Sei sulla pagina 1di 50

IL DIRITTO URBANISTICO

Nasce dal diritto privato e fino agli anni ’60 il sistema della quadripartizione (o meglio
tripartizione, perché le regioni ordinarie ancora non operavano) nella realtà della
gestione dei pubblici potere in materia di territorio, non è stato quasi mai rispettato dal
legislatore finendo per articolarsi in una serie di atti e di provvedimenti legati al diretto
soddisfacimento di specifiche domande di interventi pubblici, al di fuori delle logiche
pianificatorie.
!
EVOLUZIONE DELLA NORMATIVA URBANISTICA ITALIANA
La legge del 1865
Per fronteggiare i primi disagi che il rapido sviluppo urbano andava palesando, furono
emanate norme per acquistare la disponibilità degli immobili privati necessari per
l’attuazione degli impianti pubblici.
Nell’agosto del 1864 fu presentato alle camere un disegno di legge recante “disposizioni
intorno all’espropriazione per causa di pubblica utilità”, e questo testo fu trasformato
nella legge 22 giugno 2865 n.2359, “Disciplina delle espropriazioni forzate per causa
di pubblica utilità”, che ha introdotto i principi relativi alla dichiarazione di pubblica
utilità, alla corresponsione di una indennità per i beni da ablare e all’indicazione dei
tempi procedurali.
!
Nel corpo della legge del 1865 furono inserite anche norme urbanistiche specifiche con
l’introduzione di due strumenti quali i “piani regolatori edilizi” ed i “piani di
ampliamento”.
Il piano regolatore edilizio consentiva ai comuni con almeno 100.000 abitanti di
“tracciare le linee da osservarsi nella ricostruzione di quelle parti dell’abitato in cui sia
da rimediare alla viziosa disposizione degli edifici” per provvedere alla salubrità e alle
necessarie comunicazioni.
Qualora i comuni avessero avuto necessità di estendere l’abitato potevano far riscorso ai
piani di ampliamento per tracciare le norme da osservarsi nell’edificazione di nuovi
edifici, al fine di una “più comoda e decorosa disposizione” degli stessi.
Caratteristiche comuni ai 2 piani:
- non obbligatorietà
- termine massimo 25 anni per la loro attuazione
- riconoscimento, implicito, nell’approvazione dei piani, della dichiarazione di
pubblica utilità
!
LA LEGGE URBANISTICA FONDAMENTALE DEL 1942
La legge de 1865 e i vari piani introdotti con leggi speciali che seguirono, hanno
rappresentato il presupposto per l’emanazione della prima legge specifica
sull’urbanistica, la n.1150 del 17 agosto 1942.
Merito non secondario della legge è il riconoscimento, sia pure implicito, a livello
normativo dell’autonomia della disciplina urbanistica.
!
I piani di ricostruzione
I piani di ricostruzione degli abitati danneggiati dalla guerra vennero introdotti con il DL
n.154 del 1945, subirono varie modifiche e furono sistematizzati con la L 27 ottobre
1951 n.1402, che si presenta con le caratteristiche del testo unico in materia.
I piani di ricostruzione possono essere catalogati come strumenti urbanistici speciali,
che assommavano in un unico atto le previsioni dei piani regolatori e dei piani
particolareggiati: infatti la procedura di approvazione era simile a quella dei piani
regolatori, mentre avevano valore di piano particolareggiato
I piani di ricostruzione erano destinati a restare in vigore per 5 anni, ma la loro efficacia
fu prorogata più voltefino al 1970.
!
Le norme urbanistiche vigenti
A partire dagli anni ’60 il Parlamento iniziò a emanare una serie di norme integrative e/
o sostitutive del testo originale della legge 1150/42, per la necessità di risolvere i
problemi creatisi con la sovrapposizione delle norme speciali del dopoguerra.
!
A partire dal gennaio 1972 poi, ha trovato pratica attuazione il dettato costituzionale
che prevedeva il trasferimento alle regioni a statuto ordinario delle funzioni
amministrative statali in materia urbanistica, avvenuto con il DPR 15 gennaio 1972 n.8.
L’ultimo articolo della L. 1150/42 prevedeva poi che le disposizioni della legge
urbanistica si estendano, per quanto applicabili, alle Regioni a statuto Speciale salve le
competenze legislative e amministrative ed esse spettanti ai sensi dei rispettivi Statuti e
delle norme di attuazione.
!
Disciplina urbanistica e suo ordinamento
L. 1150/42:
- Art.1: conteneva implicitamente la definizione giuridica della disciplina
urbanistica, vista come “l’assetto e l’ incremento edilizio dei centri abitati e lo
sviluppo urbanistico in genere nel territorio dello Stato”, “allo scopo di
assicurare, nel rinnovamento ed ampliamento edilizio della città, il rispetto dei
caratteri tradizionali, di favorire il disurbanamento e di frenare la tendenza
all’urbanesimo”.
- Art.2 e 3: delegavano la competenza e il controllo della disciplina urbanistica al
Ministero dei Lavori Pubblici, concezione poi sostituita dal meccanismo del
decentramento, che ha permesso di trasferire alle Regioni a statuto ordinario le
funzioni amministrative esercitate dagli organi dello Stato.
!
Gli strumenti urbanistici: un sistema gerarchico non dichiarato
- Art.4: prevede che “la disciplina urbanistica si attua a mezzo dei piani regolatori
territoriali, dei piani regolatori comunali e delle norme sull’attività costruttiva
edilizia”.
I piani urbanistici si articolano in 4 livelli:
1) Stato
2) Parte dello Stato
3) Comune
4) Parte del Comune
!
!
!
GLI STRUMENTI URBANISTICI DI AREA VASTA
Piani territoriali di coordinamento
Al piano territoriale di coordinamento, Art.5 e 6, la legge del 42 assegna il ruolo di
strumento necessario per orientare e coordinare l’attività urbanistica in determinate
parti del “territorio nazionale”.
Deve stabilire le direttive da seguire in rapporto principalmente:
1) Alle zone da riservare a speciali destinazioni e a quelle soggette a vincoli o
limitazioni di legge;
2) Alle località da scegliere come sedi di nuovi nuclei edilizi o impianti di
particolare natura e importanza;
3) Alla rete delle principali linee di comunicazioni stradali, ferroviarie, elettriche,
navigabili esistenti ed in programma”.
Il decreto di approvazione poi va pubblicato sulla GU e sul BUR, e resta in vigore a
tempo indeterminato.
!
I piani territoriali devono essere limitati all’ambito regionale e allo Stato resta la facoltà
di predisporre piani territoriali solo se relativi a tutto l’ambito nazionale, magari
attraverso il piano struttura, che disegna le principali linee direttrici su cui appoggiare
lo sviluppo del territorio individuando le priorità necessarie da seguire per la sua
realizzazione anche in funzione delle disponibilità economiche del momento (piano
ancora non codificato e riconosciuto in Italia).
!
L’ambito regionale comunque talvolta è troppo ampio e molte regioni hanno demandato
l’elaborazione dei PTC alle rispettive province attraverso la legge 8.6.90 n.142 sull’
“ordinamento delle autonomie locali”, la quale dice che fermo restando le funzioni che
attengano ad esigenze di carattere unitario nei rispettivi territori, le regioni organizzano
l’esercizio delle funzioni amministrative a livello locale attraverso i comuni e le
province.
!
È stato quindi introdotto in Italia un livello di pianificazione intermedio tra quello
regionale e comunale previsto dalla legge del 42.
!
Piani Territoriali con valenze speciali: piani ASI, piani Parco, piani di Bacino
Piani regolatori delle aree e dei nuclei di Sviluppo Industriale (DPR 1523/67):
- Obbligano da una parte, i comuni interessati all’osservanza delle loro previsioni e,
dall’altra, possono incidere direttamente sui beni privati, attraverso l’imposizione
di vincoli di destinazione alle loro proprietà, se ed in quanto nel piano stesso sia
contenuta una precisa individuazione dei termini destinati alla costruzione di una
nuova industria.
!
Piano parchi:
- La “legge quadro sulle aree protette”, legge 6.12.1991 n.294, ha voluto
inquadrare il settore in una disciplina unitaria e organica, mirando non solo alla
tutela e alla conservazione, ma anche alla valorizzazione e ricostruzione del
patrimonio naturale del Paese. L’attività di vigilanza sull’attuazione del
programma è di competenza del Ministero dell’Ambiente.
Le aree naturali protette sono così classificate dall’Art.2, Legge 394/91:
1) Parchi nazionali
2) Parchi naturali regionali
3) Riserve naturali
4) Aree protette con riferimento all’ambiente marino
L’organo di gestione del Parco Nazionale è l’Ente Parco, istituito con apposito
provvedimento legislativo, di durata 5 anni.
Lo strumento di tutela del parco è il piano per il parco, predisposto dall’Ente
parco e approvato dalla Regione entro 2 anni dall’istituzione dello stesso Ente, di
intesa con gli Enti locali interessati.
!
Il piano per il parco disciplina:
a) L’organizzazione generale del territorio e la sua articolazione in aree o parti
caratterizzate da forme differenziate di uso, godimento e tutela;
b) I vincoli, le destinazioni di uso pubblico o privato e le norme di attuazione
relative, con riferimento alle varie aree o parti del piano;
c) I sistemi di accessibilità veicolare e pedonale con particolare riguardo ai
percorsi, accessi e strutture riservati ai disabili, ai portatori di handicap e
agli anziani;
d) I sistemi di attrezzature e servizi per la gestione e la funzione sociale del
parco, musei, centri di visite, uffici informativi, aree di campeggio;
e) Gli indirizzi e i criteri per gli interventi sulla flora e sulla fauna.
!
Il piano suddivide il territorio dell’area protetta in diverse zone caratterizzate da
forme graduate di protezione:
a) Riserve integrali nelle quali è vietato qualsiasi tipo di intervento;
b) Riserve generali orientate, nelle quali è vietato costruire;
c) Aree di protezione, nelle quali si possono continuare le attività agro-pastorali
nonché di pesca e raccolta dei prodotti naturali;
d) Aree di promozione economica e sociale, nelle quali sono consentite attività
compatibili con le finalità del parco.
!
Il piano va aggiornato ogni 10 anni e l’esercizio delle attività consentite entro il
territorio del parco sono disciplinate dal regolamento del parco adottato dall’Ente
parco e approvato dal Ministero dell’Ambiente.
!
La normativa del 91 precisava il ruolo del piano per il parco: “adottato
dall’organismo di gestione del parco e approvato dalla regione esso ha valore
anche di piano paesistico e di piano urbanistico e sostituisce i piani paesistici e
territoriali o urbanistici di qualsiasi livello”.
Al momento però con il DLgs 24 marzo 2006, nell’Art.45 del Codice Urbani,
viene ristabilita la primazia dei piani paesaggistici sui piani dei parchi.
Il piano paesaggistico è volto al mantenimento delle caratteristiche, degli
elementi costitutivi e delle morfologie dei beni sottoposti a tutela, dunque,
essenzialmente alla struttura e alla forma visibile degli elementi che
compongono il paesaggio.
Il piano del parco è ordinato alla tutela dei valori naturali e ambientali degli
ecosistemi naturali presenti nel parco stesso e si caratterizza per la sua
essenziale funzione di tutela della natura.
!
!
STRUMENTI URBANISTICI GENERALI
Nei piani urbanistici troviamo sempre 3 componenti:
1) La relazione
2) Gli elaborati di analisi e le tavole di progetto
3) Allegato contenente le norme di attuazione
Questa struttura del piano è stata formalizzata nella Legge Quadro del 1942.
!
Piani regolatori generali
L’Art.7 L.1150/42 stabilisce che il Piano Regolatore Generale, PRG, deve considerare la
totalità del territorio comunale e deve indicare:
1) La rete delle principali vie di comunicazione stradali, ferroviarie, navigabili e dei
relativi impianti;
2) La divisione in zone del territorio comunale con la precisazione delle zone
destinate all’espansione dell’aggregato urbano, e la determinazione dei vincoli e
dei caratteri da osservare in ciascuna zona;
3) Le aree destinate formare spazi di uso pubblico o sottoposte a speciali servitù;
4) Le aree da riservare ad edifici pubblici o di uso pubblico nonché ad opere ed
impianti di interesse collettivo e sociale;
5) I vincoli da osservare nelle zone a carattere storico, ambientale, paesistico;
6) Le norme tecniche di attuazione del piano.
!
Contenuti del PRG
Il PRG dovrà valutare con attenzione le condizioni necessarie a che la vita individuale e
di relazione possa convenientemente svolgersi curando i vari aspetti igienici-culturali-
sociali e produttivi sia sotto l’aspetto qualitativo che quantitativo.
Gli elaborati di progetto poi devono essere “debitamente firmati da un ingegnere o da
un architetto”.
!
Zonizzazione
Il piano regolatore deve procedere alla “zonizzazione” dl territorio comunale precisando
i caratteri di ciascuna zona.
!
!
Il termine “Zonizzazione” significa stabilire l’uso funzionale che dovrà essere fatto
delle diverse parti del territorio comunale:
- Centro storico, completamento, espansione, industria, agricoltura, tempo libero,
servizi pubblici e collettivi, commercio, impianti generali etcetc..
!
L’Art.2 del DM 1444/68 individua le seguenti zone territoriali omogenee:
a) Parti del territorio interessate da agglomerati che rivestono carattere storico,
artistico o di particolare pregio ambientale;
b) Parti del territorio totalmente o parzialmente edificate dove la superficie coperta
degli edifici esistenti è maggiore ad 1/8 della superficie fondiaria della zona e
dove la densità territoriale sia maggiore del 1,5mc/mq;
c) Parti del territorio destinate a nuovi complessi insediativi, che risultino
inedificate o quasi;
d) Parti del territorio destinate a nuovi insediamenti per impianti industriali;
e) Parti del territorio destinate a usi agricoli
f) Parti del territorio destinate ad attrezzature e impianti di interesse generale.
!
Standard Urbanistici: aree per servizi pubblici
L’Art.3 del DM 1444/68 stabilisce che negli insediamenti residenziali, per ogni abitante
insediato o da insediare, debba essere assicurata una dotazione minima inderogabile di
18 mq per le funzioni suddette con esclusione degli spazi destinati a sedi viarie.
!
I 18 mq/ab vanno ripartiti così:
- 4,5 mq/ab = aree per l’istruzione
- 2,0 mq/ab = aree per attrezzature di interesse comune
- 9,0 mq/ab = aree per spazi pubblici attrezzati a parco e per il giuoco e lo sport
- 2,5 mq/ab = aree per parcheggi pubblici
!
In aggiunta a questi, devono essere previsti almeno altri 17,5 mq/ab per attrezzature e
impianti di interesse generale ripartiti così:
- 1,5 mq/ab = aree per istruzione di obbligo superiore (escluse le Università)
- 1,0 mq/ab = aree per attrezzature sanitarie ed ospedaliere
- 15,0 mq/ab = aree per parchi pubblici urbani e territoriali.
!
Vincoli e decadenza dei vincoli del PRG
Il termine “Vincolo” indica una limitazione all’esercizio del diritto di proprietà su
determinati immobili, limitazione che può discendere principalmente da 3 istituti:
- Vincolo di piano regolatore generale;
- Vincolo derivante dalle norme urbanistiche generali;
- Vincoli speciali previste da apposite leggi.
!
!
!
L’Art.2 della L.19/11/68 n.1187 ha stabilito che:
- “le indicazioni di Piano Regolatore generale, nella parte in cui incidono su beni
determinati ed assoggettano i beni stessi a vincoli preordinati all’espropriazione
od a vincoli che comportino l’inedificabilità, perdono ogni efficacia qualora entro
5 anni dalla data di approvazione del piano regolatore generale non siano stati
approvati i relativi piani particolareggiati od autorizzati i piani di lottizzazione
convenzionata”.
!
Le norme tecniche di attuazione del PRG
Il legislatore con la Legge n.1187 del 19/11/68 ha introdotto le N.T.A. come allegato al
Piano Regolatore Generale.
L’organizzazione del testo delle N.T.A. del PRG segue il seguente schema:
- Norme e leggi di riferimento, statali e regionali;
- Indici urbanistici ed edilizi;
- Zonizzazione e norme per ogni singola zona;
- Prescrizioni d’uso, con riferimento alla normativa generale, da adottare per i
piani urbanistici esecutivi;
- Eventuali prescrizioni per il regolamento edilizio
!
Queste comunque devono limitarsi a poche indicazioni di impiego immediato e bisogna
evitare che il progettista provveda a redigere norme sempre più dettagliate e complesse
nel tentativo impossibile di incasellare tutte le possibili forme d’uso e trasformazioni
urbane.
!
Sarebbe sufficiente strutturare le N.T.A. in modo che diano solo le indicazioni essenziali
per ogni zona quali la densità territoriale degli abitanti insediabili, la dimensione
minima dei lotti edificabili, i distacchi dai confini, gli indici di cubatura, le altezze, gli
allineamenti.
!
Procedure di redazione, adozione e approvazione
L’Art.9 della L.1150/42 stabilisce che il PRG viene “adottato” dal Comune e va
depositato nella Segreteria Comunale per 30 giorni, dove tutti lo possono vedere.
Per altri 30 giorni dalla fine del deposito, possono presentare osservazioni le Associazioni
sindacali, gli Enti pubblici e le Istituzioni interessate.
Il comune poi formula le proprie controdeduzioni.
Il piano va quindi trasmetto alla Regione di appartenenza del Comune per
l’Approvazione.
Il piano regolatore ha durata illimitata.
!
Misure di salvaguardia
Le misure di salvaguardia sono previste dalla Legge 3 novembre 1952 n.1902:
- Prevedono che dalla data di adozione del piano, per i 3 anni successivi, il Sindaco
sospende ogni determinazione sulle domande di concessione edilizia, quando
queste ultime siano in contrasto con il piano adottato e valgono anche per gli altri
tipi di piano urbanistico.
!
!
Varianti di PRG1
I PRG approvati possono essere variati per ragioni che determinano la totale o parziale
inattuabilità delle indicazioni del PRG già in vigore, o semplicemente per migliorarli.
Ogni variante viene approvata con la stessa procedura descritta per il piano adottato.
!
Verso nuove forme di piano: il PRG a due tempi
Gli attuali strumenti urbanistici si prestano a varie chiavi di lettura:
- i piani si articolano nello spazio in nazionali, regionali, provinciali, comunali e
sub-comunali;
- i piani riguardano l’ambiente antropico e naturale;
- i piani hanno carattere vincolistico, dove i vincoli normativi e le destinazioni
d’uso dovrebbero essere legati a periodi di validità;
- i piani individuano le quantità edificatorie dell’espansione (il nuovo) e della
trasformazione (il riuso, il restauro) inserite in un quadro di mobilità territoriale
solo in parte cogente;
- alcuni piani, attraverso programmi attuativi, prevedono un coordinamento fra
spazio (uso del suolo) e tempi di realizzazione (trasformazione dei luoghi).
!
Il sistema di pianificazione è stato realizzato privilegiando il modello per espansione
edilizia, e questo ha finito per condizionare il PRG, trasformandolo da strumento
generale e strategico per lo sviluppo degli insediamenti nello spazio, a documento
analitico di zonizzazione del costruibile.
!
L’impianto strumentale previsto dalla Legge Quadro urbanistica del 42 ha cominciato a
denunciare i suoi limiti sul finire degli anni ’60 per l’incapacità di ricondurre al suo
interno le nuove esigenze di “programmazione strategica” nel frattempo divenuta una
necessità urbanistica.
Lo stato tentò una risposta legislativa nel 1967 con una parziale riforma, con l’obiettivo
di poter garantire una risposta alla emergente richiesta di “qualità” sociale della città
attraverso l’introduzione di standard “quantificativi” per alcuni servizi collettive e
opere di urbanizzazione.
!
Il carattere gerarchico del sistema urbanistico vigente, basato su una pianificazione
omnicomprensiva, ha però accentuato la rigidità e le difficoltà procedurali ponendo le
premesse per un crescente divario tra prassi e norme di piano.
Ecco allora l’idea degli urbanisti:
- pensare, nel rispetto della legge, ad un PRG formato da 2 parti, una strutturale o
strategica, valida a tempo indeterminato, e un’altra operativa o programmatica
pensata per un arco temporale limitato.
Nella pianificazione una serie di indicazioni, prescrizioni e obiettivi che possono essere
di lunga durata, rappresentano le “invarianti” di progetto.
Il piano operativo riguarderà quelle parti del territorio, specificate nel piano
strutturale, cui corrispondono progetti di trasformazione per le modifiche delle
destinazioni d’uso e della forma urbana per l’insediamento di nuovi volumi o la modifica
degli esistenti.
!
!
!
Programma di fabbricazione allegato al regolamento edilizio
Il legislatore del ’42 ritenne opportuno disciplinare l’estetica, l’igiene e la funzionalità
degli aggregati edilizi, rendendo obbligatori, per tutti i comuni, l’adozione di appositi
regolamenti edilizi all’Art.33 L.1150/42.
Ritenne però che il solo regolamento edilizio, non fosse sufficiente per assicurare un
minimo di disciplina urbanistica, così introdusse l’obbligo, per i Comuni sprovvisti di
PRG, di allegare al proprio RE, un programma di fabbricazione (Art.34).
I comuni non obbligati all’elaborazione del PRG avevano così la facoltà di scegliere fra
l’elaborazione di quest’ultimo o del Programma di fabbricazione allegato al RE.
!
Contenuto
Il programma di fabbricazione dovrà contenere:
- l’indicazione dei limiti di ciascuna zona;
- la precisazione dei tipi edilizi propri di ciascuna zona;
- le eventuali direttrici di espansione.
!
La definizione di programma comunque, dà una connotazione particolare e riduttiva a
questo strumento urbanistico.
A differenza del PRG, il programma di fabbricazione può contenere indicazioni relative
solo all’abitato esistente e eventualmente alle previste zone di ampliamento e non deve
quindi come il PRG pianificare tutto il territorio comunale; inoltre non può imporre
vincoli d’inedificabilità, né destinazioni di specifiche aree in pregiudizio del diritto di
proprietà; non può poi essere attuato per mezzo di PP, ma solo tramite i Piani di
Lottizzazione Convenzionata, i Piani degli Insediamenti Produttivi (PIP), i Piani di
Recupero ecc.
!
Elaborati ed elementi del progetto
Gli elaborati richiesti dalla circolare n.6679/69 del Ministero LLPP per la redazione del
programma di fabbricazione sono:
a) planimetria in scala non inferiore ad 1:10.000 del territorio sottoposto a
pianificazione con indicazione dello stato di fatto;
b) planimetria in scala non inferiore ad 1:5.000 in cui sia indicata la delimitazione
delle singole zone nelle quali potrà essere consentita la fabbricazione, le
direttrici di espansione, la designazione della rete viaria, delle infrastrutture e
dei servizi pubblici con particolare riguardo a quelli di insediamento;
c) tabella in cui siano precisate le caratteristiche inerenti a ciascun tipo edilizio;
d) relazione nel quale siano illustrati i criteri, in base ai quali è stato compilato il
programma, con particolare riguardo al previsto sviluppo dell’abitato e nel
rispetto degli standard.
!
Procedure di redazione, adozione e approvazione
Il PdF fa parte integrante del RE e la sua approvazione è soggetta allo stesso iter di
quest’ultimo:
- prima deliberato dal Consiglio Comunale, e dopo l’approvazione da parte della
Giunta Regionale va pubblicato per 15 giorni all’Albo Pretorio.
Per il PdF la legge non prevede la procedura della pubblicazione ne quella delle
osservazioni.
Il decreto regionale di approvazione può introdurre però modifiche d’ufficio che siano
ritenute indispensabili.
!
Misure di salvaguardia
Per il PdF scattano le misure di salvaguardia previste dall’Art.21 della L.5 luglio 1966
n.517 e dall’Art.4 L 291/71; esse prevedono che dalla data di adozione del PdF, per i 3
anni successivi il Sindaco sospende ogni determinazione sulle domande di concessione
edilizia, quando quest’ultime siano in contrasto con il programma adottato.
!
Varianti ai programmi di fabbricazione
I PdF adottati possono essere variati per ragioni che determinano la totale o parziale
inattuabilità delle indicazioni del PdF già in vigore, o semplicemente per migliorarli.
!
!
ISTITUTI URBANISTICI
Nella disciplina urbanistica più volte si incontra il concetto di perimetrazione, cioè di
un confine delineato da linee chiuse, che ricomprende al suo interno una certa parte di
territorio da sottoporre a determinate regolamentazioni.
Si è in presenza cioè di un “Istituto urbanistico”, che si configura come uno
“strumento urbanistico di livello elementare”.
!
Perimetrazione del centro abitato
Art.41 quinquies L.1150/42, impone ai Comuni sprovvisti di PRG o di PdF di dotarsi di
una “perimetrazione del centro abitato”.
Questo prevede che l’edificazione a scopo residenziale, in assenza di strumenti
urbanistici, sia soggetta alle seguenti limitazioni, salvo norme regionali specifiche:
1) per le aree ricomprese nel perimetro del centro abitato sono consentite solo
opere di restauro e di risanamento conservativo di manutenzione ordinaria e
straordinaria e di risanamento igienico;
2) fuori dal perimetro del centro abitato l’edificazione a scopo residenziale non
può superare una densità edilizia di 0,03 mc per mq di area fabbricabile;
3) gli edifici non devono comprendere più di 3 piani;
4) altezza di ogni edificio non può essere superiore alla larghezza degli spazi
pubblici o privati su cui esso prospetta e le distanze degli edifici vicini non può
essere inferiore all’altezza di ciascun fronte da costruire;
5) le superfici coperte degli edifici e dei complessi produttivi, industriali ed
agricoli, non possono superare 1/10 dell’area di proprietà.
Queste disposizioni sono state introdotte per impedire che, “in mancanza di qualsiasi
regolamentazione urbanistica l’attività costruttiva continui a svolgersi di fatto senza
alcuna disciplina”.
!
Zone di recupero
Le zone di recupero del patrimonio edilizio esistente sono previste dalla Legge 5 agosto
1978, n.457, che al Titolo IV introduce “norme generali per il recupero del patrimonio
edilizio e urbanistico esistente”.
I comuni hanno facoltà di individuare le zone ove si rende opportuno il recupero del
patrimonio edilizio ed urbanistico esistente mediante interventi rivolti alla
conservazione, al risanamento, alla ricostruzione e alla migliore utilizzazione del
patrimonio stesso (Art.27).
Dette zone di recupero possono comprendere singoli immobili, complessi edilizi, isolati
ed aree, nonché edifici da destinare ad attrezzature.
!
STRUMENTI URBANISTICI ATTUATIVI
Le indicazioni del PRG acquistano concretezza con la predisposizione dei piani attuativi
che possono essere di iniziativa pubblica o privata.
La legge urbanistica del ’42 prevede a tal fine i piani particolareggiati, i piani di
lottizzazione ed i comparti edificatori, altre leggi successive hanno poi introdotto i piani
di zona (PZ o PEEP), i piani degli insediamenti produttivi (PIP), i piani di recupero (PR),
etcetc..
!
Piani particolareggiati
L’Art.13 L.1150/42 stabilisce che il PRG è attuato mediate “Piani particolareggiati di
esecuzione”, di iniziativa pubblica.
I Piani particolareggiati (PP), hanno la funzione di sviluppare le direttive tracciate dal
piano generale.
!
Contenuto
I Piani particolareggiati (PP) dovranno riguardare:
- le reti stradali e i principali dati altimetrici di ciascuna zona;
- le masse e le altezze delle costruzioni lungo le principali vie e piazze;
- gli spazi riservati ad opere od impianti di interesse pubblico;
- gli edifici destinati a demolizione o ricostruzione;
- le suddivisioni degli isolati in lotti fabbricabili;
- gli elenchi catastali delle proprietà da espropriare oda vincolare;
- una relazione illustrativa;
- una relazione di previsione di massima delle spese occorrenti per l’acquisizione
delle aree e per le sistemazioni generali necessarie per l’attuazione del piano.
!
Elaborati ed elementi di progetto di piano particolareggiato
Gli elaborati tipici sono di norma:
1) relazione illustrativa dei criteri di impostazione del piano;
2) una o più planimetrie del piano particolareggiato disegnate sulla mappa catastale
contenente tutti gli elementi delle previsioni sopra descritte;
3) grafici in scala compresa tra 1:500 e 1:200 indicanti i profili altimetrici, le
sezioni delle sedi stradali e la sistemazione a verde o a zone special;
4) le NTA;
5) piano dei comparti edilizi ed elenchi catastali delle proprietà da espropriare o da
vincolare;
6) programmi e fasi di attuazione;
7) relazione sulle spese necessarie alla esecuzione delle opere pubbliche e degli
espropri nei limiti indicati dal committente.
!
Procedure di redazione, adozione e approvazione
I piani particolareggiati sono compilati a cura del Comune ed adottati dal Consiglio
comunale con apposita deliberazione.
Vanno depositati nella Segreteria Comunale per 30 giorni e alla scadenza del periodo di
deposito per altri 30 giorni vi è la possibilità di presentare “osservazioni” e
“opposizioni” dai proprietari degli immobili compresi nei piani dove il PP contiene
specifici vincoli alla proprietà privata.
I PP vanno approvati dalla Regione di competenza e la sua durata è fissata in un massimo
di 10 anni. Decorso il termine di validità decennale, il PP perde efficacia per la parte
non realizzata ma resta l’obbligo di osservare nella costruzione di nuovi edifici e nella
modificazione di quelli esistenti gli allineamenti e le prescrizioni di zona stabilite nel
piano decaduto.
Art.16 L.1150/42 ! “L’approvazione dei PP equivale a dichiarazione di pubblica utilità
delle opere in essi previste”.
Il decreto di approvazione deve essere notificato a ciascun proprietario del PP entro un
mese dall’avvenuto deposito presso la Segreteria Comunale.
Le Varianti del PP vanno approvate con la stessa procedura.
!
Piano di Lottizzazione Convenzionata.
L’Art. 28 L.1150/42 prevede la “lottizzazione delle aree”, detta comunemente “Piano
di lottizzazione convenzionata” che, come precisa la circolare del Ministero dei
LL.PP. n.3210/1967, “non è il mero frazionamento del terreno, ma qualsiasi
utilizzazione del suolo che, indipendentemente dal frazionamento fondiario e dal
numero dei proprietari, preveda la realizzazione contemporanea o successiva di una
pluralità di edifici a scopo residenziale, turistico o industriale e conseguentemente
comporti la predisposizione delle opere di urbanizzazione occorrenti per le necessità
primarie e secondarie dell’insediamento”.
!
Art.30 TU 380/2001 dice che: “si ha lottizzazione abusiva di terreni a scopo
edificatorio quando vengono iniziate opere che comportino trasformazione urbanistica
od edilizia dei terreni stessi in violazione delle prescrizioni degli strumenti urbanistici
senza la prescritta autorizzazione”.
!
Gli atti tra vivi, sia in forma pubblica che privata, aventi ad oggetto trasferimento o
costituzione o scioglimenti della comunione di diritti reali relativi a terreni sono nulli e
non possono essere stipulati ne trascritti nei pubblici registri immobiliari ove agli stessi
non sia allegato il certificato di destinazione urbanistica, il quale deve essere
rilasciato dal dirigente o responsabile del competente ufficio comunale entro il termine
di 30 giorni dalla presentazione della relativa domanda e conserva validità per 1 anno
dalla data di rilascio se non siano intervenute modificazioni degli strumenti urbanistici.
Il piano di lottizzazione è lo strumento attuativo di uso prevalente per l’attuazione degli
strumenti urbanistici generali e si basa su una proficua collaborazione fra Comuni e
privati, e fino all’approvazione della legge 10/77 era l’unico modo per coinvolgere
capitali privati per la realizzazione di opere di urbanizzazione.
È uno strumento alternativo, oltre che attuativo, dei piani particolareggiati, intendendo
con ciò che i PRG possono attuarsi tramite piani esecutivi di iniziativa pubblica (PP) o
piani di iniziativa privata (Piani di lottizzazione convenzionata).
!
Contenuto
Presupposto della “lottizzazione delle aree” sono i seguenti elementi:
- creazione di una pluralità di porzioni di terreno idonee e sufficienti alla
costruzione;
- frazionamento giuridico della proprietà del terreno
- scopo edilizio
- razionale utilizzazione delle aree.
!
Procedure di redazione, adozione e approvazione
La legge urbanistica vieta la lottizzazione delle aree prima dell’approvazione del PRG o
del PdF se la stessa è finalizzata a scopi edilizi, che per l’Art. 28 L.1150/42, andava
autorizzata dal Comune, previo nulla osta regionale, qualora non fosse stato già
approvato il PP di esecuzione del PRG o in presenza del PdF.
Il nulla osta è divenuto un atto di approvazione “a posteriori” dell’adozione del PdL da
parte del Comune.
L’autorizzazione comunale è subordinata alla stipula di una convenzione, da trascriversi
a cura del proprietario nei registri immobiliari, e deve essere approvata con
deliberazione comunale.
!
Convenzione urbanistica
La convenzione urbanistica deve prevedere:
a) la cessione gratuita, entro termini prestabiliti, delle aree necessarie per le opere
di urbanizzazione primaria, nonché la cessione gratuita delle aree necessarie per
le opere di urbanizzazione secondaria nei limiti del punto b);
b) l’assunzione a carico del proprietario degli oneri relativi alle opere di
urbanizzazione primaria e di una quota delle opere di urbanizzazione secondaria
relative alla lottizzazione o di quelle opere che siano necessarie per allacciare la
zona ai pubblici servizi.
c) I termini entro i quali deve essere ultimata la esecuzione delle opere suddette
non possono superare i 10 anni;
d) Congrue garanzie finanziarie per l’adempimento degli obblighi derivanti dalla
convenzione.
!
La convenzione di lottizzazione rappresenta il punto d’incontro di posizioni soggettive di
natura diverse non tutte rapportabili all’ambito della sfera del diritto privato, “ben
potendo taluni degli obblighi previsti dalla convenzione stessa assumere natura
essenzialmente pubblicistica”.
!
!
Attuazione del PdL
In ogni caso è obbligatorio richiedere il permesso di costruire e attendere il successivo
rilascio dello stesso per potere iniziare ad edificare.
Questo rilascio è subordinato a 2 condizioni:
1) Il numero dei permessi è vincolato dalle previsioni del programma pluriennale di
attuazione che in un certo arco temporale (da 3 a 5 anni) stabilisce le cubature
edificabili in attuazione dello strumento urbanistico generale;
2) L’impegno del pagamento del costo di costruzione e dell’eventuale quota parte
degli oneri di urbanizzazione qualora il valore delle opere di urbanizzazione
previste sulla convenzione non copra tutto l’importo del contributo previsto dalle
tabelle parametriche.
!
Comparti edificatori
Uno speciale istituto urbanistico è il “Comparto edificatorio” che, in base all’Art. 23 L.
1150/42, rappresenta una forma di “strumento” attuativo valido solo nell’ambito di un
PP, sicchè il Comune può stralciare alcune aree ricadenti nel PP da sottoporre ad un
nuovo progetto.
!
Contenuto
Il Comune può procedere alla formazione dei “Comparti edificatori”, riunendo in un
unico complesso, costituente “unità fabbricabile”, aree inedificate, costruzione da
trasformare, nonché aree stradali, da sistemarsi secondo speciali prescrizioni sia in sede
di approvazione del PP o successivamente nei modi che dovevano essere stabili dal
regolamento di attuazione della 1150/42 (mai predisposto).
!
Procedure di formazione
Formato il Comparto, il sindaco invita i proprietari a dichiarare se intendano procedere
da soli, o riuniti in Consorzio, all’edificazione della ree o alla trasformazione degli
immobili.
Il Consorzio è valido ove aderiscano almeno i proprietari di ¾ del valore del comparto e
gli stessi possono conseguire la disponibilità di tutto il comparto mediante
l’espropriazione delle aree e delle costruzioni dei proprietari non aderenti.
Se i proprietari non si costituiscono in consorzio, il Comune espropria il comparto e
indice una gara per la sua assegnazione tra i proprietari espropriati, con l’obbligo di
provvedere all’edificazione o trasformazione secondo il PP.
!
Altri piani attuativi
I piani per l’edilizia economica o popolare (PZ o PEEP), piani per gli insediamenti
produttivi (PIP) di iniziativa pubblica, piani di recupero (PR) che possono essere sia
pubblici che privati.
!
Piani per l’edilizia economico popolare
Art.1 L.18 aprile 1962, n.167, prevede che i “Comuni con popolazione superiore ai
50.000 abitanti o che siano capoluoghi di Provincia sono tenuti a formare un piano delle
zone da destinare alla costruzione di alloggi a carattere economico o popolare (PZ o
PEEP), nonché alle opere e servizi complementari, urbani e sociali, ivi comprese le aree
a verde pubblico.
L’estensione delle zone da includere nei PEEP è determinata in relazione alle esigenze
dell’edilizia economica e popolare per un decennio e non può essere inferiore al 40% e
superiore al 70% del fabbisogno complessivo di edilizia abitativa nel periodo considerato,
come stabilito dalla L.10/77.
Le aree da comprendere nei PEEP sono di norma scelte all’interno delle zone destinate
ad edilizia residenziale nei piani regolatori vigenti, mentre nei comuni sprovvisti di
piano regolatore approvato, le zone riservate all’edilizia economica e popolare sono
comprese in un programma di fabbricazione.
!
Contenuto
Il PEEP deve contenere i seguenti elementi (Art.4 L.167/62):
- La rete stradale e la delimitazione degli spazi riservati ad opere ed impianti di
interesse pubblico, nonché ad edifici pubblici o di culto;
- La suddivisione in lotti delle aree, con l’indicazione della tipologia edilizia e
l’ubicazione e la volumetria dei singoli edifici;
- La profondità delle zone laterali a opere pubbliche, la cui occupazione serva ad
integrare le finalità delle opere stesse ed a soddisfare prevedibili esigenze future.
!
Elaborati ed elementi del progetto
Il progetto del PEEP è costituito dai seguenti elaborati (Art.5 L. 167/62):
- Planimetria in scala non inferiore a 1:10.000, contenente le previsioni del piano
regolatore con la precisa individuazione delle zone destinate ad edilizia
popolare;
- Planimetria in scala non inferiore ad 1:2.000, disegnata sulla mappa catastale e
contenente gli elementi ricordati nel precedente paragrafo;
- Gli elenchi catastali delle proprietà comprese nel piano;
- Il compendio delle norme urbanistiche edilizie per la buona esecuzione del piano;
- Relazione illustrata e relazione sulle previsioni della spesa occorrente per le
sistemazioni generali necessaria per l’attuazione del piano.
!
Procedure di attuazione
Entro 5 giorni dalla deliberazione di adozione da parte del Consiglio comunale, il PEEP
deve essere depositato nella segreteria comunale e rimanervi nei 10 giorni successivi.
Entro 20 giorni si possono presentare le opposizioni.
Successivamente il sindaco nei successivi 30 giorni, trasmette tutti gli atti alla Regione,
che poi approva i piani salvo che non disponga diversamente.
Il decreto di approvazione del PEEP va inserito nella GU.
I piani approvati hanno efficacia per 10 anni dalla data del rilascio del decreto di
approvazione e hanno valore di PP di esecuzione ai sensi della legge 1150/42.
Le aree comprese nei PEEP rimangono soggette, durante il periodo di efficacia del piano
stesso, ad espropriazione e su queste aree il comune o il consorzio concede il diritto di
superficie per la costruzione di case tipo economico e popolare e dei relativi servizi
urbani e sociali.
!
Dopo 20 anni dal rilascio della licenza di abitabilità, il proprietario dell’alloggio può
trasferire la proprietà a chiunque o costruire su di essa diritto reale di godimento, con
l’obbligo di pagamento a favore del Comune di una somma corrispondente alla
differenza tra il valore di mercato dell’area al momento dell’alienazione ed il prezzo di
acquisizione a suo tempo corrisposto calcolato dall’ISTAT.
!
Piani di recupero
I PdR introdotti con l’Art.28 L.457/78 sono finalizzati al recupero degli immobili, dei
complessi edilizi, degli isolati e delle aree individuate nelle zone di recupero.
!
Procedure di attuazione
I PdR sono approvati con deliberazione del Consiglio comunale con la quale vengono
decise anche le opposizioni presentate al piano. Ove la deliberazione di approvazione di
ciascun PdR non sia assunta entro 3 anni dalla loro individuazione nelle rispettive zone
di recupero, l’individuazione stessa decade ad ogni effetto e sono permessi interventi
edilizi in tali zone.
L’Art.13 L 179/92 ha stabilito che i PdR sono attuati:
a) Dai proprietari singoli o riuniti in consorzio, dai condomini o loro consorzi, da
imprese di costruzione o loro associazioni temporanee;
b) Dai comuni nei seguenti casi:
1) Per gli interventi di recupero che essi intendono eseguire direttamente per il
recupero del patrimonio edilizio esistente nonché, limitatamente agli
interventi di rilevante interesse pubblico, con interventi diretti;
2) Per l’adeguamento delle urbanizzazioni;
3) Per gli interventi da attuare mediante cessione volontaria, espropriazione od
occupazione temporanea, previa diffida nei confronti dei proprietari delle
unità minime di intervento.
!
Piani di recupero ad iniziativa privata
Per l’Art.30 L. 457/78 i proprietari di immobili e di aree compresi nelle zone di
recupero, rappresentanti almeno di ¾ del valore degli immobili interessati, possono
presentare proposte di piani di recupero.
I piani di recupero di iniziativa privata diventano efficaci dopo che la deliberazione del
consiglio comunale ha riportato il visto di legittimità.
!
Gli strumenti urbanistici attuativi e la trasformazione della città edificata
A partire dagli anni ’80 del secolo scorso si è più volte sottolineato l’opportunità di
prefigurare lo sviluppo della città non più solo per espansione, ma anche e soprattutto
per trasformazione.
In genere si riesce ad attivare solo interventi riguardanti il ripristino delle facciate o al
più inserimenti dei servizi igienici nelle singole unità immobiliare.
!
!
!
I motivi sono molteplici:
- Intervento sul vecchio ha un costo comparabile a quello della nuova edificazione;
- Acquisto di aree nella città consolidata è più oneroso di quelle periferiche anche
perché in genere sulle stesse già insistono degli immobili.
- I conti economici ad intervento eseguito portano i prezzi di mercato del
ristrutturato a levitare più in alto rispetto alla media cittadina.
- Conseguente è il deprecabile fenomeno della modifica della composizione sociale
degli abitanti con l’espulsione delle fasce economicamente più deboli e delle
attività artigianali presenti, snaturando così le caratteristiche socio-ambientali.
!
La strada che sembra percorribile per superare tale situazione è quella di coinvolgere
nel recupero dell’edificato i privati con operazioni convenzionate con il comune.
Ovviamente l’Amministrazione Pubblica deve controllare e mediare il tutto, scegliendo
modalità operative che tengano conto delle valutazioni del costo sociale dell’intervento.
!
In tal senso la pianificazione complessa iniziata di fatto con i PRINT, programmi integrati
di intervento, previsti dall’Art.16 della L.179/92, ha aperto un modo innovativo di
affrontare la gestione urbanistica.
!
!
PROGRAMMI COMPLESSI
A partire dai primi anni ’90, il quadro normativo di riferimento per l’urbanistica si
arricchisce di una nuova figura per la gestione e trasformazione del territorio, quella dei
cosiddetti programmi complessi.
Si è passati dalla fase di espansione delle città, a quella di trasformazione delle stesse.
Di programmi complessi si comincia a parlare, con i programmi integrati, inseriti nel
disegno di legge di riforma dell’edilizia residenziale pubblica (Botta-Ferrarini) sul finire
degli anni ’80.
!
I programmi complessi sono visti come interventi al cui interno sono presenti una
pluralità di funzioni e tipologie di intervento, concorso di risorse pubbliche e private,
nonché dimensione tale da incidere sulla riorganizzazione urbana.
!
Programma straordinario di edilizia residenziale (PSER)
Poiché il disegno di legge Botta-Ferrarini ritardava ad essere approvato, lo strumento
capostipite della nuova generazione deve considerarsi il programma straordinario
“case” (PSER),contenuto nell’Art.18 della L.203/91 (legge Prandini), una legge
recante provvedimenti urgenti per la lotta alla criminalità organizzata, che prevedeva la
possibilità di presentare al CER proposte di programmi integrati.
!
!
!
!
Programmi integrati di intervento (PRINT)
Con l’approvazione della Legge 179/92 (la prima Botta-Ferrarini), venivano introdotti
a regime con l’Art.16, i Programmi di intervento:
- Programmi finalizzati alla riqualificazione urbana ed ambientale di zone
territoriali, in tutto o in parte già edificate, ovvero da destinare anche a nuova
edificazione.
!
La legge caratterizza i PRINT in relazione a:
1) Presenza di pluralità di funzioni;
2) Integrazione di diverse tipologie di intervento;
3) Dimensione tale da incidere sulla riorganizzazione urbana;
4) Possibilità di concorso di più operatori e risorse finanziarie sia pubbliche che
private.
!
I programmi integrati:
- Dovevano essere approvati dal Consiglio Comunale;
- Se andavano in variante al PRG, erano soggetti ad osservazioni ed alla
approvazione regionale;
- Non erano subordinati all’inserimento nei programmi pluriennali di attuazione;
- Utilizzavano con priorità i finanziamenti pubblici assegnati alle regioni.
!
Proprio in relazione ai contenuti altamente innovativi della norma, le Regioni hanno
ravvisato una lesione della propria autonomia promuovendo un ricorso alla Corte
Costituzionale:
questa, con la sentenza n.393 del 1992, ha dichiarato l’incostituzionalità dei commi
3-4-5-6-7 dell’Art.16 in quanto lesivi della potestà legislativa (Art.117, 1° comma Cost.)
e delle attribuzioni amministrative (Art.118, 1° comma Cost.) delle Regioni con
violazione dell’autonomia garantita dall’Art.115 della Cost. (nella stesura del 1948).
Sulla base di tale sentenza, l’operatività degli articoli 16 si è bloccata, in attesa che le
regioni provvedessero a normale la disciplina di formazione ed attuazione dei programmi
integrati.
(es: Regione Lazio ha disciplinato la materia con la legge 22/97).
!
Programma di recupero urbano (PRU)
Terzo strumento di intervento complesso, in ordine di tempo, sono stati i Programmi di
Recupero Urbano (PRU) definiti dall’Art.11 della L. 493/93.
!
I PRU sono costituiti da un insieme sistematico di opere finalizzate alla realizzazione,
alla manutenzione e all’ammodernamento delle urbanizzazione primarie, con
particolare attenzione ai problemi di accessibilità degli impianti e dei servizi a rete, e
delle urbanizzazioni secondarie, alla manutenzione ordinaria e straordinaria, al
restauro e al risanamento conservativo e alla ristrutturazione edilizia degli edifici.
!
2 Decreti di pari data (DM 1.12.94) ha determinato modalità e criteri generali sia per la
concessione dei contributi, sia per l’individuazione delle zone urbane interessate sia per
la determinazione delle tipologie d’intervento.
L’Art.4 del DM ha precisato che:
1) I PRU siano caratterizzati dalla compresenza di:
- Riqualificazione edilizia, urbanistica e ambientale degli insediamenti di edilizia
residenziale pubblica;
- Insieme coordinato e sistematico di interventi organizzati sulla base di una
proposta urbanistica;
- Concorso di risorse pubbliche e private.
2) Gli interventi possono riguardare anche la edificazione di completamento e la
edificazione di integrazione dei complessi urbanistici esistenti;
3) Al fine di realizzare il concorso di risorse private agli interventi pubblici, è
possibile associare o uno o più interventi da realizzare con finanziamenti privati.
!
Caratteristica dei PRU è la riqualificazione dell’edilizia residenziale pubblica nella sua
accezione più larga con l’individuazione di 4 categorie di aree sulle quali intervenire:
1) Aree interne ai PZ 167, dove si realizzano oltre che interventi pubblici:
- Interventi di privati di ristrutturazione edilizia degli edifici pubblici con aumento
della superficie utile o modifica delle destinazioni d’uso;
- Interventi di privati di completamento e di ristrutturazione urbanistica degli
insediamenti di edilizia residenziale pubblica
2) Aree contigue ai PZ 167, dove sono possibili:
- Interventi privati di ristrutturazione urbanistica nonché quelli di integrazione
degli insediamenti di edilizia residenziale pubblica.
3) Aree prossime ai PZ 167, non direttamente confinanti ma in rapporto di
integrazione funzionale con l’insediamento pubblico, dove si possono realizzare:
- Interventi privati di integrazione degli insediamenti residenziali pubblici.
4) Aree esterne ai PZ 167, dove non esiste neanche un collegamento funzionale con
gli insediamenti pubblici, ma ugualmente utilizzabili per la realizzazione di
alloggi-parcheggio necessari all’attuazione degli interventi di recupero edilizio.
!
I PRU rientrano fra i programmi di edilizia residenziale pubblica, sono approvati dalle
Regioni e trasmesse al CER (comitato per l’edilizia residenziale):
- Quest’ultimo deve determinare modalità e criteri generali sia per la concessione
dei contributi, sia per l’individuazione delle zone urbane interessate sia per la
determinazione delle tipologie d’intervento, con particolare riguardo alla tutela
dei lavoratori dipendenti e dalle categorie sociali più deboli.
!
Programma di riqualificazione urbana (PRIU)
Altro strumento di intervento complesso è quello dei Programmi di Riqualificazione
Urbana (PRIU), che non hanno una loro precisa ed autonoma definizione.
Sono previsti dall’Art.2 della L.179/92:
- Sono comunque interventi di natura complessa che prevedono una molteplicità di
tipologie d’intervento ed una pluralità di finanziamenti, pubblici e privati.
I PRIU si propongono l’obiettivo di avviare il recupero edilizio e funzionale di ambiti
urbani specificatamente identificati attraverso proposte unitarie che riguardino:
- Parti significative delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria;
- Interventi di edilizia non residenziale che contribuiscono al miglioramento della
qualità della vita;
- Interventi di edilizia residenziale che inneschino processi di riqualificazione
fisica;
- Aree industriali dismesse.
!
I comuni che possono accedere ai finanziamenti, formulano proposte di PRIU da
sottoporre all’approvazione del CER.
Il comune delimita l’ambito territoriale oggetto del programma in ragione:
- Dell’ampiezza e della consistenza del degrado edilizio, urbanistico, ambientale,
economico e sociale;
- Del raggio di influenza delle urbanizzazioni primarie e secondarie oggetto del
programma;
- Del ruolo strategico del programma rispetto al contesto urbano e metropolitano.
!
La differenza più sostanziale dei PRIU rispetto ai PRU, risiede nella loro autonomia nei
confronti degli insediamenti di edilizia residenziale pubblica cui non debbono
necessariamente essere rapportati e nel fatto che il promotore deve essere titolare
dell’area.
!
Contratti di quartiere (CdQ)
Ulteriore generazione di programmi complessi è rappresentata dai “Contratti di
Quartiere (CdQ)” e dai “PRUSST (Programmi di Riqualificazione Urbana di Sviluppo
Sostenibile)”.
Questi prevedono una gestione centrale da parte del Ministero anche se mediata con le
amministrazioni locali e regionali, chiamate a presentare le proposte.
!
I CdQ rappresentano uno strumento di intervento per il recupero delle parti degradate
della città.
I PRU denominati CdQ (DM 22.10.97) sono individuati dai Comuni in quartieri segnati
da diffuso degrado delle costruzioni e dell’ambiente urbano e da carenze di servizi in
un contesto di scarsa coesione sociale e di marcato disagio abitativo.
Prevede l’uso dei fondi destinati all’edilizia sperimentale sovvenzionata, che saranno
inseriti nell’ambito dei PRU, promossi dai Comuni e destinati ai quartieri maggiormente
segnati da degrado sia per quanto riguarda la carenza di servizi che per gli immobili.
!
I CdQ sono finalizzati:
- Incrementare la funzionalità del contesto urbano assicurando il risparmio nell’uso
delle risorse naturali disponibili ed in particolare il contenimento delle risorse
energetiche;
- Accrescere la dotazione dei servizi di quartiere, del verde pubblico e delle opere
infrastrutturali occorrenti;
- Migliorare la qualità abitativa ed insediativa attraverso il perseguimento di più
elevati standard anche di tipo ambientale.
Per l’attivazione di questi programmi il CER definisce un bando, che dopo essere stato
recepito dal CIPE è pubblicato sulla GU.
Per la realizzazione dei CdQ sono disponibili complessivamente sul territorio nazionale
200 miliardi cui dovrebbero aggiungersi i fondi pubblici o privati, e per ogni contratto il
bando prevede un finanziamento minimo di 3 miliardi ed un massimo di 20.
!
Il bando evidenzia che possono essere formalizzati accordi tra amministrazioni
pubbliche, sia di livello centrale che locale, tesi ad incrementare l’occupazione ed a
favorire l’integrazione sociale in settori quali la promozione della formazione
professionale giovanile, il recupero dell’evasione scolastica, l’assistenza agli anziani e
realizzazione di strutture per l’accoglienza.
!
Programmi di Riqualificazione Urbana e di Sviluppo Sostenibile sul Territorio
(PRUSST)
Il Ministero dei Lavori pubblici – Direzione Generale del Coordinamento del Territorio
(Dicoter), con il DM LL.PP. 25/9/98, ha promosso la realizzazione di Programmi di
Riqualificazione Urbana e di Sviluppo Sostenibile sul Territorio (PRUSST) proseguendo
nella elaborazione dei cosidetti programmi complessi.
!
Questi programmi si pongono l’obiettivo di favorire in ambiti territoriali sub-regionali,
provinciali, intercomunali e comunali, una serie di interventi finalizzati a:
- Realizzazione, adeguamento e completamento di attrezzature di livello
territoriale e urbano in grado di promuovere e di orientare occasioni di sviluppo
sostenibile sotto il profilo economico, ambientale e sociale, avuto riguarda ai
valori di tutela ambientale, alla valorizzazione del patrimonio storico, artistico e
architettonico, garantendo l’aumento di benessere della collettività;
- Realizzazione di un sistema integrato di attività finalizzate all’ampliamento e
alla realizzazione di insediamenti industriali, commerciali e artigianali, e
riqualificazione di zone urbane centrali e periferiche interessate a fenomeni di
degrado.
!
Gli assi prioritari di intervento su cui poggiano questi nuovi programmi sono molteplici:
- In primis, interventi pubblici e di interesse pubblico di dimensione e importanza
tale da rappresentare una precondizione per progetti di investimento o di
maggiore produttività per operatori pubblici e privati;
- In secondo luogo, interventi finalizzati a favorire lo sviluppo locale e la
valorizzazione del capitale fisso sociale, anche mediante una adeguata
collocazione rispetto alle attrezzaure a rete e puntuali con riferimento ad
interessi pubblici o privati.
- In terzo luogo, azioni e iniziative finalizzate a favorire lo sviluppo
dell’occupazione, la formazione professionale e più vantaggiose condizioni del
credito.
- Infine, la funzione di ordinare sul territorio gli interventi previsti da altre
iniziative avviate sulla base degli strumenti della programmazione negoziata,
ovvero di affiancare, anche in termini di finanziamento, le predette iniziative.
!
Ai fini della composizione dei programmi, le proposte ai soggetti promotori
(amministrazioni locali) sono formulate dai soggetti proponenti che possono riunirsi tra
loro in forma associata:
- Enti pubblici territoriali (Regioni, Province, Comunità montane);
- Altre amministrazioni pubbliche (amministrazioni dello Stato, Camere di
commercio, industria e artigianato, enti pubblici non economici nazionali
etcetc…)
- Soggetti privati (imprenditori, società finanziarie, proprietari di immobili
etcetc…)
!
I finanziamenti disponibili destinati all’attuazione dei PRUSST deriveranno dai fondi
destinati ai programmi di riqualificazione non ancora impegnati.
L’apporto degli investimenti privati dovrà coprire almeno 1/3 dell’investimento
complessivo attivato dal programma e devono inoltre concorrere per una quota parte
significativa al finanziamento delle opere pubbliche o d’interesse pubblico.
!
Dal punto di vista procedurale, i soggetti promotori trasmettono alla Dicoter e alla
Regione Competente, le proposte di intervento;
nei successivi 4 mesi, la Dicoter individua i soggetti da ammettere a contributo;
nei 2 mesi successivi il Ministero dei Lavori Pubblici sottoscrive con i soggetti promotori
e con i soggetti proponenti, un protocollo d’intesa per l’attuazione del programma dove
viene indicato all’interno la data di conclusione del procedimento di autorizzazione dei
progetti di opere pubbliche statali e di interesse statale, nonché le date di conclusione
degli eventuali accordi di programma.
!
Ulteriori strumenti di programmazione
Altri strumenti di programmazione che possono definirsi “programmi sperimentali o
innovativi”:
- Società trasformazione urbana (STU);
- Programma sperimentale per la riduzione del disagio abitativo;
- Programma innovativo in ambito urbano.
!
Accordi di programma
Gli “Accordi di programma” rappresentano uno strumento di cooperazione offerto
dall’Art.34 TU 267/2000 sull’ordinamento degli enti locali.
!
La norma prevede che per la definizione e l’attuazione di opere, di interventi che
richiedono, per la loro completa realizzazione, l’azione integrata e coordinata di
comuni, province e regioni o altri soggetti pubblici, il presidente della Regione o della
provincia o il sindaco, promuove la conclusione di un accordo di programma per
assicurare il coordinamento delle azioni e per determinare i tempi, le modalità, il
finanziamento ed ogni altro adempimento connesso.
!
L’accordo è approvato con atto formale del presidente della Regione o del presidente
della Repubblica o del sindaco ed è pubblicato nel BUR:
- L’accordo potrà stabilire le modalità di coordinamento delle iniziative, fissare i
tempi di realizzazione, regolare i finanziamenti ed ogni altro connesso
adempimento.
Se poi l’intervento comporti il concorso di 2 o più regioni, la conclusione dell’accordo di
programma è promossa dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, a cui spetta convocare
la Conferenza dei servizi.
Inoltre l’approvazione dell’accordo di programma comporta la dichiarazione di pubblica
utilità delle medesime opere e tale dichiarazione cessa di avere efficacia se le opere
non hanno avuto inizio entro 3 anni.
!
Conferenza dei servizi
La conferenza dei servizi (Art.14 L.241/90) è stata prevista per accelerare l’iter
approvativo delle opere inserite nei vari programmi esecutivi:
- Qualora sia opportuno effettuare un esame contestuale di vari interessi pubblici
coinvolti in un procedimento amministrativo, l’amministrazione che ha instaurato
la procedura indice di norma una conferenza dei servizi;
- Quando l’attività del privato sia subordinata ad atti di consenso di competenza di
più amministrazioni pubbliche, la conferenza è convocata, anche su richiesta
dell’interessato, dall’amministrazione competente per l’adozione del
provvedimento finale;
Le determinazioni concordate nella conferenza sostituiscono a tutti gli effetti i
concerti, le intese, i nullaosta e gli assensi richiesti.
!
!
TUTELA DEL PATRIMONIO CULTURALE
Art.9 Cost: “La repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e
tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”.
Il progresso della cultura, la cura e lo sviluppo del gusto estetico e della ricerca
scientifica e tecnica, nonché la tutela del patrimonio artistico e naturale sono
considerati strumenti indispensabili per il perseguimento dello sviluppo e della piena
valorizzazione della personalità di tutti gli appartenenti ad una società civile.
!
Tutela storico artistica
Il problema della tutela storico artistica si pose in tutta la sua evidenza con la presa di
Roma nel 1870, al quale seguirono una serie di leggi (legge n.286, legge n.364 del 1909
che contiene una normativa strutturata per la tutela del patrimonio storico ed
artistico, legge n.688 del 1912 che chiarì che le misure di rispetto da prevedere nei
piani regolatori spettavano solo all’autorità di governo e non ai comuni), fino ad
arrivare all’Art.73 della Legge 1° giugno 1939 n.1089 “Tutela delle cose di interesse
artistico o storico”.
!
La storia
Erano soggette alla legge 1089/39 (Art.1), “le cose, immobili o mobili, che presentano
interesse artistico, storico, archeologico o etnografico.
!
!
Erano altresì soggetti alla legge 1089/39 (Art.2), “quegli immobili che, pur non
possedendo un intrinseco pregio storico od artistico, siano tuttavia riconosciuti di
interesse particolarmente importante a causa del loro riferimento con la storia
politica, militare, della letteratura, dell’arte della cultura in genere.
!
L’atto di riconoscimento prende il nome di “notifica” o “dichiarazione” di interesse
artistico o storico oppure di “imposizione del vincolo di interesse artistico o storico”.
Il provvedimento di notifica deve essere però adeguatamente motivato in modo tale da
contenere la specificazione delle ragioni del vincolo o degli elementi di pregio della
cosa.
!
La politica dell’ambiente negli anni ‘20
Benedetto Croce, Ministro della Pubblica Istruzione nel settembre del 1920, presentò il
disegno di legge “per tutela delle bellezze naturali e degli immobili di particolare
interesse storico” presentandolo con una appassionata relazione.
Tuttavia non si formò una maggioranza parlamentare per l’approvazione del disegno di
legge proposto e si dovrà attendere il 1939 per una legge organica sulla tutela
dell’ambiente.
!
Tutela delle bellezze naturali – la legge del 1939
La tutela delle bellezze naturali era affidata alla legge 29 giugno 1939, n.1497
“Protezione delle bellezze naturali”.
A causa del loro “notevole interesse pubblico” sono soggette alla legge del 39, Art.1:
1) “le cose immobili che hanno cospicui caratteri di bellezza naturale o di
singolarità geologica;
2) Le ville, i giardini e i parchi che si distinguono per la loro non comune bellezza;
3) I complessi di cose immobili che compongono un caratteristico aspetto avente
valore estetico e tradizionale;
4) Le bellezze panoramiche considerate come quadri naturali e così pure quei punti
di vista o di belvedere, accessibili al pubblico, dai quali si goda lo spettacolo di
quelle bellezze”.
I beni dei numeri 1) e 2) si definiscono “bellezze individue” (Art.10 del regolamento),
mentre quelle ai numeri 3) e 4) si definiscono “bellezze di insieme” .
!
All’Art.5 della legge 1497/39, quale ulteriore strumento di tutela delle bellezze
d’insieme era previsto l’adozione del Piano Territoriale Paesistico (PTP) di cui
parleremo più avanti.
!
La politica dell’ambiente negli anni ‘60
Agli inizi degli anni ’60 fu costituita, con la Legge 26/4/1964 n.310, una “Commissione
d’indagine per la tutela e la valorizzazione del patrimonio storico archeologico,
artistico e del paesaggio”.
Secondo la commissione i principali difetti della legislazione vigente consistevano nel
concetto, troppo limitato, di “bene culturale”, nella mancata previsione di adeguati
sistemi di catalogazione, nella prevalenza riconosciuta al valore economico e
amministrativo del bene rispetto a quello culturale.
!
La Dichiarazione XXXIX della Commissione Franceschini e l’Art. 56 dello schema
Papaldo (dal nome che curò la formulazione in norme giuridiche delle dichiarazioni di
principio) considerano 2 classi di beni ambientali:
- Paesaggistici, costituiti da elementi specificamente naturali;
- Urbanistici, costituiti da strutture insediative.
La proposta più notevole però fu senza dubbio quella che, inquadrando i beni ambientali
nella più vasta disciplina del territorio, si stabiliva che la tutela di questi beni doveva
avvenire per mezzo dei piani regolatori urbanistici.
Suggerimento subito raccolto dalla legge urbanistica Ponte (7/8/1967 n.765):
- Questa rese obbligatorio l’intervento dei Soprintendenti sui procedimenti di
formazione degli strumenti urbanistici, anche se questi non riguardavano zone
con beni ambientali e culturali dichiarati.
!
L’ambiente ed il diritto
La nozione giuridica di ambiente si presenta difficile e problematica:
- Da una parte il termine ambiente è nato per le esigenze di altre discipline
- Dall’altra la produzione giuridico-normativa in materia ambientale è ancora in
fase di formazione.
!
Sui diversi aspetti giuridici dell’ambiente sono utile guida le tesi sostenute da
M.S.Giannini (“Difesa dell’ambiente e del patrimonio naturale e culturale”) dedotte da
3 percorsi di riferimento:
1) La normativa ed il movimento di idee relative al paesaggio;
2) La normativa ed il movimento di idee relative alla difesa del suolo, dell’aria e
dell’acqua;
3) La normativa e gli studi dell’urbanistica.
!
1) Il primo significato è quello di ambiente costituito dalle bellezze naturali ed è, ad
avviso dell’autore, un bene pubblico, una zona circoscritta su cui un pubblico
potere, con proprie dichiarazioni di volontà, di regola, in senso conservativo,
dispone circa le cose o i beni individuali che nella zona sono ricompresi.
2) Un altro significato è quella di muta aggressione tra l’uomo e la natura: in questo
caso il problema giuridico è di adeguare con regolarità gli strumenti legislativi alle
risultanze della ricerca scientifica pura ed applicata, rapportate all’azione
dell’uomo che sia individuale o collettiva.
3) Il terzo significato di ambiente è quello di ambiente in senso urbanistico:
l’ambiente oggetto della potestà di pianificazione territoriale dei pubblici poteri,
volta al controllo degli assetti materiali del mondo fisico.
!
Il legislatore comunque ha scelto la strada di definire attraverso lo Standard i limiti di
tollerabilità:
- Lo standard NON si propone la finalità di restituire all’ambiente nella sua
integrità, ma mira ad assicurare una tutela minima per evitare fenomeni di
degrado irreversibili.
!
!
Tutela ambientale – le Regioni
La tutela del paesaggio, a seguito dell’attuazione dell’ordinamento regionale (Art.117
Cost), con l’Art.1 del D.P.R. 15 gennaio 1972 n.8, venne trasferita alle regioni e non
solo delegata, la redazione dei piani paesistici, in considerazione del contenuto
urbanistico degli stessi.
Successivamente, con il D.P.R. 24 luglio 1977, n.616 (Art. 82), l’intera materia della
tutela ambientale è stata delegata alle regioni, salvo il potere del Ministro per i Beni
Culturali ed Ambientali, di integrare gli elenchi delle bellezze naturali approvati dalle
regioni.
!
Tutela ambientale – la legge del 1985
Le modifiche apportate al regime di tutela ambientale, con la 431/85 sono sostanziali,
in quanto per la prima volta vengono introdotti vincoli ambientali ope legis, cioè,
senza l’intermediazione di un provvedimento amministrativo specifico per il bene o la
località, ma con riferimento ad intere categorie di beni riconoscibili o per le
caratteristiche oggettive comuni all’intera categoria (territori costieri compresi in una
fascia di 300 metri dalla battigia etcetc…), o per la loro appartenenza a determinati
soggetti (aree assegnate alle università agrarie, etcetc…) o per il particolare regime
giuridico che li contraddistingue (aree gravate da usi civici).
Il legislatore ha ritenuto che esistono dei territori che di per sé, in base a propri
caratteri fisici, costituiscono un patrimonio ambientale da salvaguardare a prescindere
dal riscontro puntuae di bellezze naturali.
!
IL NUOVO CODICE DEI BENI CULTURALI E DEL PAESAGGIO
La tutela e la valorizzazione del patrimonio nazionale sottoposto a vincolo culturale e
paesistico è oggi contenuta nel “Codice dei beni culturali e del paesaggio”, DLgs 22
gennaio 2004, n.42, comunemente detto “Codice Urbani”.
!
Il codice si articola in 4 parti:
1) Disposizioni generali;
2) Beni culturali;
3) Beni paesaggistici;
4) Sanzioni.
!
Disposizioni generali
Comprende gli Art. dal 1 al 9, e fornisce la chiave di lettura dell’intero articolato.
Art.1 ! richiama Art.9 Cost. in base al quale la Repubblica tutela il paesaggio e il
patrimonio storico e artistico della Nazione.
Art.2 ! ci fornisce utili definizioni:
- Il patrimonio culturale è costituito dai beni culturali e dai beni paesaggistici:
1) Sono beni culturali le cose immobili e mobili che presentano interesse
artistico, storico, archeologico, archivistico, etnoantropologico e bibliografico
e le altre cose individuate dalla legge o in base alle legge quali testimonianze
aventi valore di civiltà;
2) Sono beni paesaggistici gli immobili e le aree costituenti espressione dei
valori storici, culturali, naturali, morfologici ed estetici del territorio.
Art. 3 e 6 ! introducono concetti di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale:
- La tutela consiste nell’esercizio delle funzioni e nella disciplina delle attività
dirette ad individuare i beni costituenti il patrimonio culturale ed a garantirne la
protezione e la conservazione per fini di pubblica fruizione;
- La valorizzazione consiste nell’esercizio delle funzioni e nella disciplina delle
attività dirette a promuovere la conoscenza del patrimonio culturale e ad
assicurare le migliori condizioni di utilizzazione e fruizione pubblica del
patrimonio stesso al fine di promuovere lo sviluppo della cultura.
Art. 4, 5 e 7 ! affidano la tutela alla competenza esclusiva statale e riservano la
valorizzazione alla competenza concorrente Stato-Regione.
!
Beni culturali
La nozione di “beni culturali” è stata coniata e definita dalla “Convenzione per la
protezione dei beni culturali in caso di conflitto armato” , redatta all’Aja nel 1954.
!
Il codice urbani, all’Art.10,opera una distinzione tra:
- Beni culturali pubblici e beni culturali appartenenti a persone giuridiche senza
fini di lucro ivi compresi gli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti;
- Beni appartenenti a privati.
Questa distinzione è importante perché stabilisce diversi gradi “d’interesse” e di tutela
a seconda della titolarità del bene stesso.
!
Art.10 comma 3 ! “non si ha bene culturale di proprietà privata senza che sia prima
intervenuta la relativa dichiarazione secondo la procedura prevista dall’Art.14 ! per
le cose di proprietà dei privati, la relativa dichiarazione può essere adottata solo se le
stesse presentano un concreto interesse culturale intrinseco o legato alla storia politica
e militare, alla letteratura, all’arte e alla cultura.
!
Verifica dell’interesse culturale
Per i beni pubblici, la procedura di verifica dell’interesse culturale è prevista dall’Art
12.
Qualora la verifica si conclude in modo negativo, la “cosa” pubblica viene svincolata dal
regime tutelare.
!
Dichiarazione di interesse culturale
La competenza ad emettere il provvedimento dichiarativo dell’interesse culturale da
notificarsi al singolo proprietario (Art. 13 e 15) è del Ministero.
!
Misure di protezione
Art.20 ! fornisce un’ indicazione di massima su quali siano gli interventi vietati:
- “i beni culturali non possono essere distrutti, deteriorati, danneggiati o adibiti
ad usi non compatibili con il loro carattere storico o artistico oppure tali da
recare pregiudizio alla loro conservazione”.
Art.21 comma 4 ! chiarisce che l’esecuzione di qualsiasi intervento su beni culturali è
subordinata ad autorizzazione del soprintendente.
Art.22 ! descrive l’iter ed i termini di rilascio dell’autorizzazione, nonché ‘eventuale
strumento di ricorso al Tar in caso di inottemperanza della sovraintendenza.
!
Misure di conservazione
Gli Art. dal 29 al 44 si occupano delle misure di conservazione dei beni culturali.
Art.29 ! offre una serie di definizioni utili:
- La conservazione del patrimonio culturale è assicurata mediante una coerente,
coordinata e programmata, attività di studio, prevenzione, manutenzione e
restauro.
- Per prevenzione si intende il complesso di attività idonee a limitare le situazioni
di rischio connesse al bene culturale nel suo contesto.
- Per manutenzione si intende il complesso delle attività e degli interventi
destinati al controllo delle condizioni del bene culturale e al mantenimento
dell’integrità, dell’efficienza funzionale e dell’identità del bene e delle sue
parti.
- Per restauro si intende l’intervento diretto sul bene attraverso un complesso di
operazioni finalizzate all’integrità materiale ed al recupero del bene medesimo,
alla protezione ed alla trasmissione dei suoi valori culturali.
!
Tutela indiretta
La tutela indiretta è oggetto della Sezione III del Codice Urbani, intitolata “altre forme
di protezione”.
Art.45 ! riconosce al Ministero la facoltà di prescrivere le distanze e le misure
necessarie al fine di evitare la messa in pericolo dell’integrità degli immobili culturali.
Tali prescrizioni si estendono anche al rispetto della prospettiva, della luce,
dell’ambiente circostante e del decoro.
!
Alienazione e altri modi di trasmissione dei beni culturali
Capo IV del Codice Urbani.
Nel caso un privato intenda trasferire la proprietà o detenzione del proprio immobile
soggetto a vincolo culturale, dovrà effettuare, entro 30 giorni dal trasferimento, la
denuncia al Ministero per permettere a quest’ultimo di esercitare il diritto di prelazione
sull’immobile (Art.45).
!
Ritrovamenti e scoperte
Capo VI del Codice Urbani.
Il ministero può ordinare l’occupazione temporanea degli immobili interessati dalle
opere di ricerca. In questo caso, le norme del Codice operano un espresso richiamo al TU
sull’esproprio, riconoscendo al proprietario dell’immobile un’indennità di occupazione
che potrà essere corrisposta in denaro o, a richiesta del proprietario, mediante rilascio
delle cose ritrovate o di parte di esse.
!
!
!
Espropriazione dei beni culturali
Art.95 e seguenti ! prevedono una tripartizione in merito alle tipologie espropriative,
distinte per oggetto e per scopo:
- Espropriazione di beni culturali in senso stretto (Art.95) quando ciò risponda
alla necessità di migliorarne le condizioni di tutela a fini di fruizione pubblica;
- Espropriazione di beni per fini strumentali (Art.96) (siano essi vincolati o non):
la norma si riferisce ad edifici ed aree di per sé privi d’interesse culturale ma la
cui espropriazione si rende necessaria per isolare e restaurare monumenti,
assicurarne la luce o la prospettiva e il godimento da parte del pubblico;
- Espropriazione di beni finalizzata ad interventi di ricerca d’interesse
archeologico (Art.97) (siano essi vincolati o non) o ricerche per il ritrovamento
di beni culturali.
!
Fruizione, uso e valorizzazione dei beni culturali
Art.104 ! per ciò che concerne la fruizione dei beni culturali di proprietà privata, gli
immobili che presentino un eccezionale interesse, possono essere assoggettati a visita
da parte del pubblico, previa dichiarazione del Ministero, sentito il proprietario.
Art.113 ! la valorizzazione dei beni culturali di proprietà privata può beneficiare di
misure di sostegno pubblico in rapporto alla rilevanza dl bene, e a tal fine prevede la
stipula di un accordo fra ente pubblico e proprietario che ne stabilisca le relative
modalità.
Art.120 ! interessante la definizione di sponsorizzazione culturale:
- Consiste in ogni contributo erogato per la progettazione o l’attuazione di
iniziative in ordine alla tutela ovvero alla valorizzazione del patrimonio
culturale, con lo scopo di promuovere il nome, il marchio, l’immagine, l’attività
o il prodotto dell’attività del soggetto erogante.
!
Beni paesaggistici
Per Paesaggio (Art.131) si intende il territorio espressivo di identità, il cui carattere
deriva dall’azione di fattori naturali, umani e delle loro interrelazioni.
In base all’Art.134 sono beni paesaggistici, oltre agli immobili e alle aree vincolate
attraverso un procedimento regionale che ne dichiara il notevole interesse pubblico
(ville, giardini, complessi di cose immobili), le aree tutelate per legge ai sensi della
legge 431/1985 (fiumi, laghi, coste, parchi), nonché gli immobili e le aree sottoposte a
tutela del piano paesistico regionale.
!
Procedimento per l’imposizione del vincolo ambientale
L’iniziativa per la dichiarazione di notevole interesse pubblico spetta al Direttore
regionale, alla Regione o agli altri enti territoriali interessati, con la presentazione di
una richiesta all’apposita Commissione provinciale istituita dalla Regione stessa.
Dopo aver valutato la sussistenza dell’interesse pubblico nell’immobile, la Commissione
provvede a formulare alla regione la proposta di dichiarazione del vincolo, che deve
contenere una specifica disciplina per la tutela e la valorizzazione del bene da recepire
nel piano paesaggistico.
Proposta pubblicata per 90 giorni all’albo pretorio ed entro i 60 giorni successivi si
possono presentare osservazioni alla Regione. Svolti tali adempimenti, la Regione
comunica l’avvio del procedimento per l’imposizione del vincolo di “notevole interesse
pubblico” al proprietario che entro 60 giorni può presentare osservazioni.
Successivamente la Regione emana il provvedimento e lo notifica al proprietario.
!
Pianificazione paesistica
Art.135 ! viene sancito l’obbligo a carico delle Regioni di approvare i piani paesistici
dell’intero territorio regionale, aventi ad oggetto le trasformazioni compatibili, le azioni
di recupero e riqualificazione degli immobili e delle aree tutelate nonché gli interventi
di valorizzazione del paesaggio.
La prescrizione di tali piani sono vincolanti per gli strumenti urbanistici di comuni e
province ed immediatamente prevalente sulle disposizioni difformi eventualmente
contenute in quest’ultimi.
Il piano ha contenuto descrittivo, prescrittivo e propositivo.
Infine può individuare:
- Aree tutelate, nelle quali la realizzazione delle opere edilizie consentite richiede
comunque il previo rilascio dell’autorizzazione in considerazione dell’alto valore
paesaggistico;
- Aree nelle quali gli interventi possono essere realizzati senza il rilascio
dell’autorizzazione paesistica, ma previa semplice verifica della conformità
dell’opera alle previsioni del piano stesso e degli strumenti urbanistici;
- Aree degradate nelle quali l’esecuzione di interventi di recupero non richiede il
rilascio dell’autorizzazione paesistica.
!
Autorizzazione paesistica per interventi edilizi
Il procedimento per il rilascio dell’autorizzazione paesistica è descritto nell’Art.146.
Ricevuta la domanda di autorizzazione, l’amministrazione competente verifica la
conformità dell’intervento alle prescrizioni del piano paesistico e ne accerta:
- La compatibilità con i valori paesaggistici riconosciuti dal vincolo;
- La congruità con i criteri di gestione dell’immobile;
- La coerenza con gli obiettivi di qualità paesistica;
e acquisisce il parere obbligatorio della Commissione per il paesaggio.
La proposta di autorizzazione così formulata viene trasmessa alla Soprintendenza
competente, la quale entro il termine di 60 giorni dalla ricezione della proposta
comunica il proprio parere e nei 20 giorni successivi l’autorizzazione viene rilasciata o
negata dall’amministrazione competente.
L’autorizzazione costituisce atto distinto e rispetto al titolo abilitativo edilizio e in
mancanza di essa i lavori non possono essere iniziati.
Resta ferma la norma che esclude dall’autorizzazione gli interventi di manutenzione
ordinaria, straordinaria, consolidamento statico, restauro conservativo che non alterino
lo stato dei luoghi e l’aspetto esteriore degli edifici.
!
!
!
!
!
NORME IN MATERIA AMBIENTALE
Il DLgs 152 del 2006, noto come “Codice sull’ambiente”, disciplina le materie seguenti:
a) La prima parte è una premessa:
- “il decreto legislativo ha come obiettivo primario la promozione dei livelli di
qualità della vita umana, da realizzare attraverso la salvaguardia ed il
miglioramento delle condizioni dell’ambiente e l’utilizzazione accorta e
razionale delle risorse naturali;
b) Nella parte seconda, troviamo le procedure per la valutazione ambientale
strategica (VAS), per la valutazione d’impatto ambientale (VIA), per
l’autorizzazione ambientale integrata (IPPC);
c) Nella terza parte, la difesa del suolo, la tutela delle acque dall’inquinamento e la
gestione delle risorse idriche;
d) Nella quarta parte, la gestione dei rifiuti e la bonifica dei siti contaminati;
e) Nella quinta parte, la tutela dell’aria e la riduzione delle emissioni in atmosfera;
f) Nella sesta parte, la tutela risarcitorio contro i danni all’ambiente.
!
Definizioni
- Impatto ambientale: l’alterazione qualitativa e/o quantitativa dell’ambiente;
- Procedimento di valutazione ambientale strategica (VAS): l’elaborazione di un
rapporto concernente l’impatto sull’ambiente conseguente all’attuazione di un
determinato piano o programma da adottarsi o approvarsi;
- Procedimento di valutazione di impatto ambientale (VIA): l’elaborazione di uno
studio concernente l’impatto sull’ambiente che può derivare dalla realizzazione e
dall’esercizio di un opera il cui progetto è sottoposto ad approvazione o
autorizzazione;
- Piani e programmi: tutti gli atti e provvedimenti di pianificazione e di
programmazione comunque denominati previsti da disposizioni legislative,
regolamentari o amministrative etcetc…: la valutazione ambientale strategica
viene eseguita sui piani e programmi adottati oppure sulle proposte di piani o
programmi giunte al grado di elaborazione necessario e sufficiente per la loro
presentazione e approvazione;
- Poponente e committente: l’ente o la pubblica autorità cui compete l’adozione
di un piano o programma che ne richiede l’approvazione;
- Studio d’impatto ambientale: lo studio tecnico-scientifico contenente una
descrizione del progetto con le informazioni relative alla sua ubicazione,
concezione e dimensione, l’individuazione, la descrizione e la valutazione degli
effetti significativi che avrebbe la realizzazione del progetto sull’ambiente;
- Progetto di un’opera ad intervento: l’elaborato tecnico, preliminare, definitivo o
esecutivo concernente la realizzazione di un impianto, opera o intervento: la
valutazione di impatto ambientale viene eseguita sui progetti preliminari che
contengano l’esatta indicazione delle aree impegnate e delle caratteristiche
prestazionali delle opere da realizzare;
- Rapporto ambientale: lo studio tecnico-scientifico contenente l’individuazione,
la descrizione e la valutazione degli effetti significativi che l’attuazione di un
determinato piano o programma potrebbe avere sull’ambiente;
- Giudizio di compatibilità ambientale: l’atto con il quale l’organo competente
conclude la procedura di valutazione ambientale strategica o di valutazione di
impatto ambientale;
- Autorizzazione: la decisione dell’autorità competente che abilita il committente
o proponente alla realizzazione del progetto;
- Consultazione: l’insieme delle forme di partecipazione, anche diretta, delle altre
amministrazioni e del pubblico interessato nella raccolta e valutazione dei dati ed
informazioni che costituiscono il quadro conoscitivo necessario per esprimere il
giudizio di compatibilità ambientale di un determinato piano o programma o di un
determinato progetto.
!
Valutazione ambientale strategica (VAS)
Il DLgs128/2010 ha introdotto disposizioni di coordinamento delle procedure di VIA
(Valutazione d’impatto ambientale) e AIA (Autorizzazione ambientale integrata).
Per le opere di competenza statale è stato previso per legge l’accorpamento delle due
procedure, con assorbimento della procedura di AIA da parte della procedura di VIA.
Per le opere di competenza regionale, il predetto assorbimento è stato previsto solo
quando l’autorità competente in materia di VIA coincida con quella competente in
materia di AIA.
!
“La valutazione ambientale strategica, riguarda i piani e i programmi che possono
avere impatti significativi sull’ambiente e sul patrimonio culturale”.
Sono esclusi dal campo di applicazione del presente decreto:
a) I piani e i programmi destinati esclusivamente a scopi di difesa nazionale
caratterizzati da somma urgenza;
b) I piani e i programmi finanziari o di bilancio;
c) I piani di protezione civile in caso di pericolo per l’incolumità pubblica.
!
“La valutazione d’impatto ambientale, riguarda i progetti che possono avere impatti
significativi e negativi sull’ambiente e sul patrimonio culturale”.
!
Le condizioni per l’autorizzazione integrata ambientale (AIA) tiene conto dei
seguenti principi generali:
- Devono essere prese le opportune misure di prevenzione dell’inquinamento;
- Non si devono verificare fenomeni di inquinamento significativi;
- Deve essere evitata la produzione di rifiuti o in caso contrario devono essere
recuperati ed eliminati evitandone e riducendone l’impatto sull’ambiente;
- L’energia deve essere utilizzata in modo efficace ed efficiente;
- Devono essere prese le misure necessarie per prevenire gli incidenti e limitarne le
conseguenze;
- Deve essere evitato qualsiasi rischio di inquinamento al momento della cessazione
definitiva delle attività.
!
!
Valutazione di impatto ambientale (VIA)
“Sono assoggettati alla procedura di valutazione di impatto ambientale progetti
riguardanti fra l’altro l’agricoltura: industria energetica, lavorazione dei metalli,
industria dei prodotti alimentari, del cuoio, del legno e della carta, della gomma,
progetti di infrastrutture”.
!
La procedura di VIA deve assicurare che:
a) Nei processi di formazione delle decisioni relative alla realizzazione di progetti
siano considerati gli obiettivi di proteggere la salute e di migliorare la qualità
della vita umana, al fine di contribuire con un migliore ambiente alla qualità della
vita;
b) Per ciascun progetto siano valutati gli effetti diretti ed indiretti della sua
realizzazione sull’uomo, sulla fauna, sulla flora, sul suolo, sulle acque, sull’aria,
sul clima e sul paesaggio;
c) Per ciascun progetto siano esplicitate le principali ragioni della scelta fra le
alternative proposte dal committente;
d) In ogni fase della procedura siano garantiti lo scambio di informazioni e la
consultazione tra il soggetto proponente e l’autorità competente;
e) Siano garantite l’informazione e la partecipazione del pubblico al procedimento.
!
La VIA compete:
- Per i progetti di opere ed interventi sottoposti ad autorizzazione statale e per
quelli aventi impatto ambientale interregionale o internazionale, al Ministro
dell’ambiente e della tutela del territorio, di concerto con il Ministro dei beni e le
Attività Culturali;
- Negli altri casi, l’autorità individuata dalla regione o dalla provincia autonoma
con propria legge.
!
Lo studio di impatto ambientale deve contenere le seguenti informazioni:
- una descrizione del progetto con informazioni relative alle sue caratteristiche;
- una descrizione delle misure previste per evitare, ridurre e possibilmente
compensare gli effetti negativi rilevanti;
- i dati necessari per individuare e valutare i principali effetti sull’ambiente e sul
patrimonio culturale che il progetto può produrre, sia in fase di realizzazione che
in fase di esercizio;
- una descrizione sommaria delle principali alternative prese in esame dal
committente sotto il profilo dell’impatto ambientale;
- una valutazione del rapporto costi-benefici del progetto dal punto di vista
ambientale, economico e sociale.
!
Procedimento:
- il committente o proponente l’opera o l’intervento deve inoltrare all’autorità
competente apposita domanda allegando il progetto, lo studio di impatto
ambientale e la sintesi non tecnica.
- Una copia della domanda viene trasmessa alle Regioni, province e comuni
interessati, e se riguarda aree naturali, anche agli Enti di gestione, che devono
esprimere il loro parere entro 60 giorni dal ricevimento della domanda.
- Decorso tale termine l’autorità competente rende il giudizio di compatibilità
ambientale.
- La procedura di valutazione di impatto ambientale deve concludersi con un
giudizio motivato entro 90 giorni dalla pubblicazione, e gli esiti devono essere
comunicati a tutti i soggetti del procedimento, alle amministrazioni pubbliche
competenti e devono essere pubblicizzati adeguatamente.
!
Relazioni tra VIA e VAS
Per progetti di opere ed interventi da realizzarsi in attuazione di piani o programmi già
sottoposti a valutazione ambientale strategica (VAS) e che rientrino tra le categorie per
le quali è prescritta la valutazione di impatto ambientale (VIA).
!
Disposizioni specifiche per la VIA in sede statale
Compete al Ministro dell’ambiente e tutela del territorio, di concerto con il Ministro dei
Beni e le Attività Culturali, la VIA dei progetti di opere ed interventi nei casi in cui si
tratti:
a) Di opere o interventi sottoposti ad autorizzazione alla costruzione o all’esercizio
da parte di organi dello Stato;
b) Di opere o interventi localizzati sul territorio di più regioni o che comunque
possono avere impatti rilevanti su più regioni;
c) Di opere o interventi che possono avere effetti significativi sull’ambiente di un
altro Stato membro dell’Unione Europea.
!
Procedure per i progetti con impatti ambientali transfrontalieri
Qualora l’opera o intervento progettato possa avere effetti significativi sull’ambiente di
un altro Stato membro dell’Unione Europea, ovvero qualora lo Stato membro che
potrebbe essere coinvolto in maniera significativa ne faccia richiesta, al medesimo Stato
devono essere trasmesse quanto meno:
- Una descrizione del progetto corredata di tutte le informazioni disponibili circa il
suo eventuale impatto transfrontaliero;
- Informazioni sulla natura della decisione che può essere adottata.
!
Ambiente e sviluppo sostenibile
Definizione di sviluppo sostenibile:
- Sviluppo che garantisce i bisogni del presente senza compromettere le possibilità
delle generazioni future di fare altrettanto.
!
Un sistema economico in crescita è sostenibili solo se l’ammontare delle risorse
utilizzate per la creazione di ricchezza resta, in quantità e qualità, entro opportuni
limiti di sfruttamento e non sovraccarica le capacità di assorbimento fornite
dall’ecosfera.
Se ciò non accade l’economia continuerà ad utilizzare e compromettere la qualità di
risorse naturali che presto o tardi saranno esaurite e non più utilizzabili.
!
!
Le azioni
Occorre rafforzare l’esperienza introdotta con la creazione del fondo per lo sviluppo
sostenibile, con la progressiva riconversione del sistema energetico verso fonti non
inquinanti, rinnovabili e interventi in materia di mobilità sostenibile, con particolare
attenzione alle aree urbane.
!
Protocollo di Kyoto – clima e inquinamento
La convenzione Quadro sui Cambiamenti Climatici è stata approvata a NY il 9 maggio
1992 e sottoscritta da 154 paesi.
Il primo e unico strumento attuativo della Convenzione è il Protocollo di Kyoto,
tenutasi a Kyoto nel dicembre del 1997:
- I paesi industrializzati e ad economia in transizione si impegnano a ridurre
complessivamente del 5,2 % le emissioni antropogeniche dei principali gas serra
entro il periodo compreso tra il 2008 ed il 2012.
- Per i paesi dell’Unione Europea nel loro insieme la riduzione deve essere dell’8%.
!
L’entrata in vigore del Protocollo comporta per l’Italia l’obbligo di ridurre le emissioni
nazioni del 6,5% rispetto al 1990, che corrisponde a 61 milioni di tonnellate equivalenti.
L’azione delle Regioni è fondamentale. Nel 2001 le Regioni hanno stipulato il Protocollo
di Torino nel quali si impegnano a garantire:
- La riduzione delle emissioni gas – serra;
- Il coordinamento degli interventi e dei finanziamenti;
- L’elaborazione di Piani Energetico-ambientali, che privilegiano le fonti
rinnovabili, l’innovazione tecnologica, la razionalizzazione della produzione
elettrica e dei consumi energetici;
- La promozione nel settore produttivo dell’ecoefficienza e della cooperazione
internazionale.
!
Convenzione di Rio: la biodiversità
Questa è considerata come una composizione di diversità genetica, ecosistemica,
paesaggistica e culturale, che pone l’uomo come parte integrante dei processi naturali.
L’Italia ha ratificato la Convenzione con la L.124 del 14 febbraio 1994.
La conservazione della natura in Italia ha fatto un notevole passo avanti con la Legge
Quadro sulle aree protette, Legge 394/91, che ha segnato l’inizio de coinvolgimento
delle realtà politiche, produttive e sociali locali nella gestione delle aree protette.
!
!
LEGISLAZIONE DELLE OO.PP.
Premessa
“in attuazione dell’articolo 97 della Costituzione l’attività amministrativa in materia di
opere e lavori pubblici deve garantirne la qualità ed uniformarsi a criteri di efficienza e
di efficacia, secondo procedure improntate a tempestività, trasparenza e correttezza,
nel rispetto del diritto comunitario e della libera concorrenza tra gli operatori.”
!
Così iniziava il testo della “Legge quadro in materia di lavori pubblici” nota come Legge
Merloni (L.109/1994) che ha innovato la disciplina sulle opere pubbliche.
!
Lavori pubblici: aspetti pubblicistici e privatistici
Gli enti pubblici, al pari delle persone fisiche e giuridiche godono della capacità
giuridica di diritto privato, possono quindi utilizzare lo strumento del contratto per
svolgere la propria azione e conseguire fini istituzionali.
!
Il procedimento da seguire sarà distinto in:
- Una fase procedimentale (prenegoziale) che andrò dall’idea di fare un’opera o un
lavoro e quindi alla decisione di concludere un contratto con un potenziale
contraente;
- Una fase di esecuzione, successiva alla stipula del contratto, che terminerà la
consegna ed il collaudo della fornitura dei beni e servizi.
La prima ha natura prettamente pubblicistica, dove si andrà ad individuare il soggetto
con il quale si concluderà il contratto;
la seconda è prevalentemente negoziale.
!
Per:
- Opera, si intende tutto ciò che è il risultato dell’attività dell’uomo finalizzata
alla realizzazione di un bene, cosa artificiale, che prima non c’era in natura.
- Lavoro, ci si riferisce allo sforzo dell’uomo finalizzato a trasformare un’opera o
una cosa esistente sia essa artificiale che naturale.
!
Il contratto di appalto
Il contratto di appalto, ricade nell’Art.1321 C.C.:
- “il contratto è l’accordo di 2 o più parti per costituire, regolare o estinguere tra
loro un rapporto giuridico patrimoniale”.
!
L’Art.1655 C.C., definisce poi l’appalto come:
- Il contratto con il quale una parte assume, con organizzazione dei mezzi
necessari e con gestione a proprio rischio il compimento di un’opera o di un
servizio verso un corrispettivo in denaro”.
!
L’impresa deve organizzare per proprio conto mezzi, mano d’opera, impianti e capitale
e tutto quanto risulta necessario per realizzare a regola d’arte, senza impegnare la
controparte per gli oneri gestionali oppure strumentali che sono sempre a carico
dell’appaltatore.
L’Art.2082 C.C. precisa che:
- L’imprenditore è chi esercita professionalmente un’attività economica
organizzata al fine della produzione e dello scambio di beni o di servizi.
!
!
!
Elementi essenziali dell’appalto sono:
- Un soggetto (appaltatore) assume verso l’altro (committente) il risultato di un
fare, vale a dire o il compimento di un’opera o il compimento di un servizio,
acquistando così il diritto ad un prezzo come corrispettivo.
!
Il contratto deve assumere obbligatoriamente la forma scritta e contenere le clausole
dirette a regolare il rapporto tra stazione appaltante e impresa, in relazione alle
caratteristiche dell’intervento con particolare riferimento a:
- Termini di esecuzione e penali
- Programma di esecuzione dei lavori
- Sospensioni o riprese dei lavori
- Oneri a carico dell’appaltatore
- Contabilizzazione dei lavori a misura o a corpo
- Liquidazione dei corrispettivi
- Controlli
- Specifiche modalità e termini di collaudo
- Modalità di soluzione delle controversie.
!
Al contratto poi è allegato il capitolato speciale d’appalto, che riguarda le prescrizioni
tecniche da applicare all’oggetto del singolo contratto, e che è distinto in 2 parti:
- Una contenente la descrizione delle lavorazioni
- L’altra contenente la specificazione delle prescrizioni tecniche.
!
Iter esecutivo delle opere pubbliche
Prima fase:
- Programmazione;
- Progettazione;
- Provvedimento a contrattare
Seconda fase:
- Gara;
- Aggiudicazione;
- Contratto;
- Esecuzione, gestione e verifica dei lavori;
- Consegna dell’opera;
- Collaudo
!
L’avviso di gara e i suoi contenuti
La pubblica amministrazione manifestano la loro intenzione di affidare un lavoro
pubblico tramite la pubblicazione di un avviso di gara (Art.64 e seg. Codice dei
Contratti), nel quale sono indicati i requisiti di partecipazione: indicazione essenziale è
rappresentata dall’elencazione delle categorie di lavorazione cui appartiene il lavoro.
!
Pubblicità bandi di gara
Sono previste varie forme di pubblicità per gli avvisi ed i bandi di gara in base alle fasce
suindicate di importo dei lavori:
- Per importi pari o superiori alla soglia comunitaria di 4.845.000 euro i bandi
vanno pubblicati su ! “gazzetta” Unione Europea – GU – due quotidiani nazionali
– due quotidiani locali – rete internet (DM 6.4.2001)
- Per importi inferiori su ! BUR – albo Pretorio comunale – Albi interni all’Ente –
quotidiani locali.
!
Contenuti avvisi di gara
Gli avvisi di gara devono contenere le seguenti indicazioni:
- Ente appaltante
- Natura ed entità delle opere
- Importo
- Requisiti partecipanti
- Sistema di aggiudicazione
- Criteri di aggiudicazione
- Termine ultimo per il completamento dei lavori
!
Definizioni (pg.163 a 169)
!
Sistema di qualificazione delle imprese
Il sistema di qualificazione, obbligatorio per qualunque impresa che voglia eseguire
lavori pubblici al di sopra dei 150.000 euro, è articolato in 2 fasi.
!
Categoria e classifiche
Le imprese di costruzione sono qualificate per:
- Categorie ! ossia tipologia di lavori.
- Classifiche ! ossia capacità tecnico-economico, nell’ambito delle categorie a
loro attribuite.
!
Qualificazione d’impresa
Le imprese per partecipare agli appalti devono qualificarsi presso società per azioni di
diritto privato definite SOA (Società Organismi di Attestazione) debitamente
accreditate dall’Autorità di vigilanza sui Lavori Pubblici, istituita presso il Ministero dei
LL.PP.
!
Le SOA rilasceranno alle imprese apposito attestato che dichiarerà per quale categoria
di lavorazione e per quale importo queste potranno partecipare agli appalti e assumere
lavori pubblici.
L’attestato rilasciato dalle SOA costituirà l’unico requisito necessario per partecipare
agli appalti, fatta eccezione per gli appalti di importo superiore ai 20.658.276 euro per i
quali le imprese dovranno dimostrare, otre all’attestato rilasciato dalle SOA, anche il
possesso di una cifra d’affari in lavori di importo pari a 3 volte l’importo a base d’asta.
!
I requisiti di ordine speciale ad ottenere la qualificazione delle SOA sono:
- Adeguata capacità economica e finanziaria, dimostrata dalle referenze bancarie e
da fatturato realizzato nell’esecuzione dei lavori pubblici;
- Adeguata idoneità tecnica e organizzativa, dimostrata nella presenza di adeguata
direzione tecnica e dall’esecuzione di lavori uguali, variamente valutati per
importo, a quelli per cui si chiede la qualificazione;
- Adeguata attrezzatura tecnica, dimostrata dalla dotazione stabile di attrezzature
di consistenza ed entità;
- Adeguato organico, dimostrato dal costo sostenuto per il personale dipendente.
!
Le imprese ogni 3 anni dovranno transitare nuovamente presso le SOA per vedere
confermata la loro iscrizione.
!
Le imprese richiedenti la qualificazione dovranno dimostrare anche il possesso di c.d.
requisiti di ordine generale attinenti alla c.d. moralità dell’imprenditore:
- Assenza di sentenze di condanna e non mafiosità
- Regolarità contributiva
- Assolvimento degli obblighi in materia di imposte
!
Fasce di importo per la qualificazione
Sono previste 3 fasce:
1) Lavori pubblici di importo fino a 150.000 euro
2) Appalti di importo superiore a 150.000 euro e inferiore al controvalore in euro di
5.000.000 di DSP
3) Appalti di importo pari o superiore al controvalore in euro di 5.000.000 DSP
!
1) Lavori pubblici di importo fino a 150.000 euro (Art.28 DPR 34/2000):
- le imprese possono partecipare a questo tipo di appalti se in possesso dei seguenti
requisiti di ordine tecnico-organizzativo:
a) importo dei lavori eseguiti direttamente nel quinquennio antecedente la data
di pubblicazione del bando non inferiore all’importo del contratto da
stipulare;
b) costo complessivo sostenuto per il personale dipendente non inferiore al 15%
dell’importo dei lavori eseguiti nel quinquennio antecedente la data di
pubblicazione del bando;
c) adeguata attrezzatura tecnica.
d) Non sono richiesti requisiti finanziari
!
!
2) Appalti di importo superiore a 150.000 euro ed inferiore al controvalore in
euro di 5.000.000 di DSP (Art.31 DPR 34/2000):
- Sono ammesse le imprese in possesso dei seguenti requisiti:
a) Cifra d’affari in lavori (negli ultimi 5 anni) non inferiore a 1,75 volte
l’importo dell’appalto da affidare;
b) Esecuzione dei lavori appartenenti alla categoria prevalente oggetto
dell’appalto di importo non inferiore al 60% di quello da affidare;
c) Costo complessivo sostenuto per il personale dipendente non inferiore al 15%
dell’importo dei lavori realizzati nel quinquennio, oppure in alternativa al
10% dell’importo lavori (di cui l’80% di personale tecnico laureato o
diplomato);
d) Attrezzatura tecnica di importo pari al 2% della cifra d’affari effettivamente
realizzata.
!
3) Appalti di importo pari o superiore al controvalore in euro di 5.000.000 DSP
(Art.32 DPR 34/2000):
- Ammesse le imprese in possesso dei seguenti requisiti:
a) Cifra d’affari in lavori non inferiore a 2 volte e mezzo l’importo dell’appalto
da affidare;
b) Esecuzione dei lavori realizzati nella categoria prevalente oggetto
dell’appalto, di importo non inferiore al 60% di quello dell’appalto da
affidare;
c) Esecuzione di un singolo lavoro, nella categoria oggetto dell’appalto, di
importo, non inferiore al 30% di quello dell’appalto da affidare, o in
alternativa di due lavori di importo complessivo non inferiore al 40%, o ancora
tre lavori di importo complessivo non inferiore al 50%;
d) Costo complessivo sostenuto per il personale dipendente, non inferiore al 15%
dell’importo dei lavori realizzati nel quinquennio, o in alternativa il 10%
dell’importo lavori (di cui l’80% di personale tecnico laureato o diplomato);
e) Attrezzatura tecnica riferita alla cifra d’affari effettivamente realizzata.
!
I singoli requisiti
Periodo di valutazione dei requisiti:
- La norma precisa che i requisiti debbano essere posseduti dalle imprese
partecipanti all’appalto nel quinquennio antecedente la pubblicazione dell’avviso
di gara.
Cifra d’affari in lavori:
- Unico requisito utilizzabile per la partecipazione agli appalti è rappresentato
unicamente dai ricavi maturati dall’impresa per lavori eseguiti.
Costo personale:
- Imprese possono dimostrare il requisito dichiarando 2 valori percentuali diversi
(15% della cifra d’affari posseduta o 10% della cifra d’affari posseduta): in un caso
sarà necessario che almeno il 40% del costo del personale sia rappresentato dal
costo sostenuto per il personale operaio, nel secondo che almeno l’80% del costo
sia costituito dal costo per il personale tecnico laureato o diplomato.
!
!
Dotazione stabile di attrezzature:
- Attrezzatura valutabile ai fini della dimostrazione del requisito sia unicamente
quella materialmente utilizzata in cantiere e cioè i mezzi e materiali funzionali
all’attività realizzativa in senso stretto.
Poiché il requisito di attrezzatura si compone di 3 voci essenziali, i valori di
ammortamento per i beni in proprietà, i canoni di noleggio, i canoni di locazione
finanziaria, è stabilito che almeno il 50% della dotazione stabile di attrezzatura
dell’impresa deve essere costituito da ammortamenti e canoni di locazione
finanziaria.
!
Le novità sul Codice dei Contratti d’appalto dei lavori pubblici rispetto alla legge
Merloni
I criteri di aggiudicazione sono previsti dal legislatore per garantire che nell’ambito dei
contratti di appalto sussista veramente un equilibrio economico tra le due prestazioni
contrattuali: la realizzazione dell’opera e il corrispettivo in denaro.
Infatti il contratto di appalto è un contratto a prestazioni corrispettive di tipo
oneroso, ciò vuol dire che alla prestazione di una parte dell’impresa, cioè l’impresa che
realizza l’opera, corrisponde un onere economico per l’altra parte, cioè il versamento di
un corrispettivo in denaro.
!
Definizione essenziale:
- Il contratto di appalto è un contratto a prestazioni corrispettive di tipo
oneroso.
!
I soggetti che stipulano il contratto di appalto, cioè le parti, sono:
- Da un lato una pubblica amministrazione, cioè un soggetto qualificabile come
soggetto pubblico;
- Dall’altro un privato, cioè un impresa privata, un soggetto che svolge l’attività
imprenditoriale nel settore delle costruzioni.
La particolarità della materia di cui ci occupiamo, è determinata dal fatto che una delle
parti di questo contratto è una pubblica amministrazione, cioè un soggetto pubblico e
quindi trattandosi di una pubblica amministrazione, non spende soldi propri, ma spende
soldi della collettività, ossia quei soldi che la pubblica amministrazione acquisisce
tramite il pagamento delle imposte, delle tasse, della fiscalità.
Quindi i cittadini sono interessati a sapere come l’amministrazione spende quei soldi.
Le esigenze fondamentali che governano il settore degli appalti dei lavori pubblici sono
2:
- La migliore qualità dell’opera da realizzare
- Il maggior risparmio in termini di costi.
!
La legislazione delle OO.PP. nella storia
Il settore degli appalti dei lavori pubblici ha trovato la sua prima disciplina nel 1865,
quando il legislatore di quell’epoca emanò una legge molto complessa e articolata che
andava sotto il nome di “Legge fondamentale sui lavori pubblici” (Legge n.2248).
Quando nei primi anni ’90, con “Tangentopoli”, sono accaduti fenomeni di corruzione
nel settore degli appalti, si è deciso che tutta la normativa emanata fino a quel
momento fosse una normativa che non garantiva più il corretto funzionamento di questa
materia.
Quindi venne approvata nel 1994 una nuova legge, detta Legge Merloni dal nome del
Ministero dei Lavori Pubblici dell’epoca.
Questa è una legge quadro sui lavori pubblici e ciò vuol dire una legge con cui si intende
disciplinare nuovamente e compiutamente tutto il sistema dei lavori pubblici.
Si limitava a fissare dei principi di carattere generale, e per la disciplina in dettaglio,
rimandava a dei regolamenti, cioè a dei provvedimenti normativi ulteriori che dessero
attuazione ai principi sanciti dalla legge quadro.
!
La tecnica legislativa usata in quell’occasione era:
- Emanazione di una legge di carattere generale che fissava principi ben precisi
- Poi a valle di questa legge l’emanazione di tutta una serie di provvedimenti
ulteriori che , in applicazione di quei principi generali stabilissero tutta una serie
di regole di dettaglio.
!
La stessa legge Merloni poi ha subito ben 3 modifiche, Merloni 1 (1994), Merloni bis
(1995), Merloni ter (1998), Merloni quater (2002).
A valle della legge Merloni Quater furono approvati dei provvedimenti attuativi e noi ne
segnaliamo 3 perché si continuano ad utilizzare ancora oggi:
- DPR N.34/2000 che ha abolito l’Albo nazionale dei Costruttori, cioè l’albo in cui
venivano iscritte tutte le imprese che svolgevano lavori pubblici, e si è dato vita
ad un nuovo sistema di qualificazione delle imprese che operano in questo
settore: il sistema fondato sulle cosiddette SOA (Società Organismi di
Attestazione) ! sono soggetti cui è demandato il compito di verificare che
un’impresa che opera nel settore dei lavori pubblici sia in possesso della
necessaria idoneità tecnica ed economica.
- DPR n.554 del 1999, provvedimento attuativo con cui veniva dettata la relativa
disciplina di dettaglio.
- DPR n.145 del 2000, dove è stato approvato il cosiddetto “Capitolato generale
dei lavori pubblici” ! provvedimento in cui sono raccolte tutte le norme di
carattere tecnico che devono presiedere alla realizzazione di un’opera pubblica,
quindi concretamente come si realizza quest’ultima.
!
La Comunità Europea produce tra l’altro delle norme a cui devono attenersi tutti i paesi
membri:
nel 2004 quest’ultima ha emanato la direttiva n.18 del 2004 che si occupa della
materia degli appalti, introducendo regole innovative diverse rispetto a quelle che erano
contenute nella legge Merloni Quater.
Per questo motivo le pubbliche amministrazioni hanno fatto pressione allo Stato italiano
affinché emanasse un provvedimento normativo per dare attuazione alla normativa
comunitaria:
- Questo provvedimento con cui è stata data attuazione alla direttiva comunitaria
n.18 del 2004 è il “Codice dei Contratti”.
!
!
!
!
Codice dei contratti pubblici per lavori, servizi e forniture
Questo Codice dei contratti pubblici è adottato con il DLgs n.163 del 12/04/2006.
!
Con il termine codice si ha la pretesa di manifestare un testo che raccoglie tutta la
normativa su questo settore;
Il termine contratti indica che quello di cui si occupa questo codice sono i contratti a
prestazioni corrispettive in cui un soggetto paga un prezzo e l’altro produce l’opera;
con il termine pubblici si intende dire che una delle due parti è un soggetto pubblico, la
pubblica amministrazione;
quando si parla di lavoro pubblico si intende sostanzialmente la realizzazione di
un’opera, di un manufatto, come una strada, un edificio, una diga, una galleria, un
ponte.
Il codice poi, oltre a riferirsi ai lavori, si riferisce anche ai servizi e forniture.
!
La novità del Codice dei contratti è che per la prima volta nel nostro paese si
disciplina in un unico provvedimento tutte e 3 le tipologie di contratti d’appalto, Lavori,
servizi e forniture: questo però ha creato dei problemi poiché hanno caratteristiche
assolutamente diverse.
Allo stato attuale quindi, applichiamo il Codice dei contratti e non applichiamo più la
legge Merloni, ma in carenza dei relativi provvedimenti attuativi continuiamo ad
applicare quelli adottati da parte della legge Merloni.
!
Si parla sempre della gara per permettere alla pubblica amministrazione di individuare
l’impresa a cui affidare il lavoro.
La gara infatti, è dal 1865, il meccanismo grazie al quale si ritiene che
l’amministrazione pubblica possa pervenire a quei risultati di migliore qualità della
realizzazione e maggior risparmio dei costi.
Il tutto avviene tramite una procedura di evidenza pubblica, dove l’amministrazione
deve:
- Pubblicare un bando di gara, rendendo nota la notizia che intende affidare la
realizzazione di un’opera;
- Raccogliere le offerte delle imprese specializzate che abbiano i requisiti
necessari;
- Svolgere la gara, indicando determinati parametri di valutazione;
- Individuare l’offerta migliore.
!
Qualificazione delle imprese
La valutazione del possesso dei requisiti di natura tecnica ed economica viene
attribuito, non alla singola amministrazione come accade in Europa, ma ad un soggetto
diverso:
questo terzo è stato per anni individuato nell’Albo nazionale dei Costruttori, ma dal
2000 in poi con il famoso regolamento DPR N.34 del 2000, l’idoneità tecnica ed
economica deve essere certificata dalle SOA.
!
La differenza fondamentale è che mentre l’Albo nazionale dei Costruttori era un
organismo pubblico, le SOA sono soggetti privati.
!
!
I 2 parametri fondamentali su cui viene condotta la qualificazione delle imprese sono:
- Tipologia di lavorazione
- Classi di importo
!
Per tipologia di lavorazione si intende dire che l’impresa ha l’idoneità tecnica che può
essere certificata in una determinata categoria lavorativa.
Le categorie sono divise in 2 grandi gruppi:
- Categorie di opere generali (sono 13), che contraddistinguono le lavorazioni più
comuni e hanno la sigla OG;
- Categorie di opere speciali (sono34), che contraddistinguono le lavorazioni più
particolari e hanno la sigla OS.
Infine poi c’è il dato essenziale che è quello della Classe di importo (8 classi).
!
Combinando questi 2 dati si è in grado di capire per quali tipologie di appalto e per
quale importo di appalto un’impresa è in grado di concorrere alle gare.
!
Se sono un soggetto di nuova formazione che, quindi, non ha mai operato nel settore
dei lavori pubblici, sarei chiaramente sprovvisto della possibilità di dimostrare i requisiti
necessari per ottenere il certificato della SOA: ma la norma prevede che si può ottenere
la qualificazione necessaria a concorrere agli appalti non solo usando i lavori pubblici già
eseguiti, ma anche usando lavori affidati da committenti privati.
!
Inoltre per ottenere la qualificazione va pagato un corrispettivo che va da un minio di
4.000 euro a un massimo di 20/25.000 euro a seconda del tipo di qualificazione che si va
a richiedere.
!
L’Albo nazionale dei costruttori era strutturato in un comitato che si riuniva
mensilmente presso il Ministero dei Lavori Pubblici, composto da una serie di soggetti
che erano, in parte, dipendenti della PA e, in parte, rappresentanti di organizzazioni di
categorie ed erano espressione dei sindacati. Chiunque entrava a far parte di questo
comitato, nel momento stesso in cui veniva nominato, diventava pubblico ufficiale:
- se quel pubblico funzionario commetteva un falso era sanzionabile dal punto di
vista penale.
Le SOA, invece, essendo dei soggetti privati, se nell’esercizio della loro attività di
qualificazione riconoscono all’impresa una qualificazione non veritiera, subiscono sì
delle sanzioni, ma non sono penalmente sanzionabili: e ciò ha portato alla sussistenza di
numerosi falsi posti in essere dalle SOA.
Il Codice dei contratti però con il tempo ha introdotto una serie di piccole modifiche
nel sistema della qualificazione, che servono a garantire maggiore serietà ed
affidabilità nell’attività di qualificazione da parte delle SOA:
- le SOA sono sì dei soggetti privati, ma svolgono una funzione pubblica, perché
servono a certificare le idoneità tecniche ed economiche delle imprese a
concorrere ad appalti pubblici, e in quanto tali il Codice dei Contratti ha
stabilito che le SOA devono essere definite come soggetti privati esercenti una
funzione pubblica, e in quanto tali se commettono un falso, sono penalmente
sanzionabili come se fossero dei pubblici ufficiali.
- Inoltre ,altra modifica riguarda l’Autorità di vigilanza per i lavori pubblici (un
organismo indipendente che ha sede in Roma e che attraverso il suo personale
tecnico controlla che le SOA si comportino correttamente): prima infatti non
potevano intervenire direttamente per annullare l’attestato di qualificazione,
mentre adesso il Codice dispone che può:
a) Invitare le SOA che ha rilasciato l’attestato di qualificazione a revocarlo;
b) Se le SOA entro il termine assegnato non ritira quell’attestato di
qualificazione l’autorità di vigilanza può intervenire direttamente e annullare
l’attestato di qualificazione non veritiero.
!
Ricapitolando la materia dei lavori pubblici si articola in queste 3 sezioni:
- La qualificazione delle imprese
- Procedure di gara
- Esecuzione del contratto di appalto
!
Meccanismo di qualificazione delle imprese
Un’impresa quindi per partecipare agli appalti di lavori pubblici, deve rivolgersi ad una
di queste SOA e dimostrare 4 tipi di requisiti:
- Cifra d’affari in lavori o fatturato dell’impresa
- Costo del personale dipendente
- Dotazione stabile di attrezzatura tecnica
- Lavori analoghi
Vengono presi in considerazione però solo gli ultimi 5 anni di vita dell’impresa e questa
scelta è stata ampiamente criticata dal mondo delle imprese poiché gli investimenti
pubblici sono inferiori rispetto al passato , quindi significa penalizzare eccessivamente le
imprese che operano esclusivamente in questo settore.
Per attenuare la rigidità si è dato un valore alla cosiddetta storia dell’impresa, per cui
quelle che sono iscritte da 10/20 anni in un tipo di attività ma che non hanno fatto nulla
negli ultimi 5 anni, subiranno sicuramente un declassamento della loro qualificazione ma
non la andranno a perdere completamente.
Questo avrebbe un duplice effetto positivo:
- In primo luogo consentirebbe di mantenere sul mercato operatori che per la loro
storia sono sicuramente in possesso della capacità tecnica di realizzare opere
pubbliche;
- Dall’altro si evita che le imprese rincorrano a tutti i costi l’aggiudicazione degli
appalti che porterebbe a una esasperata guerra nelle gare d’appalto che
verrebbero aggiudicate a ribassi mostruosi.
!
L’importo di gara viene deciso sulla base di risultati progettuali ricavabili dal progetto
esecutivo.
La regola è che l’iscrizione ad una classe d’importo abilita l’impresa a concorrere ad
appalti di importo pari a quella classe, incrementata del 20%. Se l’importo a base d’asta
supera questo tetto si deve passare alla classe di importo superiore, altrimenti l’impresa
non può concorrere.
L’attestato che rilascia la SOA, dura 5 anni, cioè per 4 anni l’impresa può partecipare
alle gare utilizzando l’attestato che le ha rilasciato la SOA. Scaduto questo termine,
l’attestato scade e l’impresa dovrò procedere ad una nuova qualificazione,
ridimostrando da capo tutti i requisiti che le sono stati richiesti per la precedente
qualifica.
!
Vediamo la situazione che si prospetta dovendo formare una ATI.
La regola è che ciascuna impresa all’interno dell’ATI (Associazione Temporanea di
Impresa), prenda il suo attestato di qualificazione SOA.
Esistono 2 tipi di associazione delle imprese:
- Associazione di tipo orizzontale, quella in cui le imprese che sono qualificate per
una medesima categoria, mettono insieme il loro attestato per sommare le classi
di importo e si riuniscono ad un’associazione temporanea di imprese per
partecipare ad una gara a cui non sarebbero riusciti a partecipare se si fossero
presentati da sole;
- Associazione di tipo verticale, quando ci sono 2 imprese specializzate in 2 diverse
categorie di lavorazioni e che si riuniscono in un’associazione temporanea di
imprese per poter partecipare alla realizzazione di un’opera che comporta la
qualifica in più categorie (esempio è quello della costruzione di una palazzina che
comporta opere non solo di edilizia civile ma anche di impianti).
I due tipi si possono anche mescolare e si può fare l’ATI del cosiddetto tipo misto.
!
Individuazione dell’offerta migliore durante una gara
Il criterio ordinario che viene usato per individuare l’offerta migliore è quella del
massimo ribasso: ossia l’impresa che presenterà il ribasso percentuale maggiore.
Quando però un ribasso è talmente eccessivo da risultare controproducente, diventa
anomalo e non viene preso in considerazione poiché è talmente elevato da non essere
più attendibile, e l’impresa che ha fatto quel ribasso per aggiudicarsi la gara, magari
non darà poi le effettive garanzie sulla corretta realizzazione del lavoro.
Bisogna perciò trovare l’equilibrio tra queste 2 esigenze:
- Maggior convenienza economica
- Miglior garanzia dell’attendibilità dell’offerta.
Il legislatore italiano si è così inventato un particolare meccanismo che va sotto il nome
di “meccanismo di individuazione delle offerte anomale”:
- questo tende ad individuare una soglia massima superata la quale i ribassi che
vengono presentati sono talmente eccessivi da non venire presi in considerazione
perché non danno garanzia circa la serietà dell’offerta e questa soluzione prende
il nome di scarto aritmetico medio e consiste in una formula matematica (vedi
pag. 208).
La normativa europea però, prevede che se l’amministrazione ritiene che l’impresa
abbia formulato un ribasso eccessivo non può scartarla automaticamente inventandosi
una formula matematica, ma deve chiamare l’impresa e chiederle spiegazioni su come
pensa di realizzare il lavoro con un ribasso del genere: se le giustificazioni sono
soddisfacenti, l’amministrazione le aggiudica il lavoro, se non lo sono, la esclude dalla
gara.
!
Altra novità introdotta consiste nel criterio dell’offerta economicamente più
vantaggiosa, dove vengono combinati una serie diverse di elementi di valutazione.
Non viene preso in esame solo il preso ma anche altri elementi di natura qualitativa,
come la riduzione dei tempi dell’esecuzione dell’appalto, l’uso di materiali migliori
rispetto a quelli previsti dall’amministrazione, migliorie progettuali rispetto al
progetto proposto dall’amministrazione etcetc…
Dalla combinazione di questi elementi ne scaturisce una valutazione complessiva
dell’offerta sia in termini economici sia in termini tecnici, all’esito della quale viene
individuata l’offerta a cui aggiudicare l’appalto.
In questo criterio si danno dei punteggi e poi si fa la somma: rimane fermo il principio
per cui l’attribuzione dei punteggi alle singole voci che vengono prese in
considerazione è stabilita dall’amministrazione.
!
!
!
!
!
!
DLgs 12 aprile 2006, n.163
Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle
direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE
Nel testo sono trattati fra l’altro i seguenti argomenti:
- ambito applicazione – requisiti – tipologie contratti – bandi e avvisi – termini –
criteri offerta – progettazioni – concorsi – contratti – sotto soglia – economie –
esecuzione lavori – collaudo lavori – concessioni – project finance – leasing – legge
obiettivo
!
DPR 5 ottobre 2010, n.207
Regolamento di esecuzione ed attuazione del decreto legislativo 12 aprile 2006, n.
163, recante “Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in
attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE”
Nel testo sono trattati fra l’altro i seguenti argomenti:
- progettazione – validazione – qualificazione – procedure di gara – criteri offerta –
garanzie – contratto – direzione lavori – subappalti e prezzi – economia –
contabilità – collaudo lavori – beni culturali – forniture e servizi – settori speciali
– contratti esteri.
!
!
!
!
!
!
!
!
La procedura aperta (o pubblico incanto)
Detta anche gara d'appalto o procedura a evidenza pubblica. Qui possono partecipare
tutte le ditte che facciano richiesta, purché abbiano i requisiti richiesti dalla tipologia
del lavoro o all'importo. Il prezzo più basso si determina in base al tipo di appalto, per i
lavori a misura si tiene conto dei prezzi unitari, per quelli a corpo si tiene conto
dell'offerta generale in base d'asta e per quelli misti si tiene conto dei prezzi unitari.
!
La procedura ristretta (o licitazione privata)
Possono partecipare alla gara per l'affidamento dei lavori tutte le ditte invitate dalla
P.A. procedente. Le ditte sono invitate alla fase di pubblicazione del bando di gara e alla
presentazione delle offerte, in linea con i requisiti fissati dalla Amministrazione.
!
La procedura negoziata (o trattativa privata)
I concorrenti vengono scelti e invitati alla gara di appalto, dalla stazione appaltante.
Anche in questo caso le imprese devono essere in possesso dei requisiti necessari. 1-Per
questa tipologia l'opera non deve superare l'importo di € 500.000,00. In caso di un'opera
di urgenza l'importo può essere anche superiore. A questo tipo di gare devono essere
invitate almeno 5 aziende («se sussistono aspiranti idonei in tale numero»)[1]. Tale
procedura è utilizzata (senza previa pubblicazione del bando di gara) in base all'art 57
D.Lgs. n. 163/2006 qualora in esito all'esperimento di una procedura aperta o ristretta
non sia stata presentata nessuna offerta, o nessuna offerta appropriata, o nessuna
candidatura.

Potrebbero piacerti anche