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L. Geymonat, E. Boncinelli, F. Cattaneo, P.

Cresto-Dina,
M. Gufanti, E. Manera, S. Tagliagambe, D. Zucchello

IL PENSIERO FILOSOFICO,
LA REALTÀ, LA SOCIETÀ
con Percorsi di cittadinanza critica
3

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IL PENSIERO FILOSOFICO,
LA REALTÀ, LA SOCIETÀ 3
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di impianto storico-tematico scanditi in:

Unità Profilo
Incentrate sui principali pensatori
e/o sulle correnti filosofiche più significative,
sono proposte secondo una prospettiva
storico-filosofica.

Unità Tema
Rintracciano connessioni fra autori, correnti
e opere attorno a un tema specifico.

Unità Opera
Contestualizzano un’opera e propongono
un apparato di Letture che ne evidenziano
i nodi testuali.

Mappa dei testi


Visualizza l’organizzazione e la reperibilità dei testi
antologici nel manuale cartaceo e nell’eBook,
con un breve abstract riassuntivo per ogni brano.

Testi in primo piano


Brani modello per l’interpretazione di un autore
o di un movimento, presentati in anteprima.

Evoluzione del pensiero scientifico


Approfondimenti dedicati alla storia della scienza
e ai suoi legami con il sapere filosofico.

Filosofia e scienza
Schede a cura di Edoardo Boncinelli, proposte per
riflettere sulle tematiche scientifiche e proiettarle
nell’attuale dibattito filosofico.

PRESENTAZIONE
alla navigazione allo studio
Le attività
e gli strumenti di riflessione
Percorsi di cittadinanza critica
• I significati dell’alimentazione e del cibo
• Il primato dell’economia sulla politica
• Indifferenza della natura e dimensione etica
• La costruzione dell’identità personale
• Conformismo, obbedienza, violenza
• Scienza e scientismo
Un’opportunità per esercitare le competenze filosofiche
partendo dalle problematiche di oggi.

Laboratorio delle competenze filosofiche


Rivolto alla classe come “comunità di ricerca” è associato
a ogni Percorso.

Fissiamo le idee • Per riflettere Sintesi


Dal testo ai nodi concettuali Organizzate in domanda e risposta, ripercorrono
Domande e attività di stimolo alla riflessione, i concetti chiave di ogni Unità; sono disponibili anche
poste al termine delle sezioni antologiche. in formato audio.

Verifica delle competenze InClasse


Esercizi di analisi e comprensione, fruibili La piattaforma dove può essere allestita la classe
anche in modalità interattiva nell’eBook. virtuale per svolgere verifiche e condividere contenuti.

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Redattore responsabile: Sergio Raffaele


Tecnico responsabile: Daniela Maieron
Redazione e ricerca iconografca: Alexandra Fronduti
Redazione digitale: Sergio Raffaele, Davide Beltramelli
Progetto grafco: Studio Talarico, Daniela Maieron
Copertina: Simona Corniola, Michele Riffaldi
Impaginazione e prestampa: Fotocomposizione Finotello snc – Borgo San Dalmazzo (CN)
Cartografa: Studio Talarico – Lissone (MI)

Art Director: Nadia Maestri

L’opera originale di Ludovico Geymonat è stata unitariamente rivista e progettata in ogni sua parte da tutti gli autori.
Si ringraziano il professor Marco Rovelli per il contributo nella revisione del volume 3 e il professor Alessandro Della Corte
per il suo contributo nella stesura delle schede di Evoluzione del pensiero scientifco.
Si ringrazia la professoressa Renata Tinini per la progettazione e la cura dell’apparato didattico (in collaborazione con i professori
Daniela Gonella e Giulio Toffoli); la professoressa Elena Gatti per la realizzazione delle attività didattiche legate ai Classici della
flosofa UTET.

Proprietà letteraria riservata


© 2015 De Agostini Scuola SpA – Novara
1ª edizione: gennaio 2015
Printed in Italy

Le fotografie di questo volume sono state fornite da: De Agostini Picture Library, Contrasto/Album, Corbis, Foto Scala Firenze,
Getty Images, Lessing, Marka, Shutterstock
In copertina: Testa monumentale, opera di Igor Mitoraj, La Defense, Parigi. Foto di Jean-Marc Charles / Marka
Ricerca iconografica di copertina: Cristina Colombo

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Indice

1 Percorso 1 LA FILOSOFIA DOPO HEGEL

2 Introduzione 41 ABSTRACT
TEMA Unità 2
3 1. Le trasformazioni sociali dell’Ottocento
La filosofia della musica
5 2. La reazione a Hegel
nell’Ottocento.
Il caso Wagner
1. L’estetica musicale nell’età romantica

eBook
7 OPERA Unità 1 Il Don Giovanni di Mozart nelle letture
“romantiche”: Hoffmann e Kierkegaard
Il mondo come volontà
2. Wagner: la concezione del «dramma
e rappresentazione musicale»
di Schopenhauer Il teatro di Bayreuth
7 1. La scheda 3. L’incontro di Wagner con la filosofia di
8 Vita e opere di Arthur Schopenhauer Schopenhauer
9 La struttura dell’opera
TESTI
10 2. I temi T1 Wagner, L’opera d’arte come sintesi di VII
13 Il principio di ragione tutte le forme espressive dell’uomo
22 Schopenhauer e Leopardi: T2 Schopenhauer, La portata metafisica
un confronto possibile? della musica
24 3. NODI T3 Wagner, Sotto il segno di Schopenhauer
24 N1 Schopenhauer, Libro primo: ATTIVITÀ PER LO STUDIO
il mondo come rappresentazione
27 N2 Schopenhauer, Libro secondo:
la volontà
30 N3 Schopenhauer, Libro terzo:
le idee e l’arte
eBook N4 Schopenhauer, Libro quarto:
42 PROFILO Unità 3
il pessimismo e la negazione
della volontà Kierkegaard
34 IN SINTESI 42 1. La critica al razionalismo
e l’esistenza singolare
37 VERIFICA DELLE COMPETENZE
44 Vita e opere di Søren Kierkegaard
38 FILOSOFIA E SCIENZA
45 2. Le due alternative inconciliabili
Il concetto di natura
dell’esistenza
46 La struttura di Enten-Eller
48 3. La fede in Cristo, il singolo, la folla
51 IN SINTESI

IN PRIMO PIANO
53 Kierkegaard, Sistema ed esistenza

56 TESTI
57 T1 Kierkegaard, Lo stadio estetico
eBook T2 Kierkegaard, Lo stadio etico
eBook T3 Kierkegaard, La fede come paradosso

INDICE
eBook T4 Kierkegaard, Il concetto dell’angoscia 78 PROFILO Unità 5
eBook T5 Kierkegaard, Che cos’è la disperazione?
Marx
63 VERIFICA DELLE COMPETENZE
78 1. Marx: la filosofia della prassi
79 Vita e opere di Karl Marx
80 2. La critica a Hegel e Feuerbach
65 PROFILO Unità 4
82 3. Il materialismo storico
La sinistra hegeliana. 86 4. Il capitale
Feuerbach 91 5. Il destino del capitale
65 1. Il dibattito tra destra e sinistra hegeliana
66 Strauss, Bauer, Stirner e Ruge 93 ABSTRACT Cittadinanza critica
67 2. L’umanesimo di Feuerbach
67 Vita e opere di Ludwig Feuerbach Il primato dell’economia
70 FILOSOFIA E SCIENZA sulla politica
Materiale e immateriale

94 IN SINTESI
74 ABSTRACT Cittadinanza critica
IN PRIMO PIANO

I significati 97 Marx, Il «nocciolo razionale» del metodo


dialettico e il suo «guscio mistico»
dell’alimentazione
e del cibo 100 TESTI
100 T1 Marx, L’alienazione e il lavoro
70 IN SINTESI
104 T2 Marx, Struttura e sovrastruttura
76 TESTI eBook T3 Marx, La lotta di classe e la società
eBook T1 Feuerbach, Religione e filosofia: lo futura
VIII sguardo sull’uomo eBook T4 Marx, L’analisi della merce e il plusvalore
eBook T2 Feuerbach, L’uomo concreto 106 VERIFICA DELLE COMPETENZE
77 VERIFICA DELLE COMPETENZE 108 LABORATORIO DELLE COMPETENZE
FILOSOFICHE IL LAVORO

115 Percorso 2 SCIENZA E SOCIETÀ NELL’OTTOCENTO

116 Introduzione 126 3. Comte: l’unità del sapere e la


classificazione delle scienze
117 1. Il positivismo: una presentazione
129 4. Comte: la scienza della società
118 2. L’età della scienza e dell’industria 130 Comte: la Religione dell’Umanità
119 3. I punti salienti del dibattito 131 5. Mill: positivismo ed empirismo
133 6. Mill: la logica
134 Vita e opere di John Stuart Mill
120 PROFILO Unità 1 135 7. Mill: etica e religione
138 IN SINTESI
L’età del positivismo
120 1. Il positivismo, la scienza, il materialismo IN PRIMO PIANO

122 2. Comte: lo sviluppo delle scienze e la 142 Comte, Sapere e prevedere: la nuova
legge dei tre stadi politica positiva
123 Vita e opere di Auguste Comte

INDICE
144 TESTI
eBook T1 Comte, Il popolo e la filosofia positiva 197 ABSTRACT Cittadinanza critica
145 T2 Comte, La legge dei tre stadi e la
filosofia positiva
eBook T3 Comte, La classificazione delle scienze e Indifferenza della natura
la fondazione della fisica sociale e dimensione etica
eBook T4 Mill, Per una scienza dell’uomo
148 T5 Mill, L’asservimento delle donne
198 IN SINTESI
152 VERIFICA DELLE COMPETENZE
200 TESTI
153 FILOSOFIA E SCIENZA
La biomedicina eBook T1 Spencer, La legge dell’evoluzione
eBook T2 Spencer, L’evoluzione sociale
157 EVOLUZIONE DEL PENSIERO FILOSOFICO
Il (temporaneo) coronamento di un grandioso eBook T3 Spencer, Regime militare e regime
disegno
industriale
201 VERIFICA DELLE COMPETENZE

161 OPERA Unità 2 202 ABSTRACT


TEMA Unità 4
L’origine delle specie Ideologia del progresso
di Darwin e società borghese
161 1. La scheda 1. Industrializzazione e progresso
162 Vita e opere di Charles Darwin eBook Le esposizioni universali
163 Marxismo ed evoluzionismo
2. La critica del progresso
165 2. I temi
IN SINTESI
170 Le prove in favore della teoria
darwiniana TESTI
172 FILOSOFIA E SCIENZA T1 Owen, Il progresso della conoscenza IX
I geni e il genoma e la felicità di tutti
176 FILOSOFIA E SCIENZA
T2 Comte, La dinamica sociale
L’evoluzione biologica
e il perfezionamento dell’umanità
T3 Nietzsche, La modernità come
180 3. NODI
décadence
180 N1 Darwin, Il problema fondamentale della T4 Benjamin, Concetto di progresso
teoria evoluzionistica e teoria critica della storia
182 N2 Darwin, La lotta per l’esistenza e la
selezione naturale VERIFICA DELLE COMPETENZE
180 N3 Darwin, L’albero della vita
eBook N4 Darwin, La distribuzione geografica 203 FILOSOFIA E SCIENZA
delle specie viventi Geni ed età
187 VERIFICA DELLE COMPETENZE 207 LABORATORIO DELLE COMPETENZE
FILOSOFICHE EVOLUZIONE

188 PROFILO Unità 3

Il positivismo evoluzionistico
di Spencer
188 1. Le ragioni del successo del positivismo
evoluzionistico
189 2. Scienza, religione e filosofia
189 Vita e opere di Herbert Spencer
191 3. L’evoluzionismo
193 4. La psicologia
194 5. La sociologia e l’etica

INDICE
PENSIERO DELLA CRISI E RIVOLUZIONI
213 Percorso 3 EPISTEMOLOGICHE TRA XIX E XX SECOLO

214 Introduzione 270 OPERA Unità 2


215 1. Da un secolo all’altro: 1870-1939
Sull’utilità e il danno della
218 2. Filosofia, scienza, psicoanalisi
storia per la vita di Nietzsche
270 1. La scheda
272 2. I temi
221 PROFILO Unità 1
274 La seconda inattuale e la società
dello spettacolo
Nietzsche NODI
276 3.
221 1. La biografia di un pensiero 277 N1 Nietzsche, La dimensione storica della
222 Vita e opere di Friedrich Nietzsche vita dell’uomo e la necessità dell’oblio
224 2. Arte e filosofia 279 N2 Nietzsche, In tre modi l’uomo ha
nella Nascita della tragedia bisogno della storia
282 N3 Nietzsche, L’eccesso di conoscenza
228 3. La critica nietzscheana della cultura da storica
Umano, troppo umano alla Gaia scienza
283 N4 Nietzsche, I rimedi contro la malattia
230 La critica del genio artistico storica
231 4. I significati del nichilismo
285 VERIFICA DELLE COMPETENZE
234 Come il “mondo vero” finì per diventare
favola
236 5. La filosofia dell’eterno ritorno 286 ABSTRACT
TEMA Unità 3
239 6. La volontà di potenza
X 240 La volontà di potenza come arte Il movimento di critica
243 IN SINTESI della scienza
1. L’empiriocriticismo di Mach
eBook

IN PRIMO PIANO
Vita e opere di Ernst Mach
247 Nietzsche, Mondo “vero” e mondo
“apparente” 2. Il convenzionalismo di Poincaré
Vita e opere di Jules-Henri Poincaré
251 TESTI
3. Duhem: convenzionalismo sofisticato
252 T1 Nietzsche, Apollineo e dionisiaco ne e olismo
La nascita della tragedia
Vita e opere di Pierre Duhem
eBook T2 Nietzsche, La scienza e la non scienza
come esigenze complementari: IN SINTESI
il doppio cervello
TESTI
eBook T3 Nietzsche, L’intellettualizzazione
della musica T1 Mach, L’applicazione del metodo
dell’analisi degli elementi
256 T4 Nietzsche, L’arte come buona volontà
dell’apparenza T2 Poincaré, Principi, ipotesi e leggi
258 T5 Nietzsche, Le tre cause del nichilismo T3 Poincaré, La scelta dei fatti
262 T6 Nietzsche, L’eterno ritorno: T4 Duhem, L’impossibilità di un
la visione e l’enigma esperimento cruciale in fisica

268 VERIFICA DELLE COMPETENZE VERIFICA DELLE COMPETENZE

287 FILOSOFIA E SCIENZA


Controllo e programma

INDICE
290 ABSTRACT
PROFILO Unità 4 328 2. La nascita della psicoanalisi
329 3. L’interpretazione dei sogni
Neocriticismo e storicismo 331 4. La teoria della sessualità
1. La Scuola di Marburg: Cohen e Natorp
eBook
333 5. Le pulsioni e i loro conflitti
2. Cassirer: l’uomo come
334 6. La psicoanalisi come terapia
animal symbolicum
Vita e opere di Ernst Cassirer 336 7. La psicoanalisi come teoria dell’apparato
psichico
3. La Scuola di Heidelberg:
Windelband e Rickert 338 8. La psicoanalisi dopo Freud
339 Psicoanalisi e scienze sociali
4. Lo storicismo: Dilthey
Gli sviluppi dello storicismo 340 9. Jung e la psicologia analitica
340 Vita e opere di Carl Gustav Jung
5. La sociologia: Weber
Vita e opere di Max Weber eBook FILOSOFIA E SCIENZA
Malattia, salute, benessere
IN SINTESI
342 IN SINTESI
TESTI
IN PRIMO PIANO
T1 Dilthey, La definizione delle scienze
dello spirito 346 Freud, Inconscio e rimozione nella Gradiva
T2 Dilthey, La distinzione fra le scienze di Jensen
della natura e le scienze dello spirito
350 TESTI
VERIFICA DELLE COMPETENZE 351 T1 Freud, Il significato dei sogni
353 T2 Freud, La scoperta della sessualità
infantile
291 PROFILO Unità 5 eBook T3 Freud, La seduta analitica
e le «resistenze»
Bergson e lo spiritualismo 355 T4 Freud, La formazione del Super-Io
francese eBook T5 Jung, La persona
291 1. La nascita e lo sviluppo 358 VERIFICA DELLE COMPETENZE
XI
dello spiritualismo
294 2. Bergson: la coscienza del tempo 360 ABSTRACT Cittadinanza critica
come «durata»
295 Vita e opere di Henri Bergson
298 3. Bergson: l’evoluzione creatrice
La costruzione dell’identità
301 Bergson e Sorel personale
302 FILOSOFIA E SCIENZA
Tempo e durata 361 FILOSOFIA E SCIENZA
308 IN SINTESI L’infinitamente piccolo

IN PRIMO PIANO
364 EVOLUZIONE DEL PENSIERO SCIENTIFICO
Una scienza inquieta:
310 Bergson, Il comico, l’anima, la vita nuove crisi e nuove rivoluzioni

314 TESTI
314 T1 Bergson, Il tempo come durata 368 ABSTRACT
Unità 7
PROFILO
eBook T2 Bergson, Materia e memoria
317 T3 Bergson, Lo slancio vitale La psicologia del Novecento
322 VERIFICA DELLE COMPETENZE 1. La psicoanalisi freudiana
eBook

2. Le scuole psicologiche
Vita e opere di Jean Piaget
324 PROFILO Unità 6 IN SINTESI
VERIFICA DELLE COMPETENZE
Freud e il movimento
psicoanalitico
324 1. La rivoluzione psicoanalitica
326 Vita e opere di Sigmund Freud

INDICE
369 PROFILO Unità 8 401 PROFILO Unità 10

Il neoidealismo Il pragmatismo
369 1. Croce: un percorso nella cultura italiana 401 1. La filosofia del XIX negli Stati Uniti
dal primo Novecento alla caduta del 403 2. Segni e pensiero in Peirce
fascismo
403 Vita e opere di Charles Sanders Peirce
370 «La Critica» e le altre riviste nell’Italia
d’inizio secolo 406 3. Realtà e verità: il pragmatismo di Peirce
372 2. Croce: la filosofia dello spirito e il nesso 411 4. James: la volontà di credere
dei «distinti» 412 Vita e opere di William James
374 3. Croce: le forme dell’attività teoretica 415 5. Lo strumentalismo di Dewey
e pratica 415 Vita e opere di John Dewey
377 4. La filosofia secondo Croce 418 6. Etica, pedagogia e politica nel pensiero
378 5. Gentile: l’attualismo di Dewey
379 Vita e opere di Giovanni Gentile 420 7. Gli sviluppi del pragmatismo in Mead
380 6. La libertà dello spirito e l’idea gentiliana 423 IN SINTESI
di filosofia
426 TESTI
382 IN SINTESI
eBook T1 Peirce, Segni e semiosi
IN PRIMO PIANO 426 T2 Peirce, Significato e abiti d’azione
384 Croce, La verità nel pensare e la filosofia eBook T3 Dewey, Esperienza e scoperta
dei fatti particolari
429 VERIFICA DELLE COMPETENZE
388 TESTI 430 LABORATORIO DELLE COMPETENZE
388 T1 Croce, Forma e contenuto nell’arte FILOSOFICHE LA CRISI
eBook T2 Gentile, Il pensiero in atto
391 VERIFICA DELLE COMPETENZE
XII
Lavorare su un classico

393 PROFILO Unità 9 Nietzsche


Neoscolastica e personalismo Opere filosofiche
393 1. Modernismo e filosofia dell’azione
393 2. Il neotomismo: Maritain
395 3. Il personalismo: Mounier
396 IN SINTESI

397 TESTI
397 T1 Maritain, Umanesimo, cristianesimo,
modernità
eBook T2 Mounier, Individuo, persona, comunità
400 VERIFICA DELLE COMPETENZE

INDICE
TRA FENOMENOLOGIA
433 Modelli 1 ED ESISTENZIALISMO

434 Introduzione 493 VERIFICA DELLE COMPETENZE

435 1. Una proposta di articolazione


436 2. La filosofia europea di fronte alla storia
495 PROFILO Unità 3

Il “secondo” Heidegger
438 PROFILO Unità 1 495 1. Pensiero dell’essere e storia
della metafisica
Husserl e la fenomenologia
498 2. Essere e verità
438 1. Il significato della fenomenologia
501 3. Eventualità dell’essere e linguaggio
439 Vita e opere di Edmund Husserl
503 I «sentieri» di Heidegger
442 2. La fondazione husserliana della
fenomenologia 505 FILOSOFIA E SCIENZA
L’età della tecnica
445 3. L’ultima fase del pensiero di Husserl
509 IN SINTESI
450 IN SINTESI
IN PRIMO PIANO
IN PRIMO PIANO
511 Heidegger, Pensare nella forma del
452 Husserl, Filosofie della Weltanschauung colloquio: linguaggio e differenza
e la filosofia scientifica ontologica

456 TESTI 514 TESTI


457 T1 Husserl, Il vedere eidetico 514 T1 Heidegger, L’essenza della tecnica
eBook T2 Husserl, Come devono essere 518 T2 Heidegger, La verità dell’arte XIII
interpretate le essenze?
458 T3 Husserl, Il mondo dell’atteggiamento 524 VERIFICA DELLE COMPETENZE
naturale
460 T4 Husserl, L’epoché
eBook T5 Husserl, La crisi delle scienze
525 TRADIZIONI Unità 4
461 T6 Husserl, Il mondo-della-vita
464 VERIFICA DELLE COMPETENZE Gli sviluppi
della fenomenologia
525 1. Una storia di “eresie”
466 OPERA Unità 2 526 2. Scheler: l’uomo, il mondo e i valori
529 3. Il tema dell’empatia e il contributo di
Il problema più originario. Edith Stein
Essere e tempo di Heidegger 531 Husserl e l’esperienza dell’altro
466 1. La scheda 533 4. Merleau-Ponty: il mondo vissuto,
467 2. I temi il corpo e la percezione
468 Vita e opere di Martin Heidegger 536 5. Lévinas: l’alterità, la relazione etica
472 Il circolo ermeneutico e la responsabilità
479 IN SINTESI 540 IN SINTESI
482 3. NODI IN PRIMO PIANO
483 N1 Heidegger, L’analitica dell’Esserci 542 Lévinas, La manifestazione di Altri
485 N2 Heidegger, Utilizzabilità dell’ente e
funzione del segno 545 TESTI
489 N3 Heidegger, Il circolo della comprensione eBook T1 Scheler, In un primo tempo l’uomo vive
eBook N4 Heidegger, La situazione emotiva più negli altri che in se stesso
dell’angoscia eBook T2 Lévinas, L’epifania degli Altri
eBook N5 Heidegger, L’essere-per-la-morte
546 VERIFICA DELLE COMPETENZE
eBook N6 Heidegger, Temporalità e storicità

INDICE
547 TRADIZIONI Unità 5 568 OPERA Unità 6

L’esistenzialismo L’uomo, la libertà, il rapporto


547 1. Caratteri generali dell’esistenzialismo col mondo. L’essere e il nulla
549 2. Jaspers: esistenza, destino, fede di Sartre
550 Vita e opere di Karl Jaspers 568 1. La scheda
552 3. Sartre: esistenzialismo, umanismo, 569 2. I temi
impegno 572 Lo scoglio del solipsismo
553 Vita e opere di Jean-Paul Sartre NODI
574 3.
554 L’esistenzialismo religioso di Marcel 574 N1 Sartre, La malafede
557 IN SINTESI 577 N2 Sartre, Libertà e responsabilità
560 TESTI 581 VERIFICA DELLE COMPETENZE
560 T1 Jaspers, Analisi di una situazione-limite 582 FILOSOFIA E SCIENZA
563 T2 Sartre, Libertà e decisione Determinismo e libertà
567 VERIFICA DELLE COMPETENZE 586 LABORATORIO DELLE COMPETENZE
FILOSOFICHE ESISTENZA

LOGICA, FILOSOFIA DEL LINGUAGGIO,


593 Modelli 2 EPISTEMOLOGIA

594 Introduzione 619 T4 Russell, Cambridge e la rivolta contro


XIV l’idealismo
595 1. Dalla logica alle macchine intelligenti 620 T5 Russell, I tratti distintivi dell’empirismo
logico
eBook T6 Russell, Fatti e linguaggio
eBook T7 Whitehead, Il concetto di natura
599 TRADIZIONI Unità 1
621 VERIFICA DELLE COMPETENZE
La filosofia analitica
599 1. Moore: filosofia e senso comune
601 Vita e opere di George Edward Moore
622 OPERA Unità 2
603 2. Frege: senso e significato
604 3. Russell: dal logicismo al problema del Il Tractatus logico-
rapporto tra linguaggio e mondo
606 Vita e opere di Bertrand Russell
philosophicus
610 Il formalismo di Wittgenstein
611 4. Realismo ed empirismo in Whitehead 622 1. La scheda
612 La realtà come continuum e la fisica 623 Vita e opere di Ludwig Wittgenstein
contemporanea 624 2. I temi
612 Vita e opere di Alfred North Whitehead 632 La struttura del Tractatus
614 IN SINTESI 637 3. NODI
637 N1 Wittgenstein, Raffigurare, dire
617 TESTI
e mostrare
618 T1 Moore, La confutazione dell’idealismo: 639 N2 Wittgenstein, Il senso del mondo
la coscienza e il suo oggetto e la filosofia
eBook T2 Moore, La dimostrazione della verità
delle proposizioni che parlano di cose 642 VERIFICA DELLE COMPETENZE
esterne a noi
eBook T3 Moore, La definizione di bene

INDICE
643 TRADIZIONI Unità 3 688 La concezione evoluzionistica
della conoscenza
Il neopositivismo 690 2. La società aperta
643 1. La nascita della filosofia scientifica 692 L’individualismo metodologico
645 2. Il Circolo di Vienna 695 3. La teoria dei tre mondi
646 Le comuni origini di scienza e 697 IN SINTESI
democrazia
IN PRIMO PIANO
647 3. Schlick: la teoria del significato
700 Popper, Il problema di Hume
649 Vita e opere di Moritz Schlick
652 4. Carnap: l’analisi logica del linguaggio 704 TESTI
654 Vita e opere di Rudolf Carnap 704 T1 Popper, Verità e verosimiglianza
656 5. Neurath: la scienza unificata 707 T2 Popper, La soluzione del problema di
Hume
656 Un illustre collaboratore
dell’Enciclopedia eBook T3 Popper, La società aperta

659 IN SINTESI 710 VERIFICA DELLE COMPETENZE

IN PRIMO PIANO
662 Carnap, Le teorie scientifiche sono come
mappe 711 PROFILO Unità 6
TESTI
666 Il dibattito epistemologico
666 T1 Reichenbach, La nuova filosofia
scientifica
postpopperiano
668 T2 Carnap, Il Circolo di Vienna 711 1. La concezione linguistica delle teorie
eBook T3 Carnap, Le teorie scientifiche sono come 714 2. La concezione strutturalistica delle teorie
mappe scientifiche
670 VERIFICA DELLE COMPETENZE 716 3. Kuhn: la teoria dei paradigmi scientifici
720 Kuhn, Calvino e le città impossibili XV
721 4. Feyerabend: «tutto va bene»
671 TRADIZIONI Unità 4 723 5. Lakatos: la metodologia dei programmi
di ricerca
Il “secondo” Wittgenstein 724 Vita e opere di Imre Lakatos
671 1. Linguaggio e forme di vita 726 6. Il modello francese: Bachelard
673 Le ultime opere di Wittgenstein 727 Vita e opere di Gaston Bachelard
676 Il metodo e il ruolo della filosofia 728 La metafisica dell’immaginario
nelle Ricerche filosofiche 731 IN SINTESI
678 IN SINTESI
734 TESTI
679 TESTI 735 T1 Hanson, La centralità
679 T1 Wittgenstein, La definizione di gioco dell’organizzazione
linguistico nella percezione visiva
eBook T2 Wittgenstein, “Vedere che” e “vedere 738 T2 Kuhn, L’importanza dei manuali nella
come” formazione dei ricercatori
740 T3 Kuhn, L’incommensurabilità delle teorie
683 VERIFICA DELLE COMPETENZE scientifiche
eBook T4 Kuhn, «Incommensurabilità» non
significa intraducibilità
eBook T5 Lakatos, Tra convenzionalismo e
684 PROFILO Unità 5
falsificazionismo
eBook T6 Bachelard, La complessità della filosofia
Popper e il falsificazionismo scientifica
684 1. Dal verificazionismo al falsificazionismo
744 VERIFICA DELLE COMPETENZE
685 Vita e opere di Karl Raimund Popper
687 Le possibili cause del conflitto tra una
teoria e le sue risultanze empiriche

INDICE
ABSTRACT
745 CASI E Unità 7

eBook
DIBATTITI
IN PRIMO PIANO
La filosofia della mente Searle, «Il test delle stanze cinesi»
1. L’olismo di Quine
eBook
TESTI
Vita e opere di Willard Van Orman Quine
T1 Quine, L’indeterminatezza della
Le tendenze contemporanee traduzione
nella filosofia della mente
T2 Fodor/Johnson-Laird, Il funzionalismo
2. Il funzionalismo: Putnam e Fodor e la teoria dell’identità dello stato
Mente e macchine intelligenti centrale
La visione del cognitivismo T3 Turing, Il test di Turing
3. Putnam: la revoca del funzionalismo VERIFICA DELLE COMPETENZE
4. Searle e Dennett: un confronto
sulla coscienza 746 FILOSOFIA E SCIENZA
Il rapporto tra percezione e azione Le neuroscienze cognitive
IN SINTESI 750 FILOSOFIA E SCIENZA
Razionalità limitata ed emotività
754 LABORATORIO DELLE COMPETENZE
FILOSOFICHE IL LINGUAGGIO

761 Modelli 3 FILOSOFIA, LINGUAGGIO, SOCIETÀ

762 Introduzione 798 PROFILO Unità 2


763 1. Unità e molteplicità del quadro
XVI Benjamin e la filosofia
765 2. Percorsi di lettura
ebraica nel Novecento
eBook FILOSOFIA E SCIENZA
798 1. Ebraismo e filosofia
Congenito e acquisito
801 2. Benjamin: un intellettuale nella storia
eBook FILOSOFIA E SCIENZA
Demografia e società 805 3. Metafisica del linguaggio e riflessione
critica
810 L’allegoria fra esegesi religiosa e teoria
estetica
767 TRADIZIONI Unità 1
812 4. L’idea di modernità e la storia
815 L’idea dei passages
Marxismo e teoria critica
819 IN SINTESI
767 1. Il marxismo occidentale
768 Vita e opere di György Lukács IN PRIMO PIANO
772 Gramsci: filosofia della prassi e critica del 822 Benjamin, La costruzione materialistica
materialismo volgare della storia
774 2. La Scuola di Francoforte TESTI
825
782 La sociologia della musica di Adorno
825 T1 Benjamin, Arte e riproducibilità
785 IN SINTESI eBook T2 Benjamin, Baudelaire, Parigi e la folla
IN PRIMO PIANO eBook T3 Benjamin, Il concetto della storia:
materialismo e messianismo
788 Adorno, Negatività e redenzione
829 VERIFICA DELLE COMPETENZE
791 TESTI
791 T1 Lukács, La coscienza di classe e il punto
di vista del proletariato
794 T2 Horkheimer, Adorno, La dialettica
dell’illuminismo
eBook T3 Adorno, Arte e apparenza
797 VERIFICA DELLE COMPETENZE

INDICE
CASI E
830 TRADIZIONI Unità 3 895 DIBATTITI Unità 5

Strutturalismo Filosofia pratica e politica


e post-strutturalismo 895 1. Il ritorno di un’etica politica
in Francia 896 2. La questione della giustizia
830 1. La realtà in strutture 897 3. La giustizia come equità: Rawls
832 2. Matrici e orientamenti 899 La riformulazione dell’utilitarismo in
dello strutturalismo Harsanyi
836 3. Lo strutturalismo linguistico di Saussure 901 4. Il libertarismo di Nozick
837 Gli sviluppi della linguistica strutturale 902 5. Pluralismo e comunitarismo
839 4. L’antropologia strutturale di Lévi-Strauss 905 6. Verso la rinascita della prâxis:
841 5. Psicoanalisi e strutturalismo: Lacan Hannah Arendt
843 6. Il ritorno a Marx di Althusser 910 7. L’etica del discorso di Habermas
844 7. L’archeologia di Foucault 916 8. L’etica della responsabilità di Jonas
847 8. Sapere e potere in Focault 918 9. Lo strapotere della tecnica e
l’inadeguatezza umana: Anders
849 9. La filosofia della differenza: Deleuze
921 FILOSOFIA E SCIENZA
851 Filosofia e cinema
Scienza ed etica
852 10. La filosofia della decostruzione: Deridda
925 FILOSOFIA E SCIENZA
857 IN SINTESI La società della conoscenza

861 TESTI 929 IN SINTESI


861 T1 Lévi-Strauss, La rivoluzione linguistica e TESTI
933
lo strutturalismo antropologico
eBook T1 Rawls, Il patto per la giustizia
865 T2 Foucault, I discorsi e il sapere
eBook T2 Arendt, La natura della prassi
867 T3 Derrida, La «a» della différance
eBook T3 Arendt, Il pensiero può distogliere dal
870 VERIFICA DELLE COMPETENZE male? XVII
eBook T4 Habermas, L’etica del discorso
eBook T5 Jonas, Alle radici della responsabilità

871 OPERA Unità 4 934 VERIFICA DELLE COMPETENZE

Linguaggio e interpretazione. 935 ABSTRACT Cittadinanza critica


Verità e metodo di Gadamer
871 1. La scheda Conformismo, obbedienza,
872 Vita e opere di Hans Georg Gadamer violenza
873 2. I temi
874 L’ermeneutica prima di Verità e metodo
880 L’ermeneutica dopo Verità e metodo
NODI 936 ABSTRACT Cittadinanza critica
882 3.
882 N1 Gadamer, Ontologia dell’opera d’arte
887 N2 Gadamer, La fusione di orizzonti Scienza e scientismo
890 N3 Gadamer, Linguaggio e mondo
892 N4 Gadamer, L’universalità
dell’ermeneutica
894 VERIFICA DELLE COMPETENZE

INDICE
CASI E
937 TEMA Unità 6 952 DIBATTITI Unità 9

La filosofia delle donne Un’idea della filosofia.


937 1. La differenza sessuale come tema Analitici e continentali
filosofico 952 1. Due modi di fare filosofia
938 2. Motivi di una filosofia delle donne 956 2. Una parziale ricomposizione
942 IN SINTESI 959 IN SINTESI
944 TESTI
961 TESTI
eBook T1 Irigaray, L’amore stregone 961 T1 Dummett, Le origini continentali della
eBook T2 Cavarero, Teoria della differenza filosofia analitica
sessuale 963 T2 Bubner, Filosofia analitica e filosofia
945 VERIFICA DELLE COMPETENZE ermeneutica a confronto
966 VERIFICA DELLE COMPETENZE
ABSTRACT
946 TEMA Unità 7
ABSTRACT
967 CASI E Unità 10
La teologia del Novecento DIBATTITI

1. La teologia: i compiti e i tempi Globalizzazione e


eBook

2. Storia ed éschaton multiculturalismo


3. La teologia della Rivelazione 1. Globalizzazione e mondializzazione

eBook
I problemi di dimensione globale
4. La Rivelazione nella storia
2. Differenze e aggregazione
5. Teologie contestuali
IN SINTESI
6. Il dialogo interreligioso e la teologia
come stile di vita TESTI
IN SINTESI T1 Bauman, La globalizzazione ovvero
XVIII l’ineluttabile destino del mondo
VERIFICA DELLE COMPETENZE
T2 Sen, Dieci punti sulla globalizzazione
T3 Sassen, Le città globali
ABSTRACT
947 CASI E
DIBATTITI
Unità 8 VERIFICA DELLE COMPETENZE

Postmoderno e filosofia 968 LABORATORIO DELLE COMPETENZE


1. I caratteri del postmoderno FILOSOFICHE LA COSCIENZA
eBook

Bauman: la «modernità liquida»


2. Lyotard: la condizione postmoderna
Vita e opere di Jean-François Lyotard
3. Vattimo: l’età postmetafisica e la società
della comunicazione
Il postmoderno e i suoi critici
IN SINTESI 975 Indice dei nomi
982 Indice delle voci del dizionario filosofico
TESTI
T1 Lyotard, La fine delle grandi narrazioni
T2 Vattimo, Postmoderno: una società
trasparente?
VERIFICA DELLE COMPETENZE

948 FILOSOFIA E SCIENZA


Il mondo digitale

INDICE
LA FILOSOFIA
DOPO HEGEL

Percorso
1
FILOSOFIA STORIA CULTURA SCIENZE

1775

r
Schopenhaue

1788-1860 1780-1830 Rivoluzione 1787 Mozart,


Schopenhauer industriale in Inghilterra Don Giovanni

1800 Wa
g ne
1804-72 Feuerbach r
1814-15 Congresso 1813-83 Wagner
1813-55 Kierkegaard di Vienna: le principali
1818-83 Marx potenze europee
1819 Schopenhauer, ridisegnano i confini
Il mondo come volontà degli Stati
e rappresentazione
1827 Manzoni, 1827 Ohm formula
I promessi sposi la legge omonima

1831 Muore Hegel 1831 Leopardi, Canti 1830-40 Leggi di Faraday


1830 Rivoluzione sull’elettrolisi
1835 Strauss, di luglio in Francia 1838 Dickens,
La vita di Gesù Le avventure di Oliver Twist 1839 Daguerre realizza
le prime fotografie
1841 Feuerbach,
L’essenza del cristianesimo
2
1841 Bauer, La tromba
del giudizio universale
contro Hegel 1842 Gogol’, Il cappotto
e Le anime morte
1842 Ruge, La filosofia
del diritto di Hegel
1843 Kierkegaard,
Enten-Eller e
Timore e tremore
1848 Moti rivoluzionari
1845 Stirner, in molti Paesi europei
L’unico e la sua proprietà 1850 Dickens, Me
1848-66 Guerre David Copperfield nde
1848 Marx ed Engels, di indipendenza in Italia l
1850 1851 Melville, Moby Dick
Manifesto del partito
comunista 1852 Napoleone III 1853-74 Tetralogia 1851 Foucault dimostra
fonda il Secondo di Wagner il moto di rotazione
Impero francese 1857 Baudelaire, della Terra
I fiori del male

1859 Darwin,
L’origine delle specie
1861 Unità d’Italia
1864 A Londra nasce
l’Internazionale 1866 Dostoevskij,
dei lavoratori guidata Delitto e castigo
da Marx ed Engels
1869 Tolstoj,
1867 Marx, Guerra e pace 1865 Leggi
Il capitale (I libro) dell’ereditarietà
di Mendel
1870 Conflitto
franco-prussiano
1871 Unificazione
della Germania;
1875 Guglielmo I imperatore
Edimburgo
REGNO
DI GRAN BRETAGNA
E IRLANDA Copenhagen Kierkegaard

Danzica
Cambridge Amburgo
Oxford
Schopenhauer
Londra Berlino
O c e a n o IMPERO
Colonia REGNO
RUSSO
A t l a n t i c o DI PRUSSIA
Treviri
Parigi Francoforte sul Meno

Marx Erlangen
Landshut
REGNO
DI FRANCIA IMPERO
Feuerbach
AUSTRO-UNGARICO

Milano

Madrid
Roma
REGNO
DI SPAGNA Napoli

1 Le trasformazioni sociali dell’Ottocento


UN PERIODO DI CAMBIAMENTI PROFONDI: e il 1870 come termini convenzionali per un’ap-
1815-70 Gli autori che stiamo per incontrare in prossimativa periodizzazione. L’epoca che pren-
questo Percorso – Schopenhauer, Kierkegaard, diamo in esame coincide quindi, almeno in parte,
Feuerbach, Marx – svolgono la loro riflessione con la fase continentale della prima rivoluzione
in un arco di tempo abbastanza ampio: l’ope- industriale (per la quale, come abbiamo detto,
ra più importante di Schopenhauer, Il mondo si può fissare una data di inizio verso il 1830),
come volontà e rappresentazione, esce nel 1819, un periodo storico in cui si assiste al sorgere del-
in un’epoca che aveva visto da poco la fine del la “questione sociale” e alla nascita del conflitto
dominio napoleonico in Europa e viveva la piena moderno tra capitale e lavoro salariato.
fioritura della filosofia idealistica e del Romanti-
cismo; mentre l’attività teorica e politica di Marx FILOSOFIA E SOCIETÀ È in questo contesto che
si spinge ben oltre la metà del secolo e si con- prende avvio quel ripensamento critico dei fon-
fronta ormai con una realtà radicalmente mutata, damenti della filosofia hegeliana dal quale sca-
caratterizzata dall’avanzato processo di industria- turisce l’opera di Feuerbach, di Kierkegaard e di
lizzazione di Paesi come la Francia, il Belgio e la Marx. Si può dire che a questi autori, per tanti
Germania, i quali avevano realizzato a partire dal aspetti così diversi tra loro, non sia estranea quella
1830 quella profonda trasformazione delle strut- medesima tensione che percorre tutta la letteratu-
ture produttive che in Inghilterra era già in atto ra e la pubblicistica civile del Vormärz (letteral-
da alcuni decenni. Se dovessimo fissare dei limiti mente “prima di marzo”, come viene definita nel
cronologici per definire l’orizzonte considerato mondo tedesco la stagione che precede la rivo-
nelle pagine seguenti potremmo indicare il 1815 luzione europea culminata nelle sollevazioni del

PERCORSO 1 La filosofia dopo Hegel


marzo 1848). I testi più importanti di Feuerbach febbraio del 1848, in seguito a un’altra rivoluzione,
e di Kierkegaard risalgono infatti agli anni qua- Luigi Filippo ha abbandonato la capitale ed è stata
ranta, vale a dire allo stesso periodo in cui Marx proclamata la Repubblica. Ma il compromesso che
svolge l’intensa elaborazione critica dei suoi scritti viene a stabilirsi tra le forze repubblicane modera-
giovanili. Questi ultimi nascono non solo da una te e quelle più apertamente democratiche incontra
radicalizzazione del metodo dialettico hegeliano e nei mesi successivi difficoltà crescenti e alla fine
da un rigoroso approfondimento delle basi teori- di giugno il movimento degli operai parigini, che
che dell’economia politica, ma anche da un’espe- ha assunto per la prima volta in modo autonomo
rienza che l’autore viene maturando, soprattutto l’iniziativa rivoluzionaria, subisce una violenta re-
negli anni del soggiorno parigino (1843-45), a pressione da parte delle forze governative. In dicem-
contatto diretto con la prassi politica del nascen- bre, Napoleone III, forte dell’appoggio della Fran-
te movimento socialista. Nel 1848 egli scrive in- cia monarchica, conservatrice e clericale, potrà farsi
sieme a Engels il Manifesto del partito comunista, eleggere primo presidente della Seconda Repubbli-
dove il tema dell’emancipazione della classe ope- ca francese e, attraverso la graduale abolizione delle
raia, che nel corso della lotta si organizza e diviene conquiste democratiche del 1848, porre le basi per
soggetto politico, si concretizza nella prospettiva la propria definitiva presa del potere, che avverrà nel
di una trasformazione generale delle condizioni 1852 con la proclamazione del Secondo Impero.
materiali della società [ P1, U5].
DOPO IL 1848 La nuova fase storica che si apre
L’EVOLUZIONE POLITICO-SOCIALE INTORNO AL con la sconfitta del movimento rivoluzionario
1848 Nel 1830 la Rivoluzione di luglio aveva posto europeo e con l’ascesa politica di Napoleone III
fine in Francia alla dinastia borbonica, inaugurando presenta un quadro internazionale assai più per-
la monarchia costituzionale del re “borghese” Luigi turbato rispetto alle condizioni di equilibrio che
Filippo d’Orléans. Successivamente, nel biennio avevano caratterizzato l’età della Restaurazione.
4 1848-49, i tentativi rivoluzionari di ispirazione Nel giro di pochi anni si assisterà allo scoppio
liberale e democratica nei territori dell’Impero di una serie di conflitti che vedranno impegnate
asburgico, della Confederazione tedesca e in diver- le varie potenze europee, fino alla guerra franco-
si Stati italiani, benché neutralizzati dalla reazione prussiana che segnerà nel 1870 la fine della pa-
conservatrice e da numerose contraddizioni inter- rabola di Napoleone III e del Secondo Impero.
ne, assestano un colpo definitivo all’ordine politico È questo il periodo in cui si svolge il processo di
europeo stabilito nel 1815 al Congresso di Vienna. unificazione politica di Paesi come l’Italia (1861)
Ma le trasformazioni più significative e cariche di e la Germania (1871), e in cui maturano le con-
conseguenze si hanno ancora in Francia. Fin dal dizioni generali per una crescita delle organiz-
zazioni politiche e sindacali della classe la-
voratrice. Nel 1864 una delegazione di operai
inglesi, francesi, tedeschi e italiani fonda a Londra la
Prima Internazionale, per la quale Marx scrive
l’indirizzo inaugurale. Lo stesso Marx pone in
questi anni i fondamenti di quella «critica del-
l’economia politica» che trova pieno sviluppo nel-
la sua opera più celebre, Il capitale, il cui primo
volume vede la luce nel 1867.

La crescita di un’opposizione liberale porta la Francia,


nel luglio del 1830, a rovesciare il regime borbonico.
Il popolo parigino insorge e innalza barricate: il 27,
il 28 e il 29 luglio passeranno alla storia come “i tre gioni
gloriosi”; il 2 agosto il re Carlo X di Borbone abdica al
trono. La Camera dei Deputati proclama Luigi Filippo
d’Orléans non più “re di Francia”, ma “re dei Francesi”,
sancendo così la fine della monarchia assoluta.

PERCORSO 1 La filosofia dopo Hegel


ARTE E LETTERATURA Anche dal punto di vista Dopo il 1848, il mutato clima politico crea condizioni
favorevoli per la nascita di organizzazioni politiche
culturale e artistico il periodo trattato in questa e sindacali a sostegno della classe operaia. Nel 1864
sezione presenta forti elementi di eterogeneità. nasce l’Associazione internazionale dei lavoratori, nota
L’epoca si apre ancora sotto il segno del genio anche come Prima Internazionale, volta a creare un
legame tra i gruppi politici di sinistra e le organizzazioni
di Goethe e del primo Romanticismo, per con-
dei lavoratori. Tra gli esponenti più importanti ci sono
cludersi idealmente con la poetica di Baudelaire Karl Marx e l’anarchico russo Michail Bakunin.
(I fiori del male, 1857), che per unanime conven-
zione critica inaugura, sul piano estetico, il con- riassumere in modo emblematico alcuni dei tratti
cetto di modernità. In questi limiti cronologici che caratterizzano l’idea ottocentesca del genio 5
rientrano poeti o scrittori come Leopardi, Sten- artistico, e proprio per questo abbiamo ritenu-
dhal, Dickens, Manzoni, Heine, Balzac, Hugo, to importante riservargli una parte consistente
Flaubert, Dostoevskij e Tolstoj, artisti come del capitolo dedicato alla filosofia della musica
Turner, Delacroix e Manet, compositori come nell’Ottocento [ P1, U2]. Qualora ci si limitasse
Schumann, Mendelssohn-Bartholdy, Chopin, a prendere in considerazione il contesto storico-
Berlioz, Liszt e Brahms, operisti come Rossi- sociale del periodo 1815-70 e la serie delle coeve
ni, Bellini, Donizetti, Meyerbeer, Bizet, Verdi e produzioni artistico-letterarie, sarebbe difficile
il compositore e drammaturgo tedesco Richard riassumere sotto un’unica formula un insieme così
Wagner, i cui «drammi musicali» esulano in mi- variegato di contributi. Le cose assumono invece
sura considerevole dalla forma tradizionale del- un aspetto del tutto diverso se si guarda al paralle-
l’opera in musica. La figura di Wagner è tale da lo sviluppo delle idee filosofiche.

2 La reazione a Hegel
DA HEGEL A NIETZSCHE Per quanto mettano nietzscheano dello storicismo. Per comprendere
indubbiamente in atto diversi stili di pensiero, il contesto in cui si svolge tale itinerario filoso-
Schopenhauer, Kierkegaard, Feuerbach e Marx fico, occorre considerare che negli anni trenta e
appartengono a un medesimo orizzonte filosofi- quaranta la filosofia hegeliana godeva nelle uni-
co: attraverso le loro opere si delinea quel processo versità tedesche di un prestigio incontrastato e
di dissoluzione delle basi sistematiche e specula- di una diffusione pressoché capillare, nonostante
tive dell’hegelismo che occupa tutti i decenni cen- la schiera dei discepoli si fosse ben presto divisa
trali del secolo XIX e che, secondo la celebre rico- fra le due correnti della “destra” e della “sinistra”
struzione di Karl Löwith, conduce all’abbandono [ P1, U4]. Almeno tre degli autori di cui ci oc-

PERCORSO 1 La filosofia dopo Hegel


cupiamo – Kierkegaard, Feuerbach e Marx – posero alla prospettiva saliente dell’hegelismo,
rivelano un comune debito nei confronti di Hegel, cioè allo storicismo. Per Schopenhauer lo stori-
del quale contestano tuttavia la pretesa di fare del- cismo ha il torto di voler dare un senso e un fine
lo Spirito il soggetto assoluto della storia. La filo- alla vita degli uomini, che invece è in sé irrazio-
sofia assume per essi il punto di vista del singolo nale, anzi assurda; per Kierkegaard ha il torto di
(Kierkegaard), dell’uomo concreto (Feuerbach) voler inserire in una vicenda collettiva (quella
o della storia economico-materiale (Marx) e si dell’umanità) problemi che invece ogni indivi-
interroga sulla possibilità di ricostruire un tessuto duo deve risolvere singolarmente. Il legame tra
di senso per l’esperienza individuale e storica una antistoricismo, irrazionalismo e individualismo,
volta venuta meno la plausibilità di una sintesi sempre più approfonditosi per tutto l’Ottocento
assoluta. Diversa la radice dell’antihegelismo di e il Novecento, ha in questi due pensatori i pri-
Schopenhauer, che non scaturisce da un ripensa- mi e più significativi esponenti. Non a caso molte
mento o da una radicalizzazione delle posizioni delle inquietudini della cultura borghese di fine
hegeliane, ma prende avvio da un’originale riela- Ottocento troveranno stimolo e ispirazione nel
borazione del trascendentalismo kantiano, della pensiero di Schopenhauer. Basti ricordare il già
dottrina platonica delle idee e di motivi dell’anti- citato Richard Wagner, che nel 1870 esporrà le
co pensiero religioso indiano. proprie intuizioni sulla portata metafisica della
musica più o meno negli stessi termini in cui que-
L’OPPOSIZIONE AL RAZIONALISMO DI HEGEL sta dottrina aveva trovato espressione, più di cin-
È interessante a questo proposito tracciare un quant’anni prima, nelle pagine del Mondo come
parallelo fra Schopenhauer e Kierkegaard, fra volontà e rappresentazione.
i primi filosofi ad aver conferito un significato
teoreticamente produttivo alla critica del razio-
nalismo di Hegel. All’affermazione hegeliana che
6 la realtà è dominata in tutti i suoi aspetti dalla
Ragione, Schopenhauer oppone che essa è domi-
nata da un principio irrazionale, cui dà il nome di
«volontà», intendendo non la volizione consape-
vole, ma l’impulso cieco della vita; Kierkegaard
oppone invece l’idea che la vita umana non sia
dominata dalla necessità dialettica, ma dalla
«possibilità», legata alle scelte dell’individuo. Il
richiamo ai bisogni e ai punti di vista dell’indi-
viduo accomuna il pensiero di Schopenhauer e di
Kierkegaard, ma con esiti profondamente diversi.
Nella concezione di Schopenhauer l’individuo ri-
sulta assoggettato a un principio infinito, come
già nell’idealismo, sicché la sua realizzazione
come individuo risulta assai problematica. Nella
concezione di Kierkegaard, al contrario, l’indivi-
duo – nella prospettiva di un cristianesimo assun-
to come scelta di vita – è affermato nel suo valore
irriducibile, come l’unico punto di vista da cui af-
frontare i problemi della filosofia: questa non può
più essere il «punto di vista dell’assoluto», come
per Hegel, ma solo il punto di vista dell’individuo
[ P1, U1, U3]. Tra tutte le arti, Schopenhauer considera la musica
quella che maggiormente esprime l’essenza intima del
mondo. Tale tesi influenzerà in modo determinante uno
GLI ESORDI DELLA CONTEMPORANEITÀ FILO- dei massimi compositori del secondo Ottocento, Richard
SOFICA Sia Schopenhauer sia Kierkegaard si op- Wagner.

PERCORSO 1 La filosofia dopo Hegel


Unità 1 OPERA

Il mondo come volontà


e rappresentazione
di Schopenhauer

1 La scheda
Il libro più LA STORIA DELL’OPERA Il libro più importante di Schopenhauer esce in prima edizione
importante a Dresda nel 1819, con il titolo Il mondo come volontà e rappresentazione (Die Welt als
di Schopenhauer
Wille und Vorstellung). Una seconda edizione vedrà la luce nel 1844, con un volume di
Supplementi; una terza edizione sarà infine pubblicata a Lipsia nel 1859, poco prima
della morte dell’autore, con un’appendice di Critica della filosofia kantiana. Nella nostra
presentazione, faremo riferimento a un’edizione italiana che include entrambe le inte-
grazioni.
7
Il rifiuto LE COORDINATE FILOSOFICHE L’opera si inserisce fra i testi fondamentali della filosofia
dell’idealismo classica tedesca: linee portanti della sua costruzione teorica, oltre a una radicale opposi-
zione al razionalismo hegeliano, sono l’accettazione di un fenomenismo che si ricollega

Opera
agli esiti della filosofia trascendentale kantiana, la riattualizzazione della dottrina plato-
nica delle idee, l’introduzione di elementi del pensiero orientale (induismo e buddismo)
nel quadro della filosofia occidentale.

Il pubblico LA FORTUNA DELL’OPERA La prima edizione del Mondo fu accolta con una certa fred-
del Mondo dezza. Solo a partire dalla metà del XIX secolo l’opera inizierà a esercitare un’influenza
decisiva sulla cultura europea. Questo effetto tardivo, tuttavia, non coinvolgerà tanto gli
ambienti della filosofia universitaria, quanto un pubblico più vasto, composto da intel-
lettuali, liberi pensatori, scrittori e artisti. Fra costoro, ricordiamo soprattutto il giovane
Friedrich Nietzsche – il quale proprio alla lettura del Mondo farà risalire l’intuizione che,
dopo gli studi di filologia, l’aveva spinto verso la filosofia – e il compositore e dramma-
turgo Richard Wagner, che dalla medesima esperienza trarrà gli spunti decisivi per la ste-
sura dei suoi drammi più maturi e per l’approfondimento della sua concezione artistica
e musicale [ P1, U2, 2].

L’influenza Il novero degli scrittori che fra Ottocento e Novecento vedranno nell’opera del filosofo un
di Schopenhauer riferimento essenziale per la propria visione del mondo comprende autori di primo piano
della letteratura europea, come Lev Tolstoj, Franz Kafka e Thomas Mann. Un’atmosfera
schopenhaueriana si percepisce anche in molti scrittori viennesi del primo Novecento. In
campo filosofico la presenza di Schopenhauer si ritrova in autori anche molto diversi tra loro,
come Eduard von Hartmann, Henri Bergson, Ludwig Wittgenstein, Max Horkheimer e
Theodor W. Adorno.

Il mondo come volontà e rappresentazione di Schopenhauer UNITÀ 1


Il Mondo è uno dei pochissimi libri di filosofia degli ultimi duecento anni che sia stato
discusso anche in contesti extrafilosofici, fornendo, per esempio, numerosi spunti teorici
alla psicoanalisi (il padre della psicoanalisi, Sigmund Freud, riconoscerà in Schopenhauer
una fondamentale fonte di ispirazione per la propria teoria dell’inconscio), all’antropo-
logia e alle scienze sociali. Fra i molteplici motivi del fascino che il capolavoro schopen-
haueriano continua a esercitare non va dimenticata la sua capacità di problematizzare e
analizzare con grande lucidità le forme della vita quotidiana media. Per Schopenhauer
la filosofia è in primo luogo riflessione sull’esperienza vissuta, ma una riflessione che non
lascia spazio all’ottimismo e alle facili consolazioni. Da questo punto di vista, non è esa-
gerato riconoscere in talune pagine del Mondo come volontà e rappresentazione aspetti che
anticipano l’atmosfera filosofica dell’esistenzialismo e di altre correnti del pensiero del
Novecento.

Il valore filosofico UNA SINTESI FILOSOFICA CHIARA ED ESEMPLARE Il mondo come volontà e rappresen-
dell’opera... tazione è un testo che riassume in modo esemplare l’intera filosofia del suo autore, il
quale, pur sviluppandone singoli aspetti nelle opere successive e ampliandone via via
il campo di applicazione, non ha mai modificato in misura sostanziale l’intuizione meta-
fisica dalla quale aveva preso le mosse.

... e la sua utilità In secondo luogo, l’opera si presta in modo particolare a una lettura di tipo didatti-
didattica co, non solo per la chiarezza dell’argomentazione e la qualità dello stile espositivo, non
comune nella letteratura filosofica del primo Ottocento, ma anche per la precisione con
la quale riprende e rielabora quasi tutte le nozioni centrali della filosofia classica e
moderna (fenomeno e noumeno, apparenza ed essenza, principio di ragion sufficiente,
8 rappresentazione, forma e materia ecc.).
Opera

VITA E OPERE Arthur Schopenhauer Dal 1814 al 1818 Schopenhauer visse a Dresda, dove
DI ARTHUR nacque nel 1788 da approfondì le proprie conoscenze filosofiche e scien-
SCHOPENHAUER una famiglia della ricca tifiche, e nel 1816 pubblicò Sulla vista e i colori per
borghesia commerciale difendere, contro i newtoniani, la teoria dei colori di
di Danzica. Lunghi soggiorni in Francia e in Inghil- Goethe, alla quale apportò però qualche perfeziona-
terra caratterizzarono gli anni giovanili. Egli subì la mento, nel tentativo di spiegare i colori sulla base di
profonda influenza di Goethe quando, dopo la mor- considerazioni fisiologiche.
te del padre, la madre, che era una discreta scrittrice, Nel 1819 pubblicò la sua opera principale: Il mon-
si trasferì a Weimar ed entrò nel circolo del grande do come volontà e rappresentazione; nel 1844 ne
poeta-filosofo. Studiò dapprima a Gottinga e poi uscirà una nuova edizione notevolmente ampliata.
a Berlino, dove seguì le lezioni di Fichte, e a Jena, Nel 1820 conseguì la libera docenza a Berlino, dove
dove si addottorò nel 1813 con una tesi dal titolo insegnò, ma senza successo: era il periodo del domi-
Sulla quadruplice radice del principio di ragion suf- nio incontrastato di Hegel. Nei primi anni trenta si
ficiente, considerata una delle sue pubblicazioni più trasferì a Francoforte sul Meno, vivendo di rendita.
importanti. In tale opera, analizzando il principio di Nel 1836 pubblicò La volontà nella natura, opera de-
ragion sufficiente elaborato da Leibniz – secondo il dicata alle scienze naturali, e nel 1841 una dedicata
quale, come si legge nella sua Monadologia, «consi- a problemi di filosofia morale: I due problemi fonda-
deriamo che nessun fatto può essere stimato vero o mentali dell’etica.
esistente, nessun giudizio vero, senza che vi sia una Nel 1851 uscì l’ultima sua opera, Parerga e paralipo-
ragion sufficiente perché sia così e non altrimenti» –, mena (Saggi accessori e tralasciati), scritta in uno sti-
Schopenhauer pone in luce che tale principio assume le limpido e facile, che ottenne un grande successo,
quattro forme radicalmente diverse a seconda degli e da allora la sua fama cominciò a diffondersi, sia in
oggetti trattati. Queste sono: principio di ragion suf- Germania sia all’estero, specialmente tra i giovani.
ficiente dell’essere, del divenire, dell’operare e del Circondato dall’ammirazione generale, morì a Fran-
conoscere. coforte sul Meno nel 1860.

PERCORSO 1 La filosofia dopo Hegel


La complessità IL PUNTO DI CONVERGENZA DI MOLTEPLICI TRADIZIONI DI PENSIERO La collocazio-
dell’opera ne del pensiero di Schopenhauer nel quadro della filosofia dell’idealismo tedesco, tradi-
zionalmente diffusa e non priva di giustificazioni da un punto di vista storico-culturale,
non rende giustizia alla straordinaria complessità di un’opera che, più che un’interpreta-
zione univoca, sembra richiedere diverse chiavi di accesso e molteplici piani di lettura.
È difficile racchiudere la filosofia del Mondo entro l’una o l’altra corrente del pensiero
contemporaneo (idealismo, materialismo, positivismo ecc.), benché qualche elemento di
queste filosofie sia qua e là presente in essa.

Diverse tradizioni Nel capolavoro schopenhaueriano convergono invece diverse tradizioni di pensiero, che
di pensiero non soltanto esulano dal campo filosofico propriamente detto – pensiamo per esempio
alla ricorrenza di citazioni di provenienza letteraria: Omero e Sofocle, Shakespeare e
Calderón, Goethe e Kleist, per citare soltanto alcuni nomi –, ma rimandano addirittura
a contesti culturali esterni al mondo occidentale. Schopenhauer è stato uno dei primi
pensatori dell’Occidente a innestare sul tronco della filosofia di tradizione greco-cristiana
sostanziali apporti tratti dalle filosofie e dalle religioni orientali, in particolare dalla
sapienza indiana dei Veda e delle Upanis.ad, nonché dai testi buddisti.

Uno stadio LA POSIZIONE DEL MONDO NELLA STORIA DELLA FILOSOFIA Le difficoltà che incon-
della storia triamo nel definire essenza e significato dell’opera dipendono anche dalla sua non univo-
della filosofia?
ca collocazione nella storia della filosofia contemporanea: siamo soliti allineare i sistemi
filosofici in una catena ideale alla quale attribuiamo in qualche misura un latente signifi-
cato progressivo. Anche quando non pensiamo più, con Hegel, che la storia debba con-
cludersi con l’assoluta trasparenza dello Spirito a se stesso, abbiamo la tendenza a consi-
derare le varie tappe della storia della filosofia come stadi acquisiti, ciascuno appartenente 9

Opera
LA STRUTTURA Il mondo come volontà e no dal 30 al 52, riprende il titolo del libro primo:
DELL’OPERA rappresentazione è com- Il mondo come rappresentazione. Seconda consi-
posto di quattro libri: derazione. Il sottotitolo declina di conseguenza:
1. il libro primo, che comprende i paragrafi da 1 La rappresentazione considerata indipendente-
a 16, ha come titolo Il mondo come rappresen- mente dal principio di ragion sufficiente. L’idea
tazione. Prima considerazione e come sottotito- platonica: l’oggetto dell’arte. In questo libro
lo La rappresentazione sottomessa al principio Schopenhauer espone l’estetica, ossia la dottri-
di ragion sufficiente: l’oggetto dell’esperienza na dell’arte, che si articola nei seguenti temi: la
e della scienza. In esso Schopenhauer espone la rappresentazione in quanto oggetto di contem-
propria teoria della conoscenza, affrontando plazione disinteressata; le idee come gradi di
i seguenti temi: il mondo come oggetto di rap- oggettivazione della volontà; l’arte come con-
presentazione; il concetto di fenomeno; il princi- templazione delle idee e liberazione temporanea
pio di ragion sufficiente; le forme del principium dalla volontà; la dottrina del genio; il sistema del-
individuationis: spazio, tempo e causalità; le arti; la filosofia della musica;

2. il libro secondo comprende i paragrafi da 17 a 4. il libro quarto, di cui fanno parte i paragrafi
29 ed è intitolato Il mondo come volontà. Prima da 53 al 71, riprende il titolo del libro secondo:
considerazione; il sottotitolo è invece L’oggettiva- Il mondo come volontà. Seconda considerazio-
zione della volontà. Vi è spiegata la metafisica ne. Il sottotitolo recita invece: Acquistata la co-
schopenhaueriana e vi sono trattati i seguenti scienza di sé, la volontà di vivere si afferma, poi
temi: il mondo come volontà; la volontà nei suoi si nega. Schopenhauer termina la propria opera
vari gradi di oggettivazione; lo sforzo di autocon- con l’etica, trattando i seguenti temi: la libera-
servazione degli individui nella natura; zione definitiva dalla volontà di vivere; l’etica: la
giustizia, la compassione, l’ascesi; la negazione
3. il libro terzo, costituito dai paragrafi che van- della volontà.

Il mondo come volontà e rappresentazione di Schopenhauer UNITÀ 1


a una fase precisa della storia del pensiero e, come tale, non più attualizzabile. Ora, una
tale idea della filosofia come un’attività chiamata a cogliere e a rappresentare, hegeliana-
mente, i tratti fondamentali del tempo presente («la filosofia – aveva scritto Hegel – è il
proprio tempo appreso attraverso il pensiero»), sembra del tutto estranea all’antistorici-
smo di Schopenhauer, per quanto vasta e approfondita sia l’informazione che il filoso-
fo dimostra di avere sugli avvenimenti, le forme culturali e le idee scientifiche della sua
epoca. Una delle prime impressioni suscitate dalla lettura del Mondo è quella di un filo-
sofare che non teme di accogliere entro il proprio orizzonte concetti e dottrine apparen-
temente fuori corso nella pratica filosofica contemporanea: un esempio su tutti è la ri-
presa da parte di Schopenhauer, in una posizione centrale del suo sistema, della dottrina
platonica delle idee.

Un ponte tra La ricchezza e l’attrattiva del Mondo dipendono, infine, anche dalla indecifrabile dupli-
passato e futuro cità di un testo che sembra proporsi, da un lato, come una delle ultime grandi sintesi meta-
fisiche di taglio tradizionale, mentre manifesta, dall’altra, tratti che lo pongono in stretta
relazione con gli snodi centrali del pensiero contemporaneo: la problematica del nichilismo,
la critica filosofica del progresso, la critica dell’“eurocentrismo”, le teorie dell’arte d’avan-
guardia.

2 I temi
A. Il mondo come rappresentazione
10
Sulla scia di Kant LA RICERCA DI UN PRINCIPIO UNICO Schopenhauer si è sempre considerato un inter-
prete fedele della dottrina kantiana e ha spesso protestato contro le deformazioni su di
essa operate dall’idealismo. La filosofia non deve prendere le mosse da principi astratti,
Opera

come volevano Fichte e Hegel, ma dall’esperienza: intesa questa però nel più vasto senso
possibile, cioè non soltanto come esperienza esterna, ma anche come esperienza interiore.
Partendo da essa, dovrà poi cercare un principio unico, cui ricondurre tutto il mondo
dell’esperienza.
Che cosa è il mondo? Da un lato è rappresentazione, in quanto si articola in una ine-
sauribile molteplicità di fenomeni; dall’altro è volontà, in quanto la volontà costituisce
il principio unico di tutto il reale.

L’analisi della IL MONDO È UNA MIA RAPPRESENTAZIONE L’esposizione del sistema inizia con la ce-
conoscenza lebre frase: «Il mondo è una mia rappresentazione». Cerchiamo di coglierne il signifi-
cato. Il primo libro è dedicato all’analisi della conoscenza, che, come per Kant, ha per
oggetto il fenomeno. Schopenhauer vuole affermare, con Kant, che tutta la nostra co-
noscenza del mondo non ha altro oggetto che le rappresentazioni che noi ne abbiamo;
e poiché conosciamo necessariamente attraverso forme a priori che ricevono e organiz-
zano i dati sensibili, non possiamo accedere a realtà “in sé” indipendenti dalla rappre-
sentazione.

Sensibilità e forme È stata questa la grande lezione del criticismo kantiano, nei confronti del quale Schopen-
a priori hauer si dichiara apertamente debitore. Che il mondo sia una mia rappresentazione si-
gnifica dunque che il mondo, in quanto oggetto del conoscere, non è qualcosa che sussi-
N1 sta in sé, ma un insieme di contenuti rappresentativi condizionati dal soggetto e dalle sue
Il mondo come
rappresentazione
forme a priori. La realtà in sé rimane invece qualcosa di inconoscibile [ N1].

PERCORSO 1 La filosofia dopo Hegel


La realtà nell’io L’ERRORE DELL’IDEALISMO E DEL MATERIALISMO Come abbiamo detto, però, Scho-
penhauer si preoccupa di distinguere le proprie posizioni da quelle dell’idealismo, ossia
da quella filosofia che pretende di risolvere tutta la realtà nell’io negando sussistenza a
ciò che non cade nell’ambito della coscienza. L’idealismo travisa il senso della filosofia di
Kant, dal momento che non riesce a comprendere come le forme a priori siano, in quan-
to tali, applicabili solo ai fenomeni, e non abbiano alcun valore al di fuori del mondo
fenomenico.

La realtà nella D’altra parte, non avrebbe alcun senso affermare che la vera realtà sia la materia. Questa
materia occupa senza dubbio un posto di primo piano nel campo fenomenico ed è quindi ben
giusto studiare le condizioni materiali (fisiologiche) del prodursi delle sensazioni e delle
rappresentazioni. Ma queste condizioni non possono fornirci la realtà sottostante ai da-
ti sensoriali e agli oggetti dell’esperienza, mentre il materialismo assegna proprio alle
condizioni materiali di un fenomeno (condizioni appartenenti, esse pure, al mondo
fenomenico) il ruolo di «cosa in sé» ed è quindi filosoficamente errato, anzi del tutto
insostenibile.
Tanto il materialismo quanto l’idealismo, quindi, falliscono nel loro tentativo di chia-
rire il rapporto fra soggetto e oggetto, ora riducendo il soggetto all’oggetto (materiali-
smo), ora operando in senso inverso, e cioè risolvendo l’oggetto nel soggetto (idealismo). Il
procedimento seguito da Schopenhauer nel Mondo vuole prendere le distanze tanto dagli
errori del materialismo quanto da quelli dell’idealismo: non muove né dall’oggetto né
dal soggetto, ma da qualcosa che è già al tempo stesso oggettivo e soggettivo, cioè «dalla
rappresentazione, come primo fatto di coscienza».

rapporto soggetto-oggetto: 11
kantismo di Schopenhauer il soggetto conosce l’oggetto
attraverso le forme a priori
si oppone a

Opera
idealismo materialismo

riduce l’oggetto riduce il soggetto


al soggetto all’oggetto

LA TRASFORMAZIONE DEL KANTISMO: IL CARATTERE INTUITIVO DELL’INTELLETTO


Fin qui abbiamo cercato di mettere in rilievo la sostanziale fedeltà di Schopenhauer allo
spirito del kantismo. Nel quadro offerto dal criticismo kantiano Schopenhauer introduce
però alcune notevoli correzioni.

Le differenze 1. In primo luogo sostiene che le forme a priori sono soltanto tre: spazio, tempo e cau-
con Kant salità, laddove Kant aveva indicato nelle dodici categorie le funzioni di unificazione
che operano nei giudizi dell’intelletto. Evidentemente, per Schopenhauer, l’importan-
za del principio causale si deve alla sua universalità, cioè al fatto che l’intero mondo
della rappresentazione è strutturato secondo nessi causali.
2. In secondo luogo, egli sostiene che tutte queste tre forme dipendono dall’intelletto, al
quale, diversamente da Kant, attribuisce un carattere intuitivo. Viene con ciò cancel-
lata la distinzione kantiana tra forme a priori dell’intuizione e dell’intelletto. Questo
non significa, tuttavia, che nell’esercitare la propria funzione conoscitiva l’intelletto sia

Il mondo come volontà e rappresentazione di Schopenhauer UNITÀ 1


passivo: l’intuizione intellettuale è un’attività, e come tale un’operazione ben distinta
dalla semplice ricezione di dati sensibili. È infatti solo l’intelletto, con le sue forme
a priori (spazio, tempo e causalità), a trasformare in intuizione di oggetti quelle che
resterebbero altrimenti vaghe sensazioni: «È solo quando l’intelletto entra in attività
[...] che la sensazione soggettiva diventa un’intuizione obiettiva».
3. In terzo luogo, il «processo intellettuale» è una funzione del cervello, avente anch’esso,
come già le sensazioni, una ben determinata base fisiologica. Una volta ammesso che
l’intelletto è una funzione intuitiva e immediata, ne seguirà che il collegamento cau-
sale non risulta qualcosa di limitato alla sfera dei concetti, ma una legge generale della
rappresentazione. Sviluppando questa teoria fino alle estreme conseguenze, egli giunge
ad affermare che tale processo è comune agli uomini e agli animali, pur conseguendo
nei primi una perfezione maggiore che nei secondi.

Il principio PRINCIPIO DI RAGION SUFFICIENTE E PRINCIPIUM INDIVIDUATIONIS In ogni caso,


universale la legge di causalità, lo spazio e il tempo costituiscono nel loro insieme il principio di
della conoscenza
ragion sufficiente, «l’espressione generale di tutte quelle forme dell’oggetto delle quali
noi siamo consapevoli a priori», cioè quel principio universale che consente al soggetto
di formarsi rappresentazioni e di relazionarsi da un punto di vista conoscitivo al mondo.
Il principio di ragione sufficiente era stato formulato per la prima volta in modo esplicito
da Leibniz in questi termini: nulla accade, né alcuna proposizione può essere detta vera,
senza che vi sia una ragione sufficiente per la sua esistenza o la sua verità. Schopenhauer,
tuttavia, interpreta tale principio alla luce della nuova filosofia trascendentale inaugura-
ta da Kant, come una legge che riguarda non le cose in sé, ma il soggetto e il suo rela-
zionarsi ai propri oggetti intesi come rappresentazioni o fenomeni. Dal punto di vista di
12 Schopenhauer, infatti, il mondo non è mai indipendente dal soggetto conoscente, ma
coincide in tutto e per tutto con le rappresentazioni che il soggetto ne ha. Ne consegue
che, nella formulazione schopenhaueriana, il principio di ragione sufficiente costituisce
la legge fondamentale attraverso la quale l’intelletto ordina l’esperienza come una totalità
Opera

di fenomeni causalmente connessi nello spazio e nel tempo.

Rappresentazione Grazie a spazio, tempo e causalità, inoltre, noi possiamo percepire le cose come enti di-
di enti stinti: la loro funzione è dunque anche quella del principio di individuazione (nella
“individuali”
terminologia scolastica: principium individuationis), responsabile della conoscenza degli
oggetti in quanto si differenziano l’uno dall’altro come enti “individuali” e assumono
rilievo sullo sfondo di una generica attività percettiva.

sensi

contenuto
materiale spazio
rappresentazione
principio
forme a che costituiscono il
tempo di ragion
priori sufficiente

intelletto causalità
(cervello)

La funzione INTELLETTO E RAGIONE Una volta riconosciuta nel principio di ragione la forma gene-
della ragione rale attraverso la quale si svolge la funzione conoscitiva dell’intelletto, Schopenhauer

PERCORSO 1 La filosofia dopo Hegel


IL PRINCIPIO Nello scritto del 1813 con la legge di causalità e riferibile al mondo fe-
DI RAGIONE intitolato La quadru- nomenico e alla connessione fra le cause e i rispet-
plice radice del prin- tivi effetti;
cipio di ragione sufficiente Schopenhauer aveva ana- 2. una ragione sufficiente del conoscere, in base alla
lizzato i modi attraverso i quali si esercita l’attività quale i giudizi sono legati fra loro come premesse
rappresentativa del soggetto, individuando quattro e conseguenze del ragionamento;
classi di oggetti e stabilendo, per ciascuna di esse, 3. una ragione sufficiente dell’essere, che esprime la
una specifica applicazione del principio di ragione concatenazione logica degli enti matematici;
sufficiente. Egli aveva distinto, così, quattro forme 4. una ragione sufficiente dell’agire, mediante la
del principio stesso: quale viene stabilita la dipendenza delle azioni
1. una ragione sufficiente del divenire, coincidente dell’uomo dai motivi corrispondenti.

introduce una più precisa distinzione fra le facoltà implicate nella conoscenza stessa. La
distinzione fra intelletto e ragione, già presente in Kant, assume un nuovo significato per
Schopenhauer.
Come abbiamo detto, funzione dell’intelletto è quella di applicare le forme a priori
al materiale grezzo delle sensazioni, dando così luogo a effettive conoscenze. La funzio-
ne della ragione, invece, è quella di elaborare concetti a partire dalle rappresentazioni già
ben costituite, concetti che essa poi fissa nelle parole e combina in forma di giudizi e sil-
logismi.

I concetti I concetti sono quindi rappresentazioni secondarie, ricavate per astrazione dalle vere e
come astrazioni proprie rappresentazioni, e non posseggono alcun valore se non rinviano a tali rappresen- 13
tazioni. Essi traggono tutto il loro contenuto dalla conoscenza intuitiva. Una volta esclu-
so che la ragione possa condurci a qualcosa di nuovo rispetto al mondo della rappresen-
tazione, Schopenhauer conclude che tutto ciò che noi siamo in grado di conoscere resta

Opera
irrimediabilmente sul piano fenomenico. È una conclusione che coincide, in sostanza,
con la tesi centrale della Critica della ragion pura di Kant.

Il fenomeno L’ILLUSORIETÀ DEL MONDO FENOMENICO Ma qui il Mondo introduce nella teoria
ingannatore kantiana una profonda innovazione, interpretando il termine «fenomenico» come si-
nonimo di «illusorio», cioè ingannatore. Riprendendo un’immagine classica dei siste-
mi filosofici indiani, Schopenhauer afferma che il mondo della rappresentazione non è
N1
altro che il velo ingannatore della maya, ossia di quel potere grazie al quale – secon-
Il mondo come do i testi induisti – l’essere supremo fa apparire e scomparire tutte le cose agli occhi
rappresentazione dell’uomo [ N1]. A prima vista può sembrare che si tratti di una semplice sfumatura,
aggiunta al testo kantiano, ma il risultato cui essa ci conduce è completamente estra-
neo allo spirito dell’autentico kantismo, per quanto Schopenhauer affermi che la sco-
perta dell’illusorietà del mondo fenomenico sarebbe proprio uno dei maggiori meriti
del fondatore della filosofia critica. Un secondo grande merito di Kant sarebbe, sem-
pre secondo Schopenhauer, l’avere scoperto che il mondo fenomenico ci rinvia a un’al-
tra più vera realtà.

Oltre il kantismo: Kant però non avrebbe saputo indicarci la via per raggiungerla, e proprio qui il nostro
la cosa in sé filosofo è convinto di poter integrare la teoria kantiana, colmando la grave lacuna riscon-
trata da tutti i prosecutori e critici del kantismo: la lacuna costituita dalla mancanza di
ogni conoscenza intorno alla cosa in sé.

Il mondo come volontà e rappresentazione di Schopenhauer UNITÀ 1


B. Il mondo come volontà
La via per giungere LA DUPLICE CONSIDERAZIONE DI NOI STESSI E L’ACCESSO ALLA COSA IN SÉ Quale
alla cosa in sé sarà dunque la via per giungere alla cosa in sé? Per rispondere a questo interrogativo,
Schopenhauer fa appello agli «ultimi, profondi segreti» che l’uomo porta nel suo interno.
Riflettendo su questi segreti, ossia su ciò che ci «è accessibile nel modo più immediato»,
ciascuno di noi scopre (non può fare a meno di scoprire) un doppio aspetto dell’essere: da
un lato intuisce il proprio organismo, che è ciò che viene intuito anche dagli altri soggetti
nel mondo della rappresentazione; dall’altro intuisce la volontà, come insieme di bisogni,
di sentimenti oscuri, di impulsi tendenti a conservare la vita, tutte intuizioni che sfug-
gono completamente agli altri, in quanto appartengono alla nostra esperienza interiore.

L’intuizione Per il soggetto la via d’accesso a questo strato profondo dell’essere che è fondamento
del corpo dello stesso mondo fenomenico è, per così dire, un «passaggio sotterraneo»: essa non
passa attraverso la conoscenza rappresentativa con le sue forme a priori, ma attraverso
l’intuizione immediata del proprio corpo. Quest’ultimo non è considerato in questo
caso come oggetto di rappresentazione allo stesso titolo di tutti gli altri corpi soggetti al
principio di ragion sufficiente (inseriti cioè nelle forme del tempo, dello spazio e della
causalità), ma piuttosto come oggetto di un’esperienza particolare, che consiste nel per-
cepire se stessi come portatori di atti di volizione (bisogni, desideri, impulsi, tendenze)
e di azioni conseguenti a queste stesse volizioni.

rappresentazione

14 come fenomeno
corpo
come portatore di atti che consente
di volizione l’accesso alla cosa in sé
Opera

intuizione immediata

La volontà sfugge LA VOLONTÀ COME ESSENZA NOUMENICA La volontà sfugge, nella sua più intima
alle tre forme essenza, alle tre forme a priori della rappresentazione (spazio, tempo, causalità). Que-
a priori
sta scoperta della volontà come aspetto più profondo, più reale, del nostro essere non
costituisce una verità scientifica fondata sulla conoscenza intellettiva, ma è – secondo
Schopenhauer – la «verità filosofica» per eccellenza.

Dal corpo Egli ritiene di poter estendere all’intero mondo naturale la medesima nozione di volontà. Si
al mondo come tratta di un passaggio piuttosto delicato nel suo sistema filosofico, che egli giustifica con
volontà
un ragionamento per analogia: l’esperienza del proprio corpo diviene una «chiave per co-
noscere l’essenza di ogni fenomeno della natura, e per giudicare, in analogia con il nostro
corpo, tutti gli altri oggetti», benché questi ultimi possano essere da noi conosciuti solo
nella forma di rappresentazioni.

La volontà Ne deriva che la volontà è la cosa in sé di Kant: cosa in sé che, pur sottraendosi alla rap-
è il «noumeno» presentazione intellettiva, può tuttavia venire colta da ogni uomo nella propria interio-
rità. In essa va cercata la realtà profonda, l’essenza o il «noumeno» non solo dell’esse-
re umano, ma di qualsiasi essere. Infatti, in quanto si sottrae alle forme dello spazio, del
tempo e della causalità, la volontà non risulta sottoposta al principio di individuazione,

PERCORSO 1 La filosofia dopo Hegel


che si basa, per l’appunto, su tali forme; non si moltiplica quindi secondo i vari esseri, ma
risulta una sola in tutti. E inoltre, per il fatto di non trovarsi sottoposta alla legge di cau-
salità, è assolutamente libera, cioè agisce senza alcuna motivazione.

Irrazionalità LA VOLONTÀ NEI FENOMENI DELLA NATURA: UNITÀ E MOLTEPLICITÀ La filoso-


della volontà fia della natura di Schopenhauer si radica interamente in questa concezione metafisica;
analogamente a Schelling, egli vede nel mondo naturale una profonda unità: unità
che si articola in gradi diversi, a partire da quelli più bassi fino a quelli più elevati. Ma
se per Schelling la realtà che si oggettiva nei gradi anzidetti è da intendersi come un prin-
cipio di tipo razionale, chiamato a conferire ordine, finalità e organizzazione alle realtà
particolari che trovano posto entro il quadro generale, per Schopenhauer, al contrario,
essa è da intendersi come volontà, e perciò viene assegnato particolare rilievo alla forza
inesauribile che sarebbe presente in ogni fenomeno, quasi un cieco impulso primordiale
alla vita, che si manifesta anche nella vita delle piante, nella forza che forma il cristallo,
N2 in quella che indirizza l’ago della bussola, nella forza di gravità o nei fenomeni chimici
La volontà [ N2].

Volontà individuale La volontà non tende ad alcun fine generale, ma semplicemente afferma se stessa, an-
che se in modi di volta in volta legati alle prospettive finite di ciascun individuo. La vo-
lontà individuale, cioè quella forza che determina in ciascun essere naturale la tendenza
all’autoconservazione (e che negli organismi viventi si manifesta come volontà di vivere),
è da un punto di vista metafisico un principio rigorosamente unitario e tuttavia privo
di ogni scopo e giustificazione. Possiamo così distinguere una volontà come principio
universale e noumenico e una volontà fenomenica, vale a dire il manifestarsi e il divi-
dersi di quella stessa volontà universale nelle innumerevoli forme finite che costituiscono 15
il mondo dei fenomeni.

Le idee I VARI GRADI DI OGGETTIVAZIONE DELLA VOLONTÀ NELLA NATURA Nel Mondo i

Opera
vari gradi di oggettivazione della volontà vengono chiamati «idee». Con questo termi-
ne, palesemente attinto dalla filosofia platonica, Schopenhauer indica i gradi generali di
oggettivazione della volontà, le essenze pure ed eterne sulle quali si modellerebbero gli
esseri individuali del mondo fenomenico. Il processo di oggettivazione della volontà uni-
ca nella molteplicità del mondo fenomenico avviene quindi attraverso la mediazione di
modelli eterni e universali: natura inorganica, natura organica, vita vegetale, vita animale,
mondo umano sono soltanto alcuni dei termini più generali che illustrano il significato
di questa ripresa schopenhaueriana della terminologia platonica.

L’oggettivazione Il grado infimo di oggettivazione della volontà sarebbe costituito dalla natura inorga-
della volontà nica, in cui la volontà si manifesta come pura causalità meccanica, per esempio nella for-
za di gravità. Ma già la comparsa in tale natura di forze particolari non più meccaniche
– come il calore, l’elettricità, il magnetismo – ci pone di fronte a qualcosa di nuovo, di
più complesso, come mostra l’eterogeneità ivi riscontrabile tra causa ed effetto. Nella
natura organica si manifesta un grado più elevato di oggettivazione della volontà: il rap-
porto causale muta profondamente e assume la forma dell’eccitazione, nel cui ambi-
to l’effetto appare incontestabilmente qualcosa di più della causa. A sua volta la natura
organica si articola in gradi diversi sempre più differenziati: essi vanno dalla vita vege-
tale alla vita animale. Allorché finalmente la volontà si manifesta nella formazione di un
organo cerebrale, allora – e solo allora – appare l’intelletto (presente sia nell’uomo sia ne-
gli animali), e la volontà diventa volontà di conoscenza. Dal momento in cui appare que-
sto strumento (il cervello) «sorge immediatamente il mondo come rappresentazione, con

Il mondo come volontà e rappresentazione di Schopenhauer UNITÀ 1


tutte le sue forme, oggetto e soggetto, tempo, spazio, pluralità e causalità». Nell’uomo,
in particolare, la volontà diviene ragione e agisce ora sulla base di motivi determinati.

Gli organismi LA POSIZIONE DELL’UOMO NELLA NATURA È appena il caso di precisare che, dal punto
superiori e la di vista di Schopenhauer, gli organismi cosiddetti “superiori” non sono tali in quanto
coscienza
portatori di un più alto valore nella scala dell’essere, ma solo in quanto caratterizzati da
una maggiore differenziazione degli organi e delle funzioni. In questo senso va inter-
pretato il sorgere della coscienza nell’ambito del vivente. Il fatto che l’uomo costituisca
il grado più elevato di oggettivazione della volontà significa soltanto che nell’uomo la
volontà, che in se stessa è incosciente, diventa cosciente di sé. La differenza fra la forza
cieca e il comportamento consapevole non riguarda l’essenza della volontà, che è sempre
una sola, ma il grado della sua oggettivazione.

La conoscenza La stessa conoscenza umana, sia quella razionale sia quella puramente intuitiva, non è
umana altro che un prodotto della volontà e, come scrive Schopenhauer, «costituisce l’essenza
dei gradi più alti della sua oggettivazione [...], come un puro mezzo di conservazione del-
N2 l’individuo e della specie, al pari di ogni altro organo del corpo» [ N2].
La volontà

essenza di ogni fenomeno


volontà (pura volontà di vita irrazionale, eterna,
universale, senza causa né scopo)
si oggettiva in

idee

16
natura
Opera

forze natura uomo


naturali organica

La realtà come LA LACERAZIONE DELLA VOLONTÀ I continui conflitti che accompagnano le varie for-
conflitto perpetuo me di oggettivazione della volontà nel mondo fenomenico non sono qualcosa di inessen-
ziale e transitorio, ma corrispondono a una lacerazione profonda che appartiene alla
stessa volontà noumenica. La volontà è il principio dell’universo, ma ciò non significa che
nell’universo esista armonia: infatti, proprio in quanto la volontà si disperde in infinite
volontà particolari ed è continuamente arrestata nel suo sforzo, non può non sentirsi
lacerata. Gli esseri fenomenici nei quali si manifesta la volontà, afferrati nei rispettivi
egoismi individuali, si trovano in perpetua lotta fra loro: lotta irriducibile, senza pietà,
in tutti i gradi dell’esistenza. A ben vedere, abbiamo qui un’interessante anticipazione
della teoria darwiniana della selezione naturale. Il mondo animale ha per proprio nutri-
mento il mondo vegetale; ogni animale diventa preda e nutrimento di un altro; la specie
umana ritiene la natura creata per proprio uso e consumo e «ci manifesta con spaven-
tosa evidenza la medesima lotta, la medesima lacerazione della volontà, donde il detto:
homo homini lupus» [ N2].

La natura negativa DESIDERIO, APPAGAMENTO, NOIA Il continuo arresto dello slancio della volontà si
della felicità esprime, a livello delle volontà particolari, come bisogno, mancanza, dolore. Il dolo-
re assume l’aspetto di stato positivo, universale della realtà; il piacere invece non costi-

PERCORSO 1 La filosofia dopo Hegel


tuisce che uno stato negativo, il momentaneo appagamento del bisogno, la momentanea
cessazione del dolore. «Il desiderio, la privazione – afferma Schopenhauer –, sono infatti
condizioni preliminari di ogni gioia. Ma con la soddisfazione cessa il desiderio, e quindi
anche la gioia. Dunque, la soddisfazione, la felicità, si riducono in fondo alla liberazione
da un dolore e da un bisogno». Perciò «la soddisfazione, o, come si dice ordinariamente,
la felicità, è per natura essenzialmente negativa, senza nulla di positivo». Inoltre, se con
l’appagamento non sopravviene un nuovo desiderio, subentra la noia: «Supponiamo per
un momento che alla volontà venisse a mancare un oggetto, che una troppo facile soddi-
sfazione venisse a spegnere ogni motivo di desiderio: subito la volontà cadrebbe nel vuo-
to spaventoso della noia: la sua esistenza, la sua essenza, le diverrebbero un peso insop-
portabile».

La vita è tragedia La vita è dunque insieme tremenda e incantevole, è un continuo oscillare fra il bisogno e
l’aspirazione a una liberazione da esso: «I desideri non esauditi, gli sforzi frustrati, le spe-
ranze calpestate dalla crudeltà del destino, gli errori fatali di tutta la vita, le pene sempre
crescenti, e in ultimo la morte, ci danno la trama di una tragedia».

volontà desiderio piacere


dolore noia
di vivere (mancanza) (assenza momentanea di dolore)

LA CRITICA DELL’OTTIMISMO FILOSOFICO E DELLA FILOSOFIA HEGELIANA DELLA


STORIA La volontà così come si è incarnata nel mondo – anche nel mondo umano – non
possiede nulla di divino. Considerare il mondo come una teofania, cioè come la manifesta-
zione di un principio divino, costituisce, per Schopenhauer, il massimo errore dell’idea- 17
lismo. Esso sta alla base dell’ottimismo di Hegel, a cui va invece ribattuto che il dolore
è un fatto universale, il quale diventa via via più acuto con l’acuirsi della coscienza.

Opera
La storia Schopenhauer polemizza in particolare contro la concezione hegeliana della storia: per
come destino lui la storia dell’umanità non tende ad alcun fine, né è guidata dalla provvidenza; non è
dominata dalla ragione – come voleva Hegel – ma dal destino, che ne fa il ripetersi fatale
di vicende che, pur sotto forme diverse, sono sempre le stesse. La vita umana è un perenne
tendere senza una meta ultima e ogni obiettivo raggiunto è a sua volta principio di nuove
aspirazioni e così all’infinito. Nella prospettiva schopenhaueriana, dunque, il mondo non
rivela alcun ordine di tipo finalistico: nel suo complesso, non è chiamato a realizzare alcun
disegno, e la ricerca di un senso complessivo del divenire storico perde ogni legittimità
N2 di fronte alla considerazione filosofica che vede in ogni fenomeno l’oggettivazione di una
La volontà forza primordiale destinata a riproporsi nella sua nuda infinità [ N2].

C. La liberazione dal dolore


Liberarsi dalla LE DUE VIE DI LIBERAZIONE Nel terzo e nel quarto libro del Mondo vengono descrit-
volontà di vivere te quelle che Schopenhauer considera le due sole vie che l’uomo abbia a disposizione per
affrancarsi dal mondo dei fenomeni e dunque da quella volontà di vivere che è per lui
fonte di tensione e perenne insoddisfazione. Il terzo libro, in cui si tratta della prima di
queste vie, svolge l’estetica di Schopenhauer, mentre il quarto, in cui si delinea la secon-
da possibilità di liberazione, è dedicato all’etica. Vedremo come queste due prospettive
non siano affatto equivalenti e come per il filosofo solo la seconda via possa rappresen-
tare un’autentica liberazione. Ciò non toglie, tuttavia, che proprio alla filosofia dell’arte
Schopenhauer abbia dedicato alcune delle pagine più profonde del libro, mettendo a

Il mondo come volontà e rappresentazione di Schopenhauer UNITÀ 1


frutto, oltre alla sua spiccata sensibilità estetica, la sua vastissima erudizione nel campo
della storia dell’arte e della letteratura.

liberazione della volontà

arte etica
(contemplazione estetica) (riconoscimento di se stesso nell’altro)

La contemplazione L’ARTE COME CONTEMPLAZIONE DELLE IDEE La prima via di liberazione è dunque
estetica costituita dall’arte e dalla contemplazione estetica. L’arte è la contemplazione delle cose
nel loro carattere ideale, ossia è la contemplazione delle idee. Schopenhauer ripren-
de qui la tesi kantiana, espressa nella Critica del giudizio, del carattere disinteressato della
contemplazione estetica. Ma per il nostro filosofo «disinteresse» significa essenzial-
mente negazione del principio di individuazione. Mentre la scienza – rinchiusa nelle
forme dello spazio, del tempo e della causalità – lega l’uomo agli oggetti individuali del-
l’esperienza, considerati nel complesso dei loro rapporti reciproci, l’arte invece lo conduce
a qualcosa di completamente diverso: a qualcosa che, per il suo non essere individua-
le, non partecipa più delle lotte e del dolore propri del mondo fenomenico. Le idee non
sono ricavate per astrazione dalle rappresentazioni individuali, come i concetti; esse sono
l’oggettivazione immediata della volontà. Chi si eleva alla contemplazione disinteres-
sata delle idee dimentica se stesso e diviene «puro soggetto conoscente e limpido occhio
N3 del mondo», liberandosi insomma, sia pure solo temporaneamente, del suo essere indivi-
18
Le idee e l’arte duale e quindi della sua volontà di vivere [ N3].

L’opera d’arte IL GENIO ARTISTICO Il medesimo atteggiamento contemplativo si ritrova tanto in chi
e le idee pure fruisce dell’opera d’arte da spettatore, quanto nell’artista creatore. In entrambi i casi è in
Opera

gioco la capacità data all’uomo di abbandonare la mera considerazione dei fenomeni, per
fissare lo sguardo sulle pure idee. Certo, questa capacità, più o meno presente nelle per-
sone comuni, si trova eccezionalmente sviluppata nell’artista. Schopenhauer riprende,
a questo proposito, la dottrina kantiana e romantica del genio, piegandola alle esigenze
della propria filosofia: il genio, che per Schopenhauer è essenzialmente genio artistico (il
filosofo tende infatti a escludere che in ambiti come la scienza o la politica siano richiesti
attributi di genialità), consiste precisamente nell’attitudine, posseduta da taluni uomini
in misura straordinaria, a fare astrazione dai fenomeni particolari per afferrare i model-
li universali costituiti dalle idee. Per il genio entrare in una condizione creativa significa
abbandonare la particolarità della propria esistenza individuale per divenire puro corre-
lato delle idee, occhio puramente contemplante, soggetto di una conoscenza completa-
mente disinteressata e dunque non coinvolta nei bisogni pratici che caratterizzano altri-
menti la vita quotidiana [ N3].

La gerarchia IL SISTEMA DELLE ARTI E LA FILOSOFIA DELLA MUSICA Le varie arti, dall’architet-
delle arti tura, alla scultura, alla pittura, alla poesia esprimono, ciascuna secondo i propri mezzi,
altrettante forme di oggettivazione della volontà per il tramite delle idee. Esiste, in altre parole,
una gerarchia delle arti che riflette la gerarchia delle idee, ossia i vari gradi di oggettiva-
zione della volontà. Mentre, al grado più basso, l’architettura raggiunge il proprio effet-
to estetico facendo leva sulle forze e sulle caratteristiche elementari della materia (massa,
peso, rigidità), la tragedia, che costituisce la forma più alta di poesia, esprime la stessa vo-
lontà divenuta cosciente nell’uomo e destinata a entrare in conflitto aperto con se stessa.

PERCORSO 1 La filosofia dopo Hegel


La musica La più elevata delle arti, al di sopra della stessa tragedia, è però la musica, che della volontà
rappresenta un’oggettivazione tanto diretta quanto quella delle stesse idee. Il genio musicale,
secondo Schopenhauer, «ci manifesta l’essenza intima del mondo ed esprime la sapien-
za più profonda, ma in un linguaggio che la sua ragione non intende». La musica è, in
altri termini, una filosofia inconscia, scritta in termini misteriosi: «La musica non è,
come le altre arti, una riproduzione delle idee, ma è una riproduzione della volontà
stessa, una sua oggettivazione al pari delle idee. Perciò il suo effetto è più potente, più
penetrante di quello delle altre arti: queste ci parlano dell’ombra; quella dell’essenza».
Schopenhauer dà giustificazione e sistemazione filosofica all’ideale romantico della mu-
sica e alla centralità che essa ha assunto nel Romanticismo e oltre, e fornisce una risposta
nuova, originale nel pensiero occidentale, definendo la specificità del linguaggio musicale
nella sua asemanticità, ossia nella sua capacità di fare astrazione da significati determi-
nati [ P1, U2]. Egli difende l’autonomia linguistica della musica e dichiara esplicitamen-
te che essa è linguaggio dell’irrazionale, non traducibile in termini razionali, sentimen-
tali o altro. Il suo linguaggio è quindi assoluto e coglibile solo dal genio artistico, perché
riproduce ed esprime la realtà più profonda.

architettura,
scultura, contemplazione delle idee liberazione
pittura, poesia temporanea
arte dalla volontà
musica oggettivazione diretta fenomenica
della volontà

La musica liberata IL PRIMATO DELLA MUSICA STRUMENTALE Certo, della musica si può parlare solo 19
dal dominio per metafore e per analogie, data l’assolutezza e il carattere ineffabile del suo linguag-
della parola
gio. Ciò significa che il regno della musica è il sentimento inteso come la vita interiore
della volontà; quindi esso si contrappone al concetto, ci dà l’universalità della for-

Opera
ma senza la materia: esprime infatti il sentimento, non i sentimenti particolari. Da
qui viene la predilezione di Schopenhauer per la musica strumentale, come avviene
appunto nel Romanticismo, perché solo essa è pura forma non contaminata dai con-
cetti, è libera espressività [ P1, U2]. Così la musica si libera della parola e del suo do-
minio, da sé sola esprime «l’in sé del mondo». Viene così rovesciata la consuetudine
secolare che, entro la tradizione del teatro d’opera, aveva decretato il predominio della
parola. Se consideriamo poi che la più profonda rivoluzione artistica dell’Ottocento
ha luogo in ambito musicale, si comprende come la concezione filosofica della mu-
sica di Schopenhauer non solo sia stata decisiva per grandi musicisti – come Richard
Wagner – o per filosofi – come Nietzsche –, ma sia stata ripresa dalle successive avan-
guardie culturali del Novecento.

L’ESIGENZA DI UNA LIBERAZIONE DEFINITIVA DAL DOLORE La liberazione resa pos-


sibile dalla contemplazione estetica, sia essa quella del genio creatore o quella di chi frui-
sce dell’opera d’arte in qualità di spettatore, è una liberazione solo transitoria, che non
altera in modo significativo la posizione del soggetto nel mondo dei fenomeni. Dopo
l’esperienza dell’arte, l’individuo, di nuovo preso nel mondo della rappresentazione, è
riconsegnato a quei rapporti quotidiani che lo vedono anzitutto impegnato a realizzare
fini e obiettivi particolari. Perciò, il vero progresso non può essere cercato entro il mon-
do, ma consisterà unicamente nel trascendere l’esperienza, liberandosi una volta per
tutte dalle illusioni dei fenomeni. E a questa liberazione definitiva dalla volontà e dal do-
lore è dedicato il quarto libro del Mondo.

Il mondo come volontà e rappresentazione di Schopenhauer UNITÀ 1


Superare L’ETICA Ora l’itinerario schopenhaueriano attraversa il territorio dell’etica. Occorre com-
la volontà di vivere prendere che la volontà di vivere, in quanto tale, è il male da superare. L’atteggiamento
etico consiste in un sapere più elevato di quello dell’intelletto e della ragione e conduce
l’uomo attraverso tre gradi di liberazione.

La giustizia In primo luogo, grazie alla giustizia, viene posto un argine alla lotta fra gli individui, nel
riconoscimento di quell’unica volontà che governa le azioni, apparentemente confliggenti,
dei vari soggetti.

La compassione Il secondo grado è costituito dalla compassione, cioè dal riconoscimento intuitivo
dell’unità di tutti gli esseri. A questo proposito, è utile ricordare che l’etimologia del-
la parola richiama l’idea di un “soffrire insieme”, cioè la capacità di avvertire il dolore
altrui come proprio dolore, di fronte alla presa di coscienza di una comune appartenenza
al contesto della volontà universale. La compassione, in ogni caso, ha il potere di elimi-
nare dall’animo umano la malvagità, intesa come effetto dell’illusione che separa tra lo-
N4 ro gli uomini rendendoli stranieri e nemici gli uni agli altri. È evidente in quale misura
Il pessimismo
e la negazione Schopenhauer abbia tratto profitto, per queste sue riflessioni, dalla lettura dei testi cri-
della volontà stiani e buddisti [ N4].
Il terzo stadio sulla strada della liberazione è, infine, quello dell’ascesi.

L’ascesi LA PRATICA DELL’ASCESI L’ascetismo viene interpretato da Schopenhauer come l’estre-


ma riduzione possibile della volontà di vivere; esso consiste nella negazione di ogni
elemento fenomenico, di ogni conoscenza intellettiva, e riesce pertanto ad attuare la
liberazione definitiva dalle illusioni del mondo empirico. A questo livello, l’uomo
20 non si limita a contenere l’affermazione di sé a favore degli altri esseri, ma arriva a pro-
vare una vera e propria ripugnanza nei confronti del desiderio di vita che accompagna
tutta la sua esistenza fenomenica.
Opera

Il suicidio Va ricordato che Schopenhauer non riconosce capacità liberatoria al suicidio: esso infat-
ti costituisce, almeno nei casi generali, un atto violento di affermazione, non di negazio-
ne; un atto che non estingue la volontà di vivere, ma proclama la volontà di condurre la
vita in condizioni diverse da quelle che il suicida trova innanzi a sé.

Castità, povertà, La negazione ascetica della vita è, invece, soppressione della particolarità del volere, di
rinuncia: la quella particolarità che si esprime nell’esistenza individuale. Una tale soppressione com-
noluntas
porta una serie di pratiche, tipicamente caratterizzanti la vita ascetica: la castità (l’amore
sessuale è infatti una delle più forti affermazioni della volontà di vivere), la rassegnazio-
ne, la povertà, la rinuncia.
Questo tipo di ascetismo si distingue da quello cristiano; quest’ultimo è una condi-
zione in cui l’uomo ha l’esperienza di un contatto con un Dio come essere personale e
trascendente, mentre l’ascetismo cui si riferisce Schopenhauer – in cui rintracciamo il
nirvana buddistico e l’influenza delle filosofie orientali a lungo studiate dall’autore – si-
gnifica annullamento della personalità, una condizione di estasi in cui si è soppressa l’al-
terità di soggetto e natura e l’uomo «cessa di volere, di attaccarsi a qualsiasi cosa, e si tien
fermo in una indifferenza che non fa eccezione» [ N4]. L’ascetismo è dunque un eserci-
zio pratico che modifica radicalmente la voluntas in noluntas.

PERCORSO 1 La filosofia dopo Hegel


limitazione della propria
giustizia volontà in favore degli altri
liberazione
percezione del dolore definitiva
etica compassione altrui come proprio dalla volontà
fenomenica
soppressione del volere
ascesi (noluntas)

Superiorità RELIGIONE E FILOSOFIA Schopenhauer riconosce alle religioni più elevate – per esem-
(e difficoltà) pio al cristianesimo delle origini, ma soprattutto al buddismo – la capacità di condur-
della filosofia
re l’uomo alla negazione ascetica; ma esse non avrebbero fatto, con ciò, che travestire
miticamente la verità sublime della negazione della volontà, rendendola accessibile a tutti.
Diversamente dalle religioni, la filosofia si sforza di rendere queste verità nella loro per-
fetta purezza; proprio per questo suo sforzo, però, essa risulta di estrema difficoltà. Ed è
per ovviare a tale difficoltà che sorgono, necessariamente, le religioni come «metafisiche
popolari»; esse però corrono sempre un gravissimo pericolo: quello di perdere il loro va-
lore metafisico, trasformandosi in idolatrie assolutistiche, esclusivistiche, intolleranti. A suo
parere gli abusi delle religioni avrebbero condotto l’umanità alle conseguenze più immo-
rali e più nefaste.

Il pessimismo LA CONCLUSIONE DEL MONDO Di fronte all’esito ascetico del capolavoro schopen-
di Schopenhauer haueriano non sono mancate esplicite prese di distanza anche tra coloro che in modo
più diretto ne hanno subito l’influenza. Friedrich Nietzsche, per esempio, pur accettan-
do nella prima fase del suo pensiero l’impianto metafisico del Mondo, cercherà di evi-
21
tarne le conseguenze pessimistiche, contrapponendo alla filosofia della negazione del-
la volontà l’affermazione dionisiaca della vita e della sua energia artisticamente creatrice
[ P3, U1, 2].

Opera
Una liberazione Ciò detto, occorre interrogarsi sul significato di quel vero e proprio annullamento del
possibile mondo al quale il lettore viene invitato alla fine del libro. Si tratta veramente di una
richiesta di abbandono della propria esistenza individuale e finita? È davvero possibile
realizzare una tale rinuncia? Tutto fa pensare piuttosto che sia in gioco un mutamento di
prospettiva in virtù del quale l’individuo, pur continuando a vivere nel mondo dei feno-
meni, rinunci a far valere in esso le sue aspettative di realizzazione, comportandosi come
se nessuna delle forme illusorie che lo circondano avesse per lui consistenza e rilievo.
In effetti, la soppressione della cieca volontà di vivere, sottraendo l’uomo alla catena
causale del mondo fenomenico, costituisce – nella filosofia di Schopenhauer – l’unico
atto possibile di reale libertà. Al di là della negazione non rimane altro che il nulla: ma
si tratta di un nulla relativo, di un nulla che sembra tale solo se si considera il mondo
illusorio della rappresentazione come vero mondo. Questo nulla può venire simboli-
camente raffigurato come un oceano di pace, come un riposo infinitamente profondo
dell’anima.

Il mondo come volontà e rappresentazione di Schopenhauer UNITÀ 1


SCHOPENHAUER Il pessimismo costituisce motivo di ottimismo: alla soddisfazione
E LEOPARDI: Nei Supplementi al li- seguono spesso nuovi bisogni che offrono sempre
UN CONFRONTO bro quarto del Mondo nuove occasioni di dolore. A interrompere questa
POSSIBILE? troviamo scritto: «Nes- concatenazione di desiderio e appagamento può
suno ha trattato così subentrare in alcuni casi una condizione ancora più
a fondo e così esaurientemente questo soggetto [il difficile da sopportare del desiderio stesso: la noia.
pessimismo] come, ai giorni nostri, Leopardi. [...] Il Su questo terreno le analogie fra il pessimismo di
suo tema è ovunque la beffa e la miseria di quest’e- Schopenhauer e la «filosofia dolorosa, ma vera» di
sistenza». Schopenhauer si avvicinò a Leopardi nel Leopardi sono innegabili. Nei Canti (1831) del poeta
1858 soprattutto attraverso la lettura delle Operette troviamo per esempio l’idea di un attaccamento alla
morali (1824-32). In quello stesso anno l’accostamen- vita che persiste anche nella consapevolezza del suo
to tra il filosofo tedesco e il maggiore poeta dell’Ot- necessario fallimento: «Se la vita è sventura, / Per-
tocento italiano fu proposto per la prima volta in ché da noi si dura?» (Canto notturno di un pastore
modo esplicito dallo storico e critico della letteratura errante dell’Asia); la percezione nichilistica di una
Francesco De Sanctis, in un saggio-dialogo dal tito- complessiva mancanza di senso nell’essere: «E l’infi-
lo Schopenhauer e Leopardi. Dialogo tra A. e D. Nel nita vanità del tutto» (A se stesso); il riconoscimento
complesso De Sanctis tendeva a sottolineare più la del dolore come tonalità fondamentale dell’esisten-
distanza che l’affinità fra i due autori ed esprimeva za umana: «[...] Arcano è tutto, / Fuor che il nostro
in conclusione una netta preferenza per il pessimi- dolor [...]» (Ultimo canto di Saffo). Nelle Operette
smo eroico del poeta nei confronti del messaggio morali gli stessi motivi vengono sottolineati con pre-
eticamente rinunciatario e politicamente ambiguo cisione, se possibile, ancora maggiore.
del Mondo. La possibilità del parallelo si reggeva, in
ogni caso, su una serie di precise analogie, tutte ri-
gorosamente documentate nei testi dei due autori, Le teorie del piacere
che possiamo riassumere, per comodità, in una serie Seguiamo ora brevemente il parallelo Schope-
di punti: nhauer-Leopardi sul piano delle rispettive teorie del
1. una visione radicalmente pessimistica piacere. La teoria leopardiana del piacere è esposta
22 dell’uomo, della storia, della natura; soprattutto in un testo del 1820 che si trova nello
2. un’immagine dell’esistenza come vicenda irrime- Zibaldone. Vi si afferma la tesi centrale del carattere
diabilmente segnata dal dolore, dal bisogno e «limitato» del piacere, al quale si oppone invece
dalla privazione; il carattere «illimitato» del desiderio e della ten-
Opera

3. un’interpretazione dell’esperienza del piacere denza dell’uomo alla felicità. Questo desiderio non
come momento essenzialmente negativo nei termina se non con la fine dell’esistenza, è sostan-
confronti di uno stato di privazione; ziale in noi, perché non è semplicemente desiderio
4. una presa di coscienza del carattere illusorio di dell’uno o dell’altro piacere, ma desiderio del piace-
tutte le cose; re come tale. Quando un singolo desiderio viene ap-
5. un’etica fondata sul motivo della compassione. pagato, non si estingue il desiderare, il quale, anzi,
risorge in forme sempre nuove.
Nei Canti il tema viene declinato in due forme stret-
Tanto per Schopenhauer quanto per Leopardi il no- tamente congiunte. Da un lato abbiamo l’idea della
stro non è affatto il migliore dei mondi possibili. Se vanità di ogni speranza relativa a una vera feli-
nell’ambito della storia non esiste sviluppo e tanto- cità. Si pensi ad esempio all’idea della festa come
meno progresso o perfezionamento (come, a diverso “vuoto” al quale inconsapevolmente tendono l’at-
titolo, pensavano tanto i romantici quanto Hegel), tesa e la speranza dell’uomo (tema al centro dei
ma solo vuota ripetizione, la natura, dal canto suo, canti La sera del dì di festa e Il sabato del villaggio).
non si cura degli individui e punta solo alla soprav- Proprio l’illimitatezza del desiderio mette in discus-
vivenza della specie. La volontà – per esprimerci con sione l’idea della festa, in quanto il giorno di festa
Schopenhauer – è sempre uguale a se stessa. Essa è il momento in cui si rivela all’uomo la vanità del
non trova mai definitiva soddisfazione, e questa cir- suo desiderare. Dall’altro è sottolineata la natura
costanza risulta evidente se si considera che, nel suc- del piacere come mera soppressione di uno stato di
cedersi delle generazioni, ogni nuovo individuo vie- bisogno, di mancanza, ossia il carattere negativo
ne a occupare il posto di quelli che di volta in volta di ogni esperienza del piacere. Parlare di nega-
escono di scena, senza che in questa eterna vicenda zione non significa qui sostenere che il piacere sia
possa essere riconosciuto alcun fine generale. in sé qualcosa di negativo, ma piuttosto sottolineare
La momentanea soddisfazione che gli individui in- il suo essere strettamente legato al venir meno di
contrano nel dare attuazione ai loro desideri o alle uno stato di bisogno o di privazione. Nel momento
loro ambizioni (successo, riuscita, vittoria ecc.) non in cui questo stato di bisogno viene «negato» con il

PERCORSO 1 La filosofia dopo Hegel


raggiungimento di un fine determinato, cessa anche Secondo De Sanctis, la filosofia di Schopenhauer è
il bisogno che era stato avvertito come tensione e una filosofia «nemica della libertà e del progresso»,
dolore. Per questo Leopardi può esprimere, in versi e comporta la fuga dal mondo e il rifiuto del-
celebri, l’idea di una sostanziale dipendenza del pia- l’azione politica come tale: per colui che si sia per-
cere dal dolore che lo precede: «Piacer figlio d’affan- suaso della necessità di una completa negazione
no» (La quiete dopo la tempesta). del volere, concetti come libertà, umanità, nazione,
patria, emancipazione, progresso, così presenti nel-
Certo, occorre precisare che la definizione leopar- le filosofie della storia e nelle ideologie politiche
diana del piacere come cessazione del dolore ha del XIX secolo, non sono che vuote astrazioni, mere
una serie di precedenti nella cultura del Settecen- apparenze. Il pessimismo schopenhaueriano, in un
to francese e italiano. E di una tale discendenza si quadro tutto dominato dalle grandi sintesi filosofi-
trovano numerose tracce nei testi del poeta. Questa che dell’idealismo e dagli ideali politico-culturali di
osservazione ci aiuta a rintracciare il vero retroterra un’età che si sentiva chiamata a trasformare il corso
del pessimismo leopardiano, che è radicato più nella della storia, assume inevitabilmente connotati de-
filosofia materialistica settecentesca che nello spiri- cadenti. Leopardi invece consegue, per De Sanctis,
tualismo o nell’idealismo del primo Ottocento. un effetto opposto a quello che si propone: pur non
Scrive Leopardi nello Zibaldone: «Il sentimento della prestando fede alle idee di libertà e progresso, ne
nullità di tutte le cose, la insufficienza di tutti i piaceri ispira in ultima analisi un vero e proprio desiderio in
a riempirci l’animo, e la tendenza nostra verso un in- chi gli si accosta; il suo sguardo di scettico disincan-
finito che non comprendiamo, forse proviene da una tato non spinge alla rinuncia e all’inazione, ma, ina-
cagione semplicissima, e più materiale che spirituale». spettatamente, può persino risvegliare una reazione
contraria, fino alla denuncia dell’ingiustizia e alla
scoperta dell’impegno civile. Il pessimismo non
La compassione
sarebbe qui rassegnazione mistica, ma rifiuto di una
Un altro tema presente in entrambi i nostri autori è
condizione disumana e consapevolezza del carattere
quello della compassione, a maggior ragione se si
illusorio di ogni consolazione.
considera il nesso che esso intrattiene con la visio-
ne pessimistica fin qui articolata. È appunto la presa Francesco De Sanctis rileva, nel saggio 23
d’atto di un comune destino che pesa su tutta l’uma- Schopenhauer e Leopardi, la contiguità ma anche
nità, la certezza relativa alla tragicità e irredimibilità la distanza tra i due pensatori, mettendo l’accento
della sua condizione, a spingere tanto Schopenhauer soprattutto sul pessimismo eroico di Leopardi che
quanto Leopardi verso l’idea di una fondamentale e riconosce la grandezza umana in colui che sa guardare

Opera
in faccia l’«acerbo vero» (Al conte Carlo Pepoli, v.
necessaria solidarietà fra tutti gli esseri umani.
140) e che vede il piacere come «figlio d’affanno» (La
Ma se in Schopenhauer un tale punto di arrivo, reso
quiete dopo al tempesta, v. 32).
esplicito nel quarto libro del Mondo, si avvale degli
apporti della letteratura cristiana, del buddismo e
delle grandi concezioni mistiche d’Oriente e d’Occi-
dente, in Leopardi prevale un umanesimo nutrito di
universalismo illuministico. Tutta la nobiltà dell’uo-
mo risiede nella sua capacità di guardare con animo
fermo alla tragica sorte che gli è stata assegnata,
non incolpandone i suoi simili, ma riconoscendone
responsabile quella stessa natura contro la quale oc-
corre piuttosto unirsi che dividersi (come esprimono
i bellissimi versi della Ginestra).

Filosofia della storia e impegno politico


Anche nel quadro di questo comune riconoscimento
del valore del vincolo umano, non mancano quindi
elementi di divergenza. Essi furono puntualmente ri-
levati dal De Sanctis, al quale dobbiamo i chiarimenti
essenziali a questo proposito. L’unilateralità con la
quale, a conclusione del suo parallelo, il critico let-
terario ha preso posizione a favore della moralità
leopardiana, contro la negazione schopenhaueriana
della filosofia della storia e dell’impegno politico-ci-
vile, può essere compresa in una prospettiva storica.

Il mondo come volontà e rappresentazione di Schopenhauer UNITÀ 1


3 Nodi
Schopenhauer

Il mondo come N1 Libro primo: il mondo come rappresentazione


volontà Il mondo non è una realtà in sé, ma esiste solo come rap-
e rappresentazione presentazione. Come possiamo dire, dunque, che l’espe-
rienza che abbiamo da svegli sia più “vera” di quella che
si svolge nei sogni?

N2 Libro secondo: la volontà


Emergono qui tre temi: l’azione della volontà nella natura,
il sorgere della facoltà rappresentativa negli animali supe-
riori e la tesi per cui la volontà non ha scopo, non vuole
altro che se stessa.

N3 Libro terzo: le idee e l’arte


Il primo dei due brani riportati definisce il significato ge-
nerale dell’arte e della contemplazione estetica; il secondo
tratta della tragedia.

N4 Libro quarto: il pessimismo e la negazione


24 della volontà
Dall’identificazione dell’esistenza con il dolore deriva la
necessità della negazione della volontà come liberazione
definitiva.
Nodi

SCHOPENHAUER
N1
Libro primo: il mondo come rappresentazione
I frammenti che seguono sono entrambi tratti dal libro primo del Mondo. Quello che presentiamo
in apertura è il celebre esordio dell’opera, nel quale Schopenhauer enuncia la prima delle sue tesi: il
mondo non è realtà in sé, ma esiste solo in relazione a soggetti che ne fanno esperienza, esiste cioè
solo come rappresentazione, o fenomeno. Nel secondo frammento – che segue dopo alcune pagine il
primo – il filosofo formula un interrogativo: se l’oggetto di qualsiasi esperienza non è altro che rap-
presentazione, come facciamo a dire che l’esperienza che abbiamo da svegli sia più “vera” di quella
che si svolge nei sogni?

«Il mondo è una mia rappresentazione»: ecco una verità valida per ogni essere vivente e pensante,
benché l’uomo soltanto possa averne coscienza astratta e riflessa. E quando l’uomo abbia di fatto
tale coscienza, lo spirito filosofico è entrato in lui. Allora, egli sa con chiara certezza di non cono-
scere né il sole né la terra, ma soltanto un occhio che vede un sole, e una mano che sente il con-
tatto d’una terra; egli sa che il mondo circostante non esiste se non come rappresentazione, cioè
sempre e soltanto in relazione con un altro essere, con il percipiente, con lui medesimo. Se c’è una
verità che si può affermare a priori, è proprio questa; essa infatti esprime la forma di ogni esperien-
za possibile ed immaginabile [...]. Nessuna verità è dunque più certa, più assoluta, più lampante di
questa: tutto ciò che esiste per la conoscenza, e cioè il mondo intero, non è altro che l’oggetto in

PERCORSO 1 La filosofia dopo Hegel


rapporto al soggetto, l’intuizione di colui che intuisce; in una parola: rappresentazione [...]. Tutto
quanto il mondo include o può includere è inevitabilmente dipendente dal soggetto, e non esiste
che per il soggetto. Il mondo è rappresentazione. [1]

Noi abbiamo dei sogni; non potrebbe la vita essere tutta un sogno? In termini più precisi: c’è un
criterio sicuro per distinguere il sogno dalla realtà, il fantasma dall’oggetto reale? L’addurre come
criterio la minore vivacità e chiarezza del sogno rispetto all’intuizione reale, non merita alcuna con-
siderazione; nessuno infatti ha potuto fino ad ora mettere a confronto le due cose; il paragone non
è possibile se non fra la realtà presente e il puro ricordo del sogno. [2] Kant risolve il problema in
questo modo: «Ciò che distingue la vita dal sogno è la connessione delle rappresentazioni fra lo-
ro secondo la legge di causalità». Però anche i singoli elementi del sogno si connettono secondo il
principio di ragion sufficiente in tutte le sue forme, e questa connessione non si rompe che tra la
vita e il sogno o tra un sogno e l’altro. Quindi la risposta di Kant non ammette che quest’unica in-
terpretazione: il sogno lungo (la vita) ha in sé una connessione costante secondo il principio di ra-
gion sufficiente, però non la possiede con i sogni brevi, nonostante ciascuno di essi abbia in sé la
stessa connessione: in questo modo è dunque rotto il ponte tra i sogni delle due classi, e tale è ap-
punto il carattere che li distingue. Tuttavia il ricercare secondo tale criterio se una cosa fu sogno o
realtà, è impresa difficilissima e spesso impossibile; poiché noi non siamo per nulla in grado di ri-
costruire, anello per anello, la catena causale che riallaccia un fatto della vita passata al momen-

N1 LETTURA DEL TESTO

Dalla comprensione della prima tesi esposta nel secondo il quale le cose esistono indipendentemente
Mondo dipende la possibilità di accedere a tutte da noi, come una realtà in sé.
le tappe successive dell’itinerario schopenhaue- Quando conosco un oggetto (il sole, la terra ecc.) io 25
riano, in particolare all’idea della volontà come non conosco propriamente una cosa reale, ma co-
realtà noumenica, situata appunto in una dimen- nosco me stesso nell’atto di conoscere l’oggetto (co-
sione che supera i limiti della rappresentazione e nosco «un occhio che vede», «una mano che sente»
della conoscenza fenomenica. ecc.). Ogni oggetto di conoscenza, proprio in quanto

Nodi
Il problema della realtà del mondo esteriore, af- oggetto, è sempre in rapporto con un soggetto e non
frontato nel secondo frammento a partire dall’im- esiste al di fuori di questo rapporto, anche se, come
magine classica della comparazione tra il sogno e sappiamo, Schopenhauer si preoccupa di distinguere il
la veglia, permette di comprendere un altro aspet- suo punto di vista da quello dell’idealismo.
to del pensiero di Schopenhauer. Escludendo che il
criterio di distinzione fra le rappresentazioni del- [2] Non potrebbe la vita essere
la veglia e del sogno possa essere quello della lo- tutta un sogno?
ro maggiore o minore conformità con la “realtà”, Ci si domanda allora se esista un criterio per distingue-
il filosofo afferma tutta l’illusorietà del mondo fe- re i sogni dalle immagini della veglia, posto che ciascu-
nomenico. no di noi confida ordinariamente nel carattere “reale”
dell’esperienza diurna, mentre attribuisce un carattere
[1] Il mondo è una mia rappresentazione “illusorio” all’esperienza onirica. Le rappresentazioni
La facoltà rappresentativa non è peculiare dell’uo- che mi si presentano in questo momento, nel pieno
mo, essendo presente anche in altri organismi viven- della veglia, non potrebbero rivelarsi altrettanto eva-
ti, come gli animali. Ma nell’uomo essa può divenire nescenti quanto quelle del sogno? E parallelamente,
oggetto di riflessione cosciente. Non solo: l’uomo non potrebbe aprirsi nel sogno notturno un mondo
può rendersi consapevole del fatto che le cose che non meno reale di quello della vita quotidiana? La dif-
formano il «mondo» non sono altro che «rappresen- ficoltà – scrive Schopenhauer – consiste nel fatto che
tazioni». io, mentre rifletto da sveglio sui miei sogni, ho sempre
Schopenhauer considera questa scoperta come l’atto davanti soltanto il ricordo dei sogni, non i sogni me-
di nascita dello spirito filosofico, il che significa che desimi. Allo stesso modo si potrebbe dire che mentre
per diventare filosofi occorre compiere questo preli- sogno ho sempre soltanto residui sfilacciati della mia
minare superamento del punto di vista comune, vita diurna, non la vita stessa.

Il mondo come volontà e rappresentazione di Schopenhauer UNITÀ 1


to presente, ma non per questo siamo autorizzati a ritenerlo un sogno. Ecco perché nella vita reale
nessuno si serve abitualmente di questo criterio per distinguere la realtà dal sogno. L’unico crite-
rio sicuro per tale distinzione è quello tutto empirico del risveglio, il quale rompe in modo effet-
tivo e palpabile la connessione causale fra gli avvenimenti del sogno e quelli della veglia. [3] Una
prova eccellente al riguardo ci è data da un’osservazione di Hobbes nel Leviatano, cap. 2, relativa
al fatto che noi facilmente confondiamo con la realtà un sogno quando, a nostra insaputa, abbia-
mo dormito vestiti; e la cosa è ancor più facile quando, per di più, un progetto o un affare, assor-
bendo tutti i nostri pensieri, ci travaglia nel sonno al pari che nella veglia. In tali casi ci accorgia-
mo di svegliarci quasi altrettanto poco come di addormentarci, e così il sogno confluisce con la
realtà, e ambedue si confondono. E allora non resta che applicare il criterio di Kant: ma se poi, co-
me spesso avviene, risulta del tutto impossibile constatare la presenza o l’assenza d’un nesso causa-
le col presente, resterà per sempre in dubbio se un avvenimento sia sogno o realtà. [4] Ben si vede
qui la stretta parentela tra la vita e il sogno: e noi non ci vergogniamo di confessarla dopo che tan-
ti spiriti grandi l’hanno riconosciuta e proclamata. I Veda e i Purana non hanno, per la conoscenza
del mondo reale, che essi chiamano «il velo della maya», una similitudine più bella e più frequen-
te di quella del sogno. Platone afferma sovente che gli uomini vivono nel sogno, e che soltanto il
filosofo si sforza di tenersi desto. Pindaro dice: «L’uomo è il sogno di un’ombra»,1 e Sofocle: «Ve-
do che noi tutti non siamo nient’altro che larve di sogni, ombre morte».2 Ai quali fa degno riscon-
tro Shakespeare: «Noi siamo tal stoffa / come quella di cui son fatti i sogni, e la nostra breve vita /
è circondata da un sonno».3 E Calderón era così profondamente preso da quest’idea, che volle far-
ne il soggetto per una specie di dramma metafisico intitolato La vita è sogno.
Dopo tante citazioni poetiche, sia permessa anche a me un’immagine. La vita e i sogni son pagi-
ne d’uno stesso libro. La lettura continuata è la vita reale. Ma quando l’ora abituale della lettura (il
giorno) è trascorsa, ed arriva il momento del riposo, noi continuiamo spesso a sfogliare oziosamen-
26 te il libro, aprendo a caso questa pagina o quella, senz’ordine e senza séguito, imbattendoci ora in
una pagina già letta, ora in una nuova; ma il libro che leggiamo è sempre il medesimo. La singola
pagina isolata, pur priva di connessione con l’ordinata lettura dell’intera opera, non ne differisce
Nodi

1. Pitica VIII, dedicata ad Aristomene d’Egina lottatore, XVIII.


2. Aiace, Prologo.
3. La tempesta, atto IV.

N1 segue

[3] La vita è il sogno gno che presenta una connessione costante secon-
Alla soluzione di Kant, che attribuisce alla coerenza do il principio di ragion sufficiente, mentre «brevi»
della connessione categoriale operata dall’intelletto sono i sogni che presentano sì al loro interno una qual-
la superiore qualità conoscitiva dell’esperienza diurna che connessione secondo il medesimo principio, ma
rispetto al sogno, Schopenhauer obietta che una certa che non hanno invece alcuna connessione né con gli
connessione causale è pure presente fra le diverse im- altri sogni, né con l’insieme della vita diurna.
magini del sogno. Il vero punto di rottura, per quanto
ne sappiamo, non è tra i singoli elementi di un sogno, [4] Il sogno confluisce con la realtà,
bensì fra il sonno e la veglia, oppure fra un sogno e un e ambedue si confondono
altro sogno distante dal primo. Schopenhauer tenta A dimostrazione delle difficoltà che si incontrano
però di salvare la sostanza dell’interpretazione kantia- quando si cerca di distinguere qualitativamente l’espe-
na nel quadro della propria visione. La terminologia rienza del sogno da quella della veglia, Schopenhauer
che adotta è molto efficace: la vita di tutti i giorni può riferisce esempi che illustrano quanto ricorrente sia la
essere definita un «sogno lungo» che continua da confusione fra i due stati nella vita quotidiana (come
un giorno all’altro, mentre i sogni propriamente detti l’osservazione di Hobbes circa gli effetti del dormire
possono essere definiti «sogni brevi». Il significato di vestiti, o quella relativa a pensieri e progetti che distur-
queste espressioni è presto detto: «lungo» è quel so- bano il nostro sonno).

PERCORSO 1 La filosofia dopo Hegel


tuttavia gran che, quando si pensa che comincia e finisce all’improvviso anche la lettura regolare, e
può quindi ritenersi come una pagina unica, sebbene un po’ più lunga. [5]
(A. Schopenhauer, Il mondo come volontà e rappresentazione, a cura di A. Vigliani, trad. di N. Palanga
riveduta da A. Vigliani, intr. di G. Vattimo, Mondadori, Milano 1999)

N1 segue

[5] La vita e i sogni son pagine apparente, sfogliando lo stesso libro in modo, per così
d’uno stesso libro dire, più libero. Se ci atteniamo al significato di que-
Dopo una serie di citazioni tratte dalla letteratura classi- sta immagine, non è più necessario distinguere da
ca e moderna (Platone, Pindaro, Sofocle, Shakespeare, un punto di vista qualitativo le rappresentazioni
Calderón) e dagli antichi testi della filosofia indiana (i diurne da quelle del sogno: le pagine sono sempre
Veda, i Purana), tutte attestanti la straordinaria paren- le stesse.
tela della vita con il sogno, Schopenhauer si concede a Accade che nel sogno ci imbattiamo in una pagina già
sua volta un’immagine di notevole pregnanza lettera- letta o che, invece, incontriamo un’immagine che nella
ria. Uno solo è il libro della vita, al quale appartengo- veglia si presenterà solo in seguito. Ma entrambe le
no tutte le pagine che noi sfogliamo continuamente. letture sono limitate nel tempo, destinate cioè a esau-
Mentre però nella vita diurna leggiamo le pagine l’una rirsi: l’una nello spazio ristretto del sogno breve, l’altra
dopo l’altra, durante il sonno procediamo senza ordine nell’arco più lungo della vita.

SCHOPENHAUER
N2
Libro secondo: la volontà
Nei due frammenti che presentiamo, tratti dal libro secondo del Mondo, possono essere individuati 27
tre temi: nel primo brano è descritta l’azione della volontà nella natura in base al conflitto che essa
produce a ogni livello e viene spiegato il sorgere, negli animali superiori, della facoltà rappresenta-
tiva come espediente finalizzato alla conservazione della specie e dell’individuo; nel secondo brano
Schopenhauer afferma che la volontà noumenica, nel suo insieme, non ha alcuno scopo, non vuole

Nodi
altro che se stessa.

Nella natura vediamo dappertutto lotta, conflitto e alternarsi di vittorie [...]. Ora questa lotta non
è che la manifestazione del contrasto che lacera internamente la volontà. Questo conflitto univer-
sale si rivela nel modo più eloquente nel mondo degli animali, che si nutre del mondo vegetale ed
in cui ogni individuo è a sua volta nutrimento e preda dell’altro [...]; infatti un essere vivente non
può mantenersi in vita se non a spese di un altro: la volontà di vivere si nutre costantemente del-
la sua propria sostanza e fa di sé in diverse forme il proprio nutrimento. Infine la specie umana,
che giunse a soggiogare tutte le altre, considera la natura come una creazione istituita per suo uso
e consumo; e nondimeno anch’essa, come vedremo nel quarto libro, ci manifesta con spaventosa
evidenza la medesima lotta, la medesima lacerazione della volontà; donde il detto: homo homini
lupus. Intanto possiamo riconoscere l’identico conflitto, l’identica sopraffazione, nei gradi inferiori
di oggettità della volontà. Parecchi insetti (specialmente gli icneumoni) depongono le loro uova nella
pelle, e persino nel corpo delle larve di altri insetti, la cui lenta distruzione sarà la prima opera degli
individui che ne verranno fuori. Il giovane polipo a tentacoli che cresce dal vecchio a guisa di ramo, e
più tardi se ne separa, lotta già con quello, mentre ancora vi aderisce, per la preda che si fa innanzi;
l’uno strappandola dalla bocca dell’altro (Trembley, Polypod. II, p. 110, e III, p. 165). L’esempio
più sorprendente del genere ci è dato dalla formica-mastino (bulldog-ant) che si trova in Austra-
lia; se la si taglia in due, si impegna subito una lotta fra la testa e la coda: la prima afferra con le
sue mandibole la seconda, e questa si difende bravamente col suo pungiglione: la lotta di solito du-
ra una mezz’ora, fino a che i due litiganti non muoiono o non vengono separati da altre formiche.

Il mondo come volontà e rappresentazione di Schopenhauer UNITÀ 1


Il fatto si rinnova ogni volta. (Da una lettera di Howitt nel W. Journal, riprodotta nel Messenger
di Galignani, 17 novembre 1855). Sulle rive del Missouri accade sovente di vedere una quercia
enorme talmente avviluppata, incatenata e allacciata nel tronco e nei rami da una gigantesca vite
selvatica, che finisce per morire come soffocata [...]. Così anche nel regno inorganico, allorché ad
esempio due cristalli in via di formazione si incontrano, si incrociano e si ostacolano a vicenda, in
modo da non poter più assumere la forma cristallina a ciascuno di essi originaria; quasi tutte le dru-
se offrono l’immagine di questa lotta della volontà in un grado così basso della sua oggettivazione;
come pure quando il magnete impone al ferro il suo magnetismo per realizzare anche lì la sua idea;
oppure quando il galvanismo trionfa sulle affinità chimiche, dissolvendo le più stabili combinazio-
ni e sopprimendo le leggi chimiche al punto che lo ione acido di un sale decomposto al polo ne-
gativo deve passare al polo positivo senza potere in alcun modo combinarsi con il composto alcali-
no che è costretto ad attraversare, e senza neppure arrossare il tornasole posto sulla sua via [...]. [1]
La volontà, benché si oggettivi sempre più distintamente a mano a mano che si eleva di grado
in grado, ciò nondimeno opera in modo inconscio e sotto forma di forza cieca anche nel regno ve-
getale [...]. L’animale [invece], fin dall’istante in cui si è distaccato dall’uovo o dal seno materno
in cui vegetava inconsciamente, dev’essere in grado di cercare e di scegliere il suo cibo. Di qui la
necessità del movimento determinato da motivi, e perciò della conoscenza, che interviene dunque
a questo grado di oggettivazione della volontà come un aiuto, un espediente indispensabile alla
conservazione dell’individuo e alla propagazione della specie [...].
Ma con l’apparire di questo aiuto, di questo espediente, ecco che sorge immediatamente il mon-
do come rappresentazione, con tutte le sue forme, oggetto e soggetto, tempo, spazio, pluralità
e causalità. Il mondo manifesta ora il suo secondo aspetto: fino a questo momento era semplice
volontà, adesso è anche rappresentazione, ovvero oggetto del soggetto conoscente. La volontà, che
finora perseguiva le sue tendenze nella tenebra in modo sicuro e infallibile, adesso, giunta a que-
28 sto grado, si è munita di una luce divenutale mezzo necessario per rimuovere lo svantaggio risul-
tante dal numero stragrande e dalla natura complicata dei suoi fenomeni, specie di quelli di grado
più elevato [...]. La conoscenza in generale, sia razionale, sia puramente intuitiva, scaturisce dun-
que dalla volontà e costituisce l’essenza dei gradi più alti della sua oggettivazione, come un puro
Nodi

N2 LETTURA DEL TESTO

Molte pagine del Mondo come volontà e rap- vazione, persino attenendosi al dato scientifico; e
presentazione sono dedicate alla descrizione dei ciò, tuttavia, allo scopo di riconoscere nel mondo
modi di oggettivazione della volontà nella natu- dei fenomeni un principio di spiegazione rigorosa-
ra. L’attenzione con la quale il filosofo registra- mente unitario.
va le informazioni provenienti dal mondo scien-
tifico del tempo ha qualcosa di sorprendente. In [1] Nella natura vediamo dappertutto lotta,
effetti, nella storia del pensiero occidentale, quel- conflitto e alternarsi di vittorie
lo di Schopenhauer è stato probabilmente l’ulti- Un identico conflitto attraversa tutti i gradi di «ogget-
mo tentativo di conciliare i dati delle scienze na- tità», ossia di oggettivazione, della volontà. Conviene
turali con l’esigenza di una spiegazione metafisica leggere tutta la parte iniziale del primo brano dispo-
della natura. Ciò suona tanto più strano se si pen- nendo i vari esempi riportati in un ordine crescente,
sa che Schopenhauer scriveva agli albori di un’e- cominciando cioè dai gradi inferiori del regno inorga-
poca che avrebbe celebrato il trionfo del metodo nico per arrivare a quelli superiori del mondo animale e
scientifico e avrebbe relegato la metafisica al ruo- umano. Per fare questo bisogna ricomporre la sequen-
lo di ingombrante orpello del sapere. A ben ve- za dei periodi in modo da considerare in primo luogo
dere, però, la metafisica della natura di Schopen- il fenomeno della formazione dei cristalli, per passare
hauer non trascendeva i limiti dell’esperienza alla poi al magnetismo e al galvanismo e, infine, al mondo
ricerca dell’incondizionato, ma faceva anzi dell’e- vegetale e animale, dove la lotta fra gli esseri si svolge
sperienza il proprio punto di partenza e di osser- nella forma di una continua ricerca del nutrimento.

PERCORSO 1 La filosofia dopo Hegel


espediente, come un puro mezzo di conservazione dell’individuo e della specie, al pari di ogni
altro organo del corpo». [2]

Ora: che cosa mai vuole, a che cosa mai tende quella volontà, che ci vien presentata come l’essenza
in sé del mondo? La domanda proviene, al pari di tante altre, dal confondere la cosa in sé con il
fenomeno. A questo unicamente, ma non a quella, si estende il principio di ragion sufficiente,
una delle cui modalità è anche la legge di motivazione. Si può dare una ragione solo dei fenome-
ni come tali, di cose considerate isolatamente: non della volontà, né dell’idea che n’è l’adeguata
oggettivazione. Così di ogni movimento isolato, di ogni cambiamento in generale nella natura,
possiamo cercare una causa, uno stato che lo abbia prodotto necessariamente; ma non si può fare
altrettanto per la forza naturale in sé che si manifesta in tali fenomeni ed in infiniti altri dello stes-
so genere: è un vero non senso, una vera mancanza di riflessione, cercare una causa della gravità,
dell’elettricità, ecc. [...].
Così ogni uomo ha costantemente fini e motivi che regolano la sua condotta, e sa in ogni caso ren-
der conto del suo singolo operato. Ma domandategli in maniera generale perché voglia, o perché
in generale voglia esistere: non saprà rispondere, anzi troverà assurda la stessa domanda. E con ciò
viene a confessare che ha coscienza di non essere altro che una volontà, il cui volere si comprende
da sé, né dunque ha bisogno di una speciale determinazione per via di motivi, se non nei singoli
atti e nei singoli momenti [...]. [3]
Lo stesso dicasi delle aspirazioni inerenti ad ogni altro fenomeno della volontà. Ogni fine conse-
guito non fa che segnare il punto di partenza di un nuovo fine da raggiungere, e così all’infinito.
La pianta sviluppa in via ascensionale il suo fenomeno dalla gemma, dal tronco e dalle foglie,
sino al fiore ed al frutto: il frutto a sua volta è il principio di una nuova gemma, di un nuovo indi-
viduo, destinato a ripercorrere la stessa via, e così all’infinito. Identico è il corso della vita animale:
la procreazione è il suo culmine; raggiunto questo fine, la vita del primo individuo si estingue più 29

N2 segue

Nodi
[2] La conoscenza [...] scaturisce Io posso sempre chiedere ragione di una certa azione
dunque dalla volontà (“perché ho fatto questo?”). Nessuna azione indivi-
La seconda parte del primo brano pone una netta ce- duale è senza motivazione, così come nessun fenome-
sura fra il regno vegetale e il regno animale: nel primo no naturale è senza una causa che lo spiega. Ma non
caso ci troviamo di fronte a manifestazioni inconscie si può applicare alla volontà il principio di ragion
della volontà, nel secondo compare il fenomeno del- sufficiente, che vale solo per il mondo dei fenomeni.
la coscienza, e la ricerca del nutrimento si avvale del La volontà, in quanto tale, non è determinata da al-
movimento determinato da motivi. La determinazione cun motivo. Ciò vale naturalmente per tutti i gradi di
della volontà in base a motivi presuppone la conoscen- oggettivazione della volontà, dal mondo inorganico al
za, che è tutt’uno con la facoltà di produrre rappre- mondo umano.
sentazioni. Quest’ultima deve essere pensata quindi E la stessa assenza di determinazione si riscontra non
come strumento al servizio dell’individuo e, indiretta- solo nella volontà universale, ma anche presso i vari
mente, della specie. gradi di oggettivazione della volontà. Prendiamo, ad
esempio, l’elettricità o la gravità. L’una o l’altra ci po-
[3] Che cosa mai vuole, a che cosa mai tende tranno servire per spiegare singoli fenomeni che acca-
quella volontà? dono in natura, ma né dell’una né dell’altra si potrà
Passiamo ora al secondo brano. Domandarsi a che indicare una causa generale. Così di un uomo si po-
cosa tenda la volontà nel suo insieme significa cadere tranno spiegare tutte le sue azioni, ma non il perché
vittime di un equivoco diffuso, che consiste nel pensa- della sua volontà. Non avrebbe senso chiedersi perché
re, in generale, che la volontà possa essere determina- in generale egli sia spinto da un impulso alla realiz-
ta da motivi. La determinazione delle azioni in base a zazione di bisogni, desideri e aspirazioni. Come non
motivi (“se ho fame, mangio”) è la forma che il princi- avrebbe senso chiedersi perché egli desideri in gene-
pio di ragion sufficiente assume nell’ambito dell’agire. rale vivere.

Il mondo come volontà e rappresentazione di Schopenhauer UNITÀ 1


o meno rapidamente, mentre un essere nuovo garantisce alla natura la conservazione della specie e
ricomincia lo stesso fenomeno [...]. [4]
In conclusione: la volontà, quando la conoscenza la illumina, sa sempre quello che vuole in un da-
to luogo e in un dato momento; ma non sa mai quello che vuole in generale: ogni atto singolo ha
un fine; la volontà nel suo insieme non ne ha nessuno. [5]
(A. Schopenhauer, Il mondo come volontà e rappresentazione, cit.)

N2 segue

[4] Ogni fine conseguito non fa che segnare sopraggiungere di nuovi individui non introduce alcun
il punto di partenza di un nuovo fine elemento di novità.
Se consideriamo dal punto di vista della catena natu-
rale i fini parziali che possono presentarsi ai singoli [5] La volontà [...] non sa mai quello
individui, non possiamo fare a meno di constata- che vuole in generale
re una complessiva assenza di direzione. La cosa è La conclusione di Schopenhauer è sinteticamente rac-
evidente soprattutto per la vita delle specie animali. chiusa nella formula secondo la quale, mentre la vo-
Ogni singolo fine non è che il punto di partenza per lontà illuminata dalla conoscenza, cioè la volontà che
nuovi fini, e l’individuo che ne era portatore può anche guida le azioni di un singolo uomo, sa sempre quello
uscire di scena, una volta che la sopravvivenza della che vuole, la volontà universale, quella cioè che non si
specie sia stata assicurata mediante la procreazione. esaurisce in un ambito spaziale e temporale determi-
Questo ciclo è infinito, sempre uguale a se stesso: il nato, non può mai dire a che cosa tenda.

SCHOPENHAUER
30 N3
Libro terzo: le idee e l’arte
Il primo dei due brani qui riportati definisce il significato generale dell’arte e della contemplazione
estetica. Al centro dell’estetica schopenhaueriana troviamo la nozione kantiana e romantica di genio.
Nodi

Il secondo brano tratta invece della tragedia, ossia della forma artistica che, nel sistema delle arti
presentato nel terzo libro, precede immediatamente l’ultima e più elevata espressione artistica: la
musica.

Tutti questi rami del sapere, costituenti nel loro insieme la scienza, sono dunque soggetti alle varie
forme del principio di ragion sufficiente, senza oltrepassare mai la cerchia del fenomeno, delle sue
leggi, delle sue dipendenze e delle sue relazioni. Quale sarà dunque la specie di conoscenza in cui
sia contemplata la vera essenza del mondo, nel suo sussistere all’infuori e indipendentemente da
ogni relazione, la vera sostanza dei suoi fenomeni, ovvero ciò che non è soggetto a cambiamento,
e che viene perciò conosciuto con una verità che rimane identica in ogni tempo, quale sarà, in una
parola, la specie di conoscenza in cui siano contemplate le idee, che sono l’oggettità immediata e
adeguata della cosa in sé, della volontà? [1] Questa speciale conoscenza è l’arte, l’opera del genio.

N3 LETTURA DEL TESTO

La contemplazione artistica, tanto dal punto di del tutto alieno da interessi e scopi pratici, un og-
vista del produttore quanto da quello del frui- getto di carattere completamente diverso dai fe-
tore, è una forma di conoscenza pura, che non nomeni ordinari, una modalità di rappresenta-
coinvolge in alcun modo la nostra volontà e il no- zione che non deve nulla alle forme del principio
stro orientamento complessivo nel mondo feno- di ragione: questi sono i connotati che definisco-
menico, ma soltanto la nostra capacità di coglie- no, per Schopenhauer, i contorni dell’esperienza
re intuitivamente le idee. Un modo di conoscere estetica.

PERCORSO 1 La filosofia dopo Hegel


L’arte concepisce con la pura contemplazione, e riproduce poi, le idee eterne, cioè quello che vi è di
essenziale e di permanente in tutti i fenomeni del mondo; a seconda poi della materia che impiega
per questa riproduzione, prende il nome di arte figurativa (o plastica), di poesia o di musica. La sua
origine unica è la conoscenza delle idee; il suo unico fine, la comunicazione di tale conoscenza [...].
Possiamo definire l’arte come la contemplazione delle cose, indipendente dal principio di ragion
sufficiente; contrapponendola così alla specie di conoscenza che segue tale principio, e costituisce
la via dell’esperienza e della scienza. Questa seconda specie di conoscenza è paragonabile ad una
linea orizzontale corrente all’infinito: l’arte sarebbe invece una perpendicolare che la interseca in un
punto preso a piacere. La conoscenza che obbedisce al principio di ragion sufficiente costituisce il
sapere razionale, e ha valore ed utilità solo nella vita pratica e nella scienza: quella che è in grado
di fare astrazione da tale principio è la contemplazione del genio, ed ha valore ed utilità soltanto
nell’arte [...]. [2] Questa pura contemplazione, assorta per intero nel suo oggetto, è l’unico mezzo
per innalzarsi alla concezione delle idee; e l’essenza del genio consiste appunto in una straordina-
ria attitudine a siffatta contemplazione [...]. La genialità consiste dunque nell’attitudine a mante-
nersi nell’intuizione pura, perdendovisi; a redimere dalla schiavitù della volontà la conoscenza che

N3 segue

[1] Le varie forme del principio un piano strettamente conoscitivo, a forme superiori di
di ragion sufficiente sapere, o almeno a forme di conoscenza più adeguate
I «rami del sapere» ai quali ci si riferisce nel primo alla concezione moderna dello spirito, in particolare alla
brano sono quelli della storiografia, della scienza filosofia. Per Schopenhauer, invece, l’arte è veramente
naturale, della matematica. In tutti questi campi, il la forma più alta di conoscenza, l’unica, a ben ve-
ricercatore è tenuto a considerare nessi causali e moti- dere, che ci consenta di lasciarci alle spalle le forme del
vazioni, dunque deve attenersi nel complesso al prin- principio di ragion sufficiente e di accedere a una veri-
cipio di ragion sufficiente. Questo principio si riferisce tà superiore. Oltre l’arte, Schopenhauer non vede una 31
esclusivamente alla nostra conoscenza dei fenomeni, forma superiore di conoscenza, ma solo la via etica, che
si applica cioè a quel mondo della rappresentazione culminerà con l’ascesi e con la negazione della volontà
che Schopenhauer ha definito, nel suo carattere illu- di vivere. L’arte si avvale ancora della rappresentazio-
sorio, come apparenza. Ci si chiede pertanto se esi- ne, ma, come recita il sottotitolo del terzo libro, di una

Nodi
sta una forma di conoscenza che consenta di andare rappresentazione «considerata indipendentemente dal
oltre questo piano dell’apparenza. L’oggetto di una principio di ragion sufficiente». Così, la rappresenta-
tale conoscenza sarà qualcosa che sussiste al di fuori zione artistica può accedere alla contemplazione delle
di ogni relazione causale e al di fuori di ogni legge di idee e fissare tale contemplazione nella forma artistica
motivazione, una realtà sempre uguale a se stessa e come tale (sia essa arte plastica, figurativa, poesia o
non soggetta al cambiamento. Schopenhauer pensa musica). Conoscere e quindi comunicare le idee:
che sia questo il significato autentico delle idee plato- questo il compito dell’arte, un compito che, secondo
niche e utilizza quindi il termine per definire le forme Schopenhauer, nessuna considerazione scientifica del
generali attraverso le quali la volontà (il noumeno, l’es- mondo potrebbe mai portare a termine.
senza, l’in sé) si oggettiva nella infinita molteplicità dei L’immagine che descrive la conoscenza scientifica è
fenomeni. Le idee sono molteplici, ma ciascuna di esse quella di una linea orizzontale che percorre all’infinito
contiene un certo grado di universalità (pensiamo ad il mondo della rappresentazione, non stancandosi mai
esempio all’essenza “uomo”) e rappresenta quindi un di cercare i nessi causali che legano i fenomeni tra loro.
piano di mediazione fra l’unicità e universalità assoluta L’immagine della conoscenza artistica è invece quella
della volontà e la molteplicità e individualità dei singoli di una linea verticale che attraversa perpendicolarmen-
fenomeni. te il piano dei fenomeni senza fermarvisi: ciò significa
che si serve sì del fenomeno (un dipinto può essere,
[2] L’arte concepisce [...], e riproduce poi, ad esempio, il ritratto di un uomo, una poesia può ri-
le idee eterne ferirsi a casi reali o a determinate esperienze vissute),
L’arte è una forma di conoscenza. Schopenhauer con- ma solo per accedere a un livello superiore, cioè alle
divide con Hegel questo fondamentale assunto che idee. In questo segmento di testo compare già un du-
pone le basi di tutta l’estetica dell’Ottocento e del No- plice riferimento al concetto di genio, al quale Scho-
vecento. Ma per Hegel l’arte doveva cedere il passo, su penhauer dedica poi le righe seguenti.

Il mondo come volontà e rappresentazione di Schopenhauer UNITÀ 1


le era originariamente asservita; in altre parole, bisogna perdere affatto di vista il proprio interesse,
la propria volontà, i propri fini; bisogna per un certo tempo estraniarsi completamente dalla pro-
pria personalità, per non restare che puro soggetto conoscente e limpido occhio del mondo. [3]

Per la potenza dell’effetto e per la difficoltà dell’esecuzione, la tragedia è giustamente considerata


come il più elevato dei generi poetici. Bisogna tener bene in mente, se si vuole comprendere l’in-
sieme delle considerazioni presentate in quest’opera, che tale prestazione suprema del genio poe-
tico ha il fine di dimostrare il lato terribile della vita, i dolori senza nome, le angosce dell’umanità,
il trionfo dei malvagi, il beffardo dominio del caso, la disfatta irreparabile del giusto e dell’innocen-
te; nel che si ha un indice significativo della natura del mondo e dell’esistenza. Ciò che qui viene
in luce è la lotta spaventosa della volontà con se stessa; lotta che, in questo grado supremo di og-
gettità, si dispiega nell’ambito più vasto e completo. La tragedia ci mostra tale conflitto dipingen-
do il quadro delle sofferenze umane; sia di quelle provenienti dal caso e dall’errore che governano
il mondo sotto la forma d’un destino fatale, con una perfidia che ha quasi l’apparenza di una per-
secuzione intenzionale, sia di quelle che hanno sorgente nella stessa natura umana, cioè, o nell’in-
crocio degli sforzi e delle volizioni degl’individui, o nella malvagità e nella stoltezza della maggio-
ranza degli uomini. [4] Una e identica è la volontà che vive e si rivela in tutti gli esseri umani; ma

N3 segue

[3] Bisogna perdere affatto di vista gli interessi pratici e i fini che, come accade a tutti gli
il proprio interesse uomini, lo assillano nella vita quotidiana, deve usci-
Quello del carattere disinteressato della contemplazio- re dai propri ruoli («estraniarsi completamente dalla
32 ne estetica è un concetto che Schopenhauer ritrova propria personalità») e mantenere in funzione solo il
in uno dei luoghi centrali della Critica del giudizio di vedere puro, divenendo «puro soggetto conoscente e
Kant. Nel Mondo come volontà e rappresentazione, limpido occhio del mondo».
tuttavia, un tale disinteresse è strettamente legato al Va sottolineato, per concludere, che la medesima atti-
compito emancipativo che Schopenhauer assegna tudine contemplativa è richiesta tanto all’artista genia-
Nodi

all’arte. Da che cosa si tratta di emanciparsi? Dalla ca- le, ossia a colui che produce opere d’arte, quanto allo
tena della volontà fenomenica, che ci trascina entro spettatore o fruitore di quelle stesse opere. Quest’ulti-
il mondo illusorio della rappresentazione in mille di- mo è chiamato a realizzare, in una forma certamente
rezioni che sfuggono al nostro controllo. Una via che meno perfetta ma non per questo meno efficace ai
ci viene offerta per redimerci da questo attaccamento fini della sua liberazione, quello stesso disinteresse e
al volere (la «schiavitù della volontà») è quella di la- quell’atteggiamento conoscitivamente puro che ab-
sciarci assorbire completamente dall’oggetto estetico, biamo visto essere peculiare del genio.
in una contemplazione «assorta», cioè concentrata,
priva di distrazioni mondane. Si vede bene come già [4] Il più elevato dei generi poetici
la contemplazione estetica assuma in un certo modo Il concetto di poesia è qui usato in un senso molto
quei caratteri ascetici che il filosofo svilupperà solo nel ampio, a comprendere tutti i generi di scrittura che noi
quarto libro. Ma qui siamo ancora sul terreno della oggi definiremmo “letteratura” o, come è di moda,
rappresentazione, o dell’immagine, anche se si tratta “scrittura creativa”. La tragedia, scrive Schopenhauer,
di una rappresentazione che mette capo alla cono- è il più elevato dei generi poetici, e la poesia nel suo
scenza delle idee. insieme rappresenta la più alta e compiuta fra le
A realizzare questa conoscenza è chiamato il genio forme artistiche che hanno per oggetto le idee
(altro concetto di ascendenza kantiana), il cui signifi- universali.
cato è precisamente quello di essere una disposizione Solo la musica è al di sopra della poesia; essa non ha
innata alla contemplazione delle idee, un’attitu- più per oggetto le idee, non necessita più della loro
dine a “vedere” le essenze, non in modo confuso e mediazione, e verrà interpretata da Schopenhauer
saltuario, ma in modo da mantenersi a lungo entro la come un’oggettivazione immediata della volontà,
visione, da penetrarvi e perdersi in essa. Per realizzare come una forma espressiva che ci restituisce un’intui-
una tale “visione” il genio deve poter dimenticare tutti zione diretta del dinamismo della volontà noumenica.

PERCORSO 1 La filosofia dopo Hegel


le sue manifestazioni si combattono e si dilaniano fra loro. La volontà, secondo gl’individui, appa-
re ora più ora meno energica, ora più ora meno accompagnata dalla ragione, ora più ora meno ad-
dolcita dalla luce della conoscenza; finché, in alcuni esseri privilegiati, tale conoscenza, purificata
e spiritualizzata dal dolore stesso, arriva al grado in cui il mondo fenomenico, il velo della maya,
non può più ingannarla; e vede chiaro attraverso la forma del fenomeno, attraverso il principium
individuationis. Allora, con il detto principio, svanisce anche l’egoismo, che vi si fondava; i motivi,
prima così potenti, perdono la loro forza, e subentra al loro posto la perfetta conoscenza dell’essere
del mondo; conoscenza che agendo come quietivo della volontà produce la rassegnazione, la rinun-
zia, non soltanto alla vita, ma alla stessa volontà di vivere. Così, nella tragedia, vediamo le creature
più nobili rinunziare, dopo lunghi combattimenti e lunghe sofferenze, ai fini perseguiti con acca-
nimento, sacrificare per sempre le gioie della vita, oppure sbarazzarsi liberamente e con gioia del
peso dell’esistenza medesima. [5] (A. Schopenhauer, Il mondo come volontà e rappresentazione, cit.)

N3 segue

Se, tuttavia, un gradino al di sotto della musica, la tra- natura, in senso leopardiano) e quelle che gli uomini
gedia rappresenta il culmine di tutta la classificazione si procurano fra loro, per stupidità, ingiustizia o catti-
schopenhaueriana delle arti che hanno come ogget- veria.
to le idee (architettura, scultura, pittura e poesia), ciò
avviene in quanto per il nostro filosofo quest’ultima [5] Vediamo le creature più nobili [...]
forma artistica è in grado di rappresentare in modo sacrificare per sempre le gioie della vita
estremamente preciso e articolato il conflitto spaven- La tragedia non mostra soltanto il dolore e l’ingiusti-
toso della volontà con se stessa, un conflitto che, a zia che governano l’esistenza dell’uomo, ma presenta
questo livello, non è più soltanto l’espressione di for- altresì figure di eroi tragici che, posti di fronte al con-
ze elementari e inconscie (come ad esempio nel caso flitto fra le proprie aspirazioni e il destino, scelgono
33
dell’architettura, che sfrutta la forza di gravità e la la via della rinuncia, avendo compreso l’illusorietà e
resistenza dei materiali), ma coinvolge tutta la com- la vanità di quel mondo all’interno del quale si erano
plessità della psiche umana, delle sue passioni e dei presentate le loro stesse aspirazioni. Schopenhauer li
suoi tormenti. È chiaro che la grandezza della forma chiama «individui privilegiati», in quanto proprio a loro

Nodi
tragica risiede anche nella sua capacità di rappresen- è stato concesso di gettare uno sguardo al di là delle
tare compiutamente la condizione dell’uomo nella sua forme del principium individuationis. La rinuncia che
disperata e mai soddisfatta ricerca di un senso. E qui il l’eroe tragico compie è essenzialmente una rinuncia
pessimismo schopenhaueriano trova nei grandi trage- al proprio egoismo. La consapevolezza acquisita, frut-
diografi classici e moderni un’infinita serie di esempi e to di determinate esperienze dolorose, agisce come
di conferme. quietivo della volontà. La rinuncia e la rassegnazione
Nella chiarezza del suo messaggio, il brano non pre- che queste figure esprimono deriva da una conoscen-
senta particolari difficoltà di lettura. Vale però la pena za superiore, da una persuasione che è il segno di
di segnalare la distinzione qui operata fra le sofferen- una qualità ascetica estremamente rara fra gli uomini
ze che derivano all’uomo dal destino o dal caso (dalla comuni.

CONTESTUALIZZIAMO: PROPOSTE DI RIFLESSIONE

1. Quale concezione della realtà viene messa in discussione dalla tesi secondo la quale «il mondo
è una mia rappresentazione»?
2. In che senso, secondo il filosofo, il fenomeno della conoscenza ha la sua origine nella volontà?
3. Quale profonda innovazione introduce Schopenhauer nella teoria kantiana della conoscenza?
4. Qual è, secondo Schopenhauer, la via d’accesso alla cosa in sé? Rispondi in maniera motivata.
5. Quale critica rivolge Schopenhauer alla filosofia hegeliana della storia?
6. In che cosa consiste il carattere disinteressato della contemplazione estetica?
7. Come si raggiunge la definitiva liberazione dalle illusioni del mondo empirico?
8. Che ruolo ha svolto il pessimismo schopenhaueriano nel pensiero del Novecento?

Il mondo come volontà e rappresentazione di Schopenhauer UNITÀ 1


IN SINTESI Audiosintesi

1 Quali sono per Schopenhauer le forme a priori della conoscenza?


Schopenhauer riprende dalla filosofia trascendentale di Kant l’idea che, nel rapporto conoscitivo con
l’oggetto, il soggetto si trovi di fronte a una realtà di tipo fenomenico e non abbia, in quanto sog-
getto conoscente, un accesso diretto alla realtà in sé delle cose (noumeno o cosa in sé). Egli chiama
«rappresentazione» l’oggetto della conoscenza e «mondo della rappresentazione» l’insieme dei rap-
porti che si offrono allo sguardo del soggetto in quanto quest’ultimo si relaziona alle cose sulla ba-
se di un interesse conoscitivo. Per entrambi i filosofi la nostra conoscenza degli oggetti è mediata da
forme a priori costitutive del nostro modo di conoscere e tali quindi da condizionare qualsiasi nostra
immagine del mondo. Si può quindi affermare che l’elemento comune sia il fenomenismo, vale a di-
re l’idea che tra il soggetto e la realtà inconoscibile vi sia un livello intermedio costituito dalla rap-
presentazione che noi abbiamo di quella realtà, e che solo di una tale rappresentazione sia possibile
avere una conoscenza oggettiva. D’altra parte, Schopenhauer introduce alcune sostanziali modifi-
che all’impianto del fenomenismo kantiano. Ricordiamo che Kant distingueva le forme a priori del-
la sensibilità (spazio e tempo, intuizioni pure) dalle forme a priori dell’intelletto (le dodici categorie,
concetti puri). Schopenhauer segue un’impostazione originale su tre aspetti:
1. in primo luogo le forme a priori sono soltanto tre: spazio, tempo e causalità; questo significa
che l’intero ambito delle categorie kantiane viene ricondotto alla causalità, che rappresenta per
Schopenhauer la forma universale mediante la quale il soggetto organizza i rapporti tra i fenomeni;
2. in secondo luogo, tutte e tre le forme a priori dipendono dall’intelletto e hanno un carattere
intuitivo;
3. in terzo luogo, tali forme a priori, pur esercitando una funzione trascendentale, hanno una base
puramente fisiologica nell’organo del cervello.
Occorre sottolineare che Schopenhauer, con la sua impostazione fenomenistica, prende le distanze
34 tanto dal materialismo quanto dall’idealismo. Entrambe queste impostazioni teoriche non riescono
a chiarire quale sia il vero rapporto fra soggetto e oggetto. Secondo i materialisti, infatti, il soggetto
deve essere ricondotto all’oggetto, mentre per gli idealisti tutto si risolve nell’affermazione del pri-
In sintesi

mato del soggetto.

2 Che cos’è il principio di ragion sufficiente?


Il principio di ragion sufficiente consente al soggetto di produrre rappresentazioni e di relazionar-
si da un punto di vista conoscitivo con il mondo, regolando i rapporti fra spazio, tempo e causalità e
determinando quindi la concatenazione logica sia delle verità scientifiche sia delle rappresentazio-
ni attinenti alla sfera ordinaria del conoscere. Solo attraverso questo principio l’uomo può avere una
conoscenza del mondo, in quanto esso fornisce al soggetto quei dati di esperienza che, elaborati,
costituiscono le rappresentazioni. La prima formulazione moderna del principio di ragion sufficiente
risale a Leibniz e afferma che nulla può esistere, né alcuna proposizione può essere vera, se non vi è
una ragione sufficiente che ne spieghi l’esistenza o la verità. Schopenhauer, però, conformemente
all’impostazione fenomenistica della sua filosofia, non applica un tale principio alla realtà in sé, ma
alla rappresentazione. In altre parole, il principio non ha una valenza ontologica, non dice qualcosa
circa il modo in cui è fatta la realtà, ma esprime soltanto la forma generale della nostra funzione
conoscitiva. Il principio di ragion sufficiente descrive quindi il modo di operare delle nostre facoltà
conoscitive in quanto si applicano all’ambito fenomenico.

3 Che cos’è la volontà per Schopenhauer?


Con il termine “volontà” Schopenhauer si riferisce anzitutto all’insieme dei bisogni, dei sentimenti e
degli impulsi che, negli esseri viventi, tendono a conservare la vita. Tuttavia, in un senso più universa-
le, egli vede nella volontà una forza elementare che si manifesta a tutti i livelli della realtà, dunque
anche nella materia inorganica, ad esempio in fenomeni quali la forza di gravità o il magnetismo.
È importante quindi cogliere il fatto che, nonostante agisca in forme qualitativamente differenziate,
a seconda che determini il cieco operare delle forze elementari della natura inorganica, l’impulso

PERCORSO 1 La filosofia dopo Hegel


alla vita connesso alla nutrizione o alla riproduzione delle piante e degli animali o, al livello più
alto, l’agire cosciente secondo fini da parte dell’uomo, la volontà è essenzialmente qualcosa di unico
in tutte le sue manifestazioni.
Reinterpretando a proprio uso la dicotomia kantiana fenomeno/noumeno, Schopenhauer attribui-
sce proprio alla volontà il significato di essenza noumenica del reale, e a essa contrappone il mondo
come rappresentazione quale velo illusorio che preclude all’uomo la penetrazione di quella dimen-
sione profonda. Riprendendo un’immagine classica del pensiero induista, il filosofo afferma che
il mondo delle rappresentazioni è paragonabile al velo ingannatore della maya. Esso infatti non è
altro che uno schermo che si pone di fronte a noi impedendoci di comprendere il vero significato
del reale, il mondo in sé.
È importante sottolineare che per l’uomo la scoperta di questo strato profondo dell’essere non passa
attraverso la conoscenza, sempre condizionata dal principio di ragion sufficiente e dalle sue forme a
priori (spazio, tempo, causalità), ma attraverso l’intuizione immediata del proprio corpo. Quest’ulti-
mo, in quanto portatore di bisogni, desideri, impulsi, tendenze, volizioni, è per ciascun individuo la
chiave per cogliere la cosa in sé, il noumeno, ossia l’essenza di una realtà che la conoscenza, invece,
ci restituisce sempre soltanto nella forma del fenomeno. Ciascuno di noi, ovviamente, ha la possibi-
lità di percepirsi come centro di impulsi, desideri o atti di volontà, attraverso quella che potremmo
chiamare un’esperienza interiore. Ma per Schopenhauer questo tipo di esperienza giustifica il
passaggio, per analogia, a una considerazione più ampia: la volontà non è presente solo in me in
quanto individuo senziente, ma è presente in ogni ambito della realtà. È evidente che non ci trovia-
mo qui di fronte a un concetto scientifico, quanto piuttosto in presenza di un’intuizione metafisica
che assume il significato di verità filosofica per eccellenza.
Dal punto di vista dei singoli individui la volontà costituisce la forza che spinge ciascun essere natu-
rale ad autoconservarsi e si esprime come volontà di vivere. Dal punto di vista metafisico, invece, è
un istinto profondo che sfugge alla coscienza individuale, un’oscura energia cosmica che tende esclu-
sivamente ad appagare se stessa. Sulla base di questa considerazione, Schopenhauer distingue due
modi di darsi della volontà. Se in senso proprio la volontà è sempre volontà noumenica, unica e in- 35
distintamente operante in tutti i fenomeni, per gli esseri viventi la sua presenza si rende però espe-
ribile nel suo aspetto fenomenico. Questo significa che la volontà si oggettiva nei singoli fenomeni,

In sintesi
seguendo i percorsi dell’individuazione e dividendosi in se stessa. Da questa circostanza dipende
l’intima scissione che Schopenhauer vede in tutta la sfera del reale.

4 Quali sono i motivi di fondo del pessimismo schopenhaueriano?


Il motivo fondamentale del pessimismo schopenhaueriano è la lacerazione che la volontà infinita
subisce nel momento in cui si individualizza, cioè in quanto si manifesta nei fenomeni sotto forma
di volontà parziale, unilateralmente tesa a realizzare i bisogni e le aspirazioni dei singoli individui.
Questi ultimi, completamente assorbiti dalla loro volontà di vita, che è poi in ultima istanza uno
sforzo per la sopravvivenza, non si rendono conto di essere espressioni finite di un’unica forza univer-
sale, che è la volontà noumenica, indistintamente presente in tutte le sue manifestazioni. Con accenti
che ricordano la filosofia buddista, Schopenhauer descrive la volontà che spinge tutti gli esseri alla
realizzazione di sé, in una eterna lotta per la vita, come la causa fondamentale della sofferenza
presente a tutti i livelli della natura.
Il pessimismo ottiene poi ulteriore giustificazione dalla considerazione della condizione umana. L’uo-
mo, infatti, costituisce il livello più elevato di oggettivazione della volontà, in quanto nel soggetto
umano la volontà diventa cosciente di sé. La stessa coscienza umana altro non è che un prodotto del-
la volontà, la quale spinge gli uomini a lottare per perpetuare se stessi in un conflitto senza pietà
con gli altri. Nella prospettiva della lotta imposta agli uomini dalla volontà, il dolore è la condizione
normale, mentre il piacere non è che un fugace tentativo di evitare il dolore. La vita perciò oscilla fra
due momenti: quello del dolore e quello della noia, che subentra appena ottenuto il breve appaga-
mento della propria volontà.
Infine, su un piano più universale, il pessimismo trova sostegno nella considerazione dell’assenza di
fini nell’operare incessante della volontà universale. Non c’è nella filosofia di Schopenhauer la mi-
nima indicazione di un senso o di una direzione di sviluppo per la vicenda del mondo. Propriamente
parlando, in questa concezione non c’è posto per una filosofia della storia, vale a dire per una visione

Il mondo come volontà e rappresentazione di Schopenhauer UNITÀ 1


che, analogamente a quanto accade nel pensiero di Hegel, assegni un significato alla storia stessa,
indicandone la realizzazione in un momento finale, ad esempio nel dispiegamento di un disegno
razionale. Quello di Schopenhauer è un pensiero non storico, in quanto la volontà, da cui dipendono
tutte le vicende del mondo, non “vuole” propriamente altro che se stessa e non mira in alcun modo
a una realizzazione conclusiva, meno che mai a una realizzazione ispirata dalla ragione. La storia è
a tutti gli effetti il campo disordinato e caotico in cui si affrontano le prospettive contrapposte delle
singole volontà fenomeniche, affaccendate, queste sì, alla realizzazione, sempre comunque destina-
ta allo scacco, dei propri obiettivi del momento.

5 In che cosa consiste la “liberazione” offerta dall’arte


e dalla contemplazione estetica?
Se ci si distoglie per un attimo dalla considerazione esclusiva del mondo della rappresentazione, ossia
dalla rete dei rapporti tra i fenomeni regolati dal principio di ragion sufficiente e dalle sue forme
a priori, si scopre che la natura si dispone nel suo insieme secondo grandi articolazioni che costitui-
scono altrettanti gradi di oggettivazione della volontà noumenica. Esistono, in altre parole, dei tipi
generali e originari che raccolgono in sé determinati ambiti di realtà. I tipi più universali sono quelli
che si riferiscono ai diversi gradi di oggettivazione della volontà nella natura, ad esempio quelli della
natura inorganica, del regno vegetale, del regno animale e, infine, degli esseri umani coscienti. Na-
turalmente in ciascuno di questi ambiti sono riconoscibili ulteriori distinzioni di grado, secondo clas-
sificazioni che possono in parte ispirarsi a quelle accettate nella comunità scientifica o, per quanto
riguarda l’uomo, riferirsi ai molteplici livelli della sua esperienza psicologica. Schopenhauer chiama
“idee” questi gradi di oggettivazione della volontà, riprendendo da Platone non solo l’espressione
in quanto tale, ma anche il significato filosofico dell’espressione stessa. Il punto non è stabilire quan-
ti gradi di classificazione si debbano riconoscere negli esseri naturali, ma piuttosto capire che queste
forme generali sono qualcosa di sostanzialmente diverso dai singoli fenomeni visibili. Se nei confron-
ti di questi ultimi non possiamo fare a meno di attivare la nostra volontà particolare, nel senso che in
36 relazione a essi non possiamo fare a meno di provare ad esempio interesse, repulsione, attrazione o
indifferenza, di fronte alle idee siamo, per così dire, sollevati al di sopra della considerazione ordina-
In sintesi

ria dei fenomeni. Ora, secondo Schopenhauer, la possibilità di fissare lo sguardo sulle idee, cioè sulle
essenze eterne che fungono da modelli ideali per tutti i fenomeni, è particolarmente data all’uomo
nell’ambito dell’esperienza estetica, sia essa quella del creatore di opere d’arte, vale a dire del genio
artistico, sia essa quella del fruitore o dello spettatore. L’arte assume un ruolo importante poiché, in
quanto contemplazione disinteressata delle cose nella loro dimensione ideale, offre la possibilità
di negare il primato dell’individuo e della volontà. Attraverso l’arte il soggetto si libera dai vincoli
della natura e della necessità, sottraendosi alle lotte e al dolore propri del mondo.
Tale esperienza, tuttavia, costituisce una liberazione soltanto temporanea dai vincoli della volontà,
una sorta di “domenica della vita”, dalla quale l’individuo è destinato ogni volta a ricadere nelle ma-
glie del mondo fenomenico e del principio di individuazione. Per questo, la via della liberazione este-
tica dalla volontà di vivere e dal dolore a essa connesso, per quanto assolutamente importante e de-
cisiva nell’indicare la necessità stessa di una liberazione, non può tuttavia rappresentare la soluzione
definitiva del problema. Al di là della via dell’arte, descritta nel terzo libro del Mondo attraverso un
ampio esame delle diverse forme artistiche (architettura, scultura, pittura, poesia, tragedia e musica),
si apre la via etica, culminante nell’ascesi.

6 Come giustifica Schopenhauer la conclusione ascetica del libro?


La vera liberazione dell’individuo non può essere cercata in questo mondo, ma attraverso il superamento
delle illusioni legate al velo della maya, costituito dai fenomeni materiali. Ciò può avvenire solo tramite
l’affermazione del primato della giustizia come argine alla lotta fra gli individui, tramite la compassio-
ne, cioè il riconoscimento intuitivo dell’unità di tutti gli esseri, ma soprattutto tramite l’ascesi. È nell’ascesi
che per Schopenhauer l’individuo può realizzare la sua piena liberazione. Con l’ascesi, infatti, l’individuo
arriva a provare una vera e propria ripugnanza nei confronti del desiderio di vita che accompagna tutta
la sua esistenza fenomenica. In questo modo tramite la vita ascetica si giunge alla soppressione della par-
ticolarità del volere (noluntas) e tramite essa alla negazione della stessa esistenza individuale.

PERCORSO 1 La filosofia dopo Hegel


Esercizi interattivi VERIFICA DELLE COMPETENZE

ANALIZZARE E INTERPRETARE

1. Per ogni affermazione indica se è vera o falsa e fornisci delle motivazioni.


a. Il mondo come volontà e rappresentazione immette nella tradizione filosofica occidentale motivi
e temi tipici della filosofia orientale. V F

b. Nel suo capolavoro Schopenhauer riprende il concetto platonico di idea. V F

c. Le forme a priori della rappresentazione schopenhaueriana sono lo spazio, il tempo e le 12 categorie. V F

d. Secondo Schopenhauer la cosa in sé è inaccessibile all’uomo. V F

e. La volontà schopenhaueriana è vincolata al principio di individuazione. V F

f. Per il filosofo di Danzica l’uomo occupa una posizione ontologica privilegiata all’interno dell’universo. V F

g. Secondo Schopenhauer il piacere è cessazione di dolore. V F

h. L’arte rappresenta – agli occhi di Schopenhauer – la sola via di liberazione dalla volontà percorribile
per l’uomo. V F

i. L’estetica schopenhaueriana considera la musica come la più elevata tra le arti. V F

l. Per Schopenhauer la compassione consiste nel riconoscimento intuitivo dell’unità di tutti gli esseri
nel dolore. V F

ARGOMENTARE

2. Per Schopenhauer l’essenza del mondo è dolore e lacerazione, per cui tutti gli esseri sono accomunati dallo
stesso destino di sofferenza. All’interno di tale prospettiva, anche il piacere rivela la propria natura negati-
va e si configura come cessazione di dolore. Tu che cosa pensi in proposito? La gioia che provi è qualcosa di
positivo oppure implica il semplice venire meno di uno stato di tensione del tuo organismo?
37

Verifica delle competenze


VERSO L’ESAME
3. Quale significato assume la celebre frase con cui inizia il capolavoro di Schopenhauer: «Il mondo è una
mia rappresentazione»?
4. Quale critica rivolge Schopenhauer al materialismo e all’idealismo?
5. In che cosa consiste secondo il filosofo di Danzica il «principio di ragion sufficiente»?
6. Quali caratteri contraddistinguono la volontà di vivere schopenhaueriana?
7. Quali sono le vie di liberazione dal dolore prospettate dal filosofo nel Mondo come volontà e rappresen-
tazione?
8. Come si configura il pessimismo schopenhaueriano?
9. Quale teoria del piacere elabora Schopenhauer? Istituisci un confronto tra quest’ultima e quella elaborata
da Leopardi.
10. Come si articola la critica a cui il filosofo di Danzica sottopone il sistema hegeliano?
11. Come viene concepita da Schopenhauer la musica?
12. In che senso le religioni sono per Schopenhauer «metafisiche popolari»?
13. Scrivi una definizione sintetica e rigorosa dei seguenti termini, facendo riferimento alla filosofia di Scho-
penhauer.
arte, idea, noluntas
14. Rileggi attentamente il testo N1 di Schopenhauer, Il mondo come rappresentazione.
a. Come viene definita nel corso del brano la «rappresentazione»?
b. Quale differenza istituisce il filosofo tra la rappresentazione umana e quella animale?
c. Quando nasce lo «spirito filosofico» secondo Schopenhauer?
d. Che cosa distingue secondo Schopenhauer il filosofo dall’uomo comune?

Il mondo come volontà e rappresentazione di Schopenhauer UNITÀ 1


Filosofia e
Scienza
Il concetto di natura

La natura nel nostro linguaggio L’insieme di tutto ciò che ci


Esistono, oggi come ieri, molti possibili signifi- circonda
cati della parola “natura”. Questa entra infatti in In primo luogo c’è una visione molto concreta del-
tantissime nostre affermazioni, nei contesti più la natura come insieme delle cose che ci circondano,
diversi: “Newton scoprì le leggi della natura”; “a che sono prevalentemente ma non esclusivamen-
primavera la natura si risveglia”; “alla sopravviven- te di origine organica: gli alberi, i prati, i fiori, gli
za dei cuccioli pensa la natura”; “vivere secondo o animali, il cielo, il mare, il sole, la luna e le stel-
contro natura”; “questo è nella natura delle cose”; le. È un elenco di entità in divenire che il vivere
«O natura, o natura, / perché non rendi poi / quel quotidiano ci propone in innumerevoli versioni e
che prometti allor?» (Leopardi) e via discorrendo. che i viaggi e i racconti arricchiscono ulteriormen-
Tutte queste espressioni sono più che legittime, ma te. Parliamo di frequente di una natura definita in
è chiaro che in ciascuna di esse si fa riferimento a questo modo, che possiamo designare come “natu-
un significato un po’ diverso di tale parola, anche ra1”. Occorre però considerare che molto spesso si
38 se i significati più importanti possono essere essen- intendono incluse in essa un certo numero di cose
zialmente ristretti a tre. (come il frumento, le ciliegie, i piselli, le pecore, le
Vediamoli, procedendo dal più vicino e concre- mucche e così via) che riteniamo naturali, ma che
to al più remoto e astratto. sono in realtà il risultato della millenaria interazio-
ne dell’uomo e della sua cultura con la natura vera
e propria, quale possiamo ipotizzare che sarebbe
senza l’intervento dell’uomo e che potremmo desi-
gnare come “natura0”. La natura1 è la natura della
quale parliamo più spesso e che tendiamo a con-
trapporre all’uomo e alla sua cultura.

La natura “naturante”
C’è poi una natura – chiamiamola “natura2” – vista
come reggitrice e ordinatrice dell’immensa varietà dei
processi biologici, la cui azione ha portato tra le altre
cose alla natura0, ma anche all’uomo e in definitiva
all’attuale natura1. È una “Natura” con la maiu-
scola, la cui azione è stata ipotizzata e cantata da
tempi immemorabili e che ha ispirato innumere-
voli riflessioni poetiche, da Mimnermo a Leopardi.

Nella filosofia presocratica il termine “natura”


(phýsis) indicava la “totalità degli enti e la loro radice
originaria”; oggi è più comunemente inteso come
“l’ambiente che ci circonda”.

PERCORSO 1 La filosofia dopo Hegel


Filosofia e Scienza

Le prime rudimentali forme di agricoltura


e allevamento risalgono a oltre 10 000 anni fa;
da allora l’intervento dell’uomo sulla natura si è fatto
sempre più massiccio e spesso incontrollato.

La biologia degli ultimi due secoli e il progressivo estinzioni di massa, talvolta di dimensioni apoca-
affermarsi di un punto di vista evoluzionistico ci littiche. Ma oggi ci viene anche chiesto di accettare 39
hanno permesso di gettare un occhio indagatore che alla base di tutto non ci sia che una ridda di
sui suoi disegni e di descriverne le manifestazioni spinte e controspinte molecolari, il cui “regista”, se
con sempre maggior precisione. di regista si può parlare, è il caso.
Ma che cosa c’è dietro questo concetto, che ha Il reale propulsore dell’evoluzione, la cui presen-
molte delle caratteristiche di una personalizzazio- za si avverte appena come un ronzio nello scanti-
ne? Esiste veramente una qualche volontà che con- nato ma che è alla base di ogni evento evolutivo, è
tempera le esigenze delle diverse specie viventi, ne la continua comparsa di nuove mutazioni genetiche,
promuove all’occorrenza alcune per penalizzarne in ogni istante, in ogni specie. Gli effetti di questa
altre, aumenta la diversità naturale e spinge nello incoercibile creazione di novità biologiche passano
stesso tempo gli organismi verso un grado di com- poi al vaglio dell’ambiente circostante che selezio-
plessità sempre maggiore? Si direbbe proprio di no. na, positivamente o negativamente, gli individui
Non solo non esiste una volontà, ma non esiste portatori di tali novità. A questa azione di filtro e
neppure una forza centrale che realizzi tutto que- di collimatore si dà il nome di “selezione naturale”.
sto. Quella che a noi appare come una forza orga- Questa espressione rende molto bene l’idea che
nizzata è l’effetto del concorso di un numero enorme sta dietro i fenomeni evolutivi, a patto che venga
di fenomeni naturali, piuttosto che la loro causa. interpretata correttamente, che non si pensi cioè
Per giudicare i fenomeni naturali, tra l’altro, a un’entità precisa che compie consapevolmente
non possiamo utilizzare i valori che ci sono più l’opera di selezione. Non solo non c’è nessuno che
familiari, se non è addirittura impossibile esprime- mette in atto consapevolmente una selezione, ma
re giudizi di valore. Siamo abituati da tempo ad non c’è nessuna forza unitaria alla base di questa
accettare il fatto che il leone non fa né bene né impresa. Avviene e basta, ovunque e in ogni sta-
male ad abbattere la gazzella e a divorarla, o che gione. Noi possiamo solo constatare gli effetti di
il cuculo non fa né bene né male ad approfittare tale processo e assai raramente prevederli. I mecca-
di un nido non suo. Abbiamo qualche difficoltà nismi alla base del processo evolutivo sono chiari;
in più ad accettare le grandi catastrofi naturali e le sono il progettista e il supervisore a mancare. È evi-

Il mondo come volontà e rappresentazione di Schopenhauer UNITÀ 1


Filosofia e Scienza

dente che il fondamento e la legittimazione dell’esi-


stenza di un’ipotetica natura2 riposano interamente
sull’osservazione della natura1. In tutti questi feno-
meni noi esseri umani siamo in grado di individuare
e seguire un certo numero di storie dotate di senso
compiuto, una successione di eventi e magari un si-
gnificato, ma ciò è dovuto esclusivamente ai poteri
e ai limiti di quella realizzazione che si pone al cul-
mine della natura1, vale a dire la mente dell’uomo.

Le leggi naturali
E veniamo al terzo significato, il più ampio di tutti, Il naturalista inglese Charles Darwin (1809-82)
della parola “natura”. Chiamiamo “natura3”, come formulò per primo le teorie dell’evoluzione e della
entità ancora più astratta e omnipervasiva che reg- selezione naturale, aprendo la strada a una concezione
ge i moti dell’intero universo (animato e inanima- della natura come entità mutevole e in continuo
movimento.
to), l’insieme delle leggi di natura. Il concetto di
legge naturale ha almeno un paio di debiti storici.
Da una parte, nasce da una visione “normativa” probabilmente tollerare troppi cambiamenti. Il
(meglio ancora “universalmente normativa”) tipi- fatto che noi esistiamo è in fondo la garanzia del-
40 ca del diritto occidentale. Dall’altra, la concezione l’uniformità e della regolarità dei processi naturali,
religiosa di un Dio onnipotente e razionale che ha ma proprio per questo rappresentiamo una sorta
creato e regge l’universo ha portato a pensare che di garante non garantito. Da un momento all’altro
il tutto non possa che obbedire a leggi universali e possiamo essere spazzati via da una “insignificante”
invariabili che lui stesso ha stabilito e di cui si fa perturbazione nella fabbrica dell’universo.
garante. Tali leggi, lo scienziato le deve solo indivi-
duare e illustrare.
Una visione del genere è stata molto utile per lo L’ordine dei significati
sviluppo della scienza occidentale e gioca tutt’oggi Se dovessimo seguire il cammino storico e cau-
un ruolo fondamentale sul piano psicologico. Ma sale, i tre significati andrebbero ordinati in senso
in una visione più disincantata e secolarizzata, chi opposto a quello della nostra esposizione. Prima
garantisce che queste leggi siano le stesse in ogni viene la natura3, poi, probabilmente soltanto su
angolo del creato e in ogni istante della sua storia? questo pianeta, la natura2 e infine l’attuale natu-
E prima ancora, siamo sicuri che le cose stiano così? ra1, mentre la natura0 non rappresenta che un co-
Non conosciamo al momento alcun fenomeno che strutto mentale assolutamente ipotetico. Anche lo
possa far pensare che le leggi della fisica non siano status delle tre idee di natura è diverso. La natura3
le stesse in ogni parte dell’universo, ma nessuno è un insieme di leggi, per quel che ne sappiamo
può garantire che le cose stiano in questi termini. universali; la natura2 è un meccanismo esplicativo,
Se qualcuno trovasse che in qualche angolo remoto specifico, locale e semiempirico; mentre la natura1
del cielo le leggi fossero un po’ diverse da quelle coincide con tutto quello che esiste al momento
che noi conosciamo, non saremmo autorizzati a sulla Terra. Nessuno sa con precisione che cosa
dubitarne e a lamentarcene, anche se ce ne stupi- potrebbe essere, infine, la natura0, anche se buo-
remmo non poco. O forse non avremmo neppure na parte dei discorsi che si ascoltano oggi vertono
modo di stupircene, perché noi siamo figli del- sulla differenza, variamente ricostruita, fra natura1
l’universo quale lo conosciamo e non potremmo e natura0.

PERCORSO 1 La filosofia dopo Hegel

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