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Il punto. Povera Italia tra farsa e tragedia.

La tragedia è quella degli oltre duecento esseri umani morti in mare nel loro disperato viaggio verso
l'Italia mentre inseguivano la speranza di una vita degna di essere vissuta e tra loro tanti bambini
(chissà cosa proveranno nel proprio cuore coloro che sapevano solo dire 'fuori dalle balle' e solo
osservare la marca delle scarpe dei migranti), la tragedia è la guerra in Libia, la tragedia sono i
trecento morti dell'Aquila ed una ricostruzione del centro storico, e la ripresa della vita sociale ed
economica della città, mai cominciate a due anni dal terremoto.
La tragedia è il precariato, la disoccupazione, sono i morti sul lavoro, è una crisi economica infinita,
è il declino inarrestabile – morale, economico, sociale, culturale – del nostro Paese, è il degrado
dell'ambiente e del territorio, è lo smantellamento inesorabile dello stato sociale e della scuola
pubblica, sono i suicidi in carcere e i ragazzi morti ammazzati nelle mani delle forze dell'ordine nel
quadro di un'amministrazione della giustizia che ha perso ogni carattere di umanità e di razionalità.
La farsa è lo spettacolo offerto dal circo berlusconiano (ma non manca spesso il contributo
'costruttivo' dell'opposizione), dagli strani e ridicoli animali e pagliacci che vi si esibiscono a spese
del pubblico contribuente, osceni nel corpo e nell'anima, tra ostinato servilismo e labbra siliconate.
La farsa è un Parlamento ed un dibattito politico totalmente ostaggio delle magagne giudiziarie del
presidente del consiglio, è la difesa dell'indifendibile tra menzogne e diversivi propagandistici, è la
Camera dei deputati in cui i rappresentanti del popolo sostengono che la telefonata fatta dal
presidente del consiglio alla questura per proteggere una delle prostitute che frequentava era un atto
svolto nell'esercizio delle sue funzioni, è un capo dell'esecutivo che invece di adempiere al proprio
ruolo istituzionale, con disciplina ed onore, si riduce al livello di guitto di una compagnia di
avanspettacolo di quart'ordine, raccontando penose barzellette sessiste e razziste, esibendosi in
squallidi show di fronte al dramma umano dei migranti e dei cittadini di Lampedusa e rivendicando
il copyright del bunga bunga.
La farsa sono le proposte usa e getta che senza interruzione vengono presentate dalla maggioranza
per intorbidire le acque, buone ultime l'esercito regionale e l'abolizione del divieto di ricostituzione
del partito fascista.
La farsa è il manifesto del movimento dei responsabili (scilicopia e scilincolla) copiato di sana
pianta dal manifesto degli intellettuali fascisti del 1925 scritto da Giovanni Gentile.
Ecco Scilipoti è l'emblema di questa stagione politica, uomo senza meriti e senza dignità, passato
nel giro di poche ore da fedele componente del più antiberlusconiano dei partiti in parlamento,
l'IDV, a solerte ultrà berlusconiano. Emblema ad un tempo del potere corruttivo della maggioranza
di destra ma anche dei criteri di scelta attraverso cui l'opposizione sceglie e nomina i suoi
rappresentanti.
La sua 'conversione' costituisce un formidabile argomento a favore di chi sostiene la tesi di una
democrazia ridotta a mera finzione, in cui attori e figuranti recitano i copioni previsti per le
rispettive parti in commedia e possono indifferentemente, a pagamento, fornire i propri servigi ad
uno schieramento o all'altro.
Le scelte fondamentali del resto sono in mano a ben altri poteri, più o meno visibili e più o meno
criminali, liberi da ogni controllo popolare.
Così mentre la scena politica è saturata dai folli diktat berlusconiani in tema di procedimenti penali,
fatali per la possibilità per i cittadini di ottenere giustizia, l'establishment economico e finanziario fa
fuori il potentissimo Geronzi dalle Generali.
Evento tutto interno alle logiche e agli equilibri delle elites finanziarie ed economiche italiane
oppure da leggere in chiave antiberlusconiana, segno inequivocabile dell'indebolimento del potere
dell'asse Letta Berlusconi che di Geronzi sono antichi alleati?
O ancora dimostrazione della capacità di Tremonti di “mettersi in proprio” e, dopo aver contribuito
(o non essersi opposto) all'uscita di scena – almeno momentanea – di Profumo e Geronzi, di
costituire ormai il centro di gravità della politica e dell'economia italiana?
E infine quanto ha contato per il successo di questa manovra l'inutilizzabilità momentanea della
forza finanziaria libica?