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I. DIONIGI L. MORISI E.

RIGANTI
IVANO DIONIGI IVANO DIONIGI
LUCA MORISI LUCA MORISI
ELISABETTA RIGANTI ELISABETTA RIGANTI

il latino
GRAMMATICA ED ESERCIZI 
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EDITORI LATERZA EDITORI LATERZA


IVANO DIONIGI
LUCA MORISI
ISBN 978-88-421-1020-0 ISBN 978-88-421-1021-7
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IVANO DIONIGI LUCA MORISI ELISABETTA RIGANTI

il latino
GRAMMATICA ED ESERCIZI
EDIZIONE COMPATTA

EDITORI LATERZA
00_Romane_00 Romane 14/02/11 18.25 Pagina II

© 2011, Gius. Laterza & Figli, Roma-Bari

Prima edizione 2011

L’Editore Gius. Laterza & Figli si impegna


a mantenere invariato il contenuto dell’opera
per un quinquennio, come disposto dall’art. 5,
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Copertina a cura di Raffaella Ottaviani.

Progetto grafico a cura di Luigi Fabii/Pagina, soc. coop., Bari.

Questo libro è stampato su carta amica delle foreste,


certificata dal Forest Stewardship Council.

Finito di stampare nel febbraio 2011


da SEDIT - Bari (Italy)
per conto della Gius. Laterza & Figli, Roma-Bari
ISBN 978-88-421-1020-0

Questo prodotto è stato realizzato nel rispetto delle regole


stabilite dal Sistema di gestione qualità conforme ai requisiti
ISO 9001:2008
valutato da AJA
e coperto dal certificato numero AJAEU/09/11317

Editori Laterza
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http://www.laterza.it
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Prefazione
La grammatica, persino l’arida grammatica, acqui-
sta la forza di una magia evocatoria, risuscitando
le parole palpabili di carne e ossa; il sostantivo
nella maestà della sua sostanza, l’aggettivo come
un rivestimento trasparente che lo copre e lo
colora, e il verbo, angelo del movimento, che dà
spinta alla frase.
Baudelaire

L’insegnamento del latino ha privilegiato sistematicamente lo studio della grammatica,


vale a dire delle forme e funzioni delle parole, lasciando in secondo piano o addirittura
dimenticando lo studio del lessico, vale a dire del significato e della storia delle parole. Il
presente manuale si propone di supplire a questa conclamata lacuna scolastica, senza tut-
tavia rinunciare alla solidità e al rigore della migliore tradizione didattica: coniugando la
grammatica con l’uso della lingua, le regole con i testi, le forme con i significati.

L’idea
La ratio della grammatica latina rimanda a una visione generale che trascende le singole
regole: infatti essa non solo ci consegna la struttura e l’identità della lingua latina (auto-
noma e diversa dalle altre lingue, dall’indoeuropeo da cui deriva e dall’italiano in cui si
risolve) ma ci consente anche di cogliere le forme di pensiero che caratterizzano la civiltà
romana. Si prenda, ad esempio, la norma della consecutio temporum: questa «correlazione
temporale» – per cui ogni proposizione va messa con le altre in un rapporto di contempo-
raneità, anteriorità, posteriorità – ci dimostra come il sentimento romano della temporali-
tas, vale a dire della dimensione e della relatività del tempo, impronta non solo le diverse
manifestazioni della civiltà romana (quali, ad esempio, l’arte, la religione, il diritto) ma
caratterizzava la sua stessa lingua, la quale – a differenza di quella greca – si è sviluppata
più sul sistema verbale che su quello nominale. Analogamente l’uso del riflessivo – altro
tratto distintivo della sintassi latina – sta a dire che il latino tende a riferire ogni enunciato
al soggetto della proposizione reggente e a considerarlo espressione del suo pensiero. Que-
sta complessità e subordinazione sintattica altro non è – va detto – che il riflesso linguisti-

Prefazione III
00_Romane_00 Romane 14/02/11 18.25 Pagina IV

co e comunicativo dell’organizzazione politica e sociale romana marcatamente articolata


e gerarchica.
Tuttavia anche una approfondita conoscenza e consapevolezza linguistica non è suffi-
ciente per capire un testo latino: il verso di Lucrezio, la sentenza di Seneca, il periodare di
Cicerone. È fondamentale conoscere la consecutio temporum e l’uso del riflessivo, come
pure è importante conoscere la costruzione dei verbi impersonali o la diversa natura del-
l’indicativo e del congiuntivo, ma non meno importante è cogliere le possibilità espressi-
ve di una o più parole all’interno del medesimo campo etimologico o semantico oppure in
relazione con altri gruppi e famiglie di parole. Tutta l’esperienza didattica, salvo qualche
lodevole eccezione, è stata condizionata dalla signoria della sintassi sul lessico. Né la scuo-
la ha ritenuto importante insegnare che la lingua letteraria latina (quella poetica di Virgi-
lio e Orazio come quella filosofica di Cicerone e Seneca) non è un’altra lingua rispetto a
quella usata a Roma da senatori, sacerdoti, agricoltori, medici, avvocati, condottieri: vice-
versa, è fondamentalmente quella stessa lingua piegata spesso dal suo valore originario e
concreto a quello derivato e astratto.
Intento dichiarato e primario del presente manuale è quello di contribuire a colmare e
risarcire questo cronico disinteresse per il lessico, mettendo al centro dell’insegnamento
la singola parola nella sua poliedricità di senso (etimologia, sinonimi e contrari, derivati e
composti, forme equivocabili); in concreto si vuole condurre lo studente dentro l’officina
del testo e fargli manipolare le singole parole. Al termine del percorso, non solo egli cono-
scerà la ricchezza della lingua latina ma riconoscerà il volto irripetibile delle parole, e
capirà la novità di alcune espressioni che non possono essere banalizzate ma che piutto-
sto reclamano una traduzione obbligata. In tal modo la padronanza del lessico gli consen-
tirà di scavare un’ulteriore dimensione nella comprensione della lingua: capirà che per
Lucrezio la passione amorosa (cupido) ha natura mostruosa (dira «contronatura»), che l’af-
fannosa noia (cura) di Orazio è fosca (atra «buia» come l’oltretomba), che il ritiro di Sene-
ca (otium) è non un semplice rifugio (recedere «ritirarsi») ma un distacco intenzionale (sece-
dere «separarsi politico e polemico»).
Lo studio della parola individuale e concreta – parallelo e complementare a quello teo-
rico della lingua – consegue un ulteriore vantaggio: riconoscere il volto antico del presen-
te, vale a dire l’identità del nostro italiano che corre continuamente sul doppio filo della
vicinanza e della lontananza, dell’identità e della differenza rispetto al latino; a testimo-
nianza che la parola classica originaria resiste al tempo e alle mode, e proprio per questo
ci giova e ci attira.

Le caratteristiche
Il manuale, evitando di ricalcare impostazioni unilaterali di vario segno, configura la pro-
pria identità sulla base di alcune scelte ben precise.
1 L’impostazione è fondamentalmente descrittiva. Nella piena consapevolezza di
avere a che fare con una lingua morta, ogni caratteristica morfologica o sintattica viene
corredata da esempi appositamente selezionati (e talvolta anche commentati grammati-
calmente), così da creare una circolarità fra regola e testo. Questa impostazione rifugge
dalle due soluzioni estreme più rischiose e diffuse: quella deduttiva che, preoccupata del-
la ratio grammaticale, mira a spiegare con razionalità sistematica tutte le regole riducendo
gli esempi a pure prove o «eccezioni» del rigore logico e grammaticale; quella induttiva
che, muovendo dall’usus concreto – sulla scia dell’apprendimento delle lingue moderne –
presume di rendere ragione del sistema linguistico sulla base di una casistica empirica.

Prefazione IV
00_Romane_00 Romane 14/02/11 18.25 Pagina V

2 La materia è scandita per Unità: alla trattazione morfologica sono affiancate


nozioni fondamentali di sintassi (Anticipazioni di sintassi), e la stessa morfologia del verbo
è frazionata in unità successive al fine di favorire l’accesso alla comprensione degli autori
in tempi relativamente rapidi (e quindi gratificanti per lo studente).
Gioverà tuttavia precisare che tale andamento parallelo di morfologia e sintassi non è
assoluto ma risponde a criteri di funzionalità didattica: esso infatti è da un lato caratteri-
stico delle unità 3-10 (dalla unità 11 si segue naturaliter la scansione sintattica tradiziona-
le, a cominciare da I nomi verbali per i quali l’uso è strettamente congiunto con la morfolo-
gia) e dall’altro tende a evitare parcellizzazioni e a non intaccare la compattezza di alcuni
nuclei grammaticali particolarmente omogenei o problematici (è questo, ad esempio, il
caso dei Pronomi e della Terza declinazione).
3 La Morfologia, che si estende fino all’unità 12, è svolta esaurientemente anche
nei suoi fondamenti, senza trascurare i più significativi paralleli con il greco e con l’italia-
no; la Sintassi, viceversa, è ridotta all’essenziale, sfrondata della casistica di particolarità
peregrine ed «eccezioni» poco confortate dai testi latini e altrettanto poco riconosciute dal-
l’insegnamento. Il significato delle parole – la componente più innovativa del manuale – è
affrontato con sistematicità nelle apposite schede sul Lessico e sulle Lingue tecniche (cfr.
p. VI).
4 Gli Esempi sono tutti d’autore e riportano evidenziata graficamente l’applica-
zione della regola o della particolarità grammaticale in discussione; ci si è affidati a una
traduzione aderente linguisticamente all’originale al fine di garantire la comprensione
anche di passi relativamente difficili rispetto al livello di apprendimento raggiunto.
Riguardo agli Esercizi, è da segnalare che nelle prime unità (in pratica fino alla V declina-
zione) compaiono anche esercizi di «laboratorio». Il ricorso nella fase iniziale a esempi
inventati, spesso banali nel lessico e nella struttura, è d’altra parte inevitabile se si vuole
fornire una certa quantità di materiale senza vedersi costretti a tradurre pressoché inte-
gralmente le frasi d’autore. Non mancano limitati esercizi di frasi dall’italiano i quali – al
pari di alcuni esercizi di combinazione e sostituzione – consentiranno agli studenti di
cimentarsi con categorie linguistiche diverse da quelle dell’italiano e di verificarne l’ac-
quisizione.

La struttura
Questa articolazione concettuale è riscontrabile nella distribuzione della materia, dove per
renderne più incisiva la presentazione e sottolinearne la novità si è fatto ricorso a sezioni
specifiche differenziate anche nei caratteri grafici.
1 Fino alla unità 10, eccettuate le prime due introduttive (Alfabeto e fonetica e No-
zioni preliminari di morfologia), si segue fedelmente (se ne discosta appena l’unità 10) una
scansione ternaria: verbo, nome (o pronome), anticipazioni di sintassi. La priorità data alla
trattazione del verbo vuole sottolineare intenzionalmente questo principio: il verbo è il ful-
cro, il perno attorno a cui ruota la frase, e pertanto l’elemento primo da individuare al mo-
mento della traduzione. Questa scansione della materia non ha più motivo d’essere nelle
successive unità, quasi integralmente dedicate alla Sintassi dei casi e del periodo.
2 Intervallate alla trattazione morfologica ricorrono le schede sul Lessico che
descrivono con sistematicità tutte le parti del discorso: quelle variabili (Sostantivo, Aggetti-
vo, Pronome, Verbo) e quelle invariabili (Preposizione, Avverbio, Interiezione; la Congiunzio-
ne, trattata nei suoi valori coordinanti all’inizio della sintassi, non compare nelle schede

Prefazione V
00_Romane_00 Romane 14/02/11 18.25 Pagina VI

lessicali a causa della sua duplice natura, coordinante e subordinante, irriducibile a una
trattazione univoca).
Le singole schede, pur rispondendo a trattazioni specifiche e autonome, passano cia-
scuna delle parti del discorso al vaglio di alcune rubriche definite e pressoché modulari:
Definizione, Formazione, Classificazione, Uso, Sinonimi e contrari, Termini equivocabili.
Nel passaggio dalle unità alle schede, cioè dalla grammatica al lessico, la lingua è sotto-
posta a un altro punto di osservazione: le parole sono considerate non nelle loro forme
grammaticali e funzioni sintattiche ma nei loro significati plurimi e autonomi; sono, per
così dire, guardate direttamente nel loro volto. Interessa conoscerne la genesi linguistica,
l’evidenza iconica, la carica emotiva; interessa sapere – oltre la flessione o la costruzione –
la differenza aspettuale tra presenti (il semplice bello e il composto debello), la concorren-
za semantica o stilistica tra sinonimi (historia e res gestae, filius e natus), la specificità eti-
mologica di forme falsamente amiche con l’italiano (cognatus non è il «cognato», imbecillis
non significa «imbecille», interpello non si traduce prioritariamente con «interpello»).
Tali schede possono essere oggetto sia di studio autonomo – in virtù della loro tratta-
zione sistematica corredata anche di esercizi specifici (graduati su un triplice livello di dif-
ficoltà) – sia di consultazione agevolata dalla presenza di molteplici elenchi e rubriche di
parole.
3 Alla fine del corso trovano spazio Le lingue tecniche. La trattazione più che al
racconto storico o alla riflessione ideologica viene ancorata al solido fondamento verbale
mediante la capillare esposizione della terminologia tecnica di base, della sua genesi e tra-
sformazione; il Vocabolario specifico riordina tutti i termini in funzione della comprensio-
ne delle singole Versioni, ognuna delle quali è preceduta da brevi introduzioni di natura
storica e descrittiva ed è seguìta da Quesiti didattici di natura lessicale.
Questa sezione finale del manuale, mentre rende conto della natura concreta e pratica
della lingua latina, si configura anche come una piccola antologia della cultura e civiltà dei
Romani.
4 Seguono le Appendici degli Elementi di prosodìa e metrica e il Glossario dei termi-
ni retorici e grammaticali. Chiudono il volume l’Indice analitico degli argomenti e delle pa-
role latine e un Vocabolario di base che registra i vocaboli contenuti negli esercizi delle unità
3-6.

Ma questo, come del resto qualunque altro manuale, sarebbe destinato a rimanere un
ossario, pulvis et umbra, se non fosse affidato al ruolo insostituibile e decisivo dell’inse-
gnante: perché è l’insegnante che quotidianamente organizza e scandisce i livelli e i
momenti didattici, che individua e seleziona le priorità grammaticali e linguistiche, che in
definitiva può rendere viva una lingua morta: irrimediabilmente e – aggiungiamo con Eliot
– fortunatamente morta perché la sua scomparsa ce ne ha procurato l’eredità.
È su questo colloquio a distanza con gli insegnanti che gli autori contano sia per suppli-
re alle «omissioni» sia per interpretare le «novità» del libro.
In un campo come quello grammaticale, dove anche i percorsi più diversi hanno tratti co-
muni obbligatori e inevitabili, i debiti verso i predecessori sono numerosi, sia consci che in-
consci. Tra i primi, soprattutto per i fondamenti morfologici, ci limitiamo a ricordare quel-
lo verso la Morphologie historique du latin di Alfred Ernout; tra i secondi, in particolare per
quanto riguarda taluni passaggi sintattici e spunti semantici, quello verso Alfonso Traina, i
cui lavori grammaticali sia didattici sia scientifici hanno segnato la nostra formazione.

gli Autori

Prefazione VI
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Indice
del volume

Notizia storica XV Due casi particolari dell’accento latino 9


7 Mutamenti fonetici 11
Mutamenti vocalici 11
MORFOLOGIA Mutamenti consonantici 14
8 Analogia 15
9 Dal latino all’italiano 15
unità 1 Vocali 15
Alfabeto e fonetica Semivocali 16
Dittonghi 16
1 I fonemi 2 Consonanti 16
2 L’alfabeto 2
3 I fonemi del latino 3 ✎ Esercizi, p.17
Vocali 3
Dittonghi 4
Consonanti 4
Semivocali (o semiconsonanti) 5 unità 2
4 La pronuncia 6 Nozioni preliminari di morfologia
La pronuncia scolastica 6
1 Il caso e le declinazioni
La pronuncia classica 6 dei sostantivi 21
5 La sillaba 7 2 Il genere 22
Divisione 7 3 Il numero 22
Apertura e chiusura 8 4 L’aggettivo 22
Quantità 8 5 Radice, tema, suffisso, prefisso,
6 L’accento 9 desinenza 23
Le leggi dell’accento 9 6 Il verbo 24

Indice del volume VII


00_Romane_00 Romane 14/02/11 18.25 Pagina VIII

7 Dall’italiano al latino: unità 4


elementi di analisi logica 26
Predicato, soggetto, attributo, apposizione, Imperfetto indicativo :
complemento predicativo del soggetto 26 II declinazione :
Le funzioni nominali: alcuni complementi 28 Aggettivi della I classe
1 Indicativo imperfetto attivo
✎ Esercizi, p. 29
e passivo 50
Le quattro coniugazioni 50
Il verbo sum 51
2 La seconda declinazione 51
unità 3 Sostantivi 51
Presente indicativo e imperativo : Aggettivi della prima classe
I declinazione maschili e neutri 54
Aggettivi «pronominali» 55
1 Il sistema dell’infectum 31
L’attivo 31
3 Avverbi in -e 55
Indicativo presente attivo Anticipazioni di sintassi
delle quattro coniugazioni 31
Il passivo 32 A L’aggettivo sostantivato 56
Indicativo presente passivo B Gli aggettivi possessivi 56
delle quattro coniugazioni 33 C Dativo di possesso 57
Imperativo presente 34 D Determinazioni di tempo 57
Il verbo sum «io sono» 34 E Alcune preposizioni 58
2 La prima declinazione 35
Sostantivi 35 ✎ Esercizi, p. 59
Aggettivi della prima classe femminili 36
Anticipazioni di sintassi
lessico
A Alcune funzioni dell’ablativo 37
Complemento di mezzo 37 La preposizione
Complemento di causa 37 1 Definizione e uso 68
Complemento di compagnia e di unione 37 2 Classificazione 69
Complemento di modo 37
3 Sinonimi e contrari 72
Complemento di argomento 38
Complemento di agente
e di causa efficiente 38
✎ Esercizi, p. 72

B Determinazioni di luogo 38
Stato in luogo 38
Moto a luogo 38 unità 5
Moto da luogo 39 Futuro semplice : III declinazione
Moto attraverso luogo 39 : Aggettivi della II classe
Il locativo e le determinazioni di luogo
con i nomi di città e piccola isola 39 1 Indicativo futuro semplice attivo
C La coordinazione 40 e passivo 74
Prima e seconda coniugazione:
✎ Esercizi, p. 41 futuro in -b- 74

Indice del volume VIII


00_Romane_00 Romane 14/02/11 18.25 Pagina IX

Terza e quarta coniugazione: Anticipazioni di sintassi


futuro in -a-/-e- 75
Il verbo sum 75
A Il genitivo partitivo 116
2 La terza declinazione 75
B Genitivo soggettivo e oggettivo 117
Primo gruppo: temi in consonante 76
Secondo gruppo: temi in -i 78
✎ Esercizi, p. 117

Sostantivi anomali 79
La declinazione dei nomi greci 81
Aggettivi della seconda classe 83 lessico
Gli avverbi in -(ı̆)ter 84
Il sostantivo
Il participio presente 84
1 Classificazione 124
Anticipazioni di sintassi 2 Sostantivi derivati 124
A Complemento di qualità 86 Deverbativi 124
B Complemento di causa finale 86 Denominativi 126
Aggettivali 127
✎ Esercizi, p. 87
3 Sostantivi composti 127
4 Sinonimi e contrari 129
5 Lo stile 133
lessico 6 Termini equivocabili 133
L’avverbio (e l’interiezione) ✎ Esercizi, p. 134
1 Definizione 101
2 Formazione 101
3 Classificazione 102
4 Sinonimi e contrari 104 unità 7
5 Termini equivocabili 106 Piuccheperfetto indicativo :
6 L’interiezione 106 Futuro anteriore :
Gradi dell’aggettivo
✎ Esercizi, p. 107
1 Indicativo piuccheperfetto attivo 137
2 Indicativo futuro anteriore
(o futuro II) attivo 137
unità 6 3 Intensità e comparazione
Perfetto indicativo attivo : dell’aggettivo 138
Participio perfetto e futuro : Intensivo assoluto 138
IV e V declinazione Intensivo comparativo
(comparazione di maggioranza) 139
1 Indicativo perfetto attivo 109 Comparazione di uguaglianza 141
La formazione del perfetto 110 Comparazione di minoranza 141
2 Il participio perfetto 112 Superlativo assoluto e relativo 141
3 Il participio futuro 112 Forme particolari di comparativi
4 La quarta declinazione 113 e di superlativi 143
5 La quinta declinazione 115 I gradi dell’avverbio 145

Indice del volume IX


00_Romane_00 Romane 14/02/11 18.25 Pagina X

Anticipazioni di sintassi C La proposizione interrogativa


diretta disgiuntiva 191
A Il complemento di limitazione 145

✎ Esercizi, p. 146 ✎ Esercizi, p. 192

lessico
lessico
Il pronome
L’aggettivo
1 Classificazione 214
1 Premessa: grammatica e lessico 154
2 Norma e uso 214
2 Aggettivi indicanti qualità
temporanee 154 Pronomi personali 214
Pronomi dimostrativi e determinativi 215
3 Aggettivi con suffissi 156
Pronomi indefiniti 215
4 Aggettivi con prefissi 158
5 Aggettivi composti 161
3 Dal latino all’italiano 217
6 I diminutivi 162 ✎ Esercizi, p. 218
7 Sinonimi e contrari 163
8 Termini equivocabili 167

✎ Esercizi, p. 168
unità 9
Imperativo futuro : Numerali

unità 8
1 L’imperativo futuro 220
2 I numerali 221
Forme passive del perfectum :
I pronomi 3 Il calendario romano 225
I giorni dei mesi 225
1 Indicativo perfetto, Gli anni 226
piuccheperfetto, futuro Le ore del giorno e della notte 226
anteriore passivi 171
4 Le monete 230
2 I pronomi 172
I pronomi personali e il riflessivo 172 Anticipazioni di sintassi
I possessivi 174 A Il complemento di età 230
I dimostrativi 175
I determinativi 176
B La frase con quod e l’indicativo 231
I relativi 178
Gli interrogativi 179
✎ Esercizi, p. 231

Gli indefiniti 182

Anticipazioni di sintassi
unità 10
A La proposizione interrogativa Il congiuntivo
diretta reale 190
B La proposizione interrogativa 1 Le forme del congiuntivo 240
diretta retorica 190 Congiuntivo presente attivo e passivo 240

Indice del volume X


00_Romane_00 Romane 14/02/11 18.25 Pagina XI

Congiuntivo imperfetto attivo e passivo 241 Il gerundivo 284


Congiuntivo perfetto Il supino 286
e piuccheperfetto attivo 242
Congiuntivo perfetto
e piuccheperfetto passivo 243
✎ Esercizi, p. 286

Anticipazioni di sintassi

A Il congiuntivo indipendente unità 12


esortativo 244 Verbi anomali e difettivi
B La proposizione relativa
1 I verbi anomali 312
con il congiuntivo 244
Sum 312
C La proposizione interrogativa
Possum 313
indiretta 244
Fero 313
D La proposizione finale (ut/ne) 245
Volo, nolo, malo 314
E La proposizione completiva
volitiva (ut/ne) 245 Eo 315
F La proposizione consecutiva Queo e nequeo 316
(ut/ut non, nemo...) 246 Fio 316
G La proposizione completiva Edo 317
di fatto (ut/ut non, nemo...) 246 2 I verbi difettivi 327
H La proposizione con cum Coepi, memini, odi 327
e il congiuntivo 247
Aio, inquam, fari 327
I La proposizione ipotetica
Ave, salve, vale, cedo, quaeso 327
obiettiva e irreale 247
3 La composizione verbale 330
✎ Esercizi, p. 248
✎ Esercizi, p. 332
Tavole coniugazione verbi 260

lessico
Il verbo
unità 11
Verbi deponenti : Nomi verbali 1 La centralità del verbo 348
2 Tempo e aspetto 348
1 La coniugazione deponente 272 3 Verbi derivati 350
Prospetto delle coniugazioni deponenti 273 4 Verbi causativi (o fattitivi) 352
I verbi semideponenti 276 5 Sinonimi e contrari 352
2 Le forme nominali del verbo 276 6 Termini equivocabili 355
Il participio 277
L’infinito 280 ✎ Esercizi, p. 355

Il gerundio 282 Tavole coniugazione verbi 358

Indice del volume XI


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SINTASSI DEI CASI Ablativo strumentale-sociativo 403

✎ Esercizi, p. 406

unità 13
Le concordanze e i casi retti
1 Le concordanze 374 SINTASSI DEL PERIODO
2 Il nominativo 376
Il doppio nominativo 376
Il nominativo con l’infinito 376
Videor 377 unità 15
3 Il vocativo 378 La proposizione indipendente
4 L’accusativo 378
Accusativo con verbi transitivi
1 Il verbo 416
e con intransitivi usati transitivamente 379 Tempi relativi e tempi assoluti 416
Accusativo con i verbi impersonali Le polarità del verbo latino 417
e semimpersonali 379 2 Indicativo indipendente 417
Accusativo di relazione, avverbiale, Falso condizionale 418
esclamativo 381 Proposizioni interrogative dirette 418
Accusativo della persona e della cosa: Stile epistolare 419
alcune notevoli costruzioni verbali 382
3 Congiuntivo indipendente 419
Accusativo di estensione
Congiuntivo eventuale (neg. non) 420
nello spazio e nel tempo 383
Congiuntivo volitivo (neg. ne) 421
✎ Esercizi, p. 384
✎ Esercizi, p. 423

unità 14
unità 16
I casi obliqui
Coordinazione e subordinazione
1 Il genitivo 392
1 La coordinazione 431
Genitivo con sostantivi 392
2 La subordinazione 433
Genitivo con aggettivi e participi 394
Consecutio temporum
Genitivo con verbi 395 («connessione dei tempi») 433
2 Il dativo 397 Indicativo e congiuntivi notevoli
Dativo con verbi 397 in proposizioni subordinate 436
Dativo con aggettivi 399 Attrazione modale 437
Dativo di destinazione specifica 399 Uso del riflessivo
nelle proposizioni subordinate 437
3 L’ablativo 401
Ablativo propriamente detto 401 ✎ Esercizi, p. 438

Indice del volume XII


00_Romane_00 Romane 14/02/11 18.25 Pagina XIII

unità 17 Comparative di maggioranza


e minoranza 484
Proposizioni sostantive
Comparative di uguaglianza 484
o completive
Comparative ipotetiche 485
1 Infinitive 447
2 Interrogative indirette 448 ✎ Esercizi, p. 486
3 Completive con quod 449
4 Completive con ut / ut non 450
5 Completive con ut / ne 450 unità 20
6 Completive con quin / quominus 452 Le proposizioni relative
Esercizi, p. 453
1 Relative proprie (o aggettive) 494
2 Relative apparenti o nessi relativi 495
3 Relative improprie o avverbiali 496
unità 18
Le proposizioni avverbiali
✎ Esercizi, p. 497

(1ª parte)
1 Le proposizioni finali 462
unità 21
2 Le proposizioni consecutive 463
Il discorso indiretto
3 Le proposizioni causali 464
4 Le proposizioni temporali 465 1 Il discorso indiretto
Cum 465 (oratio obliqua) 502
Ut, ubi, ut primum, ubi primum, 2 Confronto
cum primum, statim ut, simul ac (atque) 466 tra oratio obliqua e recta 503
Postquam, antequam, priusquam 467 ✎ Esercizi, p. 505
Dum, quoad, quamdiu, donec 468

✎ Esercizi, p. 469

LINGUE TECNICHE

unità 19
Le proposizioni avverbiali
(2ª parte) lingue tecniche
1 Il periodo ipotetico 479 La lingua agricola
Periodo ipotetico 1 Un’economia e una civiltà
con apodosi indipendente 479
prevalentemente agricola 512
Periodo ipotetico dipendente 481 2 Il latino lingua di contadini 513
2 Proposizioni condizionali 482 3 Trattati agricoli 515
3 Proposizioni concessive 483 ˝
4 Proposizioni avversative 483 Vocabolario agricolo, p. 516
5 Proposizioni comparative 484 ✎ Versioni, p. 525

Indice del volume XIII


00_Romane_00 Romane 14/02/11 18.25 Pagina XIV

lingue tecniche 2 La lingua 577


3 Usi metaforici 578
La lingua politica ˝
1 Istituzioni 531 Vocabolario giuridico, p. 579
2 Ideologia 532 ✎ Versioni, p. 581
3 Società 533
4 Il caso Seneca 534
˝ lingue tecniche
Vocabolario politico, p. 535
La lingua medica
✎ Versioni, p. 538
1 Una professione non prestigiosa 584
2 Una lingua prestata 584
3 I testi 586
lingue tecniche ˝
La lingua militare Vocabolario medico, p. 588
1 Un popolo di guerrieri 547 ✎ Versioni, p. 591
2 L’organizzazione militare 547
3 L’equipaggiamento
e le operazioni militari 548
4 «Vivere è come fare il soldato» 549
˝
Vocabolario militare, p. 549

✎ Versioni, p. 554
APPENDICI

lingue tecniche
La lingua religiosa
Elementi di prosodìa e metrica
1 I caratteri della religione romana 561
Carattere naturale 561
1 Prosodìa 596
2 Metrica 597
Carattere politico 562
3 Principali metri latini 599
Carattere etico 563
4 Una prova di scansione
2 Formule religiose e parole-chiave 563 e lettura metrica:
3 Due eccezioni 564 il dìstico elegiaco 602
˝
Vocabolario religioso, p. 565

✎ Versioni, p. 569 Glossario dei termini retorici


e grammaticali 604

lingue tecniche Indice analitico 610


La lingua giuridica
1 I testi 576 Vocabolario

Indice del volume XIV


00_Romane_00 Romane 14/02/11 18.25 Pagina XV

Notizia
storica

1 L’origine del latino


Il latino fa parte della grande famiglia indoeuropea alla quale appartengono le lingue par-
late tra il IV e il III millennio a.C. nelle regioni comprese fra l’Europa e l’Asia: indo-irani-
che (sànscrito o antico indiano, persiano), germaniche (tedesco, olandese-fiammingo, lin-
gue scandinave, inglese), baltiche (lèttone e lituano), slave (russo, polacco, serbo-croato e
sloveno), albanese, armeno, celtico, osco-umbro, greco. Le concordanze morfologiche e
lessicali tra queste diverse lingue hanno consentito alla grammatica storico-comparativa
ottocentesca di individuare l’indoeuropeo come lingua base.
Di queste lingue, imparentate da caratteristiche comuni, la più recente è il latino, cioè
la lingua dei Latini in età storica e in particolare di Roma: influenzata sia dall’etrusco (lin-
gua non indoeuropea) sia soprattutto dall’altra lingua indoeuropea «sorella», il greco.
Con l’affermazione della potenza di Roma il latino si espanse prima in Italia e poi nel-
l’intero mondo occidentale, andando soggetto da un lato all’influsso delle parlate locali (le
cosiddette lingue di «sostrato») e dall’altro alla differenziazione della lingua letteraria
rispetto a quella parlata nelle diverse regioni. Da questo duplice fenomeno – favorito e
accelerato dalla dissoluzione dell’impero romano – del pluralismo linguistico e della sepa-
razione letterario/parlato avranno origine le cosiddette lingue neolatine o romanze: por-
toghese, spagnolo, catalano, francese, franco-provenzale, sardo, italiano, ladino, rumeno.

2 Le varie fasi
La lingua latina può essere studiata da due punti di vista, sincronico (sýn, chrónos, «insie-
me nel tempo») o diacronico (diá, chrónos, «attraverso il tempo»): il primo considera il
complesso dei fenomeni simultanei, ed è chiamato anche statico, perché ha per oggetto un
determinato stato della lingua; il secondo studia i processi subìti dalla lingua nel corso del
tempo, per questo è detto anche dinamico.

Notizia storica XV
00_Romane_00 Romane 14/02/11 18.25 Pagina XVI

Dal punto di vista diacronico nella storia del latino si possono distinguere schematica-
mente diversi periodi: arcaico (dalle origini all’inizio del II sec.), caratterizzato dalle ope-
re poetiche di Ennio, dalla commedia di Plauto e Terenzio, dalla prosa di Catone; classico
(età di Cesare e Augusto: I sec. a.C.-inizio I sec. d.C.), rappresentato dai grandi poeti
(Catullo, Lucrezio, Virgilio, Orazio, Ovidio, Tibullo, Properzio) e prosatori (Cicerone,
Cesare, Sallustio, Livio): è il modello al quale si ispira il latino della scuola; postclassico (età
imperiale da Tiberio a Marco Aurelio: I-II sec. d.C.): è il periodo di Seneca, Tacito, Petro-
nio, Apuleio; cristiano (fine II sec.-VI sec. d.C.), parallelo alla letteratura pagana del basso
(o tardo latino) e rappresentato in particolare da Agostino; medievale (metà V-prima metà
XIV sec.); umanistico, proprio degli umanisti italiani del Quattro e Cinquecento; moderno,
caratteristico della scienza del Sei e Settecento e della Chiesa cattolica.

Notizia storica XVI


01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 1

Morfologia
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 2

unità I

Alfabeto
e fonetica

1 I fonemi
I suoni corrispondenti alle lettere dell’alfabeto – vocali e consonanti – sono detti fonemi
(dal gr. phoné «suono»). Dalla combinazione dei fonemi hanno origine le parole e la loro
successione nella frase.
Fonema è propriamente quell’elemento fonico distintivo che, se sostituito, produce una
parola diversa e quindi un significato nuovo.
Nelle serie italiane:
cara / cera / cura a e u sono fonemi vocalici
fesso / gesso / nesso f g n sono fonemi consonantici
Non diversamente nelle serie latine:
lacus (lago) / locus (luogo) / lucus (bosco) a o u sono fonemi vocalici
fero (porto) / sero (pianto) / tero (calpesto) f s t sono fonemi consonantici
La fonetica studia l’articolazione e la pronuncia dei suoni (fonetica descrittiva) e la loro
evoluzione e trasformazione all’interno di una stessa lingua o nel passaggio da una lingua
a un’altra (fonetica storica).

2 L’alfabeto
L’alfabeto latino – derivato dall’alfabeto greco della Campania con la mediazione dell’e-
trusco – è composto da 23 segni o lettere (litterae):

A B C D E F G H I K L M N O P Q R S T V X Y Z
a b c d e f g h i k l m n o p q r s t u x y z

Morfologia 2
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 3

Osservazioni
1. I segni V e u non indicavano il suono v, sconosciuto al latino classico, ma erano due for-
me, maiuscola e minuscola, del suono u: VINVM / uinum «vino», VITA / uita «vita». I segni
U e v si diffonderanno dopo il Cinquecento nel latino del Rinascimento.
2. I segni y e z non appartengono all’alfabeto latino originario, ma furono aggiunti nel I sec.
a.C. per trascrivere ypsilon (u) e zeta (z) delle parole greche: lyra (lúra) «lira», zephyrus
(zéfurov) «zefiro».
3. Le iniziali maiuscole sono usate per i nomi di persona (Caesar «Cesare»), di luogo (Roma
«Roma», Graecia «Grecia»), di popolo (Romani «i Romani», Graeci «i Greci»), e – a differen-
za dell’italiano – per aggettivi, sostantivi e avverbi da essi derivati: Caesarianus «cesariano»
(seguace di Cesare), Romana virtus «il valore romano», Romanitas «romanità», Graecus ser-
mo «la lingua greca», Graece loqui, «parlare in greco» (lett. «grecamente»).
4. Il segno K fu per lo più sostituito dal segno C, con il quale continuerà ad alternare in al-
cune parole come Kalendae (Calendae) «Calende» (primo giorno del mese del calendario
romano), Karthago (Carthago) «Cartagine».
5. X è consonante doppia formata da c + s (rex < *recs).

Nota Le forme precedute da asterisco (* ) sono ricostruite, non attestate.

3 I fonemi del latino


Il sistema fonetico latino risulta composto di vocali, dittonghi, consonanti, semivocali (o
semiconsonanti).

Vocali
Le vocali latine, come quelle italiane, sono caratterizzate dalla qualità del suono, cioè dal
particolare timbro che distingue le une dalle altre: a, e, i, o, u. Ciò che invece le differenzia
dall’italiano è la quantità, cioè la durata della pronuncia che per ciascuna vocale poteva
essere maggiore, cioè lunga (indicata col segno ¯ ), o minore, cioè breve (indicata col se -
gno ˘ ). Pertanto i fonemi vocalici del latino sono dieci: ă ā, ĕ ē, ı̆ ı̄, ŏ ō, ŭū.
Questo valore distintivo della quantità è particolarmente evidente nelle coppie opposi-
tive omògrafe (cioè uguali nella scrittura) ma non omòfone (cioè diverse nel suono), nelle
quali vengono diversificati e contrapposti significati e funzioni:

1 opposizioni lessicali (che incidono sul significato):


cécı̆dit 1 cadde cec¯dit
ı́ tagliò
lĕvis leggero lēvis levigato
lı̆ber libro lı̄ber libero

1. Il segno grafico dell’accento (´) è puramente convenzionale e dovuto a opportunità didattica: in latino l’ac-
cento non era contrassegnato graficamente.

Unità 1 3
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mălum (il) male mālum mela


mălus cattivo mālus melo
mănus mano mānus buono
párĕre generare paré¯re obbedire
pŏpulus popolo pōpulus pioppo
rĕferre riportare rēferre interessare
lătus (il) lato lātus largo
amarĕ amare amarē amaramente
rélı̆qui i rimanenti rel¯qui
ı́ (io) lasciai

2 opposizioni morfologiche (che incidono sulla funzione grammaticale):


manŭs la mano manūs della mano
vĕnit viene vēnit venne
viă la via viā per la via

Dittonghi
Il dittongo è l’unione di «due suoni» (dal greco díphthongos) vocalici il secondo dei quali è
asillabico, cioè non costituisce sillaba a sé stante, e quindi non può essere accentato (Cáe-
sar, próelium, áurum).
Nel latino classico i dittonghi più ricorrenti sono:
ae (< ai): Caesar (< *Caisar) «Cesare», maestus «mesto»;
oe (< oi): proelium (< *proilium) «combattimento», foedus «patto»;
au: aurum «oro», causa «causa».

Meno frequenti sono: ei, nella forma pronominale ei «a lui/lei»; eu, nei nomi di origine
greca (come Europa «Europa», Theseus «Téseo») e in ceu «come», heu «ahimè», seu «o se,
oppure», neuter «nessuno dei due» (al contrario meus «mio» e deus «dio» sono bisillabi); ui,
nei pronomi huic «a questo/questa», cui «a cui» (e nei derivati come alicui, «a qualcuno/qual-
cuna») e nell’interiezione hui «uh!»; yi, nelle parole greche come Harpyia «Arpía».

Nota Talvolta ae e oe non costituiscono dittongo, ma appartengono a sillabe diverse. In que-


sto caso si ha il fenomeno della dieresi, talora contrassegnata dai due puntini (¨) sulla e: aër (á-er)
«aria», poëta (po-é-ta) «poeta».

Consonanti
Le consonanti si classificano in base al modo e al punto di articolazione. In base al modo
di articolazione si distinguono in momentanee (o mute) e continue, le quali a loro volta si
suddistinguono in nasali, liquide e sibilanti.
In base al punto di articolazione si distinguono in labiali, dentali, velari (o gutturali) e
labiovelari, distinte a loro volta in sorde e sonore:

Morfologia 4
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 5

Punto di articolazione

LABIALI DENTALI VELARI LABIOVELARI


Modo di
articolazione sorde sonore sorde sonore sorde sonore sorde sonore

MOMENTANEE p b t d c (k) g qu (n)gu


CONTINUE

nasali m n
liquide l, r
sibilanti f s

Nota La terminologia rispecchia le caratteristiche articolatorie dei fonemi:


labiali (da labia «labbra»): l’articolazione del suono avviene a livello delle labbra;
dentali (da dens «dente»): l’articolazione avviene ad opera della lingua che si appoggia
agli incisivi superiori (f è labiodentale perché articolata fra labbra e denti);
velari (o gutturali, da guttur «gola»): l’articolazione avviene ad opera della lingua che si
appoggia al velo palatale;
labiovelari: sono velari con un’appendice labiale; gu è labiovelare solo se preceduta da n
e seguita da u! (cons.) + voc. (san-guis «sangue», di contro ad an-gu-lus «angolo»);
sorde: non fanno vibrare le corde vocali;
sonore: fanno vibrare le corde vocali;
momentanee (o mute): l’emissione del suono è istantanea;
continue: l’emissione del suono ha una durata più o meno lunga;
nasali: l’emissione del suono passa per le fosse nasali;
liquide: il suono è, per così dire, simile a quello di un liquido in movimento;
sibilanti: l’emissione del suono produce un sibilo.

Semivocali (o semiconsonanti)
I e u sono vocali quando formano sillaba (i-re «andare», u-rere «bruciare», tri-bu-nus «tri-
buno»); sono semivocali o semiconsonanti – hanno cioè un valore intermedio tra il vocali-
co e il consonantico (i!, u! ) – quando non formano sillaba (in tal caso nella grafia e nella pro-
nuncia moderna la u passa a v: cfr. p. 3).
Questo valore semivocalico si ha:
1 all’inizio di parola davanti a vocale: !iustitia «giustizia», !iam «già», u!estis «veste»
(cfr. l’it. !ieri, u!omo);
2 in corpo di parola in posizione intervocalica: mai!or «maggiore», nou!em «nove»
(cfr. l’it. sdrai!o).
Nel Sei e Settecento per questa i fu introdotto il segno j / J, oggi dismesso e residuale in
italiano in parole quali jella, Jesi, naja.

Unità 1 5
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4 La pronuncia
Il latino – analogamente a tutte le altre lingue – andò soggetto a pronunce diverse a secon-
da dei tempi, dei luoghi e del livello culturale dei parlanti. Ci limiteremo a distinguere la
pronuncia scolastica dalla pronuncia classica.

La pronuncia scolastica
La pronuncia diffusa nella scuola italiana è quella instauratasi nei secc. IV-V d.C. e adotta-
ta in seguito dalla Chiesa cattolica (per questo è detta anche ecclesiastica). Essa presenta
le seguenti caratteristiche:
i dittonghi ae e oe si pronunciano e : Caesar (pr. cesar) «Cesare», proelium (pr.
prelium) «combattimento», laetus (pr. letus) «lieto». In caso di dieresi le due vocali forma-
no uno iato («apertura») e si pronunciano separatamente: aër (pr. a-er), poëta (pr. po-e-ta)
(cfr. p. 4);
y si pronuncia i: tyrannus (pr. tirannus) «tiranno», crypta (pr. cripta) «cripta»;
h è sempre muta, cioè non si fa sentire: habeo (pr. abeo) «ho», homo (pr. omo)
«uomo», nihil (pr. niil) «niente», Achaia (pr. acaia) «Acaia», Rhenus (pr. renus) «Reno», the-
saurus (pr. tesaurus) «tesoro»;
ph si legge f : philosóphia (pr. filosófia) «filosofia»;
il gruppo ti + vocale si pronuncia zi : gratia (pr. grazia) «favore», otium (pr. ozium)
«ritiro». Tuttavia il gruppo conserva il suono ti :
T se è preceduto da s, t, x: ostium (pr. ostium) «entrata», Attius (pr. attius) «Attio»,
mixtio (pr. mixtio) «mistura»;
T se la i è lunga e accentata: ist¯us
ı́ (pr. istíus) «di codesto/codesta», tot¯us ı́ (pr.
totíus) «di tutto/tutta»;
T se la parola latina trascrive una parola greca: Boeotia (pr. beotia) «Beozia».

La pronuncia classica
Per classica si intende la pronuncia dei Romani colti tra I sec. a.C. e I sec. d.C. È possibile
ricostruirne i tratti caratteristici mediante testimonianze dirette o indirette degli antichi
(per questo è detta anche restituta «ripristinata»). Essa si differenzia da quella scolastica
nei seguenti punti:
i dittonghi ae e oe si pronunciano come sono scritti; se il dittongo è accentato, l’ac-
cento cade sul primo elemento: Caesar (pr. cáesar), proelium (pr. próelium), laetus (pr. láetus);
y si pronuncia come la ü francese: tyrannus (pr. türannus), crypta (pr. crüpta);
il nostro v era pronunciato (oltre che scritto) come u semivocalica (cfr. pp. 3, 5):
vinum (pr. uinum) «vino», ovis (pr. ouis) «pecora», vester (pr. uester) «vostro». Per evitare la
difficoltà della pronuncia del gruppo uu nelle parole del tipo seruus «servo», uulgus «volgo»,
uult «(egli) vuole», il latino classico pronunciava seruos, uolgus, uolt, impedendo la chiusu-
ra di ŏ in ŭ (cfr. p. 13).

Morfologia 6
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 7

c e g sono sempre velari, cioè si pronunciano sempre dure (come l’it. ch e gh),
anche davanti a e e i: Cicero (pr. chichero) «Cicerone», scio (pr. schio) «(io) so», genus (pr. ghe-
nus) «genere» (il latino classico non conosceva i suoni corrispondenti a c e g dell’it. cena,
giro);
il gruppo quu si pronuncia cu oppure quo : equus (pr. ecus o equos) «cavallo»;
il gruppo gn si pronuncia separatamente g + n: magnus ( pr. mag-nus) «grande»,
agnus (pr. ag-nus) «agnello»;
h si pronuncia aspirata in posizione iniziale di parola e dopo le consonanti p, t,
c (ph, th, ch trascrivono le aspirate greche f, q, c): habeo (pr. habeo), homo (pr. homo), phi-
losophia (pr. philosóphia), thesaurus (pr. thesaurus), Achaia (pr. achaia). Non si pronuncia in
posizione intermedia: nihil (pr. niil, che per questo può contrarsi in nil, cfr. p. 13);
ti seguìto da vocale si pronuncia com’è scritto: gratia (pr. gratia), otium (pr.
otium);
s è sorda (come nell’it. sera) anche in posizione intervocalica (visus «vista») e
non solo iniziale (sacer «sacro») o preconsonantica (asper «aspro»);
nel gruppo ns la nasale non era articolata, ma agiva solo provocando la nasaliz-
zazione della vocale precedente (analogamente alle nasali del francese): consul (pr. cõsul),
«console».

Nota Alcuni indizi per ricostruire la pronuncia classica:


Caesar, passando in tedesco nella forma Kaisar, ha mantenuto il dittongo;
che l’attuale v fosse pronunciata u lo provano sia la trascrizione latina Valerius dal greco
Ou’ alériov (dove ou si pronunciava u) sia la testimonianza di Gellio (grammatico del II sec. d.C.) se-
condo la quale i neonati nel loro vagire (lat. vagire «fare ua», parola onomatopeica) emettono la prima
sillaba della parola Vaticanus (evidentemente pronunciata ua);
c seguìta da i e e è trascritta in greco con k: Cícero-Kikérwn (Kikéron);
nelle iscrizioni consul era siglato cos.; analogamente per mensis e sponsa abbiamo le gra-
fie fonetiche mesis e sposa, da cui l’it. «mese», «sposa» (in «console» la n resiste perché è termine non
popolare).

5 La sillaba
La sillaba è un’unità fonica costituita da un fonema o da un insieme di fonemi articolati in
un’unica emissione di voce (dal greco syllabé, più suoni «presi insieme»).

Divisione
La divisione in sillabe del latino diverge da quella dell’italiano solo nei seguenti punti:
1 i e u seguìti da vocale non formano dittongo ma si dividono tra due sillabe con-
tigue: pa-tri-a (it. «pa-tria»), am-bi-gu-i-tas (it. «am-bi-gui-tà»). Se i e u sono semivocali, si
comportano come consonanti: ma-io-res «antenati», iu-ven-tus «gioventù».

Unità 1 7
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Si badi che i digrammi qu e gu (preceduto da nasale e seguìto da vocale) costituisco no


un suono unico e pertanto – come in italiano – fanno sillaba con la vocale che segue: a-
qua «ac-qua», quat-tu-or «quat-tro», ae-quus «e-quo», ae-qui-tas «e-qui-tà», san-guis «san-
gue»;
2 due o più consonanti consecutive non appartengono a un’unica sillaba ma si
dividono sempre fra due sillabe: mag-na-ni-mus («ma-gna-ni-mo»), maes-tus («me-sto»),
as-pe-rum («a-spro»), mas-cu-lus («ma-schio»).
Si badi che il gruppo formato da muta (p, t, c, b, d, g) + liquida (l, r) fa sillaba – come in
italiano – con la vocale seguente: te-ne-brae «te-ne-bre», in-vo-lu-crum «in-vo-lu-cro», pa-
tres «pa-dri»;
3 le parole composte hanno una sillabazione etimologica (cioè i prefissi fanno sil-
laba a sé): in-er-mis «inerme», per-u-ti-lis «molto utile», red-i-mo «riscatto».

Apertura e chiusura
Una sillaba è aperta se termina per vocale (ma-nus «mano»), è chiusa se termina per con-
sonante o dittongo (vin-co «vinco», poe-na «pena»).

Quantità
Ogni sillaba ha una sua quantità, breve o lunga, che può coincidere o non coincidere con
la quantità della sua vocale, secondo i seguenti casi:

vocale breve in sillaba aperta (pă-ro «preparo») > sillaba breve


vocale lunga in sillaba aperta (ma-nē-re «rimanere») > sillaba lunga
vocale breve in sillaba chiusa (făc-tus «fatto») > sillaba lunga
vocale lunga in sillaba chiusa (e-dı̄c-tum «editto») > sillaba lunga
sillaba con dittongo (ae-ther «etere») > sillaba lunga

Di qui la conclusione:

la sillaba in latino è sempre lunga, a meno che sia aperta con vocale breve.

Osservazioni
1. Una vocale lunga diventa breve davanti a un’altra vocale (a parte il caso dei dittonghi):
per cui ma-nĕ-o («rimango») di fronte a ma-nē-re («rimanere»), au-dı̆-o («odo») di fronte a
au-dı̄-re («udire»).
2. Il dittongo è sempre lungo perché è assimilabile a una sillaba chiusa con vocale breve,
essendo l’unione di una vocale sillabica con una vocale asillabica assimilabile a una con-
sonante di chiusura.
3. La sillaba chiusa con vocale breve (del tipo făc-tus, libĕr-tas «libertà») è lunga perché la
durata della consonante postvocalica si somma alla durata della vocale breve.

Morfologia 8
01_Dionigi1_01 15/02/11 19.45 Pagina 9

6 L’accento
L’accento (accentus «tono», da ad + cantus) è l’elemento sonoro che distingue e identifica
ogni singola parola all’interno della frase mettendone in rilievo una sillaba, per questo det-
ta tonica, rispetto alle altre dette àtone.
Nella pronuncia noi non distinguiamo l’accento latino da quello italiano. È tuttavia
opportuno precisare che l’accento italiano è prevalentemente intensivo (o dinamico o
espiratorio) in quanto richiede una maggior intensità di voce nella pronuncia della sillaba
tonica; mentre l’accento latino d’età classica, secondo l’ipotesi più accreditata, era preva-
lentemente melodico (o musicale), cioè tale da richiedere un tono di voce più alto per la
sillaba accentata.

Le leggi dell’accento
L’accento latino è regolato dalle seguenti leggi:
1 l’accento non risale oltre la terzultima sillaba (legge del trisillabismo). Questa
legge accomuna il latino al greco (e li differenzia dall’italiano dove abbiamo parole
bisdrucciole, cioè accentate sulla quartultima, come lùcidano e anche trisdrucciole come
rècitamelo);
2 l’accento non cade sull’ultima sillaba, a differenza del greco e anche dell’italia-
no che presenta numerose parole tronche: libertà, gioventù, recitò (legge della baritonèsi,
secondo la quale l’ultima è di tono «grave», dal gr. barýs);
3 in parole di più di due sillabe, l’accento cade sulla penultima sillaba se questa è
lunga, cade sulla terzultima se la penultima è breve (legge della penultima):
a-má¯-re amare vi-dé¯-re vedere
mít-tĕ-re mandare au-d¯-re
ı́ udire
e-d¯c-tum
ı́ editto ma-g¯s-ter
ı́ maestro
vir-tú¯-tem virtù ré-vŏ-cat (egli) richiama
ár-bı̆-ter arbitro fi-lí-ŏ-lus figliolo
mu-lí-ĕ-rem donna
A questo proposito sono istruttive le forme omògrafe ma non omòfone (cfr. pp. 3 sg.):
cécı̆dit cadde cecı́¯dit tagliò
párĕre generare paré¯re obbedire
rélı̆qui i rimanenti relı́¯qui io lasciai

Due casi particolari dell’accento latino


Le parole ossìtone (accentate sull’ultima sillaba)
Una apparente eccezione alla legge della baritonèsi è rappresentata dalle parole ossitone
secondarie, vale a dire originariamente accentate sulla penultima sillaba che divengono
tronche in fine di parola per la scomparsa dell’ultima sillaba in seguito a particolari muta-
menti fonetici (apòcope e sìncope, cfr. pp. 12 sg.):

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illíc (< illíce) «là», e così illúc, istúc, ecc., addúc (< addúce) «conduci!» (per apòco-
pe); Quirís (< *Quirítis) «quirite», Arpinás (< *Arpinátis) «arpinate», aud¯t ı́ (< audívit), da cui
il nostro «udì» (per sìncope);
in calefís, calefít l’accento sta sull’ultima perché, trovandosi in «giustapposi-
zione» (da cale + fío «divento caldo»), il verbo conserva inalterato il proprio accento origi-
nario.

L’accento d’ènclisi
Altra apparente eccezione alla legge della penultima è il cosiddetto accento di ènclisi che
– comune anche al greco – può comportare l’accentazione della penultima anche se è bre-
ve. In latino vi sono particelle o parole per lo più monosillabiche che, sprovviste di accen-
to proprio, si appoggiano e si saldano anche graficamente alla parola precedente (dette
appunto enclitiche, dal gr. énklisis «inclinazione»). In tal caso l’accento viene spostato sul-
la sillaba che precede l’enclitica, indipendentemente dalla sua quantità.
Enclitiche sono le congiunzioni -que «e», -ve «o», le particelle interrogative -ne e -nam, i
rafforzativi -ce, -pte, -pse, -te, -met, -dem e l’indefinito quis «qualcuno»:
armᢠque «e le armi», vidistíne «hai visto?», egó˘met «proprio io».
Tuttavia, quando nella coscienza del parlante l’enclitica perde il suo significato proprio
e forma un tuttuno con la parola cui si appoggia, si ritorna alla legge della penultima: è que-
sto il cosiddetto fenomeno dell’epèctasi («estensione»), evidente in parole del tipo éădem
«la medesima», útı̆nam «oh se!, magari!». Oscilla tra accento d’ènclisi e di epèctasi itaque,
a seconda che sia sentita come parola composta (itá˘que «e così») o come parola unitaria
(ítăque «pertanto»).
Altri casi che sembrano contraddire la legge della penultima sono:
1 făcio «faccio», in giustapposizione con altre forme, conserva il suo accento origi-
nario: satisfá˘cit e non satísfacit (da satis + fácit «soddisfa»);
2 la scomparsa, per contrazione, della sillaba finale di parola non comporta lo
spostamento dell’accento: aux˘li ı́ (< auxílı̆i) «dell’aiuto», impé˘ri (< impérı̆i) «dell’impero»,
Valé˘ri (< Valé˘ rı̆i) «di Valerio» oppure «o Valerio»;
3 parole come té-nĕ-brae, vó-lŭ-cres (cfr. p. 8), col nesso muta + liquida preceduto
da vocale breve nella penultima sillaba, sono di norma accentate sulla terzultima; ma, in
poesia, per necessità metrica si può avere una diversa sillabazione (te-néb-rae, vo-lúc-res),
e quindi la penultima sillaba lunga perché chiusa.

Osservazioni
Per accentare correttamente bisogna individuare la quantità della penultima sillaba, diffici-
le da riconoscere quando essa è aperta. In questo caso ci possono soccorrere alcuni criteri:
a. una sillaba aperta seguìta da una vocale è breve: con-sí-lı̆-um «decisione», au-rĕ-us
«aureo» (cfr. sopra manĕo e audı̆o, p. 8). Fanno eccezione forme nominali come diēi «del
giorno», le voci del verbo fı̄o «divento» e dei suoi composti privi di r (f ¯o,
ı́ conf ¯o,
ı́ ma gli infi-
´ confı˘eri),
niti fı˘eri, ´ alcune forme pronominali in -ius (ill¯us
ı́ «di quello/quella», ist¯us
ı́ «di code-
sto/codesta», tot¯us
ı́ «di tutto/tutta»);

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b. i nomi derivati dal greco conservano la quantità originaria delle vocali: histórı̆a «storia»,
philosóphı̆a «filosofia» (perché il greco presenta ı̆: historı̆´a e philosophı̆´a), di contro a Aca-
dem¯aı́ «Accademia», eleg¯aı́ «elegia» (perché il dittongo greco ei evolve nel latino ı̄: Akadé-
meia, elégeia) e a Dar¯us
ı́ o Daré¯us (perché -eios evolve in -ı̄us/-ēus: Daréios);
c. nei mutamenti vocalici, come nel caso dell’apofonia latina (cfr. sotto) la i è breve se
subentra a una a oppure a una e, è lunga se subentra a un dittongo: flúmı̆na «fiumi» (cfr. flú-
men «fiume»); cóncı̆dis «stramazzi» (da [con+]cădis «cadi»), ma conc¯dis ı́ «fai a pezzi» (da
[con+]caedis «tagli»);
d. sono brevi e e o che hanno l’esito italiano nei dittonghi ie e uo (cfr. p. 15): pérvĕnit (e non
pervénit) «egli perviene» (pervé¯nit dà «pervenne»); rémŏvet (e non remóvet) «egli rimuove»;
e. quando nessun indizio ci soccorre, non resta che consultare il vocabolario che segnala
la quantità della penultima sillaba aperta: con-sĕ-quor «ottengo», re-dū-co «riconduco».

7 Mutamenti fonetici
Il latino nel corso dei secoli ha conosciuto diverse modificazioni fonetiche che hanno inte-
ressato sia le vocali che le consonanti.

Mutamenti vocalici
I principali mutamenti vocalici sono l’apofonìa, la sìncope e l’apòcope.

L’apofonìa
L’apofonia è un «cambiamento del suono vocalico» che può interessare sia la quantità che
la qualità (o timbro) delle vocali e può alterare non solo la morfologia ma anche la funzio-
ne e il significato delle singole parole.
I due gruppi:
I. făcio faccio confı̆cio effettuo
flumĕn fiume flumı̆na fiumi
II. făcio faccio fēci feci
tĕgo copro tŏga toga (lett. «ciò che copre»)
presentano due diversi tipi di apofonia o alterazione vocalica: che definiamo tipicamen-
te latina nel gruppo I, dove si ha una sostituzione puramente meccanica della vocale
senza incidenza sul significato (la differenza tra facio e conficio è data non dall’apofonia
ma dal con-, e quella tra flumen e flumina è data dalla -a); indoeuropea nel gruppo II, do-
ve la variazione fonetica comporta una variazione di funzione (presente~perfetto, ver-
bo~nome).

1 Apofonia latina
L’apofonia latina interessa le vocali brevi delle sillabe interne che per lo più passano a ı̆ in
sillaba aperta e a ĕ in sillaba chiusa. Essa si verifica quando la sillaba iniziale o finale di
parola diviene interna, soprattutto nel passaggio da una forma semplice a una composta o
da una forma nominale a un’altra:

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a. apofonia in sillaba aperta:


cădo cado concı̆do (con + cado) stramazzo
căpio prendo recı̆pio (re + capio) riprendo
făcio faccio refı̆cio (re + facio) rifaccio
ămicus amico inı̆micus (in + amicus) nemico
equĕs cavaliere equı̆tes cavalieri
capŭt testa capı̆ta teste
b. apofonia in sillaba chiusa:
ănnus anno biĕnnium (bis + annus) biennio
ăptus adatto inĕptus (in + aptus) inetto
căptus preso recĕptus (re + captus) ripreso
făctus fatto refĕctus (re + factus) rifatto

L’apofonia latina svolge un ruolo determinante anche nella chiusura dei dittonghi inter-
ni -ae- e -au-:
caedo (< *caido) taglio concı̄do (< *conceido) taglio a pezzi
claudo chiudo conclūdo (< *concleudo) concludo

2 Apofonia indoeuropea
L’apofonia indoeuropea – ancora vitale in greco ma presente in forma residuale in latino –
può essere qualitativa (quando cambia la vocale: tego/toga) e quantitativa (quando cambia
la quantità; in făcio/fēci sono compresenti entrambe).
Essa consiste in una serie di alternanze o gradazioni vocaliche, e precisamente: grado
zero (assenza di vocale / ă), grado medio (ĕ / ē ), grado forte (ŏ / ō ). A ogni grado apofoni-
co corrisponde una diversa funzione o un diverso significato della parola. Essa interessa
radici, suffissi e desinenze (cfr. pp. 23 sg.).
Le alternanze indoeuropee maggiormente operanti in latino sono:
ĕ~ŏ tĕgo copro tŏga toga verbo~sostantivo
funz. di vocazione
equĕ o cavallo equŏs cavallo
~funz. di soggetto
mĕns mente mŏneo faccio ricordare sostantivo~verbo
ĕ~zero gĕnui generai gigno io genero passato~presente
ō~zero genitōrem genitore genetricem genitrice sost. m. ~ sost. f.
ē~ă (zero) fēci io feci făcio faccio passato~presente
ĕ~ē vĕnio vengo vēni venni, sono venuto presente~passato
ŏ~ō fŏdio io scavo fōdi scavai presente~passato

Nota La triplice gradazione vocalica dell’apofonia indoeuropea era ancora completa in greco:
ad es., in leípw (léipo: «lascio») abbiamo: l’aoristo e ¢-lip-on (é-lip-on: grado zero), il presente leíp-w
(léip-o: grado medio), il perfetto lé-loip-a (lé-loip-a: grado forte).

Sìncope
Si dice sìncope la caduta di un suono (per lo più vocale breve) all’interno di parola:
audacter < audacı̆ter audacemente reddo < *redı̆do rendo
rettuli < *retĕtuli riferii valde < valı̆de fortemente

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A volte la caduta della vocale (o della semivocale) provoca la caduta dell’intera sillaba:
ditior < divı̆tior più ricco quindĕcim < *quinquĕdecim quindici
iunior < iuvĕnior più giovane delērunt < delēvĕrunt distrussero
Note 1. In certi casi la forma piena si mantiene nella lingua letteraria, mentre la forma sinco-
pata si afferma nella lingua parlata, per poi passare nell’italiano: calı̆dus~caldus «caldo», posı̆tus~pos-
tus «posto», porrı̆go~porgo «porgo», amavĕrunt~amarunt «amarono».
2. Casi di sincope sono le parole del tipo ars < *artis «arte», mens < *mentis «mente» (cfr. pp.
78 sg.) e le ossitone secondarie del tipo Arpinás < *Arpinátis «arpinate», Samnís < *Samnítis «sannita»
(cfr. pp. 10, 79).

Apòcope
Si dice apocope la caduta di un suono (per lo più vocale breve) finale di parola:
dic < dicĕ di’! duc < ducĕ conduci!
fac < facĕ fa’! puer < puerĕ o fanciullo
Nota Sono casi di apocope anche le ossitone secondarie del tipo illíc, istíc, adhúc (cfr. p. 10).

Altri mutamenti vocalici

1 Mutamenti di timbro vocalico


ŏ in sillaba finale chiusa passa a ŭ in tutti i nomi della seconda declinazione
(dominus < *dominos «padrone», templum < *templom «tempio»), in alcuni neutri della ter-
za (tempus < *tempos «tempo») e in molte forme verbali (vult < *volt «egli vuole», consentiunt
< consentiont «concordano», dederunt < *dederont «diedero»). In molti casi, però, il passag-
gio ŏ > ŭ è stato ostacolato dalla presenza della u semivocalica (cfr. p. 6);
ı̆ passa a ĕ in fine di parola (*marı̆ > marĕ «mare», *capı̆ > capĕ «prendi!») e da-
vanti a r (*capı̆re > capĕre).

2 Abbreviamento vocalico
una vocale lunga si abbrevia davanti a un’altra vocale: flēre «piangere», ma flĕo
«piango»; audı̄re «udire», ma audı̆o «odo» (cfr. eccezioni a p. 10);
nelle forme verbali non monosillabiche ogni vocale lunga in sillaba finale chiu-
sa si abbrevia davanti a consonante diversa da s:
amăt egli ama amās tu ami (da amāre «amare»)
docĕt egli insegna docēs tu insegni (da docēre «insegnare»)
audı̆t egli ode audı̄s tu odi (da audı̄re «udire»)
scribăm che io scriva scribās che tu scriva (da scribere «scrivere»)

Contrazione
Due vocali uguali a contatto tendono a contrarsi in un’unica vocale lunga: consilı̄ < consilii
«della decisione», dēgi < deegi «io trascorsi», cōpia < *coopia «abbondanza», dı̄ < dii «gli dèi».
Forme contratte sono anche mı̄ < mihi «a me», nı̄l < nihil «niente».
La contrazione può avvenire anche tra due vocali diverse; in questo caso prevale il pri-
mo dei due timbri: dēgo < *deago «trascorro», cōgo < *coago «costringo».

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Mutamenti consonantici
Assimilazione
Nella formazione di parole una consonante tende ad adattarsi o addirittura ad «assimilar-
si» alla consonante con la quale entra in contatto per rendere più agevole la pronuncia.
L’assimilazione può essere:
totale, quando le consonanti si identificano:
difficilis < *dis-facilis difficile velle < *vel-se volere
ferre < *fer-se portare summus < *sup-mos sommo
accedo < ad-cedo mi avvicino illumino < in-lumino illumino
immundus < in-mundus immondo
in difficilis, summus, accedo, illumino, immundus l’assimilazione è regressiva (cioè la se-
conda consonante agisce sulla prima); in velle e ferre è progressiva (cioè la prima agisce sul-
la seconda);
parziale, quando le consonanti si adattano nel suono:
scripsi < *scrib-si scrissi rex = *recs < *reg-s re (davanti a s sorda le sonore b
nupsi < *nub-si sposai e g passano alle sorde p e c)

Rotacismo
La s intervocalica, originariamente sorda, è divenuta prima s sonora e poi r (fenomeno del
rotacismo, dalla lettera greca r, rho). Tale processo, già compiutosi nel IV sec. a.C., è evi-
dente nell’infinito presente delle quattro coniugazioni (laudāre < *laudāse «lodare», vidēre
< *vidēse «vedere», mittĕre < *mittĕse «mandare», audı̄re < *audı̄se «udire»), nel genitivo plu-
rale delle declinazioni I e II (puellārum < *puellāsom «delle fanciulle», lupōrum < *lupōsom
«dei lupi») e nei temi in s della III declinazione (arbŏrem < *arbŏsem «albero», genĕris <
*genĕsis «del genere»).

Note 1. La desinenza originaria -se dell’infinito si conserva in esse, infinito del verbo sum
(«sono»), perché la s non è intervocalica.
2. Tra le varie eccezioni segnaliamo causa «causa» e casus «caso»: qui il rotacismo non è
avvenuto perché la s era in origine geminata, cioè doppia (caussa, cassus), e si è solamente semplifi-
cata resistendo a ulteriori indebolimenti (la riduzione della consonante doppia si chiama scempia-
mento o degeminazione e avviene dopo vocale lunga o dittongo).

Caduta
Talvolta nell’incontro di due o più consonanti difficilmente compatibili, una di esse cade
(in particolare se si tratta di velare, dentale o sibilante):
all’inizio di parola: natus < gnatus «figlio»;
nel corpo di parola: sparsi < *spargsi «io sparsi», fulmen < *fulgmen «fulmine», tre-
decim < *tresdecim «tredici», quı̄dam < *quisdam «un tale»;
in fine di parola: cor < *cord «cuore», lac < *lact «latte».

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In casi come miles < miless < *milets «soldato», la caduta di t avviene in due fasi: assimila-
zione (-ss < -ts) e scempiamento (-s < -ss).

8 Analogia
La trasformazione e l’evoluzione delle forme linguistiche sono dettate non solo dalla rego-
larità delle leggi fonetiche ma anche dall’azione delle forze analogiche, vale a dire dall’in-
flusso che una forma esercita su un’altra rendendola similare e corrispondente.
Casi di forme analogiche sono: honor «onore» (rispetto a honos), da honoris (a sua volta
forma rotacistica da honosis); la forma in -i del genitivo singolare della I declinazione (cau-
sa-i > causae) presa a prestito da quella della II (lup-i), e parallelamente la forma del geni-
tivo plurale -orum della II (luporum) rifatta su -arum della I (causarum).
Lo stesso fenomeno avviene in italiano: ad es., maledivo (anziché il regolare maledicevo)
è uniformato sui verbi della III coniugazione (come sentivo), redarre (anziché il corretto
redigere) è uniformato su trarre.

9 Dal latino all’italiano


Vocali
L’evoluzione del sistema fonetico latino nel passaggio all’italiano presenta caratteri abba-
stanza regolari nell’àmbito delle vocali.
La quantità vocalica non è più sentita a partire dal II/III sec. d.C., quando si afferma il
sistema qualitativo basato esclusivamente sulla differenza di timbro delle vocali.
Nel passaggio all’italiano:
le vocali lunghe, più resistenti, restano inalterate: condūco > «conduco», lau-
dāre > «lodare», vēnit > «venne»;
le vocali brevi hanno i seguenti esiti:
LATINO ITALIANO

ă a remăneo > «rimango»


ŭ o mŭltum > «molto», sŭnt > «sono»
e in sillaba aperta e accentata (m˘nus
ı́ > «meno», s˘nus
ı́ > «seno»)
ı̆
i negli altri casi (patrı̆a «patria»)
ie in sillaba aperta e accentata (hé˘ri > «ieri», vé˘nit > «viene»)

e negli altri casi (ardĕt «arde»)
uo in sillaba aperta e accentata (nó˘vum > «nuovo», só˘lum «suolo»)

o negli altri casi (amphŏra «anfora»)

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Semivocali
LATINO ITALIANO

i g/gg iam > «già», Iocasta > «Giocasta», maior > «maggiore»
u v uita > «vita», uinum > «vino» (cfr. p. 5)

Dittonghi
LATINO ITALIANO

ae, oe e Caesar > «Cesare», maestus > «mesto», poena > «pena» (quando nel
passaggio dal dittongo ae a ē sarà percepita solo l’apertura e non più
la quantità lunga, ormai confusasi con quella della ĕ, si avrà anche
l’esito italiano ie: laetus > «lieto», caelum > «cielo»)

o taurus > «toro», aurum > «oro»


au
au Claudia > «Claudia»

Nota Il doppio esito italiano au e o del dittongo au ha dato luogo a veri e propri doppioni det-
ti allòtropi («forme diverse» di una stessa parola): causa > «causa»/«cosa», flebilis > «flebile»/ «fie-
vole», ecc. Di essi il primo esito è di tradizione dotta e letteraria, il secondo di tradizione parlata e
popolare.

Consonanti
I principali mutamenti consonantici sono:
caduta di -m, -s, -t finali: dentem > «dente», audis > «odi», amat >
«(egli) ama»
assimilazione: rectum > «retto», septem > «sette», scripsi
> «scrissi»
a volte l’assimilazione consegue a una sincope (cfr. p. 12): domina > *domna > «donna», opi-
ficina > *opficina «officina»;
palatalizzazione:
li + voc. > gli melius > «meglio», familia > «famiglia»
ni + voc. > gn ingenium > «ingegno»
ti + voc. > zi gratia > «grazia»

Altri gruppi consonantici seguìti da vocale hanno i seguenti esiti:


cl > chi clarus > «chiaro»
gl > ghi glans > «ghianda»
fl > fi flumen > «fiume»
pl > pi amplus > «ampio»

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Esercizi

1 Leggere le seguenti parole sia secondo la pronuncia scolastica sia secondo quella
classica:

Aenéas • pátior • veheménter • coepi • iuventútem • charta • hóstium • foedus • mihi •


ámphora • mollíties • causa • vasa • philosóphia • stultítia • hóstia • triúmphus • divítiis •
occásus • Áttius • comoedia • Cyclops • audácia • aevum • núntios • cognósco • aetérna •
iánua • tot¯us
ı́ • peiórem • exércitus • tyránnus • génera • Brúttii • ist¯us
ı́ • poëtas • Croesus •
Hellas • via • Corínthius • phalanx • Aetna • Séxtius • zéphyrus • Iugúrtha

2 Leggere i seguenti brani sia secondo la pronuncia scolastica sia secondo quella clas-
sica:

I. Ita fac, mi Lucíli: víndica te tibi et tempus quod aut auferebátur aut subripiebátur aut
excidébat cóllige et serva. Persuáde tibi hoc sic esse ut scribo: quaedam témpora eripiúntur
nobis, quaedam subducúntur, quaedam éffluunt. Turpíssima tamen est iactúra quae per
neglegéntiam fit. Et si volúeris adténdere, magna pars vitae elábitur male agéntibus, máxi-
ma nihil agéntibus, tota vita aliud agéntibus.
[Seneca, epistula 1,1]

Fa’ come ti dico, caro Lucilio, rivendica finalmente te a te stesso e il tempo che ti veniva tol-
to o sottratto o ti sfuggiva, tienlo in serbo e custodiscilo. Persuaditi che è proprio come ti
dico: del tempo parte ci viene strappata, parte trafugata, parte va dispersa. Tuttavia lo sper-
pero più vergognoso è quello che si fa per negligenza. E se bene osservi, buona parte della
vita la perdiamo a far male, la massima parte a non far niente, tutta a far dell’altro.
[trad. Scarpat]

II. Cenábis bene, mi Fabúlle, apud me


paucis, si tibi di favent, diébus,
si tecum attúleris bonam atque magnam
cenam, non sine cándida puella
et vino et sale et ómnibus cachínnis.
Haec si, inquam, attúleris, venúste noster,
cenábis bene; nam tui Catúlli
plenus sácculus est araneárum.
[Catullo, Carmina, 13, 1-8]

Unità 1. Esercizi 17
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Ti invito, o mio Fabullo, a una lauta cena,


fra pochi giorni, se te lo consentono gli dèi,
purché sia tu a portarti la cena abbondante e succulenta,
non senza una bella ragazza
e vino e sale e un mucchio di risate.
Se – come dico – sarai tu a portare tutto ciò, ti invito,
bello mio, a una lauta cena. Purtroppo il borsellino
del tuo Catullo è pieno solo di tele di ragno.
[trad. Della Corte]

3 Dividere in sillabe le seguenti parole:

Iuppiter • fratrem • mentior • modestia • armentum • vestris • magister • certamen • aedilis •


triumphos • Miltiades • castra • impius • historia • aratrum • quaestorem • triplices • quotidie
• asperum • hiemis • nuntius • equites • Alexandria • tenebras • discipulos • gloriam • quan-
doquidem • noctes • simulacra • finximus • omnium • posco • inquietus • gratiam • pridie •
honestate • Appia • equestrem

4 Individuare l’accento delle singole parole:

Hannı̆bal • vocantem • instituērunt • accı̆pit • agrōrum • aedificāvit • adı̆tus • respondēre • exis-


tı̆mo • conturbo • fulmı̆na • audı̄mus • capı̆mus • praeclāram • indutias • Academı̄a • philo-
sophı̆a • optı̆mus • muliĕrem • conı̆cis • accessus • hiĕme • Aristı̄des • alı̆quos • sociĕtas • occı̆do
• occı̄do • opprı̆mis • incı̆pis • videntur • revŏcat • addūcit • foedĕra • conspı̆cis • invŏcat • evāsit
• candı̆dum • filiŏla • confŭgit • confūgit • ardua • pervēnit • pervĕnit • vidēre • sapientia • mit-
tĕre • persĕquor • cadĕre • devŏrat • irrı̄tat • ebriĕtas • circumdăre • consilium • posı̆tum • effı̆cit
• iudı̆ces • confı̄do • exı̆tum • maiōrem • irascor • impĕras • saecŭlum • dissimŭlat • contı̆git •
utilı̆tas • brevı̆ter

5 Dividere in sillabe, individuare la quantità della penultima e segnare l’accento:

ineptum • amoenus • imperium • magistra • obsigno • sapientia • deleo • praecepta • exau-


di • veniam • honestus • praesertim • libertas • pertaesum • insidias • aranea • inermis •
derideo • repugnant • oppressos • consilia • expellit • pauperies • instaurat • oriens • non-
numquam • conubium • molestus • praemittit • misereat • minister • relinquo • polliceor •
neglegentia • intellectum • iniurias • coactus • constituit • praesentem • iudicium • corrupti
• patriam

6 Leggere i seguenti brani:

I. His rebus cognı̆tis Caesar legiōnes equitatumque revocāri atque in itinĕre resistĕre iubet,
ipse ad naves revertı̆tur; eădem fere quae ex nuntiis litterisque cognovĕrat, coram perspı̆cit,
sic ut amissis circı̆ter quadraginta navı̆bus relı̆quae tamen refı̆ci posse magno negotio vide-
rentur. Itaque ex legionı̆bus fabros delı˘ git et ex continenti alios arcessi iubet: Labiēno scribit
ut quam plurı̆mas possit, iis legionı̆bus quae sint apud eum naves instituat. Ipse, etsi res erat

Morfologia 18
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multae opĕrae ac labōris, tamen commodissı̆mum esse statuit omnes naves subdūci et cum
castris una munitiōne coniungi. In his rebus circı̆ter dies decem consūmit, ne nocturnis qui-
dem temporı̆bus ad labōrem milı̆tum intermissis.
[Cesare, De bello Gallico, 5,11]

Saputo ciò, Cesare fece richiamare le legioni e la cavalleria, ordinando loro di opporre resi-
stenza a ogni attacco senza peraltro interrompere la marcia; egli ritornò alle navi, di pre-
senza si rese conto che le cose stavano quasi come le aveva sapute dai messi e dalla lette-
ra [di Atrio], che circa quaranta navi si potevano considerare perdute, ma che le altre si
potevano riparare, anche se con grande fatica. Perciò ordinò di cercare fabbri nelle legio-
ni e di farne venire altri dal continente: scrisse a Labieno di cominciare la costruzione del
maggior numero di navi possibile con quelle legioni che aveva presso di sé. Inoltre, quan-
tunque la cosa richiedesse un lavoro lungo e grande fatica, tuttavia ritenne opportuno di
portare in secco le navi e di unirle all’accampamento con una sola fortificazione. In questa
impresa impiegò dieci giorni, senza interrompere il lavoro dei soldati neppure di notte.
[trad. Ciaffi]

II. Divitias alius fulvo sibi congĕrat auro


et teneat culti iugĕra multa soli;
quem labor adsiduus vicı̄no terreat hoste,
Martia cui somnos classı̆ca pulsa fulgent.
Me mea paupertas vita tradūcat inerti,
dum meus adsiduo luceat igne focus.
Ipse seram tenĕras matūro tempŏre vites
rustı̆cus et facı̆li grandia poma manu;
nec Spes destituat, sed frugum semper acervos
praebeat et pleno pinguia musta lacu.
Nam venĕror, seu stipes habet desertus in agris
seu vetus in trivio florı̆da serta lapis;
et quodcumque mihi pomum novus edŭcat annus,
libātum agricŏlae ponı̆tur ante deo.
[Tibullo, Carmina, 1,1]

Altri a palate faccia quattrini di oro zecchino


e tenga a terreno aratìo ettari innumerevoli;
ma, quando il nemico è vicino, un incessante terrore lo assilli
e i clangori delle trombe di guerra gli rompano il sonno.
A me la scarsezza di mezzi procuri un’esistenza tranquilla,
purché il focolare sfavilli di una fiamma che mai non si spegne.
Vorrei di persona piantare nel mese più adatto le tenere viti
e, contadino, innestare con mano abituata le piante dai frutti polposi;
la Speranza non mi tradisca, ma via via mi conceda covoni
di biade e mosto che sciropposo trabocca dal tino ricolmo.
Sarà così, perché non c’è tronco solitario nei campi o antica
pietra nel trivio, coronati di fiori, cui io non mi inchini devoto;
qualunque sia il frutto che il ciclo dell’anno produce per me,
come primizia lo offro alle divinità contadine.
[trad. Della Corte]

Unità 1. Esercizi 19
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unità 2

Nozioni
preliminari
di morfologia

Vită dum superest, bene est Finché c’è vita, c’è speranza.
(Maec.).
Nostrae crudele venenum vitae [Tu sei] l’aspro veleno della mia vita.
(Catull.).
His tu semper eris nostrae Per questi meriti sarai sempre così cara alla
gratissima vitae (Prop.). mia vita.
Vitam in silvis inter deserta Trascorro la vita nei boschi, tra vuoti covi
ferarum lustra traho (Verg.). di fiere.
Iucundum, mea vită, mihi proponis Tu, vita mia, mi prometti un amore sereno.
amorem (Catull.).
Cato annos quinque et octoginta Catone uscì dalla vita all’età di
natus excessit e vitā (Cic.). ottantacinque anni.

Un confronto immediato tra le due lingue mette subito in evidenza che:

a il latino manca dell’articolo sia determinativo sia indeterminativo, e quindi


anche della preposizione articolata; per il resto dispone di tutte le parti del discorso varia-
bili (sostantivo, aggettivo, pronome e verbo) e invariabili (avverbio, preposizione, con-
giunzione, cui va aggiunta l’interiezione) che compaiono anche nell’italiano;

b l’ordine delle parole nella frase è diverso nelle due lingue;

c il sostantivo latino vita presenta alcuni mutamenti nella parte finale o desi-
nenza (vită, vitae, vitam, vitā) cui risponde sempre, in italiano, la stessa forma inalterata
«vita».

Morfologia 20
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 21

1 Il caso e le declinazioni dei sostantivi


Ciò che soprattutto differenzia il latino dall’italiano è il caso (casus «caduta», conclusione
della parola), cioè il mutamento morfologico, cui vanno soggetti i sostantivi, gli aggettivi e
i pronomi nella parte terminale, volto ad esprimere una precisa funzione logica all’interno
della frase: quella stessa funzione che l’italiano esprime mediante le preposizioni (vitae
«della vita»/«alla vita») o mediante l’ordine degli elementi nella frase (vitam... traho «io tra-
scorro la vita»; cfr. sotto, Osservazioni, n. 3).
I casi sono sei:

nominativo: è il caso del soggetto (vită... superest) e degli elementi ad esso riferi-
ti, del nome del predicato e del predicativo del soggetto;

genitivo: è il caso del complemento di specificazione (venenum vitae);

dativo: è il caso del complemento di termine e delle funzioni affini, quali il rife-
rimento e la destinazione (nostrae gratissima vitae);

accusativo: è il caso del complemento oggetto (vitam... traho), del predicativo


dell’oggetto e di alcuni complementi di tempo e di luogo;

vocativo: è il caso del complemento di vocazione (mea vită );

ablativo: è il caso del complemento di allontanamento (excessit e vitā); esso ha


poi assunto anche le funzioni dello strumentale (complemento di mezzo) e del locativo
(complemento di stato in luogo e di tempo determinato), due casi autonomi e operanti nel-
l’indoeuropeo ma quasi scomparsi in latino.

Osservazioni
1. Le funzioni logico-sintattiche sopra descritte sono soltanto alcune, le più notevoli, tra
quelle svolte dai singoli casi; per altre si veda l’appendice di pp. 28 sg. La trattazione siste-
matica è rinviata alla sintassi dei casi.
2. L’accusativo e l’ablativo sono i soli casi che possono essere retti da preposizione.
3. È proprio in virtù dei casi che in latino l’ordine delle parole è più libero rispetto all’ita-
liano: «Livia detesta Claudia» è ben diverso da «Claudia detesta Livia», invece Livia Clau-
diam odit, Claudiam Livia odit, odit Claudiam Livia, ecc. non ammettono mai ambiguità, per-
ché Livi-ă ha il contrassegno formale della funzione di soggetto, Claudi-am di complemen-
to oggetto, e le tre frasi significano solo e sempre «Livia detesta Claudia».

L’insieme dei sei casi si definisce declinazione (declinatio «flessione»), che è per
i sostantivi l’equivalente di ciò che la coniugazione è per i verbi. Tutti i sostantivi si posso-
no ripartire in cinque declinazioni, ognuna caratterizzata da proprie desinenze per il sin-
golare e per il plurale.

Unità 2 21
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 22

NOM. SING. GEN. SING.

I decl. causa causae causa


II ” lupus lupi lupo
III ” consul consulis console
IV ” exercitŭs exercitūs esercito
V ” dies diēi giorno

L’elemento distintivo che permette di assegnare un sostantivo a una certa declinazione


non è la terminazione del nominativo (a causa dell’identità, ad es., di lupus della II e exer-
citus della IV) ma del genitivo, che è sempre riportata dal dizionario insieme al genere.

2 Il genere
Oltre ai generi maschile e femminile, il latino dispone anche di un terzo genere, il neutro
(neutrum «né l’uno né l’altro»): esso aveva in origine la funzione di individuare il mondo
inanimato in contrapposizione al mondo animato, distinto in esseri di sesso maschile e in
esseri di sesso femminile. Sono infatti tendenzialmente maschili i sostantivi che indicano
popoli (Romani, Galli, Parthi) o forze naturali sentite come virili, quali i fiumi (Tiberis «Teve-
re», Padus «Po», Nilus «Nilo») e i venti (Auster «Austro», Zephyrus «Zefiro»); femminili sono
i nomi delle piante perché considerate madri dei frutti (arbor «albero», malus «melo», vitis
«vite»); sono neutri i nomi dei frutti (malum «mela», pirum «pera»), dei metalli e dei mine-
rali (argentum «argento», crystallum «cristallo»), eccezionalmente anche di esseri animati
(mancipium «schiavo» e scortum «prostituta», perché sentiti più come cose o strumenti che
come persone).
Tale distinzione originaria smarrì presto il primitivo rigore, assumendo carattere pura-
mente grammaticale; ne è prova, ad esempio, la ripartizione dei sostantivi astratti fra i tre
generi: m. amor «amore», animus «animo»; f. amicitia «amicizia», sapientia «saggezza»; n.
ingenium «indole, carattere», vitium «vizio».

3 Il numero
Il latino, come l’italiano, possiede due numeri: singolare e plurale, determinabili in base
alle desinenze. Tracce di un terzo numero, il duale (a indicare la coppia) sopravvivono in
duo «due», ambo «entrambi».

4 L’aggettivo
Gli aggettivi non si raggruppano in cinque declinazioni come i sostantivi, ma in due sole
classi. Gli aggettivi della prima classe assumono al femminile le desinenze dei sostantivi
della prima declinazione, al maschile e al neutro rispettivamente le desinenze dei sostan-
tivi maschili e neutri della seconda declinazione (da essi derivano gli aggettivi italiani in
-o/-a); gli aggettivi della seconda classe assumono nei tre generi le desinenze della terza
declinazione (da essi derivano gli aggettivi italiani in -e).

Morfologia 22
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 23

longus (m.) longa (f.) longum (n.) lungo, -a


I classe
pulcher (m.) pulchra (f.) pulchrum (n.) bello, -a

acer (m.) acris (f.) acre (n.) acre


II classe dulcis (m, f.) dulce (n.) dolce
velox (m., f., n.) veloce

L’aggettivo concorda con il sostantivo a cui è riferito nel genere, nel numero e nel caso;
esso può rivestire funzione attributiva o predicativa:
Non accipimus brevem vitam, sed Non riceviamo una vita breve, piuttosto siamo
facimus (Sen.). noi a renderla tale.
[funzione attributiva]

Vita, si uti scias, longa est (Sen.). La vita, se sai farne buon uso, è lunga.
[funzione di parte nominale del
predicato]

5 Radice, tema, suffisso, prefisso, desinenza


Se osserviamo in sezione il sostantivo latino rex «re» (da *reg+s > rec-s: cfr. p. 14), possiamo
isolarne due elementi costitutivi:
reg- esprime il concetto di «reggere, governare»;
-s indica il numero singolare e la funzione di soggetto.
Ci sono numerose altre parole (sostantivi, aggettivi, avverbi, verbi) che risultano coniate
intorno al medesimo nucleo reg-: esse esprimono tutte il medesimo significato fondamen-
tale di «reggere, governare»:
reg-o io reggo, governo
reg-n-o io regno
reg-n-um regno
reg-i-us regio, regale
reg-i-e regalmente, da re
reg-ı̄n-a regina
reg-ŭl-a regola
e-rı̆g-o io erigo (da *e-rĕg-o, per apofonia latina).
In rex e rego l’elemento base reg- è immediatamente seguìto dalle desinenze rispettiva-
mente nominale -s e verbale -o; nelle parole successive, tra reg- e le diverse desinenze si
frappongono elementi intermedi (reg-n-o, reg-i-us, reg-in-a...); nel caso di erigo l’elemento
e- è premesso a reg-.
Si può definire allora:
radice, l’elemento minimo comune a tutte le parole di una stessa famiglia che ne
esprime il significato fondamentale (reg-);

Unità 2 23
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 24

desinenza, la parte finale variabile di una parola che ne esprime la funzione logi-
ca nella frase: caso, numero e genere per i sostantivi, gli aggettivi e i pronomi; forma attiva
o passiva, persona e, a volte, tempo e modo per i verbi (-o, -um, -us, -e, -a);
suffisso, l’elemento intermedio tra radice e desinenza (-n-, -i-, -in-, -ul-);
prefisso, l’elemento preposto alla radice (e-);
tema, la parte rimanente di una parola a finale variabile (sostantivo, aggettivo,
pronome, verbo) a cui si tolga la desinenza. Esso può coincidere con la radice (in rex e rego)
oppure può essere costituito dalla radice e da uno o più suffissi e/o prefissi (tema di regno:
regn-; tema di regina: regin-; tema di regula: regul-).

6 Il verbo
I verbi regolari si raggruppano tradizionalmente in quattro coniugazioni, contraddistinte,
come in italiano, dalla terminazione dell’infinito presente attivo:

I coniug. -āre vocāre chiamare


II ” -ēre monēre ammonire
III ” -ĕre mittĕre mandare
-ĕre capĕre prendere
IV ” -ı̄re invenı̄re trovare

La I, la II e la IV coniug. comprendono verbi con tema uscente in vocale (rispettivamente -


ā, -ē, -ı̄ ); la III comprende in realtà due sottoclassi di verbi: verbi con vocale tematica, cioè
di raccordo tra tema e desinenza (mitt-i-s «tu mandi», da mitto «io mando», inf. mitt-e-re), e
verbi con tema in -i (capi-s «tu prendi», da capio «io prendo», inf. cape-re < *capı̆re).
Nel verbo si distinguono la funzione, la diàtesi, il modo, il tempo, la persona, il numero.
a Rispetto alla funzione, il verbo latino può essere transitivo o intransitivo. È tran-
sitivo il processo verbale che può essere completato da un complemento oggetto (esso
rimane tale anche in assenza di complemento oggetto, nel qual caso si parla di uso assolu-
to di un verbo transitivo); è intransitivo il processo verbale che non può essere completa-
to da complemento oggetto:
Amemus patriam (Cic.). Amiamo la patria!
[transitivo]
Odi et amo (Catull.). Odio e amo.
[transitivi usati assolutamente]
Pan deus Arcadiae venit (Verg.). Giunse Pan, dio dell’Arcadia.
[intransitivo]

b Il termine diatesi (dal gr. diáthesis «disposizione, modo di porsi») esprime il


modo in cui il soggetto partecipa al processo verbale: nella diatesi attiva il soggetto compie
l’azione; nella diatesi passiva la subisce; nella diatesi media il soggetto compie l’azione e
ad un tempo la subisce, ovvero vi partecipa in modo interessato:

Morfologia 24
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 25

attivo moveo io muovo (qualcuno, qualcosa)


passivo moveor io sono mosso (da qualcuno, qualcosa)
medio moveor io mi muovo

Il medio, storicamente anteriore al passivo che infatti ne eredita le caratteristiche desi-


nenze, esprime generalmente una azione riflessiva in alternativa alla diatesi attiva accom-
pagnata dal pronome personale (me moveo). Tuttavia, moveor «mi muovo» indica un’azio-
ne riflessa spontanea e incontrollata da parte del soggetto, me moveo «mi muovo» un’azio-
ne altrettanto riflessa ma consapevole e volontaria (sarà poi quest’ultima forma a prevale-
re nell’uso e ad essere trasmessa alle lingue romanze).
Caratteristici del latino (come pure del greco) sono i verbi deponenti che hanno diàtesi
attiva ma forma passiva: es. hortor «io esorto».
c I modi del verbo si distinguono in finiti, cioè determinati da desinenze persona-
li, e infiniti che, più propriamente, sono forme nominali del verbo (nomi verbali):

MODI FINITI MODI INFINITI

indicativo infinito
congiuntivo participio
imperativo gerundio
gerundivo
supino

Sono estranei all’italiano il gerundivo (laudandus adulescens «un ragazzo da lodare») e il


supino (da supinum verbum «parola supina», perché deve appoggiarsi a un’altra parola)
attivo (ire cubitum «andare a dormire») e passivo (mirabile dictu «cosa straordinaria a dir-
si»). È invece estraneo al latino il condizionale, le cui funzioni sono per lo più espresse dal
congiuntivo, talora dall’indicativo.
d I tempi dell’indicativo sono sei, del congiuntivo quattro, dell’imperativo due,
dell’infinito e del participio tre:

INDICATIVO CONGIUNTIVO IMPERATIVO INFINITO PARTICIPIO

presente presente presente presente presente


futuro imperfetto futuro perfetto perfetto
futuro anteriore perfetto futuro futuro
imperfetto piuccheperfetto
perfetto
piuccheperfetto

Sono estranei all’italiano l’imperativo futuro, l’infinito futuro e il participio futuro.


Tutte le forme possibili di un verbo (modi e tempi) sono costruite su tre temi fonda-
mentali che costituiscono il cosiddetto paradigma («modello»). Si consideri, a titolo di
esempio, il verbo attivo mitto «mando», così come viene registrato dal dizionario:
mitto, -is, misi, missum, -ĕre

Unità 2 25
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Il paradigma allinea, nell’ordine, la 1a pers. del presente indicativo (mitto), la terminazio-


ne della 2a pers. (mittis), la 1a pers. del perfetto indicativo (misi), il supino attivo (missum),
la terminazione dell’infinito presente (mittere).
I tre temi fondamentali sono:
tema dell’infectum (tema del presente e dell’«azione incompiuta»). Può essere
individuato in due modi: come tema ristretto, togliendo dall’infinito la terminazione costi-
tuita dalla desinenza -re e dalla vocale che la precede (mitt-)1; come tema allargato, toglien-
do dall’infinito la semplice desinenza -re (mitte-)2;
tema del perfectum (tema del passato e dell’«azione compiuta»): si ottiene
togliendo dal perfetto la desinenza personale -i (mis-);
tema del supino: si ottiene togliendo dal supino attivo la desinenza -um (miss-).
Tali temi, in unione con suffissi modali e temporali, danno origine a tutte le diverse forme
della flessione del verbo. Esempi:

pres. cong. mitt-a-m che io mandi


imperf. cong. mittĕ-re-m che io mandassi
infinito perf. mis-is-se aver mandato
partic. fut. miss-ūr-us che sta per mandare

e Le persone sono tre: prima, seconda e terza.


f I numeri sono due: singolare e plurale. Ogni persona, nei due numeri, è identi-
ficabile in base alla desinenza verbale:

SINGOLARE PLURALE
1a pers. am-o io amo amā-mus noi amiamo
2a ” ama-s tu ami amā-tis voi amate
3a ” ama-t egli ama ama-nt essi amano

7 Dall’italiano al latino: elementi di analisi logica


Predicato, soggetto, attributo, apposizione,
complemento predicativo del soggetto
Il predicato è ciò che «predica», afferma qualche cosa, e contiene l’informazio-
ne fondamentale della frase; può essere costituito da una forma verbale di senso compiu-
to, attiva o passiva (predicato verbale):

1. I coniug.: voc-; II coniug.: mon-; III co niug. con 2. I coniug.: vocā-; II coniug.: monē-; III coniug. con te-
tema in -ı̆: cap-; IV coniug.: inven-. ma in -ı̆: capı̆-; IV coniug.: invenı̄-.

Morfologia 26
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Pluet hodie (Plaut.). Oggi pioverà.


Augustus domuit Aquitaniam Augusto assoggettò l’Aquitania.
(Svet.).
Alcibiades educatus est in domo Alcibiade fu allevato nella casa di Pericle.
Pericli (Nep.).

Quando invece è costituito da una voce del verbo «essere» (còpula) accompagnata da
una forma nominale, per lo più un sostantivo o un aggettivo, si definisce predicato nomi-
nale o nome del predicato:

Sicilia est insula (Cic.). La Sicilia è un’isola.


Caeca invidia est (Liv.). L’invidia è cieca.

Il soggetto di una frase è l’essere animato o inanimato che compie l’azione


espressa dal predicato se il verbo è attivo (Augustus), la subisce se il verbo è passivo (Alci-
biades), o a cui si attribuisce una determinata condizione o qualità (Sicilia, invidia); talvol-
ta – è il caso dei verbi impersonali – il soggetto è sottinteso o implicito nel valore del verbo
stesso (pluet, sott. «la pioggia» o «il cielo» oppure «Giove», secondo la concezione primiti-
va che attribuiva alla divinità i fenomeni atmosferici).

L’attributo è un aggettivo unito direttamente, cioè senza collegamento verbale,


ad un sostantivo con il quale concorda in genere, numero e caso; l’apposizione è un sostan-
tivo (solo o accompagnato da determinazioni) unito direttamente a un altro sostantivo,
con il quale concorda necessariamente solo nel caso:

Tu P. Clodii cruentum cadaver Tu gettasti fuori di casa il cadavere


eiecisti domo (Cic.). insanguinato di Publio Clodio.
[attributo]

Marcellus Syracusas, urbem Marcello conquistò Siracusa, città


ornatissimam, cepit (Cic.). ricchissima di opere d’arte.
[apposizione]

Un aggettivo, un sostantivo o un participio che si accompagnano al soggetto tra-


mite un verbo diverso da «essere», per esempio un intransitivo quale «sembrare, divenire,
risultare...» (verbi cosiddetti copulativi) o un passivo quale «essere detto, essere conside-
rato, essere eletto...» si definiscono complementi predicativi del soggetto in quanto deter-
minano contemporaneamente sia il predicato verbale sia il soggetto:

Manet imperterritus Mezentius Mesenzio rimane imperterrito.


(Verg.).
Numa Pompilius rex creatus est Numa Pompilio fu eletto re.
(Eutr.).

Unità 2 27
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Le funzioni nominali: alcuni complementi


I sostantivi, gli aggettivi e i pronomi svolgono nella frase diverse funzioni logico-sintatti-
che che il latino ripartisce in sei gruppi, corrispondenti ai sei casi della declinazione.

Nominativo
È il caso del soggetto (da nominare «chiamare le cose per nome») e di tutte le parti del
discorso (attributo, apposizione, nome del predicato e predicativo del soggetto) ad esso
riferite (cfr. gli esempi riportati sotto «predicato» e «soggetto»).

Genitivo
È il caso del complemento di specificazione (genitivus casus «caso della specie, del gene-
re»), vòlto a determinare con maggiore precisione il sostantivo da cui dipende:
Est animi medicina philosophia La filosofia è la medicina dell’animo.
(Cic.).
Alcibiades, Cliniae filius, Alcibiade, figlio di Clinia, [era] ateniese.
Atheniensis (Nep.).
È anche il caso del complemento partitivo, che esprime la totalità o l’insieme di cui si pren-
de in considerazione una parte:
Excellentissimi Persarum Cyrus et Eminentissimi fra i Persiani [furono] Ciro e
Darius (Nep.). Dario.

Dativo
È il caso del complemento di termine (dativus casus, dal verbo dare «dare») e delle funzio-
ni logiche affini di riferimento e di destinazione:
Lucius Paulus filium P. Scipioni in Lucio Paolo aveva dato un figlio in adozione
adoptionem dederat (Vell.). a Publio Scipione.
Quintia formosa est multis Quinzia per molti è bella.
(Catull.).

Accusativo3
In generale è il caso del complemento oggetto e delle parti del discorso ad esso riferite, ma
anche di numerosi complementi che esprimono movimento nello spazio e nel tempo
(estensione e direzione del movimento):
Hannibal exercitum ad Annibale guida l’esercito a Casilino.
Casilinum ducit (Liv.).
Tullus regnavit annos duo et Tullo regnò per trentadue anni.
triginta (Liv.).

3. Accusativus casus («caso dell’accusa»), da un’erra- cusa»). L’esatto equivalente latino sarebbe causati-
ta interpretazione del greco aitiatiké ptósis («caso vus casus come già suggerì, inutilmente, il grammati-
della causa», malamente inteso come «caso dell’ac- co Prisciano (V-VI sec. d.C.).

Morfologia 28
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Vocativo
È il caso del complemento di vocazione (da vocare «chiamare»):
Cenabis bene, mi Fabulle, apud Cenerai bene, mio Fabullo, a casa mia.
me (Catull.).

Ablativo
Esprime propriamente allontanamento (ablativus casus, da ablatus «portato via»). È il caso
più ricco di funzioni sintattiche: si segnalano per ora i complementi di mezzo (esprime lo
strumento grazie al quale si svolge un’azione), di causa (esprime il motivo per il quale si
verifica o no un fatto), di compagnia e unione (retto dalla preposizione cum, indica rispet-
tivamente la persona e la cosa insieme alle quali si compie un’azione), di modo (con o sen-
za cum esprime il modo in cui si svolge un’azione):
Gelida gingivas collue lympha Sciacqua le gengive con acqua fredda.
(Samm.).
[mezzo]
Romani laeti victoria erant I Romani erano lieti per la vittoria.
(Caes.).
[causa]
L. Aemilius Paulus cum M. Lucio Emilio Paolo era stato console con
Livio consul fuerat (Liv.). Marco Livio.
[compagnia]
Metellus saucios cum cura reficit Metello conforta con cura i feriti.
(Sall.).
[modo]


Esercizi

1 Fare l’analisi logica delle seguenti frasi:

1. Il gallo suole invocare con voce squillante l’aurora. 2. Chiunque diventa potente con
la menzogna e la frode perde ogni credito agli occhi dei cittadini. 3. I Galli proposero

Unità 2. Esercizi 29
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 30

a Cesare le condizioni della resa mediante un’ambasceria di anziani. 4. Antonio, giu-


dicato nemico dello Stato, fuggì dall’Italia. 5. Non siamo stati generati per cose futili e
vane, ma per la comune utilità di tutti gli uomini. 6. L’imputato non è sembrato since-
ro ai giudici ed è stato condannato. 7. La liberazione degli Ateniesi dai Trenta tiranni
è attribuita ai meriti di Trasibùlo. 8. Ti riferirò per mezzo di uno schiavo tutte le noti-
zie che mi arrivano dalla città. 9. Scipione inviò, insieme ai legati che aveva incarica-
to di perorare la pace, uomini nobili e probi con vesti servili. 10. Cornelia, madre dei
Gracchi, a una matrona fiera dei suoi monili mostrò i propri figli e disse: «Questi sono
i miei gioielli!».

2 Fare l’analisi logica delle seguenti frasi:

1. È dolce quando i venti sconvolgono le distese del vasto mare guardare da terra il
grande travaglio di altri [Lucrezio]. 2. Nessuna testimonianza del suo ingegno ci ha
lasciato Scipione l’Africano, né resta alcuna opera, frutto del suo ozio e della sua soli-
tudine [Cicerone]. 3. La rivoluzione del sole, della luna e delle altre stelle offre uno
straordinario spettacolo agli occhi dell’uomo: per la sua razionalità e precisione, non
c’è vista più inesauribile né più notevole [Cicerone]. 4. È un’attività, la caccia, degna di
un popolo prode, giovevole ai muscoli, all’igiene e al buon nome [Orazio]. 5. Questa
libertà nient’altro può darvela eccetto la noncuranza dei casi della fortuna [Seneca]. 6.
È piacevolissima e sentimentalissima la stessa luce veduta nelle città, dov’ella è fra-
stagliata dalle ombre, dove lo scuro contrasta in molti luoghi con il chiaro [Leopardi].
7. Qualcosa lo immobilizzava: era l’atmosfera ipnotica creata dalle grandi lampade che
ardevano languide [Musil]. 8. La signorina Marianne lo guardò impietrita, meravi-
gliandosi del tono freddo delle sue domande [Schnitzler]. 9. Se un’ombra scorgete, non
è / un’ombra ma quella sono io [Montale]. 10. Il cristallo, con la sua esatta sfaccetta-
tura e la sua capacità di rifrangere la luce, è il modello di perfezione che ho sempre
tenuto come un emblema [Calvino].

Morfologia 30
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 31

unità 3

Presente
indicativo e
imperativo •
I declinazione

1 Il sistema dell’infectum
La trattazione della morfologia ha inizio dal verbo, che è l’elemento più importante della
frase (verbum, la «parola» per eccellenza).

L’attivo
Le forme verbali attive del sistema dell’infectum presentano le seguenti desinenze:

SING. PLUR.

1a pers. -o/-m -mus


2a ” -s -tis
3a ” -t -nt

Indicativo presente attivo delle quattro coniugazioni


È formato dal tema allargato dell’infectum seguìto dalle desinenze.

I coniug. voco vocāre chiamare


II ” moneo monēre ammonire
III ” (voc. tem.) mitto mittĕre mandare
” (tema in -i) capio capĕre prendere
IV ” invenio invenı̄re trovare

Unità 3 31
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I CONIUG. II CONIUG.
voc-o io chiamo mone-o io ammonisco
voca-s mone-s
voca-t mone-t
vocā-mus monē-mus
vocā-tis monē-tis
voca-nt mone-nt

III CONIUG. (voc. tem.) III CONIUG. (tema in -i)


mitt-o io mando capi-o io prendo
mitt-i-s capi-s
mitt-i-t capi-t
mitt-ı̆-mus capı̆-mus
mitt-ı̆-tis capı̆-tis
mitt-u-nt capi-u-nt

IV CONIUG.
inveni-o io trovo
invĕni-s
invĕni-t
invenı̄-mus
invenı̄-tis
inveni-u-nt

Osservazioni
1. La 1 pers. sing. dei verbi della I coniug. non presenta la -a finale del tema prima della
a

desinenza, scomparsa per contrazione (voco < *voca-o).


2. Nei verbi della III coniug. del tipo mitto, la vocale che precede la desinenza, detta voca-
le tematica, assente nella 1a pers. sing., è sempre ı̆ tranne che nella 3a pers. plur., dove è u
(si noti che nei verbi del tipo capio la ı̆ originaria del tema si è trasformata in ĕ per normali
ragioni fonetiche nell’infinito presente, nel congiuntivo imperfetto e nella 2a pers. dell’im-
perativo presente [cfr. p. 13]: *capı̆-re > capĕ-re «prendere», *capı̆-re-m > capĕ-re-m «che io
prendessi»,*capı̆ > capĕ «prendi!»).
3. Nei verbi della III coniug. con tema in -i e della IV coniug., la 3a pers. plur. presenta una
-u- tra il tema e la desinenza, evidentemente per analogia con gli altri temi della III.

Il passivo
Le forme verbali passive del sistema dell’infectum presentano le seguenti desinenze:
SING. PLUR.
1 pers.
a
-r -mur
2a ” -ris/-re -mı̆ni
3a ” -tur -ntur

Morfologia 32
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 33

Indicativo presente passivo delle quattro coniugazioni


I CONIUG. II CONIUG.
voc-o-r io sono chiamato mone-o-r io sono ammonito
vocā-ris/-re monē-ris/-re
vocā-tur monē-tur
vocā-mur monē-mur
voca-mı̆ni mone-mı̆ni
voca-ntur mone-ntur

III CONIUG. (voc. tem.) III CONIUG. (tema in -i)


mitt-o-r io sono mandato capi-o-r io sono preso
mitt-ĕ-ris/-re capĕ-ris/-re
mitt-ı̆-tur capı̆-tur
mitt-ı̆-mur capı̆-mur
mitt-i-mı̆ni capi-mı̆ni
mitt-u-ntur capi-u-ntur

IV CONIUG.
inveni-o-r io sono trovato
invenı̄-ris/-re
invenı̄-tur
invenı̄-mur
inveni-mı̆ni
inveni-u-ntur

Osservazioni
1. La 1 pers. sing. è sempre costituita dalla corrispondente forma attiva più la desinenza -r.
a

2. La desinenza -re della 2a pers. sing. è più antica e perciò più frequente negli autori arcai-
ci; in epoca classica è ormai soppiantata da -ris, che evitava la confusione con le forme del-
l’infinito attivo (vocare «tu sei chiamato» e «chiamare»).
3. La 2a pers. sing. della III coniug. presenta -ĕ- dinanzi alla desinenza -ris (di contro alla -ı˘-
delle rispettive forme attive: mitt-i-s, capi-s) perché ˘ı > ĕ dinanzi a r (cfr. p. 13).
4. Il passivo latino può corrispondere in italiano anche a locuzioni riflessive, passivanti e
impersonali:
Numquam temeritas cum sapientia L’avventatezza non si mescola mai con
commiscetur (Cic.). la saggezza.
[riflessivo]
Fortuna vitrea est: tum cum splendet La fortuna è di cristallo: quando
frangitur (Publ. Syr.). risplende si spezza.
[passivante]
Ab nostris resistitur (Caes.). Da parte dei nostri si oppone resistenza.
[impersonale]

Unità 3 33
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Imperativo presente
È formato dal semplice tema allargato dell’infectum per la 2a pers. sing.; dal medesimo tema
seguìto dalla desinenza -te per la 2a pers. plur. (i verbi del tipo mitto presentano le vocali
tematiche -ĕ/-ı̆-):

I CONIUG. II CONIUG.

amā ama monē ammonisci


amā-te amate monē-te ammonite

III CONIUG. (voc. tem.) III CONIUG. (tema in -i) IV CONIUG.

mitt-ĕ manda capĕ prendi invĕnı̄ trova


mitt-ı̆-te mandate capı̆-te prendete invenı̄-te trovate

Osservazioni
1. Forme apocopate di imperativo presente sono: dic «di’!» (da dice), duc «conduci!» (da
duce), fac «fa’!» (da face).
2. L’imperativo presente passivo è rarissimo e ha solo valore riflessivo: movēre «muoviti!»,
movemı˘ni «muovetevi!». Sono attestate forme complete solo per i verbi deponenti, di forma
passiva ma di significato attivo.

Il verbo sum «io sono»


INDICATIVO PRESENTE IMPERATIVO PRESENTE

su-m io sono es sii


e-s es-te siate
es-t
su-mus
es-tis
su-nt

Dal tema es- deriva anche l’inf. pres. esse (per l’alternanza tematica s- / es-, cfr. p. 312).
Il verbo sum può avere valore di:

a copula del predicato nominale: discipula attenta est, «la scolara è attenta».

b predicato verbale, quando significa:


«esistere»: anima est, «l’anima esiste»;
«esserci, trovarsi»: Roma in Italia est, «Roma si trova in Italia»;
«appartenere» (= essere a): capella agricolae est, «la capretta appartiene all’agri-
coltore».

Morfologia 34
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 35

2 La prima declinazione
La I decl. comprende sostantivi con tema in -a prevalentemente femminili (causa, -ae, f.,
«causa») e pochi maschili (agricola, -ae, m., «agricoltore»), ed è caratterizzata dall’uscita
del genitivo in -ae. Seguono inoltre la I decl. gli aggettivi femminili in -a (alta «alta, profon-
da»), e così pure il femminile dei participi perfetti (vocata, -ae «chiamata») e futuri (voca-
tūra, -ae «che chiamerà») e dei gerundivi (vocanda, -ae «da chiamare»).

Sostantivi
SING. PLUR.

nom. caus-ă causa caus-ae


gen. caus-ae caus-ārum
dat. caus-ae caus-ı̄s
acc. caus-am caus-ās
voc. caus-ă caus-ae
abl. caus-ā caus-ı̄s

Osservazioni
1. Forme identiche (omografe e omofone) possono avere funzioni diverse: causae può esse-
re gen. e dat. sing., nom. e voc. plur.; causis dat. e abl. plur. Causă nom. e voc. sing. è inve-
ce solo omografa (e non omofona) rispetto a causā abl. sing.: si deve prestare attenzione a
non confondere le due forme, perché nei testi non è segnata la quantità della vocale.
2. L’identità di nominativo e vocativo sing. e plur. è tratto costante in tutte le declinazioni,
con la sola eccezione del sing. dei nomi in -us della II decl. (cfr. p. 52).

Particolarità morfologiche e semantiche

1 In origine la -a facente parte del tema era presente anche nelle forme del dat. e
dell’abl. plur.: *causa-is > causis. Si capisce dunque come la grafia caus-a, a rigore impro-
pria, sia dovuta a ragioni di chiarezza didattica, allo scopo cioè di isolare la terminazione
(non, in questo caso, la desinenza) per facilitarne l’apprendimento.

2 Terminazioni arcaiche, piuttosto rare nei testi, sono:


-ās, gen. sing., confinata quasi solo nell’espressione formulare pater/mater fami-
lias «padre/madre di famiglia» (tant’è che se l’ordine è invertito si ha regolarmente fami-
liae pater/ mater);
-āı̄, gen. sing. (rifatta per analogia sul gen. sing. della II decl.) che sostituì l’ori-
ginaria -ās: Albai Longai (Enn.) «di Alba Longa»; dopo essere passata da bisillabo a ditton-
go, subì la normale trasformazione -ai > -ae (cfr. p. 4);
-um, gen. plur. (da *-a-om parallela a *-a-som > -arum), caratteristica di nomi
comuni o propri di origine greca (amphorum da amphora «anfora», drachmum da drachma

Unità 3 35
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 36

«dracma», Aeneadum da Aeneadae «Eneadi») o dei composti in -cŏla e -gĕna (agricolum


«degli agricoltori», caelicolum «degli abitanti del cielo», Troiugenum «dei Troiani», per lo
più in àmbito poetico).
3 Con taluni sostantivi si incontrano forme di dat. e abl. plur. femminili in -ābus,
dovute alla necessità di distinguerle dai rispettivi maschili: filiabus (da filia «figlia») di con-
tro a filiis (da filius «figlio»); libertabus (da liberta «liberta») di contro a libertis (da libertus
«liberto»); deabus (da dea «dea») di contro a deis (da deus «dio»).
4 In latino esistono sostantivi che presentano solo le forme del plurale (pluralia
tantum «soltanto plurali»): alcuni sono del tutto analoghi all’italiano (nuptiae «nozze»),
altri ammettono una duplice traduzione (epulae «banchetto/-i»), da decidersi solo in base
al contesto:
nuptiae, -arum nozze Syracusae, -arum Siracusa
tenebrae, -arum tenebre Thebae, -arum Tebe
Kalendae, -arum calende (1° giorno deliciae, -arum delizia/-e, piacere/-i
del mese) divitiae, -arum ricchezza/-e
Nonae, -arum none (5° o 7° giorno epulae, -arum banchetto/-i
del mese) indutiae, -arum tregua/-e
Athenae, -arum Atene insidiae, -arum insidia/-e
Cannae, -arum Canne minae, -arum minaccia/-e

Alcuni sostantivi presentano significati diversi per il singolare e il plurale. Tra i più fre-
quenti:
copia, -ae quantità, abbondanza copiae, -arum truppe
littera, -ae lettera dell’alfabeto litterae, -arum lettera (missiva), studi
letterari, letteratura
vigilia, -ae veglia, turno di guardia vigiliae, -arum sentinelle

Aggettivi della prima classe femminili

SING. PLUR.

nom. alt-ă alta, alt-ae


gen. alt-ae profonda alt-ārum
dat. alt-ae alt-ı̄s
acc. alt-am alt-ās
voc. alt-ă alt-ae
abl. alt-ā alt-ı̄s

Come i sostantivi in -a si declinano gli aggettivi della prima classe quando sono riferiti a un
qualsiasi sostantivo femminile (non necessariamente, dunque, della I decl.): vera causa
«vera causa», opaca fagus «faggio ombroso», mater tua «tua madre». L’aggettivo concorda
con il sostantivo a cui è riferito in genere, numero e caso, in funzione sia attributiva sia pre-
dicativa (cfr. p. 23).

Morfologia 36
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 37

ANTICIPAZIONI DI SINTASSI

A Alcune funzioni dell’ablativo


Complemento di mezzo
Indica con quale mezzo o strumento si compie un’azione; è espresso dall’ablativo sem-
plice:

Aper saetis iram denuntiat hirtis Il cinghiale rivela la sua ira con le setole
(Ov.). irsute.

Se il mezzo è rappresentato da una persona, è espresso da per con l’accusativo:

Themistocles per servum Temistocle scrive per mezzo di un servo ai


magistratibus scribit Atheniensium magistrati ateniesi.
(Iust.).

Complemento di causa
Indica la causa di un’azione o di una situazione; è espresso dall’ablativo semplice oppure
da ob / propter con l’accusativo:

Si quis avidus poscit escam avariter, Se un uomo avido si getta bramosamente


decipitur in trasenna avaritia sua sul cibo, è preso in trappola a causa della
(Plaut.). sua avidità.

Complemento di compagnia e di unione


Indicano rispettivamente la persona e l’oggetto inanimato insieme ai quali si agisce o ci si
trova; entrambi sono espressi da cum con l’ablativo:

Illo immigrat nequam homo cum Va ad abitare là un uomo dappoco con


pigra familia (Plaut.). schiavi sfaticati.
Iuventutem luxuria atque avaritia Lusso e avidità uniti alla superbia si sono
cum superbia invasere (Sall.). impossessati dei giovani.

Complemento di modo
Indica il modo in cui si svolge un’azione; è espresso dall’ablativo semplice, talora retto da
cum (in tal caso, se il sostantivo è accompagnato da uno o più attributi il cum è per lo più
interposto):

Unità 3 37
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 38

Curate haec magna diligentia Curate queste cose con grande diligenza.
(Plaut.).
Allobroges magna cum cura et Gli Allobrogi sorvegliano i propri confini
diligentia suos fines tuentur con grande cura e attenzione.
(Caes.).

Complemento di argomento
Indica ciò di cui si parla, si scrive o a cui si pensa, o anche, in forma di titolo, l’argomento
di un’opera letteraria; è espresso da de con l’ablativo:

De victoria Caesaris fama Si diffonde la notizia riguardo la vittoria di


perfertur (Caes.). Cesare.
De constantia sapientis. Sulla fermezza del saggio.
[titolo di un opera di Seneca]

Complemento di agente e di causa efficiente


Il complemento d’agente indica l’essere animato (persona, animale o cosa personificata)
che compie o da cui parte un’azione passiva: è espresso da a / ab con l’ablativo. Se tale
essere è inanimato, in quanto privo di volontà di azione, è espresso dal semplice ablativo
di causa efficiente:

Telephus, Herculis filius, a cerva Telefo, figlio di Ercole, fu nutrito da una


nutritus est (Hyg.). cerva.
Plagis adductus est ut frumentum Fu costretto dai colpi a consegnare il
daret (Cic.). frumento.

B Determinazioni di luogo
Stato in luogo
Indica il luogo in cui qualcuno o qualcosa si trova; è espresso da in con l’ablativo:

Subitum bellum in Gallia coortum In Gallia scoppiò una guerra improvvisa.


est (Caes.).

Moto a luogo
Indica il luogo verso cui qualcuno o qualcosa si dirige o in cui entra; è espresso nel primo
caso da ad con l’accusativo, nel secondo da in con l’accusativo:

Morfologia 38
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 39

Antonius revertit ad portam (Bell. Antonio ritorna alla porta.


Hisp.).
Rex in regiam pervēnit (Curt.). Il re giunse nella reggia.

Moto da luogo
Indica il luogo da cui qualcuno o qualcosa si allontana o esce; è espresso nel primo caso da
a / ab con l’ablativo, nel secondo da e / ex 1 con l’ablativo:

Redibat a foro (Plaut.). Faceva ritorno dal foro.


Caesar ex Sicilia exercitum Cesare trasportava l’esercito dalla Sicilia.
transportabat (Bell. Afr.).

Moto attraverso luogo


Indica il luogo attraverso cui qualcuno o qualcosa passa; è espresso da per con l’accusati-
vo. Con sostantivi quali via «via», porta «porta», pons «ponte», iter «percorso», ecc. questa
funzione è espressa dall’ablativo semplice (strumentale):

Milites per fossas inruperunt (Liv.). I soldati fecero irruzione attraverso i fossati.
Porta Collina urbem intravere Entrarono in città attraverso la porta
(Liv.). Collina.

Il locativo e le determinazioni di luogo


con i nomi di città e piccola isola
a stato in luogo: con i nomi propri di città e piccola isola della I e II decl. (purché
non pluralia tantum) è espresso dalla desinenza dell’antico caso locativo: Romae «a Roma»,
Capuae «a Capua», Corcyrae «a Corfù», Tarenti «a Taranto» (da Tarentum della II decl.)2. Le
desinenze del locativo (-ı̆ ) e del genitivo arcaico (-ı̄ ), pur marcando due casi distinti sia
nella forma che nella funzione logica, vennero a coincidere del tutto casualmente:
Roma-i > Romai > Romae
Tarente-i > Tarentei > Tarenti (cfr. p. 52).
Con i nomi propri di città e piccola isola pluralia tantum o appartenenti alla III decl., il
complemento di stato in luogo è espresso dall’ablativo semplice: Athenis «ad Atene» (da
Athenae), Thebis «a Tebe» (da Thebae), Puteolis «a Pozzuoli» (da Puteoli della II decl.),
Carthagine «a Cartagine» (da Carthago della III decl.).

1. Mentre le forme piene ab ed ex si incontrano sia 2. Sono attestate anche rare forme di locativo di
davanti a vocale sia davanti a consonante, le forme sostantivi comuni: se ne darà notizia nelle trattazio-
a ed e ricorrono solo davanti a consonante per evi- ni relative alla II, III, e IV decl.
tare lo iato (cfr. p. 6).

Unità 3 39
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 40

b moto a luogo: è sempre espresso dall’accusativo semplice:

Romam Roma
Athenas Atene
pergere Tarentum dirigersi verso Taranto
Puteolos Pozzuoli
Carthaginem Cartagine

c moto da luogo: è sempre espresso dall’ablativo semplice:


Roma Roma
Athenis Atene
discedere Tarento allontanarsi da Taranto
Puteolis Pozzuoli
Carthagine Cartagine

Eccezionalmente anche i nomi di città possono essere preceduti da preposizioni per indi-
care la prossimità:
ad / apud Capuam hiemare svernare nei pressi di Capua
ad Romam pergere dirigersi nelle vicinanze di Roma
a Carthagine discendere allontanarsi dai pressi di Cartagine

d moto attraverso luogo: diverge dai casi precedenti perché rientra nella regola
generale ed è espresso da per e l’accusativo:
Romam Roma
Athenas Atene
transire per Tarentum passare per Taranto
Puteolos Pozzuoli
Carthaginem Cartagine

C La coordinazione
Le congiunzioni e gli avverbi coordinanti hanno la funzione di congiungere parti del
discorso o intere frasi poste sullo stesso piano, vale a dire sintatticamente equivalenti. I più
frequenti sono:
et, atque, ac, -que e
copulativi
etiam, quoque anche
aut, vel o disgiuntivi
sed, at, verum ma avversativi
nam, namque, enim infatti dichiarativi

Si osservi che -que è enclitico: clementia iustitiaque «la clemenza e la giustizia». Etiam è
sempre preposto alla parola cui si riferisce, quoque posposto: etiam poetae, poetae quoque
«anche i poeti».

Morfologia 40
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 41


Esercizi
N.B. Per i termini non tradotti si consulti il Vocabo-
lario a fine volume (gli aggettivi in -a vanno cercati
sotto la forma maschile in -us: ad es., per alta vedi
altus, ecc.).

1 Indicativo presente attivo


Analizzare e tradurre le seguenti forme dei verbi:

amo, -āre R7B7G;VTemo, -ĕre R9DBE;G7G;VTplaco, -āre REA797G;VTaudio, -ı̄re RJ:?G;VT


moneo, -ēre R7BBDC?G;VTpunio, -ı̄re REJC?G;VTmoveo, -ēre RBJDK;G;VTrapio, -ĕre «rapi-
G;VTlego, -ĕre RA;==;G;VTfugio, -ĕre «fuggire»

monēmus • audit • rapı̆tis • mittunt • amas • fugiunt • mittı̆tis • audı̄mus • movent • emı̆tis
• mones • amat • rapı̆mus • placant • movēmus • placātis • audis • rapio • monent • punit
• placas • movet • emı̆mus • fugis • mittit • audı̄tis • fugit • monet • emis • punis • amāmus
• rapis • audiunt • placat • mittis • punı̄tis • amant • mittı̆mus • rapiunt • rapit • moves •
fugı̆mus • puniunt • fugı̆tis

2 Indicativo presente attivo


Tradurre le seguenti forme dei verbi:

laudo, -āre RAD:7G;VTaspicio, -ĕre R=J7G:7G;VTvideo, -ēre RK;:;G;VTmunio, -ı̄re «fortifica-


G;VTscribo, -ĕre «scrivere»

IJK;:?TCD?H9G?K?7BDT?D<DGI?<?9DT;=A?AD:7T;HH?K;:DCDTIJ=J7G:?TCD?AD:?7BD
T ;=A? H9G?K; T ;HH? <DGI?<?97CD T IJ AD:? T KD? K;:;I; T  CD? =J7G:?7BD T ;=A? K;:; T CD?
K;:?7BDTKD?AD:7I;T;HH?H9G?KDCDT;=A?<DGI?<?97

3 Indicativo presente passivo


Tradurre le seguenti forme verbali passive:

teneo, -ēre RI;C;G;VTduco, -ĕre R9DC:JGG;VTmoveo, -ēre RBJDK;G;VTrapio, -ĕre RG7E?G;VT


munio, -ı̄re R<DGI?<?97G;VTamo, -āre «amare»

teneris • ducor • movemini • rapitur • muniris • tenetur • amaris • rapimini • ducuntur •


amamini • muniuntur • teneor • munitur • moveris • rapiuntur • amor • duceris • tenemi-
ni • movere • munior • moventur • amamur • rapior • tenetur • ducimur • amatur • rape-
ris • tenemur • ducitur • munimur • movetur • amantur • ducimini • movemur • ducere •
rapimur

Unità 3. Esercizi 41
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 42

4 Indicativo presente attivo e passivo


Tradurre le seguenti forme dei verbi:

laudo, -āre RAD:7G;VTmisceo, -ēre RB;H9DA7G;VTpono, -ĕre REDGG;VTinduo, -ĕre «indossa-


re» (le forme passive di induo si rendano più appropriatamente col riflessivo: induor «mi
K;HIDVTaperio, -ı̄re R7EG?G;VTiacio, -ĕre «gettare»

laudant Tmiscetur Tponimus Tlaudatur Tponite Tindueris Taperi Tlaudat Tiacimus Taperi-
tur Tmiscent Tponitis Tmiscentur Taperiuntur Tmiscemus Tiacit Taperiunt Tinduuntur Tiace
Tponor Tiacis Taperitis Tmisce Tlaudamini Tponit Tmiscetis Tponuntur Tiacior Taperimus
Tlaudas Tmiscet Tponeris Tiacimini Tinduimini Tlaudate Tiacitur Tponunt Tiaciuntur Tlau-
da T induimur T aperit T ponitur T laudantur T iacite T pone T iacitur T aperite T laudamur T
misces Tiacitis Taperis Tponis Taperior Tinduitur Tiaciunt Tponimur Tmiscete

5 Imperativo
Tradurre le seguenti forme dei verbi:

amo, -āre R7B7G;VTemo, -ĕre R9DBE;G7G;VTplaco, -āre REA797G;VTaudio, -ı̄re RJ:?G;VT


moneo, -ēre R7BBDC?G;VTpunio, -ı̄re REJC?G;VTmoveo, -ēre RBJDK;G;VTrapio, ĕre «rapi-
G;VTlego, -ĕre RA;==;G;VTfugio, -ĕre «fuggire»

audı̄te • puni • amāte • emı̆te • mitte • fuge • ama • punı̄te • placa • mone • movēte • pla-
cāte • eme • rape • audi • rapı̆te • move • fugı̆te

6 Imperativo
Tradurre le seguenti forme dei verbi:

laudo, -āre RAD:7G;VTaspicio, -ĕre R=J7G:7G;VTvideo, -ēre RK;:;G;VTmunio, -ı̄re «fortifica-


G;VTscribo, -ĕre «scrivere»

H9G?K?T=J7G:7TH9G?K;I;TAD:7I;T=J7G:7I;T<DGI?<?97I;TAD:7

7 I declinazione
Declinare i seguenti sostantivi:

unda Tcura Tpugna Tdomina Tripa Tterra Tfabula

8 I declinazione
Analizzare e tradurre i seguenti sostantivi (individuando tutti i valori delle forme
omògrafe):

ripae T terra T ira T curas T iniuriarum T magistris T reginae T inertiam T poetas T pugna T
dominas Tancillae Tfugam Tstatuis Tpuellarum Tcura Tterris Tinertia Tpugnam Tregina
Tdominae Tpuellam Tripa Tancillarum Tcuris Tpoetae Tstatua Tpugnae

Morfologia 42
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 43

9 I declinazione • Aggettivi della I classe femminili


Declinare le seguenti espressioni:

timida cerva Tlonga fabula Taurea fibula Talba toga TGraeca colonia

10 I declinazione • Aggettivi della I classe femminili


Tradurre le seguenti espressioni (individuando tutti i valori delle forme omografe):

altae portae T albas columbas T iustā sententiā T piam matronam T bonă fortună T aquā
calidā Tterrae aridae Tlaetarum puellarum T longā morā Tdoctă magistră TGraecae colo-
niae T obscuram cavernam T parvas formicas T magnā audaciā T pecuniā publicā T multis
iniuriis Tcertă victoriă T maternā indulgentiā Tfidă amicitiă Tlongam barbam

11 I declinazione
Completare la frase integrando la voce verbale appropriata dell’indicativo presente:

1. Magistra discipulas ……………… (monere). 2. Magistrae discipulas …………… (monere). 3.


Puella amicae epistulam …………… (mittere). 4. Puellae amicis epistulas …………… (mitte-
re). 5. Agricola terram …………… (colere). 6. Agricolae terram …………… (colere). 7. Disci-
pula magistram …………… (audire). 8. Discipulae magistram…………… (audire). 9. Serva
dominam …………… (decipere). 10. Servae dominam …………… (decipere).

12 Verbo sum • I declinazione • Aggettivi della I classe femminili


Completare la frase integrando la voce verbale appropriata dell’indicativo o dell’im-
perativo presente di sum:

1. Columbae pavidae …………… 2. Puella laeta …………… 3. Paula, bona ……………


(imper.) 4. Magistra severa …………… 5. Attentae …………… (1 a pers. plur.) 6. Victoria cer-
ta …………… 7. Callidae …………… (2 a pers. plur. indic.) 8. Roma antiqua …………… 9.
Puellae, paratae …………… (imper.) 10. Aqua calida …………… 11. Undae altae ……………

13 I declinazione
Tradurre:

1. Poeta convivas delectat. 2. Agricolae vineam curant. 3. Herbae ripam tegunt. 4. Ianuam
claude, Gaia. 5. Alauda praenuntiat auroram. 6. Doctrina fugat ignorantiam. 7. Procellae
nautas vexant. 8. Sume pecuniam, Paula. 9. Araneae muscas captant. 10. Fabulam audite,
puellae. 11. Victoriae athletarum gloriam patriae parant. 12. Pluvia terram recreat. 13.
Viperam neca, agricola. 14. Silvarum umbram cervae diligunt. 15. Musae poetarum deae
sunt.

Unità 3. Esercizi 43
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 44

14 I declinazione
Tradurre:

1. Saepe columbae aquilarum praeda sunt. 2. Magistra interrogat, discipula bene respondet.
3. Puella amicae epistulam mittit, amica epistulam accipit et legit. 4. Domina ancillam
reprehendit, ancilla veniam petit. 5. Agricola gallinas vendit et pecuniam accipit. 6. Paula
Gaiae pecuniam commodat. 7. Avaritia et superbia discordiae causa sunt. 8. Ianuam ancilla
aperit, convivae intrant.

15 I declinazione
Tradurre:

1. Adrogantiam hominis (di quell’uomo) insolentiamque cognoscite [Cic.]. 2. Omitte,


Demea, tuam iracundiam [Ter.]. 3. Absterge lacrimas [Luc.]. 4. Et operam et pecuniam be-
nigne praebuisti (hai fornito) [Plaut.]. 5. Sapientia ars (arte) vitae est [Sen.]. 6. Non vitae,
sed scholae discimus [Sen.]. 7. Nautae ex alto (dal largo) procul terram conspiciunt [Plaut.].

16 I declinazione
Tradurre:

1. I naviganti osservano le stelle. 2. L’inerzia è causa di miseria. 3. Le ragazze curano


le rose della villa. 4. La Musa dona la gloria al poeta. 5. La nonna loda la modestia del-
la ragazza. 6. La maestra biasima la negligenza delle scolare. 7. Scrivi la lettera, Paola.
8. Le figlie dell’agricoltore raccolgono castagne. 9. Leggete i poeti, scolare.

17 I declinazione • Aggettivi della I classe femminili


Volgere le seguenti frasi dal singolare al plurale o viceversa:

1. Severa magistra stultam discipulam reprehendit. 2. Bona domina fidam ancillam laudat.
3. Puellae longas epistulas amicis scribunt. 4. Nauta longinquam terram petit. 5. Piae
matronae deas invocant. 6. Ancillae culpa dominae iram suscitat.

18 I declinazione • Aggettivi della I classe femminili


Tradurre:

1. Luna candida est. 2. Sedula ancilla cenam parat. 3. Agricola flavas aristas secat. 4. Cul-
pa tua, non mea est. 5. Saevae aquilae columbas fugant. 6. Varia est natura plantarum. 7.
Via longa et aspera est. 8. Clarae stellae viam nautis monstrant. 9. Amicae meae villa lon-
ginqua est. 10. Invida puella amicae auream armillam observat. 11. Saevae procellae
memoria nautas terret. 12. Longinquas terras nautae petunt. 13. Romae antiquae historiam
magistra discipulis narrat. 14. Obscurae silvae multas feras et viperas celant.

Morfologia 44
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 45

19 I declinazione • Aggettivi della I classe femminili


Tradurre:

1. Dura poena est, sed iusta poenae causa. 2. Terra propinqua est: properate, nautae. 3. Avia
longam fabulam puellis narrat. 4. Nimia audacia aerumnarum causa est. 5. Graecam lin-
guam discunt discipulae. 6. Saevam iram dominae ancillae metuunt. 7. Callidae ancillae
dominam decipiunt. 8. Matronae Romanae deae gratiam invocant. 9. Campania plena est
coloniarum Graecarum. 10. Aquila pavidas columbas terret. 11. Terra arida est: pluviam
cupiunt agricolae. 12. Nimia pecunia invidiam suscitat. 13. Amicitia laetam vitam efficit.
14. Gaiam et Paulam, sedulas discipulas, magistra laudat. 15. Paula, docta puella, poëtas
legit. 16. Sicilia Sardiniaque, latae insulae, provinciae Romanae sunt.

20 I declinazione • Aggettivi della I classe femminili


Tradurre:

1. Regia auratas columnas habet [Curt.]. 2. Res (cose) humanas fortuna regit [Sen.]. 3. Atra
(nera) favilla volat [Ov.]. 4. Famam cur maculas tuam? [Com. inc.]. 5. Matutinae lucent
in gramine (nell’erba) guttae [Calp.]. 6. Infantiam pueritiamque habuit (ebbe) laboriosam
[Svet.]. 7. Claras scintillas dissipat ignis (fuoco) [Lucr.]. 8. Calidam comparat uxor
(moglie) aquam [Tib.].

21 I declinazione • Aggettivi della I classe femminili


Comporre quattro frasi combinando gli attributi della prima colonna, i sostantivi
della seconda, i predicati verbali della terza:

rapidae flammas exspectat


obscuras scintillae parat
parvae silvas suscitant
magnas cervae percurrunt
sumptuosam amicam
laeta puella
sedula cenam
caram matrona

22 I declinazione • Aggettivi della I classe femminili


Tradurre:

1. Una corona aurea orna la regina. 2. Le scolare attente imparano la storia della Gre-
cia antica. 3. Aiutate i poeti, o illustri Muse! 4. Le discordie sono causa di molte lacri-
me. 5. La maestra legge una lunga favola alle scolare. 6. Terribili tempeste travagliano
gli abitanti delle coste della Britannia. 7. La fuga dei Persiani è motivo di grande gioia
per gli abitanti della Grecia. 8. L’agricoltore loda la diligenza e l’operosità della figlia
e delle ancelle. 9. La modesta vita degli agricoltori è maestra di operosità e di parsi-

Unità 3. Esercizi 45
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 46

monia. 10. Le premurose ancelle preparano il pranzo per i convitati. 11. L’agricoltore
coltiva la terra e cura l’alta vigna. 12. I naviganti osservano attenti la luna e le stelle.

23 Particolarità morfologiche e semantiche


Tradurre:

1. Insularum incolae piratarum minas timent. 2. Paulae litterae tuae causa sunt magnae
laetitiae. 3. Aeneadum copiae cum Latinorum (dei Latini) copiis pugnant. 4. Mater fami-
lias ancillis et libertabus rosas praebet. 5. Epulae convivas et dominam delectant. 6. Poetae
reginae nuptias celebrant. 7. Altae herbae viperarum insidias celant. 8. Multae dearum sta-
tuae Athenarum vias ornant.

24 Anticipazioni di sintassi: alcune funzioni dell’ablativo (mezzo, cau-


sa, compagnia, modo e argomento)
Tradurre:

1. Diligentia et industria divitias familiae parat agricola. 2. Ob saevas undas laborant nau-
tae. 3. Neglegentia tua magistrae iram suscitas, Gaia. 4. Magistra disputat cum discipulis de
victoria Athenarum. 5. Domina cum filia et ancillis lanam facit. 6. Cum convivis laeta domi-
na cenat. 7. Incolae Athenarum mercatura divitias parant. 8. Thraciae incolae sagittis Per-
sarum copias fugant. 9. Laetae puellae pila ludunt. 10. Nimia cum indulgentia veniam dat
magistra improbis discipulis.

25 Indicativo presente passivo • Anticipazioni di sintassi: complemen-


to d’agente e di causa efficiente
Volgere dall’attivo al passivo le seguenti frasi:

Es.: Magistra puellam reprehendit • Puella a magistra reprehenditur

1. Ancilla cenam parat. 2. Poeta convivas delectat. 3. Puella epistulam scribit. 4. Domina
ianuam aperit. 5. Herba ripam tegit. 6. Pestilentia multas bestias occı̄dit. 7. Agricola terram
colit. 8. Graecam linguam discunt discipulae. 9. Marmoreae statuae villam ornant. 10. Nau-
ta procellosas undas timet. 11. Imprudentia tua curam meam auget. 12. Venia culpam delet.

26 Indicativo presente passivo • Anticipazioni di sintassi: complemento


d’agente e di causa efficiente
Tradurre:

le forme verbali di 3a pers. sing. si rendano di volta in volta con passivi o riflessivi o pas-
sivanti italiani

1. Ancillae a domina laudantur. 2. Discipula a magistra interrogatur. 3. Epistula a Claudia


legitur. 4. Dominae ira ancillae terrentur. 5. A Diana sagitta iacitur, sagitta cerva feritur.

Morfologia 46
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 47

6. Ab ancillis lana emitur. 7. Villa ab agricolis habitatur. 8. Roma ab advenis visitatur. 9.


Exspector ab amica mea. 10. Domina ira capitur ancillasque punit. 11. Ianua a domina
clauditur. 12. Vita fortuna regitur. 13. Pestilentiae causae ignorantur. 14. Puella pectitur.
15. Placatur ira dominae. 16. Cerva servatur fuga.

27 Indicativo presente passivo • Anticipazioni di sintassi: complemen-


to d’agente e di causa efficiente
Tradurre:

1. Le vittorie degli atleti sono celebrate dai poeti. 2. Le figlie dell’agricoltore sono ricondot-
te alla villa dalle ancelle. 3. La via è ornata da statue marmoree. 4. La negligenza delle allie-
ve è punita dalla maestra. 5. Spesso si cerca il denaro, si trascura la buona reputazione.

28 Anticipazioni di sintassi: determinazioni di luogo


Tradurre:

1. Alauda nidificat in terra, aquila in petris. 2. In Germania sunt magnae silvae, in silvis
multae ferae. 3. E ripa nautas conspicimus. 4. In agricolarum casis non opulentia, sed con-
cordia industriaque regnat. 5. Agricola ad villam pergit. 6. Advena e Gallia in Italiam venit.
7. Domina e villa discedit. 8. Cervae fugiunt per silvas. 9. In epulis poeta convivas delectat.
10. In obscuris silvis ferarum latebrae sunt. 11. Fessae capellae in umbra quiescunt. 12.
Graecam linguam Athenis discimus, Latinam Romae. 13. Ex alta vinea maturae uvae pen-
dent. 14. Ancillae in villa cenam parant. 15. Via Appia Romam pergit advena. 16. Syracu-
sae in Sicilia sunt, Capua est in Campania.

29 Anticipazioni di sintassi: funzioni dell’ablativo e determinazioni


di luogo
Tradurre:

1. Con grande audacia i naviganti si dirigono verso terre lontane. 2. L’agricoltore loda l’o-
perosità delle figlie, motivo di gioia per la famiglia. 3. Nella villa della padrona ci sono gal-
line e colombe. 4. Lavate l’uva con acqua fresca, ancelle! 5. La padrona è invisa alle schia-
ve a causa della (sua) avidità. 6. Col bracciale d’oro Paola suscita l’invidia dell’amica. 7. Nei
boschi dell’Africa c’è una grande quantità di scimmie. 8. A Roma la maestra visita con le
scolare i templi (templa) delle dee. 9. Il poeta passeggia per la via Sacra. 10. Per la via Aure-
lia lo straniero si dirige verso Roma. 11. Dalla costa della Campania i naviganti si dirigono
verso la Liguria.

30 Ricapitolazione
Tradurre:

1. Musae poetarum patronae sunt, ideo a poetis coluntur. 2. Aurora tenebrae dissolvuntur.
3. Alexandriae poetae reginae nuptias celebrant. 4. Saepe in silvis herba viperarum insidias

Unità 3. Esercizi 47
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celat. 5. Villa marmoreis statuis ornatur. 6. Athenae patria athletarum poetarumque sunt.
7. Multae rosae a discipulis leguntur atque magistrae praebentur. 8 Nauta remotam patriam
desiderat. 9. Domina irata noxias ancillas e villa expellit. 10. Piratae in insularum oris habi-
tant. 11. Paula mane surgit, lavatur, tunicam induit.

31 Ricapitolazione
Tradurre:

1. Saepe divitiae aerumnarum causa sunt. 2. Minerva sapientiae dea est, Vesta familiarum
concordiam curat. 3. Nocturnae umbrae luna fugantur. 4. Poeta gloriam sempiternam ex-
petit. 5. Paula docta puella existimatur. 6. Saevae ferae praedas captant in silvis. 7. E ripa
altae undae ab insulae incolis conspiciuntur. 8. Numidae non hastis, sed sagittis pugnant. 9.
In Siciliae oris multae claraeque Graecae coloniae sunt. 10. Coronae rosarum Dianae aram
ornant. 11. Taedae accenduntur in villa, mensae parantur; convivae intrant, epulae inci-
piunt.

32 Ricapitolazione
Tradurre:

1. Era educavit (ha allevato) puellam magna industria [Plaut.]. 2. Aliena misericordia vivo
[Cic.]. 3. Rara in amicitiis fides (lealtà) est [Plin. Iun.]. 4. Transit (passa) Melitam Roma-
nus exercitus (l’esercito romano), insulam integram urit [Naev.]. 5. Mithridates provincias
vexat, castella (fortezze) expugnat, magnas praedas capit [Nep.]. 6. Quaedam (alcune)
herbarum spinosae sunt, quaedam sine spicis [Plin. Sen.]. 7. Heia age (orsù), rumpe moras!
[Verg.]. 8. Naturam mutare pecunia nescit [Hor.]. 9. Atticus (Attico) nullam suburbanam
aut maritimam sumptuosam villam habuit (ebbe) [Nep.]. 10. Bonae semper laudantur
amicae [Catull.]. 11. Densis aquila pennis volabat (volava) [Enn.].

33 Ricapitolazione
Tradurre:

Una incursione di pirati


Piratae Campaniae oris appropinquant. Vigiliae de specula eos (quelli) conspiciunt; statim
incolas admŏnent: «Piratae ad nostram oram propĕrant: cito fugı̆te!». Incolae arma (armi)
capiunt; feminae liberos (i figli) arripiunt et in silvas statim fugiunt. Piratae adveniunt,
vacuas villas vastant, divitias multasque bestias asportant, mox cum praeda fugiunt. Inco-
lae in silvis salvi (al sicuro) sunt; diu tamen latent. Postrēmo reveniunt atque ob servatas
vitas Minervae gratias agunt.

Morfologia 48
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34 Ricapitolazione
Tradurre:

A scuola
Magistra Latinam linguam docet, discipulae audiunt et discunt. Deinde magistra puellas
interrogat: Claudia bene respondet et laudatur. At Paula attenta non est: a magistra obiur-
gatur. Postremo magistra fessas discipulas iucundā fabulā de cicāda atque formica delectat
simulque edŏcet: «Operosa formica aestate (d’estate) escam condit, sed improvida cicada
sine cura cantat. Hiĕme (d’inverno) formica escam consūmit, misera cicada esŭrit: sero
imprudentiam suam noscit!».

Unità 3. Esercizi 49
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unità 4

Imperfetto
indicativo •
II declinazione •
Aggettivi
della I classe

1 Indicativo imperfetto attivo e passivo


Le quattro coniugazioni
L’indicativo imperfetto è formato dal tema allargato dell’infectum seguìto dal suffisso -ba-
e dalle desinenze, attive o passive, dell’infectum (la III coniug. del tipo mitto presenta la
voc. tem. -ē-, che compare per analogia anche nella III del tipo capio e nella IV):
ATTIVO PASSIVO

vocā-ba-m io chiamavo vocā-ba-r io ero chiamato


vocā-ba-s voca-bā-ris
I CONIUG.

vocā-ba-t voca-bā-tur
voca-bā-mus voca-bā-mur
voca-bā-tis voca-ba-mı̆ni
vocā-ba-nt voca-ba-ntur

monē-ba-m io ammonivo monē-ba-r io ero ammonito


II CONIUG.

monē-ba-s mone-bā-ris
monē-ba-t mone-bā-tur
mone-bā-mus mone-bā-mur
mone-bā-tis mone-ba-mı̆ni
monē-ba-nt mone-ba-ntur

mitt-ē-ba-m io mandavo mitt-ē-ba-r io ero mandato


con vocale tem.
III CONIUG.

mitt-ē-ba-s mitt-e-bā-ris
mitt-ē-ba-t mitt-e-bā-tur
mitt-e-bā-mus mitt-e-bā-mur
mitt-e-bā-tis mitt-e-ba-mı̆ni
mitt-ē-ba-nt mitt-e-ba-ntur

Morfologia 50
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 51

capi-ē-ba-m io prendevo capi-ē-ba-r io ero preso


III CONIUG.
capi-ē-ba-s capi-e-bā-ris
tema in -i
capi-ē-ba-t capi-e-bā-tur
capi-e-bā-mus capi-e-bā-mur
capi-e-bā-tis capi-e-ba-mı̆ni
capi-ē-ba-nt capi-e-ba-ntur

inveni-ē-ba-m io trovavo inveni-ē-ba-r io ero trovato


IV CONIUG.

inveni-ē-ba-s inveni-e-bā-ris
inveni-ē-ba-t inveni-e-bā-tur
inveni-e-bā-mus inveni-e-bā-mur
inveni-e-bā-tis inveni-e-ba-mı̆ni
inveni-ē-ba-nt inveni-e-ba-ntur

Il verbo sum
era-m io ero
era-s
era-t
erā-mus
erā-tis
era-nt

2 La seconda declinazione
La II decl. comprende sostantivi in -ŭs prevalentemente maschili (lupus «lupo»; pochi i
femminili: pinus «pino»), neutri in -ŭm (signum «segno») e maschili in -er (puer «ragazzo»,
ager «campo»); è caratterizzata dalla desinenza del genitivo singolare -ı̄ .
Seguono inoltre la II decl. gli aggettivi maschili in -us e in -er e i neutri in -um (altus, -um
«alto, profondo»; liber, -um «libero»; pulcher, pulchrum «bello»), e così i participi perfetti e
futuri e i gerundivi maschili in -us e neutri in -um (vocatus, -um «chiamato»; vocatūrus,
-um «che chiamerà»; vocandus, -um «da chiamare»).

Sostantivi
SINGOLARE
MASCH. / FEMM. MASCHILI NEUTRI

nom. lup-ŭs lupo puer ragazzo ager campo sign-ŭm segno


gen. lup-ı̄ puer-ı̄ agr-ı̄ sign-ı̄
dat. lup-ō puer-ō agr-ō sign-ō
acc. lup-ŭm puer-ŭm agr-ŭm sign-ŭm
voc. lup-ĕ puer ager sign-ŭm
abl. lup-ō puer-ō agr-ō sign-ō

Unità 4 51
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PLURALE
MASCH. / FEMM. MASCHILI NEUTRI

nom. lup-ı̄ puer-ı̄ agr-ı̄ sign-ă


gen. lup-ōrum puer-ōrum agr-ōrum sign-ōrum
dat. lup-ı̄s puer-ı̄s agr-ı̄s sign-ı̄s
acc. lup-ōs puer-ōs agr-ōs sign-ă
voc. lup-ı̄ puer-ı̄ agr-ı̄ sign-ă
abl. lup-ı̄s puer-ı̄s agr-ı̄s sign-ı̄s

Osservazioni
1. Si presti attenzione a non confondere le forme identiche (omografe e omofone): lupi gen.
sing., nom. e voc. plur.; lupo dat. e abl. sing.; lupis dat. e abl. plur.
2. Il tema dei nomi in -us/-um della II decl. è in -ŏ, sopravvissuta solo in alcune forme (lupo,
luporum, lupos), oscuratasi in -u in altre (*lupŏs > lupŭs, *lupŏm > lupŭm), scomparsa in altre
ancora (lupi). Dat. e abl. sing. erano in origine differenziati: dat. *lupo-i > lupo; abl. *lupo-d
> lupo. Il voc. sing. lupĕ è forma apofonica costituita dal tema puro al grado medio (cfr. p.
12): è questo l’unico caso di tutto il sistema nominale latino in cui la forma del vocativo si
distingue da quella del nominativo. Così come è stato per i nomi della I decl. (cfr. p. 35), la
grafia lup-us, lup-e del prospetto, con la u e la e isolate dal trattino pur facendo parte del
tema, è dovuta unicamente a ragioni di opportunità didattica.
3. Tra i sostantivi in -us i maschili sono i più numerosi. I femminili comprendono per lo più
nomi di piante (pinus «pino», cupressus «cipresso», malus «melo», ecc.), nomi geografici
(Aegyptus «Egitto», Corinthus «Corinto») e pochi altri (alvus «ventre», colus «conocchia»,
humus «terra»). Sono eccezionalmente neutri pelagus «mare», virus «veleno» e vulgus «vol-
go, popolo», tutti e tre privi delle forme del plurale.
4. I sostantivi in -er, esclusivamente maschili, si possono ripartire in due gruppi:
a. quelli con tema in -er in tutta la declinazione (puer, pueri, ecc.);
b. quelli con tema in -er solo al nom. e voc. sing. e tema in -r nel resto della declinazione
(ager, agri, ecc.).
In realtà, tutti avevano in origine il tema in -ro- e il nom. sing. regolarmente in -ro-s, poi
ridottosi per successivi mutamenti fonetici:
*puerŏ-s > *puers > *puerr > puer
*agrŏ-s > *agrs > *agrr > *agr > ager
5. È caratteristica costante dei sostantivi neutri l’identità delle desinenze nei casi retti, cioè
nom., acc. e voc., singolari (-ŭm) e plurali (-ă, desinenza indoeuropea del collettivo, comu-
ne a tutti i neutri latini): signum, signa «segno/-i» (II decl.); fulmen, fulmina «fulmine/-i » (III
decl.), cornu, cornua «corno/-a, -i» (IV decl.).
6. Si incontrano forme di locativo (cfr. p. 39) con nomi propri singolari di città e piccola iso-
la (Corinthi «a Corinto», Tarenti «a Taranto», ecc.) e con alcuni nomi comuni (humi «a ter-
ra», domi «in casa», domi militiaeque «in pace e in guerra», letteralmente «a casa e sotto le
armi»).

Morfologia 52
01_Dionigi1_01 15/02/11 19.46 Pagina 53

Particolarità morfologiche e lessicali

1 Alcuni sostantivi mantengono talora nel gen. plur. la desinenza originaria -um
(che nel latino classico è rimpiazzata da -ōrum, per analogia con -ārum della I decl.): si trat-
ta per lo più di sostantivi tecnici fissati dalla lingua d’uso (praefectus fabrum «capo dei
genieri», denarium «di denari», sestertium «di sesterzi», talentum «di talenti»), di nomi greci
(Danaum «dei Danai»), oppure particolarmente lunghi (magnanimum per magnanimorum
«dei magnanimi») ovvero tali che in essi la desinenza -um evitava l’accumulo cacofonico
di r (barbarum per barbarorum «dei barbari», liberum per liberorum «dei figli», superum per
superorum «degli dèi superi», ecc.).
2 I sostantivi in -ı̆us hanno il gen. e il voc. sing. generalmente contratti in -ı̄ (gen.
-ı̆ı̄ > -ı̄; voc. -ı̆ĕ > -ı̄ ): Publi Corneli «di Publio Cornelio / o Publio Cornelio». I nomi in -ı̄us di
origine greca conservano invece nel voc. la regolare desinenza -e: nom. Darı̄us «Dario»,
voc. Darı̄e.
3 Alcuni sostantivi della II decl. sono soltanto plurali (pluralia tantum); i più fre-
quenti sono:
arma, -orum armi Argi, -orum Argo
exta, -orum viscere Delphi, -orum Delfi
hiberna, -orum quartieri invernali Pompeii, -orum Pompei
liberi, -orum figli Puteoli, -orum Pozzuoli
spolia, -orum spoglie Veii, -orum Veio
Altri sostantivi hanno significato diverso al sing. e al plur.:
auxilium, -i aiuto auxilia, -orum truppe ausiliarie
castrum, -i luogo fortificato (raro) castra, -orum accampamento
impedimentum, -i impedimento impedimenta, -orum bagagli
ludus, -i gioco, scuola ludi, -orum giochi, spettacoli
4 Locus, -i «luogo» (in senso proprio), «passo di un libro», al sing. è sempre ma-
schile; il plur. maschile loci significa «luoghi» (anche figurato), «passi di un libro», il plur.
neutro loca «luoghi» (solo in senso proprio).
5 Deus «dio» ha la seguente declinazione:

SINGOLARE PLURALE

nom. deŭs dı̄ (dei, dii)


gen. deı̄ deōrum / deum
dat. deō dı̄s (deis, diis)
acc. deŭm deōs
voc. – dı̄ (dei, dii)
abl. deō dı̄s (deis, diis)

Il voc. sing. è privo di attestazioni nel latino classico (deus appartiene al latino cristiano):
la spiegazione più plausibile è che *dee si sarebbe contratto in dē, venendo a confondersi
con l’omografa ed omofona preposizione. Nel plur. il tema oscilla tra di- e de- (esiti del
tema originario *deiw-, da cui è ricavato divus «dio, divino»); dı̄ e dı̄s sono forme contratte.

Unità 4 53
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 54

6 Vir «uomo, marito, eroe» segue la declinazione dei sostantivi in -er:

SINGOLARE PLURALE

nom. vir vir-ı̄


gen. vir-ı̄ vir-ōrum
dat. vir-ō vir-ı̄s
acc. vir-ŭm vir-ōs
voc. vir vir-ı̄
abl. vir-ō vir-ı̄s

Composti di vir con temi di numerali sono duumvir (duo + vir) «duumviro», triumvir (tres +
vir) «triumviro», decemvir (decem + vir) «decemviro»; al gen. plur. sono più frequenti le for-
me in -um (duumvı̆rum, ecc.).

Aggettivi della prima classe maschili e neutri


SINGOLARE PLURALE
MASCHILE NEUTRO MASCHILE NEUTRO

nom. alt-ŭs alto, alt-ŭm alt-ı̄ alt-ă


gen. alt-ı̄ profondo alt-ı̄ alt-ōrum alt-ōrum
dat. alt-ō alt-ō alt-ı̄s alt-ı̄s
acc. alt-ŭm alt-ŭm alt-ōs alt-ă
voc. alt-ĕ alt-ŭm alt-ı̄ alt-ă
abl. alt-ō alt-ō alt-ı̄s alt-ı̄s

nom. liber libero liber-ŭm liber-ı̄ liber-ă


gen. liber-ı̄ liber-ı̄ liber-ōrum liber-ōrum
dat. liber-ō liber-ō liber-ı̄s liber-ı̄s
acc. liber-ŭm liber-ŭm liber-ōs liber-ă
voc. liber liber-ŭm liber-ı̄ liber-ă
abl. liber-ō liber-ō liber-ı̄s liber-ı̄s

nom. pulcher bello pulchr-ŭm pulchr-ı̄ pulchr-ă


gen. pulchr-ı̄ pulchr-ı̄ pulchr-ōrum pulchr-ōrum
dat. pulchr-ō pulchr-ō pulchr-ı̄s pulchr-ı̄s
acc. pulchr-ŭm pulchr-ŭm pulchr-ōs pulchr-ă
voc. pulcher pulchr-ŭm pulchr-ı̄ pulchr-ă
abl. pulchr-ō pulchr-ō pulchr-ı̄s pulchr-ı̄s

Come i sostantivi corrispondenti in -us / -er e in -um si declinano gli aggettivi rispettiva-
mente maschili e neutri della I classe: essi concordano con i sostantivi maschili e neutri di
qualsiasi declinazione: pavidus nauta «marinaio pauroso», noxium animal (III decl.) «ani-
male feroce», sinistrum cornu (IV decl.) «ala sinistra».
Come liber si declina l’aggettivo satur, -ŭra, -ŭrum «sazio, -a».

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Aggettivi «pronominali»
Alcuni aggettivi in -us, -a, -um si declinano come altus, -a, -um, tranne che nelle forme del
gen. e dat. sing. di tutti e tre i generi, rispettivamente in -ı̄us e -ı̄ : poiché si tratta di desi-
nenze di pronomi, tali aggettivi si dicono «pronominali». Si segnalano qui totus «tutto»,
alius «altro (fra molti), diverso», alter «l’altro (fra due)», solus «solo, da solo», unus «uno
solo, unico».

MASCHILE FEMMINILE NEUTRO

nom. tot-ŭs tot-ă tot-ŭm


gen. tot-ı̄us tot-ı̄us tot-ı̄us
SINGOLARE

dat. tot-ı̄ tot-ı̄ tot-ı̄


acc. tot-ŭm tot-ăm tot-ŭm
voc. tot-ĕ tot-ă tot-ŭm
abl. tot-ō tot-ā tot-ō

Totius Galliae concilium indicitur Viene indetta un’assemblea di tutta la Gallia.


(Caes.).
Alteri successit tertius, tertio Al secondo seguì il terzo e al terzo il
quartus (Caes.). quarto.

3 Avverbi in -e
Dal tema di numerosi aggettivi della prima classe, seguìto dalla terminazione fissa -e, si
formano gli avverbi di significato corrispondente:
altus, -a, -um profondo, alto alte profondamente
rectus, -a, -um retto recte rettamente
varius, -a, -um vario varie variamente

A volte la corrispondenza tra aggettivo e avverbio non è completa, o per la forma o per il
senso:
bonus, -a, -um buono bene bene
malus, -a, -um cattivo male male
sanus, -a, -um sano sane davvero
validus, -a, -um valido, forte valde assai, fortemente

Gli avverbi italiani in -mente derivano da locuzioni latine all’ablativo (di modo) compo-
ste con il sostantivo mens, mentis della III decl.: obstinata mente (Catull.), «con mente osti-
nata = ostinatamente».

Non surda es, era: recte audivisti Non sei sorda, padrona: hai sentito bene.
(Plaut.).
Honeste vixit, honeste obiit Visse onestamente, morì onestamente.
(Petr.).

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ANTICIPAZIONI DI SINTASSI

A L’aggettivo sostantivato
Anche il latino, come l’italiano, impiega spesso aggettivi maschili con valore di sostantivo
(miser «lo sventurato», boni «i buoni, i benpensanti, l’aristocrazia», Romani «i Romani»),
più di rado femminili (dextera/sinistra «la destra/la sinistra» sott. manus «mano», regia «reg-
gia» sott. domus «la casa reale», patria «patria» sott. terra «la terra dei padri»).
Ma il latino predilige sostantivare soprattutto aggettivi neutri, di solito per esprimere un
concetto astratto (bonum «il bene», malum «il male, sventura», commodum «vantaggio»,
decorum «ciò che conviene, decoro», honestum «ciò che è onesto», verum «la verità»). In
molti casi la sostantivazione degli aggettivi neutri è limitata ai casi retti; nei casi obliqui,
per evitare confusione tra neutro e maschile, il latino preferisce la perifrasi formata dal-
l’agg. femm. concordato con res (f., V decl.) «cosa»: Antiquitates rerum humanarum (Varr.),
«Antichità delle cose umane». Le forme di neutro plurale possono venire tradotte o con un
opportuno sostantivo italiano corrispondente (bona «beni», mala «mali»), oppure con un
generico «cose» con cui si concorda l’aggettivo (iusta «cose giuste», vera «cose vere»). Tut-
tavia, quando è possibile, è bene rendere il neutro latino in modo non generico ma più
appropriato al contesto: multa può infatti significare «molti avvenimenti» o «azioni» o «cir-
costanze» o «considerazioni» o «fattori», ecc.; adversa «circostanze avverse, avversità».
Illum laudabunt boni (Plaut.). I buoni lo elogeranno.
Bonum aequumque oras (Plaut.). Chiedi una cosa buona e giusta.
Adimam bona (Hor.). [Ti] toglierò i [tuoi] beni.

B Gli aggettivi possessivi


Del tutto corrispondente all’italiano è l’uso latino degli aggettivi possessivi di 1a e 2a pers.
sing. e plur.:
meus, -a, -um mio noster, nostra, nostrum nostro
tuus, -a, -um tuo vester, vestra, vestrum vostro
Riguardo all’uso di suus, -a, -um «suo, loro», aggettivo possessivo di 3a pers. sing. e plur.,
occorre osservare che:
a può riferirsi non solo a un soggetto singolare, come in italiano, ma anche plurale:

Orgetorix ad iudicium omnem Orgetorige condusse a giudizio tutti i suoi


suam familiam conduxit (Caes.). familiari e schiavi.
Decumani suum locum tenebant I decumani mantenevano la loro posizione.
(Bell. Hisp.).

b è aggettivo riflessivo e si riferisce di solito al soggetto della frase in cui si trova,


cosa che ne restringe l’impiego: laddove infatti l’italiano può dire «Virgilio loda la vita
rustica e i suoi vantaggi», il latino non usa suus (perché «i vantaggi» non sono del soggetto

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della frase, «Virgilio», ma del complemento oggetto, «la vita rustica»), bensì una forma pro-
nominale al genitivo (eius «di esso/-a», huius «di questo/-a», ecc.; cfr. pp. 175 sg.):
Haec fama civitates nonnullas ab Questa notizia distoglieva alcune
eius amicitia avertebat (Caes.). popolazioni dalla sua [= di Cesare] amicizia.

c il latino tende a omettere l’aggettivo possessivo se lo si può facilmente ricavare


dal contesto:
Dominus uxorem et filios in oppido Il padrone aveva lasciato sua moglie e i
reliquerat (Bell. Hisp.). suoi figli in città.

C Dativo di possesso
Si definisce di «possesso» il dativo che indica, in unione con il verbo sum, la persona a cui
qualcuno o qualcosa «è» e perciò «appartiene»:
Amplissimae tibi [dat. «a te»] Tu hai sostanze assai cospicue.
fortunae sunt (Cic.).

D Determinazioni di tempo
1 Il complemento di tempo determinato, che precisa la circostanza in cui avviene
un’azione, è espresso dall’ablativo semplice:
Aedem Virtutis eo anno M. Quell’anno Marco Marcello consacrò il
Marcellus dedicavit (Liv.). tempio della Virtù.

2 Il complemento di tempo continuato, che indica per quanto tempo si protrae


un’azione, è espresso dall’accusativo semplice o preceduto da per:
Multos annos latuit (Enn.). Restò nascosto per molti anni.
Multos per annos errabant Erravano da molti anni.
(Verg.).

3 Altre locuzioni:
abl. paucis annis entro pochi anni
acc. tot annos da tanti anni
in + acc. in perpetuum per sempre
in posterum per l’avvenire
in crastinum (diem «giorno») per l’indomani
in (singulos) dies di giorno in giorno
(indutiae) in annum (tregua) per un anno
abhinc + acc. abhinc paucos dies pochi giorni fa

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E Alcune preposizioni
Le preposizioni sono parti invariabili del discorso che hanno la funzione di porre in reci-
proca relazione sintattica alcuni elementi della frase; in origine erano per lo più avverbi
che, una volta divenute insufficienti le funzioni espresse dai singoli casi, furono impiegati
a sostegno di sostantivi e pronomi per determinare o precisare meglio i vari complementi.
Spesso una preposizione può esprimere valore sia locale sia temporale, talora anche tra-
slato (per la trattazione sistematica, cfr. pp. 68 sgg.).

ante + acc., «davanti, prima»


Ilico ante ostium hic erimus (Plaut.). Saremo subito qui, davanti alla porta.
[valore locale]
Annis multis fuit ante Romulum Visse molti anni prima di Romolo.
(Cic.).
[valore temporale]

post + acc., «dietro, dopo»


Ille post montem se occultavit Egli si nascose dietro il monte.
(Caes.).
[valore locale]
Brutus heri venit in Tusculanum Bruto ieri è venuto da me a Tuscolo dopo
post horam decimam (Cic.). le sedici.
[valore temporale]

a/ab + abl., «da»


Silva ab ripis Rheni ad Nervios La foresta si estende dalle rive del Reno fino
pertı̆net (Caes.). al territorio dei Nervi.
[valore locale]
Salutem iam a principio propitiam Da principio rivolgo un saluto e un augurio.
nuntio (Plaut.).
[valore temporale]
Levis armaturae milites I soldati armati alla leggera venivano
circumveniebantur atque circondati e uccisi dai nostri.
interficiebantur a nostris (Caes.).
[valore traslato]

ad + acc., «a, verso»


Hostium equitatus ad castra [valore temporale]
accedit (Caes.).
La cavalleria nemica si avvicina
[valore locale]
all’accampamento.
Usque ad vesperum pugnatum est
(Caes.).
Si combatté fino a sera.

Morfologia 58
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Verres mittit homini munera ad Verre invia a quell’uomo doni per uso
usum domesticum (Cic.). domestico.
[valore traslato finale]

inter + acc., «tra»


Inter volturios duos cornix astat La cornacchia sta tra due avvoltoi.
(Plaut.).
[valore locale]
Sardinia inter primum et La Sardegna subì il giogo del dominio
secundum bellum Punicum [romano] tra la prima e la seconda guerra
recepit imperii iugum (Vell.). punica.
[valore temporale]
Inter bellum et pacem medium Tra la guerra e la pace non c’è nulla di
nihil est (Cic.). intermedio.
[valore traslato]


Esercizi
N.B. Per i termini non tradotti si consulti il Vocabo-
lario a fine volume.

1 Indicativo imperfetto attivo


Tradurre le seguenti voci verbali:

ducebam • rapiebat • eram • amabant • tenebatis • erat • tenebant • ducebat • muniebas •


rapiebam • eras • amabam • ducebatis • muniebam • rapiebant • tenebamus • amabatis •
rapiebamus • tenebam • ducebas • muniebatis • rapiebas • amabamus • ducebant • munie-
bamus • amabat • muniebant • eramus • tenebas • ducebamus • muniebat • rapiebatis •
erant • tenebat • eratis

2 Indicativo imperfetto passivo


Tradurre le seguenti voci verbali:

ducebaris • movebamur • amabamini • tenebatur • muniebar • movebamini • rapiebatur •


amabar • tenebaris • ducebamur • muniebaris • rapiebantur • amabaris • tenebar • duce-

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bamini • movebantur • amabamur • muniebantur • rapiebaris • tenebantur • ducebar •


movebaris • ducebantur • amabatur • tenebamur • rapiebar • amabantur • movebantur •
rapiebamur

3 Indicativo imperfetto attivo e passivo


Tradurre le seguenti voci verbali:

le forme passive di induo «vesto» si rendano più appropriatamente col riflessivo: indue-
bar «mi vestivo»

aperiebam • induebatur • iaciebar • miscebant • aperiebantur • miscebas • laudabant •


ponebat • iaciebantur • induebamini • ponebar • aperiebas • ponebas • iaciebant • poneba-
tur • miscebar • ponebam • iaciebas • laudabatur • aperiebat • ponebamur • iaciebatis •
miscebat • iaciebatur • ponebant • aperiebamus • laudabamur • miscebatur • laudabaris •
induebantur • iaciebat • aperiebatis • miscebamus • laudabas • ponebatis • aperiebatur •
iaciebamus • laudabantur • induebamur • ponebamus • aperiebant • miscebatis • laudaba-
mini • miscebantur • induebaris

4 II declinazione: sostantivi e aggettivi


Declinare:

fidus amicus • altus murus • iustum praemium • longum bellum • alta cupressus • ignotus
advena

5 II declinazione: sostantivi in -us, -um


Analizzare e tradurre i seguenti sostantivi, rendendo le varie possibilità delle for-
me omografe:

annorum • verbis • morbum • socio • haedus • verbum • morbo • servi • haedorum • mor-
bos • haedos • oppido • annus • morbis • servo • haedi • annum • morborum • oppidum •
serve • oppidis • haedum • annos • verbo • morbi • socium • servos • verbi • haedis • anni •
socius • verborum • haedo • oppidi • annis • morbus • oppida • servum • verba • anno •
sociis • servis

6 II declinazione: sostantivi e aggettivi


Tradurre le seguenti espressioni:

lentum equum • parvae pini • municipii Romani • longo morbo • attentis discipulis • callide
serve • perpetuum odium • albi agni • malorum consiliorum • in antiquo oppido • claros pa-
tronos • in foro Romano • magni poetae • adsiduo studio • alta aedificia • poculo vitreo • falsa
indicia • tuorum officiorum • Troianos profugos • placidi ingenii • multas platanos

Morfologia 60
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7 II declinazione: sostantivi in -us


Tradurre:

1. Manet in populo tyranni iniuriarum memoria. 2. Graeciae populi saepe ex patria in


Asiam migrabant coloniasque condebant. 3. Romanorum legatus indutias Hispaniae po-
pulis concedit. 4. Saepe herbis ab agricolis morbi curabantur. 5. Nili aquis Aegypti campi
irrigantur. 6. Tibullus poeta parsimoniam laudat agricolarum. 7. Servorum desidia domi-
ni iram movet. 8. Propter copiam pluviarum fluvius campos inundat. 9. Tribunorum
eloquentia plebeiorum animos excitabat. 10. Fagorum platanorumque rami in silvis vento
agitabantur. 11. Scopulorum insidiae magna cum peritia a nautis vitabantur. 12. Galli
cum feminis filiisque Sequanam cymbis tranabant. 13. Hortus ab agricola rivi aqua ir-
rigatur.

8 II declinazione: sostantivi in -us


Tradurre:

1. Duae (due) coloniae Latinae, Pometia et Cora, ad Auruncos deficiunt (passano) [Liv.].
2. Fossa repletur humo [Ov.]. 3. Flamma fumo est proxima [Plaut.]. 4. Appellatur mas
(maschio) columbus, femina columba [Varr.]. 5. Sagittae pendebant ab umero [Cic.].
6. Non vigilia, non somnus sine mensura salubria (salutari) sunt [Sen.]. 7. Multae et bonae
et firmae sunt legiones (legioni) Lepidi et Asinii [D. Brut.]. 8. Amicus certus in re (situazio-
ne) incerta cernitur [Enn.]. 9. Hortensius domum (a casa) reducebatur e campo [Cic.]. 10.
Non potes (puoi) ollam denariorum implere [Cic.]. 11. De digito anulum detraho [Ter.].

9 II declinazione: sostantivi in -us, -um


Tradurre:

1. Magistrae verba attente a discipulis audiuntur. 2. Mala piraque in horto legite, puellae. 3.
Nec divitiae nec thesauri praesidium sunt regni, sed civium (dei cittadini) concordia. 4.
Insularum incolae non bellorum pericula, sed piratarum insidias timebant. 5. Ab Antonio et
Cleopatra, Aegypti regina, exitium populi Romani imperio parabatur. 6. Ad circi spectacula
non solum Romani, sed etiam advenae accurrebant. 7. Germanorum socii per silvam in
oppidum magnam frumenti copiam vehebant. 8. Syracusarum feminae, ob victoriam laetae,
rosis deorum simulacra ornabant. 9. Brundisio Romani ad Graeciam navigant. 10. Germa-
ni non studia litterarum, sed rapinas bellaque diligebant. 11. Lesbiae basia appetit Catullus
poeta. 12. Vela tument vento. 13. Tarentum pergit Fabricius, legatus Romanorum. 14.
Ostreae scopulo haerent. 15. Benevolentia gratiaque amicitiae vincula sunt. 16. Sedulae
ancillae vinum convivis praebebant. 17. Agricolae frumentum, mala, gallinas oppidi incolis
vendunt. 18. Legati auro corrumpuntur atque patriam produnt. 19. Patriae desiderio Ovidii
poetae animus vexabatur.

Unità 4. Esercizi 61
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10 II declinazione: sostantivi in -us, -um; particolarità


Tradurre:

1. Machinis vineisque praefectus fabrum Gallorum oppida diruebat. 2. Pompei copiae pira-
tas profligant pelagusque liberant. 3. Barbari quoque dis hostias mactant donaque praebent.
4. Frustra, Pompei, in Thessalia bellum geris. 5. Danaum copiae Troiam obsidebant et equi
lignei dolo Troianos vincebant. 6. Equus, sagitta ictus (colpito), humi iacet. 7. Pompeiorum
aedificia advenae visebant. 8. In hibernis Romanorum sociorumque copiae manebant. 9.
Deum benevolentiam oppidani implorabant.

11 II declinazione: sostantivi in -us, -um


Tradurre:

1. Temptavi (ho tentato) curas depellere vino [Tib.]. 2. Columnae templa et porticus (por-
tici) sustinent [Cic.]. 3. Hostes (nemici) castra oppugnant, fossam complent [Caes.]. 4.
Bacilla habent figuram litterae V [Varr.]. 5. Claustra pandite ianuae [Catull.]. 6. Exercitus
(esercito) nitet purpura auroque, fulget armis et opulentia [Curt.]. 7. Reverentia frenat ani-
mos ac vitia compescit [Sen.]. 8. Nunc turba nulla est: otium et silentium est [Ter.].

12 II declinazione: sostantivi e aggettivi in -us, -um


Tradurre:

1. Agnus ferum lupum timebat. 2. Tua dona amicis grata sunt. 3. Bonae magistrae officium
est Latinae linguae regulas explicare. 4. Boni medici morbos morborumque causas curant. 5.
Copiae Poenorum cum multis elephantis ex Africa ad Hispaniae oras navigabant. 6. Va-
lidum praesidium Romani imperii, veterani, este! 7. Callidus servus dominum decipit, dolum
detegit dominus. 8. Victoriae nuntius magnum gaudium populo Romano parat. 9. Perpetua
cura laborat avarus. 10. Timidus agnus saevi lupi minis terrebatur.

13 II declinazione: sostantivi e aggettivi in -us, -um


Tradurre:

1. Populi Romani fama celebratur [Cic.]. 2. Belli Punici secundi causa fuit (fu) Sagunti
oppugnatio (assedio) [Cic.]. 3. Incolae Alpium (delle Alpi) multi populi sunt [Plin.]. 4.
Odit (odia) populus Romanus privatam luxuriam, publicam magnificentiam diligit [Cic.].
5. Magno vento plenum est undarum mare (mare) [Plaut.]. 6. Seditiosis atque improbis tri-
bunis boni consules (consoli) obstiterunt (si opposero) [Cic.]. 7. Cautus metuit foveam
lupus [Hor.]. 8. Aqua domestica meos alo asinos [Varr.]. 9. Hippocrates medicus in magna
pestilentia multa oppida scientia servavit (salvò) [Varr.]. 10. Proserpina aut violas aut can-
dida lilia carpit [Ov.]. 11. Exercitum (esercito) infirmum habebam, auxilia sane bona
[Cic.]. 12. Magnum praesidium in periculis innocentia est [Sen.].

Morfologia 62
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14 II declinazione: sostantivi e aggettivi in -us, -um


Tradurre:

1. Gli animi dei Romani non erano atterriti dagli elefanti di Pirro. 2. I Greci attaccano le
truppe dei Persiani e mettono in fuga i barbari. 3. Spesso il favore del popolo accresceva la
potenza dei tiranni. 4. Offriamo volentieri consigli e aiuto agli alleati in guerra. 5. Gli abi-
tanti della città soffrivano per la mancanza di cibo. 6. È già autunno: le foglie lasciano i rami
e cadono a terra. 7. Talvolta lupi feroci atterrivano gli abitanti dei villaggi. 8. Nei campi ver-
deggiano alti pioppi, nei giardini meli e peri. 9. L’acqua del ruscello attraverso fertili giar-
dini e vasti campi scorre verso il fiume. 10. Molti edifici erano divorati dall’incendio. 11.
Sei troppo avido di oro e di argento e perciò trascuri la famiglia e gli amici. 12. La menzo-
gna è indizio di un animo falso.

15 II declinazione: sostantivi e aggettivi in -us, -um


Formare quattro frasi combinando gli aggettivi della prima colonna, i sostantivi del-
la seconda, i predicati della terza:

laetos agricola fugabant


peritus agros vitabant
strenui scopulos decipiebat
attenti barbaros arabat
feros nautae
insidiosos veterani
callidus dominum
credulum servus

16 II declinazione: sostantivi e aggettivi in -er; vir


Declinare le seguenti espressioni:

puer aeger T pulchrum donum T miser servus T liber vir

17 II declinazione: sostantivi in -er; vir


Analizzare e tradurre, rendendo le varie possibilità delle forme omografe:

libri T generum T viri T Alexandrum T libro T virum T Alexander T vir T librorum T Alexandro
T libris T generi T viro T virorum T gener T librum T viris T Alexandri T liber T viros T genero T
libros T generis

18 II declinazione: sostantivi e aggettivi in -er; vir


Tradurre:

1. Non semper arbitrorum sententiae adversariorum discordias sedant. 2. In Histri ripis


Romanorum copiae strenue cum barbaris pugnabant. 3. Dextera aquilifer aquilam tollit et

Unità 4. Esercizi 63
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sociorum animos excitat. 4. Germanorum feminae in pugnis sagittas viris praebebant. 5.


Phaedri fabulis puerorum animi delectantur atque edocentur. 6. Gener socerum, socer gene-
rum amat. 7. Viri animus feminae lacrimis non movebatur. 8. Romanorum copiae crebris
proeliis contra Galliae populos pugnabant. 9. Maesta cupressus antiquis populis invisa erat:
nam dis inferis sacra erat. 10. Helvetii patriam relinquunt fecundosque Galliae agros occu-
pant. 11. Totius Galliae populi legatos ad Romanos mittunt. 12. Uni Pompeio imperium bel-
li contra piratas committitur.

19 II declinazione: sostantivi e aggettivi in -er; vir


Tradurre:

1. Viae per agros publica impensa factae (furono costruite) [Liv.]. 2. Pueri, mensam adpo-
nite [Plaut.]. 3. Nilus Aegyptum nigra fecundat harena [Verg.]. 4. Vester est supplex (sup-
plice), vestram misericordiam implorat [Cic.]. 5. Puer, abige muscas [Cic.]. 6. Eme, mi vir,
lanam, unde (con cui) pallium conficiatur (sia confezionato) tunicaeque hibernae bonae
[Plaut.]. 7. In vestra tecta (case) discedite et ea (esse) custodiis vigiliisque defendite [Cic.].
8. Cives (cittadini) Romani vestrum auxilium requirunt [Cic.]. 9. Clinia habet patrem
(padre) avidum, miserum atque aridum [Ter.]. 10. Librum, si (se) malus est, nequeo lau-
dare [Iuv.]. 11. Litterae et studia nostra et otium villaeque nos (noi) delectant [Cic.].

20 II declinazione: sostantivi e aggettivi in -er


Tradurre:

1. L’eloquenza fiorisce solo presso i popoli liberi. 2. Le belle ragazze sono talvolta vanitose
e superbe. 3. Lupi, serpenti e cinghiali si nascondono nelle foreste. 4. Leggete e imparate a
memoria il libro del poeta, ragazzi. 5. I Greci in Italia erano spesso maestri di lettere. 6. Si
avvicina la sera: il contadino lascia i campi e si dirige verso casa (domum).

21 Avverbi in -e
Individuare il significato dei seguenti aggettivi e degli avverbi in -e corrispondenti:

certus T impius T praecipuus T opportunus T nitidus T placidus T timidus T obscurus T purus


T splendidus T urbanus T stultus T latus

22 Anticipazioni di sintassi: l’aggettivo sostantivato


Tradurre:

1. De ligneo equo multa falsa Graecus captivus Troianis narrabat. 2. Multi bonam famam
curant, pauci bonam conscientiam. 3. Avarorum animi multis curis sollicitantur. 4. Vera
dicebas, Cassandra, sed Troiani verbis tuis non credebant. 5. Boni iusta semper optant, mali
commodis suis tantum inserviunt. 6. Non solum magna, sed etiam parva interdum poetarum
animos excitant. 7. Animus aeger semper nova optat, numquam acquiescit. 8. Pueri ludere
amant nec seria curant.

Morfologia 64
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 65

23 Anticipazioni di sintassi: l’aggettivo sostantivato


Tradurre:

1. Verum dicere, fama, soles [Mart.]. 2. Boni sibi (per sé) expetunt gloriam et gratiam
[Plaut.]. 3. Nulla nota verum distinguebatur a falso [Cic.]. 4. Fidentiae contrarium est diffi-
dentia [Cic.]. 5. Felicitas (successo) Antoni avaritiam superbiam ceteraque occulta mala
patefecit (rivelò) [Tac.].

24 Anticipazioni di sintassi: gli aggettivi possessivi


Tradurre solo le frasi in cui è richiesto l’uso di suus, -a, -um:

1. Il maestro interroga i suoi allievi. 2. Segui i miei consigli, non i suoi. 3. Suo padre è trop-
po severo. 4. Giulia compera un libro al suo bambino. 5. L’agricoltore ara i suoi campi con
l’aratro. 6. Non credo alle sue parole. 7. Ignoro le cause del suo gesto. 8. I Germani in bat-
taglia erano incitati dalle loro donne.

25 Anticipazioni di sintassi: dativo di possesso


Tradurre:

1. Matronae argentea armilla atque aureus anulus sunt. 2. Puellae vitreum speculum est. 3.
Imperio Romano multae provinciae sunt. 4. Mario multi agri, multae villae cum hortis sunt.
5. Tyranno falsi tantum (soltanto) amici sunt. 6. Pauci sed fidi et operosi servi Paulo sunt.
7. Est philosopho animus strenuus ac securus etiam in periculis.

26 Anticipazioni di sintassi: determinazioni di tempo e preposizioni


Tradurre:

1. A prima adulescentia studiis litterarum incumbo. 2. Usque ad vesperum apud amicum


mansi (sono rimasto). 3. Mons (monte) Iura est inter Sequanos et Helvetios. 4. Post pri-
mum Punicum bellum Sicilia fit (diventa) provincia Romana. 5. Noviodunum erat oppi-
dum Aeduorum ad ripas Ligeris (della Loira) opportuno loco positum (situato). 6. Romani
ante oppidi moenia considunt. 7. Interea Galli non quiescebant, sed ad bellum arma para-
bant. 8. Biennium in provincia fui (sono stato). 9. Proximo anno tribuni erunt (saranno)
Appius Claudius et Sextus Iulius.

27 Ricapitolazione
Tradurre:

1. Graeci philosophi humani animi naturam exquirunt. 2. A Scythis in bello ferrea ac morti-
fera iacula adhibebantur. 3. Nymphae cum Satyris in sacris silvis domicilia habent. 4.
Nigrae Nili aquae magnam limi copiam in Aegypti agros vehunt. 5. Peritorum nautarum
experientia asperorum scopulorum pericula vitamus. 6. Grati sunt Graeci Libero ob vini

Unità 4. Esercizi 65
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 66

donum. 7. Cautorum incolarum animi seditiosi tribuni verbis non turbantur nec excitantur.
8. Post proelium apud Cannas multi Romanorum, laceri ac sine armis, in Campaniam
fugiunt. 9. Vergilius ac Tibullus poetae beatam vitam agricolarum, a vitae urbanae curis
remotam, celebrant. 10. Machinis Romani munitum Gallorum oppidum expugnant; incolae
a Romanis necantur aut capiuntur. 11. Avarorum animi semper solliciti sunt: bonorum enim
suorum iacturam pavent. 12. In Plauti fabulis saepe callidus servus operam suam domini
filio praebet: servi filiique dolis dominus decipitur. 13. Roscius Capuam pervĕnit ubi (dove)
Pompeium invĕnit. 14. Caesar (Cesare) M. Antonium Aretium mittit. 15. Alesiae Gallorum
copiae Romanis strenue resistunt. 16. Pergunt legati Ariminum tribunosque conveniunt. 17.
Cumis, in obscuro antro, Sibylla vivebat obscuraque responsa advenis dabat.

28 Ricapitolazione
Tradurre:

1. Quod (ciò che) semper movetur, aeternum est [Cic.]. 2. Statua Orbili Beneventi ostenditur
in Capitolio [Svet.]. 3. Dat tuba signum suis Vercingetorix atque ex oppido educit [Caes.]. 4.
Facile (facilmente) omnes (tutti), cum (quando) valemus, recta consilia aegrotis damus
[Ter.]. 5. Arbitrium dicitur sententia quae (che) ab arbitro statuitur [Paul.]. 6. Omnes (tutti)
arma requirunt [Enn.]. 7. Candida populus antro imminet [Verg.]. 8. Cum praeda in castra
redeo [Plaut.]. 9. Galli nocturna in locis desertis concilia habebant [Caes.]. 10. Paula Valeria
divortium sine causa fecit (perf. di facio) [Cael.]. 11. Metellus in loca Numidiae opulentissima
(assai ricchi) pergit, agros vastat, multa castella et oppida temere munita (fortificati) aut si-
ne praesidio capit incenditque [Sall.]. 12. Ad Ptolomaeum et Cleopatram M. Atilius et M. Aci-
lius legati dona tulere (portarono), regi (al re) togam et tunicam purpuream cum sella ebur-
nea, reginae pallam pictam (dipinta) cum amiculo purpureo [Liv.].

29 Ricapitolazione
Tradurre:

1. Le schiere dei triumviri fuggono dagli accampamenti e attraverso la Macedonia si diri-


gono verso l’Epiro. 2. Non gli anelli né le gemme, ma i figli erano l’ornamento delle matro-
ne romane. 3. Spesso i Germani abbandonavano la patria e discendevano con le donne e i
figli in Italia. 4. I Cartaginesi distruggevano e incendiavano molti e vetusti templi in Sicilia.
5. Nella guerra contro Pirro gli alleati prestavano valido aiuto alle schiere romane. 6. Per la
laboriosa attività dei coloni i fertili campi dell’Africa offrivano grande abbondanza di fru-
mento.

30 Ricapitolazione
Tradurre:

La vita in campagna
Vilicus cum familia in villa vitam agit. Villa habet latam culinam, multa cubicula, cellam
vinariam et oleariam: in vinaria vinum, in olearia oleum servatur. In culina ancillae cibum

Morfologia 66
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 67

parant atque familia cenat. In area est cisterna, ubi aquam hauriunt servi. Agricolae terram
arant aratro, glaebas frangunt, serunt, fossas fodiunt ubi aqua fluit; nam sine aqua arida
miseraque est agri cultura. In horto vilica violas ac rosas colit: paucas domi servat, multas in
vico vendit atque pecunia corbulas vasaque emit.

31 Ricapitolazione
Tradurre:

Un incendio
Parva favilla magnum suscitat incendium in silvis: ardent rami, folia, trunci altarum pino-
rum fagorumque, ardent sicca arbusta. Fumus ex incendio silvae ad caelum tollitur, ventus
eum (quello, acc.) ad proximum vicum agit. Incolae terrentur: agris, bonis suis timent;
etiam bestiae in periculo sunt. Fumus densus appropinquat; vici incolae ad fugam cum
bestiis parantur. Sed paulatim caelum nubilis obscuratur: paulo post (poco dopo) pluit,
pluvia assidua gradatim incendium exstinguitur. Incolae, ob arsam (arsa) silvam maesti,
sed iam a periculo tuti, usitata opera renŏvant.

Unità 4. Esercizi 67
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 68

lessico

La preposizione

1 Definizione e uso
La preposizione è la parte invariabile del discorso che raccorda un nome o un pronome con
gli altri elementi della proposizione («i soldati uscirono dalla città e combatterono presso il
fiume»; «non potrete agire né senza di noi né contro di noi»). Rispetto all’italiano il latino
compensa con i casi l’uso più limitato delle preposizioni (ad es. Romae habitare «abitare a
Roma»). Alcune preposizioni conservano la duplice funzione, quella di preposizione vera
e propria (Paulus perveniet post me «Paolo arriverà dopo di me») e quella originaria di avver-
bio (Paulus perveniet post «Paolo arriverà dopo»); tra queste, ci sono ante, post, prope, prop-
ter, extra, intra, super.
Solitamente la preposizione è preposta (prae-positio) al complemento, ma talvolta è
posposta: è il caso delle preposizioni nominali o improprie precedute dal genitivo (causa
«in vista di, a causa di», gratia «per amore di, in vista di», ergo «in ragione di, a causa di») e
della preposizione cum + pronome (mecum «con me», tecum «con te», nobiscum «con noi»,
vobiscum «con voi»; le forme quocum, quacum, quibuscum «con cui», in epoca classica oscil-
lano con cum quo, cum qua, cum quibus); frequentemente la preposizione è inserita tra l’ag-
gettivo e il sostantivo (quam ob rem «per la qual cosa», quem ad modum «nel modo in cui»,
magna cum diligentia «con grande diligenza», multos post dies «dopo molti giorni», has adver-
sus gentes «contro questi popoli»).
La preposizione stabilisce rapporti non solo reali o propri, cioè riferiti allo spazio (impe-
tus adversus montem «l’assalto della collina», apud cunctas Asiae insulas «in tutte le isole del-
l’Asia», in portum accedere «entrare nel porto») e al tempo (apud maiores nostros «al tempo
dei nostri antenati», in diem vivere «vivere alla giornata»), ma anche figurati o metaforici
(oratio adversus rem publicam «un discorso contro lo stato», pietas adversus deos «la devo-
zione verso gli dèi», apud Platonem legimus... «in Platone leggiamo...», amor in patriam «l’a-
more per la patria»).

Lessico 68
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2 Classificazione
1 Principali preposizioni costruite con il solo accusativo:
ad «a, presso, verso, alla volta di»:
ad terram naves deligare ancorare le navi alla riva
ad exercitum manere restare presso l’esercito
ad castra pergere mettersi in marcia verso l’accampamento
ad Urbem proficisci partire alla volta di Roma
iuxta «vicino a, accanto a»:
iuxta finem vitae vicino alla fine della vita

prope «presso, vicino a»:


prope oppidum vicino alla città
propter «presso, vicino a, a causa di»:
propter Platonis statuam presso la statua di Platone
propter multitudinem a causa del gran numero
apud «presso, vicino a, ai tempi di»:
apud Hypanim fluvium presso il fiume Ipani
apud maiores nostros ai tempi dei nostri antenati
ante «davanti a, prima di»:
equitatum ante se mittere mandare la cavalleria davanti a sé
ante Urbem conditam prima della fondazione di Roma
post «dietro, dopo»:
post urbem dietro la città
post Urbem conditam dopo la fondazione di Roma
per «per, attraverso, durante, per mezzo di»:
per forum attraverso il fòro
per hos dies durante questi giorni
ludos per decem dies facere celebrare i giochi per dieci giorni consecutivi
sacra per mulieres confici solent è costume che i riti sacri siano celebrati per
opera delle donne
inter «tra, durante»:
inter Sequănos et Helvetios tra i Sequani e gli Elvezi
inter noctem durante la notte
circa «intorno a, riguardo a, verso»:
circa urbem intorno alla città
dissensio circa verba dissenso riguardo alle parole
circa lucis ortum verso il levar del giorno

La preposizione 69
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contra «di fronte a, contro»:


contra Galliam di fronte alla Gallia
rem publicam contra improbos cives difendere lo stato contro i cattivi cittadini
defendere

adversus, adversum «verso, contro, di fronte a»:


porta adversus castra Romana erat la porta si trovava di fronte all’accampamento
romano
adversus rem publicam orationem tenere un discorso contro lo stato
habere
pietas adversus deos la pietà verso gli dèi

ob «davanti a, a causa di, in cambio di»:


ob Romam legiones ducere condurre le legioni davanti a Roma
ob hanc scientiam a causa di questa conoscenza
ob beneficium in cambio di un beneficio

erga «verso, riguardo a, nei confronti di»:


pietas erga parentes / deos / patriam l’amore verso i genitori / gli dèi / la patria

2 Principali preposizioni costruite con il solo ablativo:


a, ab, abs «da, a partire da, dai dintorni di»:
oppidum ab Aenea fugiente a Troia città fondata da Enea in fuga da (dai dintorni
conditum di) Troia
a Deucalione ortus discendente da Deucalione
a medio ad summum dal centro al vertice

de «da (locale o causale), dall’alto di, nel corso di, a proposito di»:
de muro se deicere gettarsi dall’alto di un muro
de via fessus affaticato dal viaggio
de mense Decembri nel corso del mese di dicembre
de contemnenda gloria libellos scrivere degli opuscoli sul disprezzo della glo-
scribere ria

e, ex «da, fuori da, (fatto) di, secondo»:


exire ex urbe uscire dalla città
statua ex aere facta statua di bronzo
ex lege secondo la legge

sine «senza»:
lectio sine ulla dilectatione lettura senza alcun diletto
cum fratre an sine? con mio fratello o senza di lui?

Lessico 70
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 71

cum «con»:
habitare cum aliquo abitare con qualcuno
magna cum constantia con grande costanza
cum prima luce con lo spuntare del giorno
magno cum luctu totius civitatis con la desolazione dell’intera città

coram «in presenza di, davanti a»:


coram aliquo in presenza di qualcuno
coram senatu davanti al senato

pro «davanti a, al posto di / in qualità di / come vice di, a favore di»:


sedens pro aede Castoris sedendo davanti al tempio di Castore
pro magistro quidam L. Carpinatius come vice direttore un certo Lucio Carpinazio
illud pro plebe est ciò è a favore della plebe

prae «davanti a, a confronto di, a causa di»:


prae se agere spingere davanti a sé
tu prae nobis beatus es tu sei felice in confronto a noi
nec loqui prae maerore potuit e non poté parlare per il dolore

3 Principali preposizioni costruite con l’accusativo e con l’ablativo:


in «in, verso, contro»:
in portum accedere entrare nel porto
illiberalis in aliquem poco generoso verso qualcuno
carmen in aliquem scribere comporre un poema in lode di qualcuno
in eo portu piratae navigaverunt pirati hanno navigato in quel porto

sub «sotto, in prossimità di, subito dopo»:


sub dies festos in prossimità delle feste
sub eas litteras statim recitatae sunt subito dopo questa lettera è stata letta la tua
tuae
sub terra habitare abitare sotto terra
sub regno esse essere sotto la monarchia

super «sopra, oltre, durante»:


super aspidem adsidere sedersi sopra un serpente
super omnia soprattutto
super dotem oltre la dote
super cenam durante il pranzo
super musculo lateres struuntur i mattoni vengono disposti sulla galleria mobile
super aliqua re scribere scrivere su di un argomento
super media nocte a notte fonda

La preposizione 71
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 72

3 Sinonimi e contrari
ostilità e favore
adversus (-um) di fronte a, dirimpetto a, contro
in contro (avversione), verso (affetto)
contra contro (avversione) pro per, a favore di
erga verso (affetto)

vicinanza e precedenza
ad a, alla volta di, presso (avvicinamento e vicinanza)
apud presso, vicino a (vicinanza)
iuxta accanto, vicino a (grande vicinanza)
prope, propter vicino a (vicinanza)
ante prima di, davanti a post dopo, dietro
prae davanti a
coram in presenza di, al cospetto di
apud innanzi a

dentro e fuori, sopra e sotto


in in ex da
inter in mezzo a
intra dentro extra fuori
sub sotto super sopra
subter di sotto
infra (al) di sotto supra (al) di sopra


Esercizi

1 Individuare i diversi significati delle seguenti preposizioni:


in Tad Tpost Tde Tcum Tprae Te, ex Tpro

Lessico 72
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 73

2 Individuare i sinonimi (e gli eventuali contrari) delle seguenti pre-


posizioni:
coram Tcontra Tsupra Tapud • erga • prae

3 Tradurre:

I livello 1. Fuisti (fosti) igitur apud Laecam illa nocte (quella notte), Catilina [Cic.]. 2. T.
Manlius perindulgens in patrem (padre), idem acerbe severus in filium [Cic.]. 3. Solem (sole,
acc.) prae iaculorum multitudine (moltitudine, abl.) et sagittarum non videbitis [Cic.].
4. Repente post tergum equitatus (cavalleria) cernitur [Caes.]. 5. Ab hora octava ad vesperum
secreto collocuti sumus (abbiamo conversato) [Cic.].

II livello 1. Hoc verbum ‘unde’ utrumque declarat, et ex quo loco et a quo loco. Unde deiectus
Cinna? Ex urbe. Unde deiecti Galli? A Capitolio. Unde qui cum Graccho fuerunt? Ex Capitolio
[Cic.]. 2. Deinde postero die sub montis radicibus vi summa proelium commiserunt [Nep.]. 3. Hoc
apud Platonem est in philosophos dictum [Cic.]. 4. Atticus sepultus est iuxta viam Appiam ad
quintum lapidem in monumento Q. Caecili, avunculi sui [Nep.]. 5. Non modo clam verum etiam
hic in foro ante tribunal tuum, M. Fanni, ante pedes vestros, iudices, inter ipsa subsellia caedes
futurae sunt [Cic.]. 6. Mihi vero ipsi coram genero meo, propinquo tuo, quae dicere ausus es?
[Cic.]. 7. Belgae proximi sunt Germanis, qui trans Rhenum incolunt [Caes.]. 8. Intra parietes
meos de mea pernicie consilia inibantur [Cic.]. 9. Latrocinia nullam habent infamiam, quae
extra fines cuiusque civitatis fiunt [Caes.]. 10. Infra lunam autem nihil est nisi mortale et cadu-
cum, praeter animos munere deorum hominum generi datos; supra lunam sunt aeterna omnia
[Cic.]. 11. Accubueram hora nona cum ad te harum litterarum exemplum in codicillis exaravi.
Dices ‘ubi’? Apud Volumnium Eutrapelum, et quidem supra me Atticus, infra Verrius, familiares
tui [Cic.]. 12. Ob aliquod emolumentum suum cupidius aliquid dicere videntur [Cic.]. 13. Tiro-
nem propter humanitatem et modestiam malo salvum quam propter usum meum [Cic.]. 14. Qui
sui defendendi causa telo est usus, non hominis occidendi causa habuisse telum iudicatur [Cic.].
15. Ipsae bestiae hominum gratia generatae sunt [Cic.]. 16. Detrahere igitur alteri aliquid est con-
tra naturam [Cic.].
III livello 1. Cum idem placuisset illis, tum in pratulo propter Platonis statuam consedimus
[Cic.]. 2. In maximis rebus quonam modo gererem me adversus Caesarem, usus tuo consilio sum
[Cic.]. 3. Praecipiunt ut eodem modo erga amicos affecti simus, quo erga nosmet ipsos [Cic.]. 4.
Nam sic fac existimes, post has miserias, nihil esse actum aliud cum dignitate [Cic.]. 5. Codrus se
in medios immisit hostis veste famulari, ne posset adgnosci [Cic.]. 6. Neque longioribus, quam
oportet, hyperbatis compositioni serviamus, ne, quae eius rei gratia fecerimus, propter eam fecis-
se videamur; et certe nullum aptum atque idoneum verbum permutemus gratia levitatis [Quint.].

La preposizione. Esercizi 73
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unità 5

Futuro semplice •
III declinazione •
Aggettivi della
II classe

1 Indicativo futuro semplice attivo e passivo


Prima e seconda coniugazione: futuro in -b-
L’indicativo futuro semplice delle prime due coniugazioni è formato dal tema allargato
dell’infectum seguìto dal suffisso -b- con vocali tematiche -i-/-u- (le stesse dell’indicativo
presente di mitto) e dalle desinenze attive o passive dell’infectum:

ATTIVO PASSIVO

vocā-b-o io chiamerò vocā-b-o-r io sarò chiamato


vocā-bi-s voca-bĕ-ris /-re
I CONIUG.

vocā-bi-t voca-bı̆-tur
voca-bı̆-mus voca-bı̆-mur
voca-bı̆-tis voca-bi-mı̆ni
vocā-bu-nt voca-bu-ntur

monē-b-o io ammonirò monē-b-o-r io sarò ammonito


monē-bi-s mone-bĕ-ris /-re
II CONIUG.

monē-bi-t mone-bı̆-tur
mone-bı̆-mus mone-bı̆-mur
mone-bı̆-tis mone-bi-mı̆ni
monē-bu-nt mone-bu-ntur

Morfologia 74
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 75

Terza e quarta coniugazione: futuro in -a-/-e-


L’indicativo futuro semplice della III e IV coniug. è formato dal tema dell’infectum (ristretto
per i verbi del tipo mitto, allargato per gli altri) seguìto dai suffissi -a- per la I pers. sing., -e-
per le altre, e dalle desinenze attive o passive dell’infectum:

ATTIVO PASSIVO

mitt-a-m io manderò mitt-a-r io sarò mandato


con vocale tem.
III CONIUG.

mitt-e-s mitt-ē-ris
mitt-e-t mitt-ē-tur
mitt-ē-mus mitt-ē-mur
mitt-ē-tis mitt-e-mı̆ni
mitt-e-nt mitt-e-ntur

capi-a-m io prenderò capi-a-r io sarò preso


III CONIUG.

capi-e-s capi-ē-ris
tema in -i

capi-e-t capi-ē-tur
capi-ē-mus capi-ē-mur
capi-ē-tis capi-e-mı̆ni
capi-e-nt capi-e-ntur

inveni-a-m io troverò inveni-a-r io sarò trovato


IV CONIUG.

inveni-e-s inveni-ē-ris
inveni-e-t inveni-ē-tur
inveni-ē-mus inveni-ē-mur
inveni-ē-tis inveni-e-mı̆ni
inveni-e-nt inveni-e-ntur

Il verbo sum
er-o io sarò
er-i-s
er-i-t
er-ı̆-mus
er-ı̆-tis
er-u-nt

2 La terza declinazione
Alla III decl. appartengono la maggior parte dei sostantivi maschili, femminili e neutri, gli
aggettivi della II classe, i comparativi e i participi presenti; è caratterizzata dalla desinen-
za del gen. sing. -is. Essa presenta una grande varietà di temi e di tipi di flessione, varietà
che non è sempre immediato ricondurre ad un unico modello generale; infatti, a differen-
za delle altre quattro declinazioni, nella III sono compresi due tipi di temi:

Unità 5 75
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 76

temi in consonante
temi in -i- 1
I tratti distintivi dei temi in consonante e dei temi in -i- sono tuttavia divenuti, nel tem-
po, molto meno netti. I due gruppi si sono talora confusi tra loro a causa delle naturali
modificazioni fonetiche della lingua e dei reciproci influssi (azioni analogiche), tanto da
dar luogo ad una serie di forme «ambigue», apparentemente non identificabili con uno
solo dei due gruppi, tradizionalmente riunite nella cosiddetta «declinazione mista»: tutta-
via, in coerenza con l’impostazione adottata, è senz’altro preferibile far rientrare tali for-
me nei temi in -i- (cfr. Osservazioni, pp. 78 sg.).

Prospetto delle terminazioni

SINGOLARE PLURALE
MASCH. / FEMM. NEUTRO MASCH. / FEMM. NEUTRO

nom. -s / zero zero -ēs -ă


gen. -ı̆s -ı̆s -ŭm -ŭm
dat. -ı̄ -ı̄ -(ı̆ )bŭs -(ı̆ )bŭs
acc. -ĕm / -ı̆m zero -ēs / -ı̄s -ă
voc. -s / zero zero -ēs -ă
abl. -ĕ / -ı̄ -ĕ /-ı̄ -(ı̆ )bŭs -(ı̆ )bŭs

Primo gruppo: temi in consonante


MASCH. / FEMM. NEUTRO

nom. milĕs (< milet-s) soldato capŭt (tema puro) capo


gen. milı̆t-ı̆s capı̆t-ı̆s
SINGOLARE

dat. milı̆t-ı̄ capı̆t-ı̄


acc. milı̆t-ĕm capŭt
voc. milĕs capŭt
abl. milı̆t-ĕ capı̆t-ĕ

nom. milı̆t-ē s capı̆t-ă


gen. milı̆t-ŭm capı̆t-ŭm
PLURALE

dat. milı̆t-ı̆-bus capı̆t-ı̆-bus


acc. milı̆t-ēs capı̆t-ă
voc. milı̆t-ēs capı̆t-ă
abl. milı̆t-ı̆-bus capı̆t-ı̆-bus

1. Tale suddivisione ha un autentico fondamento be al nom. e gen. sing.: consul, consulis «console») e
morfologico, perché ad essa sono riconducibili pres- parisillabi (con eguale numero di sillabe al nom. e
soché tutti i nomi della III decl. Puramente empirica gen. sing.: civis, civis «cittadino») che, non potendo
è invece la classificazione tradizionale – tuttora in- spiegare alcune forme e categorie, impone l’appren-
valsa nell’insegnamento scolastico del latino – di dimento a memoria di elenchi più o meno lunghi di
nomi imparisillabi (cioè con diverso numero di silla- «eccezioni».

Morfologia 76
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 77

Osservazioni
Seguono tali paradigmi i sostantivi – rispettivamente maschili e femminili quello di miles,
neutri quello di caput – in:
a. dentale con nom. sing. sigmatico (t /d + s > s):
pes, ped-is, m. piede
libertas, libertat-is, f. libertà
Note 1. Si definisce «sigmatico» il nominativo caratterizzato dalla desinenza -s («sigma» in
greco), «asigmatico» il nominativo privo di tale desinenza.
2. Cor, cord-is, n. «cuore» e lac, lact-is, n. «latte» perdono nel nom. sing. la dentale fina-
le del tema. Frequente l’apofonia latina: comes, comı̆t-is, m./f. «compagno/-a»; eques, equı̆t-is, m.
«cavaliere»; hospes, hospı̆t-is, m. «ospite»; ecc.

b. velare con nom. sing. sigmatico (c /g + s > x):


rex, reg-is, m. re
lux, luc-is, f. luce
vertex, vertı̆c-is, m. (con apof. lat.) vertice
c. labiale con nom. sing. sigmatico (p /b + s > ps /bs):
princeps, princı̆p-is, m. (con apof. lat.) principe, primo
plebs, pleb-is, f. plebe
d. liquida (l/r) con nom. sing. equivalente al tema puro:
consul, consŭl-is, m. console
sol, sol-is, m. sole
Caesar, Caesăr-is Cesare
soror, sorōr-is, f. sorella
uxor, uxōr-is, f. moglie
mel, mell-is, n. miele
murmur, murmŭr-is, n. mormorìo
Nota Frater, fratr-is «fratello», mater, matr-is «madre», pater, patr-is «padre», accipiter, accipitr-
is «sparviero» presentano al nom. e voc. sing. il grado medio -ter in alternanza con il grado zero -
tr (per apofonia indoeuropea) del resto della decl.

e. nasale con nom. sing. asigmatico (la nasale cade per lo più nei m. e f., si conserva nei n.):
Cicero, Cicerōn-is Cicerone
regio, regiōn-is, f. regione
Nota Numerosi sost. presentano alternanza vocalica per apofonia indoeur. (homo, homı̆n-is,
m. «uomo», virgo, virgı̆n-is, f. «vergine») o latina (nomen, nomı̆n-is, n. «nome»). Canis «cane» e
iuvĕnis «giovane» seguono la regolare decl. dei temi in nasale eccetto che nel nom. sing. allarga-
to in -is; hiems, hiĕm-is, f. «inverno» è l’unico tema in -m ed ha il nom. sing. sigmatico.

f. sibilante con nom. sing. equivalente al tema puro (la -s- del tema in posizione intervoca-
lica rotacizza nel resto della decl.):
flos, flor-is, m. fiore
mas, mar-is, m. maschio
tellus, tellūr-is, f. terra
ius, iur-is, n. diritto
honos (e honor per analogia), honōr-is, m. onore, carica pubblica

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Nota Assai frequente l’alternanza vocalica tra nom. sing. e gli altri casi: cinis, cinĕr-is, m.
«cenere», pulvis, pulvĕr-is, m./f. «polvere», genus, genĕr-is, n. «genere», frigus, frigŏr-is, n. «freddo».
Vas, vasis, n. «vaso» non rotacizza perché la -s del tema era geminata (*vassis > vasis: cfr. os, ossis,
n. «osso», dove la geminata persiste).

Appartiene alla III decl. un gran numero di sostantivi uscenti in -men, -or, -tas, -tio, -tor,
-trix, -tudo, ecc., per cui cfr. Lessico, pp. 124 sgg.

Secondo gruppo: temi in -i


MASCH. / FEMM. NEUTRO

nom. pupp-ı̆s poppa host-ı̆s nemico mar-ĕ mare


gen. pupp-ı̆s host-ı̆s mar-ı̆s
SINGOLARE

dat. pupp-ı̄ host-ı̄ mar-ı̄


acc. pupp-ı̆m host-ĕm mar-ĕ
voc. pupp-ı̆s host-ı̆s mar-ĕ
abl. pupp-ı̄ host-ĕ mar-ı̄

nom. pupp-ēs host-ēs mar-i-ă


gen. pupp-i-ŭm host-i-ŭm mar-i-ŭm
PLURALE

dat. pupp-ı̆-bus host-ı̆-bus mar-ı̆-bus


acc. pupp-ı̄s host-ēs mar-i-ă
voc. pupp-ēs host-ēs mar-i-ă
abl. pupp-ı̆-bus host-ı̆-bus mar-ı̆-bus

Osservazioni
1. In origine la -i del tema era presente in tutta la decl.: in seguito, sotto la spinta dell’ana-
logia con le forme dei temi in consonante, le uscite si sono per lo più uniformate (acc. sing.
-im > -em; abl. sing. -i > -e; acc. plur. -is > -es: cfr. la decl. di hostis). Alcuni sostantivi attesta-
no però la conservazione delle forme più antiche ancora nell’età classica (cosiddetti «con-
servativi»: cfr. la decl. di puppis): sitis, f. «sete», tussis, f. «tosse», Tiberis, m. «Tevere»; altri
alternano entrambe le forme: civis, m. «cittadino», collis, m. «colle», ignis, m. «fuoco», imber,
m. «pioggia», navis, f. «nave», securis, f. «scure», turris, f. «torre», ecc.
2. Sono attestate forme di nom. sing. in -es: aedes, f. «tempio, stanza» (al plur. «casa» forma-
ta da più stanze), caedes, f. «strage», clades, f. «rovina», sedes, f. «sedia, sede», vulpes, f. «vol-
pe», ecc.; il nom. in -es, tuttavia, alterna spesso con la forma più recente ad analogica in -is.
3. Alcuni sostantivi nel nom. sing. hanno subìto la sincope della -i e presentano i normali
esiti fonetici dell’incontro tra le consonanti precedenti e la -s della desinenza:
*artis > *arts > *arss > ars arte
*mentis > *ments > *menss > mens mente
*montis > *monts > *monss > mons monte
*partis > *parts > *parss > pars parte

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*pontis > *ponts > *ponss > pons ponte


*Arpinatis > *Arpinats > Arpinás arpinate (ossitonia secondaria: cfr. pp. 9 sg.)
*arcis > *arcs > arx rocca
*falcis > *falcs > falx falce
*stirpis > stirps stirpe
*urbis > urbs città
Alla stessa categoria appartengono i sostantivi:
fons, fontis fonte mors, mortis morte
frons, frontis fronte plebs, plebis plebe
gens, gentis famiglia, popolo sors, sortis sorte
lis, litis lite trabs, trabis trave
Altri sostantivi con il tema in consonante, evidentemente per analogia con quelli con tema
in -i, presentano talvolta nel gen. plur. l’uscita in -ium, in alternanza con quella regolare in
-um:
civitas, civitat-ium (-um) cittadinanza
dens, dent-ium (-um) dente
fraus, fraud-ium (-um) frode
nox, noct-ium (-um) notte
optimates, optimat-ium (-um) ottimati
4. I sostantivi neutri conservano talora nei casi retti sing. il tema puro, mutando la -i finale
in -e (*mari > mare: cfr. p. 13), talora invece la -i è caduta per apocope (*animali > animal
«animale, essere animato»; *calcari > calcar «sprone»): ma nel resto della decl. la -i è rego-
larmente presente (animalia, animalium; calcaria, calcarium).

Nota Nominativo: al plur. i temi in consonante e i temi in -i, in origine differenziati (-ĕs, -ēs),
storica si sono uniformati in -ēs.
Genitivo: la desinenza del sing. -is deriva da un originario -es (*reg-es > regis; *puppi-es >
puppis); quella del plur. -um (da -om) è, si badi, la stessa sia per i temi in consonante sia per i temi in
-i (reg-um, puppi-um).
Dativo: -i deriva da un originario -ei; al plur. la desinenza -bus, propria dei temi in -i, è sta-
ta assunta dai temi in consonante con una -i- analogica per agevolare la pronuncia (reg-i-bus, puppi-
bus).
Accusativo: la desinenza originaria del sing. è -m, che unita ai temi in consonante si voca-
lizza in -em (*reg-m > reg-em), poi estesasi anche ai temi in vocale (civi-m > civem); lo stesso è avve-
nuto al plur. per -es dei temi in consonante, che ha finito per prevalere nei confronti di -is dei temi in
vocale.
Ablativo: -ĕ dei temi in consonante si sostituisce a -ı¯ (equivalente al tema puro) dei temi
in vocale (*hosti > hoste), tranne che nei sostantivi conservativi (puppi, mari). Per il plur., cfr. quanto
già detto per il dativo.

Sostantivi anomali
Alcuni sostantivi presentano forme che si discostano in parte dalla declinazione regolare:
vis, f. «forza»
sus, m. «maiale» e grus, f. «gru»

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bos, m./f. «bue, mucca»


Iuppiter «Giove»

SINGOLARE

nom. vı̄-s sū-s bŏ-s Iuppı̆ter


gen. – su-ı̆s bov-ı̆s Iov-ı̆s
dat. – su-ı̄ bov-ı̄ Iov-ı̄
acc. vı̆-m su-ĕm bov-ĕm Iov-ĕm
voc. vı̄-s sū-s bō-s Iuppı̆ter
abl. vı̄ su-ĕ bov-ĕ Iov-ĕ

PLURALE

nom. vir-ēs su-ēs bov-ēs


gen. vir-ı̆-um su-ŭm bo-ŭm
dat. vir-ı̆-bus su-(ı̆)bus bū-bus (bō-) —
acc. vir-ı̄s (-ēs) su-ēs bov-ēs
voc. vir-ēs su-ēs bov-ēs
abl. vir-ı̆-bus su-(ı̆)bus bū-bus (bō-)

Osservazioni
1. Vis è difettivo, perché gen. e dat. sing. non sono in pratica testimoniati. La desinenza -s
del nom. è stata considerata come appartenente al tema, per cui le forme del plurale rical-
cano quelle di un tema in sibilante con regolare rotacizzazione: *vis-es > vir-es (fatta ecce-
zione per il gen. vir-i-um).
2. Nel dat. e abl. plur. di sus (sost. a tema in -u), oltre alla forma analogica suibus sono atte-
stati anche sūbus e sŭbus. Come sus si declina grus «gru».
3. Bos presenta il tema in dittongo (bou-: cfr. gr. bous), per cui il nom. sing. doveva essere
*bous da cui *bus; al plur. il gen. *bou-um > bo-um (per contrazione), dat. e abl. *bou-bus >
bu-bus. Bos e bobus sono probabilmente di matrice dialettale e rustica.
4. Iuppı˘ter, nom. e voc., rappresenta l’esito di un antico *Iou-păter «Giove padre» o piuttosto
«padre della luce» (con passaggio ou > u, raddoppiamento della p e apofonia latina ă > ˘ı ): il
primo elemento Iou- ha costituito la base per il resto della declinazione.

Particolarità morfologiche e lessicali


1 Sostantivi con tema plurimo:
senex, sen-is, m. «vecchio»: il tema allargato senec- (dal quale si formano anche
senectus e senecta «vecchiaia») compare solo nel nom. e voc. sing.; il resto della decl. è rego-
larmente costruita sul tema sen- (gen. plur. sen-um);
iecur (iocur), iecŏr-is, n. «fegato»: alterna inoltre i temi iecinor-, iocinor- e ioci-
ner- nei casi obliqui del sing. e in tutto il plur. (gen. sing. iecŏris, iecinŏris, iocinŏris, iocinĕris,
ecc.).

Morfologia 80
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iter, itinĕr-is, n. «viaggio»: dal tema itiner- si formano i casi obliqui del sing. e
tutto il plur. (n. plur. itinera, gen. plur. itinerum, ecc.);
femur, femŏr-is, n. «femore, coscia»: alterna anche il tema femı̆n- nei casi obli-
qui del sing. e in tutto il plur. (gen. sing. femŏris e femı̆nis, dat. sing. femŏri e femı̆ni, ecc.);
caro, carn-is, f. «carne»: eccetto nom. e voc. sing. caro, tutti gli altri casi si for-
mano dal tema carn- (ma il gen. plur. è carnium);
supellex, supellectı̆l-is, f. «suppellettile»: eccetto nom. e voc. sing. supellex, tut-
ti gli altri casi sing. si formano dal tema supellectil- (da cui il tardo nom. supellectilis; non
sono attestate forme di plurale).

2 Sostantivi eteròcliti (oscillanti tra due declinazioni):


iugĕrum, -i, n. «iugero» (unità di misura territoriale): al sing. segue la II decl., al
plur. la III (iugera, iugerum, iugeribus);
plebs, pleb-is, f. «plebe»: sono attestate forme della V decl. nel nom. plebes, gen.
e dat. plebei;
requies, requiēt-is, f. «riposo»: alterna forme della V decl. nell’acc. requiem e abl.
sing. requie;
vas, vas-is, n. «vaso»: al sing. segue la III decl. (vas, vasis, vasi, vase), al plur. la II
(vasa, vasorum, vasis).

3 Locativo. Restano esigue tracce del caso locativo nella III decl.: le forme più
ricorrenti sono ruri «in campagna» (da rus, ruris, n.), luci «di giorno» (da lux, lucis, f.),
vesperi «di sera» (da vesper, -eri/-eris, m.).

4 Pluralia tantum:
Alpes, -ium, f. Alpi
Gades, -ium, f. Cadice
Sardes, -ium, f. Sardi
fides, -ium, f. lira
fores, -ium, f. porta, battenti (di abitazione)
moenia, -ium, n. mura (di città)
Manes, -ium, m. Mani (spiriti dei morti)
optimates, -ium, m. patrizi, aristocratici
Penates, -ium, m. Penati (dèi protettori)
Bacchanalia, -ium, n. Baccanali (feste per Bacco)
Lupercalia, -ium, n. Lupercali (feste per Luperco)
Saturnalia, -ium, n. Saturnali (feste per Saturno)

La declinazione dei nomi greci


Fin dal periodo arcaico i sostantivi e i nomi propri di origine greca vengono tendenzial-
mente «latinizzati», flessi cioè secondo i modelli consueti delle declinazioni latine. In
séguito, con la piena affermazione della cultura ellenica a Roma, ora per particolari esi-
genze espressive, ora per una ricerca di sofisticata fedeltà ai modelli letterari in lingua gre-
ca, si diffonde, specie in poesia, la consuetudine di conservare per quei nomi le forme ori-

Unità 5 81
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ginarie traslitterate, accanto o in sostituzione di quelle latine: ne consegue una serie di


declinazioni per così dire «miste», riconducibili più all’uso difforme degli scrittori che alla
coerenza dei paradigmi.
Nota Diverso è il trattamento dei nomi di origine orientale, ebraica o egiziana, quali Adam,
Abraham, Esau, David, Isaac, Ierusalem, Thot, ecc., per lo più impiegati in forme invariabili; pochi altri
che presentano una terminazione simile a quella latina sono talora declinati: Maria, -ae, Iohannes, -
is, Moyses, -is, ecc.

I DECLINAZIONE
epitome sofista Enea

nom. epitom-ē sophist-ēs Aenē-ās


gen. epitom-ēs sophist-ae Aenē-ae
dat. epitom-ae sophist-ae Aenē-ae
acc. epitom-ēn sophist-ēn Aenē-ān (-ām)
voc. epitom-ē sophist-ā (-ē) Aenē-ā
abl. epitom-ē sophist-ē Aenē-ā

II DECLINAZIONE
Prometeo Delo Troia

nom. Promethe-us Del-ŏs Ili-ŏn (-ŭm)


gen. Promethe-ŏs (-ı̄ ) Del-ı̄ Ili-ı̄
dat. Promethe-ō (-ı̄ ) Del-ō Ili-ō
acc. Promethe-ă (-ŭm) Del-ŏn (-ŭm) Ili-ŏn (-ŭm)
voc. Promethe-u Del-ĕ Ili-ŏn (-ŭm)
abl. Promethe-ō Del-ō Ili-ō

III DECLINAZIONE
cratere Pallade Socrate poesia

nom. cratēr Pallăs Socrăt-ēs poēs-ı̄s


gen. cratēr-ı̆s Pallăd-ŏs Socrăt-ı̆s (-ı̄ ) poēs-ı̆s
dat. cratēr-ı̄ Pallăd-ı̄ Socrăt-ı̄ poēs-ı̄
acc. cratēr-ă (-ĕm) Pallăd-ă (-ĕm) Socrăt-ĕm (-ĕn) poēs-ı̆n
voc. cratēr Pallăs Socrăt-ēs poēs-ı̄s
abl. cratēr-ĕ Pallăd-ĕ Socrăt-ĕ poēs-ı̄

Prior Aenean compellat Achates Per primo Acate si rivolge ad Enea.


(Verg.).
Frigidus aera Vesper temperat La sera fresca mitiga l’aria.
(Verg.).
Cadmus, Aegenoris et Argiopes Cadmo, figlio di Agenore e Argiope, ebbe
filius, ex Harmonı˘a, Martis et Veneris da Armònia, figlia di Venere e di Marte,
filia, procreavit filias quattuor, quattro figlie, Semele, Ino, Agave, Autonoe
Semelen, Ino, Agaven, Autonoen e un figlio, Polidoro.
et Polydorum filium (Hyg.).

Morfologia 82
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Osservazioni
1. Le rare forme di plurale sono generalmente conformi alle declinazioni latine. Il gen.
plur. dei sostantivi maschili o neutri indicanti titoli di libri può uscire in -on anziché in
-orum: Epōdon liber «il libro degli epodi», Georgı̆con libri «i libri delle Georgiche».
2. I nomi femminili in -o (Sappho «Saffo», Dido «Didone», Calypso «Calipso») presentano,
con l’eccezione del gen. -us, tutti gli altri casi uguali al nominativo.

Aggettivi della seconda classe


Gli aggettivi della seconda classe – sia quelli con tema in -i (del tipo gravis, -e «grave») sia
quelli con tema in consonante (del tipo audax, -acis «temerario») – seguono la III decl. com-
portandosi come temi in -i (abl. sing. -i; gen. plur. -ium; nom., acc. e voc. n. plur. -ia). In
base al numero di uscite al nom. sing. sono divisibili in tre gruppi:
a tre uscite: acer (m.), acr-is (f.), acr-e (n.) «acre»;
a due uscite: dulc-is (m./f.), dulc-e (n.) «dolce»;
a una uscita: felix (m./f./n.) «felice, fortunato».

SINGOLARE
MASCHILE FEMMINILE NEUTRO MASCH. / FEMM. NEUTRO

nom. acĕr acrı˘s acrĕ dulcı˘s dulcĕ


gen. acrı˘s acrı˘s acrı˘s dulcı˘s dulcı˘s
dat. acrı̄ acrı̄ acrı̄ dulcı̄ dulcı̄
acc. acrĕm acrĕm acrĕ dulcĕm dulcĕ
voc. acĕr acrı˘s acrĕ dulcı˘s dulcĕ
abl. acrı̄ acrı̄ acrı̄ dulcı̄ dulcı̄

PLURALE

nom. acrēs acrēs acriă dulcēs dulciă


gen. acriŭm acriŭm acriŭm dulciŭm dulciŭm
dat. acrı̆bus acrı̆bus acrı̆bus dulcı̆bus dulcı̆bus
acc. acrēs/-ı̄s acrēs/-ı̄s acriă dulcēs/-ı̄s dulciă
voc. acrēs acrēs acriă dulcēs dulciă
abl. acrı̆bus acrı̆bus acrı̆bus dulcı̆bus dulcı̆bus

SINGOLARE PLURALE
MASCH. / FEMM. NEUTRO MASCH. / FEMM. NEUTRO

nom. felix felix felicēs feliciă


gen. felicı̆s felicı̆s feliciŭm feliciŭm
dat. felicı̄ felicı̄ felicı̆bus felicı̆bus
acc. felicĕm felix felicēs/-ı̄s feliciă
voc. felix felix felicēs feliciă
abl. felicı̄ felicı̄ felicı˘bus felicı̆bus

Unità 5 83
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Osservazioni
1. Celer, -eris, -ere è l’unico aggettivo a tre uscite che conserva la -e- del tema in tutte le for-
me della declinazione.
2. Alcuni aggettivi frequentemente usati in funzione sostantivata presentano le desinenze
-e e -um (invece di -i e -ium), per analogia con quelle dei sostantivi con il tema in conso-
nante:
celer, -ĕris, -ĕre rapido pauper, -ĕris povero
compos, -ŏtis padrone princeps, -ı˘pis primo, principe
dives, divı˘tis ricco superstes, -ı˘tis superstite
immĕmor, -ŏris immemore vetus, -ĕris vecchio
memor, -ŏris memore (n. pl. vetĕra)
In altri aggettivi le forme sono distinte in base alla specifica funzione: locŭples «facoltoso»
presenta l’abl. sing. locuplēti in funzione di puro aggettivo, locuplēte in funzione sostantiva-
ta (e così gen. plur. rispettivamente in -ium e -um); lo stesso vale per supplex «supplice» (abl.
sing. supplici e supplice; gen. plur. -ium e -um), ecc.
3. Per la descrizione delle diverse categorie morfologiche di aggettivi appartenenti alla II
classe, cfr. Lessico, pp. 156 sgg.

Gli avverbi in -(ı̆)ter


Dal tema degli aggettivi della seconda classe si formano gli avverbi in -(ı̆)ter :
acer, acris acre, pungente acriter accanitamente
audax, -acis audace audac(i)ter audacemente
celer, -ĕris veloce celeriter velocemente
fortis, -is forte fortiter fortemente
gravis, -is grave, pesante graviter gravemente
similis, -is simile similiter similmente
suavis, -is dolce suaviter dolcemente
utilis, -is utile utiliter utilmente

Il participio presente
Il participio presente è un nome verbale («partecipa» infatti della natura del nome e del
verbo) con valore attivo; è formato dal tema allargato dell’infectum più il suffisso -nt- per la
I, II e III coniug. del tipo mitto, -ent per la III del tipo capio e per la IV:

NOMINATIVO GENITIVO

I coniug. *voca-nt-s > vocans che chiama voca-nt-is


II ” *mone-nt-s > monens che ammonisce mone-nt-is
III ” (voc. tem.) *mitt-e-nt-s > mittens che manda mitt-e-nt-is
III ” (tema in -i) *capi-ent-s > capiens che prende capi-ent-is
IV ” *inveni-ent-s > inveniens che trova inveni-ent-is

Morfologia 84
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SINGOLARE PLURALE
MASCH. / FEMM. NEUTRO MASCH. / FEMM. NEUTRO

nom. valens valido valens valentēs valentiă


gen. valentı̆s valentı̆s valentiŭm valentiŭm
dat. valentı̄ valentı̄ valentı̆bus valentı̆bus
acc. valentĕm valens valentēs (-ı̄s) valentiă
voc. valens valens valentēs valentiă
abl. valentı̄ (-ĕ) valentı̄ (-ĕ) valentı̆bus valentı̆bus

Osservazioni
1. La doppia uscita dell’abl. sing. (-i/-e) attesta l’esistenza originaria di due flessioni, una
propria dei temi in -i (valenti-), l’altra dei temi in consonante (valent-), successivamente
impiegate per distinguere le due funzioni del participio: la forma in -i qualifica la funzione
di aggettivo (valenti animo «di animo valente»), quella in -e la funzione di verbo (te valente
«stando tu bene»).
In funzione verbale il participio presente ha valore attivo ed esprime azione contempo-
ranea e concomitante (con + comitor «accompagno»):
cadit
miles cadet pugnans
cecidit
cade (mentre combatte)
il soldato cadrà combattendo (mentre combatterà)
cadde (mentre combatteva)
Talora si può rendere efficacemente con una proposizione relativa:
Neque fax ulla in praesidio Non venne in soccorso nemmeno una
erat, quae iter aperiret torcia ad aprire la strada [a noi] che
errantibus, nec silentium brancolavamo nel buio, e il silenzio della
noctis iam mediae promittebat notte già alta non ci faceva sperare su
occurrentium lumen (Petr.). quelle dei passanti [= di coloro che
passavano].
Alcuni participi sono impiegati in funzione nominale come:
a. aggettivi:
abundans (abundo) abbondante innocens (in-noceo) innocente
ardens (ardeo) ardente lucens (luceo) lucente
flagrans (flagro) ardente maerens (maereo) triste
florens (floreo) fiorente pallens (palleo) pallido
fulgens (fulgeo) fulgente prudens (<providens che vede avanti,
horrens (horreo) orribile da provideo) avveduto
nitens (niteo) nitido sapiens (sapio) saggio

Unità 5 85
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b. sostantivi:
adulescens (adolesco) giovane (colui che cresce)
infans (in-fari) bimbo piccolo, infante (colui che non parla)
parens (pario) genitore (colui che genera)
serpens (serpo) serpente (colui che striscia)
2. In testi prevalentemente arcaici e poetici si incontrano forme di gen. plur. in -um anzi-
ché in -ium: adulescentum, animantum (da animans «essere animato, vivente»), infantum,
parentum.

ANTICIPAZIONI DI SINTASSI

A Complemento di qualità
Esprime la qualità fisica o morale di cui qualcuno o qualcosa è dotato; è reso con il geniti-
vo o con l’ablativo:

Apelles lineam ex colore duxit Apelle tracciò una linea colorata di estrema
summae tenuitatis per tabulam sottigliezza sul pannello.
(Plin. Iun.).
Galba statura fuit iusta, capite Galba era di statura normale, di testa
praecalvo, oculis caeruleis, completamente calva, di occhi azzurri, di
adunco naso (Svet.). naso adunco.

B Complemento di causa finale


I sostantivi causa e gratia all’ablativo (propriamente di causa), preceduti da un sostantivo
o da un pronome al genitivo, ovvero dai possessivi mea, tua, nostra, vestra, assumono di fat-
to il valore di preposizioni ed indicano «per, a causa di, in grazia di chi, che cosa» si com-
pie una certa azione:

Patres C. Mucio virtutis causa I senatori diedero in dono a Gaio Muzio per
trans Tiberim agrum dono dedere il suo valore un terreno al di là del Tevere.
(Liv.).
Tua ego hoc facio gratia (Plaut.). Faccio questo per te.

Morfologia 86
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Esercizi
N.B. Per i termini non tradotti si consulti il Vocabo-
lario a fine volume.

1 Futuro semplice attivo


Tradurre le seguenti forme dei verbi:

amo, -as, -are amare lego, -is, -ere leggere audio, -is, -ire udire
placo, -as, -are placare emo, -is, -ere comprare punio, -is, -ire punire
moveo, -es, -ere muovere fugio, -is, -ere fuggire
video, -es, -ere vedere rapio, -is, -ere rapire

videbunt • emam • movebimus • rapies • fugient • movebis • placabimus • rapient • amabis


• audiet • leges • movebo • punient • videbimus • audiam • leget • fugiemus • amabitis • vide-
bis • emes • punietis • fugiam • placabit • legam • audient • movebunt • rapiam • fugiet •
amabunt • audies • movebit • videbo • emet • puniemus • amabit • legemus • placabitis •
audietis • placabis • ememus • movebitis • puniam • rapietis • fugies • placabo • emetis •
puniet • videbit • legetis • audiemus • rapiet • fugietis • amabimus • ement • punies • vide-
bitis • legent • rapiemus • placabunt

2 Futuro semplice attivo e passivo


Tradurre le seguenti forme verbali (per i verbi, cfr. l’esercizio precedente):

movebitur • punieris • rapietur • punietur • placaberis • legam • placabitur • rapiemus •


legetur • audientur • rapieris • amabimus • legent • placabit • audietis • amabitur • legen-
tur • punientur • rapiemur • emet • punient • movebuntur • audieris • puniemini • placa-
bunt • rapientur • emes • moveberis • audietur • rapiemini • placabuntur • audiam • audiar
• movebimus

3 Presente e futuro semplice attivi e passivi


Tradurre le seguenti forme dei verbi:

deleo, -es, -ere distruggere minuo, -is, -ere diminuire


augeo, -es, -ere accrescere vinco, -is, -ere vincere

vincet • augemur • augemus • delemini • minuet • vincetur • minuetur • vincetis • deletur • au-
gemini • minues • vincemur • augent • delet • vinceris • minuent • delemur • deles • vincentur •
augentur • minuemus • auges • delentur • vincemus • augetur • deletis • minuentur • vinces •
minuetis • delemus • vincent • augeris • vincemini • delent • auget • deleris

Unità 5. Esercizi 87
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4 Futuro semplice attivo e passivo


Tradurre:

1. A sociis Latinis auxilium praebebitur Romanis. 2. Aspera procella nautas vexabit. 3. Mox
vesper erit, ancillae cenam parabunt. 4. Epistula mea amicus delectabitur. 5. Discipulorum
neglegentia magistri ira movebitur. 6. Dolus servi a domino punietur. 7. Cum (quando)
piratae advenient, incolae in silvas fugient. 8. Si (se) hodie nimis laboras, cras fessus eris.
9. A perito medico aeger puer mox sanabitur. 10. Mane surget agricola atque ad agrum per-
get. 11. Verba tua attente audiam. 12. Pompeiis antiqua aedificia viasque visemus. 13. Cras
raeda Roma discedam Formiasque contendam.

5 III declinazione • Temi in consonante


Tradurre le seguenti espressioni, rendendo le varie possibilità delle forme omografe:

strenuos equites • clarae lucis • carae genitrici • Romanam iuventutem • magna virtus • fidos
comites • in alto vertice • verba regis • imperia ducum • civitates Italiae • durarum lapidum
• leges Romanae • multis militibus • populi libertate • hospitem Graecum • Caesaris cle-
mentia • bonae matri • severum patrem • augurum responsa • edicto praetoris • Romanos
victores • claris scriptoribus • primos consules • exulis maestitia • radii solis • fidae uxori

6 III declinazione • Temi in consonante m. e f.


Tradurre:

1. Strenue Romani milites patriae libertatem defendent. 2. Iudicis sententiam rei timent. 3.
Societatem malorum vita, puer. 4. Iuventus arma parat ad bellum. 5. Philosophi de immor-
talitate animi disputant. 6. Brutus et Collatinus Tarquinium Superbum regem Roma pellunt.
7. Equites peditesque, parete imperiis ducis. 8. Lux stellarum saepe nautis salutis viam indi-
cat. 9. Multae Galliae civitates obsides Caesari mittunt. 10. Severus patruus nimias expensas
prodigi nepotis reprehendit. 11. Vercingetorix locum castris delı̆git paludibus silvisque muni-
tum (difeso). 12. Defensores oppido idonei deliguntur. 13. Solis radii aridam terram feriunt.
14. Ptolemaeus cum sorore Cleopatra bellum gerit. 15. Post Tarquini fugam consules in
locum regum succedunt. 16. Praetoris erat tum inter cives (cittadini) et peregrinos iurisdic-
tio. 17. Caesar mittit in Sardiniam Valerium legatum, in Siciliam Curionem pro praetore.
18. Iustitiae non natura nec voluntas, sed imbecillitas mater est. 19. Viri in uxores sicuti in
liberos vitae necisque habent potestatem. 20. Patris matrisque praeceptis libenter obtempe-
rate, liberi.

7 III declinazione • Temi in consonante m. e f.


Tradurre:

1. Virtus et conciliat amicitias et conservat [Cic.]. 2. M. Drusus, tribunus plebis, pontifex fuit
(fu) [Cic.]. 3. Vercingetorix rex ab suis appellatur [Caes.]. 4. Servos ad libertatem Appius

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Herdonius ex Capitolio vocabat [Liv.]. 5. Sola virtus praestat gaudium perpetuum, securum
[Sen.]. 6. Ariovistus ad postulata Caesaris pauca respondet [Caes.]. 7. Dimittit ad finitimas
civitates nuntios Caesar [Caes.]. 8. Pinea corona victores apud Isthmum (sott. di Corinto)
coronantur [Plin. Sen.]. 9. Filiam tuam mi (per me) uxorem posco [Plaut.]. 10. Roscius
cum L. Caesare Capuam pervĕnit ibique consules Pompeiumque invĕnit; postulata Caesaris
renuntiat [Caes.]. 11. Pacis est socia eloquentia [Cic.]. 12. Debet excitare animos non cogni-
tio solum rerum (delle cose), sed etiam recordatio [Cic.].

8 III declinazione • Temi in consonante m. e f.


Tradurre:

1. Con pochi, ma valorosi soldati vinceremo i Galli. 2. La storia antica dei Romani presen-
ta molti illustri esempi di valore. 3. Compagni, ascoltate le mie parole e dite il vostro pare-
re sul mio progetto. 4. Dopo la vittoria il popolo romano tributerà grande lode ai valorosi
fanti e cavalieri. 5. Mi recherò domani a Cuma e sarò ospite di Giulio, mio amico fin dal-
l’infanzia. 6. Dalla legge Canuleia sono consentiti i matrimoni tra patrizi e plebei. 7. Prima
i re, poi i consoli detenevano il sommo potere a Roma. 8. Il parere dei senatori non era
approvato dai triumviri. 9. Il ricordo della patria lontana rendeva mesti gli animi degli esu-
li. 10. All’alba i raggi del sole dissiperanno le tenebre.

9 III declinazione • Temi in consonante m. e f.


Tradurre le seguenti espressioni, rendendo le varie possibilità delle forme omografe:

orationes Ciceronis • originem belli • clarae imagines • longa consuetudine • frigida hieme
• in longinquis regionibus • hominum armatorum • cupidine imperii • altae arbores • mul-
tos flores • rapidorum murium • in umbra altae arboris • mores antiqui • pulchrae mulieri
• solis candore • incerti rumores • amore patriae • florum odorem • more Graecorum

10 III declinazione • Temi in consonante m. e f.


Tradurre:

1. Antiquitus sine legibus vivebant homines. 2. Ab hominibus armatis viae oppidi occupa-
bantur. 3. Cum Germanorum legionibus strenue pugnabunt milites Romani. 4. Altitudine
montium (dei monti) Gallorum oppidum defendebatur. 5. Unda repercussae (riflessa)
radiabat imaginem lunae. 6. Originem ludorum Apollinarium (Apollinari) Ovidius poeta
narrat. 7. Apud Romanos lex virginum dotibus modum statuebat. 8. In Campaniae civitati-
bus magna erat multitudo Graecorum mercatorum. 9. Falsos timores pellite, Romani. 10.
Molesti mures agricolarum frumentum edunt. 11. Improbos mores malorum comitum vita-
te, pueri. 12. Deorum animi nec dolore nec maestitia capiuntur. 13. Veteranos magno in
honore Caesar habebat. 14. Magnus ardor hominum animos occupat desiderio libertatis. 15.
Furor impius Gigantes contra deos Olympi movet. 16. Timore poenae hominum animi a
delictis deterrentur. 17. Puellae variis floribus deorum aras ornabunt. 18. Stupor animos ac
velut torpor insolitus membra tenet.

Unità 5. Esercizi 89
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 90

11 III declinazione • Temi in consonante m. e f.


Tradurre:

1. Nostri ad munitiones accedunt [Caes.]. 2. Principes regionum atque pagorum ius dicunt
(amministrano la giustizia) controversiasque minuunt [Caes.]. 3. Labienus suos intra
munitiones continebat [Caes.]. 4. Villa aestate habet umbram, hieme solem [Varr.]. 5.
Postridie homines mane in contionem veniunt [Cic.]. 6. Milites nostri clamorem exaudiunt:
equites praecurrunt [Caes.]. 7. Leporem et gallinam et anserem gustare fas non putant Bri-
tanni [Caes.]. 8. Alii (altri) facem atque aridam materiam de muro in aggerem eminus iacie-
bant [Caes.]. 9. Consuetudo concinnat amorem [Lucr.].

12 III declinazione • Temi in consonante m. e f.


Tradurre:

1. D’inverno l’agricoltore tiene il bestiame (pecus) nelle stalle. 2. Non tutte le nazioni della
Gallia erano contrarie al dominio dei Romani. 3. Enea era turbato nel sonno dall’immagi-
ne severa del padre. 4. L’amicizia è un bene prezioso per gli uomini. 5. I Romani hanno ori-
gine dai Troiani e dai Latini. 6. È mia consuetudine giudicare gli uomini non in base (ex +
abl.) alle ricchezze, ma al valore. 7. Il popolo romano tributava onore ai consoli vincitori.
8. Per timore dei nemici gli abitanti fuggivano dalla città e si rifugiavano nei boschi. 9. I
nuovi costumi allontaneranno i Romani dall’antico valore. 10. L’agricoltore dedicherà (usa
impendo) grande cura non solo ai campi, ma anche agli alberi. 11. I bambini erano spa-
ventati dal fragore delle onde e dalla violenza del vento. 12. Anticamente gli uomini com-
battevano e coltivavano i campi, le donne si curavano dei figli e filavano (usa facio) la lana.

13 III declinazione • Temi in consonante neutri


Tradurre le seguenti espressioni, rendendo le varie possibilità delle forme omografe:

in meo corde • rivi murmur • quattuor amphoras mellis • principium veris • longo agmine •
multorum criminum • Homeri carmina • numen deae • notum nomen • ampli fluminis •
semina arborum • candida sidera • in frigido nemore • impiis facinoribus • antiquis tempo-
ribus • in dextero latere • variorum generum • hiemis frigore • foedus inter Romanos et Lati-
nos • in litore Campano

14 III declinazione • Temi in consonante neutri


Tradurre:

1. Cor pueri pavore capitur. 2. Artifices marmore theatri tectum aedificant. 3. Saetosi apri
caput apparet inter arbores. 4. Neptunus caput attollit in undis. 5. Aurae murmura silvas
percurrunt. 6. Iuventus est ver vitae. 7. Flores sunt pleni veris indicium. 8. Mater lacte natum
alit. 9. Annus dividitur in ver et aestatem et autumnum et hiemem. 10. Murmur populi in
contione audiebatur. 11. Homines deorum numina timent. 12. Fulmen magnum incendium
suscitat in silvis. 13. Historiarum scriptores strenuorum ducum nomina memorant. 14. Per
Latium agmen a consule ducebatur. 15. Lumina stellarum per noctem nautis viam indicant.

Morfologia 90
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 91

16. Flumen primum (prima) inter montes, deinde inter campos fluit. 17. Dilectae puellae
carmina mittit poeta. 18. Homeri carmine bellum inter Graecos et Troianos celebratur. 19.
Bene procedit opus. 20. Classis Graecorum ad Italiae litora appellit.

15 III declinazione • Temi in consonante neutri


Tradurre:

1. In corde facit amor incendium [Plaut.]. 2. Novo spargebat lumine terras / Aurora [Verg.].
3. Corpus in lumine umbram facit [Quint.]. 4. Quemadmodum minuta lumina stellarum
claritas solis obscurat, sic dolores, molestias, iniurias virtus magnitudine sua elidit atque
opprimit [Sen.]. 5. Cassivellaunus pecora atque homines ex agris in silvas compellebat
[Caes.]. 6. Litora a Caesare tenebantur [Caes.]. 7. Treveri Ambiorigem sibi (a sé) societate
et foedere adiungunt [Caes.]. 8. Facinus est vincire civem Romanum, scelus verberare, pro-
pe parricidium necare [Cic.]. 9. Laudo ruris amoeni rivos et musco circumlita (circumlitus,
-a, -um «cosparso») saxa [Hor.]. 10. Caesar ab opere legiones revŏcat [Caes.]. 11. Pecuniae
a municipiis exiguntur, e fanis tolluntur: divina humanaque iura permiscentur [Caes.]. 12.
Indignum facinus fecisti (hai compiuto) et malum [Plaut.]. 13. Propter frigora frumenta in
agris matura non erant [Caes.]. 14. Nec frigus metuo neque ventum neque grandinem
[Plaut.]. 15. Illam (lei) amabam olim, nunc iam alia cura impendet pectori [Plaut.]. 16.
Castricium decus patriae, ornamentum populi Romani, florem iuventutis appellant [Cic.].

16 III declinazione • Temi in consonante neutri


Tradurre:

1. Gli animosi cuori dei soldati erano eccitati dalle parole del console. 2. A lungo attendia-
mo ogni anno (quotannis) l’arrivo della primavera. 3. Romolo e Remo erano nutriti dal lat-
te di una lupa e trascorrevano la vita nei boschi. 4. Il mormorio delle onde conciliava il son-
no ai naviganti stanchi. 5. Catilina, avversario dei senatori romani, era il capo della con-
giura. 6. Il fiume Reno divide la Gallia dalla Germania, il fiume Tevere il Lazio dall’Etruria.
7. Ora risponderò alle accuse (usa crimen) e con la mia difesa dimostrerò ai giudici la mia
innocenza. 8. Le poesie di Tibullo celebrano l’amore e la gioia della vita nei campi. 9. Da
un piccolo seme avrà origine una pianta rigogliosa. 10. Il nome di Antonio era odioso a
Ottaviano, a Cicerone e a molti senatori. 11. D’inverno a causa del freddo i comandanti ten-
gono i soldati negli accampamenti invernali. 12. La coscienza del delitto agitava continua-
mente l’animo del traditore. 13. Finalmente Enea e i Troiani approdano alle rive del Lazio
e trovano la terra promessa (usa promissus, -a, -um) dal Fato. 14. Le nuvole oscurano le can-
dide stelle, indizio notturno della via per i naviganti. 15. Dopo la guerra Troiani e Latini sti-
pulano un patto e formano (usa efficio) un unico popolo. 16. Nei tempi antichi gli uomini
vivevano nelle selve come (more con il gen.) fiere e non conoscevano le leggi e la famiglia.

17 Ricapitolazione
Tradurre:

1. Post consulis orationem populus a contione discedit. 2. Castra non solum a cohortibus
strenue defendebantur, sed etiam a Thracibus barbarisque auxiliis. 3. Helvetii legationem ad

Unità 5. Esercizi 91
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 92

Caesarem mittere constituunt principesque civitatis deligunt. 4. Plerumque in calamitate ex


amicis inimici existunt: veri amici tum a falsis discernuntur. 5. Diviciacus multis cum lacri-
mis fratrem a Caesare accusatum defendit. 6. Milites qui (i quali) in vallo erant multa vul-
nera accipiunt locumque relinquunt; in propinquos montes confugiunt. 7. Homines qui (i
quali) valetudine aut aetate inutiles (inutili) sunt bello ex oppido excedunt; soli defensores
intra moenia manent. 8. Est quaedam (una certa) animi incitatio atque alacritas naturali-
ter innata viris, quae (la quale) studio pugnae incenditur; hanc (essa) non reprimere, sed
augere imperatores debent. 9. Critognatus ex Arvernis Gallorum animos contra Romanos
excitat: «invidia adducti (spinti) Romani in nostris agris civitatibusque considere cupiunt
atque his (ad esse) aeternam iniungere servitutem. Respicite finitimam Galliam: ea (essa),
nunc Romana provincia, perpetua premitur servitute». 10. Sub vesperum Caesar in castra
legiones reducit atque ibi sub armis proxima nocte conquiescit.

18 Ricapitolazione
Tradurre:

1. Tempestas venit, confringit tegulas imbricesque [Plaut.]. 2. Procumbunt piceae, sonat icta
(colpita) securibus ilex / et robur scinditur [Verg.]. 3. Populus Romanus in Latinas regiones
colonias deducebat [Gai.]. 4. Obsides in civitates remitte. Id (ciò) et privatim parentibus et
publice populis gratum erit [Liv.]. 5. Dictatorem populus creavit (nominò) Q. Fabium Maxi-
mum et magistrum equitum M. Minucium Rufum [Liv.]. 6. Natio est Gallorum admodum
dedita religionibus [Caes.]. 7. Neque ingenium sine disciplina aut disciplina sine ingenio
perfectum artificem potest (può) efficere [Vitr.]. 8. Sol caeli tristitiam discutit atque etiam
humani nubila animi serenat [Plin. Sen.]. 9. Fabius finitimarum civitatum animos litteris
nuntiisque temptabat. In Sicore flumine pontes effecerat (aveva costruito) duos (due)
[Caes.]. 10. Liberis nostris satis amplum patrimonium paterni nominis ac nostrae memoriae
relinquemus [Cic.].

19 Ricapitolazione
Tradurre:

Avvenimenti della seconda guerra punica

Hannibal, Poenorum dux, milites atque elephantos per Alpes in Italiam ducit: multi milites
in itinere (durante il viaggio) morbis aut frigore hiemis absumuntur. Galli Cisalpini cum
Poenis contra Romanos societatem faciunt. Romani consules ad bellum legiones parant, sed
Romanorum copiae apud Ticinum flumen, deinde apud Trebiam flumen, postremo apud
Trasumenum lacum (lago) ab Hannibalis copiis profligantur. Q. Fabius Maximus dictator a
Romanis creatur; is (egli) proelia vitat, insidias contra Poenos struit. Cum (quando) Fabius
dictaturam deponit, novi consules, M. Terentius Varro atque L. Aemilius Paulus, proelium
contra Poenos apud Cannas, Apuliae vicum, committunt; Paulus interficitur, Varro saucius
e proelio evadit.

Morfologia 92
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 93

20 Ricapitolazione
Tradurre:

L’istruzione dei ragazzi romani


Romani pueri domi a praeceptore educabantur; saepe praeceptor doctus Graecus servus erat.
Praeceptores severi erant discipulosque durae disciplinae assuefaciebant: puerorum errores
verberibus puniebantur. Pueri Latinas litteras historiamque discebant: magister eis (a loro)
narrabat fabulam de origine Romani populi a genere Troiano, Latino sanguine mixto
(mescolato), atque historias de Romulo et Remo fratribus, Romae conditoribus; de septem
regibus, de regibus expulsis (cacciati) et de libera re publica (repubblica) a consulibus rec-
ta (governata); de bellis cum civitatibus Italorum, de imperio Romae in Italia, de bellis Puni-
cis.

21 III declinazione • Temi in -i m. e f.


Tradurre le seguenti espressioni, rendendo le varie possibilità delle forme omografe:

callidae vulpes T in finibus Belgarum T multos pisces T perfido hosti T verba testium T longum
amnem T mense Februario T meis auribus T avium nidos T in propinquis collibus T hostium
copiae T in aede Minervae T ex alta puppi T antiquam turrim

22 III declinazione • Temi in -i m. e f.


Tradurre:

1. Exstingue ignem. 2. Benignis auribus preces meas audi, domine. 3. Nuptiae sine testibus fac-
tae (celebrate) legitimae non sunt. 4. Germani in Gallorum finibus bellum gerebant. 5. Nostri
exploratores ab hostibus opprimuntur. 6. Pauci milites e caede profugiunt, castra petunt. 7.
Vallis collisque cum fidis canibus peragrat venator. 8. Ad Caesaris aures hostium insidiae per-
veniunt. 9. Navi in Graeciam Romani adulescentes advehuntur. 10. Nonnulli milites in pro-
pinquam castris turrim confugiebant. 11. Cadet icta (colpita) securi ilex. 12. Ad puppim navis
piratae minaces (minacciosi) accedunt. 13. Aspera tussi aeger puer laborat. 14. Avaro auri si-
tis numquam exstinguetur. 15. Lupus et agnus, siti compulsi (spinti), ad rivum veniunt. 16. Ci-
bo et potione famem sitimque depellimus. 17. Defensores oppidi e turribus murisque hostem ar-
cent. 18. Horatius Cocles pontem rescindit ac Tiberim transnatat.

23 III declinazione • Temi in -i m. e f.


Tradurre:

1. Senatus (nom.) Catilinam et Manlium hostes iudicat [Sall.]. 2. Haedui bona civium
Romanorum diripiunt, caedes faciunt [Caes.]. 3. Frigidus latet anguis in herba [Verg.]. 4.

Unità 5. Esercizi 93
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 94

Iudex testes poscit [Tit.]. 5. Coloni facile (avv.) urbis suas finesque defendent [Cic.]. 6. Reli-
quis ex partibus colles oppidum cingebant [Caes.]. 7. Multorum mensium labor hostium per-
fidia puncto temporis interiit (andò perduto) [Caes.]. 8. Laborem sufferam (fut. di suffero),
solem, sitim [Plaut.]. 9. Circumstabant navem turbines, venti, imbres atque procellae
[Plaut.]. 10. Sedebamus in puppi simul universi et lucentia (lucenti) sidera considerabamus
[Gell.]. 11. Navim solvimus, Rhodum venimus [Plaut.].

24 III declinazione • Temi in -i m. e f.


Tradurre:

1. Le parole dei testimoni riveleranno la colpa dell’imputato. 2. Con grande strage dei
difensori i nemici entrano nella città ed occupano la rocca. 3. Entro pochi mesi il ponte sul
(= nel) fiume sarà portato a termine (usa conficio) dagli abili genieri e dai soldati di Cesare.
4. Tra i rami degli alti alberi si nascondono i nidi degli uccelli. 5. Cesare manda esplorato-
ri nel territorio dei Belgi. 6. Una volpe desiderava (usa appeto) dell’uva in una vigna. 7. Le
truppe dei nemici attraverso l’Etruria si avvicinavano al Lazio; i cittadini romani si prepa-
ravano alla difesa. 8. Allontana la sete con un boccale d’acqua fresca e riposa un poco
all’ombra dell’albero. 9. Il boscaiolo taglierà con la scure il tronco dell’albero e ne (inde)
farà tavole di legno (usa ligneus, -a, -um). 10. Dall’alta torre le sentinelle avvistavano la pol-
vere dei nemici in arrivo (advenientium). 11. Al di qua (citra con l’acc.) del Tevere c’è il
Lazio, al di là (ultra) c’è l’Etruria. 12. Dall’alta poppa i marinai osservavano preoccupati la
tempesta. 13. Un tempo (olim) le città erano piene di torri; oggi solo poche (ne) restano.

25 III declinazione • Temi in -i m. e f.


Tradurre le seguenti espressioni, rendendo le varie possibilità delle forme omografe:

frigidae fontis • claram gentem • altorum montium • magnam partem • in alta arce • aspe-
ra lite • latam frontem • in urbe Roma • candidam nivem • arcis praesidium • Etruscae gen-
tis • multarum fraudium

26 III declinazione • Temi in -i m. e f.


Tradurre:

1. Plauti fabula mentes atque oculos spectatorum delectat. 2. Batavi et Treviri finitimis gen-
tibus imperabant. 3. Genus antiquum hominum in montibus ac silvis vitam agebat. 4. Auro-
ra lucet, mox sol noctis umbras pellet. 5. Oppidani arma parant arcemque munire prope-
rant. 6. Non solum ingenium, sed ars quoque poetae necessaria est. 7. E cacumine montis
magnus aquae fons prorumpit. 8. Medicae artis inventor Apollo habetur. 9. Decem tabula-
rum leges fons publici privatique Romani iuris sunt. 10. Gens Iulia a Venere, Aeneae matre,
primam originem repetebat. 11. Aquilae nidificant inter rupes praeruptorum montium.

Morfologia 94
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27 III declinazione • Temi in -i m. e f.


Tradurre:

1. Ars naturae commoda confirmat et auget [Rhet. ad Her.]. 2. Sol in partes non aequas divi-
dit orbem [Lucr.]. 3. Arripit acer (acuto) saepe dolor dentes [Lucr.]. 4. Occasionem fraudis
ac doli Galli quaerunt [Caes.]. 5. Nimium timemus mortem et exsilium et paupertatem
[Brut.]. 6. Sit (sia) mens sana in corpore sano [Iuv.]. 7. Memoria tantorum periculorum in
gentium sermonibus ac mentibus semper haerebit [Cic.]. 8. In omnibus partibus incendia
conspiciuntur [Caes.]. 9. Ad fontem compelle greges [Calp.]. 10. Arcem tyrannus occupat
Pisistratus [Nep.].

28 III declinazione • Temi in -i m. e f.


Tradurre:

1. Gli animi e le menti dei soldati romani erano turbati dal timore dei Germani. 2. Il tribuno
della plebe a causa della legge agraria eccita la plebe alla ribellione. 3. Le cime degli alti
monti erano candide per la neve. 4. Le città della Grecia erano libere; le città dell’Italia in-
vece erano soggette a (in potestate + gen.) Roma. 5. Il poeta Virgilio celebra l’antica origine
della gente Giulia da Enea e dalla dea Venere. 6. Le torce rischiarano le tenebre della notte
per tutta la città. 7. Le eccessive ricchezze indeboliscono (usa imminuo) le antiche virtù dei
Quiriti.

29 III declinazione • Temi in -i n.


Tradurre le seguenti espressioni, rendendo le varie possibilità delle forme omografe:

variis animalibus • clara exemplaria • multa vectigalia • auratorum monilium • cubilia


ferarum • in alto mari

30 III declinazione • Temi in -i n.


Tradurre:

1. In tribunali causam rei perorabat patronus. 2. Calcaribus equum concitat strenuus eques. 3.
Agrorum possessoribus vectigalia a decemviris imponebantur. 4. Ventis agitatur mare, miseris
nautis saeva tempestas incumbit. 5. Novum civitati nostrae vectigal accedet. 6. Secundo vento
per tranquillum mare navis vehebatur. 7. Saevi piratae olim maria infestabant.

31 III declinazione • Temi in -i n.


Tradurre:

1. Gallinae avesque reliquae cubilia nidosque construunt [Cic.]. 2. Fidiculanius, senator


populi Romani, exemplar antiquae religionis (coscienziosità), testis ante praetorem venit

Unità 5. Esercizi 95
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 96

[Cic.]. 3. Silescunt venti, mollitur mare [Pacuv.]. 4. Rationi nullum animal obtemperat, non
ferum, non domesticum [Sen.]. 5. In conclavi ego perfodi (ho scavato) parietem [Plaut.]. 6.
Terra cibum pueris, herba cubile praebebat [Lucr.]. 7. Volucrum genus atque ferarum / anti-
quas domos et nota cubilia linquunt [Lucr.]. 8. Non ebur neque aureum mea renidet in
domo lacunar [Hor.]. 9. Magno vento plenum est undarum mare [Plaut.]. 10. Monile orna-
mentum ex gemmis est quod (il quale) solet ex feminarum pendere collo [Isid.]. 11. In castris
quoque erat tribunal, ex quo (da cui) imperator ius dicebat [Tac.]. 12. Arruns concitat cal-
caribus equum [Liv.].

32 III declinazione • Temi in -i n.


Tradurre:

1. La regina dei Persiani sfoggiava una grande quantità di monili e di bracciali preziosi. 2.
Con gli acuti speroni i cavalieri incitavano i cavalli alla battaglia. 3. Le nubi salgono dal
mare e preannunciano la pioggia. 4. Nella reggia di Alessandria, capitale dell’Egitto, c’era-
no preziosi soffitti a cassettoni. 5. La notte incombe, o pastori: riconducete le pecore e gli
agnelli per i prati agli ovili. 6. A causa della tempesta sono vuote le reti dei pescatori.

33 III declinazione • Sostantivi anomali


Tradurre:

1. Vim faciunt hostes atque in oppidum irrumpunt. 2. Optimatium fautores Cicero in epis-
tulis laudat. 3. Cum patre, filio atque dis Penatibus fugit Aeneas e Troiae ruinis. 4. Cunctae
fores hospitibus patent. 5. Strenue oppidi moenia ab oppidanis defendebantur. 6. Per Alpium
iuga traducit Hannibal Carthaginiensium copias. 7. Aegre Galli Romanorum vim sustine-
bant. 8. Ventorum vi mare agitatur. 9. Per Campaniam ad Siciliam iter faciam. 10. Incerto
viatori incola iter ostendit. 11. Viatores, itinere fessi, cibo somnoque vires reficiunt. 12. Tri-
bunus plebis contra voluntatem optimatium ad populum legem agrariam ferebat (presen-
tava).

34 III declinazione • Sostantivi anomali


Tradurre:

1. In itinere est Antonius [Dec. Brut.]. 2. Romanus immolat Dianae bovem [Liv.]. 3. Longum
est iter et non tutum [Cic.]. 4. Reliquos Catilina magnis itineribus in agrum Pistoriensem
abducit [Sall.]. 5. Pauci ex proelio elapsi (sfuggiti) incertis itineribus per silvas in hiberna
perveniunt [Caes.]. 6. Germani deum maxime Mercurium colunt; post hunc (dopo di lui)
Apollinem et Martem et Iovem et Minervam [Caes.]. 7. Beatus ille qui (colui che) procul
negotiis / paterna rura bubus exercet suis [Hor.]. 8. Multa saepe prodigia vim Cereris
numenque declarant [Cic.]. 9. Celtiberi arma capiunt provinciamque Carthaginiensium

Morfologia 96
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 97

invadunt, tria (tre) oppida vi expugnant [Liv.]. 10. Hannibal recto itinere per Umbriam
usque ad Spoletium venit. Inde in agrum Picenum avertit iter [Liv.].

35 III declinazione • Sostantivi anomali


Tradurre:

1. Dona, o Giove, la vittoria alle legioni romane ed ai fedeli alleati. 2. Spesso d’inverno i
viaggi attraverso i monti sono pericolosi per il freddo e la neve. 3. Esercitate, o giovani,
non solo le forze del corpo, ma anche l’acutezza dell’ingegno. 4. Ai maiali sono gradite le
ghiande dei boschi. 5. I giovani, animosi ma inesperti, ascoltavano attentamente i pare-
ri ed i consigli dei vecchi. 6. I campi, gli alberi, i buoi e le pecore sono la ricchezza dell’a-
gricoltore.

36 III declinazione • Aggettivi della II classe


Tradurre le seguenti espressioni, rendendo le varie possibilità delle forme omografe:

recenti victoria T celeres equi T proelio equestri T levi murmure T frequentes incursiones T pru-
dentia consilia T atrox clades T gravi morbo T omnium civium T brevi oratione T turpia faci-
nora T tenuem telam T viridi lauro T militarem disciplinam T populari voluntate T frugalem
cenam T hostilia verba T feriae annales T elegantem scriptorem T brevi tempore T fallax genus
Phoenicum T levis armaturae pedites T deae similem puellam

37 Aggettivi della II classe


Tradurre:

1. Ante pugnam felicia auspicia dabant di consulibus. 2. Celebris contio est, brevis sed acris
oratio tribuni. 3. Brevi itinere auxilia ad socios pervenient. 4. Gravia tributa Romani victis
hostibus imponunt. 5. Menenium, gravem auctoritate virum, attente plebs audiebat. 6. Micat
silva celeri flamma. 7. Levis aura arboris ramos movebat. 8. Veloci fuga Galli ad oppidum
confugiunt. 9. Fallaci consilio decipitur puer. 10. Experientia prudentes homines reddit.

38 Aggettivi della II classe


Tradurre:

1. In insula est fons aquae dulcis [Cic.]. 2. Cibi esse debent neque nimium acres neque aspe-
ri [Cels.]. 3. Mea Ampelisca, ut (come) dulcis es! [Plaut.]. 4. Levis est consolatio ex miseriis
aliorum [Cic.]. 5. Omnis aut vetulas habes amicas aut turpis [Mart.]. 6. Pausanias magnam
belli gloriam turpi morte maculavit (macchiò) [Nep.]. 7. Ferte (portate) innocenti auxi-
lium, subvenite inopi [Ter.]. 8. Mors aequo pulsat pede pauperum tabernas regumque tur-
res [Hor.]. 9. Ingenti clamore per omnis / condunt se Teucri portas et moenia complent
[Verg.].

Unità 5. Esercizi 97
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 98

39 Aggettivi della II classe


Tradurre:

1. Il tempio di Apollo era assai frequentato (usa celeber) per l’oracolo della Pizia. 2. Con una
battaglia equestre metteremo in fuga le truppe dei nemici. 3. D’inverno le notti sono lun-
ghe, d’estate sono brevi. 4. Cureremo le malattie del corpo con salutari medicine; cerche-
remo nella filosofia il rimedio all’abbattimento dell’animo. 5. L’anima è immortale e dopo
la morte del corpo riceverà il premio o la pena. 6. Insieme con le imprese di illustri gene-
rali la storia narra anche le azioni di oscuri soldati. 7. Considerate, o giovani, i vecchi esem-
pi di valore e mantenete il ricordo dei padri. 8. Mai nel sapiente l’ira vincerà i saggi propo-
siti. 9. Resisti con animo forte, o figlio, alle difficoltà della vita.

40 Participio presente
Tradurre le seguenti espressioni con il participio in funzione di aggettivo, renden-
do le varie possibilità delle forme omografe:

mulieri amanti T animum dolentem T lucentia sidera T praestanti corpore T prudentibus seni-
bus T neglegentis pueri T abundantem aquam T innocentium civium T in pallenti ore

41 Participio presente
Tradurre rendendo adeguatamente il valore ora nominale ora verbale del part. pres.:

1. Conon et prudens rei (dell’arte) militaris et diligens erat imperator [Nep.]. 2. Nec secun-
da sapientem evehunt, nec adversa demittunt [Sen.]. 3. Mulier sapiens es, Nausistrata
[Ter.]. 4. Caesar legatis pacem atque amicitiam petentibus liberaliter respondet [Caes.]. 5. L.
Domitius e castris in montem refugiens ab equitibus est interfectus (fu ucciso) [Caes.].
6. Facilius (più facile) est currentem incitare quam (che) commovere languentem [Cic.].
7. Libros Alexandri, neglegentis hominis et non boni poetae, sed tamen non inutilis, tibi remi-
si (ti ho rimandato) [Cic.]. 8. Nihil (niente) difficile amanti puto [Cic.]. 9. Hannibal ab
Druentia, campestri maxime itinere, ad Alpes, cum bona pace incolentium loca Gallorum,
pervēnit (giunse) [Liv.]. 10. Fumus ex incendiis villarum agrorumque in oculos ante ora
venit; strepunt aures clamoribus plorantium sociorum, deorum invocantium opem [Liv.].
11. Deus non laedit amantes [Tib.]. 12. Iudex damnatur ubi (quando) nocens absolvitur
[Publ. Syr.]. 13. Hannibal in agrum Picenum avertit (volse) iter, non copia solum omnis
generis frugum abundantem, sed refertum praeda, quam (che) Carthaginienses effuse avidi
atque egentes rapiebant [Liv.].

42 Participio presente
Tradurre:

1. Il campo del contadino negligente non produrrà (feret) messi abbondanti. 2. Nell’età fio-
rente della vita ricercate (usa expeto), o giovani, gli spettacoli e i dolci amori. 3. L’imputato

Morfologia 98
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 99

è innocente, o giudici; ora dimostrerò ciò (id) col mio discorso. 4. Obbedite, ragazzi, ai sag-
gi consigli dei genitori. 5. Lo scolaro diligente imparerà i carmi di Omero e di Virgilio. 6. Ho
alcune (usa nonnullus) prove che rivelano (part. pres.) la tua colpa. 7. Dolce sarà il ritorno
(reditus) in patria per i naviganti dopo la lunga peregrinazione.

43 Complemento di qualità e di causa finale


Tradurre:

1. Philosophia perficit architectum animo magno [Vitr.]. 2. Id (quel) vinum erit lene et sua-
ve et bono colore et bene odoratum [Cato]. 3. Salve, nec minimo puella naso / nec bello pede
nec nigris ocellis [Catull.]. 4. Eae (quelle) vaccae sunt humilis staturae, lactis abundantes
[Col.]. 5. Sed qua facie (di quale aspetto) est tuus sodalis Philocrates? – Dicam tibi (a te):
macilento ore, naso acuto, corpore albo, oculis nigris, subrufus aliquantum, crispus, cincin-
natus [Plaut.]. 6. Domitianus erat non solum magnae, sed etiam callidae inopinataeque sae-
vitiae [Svet.]. 7. Hoc (questo) Pansa aut non videt – hebeti enim ingenio est – aut neglegit
[Cic.]. 8. Quanta innocentia debent esse imperatores, quanta deinde temperantia, quanta
fide (lealtà), quanta facilitate, quanto ingenio, quanta humanitate! [Cic.]. 9. Innocens
suspicionem sustinet causa mea [Plaut.]. 10. De crudelitate ac perfidia Lysandri satis est
unam rem (cosa) exempli gratia proferre (esporre) [Nep.]. 11. De canibus genera duo (due)
sunt, unum venaticum, alterum quod (che) custodiae causa paratur [Varr.].

44 Complemento di qualità e di causa finale


Tradurre:

1. Marco Aurelio, imperatore romano, di temperamento austero, viveva volentieri nella


solitudine. 2. Fra Labieno e il nemico c’era un fiume dalle rive scoscese. 3. Agesilao era di
bassa statura e di corporatura minuta. 4. Attico, uomo di grande cultura e generosità, sem-
pre aiutò (subvenit con il dat.) Cicerone nelle difficoltà. 5. Faccio questo per te, non per me.
6. Ti (tibi) racconterò, a mo’ d’esempio, un fatto riguardante la saggezza di Socrate.

45 Ricapitolazione
Tradurre:

1. Conon cum parte navium in patriam venit (venne) [Nep.]. 2. Cunctas nationes et urbes
populus aut primores aut singuli regunt [Tac.]. 3. Meo iudicio pietas fundamentum est
omnium virtutum [Cic.]. 4. Impendebant fames, incendia, caedes, direptio: imminebat tuus
furor omnium fortunis et bonis [Cic.]. 5. Aspis, saltuosam regionem castellisque munitam
(fortificata) incolens, non solum imperio regis non parebat, sed etiam finitimas regiones
vexabat [Nep.]. 6. Multi iam menses erant et hiems praecipitaverat (volgeva al termine),
neque Brundisio naves legionesque ad Caesarem veniebant [Caes.]. 7. Quod (per quanto)
ad ius naturale attinet, omnes homines aequales sunt [Ulp.]. 8. Matres omnes filiis in pecca-
to adiutrices solent esse [Ter.]. 9. Vincet tuus amor omnes difficultates [Qu. Cic.]. 10. Ea
(tale) natura multitudinis est: aut servit humiliter aut superbe dominatur (domina) [Liv.].

Unità 5. Esercizi 99
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 100

46 Ricapitolazione
Tradurre:

1. Athenienses propter Pisistrati tyrannidem omnium civium suorum potentiam extimescebant


[Nep.]. 2. Carthagini nunc Hannibal vineas turresque admovet; Carthaginis moenia quatit
ariete [Liv.]. 3. Crescit inopia omnium longa obsidione et minuitur exspectatio externae opis
[Liv.]. 4. Multitudo militum timebat quidem hostem; sed magis iter immensum Alpesque me-
tuebat [Liv.]. 5. Regio erat in primis Italiae fertilis, Etrusci campi, qui (i quali) inter Faesulas
Arretiumque iacent, frumenti ac pecoris opulenti [Liv.]. 6. Multas et locis altis positas (situate)
turres Hispania habet [Liv.]. 7. Terror hominibus mentem consiliumque eripit et membra de-
bilitat [Bell. Alex.]. 8. Cato in Sicilia naves longas veteres reficiebat, novas civitatibus impera-
bat. In Lucanis Bruttiisque per legatos suos civium Romanorum delectus (leva) habebat, equi-
tum peditumque certum numerum a civitatibus Siciliae exigebat [Caes.].

47 Ricapitolazione
Tradurre:

Le attività degli uomini


Vita humana gradatim a remotis originibus ad nostram aetatem descendit (è discesa). Anti-
quis temporibus vivebant homines ex iis rebus quae (dei prodotti che) terra ultro praebe-
bat. Deinde venit (venne) vita pastoricia: tum homines arboribus ac virgultis glandes, arbu-
ta, poma decerpebant et colligebant; animalia quoque silvestria propter utilitatem deprehen-
debant et mansuescebant: oves lac ac caseum, lanam pellesque praebebant; boum autem lac,
carnem, pelles adhibebant pastores; nondum sciebant tum homines terram colere. Tandem
a vita pastorali ad agri culturam venerunt (giunsero).

48 Ricapitolazione
Tradurre:

Una tempesta benefica


Aestas viget: frumentum in agris flavescit, in arboribus stridunt cicadae avesque canunt, pue-
ri ante agricolae villam ludunt. Sed tempestas incumbit: a propinquis collibus celeriter nubes
appropinquant; iam tonat. Agricolae timent messibus; mulieres plorant deosque invocant.
Sed tempestas brevis levisque est, nullum detrimentum agris adfert (provoca): immo pluvia
humum fertiliorem (più fertile) efficit. Nunc agricolarum mulierumque animi tranquilli
sunt: dis omnes gratias agunt.

Morfologia 100
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 101

lessico

L’avverbio
(e l’interiezione)

1 Definizione
L’avverbio è la parte invariabile del discorso che precisa il senso di un aggettivo («molto
buono»), di un nome («soltanto Marco»), di un pronome («sempre gli stessi»), di un altro
avverbio («poco educatamente») e, più frequentemente, di un verbo («parlare bene»: don-
de ad verbum).

2 Formazione
Il latino conosce avverbi primitivi (del tipo iam «già», sic «così», non «non», nunc «ora») e
soprattutto derivati, cioè formati su temi nominali, pronominali e verbali.
Come si è già visto (cfr. pp. 55, 84), l’avverbio latino trae origine per lo più dall’aggetti-
vo. In particolare si forma:

aggiungendo -e al tema dell’aggettivo della I classe:


amare amaramente clare chiaramente
caste castamente large largamente

aggiungendo (ı̆)ter / -er- al tema dell’aggettivo della II classe:


breviter brevemente fortiter fortemente
diligenter diligentemente patienter pazientemente

ricorrendo ad antichi accusativi singolari:


multum molto palam palesemente
nihil niente partim in parte

L’avverbio (e l’interiezione) 101


01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 102

ricorrendo ad antichi ablativi singolari:


brevi in breve sero tardi
falso falsamente sponte spontaneamente
raro raramente tuto al sicuro, senza pericolo
ricorrendo ad antichi locativi:
heri ieri tempori (-eri) a tempo, in tempo
luci di giorno vesperi di sera

3 Classificazione
Dal punto di vista del significato gli avverbi – di cui si riportano i più frequenti – si classifi-
cano in:
1 avverbi di qualità (o di modo)
derivano per la maggior parte da aggettivi (cfr. sopra) e sono i più numerosi; in italiano vi
corrisponde il suffisso «-mente» (obstinata mente «con mente ostinata = ostinatamente»).
Sono altresì avverbi di qualità:
bene bene ita, sic così
contra al contrario male male
forte per caso ut, velut come
frustra invano vel anche, perfino
gratis gratuitamente
2 avverbi di quantità (o di misura)
magis più plurimum moltissimo
magnopere grandemente plus più
multum molto quam, quantum quanto
nimis, nimium troppo satis abbastanza
parum troppo poco tam, tantum tanto
paulum poco, un po’
Gli avverbi di misura in -o (quanto «quanto», aliquanto «alquanto», tanto «tanto», paulo
«poco», multo «molto») si usano davanti a comparativi o a forme di senso comparativo
(paulo firmior «poco più stabile», paulo malle «preferire di poco»).
Di norma tantum e quantum si riferiscono a verbi (tantum nocet «nuoce tanto»), tam e
quam ad aggettivi e avverbi (tam nocens «tanto nocivo», tam bene «tanto bene»).
Le forme in genitivo magni, parvi, pluris, minoris, minimi, plurimi, maximi, tanti, quanti
esprimono il complemento di stima e di prezzo (cfr. p. 395).
3 avverbi di luogo:

PRONOME STATO MOTO A MOTO DA MOTO PER


is ibi eo inde ea
(egli) lì, là, ivi (verso) là di là per di là

hic hic huc hinc hac


(questo) qui, qua (verso) qua di qua per di qua

Lessico 102
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 103

PRONOME STATO MOTO A MOTO DA MOTO PER


ille illic illuc illinc illac
(quello) lì, là (verso) là di là per di là

iste istic istuc istinc istac


(codesto) costì (verso) costà di costà per costà

qui ubi quo unde qua


(il quale) dove (verso) dove da dove per dove

quis? ubi? quo? unde? qua?


(chi?) dove? (verso) dove? da dove? per dove?

da idem («medesimo»):
ibidem nello stesso luogo indidem dallo stesso luogo
eodem verso lo stesso luogo eadem per lo stesso luogo

da alius («altro»):
alı̆bi in altro luogo aliunde da altro luogo
alio verso altro luogo alia per altro luogo

da aliquis («qualcuno»):
alicŭbi in qualche luogo alicunde da qualche luogo
alı̆quo verso qualche luogo alı̆qua per qualche luogo

da quicumque («chiunque»):
ubicumque dovunque undecumque da qualunque parte
quocumque (verso) dovunque quacumque per qualunque parte

altri avverbi di luogo:


procul lontano emı̆nus da lontano
prope vicino commı̆nus da vicino

4 avverbi di tempo:
hodie oggi numquam, umquam mai
cras domani olim, quondam una volta
heri ieri mox fra breve
diu a lungo statim subito
semper sempre iam già
saepe spesso sero troppo tardi

5 avverbi enunciativi:
affermativi:
vere veramente profecto senza dubbio
sane sì, certamente certe sì
omnı̄no del tutto

L’avverbio (e l’interiezione) 103


01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 104

negativi:
non, haud non neque, nec e non, né
minime nient’affatto ne... quidem neppure
dubitativi:
forsan, forsitan, fortasse forse

6 avverbi interrogativi:
di luogo (cfr. avverbi derivati da quis, p. 103);
di tempo:
quamdiu? per quanto tempo? quotiens? quante volte?
quando? quando?
di quantità:
quam?, quantum? quanto?
di modo:
qui? come? quomodo? in che modo?

4 Sinonimi e contrari
tempo
mox tra breve (tempo), subito dopo
brevi in breve tempo, brevemente
olim una volta, un giorno, un tempo (passato o futuro)
aliquando una volta o l’altra (riferito più al futuro), talvolta
quondam una volta (riferito più al passato)
semel una (sola) volta
interdum di tanto in tanto, non spesso
nonnumquam qualche volta (lett. «non mai»)
saepe spesso
nunc ora (presente)
tunc allora (passato)
tum allora, poi, da quel momento (indica successione di avvenimenti)
iam già (passato), ora (presente), subito, all’istante (futuro); più (in frase negativa)
adhuc anche ora, ancora
etiamtum anche allora, ancora
etiamtunc
etiamnunc ancora, anche ora

qualità
fauste
felicemente
feliciter

Lessico 104
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 105

prospere favorevolmente
secunde
fortunate fortunatamente

quantità
plus (di) più, in maggior quantità (plus quam semel «più di una volta»; plus pecuniae «più
denaro»; pluris facere «stimare di più»)
magis più (intensamente), in maggior grado (magis sanus «più sano»)
amplius più a lungo, oltre

modo
palam palesemente, apertamente clam nascostamente
propalam alla luce del sole, ostentatamente furtim furtivamente
publice ufficialmente, per pubblica delibera privatim privatamente, per conto proprio
aperte apertamente occulte nascostamente
manifesto manifestamente secreto in disparte, segretamente

luogo
longe lontano; a lungo; di gran lunga
procul lontano, da lontano prope vicino
eminus da lontano, a distanza comminus da vicino

conclusione
denique finalmente, infine (valore logico)
postremo alla fine (valore cronologico); da ultimo (nelle enumerazioni dopo denique)
tandem finalmente (risultato desiderato)

dubbio
fortasse forse
forsı˘tan
frequenza (e ripetizione)
semel una (sola) volta
rursus (-um) indietro, di nuovo
iterum (per) la seconda volta
primo, primum la prima volta
tertio, tertium la terza volta
saepe spesso
crebro fittamente, densamente, spesso
frequenter in gran numero, frequentemente

prossimità e approssimazione
fere quasi, circa, pressoché (indicano imprecisione)
ferme
paene quasi, per poco (indica approssimazione per difetto)
prope vicino a; quasi

L’avverbio (e l’interiezione) 105


01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 106

5 Termini equivocabili
fastidiose con disgusto, con disprezzo (non fastidiosamente)
ingenue liberalmente, francamente (non ingenuamente)
iniuriose ingiustamente (non ingiuriosamente)
nervose vigorosamente (non nervosamente)
perverse al contrario, a rovescio (non perversamente)
praecise nettamente, brevemente (non precisamente)

6 L’interiezione
Le interiezioni sono parole «gettate» nel mezzo del discorso (da intericĕre «gettare in mez-
zo»), con funzione esclamativa e svincolate da rapporti grammaticali con altre parti del
discorso. Servono per esprimere i diversi sentimenti e stati d’animo.
Si dividono in:
1 proprie: sono semplici suoni vocalici, voci onomatopeiche o espressioni parti-
colari legate soprattutto alla vivacità della lingua parlata che esprimono:

gioia e stupore:
ā, hā, ah, o, io, evoe, evhoe ah!, oh!, viva!, evviva!

dolore e collera:
ā, hā, heu, eheu, ei, hei ahi!, ahimé!

esortazione:
eia, heia, heus orsú!, suvvia!

sdegno:
pro, proh oh!, ah!

minaccia:
vae (col dat.) guai a...! (vae victis «guai ai vinti!»)
st ss!, silenzio!, zitto!
2 improprie: sono voci verbali, sostantivi, aggettivi e avverbi:
age, agĕdum, agı˘te orsú!, suvvia!, presto!, dai! (sono forme dell’imperativo
pres. di ago)
bene, recte bene!
male male!
malum peccato! diamine!
praeclare splendido!, magnificamente!
utinam magari!
edĕpol, pol per Polluce!

Lessico 106
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 107

ecastor, mecastor per Càstore!


Hercules, Hercule, Hercle, mehercules, mehercle per Ercole!
medius fidius in fede mia (da me dius Fidius adiŭvet,
«che il dio della Fede mi aiuti!»)


Esercizi

1 Individuare la formazione dei seguenti avverbi:

fauste Tdiligenter Tsapienter Tincredibiliter Tfirmiter Taudac(i)ter Tcommode Thoneste T


feliciter Tfirme

2 Individuare il significato dei seguenti avverbi:

aliquando Tclam Tcomminus Taperte Tfastidiose Tcrebro Tsemel Ttunc Tprope Tnervose

3 Individuare i sinonimi (e i contrari) dei seguenti avverbi:

brevi Tdenique Tquondam Tprocul Tclam Tcrebro

4 Tradurre:

I livello 1. Explanabis igitur hoc (ciò) diligenter [Cic.]. 2. Est, est illa (quella) vis divina pro-
fecto [Cic.]. 3. Heri veni (sono venuto) in Cumanum; cras ad te (da te) fortasse [Cic.]. 4. Erat
tunc excusatio oppressis (per gli sventurati), misera quidem, sed tamen iusta: nunc nulla est
[Cic.]. 5. Incredibiliter enim me (me) commovet tua cohortatio [Cic.]. 6. Sol immenso mundo
tam longe lateque conlucet [Cic.]. 7. Q. Metellus crebro Catulum, saepe me (me), saepissime rem
publicam (spessissimo lo stato) nominabat [Cic.]. 8. Multa palam domum suam auferebat,
plura (più cose) clam de medio removebat [Cic.]. 9. Senex non eminus hastis aut comminus gla-
diis utitur (si serve di) [Cic.].

L’avverbio (e l’interiezione). Esercizi 107


01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 108

II livello 1. Duae sunt igitur res quae permulceant auris, sonus et numerus. De numero mox,
nunc de sono quaerimus [Cic.]. 2. Sed tamen, qui semel verecundiae finis transierit, eum bene et
naviter oportet esse impudentem [Cic.]. 3. Sumuntur autem praecepta orationis trium rerum gra-
tia: ut amice, ut intelligenter, ut attente audiamur [Cic.]. 4. Spes est etiam hunc miserum atque
infelicem aliquando tandem posse consistere [Cic.]. 5. Prope desperatis hic rebus te in Graeciam
contulisti [Cic.]. 6. Haec non noram tum, cum de ea re cum Democrito tuo locutus sum [Cic.]. 7.
Id tu, Brute, iam intelleges, cum in Galliam veneris [Cic.]. 8. Is enim denique honos mihi videri
solet qui non propter spem futuri benefici sed propter magna merita claris viris defertur et datur
[Cic.]. 9. Quid igitur aut ostenta aut eorum interpretes vel Lacedaemonios olim vel nuper nostros
adiuverunt? [Cic.]. 10. Populus Romanus, qui quondam in hostis lenissimus existimabatur, hoc
tempore domestica crudelitate laborat [Cic.]. 11. Anquiritur sitne aliquando mentiri viri boni
[Cic.]. 12. Fide sapientiaque vestra fretus plus oneris sustuli quam ferre me posse intellego [Cic.].
13. Socrates ei qui venenum praebiberat, mortem eam est auguratus, quae brevi consecuta est
[Cic.]. 14. Karthaginem et Corinthum, quae procul erant a conspectu imperii, maiores nostri fun-
ditus, ut dixi, sustulerunt [Cic.]. 15. Nemini meus adventus labori aut sumptui neque publice
neque privatim fuit [Cic.]. 16. Dicimus adsidue: «cras quoque fiet idem» [Ov.]. 17. Quondam Por-
ticus (cioè la scuola stoica) attulit obscuros nimium senes [Boeth.]. 18. Aliquando id opus est;
sed saepe obest [Cic.]. 19. Qua vocant fluctus, hac tibi remus eat [Ov.].
III livello1. Ego sum precatus ut eis quoque hominibus quibus hic consulatus, me rogante, datus
esset, ea res fauste feliciter prospereque eveniret [Cic.]. 2. Avide tuum consilium exspecto; timeo,
ne absim, cum adesse me sit honestius; temere venire non audeo [Cic.]. 3. Quam ob rem omnibus
officiis amicitiae diligenter a me sancteque servatis ne hoc quidem praetermittendum esse duxi
[Cic.]. 4. Facis ut rursus plebes in Aventinum sevocanda esse videatur [Cic.]. 5. Tamen nemo est
quin saepe aleam iactans Venerium iaciat aliquando, nonnumquam etiam iterum ac tertium
[Cic.]. 6. Forsitan quaeratis qui iste terror sit et quae tanta formido [Cic.]. 7. Nostri illi, a Platone
et Aristotele, moderati homines et temperati [...] ipsum sapientem aiunt saepe aliquid opinari
quod nesciat, irasci nonnumquam, exorari eundem et placari, quod dixerit, interdum, si ita rec-
tius sit, mutare, de sententia decedere aliquando; omnis virtutes mediocritate quadam esse mode-
ratas [Cic.].

Lessico 108
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 109

unità 6
Perfetto
indicativo attivo •
Participio
perfetto e futuro •
IV e V
declinazione

1 Indicativo perfetto attivo


L’indicativo perfetto latino (ad es. vidi, da video) corrisponde in italiano al passato prossi-
mo («ho visto»), al passato remoto («vidi»), al trapassato remoto («ebbi visto») e in casi par-
ticolari anche all’imperfetto («vedevo»):

Caesar legatos delegit: in his fuit Cesare scelse gli ambasciatori: tra questi
Opimius (Caes.). c’era Opimio.

Esso presenta le seguenti desinenze:

SING. PLUR.

1a pers. -ı̄ -ı̆mus


2a ” -isti -istis
3a ” -ı̆t -ē˘runt (-ēre)1

Secondo il prospetto di vidi si coniugano i perfetti delle quattro coniugazioni e di sum:

vid-i io vidi, ho visto, fu-i io fui, sono stato


vid-isti ebbi visto fu-isti fui stato
vid-it fu-it
vid-ı̆mus fu-ı̆mus
vid-istis fu-istis
vid-ērunt (-ēre) fu-ērunt (-ēre)

1. Le desinenze antiche della 3 a pers. plur. erano due distinte, -ĕrunt ed -ēre: la prima ha finito poi per prevale-
re allungando la -e- per analogia, ma la seconda sopravvive in numerosi testi letterari, specialmente poetici.

Unità 6 109
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La formazione del perfetto


Il perfetto attivo delle quattro coniugazioni è formato dal tema del perfectum (cfr. p. 26)
seguìto dalle desinenze del perfetto.
Il tema del perfectum presenta una formazione assai varia e complessa che, si noti, non
è ricostruibile automaticamente a partire né dal tema dell’infectum né dalla coniugazione
a cui il verbo appartiene:

a perfectum con suffisso -v-/-u- 2:


laudo, -as lodo laudā-v-i
deleo, -es distruggo delē-v-i
sino, -is permetto sı̄-v-i
audio, -is odo audı̄-v-i
veto, -as vieto vet-u-i
moneo, -es ammonisco mon-u-i
alo, -is nutro al-u-i
aperio, -is apro aper-u-i
obstupesco, -is sbigottisco obstup-u-i

b perfectum con suffisso -s-:


conspicio, -is vedo conspex-i (<*conspec-s-i)
iungo, -is unisco iunx-i (<*iung-s-i)
mitto, -is mando mis-i (<*mitt-s-i)
claudo, -is chiudo claus-i (<*claud-s-i)
serpo, -is serpeggio serp-s-i
scribo, -is scrivo scripsi (<*scrib-s-i)
gero, -is porto gess-i (<*ger-s-i)
veho, -is trasporto vex-i (<*veh-s-i)

c perfectum con alternanza vocalica:


quantitativa (allungamento della vocale radicale):
ĕmo, -is compero ēm-i
fŏdio, -is scavo fōd-i
lĕgo, -is leggo lēg-i
fŭndo, -is verso fūd-i con caduta della nasale
lı̆nquo, -is lascio lı̄qu-i infissa dell’infectum
quantitativa e qualitativa:
ăgo, -is conduco ēg-i
căpio, -is prendo cēp-i
iăcio, -is getto iēc-i
con caduta
frăngo, is rompo frēg-i
della nasale infissa

2. È consuetudine distinguere nella comune grafia moderna il suono corrispondente a quello che nella pro-
nuncia classica era una u semivocalica (rappresentata da v) da quello puramente vocalico (u): cfr. pp. 3, 5.

Morfologia 110
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 111

d perfectum con raddoppiamento (prefisso costituito dalla prima consonante – e


dalla eventuale seconda – del tema dell’infectum seguìta dalla vocale -e):
cado, -is cado ce-cı̆d-i
con apofonia
fallo, -is inganno fe-fell-i
latina
pello, -is scaccio pe-pŭl-i
sto, -as sto ste-t-i (<*ste-st-i)
Alcuni verbi assimilano la vocale del raddoppiamento a quella radicale:
curro, -is corro cu-curr-i
mordeo, -es mordo mo-mord-i
posco, -is chiedo po-posc-i
tondeo, -es toso to-tond-i

e perfectum non caratterizzato (tema identico a quello dell’infectum):


bibo, -is bevo bib-i
minuo, -is diminuisco minu-i
solvo, -is sciolgo solv-i
tribuo, -is attribuisco tribu-i
Possono ascriversi a questa categoria i verbi composti che, a differenza dei verbi semplici
da cui derivano, nel perfetto non presentano il raddoppiamento:
accurro, -is (< ad-curro) accorro accurr-i
incı̆do, -is (< in-cado) cado dentro incı̆d-i
incı̄do, -is (< in-caedo) incìdo incı̄d-i

Osservazioni
1. Si presti attenzione, in caso di perfetti non caratterizzati, alle forme omografe ed omofo-
ne rispetto a quelle del presente:
tribuit attribuisce / attribuì
tribuimus attribuiamo / attribuimmo
Nel caso di perfetti ad alternanza vocalica quantitativa si danno solo forme omografe:
vĕnit viene vēnit venne
venı̄mus veniamo venı̆mus venimmo
2. Talora la caduta del suffisso -v- intervocalico (per sincope) e l’eventuale contrazione del-
le vocali venute a contatto hanno portato alla creazione di forme abbreviate (che per lo più
hanno dato origine alle rispettive forme italiane):
amavisti > amasti amasti
amaverunt > amarunt amarono
audivisti > audisti udisti
audiverunt > audierunt udirono

Unità 6 111
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 112

2 Il participio perfetto
Il participio perfetto è formato dal tema del supino (cfr. p. 26) seguìto dalle desinenze degli
aggettivi della I classe in -us, -a, -um: può uscire in tus, -ta, -tum o in -sus, -sa, -sum, indipen-
dentemente dalla coniugazione di appartenenza.
Hanno il participio perfetto indicante azione compiuta, anteriore a quella del verbo reg-
gente e di valore passivo, i verbi attivi transitivi; indicante egualmente azione compiuta
e anteriore ma di valore attivo i verbi deponenti sia transitivi sia intransitivi (per cui cfr.
pp. 272 sgg.):

I coniug. att. vocāt-us chiamato


II ” monı̆t-us ammonito
III ” (voc. tem.) miss-us mandato
III ” (tema in -i) capt-us preso
IV ” audı̄t-us udito
I coniug. dep. hortāt-us che ha esortato (da hortor «esorto», trans.)
III ” profect-us (che è) partito (da proficiscor «parto», intrans.)

Il participio perfetto di un verbo attivo può corrispondere in italiano a un gerundio o a un


participio passato ovvero ad una proposizione subordinata per lo più causale o tempora-
le, sempre esprimente anteriorità e valore passivo:

Caesaris oratione confirmatus, [Essendo stato, poiché / dopo che è stato]


Lentulus ut in oppidum reverti liceat rassicurato dalle parole di Cesare, Lentulo
petit (Caes.). chiede che gli sia permesso di ritornare in
città.
Timotheus a patre acceptam Timoteo accrebbe con molte virtù la gloria
gloriam multis auxit virtutibus ereditata dal padre.
(Nep.).

Il participio perfetto è impiegato spesso in funzione di aggettivo (fictus «fittizio» da fingo


«immagino», deditus «dedito» da dedo «consegno»: cfr. Lessico, p. 155), talora anche di
sostantivo (victi «i vinti» da vinco «vinco», dicta «i detti» da dico «dico»):

Ad mea, decepti iuvenes, Volgetevi ai miei precetti, o giovani caduti in


praecepta venite (Ov.). trappola [d’amore].
[rispettivamente valore di part.
pass. e sost.]

3 Il participio futuro
Il participio futuro è formato dal tema del supino seguìto dal suffisso -ūr- e dalle desinen-
ze degli aggettivi della I classe in -us, -a, -um, indipendentemente dalla coniugazione di
appartenenza. Hanno il participio futuro tutti i verbi transitivi e intransitivi che dispongo-
no del tema del supino, sia attivi sia deponenti (per cui cfr. pp. 272 sgg.):

Morfologia 112
01_Dionigi1_01 15/02/11 19.50 Pagina 113

I coniug. att. vocat-ūr-us che chiamerà


II ” monit-ūr-us che ammonirà
III ” (voc. tem.) miss-ūr-us che manderà
III ” (tema in -i) capt-ūr-us che prenderà
IV ” audit-ūr-us che udirà
I coniug. dep. hortat-ūr-us che esorterà
III ” profect-ūr-us che partirà
verbo sum fut-ūr-us che sarà

Il participo futuro esprime un’azione attiva genericamente posteriore a quella del verbo
reggente; tale posteriorità può assumere più definito carattere di imminenza, destinazio-
ne o intenzionalità:
Magna pars hominum est quae Grande è la parte degli uomini che
navigatura de tempestate non accingendosi ad un viaggio per mare non si
cogitat (Sen.). cura del tempo.
[imminenza]
Accipimus peritura perituri Noi destinati a perire riceviamo cose
(Sen.). destinate a perire.
[destinazione]
Perseus rediit belli casus Perseo ritornò con l’intenzione di affrontare
temptaturus (Liv.). la sorte della guerra.
[intenzionalità]

Il participio futuro, che da solo (cioè in funzione assoluta) è impiegato di rado, trova
consueta applicazione in unione con il verbo sum nella cosiddetta coniugazione perifra-
stica attiva, ove conserva tutte le sue sfumature di significato (cfr. p. 278):
Paolo sta (stava, starà) per arrivare
Paulus venturus est
Paolo è (era, sarà) destino che arrivi
(erat, erit )
Paolo ha (aveva, avrà) intenzione di arrivare

4 La quarta declinazione
Alla IV decl. appartengono sostantivi in -ŭs prevalentemente maschili (exercitus «eserci-
to»), alcuni femminili (manus «mano») e rari neutri in -ū˘ (genu «ginocchio»); è caratteriz-
zata dall’uscita del gen. sing. in -ūs. Le uscite dei maschili e dei femminili sono comuni.

SINGOLARE PLURALE
MASCH. / FEMM. NEUTRO MASCH. / FEMM. NEUTRO

nom. exercit-ŭs gen-ū˘ exercit-ūs gen-u-ă


gen. exercit-ūs gen-ūs / -ū exercit-u-ŭm gen-u-ŭm
dat. exercit-uı̄ gen-uı̄ / -ū exercit-ı̆-bus / -ŭ-bus gen-ı̆-bus / -ŭ-bus
acc. exercit-ŭm gen-ū˘ exercit-ūs gen-u-ă
voc. exercit-ŭs gen-ū˘ exercit-ūs gen-u-ă
abl. exercit-ū gen-ū exercit-ı̆-bus / -ŭ-bus gen-ı̆-bus / -ŭ-bus

Unità 6 113
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Osservazioni
1. Il tema dei sostantivi della IV decl. esce in -u (che nel prospetto risulta isolata dal tratti-
no solo per motivi di opportunità didattica).
2. L’alternanza tra -ibus ed -ubus del dat. e abl. plur. rispecchia probabilmente la presenza
di un suono intermedio tra i ed u. Per alcuni sostantivi, quali arcus «arco», lacus «lago», quer-
cus «quercia», tribus «tribù», l’uscita -ubus è la sola attestata; per arcus «arco», artus «arto» e
partus «parto» l’uscita in -ubus evitava la facile confusione con arcibus, artibus e partibus, dat.
e abl. plur. rispettivamente di arx «rocca», ars «arte» e pars «parte» della III decl.
3. Numerosi sostantivi sono di origine verbale, derivati dal tema del supino (cosiddetti
deverbativi):
aditus accesso < adeo mi accosto
apparatus apparato < appăro preparo
fletus pianto < fleo piango
iussus ordine < iubeo ordino
status condizione < sto sto
Altri derivano invece da sostantivi (denominativi):
comitatus accompagnamento < comes compagno
consulatus consolato < consul console
magistratus magistrato < magister maestro
senatus senato < senex vecchio
Per ulteriori approfondimenti, cfr. Lessico, pp. 125, 127.

Particolarità morfologiche

1 L’identità dell’uscita del nom. sing. in -us ha fatto sì che taluni sostantivi della IV
decl. siano stati intesi e declinati come sostantivi della II: ricorrono così forme di gen. sing.
in -i anziché in -us (exerciti per exercitus, senati per senatus, tumulti per tumultus, ecc.).
2 Si incontrano con una certa frequenza, soprattutto in ambito poetico, forme di
dat. sing. in -ū in luogo di -ui (quaestu, da quaestus «guadagno»; cultu da cultus «coltivazio-
ne»). Più rari i gen. plur. in -um anziché in -uum (currum, da currus «carro»).
3 Domus «casa»3, presenta una declinazione «mista» (di forme della IV e della II
decl.):

SINGOLARE PLURALE

nom. dom-ŭs casa dom-ūs


gen. dom-ūs / -ı̄ dom-u-ŭm (poetico dom-ōrum)
dat. dom-uı̄ / -ō dom-ı̆bus
acc. dom-ŭm dom-ōs / -ūs
voc. dom-ŭs dom-ūs
abl. dom-ō (raro dom-ū) dom-ı̆bus

3. Domus è propriamente la «casa signorile»; quella della povera gente o dei contadini è detta casa, da cui
appunto l’italiano «casa».

Morfologia 114
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È inoltre attestato il locativo domi «a casa, in pace» (soprattutto nell’espressione formula-


re domi bellique o domi militiaeque «in pace e in guerra»); il moto a luogo è reso con l’accu-
sativo semplice (domum redeo «ritorno a casa»), il moto da luogo con l’ablativo semplice
(domo discedo «mi allontano da casa»). Tuttavia possono aversi anche in con l’abl. per lo
stato in luogo, ab/ex con l’abl. per il moto da luogo, specie se segue un genitivo: in domo
Caesaris «nella casa di Cesare», ab/ex domo Caesaris «dalla casa di Cesare».
4 Iesus «Gesù» ha la seguente declinazione: nom. Iesus, gen., dat., voc., abl. Iesu,
acc. Iesum.

5 La quinta declinazione
Comprende un esiguo numero di sostantivi in -ēs (res «cosa»), tutti femminili ad eccezio-
ne di dies «giorno» (che al sing. oscilla tra maschile e femminile, al plur. è maschile) e del
suo composto meridies «mezzogiorno» (da medius dies); è caratterizzata dall’uscita del gen.
sing. in -ē˘ i. Le forme del plurale sono attestate solo per res e dies; sono sporadiche per gli
altri sostantivi.

SINGOLARE PLURALE

nom. di-ēs giorno di-ēs


gen. di-ēi di-ērum
dat. di-ĕi di-ēbus
acc. di-ĕm di-ēs
voc. di-ēs di-ēs
abl. di-ē di-ēbus

Osservazioni
1. La desinenza del gen. sing. oscilla tra -ēi (diēi) ed -ĕi (da fidĕi, da fides «lealtà»), ma si
incontrano anche, assai più di rado, -i o -e (dii, die).
2. Alcuni sostantivi presentano alternativamente forme della I e della V decl.: luxuria / luxu-
ries «lussuria», materia / materies «materia», mollitia / mollities «mollezza», pigritia / pigrities
«pigrizia», ecc.
3. Dies è per lo più femminile quando rappresenta il generico «tempo che passa» o quan-
do indica una «data stabilita»:
Longa dies meum incertat animum Il lungo trascorrere del tempo rende
(Plaut.). incerto il mio animo.
Ubi dies quae dicta erat advenit... Quando arrivò il giorno che era stato
(Liv.). fissato...
Si notino le espressioni in diem «per un giorno» e in dies «di giorno in giorno, giorno per gior-
no».
4. Il significato generico di res è «cosa», per cui spesso è il contesto a suggerirne valori più
specifici: «azione», «fatto», «avvenimento», «circostanza», «situazione», «oggetto», «pro-

Unità 6 115
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 116

prietà», «ricchezza», «argomento», «questione», «interesse», «attività», «causa giudiziaria»,


«essenza», «realtà» (al plur.), ecc.
Mercaturis rem quaerere (Catull.). Cercare la ricchezza nel commercio.
Constat medicamentum ex his Il medicamento è fatto di questi ingredienti.
rebus (Mart.).
De cognitione rerum (Cic.). Intorno alla conoscenza della realtà.
Non opus est verbis, credite rebus Non c’è bisogno di parole, credete ai fatti.
(Ov.).
Nec erat res de qua scriberem E non c’era un argomento su cui avessi da
(Cic.). scrivere.
Eripitur persona, manet res (Lucr.). È strappata la maschera, rimane l’essenza.
In altre circostanze res è determinato da aggettivi:
res gestae azioni, imprese (specie militari) res adversae avversità
res novae rivolgimenti politici, rivoluzione res divina rito sacro
res secundae prosperità, sorte favorevole res Romana potenza di Roma
res publica stato, forma di governo res familiaris patrimonio familiare
res capitalis processo per delitto capitale res militaris arte militare, tattica
res frumentaria approvvigionamento alimentare res rusticae agricoltura

ANTICIPAZIONI DI SINTASSI

A Il genitivo partitivo
Esprime l’insieme di cui si prende in considerazione una parte:
Multae istarum arborum mea Molti di questi alberi li ho piantati con le
manu sunt satae (Cic.). mie mani.
Nonnulla pars militum domum Una parte dei soldati ritorna a casa.
discedit (Caes.).

Genitivi partitivi dipendono frequentemente da aggettivi neutri sostantivati o da avver-


bi indicanti quantità:
multum molto
parum poco
satis abbastanza
plus più
pecuniae denaro
minus meno
plurimum moltissimo
tantum tanto
quantum quanto

Morfologia 116
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B Genitivo soggettivo e oggettivo


In dipendenza da sostantivi in cui è individuabile un tema verbale, un genitivo può funge-
re da «soggetto» oppure da «oggetto».
L’espressione metus Romanorum «la paura dei Romani» si può intendere, infatti, in due
sensi:
«i Romani hanno paura» (gen. soggettivo);
«[i nemici] hanno paura dei Romani» (gen. oggettivo).
Magnas utilitates adipiscimur Conseguiamo grandi vantaggi grazie alla
conspiratione hominum atque cooperazione e al consenso degli uomini.
consensu (Cic.).
[sogg.]
Suavis laborum est Dolce è il ricordo delle fatiche passate.
praeteritorum memoria (Cic.).
[ogg.]
Studia familiae vestrae virtutis, La passione della vostra famiglia per la virtù,
humanitatis, doctrinae nota mihi per la cultura e per il sapere mi è nota.
sunt (Cic.).
[rispett. sogg. (familiae vestrae) e
ogg. (tutti gli altri)]


Esercizi
N.B. Per i termini non tradotti si consulti il Vocabo-
lario a fine volume.

1 Indicativo perfetto
Individuare i diversi tipi di tema del perfectum delle seguenti forme e tradurle:

reddidistis • petierunt • dixit • veni • genuit • dixisti • cepimus • laudavistis • genuisti • laudavisti
• petiverunt • alui • venisti • petivisti • misit • genuimus • ceperunt • pepulistis • reddidimus • dixi
• misisti • laudavimus • petivistis • venit • cepisti • petivisti • genuistis • aluerunt • legi • venimus
• cepit • laudavisti • genuerunt • laudavit • petivimus • legisti • verterunt • reddidi • aluistis • dixi-
mus • venistis • reddiderunt • legit • laudavistis • misimus • laudaverunt • petivit • aluisti • legi-
mus • cepistis • reddidit • dixistis • venerunt • pepulisti • vertimus • legistis • pepulit • laudaverunt
• aluit • vertit • petivistis • miserunt • legerunt • aluimus • dixerunt • misistis • pepulerunt • red-
didisti

Unità 6. Esercizi 117


01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 118

2 Indicativo perfetto
Scrivere accanto alle seguenti forme di perfetti in -vi le corrispondenti forme sin-
copate:

audiverunt .................................................. vocavistis ........................................................


vocavisti ...................................................... implevisti ........................................................
implevistis ................................................... vocaverunt......................................................
audivisti ...................................................... audivistis ........................................................
impleverunt............................................. audivit ............................................................

3 Indicativo perfetto
Tradurre scegliendo il valore appropriato di passato remoto o passato prossimo:

1. Romulus Romam condidit. 2. Heri vidi fratrem tuum in foro. 3. Natura hominibus cupidi-
nem scientiae dedit. 4. Hannibal Poenos in Italiam per Alpes duxit. 5. Hodie diligens fuisti et
multa didicisti. 6. Opus perfeci, nunc quiescam. 7. Cur verum non dixisti? 8. Iam dudum
amicum exspecto, nondum pervenit. 9. Pugna apud Cannas atrox Romanis fuit. 10. Donum
tuum accepi, gratias tibi (a te) ago. 11. Patrem tuum decepisti, venia dignus non es. 12.
Pisces emi, nunc cenam parabo. 13. Galli ad Caesarem nuntios de pace miserunt.

4 Indicativo perfetto
Tradurre:

1. Miltiades Chersonesum reliquit ac rursus Athenas demigravit [Nep.]. 2. Bivium nobis (a


noi) ad agri culturam dedit natura: experientiam et imitationem [Varr.]. 3. Milites nostri in
Germanorum castra inruperunt [Caes]. 4. Hostes celeriter carros impedimentaque sua in sil-
vas abdiderunt, copias omnis in loco edito atque aperto instruxerunt [Caes.]. 5. Miltiadis
auctoritate impulsi (spinti) Athenienses copias ex urbe eduxerunt locoque idoneo castra fece-
runt [Nep.]. 6. Lacedaemonii cum Perse rege amicitiam fecerunt, dein Deceleam in Attica
munierunt [Nep.]. 7. Cimonem Athenienses non solum in bello, sed etiam in pace diu desi-
deraverunt [Nep.]. 8. Alcibiadis consilio atque auctoritate Athenienses bellum Syracusanis
indixerunt [Nep.]. 9. Pausanias in aedem Minervae confugit [Nep.]. 10. Cimon et populum
urbanum in sua tenuit potestate et apud exercitum plurimum (avv.) valuit auctoritate
[Nep.]. 11. Tarquinius pacem cum Aequorum gente fecit, foedus cum Tuscis renovavit. Inde
ad negotia urbana animum convertit [Liv.]. 12. Haud diuturna ira populi in Cassium fuit
[Liv.]. 13. Sabini incursionem in agrum Romanum fecere [Liv.]. 14. De epistula Vatini risi
[Cic.]. 15. Scripsi ad quaestores urbanos de Quinti fratris negotio [Cic.]. 16. Defendi rem
publicam (lo stato) adulescens, non deseram senex; contempsi Catilinae gladios, non perti-
mescam tuos [Cic]. 17. Tarquinius Superbus et omne Latium bello devicit et Suessam Pome-
tiam, urbem opulentam refertamque, cepit et, maxima (grandissima) praeda locupletatus,
votum patris (cioè Tarquinio Prisco) Capitolii aedificatione persolvit et colonias deduxit et
dona magnifica Delphos ad Apollinem misit [Cic.].

Morfologia 118
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5 Indicativo perfetto
Tradurre:

1. Dopo la sconfitta presso Canne Varrone, console romano, con pochi cavalieri attraverso
i campi si rifugiò a Venosa. 2. I Galli fecero irruzione in Roma, ma il valore di Camillo mise
in fuga i barbari. 3. Con grande tranquillità Socrate entrò in tribunale e discusse di religio-
ne coi giudici. 4. Catone il censore difese severamente l’integrità dei costumi dei Romani.
5. Annibale oltrepassò le Alpi d’inverno e tra gravi difficoltà condusse in Italia truppe eque-
stri e pedestri. 6. Hai cospirato contro la patria, Catilina, ma le tue insidie saranno vane. 7.
Quasi tutti i soldati perdettero la vita nella battaglia; pochi superstiti di notte giunsero
all’accampamento. 8. Ho scritto una lunga lettera al mio amico il mese scorso (proximus,
-a, -um), ma non mi ha ancora risposto.

6 Indicativo perfetto
Tradurre:

Romolo e Numa Pompilio


Romulus haec (queste cose) ferme egit. Multitudinem finitimorum in civitatem recepit, cen-
tum ex senioribus (i più anziani) legit, quos (che) senatores nominavit propter senectutem.
Tum invitavit ad spectaculum ludorum vicinas urbis Romae nationes atque virgines rapuit.
Commotis bellis (scoppiate delle guerre) propter raptarum iniuriam Caeninenses vicit,
Antemnates, Crustuminos, Sabinos, Fidenates, Veientes. Haec (queste) omnia oppida urbem
cingunt.
Postea Numa Pompilius rex creatus est (fu eletto), qui (il quale) bellum quidem nullum
gessit, sed non minus civitati profuit (da prosum). Nam et leges Romanis moresque consti-
tuit, qui (i quali) consuetudine proeliorum iam latrones ac semibarbari putabantur, et
annum descripsit in decem menses, et infinita Romae sacra ac templa constituit. Morbo
decessit.
[Eutropio]

7 Indicativo perfetto
Tradurre:

Tullo Ostilio, Anco Marzio, Tarquinio Prisco


Huic (a lui) successit Tullus Hostilius. Hic (questi) bella reparavit, Albanos vicit, Veientes et
Fidenates bello superavit, urbem ampliavit. Fulmine ictus (colpito) cum domo sua arsit.
Post hunc (dopo di lui) Ancus Marcius, Numae ex filia nepos, suscepit imperium. Contra
Latinos dimicavit. Aventinum montem civitati adiecit et Ianiculum, apud ostium Tiberis
civitatem supra mare condidit. Morbo periit (da pereo). Deinde regnum Priscus Tarquinius
accepit. Hic (questi) numerum senatorum duplicavit, circum Romae aedificavit, ludos Ro-
manos instituit, qui (i quali) ad nostram memoriam permănent. Vicit etiam Sabinos et
agros urbis Romae territorio iunxit primusque triumphans urbem intravit. Muros fecit et
cloacas, Capitolium inchoavit.
[Eutropio]

Unità 6. Esercizi 119


01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 120

8 Participio perfetto e futuro


Tradurre:

1. Cupite atque exspectate pater, salve [Plaut.]. 2. Non facile diiudicatur amor verus et fic-
tus [Cic.]. 3. Erigebat animum iam demissum et oppressum Oppianicus [Cic.]. 4. Regni cupi-
ditate inductus Orgetorix coniurationem nobilitatis fecit [Caes.]. 5. Marcellus, perterritus
conviciis, a sua sententia discessit [Caes.]. 6. Militum pars incolumis in castra pervenit, pars
a barbaris circumventa periit (da pereo) [Caes.]. 7. Livia amiserat (aveva perso) filium
Drusum, magnum futurum principem, iam magnum ducem [Sen.]. 8. Dumnacus suis fini-
bus expulsus errans latitansque solus extremas Galliae regiones petere est coactus (fu
costretto) [Caes.].

9 Participio perfetto e futuro


Tradurre:

1. Il vecchio padrone, ingannato dall’astuto servo, arse d’ira. 2. La lettera consegnata ieri al
corriere arriverà domani a mio fratello. 3. L’innamorato impaziente batteva alla (usa pulso
+ acc.) porta chiusa, ma l’amata non apriva. 4. Il discorso tenuto (usa habeo) dal console in
presenza dei cittadini infiammò gli animi di tutti alla guerra. 5. In sèguito all’arrivo degli al-
leati il console mutò il piano della battaglia deciso in precedenza. 6. I beni dell’animo non
sono caduchi, ma destinati a rimanere per sempre (in perpetuum). 7. Ai senatori, che stava-
no per deliberare, arrivò la notizia della vittoria del console.

10 IV declinazione
Tradurre le seguenti espressioni, rendendo le varie possibilità delle forme omografe:

dulcis cantus • altam porticum • sexus muliebris • in conspectu senatus • tardo gradu •
metum tuum • in dextera manu • ante meum adventum • magno cum strepitu ac tumultu •
nocturno conventu • de statu civitatis • manuum mearum • velocium curruum

11 IV declinazione
Tradurre:

1. Caesar exercitum in duas (due) partes divisit [Caes.]. 2. Maior (la maggior) pars Ger-
manorum victus in lacte, caseo, carne consistit [Caes.]. 3. Urbs, posita in altissimo monte,
omnes aditus difficiles habebat [Caes.]. 4. Casu legati ex Asia Romae tunc fuerunt [L. Ver.].
5. At tuba terribili sonitu taratantara (voce onomatopeica) dixit [Enn.]. 6. Manus lavite et
capita velate [Titin.]. 7. Fons oritur (sorge) in monte, per saxa decurrit, in Larium lacum
decidit [Plin.]. 8. Legum ministri magistratus, legum interpretes iudices sunt, legum denique
omnes servi sumus [Cic.]. 9. Cato consulatum gessit cum L. Valerio Flacco [Nep.]. 10. Cae-

Morfologia 120
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 121

sar T. Labienum legatum in Treveros, qui (i quali) proximi flumini Rheno sunt, cum equita-
tu mittit [Caes.]. 11. Tullus infesto exercitu in agrum Albanum pergit [Liv.]. 12. Dilectus
habetur civium Romanorum; frumentum ex agris in loca tuta comportatur [Cic.].

12 IV declinazione (domus)
Tradurre:

1. Cenabo domi [Plaut.]. 2. Fulmina accendunt tecta domorum [Lucr.]. 3. Ducite ab urbe
domum Daphnin [Verg.]. 4. Est mulier domi? [Plaut.]. 5. Victores legiones reveniunt domum
[Plaut.]. 6. Domum dominam voca [Catull.]. 7. Me (me, acc.) domo mea expulistis, Pom-
peium domum suam compulistis [Cic.]. 8. Hannibal in aliena, in hostili est terra, inter
omnia inimica infestaque, procul ab domo, ab patria [Liv.]. 9. Inter tumultum Tullia domo
profugit [Liv.]. 10. Consulum magna domi bellique gloria fuit [Liv.]. 11. Pax domi forisque
fuit [Liv.]. 12. Intra illa (quelle) moenia domus ac Penates mei sunt, mater coniunx liberi-
que [Liv.].

13 IV declinazione
Tradurre:

1. Cesare collocò la cavalleria all’ala destra (in + abl.). 2. La paura del castigo terrà a freno
(usa coerceo) l’audacia dei cattivi cittadini. 3. Aspettammo a lungo a Brindisi l’arrivo degli
ambasciatori, ma l’attesa fu vana. 4. Con grande gioia i cittadini accolsero il ritorno del
console vincitore con l’esercito. 5. Grande era (trad. col perfetto) a Roma l’autorità del
senato, ma Cesare la (eam) ridusse. 6. Dopo molte vittorie, gli ozi a Capua furono l’inizio
delle sventure per l’esercito di Annibale. 7. Domani resterò a casa e mi dedicherò allo stu-
dio. 8. Vieni subito a casa: il tuo aiuto è necessario. 9. Per i frequenti insulti della moglie
l’uomo se ne andò (abiit) da casa e si rifugiò a casa del fratello. 10. I dolci canti degli uccel-
li e le verdi fronde degli alberi annunciano l’arrivo della primavera.

14 V declinazione
Tradurre le seguenti espressioni, rendendo le varie possibilità delle forme omografe:

latae planitiei • pulchra specie • fidem meam • vanae spei • horribili facie

15 V declinazione
Tradurre (si presti particolare attenzione ai valori di fides):

1. Acies apparuit hastae [Ov.]. 2. Troiana acies aciesque Latinae concurrunt [Verg.]. 3.
Ignium multae variaeque facies sunt [Sen.]. 4. Tuam fidem obsecro [Plaut.]. 5. Accipe daque

Unità 6. Esercizi 121


01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 122

fidem [Enn.]. 6. Solvisti fidem [Ter.]. 7. Vestra fides famaque inlaesa ad hunc diem (fino ad
oggi) mansit [Tac.]. 8. Hostes sine fide occasionem fraudis quaerunt [Caes.]. 9. Fides bona
contraria est fraudi ac dolo [Paul.]. 10. Promissa barba et capilli efferaverant (avevano
imbarbarito) speciem oris [Liv.]. 11. Magnum nomen est, magna species, magna dignitas
consulis [Cic.]. 12. Salutaris severitas vincit inanem speciem clementiae [Cic.]. 13. Semper
fraudi aliquam (una qualche) speciem iuris imponitis [Liv.]. 14. Spem teneo, salutem ami-
si [Plaut.]. 15. Spes est exspectatio boni [Cic.]. 16. Spes pascis inanis [Verg.]. 17. Mulier
meam laudat speciem [Plaut.]. 18. O spes mea, o mea vita, o mea voluptas, salve! [Plaut.].

16 V declinazione (dies, res)


Tradurre:

1. Magno militum studio paucis diebus opus efficitur [Caes.]. 2. Venit eodem (avv.) cum suis
copiis postero die Gaius Fabius [Caes.]. 3. Caesar castra movet diebusque circiter quindecim
ad fines Belgarum pervenit [Caes.]. 4. Tempus diei in otio consumebatur [Bell. Afr.]. 5. Cae-
sar primis diebus castra magnis operibus munire et ex finitimis municipiis frumentum com-
portare reliquasque copias exspectare instituit [Caes.]. 6. Interim ex consuetudine cotidiana
Indutiomarus ad castra accedit atque ibi magnam partem diei consumit; equites tela coni-
ciunt et magna cum contumelia verborum nostros ad pugnam evocant [Caes.]. 7. Caesar
rem frumentariam providet, castris idoneum locum deligit [Caes.]. 8. Vita omnis Germano-
rum in venationibus atque in studiis rei militaris consistit: a parvis (fin da piccoli) labori ac
duritiae student [Caes.]. 9. Fortuna parvis momentis magnas rerum commutationes efficit
[Caes.]. 10. An (forse) vero in Hispania res gestas Caesaris non audistis? [Caes.]. 11. Apes
laborem tolerant, opera conficiunt, rem publicam habent [Plin.]. 12. Est res publica res
populi [Cic.]. 13. Cum (quando) certi propter divitias aut genus aut opes rem publicam
tenent, est factio, sed vocantur illi (quelli) optimates [Cic.]. 14. In re familiari valde sumus
perturbati [Cic.]. 15. Porsenna Romam infesto exercitu venit. Non umquam alias (avv.) ante
tantus terror senatum invasit, adeo valida res tum Clusina erat magnumque Porsennae
nomen [Liv.].

17 V declinazione
Tradurre:

1. Cesare dispose l’esercito nella pianura contro gli Elvezi. 2. Nelle avversità grande confor-
to verrà dalla fedeltà degli amici. 3. La disfatta presso Canne non tolse ai Romani la spe-
ranza di future vittorie. 4. I giudici non prestarono fede alle parole del testimone. 5. Insie-
me con gli amici trascorreremo lietamente i giorni festivi. 6. Nei giorni nefasti i pontefici a
Roma non immolavano vittime agli dèi. 7. Spesso gli inizi di grandi cose sono piccoli. 8.
Molti uomini nascondono turpi vizi dell’animo con una falsa apparenza di virtù. 9. Nel
giorno fissato gli ambasciatori degli Spartani vennero ad Atene. 10. Catilina, avido di rivol-
gimenti politici, fece una congiura di nobili contro lo stato. 11. Nel campo Marzio le legio-
ni romane si esercitavano nell’arte militare.

Morfologia 122
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18 Ricapitolazione
Tradurre:

Un attacco nemico
Inopinantes nostri re nova perturbantur, ac vix primum impetum cohors in statione sustinet.
Circumfunduntur hostes ex reliquis partibus, aditum ad castra quaerunt. Aegre portas nostri
defendunt; reliquos aditus locus ipse (stesso) munitioque defendit. Totis trepidatur castris,
milites inquieti tumultus causam quaerunt. Timore omnium confirmatur opinio barbaris
intus nullum esse praesidium (che dentro non ci sia nessun presidio). Itaque in castra
irrumpunt. Publius Sextius Baculus, aeger in praesidio relictus, ex tabernaculo exit (esce),
hostes impetum facientes videt, arma a proximis militibus capit atque in porta consistit. Cen-
turiones cohortis perveniunt; una (avv.) proelium sustinent. Sextius gravia vulnera accipit
atque e pugna discedit, sed reliqui milites in munitionibus consistunt castraque ex hostium
impetu servant.
[da Cesare]

19 Ricapitolazione
Tradurre:

I Druidi
Druides a bello absunt (si astengono) neque tributa una (avv.) cum reliquis pendunt, mili-
tiae vacationem omniumque rerum habent immunitatem. Tantis excitati praemiis et sua
sponte (di loro spontanea volontà) multi in disciplinam conveniunt et a parentibus pro-
pinquisque mittuntur. Magnum ibi numerum versuum ediscunt. Multa praeterea de siderum
motu, de mundi ac terrarum magnitudine, de rerum natura, de deorum immortalium vi ac
potestate disputant et iuventuti tradunt.
[da Cesare]

20 Ricapitolazione
Tradurre:

Un periodo di carestia
Post proelium annona crevit: quare non solum praesenti inopia, sed etiam futuri temporis
timore nostrorum animi sollicitabantur. Militum vires inopia frumenti imminuebantur,
incommoda in dies augebantur. Nostri magna inopia omnium rerum pugnabant, hostes con-
tra (avv.) omnibus abundabant rebus: multum erat frumentum ante (avv.) provisum, mul-
tum ex omni provincia comportatum; magna copia pabuli suppetebat. Tandem Caesar
pecus a propinquis civitatibus vexit itaque paululum militum angustias lenivit.
[da Cesare]

Unità 6. Esercizi 123


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lessico

Il sostantivo

Le cinque declinazioni indicano la funzione sintattica che il sostantivo – da solo o accom-


pagnato da preposizioni – svolge nella frase. Ciò che rimane estraneo alle definizioni e
classificazioni della morfologia e della sintassi è il significato dei sostantivi che può essere
còlto risalendo all’origine e alla composizione delle singole parole.

1 Classificazione
I sostantivi, come del resto anche i verbi (cfr. p. 350), si distinguono in:

primitivi (o radicali), se formati su radici senza suffissi:


dux, ducis condottiero lux, lucis luce pax, pacis pace
lex, legis legge nox, noctis notte rex, regis re

derivati, se dotati di suffissi; in questo caso si suddividono in deverbativi (deri-


vati da verbi), denominativi (derivati da sostantivi), aggettivali (derivati da aggettivi).

2 Sostantivi derivati
Deverbativi
I principali sostantivi derivati da verbi sono:

1 nomina agentis (sostantivi che indicano chi compie un’azione) con suffisso in:
-tor (-ōris, m.) e -trix (-ı̄cis, f.), derivanti dal tema del supino:
auctor autore (lett. «colui che auctrix autrice (soprattutto
incrementa», da augeo) nei Cristiani)

Lessico 124
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 125

cultor cultore (da colo) cultrix cultrice


genitor genitore, padre (da gigno) genetrix (genit-) genitrice, madre
victor vincitore (da vinco) victrix vincitrice
arator aratore (da aro) praetor pretore (propr. «colui che
dictator dittatore (da dicto) va innanzi», da praeeo)
mercator mercante (da mercor) quaestor questore (da quaero)

2 nomina actionis (sostantivi che indicano un’azione nel suo svolgersi; sono
astratti verbali) con suffissi in:

-(t)ūra (-ae):
cultura cultura (da colo) praefectura prefettura (da praeficio)
figura forma (da fingo) praetura pretura (da praeeo)
natura natura (da nascor) scriptura scrittura (da scribo)

-ium (-i):
arbitrium arbitrio imperium comando
consilium consiglio incendium incendio
desiderium rimpianto officium dovere
gaudium gioia remedium rimedio

-tio (-ōnis):
actio azione natio nazione (da nascor)
factio fazione ratio ragione (da reor)
inventio invenzione seditio sedizione
lectio lezione superstitio superstizione

-tus /-sus (-ūs) (derivano dal supino dei verbi):


cantus canto gestus gesto (da gero)
casus caduta, caso habitus atteggiamento
cultus culto luctus lutto
fletus pianto lusus gioco, scherzo
fluctus flutto partus parto (da pario)

-or (-ōris) (indicante sia qualità o fenomeni esteriori, sia stati d’animo):
calor calore sudor sudore
candor candore tepor tepore
clamor clamore vigor vigore
foetor cattivo odore
languor languore amor amore
odor odore angor angoscia
pallor pallore dolor dolore
rigor rigidità furor furore
rubor rossore maeror afflizione
rumor rumore pudor pudore
sapor sapore terror terrore
stridor stridore timor timore

Il sostantivo 125
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 126

3 nomina rei actae (sostantivi indicanti il risultato di un’azione) con suffissi in:
-men (-ı̆nis):
agmen schiera (da ago) fulmen fulmine (da fulgeo)
carmen poesia (da cano) numen volontà divina (da [ad]nuo)
crimen capo d’accusa (da cerno) semen seme (da sero)
flumen fiume (da fluo) tegmen copertura (da tego)
-mentum (-i ):
documentum esempio, modello incrementum accrescimento
(da doceo) (da incresco)
fragmentum frammento (da frango) monumentum monumento, documento
fundamentum fondamento (da moneo)
impedimentum impedimento ornamentum ornamento
instrumentum attrezzatura testamentum testamento

Denominativi
La categoria più numerosa dei denominativi è costituita dai diminutivi in:
-ŭlus, -a, -um:
amiculus amichetto, modesto Graeculus greco (spregiativo)
amico hortulus giardinetto
animula piccola anima lacrimula lacrimuccia
aulula piccola pentola lectulus lettino
digitulus ditino servulus schiavetto, povero schiavo
-(e/u/i)llus, -a, -um:
agellus campicello lapillus pietruzza, sassolino (su cui
agnellus agnellino è poi rifatto lapillulus)
ampulla ampolla libellus libretto
capella capretta ocellus occhietto, occhiolino
codicillus piccolo tronco, tavoletta scortillum sgualdrinella
da scrivere, codicillo sigillum figurina, statuetta
labellum labbruzzo
-cŭlus, -a, -um:
aedicula cappella, casetta muliercula donna da nulla
auricula lobo dell’orecchio munusculum regaluccio
corpusculum corpuscolo opusculum piccolo lavoro, operetta
flosculus fiorellino; proverbio, particula particella
massima passerculus passerotto
igniculus fuocherello versiculus versetto

Sono denominativi anche i sostantivi col suffisso in:


-tus (-ūtis):
iuventus gioventù senectus vecchiaia
virtus virtù (da vir) servitus schiavitù

Lessico 126
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 127

-atŭs (-ūs):
consulatus consolato peditatus fanteria
equitatus cavalleria principatus primato; principato
magistratus magistratura, magistrato senatus senato

Aggettivali
Derivano da aggettivi indicanti qualità i sostantivi astratti in:

-(t)ia (-ae):
abundantia abbondanza diligentia scrupolosità
audacia audacia patientia sopportazione
clementia clemenza sapientia sapienza
constantia fermezza superbia superbia
-itia (-ae):
iustitia giustizia pudicitia purezza
laetitia letizia stultitia stoltezza
maestitia tristezza
-tas (-ātis):
bonitas bontà libertas libertà
cupiditas desiderio novitas novità
dignitas dignità pietas pietà (religiosa)
integritas integrità sanitas sanità
-tūdo (-ı̆nis):
fortitudo coraggio pulchritudo bellezza
longitudo lunghezza similitudo somiglianza
magnitudo grandezza solitudo solitudine
multitudo moltitudine

3 Sostantivi composti
Distinguiamo due tipi di sostantivi composti:
1 composti con secondo elemento (o membro) verbale:
agricola (ager, colere) agricoltore
artifex (ars, facere) artefice, artista
• artificium arte, mestiere, artificio
aurifex (aurum, facere) orefice
caelicola (caelum, colere) abitante del cielo
carnifex (caro, facere) carnefice
• carnificina (luogo di) tortura
cordolium (cor, dolere) dolore, cordoglio
fratricida (frater, caedere) colui che ha ucciso il fratello, fratricida

Il sostantivo 127
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 128

• fratricidium uccisione del proprio fratello, fratricidio


homicida (homo, caedere) colui che ha ucciso una persona, omicida
• homicidium uccisione di una persona, omicidio
iudex (ius, dicere) giudice
• iudicium giudizio, processo
lapicida (lapis, caedere) tagliapietre
legislator (lex, ferre) colui che propone una legge, legislatore
• legislatio legislazione
matricida (mater, caedere) colui che ha ucciso la madre, matricida
• matricidium uccisione della propria madre, matricidio
municeps (munia, capere) cittadino di un municipio (lett. «che partecipa alle cariche»)
• municipium municipio
naufragus (navis, frangere) naufrago
• naufragium naufragio
nomenclator (nomen, calare) colui che chiama per nome, nomenclatore
opifex (opus, facere) artigiano
• opificina, officina officina, laboratorio
• opificium, officium esecuzione di un’opera, lavoro, dovere
particeps (pars, capere) partecipante
• participium participio
princeps (primus, capere) che occupa il primo posto, primo, principe
• principium principio, inizio
puerpera (puer, parere) che partorisce o che ha partorito, puerpera
• puerperium parto, puerperio
sanguisuga (sanguis, sugere) sanguisuga
silvicola (silva, colere) abitante del bosco
stillicidium (stilla, cadere) acqua che cade goccia a goccia, stillicidio
tyrannicida (tyrannus, caedere) uccisore del tiranno, tirannicida
• tyrannicidium uccisione del tiranno, tirannicidio

2 composti con secondo elemento (o membro) nominale:


biduum (bis, dies) periodo di due giorni
triduum (tres, dies) periodo di tre giorni, triduo

biennium (bis, annus) periodo di due anni, biennio


triennium (tres, annus) periodo di tre anni, triennio
quadriennium (quattuor, annus) periodo di quattro anni, quadriennio
quinquennium (quinque, annus) periodo di cinque anni, quinquennio, lustro

bivium (bis, via) punto in cui convergono due strade, bivio


trivium (ter, via) incrocio di tre strade, trivio
quadrivium (quattuor, via) incrocio di quattro strade, quadrivio

aequinoctium (aequus, nox) equinozio


angiportus (-um) (angustus, portus) via stretta e curva, angiporto
Capricornus (caper, cornu) Capricorno
meridies (medius, dies) mezzogiorno
trifolium (tres, folium) trifoglio

Lessico 128
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 129

Accanto ai composti vi sono dei giustapposti, scritti per lo più staccati ed evolutisi nelle
lingue romanze in composti veri e propri:
agri cultura coltivazione del campo, agricoltura
aquae ductus acquedotto (lett. «conduzione dell’acqua»)
iuris prudentia scienza del diritto, giurisprudenza
pater familias (o familiae) padre di famiglia, capofamiglia
res publica la cosa pubblica, lo stato, la repubblica
terrae motus movimento della terra, terremoto

4 Sinonimi e contrari
sentimenti (amore, gioia, paura)
amor amore (in genere e passionale)
caritas (da carus) amore, affetto
pietas (da pius) amore, devozione, rispetto (in part. verso genitori, dèi, patria)
cupiditas (da cupidus) amore (come brama)
studium amore (come interessamento)

gaudium gioia, godimento (come sentimento interiore); cfr. gaudere, p. 353


laetitia allegria, letizia (come manifestazione esteriore); cfr. laetari, p. 353

formı¯do spavento
metus timore (di ciò che accadrà)
timor timore, apprensione
pavor paura (istintiva e irragionevole)
terror terrore
horror brivido

tempo, storia, età


aetas, aevum età, durata della vita; generazione, epoca, tempo
tempus tempo (generico; etimol. «tempo segmentato», da ricondurre
probabilmente al gr. témno «taglio»)

historia racconto storico, opera storica, storia


res gestae imprese belliche, fatti storici, storie (lett. «azioni compiute»)
annales registri degli avvenimenti annuali, annali

infans (in, fari) incapace di parlare, infante [infantia infanzia (0-6 anni)]
puer ragazzo [pueritia fanciullezza (8-17 anni)]
adulescens adolescente, giovane [adulescentia adolescenza, prima giovinezza
(18-30 anni)]
iuvenis giovane [iuventus giovinezza (31-45 anni)]
vir uomo [media aetas maturità (46-60 anni)]
senex vecchio [senectus vecchiaia (da 61 in poi)]

Il sostantivo 129
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 130

corpo e anima
cruor sangue (versato o rappreso)
sanguis sangue (in circolazione)
ulcus ferita, ulcera, piaga
vulnus ferita, colpo
anima soffio vitale, respiro, anima (come principio vitale)
animus animo, coraggio, spirito
spiritus soffio, aria
mens pensiero, animo, intenzione

uomo e donna (/dio/bambino/bestia)


bestia bestia
homo uomo (in generale), essere umano
deus divinità

mulier donna, moglie


vir uomo adulto, maschio, marito
puer fanciullo

mas maschio femina femmina


maritus marito uxor moglie

città e campagna
urbs città (come insieme di edifici, uomini, relazioni)
oppidum città (come luogo fortificato), cittadella
civitas città (come insieme di cittadini), cittadinanza; nazione, popolo (ad es. civitates
Galliae)
ager campo (coltivato o coltivabile), territorio
arvum campo (lavorato)
campus campo (aperto), piana
rus campagna (opp. a urbs)

terra e mare
terra, tellus terra (come elemento opposto al mare); pianeta, terra; regione
humus terra (come luogo basso e vile; cfr. humilis)
solum base del terreno, suolo
mare, pelagus mare (opp. a terra)
pontus mare, Ponto: Ponto Eusino (o Mar Nero)
altum, salum alto mare
aequor superficie piana, distesa marina

dimora (umana e divina)


aedes (pl.) casa (edificio composto di più ambienti)
domus casa (insieme di cose e persone)

Lessico 130
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 131

templum spazio tracciato dagli àuguri, campo delimitato per l’osservazione degli auspici
(riconducibile al gr. témno «taglio»); tempio
fanum luogo consacrato, tempio
• fanaticus ispirato dalla divinità, invasato
• profanus che sta davanti al luogo consacrato, profano, sacrilego (opp. sacer «sacro»)
delubrum luogo di purificazione (de, luo); luogo della divinità; tempio
aedes (sing.) edificio sacro, tempio
ianua porta (di casa), uscio
ostium porta (di casa), apertura
foris porta (della stanza); pl. fores «(stipiti della) porta»
porta porta (di città)

milizia e ostilità (cfr. anche Lingue tecniche, pp. 547 sgg.)


proelium battaglia, combattimento
pugna venire alle mani (cfr. pugnus «pugno»), mischia, assalto
bellum guerra
certamen gara, lotta
exercitus esercito (lett. «complesso di gente esercitata»)
acies esercito schierato in battaglia
agmen esercito incolonnato, in marcia
manus schiera, manipolo
copiae truppe
arma armi (difensive)
tela armi (offensive, da lancio)
hostis nemico (della patria)
inimicus nemico (personale)
adversarius oppositore, avversario, nemico (generico)
transfuga disertore (colui che passa al nemico)
proditor traditore (colui che consegna i piani al nemico)

occupazione e tempo libero


opus lavoro (come opera fatta, da fare, in corso)
opera lavoro (come attività)
otium tempo libero, riposo, ritiro negotium occupazione, attività
pax pace, riposo bellum guerra
quies quiete
iocus gioco (soggettivo, verbale), scherzo
ioci scherzi di parole
ioca cose scherzose seria cose serie
ludus gioco (oggettivo, praticato)

società e individuo
populus popolo (entità politica e giuridica); cfr. pp. 537 sg.
plebs parte del popolo (entità sociale), plebe patres patrizi

Il sostantivo 131
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 132

vulgus popolo (massa)


gens popolo (entità etnica), nazione
civitas comunità di cittadini (cfr. pp. 535, 538)

poeta poeta
vates poeta (ispirato dagli dèi), vate

indigenza e ricchezza, forza e diritto


egestas indigenza
inopia (in, ops) mancanza di mezzi opes mezzi, potere
paupertas povertà, mancanza di ricchezza divitiae ricchezza
penuria scarsità

imperium potere politico-militare


potestas potere (di diritto)
potentia potere (di fatto), potenza
facultas capacità

vis forza (dinamica, animata), vigore, violenza


robur forza (statica), fortezza (lett. «legno rosso della rovere»)
fortitudo forza (morale), forza d’animo, coraggio

fas (consentito dal) diritto divino nefas empietà


ius diritto umano (positivo) iniuria ingiustizia

bellezza e ideale
figura forma (geometrica), figura
species forma (fisica), aspetto
forma forma (estetica), bellezza

exemplar esemplare, modello


exemplum esempio
specimen prova

condizione umana
lux luce (diffusa da un corpo), chiarore tenebrae oscurità, tenebre
lumen luce (mezzo di diffusione), corpo lucente
lumina (pl.) occhi

casus caso, accadimento naturale


fors sorte (che capita)
sors sorte (che spetta a ciascuno)
fortuna fortuna, circostanze fortunate o disgraziate
fatum fato, destino assegnato dagli dèi, legge divina

dubitatio il dubbio (soggettivo), il dubitare (da duo «due»)


dubium il dubbio (oggettivo), la cosa dubbia

Lessico 132
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 133

5 Lo stile
Alcune delle forme esaminate al punto precedente sono identiche sul piano del significa-
to ma divergono sul piano dello stile; infatti aevum, pontus, tellus (a fronte di aetas, mare,
terra) sono forme poetiche. Analogamente sono forme poetiche, e quindi di livello più alto
e solenne, le seguenti:
ales rispetto a avis uccello
cupido ” cupiditas desiderio, passione
ensis ” gladius spada
letum ” mors morte
natus ” filius figlio

Si noterà che il doppio livello (solenne/usuale o, se si vuole, poetico/prosastico) si è per


lo più conservato anche in italiano: «evo/età», «tellurico/terrestre», «ponto/mare», «bran-
do/spada», «letale/mortale», «mortale/uomo», «alato/uccello», «nato/figlio».

6 Termini equivocabili
Numerosi termini nel latino classico hanno un significato diverso da quello che avranno
nel conseguente (e consonante) esito italiano:
bustum tomba, sepolcro, luogo dove si brucia (non busto)
(comburo) il morto
caementum (caedo) pietra rozza (non cemento)
camera soffitto, volta (non camera)
caritas caro prezzo; affetto (non carità)
casa capanna (non casa)
cognatus (cum, nascor) parente (lett. «consanguineo») (non cognato)
compitum (cum, petere) crocicchio, incrocio (non compito)
confidentia fiducia in se stessi, sicurezza (non confidenza)
convenientia accordo, armonia (non convenienza)
conventus adunanza, incontro (non convento)
copia abbondanza, possibilità (non copia)
(cfr. «copioso», «in gran copia»)
desiderium rimpianto (non desiderio)
dilectus (dis, lego) scelta, leva militare (non diletto)
discursus (dis, curro) il correre qua e là, l’agitarsi (non discorso)
fastidium nausea, disgusto (non fastidio)
gens famiglia, popolo, stirpe (non gente)
imbecillitas (in, baculum/-us debolezza, malfermità (non imbecillità)
«senza bastone»)
indolentia (in, doleo) assenza di dolore, insensibilità (non indolenza)
industria (indu[= in], struo) attività (non industria)
infectio tintura (non infezione)
iniuria (in, ius) ingiustizia, torto (non ingiuria)
insolentia (in, soleo) rarità (non insolenza)
institutio regola, principio (non istituzione)

Il sostantivo 133
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 134

lator proponente (una legge) (non latore)


lectio lettura, scelta (non lezione)
liberi figli (non liberi)
litteratura alfabeto, scrittura, grammatica (non letteratura)
luxuria lusso, mollezza, esuberanza (non lussuria)
margarita perla (non margherita)
minister servitore, ministro (di una divinità) (non ministro)
mora ritardo, sosta (non mora)
negotium attività, occupazione (non negozio)
notitia (nosco) conoscenza, notorietà (non notizia)
officium dovere, servizio (non ufficio)
paenitentia pentimento, rimorso (non penitenza)
parens (pario) genitore (non parente)
pecus bestiame (non pecora)
persona maschera, personaggio (non persona)
pietas devozione, affetto, pietà religiosa (non pietà)
populatio devastazione, rovina (non popolazione)
productio allungamento (non produzione)
repugnantia disaccordo (non ripugnanza)
reus accusato (non reo)
rima fessura (non rima)
saxum pietra, masso, roccia (non sasso)
traductio (trans, duco) trasferimento (non traduzione)
vigilia veglia, guardia notturna (non vigilia)
vilitas scarso valore, disprezzo (non viltà)


Esercizi

1 Individuare, tra i seguenti nomi, i deverbativi, i denominativi, gli


aggettivali:

altitudo T vestimentum T fletus T torpor T eruditio T loquela T turpitudo T sigillum T integri-


tas Tsemen

2 Individuare gli elementi che compongono i seguenti nomi:

ruricola T principium T triumvir T stillicidium T aedificium T homicidium T sacrificium T qua-


drivium T naufragium T remigium T beneficium T quadrifolium T lectisternium

Lessico 134
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 135

3 Individuare i sinonimi di:


templum T ianua T gaudium T mare T terra T arma T ager T populus T hostis T paupertas

4 Individuare i contrari di:


plebs T lux T urbs T opes T fas T seria T profanus T femina T otium T maritus

5 Individuare il significato di:


camera T imbecillitas T paenitentia T industria T insolentia T caritas T rima T vilitas T reus T
convenientia T gens T dilectus

6 Sinonimi e contrari
Tradurre:

I livello 1. Timotheus fuit disertus, impiger, laboriosus [Nep.]. 2. Ardeo studio historiae [Cic.].
3. Omnis nos (noi) statuit Antonius non inimicos, sed hostes [Cic.]. 4. Domus te (te) nostra tota sa-
lutat [Cic.]. 5. Bestiarum aliae (alcune) mares, aliae (altre) feminae sunt [Cic.]. 6. Ioca tua ple-
na facetiarum sunt [Cic.]. 7. Est pietas iustitia adversum deos [Cic.]. 8. Timoleon urbium moenia
disiecta fanaque deleta refecit, civitatibus leges libertatemque reddidit [Nep.]. 9. Etiam de sancti-
tate, de pietate adversus deos libros scripsit Epicurus [Cic.]. 10. Si consul Antonius, Brutus hostis;
si conservator rei publicae Brutus, hostis Antonius [Cic.]. 11. Difficile est animum perducere ad
contemplationem animae [Sen.]. 12. Aut caritate moventur homines, ut (come) deorum, ut pa-
triae, ut parentum ; aut amore, ut fratrum, ut coniugum, ut liberorum, ut familiarium [Cic.]. 13.
Iustitia erga deos religio, erga parentes pietas dicitur [Cic.]. 14. Valerius plebem in patres incita-
tam legibus et contionibus suis mitigavit [Cic.]. 15. Mea opera, Quinti Fabi, Tarentum recepisti
[Cic.]. 16. Obscuratur et offunditur luce solis lumen lucernae [Cic.]. 17. Fores in liminibus profa-
narum aedium ianuae nominantur [Cic.]. 18. Spiritu in pulmones anima ducitur [Cic.]. 19. Ami-
citiae autem caritate et amore cernuntur [Cic.].
II livello 1. Sapimus animo, fruimur anima, sine animo anima est debilis [Acc.]. 2. Pompeius
saepius cum hoste conflixit quam quisquam cum inimico concertavit [Cic.]. 3. Inest in mentibus
nostris insatiabilis quaedam cupiditas veri videndi [Cic.]. 4. Cum ratione animus movetur placi-
de atque constanter, tum illud gaudium dicitur; cum autem inaniter et effuse exsultat, tum illa lae-
titia gestiens vel nimia dici potest [Cic.]. 5. Tempus autem est – id quo nunc utimur, nam ipsum
quidem generaliter definire difficile est – pars quaedam aeternitatis, cum alicuius annui, men-
strui, diurni nocturnive spati certa significatione [Cic.]. 6. Populus est non omnis hominum coe-
tus quoquo modo congregatus, sed coetus multitudinis iuris consensu et utilitatis communione
sociatus [Cic.]. 7. Deus, cuius templum est omne quod conspicis, istis te corporis custodiis libera-
bit [Cic.]. 8. In ea arte tu plus operae laborisque consumpseras [Cic.]. 9. Stoici omnia fato fieri
dicunt [Cic.]. 10. Hic in pace iacere quam in bello vigere maluit [Cic.]. 11. Equites Mauri atque
Gaetūli, non acie neque ullo more proelii, sed catervatim in nostros incurrunt [Sall.]. 12. Poten-
tia est ad sua conservanda et alterius attenuanda idonearum rerum facultas [Cic.]. 13. Deorum
templis atque delubris sunt funestos ac nefarios ignis inferre conati [Cic.]. 14. Quis Saleium

Il sostantivo. Esercizi 135


01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 136

nostrum, egregium poetam vel, si hoc honorificentius est, praeclarissimum vatem, deducit aut
salutat aut prosequitur? [Tac.]. 15. C. Caesar adulescens, paene potius puer, firmissimum exerci-
tum ex invicto genere veteranorum militum comparavit [Cic.]. 16. Vir clarissimus ab homine
deterrimo acerbissima morte est affectus [Cic.]. 17. Ego Q. Maximum, eum qui Tarentum recepit,
senem adulescens ita dilexi ut aequalem [Cic.].
III livello 1. Stoici definiunt terrorem metum concutientem – ex quo fit ut pudorem robur, terro-
rem pallor et tremor et dentium crepitus consequatur –, timorem metum mali adpropinquantis,
pavorem metum mentem loco moventem, formidinem metum permanentem [Cic.]. 2. Qua face-
re id possis nostram nunc accipe mentem [Verg.]. 3. Quanta verborum nobis paupertas, immo
egestas sit, numquam magis quam hodierno die intellexi [Sen.]. 4. Rogavi te ut et hominem te et
virum esse meminisses, id est, ut et communem incertumque casum sapienter ferres, et dolori for-
titer ac fortunae resisteres [Cic.]. 5. Precatus a diis immortalibus sum, ut ea res populo plebique
Romanae bene atque feliciter eveniret [Cic.]. 6. Saepe ex socero meo audivi, cum is diceret soce-
rum suum Laelium semper fere cum Scipione solitum esse rusticari eosque incredibiliter repuera-
scere esse solitos cum rus ex urbe, tamquam e vinculis, evolavissent [Cic.]. 7. Religionem eam quae
in metu et caerimonia deorum sit appellant; pietatem, quae erga patriam aut parentes aut alios
sanguine coniunctos officium conservare moneat [Cic.]. 8. Negavit moris esse Graecorum ut in
convivio virorum accumberent mulieres [Cic.]. 9. Hoc quoque videtur esse altius, quam ut id nos
humi strati suspicere possimus [Cic.]. 10. Hoc dico, non ab hominibus formae figuram venisse ad
deos: di enim semper fuerunt. Non ergo illorum humana forma, sed nostra divina dicenda est
[Cic.]. 11. Tum res ad communem utilitatem, quas publicas appellamus, tum conventicula homi-
num, quae postea civitates nominatae sunt, tum domicilia coniuncta, quas urbes dicimus, inven-
to et divino iure et humano moenibus saepserunt [Cic.]. 12. Aequor ab aequo et plano Cicero Aca-
demicorum libro secundo vocabulum accepisse confirmat: «quid tam planum videtur quam
mare? e quo etiam aequor illud poetae vocant» [Non.].

Lessico 136
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unità 7

Piuccheperfetto
indicativo •
Futuro anteriore •
Gradi
dell’aggettivo

1 Indicativo piuccheperfetto attivo


È formato dal tema del perfectum seguìto dal suffisso -ĕra- e dalle desinenze dell’infectum
(1a pers. sing. -m); corrisponde in italiano al trapassato prossimo. La formazione è identi-
ca per tutte le coniugazioni: monuĕram, misĕram, cepĕram, invenĕram:

VOCO SUM

vocav-ĕra-m io avevo chiamato fu-ĕra-m io ero stato


vocav-ĕra-s fu-ĕra-s
vocav-ĕra-t fu-ĕra-t
vocav-erā-mus fu-erā-mus
vocav-erā-tis fu-erā-tis
vocav-ĕra-nt fu-ĕra-nt

2 Indicativo futuro anteriore (o futuro II) attivo


È formato dal tema del perfectum seguìto dal suffisso -ĕr- nella 1a pers. sing., -ĕri- nelle altre
persone, e dalle desinenze dell’infectum (1a pers. sing. -o). La formazione è identica per tut-
te le coniugazioni: monuĕro, misĕro, cepĕro, invenĕro:
VOCO SUM

vocav-ĕr-o io avrò chiamato fu-ĕr-o io sarò stato


vocav-ĕri-s fu-ĕri-s
vocav-ĕri-t fu-ĕri-t
vocav-erı̆-mus fu-erı̆-mus
vocav-erı̆-tis fu-erı̆-tis
vocav-ĕri-nt fu-ĕri-nt

Unità 7 137
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 138

Osservazioni
1. Sono attestate forme arcaiche di futuro anteriore in -(s)so: faxo «avrò fatto», amasso «avrò
amato».
2. I verbi con il perfetto in -vi presentano forme sincopate anche al piuccheperfetto e al
futuro anteriore (cfr. p. 111):
a. i perfetti in -ivi tendono a perdere la -v-:
audiveram > audieram audivero > audiero
b. i perfetti in -avi, -evi tendono a perdere l’intera sillaba:
amaveram > amaram deleveram > deleram
amavero > amaro delevero > delero
3. Il piuccheperfetto esprime un’azione passata che precede un’altra azione passata, il
futuro anteriore un’azione futura che precede un’altra azione futura; questo avviene ad es.
nelle proposizioni subordinate temporali (introdotte da cum «quando», ut «quando, non
appena») e ipotetiche (introdotte da si «se»):
At illi, ut limen eius intrarant, in Ma quelli, non appena ebbero varcato la
lecto cubantem invadunt, colligunt soglia, si gettarono su di lui disteso nel letto
(Nep.). e lo legarono.
[presenti storici, equivalenti a per-
fetti]
Ubi vos requı̄ram, cum dies Dove vi cercherò, quando sarà giunto il
advenerit? (Phaedr.). momento?
L’italiano tende comunque a rendere il futuro anteriore con un futuro semplice:
Si Anconam Ventidius venerit, Se Ventidio verrà ad Ancona, potrò
poterone Ariminum tuto accedere? avvicinarmi a Rimini senza pericolo?
(Cic.).

3 Intensità e comparazione dell’aggettivo


Un aggettivo può presentarsi al semplice grado positivo («Paolo è alto») oppure in una for-
ma tale da esprimere un certo grado di intensità. Tale intensità può essere «assoluta»,
ovvero a prescindere da un termine di confronto, oppure «relativa», espressa cioè nell’am-
bito di un confronto. Si ha intensità assoluta a un «grado medio» nell’intensivo assoluto
(«Paolo è abbastanza/piuttosto alto»), a un «grado massimo» nel superlativo assoluto («Pao-
lo è altissimo»). Se il confronto è tra due termini (o due gruppi) si ha una comparazione, che
può essere di uguaglianza («Paolo è alto come Marco»), di minoranza («Paolo è meno alto
di Marco») o di maggioranza («Paolo è più alto di Marco»); se invece il confronto è fra un
termine (o gruppo) e più termini (o gruppi) si ha il superlativo relativo («Paolo è il più alto
tra i suoi compagni di classe»).

Intensivo assoluto
Il latino presenta una formazione suffissale dell’intensivo: al tema dell’aggettivo si aggiun-
ge il suffisso -ior per m./f., -ius per il n. (long-ior, long-ius; audac-ior, audac-ius; brev-ior,

Morfologia 138
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 139

brev-ius; prudent-ior, prudent-ius). La declinazione dell’intensivo (altior, -ius «piuttosto alto


/ profondo») è la stessa di un sostantivo con tema in consonante della III decl:

SINGOLARE PLURALE
MASCH. / FEMM. NEUTRO MASCH. / FEMM. NEUTRO

nom. alt-ior alt-ius alt-iōr-es alt-iōr-es


gen. alt-iōr-is alt-iōr-is alt-iōr-um alt-iōr-um
dat. alt-iōr-i alt-iōr-i alt-ior-ı̆bus alt-ior-ı̆bus
acc. alt-iōr-em alt-ius alt-iōr-es alt-iōr-a
voc. alt-ior alt-ius alt-iōr-es alt-iōr-a
abl. alt-iōr-e alt-iōr-e alt-ior-ı̆bus alt-ior-ı̆bus

Nota Il suffisso originario era -ios (nom. *altios, gen. *altiosis): successivamente -s- intervoca-
storica lica si è rotacizzata e il nom. sing. m./f. ha adottato la -r- per analogia con le altre forme,
differenziandosi dal nom. n., oscuratosi in -ius (-ŏ > -ŭ in sillaba finale chiusa: cfr. p. 13).

Un intensivo «assoluto» (absolutus, lett. «sciolto»), privo di un termine di paragone, si può


rendere premettendo all’aggettivo uno dei seguenti avverbi o locuzioni: «abbastanza», «un
po’», «alquanto», «piuttosto», «un po’ troppo»:
Aetolorum asperior oratio fuit Il discorso degli Etoli fu alquanto aspro.
(Liv.).
Mollior es (Ov.) Sei un po’ troppo tenero.

Intensivo comparativo
(comparazione di maggioranza)
Quando un intensivo è impiegato nell’ambito di un confronto, esso è di norma accompa-
gnato da un secondo termine di paragone espresso con quam seguìto dal caso del primo
termine, oppure con l’ablativo semplice:
quam Paulus
Marcus est prudentior Marco è più prudente di Paolo
Paulo

Osservazioni
1. Alcuni aggettivi terminanti in -eus, -ius, -uus, per evitare lo iato, formano l’intensivo pre-
mettendo magis (raramente plus) al positivo (fanno però eccezione quelli in -quus, perché
la prima u è parte integrante della q):
magis idoneus più idoneo
magis necessarius più necessario
magis arduus più arduo
antiquior più antico

Unità 7 139
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 140

2. Il senso originario dell’ablativo di paragone è quello del punto di partenza del confron-
to: la frase Marcus est prudentior Paulo vale propriamente «Marco è piuttosto prudente [l’in-
tensivo prudentior] a partire da Paolo».
L’ablativo, in luogo del costrutto con quam e il caso del primo termine, ricorre di prefe-
renza in frasi negative (o di senso negativo), quando il secondo termine di paragone è un
pronome relativo (cfr. p. 178) oppure in espressioni proverbiali:
Gravior vobis erit hostium voluntas La volontà dei nemici sarà più importante
quam civium? (Cic.). per voi di quella dei concittadini?
[in questo caso l’it. ricorre al pron.
dimostrativo assente in lat.]
Misericordior nulla me [abl.] Nessuna tra le donne è più
feminarum (Plaut.). compassionevole di me.
Quis consideratior illo, quis Chi è più considerato di quell’uomo, chi più
potentior? (Cic.). potente?
[«nessuno»: interrogativa retorica in cui è
implicita la risposta negativa]
Sequamur Polybium nostrum, quo Seguiamo il nostro Polibio, del quale
nemo fuit diligentior (Cic.). nessuno fu più accurato.
Levior pluma est gratia (Plaut.). Il favore è più leggero di una piuma.

3. Talora il secondo termine di paragone di un comparativo non è espresso, ma è facil-


mente ricavabile dal contesto:
Tellus umida maiores herbas alit La terra umida fa crescere erbe più alte.
(Verg.). [sott. «di quella arida»]
4. Per la comparazione tra due aggettivi il latino ricorre a due costrutti:
a. comparativo + quam + comparativo (se entrambe le qualità sono ammesse, seppure
la seconda in misura minore);
b. magis e positivo + quam e positivo (se la seconda qualità è esclusa):
Pauli contio fuit verior quam Il discorso di Paolo fu più veritiero che
gratior populo (Liv.). gradito al popolo.
Magis facilis disputatio est quam La discussione è più facile che necessaria.
necessaria (Cic.).

5. Un comparativo o un intensivo assoluto possono essere determinati da avverbi di quan-


tità che presentano la terminazione -o (desinenza di un ablativo di misura: cfr. p. 404), qua-
li paulo «un po’», multo «molto», aliquanto «alquanto», eo... quo «tanto... quanto», tanto...
quanto «tanto... quanto», ecc.:
Via patens apertaque sed quanto La via è aperta e libera, ma quanto è più
tutior tanto fere longior (Liv.). sicura tanto, pressappoco, è più lunga.
6. Una comparazione può istituirsi tra due elementi non solo nominali, ma anche verbali,
ad es. due infiniti. Se è tra due frasi, la proposizione dipendente, introdotta da quam (pre-
ceduto da un aggettivo, un avverbio comparativo – cfr. p. 145 – o un verbo di senso compa-
rativo quale malo «preferisco», praesto «sono superiore»), si definisce comparativa:

Morfologia 140
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 141

Praestat Trinacrii metas lustrare È meglio cercare le cime del trinacrio


Pachyni... quam semel informem Pachino... che scorgere solo una volta
vasto vidisse sub antro/ Scyllam nell’antro profondo l’orrenda Scilla.
(Verg.).
Cn. Pompeius plures provincias Gneo Pompeo condusse a termine più
confecit quam alii concupiverunt missioni militari di quante altri ne
(Cic.). desiderarono.
7. Nella comparatio compendiaria («comparazione abbreviata») il caso del pronome dimo-
strativo soppresso viene assunto dal sostantivo che lo determina.
Ingenia nostrorum hominum multum L’ingegno dei nostri uomini fu gran lunga
ceteris hominibus omnium superiore a quello di altri uomini di qualsiasi
gentium praestiterunt (Cic.). nazione.
[lett. «agli altri uomini»]

Comparazione di uguaglianza
In latino, non diversamente dall’italiano, è espressa per mezzo di avverbi correlativi
(tam... quam «tanto... quanto»; aeque... ac/atque, sicut/ita... ut «come... così»), uniti
all’aggettivo positivo. Il secondo termine di paragone è nello stesso caso del primo:
tam quam
Marcus est aeque prudens ac / atque Paulus
sicut / ita ut

tanto quanto
Marco è prudente Paolo
così come

Comparazione di minoranza
È espressa dagli avverbi correlativi minus... quam «meno... che/di», uniti all’aggettivo
positivo. Il secondo termine di paragone è nello stesso caso del primo:
Marcus est minus prudens quam Marco è meno prudente di Paolo.
Paulus.

Superlativo assoluto e relativo


Il latino presenta un solo superlativo che può svolgere la funzione sia di superlativo asso-
luto sia di superlativo relativo: è caratterizzato dal suffisso -issim-, che si salda al tema del
positivo, seguìto dalle desinenze degli aggettivi in -us, -a, -um della I classe (alt-issimus,
-a, -um; audac-issimus, -a, -um; brev-issimus, -a, -um; prudent-issimus, -a, -um).
Il termine di confronto, quando è espresso, è reso con il genitivo (partitivo), ex (raro de)
con l’ablativo, inter con l’accusativo.

Unità 7 141
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 142

Afranius cohortis in montem qui Afranio manda le coorti sul monte che era il
erat omnium excelsissimus mittit più alto di tutti.
(Caes.).
Ex his omnibus longe sunt Fra tutti questi sono di gran lunga i più
humanissimi qui Cantium incolunt civilizzati quelli che abitano il Canzio.
(Caes.).
Sunt Bactriani inter illas gentes I Battriani sono i più risoluti tra quelle genti.
promptissimi (Curt.).

Osservazioni
1. Gli aggettivi che escono in -eus, -ius, -uus (eccetto quelli in -quus: cfr. p. 139) formano il
superlativo premettendo maxime al positivo:
maxime idoneus adattissimo
maxime necessarius massimamente necessario
maxime arduus massimamente arduo
antiquissimus antichissimo
2. Gli aggettivi uscenti in -er al nom. masch. sing. e alcuni uscenti in -ilis presentano il
superlativo rispettivamente in -rı̆mus e -lı̆mus:
acer-rimus acerrimo facil-limus facilissimo
asper-rimus asperrimo difficil-limus difficilissimo
celer-rimus velocissimo simil-limus similissimo
pulcher-rimus bellissimo dissimil-limus diversissimo
miser-rimus miserrimo gracil-limus gracilissimo
pauper-rimus poverissimo humil-limus umilissimo
Ogni altro aggettivo in -ilis ha invece regolare superlativo in -issimus: util-issimus «utilissi-
mo», ecc.
3. Hanno valore superlativizzante i prefissi per- e prae-, equivalenti ai prefissi italiano
«arci-», «stra-», «ultra-», «iper-», ecc. (cfr. Lessico, p. 159):
per-bonus ottimo
per-brevis brevissimo
prae-clarus famosissimo
prae-dives straricco
4. Il superlativo può essere rafforzato da avverbi quali facile «senza dubbio», longe «di gran
lunga», multo «di molto», vel «anche, perfino», talora da quam (solo oppure unito ad una
voce del verbo possum) «il più possibile», o da unus «senza paragone»:
Horum omnium Timaeus longe Timeo fu di gran lunga il più dotto di tutti
eruditissimus (Cic.). costoro.
Ut quam potentissimus sit Che Cassio, e così pure Bruto, sia il più
Cassius atque Brutus! (Cic.). potente possibile!
Qui quidem sibi est adversarius unus Questi è certamente senza paragone il
acerrimus (Cic.). peggiore avversario di se stesso.

Morfologia 142
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Forme particolari di comparativi e di superlativi


Alcuni aggettivi presentano forme particolari di comparativo e superlativo, costruite per lo
più su temi diversi da quello del positivo (fa eccezione magnus «grande», comp. maior /-ius
e superl. maximus, -a, -um: tutti i tre gradi sono costruiti su mag-).
Sono altresì attestati comparativi e superlativi che non risalgono ad un aggettivo posi-
tivo, ma a temi o radici indicanti qualità o quantità, oppure posizione nello spazio e nel
tempo:
POSITIVO COMPARATIVO SUPERLATIVO

bonus, -a, -um buono melior, -ius migliore optimus, -a, -um ottimo
malus cattivo peior peggiore pessimus pessimo
parvus piccolo minor, minus minore minimus minimo
multus molto plus (neutro) più plurimus plurimo
— deterior deteriore deterrimus di pessima qualità

AVVERBIO O PREPOSIZ.
COMPARATIVO SUPERLATIVO
(dalla stessa radice)

extra fuori exterior più esterno extremus estremo


infra sotto inferior inferiore infimus infimo
in/intra dentro interior più interno intimus il più interno
post dietro posterior posteriore postremus ultimo
prope vicino propior più vicino proximus vicinissimo
super/supra sopra superior superiore summus / supremus supremo
ultra oltre ulterior (che sta) più in là ultimus ultimo
prae/pro dinanzi prior primo (fra due) primus primo (fra più)

Osservazioni
1. I neutri melius «meglio», peius «peggio», minus «meno», plus «più» sono impiegati anche
come avverbi; l’avverbio comparativo di magnus non è maius, bensì magis «più».
2. Plus è soltanto neutro, ha valore di sostantivo e si accompagna spesso ad un genitivo par-
titivo: plus pecuniae «più denaro». Al sing. ricorre anche il gen. pluris (da *plusis per rotaci-
smo), con valore di stima o prezzo: pluris aestimare «valutare di più». Al plur. plures, plura
significa «più numerosi», mentre il composto complures, complura non ha funzione compa-
rativa, ma vale semplicemente «parecchi».
3. Alcune forme di comparativo sono in un certo senso «doppi comparativi»: presentano
infatti prima del suffisso -ior/-ius anche i suffissi oppositivi -ter- (de-ter-ior, ex-ter-ior, in-ter-
ior, pos-ter-ior, ecc.) oppure -er- (inf-er-ior, sup-er-ior), che hanno la funzione di contrap-
porre due elementi fra loro (in greco -ter- è usato sistematicamente per la formazione del
comparativo di maggioranza: ischyróteros «più forte»). Tali suffissi sopravvivono in alcune
coppie oppositive quali:
alter... alter l’uno... l’altro (alter da solo: «uno dei due»)
dexter/sinister destro / sinistro
magister/minister quello che conta di più / di meno (capo / servitore)
inferus/superus che sta sotto/che sta sopra

Unità 7 143
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4. A volte questi comparativi e superlativi indicano una parte di qualcosa:


domus superior/inferior/interior la parte più alta/più bassa/più interna della
casa
intima Macedonia la parte più interna della Macedonia
extremum provinciae l’estremità della provincia
in summo monte sulla sommità del monte
postrema acies l’ultima linea dello schieramento
in imo fundo (Verg.) sul fondo dell’abisso
prati ultimi flos (Catull.) fiore sul ciglio del prato
Is navis nostras interiorem in Egli ricondusse le nostre navi nella parte più
portum reduxit (Caes.). interna del porto.
Caesar ad extremas fossas castella Cesare dispose fortificazioni alle estremità
constituit (Caes.). dei fossati.
Equitatum omnem prima nocte ad Manda tutta la cavalleria, all’inizio della
castra hostium mittit (Caes.). notte, verso l’accampamento nemico.
5. Gli aggettivi composti in -dı̆cus (dic- «dire»), in -fı̆cus (fac- «fare») e in -vŏlus (vol- «volere»)
formano il comparativo in -entior e il superlativo in -entissimus (di fatto ricollegandosi alle
rispettive forme dei participi presenti):
maledicus maldicente maledicentior maledicentissimus
beneficus benefico beneficentior beneficentissimus
benevolus benevolo benevolentior benevolentissimus
6. Formazioni sincopate o su tema ristretto:
POSITIVO COMPARATIVO SUPERLATIVO
iuvenis giovane iunior (raro iuvenior) —
dives ricco di(vi)tior di(vi)tissimus
senex vecchio senior —

7. Per i pochi aggettivi che non dispongono di comparativo e superlativo, il latino ricorre
usualmente a comparativi e superlativi di sinonimi:

ferus feroce ferocior (da ferox) ferocissimus


fidus fedele fidelior (da fidelis) fidissimus
sacer sacro sanctior (da sanctus) sanctissimus
vetus vecchio vetustior (da vetustus) vetustissimus, veterrimus

Nota Il suffisso comune a tutti i superlativi è -mŏ- che unito alla desinenza -s dà -mŏs, poi oscu-
storica ratosi in -mŭs. Esso si unisce direttamente alla radice dell’aggettivo solo in alcuni casi
(pri-mus, *sup-mos > summus), per lo più è preceduto da altri suffissi:
-imu-/-umu- (<-o-mo-): infimus, postumus
-simu- (<-so-mo-): maximus (<*mag-somos), acerrimus (<*acer-somos, con assimi-
lazione), facillimus (<*facil-somos, con assimilazione)
-timu- (<-to-mo-): optimus, intimus, ultimus
-issimu- (<-is-so-mo-): altissimus (superlativi regolari).

Morfologia 144
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 145

I gradi dell’avverbio
La comparazione di uguaglianza e quella di minoranza di un avverbio non differiscono dai
rispettivi costrutti dell’aggettivo. L’intensivo/comparativo è espresso mediante il caso ret-
to neutro dell’aggettivo corrispondente; il superlativo mediante il superlativo dell’aggetti-
vo corrispondente con terminazione -e :
Tam prudenter quam Paulus egisti. Hai agito tanto prudentemente quanto Paolo.
Minus prudenter quam Paulus egisti. Hai agito meno prudentemente di Paolo.
Prudentius egisti. Hai agito alquanto prudentemente.
Prudentius quam Paulus egisti. Hai agito più prudentemente di Paolo.
Prudentissime egisti. Hai agito assai prudentemente.
Prudentissime omnium egisti. Hai agito più prudentemente di tutti.

Si noti che gli avverbi presentano nella formazione del comparativo e del superlativo le
stesse particolarità dei corrispondenti aggettivi:

COMPARATIVO SUPERLATIVO

magis più maxime al massimo grado


plus più plurimum moltissimo
minus meno minime minimamente, per nulla
peius peggio pessime pessimamente
melius meglio optime ottimamente
facilius più facilmente facillime facilissimamente
celerius più celermente celerrime celerissimamente
magis ardue più difficilmente maxime ardue difficilissimamente
antiquius più anticamente antiquissime antichissimamente

Haec dum nostri conligunt omnia Mentre i nostri raccoglievano tutte queste
diligentius, rex ipse e manibus cose con particolare cura, il re sfuggì loro
effūgit (Cic.). dalle mani.
Honestissime est absolutus (Cic.). Fu assolto nel modo più onorevole.
Posset multas istius et varias iniurias Avrebbe potuto esporre molti e vari atti
quam apertissime planissimeque ingiuriosi di costui nel modo più aperto e
explicare (Cic.). chiaro possibile.

ANTICIPAZIONI DI SINTASSI

A Il complemento di limitazione
Indica rispetto a che cosa, ovvero entro quali limiti è valido ciò che esprime il predicato; è
reso con l’ablativo semplice:

Unità 7 145
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 146

Dat potestatem verbo praetoriam, Concede un potere, a parole, da pretore,


re vera regiam (Cic.). ma di fatto da re.
Sulla fuit litteris Graecis atque Silla fu parimenti erudito nella letteratura
Latinis iuxta eruditus (Sall.). greca e latina.


Esercizi

1 Indicativo piuccheperfetto e futuro anteriore attivo


Tradurre le seguenti forme verbali:

I. venerant • fefelleras • monuerat • ceperat • scripserant • veneram • ceperamus • scripse-


ram • veneramus • ceperant • monueramus • ceperam • scripseras • ceperatis • scripserat •
veneratis • monuerant
II. docueris • ceciderit • fecerimus • laudaveris • fecero • laudaverint • docuerit • ceciderint
• duxerit • feceritis • laudaverit • fecerint • duxerint • docuerimus • fecerit • cecidero • docue-
rint
III. dederat • petieritis • iecerint • videras • dixeris • petieram • ieceramus • videram • dixe-
ritis • iecerat • viderit • dixerat • dedero • petieras • dederam • aperuerint • videris • dixeras
• aperuerit • dederas • dixerit • videramus • dederimus • viderat • petierimus • petiverat •
viderant • dederit • aperuerant • dixerint • videritis • dixeramus • dixeritis

2 Indicativo piuccheperfetto attivo


Tradurre:

1. P. Crassus adulescens cum legione septima in Andibus (tra gli Andi) hiemarat [Caes.]. 2.
Erant Menapii propinqui Eburonum finibus, perpetuis paludibus silvisque muniti; qui uni
(essi soli) ex Gallia de pace ad Caesarem legatos numquam miserant [Caes.]. 3. Helvetii
iam per fines Sequanorum suas copias traduxerant et in Aeduorum fines pervenerant
[Caes.]. 4. Indutiomarus, qui (il quale) postero die castra Labieni occupare decreverat, noc-
tu profŭgit copiasque omnes in Treveros reducit [Caes.]. 5. Magna multitudo undique ex
Gallia perditorum hominum latronumque convenerat [Caes.]. 6. Primo concursu ab dextro
cornu, ubi septima legio constiterat, hostes pelluntur atque in fugam coniciuntur [Caes.]. 7.

Morfologia 146
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 147

Manlius consul hostibus viam clauserat [Liv.]. 8. Iam continens agmen migrantium imple-
verat vias [Liv.]. 9. Moverat plebem oratio consulis [Liv.].

3 Indicativo piuccheperfetto e futuro anteriore attivo


Tradurre:

1. Commentarium consulatus mei Graece compositum misi ad te (a te). Latinum si perfecero,


ad te mittam [Cic.]. 2. Cum autem Karthaginem deleveris, triumphum egeris censorque fueris
et obieris (da obeo) legatus Aegyptum, Syriam, Asiam, Graeciam, deligēre iterum consul absens
(in tua assenza) bellumque maximum conficies, Numantiam exscindes [Cic.]. 3. Noviodu-
num erat oppidum Haeduorum ad ripas Ligeris oportuno loco positum. Huc Caesar omnes ob-
sides Galliae, frumentum, pecuniam publicam, suorum atque exercitus impedimentorum ma-
gnam partem contulerat (da confero), huc magnum numerum equorum in Italia atque Hispa-
nia coemptum miserat [Caes.]. 4. Erant praeterea equitum milia duo (due). Inveteraverant
omnes compluribus Alexandriae bellis, Ptolemaeum patrem in regnum reduxerant, Bibuli fi-
lios interfecerant, bella cum Aegyptiis gesserant [Caes.]. 5. Pompeius frumenti vim maximam
comparaverat. Hiemare Dyrrachii, Apolloniae omnibusque oppidis maritimis constituerat et
omni ora maritima classem disposuerat [Caes.].

4 Indicativo piuccheperfetto e futuro anteriore attivo


Tradurre:

1. Se da giovani sarete stati attivi e diligenti, non temerete la povertà nella vecchiaia. 2.
Quando arrivai a casa, mia madre aveva già preparato la cena. 3. Mi affrettai verso il teatro,
ma gli spettatori avevano già occupato quasi (paene) tutti i posti. 4. Il discorso degli amba-
sciatori greci aveva commosso gli animi dei senatori romani: per questo essi furono bene-
voli. 5. Grande era l’attesa del discorso di Cesare, ma egli (is) non era ancora arrivato in se-
nato. 6. Se avrai fatto tutto accuratamente, riceverai la ricompensa promessa. 7. Quando il
padrone venne a casa, lo schiavo aveva già organizzato il tranello (usa insidias instruo).

5 Intensivo e comparativo
Trovare il positivo dei seguenti intensivi:

crudelior • utilius • celerior • abundantior • antiquior • mitius • peritior • crebrior • formo-


sior • sapientior • facilius • acrior • audacior • similior • avidior • certior • nobilior

6 Intensivo e comparativo
Formare l’intensivo dei seguenti aggettivi:

altus • pulcher • callidus • dulcis • potens • celer • timidus • validus • durus • levis • asper •
difficilis • velox • tristis • fallax • fertilis • recens • diligens • utilis

Unità 7. Esercizi 147


01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 148

7 Intensivo e comparativo
Tradurre le seguenti espressioni indicando le varie possibilità delle forme omografe
(scegliere tra i possibili valori dell’intensivo indicati a p. 139):

callidiorem servum • potentiorum regum • timidiori puellae • formosioris mulieris • utilius


consilium • crudelioribus tyrannis • altiores arbores • asperior pugna • crebrioribus imbri-
bus • velociore equo • tristiorem vultum • graviore morbo • duriora imperia • loquaciorem
senem • avidior mercator

8 Comparazione di uguaglianza, minoranza, maggioranza


Formare i comparativi di uguaglianza, di minoranza, di maggioranza combinando
gli elementi dati:

Gaia - Paula - diligens - est • Gaius - Titus - prudens - est • Lucretia - Sabina - elegans - est
• magister meus - tuus - severus - est • Pauli epistula - Marci (epistula) - brevis - est • Roma-
ni - hostes - rapidi - fuerunt

9 Comparazione di uguaglianza, minoranza, maggioranza


Tradurre:

1. Exspectabam epistulam a te (da te) longiorem [Cic.]. 2. Hostes in loca altiora concessere
[Liv.]. 3. Galli ampliores copias exspectabant [Caes.]. 4. Amicitia remissior esse debet et libe-
rior et dulcior et ad omnem comitatem facilitatemque proclivior [Cic.]. 5. Melle dulci dulcior
tu es [Plaut.]. 6. Paucis carior fides quam pecunia fuit [Sall.]. 7. Collem ex omnibus fere par-
tibus palus difficilis atque impedita cingebat, non latior pedibus quinquaginta [Caes.]. 8.
Hannibal movere inde statuit in calidiora atque eo (per questo) maturiora messibus Apu-
liae loca [Liv.]. 9. Quanto erat in dies gravior atque asperior oppugnatio, tanto crebriores
litterae nuntiique ad Caesarem mittebantur [Caes.]. 10. Ignoratio futurorum malorum uti-
lior est quam scientia [Cic.]. 11. Qui (quali) umquam aut ludi aut dies laetiores fuerunt?
[Cic.]. 12. Numquam ego te (acc. di tu) tristiorem vidi esse [Plaut.]. 13. Nos non habemus
exercitum tam amplum neque tam magnum quam ille (lui) [Pomp.]. 14. Ex bello tam tristi
laeta repente pax cariores Sabinas viris ac parentibus et ante omnes Romulo fecit [Liv.].

10 Comparazione di uguaglianza, minoranza, maggioranza


Tradurre:

1. Nihil est tam fallax quam vita humana, nihil tam insidiosum [Sen.]. 2. Ego hominem cal-
lidiorem vidi neminem (nessuno) quam Phormionem [Ter.]. 3. Si id (ciò) facietis, levior
labor erit [Plaut.]. 4. Et secundas res splendidiores facit amicitia et adversas leviores [Cic.].
5. Peregrinus est, minus potens quam tu, minus notus [Ter.]. 6. Fortius lignum quercus habet
[Plin.]. 7. In Britannia loca sunt temperatiora quam in Gallia [Caes.]. 8. Iste (costui), mul-

Morfologia 148
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 149

to sceleratior et nequior (da nequam) quam Hadrianus, aliquanto etiam felicior fuit [Cic.].
9. Ser. Galbae exiliores orationes sunt et redolentes magis antiquitatem quam aut Laeli aut
Scipionis aut etiam Catonis [Cic.]. 10. Consulum magna domi bellique gloria fuit, quod et
foris pacem peperēre et domi, etsi non concors, minus tamen quam alias infesta civitas fuit
[Liv.]. 11. Catoni seni comparatus, C. Gracchus plenior et uberior est, Graccho politior et
ornatior Crassus, utroque (abl. di uterque) distinctior et urbanior et altior Cicero, Cicerone
mitior Corvinus et dulcior et in verbis magis elaboratus [Tac.].

11 Comparazione di uguaglianza, minoranza, maggioranza


Tradurre:

1. L’autunno non è meno gradito della primavera agli agricoltori per la grande quantità di
frutti. 2. I Romani giudicavano Clodio tanto scellerato quanto Milone. 3. Catone fu meno
amante della vita che della libertà. 4. I giudici siano (sint) tanto sapienti quanto onesti. 5. Il
conforto degli amici non mi (mihi) è stato meno gradito di quello dei parenti. 6. Facilmen-
te troverai una vita più serena in una povera casa che in una splendida reggia. 7. La buona
salute è più preziosa dell’oro e dell’argento. 8. Se avrete combattuto strenuamente, solda-
ti, allontanerete (usa depello) dai concittadini la schiavitù, più funesta della morte. 9. Achil-
le era (= fu) più forte che astuto, Ulisse invece più astuto che forte. 10. Gli Spartani condu-
cevano una vita più dura degli Ateniesi e tolleravano con animo più forte (trad. al pl.) le
fatiche e i dolori.

12 Superlativo
Trovare il positivo dei seguenti superlativi:

tristissimus • diligentissimus • carissimus • severissimus • potentissimus • stultissimus •


loquacissimus • timidissimus

13 Superlativo
Formare i superlativi dei seguenti aggettivi:

longus • brevis • amplus • levis • gravis • honestus • sapiens • turpis • callidus

14 Superlativo
Tradurre le seguenti espressioni, rendendo tutte le possibilità delle forme omografe:

gravissimo morbo • carissime coniunx • turpissimum hominem • velocissimo equo • diligen-


tissimus discipulorum • callidissimi servi • brevissimam orationem • loquacissimae mulieris
• tristissimum exilium • potentissimi e primoribus • honestissimis magistratibus • amplissi-
mam regionem

Unità 7. Esercizi 149


01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 150

15 Superlativo
Tradurre:

1. Ex agricolis et viri fortissimi et milites strenuissimi gignuntur [Cato]. 2. Gergovia urbs,


posita in altissimo monte, omnes aditus difficiles habebat [Caes.]. 3. Mons Cevenna durissi-
mo tempore anni altissima nive iter impediebat [Caes.]. 4. Hominem honestissimum pro-
vinciae Galliae, suum familiarem et hospitem, ereptum e manibus hostium, Caesar sibi (a
sé) restitutum videbat [Caes.]. 5. A nobis (da noi) homo audacissimus Catilina in senatu
accusatus obmutuit [Cic.]. 6. In aedes T. Anni, hominis honestissimi, necessarii et amici mei,
noctu Staienus arcessitus ab Oppianico venit [Cic.]. 7. Athenienses, prudentissima civitas,
una pugna navali florentem rem publicam suam in perpetuum adflixerunt [Liv.]. 8. Cimon
pacem inter duas (due) potentissimas civitates conciliavit [Nep.]. 9. Iason, tyrannus Thes-
saliae, illo tempore (in quel tempo) fuit omnium potentissimus [Nep.]. 10. Apud Helvetios
nobilissimus fuit Orgetorix [Caes.]. 11. Undique loci natura Helvetii continentur: una ex
parte flumine Rheno latissimo atque altissimo, qui (il quale) agrum Helvetium a Germanis
divı̆ dit; altera ex parte monte Iura altissimo, qui (il quale) est inter Sequănos et Helvetios;
tertia lacu Lemanno et flumine Rhodano, qui (il quale) provinciam nostram ab Helvetiis
dividit [Caes.]. 12. Locus est fere regionum illarum nobilissimus non ita longe ab Alexandrı̄a,
qui (il quale) nominatur Delta [Bell. Alex.].

16 Superlativo
Tradurre:

1. Tarquinio il Superbo, il più crudele di tutti i re romani, per la sua ferocia era venuto in
odio ai cittadini. 2. I Fenici furono audacissimi navigatori ed astutissimi commercianti. 3.
Non le mura della città, ma il coraggio dei cittadini sarà il più valido presidio dello Stato. 4.
Marcello ottenne grande gloria con la conquista di Siracusa, città nobilissima e assai forti-
ficata della Sicilia. 5. Di tutti i guerrieri greci Achille fu il più forte, Ulisse il più astuto, Aga-
mennone il più potente. 6. Il più famoso degli oratori greci, Demostene, strenuamente ave-
va difeso contro Filippo, re dei Macedoni, la libertà di Atene e di tutta la Grecia.

17 Forme particolari di comparativi e superlativi


Tradurre:

1. Maximum animal est elephans proximumque humanis sensibus [Plin.]. 2. Res omnis
mandabat litteris pontifex maximus, eique (ed essi) etiam nunc annales maximi nominan-
tur [Cic.]. 3. Nostri (di noi) melior pars animus est [Sen.]. 4. Pessimi homines Tiberium fra-
trem meum optimum interfecerunt [Gracch.]. 5. Heu quanto melior sors tua sorte mea est!
[Ov.]. 6. Creta viridis pluribus locis nascitur (si forma), sed optima Zmyrnae [Vitr.]. 7. Ad
te (a te) non queo sine plurimis lacrimis scribere [Cic]. 8. Indignum est a pari vinci (essere
superato) aut superiore, indignius ab inferiore atque humiliore [Cic.]. 9. Erat oppidum Ale-
sia in colle summo [Caes.]. 10. Neptune, tibi (a te) ante alios deos gratias ago summas
[Plaut.]. 11. Sueborum gens est longe maxima et bellicosissima Germanorum omnium
[Caes.]. 12. Venti, cum ad summum venerunt, remittuntur [Sen.].

Morfologia 150
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 151

18 Forme particolari di comparativo e superlativo


Tradurre:

1. P. Orbius in iure civili non inferior quam magister fuit [Cic.]. 2. Pompeius ad infimas
radices montis aciem instruebat [Caes.]. 3. Procurrit aestus ex imo recessu maris [Sen.]. 4.
Extremum oppidum Allobrogum est proximumque Helvetiorum finibus Genua [Caes.]. 5. In
Britannia hominum est infinita multitudo creberrimaque aedificia fere Gallicis consimilia,
pecorum magnus numerus [Caes.]. 6. Germani agriculturae non student maiorque pars
eorum victus (del loro vitto) in lacte, caseo, carne consistit [Caes.]. 7. In summo iugo duas
(due) legiones, quas (che) in Gallia citeriore proxime conscripserat, et omnia auxilia Caesar
conlocavit [Caes.]. 8. Chrysalus me (mi) obiurgavit plurimis verbis malis et me (mi) melio-
rem fecit praeceptis suis [Plaut.]. 9. Verres ex fano Apollinis religiosissimo noctu clam sustu-
lit (da tollo) signa pulcherrima atque antiquissima [Cic.]. 10. A convivio seniores a iuniori-
bus domum deducebantur [Gell.]. 11. Ab Herculis columnis, ab Oceano terminisque ultimis
terrarum per tot ferocissimos Hispaniae et Galliae populos vincentes huc pervenistis [Liv.].
12. Nulla umquam res publica nec maior nec sanctior nec bonis exemplis ditior fuit [Liv.].
13. Bellum utrimque summa ope parabatur, civili simillimum bello [Liv.]. 14. Q. Manlium
et Q. Cornificium, duos (due) severissimos atque integerrimos iudices, quod (poiché) tribu-
ni plebis tum erunt, iudices non habebimus [Cic.]. 15. Sunt ibi simulacra perampla atque
praeclara, sed non ita antiqua [Cic.]. 16. Sub vesperum Caesar intra hanc fossam legiones
reducit atque ibi sub armis proxima nocte conquiescit [Caes.]. 17. «Pol ego uxorem quaero,
postquam vestra mater mortuast (è morta)». «Facile invenies et peiorem et peius moratam,
pater, quam illa (ella) fuit: meliorem neque tu reperies neque sol videt» [Plaut.].

19 Forme particolari di comparativo e superlativo


Tradurre:

1. I tribuni della plebe erano stati i più accaniti (usa acer) difensori dei diritti (sing.)
della plebe. 2. In una situazione (usa res) difficilissima l’aiuto di Attico fu utilissimo a
Cicerone. 3. I soldati avevano lasciato vuota tutta la parte inferiore del colle ed aveva-
no occupato con gli accampamenti la parte superiore. 4. L’ultima fila (acies) attende-
va con impazienza gli ordini del comandante. 5. Servio Tullio divise le centurie dei più
anziani dalle centurie dei più giovani.

20 Gradi dell’avverbio
Tradurre:

1. Melius muri quam vallum armatos arcent [Liv.]. 2. Nullum adulescentem plus amo
[Plaut.]. 3. Tardissime Lentulus venit [Cic.]. 4. Velocius et citius corrumpunt vitiorum exem-
pla domestica [Iuv.]. 5. Meam Tulliam suavissime diligentissimeque coluisti [Cic.]. 6. Mul-
ta improbe fecisti, unum (una sola cosa) stultissime [Cic.]. 7. Hostes velocissime refugiebant
[Caes.]. 8. Tardius rescribo ad epistulas tuas [Sen.]. 9. Melius auribus quam oculis iudica-
tur [Plin.]. 10. Fruges peius maturescunt austrinis diebus, sed celerius [Plin.]. 11. Quis (chi)

Unità 7. Esercizi 151


01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 152

quaestionem iustius explicabit quam tu? [Tac.]. 12. Iustitia vacillat vel iacet potius [Cic.].
13. Imbres et ventos fortius patitur (sopporta) vitis [Col.]. 14. Maris subita tempestas quam
ante provisa terret navigantes vehementius [Cic.]. 15. Studiosissime omnia diligentissimeque
curabo tuorumque tristissimo meo tempore meritorum erga me (verso di me) memoriam
conservabo [Cic.].

21 Gradi dell’avverbio
Tradurre:

1. Avidius Histri vino ciboque corpora onerant [Liv.]. 2. Veiens hostis, adsiduus magis quam
gravis, contumeliis saepius quam periculo animos agitabat [Liv.]. 3. Consulum intercursu
rixa sedata est (fu sedata), in qua (in cui) tamen sine lapide, sine telo plus clamoris atque
irarum quam iniuriae fuerat [Liv.]. 4. Nihil est tam volucre quam maledictum: nihil facilius
emittitur, nihil citius excipitur, nihil latius dissipatur [Cic.]. 5. Hoc (questo) patrium est,
potius consuefacere filium sua sponte recte facere quam alieno metu [Ter.]. 6. Mihi (a me)
quidem cottidie augescit magis de filio aegritudo, et quanto diutius abest (è lontano), magis
cupio tanto et magis desidero [Ter.]. 7. Pugnatum est (si combatté)utrimque fortissime
atque acerrime [Caes.]. 8. Quid (che cosa) quaeris amplius? [Cic.]. 9. Erat Italia tum ple-
na Graecarum artium ac disciplinarum studiaque haec (e questi studi) et in Latio vehe-
mentius tum colebantur quam nunc et hic Romae propter tranquillitatem rei publicae non
neglegebantur [Cic.].

22 Gradi dell’avverbio
Tradurre:

1. I cittadini erano turbati assai gravemente dalle notizie circa la disfatta dell’esercito. 2. Hai
agito più coraggiosamente di tuo fratello; molto ingiustamente egli (is) ha ricevuto le lodi
del comandante. 3. Se avrai preparato il tuo animo a tutte le avversità, le (eas) supererai più
facilmente. 4. Rapidissimamente gli esploratori ritornarono all’accampamento ed annun-
ciarono al comandante il pericolo imminente. 5. Moltissimo vale per me (apud me) il pare-
re degli uomini esperti ed avveduti, pochissimo l’opinione di (quelli) audaci e temerari.

23 Anticipazione di sintassi: complemento di limitazione


Tradurre:

1. Et numero superior Romanus erat et animo [Liv.]. 2. Erat multo inferior numero navium
Brutus [Caes.]. 3. Caesar cohortibus Carfulenum praefecit, et animi magnitudine et rei milita-
ris scientia praestantem [Caes.]. 4. Scientia atque usu nauticarum rerum Veneti reliquos ante-
cedunt [Caes.]. 5. Corbis maior erat aetate [Liv.]. 6. Picenis cedunt pomis Tiburtia poma suco;
nam facie praestant [Hor.]. 7. Inter hos (questi) oratores, aetate paulum antecedens, sine con-
troversia Ser. Galba eloquentia praestitit [Cic.]. 8. Ab castris oppidum Remorum nomine Bi-
brax aberat milia passuum octo (distava otto miglia) [Caes.]. 9. Numquam exercitus neque
minor numero neque clarior fama et admiratione hominum per urbem incessit [Liv.].

Morfologia 152
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 153

24 Anticipazione di sintassi: complemento di limitazione


Tradurre:

1. Il bambino era assai simile al padre nel carattere, assai dissimile da lui nel volto. 2.
Asdrubale era di gran lunga il primo della città per nobiltà di stirpe, per fama, per ric-
chezza. 3. Agesilao fu re di nome, ma non quanto a potere. 4. Il fratello maggiore di na-
scita è commerciante, il minore fa il soldato. 5. Socrate spiccò tra gli uomini del suo tem-
po per sapienza.

25 Ricapitolazione
Tradurre:

Verre ha trafugato anche opere d’arte risparmiate da Scipione


Matris Magnae fanum apud Enguinos est: in hoc (in questo) fano loricas galeasque aeneas,
caelatas opere Corinthio, hydriasque grandis simili in genere Scipio, vir omnibus rebus prae-
cellentissimus, posuerat et suum nomen inscripserat. Omnia illa (tutte quelle cose), iudices,
Verres abstulit (da aufero), nihil in religiosissimo fano praeter vestigia violatae religionis
nomenque P. Scipionis reliquit. Tu1 videlicet solus vasis liniamenta sollertissime perspı̆cis!
Haec (queste cose) Scipio non intellegebat, homo doctissimus atque humanissimus: tu sine
ulla (alcuna) bona arte, sine humanitate, sine ingenio, sine litteris, intellegis et iudicas!
[Cicerone]
1. Il discorso che segue è rivolto ironicamente a Verre.

26 Ricapitolazione
Tradurre:

Cicerone compiange la propria sorte e quella della moglie


Accepi ab Aristocrito tres epistulas, quas (che) ego lacrimis prope delevi; conficior (sono
distrutto) enim maerore, mea Terentia, nec meae me (mi) miseriae magis excruciant quam
tuae vestraeque; ego autem hoc (in questo) miserior sum quam tu, quae (che) es miserrima,
quod (in quanto) calamitas communis est utriusque nostrum (all’uno e all’altra di noi),
sed culpa mea propria est. Meum fuit officium vel vitare periculum, vel diligentia et copiis
resistere, vel cadere fortiter. Hoc (di ciò) miserius, turpius, indignius nobis nihil fuit. Ante
oculos dies noctesque versatur (si trova) squalor vester et maeror et infirmitas valetudinis
tuae. Spes autem salutis pertenuis ostenditur; inimici sunt multi, invidi paene omnes. Sed
tamen quam diu (fino a quando) vos eritis in spe, non deficiam.
[Cicerone]

Unità 7. Esercizi 153


01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 154

lessico

L’aggettivo

1 Premessa: grammatica e lessico


La grammatica tradizionale classifica e spiega le caratteristiche morfologiche e sintattiche
dell’aggettivo: il valore (qualificativo e determinativo), la funzione (attributiva e predicati-
va: cfr. p. 23), le classi (I e II: cfr. pp. 36 sg., 54, 83 sg.), i gradi (positivo, comparativo, super-
lativo: cfr. pp. 138 sgg.), i tipi (numerali, possessivi, dimostrativi, relativi, interrogativi,
indefiniti: cfr. pp. 172 sgg., 221 sgg.).
Ma per comprendere il significato pieno degli aggettivi occorre andare oltre la descri-
zione e regolamentazione grammaticale, e cogliere quel valore specifico che ogni aggetti-
vo ha in sé e in relazione ad altri aggettivi della stessa radice (corradicali) o dello stesso
significato (sinonimi); oppure che gli deriva da elementi morfologici preposti (prefissi) o
posposti (suffissi). In altre parole c’è da chiedersi: quale differenza c’è tra corradicali quali
audens e audax, laborans e laboriosus, laudabilis e laudandus, moriturus e moribundus? In
questi casi la variazione della terminazione, oltre a interessare le regole della grammatica,
determina e specializza il significato stesso dei singoli aggettivi. E ancora: quale differenza
tra doctus e indoctus, tra indoctus e perdoctus /doctissimus? Altra domanda: quale differenza
c’è tra sinonimi quali ater e niger, magnus e grandis, e così via (che noi traduciamo in un uni-
co modo: «nero» e «grande»)? Oppure ancora: quale differenza c’è tra albus e albulus, pau-
per e pauperculus?

2 Aggettivi indicanti qualità temporanee


Gli aggettivi possono indicare qualità temporanee (legate al tempo pres., pass., fut.) o per-
manenti.
L’aggettivo che indica una qualità temporanea è il participio: è detto anche aggettivo ver-
bale ed è articolato nei tre tempi, presente, perfetto, futuro:

Lessico 154
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 155

presente (cfr. pp. 84 sgg.):


amans che ama, amante
hortans che esorta, esortante
monens che ammonisce
legens che legge
audiens che ode

Alcuni participi presenti sono usati per lo più come aggettivi:


absens (da absum) assente
florens (da floreo) fiorente
potens (da possum) potente
praesens (da praesum) presente
sapiens (da sapio) sapiente
perfetto (cfr. p. 112):
amatus (che è stato) amato
hortatus che ha esortato
monitus (che è stato) ammonito
lectus (che è stato) letto
cupitus (che è stato) desiderato
auditus (che è stato) udito

Alcuni participi perfetti sono usati come semplici aggettivi:


attentus attento (da adtendo)
doctus dotto (da doceo)
notus noto (da nosco)
occultus occulto, nascosto (da occulo)
tacitus tacito (da taceo)
futuro (cfr. pp. 112 sg.):
amaturus che amerà, che sta per amare
hortaturus che esorterà, che sta per esortare
moniturus che ammonirà, che sta per ammonire
lecturus che leggerà, che sta per leggere
cupiturus che desidererà, che sta per desiderare
auditurus che udirà, che sta per udire

Oltre all’idea di futuro e di imminenza, il participio futuro attivo può indicare anche inten-
zione e destinazione: amaturus «che ha intenzione di amare, destinato ad amare».
Alcuni participi futuri sopravvivranno in italiano:
duraturo che durerà, destinato a durare
futuro che sarà, destinato a essere
nascituro che nascerà, destinato a nascere
(im)perituro che (non) perirà, destinato a (non) perire

Privo di valore temporale vero e proprio (anche se tendenzialmente proiettato nel futu-
ro) è invece l’altro aggettivo verbale per eccellenza, il gerundivo, che indica azione da com-
piersi (cfr. pp. 284 sgg.). Il gerundivo esce in -ndus, -nda, -ndum:

L’aggettivo 155
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 156

amandus da amare, che deve essere amato


hortandus da esortare, che deve essere esortato
monendus da ammonire, che deve essere ammonito
legendus da leggere, che deve essere letto
cupiendus da desiderare, che deve essere desiderato
audiendus da udire, che deve essere udito
Troviamo diversi gerundivi superstiti in italiano:
agenda cose da fare (da cui «libriccino» in cui segnare giorno per giorno
le cose da fare)
cresimando che deve essere cresimato, da cresimarsi
educanda ragazza da educare
esaminando che deve essere esaminato, da esaminarsi
locanda camera da affittare
maturando che deve sostenere l’esame di maturità
reverendo che deve essere riverito

3 Aggettivi con suffissi


Gli aggettivi dotati di particolari elementi grammaticali aggiunti alla radice (suffissi) espri-
mono una caratteristica abituale e una qualità permanente.
Consideriamo alcuni dei suffissi più produttivi, vale a dire quelli capaci di creare cate-
gorie più numerose e più significative di aggettivi:

1 -bı̆lis : corrisponde all’italiano -bile e indica:


possibilità passiva («degno di essere, che può essere»):
adorabilis degno di essere adorato, adorabile
amabilis degno di essere amato, amabile
laudabilis degno di essere lodato, lodevole
memorabilis degno di essere ricordato, memorabile
tolerabilis degno di essere tollerato, tollerabile
(in)credibilis che (non) può essere creduto, (in)credibile
(in)satiabilis che (non) può essere saziato, (in)saziabile
possibilità attiva (transitiva e intransitiva):
durabilis che dura, durevole
horribilis che fa rabbrividire, orribile
labilis che sdrucciola, labile
stabilis che sta saldo, stabile
terribilis che suscita terrore, terribile
flebilis esprime entrambe le possibilità, attiva («che fa piangere») e pas-
siva («degno di essere pianto»).

2 -bundus : corrisponde all’italiano -bondo e ha valore dinamico-rappresentativo,


cioè descrive e fa vedere la persona nei suoi gesti e atteggiamenti («nell’atteggiamento di,
con l’aria di»):

Lessico 156
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 157

errabundus nell’atteggiamento di chi vaga senza meta, errabondo


furibundus con l’aspetto di una furia, furibondo
lacrimabundus col pianto nel volto
ludibundus con l’aria di chi scherza, in atteggiamento scherzoso, con fare
scherzoso
meditabundus con l’aria di chi medita, meditabondo
moribundus con la morte sul volto, moribondo
rubicundus tutto rosso in volto, rubicondo
vagabundus con l’aria di chi vaga, vagabondo

3 -ōsus: corrisponde all’italiano -oso e indica ricchezza, pienezza, abbondanza


talvolta anche eccessiva («ricco di, pieno di»):
animosus pieno di forza d’animo, animoso
annosus carico d’anni, annoso
anxiosus pieno d’ansia, ansioso
aquosus pieno d’acqua, acquoso
artificiosus fatto con arte, artificioso
curiosus pieno di preoccupazione; avido di sapere, curioso
decorosus pieno di decoro, decoroso
dolosus fatto con inganno, doloso
formosus dalle belle forme, formoso
fumosus pieno di fumo, fumoso
furiosus in preda alla furia, furioso
gloriosus pieno di (vana) gloria, glorioso
ingeniosus pieno di ingegno, ingegnoso
insidiosus pieno di tranelli, insidioso
luxuriosus pieno di esuberanza, esuberante; dissoluto
malitiosus pieno di malizia, malizioso
misericordiosus pieno di misericordia, misericordioso
nebulosus pieno di nebbia, nebuloso
praestigiosus pieno di inganno, di illusione, fallace, illusorio
pretiosus che ha molto pregio, prezioso
procellosus pieno di tempesta, tempestoso
seditiosus pieno di divisioni, sedizioso
sententiosus pieno di sentenze, sentenzioso
speciosus di bella apparenza, specioso
squamosus pieno di squame, ruvido, squamoso
tenebrosus pieno di tenebre, tenebroso
ventosus pieno di vento, ventoso
verbosus pieno di parole, verboso

Alcuni aggettivi in -osus, in particolare quelli che indicano attitudine e senti-


menti, hanno un duplice valore, passivo («che prova») e attivo («che provoca»):
fastidiosus che prova disgusto, nauseato / che provoca disgusto, nauseante
formidolosus che prova paura, pauroso / che provoca paura, spaventoso
generosus di buona nascita; di sentimenti nobili, generoso / capace di generare
invidiosus che prova invidia, invidioso / che provoca invidia
laboriosus che si dà al lavoro, laborioso / che richiede lavoro, faticoso

L’aggettivo 157
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 158

lacrimosus che lacrima / che fa lacrimare


operosus che si impegna, operoso / che impegna, impegnativo
suspiciosus che prova sospetto, sospettoso / che provoca sospetto

Oltre al significato prevalente di «abbondanza», il suffisso -osus ha anche quello


più raro di «somiglianza»:
cadaverosus che ha l’aspetto di un cadavere, simile a un cadavere, cadaverico
monstruosus che ha l’aspetto di un mostro, simile a un mostro, mostruoso,
straordinario

4 -ax: corrisponde all’italiano -ace e indica un eccesso di intensità, abitudine,


inclinazione naturale a compiere una certa azione (vi corrisponde l’italiano «troppo»). Per
questo gli aggettivi in -ax esprimono prevalentemente caratteristiche morali negative:
audax che osa troppo, temerario (cfr. audens «che osa, coraggioso»)
bibax che beve troppo, beone (cfr. bibens «colui che beve»)
contumax riottoso, recalcitrante
dicax che parla irridendo, mordace, beffardo (cfr. dicens «colui che parla»)
edax che mangia troppo, mangione (cfr. edens «colui che mangia»)
fallax che induce in errore, ingannevole, perfido
fugax che fugge per paura, fuggiasco, disertore (opp. di audax); che ha
esistenza breve, che svanisce presto, fugace
furax incline al furto, abituato a rubare, ladro di professione
loquax che parla troppo, chiacchierone (cfr. loquens «che parla»)
mendax abituato a mentire, mentitore di professione
procax colui che pretende troppo, sfacciato (cfr. procus «pretendente»)
pugnax ostinato (a combattere), resistente a ogni costo, pugnace
rapax che prende con violenza, rapace
tenax ostinato, caparbio, tenace
vorax che divora esageratamente, insaziabilmente, vorace

Una minoranza di aggettivi in -ax esprime caratteristiche morali positive:


capax atto a tenere, che ha possibilità di, capace
ferax che produce in abbondanza, ferace
perspicax che ha vista acuta, che ha occhio penetrante, perspicace
sagax che ha odorato acuto, sagace
verax che produce verità, verace
vivax che ha grande vitalità, vivace

Nota Per i suffissi comparativi -ior e -(t)er e per il suffisso superlativo -issimus, cfr. pp. 138 sg.,
141 sgg. Per i suffissi diminutivi -ulus, -ellus, -culus, cfr. p. 163.

4 Aggettivi con prefissi


Gli aggettivi preceduti da particolari elementi grammaticali (prefissi) assumono un’acce-
zione per lo più intensiva o negativa:

Lessico 158
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1 prefissi intensivi: i principali sono per- e prae-, ed equivalgono ai prefissi super-


lativizzanti italiani arci-, stra-, super-, extra-, ultra-, iper- (cfr. p. 142):

per-
peracerbus molto acerbo perdoctus molto istruito
peramans molto affezionato perdulcis molto dolce
peramarus molto amaro perexiguus molto piccolo
peramoenus molto delizioso perfacilis molto facile
peramplus molto vasto pergrandis molto grande
perantiquus molto antico pergravis molto grave, di gran peso
perbeatus molto felice peridoneus molto adatto
perbŏnus molto buono permagnus molto grande
perceler molto rapido (e molto importante)
percuriosus molto vigilante permultus in grandissimo numero
(e molto curioso) perrarus molto raro
perdiligens molto diligente persapiens molto saggio

Il prefisso per-, recuperando talvolta il proprio valore originario, indica anche«passaggio»


(peregrinus «straniero, esotico», da per + ager) e «durata» (perennis «che dura tutto l’anno,
duraturo», da per + annus).

prae-
praealtus molto alto praelongus molto lungo
praeclarus molto luminoso (o illustre) praelucidus molto brillante
praecultus molto ornato praemollis assai molle
praecupidus molto avido praepŏtens molto potente
praegrandis molto grande, smisurato praerapidus molto rapido
praegravis molto pesante praetenuis molto esile

Il prefisso prae-, recuperando talvolta il proprio valore originario, indica anche anteriorità
locale (praevius «che va avanti, che precede») e temporale (praecanus «canuto prima del
tempo»; praecox «che è cotto prima del tempo, precoce», da prae + coquo; praematurus
«maturo prima del tempo, prematuro»; praenuntius «che annunzia prima, prenunzio»).

Nota Più raro è l’uso del prefisso sub- che, accanto al prevalente valore originario locale («sot-
to»), veniva impiegato per formare i diminutivi («qualcosa di meno che, un po’, alquanto»): subalbus
«biancastro, bianchiccio» (accanto a albulus: cfr. p. 163); subagrestis «alquanto rozzo»; subamarus
«un po’ amaro, amarognolo»; subniger «piuttosto nero, brunetto»; subraucus «alquanto rauco».

2 prefissi negativi (o privativi) sono in-, dis-, de-, se-, ve-, e-, ex-:

in- è il principale prefisso negativo. Vi corrisponde l’italiano in-:


ignotus ignoto, sconosciuto infirmus debole
illibatus illibato infrequens poco numeroso, poco assiduo
illimitatus illimitato inglorius senza gloria
imbellis imbelle ingratus ingrato

L’aggettivo 159
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 160

imberbis imberbe inhospitus inospitale


immĕmor immemore inhumanus inumano
immitis crudele inimicus nemico
immortalis immortale iniquus ineguale; iniquo
imprŏbus improbo, malvagio iniustus ingiusto
improprius improprio innocens innocente
indelebilis indelebile inops senza mezzi, povero
indignus indegno inquietus inquieto
indocilis indocile insanus insano
indoctus non istruito insatiabilis insaziabile
inermis inerme, non armato insolitus insolito
infidelis infedele irrequietus irrequieto
infinitus infinito

Note 1. In- ha talvolta anche valore intensivo: ad es. in impotens il prefisso è sentito non solo
come privativo («debole, impotente»), ma anche come intensivo («strapotente, potentissimo»).
2. In- equivale al gr. a-/-an: incorporeus (gr. asómatos) «incorporeo», incredulus (gr. ápi-
stos) «incredulo»; individuus (gr. átomos) «indivisibile».
3. In- tende a diventare im- davanti a b, p, m; il- davanti a l; ir- davanti a r (per assimila-
zione: cfr. p. 14).

dis- indica il contrario (di una qualità); si oppone per lo più a con- e vi corri-
sponde l’italiano dis-:
discolor di colori diversi, variopinto (opp. concolor «dello stesso colore»)
discors discorde (opp. concors «concorde»)
difficilis difficile
dispar disuguale, impari (opp. compar «uguale»)
dissimilis dissimile, dissimigliante (opp. consimilis «del tutto simile»)
dissŏnus dissonante, disarmonico (opp. consŏnus «consonante, armonico»)
diversus rivolto in direzioni opposte, diverso

Nota La s di dis- cade davanti a sonora (d, g, l, m, r, v: es. diversus); si assimila davanti a f (es. dif-
ficilis): cfr. p. 14.

de- indica la perdita (di una qualità):


decŏlor senza colore, scolorito
deformis mal formato, deforme
degĕner degenere
demens insensato, demente

se- indica separazione:


securus (cura) senza preoccupazione, tranquillo
sedŭlus (dolus) senza inganno, diligente, zelante

Così pure sobrius (probabilmente da se + ebrius «non ubriaco, sobrio») e socors (da se + cor
«senza intelligenza, sciocco; senza energia, indolente»).

Lessico 160
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 161

ve- indica privazione:


vecors insensato, pazzo
vesanus insano, pazzo

e-/ex- indica mancanza, sottrazione:


exanimis (-us) senza fiato, mezzo morto
exossis senz’ossa, flaccido
expers (pars) senza parte, non partecipe, privo
exsanguis senza sangue, esangue
exstinctus che è senza luce, spento, estinto

5 Aggettivi composti
Significativi, anche se poco numerosi e quasi esclusivamente poetici, sono in latino gli
aggettivi composti con il secondo elemento verbale, e quindi indicanti azione:

1 aggettivi in -dı̆cus (da dico «dico»):


fatidicus (fatum) che dice il fato, fatidico
maledicus (male) maldicente, maledico
veridicus (verus) che dice la verità, veritiero

2 aggettivi in -fı̆ cus (da facio «faccio»):


beneficus (bene) che fa il bene, benefico
honorificus (honos) che fa onore, onorifico
horrificus (horror) che fa rabbrividire, orribile, spaventoso
laetificus (laetus) che reca gioia, lieto
magnificus (magnus) che fa grandi cose, magnifico
maleficus (male) che fa il male, malefico
munificus (munus) che fa doni, munifico
pacificus (pax) che costruisce la pace, pacifico
terrificus (terror) che incute terrore, terrificante
veneficus (venenum) che compie malefici, velenoso

3 aggettivi in -vŏlus:
a. da volo, vis «voglio»:
benevolus (beni-) (bene) ben disposto, favorevole
malevolus (mali-) (male) mal intenzionato, malevolo
b. da volo, -as «io volo»:
altivolus (alte) che vola alto
velivolus (velum) che vola con le vele, velivolo

Nota Volo («voglio») e volo («volo») sono omografi e omofoni.

L’aggettivo 161
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 162

4 aggettivi in -fer (da fero «porto»):


frondifer (frons) ricco di fronde
frugifer (frux) che porta frutti, fruttifero
horrifer (horror) che trasmette brividi, spaventevole
ignifer (ignis) fiammeggiante, ardente
letifer (letum) apportatore di morte, mortifero
lucifer (lux) apportatore di luce, luminoso
mortifer (mors) che dà la morte, mortale
pestifer (pestis) pestilenziale, pestifero
somnifer (somnus) che fa addormentare, sonnifero

Nota Frons (frondis) «fronda, foglia» e frons (frontis) «fronte» sono omografi e omofoni.

5 aggettivi in -ger (da gero «porto»):


aliger (ala) che ha le ali, alato
laniger (lana) che porta lana, coperto di lana, lanuto

6 aggettivi in -frăgus (da frango «spezzo»):


foedifragus (foedus) fedifrago (lett. «che rompe i patti»)
naufragus (navis) che ha fatto naufragio, naufrago (lett. «che ha rotto la nave»;
anche valore attivo: «che provoca naufragio»)
7 aggettivi in -văgus (cfr. vagor «erro»):
montivagus (mons) che vaga per i monti
noctivagus (nox) che vaga di notte

Note 1. Vi sono altri composti col secondo elemento verbale. In -părus (da pario «genero»):
floriparus «che produce fiori (flos)», frugiparus «che produce frutti (frux)», oviparus «che produce uova
(ovum)»; in -gĕnus (da gigno «genero»): multigenus «che genera molto (multus)», vitigenus «prodotto
dalla vite (vitis)».
2. Meno produttivi in latino sono i composti col secondo elemento nominale, indicanti
stato, del tipo: bilinguis «bilingue, bifido», trilinguis «trilingue», multicolorus (-is) «dai molti colori,
multicolore», multimŏdus «dai molti modi, molteplice, svariato», multiformis «dalle molte forme,
vario, multiforme», ecc.

6 I diminutivi
Il diminutivo esprime originariamente l’idea di appartenenza o di somiglianza a una cate-
goria o specie: masculus, ad es., rispetto a mas significa propriamente non «maschietto» ma
«qualcosa che partecipa della categoria maschio»; capitulum «capitello» è propriamente
qualcosa il cui aspetto è assimilabile a caput «testa, capo». Solo secondariamente acquista
la funzione espressiva della piccolezza e della sfumatura affettiva in tutta la sua estensio-
ne: dalla tenerezza all’ironia, alla malizia, al disprezzo.
Diffuso nella commedia (Plauto e Terenzio), nella poesia amorosa (Catullo) e soprat-
tutto nella lingua quotidiana (sermo cotidianus), il diminutivo latino finisce per scolorirsi e

Lessico 162
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 163

perdere il suo valore diminutivo e affettivo e sostituirsi alla forma base non solo dell’ag-
gettivo ma anche del sostantivo, e così sopravvivrà per lo più nelle lingue romanze: orec-
chio (auricula, dim. di auris), fratello (fratellus, dim. di frater, che rimane nell’it. «frate» e nel
franc. «frère»), agnello (agnellus, dim. di agnus), uccello (augellus, dim. di avis), pupilla
(pupilla, dim. di pupa «bambola»).
Il diminutivo latino si forma con il suffisso indoeuropeo -lo che, da solo o preceduto da
-ke / -ko, dà luogo a diversi gruppi. Esso di norma viene tradotto con i suffissi italiani -ino,
-etto, -uccio oppure con gli avverbi un po’, alquanto.
1 diminutivi in -ŭlus, -ŭla, -ŭlum :
adulescentulus (adulescens) giovinetto (adulescentula serve da femminile ad adulescens,
e pertanto significa «ragazza giovane» non «giovanetta»)
albulus (albus) bianchiccio, alquanto bianco, bianco
blandulus (blandus) vezzosetto, attraente, blando
Graeculus (Graecus) greco (in senso spregiativo)
nudulus (nudus) nudino, nudo
pallidulus (pallidus) palliduccio, pallidino, pallido
parvulus (parvus) piccolino (pargolo, come sost.)
turgidulus (turgidus) un po’ gonfio, gonfio
vagulus (vagus) errante, vagabondo
venustulus (venustus) carino, grazioso
vetulus (vetus) vecchiotto, vecchietto, alquanto vecchio (opp. novellus)
2 diminutivi in -ellus, -ella, -ellum:
misellus (miser) poveretto, poverino, poveraccio, povero
novellus (novus) novello, nuovo, recente (opp. a vetulus)
tenellus (tener) tenerello, tenero (su di esso è rifatto l’ulteriore dimin.
tenellulus)
3 diminutivi in -cŭlus, -cŭla, -cŭlum:
maiusculus (maior) un po’ più grande, grandino, grandicello, maiuscolo
minusculus (minor) un po’ più piccolo, piccolino, minuscolo
masculus maschio, maschile, mascolino (usato anche come sost.
per rimpiazzare il monosillabo mas; a sua volta ha
determinato il dim. masculinus rifatto su femininus)
pauperculus (pauper) alquanto povero, poveretto

Nota Il diminutivo latino, oltre che con i suddetti suffissi, si forma anche con il prefisso sub-
(cfr. p. 159).

7 Sinonimi e contrari
proprietà interiori (saggezza, bontà, mitezza, felicità, pigrizia)
prudens previdente, prudente imprudens che non se l’aspetta,
(pro, video) imprudente

L’aggettivo 163
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 164

sapiens (sapio) sapiente, saggio insipiens sciocco, insensato


stultus stolto
bonus buono malus cattivo
probus che non fa torti, morale improbus malvagio, disonesto,
crudele
rectus buono di forma, regolare, pravus cattivo di forma,
diritto; retto irregolare, storto;
perverso, cattivo

mitis dolce, maturo immitis acerbo, selvaggio


mollis molle, morbido durus duro
lenis benigno severus severo
clemens clemente crudelis crudele
ferus crudele, feroce
mansuetus mansueto ferox fiero, aggressivo
saevus crudo, spietato

laetus grasso, abbondante; lieto maestus, tristis afflitto, triste


felix che ha successo, fortunato; infelix sfortunato, infelice;
fecondo, fertile sterile
beatus beato miser misero, infelice
secundus favorevole adversus sfavorevole
(o prosperus)
faustus di buon auspicio, felice infaustus funesto, infausto
fortunatus fortunato

piger pigro (nel corpo), indolente impı̆ger attivo


segnis pigro (nell’anima), accidioso
socors (se, cor) pigro (di mente)
ignavus pigro (per mancanza di attività) navus attivo, premuroso
iners (in, ars) incapace, inetto, inerte sol(l)ers (sollus ingegnoso, abile, solerte
[= totus], ars)
desidiosus ozioso

proprietà esteriori (misura, forma, peso, grandezza, colore, bellezza)


modicus (modus) moderato (lett. «che è immodicus smodato, senza misura
dentro la misura»)
moderatus moderato (detto anche immoderatus eccessivo, senza limiti
della sfera morale)

artus stretto, serrato (in senso latus largo, esteso (in senso
reale e figurato) fisico e figurato)
angustus stretto, limitato; meschino largus abbondante; generoso

altus alto, profondo (esteso verticalmente)


profundus profondo (lett. «lontano dal fondo»)
(procul, fundus)

Lessico 164
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 165

longus lungo, alto brevis corto, basso


sublimis sospeso in aria, elevato , sublime humilis vicino a terra, umile

crassus grosso, grasso tenuis sottile, gracile, magro


densus denso rarus raro

lēvis liscio, levigato, armonioso asper ispido, diseguale


gravis pesante, autorevole
lĕvis leggero; volubile constans stabile, coerente

magnus grande (in senso generico) parvus piccolo (in senso


generico)
grandis grande, importante, significativo minutus piccolo, minuto,
insignificante
amplus grande, esteso exiguus piccolo, di piccola
estensione
ingens di grandezza straordinaria, enorme
immanis (in, grande (che spaventa), mostruoso
manus [= bonus])

ater nero (opaco), fosco albus bianco (opaco)


niger nero (brillante) candidus bianco (splendente)

formosus ben formato, pieno di deformis malformato, deforme


(belle) forme informis senza forma, informe
honestus bello; onorevole; morale turpis deforme, brutto;
disonorevole; immorale
pulcher bello
bellus bellino, grazioso (sostituisce
pulcher nella lingua parlata)
speciosus (species) di bell’aspetto, di belle apparenze
venustus (Venus) attraente, fascinoso, leggiadro

integrità e forza
salvus non distrutto, salvo
incolumis non danneggiato, incolume
sanus sano aegrotus, aeger ammalato
integer, incorruptus integro, incorrotto corruptus corrotto
impurus impuro
purus senza contaminazioni, puro contaminatus contaminato
mundus pulito, netto, mondo immundus immondo, sporco
merus (-acus) schietto, genuino, non mescolato mixtus mescolato, mischiato

robustus robusto imbecillus (-is) malfermo, debole (lett.


(in, baculus/-um) «senza bastone»)
firmus saldo, forte infirmus fiacco, debole

L’aggettivo 165
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 166

fortis coraggioso pavidus pauroso


debilis debole, inabile
validus,valens gagliardo, vigoroso
invalidus mancante di forze,
invalido

tempo e durata
priscus all’antica, primitivo, di prima
antiquus antico, di un tempo recens recente, fresco
vetus vecchio novus nuovo

immortalis immortale, imperituro


aeternus eterno (senza inizio né fine)
sempiternus che dura sempre, interminabile, senza fine
perennis che dura tutto l’anno, perenne
(per, annus)
perpetuus ininterrotto, continuo
assiduus sempre presente, assiduo
(ad, sedeo)

numero e frequenza
totus tutto intero
cunctus tutto quanto
universus tutto insieme (universi «tutti insieme»)
singuli ciascuno (preso singolarmente)
omnis ogni (in generale; omnes «tutti»)

creber fitto, folto, numeroso rarus diradato, raro


frequens, multus numeroso paucus scarso, poco numeroso

parentela, amicizia, appartenenza


cognatus congiunto (per nascita), parente di sangue, consanguineo
(con, nascor)
affinis (ad, finis) affine, parente acquisito (lett. «confinante»)
inimicus nemico (personale),
amicus amico ostile
adversarius avversario, oppositore
urbanus della città, urbano, civile rusticus della campagna, rustico,
campagnolo
Nota Inimicus e adversarius possono essere anche sostantivi; in tal caso si distinguono da hostis
«nemico della patria» (per lo più nemico militare).

superiorità e primato
superbus altero, superbo (lett. «che sta al di sopra»)
insolens (in, soleo) non abituato, insolito; eccessivo, insolente
arrŏgans (ad, rogo) presuntuoso, arrogante

Lessico 166
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 167

eximius eccellente, esimio


egregius (e, grex) prescelto, egregio (lett. «fuori dal gregge»)

sicurezza e dubbio
tutus sicuro (senza pericoli)
certus sicuro, certo (senza dubbi) incertus incerto
securus (se, cura) sicuro (senza preoccupazioni)
dubius (duo) esitante; dubbio
ambiguus di doppio senso, ambiguo
(amb-, ago)
anceps di doppia soluzione, dall’esito incerto, doppio (lett. «a due teste»)
(am-, caput)

manifesto e segreto, pubblico e privato


manifestus che si può toccare con mano, secretus posto in disparte,
(manus) manifesto segreto
apertus aperto; franco occultus nascosto, occulto

proprius proprio, caratteristico communis comune


privatus privato, individuale publicus pubblico

8 Termini equivocabili
absolutus (ab, solvo) libero, slegato (non assoluto)
affluens ricco, abbondante (non affluente)
bellus grazioso (non bello)
brutus stupido (non bruto)
classicus navale, militare (non classico)
cognatus (con, nascor) parente (lett. «consanguineo») (non cognato)
concretus denso (non concreto)
curtus mozzo (non corto)
fastidiosus nauseato, nauseante (non fastidioso)
fessus stanco (non fesso)
gentilis pagano, nazionale (non gentile)
gratiosus che ha credito, gradito (non grazioso)
ignobilis (in, nosco) sconosciuto, oscuro (non ignobile)
imbecillus (-is) debole (non imbecille)
individuus (in, divido) indivisibile (non individuo)
ingenuus (in, gigno) naturale, nobile (non ingenuo)
largus abbondante, liberale (non largo)
libertinus (proprio del) liberto (non libertino)
morbidus (morbus) malato (non morbido)
mundanus cittadino dell’universo, cosmopolita (non mondano)
nervosus muscoloso, vigoroso (non nervoso)

L’aggettivo 167
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 168

neutralis di genere neutro (non neutrale)


normalis fatto con la squadra (non normale)
praecisus (prae, caedo) tagliato (davanti) (non preciso)
praepotens potentissimo (non prepotente)
vastus disabitato; smisurato; rozzo (non vasto)
vilis di poco prezzo, spregevole (non vile)


Esercizi

1 Esprimere il valore dei seguenti aggettivi e participi:


I. adorans T adorabilis T adoratus T adorandus T adoraturus – errans T erraturus T erra-
bundus – moriens Tmoriturus Tmoribundus Tmortuus – audax Taudens – fallax Tfal-
lens T falsus – pugnans T pugnax T pugnaturus – capiens T captus T capturus T capax T
capiendus – furens Tfuribundus Tfuriosus – rapiens Trapax Trapidus Traptus Trapien-
dus Trapturus – laboriosus Tlaborans – loquens Tloquax

II. ignobilis Tvilis Tmundanus Tnervosus Tabsolutus Timbecillis Tmorbidus Tfessus Tcur-
tus Tgentilis

2 Formare i diversi tipi di superlativi per ciascun aggettivo, servendosi


degli appositi prefissi e suffissi:

bonus Tclarus Tfacilis Tgrandis Tidoneus Tmagnus Tmultus Tgravis Tdiligens Tdoctus

3 Cogliere il valore etimologico dei seguenti aggettivi composti:


veridicus T magnificus T pacificus T laetificus T letifer T frugiparus T frugifer T naufragus T
multimodus Tfoedifragus

4 Individuare il sinonimo (o i sinonimi) dei seguenti aggettivi:


bonus Tfortunatus Tmundus Tignavus Tmitis Tinfirmus Tgrandis Tmanifestus Tsecurus T
venustus Tartus Tsublimis

Lessico 168
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 169

5 Individuare il contrario (o i contrari) dei seguenti aggettivi:


purus Tfirmus Tsanus Tmiser Trusticus Tclemens Tsecundus Tcorruptus Tlevis Tpublicus
Tgravis Talbus Tgrandis Trectus Tformosus Tniger Tstultus Tlatus

6 Tradurre:

I livello 1. Neque turpis mors forti viro potest (può) accidere, neque immatura consulari
nec misera sapienti [Cic.]. 2. Haec cogitatio (questo pensiero) dolorem mitiorem facit
[Cic.]. 3. Nihil est incertius vulgo, nihil obscurius voluntate hominum, nihil fallacius ratio-
ne tota comitiorum [Cic.]. 4. Candidior cycnis, hedera formosior alba (sott. Galatea est)
[Verg.]. 5. Verres infamia non recenti, sed vetere ac diuturna flagrabat [Cic.]. 6. Tuta scele-
ra esse possunt (possono), secura esse non possunt [Sen.]. 7. Apparent rari nantes in gurgi-
te vasto [Verg.]. 8. Fatum est ex omni aeternitate fluens veritas sempiterna [Cic.]. 9. Confor-
matio est cum (quando) res muta aut informis fit (diventa) eloquens [Rhet. Her.]. 10. Boni
omnes privato consensu et universus senatus publico consilio vestem mutaverunt [Cic.]. 11.
Antonius impotens, iracundus, contumeliosus, superbus, semper poscens, semper rapiens,
semper ebrius erat [Cic.]. 12. Commoda et incommoda considerabantur ab natura data ani-
mo aut corpori, hoc modo (in questo modo): valens an (oppure) imbecillis, longus an bre-
vis, formosus an deformis, velox an tardus sit (se... sia), acutus an hebetior, memor an obli-
viosus, comis an infacetus, pudens, patiens an contra [Cic.]. 13. Imminent duo reges toti
Asiae non solum vobis (a voi) inimicissimi, sed etiam vestris sociis atque amicis; civitates
autem omnes cuncta Asia atque Graecia vestrum auxilium exspectare propter periculi
magnitudinem coguntur [Cic.]. 14. In cognitionis et scientiae cupiditate excellere pulchrum
putamus, labi (scivolare) autem, errare, nescire, decipi et malum et turpe dicimus [Cic.]. 15.
Sunt enim levia et perinfirma quae (quelle cose che) dicebantur a te (da te) [Cic.].
II livello 1. Hos prudentes possumus dicere, id est providentes [Cic.]. 2. Zeno recte facta sola
in bonis actionibus ponebat, prave, id est peccata, in malis [Cic.]. 3. Modo venit Octavius et
quidem in proximam villam Philippi; mihi totus deditus est [Cic.]. 4. Marius et valetudine
est et natura imbecillior [Cic.]. 5. Catilina dixit duo corpora esse rei publicae, unum debile
infirmo capite, alterum firmum sine capite [Cic.]. 6. Desidiosam artem dicimus quia desi-
diosos facit, et frigus pigrum quia pigros efficit [Rhet. Her.]. 7. Catilina semper fuit apertissi-
mus [Cic.]. 8. At id quidem non proprium senectutis vitium est, sed commune valetudinis
[Cic.]. 9. Imbecillior est medicina quam morbus [Cic.]. 10. Contine te in tuis perennibus stu-
diis [Cic.]. 11. Non eadem omnibus sunt honesta atque turpia [Nep.]. 12. Scelus aliqua
tutum, nulla securum tulit [Sen.]. 13. Ampla domus dedecori saepe domino fit, si est in ea
solitudo [Cic.]. 14. Aegritudinem ut taetram et immanem beluam fugiendam diximus [Cic.].
15. Athenis tenue coelum, ex quo etiam acutiores putantur Attici; crassum Thebis, itaque pin-
gues Thebani [Cic.]. 16. Idem apud alios densius, apud alios fortasse rarius [Cic.]. 17. Utrum
honestum an turpe sit deliberari solet [Cic.]. 18. Deus et ortu et virtute antiquiorem genuit
animum [Cic.].
1. Carneades ita multa disseruit ut excitaret homines non socordes ad veri inves-
III livello
tigandi cupiditatem [Cic.]. 2. Quid in dicendo rectum sit aut pravum, ego iudicabo [Cic.].
3. Nec est viri boni errare et diligere quod per se non sit diligendum [Cic.]. 4. Omne animal

L’aggettivo. Esercizi 169


01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 170

se salvum in suo genere incolumeque vult [Cic.]. 5. Felix qui potuit rerum cognoscere causas,
/ fortunatus et ille deos qui novit agrestis [Verg.]. 6. Democritus, luminibus amissis, alba et
atra discernere non poterat, at vero bona mala, aequa iniqua, honesta turpia, utilia inutilia,
magna parva poterat [Cic.]. 7. Illud quaero, cur tam mansuetus in senatu fuerit, cum in edic-
tis tam fuisset ferus [Cic.]. 8. Aufidius est ita temperatis moderatisque moribus, ut summa
severitas summa cum humanitate iungatur [Cic.]. 9. Epicurus docet nihil esse prosperum nisi
voluptatem, nihil asperum nisi dolorem [Cic.]. 10. Maiores nostri omnibus rebus agendis
«quod bonum, faustum, felix fortunatumque esset» praefabantur [Cic.]. 11. Res se habet ut
ad prosperam adversamve fortunam qualis sis aut quemadmodum vixeris nihil intersit
[Cic.]. 12. Ego in vobis egregiam quandam ac praeclaram indolem ad dicendum esse cogno-
vi [Cic.]. 13. Numquam conquiescam neque defatigabor antequam Academicorum ancipites
vias rationesque et pro omnibus et contra omnia disputandi percepero [Cic.]. 14. Satis erat
respondere «magnas» (gratias); «ingentes» inquit. Semper auget assentator [Cic.]. 15. Vereor
ne haec forte cuipiam nimis antiqua et iam obsoleta videantur [Cic.]. 16. Credendum nimi-
rum est veteribus et priscis, ut aiunt, viris [Cic.]. 17. Rotunda forma negat ullam esse pulch-
riorem Plato; at mihi vel cylindri vel quadrati vel coni vel pyramidis videtur esse formosior
[Cic.]. 18. An quicquam stultius (est) quam quos singulos sicut operarios barbarosque con-
temnas, eos aliquid putare esse universos? [Cic.]. 19. Meus quidem reditus is fuit, ut a Brun-
disio usque Romam agmen perpetuum totius Italiae viderit [Cic.]. 20. Non modo Curiis,
Catonibus, Pompeiis, antiquis illis fortissimis viris, novis hominibus, sed his recentibus,
Mariis et Didiis et Caeliis, commemorandis id agebam [Cic.]. 21. Epicurum ergo et Carnea-
dem antepones Platoni et Socrati? Qui, ut rationem non redderent, auctoritate tamen hos
minutos philosophos vincerent [Cic.]. 22. Iovemque optumum et maxumum ob eas res
appellant, non quod nos iustos temperatos sapientes efficiat, sed quod salvos incolumis opu-
lentos copiosos [Cic.]. 23. Nam aut honestumne factu sit an turpe dubitant id quod in deli-
berationem cadit [Cic.]. 24. Tecum / dum modo sim, quaeso, segnis inersque vocer [Tib.].

Lessico 170
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 171

unità 8

Forme passive
del perfectum •
I pronomi

1 Indicativo perfetto, piuccheperfetto, futuro anteriore


passivi
La formazione del passivo dell’indicativo perfetto, del piuccheperfetto e del futuro ante-
riore, identica per tutte le coniugazioni, avviene in modo perifrastico mediante l’unione
del participio perfetto (che ha valore passivo: vocatus «che è stato chiamato») rispettiva-
mente con il presente, l’imperfetto e il futuro semplice del verbo sum:

perf. vocatus,-a,-um sum fui/sono stato chiamato/-a


piucchep. vocatus,-a,-um eram ero stato chiamato/-a
fut. ant. vocatus,-a,-um ero sarò stato chiamato/-a

sum eram ero


vocatus,
es eras eris
-a, -um
est erat erit
sumus eramus erimus
vocati,
estis eratis eritis
-ae, -a
sunt erant erunt

Osservazioni
1. Si tengano presenti le forme di passivo cosiddetto impersonale, quali pugnatum est «si
combatté/si è combattuto», pugnatum erat «si era combattuto», pugnatum erit «si sarà com-
battuto».
2. Talora ricorrono forme passive perifrastiche in cui fui e fueram sostituiscono sum (nel
perfetto) e eram (nel piuccheperfetto):

Unità 8 171
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Supplicatio edicta per biduum fuit Fu indetta una pubblica implorazione per
(Liv.). due giorni.
Legiones conscriptae fuerant Le legioni erano state arruolate.
(Liv.).
3. A volte si ha l’ellissi (cioè l’assenza) della forma di sum:
Equiti admoti equi (Liv.) I cavalli furono portati alla cavalleria.

2 I pronomi
I pronomi si classificano in base alla funzione in sette categorie:
personali e riflessivo
possessivi
dimostrativi
determinativi
relativi
interrogativi
indefiniti
La declinazione pronominale costituisce complessivamente un sistema a sé, in quanto
combina uscite comuni alla declinazione nominale con uscite proprie e distintive, quali
sono quelle del gen. sing. in -ı̄us e del dat. sing. in -ı̄.

I pronomi personali e il riflessivo


1a PERS. 2a PERS.

nom. ĕgŏ io nōs noi tū tu vōs voi


gen. mĕı̄ nostrı̄ /nostrŭm tŭı̄ vestrı̄ /vestrŭm
dat. mı̆hı̄˘ nōbı̄s tı̆bı̄˘ vōbı̄s
acc. mē nōs tē vōs
voc. – – tū vōs
abl. mē nōbı̄s tē vōbı̄s

RIFLESSIVO DI 3a PERS.

nom. –
gen. sŭı̄ di sé
dat. sı̆bı̄˘
acc. sē
voc. –
abl. sē

Morfologia 172
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 173

Osservazioni
I PRONOMI PERSONALI
1. Le forme del nominativo dei pronomi personali sono di norma omesse, in quanto la per-
sona è già espressa dalla desinenza verbale, a meno che non rivestano uno spiccato rilievo,
ad esempio nelle contrapposizioni:
Ego miserior sum quam tu (Cic.). Io sono più infelice di te.
2. A volte nos in luogo di ego e in generale la 1a pers. plur. in luogo della 1a sing. rappresen-
tano il cosiddetto pluralis maiestatis, mediante il quale si attribuisce particolare dignità o
importanza alla propria persona:
Tibi valida aetas et nos prima Tu sei nel colmo della maturità e noi
imperii spatia ingredimur (Tac.). cominciamo ora a regnare.
[parla l’imperatore Nerone]
3. Mei, tui, nostri, vestri sono genitivi oggettivi; nostrum e vestrum, invece, sono partitivi (ma
in unione con il gen. plur. omnium si usano comunque le forme nostrum e vestrum anche se
il valore non è partitivo):
Quis memor vivit tui populus? Quis nostrum, iudices, ignorat...?
(Cic.). (Cic.).

4. L’accusativo (e più raramente anche il genitivo, il dativo e l’ablativo) dei personali può
assumere valore riflessivo se si riferisce al soggetto della proposizione in cui si trova:
Utar tuo consilio neque me Arpinum Seguirò il tuo consiglio e non mi rifugerò ad
abdam (Cic.). Arpino.
5. La preposizione cum in unione con l’ablativo ad esprimere il complemento di compa-
gnia viene di regola posposta e saldata al pronome: mecum «con me», tecum «con te», nobis-
cum «con noi», vobiscum «con voi»; lo stesso vale per secum «con sé/loro», «tra sé e sé».
6. I pronomi personali possono essere rafforzati da particelle enfatiche quali -met o -te: ego-
met «proprio io», mihimet, memet, tute.

IL PRONOME RIFLESSIVO
1. Le forme del pronome riflessivo valgono sia per il singolare sia per il plurale:
Ferrum se inflexit (Caes.). Il ferro si incurvò.
Legationes ex omni se provincia Si erano riversate delegazioni da tutta la
effuderant (Liv.). provincia.

2. Il riflessivo manca del nominativo perché non può rivestire funzione di soggetto, pur
essendo di norma ad esso riferito (non disponendo del pronome di 3a pers., il latino ricor-
re alle forme di is «egli, quello», talora anche di hic «questo», ille «quello, quegli», per cui cfr.
pp. 175 sg.).
Talora, tuttavia, il riflessivo può ricorrere:
a. in riferimento al soggetto logico, al termine cioè che, pur non rivestendo funzione di
soggetto dal punto di vista sintattico, costituisce l’agente o il destinatario dell’azione;

Unità 8 173
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.28 Pagina 174

b. in riferimento a persona o cosa indeterminata;


c. senza alcun riferimento in locuzioni formulari quali per se «di per sé, per se stessi»,
inter se «tra loro»:
Num senectutis suae eum Si rammaricherebbe forse egli della sua
paeniteret? (Cic.). vecchiaia?
Bellum est sua vitia nosse (Cic.). È una bella cosa conoscere i propri difetti.
Rastro intacta per se dabat omnia La terra non toccata dal rastrello dava da sé
tellus (Ov.). ogni prodotto.
3. Il gen. sui, al pari di mei, tui, ecc., ha valore oggettivo, ma talora anche partitivo:
Proelium cum fiducia sui, sine La battaglia fu intrapresa con fiducia in se
contemptu hostium commissum est stessi, senza disprezzo per i nemici.
(Liv.).
Aer ima sui parte maxime varius est L’aria nella sua parte più bassa è variabile al
(Sen.). massimo grado.
4. Anche il riflessivo può essere rafforzato dalla particella -met (sibimet, semet) o mediante
raddoppiamento (sese).

I possessivi
I pronomi e gli aggettivi possessivi derivano dai rispettivi pronomi personali e dal riflessi-
vo. Seguono la declinazione degli aggettivi della I classe, fatta eccezione per il voc. sing.
maschile di meus, che è mi.

meus, -a, -um mio, mia


noster, -tra, -trum nostro, nostra
tuus, -a, -um tuo, tua
vester, -tra, -trum vostro, vostra
suus, -a, -um suo/loro, sua/loro, proprio

Osservazioni
1. Sono attestate forme rafforzate dalla particella -pte: suapte.
2. Suus, -a, -um ha solo valore riflessivo ed è perciò impiegato secondo le stesse modalità di
sui, sibi, se; in ogni altro caso si impiega il genitivo di is: eius «di lui/lei», eorum, earum «di
loro»:
Caesar copias suas divisit (Caes.). Cesare divise le sue truppe.
Helvetii per fines Sequanorum suas Gli Elvezi avevano fatto passare le loro
copias traduxerant et in Haeduorum truppe attraverso il territorio dei Sequani
fines pervenerant eorumque agros ed erano giunti nel territorio degli Edui e
populabantur (Caes.). devastavano i loro campi.

Morfologia 174
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.29 Pagina 175

I dimostrativi
I pronomi e gli aggettivi dimostrativi determinano una persona o una cosa collocandola
vicino o lontano in una dimensione spaziale o temporale.

Hic, haec, hoc «questo, questa, questa cosa»

SINGOLARE PLURALE
MASCH. FEMM. NEUTRO MASCH. FEMM. NEUTRO

nom. hı̄˘c haec hō˘c hı̄ hae haec


gen. huiŭs huiŭs huiŭs hōrŭm hārŭm hōrŭm
(

(
dat. huic huic huic hı̄s hı̄s hı̄s
acc. hunc hanc hō˘c hōs hās haec
abl. hōc hāc hōc hı̄s hı̄s hı̄s

Iste, ista, istud «codesto, codesta, codesta cosa»

nom. istĕ istă istŭd istı̄ istae istă


gen. istı̄ŭs istı̄ŭs istı̄ŭs istōrŭm istārŭm istōrŭm
dat. istı̄ istı̄ istı̄ istı̄s istı̄s istı̄s
acc. istŭm istăm istŭd istōs istās istă
abl. istō istā istō istı̄s istı̄s istı̄s

Ille, illa illud «quello, quella, quella cosa»Osservazioni

nom. illĕ illă illŭd illı̄ illae illă


gen. illı̄ŭs illı̄ŭs illı̄ŭs illōrŭm illārŭm illōrŭm
dat. illı̄ illı̄ illı̄ illı̄s illı̄s illı̄s
acc. illŭm illăm illŭd illōs illās illă
abl. illō illā illō illı̄s illı̄s illı̄s

Osservazioni
1. Hic, haec, hoc, dimostrativo della 1a pers., indica persona o cosa vicina al parlante (cioè
all’«io»). È talora rafforzato dalla particella -ce (con valore analogo all’italiano «qui» di «que-
sto qui»), huiusce, hisce, hosce, hasce:
Accipe argentum hoc (Plaut.). Prendi questo denaro.
2. Iste, ista, istud, dimostrativo della 2 pers., indica persona o cosa lontana dal parlante, ma
a

vicina, o relativa, all’interlocutore (cioè al «tu»). Spesso assume valore spregiativo:


Istam quam habes unde habes Da dove ti viene codesta veste che hai?
vestem? (Plaut.).
Quid mihi negotii est cum istis Che cosa ho io a che fare con codesti
nugatoribus? (Tit.). ciarlatani?

Unità 8 175
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.29 Pagina 176

3. Ille, illa, illud, dimostrativo della 3a pers., indica persona o cosa lontana dal parlante e
dall’eventuale interlocutore (rimanda cioè all’«egli»). Acquista frequentemente valore
enfatico, riferendosi a qualcuno o qualcosa di ben noto:
Pulta illas fores (Plaut.). Bussa a quella porta.
Falsum illud Acci (Cic.). [È] falsa quella famosa affermazione di Accio.
Quando hic e ille sono compresenti in un contesto in riferimento a persone o cose precedente-
mente citate, hic si riferisce a quella citata per ultima (la più vicina), ille a quella citata per pri-
ma (la più lontana); ma tale norma è spesso infranta dalla prassi degli scrittori:
Consules profecti, Valerius in Partiti i consoli, Valerio verso la Campania,
Campaniam, Cornelius in Samnium, Cornelio verso il Sannio, quegli [Valerio]
ille ad montem Gaurum, hic ad pose l’accampamento presso il monte
Saticulam castra ponunt (Liv.). Gauro, questi [Cornelio] presso Saticola.
Melior est certa pax quam sperata È preferibile una pace sicura che una
victoria; haec in tua, illa in deorum vittoria in cui sperare: l’una [la pace] è
manu est (Liv.). riposta nelle tue mani, l’altra [la vittoria] in
quelle degli dèi.
4. In testi poetici non è difficile incontrare le forme di gen. sing. istı̆us e illı̆us (dovute a
necessità metrica, ma che per altro ristabiliscono la normale prosodia della vocale breve
dinanzi a vocale: cfr. p. 8); più rare le forme arcaiche di dat. olli per illi e ollis per illis.

I determinativi
I pronomi e gli aggettivi determinativi determinano una persona o una cosa all’interno di
un enunciato, senza precisarne la collocazione nello spazio o nel tempo.

Is, ea, id «egli / esso / colui, ella / essa / colei , ciò» (pron.) «quello, quella, tale» (agg.)

SINGOLARE PLURALE
MASCH. FEMM. NEUTRO MASCH. FEMM. NEUTRO

nom. ı̆s eă ı̆d i(ı̄), eı̄ eae eă


gen. eiŭs eiŭs eiŭs eōrŭm eārŭm eōrŭm
dat. eı̄ eı̄ eı̄ i(ı̄)s, eı̄s i(ı̄)s, eı̄s i(ı̄)s, eı̄s
acc. eŭm eăm ı̆d eōs eās eă
abl. eō eā eō i(ı̄)s, eı̄s i(ı̄)s, eı̄s i(ı̄)s, eı̄s

Idem, eadem, idem «il medesimo, la medesima, la medesima cosa»

nom. ı̄dĕm eădĕm ı̆dĕm iı̄dĕm (eı̄-) eaedĕm eădĕm


gen. eiusdĕm eiusdĕm eiusdĕm eorundĕm earundĕm eorundĕm
dat. eı̄dĕm eı̄dĕm eı̄dĕm iisdĕm (eis-) iisdĕm (eis-) iisdĕm (eis-)
acc. eundĕm eandĕm ı̆dĕm eosdĕm easdĕm eădĕm
abl. eōdĕm eādĕm eōdĕm iisdĕm (eis-) iisdĕm (eis-) iisdĕm (eis-)

Morfologia 176
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.29 Pagina 177

Ipse, ipsa, ipsum «stesso, stessa, stessa cosa»

nom. ipsĕ ipsă ipsŭm ipsı̄ ipsae ipsă


gen. ipsı̄ŭs ipsı̄ŭs ipsı̄ŭs ipsōrŭm ipsārŭm ipsōrŭm
dat. ipsı̄ ipsı̄ ipsı̄ ipsı̄s ipsı̄s ipsı̄s
acc. ipsŭm ipsăm ipsŭm ipsōs ipsās ipsă
abl. ipsō ipsā ipsō ipsı̄s ipsı̄s ipsı̄s

Osservazioni
1. Is, ea, id è impiegato come pronome personale di 3a pers. oppure, in funzione anaforica
(dal gr. anaphérein «richiamare»), in riferimento ad un termine del discorso già citato ovve-
ro in collegamento con un pronome relativo che segue (funzione prolettica) o che precede
(funzione epanalettica; cfr. p. 179):
Is tota Lusitania notissimus erat Egli era notissimo in tutta la Lusitania.
(Caes.).
Tu id aurum non surripuisti? (Plaut.). Tu non hai preso quell’oro?
Contra dixit is, qui casu tum Romae Si pronunciò in senso contrario quel tuo
fuit tuus hospes (Cic.). ospite che per caso allora si trovava a
[funz. prolettica] Roma.
Quae de legionibus scribis, ea vera Quelle cose che scrivi delle legioni sono
sunt (Cic.). vere.
[funz. epanalettica]

2. Ipse, ipsa, ipsum (derivato da is con l’aggiunta della particella originariamente invariabi-
le -pse, come testimoniano le forme arcaiche eumpse, easpse, eapse) conferisce risalto alla
persona o alla cosa mettendola in opposizione alle altre («egli stesso, proprio lui, in perso-
na, da sé...»):
Non ego sumptuosus sum, sed urbs Non sono io ad essere spendaccione, ma è
ipsa magnas impensas exigit (Sen.). la città in sé che esige grandi spese.
Caesar duas ibi legiones praesidio Cesare lasciò là due legioni a difesa; manda
reliquit; ceteras in Italiam mittit, le altre in Italia, egli invece parte per Roma.
ipse ad urbem proficiscitur (Caes.). [Cesare è contrapposto alle legioni]
Ipsi te fontes, ipsa haec arbusta Persino le fonti, persino questi cespugli ti
vocabant (Verg.). invocavano.
[l’animazione di fonti e cespugli costituisce
opposizione alla logica, alla realtà naturale]
Ipse deum tibi me claro demittit Il re degli dèi in persona mi manda a te dal
Olympo/ regnator (Verg.). luminoso Olimpo.
[ipse enfatizza la figura e il ruolo di Giove]

Unità 8 177
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3. Idem, eadem, idem (da is con l’aggiunta della particella invariabile -dem) individua un
tratto di identità tra due o più termini («lo stesso, il medesimo, l’identico...»):
Varus legiones ex castris educit: facit Varo fa uscire le legioni dall’accampamento:
idem Curio (Caes.). lo stesso fa Curione.
Omnibus in causis idem valebit In tutte le cause avrà valore il medesimo
(Cic.). principio.
Ego vir fortis idemque philosophus Io sono un uomo forte e nel contempo
(Cic.). filosofo.

I relativi
I pronomi relativi (più raramente impiegati come aggettivi) rivestono la duplice funzione
di sostituire un nome e di porre in relazione tra loro due frasi.

Qui, quae, quod «che, il quale, la quale, la qual cosa»

SINGOLARE PLURALE
MASCH. FEMM. NEUTRO MASCH. FEMM. NEUTRO

nom. quı̄ quae quŏd quı̄ quae quae


gen. cuiŭs cuiŭs cuiŭs quōrŭm quārŭm quōrŭm
(

dat. cui cui cui quı̆bŭs quı̆bŭs quı̆bŭs


acc. quĕm quăm quŏd quōs quās quae
abl. quō quā quō quı̆bŭs quı̆bŭs quı̆bŭs

Osservazioni
1. La declinazione del pronome relativo risulta dagli apporti di due temi: quo-/qua- (rispet-
tivamente per m./n. e f.), che ha valore propriamente relativo, e qui-, da cui derivano quem
e quibus. Sono attestate le forme arcaiche di gen. e di dat. sing. quoius e quoi, e di abl. sing.
qui; non è rara, soprattutto in poesia, la forma di dat. e abl. plur. quis per quibus. La prepo-
sizione cum viene di norma posposta e saldata al pronome: quocum, quacum, quibuscum.
2. Il pronome relativo, collocato all’inizio della proposizione che introduce, concorda con
il termine cui si riferisce in genere e numero; il suo caso è determinato dalla funzione sin-
tattica che esso riveste all’interno della proposizione relativa:
Idem sum qui semper fui (Plaut.). Sono lo stesso che sono sempre stato.
Quem recitas, meus est, o L’opuscolo che declami, o Fidentino, è mio,
Fidentine, libellus, / sed male cum ma quando lo declami male, comincia ad
recitas, incipit esse tuus (Mart.). essere tuo.
[quem acc. si riferisce a libellus
nom.]

Morfologia 178
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3. Il pronome relativo può essere preceduto da un dimostrativo o da un determinativo


(anaforico); questi sono generalmente omessi se si trovano nello stesso caso del relativo
(l’omissione è assai rara se i casi sono diversi):
Nusquam est qui ubique est (Sen.). Colui che è ovunque non è in nessun luogo.
[qui = is qui]
Quem di diligunt adulescens moritur Colui che gli dèi amano muore giovane.
(Plaut.).
[quem = is quem]

4. Talvolta il relativo in principio di periodo equivale piuttosto a un pronome dimostrati-


vo o a un determinativo, eventualmente accompagnato da una congiunzione (et «e», sed
«ma») o da un avverbio (enim «infatti», igitur «dunque») coordinanti (cosiddetto nesso re-
lativo):
Quid illas spectas? Quas si attigeris, Perché le guardi? Se le toccherai, ti
oculos eripiam (Plaut.). strapperò gli occhi.

PRONOMI RELATIVI INDEFINITI


Dal pronome relativo, per composizione con il suffisso -cumque, deriva il pronome/agget-
tivo quicumque, quaecumque, quodcumque (gen. cuiuscumque, dat. cuicumque, ecc.); dal-
l’indefinito quis, mediante raddoppiamento, quisquis, quidquid (talora quicquid per assi-
milazione; oltre a queste forme è in uso solo l’abl. sing. quoquo con valore di aggettivo: quo-
quo modo «in qualunque modo»): entrambi si definiscono relativi indefiniti e hanno il signi-
ficato di «chiunque, qualunque cosa» (pron.), «qualunque» (agg.):
Quemcumque quaerit calamitas, Chiunque la fortuna cerchi, lo trova
facile invĕnit (Publ. Syr.). facilmente.
Iste omnia quaecumque Costui era solito fare tutto ciò che
Carpinatius postulabat, facere Carpinazio chiedeva.
solebat (Cic.).
Populi est mancipium quisquis È schiavo del popolo chiunque è utile alla
patriae est utilis (Publ. Syr.). patria.
Auctionem hic faciam et vendam Farò una vendita all’asta qui e metterò in
quidquid est (Plaut.). vendita tutto quello che c’è.

Gli interrogativi
I pronomi e gli aggettivi interrogativi introducono una proposizione interrogativa diretta o
indiretta. I più comuni sono quis?, quid? (pron.) «chi?», «che cosa?», qui?, quae?, quod?
(agg.) «che?», «quale?», uter?, utra?, utrum? (pron./agg.) «chi/quale dei due?», «quale del-
le due cose?».

Quis, quid «chi?, che cosa?»

Unità 8 179
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SINGOLARE PLURALE
MASCH./FEMM. NEUTRO MASCH./FEMM. NEUTRO

nom. quı̆s quı̆d quı̄ quae


gen. cuiŭs
( cuiŭs (reı̄ ) quōrŭm quōrŭm (-ārŭm rērŭm)

(
dat. cui cui (reı̄ ) quı̆bŭs quı̆bŭs (rēbŭs)
acc. quĕm quı̆d quōs quae
abl. quō quō (quā rē ) quı̆bŭs quı̆bŭs (rēbŭs)

Osservazioni
1. Il pronome interrogativo dispone di un’unica forma per il maschile e per il femminile:
quis. Il neutro quid ricorre spesso in funzione avverbiale con il significato di «perché?», «e
che?»; nei casi obliqui del neutro, il latino classico ricorre per lo più a perifrasi composte
dall’aggettivo interrogativo seguito dal sostantivo res: cuius rei? «di che cosa?», qua re? «a
causa di che cosa?», ecc. La forma arcaica di abl. sing. quı¯ è impiegata nel significato di «in
che modo?», «come?».
2. L’aggettivo interrogativo qui, quae, quod si declina come il pronome relativo:
Quo id iure atque quo id more In base a quale diritto e a quale uso hai fatto
fecisti? (Cic.). ciò?
3. Uter, utra, utrum presenta al gen. e dat. le caratteristiche desinenze pronominali utr-ı̄us
e utr-ı̄, per il resto segue la declinazione di un aggettivo della I classe. Accompagnato da un
pronome regge preferibilmente il genitivo partitivo: uter nostrum? «chi di noi due?», uter
eorum? «chi di loro due?»:
Utrum est melius: virginemne an Quale delle due cose è la migliore: sposare
viduam uxorem ducere? (Naev.). la vergine o la vedova?
Utra igitur causa popularis debet Quale delle due posizioni dunque deve
videri? (Cic.). sembrare democratica?
4. Non sono infrequenti gli scambi di ruolo tra il pronome quis e l’aggettivo qui; in linea
generale si può forse desumere che quis tende a identificare una persona, qui a qualificarla
(si tratta solo di una tendenza, non di una norma):
Quis homo te exsuperavit Quale uomo [= chi] ti ha superato in
impudentia? (Cic.). impudenza?
«Ergasile!». «Ergasilum qui vocat?» «Ergasilo!». «Chi [= che razza di uomo]
(Plaut.). chiama Ergasilo?»
5. Da quis, quid derivano per composizione i seguenti pronomi/aggettivi interrogativi:
a. quisnam? quidnam? chi mai?, che cosa mai?
quinam?, quaenam?, quodnam? quale mai?
b. numquis?, numquid? forse qualcuno?, forse qualcosa?
numqui?, numquae?, numquod? forse qualche?
c. ecquis?, ecquid? chi mai?, che cosa mai?
ecqui?, ecqua(e)?, ecquod? quale mai?

Morfologia 180
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Quisnam hinc ab Thaide exit? Chi mai è uscito qui dalla casa di Taide?
(Plaut.).
Quonam in loco sunt fortunae In che situazione si trovano i miei beni?
meae? (Ter.).
Ecquis e vobis corruptus est donis? Chi mai tra voi è stato corrotto da doni?
(Curt.).
6. Altri pronomi, aggettivi, locuzioni e avverbi interrogativi di uso frequente sono:
qualis, -e? quale, di quale genere? (esprime qualità)
quantus, -a, -um? quanto grande? (grandezza e quantità vo-
lumetrica, mai numerica)
quam multi, -ae, -a? quanti? (quantità numerica)
quot? (indecl.) quanti? (quantità numerica)
cur?, quid? perché?
cur non?, quidni?, quin? perché non?
quemadmŏdum?, quomŏdo?, quı̄? come, in che modo?
quam?, quantum?, quanto? quanto? (quam è usato soprattutto con ag-
gettivi e avverbi, quantum con i verbi,
quanto con i comparativi e con i verbi che
esprimono confronto, differenza, supe-
riorità, in cui cioè è implicita una compa-
razione)
quando? quando?
quamdiu? quanto a lungo, per quanto tempo?
quousque? fino a quando?
quotiens? [per] quante volte?
ubi? dove? (stato in luogo)
Qualis erit tua ista accusatio? Di che natura sarà codesta tua accusa?
(Cic.).
Quantum erat, o magni, morituro Quanto costava, grandi dèi, essere pietosi
parcere, divi? (Ov.). con un moribondo?
Cur me miseram inridet? (Acc.). Perché deride me sventurata?
Quid hic nunc stas? Quin abis? Perché ora te ne stai qui? Perché non te ne
(Plaut.). vai?
Qui istaec tibi incidit suspicio? (Ter.). Come ti è venuto questo sospetto?
Sed quam longe est? (Turp.). Ma quanto è lontano?
Quousque tandem ignorabitis vires Fino a quando infine continuerete a
vestras? (Liv.). ignorare le vostre forze?
Pronomi, aggettivi e avverbi interrogativi possono assumere anche valore esclamativo:
Quantus in exiguo tempore fugit Quanto amore è fuggito in così breve
amor! (Prop.). tempo!

Unità 8 181
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Gli indefiniti
I pronomi e aggettivi indefiniti, che indicano qualcuno o qualcosa in modo generico e
approssimato, rappresentano la categoria più nutrita: infatti, data anche l’assenza dell’ar-
ticolo indeterminativo, il latino deve ricorrere a numerosi pronomi per esprimere in modo
preciso e adeguato un’ampia gamma di sfumature di indeterminatezza.

Quis e composti
quis: si declina come l’interrogativo (pron. quis, quid «uno/-a, qualcuno/-a,
qualcosa», agg. qui, qua, quod «qualche»), fatta eccezione per la forma del f. sing. e del n.
plur. qua (assai raro quae). Esprime persona o cosa la cui esistenza non è certa, ma solo
eventuale o possibile e si appoggia encliticamente a congiunzioni quali si «se», nisi «se
non», num «forse che?», ne «affinché non», ecc.:
Si quis quid novi instituit... (Cic.). Se qualcuno ha istituito qualcosa di nuovo...
Num quem tribunum plebis Hanno forse malmenato qualche tribuno
pulsaverunt? (Cic.). della plebe?

quis + dam
quidam, quaedam, quiddam (pron.), «qualcuno, uno (un certo), un tale, una
(certa) cosa»
quidam, quaedam, quoddam (agg.), «qualche, un (certo)»

MASCH. FEMM. NEUTRO

nom. quı̄dam quaedam quiddam


SINGOLARE

gen. cuiusdam cuiusdam cuiusdam rei


(

dat. cuidam1 cuidam cuidam rei


acc. quendam quandam quiddam
abl. quōdam quādam quādam re

nom. quidam quaedam quaedam


gen. quorundam quarundam quarundam rerum
PLURALE

dat. quibusdam quibusdam quibusdam rebus


acc. quosdam quasdam quaedam
abl. quibusdam quibusdam quibusdam rebus

Si riferisce a persona o cosa ben presente o individuata, ma di cui non si forniscono ulte-
riori dettagli, sicché la sua completa identificazione resta in qualche modo tralasciata o
sottintesa; talvolta può sfumare un concetto o attenuare l’audacia di una metafora:

Dat amico suo cuidam negotium Affida un incarico ad un (certo) suo amico.
(Cic.). [allude a una persona ben precisa]

1. Si accenta cúidam perché ui è dittongo.

Morfologia 182
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Furor quidam istius animum Una sorta di furore invase l’animo di costui.
oppressit (Cic.).
Divina quadam mente praeditus Dotato di intelligenza, per così dire, divina.
(Cic.).

ali + quis
aliquis, aliquid (pron.), «qualcuno/-a, uno/-a, qualcosa»
aliqui, aliqua, aliquod (agg.), «qualche, alcuno»

SINGOLARE PLURALE
MASCH. / FEMM. NEUTRO MASCH. / FEMM. NEUTRO

nom. alı̆quis alı̆quid alı̆quı̄ alı̆quă


gen. alicuiŭs alicuiŭs rei aliquōrum aliquārum rerum
(

dat. alı̆cui 2 alı̆cui rei aliquı̆bus aliquı̆bus rebus


acc. alı̆quem alı̆quid alı̆quōs alı̆quă
abl. alı̆quō alı̆quā re aliquı̆bus aliquı̆bus rebus

Si riferisce a persona o cosa indeterminata, di identità indifferente o non individuata, ma


senz’altro esistente:
Familiarium alicui irata es (Plaut.). Sei adirata con qualcuno della servitù.
[uno imprecisato]
Interea fiet aliquid, spero (Ter.). Nel frattempo qualcosa succederà, spero.

quis + piam
quispiam, quidpiam (quippiam) (pron.), «qualcuno/-a, qualcosa»
quispiam, quaepiam, quodpiam (agg.), «qualche, uno»
Si riferisce a persona o cosa la cui esistenza è probabile, ed è per lo più impiegato in locu-
zioni di senso potenziale con il congiuntivo indipendente (cfr. p. 420), meno spesso con il
futuro:
Forsitan quispiam dixerit... (Cic.). Forse qualcuno potrebbe dire...

quis + quam
quisquam, quidquam (quicquam) (pron.), «alcuno/-a, nessuno/-a, alcunché»
ullus, ulla, ullum (agg.), «alcuno/-a, nessuno/-a»
Quisquam è pronome difettivo, in quanto manca del femminile, dei casi obliqui del neutro
e di tutto il plurale, cui supplisce con ullus, -a, -um.

2. Si accenta álicui, trisillabo, perché ui è dittongo.

Unità 8 183
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MASCH. FEMM. NEUTRO

nom. quisquam ullă quidquam


SINGOLARE

gen. cuiusquam ullı̄us ullı̄us rei


dat. cuiquam ullı̄ ullı̄ rei
acc. quemquam ullăm quidquam
abl. quoquam (ullō) ullā ullā re

nom. ullı̄ ullae ullă


gen. ullōrum ullārum ullōrum (-ārum rerum)
PLURALE

dat. ullı̄s ullı̄s ullı̄s rebus


acc. ullōs ullās ullă
abl. ullı̄s ullı̄s ullı̄s rebus

Si riferisce a persona o cosa la cui esistenza è negata o posta in dubbio, ed è perciò usato
in espressioni di forma e di senso negativi:
Neque id fieri fas erat, neque Non era lecito che si facesse ciò, né alcuno
quisquam fecerat (Cic.). lo aveva fatto.
Numquam maior consensus vester Mai il vostro consenso fu maggiore in
in ulla causa fuit (Cic.). nessuna causa.

quis + lı̆bet («piace»)


quilibet, quaelibet, quidlibet (pron.), «chiunque, uno qualsiasi, chicchessia,
qualunque cosa»
quilibet, quaelibet, quodlibet (agg.), «qualunque, qualsiasi»

quis + vis («vuoi»)


quivis, quaevis, quidvis (pron.), «chiunque, qualsiasi, qualunque cosa»
quivis, quaevis, quodvis (agg.), «qualunque, qualsivoglia»
Entrambi sono puri indefiniti e non vanno confusi con i relativi indefiniti quicumque e quis-
quis (cfr. p. 179): questi ultimi, infatti, pongono in relazione la proposizione che introdu-
cono con la reggente («chiunque bussi alla mia porta è benvenuto in casa mia»); quelli, che
già recano in sé una forma verbale (libet, vis), esplicano la loro funzione nell’ambito di una
sola proposizione («chiunque è benvenuto in casa mia»):
Cato, ex Africa decedens, Q. Catone, di ritorno dall’Africa, aveva
Ennium poetam deduxerat: quod condotto il poeta Quinto Ennio: il che
non minoris aestimamus quam riteniamo non meno importante di qualsiasi
quemlibet amplissimum grandissimo trionfo sulla Sardegna.
Sardiniensem triumphum (Nep.).
Nunc licet mihi libere quidvis loqui Ora posso dire liberamente qualsiasi cosa.
(Plaut.).

quis + que
quisque, quidque (pron.), «ciascuno/-a, ognuno/-a, ogni cosa»
quisque, quaeque, quodque (agg.), «ciascuno/-a, ogni»

Morfologia 184
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unus + quis + que


unusquisque, unumquidque (pron.), «ciascuno/-a, ognuno/-a, ogni cosa»
unusquisque, unaquaeque, unumquodque (agg.), «ciascuno/-a, ogni»
Entrambi, scritti anche separatamente (unus quisque), hanno valore distributivo, servono
cioè a differenziare tra loro, individualizzandoli, i vari elementi di un gruppo. Quisque, in
quanto enclitico, non può trovarsi in principio di frase; nella prosa classica è comune-
mente (ma non sempre) preceduto da un riflessivo, da un relativo o da un interrogativo, da
un numerale ordinale con valore di distribuzione o periodicità («uno su...»), da un super-
lativo. In altri casi la scelta tra i due pronomi non sembra dettata da motivi grammaticali o
semantici, quanto piuttosto stilistici (unusquisque suona più grave e solenne del semplice
quisque):
Pro se quisque manus adfert (Cic.). Ognuno si dà da fare nel proprio interesse.
[pron. riflessivo]
Sepulcra exstant quo quisque loco I sepolcri si trovano nel luogo in cui
cecidit (Liv.). ciascuno è caduto.
[pron. relativo]
Quid in quamque partem Che cosa sia adatto a ciascuna parte
conveniat, res ipsa docebit (Cic.). (dell’argomentazione) la situazione stessa lo
[pron. interrog.] suggerirà.
In foro vix decimus quisque est Nel foro ce n’è sì e no uno su dieci che
qui ipse sese noverit (Plaut.). conosca se stesso.
[distribuzione]
Nunc decimo admittor vix ego Ora lei mi fa entrare sì e no ogni dieci
quoque die (Prop.). giorni.
[periodicità]
Tutte le case più importanti sono piene di
Maxima quaeque domus servis schiavi superbi.
est plena superbis (Iuv.).
[superlativo]
Ciascuno si fa soprattutto guidare dalle
Suo unusquisque studio maxime proprie inclinazioni.
ducitur (Cic.).

I composti di uter
uter + que
uterque, utră´que, utrumque (pron./agg.), «l’uno/-a e l’altro/-a dei due»
Ad utramque ripam fluminis agros Avevano terre presso l’una e l’altra riva del
habebant (Caes.). fiume.

ne + uter
neuter, neutra, neutrum (pron./agg.), «nessuno/-a dei due»
Neutra acies laeta ex eo certamine Né l’uno né l’altro esercito uscì soddisfatto
abiit (Liv.). da quello scontro.

Unità 8 185
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uter + vis
utervis, utră´vis, utrumvis (pron./agg.), «qualsivoglia dei due»
Ego amare utramvis possum Io posso amare una qualsiasi delle due.
(Plaut.).

uter + lı̆bet
uterlibet, utralibet, utrumlibet (pron./agg.), «qualsivoglia dei due»
Utrumlibet elige (Cic.). Scegli una qualsiasi delle due cose.

alter + ŭter
alteruter, alterutra, alterutrum (pron./agg.), «l’uno/-a o l’altro/-a dei due»
Di solito è declinato solo uter (gen. alterutrius, dat. alterutri, ecc.), ma talora i due membri
possono scindersi e declinarsi entrambi (alterius utrius, alteri utri, ecc.).
Quod ab alterutra detraxit parte Ripone quello che ha tolto dall’una o
reponit (Lucr.). dall’altra parte.

Alius, alter ; alii, ceteri, reliqui


alius, alia, aliud «altro/-a, diverso/-a»
Usato sia come pronome, sia come aggettivo, segue la declinazione degli aggettivi della I
classe, ad eccezione delle forme di gen. sing. alı̄us (spesso sostituito da alterı̄us) e dat. sing.
aliı̄ (più frequente alteri). Significa propriamente «altro/-a» tra molti, da cui «diverso/-a»:
Non alia ante Romana pugna Non ci fu prima un’altra battaglia romana
atrocior fuit (Liv.). più terribile.
Homines alii facti sunt (Cic.). Gli uomini sono diventati diversi.

alter, altera, alterum «l’altro/-a»


Usato sia come pronome, sia come aggettivo, segue la declinazione degli aggettivi della I
classe, fatta eccezione per le solite forme di gen. e dat. sing. alterı̄us e alterı̄. Significa «uno/
-a dei due», «l’altro/-a fra due», «secondo/-a»:
Mihi cum ambobus est amicitia: Ho legami di amicizia con entrambi: con uno
cum altero vero magnus usus dei due invero ho una grande familiarità.
(Cic.).

Alius e alter ripetuti all’interno di uno stesso contesto o correlati esprimono:


enumerazione:
alius... alius... alius «uno... un altro... un altro»
alii... alii «alcuni... altri»
alter... alter «l’uno... l’altro»
alteri... alteri «gli uni... gli altri»

Morfologia 186
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reciprocità:
alius alium accusat «uno accusa l’altro», «si accusano a vicenda» (tra molti)
alter alterum accusat «si accusano a vicenda» (tra due)
distribuzione:
alius aliud dicit «chi dice una cosa, chi un’altra» (tra molti)
alter alterum dicit «l’uno dice una cosa, l’altro un’altra» (tra due)

Alii tela coiciunt, alii testudine Alcuni lanciano dardi, altri, composta la
facta subeunt (Caes.). testuggine, si fanno sotto.
Eorum alter vivit, alter est Di loro due uno vive, l’altro è morto.
emortuus (Plaut.).
Alii alio loco resistebant (Caes.). Chi resisteva in un punto, chi in un altro.

alii, -ae, -a «altri»


Significa «(alcuni) altri» (e anche «gli altri» intesi come «il prossimo»):

Egomet me defraudavi, nunc alii Io mi sono sacrificato, ora altri si rallegrano


laetificantur meo malo (Plaut.). della mia sventura.

ceteri, -ae, -a «(tutti) gli altri»


Significa «tutti gli altri» presi in blocco, oppone cioè un gruppo a un singolo elemento o a
un altro gruppo:

Ubi convivae ceteri? (Plaut.). Dove [sono] gli altri convitati?


Ad ceteras meas miserias accessit Alle altre mie sventure si è aggiunto il
dolor (Cic.). dolore.

reliqui, -ae, -a «gli altri, i rimanenti»


Esprime la parte residua (cfr. relinquo «lascio indietro») di un tutto, vista non come blocco
compatto, ma nei suoi singoli componenti:

Reliqui, qui post tormenta Gli altri, che si erano posti dietro le
constiterant, remigem lorica non macchine, proteggevano armati di una
indutum scutorum testudine armati testuggine i rematori privi di corazza
protegebant (Curt.).

Nemo, nullus, nihil


Nemo (forma contratta da *ne-hemo, variante apofonica di homo) significa letteralmente
«non un uomo», quindi «nessuno»; nullus, -a, -um (da ne + ullus, -a, -um) «non alcuno»,
«nessuno»; nihil (da *ne-hilum, anche contratto nı̄l ) letteralmente «non un puntino», quin-
di «nulla». Nemo e nihil, per lo più impiegati come pronomi, hanno la declinazione difetti-
va; vi suppliscono le forme dell’aggettivo nullus:

Unità 8 187
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nom. nemō nihı̆l


gen. nullı̄ŭs (nemı̆nı̆s) nullı̄ŭs reı̄ (nihı̆lı̄)
dat. nemı̆nı̄ nullı̄ reı̄
acc. nemı̆nĕm nihı̆l
abl. nullō nullā rē (nihı̆lō)

Omnia habere nemo potest (Sen.). Nessuno può avere tutto.


Ego adhuc emi nihil (Cic.). Non ho ancora comprato nulla.
Nullius boni sine socio iucunda Di nessun bene è piacevole il possesso
possessio est (Sen.). senza qualcuno con cui condividerlo.
De mortuis loquor, qui nulli sunt Parlo dei morti, che non esistono più.
(Cic.).

Osservazioni
1. Il latino, di norma, esprime senso negativo impiegando una sola negazione (non, neque,
nec, ne, nemo, nullus, nihil, numquam «mai», nusquam «in nessun luogo»), contrariamente al-
l’italiano, che può accumulare due negazioni per sottolineare più espressivamente il senso
negativo («non so niente», «non ho parlato con nessuno»). Se le negazioni sono due si risol-
vono in una affermazione, totale se il non segue il pronome o l’avverbio negativo (nemo non
«non c’è nessuno che non», quindi «tutti»), parziale se il non li precede (non nemo «non nes-
suno», quindi «qualcuno»):

nemo non tutti non nemo qualcuno


nullus non tutti non nullus qualche
nihil non tutto non nihil qualcosa
numquam non sempre non numquam talvolta
nusquam non ovunque non nusquam in qualche luogo

Numquam non miser est qui quod È sempre infelice chi pensa a cose di cui ha
timet cogitet (Publ. Syr.). paura.
Nihil non tua causa feci (Ant.). Non c’è nulla che non abbia fatto [= ho fatto
tutto] per te.
Tristis interim, nonnumquam Triste, intanto, ella a tratti scoppiava in
conlacrumabat (Ter.). lacrime.
Non nihil commoveor (Cic.). Mi commuovo un po’.

2. Con i pronomi e gli avverbi negativi non è possibile la coordinazione affermativa: la


negazione cioè si trasferisce sulla congiunzione:

nec quisquam e nessuno (non et nemo)


nec ullus e nessuno (non et nullus)
nec quicquam e nulla (non et nihil)

Morfologia 188
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nec umquam e mai (non et numquam)


nec usquam e in nessun luogo (non et nusquam)
Quod respondeam nil habeo neque Non ho niente da rispondere e nessuno è
me quisquam est miserior (Ter.). più infelice di me.

Omnis, totus, cunctus, universus ; plerı̄ que; solus


omnis, -e «tutto, ogni, ognuno»
Esprime un insieme visto negli elementi che lo compongono:
Gallia est omnis divisa in partes La Gallia tutta [nel suo complesso] è divisa
tres (Caes.). in tre parti.

totus, -a, -um «tutto (intero)»


Definisce un «tutto compatto», un’unità integrale e indifferenziata:
Toto corpore sudor liquitur (Verg.). Il sudore cola da tutto il corpo.

cunctus, -a, -um «tutto quanto»


Definisce un «tutto unito», senza esclusione di alcuna parte:
Venit huic subsidio Massiliensium Gli venne in aiuto tutta quanta la
cuncta civitas (Cic.). popolazione di Marsiglia.

universus, -a, -um «tutto insieme»


Esprime una totalità complessiva vista in opposizione a singole parti:
Universus populus Romanus Il popolo romano unanime mi ha
consulem me declaravit (Cic.). proclamato console.

plerı̄que, -aeque, -ă´ que (raro il sing. plerusque, -ă´ que, -umque) «la maggior par-
te (di)»
In funzione di aggettivo concorda con il sostantivo cui è riferito; in funzione di pronome è
per lo più determinato da un altro pronome in genitivo (partitivo):
Plerique Belgae orti sunt ab La maggior parte dei Belgi discende dai
Germanis (Caes.). Germani.
Sicut plerique vestrum sciunt Come sa la maggior parte di voi.
(Cic.).

solus, -a, -um «solo, -a»


Significa «da solo, senza compagni» (in opposizione a unus «unico»):
Furtum non facies neque solus Non commetterai furti né da solo né in
neque cum pluribus (Cinc.). compagnia.

Unità 8 189
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Correlativi (talis... qualis, tantus... quantus, tot... quot )


Qualis, quantus (pron. e agg.) e quot (solo agg., indeclinabile) hanno, oltre alla funzione di
interrogativi (cfr. p. 181), anche quella di relativi; spesso in rapporto di correlazione con gli
indefiniti talis, tantus, tot.

talis, -e... qualis, -e «tale... quale» (di qualità)

tantus, -a, -um... quantus, -a, -um «tanto grande... quanto grande» (di gran-
dezza)

tot... quot «tanti... quanti» (di numero)

Cura deinde atque onus Germanici La direzione e il peso della guerra germanica
belli delegata Druso Claudio, furono poi affidati a Druso Claudio, giovane
adulescenti tot tantarumque di tanti e tanto grandi meriti quanti e
virtutum, quot et quantas natura quanto grandi sono concessi alla natura
mortalis recipit (Vell.). umana.

ANTICIPAZIONI DI SINTASSI

A La proposizione interrogativa diretta reale


In assenza di un pronome, di un aggettivo o di un avverbio interrogativo, il senso interro-
gativo di una frase è normalmente espresso mediante la particella enclitica -ne (talora -n
per apocope):
Sed tua morosane uxor, quaeso, Ma dimmi, tua moglie è bisbetica?
est? (Caecil.).
Min tu istud ais? (Pers.). A me tu dici questo?
[min = mihine]

B La proposizione interrogativa diretta retorica


Una proposizione interrogativa retorica, per conferire tono più vibrato a una argomenta-
zione, traveste in forma di interrogazione un’affermazione, formula cioè una domanda in
cui è implicita la risposta (anche in italiano: «credi forse che io non capisca?» = «sta’ certo
che capisco!»; «si può forse consentire una cosa simile?» = «questo non può essere con-
sentito!»). Se chi pone la domanda si aspetta – o spera in – una risposta affermativa, l’in-
terrogativa è introdotta da nonne «forse non», se invece si aspetta – o spera in – risposta
negativa, da num «forse»:

Morfologia 190
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Nonne ex aede Iovis Non hai forse sottratto dal tempio di Giove
religiosissimum simulacrum una statua assai venerata?
abstulisti? (Cic.).
Mithridates nonne ad Cn. Mitridate non mandò forse un ambasciatore
Pompeium legatum usque in a Gneo Pompeo fino in Spagna?
Hispaniam misit? (Cic.).
Num aut pecuniam publicam attı̆git Ha forse toccato il denaro pubblico o
aut hominem occı̄dit? (Cic.). ucciso un uomo?
Num furis? (Hor.). Sei forse pazzo?

Una proposizione interrogativa diretta può anche essere introdotta dalla particella an, con
la funzione di esprimere sorpresa e indignazione, spesso anche un’interrogazione retorica
che attende risposta negativa (an) o affermativa (an non):
Eho an vicimus? (Naev.). Allora, abbiamo vinto?
An audivisti? (Plaut.). Hai sentito?
An pietas tua maior quam C. La tua devozione è forse maggiore di quella
Gracchi? (Cic.). di Gaio Gracco?
An non M. Cato scribit sic? (Varr.). Non scrive forse così Marco Catone?

C La proposizione interrogativa diretta disgiuntiva


Si definisce disgiuntiva l’interrogazione che pone la scelta tra due o più alternative. Essa è
introdotta indifferentemente da:

utrum... an
-ne... an
– ... an

Utrum merito mihi ista accidunt Queste cose mi accadono meritatamente o


an immerito? (Sen.). immeritatamente?
«Sanus hercle non es». «Egone an «Non hai la testa a posto, per Ercole». «Io
tu magis?» (Plaut.). o piuttosto tu?».
Tribunicius me terror an consularis Mi ha spinto il terrore dei tribuni o il furore
furor movit? (Cic.). del console?

An non (più di rado necne) corrisponde all’italiano «o no»:


Videon Cliniam an non? (Ter.). È Clinia che vedo o no?
Sunt haec tua verba necne? (Cic.). Queste sono parole tue o no?

Unità 8 191
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Esercizi

1 Indicativo perfetto, piuccheperfetto, futuro anteriore passivi


Tradurre le seguenti forme verbali:

victus es • monita sum • coacti sumus • laudatus sum • moniti eramus • coactus erit • lau-
dati sumus • victus erat • moniti erunt • laudatus eris • victi sunt • monitus est • laudatus
eram • victus sum • coactus erat • monitus erit • victi erant • monitus ero • laudata est • vic-
ti estis • monitus est • laudatae erant • victus eram • coactus ero • victi eramus • laudati sunt
• laudatae estis • victi sumus • moniti sunt • coactus est • victus erit • laudatus es • victus
eras • moniti sumus • coactus es • laudatus erat • laudati erunt • victus est • coactus eram •
monitus erat • victi erunt

2 Indicativo perfetto, piuccheperfetto, futuro anteriore passivi


Tradurre:

1. Equitatus hostium procul visus est [Caes.]. 2. Prima luce et nostri omnes erant transportati
et hostium acies cernebatur [Caes.]. 3. Prorogatae consulibus iam in annum provinciae erant
[Liv.]. 4. Gulussa prior in senatum introductus est et quae (quelle cose che) missa erant ad
bellum Macedonicum a patre suo exposuit [Liv.]. 5. Bello Hannibalis attenuatae vires coloniae
erant [Liv.]. 6. Praetores creati erant C. Valerius et Sp. Postumius Albinus [Liv.]. 7. Murus qui
(il quale) urbem ab arce dirimebat dirŭtus est ac disiectus [Liv.]. 8. Ancipiti proelio diu atque
acriter pugnatum est [Caes.]. 9. Vercingetorigi principatus atque imperium est traditum
[Caes.]. 10. Samum postquam ventum est, Aemilius consilium advocavit [Liv.]. 11. Perseus
regnum accepit, a senatu rex est appellatus [Liv.]. 12. Tibi (a te) data est summa pax, summa
tranquillitas [Cic.]. 13. Per dolum ac proditionem prope libertas amissa est [Liv.]. 14. Primo
statim incursu pulsi hostes [Liv.]. 15. Iam et processerat pars maior anni et duae (due) tabu-
lae legum ad prioris anni decem tabulas erant adiectae [Liv.]. 16. Volscis devictis Veliternus
ager ademptus. Velitras coloni ab urbe missi et colonia deducta [Liv.]. 17. Si duellum cum rege
Antiocho ex sententia senatus populique Romani confectum erit, tum tibi (a te), Iuppiter,
populus Romanus ludos magnos dies decem continuos faciet donaque ad omnia pulvinaria
dabuntur de pecunia, quantam senatus decreverit [Liv.].

3 Indicativo perfetto, piuccheperfetto, futuro anteriore passivi


Tradurre:

1. Dopo un lungo assedio, grazie all’inganno del cavallo, Troia fu espugnata dai Greci e i
Troiani furono catturati. 2. Già l’esercito era stato schierato quando fu data la notizia del-

Morfologia 192
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la tregua stipulata. 3. La congiura di Catilina era stata svelata da Cicerone; per questo fu
nominato padre della patria. 4. Se sarai interrogato (trad. col fut. ant.) sull’accaduto (usa
factum), rispondi sinceramente. 5. Quando sarò eletto (trad. col fut. ant.) console, agirò
contro i facinorosi e i temerari. 6. Ulisse fu sballottato per molte terre e per molti popoli e
patì (passus est) grandi sventure prima del ritorno in patria.

4 Pronomi personali
Tradurre:

1. Non sedeo istic, vos sedete; ego sedero in subsellio [Plaut.]. 2. Ego ad vos nunc, imperitus
rerum et morum mulierum, discipulus venio ad magistras [Plaut.]. 3. Possum scire ex te
verum? [Plaut.]. 4. Omnia membra lassitudo mihi tenet [Plaut.]. 5. Ut (come) ego nunc te
conspicio libens! [Plaut.]. 6. Apud nos est convivium [Plaut.]. 7. Opportune te mihi, Phidip-
pe, ostendis [Plaut.]. 8. Nunc iure belli liberum te, intactum inviolatumque hinc dimitto
[Liv.]. 9. Vos, spectatores, plaudite [Plaut.]. 10. Da mihi savium [Plaut.]. 11. Continete vos
domi, prohibete a vobis vim meam [Plaut.]. 12. Caesaris ira mihi nocuit [Ov.]. 13. Interea
quidem cum Musis nos delectabimus animo aequo [Cic.]. 14. Abdo me in bibliothecam
[Cic.]. 15. Vestrum vobis beneficium remitto, mihi meum nomen restituite [Caes.]. 16. Vos
me imperatoris nomine appellavistis [Caes.]. 17. Et ille (egli) suam dignitatem et nos
nostram libertatem recuperabimus [Cic.]. 18. Nobis rem committe; nos proelium sustinebi-
mus [Bell. Afr.]. 19. Abduco equidem me ab omni reipublicae cura dedoque litteris [Cic.]. 20.
Antonius adhuc est nobiscum [Cic.]. 21. Advŏla: aut expedies nos omni molestia aut eris par-
ticeps [Cic.]. 22. Magna est hominum opinio de te, magna commendatio liberalitatis, magna
memoria consulatus tui [Cic.]. 23. Sacer intra nos spiritus sedet, malorum bonorumque
nostrorum observator et custos [Sen.]. 24. Libera te primum metu mortis, deinde metu pau-
pertatis [Sen.]. 25. Summa est expectatio tui [Cic.].

5 Pronomi personali
Tradurre:

1. Abbi cura di te. 2. Gli amici fedeli ti offriranno aiuto nelle avversità. 3. A me la vita è tan-
to (tam) cara quanto (quam) a te. 4. In primavera andrò (usa iter facio) in Grecia e porterò
con me i miei figli. 5. Conserverò sempre un grato ricordo di voi e soprattutto di te. 6. Tu sei
stata l’inventrice delle leggi e la maestra del comportamento (usa mores) o filosofia: te invo-
chiamo nelle sventure. 7. Io ho affrontato fatiche e pericoli per (pro con l’abl.) lo stato, voi
avete aspettato l’esito delle cose. 8. Mi hai salvato e ti sarò sempre grato. 9. In tutte le cose
ho sempre cercato il vantaggio di noi tutti.

6 Pronome riflessivo
Tradurre:

1. Volturcius gladio se a multitudine defendit [Sall.]. 2. Non iam (più) foro (nel fòro) se
tumultus continet, sed passim totam urbem pervadit. Nexi (schiavi per debiti) vincti soluti-
que se undique in publicum proripiunt, implorant Quiritium fidem [Liv.]. 3. M. Antonium

Unità 8. Esercizi 193


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quaestorem cum legione duodecima Caesar sibi coniungit [Caes.]. 4. Allobroges, qui (i qua-
li) trans Rhodanum vicos possessionesque habebant, fuga se ad Caesarem recipiunt [Caes.].
5. Simul (appena) argentum repperit, cura sese expedivit [Ter.]. 6. Meus dolor non modo non
minuitur, cum (quando) socium sibi adiungit dolorem tuum, sed etiam augetur [Cic.]. 7. Ple-
rique plebeiorum, cum (quando) aut aere alieno aut magnitudine tributorum aut iniuria
potentiorum premuntur, sese in servitutem dicant nobilibus [Caes.]. 8. Lucretius et Attius de
muro se deiecerunt [Caes.]. 9. Veneti se suaque omnia Caesari dediderunt [Caes.]. 10. Cae-
sar copias suas divisit partemque legionum in castris Pompei reliquit, partem in sua castra
remisit, quattuor secum legiones duxit [Caes.]. 11. Omnes vero se Britanni vitro inficiunt,
quod (il quale) caeruleum effı̆cit colorem [Caes.]. 12. Caesar omnium temporum iniurias in
se commemorat [Caes.]. 13. Colent inter se ac diligent amici [Cic.]. 14. Illa pecunia omnibus
furorem obiecit atque inter se ducem in ducem, militem in militem rabie hostili vertit [Liv.].
15. Curio se in castra ad Bagradam recı̆pit atque universi exercitus conclamatione imperator
appellatur posteroque die exercitum Uticam ducit et prope oppidum castra ponit [Caes.].

7 Pronome riflessivo
Tradurre:

1. I prigionieri si affidarono alla clemenza dei vincitori. 2. L’uomo onesto è utile a se stes-
so e a tutti i concittadini. 3. I soldati, incitati dalle parole del comandante, si gettarono con
grande impeto contro le schiere dei nemici. 4. Cesare condusse con sé i veterani e lasciò gli
altri (usa ceteri) soldati a Petreio. 5. Tutti gli esseri animati (usa animal) difendono in ogni
modo se stessi e la loro incolumità. 6. Il ragazzo non aveva fiducia (usa fido col dat.) in se
stesso e per questo era disprezzato dai compagni. 7. Nell’amministrazione della provincia
di Sicilia Cicerone si comportò rettamente e si guadagnò (usa paro) la stima dei Siculi.

8 Pronome riflessivo
Tradurre:

Petreio affronta un pericolo improvviso


Afranius ab instituto opere discedit seque in castra recı̆pit; Petreius vero non deserit sese:
armat familiam; cum ea (essa) et praetoria cohorte cetratorum barbarisque equitibus pau-
cis improviso ad vallum advolat, colloquia militum interrumpit, nostros repellit a castris,
multos milites interfı̆cit. Reliqui coeunt (si riuniscono) inter se et, repentino periculo exter-
riti, sinistras sagis involvunt gladiosque destringunt atque ita se a cetratis equitibus defen-
dunt seque in castra recipiunt et a cohortibus quae (le quali) erant in statione ad portas
defenduntur.
[da Cesare]

9 Aggettivi possessivi
Tradurre:

1. Sonus percussit aures meas [Petr.]. 2. Omnia nos conferemus, nostro sumptu, non tuo
[Plaut.]. 3. Tuum est consilium, Brute, de toto genere belli [Cic.]. 4. Levius est sua decreta et

Morfologia 194
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consulta tollere quam aliorum [Liv.]. 5. Nos libertinae sumus, et ego et tua mater [Plaut.].
6. Nico sopitos vigiles in cubilibus suis obtruncat [Liv.]. 7. Haec (queste cose) ego meis ocu-
lis aspexi [Apul.]. 8. Ille (egli) in sua sententia persevērat [Caes.]. 9. Argentum nostrum
dedimus, non tuum [Plaut.]. 10. Omnia mecum porto mea [Cic.]. 11. Nos nostras more
nostro instruximus legiones [Plaut.]. 12. Vale, mi optime magister! [Aur.].

10 Aggettivi possessivi
Tradurre:

1. La colpa dell’accaduto è tua, non mia. 2. Vi avevo avvertito, ma non avete ascoltato il mio
consiglio. 3. Avete espresso (usa dico) il vostro parere, ora noi esprimeremo il nostro. 4. È
opportuno occuparsi (usa curo) costantemente delle proprie cose. 5. I Romani e i Cartagi-
nesi ricondussero nell’accampamento le loro legioni.

11 Pronomi dimostrativi
Tradurre le seguenti espressioni, rendendo le varie possibilità delle forme omografe:

illi servo • huius legis • illo tempore • ista verba • illum servum • huic homini • ista mulier • il-
las puellas • his legibus • illa itinera • in hac provincia • haec lex • istis verbis • hic homo • istius
mulieris • illis temporibus • istis praeceptis • his consiliis • hanc legem • illius servi • istum li-
brum • hunc hominem • istis donis • illud iter • hoc consilium • isti mulieri • illis servis • horum
dominorum • istud donum • illam puellam • in illis provinciis • istarum mulierum • hac lege •
hoc tempore • illo itinere • illi puellae • illae puellae

12 Pronomi dimostrativi
Tradurre:

1. In hac insula est fons aquae dulcis [Cic.]. 2. Fuit haec oratio non ingrata Gallis [Caes.].
3. His Caesar libertatem concessit [Caes.]. 4. Huic rei idoneos homines deligebat [Caes.]. 5.
Non est Lucilii pecus illud [Cic.]. 6. Illi imperata celeriter fecerunt, obsides frumentumque
miserunt [Caes.]. 7. Hanc Antonius fugam suam victoriam vocabat [Vell.]. 8. Gestio scire
ista omnia [Cic.]. 9. Iste quem (che) quaeris ego sum [Plaut.]. 10. Hic dies longe nostris gra-
vissimus fuit [Caes.]. 11. Ego sum ille rex Philippus [Plaut.]. 12. Maximam spem hoc tem-
pore habemus in te atque exercitu tuo [Cic.]. 13. Istos rastros interea tamen adpone [Ter.].
14. Dum haec in Hispania geruntur, C. Trebonius legatus, qui (il quale) ad oppugnationem
Massiliae relictus erat, vineas turresque ad oppidum agere instituit [Caes.]. 15. Certo haec
mulier aut insana aut ebria est [Plaut.]. 16. In nostra castra ille numquam veniet, multo
minus nos in illius [Cic.].

13 Pronomi dimostrativi
Tradurre:

1. In questa città l’eloquenza fiorisce a causa della libertà; nei regni dell’Asia invece i cit-
tadini non hanno parte nella vita politica (usa res publica). 2. Codesta malattia sarà molto

Unità 8. Esercizi 195


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pericolosa, se trascurerai i consigli dei medici. 3. Le parole di quell’uomo erano moderate,


ma la sua (eius) mente celava progetti scellerati. 4. Quelle cose erano note a tutti, ma nes-
suno (nemo) denunciava i colpevoli. 5. Demostene e Cicerone furono grandissimi oratori:
quegli era (= fu) greco, questi romano. 6. Ignoravo queste cose e per questo non sono sta-
to abbastanza cauto.

14 Pronomi determinativi
Tradurre le seguenti espressioni, rendendo le varie possibilità delle forme omografe:

eius victoriae • eundem dominum • de eadem re • eo tempore • eodem tempore • ipsius regis
• eorum voluntatem • in ipsa patria • in eadem urbe • ea consilia • ipsis hostibus • ob eas
causas • ob easdem causas • ipsi iudici • ipsi iudices • eadem nave • ipsum Ciceronem • eius
rei • ipsum magistrum • in eadem epistula • iisdem verbis • eam regionem

15 Pronomi determinativi
Sostituire le forme nominali in neretto con forme di is, ea, id:

Es.: Milites consulis verba audierunt consulisque (eiusque) iussis paruerunt.

1. Agricolae frumentum legunt frumentumque (...............) in hordeum condunt. 2. Caesar


in fines Helvetiorum iter fecit. Helvetii (...............) ad Caesarem (...............) legatos mise-
runt. 3. Pater filium reprehendit nec filio (...............) pecuniam petitam dedit. 4. Lesbia
Catullum poetam fefellit Catullumque (...............) delusit. 5. Vesper appropinquat: pastor
oves cogit ovesque (...............) ad ovile reducit. 6. Patres hostium legatos in senatum acce-
perunt, sed legatorum (...............)condiciones reiecerunt. 7. Cicero epistulam ad Atticum
scripsit; tabellarius epistulam (...............) Attico (...............) reddidit.

16 Pronomi determinativi
Inserire in luogo dei puntini la forma adeguata di idem o di ipse:

1. Non omnes ………… (n. plur.) amant. 2. Sibi ………… Seneca mortem dedit. 3. …………
haec oculis meis vidi. 4. Paulus atque Antonius ………… iter faciebant. 5. Fratres sunt …………
parentibus nati. 6. ………… me obiurgas? 7. Omnes ………… caelo, ………… aere fruimur
(godiamo). 8. ………… nave vecti Paulus et Antonius Massiliam venerunt. 9. Pater , mater
liberique in ………… domo vivunt. 10. Saepe Cicero se ………… laudabat. 11. Perfidus ille
patriam ………… prodidit.

17 Pronomi determinativi
Tradurre:

1. Domus est eversa atque in eo loco aedis posita Telluris [Cic.]. 2. Samia mihi mater fuit: ea
habitabat Rhodi [Ter.]. 3. Ad rivum eundem lupus et agnus venerant [Phaedr.]. 4. Idem est
ambobus (ad ambedue) nomen geminis fratribus [Plaut.]. 5. Ea primum moderatio tribuni
metum patribus dempsit, eademque auxit consulum invidiam [Liv.]. 6. Namque eadem cae-

Morfologia 196
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lum mare terras flumina solem / constituunt [Lucr.]. 7. Ibi Caesar legionem relinquit; ipse
Oricum revertitur (torna) [Caes.]. 8. Ancillae tuae credidi, tu mihi non credis ipsi? [Cic.]. 9.
Rami virescunt / arboribus, crescunt ipsae arbores [Lucr.]. 10. Dulce etiam nomen est pacis,
res vero ipsa salutaris [Cic.]. 11. «Ubi est ille sacrilegus?». «Me quaerit». «Ehem opportune:
te ipsum quaero» [Ter.]. 12. Ipsae te, Tityre, pinus, / ipsi te fontes, ipsa haec arbusta voca-
bant [Verg.]. 13. Ea pars tibi rei publicae commissa est in qua (in cui) aut nullam aux
perexiguam partem fortuna tenet [Cic.]. 14. Inter hos ipsos exsistunt graves controversiae
[Cic.]. 15. Nunc respondebo ad eas epistulas quas (che) mihi reddidit L. Caesius [Cic.]. 16.
Consilium eius a cunctis probatur [Caes.]. 17. Helvetii, repentino eius adventu commoti,
legatos ad eum mittunt [Caes.].

18 Pronomi determinativi
Tradurre:

1. Ipse Pompeius, ab inimicis Caesaris incitatus, totum se ab eius amicitia averterat [Caes.].
2. Faciunt hoc idem omnes eius equites [Caes.]. 3. Subitum bellum in Gallia coortum est
(scoppiò). Eius belli haec fuit causa [Caes.]. 4. Haec eodem fere tempore Caesar atque Pom-
peius cognoscunt [Caes.]. 5. Haec Afranius Petreiusque et eorum amici Romam ad suos per-
scribebant [Caes.]. 6. Hoc idem reliqui iurant legati; idem omnis exercitus iurat [Caes.]. 7.
Ex eo tempore neque pax neque bellum cum Veientibus fuit [Liv.]. 8. Eadem hora duo (due)
exercitus, duae (due) potentissimae et maximae finitimae gentes superatae sunt [Liv.]. 9.
Tullus Sabinis bellum indicit, genti ea tempestate secundum (dopo) Etruscos opulentissimae
viris armisque [Liv.]. 10. Ex Tuscis frumentum Tiberi venit; eo sustentata est plebs [Liv.]. 11.
C. Plancius in Macedonia tribunus militum fuit: in eadem provincia postea quaestor [Cic.].
12. Non eadem omnia in eodem agro recte possunt seri (possono essere seminate) [Varr.].
13. Iam patrem accersam meum atque ei narrabo tua flagitia [Plaut.]. 14. Caesar castra ad
flumen Apsum ponit in finibus Apolloniatium, ibique reliquarum ex Italia legionum adven-
tum exspectare et sub pellibus (tende di pelle) hiemare constituit. Hoc idem Pompeius fecit
et trans flumen Apsum copias omnes auxiliaque conduxit [Caes.]. 15. Auximo Caesar pro-
gressus (essendo avanzato), omnem agrum Picenum percurrit. Cunctae earum regionum
praefecturae libentissimis animis eum recipiunt exercitumque eius omnibus rebus iuvant.
Etiam Cingulo ad eum legati veniunt [Caes.].

19 Pronomi determinativi
Tradurre:

1. A causa della superbia di Tarquinio, il nome stesso di re era inviso ai Romani. 2. Cesare
trattenne gli ostaggi nell’accampamento; egli stesso con due (cum duabus) legioni marciò
(usa propero) contro i nemici. 3. Erodoto narrò le guerre fra i Greci e i Persiani; nei libri del-
lo stesso scrittore troviamo molte notizie sui più antichi popoli dell’Egitto. 4. Quando avrai
appreso i precetti della filosofia, essi ti saranno assai utili, soprattutto nelle avversità. 5. I
cani sono fedeli amici degli uomini e custodiscono con grande cura le loro case e i loro
beni. 6. Il giudice giusto non punirà le stesse colpe con pene diverse. 7. Le contese civili tur-
barono a lungo la tranquillità e la vita stessa della repubblica. 8. Sulla legge agraria i tribu-
ni e i senatori non erano dello stesso parere.

Unità 8. Esercizi 197


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20 Pronomi personali, riflessivo, dimostrativi, determinativi


Tradurre:

Un episodio della guerra civile: le coorti cesariane volgono in fuga la cavalleria di


Pompeo
Ab iis cohortibus quae (le quali) contra equitatum in quarta acie conlocatae erant initium
victoriae ortum est (derivò). Ab his enim primum equitatus est pulsus, ab isdem acies Pom-
peiana a sinistra parte erat circumı̆ta (da circumeo) atque initium fugae factum (era avve-
nuto). Sed Pompeius, ut equitatum suum pulsum vidit atque eam partem cui (in cui) maxi-
me confidebat animadvertit perterritam (che era terrorizzata), acie excessit protinusque se
in castra equo contulit (da confero) et iis centurionibus quos (che) in statione ad praetoriam
portam posuerat: «Tuemini (sorvegliate) – inquit – castra et defendite diligenter. Ego reli-
quas partes circumeo et castrorum praesidia confirmo».
[da Cesare]

21 Pronomi determinativi
Tradurre:

Allarme in Gallia: precauzioni di Cesare


Indutiomarus, qui (il quale) postero die castra Labieni occupare decreverat, noctu profŭgit
copiasque omnis in Treveros reducit. Caesar Fabium cum sua legione remittit in hiberna,
ipse cum tribus (tre) legionibus circum Samarobrivam hiemare constituit et, quod (poiché)
tanti motus Galliae extiterant, totam hiemem ipse ad exercitum manere decrevit. Nam
omnes fere Galliae civitates de bello consultabant, nuntios legationesque in omnes partes
dimittebant nocturnaque in locis desertis concilia habebant.
[Cesare]

22 Pronomi relativi
Inserire la forma adeguata di qui, quae, quod:

1. Attente epistulam legi, ………… pater mihi misit. 2. Praeceptis, ………… a magistro accepi-
sti, obtempera. 3. Caesar, ………… Galliam subegit, de bello Gallico libros scripsit. 4. Servus,
………… id munus committam, prudens atque callidus est. 5. Semper grata erit mihi memo-
ria temporis ………… tecum egi. 6. Elı̆ge amicos eos ………… probitas tibi nota est. 7. Aeneas,
………… cum patre filioque Troia fugerat, tandem in Italiam pervenit. 8. Fidem, …………
praestitisti, serva.

23 Pronomi relativi
Tradurre:

1. Eo L. Caesar adulescens venit, cuius pater Caesaris erat legatus [Caes.]. 2. Tu, summe Sol,
qui res omnis spicis (vedi), inspice hoc facinus [Enn.]. 3. Pons qui fuerat tempestate inter-

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ruptus paene erat refectus [Caes.]. 4. Ea quae fertilissima Germaniae sunt loca circum Hercy-
niam silvam Volcae Tectosages occupaverunt atque ibi consederunt [Caes.]. 5. Labienus cum
quattuor legionibus Luteciam proficiscitur (parte). Id est oppidum Parisiorum, quod posi-
tum est in insula fluminis Sequanae [Caes.]. 6. Germani deorum numero eos solos ducunt
quos cernunt et quorum aperte opibus iuvantur, Solem et Vulcanum et Lunam, reliquos ne
fama quidem acceperunt [Caes.]. 7. Quod ad me de Hermia scribis mihi mehercule valde
molestum fuit [Cic.]. 8. Quae arbores in ordinem satae sunt, eas aequabiliter ex omnibus
partibus sol ac luna coquunt [Varr.]. 9. Miltiades loca castellis idonea communiit, multitu-
dinem quam secum duxerat in agris collocavit [Nep.]. 10. Flumen infimam vallem dividebat
quae totum paene montem cingebat in quo positum erat Uxellodunum [Caes.]. 11. Athe-
nienses propter Pisistrati tyrannidem, quae paucis annis ante fuerat, omnium civium suo-
rum potentiam extimescebant [Nep.]. 12. Omnia equidem credo quae dicis mihi [Plaut.]. 13.
Ceteras insulas, quae Cyclades nominantur, sub Atheniensium redegit potestatem Miltiades
[Nep.]. 14. Fuerunt in oratorum numero mediocrium L. et Sp. Mummii fratres, quorum
exstant amborum orationes [Cic.]. 15. Magno cum periculo suo qui forte patrum in foro
erant in eam turbam inciderunt [Liv.].

24 Pronomi relativi
Tradurre:

1. Bellum Volscorum illud gravissimum, cui Coriolanus exsul interfuit (da intersum), eodem
fere tempore quo Persarum bellum fuit [Cic.]. 2. Emptum est ex senatus consulto frumentum
ab Siculis praetore Verre (quando era pretore Verre), pro quo frumento pecunia omnis
soluta non est [Cic.]. 3. Nullum bonum adiuvat habentem nisi ad cuius possessionem prae-
paratus est animus [Sen.]. 4. Quicquid Syphacis fuit praeda populi Romani est [Liv.]. 5.
Enı̆cas me miseram, quisquis es [Plaut.]. 6. Quemcumque rogaveris hoc respondebit [Cic.].
7. Hi quamcumque in partem impetum fecerant hostis loco cedere cogebant [Caes.]. 8. Quid-
quid patres faciunt displı̆cet, sive illud pro plebe sive contra plebem est [Liv.]. 9. Hodierno
die primum, patres conscripti, longo intervallo in possessionem libertatis pedem ponimus:
cuius quidem ego, quoad potui (da possum), non modo defensor, sed etiam conservator fui
[Cic.]. 10. Ita sive casu sive consilio deorum immortalium, quae pars civitatis Helvetiae insi-
gnem calamitatem populo Romano intulerat (da infero), ea princeps poenas persolvit
[Caes.]. 11. Allobroges, qui trans Rhodanum vicos possessionesque habebant, fuga se ad
Caesarem recipiunt [Caes.]. 12. Quacumque incedit armata multitudo, pavorem ac tumul-
tum facit [Liv.]. 13. Omnis, qua iter feci, maestos adflictosque vidi [Cic.]. 14. Ubi possedit
animum nimia vis vini, quidquid mali latebat emergit [Sen.]. 15. Quisquis senex ad sapien-
tiam pervenit, annis pervenit [Sen.]. 16. Turpis est navigii rector, cui gubernacula fluctus eri-
puit, qui fluitantia vela deseruit, permisit tempestati ratem [Sen.]. 17. C. Trebonius legatus,
qui ad oppugnationem Massiliae relictus erat, duabus (due) ex partibus aggerem, vineas tur-
resque ad oppidum agere instituit. Una pars erat proxima portui navalibusque, altera ad
portum, qua est aditus ex Gallia atque Hispania, ad id mare quod adiăcet ad ostium Rho-
dani [Caes.]. 18. Nulla pars nocturni temporis ad laborem intermittitur, non aegris, non vul-
neratis facultas quietis datur. Quaecumque ad proximi diei oppugnationem opus sunt, noc-
tu comparantur; multae praeustae sudes, magnus muralium pilorum numerus instituitur;
turres contabulantur, pinnae loricaeque ex cratibus attexuntur [Caes.].

Unità 8. Esercizi 199


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25 Pronomi relativi
Tradurre:

Statue di Romani illustri nel Foro


Lars Tolumnius, rex Veientium, quattuor legatos populi Romani Fidenis interemit, quorum
statuae steterunt usque ad meam memoriam in rostris, iustus honos: eis enim maiores nostri
qui ob rem publicam mortem obierant (da obeo) pro brevi vita diuturnam memoriam red-
diderunt. Cn. Octavi, clari viri et magni, qui primus in eam familiam, quae postea viris for-
tissimis floruit, attulit (da adfero) consulatum, statuam videmus in rostris.
[Cicerone]

26 Pronomi relativi
Tradurre:

1. Pisistrato, che tutti gli scrittori di storia (usa historiae) elogiano, governò lo stato con
ammirevole onestà. 2. Gli esploratori, il cui ritorno i soldati attendevano ansiosamente,
tardavano a causa delle intemperie. 3. Cicerone, a cui i Siculi avevano affidato l’accusa
contro (in con l’acc.) Verre, rivelò davanti ai giudici tutte le sue scelleratezze. 4. Finalmen-
te Annibale, contro cui per tanti anni combatterono i Romani, fuggì dall’Italia. 5. Molti di
coloro che erano stati fautori di Cesare si accostarono al partito di Ottaviano. 6. Non ho
capito quello che hai detto. 7. Chi nega il (suo) aiuto agli amici sarà poi solo nelle avversità.
8. Chiunque vedeva quella ragazza se ne innamorava.

27 Pronomi interrogativi
Formulare la domanda (D.) adeguata alla risposta (R.) sostituendo l’elemento in
neretto con l’appropriato termine interrogativo:

Es.: R. Pater cras adveniet.


D. Quis cras adveniet?

R. In Sicilia antiqua templa vidisti.


D. …………………………………………………………………………………………………….
R. Caesar commentarios de bello Gallico scripsit.
D. …………………………………………………………………………………………………….
R. In Sicilia Verres propraetor fuit.
D. …………………………………………………………………………………………………….
R. Eo anno Volsci incursionem in agrum Romanum fecerunt.
D. …………………………………………………………………………………………………….
R. Propter nimium frigus frumenta matura non sunt.
D. …………………………………………………………………………………………………….

Morfologia 200
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.29 Pagina 201

R. Dictator id consilium cepit.


D. …………………………………………………………………………………………………….
R. Servus domum properat.
D. …………………………………………………………………………………………………….

28 Pronomi interrogativi
Tradurre:

1. Ubi cenas hodie? [Plaut.]. 2. Quid nunc faciam (dovrei fare), mi pater? [Plaut.]. 3. Quis
eam adduxit ad vos? [Plaut.]. 4. Quam iniqui sunt patres in omnes adulescentes iudices!
[Ter.]. 5. Catonem vero quis nostrorum oratorum, qui quidem nunc sunt, legit? [Cic.]. 6.
Quid tu tristis es? [Plaut.]. 7. Quae te res agitat, mulier? [Plaut.]. 8. Quidnam hic narravit
tibi? [Plaut.]. 9. Vos, qui multas perambulastis terras, ecquam cultiorem Italia vidistis?
[Varr.]. 10. Quis homo in terra te alter est audacior? [Plaut.]. 11. Quid taces? Dic. Enicas me
miserum tua reticentia [Plaut.]. 12. Origines1 quem florem aut quod lumen eloquentiae non
habent? [Cic.]. 13. «Ubi illa est?». «In nostris aedibus» [Plaut.]. 14. Quae eius auctoritas erit?
Quando iste sententiam dicere audebit aut poterit (potrà)? [Cic.]. 15. Utram putas legem
molliorem? [Cic.]. 16. Cur causam populi Romani deseruisti ac prodidisti? [Cic.]. 17. Utrum
horum reprehendis? [Cic.]. 18. Homo importunissime, cur tantam iniuriam P. Annio fecisti?
[Cic.]. 19. Cur armatorum corona senatus saeptus est, cur me tui satellites cum gladiis
audiunt, cur valvae Concordiae non patent, cur homines omnium gentium, maxime barba-
ros, cum sagittis deducis in forum? [Cic.]. 20. Tuorum honorum cursus cui suspectus
umquam fuit? [Cic.].

1. Titolo di un’opera storiografica di Catone: Le origini.

29 Pronomi interrogativi
Tradurre:

1. Quin tu istas omittis nugas ac mecum huc intro ambulas? [Plaut.]. 2. «Prandi in navi».
«Quam tu mihi nunc navem narras?» [Plaut.]. 3. Quo id iure fecisti? [Cic.]. 4. Quae loca
quasve regiones peragrasti? [Flor.]. 5. «Aperiam istaec (= ista) tua flagitia». «Quae mea fla-
gitia?» [Plaut.]. 6. Cui dono lepidum novum libellum? [Catull.]. 7. Quis tu es, mulier, quae
me insueto nuncupasti nomine? [Pac.]. 8. Quis te, Palinure, deorum eripuit nobis? [Verg.].
9. Sed quis in adversis rebus beneficiorum servat memoriam? [Vell.]. 10. Heus, ecquis hic est?
Ecquis hoc apĕrit ostium? [Plaut.]. 11. Qualis nox fuit illa! [Petr.]. 12. Quantas res turbo,
quantas moveo machinas! [Plaut.]. 13. Cur fecit? Coactus est [Cic.]. 14. «Quin eum occidisti
extemplo?». «Gladius non erat» [Plaut.]. 15. Quin fugitis, dum (finché) tuta via est? [Plaut.].
16. «Quae fuit mater tua?». «Cleobula» [Plaut.]. 17. Quomodo exspectabam epistulam!
[Cic.]. 18. Quousque Massiliam oppugnabis? Ne triumphus quidem finem facit belli [Cic.].
19. Quo confugient socii? Quem implorabunt? Ad senatumne venient? [Cic.]. 20. O di
immortales! Ubinam gentium sumus? Quam rem publicam habemus? In qua urbe vivimus?
[Cic.]. 21. Quis hoc dixit umquam, aut quae fuit istius rei vel minima suspicio? [Cic.]. 22.
Pro di immortales! Quem conspicio? Quis illic est? [Plaut.].

Unità 8. Esercizi 201


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30 Pronomi interrogativi
Tradurre:

1. Chi vedo là davanti alla casa di mio padre? 2. Che cosa farò ora? Come potrò (potĕro)
affrontare le avversità senza il tuo aiuto? 3. L’utile ti darà un vantaggio immediato; l’one-
sto la pace della coscienza; quale delle due cose sceglierai, figlio? 4. Quale responso mi
darà l’oracolo? Quale destino mi aspetta? 5. Quanti cittadini erano accorsi nel fòro al
discorso (usa contio) del tribuno? 6. Dov’è il mio schiavo, che già da tempo è lontano (abe-
st) da casa? 7. Quando verrai qui da noi? Abbiamo preparato tutto e ti aspettiamo. 8. Per-
ché non hai risposto alla mia lettera? Perché non ti affretti a scrivermi?

31 Pronomi indefiniti (quis e composti: quidam, aliquis, quispiam,


quisquam)
Tradurre:

1. Philosophia sacrum quiddam est et venerabile [Sen.]. 2. Multo ante, tamquam ex aliqua
specula, prospexi tempestatem futuram [Cic.]. 3. Et cum consulibus et cum multis consula-
ribus tanta contentione decertavi, quanta numquam antea ulla in causa [Cic.]. 4. Quaedam
pecudes culturae sunt inimicae, ut caprae [Varr.]. 5. Mercator quidam fuit Syracusis senex
[Plaut.]. 6. Hospes me quidam agnovit, ad cenam vocat [Plaut.]. 7. Nec in tribunicio auxi-
lio Appius nec in iudicio populi ullam spem habebat [Liv.]. 8. Postquam inluxit nec qui-
squam hostium in conspectu erat, P. Valerius consul spolia legit triumphansque inde Romam
rediit (perf. di redeo) [Liv.]. 9. Opus est ad poëma quadam animi alacritate, quam plane
mihi tempora eripiunt [Cic.]. 10. Nec melior vir fuit Africano quisquam nec clarior [Cic.].
11. Omnes artes, quae ad humanitatem pertinent, habent quoddam comune vinculum et
quasi cognatione quadam inter se continentur [Cic.]. 12. Non modo proditori, sed ne perfu-
gae quidem locus in meis castris cuiquam fuit [Cic.]. 13. Haec facere potes (puoi) tua spon-
te sine cuiusquam praeceptis [Cic.]. 14. Neque tibi do neque quicquam debeo [Plaut.]. 15. Si
quisquam est timidus, is ego sum [Cic.]. 16. Quae oppida quodam tempore florentissima fue-
runt, nunc prostrata iacent [Sulp.]. 17. Amat mulier quaedam quendam [Plaut.]. 18. Ful-
men est plus quiddam quam fulguratio [Sen.]. 19. Oratio conciliat inter se homines natura-
li quadam societate [Cic.]. 20. Numquam quicquam facinus feci peius quam hodie [Plaut.].
21. Quaeso, ignoscas (perdona) si quid stulte dixi [Plaut.]. 22. Sunt quidam qui pluris
omnia quam se ipsos aestimant [Larg.]. 23. Est res quaedam quam occultabam tibi: nunc
eam narrabo [Plaut.]. 24. Hostes non nullos ex suis amiserunt [Caes.]. 25. Frumenti copiam
legionarii nonnullam habebant [Caes.].

32 Pronomi indefiniti (quis e composti: quidam, aliquis, quispiam,


quisquam)
Tradurre:

1. Omnes eum aspernabantur (disprezzavano), omnes abhorrebant, omnes ut aliquam


immanem ac perniciosam bestiam pestemque fugiebant [Cic.]. 2. An (forse che) tum eras
consul cum in Palatio mea domus ardebat, non casu aliquo, sed ignibus iniectis instigante
te? (per tua istigazione) [Cic.]. 3. Tempestates saepe certo aliquo caeli signo commoventur,

Morfologia 202
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.29 Pagina 203

saepe improviso nulla ex certa ratione obscura aliqua ex causa concitantur [Cic.]. 4. Tu epis-
tulam meam saepe recitas quam ego ad Cn. Pompeium de meis rebus gestis et de summa re
publica misi, et ex ea crimen aliquod in P. Sullam quaeris [Cic.]. 5. Nec abiecte nec sine ali-
qua dignitate casum illum temporum et dolorem tuli (da fero) [Cic.]. 6. Haec extrema fuit
aetas imperatorum Atheniensium, neque post illorum obitum quisquam dux in illa urbe fuit
dignus memoria [Nep.]. 7. Ipse Gracchus vacua ab hostibus castra nec quicquam praeter
recentis vestigia caedis strataque passim corpora sociorum invēnit [Liv.]. 8. Venerat ad eum
illo biduo Laetilius quidam, homo non alienus a litteris; is epistulas compluris attulerat (da
affero) [Cic.]. 9. Quinque omnino fuerunt qui illum vestrum innocentem Oppianicum sive
imprudentia sive misericordia sive aliqua suspicione sive ambitione adducti absolverunt
[Cic.]. 10. In omni calamitate retinetur aliquod vestigium libertatis [Cic.]. 11. Num quis in
Verrem L. Metelli testimonium requirit? Nemo. Num quis postulat? Non opinor (credo)
[Cic.]. 12. Interfectus est propter quasdam seditionis suspiciones C. Gracchus [Cic.]. 13. Erat
nonnulla spes comitiorum, sed incerta; erat aliqua suspicio dictaturae, ne ea quidem certa
[Cic.]. 14. Quamquam iam te ipsum exspecto, tamen isti puero da ponderosam aliquam epi-
stulam plenam omnium non modo actorum, sed etiam opinionum tuarum [Cic.]. 15. Tu
neque in litteris quas Neroni mittis neque in testimonio causam tanti tumultus ostendis
ullam [Cic.]. 16. Ardeo, mihi credite, patres conscripti, incredibili quodam amore patriae
[Cic.]. 17. In re militari et commutavit multa et instituit Augustus, atque etiam ad antiquum
morem nonnulla revocavit [Nep.]. 18. Ut quidam morbo aliquo et sensus stupore suavita-
tem cibi non sentiunt, sic libidinosi, avari, facinorosi verae laudis gustatum non habent
[Cic.]. 19. Est quiddam quod occultatur, quod quo studiosius (quanto più accanitamente)
ab istis opprimitur et absconditur, eo (tanto più) emı̆net et apparet [Cic.]. 20. «Quis is homo
est?». «Menaechmus quidam» [Plaut.].

33 Pronomi indefiniti (quis e composti: quidam, aliquis, quispiam,


quisquam)
Tradurre:

1. Un tale giunse precipitoso nell’accampamento romano e annunciò l’arrivo imminente


dei Galli. 2. Vedo qui in senato alcuni che preparano con te, Catilina, la strage di tutti i buo-
ni cittadini. 3. Non solo dopo la morte, ma anche in questa vita c’è un qualche potere (po-
testas) divino che punisce gli scellerati. 4. Gli ambasciatori di alcune città federate verran-
no a Roma e parleranno (usa dico) davanti al senato. 5. Ci sono taluni animali a cui la natu-
ra ha dato sensi più acuti che agli uomini. 6. Un qualche timore sempre sovrasta coloro che
desiderano (usa cupio) continuamente ricchezze ed onori. 7. Né gli alleati né i popoli con-
finanti ci daranno alcun aiuto: perciò confidate (usa fido col dat.) solo sulle vostre forze, o
concittadini. 8. Mai ho visto alcuno più arrogante e più scellerato di Verre.

34 Pronomi indefiniti (quis e composti: quilibet, quivis, quisque,


unusquisque)
Tradurre:

1. Nos non possŭmus (possiamo) et huius esse civitatis et cuiusvis praeterea, ceteris conces-
sum est [Cic.]. 2. Quamvis excipere fortunam, subire (da subeo) vim atque iniuriam malui

Unità 8. Esercizi 203


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quam aut a vestris sanctissimis mentibus dissidere aut de meo statu declinare [Cic.]. 3. Ex
tota provincia homines nobilissimi primique publice privatimque venerunt, gravissima
atque amplissima quaeque civitas vehementissime suas iniurias persecuta est (ha denun-
ciato) [Cic.]. 4. Quinto quoque anno Sicilia tota censetur [Cic.]. 5. Ego una quaque de re
dicam [Cic.]. 6. Sua cuique civitati religio, Laeli, est, nostra nobis [Cic.]. 7. Verres pater istius
flens unum quemque senatorum rogabat [Cic.]. 8. Nec recito cuiquam nisi amicis, idque
coactus, non ubivis coramve quibuslibet [Hor.]. 9. Postridie homines mane in contionem
conveniunt: pro se quisque ad populum loquebatur (parlava) [Cic.]. 10. Sua quemque fraus
et suus terror maxime vexat, suum quemque scelus agitat [Cic.]. 11. Respondet unus quisque
ut erat praeceptum [Cic.]. 12. Quid est sanctius, quid omni religione munitius quam domus
unius cuiusque civium? [Cic.]. 13. Trahimur omnes studio laudis et optimus quisque maxi-
me gloria ducitur [Cic.]. 14. Iustitia praecipit parcere omnibus, consulere generi hominum,
suum cuique reddere, sacra publica aliena non tangere [Cic.]. 15. Ferocissimus quisque iuve-
num cum armis voluntarius adest (si presenta) [Liv.]. 16. Amicitiarum sua cuique per-
mănet stabilis et certa possessio [Cic.]. 17. Quidvis est melius quam sic esse, ut sumus [Cic.].
18. Ut quisque primus venerat, sub muro consistebat [Caes.]. 19. Intimus, proximus, fami-
liarissimus quisque aut sibi pertimuit aut mihi invidit [Cic.]. 20. Materia cuiusque generis in
Britannia, ut in Gallia, est, praeter fagum atque abietem [Caes.]. 21. Ubi cuique aut valles
abdita aut locus silvestris aut palus impedita spem praesidii aut salutis aliquam offerebat,
consederat [Liv.].

35 Pronomi indefiniti (quis e composti: quilibet, quivis, quisque,


unusquisque)
Tradurre:

1. Ognuno cerca ciò che ama e fugge ciò che odia (odit). 2. Il comandante diede a ciascuno
dei soldati la propria parte di bottino. 3. Tutti i più audaci e i più scellerati dei Romani favo-
rivano la congiura (usa faveo col dat.) di Catilina. 4. Ciascuno prendeva le proprie cose e
tristemente lasciava la propria casa. 5. Ciascuno degli scolari ripeteva ciò che il maestro
aveva insegnato. 6. È meglio (potius) affrontare qualsiasi sorte che tradire la patria.

36 Pronomi indefiniti (composti di uter)


Tradurre:

1. Omnes agri coluntur ab hominibus servis aut liberis aut utrisque [Varr.]. 2. Utrumlibet eli-
ge: alterum incredibile est, alterum nefarium, et ante hoc tempus utrumque inauditum
[Cic.]. 3. Age porro, tu cur Tauromenitanis frumentum, cur Netinis imperasti? Quarum civi-
tatum utraque foederata est [Cic.]. 4. Minus habeo virium quam vestrum utervis [Cic.]. 5.
Quaestores utriusque provinciae cum fascibus mihi praesto fuerunt [Cic.]. 6. In Galliam
invasit Antonius, in Asiam Dolabella, in alienam uterque provinciam [Cic.]. 7. Non possum
de utriusque vestrum errore reticere [Cic.]. 8. Duae (due) dictae sunt sententiae, quarum
neutram probo [Cic.]. 9. Eorum neuter triumphavit, quod alteri (all’uno) illum honorem
collega, alteri (all’altro) mors peremit [Cic.]. 10. Sol in partis non aequas divı̆dit orbem, et
quod ab alterutra detraxit parte, reponit eius in adversa tanto plus parte [Lucr.]. 11. Nihil

Morfologia 204
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alterutram in partem respondere tibi possum [Plin.]. 12. Signa legionum duarum (due) pro-
cul ab utrisque conspiciuntur. Quorum adventu proelium dirimitur, ac suas uterque legiones
reducit in castra [Caes.].

37 Pronomi indefiniti (composti di uter)


Tradurre:

1. Ascolta il parere dell’uno e dell’altro medico, poi scegli o l’uno o l’altro. 2. L’uno e l’al-
tro tribuno parlarono (usa dico) aspramente contro la legge, ma nessuno dei due persuase
(persuadeo col dat.) la plebe. 3. La maggior parte degli uomini non scrive con l’una o con
l’altra mano, ma solo con la destra. 4. Mandami uno qualsiasi dei due corrieri: gli conse-
gnerò subito ciò che mi hai chiesto. 5. I nemici arriveranno dalla pianura o dalla collina:
disponete presidi dall’una e dall’altra parte, centurioni.

38 Pronomi indefiniti (alius, alter, ceteri, reliqui)


Tradurre:

1. Ecce ad me advenit mulier, qua mulier alia nulla est pulchrior [Plaut.]. 2. A. Atilius alias
mersit, alias cepit naves [Liv.]. 3. Quoniam officia non eadem disparibus aetatibus tribuun-
tur aliaque sunt iuvenum, alia seniorum, aliquid etiam de hac distinctione dicendum est (si
deve dire) [Cic.]. 4. Aliud multo gravius malum civitatem invasit [Liv.]. 5. Verus amicus
numquam reperietur: est enim is qui est tamquam alter idem [Cic.]. 6. Varie sum adfectus
tuis litteris: valde priore pagina perturbatus, paulum altera recreatus [Cic.]. 7. Tum primum
ex plebe alter consul factus est [Fab. Pict.]. 8. Altera manu fert (porta) lapidem, panem
ostentat altera [Plaut.]. 9. Cum Caesar in Galliam venit, alterius factionis principes erant
Aedui, alterius Sequăni [Caes.]. 10. Imponit geminum alterum in navim pater, illum relin-
quit alterum apud matrem domi [Plaut.]. 11. Alia coniuge dignus eras [Prop.]. 12. Nil volo
aliud nisi Philumenam [Ter.]. 13. Sacra sunt Romana partim diurna, alia nocturna [Gell.].
14. Accessit etiam ex improviso aliud incommodum [Caes.]. 15. Aliud est male dicere, aliud
accusare [Cic.]. 16. Alteri se in montem receperunt, alteri ad carros suos se contulerunt (da
confero) [Caes.]. 17. Vos ceteri ite (venite) huc ad nos [Plaut.]. 18. Ad (oltre a) reliquos
labores, etiam hanc molestiam adsumo [Cic.]. 19. Hic quidem neque convivarum sonitus
neque tibicinam cantantem neque alium quemquam audio [Plaut.]. 20. Arcem sacerdotibus
Athenienses tradunt, reliquum oppidum relinquunt [Nep.]. 21. Alia loca adposita sunt ad
faenum, alia ad frumentum, alia ad vinum, alia ad oleum [Varr.]. 22. Calenus Delphos,
Thebas et Orchomenum voluntate ipsarum civitatium recepit, nonnullas urbes per vim expu-
gnavit, reliquas civitates amicitiae Caesaris conciliare studebat [Caes.]. 23. Vobismet ipsis,
pontifices, et vestris liberis ceterisque civibus pro vestra auctoritate et sapientia consulere
debetis [Cic.]. 24. Provinciae privatis decernuntur, duae (due) consulares, reliquae praeto-
riae. Scipioni obvenit Syria, L. Domitio Gallia, in reliquas provincias praetores mittuntur
[Cic.]. 25. Qui celeriter arma capere potuerunt (da possum) paulisper nostris restiterunt
atque inter carros impedimentaque proelium commiserunt; at reliqua multitudo puerorum
mulierumque (nam cum omnibus suis domo excesserant) passim fugere coepit (cominciò)
[Caes.]. 26. Deseritur a suis Attius Varus; nonnulla pars militum domum discedit; reliqui ad

Unità 8. Esercizi 205


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Caesarem perveniunt, atque una cum iis deprensus L. Pupius, primi pili centurio, adducitur,
qui hunc eundem ordinem in exercitu Cn. Pompei antea duxerat. At Caesar milites Attianos
(di Attio) conlaudat, Pupium dimittit [Caes.].

39 Pronomi indefiniti (alius, alter, ceteri, reliqui)


Tradurre:

1. I Romani e i Cartaginesi combatterono a lungo: agli uni toccò la vittoria, agli altri la rovi-
na. 2. Il comandante prese con sé mille (mille) soldati e lasciò gli altri nei quartieri inver-
nali. 3. È sciocco dare consigli agli altri e non (neque) pensare (usa provideo) a se stessi. 4.
Molti soldati perirono nella battaglia, molti furono catturati; gli altri attraverso vie imper-
vie tornarono a Roma. 5. Ottaviano e Antonio furono gli eredi di Cesare: di essi l’uno otten-
ne il sommo potere a Roma, l’altro divenne (factus est) nemico dello stato e perì nella bat-
taglia di Azio. 6. Se osserveremo (trad. col fut. ant.) con grande lealtà il patto che abbiamo
stipulato con questa città, anche le altre si avvicineranno a noi. 7. I Galli che abitavano nel-
le regioni più vicine alla repubblica romana erano più civili (usa humanus) delle altre
popolazioni della Gallia.

40 Pronomi indefiniti (nemo, nullus, nihil)


Tradurre:

1. Hunc laborem recusabat nemo [Caes.]. 2. Miseriorem ex amore quam te vidi neminem
[Plaut.]. 3. Aut amat aut odit (odia) mulier, nihil est tertium [Publ.]. 4. Tibi nulla lex fuit,
nulla religio, nullus iudici metus? [Cic.]. 5. Turbida tempestas heri fuit, nil habeo, adule-
scens, piscium [Plaut.]. 6. Syracusani oratores ad Marcellum mittunt, nihil petentis aliud
quam incolumitatem sibi liberisque suis [Liv.]. 7. Nihil cuiquam fuit umquam iucundius
quam mihi meus frater [Cic.]. 8. Quid est in Antonio praeter libidinem, crudelitatem, petu-
lantiam, audaciam? Ex his totus vitiis conglutinatus est. Nihil apparet in eo ingenuum, nihil
moderatum, nihil pudens, nihil pudicum [Cic.]. 9. Omnia experti (dopo aver tentato) Gal-
li, quod res nulla successerat, postero die consilium ceperunt ex oppido profugere [Caes.]. 10.
Bibulus vim morbi sustinere non potuit (da possum). Eo mortuo (dopo la sua morte) ad
neminem unum summa imperii rediit (da redeo), sed separatim suam quisque classem ad
arbitrium suum administrabat [Caes.]. 11. Numquam ante hunc diem eam videram [Ter.].
12. Numquam tantum pavoris intra moenia Romana fuit [Liv.].

41 Pronomi indefiniti (nemo, nullus, nihil)


Tradurre:

1. Nil non permittit mulier sibi [Iuv.]. 2. Non nihil me levant tuae litterae [Cic.]. 3. Sola sum;
habeo hic neminem, neque amicum neque cognatum; quam ob rem, Phaedria, cupio aliquos
parere amicos beneficio meo [Ter.]. 4. Virtus, vigilantia, labor apud Graecos nulla sunt
[Sall.]. 5. Nulla sum, nulla sum, tota occidi [Plaut.]. 6. Nullus es, Geta, nisi iam aliquod tibi

Morfologia 206
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.29 Pagina 207

consilium celere reperis [Ter.]. 7. Nemo nostrum idem est in senectute qui fuit iuvenis; nemo
nostrum est idem mane qui fuit pridie. Corpora nostra rapiuntur fluminum more. Quidquid
vides currit cum tempore; nihil ex iis quae videmus manet [Sen.]. 8. Ulixes ad Ithacae suae
saxa sic properat quemadmodum Agamemnon ad Mycenarum nobiles muros; nemo enim
patriam quia magna est amat, sed quia sua [Sen.]. 9. Nihil est aptius ad delectationem lec-
toris quam temporum varietates fortunaeque vicissitudines [Cic.]. 10. Nihil umquam vidi
tam omnium consensione laudatum [Cic.]. 11. De Cassii nostri copiis nihil sciebamus; neque
enim ab ipso ullae litterae erant, neque nuntiabatur quidquam quod pro certo haberemus
(potessimo tenere per certo) [Cic.]. 12. Quemadmodum sine mixtura lucis nihil splendi-
dum est, nihil atrum nisi quod tenebras habet aut aliquid in se traxit obscuri, quemadmo-
dum sine adiutorio ignis nihil calidum est, nihil sine aere frigidum, ita honesta et turpia vir-
tutis ac malitiae societas efficit [Sen.]. 13. Nullas insidias hostium, nullam proelii dimica-
tionem, nullam defectionem sociorum, nullam inopiam stipendi aut rei frumentariae, nul-
lam seditionem exercitus pertimescimus [Cic.].

42 Pronomi indefiniti (nemo, nullus, nihil)


Tradurre:

1. A nessuno è lecito violare le leggi dello stato. 2. La natura ci ha creato per l’amicizia, del-
la quale nulla ci è più caro. 3. È stolto e superbo chi non ascolta i consigli di nessuno. 4.
Nessuna guerra fu per i Romani più pericolosa di quella che combatterono coi Cartagine-
si. 5. Non credo a nessuna delle cose che ha detto quell’uomo. 6. Ti ho sempre servito fedel-
mente e non ho mai voluto ingannarti. 7. A nessuno dei senatori piacquero le condizioni
proposte degli ambasciatori dei nemici. 8. Dopo la vittoria il console non negò a nessuno
dei soldati una parte del bottino.

43 Pronomi indefiniti (omnis, totus, ecc.)


Tradurre:

1. Nemo solus satis sapit [Plaut.]. 2. Mi soli caeli maxima porta patet [Enn.]. 3. Nobilitas
sola est atque unica virtus [Iuv.]. 4. Decem quondam annos urbs oppugnata est ob unam
mulierem ab universa Graecia [Liv.]. 5. Quod illius erat solius, id mecum communicabat
[Cic.]. 6. Universam rem publicam solis vestris cervicibus sustinetis [Cic.]. 7. Toti officio
maritimo M. Bibulus praepositus cuncta administrabat; ad hunc summa imperii respiciebat
(faceva capo) [Caes.]. 8. Impetum hostium sustinere Pompeiani non potuerunt (da pos-
sum) atque universi terga verterunt [Caes.]. 9. Curio se in castra ad Bagradam recipit atque
universi exercitus conclamatione imperator appellatur posteroque die Uticam exercitum
ducit et prope oppidum castra ponit [Caes.]. 10. Erant plena laetitia et gratulatione omnia
magnumque fructum suae pristinae lenitati omnium iudicio Caesar ferebat (riportava), con-
siliumque eius a cunctis probabatur [Caes.]. 11. Dextrum cornu rivus quidam muniebat;
quam ob causam Pompeius cunctum equitatum, sagittarios funditoresque omnes sinistro
cornu hostibus obiecerat [Caes.]. 12. Plerique perverse habere talem amicum volunt, quales
ipsi esse non possunt (possono), quaeque ipsi non tribuunt amicis, haec ab eis desiderant
[Cic.].

Unità 8. Esercizi 207


01_Dionigi1_01 14/02/11 18.29 Pagina 208

44 Pronomi indefiniti (omnis, totus, ecc.)


Tradurre:

1. I popoli di tutta la Gallia presero le armi contro i Romani, ma Cesare, dopo una lunga
guerra, li debellò. 2. A te solo confiderò questo segreto, che non ho rivelato a nessun altro.
3. Tutti quanti i senatori hanno applaudito il mio discorso. 4. La maggior parte dei Roma-
ni era favorevole (usa faveo col dat.) a Ottaviano e considerava Antonio nemico dello Sta-
to. 5. I consoli fecero leve di soldati per tutta la Campania. 6. Il piano di Catilina fu appro-
vato dai soli scellerati, fu rigettato dagli altri.

45 Pronomi indefiniti (correlativi)


Tradurre:

1. Non sum qualis eram [Hor.]. 2. Quaeram chlamydas et quot habeo mittam [Hor.]. 3. Lit-
teras tuas vehementer exspecto et quidem talis qualis maxime opto [Cic.]. 4. Quot homines,
tot sententiae [Ter.]. 5. Tenebrae ibi erant tamquam in puteo [Plaut.]. 6. Quotiens foras ire
(andare) volo, me retines [Plaut.]. 7. Tot et talis viros periculo obsidionis liberare cupio
[Pomp.]. 8. «Quot sunt?». «Totidem quot ego et tu sumus» [Plaut.]. 9. Habeo tauros tot quot
Atticus [Varr.]. 10. Totiensne igitur sententiam mutas? [Cic.]. 11. Non habuit tantam rem
familiarem Philus quantam Laelius [Apul.]. 12. Quantum quisque timet, tantum fugit
[Petr.]. 13. Quantum augebatur militum numerus, tanto maiore pecunia in (per) stipen-
dium opus erat [Liv.]. 14. Vos dubitabitis (esiterete), iudices, tantam istı̄us audaciam, tan-
tam crudelitatem, tantam iniuriam vindicare? [Cic.].

46 Pronomi indefiniti (correlativi)


Tradurre:

1. Nella vecchiaia non sarò tale quale sono ora, né tale quale ero da bambino. 2. Quanti
nummi hai preso, tanti (ne) hai spesi. 3. Annibale compì imprese tanto grandi quanto il
padre Amilcare. 4. In Sicilia hai commesso tanti delitti, Verre, quanti nessuno aveva com-
messo prima di te. 5. Quell’anno i campi non diedero una messe tale quale i contadini ave-
vano sperato.

47 Anticipazione di sintassi: la frase interrogativa


Tradurre:

1. Fuitne hic tibi amicus Charmides? [Plaut.]. 2. Album an atrum vinum potas? [Plaut.]. 3.
Esne tu Syracusanus? [Plaut.]. 4. An non ille Hippocrates medicus in magna pestilentia mul-
ta oppida scientia servavit? [Varr.]. 5. Dedistin argentum? [Plaut.]. 6. Ti. Gracchus regnum
occupare conatus est (tentò), vel regnavit is quidem paucos menses. Num quid simile popu-
lus Romanus audierat aut viderat? [Cic.]. 7. Omnisne pecunia dissoluta est? [Cic.]. 8. Quid
est? Num conturbo te? [Cic.]. 9. Num ea vera possum iudicare? [Cic.]. 10. Haec utrum tan-

Morfologia 208
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.29 Pagina 209

dem lex est an legum omnium dissolutio? [Cic.]. 11. Utrum ego tibi patrimonium eripui, Gel-
li, an tu comedisti? [Cic.]. 12. Numerone an viribus aequi non sumus? [Verg.]. 13. An domi-
cilium Romae non habuit is? [Cic.]. 14. Nonne ad te L. Lentulus, qui tum erat praetor, non
L. Torquatus pater, non M. Lucullus venit? [Cic.]. 15. Nonne evertisti miseras funditus civi-
tates? [Cic.]. 16. Per deos immortales! Quo tandem animo sedetis, iudices, aut haec quem ad
modum auditis? Utrum ego desipio et plus quam satis est doleo tanta calamitate miseriaque
sociorum an vos quoque hic acerbissimus innocentium cruciatus et maeror pari sensu dolo-
ris adficit? [Cic.].

48 Anticipazione di sintassi: la frase interrogativa


Tradurre:

1. Forse fingo? Forse dico bugie? 2. Socrate non accettò forse con animo sereno l’ingiusta
condanna? 3. Voi difendete o attaccate la plebe? 4. La ricchezza ti darà forse amici sinceri?
Non renderà forse il tuo animo più inquieto? 5. Se ci sarà la guerra civile starai (usa sum)
con Cesare o con Pompeo? Difenderai la repubblica o favorirai (usa faveo col dat.) il pote-
re di uno solo?

49 Ricapitolazione
Tradurre:

1. Nulla alia in civitate, nisi in qua populi potestas summa est, ullum domicilium libertas
habet; qua quidem nihil potest (può) esse dulcius et quae, si aequa non est, ne libertas qui-
dem est [Cic.]. 2. Iam vero virtus eadem in homine ac deo est neque alio ullo in genere prae-
terea; est autem virtus nihil aliud nisi perfecta et ad summum perducta natura; est igitur
homini cum deo similitudo [Cic.]. 3. In amicitia nihil fictum, nihil simulatum est et, quidquid
est, id est verum et voluntarium [Cic.]. 4. Caesar milites eodem die reducit in castra reliqua-
que quae ad oppugnationem pertinebant administrare instituit [Caes.]. 5. «At est C. Caesar
quibusdam inimicus clarissimis atque optimis civibus». Nullus iste timor esse debet [Cic.]. 6.
Deinde vos obsecro, patres conscripti, quis hoc vestrum non videt quod Fortuna ipsa, quae
dicitur caeca, vidit? [Cic.]. 7. «Quem hominem inveniemus ad eam rem utilem?». «Hic erit
optimus» [Plaut.]. 8. Sed quid ego te haec hortor (esorto), quae tu non modo facere potes
(puoi) tua sponte, sine cuiusquam praeceptis, sed etiam magna iam ex parte perfecisti? [Cic.].
9. In castris Curionis magnus omnium incessit timor animis. Is variis hominum sermonibus
celeriter augetur. Unusquisque enim opiniones fingebat et ad id, quod ab alio audiverat, sui
aliquid timoris addebat [Caes.]. 10. Civis erat expulsus is qui rem publicam ex senatus auc-
toritate cum omnibus bonis defenderat, et expulsus non alio aliquo, sed eo ipso crimine [Cic.].
11. Erant praeterea complures paulo occultius consili huiusce participes nobiles, quos magis
dominationis spes hortabatur (spingeva) quam inopia aut alia necessitudo. Ceterum iuven-
tus pleraque, sed maxime nobilium, Catilinae inceptis favebat [Sall.]. 12. Et provinciam in
otio et exercitum in mea potestate tenui, finibus meae provinciae numquam excessi, militem
non modo legionarium, sed ne auxiliarium quidem ullum quoquam misi et si quos equites
decedentis nactus sum (ho trovato), supplicio adfeci [Asin. Poll.]. 13. Sed quasi poeta, tabu-
las cum cepit sibi, / quaerit quod nusquamst (= nusquam est) gentium, reperit tamen, / facit

Unità 8. Esercizi 209


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illud veri simile, quod mendacium est, / nunc ego poeta fiam (diventerò): viginti minas, /
quae nusquam nunc sunt gentium, inveniam tamen [Plaut.].

50 Ricapitolazione
Tradurre:

Contro Catilina
Ibis (andrai) tandem aliquando quo te iam pridem tua ista cupiditas effrenata ac furiosa
rapiebat; neque enim tibi haec res adfert (provoca) dolorem, sed quandam incredibilem
voluptatem. Ad hanc te amentiam natura peperit, voluntas exercuit, fortuna servavit. Num-
quam tu non modo otium, sed ne bellum quidem nisi nefarium concupisti.
[Cicerone]

Pompeo arriva in Egitto


Haec dum inter eos aguntur, Domitius navibus Massiliam pervenit atque, ab eis receptus,
urbi praeficitur. Pompeius Pelusium pervenit. Ibi casu rex erat Ptolemaeus, puer aetate,
magnis copiis cum sorore Cleopatra bellum gerens, quam paucis ante mensibus per suos pro-
pinquos atque amicos regno expulerat, castraque Cleopatrae non longo spatio ab eius castris
distabant.
[Cesare]

Spostamenti di Cesare
Ob eas causas ei munitioni quam fecerat Caesar T. Labienum legatum praefecit; ipse in Ita-
liam magnis itineribus contendit duasque (e due) ibi legiones conscribit et tres quae circum
Aquileiam hiemabant ex hibernis educit et, qua proximum iter in ulteriorem Galliam per
Alpes erat, cum his quinque legionibus ire (inf. pres. di eo) contendit.
[Cesare]

Una famosa statua di Diana


Illo tempore Segestanis maxima cum cura haec ipsa Diana de qua dicimus redditur; repor-
tatur Segestam, in suis antiquis sedibus summa cum gratulatione civium et laetitia reponi-
tur. Haec erat posita Segestae sane excelsa in basi, in qua grandibus litteris P. Africani
nomen erat incisum. Colebatur a civibus, ab omnibus advenis visebatur.
[Cicerone]

I difensori della repubblica


Propugnatores rei publicae permănent illi soli, atque omnia rei publicae causa (per lo sta-
to) perfĕrunt, qui sunt tales qualis pater tuus, M. Scaure, fuit, qui a C. Graccho usque ad Q.
Varium seditiosis omnibus restitit, quem numquam ulla vis, ullae minae, ulla invidia labe-
fecit, aut qualis Q. Metellus, patruus matris tuae, aut qualis nuper Q. Catulus fuit, quem
neque periculi tempestas neque honoris aura potuit (perf. di possum) umquam de suo cur-
su aut spe aut metu demovere.
[Cicerone]

Morfologia 210
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.29 Pagina 211

51 Ricapitolazione
Tradurre:

I divertimenti del vecchio Catone


Ego vero propter sermonis delectationem tempestivis quoque conviviis delector, nec cum
aequalibus solum, qui pauci admodum restant, sed cum vestra etiam aetate atque vobiscum,
habeoque senectuti magnam gratiam, quae mihi sermonis aviditatem auxit, potionis et cibi
sustulit (da tollo). Me vero et magisteria delectant a maioribus instituta et is sermo qui more
maiorum a summo1 adhibetur in poculo, et pocula minuta atque rorantia, et refrigeratio
aestate et vicissim aut sol aut ignis hibernus.
[Cicerone]

1. Allude al cosiddetto «principe del convito».

52 Ricapitolazione
Tradurre:

Le gioie dell’agricoltura
Num igitur horum senectus miserabilis fuit, qui se agri cultione oblectabant? Mea quidem sen-
tentia haud scio an (se) nulla beatior possit (possa) esse, neque solum officio, quod (in quan-
to) hominum generi universo cultura agrorum est salutaris, sed et delectatione quam dixi, et
saturitate copiaque rerum omnium, quae ad victum hominum, ad cultum etiam deorum per-
tinent. Semper enim boni assiduique domini referta cella vinaria, olearia, etiam penaria est
villaque tota locuples est, abundat porco, haedo, agno, gallina, lacte, caseo, melle.
[Cicerone]

53 Ricapitolazione
Tradurre:

I re persiani
Lacedaemonius Agesilaus nomine, non potestate, fuit rex, sicut ceteri Spartani. Ex iis vero qui
dominatum imperio tenuerunt, excellentissimi fuerunt, ut nos iudicamus, Persarum Cyrus et
Darı̄us, Hystaspis filius, quorum uterque privatus virtute regnum est adeptus (ot tenne).
Prior horum apud Massagetas in proelio cecidit, Darius senectute diem obiit (perf. di obeo)
supremum. Tres (tre) sunt praeterea eiusdem gentis: Xerxes et duo (i due) Artaxerxae,
Macrochir (Macrochiro) cognomine et Mnemon. Xerxi (gen.) maxime est illustre quod (il
fatto che) maximis exercitibus terra marique bellum intulit (da infero) Graeciae. At Macro-
chir praecipuam habet laudem amplissimae pulcherrimaeque corporis formae, quam incre-
dibili ornavit virtute belli: namque illo Perses (persiano) nemo manu fuit fortior. Mnemon
autem iustitiae fama floruit.
[Cornelio Nepote]

Unità 8. Esercizi 211


01_Dionigi1_01 14/02/11 18.29 Pagina 212

54 Ricapitolazione
Tradurre:

I re macedoni
Ex Macedonum autem gente duo (due) multo ceteros antecesserunt rerum gestarum gloria:
Philippus, Amyntae filius, et Alexander Magnus. Horum alter Babylone morbo consumptus
est, Philippus Aegiis a Pausania iuxta theatrum occisus est. Unus item Siculus, Dionysius
prior. Nam et manu fortis et belli peritus fuit et, id quod in tyranno non facile reperitur, mini-
me libidinosus, non luxuriosus, non avarus, nullius denique rei cupidus nisi singularis per-
petuique imperii ob eamque rem crudelis. Maior annos sexaginta natus (a più di ses-
sant’anni) decessit, neque in tam multis annis cuiusquam ex sua stirpe funus vidit.
[Cornelio Nepote]

55 Ricapitolazione
Tradurre:

Dione Siracusano
Dion, Hipparini filius, Syracusanus, nobili genere natus, utraque implicatus tyrannide
Dionysiorum. Namque Dionysius superior Aristomachen, sororem Dionis, habuit in matri-
monio, ex qua duos (due) filios, Hipparinum et Nisaeum, procreavit totidemque filias, no-
mine Sophrosynen et Areten, quarum priorem Dionysio filio, eidem cui regnum reliquit, nup-
tum (in moglie) dedit, alteram, Areten, Dioni. Dion autem praeter nobilem propinquitatem
generosamque maiorum famam multa alia ab natura habuit bona, in his ingenium docile,
come, aptum ad artes optimas, magnam corporis dignitatem, quae non minimum commen-
dat, magnas praeterea divitias a patre relictas, quas ipse tyranni muneribus auxerat. Erat
intimus Dionysio priori, neque minus propter mores quam affinitatem.
[Cornelio Nepote]

56 Ricapitolazione
Tradurre:

Ammirazione di Catone per Q. Fabio Massimo


Multa in eo viro praeclara cognovi, sed nihil admirabilius quam quo modo ille mortem fili
tulit (perf. di fero), clari viri et consularis. Est in manibus laudatio, quam cum legimus,
quem philosophum non contemnimus? Nec vero ille in luce modo atque in oculis civium
magnus sed intus domique praestantior. Qui sermo, quae praecepta! Quanta notitia anti-
quitatis scientia iuris, auguri! Multae etiam litterae: omnia memoria tenebat non domestica
solum, sed etiam externa bella.
[Cicerone]

Morfologia 212
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57 Ricapitolazione
Tradurre:

L’amicizia è tra i beni supremi dell’uomo


Est enim amicitia nihil aliud nisi omnium divinarum humanarumque rerum cum benevo-
lentia et caritate consensio, qua quidem haud scio an (se), excepta sapientia (eccettuata la
saggezza), nil quicquam melius homini a dis immortalibus sit datum (sia stato dato). Divi-
tias alii praeponunt, bonam alii valetudinem, alii potentiam, alii honores, multi etiam
voluptates. Beluarum (proprio delle bestie) hoc quidem extremum est, illa autem superiora
caduca et incerta, posita non tam in consiliis nostris quam in fortunae temeritate. Qui autem
in virtute summum bonum ponunt, praeclare illi quidem faciunt, sed haec ipsa virtus ami-
citiam gignit et continet, nec sine virtute amicitia esse ullo pacto potest (può).
[Cicerone]

58 Ricapitolazione
Tradurre:

Tutti concordano sull’importanza dell’amicizia


Una est enim amicitia in rebus humanis, de cuius utilitate omnes uno ore consentiunt; a mul-
tis virtus ipsa contemnitur, multi divitias despiciunt, honores vero, quorum cupiditate qui-
dam inflammantur, multi contemnunt. De amicitia omnes ad unum idem sentiunt: et ei qui
rerum cognitione doctrinaque delectantur, et ei qui suum negotium gerunt otiosi; postremo
et ei qui se totos tradiderunt voluptatibus sine amicitia vitam esse nullam (che la vita non
conta nulla) sentiunt. Serpit enim nescio quo modo per omnium vitas amicitia.
[Cicerone]

Unità 8. Esercizi 213


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lessico

Il pronome

1 Classificazione
I pronomi, classificati in sette gruppi secondo il significato (cfr. p. 172), dal punto di vista
morfologico sono riconducibili sostanzialmente a due grandi categorie:
a. pronomi personali (ego) e il riflessivo;
b. pronomi dimostrativi (ille), determinativi (is), relativi (qui), interrogativi (quis),
indefiniti (aliquis).
Infatti, per quel che riguarda la flessione, i pronomi personali non hanno alcun rapporto e
alcuna analogia con l’altra categoria caratterizzata da un sistema coerente di pronomi e
aggettivi. I pronomi di persona non fanno distinzione di genere e hanno il plurale deriva-
to da un tema diverso da quello del singolare; lo stesso tema del nominativo singolare ego
differisce da quello degli altri casi.

2 Norma e uso
Pronomi personali
1 Generalmente il pronome di prima e seconda persona al nominativo è sottinte-
so. È espresso:
quando ha rilievo enfatico o in proposizioni contrapposte:
Ego quoque aliquid sum (Cic.). Anch’io valgo qualcosa.
Ego reges eieci, vos tyrannos introducitis; Io ho cacciato i re, voi li fate rientrare;
ego libertatem, quae non erat, peperi, vos io ho procurato la libertà, voi, ora che
partam servare non vultis (Rhet. Her.). è assicurata, non volete conservarla.

Lessico 214
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.29 Pagina 215

Ego tibi hoc confirmo (Cic.). Questo te lo posso confermare.

quando è accompagnato da un’apposizione:


Ego, homo imperitus iuris, ignarus Io, uomo inesperto di diritto e non
negotiorum ac litium (Cic.). pratico di affari e processi.

2 Il pronome di prima persona plurale può essere usato in sostituzione di un sin-


golare. Si tratta di un plurale sociativo che rappresenta la trasposizione linguistica di un
fenomeno psicologico e sociale. Questo si verifica in due casi:

quando si cerca di coinvolgere l’interlocutore per dissimulare il troppo ingom-


brante ego o me (pluralis modestiae):
Nos numquam seducet amica (Prop. ) Mai un’amante mi sedurrà.

quando il parlante svolge una funzione pubblica o riveste un’alta carica (plura-
lis maiestatis; è il caso di Cicerone che frequentemente parla di sé sotto la forma nos):
«Noris nos – inquit –, docti sumus» «Tu mi dovresti conoscere – dice –,
(Hor.). sono un letterato».
A proposito dell’espressione di Terenzio nos otiosi operam damus («mi adopero pur non
svolgendo un’attività»), il grammatico Donato commenta: aut ad pudorem sumitur hoc pro-
nomen in plurali numero aut ad dignitatem («qui si usa il pronome plurale o per modestia o
per importanza»).

Pronomi dimostrativi e determinativi


Ben presto, e precisamente già a partire dal I sec. a.C. e soprattutto dal I d.C., l’uso comin-
ciò a confondere questi pronomi che la grammatica teneva ben distinti.
Il primo a scomparire fu is, sempre meno impiegato nella lingua poetica (per ragioni
metriche) e nella lingua parlata, propensa a eliminare le parole troppo corte o progressi-
vamente indebolite nel valore. Dapprima fu rimpiazzato, anche per l’uso anaforico, da hic
e dalle forme più piene ille e iste, ormai non più percepito come legato alla seconda perso-
na; finché nel latino tardo ipse finirà addirittura per confondersi e sostituirsi a idem:
Non ipsa parte exire habebamus qua Non dovevamo uscire dalla medesima
intraveramus (Peregr. Aeth.). parte dalla quale eravamo entrati.

Pronomi indefiniti
Gli indefiniti latini sono più numerosi di quelli italiani perché devono compensare la man-
canza dell’articolo indeterminativo. All’articolo indeterminativo italiano («un, uno») e al
pronome indefinito «uno», in latino possono corrispondere diversi pronomi e aggettivi in-
definiti pressoché sinonimici; essi sono formati giustapponendo a quis altri pronomi (alius-
) o particelle (-dam, -piam, -quam):

Il pronome 215
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.29 Pagina 216

quidam (posposto), agg. quidam, quaedam, quoddam. Si riferisce a persona o


cosa individuata ma non specificata:
Homo quidam fecit coenam magnam Un uomo fece una grande cena.
(Vulg.).

aliquis, agg. aliqui, aliqua, aliquod. Si riferisce a persona o cosa esistente o pen-
sata come tale ma non individuata:
Aliquod exemplum eligimus ad quod Noi scegliamo un modello secondo cui
vitam derigamus (Sen.). regolare la nostra vita.
Iste nihil umquam fecit sine aliquo Non ha mai fatto nulla senza trarne un
quaestu (Cic.). guadagno.

quispiam, agg. quispiam, quaepiam, quodpiam. Indica persona o cosa probabile o


possibile:
O stultum hominem, dixerit quispiam O uomo stolto, uno potrebbe
(Cic.). affermare.

quis (enclitico), agg. qui, quae, quod. Indica persona o cosa puramente possibile:
Si qui deus mihi largiatur ut ex hac aetate Se un dio mi concedesse di tornare
repuerascam et in cunis vagiam, valde bambino da questo stato di vecchiaia e
recusem (Cic.). di emettere vagiti nella culla, io
rinuncerei senza esitazione.
Filiam quis habet, pecunia est opus (Se) uno ha una figlia, ha bisogno di
(Cic.). denaro.

quisquam, agg. corrispondente ullus, ulla, ullum (e nullus, nulla, nullum) con
valore negativo. Si riferisce a persona o cosa improbabile:
Si tempus est ullum iure hominis necandi Se esiste una circostanza in cui
(Cic.). l’omicidio sia legittimo.
Elephanto beluarum nulla prudentior Non vi è una bestia più intelligente
(Cic.). dell’elefante.

L’uso latino talvolta attesta l’accoppiamento e anche l’intercambiabilità di tali pronomi,


a conferma delle sottili differenze semantiche che vi intercorrono:
Neque enim si de rusticis rebus agricola Se un agricoltore scrive o parla
quispiam aut etiam, id quod multi, eloquentemente di agricoltura, o anche
medicus de morbis aut si de pingendo – cosa che capita spesso – un medico
pictor aliquis diserte scripserit aut dixerit, di medicina, un pittore di pittura, non
idcirco illius artis putanda est eloquentia bisogna per questo credere che
(Cic.). l’eloquenza sia propria di quelle arti.

Lessico 216
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.29 Pagina 217

(Nostri homines) neque exercitationis I nostri conterranei non credevano che


ullam vim neque aliquod praeceptum esistesse un metodo di esercizio o un
artis esse arbitrabantur (Cic.). precetto scientifico.

3 Dal latino all’italiano

1 Pronomi personali e riflessivo


Da eo, forma volgare di ego, deriva l’it. «io» (e le diverse forme romanze). «Ella», «elli» (da
«egli») derivano da illa, ille; «essi», «esse», in luogo di «elli» ed «elle», traducono illi, illae,
ma derivano da ipsi, ipsae.

2 Pronomi possessivi
«Mio», «tuo», «suo», «nostro», «vostro» corrispondono morfologicamente ai latini meus,
tuus, suus, noster, vester. In latino suus è sempre riflessivo, mentre l’italiano «suo» non sem-
pre lo è («il maestro istruisce i suoi allievi»: richiede il riflessivo suos; «io ho istruito i suoi
allievi»: richiede il non riflessivo eius). Il possessivo plurale «loro» deriva da illorum.

3 Pronomi determinativi
«Stesso» deriva dall’unione di ipse col dimostrativo iste: (i)st(um) ipsum.

4 Pronomi dimostrativi
Hic, haec, hoc sono scomparsi in italiano.

Illum, illam, illi, illae hanno dato origine ai nostri articoli determinativi: illi «i,
gli», illae «le», illum «il, lo», illam «la». Dal dimostrativo ille derivano «loro» (da illorum),
«lui» e «lei» (da forme tarde di dativo: m. illui e f. illaei).

Istum e illum + eccum (da ecce [«ecco»] + eum) hanno dato luogo ai dimostrativi
italiani: (ec)cum istum > questo; (ec)cum ti(bi) istum > codesto; (ec)cum illum > quello; ecce
hoc > ciò.

5 Pronomi relativi e indefiniti


«Chi» deriva dal pronome qui; «il quale», «la quale» da ille qualis, illa qualis.

«Chiunque» deriva da quicumque, ma a differenza del latino può essere sia inde-
finito relativo («chiunque va in guerra può morire», dove il latino usa quicumque o quisquis)
sia indefinito assoluto («chiunque può morire», dove il latino usa quivis o quilibet, lett. «chi
tu vuoi, chi ti piace»); cfr. pp. 179, 184.

Il pronome 217
01_Dionigi1_01 15/02/11 19.51 Pagina 218


Esercizi

1 Tradurre:

I livello 1. In templo Herculis valvae clausae repagulis subito se ipsae aperuerunt [Cic.]. 2.
Ego vir fortis idemque philosophus vivere pulcherrimum duxi [Cic.]. 3. Nullam enim virtus
aliam mercedem laborum periculorumque desiderat praeter hanc laudis et gloriae [Cic.]. 4.
Quintus misit filium non solum sui deprecatorem, sed etiam accusatorem mei [Cic.]. 5. Nam
neque neglegentia tua neque odio id fecit tuo [Ter.]. 6. Liberi mihi vero et propter indulgen-
tiam meam et propter excellens eorum ingenium vita sunt mea cariores [Cic.]. 7. De istis
rebus exspecto tuas litteras [Cic.]. 8. Sed hoc commune vitium, illae Epicuri propriae ruinae
[Cic.]. 9. In omni enim arte vel studio vel quavis scientia vel in ipsa virtute optimum quid-
que rarissimum est [Cic.]. 10. Quis desiderio sit (potrebbe esserci) pudor aut modus / tam
cari capitis? [Hor.]. 11. Quae ipsi non tribuunt amicis, haec ab iis desiderant [Cic.]. 12.
Venio nunc ad istius, quem ad modum ipse appellat, studium, ut amici eius, morbum et insa-
niam, ut Siculi, latrocinium [Cic.]. 13. Senectus ipsast (= ipsa est) morbus [Ter.]. 14. In
Graecia musici floruerunt discebantque id omnes, nec qui nesciebat satis excultus doctrina
putabatur [Cic.]. 15. Necessitatis inventa antiquiora sunt quam voluptatis [Cic.]. 16. Flebat
uterque, non de suo supplicio, sed pater de filii morte, de patris filius [Cic.]. 17. Quae autem
natio non comitatem, non benignitatem, non gratum animum et beneficii memorem diligit?
[Cic.]. 18. Quisquis ad vitam editur, ad mortem destinatur [Sen.]. 19. Omnes artes quae ad
humanitatem pertinent habent quoddam commune vinclum et quasi cognatione quadam
inter se continentur [Cic.]. 20. Nicias te, ut debet, amat vehementerque tua sui memoria
delectatur [Cic.]. 21. Suus cuique modus est [Cic.]. 22. Trahit sua quemque voluptas [Verg.].

II livello 1. Multi qui aut propter victoriae cupiditatem aut propter gloriae volnera excepe-
runt fortiter et tulerunt, iidem omissa contentione dolorem morbi ferre non possunt [Cic.]. 2.
Habenda ratio non sua solum sed etiam aliorum [Cic.]. 3. Ea quae faciebat, tua se fiducia
facere dicebat [Cic.]. 4. Si haec non dico maiora fuerunt in Clodio quam in Milone, sed in
illo maxima, nulla in hoc, quid voltis amplius? [Cic.]. 5. Vetus est haec opinio, iudices, quae
constat ex antiquissimis Graecorum litteris ac monumentis, insulam Siciliam totam esse
Cereri et Liberae consecratam [Cic.]. 6. Erat comes eius Rubrius quidam, homo factus ad
istius libidines, qui miro artificio, quocumque venerat, haec investigare omnia solebat. Is ad
eum rem defert [Cic.]. 7. Male enim se res habet, cum quod virtute effici debet, id temptatur
pecunia [Cic.]. 8. Eam sapientiam interpretantur, quam adhuc mortalis nemo est consecu-
tus [Cic.]. 9. Idem velle atque idem nolle, ea demum firma amicitia est [Sall.]. 10. Quid
dicam de thesauro rerum omnium, memoria? [Cic.]. 11. Est quaedam flere voluptas [Ov.].
12. Intra pectus inclusa anima finem sui repperit [Val. Max.].

Lessico 218
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.29 Pagina 219

III livello 1. A Caesare valde liberaliter invitor in legationem illam sibi ut sim legatus [Cic.].
2. Num igitur, si ad centesimum annum vixisset, senectutis eum suae paeniteret? [Cic.]. 3.
Placet Stoicis homines autem hominum causa esse generatos, ut ipsi inter se aliis alii pro-
desse possent [Cic.]. 4. Apud Hypanim fluvium, qui in Pontum influit, Aristoteles ait bestio-
las quasdam nasci, quae unum diem vivant [Cic.]. 5. Nam ceteris quidem vitae partibus quis
est qui possit sine Treboni maxima contumelia conferre vitam Treboni cum Dolabellae?
[Cic.]. 6. Quid quisque vitet, numquam homini satis / cautum est in horas [Hor.].

Il pronome.
pronome Esercizi 219
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.29 Pagina 220

unità 9

Imperativo
futuro • Numerali

1 L’imperativo futuro
Oltre all’imperativo presente, che esprime un ordine immediato, il latino dispone anche
dell’imperativo futuro, che esprime di solito un ordine da eseguirsi dopo un certo inter-
vallo di tempo oppure abitualmente (è perciò caratteristico delle prescrizioni giuridiche);
si noti che presenta forme anche per la 3ª pers. singolare e plurale.
È formato dal tema dell’infectum allargato seguìto dalle desinenze -to (2ª e 3ª pers. sing.),
-tōte (2ª pers. plur.) e -nto (3ª pers. plur.); i verbi della III coniug. del tipo mitto presenta-
no le vocali tematiche -i-/-u-:

I CONIUG. II CONIUG. III CONIUG. (con voc. tem.)

2ª pers. sing. vocā-to monē-to mitt-ı̆-to


chiamerai ammonirai manderai
3ª ” vocā-to monē-to mitt-ı̆-to
chiamerà ammonirà manderà
2ª pers. plur. voca-tōte mone-tōte mitt-ı̆-tōte
chiamerete ammonirete manderete
3ª ” voca-nto mone-nto mitt-u-nto
chiameranno ammoniranno manderanno

III CONIUG. (tema in -i) IV CONIUG. SUM

2ª pers. sing. cap-ı̆-to invenı̄-to es-to


prenderai troverai sarai
3ª ” cap-ı̆-to invenı̄-to es-to
prenderà troverà sarà
2ª pers. plur. cap-i-tōte inveni-tōte es-tōte
prenderete troverete sarete
3ª ” cap-u-nto inveni-u-nto s-u-nto
prenderanno troveranno saranno

Morfologia 220
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.29 Pagina 221

Osservazioni
1. La -u- di capiunto e inveniunto è analogica rispetto alla -u- di mittunto.
2. L’imperativo futuro è più frequente nei testi arcaici e soprattutto giuridici (caratterizza-
ti da un costante stile arcaizzante: cfr. Lingue tecniche, pp. 577 sg.), piuttosto raro nel perio-
do classico, in cui sopravvivono forme ormai depauperate del valore originario: scito «sap-
pi», scitote «sappiate» (scio «so» è privo dell’imperativo presente), memento «ricorda» (dal
verbo difettivo memini «mi ricordo»: cfr. p. 327), habeto «credi». In generale si traduce con
un imperativo, un congiuntivo esortativo o con un futuro:
Qui agent auspicia servanto, Coloro che compiranno atti pubblici
auguri publico parento (Cic.). osservino gli auspici, obbediscano all’augure
pubblico.
[ovvero «osserveranno», «dovranno
osservare»...]

3. La forma negativa è preceduta da ne (neve «e non» è la congiunzione coordinativa):


Hominem mortuum in urbe ne Non seppellire né cremare in città un
sepelito neve urito (Leg. XII Tab.). cadavere.

2 I numerali
I numerali latini si ripartiscono in quattro categorie, due comuni all’italiano:
cardinali: quattuor «quattro»
ordinali: quartus, -a, -um «quarto, -a»
e due estranee:
distributivi: quaterni, -ae, -a «quattro per volta/per ciascuno»
avverbi numerali: quater «per la quarta volta»

NUMERI CARDINALI ORDINALI DISTRIBUTIVI AVVERBI


(quot?) (quotus?) (quoteni?) (quotiens?)
arabi rom. quanti? quale nell’ordine? quanti per volta? quante volte?
1 I unus, -a, -um primus, -a, -um singuli, -ae, -a semel
2 II duo, -ae, -o secundus /alter bini bis
3 III tres, tria tertius terni ter
4 IV quattuor quartus quaterni quater
5 V quinque quintus quini quinquies
6 VI sex sextus seni sexies
7 VII septem septimus septeni septies
8 VIII octo octavus octoni octies
9 IX novem nonus noveni novies
10 X decem decimus deni decies
11 XI undecim undecimus undeni undecies
12 XII duodecim duodecimus duodeni duodecies

Unità 9 221
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.29 Pagina 222

NUMERI CARDINALI ORDINALI DISTRIBUTIVI AVVERBI


(quot?) (quotus?) (quoteni?) (quotiens?)
arabi rom. quanti? quale nell’ordine? quanti per volta? quante volte?
13 XIII tredecim tertius decimus terni deni ter decies
14 XIV quattuordecim quartus decimus quaterni deni quater decies
15 XV quindecim quintus decimus quini deni quindecies
16 XVI sedecim sextus decimus seni deni sedecies
17 XVII septendecim septimus decimus septeni deni septies decies
18 XVIII duodeviginti duodevicesimus duodeviceni octies decies
19 XIX undeviginti undevicesimus undeviceni novies decies
20 XX viginti vicesimus viceni vicies
21 XXI viginti unus / vicesimus unus / viceni singuli vicies semel
unus et viginti unus et vicesimus
30 XXX triginta tricesimus triceni tricies
40 XL quadraginta quadragesimus quadrageni quadragies
50 L quinquaginta quinquagesimus quinquageni quinquagies
60 LX sexaginta sexagesimus sexageni sexagies
70 LXX septuaginta septuagesimus septuageni septuagies
80 LXXX octoginta octogesimus octogeni octogies
90 XC nonaginta nonagesimus nonageni nonagies
100 C centum centesimus centeni centies
200 CC ducenti, -ae, -a ducentesimus duceni ducenties
300 CCC trecenti trecentesimus treceni trecenties
400 CD quadringenti quadringentesimus quadringeni quadringenties
500 D quingenti quingentesimus quingeni quingenties
600 DC sescenti (sex-) sescentesimus (sex-) sesceni (sex-) sescenties (sex-)
700 DCC septingenti septingentesimus septingeni septingenties
800 DCCC octingenti octingentesimus octingeni octingenties
900 CM nongenti nongentesimus nongeni nongenties
1000 M mille millesimus singula milia mil(l)ies
2000 MM duo milia bis millesimus bina milia bis mil(l)ies

10.000 X decem milia decies millesimus dena milia decies mil(l)ies

100.000 C centum milia centies millesimus centena milia centies mil(l)ies
1.000.000 X decies centena decies centies decies centena decies centies
milia millesimus milia mil(l)ies

Osservazioni
1. I NUMERI ROMANI
a. Meno frequenti sono le seguenti cifre:
I O = 500
cIO = 1000
ccIOO = 10.000
L’aggiunta di un segno O a destra di IO ne moltiplica il valore per 10: IOO = 5000; IOOO = 50.000.

b. Una lineetta orizzontale sopra un numero lo moltiplica per 1000: X = 10.000.

Morfologia 222
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.29 Pagina 223

c. Tre lineette disposte a cornice intorno a un numero lo moltiplicano per 100.000:


X = 1.000.000.
d. Quando un numero è composto da più cifre, quelle scritte a destra di una cifra più alta
si intendono ad essa sommate, quelle a sinistra (solo I, X, C), invece, sottratte:
XI = X + I [11]
XVIII = X + V + III [18]
XC = C – X [90]
MCCXIX = M + CC + X + (X – I) [1219]
2. I CARDINALI
a. Unus, -a, -um si declina come un aggettivo della I classe, fatta eccezione per gen. e
dat., che presentano desinenze pronominali: un-ı̄us e un-ı¯. Quando non ha senso stretta-
mente numerale, si traduce con «unico», «solo», «uno solo»; al plur. ricorre nel senso di
«soli», talora correlato ad alteri, o con nomi pluralia tantum:
Sequĕre me tres unos passos (Plaut.). Seguimi per tre soli passi.
Creati sunt triumviri bini, uni sacris Furono elette due terne di triumviri, gli
conquirendis, alteri reficiendis aedibus uni per ricercare gli oggetti sacri, gli
(Liv.). altri per restaurare i templi.
Ex unis geminas mihi confı̆cis nuptias Da un solo matrimonio me ne fai venir
(Plaut.). fuori due.
b. Duo, un originario duale imparentato con il greco dúo, presenta il seguente prospet-
to di declinazione:
MASCH. FEMM. NEUTRO
nom. duŏ duae duŏ
gen. duōrum duārum duōrum
dat. duōbus duābus duōbus
acc. duōs/-ŏ duās duŏ
abl. duōbus duābus duōbus

Traccia del gen. arcaico duum è ben visibile in duumvir «duumviro» (dal gen. plur. duumvi-
rum). Come duo si declina anche ambo «ambedue» (presi insieme, di contro a uterque
«entrambi, l’uno e l’altro», presi separatamente).
c. Tres, tria segue la declinazione degli aggettivi della II classe.
d. Gli altri cardinali declinabili sono le centinaia (escluso centum) e milia, -ium
«migliaia», sostantivo n. plur. della III decl.
e. Mille è aggettivo indeclinabile (mille milites «mille soldati»); milia si accompagna al
genitivo partitivo (duo milia militum «duemila soldati»).

3. GLI ORDINALI
a. Sono tutti declinabili secondo il modello degli aggettivi della I classe.
b. Primus è propriamente un superlativo e vale dunque «primo fra più di due» («primo
fra due» è reso con il comparativo prior). Secundus «secondo fra più di due» conserva il
legame etimologico con sequor «seguo» (alter vale invece «uno/l’altro fra due»).

Unità 9 223
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.29 Pagina 224

c. Talora gli ordinali che escono in -esimus si presentano nella forma arcaica -ensimus:
vicensimus, tricensimus.
d. Negli ordinali terminanti per «uno» («ventunesimo», ecc.), unus è preferito a primus
(vicesimus unus). In quelli terminanti per «due», alter è preferito a secundus (vicesimus alter
«ventiduesimo»).
e. Nell’indicazione delle date, laddove l’italiano usa i cardinali («nel 646»), il latino usa
gli ordinali (anno sexcentesimo quadragesimo sexto ab U.c., lett. «nel seicentoquarantaseiesi-
mo anno dalla fondazione di Roma»: cfr. p. 226).
f. Dagli ordinali derivano gli avverbi in -um e in -o (rispettivamente originari accusativi
e ablativi):
primum per la prima volta primo in primo luogo
secundum dopo, dietro secundo in secondo luogo
tertium per la terza volta tertio in terzo luogo

4. I DISTRIBUTIVI
a. Al pari degli ordinali, sono tutti declinabili secondo il modello degli aggettivi della I
classe (frequenti sono i gen. in -um anziché in -orum). Sono usati per indicare «quanti per
volta» o «quanti per ciascuno»; talvolta, in funzione di cardinali, in unione con pluralia tan-
tum (binae nuptiae «due matrimoni») o con sostantivi che al plur. hanno significato diverso
dal sing. (bina castra «due accampamenti»); in tal caso uni è preferito a singuli, trini a terni:
Illi veteres terna aut bina aut nonnulli Quegli antichi [oratori] dicevano tre o
singula etiam verba dicebant (Cic.). due parole, alcuni anche una sola per
volta.
Captivorum quid ducunt secum! Pueros, Quanti prigionieri portano con sé!
virgines, binos, ternos, alius quinque Ragazzi, ragazze, due, tre per ciascuno,
(Plaut.). un altro ne porta cinque.
Transierant binae Kalendae (Mart.). Erano passate per due volte le calende.
b. I distributivi sono impiegati anche nelle moltiplicazioni (come moltiplicandi), insie-
me agli avverbi numerali (come moltiplicatori); il prodotto è espresso con un cardinale:
decies centena milia dieci volte centomila [= un milione]
septies quina sunt triginta quinque cinque per sette fa trentacinque

5. GLI AVVERBI NUMERALI


a. Per gli avverbi uscenti in -ies sono attestate anche forme arcaiche in -iens: decies /
deciens.
b. Si traducono in italiano con una locuzione perifrastica: «una volta», «due volte», ecc.:
O terque quaterque beati (Verg.). O tre e quattro volte felici!
[= o mille volte felici]
c. Sono impiegati come moltiplicatori per formare i numeri dal milione in su:
Omnis insula est in circuitu vicies centum Tutta l’isola è, nel perimetro, di due
milium passuum (Caes.). milioni di passi.
[lett. «venti volte centomila»]

Morfologia 224
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3 Il calendario romano
I giorni dei mesi
Il calendario romano prevedeva in origine soltanto dieci mesi, da marzo a dicembre; in
sèguito si aggiunsero gennaio (dal quale, solo a partire dal 153 a.C., ebbe inizio l’anno) e
febbraio. Con la riforma introdotta da Giulio Cesare nel 46 a.C., l’anno lunare di 355 gior-
ni fu abbandonato per l’anno solare di 365 giorni e 6 ore: le ore in eccedenza costituivano
ogni quattro anni un giorno in più, che veniva aggiunto non al 28 febbraio, come ora, ma
al 24, il dies sextus prima delle calende di marzo. Di conseguenza il giorno successivo il 24
febbraio, aggiunto ogni quattro anni, prese il nome di dies bis sextus «giorno due volte
sesto», da cui derivò bisextilis «bisestile».
I nomi dei mesi sono propriamente aggettivi, appartenenti alla I o alla II classe:
Ianuarius (Ianus «Giano»)
Februarius(Februa, -orum, cerimonie di espiazione e purificazione)
Martius (Mars «Marte»)
Aprilis (aperio «schiudo», forse riferito allo sbocciare della primavera, o
forse etimologicamente collegato ad Afrodite)
Maius (Maia «Maia»)
Iunius (Iuno «Giunone»)
Iulius (in onore di Giulio Cesare; in precedenza era Quintilis: il quinto
mese a partire da marzo, il primo secondo il calendario primitivo)
Augustus (in onore di Ottaviano Augusto; in precedenza era Sextilis, il sesto
mese da marzo)
September (il settimo mese da marzo)
October (l’ottavo mese da marzo)
November (il nono mese da marzo)
December (il decimo mese da marzo)
Il computo di tutti i giorni del mese era determinato in base a tre date fisse:
Kalendae, -arum calende: il primo del mese
Nonae, -arum none: il 5 del mese (il 7 nei mesi di mar-
zo, maggio, luglio, ottobre)
Idus, -uum idi: il 13 del mese (il 15 nei mesi di mar-
zo, maggio, luglio, ottobre)
Se il giorno coincideva con una delle date fisse, queste erano espresse con l’ablativo
semplice (di tempo determinato):
Kalendis Ianuariis il primo gennaio
Nonis Martiis il 7 marzo
Idibus Septembribus il 13 settembre
Se il giorno precedeva o seguiva una data fissa, era espresso rispettivamente con pridie
e postridie seguìti dalla data fissa in accusativo:
pridie Kalendas Ianuarias il 31 dicembre
pridie Nonas Martias il 6 marzo
postridie Idus Semptembres il 14 settembre

Unità 9 225
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Tutti gli altri giorni si individuavano contando i giorni correnti fino alla data fissa suc-
cessiva, includendo anche il giorno stesso e quello della data fissa:
ante diem quartum Kalendas Apriles il 29 marzo (lett. «quattro giorni prima
delle calende di aprile»)
die tertio ante Nonas Augustas il 3 agosto (lett. «nel terzo giorno prima
delle none di agosto»)
ante diem VI Idus Decembres l’8 dicembre (lett. «sei giorni prima delle
idi di dicembre»)

Gli anni
I Romani individuavano gli anni riportando la rispettiva coppia di consoli, oppure calco-
landoli a partire dalla data della fondazione di Roma (ab Urbe condita, talora siglato a / ab
U.c.), fissata nel 753 a.C.:

M. Tullio Cicerone oratore et C. Nell’anno in cui furono consoli l’oratore


Antonio consulibus (Eutr.). Marco Tullio Cicerone e Gaio Antonio.
Anno ab Urbe condita sexcentesimo Nel 689 dalla fondazione di Roma.
octogesimo nono (Eutr.).

La consuetudine di calcolare gli anni a partire dalla nascita di Cristo (ante /post Christum
natum) è naturalmente assai più recente e quasi estranea agli scrittori latini non cristiani.

Le ore del giorno e della notte


Il dies era compreso tra l’alba e il tramonto, la nox fra il tramonto e l’alba, e dunque la dura-
ta dell’uno e dell’altra variava secondo le stagioni. Poiché l’ora era sempre la dodicesima
parte del giorno (hora diei) e della notte (hora noctis), anche la sua durata variava secondo
le stagioni. La serie delle horae diei iniziava all’alba, mediamente alle 6, quella delle horae
noctis al tramonto, mediamente alle 18:
hora prima diei = 6-7
hora secunda diei = 7-8
hora tertia diei = 8-9
hora prima noctis = 18-19
hora secunda noctis = 19-20

Tuttavia, per la notte, era più usuale l’indicazione delle vigiliae «veglie», cioè dei turni di
guardia delle sentinelle, quattro nell’arco della notte:
prima vigilia = 18-21
secunda vigilia = 21-mezzanotte
tertia vigilia = mezzanotte-3
quarta vigilia = 3-6

Morfologia 226
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.29 Pagina 227

IL CALENDARIO ROMANO
GENNAIO FEBBRAIO
kal. Ian. 1 kal. Febr. 1
IV non. Ian. 2 IV non. Febr. 2
III non. Ian. 3 III non. Febr. 3
prid. non. Ian. 4 prid. non. Febr. 4
non. Ian. 5 non. Febr. 5
VIII id. Ian. 6 VIII id. Febr. 6
VII id. Ian. 7 VII id. Febr. 7
VI id. Ian. 8 VI id. Febr. 8
V id. Ian. 9 V id. Febr. 9
IV id. Ian. 10 IV id. Febr. 10
III id. Ian. 11 III id. Febr. 11
prid. id. Ian. 12 prid. id. Febr. 12
id. Ian. 13 id. Febr. 13
fino al 46 a.C. dal 45 a.C.
XVI kal. Mart. 14
XVII kal. Febr. 14 XIX kal. Febr. XV kal. Mart. 15
XVI kal. Febr. 15 XVIII kal. Febr. XIV kal. Mart. 16
XV kal. Febr. 16 XVII kal. Febr. XIII kal. Mart. 17
XIV kal. Febr. 17 XVI kal. Febr. XII kal. Mart. 18
XIII kal. Febr. 18 XV kal. Febr. XI kal. Mart. 19
XII kal. Febr. 19 XIV kal. Febr. X kal. Mart. 20
XI kal. Febr. 20 XIII kal. Febr. IX kal. Mart. 21
X kal. Febr. 21 XII kal. Febr. VIII kal. Mart. 22
IX kal. Febr. 22 XI kal. Febr. VII kal. Mart. 23
VIII kal. Febr. 23 X kal. Febr.
VII kal. Febr. 24 IX kal. Febr.
VI kal. Febr. 25 VIII kal. Febr. normale bisestile
V kal. Febr. 26 VII kal. Febr. VI kal. Mart. 24 bis VI kal. Mart.
IV kal. Febr. 27 VI kal. Febr. V kal. Mart. 25 VI kal. Mart.
III kal. Febr. 28 V kal. Febr. IV kal. Mart. 26 V kal. Mart.
prid. kal. Febr. 29 IV kal. Febr. III kal. Mart. 27 IV kal. Mart.
30 III kal. Febr. prid. kal. Mart. 28 III kal. Mart.
31 prid. kal. Febr. 29 prid. kal. Mart.

MARZO APRILE
kal. Mart. 1 kal. Apr. 1
VI non. Mart. 2 IV non. Apr. 2
V non. Mart. 3 III non. Apr. 3
IV non. Mart. 4 prid. non. Apr. 4
III non. Mart. 5 non. Apr. 5
prid. non. Mart. 6
non. Mart. 7 VIII id. Apr. 6
VII id. Apr. 7
VIII id. Mart. 8 VI id. Apr. 8
VII id. Mart. 9 V id. Apr. 9
VI id. Mart. 10 IV id. Apr. 10
V id. Mart. 11 III id. Apr. 11
IV id. Mart. 12 prid. id. Apr. 12
III id. Mart. 13 id. Apr. 13
prid. id. Mart. 14
id. Mart. 15 fino al 46 a.C. dal 45 a.C.
XVII kal. Mai. 14 XVIII kal. Mai.
XVII kal. Apr. 16 XVI kal. Mai. 15 XVII kal. Mai.
XVI kal. Apr. 17 XV kal. Mai. 16 XVI kal. Mai.
XV kal. Apr. 18 XIV kal. Mai. 17 XV kal. Mai.
XIV kal. Apr. 19 XIII kal. Mai. 18 XIV kal. Mai.
XIII kal. Apr. 20 XII kal. Mai. 19 XIII kal. Mai.
XII kal. Apr. 21 XI kal. Mai. 20 XII kal. Mai.
XI kal. Apr. 22 X kal. Mai. 21 XI kal. Mai.
X kal. Apr. 23 IX kal. Mai. 22 X kal. Mai.
IX kal. Apr. 24 VIII kal. Mai. 23 IX kal. Mai.
VIII kal. Apr. 25 VII kal. Mai. 24 VIII kal. Mai.
VII kal. Apr. 26 VI kal. Mai. 25 VII kal. Mai.
VI kal. Apr. 27 V kal. Mai. 26 VI kal. Mai.
V kal. Apr. 28 IV kal. Mai. 27 V kal. Mai.
IV kal. Apr. 29 III kal. Mai. 28 IV kal. Mai.
III kal. Apr. 30 prid. kal. Mai. 29 III kal. Mai.
prid. kal. Apr. 31 30 prid. kal. Mai.

Unità 9 227
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.29 Pagina 228

MAGGIO GIUGNO
kal. Mai. 1 kal. Iun. 1
VI non. Mai. 2 IV non. Iun. 2
V non. Mai. 3 III non. Iun. 3
IV non. Mai. 4 prid. non. Iun. 4
III non. Mai. 5 non. Iun. 5
prid. non. Mai. 6 VIII id. Iun. 6
non. Mai. 7 VII id. Iun. 7
VIII id. Mai. 8 VI id. Iun. 8
VII id. Mai. 9 V id. Iun. 9
VI id. Mai. 10 IV id. Iun. 10
V id. Mai. 11 III id. Iun. 11
IV id. Mai. 12 prid. id. Iun. 12
III id. Mai. 13 id. Iun. 13
prid. id. Mai. 14
id. Mai. 15 fino al 46 a.C. dal 45 a.C.
XVII kal. Quint. 14 XVIII kal. Quint.
XVII kal. Iun. 16 XVI kal. Quint. 15 XVII kal. Quint.
XVI kal. Iun. 17 XV kal. Quint. 16 XVI kal. Quint.
XV kal. Iun. 18 XIV kal. Quint. 17 XV kal. Quint.
XIV kal. Iun. 19 XIII kal. Quint. 18 XIV kal. Quint.
XIII kal. Iun. 20 XII kal. Quint. 19 XIII kal. Quint.
XII kal. Iun. 21 XI kal. Quint. 20 XII kal. Quint.
XI kal. Iun. 22 X kal. Quint. 21 XI kal. Quint.
X kal. Iun. 23 IX kal. Quint. 22 X kal. Quint.
IX kal. Iun. 24 VIII kal. Quint. 23 IX kal. Quint.
VIII kal. Iun. 25 VII kal. Quint. 24 VIII kal. Quint.
VII kal. Iun. 26 VI kal. Quint. 25 VII kal. Quint.
VI kal. Iun. 27 V kal. Quint. 26 VI kal. Quint.
V kal. Iun. 28 IV kal. Quint. 27 V kal. Quint.
IV kal. Iun. 29 III kal. Quint. 28 IV kal. Quint.
III kal. Iun. 30 prid. kal. Quint. 29 III kal. Quint.
prid. kal. Iun. 31 30 prid. kal. Quint.

LUGLIO AGOSTO
kal. Quint. 1 kal. Sext. 1
VI non. Quint. 2 IV non. Sext. 2
V non. Quint. 3 III non. Sext. 3
IV non. Quint. 4 prid. non. Sext. 4
III non. Quint. 5 non. Sext. 5
prid. non. Quint. 6 VIII id. Sext. 6
non. Quint. 7 VII id. Sext. 7
VIII id. Quint. 8 VI id. Sext. 8
VII id. Quint. 9 V id. Sext. 9
VI id. Quint. 10 IV id. Sext. 10
V id. Quint. 11 III id. Sext. 11
IV id. Quint. 12 prid. id. Sext. 12
III id. Quint. 13 id. Sext. 13
prid. id. Quint. 14 fino al 46 a.C. dal 45 a.C.
id. Quint. 15
XVII kal. Sept. 14 XIX kal. Sept.
XVII kal. Sext. 16 XVI kal. Sept. 15 XVIII kal. Sept.
XVI kal. Sext. 17 XV kal. Sept. 16 XVII kal. Sept.
XV kal. Sext. 18 XIV kal. Sept. 17 XVI kal. Sept.
XIV kal. Sext. 19 XIII kal. Sept. 18 XV kal. Sept.
XIII kal. Sext. 20 XII kal. Sept. 19 XIV kal. Sept.
XII kal. Sext. 21 XI kal. Sept. 20 XIII kal. Sept.
XI kal. Sext. 22 X kal. Sept. 21 XII kal. Sept.
X kal. Sext. 23 IX kal. Sept. 22 XI kal. Sept.
IX kal. Sext. 24 VIII kal. Sept. 23 X kal. Sept.
VIII kal. Sext. 25 VII kal. Sept. 24 IX kal. Sept.
VII kal. Sext. 26 VI kal. Sept. 25 VIII kal. Sept.
VI kal. Sext. 27 V kal. Sept. 26 VII kal. Sept.
V kal. Sext. 28 IV kal. Sept. 27 VI kal. Sept.
IV kal. Sext. 29 III kal. Sept. 28 V kal. Sept.
III kal. Sext. 30 prid. kal. Sept. 29 IV kal. Sept.
prid. kal. Sext. 31 30 III kal. Sept.
31 prid. kal. Sept.

Morfologia 228
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.29 Pagina 229

SETTEMBRE OTTOBRE
kal. Sept. 1 kal. Oct. 1
IV non. Sept. 2 VI non. Oct. 2
III non. Sept. 3 V non. Oct. 3
prid. non. Sept. 4 IV non. Oct. 4
non. Sept. 5 III non. Oct. 5
prid. non. Oct. 6
VIII id. Sept. 6 non. Oct. 7
VII id. Sept. 7
VI id. Sept. 8 VIII id. Oct. 8
V id. Sept. 9 VII id. Oct. 9
IV id. Sept. 10 VI id. Oct. 10
III id. Sept. 11 V id. Oct. 11
prid. id. Sept. 12 IV id. Oct. 12
id. Sept. 13 III id. Oct. 13
prid. id. Oct. 14
fino al 46 a.C. dal 45 a.C. id. Oct. 15
XVII kal. Oct. 14 VIII kal. Oct.
XVI kal. Oct. 15 XVII kal. Oct. XVII kal. Nov. 16
XV kal. Oct. 16 XVI kal. Oct. XVI kal. Nov. 17
XIV kal. Oct. 17 XV kal. Oct. XV kal. Nov. 18
XIII kal. Oct. 18 XIV kal. Oct. XIV kal. Nov. 19
XII kal. Oct. 19 XIII kal. Oct. XIII kal. Nov. 20
XI kal. Oct. 20 XII kal. Oct. XII kal. Nov. 21
X kal. Oct. 21 XI kal. Oct. XI kal. Nov. 22
IX kal. Oct. 22 X kal. Oct. X kal. Nov. 23
VIII kal. Oct. 23 IX kal. Oct. IX kal. Nov. 24
VII kal. Oct. 24 VIII kal. Oct. VIII kal. Nov. 25
VI kal. Oct. 25 VII kal. Oct. VII kal. Nov. 26
V kal. Oct. 26 VI kal. Oct. VI kal. Nov. 27
IV kal. Oct. 27 V kal. Oct. V kal. Nov. 28
III kal. Oct. 28 IV kal. Oct. IV kal. Nov. 29
prid. kal. Oct. 29 III kal. Oct. III kal. Nov. 30
30 prid. kal. Oct. prid. kal. Nov. 31

NOVEMBRE DICEMBRE
kal. Nov. 1 kal. Dec. 1
IV non. Nov. 2 IV non. Dec. 2
III non. Nov. 3 III non. Dec. 3
prid. non. Nov. 4 prid. non. Dec. 4
non. Nov. 5 non. Dec. 5
VIII id. Nov. 6 VIII id. Dec. 6
VII id. Nov. 7 VII id. Dec. 7
VI id. Nov. 8 VI id. Dec. 8
V id. Nov. 9 V id. Dec. 9
IV id. Nov. 10 IV id. Dec. 10
III id. Nov. 11 III id. Dec. 11
prid. id. Nov. 12 prid. id. Dec. 12
id. Nov. 13 id. Dec. 13
fino al 46 a.C. dal 45 a.C.
fino al 46 a.C. dal 45 a.C.
XVII kal. Ian. 14 XIX kal. Ian.
XVII kal. Dec. 14 XVIII kal. Dec. XVI kal. Ian. 15 XVIII kal. Ian.
XVI kal. Dec. 15 XVII kal. Dec. XV kal. Ian. 16 XVII kal. Ian.
XV kal. Dec. 16 XVI kal. Dec. XIV kal. Ian. 17 XVI kal. Ian.
XIV kal. Dec. 17 XV kal. Dec. XIII kal. Ian. 18 XV kal. Ian.
XIII kal. Dec. 18 XIV kal. Dec. XII kal. Ian. 19 XIV kal. Ian.
XII kal. Dec. 19 XIII kal. Dec. XI kal. Ian. 20 XIII kal. Ian.
XI kal. Dec. 20 XII kal. Dec. X kal. Ian. 21 XII kal. Ian.
X kal. Dec. 21 XI kal. Dec. IX kal. Ian. 22 XI kal. Ian.
IX kal. Dec. 22 X kal. Dec. VIII kal. Ian. 23 X kal. Ian.
VIII kal. Dec. 23 IX kal. Dec. VII kal. Ian. 24 IX kal. Ian.
VII kal. Dec. 24 VIII kal. Dec. VI kal. Ian. 25 VIII kal. Ian.
VI kal. Dec. 25 VII kal. Dec. V kal. Ian. 26 VII kal. Ian.
V kal. Dec. 26 VI kal. Dec. IV kal. Ian. 27 VI kal. Ian.
IV kal. Dec. 27 V kal. Dec. III kal. Ian. 28 V kal. Ian.
III kal. Dec. 28 IV kal. Dec. prid. kal. Ian. 29 IV kal. Ian.
prid. kal. Dec. 29 III kal. Dec. 30 III kal. Ian.
30 prid. kal. Dec. 31 prid. kal. Ian.

Unità 9 229
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.29 Pagina 230

4 Le monete
L’unità monetaria di base era l’as aeris «asse di bronzo» (talora as può restare sottinteso),
moneta di scarso valore, come si deduce dalla comune locuzione assis aestimare «stimare
di poco prezzo, tenere in poco conto». L’asse era divisibile in dodicesimi (unciae «once»),
sui quali si fondavano i seguenti conî:
semis semisse 1/2 dell’asse (6/12)
triens triente 1/3 (4/12)
quadrans quadrante 1/4 (3/12)
quincunx quinconce 5/12
sextans sestante 1/6 (2/12)
dodrans dodrante 3/4 (9/12)

Nel III sec. a.C. fu introdotto il sestertius «sesterzio», del valore di due assi e mezzo
(siglato con IIS o HS, cioè unus et unus et semis «un asse + un asse + mezzo asse»); poi com-
parvero il denarius «denario» d’argento (sigla: X), equivalente a 4 sesterzi (dunque a 10
assi), e, in età cesariana, l’aureus «aureo», una moneta d’oro equivalente a 100 sesterzi.
Si osservino le seguenti particolarità relative al sesterzio:
quinque sestertii 5 sesterzi
quinquies (sott. centena milia) sestertium 500.000 sesterzi (5 volte 100.000)
quina /quinque (sott. milia) sestertia 5000 sesterzi (5 volte 1000)

ANTICIPAZIONI DI SINTASSI

A Il complemento di età
L’età di una persona viene espressa mediante vari costrutti:
a. natus, -a con l’accusativo di tempo continuato (num. cardinale);
b. genitivo di qualità (num. cardinale);
c. agens con l’accusativo (num. ordinale accresciuto di una unità);
d. ablativo di tempo determinato (num. ordinale accresciuto di una unità).
Alla frase italiana «un giovane di vent’anni» corrispondono dunque in latino le seguen-
ti locuzioni:
viginti annos natus nato da vent’anni
viginti annorum di vent’anni
adulescens
vicesimum unum annum agens che sta conducendo il ventunesimo anno
vicesimo uno aetatis anno nel ventunesimo anno d’età
Marius contubernio patris militabat, Mario a circa vent’anni prestava servizio
annos natus circiter viginti (Sall.). militare al seguito del padre.
Caesar annum agens sextum Cesare perse il padre all’età di quindici anni.
decimum patrem amisit (Svet.).

Morfologia 230
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.29 Pagina 231

B La frase con quod e l’indicativo


Il relativo neutro quod ha assunto anche la funzione di congiunzione, con due diversi
valori, causale («poiché», «perché», «dal momento che») e completivo-dichiarativo («il fat-
to che», «che»; spesso, se precede la reggente, «quanto al fatto che»):

Is, quod in his locis inopia frumenti Egli, poiché in questi luoghi c’era scarsità di
erat, praefectos tribunosque frumento, mandò in giro numerosi prefetti e
militum complures in finitimas tribuni militari nelle città vicine per trovare
civitates frumenti causa dimisit del frumento.
(Caes.).
[causale]
Gaude quod spectant oculi te Rallegrati che mille occhi ti guardino.
mille (Hor.).
[dichiarativo]
De Messalla quod quaeris, quid Quanto al fatto che mi chiedi notizie di
scribam nescio (Cic.). Messalla, non so che cosa scriverti.
[dichiarativo]

Hanno valore causale anche le congiunzioni quia e quoniam:


Brutus, quia reges eiecit, consul Bruto, poiché cacciò i re, fu eletto primo
primus factus est (Svet.). console.
Quoniam haec evenere nostra ex Dal momento che le cose sono andate
sententia, in patriam redeamus secondo i nostri progetti, torniamo in
(Plaut.). patria.


Esercizi

1 Imperativo futuro
Tradurre:

1. «Solus cenabo domi?». «Non solus: me vocato» [Plaut.]. 2. Iusta imperia sunto, isque cives
modeste ac sine recusatione parento [Cic.]. 3. Virgines Vestales in urbe custodiunto ignem
foci publici sempiternum [Cic.]. 4. Circum vias ulmos serito [Cato]. 5. Vinum Graecum hoc
modo fieri (che venga prodotto) oportet: uvas apicias percoctas bene legito [Cato]. 6. Ubi

Unità 9. Esercizi 231


01_Dionigi1_01 14/02/11 18.29 Pagina 232

vineam deputaveris, acervum lignorum virgarumque facito [Cato]. 7. Oleam albam sic con-
dito: musti tantundem addito, quantum aceti, cetera item condito ita uti supra scriptum est
[Cato]. 8. Mecum agito, si quid voles [Plaut.]. 9. Si appellabit quempiam, vos respondetote
[Plaut.]. 10. Aream ubi frumentum teratur (sia battuto) sic facito: comminuito terram et
cylindro aut pavicula coaequato: ubi coaequata erit, neque formicae molestae erunt et cum
pluerit lutum non erit [Cato]. 11. Suspendito pernas in fumo biduum. Tertio die demito
[Cato].

2 Imperativo futuro
Tradurre:

Un’antichissima legge di Solone


Si ob discordiam dissensionemque seditio atque discessio populi in duas partes fiet (ci sarà)
et ob eam causam utrimque arma capientur pugnabiturque, tum qui in eo tempore in eoque
casu civilis discordiae non alterutrae (dat. per alterutri) parti sese adiunxerit, sed solitarius
separatusque a communi malo civitatis secesserit, is domo, patria fortunisque omnibus care-
to, exul extorrisque esto.
[Gellio]

3 Imperativo futuro
Tradurre usando l’imperativo futuro per le forme verbali in neretto:

1. Mandami presto una tua lettera. 2. gli àuguri prendano gli auspìci prima dei comizi.
3. Se il creditore ti richiederà il denaro prestato, glielo renderai. 4. Questa è la mia vo-
lontà: la moglie e i figli saranno eredi dei miei beni. 5. Considera sempre gli interessi del-
lo stato prima (potius) dei tuoi. 6. I consoli facciano un sacrificio agli dèi prima della spe-
dizione.

4 Numeri
Trascrivere in cifre arabe i seguenti numeri:

110$T11$0T11$1T111$0T1110$$T1&$$T1&$0T1&0$$$T&$$T&$1T&0$T&1$$$T&10$$
T&11$T&11$1T&111$$$T1$0T1$1T1$$T1&$1T111T10$T&T111
T &110 T &110$$ T 1&$ T '11$0 T '&1$ T '&1$$ T '1$ T '1$$
T ''&111$T''1$0T1$0T111T1T10$T110$$TcIOIOLVIII

5 Numerali cardinali
Tradurre:

1. Romani et Sabini civitatem unam ex duabus faciunt, regnum consociant [Liv.]. 2. Romu-
lus septem et triginta regnavit annos, Numa tres et quadraginta [Liv.]. 3. Centum viginti lic-

Morfologia 232
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.29 Pagina 233

tores forum impleverant [Liv.]. 4. Duo haec verba idem significant [Gell.]. 5. Post hoc proe-
lium classem septuaginta navium Athenienses Miltiadi dederunt [Nep.]. 6. Datis in aciem
peditum centum, equitum decem milia produxit proeliumque commisit [Nep.]. 7. Classis
communis Graeciae trecentarum navium, in qua ducentae erant Atheniensium, primum
apud Artemisium inter Euboeam continentemque terram cum classiariis regis conflixit
[Nep.]. 8. Cimon oppidum Amphipolim constituit eoque decem milia Atheniensium in colo-
niam misit. Idem iterum apud Mycalen (Micale) Cypriorum et Phoenicum ducentarum
navium classem devictam cepit [Nep.]. 9. Victi erant Lacedaemonii quinque proeliis terres-
tribus, tribus navalibus, in quibus ducentas naves triremes amiserant, quae captae in
hostium venerant potestatem [Nep.]. 10. Heri ambo in uno portu fuimus [Plaut.]. 11. Aedes
emi atque argentum dedi, minas quadraginta, adulescenti ipsi in manum [Plaut.]. 12.
Memini (mi ricordo): centum in Cilicia et quadraginta, centum in Scytholatronia1 , triginta
Sardos, sexaginta Macedones sunt homines quos tu occidisti uno die [Plaut.]. 13. Refertae
sunt orationes Catonis amplius centum quinquaginta et verbis et rebus inlustribus; omnes
oratoriae virtutes in eis reperientur [Cic.]. 14. Da mi basia mille, deinde centum, / deinde
altera mille, deinde centum [Catull.]. 15. Accipe argentum hoc, danista: hic sunt quadra-
ginta minae [Plaut.]. 16. Filiolam unam ego habui, eam unam perdidi [Plaut.]. 17. Tris uno
die a te accepi epistulas [Cic.]. 18. «Unum rogare te volo». «Quidvis roga» [Plaut.].

1. Paese fittizio.

6 Numerali cardinali e ordinali


Tradurre:

1. Coctum est prandium? Vos duo eritis atque amica tua erit tecum tertia? [Plaut.]. 2. Sul-
pici filia sextam partem hereditatis petere coepit (cominciò) [Cic.]. 3. Hannibal anno tertio
postquam domo profugerat cum quinque navibus Africam accessit [Nep.]. 4. Libet scire
quantum aurum erus sibi dempsit et quid suo reddidit patri: decimam partem ei dedit, sibi
novem abstulit (perf. di aufero) [Plaut.]. 5. Duae ibi legiones, prima atque vicesima, vete-
ranique nuper missi sub vexillo hiemabant [Tac.]. 6. Agricolae ad duas metas dirigere
debent, ad utilitatem et voluptatem. Utilitas quaerit fructum, voluptas delectationem [Varr.].
7. Erat inter oppidum Ilerdam et proximum collem, ubi castra Petreius atque Afranius habe-
bant, planities circiter passuum CCC, atque in hoc fere medio spatio tumulus erat paulo edi-
tior [Caes.]. 8. Bella civilia quinque gessit Augustus: Mutinense, Philippense, Perusinum,
Siculum, Actiacum; e quibus primum ac novissimum adversus M. Antonium, secundum
adversus Brutum et Cassium, tertium adversus L. Antonium triumviri fratrem, quartum
adversus Sextum Pompeium [Svet.]. 9. Ex eo numero navium nulla desiderata est; ex Massi-
liensium classe V sunt deprensae, IIII captae, una cum Nasidianis profugit; quae omnes cite-
riorem Hispaniam petiverunt [Caes.]. 10. Tria genera bonorum sunt, maxima animi, secun-
da corporis, externa tertia [Cic.]. 11. Praesidio impedimentis (a difesa delle salmerie) Cae-
sar legionem quartam decimam reliquit, unam ex his tribus quas proxime conscriptas ex Ita-
lia traduxerat [Caes.]. 12. Milites diebus XXV aggerem longum pedes CCCXXX, altum pedes
LXXX exstruxerunt [Caes.]. 13. Ex omni numero Gallorum, qui fuit circiter milium quadra-
ginta, vix octingenti incolumes ad Vercingetorigem pervenerunt [Caes.]. 14. II bibliothecas
habeo, unam Graecam, alteram Latinam [Petr.]. 15. Uni epistulae respondi: venio ad alte-

Unità 9. Esercizi 233


01_Dionigi1_01 14/02/11 18.29 Pagina 234

ram [Cic.]. 16. Posteaquam angustias paludis et silvarum transiimus (da transeo), acies est
instructa a nobis XII cohortium; nondum venerant legiones duae [Galba ap. Cic.]. 17. Trien-
nium provinciam obtinuisti; gener, lectus adulescens, unum annum tecum fuit; sodales, viri
fortes, legati tui primo anno te reliquerunt [Cic.]. 18. Ob eas causas Caesar ei munitioni
quam fecerat T. Labienum legatum praefecit; ipse in Italiam magnis itineribus contendit
duasque ibi legiones conscribit et tres, quae circum Aquileiam hiemabant, ex hibernis educit
et, qua proximum iter in ulteriorem Galliam per Alpes erat, cum his quinque legionibus ire
(inf. di eo) contendit [Caes.]. 19. Si incolae bene sunt morati, pulchre munitum oppidum
arbitror (considero); perfidia et peculatus ex urbe et avaritia si exulant, quarta invidia,
quinta ambitio, sexta obtrectatio, septimum periurium, octava indiligentia, nona iniuria,
decimum scelus, haec urbs vel simplici muro munita erit [Plaut.].

7 Numerali cardinali e ordinali


Tradurre:

1. Il centurione con due coorti si affrettava verso i quartieri invernali. 2. Nella pianura pres-
so Maratona i soli Ateniesi con mille Plateesi contennero l’impeto dei Persiani. 3. Dopo
Tarquinio il Superbo i Romani, per odio contro i re e per timore del potere di uno solo, eles-
sero due consoli. 4. Non fu facile per i Greci combattere contemporaneamente contro i tre
eserciti e le due flotte di Serse. 5. Nei quattro libri delle Georgiche (Georgicon) Virgilio cele-
bra la vita dei contadini e la loro attività. 6. In un solo accampamento c’erano mille cava-
lieri e tremilacinquecento fanti. 7. Trecento Fabii combatterono strenuamente contro i
Veienti e tutti caddero nel combattimento. 8. Nel porto di Atene una moltitudine di otto-
mila uomini aspettava impazientemente l’arrivo di Alcibiade. 9. Augusto fu un ottimo
imperatore, Tiberio pessimo: il primo morì (usa decedo) a Nola, il secondo a Capri. 10. Del-
le legioni di Cesare la più forte era (= fu) la decima, che aveva combattuto in Gallia ed era
sempre stata vittoriosa.

8 Distributivi e avverbi numerali


Tradurre:

1. Ut Romae consules, sic Karthagine quotannis annui bini reges creabantur [Nep.]. 2. Inter
bina castra Pompei atque Caesaris unum flumen tantum intererat (c’era) Apsus, crebraque
inter se colloquia milites habebant [Caes.]. 3. Pisaurum, Fanum, Anconam singulis cohorti-
bus occupat Caesar [Caes.]. 4. Binae singulis datae nobis ancillae [Plaut.]. 5. Non semel sed
bis neque uno sed duobus pretiis unum et idem frumentum vendidisti [Cic.]. 6. Semel in
mense sulcos fodere oportet [Cato]. 7. Ad me ex itinere bis terve (-ve = o) litteras miserat
[Cic.]. 8. Sus bis parit in anno [Varr.]. 9. Bis improbus fuisti, cum et remisisti quod non opor-
tebat, et accepisti quod non licebat [Cic.]. 10. Ter depugnavit Caesar cum civibus: in Thes-
salia, in Africa, in Hispania [Cic.]. 11. Legiones decem effectae; ternae inde datae consuli-
bus, quattuor dictator usus (tenne per sé) [Liv.]. 12. Lacrimas Iuturna profudit / terque
quaterque manu pectus percussit [Verg.]. 13. Equa ventrem fert (è gravida) duodecim men-
ses, ovis et capra quinos [Varr.]. 14. Bis quina da mihi basia [Mart.]. 15. Undique, non urba-

Morfologia 234
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.29 Pagina 235

na tantum sed etiam agresti iuventute, decem legiones scriptae quaternum milium et duce-
norum peditum equitumque trecenorum [Liv.]. 16. Quaterni quinique exercitus saepe per eos
annos in Etruria, in Umbria, in Samnio, in Lucanis gerebant bellum [Liv.]. 17. Praetoribus
in Hispanias octona milia peditum socium (= -orum) ac nominis Latini data et quadringe-
ni equites [Liv.]. 18. Sues nutricare octonos porcos parvulos primo possunt (possono)
[Varr.]. 19. Areas facito pedes latas quaternos [Cato]. 20. Caesar quinquagiens dimicavit,
solus M. Marcellum transgressus (avendo superato), qui undequadragiens dimicavit [Plin.
Sen.]. 21. Servavi igitur rem publicam discessu meo, iudices; caedem a vobis liberisque
vestris, vastitatem, incendia, rapinas meo dolore luctuque depuli et unus bis rem publicam
servavi, semel gloria, iterum aerumna mea [Cic.].

9 Numerali
Tradurre:

Un eroico combattente
M. Sergius secundo stipendio dextram manum perdidit, stipendiis duobus ter et vicies vulne-
ratus est, ob id neutra manu, neutro pede satis utilis. Bis ab Hannibale captus – neque enim
cum quolibet hoste res fuit (ebbe a che fare) – bis vinculorum eius profugus, in viginti men-
sibus nullo non die in catenis aut compedibus custoditus. Sinistra manu sola quater pugna-
vit; duodena castra hostium in Gallia cepit.
[Plinio il Vecchio]

10 Distributivi e avverbi numerali


Tradurre:

1. Dedico otto ore ogni giorno al riposo, otto ore al lavoro (usa industria), otto al vitto e allo
svago. 2. Dopo la battaglia il console diede ai soldati quaranta assi per ciascuno. 3. I solda-
ti nemici circondarono rapidamente i due accampamenti dei Romani. 4. Attraverso il pon-
te sul fiume Reno i Germani fecero passare un carro per volta. 5. Piccoli drappelli di quat-
tro soldati ciascuno attraverso impervi sentieri occuparono il monte. 6. Claudio Marcello
fu console per cinque volte, Mario per sette. 7. Per tre volte i nemici mandarono amba-
sciatori a Roma, ma sempre invano. 8. Cinquanta per cinque fa duecentocinquanta.

11 Calendario romano
Tradurre con la corrispondente data italiana:

Nonis Octobribus TKalendis Februariis Tpridie Idus Iunias Tpridie Kalendas Maias TIdibus
Septembribus Tante diem tertium Idus Augustas Tdie X ante Kalendas Iunias Tante diem XV
Kalendas Martias Tdie V ante Nonas Sextiles Tante diem IX Kalendas Apriles Tdie quarto ante
Idus Novembres Tdie XI ante Kalendas Quintiles Tante diem VI Idus Iulias Thora tertia diei T
hora sexta diei Thora undecima noctis Ttertia vigilia Thora octava ante solis occasum

Unità 9. Esercizi 235


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12 Calendario romano
Tradurre:

1. Dies est tempus viginti et quattuor horarum [Sen.]. 2. Iam nona ferme diei hora erat cum
Romanus signum receptui dedit [Liv.]. 3. Cn. Pompeius pridie eius diei ex urbe profectus
(partito) iter ad legiones habebat, quas a Caesare acceptas in Apulia hibernorum causa
disposuerat [Caes.]. 4. Caesar hora diei circiter quarta cum primis navibus Britanniam atti-
git atque ibi in omnibus collibus expositas hostium copias armatas conspexit [Caes.]. 5.
Nostri milites impetum hostium sustinuerunt atque amplius horis quattuor fortissime pugna-
verunt [Caes.]. 6. E Pompeiano navi advectus sum in Luculli nostri hospitium VI Id. Mai.
hora fere tertia. Egressus e navi (sbarcato) accepi tuas litteras quas tuus tabellarius in
Cumanum attulisse dicebatur (si diceva che avesse portato), Nonis Maiis datas. A Lucullo
eadem fere hora veni in Puteolanum. Ibi accepi duas epistulas, alteram Nonis, alteram VII
Id. Lanuvio datas [Cic.]. 7. A.d. XVIII Kal. Mai., quo die Pansa in castris Hirti erat futurus
(si sarebbe dovuto trovare), cum quo ego eram, Antonius legiones eduxit duas, secundam
et quintam tricensimam, et cohortes praetorias duas, unam suam, alteram Silani. Ita obviam
venit nobis. Sed noctu legionem Martiam et duas cohortes praetorias miserat Hirtius nobis
[Galba ap. Cic.].

13 Complemento di età
Tradurre:

1. Plus triginta annis natus sum [Plaut.]. 2. Ea, si vivit, annos nata est sedecim [Ter.]. 3.
Quartum ago annum et octogesimum [Cic.]. 4. Et iam tum Catone vivo (quando C. era
vivo), qui annos quinque et octoginta natus excessit e vita, minores natu multi uno tempore
oratores floruerunt [Cic.]. 5. Leontinus Gorgias centum et septem complevit annos neque
umquam in suo studio atque opere cessavit [Cic.]. 6. Cato primum stipendium meruit anno-
rum decem septemque [Nep.]. 7. Macedo Alexander nonne tertio et tricesimo anno mortem
obiit (perf. di obeo)? [Cic.].

14 Quod (quia, quoniam) e l’indicativo


Tradurre, individuando di volta in volta il valore di quod (relativo, causale, comple-
tivo-dichiarativo):

1. Haec templi est origo, quod primum omnium Romae sacratum est [Liv.]. 2. Postero die
duces adversariorum perturbati, quod omnem rei frumentariae spem dimiserant, de reliquis
rebus consultabant [Caes.]. 3. Nilus iuvat agros duabus ex causis, et quod inundat et quod
oblimat [Sen.]. 4. Id illi vitium maxumum est, quod nimis tardus est [Plaut.]. 5. Tutum iter
est, iucundum est, ad quod natura te instruxit [Sen.]. 6. Pompeius, sive operibus Caesaris
permotus (allarmato), sive etiam quod ab initio Italia excedere constituerat, adventu
navium profectionem parare incipit [Caes.]. 7. Caesar pervenit ad oppidum Aggar, quod a
Gaetulis saepe antea oppugnatum summaque vi per ipsos oppidanos erat defensum [Bell.
Afr.]. 8. Propter frigora, quod Gallia sub septentrionibus, ut ante dictum est, posita est, non
modo frumenta in agris matura non erant, sed ne pabuli quidem satis magna copia suppe-

Morfologia 236
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tebat [Caes]. 9. Accessit (si aggiunse) etiam quod illa pars equitatus Usipetum et Tenctero-
rum, quam supra commemoravi, post fugam suorum se trans Rhenum in fines Sugambro-
rum receperat seque cum iis coniunxerat [Caes.]. 10. Quoniam me una (avv.) vobiscum ser-
vare non possum, vestrae quidem certe vitae prospiciam [Caes.]. 11. Cur igitur pacem nolo?
Quia turpis est, quia periculosa, quia esse non potest (può) [Cic.].

15 Quod e l’indicativo
Tradurre:

1. Poiché il viaggio è ancora lungo, affrettatevi, soldati. 2. I Greci eressero un monumento


a Leonida e ai trecento Spartani per aver salvato la Grecia dai Persiani. 3. Poiché temeva i
ladri, il vecchio avaro nascose sotto terra la pentola piena d’oro. 4. Enea fu rimproverato
da Mercurio perché, preso dall’amore di Didone, trascorreva la vita in Africa e non pensa-
va più alla nuova patria. 5. Dal momento che diffidava del capo della cavalleria, il console
non gli rivelò il piano che aveva concepito. 6. Il luogo non era favorevole alla battaglia; si
aggiunse il fatto che le truppe ausiliarie tardavano.

16 Ricapitolazione
Tradurre:

Pausania
Pausanias Lacedaemonius magnus homo, sed varius in omni genere vitae fuit: nam ut vir-
tutibus eluxit, sic vitiis est obrutus. Huius illustrissimum est proelium apud Plataeas. Nam-
que illo duce (sotto il suo comando) Mardonius, satrapes regis, natione Medus, regis gener,
in primis omnium Persarum et manu fortis et consilii plenus, cum ducentis milibus peditum,
quos viritim legerat, et viginti milibus equitum haud ita magna manu Graeciae fugatus est,
eoque ipse dux cecidit proelio.
[Cornelio Nepote]

17 Ricapitolazione
Tradurre:

Un episodio delle guerre puniche


Quattuor et viginti peditum Romanorum milia scripta et mille octingenti equites, sociorum
quadraginta milia peditum, quattuor milia et quadringenti equites; naves ducentae viginti
quinqueremes, celoces viginti deducti. Inter consules ita copiae divisae: Sempronio datae
legiones duae – ea quaterna milia erant peditum et treceni equites – et sociorum sedecim
milia peditum, equites mille octingenti; naves longae centum sexaginta, celoces duodecim.
Cum his terrestribus maritimisque copiis Ti. Sempronius missus in Siciliam. Cornelio minus
copiarum datum; navium maxime Cornelio numerus deminutus; sexaginta quinqueremes
datae et duae Romanae legiones cum suo iusto equitatu et quattuordecim milibus sociorum
peditum, equitibus mille sescentis.
[Livio]

Unità 9. Esercizi 237


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18 Ricapitolazione
Tradurre:

Catone il Vecchio
In omnibus rebus singulari fuit industria: nam et agricola sollers et peritus iuris consultus et
magnus imperator et probabilis orator et cupidissimus litterarum fuit. Ab adulescentia con-
fecit orationes. Senex historias scribere instituit. Earum sunt libri septem. Primus continet res
gestas regum populi Romani, secundus et tertius unde quaeque civitas orta sit (sia nata) Ita-
lica; in quarto autem bellum Poenicum est primum, in quinto secundum; atque haec omnia
capitulatim sunt dicta. Reliquaque bella pari modo persecutus est (trattò) usque ad praetu-
ram Servii Galbae, qui diripuit Lusitanos: atque horum bellorum duces non nominavit, sed
sine nominibus res notavit.
[Cornelio Nepote]

19 Ricapitolazione
Tradurre:

Scontro fra Datame ed Autofrodate


Autophrodates habebat barbarorum equitum viginti, peditum centum milia, quos illi Car-
dacas appellant, eiusdemque generis tria milia funditorum, praeterea Cappadocum octo
milia, Armeniorum decem milia, Paphlagonum quinque milia, Phrygum decem milia, Lydo-
rum quinque milia, Aspendiorum et Pisidarum circiter tria milia, Cilicum duo milia, Cap-
tianorum totidem, ex Graecia conductorum tria milia, levis armaturae maximum numerum.
Has adversus copias spes omnis consistebat Datami in se locique natura: namque huius
(cioè di Autofrodate) partem non habebat vicesimam militum. Quibus fretus conflixit
adversariorumque multa milia concidit. Quam ob causam postero die tropaeum posuit quo
loco pridie pugnatum erat.
[Cornelio Nepote]

20 Ricapitolazione
Tradurre:

Brundisi a.U.c. 704


Nos a te, ut scis, discessimus a. d. IV Non. Novembr.; Leucadem venimus a. d. VIII Idus
Novembr.; a. d. VII Actium; ibi propter tempestatem a. d. VI Idus morati sumus (siamo
rimasti fino a). Inde a. d. quintum Idus Corcyram bellissime navigavimus. Corcyrae fuimus
usque a. d. XVI Kalend. Decembr., tempestatibus retenti. A. d. XV Kalend. Decembr. in por-
tum Corcyraeorum ad Cassiopen stadia CXX processimus. Ibi retenti ventis sumus usque a.
d. IX Kalendas. Inde austro lenissimo, caelo sereno, nocte illa et die postero in Italiam ad
Hydruntem pervenimus, eodemque vento postridie (id erat a. d. VII Kalend. Decembr.) hora
quarta Brundisium venimus. A. d. V Kalend. Decembr. servus Cn. Planci Brundisi tandem
aliquando mihi a te expectatissimas litteras reddidit, datas Idibus Novembribus.
[Cicerone]

Morfologia 238
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21 Ricapitolazione
Tradurre:

Affetto di Catone per Q. Fabio Massimo


Ego Q. Maximum, eum qui Tarentum recepit, senem adulescens ita dilexi ut aequalem. Erat
enim in illo viro comitate condı̄ta gravitas, nec senectus mores mutaverat. Quamquam (avv.)
eum colere coepi (cominciai) non admodum grandem natu, sed tamen iam aetate provec-
tum. Anno enim post consul primum fuerat quam ego natus sum (nacqui) cumque eo quar-
tum consule adulescentulus miles ad Capuam profectus sum (partii) quintoque anno post ad
Tarentum. Quaestor deinde quadriennio post factus sum, quem magistratum gessi consu-
libus Tuditano et Cethego, cum quidem ille admodum senex suasor legis Cinciae de donis et
muneribus fuit. Hic et bella gerebat ut adulescens et Hannibalem iuveniliter exsultantem
patientia sua molliebat. Tarentum vero qua vigilantia, quo consilio recepit!
[Cicerone]

Unità 9. Esercizi 239


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unità 10

Il congiuntivo

Contrariamente all’indicativo, che esprime un processo verbale constatato sul piano del-
l’oggettività, il congiuntivo, in proposizioni sia dipendenti sia indipendenti, esprime un
processo verbale eventuale, possibile o irreale, oppure mediato dalla soggettività, vale a
dire voluto, pensato o supposto.

1 Le forme del congiuntivo

Congiuntivo presente attivo e passivo


Il congiuntivo presente è formato dal tema dell’infectum (ristretto per i verbi della I e della
III coniug. del tipo mitto, allargato per altri) seguìto dalla vocale -a per II, III e IV coniuga-
zione, -e per la I coniugazione (onde evitare l’identità con le forme dell’indicativo) e dalle
desinenze dell’infectum attive o passive.

ATTIVO PASSIVO

voc-e-m che io chiami voc-e-r che io sia chiamato


voc-e-s voc-ē-ris
I CONIUG.

voc-e-t voc-ē-tur
voc-ē-mus voc-ē-mur
voc-ē-tis voc-e-mı̆ni
voc-e-nt voc-e-ntur

Morfologia 240
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ATTIVO PASSIVO

mone-a-m che io ammonisca mone-a-r che io sia ammonito


mone-a-s mone-ā-ris
II CONIUG.

mone-a-t mone-ā-tur
mone-ā-mus mone-ā-mur
mone-ā-tis mone-a-mı̆ni
mone-a-nt mone-a-ntur

mitt-a-m che io mandi mitt-a-r che io sia mandato


con vocale tem.

mitt-a-s mitt-ā-ris
III CONIUG.

mitt-a-t mitt-ā-tur
mitt-ā-mus mitt-ā-mur
mitt-ā-tis mitt-a-mı̆ni
mitt-a-nt mitt-a-ntur

capi-a-m che io prenda capi-a-r che io sia preso


capi-a-s capi-ā-ris
III CONIUG.
tema in -i

capi-a-t capi-ā-tur
capi-ā-mus capi-ā-mur
capi-ā-tis capi-a-mı̆ni
capi-a-nt capi-a-ntur

inveni-a-m che io trovi inveni-a-r che io sia trovato


inveni-a-s inveni-ā-ris
IV CONIUG.

inveni-a-t inveni-ā-tur
inveni-ā-mus inveni-ā-mur
inveni-ā-tis inveni-a-mı̆ni
inveni-a-nt inveni-a-ntur

s-i-m che io sia


s-i-s
s-i-t
SUM

s-ı̄-mus
s-ı̄-tis
s-i-nt

Congiuntivo imperfetto attivo e passivo


Il congiuntivo imperfetto è formato dal tema dell’infectum allargato (con -ĕ- per i verbi del-
la III coniug. del tipo di mitto) seguìto dal suffisso -re- (da -se- per rotacismo) e dalle desi-
nenze dell’infectum attive o passive.

Unità 10 241
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ATTIVO PASSIVO

vocā-re-m che io chiamassi vocā-re-r che io fossi


vocā-re-s voca-rē-ris chiamato
I CONIUG.

vocā-re-t voca-rē-tur
voca-rē-mus voca-rē-mur
voca-rē-tis voca-re-mı̆ni
vocā-re-nt voca-re-ntur

monē-re-m che io ammonissi monē-re-r che io fossi


monē-re-s mone-rē-ris ammonito
II CONIUG.

monē-re-t mone-rē-tur
mone-rē-mus mone-rē-mur
mone-rē-tis mone-re-mı̆ni
monē-re-nt mone-re-ntur

mitt-ĕ-re-m che io mandassi mitt-ĕ-re-r che io fossi


con vocale tem.

mitt-ĕ-re-s mitt-e-rē-ris mandato


III CONIUG.

mitt-ĕ-re-t mitt-e-rē-tur
mitt-e-rē-mus mitt-e-rē-mur
mitt-e-rē-tis mitt-e-re-mı̆ni
mitt-ĕ-re-nt mitt-e-re-ntur

capĕ-re-m che io prendessi capĕ-re-r che io fossi


capĕ-re-s cape-rē-ris preso
III CONIUG.
tema in -i

capĕ-re-t cape-rē-tur
cape-rē-mus cape-rē-mur
cape-rē-tis cape-re-mı̆ni
capĕ-re-nt cape-re-ntur

invenı̄-re-m che io trovassi invenı̄-re-r che io fossi


IV CONIUG.

invenı̄-re-s inveni-rē-ris trovato


invenı̄-re-t inveni-rē-tur
inveni-rē-mus inveni-rē-mur
inveni-rē-tis inveni-re-mı̆ni
invenı̄-re-nt inveni-re-ntur

es-se-m che io fossi


es-se-s
es-se-t
SUM

es-sē-mus
es-sē-tis
es-se-nt

Congiuntivo perfetto e piuccheperfetto attivo


Il congiuntivo perfetto e il piuccheperfetto sono formati dal tema del perfectum seguìto
rispettivamente dai suffissi -ĕri- e -isse- e dalle desinenze dell’infectum attive. La forma-

Morfologia 242
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zione è identica per tutte le coniugazioni: monuĕrim, monuissem; misĕrim, misissem; cepĕrim,
cepissem; invenĕrim, invenissem:

PERFETTO PIUCCHEPERFETTO

vocav-ĕri-m che io abbia vocav-isse-m che io avessi


vocav-ĕri-s chiamato vocav-isse-s chiamato
vocav-ĕri-t vocav-isse-t
VOCO

vocav-erı̆-mus vocav-issē-mus
vocav-erı̆-tis vocav-issē-tis
vocav-ĕri-nt vocav-isse-nt

fu-ĕri-m che io sia stato fu-isse-m che io fossi stato


fu-ĕri-s fu-isse-s
fu-ĕri-t fu-isse-t
SUM

fu-erı̆-mus fu-issē-mus
fu-erı̆-tis fu-issē-tis
fu-ĕri-nt fu-isse-nt

Osservazioni
1. Fatta eccezione per la 1a pers. sing. (miserim /misero), le forme del congiuntivo perfetto
coincidono con quelle del futuro anteriore (miseris «che tu abbia mandato/avrai mandato»,
miserit «che egli abbia mandato/avrà mandato», ecc.). Ma in pratica le possibilità di equi-
voco sono molto ridotte, perché il futuro anteriore è per lo più impiegato in concomitanza
con un altro futuro (semplice) per esprimere l’anteriorità.
2. Nei verbi il cui perfetto esce in -avi, -evi, -ivi sono assai frequenti, in tutte le persone, le
forme sincopate:
amārim per amaverim amassem per amavissem
delērim per deleverim delessem per delevissem

Congiuntivo perfetto e piuccheperfetto passivo


Come le corrispondenti forme dell’indicativo, i congiuntivi perfetto e piuccheperfetto pas-
sivi si formano in modo perifrastico mediante l’unione del participio perfetto (che ha valo-
re passivo) con il congiuntivo rispettivamente presente e imperfetto di sum. La formazio-
ne è identica per tutte le coniugazioni.

PERFETTO PIUCCHEPERFETTO
sim che io sia stato essem (forem) che io
vocatus, vocatus,
sis chiamato esses (fores) fossi stato
-a, -um -a, -um
sit esset (foret ) chiamato
VOCO

simus essemus
vocati, vocati,
sitis essetis
-ae, -a -ae, -a
sint essent (forent )

Unità 10 243
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ANTICIPAZIONI DI SINTASSI

A Il congiuntivo indipendente esortativo


Un congiuntivo in una proposizione indipendente può assumere valori diversi e assai com-
plessi: tra questi consideriamo il congiuntivo esortativo. Esso esprime, come in italiano,
una esortazione o, in forma negativa (neg. ne), un divieto:
Pacem vult M. Antonius? Marco Antonio vuole la pace? Deponga le
Arma deponat! (Cic.). armi!
Ne difficilia optemus! (Cic.). Non desideriamo cose difficili!

Per esprimere un divieto nella 2a persona (corrispondente all’imperativo negativo ita-


liano), il latino impiega preferibilmente il perfetto:
Hoc ne feceris! (Cic.). Non fare ciò!

B La proposizione relativa con il congiuntivo


Una proposizione relativa può presentare il predicato al congiuntivo, a cui spesso fa
riscontro un congiuntivo italiano (per una trattazione esauriente si rinvia alle pp. 419 sgg.):
Ego habeo cui plus quam tibi Non ho nessuno a cui sia obbligato più che
debeam neminem (Cic.). a te.

C La proposizione interrogativa indiretta


Una frase interrogativa quale quid sentis?, «che cosa pensi?», trovandosi a dipendere da una
reggente che esprima una domanda, una richiesta o un’incertezza, assume la forma di
interrogativa indiretta: ex te quaero quid sentias, «ti chiedo che cosa tu pensi». L’interro-
gativa indiretta è introdotta dagli stessi pronomi, aggettivi, avverbi, particelle che introdu-
cono l’interrogativa diretta (a ne, num corrisponde l’it. «se»; a nonne «se non»). Il predi-
cato è espresso al modo congiuntivo; i tempi sono regolati secondo un rigoroso rapporto
di concatenazione, in base al quale si determina se l’azione dell’interrogativa è contempo-
ranea, anteriore o posteriore rispetto a quella della reggente. Si definiscono principali i
tempi che collocano l’azione nel presente/futuro (presente, futuro semplice e anteriore,
perfetto logico); storici i tempi che collocano l’azione nel passato (imperfetto, perfetto sto-
rico, piuccheperfetto):
senseris [anteriorità = perf.]
ex te quaero quid
sentias [contemporaneità = pres.]
[tempo principale]
sensurus sis [posteriorità = part. fut. + sim]
tu abbia (hai) pensato / pensassi (pensavi)
ti chiedo che cosa tu pensi
tu penserai

Morfologia 244
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sensisses [anteriorità = piucchep.]


ex te quaerebam quid
sentires [contemporaneità = imperf.]
[tempo storico]
sensurus esses [posteriorità = part. fut. + essem]
tu avessi (avevi) pensato
ti chiedevo che cosa tu pensassi (pensavi)
tu avresti pensato

Exquire de Blesamio num quid ad Cerca di sapere da Blesamio se abbia scritto


regem contra dignitatem tuam qualcosa al re che vada contro la tua dignità.
scripserit (Cic.).
[anteriorità ad un tempo princ.:
perf.]
Quaesivi cognosceretne signum Domandai se conoscesse la statuetta.
(Cic.).
[contemporaneità ad un tempo
stor.: imperf.]
Erat incertum visurusne Non si sapeva se il corriere ti avrebbe visto.
te esset tabellarius (Cic.).
[posteriorità ad un tempo stor.:
part. fut. + essem]

D La proposizione finale (ut / ne)


La proposizione finale esprime lo scopo a cui è rivolta l’azione enunciata nella reggente. È
introdotta da ut (uti ), da ne se negativa, e ha il predicato al congiuntivo presente (se il tem-
po della reggente è principale) o imperfetto (se il tempo della reggente è storico). In italia-
no si rende di solito con «perché», «affinché» e il congiuntivo o con «per» e l’infinito:

Multa minora navigia addunt ut Aggiungono molte imbarcazioni più piccole


ipsa multitudine nostra classis perché la nostra flotta sia spaventata dalla
terreatur (Caes.). loro stessa quantità.
Ne id accideret, postero die cum Perché ciò non accadesse, il giorno dopo si
duabus legionibus in occulto restitit tenne nascosto con due legioni.
(Caes.).
Quaedam hastilia detorta ut Bruciamo alcune aste storte per
corrigamus adurimus (Sen.). raddrizzarle.

E La proposizione completiva volitiva (ut / ne)


Pur formalmente identica alla finale, questo tipo di proposizione se ne differenzia per il
senso: se la finale esprime uno scopo, la completiva volitiva esprime invece il contenuto di

Unità 10 245
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una preghiera, di una persuasione, di un’esortazione, di un ordine o di una decisione. Si


traduce per lo più con «che» e il congiuntivo o con «di», «a» e l’infinito:
Illi orant atque obsecrant ut in Essi pregano e scongiurano di essere
Siciliam navibus reportentur riportati in Sicilia con le navi.
(Caes.).
Suadebit tibi ut hinc discedas Ti consiglierà di andartene da qui.
(Cic.).
Caesar tertiae aciei imperavit ne Cesare ordinò alla terza schiera di non
iniussu suo concurreret (Caes.). attaccare senza il suo ordine.
Decrevit senatus ut eis agerentur Il senato decretò che fosse loro tributato
gratiae (Cic.). un ringraziamento.

F La proposizione consecutiva (ut / ut non, nemo...)


La proposizione consecutiva esprime la conseguenza dell’azione enunciata nella reggen-
te. È introdotta da ut ; da ut seguìto da negazione (ut non, ut nemo, ut numquam, ecc.) se
negativa, ed è spesso preannuciata nella reggente da adeo «a tal punto», ita, sic «così»,
tam, tantum «tanto», tantus, -a, -um «tanto grande», ecc.; il predicato è al congiuntivo pre-
sente, imperfetto o perfetto. Si rende in italiano con «che» e l’indicativo o con «da» e l’in-
finito:
Hannibal odium paternum erga Annibale conservò a tal punto l’odio per i
Romanos sic conservavit ut prius Romani trasmessogli dal padre che morì
animam quam id deposuerit prima di placarlo.
(Nep.).
Quis est tam demens ut sua Chi è tanto pazzo da soffrire di propria
voluntate maereat? (Cic.). volontà?

G La proposizione completiva di fatto (ut / ut non,


nemo...)
Pur formalmente identica alla consecutiva, questo tipo di proposizione se ne differenzia
per il senso: se la consecutiva esprime una conseguenza, la completiva costituisce l’enun-
ciazione di un fatto, completando quanto è detto nella reggente (che il più delle volte con-
tiene un verbo come accidit, evenit, fit «accade», e simili). Si rende di solito con «che» e il
congiuntivo o «di» e l’infinito:

Accidit quidem ut corpora Accade invero che i corpi si riducano.


decrescant (Plin. Sen.).
Forte evēnit ut ruri essemus ego et Per caso capitò che io e mio figlio Bruto ci
Brutus filius (Brut.). trovassimo in campagna.

Morfologia 246
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H La proposizione con cum e il congiuntivo


Una proposizione introdotta da cum (forma arcaica quom) con il predicato al congiuntivo
può avere valore temporale, causale o, talora, intermedio tra i due. L’imperfetto (più raro
il presente) esprime contemporaneità rispetto alla reggente, il piuccheperfetto (raro il per-
fetto) esprime anteriorità: nel primo caso si può ricorrere nella traduzione italiana a un
gerundio semplice, nel secondo a un gerundio composto ma, laddove sia più facilmente
riconoscibile, è buona norma esplicitare il nesso temporale o causale:
Paucis post diebus, cum minime Pochi giorni dopo, quando meno lo
exspectarem, venit ad me aspettavo, venne da me Caninio.
Caninius (Cic.).
[contemp. nel passato]
Cum vultus Domiti cum oratione Poiché l’espressione del volto di Domizio
non consentiret, res diutius tegi contraddiceva il suo discorso, la cosa non
non potuit (Caes.). poté più essere tenuta nascosta.
[contemp. nel passato]
Difficile est tacere cum doleas È difficile tacere quando soffri.
(Cic.).
[contemp. nel presente]
Quae cum ita sint, tuam legem Stando così le cose, approvo decisamente
vehementissime comprobo (Cic.). la tua legge.
[contemp. nel presente]
Is rei capitalis cum accusatus Egli, essendo stato accusato di delitto
esset, facile eo iudicio est liberatus capitale, in seguito a quel processo fu
(Cic.). scagionato senza difficoltà.
[anter. rispetto al pass.]
Quod cum animadvertisset, Essendosi reso conto di ciò, Cesare
Caesar scaphas longarum navium ordinò di riempire le navi da guerra di
militibus compleri iussit (Caes.). soldati.
[anter. rispetto al pass.]

I La proposizione ipotetica obiettiva e irreale


In una proposizione ipotetica, introdotta da si «se», nisi «se non», si può presentare un’i-
potesi considerata da un punto di vista obiettivo: ipotetica (protasi) e reggente (apodosi)
sono all’indicativo e costituiscono il periodo ipotetico dell’obiettività. L’ipotesi può altri-
menti essere contraria alla realtà nel presente/futuro (con il congiuntivo imperfetto) o nel
passato (congiuntivo piuccheperfetto); in tal caso anche la reggente avrà il predicato al
congiuntivo imperfetto o piuccheperfetto. L’insieme costituito da tale ipotetica e dalla sua
reggente si definisce periodo ipotetico dell’irrealtà:
Si id facis, hodie postremum me Se fai questo, oggi mi vedi per l’ultima volta.
vides (Ter.).
[obiettività]

Unità 10 247
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Si plana esset terra, simul omnia Se la terra fosse piatta, tutti potrebbero
apparerent cunctis (Plin. Sen.). vedere contemporaneamente tutte le cose.
[irrealtà nel presente]
Si occidisset, recte fecisset: sed Se avesse ucciso, avrebbe fatto bene: ma
non occidit (Cic.). non uccise.
[irrealtà nel passato]


Esercizi

1 Congiuntivo presente attivo e passivo


Tradurre le seguenti forme verbali:

amemus Temas Taudiatis Trapiatur Temamus Tmoveamur Taudiant Trapiamus Tfugia-


tis Tamet Tametur Tmoveant Tmoveamus Tlegatis Tvideamus Tlegant Tmoveatur Tlega-
mus T audiatur T amem T videat T emant T moveat T rapiant T legat T videas T movearis T
legatur T audiamur T audiam T audiar T moveas T fugiant T movear T legantur T ames T
audiantur T ematur T rapiaris T ametis T moveam T rapiamur T fugiat T audias T ament T
videatis Taudiat Tmoveantur Tvideant Taudiamus Trapiantur

2 Congiuntivo e indicativo
Analizzare e tradurre le seguenti forme verbali equivocabili per l’omofonia e l’o-
mografia delle terminazioni:

arent Thabent Tcolent Thabetur Taremus Tcoles Thabet Taretur Tcoletur Thabentur Tcole-
mus Taretis Thabemus Taret Thabetis Tarentur Tcolemur

3 Congiuntivo imperfetto attivo e passivo


Tradurre le seguenti forme verbali:

audirem Temerentur Tamaret Temeres Tmoveretur Tmoverem Traperent Taudiretis Tpla-


caret T emeretur T raperet T audiremus T videres T emeret T moveret T raperetis T amarent T

Morfologia 248
01_Dionigi1_01 14/02/11 18.29 Pagina 249

moveres T placarentur T emerent T moverentur T audiretur T viderent T moveremus T audi-


rent T videremus T placaretur T emeremus T moverent T audiret T moveretis T placarent T
videret Taudirentur Temeretis Tamareris

4 Congiuntivo perfetto e piuccheperfetto attivo


Tradurre le seguenti forme verbali:

movissemus T amaverim T inveneris T movisset T vidissetis T viderimus T movisses T invene-


rit Tcepissetis Tvidissent Tcepissem Tinveneritis Tamassem Tviderit Tvideritis Tamavisses
T moverim T vidissem T videris T invenissent T amaveris T ceperint T cepissemus T viderint T
ceperitis Tinvenerint Tamavisset Tvidissemus Tcepissent Tamaverint Tvidisses Tmoverit T
movissent T ceperis T cepisset T ceperimus T vidisset T ceperit T amavissent T cepisses T inve-
nisset Tamassent

5 Congiuntivo perfetto e piuccheperfetto passivo


Tradurre le seguenti forme verbali:

missa sit T vocatus esset T inventa sint T missus sim T inventum sit T capti essemus T motus
sim Tcapti essetis Tvocatae essent Tmissi sitis Tmoti sint Tcapta sint Tcaptus esset Tinven-
tum esset Tcaptus sit Tvocati essetis Tmota sit Tcapti essent Tmissa sint Tcapta sis Tinven-
ta essent Tvocatus esses

6 Congiuntivo indipendente
Tradurre:

1. Veniat Rullus et coram mecum de agri Campani divisione disputet [Cic.]. 2. Quoniam illis
quos nominavi tot et talibus viris respublica ornata est, veniamus ad vivos, qui duo de con-
sularium numero reliqui sunt [Cic.]. 3. Agedum, dictatorem creemus; iam hic quo nunc
omnia ardent conticescat furor [Liv.]. 4. Secedant improbi, secernant se a bonis, unum in
locum congregentur, muro denique, quod saepe iam dixi, secernantur a nobis [Cic.]. 5.
Teneant alii castra, gerant res bellicas; nos, ut diximus semperque fecimus, urbem et res urba-
nas vobiscum pariter tuebimur (sorveglieremo) [Cic.]. 6. Custodiatur igitur vita rei publi-
cae mea, patriae reservetur, mors aut necessitatem habeat fati aut oppetatur cum gloria
[Cic.]. 7. Totam causam, iudices, explicemus atque ante oculos expositam consideremus
[Cic.]. 8. Dalmatis di male faciant, qui tibi molesti sunt [Cic.]. 9. Cibus famem sedet, potio
sitim exstinguat, vestis arceat frigus, domus munimentum sit adversus infesta temporis
[Sen.]. 10. Incumbamus ad illa praeclara studia [Plin. Iun.]. 11. Reddant nobis tunicam
nostram et pallium suum recipiant [Petr.]. 12. Nunc hominem tabulis, testibus, privatis
publicisque litteris auctoritatibusque accusemus [Cic.]. 13. Repeto abs te, Verres, monumen-
tum P. Africani. Causam Siculorum quam suscepi relinquo, Segestanorum iniuriae negle-

Unità 10. Esercizi 249


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gantur: basis P. Scipionis restituatur, nomen invicti imperatoris incidatur, signum pulcher-
rimum Carthagine captum reponatur [Cic.]. 14. Quoniam nos diligit, ipse quoque a nobis
diligatur [Cic.].

7 Congiuntivo indipendente
Tradurre:

1. Il maestro risponda volentieri a coloro che (lo) interrogano. 2. Le legioni romane difen-
dano strenuamente la libertà della patria. 3. Se qualcuno sa qualcosa, (lo) dica. 4. Venia-
mo ora al secondo capitolo dell’accusa. 5. (Che) nessuno violi il patto stipulato coi nemi-
ci. 6. Non fare ciò che le leggi vietano.

8 Congiuntivo indipendente
Tradurre:

Un po’ di gloria anche per Cicerone


Sit (sia pure) Scipio clarus ille, cuius consilio atque virtute Hannibal in Italiam redire (inf.
pres. di redeo) atque Italia decedere coactus est; ornetur alter eximia laude Africanus, qui
duas urbis huic imperio infestissimas, Karthaginem Numantiamque, delevit; habeatur vir
egregius Paulus ille, cuius currum rex potentissimus quondam et nobilissimus Perses hones-
tavit; sit aeterna gloria Marius, qui bis Italiam obsidione et metu servitutis liberavit; ante-
ponatur omnibus Pompeius, cuius res gestae atque virtutes isdem quibus solis cursus1 regio-
nibus ac terminis continentur: erit profecto inter horum laudes aliquid loci nostrae gloriae.
[Cicerone]
1. Sott. continetur.

9 Proposizione relativa al congiuntivo


Tradurre:

1. Neque domi neque in urbe invenio quemquam qui illum viderit [Plaut.]. 2. Nihil est tur-
pius quam cum eo bellum gerere, quocum familiariter vixeris [Cic.]. 3. Cato scribit optimum
agrum esse (che il terreno migliore è) qui sub radice montis situs sit et spectet ad meridia-
nam caeli partem [Varr.]. 4. Feminarum nulla est quam aeque diligam [Plaut.]. 5. Te unum
habeo quem dignum regno iudicem [Liv.]. 6. Xerxes praemium proposuit ei qui invenisset
novam voluptatem [Cic.]. 7. «Vocatus es ad cenam?». «Nusquam, quod sciam» [Plaut.]. 8.
Nihil est quod magis expediat quam boves bene curare [Cato]. 9. Nemo Lilybaei fuit qui non
viderit, nemo in Sicilia qui non audiverit [Cic.]. 10. Missi sunt delecti cum Leonida, qui
Thermopylas occuparent [Nep.]. 11. Caesar iis qui primi murum ascendissent praemia pro-
posuit [Caes.]. 12. Fecisti mihi pergratum quod Serapionis librum ad me misisti; ex quo qui-
dem ego, quod inter nos liceat dicere, millesimam partem vix intellego [Cic.].

Morfologia 250
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10 Proposizione relativa al congiuntivo


Tradurre:

1. Non c’è nessuno che meriti quel premio più di te. 2. Conosci forse qualcuno che parli
(usa dico) bene di lui? 3. Cesare mandò degli esploratori che perlustrassero attentamente
il bosco. 4. C’è qualcuno che lo abbia visto? 5. Tutti abbiamo bisogno di amici che ci ascol-
tino e ci comprendano. 6. Pochi sono gli scrittori che scrivano tanto chiaramente e con tan-
ta eleganza.

11 Proposizione interrogativa indiretta


Trasformare le frasi interrogative dirette in interrogative indirette:

Es.: Ignoro T quid accidit? (perf.) Ignoro quid acciderit

1. Nescio Tquid tribuni plebis cogitant? . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .


2. Nesciebam Tquid tribuni plebis cogitabant? . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
3. Mihi scribe Tquando Romam venies? . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
4. Ex eo quaesivi Tquid de ea re sentiebat? . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
5. Dic mihi Tquis te iniuria affecit? (ha offeso?) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
6. Velim (vorrei) scire Tutrum consilium consul cepit? . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
7. Vix intellego Tcur id fecit? . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
8. Nescio Tutrum verum an falsum dicit? . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

12 Proposizione interrogativa indiretta


Tradurre:

1. Videamus nunc quid haruspices dicant [Cic.]. 2. Nunc vides quibus fluctibus iactemur
[Cic.]. 3. Quae iste signa, quas tabulas pictas ex Achaia sustulerit (perf. di tollo) non dicam
hoc loco [Cic.]. 4. Et primum tibi, ut aequum est civi amanti patriam, quae sint in re publica
exponam; deinde scribemus etiam de nobis [Cic.]. 5. Accepi aliquot epistulas tuas, ex quibus in-
tellexi quam suspenso animo et sollicito scire averes quid esset novi [Cic.]. 6. Neque solum ea
perspicis, quae geruntur quaeque iam gesta sunt, sed etiam qui cursus rerum, qui exitus futurus
sit [Cic.]. 7. Modo intellexi quam rem mulier gesserit [Plaut.]. 8. Cogita quo loco sis, quid dare
populo Romano, quid reddere maioribus tuis debeas [Cic.]. 9. Videmus quanta sit in invidia
quantoque in odio apud quosdam nobilis homines novorum hominum virtus et industria
[Cic.]. 10. Docebo quid alat formetque poetam, quid deceat, quid non [Hor.]. 11. Hanno quae-
sivit an aliquis sociorum post tantam cladem a Romanis defecisset [Val. Max.]. 12. Non erat
obscurum quid homo improbus ac nefarius cogitaret: neque enim ipse satis occultarat, nec mu-
lier tacere potuerat (da possum) [Cic.]. 13. Caesar venit magnis itineribus in Nerviorum fines.
Ibi ex captivis cognoscit quae apud Cic