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SCHELLING

L'assoluto

Schelling parte dagli stessi presupposti di Fichte: al dualismo di Kant contrappone il monismo,
per cui all'origine di tutto pone un principio unitario, al di fuori del quale non c'è nulla e che
chiama assoluto. Questo assoluto presenta caratteri differenti dall'Io Infinito di Fichte. L'Io Infinito
crea il soggetto (l'uomo esistente) e l'oggetto (la natura = non io, necessario per superare gli
ostacoli e realizzare la libertà).

La natura risulta essere uno strumento nelle mani dell'Io, del quale si serve per realizzare se
stesso.

Schelling vuole riabilitare la natura, vuole dimostrare che ha realtà propria ed indipendente,
essendo anch'essa attività creatrice.

L'assoluto, secondo Schelling, non è solo soggetto nè solo oggetto, ma è un unità indifferenziata
di soggetto e oggetto, cioè di natura e spirito, di Io e non Io. Quindi, in quanto unità
indifferenziata, natura e spirito non sono tra loro contrapposti, non si limitano a vicenda, ma sono
due manifestazione dell'assoluto che presentano tra loro solo una differenza di grado: la natura è
spirito inconsapevole. Lo spirito è natura divenuta cosciente.

Entrambe sono manifestazioni dell'assoluto:

* Natura -> Incoscienza;


* Spirito -> Coscienza.

In quanto unità, per conoscere l'assoluto si possono percorrere due strade:

1. Filosofia della natura;

2. Filosofia trascendentale.

Filosofia della natura

Schelling interpreta la natura, recuperando la concezione pre-socratica e rinascimentale per cui la


natura è una totalità vivente. Schelling utilizza le più recenti scoperte che sono state conseguite
nella fisica, chimica e biologia, da cui viene fuori un immagine della natura come energia, per
rigettare la tradizionale concezione meccanicistica e materialistica elaborata dalla fisica classica.

Più dettagliatamente, queste nuove scoperte lo portarono a rifiutare due concezione della natura
elaborate prima di lui:

1. Concezione meccanicistica = natura come materia in movimento regolata da leggi


meccaniche;

2. Concezione finalistico-teologica = causa trascendente del mondo.

Egli oppone una visione della natura "organicistica", finalistica e immanentistica.

- Organicistica = organismo, totalità organica, all'interno della quale le parti hanno senso solo in
relazione al tutto.

- Finalistica e immanentistica = la natura ha una finalità non imposta dall'esterno (trascendente)


ma interna alla natura stessa (immanente). La finalità è di arrivare all'autocoscienza, cioè diventare
spirito, attuandosi nelle molteplici cose che lo compongono.

Prima di spiegare il processo di attuazione, bisogna spiegare perchè la natura è attività


autocreatrice. Essa è una totalità vivente che ha in se stessa la ragione della propria esistenza, e
in quanto vivente e in continua trasformazione (non statica come la natura di Fichte) è attività
spontanea e creatrice.

Essa crea gli oggetti della natura, quindi se stessa, concretizzandosi in essi.

La natura si attua nelle forme concrete del mondo attraverso la lotta tra due forse opposte
presenti nella natura stessa: Attrazione e Repulsione.

1. Quando queste si equilibrano hanno origine le sostanza inorganiche;

2. Quando l'equilibrio si rompe e si ricompone l'effetto è il fenomeno della luce, attraverso la


quale la natura diventa visibile a se stessa;

3. Quando l'equilibrio si rompe e non si ricompone si hanno le sostanze organiche.

Questa lotta rappresenta il processo attraverso il quale la natura tende a divenire auto-cosciente,
cioè spirito, e questo avviene con l'uomo che è la più perfetta delle sostanze organiche.

Schelling dice che la natura è la preistoria dello spirito.

Filosofia trascendentale

La filosofia trascendentale è complementare a quella della natura, perchè entrambe vogliono


dimostrare la stessa tesi, ovvero che l'assoluto è unità di natura e spirito.

Esse però si muovono in due direzioni opposte in quanto la filosofia della natura parte
dall'oggetto per arrivare al soggetto, mentre la filosofia trascendentale va dal soggetto all'oggetto.

Quindi, l'autocoscienza, che nella filosofia della natura era il fine ultimo, qui è il punto di partenza.

L'autocoscienza era presente anche in Fichte, ma con un significato diverso: per Fichte
l'autocoscienza è riferibile solo al soggetto (l'io), mentre per Shelling è sintesi di due attività
dialetticamente opposte.

L'autocoscienza contiene un'attività limitata la quale produce inconspevolmente l'oggetto, il quale


viene perciò sentito dal soggetto come limite.

Questa attività limitata viene chiamata anche attività reale per dire che l'io produce non solo la
forma del mondo ma anche la realtà nel suo contenuto materiale.

L'autocoscienza contiene anche un'attività illimitata e limitante, la quale consapevolmente


oltrepassa il limite rappresentato dall'oggetto riconoscendolo come un proprio prodotto. Questa
attività è detta anche attività ideale per dire che questa riconduce a sè l'oggetto.

Queste due attività sono dunque due aspetti di una stessa attività, ovvero dell'autocoscienza, che
è sintesi dell'una e dell'altra. Questa sintesi non è statica, ma dinamica, in quanto continuamente
l'attività reale produce l'oggetto e l'attività ideale lo oltrepassa.

In questa sintesi assoluta consiste l'intuizione intellettuale che l'io ha di se stesso, come unità
indistinta di soggetto e oggetto, di natura e spirito, ciò vuol dire che l'intuizione intellettuale viene
intesa da Shelling in modo diverso:

Fichte -> L'io si intuisce come soggetto;

Shelling -> L'io si intuisce come unità di oggetto e soggetto;

Ciò significa che nell'autocoscienza la natura ha lo stesso valore dello spirito.

Questa autocoscienza si sviluppa per gradi successivi, l'io non diventa autocosciente in modo
immediato, ma prende coscienza progressivamente attraverso tre tappe che Shelling chiama
"epoche".

* La prima epoca va dalla sensazione all'intuizione produttiva.

La sensazione è il momento in cui il soggetto sente l'oggetto come esterno e quindi assume un
atteggiamento passivo, nel senso che si lascia influenzare dall'oggetto.

L'intuizione produttiva è invece il momento in cui l'io comincia a prendere coscienza di essere
attività, però in questa fase il soggetto è ancora immerso nelle cose.

* La seconda epoca va dall'intuizione alla riflessione; la riflessione è il momento in cui l'io


riflettendo su di se si riconosce altro dall'oggetto. Comprende cioè che non è solo materia.

* La terza epoca va dalla riflessione alla volontà e in quest'epoca viene portato a compimento il
processo avviato nella seconda epoca.

La volontà è il momento in cui l'io non si sente più condizionato dal non io e si scopre libero.

Infatti l'io dopo essersi distinto dall'oggetto, si coglie come attività e come volontà, cioè come
attività autoproduttrice, quindi come attività produttrice dell'oggetto. Nel momento in cui ha
compreso ciò prende anche atto di non essere influenzato dal mondo esterno, capisce che il
mondo ad essere sotto posto alla sua volontà.

Con la volontà si passa dall'attività teoretica all'attività pratica.

Questo spiega lo sdoppiamento della filosofia trascendentale in filosofia teoretica e filosofia


pratica.

La filosofia pratica si articola in morale, diritto e storia.

La morale è la sfera della libertà, il diritto è la sfera della necessità, la storia è sintesi di libertà e
necessità.

La morale coincide con la libertà in quanto, secondo Shelling, nel momento in cui la morale
impone all'uomo il dovere, presuppone la libertà dell'uomo, la libertà di scegliere se agire o meno
in conformità di quel dovere. ("Tu devi perchè puoi")

Solo l'uomo, quindi, può essere un soggetto morale, in quanto gli animali non hanno libertà di
scelta ma seguono l'istinto; l'uomo invece è libero di dire si o no a quel dovere imposto dalla
morale.

Ogni uomo però trova di fronte a se altri uomini liberi: come si armonizzano le libertà dei diversi
uomini?

A renderle compatibile provvede il diritto, che limita il singolo individuo per garantire la libertà di
tutti gli altri.

Questa unità di libertà e necessità si realizza nella storia, perchè nella storia gli uomini agiscono
liberamente in vista dei propri scopi, ma obbediscono inconsapevolmente ad un piano razionale e
provvidenziale; proprio come in un dramma, la storia è il dominio dell'assoluto.

E' nella storia che l'assoluto si realizza come unità indifferenziata di natura e spirito.

Se è nella storia che si concretizza, l'assoluto può essere colto solo dall'arte. L'arte infatti è la
vera filosofia, perchè nell'opera d'arte si fondono l'ispirazione che è inconsapevole e
l'elaborazione dell'opera d'arte che è consapevole. Per questo non si può trovare in un opera un
solo significato, perchè lassoluto è illimitato.

Alcuni significati sono inconsapevoli anche all'artista, perchè inconsapevolmente la sua mano è
stata guidata dall'assoluto.

Perciò l'idealismo è detto oggettivo e estetico: oggettivo perchè rivaluta la natura ed estetico
perchè considera l'arte come unico strumento con cui è possibile congliere l'assoluto.

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