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La proteina spike prodotta

dai vaccini può danneggiare


i vasi sanguigni?
Fin dalla prima ondata della pandemia, nella primavera del
2020, si è capito che Covid-19 poteva essere molto più di
unʼinfezione delle vie respiratorie. Col passare dei mesi è
diventato chiaro che, nei casi più gravi, il coinvolgimento
di molti organi e tessuti diversi non deriva da un
attacco diretto del virus, ma dal danno che questo
provoca ai piccoli vasi sanguigni che li nutrono [1,2].
Su come ciò avvenga, però, ci sono ancora molti studi in
corso [3].

Uno dei più recenti ha messo in luce il ruolo della proteina


spike in questo fenomeno. SARS-CoV-2 è stato spesso
rappresentato come un riccio ricoperto di aculei, le
proteine spike, appunto, che si legano alle cellule
attraverso un recettore presente sulla membrana di
queste ultime, chiamato ACE2 [4]. Il lavoro pubblicato su
Circulation Research mostra che il danno alle superfici
interne dei vasi sanguigni, dette endoteli, può essere
provocato da questa proteina da sola, anche senza il
materiale genetico necessario per infettare le cellule. Ma
sottolinea anche che, perché questo fenomeno avvenga,
è indispensabile lʼinterazione tra la proteina spike e il suo
recettore ACE2. Non è insomma un danno meccanico,
come si potrebbe superficialmente pensare
guardando le immagini in cui il virus scorre nel sangue
con tutte le sue punte esposte. Non sono dei graffi
sulla parete a indurre la formazione di coaguli che
finiscono con lʼostacolare il flusso del sangue, ma un
meccanismo più complesso.

Dottore, cosa succede con i vaccini?

Questo studio, mal interpretato da qualcuno, ha fatto


pensare che attraverso lo stesso processo anche i vaccini
potessero provocare danni ai tessuti. I vaccini finora
autorizzati in Europa, infatti, fanno produrre allʼorganismo
proprio questa proteina spike, perché il sistema
immunitario impari a riconoscerla e sviluppare una
risposta che protegga da future infezioni.

Se però i vaccini spingono le cellule a produrre la


proteina spike, ed è questa la componente del virus
che provoca i danni più gravi, questi prodotti non
saranno pericolosi? Facendo produrre la proteina spike
con le istruzioni portate da un vaccino a mRNA o a
vettore adenovirale, non rischiamo di innescare le stesse
reazioni? A queste domande sembra proprio che si
possa rispondere con un rassicurante “no”, per una
lunga serie di ragioni ben spiegate dal chimico
farmaceutico Derek Lowe nel suo blog ospitato sulle
pagine di Science Translational Medicine [5].

Dottore, può spiegarmi come mai la proteina


spike prodotta dai vaccini è diversa da
quella prodotta dal virus?

Prima di tutto, è importante capire la differenza tra


lʼinfezione naturale e la vaccinazione. Nel primo caso, il
virus entra nellʼorganismo tramite le vie aeree e infetta le
cellule che le rivestono: si moltiplica al loro interno fino
a romperle per andare a infettare altre cellule e via via
raggiunge in enormi quantità il circolo sanguigno e si
distribuisce potenzialmente in tutto il corpo [6]. Si
calcola che al momento del picco dellʼinfezione
nellʼorganismo si trovino da 1 a 100 miliardi di particelle
virali [7], ciascuna delle quali porta sulla sua superficie
parecchie copie di spike, pronte a colpire i rivestimenti
dei vasi sanguigni, come descritto nel lavoro prima citato.

I vaccini, invece, sono somministrati nel muscolo deltoide


proprio perché questa posizione permette di evitare
facilmente arterie e vene. La maggior parte del prodotto
fluirà attraverso le vie linfatiche fino ai linfonodi, dove
cellule specializzate presenteranno la spike codificata dai
vaccini adenovirali o a mRNA alle cellule deputate a
innescare la risposta immunitaria; una certa quota invece
entrerà nelle cellule muscolari, che a loro volta
produrranno la proteina come da istruzioni contenute nel
vaccino e la esporranno ancorata nella loro membrana.
Non la liberano in circolo, se non accidentalmente, in
minima parte.
Quindi una parte della proteina spike, anche
minima, effettivamente entra in circolo?

In realtà, recentemente, usando un metodo molto


sensibile, alcuni ricercatori sono riusciti per la prima volta
a identificare la proteina spike e la sua componente S1 nel
sangue di 13 soggetti che avevano ricevuto la prima dose
del prodotto di Moderna. Dopo 14 giorni, quando la
risposta immunitaria è stata evocata, anche queste
tracce sono sparite, così come non compaiono più
dopo la seconda dose [8]. Anche questa è una grossa
differenza con lʼinfezione naturale, in cui spesso è più
difficile per le difese dellʼorganismo eliminare
rapidamente lʼenorme quantità di particelle virali in
circolo. Lowe dedica parte di un ulteriore post a spiegare
perché anche questo nuovo studio non deve destare
preoccupazione [9].

Gli studi per lʼautorizzazione del vaccino di Pfizer da


parte di EMA mostrano che il 99% del vaccino resta
nel sito di iniezione [10]. “È possibile naturalmente che
in piccola quantità riesca a entrare nel circolo sanguigno,
ma qualsiasi cellula riceva le istruzioni di produrre la
spike, la esporrà sempre sulla sua superficie, non la
riverserà nel sangue” spiega Lowe. Tutto quel che arriva
al fegato, poi, viene degradato e distrutto. Anche le
spike che si concentrano sulle cellule del sito di iniezione
svaniscono, per lo più in 72 ore, con eventuali pochi
residui a 5 giorni, mentre sappiamo che il virus, con il suo
carico di spike molto maggiore, resta in media
nellʼorganismo una settimana, ma in alcuni casi può
persistere per mesi.

Ci sono altri elementi da tenere in


considerazione?

Ad esempio dobbiamo ricordare che, con lʼunica


eccezione di quello di AstraZeneca, le istruzioni
contenute negli altri vaccini attualmente autorizzati
codificano per una proteina spike in una conformazione
diversa da quella che si può legare al recettore, per cui la
probabilità che possa interagire, creando problemi, cala
ulteriormente [11].

Infine, mentre la risposta naturale allʼinfezione prevede la


produzione di moltissimi anticorpi, alcuni dei quali
possono avere affinità con componenti dellʼorganismo,
provocando le reazioni autoimmuni che potrebbero
essere alla base delle forme croniche di Covid-19 (la
cosiddetta “long covid”), gli anticorpi prodotti in
seguito alla vaccinazione sono diretti in maniera
specifica contro spike e sono quindi una gamma
molto più ristretta, che ha meno probabilità di sbagliare
bersaglio e colpire lʼorganismo [12]. Insomma, anche
tenendo conto il ruolo della proteina spike nellʼinfezione,
vaccinarsi resta la scelta più sicura.