti,


tanto che ancora oggi il simbolo della Sicilia mantiene chiari riferimenti a
quella antica civiltà. Le Gorgoni sono mostri della mitologia greca con ali d'oro, mani con artigli di
bronzo e serpenti al posto dei capelli, che fanno diventare di pietra chiunque le guardi negli occhi

Il Grano

La Sicilia fu il primo granaio di Roma (i Romani prendevano il grano in Sicilia


perché se ne coltivava moltissimo).

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________________________________________________________________________________________________________

LO STEMMA

Lo stemma della Regione è di colore __________________________

è formato da:

1) ____________________________________

che rappresenta
_________________________________________________

_________________________________________________

2) ___________________________________

che rappresenta______________________________________

3) _____________________________________

che rappresenta________________________________________

Soluzioni: giallo e rosso, triscele, 3 promontori, Gorgoni, dominazione greca, grano, una delle
coltivazioni più importanti.

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________________________________________________________________________________________________________

SETTORE PRIMARIO*

Caldo Sicilia, la Coldiretti:

«Agricoltura a rischio siccità» - Ottobre 14, 2014

PALERMO - Non c’è una via di mezzo. Prima i nubifragi estivi e ora il caldo insolito dell’autunno
sicoliano. «Trenta gradi a Palermo e una media di 28 in tutta la Sicilia. Un caldo eccessivo che si teme
provochi danni seri alle colture. Soprattutto per gli agrumeti - rileva la Coldiretti siciliana - lo sbalzo
termico aggrava la siccità dell’estate trascorsa che si aggiunge alla ormai onnipresente tristeza. Si registra
anche il proliferare di parassiti e insetti dannosi nei limoni della costa ionica e peloritani e in tutta l’Isola
una forte cascola di olive in un’annata che già si profila scarsa».

Lo sostiene la Coldiretti, secondo cui «aumentano i costi di produzione per gli ortaggi visto che, in
mancanza d’acqua piovana bisogna prevedere nuove irrigazioni che sono a rischio perchè le risorse
idriche iniziano a scarseggiare. Anche per la pastorizia si profilano danni in quanto il caldo e la siccità
non favoriscono la crescita del pascolo».

Articolo tratto da Sicilia.it

*a questo gruppo verrà consegnato anche una cesta con prodotti tipici.

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________________________________________________________________________________________________________

SETTORE PRIMARIO (agricoltura)

La regione è per la maggior parte _____________________

i fiumi sono____________________________________________

il clima è _____________________________________________

e questo determina ___________________________________

Le principali coltivazioni sono:

_____________________________________________________

_____________________________________________________

_____________________________________________________

________________________________________________

Soluzioni: collinare e montuosa, brevi, caldo e secco, siccità, agrumi, frutta secca, olive, vite, grano.

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________________________________________________________________________________________________________
SETTORE SECONDARIO (industrie)

Questo settore è poco sviluppato. Le industrie si trovano nelle grandi città come Palermo, Catania,
Milazzo, Siracusa e Gela. In queste industrie si costruiscono:

- navi (industria navale)

- macchine e macchinari (industria meccanica). Ci sono alcuni stabilimenti


di automobili FIAT

- industrie petrolchimiche (lavorazione del petrolio). Nel sottosuolo siciliano c’è il


petrolio che viene dai pozzi di Gela e di Ragusa e che costituisce il 90% della produzione italiana.

La Sicilia produce energia elettrica. Nello stretto di Messina c’è un elettrodotto che importa (porta
dentro) e esporta (porta fuori) dalla Sicilia l’energia elettrica. Le fonti alternative (altri tipi di energia)
sono ancora poco diffuse. Ci sono alcune centrali eoliche, queste sfruttano il vento per creare energia.

La Sicilia è una terra bellissima ma molto complicata (difficile da capire). Le persone che lavorano
hanno difficoltà a fare il proprio lavoro…qui sotto trovate una testimonianza che spiega questo…

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________________________________________________________________________________________________________
“Oggi il mio papà Luigi mi ha portato a fare una gita, siamo andati a Palermo. Mi ha portato a vedere
una lapide (piccolo monumento) dedicato (fatto) a Giovanni Falcone e ha iniziato a raccontarmi la
storia di questo signore…

Giovanni Falcone era un giudice, voleva bene alla sua terra e combatteva la mafia, per questo motivo è
stato ucciso.

“Papà? Cos’è la “mafia”?” ho chiesto.

E’ difficile da spiegare ma il mio papà mi ha raccontato di quando sono nato io. Lui
aveva un negozio di giocattoli e tutti i mesi doveva pagare il pizzo (parola siciliana che vuol dire = dare
dei soldi) a delle persone. E lui pagava, se non faceva questo, quelle persone potevano fare del male a
lui e alla nostra famiglia.

Il giorno che è morto Falcone sono nato io. Da quel giorno, il mio papà ha deciso che non doveva più
pagare. Il suo negozio è stato fatto esplodere (saltare in aria), ma alla fine quelle persone sono state
arrestate!

Il mio papà è stato molto coraggioso! Mi ha detto che voleva insegnarmi a credere in qualcosa…e il suo
esempio è stato Giovanni Falcone.

Per questo IO mi chiamo Giovanni!”

Liberamente tratto da “Per questo mi chiamo Giovanni” di Luigi Garlando

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________________________________________________________________________________________________________

SETTORE SECONDARIO (industrie)

Le industrie più sviluppate sono


____________________________________________

Importante è l’_________________dello stretto di


___________________________________________.

Grazie a questo si trasporta ________________ dentro e fuori la


____________________________________.

Tra le fonti alternative, ricordiamo le


centrali______________________________________

In generale questo settore è poco sviluppato perché

____________________________________________

____________________________________________

Soluzioni: navale, meccanica, petrolchimica, elettrodotto, Messina, energia, Sicilia, eoliche.

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________________________________________________________________________________________________________
SETTORE TERZIARIO

Il settore più sviluppato in Sicilia è il turismo. Le rovine di tante città e bellissime spiagge attirano molti
turisti sull’isola, senza dimenticare le bellezze naturali.

L’attrazione più famosa ed allo stesso tempo magica è naturalmente, l’Etna, il


più grande vulcano attivo d'Europa. Con un po' di fortuna potrete anche
assistere ad una delle tante eruzioni minori.

Molto affascinanti (belle da vedere) sono le 37 isole maggiori e minori della Sicilia, queste isole sono di
origine vulcanica e di conseguenza di una bellezza unica, come ad esempio le isole Eolie.

Gli alberghi si stanno sviluppando lentamente ma costantemente, e la maggior parte dei viaggiatori
apprezza molto l'ospitalità dei Siciliani e le specialità culinarie (di cucina) dell'isola.

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________________________________________________________________________________________________________

SETTORE TERZIARIO

L’ ___________________ più sviluppata di questo settore


è_________________________________

Questo grazie a ___________________________

I turisti amano visitare _____________________, che è il


___________________________ più grande
d’_______________, e le numerose
___________________________ e minori
di______________________________

I siciliani sono apprezzati per l’_______________.

Soluzioni: attività, turismo, bellezze naturali, Etna, vulcano, Europa, isole maggiori, origine vulcanica,
ospitalità.

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________________________________________________________________________________________________________
CITTÀ/MONUMENTI

Iniziamo il nostro viaggio alla scoperta delle


città siciliane! La Sicilia è una terra dove si
sono incontrati molti popoli e qui hanno
lasciato segni della loro presenza. Così, a
Taormina (vedi foto) Siracusa, Agrigento e Selinunte potrete ammirare dei templi e teatri greci ben
conservati, che neanche in Grecia ce ne sono di così belli!

Tempio di Atena a Siracusa

Inoltre, anche i Romani, Normanni e


Spagnoli lasciarono molti bei castelli,
fortezze e ville, come la Villa del
Casale a Piazza Armerina con i suoi
magnifici mosaici.

Continuando il nostro viaggio, dobbiamo passare per Palermo! Capoluogo della Sicilia. Qui a lato nella
foto, la cattedrale.

Palermo è importante perché qui si sono incontrati tanti


popoli grazie alla sua posizione strategica!

Catania chiamata la città nera vulcanica, costruita ai


piedi dell’Etna. Catania ha una storia millenaria e ci

sono tanti monumenti costruiti da popoli diversi. Il centro storico di


questa città è PATRIMONIO DELL’UMANITA’ e si possono
ammirare costruzioni in stile barocco.

Da non dimenticare sono anche le città


barocche di Acireale, Noto, Avola, Pachino
e Granmichele, o Pantalica la necropoli
dell'età del bronzo.

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________________________________________________________________________________________________________

CITTÀ E MONUMENTI

Questa terra è stata _____________________per molti popoli e


si possono trovare____________ e_________________

I più importanti sono nelle città di


___________________________________________

Il capoluogo siciliano è _______________________ Famosa è


la________________________________ Catania, il suo centro
storico

è importante perché __________________________

___________________________________________

Soluzioni: punto d’incontro, templi, teatri, Taormina, Siracusa, Agrigento, Palermo, città nera.

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_____________________________________________________________________________________________________

ARTIGIANATO

Un settore importante nell'artigianato siciliano è quello musivo, cioè del mosaico: tante tessere colorate
che vengono attaccate insieme per formare un disegno. In Sicilia è molto importante perché le
bellissime chiese bizantine (del dominio orientale in Sicilia) sono decorate con mosaici e richiamano
moltissimi turisti.

Dalla grande attività vulcanica presente in Sicilia, nasce l'artigianato esclusivo in pietra lavica, cioè
oggetti fatti con la lava. Ci vengono costruiti bellissimi piani per la cucina e per il bagno, lavabi,
pavimenti ecc. Nelle isole Eolie è attiva la lavorazione dell'ossidiana, un vetro che deriva anch'esso dalla
lava.

Anche i souvenir sono un elemento dell'artigianato tipico siciliano: sono famosi i PUPI siciliani, ovvero
marionette molto antiche che vengono realizzate con grande passione e pazienza dagli ultimi pupari
(coloro che fanno i pupi). Con i Pupi vengono fatte rappresentazioni teatrali di antiche epoche
cavalleresche (ai tempi dei Cavalieri).

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_____________________________________________________________________________________________________

ARTIGIANATO

L'artigianato siciliano è famoso soprattutto per:


1) i ________________________________ che derivano dall'
__________________________________________

2) le lavorazioni in ______________________________

che derivano da _______________________________

3) i __________________________________ che sono delle


_________________________ con cui si fanno
_____________________________________________

Soluzioni: mosaici, arte bizantina, ossidiana, vetro che deriva dalla lava, pupi, marionette,
rappresentazioni teatrali.

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SCHEDA DI PROGRAMMAZIONE DELL’UNITÀ DI LAVORO/APPRENDIMENTO

4° UdLA

DESCRIZIONE DELLE ATTIVITÀ

1) “La nostra verifica”

I Fase

Si formano 7 gruppi di 3. Ad ogni gruppo viene consegnato un testo con tutti i concetti trattati
nell’incontro precedente (vd. Allegato A). Il gruppo rilegge il testo e ne estrapola i concetti principali,
creando delle domande da sottoporre ai compagni.

Per ogni capoverso, il lettore legge il testo, il dubbioso decide la domande da porre e il maestro ne
fornisce la risposta. Il lettore è anche scrittore e annota su un foglio la domanda sull’altro la relativa
risposta.

Al termine della prima fase, si passa al capoverso successivo, e nel gruppo si potranno scambiare i ruoli.

II Fase

Concluse tutte le domande, ogni gruppo ha a disposizione un test, che sottopone ai compagni di un
altro gruppo. Scambiati i test, i gruppi si alternano nella risposta alle domande: il primo gruppo legge la
prima domanda, ha un minuto per consultarsi e poi il portavoce risponda alla classe. È compito del
gruppo “creatore” di quel test valutare se i compagni hanno fornito una risposta sbagliata (1 punto), una
risposta parzialmente corretta (2 punti) o una risposta corretta ed esauriente (3 punti).

Si passa poi al gruppo successivo, fino a che tutte le domande del test saranno esaurite.

RUOLI COOPERATIVI

Lettore/Scrittore: legge il testo e annota la domanda del Dubbioso e la relativa risposta del Maestro

Dubbioso: decide la domande da porre ai gruppi

Maestro: fornisce la risposta alla domanda posta dal Dubbioso

I ruoli ruotano ad ogni capoverso del testo disciplinare

TEMPI

Attività 1

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I Fase: 10 minuti circa, per la presentazione dell’attività; 40 minuti circa per la creazione del test

II Fase: 60 minuti circa

MATERIALI

Testo sulla Sicilia (vd. Allegato A), foglio col colore del gruppo per annotare le domande del test, foglio
bianco per annotare le risposte, cartoncini colorati da attaccare al banco per caratterizzare il gruppo

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ALLEGATO A

Testo riepilogativo degli argomenti trattati

MONTAGNE E VULCANI

La Sicilia è una regione prevalentemente collinare e montuosa.


E' a forma di triangolo, ed ai suoi vertici ci sono 3 importanti promontori (montagne che “entrano” nel
mare): CAPO PASSERO, CAPO LILIBEO E CAPO PELORO.
Ha un'importante attività sismica (frequenti terremoti) e vulcanica (eruzioni di vulcani) ed i suoi vulcani
più importanti sono: l'ETNA (il più grande d'Europa), STROMBOLI E VULCANO.

SETTORE PRIMARIO
La Sicilia ha un clima molto caldo e secco.
I suoi fiumi sono brevi ed a carattere torrentizio (ovvero hanno l'acqua solo quando piove) e quindi è a
rischio di siccità.
Le coltivazioni più importanti quindi sono: AGRUMI (arance, limoni, mandarini ecc.), FRUTTA
SECCA (mandorle e pistacchi), GRANO, VITE (uva, vini) ed ULIVI (olive, olio).

LA BANDIERA

La bandiera della Sicilia è di colore giallo e rosso, e contiene le cose


considerate le più importanti della Regione:
1) una TRISCELE, ovvero tre gambe che si rincorrono a spirale, che rappresenta i 3 lati del triangolo e
i 3 vertici/promontori (Anticamente la Sicilia si chiamava TRINACRIA, cioè “terra dei 3 promontori”)
2) una testa di GORGONE (o medusa), figura della mitologia greca, che rappresenta la dominazione
greca in Sicilia, molto importante per la sua storia.

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3) il GRANO, una coltivazione molto importante soprattutto ai tempi dei Romani, quando la Sicilia
veniva chiamata “il granaio di Roma”.

PIATTI TIPICI

I piatti tipici sono fatti con gli ingredienti più usati nella cucina siciliana:
agrumi, ricotta, frutta secca etc.
1)GLI ARANCINI, polpette a forma di arancio
fatti col riso e ripieni di sughi, verdure, formaggi ecc.
2) I CANNOLI, cilindri di pasta fritta ripieni con ricotta e canditi (bucce di agrumi con lo zucchero)
3)LA CASSATA, torta molto decorata e colorata e fatta con ricotta, frutta candita, frutta secca.

ARTIGIANATO
L'artigianato siciliano più caratteristico è famoso per:
1) le ceramiche
2) la lavorazione della PIETRA LAVICA e dell'OSSIDIANA, (pietre che derivano dalla lava dei
vulcani)e da cui si fanno piani per cucine e bagni, lavelli ecc.
3) i MOSAICI, piccole tessere di vetro colorato con cui si fanno grandi disegni (tipo collage o puzzle).
Derivano dall'arte bizantina (portata dalla dominazione orientale) ma sono ancora molto usati.
4) i PUPI, marionette molto belle lavorate da artisti
con cui si fanno rappresentazioni teatrali che raccontano battaglie epiche dei tempi dei cavalieri.

CITTÀ/MONUMENTI

La Sicilia è una terra dove si sono incontrati molti popoli e qui hanno
lasciato segni della loro presenza. Così, a Taormina Siracusa, Agrigento e Selinunte potrete ammirare
dei templi e teatri greci ben conservati, che neanche in Grecia ce ne sono di così belli! Inoltre, anche i
Romani, Normanni e Spagnoli lasciarono molti bei castelli, fortezze e ville, come la Villa del Casale a

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Piazza Armerina con i suoi magnifici mosaici. Palermo è il capoluogo della Sicilia. Qui a lato nella foto,
la cattedrale. Palermo è importante perché qui si sono incontrati tanti popoli grazie alla sua posizione
strategica! Catania chiamata la città nera vulcanica, costruita ai piedi dell’Etna. Catania ha una storia
millenaria e ci sono tanti monumenti costruiti da popoli diversi. Il centro storico di questa città è
PATRIMONIO DELL’UMANITA’ e si possono ammirare costruzioni in stile barocco. Da non
dimenticare sono anche le città barocche di Acireale, Noto, Avola, Pachino e Granmichele, o Pantalica
la necropoli dell'età del bronzo.

SETTORE SECONDARIO (industrie)

Questo settore è poco sviluppato. Le industrie si


trovano nelle grandi città come Palermo, Catania, Milazzo, Siracusa e Gela. In queste industrie si
costruiscono:
- navi (industria navale)
- macchine e macchinari (industria meccanica). Ci sono alcuni stabilimenti di automobili FIAT
- industrie petrolchimiche (lavorazione del petrolio). Nel sottosuolo siciliano c’è il petrolio che viene dai
pozzi di Gela e di Ragusa e che costituisce il 90% della produzione italiana. La Sicilia produce energia
elettrica. Nello stretto di Messina c’è un elettrodotto che importa (porta dentro) e esporta (porta fuori)
dalla Sicilia l’energia elettrica. Le fonti alternative (altri tipi di energia) sono ancora poco diffuse. Ci
sono alcune centrali eoliche, queste sfruttano il vento per creare energia. La Sicilia è una terra bellissima
ma molto complicata (difficile da capire). Le persone che lavorano hanno difficoltà a fare il proprio
lavoro a causa della criminalità (MAFIA).

SETTORE TERZIARIO
Il settore più sviluppato in Sicilia è il turismo. Le rovine di tante città e bellissime spiagge attirano molti
turisti sull’isola, senza dimenticare le bellezze naturali. L’attrazione più famosa ed allo stesso tempo
magica è naturalmente, l’Etna. Molto affascinanti (belle da vedere) sono le 37 isole maggiori e minori
della Sicilia, queste isole sono di origine vulcanica e di conseguenza di una bellezza unica, come ad
esempio le isole Eolie. Gli alberghi si stanno sviluppando lentamente ma costantemente, e la maggior
parte dei viaggiatori apprezza molto l'ospitalità dei Siciliani e le specialità culinarie (di cucina) dell'isola.

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