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17 settembre 2021 - 00:36 > Versione online

‘Programmazione Sociale Territoriale


Integrata nell’area del sisma’ Regione e
Atenei delle Marche a confronto

MARCHE – La ricostruzione passa anche attraverso la persona, le reazioni emotive e i


bisogni sociali e di salute di fronte ad un evento traumatico come il sisma. E’ il tema
centrale discusso oggi pomeriggio nel corso del webinar dal titolo: “Programmazione
Sociale Territoriale Integrata negli Ambiti Territoriali Sociali coinvolti nel sisma 2016 –
Verso la prospettiva One Health / One Welfare nelle Marche – A distanza di più di
quattro anni: quali sfide e quali prospettive? Analisi e riflessioni dalle quattro università
delle Marche”.
L’incontro è stato organizzato dalla Regione Marche in collaborazione con le università
marchigiane sulla base di un progetto finanziato dalla Regione stessa e finalizzato a
conoscere le varie conseguenze provocate dal sisma sulla vita delle persone colpite dal
tragico evento; progetto realizzato in collaborazione con gli ATS del cratere e i vari
portatori di interesse coinvolti e previsto dalla Regione Marche nell’ambito degli obiettivi
strategici del Piano Sociale Regionale 2020-2022.
L’appuntamento ha voluto fare il punto su un rapporto ormai stabile che il Servizio
Politiche Sociali ha con le università marchigiane da ormai oltre dieci anni per affiancare
stabilmente ricerca universitaria e azione regionale, nell’ambito del percorso di sostegno
agli ATS per l’avvio dei Piani Territoriali Sociali attuativi del Piano Sociale Regionale.
Ha espresso profonda gratitudine per il lavoro straordinario in corso l’assessore alla
Ricostruzione Guido Castelli, che ha puntualizzato nel suo intervento: “Le problematiche
conseguenti al tragico evento del sisma vanno affrontate nel loro insieme e non solo sul
versante, pur importantissimo, della ricostruzione strutturale. Per questo, in accordo con
le università che ci affiancano da tempo, sono stati individuati tre paradigmi da cui
partire: quello del prendersi cura della persona che non ha smesso di stare lì, quello
dell’abitare in termini di abitare temporaneo, di scuole e di edilizia residenziale e quello
dello sviluppo economico. Un trittico magistrale. Su questi paradigmi, visti nel loro
incrocio complesso, vogliamo dare corpo e anima al processo di ricostruzione stando
vicino alle persone che più hanno sofferto il trauma e ne stanno pagando le

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omplesso, vogliamo dare corpo e anima al processo di ricostruzione stando vicino alle
persone che più hanno sofferto il trauma e ne stanno pagando le conseguenze”.
L’interazione degli atenei marchigiani con il territorio regionale, con i contributi di
sociologici, architetti, giuristi, geologi, economisti, psicologi, pedagogisti, esperti di beni
culturali (ben venti brevi ma significativi interventi) ha permesso lo sviluppo di una
visione integrata del benessere territoriale centrato sulle relazioni tra le persone e
l’ambiente. L’incontro ha visto la presenza di tanti attori protagonisti dei processi di
ricostruzione e programmazione sociale territoriale integrata, in un dialogo aperto tra
ricercatori e ricercatrici con i dirigenti regionali.
Le presentazioni sono state raccolte in tre macro temi: prendersi cura, abitare,
sviluppare. Lucia Ruggeri, dell’Università di Camerino, ha coordinato i lavori della
sessione sul ‘prendersi cura’. Micol Bronzini dell’Università Politecnica ha coordinato la
sessione ‘abitare’, mentre quella sullo ‘sviluppare’ è stata coordinata da Lucia D’Ambrosi
che ha sostituito Emmanuele Pavolini dell’Università di Macerata.
Il Comitato Scientifico è composto da Angela Genova (UniUrb), Micol Bronzini (UnivPm),
Lucia Ruggeri (UniCam), Emmanuele Pavolini e Valentina Polci (UniMC).
Le risultanze del lavoro svolto dai ricercatori e del confronto tecnico e politico
sviluppatosi nel corso del pomeriggio hanno offerto indicazioni importanti ai referenti
degli Ambiti Territoriali colpiti dal sisma; indicazioni che saranno utilizzate in sede di una
programmazione territoriale sociale che non riguarderà quindi il solo il sistema dei servizi
sociali (il “prendersi cura”), ma anche l’offerta abitativa (“l’abitare”) e le stesse modalità di
ricostruzione strutturale e di sviluppo imprenditoriale (“lo sviluppare”) dei territori colpiti.

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