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Riassunto divina commedia

Canto 1 (introduzione)
 Dante si smarrisce all’età di 35 anni in una foresta buia e oscura (allegoria del peccato),
uscito grazie ad un lungo viaggio (iniziato la notte tra il 7/8 aprile 1300) inizialmente
accompagnato da Virgilio fino al purgatorio, in seguito da Beatrice in Paradiso.
Dante si scompone in due funzioni:

 Personaggio: con un’ottica di redenzione, molto impaurito;


 Narratore: sicuro di sé, in quanto onnisciente.
Virgilio viene considerato un maestro da Dante ed è allegoria della ragione.
Le 3 fiere rappresentano il primo ostacolo per Dante:

 Lonza: Lussuria;
 Leone: Superbia;
 Lupa: cupidigia e avarizia.
Dante (rappresenta l’umanità) parte dal basso, per arrivare in alto (alla visione di Dio).
Profezia del veltro: cane che si nutre di amore e sapienza che vuole liberare l’Italia da tutti i suoi
mali.
Il canto si conclude con l’invito di Virgilio a continuare il suo cammino.

Canto 2 (Ruolo informativo per capire l’intera architettura della commedia)


Si divide in tre parti:
1. Proemio: Dante apre il canto con un’invocazione alle muse dell’ingegno e della memoria,
2. I dubbi di Dante: si sente insicuro nell’intraprendere il viaggio;
3. Rassicurazione di Virgilio: Virgilio spiega a dante la natura divina di questo viaggio,
convincendolo a partire.
Tre donne benedette:

 Beatrice: rappresenta la grazia cooperante, con la cooperazione dell’uomo, li aiuta ad


operare il bene;
 Santa lucia: rappresenta la grazia illuminante, per distinguere il male dal bene;
 Vergine Maria: rappresenta la grazia preveniente, donata da Dio agli uomini
indipendentemente dai loro meriti.
Canto 3
Antinferno  porta con una scritta inquietante (lasciate ogni speranza o voi ch’entrate)
Luogo oscuro, in cui riecheggiano i pianti e i lamenti degli ignavi (coloro che in vita non hanno
saputo prendere una posizione). Dante li disprezza, perché secondo lui sono venute meno alla
prerogativa morale dell’uomo.
Caronte si scompone in due funzioni:

 Didattica: spiega alle anime cosa succederà a loro nell’inferno;


 Profetica: dice a Dante che la sua anima è salva.
Pena degli ignavi: correre nudi in continuazione dietro un’insegna priva di significato, tormentati
dalle punture di vespe e mosconi.
Il canto si conclude con la consapevolezza che l’anima di Dante è salva, con la rabbia del nocchiero
(Caronte)

Canto 5 (II cerchio)


Minosse (giudice): decide quale pena infliggere alle anime dei dannati.
Minosse prova ad intimorire Dante. Virgilio risponde che la presenza di Dante nell’inferno è
volontà di Dio.
Non c’è luce, l’aria è tenebrosa ed è scossa da una terribile tempesta di vento. Nel secondo cerchio
vengono punite le anime dei lussuriosi.
Il vento ha la funzione di contrappasso: rappresenta la mancanza di lucidità ed ordine e
l’abbandono del corpo alla passione.
Le anime sono suddivise in diverse schiere in base al tipo di amore che condussero.
Paolo e Francesca (dannati che morirono per amore): due cognati uccisi per gelosia dal marito di
lei.
L’amore agisce come un Personaggio.
Dante prova per Paolo e Francesca una profonda compassione.
Canto 6 III cerchio (anime dei golosi) – CANTO POLITICO
Viene punita la gola  uno dei sette peccati capitali che secondo dante, rende l’uomo simile ad
una bestia.
Nel III cerchio cade costantemente una pioggia fredda e sporca che finisce in una fanghiglia mal
odorante.
Cerbero (custode del III cerchio): cane a tre teste.
Dante mette in risalto tre tematiche ben precise:

 Tema politico: tramite il dialogo con Ciacco (anima dannata), che mostrerà a Dante una
profezia su Firenze;
 Tema morale: principali cause del declino di Firenze (avarizia, invidia e superbia);
 Tema religioso: Virgilio mostra a Dante cosa succederà alle anime dopo il giudizio
universale.
Cerbero  Custode delle anime dei golosi;
Ciacco  cittadino di Firenze, condannato per il suo peccato di gola.

Canto 10 VI cerchio (città di dite)  anime colpevoli di eresia


Epicureismo: corrente filosofica che nega l’immortalità dell’anima (ne fanno parte Farinata degli
Uberti e Cavalcante de Cavalcanti).
Farinata: Capo ghibellino della Firenze del ‘300.
Cavalcante: padre di Guido Cavalcanti, amico di Dante.
Dante e Virgilio si ritrovano di fronte a una distesa di sepolcri infuocati dove giacciono Epicuro e i
suoi seguaci. Dopo il giudizio universale queste anime dovranno rimanere chiuse nelle loro tombe.
La punizione ha una duplice valenza:

 Nel medioevo gli eretici venivano messi al rogo;


 Gli eretici non credevano nell’immortalità dell’anima.
Dialogo con Dante e Farinata
Il 2 febbraio 1248 farinata sconfigge i guelfi condannandoli all’esilio.
Nel 1251 i guelfi, ripreso il potere, esiliano i ghibellini compresa la famiglia degli Uberti.
Farinata si oppone alla distruzione della città di Firenze, dove muore nel 1264.
I guelfi tornano al potere. Farinata e la moglie vengono sottoposti ad un processo postumo di
eresia. Farinata chiede a Dante come mai i Fiorentini lo abbiano ancora in odio. Dante risponde
che il ricordo della battaglia di Montaperti è ancora vivido.
Cavalcante era un guelfo. A causa della sconfitta dei guelfi, venne esiliato a Lucca. Si trova nel
cerchio degli eretici in quanto epicureo.
Dante affronta il tema della chiaroveggenza dei dannati.
Farinata da la prova a Dante, del fatto che i dannati possono prevedere il futuro ma non il
presente o gli eventi imminenti, affidandoli una profezia lontana che lo riguarda (quella del suo
esilio).
Il canto si conclude con Virgilio che consola Dante, sconvolto alle parole della profezia e lo esorta a
chiedere spiegazioni a Beatrice una volta raggiunto il paradiso.

Canto 13 secondo girone (suicidi e scialacquatori)


Il secondo girone è dedicato ai violenti contro sé stessi, ambientato in un bosco che ricorda la
selva del primo canto.
In questo bosco nascono solo cespugli neri abitati da arpie e cagne.
Il tredicesimo canto viene suddiviso in:

 Suicidi: in cui compare Pier della Vigna (uno dei poeti della scuola siciliana) a cui Dante
dedica gran parte del canto;
 Scialacquatori: Lano da Siena e Iacopo da Sant’Andrea;
 Anima anonima fiorentina a cui Dante dedica l’ultima parte del canto.
Virgilio invita Dante a spezzare un ramoscello di un cespuglio, da cui usciranno le parole e sangue.
Nel cespuglio è imprigionata un’anima appartenete a Pier della Vigna, caduto in disgrazia a causa
dell’invidia dei cortigiani, si suicidò non riuscendo più a supportare la vergogna dell’accusa. Le
anime dei suicidi diventano delle piante selvatiche. Il giorno del giudizio universale riprenderanno i
loro corpi, ma non potranno rivestirli.
Lano da Siena e Iacopo da Sant’Andrea scappano, inseguiti da cagne nere e fameliche.
Il primo si nasconde dietro ad un cespuglio (appartenente ad un’anima anonima di Firenze che si
impiccò in segreto nella sua casa), ma viene trovato e divorato dalle cagne.
Violenza contro sé stessi nella persona  SUICIDI.
Violenza contro sé stessi nelle cose  SCIALAQUATORI (hanno dissipato tutte le loro ricchezze).
Canto 15 VII cerchio (sodomiti)
I sodomiti sono violenti contro dio nella natura che è figlia di dio. La loro pena è camminare
incessantemente sulla sabbia rovente sotto una pioggia di fuoco.
Dante e Virgilio camminano sugli argini del fiume Flegetonte. Gli argini sono alti e spessi, ricordano
le dighe costruite dai fiamminghi per ripararsi dai flussi marini ed assomigliano alle dighe costruite
dai padovani per riparare case/castelli dalle piene della brenta.
La selva non è più visibile, ad un certo punto vedono una schiera di anime di sodomiti che si
avvicinano a loro  guardano i due poeti come si guarda qualcuno di notte durante il novilunio
(stringendo gli occhi, come i vecchi sarti quando vogliono infilare il filo nella cruna dell’ago).
Una di queste anime si stacca dal gruppo e afferra Dante per la veste (Brunetto Latini, il suo
maestro). Brunetto chiede a Dante di parlare con lui a patto di seguirlo, poiché se solo un istante
un’anima sodomita si ferma e smette di camminare sarà costretta a restare immobile per cento
anni.
Dante non scende dall’argine roccioso, ma tiene il capo inchinato.
Brunetto chiede a Dante il motivo del suo viaggio nell’inferno. Ad un certo punto dice a dante che
non fallirà (profezia) nella sua missione letteraria e politica, a patto che segua la sua stella.
Brunetto Latini definisce i fiorentini: un popolo ingrato, che discende da Fiesole e che conserva
ancora la durezza della sua origine; avari, invidiosi e superbi. Dante ne deve stare lontano.
I Fiorentini non possono fare del male a quei cittadini che hanno sangue romano (Dante ne fa
parte).
Dante rispose che è ben vivo il ricordo del maestro su come ottenere fama eterna.
I sodomiti della schiera di brunetto sono tutti chierici o letterari di gran fama (Prisciano, Francesco
d’Accorso e il Vescovo Andrea dei Mozzi).
Brunetto congeda dante, in quanto vede in lontananza il fumo dell’altra schiera di sodomiti,
raccomandandogli il suo Tre sol (fama eterna). Si allontana di corsa simile a un corridore vincitore
del palio di Verona.
Canto 26 ottava bolgia (ULISSE)
Nell’ottava bolgia vengono puniti i consiglieri fraudolenti (uomini dotati di grande ingegno,
utilizzato per ingannare il prossimo).
Ulisse si trova nell’ottava bolgia perché ha oltrepassato le colonne d’Ercole (stretto di Gibilterra)
ed ha portato alla morte i suoi compagni, convincendoli a seguirlo grazie alla sua capacità oratoria.
Dante dedica ad Ulisse 52 versi. Soffre a collocare Ulisse nell’inferno, perché ne riconosce la
grandezza dell’ingegno, anche se vuole porre l’accento sul fatto che l’ingegno va usato per gli altri
e non contro gli altri.
All’inizio del canto, Dante e Virgilio passeggiano nell’ottava bolgia, c’è buio. Ad un certo punto
compaiono delle fiammelle. Dante viene attirato, in particolare da una fiammella a due punte dove
sono imprigionate le anime di Ulisse e Diomede.
Ulisse racconta che dopo essersi liberato dalla maga circe ed esser tornato a Itaca, aveva deciso di
ripartire per mare con un gruppo di compagni fedeli, per soddisfare la sua sete di conoscenza. Una
volta raggiunte le colonne d’Ercole, il gruppo rimase titubante. Grazie un discorso efficace, Ulisse
riuscì a convincerli. La nave aveva proseguito verso sud, fino a raggiungere la montagna del
Purgatorio. In quel momento, una tempesta si era alzata dal mare facendo inabissare la nave.
Il peccato di questi dannati è un peccato di intelligenza.
Pena del contrappasso: le loro anime bruciano in lingue di fuoco, così come in vita la loro lingua
era stata in mezzo per esprimere consigli fraudolenti.

Canto 33 Cocito
Il Cocito è un lago ghiacciato diviso in quattro cerchi:

 Caina: traditori dei parenti;


 Antenòra: traditori della patria e del partito (Ugolino);
 Tolomea: traditori degli ospiti e degli amici (Frate Alberico);
 Giudecca: traditori dei benefattori e dei mastri (Lucifero).
Ugolino: conte pisano nato nel 1210 da una famiglia ghibellina.
Per sete di potere si legò ai visconti guelfi (tradendo il suo partito per fare carriera);
successivamente tornò con i ghibellini (tradendo i guelfi)  cedendo alcuni territori di Pisa alle
città di Firenze e Lucca per garantire la pace.
La testa che Ugolino rode è quella di un ghibellino (Arcivescovo Ruggieri) che lo tradì facendolo
incarcerare insieme ai 2 figli e 2 nipoti nella torre della muda, dove li lasciò morire di fame.
Dante presenta Ugolino con un doppio volto:

 Uomo politico feroce, brutale sopraffatto dalla sete di potere;


 Padre di famiglia: le cui scelte sono state causa di morte per i figli e nipoti innocenti.
“Poscia, più che ‘l dolor potè ‘l digiuno”  due significati:

 Il conte e i figli sono morti di fame;


 Il conte si è cibato dei figli.

Dante è molto colpito dal conte Ugolino (che narra la sua storia con sensibilità e commozione), ma
nello stesso momento rode la testa di un altro dannato come un animale.
Dante lancia un’invettiva contro Pisa, colpevole della morte di tanti innocenti.
Dante e Virgilio si avviano verso la Tolomea (dove le anime dei dannati sono imprigionate nel
ghiaccio e quando piangono, le loro lacrime si ghiacciano nelle orbite degli occhi aumentando il
dolore).
Un’anima dannata chiede a Dante di essere liberato dalle lacrime ghiacciate. È Frate Alberico,
ancora vivo.
L’anima dei traditori degli ospiti arriva diretta alla Tolomea prima della morte. A governare il corpo
sulla terra è un diavolo.
Dante si rifiuta di aiutarlo, lanciando una seconda invettiva contro i Genovesi (uomini pieni di vizi).
Per Dante, il tradimento è la manifestazione più grande di perdita dell’umanità.
Le anime nel ghiaccio scontano una pena che segue la legge del contrappasso per analogia: così
come le loro anime sono state gelate in vita, lo sono anche nell’aldilà.