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Calcolo Integrale: Definizioni e Proprietà

Andrea Scozzari
UNICUSANO - Facolta’ di Economia

20-02-2016

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1 Integrale Definito
L’operazione di Integrazione è un’operazione fondamentale in tutte le discipline della
matematica. L’operatore di integrale è, nei fatti, l’operatore inverso della derivata. Come è
avvenuto per la maggior parte dei problemi della matematica, anche quello dell’integrazione
ha un’origine essenzialmente pratica, ossia il calcolo di un’area. La teoria dell’integrazione,
che verrà presentata in queste note, farà riferimento alla teoria sviluppata per le funzioni
reali di una variabile reale, y = f (x), continue e limitate.
Sia data, dunque, una funzione y = f (x) ed assumiamo che questa sia definita in un
intervallo [a, b]. Sia y = f (x) continua e limitata in [a, b]. Dire che una funzione y = f (x)
è limitata in un intervallo [a, b] significa affermare che esiste un numero L > 0 tale che:

−L ≤ f (x) ≤ L per ogni x ∈ [a, b].

Si noti che l’intervallo [a, b] considerato può anche non coincidere con tutto il dominio della
f (x), ovvero possiamo, in maniera più generale, considerare una funzione f (x) ristretta
su un intervallo [a, b] ⊂ dom f .

f(x)

0 a b

Figure 1: Esempio di funzione continua e limitata in un intervallo [a, b].

Con riferimento alla Figura 1., vogliamo calcolare l’area sottesa dalla curva y = f (x), ossia
l’area limitata dal diagramma della funzione, dall’asse delle x e dalle rette perpendicolari
a tale asse e passanti per gli estremi a e b dell’intervallo dato (vedi Figura 2.).
Definiamo questa area trapezoide, ed il valore di tale area lo indichiamo con S. Natu-
ralmente, se l’area S fosse l’area di un rettangolo, non avremmo alcun problema a de-
terminarne il valore. In questo caso, però, un “lato” di S non è un segmento, bensı̀
una curva. Un modo per determinare il valore di questa area è attraverso un calcolo
per approssimazione. Consideriamo l’intervallo [a, b], e dividiamo tale intervallo in n
sottointervalli, non necessariamente tutti uguali, inserendo in [a, b] i punti x0 , x1 , . . . , xn
dove x0 = a e xn = b. Si indichi il generico intervallo [xk , xk+1 ] per k = 0, 1, . . . , n − 1
(vedi Figura 3.).

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f(x)

0 a b

Figure 2: Area sottesa dalla curva f (x).

f(x)

0 x0 = a xk x k+1 xn = b

Figure 3: Rappresentazione del generico sottointervallo [xk , xk+1 ].

Dato che, per definizione, la funzione è continua in tutto [a, b] sarà di conseguenza continua
anche in ognuno dei sottointervalli [xk , xk+1 ] per k = 0, 1, . . . , n − 1, ed ammetterà, per
il teorema di W eierstrass, un valore minimo ed un valore massimo in ciascuno degli
intervalli [xk , xk+1 ]. Chiamiamo, rispettivamente, con mk ed Mk i valori minimo e massimo
della f (x) ristretta in ciascun intervallo [xk , xk+1 ], con k = 0, 1, . . . , n − 1.
Dato un generico intervallo [xk , xk+1 ], il prodotto mk (xk+1 − xk ) individua l’area del
rettangolo inscritto nel diagramma (cioè nel trapezoide) della f (x) avente per base
l’ampiezza (xk+1 − xk ) del generico intervallo, e per altezza il valore mk (vedi Figura
4.).
Analogamente, dato un generico intervallo [xk , xk+1 ], il prodotto Mk (xk+1 − xk ) individua
l’area del rettangolo circoscritto al diagramma della f (x) avente per base l’ampiezza

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(xk+1 − xk ) del generico intervallo, e per altezza il valore Mk (vedi Figura 4.).

f(x)

mk

0 x0 = a xk x k+1 xn = b

f(x)

Mk

0 x0 = a xk x k+1 xn = b

Figure 4: Rappresentazione dei rettangoli inscritti e circoscritti al trapezoide.

Si definiscano, dunque, le due seguenti somme:


n−1
si = mk (xk+1 − xk ),
k=0
e


n−1
sc = Mk (xk+1 − xk ).
k=0

Queste rappresentano, rispettivamente, la somma delle aree dei rettangoli inscritti e


circoscritti al trapezoide per una data suddivisione in sottointervalli di [a, b], e rapp-
resentano una approssimazione, rispettivamente, per dif etto e per eccesso dell’area S
del trapezoide. Si può dimostrare che, qualunque sia la suddivisione dell’intervallo [a, b]
attraverso l’introduzione dei punti x0 , x1 , . . . , xn , vale sempre:

si ≤ S ≤ sc .

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Le possibili suddivisioni dell’intervallo sono potenzialmente infinite, dunque, anche i valori
che possono assumere le quantità si e sc sono inf initi. si e sc possono essere allora viste
come funzioni di tutte le possibili suddivisioni di [a, b], e le indichiamo nel modo seguente:

si (∆x) e sc (∆x).
Si noti che il numero di punti che si possono introdurre per suddividere l’intervallo [a, b]
non è sempre lo stesso, ma può aumentare determinando, in questo modo, un numero
maggiore di sottointervalli che suddividono o partizionano [a, b]. Immaginiamo, quindi,
che il numero degli intervalli aumenti, ciò significa che, contestualmente, l’ampiezza di
ciascuno di questi intervalli diminuisce. Se al tendere a zero delle ampiezze dei sottoint-
ervalli, ovvero, se al tendere a zero dell’argomento ∆x delle due funzioni si ha che si (∆x)
e sc (∆x) tendono allo stesso limite, e questo è pari ad S, allora si dice che:
la funzione y = f (x) è integrabile nell’intervallo [a, b].
Tale limite viene indicato con:
∫ b
S= f (x)dx.
a

∫b
La quantità a
f (x)dx è chiamata Integrale Definito di Riemann.
∫b
Dato l’integrale a f (x)dx definiamo:

1. la funzione f (x) è la funzione Integranda;

2. a è l’estremo inferiore di integrazione;

3. b è l’estremo superiore di integrazione.

2 Proprietà dell’Integrale Definito


∫b
Di seguito si riportano alcune proprietà dell’integrale definito a f (x)dx.
∫a
1. a f (x)dx = 0; in questo caso si sta calcolando l’area di un punto sul piano cartesiano
che, per definizione, è pari a 0;
∫b ∫b
2. a f (x)dx = − a f (x)dx se f (x) < 0 nell’intervallo [a, b];

3. se due funzioni f (x) e g(x) sono integrabili nello stesso intervallo [a, b] e f (x) ≤ g(x)
per ogni x ∈ [a, b] allora:
∫ b ∫ b
f (x)dx ≤ g(x)dx;
a a

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4. preso un punto c ∈ [a, b] si ha:
∫ b ∫ c ∫ b
f (x)dx = f (x)dx + f (x)dx,
a a c

5. se due funzioni f (x) e g(x) sono integrabili nello stesso intervallo [a, b], presi due
scalari c1 e c2 si ha:
∫ b ∫ b ∫ b
(c1 f (x) + c2 g(x))dx = c1 f (x)dx + c2 g(x)dx,
a a a

6. se una funzione f (x) è continua nell’intervallo [a, b] allora essa è sempre Integrabile
in [a, b].

Teorema 1 Teorema della Media.


Sia data una funzione f (x) definita e continua in un intervallo [a, b], allora esiste un
punto c ∈ [a, b] tale che
∫ b
f (x)dx = f (c)(b − a).
a

2.1 Calcolo dell’Integrale Definito


Come calcolare l’integrale di una funzione f (x) in un intervallo [a, b]? Introduciamo,
prima di tutto, la seguente definizione:
Definizione 1 Sia data una funzione y = f (x) continua nell’intervallo [a, b] e ivi non
negativa. Sia t l’ascissa di un generico punto tale che:

a ≤ t ≤ b.
Allora è possibile definire l’integrale seguente:
∫ t
S(t) = f (x)dx.
a
Tale integrale individua l’area del sotto-trapezoide di base [a, t] (vedi Figura 5).

L’area S(t) è una funzione del punto t ∈ [a, b], ed è detta Funzione Integrale. Per questa
funzione vale il teorema seguente:
Teorema 2 Teorema di Torricelli-Barrow.
La derivata prima della funzione integrale S(x) in un determinato punto x ∈ [a, b] è uguale
al valore che la funzione integranda assume in quel punto, ossia:

S ′ (x) = f (x).

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f(x)

S(t)

0 a t b

Figure 5: Rappresentazione dell’area S(t).

Dato che, come detto, l’operazione di integrazione è l’operazione inversa dell’operazione


di derivazione, il teorema precedente permette di riscrivere l’integrale nel modo seguente:
∫ x
S(x) = f (x)dx = F (x) + c,
a

dove la funzione F (x) + c, al variare di c, individua l’insieme delle funzioni P rimitive


della f (x). Le primitive di una funzione f (x) sono, in sostanza, quelle funzioni la cui
derivata prima coincide con la f (x). Si prenda, ad esempio, la funzione f (x) = x. Una
sua primitiva è la funzione F (x) = 21 x2 . Infatti, se calcoliamo la derivata prima di F (x)
si ricava che F ′ (x) = x = f (x).
Consideriamo ora un’altra funzione G(x) = F (x) + c = 21 x2 + 10, le due funzioni F (x)
e G(x) sono diverse, nel senso che assegnato lo stesso valore alla variabile x, queste
restituiscono due valori diversi. Es., se x = 2, F (2) = 2, mentre G(2) = 12. Se, però,
calcoliamo la derivata prima di G(x) si ha G′ (x) = x = f (x). Per cui, in generale, se
la derivata prima di F (x) è pari a f (x), anche la derivata prima di F (x) + c è pari a
f (x) (infatti, la derivata prima di una funzione costante c è sempre 0), e, dunque, è
corretto indicare con F (x) + c l’insieme di tutte quelle funzioni F (x), dette Primitive, la
cui derivata prima coincide con la funzione f (x).
Dato che il teorema, e le sue conseguenze, valgono anche se x = b allora possiamo scrivere:
∫ b
S(b) = f (x)dx = F (b) + c,
a

con F (x) una funzione Primitiva della f (x) calcolata nell’estremo superiore b di in-
tegrazione. Dato che è possibile dimostrare che la costante c quando x = b è pari a
c = −F (a), allora risulta:

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∫ b
f (x)dx = F (b) − F (a),
a
ossia:
l’integrale definito di una funzione f (x) in un intervallo [a, b] è uguale al valore che una
qualsiasi funzione primitiva F (x) assume nell’estremo superiore dell’intervallo di inte-
grazione meno il valore che la stessa funzione primitiva F (x) assume nell’estremo inferiore
dell’intervallo di integrazione.
Pertanto, il calcolo di un integrale definito di una funzione y = f (x) si “riduce” ad
individuare una primitiva della funzione f (x).

Riferimenti bibliografici
1. G.C. Barozzi, C. Corradi, Matematica generale per le scienze economiche. Il Mulino,
Bologna 1997.

2. A. Blasi, Matematica: Corso base per la Facolta’ di Economia. Edizioni Kappa,


2006.

3. A. Blasi, Matematica: Esercizi, complementi e argomenti preliminari. Edizioni


Kappa, 2006.

4. P. Morcellini, C. Sbordone, Elementi di analisi matematica uno. Liguori Editore,


2002.

5. M. Castellani, F. Gozzi, Matematica di base per economia e azienda. Esculapio


Economia, 2001.