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FRANCESCO RICCIARDI CELSI

FATTORE RELIGIOSO
E LAVORATORI DI RELIGIONE ISLAMICA.
ASPETTI RIGUARDANTI LA CONTRATTAZIONE
COLLETTIVA E GLI ACCORDI SINDACALI

SOMMARIO: 1. Introduzione. – 2. Fattore religioso e mondo del lavoro nelle bozze d’Intesa con
le Comunità islamiche. – 2.1. Le richieste concernenti il mondo del lavoro. – 2.2. Segue. Ve-
nerdì festivo e altre festività religiose. – 2.3. Segue. La preghiera rituale islamica. – 2.4. Se-
gue. Il tempo del Ramadan e il pellegrinaggio alla Mecca. – 2.5. Segue. Le prescrizioni ali-
mentari. – 2.6. Considerazioni. – 3. Contratti di lavoro e Accordi sindacali a favore dei lavo-
ratori musulmani. – 3.1. Contratti e accordi sindacali che prevedono norme in tema di liber-
tà religiosa per i lavoratori immigrati. – 3.2. Contratti e accordi sindacali che prevedono
norme specifiche per i lavoratori di religione musulmana. – 4. Conclusioni.

1. Introduzione

L’evoluzione della società odierna ha posto, nel recente passato e conti-


nua a porre ancor oggi, nuovi profili e nuove questioni in tema di libertà
religiosa. Sebbene il principio di libertà religiosa contenuto nell’art. 19
Cost. trovi in quest’ultimo ampio riconoscimento, risulta evidente come il
dettato del legislatore costituente risulti ormai limitato nella sua espressio-
1
ne letterale e si avverta l’esigenza di ampliarne i contenuti ( ).
I tradizionali ambiti di libertà religiosa – ossia libertà di professare la
propria fede, libertà di propaganda e libertà di esercizio del culto –, si sono
oggi allargati configurando “nuove dimensioni del diritto di libertà religio-
2
sa” ( ). Tra i vari nuovi ambiti a cui tende ad allargarsi tale diritto, un posto
particolare compete alla tutela della libertà religiosa nel mondo del lavoro.
È questo un tema che ha iniziato a porsi nella società odierna sia per
l’influsso del fenomeno del multiculturalismo, sia per l’affermazione cre-

(1) G. DALLA TORRE, Lezioni di Diritto ecclesiastico, 4a ed., Torino 2011, pp. 68-69.
(2) L. SPINELLI, Diritto ecclesiastico, 2a ed., Torino 1987, p. 258.
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scente dei diritti della persona. Agli ormai classici ambiti riguardanti il rap-
porto tra religione e mondo del lavoro – lavoro del religioso e del ministro
di culto, lavoro nelle organizzazioni di tendenza, lavoro prestato alle di-
pendenze della Santa Sede o delle Comunità ebraiche – si è aggiunto, or-
mai da alcuni anni, anche quello della tutela della libertà religiosa nei luo-
ghi di lavoro.
La tutela della libertà religiosa nel mondo del lavoro è dunque un tema
relativamente nuovo, oggetto di interessanti studi nel decennio scorso. In
questa sede approfondiremo un aspetto riguardante i lavoratori di fede
islamica, ossia quello attinente alla tutela della libertà religiosa attuata me-
diante i contratti collettivi di lavoro o gli accordi sindacali locali.
L’importanza che vogliamo dare a questo aspetto deriva principalmente
da due fattori: il primo riguarda l’inesistenza di una o più Intese ex art. 8
Cost. con i rappresentanti delle Comunità islamiche, il secondo attiene al-
l’ormai cronico ritardo di una legge sulla libertà religiosa e di coscienza.
In questo contesto, assumono connotati interessanti le soluzioni norma-
tive bilaterali individuate, a livello di contrattazione, per ovviare ad un
vuoto legislativo e tese a rispondere alle esigenze di tutela di alcuni gruppi
di lavoratori in diverse realtà lavorative. Il presente studio riguarderà, dun-
que, l’analisi di alcuni casi di normativa contrattuale – in particolare di con-
tratti collettivi o di accordi sindacali locali –, che hanno attinenza con la
tutela della libertà religiosa nei luoghi di lavoro per i lavoratori di fede mu-
sulmana.
È opportuno precisare subito che non si tratta di un numero rilevante
di casi e che il problema si fa sentire più in alcuni ambiti lavorativi, e re-
gioni geografiche, piuttosto che in altri. Comunque, il ricorso allo strumen-
to della contrattazione, collettiva o aziendale, e in qualche caso agli accordi
taciti, si è rivelato fino ad oggi l’unica soluzione possibile per far fronte a
determinate situazioni venutesi a creare soprattutto in ragione della pre-
senza rilevante, in determinate realtà produttive, di lavoratori di fede isla-
3
mica ( ).
Come avremo modo di verificare, il ricorso alla contrattazione collettiva
e ad accordi aziendali, pur rappresentando un’esperienza degna di nota e
per certi aspetti significativa, relega la tutela di alcune espressioni della li-

(3) Sull’utilizzo dello strumento della contrattazione in materia di lavoro cfr. N. FIORI-
TA, L’Islam nei luoghi di lavoro: considerazioni introduttive sul ricorso alla contrattazione
collettiva, in Coscienza e libertà, 2005, pp. 9-19.
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bertà religiosa in una condizione di debolezza facendola dipendere da al-


cune variabili come la forza contrattuale dei soggetti richiedenti o l’inciden-
za di una determinata tipologia di lavoratori in uno specifico tessuto pro-
duttivo. Non si tratta, quindi, della soluzione ottimale, ma in mancanza di
un quadro legislativo che garantisca tutti gli appartenenti a questa mino-
ranza religiosa, costituisce pur sempre la soluzione pratica più efficace adot-
tata dalle forze sociali a cui il giurista, in particolare anche la dottrina ec-
clesiasticistica, tende a dare il giusto risalto.
Certamente, il problema s’è cominciato a porre con la massiccia immi-
grazione di islamici nel nostro Paese e con l’inserimento di parte di questi
nel mondo del lavoro, iniziata negli ultimi due decenni del secolo scorso e
proseguita fino ad oggi, tanto da stimare attualmente una presenza di per-
4
sone di fede islamica che supera abbondantemente il milione di adepti ( ).
La necessità di tutelare le esigenze religiose dei lavoratori di fede islami-
ca nasce anche da un altro fattore, quello della concentrazione di tali lavo-
ratori in determinati contesti lavorativi, così da rappresentarne una percen-
tuale significativa (generalmente almeno il 25-30% e in qualche caso anche
il 60-65% della forza lavoro). In questi casi il bene dell’azienda è stretta-
mente collegato al benessere psico-fisico dei lavoratori. Inoltre, la concen-
trazione dei lavoratori di religione musulmana riguarda prevalentemente
alcune aree geografiche (Lombardia, Veneto, Emilia Romagna), tanto che
tale esigenza è avvertita quasi esclusivamente in queste regioni e gli accordi
sovente sono esclusivamente a livello provinciale o locale.
Le richieste a favore dei lavoratori di fede musulmana sono motivate re-
ligiosamente e riguardano gli adempimenti delle pratiche di culto prescrit-
te dalla religione islamica coincidenti con l’orario di lavoro: il venerdì festi-
vo e altre festività religiose, la preghiera rituale quotidiana, i permessi di
assenza dal lavoro per il pellegrinaggio alla Mecca, la riduzione dell’orario
di lavoro durante il tempo del Ramadan e l’organizzazione delle mense
aziendali con la disponibilità di cibo secondo i precetti religiosi.
Si tratta di richieste la cui attuazione può trovare delle difficoltà di or-
dine pratico nell’organizzazione del lavoro, come ad esempio la richiesta
riguardante il venerdì festivo o quella dell’interruzione del lavoro per la
pausa preghiera. I datori di lavoro, da un lato, e rappresentati sindacali dei

(4) In Italia ci sono circa 1.500.000 di musulmani secondo il Dossier statistico 2011 Ca-
ritas-Migrantes (secondo altre fonti sono circa 1.000.000/1.200.000). La religione islamica
è la 2° dopo quella cristiana in ordine di numero di seguaci.
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lavoratori, dall’altro, si devono misurare con queste e altre problematiche,


che hanno a volte rilievo politico-regionale, per giungere a soluzioni adegua-
te e soddisfacenti per entrambe le parti.
Poiché esiste un problema di tutela della libertà religiosa nei luoghi di
lavoro per i fedeli di religione islamica viene spontaneo chiedersi se si tratti
effettivamente di un problema connesso al fattore religioso e di coscienza
e, inoltre, perché questo problema non lo si pone per i fedeli di altre reli-
gioni (in primis per quelli di fede cattolica, in ordine al lavoro nei giorni
festivi). Diciamo subito che questi aspetti non saranno oggetto di riflessio-
5
ne in questo studio, se non limitatamente a qualche accenno ( ).
Partiremo come dato acquisito che si tratti di precetti religiosi, alcuni
dei quali inderogabili, ai quali si deve attenere ogni fedele musulmano, an-
che se per quanto riguarda il venerdì la tradizione giuridica islamica non
stabilisce che si tratti di giorno festivo, ma è fatto obbligo in questo giorno
6
alla sola partecipazione alla preghiera comunitaria ( ).
In questo studio partiremo dalle richieste a favore dei lavoratori islamici
inserite nelle bozze d’Intesa presentate dalle organizzazioni musulmane,
quindi ci soffermeremo ad analizzare brevemente quali siano le problema-
tiche più comuni connesse al mondo del lavoro per i fedeli di religione
musulmana. Infine, tratteremo in modo più dettagliato dei contratti collet-
tivi di lavoro e degli accordi sindacali che presentano particolari condizioni
di tutela a favore di questi lavoratori. Per quest’ultima parte, la ricerca è
stata condotta in gran parte negli archivi dei contratti depositati presso il
CNEL e per quanto riguarda gli accordi sindacali locali prevalentemente
negli archivi di alcuni sindacati.

(5) Così, ad esempio, non ci soffermeremo sulla questione attinente al rapporto tra fe-
stività religiose e riposo settimanale sulle quali si rimanda alla copiosa letteratura in mate-
ria tra cui segnaliamo A. DE OTO, Precetti religiosi e mondo del lavoro. Un’analisi giuridica,
Roma 2007, pp. 110-122; S. COGLIEVINA, Festività religiose e riposi settimanali nelle società
multiculturali, in Riv. it. dir. lav., 2008, 3, p. 375; A, OCCHINO, Orari flessibili e libertà, in
Riv. it. dir. lav., 2012, 1, p. 169 ss.
(6) L. ASCANIO, La preghiera islamica in orario di lavoro. Casi, materiali, ed ipotesi riso-
lutive della problematica emergente in contesto immigrato, in Diritto, immigrazione e citta-
dinanza, 3/2007, pp. 48-61.
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2. Fattore religioso e mondo del lavoro nelle bozze d’Intesa con le Co-
munità islamiche

Nel novero delle confessioni religiose che hanno stipulato un’Intesa ai


sensi dell’art. 8 Cost. non è presente quella islamica nonostante quest’ulti-
ma rappresenti la Comunità religiosa più numerosa in Italia dopo quella
cattolica. Le ragioni di questa carenza risiedono principalmente nella mul-
tiformità del mondo musulmano e nella mancanza di una rappresentanza
unitaria delle Comunità islamiche, con la quale avviare le trattative.
Negli ultimi anni, da parte governativa, sono state promosse iniziative
volte a favorire l’aggregazione tra associazioni islamiche e la reciproca co-
noscenza con i rappresentanti dello Stato: nel 2005 è stata istituita dal Mi-
nistero dell’Interno la Consulta per l’Islam in Italia, nel cui ambito sono
state elaborate nel 2007, la “Carta dei valori, della cittadinanza e dell’in-
tegrazione” e nel 2008 la “Dichiarazione di intenti per la federazione del-
l’Islam italiano”. Nel 2010, il Ministero dell’Interno ha istituito il Comitato
per l’Islam italiano. E alcuni dei rappresentati delle organizzazioni islami-
che presenti in quest’ultimo Comitato sono entrati a far parte della Confe-
renza per le religioni, la cultura e l’integrazione, insediatasi sotto la presi-
denza del Ministro per l’integrazione e la cooperazione internazionale nel
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marzo del 2012 ( ).
In precedenza, negli anni Novanta del secolo scorso, sulla spinta del-
l’entusiasmo della prima “stagione delle Intese”, furono portate aventi da
parte di alcuni organismi musulmani radicati sul territorio italiano alcuni
tentativi finalizzati al raggiungimento di Intese con lo Stato italiano. Le re-
lative bozze d’Intesa sono state presentate dalle maggiori Comunità islami-
che del nostro Paese: l’UCOII (Unione delle Comunità e Organizzazioni
Islamiche in Italia) nel 1992, l’A.M.I. (Associazione Musulmani in Italia)
nel 1994 e la CO.RE.IS (Comunità Religiosa Islamica) nel 1996, mentre il
Centro Culturale Islamico di Roma gestito dalle ambasciate dei paesi stra-
nieri ha inviato nel 1993 una lettera ufficiale allo Stato italiano a sostegno
della bozza dell’UCOII.

(7) PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI, UFFICIO DEL SEGRETARIO GENERALE,
L’esercizio della libertà religiosa in Italia, a cura di A. NARDINI-I.T. MUCCICONI, Presiden-
za del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per l’informazione e l’editoria, 2013, p. 20,
consultabile sul sito www.govermo.it/Presidenza/USRI/confessioni.
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Per il tema che qui ci occupa riteniamo opportuno partire da una breve
analisi delle richieste contenute in queste bozze riguardanti l’adempimento
delle pratiche di culto prescritte dalla religione islamica sul posto di lavoro.
Innanzitutto è opportuno precisare che tutte e tre le bozze si richiamano al
diritto islamico, anche se il testo della CO.RE.IS sembrerebbe rifarsi più
8
esplicitamente a tale diritto e ai “pilastri dell’Islam” ( ). L’analisi che qui ci
apprestiamo a fare è sommaria e prescinde da approfondimenti di diritto
islamico e teologici.

2.1. Le richieste concernenti il mondo del lavoro

Dall’esame delle bozze d’Intesa sono emerse in particolare le seguenti


richieste:
– avere il venerdì come giorno festivo o avere il diritto di partecipare al-
la preghiera congregazione del venerdì;
– consentire di svolgere la pratica rituale della preghiera (Salat) negli
orari tradizionali prescritti, in ambiente riservato e adatto, sia in uffici
pubblici sia in ambito privato;
– agevolare l’attuazione della pratica religiosa del Ramadan;
– agevolare il compimento del pellegrinaggio rituale alla Mecca;
– macellazione rituale e prescrizioni alimentari.
Per meglio comprendere il significato religioso di queste richieste oc-
corre tener presente i cinque pilastri della pratica rituale sui quali poggia la
religione islamica: il primo riguarda la testimonianza di fede (accettazione
di Dio), il secondo la preghiera rituale da eseguire per cinque volte al gior-
no secondo un determinato rituale, il terzo l’elemosina rituale, il quarto il
digiuno nel periodo del Ramadan e il quinto il pellegrinaggio alla Mecca da
realizzarsi almeno una volta nella vita.
Delle tre bozze d’intesa solo quella della CO.RE.IS ha come presuppo-
sto dichiarato i pilastri della religione islamica (art. 2) e su questa base fon-
da e motiva le sue richieste riguardanti la preghiera rituale (art. 5), il digiu-
no rituale (art. 7), il pellegrinaggio rituale (art. 8) e in parte quella delle fe-
stività religiose (art. 15), anche se in questo caso la richiesta del venerdì fe-

(8) A. CILARDO, Il diritto islamico e il sistema giuridico italiano. Le bozze di intesa tra la
Repubblica italiana e le Associazioni islamiche italiane, Napoli 2002, p. 212.
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stivo – come vedremo – appare come una forzatura. Passiamo, ora, all’esa-
me più dettagliato delle singole richieste.

2.2. Segue. Venerdì festivo e altre festività religiose

Tutte e tre le bozze presentano, seppure in modo diverso, richieste su


9
questo punto ( ).
Per quanto riguarda il venerdì, le bozze dell’UCOII (art. 3) e dell’A.M.I.
(art. 3) non richiedono questo giorno come festivo, ma solo il diritto di
partecipare alla preghiera “congregazionale” (cioè “comunitaria”) di mez-
10
zogiorno presso i luoghi di culto islamici ( ).
Nella bozza della CO.RE.IS si fa, invece, riferimento alla festività reli-
giosa del venerdì (art. 15) e ai due giorni della Rottura del Digiuno e del
11
Sacrificio di Abramo, in quanto “festività religiose islamiche” ( ). All’art.
15 della bozza della CO.RE.IS si dice espressamente: “I musulmani che
dipendono dallo Stato, da enti pubblici o privati, o che esercitano attività
autonome o commerciali, i militari e coloro che siano assegnati al servizio
civile sostitutivo, hanno diritto di fruire, su loro richiesta, della festività re-
ligiosa del Venerdì. Tale diritto è esercitato nel quadro della flessibilità del-
l’organizzazione del lavoro, con eventuale recupero, in altri giorni, senza
compenso straordinario, delle ore lavorative non prestate. Restano comun-
que salve le imprescindibili esigenze dei servizi essenziali previsti dall’ordi-
namento giuridico della Repubblica. Tali disposizioni si applicano al pari
alle festività religiose islamiche dette della Rottura del Digiuno e del Sacri-
ficio di Abramo.

(9) Sull’argomento cfr. L. MUSSELLI, Rilevanza civile delle festività islamiche, in S. FER-
RARI (a cura di), Musulmani in Italia, La condizione giuridica delle comunità islamiche,
Bologna 2000, pp. 195-199; A. CILARDO, Il diritto islamico e il sistema giuridico italiano.
Le bozze di intesa tra la Repubblica italiana e le Associazioni islamiche italiane, cit., pp.
228-234.
(10) Il testo della bozza dell’UCOII si trova in Bozza di intesa tra la Repubblica italiana e
l’UCOII (Unione delle Comunità e Organizzazioni Islamiche in Italia) (febbraio 1993), in
Quad. dir. pol. eccl., 2 (1993), pp. 561-571, mentre il testo della bozza dell’A.M.I. è pubbli-
cato in Bozza di intesa tra la Repubblica italiana e l’Associazione Musulmani Italiani, in
Quad. dir. pol. eccl., 2 (1996), pp. 536-545.
(11) Il testo della bozza della CO.RE.IS si trova in Bozza di intesa tra la Repubblica ita-
liana e la Comunità Religiosa Islamica, in Quad. dir. pol. eccl., 2 (1998), pp. 567-575.
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Nel fissare le prove di esame o di concorso le autorità civili competenti


terranno conto dell’esigenza di rispetto delle festività islamiche. Si conside-
rano giustificate, su richiesta di chi esercita la potestà parentale ai sensi
delle leggi dello Stato, o degli stessi interessati, le assenze degli alunni mu-
sulmani dalla scuola nei giorni festivi islamici”.
Non c’è, dunque, coincidenza tra le richieste della CO.RE.IS da una
parte e quelle dell’UCOII e dell’A.M.I. dall’altra in quanto quest’ultime non
richiedono il venerdì come giorno festivo, ma solo il diritto di partecipare
alla preghiera comunitaria.
Secondo il diritto islamico il venerdì non è considerato giorno festivo
con conseguente astensione dal lavoro. Per il fedele musulmano il venerdì
è il giorno della preghiera comunitaria di mezzogiorno e non è, quindi, pa-
12
ragonabile al giorno di riposo domenicale occidentale ( ). Tant’è che solo
alcuni Paesi islamici hanno fissato il venerdì come giorno di riposo setti-
13
manale ( ).
Per quanto riguarda le festività religiose c’è da rilevare che nella bozza
dell’A.M.I. (art. 4) ne sono segnalate sette. Oltre alle feste della Rottura del
Digiuno e del Sacrificio, già contemplate nella bozza della CO.RE.IS, sono
state inserite la Festa di al-Qadr (Notte del Destino), il capodanno islami-
co, l’anniversario di Ashura (il giorno dell’Espiazione), l’anniversario della
nascita del profeta Maometto e l’anniversario del viaggio notturno di
14
Maometto e della sua ascensione al cielo ( ).

(12) L. MUSSELLI, Rilevanza civile delle festività islamiche, cit., pp. 187-199; A. CILAR-
DO, Il diritto islamico e il sistema giuridico italiano. Le bozze di intesa tra la Repubblica ita-
liana e le Associazioni islamiche italiane, cit., pp. 228-229; L. ASCANIO, La preghiera islami-
ca in orario di lavoro. Casi, materiali, ed ipotesi risolutive della problematica emergente in
contesto immigrato, cit., pp. 59-61. Sull’argomento cfr. anche A. PIN, Laicità e Islam nel-
l’ordinamento italiano. Una questione di metodo, Milano 2010, p. 232 ss.
(13) Cfr. N. FIORITA, L’Islam nei luoghi di lavoro: considerazioni introduttive sul ricorso
alla contrattazione collettiva, cit., p. 13.
(14) Sul significato di queste festività cfr. A. CILARDO, Il diritto islamico e il sistema giu-
ridico italiano. Le bozze di intesa tra la Repubblica italiana e le Associazioni islamiche italia-
ne, cit., pp. 231-234.
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2.3. Segue. La preghiera rituale islamica

La preghiera rituale rientra tra le pratiche di culto ritenute come impre-


15
scindibili, obbligatorie e inderogabili per il diritto islamico ( ). Si tratta di
una pratica di culto che deve essere esercitata secondo precise modalità, e
il diritto islamico regolamenta dettagliatamente i tempi e le modi delle cin-
16
que preghiere quotidiane ( ). Anche in questo caso la richiesta inserita nel-
la bozza della CO.RE.IS appare più complessa.
Nell’art. 5 si contempla: “La Repubblica, nel prendere atto che la Pre-
ghiera rituale islamica, previa abluzione, si compie cinque volte al giorno,
all’alba, a mezzogiorno, di pomeriggio, al tramonto e di notte, in fasce ora-
rie che variano nel corso dell’anno, si impegna a garantire, nel rispetto del-
la riservatezza, il dignitoso esercizio di tale pratica rituale negli uffici pub-
blici, e a favorirlo anche nei luoghi di lavoro privato.
La Comunità islamica comunicherà al Ministero dell’Interno i relativi
orari, distribuiti per Regioni, da pubblicare sulle Gazzette ufficiali regiona-
li all’inizio di ciascun anno solare.
In corrispondenza delle fasce orarie di preghiera, viene prevista la pos-
sibilità di pause, nei luoghi di lavoro e nelle scuole, della durata di quindici
minuti ciascuna, salvo recupero o computo ai fini retributivi.
Coloro che non sono in grado di avvalersi, per ragioni di servizio, della
festività del Venerdì, hanno comunque il diritto, salvo casi di assoluta ec-
cezionalità, di partecipare alla preghiera della fascia oraria di mezzogior-
no, della durata di tre quarti d’ora circa, recandosi nel luogo di culto più
vicino”.
Meno dettagliata la normativa prevista dalla bozza dell’A.M.I. dove al-
l’art. 1, dopo il riconoscimento del diritto di professare e praticare libera-
mente la religione islamica in conformità con l’art. 19 Cost. viene fatto
espresso riferimento alla preghiera rituale: “Il diritto in questione implica
in particolare la facoltà del compimento dell’orazione rituale quotidiana
entro i tempi d’obbligo”.
Nella bozza dell’UCOII la richiesta riguardante la preghiera rituale ri-
guarda solo il diritto di partecipazione alla preghiera congregazione del

(15) L. ASCANIO, La preghiera islamica in orario di lavoro. Casi, materiali, ed ipotesi riso-
lutive della problematica emergente in contesto immigrato, cit., p. 49 ss.
(16) A. CILARDO, Il diritto islamico e il sistema giuridico italiano. Le bozze di intesa tra la
Repubblica italiana e le Associazioni islamiche italiane, cit., p. 242.
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Venerdì nei luoghi di culto islamici: “I musulmani dipendenti dallo Stato,


da enti pubblici o da privati, o che esercitano attività autonome o commer-
ciali, i militari e coloro che siano assegnati al servizio civile sostitutivo, han-
no diritto di partecipare, su loro richiesta, alla preghiera congregazionale
del venerdì nei luoghi di culto islamici. Tale diritto è esercitato nel quadro
della flessibilità dell’organizzazione del lavoro. Restano comunque salve le
imprescindibili esigenze dei servizi essenziali previsti dall’ordine giuridico”
(art. 3).

2.4. Segue. Il tempo del Ramadan e il pellegrinaggio alla Mecca

Come abbiamo visto, tra i cinque pilastri della religione islamica rien-
17
trano anche il digiuno ( ) nel mese del Ramadan e il pellegrinaggio alla Mec-
ca. Anche per questi due punti fondamentali della religione islamica le ri-
chieste si possono trovare sono esclusivamente nella bozza della CO.RE.IS
Per quanto riguarda il digiuno nel mese del Ramadan nella bozza si fa
riferimento all’impegno della Repubblica italiana ad agevolare l’attuazione
di tale pratica religiosa con la riduzione di un’ora dell’orario lavorativo del-
le persone di Religione islamica e di agevolare le richieste di ferie in questo
18
periodo (art. 7) ( ). Anche per il pellegrinaggio rituale alla Mecca la bozza
della CO.RE.IS vi dedica un articolo. Per il periodo del pellegrinaggio la
Repubblica s’impegna a concedere i necessari permessi ai dipendenti pub-

(17) La pratica del digiuno non è esclusiva dell’Islam, ma è presente anche nell’ebrai-
smo e nel cristianesimo.
(18) Art. 7: “La Repubblica, nel prendere atto del valore rituale del Digiuno del mese di
Ramadan, si impegna ad agevolare l’attuazione di tale pratica religiosa, riducendo, se ne-
cessario, di un’ora, negli uffici e nelle scuole pubbliche, l’orario lavorativo delle persone di
Religione islamica, in coincidenza con il pasto rituale che si compie prima dell’inizio del
Digiuno e al momento della sua interruzione, e favorendo il rispetto di tale pratica cultuale
anche nell’ambito del lavoro privato.
Si provvederà all’eventuale recupero, senza compenso straordinario, delle ore lavorati-
ve non prestate.
Il termine approssimativo iniziale e quello finale del Digiuno, determinati annualmente
dalla Comunità islamica che ne darà notizia al Ministero dell’Interno, sono pubblicati nella
Gazzetta Ufficiale all’inizio di ciascuno anno, mentre le date esatte vengono comunicate
alle autorità appena possibile.
Saranno favorite le richieste dei dipendenti di Religione islamica che intendano fruire
delle ferie annuali durante il periodo del mese di Ramadan”.
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blici e a concedere analoghe concessioni da parte dei datori di lavoro pri-


19
vati, salvo recuperi in entrambi i casi (art. 8) ( ).

2.5. Segue. Le prescrizioni alimentari

Un posto a sé occupano le prescrizioni alimentari. Si tratta di precetti


alimentari di origine religiosa che evidenziano lo stretto legame esistente
tra fede e cibo. Questo stretto legame non può non avere ripercussioni an-
che nel mondo del lavoro, sia per le ore trascorse dai lavoratori nei posti di
lavoro sia per esigenze naturali di sostentamento degli individui. La que-
stione alimentare, già presente nel nostro Paese in quanto simile a quella
della religione ebraica (cibo kashèr), ha trovato spazio nella contrattazione
tra Stato e Confessioni religiose ed è diventata più rilevante con l’ingresso
20
nel mondo del lavoro di persone di religione islamica ( ).
Per i musulmani è proibito l’uso di carni non macellate secondo le pre-
scrizioni islamiche (cibo halàl). Anche se i divieti e le prescrizioni alimenta-
ri non sono assoluti per tutti i musulmani – e nonostante esistano diver-
genze interpretative sull’osservanza di questo tipo di precetti –, è innegabi-
le che la questione alimentare rappresenti, per il fedele musulmano, un
21
aspetto strettamente connesso alla pratica religiosa ( ). Secondo parte della
dottrina le prescrizioni alimentari non sono veri e propri atti di culto, ma
consistono in pratiche di vita motivate da considerazioni religiose e quindi

(19) Art. 8: “La Repubblica italiana si impegna ad agevolare, per le persone di Religione
islamica che ne facciano richiesta, il compimento del Pellegrinaggio rituale alla Mecca, nel
periodo comunicato al Ministero dell’Interno dalla Comunità Islamica, e pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale all’inizio di ciascun anno solare.
A tal fine si impegna a concedere i necessari permessi al personale dipendente dagli uf-
fici pubblici, e ad agevolare analoghe concessioni da parte dei datori di lavoro privati, sal-
vo recupero, in entrambi i casi, senza compenso straordinario, delle ore lavorative non pre-
state.
Alle persone di Religione islamica di cittadinanza non italiana, regolarmente residenti
in Italia, è garantito il rientro nel territorio della Repubblica in occasione di un unico Pel-
legrinaggio rituale”.
(20) Sul tema del rispetto dei precetti religiosi in materia di alimentazione nel mondo
del lavoro cfr. R. BOTTONI, Le discriminazioni religiose nel settore lavorativo in materia di
alimentazione, in Quad. dir. pol. eccl., 1 (2013), pp. 107-143.
(21) Sul rapporto tra cibo e regole religiose cfr. A. DE OTO, Precetti religiosi e mondo
del lavoro. Un’analisi giuridica, cit., pp. 94-109.
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non corrispondono al tradizionale concetto di libertà religiosa, secondo al-


tri le prescrizioni alimentari islamiche rientrano nei diritti conclamati
22
dall’art. 19 Cost. ( ).
Per quanto riguarda le bozze d’Intesa, quella dell’UCOII (art. 6) e quella
dell’A.M.I. (art. 6) fanno solo un generico riferimento alla macellazione ri-
23
tuale ( ), mentre il comma 3 dell’art. 9 della bozza della CO.RE.IS fa espli-
citamente riferimento alla gestione dei servizi mensa dipendenti dalle pub-
bliche Amministrazioni, dove “la Repubblica assicura la fruibilità, da parte
del personale di Religione musulmana, di cibi e bevande consentiti dalla
tradizione islamica, e favorisce l’adozione di analoghe iniziative nell’ambito
del lavoro privato”.

2.6. Considerazioni

Alcune di queste problematiche possono effettivamente entrare nel no-


vero delle materie oggetto di contrattazione bilaterale (intesa art. 8.3 Cost.),
mentre per altre il loro inserimento trova difficoltà nell’attuazione pratica.
Il diritto di osservare il riposo sabatico ha trovato riconoscimento nel-
l’Intesa con le Comunità ebraiche e in quello con l’Unione delle Chiese av-
24
ventiste del settimo giorno ( ). Nella legge 8 marzo 1989, n. 101 (Intesa
con le Comunità ebraiche) è previsto che gli ebrei dipendenti dello Stato o
da privati hanno diritto di fruire su loro richiesta del riposo sabbatico co-
me riposo settimanale (art. 4). Questo articolo precisa che tale diritto è
esercitato nel quadro della flessibilità dell’organizzazione del lavoro e che
si tratta di ore da recuperare la domenica o in altri giorni senza diritto ad
alcun compenso straordinario. Inoltre, all’art. 5 sono elencate le festività
religiose in cui si applicano le disposizioni relative al riposo sabatico previ-
sto nel precedente articolo.

(22) A. ROCCELLA, Macellazione e alimentazione, in S. FERRARI, Musulmani in Italia, cit.,


p. 202.
(23) Il contenuto degli articoli è quasi identico nelle due bozze: “La macellazione ese-
guita secondo il rito islamico continua ad essere regolata dal decreto ministeriale 11 giugno
1980, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 20 giugno 1980, n. 168, in conformità alla legge e
alla tradizione islamica”.
(24) Con l’art. 17 della legge n. 561/1988, la Repubblica italiana riconosce agli Avventi-
sti il diritto di osservare il riposo sabbatico.
Fattore religioso e lavoratori di religione islamica 491

Per quanto riguarda le Comunità islamiche, la tematica del venerdì fe-


stivo è strettamente connessa a quella della pratica della preghiera rituale e
il problema è quello di verificare se la riduzione dell’orario lavorativo del
venerdì e la sospensione del lavoro per la preghiera comunitaria siano con-
ciliabili con il sistema di diritto del lavoro in Italia.
Una soluzione al problema è rappresentata dal “modello spagnolo”.
L’art. 12 dell’Accordo di cooperazione tra la Spagna e la Commissione isla-
mica del 1992, elenca i giorni festivi per gli appartenenti alla religione isla-
mica. Nei giorni festivi stabiliti e nei venerdì di tutto l’anno e un’ora prima
del tramonto nel periodo del Ramadan, è possibile richiedere di astenersi
25
dal lavoro, recuperando le ore di lavoro perdute in altri momenti ( ).
Per quanto riguarda, invece, le festività religiose, altre intese prevedono
il riconoscimento di uno o più giorni l’anno come nel caso dell’Intesa con i
Buddisti (art. 23, riconoscimento di osservare la festa del Vesak; diritto da
esercitare nel quadro della flessibilità dell’organizzazione del lavoro) e nel-
l’Intesa con gli Avventisti, con i Testimoni di Geova, con la Sacra Arcidio-
26
cesi d’Italia ed Esarcato meridionale e con l’Unione Induista italiana ( ).
Anche la questione alimentare pone problemi relativamente nuovi per il
mondo del lavoro. L’impatto massiccio di persone di religione islamica,
spesso concentrate in alcune realtà lavorative, pone problemi di organizza-
zione non indifferenti, ma non insormontabili. Le strutture pubbliche stan-
no progressivamente prendendo atto delle esigenze alimentari legate alla
fede religiosa (ebrei-musulmani). Alcune realtà lavorative si sono rese di-
sponibili a permettere lo svolgimento di pratiche rituali (preghiera/digiu-
no) e a rispettare alcuni precetti alimentari, in particolare quelli della reli-
gione islamica vista la consistenza numerica dei lavoratori.

(25) L’accordo spagnolo tratta molti punti contenuti anche nelle tre bozze di intesa pre-
sentate in Italia, come il matrimonio, l’assistenza religiosa nei centri pubblici, l’insegna-
mento della religione islamica, le esenzioni fiscali, le festività religiose, il patrimonio stori-
co-artistico, le prescrizioni alimentari. Anche se “l’accordo del 1992 assicura alle Comunità
musulmane che fanno parte della Cis una tutela rafforzata di alcuni diritti e concede van-
taggi economici e giuridici da parte dello Stato” (A. MOTILLA, L’accordo di cooperazione
tra la Spagna e la Commissione islamica. Bilancio e prospettive, in S. FERRARI (a cura di), Mu-
sulmani in Italia, La condizione giuridica delle comunità islamiche, cit., pp. 260-262), tutta-
via le divisioni tra le federazioni che costituiscono la Cis hanno bloccato la maggior par-
te delle disposizioni dell’accordo suscettibili di sviluppo.
(26) Su questi aspetti cfr. R. BENIGNI, L’identità religiosa nel rapporto di lavoro, Napoli,
2008, pp. 43-64.
492 Francesco Ricciardi Celsi

La questione alimentare ha trovato inserimento nell’Intesa con l’Unione


delle Comunità ebraiche (inserimento delle disposizioni sulla macellazione
rituale), e il riconoscimento del diritto di vivere in conformità delle proprie
convinzioni non sembrerebbe aver prodotto riflessi di rilievo. Ma a parte il
tema della macellazione rituale, di pertinenza strettamente giuridica, quello
della alimentazione halàl sembrerebbe trovare spazio più difficilmente nel-
l’ambito delle Intese ex art. 8 Cost. e infatti è presente nelle tre bozze limi-
tatamente alle strutture segreganti e mense scolastiche.
Del tutto nuovo si presentano nel panorama delle Intese tra Stato e
27
Confessioni religiose le richieste riguardanti il periodo del Ramadan ( ) e il
Pellegrinaggio alla Mecca.

3. Contratti di lavoro e Accordi sindacali a favore dei lavoratori mu-


sulmani

Nel corso degli ultimi dieci/quindici anni sono stati stipulati alcuni con-
tratti collettivi di lavoro e alcuni accordi sindacali a livello provinciale o
aziendale che contemplano agevolazioni per i fedeli musulmani. Si tratta di
casi abbastanza limitati se rapportati al panorama nazionale, ma rappresen-
tano un dato di grande rilevanza nell’esperienza giuridica nazionale colle-
28
gata al diritto di libertà religiosa ( ). La presenza di lavoratori extracomu-
nitari nei luoghi di lavoro con provenienze, culture e religioni molto diffe-
renti tra loro, pone ogni giorno problemi nuovi anche nel mondo del lavo-
ro, in particolare nei settori dove è più consistente la presenza di lavoratori
stranieri (extracomunitari). Il sindacato è da tempo impegnato per assicu-
rare a questi lavoratori e alle loro famiglie condizioni di vita e di lavoro di-
gnitose e rispettose delle proprie culture.
La presente ricerca è stata effettuata presso gli Archivi informatici del
CNEL nell’autunno del 2011 ed è stata ripetuta più recentemente all’inizio

(27) Norme riguardanti il Ramadan sono previste nell’art. 14, comma 4, dell’Accordo di
cooperazione tra lo Stato spagnolo e la Commissione Islamica in Spagna.
(28) Secondo L. Musselli quello dei contratti collettivi di lavoro “può essere forse l’ambito
ideale per risolvere, in modo concreto ed adeguato alle esigenze, i problemi religiosi, cul-
tuali e culturali dei lavoratori musulmani” in Rilevanza civile delle festività islamiche, cit.,
p. 193.
Fattore religioso e lavoratori di religione islamica 493

29
dell’estate del 2013 ( ). Un ulteriore ricerca, in particolare per gli Accordi
a livello locale, è stata effettuata recentemente negli Archivi di alcuni sin-
30
dacati ( ).
Nel complesso – se proporzionato alla mole di Contratti depositati – non
emergono a livello numerico dati particolarmente significativi del recepi-
mento di aspetti religiosi nei contratti collettivi di lavoro. Ma è pur vero
che i limitati casi individuati suggeriscono importanti spunti di riflessione,
ed è possibile affermare che la condizione e le esigenze (anche religiose)
degli operai extracomunitari cominciano a trovare spazio nella contratta-
zione aziendale italiana solo da pochi anni e solo in alcune regioni.
Prima di analizzare i casi di CCNL e di Accordi locali che riguardano i
lavoratori di fede islamica ci soffermeremo brevemente su quelli che pre-
vedono norme generiche riguardanti i lavoratori immigrati in tema di liber-
tà religiosa in quanto tematica strettamente connessa alla prima. Innanzi-
tutto, è opportuno evidenziare che la gestione delle diversità nell’organiz-
zazione del lavoro nella società multiculturale è diventata una priorità in
quanto l’ambito lavorativo rappresenta una delle dimensioni fondamentali
31
dell’integrazione ( ).
Occorre, inoltre, tener presente che le forze sindacali sono più interes-
sate alla tutela dei diritti dei lavoratori in generale che al diritto di libertà
religiosa in particolare e quindi, soprattutto negli ultimi anni sono aumen-
tati i riconoscimenti a favore degli immigrati extracomunitari nei posti di
lavoro nel loro complesso, come ad esempio i corsi di lingua italiana, l’ac-
corpamento delle ferie per agevolare il rientro in patria, la creazione di
sportelli immigrati sul territorio oltre a generiche iniziative volte a favorir-
32
ne l’integrazione ( ). Si tratta di aspetti importanti che, però, hanno poco a
che fare con il nostro studio.

(29) Trattandosi di una tematica molto circoscritta, gli strumenti informatici di ricerca
disponibili lasciano un margine di errore. La ricerca effettuata nel 2013 conferma sostan-
zialmente i dati già rinvenuti nella ricerca del 2011. Occorre anche tener presente che nel-
l’archivio del CNEL è presente esclusivamente la contrattazione formalmente depositata.
(30) In particolare in quello della FIM-CISL e della FIT-CISL Lombardia, della Banca
dati “Contrattazione” IRES-CGIL Emilia Romagna e in altri archivi CISL. Si ringrazia in
modo particolare per la collaborazione la CISL Monza-Brianza-Lecco e la FIM-CISL di
Lecco.
(31) Sul tema cfr. M. MONACI, Culture nella diversità, cultura della diversità. Una rico-
gnizione nel mondo dell’impresa, Quaderni ISMU 1/2012, Milano 2012.
(32) Alla Cam-Il mondo del bambino S.p.A, in provincia di Bergamo, viene riconosciuta
494 Francesco Ricciardi Celsi

Leggendo i contratti collettivi di lavoro e gli accordi a livello locale ap-


pare evidente che le richieste dei sindacati riguardano la tutela dei lavora-
tori extracomunitari a spettro più ampio ed è per questo che anche a livel-
lo divulgativo la stampa si occupa indistintamente di diritti degli immigrati
33
accumunando il diritto di libertà religiosa ad altri aspetti ( ).

3.1. Contratti e accordi sindacali che prevedono norme in tema di libertà


religiosa per i lavoratori immigrati

A partire dagli inizi degli anni Novanta del secolo scorso sono apparse
nella contrattazione collettiva di lavoro le prime norme a favore di lavora-
tori appartenenti ad altre religioni. Le tematiche riguardano soprattutto le
festività e il riposo settimanale, i permessi per motivi religiosi e l’organizza-
zione delle mense aziendali al fine di assicurare una alimentazione coerente
con ai precetti religiosi. L’art. 14 del CCNL sulla disciplina del rapporto di
lavoro domestico del 2013, in materia di riposo settimanale prevede al
punto 4 che “Qualora il lavoratore professi una fede religiosa che preveda
la solennizzazione in un giorno diverso dalla domenica, le parti potranno
accordarsi sulla sostituzione a tutti gli effetti contrattuali della domenica
con altra giornata”.
Il CCNL per i soci e i dipendenti delle Cooperative esercenti attività re-
lative agli impianti sportivi e del tempo libero del 20 luglio 2006, prevede
all’art. 74 che “per i soci lavoratori ed i lavoratori dipendenti che professa-
no religioni diverse da quella cattolica è riconosciuto il diritto di osservare

ai lavoratori extracomunitari ogni due anni “la possibilità di assentarsi per un periodo di 2
mesi al fine di recarsi nel proprio paese di origine” (art. 5, Accordo del 23 marzo 2010);
alle Trafilerie Mazzoleni sono previsti particolari soluzioni per i lavoratori migranti al fine
di favorire “il rientro annuale nel paese di provenienza” (art. 16, Accordo del 2010);
all’Italfaro è prevista la partecipazione a corsi di lingua italiana per i lavoratori extracomu-
nitari (Accordo del 31 maggio 2004). Agevolazioni simili sono previste in diversi altri ac-
cordi sindacali stipulati nel Nord-Est.
(33) Come avviene frequentemente da un po’ di anni a questa parte e più recentemente
sul Corriere della Sera del 20 maggio 2013 con l’articolo “Menù etnico e pausa preghiera. I
diritti degli immigrati in fabbrica”, dove si fa riferimento a 19 accordi sui lavoratori stranie-
ri in Italia nei quali sono previsti soprattutto l’istituzione di corsi d’italiano, l’accorpamen-
to delle ferie per agevolare il rientro in patria, l’apertura di sportelli sul territorio per forni-
re informazioni agli immigrati, mentre solo in 3 casi sono previste disposizioni riguardanti
gli aspetti religiosi.
Fattore religioso e lavoratori di religione islamica 495

il riposo settimanale in un giorno diverso dalla domenica. Le ore lavorative


non prestate possono essere recuperate anche di domenica senza diritto ad
alcun compenso straordinario”. Uguale previsione è contemplata negli artt.
78 e 25 rispettivamente del CCNL per i soci e dipendenti delle cooperative
esercenti attività a favore di pubblici e privati del 31 gennaio 2007 e del
CCNL per i soci e dipendenti delle cooperative esercenti attività del setto-
re autonoleggio del 14 marzo 2007.
Analoghe norme sono previste in altri contratti come ad esempio nel
CCNL per i dipendenti da aziende del terziario, distribuzione e servizi del
18 dicembre 2007 (art. 23), nel CCNL Federculture del 21 marzo 2005 (art.
36), nel CCNL per i dipendenti dei centri di elaborazione dati (CED) del
21 aprile 2009 (art. 78) e nel CCNL per dirigenti e quadri dello stesso set-
tore (art. 63), nel CCNL dipendenti Anas del 18 dicembre 2002 (art. 24).
Anche il tema dell’organizzazione delle mense aziendali trova spazio in
qualche contratto come nel caso dell’art. 6 del CCNL per le lavoratrici e i
lavoratori addetti all’industria metalmeccanica privata e alla installazione
di impianti del 20 gennaio 2008 nel quale, nell’istituire una Commissione
nazionale per l’integrazione dei lavoratori migranti, è previsto che quest’ul-
tima ha tra gli altri il compito di “proporre, sulla scorta delle esperienze già
maturate, interventi diretti a favorire l’organizzazione delle mense azienda-
li nel rispetto delle differenze di culto religioso”.
In altri casi i riferimenti sono ancora più generici come nel’art. 14 del
CCNL per i dipendenti da imprese artigiane del settore alimentare e della
panificazione del 23 novembre 1998 riguardante i lavoratori stranieri e do-
ve si afferma che “le aziende favoriranno, compatibilmente con le esigenze
tecnico-produttive dell’impresa, il rispetto delle esigenze e consuetudini
religiose dei lavoratori stranieri, delle quali gli stessi informeranno preven-
tivamente l’azienda”.
Il 25 luglio 2011 è stato firmato il CCNL per i dipendenti delle aziende
di lavorazione del tabacco che prevede all’art. 29 bis il riconoscimento di
“permessi non retribuiti ai lavoratori che manifestano la volontà di rispet-
tare festività religiose non contemplate nel vigente CCNL nel limite di 2
festività per anno. Per i dipendenti stagionali le suddette giornate lavorati-
ve potranno essere recuperate in periodi temporali diversi”.
Anche recenti Accordi locali prevedono la facoltà di richiedere una gior-
nata di permesso in coincidenza di festività della propria religione, come
nel caso dell’Accordo raggiunto nel 2011 tra la CIFA Mixers s.r.l. e la
496 Francesco Ricciardi Celsi

CIFA Plants s.r.l. da una parte e la FIOM-CGIL, la FIM-CISL e la RSU


34
aziendale dall’altra ( ).
Una menzione a parte merita il recente Accordo quadro tra CGIL-
CISL-UIL e Confindustria Monza e Brianza, per lo sviluppo di “buone
35
prassi” territoriali in materia di immigrazione, firmato il 25 luglio 2013 ( ).
Nell’accordo sono individuati tre ambiti di riferimento: diritti di cittadi-
nanza, formazione e sviluppo professionale, flessibilità e regolazione del
rapporto di lavoro.
Nel primo ambito, particolare importanza viene riconosciuta alla libertà
religiosa: “La libertà religiosa, al pari di altre libertà (di espressione, cultu-
rale, orientamento sessuale, …) è espressione importante dell’umanità di
ciascun individuo e costituisce uno spazio regolato dal diritto nelle relazio-
ni tra lo Stato e i suoi cittadini. Spazio che interviene anche in materia la-
voristica (spazio interprivato di rapporti sociali) nel quale sono possibili ed
auspicabili misure valorizzanti le molteplici appartenenze religiose tra i di-
pendenti delle aziende. Allo scopo le parti riconoscono l’importanza di age-
volare tutti i lavoratori negli adempimenti religiosi, attraverso la concessio-
ne di ferie, permessi, nei periodi di particolare interesse religioso”.
Importanti riferimenti al tema della libertà religiosa li troviamo anche
nel terzo ambito riguardante la flessibilità e regolazione del rapporto di la-
voro: “in ordine alla flessibilità che occorre coniugare con le esigenze tec-
nico organizzative dell’impresa stessa, le parti individuano le seguenti pos-
sibilità: (…) di adempiere alle pratiche religiose; di rispettare alcuni precet-
ti religiosi in ambito alimentare, con menù appositamente rivisti nelle men-
se aziendali, …”.
È, dunque, questo un accordo molto importante, almeno a livello di
enunciazione del principio di libertà religiosa; trattasi però di un accordo
quadro, vale a dire che tutti i diritti in esso contenuti, per diventare effetti-
vamente esigibili nei luoghi di lavoro, devono essere oggetto di specifici
36
accordi aziendali ( ).

(34) Allegato A, punto 3 dell’Accordo del 10 maggio 2011.


(35) L’Accordo – consultabile su www.lombardia.cisl.it. – parte dalla premessa che la
provincia di Monza e Brianza ha una presenza di 71 mila cittadini stranieri, di cui 6 mila
irregolari.
(36) È quanto meno auspicabile che su alcune tematiche, come ad esempio il rispetto
delle prescrizioni alimentari e l’applicazione di un orario di lavoro ridotto nel periodo del
Ramadan, si adottino – ove possibile e senza oneri eccessivi per il datore di lavoro privato –
Fattore religioso e lavoratori di religione islamica 497

3.2. Contratti e accordi sindacali che prevedono norme specifiche per i la-
voratori di religione musulmana

Entriamo ora nel vivo del nostro studio per trattare dei contratti e degli
accordi sindacali che prevedono norme specifiche per i lavoratori di reli-
gione musulmana. Trattandosi di un tema molto specifico è più facile rin-
venire tali norme in accordi locali anche se non manca qualche contratto
collettivo che si sia occupato delle esigenze religiose dei lavoratori di fede
islamica. Gli accordi a livello locale riguardano soprattutto aziende con al-
ta percentuale di lavoratori islamici.
Le tematiche ricorrenti in questi accordi possono così riassumersi:
– pause lavorative per motivi di culto (preghiera);
– permessi straordinari per motivi religiosi (in particolare nel periodo
del Ramadan);
– organizzazione delle mense aziendali per assicurare la somministra-
zione di cibo non contrario ai precetti religiosi.
Già negli anni Novanta del secolo scorso si sono registrati casi di azien-
de che hanno permesso interruzioni lavorative per la preghiera, disponen-
do all’uopo un apposito spazio per i lavoratori. Il caso più conosciuto è
quello della Castelgarden, di Castelfranco Veneto dove è stata creata per i
dipendenti di religione musulmana una piccola moschea all’interno del-
l’azienda trevigiana, nella mensa della quale è stata anche prevista la som-
37
ministrazione di cibo secondo le prescrizioni islamiche ( ); l’iniziativa che
interessa un centinaio di lavoratori è tuttora in vigore. Altro caso è quello
della fonderia Pavinato di Thiene (Vicenza), dove i manovali musulmani
hanno ottenuto dal 1990 l’orario continuato nel mese del Ramadan poten-
do così uscire un’ora prima, saltando la pausa pranzo. In gran parte delle

delle “buone prassi” andando incontro alle esigenze religiose dei lavoratori, come in parte
avviene in altri Paesi. Sull’accomodamento delle prescrizioni religiose in materia di alimen-
tazione nel settore del lavoro con riferimento all’esperienza dell’Unione europea cfr. R.
BOTTONI, Le discriminazioni religiose nel settore lavorativo in materia di alimentazione, cit.,
pp. 131-141.
(37) “L’ iniziativa – spiega il dirigente Marcello Bazzan – è nata quando abbiamo visto i
nostri dipendenti nordafricani in difficoltà nell’osservare le regole della loro religione”.
Oltre alla sala di preghiera l’azienda ha pensato al menù della mensa, che offre anche cibi
in regola con le prescrizioni del Corano. Cfr. Corriere della Sera, 3 febbraio 1996. Sul punto
cfr. anche A. MANTINEO, Le festività religiose verso l’inclusione tra i diritti all’obiezione di
coscienza e le tentazioni di pluriconfessionismo particolaristico, in Diritto del lavoro on line.
498 Francesco Ricciardi Celsi

mense dell’Emilia-Romagna a partire dagli anni Novanta vengono serviti


38
pasti particolari, in rispetto delle prescrizioni coraniche ( ).
Uno dei primi accordi che abbiano fatto riferimento alle esigenze reli-
giose di questi lavoratori è quello raggiunto nel 1999 in un’azienda del set-
tore metalmeccanico della provincia di Bologna che accorda il prolunga-
mento di un’ora della pausa mensa ai lavoratori extracomunitari per poter
partecipare alla preghiera del venerdì presso la moschea, con l’obbligo di
39
recuperare l’ora non lavorata a fine giornata ( ).
Di rilievo l’art. 8 del Contratto provinciale lavoro operai agricoli e flori-
vivaisti per la provincia di Ragusa del 23 settembre 2004 (già prevista sin
dal Contratto del 1997) per quanto riguarda i permessi straordinari per
motivi religiosi: “Si riconosce il diritto di un permesso straordinario non
retribuito di 4 ore per ogni settimana al fine di consentire la pratica religio-
sa. Considerata la consistente presenza nella nostra provincia di operai
agricoli immigrati di cultura e religione islamica, si conviene, a richiesta del
dipendente, di riconoscere durante il periodo del Ramadan 2 ore di riposo
giornaliero non retribuite ma compensabili in altro periodo. Eventuale pro-
gramma di compensazione dell’orario di lavoro viene demandata alla con-
trattazione aziendale”. Tale norma non è stata più contemplata nel succes-
sivo contratto del 2008 dove, però, è riconosciuto al lavoratore a tempo de-
terminato il diritto di permessi straordinari non retribuiti fino a cinque ore
settimanali.
Anche il Contratto integrativo provinciale per i lavoratori edili dipenden-
ti da aziende del movimento cooperativo della provincia di Ravenna del 1°
agosto 2006 prevede una norma per il periodo del Ramadan: “Nei casi di
astensione dal servizio mensa per digiuno religioso (Ramadan) le imprese
cooperative favoriranno soluzioni organizzative e di servizio idonee, in ac-
cordo con le RSU e le OO.SS.”.

(38) Famiglia cristiana, 17 dicembre 1997, n. 50.


(39) “Visto la richiesta da parte dei lavoratori non comunitari dipendenti dell’azienda
*** di poter partecipare alla preghiera del venerdì presso la moschea di ***, tra l’azienda
*** e la CISL si conviene quanto segue: i lavoratori non comunitari che intendono parte-
cipare alla preghiera del venerdì possono usufruire di un prolungamento dell’orario ri-
guardante la pausa mensa che sarà dalle 12 alle 14 invece che dalle 12 alle 13. Tali ore ver-
ranno obbligatoriamente recuperate alla fine della giornata …”, testo riportato in D. CAL-
DERA, Tempi di lavoro e di culto dei lavoratori musulmani, con uno sguardo all’Intesa, in Islam
e Bologna, Un anno di ricerche di tirocinio all’Osservatorio provinciale dell’immigrazioni,
1/2004.
Fattore religioso e lavoratori di religione islamica 499

In Emilia Romagna possiamo registrare alcuni accordi di particolare in-


40 41
teresse ( ). Ci riferiamo all’accordo tra la Zincatura Padana S.p.A. ( ) e la
FIOM-CGIL di Reggio Emilia del 6 febbraio 2003 per il godimento di una
festività musulmana e per la giornata coincidente con la fine del Ramadan:
“1) Le parti concordano che la festività musulmana dell’11 febbraio 2003
venga goduta dai lavoratori appartenenti a detta fede e recuperata con un
turno di lavoro il primo sabato mattina possibile con il seguente orario:
dalle 5.00 alle 11.00 per l’addetto agli acidi, dalle 5.30 alle 11.30 per gli
addetti alla zincatura e dalle 6.00 alle 12.00 per tutti gli addetti alla legatu-
ra e segatura. I lavoratori che non effettuano tale festività svolgeranno il
normale orario di lavoro e detto sabato saranno chiamati secondo necessi-
tà; … (omissis) …; 5) Nella giornata coincidente con l’ultimo giorno del
Ramadan, di cui a tutt’oggi non si conosce la data esatta, i lavoratori di fe-
de musulmana potranno astenersi dal lavoro; 6) Il recupero di tale giorno
non lavorato sarà effettuato da detti lavoratori il 24 novembre 2003 festivi-
tà del patrono di Reggio Emilia; 7) Pertanto il 24 novembre 2003 diven-
terà giorno lavorativo a tutti gli effetti; 8) I lavoratori musulmani, che
avranno goduto della loro festività, saranno retribuiti normalmente mentre
tutti gli altri lavoratori potranno scegliere tra una giornata di riposo com-
pensativo retribuito o la retribuzione contrattualmente prevista per il lavo-
ro festivo”.
Alla Essevi, cooperativa per la spedizione pacchi nell’aeroporto di Lina-
42
te, dove il 60% dei lavoratori è di religione musulmana ( ), nel 2004 è stato
43
raggiunto un Accordo sindacale con la FIT-CISL ( ), che prevede pause
nell’orario di lavoro per la preghiera: “Ai lavoratori verranno concesse pause
retribuite durante l’orario di lavoro di almeno 30 minuti ogni sei ore o, in
alternativa, di 15 minuti ogni quattro ore: la scelta delle modalità di pausa

(40) In alcuni di questi accordi non c’è un espresso richiamo ai lavoratori di fede mu-
sulmana, ma il riferimento spesso è evidente come nel caso della Titan di Crespellano, in
provincia di Bologna, per la forte presenza di lavoratori stranieri di origine islamica, e dove
nel 2006 è stato firmato un accordo che permette ai lavoratori di religione diversa dalla
cattolica di restare a casa per poter celebrare le festività religiose (in particolare l’ultimo
giorno del Ramadan come sottolineato dalla stampa locale e nazionale, cfr. L’Unità, 28 lu-
glio 2006 e La Repubblica, 28 luglio 2006).
(41) Si tratta di un’azienda nella quale oltre la metà dei 50 operai è straniero e di questi
molti sono musulmani.
(42) Si tratta di novanta dipendenti su centosessanta di fede musulmana.
(43) Accordo tra la Essevi s.c.r.l. e la FIT-CISL del 29 marzo 2004.
500 Francesco Ricciardi Celsi

verrà valutata dal responsabile di servizio on base alle esigenze tecnico-


organizzative. Le parti prendendo atto della rilevante presenza tra i soci-
lavoratori di etnie e culture provenienti da diversi paesi e di diverso culto
religioso, in particolar modo della religione musulmana, al fine di facilitare
l’integrazione degli stessi sulla base del reciproco rispetto, ritengono di con-
cedere, ai lavoratori che lo volessero, la possibilità di esercitare il diritto
costituzionale di culto religioso nonché la possibilità di pregare”. Si tratta
di un documento molto importante, anche perché per la prima volta è ri-
conosciuto ai lavoratori di fede islamica la possibilità di praticare integral-
44
mente il culto religioso della preghiera quotidiana ( ).
Grande attenzione al tema degli immigrati nel mondo del lavoro è stata
prestata dai sindacati delle regioni del Nord. In Lombardia la Cisl ha cen-
sito 19 accordi che comprendono norme a favore dei lavoratori extraco-
munitari come permessi lunghi, corsi d’italiano, iniziative d’integrazione,
possibilità di pregare all’interno delle azienda e menù delle mense azienda-
li che tenga conto delle esigenze alimentari dei musulmani. Ci soffermiamo
brevemente sugli aspetti religiosi più rilevanti di questi accordi.
L’Accordo Alstom-FMI del 2007 prevede “la tutela per la persona Al-
stom di religione diversa da quella cattolica”. L’Accordo non fa diretto ri-
ferimento ai lavoratori musulmani, ma dalla lettura del testo e consideran-
do la rilevante presenza di lavoratori di origine islamica in questa realtà la-
vorativa, risulta evidente il riferimento soprattutto a questa tipologia di la-
voratori. L’Accordo è strutturato in quattro parti. Nella 3° parte, intitolata
“Mercato e normativa del lavoro”, è stato inserito un paragrafo riguardan-
te la “Tutela per la persona Alstom di religione diversa da quella Cattoli-
ca” dal seguente contenuto: “L’azienda informerà i lavoratori che nell’ac-
cordo di gruppo ha convenuto con le OO.SS.LL. una procedura per il ri-
spetto delle esigenze religiose di altri culti rispetto a quella cattolica.
In particolare su richiesta di singoli o di gruppi di lavoratori l’azienda:
– agevolerà l’utilizzo delle ferie collettive per il rientro al Paese di origi-
ne nonché l’utilizzo del monte ore contrattualmente previsto per l’alfabe-
tizzazione dei lavoratori stranieri;
– provvederà ad assicurare nella mensa la presenza di almeno un pasto
compatibile con i precetti religiosi evidenziati;

(44) Cfr. L. ASCANIO, La preghiera islamica in orario di lavoro. Casi, materiali, ed ipotesi
risolutive della problematica emergente in contesto immigrato, cit., p. 64.
Fattore religioso e lavoratori di religione islamica 501

– si assicurerà che i cibi contrari ai precetti religiosi vengano cucinati e


serviti separatamente;
– verificherà in un apposito incontro la praticabilità di turnazioni, pause
e/o permessi con l’obiettivo di garantire la fruizione delle festività religiose
e i momenti di preghiera”.
Si tratta, dunque, di un testo molto interessante e sufficientemente am-
pio per le esigenze dei lavoratori di fede islamica.
Altro Accordo di grande interesse è quello raggiunto il 31 maggio 2004
tra la AI. Ma. s.c.a r.l. e la FIT-CISL. L’Accordo prevede 9 punti, tra cui
quello della pausa lavorativa: “Ai lavoratori verranno concesse pause retri-
buite durante l’orario di lavoro di almeno 30 minuti ogni sei ore, o, in al-
ternativa, di 15 minuti ogni quattro ore: la scelta della modalità di pausa
verrà valutata dal responsabile di servizio in base alle esigenze tecnico-
organizzative. Le parti prendendo atto della rilevante presenza tra i soci-
lavoratori di etnie e culture provenienti da diversi paesi e di diverso culto
religioso, in particolar modo della religione musulmana, al fine facilitare
l’integrazione degli stessi sulla base del reciproco rispetto, ritengono di
concedere, ai lavoratori che lo volessero, la possibilità di esercitare il diritto
costituzionale di culto religioso nonché la possibilità di pregare”.
Di grande interesse sono alcuni accordi pilota raggiunti recentemente in
Lombardia che prevedono la pausa preghiera oppure appositi spazi per
pregare nelle aziende. Le esperienze più significative riguardano le provin-
cie di Bergamo e di Lecco. Si tratta di piccole aziende con 30-40 dipenden-
ti e con una presenza di lavoratori extracomunitari oscillante tra il 40 e il
65%.
Nelle piccole aziende del Nord gli imprenditori a volte sono restii a
formalizzare accordi sul diritto alla preghiera e preferiscono intese verbali
che si rinnovano periodicamente; spesso le motivazioni sono anche politi-
45
che o di mera opportunità per non urtare la suscettibilità di altri operai ( ).
Questi accordi spesso sono frutto di precedenti intese verbali raggiunte a
partire dagli anni 2008-2009, e che di recente si è voluto formalizzare, ma
che ancora trovano forti resistenze nel tessuto sociale e per questo non
vengono depositati e resi pubblici.
Recentemente sono stati raggiunti due interessanti accordi sindacali da
parte della FIM-CISL con due aziende della provincia di Lecco e di Ber-

(45) Corriere della Sera, 20 maggio 2013.


502 Francesco Ricciardi Celsi

gamo per rispondere alle esigenze specifiche dei lavoratori migranti, in


particolare per quelli di fede musulmana attesa l’incidenza della loro pre-
senza nella azienda. Uno di questi è quello firmato in data 18 luglio 2013
tra la FBC Bonfanti S.r.l. di Barzanò e la FIM-CISL di Lecco. L’accordo è
46
strutturato in tre brevi parti ( ).
Nella premessa si specifica che le parti si sono incontrate con lo scopo
di approfondire: “a) la gestione (organizzativa/sicurezza) aziendale durante
il Ramadan, con particolare riguardo all’integrazione dei lavoratori che han-
no delle esigenze religiose di altri culti rispetto a quella cattolica, in parti-
colare modo della religione musulmana; b) l’agevolazione dell’accorpa-
mento delle ferie per favorire il raggiungimento familiare nei paesi di ori-
gine”.
Segue la dichiarazione d’intenti da parte dell’azienda: “1. È sua inten-
zione garantire il rispetto del digiuno durante il periodo del Ramadan; 2. È
sua intenzione continuare a garantire ai lavoratori con esigenze diverse la
possibilità di esercitare il culto religioso nonché la possibilità di pregare,
compatibilmente con le esigenze organizzative/sicurezza aziendale; 3. È sua
intenzione favorire l’accorpamento delle ferie per il ricongiungimento fa-
miliare nei paesi d’origine”.
Infine, nella parte più direttamente contenutistica, l’Azienda e il sinda-
cato convengono: “1. Che il rispetto del digiuno, praticato da singoli o
gruppi di lavoratori, per quanto riguarda le esigenze religiose, non deve es-
sere causa di rischio alla salute e sicurezza per il lavoratore che lo fa e per
gli altri durante il lavoro; 2. Che per l’accorpamento ferie si deve tenere
conto delle esigenze tecnico organizzative aziendali.
Per assicurare la praticabilità delle esigenze e richieste tra le parti, si è
pervenuti alla stipula del seguente accordo in cui concede la possibilità ai
singoli lavoratori:
1. Senza aggravi organizzativi o gestionali, di pregare e rispettare il di-
giuno durante il periodo di Ramadan. Per tutto ciò che riguarda il rischio
alla salute e sicurezza di tutti i dipendenti, l’azienda rimanda alle regole del
CCNL Unionmeccanica art. 4 cap. VII – Malattia, Infortunio e Congedo.
2. Accorpare le ferie e permessi al fine di favorire il ricongiungimento
familiare nei paesi d’origine”.

(46) Il testo dell’accordo ci è stato gentilmente messo a disposizione dalla FIT-CISL di


Lecco.
Fattore religioso e lavoratori di religione islamica 503

Si tratta di un accordo interessante anche perché attesta il superamento


di blocchi culturali presenti in alcune aziende dove si era consolidata negli
ultimi anni la prassi di non formalizzare accordi riguardanti il diritto alla
preghiera preferendo accordi verbali da rinnovare periodicamente. Infatti,
per un accordo che viene formalizzato, ve ne sono altri che restano a livello
verbale o, comunque, seppure firmati non vengono depositati e resi pub-
blici.
Sempre in tema di accordi sindacali, se troviamo gli esempi più recenti
nella Regione Lombardia, è opportuno precisare che la prassi di favorire le
esigenze religiose dei fedeli musulmani sul posto di lavoro si è andata in-
staurando anche in Veneto – come nel caso della Riello di Piombino Dese,
della Fonderia Anselmi di Camposapiero vicino Padova e della Vibroce-
47
mento ILCA ( ) di Cittadella, in provincia di Padova – e in altre Regioni
48
del Nord, come l’Emilia-Romagna, la Toscana e il Piemonte ( ). Tuttavia,
non sempre è facile reperire la documentazione riguardante questi accordi
anche perché spesso le aziende interessate preferiscono non dare risalto a
queste iniziative.
Una consuetudine recente vede le aziende impegnarsi con i sindacati e
stabilire “buone prassi” per migliorare l’organizzazione del lavoro tenendo
conto delle esigenze dei lavoratori e delle diversità esistenti nelle realtà
produttive. Per il tema che qui ci occupa segnaliamo alcuni interessanti ca-
si. Alla Lu-Ve in provincia di Varese sono state individuate soluzioni per i
lavoratori di fede islamica soprattutto per quel che riguarda il Ramadan e
la preghiera giornaliera. Alla Redaelli di Milano sono state prese alcune
decisioni per agevolare il lavoratore di religione islamica nel periodo del
Ramadan attraverso l’attribuzione di turni di lavoro meno lunghi e di per-
mettere l’utilizzo del velo per le donne. Alla Eos, società cooperativa con

(47) Alla Vibrocemento ILCA di Cittadella, per quanto riguarda le questioni legate alle
pratiche religiose dei lavoratori mussulmani, il sindacato (nel 2010) ha negoziato con la
direzione aziendale la quale si è dimostrata aperta a recepire richieste di spazi e di modula-
zione degli orari, compatibilmente con le esigenze produttive. Nello specifico, ha messo a
disposizione un box per la preghiera e ha concesso, a chi ne fa richiesta, di allungare la
pausa pranzo del venerdì da un ora a 90 minuti in modo da permettergli di recarsi in una
moschea situata nelle vicinanze. Inoltre, durante il periodo di Ramadan direzione e lavora-
tori concordano modalità di erogazione della prestazione adeguati al fine di venire incon-
tro alle esigenze rituali. Cfr. Sindacato, medie imprese, contrattazione: un’indagine su dieci
aziende manifatturiere padovane, in IRES Veneto, maggio 2010, www.iresveneto.it.
(48) Il Sole 24 Ore, 25 agosto 2009.
504 Francesco Ricciardi Celsi

sede in provincia di Cuneo, sono stati predisposti piani di lavoro, che ven-
gono formulati tenendo conto di una serie di aspetti culturalmente specifi-
ci legati alla religione islamica, come ad esempio la riduzione o la sospen-
49
sione dei carichi di lavoro nel periodo del Ramadan ( ).

4. Conclusioni

Il tema trattato in questo studio parte dal concetto che nell’ambito del
tema generale della libertà religiosa trova spazio quello particolare della
tutela della libertà religiosa nel mondo del lavoro, di cui noi ci siamo oc-
cupati limitatamente ai lavoratori di fede islamica. Si è già detto che, in
mancanza di un Intesa ex art. 8 Cost. e di una legge generale sulla libertà
religiosa, ha assunto e continua ad assume rilevanza, già da alcuni anni, la
contrattazione collettiva e quella aziendale. Ci siamo soffermati quindi con
attenzione su questo strumento, che permette oggi di offrire risposte suffi-
cientemente adeguate a problematiche che si vanno diffondendo nel mon-
do del lavoro in alcune regioni.
Si è visto che i contratti nazionali e gli accordi sindacali locali non sono
molto numerosi, ma rappresentano un segno di come la realtà sociale per-
cepisca effettivamente il problema e come nell’ambito della regolamenta-
zione dei rapporti di lavoro si individuino soluzioni pratiche a livello di
normativa bilaterale che in qualche modo “suppliscono” ad una carenza
legislativa, il cui perdurare lascia perplessi. Tuttavia, per molti aspetti quel-
lo dei contratti di lavoro rimane lo strumento più idoneo per soddisfare le
esigenze religiose dei lavoratori musulmani e ciò lo dimostra l’impegno con
50
cui anche recentemente le parti sociali si confrontano sul tema ( ).
Le tematiche maggiormente ricorrenti in queste normative bilaterali ri-
guardano le pause lavorative per la preghiera, i permessi straordinari per
motivi religiosi (in particolare durante il periodo del Ramadan) e l’organiz-

(49) Cfr. M. MONACI, Culture nella diversità, cultura della diversità. Una ricognizione nel
mondo dell’impresa, cit., pp. 93 e 144.
(50) Solo a titolo di esempio citiamo il Seminario “Buone prassi in materia di immigra-
zione” tenuto a Monza il 19 settembre 2013, organizzato dalla CGIL-CISL-UIL e dalla
Confindustria Monza e Brianza sulla presentazione dell’accordo siglato il 25 luglio 2013,
che contiene importanti riferimenti alla libertà religiosa dei lavoratori.
Fattore religioso e lavoratori di religione islamica 505

zazione delle mense aziendali con la somministrazione di cibo conforme ai


precetti islamici. I casi analizzati, confermano il costante aumento della
problematica, oggetto del presente studio, nel mondo del lavoro e costitui-
scono un insieme di agevolazioni di grande importanza sociale e giuridica.
Risulta, però, evidente come non siano sufficienti le soluzioni occasionali
individuate soprattutto grazie alla sensibilità e disponibilità di alcuni datori
di lavoro e di alcuni sindacati, che talvolta non possono essere realizzate a
causa di alcune problematiche socio-politiche.
I casi analizzati ci confermano che diventa sempre più urgente trovare
soluzioni che permettano l’esercizio della libertà di culto anche nel mondo
del lavoro, in quanto espressione insopprimibile di un diritto fondamenta-
le della persona umana. Appare, dunque, sempre più necessario l’interven-
to del legislatore per tutelare la libertà religiosa dei lavoratori, sia pure a
livelli minimi, per coloro che aderiscono a confessioni religiose che non
hanno stipulato Intese ex art. 8 Cost., ma che dallo Stato hanno ottenuto il
riconoscimento giuridico.
Tuttavia il tema in questione pone altresì alcuni tipi di problematiche
che investono anche il principio di laicità dello Stato e sulle quali è oppor-
tuno riflettere e delle quali segue un breve cenno. Da un lato è necessario
raggiungere un equo bilanciamento tra gli interessi religiosi dei lavoratori e
quelli organizzativi e produttivi dei datori di lavoro. Dall’altro è fondamen-
tale bilanciare le rivendicazioni del diritto alla diversità, in questo caso re-
ligiosa, e la necessità di evitare un’eccessiva frantumazione normativa che
porterebbe all’accettazione di un sistema di statuti personali religiosi. E
qui viene a porsi il problema più vasto e più complesso del senso vero della
laicità dello Stato.
506 Francesco Ricciardi Celsi