Sei sulla pagina 1di 13

Rosa Luxemburg, in polacco Róża Luksemburg (Zamość, 5 marzo 1871 – Berlino, 15

gennaio 1919), è stata una filosofa, economista, politica e rivoluzionaria polacca


naturalizzata tedesca.

Fiera propugnatrice del socialismo rivoluzionario e tra le principali teoriche del


marxismo consiliarista in Germania, in vita s'oppose strenuamente tanto
all'approccio politico moderato e tendenzialmente revisionista del Partito
Socialdemocratico di Germania e della II Internazionale (dei quali fu a lungo
un'esponente di spicco), quanto al centralismo democratico propugnato da Lenin e,
di conseguenza, alla prassi rivoluzionaria dei bolscevichi.

Fondò, con Karl Liebknecht, la Lega Spartachista, protagonista nel gennaio del 1919
di un'insurrezione armata contro l'appena costituitasi Repubblica di Weimar, nel
corso della quale lei e lo stesso Liebknecht persero tragicamente la vita per mano
dei Freikorps (organizzazioni paramilitari anticomuniste, assunte dallo stesso
governo socialdemocratico allora al potere per poter reprimere i rivoltosi).

Indice
1 Biografia
1.1 La prima giovinezza
1.2 La fondazione della SDKP
1.3 Contro il revisionismo
1.4 L'assassinio
2 Opere
2.1 L'accumulazione del capitale
2.2 "La rivoluzione russa. Un esame critico"
3 Scritti principali
3.1 Edizioni italiane
4 Note
5 Bibliografia
6 Voci correlate
7 Altri progetti
8 Collegamenti esterni
Biografia
La prima giovinezza

Targa sulla casa natale a Zamość.


«Era piccola di statura e aveva una testa sproporzionatamente grande; un tipico
volto ebreo con un grosso naso [...] aveva una camminata pesante, a volte
irregolare, e zoppicava; a prima vista non suscitava un'impressione favorevole, ma
bastava passare un po' di tempo con lei per accorgersi della straordinaria vitalità
ed energia di quella donna, della sua intelligenza e vivacità, dell'elevatissimo
livello intellettuale in cui si muoveva»

(J. Mill, Pionern un boyer, I, p. 167)


Rosa Luxemburg nacque a Zamość, una piccola città del voivodato di Lublino,
nell'allora Nazione della Vistola (nome assunto, in seguito alla fallita
Rivoluzione Cadetta del 1830-1831, dal Regno di Polonia, quando i suoi voivodati
vennero definitivamente annessi all'effettivo dell'Impero russo), il 5 marzo del
1871 in un'agiata famiglia ebraica ashkenazita, ultimogenita dei cinque figli di
Eliasz Luksemburg (1830-1900), un commerciante di legname, e di Line Löwenstein
(1835-1897). Benché la città di Zamość vantasse una considerevole e florida
comunità ebraica (un terzo dei suoi abitanti erano appunto ebrei[1]), i genitori
non v'intrattenevano particolari relazioni e in casa infatti i Luxemburg, che non
erano di madrelingua yiddish, bensì polacca, parlavano oltre l'idioma natìo il
tedesco ed il russo, quest'ultima lingua ufficiale dello Stato. Il padre, dalle
idee politiche liberali[2], era stato istruito in Germania, mentre la madre,
piuttosto religiosa e conservatrice[2], oltre allo studio della Torah, amava i
grandi classici della letteratura polacca e tedesca, in particolar modo l'opera di
Mickiewicz e di Schiller.[3]

Rosa Luxemburg dodicenne nel 1883.


Nel 1873, la famiglia Luxemburg si trasferì a Varsavia dove, poco tempo dopo, Rosa
fu colpita da una malattia che le procurò una deformazione all'anca che la
costrinse a zoppicare per tutta la vita. Imparò ben presto a leggere e scrivere da
sola e, nel 1884, fu iscritta al Secondo Liceo femminile. Durante questi anni,
entrò a far parte del gruppo rivoluzionario clandestino Proletariat che, già
dissoltosi a causa dell'incessante repressione zarista del 1886, era stato
ricostituito da Marcin Kasprzak, un operaio socialdemocratico. Le idee politiche di
Rosa Luxemburg non passarono inosservate se nel 1887, a conclusione degli studi, il
consiglio d'istituto le negò «a causa del suo atteggiamento ribelle nei confronti
delle autorità»[4] la medaglia d'oro che avrebbe sicuramente meritato per il suo
eccellente percorso accademico.

Nei due anni successivi, incominciò a studiare le opere di Marx ed Engels, mentre
in Polonia aumentavano gli scioperi e le manifestazioni operaie. Il Proletariat e
l'Unione dei lavoratori polacchi, altro gruppo di opposizione fondato nel 1889,
vennero decimati dai molteplici arresti, che minacciarono anche Rosa Luxemburg. Nel
1889, lasciò Varsavia e, con l'aiuto di Kasprzak, riuscì a superare la frontiera
austro-ungarica nascosta in un carro da fieno. Si stabilì in Svizzera, a Zurigo e,
l'anno seguente, s'iscrisse alla Facoltà di filosofia, seguendo anche corsi di
matematica e di scienze naturali.[5] In effetti era anche un'appassionata botanica
dilettante, amava la natura e gli animali, e la bellezza in ogni sua forma:

«Quando si ha la cattiva abitudine di cercare una gocciolina di veleno in ogni


fiore schiuso, si trova, fino alla morte, qualche motivo per lamentarsi. Guarda
quindi le cose da un angolo diverso e cerca il miele in ogni fiore: troverai sempre
qualche motivo di sereno buonumore. (...) Alla fine, tutto sarà ben ricapitolato; e
se così non sarà io proprio me ne infischio, anche senza la vita è per me una tale
fonte di gioia: tutte le mattine ispeziono scrupolosamente le gemme di ogni mio
arbusto e verifico dove ce ne sono; ogni giorno faccio visita a una coccinella
rossa con due puntini neri sul dorso che da una settimana mantengo in vita su un
ramo, in un batuffolo di calda ovatta nonostante il vento e il freddo; osservo le
nuvole, sempre più belle e senza sosta diverse, e in fondo io non mi considero più
importante di quella piccola coccinella e, piena del senso della mia infima
piccolezza, mi sento ineffabilmente felice.[6]»

Nel 1892 s'iscrisse alla Facoltà di giurisprudenza, presso cui si laureò nel 1897
con la tesi Die industrielle Entwicklung Polens ("Lo sviluppo industriale della
Polonia"), pubblicata a Lipsia l'anno successivo. Nel sostenere che lo sviluppo
economico della Polonia era da cinquant'anni strettamente dipendente dal mercato
russo, Rosa Luxemburg si opponeva alle rivendicazioni politiche dei nazionalisti
polacchi.[7] Divenne atea, a seguito della sua adesione al marxismo.[8]

La fondazione della SDKP

Leo Jogiches.

Rosa nel 1895.


Nel 1890 Rosa aveva conosciuto Leo Jogiches, un rivoluzionario di Vilnius fuggito a
Zurigo. I due s'innamorarono e la loro relazione durò fino al 1907. Buon
organizzatore, Jogiches si dedicò alla pubblicazione e diffusione di letteratura
marxista in Polonia. Nel 1892 tradusse in polacco e pubblicò, senza autorizzazione,
alcuni discorsi di Plechanov, facendoli precedere da una introduzione di Rosa
Luxemburg e attirandosi l'odio aperto del teorico russo.[9] In occasione della
fondazione del Partito socialista polacco (PPS) Jogiches finanziò la rivista
«Sprawa Robotnicza» (La Causa operaia), apparsa a Parigi nel luglio 1893, della
quale la Luxemburg fu l'animatrice, dirigendola a partire dal 1894 con lo
pseudonimo di R. Kruszyńska.[10]

La linea politica della «Sprawa Robotnicza» era in contrasto con il programma del
PPS. L'obiettivo era la crescita del movimento socialista polacco in unione con la
classe operaia russa, attraverso la lotta contro il capitalismo e l'abbattimento
dell'autocrazia zarista, senza accennare alla questione dell'indipendenza della
Polonia, che era invece un elemento fondante del PPS. Il conflitto emerse con
asprezza al III Congresso dell'Internazionale socialista, tenuto a Zurigo dal 6 al
12 agosto 1893. Il gruppo di «Sprawa Robotnicza» volle parteciparvi come frazione
del Partito socialista polacco, suscitando le proteste dei delegati del PPS che,
sostenuti da Plechanov, chiesero e ottennero, seppure di misura, l'invalidazione
del mandato rilasciato a Rosa Luxemburg.[11]

Sfumata ogni possibilità di convivenza con il PPS, Luxemburg, Jogiches, Marchlewski


e Warszawski decisero di fondare la SDKP, ovvero la Socjaldemokracja Królestwa
Polskiego (Socialdemocrazia del Regno di Polonia) la cui costituzione ufficiale si
tenne in clandestinità a Varsavia nel marzo 1894, in assenza dei suoi ispiratori.
Il suo organo ufficiale era la «Sprawa Robotnicza» e l'obiettivo a breve termine
una costituzione democratica per l'intero Impero russo con una autonomia
territoriale per la Polonia, attraverso la collaborazione con i socialdemocratici
russi. L'indipendenza della Polonia veniva respinta in quanto «illusione destinata
a distogliere i lavoratori dalla lotta di classe»,[12] e questo valeva sia per le
consistenti minoranze polacche presenti in Germania e nell'Impero asburgico, quanto
per il movimento socialista ebraico, di forte tendenza autonomista, che avrebbero
dovuto tutti collaborare con i rispettivi partiti socialisti.[13]

August Bebel.
Tali idee furono da lei ribadite nell'opuscolo La Polonia indipendente e la causa
operaia, pubblicato a Parigi nel 1895, e rielaborate nel 1896 per la pubblicazione
di più articoli sulla «Neue Zeit» di Kautsky e sulla «Critica Sociale» di Turati.
Lo spunto dell'iniziativa era costituito dalla prossima apertura del IV Congresso
dell'Internazionale, nel quale il PPS avrebbe contestato la presenza della SDKP e
presentato una risoluzione per il riconoscimento dell'indipendenza della Polonia.
Rosa Luxemburg presentò al Congresso una mozione opposta, nella quale negava che un
programma socialista potesse accogliere temi nazionalistici. Il Congresso, che
riconobbe la SDKP quale membro dell'Internazionale, scelse una soluzione di
compromesso, nella quale si riconosceva il diritto all'auto-determinazione dei
popoli, restando «la liquidazione del capitalismo internazionale» il fine dei
partiti socialisti.[14]

La questione nazionale
Rosa Luxemburg non trattava la questione del nazionalismo come un problema
astratto. Nella Polonia russa come nell'Alsazia tedesca, lo sviluppo del
capitalismo incoraggiava il processo d'assimilazione dei paesi annessi ai paesi
dominanti, condannando all'impotenza le tendenze separatiste, ed era interesse del
movimento operaio unire le sue forze e non disperderle in lotte nazionali. Opposto
era invece il caso dell'Impero ottomano, le cui strutture feudali frenavano il
progresso del capitalismo.

Luxemburg guardava con favore alla liberazione dei paesi cristiani dal dominio
turco, che avrebbe favorito il loro sviluppo economico e la nascita di un movimento
operaio.[15]

Per continuare la sua battaglia contro il PPS e il nazionalismo polacco[16] Rosa


Luxembrurg decise di trasferirsi in Germania, entrando nel più grande e meglio
organizzato partito socialista d'Europa che vantava di essere il custode, con
Kautsky, Bebel e Liebknecht, dell'interpretazione autentica del pensiero di Marx ed
Engels. Difficilmente le autorità del Reich concedevano il permesso di residenza ai
socialisti, considerati poco meno che criminali, e Rosa aggirò l'ostacolo sposando
un cittadino tedesco. La sua amica Olympia Lübeck le trovò la persona adatta nel
figlio Gustav, che accettò il matrimonio, del tutto fittizio, celebrato nel
municipio di Basilea nella primavera del 1897. L'anno dopo, il 16 maggio 1898, Rosa
Luxemburg si stabilì a Berlino.[17]

Contro il revisionismo

Ignaz Auer.
Incontrò il 24 maggio il segretario della SPD Ignaz Auer, mettendosi a disposizione
per la campagna elettorale da condurre nella Slesia, terra di alta presenza
polacca. Dal 2 giugno tiene comizi davanti agli operai polacchi di Breslau,
Liegnitz, Goldberg, Königshütte. Le elezioni, come in tutta la Germania, segnarono
una nuova avanzata del partito e Rosa era soddisfatta anche di sé: «salgo sulla
tribuna come se non avessi fatto altro negli ultimi vent'anni», scrisse a Jogiches
il 28 giugno. La sua popolarità era crescente e sia dalla «Leipziger Volkszeitung»
sia dalla «Sächsische Arbeiterzeitung» di Dresda le vennero richieste di
collaborazione.[18]

Dalla fine del 1896 il dirigente socialdemocratico tedesco Eduard Bernstein, in


esilio nel Regno Unito da quasi vent'anni, aveva fatto comparire sulla «Neue Zeit»
una serie di articoli nei quali, partendo dal fatto che da due decenni non si
verificavano in Europa crisi economiche, aveva giudicato superate molte indicazioni
di Marx e indicato nelle riforme approvate per via parlamentare la strada di un
continuo progresso democratico, realizzato con la collaborazione delle classi
attraverso un'alleanza tra socialisti e liberali, che avrebbe condotto al
socialismo evitando la fase rivoluzionaria.[19] Per più di un anno le tesi di
Bernstein erano passate inosservate, finché non erano state violentemente attaccate
da Parvus, caporedattore della «Sächsische Arbeiterzeitung».[20]

Rosa Luxemburg intervenne contro le tesi revisionistiche di Bernstein in due serie


di articoli pubblicati sulla «Leipziger Volkszeitung», la prima serie nel settembre
1898 e la seconda nell'aprile del 1899, non appena Bernstein ebbe pubblicato il suo
libro Die Voraussetzungen des Sozialismus (I presupposti del socialismo), una
elaborazione dei suoi precedenti articoli. Le crisi - osservava Luxemburg - sono
«fenomeni organici inseparabili dall'economia capitalistica», essendo esse «il solo
metodo possibile di risolvere lo iato tra la capacità illimitata d'espansione della
produzione e gli stretti limiti del mercato».[21] Le crisi osservate fino agli anni
Settanta erano crisi di gioventù, ma il sistema capitalistico doveva ancora creare
un mercato mondiale. Solo allora, quando si sarà verificata l'impossibilità di
un'ulteriore espansione, il sistema entrerà nel «periodo delle crisi capitalistiche
finali».[22]

Eduard Bernstein.
Bernstein vedeva nello sviluppo della democrazia politica, nei sindacati e nelle
cooperative la possibilità di un graduale e pacifico passaggio al socialismo. Per
la Luxemburg invece ciò si rivelava una pia illusione, in quanto né il sindacato,
il cui raggio d'azione era circoscritto quasi unicamente alla lotta per il salario
e per la riduzione del tempo di lavoro,[23] né tantomeno le cooperative,
impossibilitate dai propri limiti strutturali ad incidere in maniera significativa
nelle dinamiche intrinseche del mercato, sarebbero state mai in grado da sole di
portare a compimento un'evoluzione socialista del sistema di produzione.[24] Quanto
alla democrazia poi, critica l'assunto avallato da Bernstein che essa non sarebbe
altro che il prodotto dell'affermarsi d'una società borghese, asserendo al
contrario come il conseguimento della democrazia politica vada a ricercarsi
piuttosto proprio nella dialetticità insita nell'antagonismo tra le formazioni
sociali più diverse, concludendo che «nelle società comuniste originarie, negli
antichi Stati schiavisti, nei Comuni medievali», e corrispondentemente il
capitalismo esiste in differenti forme politiche, dall'assolutismo alla monarchia
costituzionale e alla repubblica.[25]

Non esiste dunque alcun rapporto fra sviluppo capitalistico e democrazia, e anzi la
stessa borghesia potrebbe voler addirittura rinunciare alle conquiste democratiche
senza che la macchina dello Stato - amministrazione, finanze, esercito - abbia a
soffrirne. Attualmente - nota Rosa Luxemburg - lo sviluppo dell'economia e la lotta
per la concorrenza sul mercato mondiale hanno fatto del militarismo e del
marinismo,[26] in quanto strumenti della politica imperialistica,[27] gli elementi
determinanti della vita interna ed esterna delle grande potenze. La borghesia si
unisce alla reazione sia nella politica estera sia in quella interna, laddove si
dichiara spaventata dalle rivendicazioni della classe operaia, il tutto a dispetto
dei propositi di Bernstein, che appunto suggerirebbe al proletariato d'abbandonare
le proprie aspirazioni socialiste. Così egli stesso dimostra «quanto poco la
democrazia borghese possa essere presupposto necessario e condizione del movimento
socialista e della vittoria socialista».[28]

Per la borghesia la democrazia non è necessaria, lo è invece per la classe operaia,


perché esercizio dei diritti democratici, suffragio elettorale e autogoverno sono
elementi politici attraverso i quali essa «diviene cosciente dei propri interessi
di classe e dei propri compiti storici». Al contrario di quanto ritiene Bernstein,
la democrazia non rende superflua la conquista del potere politico da parte del
proletariato, ma la rende necessaria, come hanno sempre sostenuto Marx ed Engels:
«era riservato a Bernstein scambiare il pollaio del parlamentarismo borghese con
l'organo competente a realizzare la trasformazione più formidabile della storia
mondiale», cioè il passaggio a una società socialista.[29]

Tra riforme sociali e rivoluzione non vi è contraddizione, perché le prime sono il


mezzo di lotta della socialdemocrazia e la seconda è il suo scopo finale, che è «la
presa del potere politico e l'abolizione del salariato». Bernstein invece le
contrappone, rinunciando alla rivoluzione per fare delle riforme sociali il fine
anziché un mezzo della lotta di classe. Egli stesso ha riassunto il suo punto di
vista con la frase Lo scopo finale è nulla, il movimento è tutto. Poste così le
cose, non c'è più differenza tra socialdemocrazia e radicalismo borghese e questa
identità è l'essenza dell'opportunismo di Bernstein.[30]

Bruno Schönlank.
Il 25 settembre 1898 Parvus, direttore della «Sächsische Arbeiterzeitung», fu
espulso dalla Sassonia e dietro sua richiesta Rosa Luxemburg si trasferì a Dresda a
dirigere il quotidiano. In ottobre partecipò a Stoccarda al congresso della SPD,
attaccando il revisionismo di Heine e Vollmar, due seguaci di Bernstein. Un altro
revisionista, Georg Gradnauer, deputato e redattore dell'organo della SPD
«Vorwärts», intervenne dopo il congresso per accusare Clara Zetkin, Mehring e Bebel
di aver esasperato il dibattito sul revisionismo, e si ebbe una risposta polemica
della Luxemburg dalle colonne della «Sächsische Arbeiterzeitung». La polemica andò
avanti per qualche giorno, finché Rosa Luxemburg rifiutò di pubblicare sul suo
giornale un nuovo intervento di Gradnauer, che sottopose il caso agli organi
direttivi del partito chiedendo sanzioni disciplinari. La Luxemburg, non sostenuta
da tutti i suoi redattori, preferì dimettersi il 2 novembre. La direzione del
giornale fu assunta da Georg Ledebour e Rosa Luxemburg tornò a Berlino.[31]

Rosa Luxemburg nel 1915.

Karl Liebknecht, 1911 circa.


A Berlino affittò un nuovo appartamento non lontano da quello dei coniugi Kautsky,
con i quali entrò in relazioni di amicizia. Sulla «Leipziger Volkszeitung» di Bruno
Schönlank pubblicò nel febbraio del 1899 una serie di articoli sul militarismo.
«Spreco di enormi forze produttive», il militarismo rappresenta «per la classe
capitalistica un investimento irrinunciabile sul piano economico e il miglior
sostegno della dominazione di classe sul piano sociale e politico». Polemizzando
con il revisionista Max Schippel, Rosa Luxemburg insisteva sulla necessità di
condurre una lotta politica accanita contro il militarismo, in vista di una
trasformazione del tradizionale esercito professionale in milizia popolare.[32]

Per condurre una lotta politica rigorosa occorreva che la SPD si esprimesse in
termini chiari e netti attraverso i suoi organi d'informazione, ma il «Vorwärts»,
il suo quotidiano ufficiale, era a suo avviso incapace di esprimere una qualunque
opinione politica.[33] Alla replica di Gradnauer, che le ricordò l'infelice
esperienza alla «Sächsische Arbeiterzeitung», Rosa Luxemburg gli rispose con
sarcasmo che solo chi ha opinioni può esprimerle: «esistono infatti due specie di
organismi viventi, gli uni provvisti di una spina dorsale che camminano e a volte
corrono. Gli altri, essendo invertebrati, strisciano o aderiscono».[34]

In settembre divenne vacante un posto alla redazione del «Vorwärts» che Liebknnecht
avrebbe voluto che fosse occupato dalla Luxemburg. Opportunamente, Bebel le
consigliò di rinunciare a porre la propria candidatura. In ottobre, partecipò al
congresso della SPD a Hannover, attaccando il revisionismo di Bernstein e Schippel.
Pur ribadendo che il programma di Erfurt restava il fondamento del Partito, il
congresso si espresse contro l'espulsione dei revisionisti, con l'accordo di Rosa
Luxemburg. In dicembre i socialdemocratici lituani di Feliks Dzeržinskij
confluirono nella SDKP, dando vita al nuovo partito della SDKPiL, la
Socialdemocrazia del Regno di Polonia e Lituania (Socjaldemokracja Królestwa
Polskiego i Litwy).

Fece parte del fronte pacifista all'inizio della prima guerra mondiale e assieme a
Karl Liebknecht, nel 1915, creò il Gruppo Internazionale, che sarebbe diventato in
seguito la Lega Spartachista. Questa in un primo momento fece parte, quale corrente
di sinistra interna, del Partito Socialdemocratico, dopodiché entrò a far parte del
Partito Socialdemocratico Indipendente di Germania (nato dalla scissione dei
socialdemocratici non favorevoli alle politiche belliche avallate dal SDP una volta
giunto al potere), prima di divenire infine il nucleo di quello che diverrà poi il
Partito Comunista di Germania.

Il 28 giugno 1916 la Luxemburg, assieme a Karl Liebknecht, venne arrestata dopo il


fallimento di uno sciopero internazionale e condannata a due anni di reclusione
(dopo essere già stata in carcere per un intero anno a partire dal febbraio 1915).
Durante questo lungo periodo scrisse diversi articoli, fra questi: la cosiddetta
Juniusbroschüre (1915), che contiene la nota espressione socialismo o barbarie,
indicante che nel futuro gli unici sbocchi possibili per l'umanità sarebbero stati
l'instaurazione della società socialista o la barbarie[35]; e La Rivoluzione Russa
(1918), in cui per prima critica "da sinistra" alcune scelte prese nei primi mesi
dal potere bolscevico dopo la rivoluzione d'ottobre (limitazione delle libertà
democratiche, scioglimento dell'Assemblea costituente, Terrore, ecc.), vedendovi
già il pericolo di una burocratizzazione precoce del processo rivoluzionario e di
un'involuzione totalitaria.[36]

L'assassinio
(DE)
«Die rote Rosa nun auch verschwand.
Wo sie liegt, ist unbekannt.
Weil sie den Armen die Wahrheit gesagt
Haben die Reichen sie aus der Welt gejagt»

(IT)
«Ora è sparita anche la Rosa rossa.
Dov'è sepolta non si sa.
Siccome disse ai poveri la verità
I ricchi l'hanno spedita nell'aldilà»

(Bertolt Brecht, Epitaffio, 1919)

I funerali di Rosa Luxemburg


(13 giugno 1919).
Partecipò alla Rivoluzione tedesca del novembre 1918 e contribuì a fondare il
Partito Comunista di Germania, tra il dicembre 1918 e il gennaio 1919. Nel corso
della "Rivolta di gennaio", incominciata il 6 di gennaio 1919, il 15 gennaio 1919,
venne rapita e in seguito assassinata,[37] insieme con Liebknecht, dai miliziani
dei cosiddetti Freikorps, i gruppi paramilitari agli ordini del governo del
socialdemocratico Friedrich Ebert e del ministro della Difesa, Noske. Il corpo
venne gettato in un canale, recuperato il 31 maggio e sepolto al cimitero centrale
di Friedrichsfelde. Nel 1926 a lei, Liebknecht, Jogiches, Mehring e Marchlewski
venne dedicato un monumento di Ludwig Mies van der Rohe. Nel 1935 il cimitero fu
raso al suolo dai nazisti, e i resti dei sepolti andarono dispersi.[senza fonte]

Nel maggio 2009 il settimanale tedesco Der Spiegel ha pubblicato notizia del
ritrovamento dei veri resti di Rosa Luxemburg. Secondo il settimanale, il cadavere
della Luxemburg si troverebbe presso l'Istituto di medicina legale dell'ospedale
Charité di Berlino. Prova ne sarebbe la presenza di una malformazione femorale di
cui la Luxemburg soffriva, del tutto assente invece nei resti finora ritenuti
autentici[38]. Rosa Luxemburg fu infatti assassinata durante il suo trasporto in
carcere e sul corpo recuperato dal canale sorsero molti dubbi circa l'autenticità
del riconoscimento a causa delle discordanze anatomiche[39]. Ogni anno a metà
gennaio, a Berlino, si tiene una manifestazione per ricordare l'assassinio di Rosa
Luxemburg e Karl Liebknecht.

Opere
L'accumulazione del capitale
Da molti considerata l'opera più importante di Rosa Luxemburg, L'accumulazione del
capitale (1913) è dedicata all'analisi economica dell'imperialismo. Partendo dalla
critica degli "schemi della riproduzione allargata" che si trovano nel II libro de
Il Capitale di Karl Marx, Rosa Luxemburg intende dimostrare che, in un ambiente
puramente capitalistico (cioè in una società composta esclusivamente da capitalisti
e da proletari), l'accumulazione del capitale sarebbe impossibile, in quanto in
tale ipotesi non potrebbe mai verificarsi la realizzazione del plusvalore, cioè
mancherebbe la domanda per la porzione delle merci prodotte il cui valore
corrisponde al plusvalore accumulato. Da qui, secondo Rosa Luxemburg, deriva la
necessità per l'economia capitalista di cercare al di fuori di sé stessa sempre
nuovi acquirenti per le proprie merci.

Discorso pubblico di Rosa Luxemburg.


Il capitalismo si procura questi nuovi sbocchi commerciali dapprima all'interno
delle stesse nazioni capitalistiche, attraverso lo scambio con la piccola
produzione contadina e artigiana. In seguito la crescente necessità di nuovi
mercati conduce l'economia capitalistica alla fase dell'imperialismo,
caratterizzata dalla lotta degli Stati capitalistici per la conquista di colonie e
di sfere d'influenza che permettano l'investimento dei capitali, dal sistema dei
prestiti internazionali, dal protezionismo economico, dalla preponderanza del
capitale finanziario e dei grandi trust industriali nella politica internazionale.
L'ultimo capitolo de L'accumulazione del capitale è dedicato, significativamente,
al militarismo, il quale, secondo Rosa Luxemburg, non ha solo una rilevanza
politica ma ha anche un significato economico ben preciso, in quanto costituisce
"un mezzo di prim'ordine per la realizzazione del plusvalore, cioè come campo di
accumulazione[40]".

L'imperialismo nel suo insieme è dunque, secondo Rosa Luxemburg, "un metodo
specifico di accumulazione" e in quanto tale è inseparabile dallo stesso
capitalismo, costituendo l'ultima sua fase di sviluppo. Infatti, secondo Rosa
Luxemburg, il capitalismo ha una necessità vitale di esercitare l'interscambio con
le economie precapitalistiche, in particolare quelle dei paesi più arretrati; nello
stesso tempo, il capitalismo tende a distruggere queste formazioni economiche e a
sostituirsi sempre più a esse. Ma così facendo, il capitalismo prepara il momento
in cui ogni sua ulteriore espansione diventerà impossibile: quando infatti non
sussisteranno più economie e strati sociali non capitalistici, l'accumulazione del
capitale non potrà più avere luogo. Tuttavia, Rosa Luxemburg ritiene che questo
momento storico, in realtà, non sarà mai raggiunto, perché il capitalismo nella sua
ultima fase esaspererà a tal punto l'antagonismo fra le classi sociali e il
disordine economico e politico, da rendere inevitabili la rivoluzione proletaria su
scala mondiale e il passaggio all'economia socialista.

L'analisi economica di Rosa Luxemburg è stata molto criticata fin dal suo apparire,
anche (e forse soprattutto) da parte di altri economisti di orientamento marxista.
Nel suo testo noto come l'Anticritica (scritto nel 1913 ma pubblicato postumo nel
1921) Rosa Luxemburg fece in tempo a rispondere ad alcune delle prime obiezioni a
lei rivolte[41]. Altre e più sostanziali critiche sarebbero state formulate negli
anni successivi, spesso contrapponendo l'analisi dell'imperialismo fornita da Lenin
a quella proposta dalla Luxemburg[42]. Tuttavia molti sottolineano l'importanza
storica del contributo della Luxemburg alla teoria economica, in quanto ella fu tra
i primi economisti a porre l'accento sul problema della domanda, che divenne di
cruciale importanza dopo la grande crisi del 1929; inoltre, si ritiene che Rosa
Luxemburg abbia aperto la strada agli economisti che dopo di lei studiarono i
rapporti economici fra le nazioni capitalistiche avanzate e i paesi ex coloniali;
si ritiene infine che la Luxemburg abbia avviato un nuovo campo d'indagine nella
valutazione dell'importanza economica del militarismo[43].

"La rivoluzione russa. Un esame critico"

Il soviet di Pietrogrado riunito nel 1917.


La rivoluzione russa. Un esame critico è una breve opera scritta da Rosa Luxemburg
durante la sua carcerazione nel 1918 e pubblicata postuma nel 1922.

In questo scritto la Luxemburg esalta il coraggio dei bolscevichi che in condizioni


difficilissime, quasi disperate, hanno osato lanciare la parola d'ordine
dell'insurrezione, e contrappone questo coraggio alla pusillanimità dei
socialdemocratici tedeschi che si sono resi complici del militarismo del loro
governo. Al contempo però sottopone a critica radicale le scelte politiche compiute
da Lenin nei mesi successivi alla Rivoluzione d'ottobre.

Per Rosa Luxemburg, l'unica possibilità di salvezza per la rivoluzione è che il


proletariato europeo, stimolato dall'esempio dei russi, si sollevi a sua volta,
giacché non è possibile realizzare una società socialista in un solo paese, per di
più arretrato come la Russia. Le politiche che i bolscevichi hanno adottato per
ovviare alle conseguenti difficoltà, appaiono alla Luxemburg come inaccettabili in
via di principio e comunque foriere di conseguenze nefaste per l'anima stessa del
socialismo. Queste le parole, lucidamente anticipatrici, utilizzate dalla
rivoluzionaria:

«La libertà, riservata ai partigiani del governo, ai soli membri di un unico


partito – siano pure numerosi quanto si vuole – non è libertà. La libertà è sempre
soltanto la libertà di chi pensa diversamente. Non per fanatismo per la
«giustizia», ma perché tutto quanto vi è di istruttivo, di salutare, di
purificatore nella libertà politica dipende da questo modo di essere, e perde la
sua efficacia quando la «libertà» diventa privilegio.[44]

[...]
... Lenin sbaglia completamente nella ricerca dei mezzi: decreti, potere
dittatoriale degli ispettori di fabbrica, pene draconiane, terrorismo, sono solo
dei palliativi. L’unica via che conduce alla rinascita è la scuola stessa della
vita pubblica, la più larga e illimitata democrazia, l'opinione pubblica. Proprio
il regno del terrore demoralizza. Tolto tutto questo, che rimane in realtà? Lenin e
Trotski hanno sostituito ai corpi rappresentativi eletti a suffragio universale i
Soviet, come unica vera rappresentanza delle masse lavoratrici. Ma soffocando la
vita politica in tutto il paese, è fatale che la vita si paralizzi sempre più nei
Soviet stessi. Senza elezioni generali, senza libertà illimitata di stampa e di
riunione, senza libera lotta di opinioni, la vita muore in ogni istituzione
pubblica, diviene vita apparente ove la burocrazia rimane l'unico elemento attivo.
La vita pubblica cade lentamente in letargo; qualche dozzina di capi di partito di
energia instancabile e di illimitato idealismo dirigono e governano; tra loro guida
in realtà una dozzina di menti superiori; e una élite della classe operaia viene
convocata di quando in quando a delle riunioni per applaudire i discorsi dei capi e
per votare all'unanimità le risoluzioni che le vengono proposte – è dunque in fondo
un governo di cricca, una dittatura certamente, ma non la dittatura del
proletariato, bensì la dittatura di un pugno di uomini politici, una dittatura nel
significato borghese... C'è di più: una tale situazione porta necessariamente ad un
inselvatichirsi della vita pubblica: attentati, fucilazioni di ostaggi, ecc.[45]»

Scritti principali
Święto pierwszego maja [La festa del 1º maggio], Paris, 1892
Niepogległa Polska i sprawa robotnicza [La Polonia indipendente e la causa
operaia], Paris, 1895
Die industrielle Entwicklung Polens [Lo sviluppo industriale della Polonia],
Leipzig, Duncker & Humblot, 1898
Sozialreform oder Revolution? [Riforma sociale o rivoluzione?], in «Leipziger
Volkszeitung», nn. 219-225, 21-28 settembre 1898
Miliz und Militarismus, in «Leipziger Volkszeitung», nn. 42-44, 20-22 febbraio 1899
Sozialreform oder Revolution?, in «Leipziger Volkszeitung», nn. 76-80, 4-8 aprile
1899
Sozialreform oder Revolution?. Mit einem Anhang: Miliz und Militarismus [Riforma
sociale o rivoluzione?, con un'appendice: Milizia e militarismo], Leipzig, 1899
Sozialreform oder Revolution?, 2ª ed. rivista e ampliata, Leipzig, 1908
Edizioni italiane
La questione polacca al Congresso internazionale di Londra, in «Critica sociale»,
14, 16 luglio 1896.
Lo sciopero generale, il partito e i sindacati, Milano, Libreria editrice Avanti!,
1919.
Discorso-programma tenuto al congresso di fondazione del Partito comunista di
Germania (Lega Spartacus), 29-31 dicembre 1918 a Berlino, Milano, Società editrice
Avanti!, 1920.
Lettere dal carcere, Milano, Avanti!, 1922.
La rivoluzione russa, Milano, Avanti!, 1922.
L'accumulazione del capitale, Milano, A. Minuziano, 1946.
Replica a Lenin a proposito di centralismo e democrazia. Il testo integrale del
saggio "Questioni di organizzazione della socialdemocrazia russa" 1904, Milano, Ed.
Movimento operaio, 1957.
La rivoluzione russa e questioni di organizzazione della socialdemocrazia russa,
Roma, Opere nuove, 1959.
L'accumulazione del capitale. Contributo alla spiegazione economica
dell'imperialismo - Ciò che gli epigoni hanno fatto della teoria marxista. Una
anticritica, Torino, Einaudi, 1960.
Pagine scelte, Milano, Azione Comune, 1963.
Scritti scelti, Milano, Avanti!, 1963; Torino, Einaudi, 1975.
Lettere. 1915-1918, con Karl Liebknecht, Roma, Editori Riuniti, 1967.
Scritti politici, Roma, Editori Riuniti, 1967.
Introduzione all'economia politica, Milano, Jaca Book, 1970.
Lo sciopero spontaneo di massa. Testi inediti in Italia della polemica tra Rosa
Luxemburg, F. Mehring ed E. Vandervelde sullo sciopero generale in Belgio, Torino,
Musolini, 1970.
Scioperi selvaggi, spontaneità delle masse, Napoli, Edizioni della vecchia talpa,
1970.
Lettere ai Kautsky, Roma, Editori Riuniti, 1971.
Scritti sull'arte e sulla letteratura, Verona, Bertani, 1972.
Lettere a Leo Jogiches, Milano, Feltrinelli, 1973.
Riforma sociale o rivoluzione?, Roma, Editori Riuniti, 1973; Roma, Prospettiva,
1996. ISBN 88-8022-019-5; Roma, Alegre, 2005.
Terrore, Caserta, Edizioni G.d.C, 1973.
Rosa Luxemburg una vita per il socialismo, Milano, Feltrinelli, 1973.
Questione nazionale e sviluppo capitalista, Milano, Jaca book, 1975.
Lettere. 1893-1919, Roma, Editori Riuniti, 1979.
Tra guerra e rivoluzione, Milano, Jaca Book, 1980.
Ristagno e progresso nel marxismo, Napoli, Laboratorio politico, 1994.
Il programma di Spartaco, Roma, Manifestolibri, 1995.
La rivoluzione russa, Roma, Prospettiva edizioni, 1997. ISBN 88-8022-029-2.
Lettere d'amore e d'amicizia (1891-1918), Roma, Prospettiva edizioni, 2003. ISBN
88-8022-094-2.
Lettere contro la guerra (Berlino 1914-1918), Roma, Prospettiva edizioni, 2004.
ISBN 88-8022-103-5.
La Rivoluzione russa. Un esame critico; La tragedia russa, Bolsena, Massari, 2004.
ISBN 88-457-0201-4.
Scritti contro il terrorismo (1902-1905), Roma, Prospettiva edizioni, 2004. ISBN
88-8022-105-1.
Un po' di compassione, Milano, Adelphi, 2007. ISBN 978-88-459-2221-3.
...So soltanto come si è umani. Lettere 1891-1918, Roma, Prospettiva edizioni,
2008. ISBN 978-88-8022-138-8.
La rivoluzione russa e Problemi di organizzazione della socialdemocrazia russa,
Pisa, BFS, 2017. ISBN 978-88-89413-80-7.
Socialismo, democrazia, rivoluzione. Antologia 1898-1918, con un saggio
introduttivo di G. Liguori, Roma, Editori Riuniti, 2018. ISBN 978-88-359-8128-2.
Note
^ Sergio Dalmasso, Una donna chiamata rivoluzione. Vita e opere di Rosa Luxemburg,
p. 19.
Beverly G. Merrick, Rosa Luxemburg: A Socialist With a Human Face, in Center for
Digital Discourse and Culture at Virginia Tech University, 1998. URL consultato il
18 maggio 2015.
^ P. J. Nettl, Rosa Luxemburg, I, pp. 70-73.
^ P. J. Nettl, cit., pp. 74-76.
^ P. J. Nettl, cit., pp. 86-87.
^ Rosa Luxemburg, Lettere contro la guerra, Prospettiva Edizioni, Roma 2004, p. 78-
79
^ P. J. Nettl, cit., p. 126.
^ Dan Barker, The Good Atheist: Living a Purpose-Filled Life Without God, Ulysses
Press, 2011, pag. 64
^ La Šwięto Pierwszego Maja (La festa del Primo maggio) è il primo scritto pubblico
di Rosa Luxemburg.
^ P. J. Nettl, cit., pp. 90-93.
^ P. J. Nettl, cit., pp. 93-96.
^ « Sprawa Robotnicza », n. 10, aprile 1794.
^ P. J. Nettl, cit., pp. 97-99.
^ P. J. Nettl, cit., pp. 112-119.
^ Die nationalen Kämpfe in der Türkei und die Sozialdemokratie, in « Sächsische
Arbeiterzeitung », nn. 234-236, 8-10 dicembre 1896.
^ G. Badia, Rosa Luxemburg. Journaliste, polémiste, révolutionnaire, pp. 30-31.
^ P. J. Nettl, cit., pp. 128-130.
^ P. J. Nettl, cit., pp. 159-162.
^ G. Badia, cit., pp. 39-42.
^ P. J. Nettl, cit., pp. 169-172.
^ R. Luxemburg, Sozialreform oder Revolution?, p. 32.
^ R. Luxemburg, Sozialreform oder Revolution?, pp. 14-16.
^ R. Luxemburg, Sozialreform oder Revolution?, p. 20.
^ R. Luxemburg, Sozialreform oder Revolution?, p. 42.
^ R. Luxemburg, Sozialreform oder Revolution?, p. 46.
^ Lo sviluppo delle flotte da guerra.
^ Weltpolitik, letteralmente politica mondiale.
^ R. Luxemburg, Sozialreform oder Revolution?, p. 47.
^ R. Luxemburg, Sozialreform oder Revolution?, p. 54.
^ R. Luxemburg, Sozialreform oder Revolution?, pp. 3-4.
^ P. J. Nettl, cit., pp. 179-183.
^ U. Curi, Pensare la guerra. L'Europa e il destino della politica, pp. 87-88.
^ R. Luxemburg, Unser leitendes Parteiorgan, in « Leipziger Volkszeitung », n. 220,
22 settembre 1899.
^ R. Luxemburg, Parteifragen in « Vorwärts », in « Leipziger Volkszeitung », n.
226, 29 settembre 1899.
^ Pamphlet Junius, su marxists.org.
^ La riflessione di Rosa Luxemburg sulla Rivoluzione russa, su assemblea.emr.it.
URL consultato il 3 marzo 2014 (archiviato dall'url originale il 16 maggio 2015).
^ L'uccisione della Luxemburg è generalmente qualificata come "assassinio" dagli
storici. Si veda ad esempio Cole, IV1, p. 164, Nettl, II, p. 343 e Frölich, p. 359.
^ articolo Der Spiegel
^ Fonte: "l'Unità", 30 maggio 2009 Dopo anni scoperto il vero corpo di Rosa
Luxemburg Archiviato l'11 giugno 2009 in Internet Archive.. L'articolo on line de
"l'Unità" a sua volta rinvia ad un altro articolo in inglese sul sito dello
"Spiegel": http://www.spiegel.de/international/germany/0,1518,627626,00.html
^ Rosa Luxemburg, L'accumulazione del capitale, trad. di Bruno Maffi, Einaudi,
Torino 1972, p. 455.
^ Rosa Luxemburg, Die Akkumulation des Kapitals oder was die Epigonen aus der
Marxschen Theorie gemacht haben. Eine Antikritik von Rosa Luxemburg, Leipzig 1921;
trad. it. Ciò che gli epigoni hanno fatto della teoria marxista, in L'accumulazione
del capitale cit., Torino 1972 (prima ed. 1960). In questo testo Rosa Luxemburg
risponde alle critiche di E. Eckstein, Otto Bauer e Anton Pannekoek.
^ Nikolaj Ivanovič Bucharin, Der Imperialismus und die Akkumulation des Kapitals,
Wien und Berlin 1926 (trad. it. L'imperialismo e l'accumulazione del capitale,
Laterza, Bari 1972); Paul M. Sweezy, The Theory of Capitalist Development, New York
1942 (trad. it. La teoria dello sviluppo capitalistico, Einaudi, Torino 1951), e
The Present as History, New York 1953, cap. XXVI (trad. it. Il presente come
storia, Einaudi, Torino 1962). Sempre di Paul M. Sweezy vedi anche la stessa sua
Introduzione a Rosa Luxemburg, L'accumulazione del capitale, ed. it. cit. Vedi
anche Gilbert Badia, L'analisi dello sviluppo capitalistico in Rosa Luxemburg, in
AA.VV., Storia del marxismo contemporaneo, volume quarto, Feltrinelli, Milano 1977,
pp. 20-26.
^ Gilbert Badia, op. ult. cit., pp. 28-31.
^ La rivoluzione russa. Un esame critico (settembre 1918, pubblicato postumo nel
1922), in Rosa Luxemburg, Scritti Politici a cura di Lelio Basso (seconda
edizione), Roma Editori Riuniti, 1970, p. 589.
^ ibidem, pp. 590-591.
Bibliografia
Gilbert Badia, Rosa Luxemburg. Journaliste, polémiste, révolutionnaire, Paris,
Éditions sociales, 1975
Gilbert Badia, Il movimento spartachista. Gli ultimi anni di Rosa Luxemburg e Karl
Liebknecht, Roma, Samonà e Savelli, 1976
Rodolfo Banfi, Appunti sull'Accumulazione del capitale di Rosa Luxemburg, Milano,
Rivista storica del socialismo, 1960
Anna Bisceglie, Dario Renzi, Rosa Luxemburg e gli irrisolvibili del socialismo
scientifico, Roma, Prospettiva edizioni, 2006
Pierre Broué, Rivoluzione in Germania. 1917-1923, Torino, Einaudi, 1977
Miriam Campanella, Economia e stato in Rosa Luxemburg, Bari, De Donato, 1977
Francis Ludwig Carsten, La rivoluzione nell'Europa centrale, 1918-1919. Milano,
Feltrinelli, 1978
Vanna Cercenà, La Rosa Rossa. Il sogno di Rosa Luxemburg, Torino, Einaudi Ragazzi,
2004
George Douglas Howard Cole, Storia del pensiero socialista, 5 volumi (7 tomi),
Bari, Laterza, 1972.
Umberto Curi, Pensare la guerra. L'Europa e il destino della politica, Bari,
Dedalo, 1999 ISBN 9788822053077
Ruggero D'Alessandro, La comunità possibile. La democrazia consiliare in Rosa
Luxemburg e Hannah Arendt, Milano, Mimesis, 2011.
Sergio Dalmasso, Una donna chiamata rivoluzione. Vita e opere di Rosa Luxemburg,
Roma, Red Star Press ed., 2019
Ossip K. Flechtheim, Luxemburg-Liebknecht, Bolsena, Massari, 1992
Paul Frölich, Rosa Luxemburg, Firenze, La Nuova Italia, 1969.
Paul Frölich, Guerra e politica in Germania. 1914-1918, Milano, Pantarei, 1995.
Paul Frölich-Rudolf Lindau-Jacob Walcher-Albert Schreiner, Rivoluzione e
controrivoluzione in Germania (1918-1920). Dalla fondazione del Partito comunista
al putsch di Kapp, Milano, Pantarei, 2001.
Daniel Guérin, Rosa Luxemburg e la spontaneità rivoluzionaria, Milano, Mursia, 1974
[2009].
Daniel Guérin, Per un marxismo libertario, Bolsena, Massari, 2009.
José Gutiérrez Alvarez-Paul B. Kleiser, Le sovversive, Bolsena, Massari, 1995
[2005].
Tadeusz Kowalik, Rosa Luxemburg: il pensiero economico, Roma, Editori Riuniti,
1977.
Guido Liguori,Il pensiero politico di Rosa Luxemburg. Una introduzione, in Rosa
Luxemburg, Socialismo, democrazia, rivoluzione. Antologia 1898-1918, Roma, Editori
Riuniti, 2018 ISBN 978-88-359-8128-2
John Mill, Pionern un boyer, 2 voll., New York, Farlag der veker, 1946-1949
Peter J. Nettl, Rosa Luxemburg, 2 volumi, Firenze, Il Saggiatore, 1970.
Fred Oelssner, Rosa Luxemburg, Roma, Rinascita, 1953.
Carlo Radek, Rosa Luxemburg, Carlo Liebknecht, Leo Jogisches, Roma, Edizione
dell'Internazionale comunista a cura della Libreria editrice del Partito comunista
d'Italia, 1922.
Gerhard A. Ritter-Susanne Miller (a cura di), La rivoluzione tedesca. 1918-1919,
Milano, Feltrinelli, 1969.
Hagen Schulze, La Repubblica di Weimar: la Germania dal 1918 al 1933, Bologna, Il
Mulino, 1993.
Carlo Tenuta, «Il fatto è che vivo in un mondo di sogno». Rosa Luxemburg: il corpo,
il mito, la storia, in Saveria Chemotti (a cura di), Donne mitiche mitiche donne,
Padova, Il Poligrafo, 2007.
Ernst Troeltsch, La democrazia improvvisata: la Germania dal 1918 al 1922, Napoli,
Guida, 1977.
Voci correlate
Donne in filosofia
Karl Liebknecht
Conferenza di Zimmerwald
Lega di Spartaco
Rosa L. (film)
Filosofia marxista
Altri progetti
Collabora a Wikisource Wikisource contiene una pagina in lingua tedesca dedicata a
Rosa Luxemburg
Collabora a Wikiquote Wikiquote contiene citazioni di o su Rosa Luxemburg
Collabora a Wikimedia Commons Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su
Rosa Luxemburg
Collegamenti esterni
Luxemburg, Rosa, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia
Italiana. Modifica su Wikidata
Ermanno Loewinson, LUXEMBURG, Rosa, in Enciclopedia Italiana, Istituto
dell'Enciclopedia Italiana, 1934. Modifica su Wikidata
Luxemburg, Rosa, in Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana,
2010. Modifica su Wikidata
Rosa Luxemburg, su sapere.it, De Agostini. Modifica su Wikidata
(IT, DE, FR) Rosa Luxemburg, su hls-dhs-dss.ch, Dizionario storico della Svizzera.
Modifica su Wikidata
(EN) Rosa Luxemburg, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
Modifica su Wikidata
Rosa Luxemburg, su enciclopediadelledonne.it, Enciclopedia delle donne. Modifica su
Wikidata
Opere di Rosa Luxemburg, su openMLOL, Horizons Unlimited srl. Modifica su Wikidata
(EN) Opere di Rosa Luxemburg, su Open Library, Internet Archive. Modifica su
Wikidata
(EN) Opere di Rosa Luxemburg, su Progetto Gutenberg. Modifica su Wikidata
(EN) Audiolibri di Rosa Luxemburg, su LibriVox. Modifica su Wikidata
(EN) Opere riguardanti Rosa Luxemburg, su Open Library, Internet Archive. Modifica
su Wikidata
(EN) Rosa Luxemburg (autore), su Goodreads. Modifica su Wikidata
(EN) Rosa Luxemburg (personaggio), su Goodreads. Modifica su Wikidata
R. Luxemburg, Riforma sociale o rivoluzione?, su marxists.org.
Opere di Rosa Luxemburg in lingua italiana da Archivio Internet dei Marxisti -
Sezione italiana, sito marxists.org. URL consultato il 9/07/2011.

Potrebbero piacerti anche