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Corte di Cassazione

Ordinanza n. 5502
Pubblicata il 26 febbraio 2019

[omissis]

FATTI DI CAUSA
1. Nel 2010 x, x, x e x convennero dinanzi al Tribunale di Roma la Presidenza del consiglio dei
Ministri; i Ministeri della salute e dell'Istruzione, e tre atenei (l'Università "x" di x, l'Università "x"
di x e l'Università "x" di x) esponendo che:
-) dopo avere conseguito la laurea in medicina, si erano iscritti a varie scuole di specializzazione,
organizzate dai tre atenei convenuti, negli anni tra il 2000 ed il 2005;
-) durante il periodo di specializzazione avevano percepito la borsa di studio prevista dal d. Igs.
8.8.1991 n. 257; -) gli emolumenti percepiti a tale titolo erano inferiori a quelli che sarebbero loro
legittimamente spettati se lo Stato italiano avesse dato tempestiva attuazione alla Direttiva
93/16/CEE; tale direttiva infatti aveva imposto agli Stati membri di erogare ai medici specializzandi
una "adeguata retribuzione"; tale direttiva era stata recepita solo nel 1999 (per mezzo del d. Igs.
17.8.1999 n. 368), ma poi l'adozione delle concrete misure di adeguamento della remunerazione
dovuta agli studenti di scuole di specializzazione in medicina era stata successivamente differita
sino al 2006, per effetto del d. Igs. 21.12.1999 n. 517, per essere infine attuata solo dalla I.
23.12.2005 n. 266. Conclusero pertanto chiedendo la condanna delle amministrazioni convenute a
pagar loro la differenza tra la remunerazione prevista dalla I. 266/05, e quella effettivamente
percepita.
2. Il Tribunale di Roma con sentenza 29.1.2013 n. 1780 rigettò la domanda. La sentenza venne
appellata dai soccombenti. La Corte d'appello di Roma con ordinanza 20.5.2014 n. 3902 dichiarò
l'appello inammissibile, ai sensi dell'art. 348 bis c.p.c.. Conseguentemente alla declaratoria di
inammissibilità dell'appello, í soccombenti hanno impugnato per cassazione la sentenza di primo
grado, secondo la previsione di cui all'art. 348 ter c.p.c., con ricorso unitario fondato su due motivi.
L'impugnazione è stata rivolta unicamente nei confronti della Presidenza del consiglio dei Ministri;
il ricorso nondimeno è stato notificato ex art. 322 c.p.c. anche alle altre pubbliche amministrazioni
sopra indicate. La Presidenza del consiglio dei Ministri, il Ministero dell'istruzione e quello della
Salute, le Università x e x hanno resistito con controricorso unitario; ha resistito altresì con separato
controricorso l'Università x. I ricorrenti e l'Università x hanno depositato memoria.
RAGIONI DELLA DECISIONE
1. Il primo motivo di ricorso.
1.1. Col primo motivo i ricorrenti lamentano, cumulativamente, che la sentenza impugnata sarebbe
affetta sia dal vizio di violazione di legge, di cui all'articolo 360, n. 3, c.p.c.; sia dal vizio di nullità
processuale, di cui all'articolo 360, n. 4, c.p.c.; sia dal vizio di omesso esame di un fatto decisivo, ai
sensi dell'articolo 360, n. 5, c.p.c.; sia dal vizio di "omessa ed insufficiente motivazione". Nella
illustrazione del motivo, tuttavia, al di là di tali enunciazioni formali, si prospetta una censura così
riassumibile:
-) ha errato il Tribunale nel ritenere non sussistere la responsabilità dello Stato italiano per la tardiva
attuazione della Direttiva n. 16 del 1993;
-) tale responsabilità invece si sarebbe dovuta affermare sussistente, poiché la Direttiva 16/93
imponeva agli Stati membri l'obbligo di remunerare adeguatamente i medici specializzandi ed era
sufficientemente dettagliata; cionondimeno la direttiva fu recepita dall'Italia solo nel 1999, e per di
più le concrete misure di attuazione di essa vennero, per espressa previsione di legge, differite sino
al 2006. Il Tribunale, pertanto, rigettando la domanda proposta dagli odierni ricorrenti aveva violato
il principio di effettività del diritto comunitario.
1.2. Nella parte in cui lamenta i vizi di nullità processuale e di omesso esame del fatto decisivo il
motivo è inammissibile ex art. 366, n. 4, c.p.c., in quanto i suddetti vizi vengono solo dichiarati, ma
non illustrati.
1.3. Nella parte restante, in cui prospetta il vizio di violazione di legge, il motivo è inammissibile ai
sensi dell'art. 360 bis c.p.c.. Tale norma stabilisce infatti che "il ricorso [per cassazione] è
inammissibile (...) quando il provvedimento impugnato ha deciso le questioni di diritto in modo
conforme alla giurisprudenza della Corte e l'esame dei motivi non offre elementi per confermare o
mutare l'orientamento della stessa". E la questione prospettata dai ricorrenti col ricorso qui in esame
è stata per l'appunto già decisa innumerevoli volte da questa Corte, la quale con orientamento
costante ha stabilito che "la disciplina del trattamento economico dei medici specializzandi, prevista
dall'art. 39 del d.lgs. n. 368 del 1999, si applica, per effetto di ripetuti differimenti, in favore dei
medici iscritti alle relative scuole di specializzazione solo a decorrere dall'anno accademico 2006-
2007 e non a quelli iscritti negli anni antecedenti, che restano soggetti alla disciplina di cui al d.lgs.
n. 257 del 1991, sia sotto il profilo ordinamentale che economico, giacché la Direttiva 93/16/CEE
non introduce alcun nuovo ed ulteriore obbligo con riguardo alla misura della borsa di studio di cui
al d.lgs. cit." (tra le ultime, in tal senso, Sez. 6 - 3, Ordinanza n. 24805 del 9.10.2018; Sez. 6 - 3,
Ordinanza n. 24804 del 9.10.2018; Sez. 6 - 3, Ordinanza n. 24803 del 9.10.2018; Sez. 6 - 3,
Ordinanza n. 24802 del 9.10.2018; Sez. 6 - 3, Ordinanza n. 24708 del 8.10.2018; Sez. 6 - 3,
Ordinanza n. 20419 del 2.8.2018; Sez. 6 - 3, Ordinanza n. 6355 del 14/03/2018, Rv. 648407 - 01, e
Sez. 6 - 3, Ordinanza n. 13445 del 29/05/2018, Rv. 648963 - 01; la sentenza capostipite nei sensi
sopra indicati è Sez. L - , Sentenza n. 4449 del 23/02/2018, Rv. 647457 - 01, ove sono affrontati
tutti i problemi agitati dagli odierni ricorrente (retroattività del d. Igs. 368/99; parità di trattamento;
natura di lavoro subordinato o meno dell'attività svolta dagli specializzandi, conformità al diritto
UE; problemi di legittimità costituzionale). Sebbene il ricorso sia stato depositato in epoca anteriore
al formarsi di tale orientamento, i ricorrenti nondimeno non si sono fatti carico, nemmeno nella
memoria illustrativa, di addurre convincenti argomenti giuridici idonei a superare il suddetto
consolidato orientamento. Il ricorso va, di conseguenza, dichiarato inammissibile ai sensi dell'art.
360 bis, n. 1, c.p.c..
2. Il secondo motivo di ricorso.
2.1. Il secondo motivo di ricorso prospetta, con qualche variazione di argomenti, la medesima
questione già illustrata nel primo motivo. Il cuore della doglianza, in buona sostanza, è che
"adeguata", ai sensi del diritto comunitario, sarebbe stata solo la remunerazione prevista a favore
degli specializzandi in medicina dal d. Igs. 517/99, ed entrata in vigore nel 2006. Per contro, le
remunerazioni erogate agli specializzandi tra il 1991 ed il 2006 sarebbero state di per sé
"inadeguate", perché inferiori rispetto a quanto stabilito dalla Direttiva n. 16 del 1993
2.2. Anche questo motivo è inammissibile ex articolo 360 bis c.p.c., sia in virtù dei principi già
affermati dalle decisioni di questa Corte sopra ricordate, cui può in questa sede farsi rinvio; sia in
virtù della considerazione che i ricorrenti muovono da un erroneo presupposto interpretativo: e cioè
che la Direttiva n. 16 del 1993 abbia essa stessa stabilito la misura al di sotto della quale la
remunerazione dovuta agli specializzandi dovesse ritenersi "inadeguata". Così, tuttavia, non è, dal
momento che il legislatore comunitario non ha imposto agli Stati membri alcuna soglia minima di
"adeguatezza" della suddetta remunerazione; né potendo reputarsi "inadeguata" la remunerazione
originariamente prevista, sol perché in seguito ne sia stata accordata una più cospicua.
3. Le spese.
3.1. Nel rapporto processuale tra i ricorrenti da un lato, i due ministeri e le tre università dall'altro,
non è luogo a provvedere sulle spese, dal momento che, come già detto, l'impugnazione non è stata
rivolta contro tali amministrazioni, ed esse non avevano quindi interesse a difendersi nella presente
sede.
3.2. Nel rapporto processuale tra i ricorrenti e la Presidenza del consiglio dei ministri le spese del
presente giudizio di legittimità vanno compensate integralmente tra le parti, in considerazione della
circostanza che, all'epoca in cui venne proposto il ricorso (2014), non si era ancora consolidato
l'orientamento giurisprudenziale di questa Corte, sfavorevole ai ricorrenti.
3.3. Il rigetto del ricorso costituisce il presupposto, del quale si dà atto con la presente sentenza, per
il pagamento a carico dei ricorrenti di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a
quello dovuto per l'impugnazione, ai sensi dell'art. 13, comma 1 quater, d.P.R. 30 maggio 2002, n.
115 (nel testo introdotto dall'art. 1, comma 17, legge 24 dicembre 2012, n. 228).
Per questi motivi
la Corte di cassazione:
(-) rigetta il ricorso;
(-) compensa integralmente le spese del presente giudizio di legittimità tra i ricorrenti e la
Presidenza del Consiglio dei Ministri;
(-) dichiara non luogo a provvedere in merito alle spese di lite nei rapporti tra i ricorrenti, i Ministeri
della Salute e dell'Istruzione, le Università x, x ed x;
(-) dà atto che sussistono i presupposti previsti dall'art. 13, comma 1 quater, d.p.r. 30.5.2002 n. 115,
per il versamento da parte dei ricorrenti, in solido, di un ulteriore importo a titolo di contributo
unificato pari a quello dovuto per l'impugnazione.

Fonte://italgiure.giustizia.it

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