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P. Mazzoldi • M. Nigro • C.

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Elementi di Fisica
Elettromagnetismo e Onde
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P. Mazzoldi M. Nigro C. Voci

Dipartimento di Fisica Galileo Galilei - Padova


~~ I

ELEMENTI DI
FISICA
·,
ELETTROMAGNETISMO • ONDE

SECONDA EDIZIONE
P. Mazzoldi - M. Nigro - C. Voci
ELEMENTI DI FISICA - Elettromagnetismo • Onde - II edizione
Copyright© 2008, 2005, 2002 EdiSES s.r.l.

14 13 12 11 10

2018 2017

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Tel. 0817441706 0817441707 Fax 0817441705
http:/ /www.eclises.it E-mail: info@eclises.it

ISBN 978 88 7959 4 78 3


Indice general e

ELETTROMAG NETISMO
1 Forza elettrostatica. 3.3 Alcune applicazioni e conseguenze
Campo elettrostatico 1 della legge di Gauss 61
1.1 Cariche elettriche. 3.4 La divergenza del campo
Isolanti e conduttori 1 elettrostatico 65
1.2 Struttura elettrica della materia 4 Riepilogo 66
1.3 La legge di Coulomb 7 Quesiti 67
1.4 Campo elettrostatico 11 Problemi 67
1.5 Campo elettrostatico prodotto
da una distribuzione continua
di cariche 14
1.6 Linee di forza del campo
elettrostatico 17 4 Conduttori. Dielettrici.
1.7 Moto di una carica in un campo Energia elettrostatica 70
elettrostatico 18 4.1 Conduttori in equilibrio 70
1.8 Determinazione della carica elementare. 4.2 Conduttore cavo.
Esperienza di Millikan 20 Schermo elettrostatico 73
Riepilogo 22 4.3 Condensatori 76
Quesiti 23 4.4 Collegamento di condensatori 79
Problemi 23 4.5 Energia del campo elettrostatico 82
4.6 Dielettrici. La costante dielettrica 85
4.7 Polarizzazione dei dielettrici 92
4.8 Equazioni generali dell'elettrostatica
2 Lavoro elettrico. Potenziale in presenza di dielettrici 95
elettrostatico 27 Riepilogo 99
2.1 Lavoro della forza elettrica. Tensione, Quesiti 100
potenziale 27 Problemi 101
2.2 Calcolo del potenziale
elettrostatico 30
2.3 Energia potenziale elettrostatica 33
2.4 Il campo come gradiente
del potenziale 40 5 Corrente elettrica 106
2.5 Superficie equipotenziali 43 5.1 Conduzione elettrica 106
2.6 · Il rotore del campo elettrostatico 45 5.2 Corrente elettrica. Corrente elettrica
2. 7 Il dipolo elettrico 46 stazionaria 107
2.8 La forza su un dipolo elettrico 47 5.3 Legge di Ohm della conduzione
Riepilogo 50 elettrica 11 O
Quesiti 51 5.4 Modello classico della conduzione
Problemi 52 elettrica 115
5.5 Resistori in serie e in parallelo 117
5.6 Forza elettromotrice 119
5. 7 Carica e scarica di un condensatore
3 La legge di Gauss 56 attraverso un resistore 122
3.1 Flusso del campo elettrostatico. 5.8 Corrente di spostamento 125
Legge di Gauss 56 5.9 Leggi di Kirchhoffper le reti
3.2 Dimostrazione della legge di Gauss 58 elettriche 126
vi Indice generale

5.10 Alcuni circuiti particolari in corrente


continua 130
a Campi elettrici e magnetici
variabili nel tempo 202
Riepilogo 134 8.1 Legge di Faraday dell'induzione
Quesiti 136 elettromagneti ca 203
Problemi 137 8.2 Origine del campo elettrico indotto
e della forza elettromotrice
indotta 205
8.3 Applicazioni della legge di Faraday 209
6 Campo magnetico . 8.4 Autoinduzione 212
Forza magnetic a 141 8.5 Energia magnetica 216
6.1 Interazione magnetica. 8.6 Induzione mutua 219
Campo magnetico 141 8.7 Legge di Ampère-Maxwe ll 221
6.2 Elettricità e magnetismo 144 8.8 Le equazioni di Maxwell 223
6.3 Forza magnetica su una carica 8.9 Le equazioni di Maxwell
in moto 145 in forma differenziale 224
6.4 Forza magnetica su un conduttore Riepilogo 227
percorso da corrente 147 Quesiti 228
6.5 Momenti meccanici su circuiti Problemi 23P
piani 150
6. 6 Effetto Hall 153
6. 7 Moto di una particella carica
in un campo magnetico 155
6.8 Esempi di moti di particelle cariche
9 Oscillazio ni elettriche .
158 Correnti alternate 236
in campo magnetico uniforme
9.1 Oscillazioni elettriche 236
Riepilogo 163
9.2 Circuiti in corrente alternata 239
Quesiti 164
165 9.3 Il circuito RLC in serie. Risonanza 242
Problemi
9.4 Potenza nei circuiti a corrente
alternata 245
9.5 Il trasformatore ideale 246
Riepilogo 248
7 Sorgenti del campo
Quesiti 249
magnetico . Legge di Ampère.
Problemi 250
Proprietà magnetic he
della materia 169
7.1 Campo magnetico prodotto
da una corrente 169
7.2 Calcoli di campi magnetici prodotti 10 Onde elettroma gnetiche 253
da circuiti particolari 171 10.1 Introduzione alle onde
7.3 Azioni elettrodinamic tra fili percorsi
he elettromagneti che. Onde piane 253
da corrente 176 10.2 Onde elettromagneti che piane 256
7.4 Legge di Ampère 177 10.3 Deduzione delle onde
7.5 Proprietà magnetiche della materia. elettromagneti che piane
Permeabilità e suscettività dalle equazioni di Maxwell 262
magnetica 182 10.4 Energia di un'onda elettromagneti ca
7.6 Meccanismi magnetizzazion e
di piana. Vettore di Poynting 262
e correnti amperiane 187 10.5 Quantità di moto di un'onda
7.7 La legge di Gauss per il campo elettromagneti ca piana. Pressione
magnetico 190 di radiazione 265
7 .8 Equazioni generali della magnetostatica 10.6 Polarizzazione dell'onda
in presenza di mezzi magnetizzati 194 elettromagneti ca piana 267
Riepilogo 196 1O. 7 Radiazione elettromagneti ca
Quesiti 197 prodotta da un dipolo elettrico
Problemi 198 oscillante 270
Indice generale vii

10.8 Spettro delle onde Guida alla risoluzione


elettromagnetiche 273 dei problemi
Riepilogo 275 di Elettromagne tismo.
Quesiti 276 Risultati numerici 279
Problemi 277

ONDE
11 Riflessione e rifrazione 13.5 Onde elettromagnetiche stazionarie.
della luce 313 Esperienza di Hertz 386
11.1 La luce. L'indice di rifrazione 313 13.6 Interferenza di N sorgenti di onde
11.2 Principio di Huygens-Fresnel 315 elettromagnetiche sincrone 389
11.3 Le leggi della riflessione Riepilogo 393
e della rifrazione 316 Quesiti 394
11.4 Intensità delle onde elettromagnetiche Problemi 395
riflesse e rifratte 322
11.5 Polarizzazione della luce
per assorbimento selettivo
e per diffusione 326 14 Diffrazione 398
11.6 Rifrazione anomala. 14.1 Fenomeni di diffrazione di Fraunhofer
Attività ottica 331 e di Fresnel 398
Riepilogo 333 14.2 Diffrazione di Fraunhofer
Quesiti 334 ad una fenditura rettilinea 399
Problemi 335 14.3 Diffrazione prodotta da un'apertura
circolare e da un disco opaco 403
14.4 Limite di risoluzione delle lenti 406
14.5 Il reticolo di diffrazione 410
12 Ottica geometrica 339 14.6 Potere risolutivo di un reticolo
12.1 Leggi della riflessione di diffrazione 414
e della trasmissione 339 14. 7 Spettroscopia con il reticolo
12.2 Definizioni e convenzioni 340 di diffrazione 416
12.3 Specchi 342 14.8 Diffrazione dei raggi X 419
12.4 Diottri 347 Riepilogo 422
12.5 Lenti sottili 351 Quesiti 423
12.6 Aberrazioni 355 Problemi 424
12.7 L'occhio umano 357
12.8 Strumenti ottici 360
Riepilogo 365
Quesiti 366 1S Proprietà corpuscolari
Problemi 367 e ondulatorie della radiazione
e della materia 427
15.1 Introduzione 427
15.2 Radiazione termica. Corpo nero 427
13 Interferenza 371 15.3 Legge di Planck 430
13.1 Fenomeni d'interferenza. Sorgenti 15.4 Effetto fotoelettrico 431
luminose coerenti 371 15.5 Effetto Compton. Produzione
13.2 L'esperimento di Young 372 di coppie 434
13.3 Interferenza della luce 15.6 Righe spettrali dell'atomo
su lamine sottili 379 di idrogeno 436
13.4 L'interferometro di Michelson 384 15.7 Il modello dell'atomo di Bohr 438
viii Indice generale

15.8 Onde materiali. Relazione 16.8 Interferenza di onde sonore


di de Broglie 440 armoniche 467
15.9 Principio di complementari età. 16.9 Onde stazionarie
Principio di indeterminazio ne 442 in una corda tesa 4 70
Riepilogo 445 16.1 O Onde stazionarie in una colonna
Quesiti 446 di gas 474
Problemi 447 16.11 Battimenti 476
Riepilogo 4 78
Quesiti 479
16 Onde meccanic he 450 Problemi 481
16.1 Fenomeni ondulatori 450
16.2 Onde piane armoniche 452
16.3 Onde in una corda tesa 454 Guida alla risoluzion e
16.4 Propagazione dell'energia dei problemi di Onde.
in una corda tesa 456 Risultati numerici 483
16.5 Onde sonore 458
16.6 Onde sonore armoniche 460
Indice analitico 498
16.7 Effetto Doppler. Onda d'urto 464
ELETT ROMA GNETI SMO
capitolo
Forza elettrostatica.
Campo elettrostatico
1
1.1 CARICHE ELETTRICHE. ISOLANTI E CONDUTTORI

Tra le interazioni fondamentali esistenti in natura la prima ad essere scoperta


e studiata quantitativamente è stata l'interazione gravitazionale, responsabile di
gran parte dei fenomeni che si osservano su scala macroscopica nell'universo. Il
moto dei pianeti attorno al sole come il moto rispetto alla terra, sia di un corpo
qualsiasi che di un satellite artificiale, sono regolati dalla legge di Newton, figura 1.1,
che fornisce, per il modulo della forza gravitazionale, l'espressione

F -- 'Yni ~
g r--2-r
(1.1) Legge di Newton

-- -- - --- -- - r - - ----- ----


due corpi di masse m1 e ~, posti a distanza r molto grande rispetto alle di-
mensioni dei corpi stessi, interagiscono con una forza attrattiva la cui inten-
sità è proporzionale al prodotto delle masse e inversamente proporzionale
al quadrato della distanza.
Figura 1.1
Forza gravitazionale tra due mas-
Le masse dei corpi, da cui dipende l'interazione, possono essere assunte eguali se puntiformi. '
alle masse inerziali, cioè a quelle che compaiono nelle legge del moto F = ma. La ·
costanter= 6.67 · 10-11 Nm 2 /kg 2 , che descrive l'intensità dell'interazione, è univer-
sale:. il suo valore è indipendente sia dal valore che da qualsiasi altra caratteristica
delle masse interagenti.
Un'altra interazione fondamentale, che gioca un ruolo essenziale nella costitu-
zione della materia, è quella elettromagnetica, le cui leggi vennero formulate in
modo quantitativo tra la fine del settecento e la metà dell'ottocento. Un aspetto
particolare dell'interazione elettromagnetica è la forza elettrica: le sue proprietà Forza elettrica
costituiscono l'argomento dei primi capitoli di questo volume.
L'osservazione di fenomeni legati alla forza elettrica, owero di natura elettrica,
risale al settimo secolo a.C., quando si scoprì che l'ambra, l'ebanite e altri mate-
riali, strofinati con un panno di lana, acquistano la proprietà di attirare corpuscoli
leggeri, quali granelli di polvere e pagliuzze. Queste osservazioni, tramandate inal-
terate per oltre venti secoli, vennero riprese nel sedicesimo secolo da W. Gilbert il
quale, attraverso un'analisi sistematica, individuò tutta una serie di sostanze, dal
diamante al vetro e allo zolfo, che presentano lo stesso comportamento. Egli
chiamò elettrizzati i materiali che acquistavano la proprietà di attirare i corpuscoli
leggeri e forza elettrica la forza che si manifestava (dal termine electron, che è il nome
greco dell'ambra).
Oggi noi attribuiamo le forze in parola a cariche elettriche, che preesistono nei Carica elettrica
corpi e che passano da un corpo all'altro durante lo strofinio, per cui i corpi elet-
trizzati si chiamano anche elettricamente carichi.

1
2 CAPITOLO 1 Forza elettrostatica. Campo elettrostatico

Questi corpi che si caricano per strofinio sono detti isolanti, in quanto capaci
di trattenere la carica elettrica, mentre altri, come ad esempio i metalli e il corpo
Isolanti e conduttori umano stesso, non trattengono la carica e sono detti conduttori; in effetti, se pro-
viamo a strofinare con un panno una bacchetta di metallo, constatiamo che essa
non si elettrizza.
Il metodo dell'elettrizzazione per strofinio può· essere applicato sistematica-
mente a un gran numero di materiali isolanti, tra cui anche i materiali sintetici at-
tualmente disponibili (bachelite, plexiglass, materie plastiche in generale), con i
seguenti risultati che rivestono carattere generale:

• esistono due specie di materiali isolanti, quelli che si comportano come il


vetro e quelli che si comportano come la bachelite;
• tra due bacchette elettrizzate della medesima specie (entrambe tipo ve-
tro o entrambe tipo bachelite) si manifesta sempre una forza repulsiva, fi-
gura 1.2a;
• tra due bacchette elettrizzate di specie diversa (una tipo vetro e l'altra
tipo bachelite) si manifesta sempre una forza attrattiva, figura 1.2b;
• una forza attrattiva si manifesta in ogni caso tra la bacchetta di isolante e
il materiale con cui è stata elettrizzata per strofinio.

Bachelite Bachelite

\
'

(a) (b)

Figura 1.2
Forza tra due bacchette cariche dello stesso segno (a) e di segno opposto (b).

Da questo insieme di fatti sperimentali si deduce che esistono due diversi tipi di
~
cariche elettriche; per convenzione è stata chiamata positiva la carica che compare
-F sulla superficie delle sostanze tipo vetro quando vengono elettrizzate, mentre è
stata chiamata negativa la carica che compare sulla superficie delle sostanze tipo ba-
chelite. Possiamo allora sintetizzare così i risultati precedenti:

• due corpi isolanti carichi entrambi positivamente o entrambi negativa-


mente si respingono;
• un corpo isolante carico positivamente e uno carico negativamente si at-
Forza tra due cariche elettriche traggono;
puntiformi. • nel processo di carica per strofinio i due corpi, la bacchetta di isolante e
il panno, acquistano sempre una carica di segno opposto.
1.1 Cariche elettriche. Isolanti e conduttori 3

La carica che si accumula per strofinio sugli isolanti si mantiene per tempi con-
siderevoli, specialmente se l'aria nell'ambiente in cui si opera è secca.
Invece, come abbiamo già rilevato, non è possibile caricare per strofinio una
bacchetta di metallo tenendola in mano, come si fa con le bacchette di isolante.
Gli effetti di elettrizzazione si osservano però se la bacchetta di metallo è sostenuta
da un supporto di materiale isolante e in tal caso il comportamento dei metalli è
simile a quello degli isolanti.
L'assenza di elettrizzazione se non si adotta la suddetta precauzione si spiega
col fatto, già ricordato, che i metalli e il corpo umano sono conduttori, cioè per-
mettono il movimento della carica elettrica accumulatasi durante lo strofinio, a
differenza di quanto avviene negli isolanti. Dal punto di vista di questi esperimenti
hanno caratteristiche di conduttori anche il suolo, svariati liquidi tra cui l'acqua e
anche l'aria umida. Allora, dalla bacchetta di metallo tenuta in mano e strofinata
la carica si disperde (molto rapidamente) nel corpo umano e, se possibile, nel
suolo; analogamente, in una giornata umida un corpo isolante carico mantiene
meno facilmente la carica, che tende a disperdersi (lentamente) nell'aria condut-
trice verso i corpi circostanti.

L'elettroscopio a foglie
L'elettroscopio a foglie, mostrato in figura 1.4a, è il primo strumento costruito
per rivelare e riconoscere lo stato (relativo) di carica. Esso è costituito da due fo-
glioline metalliche molto sottili, d'oro o di alluminio, sospese ad una asticciola me-
tallica. Allo scopo di proteggere le foglie da movimenti dell'aria che ne alterereb-
bero la posizione queste sono contenute in un involucro di vetro; l'asticciola esce
dall'involucro attraverso un tappo di ottimo materiale isolante, ad esempio ambra.
Se si tocca con una bacchetta carica l'estremità dell'asticciola, le due foglie ac-
quistano dalla bacchetta tramite l'asticciola una data carica, dello stesso segno, per
cui tendono a divergere. L'equilibrio statico di ciascuna foglia (figura 1 .4b), carat-
terizzato da un certo angolo di deflessione a, si raggiunge quando è nulla la risul-
tante di tutte le forze agenti sulla foglia, come discuteremo nell'esempio 1.4. Lo
strumento può essere completato da una scala graduata per la misura dell'angolo a.
L'elettroscopio permette di riconoscere il segno relativo della carica dei corpi.
Se ad esempio tocchiamo l'elettroscopio precedentemente caricato con una carica
di un dato segno con una bacchetta carica con lo stesso segno la deflessione delle
foglie aumenta, mentre se la carica della bacchetta è di segno opposto la defles-
sione diminuisce.

Sfera metallica-

Asticciola + + +
Supporto - - - metallica + +
isolante
/ S ++
+ +
Foglie -+---- ·
d'oro

Supporto----
isolante

(a) (b)

f;gura 1.4
Elettroscopio a foglie d'oro (o alluminio) (a); equilibrio delle forze che agiscono sulle fo-
glie di un elettroscopio carico (b).
4 CAPITOLO 1 Forza elettrostatica. Campo elettrostatico

1.2 STRUTTURA ELETTRICA DELLA MATERIA

I fenomeni descritti finora si spiegano in modo coerente con l'ipotesi della


preesistenza delle cariche elettriche nei corpi, owero con l'ipotesi che i costituenti
elementari della materia possiedono carica elettrica.
Per le nostre considerazioni possiamo dire che la materia stabile che ci cir-
conda (corpi terrestri, pianeti, la nostra galassia) è formata da tre costituenti ele-
Protone, neutrone, elettrone mentari, il protone p, il neutrone n, l'elettrone e.
La massa del protone, entro qualche permille, è eguale alla massa del neutrone
= =
e vale mp mn 1.67 • 10-27 kg; la massa dell'elettrone è me= 9.11 · 10-31 kg, circa
1840 volte più piccola della massa del protone e del neutrone (i valori precisi sono
dati nella tabella 1.1 del paragrafo 1.3).
Sulla base dei dati sperimentali esistenti il protone e il neutrone hanno dimen-
sioni dell'ordine di 10-15 m, cioè del femtometro, unità che in fisica nucleare è anche
fermi chiamata fermi. Con i mezzi di indagine attualmente disponibili si può affermare
che le dimensioni dell'elettrone sono inferiori a 10-17 m: esso ci appare puntiforme,
cioè privo di struttura interna.
La carica elettrica dell'elettrone è la più piccola osservata sperimentalmente:
Carica elementare essa è chiamata carica elementare ed è indicata con - e; il segno evidenzia l'assun-
zione che la carica dell'elettrone sia negativa. Il protone ha una carica positiva +e,
eguale in valore assoluto a quella dell'elettrone, il neutrone invece ha carica elet-
trica nulla (è neutro).
Il carattere elementare della carica dell'elettrone è suffragato, oltre che dal-
1' esperimento di Millikan (paragrafo 1.8), anche dal fatto che tutte le particelle su-
batomiche osservate hanno una carica che, in valore assoluto, è eguale alla carica
elementare e oppure è multipla intera di questa. Questa situazione si esprime di-
cendo che la carica elettrica è una grandezza quantizzata.
I tre costituenti si aggregano in strutture che si chiamano atomi. Precisamente,
un certo numero di protoni e neutroni, legati dall'interazione forte (un altro tipo
di interazione fondamentale esistente in natura) costituiscono il nucleo dell'ato-
mo, che risulta quindi carico positivamente; attorno al nucleo si muove un nu-
mero di elettroni, eguale al numero di protoni, sotto l'azione elettrica attrattiva
esercitata dal nucleo. La configurazione di questi elettroni è determinata dalle
leggi della meccanica quantistica ed è caratteristica del tipo di atomo.
La composizione di un atomo è descritta da due numeri:
Numero atomico Z il numero atomico Z che dà il numero di protoni ed elettroni esistenti nel-
l'atomo;
Numero di massa A il numero di massa A = Z + N, somma del numero Z di protoni e N di neu-
troni che formano il nucleo dell'atomo.
Poiché il numero di protoni in ogni atomo è eguale al numero di elettroni, la
carica elettrica totale, somma delle singole cariche, è nulla e l'atomo è neutro.
Le proprietà di massa di un atomo sono rappresentate dal numero di massa A;
in effetti oltre il 99.9% della massa di un atomo è concentrato nel nucleo. Le di-
mensioni dei nuclei variano da 10-15 m (nuclei leggeri) fino a 10-14 m per i nuclei
Raggio del nucleo atomico più pesanti; si è trovato sperimentalmente che il raggio di un nucleo atomico è
dato con buona approssimazione dalla formula

r = Ro Al/3 con Ro = 1.5 . 10-15 m

La dipendenza da A è proprio quella attesa per una distribuzione uniforme di


massa nel nucleo. Le dimensioni degli atomi sono dell'ordine di 10-10 me coinci-
dono con lo spazio entro cui si muovono gli elettroni.
1.2 Struttura elettrica della materia 5

Le proprietà elettriche di un atomo sono invece descritte dal numero atomico


Z; in particolare dalla configurazione degli Z elettroni attorno al nucleo dipen-
dono la capacità di un atomo di legarsi ad altri atomi e quindi le sue proprietà chi-
miche. q to t =O
Gli elettroni di un atomo, specialmente quelli periferici, sono più o meno le-
gati al nucleo: da ciò deriva la differenza tra materiali isolanti e conduttori. Negli
isolanti gli elettroni sono ben vincolati al nucleo e non possono spostarsi attraverso
il corpo: gli isolanti non trasportano facilmente la carica. Mediante una specifica
azione locale, quale lo strofinio con un panno, si può far passare, nei punti di con-
tatto, un certo numero n di elettroni e quindi una carica - q = - ne da un corpo C1 ,
ad esempio una bacchetta di vetro, ad un corpo C2, il panno; C2 risulta carico ne-
gativamente nei punti di contatto con C1 e tale carica non si muove verso altre zone Figura 1.5
di C2 , figura 1.5. Invece in C1 nei punti di contatto è presente un eccesso di carica Carica di un materiale isolante
positiva q = ne. Nel caso di isolanti tipo bachelite il processo awiene in senso con- per strofinio.
trario ( C1 acquista elettroni da C2 ).
In conclusione un processo di carica per strofinio è un processo in cui vengono se-
parate, attraverso un agente meccanico, delle cariche ( elettroni) e trasferite da un corpo ad
un altro. Si noti che lo spostamento riguarda un numero intero di elettroni, cioè la
carica trasferita può assumere solo valori multipli interi della carica elementare, in
accordo al fatto che la carica elettrica è quantizzata. La carica elettrica è quantizzata
Prima dello strofinio la carica del panno e della bacchetta erano entrambe
nulle: tutti i corpi sono neutri, perché ogni atomo costituente della materia è neu-
tro. Dopo lo strofinio il panno e la bacchetta hanno acquistato una carica eguale
ed opposta, ma nel suo complesso la carica totale del sistema panno + bacchetta è
rimasta nulla.
Questa proprietà fondamentale di tutti i processi in cui compaiono cariche
elettriche, nota come principio cli conservazione della carica elettrica, verificata Principio di conservazione
senza nessuna eccezione sia su scala macroscopica che su scala atomica e subato- della carica
mica, si enuncia in modo seguente:

in un sistema elettricamente isolato la somma algebrica di tutte le cariche


elettriche rimane costante nel tempo owero si conserva.

Quando ad un atomo vengono aggiunti o tolti elettroni si forma rispetti-


vamente uno ione negativo o uno ione positivo; in particolare il fenomeno di Ione negativo - Ione positivo
sottrazione di elettroni di chiama ionizzazione. Gli atomi dei metalli hanno la
proprietà di essere facilmente ionizzabili: uno o più elettroni degli strati più
esterni della configurazione elettronica si comportano come elettroni liberi e le
proprietà conduttrici dei metalli, come vedremo nel capitolo 4, sono dovute pro-
prio a questo gas di elettroni di conduzione che si possono muovere liberamente
nel corpo.
Se ad esempio, come in figura 1.6, tocchiamo con una bacchetta di vetro carica
positivamente un conduttore isolato, cioè non in contatto con la terra, nel punto +++
+ +
di contatto alcuni elettroni del conduttore sotto l'azione della forza attrattiva eser- ++ Conduttore
citata dalla carica positiva si trasferiscono sulla bacchetta e il conduttore appare ca- +
+ +
rico positivamente (è così che si carica l'elettroscopio a foglie). Come vedremo in
+
seguito l'eccesso di carica del conduttore si distribuisce su tutta la superficie del conduttore e
non nel suo interno. Isolante
Quando il conduttore non è isolato (per esempio è collegato a terra tramite il
corpo dello sperimentatore che lo sostiene con una mano), la carica si distribuisce
ancora su tutta la superficie di conduttore disponibile, ma essendo la superficie Figura 1.6
della terra preponderante ne consegue che tutta la carica si disperde sulla terra e Carica di una sfera di materiale
il conduttore appare scarico. conduttore isolato per contatto.
6 CAPITOLO 1 Forza elettrostatica. Campo elettrostatico

Induzione elettrostatica

Supponiamo ora di avvicinare, figura 1.7, una bacchetta carica positivamente


ad un elettroscopio senza toccarlo: osserviamo che le foglie divergono. Sotto
l'azione della carica positiva un certo numero di elettroni liberi del conduttore si
porta sull'estremità superiore dell'asticciola e sulla parte più lontana, le foglie, re-
sta un eccesso di carica positiva. Se la bacchetta è carica negativamente, gli elet-
troni si muovono verso le foglie, su cui compare un eccesso di carica negativa. Al-
lontanando la bacchetta si ripristinano le condizioni iniziali, le foglie si richiu-
dono. ·
Un'analisi più accurata, owero una spiegazione che rimandiamo al capitolo 4
sulle proprietà dei conduttori, permetterebbe di verificare che ad una estremità è
comparsa globalmente una carica q e all'altra una carica -q, cioè che la caricato-
tale del conduttore è nulla come all'inizio dell'esperimento ed è nulla anche la ca-
rica all'interno del conduttore.
Questo processo di separazione della carica, caratteristico dei conduttori, è
noto come induzione elettrostatica. Il processo è statico, cioè comporta una situa-
zione di equilibrio con cariche ferme, come tutti i fenomeni che stiamo descri-
Figura 1.7 vendo, in quanto l'accumulo di elettroni su una estremità, che avviene molto rapi-
Separazione delle cariche in un damente, impedisce per repulsione elettrica un ulteriore arrivo di elettroni. Si può
elettroscopio a foglie per indu- ottenere per induzione una carica permanente su un conduttore isolato operando
zione. nel modo seguente.
Sottoponiamo, figura I .Sa, ad induzione elettrostatica, con una carica indu-
cente per esempio negativa, un conduttore. Colleghiamo, figura 1.8b, con un filo
metallico il conduttore a terra, che in figura è indicata con il simbolo universal-
mente adottato. Il conduttore e la terra costituiscono un unico conduttore e
quindi la carica dello stesso segno di quella inducente compare nei punti più lon-
tani da questa, cioè sulla terra. Se a questo punto si interrompe il collegamento e
si allontana la carica inducente, figura 1.8c, il corpo rimane carico di segno oppo-
sto a questa, cioè positivamente nell'esempio considerato e la carica si distribuisce
su tutta la superficie del conduttore, figura 1.8d.
È chiaro che anche nei processi di carica dei conduttori vale sempre il prin-
cipio di conservazione della carica del sistema complessivo; se il processo av-
viene per contatto si ha un trasferimento di n elettroni da un corpo all'altro,
se avviene per induzione si ha una separazione di carica (spostamento di elet-
. troni) che può diventare permanente, ma la carica totale finale è sempre eguale
a quella iniziale.

++ +_ - ++-
+ ++ -
+ +
+ +

Bachelite
+
+ +_
+
+ + 1:
(a) (b)

+++ + + +
/ +
+ + +
+ +
+ + +
+ + + +
(e) (d)

Figura 1.8
Fasi del processo di carica di un conduttore sferico isolato per induzione elettrostatica.
1.3 La legge di Coulo mb 7

1.3 LA LEGGE DI COULOMB


Come abbiamo visto nel paragrafo 1.2 i costituenti dell'atomo hanno carica
pari alla carica elementare o sono neutri e l'atomo stesso è neutro. Di conseguenza
per un corpo qualsiasi, che è composto di atomi, la carica totale, pari alla somma
algebrica di tutte le cariche elementari presenti nel corpo, risulta normalmente
nulla: il corpo è neutro. Con metodi opportuni, alcuni dei quali abbiamo descritto
in precedenza, è però possibile effettuare trasferimenti di carica tra corpi per cui
la carica totale di un corpo può risultare positiva, e si dice che il corpo è carico positi-
vamente, oppure negativa, e si dice che il corpo è carico negativamente.
Per misurare operativamente la carica elettrica dei corpi carichi si stabilisce in-
nanzi tutto di considerare eguali in grandezza e segno due cariche se queste, poste
alla stessa distanza da una terza, agiscono su di essa con una forza eguale e dello
stesso verso; si considerano eguali e di segno opposto quando, nelle stesse condi-
zioni, le forze risultano eguali in modulo, ma di verso opposto. Un possibile me-
todo di misura è indicato nell'esempio 1.3.
Un confronto tra cariche si può effettuare anche con l'elettroscopio descritto
nel paragrafo 1.1. Siccome si può dimostrare che quando portiamo a contatto un
conduttore carico con un elettroscopio questo acquista una carica proporzionale
alla carica del corpo, diremo che due corpi hanno la stessa carica quando, posti ...------ filo
di quarzo
successivament e a contatto con l'elettroscopio scarico, fanno deviare le foglie
dello stesso angolo. Una carica sarà maggiore di un'altra quando farà divergere le
foglie di un angolo maggiore dell'altra.
Il confronto tra due cariche diverse in modulo può diventare quantitativo solo
se si conosce l'espressione della forza con cui interagiscono le cariche elettriche.
La formulazione precisa della legge della forza elettrica è dovuta a Coulomb, il
quale eseguì nel 1785 una serie di misure sistematiche per stabilire la dipendenza
della forza tra due cariche dai valori q1 e q2 di queste e dalla loro distanza r. Figura 1.9
Coulomb utilizzò la bilancia di torsione mostrata schematicamen te in figura Rappresentazion e schematica del-
1.9 e descritta nel paragrafo 11.2 del primo volume. Una sottile asta isolante oriz- la bilancia a torsione di Coulomb.
zontale è appesa al centro ad un filo di quarzo, di cui è nota la costante elastica di
torsione k1• Ad una estremità dell'asta è fissata una piccola sfera conduttrice che
porta una carica ql' sull'altra estremità è fissato un opportuno contrappeso per ga-
rantire l'orizzontalità. Nel piano orizzontale contenente l'asta è posta una seconda
sferetta con carica q2 , a distanza r da q1 • Per effetto della forza tra q1 e q2 l'asta, se si
ha cura di neutralizzare altri movimenti, compie solo una rotazione e raggiunge
una posizione di equilibrio, individuata da un angolo 8 di rotazione, in cui il mo-
mento elastico k10 eguaglia il momento della forza elettrica. In sostanza il valore di
F è dedotto dalla misura di 0.
Variando i parametri in gioco, tra cui i valori delle cariche, Coulomb stabilì che
due cariche puntiformi q1 e q2 , poste a distanza r, interagiscono con una forza F, di-
retta secondo la loro congiungente, di modulo

F = k ql q2 (1.2) Legge di Coulomb


r2

la forza è direttamente proporzionale al prodotto delle cariche elettriche e


inversamente proporzionale al quadrato della loro distanza.

Osserviamo subito che la struttura di ( 1.2) è identica a quella di ( 1. 1): la ca-


ratteristica più peculiare è che sia la forza gravitazionale che quella elettrica
sono inversamente proporzionali al quadrato della distanza. Ricordiamo inoltre che
il metodo di Coulomb fu applicato nel 1798 da Cavendish all'interazione gra-
8 CAPITOLO 1 Forza elettrostatica . Campo elettrostatico

vitazionale tra sfere massicce con lo scopo di determinare il valore della costante
y nella ( 1. 1) .
La costante k che compare nella ( 1.2) dipende dalla scelta delle unità di misura
e dal mezzo in cui le cariche sono immerse, mezzo di norma isolante che per le sue
proprietà elettriche viene chiamato dielettrico.
Nell'ambito del sistema internazionale si è adottata oltre alle unità di misura di
lunghezza, tempo, massa e temperatura una quinta unità indipendente per le
grandezze elettromagnetiche e la scelta, per ragioni di precisione di misura, è ca-
ampere duta sull'ampere, simbolo A, unità di misura dell'intensità di corrente elettrica,
coulomb che definiremo in seguito. Come unità di carica si è poi definito il coulomb, sim-
bolo C, che è pari alla carica trasportata da una corrente di lA in l secondo. Fissata
l'unità di misura della carica, ed essendo già definite le unità di forza e di distanza,
in linea di principio basta misurare la forza tra due cariche note a distanza nota
per determinare nel sistema internazionale il valore di k nel vuoto; risulta

k = 8.9875 · 109 Nm 2 /C 2 (1.3)

che nella pratica approssimeremo con 9 • 109 Nm 2 /C 2 •


Per ragioni pratiche che appariranno chiare più avanti è conveniente espri-
mere kcome
k =

dove la costante t:0 è nota come costante dielettrica (o perrnettività) del vuoto e ha
il valore
Costante dielettrica del vuoto E = --
1 8.8542 . 10-12 ~ (1.4)
o 4nk Nm 2

Con questa notazione la (1.2) scritta nel sistema internazionale diventa

F = (1.5)

Carica elementare Il valore della carica elementare espresso in coulomb risulta

e = 1.6022 . 10- 19 C (1.6)

e quindi lC equivale alla carica di 1/ e = 6.24 • 10 18 elettroni.


In tabella 1.1 sono dati i valori più aggiornati delle cariche e delle masse
dell'elettrone, del protone e del neutrone; si intende che l'incertezza è sull'ultima
cifra indicata.
Negli esperimenti di elettrostatica che abbiamo descritto, come l'elettrizza-
zione per strofinio, la carica della bacchetta può essere dell'ordine di 10-7 Ce ciò
equivale allo spostamento di 6.24 · 10 11 elettroni. Due cariche q1 = q2 = 10-7 C poste
a distanza r= 10-2 m interagiscono con una forza

F = 9 · 109 • 10-7 • 10- 7;10-4 = 0.9 N

che è ben misurabile (due cariche di lC a 1 metro di distanza interagirebbero con


una forza di 9 · 109 N!) . In effetti in elettrostatica la carica di 1C è ben oltre le pos-
sibilità sperimentali; gli eccessi di carica su isolanti e conduttori sono quasi sempre
inferiori a 10-5 C; solo con opportuni dispositivi che descriveremo più avanti, i con-
densatori, è possibile in qualche caso avere cariche separate dell'ordine di 0.1 -:-
lC. La ragione sostanziale che impedisce l'accumulo oltre un certo limite di carica
libera è la repulsione tra cariche dello stesso segno.
1.3 La legge di Coulomb 9

Bisogna però notare che, pur trattandosi di piccole cariche dal punto di vista
macroscopico, le cariche tipiche dell'elettrostatica corrispondono a un numero di
cariche elementari talmente grande da far perdere significato, agli effetti pratici,
alla quantizzazione: nel senso che è impossibile mettere in evidenza che le cariche
in questione sono multiple della carica elementare, in quanto i mezzi di misura
non sono sensibili a tal punto.

TABELLA 1.1 Carica e massa di elettrone, protone, neutrone


Carica (C) Massa (kg)

elettrone e - l.602177335 . 10-19 9.10938975 . 10-31


protone p + l.602177335 . 10- 19 1.67262311 . 10-27
neutrone n o 1.67492866 . 10-27

ESEMPIO 1.1 La forza peso e la forza elettrostatica

Un uomo di massa m = 70 kg, isolato da terra, possiede q 2. 76 · 10--4


una carica - q che, per queste considerazioni, pensiamo con- N = - = - - -19- 1. 73 · 10 15 elettroni
e 1.6 · 10-
centrata in un punto a distanza r = l m dal suolo. Sul suolo
è posta una carica q, a distanza r da - q. Calcolare il valore questi hanno la massa N m, = 1.58 • 10- 15 kg, del tutto trascura-
di q per cui la forza elettrostatica tra le cariche è pari al peso bile rispetto alla massa dell'uomo!
dell'uomo. L'esempio, volutamente paradossale, indica che se i corpi
non fossero neutri, ma possedessero cariche anche abbastanza
Soluzione Dobbiamo calcolare q dall'eguaglianza piccole, la forza elettrica maschererebbe completamente la
forza gravitazionale.
1 q2 Del resto la forza gravitazionale, alla quale si deve la for-
mg = - - - -
2
4 Jr c0 r mazione delle galassie, delle stelle e dei pianeti, ha potuto ma-
nifestarsi nella storia dell'universo solamente dopo che la
per cui q = V 4 Jr c0 mg r = 2.76 · 10-4 C. Poiché la carica ne- forza elettrica aveva terminato la sua opera e cioè aveva for-
gativa è portata dagli elettroni, vuol dire che l'uomo ha sul suo mato gli atomi neutri partendo dai protoni, neutroni ed elet-
corpo un eccesso di elettroni: troni, costituenti elementari della materia stabile.

ESEMPIO 1.2 L'interazione protone-elettrone nell'atomo d'idrogeno

L'elettrone e il protone in un atomo di idrogeno si trovano Per il calcolo della forza elettrica applichiamo ( 1.5):
a una distanza media r = 0.53 · 10- 10 m, che coincide con le di-
mensioni dell'atomo. e2 9.109 (1.6. 10- 19 ) 2
F = - ---
Calcolare l'intensità della forza gravitazionale e della forza e 4 Jr co r2 (0.53 . 10- 10 ) 2
elettrostatica tra il protone e l'elettrone.
8.20 · rn--
8
N
Soluzione Da (1.1) e dai dati della tabella 1.1 troviamo:
Il rapporto F,I~ = 2.3 • 1039 evidenzia che a livello ato-
m, m1, 6.67 · 10- 11 • 9.11 · 10-31 • 1.67 . 10- 27
F = y- - mico la forza gravitazionale è completamente trascurabile ri-
g r2 (0.53·10- 10 )2 spetto alla forza elettrica. Si deve a quest'ultima la formazione
e la stabilità degli atomi e quindi della materia.
3.61 · 10-47 N
10 CAPITOLO 1 Forza elettrostatica. Campo elettrostatico

Forma vettoriale della legge di Coulomb


La legge ( 1.5) deve essere seri tta in termini vettoriali, trattandosi dell' espres-
sione di una forza. Abbiamo già detto che la direzione della forza è quella della
retta congiungente le due cariche puntiformi; cambiando simboli rispetto a (1.5)
-F chiamiamo q la carica q1 e % la carica q2 e indichiamo con u il versore del vettore r
u
che va da q a%, cioè il versore uscente da q. La forza che la carica q esercita sulla
carica % assume la forma
(b)

, F
F (1.7)

q Se q e % hanno lo stesso segno ( q % > O), la forza ha lo stesso verso di u, è cioè repul-
Figura 1.10 siva, figura 1.8a; se invece q e % hanno segno opposto (q % < O) F ha verso opposto
Rappresentazione vettoriale del- ad u, è attrattiva, figura 1.8b. In accordo con il principio di azione e reazione la
la legge di Coulomb. forza che % esercita su q è - F.

ESEMPIO 1.3 Misura della carica elettrica

Una sferetta conduttrice molto leggera, figura 1.11, di mas-


sa m = 2 • 10-3 kg, possiede una carica % = 2 • 10-9 C ed è sospesa
ad un filo lungo l. Una seconda sferetta conduttrice con una
carica q = 5 • 10-7 C viene avvicinata a % . Quando la distanza tra
i centri di q e % vale r = 5 cm l'angolo che il filo forma con la
verticale vale 0. Calcolare 0.

Soluzione All'equilibrio abbiamo la situazione indicata in fi-


gura 1.11: la risultante R della forza peso e della forza elettro-
statica agenti su % è diretta lungo il filo ed è bilanciata dalla
tensione del filo stesso. Quindi

~ q% g . 109 • 5 . 10-1 • 2 . 10-9


t g 0 = - = - - 2- -
Fg 4 n t:0 r mg 25 . 10-4 . 2 . 10-3 • 9.8

= 0.1837 • 0 = 10.41 ° ;

con l'approssimazione 0 = tg0 risulta 0 = 10.53°. Pertanto, fin- Figura 1.11


ché l'angolo è piuttosto piccolo, diciamo inferiore a 10° =
0.1745 rad, possiamo scrivere
mento per confrontare tra loro due cariche e quindi misurare
0 = __q_~_o__ una rispetto all'altra nota; una misura assoluta di carica può es-
4 nt:0 mgr 2 ' sere fatta se è nota % , che potrebbe essere determinata con il
medesimo strumento ponendo q = % .
in cui l'angolo è espresso in radianti. La relazione tra l'angolo La sensibilità non è elevata: se si apprezza il decimo di
di deviazione della carica % e il valore della carica che provoca grado (0.1 ° = 1.75 • 10-3 rad) si commette un errore relativo su-
la deviazione è lineare, a parità di distanza. L'angolo 0 può es- periore all'l %, che per una carica di 10-7 C vuol dire 10-9 C. Di
sere dedotto dallo spostamento d = r/2 = l0 della carica % . questo ordine di grandezza è anche il valore minimo di carica
Sulla base di quanto descritto si può costruire uno stru- che in pratica si può pensare di misurare.
1.4 Ca mpo elettrostatico 11

ESEMPIO 1.4 Misura della carica elettrica. Elettroscopio

Due sferette conduttrici eguali, di massa m e carica q, sono


sospese ciascuna ad un filo lungo l; in equilibrio i fili sono di-
sposti simmetricamente rispetto alla verticale, ciascuno ad an-
golo 0. Calcolare la relazione esistente tra q e 0 ed estendere il
risultato all'equilibrio delle foglie di un elettroscopio.

Soluzione La distanza tra le cariche in equilibrio è r = 2 l F,


sen0; come abbiamo visto nell'esempio 1.3, ciascuna carica sta
in equilibrio all'angolo 0:

F, q2
tg0 =- = - -- - - - --2
Fg 4 7r t:0 m g ( 2 l sen 0)
Figura 1.12
• q = 2 lsen 0 y4 n t:0 mgtg0

La relazione tra q e 0 non è lineare, nemmeno nell'approssi- la carica di ciascuna foglia sia concentrata nel centro, a di-
mazione di angoli piccoli ( q ~ 0 31 2 ). stanza l dal punto di sospensione (in realtà la carica si distri-
Il risultato può essere esteso, in prima approssimazione, buisce su tutta la superficie della foglia).
alle foglie di un elettroscopio, figura 1.12, se si immagina che

1.4 CAMPO ELETTROSTATICO

Le forze elettriche agenti su una carica % dovute alle cariche circostanti si som-
mano come vettori: vige cioè il principio di sovrapposizione, detto anche principio Principio di sovrapposizione
di indipendenza delle forze simultanee, che esemplifichiamo nel caso più semplice.
Consideriamo, figura 1.13, tre cariche puntiformi, fisse in un sistema di riferi-
mento inerziale, ql' q2, %· La carica q1 esercita la forza F 1 su % e la carica q2 esercita
la forza F2; quando entrambe le cariche sono presenti, la forza F su% è data dalla
somma vettoriale di F 1 e F2• Per ciascuna forza vale una formula tipo ( 1.7); se indi-
chiamo con r 1 e r 2 rispettivamente la distanza da q1 a % e da q2 a % e con u 1 e u 2 i
relativi versori, uscenti dalle cariche, possiamo scrivere

F = F + F = _l_ ql % u + (1.8)
1 2 4 n t: r 21 I
0

La forza elettrostatica su una carica puntiforme %, risultante delle forze eserci-


tate da un sistema discreto di cariche puntiformi qi, si ottiene generalizzando ( 1.8)
con ovvio significato dei simboli: Figura 1.13
Forza elettrostatica di due cari-
che puntiformi q1 e q2 sulla carica
(1.9) di prova%·

Questi risultati sono verificati sperimentalmente e confermano il carattere vet-


toriale della legge ( 1. 7) .
Nella (1.9) abbiamo messo in evidenza che la forza risultante esercitata su% è
proporzionale a %· La grandezza vettoriale

F
E = - (1.10) Campo elettrostatico
%
viene chiamata campo elettrostatico. Più precisamente:
12 CAPI TO LO 1 Fo rza elettrostatica. Campo elettrostatico

il campo elettrostatico prodotto in un punto Pda un sistema di cariche ferme è


definito come la forza elettrostatica risultante F che agisce su una carica di
prova % posta in P divisa per la carica % stessa.

q , r Nei casi concreti la carica di prova% può perturbare la distribuzione originale,


;~ non potendo questa essere formata da cariche esattamente puntiformi, cioè prive
di struttura. Se ad esempio le cariche qi sono portate da sferette conduttrici, % può
alterare la distribuzione della carica sulla superficie delle sferette tramite il feno-
meno dell'induzione elettrostatica. Se invece le sferette che portano le qi sono di
materiale isolante, % non può spostare le cariche presenti sulle sferette, ma può
tuttavia produrre dei microspostamenti locali tramite il fenomeno della polarizza-
zione dei dielettrici, che studieremo nel capitolo 4.
Da un punto di vista teorico la definizione (1.10) diventerebbe quindi più pre-
Figura 1.14 cisa se si facesse tendere a zero il valore di %, così da far scomparire la perturba-
Campo elettrostatico prodotto zione prodotta da %· In pratica % deve essere molto piccola rispetto a ciascuna
da una carica puntiforme. delle qi.
In base a (1.10), (1.7) il campo elettrostatico prodotto da una carica pun-
tiforme q1 nel punto P è dato, figura 1.14, da

(l.ll)

Da ( 1.11) si <led uce che se la carica q1 è positiva il campo è uscente da q1, men tre se
la carica q1 è negativa il campo è entrante in q1.
Analogamente, figura 1.15, si ottiene da (1.9) il campo elettrostatico generato
da un sistema discreto di cariche puntiformi:

1
Campo elettrostatico E L 2.- - -2i._u 2_ (1.12)
di un insieme discreto di cariche 4 n E0 r ~

Il campo elettrostatico in un punto P prodotto da un sistema discreto di ca-


riche è uguale alle somma dei campi elettrostatici prodotti singolarmente
dalla cariche.
F ( x, y, z) = % E ( x, y, z) (1.13)

', r.
' '

:
U
\ri
\
I

: r2
I

~n\,[p/ ~
+
q1

?l\
,, , ' TI I

El E
E2 •
(a) (b) E L ; E;

Figura 1.15
Forza elettrostatica di un sistema discreto di cariche puntiformi su una carica di prova% (a)
e campo elettrostatico di un sistema discreto di cariche (b) .
1.4 Campo elettrostatico 13

La (1.13) può essere interpretata dicendo che il sistema di cariche è la sorgente


del campo elettrostatico E: la carica% interagisce con questo subendo la forza F;
l'azione elettrica tra cariche, che è una azione a distanza, awiene, secondo questa
descrizione, attraverso il campo. Del resto la stessa interpretazione viene data al-
l'azione gravitazionale attraverso l'introduzione del campo gravitazionale G, come
è discusso nel paragrafo 11.4 del primo volume.

UNITÀ DI MISURA

Nel sistema internazionale di unità di misura il campo elettrostatico, rapporto tra una
forza e una carica, si misura in newton/ coulomb (N/C). Vedremo in seguito un'unità di mi-
sura equivalente più utilizzata nella pratica. La stessa unità di misura vale, in generale, come
vedremo nei capitoli successivi, per tutti i campi elettrici, anche di natura non elettrostatica.

ESEMPIO 1.5 Forza elettrostatica in un sistema di tre cariche

Tre cariche positive eguali q1 = q2 = q3 = q sono fisse nei ver-


tici di un triangolo equilatero di lato l. Calcolare la forza elet-
trica agente su ognuna delle cariche e il campo elettrostatico
nel centro del triangolo. y

Soluzione Per calcolare la forza che agisce su una delle cari-


che, ad esempio su q3 di figura 1.16, calcoliamo i campi E1 e E2
prodotti da q1 e q2 nel punto P3 (la carica q3 funge da carica di
prova). Essendo q3 equidistante da q1 e q2 , in modulo
L.
E - ,:, - q
1 - ~-4nEz2
o
+ ------------------- +
I due campi elettrostatici sono disposti simmetricamente
rispetto all'asse y e quindi le loro componenti lungo l'asse x,
eguali ed opposte, si annullano nella somma; invece le com- Figura 1.16
ponenti lungo l'asse y, eguali e concordi, sommandosi danno
il modulo il campo nel centro è nullo, figura 1.17. Se ponessimo in Cuna
carica, essa non risentirebbe di alcuna forza e resterebbe in
E = E + ~ = 2 q cos 30° equilibrio (instabile).
I ,y ,y 4 n t: z2
0

lo stesso risultato si può ottenere da

E 2 = E~ + E; + 2 El ~ cos 60°

La forza F che agisce su q3 = q vale

Il vincolo che tiene ferma ciascuna carica deve esercitare


una forza eguale e contraria.
Il centro C del triangolo equilatero è equidistante dai ver-
tici, per cui i moduli dei campi elettrostatici El' E2, E3 generati I
I
EI
I
2
y
1

.
C
\

\E\ \ I

\
\
\
dalle tre cariche eguali nel centro sono eguali. I tre vettori +----------+
sono disposti come i lati di un triangolo equilatero e quindi E3

Fi ura 1.17
14 CAPITO LO 1 Forza elettrostatica. Campo elettrostatico

1.5 CAMPO ELETTROSTATICO PRODOTTO DA UNA DISTRIBUZIONE


CONTINUA DI CARICHE

Abbiamo già rilevato che le cariche di interesse nei problemi elettrostatici cor-
rispondono a un numero molto grande di cariche elementari; inoltre nella mag-
gior parte dei casi pratici queste cariche non sono concentrate in un unico punto,
o in una regione estremamente ristretta, ma sono distribuite nello spazio con una
ben determinata geometria.
Tali distribuzioni spaziali di carica sono naturalmente sorgenti di un campo
elettrostatico: nelle normali applicazioni non si è interessati tanto alla cono-
Campo elettrostatico locale scenza del campo elettrostatico locale che esiste in prossimità di ciascuna ca-
rica, campo che d'altra parte non sarebbe né calcolabile, per l'elevato numero
di contributi tipo (1.11), né rilevabile sperimentalmente, quanto piuttosto al
Campo elettrostatico medio campo elettrostatico medio nei punti distanti dalle cariche, punti dai quali la
Distribuzione di carica continua distribuzione di carica è vista come una distribuzione continua. La distanza in
questione, che può essere anche piccola dal punto di vista macroscopico, deve
essere molto grande rispetto alla distanza media tra le cariche elementari, che
è dell'ordine di 10-10 m.
Se la distribuzione di carica è continua il campo elettrostatico che essa crea in
un punto Psi può ottenere dividendo, figura 1.18, la carica in elementi infinitesimi
dq. Il campo elettrostatico prodotto da dq in un punto P distante r' si scrive utiliz-
zando ( 1.11) in quanto dq è approssimabile, per questo calcolo, ad una carica pun-
tiforme:
dq
dE ----u'
4 Jr E0 r' 2

con u' versore della direzione orientata che va da dq a P. Il campo elettrostatico ri-
sultante in Psi calcola come in (1.12) ricorrendo al principio di sovrapposizione;
I
I
rI
poiché la somma è estesa ad un numero infinito di contributi infinitesimi, essa si
riduce ad un integrale vettoriale esteso a tutta la distribuzione continua:

r
dE

Figura 1.18
E
J
_.!!:J_ u '
r'2
(1.14)

Campo elettrostatico prodotto


Per chiarire il significato di questa formula, negli esempi 1.6, 1. 7, 1.8 la appli-
da un elemento di una distribu- chiamo ad alcune distribuzioni di carica, caratterizzate da un elevato grado di sim-
zione di carica continua. metria, il che corrisponde, come si vedrà, a facilità d'integrazione.

ESEMPIO 1.6 Campo elettrostatico di un anello carico

Una carica q è distribuita uniformemente su un sottile ponenti lungo l'asse dei campi elettrostatici elementari dE do-
anello di raggio R Calcolare il campo elettrostatico E sull'asse vuti alle due cariche sono eguali e concordi, mentre quelle
dell'anello. perpendicolari si elidono. Il campo elettrostatico risultante nei
punti dell'asse è parallelo all'asse e si calcola integrando la
Soluzione Si può definire una densità lineare di carica À, = componente x di ciascun elemento dl:
q/2nR, costante sull'anello, per cui ciascun elemento dl di
À dl
anello ha una carica infinitesima dq = À, dl. La densità lineare dEx (x) = cos0
4 ne0 r 2
di carica si misura in C/ m.
Considerati come in figura 1.19 due elementi dl di anello, Al variare della posizione di dlsull'anello tutti i termini di que-
diametralmente opposti, nei punti dell'asse si ha che le com- sta espressione restano costanti e quindi
1.5 Campo elettrostatico prodotto da una distribuzione continua di cariche 15

E(x)
À cos0 u x f I
dl =
À cos0
2 n Rux
dql
4 n t:0 r 2
0 4 n t:0 r 2
+ +---- r
+ +
+ +
Siccome r 2 = R 2 + x 2 e cos0 = x / ~ , + o ± ., X
+1R + dE
+ +
ÀR X
E(x) ----- u + ; t----
2 Eo (R2 + x2) 3;2 x
dq2

q X Figura 1.19
E(x) -----u (1.15)
4 n Eo (R 2 + x2) 3;2 x

Il campo elettrostatico è parallelo e concorde all'asse del-


l'anello, così come orientato in figura, per x > O, è parallelo e
discorde per x < O ed è nullo nel centro dell'anello, dove tutti concorde all'asse a destra e discorde a sinistra, come se la ca-
i contributi elementari si elidono. rica fosse concentrata nel centro dell'anello; non si distingue
Nei punti a grande distanza dal centro (x » R) più, in questa situazione, la struttura della distribuzione.

ESEMPIO 1.7 Campo elettrostatico di un disco carico

Un c;lisco sottile di raggio R ha una carica q distribuita


uniformemente su tutta la sua superficie. Calcolare il campo
elettrostatico E sull'asse del disco. Estendere il risultato al caso
in cui R tende all'infinito (piano uniformemente carico).
p
Soluzione In questo caso si definisce una densità superfi- X dE
. ciale di carica a= q/ n R 2, costante su tutto il disco, per cui su
ciascun elemento di superficie dI- c'è una carica dq = a dE La
densità superficiale di carica si misura in C/m 2 •
Isoliamo idealmente, come in figura 1.20, una corona cir-
colare compresa tra re r + dr, assimilabile a un anello, di su-
perficie dI- = 2 n r dr e carica dq = a dL = 2 n a r dr. Questa di- Figura 1.20
stribuzione anulare produce sull'asse, a distanza x dal centro,
il campo elettrostatico dato da ( 1.15):

dE(zj =
ax
2 Eo
rdr
---- u
( r2 + x2) 3/2 x
E (x) ±_Q_
2 t:0
(1 -
..Jx2
lxl
+ R2
) u
x

qx rdr
--------- u
2 n EoR2 (r2 + x2) 3;2 x ±
q
2 n t:0 R 2
(1- l xl
..Jx2 + R2
) u .
x
(1.16)

Il campo elettrostatico risultante si ottiene sommando i con-


Il segno positivo vale per x > O, quello negativo per x < O.
tributi degli infiniti anelli che compongono il disco, cioè inte-
Lasciamo come esercizio (problema 2.19) la verifica che per
grando l'espressione precedente per rche varia da Oa R (ex co-
grandi distanze (x >> R) il disco è visto come una carica pun-
stante):
tiforme q posta nel centro.
(J XUx fR rdr
E ( x) = 2 Eo o _(_r_2 _+_x_2_)3-/2- Quando x tende a zero i limiti destro e sinistro del campo
sono diversi e valgono rispettivamente

..JX 2 +x R2 ) ux E =~ u E_ --- u
a (1.17)
+ 2 Eo x 2 Eo x

Questa è l'espressione del campo per x> O, dove esso è pa-


Nell'attraversamento della superficie carica con densità a
rallelo e concorde all 'asse; per x < O il modulo è lo stesso, cam-
il campo elettrostatico subisce la discontinuità
bia solo il verso, per cui scriviamo in generale
16 CAPITOLO 1 Forza elettrostatica. Campo elettrostatico

(J'
- u (1.18)
E X
o

Se ora facciamo tendere R all'infinito, mantenendo <J' co-


stante, otteniamo un piano indefinito uniformemente carico,
come in figura 1.21; il campo elettrostatico, calcolato passando
al limite in (1.16), vale

(J'
E ± --u (1 .19)
2 Eo x

ed è ortogonale al piano, uscente da esso e costante in ogni


punto dello spazio owero, come si dice, uniforme. Esso è di-
scontinuo nel passaggio da una parte all'altra del piano, con
discontinuità (1.18) .
Nella pratica si ha localmente una situazione tipo piano in-
definito quando ci si mette molto vicini ad una superficie ca-
rica.

Figura 1.21

ESEMPIO 1.8 Campo elettrostatico di due piani indefiniti carichi

Calcolare il campo elettrostatico prodotto da due piani in-


definiti paralleli uniformemente carichi con densità superfi-
-+-- +- - --------
ciale l'uno +a e l'altro - <J'.

Soluzione In base alla (1.19) i campi elettrostatici E+e E_ ge-


nerati separatamente dai due piani sono in modulo entrambi
eguali a a/2E0 • Utilizzando il principio di sovrapposizione, --+-----' +- - ---------
come in figura 1.22, per calcolare il campo risultante E =
E++ E_ si vede che i campi si sommano nella regione compresa
tra i due piani e si annullano all'esterno. All'interno, per x1 < x
< x2 , il campo elettrostatico vale
+ -------- -

E =
(J'
Eo ux ' (1.20) --------
E = O + -------- - E = O

mentre è nullo per x < x1 e x > ~- In x1 e ~ si hanno le discon-


--------
+ -------- -
tinuità +a/ E0 e - a/ E0 rispettivamente.
La disposizione geometrica descritta è utilizzata per otte- E = E++ E_
nere un campo approssimativamente uniforme in una regione
limitata tra due superficie piane finite: l'approssimazione è
tanto migliore quanto minore è la distanza tra le superficie ri- Xl ~ X

spetto alle loro dimensioni; in ogni caso ci si awicina di più


Figura 1.22
all'uniformità nella zona centrale.

I risultati ottenuti negli esempi 1.6, 1.7 valgono per distribuzioni di carica posi-
tiva; se la carica fosse negativa cambierebbe soltanto il verso del campo, che divente-
rebbe entrante verso le cariche invece che uscente, come si è visto nell'esempio 1.8.
Una caratteristica comune degli esempi mostrati è che le distribuzioni di carica
sono uniformi. Questa scelta è stata fatta per ragioni di semplicità analitica, ma
nella pratica non è realizzabile facilmente, se non con particolari geometrie.
1.6 Linee di forza del campo elettrostatico 17

Sempre per ragioni di semplicità analitica ci siamo limitati a distribuzioni di ca-


rica lineari e superficiali e non abbiamo fatto esempi di calcoli di campi generati
da distribuzioni volumetriche di carica: infatti, anche in condizioni di simmetria,
le integrazioni sono piuttosto complicate. Comunque sia, in tali casi per l'ele-
mento di carica si scrive dq = p dr, dove dr è il volume infinitesimo che contiene la
carica dq e p è la densità volumetrica di carica, che si misura in C/ m 3• Vedremo nel Densità volumetrica di carica
paragrafo 3.3 un metodo per risolvere più semplicemente sia qualche problema di
questo tipo che alcuni degli esempi già visti.

1.6 LINEE DI FORZA DEL CAMPO ELETTROSTATICO

L'introduzione del concetto di campo elettrostatico mette in evidenza che la


presenza di un sistema di cariche, dal caso più semplice della singola carica pun-
tiforme al caso più generale di una distribuzione spaziale, modifica lo spazio cir-
costante nel senso che una carica di prova posta in un qualsiasi punto risente della
forza (1.13), attribuita all'interazione con il campo elettrostatico.
Partendo da una generica posizione e muovendosi per tratti infinitesimi suc-
cessivi, ciascuno parallelo e concorde al campo elettrostatico in quel dato punto,
si ottiene una linea che è detta linea di forza o linea del campo elettrostatico: per- Linea di forza
tanto in ogni suo . punto tale linea per definizione è tangente al campo e il suo
verso di percorrenza indica il verso del campo. Se si traccia un certo numero di li-
nee di forza si ha una rappresentazione grafica complessiva del campo in tutto lo
spazio, come vedremo negli esempi che seguono.
Nel caso di una carica puntiforme, il cui campo è dato da (1.11), le linee di
forza hanno direzione radiale con origine sulla carica e sono uscenti da questa se
è positiva, entranti se è negativa. Si vede dalla figura 1.23 che le linee si infittiscono
man mano che ci si avvicina alla sorgente del campo e ciò indica che l'intensità del
campo è crescente.

(a) (b)

Figura 1.23
Linee di forza di una carica puntiforme positiva (a) e negativa (b) .

Come esempi successivi consideriamo le linee di forza di un sistema di due ca-


riche puntiformi eguali in valore, ma di segno opposto, figura 1.24a (sistema detto
dipolo elettrico che studieremo nel paragrafo 2.7), e di due cariche puntiformi
eguali in valore e segno, figura 1.24b. Già a questo punto sono evidenti tutte le
proprietà delle linee di forza:

• una linea di forza in ogni suo punto è tangente e concorde al campo elet-
trostatico in quel punto;
18 CA PI TOLO 1 Forza elettrostatica. Campo elettrost ati co

(a) (b)

Figura 1.24
Linee di forza di due cariche puntiformi di valore uguale di segno opposto (a) e dello stesso
segno (b).

• le linee di forza si addensano dove l'intensità del campo elettrostatico è


maggiore;
• le linee di forza non si incrociano mai, in quanto in ogni punto il campo
elettrostatico è definito univocamente e non può avere due direzioni di-
stinte;
• le linee di forza hanno origine dalle cariche positive e terminano sulle ca-
riche negative; qualora ci siano solo cariche di uno stesso segno le linee
di forza si chiudono all'infinito.

Nel caso di cariche di segno opposto, ma eguali in modulo, figura 1.24a, tutte
le linee che partono dalle cariche positive si chiudono su quelle negative, alcune
passando eventualmente per l'infinito; se le cariche sono dello stesso segno, come
q in figura 1.24b, tutte le linee che provengono dalle cariche si chiudono all'infinito;
2 se invece le cariche non sono eguali in modulo, alcune linee terminano o proven-
gono dall'infinito, come in figura 1.25 (+q, - q/2).
Un campo elettrostatico uniforme è rappresentato da linee parallele (costanza
di direzione e verso) ed equidistanti (costanza del modulo) . Tali sono le linee del
campo elettrostatico di un piano indefinito uniformemente carico, figura 1.21,
mentre nel caso dei due piani dell'esempio 1.8 le linee hanno questo andamento
Figura 1.25 solo nell'intercapedine (figura 1.22) .
Linee di forza di un sistema di Nella figura 1.26 sono mostrate le linee di forza relative al disco carico, esem-
due cariche non uguali in mo- pio 1. 7.
dulo.

1. 7 MOTO DI UNA CARICA IN UN CAMPO ELETTROSTATICO


Supponiamo di immettere una carica q di piccole dimensioni, puntiforme, in
una zona di spazio in cui esiste un campo elettrostatico generato da un sistema di
cariche ferme, che non vengono perturbate in alcun modo dalla presenza della ca-
rica. Questa, di m-assa m, è sottoposta alla forza (1.13) e la legge della dinamica di
Newton, in condizioni non relativistiche, si scrive
Figura 1.26
Linee di forza di un disco unifor- qE = ma • a _LE (1.21)
memente carico. m
1. 7 Moto di una ca rica in un campo elettrostatico 19

Integrando la (1.21) si determinano posizione e velocità della carica, note posi-


zione e velocità iniziali.
Se E è uniforme (costante in modulo e in direzione) l'accelerazione a è una co-
stante del moto. Se la carica q è positiva l'accelerazione sarà nel verso di E, se la ca-
rica q è negativa sarà nel verso opposto.

ESEMPIO 1.9 Moto di una carica in campo elettrostatico uniforme

Una carica puntiforme q di massa m è lasciata libera in + -------- -- -


quiete nella posizione x = O in una regione in cui esiste un + - - -__.._ _ _ _
campo elettrostatico uniforme E parallelo e concorde all'asse
+ _____..E
_ _ __
x, figura 1.27. Descrivere il moto della carica.
+ --- ------- ------- --- +
V0 = 0
Soluzione In un campo uniforme l'accelerazione è costante; + -- ------ - - -
se la velocità iniziale è diretta lungo l'asse xil moto della carica + _____.._ _ __
è rettilineo uniformemente accelerato con equazioni per lo
+ - - ------- - -
spazio e la velocità date da
- - - - -- -- -- --.x
x( t) = x0 + v O t + ~ at
2
,

V( t) = Vo + at ,
+
v 2 (x) = v~ + 2a(x - x0 ) +
E
come si è detto, a = q E/ m è concorde al campo elettrostatico +
E se la carica è positiva, discorde se è negativa. In particolare V0 =0
per x0 = O e v O = O +
+
qE 2 qE t 2qE
x(t) -- t V (t) v 2 (x) -- X +
2m m m
- - - - -- -- - -----X
Se invece la velocità iniziale forma un certo angolo con
l'asse x, il moto ha una componente uniformemente accele- Figura 1.27
rata lungo l'asse x e una componente uniforme ortogonal-
mente all 'asse x per cui la traiettoria è una parabola, come ve-
dremo esplicitamente nell'esempio 2.4. gativa, con velocità nulla nella posizione x, essa arriva nell'ori-
La variazione di energia cinetica della particella è in ogni gine nello stesso tempo e con la stessa velocità in modulo; an-
caso: che l'energia cinetica è la stessa e in effetti il lavoro della forza
1 2 1 2 elettrica è lo stesso nei due casi (se q avesse avuto velocità ini-
t:1Ek = - mv (x) - - mv = ma (x - x0 ) ziale v0, - q avrebbe dovuto avere - v0).
2 2 °
Si tratta del caso particolare di un fatto generale, che è
= qE(x - x0 ) = F(x - x0 ) contenuto in (1.21): un campo accelerante per una data carica
q è decelerante per una carica - q con le stesse condizioni ini-
pari al lavoro della forza (costante), come deve essere; si os- ziali, ma è accelerante per una carica - q che si muova in verso
servi che ,1 E" non dipende dalla massa della carica (ma la ve- opposto, figura 1.27. Una volta che è stata determinata la
locità sì) . traiettoria di una particella con carica positiva in un certo
Nel caso proposto la carica positiva parte dalla posizione campo elettrostatico, quella stessa traiettoria può essere per-
x = O e arriva nella osizione x dopo un tempo t = .J 2 m xl q E corsa in verso opposto e con la stessa velocità da una particella
con velocità v = 2 q Ex/ m ed energia cinetica q Ex. Se met- con la stessa massa e carica opposta, purché si scelgano oppor-
tiamo una particella di eguale massa ed eguale carica, ma ne- tunamente le condizioni iniziali.

L'esempio appena visto dimostra l'utilizzazione dei campi elettrostatici per ac-
celerare particelle cariche; storicamente questo è stato il primo metodo funzio-
nante. Torneremo sull'argomento nei capitoli successivi.
20 CAPITOLO 1 Forza elettrostatica . Campo elettrostatico

1.8
DETERMINAZIONE DELLA CARICA ELEMENTARE.
ESPERIENZA DI MILLIKAN
Nel paragrafo 1.2 abbiamo detto che una delle proprietà della carica elettrica è
di essere quantizzata, cioè di essere sempre multipla intera di un certo valore mi-
nimo, detto carica elementare, che corrisponde alla carica elettrica dell'elettrone
e del protone.
Le misure condotte da Millikan tra il 1909 e il 1917 hanno permesso di deter-
minare il valore della carica elementare; da questo, e noto con altri metodi che di-
scuteremo più avanti il rapporto e/m tra carica e massa dell'elettrone, è stato pos-
sibile ricavare il valore della massa dell'elettrone.
Il dispositivo sperimentale è mostrato schematicamente in figura 1.28. Tra due
dischi A e B è possibile stabilire un campo elettrostatico, dell'ordine di 10 4 N/C,
diretto ad esempio come in figura 1.28 dal basso verso l'alto e uniforme nella zona
centrale (la distanza tra i dischi è circa dieci volte più piccola del diametro). At-
traverso un forellino F passano in questa zona goccioline d'olio, nebulizzato con
uno spruzzatore, alcune delle quali risultano cariche, in genere positivamente, per
strofinio contro l'ugello dello spruzzatore. Lo spazio tra i dischi è opportuna-
mente illuminato e il moto verticale delle gocce, che awiene in aria, è osservato
con un telescopio, fornito di oculare micrometrico: si può così misurare lo spazio
percorso da una goccia in un dato tempo e quindi la sua velocità di caduta. Il tutto
è termostatato per evitare moti convettivi nell'aria dovuti a gradienti di tempera-
tura.

. ..
. nebulizzatore
.. . . * a, ••

. . . .. .
'f, .. il i, ,..

. .... ~

.. ...... .F.. ~

telescopio + +
+ + B
+

Figura 1.28
Schema del dispositivo dell'esperimento di Millikan della goccia d'olio.

In assenza di campo elettrostatico l'equazione del moto di una goccia è

m a = m' g - 6 n T/ r v

dove m è la massa della goccia, m' g è la forza peso agente sulla goccia corretta per
la spinta idrostatica:
m' g = (p - P) 34 Jr r3 g '

con p densità dell'olio, pa densità dell'aria nelle condizioni sperimentali, r raggio


della goccia. Il termine proporzionale alla velocità rappresenta la resistenza del-
1' aria, la cui viscosità è T/ (legge di Stokes, vedi il paragrafo 9 .11 del primo volume).
1.8 Determinazione della ca ri ca elementare. Esperienza di Millikan 21

A regime, quando la resistenza dell'aria eguaglia la forza peso corretta, il moto


è rettilineo uniforme con velocità

m' g 2 (p - P) gr2
6 n 17 r 9 T/

dalla misura di va si può pertanto dedurre il raggio rdella goccia; valori tipici sono
va= 10-3 m/s = 1 mm/s = , r = 10-5 m = 1 µm.
Quando si applica il campo elettrostatico la legge del moto diviene

ma = m' g - q E - 6 n T/ r v

se la carica è positiva e il campo elettrostatico è diretto come si è detto; a regime la


velocità di caduta diviene

m' g - qE
(1.22)
6 n17 r

minore di quella precedente in quanto nella situazione descritta la forza elettro-


statica frena il moto; con il citato valore del campo, v 1 ~ 0.1 v 0 ~ 10-4 m/s, per q =
10 e.
Dalla (1.22) si osserva che variando il valore del campo elettrostatico è possibile
fare scendere più o meno velocemente la goccia, mantenerla ferma o farla salire;
si possono così eseguire con la stessa goccia più misure di velocità e da essa de-
durre il valore della carica q della goccia.
Se si irradia l'aria con la radiazione emessa da una sorgente radioattiva o con F= qE
raggi X avviene il fenomeno della ionizzazione e nell'aria si formano ioni positivi
(atomi che hanno perso elettroni a causa della radiazione), e ioni negativi (atomi
che hanno catturato gli elettroni liberati dalla radiazione, tipicamente ioni ossi-
geno). Osservando il moto di una goccia si vedono in tal caso di tanto in tanto va- + q, m'
riazioni brusche della velocità Vi, attribuibili a variazioni di carica della goccia che
nel suo moto ha catturato qualche ione. Oppure, se la goccia è bilanciata, figura
1.29, cioè in equilibrio statico che si verifica quando m'g = qE, si vede che talvolta
essa si mette all'improvviso in movimento, verso l'alto o verso il basso, sempre a
causa della cattura di uno ione. Nel primo caso da (1.22) si deduce che, in modulo, m'g

Figura 1.29
E L1 Equilibrio della goccia d'olio.
6n17r q

per cui ad ogni variazione Llq corrisponde una variazione di velocità Llv 1 .
Nel caso delle gocce mantenute in equilibrio tramite la regolazione del campo
elettrostatico, ad ogni Llq corrisponde una variazione LlE per ripristinare l' equili-
brio.
Eseguendo un gran numero di misure su una certa goccia e ripetendo l' espe-
rienza con numerose altre gocce, Millikan trovò che la velocità variava sempre in
modo discreto, segno di variazioni discrete della carica, e che le quantità calcolate
Llq erano sempre esprimibili come multipli interi piccoli di un certo valore preciso,
cioè come Llq = ne con n = ±1, ±2, .... Inoltre ~nche le cariche delle gocce, misu-
rate in assenza di radiazione, risultarono sempre multiple della stessa quantità e.
Queste misure vennero eseguite anche con gocce di glicerina e di mercurio e tutte
diedero lo stesso risultato. In conclusione sia le cariche degli ioni che quelle for-
mate per strofinio in materiali isolanti o conduttori, positive o negative, sono sem-
pre multiple di una carica elementare. Carica elementare
22 CAPITOLO 1 Forza elettrostatica. Campo elettrostatico

Il valore attuale di e, dato da (1.6) , è maggiore appena dello 0.6 % di quello mi-
surato col metodo descritto. La discrepan za è stata ricondotta al valore della visco-
sità dell' aria utilizzato da Millikan.

RIEPILOGO
L'intensità dell'interazione elettrica è descritta dalla ca- Il campo elettrostatico E prodotto da una carica q di piccole di-
rica elettrica. mensioni (puntiforme) in un pu nto Pche dista r da q è:
Le cariche elettriche, costituenti elementari della mate-
ria, sono positive (protoni) e negative (elettroni) . Le proprie- 1 q
E -2ur (1.11)
tà della carica elettrica sono: r
• cariche dello stesso segno si respingono, mentre quelle di
segno opposto si attraggono , con u r versore diretto dalla carica q verso il punto P.
Il campo elettrostatico E in un punto P prodotto da un si-
• la carica elettrica si conserva,
stema discreto di cariche, utilizzando il principio di sovrap-
• la carica elettrica è quantizzata, ossia esiste come multiplo posizione, è:
intero della carica elementare, che è quella dell' elettrone
(protone) , E (1.12)

• un oggetto ha normalmente la stessa quantità di protoni


(carica positiva) e elettroni (carica negativa), ossia è neu- Il campo elettrostatico E in un punto P prodotto da una
tro. Se un oggetto ha un eccesso di elettoni si dice che è ca- distribuzione continua di carica è espresso dall'integrale vet-
rico negativamente, se ha un difetto di elettroni si dice toriale:
che è carico positivamente.
Nel Sistema Internazionale (SI) l'unità di misura della ca- E I
4nE0
f 7dq u (1.14)
rica elettrica è il coulomb (C). Esso è definito in termini di
unità della intensità della corrente elettrica, come la carica
che passa attraverso la sezione di un conduttore in 1 secondo
in cui l'integrale è esteso a tutta la distribuzione di carica.
quando l'intensità di corrente è 1 ampere (capitolo 5) .
Nel SI l'unità di misura del campo elettrostatico è il new-
L' elettrone (il protone) ha carica:
ton/ coulomb (N/ C).
Le proprietà generali del campo elettrostatico sono de-
e = 1.6022 . 10-19 e (1.6)
scritte dalle linee di forza del campo elettrostatico, che sono
linee in cui in ciascun punto il campo elettrostatico E è tan-
La legge di Coulomb stabilisce l'intensità della forza Fche
gente e il verso di percorrenza indica il verso del campo elet-
si esercita tra due cariche q1 e q2 di piccole dimensioni poste
trostatico stesso. Le proprietà delle linee di forza sono:
nel vuoto a distanza r:
• per un punto passa una sola linea di forza,
(1.5) • le linee di forza hanno origine dalle cariche positive e ter-
minano su quelle negative ,
con • le linee di forza si addensano nell'intorno dei punti in cui
1
9 · 109 ~ il campo elettrostatico E è maggiore.
4nE0 Nm 2
Il moto di una particella di massa m e carica q sottoposta
La costante E0 = 8.85 · 10- 12 Nm 2/ C 2 è detta costante die- all'azione del campo elettrostatico E è descritto dalla legge
lettrica (permittività) del vuoto . della dinamica d i Newton:
Il campo elettrostatico E prodotto nel vuoto da un sistema
di cariche q in un punto qualsiasi dello spazio è definito come qE
ma (1.21)
il rapporto tra la la forza F che agisce su una carica di prova % m
( % « q) posta in quel punto e la carica % stessa:
Se il campo elettrostatico è costante l'accelerazione è co-
F stante e il moto ha almeno una componente uniformemente
E (1.10)
% accelerata.
Problemi 23

QUESITI

1.1 Perché spesso in una giornata secca si osservano scintille di un protone, assumendo il suo raggio rp = 10- 15 m.
quando ci togliamo un indumento composto prevalente- 1.15 Perché le linee di forza del campo elettrostatico non pos-
mente da fibre sintetiche? sono intersecarsi?
1.2 Un palloncino appena gonfiato con una bombola di elio 1.16 Perché le linee di forza del campo elettrostatico non sono
tende ad aderire ad un muro. Una volta toccato il muro si delle linee chiuse?
stacca. Dare una spiegazione qualitativa. 1.17 Dall'esame delle linee di forza è possibile stabilire in qua-
1.3 Perché gli esperimenti di elettrostatica non riescono li punti il campo elettrostatico E è maggiore?
bene nelle giornate umide? 1.18 Durante il bel tempo sulla superficie terrestre c'è un cam-
1.4 Quando si carica un oggetto, la sua massa varia apprezza- po elettrico E= 100 V /m diretto verso il suolo. Di che se-
bilmente? gno è la carica sulla superficie terrestre?
1.5 Di quanto aumenta la massa di un corpo che ha una ca- 1.19 Il campo elettrostatico in un punto P all'interno di un
rica q = -1.76 · 10-8 C? segmento che unisce due cariche è nullo. Cosa si può
1.6 Da cosa è determinata la condizione di equilibrio in un dire sul segno delle due cariche?
elettroscopio carico? 1.20 Due cariche q1 e q2 uguali sono poste a distanza d tra loro.
1.7 Come è possibile tramite un elettroscopio preventiva- Una carica di prova% posta al centro del segmento che le
mente caricato con una carica di segno noto determinare unisce è in equilibrio. Se si sposta leggermente % dalla
la carica presente su una bacchetta che viene avvicinata posizione di equilibrio lungo il segmento essa tende a ri-
ad esso? tornare al centro (equilibrio stabile) o ad allontanarsene
1.8 Un sottile foglio di alluminio è poggiato su una bacchetta (equilibrio instabile)?
di legno con i due lembi pendenti. Perché quando si av- 1.21 Due cariche q e 2q sono poste tra loro a distanza d tra
vicina una bacchetta carica i due lembi si distanziano? loro. Considerato il segmento che unisce le due cariche
1.9 Esistono analogie tra la legge di Coulomb e la legge di esiste un punto Pall'interno del segmento in cui il campo
gravitazione di Newton: F = 'YrrLiff½/r 2 ? Qual è la proprietà elettrostatico è nullo? Si considerino separatamente i due
della carica elettrica che non ha la massa? casi: a) le cariche hanno lo stesso segno e b) le due cari-
1.10 Perché per misurare correttamente la forza gravitazio- che hanno segno opposto.
nale tra due masse occorre che esse non siano cariche? 1.22 Un elettrone ed un protone sono posti in quiete in un
1.11 La forza di Coulomb tra due cariche varia se nel loro in- campo elettrostatico E uniforme. Confrontare la forza
torno vengono poste delle altre cariche? che agisce su ciascuno e le rispettive accelerazioni.
1.12 Perché quando si definisce operativamente il campo elet- 1.23 Un elettrone ed un protone sono accelerati da uno stesso
trostatico occorre che la carica di prova % sia piccola (al campo elettrostatico E per un tratto h. Confrontare
limite % • O)? l'energia cinetica M, acquistata dall'elettrone con quella
1.13 L'intensità del campo elettrostatico di una carica di pic- MP acquistata dal protone e la loro velocità.
cole dimensioni tende all'infinito per r • O. Perché que- 1.24 Quando un insieme di cariche può essere considerato
sta singolarità matematica non ha significato fisico? come una distribuzione di carica continua (lineare À, su-
1.14 Stimare il valore del campo elettrostatico sulla superficie perficiale a, di volume p)? Dare una spiegazione.

PROBLEMI

1.1 Due protoni in un nucleo di elio distano d = 10-15 m. Cal- y


colare la forza Fcon cui interagiscono.

1.2 Due sferette cariche q1 e q2 si respingono con una forza


Pi =5.4 · 10-2 N quando distano r=10 cm. Sapendo che la %
loro somma è q1 + q2 = 5 · 10-7 C, calcolare q1 e q2 . q % q
+ ------~---- • X

1.3 Due cariche uguali q = 2 · 10-8 C sono poste a distanza 2a 2a---


= 5 cm. Calcolare: a) la forza Fx su una carica% = 10- 1° C
posta a distanza x = l cm dal centro O e b) la forza~ sulla 1.4 Tre cariche ql = 4. 10-8 C, qz = - 2 . 10-8 Ce q3 = 6 . 10-8 C
stessa carica posta a distanza y = l cm dal centro lungo l'as- sono allineate e equidistanti l = 50 cm. Calcolare la forza
se delle due cariche. F; esercitata su ciascuna carica dalle altre due.
24 CAPITOLO 1 Forza elettrostatica. Campo elettrostatico

1.5
+ ----- -

Tre cariche ql = -4. 10-8 C, q2 = -3. 10-8 Ce q3 = 2. 10-8 C


sono poste sui vertici di un triangolo equilatero di lato
X
q~ ---- ----
I
I
I
I

2a ---:---
_..""
zk
.......
I

:
- +

_
:
I
I
I
q
y

l = 60 cm. Calcolare la forza F esercitata da q1 e q2 su q3.


--< -q
-q - 2a

1.9 Quattro cariche q1 = q2 = q = 0.5 · 10-8 C e q3 = q4 = -q =


-0.5 • 10-8 C sono poste nei vertici di un quadrato di lato
X 10
a = 20 cm. Calcolare la forza F su una carica%= 0.5 • 10-
C posta nel centro O del quadrato.
I
I a

1.6 Quattro cariche uguali qi = q = 2 • 1o-8 C sono poste sui ver-


tici di un rettangolo di lati a = l O cm e b = 20 cm. Calcolare
la forza F esercitata dalle altre tre cariche su q4 •
1.10 Due sferette di massa m1 = 'Yl½ = m = 20 g e carica q1 = q e
q2 = 2q rispettivamente, sono appese a due fili di lun-
ghezza l = 120 cm, che formano all'equilibrio due angoli
01 e 02 , molto piccoli, con la verticale. Calcolare: a) il rap-
ql ~
b
- - - - - -
I
+ q2
porto 0/ 02 • Se la distanza tra le sferette all'equilibrio è
r = l O cm, calcolare: b) il valore di q.
a I I a
I I
+ - - - - - -© - - - • X

q3 b q4

1. 7 Quattro cariche di ugual valore q sono poste nei vertici di


un quadrato di lato 2a, che giace nel piano yz, con la di-
sposizione mostrata in figura. Calcolare il campo elettro-
statico E(x) lungo l'asse x.

2a1
I
r
I ',
'-

I
+
~
/Y
1.11 Due sferette di massa~= me 'Yl½ = 2 m hanno entrambe
carica q = 5 • 1o-8 C e sono sospese a due fili di lunghezza
l= 120 cm. All'equilibrio i due fili formano due piccoli an-
goli 01 e 02 con la verticale. Calcolare: a) il rapporto 0/ 02 •
Se la distanza tra le sferette all'equilibrio è r= 10 cm, cal-
I
colare: b) la massa m.
X

1.8 Quattro cariche di uguale valore q, due positive e due ne-


gative, sono poste nei vertici di un quadrato di lato 2a, che
giace nel piano yz, con la disposizione di figura. Calcolare:
a) la forza F esercitata dalle altre tre cariche sulla carica +q
posta nel vertice ( a, a); b) dimostrare che il campo elet-
trostatico lungo l'asse x è dato da: 9
1.12 Sei cariche ql = q2 = q3 = q = 5 . 10- C e q4 = q5 = % = -q =
-5 • 10-9 C sono poste sui vertici di un esagono regolare di
1 4 qa lato l = 20 cm. Calcolare: la forza F su una carica % =
E(x) u
4 n Eo (x2 + 2rl) s12 z 0.5 • 10-1°C posta al centro O dell'esagono.
Problemi 25

che il campo elettrostatico in un punto Pdell'asse del filo,


distai:ite y dal centro O, è dato da:
I
I l \
o \ À .
~ % E(O, y) = - - - sen 01 u
2rct:0 y Y
I
I
con sen 01 = li .fI2+y1 e À = q/2l.

y
1.13 Su una sottile bacchetta di materiale isolante, piegata in
modo da formare una semicirconferenza di raggio R = 20
cm, è distribuita uniformemente una carica q = 5 • 10-9 C.
Calcolare: a) il campo elettrico E 1 nel centro O e b) la
forza F1 che agisce su una carica % = 5 • 10-1 C posta in O. °
Determinare: c) il campo elettrico risultante E2 nello stes- ++++++++ + - x
so punto O, quando si aggiunge una carica - q = - 5 • 10-9 C - l - O- l -
distribuita uniformemente sulla semicirconferenza oppo-
sta in modo da formare un anello di raggio Re d) la forza
1.17 Tre lati di un quadrato di materiale isolante di lato 2l =
F2 su %, posta in O. 1O cm hanno ciascuno una carica q = 2 • 10-9 C. Calcolare
il campo elettrostatico E0 nel centro O.

"'-. R ~ ~-R_",______ - - - 2z - -
+q +q + + + /
X 0 X '-
+ '- / +
-q + '- ,O//
+
J\
+ / +
1.14 Un'asticciola di vetro è piegata a semicirconferenza di rag- + / '- +
gio R = IO cm. Su una metà è distribuita uniformemente la
carica q = 5 • 10-9 Ce sull'altra una carica - q = - 5 • 10-9 C.
Calcolare il campo elettrostatico E nel centro O. 1.18 Una sbarretta sottile di materiale isolante lunga l = IO cm,
possiede una carica q = 5 · 1o-s C distribuita uniforme-
mente con densità À sulla stessa. Calcolare il campo elet-
+q
trostatico E lungo l'asse x in un punto P distante a = 5 cm
"" R
_ _ _,,_ _ __.X dall 'estremo più vicino.

-q - a-
p
+++++++ - -~----x
1.15 Un anello sottile di materiale isolante di raggio R, posto --- z ---
nel piano xy e con centro nell'origine O, possiede una ca-
rica distribuita con densità À = À0 sen 0, dove 0 è l'angolo
formato con l'asse x. Determinare il campo elettrostatico 1.19 Due sbarrette sottili di materiale isolante di lunghezza l =
E0 nel centro O. 10 cm, portano ciascuno una carica q = 5 • 10-9 C, distri-
buita uniformemente sulla loro lunghezza. Le bacchette
stanno sull'asse x con i loro centri distanti d = 15 cm. Cal-
y
colare la forza F tra le due bacchette.

- - d--
- ++++-++++-x

1.20 Due sbarrette sottili di materiale isolante, lunghe l =


0.5 m, sono disposte perpendicolarmente tra loro; la di-
stanza del punto P dalle estremità delle due sbarrette è
1.16 Un sottile filo di materiale isolante di lunghezza 2l, paral- d = O.I m. Determinare il valore del campo elettrostatico
lelo all 'asse x, possiede una carica q distribuita uniforme- E in P, se su ciascuna sbarretta è distribuita uniforme-
mente con densità À su tutta la sua lunghezza. Dimostrare mente una carica q = 0.5 • 10-9 C.
26 CAPITOLO 1 Forza elettrostatica. Campo elettrostatico

y i 0"1

+ +
:I
+ l
+
P1+P2 - Ps
+
+ P4
. - - • - - - - - •- - - - - • - .....

I
+I
I
+
+
+
+
d: + +
I ~-- -- + + + + --+-X
p --z --
1.25 Sul bordo di un disco isolante, uniformemente carico con
densità a e di raggio R = 10 cm, è appeso un filo di lun-
1.21 Un sottile filo molto lungo di materiale isolante, parallelo
ghezza l, al cui estremo c'è una pallina di sughero di
all'asse x, è uniformemente carico con densità À. Calco-
massa m = 2 g e carica q = 4 · 10-8 C. All'equilibrio la pal-
lare il campo elettrostatico E in un punto Pdell'asse y a di-
lina si trova sull'asse x del disco e la sua distanza dal cen-
stanza y da un estremo.
tro del disco è r = 2 cm. Calcolare la carica qd del disco .

~ l

~ +- - ~
+ + + + + + + + + + + _____.X r
+ q
+
1.22 Una pallina di sughero di massa m = 2 g con carica q =
5 · 10-9 C è sospesa ad un filo . In presenza di un campo
elettrostatico E = (5ux + 7u) · 105 N/ C la pallina si trova in
1.26 Una particella di massa m = 10-3 kg e carica%= - 10- C è
1
°
posta al centro di un anello sottile di materiale isolante di
equilibrio, quando il filo forma con la verticale un angolo
raggio R = 10 cm, su cui è distribuita uniformemente una
0. Calcolare: a) l'angolo 0 e b) la tensione T del filo.
carica q = 10-s C. La particella viene spostata di un piccolo
tratto x0 = 0.5 cm lungo l'asse x e abbandonata . Dimostra-
re: a) che la particella compie delle piccole oscillazioni ar-
moniche intorno alla posizione di equilibrio, determi-
nando il periodo T delle stesse; calcolare: b) l'energia ci-
netica E" della particella quando passa per l'origine.

L X
q

1.23 Una sferetta di massa m= 0.2 g e carica q= 2 • 10-1 C pende ° +


+ %
da un filo che forma un angolo 0 = 5° con una lastra indefi-
nita di materiale isolante, posta verticalmente, carica con +
densità uniforme a. Calcolare il campo elettrostatico E che
1.27 Nell'esperimento di Millikan una goccia d'olio (poho. =
agisce sulla sferetta e b) la densità di carica a. 3 . .
0.8 · 10 kg/ m 3 ) , d1 raggio r= 1.8 µme carica positivamen-
te, viene mantenuta in equilibrio mediante un campo
elettrico E= 1.2 · 105 N/ C. Calcolare: a) la carica q della
goccia in funzione della carica elementare e= 1.6 . 10-19 C
e b) di quanto bisogna variare E se la carica q diminuisce
di 15.q = e, per mantenere l'equilibrio.

+ q

1.24 Tre piani indefiniti di materiale isolante sono carichi con


3
densità uniformi CY1 = a, a 2 = - 2a, a 3 = a, con CY= 8.86 • 10-
2 + +
C/ m • Determinare il campo elettrostatico E nello spazio +
esterno ai piani e nelle intercapedini tra i piani.
Lavoro elettrico. capitolo
Potenziale elettrostatico
2
2.1 LAVORO DELLA FORZA ELETTRICA. TENSIONE, POTENZIALE
La formula (1.13), che esprime la forza subita da una carica% in un campo
elettrostatico, è valida quando le cariche che generano il campo sono fisse e co-
stanti e la carica% è a sua volta fissa oppure si muove senza però perturbare la di-
stribuzione delle cariche sorgenti. Il termine elettrostatico è utilizzato proprio per
evidenziare questa situazione di immutabilità.
Più in generale, quando su una carica% agisce una forza F di qualsiasi natura,
non necessariamente elettrostatica, ma ad esempio dovuta a processi chimici o ad
azioni meccaniche, o ad altre cause ancora, possiamo definire sempre un campo
elettrico E, che si indica anche col nome di campo elettromotore, come rapporto
tra la forza F che agisce sulla carica e il valore della carica stessa:

F Campo elettromotore
E= - • F = %E (2.1)
%

Alla (2.1) si dà carattere generale, per cui:

la fo rza ch e agisce su u na carica ele ttrica, che come tale prende il nome di
forza elettrica, si esp rime sempre come prodotto della carica per un certo
campo elettrico.

Richiamando un concetto introdotto nel paragrafo 4.1 del volume I, il lavoro F=%E
della forza F per uno spostamento elementare ds della carica%, figura 2.1, è dato
da:
(2.2)

dove 0 è l'angolo tra il campo elettrico E e lo spostamento ds e Es la componente ds


di E lungo ds. dW = F · ds = F, ds
Per uno spostamento finito dalla posizione A alla posizione B lungo un per-
corso C1 il lavoro si ottiene suddividendo il percorso in una serie infinita di seg- Figura 2.1
menti infinitesimi dsi ,. figura 2.2a, calcolando per ognuno di essi il lavoro dvi.-:= Lavoro della forza elettrica per
Fi · dsi = % Ei · dsi, e sommando tutti i contributi W = L i dvi.-:. Dal momento che il uno spostamento elementare.
numero di termini è infinito, tale somma diventa

(2.3)

dove ds è un vettore elementare tangente alla curva, figura 2.2b, e l'ultimo integrale
è l'integrale di linea del campo E lungo C1 (si veda l'appendice A del primo volume).
Questo integrale, ovvero il rapporto 11½ /%tra il lavoro compiuto dalla forza F nello

27
28 CA PI TO LO 2 Lavoro elettrico. Potenziale elettrostatico

B B
~ B
/ % A

A AA
w; = L dv¼ = L Fi · ds; w; = Ie,
F · ds ~=I e,
E· ds
(a) (b) (e)

Figura 2.2
Lavoro della forza elettrica per lo spostamento lungo una linea spezzata (a), lungo una linea
continua (b) e tensione del campo elettrico tra due punti A e B ( c).

spostamento della carica% da A a B lungo il percorso C1 , figura 2.2c, e il valore della


Tensione elettrica carica, definisce la tensione elettrica tra i due punti A e B relativa al percorso C 1 :

.<,; (A • Blungo C1 ) = J E· ds . (2.4)


C1

Se si considera, come in figura 2.3, un altro percorso C2 si trova in generale un


lavoro diverso e quindi un diverso valore della tensione elettrica, pur essendo i punti A
e B gli stessi:

A
~ (A • Blungo CJ =t- ~ (A • Blungo C2 ) •

Per un percorso chiuso C, figura 2.4, composto ad esempio dal percorso C1 da


A a Be dal percorso -C2 da B ad A, il lavoro risulta

Figura 2.3
Lavoro della forza elettrica per
W = f,
C
F · ds =J
C1
F · ds + J
- G.?
F · ds = J F · ds
C1
- J
G.?
F · ds = ¾\ - W, ,
,
lo spostamento lungo una traiet-
toria chiusa. in cui abbiamo sfruttato la proprietà dell'integrale di linea di cambiare soltanto di
E segno se cambia il verso di percorrenza lungo la linea e utilizzato il simbolo per f
indicare che il percorso è chiuso (ricordiamo che in questo caso l'integrale di li-
nea si chiama anche circuitazione). Vediamo che in generale il lavoro p er un percorso
chiuso è diverso da zero. Inseriamo (2.1):

W = f e
F · ds = % f e
E · ds = % ~ . (2.5)

Il lavoro per spostare una carica lungo il percorso chiuso C è dato dal prodotto
della carica per la circuitazione del campo elettrico lungo C. L'integrale

Figura 2.4 ~ = f
e
E· ds (2.6)
Forza elettromotrice & del cam-
po elettrico.
che esprime il rapporto tra lavoro compiuto sulla carica e la carica stessa per lo
spostamento C si definisce forza elettromotrice (f.e.m. del campo elettrico) rela-
Forza elettromotrice (f.e.m.) tiva al percorso chiuso C. Essa è in generale diversa da zero e dipende dalle carat-
2.1 Lavoro della forza elettrica . Tensione, potenziale 29

teristiche del campo e dal percorso C scelto, ma non dalla carica % ; malgrado il
nome improprio, si tenga ben presente che ~ non è una forza.
Abbiamo visto in meccanica che esiste una categoria di forze, dette conserva- Forze conservative
tive, per le quali il lavoro compiuto nello spostamento di un punto da A a B è fun-
zione soltanto della posizione di partenza e di quella di arrivo e non del cammino
seguito:
w (c1 ) = .. . = w (CJ = .. . = w (CJ ,
qualunque sia Ci purché inizi in A e finisca in B. Ne deriva che il lavoro lungo un
qualsiasi percorso chiuso è nullo, ovvero che la circuitazione di una forza conser-
vativa è nulla.
Non si verifica in natura che qualsiasi forza elettrica sia conservativa; questo è
però il caso delle forze elettrostatiche, come dimostreremo nel paragrafo 2.2, e il
risultato si esprime anche dicendo che il campo elettrostatico è conservativo. Non di-
pendendo dal percorso effettivamente seguito l'integrale che compare nella (2.3)
può sempre essere espresso come differenza dei valori di una funzione delle coor-
dinate, chiamata potenziale elettrostatico:

VB - v, = - r
A
E . ds (2.7) Differenza di potenziale (d.d.p.)

In realtà è la differenza di potenziale (d.d.p.) elettrostatico tra il punto Be il


punto A ad essere definita da (2.7) e ciò vuol dire che il potenziale elettrostatico
in un punto è determinato a meno di una costante additiva. Inserendo (2. 7) in
(2.3)

(2.8)

il lavoro svolto dalla forza elettrostatica per portare % da A a B è dato


dall'opposto del prodotto di% per la differenza di potenziale (V8 - VA) tra il
punto di arrivo e il punto di partenza.

Ricordiamo che ad ogni forza conservativa è associata una determinata energia


potenziale e che il lavoro della forza conservativa è pari all'opposto della variazione della
corrispondente energia potenziale. Nel caso elettrostatico abbiamo pertanto

WAB = - !J~ = -[ ~(B) - ~(A) ]


e dal confronto con (2.8) segue l'eguaglianza:

(2.9)

La Ue prende il nome di energia potenziale elettrostatica, risulta proporziona- Energia potenziale elettrostatica
le al potenziale elettrostatico e anch'essa definita a meno di una costante additiva.
Notiamo esplicitamente l'uso del simbolo ~ per l'energia potenziale elettro-
statica al posto del simbolo EP, introdotto nello studio della meccanica. La scelta è
motivata dall'opportunità di evitare confusione con il simbolo del campo elettro-
statico. Notiamo anche che il segno negativo nella (2.7) deriva dal segno negativo
della relazione tra lavoro e variazione di energia potenziale.
Dalle (2.5, 2.6, 2.7, 2.8) segue che per un qualsiasi percorso chiuso nella re-
gione in cui è definito il campo elettrostatico E, essendo la differenza di potenziale
nulla in quanto A = B, valgono le relazioni

~ = tE·ds = O, W = %~ = 0. (2.10)
30 CA PI TOLO 2 Lavoro elettrico. Potenziale elettrostatico

In un campo elettrostatico la forza elettromotrice è uguale a zero, ovvero è


nullo il lavoro compiuto dalla forza elettrostatica per qualsiasi percorso ci-
clico.

E
2.2 CALCOLO DEL POTENZIALE ELETTROSTATICO
Rivediamo brevemente i risultati del paragrafo precedente: il lavoro di una
forza elettrica si può sempre esprimere attraverso l'integrale di linea del campo
elettrico lungo il percorso seguito dalla carica e in generale dipende dal percorso,
come vedremo nei capitoli successivi.
Se però il campo è elettrostatico abbiamo affermato che esso è conservativo e
pertanto il lavoro risulta indipendente dal percorso; ciò porta alla definizione del
u
potenziale e dell'energia potenziale.
In questo paragrafo dimostriamo che il campo elettrostatico di una qualsiasi di-
+
stribuzione di carica è conservativo e ricaviamo le espressioni esplicite di V ed ~.
Figura 2.5 Iniziamo dal caso più semplice, figura 2.5, che è quello del campo generato da
Lavoro elementare del campo una carica puntiforme. Il lavoro della forza F per uno spostamento elementare ds
elettrostatico E di una carica della carica% nel campo della carica puntiforme q, fissa in O, è dato in base a (2 .2)
puntiforme. e (l.ll) da
%q u•ds
4 nE0 r2
per cui
q dr
E· ds ---
r2 '

dove dr = u · ds = ds cos0, proiezione di ds lungo la direzione u del campo, rappre-


senta di quanto è variata la distanza r tra % e q a seguito dello spostamento ds. La
funzione integranda risulta così dipendere soltanto dalla variabile r per cui si ottiene su-
ds bito, per uno spostamento dal punto A al punto B, figura 2.26, caratterizzati ri-
dr spettivamente dalle distanze rA e rB dal punto O,
B

(2.ll)
A

Il lavoro corrispondente è

W - q,rE-ds
A
(2.12)

r
Figura 2.6 Abbiamo così verificato che il lavoro non dipende dal percorso seguito. Il risul-
tato era scontato perché la forza in questione è centrale e il suo modulo dipende
Determinazione di E · ds per
A
solo dalla distanza r, però il calcolo fornisce le espressioni della differenza di po-
il campo elettrostatico prodotto tenziale e della variazione di energia potenziale nel campo di una carica pun-
da una carica puntiforme. tiforme; basta confrontare (2.ll) con (2.7) e (2.12) con (2.9):

Differenza di potenziale (2.13)


elettrostatico
2.2 Calcolo del potenziale elettrostatico 31

~ (B) - ~ (A) = (2.14) Variazione dell'energia


potenziale elettrostatica

Ricordando che il potenziale e l'energia potenziale sono definiti a meno di una


costante additiva, (2.13) e (2.14) possono essere considerate le variazioni delle
funzioni
V(r) = _q_ + A
4 nE0 r

che danno rispettivamente il potenziale elettrostatico in un punto a distanza r E


dalla carica q e l'energia potenziale elettrostatica della carica% distante rda q.
Si può determinare completamente V ( r) e U ( r) imponendo la condizione ul-
teriore
r oo ~ V(oo) = O U(oo) = O ,
r
come suggerito dal fatto che per cariche molto lontane l'interazione è trascura-
bile: F(oo) = O, E( = O.
00 )

Poiché per r ~ q / 4 n E0 r = O, risulta A = B = O. D'altra parte dalla (2. 7), fi-


00

gura 2.7:

[ E · ds ~ - [ V ( r) - V ( =)] ~ - V ( r) ,
+
q

Figura 2.7
Linea per la definizione del po-
e in conclusione abbiamo per il potenziale elettrostatico generato da una carica
tenziale elettrostatico generato
puntiforme q in un punto a distanza r da una carica puntiforme.

V ( r) ~ -f E · ds (2.15)

e per l'energia potenziale di% nel campo di q

U, (r) ~ q, V ( r) ~ - q, f E · ds (2 .16)

Osserviamo che il potenziale è costante in tutti i punti della superficie sferica di


raggio rcon centro nella carica q. A
I risultati trovati si estendono senza difficoltà, in base al principio di sovrappo-
sizione, al caso di un campo elettrostatico generato da un numero qualsiasi di ca-
riche puntiformi fisse ql' q2, ••• qn.
Il lavoro per uno spostamento finito da A a B della carica% è

W ~ rF-ds ~ q,rE-ds
A A

e nell'integrale di linea del campo si inserisce la (1.12):

r
Figura 2.8

r A
(L;E;) · ds L;rE; ·ds
A
Ei
B

I
A 4
qi 2 u · ds
i
n E0 r i
Determinazione di
A

da un insieme di cariche.
E · ds per
il campo elettrostatico prodotto
32 CAP I TOLO 2 Lavoro elettrico. Potenziale elettrostatico

Ciascun integrale porta ad un risultato tipo (2.11) e quindi il campo delle n cari-
che è conservativo. Da (2. 7) e (2.8) che definiscono in ogni caso differenza di po-
/~ .,✓
tenziale e lavoro abbiamo

(2.17)

(2.18)

Ragionando come nel caso di una singola carica puntiforme, il potenziale ge-
nerato dal sistema di cariche nel punto P (x, y, z), distante ri dalla carica qi, è

V(P) = _ l_ f_!li_
4 nt:0 1 ' ri
(2 .19)
Figura 2.9
Potenziale elettrostatico prodot-
to da un insieme discreto di cari-
che. Questo risultato indica che:

il potenziale elettrostatico prodotto da un sistema discreto di cariche è uguale


alla somma dei potenziali elettrostatici prodotti singolarmente dalle cariche.

Dalla (2.17) si verifica immediatamente che se eseguiamo un percorso chiuso


qualunque, partendo dal punto A e ritornando nello stesso punto, per cui Vs = VA
si ha:

Forza elettromotrice (2.20)


del campo elettrostatico

Il campo elettrostatico ha circuitazione nulla, ovvero ha forza elettromotrice nulla.


Nel caso in cui le cariche siano distribuite in modo continuo, come descritto
dq nel paragrafo 1.4, per il calcolo del potenziale elettrostatico basta sostituire la som-
matoria (2.17) con:

V(P) (2.21)

dove dq, figura 2.10, è un elemento infinitesimo di carica, r la sua distanza dal
punto P in cui si calcola il potenziale e dVil potenziale elettrostatico che essa pro-
p
duce in P.
Negli esempi 2.6, 2. 7 e 2.8 eseguiremo il calcolo di V per le distribuzioni di ca-
dV = _ I _ .!!!I_ rica considerate negli esempi 1.6, 1. 7 e 1.8.
4 nt:0 r
In ogni caso, fissata la distribuzione di cariche, si può calcolare in qualsiasi
Figura 2.10 punto P(x, y, z) il potenziale V(x, y, z) indipendentemente dalla presenza della ca-
Potenziale elettrostatico prodot- rica di prova%· L'energia potenziale elettrostatica di tale carica% posta nel punto
to da un elemento di una distri- Pè data da:
buzione continua di carica. ~ (x, y, z) = % V (x, y, z) . (2.22)

Come nel caso del campo E si parla di campo vettoriale, così per il potenziale elet-
Campo scalare trostatico si può parlare di campo scalare. A differenza però del campo elettrico
non è il valore del potenziale ad essere significativo, ma le sue variazioni, come di-
cono (2.17) e (2 .18).
2.3 Energia potenziale elettrostatica 33

UNITÀ DI MISURA
Poiché la differenza di potenziale è un lavoro diviso per una carica l'unità di misura
nel SI èjoule/coulomb,J/ C. Questa unità è molto importante e si chiama volt, simbolo
V; quindi
V = -J volt
c
La differenza di potenziale di 1 V è quella che dà luogo al lavoro di 1 J per il trasporto di
una carica di 1 C. Dall'equazione (2.7) si vede che l'unità di misura del campo elettrico, già
d efinita come N/C, è anche eguale a quella del potenziale divisa per quella della lun-
ghezza; in effetti
N Nm J V
c Cm Cm m

L'unità V / m (volt/metro) è quella più comunemente usata per il campo elettrico.


Si noti che il volt è l'unità di misura anche delle tensioni elettriche e delle forze elet-
tromotrici.

ESEMPIO 2.1 Il potenziale elettrostatico di tre cariche

Calcolare il potenziale elettrostatico nel centro di un trian- sarebbe V = (q1 + q2 + q3 )/ 4 1C t:0 r; in particolare esso sarebbe
golo equilatero di lato l se in ogni vertice c'è una carica q. nullo solo se q1 + q2 + qg = O.
q
Soluzione Abbiamo un sistema discreto di cariche e quindi
utilizziamo la (2.19), in cui i tre contributi sono eguali. La , I

distanza r, figura 2.11, di ogni carica dal centro è tale che ,


, I

r cos 30° = l i 2, cioè r = l i V3, e quindi ,r


I

, I

3V3 ,,, ---- è',,,


y : -------------~'_
q q
Il segno del potenziale è uguale a quello delle cariche. Si noti
che se le cariche fossero diverse, l'espressione del potenziale Figura 2.11

2.3 ENERGIA POTENZIALE ELETTROSTATICA


Analizziamo il significato della formula (2 .16) ~ (r) = q1 q2 /4 n t:0 r per due
cariche q1 e q2 fisse, poste alla distanza r: essa può essere uguagliata a - [ ~ ( 00 )

- ~ ( r)] e quindi al lavoro W della forza elettrica per portare le cariche dalla
distanza r alla distanza infinita, figura 2.12, in accordo con W = - !).~. La ~ (r)
così definita prende il nome di energia potenziale elettrostatica del sistema di
due cariche fisse. r
Se le cariche sono dello stesso segno, e quindi si respingono, l'energia po-
tenziale elettrostatica del sistema ~ ( r) è positiva ed è positivo il lavoro elet-
trico: infatti la forza repulsiva tende ad allontanare le cariche. Nel processo
di allontanamento l'energia potenziale del sistema diminuisce e viene fornito
lavoro all'esterno. Se si vuole costruire il sistema di due cariche dello stesso Figura 2.12
segno inizialmente a distanza infinita e alla fine a distanza r bisogna spen- Energia potenziale elettrostatica
dere lavoro esterno contro la forza repulsiva e ritroviamo questo lavoro sotto di due cariche fisse .
34 CA PI TOLO 2 Lavoro elettrico. Potenzia le elettrostatico

forma di energia potenziale elettrostatica Ue ( r), che aumenta nell'avvicina-


mento.
Se invece le cariche sono di segno opposto, e quindi si attraggono, l'energia po-
tenziale elettrostatica del sistema e il lavoro elettrico per separare le cariche sono
negativi: la forza attrattiva nell'allontanamento compie lavoro negativo. L'allonta-
namento può avvenire cioè per effetto di una forza esterna che compie lavoro po-
sitivo e ritroviamo questo lavoro nell'energia potenziale che aumenta (diviene
meno negativa) nel processo. Quando due cariche di segno opposto si avvicinano
dall'infinito a distanza r, l'energia potenziale diminuisce e viene fornito lavoro
all'esterno. In conclusione:

l'energia potenziale elettrostatica del sistema di due cariche rappresenta il


lavoro di una forza esterna per portare le due cariche dall'infinito alla di-
stanza r; il lavoro è positivo se fatto contro la forza repulsiva tra cariche dello
stesso segno, negativo se le cariche sono di segno opposto.

Per un sistema contenente più di due cariche si calcola l'energia elettrostatica


di ciascuna coppia UiJ = qi q/ 4 n E0 rii e si sommano algebricamente i risultati:

(2.23)

qi - qn
U, (sistema) in cui la sommatoria algebrica si intende intesa a tutte le possibili coppie, figura
2.13; il termine 1/2 sta ad indicare che ciascuna combinazione nella sommatoria
è contata due volte ( termine ij e termine ji, eguali tra loro).
Una carica % distinta dalle precedenti possiede un'energia potenziale elettro-
statica data dalla (2.19):

U, = U, (sistema) + U, (%)
Figura 2.13 per cui l'energia potenziale elettrostatica complessiva del sistema è:
Energia potenziale elettrostatica
complessiva di un sistema di cari- ~ = ~ (sistema) + ~ ( %) . (2.24)
che fisse.
Il fatto che ~ (sistema) rimanga costante in processi in cui % si sposta da una
posizione all'altra, e ciò succede nella maggior parte dei problemi che vedremo
nel seguito, fa sì che le variazioni dell'energia complessiva/),.~ coincidano con le
variazioni dell'energia potenziale elettrostatica di %, I'),.~ ( %) .

ESEMPIO 2.2 Energia elettrostatica di tre cariche

Tre cariche ql' q2, q3 sono poste ai vertici di un triangolo equi-


latero di lato l, come in figura 2.14. Calcolare l'energia potenziale
elettrostatica del sistema.Una carica% è posta al centro C del trian- ,/'~:\ I
I
'
\
00

golo. Calcolare il lavoro W necessario per portare% all'infinito. : '


I '

I '
Soluzione Dalla (2.23): , '
!,,, '' '
U, (sistema) = f/22 + Ul3 + (/23 = é<: -----:o ----~ >>
=~ + ~ + ~
4nt:0 l 4nt:0 l 4nt:0 l Figura 2.14
2.3 En ergia potenzia le elettrostatica 35

La carica % al centro del triangolo possiede l'energia poten- U, = U, (sistema) + U, (%)


ziale elettrostatica:
il lavoro necessario per allontanare % è

con r = l /V3. L'energia potenziale elettrostatica complessiva in quanto 15.U, (sistema) è eguale a zero e U, (%) all'infinito è
in base a (2.24) è nulla.

Moto di una carica. Conservazione dell'energia


Ritorniamo a considerare una carica puntiforme % e supponiamo che sia in
moto in un campo elettrostatico E; il problema è stato già discusso nel paragrafo
1.7 e ora lo riprendiamo applicando la conservazione dell'energia totale, come è
lecito in quanto il moto avviene in presenza di forze conservative.
Quando la particella, con carica % e massa m, passa dalla posizione A alla posi-
zione B, figura 2.15, la sua energia cinetica cambia in accordo con il teorema del-
l'energia cinetica, visto nel paragrafo 6.8 del primo volume: 21 2 1 2
mv A+ % VA = 2 mv B+ %VB

1 2 1 2 Figura 2.15
ilEk = -mv
2 --mv
2 =W·'
B A Conservazione dell'energia to-
tale nel moto di una particella
d'altra parte il lavoro si esprime tramite (2.8): carica in un campo elettrosta-
tico.
W= -11~ = -[~(B) - ~(A)]

Eguagliando e ordinando abbiamo la relazione

(2.25)

che esprime la conservazione dell'energia

E = Ek + Ue =-mv
1
+n:z10 V:
2
(2.26) Conservazione dell'energia
2

duran te il m o to della particella l'energia totale, somma dell'energia cine-


tica e dell 'energia potenziale, rimane costante.

La (2.25) mostra che scegliendo opportunamente il segno della differenza di


potenziale è possibile accelerare la particella, trasformando l'energia potenziale in
energia cinetica. Una carica positiva è accelerata se VA> VB mentre una carica ne-
gativa è accelerata se VA< VB. Quanto detto è alla base dell'accelerazione di parti-
celle con campi elettrostatici. Se VA = VB non c'è alcun effetto complessivo; ciò non
vuol dire che tra A e B non c'è campo, ma semplicemente che nel percorso AB ci
sono zone in cui l'effetto è accelerante e altre in cui è decelerante. In particolare
VA = VB se A = B: alla fine di un percorso chiuso l'energi,a cinetica è la stessa che all'inizio,
la velocità può essere cambiata di direzione, ma non di modulo (si riveda quanto detto alla
fine del paragrafo 2 .1) .
Una situazione particolare, ma che in molti casi è realizzata per la sua sempli-
cità, si ha quando nella regione in cui avviene il moto il campo è uniforme, cioè co-
stante in modulo, direzione e verso; da (2.7) abbiamo
36 CAPITOLO 2 Lavoro elettrièo. Potenziale elettrostatico

VB - V, = -r A
E. ds = -E (z. - z,) , (2.27)

da cui deduciamo che

VA = -E zA + costante VB = -E zB + costante ,

cioè che in un campo elettrostatico uniforme, parallelo e concorde all'asse z,

V (z) = -E z + costante . (2.28)

Il potenziale ha lo stesso valore in tutti i punti di un piano ortogonale alla dire-


zione del campo ed è una funzione lineare decrescente della coordinata misurata
lungo la direzione e il verso del campo. La differenza di potenziale tra un punto A e
un punto B a valle distante hè Eh, se il punto B è a monte la differenza di potenziale
è -Eh. Il valore della costante è pari al potenziale nell'origine, che è assunta come ri-
ferimento; non è possibile in questo caso fare riferimento all'infinito perché, come
diremo in seguito, non è possibile realizzare un campo uniforme all'infinito.
La conservazione dell'energia in un campo uniforme si scrive

_.!._mv
2
2
B
- _.!._mv
2
2
A
-
-
n
'10
E (zB -
zA ) •
(2.29)

Se riguardiamo l'esempio 1.9, vediamo che si è ritrovata l'espressione là ricavata


per L1 Ek.
Nel caso del campo di una carica puntiforme (2.25) e (2.16) danno

(2.30)

In ogni caso quindi:

quando una particella carica viene accelerata guadagna energia cinetica e


perde la stessa quantità di energia potenziale; l'energia totale rimane co-
stante.

Abbiamo ricavato (2.29) e (2.30) non solo perché saranno utili in seguito, ma
anche per far vedere, nell'ambito generale della (2.25), come la struttura della va-
riazione di ~ dipenda dal modo con cui è distribuita la carica sorgente.

UNITÀ DI MISURA
L•ELETTRONUOLT
Quando una carica elementare viene accelerata dalla differenza di potenziale di IV
essa acquista l'energia cinetica

eLlV = 1.6 · 10-19 • 1 = 1.6 · 10-19 J .


Questa quantità di energia, che è adeguata per descrivere le energie dei fenomeni su
scala atomica, definisce l'unità di misura elettronvolt, simbolo eV:

elettronvolt 1 eV = 1.6 · 10-19 J • 1 J = 6.25 · 10 18 eV . (2.31)


2.3 Energia potenzia le elettrostatica 37

Il valore preciso si ha in corrispondenza al valore di e dato nella tabella 1.1, ma differisce


da quello riportato in (2.31) di circa lo 0.1 %.
I multipli e i sottomultipli comunemente usati per il volt e per l'elettronvolt sono:

µV = 10-5 v µeV = 10-5 eV 1.6 . 10-251

mV = 10- V 3
meV = 10- eV 3
1.6. 10-22 1

kV = 103 V keV = 103 eV 1.6. 10-161

MV = 106 V MeV = 106 eV 1.6. 10- 131

GV = 109 V GeV 109 eV 1.6. 10-101

TV = 1012 V TeV 10 12 eV 1.6 . 10-7 1


Il massimo valore di energia attualmente raggiunto da elettroni accelerati è dell'or-
dine di 100 GeV, mentre per i protoni è dell'ordine di 1 TeV. Queste energie non sono
raggiunte con mezzi elettrostatici (è impossibile realizzare differenze di potenziale di
1on V o di 10 12 V), ma con altri sistemi elettrici.

ESEMPIO 2.3 Accelerazione di un elettrone

Un elettrone è abbandonato in quiete in un campo elet- velocità v = 5.93 · 10 7 m/s, pari a circa il 20% della velocità della
trostatico uniforme, di modulo E = 2 • 106 V/m, che lo accelera luce. La corretta formula relativistica dà v = 5.85 • 107 m/s.
per una distanza h = 0.5 cm, figura 2.16. Calcolare l'energia ci-
netica acquistata dall 'elettrone.

Soluzione La d .d.p. sulla distanza h è data da E


+
+
Eh = 2 · 10 6 · 0.5 · 10-2 =
4
10 V
+ e
V
e quindi l'energia cinetica acquistata dall'elettrone è, secondo +
(2.29),
+

E" = e E h . = 10 eV =4
10 keV = 1.6 • 10-151 .
-t +
h

A questa energia corrisponderebbe, con la formula classica, la Figu ra 2.16

fSfMPIO 2.4 Separatore elettrostatico. Oscilloscopio

Un elettrone viene immesso con velocità iniziale v 0 in una y s


regione limitata in cui agisce un campo elettrostatico unifor-
me perpendicolare a v 0 , come in figura 2.17. Uscito dalla re-
gione l'elettrone colpisce uno schermo S nel punto C (figura e
2 .17). Calcolare l'angolo di deflessione a, l'energia cinetica e d
la velocità finali dell'elettrone e la distanza d del punto C dal-
l'asse x. X

Soluzione L'elettrone è soggetto a una accelerazione a = - - [ ---


e E/ m diretta lungo l'asse y quando attraversa la regione in cui
c'è campo elettrostatico. Il moto lungo x è rettilineo uniforme
con velocità u0 , il moto lungo y è uniformemente accelerato: Figura 2.17
38 CAPITOLO 2 Lavoro elettrico . Potenziale elettrostatico

I eE m/s, un campo E = 104 V/me l = L = IO cm: si ottiene h = 0.98


y - - - t2
2 m cm, d = 2.93 cm.
La (2.32) permette anche, se è noto tutto eccetto il campo,
La traiettoria è un arco di parabola di equazione di determinarne il valore misurando d; siccome il valore del
campo è legato alla d.d.p. tra i piani carichi distanti h0 dalla L1 V
I eE x2 = E h0 , la misura di dfornisce in pratica il valore della d.d.p. ap-
y plicata e anche il segno, dal segno della deflessione.
2 m vi
Vediamo alcune applicazioni del dispositivo descritto. Se
Si tratta dello stesso tipo di moto descritto da un corpo di lungo l'asse x entrano particelle con la stessa carica e massa di-
massa m sotto l'azione della forza peso mg (paragrafo 2.4 del versa esse colpiscono lo schermo in punti diversi; con un op-
primo volume). portuno diaframma possono essere lasciate proseguire oltre lo
L'angolo di deflessione si calcola da schermo solo quelle con massa compresa entro un intervallo
determinato dalla larghezza del diaframma. Il sistema si
chiama separatore elettrostatico.
tga = (dy) eEl
mvi '
Uno strumento di larghissimo uso in cui sono adottate due
-;;;; x= l
coppie di placchette di deflessione come quelle descritte è
l'oscilloscopio, il cui elemento principale, il tubo a raggi, cato-
e la distanza h vale
dici, è mostrato in figura 2.18. Si può capirne il funzionamento
I eE fin d'ora, anche se viene utilizzato soprattutto per misura di
h = y ([) d.d.p. variabili nel tempo.
2 m
Dentro un involucro di vetro in cui è fatto il vuoto si tro-
vano una sorgente che emette lungo l'asse x un fascio colli-
L'energia cinetica nel punto B si ottiene applicando (2.29):
mato di elettroni, una coppia di placchette di deflessione ver-
ticale, una coppia di placchette di deflessione orizzontale e lo
1 1 e2E2 z2
-1 mv2 -mv 2 + eEh -mv 2 + - - - sch ermo S costituito da materiale fluorescente depositato
2 2 o 2 °
2 mvi all'interno della parete terminale; l'emissione di luce dallo
sch ermo nel punto in cui è colpito dal fascio di elettroni per-
e quindi v 2 vi + 2ah . mette di visualizzare la posizione del fascio (un tubo a raggi ca-
todici è l'elemento essenziale anche nei televisori e nei termi-
nali dei calcolatori, anche se per questi ultimi sono adesso ado-
Fuori dal campo l'elettrone descrive una traiettoria rettilinea e perati sistemi diversi; il nome raggi catodici è quello dato agli
quindi elettroni al tempo della loro scoperta).
l (- l + L ) .
eE-
d = h + L tga = - (2.32) Gli elettroni sono sottoposti a due deflessioni a 90° tra
mvi 2 loro; la deflessione orizzontale è causata da una d.d.p., appli-
cata alle placchette verticali, che viene fatta variare linear-
Noti i parametri geometrici le L, il valore del campo e la mente nel tempo, per cui sullo schermo provoca uno sposta-
velocità iniziale, si può determinare il rapporto e/ m per gli mento di equazione z = v 0 t, la deflessione verticale è causata da
elettroni misurando d. Ritorneremo più avanti su questa mi- una d.d.p. V(t), applicata alle placchette orizzontali, che pro-
sura fondamentale eseguita da Thomson nel 1897. Per avere voca sullo schermo uno spostamento di equazione y = y ( t), con
un'idea quantitativa dell'entità di d, assumiamo il valore cono- y ( t) proporzionale a V ( t) come abbiamo visto in precedenza.
7
sciuto e/ m = 1. 76 · 10 11 C/kg, una velocità iniziale v O = 3 · 10 Il fascio colpisce lo schermo nel punto di coordinate (z, y) che

Schermo
Placchette di - - fluorescente
Sorgente di elettroni deflessione orizzontale
•Y
I

I I
I
I
I

I
y (t) - - ------------------------------------------7--------•
z ( t) ,' X

JI,,
z

Placchette di
deflessione verticale

Figura 2.18
2.3 Energia potenziale elettrostatica 39

nel tempo descrive la curva di equazione y = y (z/v 0 ); questa Tarando lo schermo lungo z in unità di À/v 0 si può leggere di-
ha, in funzione di z, lo stesso grafico di y, e quindi di V, in fun- rettamente T.
zione di t. Sullo schermo si vede una traccia continua luminosa L'uso prevalente dell'oscilloscopio in laboratorio consiste
corrispondente al grafico e non una successione di punti lu- nella visualizzazione di qualsiasi V ( t) e nella sua misura in am-
minosi lungo il grafico in quanto l'emissione luminosa dura piezza e nel tempo.
un certo tempo. Da un punto di vista dinamico quella che abbiamo de-
Per esempio, se la d.d.p. applicata alle placchette di defles- scritto è un'applicazione della composizione di moti su assi or-
sione verticale è sinusoidale con periodo T = 2n/ m, allora togonali; ad esempio l'oscilloscopio fornisce il modo più co-
modo per studiare la composizione di oscillazioni armoniche
mz su assi ortogonali (paragrafo 10.5 del primo volume): basta tra-
y (t) = y0 sen m t • y (z) = y0 sen - = y0 sen k z ,
Vo sformarle in oscillazioni elettriche e applicarle alle placchette
ze y.
che è ancora una sinusoide di periodo Un'alternativa recente al tubo a raggi catodici è costituita
da dispositivi a cristalli liquidi, molto più compatti.
À = !::_
k

ESEMPIO 2.5 Modello classico dell'atomo di idrogeno

Nel modello di Bohr dell'atomo di idrogeno l'elettrone e


compie un'orbita circolare di raggio r = 0.53 • 10-10 m attorno F- --- ,,,
''
al protone, figura 2.19. Calcolare l'energia di legame dell'ato- I '
I '
I I
mo di idrogeno. I
I I
I

p +-...__________ :
Soluzione Il potenziale elettrostatico del protone, puntifor- r ~,'
me rispetto alle dimensioni atomiche, ha alla distanza r il va-
lore, dato da (2.15),
e
V = 27.2V
Fi ura 2.19

e quindi l'energia potenziale elettrostatica dell'elettrone nel


campo del protone è
L'energia totale è negativa in quanto l'energia potenziale
in modulo è superiore all'energia cinetica; il sistema è quindi
-27.2 eV - 4.35 · 10- 18 J . legato con energia di legame pari a -13.6 eV.
Se si vuole separare l'elettrone dal protone portandolo a
distanza infinita, la minima spesa di energia si ha quando
Sull'elettrone agisce la forza data dalla legge di Coulomb e,
l'elettrone arriva all'infinito con velocità nulla. La sua energia
per la legge di Newton,
finale è nulla e quindi lo è anche quella iniziale; pertanto
v2 e2
all'inizio deve essere
ma m-
r U + U' = O• -13.6 eV + U' = O• U' = 13.6 eV

la forza coulombiana è cioè la forza centripeta che mantiene Questa è la cosiddetta energia di ionizzazione dell'atomo
l'elettrone sull'orbita circolare. L'energia cinetica dell'elet- di idrogeno. Ricordiamo che si chiama ionizzazione il processo
trone è di separazione di elettroni da un atomo a seguito del quale si
1 2 formano uno ione positivo (l'atomo privo di uno ò più elet-
- mv
2 troni) ed elettroni liberi; altri atomi possono catturare questi
elettroni diventando ioni negativi (paragrafo 1.2).
(risulta v = 2.19 · 106 m/s) e la sua energia totale è pari a Si osservi che l'energia di legame non è l'energia potenziale
elettrostatica: ciò sarebbe vero se entrambe le cariche fossero in
1 quiete (Ek = O) ; abbiamo però notato che questo sistema non è
2 elettricamente stabile, mentre l'atomo è stabile. In effetti la sta-
bilità sotto l'azione di una forza attrattiva si ottiene solo perché
-13.6 eV = -21.8 · 10- 19 J l'elettrone ruota.
L.

40 CAPI TO LO 2 Lavoro elettri co. Potenziale elettrostatico

2.4 IL CAMPO COME GRADIENTE DEL POTENZIALE

Nei paragrafi precedenti abbiamo dimostrato che se si conosce il campo elet-


trostatico in ogni punto di una curva che unisce due punti A.e B possiamo calco-
lare la differenza di potenziale tra i due punti tramite la (2. 7) e che il risultato non
dipende dalla curva prescelta.
Vogliamo ora dimostrare che accanto a questa relazione integrale esiste una re-
lazione locale che permette dalla conoscenza del potenziale elettrostatico in ogni
punto di un certa regione di calcolare il campo elettrostatico in ogni punto della
stessa regione.
Per uno spostamento dr = dx u x + dy uY + dz uz che unisce due punti di coordi-
nate A (x, y, z) e B (x + dx, y + dy, z + dz) la variazione del potenziale è

dV = V(x + dx, y + dy, z + dz) - V(x, y, z) = - E· dr = - Ex dx - EY dy - Ez dz

in accordo con (2. 7) e con l'espressione del prodotto scalare tramite le compo-
nenti. D'altra p arte per il teorema del differenziale totale

dV dV dV
dV = - dx + - dy + - dz
dx dy dz

e dal confronto tra le due espressioni di dV ricaviamo che devono sussistere le


eguaglianze
dV dV dV
E = X
(2.33)
dx dy dz

Abbiamo così trovato le relazioni che a partire da una funzione scalare definiscono
le componenti del vettore gradiente della funzione (si veda il riquadro alla fine di
questo paragrafo); la (2.33) può quindi essere scritta sinteticamente

Campo E come gradiente di V E = -grad V: (2 .34)

il campo elettrostatico è uguale in ogni punto al gradiente del potenziale


elettrostatico calcolato in quel punto cambiato di segno.

L'equazione (2 .34) è la relazione locale che tramite il calcolo delle derivate par-
ziali del potenziale permette di determinare le componenti del campo elettrico in
ogni punto della regione in cui sono definiti campo e potenziale.
La rappresentazione dell'operazione di gradiente può awenire in modo di-
verso utilizzando l'operatore vettoriale del definito da

d d d
L'operatore del in coordinate V= - u + -u + -u (2.35)
dx x dy Y dz z
cartesiane

Formalmente V si comporta come un vettore, che acquista significato quando


opera su una funzione scalare o viene moltiplicato per un altro vettore. In parti-
colare l'applicazione dell'operatore del a una funzione scalare come il potenziale
consiste nel riempire il posto vuoto nell'operazione di derivata con la funzione
stessa, cioè
Gradiente di una-funzione VV = dV u + dV u + dV u = grad V: (2.36)
dx x dy Y dz z ·
scalare
2.4 Il campo come gradiente del potenziale 41

l'operatore del applicato a una funzione scalare acquista il significato di gradiente


della funzione. Vedremo più avanti l'applicazione a vettori. Nel seguito useremo il
simbolo VVper indicare il gradiente del potenziale.
Secondo (2.34) e (2.36) la (2. 7) può essere riscritta a livello infinitesimo e a li-

-r r
vello finito come

dV = -E · ds = VV · ds V. - VA = E . ds = VV- ds
A A

si ha quindi il teorema del gradiente:

r
v. _ i:.. = vv. ds
A
(2.37) Teorema del gradiente

Le (2.33) suggeriscono un metodo alternativo per il calcolo del campo elettro-


statico E. Questo consiste nel calcolo del potenziale, applicando (2.19) o (2.21), e
nel successivo calcolo delle componenti di E come derivate parziali rispetto a x, y,
z se Vè espresso in funzione di queste coordinate del punto P.
Quando, come faremo in seguito, si utilizza un sistema di coordinate polari, fi-
gura 2.20, nel piano, gli spostamenti infinitesimi che corrispondono alla varia-
zione di una coordinata tenendo costante l'altra sono dre r d0 e pertanto:

Il campo elettrostatico, in coordinate polari piane, risulta o


Figura 2.20
E(r, 0) = - - u
av 1 av
--u (2.38) Spostamento elementare in un
dr r r ae e piano in coordinate polari.

ESEMPIO 2.6 Potenziale elettrostatico di un anello carico

Una carica q è distribuita uniformemente su un sottile + dq=Adl


anello di raggio R, come nell'esempio 1.6. Calcolare il poten-
ziale elettrostatico sull'asse dell'anello. ++ R + r= yx'+Ji'
-------+ + - •
Soluzione Analogamente a quanto fatto nell'esempio 1.6 si 0 X p
definisce una densità lineare di carica À = q/2 nR, per cui cia- + +
scun elemento dl dell'anello di figura 2.21 ha carica infinite- + +
sima dq = À dl e dista r = ✓ R 2 + x 2 da un punto P dell'asse del- +
1' anello, a sua volta distante x dal centro O. Utilizziamo la Figura 2.21
(2.21):
V = _ I_ J ~ = _À_ J dl = À 2 nR Dalla conoscenza del potenziale elettrostatico sull'asse x si
4n~ r 4n~r 4n~r può calcolare, tramite la (2.33) la componente del campo elet-
trostatico Ex:
q
av qx
ax
Il potenziale elettrostatico è massimo nel centro O del-
l'anello e decresce simmetricamente rispetto al piano conte- che coincide con la ( 1.15). Dal calcolo del potenziale
nente l'anello all'aumentare della distanza di P dal centro. Si V(x, y, z) in ogni punto, peraltro non analiticamente semplice,
noti che per x >> R, cioè a grande distanza dall'anello, il po- si potrebbe dedurre che sull'asse x:
tenziale elettrostatico vale q/ 4 n E0 I x I, come se la carica fosse E = -- = O
av E = -- = O
av
nel centro. y ay z az
42 CA PI TO LO 2 Lavoro elettrico. Potenziale elettrostatico

ESEMPIO 2.'l Potenziale elettrostatico di un disco carico

Un disco sottile di raggio R ha una carica q distribuita uni- del disco è


formemente su tutta la sua superficie, come nell'esempio 1.7. V(x» R) = __
q_
Calcolare il potenziale elettrostatico sull 'asse del disco. 4 nt:0 x

Soluzione La densità superficiale di carica è a = q/ n R 2, per come se la carica q fosse posta nel centro del disco. Dalla (2.33) :
cui ciascun elemento infinitesimo di superficie di area dl".', pos-
siede una carica dq = a dE Consideriamo, come in figura 2.22,
un anello, concentrico al disco, di raggio re area dl".', = 2 n r dr
sul quale c'è una carica dq = ad I,= 2 n a rdr; il potenziale elet-
che è la ( 1.16) . Le formule di V e Ex così scritte valgono per
trostatico prodotto da questo anello sull'asse si calcola come
x> O; il potenziale elettrostatico per x< Oè identico e quindi ba-
nell'esempio 2.6:
sta sostituire xcon I x l; per il campo elettrostatico, che è discon-
2 n a r dr . a r dr tinuo nell 'attraversamento del disco, vale appunto la (1.16) . In
dV(x) = _ _d-"-- q-- figura2 .23sonoriportati V(x) eE(x).
4 n t:0 ✓r2 + x 2 4 n t:0 ✓r + x2 2
2 t:0 ✓r2 + x 2

+ V(x)
R + +

~ f
X
+ + +

+ ; ~ d:E = 2 7r r dr ~ - - ~- ~ - -~----'---- x
-2R -R R 2R
dr

Figura 2.22
E(x)
Si integra su tutto il disco e si ottiene:

V(x) = f dV = -5!.._ fR r dr , -5!.._ ( ✓R 2 + x 2 - x)


,; 2 Eo o ✓r2 + x2 2 E:0

In particolare per x = O il potenziale elettrostatico è massimo e


vale V= a R/2 t:0 • Lasciamo come esercizio, problema 2.19, la ve-
rifica che a grandi distanze (x >> R) il potenziale elettrostatico Figura 2.23

ESEMPIO 2.8 Potenziale elettrostatico tra due piani indefiniti carichi

Calcolare l'andamento del potenziale elettrostatico tra due


piani indefiniti paralleli uniformemente carichi con densità su-
perficiale l'una +ae l'altra - a,figura2.24a, come nell' esempio 1.8.
+
(a)

r x) (b)

Soluzione Sappiamo che il campo elettrostatico all'interno è +


dato da (1.20); esso è uniforme e siamo nel caso discusso nel E ..
h X
paragrafo 2.3, p er cui applichiamo (2.28): +

~
a
V(x) = ½- E (x - x1 ) ,
o
+
.___h - - .
dove ½ è il potenziale elettrostatico del piano positivo. Ri-
spetto a ½ quindi
h
..
X
½- V(x) (2.39)
Figura 2.24
2.5 Superficie equipotenziali 43

e in particolare, posto h = ~ - x1 , All'esterno E == O e il potenziale elettrostatico è costante;


siccome è continuo nell'attraversare il piano, per x < x1 V = ½,
(2.40) per x > ~ V= ½. In figura 2.24b sono riportati E(x) e V(x).

NOTA
ll GRADIENTE
Data una funzione scalare S(x, y, z), nel passaggio da un punto P(x, y, z) ad un punto
P(x + dx, y + dy, z + dz) la variazione della funzione S è espressa dal teorema del differenziale
totale:
dS dS dS
dS =-dx+ - d y + - d z .
dx dy dz

Il vettore dr = PP' si scrive dxux + dyuy + dzuz e ha quindi le componenti dx, dy, dz.
Dalle proprietà del prodotto scalare tra due vettori segue che, essendo dSuno scalare, le
derivate dS/dx, dS/dy, dS/dz devono essere le componenti di un vettore, detto gradiente di
S, tale che
dS = grad S · dr . Gradiente di una funzione

Normalmente si ricorre all'operatore vettoriale del, definito da (2.35), e si scrive

dS dS dS
grad S = VS = - u + - u + - u Operatore del
dx X dy y dz z

Per un generico spostamento dr in una data direzione

dS
dS = VS cos 0 dr ~ VScos 0 ,
dr

essendo 0 l'angolo formato tra VS e dr.


Da queste relazioni si deduce:
a) se la direzione considerata è parallela e concorde a VS, la variazione di S è la mas-
sima possibile (cos 0 = I);
b) se la direzione considerata è ortogonale a VS, cos 0 = O e dS = O.
Riassumendo, il vettore VS ha le seguenti proprietà:
• le sue componenti cartesiane sono le derivate parziali della funzione S;
• la sua direzione è ortogonale alla superficie su cui S è costante (lungo queste dS
= O, si applica il punto b);
• il suo verso indica il verso di massima variazione di S.

2.5 SUPERFICIE EQUIPOTENZIALI


La struttura del campo elettrostatico prodotto da un sistema di cariche può essere
visivamente rappresentato oltre che dalle linee di forza, definite nel paragrafo 1.6,
anche dall'andamento del potenziale elettrostatico. A tale proposito si definisce:

superficie equipotenziale una superficie dello spazio tridimensionale nei


cui punti il potenziale elettrostatico ha lo stesso valore

V (x, y, z) = costante . Superficie equipotenziali


l.

44 CAPITOLO 2 Lavoro elettrico. Pot enziale elettrostatico

Al variare del valore costante si ha una famiglia di superficie equipotenziali con le


seguenti caratteristiche:

• per un punto passa una ed una sola superficie equipotenziale;


• le linee di forza sono in ogni punto ortogonali alle superficie equipotenziali.
E= - VV
La prima proprietà dipende dal fatto che il potenziale elettrostatico è una fun-
zione univoca, mentre la seconda è conseguenza del fatto che il campo elettrosta-
tico E non può avere una componente tangente ad una superficie equipotenziale.
Il verso del campo elettrostatico, secondo la (2.34), indica il verso in cui le super-
p ficie equipotenziali diminuiscono in valore.
ds Queste proprietà generali si riscontrano facilmente negli esempi che abbiamo
trattato. Iniziamo dalla carica puntiforme: le superficie equipotenziali hanno l'equa-
zione
""v= cost V(r) = _ _ q_ = costante • r = costante
4 nE0 r
Figura 2.25
Il campo elettrostatico in un e sono quindi superficie sferiche concentriche con centro nella carica, figura 2.26;
punto P è perpendicolare alla le linee di forza sono semirette uscenti dalla carica, ortogonali alle superficie sfe-
superficie equipotenziale. riche. Se q è positiva il campo è uscente e il potenziale è decrescente con la di-
stanza, se q è negativa il campo è entrante e il potenziale è crescente con la di-
stanza. I numeri riportati in figura 2.26 individuano quattro superficie tali che il
potenziale su una di esse è doppio di quello sulla superficie immediatamente pre-
cedente, muovendosi nel verso del potenziale crescente. Si vede che le superficie
si infittiscono avvicinandosi alla carica (andamento 1/ r).
Nel caso di un filo indefinito il campo ha direzione ortogonale al filo e le su-
perficie equipotenziali sono superficie cilindriche aventi il filo come asse; nel caso
di un piano indefinito il campo è ortogonale al piano e le superficie equipotenziali
sono piani paralleli al piano e la stessa geometria si ha all'interno di due piani ca-
richi con carica opposta. Si verifica sempre che il verso del campo indica il verso di
decrescita del potenziale. Altri esempi, due cariche di segno opposto e due cariche
con lo stesso segno, sono mostrati in figura 2.27a e b.
Figura 2.26 Da queste e dalle precedenti si osserva la proprietà seguente: se si conviene di
Linee di forza (rosse) e tracce disegnare le superficie equipotenziali con un certo passo Li V ( cioè V = ½,
delle superficie equipotenziali V= ½ + Li V, V= ½ + 2 Li V, ecc.) è chiaro che la distanza Lin tra di esse è minore dove
( tratteggiate azzurre) di una ca- il campo è maggiore: localmente, a parità di Li V, maggiore è il campo minore è Lin.
rica puntiforme. Le superficie equipotenziali cioè si infittiscono nelle zone in cui il campo è mag-

(a) (b)

Linee di forza (rosse) e tracce delle superficie equipotenziali (tratteggiate azzurre) di un si-
stema di due cariche uguali di segno opposto (a) e dello stesso segno (b).
2.6 Il rotore del campo elettrostatico 45

giore; in un campo uniforme esse sono equispaziate (nell'esempio 2.8, figura 2.24,
sono piani paralleli ai piani carichi).

2.6 IL ROTORE DEL CAMPO ELETTROSTATICO

Esiste una formulazione locale della (2.20) che si ricava ricorrendo ad un teo-
rema del calcolo vettoriale, noto come teorema di Stokes. Esso afferma che la circui-
tazione di un campo vettoriale, E nel nostro caso, lungo una linea chiusa C è eguale al flusso
del rotore del campo attraverso una qualunque superficie E avente per contorno C:

f E · ds - f
l:
V x E · u. dL , (2.41) Teorema di Stokes

con i simboli definiti in figura 2.28. Le componenti cartesiane del rotore

rotE = V x E VxE

sono calcolate nell'esempio 2.9. Il concetto di flusso di un vettore attraverso una


superficie verrà compiutamente esposto nel paragrafo 3.1. Anticipiamo qui, con ri-
ferimento alla figura 2.28, che a livello infinitesimo si chiama flusso di un vettore, nel
nostro caso V x E, attraverso la superficie dE la qualità scalare

d<l>(E) = V x E· un dE = IV x El cos 0 dE , (2.42)

dove un è il versore normale alla superficie dE, orientato rispetto al verso di percorrenza e
del contorno Csecondo la regola della vite, e 0 è l'angolo formato dal vettore V x E con
un. Il flusso 4> (E) attraverso una superficie E si ottiene da (2.42) per integrazione. E
Ritornando alla (2.41) applicata al campo elettrostatico, sappiamo che il primo
membro è sempre nullo in quanto il campo elettrostatico E è conservativo. Allora
il secondo membro può essere nullo, per qualsiasi superficie E che si appoggi a un Figura 2.28
qualunque percorso chiuso C, solo se il rotore di E è nullo: Flusso del rotore di un campo
vettoriale attraverso una superfi-
VxE=O. (2.43) cie orientata.

Questa è la formulazione locale di (2.20): il campo elettrostatico, conservativo, è


irrotazionale, hà cioè rotore sempre nullo.

ESEMPIO 2.9 Componenti cartesiane del V x E

Scrivere le componenti cartesiane di V x E e dimostrare Questa è la definizione di rotore di un vettore in coordinate


che questa operazione dà risultato nullo. car tesiane. Sostituendo la (2.33) nella (2.44) otteniamo

Soluzione Ricorriamo alla scrittura in coordinate cartesiane -V X, E = ( d2 V - d2 V ) ux + ( d2 V - d2 V ) u +


del prodotto vettoriale tra due vettori (vedi appendice C del dydz dzdy dxdz dzdx y
primo volume).
2 2
uy uz d-
V dV-) u .
ux (-
dxdy
--
dydx z
d d d
Vx E = --- =
dx dy dz I termini tra parentesi sono tutti nulli per la proprietà delle de-
rivate seconde miste di essere indipendenti dall'ordine di de-
Ex Ey Ez
rivazione. Pertanto il rotore del campo elettrostatico è nullo.
dEZ- dE' ) u + (dEX- dEZ) u + (dE, - dEX) u . (2.44)
( dy dz X dz dx y dx dy z
46 CA PI TO LO 2 Lavoro elettrico. Potenziale elettrostatico

2. 7 IL DIPOLO ELETTRICO
Due cariche puntiformi -q e +q distanti a costituiscono un dipolo elettrico, fi-
p gura 2.29; si chiama momento del dipolo elettrico il vettore

p = qa (2.45)

con a orientato dalla carica negativa alla carica positiva.


Il potenziale elettrostatico generato dal dipolo elettrico si calcola utilizzando la
relazione (2.19), cioè sommando i potenziali elettrostatici delle due cariche:

I-q - V(P) = -q - -
4 1C E0 r 1
- (1 - 1)
r2
= -q- - ~ -- ~
4 1C E0 r 1 r 2 ·

Se il punto Pè lontano dal dipolo, cioè se r>> a, si può porre


Figura 2.29
Dipolo elettrico.
e quindi V(P) = q a cose/ 4 re E0 r 2 ovvero

V(P) = p cose (2.46)


4 1C E0 r
z

essendo ur il versore della direzione OP.


Esaminiamo la struttura della formula (2.46). L'unica grandezza caratteristica
r del dipolo è il momento p e non q e a separatamente: ciò indica che da misure di
potenziale possiamo ricavare informazioni su p, ma non sulla costituzione del sistema. Ad
p esempio due cariche +2q e -2q distanti a/2 hanno momento di dipolo 2qa/2 =
qa = p e generano un potenziale eguale a (2.46).
Per il calcolo del campo elettrostatico utilizziamo (2.38):

av 2 p cose
Er =
Figura 2.30 dr 4 1C E0 r 3 '
Determinazione del campo elet- (2.4 7)
trostatico di un dipolo elettrico. 1 av psene
E0 -- - - -
r ae 4 1C E0 r
3 '

il campo elettrostatico sta pertanto nel piano p, ur. Vettorialmente

+E = p (2 coseur + seneue) . (2.48)


r r +Eu
E=Eu
t 0 0
4 re E0 r
3

Nei punti dell'asse del dipolo il campo elettrostatico, figura 2.31, è parallelo e
concorde a p e vale
E= 2p sull'asse del dipolo ;
4 1C E0 r3

ciò si ricava ad esempio dal fatto che per e = O e e= re E0 = O e E= Er ur. Nel piano
mediano, figura 2.31, cioè nel piano passante per il centro del dipolo e ortogonale
t a p, il campo elettrostatico è parallelo e discorde a p e vale
Figura 2.31
Campo elettrostatico in alcuni E= -p nel piano mediano ,
punti particolari. 4 1C E0 r3
2.8 La forza su un dipolo elettrico 47

in quanto per 0 = n/2 e 0 = 3 n/2 Er = O, E = Ee Ue. In tutte le altre situazioni geo-


metriche il campo elettrostatico non è mai parallelo a p.
Le linee di forza sono rappresentate in figura 2.32 in un qualsiasi piano pas-
sante per l'asse del dipolo; la rappresentazione nello spazio si ottiene ruotando la
figura intorno all'asse del dipolo.

i
E

Figura 2.32
Linee di forza di un dipolo elettrico.

La definizione di momento di dipolo (2.45), data per due cariche - q e +q


poste a distanza a, può essere generalizzata per sistemi di cariche neutri; un esem-
pio è quello di n cariche elementari e positive e n cariche elementari - e nega-
tive, contenute in una regione ristretta, come avviene nel caso di atomi e mo-
lecole, che hanno dimensioni dell'ordine di d = 10-10 m. Si può schematizzare
il sistema come due cariche q = ne e - q = - ne, concentrate nei rispettivi centri
di massa: se questi non coincidono e distano a, il momento di dipolo elettrico
del sistema è p = qa = nea.
+q,
Le (2.46) e (2.48) rappreseI?-tano ancora rispettivamente il potenziale elettrosta-
tico e il campo elettrostatico nell'approssimazione di dipolo, dal momento che come ab-
biamo già osservato essi dipendono da p e non dalla effettiva distribuzione delle ca-
riche sul sistema. - q,
L'approssimazione di dipolo ( r » a) in base alla quale abbiamo ricavato po-
tenziale e campo elettrostatico di dipolo è spesso utilizzata in fisica. Su scala ma-
croscopica essa si applica per esempio a un'antenna che, come vedremo nel capi- d - - --
tolo 10, emette onde elettromagnetiche, anche se non si tratta di un sistema statico, p = qza
ma oscillante in quanto le cariche sono mantenute in movimento lungo l'antenna
con moto periodico. Figura 2.33
Molto importanti sono i dipoli atomici e molecolari: come vedremo nel ca- Rappresentazione schematica del
momento di dipolo elettrico di
pitolo 4, un atomo sottoposto a un campo elettrico esterno si deforma e ac-
un atomo (molecola).
quista un momento di dipolo (si polarizza), come schematicamente mostrato
nella figura 2.33, in cui qz = Ze è il baricentro delle cariche positive e - qz = -Ze
è il baricentro delle cariche negative; esistono inoltre molecole che hanno una
struttura elettrica assimilabile a un dipolo ( molecole polari) anche in assenza di
campi esterni.

o E
2.8 LA FORZA SU UN DIPOLO ELETTRICO
Consideriamo un dipolo, di momento p, posto in una regione in cui agisce un Figura 2.34
campo elettrostatico E, uniforme, figura 2.34. Le forze F 1 = - qE e F2 = +qE costi- Forze su un dipolo in un campo
tuiscono una coppia, quindi hanno risultante nulla e momento meccanico diverso elettrico esterno.
48 CAPITO LO 2 Lavoro elettrico. Potenziale elettrostatico

da zero. Tale momento, calcolato per esempio rispetto al centro del dipolo (ma
+
sappiamo che il momento di una coppia non dipende dal polo), è:

(2.49)

Esso, figura 2.35, tende a far ruotare p, fino a portarlo parallelo e concorde al campo
elettrostatico E, in una posizione di equilibrio. Ruotando il dipolo di un angolo 0
rispetto alla condizione di equilibrio, il momento meccanico M =-pEsen 0uz tende
Fi ura 2.35
a riportarlo nella condizione di equilibrio, che risulta quindi stabile.
Momento meccanico M su un di-
polo di momento p in campo Il lavoro del momento meccanico M = -pE sen 0 u z per ruotare il dipolo dal-
elettrostatico esterno. 1' angolo 00 all'angolo 0 è

W = r
~
M d0 = -pE r~
sen 0 d0
'
= pE cos 0 - pE cos 00

e può essere espresso come differenza dell'energia potenziale elettrostatica del di-
polo:
W = pEcos 0 - pEcos 00 = -[i:(0) - i:(00 )] • (2.50)

Dalla (2.50), a meno di una costante arbitraria, si ha quindi per l'energia poten-
ziale elettrostatica di un dipolo l'espressione

i: (0) = -pE cos 0

ovvero, con notazione vettoriale,

Energia potenziale di un dipolo i: (0) -p. E . (2.51)


in campo elettrostatico

ESEMPIO 2.10 Dipolo elettrico che oscilla in campo elettrostatico

Un dipolo, di momento elettrico p e momento d'inerzia I che è l'equazione di un moto armonico con pulsazione e periodo
rispetto ad un asse passante per il centro e ortogonale a p, è dati da
immerso in un campo E uniforme. Descrivere il moto del di-
(ù = {p°E
✓T , T = ~ = 2n {T
polo quando viene spostato di un piccolo angolo dalla posi- w ✓ FE
zione di equilibrio.
La posizione angolare e la velocità angolare sono
Soluzione Ricordiamo dalla dinamica dei corpi rigidi che
l'equazione del moto di rotazione è d0
0 = 00 sen ( mt + </J) , Q = dt = m00 cos ( mt + </J) .
dL
M = - = la = p x E La dinamica è quella del pendolo di torsione: in entrambi i
dt
casi agisce un momento di tipo elastico M = -k0.
Se l'angolo è grande il moto non è più armonico, pur re-
proiettando sull'asse di rotazione, dato da M nella figura 2.35
stando periodico, e applicando la conservazione dell'energia
si può esprimere la velocità in funzione dell'angolo:
d20
I -- = - pEsen0 .
dt 2

Nell'ipotesi che l'angolo sia piccolo così da pote r confondere


il seno con l'angolo

d20 + pE 0 = O
dt 2 I
2.8 La forza su un dipolo elettri co 49

Dipolo in un campo elettrico non uniforme


Quando il campo E non è uniforme, come in figura 2.36, oltre al momento M
che tende ad allineare il dipolo elettrico, agisce una forza risultante F: infatti le X

forze sulle due cariche +q e - q sono ora diverse in quanto diverso è il valore del
campo nelle posizioni occupate dalle cariche.
Consideriamo il caso più semplice, che è quel~o mostrato nella figura 2.36: il
F
campo E è parallelo e concorde all'asse x e cresce al crescere di x, il dipolo elet- ..t,-,___. .____0
....P ~

trico ha momento di dipolo elettrico p parallelo all'asse x, concorde o discorde. Figura 2.36
Detti Ei, E2 i valori del campo nelle posizioni occupate dalle cariche, con E2 > E 1 ,
Forza su un dipolo in un campo
utilizziamo l'approssimazione E2 = E 1 + dE a, tanto più valida quanto più piccola elettrostatico esterno non uni-
dx forme .
è la distanza a tra le cariche. La forza risultante vale in modulo

dE p dE
q- a (2.52)
dx dx

per il verso, dato che dE/dx è positiva, si ha che la forza è concorde all'asse x owero
al campo E se il dipolo è concorde al campo e viceversa se il dipolo è discorde. Nel
primo caso il dipolo tende a spostarsi verso i punti in cui il campo è più intenso, nel se-
condo caso verso i punti in cui il campo è più debole.
Si verifica facilmente che se fosse E 1 > E2 le forze sarebbero opposte e quindi il
dipolo orientato concordemente a E sarebbe sempre attirato verso la zona dove il
campo è più intenso, mèntre quello orientato discordemente ne sarebbe respinto;
per il modulo della forza vale sempre (2.52).
Questa situazione è mostrata nella figura 2.37 in relazione al campo fortemente
disuniforme che si ha nelle vicinanze di un conduttore a punta, come vedremo nel Forza su un dipolo elettrico in
capitolo 4. Il dipolo con momento concorde al campo, che decresce allontanan- un campo elettrostatico forte-
dosi dalla punta, è attratto dalla punta. mente disuniforme.

ESEMPIO 2.11 Interazione carica elettrica-dipolo elettrico


Un dipolo elettrico di momento elettrico p è immerso nel F F
campo elettrostatico E prodotto da una carica puntiforme 1o; il p
p
momento elettrico è parallelo al campo. Calcolare la forza
agente F nei vari casi possibili.
- %
Soluzione I quattro casi possibili sono mostrati nella figura
2.38. Con la carica % positiva si è nella situazione E1 > E2 , con
campo radiale uscente campo radiale entrante
la carica % negativa nella situazione E1 < E2 , usando la termi-
nologia valida per la figura 2.36. Figura 2.38
La forza, a parità di distanza, è eguale in modulo in tutti i
casi; essendo E = %14 n t:0 r 2 si ha
Lo stesso risultato si ottiene se si calcola la forza esercitata
dal dipolo sulla carica, pari a F = %E, dove E = 2p/ 4 n t:0 r 3 è il
campo del dipolo sull'asse (paragrafo 2. 7); il tutto in accordo
col principio di azione e reazione.
50 CA PI T O LO 2 Lavoro elettrico. Potenziale elettrostatico

UNITÀ DI MISURA
Il momento di dipolo elettrico ha l'unità di misura coulomb· metro, Cm.
Il momento di dipolo intrinseco di una molecola è dell'ordine di 10-3°Cm (per l'acqua
p = 6.31 • 10-3°Cm). Il momento di dipolo indotto in un atomo da un campo elettrico è
dell'ordine di 10-35 Cm.

RIEPILOGO
Il campo elettrostatico è un campo conservativo, per cui il Il potenziale elettrostatico di una carica q di piccole dimen-
lavoro W AB fatto dalla forza elettrostatica F = %E esercitata da sioni in un punto Pa distanza rdalla carica vale:
un sistema di cariche sulla carica % nello spostamento da un
punto A ad un punto B:
(2.15)

W AB = rF-ds= %rE-ds
A A
(2.3) mentre l' energi,a potenziale elettrostatica della carica% posta in P,
a distanza r da q vale:
non dipende dalla linea che unisce A e B ed è esprimibile come va-
riazione dell'energia potenziale elettrostatica: U/ r) = %V( r) = _q,_oq_ (2.16)
4 nE0 r

Il potenziale elettrostatico dovuto ad una distribuzione di-


La differenza di potenziale elettrostatico tra due punti A screta di cariche è:
e B è definita come:

-rE-ds .
A
(2.7)
V= -i>· ds
(2.19)

Il potenziale elettrostatico dovuto ad una distribuzione


continua di carica è:
La differenza di potenziale tra due punti A e B in una regione
in cui il campo elettrostatico E è uniforme vale: (2.21)

L\V = -EL\z , (2.27)


in cui l'integrale è esteso alla distribuzione di carica.
con L\z proiezione del vettore AB che unisce i punti A e B La forza elettromotrice del campo elettrostatico è nulla.
lungo la direzione di E.
L'energia potenziale elettrostatica e il potenziale elettro- (2.20)
statico sono quantità scalari.
Nel SI l'unità di misura dell'energia elettrostatica è joule Nel moto di una particella di massa me carica % in una re-
(J) , della differenza di potenziale è joule/ coulomb Q/ C) , gione in cui è presente il campo elettrostatico E prodotto da
detta volt (V), del campo elettrico è anche volt/ metro un sistema di cariche vige la conservazione dell'energia:
(V/ m): V / m = N/ C.
Posto U= = O e V= = O, si possono definire l'energia elettro- 1
- mv 2 + % V= cost , (2.26)
statica di una carica% in un punto Pcome: 2

costante su tutta la traiettoria della particella. Da essa di-


W = '10
n fP E · ds = -Ue '
(2.16) scende la proprietà dei campi elettrostatici di accelerare ioni,
protoni e elettroni.
e il potenziale elettrostatico in un punto P come: L'energia potenziale elettrostatica di un sistema discreto
di cariche è dato da:

(2.15) (2.23)
Quesiti 51

in cui riJ è la distanza tra le cariche qi e q1 ; essa rappresenta il Nel SI l'unità di misura del momento di dipolo elettrico è
lavoro che le forze esterne devono compiere contro le forze agenti tra le Cm.
cariche per assemblare il sistema. Il concetto di dipolo elettrico è particolarmente utile per
Il campo elettrostatico è esprimibile in ogni punto come sistemi atomici, in cui le dimensioni delle distribuzioni di ca-
gradiente del potenziale elettrostatico: rica q = ±Ze, schematizzabili come un dipolo elettrico, sono
molto piccole.
E= -VV. (2.34) Detto P un punto distante r dal dipolo e 0 l'angolo for-
mato tra il vettore r = r u,, che va dal dipolo al punto P, e il
Se il potenziale elettrostatico è espresso in coordinate car- momento di dipolo p stesso, a grandi distanze dal dipolo (r>>
tesiane V(x, y, z) si ha: a) il potenziale elettrostatico in P, in coordinate polari è:

av
E(x y z) = - - u + - u + - u
av av ) . (2.36)
(2.46)
' ' (dx x dy Y dz z

e il campo elettrostatico è:
Le superficie equipotenziali sono superficie dello spazio
tridimensionale in cui in ciascun punto il potenziale elettro-
statico Vè costante. Le superficie equipotenziali hanno le se- E (2.48)
guenti proprietà:
a) per un punto passa una sola superficie equipotenziale, dove u 0 [definito in figura (2.20)], è perpendicolare ad u , .
b) il campo elettrostatico è in ogni punto perpendicolare ad Il momento meccanico M agente su un dipolo elettrico
una superficie equipotenziale ed è diretto verso valori del posto in un punto Pin cui il campo elettrostatico sia E è dato
potenziale elettrostatico decrescente, da:
M=pXE, (2.49)
c) le superficie equipotenziali si infittiscono nelle regioni in
cui il campo elettrostatico ha maggiore intensità.
e tende ad orientare il momento di dipolo p concordemente
Due cariche elettriche -q e +q distanti a costituiscono un al campo elettrostatico. L'energia potenziale elettostatica Ue
dipolo elettrico; si chiama momento di dipolo elettrico il vet- di un dipolo in un campo elettrostatico è data da:
tore:
p = qa' (2.45) ~(0) = -p · E = -pEcos0 , (2.51)

con a orientato da -q a +q. con 0 angolo tra p e E.

QUESlTl
2. 1 In u na regione in cu i esiste un campo elettrico E di qu a- 2. 7 In una regione di spazio esiste un campo elettrostatico E
lunque n a tura, si p u ò d efinire la tensione .o/(A • B, lu n go uniforme, di data direzione e verso. Procedendo lungo il
C) rispetto ad una linea C che unisce A con B. Per quali verso di E il potenziale elettrostatico aumenta o diminui-
campi elettrici si può p arlare di differ enza di potenziale sce? Qual è la legge di variazione del potenziale?
L1 V tra i due punti A e B? 2.8 Un elettrone si muove nella direzione di un campo elet-
2.2 Il campo elettrostatico è un campo conservativo. Spiegare trostatico E uniforme. La sua energia potenziale elettro-
il significato con riferimento alla forza elettromotrice a' statica aumenta o diminuisce?
d el cam po. 2.9 Un protone si muove nella direzione di un campo elet-
2.3 Il p o tenziale elettrostatico è un campo scalare o vetto- trostatico E uniforme. La sua energia potenziale elettro-
riale? statica aumenta o diminuisce?
2.4 Che cosa possiamo d ire del campo elettrostatico E in una 2.1 O Secondo un modello classico in un atomo di idrogeno
regio ne in cui V = costante? l'elettrone si muove su un'orbita circolare sotto l'azione
2.5 Se in un certo punto V= O deve essere anche E= O in quel della forza di Coulomb esercitata dal protone. Com 'è il
punto? potenziale elettrostatico Vlungo l'orbita? Perché l'ener-
2.6 Se si conosce il valore del p otenziale in un punto, si può gia cinetica dell'elettrone non varia durante il moto?
calcolare il campo elettrostatico solamente da questa in- 2.11 Normalmente si assegna alla terra il potenziale elettro-
formazione? statico V:erra = O. Se invece ponessimo V:erra = 10 V, come
52 CAPITOLO 2 Lavoro elettrico. Potenziale elettrostatico

cambierebbe: a) il valore del potenziale elettrostatico V acquistata da ciascuno (in eV)? Qual è il rapporto tra la
e b) il valore del campo elettrico E nei diversi punti? velocità v edell'elettrone e la velocità up del protone?
Come cambierebbe la differenza di potenziale L1 V tra 2.19 In che modo il moto di un elettrone tra le plachette di un
due punti? oscilloscopio ricorda il moto di un proiettile in aria?
2.12 Quanto vale il potenziale elettrostatico Vlungo l'asse del 2.20 Come si fa ad ottenere un fascio di isotopi di carica +e
segmento che unisce due cariche uguali e di segno oppo- isoenergetici?
sto? Lungo l'asse il campo E è nullo? 2.21 Sapete disporre due cariche positive q1 = q2 = 2q e una ca-
2.13 Dall'esame delle superficie equipotenziali di un sistema rica negativa q3 = - qin modo tale che l'energia elettrosta-
di cariche è possibile stabilire la direzione e il verso di E tica risulti nulla?
in un punto e capire in quali regioni il campo E è più in- 2.22 Un sistema di cariche tutte dello stesso segno può avere
tenso? energia elettrostatica nulla?
2.14 Perché le superficie equipotenziali non possono interse- 2.23 In un atomo di idrogeno in condizioni ordinarie l'elet-
carsi? trone ha un'energia U = -13.6 eV. Qual è l'energia mi-
2.15 La superficie di un disco uniformemente carico ( CJ co- nima che occorre dare all'elettrone per allontanarlo dal
stante) è una superficie equipotenziale? protone (ionizzazione)?
2.16 Quali sono le superficie equipotenziali del campo elet- 2.24 Un atomo ha momento di dipolo elettrico?
trostatico E di un filo indefinito uniformemente carico 2.25 Un dipolo elettrico p viene ruotato di un piccolo angolo
(À costante) e di un piano indefinito uniformemente ca- dalla sua posizione di equilibrio rispetto ad un campo
rico ( CJ costante)? elettrostatico uniforme E. Che tipo di moto compie il di-
2.17 Un sistema di cariche ha energia elettrostatica U, (x, y, z). polo? Tende a ritornare nella posizione iniziale?
Sapreste dimostrare che la forza che agisce su una certa 2.26 Dare una spiegazione del perché un dipolo elettrico p in
carica del sistema stesso posta in P(x0 , y0 , z0 ) è data da un ca!llpo elettrostatico E non uniforme risente di una
F(x, y, z) = -V U, (x, y, z), calcolata in P? forza.
2.18 Un elettrone ed un protone sono accelerati da una diffe- 2.27 Se si pone un dipolo elettrico di prova in un campo elet-
renza di potenziale L1 V = 106 V. Qual è l'energia cinetica trostatico non uniforme, dove tende a portarsi?

PROBLEMI
2.1 Due cariche q1 = 8q e q2 = -2q sono poste sull'asse x a di- 2.4 Due cariche ql = - 2 . 1o-8 C e q2 = 5 . 1o-8 C sono poste
stanza l = 20 cm. Calcolare i punti dell'asse x in cui a) il lungo una diagonale di un rettangolo di lati a= 30 cm e
campo elettrostatico E è nullo e b) il potenziale Vè nullo. b = 20 cm. Calcolare il lavoro compiuto dalle forze elet-
trostatiche per spostare una carica q3 = 0.5 · 10-9 C da un
--- ------ ---- -0-----. vertice a quello opposto.
ql l -2q X

2.2 Tre cariche ql = 4. 10-8 C, q2 = -2 . 10-8 Ce q3 = 6. 10-8 C


sono allineate ed equidistanti l = 50 cm. Calcolare il la-
voro Wfatto dalle forze elettrostatiche per allontanare q3
di l = 50 cm.

+ ----- - - ---- +. ----- +. X


% + - ---- - - -- ---- - ---- - + q2
ql q2 q3 q3
2.5 Quattro cariche di uguale valore q = 1o-8 C sono poste ai
2.3 Tre cariche ql = - 4. 10-8 C, q2 = 3. 10-8 Ce qg = 2 . 10-9 C vertici di un quadrato di lato a = 10 cm. Calcolare: a)
sono poste sui vertici di un triangolo equilatero di lato l = l'energia potenziale elettrostatica U, del sistema e b) il la-
60 cm. Calcolare il lavoro W fatto dalle forze elettrostati- voro Wnecessario per spostare una delle cariche dalla po-
che per portare q3 all'infinito. sizione iniziale P1 al punto P2 indicato in figura e situato
nel centro del lato.

+ - - ------- - ±
I

- --- -- - ----- - -- +
ai ' /'.P
I
I
I
I

+ - -- ---- -- -- +
I
I
I
I
2

ql q2 pl
Problemi 53

2.6 Due cariche positive uguali, di valore q = 10-9 C sono man- di raggio R' contenenti ciascuno Z' = 46 cariche elemen-
tenute fisse a una distanza a = 5 cm; esse sono molto lon- tari. Nell'ipotesi che la densità dell'uranio e dei prodotti
tane da un'altra coppia di cariche negative uguali di va- di fissione sia la stessa, calcolare: a ) il raggio R ' dei due
lore -q = - 10-9 C, mantenute a distanza a = 5 cm. Calco- frammenti, b) la forza repulsiva F quando i due fram-
lare il lavoro W che le forze elettrostatiche compiono per menti sono a contatto e c) l'energia elettrostatica mutua
avvicinare le due strutture in modo da formare il qua- U, alla stessa distanza.
drato mostrato in figura.

Z'e Z'e
+ +
-+-- +
-F + + F

7
2.12 Un elettrone entra, con velocità va = 10 m/s, in una re-
gione di lunghezza l = 4 cm, in cui agisce un campo elet-
trico E= 104 V /m, uniforme, perpendicolare a Va. Calco-
lare: a) lo spostamento d rispetto alla direzione iniziale
dopo l'attraversamento della regione e b) l'energia cine-
tica Macquistata (in eV) nel percorso.
2.7 Quattro cariche q1 = q2 = q = 0.5 · 10-s C e q3 = q4 = - q =
- 0.5 • 10-s C sono poste sui vertici di un quadrato di lato
a = 20 cm. Trovare la linea in cui V = O e verificare che in
quei punti il campo elettrostatico E è perpendicolare alla
linea.

~ I
I
I

:
~---t+ _
+----- t I
I
I

I
'h
2.13 Gli elettroni di un fascio si muovono con velocità
Va = 106 m/s. Il fascio entra nello spazio compreso tra due
piani conduttori carichi, lunghi l = 10 cm e distanti d =
:

I
I X
1 cm, passando molto vicino al piano superiore. Calco-
I
I lare la differenza di potenziale V che occorre applicare
tra i piani affinché all'uscita il fascio esca rasente al bordo
del piano inferiore.
6
2.8 Un elettrone è lanciato con velocità iniziale Va = 6 • 10
m/s contro un protone, praticamente fermo, da grandis-
sima distanza da esso. Calcolare a quale distanza rdal pro- -e I
tone la velocità dell'elettrone risulta v = 2va. d
- I

V
2.9 Una particella a, nucleo di elio avente una carica 2e, ha
energia cinetica Ea quando si trova a grande distanza da
un nucleo di oro, di raggio R = 5 • 10-15 m, contenente 2.14 Un elettrone si trova a distanza h = IO cm da un piano in-
Z = 79 protoni. La particella a viene lanciata contro il nu- definito, di materiale isolante, uniformemente carico con
cleo e ne raggiunge la superficie con energia cinetica densità O' = 1.77 · 10-5 C/m 2 • Calcolare: a) l'energia cine-
nulla. Calcolare l'energia Ea della particella a (in eV). tica Ee e la velocità ve con cui l'elettrone arriva sul piano se
lasciato libero. Ripetere l'esercizio: b) se il piano ha den-
2.10 Un nucleo di uranio ha una forma sferica di raggio sità di carica O' = - 1.77 · 10-5 C/m 2 e la particella è un pro-
R = 0.8 • 10-14 m e una carica Ze con Z = 92. Calcolare: tone.
a) la forza elettrostatica Fsu un protone che si trova sulla
superficie del nucleo (considerando tutta la carica del- (J
l'uranio concentrata nel centro) e b) l'energia cinetica Ek +
(in eV) acquistata dal protone, quando si allontana inde- +
finitivamente dal nucleo. +
0---- h - +
-e
2.11 Un nucleo di uranio ha Z = 92 cariche elementari che oc- +
cupano una sfera di raggio R = 8 • 10-15 m . In seguito ad +
un processo di fissione esso si spacca in due nuclei uguali +
54 CAPITOLO 2 Lavoro elettrico . Poten ziale elettrostat ico

2.15 Due piani indefiniti isolanti di carica a 1 = 3ae a 2 = - a con


a = 1.77 • 10-3 C/m 2 sono distanti h = 4 cm. Un protone
avente energia cinetica E" = 100 eV viene lanciato da di-
stanza h = 4 cm dall'esterno verso i due piani. Calcolare
con quale energia E;,raggiunge il secondo piano. V(x) = _!!.._ ( ~ :< + R 2 - x) .
2 c0

Dimostrare che a grande distanza x >> R il campo elettro-


statico e il potenziale elettrostatico sono:

+e + __q_ u _ q_
- - -+- - - - - - - - - - E(x) V(x)
~
4n E0 x 2 x 4nE0 x
+
h __ + __ h - - come se la carica q fosse concentrata nel centro del disco.
+
2.20 In una certa regione dello spazio il potenziale elettrosta-
2.16 Nel centro O di un anello di materiale isolante di raggio tico V(x) è rappresentato dalla funzione riportata in fi-
R = 10 cm, di materiale isolante, uniformemente carico gura. Calcolare il campo elettrostatico E(x) riportandolo
con carica q = 2.5 · 10-3 C, è posto un protone. Si sposta di in grafico in funzione di x.
molto poco il protone dalla posizione O che è di equili-
brio instabile. Calcolare la velocità v1, raggiunta dal pro-
tone ad una distanza x = 2R dal centro dell'anello. V(V)

+
+
R +
+
+e +2R X x (m)
+
+
+

2.17 Sull'asse di un disco di materiale isolante di raggio R = IO


cm, uniformemente carico con carica q = 2.5 • 10-3 C, è
posto un elettrone a distanza x = 2R dal centro O del di-
sco. Calcolare la velocità ve con cui l'elettrone arriva al 2.21 Il potenziale elettrostatico in una regione dello spazio è
centro del disco quando viene lasciato libero. dato da V( x, y, z) = (4xz - 5y + 3z 2 ) V, con le distanze
espresse in metri. Calcolare il campo elettrostatico E nel
punto P(l, - 3, 4).

+ + -e 2.22 Il potenziale elettrostatico in una certa regione dello spa-


+ - -- -- o---_____...
+ 2R zio è dato da V(x) = (4x 3 - 5x 2 + 6) V, con x espresso in
+++ metri. Calcolare: a) i punti in cui il campo elettrostatico E
è nullo e b) il valore massimo Emax assunto dal campo E.

2.18 Una bacchetta molto sottile di materiale isolante di lun- 2.23 Il potenziale elettrostatico in una certa regione dello spa-
ghezza l = 20 cm possiede una carica q = 6 • 10-3 C unifor- zio è dato da V(x, y) = ¼ ln [ (x 2 + y 2 ) / a 2 ] . Calcolare: a) il
memente distribuita sulla sua lunghezza. Calcolare il la- campo elettrostatico E(x, y) e b) l'angolo che E forma con
voro W che occorre compiere per spostare una carica % = l'asse xin un punto P(x, y) .
- 5 · 10-9 C da un punto Pdell'asse xdistante x1 = 15 cm da
un estremo ad un punto Q distante x2 = 35 cm. 2.24 In una certa regione dello spazio il potenziale elettrosta-
tico è dato dalla relazione V(x, y) = ¼(x 2 + y2) con ¼ =
p Q 10 7 V/m 2• Una particella con rapporto carica su massa
+ + + + + + q/ m = 5 · 106 C/kg si trova all'istante t = O nel punto (x0 ,
y0 ) lungo la bisettrice del piano x, y. Dimostrare che la ca-
rica compie delle oscillazioni armoniche intorno all 'ori-
2.19 Il campo elettrostatico e il potenziale elettrostatico pro- gine O, calcolandone il periodo T.
dotto da un disco di materiale isolante uniformemente
carico, con densità a = q/nR 2 sono dati (vedi esempi 1.7 e 2.25 Un dipolo elettrico di momento p = 6.3 • 10-3°Cm si trova
2.7) da: al centro della distanza d tra due cariche positive q1 = q2 =
Problemi 55

q = 1.6 • 10- 19 C, con d = 10-9 m. Calcolare la forza Fche


--X--
agisce sul dipolo elettrico.
2.27 Due molecole d'acqua, aventi momento di dipolo
p = 6.3 • 10-3° Cm, sono poste come in figura a distanza
p ______ +--------- •
+ ______ ___.,.. X d = 3 • 10-10 m . Confrontare l'energia elettrostatica U, con
l'energia termica kBT a temperatura ambiente (kB =
d
1.38 · 10-23 J/K).

~d-I
2.26 Due molecole d'acqua, aventi momento di dipolo
p = 6.3 • 10-3°Cm, sono allineate e distano x = 10-9 m. Cal-
colare: a) l'energia elettrostatica U, del sistema e b) la
forza Fcon cui interagiscono.
capito lo La legge di Gauss

E Il campo elettrostatico di una carica puntiforme è un campo central,e e in quanto tale


è conservativo, come abbiamo discusso nel capitolo 2. Per una distribuzione di ca-
rica discreta o continua non si può parlare in generale di campo radiale; esso però
è sempre conservativo, come discende dall'applicazione del principio di sovrap-
posizione nel calcolo del lavoro, che è indipendente dal particolare percorso se-
guito in quanto lo sono tutti i contributi dovuti ai singoli campi.
La proprietà di essere conservativo non è una caratteristica specifica di un
campo radiale che dipende dalla distanza come r-2, ma vale per qualsiasi campo
del tipo E = E ( r) ur, radiale e con modulo dipendente solo dalla distanza, cioè cen-
trale.
In questo capitolo dedurremo una legge che vale solamente se la dipendenza
Figura 3.1 dalla distanza è del tipo r-2 e che pertanto si applica anche nel caso del campo gra-
Flusso del campo elettrico attra- vitazionale.
verso un elemento di superficie.

E
3.1 FLUSSO DEL CAMPO ELETTROSTATICO. LEGGE DI GAUSS

Consideriamo, figura 3.1, una superficie d.L'in una regione in cui è definito un
campo E e orientiamola fissando il verso del versore della normale un. Si definisce
flusso del campo E attraverso la superficie d.L' la quantità scalare

d<P (E) = E · un d.L' = E cos0 d.L' = En d.L' . (3.1)

Il flusso attraverso una superficie finita .L', figura 3.2, si ottiene suddividendo la
Figura 3.2 superficie .L' in elementi infinitesimi di superficie d.L'i, calcolando per ciascuno di
Flusso del campo elettrico attra- essi il flusso infinitesimo d<P (Ei) = Ei · ui, n d.L'i, e sommando gli infiniti contributi,
verso una superficie orientata. procedura che porta ad un integrale di superficie:

<P (E) = J E · u, dL . (3.2)


1: ,

Se la superficie è chiusa, figura 3.3, il flusso si scrive, con simbologia di significato


evidente,

, <P (E) = f 1:
E · un d.L' . (3.3)

In questo caso è convenzione orientare la normale verso l'esterno. I contributi


positivi all'integrale (3.3) sono quelli per cui E · un> O, dovuti a quelle zone dove
Figura 3.3 anche E punta verso l'esterno: essi rappresentano un flusso di E uscente dalla su-
Flusso del campo elettrico attra- perficie. I contributi negativi provengono dalle zone in cui E· un< O, in cui cioè E
verso una superficie chiusa. punta verso l'interno, e rappresentano un flusso di E entrante. Pertanto l'integrale

56
3.1 Flusso del ca mpo elettrostatico . Legge di Gauss 57

(3.3) dà il flusso netto attraverso la superficie chiusa; se esso è nullo vuol dire che il
flusso entrante eguaglia in modulo il flusso uscente.
La definizione di flusso si applica a qualsiasi campo vettoriale; il nome di flusso
deriva dalle applicazioni in idrodinamica, in cui si parla di flusso di materia attra-
verso una superficie, ma deve essere chiaro che il flusso di un campo vettoriale è
un concetto matematico e non si accompagna necessariamente al passaggio attra-
verso L di materia o energia.
Nel paragrafo 3.2 daremo la dimostrazione di una legge che si applica al campo
elettrostatico, nota come legge o teorema di Gauss, evidenziando che essa vale se e
solo se la forza tra due cariche elementari è inversamente proporzionale al quadrato
della distanza tra le stesse.
La legge di Gauss stabilisce che: = ql + q3
<PLi (E)
co
il flusso del campo elettrostatico E prodotto da un sistema di cariche attra-
verso una superficie chiusa è uguale alla somma algebrica delle cariche elet- __!h___
<P½ (E)
co
triche contenute all'interno della superficie, divisa per e0 •
<PL<J (E) = o
(3.4) Figura 3.4
Legge di Gauss per il campo elet-
La legge vale indipendentemente da come sono distribuite le cariche all'in- trostatico prodotto da un in-
terno della superficie. In figura 3.4 è mostrato un sistema di tre cariche con tre di- sieme discreto di cariche.
verse superficie chiuse e il relativo flusso. Si noti che il campo E che compare
nell'integrale del flusso è il campo risultante delle tre cariche. Nell'ipotesi che la di-
stribuzione di carica sia continua, figura 3.5, si ha:

(3.5)

essendo l'integrale al terzo membro esteso a tutto il volume r racchiuso da E In pra-


tica, poi, l'integrale è esteso ai soli punti in cui c'è carica dq * O.
Unificando la scrittura dell'ultimo membro di (3.4) e (3.5) la legge di Gauss si
presenta in generale come:

(3.6)
<P (E) = f E· un dL = ;
o
f dq
'
Figura 3.5
Una giustificazione immediata di (3.6), anche se riferita ad un caso particolare, Legge di Gauss per il campo elet-
si ha utilizzando il campo di una carica puntiforme. Infatti se consideriamo una su- trostatico prodotto da una distri-
perficie sferica di raggio r concentrica ad una carica puntiforme q, il campo elet- buzione continua di carica.

trostatico E = q ur risulta in ciascun punto della superficie ortogonale ad


4 n e0 r 2
essa e costante, per cui:

essendo L = 4 n r 2 l'area della superficie sferica di raggio r.

Fi ura 3.6
UNITÀ DI MISURA Legge di Gauss per il campo elet-
trostatico prodotto da una carica
Poiché il campo elettrostatico ha come unità di misura~ , nel SI il flusso del campo puntiforme.
elettrostatico si misura in volt• metro, Vm. m
58 CAPITO LO 3 La legge di Gauss

3.2 DIMOSTRAZIONE DELLA LEGGE DI GAUSS

Prendiamo in esame il campo elettrostatico prodotto da una carica puntiforme


- dl:
q, dato da (1.11), e calcoliamo, figura 3.7, il flusso attraverso l'elemento di super-
ficie orientata utilizzando (3.1):

q ur · un dX q dX cos0
d<P (E)
4 7r c0 r2 4 n c0 r2

dove dX0 è la proiezione di dX sul piano perpendicolare a ur. Per definizione


q (si veda la nota più avanti) dX0 / r 2 è l'angolo solido dQ sotto cui è visto dalla ca-
rica q il contorno di dX, per cui
Figura 3.7
Geometria per la dimostrazione
della legge di Gauss. _ q_ dQ
d<P (E) (3.7)
4 7r c0

Il flusso del campo elettrostatico E di una carica puntiforme q dipende solo dall'angolo solido
e non dalla superficie né dalla sua distanza dalla carica; tracciate da q una serie di se-
mirette, figura 3.8, che definiscono un cono infinitesimo con vertice in q, il flusso di
E è lo stesso per qualsiasi superficie dX il cui contorno si appoggi sulla superficie
laterale del cono in quanto

dQ = dX1 cos01 dX1, 0 dX2 cos02


r~ r~ r~

Conviene osservare subito che la dipendenza del flusso dall'angolo solido è con-
seguenza del fatto che a denominatore dell'espressione del campo compare r 2 : qua-
lunque altra dipendenza funzionale non avrebbe portato alla (3. 7).
o Il flusso attraverso una superficie finita è dato da
Figura 3.8
Geometria per la dimostrazione
più generale della legge di Gauss.
<P (E) _ q_Q (3.8)
4 7r c0

con Q, figura 3.9, angolo solido sotto cui è visto il contorno della superficie X, dalla
carica q. Calcoliamo adesso il flusso di E attraverso una superficie chiusa, distin-
guendo due casi: precisamente il caso in cui la carica q è interna alla superficie
chi usa e il caso in cui è esterna.
Se la carica è interna, figura 3.10a, tutti i contributi E · un dX si sommano in
quanto hanno sempre lo stesso segno in qualsiasi punto di X, e applicando (3.8) ab-
biamo
q <P (E) = _ q_ 1 dQ = _q_ 4 n = _J__ ; (3.9)
<t>(E) = _ q_ Q
4 7r c0 J 4 7r c0 c0
4nt:0
infatti (vedi nota più avanti) l'angolo solido totale sotto cui è vista una superficie
Figura 3.9
chiusa qualunque da un punto all'interno è 4n.
Flusso del campo elettrostatico
di una carica puntiforme attra- Se invece la carica è esterna alla superficie chiusa, consideriamo, figura 3.1 Oh, un
verso una superficie orientata. cono elementare che sottende l'angolo solido dQ e che stacca sulla superficie
3.2 Dimostrazione della legge di Gauss 59

chiusa due elementi dL1 e dL2 ; l'orientazione della normale è tale che su
dL1 E· un dL1 < O e su dL2 E· un dL2 >O.I flussi attraverso i due elementi sono:

_ q_ dQ - d<PI (E)
4 nc0

• d<PI (E) + d<P2 (E) = 0 .

(a) (b)
q

<P(E) O

Figura 3.10
Flusso del campo elettrostatico di una carica puntiforme attraverso una superfi-
cie chiusa quando la carica è all'interno della superficie (a) e quando è all'esterno
della superficie (b).

Integrando su tutta la superficie chiusa otteniamo

<P (E) = f E· un dL = O (3.10)

Le (3.9) e (3.10) si possono così riassumere: il.flusso totale attraverso una superfi-
cie chiusa del campo elettrostatico di una carica puntiforme q vale q I c0 se la carica è interna
alla superficie, vale zero se la carica è esterna.
Il risultato enunciato si estende al caso di più cariche puntiformi, attraverso il
principio di sovrapposizione e la proprietà additiva degli integrali: il flusso attra-
verso una superficie chiusa del campo elettrostatico E generato da un sistema di-
screto di cariche è dato da

Ciascun integrale vale qj c0 se la carica è contenuta all'interno della superficie


e vale zero se la carica è esterna. Pertanto abbiamo

1
<P (E) E (L i q)int (3.11)
o
60 CAPITO LO 3 La legge di Gauss

essendo la somma estesa a tutte e sole le cariche poste all'interno della superficie E, figura
3.11.
Nel caso più generale in cui il campo sia generato da una distribuzione conti-
nua di cariche, la (3.11) diviene

<JJ (E) = -¾-o I


'C
dq ' (3.12)

<P(E) dove l'integrale, esteso al volume r racchiuso dalla superficie E, rappresenta sem-
pre la carica totale contenuta all'interno di E.
Figura 3.11 Le (3.11) e (3.12) costituiscono la legge, o teorema, di Gauss:
Applicazione della legge di Gauss.
il flusso del campo elettrostatico E attraverso una superficie chiusa è uguale
alla somma algebrica delle cariche contenute dentro la superficie, comun-
que siano distribuite, diviso per c0 •

Notiamo esplicitamente che il campo E è quello prodotto da tutte le cariche, in-


terne e esterne alla superficie; però il suo flusso attraverso E dipende solo dalle cariche
interne.
Come abbiamo già accennato la dimostrazione della legge di Gauss si basa sul
fatto che l'esponente di ral denominatore nell'espressione della legge di Coulomb è
esattamente?- Per un campo radiale qualunque del tipo 1/ rn, con n i= 2 anche di una
quantità molto piccola, non vale la legge di Gauss: questa può quindi essere conside-

\,l
rata come una formulazione alternativa della legge di Coulomb, basata sul concetto di campo.
Verificare sperimentalmente la legge di Gauss significa pertanto verificare la
legge di Coulomb; e in effetti le verifiche più precise si hanno per questa via più
che da misure dirette di forza (paragrafo 4.2).
,'
, "
I
I
dE

NOTA
L'ANGOLO SOLIDO
Sia dL un elemento di superficie, lin la sua normale e dL0 la sua funzione ortogonale
a ur, il versore del raggio ruscente da un punto di osservazione O. Si definisce angolo so-
lido infinitesimo, figura 3.12, la quantità
o
Figura 3.12 dLcos a
dQ = ----
Definizione di angolo solido ele- r2
mentare.
L'angolo solido è l'estensione a tre dimensioni del concetto di angolo piano infinitesimo:

ds' cosa ds
d0 = ---
r r

richiamato nella figura 3.13. _


La superficie dL0 è un elemento di calotta sferica e la sua area vale, nel sistema di
coordinate polari della figura 3.14,

(AB) · (AD) = (r d0) (rsen0 d<j)) . r2 sen0 d0 d<j)


o
per cui
Figura 3.13
dL
0
Definizione di angolo piano ele- dQ = -- = sen0d0d<j). (3.13)
mentare. r2
3.3 Alcune applicazioni e conseguenze della legge di Gauss 61

La (3.13) esprime l'angolo solido sotto cui dal punto O si vede il contorno ABCD della su-
perficie dL0 : risulta che d.Q non dipende dal raggi-or. Geometrica mente, possiamo dire che
l'angolo solido dà una misura della parte di spazio compresa entro un fascio di semirette
uscenti da O, così come l'angolo piano dà una misura della parte di piano compresa tra e
due semirette uscenti da O.
Per una superficie finita l'angolo solido è dato dall'integra le
,,' B

Q = f sen0d0d<f>
,,'OA =r
O'A = rsen0
che è un integrale doppio sulle variabili 0 e </J. , ,'
Se, a 0 costante, si fa variare </> da zero a 2n, abbiamo l'angolo solido sotto cui da O è 0 ,~,'
vista la corona sferica infinitesima della figura 3.15: ,,,,,ae
2n
,::/
o
d.Q = sen0 d0 d<f> = 2n sen0 d0 . dD= sen0 d0 d</J
fo
Integrando da 01 a 02
Angolo solido di un elemento di
calotta sferica.

In particolare, se 01 = O e 02 = 0,

Q (0) = 2n (1 - cos0) (3.14)

e infine, se 02 = n, figura 3.16, abbiamo l'angolo solido sotto cui dal centro è vista tutta la
superficie sferica, (3.15)
Q = 4n.

Il risultato (3.15) è valido per una superficie chiusa E di qualsiasi forma, figura 3.16, che
racchiuda O, in quanto per ogni elemento infinitesimo di questa vale sempre (3.13); cioè
l'angolo solido sotto cui un punto interno a una superficie chiusa vede la superficie è sempre 4n, che
è il valore massimo di Q (il doppio dell'angolo piano 2n).
L'unità di misura ddl'angolo solido è lo steradiante: Q dato da (3.15) vale 4n stera-
dianti.
d.Q = 2n sen0 d0
Figura 3.15
Angolo solido di un elemento di
3.3 ALCUNE APPLICAZIONI E CONSEGUENZE DELLA LEGGE corona circolare di una calotta
DI GAUSS sferica.

La legge di Gauss diventa uno strumento molto efficace per determina re il


campo elettrostat ico E nei casi in cui la distribuzione di carica che genera il campo
elettrostat ico presenti un elevato grado di simmetria (sferica, cilindrica, piana). In que-
ste condizion i di norma è facile individuar e a priori l'andamen to delle linee di
forza e trovare di conseguen za delle superficie chiuse E nei cui punti il campo elet-
trostatico è parallelo o ortogonal e alla superficie stessa, per cui i contributi
E · un dE o sono nulli o si scrivono semplicem ente E dE. Se inoltre si può dedurre
che il modulo del campo elettrostat ico è costante in una zona di area E' in cui E è
parallelo a un, la legge di Gauss assume la forma

<P (E) = f E · un dE = E E'


Figura 3.16
Angolo solido totale visto dall'in-
terno di una superficie chiusa.
da cui si trova subito il modulo del campo elettrostat ico:

E =
62 CAPITO LO 3 La legge di Gauss

dove q è la carica posta all'interno della superficie chiusa E. Questa procedura di


calcolo è mostrata negli esempi che seguono, tra i quali troviamo alcuni problemi
già trattati in precedenza; si vedrà così la maggior semplicità del metodo ora de-
scritto.

ESEMPIO 3.1 Campo elettrostatico di una distribuzione sferica superficiale di carica

Una carica q è distribuita con densità superficiale costante


a su una superficie sferica di raggio R Calcolare il campo elet- E E
trostatico E nei punti all'interno e all'esterno della superficie.

Soluzione Cominciamo col calcolare, figura 3.17, il campo


elettrostatico E all'esterno. Nel punto Pdistante r> Rdal cen-
tro E è certamente radiale, in quanto è dovuto alla somma di
: @+:
+

+ +
+ --

contributi a due a due simmetrici, eguali in modulo, la cui ri-


sultante è radiale; se così non fosse vorrebbe dire che a non è
uniforme. In qualsiasi altro punto che ha la stessa distanza di P Figura 3.18
dal centro la situazione è la stessa. Ciò significa che il campo
ha modulo costante su una superficie sferica di raggio r, è or-
togonale a questa e ha verso uscente o entrante a seconda del
3.18, non c'è carica, il flusso attraverso J;' è nullo e quindi deve
segno della carica:
essere E= O per r < R: all'interno di una distribuzione superficiale
sferica uniforme il campo elettrostatico è nullo.
E = E(r) u, , Notiamo che per r tendente a R dall'interno il campo elet-
trostatico è sempre nullo, mentre per r tendente a R dal-
(j 1' esterno E tende a q/ 4 n t:0 R 2 = a/ t:0 : il campo presenta la di-
scontinuità a/ t:0 nel passaggio attraverso lo strato carico.
Il potenziale elettrostatico si calcola, per r > R, a partire dal
campo elettrostatico e vale ovviamente q/ 4 n t:0 r; in partico-
lare, per r = R V = ¼ = q/ 4nt:0 Re questo è il valore costante in
--r--- tutti i punti all'interno della superficie sferica, dove il campo
elettrostatico è nullo.
Figura 3.17
L'andamento di E(r) e V(r) è mostrato in figura 3.19.
dove abbiamo messo in evidenza che il modulo può dipendere
solo dar. Applicando (3.6) ad una superficie sferica J; di rag- +
+ +
gio r> R:
+ +,

<I>(E) = f E(r)u,-und,1; = E(r) f dI- = E(r)4nr 2


+
+
+

V
con q = 4n R 2 a. Di conseguenza
q
q 4n-t:0 R
E(r) E = __q_u . (3.16)
4 nt:or2 r

Il campo all'esterno di una distribuzione superficiale sferica uniforme


di carica è eguale a quello di una carica puntiforme di egual valore po- E
sta nel centro della superficie sferica; a parità di carica esso non di-
pende dal raggio della distribuzione.
All'interno della superficie sferica valgono le stesse ragioni
di simmetria per cui il campo dovrebbe essere radiale e il
flusso attraverso una qualsiasi superficie sferica I,' di raggio
r < R dovrebbe valere E I,'. D'altra parte all'interno, figura
Figura 3.19
3.3 Alcune applicazioni e conseguenze della legge di Gauss 63

ESEMPIO 3.2 Campo elettrostatico prodotto da una sfera uniformemente carica

Una carica q è distribuita con densità spaziale p uniforme E


nel volume di una sfera di raggio R Calcolare il campo elet-
trostatico E nei punti interni ed esterni alla sfera. u ,.

Soluzione Il ragionamento basato sulla simmetria sferica uti-


lizzato nell'esempio 3.1, figura 3.20, è valido anche adesso per
r ~ Re possiamo subito dire che il campo all 'esterno di una
sfera uniformemente carica vale

q pR3 Figura 3.22


E - - - ur = - --2 u
4n E r 20
3t:0 r r '

con Ne segue che il modulo del campo elettrostatico a distanza


4
q = - nR 3 p r< Rdal centro vale
3
_q_'_ qr
è come se la carica fosse concentrata nel centro della sfera, figura 3.21 . E =- (3.17)
4nt:0 r 2 4nt:0 R 3

In conclusione, il campo cresce linearmente dal valore


2
zero assunto nel centro della sfera al valore pR/ 3t:0 = q/ 4n t:0 R
assunto sulla superficie della sfera; all'esterno esso decresce
con il quadrato della distanza dal centro. Per r = R il campo è
continuo (è discontinua dE/ dr) .
Il potenziale all'esterno della sfera è dato da V = q/ 4n t:0 re
in particolare vale

Figura 3.20
V(R)

q sulla superficie della sfera. All'interno


p
0 --- - ---- - - -- -- - ----4• E

o p
-- - ----- ----- - - -• E
q
Figura 3.21
E~ ', E=-q-
2
'

All'interno ( r < R), figura 3.22, esiste ora una carica distri- . . 4m,:
buita uniformemente e il campo E non è più nullo; resta però R:
valido l'argomento di simmetria che porta ad un campo elet- I

trostatico radiale per cui il flusso attraverso una superficie sfe-


V
rica di raggio r si scrive
q'
¼
cI>(E) 4nr2 E =
~V
3 o

dove q' è la carica contenuta all'interno della superficie};':

4 r3
q' p - nr3 ~----;----- r
3 q R3 R

Figura 3.23
64 CAPITO LO 3 La legge di Gauss

V(R) - V(r) = -r E· ds
Supponendo che un nucleo atomico possa essere assimi-
lato a una distribuzione sferica continua di carica, di valore
complessivo Ze, il campo sulla superficie è dato da
2
• V(r) q (3 r )
8nt:0 R - R2

Nel centro V(0) = p If- /2E0 = 3q/8n E0 R = ~ V(R). L'anda- Posto Rn = 10- 15 m, risulta E = 1.5 Z • 1021 V /m, valore che
2 dà un'idea dei campi molto intensi che esistono a livello micro-
mento di E( r) e V( r) è mostrato nella figura 3.23. scopico.

ESEMPIO 3.3 Campo elettrostatico di un cilindro uniformemente.carico

Una distribuzione spaziale continua e uniforme di carica +


ha forma cilindrica di raggio R; la lunghezza del cilindro è +
molto grande (al limite infinito) rispetto a R Calcolare il cam- +
po E da essa prodotto, all'esterno del cilindro stesso. +

h
Soluzione L~ simmetria cilindrica del problema suggerisce
che il campo elettrostatico sia diretto in ogni punto ortogonal-
mente all'asse del cilindro formato dalla carica e sia costante
su ogni superficie cilindrica coassiale di raggio r. Per applicare +
+
la legge di Gauss (3.6) consideriamo una scatola cilindrica J; di
+
raggio r > Re altezza h, figura 3.24.
Il flusso di E attraverso le basi di J; è nullo in quanto il
campo è parallelo alle basi e quindi ortogonale a u n. Il flusso at-
traverso la superficie laterale, che per quanto detto coincide
con il flusso totale attraverso 1:, vale

q
<P(E) =El; = 2nrhE = -
Eo

La carica contenuta entro J; è


Figura 3.24
q = f p dr = pn R 2
h = À h

definendo
1 = p n R 2 = _J_
h

rispetto al bordo con r ~ R:


la carica contenuta in un cilindro di raggio Re altezza unitaria.
Quindi
À, r
V(r) - V(R) - - - ln -
<P(E) 2n r h E = !:..!!:_ (3.18)
2nt:0 R
E =
Eo
I risultati trovati valgono anche per un sottile filo rettilineo
La d.d.p . tra due qualsiasi superficie equipotenziali, che molto lungo, su cui è depositata una carica distribuita con den-
sono superficie cilindriche coassiali di raggi r 1 e r2 , con r2 > r1 è: sità uniforme À.

ESEMPIO 3.4 Campo elettrostatico di un piano indefinito uniformemente carico

Calcolare il campo elettrostatico E generato da una carica Soluzione Sempre in base a ragionamenti di simmetria si de-
distribuita con densità superficiale CJ su un piano indefinito. duce che il campo elettrostatico è ortogonale al piano, figura
3.4 La dive rgen za del campo elettrostatico 65

Il campo elettrostatico ha modulo costante in tutto lo spa-


+ zio, come abbiamo trovato nell'esempio 1.7, in cui il calcolo è
+
+ + (J
stato eseguito partendo dalla legge di Coulomb.
+ +
+
+ + Vettorialmente, detto x un asse ortogonale al piano,

+ + L
+
~
+
+
+
+
+
+ ~un
+ +
che sono le ( 1.17); nel passaggio attraverso la superficie carica
+ El
+
+
+
+ il campo elettrostatico è discontinuo,
+
+
+

Figura 3.25
E - E
1 2
=~u - (-au )
2t:o x 2t:o x
(J'
-
Eo
u
x '

che è la (1.18).
La differenza di potenziale elettrostatico tra due punti di-
3.25, su cui è distribuita la carica e ha versi opposti dalle due stanti x 1 e ~ dal piano, con ~ > xl' è
parti (cioè è sempre uscente o sempre entrante) . Come super-
ficie a cui applicare la legge di Gauss scegliamo una scatola ci-
lindrica con le basi, di area I:, parallele al piano, così che il
flusso attraverso le basi è 2EI; mentre quello attraverso la su-
perficie laterale è nullo. Il risultato dipende solo da x e mostra che le superficie
All'interno della scatola c'è la carica q = al: e quindi equipotenziali sono piani paralleli al piano carico.

3.4 LA DIVERGENZA DEL CAMPO ELETTROSTATICO

Esiste una formulazione locale della legge di Gauss (3.6), che si può ricavare ri-
correndo ad un teorema del calcolo vettoriale, noto come teorema della divergenza.
Tale teorema afferma che il flusso di un campo vettoriale, ad esempio il campo elet-
trico E, attraverso una superficie chiusa è uguale all'integrale della divergenza del campo
vettoriale, V · E, esteso al volume r racchiuso dalla superficie:

t E · u. dE = fr
V · E d-r. (3.19) Teorema della divergenza

La legge di Gauss, in base a tale teorema, si può scrivere:

<I>(E) = Ir
V. E d-r = -¾--
O
f
r
p d-r

dove p è la densità di carica all'interno del volume r, per cui dq = p dr. L'egua-
glianza degli integrali per un qualunque volume r implica che

1
V-E=-p (3.20)
€o

La divergenza di E, definita come prodotto scalare del vettore simbolico del


(2.35) per il campo elettrico E, è una quantità scalare e si scrive in coordinate car-
tesiane
66 CA PITOLO 3 La legge di Gauss

dEX dEY dEZ


Divergenza in coordinate V-E div E + + -- (3 .21)
cartesiane dx dy dz

Pertanto la (3 .20) diventa

dEX dEY dEZ 1


V-E + + - p (x, y, z) (3.22)
dx dy dz co
Le equazioni (3.20) e (3.22) costituiscono la formulazione locale della legge di
Gauss per il campo elettrostatico. La divergenza d i E risulta nulla al di fuori d ei punti
in cui sono localizzate le sorgenti del campo (pi:- O) .
Se introduciamo le (2 .33) nella (3.22) otteniamo:

p
Equazione di Poisson (3 .23)

L 'operatore scalare v' 2 = V · V si chiama operatore di Laplace o laplaciano.


La (3 .23), che lega il potenziale elettrostatico V(x, y, z) alla densità di carica p(x,
y, z) , è detta equazione di Poisson. Essa riassume le due proprietà fo ndamentali del
campo elettrostatico, d i essere conservativo e di obbedire alla legge di Gauss, en-
trambi d iscendenti dalla legge di Coulomb.
Nello spazio vuoto, p = O, la (3.23) diventa

Equazione di Laplace o (3.24)

ed è detta equazione di Laplace. L 'integrazione di (3.23) e (3.24), con determi-


n ate condizioni al contorno, permette di determinare univocamente V(x, y, z) e
quindi il campo elettrostatico E tramite le (2.33) .

RlfPlLOGO
Si definisce flusso di un campo vettoriale E attraverso una rica che producono campi elettrostatici con un elevato grado
superficie chiusa la quantità scalare: di simmetria (sferica, piana, cilindrica).
Il campo elettrostatico prodotto da una carica distribuita
(3.3) uniformemente con densità p(C/ m 3 ) su una sfera vale:

con u n è il versore normale alla superficie orientato verso


l'esterno della stessa.
Per il campo elettrostatico E vale la legge di Gauss: il Il campo elettrostatico prodotto da una carica distribuita
flusso del campo elettrostatico E prodotto da un sistema di ca- uniformemente con densità superficiale a(C/ m 2 ) su un pia-
riche attraverso una superficie chiusa è uguale alla somma al- no indefinito vale:
gebrica delle cariche contenute all'interno della superficie, E= + ~ u (1.17)
diviso per c0 : - 2co n '

<P(E) = 1j E · u dX = J_ . (3.6) con u n versore normale al piano.


n Bo Il campo elettrostatico prodotto da un filo indefinito con
densità lineare di carica À(C/ m) costante vale:
Nel SI l'unità di misura del flusso del campo elettrostatico
èVm. E = _À_ u (3.18)
2nco r r '
La legge di Gauss costituisce uno strumento molto adatto
a calcolare campi elettrostatici di distribuzioni continue di ca- con ur versore perpendicolare al filo .
Prob lemi 67

QufSITl
3.1 Se il flusso <f>(E) del campo elettrostatico E attraverso una 3.8 La legge di Gauss è valida anche per il campo gravitazio-
superficie chiusa è nullo questo implica necessariamente nale G? -Se all'interno di una superficie chiusa ci sono
che sulla superficie E= O? Se viceversa E= O sulla superfi- delle masse può essere <f>(G) = O?
cie quanto vale <f>(E)? 3.9 Se l'esponente della legge di Coulomb della distanza rtra
3.2 Il campo elettrostatico E che compare nella legge di le due cariche interagenti fosse 2 + t:, con t: anche picco-
Gauss (3.6) è quello prodotto dalla carica q che compare lissimo, sarebbe valida la legge di Gauss?
a secondo membro della stessa legge? 3.10 La legge di Gauss è utile per calcolare il campo elettro-
3.3 Se si constata che attraverso una superficie chiusa il flusso statico prodotto da tre cariche poste sui vertici di un
del campo elettrostatico E uscente dalla superficie è mag- triangolo?
giore di quello entrante cosa si può dire del segno della 3.11 Per calcolare il carripo elettrostatico prodotto da un filo
carica q all'interno della superficie? indefinito carico è utile, per applicare la legge di Gauss,
3.4 Quanto vale <f>(E) attraverso una superficie chiusa che scegliere una superficie sferica?
circonda un dipolo elettrico? 3.12 La legge di Gauss permette di verificare che muovendosi
3.5 Se il flusso del campo elettrostatico attraverso una su- verso l'interno di distribuzioni simmetriche e uniformi di
perficie chiusa è nullo cosa si può dire delle linee di carica il campo elettrostatico E diminuisce fino ad annul-
forza? larsi al centro delle stesse distribuzioni (vedi esempi 3.2 e
3.6 Una carica q è posta all'interno di una superficie sferica 3.3). In che senso questa constatazione rimuove la singo-
per la quale il flusso di E vale <f>(E). Come varia <f>(E) se larità che deriva formalmente dalla legge di Coulomb per
la superficie sferica è sostituita da un cubo? Come varia cui per r • O il campo elettrostatico di una carica pun-
<f>(E) se si avvicina una carica -q all'esterno nelle vici- tiforme sarebbe E= oo?
nanze della superficie? Come varia <f>(E) se la carica -q 3.13 Perché una particella a (nucleo d'elio con carica 2e)
viene posta all'interno della superficie? quando sfiora un atomo non risente di alcuna forza
3.7 Un palloncino è stato caricato superficialmente per stro- mentre quando penetra nell'atomo vicino al nucleo ri-
finio, durante il riempimento tramite una bombola sente di una forza proporzionale alla carica Ze del nu-
d'elio. Quanto vale il campo elettrico ~nt all'interno del cleo stesso?
palloncino? Se il palloncino si sgonfia progressivamente
mantenendo la carica si ha variazione di ~n/

PROBLEMI
3.1 Calcolare il flusso <f>(E) del campo elettrostatico E = 3.4 Il flusso di un campo elettrostatico E uniforme attraverso
2 · 104 u xV/ m: a) attraverso un quadrato di lato l = 1O cm, un disco di raggio R = 20 cm, la cui normale forma un an-
posto nel piano yz e b) attraverso lo stesso quadrato se la golo 0 = 60° con E, vale <f>(E) = 1.26 • 104 Vm. Calcolare il
normale al quadrato forma un angolo a = 30° con il valore del campo E.
campo E.
3.5 Con riferimento alla figura, il campo elettrostatico E va-
3.2 Un campo elettrostatico uniforme E = aux + buy interseca ria con la legge E = (5 + 4x 2 ) • 105 u xV/ m con x espresso
una superficie piana di area 'E. Calcolare il flusso <f>(E) in metri. Calcolare: a) il flusso <f>(E) attraverso la su-
del campo E attraverso la superficie L se: a) essa sta nel perficie chiusa di lati a = 1O cm, b = 15 cm, e = 20 cm
piano xy, b) nel piano xz, c) nel piano yz. e b) la carica q contenuta all'interno del parallelepi-
pedo.
3.3 Calcolare il flusso <f>(E) del campo elettrostatico E =
5 · 105 xu, V/ m attraverso il quadrato di lato a= 5 cm, mo-
strato in figura, orientato con la normale concorde con
u,. b

y
------l• E
a a

a
68 CA P IT O LO 3 La legge di Gauss

3.6 Il campo elettrostatico in una certa regione dello spazio è


dato da E= (5x u x - 4y u y + 3z u z) · 105 V/ m. Calcolare: a)
il flusso <P(E) attraverso la superficie chiusa mostrata in fi-
gura di lati a= IO cm, b = 15 cm e e= 20 cm, b) la carica q
presente all'interno della superficie e c) la sua densità di
carica p nell'ipotesi che essa sia costante all'interno della
superficie stessa.

a 3.10 Con riferimento alla figura, q1 = q = -10-8 Ce il flusso del


campo elettrostàtico E attraverso le superficie tratteggiate
risulta: <Pi; 1 (E) = <Pi; 2 (E) = O, <PB(E) = 2.26 · 103 Vm. Cal-
colare q2, q3 e q4 •

/
X

3.7 Una carica q = 8.86 · 10-8 C si trova al centro di una sfera


di raggio R = 20 cm. Calcolare il flusso del campo elettro-
statico <P(E) attraverso una calotta sferica, la cui base è
una circonferenza di raggio r= 17.32 cm.
3.11 Una carica positiva % = 1.06 • 10-5 C è posta al centro di
un cubo di lato L. Altre 6 cariche negative q uguali si tro-
vano attorno a %, a due a due sugli assi x, y, z, in posizione
simmetrica. Il flusso del campo elettrostatico attraverso

~
una delle facce del cubo vale <P(E) = 104 Vm. Calcolare il
R ____________ , valore della carica q.

q,
I l, 'q
- -q ---,+'-- ~----
} , : q
L
3.8 Una carica% è posta sull'asse di un disco uniformemente q;
carico con densità superficiale a= -5 • 10-8 C/ m 2 • Il flusso
del ca~po della carica % attraverso la superficie del disco
vale <P(E) = 4 • 10 3 Vm. Calcolare la forza F esercitata dal 3.12 Un filo indefinito è carico con densità lineare costante À
disco su%· = 8.86 • 10-8 C/ m. Una sfera di raggio R= IO cm interseca
il filo ad una distanza r dal centro. Calcolare: a) il flusso
del campo elettrostatico <P(E) attraverso la superficie sfe-
- - O' - rica in funzione di re b) il flusso quando il filo non inter-
seca la sfera.

À +
+
+
+ /
+ R
+- r✓
+
+
3.9 Con riferimento alla figura, per il flusso del campo elet- +
trostatico prodotto dal sistema di cariche sono dati i se- +
guenti valori: <Pn (E) = -1.13 · 103 Vm, <Pi; 2 (E) = <Pi; 3 (E) = +
O e <Pi; (E) = 4.514 · 103 Vm. Calcolare ql' q2 , q3 e q4 • +
4
Problemi 69

3.13 Una sfera di raggio R = 10 cm interseca un piano indefi- lindro indefinito e all'interno di una sfera, compie oscil-
nito carico con densità costante a = 8.86 • 10-9 C/m 2 a di- lazioni armoniche con pulsazione Cù = ✓ y p e/ me0 , dove r
stanza x dal centro della sfera. Calcolare il flusso del = 1 per la distribuzione piana, r=
1/2 per la distribuzione
campo elettrostatico <P(E) attraverso la superficie sferica cilindrica e r= 1/3 per la distribuzione sferica.
in funzione di x.
3.18 Tra due superficie sferiche concentriche di raggio ~ =
1O cm e ~ = 20 cm è distribuita una carica elettrica con
+
+ densità p = 26.58 • 10-3 C/m 3 . Determinare l'espressione
+ del campo elettrostatico E( r) in funzione della distanza r
+ / dal centro del sistema.
+ /R
+- x-./'
+
+
+
+
+
+

3.14 Una carica q = 1.5 • 10-3 C si trova nel piano mediano di


3.19 Tra due superficie cilindriche indefinite coassiali, di
una carica distribuita uniformemente con densità p =
raggi~ = 10 cm e~ = 20 cm, è distribuita una carica con
10-3 C/m 3 tra due piani paralleli indefiniti distanti d =
densità costante p = 17.72 • 10-3 C/m 3 • Determinare
2 cm. Calcolare: a) il campo elettrostatico E(x) dovuto
l'espressione del campo elettrostatico E( r) in funzione
alla carica distribuita e b) il lavoro Wfatto dalle forze elet-
della distanza rdall'asse del sistema.
trostatiche per trasportare q in un punto P, situato
all'esterno della regione carica e distante h = 3 cm dal
piano più vicino. + +
+ +
+ ,-':r r
+ +
+ +
+
: Ri +
~~-
--d--

3.15 Un cilindro indefinito di raggio R = 5 cm è uniforme- 3.20 All'interno di una sfera di raggio R = IO cm è contenuta
mente carico con densità di carica p = 6.38 • 10-5 C/m 3 . una carica q = 8 · 10-9 C, distribuita uniformemente con
Calcolare: a) il campo elettrostatico E( r) e b) la diffe- densità p (r) = br, con b costante e rdistanza dal centro O
renza di potenziale Ll V tra il centro e la superficie del ci- della sfera. Calcolare: a) la costante b; b) il campo elet-
lindro stesso. trostatico E( r) e la differenza di potenziale Ll V tra il cen-
tro · O e la superficie sferica.
3.16 Due cariche ql = 1.88 . 10-3 Ce q2 = - 7.54. 10-3 C sono di-
stribuite uniformemente su due anelli sottili di raggio R =
30 cm e disposti, come in figura, su due piani paralleli di-
stanti d = 3 mm. Calcolare la forza Ftra i due anelli.

+ +
+ + + + :+ + + +
1++~ ' + 3.21 Dimostrare che dalle proprietà generali del campo elet-
d +++: ++++
I -, - - trostatico - ovvero che esso è conservativo e che per esso
~-- vale la legge di Gauss - si ricava che nell'attraversamento
di uno strato superficiale di densità di carica a si ha una
1
- - 1 - -

discontinuità del campo elettrostatico:

LlE = ~ u
3.17 Dimostrare che un elettrone abbandonato in quiete al- E
o
n '

l'interno di una distribuzione uniforme di carica p conte-


nuta tra due piani paralleli indefiniti, all'interno di un ci- con u n normale alla superficie stessa.
capitolo Conduttori. Dielettrici.
Energia elettrostatica
4
4.1 CONDUTTORI IN EQUILIBRIO
I materiali conduttori sono caratterizzati dal fatto che nel loro interno sono ve-
rificate particolari condizioni per cui è possibile il moto di alcune delle cariche che
li costituiscono. In conduttori come le soluzioni elettrolitiche o i gas ionizzati si
hanno spostamenti di cariche di entrambi i segni, però questi materiali non sono
di interesse per l'elettrostatica. La nostra attenzione è invece concentrata sui con-
duttori solidi, il cui esempio più tipico sono i metalli: in essi per ogni atomo si
hanno uno o più elettroni che sono in pratica separati dal resto dell'atomo e liberi
di muoversi nel conduttore. Con l'applicazione di un opportuno campo E si può
provocare un moto ordinato di elettroni ovvero dar luogo a una corrente elettrica, ar-
gomento che cominceremo a studiare nel capitolo 5. Nei fenomeni elettrostatici
però le cariche sono fisse e questa condizione richiede che all'interno di un con-
duttore il campo debba essere nullo, figura 4.1, altrimenti ci sarebbe un moto di
cariche, contrariamente all'ipotesi. Pertanto lo stato di conduttore in equilibrio
elettrostatico è definito dalla condizione

Condizione di equilibrio E = O all 'interno


di un conduttore
Si deve intendere che questa è una condizione media macroscopica. Nelle immediate
vicinanze dei nuclei ci sono campi molto intensi, come abbiamo visto nell'esempio
3.2, che tengono legati gli elettroni non liberi; inoltre gli elettroni liberi non sono
in quiete ma hanno un moto completamente disordin ato di agitazione termica.
Però in nessun istante c'è un moto ordinato in una certa direzione degli elettroni
liberi rispetto agli ioni metallici fissi; si usa per questo parlare di gas di elettroni liberi
all'interno di un conduttore.
La condizione E = O ha le seguenti conseguenze che caratterizzano un condut-
tore in equilibrio elettrostatico:

+ dq
+ + <:Y = - • l'eccesso di carica elettrica in un conduttore può stare solo sulla superfi-
+ dL
cie del conduttore;
+
+ ~~~- • il potenziale elettrostatico è costante su tutto il conduttore;
+
+ • il campo elettrostatico in un punto delle vicinanze della superficie del
L
+
conduttore è perpendicolare alla superficie e ha intensità a/ E0 , con a
+ + densità di carica superficiale in quel punto.
+ +
+ + Per la prima proprietà, se il campo elettrostatico è nullo, figura 4.1, è nullo il
+ +
+
flusso attraverso una qualunque superficie chiusa L 1 tracciata all'interno del con-
qint = o
duttore e quindi secondo la legge di Gauss (3.6) all'interno del conduttore non ci
Figura 4.1 sono cariche ( q int = O). Pertanto l'eccesso di carica si distribuisce sulla superficie
Conduttore carico. del conduttore con densità superficiale a = dq/ dL; se si cedono al conduttore elet-

70
4.1 Conduttori in equilibrio 71

troni questi si portano sulla superficie, se si sottraggono, ne risulta carente lo strato


superficiale.
Il potenziale elettrostatico risulta costante in ogni punto del conduttore perché
presi due punti qualsiasi, figura 4.2:

Il risultato è vero anche se uno dei due punti sta sulla superficie del condut-
tore, che risulta quindi essere una superficie equipotenziale. Figura 4.2
Dato che la superficie del conduttore è equipotenziale, il campo elettrostatico Proprietà del potenziale elettro-
E in un punto esterno molto vicino al conduttore è ortogonale alla superficie del statico in un conduttore carico
in equilibrio.
conduttore, indipendentemente dalla forma di questo.
Il valore di E si ricava applicando la legge di Gauss ad un cilindro retto di basi
E
dI e superficie laterale di area trascurabile rispetto a dI, con una base contenuta
all'interno del conduttore, in cui E = O, e l'altra in prossimità immediata del con- .nt
duttore all'esterno, dove il campo elettrostatico E è normale alla superficie, figura ~ dl:
4.3. Detta dq la carica contenuta all'interno, sulla superficie del conduttore, si ha: E=O

1 1
f E · u dI = E dI = -
n Eo
dq = -
Eo
a dI

e quindi: Figura 4.3


(J
E -E u n ( 4.1) Applicazione della legge di Gauss
o per il calcolo del campo elettro-
statico sulla superficie di un con-
risultato noto come teorema di Coulomb. Il verso è uscente se la densità è positiva, duttore carico.
entrante se è negativa.
Si vede che il modulo del campo elettrostatico è maggiore dove cr è maggiore, figura
4.4; come giustificheremo più avanti cr è maggiore dove il raggio di curvatura della
superficie è minore, fatto che si verifica ad esempio in zone a forma di punta. Se il
conduttore possiede una carica notevole la densità sulle punte è molto elevata e
tale è il campo nelle immediate vicinanze; in una rappresentazione grafica le linee
- E

di forza sono molto fitte vicino alle punte. Da questo effetto hanno origine svariati
fenomeni, come la formazione di scintille tra elettrodi di forma appuntita in am-
biente gassoso o l'effluvio di elettroni da punte cariche negativamente, che av-
viene anche nel vuoto.
Un conduttore carico lontano da altri conduttori ha dunque una distribuzione su-
perficiale di carica tale che il campo elettrostatico all'interno sia nullo, qualunque
--/
sia la forma del conduttore. In particolare se il conduttore è sferico la carica è di-
stribuita uniformemente; sappiamo infatti dall'esempio 3.1 che una distribuzione
I
superficiale sferica unìforme di carica dà campo nullo all'interno. Notiamo inoltre Figura 4.4
che la carica deve avere lo stesso segno, positivo o negativo, ovunque sulla superfi- Linee di forza nell'intorno della
superficie di un conduttore ca-
cie: un accumulo di elettroni soltanto in una certa zona sarebbe dovuto esclusiva-
rico.
mente a un campo elettrico esterno che non esiste nel caso considerato.
Avvicinando un conduttore, carico o scarico, ad un altro corpo carico, owero in-
troducendolo in un campo elettrico esterno E, il campo elettrostatico all'interno non
sarebbe più nullo, ma sarebbe dato da E; senonché questo fatto provoca un movimento
di elettroni che si spostano per l'azione del campo elettrico esterno e si accumulano in
una zona della superficie, lasciando sul resto della superficie un eccesso di carica posi-
tiva: tra queste zone si crea un campo dettrostatico indotto Ei che contrasta il movimento
degli elettroni e si raggiunge l'equilibrio quando E + Ei = O in tutto l'interno del con-
72 CAPITOLO 4 Conduttori. Dielettrici. Energia elettrostatica

Carica elettrica indotta duttore. Abbiamo così una distribuzione di carica elettrica indotta dei due segni sulla su-
perficie del conduttore che si sovrappone all'eventuale carica elettrica preesistente; in
totale però la carica elettrica del conduttore rimane la stessa poiché la carica elettrica
indotta è la somma algebrica dei due contributi eguali ed opposti. È questa la ragione
del fenomeno dell'induzione elettrostatica già descritto nel paragrafo 1.2.
Nella figura 4.5 sono mostrati due esempi: i conduttori sono inizialmente privi di
carica (e tali restano). Nel caso (a) un conduttore a forma di lastra piana è posto tra
due piani uniformemente carichi: sulle facce compare la densità uniforme di carica
cri = E0 Ei eguale in modulo alla densità CJ = E0 E dei piani, con segno tale da produrre
campo elettrostatico nullo dentro la lastra (e invariato fuori dalla lastra).

+CJ - (J

+
+- - +- -
E
+- - +- - +

+- - +- - +- - +- -
Ei- - E
+- - +- - +~

+- - +- - +~ -

(aj ~)

Figura 4.5
Lastra di materiale conduttore all'interno di un campo elettrostatico
uniforme (a) e sfera di materiale conduttore all'interno di un campo elet-
trostatico uniforme (b). ·

Nel caso (b) il conduttore è sferico e la densità di carica non può essere uniforme
(darebbe da sola campo elettrostatico nullo all'interno); essa deve invece essere tale
da dare campo elettrostatico uniforme, pari a - cr/ E0 , in tutta la sfera.
Finora abbiamo parlato di un unico conduttore. Se poniamo a contatto due o
Figura 4.6 più conduttori, ad esempio collegandoli con un filo conduttore, figura 4.6, si co-
Sistema di conduttori in contatto stituisce un unico corpo conduttore e in equilibrio vale ovunque la condizione E = O,
in equilibrio. V = costante: i conduttori a contatto hanno lo stesso potenziale.

ESEMPIO 4.1 Sfere conduttrici a contatto

Due sfere conduttrici, figura 4.7, di raggi rispettivamente


R 1 e f4., sono poste a distanza molto grande rispetto a R 1 e~ e
sono collegate tramite un filo conduttore. La carica comples-
siva è q. Trascurando la carica presente sul filo, calcolare: la ca-
rica q1 e q2 presente sulle due sfere e il rapporto tra i campi
elettrostatici E1 e E2 sulle stesse.

Soluzione Dal testo capiamo che possiamo porre q = ql + IJ.2 e


che le sfere sono sufficientemente lontane da poter trascurare
l'induzione elettrostatica che renderebbe non uniformi le di-
stribuzioni di carica sulla superficie. Nel paragrafo 4.1 ab-
biamo detto che due conduttori a contatto hanno lo stesso po-
tenziale, per cui, utilizzando i risultati dell'esempio 3.1: Figura 4.7
4.2 Conduttore cavo. Schermo elettrostatico 73

La densità di carica sulle sfere vale

owero
(4.2)
utilizzando il teorema di Coulomb (4.1) . Abbiamo verificato in
La carica si ripartisce tra le sfere proporzionalmente ai rag- un caso particolare l'affermazione fatta nel paragrafo 4.1 che
gi. Ricordando che q = q1 + q2 abbiamo densità di carica e campo elettrico superficiale sono maggiori
dove minore è il raggio di curvatura.

+ + +
4.2 CONDUTTORE CAVO. SCHERMO ELETTROSTATICO + + +
+ +
+
Consideriamo un conduttore carico che abbia nel suo interno una cavità all'in- + +
+ E=O
terno della quale non ci siano cariche elettriche, figura 4.8. Nella massa del con- +
duttore il campo elettrostatico è nullo e pertanto è nullo il flusso attraverso qual- + E =O +
+ +
siasi superficie chiusa, in particolare attraverso qualsiasi superficie chiusa L che + V +
+ + +
racchiuda la cavità: segue, per la legge di Gauss, che all'interno di L non ci sono
cariche e quindi sulle pareti della cavità la carica è nulla. Figura 4.8
Non è nemmeno possibile sulle pareti una separazione della carica in +q e - q: Conduttore cavo carico isolato.
per negare questa circostanza si ricorre all'altra proprietà fondamentale di E,
quella di essere conservativo. B
Infatti, se sul}e pareti della cavità fossero presenti due distribuzioni di carica di
segno opposto, figura 4.9, ci sarebbero nella cavità linee di forza, uscenti dalle ca-
riche positive e entranti in quelle negative. La circuitazione di E lungo una linea
chiusa, costituita da un tratto C1 interno alla cavità su cui E -: /:- O e da un tratto C2 in-
terno al conduttore dove E = O, darebbe

in contrasto col fatto che E è conservativo. Pertanto il campo nella cavità deve es- Figura 4.9
sere nullo se l'integrale di linea esteso a qualsiasi percorso C 1 interno alla cavità deve Proprietà del campo elettrosta-
essere nullo: sulle pareti della cavità non possono esserci cariche elettriche. Inoltre è tico e del potenziale elettrosta-
tico all'interno di un conduttore
chiaro che il potenziale elettrostatico in un qualsiasi punto della cavità è uguale a cavo.
quello del conduttore: se ci fosse una differenza di potenziale dovrebbe infatti es-
serci un campo elettrostatico diverso da zero.
In conclusione:

• la carica di un conduttore in equilibrio elettrostatico si distribuisce sem-


pre e soltanto sulla superficie esterna, anche in presenza di una o più ca-
vità all 'interno del conduttore;
• il campo elettrostatico è nullo e il potenziale elettrostatico è costante in ogni
punto interno alla superficie del conduttore, anche in presenza di cavità.

In particolare un conduttore sferico isolato carico di raggio R, che sia pieno o Figura 4.10
con una cavità sferica concentrica o con cavità di qualsiasi forma, ha sempre Applicazione della legge di Gauss
campo elettrostatico nullo all'interno e campo elettrostatico in vicinanza della su- per la verifica dell'assenza di cari-
perficie esterna, figura 4.11: · che sulle pareti di una cavità.
74 CAPITOLO 4 Conduttori. Dielettrici. Energia elettrostatica

(J
E -u (4.4)
Eo n

uguale a quella di una carica puntiforme q posta nel centro O della superficie sfe-
nca.
Una osservazione importante è la seguente: la situazione descritta all'interno
della cavità di un conduttore cavo non dipende dalla carica e quindi dal potenziale
del conduttore. Il conduttore può essere a 10 V o a 10 6 V, ma all'interno della cavità
non si misura mai tra due punti una differenza di potenziale diversa da zero: il punto di ri-
ferimento per il potenziale elettrostatico è la parete della cavità, rispetto a cui la dif-
f;gura 4.11 ferenza di potenziale è nulla, qualunque sia il valore del potenziale del conduttore.
Campo elettrostatico sulla super- Consideriamo adesso un conduttore C2 cavo, isolato e privo di carica, e intro-
ficie di un conduttore sferico ca-
vo carico.
duciamo un altro conduttore C1 carico nella cavità, mantenendolo isolato da C2 , fi-
gura 4.12. In condizioni di equilibrio, se C1 ha sulla sua superficie esterna una ca-
rica q, una carica - q risulta distribuita sulla superficie interna e una carica q sulla
superficie esterna di C2 •
+
Tale fatto si spiega subito con la legge di Gauss: attraverso una superficie chiusa
- -L C/ .L'interna a C2 e contenente la cavità il flusso di E è nullo in quanto è nullo il campo
+ +
+
stesso; di conseguenza all'interno di .E non c'è carica e se C1 porta la carica q, sulla
+ superficie interna di C2 deve necessariamente comparire una carica - q. Inoltre es-
+ -
- +
+ - sendo C2 neutro, lo spostamento di una carica - q sulla superficie interna provoca
+ - - +
+
la comparsa di una carica +q sulla superficie esterna.
+
+ Siamo di fronte a un fenomeno di induzione che in questo caso, essendo la ca-
<I- - +
+ + + rica q completamente contenuta all'interno di una cavità chiusa, si chiama indu-
+ + + +
+ + + + zione completa: tutte le linee di forza che partono da C1 terminano su C2 , figura
4.13. Dalla superficie esterna di C2 partono altre linee di forza, il cui andamento in
Figura 4.12
prossimità del conduttore riflette la distribuzione delle cariche sulla superficie
Conduttore cavo carico conte- stessa. Le due zone in cui esiste un campo sono separate da una zona in cui, in
nente all'interno un conduttore
isolato carico. equilibrio, non può esistere campo elettrostatico.
Il campo elettrostatico all'interno della cavità è determinato dal valore di q,
dalla posizione di C1 e dalla forma geometrica delle due superficie affacciate. Però,
fissato q, all'esterno l'effetto è sempre lo stesso, qualunque siano forma e posi-
zione. Infatti possiamo dire che l'informazione sulla situazione interna potrebbe
' \ ) ++++( I
"" + + +_ - - - - ++ ~
passàre all'esterno solo attraverso un campo elettrostatico che penetrasse nel con-
duttore C2: ma questo non è possibile per la proprietà dei conduttori in equilibrio
+ - +
+ -
+ - +++++
+ e +
+
+++
I +
+
_+
_+
_+,__
--- di avere campo elettrostatico nullo all'interno. Al limite si può portare C1 a con-
tatto con C2, con il che le cariche +q e - q si elidono, ma all'esterno non cambia
nulla: questo fatto, la cui verifica sperimentale vedremo tra breve, ci fa anche ca-
pire che la distribuzione della carica - q sulla faccia interna di C2 è sempre tale che,
- +
sommando l'effetto della carica q di Ci, il campo elettrostatico dovuto alle cariche
nella cavità è nullo all'esterno della cavità.
Analogamente, se variamo la carica sulla superficie esterna oppure variamo la
sua distribuzione, ad esempio avvicinando al conduttore un altro corpo carico,
Figura 4.13 cambia il campo elettrostatico all'esterno, ma la distribuzione di carica sulla su-
Linee di forza di un sistema di perficie esterna di C2 è sempre tale da dare campo elettrostatico nullo all'interno
due conduttori in condizione di
induzione elettrostatica completa.
di C2 e quindi non può alterare il campo locale esistente nella cavità. Come osser-
vato prima, ciò potrebbe awenire se un campo elettrostatico penetrasse dal-
1' esterno nella massa del conduttore, ma la possibilità è esclusa dalle proprietà di
un conduttore in equilibrio.
Pertanto finché lo spazio interno e lo spazio esterno non sono comunicanti:

• il conduttore cavo costituisce uno schermo elettrostatico perfetto tra


spazio interno e spazio esterno.
4.2 Conduttore cavo. Schermo elettrostatico 75

+
+ -
+ -
+
+ - +
+- - _- +
++ + + +
(a) (b)

+ L /::
:~0
+ +
+
+ +
+ +
+ +
+ +
++ + ++

(e) (d)

Figura 4.14
Esperimento sull'induzione completa tra due conduttori isolati.

Una verifica sperimentale dell'azione di schermo perfetto di un conduttore cavo


è la seguente; si introduce, figura 4.14a, una sferetta conduttrice con carica +q sup-
portata da un filo isolante dentro una cavità conduttrice con apertura molto piccola + + ++ +
+ +
e si misura con un elettroscopio collegato alla superficie esterna la carica indotta, che +,
risulta essere +q, figura 4.14b. Se muoviamo la sferetta carica all'interno della cavità, + - +
+ + - +
facendo variare in tal modo il campo elettrostatico all'interno e la distribuzione di ca- + -
rica sulla parete interna della cavità, l'elettroscopio non segnala alcuna variazione, +
nemmeno se caliamo la carica fino a toccare il fondo, figura 4.15c. Estraendo infine +
la sferetta, figura 4.14d, l'elettroscopio rimane carico. Successivamente poniamo un + +
+ +
elettroscopio carico all'interno della cavità, che esternamente può essere carica o +
scarica e avviciniamo un corpo carico in modo da variare la distribuzione della carica
esterna: si osserva che la deviazione dell'elettroscopio rimane inalterata. In effetti un
conduttore cavo scherma lo spazio interno dallo spazio esterno nei due sensi.
Non è necessario che lo schermo sia compatto: esso può avere delle piccole
aperture o una struttura a rete; la presenza di queste discontinuità non si awerte a Figura 4.15
distanze grandi rispetto alle loro dimensioni. Elettroscopio carico all'interno
Gli schermi elettrostatici trovano applicazione in laboratorio quando si devono di una cavità schermato dalle
eseguire determinate misure elettrostatiche o più in generale, quando si vuole perturbazioni elettriche esterne.
schermare una strumentazione da disturbi elettromagnetici esterni: in effetti, an-
che in caso di campi variabili, si ha un'azione di schermo, pur se non completa-
mente efficiente. Una rete metallica, ben collegata conduttivamente alla terra, in-
serita nei muri di un edificio lo scherma dalle scariche atmosferiche.
È interessante ricordare che l'azione di schermo elettrostatico venne scoperta
da Franklin nel 1755 e completamente verificata da Faraday nella prima metà
dell'ottocento; già nel 1773, dodici anni prima che venisse effettuato l'esperi-
mento di Coulomb, Cavendish dedusse dalle proprietà di schermo sperimentate
in laboratorio che l'esponente della legge, detta poi di Coulomb, doveva essere Figura 4.16
n = 2 ± 0.02. In effetti gli esperimenti di precisione per la misura dell'esponente di Schema di un esperimento per
rnella legge di Coulomb continuano a basarsi sulla verifica dell'azione di schermo la determinazione precisa del-
elettrostatico, come mostrato in figura 4.16. Si fa variare tramite un generatore G 1' esponente della distanza rdella
il potenziale del conduttore esterno cavo e si misura la differenza di potenziale tra legge di Coulomb.
76 CAPITOLO 4 Conduttori. Dielettrici. Energia elettrostatica

il conduttore esterno e quello interno, che deve rimanere costante durante la


prova. Dagli scostamenti di V dalla costanza si deducono gli scostamenti da 2
dell'esponente n dir. Gli esperimenti più recenti (1971) danno n- 2 = (2.7 ± 3.1)
• 10-16, migliorando notevolmente il risultato di Cavendish sopra citato, n - 2 =
2 • 10-2 , e quello di Maxwell (1873), n- 2 = 10-5 , ottenuti con lo stesso metodo.

4.3 CONDENSATORI

Consideriamo il sistema costituito da un conduttore sferico di raggio Rr al cen-


tro di un conduttore sferico cavo di raggio interno Ri e raggio esterno ~' figura
4.17. Se +q è la carica depositata sul conduttore interno, -q è quella che deve esi-
stere, in equilibrio, sulla superficie interna della cavità, affinché all'interno del
conduttore cavo il campo elettrostatico risulti nullo; una carica +q è naturalmente
presente sulla superficie esterna del conduttore cavo. Il campo elettrostatico all'in-
terno della cavità E( r) = q è determinato dalle cariche presenti sulle super-
4;r E0 r 2
Figura 4.17 ficie che la delimitano; la differenza di potenziale tra i conduttori è
Condensatore sferico.
½- V = _q_ (~ - 2__)
2 47r Eo Rr Ri '
che riscritta come
q
C= (4.5)

mostra che il rapporto tra carica e differenza di potenziale dei due conduttori sfe-
rici concentrici è indipendente dalla carica ed è determinato esclusivamente dalla
geometria del sistema e dal mezzo contenuto nell'intercapedine tra i raggi Rr e Ri,
in questo caso il vuoto caratterizzato da E0 •
Un sistema come quello descritto, costituito da due conduttori tra i quali c'è in-
Condensatore duzione completa, si chiama condensatore; i due conduttori prendono il nome di
Capacità del condensatore armature del condensatore. Si definisce capacità del condensatore:

q
C=- (4.6)
L!V '

dove ±q è la carica presente sulle due armature e ,1 Via differenza di poten-


ziale tra le stesse.

Gli esempi seguenti mostreranno che la capacità di un condensatore è indivi-


duata in ogni caso dalla forma delle armature e dalla loro distanza.
Riscriviamo la (4.6) nelle tre maniere possibili, tutte di uso comune:

q
C= q = CL1V L1V= _J_
L1V e

UNITÀ DI MISURA
L'unità di misura della capacità di un conduttore è il coulomb/volt, che prende il
farad nome di farad, simbolo F:
F = ~
V
4.3 Condensatori 77

Si tratta di una unità di misura molto grande, come vedremo. Nella pratica si usano i sot-
tomultipli:
millifarad mF 10-3 F
microfarad µF 10-5 F
nanofarad nF 10-9 F
picofarad pF 10-12 F

12 2
In base alla (4.5) la costante dielettrica del vuoto definita da ( 1.4) c0 = 8.86 • 10- C /
2 2 2
Nm , viene espressa più comunemente come c0 = 8.86 pF/m (C /Nm = F/m).

ESEMPIO 4.2 Capacità di un condensatore sferico

· Abbiamo già visto che la capacità di un condensatore sfe-


h = ~ - ~ « ~ = -~ R,
rico è
(4.5) la capacità del condensatore si scrive

R2 c0 L
Se si fa tendere ~ ~ 00 si ottiene C = 4nt: - (4.8)
o h h
(4.7)
con I; = 4n R 2 area delle armature. La capacità cresce all'au-
che può essere definita come capacità di un conduttore sferico iso- mentare di I; e al diminuire di h.
lato. Si può in generale definire un conduttore isolato come un con- Per fissare un ordine di grandezza, se I: = l m 2 e h = l mm,
densatore con un 'armatura posta all'infinito. Se il conduttore ha la capacità del condensatore sferico (R = 0.282 m) è
una carica +q, la carica - qsi forma per induzione all'infinito, di-
stribuita su una superficie infinita e perciò con densità nulla. 8.85 . 10-12 . 1
cl = ----- = 8.85 . 10-9 F = 8.85 nF
In tal senso la presenza della seconda armatura ha come ri- 10-3
sultato l'aumento della capacità del sistema, che va attribuito
all'aumento dell'influenza tra le due armature. La capacità di una sfera isolata di raggio R = 0.282 m è
Possiamo vedere quantitativamente tale effetto così: se la
distanza tra le due armature sferiche diventa piccola rispetto ai c2 = 4 n coR = 3.13. 10-11 F = 31.3 pF = 3.5. 10-3 cl .
raggi, cioè se

ESEMPIO 4.3 Capacità di un condensatore cilindrico

Le armature di un condensatore cilindrico sono due por- La carica per unità di lunghezza À, è pari a q/ de quindi
zioni di superficie cilindriche coassiali, una di raggio ~ e l'al-
tra di raggio~>~' di eguale lunghezza d grande rispetto ai q
C = (4.9)
raggi. Si realizza così un'ulteriore situazione di conduttore
all'interno di un altro conduttore cavo, con induzione appros-
simativamente completa. Se si escludono i tratti estremi,
nell'intercapedine cilindrica tra~ e~ il campo elettrostatico Se h = R 2 - R 1 è molto minore dei raggi, sviluppiamo in se-
è radiale, secondo (3.18), rie il denominatore arrestandoci al primo termine,
À,
E(r) = - - u,. , h
2nc0 r R

e la differenza di potenziale tra le armature, esempio 3.19, è per cui la capacità diventa

C = 2nc0 dR (4.10)
h
78 CA PIT OLO 4 Conduttori. Dielettri ci. Energia elettrostatica

-'---
\
- ----- ----------
/ \ 'i
I
,,
I I

I I
I I
I I
I I
\ I I
1-~-------------- - ---------

d
--d--

Figura 4.19

con L = 2n R d area delle armature distanti h: si ritrova la (4.8) .


Dalla (4.9) si definisce la capacità per unità di lunghezza

e
( 4.11)
d

Si realizza un condensatore cilindrico a capacità variabile


facendo scorrere uno dei due cilindri lungo l'asse in modo da
far variare la lunghezza d. Le formule restano valide se si pos-
sono trascurare gli effetti di bordo.

ESEMPIO 4.4 Capacità di un condensatore piano

Le armature di un condensatore piano sono costituite da -q


due conduttori piani paralleli, di area L e distanti h, figura
4.20. La carica positiva q è distribuita con densità uniforme a
sull'armatura positiva e quella negativa - q con densità uni-
forme-asull'armatura negativa. Abbiamo già calcolato campo
e potenziale per una tale distribuzione di cariche negli esempi
1.8 e 2.8, supponendo la struttura indefinita:

h
E
Figura 4.20

Si deduce quindi che la capacità di un condensatore piano coincidente con (4.8) e (4.11). Questa volta non ci sono ap-
è data da prossimazioni geometriche, però la (4.12) è approssimata per
q un'altra ragione: il campo si può supporre uniforme solo nella
C= (4.12)
regione centrale del condensatore, lontano dai bordi.

ESEMPIO 4.5 Il campo elettrico dell'atmosfera terrestre

Il campo elettrostatico in condizioni di bel tempo sulla su- distanza dalla superficie della terra. Calcolare la capacità C del '
perficie terrestre è in media Ererra "" 100 V/m, diretto verso la condensatore e la carica q presente sulle armature.
terra. Un modello fenomenologico per spiegare l'origine di
questo campo elettrostatico consiste nel pensare la superficie
Soluzione La densità di carica e la carica presenti sulla terra
si ricavano dal teorema di Coulomb (4.1):
terrestre come l'armatura inferiore di un condensatore sferico
carico negativamente in cui l'altra armatura, consistente in
a =- t:0 Ererra =- 8.86 · 10-io ~ , q=- a4nR;erra= - 4.56 · 105 C .
una distribuzione di carica positiva, si trova a circa h = 5 km di m
4.4 Collegamento di condensato ri 79

Per il calcolo della capacità del condensatore sferico utiliz-


4 L1V = J_ "" 500 kV ,
ziamo la (4.8) in quanto h/ ~ erra "" 7.8 · 10- : e
4 nR;erra
C= E0 h = 0.9 F peraltro deducibile direttamente da~ V = Eh = 500 kV, poiché
l'uso di C = E02,/ h implica che il campo elettrostatico sia co-
stante.
La differenza di potenziale è quindi:

Le configurazioni regolari del campo E, considerate nel condensatore cilin-


drico e nel condensatore piano, non sono completamente realizzabili nella pra-
tica. Esse sarebbero corrette se l'estensione fosse indefinita; per una dimensione fi- +-
-e -
nita si avrebbe, nella zona del bordo, un passaggio brusco dalla regione in cui esi- +- -
ste un campo elettrico regolare alla regione con campo elettrico nullo e sarebbe +- -
possibile trovare una linea chiusa, come quella mostrata in figura 4.21, tale che +- -
+- -

f E·ds :t: O
Essendo il campo elettrostatico conservativo, questa possibilità va esclusa e in ef- Figura 4.21
fetti il campo E è regolare solo nella zona centrale del condensatore, mentre vi- Dimostrazione dell'esistenza del
cino ai bordi le linee di forza sono deformate ed escono all'esterno, assumendo campo elettrostatico disperso sui
una configurazione che assicura la nullità della circuitazione del campo elettrosta- bordi di un condensatore piano
tico; il valore del campo è ad ogni modo rapidamente decrescente verso l'esterno, di dimensioni finite .
figura 4.22.
D'altra parte sono dovuti alla presenza del campo elettrostatico disperso alcuni
effetti fisici osservati, quali ad esempio il risucchio di una lastra di isolante all'in-
terno di un condensatore piano, mostrato nella figura 4.38 dell'esempio 4.13.
Si capisce che la configurazione sferica sarebbe l'unica ideale, per l'assenza dei
bordi. Le capacità reali di condensatori cilindrici e piani differiscono dal valore cal-
colabile con le espressioni ( 4.9) e ( 4.12). Tuttavia queste vengono sempre usate per
avere un'indicazione dei valori in gioco, tanto più vicina alla situazione reale quanto
2
più ci si pone nella condizione .I;>> h ( dimensioni delle armature grandi rispetto
alla loro distanza) per la quale l'effetto di bordo è sostanzialmente trascurabile.

4.4 COLLEGAMENTO DI CONDENSATORI


Figura 4.22
Un condensatore viene utilizzato essenzialmente come deposito di carica; pur Linee di forza di un condensa-
essendo la carica totale nulla, essa è separata nella quantità +q e - q, proporzionali tore piano.
per un conduttore di data capacità alla differenza di potenziale tra le armature.
Tramite opportuni collegamenti conduttivi esterni è possibile far fluire la carica
negativa (elettroni) da un'armatura all'altra, generando una corrente elettrica
che scarica il condensatore. Vedremo questo argomento nel capitolo 5. Possiamo
però subito descrivere come si collegano con fili conduttori più condensatori tra
loro e calcolare la capacità equivalente. Noi supponiamo costanti nel tempo le ca-
riche e le differenze di potenziale, però i risultati sono validi anche in regime va-
_L
riabile.
Per comodità scriviamo Vla differenza di potenziale ½- ½ che ·e siste tra le ar-
mature; inoltre con la lettera C indichiamo sia il condensatore che la sua capacità.
Te
Nella figura a fianco è mostrato il simbolo che individua un condensatore in un cir- Simbolo del condensatore
cuito elettrico: esso si rifà chiaramente al condensatore piano, che è la configura-
zione di gran lunga più comune, però è valido per qualsiasi condensatore.
80 CAPITOLO 4 Conduttori . Dielettrici. Energia elettrostatica

Condensatori in parallelo
La connessione in parallelo delle armature consiste nel realizzare, come mo-
I I . strato in figura 4.23, due soli conduttori. In tal modo, essendo ciascun conduttore
+ql ++++++++ +++++++ _+ +q2 equipotenziale, la d.d.p. applicata al condensatore C1 è eguale a quella applicata al
Cl c2 condensatore C2 e scriviamo, da ( 4.14),
- - - - - - - - - q2

I
La carica globale sul conduttore superiore, costituito dalle due armature superiori
è
+ (ql + q2)
Ceq = C1 + C2
-----.--- -( ql + q2 )
sul conduttore inferiore la carica è -q = - ( q1 + q2 ) . Definiamo capacità equivalente
del sistema
Figura 4.23
Capacità equivalente di due con- (4.13)
densatori collegati in parallelo.

Due condensatori in parallelo si comportano come un unico condensatore la


cui capacità è data dalla somma delle capacità dei componenti.
Il ragionamento si estende a n condensatori:

Condensatori in parallelo (4.14)

in un sistema di condensatori in parallelo ai capi di ciascuno c'è la stessa dif-


ferenza di potenziale e la capacità equivalente è somma delle singole capa-
cità.

La capacità equivalente è dunque sempre maggiore di quella di ciascun com-

Iv, ponente.

++++++++++ +q Collegamento in serie


Cl
Nella connessione in serie, figura 4.24, c'è un solo collegamento tra i due con-
---------- - q
densatori e viene costituito un sistema composto da tre conduttori: ai due estremi
si applica la differenza di potenziale V = Ve- VA e il conduttore intermedio assume
VB
un potenziale VB. Se +q è la carica sull'armatura di C1 a potenziale Ve, per indu-
++++++++++ +q zione compare la carica - q sull'armatura affacciata e +q sull'armatura di C2 a que-
c2 sta collegata, dovendo essere il conduttore centrale neutro; sempre per induzione
---------- - q compare la carica - q sull'armatura di C2 a potenziale VA. Vediamo che il valore
IVA della carica è lo stesso nei due condensatori. Dalla (4.6)

q _!l_
ve - VB VB - V =

Ve I Cl A C2
++++++++++ +q
c = ____SS_
eq C1+C2
- -- - -- -- -- -q
V = ve - VA
q
Cl
+
q
c2
q(~ +~)
c1 c2
q
ceq

1 1 1 c 1 c2
+ ceq = (4.15)
Figura 4.24 ceq Cl c2 Cl + c2
Capacità equivalente di due con-
densatori collegati in serie. Il ragionamento si estende a n condensatori:
4.4 Collegamento di condensatori 81

1
(4.16) Condensatori in serie

in un sistema di condensatori in serie la carica è la stessa su ciascuno, l'in-


verso della capacità equivalente è somma degli inversi delle singole capa-
cità.

La capacità equivalente è sempre minore di quella di ciascun componente.


Ci si rende conto ché da un insieme di condensatori di valori dati con oppor-
tuni collegamenti in parallelo o in serie è possibile ottenere capacità equivalenti in
un grande intervallo di valori.

ESEMPIO 4.6 Partitore capacitivo ,.


I'.,

Ai capi di tre condensatori in serie, figura 4.25, c'è una


d.d.p. V= VB - VA = 100 V e la capacità equivalente del sistema IV,
è C = 100 pF. Calcolare i valori delle capacità Ci, C2 , C3 tali che
rispetto a VA sia ½ = 50 V e v; = 70 V. C3

Soluzione La carica che si trova su ciascuna armatura è

q = C V = 100 · 10- 12 • 102 = 10-s C ½


T
e i valori richiesti delle capacità sono

q 10-s
= 2 · 10-1°F = 200 pF ,
Cl
I
T.
-
50

q 10-s
c2 5 · 10-1°F = 500 pF , Figura 4.25
v; - ½ 20

q 10-s
e3 -- 3.33 · 10- 10 F 333 pF .
VB - v; 30
si vede che la d.d.p. si ripartisce in maniera inversamente pro-
Il sistema si chiama partitore capacitivo perché permette di porzionale alla capacità:
ripartire una data d.d.p. (in tre parti nel caso specifico). In ge-
nerale, detti Ci e v; i valori della capacità e della d.d.p. ai capi "v;:v;: ... :Vn
dell' i-esimo condensatore, dall'eguaglianza

ESEMPIO 4.'l Due condensatori in parallelo

Due condensatori di capacità C1 e C2 hanno un 'armatura a e la somma rimane la stessa anche nella nuova situazione,
terra e sono caricati con d.d.p. ½ e v;, figura 4.26. Si collegano
tra loro le due armature libere e il sistema assume una nuova
condizione di equilibrio con una d.d.p. V rispetto alla terra.
Calcolare il valore di V. da cui si ricava
Cl½ + ½v;
V= - - - - -
Soluzione La carica presente inizialmente nei due conden- C1 + ½
satori è
intermedio tra½ e v;.
82 CAPITOLO 4 Conduttori . Dielettrici. Energia elettrostatica

L'equilibrio viene raggiunto con un passaggio di carica po-


sitiva dall'armatura a potenziale maggiore a quella a poten-
½I I½
ziale minore e le cariche finali dei condensatori sono Cl c2

I
V
Si osservi che la ripartizione di carica tra i due condensa-
tori avviene nello stesso modo dell'esempio 4.1, relativo a due
sfere conduttrici messe in contatto, se si ricorda l'espressione
Cl c2
( 4.7) della capacità di un conduttore sferico isolato.

I
Figura 4.26

4.5 ENERGIA DEL CAMPO ELETTROSTATICO


Il processo di carica di un condensatore, in cui si passa dalla situazione di carica zero
sulle armature alla situazione (+q, - q) con una differenza di potenziale V =q / C tra le
armature, consiste in definitiva in una separazione di cariche e richiede un determi-
nato lavoro che, essendo il campo elettrostatico conservativo, dipende soltanto dallo
stato iniziale e dallo stato finale, ma non dalle modalità con cui avviene il processo.
Per eseguire il calcolo possiamo immaginare quindi che la carica di un condensatore
awenga sottraendo, tramite un agente esterno, una carica dqdall'armatura negativa
e portandola sull'armatura positiva, così che alla fine una carica +q è stata trasferita
da un'armatura all'altra, lasciando la prima con una carica - q, e si è stabilita tra le ar-
mature la differenza di potenziale V; la carica totale è in ogni istante nulla.
Se in una fase intermedia del processo la differenza di potenziale tra le arma-
ture è V', in quanto è già stata trasferita la carica q' = C V' il lavoro per spostare
l'ulteriore carica dq' attraverso la differenza di potenziale V' è, secondo (2.8),

dW = V' dq' eq' dq I

e quindi il lavoro complessivo per effettuare la separazione delle cariche è

q q' I q2
W = dW = Cdq = 2e·
I I0
Come si vede, esso dipende solo dalla carica trasportata e dalla capacità del con-
densatore e non contiene informazioni sul processo effettivo.
Questo lavoro, effettuato contro la forza elettrostatica che si oppone a un ac-
cumulo di cariche dello stesso segno, viene immagazzinato nel sistema sotto forma
di energia (potenziale) elettrostatica. Assumendo che l'energia sia nulla quando
q = O, abbiamo W = ~ e, servendoci delle (4.6), scriviamo tre espressioni equiva-
lenti per l'energia elettrostatica del condensatore di capacità C, carico con carica
q e differenza di potenziale V:

1 q2 1 1
Energia elettrostatica Cv2 -2 qV. . (4.17)
2 e 2
4.5 Energia del campo elettrostatico 83

Alle stesse espressioni si arriva per l'energia elettrostatica di un conduttore carico


isolato immaginando il processo di carica come un trasporto di carica dall'infinito,
dove V = O, alla superficie del conduttore. Ciò torna formalmente con l'idea di con-
siderare un conduttore isolato come un condensatore con un'armatura all'infinito.
Il ragionamento svolto per il calcolo dell'energia del condensatore lega l'ener-
gia alle cariche, che la possiedono in quanto si trovano ad un certo potenziale:
l'energia totale è la somma delle energie potenziali delle singole cariche. È però
possibile trovare un'espressione alternativa dell'energia, legata al campo elettro-
statico prodotto dal sistema di cariche piuttosto che alle sorgenti del campo stesso. Figura 4.27
Consideriamo per semplicità un condensatore piano, in cui il campo elettro- Energia elettrostatica immagaz-
statico tra le armature è uniforme, figura 4.27. Riprendiamo la ( 4.12) e la rela- zinata all 'interno di un conden-
satore carico.
zione V= Eh:

1
U = ~ Cv2 = ~ Eo E E2 h2 -E E2 r
e 2 2 h 2 o

essendo r = Eh il volume del condensatore, cioè il volume in cui è definito il campo


elettrostatico. Se facciamo l'ipotesi che l'energia elettrostatica sia distribuita nei
punti in cui c'è campo elettrostatico e che questa distribuzione sia uniforme come
il campo, possiamo dire che la densità di energia elettrostatica, ovvero l'energia
elettrostatica per unità di volume, è

= -~
1
u -E E2 (4.18) Densità di energia elettrostatica
e r 2 o

che risulta pertanto proporzionale al quadrato del campo elettrostatico.


La generalità di questa formula, in cui non compare alcun elemento caratteri-
stico del sistema per cui il calcolo è stato eseguito, ma soltanto il valore del campo
e una proprietà del mezzo (in questo caso il vuoto), suggerisce che ( 4.18) si possa
applicare a qualsiasi situazione. In effetti si può dimostrare che in una regione in
cui è definito un campo elettrostatico l'energia contenuta in ogni volume infinite-
simo dr, al cui interno il campo elettrostatico vale E, figura 4.28, è

1
dUe = u e dr = -2 E
O
E 2 dr ·'

l'energia totale del campo elettrostatico si ottiene integrando su tutto il volume in


cui il campo elettrostatico è diverso da zero:
Figura 4.28

U, - f dU, - f ! e0 E' dL (4.19)


Energia elettrostatica nell'intor-
no di un punto.

Questa energia corrisponde al lavoro speso per costruire la distribuzione di ca-


riche che dà origine al campo elettrostatico.
Le ( 4.18) e (4.19) valgono per qualsiasi campo elettrico, indipendentemente
dalla sua natura. Utilizzeremo la (4.18) nel paragrafo 10.4 relativamente al campo
elettrico di un'onda elettromagnetica.
Nel SI l'unità di misura della densità di energia elettrostatica è joule/m 3
(J/ m 3).

ESEMPIO 4.8 Energia elettrostatica di un condensatore sferico

Calcolare l'energia elettrostatica di un condensatore sfe- Soluzione Impostiamo il calcolo sulla (4.19) utilizzando
rico di raggi Ri e ~- quanto visto nell'esempio 4.2: il campo tra le armature del
84 CAPITOLO 4 Conduttori. Dielettrici . Energia elettrostatica

condensatore vale E = q/ 4n c0 r 2 ; il volume della corteccia sfe-


rica infinitesima compresa tra il raggio re il raggio r + dr è dr =
L dr = 4n r 2 dre pertanto

1 ( q )
2
q
2
I dr
I
R2 R2
U, = - c - - - 4n r 2 dr = - -
R1 2 o 4n co r2 8n co R1 r2

(4.20)
_ I_ dr = 4n-r2 dr

Figura 4.29

Ricordando che la capacità di un condensatore sferico è


data da ( 4.5), vediamo che ( 4.20) è pari a q2/2 C: quindi (4.19) 1 q2
e ( 4.17) portano allo stesso risultato. 2 e
Se facciamo tendere J4. • in modo da realizzare un con-
00 ,

duttore sferico di raggio ~ dalla ( 4.20) otteniamo con C = 4n c0 ~ , come dato dalla (4. 7).

ESEMPIO 4.9 Energia elettrostatica di due condensatori in parallelo

Riprendendo i condensatori dell'esempio 4.6 calcolare


l'energia elettrostatica prima e dopo il collegamento in parallelo.

Soluzione Le energie elettrostatiche iniziale e finale sono Siccome

½- ½
si ha infine
per cui la variazione di energia elettrostatica vale

L'energia elettrostatica finale è minore di quella iniziale;


Ricorriamo all'espressione del potenziale finale trovata evidentemente lo spostamento delle cariche richiede un la-
nell'esempio 4.6 e troviamo voro e l'energia elettrostatica diminuisce.

ESEMPIO 4.10 La pressione elettrostatica

Calcolare la forza tra due armature di un condensatore - -q + + +q


piano, di area ..r distanti h, carico con una carica q, e il rapporto + +
F/ L, detto pressione elettrostatica. + +
+.A+
F +
+ +
Soluzione L'energia elettrostatica di un condensatore piano + +
con armature di area L distanti h è: + +

- - - -- - - -- x
Figura 4.30
4.6 Dielettrici. La costante dielettrica 85

Tra le armature, cariche di segno opposto, si esercita


una forza F attrattiva che per ragioni di simmetria è paral-
lela a E.
Per uno spostamento dh dell'armatura positiva ( dh < O) in-
p p
dicato in figura 4.30 l'energia elettrostatica diminuisce di

Figura 4.31
e viene fornito dalla forza F il lavoro

,/ - 1 E E2 ( 4.22)
dW = F · dh - dU = - -" - X, dh > O 2 o
e 2Eo
detta pressione elettrostatica.
positivo, per cui la forza F è concorde a dh e vale: La (4.22), che non contiene elementi caratteristici del si-
stema, ha validità generale, qualsiasi sia la distribuzione di ca-
(4.21) rica superficiale e mostra che la pressione elettrostatica ha la stessa
espressione della densità di energi,a. Essa è valida anche per un con-
duttore sferico isolato carico, come ad esempio una bolla d'ac-
Esprimendo a in funzione del campo elettrostatico E ab- qua saponata che sia stata caricata. Se la densità a è abbastanza
biamo in modulo: grande, la pressione elettrostatica (che deriva da una forza re-
pulsiva essendo le cariche dello stesso segno) tenderà a dila-
tare la superficie della bolla, aumentandone il raggio fino a di-
struggerla, indipendentemente dal segno della carica superfi-
e la forza per unità di superficie risulta ciale, in quanto la forza dipende da a 2•

4.6 DIELETTRICI. LA COSTANTE DIELETTRICA


Nei paragrafi precedenti sono state descritte le proprietà dei conduttori in
equilibrio: esse possono essere riassunte dicendo che la carica di un conduttore si
distribuisce sempre sulla sua superficie in modo tale che il campo elettrostatico ge-
nerato da essa e da altre cariche eventualmente presenti sia nullo all'interno del
conduttore. Questo è dunque equipotenziale e il valore del potenziale elettrosta-
tico dipende dalla distribuzione di tutte le cariche presenti. La carica di un con-
duttore puo essere facilmente cambiata, dando origine a una nuova situazione
elettrostatica, sfruttando il fatto che è molto semplice cedergli o sottrargli carica
(elettroni) attraverso il contatto con altri corpi carichi o il collegamento con ge-
neratori.
Vogliamo adesso studiare come viene modificato il campo elettrostatico nello
spazio tra conduttori carichi quando questo viene parzialmente o totalmente riem-
pito con un materiale isolante, di cui abbiamo già parlato nel paragrafo 1.1, e quali Isolanti
fenomeni avvengono all'interno di un materiale isolante sottoposto ad un campo
elettrostatico.
Cominciamo con l'esaminare una situazione semplice, un condensatore piano
carico e isolato, in modo che la carica sulle armature resti costante, figura 4.32a. Se
% è il valore della carica, distribuita con densità uniforme 0'0 , tra le armature c'è un
campo elettrostatico E0 e una d.d.p. ¼ dati da

C0 è la capacità e hh distanza tra le armature.


86 CAPITOLO 4 Conduttori. Dielettrici. Energia elettrostatica

Introduciamo parallelamente alle armature e senza toccarle una lastra condut-


trice di spessore s < h, figura 4.32b: si osserva che la differenza di potenziale tra le
armature diminuisce (come è messo in evidenza ad esempio dalla dimim,.1zione
dell'angolo tra le foglie di un elettroscopio connesso in parallelo al condensatore
o da qualsiasi altro strumento elettrostatico che misura la differenza di poten-
ziale). Infatti sulle facce della lastra si formano, per induzione elettrostatica com-
pleta, due distribuzioni di densità CJ0 con segno tale da annullare il campo all'in-
terno della lastra; all'esterno invece il campo resta invariato e pertanto

V = E0 ( h - s) < ¼,
indipendentemente dalla posizione della lastra. La presenza della carica indotta
sulle facce della lastra può essere messa in evidenza toccando una faccia con una
sferetta conduttrice di prova sostenuta da un manico isolante e portando la sfe-
retta a contatto con un elettroscopio; in tal modo si può ànche verificare che sulle
due facce della lastra le cariche hanno segno opposto.

+
+ +

I
+CYo + + + + +_fi
h -CYo---------- - - - - -
+CYo __J.-- + + + + +
I -CY. -
o
- - - -
~~

(a) (b)

Figura 4.32
Schema di un esperimento per lo studio delle proprietà elettriche dei mate-
riali conduttori.

Ripetiamo l'esperimento con una lastra di materiale isolante, figura 4.33a, de-
finito nel paragrafo 1.1 come un materiale in cui la carica prodotta localmente per
strofinio non è libera di muoversi. La differenza di potenziale tra le armature di-
minuisce e l'effetto, a parità di spessore s, è minore di quello rilevato con la lastra di
conduttore. Un esame dello stato di carica delle facce dell'isolante, fatto con la sfe-
retta di prova, non segnala la presenza di carica elettrica libera. La differenza di poten-
ziale diminuisce linearmente all'aumentare dello spessore s della lastra, come di-
mostreremo nell'esempio 4.10 e assume il valore minimo VI(" quando tutto lo spazio
tra le armature è riempito da materiale isolante, figura 4.33b. Il contatto tra la la-
stra di isolante e le armature del condensatore non produce alcun effetto dal mo-
mento che sulle facce della lastra non si è formata carica libera.

+
+ +

+ + + + +-1

(a) (b)

Figura 4.33
Schema di un esperimento per lo studio delle proprietà elettriche
dei materiali isolanti.
4. 6 Dielettrici . La costante dielettrica 87

Una serie di esperienze di carattere sistematico, come quelle condotte da Fara-


day nel 1831, mostra che il rapporto tra la differenza di potenziale ¼ misurata con
il condensatore vuoto e la differenza di potenziale V/( misurata con il condensatore
completamente riempito di isolante è sempre maggiore di 1 e dipende soltanto
dal tipo di materiale, ma non dalla carica sulle armature o dalle dimensioni e
forma delle stesse.
Le sostanze isolanti che hanno questa proprietà di ridurre la differenza di po-
tenziale tra le armature, e quindi il campo elettrico, si chiamano anche sostanze die-
lettriche o dielettrici e il rapporto adimensionale

1( = ¼ > 1 (4.23) Costante dielettrica relativa


vi(
è detto costante dielettrica relativa del dielettrico.
Ritornando al condensatore piano riempito completamente di dielettrico, fi-
gura 4.33b, il campo elettrostatico all'interno (nell'ipotesi che resti uniforme)
deve valere
(4.24)

pertanto ridotto dello stesso fattore K:. La variazione del campo dovuta alla pre-
senza del dielettrico è

1( - 1
1(

definendo
X = 1( - 1 ( 4.25) Suscettività elettrica

una grandezza chiamata suscettività elettrica del dielettrico. Per il campo nel die-
lettrico possiamo dunque scrivere

1( - 1
E =
I(
( 4.26)
1(

O"o
+ + + + + + + + -+ -+ -+ -+ +
-
+
O".o - - - O"p

- O"o

Figura 4.34
-f -O"o :!:: + +

Densità di carica ap sulle superficie di una lastra di materiale


+

r + -+ -+ + O"/J

isolante. ·

ponendo
(4.27)

La ( 4.26) mostra che il campo elettrostatico all'interno del dielettrico ha la


stessa espressione di un campo nel vuoto risultante dalla sovrapposizione del
88 CAPITOLO 4 Conduttori. Dielettrici. Energia elettrostatica

campo dovuto alle cariche libere sulle armature e del campo di una distribuzione
uniforme di carica con densità CJ'P che immaginiamo depositata sulle facce della la-
stra dielettrica, con segno opposto a quello della carica libera sull'armatura conti-
gua. Come vedremo nel paragrafo 4. 7 queste cariche non sono fittizie, bensì sono
il risultato dei processi microscopici che avvengono all'interno del dielettrico sotto
l'azione del campo esterno.
Una relazione come (4.27) esiste tra la carica qp = CJ'P .E che si forma sulle super-
ficie del dielettrico e la carica q depositata sulle armature:

1( - 1
qp = -1(-q ( 4.28)

La capacità del condensatore pieno di dielettrico è

Capacità del condensatore ( 4.29)


con dielettrico

aumentata dello stesso fattore K di cui è diminuita la differenza di potenziale ai capi


del condensatore, in accordo col fatto che la carica è rimasta costante. Allo stesso
modo di ( 4.23) si trova che ( 4.29) è una relazione di carattere generale che vale
qualunque sia la forma del condensatore. Deduciamo allora che le formule ( 4.5),
(4.9), (4.12), date per un condensatore sferico, cilindrico, piano, restano valide
purché si sostituisca a E0 la grandezza

Costante dielettrica assoluta ( 4.30)


del dielettrico
detta costante dielettrica assoluta del dielettrico. In particolare, per il condensa-
tore piano, scriviamo esplicitamente

( 4.31)

Notiamo che il vuoto può essere assimilato, per queste formule, a un dielettrico
con costante dielettrica assoluta E0 , costante dielettrica relativa K = 1 e suscettività
elettrica X= O.
Il ragionamento che nel paragrafo 4.5 ha portato all'espressione dell'energia
elettrostatica di un condensatore piano caricato con carica q può essere ripetuto
anche se lo spazio tra le armature è riempito completamente da un dielettrico di
costante dielettrica relativa K, con il risultato

q2
U=- ( 4.32)
e 2C

avendo utilizzato la ( 4.24) per il campo E all'interno del dielettrico.


Vediamo le stesse possibilità di interpretazione a suo tempo discusse: da una
parte l'energia è legata alle cariche, dall'altra al campo elettrico. Ora abbiamo in
più la dipendenza dalle proprietà del dielettrico che riempie lo spazio in cui esiste
il campo E. La quantità
1
Densità di energia elettrostatica ue = -EE 2 ( 4.33)
2

rappresenta la densità di energia elettrostatica.


4. 6 Dielettri ci . La costa nte dielettrica 89

Pure adesso la formula ( 4.33) è di validità generale: in una regione in cui esiste
campo elettrostatico l'energia elettrostatica è distribuita con densità ( 4.33) e vale:

(4.34) Energia elettrostatica

In particolare, nel caso di condensatori sferici e cilindrici completamente riem-


piti di dielettrico, il campo elettrico che compare nelle (4.33) e (4.34) è, analoga-
mente a quanto avviene per il condensatore piano, relazione ( 4.24), diminuito di
un fattore K rispetto al vuoto e ha le espressioni

q q
E(r) = 2
condensatore sferico
4n E0 Kr 4nEr2

À À
E(r) condensatore cilindrico
2n E0 Kr 2nEr

dove rè la distanza dal centro o dall'asse, rispettivamente.


Nella tabella 4.1 sono riportati i valori della costante dielettrica relativa per al-
cuni materiali sottoposti, a temperatura ambiente, ad un campo elettrostatico co-
stante. È anche riportata la rigidità dielettrica, cioè il massimo valore del campo Rigidità dielettrica
elettrostatico che può essere applicato a un dielettrico senza che awengano scari-
che al suo interno; una scarica danneggia irreparabilmente il dielettrico, nel senso
che viene a mancare la sua prop~ietà isolante.

TABELLA 4.1 Costanti dielettriche relative e rigidità dielettriche


Sostanza Costante dielettrica Rigidità dielettrica
relativa ,e V/m

aria 1.00059 3. 106


acqua 80
alcool etilico 28
olio per trasformatori 2.5 20 . 106
ambra 2.7 90. 106
bachelite 4.9 24. 106
carta 3.7 16. 106
polietilene 2.3 50. 106
polistirolo 2.6 25. 106
porcellana 6.5 4. 106
teflon 2.1 60. 106
vetro 4-:-7 20. 106

I materiali solidi che compaiono nella tabella 4.1 sono materiali amorfi, dotati
di simmetria in tutte le direzioni (isotropi). Per essi, come del resto per i gas e i li-
quidi, la costante dielettrica K non dipende né dal valore né dalla direzione del
campo E cui vengono sottoposti. Le proprietà elettrostatiche dei dielettrici di questo tipo
sono completamente descritte dalle relazioni dedotte in questo paragrafo.
Rimandiamo al paragrafo 4. 7 per l'interpretazione fisica di tali risultati, dedotti
da considerazioni di carattere fenomenologico e al paragrafo 4.8 per una formu-
lazione più puntuale delle leggi dell'elettrostatica in presenza di materiali dielet-
trici.
90 CAPITOLO 4 Conduttori . Dielettrici . Energia elettrostatica

ESEMPIO 4.11 Lastra di dielettrico all'interno di un condensatore piano

Un condensatore piano, con armature di area L distanti h,


è caricato con una carica% e quindi isolato. Una lastra di die-
= V, (
o
1 - ~ 2-)
h
"K
lettrico, di costante dielettrica relativa "K, area Le spessore s, è
posta all'interno, come mostrato in figura 4.35. Calcolare la con variazione lineare tra ¼ (s = O) e VI( = ¼/ "K ( s = h) , figura
differenza di potenziale tra le armature e la capacità equiva- 4.36.
lente del sistema. La d.d.p. si può riscrivere

+ + +. + + O"o L ( - l )
V, = - - h -"K - -s

r:
,c c0 L "K
I
El( - -
s 1(
h in cui cr0 L è la carica libera q presente sulle armature. Pertanto
+
l +
+ +

V~ l h - s s
q e

Figura 4.35 dove C è la capacità equivalente del condensatore parzialmente


riempito di dielettrico. Si vede dalla formula che la capacità
equivalente non dipende dalla posizione della lastra e che il si-
Soluzione Il campo elettrostatico all'interno del dielettrico è stema si può interpretare come due condensatori in serie, uno
dovuto sia alle cariche libere, distribuite sulie armature con vuoto con capacità c0 L/(h - s), l'altro con dielettrico, di capa-
densità cr0, che a quelle che compaiono sulle facce della lastra cità c0 "K LI s.
ed ha l'espressione (4.24): El( = cr0 /c0 "K. Il campo nei punti in
cui non c'è la lastra è determinato solamente dalla densità di
carica libera, poiché, in base ai risultati degli esempi 1.8 e 2.8,
le due distinzioni di carica +cr1, e - cr1, danno risultato nullo
all'esterno: E0 = cr/c0 • La differenza di potenziale è

V~ = = E0 (h - s) + El(s ,
fo E· dh
qualunque sia la posizione della lastra rispetto alle armature.
Introduciamo il valore dei campi elettrostàtici:

Figura 4.36

ESEMPIO 4.12 Lastra di dielettrico tra armature di un condensatore piano collegato ad un generatore

Un condensatore piano, con armature di area L distanti h,


viene collegato ad un generatore che mantiene una differenza
~

! J
di potenziale ¼ tra le armature. Una lastra di dielettrico dico-
stante dielettrica relativa Kviene inserita tra le armature, riem-
piendo completamente il volume, figura 4.37. Descrivere le
proprietà elettrostatiche del sistema prima e dopo l'inseri- Eo
mento della lastra, ammettendo che anche in questo caso la
capacità aumenti di un fattore "K.

Soluzione Nella condizione senza dielettrico: !


Eo
3
coL
h Figura 4.37
4. 6 Dielettrici . La costan te dielettri ca 91

1 E2 "/( - 1 = (iç - 1) CJ'o


ue = 2eo o q,, = - "/(- q= (iç - 1) % q -- % (J'
fJ '

Nella condizione con dielettrico , dato che C = "KC0 , si ha:


~ e~ u: = _l_2 t:E o
2
U> içUe "/(Ue
'

q= C¼

ESEMPIO 4.13 Forza di risucchio di una lastra di dielettrico

In un condensatore piano, le cui armature quadrate sono


di lato le distano h, è parzialmente inserita per un tratto x una
lastra di dielettrico, di costante dielettrica "K e spessore h. Un
generatore mantiene la differenza di potenziale V costante tra
le armature. Calcolare la forza F con cui la lastra è risucchiata
all'interno del condensatore, il lavoro W complessivo fatto
dalla forza Fe l'energia U gen erogata dal generatore durante il
processo. Eseguire i calcoli per l = 20 cm, h = l cm,
"/( = 4, V = 500 V.

Soluzione Con riferimento alla figura 4.38 puntualizziamo


che è il campo elettrostatico non uniforme in prossimità dei Figura 4.38
bordi del condensatore che produce la forza F di risucchio.
Tale campo agisce sulle cariche superficiali indotte sul dielet-
trico, che non sono distribuite uniformemente. Il processo è
schematizzato come in figura 4.39; si calcola innanzitutto la ca- da qui si ricava:
pacità equivalente del sistema, pensato come due condensa-
tori in parallelo, uno con dielettrico e uno senza dielettrico:
F = (d U, ) .
dx V= cast
C(x) = eo iç lx + Eo l (l - x)
h h
la forza non dipende dalla posizione x della lastra. Numerica-
mente F = 6.64 · 10-5 N. Il lavoro complessivo della forza è
Per un avanzamento dx della lastra dielettrica la capacità
W = Fl = 1.33 · 10-5 J, l'aumento di energia elettrostatica è
aumenta di
eguale, il generatore fornisce il lavoro ¼,en = 2W= 2.66 • 10- J,
5

_ dC d t:0 ( -,ç - 1 ) l d a spese della propria energia interna che diminuisce di una
dc - x = h x,
dx eguale quantità.

a cui corrisponde una variazione di carica dq = V dC operata dal


generatore, che la sposta da un'armatura all' altra con spesa di
lavoro d~en = V dq = V2 dC. D'altra parte l'energia elettrosta-
2
2 dC V = __!__
tica aumenta di dUe = __!__ 2 dWgen . Il lavoro fornito dal
~

. . . .~ ttt+HHHHH;
generatore va dunque per metà in aumento di energia elettro-
statica e per metà in lavoro della forza di risucchio:
, ~... 1) 1
, I

dW = F dx = d~en - dU, = dU, = t v2 dC ;


- - x-

Figura 4.39
92 CAPITOLO 4 Conduttori. Dielettrici. Energia elettrostatica

4. 7 POLARIZZAZIONE DEI DIELETTRICI


(a) La spiegazione dei fenomeni osservati si basa sulla struttura elettrica microsco-
pica della materia. Ricordiamo come il fenomeno dell'induzione elettrostatica,
che rende possibile la separazione delle cariche dei due segni nei conduttori, sia
---+---
dovuto al fatto che nei conduttori un certo numero di elettroni per atomo è sepa-
rato dall'atomo stesso: all'interno dei conduttori esiste un gas di elettroni pratica-
mente liberi.
Negli isolanti invece tutti gli elettroni sono legati agli atomi e non se ne allon-
tanano spontaneamente. Per fare awenire la separazione occorre agire
_ _ _,.._ E dall'esterno, ad esempio tramite lo strofinio con un panno. Se si applica al dielet-
trico un campo elettrico esterno avviene soltanto uno spostamento locale delle cari-
che che costituiscono gli atomi. Si tratta di effetti molto piccoli per ogni singolo
atomo: gli spostamenti delle cariche sono dell'ordine di 10- 15 m, confrontabili con
(b)
le dimensioni del nucleo. Però il numero di atomi per unità di volume è n = I 0 25 -=-
1028 m-3, a seconda dello stato di aggregazione, per cui l'effetto complessivo è mi-
surabile.
In un atomo in condizioni normali e in assenza di campo elettrico esterno la di-
stribuzione degli elettroni è in media simmetrica rispetto al nucleo: essa viene rap-
Figura 4.40 presentata, figura 4.40a, come una nube di carica negativa che occupa una zona
Polarizzazione di un atomo sot- intorno al nucleo di raggio pari alle dimensioni dell'atomo (~ 10-10 m); il centro di
toposto all'azione di un campo massa della carica negativa coincide con il nucleo positivo.
elettrostatico. Sotto l'azione di un campo elettrostatico E, figura 4.40b, il centro (di massa)
della nube negativa subisc~ uno spostamento in verso contrario al campo, il nu-
cleo in senso concorde al campo e si raggiunge una posizione di equilibrio in cui
questo effetto è bilanciato dall'attrazione tra le cariche di segno opposto. Detta x
la distanza tra i centri delle cariche owero x il vettore che va dal centro della carica
negativa al nucleo, ha senso definire il momento di dipolo elettrico di questa con-
figurazione come
Momento di dipolo elettrico Pa = 'Zex ·
Possiamo quindi affermare che un atomo acquista un momento di dipow elettrico
microscopico Pa, indotto dal campo elettrostatico E, a questo parallelo e concorde;
l'effetto cessa quando si annulla il campo. Il fenomeno si chiama polarizzazione ilet-
t;ronica.
+H Come abbiamo accennato alla fine del paragrafo 2. 7 esistono delle sostanze le
cui molecole presentano un momento di dipow intrinseco: si tratta di molecole polia-
tomiche formate da specie atomiche diverse (H20, NH3 ) in cui la distribuzione
delle cariche è tale che il centro delle cariche negative non coincide con il centro
delle cariche positive, figura 4.41. In assenza di campo elettrostatico esterno, fi-
gura 4.42a, i dipoli molecolari sono orientati a caso, per via degli urti dovuti al
moto di agitazione termica che distruggono eventuali configurazioni ordinate do-
vute alle interazioni tra dipoli. Quando si applica un campo E, su ciascuno dei di-
poli elettrici di momento p 0 agisce il momento delle forze (2.49) che ne causa un
orientamento con il campo elettrostatico soltanto parziale perché disturbato
dall'agitazione termica, figura 4.42b. Il grado di allineamento aumenta al dimi-
Figura 4.41 nuire della temperatura e all'aumentare dell'intensità del campo elettrostatico
Struttura elettrica della moleco- esterno.
la di acqua. Anche questo meccanismo, che prende il nome di polarizzazione per orienta-
mento, porta al risultato che ogni molecola acquista un momento di dipow elettrico me-
dio< p > microscopico parallelo al campo elettrostatico E, figura 4.42b.
Nella nota alla fine del capitolo 4 vengono esaminati entrambi i meccanismi di
polarizzazione per i gas.
4. 7 Polarizzazione dei dielettrici 93

(a) (b)
//I\
Po" ' / /
'-. / Po
/ " / /
/ l t/
E = O,<p> =O <p>I IE

Figura 4.42
Azione del campo elettrostatico sulle molecole di una sostanza dotate di
momento di dipolo elettrico intrinseco.

Senza approfondire oltre la dinamica dei meccanismi di polarizzazione, riassu-


miamo l'effetto dell'applicazione di un campo elettrostatico ad un dielettrico di-
cendo che ciascun atomo o molecola acquista un momento di dipolo elettrico me-
dio <p>, parallelo e concorde aE.
Considerato un volumetto r nell'intorno di un punto O in cui sono contenuti
Natomi (o molecole), il momento di dipolo risultante p è dato da p = N < p > e il
momento di dipolo per unità di volume nell'intorno del punto O si scrive

p N
p r<p> = n<p> , ( 4.35) Vettore polarizzazione
r

dove n è il numero di atomi ( o molecole) per unità di volume. Dato che ciascun mo-
mento di dipolo <p> è parallelo al campo E, anche P, detto vettore polarizzazione,
è parallelo a E.
Riprendiamo in considerazione il condensatore piano carico con all'interno
una lastra di dielettrico, che supponiamo polarizzato uniformemente: il vettore polariz-
zazione P è cioè costante in tutti i punti della lastra.
Suddividiamo la lastra in prismi infinitesimi di base dE0 , altezza dh e volume dr
= dE0 dh, figura 4.43a: ciascuno di questi ha, secondo ( 4.35), il momento di dipolo

dl;0 - dqP - dqP

"
dh dqp= O
+ +

l
p
(a)
+ + +dq,,
t
p
(b)
+ +
+ + +dq,,

- - - - - a-P = -P

pt
+ + + + +<5p = p
(e)

Figura 4.43
Rappresentazione schematica della formazione della carica di polarizzazione
sulle superficie di una lastra piana di materiale dielettrico.
94 CAPITOLO 4 Conduttori. Dielettrici . Energia elettrostatica

dp = P dr = P dL0 dh ,

essendo dh orientato concordemente a P.


Sostituiamo al prisma un sistema costituito da due cariche ± dqp = ± PdL0 , poste
nel vuoto e distanti dh, distribuite sulle basi del prisma con densità ±CJP = ±dqpl dL0 =
± P. Tali cariche hanno un momento di dipolo dp eguale a quello del prisma.
Se consideriamo due prismi consecutivi, figura 4.43b, con una base in comune
e se P è costante, la carica + dqp di un prisma si annulla con la carica - dqp dell'altro
sulla base in comune; ripetendo l'operazione per tutti i prismi alla fine rimangono
solamente le cariche sulle basi dei prismi che appartengono alle facce della lastra,
figura 4.43c.
+ Il significato fisico dell'operazione è di ammettere che awenga una compensa-
+ zione delle cariche, spostate dalle posizioni di equilibrio, all'interno del dielettrico
+
+ uniformemente polarizzato, ma non alla superficie limite dove la discontinuità del
+
+ + + mezzo impedisce la compensazione. Qui la carica è localizzata entro uno strato di
spessore pari alle dimensioni atomiche ed è a tutti gli effetti trattabile come una di-
stribuzione superficiale di carica. La lastra viene quindi ad essere equivalente a due
p p dist~ibuzioni di carica, localizzate sulle /acce, con densità ±CJP = ± P.
E bene ripetere che queste cariche di polarizzazione non sono libere come nei con-
duttori: esse si manifestano a causa degli spostamenti microscopici locali, ma rimangono
dL0 - - - dq1,
vincolate agli atomi. Per questo motivo quando cerchiamo di prelevarne un cam-

4++~,
dL++ pione non riusciamo ad asportarne nemmeno una piccola quantità misurabile.
Per lo stesso motivo quando un dielettrico occupa completamente lo spazio in-
terno a un condensatore e le facce del dielettrico vengono in più punti a contatto
con le cariche libere presenti sulle armature conduttrici non awengono trasferi-
p
menti di carica, pur essendo affacciate cariche di segno opposto.
Figura 4.44 Quando la superficie del dielettrico, come in figura ( 4.44), è di forma qualun-
Densità di carica di polarizzazio- que, considerato un prismetto con le basi una interna di area dL0 in cui la densità
ne sulla superficie di un dielet- di carica è ancora Pe l'altra esterna di area dLin cui la densità è CJP si ha dqp = PdL0
trico di forma qualunque. = CJPdL e quindi:
dLO
CJ = P - = P cos 0 = P · u ( 4.36)
P dL n

la densità superficiale delle cariche di polarizzazione è uguale alla compo-


nente di P lungo la normale alla superficie.

Il caso della lastra considerata in precedenza corrisponde alle due orienta-


zioni particolari 0 = O e 0 = n. In generale, figura 4.44, quando O ::; 0 < n/2 la
densità di carica è positiva, quando n/2 < 0 ::; n essa è negativa ed è nulla solo
per 0 = n/2, superficie parallela a P. Di conseguenza in un dielettrico polariz-
zato, indipendentemente dalla forma, avremo sempre una parte della superficie
carica positivamente e la rimanente carica negativamente. Se la polarizzazione è
uniforme non si manifestano cariche all'interno del dielettrico e quindi la carica
totale superficiale deve essere nulla, come deve sempre essere una carica di pola-
rizzazione visti i meccanismi da cui ha origine. Se invece la polarizzazione non
è uniforme diciamo soltanto che pure all'interno del dielettrico si hanno cari-
che di polarizzazione, in quanto non si ha . più la compensazione cui si è ac-
cennato prima. Però la somma delle cariche di polarizzazione superficiali e di
volume è sempre nulla.
Figura 4.45 L'attrazione di piccoli oggetti isolanti, per esempio pezzetti di carta o di poli-
stirolo, da parte di corpi carichi, come materiali dielettrici strofinati, si spiega con
Un pezzetto di polistirolo viene
attratto da una bacchetta elet- il fenomeno della polarizzazione: il campo elettrostatico del corpo carico polarizza
trizzata. l'oggetto che acquista un momento di dipolo elettrico p e il segno delle cariche è
4.8 Eq uazioni generali dell'elettrostatica in presenza di dielettrici 95

sempre tale da causare attrazione , figura 4.45; la forza F attrattiva è data dalla
(2.52) F = p dE( r) , se r è la distanza.
ar
Nella maggior parte dei dielettrici risulta che P è proporzionale a E e tale rela-
zione si scrive
( 4.37)

Per il dielettrico a forma di lastra uniformemente polarizzato è facile verificare la


(4.37) facendo ricorso a ( 4.36), (4.27), ( 4.24).
I dielettrici che obbediscono a (4.37) si chiamano lineari; essi sono materiali Dielettrici lineari
amorfi, caratterizzati da isotropia spaziale (vedi paragrafo 4.6, Tabella 4.1).
Esistono mezzi anisotropi, come i cristalli, nei quali il parallelismo tra P e E è
mantenuto solo lungo alcune direzioni che coincidono con gli assi cristallografici.

EQUAZIONI GENERALI. DELL'ELETTROSTATICA


4.8
IN PRESENZA DI DIELETTRICI
Avendo verificato la realtà fisica delle cariche di polarizzazione che vengono in-
dotte da un campo elettrostatico E possiamo scrivere la legge di Gauss (3.6), fa-
cendo apparire esplicitamente tali cariche: + +

q+ q
<P (E) =
f E · u d:E
n
= __
Eo
P ( 4.38)
+
1:
+ + ± ~ +
_un -
+

Il flusso del campo elettrostatico attraverso una superficie chiusa è ugu ale alla
somma di tutte le cariche presenti all'interno, sia libere ( q) che di polarizzazione ( qp). p E
Se consideriamo la scatola cilindrica della figura 4.46, avente area di base :E, la · Figura 4.46
carica contenuta all'interno è quella positiva sull'armatura e quella negativa di po- Applicazione della legge di Gauss
larizzazione sulla faccia della lastra; quest'ultima vale qp = - <J"P :E = - PE D'altra per la definizione del vettore in-
parte, essendo P = O all'interno dell'armatura conduttrice, è anche vero che per duzione dielettrica D .
l'intera superficie chiusa cilindrica

f P · U n d:E = P:E .

Pertanto la ( 4.38) diventa

<P (E)

ovvero

f (E0 E + P) · u n d:E = q , (4.39)

relazione che ha validità del tutto generale.


Dalla (4.39) si può definire il vettore D, detto induzione dielettrica,

(4.40) Induzione dielettrica


per cui:
<P(D) f D · u n d:E = q (4.41)
96 CAPITO LO 4 Conduttori. Dielettri ci. Energia elettrostatica

Legge di Gauss per D La ( 4.41), nota come legge di Gauss per l'induzione dielettrica afferma che

il flusso dell'induzione dielettrica attraverso una superficie chiusa è uguale


alla somma delle cariche libere contenute all'interno della superficie stessa.

Introducendo (4.37) nella ( 4.40) abbiamo:

D = E0 E + E0 (7c - l)E = E0 KE = EE . ( 4.42)

In particolare, all'interno della lastra dielettrica inserita in un condensatore piano


dove il campo elettrostatico è dato da (4.24) si ha:

D = CYU n .

Il valore di D coincide con quello della densità di carica libera.


Con lo stesso procedimento applicato nel paragrafo 3.4 si ottiene la forma locale
di (4.41):
V-D = p. (4.43)

La divergenza del vettore induzione dielettrica è eguale alla densità di carica libera; in as-
senza di cariche libere V• D = O.
Le relazioni trovate, anche se ricavate per dielettrici lineari, hanno validità ge-
nerale.

UNITÀ DI MISURA
La polarizzazione e l'induzione dielettrica hanno la stessa unità di misura, che è
quella della densità superficiale di carica, C/m2 (coulomb/m 2 ).
La costante dielettrica relativa e la suscettività elettrica sono adimensionali. Invece la
costante dielettrica assoluta ha le dimensioni di t:0 , che si possono ricavare da E = a/ E0 e
risultano farad/m, F /m, unità corrispondente, ma più usata, di C 2/Nm 2, indicata nella
(1.6), come già osservato nel paragrafo 4.3.

ESEMPIO 4.14 Sfe ra conduttri ce in un dielettrico indefinito e omogeneo

Una sfera conduttrice di raggio R, avente carica q, è all'in-


terno di un dielettrico indefinito di costante-dielettrica relativa
·,e Determinare le espressioni in funzione di rdei vettori D, E,
P e il valore della carica di polarizzazione q1, sulla superficie del
dielettrico a contatto con la sfera.

Soluzione La legge di Gauss per il vettore D (4. 41 ), applicata


ad una superficie sferica di raggio r > R, dà

4nr2 D = q • D(r) = _q_ur


2
4n r Figura 4.47

Da questa tramite (4.42) si ricava il campo elettrostatico


nel dielettrico: K: - 1 q
D q P(r) = t:0 (K - l)E = -K:- n r2 ur ·
E ( r) = - = 2
u, . 4
E 4n E0 K:r

Rispetto al caso in cui la sfera sia nel vuoto ( K: = 1), c'è una In particolare, per r = R, owero sulla superficie del dielet-
diminuzione di un fattore K:. trico a contatto con la sfera, dove c'è la carica di polarizzazione
Il vettore Psi ottiene applicando (4.37): di segno opposto a q,
4.8 Equazioni generali dell'elettrostatica in presenza di dielettrici 97

K: - l q K: - l K: - l K: - l
P(R) ----u --(JU - P(R) - - - (J • qp = - - K:- q
2 K: K:
K: 4n R '
r

essendo a la densità di carica libera. Da (4.36), visto che u n e u ,.


sono opposti,

NOTA
(a)
MECCANISMI DI POLARIZZAZIONE NEI GAS
Nello studio delle proprietà macroscopiche dei dielettrici isotropi abbiamo ammesso
la validità della legge di proporzionalità tra polarizzazione P e campo elettrostatico E --- + - --
agente sul dielettrico:
(4.37)

Vogliamo ora discutere brevemente i meccanismi di polarizzazione elettronica e di pola-


rizzazione per orientamento nei gas, i sistemi più semplici, al fine di dimostrare che la (4.37) è
verificata e di ottenere un'espressione della suscettività elettrica X in termini delle gran-
- - - -E
dezze relative ai processi elementari da cui dipende il fenomeno della polarizzazione.

Polarizzazione elettronica
- - - ~ - -
23 (b)
In un gas, in condizioni normali, ci sono NA = 6.022 • 10 atomi contenuti nel volume - -- ~ + -
_ _ _ _ 'f._ _ _
3 25 3
molare !'A = 22.4 · 10- m3, dunque n = NA/rA = 2.69 · 10 atomi/m .
Ciascun atomo, per le nostre considerazioni, figura 4.48a, può essere visto come una
sfera di raggio R pari alle dimensioni dell'atomo, in cui è distribuita uniformemente la
carica negativa -Ze, con densità Pa= Zex
4 3
(4.44)
P, = -Ze/ nR .
3
Al centro della distribuzione di carica negativa c'è il nucleo di carica +Ze: il momento E+ E, O
di dipolo dell'atomo è nullo, Pa = O, poiché la carica positiva sta nel centro della distri-
buzione di carica negativa. Sotto l'azione del campo elettrostatico esterno E, figura Figura 4.48
4.48b, il centro della distribuzione risente della forza F_ = -ZeE che tende ad allontanarlo Meccanismo di polarizzazione di
dal nucleo. Alla distanza x dal centro della distribuzione, a sua volta, il nucleo risente ol- un atomo.
tre della forza F+ = +ZeE dovuta al campo elettrostatico esterno, anche della forza dovuta
pX Zex
al campo elettrostatico (3.17) Ee = - ' - = - , dovuto alla distribuzione di carica
3t:0 4nt:R 3t:0
negativa, e quindi della forza Fe = ZeEe, diretta verso il centro della distribuzione stessa.
Si avrà l'equilibrio quando:

Essendo Pa = Zex il momento di dipolo elettrico acquistato dall'atomo, si ottiene


(4.45) Momento di dipolo elettrico
indotto
owero il momento di dipolo elettrico indotto dal campo elettrostatico E è parallelo e proporzionale a
E. La polarizzazione ( 4. 35) risulta:
(4.46)

e quindi la suscettività elettrica (4.37) assume l'espressione

X,t = (4n R 3)n . (4.47)


10
Ponendo il raggio R di un atomo pari a 10- m otteniamo:

X,1 = n (4n R 3 ) = 3.4 · 10-4 • K: = l + X = 1.00034 ,


98 CAPITOLO 4 Conduttori . Dielettrici . Energia elettrostatica

in buon accordo con i valori sperimentali per quelle sostanze come l'argon K: = 1.000545,
l'azoto K:= 1.000580, l'elio K: = 1.000068, l'idrogeno K: = 1.000264, in cui il meccanismo di
polarizzazione elettronica è l'unico presente.

Polarizzazione per orientamento

+H Alcune molecole poliatomiche, come acqua, H 20, figura 4.49, e acido cloridrico,
HCl, possiedono un momento di dipolo intrinseco p 0, per cui sono dette polari. Tali
molecole sono formate da due o più atomi, di specie diversa, disposti secondo confi-
gurazioni in cui il centro della carica negativa non coincide con quello della carica
positiva. Nella molecola d'acqua il centro della carica positiva sta praticamente nel
punto di mezzo della congiungente i due atomi di idrogeno, mentre quello della ca-
105° ~ Po rica negativa coincide quasi con il nucleo di ossigeno; ne deriva un momento di di-
) polo elettrico Po che vale circa 6 · 10-30 cm.
In assenza di campo elettrico i singoli dipoli sono diretti casualmente in tutte le di-
rezioni così che in ogni elemento di volume dr il momento di dipolo elettrico risultante
è eguale a zero e quindi la polarizzazione è nulla. Quando si applica un campo elettrico
E dall'esterno ha luogo la polarizzazione elettronica, ma succede anche che su ogni di-
polo permanente p 0 agisce il momento meccanico (2.49)
Figura 4.49
Molecola d'acqua. M = Po x E

che tende a orientare p 0 concordemente a E. Se tutte le molecole si allineassero risulte-


rebbe una polarizzazione intensa; però a temperature T ordinarie e con campi elettrici
non particolarmente intensi gli urti tra le molecole dovuti all'agitazione termica per-
mettono un allineamento soltanto parziale che si rappresenta con un momento di dipolo
medio <p>, parallelo ad E e ad esso proporzionale.
Lo studio del comportamento statistico di un insieme di dipoli alla temperatura Te
sottoposti all'azione di un campo elettrico E ha permesso a P. Debye di calcolare <p>.
Per campi elettrici normali e temperature Tnon troppo basse risulta

(4.48 )

con kn = 1.38 • 10-23 J/ K costante di Boltzmann. Pertanto la polarizzazione (4.35) vale

np2
p e0 - -0- E
4
X . 103
,•
,• n<p>
3e0 kn T
(4.49)

,•
3 anche in questo caso la (4.37) è verificata. Come era da attendersi la polarizzazione è in-
versamente proporzionale alla temperatura T: al crescere della temperatura gli urti tra
2 .,,-•' ,', __ /" le molecole accentuano il disallineamento rispetto al campo elettrico E. Dal confronto
con (4.37) si trova per la suscettività elettrica l'espressione

np2
X = __o_ (4.50)
o P 3e0 kn T
10-3 2 . 10-3 3 . 10-3

l / T(K- 1 ) La dipendenza di x1, da 1/Tprende il nome di legge di Curie. La suscettività elettrica


del vapor d'acqua è stata misurata in funzione della temperatura: i dati sperimentali
Figura 4.50 sono riportati in figura 4.50 e si vede che la dipendenza da 1/ Tè ben verificata. Dalla
Suscettività elettrica del vapore pendenza della curva si ricava np~/ 3e0 kn = 1.46 K; noto il numero di molecole per unità
d'acqua. di volume n = 1.38 • 10 25 m-3, è possibile calcolare il momento di dipolo elettrico della
molecola d'acqua, che risulta Po = 6.25 · 10-3° Cm. La suscettività elettrica alla tempera-
tura T = 393 K = 120°C vale

x,, = 1.46/ 393 3.7 · 10-3 • K: = I + X = 1.0037 .


Riepilogo 99

RIEPILOGO
I materiali conduttori in equilibrio elettrostatico hanno le La capacità equivalente di un sistema di condensatori C1 ,
seguenti proprietà: e;, C3,•• • collegati in serie è:

• il campo elettrostatico all'interno del conduttore è nullo:


1 ( 4.16)

• il potenziale elettrostatico del conduttore è costante; . in L'energia elettrostatica di un condensatore carico è:


particolare la superficie del conduttore è una superficie
equipotenziale; q2 1 1
u =-
2C
cv2 - qV. (4.17)
• in un conduttore carico la carica si dispone sulla superfi- e 2 2
cie esterna del conduttore con densità superficiale a, che
in ogni punto dipende dalla forma del conduttore; Si può rappresentare l'energia elettrostatica correlandola
• sulla superficie di un conduttore il campo elettrostatico è al campo elettrostatico E ; definendo la densità di energia
dato dal teorema di Coulomb: elettrostatica (J/ m 3 ):

u, = (4.18)
E= ~u
eo n ( 4.1)

con u n versore normale alle superficie del conduttore. in un volumetto dr nell'intorno di un punto Pin cui il campo
Un condensatore è un sistema di due conduttori tra i elettrostatico vale E è contenuta una quantità d 'energia elet-
quali c'è induzione completa. I due conduttori costituiscono le trostatica dlJ, = u, dr, per cui l'energia elettrostatica risulta:
armature del condensatore. Il rapporto tra il valore assoluto della
carica q presente su ciascuna delle armature e la differenza di ( 4.19)
potenziale tra le armature V si chiama capacità del condensa-
tore:
dove l'integrale è esteso alla regione in cui il campo elettro-
c = !L (4.6) statico è diverso da zero.
V
Le (4.18) e (4.19) hanno validità generale e sono usate in
La capacità di un condensatore dipende dalla geometria particolare quando i campi elettrici sono prodotti da sistemi
del sistema e dal mezzo interposto. complessi non descrivibili come un insieme di cariche oppor-
Nel SI l'unità di misura della capacità è coulomb/ volt, tunamente posizionate.
detta farad (F): F = C/ V. Quando tra le armature del condensatore viene inserito
La costante dielettrica assoluta del vuoto si esprime anche un materiale dielettrico ( isolante) la sua capacità diventa:
con e0 = 8.86 pF / m.
( 4.29)
La capacità di un condensatore sferico vuoto, con l'arma-
tura interna di raggio ~ e l'armatura esterna di raggio Ri, è: con C0 la capacità del condensatore vuoto, precedentemente
definita e 1( una costante adimensionale maggiore di 1 carat-
(4.5) teristica del materiale detta costante dielettrica relativa.
A parità di carica q presente sulle armature l'aumento
della capacità è dovuta alla diminuzione del campo elettro-
La capacità di un condensatore piano vuoto, armature di
statico e della differenza di potenziale tra le armature:
area I distanti h è:
(4.8)
V= -1(
'1a ( 4.24)
I( '

La capacità per unità di lunghezza di un condensatore ci- '1a sono rispettivamente il campo elettrostatico e la diffe-
se E0 e
lindrico vuoto, con l'armatura interna di raggio Ri e l'arma- renza di potenziale nel vuoto.
tura esterna di raggio Ri, è: La diminuzione del campo elettrostatico è dovuta a mec-
( 4.11) canismi di polarizzazione del materiale dielettrico, che com-
portano la presenza di una carica di polarizzazione qpsulle su-
perficie del dielettrico a contatto (o meno) delle armature
pari a:
La capacità equivalente di un sistema di condensatori Ci, 1( - l
qp = --1(-q ( 4.28)
e;, C3 • • • collegati in parallelo è:
(4.14) con q carica presente sulle armature.
100 CAPITOLO 4 Conduttori. Dielettrici. En ergia elettrostatica

QUESITI
4.1 Che differenza c'è tra la carica netta presente su un con- 4.17 Una sfera conduttrice viene avvicinata ad una sfera con-
duttore carico e la carica libera interna allo stesso? duttrice carica. Perché la sfera viene attratta anche se non
4.2 Un conduttore ha elettroni liberi solo se ha un eccesso di ha carica?
carica negativa? 4.18 Una sferetta conduttrice che possiede una piccola carica
4.3 Un conduttore ha una carica q = 1.6 • 10-9 C. Quanti elet- q viene avvicinata ad una sfera avente una carica Q >> q
troni ha ceduto nel processo di carica? Quanta massa ha dello stesso segno. Perché la sferetta viene attratta pur
ceduto? avendo carica dello stesso segno?
4.4 Una sferetta conduttrice appesa ad un filo di seta è so- 4.19 Come si può schermare un laboratorio o un circuito dai
spesa in un campo elettrostatico E. Quanto vale il campo campi elettrici dispersi?
elettrostatico E all'interno della sferetta? Varia la risposta 4.20 Perché i parafulmini sono fatti a punta?
se la sferetta è carica? 4.21 Gli abitanti di un grattacielo con pilastri d'acciaio sono
4.5 Due conduttori con carica di segno opposto vengono po- più al sicuro di quelli di una casa di legno durante un
sti a contatto. Perché all'equilibrio la carica sui due con- temporale?
duttori non può essere di segno opposto? 4.22 La capacità di un condensatore dipende dalla carica e/ o
4.6 Due sfere conduttrici di raggi Ri e ~' con Ri > ~' sono dalla differenza di potenziale? ·
collegate da un filo conduttore. Su quale sfera la carica è 4.23 Perché ai bordi di un condensatore piano ideale è neces-
maggiore? Quale sfera ha densità di carica a maggiore? saria la presenza del campo elettrostatico E disperso?
Su quale sfera il campo elettrostatico E è maggiore? 4.24 Un condensatore piano ha le armature di area .E distanti
4. 7 Se il potenziale elettrostatico di una persona posta su un h. Come varia la capacità se: a) la distanza tra le armature
supporto isolante aumenta di 10000 V che cosa succede diventa 2h, b) se la distanza tra le armature diventa h/2 e
alla persona? Perché alla persona si rizzano i capelli? c) se le due armature vengono fatte scorrere finché l'area
4.8 Perché spesso uscendo dalla macchina e chiudendo la delle superficie sovrapposte è .E/2.
portiera scocca una scintilla tra la mano e la maniglia? 4.25 Tra le armature di un condensatore piano distanti h viene
4.9 Spiegare l'origine del bagliore che si osserva talvolta sulle inserita una lastra di materiale conduttore di spessore
linee elettriche ad alta tensione. s = h/2. Come varia la capacità del condensatore? Se il
4.10 Se si comunica una carica ad un conduttore di forma cu- conduttore è carico ed è isolato, aumenta o diminuisce
bica: a) dove sarà maggiore la densità di carica a e b) l'energia elettrostratica U, immagazzinata?
dove sarà maggiore il campo elettrostatico? 4.26 Un condensatore piano carico è montato su un supporto
4.11 Perché bisogna evitare le punte e i bordi spigolosi nelle isolante con le due armature collegate ad un elettrosco-
apparecchiature ad alta tensione? pio. Quando si inserisce all'interno una lastra di ebanite
4.12 Il campo elettrostatico ~m all'interno di una sfera condut- le foglioline dell'elettroscopio si chiudono, per ritornare
trice cava è nullo. Come varia ~nt se il conduttore ha forma alla condizione iniziale quando la lastra viene estratta.
irregolare? Come è il potenziale elettrostatico all'interno? Date una spiegazione di questo esperimento.
4.13 Un conduttore cavo possiede una carica netta q. Una sfe- 4.27 Tra le armature di un condensatore distanti h viene inse-
retta metallica con carica -q viene calata nell'interno at- rita una lastra di materiale dielettrico di costante dielet-
traverso un'apertura praticata sulla parte superiore e trica relativa K:. Come varia la capacità del condensatore?
mantenuta sospesa (pozzo di Farad). La carica netta sul Se il condensatore è carico ed è isolato aumenta o dimi-
conduttore cavo è variata? La carica netta sulla superficie nuisce l'energia elettrostatica U, immagazzinata?
esterna è variata? Se si estrae la sferetta le condizioni ini- 4.28 Se la differenza di potenziale V tra le armature di un con-
ziali sono ripristinate? densatore piano viene raddoppiata come varia l'energia
4.14 Due conduttori cilindrjci, sottili, montati su due supporti elettrostatica U, immagazzinata?
isolanti, sono posti in contatto per un estremo. Una bac- 4.29 Le armature di un condensatore piano carico isolato ven-
chetta di plexiglass carica viene posta davanti ad un cilin- gono allontanate in modo da raddoppiare la distanza. Di
dro e quindi, sempre con la presenza della bacchetta, i quanto varia l'energia elettrostatica U, immagazzinata?
due cilindri vengono separati. Allontanata la bacchetta 4.30 Una coppia di condensatori può essere collegata in serie
cosa si può dire della carica netta sui due cilindri? e in parallelo e il sistema così ottenuto collegato ad unge-
4.15 Un conduttore cavo a forma conica è montato su un sup- neratore che fornisce una differenza di potenziale V. In
porto isolante. Si introduce all'interno una bacchetta di quale dei due sistemi si immagazzina più energia elettro-
ebanite carica, senza toccare il conduttore, e simultanea- statica U,? -
mente si tocca con un dito il conduttore dall'esterno. 4.31 Perché non si può caricare un isolante per induzione elet-
Quando si estrae la bacchetta il conduttore rimane ca- trostatica con lo stesso metodo seguito con i conduttori?
rico? Dove si distribuisce la carica? Dov'è maggiore la 4.32 Un leggero cilindretto di sambuco (dielettrico) è sospeso
densità di carica? ad un filo di seta. Se ad esso viene avvicinata una bacchetta
4.16 Una pallina caricata sospesa ad una corda viene attratta di plexiglass carica il cilindretto tende a portarsi a contatto
quando la si pone vicino ad un piano conduttore. Perché con la bacchetta, seguendo i suoi movimenti. Se avviene il
accade ciò? Si può dire qualcosa sul segno della carica contatto il cilindretto viene respinto. Dare la spiegazione di
della pallina? entrambe le fasi, precisando in particolare: perché il cilin-
Problemi 101

dretto pur non avendo carica risente della forza elettrica e carica il conduttore verso l'esterno i granelli di semolino si
perché finché non avviene il contatto essa è attrattiva? dispongono su semirette radiali che hanno origine dalla su-
4.33 Per poter visualizzare le linee di forza del campo elettro- perficie esterna del conduttore, mentre nell'interno i gra-
statico prodotto da sistemi di cariche, si utilizza semolino nelli di semolino hanno una disposizione completamente
granulare sospeso su una superficie di olio in modo da casuale. Date una spiegazione di questo esperimento.
rendere libero il movimento. Il campo elettrostatico fa di- 4.35 Perché la costante dielettrica relativa K: di un materiale
sporre i granelli di semolino lungo delle linee, che coin- costituito da molecole polari aumenta al diminuire della
cidono con le linee di forza. Dare una spiegazione di temperatura T?
quello che succede. In quali punti si avrà un maggior con- 4.36 Nel sale da cucina (NaCl) gli atomi sono tenuti insieme
centramento di granelli di semolino? dalla forza elettrica F tra gli ioni +Na e -c1 che distano ""'
4.34 Al di sopra di un anello conduttore piano, quasi a contatto, 2.8 • 10- 10 m. Nell'acqua, che ha costante dielettrica rela-
viene posto del semolino sospeso su un leggero strato tiva K:= 80 il sale si scioglie facilmente perché la forza Fdi-
d'olio contenuto su un recipiente di plexiglass. Quando si minuisce. Di quanto diminuisce Fin acqua?

PROBLEMI
4.1 Una sfera di rame di raggio R = IO cm possiede una carica q 4.6 Un conduttore sferico, di raggio Rr = 10 cm, è concen-
= 10-s C. Determinare ogni quanti atomi della sfera manca trico ad un conduttore sferico cavo di raggio interno Rz =
un elettrone. Per il rame: A= 63.55, p = 8.96 • 103 kg/m 3 . 20 cm e raggio esterno ~ = 40 cm. Una carica q = 10-s C è
depositata sul conduttore interno. Calcolare: a) le cari-
4.2 La rigidità dielettrica dell'aria secca è Es= 3 · 10 6 V /m. che ql' q2 e q3 presenti sulle tre superficie sferiche, b) il
Calcolare: a) la massima carica qmax che può essere depo- campo elettrico E( r) in funzione della distanza r dal cen-
sitata su una sfera conduttrice di raggio R = I O cm e b) il tro O del sistema, c) la differenza di potenziale L1 V tra i
potenziale massimo i:,ax assunto. due conduttori ed) l'energia elettrostatica U, del sistema.

4.3 In un giorno secco il campo elettrostatico vicino alla super-


ficie terrestre è E = I 00 V/ m ed è diretto verso la terra. ·
Nell'ipotesi che E sia costante su tutta la superficie terrestre
(Rr= 6360 km) calcolare quale sarebbe la carica qpresente
sulla superficie terrestre, se non ci fossero altri effetti che in
pratica tendono a farla diminuire apprezzabilmente.

4.4 Una piccola sfera conduttrice, di raggio r= I mm, è posta


sull'asse di un disco di raggio R = IO cm, uniformemente
carico con densità a = 10- 11 C/m 2 ; il centro della sferetta 4.7 Partendo dalla condizione di equilibrio del problema 4.6,
dista d = 30 cm dal centro del disco. La sferetta è collegata la sfera interna viene appoggiata sul fondo della cavità.
a terra da un sottile filo conduttore, così che il suo po- Calcolare: a) le cariche ql' q2 e q3 presenti sulle tre super-
tenziale è nullo. Calcolare la carica q sulla sferetta. ficie sferiche, b) il campo elettrico E( r) in funzione della
distanza rdal centro O del sistema, c) la differenza di po-
tenziale L1 V tra le due sfere e d) la variazione di energia
+
+ + elettrostatica L1 U, del sistema.
qi
+ d -=i_ 4.8 Partendo dalla condizione di equilibrio del problema 4.6
+ +
V= O una carica q* = -3 · 10-s C viene depositatata sulla super-
+
ficie del conduttore cavo. Calcolare: a) le cariche ql' q2 e
4.5 Una carica q= 2 · 10-7 C è posta al centro di una cavità sfe- q3 presenti sulle superficie sferiche, b) il campo elettrico
rica di raggio R = 2 cm, praticata all'interno di un blocco E( r) in funzione della distanza r dal centro O del sistema,
di metallo. Calcolare: a) il campo elettrico E1 a distanza c) la differenza di potenziale L1 V tra i due conduttori ed)
r1 = 1 cm dalla carica e b) il campo elettrico E2 a distanza la variazione di energia elettrostatica L1 U, del sistema.
r2 = 3 cm dalla stessa.
4.9 Due fogli metallici sferici, di spessore trascurabile, con-
centrici, aventi rispettivamente raggi R 1 e R 2 = 5 cm, sono
102 CAPITOLO 4 Conduttori. Dielettrici. Energia elettrostatica

collegati con un sottile filo conduttore. Una carica q = 4.13 Due conduttori sferici C1 e C2 , cavi, molto sottili, concentrici,
°
10-1 C è posta al centro del sistema e una carica % = q è di raggi rispettivamente R 1 = 10 cm e R 2 = 20 cm sono soste-
posta in un punto B distante d = 25 cm dal foglio esterno. nuti ciascuno da un supporto isolante. La carica q1 = - 2 ·
Calcolare la forza F esercitata da % su ciascun foglio. 1o-s C viene trasferita a cl' la carica q2 = 5 . 1o-s Ca e;. Calco-
lare: a) la differenza di potenziale~ V tra C1 e C2 • Un con-
4.10 Cinque fogli metallici, sferici di spessore trascurabile, duttore sferico C3 di raggio R 3 = 5 cm, sospeso ad un sup-
tutti concentrici, aventi raggi pari rispettivamente a 1, 2, porto isolante, molto lontano, viene posto in contatto con e;
3, 4 e 5 cm, sono collegati con sottili fili conduttori come tramite un filo conduttore. Calcolare: b) il potenziale V ri-
in figura. Il sistema è 1nizialmente scarico. Una.carica q = spetto all'infinito (V==O) di c;e C3 ,c) il campo elettrostatico
10-10 C è depositata sulla superficie più interna. Calco- ~ e E3 rispettivamente sulla superfice di e; e C3 ed) la varia-
lare: a) le cariche qp q2 , q3 , q4 e % presenti su ciascuna su- zione di energia elettrostatica~ U, awenuta con il contatto.
perficie, b) il campo elettrostatico E(r) in funzione della
distanza r dal centro O del sistema e c) l'energia elettro-
statica U, del sistema. Determinare inoltre come variano il
campo elettrostatico E(r) e l'energia elettrostatica U,
quando: d) la sfera 1 è posta in contatto con la sfera 2, e)
la sfera 3 è posta in contatto con la sfera 4, f) la sfera 5 è
collegata a terra.

4.14 Una lastra di rame di spessore b = 0.3 cm viene introdotta


parallelamente tra le armature di un condensatore piano
di capacità C0 = 100 nF e distanza tra le armature h = 0.5
cm, collegato ad un generatore che mantiene una diffe-
renza di potenzale ¼ = 12V tra le armature stesse. Cal-
colare: a) la capacità C dopo l'introduzione della lastra,
b) il campo elettrico E nelle parti vuote e c) la variazione
della carica !1q fornita dal generatore.
4.11 Tre conduttori Cl' C2 , C3 , sferici, cavi, concentrici, molto
sottili, hanno rispettivamente raggi ~ = 5 cm, J4, = 1 O cm,
Rs = 20 cm. Una carica positiva q1 = 0.5 · 10-s C viene tra-
sferita a Cl' una carica negativa q2 = -4.5 · 10-s Ca C2 e una
carica positiva q3 = +6 · 10-s Ca C3 . Calcolare: a) il campo
elettrostatico EP in un punto P distante d = 30 cm dalla su-
perficie di C3 ; b) la differenza di potenziale ½ - ½ tra i
conduttori C3 e C1 • I due conduttori C1 e C2 vengono col-
4.15 Un condensatore piano, armature di area .E = 400 cm 2 di-
legati con un filo conduttore. Calcolare: c) la variazione
stanti d = 0.5 cm, viene caricato alla differenza di poten-
di energia elettrostatica ~ U,.
ziale tra le armature V= 50 V e quindi isolato. Le armature
vengono allontanate finché la loro distanza è 2d = 1 cm.
Calcolare: a) la differenza cl.i potenziale V' tra le armature,
b) il campo elettrico Eprìrna e E' dopo l'allontanamento,
c) l'energia elettrostatica del sistema iniziale U, e finale u;
ed) il lavoro W fatto per allontanare le armature.

4.16 Tre condensatori di capacità C1 = 2 µF, C2 = 2 µF e C3 = 4


µF sono collegati come in figura. La differenza di poten-
ziale applicata tra A e B è V = 100 V. Calcolare: a) la capa-
cità equivalente Ce 9 del sistema tra A e B, b) la carica q;, c)
la differenza di potenziale v; per ciascun condensatore e
4.12 Un elettrone di energia cinetica Ee = 100 eV è lanciato d) l'energia elettrostatica U, del sistema.
verso una lastra metallica indefinita , carica con una den-
B
sità di carica uniforme cr= - 1.776 • 10-5 C/m 2• Calcolare:
a) da quale distanza h dalla lastra deve essere lanciato
l'elettrone per raggiungere la lastra con velocità nulla e
b) a quale distanza h' dalla lastra arriva un protone lan-
ciato dalla superficie della lastra, con energia cinetica E1,
= 100 eV. A
Problemi 103

4.17 In figura cl= 20 pF, c2 = 40 pF, C3 = 30 pF, c4 = 60 pF e la


carica sul condensatore C1 vale q1 = 200 pC. Calcolare: a)
la differenza di potenziale L1 V tra i punti A e Be b) la ca-
rica qi sui rispettivi condensatori C;.

y ~q_ Va - - - - ' Q
P ' - - - -.-a---,;;..-

A y~~ B
4.22 Dopo aver caricato due condensatori di capacità C1 = 5 µF
e C2 = 4 µF rispettivamente alla differenza di potenziale ½
= 300 V e v;, = 250 V, si collegano tra loro le armature po-
sitive e le armature negative e viene posto in parallelo ai
4.18 In figura cl= 20 pF, c2 = 40 pF, C3 = 30 pF, C4 = 60 pF e la primi un condensatore C = 1 µF. Calcolare: a) la carica q;
carica sul condensatore C1 vale q1 = 200 pC. Calcolare: a) presente alla fine su ciascun condensatore e b) la varia-
la differenza di potenziale L1 V tra i punti A e Be b) la ca- zione L1 U, di energia elettrostatica nel processo.
rica qi sui rispettivi condensatori C; .
4.23 Due condensatori C1 = 120 pF e C2 = 240 pF sono caricati
tramite una batteria ciascuno ad una differenza di poten-
ziale V = 200 V. I due condensatori vengono collegati tra
loro , l'armatura positiva dell'uno con la negativa dell'al-
tro. Calcolare: a) la differenza di potenziale V' ai capi del
sistema e b) la variazione di energia elettrostatica L1 U,.

4.19 Nella figura cl = 2 µF, c2 = 6 µF, C3 = 3.5 µF e la tensione


minima alla quale si innesca la scarica in ciascun conden-
. satore è rispettivamente ½= 100 V, v;,
= 50 V e ½ = 400 V.
Calcolare la massima differenza di potenziale 1--'."nax possi-
bile tra i punti A e B.

IA 4.24 Due sfere conduttrici C1 e C2, rispettivamente di raggi ~


_L
C1 - -

C _
1-I e;
= 6 cm e ~ = 12 cm, hanno la stessa carica q = 6 • 10-s C e
sono molto distanti. Le due sfere vengono collegate tra
loro con un filo sottile. Calcolare; a) le cariche q1 e q2 sui
2 conduttori e b) il numero di elettroni N, trasferiti da un
1 conduttore all'altro.
IB
4.25 Due piccole sfere conduttrici identiche cariche q1 e q2si at-
4.20 Si consideri il sistema di condensatori di figura, C1 = 2 nF, traggono con la forzar; = 0.108 N, quando sono a distanza
r = 50 cm. Le due sfere vengono collegate con un filo sotti-
C2 = 3 nF, C3 = 5 nF e C4 = 4 nF, collegati ad un generatore
con ¼ = 15 V. Calcolare: a) la capacità equivalente Ceq tra lissimo conduttore, che viene quindi rimosso. Le sfere ora
i punti A e B, b) la carica qi su ciascun condensatore e c) si respingono con una forza F;_ = 0.036 N. Calcolare q1 e q2.
l'energia elettrostatica U, del sistema.
4.26 Due sfere conduttrici di raggi rispettivamente R1 = 6 mm
e~= 4 mm, sono poste a distanza d>> ~ - Una carica q=
10-1° C viene comunicata alla prima sfera; successiva-
mente le due sfere vengono collegate con un filo sottilis-
simo conduttore. Calcolare: a ) la carica q1 e q2 sulle due
sfere, b) il potenziale V delle due sfere, c) il campo elet-
trostatico E1 e E2 sulla superficie delle due sfere e d)
l'energia elettrostatica L1 U, persa nel collegamento.

4.21 Nel sistema di condensatori di figura, C1 = 20 nF, C2 = 40


nF, C3 = 50 nF, C4 = 30 nF e¼ = 90 V.Calcolare: a) la capa-
cità equivalente Ceq del sistema tra i punti Pe Q, e b) la dif-
ferenza di potenziale ½ ai capi di ciascun condensatore. --- d» Ri - - -
104 CAPITOLO 4 Co ndutto ri. Dielettrici. Energia elettrostati ca

4.27 Due gocce di mercurio identiche hanno ciascuna carica 4.32 Due lastre di alluminio di area L = 103 cm 2 sono separate
q = 10-1°Ce potenziale V= 500 V. Calcolare: a) il raggio R da un foglio di carta di spessore d. Calcolare la massima
delle due gocce. Le due gocce si fondono insieme per for- carica qs con cui si possono caricare le due piastre. La
mare un'unica goccia. Calcolare: b) il raggio R' della carta ha K = 3.7 e la rigidità dielettrica è Es = 16 · 106 V/m.
nuova goccia e c) il potenziale V' della stessa.
4.33 Un cavo sottomarino ha un conduttore interno di diame-
4.28 Quattro condensatori sono disposti come in figura. Un tro d1 = 2 cm circondato da uno schermo conduttore di
generatore è collegato tra i punti A e Be un elettroscopio diametro interno~ = 4 cm; tra i conduttori c'è teflon, K =
(E) tra i punti Ce D per misurare la differenza di poten- 2.2. Per un cavo lungo L = l km, calcolare: a) la capacità
ziale Ve - VD. Dimostrare che l'elettroscopio segna zero C del cavo ·e b) l'energia elettrostatica U, immagazzinata,
quando C/ C2 = C3 / C4 (questa disposizione, nota come quando la differenza di potenziale tra i conduttori è V =
ponte capacitivo, permette di misurare la capacità di un 20 kV.
condensatore note le altre tre).
4.34 Un condensatore piano, armature circolari di raggio R =
20 cm distanti d = 0.5 cm, è collegato ad un generatore
con ¼ = 100 V. Lo spazio tra le armature viene completa-
mente riempito con una lastra isolante, di costante die-
lettrica relativa Ke = 2.5. Calcolare: a) la variazione di ener-
gia elettrostatica L1 U,, b) il valore del campo elettrico E e
c) il valore del vettore polarizzazione P.
+
4.35 Un condensatore piano, con armature quadrate di area L
4.29 Tra le armature piane di un condensatore, di area Le di- = 400 cm 2 distanti d = 2 mm, è riempito per metà di mica
stanti x, c'è un campo elettrico E. Scrivere: a) l'espres- ( K:1 = 5) e per metà di paraffina ( K2 = 2), come mostrato in
sione dell'energia elettrostatica U, (x) e b) calcolare la figura. Calcolare: a) la capacità C del condensatore. Se tra
forza E, tra le armature. le armature viene applicata una differenza di potenziale V

r
= 2 • 103 V, calcolare: b) il campo elettrostatico E, c) la ca-

r
+ + + +
rica q ed) l'energia elettrostatica U, del sistema.
X

4.30 Nell'elettrometro a bilancia di Thomson l'area delle arma-


ture, costituite da due piastre circolari parallale, è L =
400 cm 2 e la loro distanza è h = 5 mm. Connettendo le pia-
stre ad un generatore che mantiene una differenza di po-
tenziale V tra le armature, per rimettere la bilancia in 4.36 Un condensatore piano, armature quadrate di area L =
equilibrio occorre aggiungere una massa m = 20 mg sul 400 cm 2 distanti d = 5 mm, è riempito per metà di mica
piatto della bilancia. Calcolare V (utilizzando il risultato ( K:1 = 5) e per metà di paraffina ( K2 = 2), come mostrato in
del problema 4.29). figura. Calcolare: a) la capacità C del condensatore. Se la
differenza di potenziale applicata è V = 2 • 103 V, calco-
lare: b) la carica q sulle armature e c) l'energia elettrosta-
tica U, immagazzinata.

d
4.31 Una carica q = 2 • 10-s C è posta al centro di una cavità sfe-
rica di raggio R = 2 cm, praticata all'interno di uq. blocco
di materiale isolante, avente costante dielettrica relativa K
= 2.5. Calcolare: a) il campo elettrico E1 in un punto P1 di- 4.37 Le armature del condensatore del problema 4.36, hanno
stante r1 = 1 cm dalla carica e b) il campo elettrico E2 in un una carica q = 4 · 10-7 C. Calcolare: a) la carica di polariz-
punto P2 , distante r2 = 3 cm dalla carica stessa. zazione qPI presente sulla superficie della lastra di mica e
la carica di polarizzazione qn su quella di paraffina a con-
tatto con le armature del condensatore e b) la carica di
polarizzazione qp presente sulla superficie di contatto
mica-paraffina.

4.38 Una sfera conduttrice di raggio R = l cm, è circondata da


un guscio di materiale isolante di spessore de possiede una
Problemi 105

densità di carica a = 8.86 • 10-6 C/m 2• La densità di carica


di polarizzazione O'psulla superficie dell'isolante di raggio
Rè O'p = 0.75 cr. Calcolare: a) la costante dielettrica relativa
K: dell'isolante, b) il campo elettrostatico E 1 in un punto
all'interno del dielettrico a distanza r1 = 2 cm dal centro e r
c) a quale distanza r2 , al di fuori dell'isolante, ~ = E1 •

~ d I(
4.42 Un condensatore cilindrico, con armature di raggio~ =
5 mm e ~ = 10 mm, lunghe l = 15 cm, è completamente
R . riempito di un materiale isolante avente costante dielet-
r trica relativa K: = 2.8. Esso è stato caricato con una carica
q = 2 nC. Calcolare: a) la densità di carica cri e il campo
elettrostatico E; su ciascuna armatura, b) la differenza di
potenziale .1 V tra le armature e c) la carica di polarizza-
zione qp che si forma sulle superficie del dielettrico.

-------·r
4.39 Due condensatori, di capacità C1 = 200 pF e C2 = 103 pF,
collegati in parallelo, vengono caricati ad una differenza
di potenziale V = 400 V e quindi isolati. Successivamente
lo spazio tra le armature di C1 viene completamente riem-
pito di acqua distillata, contenuta in un sottile conteni- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - Rl
tore ( K: = 80) . Calcolare: a) la variazione .1 V della diffe- tt
renza di potenziale tra A e Be b) la variazione della carica I(

.1q1 sulle armature di C1 •

4.43 Un condensatore piano ha armature quadrate di lato l =


20 cm, distanti d = 5 mm ed è caricato con una carica q =
2 · 10-8 C. Una lastra di materiale isolante delle stesse di-
mensioni dello spazio interno del condensatore e K: = 2.6,
Bl viene avvicinata al condensatore. Calcolare la forza media
F111 con cui la lastra viene risucchiata completamente al-
4.40 A due condensatori piani di capacità . C1 = 500 pF e C2 =
l'interno del condensatore.
1000 pF, collegati in serie, è collegato un generatore che
mantiene una differenza di potenziale costante V= 400 V.
Una lastra di dielettrico, con costante dielettrica relativa
K: = 4, viene inserita tra le armature di Ci, così da riem-
pirlo completamente. Calcolare: a) la variazione di carica
.1q erogata dal generatore, b) la variazione .1 v; della dif- l
I
ferenza di potenziale ai capi di C1 e c) l'energia ~ en for-
nita dal generatore nel processo.
d

t
I
4.44 Un condensatore piano con armature quadrate di lato l
distanti d, è riempito per un tratto x da una lastra iso-
lante, di costante dielettrica relativa K:ed è carico con una
carica q. Calcolare: a) la capacità C(x) del condensatore,
b) l'energia elettrostatica U,(x) e la forza F(x) che agisce
sulla lastra e in particolare quando è a metà, per l = IO
cm, d = 0.5 cm, K:, = 2 e q= 10-s C.
4.41 Tre sottili gusci conduttori di forma sferica, concentrici e
di raggi rispettivamente~ = 10 cm,~ = 20 cm e Rs = 40 cm,
sono stati caricati rispettivamente con carica q1 = 10-s C,
q2 = 3q1 e q3 = 5q1• Lo spazio tra~ e~ viene completamente
riempito di dielettrico di costante dielettrica relativa K:= 4.
Calcolare: a) il campo elettrico E( r) alla distanza r = 50 cm l
I
dal centro O comune e b) la differenza di potenziale .1 V
tra il conduttore interno e quello esterno. - X -
I
capitolo Corrente elettrica

5
5.1 CONDUZIONE ELETTRICA
I materiali conduttori solidi, le cui proprietà sono state descritte nel capitolo 4,
sono costituiti da un reticolo spaziale ai cui vertici si trovano gli ioni positivi (atomi
che hanno perso uno o più elettroni) e al cui interno si muovono gli elettroni li-
beri. In un metallo questi sono gli unici portatori mobili di carica. Nel rame e nel-
l'argento, in cui c'è un elettrone libero per atomo, il numero di elettroni per unità
di volume coincide con il numero di atomi per unità di volume e abbiamo rispet-
tivamente

6.022 . 10 26 • 8.96 . 10 3
n 8.49 · 10 28 elettroni/m 3 ,
63.55

6.022 . 10 26 • 10.5 . 10 3
n 5.86 · 10 28 elettroni/m 3 •
107.87

L'ordine di grandezza è lo stesso per tutti i conduttori metallici.


Vm = 0
Il moto degli elettroni liberi in un conduttore in equilibrio elettrostatico è
Figura 5.1 completamente disordinato, figura 5.1. In qualsiasi volume r, piccolo su scala ma-
Moto di elettroni liberi all'in- croscopica, ma contenente un numero N di elettroni abbastanza elevato (con r =
terno di un conduttore in equili- 10-13 m 3 = 1 µm3, N = n r = 10 29 • 10-13 = 10 11 elettroni), la velocità media è nulla:
brio.

o'

indicando con vi le velocità dei singoli elettroni. Ciò vuol dire che non esiste una
direzione di moto preferenziale per gli elettroni.
v; Se si mettono a contatto due conduttori C1 e C2 isolati, figura 5.2, a potenziali

- E
½ e ½ diversi, si raggiunge una condizione di equilibrio in cui entrambi i condut-
tori si portano allo stesso potenziale V. Nel processo un certo numero di elettroni
passa dal conduttore a potenziale minore a quello a potenziale maggiore, sotto
l'azione del campo elettrico E dovuto alla differenza di potenziale ,1 V. Questo
moto ordinato di elettroni in una certa direzione costituisce una corrente elettrica
V e il fenomeno è un esempio di conduzione elettrica, figura 5.2.
La corrente elettrica in questo caso specifico dura soltanto un tempo molto
breve che impedisce l'esecuzione di studi sistematici del fenomeno.
A tale scopo è necessario un dispositivo capace di mantenere una differenza
Figura 5.2
di potenziale, e quindi un campo elettrico, tra due conduttori a contatto ovvero
Due conduttori a potenziale di-
verso vengono posti in contatto. tra due punti di uno stesso conduttore. Così facendo il flusso di elettroni può
durare per molto tempo e quindi nel conduttore si instaura una corrente elet-
trica stabile, in un regime di equilibrio dinamico e non più di equilibrio elet-
trostatico.

106
5.2 Corre nte elettrica. Co rrente elettrica staziona ria 107

Un qualsiasi dispositivo con le caratteristiche appena descritte è definito come +


generatore di forza elettromotrice (f.e.m.). Storicamente il primo è quello inven-
tato da Alessandro Volta nel 1800: esso permise da una parte lo studio della con-
duzione nei metalli e in altri mezzi conduttori, dall'altra la successiva scoperta de-
gli effetti magnetici di una corrente elettrica (vedi capitolo 7).
Nella sua versione originale la cella o pila voltaica consta di una serie di ele-
menti ciascuno dei quali è costituito da un disco di rame, un tampone imbevuto di
una soluzione acquosa di atido solforico e un disco di zinco, figura 5.3: il disco di
rame risulta carico positivamente e quello di zinco negativamente. Se si misura
con uno strumento elettrostatico, cioè senza far passare corrente, la differenza di
potenziale tra i due dischi si trova un valore fisso, caratteristico della coppia di me-
talli e che con m elementi è m volte quello del singolo elemento (Cu, H 2SO 4 , Zn): Figura 5.3
tale valore è detto forza elettromotrice della pila. Collegando alla estremità (o Rappresentazione schematica del-
poli) della pila un conduttore, ad esempio un filo metallico, viene stabilita in que- la pila di Volta.
sto una corrente elettrica costante nel tempo, denominata anche corrente conti- Corrente continua
nua; in realtà con una pila di Volta la corrente diminuisce lentamente nel tempo.
Esiste attualmente una grande varietà di pile, e tra queste le batterie automo-
bilistiche, che funzionano sostanzialmente in base allo stesso principio scoperto da
Volta. Il lavoro necessario per mantenere un moto ordinato di cariche in un cir-
cuito chiuso è ottenuto nella pila trasformando energia chimica in energia elet-
trica. In altri tipi di generatori di forza elettromotrice, come vedremo nel capitolo
8, avviene invece la trasformazione di energia meccanica in energia elettrica.
In figura 5.4 è indicato il simbolo che si usa per tali generatori; esso ricorda la
pila (ma è valido qualunque sia il meccanismo di funzionamento interno) e il fatto
che si addensano cariche di segno opposto alle due estremità A e B, dette appunto
polo positivo e polo negativo del generatore. - +
La conduzione elettrica, che nei metalli è dovuta al moto degli elettroni, è pos-
Figura 5.4
sibile anche nei gas e nei liquidi se in essi sono contenuti portatori di carica posi-
Simbolo del generatore di forza
tivi e negativi (ioni).
elettromotrice.
Inoltre sono molto importanti nella tecnologia elettronica i semiconduttori,
materiali solidi isolanti nei quali con un trattamento opportuno è possibile avere
portatori di carica dei due segni e mantenere quindi una corrente elettrica se
viene applicata una differenza di potenziale.
In tutti i casi di conduzione elettrica che abbiamo citato il moto delle cariche è
ostacolato dal mezzo in cui avviene il moto e l'analisi di questo fatto porta, come
vedremo nel paragrafo 5.3, al concetto di resistenza del conduttore. Come vedremo
nel paragrafo 5.6 è quindi sempre necessaria la spesa di un lavoro per vincere le
forze che si oppongono al passaggio di corrente, lavoro che come abbiamo già no-
tato è ottenuto a spese dell'energia interna del generatore di forza elettromotrice.
L'unica eccezione, paragrafo 5.3, si ha in alcuni metalli puri e leghe metalliche
a temperature vicine allo zero assoluto e si parla di superconduttività: una corrente
elettrica può essere mantenuta in essi per tempi molto lunghi senza spesa di lavoro.

------.• E
5.2 CORRENTE ELETTRICA. CORRENTE ELETTRICA STAZIONARIA

Supponiamo che in una certa regione di un conduttore ci siano n+ portatori di


carica +e per unità di volume e che in essa agisca un campo elettrico E prodotto da
un generatore di forza elettromotric<t; ~ portatori si muovono sotto l'azio:oe della Figura 5.5
forza elettrica F = eE, acquistando, paragrafo 5.4, la velocità v d lungo la direzione Moto di deriva di particelle cari-
del campo elettrico E, detta velocità di deriva, figura 5.5. Tale moto dà origine ad che sotto l'azione di un campo
una corrente elettrica. elettrico esterno.
108 CA PI TO LO 5 Corrente elettri ca

Consideriamo una superficie l: tracciata all'interno del conduttore: detta ,1 q la


carica che passa nel tempo ,1 t attraverso la superficie si definisce intensità di cor-
rente media la grandezza:
L\q
,1 t

La intensità di corrente istantanea è definita come il limite per L1 t • O della in-


tensità media:
L1q dq
lim - - (5.1)
E Lit • o ,1 t dt

La definizione (5.1) è del tutto generale e vale anche per fenomeni variabili nel
:~E• tempo.
' _ VdL1t-'
I
u,, Per mettere in relazione la corrente elettrica con il moto delle cariche ci rife-
riamo a una superficie infinitesima dl: la cui normale un formi un angolo e con il
Figura 5.6 campo elettrico E e quindi con la velocità v d delle cariche positive, figura 5.6. Nel
Calcolo dell'intensità di corren- tempo ,1 t le cariche percorrono la distanza v d ,1 t per cui la carica complessiva che
te attraverso una superficie. passa attraverso dl: nel tempo ,1 tè quella contenuta nel volume infinitesimo dr de-
finito da dl: e v d L1 t:

La carica che passa nell'unità di tempo attraverso dl:, cioè l'intensità di corrente at-
traverso dl:, è in base a (5 .1)

Definiamo la densità di corrente j come

j = n+ e vd (5.2)

e riscriviamo

di = j · Un dl: . (5.3)

L'intensità di corrente attraverso la superficie finita l: si ottiene integrando (5.3):


Figura 5.7
Definizione di densità corrente.

i=f J··u n dl:·, (5.4)


L

:h~ Vd

+.--.. +'~ Vd
essa risulta eguale al flusso del vettore densità di corrente attraverso la superficie 1:, figura
~
u
5.7.
~ In particolare, figura 5.8, se la superficie l: è ortogonale a j, cioè a v d' e j ha lo
~ E
stesso valore in tutti i punti di 1:,
~ ,r +.--..
. z
i J = - (5.5)
) =- l:
L

Figura 5.8
la densità di corrente è la corrente che attraversa l'unità di superficie per-
Intensità di corrente su una se-
pendicolare alla direzione del moto delle cariche (e resta così giustificato il
zione perpendicolare al campo
elettrico esterno. nome densità di corrente).
5.2 Corrente elettrica. Corrente elettrica stazionaria 109

Se, come nei conduttori metallici, i portatori di carica sono negativi, fissata la ~ V+

direzione e il verso di E la velocità di deriva v_ è diretta in verso opposto rispetto al


- - . . ev+
campo elettrico, figura 5.9. Il vettore -e v _ ha invece lo stesso verso di E e la densità
di corrente, detto n_ il numero di portatori per unità di volume, è ------i• E

j = -n_ e v _ , (5.6) - - . .-ev

parallela e concorde al campo elettrico. V

Quando sono presenti, come nei semiconduttori, portatori positivi che hanno
Figura 5.9
velocità di deriva v + e portatori negativi che hanno velocità di deriva v _, la densità
Verso della densità di corrente
di corrente è data da in un campo elettrico esterno.
j = n+ e v + - n_ e v _ ; (5.7)

i due termini sono concordi e hanno lo stesso verso del campo elettrico.
Che la densità di corrente sia sempre concorde a E, discende dalla defini-
zione di j come prodotto della carica per unità di volume (con il suo segno)
per la velocità di deriva e riflette la circostanza sperimentale che su scala ma-
croscopica non è possibile correlare il verso della corrente al segno dei portatori di carica:
fissata una data differenza di potenziale gli stessi effetti si hanno se la condu-
zione è dovuta a cariche positive con moto concorde a E oppure a cariche ne-
gative con moto discorde a E. Solo per mezzo di un effetto microscopico, l' ef
/etto Hall che vedremo nel paragrafo 6.6, è possibile riconoscere il segno dei
portatori di carica.
In base a queste considerazioni si assume convenzionalmente come verso della
corrente quello del moto delle cariche positive, ovvero quello che va dai punti a
potenziale maggiore ai punti a potenziale minore.

UNITÀ DI MISURA
L'unità di misura della corrente elettrica nel sistema internazionale è l'ampere, sim-
bolo A. Si ha l'intensità di corrente di lA quando, attraverso una data superficie, passa la
carica di lC in ls:
A=~ ampere
s

Nella pratica sono molto usati i sottomultipli milliampere, microampere, nanoampere,

1 mA = 10-3 A 1 µA = 10-6 A 1 nA = 10-9 A

e, nelle applicazioni di potenza, i multipli chiloampere e megaampere:

1 kA = 103 A 1 MA= 106 A .

La densità di corrente si misura in A/m 2•


110 CA PI T O LO 5 Corrente elettrica

ESEMPIO 5.1 Densità di corrente e velocità di deriva

Un conduttore cilindrico di rame, avente sezione di area


.I;= 4 mm 2, è percorso da una corrente di intensità i= SA. Cal-
colare la velocità di deriva degli elettroni.
i + - - - .j
_____. E

Soluzione In base a (5.5) la densità di corrente vale ______ _.


j = i/ .I; = 2 A/ mm 2 = 2 · I 0 6 A/ m 2 • +-

Figura 5.10
È questo l'ordine di grandezza della densità di corrente
massima che può fluire in un conduttore senza che abbiano ori-
gine apprezzabili effetti termici, i quali possono portare alla fu-
sione del conduttore. Ricordando che nel rame n = 8.49 • 1028 duzione è dunque quello di introdurre una perturbazione molto
elettroni/m3, da (5.2) piccola della velocità di ogni singolo elettrone. Tuttavia questo
effetto collettivo ordinato, in cui tutti gli elettroni hanno la stessa
ud = j/ ne = 1.47 · 10-4 m / s = 0.1 47mm/ s velocità di deriva, dà origine a un risultato macroscopico visi-
bile, la corrente elettrica; per quanto piccola, la velocità media
L'ordine di grandezza della velocità v degli elettroni nei degli elettroni, coincidente con v d' non è nulla come avviene
metalli, esempio 5.3, calcolabile con i metodi della meccanica in assenza di campo elettrico, e il numero di elettroni per
quantistica, è 10 6 m/ s, per cui v d è ~ 10-10 v. L'effetto della con- unità di volume è molto grande.

Corrente elettrica stazionaria


Consideriamo un conduttore percorso da una corrente di densitàj, figura 5.11.
Se .I'1 e .I'2 sono due diverse sezioni del conduttore, le intensità di corrente attra-
verso le due sezioni sono, in base alla (5.4),

Figura 5.11 Ìi = f j, . u, JL, i, = f j, . u, dL,, '


Corrente su due sezioni di un 1:1 Li
conduttore in condizioni stazio-
narie.
e rappresentano rispettivamente la carica che entra e la carica che esce nell'unità di
tempo nel volume delimitato da .El' .I'2 e dalla superficie laterale .L'1 attraverso la
quale non c'è flusso di carica. Se si fa l'ipotesi che nell'interno del tronco di cono
di basi .I'1 e .I'2 non vari nel tempo la carica, allora:

Condizione di stazionarietà (5.8)

Questa condizione è detta di stazionarietà: in condizioni stazionarie l'intensità di cor-


rente è costante attraverso ogni sezione del conduttore.
È importante osservare che la condizione di stazionarietà non implica necessa-
riamente che la corrente sia costante nel tempo: essa può variare purché la carica
che per unità di tempo entra in una data superficie chiusa .I'sia eguale a quella che
ne esce, sempre nell'unità di tempo.

5.3 LEGGE DI OHM DELLA CONDUZIONE ELETTRICA


In un conduttore sottoposto ad una differenza di potenziale si stabilisce, in
regime stazionario, che la densità di corrente j legata al campo elettrico E dalla
relazione:
Legge di Ohm della conduttività j = crE (5.9)
elettrica
con cruna grandezza caratteristica del conduttore, detta conduttività elettrica.
5.3 Legge di Ohm della conduzione elettrica 111

La legge (5.9), nota come legge di Ohm della conduttività elettrica, venne sta-
bilita sperimentalmente e fu verificata anche nella conduzione nei gas e nei li-
quidi, in cui siano presenti portatori di carica liberi. Essa definisce, all'interno di
un conduttore percorso da corrente, il campo vettoriale j, le cui linee sono parallele
e concordi alle linee del campo vettoriale E che dà origine alla corrente.
Nel paragrafo 5.4 svilupperemo un modello classico per la conduzione nei me-
talli, giustificando la proporzionalità tra j e E che, in base alla (5.2), implica una
proporzionalità tra la velocità v d dei portatori e il campo E. La CJ, in questo mo-
dello, descrive l'influenza del reticolo cristallino del solido con il quale gli elet-
troni di conduzione, nel loro moto, interagiscono tramite urti.
La legge di Ohm (5.9) molto spesso è scritta nella forma

E= pj (5.10)

dove la grandezza
(5.11) Resistività del conduttore

è chiamata resistività del conduttore. Minore è la resistività del conduttore, mag-


giore è la densità di corrente che può circolare in un conduttore a parità di campo
elettrico E.
Applichiamo la legge di Ohm ad un conduttore metallico cilindrico di lun- h

ghezza h e sezione L, figura 5.12. Ai capi del conduttore è applicata, tramite un ge-
neratore di forza elettromotrice, una differenza di potenziale V= VA - VB. Il regime E
è stazionario, l'intensità di corrente ha lo stesso valore attraverso qualsiasi sezione
del conduttore ed è legata al campo elettrico, in base a (5.5), dalla

. p.
E = PJ = - z • +
L
Figura 5.12
Tra campo elettrico e differenza di potenziale sussiste la relazione (2.7) Conduttore cilindrico percorso

V = VA - VB = rA
E . ds = Eh
da corrente continua.

e in definitiva
V=.e!!..i. (5.12)
L

Chiamando resistenza del conduttore in esame la grandezza

(5.13) Resistenza di un conduttore

la (5.12) diviene ·
V= Ri , (5 .14)

nota come legge di Ohm per i conduttori metallici.


Se la sezione del conduttore è variabile, figura 5.13, per un tratto lungo dh e di
sezione L scriviamo
- dV = E · ds = p dh i
L

e integrando lungo tutto il conduttore otteniamo di nuovo: +


Figura 5.13
V = V, - Vs= rE·ds=Ri Conduttore di forma qualunque
A percorso da corrente continua.
112 CA PI TO LO 5 Co rrente elettrica

se indichiamo come resistenza del conduttore la grandezza


8
dh
R=
IA
p-
L
(5.15)

e ricordiamo che l'intensità di corrente è la stessa in ogni sezione.


Pertanto in regime stazionario il rapporto tra la differenza di potenziale applicata ai
capi di un conduttore metallico e l'intensità di corrente che a seguito di ciò l'attra-
versa è pari a una grandezza, detta resistenza del conduttore, che dipende solamente dalla
natura del conduttore (resistività p) e dalle sue dimensioni. Come vedremo tra breve la
resistenza è costante se la temperatura del conduttore è costante.

UNITÀ DI MISURA
L'unità di misura della resistenza si deduce da (5.14); ad essa è stato assegnato il
nome di ohm e il simbolo Q:
ohm n =v
A

La resistività p si misura di conseguenza in Um, da (5 .13), la conduttanza in n-1 , la con-


duttività in n-1 m-1. L'unità n-1 è chiamata siemens (S) . Sottomultipli e multipli dell' ohm
comunemente usati sono i seguenti:

milliohm (m.Q) = 10-3 Q , chiloohm (k.Q) = 103 Q , megaohm (MQ) = 106 Q .

Nella tabella 5.1 sono riportati i valori della resistività alla temperatura t = 20°C
per alcuni materiali. La scala dei valori è molto estesa, dai buoni conduttori che
hanno valori di p dell'ordine di 10-s Qm agli isolanti, con valori di p dell'ordine di
1014 -=- 1017 Qm.

TABELLA 5.1 Resistività e coefficienti termici della resistività


Materiale Resistività (Q • m) Coefficiente termico ( 0
c-1)
argento 1.59 . 10-8 4.1 . 10-3
rame 1.67. 10-3 6.8 . 10-3
oro 2.35. 10-3 4.0. 10-3
alluminio 2.65 . 10-8 4.3. 10-3
tungsteno 5.65. 10-8 4.5 . 10-3
zinco 5.92. 10-3 4.2. 10-3
nichel 6.84. 10-3 6.9. 10-3
ferro 9.71 . 10-3 6.5. 10-3
platino 10.6. 10-8 3.9. 10-3
stagno 11.0. 10-3 4.7. 10-3
niobio 12.5 . 10-3
piombo 20.7. 10-3 3.4 . 10-3
mercurio 98.4. 10-s
carbonio (grafite) 1.38 . 10-5 -0.5. 10-3
germanio 0.46 -48 . 10-3
silicio 2.30 . 103 -75. 10-3
acqua 2. 105
vetro 1010-;- 1014
zolfo 2. 1015
quarzo fuso 1016 -;- 1017
aria 3. 1013
5.3 Legge di Ohm della cond uzione elettrica 113

Effetti termici
La resistività nella maggior parte dei conduttori metallici puri è una funzione
crescente della temperatura. In un intervallo limitato ( qualche decina di gradi) in-
torno alla temperatura di 20°C la relazione è praticamente lineare,

p = p20 ( 1 + a L1 t) , (5.16)

dove Llt = t - 20 e p 20 è la resistività misurata a 20°C (la temperatura tè chiaramente


espressa in gradi Celsius). Il coefficiente a, chiamato coefficiente termico, è defi-
nito da (5.16) come
l L1p
a
P20 Llt 6

essendo L1p la variazione di resistività nell'intervallo L1t. In figura 5.14 è riportata la


resistività di alcuni conduttori in funzione della temperatura. In tabella 5.1 ac- 4

canto ai valori della resistività sono riportati anche i valori del coefficiente termico.
Come si è detto, a è positivo nei metalli puri, mentre risulta negativo nel carbo- 2
nio, figura 5.14, germanio e silicio, indicando per questi elementi una decrescita
della resistività all'aumentare della temperatura. Si possono produrre leghe come t(C)
la costantana e il nichelcromo che hanno resistività tipica dei conduttori, ma un coef-
ficiente a con un ordine di grandezza inferiore (~ 10- 4 c-1 ). 0 o 200° 400° 600°

Nei conduttori l'andamento della resistività con la temperatura si scosta de- Figura 5.14
cisamente dalla linearità a basse temperature e la resistività tende a un valore Coefficiente termico di alcuni
finito. conduttori.

ESEMPIO 5.2 Variazione della resistenza con la temperatura

Calcolare di quanto varia percentualmente la resistenza di La variazione è notevole e questo effetto viene sfruttato per
un conduttore d'argento quando viene portato dalla tempera- la costruzione di termometri. La sensibilità dipende dalla ca-
tura ambiente alla temperatura t = 150°C. pacità di apprezzare piccole variazioni di resistenza; la varia-
zione percentuale per grado è data proprio da a.
Soluzione Utilizziamo la relazione (5.16) e i valori dati in ta- Nella pratica sono utilizzate resistenze a filo di platino, che
bella 5.1: permettono di misurare temperature fino a ~ 1500 K; sono an-
che molto usati i termistori, fatti con semiconduttori la cui re-
/JR sistività diminuisce con la temperatura (e di norma il modulo
a/J.t = 4.1 • 10-3 • 130 0.533 .
R della variazione di resistività a parità di variazione di tempera-
tura è maggiore che nei conduttori).

Potenza. Effetto Joule


Consideriamo una carica dq che si muova attraversando la differenza di poten-
ziale V= VA - VB, figura 5.15, per questo spostamento viene compiuto dal campo elet-
trico agente il lavoro (2.8):
dW = V dq = V i dt

e spesa pertanto la potenza elettrica +

g> = dW Vi. (5.17)


dt Calcolo della potenza elettrica.
114 CA PI T O LO 5 Corrente elettrica

Se vale la legge di Ohm (5.14),

v2
f!J> = R i2 (5.18)
R

Il passaggio di corrente attraverso un conduttore metallico per un tempo t


comporta dunque il lavoro

Lavoro della corrente elettrica w- r r


o
[P dt -
o
2
R i dt (5.19)

che, se la corrente è costante nel tempo, si riduce a

W = R i2 t . (5.20)

Questo lavoro è necessario per vincere la resistenza opposta dal reticolo cristal-
lino al moto ordinato degli elettroni e, da un punto di vista termodinamico, esso
viene assorbito dal conduttore la cui energia interna aumenta. Di conseguenza au-
menta la temperatura del conduttore: se esso è isolato termicamente dall'am-
biente il processo porta alla fusione del metallo; se invece il conduttore è in con-
tatto termico con l'ambiente la sua temperatura cresce fino a che si raggiunge uno
stato di equilibrio in cui l'energia interna non varia più e il lavoro elettrico viene
ceduto all'ambiente sotto forma di calore (purché naturalmente la temperatura di
equilibrio sia inferiore alla temperatura di fusione del conduttore).
L'effetto di riscaldamento di un conduttore percorso da corrente si chiama ef-
Effetto Joule fetto Joule. La misura calorimetrica del calore ceduto dal conduttore e la verifica
dell'eguaglianza con il lavoro speso per far circolare la corrente ha costituito una
delle prove storiche fondapientali dell'equivalenza tra calore e lavoro.

Materiali superconduttori
0.15 R(Q) Esiste una classe di conduttori la cui resistività si annulla al di sotto di una certa
temperatura, chiamata temperatura critica Te, figura 5.16. Alcuni esempi sono ripor-
tati nella tabella 5.2; al di sotto di Tela resistività risulta inferiore a 10-24 O.m, quasi
0.125

O.IO I
I
I
I
/ 10 16 minore di quella del rame a temperatura ambiente. Proprietà principale di
questi materiali, detti superconduttori, è che in essi si può mantenere una cor-
I rente anche molto elevata senza l'applicazione di una differenza di potenziale co-
Hg I

I
I stante e quindi senza dissipazione di energia. Cavi di materiale superconduttore,
0.075 I
I
I
mantenuto alla temperatura dell'elio liquido [""' 5 T(K)], per produrre campi ma-
gnetici d'intensità dieci volte maggiore di quella ottenibile con magneti conven-
0.05 zionali, sono oramai da anni impiegati nella ricerca e nella diagnostica medica (ri-
sonanza magnetica).
0.025 Il fatto di non spendere potenza per mantenere la corrente potrebbe far ri-
10-5 Q
tenere conveniente l'utilizzazione di cavi superconduttori per il trasporto del-
0.00 l'energia elettrica; purtroppo bisognerebbe mantenere tutto il cavo alla tempe-
4.00 4.10 4.20 4.30 4.40 ratura di pochi kelvin e quindi rinchiuderlo dentro un criostato isolato dall'am-
Te T(R) biente: l'intera operazione richiede una notevole spesa di potenza e non è nem-
meno semplice tecnologicamente. Negli ultimi anni sono stati scoperti materiali
Figura 5.16
superconduttori già a temperature dell'ordine di 100 K e il loro uso sarebbe
Resistenza di un campione di ma-
teriale superconduttore (Hg) nel-
più conveniente; però essi sono disponibili soltanto in campioni di piccole di-
l'intorno della temperatura cri- mensioni e si è ancora ben lontani dal poter produrre cavi utili al trasporto del-
tica. 1' energia.
5.4 Modello classico de[la conduzione elettrica 115

TABELLAS.2 Temperatura critica di alcuni superconduttori


Materiale Te (K) Materiale Tc (K)

Nb 3 Ge 23.2 stagno 3.72


Nb 3 Sn 18.1 alluminio 1.18
niobio 9.25 zinco 0.88
piombo 7.23 cadmio 0.52
m ercurio 4.15 iridio 0.14

5.4 MODELLO CLASSICO DELLA CONDUZIONE ELETTRICA

Un modello classico della conduzione elettrica nei metalli fu proposto nel 1900
da Drude e successivamente sviluppato da Lorentz nel 1906. In questo modello si
suppone che gli ioni del reticolo cristallino siano fissi e che gli elettroni si muo-
vano attraverso il reticolo in modo completamente disordinato. Nel loro moto gli
elettroni subiscono continue interazioni con gli ioni, che chiamiamo urti: tra un
urto e il successivo il moto è libero e la traiettoria rettilinea, figura 5.17, cosicché
la traiettoria di ciascun elettrone è costituita da una successione di segmenti retti-
linei, con direzione e lunghezza variabili. L'insieme delle traiettorie è completa- E O
mente casuale e non si ha un flusso netto di carica, cioè una corrente, in nessuna
direzione. Si possono definire un tempo medio re un cammino libero medio l tra due Figura 5.17
urti successivi, legati dalla relazione Moto casuale di un elettrone di
conduzione in condizioni di equi-
r = li v , (5.21) librio.

essendo v, esempio 5.3, la velocità degli elettroni nel metallo.


Quando si applica un campo elettrico E ciascun elettrone acquista un'accele-
razione a = F / m = - e E/ m, opposta al campo elettrico, e i tratti rettilinei tra due urti
diventano archi di parabola, figura 5.18, come abbiamo visto nell'esempio 2.4. Alla V d __...
distribuzione casuale e isotropa delle velocità si sovrappone una velocità v d di de-
riva; essendo questa velocità piccola rispetto a quella propria degli elettroni, il
tempo medio r tra due urti consecutivi non cambia. Se diciamo v i la velocità di un
elettrone subito dopo un urto e vi + 1 la velocità subito prima dell'urto successivo, ab-
biamo
eE
v i+i = V; - - r .
m

Facciamo la media su un gran numero N di urti e definiamo la velocità di deriva


come
l eE
- Ev - - r Figura 5.18
N z z m
Moto di un elettrone di condu-
La media non cambia il termine contenente il campo elettrico che è eguale per zione in presenza di campo elet-
tutti gli elettroni; inoltre I:i v i = O in quanto dopo ogni urto la distribuzione delle velocità trico esterno.
rimane casuale. Pertanto

V
d
= -~E
m
(5.22) Velocità di deriva

per effetto del campo elettrico E ciascun elettrone nel metallo acquista una velo-
cità v d nella direzione del campo elettrico, che è proporzionale al campo elettrico
stesso.
116 CA PI TO LO 5 Corrente elettrica

In sostanza si ammette che in media l'urto cancelli la direzione preferenziale


del moto dovuta all'azione del campo elettrico e che questa venga ristabilita du-
rante il tempo r. La (5.22) si può scrivere anche mv d = -e E re interpretare di-
cendo che l'elettrone acquista nel tempo r la quantità di moto mv d pari all'im-
pulso della forza, quantità di moto che viene ceduta allo ione del reticolo cristal-
lino nell'urto successivo e riacquistata dopo un altro intervallo di tempo r. Es-
sendo r il tempo medio tra due urti, ciò vuol dire che gli elettroni hanno in media
la componente di velocità v d nella direzione del campo; questa risulta proporzio-
nale alla forza agente (come avviene nel moto di un punto materiale sottoposto
all'azione di una forza costante e di una forza resistente viscosa).
La densità di corrente che consegue a questo moto ordinato è, secondo (5.6),

ne2r
j -n evd --E (5.23)
m
Indicando con
ne2r
Conduttività (J = (5.24)
m

una grandezza caratteristica del materiale, detta conduttività, la (5.23) si scrive:

Legge di Ohm della conduttività j = crE. (5.25)


elettrica
Benché la (5.25) sia stata dedotta considerando il moto degli elettroni in un
metallo, si capisce che essa è valida anche per portatori di carica positiva. Come ab-
biamo osservato nel paragrafo 5.2 il verso dij, fissato il campo elettrico E, non di-
pende dal segno del portatore, fatto ribadito dalla (5.24) in cui CJ risulta propor-
zionale a e2 e quindi intrinsecamente positiva.

ESEMPIO 5.3 Cammino libero medio degli elettroni di conduzione

La resistività del rame alla temperatura t = 20°C è p = 1.67 • m(T 9.1 · 10-31 • 0.60 • 108
r =- = - - - -28- - - - -19-2 2.51 . 10-14 s '
1o-s Q m. Calcolare il valore del campo elettrico E necessario ne2 8.49 · 10 • (1.6 • 10- )
per mantenere in un conduttore di rame una densità di cor-
rente} = 2A/mm 2 (vedi esempio 5.1). Dedurre i parametri mi- e il cammino libero medio
croscopici relativi alla conduzione elettrica che compaiono nel
modello appena sviluppato. l = rvF = 2.51 · 10-14 • 1.58 · 106 = 3.97 · 10-S m

Soluzione Dalla (5.10) abbiamo E= p j = 1.67. 10-s . 2. 106 = In quest'ultimo calcolo abbiamo usato il valore della velo-
2
3.34 • 10- V /m: si vede che in un buon conduttore è suffi- cità vF' calcolata con i metodi della meccanica quantistica,
ciente un valore molto piccolo di campo elettrico per mante- detta velocità di Fermi. Siccome la distanza tra gli ioni del reti-
nere la massima densità di corrente tollerabile. colo cristallino è 2 · 10-10 m, la lunghezza media degli archi di
La conduttività del rame si ricava da (5.11), (T = 0.60 • 108 parabola percorsi da un elettrone tra un urto e il successivo è
(Q mt1, e da (5.21, 5.24) calcoliamo il tempo medio tra due pari a circa 200 distanze interatomiche.
urti successivi,

Malgrado il modello classico sia servito a giustificare la legge di Ohm, verificata


sperimentalmente, esso non è adeguato a descrivere correttamente tutte le pro-
prietà dei conduttori. Per esempio, il calcolo della velocità quadratica media degli
elettroni, eseguito seguendo la teoria cinetica dei gas ideali, dà valori inferiori di
un ordine di grandezza rispetto a quelli quantistici. Anche la previsione della di-
pendenza della resistività dalla temperatura risulta errata.
5.5 Resistori in serie e in pa rallelo 117

Questa situazione insoddisfacente in cui alcune proprietà vengono spiegate e


altre non corrispondono alle previsioni è tipica dei modelli che cercano di appli-
care concetti classici per spiegare fenomeni microscopici, regolati invece da leggi
quantistiche.

5.5 RESISTORI IN SERIE E IN PARALLELO


Conduttori ohmici caratterizzati da un determinato valore della resistenza (alla
temperatura ambiente) sono elementi molto usati nei circuiti elettrici. Essi ven-
gono chiamati resistori e oltre al valore della resistenza viene sempre precisato il Resistore
valore massimo della potenza che può essere in essi dissipata senza causare alterazioni
irreversibili.
Il simbolo che rappresenta un resistore in un circuito è indicato a fianco. Più
resistori possono essere collegati tra loro, tipicamente da fili o piattine metallici, la
cui resistenza è di norma completamente trascurabile (un centimetro di filo di
4
rame con diametro di 1 mm ha una resistenza di ~2 • 10- Q). I collegamenti di base Simbolo del resistore.
sono due, in serie e in parallelo, secondo una terminologia che abbiamo già usato
per i condensatori.

Resistori in serie
Due resistori sono collegati in serie, figura 5.19, quando hanno un estremo in A Ri B R;_ e

e_
comune: in regime stazionario l'intensità cli corrente che li attraversa è la stessa.
Applichiamo a ciascun resistore la legge di Ohm e sommiamo, figura 5.19:
ii
+

I due resistori in serie presentano la resistenza equivalente: Re e


A

Tale relazione si 'g eneralizza subito a un qualsiasi numero di resistori in serie:


ti ii
(5.26)
+
in un collegamento in serie ciascun resistore è attraversato dalla stessa cor- Figura 5.19
ren te; la resisten za equivalen te è som m a d ella resisten za d ei singoli compo- Resistenza equivalente di due re-
nenti. sistenze collegate in serie.

La resistenza equivalente è maggiore del valore di ciascun componente.


La potenza totale spesa è

ed è pari alla somma delle potenze spese nelle singole resistenze. Anche questa formula si
estende subito a un numero qualsiasi di resistori in serie.

Resistori in parallelo
Due resistori si dicono in parallelo, figura 5.20, quando sono collegati tra loro in
entrambi gli estremi. In questo caso l'elemento comune ai due resistori è la differenza
di potenziale V= VA- VB e quindi, in base alla legge di Ohm, essi sono attraversati da
due correnti~ e½, diverse se sono diversi i valori delle resistenze R 1 e R 2 , figura 5.20.
118 CAPITO LO 5 Corrente elettrica

Nel punto A in cui la corrente si dirama nei due resistori possiamo generaliz-
zare il ragionamento fatto nel paragrafo 5.2 e che ha portato alla (5.8). Basta con-
siderare tre superficie .E, .E1 , .E2 , con i che entra attraverso .E, i 1 e i 2 che escono ri-
spettivamente attraverso .E1 e .E2 ; per la condizione di stazionarietà

+ Pertanto detto V = VA - VB:

i = ~+~ = v(~ + ~) ={
9
A
I due resistori in parallelo presentano la resistenza equivalente:

Anche questa relazione si estende ad un numero qualsiasi di resistori collegati in


parallelo:
A B 1 1 1 1
+ + + ... (5.27)
~ ~ ~ Rn

in un collegamento in parallelo la differenza di potenziale è la stessa ai capi


di ciascun resistore; l'inverso della resistenza equivalente è uguale alla som-
+ ma degli inversi di ciascun componente.
Figura 5.20
In un collegamento in parallelo la resistenza equivalente è minore del valore di
Resistenza equivalente di due re-
sistenze collegate in parallelo. ciascun componente.
Le correnti nei due resistori valgono

V V
~ ~
e la potenza spesa è

fJY = R i2 +
l 1
P
.L '2
i2
2
= P
"I
.L
v2 +
R2
P
.L '2
v2
R2
= v2 (__!_
p
+ __!_)
~
~
R
= Req i 2
1 2 .L "I _ eq

Attraverso combinazioni di serie e parallelo si può in pratica realizzare qualsiasi


valore di resistenza. Come si è già notato nel caso dei condensatori, le connessioni
hanno significato solo se i valori non sono molto diversi; altrimenti nena serie pre-
domina la resistenza più grande e ~nel parallelo quella più piccola.

ESEMPIO 5.4 Calcolo della resistenza equivalente

Nella rete elettrica di resistori, collegati come in figura R' = 3~ = 270. R' a sua volta è in parallelo alla resistenza Ri del
5.21, i valori delle resistenze sono Ri = 3Q e~ = 9Q. Tra iter- ramo CFe la resistenza equivalente è
minali A e B è applicata una d.d.p. V = VA - VB = 17.4V. Calco-
lare la resistenza equivalente del circuito e la potenza spesa nel I I I Ri R'
+- R" = 2.7n.
circuito stesso. R" R' Ri Ri + R'
Soluzione Il ramo CDEF consiste di tre resistori eguali di va- Infine R" è in serie alle due resistenze Ri e la resistenza
lore~ e quindi, in base a (5.26) la sua resistenza equivalente è equivalente di tutta la rete è
5.6 Forza elettromotrice 119

Re 9 = 2~ + R" = 8.7Q . RI R;_


D A
R, e
A

L'intensità di corrente che fluisce attraverso Re9 è

V
4! R;_ q R, 4! R'

i = - = 2A
R eq B E B F
R, R;_ R,
e la potenza totale spesa è

fJ> = Req i 2

La d.d.p. tra i punti Ce Fè

ve - VF = R" i =
34.8W .

5.4 V
j]R"
B R, F B

Figura 5.21
e le correnti i1 e ½(vedi figura 5.21) valgono
ve - ½,
- - - = 1.8A 0.2A. Si verifichi che la potenza spesa nei resistori è eguale alla
potenza totale.

5.6 FORZA ELETTROMOTRICE


Nel paragrafo 5.3 abbiamo visto che per un conduttore di resistenza R vale la
legge di Ohm

VA - V,B = JB E · ds = R i
A

che mette in relazione l'intensità della corrente i nel conduttore con il campo elet-
trico E prodotto da un generatore esterno, ai cui poli è collegato il conduttore.
Tale relazione applicata a un circuito chiuso diventa

(5.28)

essendo RzJa resistenza totale del circuito stesso. Il primo membro di (5 .28) coin-
cide con la definizione (2.6) di forza elettromotrice (f.e.m.) e pertanto la (5 .28) af-
ferma che per ottenere nel circuito una corrente di intensità i è necessaria la pre-
senza nel circuito di una sorgente di f.e.m. owero di un campo E la cui circuita-
zione non sia nulla. Ne segue che non può essere un campo elettrostatico Ee1 a fare
circolare le cariche nel circuito in quanto esso è conservativo e, secondo (2.10), la
corrispondente forza elettromotrice è sempre nulla. La sorgente di forza elettro-
motrice deve invece avere al suo interno forze di natura non elettrostatica, non con-
servative, che possono determinare il moto continuo delle cariche.
Esaminiamo il circuito elettrico più semplice, formato da un conduttore colle-
gato ai poli A e B di un generatore, sui quali sono accumulate le cariche +q e - q, fi-
gura 5.22, come abbiamo detto nel paragrafo 5.1. Il campo elettrostatico Ee1 pro-
dotto da tali cariche è sempre diretto da A verso B, sia nel conduttore che all'in- generatore
terno del generatore e pertanto la sua forza elettromotrice è nulla. Per fare circo- Figura 5.22
lare corrente ci deve essere all'interno del generatore un campo E* di natura non Campi elettrici in un circuito
elettrostatica, che chiamiamo campo elettromotore, capace di far muovere le cari- semplice.
120 CA PI TO LO 5 Corrente elettrica

che all'interno del generatore contro il campo elettrostatico Eei· L'integrale di E*


lungo il circuito è:

Forza elettromotrice ~ = f E* · di = r
A
E* · di , (5.29)

pari alla tensione (2.4) dello stesso tra A e B, calcolata lungo una linea interna al ge-
neratore.
Il dispositivo che genera il campo elettromotore, e quindi la forza elettromo-
trice, può sfruttare azioni meccaniche, reazioni chimiche (pile e accumulatori), il
fenomeno dell'induzione elettromagnetica, come vedremo nel capitolo 8, o altri
meccanismi ancora (pile termoelettriche, celle solari, ecc.).
In ogni caso il generatore è caratterizzato oltre che dalla forza elettromo-
trice dalla sua resistenza internar, per la quale vale la legge di Ohm (5.14) quando
è percorsa dalla corrente i.
R Nella figura 5.23 è riportato l'andamento del potenziale V, per il circuito indi-
cato, partendo dal morsetto negativo B del generatore, considerato convenzional-
mente a potenziale VB= O. Abbiamo:

A B VB + & - rz - Ri
+
e quindi

g
& = (r + R) (5.30)
R + r

La corrente i che circola è data dal rapporto tra la forza elettromotrice & fornita
dal generatore e la resistenza totale R 1 = R + r del circuito.
La differenza di potenziale ai capi della resistenza esterna risulta
B A A B
(5.31)
Figura 5.23
Andamento del potenziale elet- La (5.31) fornisce anche una definizione operativa della f.e .m. di un generatore:
trico in un circuito semplice.
essa è uguale alla differenza di potenziale misurata ai capi del generatore a cir-
cuito aperto ( i = O) .
Poiché l'energia potenziale di una carica positiva q che percorre il circuito è
qV, la stessa figura 5.23 rappresenta anche l'andamento dell'energia potenziale:
passando da B ad A all'interno del generatore la carica acquista ad opera del
campo elettromotore l'energia potenziale q& che perde parzialmente dentro il ge-
neratore stesso ( effetto della resistenza interna) e poi nel resistore ( effetto della
resistenza esterna) così che in B la sua energia è nulla. Possiamo quindi affermare
che la forza elettromotrice è numericamente pari al lavoro fornito dal generatore alla ca-
rica unitaria che lo attraversa.
Questo bilancio energetico è evidente se moltiplichiamo la (5 .30) per dq = i dt:

& i dt = Ri 2 dt + r i 2 dt .

Il lavoro fornito dal generatore viene dissipato nelle resistenze del circuito; in ter-
mini di potenza elettrica

Potenza elettrica g> = gi R i2 + r i2 (5.32)


5.6 Forza elettromotrice 121

ESEMPIO 5.5 Partitore resistivo

Nel circuito in figura 5.24 un generatore di f.e.m. & = I 00 V .-----..---- A


e resistenza internar = IO Q è collegato a tre resistori in serie di
valori ~ = 40 Q, ~ = 50 Q, ~ = I 00 Q. Calcolare la differenza di
potenziale ai capi di ciascun resistore e ai capi del generatore.
e
Soluzione La resistenza totale del circuito è ~ . = r + ~ + ~ +
~ = 200 Q e nel circuito circola l'intensità di corrente (5 .30)
+
i = &/ ~ . = 0.5 A. La d.d.p. ai capi di ciascun resistore vale D

,____ _ _ _..,___ _ B

V
e ai capi del generatore abbiamo a'

minore della f.e.m. &.


Il circuito costituisce un partitore resistivo: esso consente di
suddividere la tensione fornita da un generatore in parti de-
terminate dai valori delle resistenze . Si ha:
Figura 5.24

ESEMPIO 5.6 Trasferimento di potenza ad un resistore

Dimostrare che nel circuito elettrico della figura 5.25 si ottie- R


ne il massimo trasferimento di potenza su una resistenza esterna
Rquando Rè eguale alla resistenza interna rdel generatore.

Soluzione L'intensità di corrente vale i = &/ (R + r) e la po-


tenza dissipata in R è

g>R = R i2 ~ 2 __R
__ Figura 5.25
(R + r) 2

Calcoliamo la derivata rispetto ad Re annulliamola:


.9J'( kW)
r - R 1.0
~ 2 _ _ __
o • R = r .
(R + r) 3
0.8
Questo valore di R corrisponde a un massimo, in quanto
d 2rJ>R/ dR 2 è negativa per r = R. 0.6 &= lOOV
r= 10 Q
In condizioni di massimo trasferimento di potenza la cor-
rente vale i = &/2r (inferiore al massimo valore possibile ~/ r); 0.4

la potenza erogata dal generatore è rJ>gen = & i = ~ 2/2 re la po-


0.2
tenza spesa su R, pari a quella spesa su r, è [J>R = ~ 2/ 4r: quindi al
massimo può essere trasferito su una resistenza esterna solo il
50% della potenza erogata dal generatore. Nella figura 5.26 3 5 7 9
sono mostrate, in funzione del rapporto R/ r, la potenza totale
rJ>gen e le potenze spese sulle resistenze rJ>R e f!P,. Figura 5.26
122 CA PI TO LO 5 Corrente elettrica

La resistenza esterna su cui si trasferisce la potenza è chia- tata alla resistenza interna del generatore. Osserviamo che R può
mata resistenza di carico e nella situazione R = r di massimo essere il valore Re9 della resistenza equivalente di una rete resi-
trasferimento di potenza si dice che la resistenza di carico è adat- stiva connessa al generatore.

ESEMPIO 5.l La batteria di un'automobile

Una batteria d'automobile di f.e .m . & = 12 V e resistenza in- &


a) = 300A, b) fìt = &2 3600W
terna trascurabile, eroga all'avviamento la corrente i e la po- l
R av R av
tenza fìt su una resistenza di avviamento R av = 0.04 Q. Calco-
lare: a) la corrente i e b) la potenza fìt fornita dalla batteria. I
In presenza di corrosione:
processi di corrosione, che si manifestano principalmente sul
polo positivo, causano la presenza di una resistenza addizio-
&
nale al terminale R e = O.I Q. Calcolare in questa situazione: c) c) i* = = 85.7 A , 1028.4 W
la corrente i* ed) la potenza fìt* erogata dalla batteria ed e) la R av + Re

potenza fìtav utilizzata effettivamente per l'avviamento.


e) [ìfav Rav i*2 294W .
Soluzione In assenza di corrosione:

5.7
CARICA E SCARICA DI UN' CONDENSATORE
ATTRAVERSO UN RESISTORE

Nei circuiti visti finora la corrente elettrica era continua, cioè costante nel
tempo. Prendiamo ora in esame alcuni semplici circuiti nei quali la corrente varia
nel tempo, secondo una legge definita.

Carica di ùn condensatore
R
t< o Consideriamo il circuito costituito da un generatore fg, un resistore Re un con-
densatore C, figura 5.27; inizialmente, figura 5.27a, l'interruttore Tè aperto, nel cir-
cuito non circola corrente e il condensatore è scarico. Al tempo t = O viene chiuso
l'interruttore, figura 5.27b, e il generatore inizia a prelevare cariche dai conduttori
connessi al polo negativo e a portarle al polo positivo di modo che sulle armature del
condensatore compaiono le cariche +q e -q. Il processo continua fino a quando la
carica del condensatore raggiunge il valore massimo % = Cfg, cui corrisponde la dif-
+ ferenza di potenziale VA - VB tra le armature, pari alla forza elettromotrice fg del ge-
(a)
B t> o neratore (il campo elettromotore è eguale in modulo al campo elettrostatico).
In un istante generico tvalgono le relazioni


+
-q
dq(t)
R i (t) + q ( t) i ( t)
e dt
- --
1 _~ _ _ T_ _,
la prima è la (5.31) applicata al nostro caso, supponendo la resistenza interna del
+
(b)
generatore trascurabile rispetto alla resistenza esterna (oppure compresa nel va-
lore di R) e considerando che c'è una differenza di potenziale anche ai capi del
Figura 5.27 condensatore. Abbiamo pertanto
Circuito RC nelle condizioni ini-
ziali (a) e durante la carica del
R dq fg - q dq dt
condensatore (b). •
dt e q - Cfg RC
5.7 Carica e scarica di un condensato re attraverso un resistore 123

Integriamo tra l'istante t = O e l'istante generico t, ai quali corrispondono le cari-


che q= O e q:

q dq = - _ l_ Jt d t In (
q - ee&)
f
0
q - e& Re 0 - C~ RC

Esplicitiamo infine la carica e otteniamo

q (t) = C& (1 - e - t/ R C)

q (t)
e
(5.33)
dq & e- t/ R C
i ( t)
dt R

VR (t) = R i (t) = & e-t/ R C

Quando si carica un condensatore connettendolo ad un generatore, la diffe-


renza di potenziale finale ai capi del condensatore è eguale alla forza elettromotrice
&del generatore e la carica finale è % = C&: questi valori massimi sono raggiunti asin-
toticamente. La corrente nel circuito è massima nell'istante t = O, quando vale &/ R,
e decresce esponenzialmente nel tempo annullandosi per t • L'andamento tem- 00 •

porale, figura 5.28, è regolato dalla costante di tempo 't' = RC. Ricordiamo (si veda il Costante di tempo
paragrafo 1. 7 del primo volume) che per la funzione e - t/ 1: in un intervallo di tempo
L1t = r si ha una riduzione del valore pari a un fattore e ( = 2. 72): dopo r secondi
dall'istante iniziale essa vale 0.368, dopo 2r 0.135, dopo 3r 0.050, ecc; per la fun- Ve (t)
zione 1 - e - t/ 1: la differenza rispetto al valore asintotico è 0.368 dopo r secondi i---- ------- - ---- - -------
dall'istante t = O, 0.135 dopo 2r, 0.050 dopo 3r, ecc. In pratica dopo un tempo t =
5 r entrambe le funzioni hanno raggiunto il loro valore asintotico, rispettivamente 0.63 & ----
5
O e 1 (l'errore è del 7 per mille). Ad esempio, se C= 2 µF e R = 5 • 10 Q, r = RC = 1 s
e dopo 5 s il condensatore si può considerare carico e la corrente nulla.
È facile verificare che il prodotto RC ha le dimensioni di un tempo:
'l' 3-r
V C e
RC = QF s .
i (t)
A V A

Nel processo di carica il generatore compie complessivamente il lavoro:

Wgen = f il' dq = il' r o


dq = il' q, = C 11'
2
;
i
0.37 R - - - - -:

'l' 3-r

siccome L'.1~ = ½ Of , dalla conservazione dell'energia si deduce che sulla resi- Figura 5.28
stenza viene dissipato il lavoro ½ Cif . In effetti, utilizzando le relazioni (5.33) si Differenza di potenziale ai capi
potrebbe verificare che in ogni istante: del condensatore V:(t) e inten-
sità della corrente nel circuito
durante la carica i( t).

ovvero: la potenza erogata dal generatore viene consumata sulla resistenza e per aumentare
l'energia elettrostatica del condensatore. Integrando per tutta la durata del processo si
ottiene il risultato precedente.
124 CA PI T O LO 5 Corrente elettrica

Scarica di un condensatore
t< o Consideriamo ora un condensatore C, con carica iniziale %, un resistore Re un

J
-

L _J
t C R
interruttore T inizialmente aperto, figura 5.29a. La differenza di potenziale ai
capi del condensatore vale ¼ = %/Ce l'energia elettrostatica in esso immagazzi-
nata è ~ = q2/2 C. All'istante t = Osi chiude l'interruttore, figura 5.29b, e le cariche
si muovono dall'armatura a potenziale maggiore a quella a potenziale minore,
dando luogo a una corrente positiva lungo il resistore data da i = - dq/ dt, dove il se-
gno meno è necessario in quanto la carica diminuisce nel tempo.
(a) Nell'istante generico la differenza di potenziale Ve ai capi del condensatore è
eguale a quella VR ai capi del resistore e valgono quindi le relazioni
t> o
dq dq q
V = J_ •
e e dt dt - RC'

e R
lnl..
% RC
T
(b) Le espressioni esplicite sono
Figura 5.29
q(t) = 1o e-t/ RC q % e-t/ RC = ¼ e-t/RC '
Circuito RC nella condizione
iniziale (a) e durante la scarica e e
su una resistenza (b) . (5.34)
dq _!h_ e-t/ RC = ¼ e-t/RC
i (t) =
dt RC R

La carica, la differenza di potenziale ai capi del condensatore e la corrente nel cir-


cuito diminuiscono esponenzialmente nel tempo con una rapidità caratterizzata
dalla costante di tempo r = R C, figura 5.30.
La potenza istantanea dissipata su R vale

3-r

e nell'intero processo viene dissipata l'energia


i ( t)

Va
R WR = <X)
f!JR(t) dt = ~ J"' e-2 t/RC dt
_Q_ 1
= -2 eq q~
Jo R o 2C

pari all'energia elettrostatica iniziale del condensatore.


r 3-r
I due circuiti semplici che abbiamo illustrato, detti comunemente circuiti RC,
Figura 5.30 mostrano realisticamente i processi di carica e scarica di un condensatore. Per ca-
Differenza di potenziale ai capi ricare un condensatore occorre sempre un certo tempo (il processo non è istanta-
del condensatore Vc(t) e intensi-
neo) perché c'è sempre resistenza nel circuito, se non altro quella interna del ge-
tà della corrente nel circuito i(t)
durante la scarica. neratore; inoltre la spesa di energia è sempre maggiore di C~/2, per via della dis-
sipazione resistiva (irreversibile). Nel caso della scarica, anche questa richiede un
certo tempo e alla fine l'energia elettrostatica viene riutilizzata per fare circolare la
corrente nel circuito e quindi dissipata nella resistenza dello stesso circuito. Os-
serviamo che un condensatore isolato non mantiene indefinitamente la sua carica,
in quanto ci sono sempre processi conduttivi attraverso il dielettrico o attraverso
Resistenza di perdita l'aria, che si possono schematizzare con una resistenza di perdita R; dal valore di que-
sta e della capacità dipende il tempo di scarica.
5.8 Corrente di spostamento 125

ESEMPIO 5.8 La conduzione elettrica nell'aria .


13 La corrente e la densità di corrente che fluiscono tra le ar-
In condizioni normali la resistività dell'aria è p = 3 • 10
Qm, il fenomeno di conduzione essendo dovuto alla presenza mature sono rispettivamente:
di ioni di entrambi i segni (l'aria è debolmente ionizzata). Uti-
lizzando i dati dell'esempio 4.5, relativo al campo elettrico z = 500 . 103 = 1700 A j = 3. 10-12~
m2
dell'atmosfera, stimare la corrente e la densità di corrente 300 4nR~erra
nell'aria in condizioni normali.
la costante di tempo del circuito RC è

Soluzione Se la corrente può fluire tra le armature del conden- -r = RC = 300 · 0.9 = 270 s = 4.5 m ,
satore sferico la resistenza elettrica è data da:
che porterebbe alla scarica in tempi dell'ordine di 5-r""" 20 m. I
h fulmini che si abbattono çon regolarità sulla terra fornendole
R = p - - """ 300Q carica negativa servono a mantenere un equilibrio dinamico
4nR~erra
tra i due processi.

NOTA
DEFIBRILLATORE MEDICO
Sulla proprietà dei condensatori di immagazzinare energia si basa il funzionamento
del defibrillatore, un apparecchio usato in medicina per fornire al cuore di un paziente
una scossa di grande potenza allo scopo di arrestare le contrazioni casuali che spesso ac-
compagnano una crisi cardiaca e ristabilire il corretto ritmo cardiaco. Un condensatore
di capacità dell'ordine di 30 µFviene caricato con un generatore di V = 5 kV, cosicché in
esso viene immagazzinata l'energia elettrostatica:

U = 2_ Cv2 = 2_ · 30 · 10-5 • 25 · 106 = 375] .


e 2 2

Quando le due placche conduttrici dello strumento vengono poste sul torace del pa-
ziente, una parte di essa dell'ordine di U""" 200 J lo attraversa in un tempo che dipende
dalla resistenza presentata dal paziente tra le due placche, e che risulta dell'ordine di
'C """ 2 ms. La potenza media della scossa è quindi:

u
fJJ,,, = r""" 100 kW

5.8 CORRENTE DI SPOSTAMENTO

Il concetto di corrente è stato sinora associato a quello di movimento di cariche


da una parte e a quello di circuito chiuso dall'altra, lungo cui le cariche si muo-
vono; però attraverso lo spazio compreso tra le armature di un condensatore non
c'è trasporto di carica. Nel processo di carica e scarica di un condensatore, owero in
un processo in cui la carica sulle armature varia nel tempo, abbiamo visto che nel
circuito circola una intensità di corrente i(t), variabile nel tempo, ma costante in
0
ciascuna sezione del circuito. Nei conduttori i(t) coincide con la corrente di con-
duzione ice, per chiudere il circuito, si ipotizza che istante per istante tra le arma-
ture del condensatore esista una corrente i uguale a(, però non dovuta ad un moto
5

di cariche tra le armature, figura 5.31.


Una spiegazione intuitiva dell'origine della corrente i con riferimento alla fi-
5
, Figura 5.31
gura 5.32, è la seguente: per una variazione di carica dq, ad esempio sull'armatura Circuito RC percorso da cor-
superiore del condensatore, c'è una variazione -dq su quella inferiore per effettb rente.
126 CA PI T O LO 5 Co rrente elettrica

l( dell'induzione elettrostatica completa; per lo stesso motivo una carica dq abban-


dona l'armatura inferiore cominciando a circolare nel conduttore ad essa colle-
+ dq gato. Dunque è come se la carica dq fosse passata attraverso il condensatore.
T L Il ragionamento è valido solo ìn regime variabile: con una forza elettromotrice

d HH:q
I 'f costante anche la differenza di potenziale Ve ai capi del condensatore è costante,
così come la carica q tra le armature, per cui non può esserci corrente i nel senso 5

- - dq
detto e di conseguenza nel circuito non circola corrente.
+ dq Calcoliamo la corrente i nell'ipotesi ( = ( ricordando che per un condensatore
5

+ piano C = t:0L/ h e E = Ve/ h:

l ic .
1,5 =
dq
dt =
d
dt (CV) = E0
d
dt (LV)
- h- = E0
d
dt d<P(E)
(LE) = t:0 ~ . (5.35)
d(J)(E)
E --
o dt
dove <P(E), figura 5.32, è il flusso del campo elettrico attraverso una sezione del
Figura 5.32 condensatore.
Corrente di spostamento tra le Dunque la (5 .35) mostra che:
armature di un condensatore.
l'origine della corrente i è la variazione nel tempo del flusso del campo elet-
5

trico attraverso la sezione del condensatore.

Per un campo elettrostatico d<P(E) / dt = O, ( = O. Questa corrente, nota come cor-


Corrente di spostamento rente di spostamento, fu introdotta teoricamente da Maxwell per spiegare alcune
incongruenze delle equazioni del campo elettromagnetico, di cui parleremo nel
paragrafo 8.7. Il termine corrente di spostamento, introdotto dallo stesso Maxwell,
non sta tuttavia ad indicare spostamento di materia.
Sempre con riferimento alla (5 .35) si può definire una densità di corrente di
spostamento, in modulo
i dE
Densità di corrente
di spostamento
1s = = Eo dt ' i (5.36)

diretta parallelamente al campo elettrico.


Si può in generale definire una corrente i e una densità di corrente in un circuito
RCcome:
d<P (E)
Corrente in un circuito RC i ( + E0
---
dt
= (5.37)

dE
Densità di corrente j =l + E
0
-
dt
(5.38)
in un circuito RC

Ali ,.mterno d e1. con d utton. z. = z. eJ. =J. , a 11''interno d e I con d ensatore z· = t:0 -
d<P--
(E) ,
e e dt
j = t:0 dE . Se nel condensatore c'è un dielettrico basta sostituire in (5.37) e (5 .38)
dt
t:0 con E = t:0 1(, costante dielettrica del materiale .

5.9 LEGGI DI KIRCHHOFF PER LE RETI ELETTRICHE


Nei paragrafi precedenti è stato sempre considerato un circuito semplice, for-
mato da un generatore di forza elettromotrice e da un resistore, che per quanto vi-
sto nel paragrafo 5.5 potrebbe essere l'equivalente di un insieme di resistori con-
nessi tra loro in serie e in parallelo. Esistono d'altra parte circuiti con geometrie
più complicate, che non possono essere ridotti ad un unico resistore equivalente
soltanto con operazioni di serie e parallelo. Sia il caso più semplice che quelli più
Rete elettrica complessi sono particolari esempi di rete elettrica.
5.9 Leggi di Kirchhoff pe r le reti elettriche 127

Gli elementi geometrici distintivi di una rete sono i nodi e i rami. Un nodo è un Nodi e rami
punto nel quale convergono almeno tre conduttori; i nodi sono collegati da rami, in cui
possono esserci componenti attivi (generatori) e componenti passivi (resistori).
All'interno di una rete è possibile individuare determinati cammini chiusi, detti
maglie, costituiti da più rami; un dato ramo può pertanto appartenere a più maglie.
L'analisi delle reti elettriche, cui accenniamo soltanto senza sviluppare a fondo
l'argomento, che è materia di corsi specialistici, è semplificata dall'uso di due leggi
generali, dette leggi o principi di Kirchhoff, relative ai nodi e alle maglie: esse sinte-
tizzano quanto abbiamo finora esposto sui circuiti elettrici resistivi percorsi da cor-
rente elettrica stazionaria.
La prima legge di Kirchhoff, o legge dei nodi, dice che la somma algebrica delle cor-
renti che confluiscono in un nodo è nulla, se prendiamo, con riferimento alla figura 5.33,
con un dato segno le correnti che escono dal nodo e col segno opposto quelle che
entrano:
(5.39)
Figura 5.33
Si tratta di una generalizzazione della (5.8), conseguenza del principio di conser- Legge dei nodi.
vazione della carica.
Consideriamo ora una maglia di una rete, nella quale fissiamo arbitrariamente i --..
A B
un verso di percorrenza; in ogni ramo della maglia viene a sua volta fissato un verso a) - - -"""VWv------
della corrente che lo percorre; la seconda legge di Kirchhoff, o legge delle maglie, sta- R
bilisce che VA -VB = Ri
(5.40)
.,__ i
la somma algebrica delle forze elettromotrici presenti nei rami della maglia è eguale alla
somma algebrica dei prodotti Rk ik, cioè delle differenze di potenziale ai capi dei resi-
b) - - -....VWv------B
A
R
stori R" situati nei rami della maglia (nella somma sono compresi anche i contri-
buti delle resistenze interne dei generatori). I segni dei vari termini, con riferi- VA - VB = - Ri
mento alla figura 5.34, devono soddisfare le seguenti regole:
i ______.
a) se nel ramo k-esimo la corrente ik è concorde al verso scelto nella maglia, Rk i"
ha segno positivo; e) - - - ----111-+_ _ __
b) in caso contrario Rk ik ha segno negativo; +a'
c) se la sorgente di f.e.m . &kviene attraversata dal senso di percorrenza fissato nel
verso che va dal polo negativo al polo positivo, essa va presa col segno positivo;
.__ i
d) in caso contrario &kva presa col segno negativo.
Al fine di giustificare la (5.40) consideriamo una generica maglia PQRS di una d) - --
- 11- a'
rete, in cui siano stati convenzionalmente fissati i versi delle correnti ii che percor-
rono i singoli rami. Nella figura 5.35 è dato l'andamento del potenziale V lungo la Figura 5.34
maglia, assumendo convenzionalmente uguale a VP il potenziale del morsetto ne- Regole sui segni delle grandezze
gativo del generatore di forza elettromotrice &1 presente nel ramo PQ e proce- che compaiono nella legge delle
dendo in senso orario lungo la maglia stessa. Abbiamo: maglie.

a'2 Ri
-~ ½
+

Figura 5.35
Andamento del potenziale in una maglia generica.
128 CAPITO LO 5 Corrente elettrica

e quindi:

L'applicazione delle due leggi di Kirchhoff ad una rete, formata da più maglie,
porta a definire procedure di soluzione che sono applicabili in generale.
Se la rete ha N nodi, utilizzando la (5.39) si. possono scrivere N equazioni li-
neari tra le correnti che circolano nei rami; di queste però solo N - I sono indi-
pendenti, come si può intuitivamente capire se si pensa che ogni corrente di un
ramo afferisce sempre a due nodi, quelli terminali del ramo, e quindi, scritte N - I
equazioni (5.39), la Nesima ha tutti gli elementi che già compaiono in altre equa-
zioni e non è una condizione realmente diversa da quelle già imposte (nel caso più
semplice di rete con due nodi quanto detto è evidente: con le stesse correnti si scri-
vono due equazioni identiche e pertanto una sola è sufficiente).
Un metodo semplice e pratico per individuare in una rete M maglie indipen-
denti consiste nello scegliere le maglie in modo tale che ciascuna abbia almeno un
ramo che non è parte delle maglie scelte precedentemente. Individuate le M ma-
glie si associa ad ogni maglia una corrente (il' i2, ... , iM) e un verso di percorrenza
nella maglia e si scrivono le M equazioni (5.40): la soluzione di tale sistema lineare
dà i valori delle correnti incognite, un segno negativo significando che la corrente
nella maglia circola in verso opposto a quello scelto inizialmente. Infine la cor-
rente in un singolo ramo è pari a una delle correnti calcolate se il ramo appartiene
a una sola maglia oppure è la somma algebrica di più correnti se il ramo appar-
tiene a più maglie. -
La procedura esposta non è univoca, nel senso che a seconda della scelta delle
maglie si hanno diversi sistemi di equazioni e diversi insiemi di correnti di maglia;
però alla fine le correnti nei rami sono ovviamente sempre le stesse.

ESEMPIO 5.9 Bilancio energetico in un circuito ad una maglia

Nel circuito a una maglia in figura 5.36 R = 50 Q, &1 = 50 V,


B e
r1 = 20 Q, &2 = 100 V, r2 = 30 Q. Calcolare l'intensità della cor- R
rente i e il bilancio energetico.

Soluzione Fissiamo convenzionalmente come verso di per-


correnza della corrente i* quello orario e applichiamo (5.40):

&l - &2 50 - 100


i* -0.5A. ::e
R+r1 + r2 50 + 20 + 30
Figura 5.36
Poiché il risultato è negativo, vuol dire che il verso della
corrente è opposto a quello fissato: i = - i* = 0.5 A (come si ca-
pisce subito guardando i valori delle f.e.m .).
Il generatore di f.e.m. &2 eroga la potenza &2 i = 50 W che
Le d.d.p. ai capi di ciascun elemento sono:
viene dissipata in parte sulla resistenza totale (Rr i 2 = 25 W) e in parte
nel generatore di f e. m. &1 ( &1 i = 25 W), nel quale la corrente viene
forzata a passare dal polo positivo al polo negativo, contro il
campo elettromotore: infatti in tale generatore la d.d.p. appli-
cata dall'esterno (60 V) è maggiore della f.e.m . ( &1 = 50 V).
La potenza vale:
5.9 Leggi di Ki rchhoff per le reti elettriche 129

ESEMPIO 5.10 Bilancio di potenza in un circuito a due maglie

Nella rete elettrica della figura 5.37 &1 = 18 V, &2 = 12 V, Ri A E


= 12 Q, ~ = 2 Q, ~ = 6 Q, R4 = 4 Q. Determinare l'intensità di
corrente erogata da ciascun generatore e l'intensità di cor-
rente attraverso il resistore ~- Verificare inoltre il bilancio
della potenza nella rete . Le resistenze interne dei generatori
sono trascurabili.
D e F
Soluzione Scegliamo, figura 5.37, le maglie ABCD e BEFC
con le relative correnti i 1 e i 2 . Scriviamo le equazioni (5.40): Figura 5.37

Riordiniamo evidenziando le incognite i1 e ½:

Numericamente
Figura 5.38
18 i 1 - 6 ½= - 18 , - 6 i 1 + 12 ½ 12

• ~ = -0.8 A , ½ = 0.6 A .
e nei singoli resistori si ha
La corrente i1 circola pertanto in senso opposto a quello
prescelto; nella resistenza ~ circola la corrente i3 = 4 - i 1 = g>R = 12 • 0.64 + 2 • 0.36 + 6 • 1.96 + 4 • 0.36 = 21.6 W
1.4 A da Cverso B. La soluzione è mostrata in figura 5.38.
La potenza erogata dai generatori è Si provi a risolvere l'esercizio considerando le maglie AB
CD, A E F De si troverà ~ = - 0.8 A, ½= 0.6 A: nei singoli rami
si hanno le stesse correnti prima calcolate.

ESEMPIO 5.11 Bilancio energetico in un circuito a tre maglie

Nella rete elettrica della figura 5.39 & = 18 V, Ri = 12 Q, ~


= 2 Q, ~ = 6 Q, R4 = 4 Q, Rr, = 2 Q . Calcolare la potenza erogata
dal generatore. La resistenza interna del generatore è trascu-
rabile.
A
Soluzione Le maglie indipendenti sono tre, che scegliamo
come in figura 5.40, con le relative correnti il' ½, i3 • Appli- I

+l g
chiamo (5.40): R., ~

R4 Rs

Riordiniamo mettendo in evidenza le correnti incognite:


e F

Figura 5.39
130 CA PI TO LO 5 Corrente elettrica

.-------.Ar - - - - - - - - - - D
. La potenza erogata dal generatore è

.clJgen = & i1 = 103.3 W


ili t½ ½i ~
ed è facile verificare che è pari alla somma delle potenze dissi-
RI ...i. pate nelle singole resistenze.
+ ~ B ~
Dal generatore il circuito è visto come un unico resistore di

t ili t
il
i3
~
Z3

i3 i I?,
resistenza R eq = &/i1 = 3.14 Q, figura 5.41. Si osservi che questo
valore non può essere ottenuto con operazioni di serie e pa-
rallelo sui resistori componenti.
R4

e F

Figura 5.40

La soluzione numerica è i 1 = 5.74 A,½ = 4.73 A, i 3 = 4.28 A:


tutte le correnti di maglia circolano pertanto nei versi ipotiz-
zati.
Nei singoli resistori si hanno le correnti
+
i (Ri) i (Ri)

i (~) ½- i3 O.45 A

1.46A i(/?,,) Figura 5.41

5.10 ALCUNI CIRCUITI PARTICOLARI IN CORRENTE CONTINUA


Applichiamo alcune delle nozioni finora esposte a situazioni pratiche che si in-
contrano frequentemente in laboratorio e che riguardano la misura di correnti,
differenze di potenziale, forze elettromotrici e resistenze.

Misura dell'intensità di corrente


Uno strumento comune, che vedremo in dettaglio nell'esempio 6.3, è il galva-
nometro a bobina mobile, figura 5.42. La parte essenziale è una bobina rettango-
lare di filo conduttore avvolta su un nucleo di ferro che è libera di ruotare attorno
ad un asse ed è immersa in un campo magnetico generato da un piccolo magnete
permanente. Si vedrà nel paragrafo 6.5 che una bobina percorsa da corrente e sot-
Figura 5.42 toposta all'azione di un campo magnetico è soggetta a una coppia di forze il cui
Schema del galvanometro a bo-
momento è proporzionale alla corrente. Questo momento fa ruotare la bobina e
bina mobile . se il sistema di sospensione è in grado di sviluppare un momento resistente ela-
stico si raggiunge una posizione di equilibrio, caratterizzata da un angolo propor-
zionale all'intensità di corrente che percorre la bobina, come vedremo dettaglia-
tamente nell'esempio 6.3 dedicato al galvanometro. Se alla bobina è solidale un in-
dice che scorre su una scala graduata opportunamente tarata si ha la visualizza-
zione del valore della corrente.
La corrente massima misurabile è detta anche corrente di fondo scala ifs in
Figura 5.43 quanto porta l'indice all'estremità della scala di lettura; insieme alla resistenza in-
Rappresentazione schematica del terna rg essa è una caratteristica costruttiva del galvanometro. Valori tipici sono
galvanometro. ifs = 100 µA, rg = IO Q.
5.10 Alcuni circuiti particolari in corrente continua 131

Si può aumentare la corrente massima misurabile collegando in parallelo al


galvanometro un resistore chiamato shunt, di resistenza rs minore di rg, figura 5.44. Shunt
Per i due rami in parallelo valgono le relazioni

= ig + i s

rg + rs .
• - - - 1,
r g
(5.41)
s

A seconda del valore r rispetto a rg si determina il valore di i> i I s che porta lo stru-
5

mento a fondo scala. Ad esempio: rs

Figura 5.44
Resistenza di shunt.

Corredando lo strumento con varie resistenze di shunt, esempio 5.12, si può va-
riarne notevolmente il campo di misura; a tale strumento si dà in generale il nome
.di amperometro. Essendo la resistenza di shunt in parallelo alla resistenza rg del Amperometro
galvanometro, ne risulta che la resistenza equivalente dell'amperometro rA è minore A B
di rg.
Per eseguire una misura di intensità di corrente in un ramo di un circuito, fi-
gura 5.45, bisogna necessariamente interrompere il ramo in un punto e inserire
+
l'amperometro nel ramo; così operando si altera il circuito preesistente in quanto
viene variata la resistenza del ramo in questione per cui la corrente misurata imis ri-
sulta minore di i. Idealmente un galvanometro dovrebbe avere resistenza nulla, in
modo da non alterare la corrente da misurare. Si può facilmente verificare che la
R
variazione percentuale di corrente ( i - imis) / i è tanto minore quanto più piccola è
rA rispetto alla resistenza totale R del circuito.
A

Misure di differenze di potenziale


Quando un galvanometro è percorso da una corrente ig, la differenza di po-
tenziale ai suoi capi vale ~ = rg ig; con rg = l O Q e ig = 10- A, ~ = 10- V =
4 3

1 m V. Se poniamo in serie al galvanometro un resistore Rv opportuno, dalla


misura di ig si risale alla differenza di potenziale ai capi dello strumento me-
R
diante la ~ = (Rv + rg) ig, figura 5.46.
A parità di corrente che attraversa il galvanometro, il valore della differenza di Figura 5.45
potenziale misurabile aumenta all'aumentare di Rv· Dotando il galvanometro di va- Inserimento di un galvanometro
rie resistenze in serie, esempio 5.12, si ottiene uno strumento con un campo di mi- in un circuito.
sura molto ampio; esso è tarato direttamente in volt e prende il nome di voltmetro.
Supponiamo di voler misurare la differenza di potenziale VA - VB= R i esistente
ai capi di un resistore R percorso da corrente, figura 5.46. Colleghiamo in paral- ½ R ½
.•. ------'VWv.-----
lelo al resistore il galvanometro con in serie Rv.
La differenza di potenziale V~ - V~ è diversa da quella VA - VB preesistente. Si
R
può facilmente verificare che la variazione percentuale è tanto minore quanto più

~
grande è Rv rispetto a R; idealmente per Rv • la misura tende al valore VA - VB .
00

Riassumendo:

• un amperometro deve avere resistenza trascurabile rispetto a quella del V g

circuito e va inserito in serie; Figura 5.46


• un voltmetro deve avere resistenza molto maggiore di quella del circuito Inserimento di un voltmetro in
da misurare ed essere connesso in parallelo. un circuito.
132 CAPITOLO 5 Corrente elettrica

Menzioniamo soltanto che il galvanometro, corredato di un opportuno cir-


cuito, può essere utilizzato anche per misurare la resistenza di un resistore con-
Ohmetro nesso este:i;namente ai suoi poli, svolgendo in tal caso la funzione di ohmetro. Si
Strumento universale chiama strumento universale uno strumento con cui, selezionando la funzione e la
scala desiderata, si possono eseguire misure di corrente, differenza di potenziale e
resistenza.

ESEMPIO 5.12 Scale di un amperometro e di un voltmetro

Un galvanometro di resistenza interna rg = 100 Q e cor-


rente di fondo scala if s = 100 µA deve essere usato come:
a) amperometro con correnti di fondo scala i1 = 0.1 A,½ = 1 A,
i3 = 10 A;
b) voltmetro con indicazioni di fondo scala ½ = 1 V, ½ = 1OV,
½ = lOOV.
Si determinino i valori delle resistenze ~. ~. ~ degli schemi
elettrici in figura 5.47 e 5.48.
Figura 5.47
Soluzione Nell'utilizzazione come amperometro, quando la
connessio.ne al circuito esterno è fatta nei punti A e B1 la resi-
stenza di shunt è~+~ + ~-
In base alla (5.41)

1 999 •

r
• ~ + ~ + ~ = _ g = 0.1 Q .
999

Da questa relazione si capisce che ognuna delle resistenze


è molto minore di rg.
Quando la connessione è fatta tra A e B2 , ~ è in serie a rg e
~ + ~ fungono da shunt:

1 9999 •
Figura 5.48

r + ~ r
~ + ~ = g9999 = 99;9 = o. o1 Q .

Procedendo in modo analogo per la connessione fatta in A


e B3 Con la connessione in A e B2
99999 •

r
• ~ = __
g- = 0.001 Q . • 9 · 104 Q 90 kQ .
99999

Si conclude che ~ = 0.001 Q, ~ = 0.009 Q, ~ = 0.090 Q. Infine nel terzo collegamento


Nel collegamento come voltmetro la scala inferiore ( ½ =
0.1 V) si ha quàndo lo strumento è connesso in A e B1 e in tal 900 kQ .
caso
5.10 Alcuni circuiti particolari in corrente continua 133

Reostato e potenziometro. Misura di forza elettromotrice


B
La resistenza di un conduttore omogeneo (resistività p uniforme), avente se-
zione .L' costante e lunghezza x, è proporzionale a x secondo (5 .13):
Figura 5.49
X
Reostato a filo.
R = p- = rx '
X L

indicando con r la resistenza per unità di lunghezza del conduttore.


Se disponiamo di un contatto mobile C che scorre sul conduttore (cursore), pos-
siamo ottenere una rf sistenza variabile con continuità e con legge nota. Un tale di-
spositivo si chiama reostato, figura 5.49; inserito in serie in un circuito permette di
variare con continuità l'intensità di corrente, figura 5.50,
X
I I

R + rx

spostando il cursore tra la posizione x = O (reostato escluso) e la posizione x = l


A
(reostato completam1rrte inserito).
Lo stesso dispositivo, collegato ad un generatore di forza elettromotrice come Figura 5.50
in figura 5.51, permette di ottenere tra il cursore Ce il polo A una differenza di po- Reostato a filo inserito in un cir-
tenziale variabile linearmente: cuito.

g
ve - VA = V (x) = - - - r
R + rl
X = V X '

dove v è la differenza di potenziale per unità di lunghezza del sistema; questo dispositivo B
prende il nome di potenziometro. Se tra A e C si inserisce un conduttore di resi-
stenza R', la differenza di potenziale tra Ce A varia, poiché R' è in parallelo a Rx =
r x, e non è più lineare in x; solo se R' >> rl V (x) è ancora approssimativamente
lineare. e
X
Il circuito con potenziometro, mostrato nella figura 5.52, può essere usato per la t
misura della f.e.m. incognita &x, secondo il metodo detto diPoggendorf. Ricordiamo dal V ( x)
paragrafo 5.6, relazione (5.30), che la forza elettromotrice di un generatore è pari
alla differenza di potenziale misurata tra i suoi poli quando esso non è attraversato
da corrente. La condizione di corrente zero si realizza applicando ai poli del gene-
'
A

Figura 5.51
ratore una differenza di potenziale eguale alla forza elettromotrice e con la stessa
Circuito potenziometrico,
polarità. Nella pratica, figura 5.5-2, si cerca la posizione x del cursore in corrispon-
denza alla quale ix, misuràta dal galvanometro, è nulla; vuol dire che allora

dove i = &0 / r l è la corrente erogata dal generatore &0 in queste condizioni. Se al


posto di &x si inserisce nel circuito un generatore di forza elettromotrice &e nota e
si opera nello stesso modo, cioè cercando la posizione xc del cursore per cui ix = O,
si ha
___.
la corrente i essendo la stessa del caso precedente. Dal rapporto tra le due rela- z- zx
zioni, + -
,....__ _ _ _ _ 1-- - - - - - - '

t x = g _:_
Xe
: a'.o
e

Fi ura 5.52
la misura di &x relativa a &e è quindi ricondotta alla misura delle lunghezze x Schema di misura della forza
e xc. elettromotrice di un generatore.
134 CA PI TO LO 5 Co rrente elettri ca

A Ponte di Wheatstone

Si tratta di un circuito adatto alla misura precisa della resistenza di un condut-


+ tore, per confronto con resistenze note. In figura 5.53 il generatore di forza elet-
tromotrice ~ alimenta il circuito ABCD, costituito dai quattro resistori ~, Ri, Rx, R4 ;
il galvanometro nel ramo BD viene usato come rivelatore di zero. Si variano ~ e Ri
finché il galvanometro non segna corrente, ig = O: il ponte si dice allora in equili-
brio e i punti Be D sono allo stesso potenziale, VB = VD.
Nei nodi Be D, in condizioni di equilibrio, la prima legge di Kirchhoff (5.39)
dà il = i2, ix= i4, Inoltre, da VB - VA= VD - VA e VB - Ve = VD - Ve si ha~ il = Rx ix, Ri i2
= R4 i4 • Dividendo membro a membro e sfruttando l'eguaglianza delle correnti, la
Figura 5.53
condizione di equilibrio si esprime come
Ponte di Wheatstone.

A oppure

da cui si ricava
+
(5.42)

Le resistenze~ e Ri possono essere sostituite d a un filo calibro su cui scorre il


cursore B: all'equilibrio il rapporto~ / Ri è semplicemente il rapporto tra le lun-
ghezze l1 e 4 dei due tratti di filo AB e BC. In questa versione il circuito prende il
e nome di ponte a filo. ·
Figura 5.54
Ponte di Wheatstone con filo ca-
libro.

RIEPILOGO
L'intensità di corrente ch e a ttraversa la sezione di u n con- Nel sistema SI l'u ni tà d i misura della d ensità di corrente è
d uttore è d efinita come: A/m2 .
. dq In condizioni di stazionarietà l'intensità di corrente h a lo
i= - (5.1)
dt stesso valore attraverso ogni superficie del conduttore; se è
anche costante nel tempo si dice corrente continua.
dove dq è la carica che attraversa la sezion e nel tempo dt. In regime stazionario la legge di Ohm stabilisce che la den-
L'unità di misura dell'intensità di corrente d etta ampere sità di corrente è proporzionale al campo elettrico agente:
(A), insieme al metro (m), il chilogrammo (kg) e il second o
(s) è una delle grandezze fon d amentali d el SI (capitolo 7). j = aE , (5.9)
L'intensità della corrente ch e circola in u n cond u ttore è
esp ressa com e : d ove a è una grandezza caratteristica del conduttore, detta
i = f j · U n d"E ; (5.4) conduttività elettrica.
E La (5.9) si scrive anche:
la densità di corrente j è esp ressa in funzione del numero n di
elettroni liberi (portatori di carica) presenti nel conduttore e E pj (5.10)
della componente della velocità v d parallela al camp o elet-
trico esterno E agente con p = l i a d etta resistività elettrica del materiale .
Il legam e tra la differenza di potenziale ai capi di un con-
j =ne vd; d uttore e la corren te ch e lo attraversa è dato dalla legge di
Ohm:
L è una qualunqu e superficie che taglia il cond uttore . La d en- V= Ri; (5 .14)
sità d i corren te è anch e d efini ta come l'intensità di corrente
p er u nità di superficie perp end icolare al verso della corrente. dove R = V/ i si chiama resistenza elettrica del conduttore.
Riepilogo 135

Se il conduttore ha la forma di un cilindro regolare di se- Per avere una corrente continua in un conduttore oc-
zione X e lunghezza h la resistenza elettrica è: corre un generatore di forza elettromotrice (f.e.m.), che agi-
sce tra i suoi estremi. Un generatore è caratterizzato dalla
h f.e.m.:
R = p-. (5.13)
X
(5.28)
Nel SI l'unità di misura della resistenza elettrica è volt/
ampere (V/ A) detta ohm (Q), della resistività è Qm, della
conducibilità elettrica (Qmt1 • che rappresenta il lavoro d~en fornito dal generatore per
La resistività è funzione della temperatura secondo la spostare la carica dq dal polo negativo al polo positivo, diviso
legge empirica: per la carica dq, owero il lavoro per unità di carica spostata:
p = P 20 ( 1 + a L1 t) , (5.16)

dove Llt = t- 20°C, p 20 è il valore della resistività alla tempera- fg = d~en


tura t = 20°C e a il coefficiente termico del materiale. dq
Esistono materiali superconduttori, la cui caratteristica è
che al di sotto di una certa temperatura critica Te, dell'ordine e dalla resistenza internar.
di qualche kelvin, la resistività si annulla. Nel SI l'unità di misura della f.e.m. è volt (V).
Nel modello classico gli elettroni vengono trattati come un Se nel circuito è presente una resistenza complessiva .R, la
gas di elettroni liberi di muoversi all'interno del conduttore. corrente che circola è data da:
In assenza di un campo elettrico esterno gli elettroni si muo-
vono urtando continuamente contro gli ioni del reticolo cri- a' = (R + r) i . (5.30)
stallino in moto completamente casuale, per cui la loro velo-
cità media è nulla. Quando all'interno del conduttore agisce Se un condensatore di capacità C viene caricato da un ge-
un campo elettrico esterno E ciascun elettrone, tra un urto e neratore di f.e.m. a', la presenza della resistenza R del cir-
il successivo, acquista una componente della velocità paral- cuito fa sì che la carica del condensatore vari con la legge:
lela al campo elettrico E:
(5.33)
e
v d = - - rE , (5.22)
m
con % = Ca' carica a regime e r = RC costante di tempo del
detta velocità di deriva, con r tempo medio che intercorre tra circuito RC. Durante la carica il circuito è attraversato dalla
due urti consecutivi. corrente:
Secondo il modello classico la conducibilità elettrica è dq
i(t) -a'e - t/ -r (5.33)
data da: dt R '
n e2 r
(j = (5.24)
m
corrente che è di conduzione all'interno dei conduttori e di
spostamento all 'interno del condensatore:
con n numero di elettroni per unità di volume presente nel
conduttore ( n "'" I 0 28 -c- 1029 elettroni/ m 3 ) .
dq d<P (E)
Se ai capi di un conduttore viene mantenuta una diffe- ( (t) E--- (5.35)
dt o dt
renza di potenziale V ed esso è percorso dalla corrente i, la
potenza fornita al conduttore è:
<P (E) è il flusso del campo E attraverso una qualunque superficie
rJ> = R i2 = v 2 (5.18) all'interno del condensatore.
R Le reti elettriche si compongono di maglie e nodi. Il re-
gime delle correnti è regolato dalle due leggi di Kirchhoff. La
Essa si trasforma in energia interna del conduttore. legge dei nodi stabilisce che la somma algebrica delle correnti
Nel SI l'unità di misura della potenza è watt (W). che confluiscono in un nodo è nulla:
La resistenza equivalente di un sistema di resistori~'~'
Rs, ... collegati in serie è: (5.39)

Req =~+~+Rs+ ... (5.26)


La legge delle maglie stabilisce che la somma algebrica
La resistenza equivalente di un sistema di resistori~'~' delle f.e.m. presenti in una maglia è uguale alla somma alge-
Rs, .. . collegati in parallelo si ricava da brica delle differenze di potenziale ai capi dei resistori situati
nel ramo della maglia:
1 1 1
-+ + - + ... (5.27)
~ ~ Rs (5.40)
136 CAPITOLO 5 Co rre nte elettrica

QUESITI
5.1 Il moto degli elettroni in un conduttore avviene nel verso filo con la resistenza maggiore o minore?
della corrente o in senso contrario? 5.17 Una lampada ad incandescenza collegata alla rete con un
5.2 Dal verso della corrente in un conduttore si può stabilire filo corto fornirà un'illuminazione maggiore di quella
se si muovono gli elettroni (carica - e) o altre particelle collegata con un filo molto lungo?
positive? 5.18 Con la tensione di rete 220 V è possibile accendere un
5.3 La corrente circola in un conduttore la cui sezione va re- certo numero di lampadine da 12 V. Come devono essere
stringendosi gradatamente nel verso della corrente. Co- collegate le lampadine? Qual è il numero minimo?
me variano la densità di corrente, il campo elettrico e la 5.19 Perché se si tengono i fari dell'automobile accesi durante
velocità di deriva degli elettroni? la messa in moto essi diventano fiochi?
5.4 Un filo conduttore viene collegato ad un generatore che 5.20 Le spine istallate in un appartamento permettono di col-
mantiene una differenza di potenziale V tra i due estremi. legare alla rete più elettrodomestici. Quando si alimen-
Come varia la velocità di deriva v d degli elettroni nel filo tano due elettrodomestici contemporaneamente essi so-
se: a) la differenza di potenziale Vviene raddoppiata b) la no collegati in serie o in parallelo?
lunghezza del filo viene raddoppiata e c) la sezione del 5.21 Si ha a disposizione tre lampadine uguali e una batteria.
filo viene raddoppiata? Le lampadine saranno più luminose quando sono colle-
5.5 Due fili conduttori A e B sono fatti dello stesso materiale, gate tutte in serie o tutte i parallelo?
hanno lunghezza uguale, ma la resistenza RA = 2RB. Qual 5.22 Una lampadina è collegata ad una batteria, con resistenza
è il rapporto tra le sezioni dei fili? Qual è il rapporto tra i interna. Se si aggiunge in serie alla prima lampadina
diametri dei fili? un'altra lampadina cosa succede: a) della luminosità
5.6 Si può utilizzare la variazione della resistività di un con- delle lampadine, b) della potenza fornita dal generatore,
duttore con la temperatura per costruire un termometro? c) della differenza di potenziale ai capi della batteria? Ri-
Se la risposta è positiva, per quali temperature il metodo petere il procedimento con la seconda lampadina in pa-
è più adatto (alte o basse temperature)? rallelo.
5. 7 Perché in due resistenze in serie la differenza di poten- 5.23 Perché una batteria in condizioni di grande umidità
ziale è maggiore ai capi della resistenza maggiore? tende a scaricarsi più facilmente?
5.8 Perché in due resistenze collegate in parallelo la corrente 5.24 La differenza di potenziale misurata ai capi di una batte-
è maggiore sulla resistenza minore? Di quale principio di ria può essere maggiore della sua f.e.m.?
conservazione è conseguenza questo fatto? 5.25 Perché in un circuito RC è necessaria l'esistenza della cor-
5.9 I fari di un'automobile sono collegati in serie o in paral- rente di spostamento?
lelo? 5.26 Se in un circuito RC si raddoppia la resistenza R come va-
5.1 O Perché quando i poli di una batteria sono ossidati essa ria la costante di tempo? E se si dimezza la capacità C?
eroga meno corrente pur non essendo variata la forza 5.27 In un circuito RC si dissipa energia tra le due armature di
elettromotrice? Che cosa cambia? un condensatore, dovuta alla corrente di spostamento?
5.11 Confrontare le relazioni per la resistenza equivalente e la 5.28 In un certo istante in un circuito RC può essere nulla la
capacità equivalente di resistenze e condensatori colle- corrente di conduzione e non esserlo quella di sposta-
gati in serie e in parallelo. mento?
5.12 Un uomo normalmente ha una resistenza di circa 100 kQ 5.29 Perché in un circuito RC quando si chiude l'interruttore
quando viene percorso da corrente per tutto il corpo. la carica sulle armature non passa istantaneamente al va-
Quanta corrente circola quando inavvertitamente siamo lore C~, come forse ci si aspetterebbe dal momento che i
collegati alla rete elettrica? Cosa succede se siamo scalzi e suoi capi sono collegati ai morsetti della batteria?
sudati? 5.30 Il tempo necessario affinché la carica sull'armature di un
5.13 L'equazione fil = V2/ Rindica che la potenza aumenta con condensatore in un circuito RC raggiunga una certa fra-
il diminuire della resistenza R., mentre l'equazione fil= Ri 2 zione del valore C~ finale dipende dal valore della f.e.m.
sembra indicare il contrario. C'è una contraddizione tra del generatore?
le due equazioni ovvero bisogna specificare un altro dato 5.31 Perché per misurare la f.e.m. bisogna che in essa non cir-
per fare il confronto? coli corrente (circuito aperto)?
5.14 Una lavatrice e un aspirapolvere assorbono rispettiva- 5.32 Quando una batteria eroga corrente normalmente nel
mente una potenza di 2 kW e di 1.3 kW. Quale dei due suo interno la corrente in quale verso circola? È possibile
elettrodomestici ha maggiore resistenza elettrica? In far circolare la corrente nel verso opposto?
quale circola più corrente? 5.33 Che differenza c'è tra un reostato ed un potenziometro?
5.15 Due lampadine da 50 W e da 100 W possono essere utiliz- 5.34 A cosa serve una resistenza di shunt?
zate collegandole alla rete elettrica ( V = 220 V). Quale 5.35 Il ponte di Wheastone e il potenziometro servono per mi-
lampadina ha resistenza minore? surare quali grandezze?
5.16 Alcuni fili con resistenza diversa sono collegati in paral- 5.36 Quanto dovrebbe valere la resistenza interna di un ampe-
lelo ad uno stesso generatore. Si svilupperà più calore nel rometro ideale e di un voltmetro ideale?
Problemi 137

PROBLEMI
3
5.1 Una bacchetta di alluminio (pAl = 2. 7 · 10- Qm) ha sezione
quadrata di lato a= 5 mm. Calcolare quale deve essere il
3
diametro d di una bacchetta di rame (Pcu = 1. 7 · 10- .Om), I
a sezione circolare e di lunghezza uguale alla precedente, d
affinché le due bacchette abbiano la stessa resistenza.
I

5.2 Un filo di rame (p = 1. 7 · 10-3 .Om), di diametro d =


2.5 mm, ricoperto di gomma secondo le norme di sicu-
rezza vigenti, può trasportare una corrente i = 25 A. Per
tale corrente calcolare: a) la densità di corrente j, b) l'in- 5.7 Un guscio semisferico di silicio (p = 2300 .Om) ha raggio
tensità del campo elettrico E, c) la differenza di poten- interno a = 1 cm e raggio esterno b = 2 cm; esso è colle-
ziale V per un tratto di filo lungo l = 200 me d) la potenza gato ad un generatore che mantiene una d.d.p . V = 2 V
.cJ>dissipata nello stesso. tra le superficie che lo delimitano. Calcolare: a) la resi-
stenza R del guscio, b) la corrente i che lo percorre, c) la
5.3 Un resistore è composto da due fili collegati in serie: il potenza P dissipata e d) la densità di corrente j attraverso
3
primo di rame (Pcu = 1.7 · 10- Qm) è lungo~ = 5 me ha le superficie estreme. Queste ultime sono ricoperte da un
una sezione .L'1 = 2 mm ; 2
il secondo di alluminio (pAl = sottile strato di oro per poterle assumere a potenziale co-
2.7 • 10-3 .Om) è lungo ½. = 2 m e ha una sezione L2 = stante.
1 mm 2 • Ai capi del resistore è applicata una differenza di
potenziale V = 0.2 V. Calcolare: a) la differenza di poten-
ziale ½ e ½ ai capi dei due fili e b) le rispettive densità di
corrente j 1 e j 2 .

3
5.4 Un filo di rame (Pcu = 1.7 · 10- .Om) di raggio a =
0.25 mm è ricoperto da una guaina di alluminio (pAl =
2.7 • 10-3 Qm) di raggio esterno b = 0.4 mm. Il filo è per-
corso da una corrente i = 2 A. Calcolare: a) le correnti i1 e
i2 che percorrono i due materiali e b) il campo elettrico
E 1 e E2 in ciascuno di essi. 5.8 Un filo di lunghezza l = 5 m e diametro d = 2 mm è per-
corso da una corrente i = 750 mA, quando è applicata una
5.5 Un conduttore cilindrico cavo di lunghezza d = 2 cm ha d .d.p. V = 22 V. La velocità di deriva degli elettroni è v d =
raggi a = 2 mm e b = 5 mm; esso è costituito da una so- 1.7 • 10-5 mç 1 . Calcolare: a) la resistenza R del filo, b) la
stanza con resistività p = 2 .Om. Una forza elettromotrice resistività p del materiale, c) il campo elettrico E all'in-
~ = 20 V può essere applicata al conduttore in modo che terno del filo e d) il numero di elettroni di conduzione ne
la corrente fluisca parallelamente all'asse del cilindro o per unità di volume.
radialmente dalla superficie interna alla superficie
esterna. Calcolare nei due casi: a) l'intensità di corrente i, 5.9 Un filo di rame (p = 1.7 · 10-3 .Om) è percorso da una cor-
b) potenza .cJ>dissipata e c) la densità di corrente j sulle su- rente di densità j = 0.5 A/mm 2 • Calcolare: a) il campo
perficie terminali. elettrico E che mantiene la corrente nel filo, b ) la velocità
di deriva v d degli elettroni e c) il tempo -r impiegato tra
un urto e l'altro.
a 3
5.10 L'awolgimento di rame (p = 1.7 • 10-3 .Om, a= 6.8 • 10-
I
I
I
I
j I
c- ) di un motore ha una resistenza ~o = 45.3 Q a 20° a
0 1

l
I
motore fermo. Dopo alcune ore di funzionamento la re-
I

ij '
I
d
'/
I
<"
~ sistenza è R = 58 Q. Calcolare la temperatura t dell'awol-
I
;j gimento.
I
5.11 Un filo di nichelcromo (a = 4 · 10- 4 c- ) di una stufa dis-
1
0

sipa una potenza P1 = 500 W quando la d.d.p. applicata è


V = 200 V e la temperatura t1 = 800°C. Supponendo che
5.6 Un resistore ha la forma di un tronco di cono lungo de esso venga mantenuto alla temperatura t2 = 200°C im-
raggi estremi a e b. Calcolare: a) la resistenza Re verifi- mergendolo in un bagno d'olio, calcolare: a) la potenza
care b) la formula per a = b. ~ dissipata e b) la corrente ~ e ½nei due casi.
138 CA PI TOLO 5 Co rrente elettrica

5.12 La potenza dissipata in una resistenza R = O.I Q collegata 5.17 Due generatori, aventi la stessa f.e .m. & = 6 V, e resistenza
ad una batteria &= 1.5 V è fJJR= 10 W. Calcolare: a) la dif- interna r1 = 0.5 Q e r2 = 0.2 Q rispettivamente, sono colle-
ferenza di potenziale V ai capi di R e b) la resistenza in- gati in serie ad un resistore R Calcolare Rin modo che sia
terna r; della batteria. nulla la d.d. p. ai capi P e Q del primo generatore.

5.13 Nel circuito di figura &= 1.5 V, r; = 1 Q e Runa resistenza


variabile. Calcolare: a) la potenza 9i dissipata per ~ =
100 Q, b) la potenza fJJ2 per~ = 0.1 Q e c) la potenza fJJ3
per il valore ~ di R per cui la potenza è massima.

5.18 Nel circuito di figura & = 6 V e R = 100 Q. Calcolare la


d.d. p. L1 V tra i punti Ce D.

5.14 Nel circuito di figura il generatore-ha f.e.m. &= 0.5 Ve la e


resistenza internar; = 1 Q; il resistore R è costituito da un
filo di alluminio (p 20 = 2. 7 · 10-3 Qm, a = 4.3 · 10-3 c-1 )
lungo d = 5 m e di sezione L = 0.5 mm 2 • Calcolare: a) la
corrente Ìi_ nel circuito a 0°C, b) la temperatura t per cui
0

la corrente vale 4_ = 0.95 i1 e c) la potenza ['P;_ dissipata su R


2
R~

~_J_
_t
-,._______._.____,_
-I a'
~ R

I
nei due casi. Si supponga r; costante.
D

5.19 Nello schema la batteria scarica &se= 10 V, Rse = 1 Q è col-


legata ad una batteria carica' &e = 12 V, Re= 0.01 Q. Deter-
minare la corrente iav nella resistenza di avviamento Rav =
0.06 Q e nella batteria scarica ( e·

5.15 Una batteria solare, di area I = 5 cm 2, riceve energia so-


lare d'intensità I= 3 m W / cm 2. Quando è collegata ad una ----+-
i,
resistenza ~ = 250 Q, la differenza di potenziale ai suoi
capi è ½ = 0.15 V; quando è connessa con una resistenza
Re i Rse
iavi Rav
~ = 500 Q la d.d.p. è ½ = 0.2 V. Calcolare: a) la resistenza ~_L U_ iff
r ; della batteria, b) la sua f.e·.m. & e c) l'efficienza TI; della
cella nella conversione dell'energia solare in energia elet-
e I I se
I
trica nei due casi.

5.16 Tre batterie aventi la stessa f.e.m. a' = 6 V e la stessa resi- 5.20 Nel circuito di figura &1 = 2 V, &2 = 4 V, ~ =1Q e ~=
stenza interna r; = 1 Q possono essere collegate tutte in se- 4 Q. Calcolare la d.d.p. tra i punti A e B.
rie o in parallelo ai capi di un resistore R = 6 Q. Calcolare
nei due casi: a) la resistenza complessiva rAB dei generatori
vista dai capi A e B del resistore, b) la corrente i che circola
attraverso il resistore, c) la potenza complessiva fJJgen ero-
gata dai generatori ed) la potenza fJJRtrasferita su R.

5.21 Nel circuito di figura~= 15 Q, ~ = 30 Q, ~ = 15 Q, &1 =


1.5 V e &2 = 4.5 V. Calcolare: a) la corrente Ìi_, 4_, i3 che per-
B A
R corre ciascun resistore R; e b) la potenza fJJR complessiva
B A
R dissipata nel sistema di resistori.
Problemi 139

5.25 Un generatore di f.e.m. i = 9 V e resistenza interna r; =


2 Q è collegato alla rete di resistori, tutti uguali di valore
R = 6 Q, mostrata in figura. Calcolare: a) la resistenza
equivalente Req della rete vista dal generatore, b) la cor-
rente i che circola in ciascun resistore e c) la potenza
complessiva g>R trasferita alla rete.

A
5.22 Nel circuito di figura i 1 = 3 V, i 2 = 6 V, ~ = 2 Q e J4 =
4 n. Calcolare: a) la corrente~'½, i3 che percorre ciascun
resistore, b) la d.d.p. tra i punti A e Be c) la potenza com-
plessiva fJJR dissipata nel sistema di resistori.

B .___ _ _ _ ____,

5.26 Un condensatore con C = 500 pF ha una carica iniziale %


= 6 • 10-5 C; esso viene collegato ai capi di un resistore R =
100 MQ attraverso il quale comincia a scaricarsi. Calco-
lare: a) la costanza di tempo r del circuito e b) il valore i
della corrente quando q = O.I %·
5.23 Nel circuito di figura i 1 = 6 V, i 2 = 5 V, i 3 = 4 V, ~ =
100 Q e J4 = 50 n. Calcolare: a) le correnti il' 4_, i3 , b) la 5.27 Un circuito RCviene scaricato chiudendo un interruttore
d .d .p. tra i punti A e Be c) la potenza g>gen erogata dai ge- al tempo t = O. La differenza di potenziale è, in quel-
neratori, verificando che essa è uguale alla potenza g>R dis- l'istante, ¼ = 100 V e si riduce a½ = 1 V dopo un tempo
sipata nel sistema di resistori. t1 = IO s. Calcolare: a ) la costante di tempo r del circuito e
b) il valore della differenza di potenziale ½ dopo ; = 20 s.

5.28 La differenza di potenziale tra le armature di un conden-


satore C = 2 µF scende da ¼ a ¼/ 4 in un tempo t = 2 s.
Calcolare la resistenza di perdita R tra le armature.

5.29 In quanto tempo l'energia elettrostatica ~ accumulatata


nel condensatore di un circuito RC si riduce a metà del
suo valore massimo? Esprimere il risultato in termini
della costante di tempo r del circuito.

5.30 Nel circuito in figura i = 12 V, r; = 2 Q, R = IO Q, J4 =


12 Q e~ = 24 Q e la corrente che circola nel generatore
5.24 Nel circuito di figura i 1 = 12 V, ~2 = 10 V, i 3 = 8 V, ~ =
è i = 0.5 A. L'energia elettrostatica immagazzinata in C1 e
50 n, J4 = 20 Q e~ = 10 n. Calcolare: a) la corrente il'½,
C2 vale rispettivamente f/2 = 4 · 10- J e u; = 2 · 10- J. Cal-
5 5

i3 che percorre ciascun resistore, b) la d.d.p. tra i punti A


colare: a) il valore di~ e b) C1 e C2 •
e Be c) la potenza complessiva g>R dissipata nel sistema,
verificando che è uguale alla potenza g>gen erogata dai ge-
neratori.

R
A l - -.../\l\l\~,,I\I\J\-~ B

__..i3 a'3
...,__ 5.31 Nel circuito in figura i = 36 V, ~ = 30 n, J4 = 15 n, cl =
500 nF e C2 = 250 nF. Calcolare: a) la d.d.p. ½e½ ai capi
dei due condensatori, quando l'interruttore Tè aperto,
L..

140 CA PI T O LO 5 Corrente elettrica

b) la d .d .p . v;ai capi degli stessi quando l'interruttore T b) dopo quanto tempo la d.d.p. ai capi del condensatore
è chiuso e c) la carica netta q che fluisce attraverso T è Vci) = O.I Ve
quando viene chiuso.

5.32 Nel circuito in figura l'interruttore T è inizialmente


chiuso e il condensatore C è caricato al suo valore mas- 5.34 L'interruttore T in figura si chiude automaticamente
simo %· Calcolare: a) la corrente i1 nel resistore ~ e b) la quando Ve = 2 &/ 3 e si apre quando Ve = &/ 3. Il risultato
carica % del condensatore. All'istante t = O l'interruttore è che Ve ha l'andamento mostrato in figura. Se ~= 40 Q ,
T viene aperto. Calcolare: c) il tempo t necessario affin- ~ = 1O Q e C = 2 µF, calcolare: a) il tempo di carica te, b)
ché la carica sia q= %15 ed) la corrente 4_ nel resistore~ il tempo di scarica t e c) il periodo T d ell 'oscillazione
5

in quell'istante. Nel circuito & = 18 V, ~ = 20 kQ, ~ = prodotta dal circuito.


10 kQ, ~ = 5 kQ e C = 10 µF.

V T
fg e

5.33 Nel circuito di figura, & = 20 V, ~ = 2 Q, ~ = 8 Q, ~ =


16 Q, R4 = 4 Q, C = 0.5 µF e la corrente che circola è in
condizione di regime. Calcolare: a) la d.d.p. VeD ai capi
del condensatore. La batteria viene scollegata. Calcolare:
Campo magnetico. e a p i t ·o l o
Forza magnetica
6
6.1 INTERAZIONE MAGNETICA. CAMPO MAGNETICO
La proprietà di attirare la limatura di ferro, mostrata da alcuni minerali di ferro
e in particolare dalla magnetite (combinazione .di ossidi di ferro, FeO, Fe 2O 3), era
nota già nel VII secolo a.C., figura 6.1; il nome magnetite derivò da quello della
città greca di Magnesia, in Asia minore, dove si trovavano giacimenti del minerale,
e la proprietà osservata prese il nome di magnetismo.
Tale proprietà di attrazione non è uniformemente presente nel materiale, ma Figura 6.1
si manifesta principalmente in determinate parti, figura 6.2, ed è in particolare Proprietà della magnetite.
possibile costruire campioni cilindrici in cui essa è localizzata nella zona delle basi.
Sia questi oggetti che altri con diversa geometria (ad esempio una sbarra piegata a
forma di C) si indicano col nome di magneti e le parti in cui si localizza la proprietà
di attrazione si chiamano i poli del magnete.
Nel sedicesimo secolo W. Gilbert compì una serie di esperienze con magneti,
aventi lo scopo di mettere in evidenza le caratteristiche del magnetismo e le diffe-
renze con i fenomeni di elettrostatica, da lui stesso studiati (vedi paragrafo 1. I). I
risultati sullo studio delle interazioni tra poli magnetici, anche tenendo conto di
successive osservazioni, sono riassunti nei punti seguenti.

A. Se ad un magnete sospeso nel centro tramite un filo, e quindi libero di ruo- Figura 6.2
tare, si avvicina un secondo magnete, tenuto ad esempio in mano, figura 6.3, si os- Proprietà di un cilindro di ma-
serva che questo esercita sul primo una certa forza. Come per le forze di natura gnetite.
elettrostatica, possiamo interpretare il fatto dicendo che un magnete genera un
campo, chiamato campo magnetico, e che l'altro magnete risente dell'azione che
il campo magnetico esercita nella posizione da esso occupata.
Un'analisi sistematica porta a stabilire che la forza di interazione tra i due ma-
gneti è attrattiva o repulsiva a seconda dei poli dei magneti che vengono affacciati
e che esistono soltanto due specie di poli, detti poli positivi e poli negativi; inoltre si
trova che i poli di uno stesso magnete sono sempre di segno opposto.
Le modalità di svolgimento di questo primo esperimento chiariscono che i fe-
nomeni osservati non sono attribuibili in nessun modo a cariche elettriche fisse,
localizzate in alcune regioni dei magneti. Infatti la magnetite è un conduttore e il
secondo magnete, che è tenuto in mano, è certamente scarico, come del resto si
può verificare con mezzi elettrostatici.

B. Se si avvicina a un pezzo di magnetite una bacchetta sottile di ferro, questa


acquista la proprietà di attirare la limatura di ferro, principalmente in vicinanza
delle estremità: la bacchetta di ferro immersa nel campo magnetico generato dalla
magnetite è diventata pertanto un magnete, owero si è magnetizzata. Essa viene Figura 6.3
chiamata magnete artificiale o calamita e presenta due poli magnetici di segno op- Schema di dispositivo per evi-
posto. Soprattutto se è di piccole dimensioni la bacchetta viene anche detta ago denziare le forze tra poli magne-
magnetico. tici.

141
142 CA PI TOLO 6 Cam po mag netico. Forza magnetica

C. Se sospendiamo ad un filo l'ago magnetico sopra definito e lo lasciamo li-


bero di ruotare, osserviamo che esso tende a disporsi approssimativamente paral-
lelo al meridiano terrestre, figura 6.4; spostato da questa posizione di equilibrio
l'ago compie intorno ad essa oscillazioni, smorzate inevitabilmente dagli attriti.
L'esperienza mostra l'esistenza di un campo magnetico naturale, il campo ma-
grietico terrestre, e mette in evidenza un comportamento dell'ago magnetico del
tutto analogo a quello di un dipolo elettrico posto in un campo elettrico E, stu-
- s diato nel paragrafo 2.8 e nell'esempio 2.10. L'ago magnetico, in altre parole, si
s comporta come un dipolo magnetico che lasciato libero si orienta nella direzione e
verso del campo magnetico esistente nel punto dove è posto.
Il polo dell'ago che si orienta approssimativamente verso il nord geografico, fi-
gura 6.4, viene chiamato polo nord (N) e gli si attribuisce segno positivo, l'altro è
s chiamato polo sud ( S) e gli si dà segno negativo. Accenneremo alle caratteristiche
del campo magnetico terrestre in una nota alla fine del paragrafo.
Figura 6.4
Definiti nel modo detto i poli di un magnete ed eseguendo esperienze come
Orientamento di dipoli magne-
tici da parte del campo magne- quelle del punto A, si trova sempre che l'interazione tra poli magnetici dello stesso se-
tico terrestre. gno è repulsiva, quella tra poli magnetici di segno opposto attrattiva, figura 6.5.

D. Lo studio quantitativo della forza magnetica tra i poli di due magneti, svolto
da Coulomb con la stessa apparecchiatura con cui aveva ottenuto la legge per la
forza tra cariche elettriche (paragrafo 1.3), dimostrò anche in tale caso un anda-
s N N s mento inversamente proporzionale al quadrato della distanza, almeno per poli
~
___...
puntiformi, come sono con buona approssimazione quelli agli estremi di sbarre lun-
ghe e sottili.
N s s N
~ ~
Sebbene la forza che si esercita tra due poli magnetici sia simile a quella che si
esercita tra due cariche elettriche, esiste tra di esse una differenza fondamentale.
s N s N Una carica elettrica, positiva o negativa, può sempre essere isolata e ciò è una con-
seguenza dell'esistenza della carica elementare positiva portata dal protone e della
Figura 6.5
carica elementare negativa portata dall'elettrone: la possibilità di separazione esiste
cioè già a livello elementare. Invece non è mai stato possibile ottenere un polo ma-
Forze tra poli magnetici.
gnetico isolato: i poli magrietici sembrano esistere sempre a coppie di egual valore
e segrio opposto, cioè si manifestano solamente sotto forma di dipoli magrietici.
L'indicazione classica è costituita dall'esperimento della calamita spezzata, figura
6.6. Se si taglia a metà una calamita compaiono sempre due poli di segno opposto
,, nella zona del taglio, che precedentemente a questo non mostrava la proprietà di
~ i(J }
attirare limatura di ferro. Ripetendo il taglio su pezzi sempre più piccoli si ottiene
N N ogni volta lo stesso risultato, senza riuscire ad ottenere un polo magnetico isolato
s (monopolo magrietico).

E. Accanto a tale esperienza sono significative quelle condotte con limatura di


s ferro posta in vicinanza di un magnete. I granelli di limatura si dispongono in
modo ordinato lungo linee regolari, fatto che interpretiamo supponendo che cia-
scun granello venga magnetizzato dal campo magnetico del magnete e diventato
N un dipolo magnetico si orienti parallelamente al campo magnetico stesso, come
mostrato in figura 6.2.

N
In analogia a quanto fatto per il campo elettrico E, possiamo definire le linee di
campo magrietico, cioè quelle linee che in ogni punto sono tangenti al campo ma-
gnetico esistente in quel punto. Tale vettore viene indicato con il simbolo B; la fi-
gura 6.2 mostra le linee di B per un magnete permanente naturale. Il verso delle
Figura 6.6 linee di B può essere individuato ponendo un piccolo ago magnetico in ciascun
Esperienza della calamita spezza- punto in cui esiste il campo B. Esso infatti si orienterà parallelamente a B e il verso
ta. sarà quello che va dal polo Sud al polo Nord dell'ago magnetico. Valgono per il
6.1 Interazione magnetica . Campo magnetico 143

campo magnetico B le proprietà a, b, e, enunciate nel paragrafo 1.6 per le linee di


forza del campo elettrostatico E e inoltre pure la proprietà che un campo magne- _ _ _ _ _ _ _ _..,.. B
tico B uniforme sia rappresentato da linee parallele ed equidistanti, figura 6.7.
Una simbologia specifica, che qui adottiamo per il campo magnetico, pur es- - - - I>- --_..
sendo applicabile in generale, riguarda il caso in cui le linee del campo sono orto-
gonali ad un piano (spesso coincidente col foglio che stiamo leggendo): con un Figura 6.7
punto si indica che il campo B è uscente dal foglio verso il lettore, con una croce che è Linee di un campo magnetico
entrante nel foglio, come mostrato nella figura 6.8. uniforme.

1 •
B

• •
IIIIII
B

111 11
X X X

• • • X X X

(a) (b)

Figura 6.8
Convenzioni per la rappresentazione delle linee del campo magnetico B: (a)
uscente dal foglio • , (b) entrante nel foglio x.

NOTA
IL MONOPOLO MAGNETICO
L'esistenza del monopolo magnetico elementare (e della sua antiparticella) non sa- Monopolo magnetico
rebbe in contrasto con le teorie quantistiche che descrivono il comportamento elemen-
tare della materia. Una possibile spiegazione della loro attuale assenza è la seguente: nel
big-bang da cui ha avuto origine l'universo sono stati prodotti, insieme alle altre parti- Big-bang
celle, anche monopoli e antimonop6li; la maggior parte di questi, a seguito di processi dian-
nichilazione particella-antiparticella è scomparsa in un tempo brevissimo liberando
energia, ma alcuni però potrebbero essere sopravvissuti e sarebbero sparsi nell'universo,
analogamente a quanto succede per i neutrini e per la cosiddetta radiazione cosmica di
fondo, altri fossili dei processi awenuti negli istanti immediatamente successivi al big-
bang.
Poiché l'interazione di questi ipotetici monopoli con la materia dovrebbe dar luogo
a un rilascio di energia notevole (su scala microscopica) sono stati costruiti esperimenti
per segnalare l'eventuale passaggio di monopoli; uno di questi è installato da vari anni
nel laboratorio sotterraneo del Gran Sasso, dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. Ca-
ratteristica di tali laboratori è la schermatura, dovuta a chilometri di roccia, di buona
parte della radiazione cosmica, con il che è facilitata la rivelazione di fenomeni rari do-
vuti a particelle extraterrestri penetranti. Nessun monopolo magnetico è stato finora ri-
velato, anche se si sono ottenuti limiti sui flussi di tali particelle: anche tali risultati nega-
tivi sono importanti, in quanto permettono di selezionare tra teorie concorrenti.

NOTA
IL CAMPO MAGNETICO TERRESTRE r1 J
Utilizzando un ago magnetico si possono determinare direzione e verso del campo
magnetico terrestre e, se l'ago è opportunamente tarato, anche il modulo facendo oscil-
lare l'ago attorno alla posizione di equilibrio, come descritto nel paragrafo 6.5 (questo
144 CAPITOLO 6 Campo magnetico. Forza magnetica

in linea di principio; esistono metodi più semplici e precisi come quello che descrive-
remo nell'esempio 8.3).
L'andamento delle linee del campo magnetico terrestre, mostrate in figura 6.9, corri-
spondono approssimativamente al campo generato da un "magnete", che forma con l'asse
terrestre un angolo di circa 15°. L'asse del "magnete" incontra la superficie terrestre nel
punto con latitudine 75° e longitudine 291 °, a circa 1600 km dal polo Nord geografico e
nel punto simmetrico rispetto al centro della terra vicino al polo Sud geografico. Il campo
magnetico in ogni punto ha una componente tangente al meridiano e una diretta lungo
la congiungente il punto con il centro della terra. Una bussola magnetica è costituita da
un ago magnetico che si orienta concordemente alla componente orizzontale del campo
magnetico terrestre; la prima applicazione risale al secolo 12°. Torneremo sull'argomento
nella nota del paragrafo 7.2.

S geografico

Figura 6.9
Linee del campo magnetico terrestre.

6.2 ELETTRICITÀ E MAGNETISMO


L'insieme dei fatti sperimentali esposti nel paragrafo 6.1 suggerisce l'ipotesi
che gli elementi costitutivi dei magneti siano i dipoli magnetici, che possono essere
caratterizzati da un momento magnetico m. Siccome la non isolabilità degli ipote-
tici poli magnetici è confermata anche a livello elementare, siamo portati a sup-
porre che atomi e molecole, come possiedono una struttura elettrica, abbiano an-
che un momento di dipolo magnetico.
La prima relazione tra fenomeni magnetici ed elettrici fu scoperta da Oersted
nel 1811 e successivamente l'argomento venne approfondito soprattutto da Ampè-
re intorno al 1820. La sperimentazione fu resa possibile dall'utilizzazione della pila
di Volta che permettendo la produzione di correnti elettriche costanti aprì il
campo dello studio dell'interazione sia tra un circuito percorso da corrente e un
Figura 6.10 magnete che tra circuiti.
Esperienza di Oersted con un Oersted mostrò, figura 6.10, che un ago magnetico, posto in prossimità di un
ago magnetico. filo percorso da corrente, tende ad assumere una ben definita posizione di equili-
brio. Se poniamo in un piano perpendicolare al filo percorso da corrente della li-
matura di ferro, figura 6.11, osserviamo che i grani si addensano lungo circonfe-
renze con centro il filo. Alla luce di quanto visto finora il risultato si interpreta di-
6.3 Forza magnetica su una carica in moto 145

cendo che il filo percorso da corrente produce un campo magnetico Be che l'ago
e i grani di limatura di ferro si orientano parallelamente al campo magnetico esi-
stente nel punto in cui sono posti. In seguito Ampère dimostrò che anche due fili
percorsi da corrente interagiscono e intuì che le azioni magnetiche non sono altro
che la manifestazione dell'interazione tra cariche elettriche in movimento, po-
nendo le basi della teoria attuale del magnetismo.
L'interazione tra due circuiti percorsi da corrente è il risultato dell'interazione
tra le cariche che costituiscono le due correnti, interazione avente caratteristiche
diverse da quella tra cariche fisse. Per spiegare le azioni sui magneti bisogna allora
pensare che in ogni atomo o in ogni molecola devono esistere delle correnti micro-
scopiche locali, che prendono il nome di correnti molecolari di Ampère o correnti ampe-
riane, l'interazione tra un circuito percorso da corrente e un magnete è il risultato
delle interazioni tra gli elettroni liberi in moto nel conduttore e le microcorrenti
presenti nel materiale magnetizzato. Infine l'interazione tra due ,magneti è il ri-
sultato delle interazioni tra le correnti microscopiche in essi presenti. Figura 6.11
Tutto ciò presuppone che il moto degli elettroni negli atomi e nelle molecole, Linee del campo magnetico pro-
dotto da un filo indefinito per-
agli effetti dei fenomeni magnetici osservati, dia origine a momenti magnetici atomici
corso da corrente evidenziate
elementari. La misura dei momenti magnetici atomici e nucleari ha permesso di ve- dalla limatura di ferro .
rificare questa ipotesi, che fu formulata già da Ampère. Si sa che anche i costi-
tuenti elementari degli atomi, il protone, il neutrone e l'elettrone, possiedono un
momento magnetico: attualmente ai primi due si attribuisce la strnttura a quark,
figura 6.13, per cui il momento magnetico sarebbe riconducibile a questi; l'elet-
trone (come del resto i quark) entro i limiti delle nostre conoscenze attuali è pun-
tiforme per cui il momento magnetico appare proprio come una proprietà intrin-
seca, peraltro legata al momento angolare intrinseco, spin, non riconducibile a
moti interni o rotazioni su se stesso, impossibili per un oggetto puntiforme.
Ritornando allo sviluppo storico, negli anni successivi al 1820 Faraday dimostrò
l'esistenza di una ulteriore connessione tra elettricità e magnetismo, provando che
campi magnetici variabili nel tempo producono campi elettrici (non conservativi).
Infine Maxwell, a cui è dovuta la sistemazione formale dell'elettromagnetismo
classico, predisse il risultato simmetrico, cioè che campi elettrici variabili nel tem-
Figura 6.12
po danno origine a campi magnetici. Egli dimostrò pertanto che nel caso più ge-
Forze tra due fili indefiniti paral-
nerale un campo elettrico e un campo magnetico non possono avere esistenza indipendente leli percorsi da corrente.
e vanno unificati nell'unico concetto di campo elettromagnetico. Con lo sviluppo della teo-
ria della relatività ristretta la nozione di campo elettromagnetico acquistò un ulte-
riore aspetto, nel senso che campo elettrico e campo magnetico hanno significato
relativo: un'interazione magnetica in un sistema di riferimento inerziale può ap-
parire elettrica in un altro sistema di riferimento inerziale e viceversa.

6.3 FORZA MAGNETICA SU UNA CARICA IN MOTO q=ie

La conclusione principale dei paragrafi precedenti è che le azioni magnetiche gluoni

sono il risultato dell'interazione tra cariche in moto; adottando la rappresenta-


zione tramite un campo, diciamo che l'azione magnetica è dovuta al fatto che un - -10-15 m - -
sistema di cariche in moto genera in una certa regione un campo magnetico, che indi-
Figura 6.13
chiamo con il simbolo B, e che l'altro sistema di cariche in moto risente di una
L'interazione nucleare forte, la
forza in quanto immerso in B.
più intensa delle forze fonda-
Il legame tra B e le correnti che lo generano sarà discusso nel capitolo 7 men- mentali della natura, trasmessa
tre delle forze subite da una o più cariche in campo magnetico ci occupiamo in dai gluoni, permette ai quark di
questo paragrafo e nei successivi. rimanere uniti tra loro nel pro-
Consideriamo quindi una particella, di massa m e carica q, posta in un campo tone (neutrone).
magnetico B. Se la particella è ferma in un sistema di riferimento solidale alle sor-
146 CAPITOLO 6 Campo mag netico . Fo rza magn etica

genti del campo magnetico si trova che su di essa non agisce nessuna forza, in ac-
cordo col fatto che l'interazione magnetica si manifesta solamente tra cariche in
movimento. Se invece la particella è in moto con velocità v rispetto al sistema di ri-
ferimento suddetto, si verifica che su di essa agisce la forza, detta di Lorentz,

Forza di Lorentz F = qv x B . (6.1)

Il modulo della forza di Lorentz ha il valore

F = qv Bsen0 (6.2)

essendo 0'l'angolo trave B: la forza è dunque nulla se la velocità è parallela al campo


magnetico ( 0 = O, 0 = n) ed è massima, pari a q v B, quando v è ortogonale a B ( 0 =
n/2). La direzione della forza, figura 6.14, è ortogonale al piano individuato dai
vettori v e B e il verso è determinato dalla nota regola del prodotto vettoriale se la
carica è positiva, mentre è opposto se la carica è negativa; ricordiamo che il verso
del risultato di un prodotto vettoriale è quello di avanzamento di una vite de-
strorsa che nella sua rotazione porta v su B ( regola della vite).

B B

+q -q

F
(a) (b)

Figura 6.14
Forza di Lorentz su una particella in moto con carica posi-
tiva (a), con carica negativa (b).

In particolare la forza è sempre ortogonale alla velocità, cioè alla traiettoria e


pertanto in base alla definizione di lavoro e di energia cinetica si ha
Q
1 2 1 2
AEk =
2
mvQ -
2
mv P = W = jp
F • ds = O .

Per un qualsiasi spostamento dal punto P al punto Q nella regione in cui esiste il
campo magnetico B l'energia cinetica della particella resta costante in quanto la
forza di Lorentz non compie lavoro sulla particella: essa non comunica alla parti-
cella un'accelerazione tangenziale, ma soltanto un'accelerazione centripeta. In al-
tre parole: quando una particella carica si muove in campo magnetico la sua velo-
cità cambia in direzione, ma non in modulo.
È bene mettere subito in evidenza le differenze tra la forza magnetica (6.1) e la
forza ( 1. 7) che una particella carica subisce in un campo elettrostatico, messe a con-
fronto in figura 6.15. In tale campo, a meno che i punti P e Q coincidano o si tro-
vino su una superficie equipotenziale, viene compiuto il lavoro (2.8)
6.4 Forza magnetica su un conduttore percorso da corrente 147

e l'energia cinetica della particella varia; in generale quindi la velocità può cam-
biare sia in modulo che in direzione.
Notiamo inoltre che la forza elettrostatica è parallela al campo E, mentre la
forza magnetica è ortogonale a B; anche la forza magnetica su una corrente (pa-
ragrafo 6.4) è ortogonale a B, com'è intuibile essendo la corrente un flusso di ca-
riche. Per tale motivo nei fenomeni magnetici è preferibile utilizzare la termino-
logia di linee di campo magnetico, come abbiamo fatto finora, anziché di linee di forza.

(a) F (b)

~
B

+q +q
Q
p

dW = dE" = F · ds O

Figura 6.15
Il campo magnetico (a) non accelera una particella carica, m.e ntre
il campo elettrostatico · (b) la accelera.

UNITÀ DI MISURA
Dalla (6.1) si vede che l'unità di misura del campo magnetico nel sistema internazio-
nale è:
N N kg
Cm -
Am As 2
s

a questa unità si dà il nome di tesla e il simbolo T. Sottomultipli molto spesso usati, an-
che se non standard, sono il gauss (G), definito da 1 G = 10-4 T, e il chilogauss (kG), pari
a 103 G = 10- 1 T.
Il campo magnetico terrestre sulla superficie terrestre vale circa 0.4 G, cioè 0.4 • 10-4 T.
Normali magneti da laboratorio possono generare campi magnetici fino a 2 T. Campi ma-
gnetici fino a 1O T sono attualmente prodotti utilizzando la tecnologia della supercondutti-
vità, vedi paragrafo 5.3.

FORZA MAGNETICA SU UN CONDUTTORE


6.4 PERCORSO DA CORRENTE

La corrente elettrica in un conduttore è dovuta al moto degli elettroni sotto


l'azione del campo elettrico applicato tramite un generatore; se n è il numero di
elettroni liberi per unità di volume, ciascuno con carica - e, e v d la loro velocità di
deriva, la densità di corrente si scrive j = - ne v d ed è parallela e concorde al campo
elettrico applicato, come abbiamo discusso nel paragrafo 5.2.
Quando il conduttore percorso da corrente è immerso in un campo magnetico
Figura 6.16
a ciascun elettrone è applicata la forza di Lorentz (6.1):
Forza su un elemento di condut-
tore percorso da corrente in un
campo magnetico.
148 CAPITOLO 6 Campo magnetico. Forza magnetica

Attraverso gli urti che gli elettroni in moto hanno con gli ioni del reticolo cristal-
lino tale forza è trasmessa alla massa del filo conduttore, che ora e in seguito sup-
porremo indeformabile.
In un tratto di conduttore lungo ds e di sezione J; sono contenuti n I: ds elet-
troni e la forza risultante è

dF = n L ds FL = - (J; ds) n e V d X B = J; ds j X B .

D'altra parte, riferendoci a un conduttore filiforme e ricordando che i= I: j è la


corrente che percorre il filo, orientando ds come j otteniamo:
Seconda legge elementare
di Laplace dF = i ds x B . (6.3)

Questa relazione si chiama seconda legge elementare di Laplace ed esprime il


fatto che la forza magnetica su un tratto infinitesimo di filo percorso da corrente è
ortogonale al filo e al campo magnetico ed è orientata rispetto a ds e B secondo la
regola della vite già ricordata nel paragrafo 6.3; il modulo è dato da dF = i B ds
sene, essendo e l'angolo tra ds e B. Osserviamo che le caratteristiche della forza
non dipendono dal segno dei portatori di carica e che. essa è in ogni caso proporzionale
all'intensità di corrente.
Per ottenere la forza su un tratto di filo indeformabile di lunghezza finita, per-
corso dalla corrente (stazionaria) i, si integra la (6.3):

F =i r
p
ds x B , (6.4)

dove i punti Pe Qsono gli estremi del filo; l'integrale è esteso lungo il filo, nei cui
punti B può variare sia in modulo che in direzione che in verso; però si assume che
B sia lo stesso in tutti i punti di una qualsiasi sezione, appunto perché il conduttore
è filiforme. La corrente si porta fuori dal segno di integrale in quanto costante su
ciascuna sezione del filo.
Figura 6.17
Studiamo ora alcuni casi particolari interessanti. Supponiamo che il campo ma-
Forza su un filo conduttore retti-
lineo percorso da corrente in un gnetico sia uniforme e che il conduttore sia rettilineo, di lunghezza l, figura 6.17. Allora
campo magnetico uniforme la (6.4) si semplifica in

B Q
in quanto sia il modulo del campo che l'angolo eformato con ds sono costanti du-
rante l'integrazione, e si ha

F = ilxB in modulo F = il B sene . (6.5)

Se il conduttore è curvilineo, figura 6.18, ma sta in un piano, allora


F = iPQ x B
Figura 6.18
Forza su un filo conduttore di
forma qualunque percorso da
F = i r
p
ds x B = i PQ x B . (6.6)

corrente in un campo magnetico


uniforme. Pertanto:
6.4 Forza magnetica su un conduttore percorso da corrente 149

la forza su un filo percorso da corrente che giace in un piano in cui agisce


un campo magnetico uniforme B non dipende dalla forma del filo, ma solo
dalla lunghezza del segmento che unisce i suoi estremi.

Se il filo che sta su un piano forma un circuito chiuso, figura 6.19, per cui PQ = O
si ha che:

la forza su un circuito che sta su un piano in cui agisce un campo magnetico


B uniforme è nulla.

Si può dimostrare che i risultati appena enunciati valgono anche se il filo non sta
su un piano.
Pur non essendo possibile realizzare un conduttore percorso da corrente iso-
lato, in quanto la corrente fluisce sempre in un circuito chiuso, esistono vari modi Figura 6.19
per mettere in evidenza l'effetto della forza (6.4) su un tratto di circuito. Forza su un filo conduttore
chiuso contenuto in un piano,
percorso da corrente in un
campo magnetico uniforme.

ESEMPIO 6.1 Dinamometro a bilancia per misura del campo magnetico

Al giogo di una bilancia, figura 6.20, è sospesa una spira ri-


gida larga b= 5 cm. La parte inferiore è immersa in un campo ma-
gnetico uniforme B ortogonale al piano della spira. Se nella spira
circola una corrente di intensità i= 1 A con verso opportuno, si
osserva che per riequilibrare la bilancia occorre mettere una
massa m= 0.5 g sul piatto. Calcolare il valore del modulo di B.

Soluzione Il lato orizzontale della spira immerso nel campo


magnetico risente della forza (6.5) F = i b x B, che in modulo
vale ibB, in quanto b e B sono ortogonali. Negli altri tratti di
m
. .. B

spira sottoposti al campo magnetico la corrente ha versi oppo-


sti e le forze date da (6.5) sono eguali e contrarie; esse hanno F
anche la stessa retta di azione, per cui non producono nessun Figura 6.20
effetto. Con i versi indicati nella figura 6.20 F è diretta verso il
basso e viene equilibrata dalla forza peso mg. In conclusione

un tratto di conduttore percorso da corrente. Basandosi sulla


mg = ibB • B = mg = 9.8 · 10-2 T
ib legge di Laplace e quindi in definitiva sulla forza di Lorentz, si
ha una definizione operativa semplice e pratica del campo ma-
Con questo metodo, o un analogo in cui la bilancia è sosti- gnetico. Oltre al modulo si possono trovare direzione e verso
tuita da un dinamometro, è pertanto possibile determinare il di B orientando lo strumento (nella versione dinamometro) e
valore di un campo magnetico misurando la forza agente su cercando la posizione in cui la'forza è massima.

ESEMPIO 6.2 Spira piana in campo magnetico

In un circuito chiuso a forma di semicirconferenza di rag- Soluzione La forza sul tratto rettilineo PQ = 2Rux immerso
gio R, figura 6.21, fluisce una corrente di intensità i. Il circuito nel campo magnetico B = Buy è, secondo (6.5),
è contenuto nel piano x, y con il tratto rettilineo PQ parallelo
all'asse xed è immerso in un campo magnetico B uniforme pa- F = iPQ x B = 2iRBux x uy = 2i RBu. ,
rallelo all'asse y. Calcolare la forza magnetica sul tratto curvo e
sul tratto rettilineo. parallela e concorde all'asse z, uscente dal foglio.
150 CAPITOLO 6 Campo magn eti co. Forza magneti ca

Nel tratto curvilineo, seguendo il verso della corrente, ds =


- dx u x -dy uy e dalla (6.3)

dF = i ds x B = - i B dx u x x uy - i B dy u y x uy = - i B dx u z

integrando lungo la semicirconferenza

F = - i B uz r
-R
dx = - 2 i R B uz
Figura 6.21
eguale ed opposta a quella sul diametro.
Verifichiamo con questo esempio che in un campo
uniforme la forza non dipende dalla forma del conduttore,
purché stia in un piano, e che la forza su un circuito piano stessa retta di azione: esse costituiscono una coppia e danno
chiuso è nulla. luogo a un momento che tende a far ruotare il circuito, come
Si osservi che le due forze, eguali in modulo, non hanno la vedremo nel prossimo paragrafo.

6.5 MOMENTI MECCANICI SU CIRCUITI PIANI

- Da un punto di vista meccanico la forza magnetica (6.4) deve considerarsi come


la risultante di un sistema di forze applicate in punti diversi; essa provoca uno spo-
stamento in accordo con il teorema del moto del centro di massa. In generale, oltre
ad avere la risultante (6.4), il sistema di forze magnetiche presenta un momento ri-
sultante diverso da zero, per cui è possibile avere anche delle rotazioni.
In questo paragrafo ci occupiamo per semplicità soltanto di circuiti piani rigidi
percorsi da corrente e immersi in campo magnetico uniforme, in tal caso la forza risul-
tante è nulla e il circuito non si sposta (e non si deforma), però il momento risul-
tante può essere diverso da zero e mettere in rotazione il circuito.
Consideriamo, figura 6.22, una spira rettangolare, di lati a e b, percorsa dalla
(b) corrente i e orientiamo il versore u n della normale al piano della spira in accordo
con la regola della vite rispetto al verso di percorrenza della corrente elettrica nel
circuito. La spira è immersa in un campo magnetico B uniforme, che forma l'an-
golo 0 con u n. Come si deduce dalla figura 6.22, le forze magnetiche F 3 e F 4 sui lati
RS e PQsono eguali e contrarie e hanno la stessa retta di azione: ciascuna di esse è
la risultante di un sistema di forze parallele (6.3), applicata nel centro del lato, e
nel loro insieme formano una coppia di braccio nullo è quindi di momento nullo.
Figura 6.22 Le forze F1 e F2 sui lati QR e SP, ciascuna di modulo iaB secondo (6.5) in quanto
Forze su un circuito rettangolare B è ortogonale ai lati a, sono anch'esse eguali e contrarie, ma costituiscono una
rigido percorso da corrente in
coppia di braccio b sen0. Il momento meccanico della coppia vale in modulo
un campo magnetico uniforme
(a) e momento meccanico
agente sul circuito (b). M = bsen0F = i abB sen0 = i .EBsen0 (6.7)

ed è parallelo al piano della spira e orientato come in figura 6.22.


Definiamo momento magnetico della spira il vettore

Momento magnetico di una spira (6.8)

parallelo e concorde a un e con modulo eguale al prodotto dell'intensità di cor-


rente per l'area della spira. Il momento meccanico M può pertanto essere scritto,
in accordo con (6. 7),
6.5 Momenti meccanici su circuiti piani 151

M = m X B = i E un X B (6.9) Momento meccanico

La (6.9), dedotta per una spira rettangolare, è valida in realtà per un circuito
piano di forma qualunque immerso in un campo magnetico uniforme, essendo sem-
pre possibile definire il momento magnetico del circuito tramite la (6.8).
Il momento (6.9) risulta nullo soltanto se m è parallelo a B: la posizione con
0 = O è di equilibrio stabile, quella con 0 = n di equilibrio instabile. Per qualsiasi altro va-
lore di 0 M tende a far ruotare la spira in modo che il momento magnetico m di- rE (a)

venti parallelo e concorde a B. Sospendendo opportunamente la spira è possibile


generare in questo modo un moto oscillatorio.
In particolare, prendiamo un asse di rotazione parallelo a Me sia I il momento
~ p

d'inerzia della spira rispetto a questo asse; supponiamo di spostare la spira dalla
E
posizione di equilibrio stabile di un angolo 0 piccolo, così da poter confondere M
sene con 0. Il teorema del momento angolare proiettato sull'asse di rotazione dà
(b)
dL
M = -mBsen0 = -mB0 = - la
dt B
m
dove il segno meno indica che il momento richiama sempre la spira verso la posi-
zione di equilibrio. Abbiamo così ottenuto l'equazione B

con
(e)

e quindi le piccole oscillazioni della spira risultano armoniche con periodo m

T =
2n
m rr
= 2n ✓~ = 2n ✓ iLii
/f . (6.10) B

Figura 6.23
Anche la (6.10) si presta a una definizione operativa di B: tramite l'orienta- Momento meccanico agente su
un dipolo elettrico (a), su un
zione di un piccolo circuito si possono misurare direzione e verso di B e dal pe- piccolo circuito piano percorso
riodo delle piccole oscillazioni si deduce il modulo del campo magnetico; l'area E da corrente (b) e su un dipolo
deve essere sufficientemente piccola per poter ritenere B uniforme su di essa. magnetico (c).
Il comportamento oscillatorio della spira percorsa da corrente e immersa in
campo magnetico ricalca esattamente quello di un dipolo elettrico posto in un
campo elettrostatico, che abbiamo visto nel paragrafo 2.8 e nell'esempio 2.10, fi-
gura 6.23. D'altra parte abbiamo ricordato nel paragrafo 6.1 che anche un ago ma-
gnetico ha un comportamento del tutto simile quando posto in un campo magne-
tico; anzi la formula (6.10) fornisce un metodo pratico per determinare il mo-
mento magnetico di un ago magnetico dalla misura del suo periodo di -oscillazione
in un campo magnetico noto.
In analogia con quanto visto per il dipolo elettrico, anche per il dipolo magne-
tico (spira o ago magnetico) si definisce una energia potenziale, legata alla posi-
zione angolare rispetto alla direzione di B,

UP= -m · B = -mBcos0 = -iEBcos0, (6.11) Energia potenziale

minima nella posizione di equilibrio stabile ( 0 = O) e massima in quella di equili_:


brio instabile ( 0 = n). Tra momento meccanico M ed energia potenziale ½sussiste
la relazione

M= -mBsen0. (6.12)
152 CAPITOLO 6 Campo magnetico . Fo rza magnetica

B Sempre in analogia con quanto visto per il dipolo elettrico nel paragrafo 2.8, rela-
- - -----1~- - -- dx > o
.!!:!!_
zione (2.52), un momento di dipolo magnetico m orientato parallelamente ad un
campo magnetico B (x) risente della forza · ·
F m
m
dB
F = m- (6.13)
dx
-----------.x
che tende a spostarlo nel verso in cui B aumenta (dB/ dx> O) se m è concorde a B, o
Figura 6.24 nel verso in cui B diminuisce se m è discorde a B. Noto dB/ dx, dalla misura di Fè pos-
Forza su un dipolo magnetico in sibile misurare il verso di m e il suo valore.
un campo magnetico non uni-
forme .

ESEMPIO 6.3 Il galvanometro

Nel paragrafo 5.10 è stato enunciato il principio di funzio- scala


namento del galvanometro, che è alla base di strumenti uni-
versali per la misura di intensità di corrente, differenze di po-
tenziale e resistenze. Richiamiamo nella figura 6.25, analoga
alla 5.41, lo schema dello strumento.
La corrente i da misurare passa attraverso una bobina, co-
stituita da N spire rettangolari di area X e sostenuta lungo
l'asse da due molle. La bobina è sottoposta all'azione di un
campo magnetico B prodotto da un magnete che si esplicita in
una coppia di forze applicate ai lati verticali. All'interno della
bobina in posizione fissa è posto un cilindro Cdi ferro dolce e
questo accorgimento fa sì che le linee di campo di B risultino
sempre perpendicolari alla superficie del cilindro e quindi ai
lati verticali della bobina, indipendentemente dalla posizione
da essa assunta.
Il momento magnetico della bobina m = N i Xun forma un nucleo di ferro magnete
angolo 0 = n/2 con il campo magnetico B agente sui lati verti- dolce permanente
cali, di conseguenza la bobina è sottoposta al momento mec-
canico (6.7) M = Ni X B ed entra in rotazione . Le molle tramite
cui la bobina è collegata al filo di sospensione esercitano un
momento elastico di modulo k0 che si oppone alla rotazione; k è
una costante caratteristica del sistema. Si ha pertanto una po-
sizione di equilibrio individuata dalla condizione

k0 = NiXB • e= NiXB (6.14)


k
F
L'indice solidale alla bobina serve per misurare l'angolo 0 di Figura 6.25
deviazione dalla posizione di riposo a corrente nulla osser-
vando lo spostamento s su una scala graduata distante l dall'as-
se della bobina (quindi 0 = s/ l). Supponiamo che la scala sia
graduata in modo tale che s = n s0 ; allora 0 = n s0 / le la (6.14) mento da una corrente di intensità nota. Indicativamente, se la
diventa corrente massima misurabile detta corrente di fondo scala è i fs =
50 µA e la scala han = 100 divisioni, S = 50 µA/100 = 0.5 µA/di-
i = ( N kXSB l ) n = S n .
0
(6.15) visione. Si può ridurre S, rendendo lo strumento più sensibile,
eliminando le molle e sospendendo la bobina direttamente
Sussiste dunque una relazione di proporzionalità diretta tra l'in- con un filo : se questo è abbastanza sottile, la costante k di
tensità di corrente i e il numero di divisioni n di cui si sposta norma è minore che in presenza delle molle. Invertendo il
l'indice sulla scala graduata. La costante S, detta sensibilità del verso della corrente si inverte il senso di rotazione; si può
galvanometro, dipende dalle caratteristiche costruttive dello quindi costruire un galvanometro a zero centrale che oltre a misu-
strumento e può essere misurata facendo attraversare lo stru- rare la corrente ne indica anche il verso.
6.6 Effetto Hall 153

UNITÀ DI MISURA
L'unità di misura del momento di dipolo magnetico, da (6.8) e (6.11), nel sistema in-
ternazionale è
Am 2 = J
T

Ad esempio una bobina di un galvanometro con N = IO spire di area 1: = 10 cm 2 per-


corse da una corrente i = 50 µA ha un momento di dipolo magnetico m = 5 • 10- 7 A • m 2
(Nvolte più grande di quello della singola spira).

6.6 EFFETTO HALL

Un conduttore a forma di nastro sottile, di sezione l: = ab, è percorso da una


corrente di intensità i con verso concorde all'asse x. La densità di corrente vale, se-
condo (5.2, 5.5),
z
j - u = nevd
ab x

e, come abbiamo più volte notato, ha lo stesso verso qualunque sia il segno dei por-
tatori di carica.
Se il nastro è sottoposto all'azione di un campo magnetico uniforme B, che as-
sumiamo perpendicolare a j e concorde all'asse y, su ciascun portatore di carica
agisce la forza di Lorentz (6.1)

F = evd x B .

La struttura della formula mostra che sulla carica e agisce una forza F non elettro-
statica e pertanto definiamo in accordo con quanto discusso nel paragrafo 5.6 il
campo elettromotore
F j
EH =-=V
e d
XB=-XB
ne
. (6.16)

Questo è un aspetto molto importante della forza magnetica (6.1) su una carica in
movimento, la quale permette in ogni caso di definire un campo elettrico di ori-
gine magnetica ovvero un campo elettromotore dato dalla

E=vxB. (6.17)

Come verificheremo tra poco e come è vero in generale tale campo non è conserva-
tivo.
Nel caso in esame, figura 6.26, EH ha la direzione dell'asse z, cioè quella del lato
b del nastro; il verso dipende dal segno della carica: se e> O EH è concorde all'asse
z, mentre è discorde all'asse z se e< O. Ad ogni modo EH, che è noto come campo Campo di Hall
cli Hall dal nome del fisico che nel 1879 lo mise per la prima volta in evidenza, pro-
voca una deflessione nel moto delle cariche, aggiungendo una componente per-
pendicolare alla velocità di deriva, e di conseguenza tende ad accumulare cariche
di segno opposto sulle due facce ortogonali a EH, cioè all'asse z. Si raggiunge su-
bito un equilibrio in quanto tale accumulo dà origine a un campo elettrostatico Eez
che si oppone a un ulteriore accumulo; la condizione è
154 CA PITOL O 6 Campo magnetico . Forza mag netica

(a) • z
I
/Y (b) • z /'Y
B

Q: ~
a e> O e< O
:+ + + +
EH EH
- • X +X
j j
E,I
b b + + + +

l
p

EHl PQ

~H = EH · PQ > o ~H = EH· PQ < o


Figura 6.26
Campo elettrico e tensione di Hall per un portatore di carica positivo (a) e
negativo (b).

In equilibrio il dispositivo si comporta come un generatore in cui non circola cor-


rente; la tensione del campo EH, in base a (5.29), è

if;H = rEH· dz = EH· PQ = ± EHb,


p

con segno positivo se e> O, negativo se e< O. In modulo la tensione di Hall vale

jBb iB
Tensione di Hall t H =Eb =ne- (6.18)
H nea

Effetto Hall trasversale Il fenomeno descritto, chiamato effetto Hall trasversale, si presta ad alcune inte-
ressanti applicazioni. Innanzitutto dal segno di t H si può determinare il segno dei
portatori di carica; inoltre, noti i moduli di ~H e B dalla (6.18) si può ricavare la den-
sità di carica ne dei portatori. Per la maggior parte dei metalli i portatori di carica ri-
sultano negativi, come ci si aspetta dall'ipotesi che siano elettroni, e la densità di
carica così misurata è in buon accordo con il numero di elettroni di valenza per
unità di volume. Vi sono però alcuni metalli bivalenti tra cui lo zinco e materiali
Semiconduttori come i semiconduttori in cui il segno di &Hcorrisponde a portatori positivi. La spie-
gazione di questa apparente anomalia è attribuita a una particolare modalità del
moto di deriva degli elettroni in questi materiali: in sostanza gli elettroni vanno a
Lacune riempire delle posizioni vuote, dette lacune, creando a loro volta delle lacune nelle
posizioni che abbandonano; il passaggio di elettroni da una zona A neutra a una
zona B con lacune e quindi positiva rende neutra la zona Be positiva la zona A e
appare perciò come un moto di cariche positive nel verso opposto al moto degli
elettroni. Solo con la meccanica quantistica si può dare una spiegazione completa
di questi effetti.
Infine la (6.18), fornendo una relazione di proporzionalità tra la tensione &He
il modulo B del campo magnetico, può essere utilizzata per costruire misuratori di
Sonda di Hall campo magnetico, detti sonde di Hall; la costante di proporzionalità

~H
a
B nea
6.7 Moto di una particella carica in un campo magnetico 155

può essere calcolata da queste formule o meglio può essere determinata speri-
mentalmente introducendo la sonda in un campo magnetico di valore noto e mi-
surando il valore della tensione di Hall.
Quantitativamente, la tensione di Hall può avere valori dell'ordine di 10-5 V; se
si collegano i punti P e Q della figura 6.26 con un filo di resistenza dell'ordine di
10-4 Q, si ottiene una corrente di 10 mA, facilmente misurabile. Tarando la sonda
con campi magnetici noti, dalla misura di corrente si risale al valore di B. La sonda
può essere costituita da un nastrino di rame percorso da una corrente dell'ordine
di qualche ampere .

6.7 MOTO DI UNA PARTICELLA CARICA


IN UN CAMPO MAGNETICO

Moto in un campo magnetico uniforme, 0 = n/2

Supponiamo, figura 6.27, che il campo magnetico B sia uniforme in una certa
regione e che la velocità iniziale della particella sia ortogonale a B: la forza (6.1), V

anch'essa ortogonale a B, produce una variazione della direzione della velocità an-
cora ortogonale a Be quindi la velocità in qualsiasi istante successivo sta nel piano
ortogonale a B individuato dalla velocità iniziale. Il moto della particella si svolge
dunque in tale piano e la legge del moto è, ponendo in (6.2) sen0 = 1,
Figura 6.27
v2 Moto di una carica in moto in un
F = qvB = ma n = m - r campo magnetico uniforme per-
pendicolare al piano della traiet-
toria.
da cui si ricava il raggio di curvatura della traiettoria:

mv p
r = (6.19) Raggio di curvatura
qB qB

dove p è il modulo della quantità di moto. Il raggio di curvatura è costante in


quanto B è costante per definizione, q e m sono costanti, la velocità non cambia in
modulo essendo la forza esclusivamente centripeta. La (6.19) nella formar = p/ qB
è corretta per qualsiasi valore della velocità. Nel seguito ci limiteremo al caso non
relativistico, salvo riprendere l'argomento nel paragrafo 6.8.
Essendo il raggio comunque costante, la traiettoria è un arco di circonferenza di
raggio rdato da (6.19) o una circonferenza completa se la particella resta sempre
nella regione in cui è definito B. Il moto lungo la traiettoria è circolare uniforme
con velocità eguale a quella iniziale e velocità angolare

V qB
OJ =
r m

In termini vettoriali, ricordando l'espressione dell'accelerazione centripeta


(formula (2.15) del volume primo) e la proprietà anticommutativa del prodotto
vettoriale, si ha

qv X B mro x v - mv x ro

ovvero
q
ro --B
m
(6.20) Velocità angolare
156 CAPITOLO 6 Campo magnetico. Forza magnetica

Questa relazione, indipendente dal valore dell'angolo e (per cui è valida anche

.G +q
B
• se ei= n/2), mostra che la velocità angolare è sempre parallela a B: se la carica q è ne-
gativa CO ha lo stesso verso di B e quindi, dalla punta di B, il moto appare antiorario,

G
se la carica q è positiva CO è opposta a B e il moto appare orario, figura 6.28. Inoltre
. ~- .~ - (6.20) non dipende dal valore della velocità: infatti rvaria proporzionalmente a v
. . . . . secondo (6.19) e il loro rapporto resta costante. Di conseguenza, il tempo impie-
gato a percorrere una circonferenza ovvero il periodo del moto circolare unifor-
me (e la frequenza di rivoluzione) non dipendono dal raggio dell'orbita e dalla ve-
B locità con cui questa viene descritta, valendo sempre

G -q
X
X X X X X

2n 2nm 1 (JJ qB
T=- V (6.21)
m qB T 2n 2nm
x ~ x
La relazione (6.19), riscritta come
X X X
mv
X X X X X B (6.22)
qr
Figura 6.28
Traiettorie di cariche in moto in si presta a una definizione operativa di B basata sulla misura del raggio di curva-
un campo magnetico uniforme tura percorsa da particelle con velocità e rapporto m/ q noti. La versione più pra-
perpendicolare al piano della
tica, naturalmente, della definizione operativa di B attraverso la forza di Lorentz è
traiettoria.
stata data nell'esempio 6.1.

ESEMPIO 6.4 Traiettoria di elettroni in campo magnetico

Un fascio di elettroni viene accelerato da fermo con una dif- è:


ferenza di potenziale V = 500 V e inviato in una regione in cui
agisce un campo magnetico B uniforme, perpendicolare alla di- V = ✓~
-:;;:- = -J 2 · 1. 76 · 1011 · 500 = 1.32 · 107 m
rezione di volo degli elettroni. Gli elettroni descrivono una cir-
conferenza di raggio r= 1Ocm. Determinare il valore di B.
Il campo magnetico B dalla (6.22) ha intensità
Soluzione La velocità degli elettroni dalla
9 . 10-31 • 1.32 . 107
B = mv - - - -19- - 1- = 7.42 · 10-4 T
er 1.6 . 10- • 10-
_!_ mv 2 = eV
2

Moto in un campo magnetico uniforme, 0 generico

Se l'angolo e che la velocità della particella forma con il campo magnetico è


qualsiasi, scomponiamo, figura 6.29, la velocità v nelle due componenti v n = v sene
ortogonale a B e v P = v cose parallela a B. La forza magnetica che agisce sulla par-
ticella è
F = q V X B = q (V n + V p) X B = q V n X B

in quanto vP x B = O essendo i vettori paralleli. Abbiamo pertanto in un piano or-


togonale a B un moto circolare uniforme con velocità v n' eguale a quello descritto
nel caso precedente; il raggio di curvatura è

mV sene
(6.23)
qB
6.7 Moto di una particella carica in un campo magnetico 157

ro

Figura 6.29
Moto elicoidale di una particella con carica positiva in campo magnetico uniforme .

e la velocità angolare è sempre data da (6.20), essendo indipendente da 0. Sic-


come lungo B non c'è forza, vp resta costante e il moto proiettato nella direzione
di B è rettilineo uniforme. La composizione del moto circolare uniforme in un
piano ortogonale a B e del moto rettilineo uniforme lungo B dà luogo a un moto
elicoidale uniforme avente come asse la direzione di B. Nel tempo (6.21), indi-
pendente da v e pari al periodo del moto circolare uniforme, la particella si sposta
lungo B della quantità
2nmv cose
p up T = (6.24) Passo dell'elica
qB

detta passo dell'elica. Fissato B, il verso di percorrenza dell'elica corrisponde al


verso di percorrenza del moto circolare e quindi è dato dalla stessa regola trovata
nel caso precedente.

NOTA
BOTTIGLIA MAGNETICA E FASCE DI VAN ALLEN
Quando il moto delle particelle avviene in un campo magnetico non uniforme si pre-
sentano situazioni complesse. Come esempio consideriamo un campo magnetico a sim-
metria assiale, più intenso alle estremità e più debole al centro, secondo lo schema della
figura 6.30, in cui l'infittirsi e il diradarsi delle linee di campo indicano il valore del mo-
dulo di B. L'asse z è l'asse di simmetria e il campo magnetico ha la componente longitu-
dinale Bz sempre dello stesso segno e la componente radiale B, che cambia segno pas-
sando da sinistra a destra; il disegno è lo stesso in ogni piano passante per l'asse z. Que-
sta configurazione è nota come bottiglia magnetica.
Una particella carica che si muova con velocità v entrante nel foglio è sottoposta ad
una forza F = q v x (Bz + B,). La componente Bz è responsabile del moto elicoidale in-
torno all'asse z con raggio e passo che diminuiscono muovendosi verso gli estremi della
bottiglia in cui il campo magnetico aumenta; la componente B, determina una forza di-
retta lungo l'asse z, in verso opposto rispetto al verso di avanzamento della particella ca- Figura 6.30
rica e crescente con il modulo di B, (verso gli estremi), che può farla oscillare tra gli Rappresentazione schematica del-
estremi della bottiglia senza uscirne. Si parla di effetto di specchio magnetico e la particella le linee di campo magnetico di
resta intrappolata per effetto del campo magnetico. una bottiglia magnetica.
Il sistema costituisce un contenitore senza pareti adatto ad esempio a mantenere confi-
nato un plasma di e/,ettroni e ioni positivi a temperature molto elevate ( T> 107 K), come sa-
158 CAPITOLO 6 Campo magnetico . Fo rza magnetica

rebbe richiesto nelle applicazioni tipo fusione termonucleare controllata. Però nelle condi-
zioni richieste per la fusione, e cioè densità di particelle cariche molto elevata, il sistema
non è stabile: infatti il moto di queste cariche produce un campo magnetico che altera no-
tevolmente la configurazione di campo magnetico desiderata; a causa di ciò molte parti-
celle non sono più confinate e non si riesce ad ottenere la densità necessaria per la rea-
lizzazione dei processi di fusione. In altre parole la bottiglia magnetica funziona solo se
la densità del plasma è tale da non disturbare la configurazione di B nella bottiglia.
Fasce di Van Allen Le fasce di Van Allen sono un esempio di effetto bottiglia magnetica dovuto al campo ma-
gnetico terrestre, le cui linee hanno proprio un andamento come quello descritto, con gli
estremi al polo Nord e al polo Sud. Particelle cariche, essenzialmente protoni ed elet-
troni, provenienti direttamente dall'esterno della terra o prodotte da interazioni di par-
ticelle cosmiche con l'atmosfera terrestre, entrano nella bottiglia magnetica e compiono
il moto descritto restando intrappolate. Il confinamento non è perfetto e si raggiunge un
equilibrio dinamico tra particelle entranti e particelle che sfuggono. Le zone di confina-
mento sono due: una zona interna, popolata da protoni ed elettroni derivanti dal deca-
dimento di neutroni prodotti in interazioni particelle cosmiche-atmosfera, che si
estende da 800 km a 4000 km dalla superficie terrestre, e una zona esterna, composta da
particelle cosmiche provenienti dal sole, soprattutto elettroni, che si estende fino a
60. 000 km dalla terra.
Le fasce di Van Allen furono scoperte nel 1958 esaminando i dati trasmessi dalle ap-
parecchiature portate in orbita dal satellite americano Explorer I e successivamente stu-
diate tramite altri satelliti americani e sovietici. Il nome deriva dal ricercatore responsa-
bile della progettazione del primo esperimento su satellite ideato per misurare la distri-
buzione di particelle cariche nell'alta atmosfera terrestre.
Figura 6.31 La densità di particelle cariche nelle fasce di Van Allen è dell'ordine di 104 -;- 105 par-
Fasce di Van Allen del campo ticelle/ cm 3 (nell'aria a pressione atmosferica ci sono 2.5 • 1019 molecole/ cm 3 ): essa cor-
magnetico terrestre. risponde alla densità di molecole che restano in un contenitore quando in esso si rag-
giunge il miglior vuoto attualmente realizzabile (~10-10 Pa).
Mentre la maggior parte delle particelle rimane intrappolata nelle fasce di Van Allen
e non raggiunge mai la terra, una parte, specialmente ai poli dove l'effetto di bottiglia
magnetica è minore per la mancanza della componente B,, raggiunge l'atmosfera terre-
stre entrando in collisione con gli atomi che la costituiscono. Ciò causa emissione di luce
Aurora boreale e australe visibile e l'origine dell'Aurora Boreale nell'emisfero Nord e dell'Aurora Australe nell' emi-
sfero Sud.

6.8 ESEMPI DI MOTI DI PARTICELLE CARICHE


IN CAMPO MAGNETICO UNIFORME

Esaminiamo adesso sia alcuni dispositivi che dall'analisi del moto di particelle
cariche in un campo elettrostatico e magnetico permettono di dedurre alcune
proprietà delle particelle stesse che un particolare tipo di acceleratore di parti-
celle. La legge del moto in campo magnetico è basata sulla forza (6.1) o, in caso di
presenza contemporanea di un campo elettrico, sulla

Forza di Lorentz F = q (E + V X B) , (6.25)

espressione completa della forza agente su una particella carica, cui ci si riferisce
ancora col nome di forza di Lorentz.
È sottinteso che il moto delle particelle considerate, di norma ioni o elettroni,
si svolge all'interno di contenitori in cui è stato praticato il vuoto per evitare
l'azione di disturbo degli urti con le molecole dell'aria: questi farebbero awenire
il moto con caratteristiche molto diverse da quelle prevedibili in base a (6.25).
6.8 Esempi di moti di particelle cariche in campo magnetico uniforme 159

Spettrometri di massa
Lo spettrometro di massa è uno strumento che separa ioni aventi la stessa carica
e massa diversa o, più in generale, aventi rapporto carica su massa diverso. Esempio
tipico è quello degli isotopi, atomi dello stesso elemento che hanno nuclei con lo Isotopi
stesso numero Zdi protoni, ma un diverso numero N di neutroni, per cui il numero
di massa A= Z + N è diverso. Essi sono collocati nello stesso posto della tavola perio-
dica (donde il nome isotopi) e hanno identiche proprietà chimiche, però avendo
una differente composizione nucleare presentano differenti proprietà fisiche.
Uno spettrometro particolarmente adatto alla misura delle abbondanze isoto-
piche è quello esclusivamente magnetico progettato intorno al 1920 da Dempster, fi- Spettrometro di Dempster
gura 6.32. Gli ioni prodotti nella sorgente Spassano attraverso una coppia di fen-
diture strette F;_ e E; che ne definiscono la traiettoria e tra le quali è applicata una
differenza di potenziale V dell'ordine di 10 V. All'uscita di E; tutti gli ioni, indi-
3

pendentemente dalla loro massa se hanno la stessa carica e considerando trascu-


rabile la velocità iniziale, possiedono l'energia cinetica

2
2 mv = q V.
= _!_
E (6.26)
k

sorgente
di ioni
s
+
lastra
V fotograficà

--+- segnale elettrico

X X X X

X X X

Figura 6.32
Schema dello spettrometro di massa di Dempster.

Si ottiene così un fascetta di ioni isoenergetici sottile e collimato che, dopo p;, en-
tra in una regione in cui agisce solamente un campo magnetico B uniforme, orto-
gonale al disegno ed entrante nel foglio se gli ioni sono positivi come supponiamo.
Per quanto detto nel paragrafo 6. 7 gli ioni descrivono una traiettoria circolare
di raggio r dato da (6.19), r = m v I q B. A parità di energia cinetica e di carica, a
masse diverse corrispondono velocità diverse e quindi raggi diversi. Ricavando v in
funzione di re sostituendo nella (6.26) si ottiene

m
(6.27)
q 2V
160 CAPITOLO 6 Campo magnetico . Forza magnetica

Il rapporto m/ qrisulta quindi determinato per i vari tipi di ioni dalla misura dir, noti
il campo magnetico e la differenza di potenziale acceleratrice; a sua volta rè dato da
PQ= 2r, detto Q il punto in cui termina la semicirconferenza descritta dagli ioni.
Se, ad esempio, il rivelatore di posizione è una lastra fotografica e che nel fascio
di ioni sono presenti due isotopi di massa atomica A 1 e A 2 , dalla (6.27) ricaviamo

e si vede che il rapporto dei numeri di massa atomica non dipende dalla cono-
scenza di V e di B.

Selettore di velocità. Spettrometro di Bainbridge


Un fascio di ioni diversi con la stessa velocità, invece che con la stessa energia
cinetica, si ottiene ponendo dopo la fenditura~ un selettore di velocità: si fanno
agire contemporaneamente nella stessa regione un campo elettrostatico E e un
campo magnetico B, entrambi uniformi e ortogonali tra loro, ad esempio come in
figura 6.33, uno nel piano del disegno e uno entrante nel disegno. Se i moduli
sono scelti in maniera tale che

F = q(E + v X B) O • E+vxB o (6.28)

+ V -
Figura 6.33
Schema di selettore di velocità di particelle cariche.

la forza F sullo ione è nulla, indipendentemente dal valore e dal segno della carica:
la deflessione di uno ione in una data direzione e verso dovuta al campo elettrico
è esattamente compensata dalla deflessione nella stessa direzione e in verso con-
trario dovuta al campo magnetico . La condizione (6.28) è verificata però solo per
quegli ioni la cui velocità soddisfa alla

V = E (6.29)
B
E
Riassumendo, una particella carica può compiere un moto rettilineo uniforme
Figura 6.34
in una regione in cui esistono un campo E e un campo B uniformi se questi sono
Selettore di velocità.
ortogonali tra loro e alla velocità iniziale e se il modulo della velocità è eguale al
rapporto dei moduli dei campi secondo (6.29); i versi dei campi devono essere tali
che il prodotto E x B abbia lo stesso verso di v, figura 6.34. Variando uno o en-
trambi i valori dei campi è possibile scegliere un determinato valore di velocità.
Con v = 105 m/ s e B = O. I T deve essere E = 104 V/ m. Il sistema costituisce quindi
un selettore di velocità.
Nello spettrometro di massa di Bainbridge, figura 6.35, le particelle cariche
emesse dalla sorgente vengono accelerate, passano attraverso un selettore di velocità
ed entrano in una regione in cui agisce solo un campo magnetico uniforme B 0 ,
6.8 Esempi di moti di particelle cariche in campo magnetico uniforme 161


+ V - •

Figura 6.35
Schema di spettrometro di massa con selettore di velocità.

come nello spettrometr o di Dempster. La traiettoria è una semicirconf erenza di


raggio r = mv/ q B0 e combinando con (6.29) si ha

m BOB (6.30)
--r r =
q E

La (6.30) indica che lo strumento è lineare, ovvero esiste una relazione di propor-
zionalità diretta tra la grandezza m da misurare e la grandezza r misurata.

Il ciclotrone
L'accelerazi one di particelle cariche tramite campi elettrostatici ha un limite 7po-
sto dalla massima differenza di potenziale raggiungibil e, che è dell'ordine di 10 V.
Un metodo alternativo, realizzato nel 1934 da Lawrence e Livingstone, consiste
nella ripetuta applicazione di una differenza di potenziale variabile. La macchina si
chiama ciclotrone e funziona secondo lo schema seguente (figura 6.36). Tra due ca-
vità metalliche semicilindri che, chiamate D per la loro forma a d maiuscola, viene
applicata una differenza di potenziale alternata V= ¼ senmRFt, detta radiofrequenza;
le cavità sono immerse in un campo magnetico uniforme ad esse ortogonale.

Figura 6.36
Schema di ciclotrone per ioni.

Uno ione di massa me carica q viene iniettato nel sistema dalla sorgente S che
si trova al centro e supponiamo che venga accelerato dalla differenza di potenziale
V esistente in quell'istante tra le due D. Esso entra in Dl' al cui interno il campo
elettrico è sostanzialme nte nullo, e viene deviato dalla forza di Lorentz compiendo
una semicirconf erenza di raggio r1 = mv/ q B dove v 1 è la velocità acquistata, che
si determina da 1/2 mv;= q V; dopo un tempo
162 CAPITOLO 6 Campo magnetico. Forza magnetica

nm
qB

lo ione esce da D 1 per entrare in D 2 • Se nello stesso tempo la radiofrequenza ha cam-


biato di segno lo ione subisce una seconda accelerazione tra D e D e si ha
1 2

1 1
-mv 2 mv~ + q V = 2q V .
2 2 2
All'interno di D 2 lo ione compie una semicirconfere nza di raggio r = m v / q B > r
2 2 1
nel tempo
1 2nr nm
t = - - -2
2 2 V2 qB

come del resto già sappiamo dal paragrafo 6.7: il tempo (6.21) di percorrenza di
un'orbita circolare in campo magnetico non dipende dalla velocità della particella. Se
intanto nel tempo t2 la radiofrequenza ha cambiato di nuovo segno il processo di
accelerazione si ripete tra D 2 e D 1 e così via.
La condizione di funzionamento è dunque che il tempo t impiegato a percor-
rere mezzo giro sia eguale al semiperiodo della radiofrequenza ovvero

Pulsazione di ciclotrone 2n 2nm


TRF =- = 2t = • O) (6.31)
OJRF qB

la pulsazione OJRF della radiofrequenza, detta pulsazione di ciclotrone, deve essere eguale
alla velocità angolare degli ioni (6.20).
Il processo continua finché lo ione raggiunge il raggio massimo R, determinato
dalle dimensioni del magnete del ciclotrone. A tale raggio corrisponde la velocità
massima dello ione,
qBR
vmax
m

e quindi l'energia cinetica massima

Energia massima 1 2 q2 B2 R 2
Eh.max = mv max (6.32)
2 2m

Quando l'energia cinetica degli ioni supera poche decine di MeV, entrano in
gioco gli effetti relativistici e non si possono più utilizzare le formule viste. Per acce-
lerare particelle cariche a energie maggiori si usano schemi differenti che però si
servono sempre dell'idea base del ciclotrone, ovvero orbita circolare e riapplica-
zione ad ogni giro della stessa tensione acceleratrice.

ESEMPIO 6.5 Ciclotrone per particelle a

Un ciclotrone ha raggio R = 0.5 m e campo magnetico B = ( 2 . 1.6. 10-19 • 1.3 . 0.5) 2


1.3 T e viene utilizzato per accelerare particelle a, cioè ioni E - - - - - - - - = 3.26 · 10-12 J =
k, max = 2 • 6.64 . 10-27
He++ con carica q = 2e e massa m = 6.64 • 10-27 kg. Calcolare
l'energia cinetica massima delle particelle a.
20.4 MeV .
Soluzione Da (6.32) abbiamo
Riepilogo 163

I fasci di protoni e ioni accelerati da ciclotroni, e da altri tipi di macchine acce-


leratrici, trovano impiego oramai da vari anni in particolari terapie. Ad esempio,
fasci di protoni di energia intorno a 70 MeV si sono rivelati particolarmente effi-
caci per la cura di alcuni tumori dell'occhio e di altre patologie oculari.

RIEPILOGO
Il campo magnetico B è definito in base alla forza che esso j
E =-XB, (6.16)
esercita su una carica q in moto con velocità v: H ne

F = qv X B , (6.1) detto campo di Hall, il cui segno dipende dal segno della carica e
del portatore.
detta forza di Lorentz. Il campo di Hall dà origine ad una f.e.m.:
Nel SI l'unità di misura del campo magnetico è tesla (T):
T = Ns/ Cm = N/ Am.
~ = _!!i_ (6.18)
La forza che agisce su un elemento di circuito ids in un H nea
campo magnetico B è data dalla seconda legge elementare di
Laplace: relazione utilizzata per costruire misuratori di campo magne-
dF=idsxB . (6.3) tico noti come sonde di Hall.
Una carica q in moto con velocità vin un campo magne-
Un filo conduttore di estremi P e Q contenuto in un pia- tico B perpendicolare al piano della traiettoria si muove su
no, percorso dalla corrente i nel verso da Pverso Q, per azio- una circonferenza di raggio:
ne di un campo magnetico B uniforme risente della forza:
mv (6.19)
F = iPQ x B . (6.6) r =
qB

Una spira conduttrice piana di area X percorsa da cor- La velocità angolare della carica è data da:
rente i in un campo magnetico B uniforme è soggetta al mo-
mento meccanico:
w (6.20)
M=mXB , (6.9)

in cui m è il momento magnetico del circuito definito come: concorde (discorde) a B se la carica è negativa (positiva).
Se la velocità v forma l'angolo econ B la traiettoria è una
(6.8) elica cilindrica rispettivamente di raggio re passo p:

mv sene 2nmv cose


con u n versore normale alle superficie orientato rispetto al r = (6.23) p = --- . (6.24)
verso della corrente i con la regola della vite destrogira. M qB qB
tende ad orientare m parallelamente a B.
Nel SI l'unità di misura del momento magnetico è Am •
2 Una particella subatomica (elettrone, protone, ione) sot-
L'energia potenziale della spira è: toposta all'azione di un campo elettrostatico e di un campo
magnetico risente della forza di Lorentz:
UP = -m · B = -mBcose , (6.11)
F = q(E + v X B) . (6.25)
con eangolo tra m e B.
Quando un conduttore a forma di nastro sottile di spes- L'azione accelerante del campo elettrico E e quella de-
sore a percorso dalla corrente di densità j e intensità i è sot- flettente del campo magnetico B permettono importanti ap-
toposto all'azione di un campo magnetico B, i portatori della plicazioni, quali spettrometri di massa, acceleratori di ioni
carica e risentono del campo elettrico: (ciclotroni).
164 CAPITOLO 6 Campo magnetico. Forza magnetica

QUESITI
6.1 In elettrostatica si definisce operativamente il campo elet- 6.18 Due ioni hanno la stessa massa, ma uno è ionizzato una
trostatico E dalla relazione F = %E, che stabilisce che E ha volta (+e) e l'altro è ionizzato due volte (+2e). Se vengono
la stessa direzione di F. Perché non si può seguire lo stes- immessi contemporaneamente in uno spettrometro di
so procedimento per la determinazione del campo ma- massa quali saranno le loro posizioni relative sulla lastra
gnetico B? fotografica?
6.2 La velocità v di una particella carica è sempre ortogonale 6.19 È possibile in un conduttore percorso da corrente im-
al campo magnetico B? merso in un campo magnetico B dal verso della forza F
6.3 È possibile mettere in moto un elettrone fermo tramite che agisce sul conduttore stabilire il segno dei portatori
un campo magnetico B? di carica?
6.4 È possibile che un campo magnetico B compia lavoro su 6.20 Un filo rettilineo di estremi PQ, percorso da corrente
una carica q in moto? contenuto in un piano è sottoposto all'azione di un cam-
6.5 Una particella si muove di moto rettilineo in un campo po B uniforme. La forza che agisce sul filo dipende dalla
magnetico B. Com'è possibile? forma del filo, in particolare dal fatto che sia rettilineo o
6.6 Due particelle cariche di segno opposto entrano paralle- curvilineo?
lamente in una regione in cui agisce un campo B per- 6.21 Un sottile disco conduttore può ruotare intorno ad un
pendicolare alla velocità delle particelle. Come varia il asse orizzontale passante per il suo centro. Il bordo del di-
loro moto? sco sfiora del mercurio (ottimo conduttore) contenuto in
6. 7 Perché avvicinando un magnete ad un tubo televisivo un pozzetto e un campo magnetico B agisce perpendico-
l'immagine viene distorta? larmente al disco (parallelamente all'asse di rotazione) in
6.8 Un fascio di protoni può essere deflesso trasversalmente un settore limitato di esso. Collegando il centro del disco
da un campo E o da un campo B. Come si può distin- e il mercurio ai due poli di un generatore di tensione il
guere tra i due casi? disco si pone in rotazione . Spiegare come funziona que-
6.9 Com'è possibile far compiere ad una particella carica una sto motore. Chi fornisce l'energia capace di mantenere in
traiettoria rettilinea con velocità v definita utilizzando si- rotazione il motore?
multaneamente un campo E e un campo B? 6.22 Si può utilizzare un circuito percorso da corrente, libero
6.1 O Un elettrone viene iniettato in P in una regione in cui di ruotare intorno ad un suo asse come bussola?
agisce un campo magnetico uniforme perpendicolare 6.23 Una spira rettangolare percorsa da corrente si trova in un
alla sua velocità. Può compiere una traiettoria circolare campo B in una posizione qualunque, libera di muoversi.
completa, ritornando al punto P? Occorre compiere del lavoro per far ruotare la bobina at-
6.11 Il periodo della rotazione di una particella che compie torno ad un asse perpendicolare a B?
un moto circolare in un campo B è proporzionale al rag- 6.24 Quali sono i fattori che determinano la sensibilità di un
gio della traiettoria? Se no da cosa dipende? galvanometro?
6.12 Le particelle cariche presenti nei raggi cosmici raggiun- 6.25 Sono note le proprietà meccaniche (momento d'inerzia)
gono più facilmente i poli della terra, dando origine tra di un piccolo circuito percorso da corrente e di un ago
l'altro all'Aurora Boreale e Australe, piuttosto che i punti a magnetico. Come si può misurare il momento di dipolo
latitudine maggiore. Dare una spiegazione del fenomeno. magnetico dell'ago magnetico, confrontando il suo com-
6.13 Perché in una bottiglia magnetica le particelle cariche portamento con quello del circuito quando sono sotto-
quando arrivano ad un estremo invertono il loro moto? posti all'azione di un campo magnetico B?
6.14 A cosa danno origine le particelle cariche dei raggi co- 6.26 Un ago magnetico è allineato rispetto ad un campo B. Se
smici intrappolate nelle linee del campo magnetico ter- il campo B non è uniforme l'ago rimane fermo?
restre? 6.27 Perché il polo nord dell'ago magnetico punta verso il
6.15 Qual è la funzione del campo elettrico E e del campo ma- . polo nord geografico?
gnetico B in un ciclotrone? 6.28 Con l'effetto Hall si può misurare la velocità di deriva de-
6.16 Perché in un ciclotrone particelle aventi lo stesso rap- gli elettroni?
porto e/ m e velocità diverse impiegano lo stesso tempo a 6.29 Con l'effetto Hall si può misurare la concentrazione di
compiere un semigiro? portatori (elettroni/m 3 ) presenti in un conduttore?
6.17 Se in un ciclotrone si dimezza il raggio Re si raddoppia il 6.30 Perché nelle sonde di Hall per misure di campi magnetici
campo B varia l'energia cinetica massima Emax a cui si pos- lo spessore della lamina in cui scorre la corrente deve es-
sono accelerare gli ioni? sere il più sottile possibile?
Problemi 165

PROBLEMI
6.1 Un protone di energia cinetica E"= 6 MeV entra in una 6.6 In un tubo a raggi catodici gli elettroni vengono accele-
4
regione di spazio in cui esiste un campo magnetico B = rati da una d.d.p. V= 10 V e immessi in una regione in
4
I T ortogonale al piano della traiettoria, formando con cui agisce un campo elettrico E~ 2 · 10 V/m, ortogonale
l'asse y l'angolo 0 = 30°. Calcolare: a) l'angolo 0' della di- alla velocità di entrata, che li deflette. Calcolare il valore
rezione di uscita con l'asse y e b) la distanza lungo y tra il del campo magnetico B, che occorre applicare perpendi-
punto di uscita e il punto d'ingresso. colarmente ad E, per eliminare la deflessione.

6.7 Un elettrone, in un certo istante, ha una velocità v = -vux


con v = 5 · 107 m/s ed è sottoposto all'azione di un campo
y + Eu 10 6 V/me di un
yy con E X = Ey =
X X X X elettrico E= Eu XX
B
campo magnetico B = Bpx + Bp, , con Bx = - B, = 0.04 T.
X X X X
Calcolare: a) la potenza meccanica Pmecc impressa all'elet-
trone e b) la forza F che agisce sullo stesso.
6.2 Un protone di energia cinetica E" = 50 MeV si muove
lungo l'asse x ed entra in un campo magnetico B = 0.5 T, 6.8 In uno spettrometro di Dempster gli ioni, ionizzati con
ortogonale al piano xy, che si estende da x = O a x = L = carica e, dei due isotopi del potassio A 1 = 39 e~= 41, ven-
3
I m. Calcolare all'uscita del magnete nel punto P: a) l'an- gono accelerati da una d.d.p. V = 10 V e fatti circolare in
golo che la velocità del protone forma con l'asse x e b) la una camera a vuoto in cui agisce perpendicolarmente un
coordinata y del punto P. campo magnetico B = O.I T. Calcolare: a) l'energia cine-
tica E; dei due isotopi, b) la velocità vi degli stessi e c) la
y differenza L1d del punto d'impatto sulla lastra fotografica
che li rivela.
L-

+
V • • • •
• • X
p •
• •
•B•
• •
N- V
V
+

6.9 Un fascetto di elettroni, dopo essere stato accelerato da


6.3 Un fascio di protoni, accelerato da una d .d.p. V= 7 MV, una d.d.p. V= 10 3 V, entra in una regione in cui esiste un
deve essere curvato di 90°. Se la curvatura deve avvenire campo magnetico B = 0.2 T. La direzione degli elettroni
in un tratto di lunghezza l = I .5 m, calcolare il valore del forma un angolo a = 20° con B. Calcolare: a) il raggio r
campo magnetico B necessario. della circonferenza della traiettoria elicoidale compiuta
dagli elettroni e b) di quanto avanzano gli elettroni,
+ e lungo l'elica, in ciascun giro (passo dell'elica p).

X X X
X X
_ _ ______._ _ _ B
X X

6.4 Gli elettroni di un tubo televisivo vengono accelerati da


-e~----:-
una d.d.p. V = IO kV e quindi viaggiano per un tratto l =
30 cm lungo il tubo. Nell'ipotesi che la componente ver- 6.10 Da un selettore di velocità, che opera in un campo elet-
ticale del campo magnetico terrestre sia B1 = 40 µT, calco- trico Eu = 105 V/m e in un campo magnetico Bu = 0.5 T,
7
lare la deviazione h subita dal fascio di elettroni alla fine esce un fascetto collimato di ioni di Lt. Nel punto Oil fa-
del tratto l. scetto entra in una regione in cui esiste un campo ma-
gnetico uniforme B, parallelo al piano del disegno e for-
6.5 Un protone avente una energia cinetica EP = I MeV si mante un angolo 0 con l'asse x. Dopo un tempo t = 6.28
muove in un'orbita circolare sotto l'azione di un campo • 10-5 s lo ione si allontana da O di una distanza d =
magnetico B. Calcolare l'energia cinetica Ed che deve 62.8 cm percorrendo 10 giri attorno a B. Calcolare: a) la
avere un deutone, per percorrere la stessa traiettoria ( md velocità v degli ioni, b) il valore di B, c) il valore di 0 ed)
= 2 mP' e= 1.6 · 10-19 C). il raggio rdella traiettoria elicoidale.
166 CAPITOLO 6 Campo magnetico . Forza magnetica

l ~ B

X
"OW
td X
h

6.15 Una lamina metallica di rame con le dimensioni riportate


in figura è percorsa da una corrente i= 10 A ed è sotto-
X X
posta all'azione di un campo magnetico B = 1.5 T. Calco-
lare: a) la velocità di deriva v d degli elettroni e b) la f.e.m.
X X di Hall &H. La densità di elettroni liberi nel rame è ne=
8.48 · 1028 m-3 •

r
X X

'Iz
6.11 Due griglie G1 e G2 metalliche parallele molto estese di-
stanti d = 4 cm, tra le quali è applicata una d.d.p. V, sepa-
rano due regioni in cui esiste un campo magnetico B =
0.8 T uniforme, ortogonale al disegno. Nel punto A 1 vie- 6.16 Una lamina di rame (ne= 8.48 · 1028 e/m 3 ) ha le dimen-
ne iniettato un protone che con velocità v 1 all'istante t = sioni riportate in figura ed è percorsa da una corrente i =
O attraversa la griglia G1 perpendicolarmente. Dopo un 20 A. Essa viene utilizzata come sonda per la misura di
tempo t = 1.22 · 10-7 s il protone riattraversa G1 con velo- campi magnetici. Calcolare i valori di B per i valori misu-
cità v 1 nello stesso verso iniziale in un punto A 2 , distante h rati della f.e.m. di Hall: &1 = 1 µV, &2 = 2 µV e &3 = 2.5 µV.
= 5.2 cm da A 1 • Calcolare: a) la velocità v 1 e v2 del protone

r
nella regione in cui c'è il campo magnetico e b) la d.d.p.
Vapplicata tra le griglie.

V
• V
• :
• • 'Iz
~ •A
• h . I l
• •
~· ~l :

• • •
I
• 6.17 Facendo passare una corrente i= 20 A in un conduttore a
sezione quadrata di area L = 4 • 10-2 cm 2 immerso in un
campo magnetico B= 0.8 T si crea una tensione di Hall &H
= 0.85 µV. Calcolare: a) la densità di portatori di carica ne,
6.12 Un ciclotrone ha un raggio R = 0.5 me opera con una ra- b) la velocità di deriva v ,t degli elettroni e c) il campo elet-
diofrequenza accelerante di frequenza vRF = 12 MHz. Cal- trico E che mantiene in moto gli elettroni, se la condutti-
colare: a) il valore del campo magnetico B per accelerare vità del materiale è <J= 6.14 • 107 n- 1 m- 1 ed) il rapporto
deutoni (md= 2mP' e= 1.6 · 10-19 C) e b) l'energia cinetica E/Ew
massima E", max dei deutoni.
6.18 Un nastro di rame, lungo d = 2 cm e con i lati a= O.I cm
6.13 Con i dati del problema 6.12, nell'ipotesi che tra le due D e b = l .5 cm, è percorso da una corrente i= 5 A ed è im-
del ciclotrone venga applicata una d.d.p. V= ¼ cos CùRF t merso in un campo magnetico B = l .5 T, ortogonale al
con¼ = 1.4 · 104 V e CùRF = 7.53 · 107 ç1, calcolare: a) il nu- nastro. Calcolare: a) il campo elettrico di Hall EH, b) la
mero N di giri compiuto dai deutoni nel ciclotrone du-
rante un ciclo di accelerazione e b) la durata t del ciclo
stesso.

6.14 Quando un nastro conduttore di spessore h = 15 mm e at-


traversato da una corrente i = 12 A viene portato in un b
campo magnetico B = 1.8 T si rivela una tensione di Hall
&H = 0.122 µV. Calcolare il numero di portatori di carica
per unità di volume ne.
Problemi 167

tensione di Hall fZH tra i punti P e Q, c) la corrente iH che magnetico ( r << z) e che B = k I z 2, con k costante, calco-
circola tra gli stessi se vengono collegati ad un resistore lare la forza F.
con R = 10- 4 Q e d) il rapporto a tra iH e B. Si assuma per
il rame: n, = 8.48 · 1028 m-3 e p = 1.67 • 10-8 Qm.

6.19 Un filo metallico rigido di forma qualunque ha i due


estremi Ce D che possono scorrere senz'attrito su due ro-
taie orizzontali distanti d = 20 cm. Le rotaie sono posate
in un campo magnetico B = 0.5 T uniforme e verticale. Il
circuito è percorso da una corrente i = 2 A costante, for-
nita dal generatore. Se la massa del filo è m = 2g, calco-
lare: a) la velocità v del filo e b) lo spazio xpercorso dopo
un tempo t = 0.1 s, nell'ipotesi che all'istante t = Oil filo sia
fermo. 6.23 Una spira quadrata di lato a = 20 cm è posta nel piano xy
ed è percorsa dalla corrente i = 5 A nel verso indicato in
figura. Essa risente di un campo magnetico B = a xuz con
a = 0.2 T /m. Calcolare la forza F che agisce sulla spira.

c _ _____.x

6.20 Un tratto di filo, avente la forma di figura con l = R = 10


cm, è percorso da una corrente i = 0.5 A ed è sottoposto
p Q
all'azione di un campo magnetico B = 0.4 T perpendico-
lare, uscente dal piano contenente il filo. Calcolare la
forza F che agisce sul filo . 6.24 Una spira quadrata di lato a = 5 cm è percorsa da una cor-
rente i. Il momento magnetico della spira è m = mxu x +
mpy, con mx= 0.6 · 10-3 Am 2 e my=-0 .8 · 10-3 Am 2 • La spira
• • è immersa in un campo magnetico B = Bpx + Bpz, con Bx
- z_!_ -l- = 0.25 Te Bz= 0.30 T. Calcolare: a) il valore della corrente
i che percorre la spira, b) il modulo del momento mecca-
nico M, c) l'angolo a tram e Be d) l'energia potenziale
6.21 Una spira circolare di raggio r, con centro sull'asse z, è magnetica U,n.
posta in un piano xy ortogonale all'asse z ed è percorsa
da una corrente i. Essa è sottoposta all'azione di un 6.25 Una bobina composta da N = 100 spire di raggio R = 10
campo magnetico B a simmetria assiale rispetto all'asse cm, giace nel piano xy ed è percorsa dalla corrente i = 8 A,
z; le linee di B formano un'angolo 0 con l'asse z nei in senso antiorario. Essa è sottoposta all'azione di un
punti in cui è posta la spira. Calcolare la forza F che campo magnetico B = 0 .6ux - 0.4uy + 0.2uz T. Calcolare: a)
agisce sulla spira. il momento magnetico m della bobina, b) il momento
meccanico M che agisce sulla spira e c) l'energia poten-
z ziale magnetica Urn .

B 6.26 La bobina di un galvanometro ha N = 200 spire rettango-


lari di lati a = 2 cm e b = 1 cm e può ruotare attorno al suo
- By asse di sospensione verticale, sottoposta all'azione di un
campo magnetico B = 0.2 T . Quando la corrente che lo
percorre è i = 100 µA, l'equilibrio viene raggiunto, per
l'azione delle molle antagoniste che hanno costante di
torsione k, per una deflessione 0 = 20°. Calcolare la co-
stante di torsione k delle molle.

6.27 Una spira rigida, di lati PQ = RS = a = 20 cm e QR = SP =


b = 10 cm, ha una massa per unità di lunghezza 8 = 5 g/m
ed è percorsa dalla corrente i. Essa può ruotare senza at-
6.22 Con riferimento al problema 6.21 , nell'ipotesi che il rag- trito intorno all'asse PQ che è parallelo all'asse x. Quando
gio rdella spira sia piccolo rispetto alla distanza z dal polo sulla spira agisce un campo magnetico B = Buz, con B =
168 CAPITO LO 6 Campo magnetico. Forza magnetica

0.02 T, essa ruota di un angolo 0 = 30°. Calcolare: a) il va- 6.28 In figura è mostrato un circuito ABCDEFA percorso dalla
lore della corrente i e b) il lavoro W fatto dalle forze ma- corrente i = 2 A, di dimensioni AB = 30 cm, BC = 40 cm e
gnetiche durante la rotazione . CD = 20 cm. Calcolare: a ) il momento magnetico m del
circuito e b) il momento meccanico M quando su di esso
agisce un campo magnetico B = Bpx + Bpy con Bx = 0.02 T
e B), = 0.04 T.

z
E

_- >----ii-.--- • y
A
,,' F

e
R X
Sorgenti del campo magnetico. capitolo
Legge di Ampère. Proprietà
magnetiche della materia 1
7.1 CAMPO MAGNETICO PRODOTTO DA UNA CORRENTE

Nel capitolo 6 abbiamo esposto alcune proprietà dell'interazione magnetica,


sottolineando il fatto che essa si manifesta tra cariche elettriche in movimento, e
abbiamo analizzato la forza su un circuito percorso da corrente partendo dalla
forza di Lorentz (6.1). Seguendo un procedimento già visto in elettrostatica, la
forza è espressa dal prodotto tra una grandezza caratteristica del sistema che subi-
sce l'interazione (una carica in moto o una corrente in un circuito) e il campo B
generato dalle sorgenti; si pensa cioè alla forza come il risultato di una interazione
tra carica o corrente e campo magnetico.
In questo paragrafo ci occupiamo del legame esplicito tra il campo magnetico
e le correnti che lo generano, arrivando a delle espressioni che hanno lo stesso si-
gnificato di (1.12) e (1.14), relative al legame tra il campo elettrostatico e le cari-
che fisse che ne sono le sorgenti.
L'analisi dei primi esperimenti sulle caratteristiche del campo magnetico pro-
dotto da correnti in conduttori filiformi indusse Laplace a formulare una legge,
nota come prima legge elementare di Laplace, che esprime il campo magnetico
prodotto da un tratto infinitesimo ds di filo, percorso dalla corrente i, in un punto
Pdistante rdall'elemento di filo:

i ds
dB k m -r2- u t X ur

ur, figura 7 .1, è il versore della direzione orientata da ds a P, ut il versore tan-

M dB
, ,
gente al filo per cui ds = ds ut, km è una costante che dipende dal sistema di
unità di misura e dal mezzo materiale in cui si sperimenta. Assumendo di ope-
rare nel vuoto, nel sistema internazionale si ha

_7 Tm 10-7 H
k,m 10 , ,'
A m
/
, ,
I /

/ /
I I
i .
dove l'unità H/m (henry su metro) verrà giustificata nel paragrafo 8.4. In realtà km
viene sempre scritta come Figura 7.1
Campo magnetico prodotto da
km un elemento di filo percorso da
corrente.
e la costante

µ o = 4n km = 4n • 10-7 = 1.26 • 10-5 m


H (7.1)

Permeabilità magnetica
è chiamata permeabilità magnetica del vuoto. del vuoto

169
170 CAPITOLO 7 Sorgenti del campo magneti co. Legge di Ampè re. Pro prietà magnetiche della materia

La prima legge elementare di Laplace diventa pertanto

Prima legge elementare dB (7.2)


di Laplace

Il campo magnetico elementare di un tratto infinitesimo di circuito risulta pro-


porzionale alla corrente e inversamente proporzionale al quadrato della distanza;
l'orientazione di B è legata al verso della corrente, cioè a u 1, dalla regola del
prodotto vettoriale che abbiamo già visualizzato con la regola della vite: una vite
che avanzi lungo la corrente indica con il suo verso di rotazione il verso delle
linee di B. Si usa spesso anche la cosiddetta regola della mano destra: se il pollice
della mano destra, tenuta chiusa a pugno, punta nel verso della corrente, le li-
nee di B circondano la corrente nel verso indicato dalla punta delle altre dita,
figura 7.2.
Per ottenere il campo magnetico B prodotto da un circuito chiuso, occorre
suddividerlo in elementi infinitesimi ds, calcolare per ognuno di essi dB tramite la
(7.2) e quindi sommare tutti i contributi. Dal momento che trattasi di un numero
infinito di elementi, la sommatoria si riduce all'integrale esteso a tutto il circuito:

Legge di Ampère-Laplace B = µ0 i J. ds X ur .
(7.3)
4n J r2

La (7.3) costituisce la legge di Ampère-Laplace; essa risulta verificata sperimental-


mente in ogni situazione e fornisce il legame cercato tra il campo magnetico e la
corrente che lo genera, se questa circola in un conduttore filiforme, la cui sezione
è tale da poter ritenere su di essa costanti tutti i parametri che compaiono nella
(7.3) stessa.

Campo magnetico di una carica in moto


Ricordiamo che la densità di corrente j = i/ .E è legata alla velocità dei portatori
di carica e al loro numero per unità di volume dalla j = n q v; sostituendo nella
(7.2) abbiamo

dB
Figura 7.2
Linee di campo magnetico di un
filo indefinito percorso da cor- in cui n dr dà il numero di cariche contenute nel volume dr = .E ds che con il loro
rente.
moto producono il campo dB. Allora il campo magnetico prodotto da una singola
carica in moto è
Campo magnetico di una carica B (7.4)
in moto

misurato nel sistema di riferimento in cui la carica ha la velocità v.


L'interesse di (7.4) risiede nel fatto che essa mette in evidenza come il campo
magnetico dipenda dal moto delle cariche, indipendentemente dalle cause che
producono il moto. Quindi c'è da attendersi che non solo una corrente in un con-
duttore generi un campo magnetico, ma anche un moto di cariche ottenuto con al-
tri mezzi. La cosa fu messa in evidenza per la prima volta da Rowland nel 1878, mi-
surando il debolissimo campo magnetico in prossimità del centro di un disco iso-
lante carico elettrostaticamente, posto in rapida rotazione intorno al proprio asse.
La 7.4 è verificata finché la velocità v è trascurabile rispetto alla velocità e =
3 • 10 8 m/s della luce nel vuoto, più precisamente finché (v/ c) 2 << 1.
7.2 Calcoli di campi magneti ci prodotti da circuiti particolari 171

CALCOLI DI CAMPI MAGNETICI PRODOTTI DA CIRCUITI


7.2
PARTICOLARI

Applichiamo adesso la prima legge elementare di Laplace (7.2) ad alcune con-


figurazioni in cui la corrente percorre un conduttore filiforme di forma semplice.
In sostanza l'integrale che compare nella legge finita (7.3) è esteso ad una linea
tale che il calcolo si riduca a quello di un integrale unidimensiona le. Vedremo nel
paragrafo 7.4 un metodo alternativo molto più semplice da applicare nei casi che
presentino simmetrie.

Filo rettilineo. Legge di Biot-Savart


Consideriamo un filo conduttore rettilineo, di lunghezza 2a, percorso dalla
corrente continua i, e poniamoci sull'asse mediano del filo nel punto Pdistante R d~s
dal filo, vedi figura 7.3. Un elemento di filo produce in Pii campo magnetico u
,,-- - - - B
µo i ds sen0 '
µo i ds X ur :,, 2a
dB = • dB =
r2
4n r2 4n ' -- - ---- - p

Osserviamo che it
I sen 20
rsèn(n - 0) rsen0 = R • r2 R2

s tg (n - 0) -s tg0 = R • ds =
Rd0
sen 20 ' I
2a
ds

o
s
0

R
r

,p

µ 0 i sen0 d0 µ 0 i d (cos0)
dB =
4n R 4n R
l 01,,'

Figura 7.3
Il tratto di filo di lunghezza a (mezzo filo) produce quindi il campo di modulo
Calcolo del campo magnetico di
un filo rettilineo di lunghezza fi-
B -- - - i Io
µo- µo -
d ( cos 0) -- - i cos01
-- nita percorso da corrente.
a 4n R cos01 4n R

e il campo di tutto il filo vale, esprimendo cos01 in funzione della lunghezza del
filo,
B = 2B = µo i a
a 2n RyR 2 + a 2

Nel piano mediano il campo magnetico B è costante su ogni circonferenza di rag-


gio R ed è tangente a tale circonferenza. Detto u<P il versore tangente alla circonfe-
renza e orientato rispetto al verso della corrente secondo la regola della vite, pos-
siamo scrivere
B = µo i a (7.5) Campo magnetico di un tratto
" <P .
2nR y R 2 + a2 di filo

Facciamo ora tendere la lunghezza a all'infinito ovvero 01 a zero e cos01 a I. La


(7.5) diventa ·
B = µo i u µo i (7.6) Campo magnetico di un filo
- - U 1 X U n,
2nR <P 2nR indefinito
172 CAPITOLO 7 Sorgenti del campo magnetico . Legge di Ampè re. Pro prietà magnetiche della materia

essendo u 1 il versore parallelo al filo e concorde alla corrente e un il versore nor-


male al filo diretto verso il punto P.
La (7.6), nota come legge di Biot-Savart, afferma che il campo magnetico di un
filo rettilineo indefinito dipende solo dalla distanza dal filo, in modo inversamente
proporzionale; le sue linee sono circonferenze concentriche al filo e risultano per-
tanto concatenate alla corrente, sorgente del campo stesso. La struttura delle linee
di B si mette facilmente in evidenza con limatura di ferro posta in un piano orto-
gonale al filo. Mentre in assenza di corrente, figura 7.5a, non si nota una disposi-
zione ordinata, quando nel filo passa una corrente continua, figura 7.5b, i grani si
Figura 7.4 addensano lungo circonferenze con centro sul filo. L'esperienza si può anche ese-
Legge di Biot-Savart. guire con aghi magnetici posti a eguale distanza R dal filo, che si orientano tan-
genzialmente a una circonferenza di raggio R (se rispetto al campo del filo si pos-
sono trascurare gli effetti del campo magnetico terrestre); invertendo il verso della
i= o corrente nel filo gli aghi ruotano di 180°, figura 6.10.
Il filo indefinito è un sistema ideale; nella realtà si può avere un circuito con un
tratto rettilineo abbastanza lungo e la (7.6) risulta verificata se ci si mette a una di-
stanza dal filo molto inferiore alla lunghezza.

Spira circolare
Passiamo ora a calcolare il campo magnetico sull'asse di una spira circolare di
raggio R, percorsa dalla corrente i. Nel punto P, distante x dal centro O della spira,
un elemento ds di spira genera il campo dB di modulo
(a)

µ 0 i lds X u)
dB 2
4n r

in quanto ds e u r sono ortogonali. La componente lungo l'asse x vale

µ ids
-0- - cos
e
2
4nr

e
se è l'angolo formato da dB con l'asse x. Quando si considerano i contributi dB
di tutti gli elementi ds che formano la spira, le componenti parallele all'asse x si
(b)
sommano, mentre quelle trasversali si elidono a due a due, per la simmetria del
problema. Nei punti dell'asse della spira il campo magnetico è dunque parallelo
Figura 7.5 all'asse stesso e concorde a questo se l'orientazione corrisponde a quella della cor-
Linee di campo magnetico di un rente secondo la regola della vite. In totale
filo indefinito evidenziate con la
limatura di ferro.
µo i cose µo i cose
B =
f - - ---
4n 2
dsu =
r
- -2 - 2n Run
n 4n r

essendo cose e rcostanti, fissato il punto P. Posto r2 = x 2 + R 2 e cose = R/r, si ottiene

i~ 2
µ __
_o iR u µ iR 2
B (x) o u (7.7)
R 2r3 n 2 (x2 + R2) 3;2 n
/

X Osserviamo che B ha lo stesso verso in tutti i punti dell'asse.


Nel centro della spira (x = O) il campo è massimo e vale
Figura 7.6
Calcolo del campo magnetico
sull'asse di una spira circolare
percorsa da corrente.
7.2 Ca lcoli di campi magnetici prodotti da circuiti particola ri 173

E,
per x • il campo tende a zero.
00

Quando è soddisfatta la condizione x >> R la (7. 7) diventa

iR u
µ __
_o
2
µ 2i n R 2 µ 2m r
B (x) -0- - - u -0 - - (7.8)
2x3 n 4n x3 n 4n r 3

2
se indichiamo con m = i.L'un = in R un il momento magnetico (6.8) della spira,
identica come struttura a
E

campo elettrostatico sull'asse di un dipolo elettrico (paragrafo 2.7). Il campo ma-


gnetico sull'asse di una piccola spira è dunque un campo di dipolo magnetico. r
L'analogia, figura 7.7, non è limitata ai punti dell'asse, ma si trova che l'anda-
0
mento del campo magnetico di una spira di forma qualunque è identico a quello
m u,.
del campo elettrico E di un dipolo, così che vale l'espressione (2.48):

µ0 m
B - (2 cos0ur + sen0u 0 ) • (7.9)
4n 3r Figura 7.7
Campo elettrostatico prodotto
da un dipolo elettrico (a) e cam-
Come nel caso del filo rettilineo i risultati possono essere verificati osservando
po magnetico prodotto da un di-
con la limatura di ferro gli spettri magnetici oppure analizzando le linee di campo polo magnetico (b).
con un piccolo ago magnetico; anche in questo caso si osserva che tutte le linee di
campo sono concatenate con la sorgente che le ha prodotte, figura 7.8.
Esiste una differenza sostanziale tra le linee del campo elettrico e del campo (a)
magnetico di una spira, visualizzata nella figura 7.8, che è la caratteristica pecu-
liare che contraddistingue in generale i due campi:

• le linee di forza del campo elettrostatico E escono ed entrano nelle cari-


che sorgenti;
• le linee del campo magnetico B sono linee chiuse, senza inizio e senza
fine.

La struttura delle linee di forza del campo elettrostatico dipolare è in accordo


con la proprietà che la circuitazione di E lungo una qualsiasi linea chiusa sia nulla;
invece se prendiamo un percorso chiuso coincidente con una delle linee del
campo B di una spira circolare ci accorgiamo che il campo è sempre equiverso lungo (b)
tale linea e quindi la sua circuitazione non può essere nulla. Questa differenza non è
legata al caso particolare, ma è una proprietà fondamentale del campo magnetico,
come vedremo nel paragrafo 7.6.

Solenoide rettilineo
Un solenoide rettilineo è costituito da un filo conduttore avvolto a forma di
elica cilindrica di piccolo passo. Sia d la lunghezza del solenoide, R il raggio, N il
numero totale di spire, n = N/ d il numero di spire per uriità di lunghezza; se queste
sono abbastanza fitte, figura 7.9, così da poterle considerare distribuite con conti-
nuità, nel tratto dx ci sono ndx spire. Il valore del campo magnetico in un punto P
Figura 7.8
sull'asse si calcola con la formula (7.7) del campo di una spira per_corsa dalla cor-
Linee di forza di un dipolo elet-
rente n i dx:
trico (a) e linee di campo ma-
µ0 i R2 n gnetico di un dipolo magnetico
dB dx
2r 3 (b).
174 CAPITOLO 7 Sorgenti del campo magnetico. Legge di Ampère. Proprietà magnetiche della materia

- dx.- esso è parallelo all'asse x ed è legato al verso della corrente dalla regola della vite.
Introducendo la variabile </J come in figura 7.9 si vede che

dx= Rd</J µ0 n i
X rsen</J R , x- x0 -Rctg </J • dB = - - sen</J d</J
sen 2 </J 2

--~-- d----- Il campo magnetico nel punto Psi ottiene sommando su tutte le spire owero inte-
grando da </)1 a </)2 , definite in figura 7.9,

----- d-----
µ
ni
B = _o_ f </1
2
µ ni
sen</J d</J = - 0 - (cos</)1 '- ,!cos</)2 )
2 </J
I
2

p
in cui </)1 e </J; = n - </)2 sono gli angoli sotto cui sono viste da P le spire terminali del
O' o O' X
solenoide.
x- ------ ------------ - -- --- x Misurando x rispetto al centro del solenoide (OP= x) si ha
Figura 7.9
Calcolo del campo magnetico sul- B (x) µ0 n i [ d + 2x + d - 2x ] (7.10)
l'asse di un solenoide. 2 2
Y(d + 2x) + 4R 2 2
Y(d - 2x) + 4R 2

Il campo magnetico è massimo al centro del solenoide (x =O), dove vale

(7.11)

esso decresce simmetricamente rispetto al centro mantenendo su tutto l'asse lo


stesso verso. Nel centro di una spira estrema, ad esempio quella di destra, x = d/2,
</J; = n/2, cos</J; = O, cos</)1 = d/yd 2 + R 2 e quindi

(7.12)

T\- -'-:
In particolare, se la lunghezza del solenoide è molto maggiore del raggio
( d >> R), dal centro O le due spire terminali vengono viste sotto angoli quasi nulli,
per cui cos</)1 = cos</J; = 1 e il campo magnetico in O vale
it , __,_
I
I

,'
I
I

(7.13)
I

I I

:_ _ _ d ~ risultato che si ottiene anche direttamente da (7.11); nel centro O' delle spire ter-
minali da (7.12) si ha B0 , = µ 0 n i/2 = Bj2.
: I

I
B
Nella figura 7.10 è riportato l'andamento del campo magnetico sull'asse del so-
lenoide per tre valori del rapporto R/d (0.1, 0.2, 0.5). Quando tale rapporto è
molto piccolo, al limite nullo, la zona nell'interno del solenoide in cui il campo
magnetico ha all'incirca il valore B è piuttosto estesa; essa si restringe al crescere
00

di R/d e contemporaneamente diminuisce il valore al centro, mentre si estende la


regione all'esterno del solenoide in cui c'è campo magnetico apprezzabilmente di-
-d/2 o d/2 x verso da zero. È interessante notare che la variazione dB/dx del campo magnetico
sull'asse è massima in prossimità delle facce terminali del solenoide (x = ± d/2).
Figura 7.10
L'andamento delle linee di campo magnetico del solenoide può di nuovo es-
Campo magnetico sull'asse di un
solenoide per alcuni valori di sere ottenuto osservando la disposizione della limatura di ferro ed è mostrato in fi-
R/ d (raggio del solenoide/lun- gura 7.lla. Le linee di campo prodotte sono molto simili a quelle di un magnete
ghezza del solenoide). cilindrico, figura 7.11 b.
7.2 Calcoli di campi magnetici prodotti da circuiti particolari 175

(a) (b)

Figura 7.11
Linee di campo magnetico di un solenoide di lunghezza finita (a) e linee di campo magne-
tico di un magnete a forma di cilindro (b), evidenziate con la limatura di ferro.

NOTA
IL CAMPO MAGNETICO TERRESTRE r2J
Nella nota del paragrafo 6.1 abbiamo accennato alle caratteristiche del campo ma-
gnetico terrestre. Alla luce di quanto stabilito adesso per il campo di una spira, possiamo
dire che le componenti del campo magnetico terrestre sulla superficie terrestre
(r = R,.= 6370 km) sono, in accordo con (7.9),

-- _µo 2m cose µo msene


B,. Be = - ---
4n R;, 4n R;,
m è il valoredel momento magnetico del dipolo equivalente, sorgente del campo magne-
tico terrestre, detto momento di dipolo geomagnetico. Nell'emisfero nord, figura 7.12, Momento di dipolo
geomagnetico
nord
B I

~ B
/,, 'B r
/ -- ~

~----