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Premessa

È ormai da tempo che la cultura architettonica, riflettendo su se stes-


sa, sembra aver individuato una colpa originatia, di cui sembra urgente
il risarcimento. A ben vedere, tuttavia, il problema non è specifico del-
l'universo architettonico. Raramente, chi tenta di dar forma razionale ai
disagi della ricerca artistica contemporanea evita il riferimento alla con-
dizione umana generata dalla raggiunta «libertà dal valore», dall'esten-
dersi dei processi di secolarizzazione, dal compiersi del moderno nichili-
smo. Altrettanto raramente, l'analisi viene condotta fino in fondo: l'an-
sia di individuare vie di uscita si risolve in formule, che avvolgono i pro-
blemi in nubi anestetizzanti.
Lo slogan postmodernista è fra queste. Altrove, abbiamo proposto di
interpretare tale volontà di «superamento» come manifestazione di
ipermodernismo '; ma è necessario non limitarsi a un singolo fenomeno.
Ci troviamo infatti di fronte a un procedimento che ha condizionato
molte scelte di questo secolo: potremmo individuare in esso una sorta di
coazione al ribaltamento.
L'ipotesi sembra particolarmente adeguata a render conto del recen-
te chiacchiericcio sulla storia e sulla memoria. Il« male», in questo caso,
sarebbe un'amnesia collettiva, deliberatamente prescelta: la recisione
delle radici - attribuita alle avanguardie storiche o a un mitico «movi-
mento moderno» - sarebbe curabile mediante una «terapia del ricor-
do». Stranamente, poi, tale bisogno di anamnesi produce spesso mon-
taggi che emettono messaggi ambigui. Quanto si è stabilito di voler ti-
cordare sembra una sorte di sfinge, ai cui interrogativi si risponde con
ammiccamenti ed allusioni: il senso stesso delle domande sfugge a chi ri-
tiene sia proprio dovere affrontarle.
Con altra tragicità, Hans Sedlmayr aveva dato forma al suo pensiero
«reazionario» - nel senso piu pieno del termine - parlando di «perdita
del centro» e di «morte della luce» '.
È oggi fortunatamente possibile assumere i frutti delle riflessioni
contemporanee mettendo fra parentesi il «segno» loro originariamente
Il
XX Premessa Premessa XXI Il
impresso: è difficile non stabilire relazioni fra la« perdita» lamentata da
Sedlmayr, la «caduta dell'aura» teorizzata da Walter Benjamin, e
busier - hanno fatto del frammento e dell' assenza motivi di profonda l'i·
flessione sulla totalità e sulla pienezza del senso. Forse, soltanto giunti al
Il
,il
«l'agonia del referente», su cui ha riflettuto Robert Klein'. «Un singola· di là di ogni legge indiscussa - nel luogo dove lo «spidto distruttore»
re intreccio di spazio e di tempo >>: cosi Benjamin ha definito l'aura - desce a costruire - è possibile interrogare lo spirito della legge '. Il Sea·
«l'apparizione unica di una lontananza, per quanto possa essere vici· gram Building di Mies van del' Rohe o il Campidoglio di Chandigarh
na» ". Ma quell' apparire non è forse connesso al carattere di fondamento non interrogano forse i pdncipi della razionalità europea? E cos'altro
che ha - nell' arte dnascimentale e barocca - il referente? Il decadere del· costituirebbe il nucleo profondo delle <<ironie» di James Stirling?
l'aura sembra corrispondere a un dissolversi del fondamento: un dissol· Le riflessioni che hanno dato origine al presente volume si stagliano
versi di cui lo stesso Benjamin ha tentato in piu modi di valutare le possi· contro tale orizzonte. Da ciò che oggi fa problema, esse si volgono al·
bilità. Ed è significativo che gli inizi dell'agonia della mathesis universa· l'indietro, tentando un dialogo con l'età della rappresentazione. L'oriz·
le, eletta a misura dell' opera d'arte, vengano individuati da Klein in zonte verrà mantenuto tale: nessuna attualizzazione verrà proposta al
un' età di molto precedente quella che vede la scomparsa della figura dal lettore'. Ci confronteremo, infatti, sull'uso del rappresentare agli inizi
quadro: nella scoperta della prospettiva lineare e nell'avvcnto del natu· dell' età convenzionalmente chiamata modema: uso molteplice e pro·
ralismo '. Ma che ci si trovi di fronte a un omicidio o a un fatale naufragio blematico, differenziato a seconda che esso riguardi artisti, programma·
è tutt'altro che scontato. Nei termini «perdita» e« caduta» è un eccesso tori, committenti. Ed è a causa di tale problematicità che il Rinascimen·
di significato. to che appare nel titolo non è dato per scontato. Né verrà data per scon·
Proviamo a sostituire al concetto di agonia quello di compimento: la tata, di conseguenza, l'analisi dei paradigmi che guidano i nuovi com·
scomparsa del referente assume, in tal caso, i connotati di uno sposta· portamenti nel xv e nel XVI secolo, condizionandone il consumo. Quan·
mento. Ciò che fondava la relazione fra bellezza e verità -l'analogismo to verrà narrato nei primi due capitoli comporterà riflessioni al proposi·
armonico, all'intemo di un sistema sintattico solidamente strutturaro - to. Partendo da esse diverrà forse proponibile una elaborazione del
viene indubbiamente tolto. Le ansie teoriche del XIX secolo esprimono lutto: il tentativo è quello di ampliare - con gli strumenti concessi alla
già una sorta di angoscia nei confronti di un'architettura sempre piu au· stoda -la portata degli interrogativi che agiscono in senso critico all'in·
toreferenziale. Il processo compiuto è tutt' altro che lineare. Ma è certo temo dell' attuale cultura architettonica. Rammemorare non significa
che, nei primi decenni del nostro secolo, esso viene letto come liberato· cullarsi nella dolcezza del ricordo, né 1'« ascolto» è riducibile a uno sva·
l'io da parte degli apologeti, mentre anche chi si proponeva di resistere e gato indugiare sui suoni.
reagire ne veniva irrimediabilmente investito. Il fatto che quello stesso Il «debole potere» dell' analisi, in altre parole, viene proposto come
processo, dagli anni' 60 circa ad oggi, venga invece riletto criticamente, momento di un processo che lasci vivere i problemi irrisolti nel passato,
va valutato come specifico fenomeno storico. Sollevando, contempora· inquietando il nostro presente.
neamente, un interrogativo: se agli inizi dell'«agonia» è l'affermazione
umanistica del soggetto, come sperare un dscatto basato su volontà sog· Le ricerche sono state parzialmente finanziate da fondi ministeriali.
gettive? Fra gli amici che hanno contribuito con suggerimenti, idee e matedali, il
È doveroso riconoscere che la nostalgia del fondamento non è speci· primo cui va il commosso ricordo dell' autore è André Chastel; un mae·
fica delle tendenze citazioniste. È comunque da dflessioni provenienti stI'O l'affetto verso il quale si è rafforzato - come raramente accade - at·
da opposte sponde che il tema è stato posto con maggiore lucidità '. traverso dissensi e accanite discussioni. Ringrazio inoltre Paolo Fossati,
Quella nostalgia traspare, inoltre, da un bisogno particolarmente sentito Anna Bedon, Al'11aldo Bruschi, Howard Bul'11s, Massimo Cacciari, In·
dall'architettura contemporanea: quello di avanzare legittimazioni at· nocenzo Cervelli, Caroline Elam, Cristoph L. Frommel, Jean Guillau·
traverso un'incessante proliferazione di strumenti concettuali. me, Juan José Lahuerta, Fernando Marias, Massimo Miglio, Gian Do·
Dovrebbe essere superfluo far presente che il frammentismo e la menico Romanelli, Carlos Sambricio, i direttori degli archivi, dei musei
scomparsa di ogni te/os sono condizioni epocali. Assai piu decisivo, e delle biblioteche che hanno facilitato le ricerche. Una particolare grati·
piuttosto, è riconsiderare quanto è stato letto come eclissi. Silenzio· tudine va a Andreina Masotti, direttrice della biblioteca del Dipartimen·
samente, i protagonisti dell' arte contemporanea - da Klee a Le COl'· to di Storia dell'IUAV, e alle segretarie Bl'11na Fontanella e Tiziana Se·
XXII Premessa

menzin, la cui collaborazione è stata costante e preziosa, Infine, un rin-


graziamento agli amici e colleghi del Dipartimento veneziano, che, oc-
cupandosi di altri argomenti storiografici, hanno costretto l'autore a ri-
definire di continuo i confini delle sue indagini,
Questo libro è dedicato a Manue1a Morresi.

Abbreviazioni.
1 M. Tafuri, Storia dell'arcbitettura in Itali(/, 1944-1985, Torino 1986, pp. 230 sgg. Pur condividen'
do alcune argomentazioni contenute nel volume di P. Rossi, p(/I"{lgolle degli i/lgegni moderni e
ASF Firenze, Archivio di Stato.
postmoderni, Bologna 19 89, ci sembra che la definizione dell'oggetto della polemica risulti in esso Roma, Archivio dell' Arciconfraternita di San Giovanni dei Fiorentini,
sfocato, dando luogo a semplificazioni che riducono l'efficacia del ragionamento. 2
ASGF
2 H. Sedhnayr) VedI/si der Milte, Salzburg 1948, nad. it. Torino 1967, Milano 1974 ; Id., Der Iod ASR Roma, Archivio di Stato,
6
(ies Licbtes, Obergallgene Perspektiven zar modemel1 KUl1st, Salzburg 19 4, trad. it. Milano 1971. Udine, Archivio di Stato.
Per l'interpretazione del pensiero dell'autore, è impOl"tante l'analisi dei saggi contenuti in KUlIst
ASU
8 8 ASV Venezia, Archivio di Stato.
tll1ti 1Varheil. Zur Theorie und Melbode der Ku1tstgeschichte, Hamburg 195 e Mittenwald 197 ,
ASVa Archivio Segreto Vaticano.
trad. it. Milano 19 4. Un bilancio dell'opera di Sedlmayr è stato tentato nel saggio di F. P. Fiore,
8 20 '" Admiranda Urbis Venetae (Londra, British Museum).
H(/IIS Sedlmayr: verità o metodo?, in «Op. cito »,1985, n. 62, pp. 5- .
6
AUV
6 Milano, Biblioteca Ambrosiana.
J Cfr. R. Klein, Peinture moderne et phél1omé/lologie, in «Critique», XIX (19 3), pp. 33 -53, ora in BAM
La forme etl'il1telfigible, Paris 1970, trad. it. Torino 1975, pp. 453-73· Biblioteca Apostolica Vaticana.
BAV
4 W. Benjamin, Kleine Geschicbte der Pholographie, in Gesammelte Se/mltel1, Frankfnrt am Main Padova, Biblioteca civica.
BCP
197 sgg., II, I, p. 378, trad. iL in L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica, Torino Venezia, Biblioteca del Museo Correr.
2 BMC
Venezia, Biblioteca Nazionale Marciana.
.S
1966, p. 7°·
Klein, LIlforme et l'intelligible, trad. cit., p. 455. «Non sarebbe difficile dimostrare- scrive Klein BMV Vicenza, Centro Internazionale di Studi di Architettura «Andrea Palladiol>.
_ come dall' avvento del naturalismo in poi il riferimento sia venuto prendendo forme sempre l'iV. ClSA
Venezia, Istituto Universitario di Architettura.
variate via via che inesorabilmente aumentava la sua contraddizione interna. Questa contraddi- IUAV
zione _ egli continua _ è in ultima analisi epistemologica, paragonabile alle aporie dell'oggetto m.v. more veneto,
della conoscenza. Come si può affermare, aldi là dell'immagine, una nonna non figurata, un telos Londra, Royallnstitute of the British Architects.
della figurazione rispetto al quale si misura l'immagine? Prima o poi occorre far discendere que- R.!.BA Firenze, Uffizi, Gabinetto dei Disegni e delle Stampe, Architettura.
sto riferimento nell'opera stessa; occorre finirla con ogni pensiero che pone al di fuori di sé un UA
soggetto e un oggetto e la cui ultima parola, già malsicura a causa del suo postulato iniziale, è sta-
to lo psicologismo in filosofia e l'impressionismo in alte. Si è giunti allora, dopo la messa tra pa-
rentesi di tutte le realtà inaccessibili, alla semplice descrizione delle strutture intenzionali della
percezione degli atti di coscienza in genere, cioè a Husserl e a Cézanne ». Spogliando il pensiero
di Klein delle sue vesti fenomenologiche, si potrebbe accoglierne le riflessioni osselvanclo che
l'arte contemporanea elimina ogni illusione circa la rappresentabilità dell'irrapresentabile: una
via aperta verso un pensiero non secolarizzato di quest'ultimo.
6
i> Cfr., ad esempio, V. Gregotti, Per il metodo, in «Casabella», LIV (1990), n. 5 9, pp. 2-3; Id., CO/l-
dizioni, ivi, n. 57 1, pp. 2-3; Id., COllfini invalicabili, ivi, LV (1991), 11. 577, pp. 2-3; Id., Dentro l'ar-
8
chitcttura, Torino 1991; B. Secchi, Un progetto per l'urhtlnistictl, TOfino 19 9.
7 Tale qualità dell' arte del nostro tempo è stata colta, con una formidabile intuizione, da Massimo
Cacciari. L'autore esemplifica la sua interpretazione rllvvisando un colloquio -« nel piv. straOl'di-
nario silenzio dell'anima» _ fra la Ninfa addormentattl di Costantino Brancusi e la Croce flcra di
Kazimir Malevi':;, esposti al Centre Beaubourg di Parigi. Cfr. M. Cacciari, Dell'Inizio, Milano
J.990, pp. 447-49·
S Sono ancora valide, per chi scrive, le linee portanti espresse in M. Tafuri, Teorie e storia dell'ar-
cbilettura, Bari J.968, in particolare nel cap. IV.
Ricerca del Rinascimento

«It's a strange cQurage I You give me, ancient star


I Shine alone in the sunrise I Toward which you lend
no part!»
«È uno strano coraggio I Quello che mi dai, stella
antica. I Brilli solitaria allevar del sole I Cui non presti
un bel niente! ~>
WilIiam C. Williams, E'l hombre, in Poesie, a cura
di B. Lanati, Roma 1979, pp. 56-57,
Capitolo primo
Ricerca dei paradigmi: progetto, verità, artificio

Un vertiginoso sistema di sdoppiamenti, un perfido complotto, una


crudele commedia deLl'irrealtà: la prima manifestazione collettiva del-
l'umanesimo figurativo assume connotati oscuri e perturbanti. Ci rife-
riamo, è ovvio, alla Novella del Grasso legnaiuolo, resoconto della beffa
architettata da Filippo Brunelleschi, intorno al 1409, ai danni dell'intar-
siatore Manetto Ammannatini, con la collaborazione - fra gli altri - di
Donatello e di Giovanni Rucellai. Un numero eccezionalmente alto di
versioni, elaborate fra il 1430 e il 1490, ricorda la macchinazione ordita
dall'autore della cupola di Santa Maria del Fiore. Fra di esse, particolare
significato assume quella, databile al 1489, concordemente attribuita al
biografo di Brunelleschi, Antonio di Tuccio Manetti '. Quest'ultimo -
dantista, matematico, amico di Girolamo Benivieni, infine toccato dalla
predicazione savonaroliana' - dà forma letteraria a una già densa tradi-
zione narrativa.
Perch'ella fu raccolta - scrive Manctti) - poi che Filippo [Brunelleschi] mori, da
alcuni che l'udirono piu volte da lui; come fu uno che si diceva Antonio di Mattco da
le Porte \ da Michelozzo, da Andreino da San Gimignano, che fu suo discepolo e sua
reda', dallo Scheggia 1>, da Feo Belcari 7, da Luca della Rabbia, da Antonio di Migliore
Guidotti S, e da Domenico di Michclino 9 e da molti altri, benché a suo tempo se ne
trovassi scritto qualche cosa; ma non era cl terzo del caso, cd in molti luoghi fremen-
tata e mcndosa.

n testo chiede dunque di essere letto come testimonianza storica. La


burla ai danni del Grasso - per il Manetti - mette in risalto qualità speci-
fiche del suo ideatore, ampiamente riconosciute dall' ambiente contem-
poraneo.
n contenuto della Novella corrisponde sia alla storia di una congiura
che a una sorta di «rito di guarigione» w. Brunelleschi decide di punire
l'intarsiatore, detto il Grasso, a causa di un'assenza da una cena domeni-
cale organizzata da una brigata di artisti fiorentini: la brigata stessa farà
credere al Grasso di essere divenuto un' altra persona. Con l'aiuto di
complici, inizia la derealizzazione del <degnaiolo », che tutti salutano co-
,
Capitolo primo Ricerca dci paradigmi: progetto, verità, artificio 5
4

me Matteo Mannini. Inizia una serie di peripezie, vissute in modo tor- . La Novella dd G/'assolegnai~lo ha ricevuto autorevoli interpretazio-
mentato: l'Ammannatini viene imprigionato per i debiti del suo «dop- 111 -di DeC10 GlOseffl, di Andre Rochon, di Giuliano Tanturli di Ga-
pio », viene consolato da un letterato che gli narra esempi mitologici di briella Billeri, oltre a quella di Borsellino - ed è stata riproposta ;'ecente-
metamorfosi, ascolta esterrefatto i fratelli di Matteo, che - capovolgen- ment~ in molte edizioni". Nostro compito è tentare di renderne traspa-
do il racconto - gli parlano dello strano caso del loro congiunto, che cre- renlll messaggi, alla luce delle mentalità attive all'interno dell'univer-
de di essere il Grasso. Lo stesso Matteo, che partecipa alla beffa, rivela al so architettonico di età umanistica. È necessaria a tal fine una virata
legnaiolo alcuni sogni misteriosi, nei quali egli stesso assumeva altre per- analitica. ' ,
sonalità. L'Ammannatini inizialmente resiste. Subito dopo mette in mo-
to un sistema di simulazioni simmetrico a quello della brigata: finge di
credere alla metamorfosi, condizionato dalla paura di perdere il senno e . Nel ricostrui;'e - siamo nel "949 - i principi architettonici dell'umane-
di divenire favola cittadina. Quella paura, in altre parole, genera ptu- Slmo, Rudolf Wmkower non ha considerato la Novella del Manetti D. E
denza: virtti privata e sociale". Ma la derealizzazione procede in un sadi- con ragione. Nel suo libro, lo studioso tedesco appuntava l'attenzione su
co crescendo; si fa strada nel Grasso l'insicurezza,circa la propria identi- attrezzature mentali e su sttumenti progettuali che sembrano ben lonta-
111 da ~uelll che anunano la burla di Btunelleschi. Ed è significativo che
tà, in una paurosa oscillazione della coscienza. E il momento in cui il
progetto di Brunelleschi celebra la propria vittol'ia. Soltanto dopo un in- quel hbro sia stato - con sorpresa del suo stesso autore - immediatamen-
contro con la madre il Grasso scopre l'inganno. Ma non si l'ibella, de- te recepito :la~li architetti i~1glesi deldopoguerra. Nel I955, Reyner Ban-
cidendo piuttosto di trasferirsi in Unghel'ia - dove fa fortuna al segui- ham tentera di valutare tah mflussI, nconducendoli all'individuazione di
to del condottiero Pippo Spano - insieme al maestro Pellegrino delle un corpo teorico retto da leggi con pretese universali ". Per quanto ci ri-
g,:"a~'da, tale mteresse per un libro di storia, da pane di architetti ansiosi
Tarsie.
La Novella non finisce qui. Il Grasso torna di tanto in tanto a Firenze di rmnovare e rilegittimare i propri strumenti di progettazione, può es-
e viene riaccolto con onore in seno alla brigata. Incontrato Btunelleschi, sere addotto a nprova della «nostalgia per il fondamento» cui s'è accen-
nato nella premessa al presente lavoro. Fatto sta, che per rimettere in di- ,I
egli rammemora la propria vicenda, «ridendo continovamente». A que- .i
sto punto, il Manetti cita un fatto di eccezionale importanza: l'architetto scussione le ipotesi di Wittkower - molto dibattute, ma in ambiti con-
sollecita piu volte la sua vittima a narrare ogni particolare della beffa, co- cettuali ad esse affini - sembra necessario adottare un' ottica nuova in·
vestendo altri settori di analisi. '
si come egli l'ha vissuta. Il beffato è sottoposto ad analisi post festum:
«imperò che la maggior parte delle cose da ridere erano state, come si Piuttosto che focalizzare l'attenzione sulla formazione delle «nor-
~ne» - oggetto di ~J11a valanga di studi - sembra infatti piti utile prendere
dice, nella mente del Grasso» D. Senza tale esplorazione - agghiacciante
_ delle trasformazioni subite dalla coscienza del protagonista, la beffa, si m esame .11 modo m cui, nel cosiddetto Rinascimento, viene concepita la
direbbe, non sarebbe completa. Ma è solamente ctudeltà quella di Btu- «produzlOne di senso». E su tale via ci si imbatte immediatamente nei
nelleschi, che racconterà piti volte - scrive Manetti -la storia di questo ~01~cetti di tra~gressi01~e e di licenza, che portano con sé il problema dei
suo progetto di decostruzione esistenziale? l1l111ll entro CUi quesll nsultano tollerabili: un insieme tematico affronta-
La beffa ha una fonte antica. Le situazioni narrate sono analoghe a to, ancor piti ch~ nella letteratura artistica, nel Lihro del COl'tegitmo di
quelle provocate dal doppio Mercurio-Sosia nell'Amphit/'uo di Plauto. Baldassarre Casllghone. Il neologismo in cui l'autore condensa quel te·
Ma il tema era stato ripreso nel XII secolo e verrà sftuttato nel poema ma è ben noto: si tratta della «sprezzatura».
quattrocentesco Geta e Birria". Altrettanto indubbia è l'attinenza della . Può darsi che su tale concetto castiglionesco si sia abusato, negli ulti-
beffa all'intellettualismo e all' azzardo sperimentale di Btunelleschi: l'in- mi tempi, da'p~rte della storia dell'arte "; il che nulla toglie alla sua pre-
gegno si spinge fino a progettare un esproprio di individualità. Si tratta gnanza. Casnghone pone m dialettica un'idea metafisica del bello e una
di un ben strano uso dell'ingegno. Borsellino ha sottolineato il rischio concezione dell'imitazione come selezione da piti modelli. IJ
implicito nella beffa, che introduce« un dubbio sull'uso della ragione e Da Dio - fa dire Baldassarre a Pietro Bembo 19 - nasce la bellezza ed è come circu- ,I
,!
sulla sua valorizzazione in chiave neoplatonica, come pl'incipale con- lo, di cui la bontà è centro; e però come non po essere cit'Culo senza centro, non po es-
trassegno della dignitas homini". ser beIlezza senza bontà.
,
Capitolo primo Ricerca dci paradigmi: progetto, verità, artificio 7
6
Non sapete voi - fa dire Castiglione al conte Ludovico dì Canossa )[) - che le figu-
Si tratta della legittimazione neoplatonica della bellezza, notevol- re del parlare, le quai danno tanta grazia e splendor alla orazione, tutte S0110 abusioni
mente semplificata, per giunta, se messa a confronto con le metafore di delle regu/e grammaticali, ma accettate e confirmate dalla usanza, perché, senza poter-
Nicolò da Cusa w. Fatto sta, che il Bembo del Cortegiano enuncia un ne render altra ragione, piaceno ed al senso proprio dell'orecchia par che portino sua-
principio cosmologico e saCl'ale destinato a divenire topos nelle teorie ar- vità e dolcezza?
tistiche. Il commosso omaggio di Palladio alla« bella macchina del mon- L'uso del linguaggio crea autonomamente - indipendentemente dai
do» - nel Quattro Libri del 1570 - giustifica la preferenza per le chiese a parlanti - le proprie regole di trasformazione. La trasgressione, per di
pianta circolare ". Nulla di nuovo, in tutt2 ciò, anche se - com'èstato no- piu, è salutata come condizione del significato. Ne discende un parados-
tato - dallo stesso Cortegùmo emerge un l11consueta sovrappOSIZIone Eta so: è la trasgressione che fonda la regola e non viceversa. Il che sembra in
«grazia» e utilità": Bembo enuncia, proprio in relazione all' architettu- contraddizione con la «circolarità» pdma attribuita alla bellezza. L'elo-
ra, un vitruviano legame fra venustas, utilitas e firmitudo". gio dell' abusione rende infatti esplicito il nucleo antinormativo dell' este-
La definizione metafisica del bello viene però tacitamente incrinata tica castiglionesca. La teoria «generalissima» della sprezza/ura è profon-
dalla teoria del pluralismo dei modelli: damente connessa al concetto di una lingua in perpetua metamorfosi e a
E come la pecchia [l'ape] né verdi prati sempre fra l'erbe va carpendo i fiori, cosi quella dell'infrazione come motore di quest'ultima; fra la collettività
il nostro cortcgiano averà da rubare questa grazia da gue' che a lui parerà che la tcn" parlante e il soggetto viene riconosciuta una relazione dinamica. Rileg-
ghino e da ciascun quella parte che pio sarà laudevole ... 2;.
giamo dunque l'enunciazione castiglionesca, affidata anch' essa alla voce
Non si dovrà assumere soltanto la lingua toscana come termine di ri- di Ludovico di Canossa, amico e committente di Raffaello e di Giulio
Romano":
ferimento; sarà lecito raccogliere «parole splendide ed eleganti d'ogni
parte dell'It~lia». Vengono ammes~i persino vocaboli «f;'ar;zesi e spa- Ma avendo io già piu volte pensato meco onde nasca questa grazia, lasciando
quelli che dalle stelle l'hanno, trovo una regula universalissima, la qual mi p{/r valer
gnoli che gla sono dalla consuetudl11e nostra accettatI» . Sulle conse- circa questo in tutte le cose umane che si/acciano o dicano piif che alcuna altra, e ciò è
guen~e di tale concezione dell'imitazione dovremo tornare. Basterà qui fuggir quanto si po, e come un asperissimo e pericoloso scoglio, la affettazione; e per
ricordare che essa era stata enunCIata da Leon BattIsta Albew nel Della dir forse una nuova parola, usar in ogni cosa una certa sprezzatura, che nasconda l'ar-
pittura, emergendo poi come motivo essenziale nel pensiero di Erasmo te e dimostri dò che si fa e dice venir fatto senza fatica e quasi senza pensarvi. Da que-
sto credo io che derivi assai la grazia; perché delle cose rare e ben fatte ognun sa la dif-
da Rotterdam e di Giovanni Francesco Pico: né è poco interessante che ficoltà, onde in esse la facilità genera grandissima maraviglia; e per lo contrario il sfor-
quest'ultimo esprima tale idea polemizzando con Pietro Bembo "'. Non zare c, come si dice, tirar per i capegli dà somma disgrazia e fa estimar poco ogni cosa,
basta. Anche Raffaello, scrivendo nel 1514 - guarda caso - a Baldassarre per grande ch'ella si sia. Però si po dir quella esser vera arte che non pare esser arte;
Castiglione, si rifà a una concezione pluralistica dei modelli". La fonte, né piu in altro si ha da poner studio, che nel nasconderla: perché se è scoperta, leva in
come per l'Alberti, è l'antico apologo di Zeusi. Un'intensa discussione tutto il credito 'l.
relativa al linguaggio tocca dunque sia le litterae che le arti figurative. E Amedeo Quondam ha letto in tale condanna dell' eccesso e dell' o-
poiché al singolo artista è demandata la scelta dei modelli da imitare, se stentato la ricerca di uno spazio interstiziale. La «grazia» si installa fra il
ne ottiene un'inattesa preminenza del soggetto. Il che traspare, nel Cor- «nascondere» e «l'apparire », fra il naturale e il fittizio H. Resisteremo al-
tegùmo, da un passo sintomatico: la tentazione di tirare immediatamente conclusioni, anche se l'affinità di
La bona consuetudine adunque del parlare credo io che nasca dagli omini che tale dialettica fra artificio e rappresentazione con i temi con cui abbiamo
hanno ingegno e che con la dottrina ed esperienza s'hanno guadagnato il bon giudi- aperto il capitolo è evidente. Rimane certo che la «regula generalissi-
cio, e con quello concorrono e consentono ad accettar le parole che 101' paiou be,~e, le ma» del COl'tegiano tratteggia unicamente un metodo, una sintassi gene-
quali si conoscono per UfI certo giudicio llaturale e 110ft per arte o regula alcuntl 1iI. rale del vivere e del fare, investendo l'intero comportamento umano:
Castiglione si spinge oltre: «l'uso piu che la ragione - egli scrive" -- dalla civile conversazione alle arti. Ma, com'è stato notato", lo spazio
ha forza d'introdur cose nove tra noi e cancellar l'antiche». Siamo sulla che fa da scena a tale poetica non è pubblico. Il gioco linguistico si riferi-
soglia che divide una concezione fondata su leggi divine e naturali, da sce a un'élite di parlanti; la sua universalità riguarda comunità chiuse e
un' altra, in cui venga privilegiata una concezione funzionale dellinguag- selezionate. In altre parole, esso è autoreferenziale: si fonda sulla natura
gioo La stessa soglia è tuttavia oltrepassata in un passo decisivo: di magico cerchio in cui la corte si riconosce. In un simile ambito di con-
,
8 Capitolo primo Ricerca dei paradigmi: progetto verità, artificio
j 9

siderazioni, la relazione istituita da Eduardo Saccone fra la «sprezzatu- in villa Madama, la logica degli organismi - assialità, coerenza nel tratta-
ra» di Castiglione e l'ei,.o"eZa di Aristotele appare preziosa". Lo stesso mento degli ordini, principì di specularità - viene sottilmente incrinata
autore riferisce il neologismo di Baldassarre alla g,.atia di Quintiliano e da «giochi linguistici», rivelatori di una raffinatezza che presuppone un
alla venustas di Cicerone, senza trascurare gli addentellati con la "imia pubblico capace di riconoscerli e apprezzarli.
diligentia di Plinio k •• In ogni caso, rimane centrale la tecnica della dissi- È su tali considerazioni che la critica al concetto di «manierismo» ha
mulazione; ed è appena il caso di notare che la simulazione stessa - pri- trovato legittimazione": lo schema fondato su un'età di auree certezze
ma di essere accolta come comune ingrediente da parte della teoria poli- seguito da laceranti crisi non tiene, una volta riletti analiticamente gli ini-
tica del XVI e del XVII secolo - è al centro di un'opera su cui presto con- zi dei linguaggi «all'antica". Né può essere piu considerato valido uno
centreremo l'attenzione: il Momus di Leon Battista Alberti. La "ùnia di- spostamento all'indietro di quella pretesa crisi.
ligentia riguarda, per Plinio il Vecchio, la pittura di Apelle: la connessio- L'intera architettura umanistica esprime un ardito e raffinato equili-
ne fra arte e comportamento quotidiano nel pensiero castiglionesco ne brio fra ricerca di fondamento e sperimentazione, che permette di esplo-
esce confermata. rarne le specificità con occhi attenti alle nuove attrezzature mentali. La
Altri passi del Co,.tegiano enunciano una sorprendente teoria della tensione innovativa e la ricerca corale, nell' ambiente romano anteriore
metafora e dell'estraneazione: al Sacco del 1527, formano un plesso unico. Come nel Co,.tegia"o, vive
una concezione metamorfica e trasformazionale del linguaggio architet-
Talorvorrei che pigliasse alcune parole in altra significazione che la 101' ptopria c,
trasportandole a proposito, quasi le inserisse come rampollo d'albero in pitI felice
tonico e figurativo. Strumento principe dell'innovazione è la tmsgressio-
tronco, per farle piu vaghe e pio belle e quasi per accostar le cose al senso degli occhi ne non ostentata. L'« estraneazione» di singole frasi e il loro uso «capric-
proprii c, come si dice, farle toccar con mano, con diletto di chi ode o chi legge 37. cioso» divengono strumenti di comunicazione: vedi, ad esempio, l'uso
che Raffaello fa della lezione del Pantheon, preceduto, tuttavia, da Bru-
In tal modo, innovazione linguistica, infrazione, consuetudine, meta- nelleschi e da Alberti ".
fora e dissonanza vengono strettamente unite ". Da tali sintetici richiami si ottiene una quasi puntuale rispondenza
Sospendiamo provvisoriamente l'analisi del fortunato testo di Casti- fra le idee estetiche espresse nel Cortegùmo e il risultato della prassi arti-
glione, per verificarne la congruenza con la cultura architettonica dei stica della cerchia in contatto diretto con i letterati e i personaggi da esso
primi decenni del XVI secolo. E Labacco a rivelare il grande interesse ri- evocati .H. Il che va letto senza indebite forzature. Sarebbe ingenuo pen-
servato da Bramante a un' eccezione «capricciosa» dell' antichità, come sare a un influsso delle idee del Bembo o di Castiglione su pittori e archi-
la Basilica Aemilia". Del resto, Francesco di Giorgio e Giuliano da San- tetti; né le loro rispettive estetiche discendono dall' osservazione delle
gallo prima, Peruzzi poi, indagano su exempla «anomali» di età impe- opere d'arte". Stiamo piuttosto esplorando un terreno che ha a che fare
riale, da villa Adriana all'Oratorio lateranense della Croce, all' arco di con mentalità diffuse: con metalinguaggi che attraversano obliquamen-
Orange, al tempio di Baia. E le piu avvertite analisi delle loro architettu- te le aree dei linguaggi, condizionandone l'organizzazione e liberandone
re progettate o realizzate hanno dimostrato che le loro maniere - come le potenzialità.
già quella di Bramante - riflettono la scoperta dell'infinita varietà dei Neanche riconoscendo che l'architettura di età umanistica rimane in
modelli antichi; scoperta, del resto, già compiuta da Alberti. Alla ricerca audace equilibrio sul filo che divide bisogno di regola e bisogno di tra-
dell' organicità -la concimzitas albertiana - si unisce il gusto dello scarto: sgressione s'è detto molto di nuovo. Va piuttosto sottolineato che abbia-
lo dimostrano il tempietto di San Pietro in Montorio, il Belvedere e il co- mo parlato di bisogno di regola, non di norme codificate: si tratta di una
ro bramantesco di San Pietro, l'intera produzione di Raffaello, di Giulio domanda generalizzata, nell' epoca seguita agli Scismi, alla peste del
Romano, di Peruzzi ". Inoltre, sia gli artisti citati che Palladio o Michele 1348, ai conflitti politico-sociali del XIV e del xv secolo.
Sanmicheli adottano ampiamente il metodo dell' estrapolazione caldeg- È possibile procedere iniziando dalla legittimazione dei linguaggi se-
giato da Castiglione: l'antico è spesso da loro citato per frammenti, cui è condo cOlISuetudo. Per quanto riguarda l'architettura, il tema appare
assegnata «altra significazione che la 101' propria». L'innovazione si in- nell'opera di Leon Battista Alberti: l'ha osservato Bruschi; piu avanti
nesta sul «bisogno di regola» non soddisfatto da Vitruvio: la trasgres- avremo occasione di verificarlo. L'universalismo dei principia viene tem-
sione fonda effettivamente, anche qui, la norma. In palazzo Branconio o perato dall' Alberti mediante il ricorso a modelli che rinviano alla storici-
Ricerca dei paradigmi: progetto, verità, artificio II

IO Capitolo primo
patologia presso l'Università di Parigi, farà parte, dal 1666, dell'Acadé-
tà dei siti cui le archite tture sono destinate ". Firenze, Rimini, Mantova mie des Sciences. Empirismo e relativismo - in merito alle «matemati-
non sono luoghi indifferenti, per l'umanista. Sottili richiami a monu- che archite ttonich e» - si dànno la mano.
menti eletti a emblemi di quelle città sono inseriti nei contesti del tempio Acutamente, Antoine Picon ha messo in risalto le idee innovative ab-
Malatestiano, di Santa Maria Novella, di Sant'Andrea. E avremo modo bracciate, con «prude nza», da Perrau lt in quanto medico e igienist
a.
di riconoscere, in tali tentativi di trovare radici per un linguaggio «sradi- Ma è in campo anatomico che Claude enuncia una distinz ione analog a a
o
cato» - come quello di ogni «ritorn o» - , affinità con l'opera di Lorenz quella da lui introdo tta nel definire la bellezza: vérités de fait e vérités de
Valla. L'Alberti, sotto tale aspetto, non rimane isolato . Con altri stru-
droits formano una coppia analoga a quella natura-istituzioni. Inoltre,
menti, Baldassarre Peruzzi - vedi l'ultimo proget to per il San Domenico nella prefazione alle Mémories pour servir à l'histoire naturelle des ani-
a Siena'<O - o alcune opere di] acopo Sansovino accettano tradizioni cui
la
manier a» sembra va oppors i frontal mente. maux (1671), egli giunge a contestare definitivamente l'antico analogi-
perentorietà della <<nuova smo. Non può affatto essere stabilito, a suo parere, che l'uomo sia pro-
le
Non a caso, su tale tema interromperemo, alla fine di questo volume, porzionato meglio «que la plus difforme de toutes les betes» . Tuttavia,
conside razioni ~J.
nostre «il a fallu convenir d'une mesure et d'un module, de mé'!ne qu' on fait en
.

Lasciamo tale ipotesi storiografica allo stato di abbozzo. Dal cenno architecture: et eonsidérant tout l'univers comme un grand édifice, qui
a
fatto è possibile dedurr e un filo rosso che connetta il tema enunciato da plusieurs appartements d'une structu re différente, on a choisi les pro-
Castiglione a quanto verrà riconosciuto nel XVII e nel XVIIl secolo, da portions du plus noble pour régler tous les autres».
Claude Perrault e da Christo pher Wren. L'origine del bello risulta peri- Parten do dalle scienze empiriche, Perrau lt approd a a un risultato
colosamente scissa: la stessa bellezza viene legittimata attraverso princi- teorico relativo all' architettura, dunque . La semplice e convenzionale
-
pì antitetici. Nell'Ordonnance del 1683, Perrau lt dichiara che le propor «misu ra» viene sostituita al propor zionam ento d'origine metafisica
e
zioni architettoniche non derivano da leggi di natura. Esse sono il risul-
natural e, corrisp onde
". divina. Al disincanto cui egli sottopo ne la storia
tato di un «accor do fra architetti»: il loro valore è del tutto relativo quello che investe un'inte ra tradizione ermeneutica. Sull'«intermezzo»
Già nel suo commento a Vitruvio, edito nel 1673, egli aveva enunci ato
rinascimentale è ora davvero calato il sipario.
la «scand alosa» teoria che avevano incontrato le censure di François Ed è significativo che la distinzione fra positivo e arbitrario serva -
Blondel ": nei Parallèles des Andens et des modernes di Charles Perrau lt (1688- 97)-
Tutta l'architettura è fondata su due principì, di cui uno è positivo, l'altro
ar- a dimostrare la superiorità dei secondi sui primi ". Con un correttivo.
a
bitrario. Il fondamento positivo è l'uso e lo scopo utile o necessar io per il quale l'edi-
o che Ora, la beauté arbitraire è salutata come condizione di fantasia artistic
ficio viene costruito, vale a dire la solidità, la salubrità e la comodità. Il principi[Auto- pienamente dispieg ata ". Di nuovo, quanto fondav a la relazio ne fra ope-
che dipende dall'auto rità e dalla consuetu dine -
ra divina e opera umana è tolto: la dissoluzione del principio di rappre
chiamo arbitrari o è la bellezza
su un fon-
rité et Acoùtumance]: infatti, benché la bellezza sia in certo modo stabilita
damento positivo -la ragionev ole convenie nza e la conform ità delle parti agli usi ad sentazione è già iniziata.
esse destinati - tuttavia (...) ci si riferisce all'appro vazione e al giudizio di coloro che Si faccia caso a un paradosso. La consuetudine -l'acoutumance, che
significa anche pluralità delle tradizioni - è primaria sia per Castiglione
azione
vengono stim.ati competenti in materia. Il che imprime nella nostra immagin
un'idea in cui siamo impegnati dall'opinione, senza accorgercene ... 50. che per i fratelli Perrault, assumendo due ruoli: a) essa giustifica la paro-
la innovativa; b) essa legittima anche la regola, divenuta però convenzio-
I meccanismi proporzionali non sono piu giustificati in quanto tra- ne, e pertan to riconosciuta arbitranà e modzficabile. Come corollario, si
-
miti a verità trascendenti. Essi sono ora parte della «bellezza arbitra profila una critica al mito dell' origine naturalistica o antropomorfica de-
ria», soggetti al «gusto » e all'opz ione soggett iva, anche se entro limiti
gli ordini architettonici. Questi ultimi - scrive Claude " -non sono dota-
fissati dalla consuetudine. La strada alla soggettivizzazione settecente- ti di« beauté positive, nécessaire et convaincante»; il loro uso è giustifi
-
sca è cosi aperta, anche se la polemica suscitata dalle idee di Perrau lt sarà cato da un' autorità storica mente acquisi ta.
notevole. Ed è interessante che il fratello di Claude, Charles, sosterrà un Le distinzioni stabilite da Perrau lt riflettono idee in voga presso i cir-
punto di vista analogo in campo letterario. Come nel caso del Castiglio- coli cartesiani. Comun que, propri o in quanto non naturale, il bello ar-
ne, le teorie architettoniche trovano sviluppo a confronto di altre disci- chitettonico va sottoposto a una rigorosa razionalizzazione: da buon se-
e
pline; né va dimenticato che Claude Perrault, già professore di filosofia
I2 Capitolo primo Ricerca dei paradigmi: progetto, verità, altificio 13

guace di Colbert, l'autore dell' Ordonnance riconosce nella l'es aedificato- nei confronti delle usanze veneziane e francesi, nei progetti e nei testi del
l'lll un'istituzione, da sottoporre pertanto a leggi provvisorie ma ferree. Quarto, del Sesto e del Settimo Libro ".
Tutto ciò ha attinenze con la Logique di Port-Royal: il segno racchiu- In tal modo, il pluralismo linguistico convive con l'idea di regola. È
de sia l'idea del significante che quella del significato. A Perrault fa co- quest'ultima a permettere il confronto delle esperienze: finché la ricerca
munque eco sir Christopher Wren; ma l'inglese stabilisce limiti piti rigi- umanistica si mantiene viva, essa non viene ridotta a canone astratto.
di per la discrezionalità dell'architetto, dando corpo alla voce delle tra- Plurale - se ne accorge perfettamente Raffaello" - è la lezione dell' anti-
dizioni. co; rivivere quella lezione significherà tenere insieme modelli e innova-
T'he are t100 Causes o/Beaut)l, l1aturaland customary. Natural is from Geomcuy,
zioni, conoscenza e invenzione, distacco storico e sforzi tesi al «supera-
consisting in Uniformity (that is Equality) and Proportion. Customary Beauty is be· mento» dell' antico stesso. In altre parole, l'idea -la musica perfetta del
gotten by thc Use of our Senses to those Objects wich are usually pleasing to us fot creato - non è riproducibile. Essa è però l'appresentabile, e le sue inter-
other Causes, as Familiarity or particular Inclinations ( ... ) Rere !ies thc great Occa· pretazioni, imperfette per definizione, possono formare una catena ten-
sion ofErrors; here is tried the Architect's Judgement, but always the true test is na· denzialmente infinita. Da cui discende che l'idea stessa - in sé inattingi-
turaI or geometrical Beauties 5•.
bile - è avvicinabile soltanto attraverso l'effrazione, l'esperimento, la
Non è questa la sede per cogliere le sfumature, le parentele, le con- continua interrogazione.
u'addizioni del pensiero di Perrault o di Wren, né per sottolinea1'11e i ca- L'anticiceronismo, in altre parole, implica una sorta di scacco per-
ratteri distintivi. Va piuttosto ribadito che la scoperta seicentesca e set- manente. Nessuna norma funge dafundamentum inconcussum. Le criti-
tecentesca del carattere arbitrario e convenzionale delle regole non è che a Vitruvio formulate da Alberti e da Raffaello sono sintomi di tale at-
una novità assoluta, bens! viene anticipata dal De l'e aed/ficatoria e dal Li- teggiamento, che risulta indubbiamente modificato nella seconda metà
bm del Cortegiano. del XVI secolo". Da un punto di vista teorico, inoltre, il rifiuto di un mo-
Il trattato albertiano non adotta principia metafisici. Le proprietà dei dello unico sembra avere radici affini a quelle in cui affonda il pensiero
numeri sono citate come fatti eruditi; la relazione musica-architettura è di Giovanni Pico e di Erasmo. La concordia philosophol'um implica an-
privata di significati cosmologici e trascendenti; il giudizio estetico è at- ch'essa una verità trasmissibile e conoscibile soltanto attraverso inter-
tribuito a una facoltà conoscitiva innata (<<de pulchretudine animis in- pretazioni, dando luogo al principio di tolleranza. La tradizione - il tra-
nata quaedam ratio efficiet») ". Sulla questione del fondamento - a ben dere - è inevitabilmente connessa al tradire, in tale concezione.
leggere il De re aedificatoria - Alberti è reticente. Dal contesto del suo Ma se l'artificio è chiamato a convivere con la natura, in che modo
pensiero emerge un senso di infondatezza per il sistema architettonico andrà considerato l'antico eletto a seconda natura? In un saggio di gran-
da lui stesso teorizzato. Modello unico è la stabilità della natura, che de rilievo sull' opera di Bramante, Christof Thoenes ha messo in luce un
contiene però in sé il principio della variabilità infinita; d'altra parte, co- aspetto fondamentale dell'atteggiamento rinascimentale nei confronti
me s'è visto, Leon Battista abbraccia in pieno il suggerimento, prove- del tema~. Che ilrecupero dell' antico sia frutto di operazioni fittizie,
niente dall' apologo di Zeusi, circa la pluralità dei modelli. egli scrive, è evidente agli artisti del xv e del XVI secolo. La «rinascita»
Era l'antico stesso, osservato nell' estensione delle sue manifestazio- può essere soltanto simulata; l'immaginario che consegue a tale consa-
ni, a mettere in crisi ogni tentativo di dedu1'11e norme immutabili. L'anti- pevolezza assume connotati artificiosi. Già Bruschi aveva colto tale ca-
canonismo espresso nel Cortegiano ha davvero nel trattato albertiano rattere dell' opera bramantesca ", tutt' altro che isolata, del resto. Studi
una premessa. Piti tardi, il tema verrà enunciato da Sebastiano Serlio - recenti hanno dimostrato che i maggiori architetti di ambiente romano
attingendo a idee raccolte nella cerchia di Raffaello e di Peruzzi - rico- usano intonaci e stucchi - materiali poveri, ma ingegnosamente compo-
noscendo nelle opere antiche la presenza di mescolanze". In tal modo si sti - in funzione illusionistica ": l'obiettivo è fingere un raffinato uso di
installa, fra i principia della nuova architettura, una soggettiva relazione marmi e di pietre là dove è necessario ricorrere alla semplice muratura; e
fra naturalità e artificio. Conseguenza ne è l'idea di una infinita trasfor- si tratta della norma prevalente. Prende quindi forma un'intera cultura
mabilità sintattica. Del resto, lo stesso Serlio - che si presenta sia come del fittizio, distinta da quella tesa all'illusività prospettica.
rigoroso vitruviano, che fautore di un' estetica critica e antinormativa - è L'imitazione dell'antico pende cos! fra due estremi. Cosciente del-
sensibile alle tradizioni locali. Lo dimostra la flessibilità da lui mostrata l'irrecuperabilità dell'ideale vagheggiato, essa ripiega su artifici e finzio-
Ricerca dei paradigmi:-progetto, verità, artificio '5
Capitolo primo

ni; eppure , essa non rinuncia al supera mento del suo modello. Alla dia· nei confronti del compo rtamen to dominante. E propri o questo sembra
lettica fra artificio e natura è complementare quella fra imitazione e
si· specifico delle nuove tecniche espressive. L'arte dà a se stessa lo statuto
mulazione. Bastava forzare di poco tali equilibri per trovars i nell' area di un'ipot esi tesa a un imprecisabile futuro; con tutti gli strappi che ciò
del gioco, dell'ironia, persino del comico: è la strada battuta da Giulio comporta.
Romano e da Philibe rt de l'Orme ". Elwin Panofsky l'ha espresso a suo modo, concen trando l'attenzione
Il carattere artificioso dell' ambiente e del mondo culturale umanisti· sul metod o prospettico.
o offre ai
co è anch'esso riflesso nel Libro del Cortegiano. L'ha rilevato Robert La prospettiva- egli scrive 66 - è per natura un'arma a doppio taglio: essa
(".) ma poi
Esposito: nel concetto di" sprezzatura» è insito un parado sso; nel com· corpi lo spazio in cui dispiegarsi plasticamente e muoversi mimicamente
o il mondo di
il massimo della naturalezza coin· elimina questa distanza, assorbendo in celta modo nell'occhio dell'uom
portam ento auspicato da Castiglione, cose che esiste autonomamente di fronte a lui ...
cide con il massimo dell'art ificio
M
• La simulazione - il virtuosismo che
scioglie, senza sforzo visibile , diffico ltà e ostacoli - è consustanziale al Il che implica un incrinarsi del sistema figurativo medioevale, a favo·
compo rtamen to progra mmato in vista di un fine. La pura spontaneità ne re di una matematizzazione dello spazio visivo equivalente a una trasla·
è l'antitesi. Né è sosteni bile che la «sprez zatura» reprima un agire «na· zione dell'arte nel campo fenomenico. In tal senso,
turale ». Il proces so di civilizz azione - citiamo Norbe rt Elias - compo rta La concezione prospettica sbarra ogni accesso per l'arte religiosa alla ragione
del
,
una lenta sostituzione di paradigmi mentali: come ogni processo storico io, nell'amb ito della quale il miracolo diventa un'esper ienza immediatamen"
visionar
spazio vi·
esso non ammette di essere letto attraverso le categorie di progre sso e te vissuta dallo spettatore, poiché gli eventi soprannaturali irrompono nello
«penetrare»
to sivo apparentemente natutale che gli è proprio e gli permettono cosi di
decadenza. È invece plausibile una relazione fra quel compo rtamen propriamente la loro essenza soprannaturale; inoltre, essa dischiude all'arte
religiosa
calcolo » individ uato da
«natur alment e artificioso» e lo «spirit o di la ragione del psicologico nel senso piu alto, nell'ambito del quale il miracolo
avviene
Burckh ardt come specifico dell'età rinascimentale. ormai nell'anim a dell'uom o raffigura ta nell'opera d'arte". 61.

Quant o tali considerazioni abbiano a che fare con l'universo archi·


tettonico è evidente, per chi abbia confidenza con i linguaggi affermatisi L'affascinante conclusione di Panofsky può esser assunta - e tradita
a Firenze, a Urbino , a Milano, a Roma. La stessa elezione dell'antico
a - all'interno del nostro ragionamento. Vale per la concezione prospe tti.
o
«secon da natura» rispon de a una nuova consid erazion e del numeru s e ca rinascimentale quanto vale per la sintassi archite ttonica « all' antica»
per il sistema degli ordini: sforzi teorici e prassi concre ta conver gono nel
dell' orda. Non v'è ragione, al proposito, condur re sterili polemiche con
chi postula una continuità della rafio occidentale, ammettendo - con Le fondare - nel «costr uire» - il referente ultimo dell'arte. Quant o tale l'e·
di
Goff - l'esistenza di un «lungo medioevo» concluso dalla rivoluzione ferente coincida con i principii individuati da Wittko wer è il momen to
industriale". Contin uità e discontinuità, nelle ricostruzioni storiografi. sottopo rre a verifica.
che, non costituiscono ipotesi di lavoro alternative; a meno di non ere·
dere a significati trascendenti che sarebb e compito dello storico rivelare
. Che sia necessario far risaltare compo nenti tradizionali in alcune del·
Esse, al contrario, possono convivere, come parame tri adatti a dar conto le principali correnti del pensiero rinascimentale, è riconosciuto, sin dal·
di fenomeni diversi, emergenti grazie al punto di vista - auspicabilmente l'introd uzione del suo volume, dallo stesso Wittko wer". Ma tale pro·
mobile - dell'interprete. Che esistano processi di razionalizzazione spe· gramma non viene rispettato nel prende re in considerazione un cardine
a
cifici del basso medioevo e del XIV secolo è indiscutibile. Altrettanto in· di quel pensiel'O, l'analogismo: vale a dire, il principio di corrisp ondenz
divina armoni a cosmic a nel microc o·
discutibile è la permanenza di mentalità e di compo rtamen ti di lunga che fonda il rispecchiamento della
durata nei secoli XVI, XVII e XVIII. Ma sarebb e difficile riconoscere nei smo umano. L'ordin e universale - verità riflessa nelle pl'Oporzioni del
al·
cantieri e nei metodi progettuali di ambien te gotico principi omogenei
a corpo umano - può essere colto matematicamente: appoggiandosi
entali appaio no in· l'autor ità di Vitruvi o, questo è un topos dell'int era teorizz azione umani·
quelli di ispirazione umanis tica. I paradig mi fondam
fatti mutati, anche se è ben rilevabile il convivere di attrezzature mental
i stica, anche se con molti distinguo all'interno del filone neoplatonico.
tradizionali con ipotesi di rottura. I nuovi sistemi di costruzione e di rapo È con l'analisi del pensiero analogico, com'è noto, che Foucau lt ini·
presentazione del soggetto e dell' ambiente sono spesso, nelle corti e nei zia Les mots et les choses. Mutua ndo termini dallo stesso Foucault, po·
centri del Quattr ocento e del primo Cinquecento, del tutto disomogenei tremm o dire che su quel pensiero si fonda un'inte ra pratica discorsiva.
16 Capitolo primo Ricerca dci paradigmi: progetto, verità, artificio 17

Ma le sue radici sono antiche. Seguendo diverse piste, l'hanno dimostra- piuto un passo all'indietro, nell'età della rinascita? Soffermiamoci sul
to sia Leo Spitzer, nella sua magistrale indagine sull'idea di Stimmung, principio piti strettamente correlato a quello considerato: l'analogia mu-
sia Henri de Lubac, nel ripercorrere la storia dell'"uomo microco- sica -architettura.
smo» ". Nell' Exaememn di Ambrogio, il convergere delle immagini nel- La fonte, notoriamente, è di natura pitagorica e platonica. E anche
la consona resultatio è simbolo del bello e del vero assoluti; nella Teodi- per quell' analogia l'analisi di Spitzer ha delineato una storia che non ve-
cea di Eriugena, scala morale e scala armonica sono correlate; la concor- de cesure fra l'età antica, i secoli «di mezzo» e l'età moderna. Consonan-
dia discors, ben prima di essere assunta da Franchino Gaffurio come de- tia e concordia discors sono concetti che attraversano la cultura occiden-
finizione di harmonia, è in Agostino. D'altronde, lo stesso nome di Ada- tale con assoluta continuità. Attraverso il numerus, diviene contempla-
mo -le cui quattro lettere, in greco, sembrano designare i punti cardina- bile l'armonia platonica delle sfere: vale a dire, il mistero della creazione.
li - precisa il senso del «piccolo mondo >>: lo strumento umano dalle Il tema permette a Wittkower di esaminare le relazioni fra gli accordi
mille voci, come scrive Clemente Alessandrino, in accordo con il quale musicali e la matematica delle proporzioni architettoniche, di riconosce-
canta lo stesso Dio '"o Isidoro da Siviglia aveva trasmesso il concetto dal- re un «fugato» palladiano, di ricercare i medi proporzionali in architet-
l'antichità al medioevo latino. Tutto il XII secolo lo rimetterà in voga, at- tura n. Le sue fonti sono i testi teodci, piante dei Quattro Libri, testi filo-
traverso Bernardo Silvestre, Ildegarda di Bingen, Ugo di San Vittore, sofici e cabalistici. E non a caso, la legittimazione dell'indagine, per
Bonaventura, Tommaso d'Aquino. Wittkower, è nel famoso memoriale di Francesco Zorzi sulle proporzio-
Era persino esistita una spregiudicata discussione, al proposito, ne- ni della chiesa sansoviniana di San Francesco della Vigna '": l'autore del
gli scritti dei Padri. Origene, Gregorio N azianzeno, Giacomo di Edessa De Hamzonia mundi e dei Problemata sembra intervenire a correggere-
avevano rovesciato i termini dell'analogia. «Poiché l'uomo è un certo proponendo un edificio plasmato sulle armonie cosmiche e divine -l'o-
mondo - scrive Giacomo" - che in considerazione della sua formazione pera di un architetto, con l'approvazione di Tiziano, di Serlio, di Fortu-
meravigliosa è detto tanto piti grande del primo, la ragione vuole che nio Spira. Sottoponendo al microscopio - in L'armonia e i conflitti -le
sia chiamato il grande mondo, posto nel piccolo mondo». Macrocosmo vicende relative alla chiesa veneziana, si è però potuto dimostrare che il
e microcosmo si scambiano cOSI i proprio referenti; non meraviglierà memoriale del I535 non precede, bensl giustifica il progetto di Sansovi-
che l'eco di tale sottile inversione lasci una traccia nell'opera di Giovan- no. Una complessa storia di terreni, di ambizioni monastiche e patrizie,
ni Pico n, di contrasti ereditati, di intenti urbani, di azioni antifratesche, si staglia a
Gregorio di Nissa, per altro verso, era esploso in un'invettiva contro monte di quel documento, che perde cosi la centralità che lo studioso te-
la stessa idea dell'uomo «microcosmo>>: desco gli aveva attribuita ". Le argomentazioni di Francesco Zorzi si ri-
Taluni filosofi hanno pronunciato sull'uomo idee veramente meschine e indegne velano puramente strumentali. Il ricorso agli esempi del Tabernacolo di
della sua nobiltà. Essi hanno creduto di glorificare l'umanità equiparandola a questo Mosè e del Tempio di Salomone - fonti musicali e proporzionali ispirate
mondo. Essi definiscono l'uomo un «microcosmo», composto dagli stessi elementi da Dio stesso - sono peraltro convenzionali. Di essi parla Agostino nella
dell'universo, Con questo nome pomposo essi hanno preteso di fare Pelogio della no- Città di Dio (XV, 26-27), e il tema viene ripreso da Ugo da San Vittore.
stra natura, ma non si sono accorti che gueno che costituiva per loro la grandezza del- Un'intera cultura teologica, in altre parole, assume in senso mistico la
l'uomo apparteneva allo stesso modo alle zanzare e ai topi (".) Che grandezza c'è per
l'uomo se è a immagine e somiglianza dell'universo? 1J, matematica proporzionale del Tabernacolo e del Tempio. Prima di ap-
parire nello scritto zorziano su San Francesco della Vigna, il riferimento
Il teologo del IV secolo appare piti umanista dei teorici del XVI secolo. all' Arca e al Tempio di Salomone era stato usato per giustificare la ri-
Eppure, nel pensiero di Leon Battista Alberti risuona un' eco della sua strutturazione di San Pietro voluta da Nicolò V. Inoltre, il cronista della
critica: l'argomento analogico non ha spazio nel De re aed/ficatoria. D'al- fabbrica dell'Escorial, José de Sigiienza, cita l'edificio di Filippo II in se-
tra parte, nella letteratura albertiana il paragone uomo-animali è costan- rie con l'Arca di Noè, il Tabernacolo e il Tempio, rivelando un approc-
te; ma con una scala di valori rovesciata". cio perfettamente agostiniano '"o
Il problema, evidentemente, è piti complesso di quanto non si sia Gli stessi modelli ideali possono dunque legittimare una gamma infi-
supposto. Quello umanistico sembra un atteggiamento riduttivo, rispet- nita di opere. E tali legittimazioni - spesso date a posteriori - vengono
to alla ricchezza del pensiero medievale sul tema. È per caso stato com- sempre dalle penne di umanisti e di ecclesiastici. Non intendiamo con
Capitolo primo Ricerca dei paradigmE progetto, verità, artificio

ciò negare la relazione architettura - armonia mistica; è piuttosto neces- Ma dopo la condanna delle 219 proposizioni ispirate all' aristotelismo
sario precisare la natura di quella relazione, chiedendoci, anche, in che _ formulata nel 1277 -la teoria armonicista viene incrinata. Se l' onnipo-
modo essa fosse vissuta dagli artisti. L'intera documentazione al propo- tenza divina non si esaurisce nella creazione, è perfettamente concepibi-
sito mostra un sostanziale disinteresse, da parte di quest'ultimi, nei con- le un «mondo alla rovescia», sostiene Tommaso d'Aquino. Ed Egidio
fronti delle complesse costruzioni metafisiche. Troppo spesso, nel valu- Romano afferma che è pensabile un miglioramento di ogni parte dell'u-
tare la cultura degli architetti quattro e cinquecenteschi, si è dimenticato niverso: divengono possibili diverse armonie. Sulla medesima scia di
il loro status di partenza, quasi sempre artigianale, e la loro elementare pensiero, il domenicano Durando di San Porziano ~ttaccafrontalm~nte
cultura. Il caso albertiano è isolato, cOSI come isolate sonole formazioni l'idea di una struttura del cosmo eqmparablle a un armoma esprimIbIle
di Palladio e di Vincenzo Scamozzi. attraverso proporzioni matematiche". La teologia «post-scotista» usci-
Nello stesso trattato dell'Alberti, l'analogia fra musica e arcbitettura rà in pieno, d'altronde, dalla prospettiva armonicista: il che costituirà
viene enunciata come funzionale. Leon Battista si rifiuta di oltrepassare una premessa, nel XIV secolo, alla musica mensurabilis e alle calculationes
tale soglia, limitandosi a richiamare le consonanze abituali. «Sed non teologiche. È stato persino awicinato lo scetticismo di Nicole Oresme al
longius prosequar - egli scrive" - quam ad rem faciat architecti". È ra- pensiero di Galilei ". Il maestro parigino della fine del XIV secolo nutre
gionevole pensare che, per la cultura architettonica rinascimentale, il ri- sfiducia nella capacità umana di conoscere le precise proporzioni delle
ferimento all' armonia musicale costituisca una convenzione: la concor- cose del mondo. Galilei, in una lettera del 16rr, afferma da parte sua che
dia discors, principalmente, sottintende lo sforzo che unifica il moltepli- il reale è del tutto estraneo ai criteri umani di razionalità. Un uomo, egli
ce senza sopprimere quest'ultimo. scrive, avrebbe regolato i movimenti delle sfere celesti «secondo le pri-
Perché, allora, lo stesso Alberti sente il bisogno, in un passo che con- me et piti rationali proporzioni»;
sidereremo a suo tempo, di dissacrare la musicologia pitagorica?". For- ma all'incontro Iddio, senza riguardo alcuno delle nostre intese simmetrie, gli ha or-
se, non si tratta soltanto di un' ennesima ostentazione di ostilità, da parte dinati con proporzioni non solamente incommensurabili et irrazionali, ma totalmen-
dell'umanista, nei confronti del neoplatonismo fiorentino. Anche la teo- te impercettibili dal nostro intelletto.
ria armonicista aveva goduto, nel medioevo, di grande fortuna, sin da Non a caso, forse, Galileo prosegue invocando l'esempio dell'archi-
Boezio e da Agostino. Per Bonaventura, Tommaso d'Aquino, Riccardo tettura:
di Middletown, l'analogia musicale risolve il problema relativo al perché uno de i nostri piu celebri architetti - egli scrive &) - se havesse hauto a compartire nel-
Dio non abbia migliorato questa o quella creatura. La risposta piti fre- la gran volta del cielo la moltitudine di tante stelle fisse, credo io che distribuite le ha-
quente è: per non rompere l'armonia dell'universo ". In tal senso, l'ani- vrebbe con bei partimenti di quadrati, esagoni et ottangoli, interzando le maggiori tra
ma sana è «sinfonica », mentre l'armonia - fra gli elementi dell'universo le mezzane et le piccole, con sue intese corrispondenze, parendogli in questo modo di
e del corpo, o fra le diverse passioni - si awicina al concetto di concinni- valersi dì belle proporzioni; ma alt'incontro Iddio, quasi conIa mano del caso le habbia dis-
seminate, pare a 1ìOi che senza regola, simmetria o eleganza alcU11a le habbia sparpagliate.
tas. Bonaventura sostiene che la bellezza di un'opera è nelle proporzio-
ni: vale a dire, nella aequalitas numerosa che l'artefice ritrova nella pro- La fisica matematica permette dunque di orientarsi nell'«oscuro la-
pria anima. Tommaso esalta la proportio, dicendola riflesso dei rapporti birinto» dell'universo, ma non di coglierne l'intimo ordine. In ciò - co-
tra materia e forma, essenza ed esistenza, individuo e specie. Il concetto me ha dimostrato Garin -- Galilei è preceduto da Francesco Patrizi da
albertiano di un organismo architettonico come animaI non è dunque di Cherso. Qui davvero il pensiero analogico non ha piti nulla da dire. Fra
per sé una novità. Quel concetto è ben noto all'antichità, informando la le calculationes trecentesche, lo scetticismo di Leon Battista Alberti e la
sfera etica: l'esteriore (joris) e l'interiore (intus) comunicano, nell'uomo, riflessione galileiana, si viene a istituire un'imprevista dialettica.
attraverso una rete di influenze e di segni. Lattanzio, riprendendo nel IV Lo scientismo delle teorie architettoniche rinascimentali, pertanto,
secolo il De natura deorum ciceroniano, scrive inoltre che l' opt/ex - il su- sembra giocare un ruolo ambiguo; qualcuno, potrebbe dirlo «di transi-
premo demiurgo - ha seguito, nel regolare i movimenti delle membra zione». Di certo, quelle teorie recuperano - in modo semplificato e stru-
umane, il doppio imperativo della bellezza e dell'utilità. Infine, la cele- mentale - idee già messe in crisi e in attesa di essere definitivamente
bre raccolta del giurista Graziano - il Decretum - è intitolata Concordan- sommerse, con tutte le vischiosità che un processo di simile respiro com-
tia discordantium canonwn~. portava.
20 Capitolo primo Ricerca dei paradigmt progetto, verità, artificio 2I

È dunque evidente che le ipotesi di Wittkower abbisognano di un ag- umanistica programma il proprio consumo, come dimostra il proliferare
giustamento. In prima istanza, i «principi architettonici dell'umanesi- delle sperimentazioni sei e settecentesche. Il che era implicito nella rela-
mo» non sembrano contenere innovazioni: addirittura, essi sembrano zione norma-trasgressione e nel duplice accesso al bello, che abbiamo
riflettere un regresso teorico. A livello speculativo, una tale osservazione interpretato nelle pagine precedenti.
può fornire molte frecce all' arco di chi voglia sostenere, anche in campo Si può dunque dare un ulteriore senso a quanto era apparso come
artistico, l'ipotesi continuista. Ma l'osservazione empirica smentisce - a specifico delle pili ardite correnti dnascimentali: la fondazione di un co-
sua volta -l'inesistenza di cesure. Il titolo dato a questo volume riflette dice attraverso una serie infinita di eccezioni. Il tentativo che l'architet-
lo stato d'animo di chi intenda tener conto, senza pregiudizi, di tutte le tura e la cultma di età umanistica sembrano compiere è quello di tenere
variabili di un problema storiografico apparentemente inattuale. La cui saldamente unite due opposte polarità: quella che si basa su stabili fon-
impostazione, dopo le talvolta oziose polemiche al proposito, dovrà te- damenti e quella che si rifà all'arbitrio soggettivo. Come è stato osserva-
ner conto delle osservazioni già avanzate: siamo certi di aver cercato to, si tratta di una complexio oppositol'Um, di una cultura della contraddi-
continuità e discontinuità in modo corretto? Oppure: abbiamo davvero zione". Il fenomeno era stato letto in tal senso anche da Edgard Wind, là
interrogato fenomeni e idee in grado di rispondere ai quesiti di fondo? dove egli aveva osservato che la «rinascita dell' antico» corrisponde a un
Non abbiamo peccato in senso idealistico, sopravvalutando il versante politeismo in cui ogni divinità sia assunta nelle sua inquietante ambiva-
teorico? Si tratta di dubbi non retorici, che esprimono le difficoltà insite lenza w•
in una cultura troppo abituata a non vedere soluzioni di continuità fra Anche il pluralismo dei modelli ha a che fare con quel politeismo. Di
principia e prassi: rispondere agli interrogativi formulati richiede un ul- cui non viene ignorato il carattere di/abula ": la sua rievocazione - da
teriore scarto di impostazione. Mantegna, a Giulio Romano, a Poussin - si accompagna, l'abbiamo no-
tato, al riconoscimento del carattere fittizio o nostalgico dell'operazione
Nelle precedenti osservazioni è già la via per uscire dall'impasse. intrapresa. Per pili versi, il bisogno di rappresentare e di rappresentarsi
L'antico, il numaus, l'analogia antropomorfica, la proposizione armo- lega artisti e committenti. Ma non nella forma della coincidenza dei ri-
nicista, costituiscono un fascio unitario di referenti convenzionali, per spettivi intenti, bens! in modo dialettico; per tangenze, si potrebbe dire.
un sistema rappresentativo bisognoso di un fondamento stabile. È esat- All'interno di un processo generale di formazione di una «civiltà del cal-
tamente tale sistema che la teoria dell'imitazione assume come modello colo », si delineano molti modi di reciproca strumentalizzazione fra pro-
primo da tradire. Nella prassi concreta, quasi nessun architetto farà dfe- grammi e maniere artistiche. Si profila cosi una galassia di saperi tesi al-
rimento cosciente a quel lontano modello, che verrà declinato dai teorici l'autonomia, pronti - di conseguenza - a incrinare i sistemi mentali ac-
in modo sempre pili accademico, fino a sparire o quasi in età barocca. quisiti: processo che assumerà tonalità tragiche, come avremo modo di
L'elemento nuovo, rispetto all'intero medioevo, è dunque uno soltanto, vedficare pili volte nel corso di questo volume.
ma sostanziale; l'introduzione di un sistema compiutamente rappresenta- Sullo sfondo di tale scenario, si potrebbe interrogare con una nuova
tivo. Non i« contenuti», pertanto, sono nuovi, bens! il processo - mate- ottica la formula benjaminiana della «caduta dell' aura» '": le vicende che
matico e verificabile - che permette la loro formalizzazione in una siste- dànno forma a quella «caduta» si rivelano assai pili lunghe e articolate
matica «messa in immagine» del mondo. Il declino del visionario, in cui di quanto non venga di solito supposto.
Panofsky vedeva una conseguenza della concezione prospettica dello Mettendo da parte tale delicato problema, sembra ora possibile tor-
spazio, è in stretta relazione con il nuovo primato assegnato al «rappre- nare alla Novella del Gl'asso legnaiolo: molti degli elementi venuti alla lu-
sentare». Di fronte al quale, è inevitabile un ulteriore declino: quello ce ne permettono una forse plausibile interpretazione.
dell'universo simbolico.
Si può infatti ammettere che lo spazio della rappresentazione costi- È una brigata guidata da un regista a progettare e realizzare la beffa:
tuisca il risultato di un processo di secolarizzazione, di cui si possono al di fuori di quella comunità -Ia« colpevole» assenza dellegnaiolo dal-
studiare gli inizi nell' arte del XIV secolo e forse anche del XIII secolo M•• Ia cena - il singolo è privo di identità. Meglio, egli è punito mediante una
Una volta giunto a maturazione, comunque, tale processo sfocia in una derealizzazione. Di conseguenza, un codice artificiale -lo sdoppiamen-
sorta di progressivo «oblio del significato». In qualche modo, l'arte to imposto al Gl'asso - viene sostituito a quello naturale, pur rimanendo
,
Capitolo primo Ricerca dei paradigmi: progetto, verità, artificio
22

nell' ambito del verosimile. Allegnaiolo non vien fatto credere di essere realtà provochi una distorsione perversa della visione c della percezione
un albero o un minerale; il gioco ha come presupposto il labile confine intellettuale. Uno spazio di questo genere - ma non stiamo evocando gli
fra sogno e realtà. Che si riflette in quello, altrettanto labile, fra verità e studioli di Urbino e di Gubbio?" - può essere considerato una macchina
artificio. Infatti, la burla ha una dimensione esistenziale. La vita del pro- in cui la «rappresentazione» abbia totalmente invaso lo spazio dell'esi-
tagonista subisce una cesura, ma difficilmente i «congiurati» avrebbero stenza, in cui il progetto umanistico si sia realizzato integralmente. Il suo
riscosso un successo qualora non fosse esistita una precondizione a loro effetto terroristico è paragonabile a quello che sprigiona dalle raffigura-
favorevole: l'intelligenza del Grasso è vinta dal sottile calcolo che presie- zioni prospettiche di «città assenti», nei pannelli prospettici quattro-
de alle previsioni del Brunelleschi e dei suoi amici. In tal senso, la beffa centeschi. L'assolutezza del rappresentare distorce, svuota e dissecca il
mette alla prova un moderno stile di esistenza. Suo fondamento è un vivere - come nella beffa brunelleschiana.
comportamento progettato in vista di fini precostituiti. Vale a dire, quel- Con una conseguenza. L'accordo fra l'arte umanistica e la vita è pos-
lo del cortigiano castiglionesco, dell' artista ehe scaglia nel futuro il suo sibile soltanto qualora quell' arte - quel progetto culturale - sia mante-
eidos, del capo militare che sostituisce - vedi l'efficace esemplificazione nuto sotto scacco: puro orizzonte ipotetico, è nella sua natura il realiz-
di Norbert Elias" - il freddo calcolo della strategia all'impeto sentimen- zarsi per frammenti isolati.
tale cavalleresco. Non riteniamo necessario giustificare ulteriormente quanto è impli-
È stato giustamente sottolineato che il Grasso è tutt' altro che inge- cito in tale interpretazione: la Novella del Grasso legnaiolo può essere as-
nuo. L'artificio brunelleschiano si mostra capace di colpire anche il più sunta come «manifesto» della nascente figuratività umanistica. Che agi-
avvertito degli uomini: nessuno può sfuggire al suo potere. Che definire sce con intenti persuasivi, e che, principalmente, è interessata a conosce-
faustiano sarebbe improprio. La relazione fra la stupefacente «cupola re con esattezza gli effetti provocati nel suo pubblico. La crudele analisi
senza armature» e il sogno a occhi aperti cui Filippo obbliga il Grasso- retrospettiva, cui Brunelleschi obbliga il Grasso, tende a verificare le
la proposta è di Tanturli" - non è tuttavia lineare. reazioni provocate dal progetto compiutamente realizzato. L'artificiosa
Leon Battista Alberti ammirerà la prima; ma del tutto antialbertiano illusione, si direbbe, viene sottoposta a un esame di laboratorio, «misu-
è il carattere gratuito e antinaturalistico della beffa. I due volti dell'inge- randone» la potenza sul soggetto da essa investito.
gno brunelleschlano sembrano appartenere a un Giano bifronte: è visi- Né sono soltanto l'uomo e lo spazio a rivelarsi manipolabili dalla
bile all'orizzonte il bivio etico che la téchne moderna porta con sé. nuova epistéme figurativa: anche il tempo è da essa rimesso in questione.
Il modo in cui Manetti registra l'evento, comunque, offre conferme Organizzato prospetticamente, esso permette il distanziamento neces-
indirette ad alcune profonde considerazioni di Ernst Kantorowicz. sario alla filologia; ma induce - vedi la possibilità di «guadagnare tem-
Questi si è chiesto quale ruolo possa aver giocato, sulle teorie artistiche po» attraverso la Fama - una specifica ansia di dominio sull'azione im-
rinascimentali, la cultura giuridica medievale, con la sua equiparazione placabile di Kronos". Una dissimulata hybris si cela sotto le vesti ireni-
della legge all'idea di natura". Subito dopo, egli osserva che la formula che dell'umanesimo.
riservata al pontefice, dal 1220 circa - De nihilo jacit [papa] aliquzd sicut Il che ci riporta al legame istituito da Heidegger fra umanesimo e vo-
Deus - è destinata a trasferirsi prima sull'imperatore, poi sui poeti e gli lontà di potenza: al filosofo tedesco abbiamo fatto riferimento citando
artisti. L'incoronazione in Campidoglio permette a Petrarca, secondo l'espressione «età del mondo messo in immagine» ". Espressione effica-
Kantorowicz, di arrogarsi la plenitudo potestatis del principe. È forse ec- ce, che sintetizza parte delle precedenti riflessioni sulle relazioni fra
cessivo ritenere che la beffa del 1409 abbia giocato un ruolo parallelo a idea, referente e rappresentazione nell'immaginario rinascimentale. Ma
quello esercitato dalla cupola, nel consacrare Brunelleschi princeps ar- la potente metafora heideggeriana contiene un risvolto problematico.
tium? In Venezia e il Rinascimento avevamo sollevato l'intel'l'ogativo: in
Fatto sta, che all' apertura del sipario sull'arte quattrocentesca ci si quale senso tale connessione rifletterebbe un destino? Il soggetto stesso
imbatte in una amorale« congiura». Un rito sacrificale decreta il trionfo di quel libro rispondeva dubitativamente". Le resistenze e le contraddi-
del fittizio e dello spirito di calcolo. Il burlato - nel racconto di Antonio zioni - avevamo osservato - non sono residui marginali di un processo
Manetti - è chiuso in una stanza a specchi deformanti. Meglio ancora, fatale, bensi fenomeni produttivi, che condizionano quel processo e lo
dentro uno studiolo a tarsie prospetti che, in cui l'assenza di finestre sulla rimettono in discussione. Il caso veneziano era un esempio illuminante.
Capitolo primo Ricerca dci paradigmi: progetto, verità, artificio 25
stata riedita a cura di Paolo Procaccioli, con presentazione di Giorgio Manganelli (redazioni Ma-
Una complessa miscela di immagini del tempo e dello spazio si era rive- netti, l'alatino 200, vulgata), Fondazione Pietro Bembo, Parma 1990. Fra gli studi dedicati alla
lato capace di opporre scogli problematici alle visioni unilineari della Novella, vedi D. Gioseffi, Reallà e cOl1oscenza nel Bnmellescbi, in «La critica d'arte», n.s., XIV
(1967), n. 85, pp. 8-18 (con acute osservazioni); A. Tartaro, La letteratura volgare in Toscana, in C.
storia. Muscetta, La letteratura fta!;al1a: storia e testi, IUh, Bari 1971, pp. 219-25; A. Rochon, Une dale
Nel presente volume, quegli scogli vengono moltiplicati, in armonia imporfal1tedans l'bistoire de la be/fa: la l1ol/velle dII Grasso leg1J(dolo, in Forllles et sigmfications de
con il piii ampio respiro del campo di osservazione. Un secondo filo ros- la «befla» da1/S la liltérature ftaliel/Ile de la Renaissal1ce, serie II, Paris 1975, pp. 2Jl-376; N. Bor-
sellino, L'architetto e illegl1aiolo. La prospettiva illcroàalallella «Novella del Grasso», in Miscel-
so connette i sei capitoli che seguono: la ricerca del ruolo specifico di lanea di studi in onore di Vittore Bml1ca, Firenze 1983, III, pp. 283-95, ora in La tradizione del co·
quanto si oppone, deformandolo o spezzandolo, al procedere dell'ipo- mico. L'eros, l'osceno, la beffa nella lettemtura italiana da D(mlea Belli, Milano 1989, pp. 69-82; G.
tesi culturale che abbiamo fatto iniziare dalla beffa brunelleschiana. BilIeri, L'eseClizione narrativa. Comicità e« sigl11f;cazione» nella Novella del Grasso, Roma 1984.
2 Note preziose su Antonio Manetti sono in C. Vasoli, Filosofia e religione lIella CIIllura del Riltasci-
Non si tratta di individuare antiumanesimi; questo risulterà chiaro mento, Napoli 1988, pp. 22 sgg., con bibliogmfia a p. 24nota 13. Cfr. anche H. Saalman,Ittfrodllc-
dal finale del libro. Si tratta di articolare le forme della contraddizione, tioll lo tbe Llfe 01 BmJlelleschi by Antonio di Tllccio Mallelti, University Park and London 1970,
tenute insieme - «eroicamente», scriveva Daniele Barbaro" - da una pp. 17 sgg., c l'introduzione di G. Tanturli a Manctti, Vihl cito
stagione culturale oscillante fra bisogni di certezza e slanci verso l'infon- .J A. Manetti, La Novella del Grasso legnai%, ed. a cura di P. Procaccioli cit., pp. 60-61.

~ Antonio Gambcrelli, fratello di Bernardo Rossellino, scultore (1427-79).


dato. Una cultura essenzialmente dialogica, è stato scritto ". Il che è vero,
5 Andrea Cavalcanti da Buggiano (1412-62).
ma non dice tutto. Pur dialogante, quella cultura sostiene una battaglia
6 Giovanni Guidi detto lo Scheggia (14°7-86), fratello di Masaccio.
con modi di vita, mentalità consolidate, comportamenti quotidiani, 7 Autore di sacre rappresentazioni, di laude e della Vita del bealO Colombitli (r4IO-84)·
strutture dell'immaginario: l'analisi dell'architettura cinquecentesca e 8 Si tratta de! probabile autore della loggia Rucellai a Firenze: un patrizio che ne! 1439-40 realizza
seicentesca nei paesi europei o nelle Americhe ha molto da insegnare al un organo per la cattcdrale fiorentina. Cfr. B. Prcyer, 11Je Rucellai LoggÙ/, in «Mitteilungen des
proposito. Soltanto in apparenza quel conflitto si risolve in una lenta ma Kunsthistorischen Institutes in Florenz», XXI (1977), n. 2, pp. 183-97-
9 Domenico di Francesco (J417-91), discepolo del Beato Angelico.
sicura marcia trionfale.
lO Borsellino, La tradizione cit., p. 77.
Non è compito della storia «ricomporre !'infranto». Ma neanche
H IbJd., p. 79.
identificarsi con i vincitori è ad essa lecito - questo vizio, complementa- II Manetti, La Novella, ed. cit., p. 60. Cfr. Rochon, Une date importallte cit., pp. 318-19.
re all'apologia del presente, è ancora attivo. È invece ad essa possibile n Borsellino, La Iradizione cit., p. 72.
dar voce a una dialettica che non dia per scontato l'esito delle battaglie l~ Idib., p. 78.
descritte: con il risultato di mantenere sospesi i verdetti. Nulla è in tal l."> Cfr. la nota lo

modo dato pe/' passato. Il tempo della storia è, per costituzione, ibrido '''. lb R. \YJittkower,Al"chitecllmll Principles iII the AgeofHumal1ism, London 1949. Trad. il., sulla basc
dell'edizione de!X962, Torino 1964, passim.
11 Cfr. R. Banham, Tbc New Bmtalisl11, in «The Architectural Review», CXVIII (1955), p. 361. Vedi
In qualche modo, abbiamo esplicitato ulteriormente la strategia che anche H. Millon, Rudo/f\,(!iukower's «Arcbiteclural Pl"/lfciples inlbe Age ofHu111al1ism»: Its 111-
sostiene le ricerche di cui esporremo i risultati nei prossimi capitoli. Che fluence 011 tbe Development al1d Interpretation olModem Architecture, in «]otll"nal of Sodety of
propongono campi di osservazione scelti in ragione della loro capacità ArchitecturalHistorians», XXXIl (1972), pp. 83-91, eP. Berdini, Introduzione a C. Rowc, La mate-
maticil della villa Ideale e altri scritti (trad. it. del volume edito nelx976 dalla MIT Press, Cambrid-
di individuare i ritmi battenti dell'età sottoposta all' analisi. Ritmi plura- ge, Mass.), Bologna 1990, pp. VB sgg.
li: cui s'è tentato di far corrispondere altrettanti metodi di indagine, al- l~ Fra i molti scritti sull'argomento, cfr. V. Cian, Nel mondo diBaldassarre Castiglione, in «Archivio
trettanti modi nanativi, altrettante filologie. Storico Lombardo», VII (1942), pp ..3-97; L. M. Loueden, «Sprczzatura» in Rapbael and Casti-
gllo11c, in «Art]oumai», xxvm (1968), n. I, pp. 43-49 e 53; S. Ray, Raffaelloarcbitetto, Roma-Bari
Nella speranza, che quanto da lontano intenoga sia stato ascoltato in 1974, pp. 53 sgg.; P. Carpeggiani, Baldassarre Castiglione, l'arie e gli IIrtisti, in Baldassarre Casti-
modo da non annullarne la distanza: cosi che esso possa continuare a in- glione, V centenario dello l1ascita, Viadana 1978, pp. 43-66; U. Bazzotti e A. Belluzzi, Le concezioni
terrogare. estetiche di Baldassarre Casliglione e la cappella nel santuario di Sa11la Maria delle Gmzie, in Atti
del COl/vegno di Studio su Baldassarre Castiglione (Mantova, 7-8 ottobre 1978), Mantova 198o, pp.
117-36; A. Pinelli, 1.-11 111a11iera: delinizione di campo e modelli di lettura, in Stol"ia dell'arte italialla
Eùtaudi, parte II, IIIr, Cinquecento e Seicento, Torino 1981, pp. J35-38; F. Gaeta, Dal comune alla
corte rinascimentale, in Letleratura ilalialla Eùtaudi, Torino 1982, I, pp. 245 sgg.; R. \Y!. Hanninge
D. Rosand (a cura di), Castiglione. The Ideal and thc Real in Renaissance Culture, Ncw Haven-
l Un' edizione critica della Novell4, di Domenico De Robertis, con introduzione e note di Giuliano London 1983; C. Ossola, Dal «Cortegitll1o» all'«Uomo di mondo». Slot/a di lI11ltbro edi 1111 mo·
Tanturli, è in A. Manetti, Vda di Filippo Bnmelleschipreceduta da La Novella del Grasso, Milano
dello socialc, Torino J987; M. TaCmi, Giulio ROl}ldllO: linguaggio, mentalità, committenti, in Giu-
1976. Essa è stata riproposta, nelle redazioni del Manetti, dei codici Palatino 51 e :wo, di Bernardo
Giambullari e di Bartolomeo Davanzati, nell' edizione a cura di Antonio Lama, Firenze 1989, ed è lio Romano, Milano 1989, pp. 15 sgg.
Capitolo primo Ricerca dei paradigmi: progetto, verità, artificio

19 B. Castiglione, Il libro del Corlegùlllo (Venczia 1528), cd. a cura di N, Longo, con introduzione di )4 Cfr. Th. M. Greene, 'Il Cortegiano' al1d tbe Choiceof a Game, in Castiglionecit., pp. 7-8. Vedi an-
A. Quondam, Milano X981, libro IV, cap. LVII, p. 434· che C. Vasoli, Il cortigiano, il diplomatico, il principe (riflessioni su «lI libro del cortegiano))), in
20 La definizione mistica del cerchio- con circonferenza all'infinito e il centro in ogni dove - è ben
Id., La cultura delle corti, Bologna 1980, pp. 64-87; Gaeta, Dal comune cit.; assola, Dal «Cortegia-
lontana dal semplicismo che emana dalla frase citata. Sul Cusano e sulle correnti spiritualiste te· fIO» cit., pp. lOl sgg.
desche dei secoli xv e XVI è ancora fondamentale R. Stadelmann, Vom Geist des ausgebendell l5 E. Saccone, 'Grazia', 'Sprezzatura', 'Affettazione', in tbe Cour!iet, in Castiglione cit., pp. 57-59·
Mittelalters, Halle-Saale 1929, trad. it. Bologna 1978, con introduzione di Ovidio Capitani. )6 Ibtd., p. 55.
:Il A. Palladio, I Quattro Libri dell'Architettura (Venezia 1570), a cura di L. Magagnato e P. Marini, )7 Castiglione, Il libro del Cottegiano cit., 1, XXXIV, p. 76.
Milano 1980, IV, introduzione, pp. 249 e 253· )S La teoria della dissonanza musicale - come esemplificazione della «sprezzatura» - è enunciata,
2l «Pensate or della figura dell'omo, che si po dir piccolo mondo; nel quale vedesi ogni parte del nel Cortegiano, per bocca di Giuliano de' Medici: vengono ammesse« una seconda o settima, che
corpo esser composta necessariamente per arte e non a caso, e poi tutta la forma insieme esser in sé è dissonanza aspera ed intollerabile: e ciò procede che quel continuare nelle perfette genera
bellissima; tal che difficilmente si paria giudicar qual piu utilità O grazia diano al volto umano ed saziet?D>. In campo musicale, l'affettazione è armonia di accordi perfetti. Ibid., I, XXVIIl, pp. 62-
al resto del corpo tutte le membra (. .. ) Qual cosa è tanto necessaria alle navi, quanto la prora, i la- 63. In pittura, d'altronde, «una linea sola non stentata, un sol colpo di pennello tirato facilmente,
ti, le antenne, l'albero, le vele, il timone, i remi, l'ancora e le sarte? tutte queste cose però hanno di modo che paia che la mano, senza esser guidata da studio o arte alcuna, vada per se stessa al suo
tanto di venustà, che par che chi le mira che cosf siano trovate per piacere, come per utilità». Ca- termine secondo la intenzione del pittore, scopre chiaramente la eccellenzia dell'artifice, circa la
stiglione, Il libro del Cortegùmo dt., IV, LVIII, p. 436. Significativamente, Baldassarre continua opinion della quale ognuno poi si estende secondo il suo giudicio ... » Ibld., p. 64·
esemplificando il suo pensiero sull'architettura: «Sostengon le colonne e gli architravi le alte log-
19 A. Labacco, Libro diAntomo Labaccoapparte!1entea l'architettura, Roma 1552 (ed. 1559), ff.17-18.
ge e palazzi, né però san meno piacevoli agli occhi, di chi le mira, che utili agli edifici». Sul tema,
Labacco loda il «bel tempio d'ordine mescolato, percioché par Dorico per rispetto le metope e i
cfr. anche Bazzotti e Belluzzi, Le concezioni estetiche cit., pp. Il7- x8 . triglifi, ma la sua cornice ha li modelli quadrati, e li suoi capitelli sono intagliati e lunghi; oltre di
2J Ibid, p. ll7. questo le colonne sono striate a uso de le composite, e con tuttO questo non disfo l'ma alcuna cosa,
2, Castiglione, Illibro del Cortegiano cit., 1, XXVI, p. 59. Il paragone è già in Orazio (Odi, VI, II, 27- anzi è gratissimo ai riguardanti per esser variato da l'altri ordini. Bramante architetto lo imitò
32) e in Lucrezio. Esso viene ripreso da Poliziano (Stanze, I, 25) e da Lorenzo il Magnifico. molto in diverse opere, come chiaro si vede, per ciò che molto lo dilettava per esser cosa nuova».
15 Castiglione, Il libro del Cortegùmo cit., I, XXIX, p, 67· Del resto, la curiosità bramantesca investe sia l'architettura paleocristiana che quella bizantina,
16 L. B. Alberti, De pictura (ed. in volgare, 1436), a cura di G. Grayson, Roma-Bari 1980, III, 55-56,
come hanno osservato Metternich, Frommel e Murray. Non è improbabile - ad esempio - che la
pp. 96 -98: «Zeusis, prestantissimo e fra gli altri esercitatissimo pittore, per fare una tavola qual pianta del coro di San Pietro debba qualcosa alla conoscenza di San Vitale a Ravenna. Che esista
pubblico pose nel tempio di Lucina appresso de' Crotoniati (... ) di tutta la gioventu di quella ter- una relazione fra il ninfea di Genazzano e la planimetria di Santa Sofia a Costantinopoli - cono-
ra elesse cinque fanciulle le piu belle, per torre da queste qualunque bellezza lodata in una fem-
sciuta forse attraverso il disegno del Libro di Giuliano dfl San gallo - è stato ventilato in C. L.
mina» (p. 98). Sul tema, nel pensiero di Erasmo da Rotterdam, vedi il capitolo v in questo volu- Frommel, Bramantes «Ninfea» in Genazzano, in «Romisches Jahrbuch fuI' Kunstgeschichte»,
me. SulIa polemica Bembo· Giovan Francesco Pico (1512), cfr. G. Santangelo (a cura di), Le epi- XII (1969), pp. 137-60.
stole «De imitatione» di Giovan Francesco Pico della Mirandola e di Pietro Bembo, Firenze 1954; ~o Ancora pertinenti le analisi del linguaggio bramantesco compiute da Bruschi, anche se alcune
E. Battisti, Il COllcetto di imitazione nel Cinquecento italiano, in «Commentari», 1956, poi in Rina- conclusioni possono apparire datate. Vedi A. Bruschi, Bramante archtletto, Bari 1969; Id., Bra-
scimento e Barocco, Torino 1960, pp. 175-92; C. Dionisotti, Gli umanisti e il volgare fra Quattro e mante, Roma-Bari 1973; Id., Bramante, Raffaello e Pal/adio, in «Bollettino del CISA», xv (1973),
Cinquecento, Firenze 1968, pp. 101 sgg. Cfr. inoltre, F. Ulivi, L'imitazione nella poetica del Rina- pp. 67-87. Cfr. anche F. W. Metternich, Bramante undSt. Peter, Munchen 1975. Sul linguaggio di
scimento, Milano 1959. Poliziano, com'è noto, aveva anch'egli ripreso il tema del pluralismo dei Raffaello, di Peruzzi, di Giulio Romano, cfr.]. Shearman, Funzione e illusione. Raffaello, Pontor-
modelli nella sua polemica con Paolo Cortesi. Cfr. J. D'Amico, Renaissance Humamsm in Papal mo, Correggio, Milano 1983, pp. 19-147; C. L. Frommel, S. Ray e M. 'fafmi, Raffaello architetto,
Rome. Humanists and Churcbmen on the Eve of tbe Reformatiotl, Baltimore-London 19 83, pp. Milano 1984; Studi su Raffaello, 2 voli., Urbino 1987; E. Gombrich, Raffaello nel V centenario det-
12 9-3 2 . la nascita, in Id., New Lights on OldMasters, Oxford 1986, trad. it. Torino 1987, pp. 132-51; Giulto
27 Raffaello Sanzio, Lettera a BaldassarreC{lstiglione (1514), in Id., Tuttigliscritti, a cura di E. Came-
Romano cit.; C. L. Frommel, Baldassarre Peruzzi pittore e architetto, in M. Fagiolo e M. L. Ma-
sasca, Milano 1956, p. 29. Cfr. E. Panofsky, Idea. Contributo alla storia dell'estetica (1924), Firenze donna (a cura di), Baldassarre Peruzzi. Pittura, scena e architettura nel Cinquecento, Roma 1987,
195 2, pp. 44 sgg.; Ulivi, L'imitazione cit., p. 32; Battisti, Rinascimento cit., pp. 181 sgg, pp. 21-46; S. Ray, Peruzzi arcbitetto e la coerenza di una ricerca, ibid., pp. 47-63.
41 Un bilancio del dibattito sul «manierismo» in architettura, aggiornato a11966, è in E. Battisti,
23 Castiglione, Il libro del Cortegiallo cit., I, xxxv, p. 78. Si noti 1'affinità fra il « certo giudicio» del
passo citato e la «certa idea» della lettera di Raffaello allo stesso Castiglione. Proposte per tma storia del COIIC'!tto di manierismo iII architettura, in« Odeo Olimpico », VII (1968-
1970), pp. 19- 67, poi inld., In /uoghidiavanguardia antica, Reggio Calabria 1979, pp. 101-49· La re-
29 Ibid., I, I, p. 16. Sul tema della consuetudine linguistica, vedi anche la dedica al vescovo Miguel de
visione dell'ipotesi storiografica inizia con gli interventi di Lotz, Craig Smyth e Shearman al 20"
SilVll, II, pp. 6-lO. Cfr. inoltre W. A. Rebhol'll, Tbc Enduring \Vord: Language, Time, and Hùtory Congresso Internazionale di Storia dell'arte, New York 1961. Cfr. W. Lotz, Mannerism il1 Archi-
Ùl 'Il libro del Cortegiano', in Castiglionecit., pp. 69 sgg. I temi contenuti nel Cortegùmo vengono
tecture: Changing Aspects, in Studies in Western Art, 2: The Renaissance andMamterism. Acls of
analizzati minuziosamente in Ossola, Dal «Cortegùmo» cit., pp. 59 sgg. the xxth Interna/ional Congress of the History ofArt, Princeton (N.J.) 1963, pp. 239-46;J. Shear-
)n Castiglione, Il libro del Cortegiano cit., I, XXXVI, p. 59· man, Mannerism, Harmondsworth 1967; H. C. Smyth, Malltlerism atld «Maniera», Locust Val-
Jj Ludovico di Canossa, vescovo di Bayeux, è amico, oltre che del Castiglione, di Pietro Bembo e di ley (New York) 1962. Vedi anche il «Bollettino del CISA», IX (1967), pp. 187 sgg. (L'architettura
Giovanni Matteo Giberti. Dal 1518 alla sua partenza per la Francia è prelato domestico di Leone X. del manierismo e il Veneto). Un brillante aggiornamento del dibattito, con nuove ipotesi, è nel
Committe!)te della Madollna della Perla, nel maggio 1519 porta a Mantova il progetto di Raffaello saggio di Pinelli, La maniera: definizione di campo e modelli di lettura cit., pp. 90 sgg.
per il monumento funebre a Francesco Gonzaga. È stato ipotizzato che la facciata del suo palaz- 41 Vedi le considerazioni a proposito dei progetti per San Giovanni dei Fiorentini a Roma, nel quar-
zo a Verona segua un disegno di Giulio Romano. Vedi H. Burns, in Giulio Romano cit., p. 510 . to capitolo di questo volume. Sull'insegnamento del Pantheon in Brunelleschi, cfr. M. Trach-
)2 Castiglione, Il libro del Corteg/allo cit., I, XXXVI, p. 59· tenberg, Brtmellescbi, «Giotto» and Rome, in Renaissatlce Studies /11 Honor ofCraig Hugb Smyth,
II A. Quondam, Introduzione a Castiglione, op. cit., p. XlII. Firenze 1985, pp. 675.86.
Capitolo primo Ricerca dei paradigmi: progetto, verità, artificio 29

~} Sul tema, vedi anche G. C. Argan, Raffaello e la critica, in Raflaello a Roma. Il col1vegl1odel J983, (Aestbetica Reprint, 31). I limiti della cultura di l'errault sono evidenti nella giustificazione delle
Roma 1986, pp. 385-93. Ma l'affermazione relativa aUa relazione fra la poetica di Michelangelo e colonne accoppiate, usate nella facciata orientale del Louvre. «Il gusto del nostl'O secolo - egli
la teoria bembiana dell'imitazione da un solo modello è contestabile, specie per quanto riguarda scrive - o almeno della nostra nazione, è diverso da quello degli antichi e forse in questo ha un po'
l'architettura: cfr. p. 387. del gotico: poiché abbiamo l'ada, la luce e la disinvoltuta. Ciò ci ba fatto inventare una sesta ma-
4~ Sulle relazioni culturali di Raffaello e di Giulio Romano vedi Ray, Raflaello architetto cit.; Id., Il
niera di dispone le colonne, quella cioè di accoppiarle e unirle a due a due}}. l'errault, Les dix ù~
VYes ci1., p. 79. Si tratta di una risposta ad alcune critiche di Blondd; ma Perrault ignora i prece-
volo di Icaro. Raffaello: architettura e cultura, in Frommel, Ray e Tafuri, Raflaello architetto cit.,
pp. 47-58; H. Burns, Raffaello e «quell'antiqua architec/tmt», ibid., pp. 381-404; Tafmi, Giulio denti di Francesco di Giorgio, di Peruzzi, di Borromini.
RomallO cit.; C. Conforti, Baldassarre Turini da Pescia: pro/tlo di (m committente di Giulio Roma· 51 Ch. Penault, h/tal/èle des Anciens et des Modemes, en ce qui regarde les arls et lo scie!1ce, Paris

110 al'cbdetto e pittore, in «Quaderni di Palazzo Te», l (1985), n. 2, pp. 35-43; A. Belluzzi, Giulio 1688-97. Cfr. Kruft, Geschichte cit., pp. 170-71. l'ill in generale, vedi P. Hazard, La crise de la co,,-
diRaf/t/ello da Urbino, ivi, IV (1988), n. 8, pp. 9-20; Ph.J.Jacks, The 'Simulacmm' olFabio Calvo: sciellce européemte (1680-1715), Paris 1935, uad. il. Milano 1968.
A View olRoman Arcbitectme 'all'antica' in 1527, in «The Art Bulletin», LXXII (1990), n. 3, pp. ~2 Cfr. anche Perrault, Ord011lIanCe cit., p. XIV: gli ordini architettonici, assimilati a cose inesplicabi-
453- 81. li, «non hanno altra origine all'infuori del caso e del capriccio di un artefice che non si è dato pe-
45 Vedi il capitolo che segue e A. Bruschi, Note sullalormaziol1e architettonica dell'Alberti, in «Pal- na di cercare la ragione determinante dì qualcosa, la cui esattezza non contava>}_
ladio», xxxv (1978), n. I, pp. 6-44· 5} Perrault, Les dix livres cit., P.105 nota 17. Secondo Antoine Picon, la coppia bello positivo - bello

.;6 Cfr. i disegni U 341 e 343 A, il progetto finale per San Domenico (U 339 Ar) e il disegno prospetti-
arbitrario evoca la distinzione stabilita da Cordemoy fra «signes nature1s» e «signes d'institu-
co di Oxford (H. Wunn, Baldassarre Pemzzi, ArcbdekturzeiclmulIgen. Tafelband, Tubingen tion» (vedi il Discoll1'S ph)'siqlle de la parole, Paris 1668). Simile distinzione è anche nella Logiqlle
1984, pp. 221, 229, 231, 233). Gli speroni a pianta triangolare, che nell'invenzione di Peruzzi so- di Port RoyaL Cfr. Picon, Claude Perrault cit., p. 154-
stengono le volte a vela della navata, richiamano quelli della facciata del duomo di Siena: vedi ~4 C. Wren, 1'l'act I, in ParetI/alia, London 1750, p. 352. Summerson ha parlato di liral1l1y ofil1tellect
l'articolazione polistila che divide i portali. Un'ulteriore citazione di un motivo senese è nell'e- per la mentalità della Royal Society inglese, cui Wren appartiene. «An Architect - scrive ancora
sterno peruzzesco - ma eseguito daJ acopo Ranuzzi - della cappella Ghislardi annessa alla chiesa Wl'en (ibid.) - ought to be jealous of Novelties in wicb Fancy blinds the Judgement)}. Cfr. J.
di San Domenico a Bologna. Il motivo deriva questa volta dalla cappella di Piazza (aggiunte di Summerson, T'he Tirawty of intellect. A study 01 the mil1d 01 siI' Christopher \\7ren in ye!atiol1 to
Antonio Federighi). Ma vedi anche il disegno del British Museum per la facciata della cappella di the thougbt olhis time, in «Tbe R.I.B.A.Journai», XLIV (1937), Il.8, pp. 373-90. Quasi sicuramen-
San Giovanni nel duomo di Siena. Cfr. C. L. Frommd, Sedio e la .l'ClIolo romana, in C. Thoenes (a te, Wren conosce sia Claude l'enauit che Roland Fréart de Chambray. La seconda parte di Tract
cura dj), Sebastiano Sedio, Milano 1989, pp. 39 sgg_, in particolare a p. 42. I sembra essere stata redatta dopo il 1708 (data della traduzione di Pen-ault da parte di John Jo-
nes)_ Cfr. \\7refl Societ)', XIII, p_ 42; XIX, p. 124. Cfr. anche V. Furst, nJe ArcbitectureofSirChri-
41 Non è casuale che sia specifico di tradizioni repubblicane - Siena, Venezia, Firenze - un richia·
mo all'babitus e a linguaggi considerati connaturati ai luoghi. Com'è noto, Alessandro VII Chigi
stopher \\7rel1, London 1956, PP.174c 220 note 1022 e 1023; E. Sekler, \o/I'elt alld his PIace in Euro-
promuoverà, in pieno xvn secolo, fabbriche «alla gotica» in Siena, Non è comunque necessario
peall Architecture, London 1956, pp. 37-57; Tafuri, «Architectura artificial1's» ciL; Rykwert, Tbe
leggere, per questo, posizioni politiche precise in Peruzzi o Sansovino, anche se quest'ultimo di- Firsl Modems cit., pp. 176 sgg.; Kruft, Geschtcble dt., pp. 314-17.
chiarerà - a Venezia - di preferire la« libertà di Repubblica» alla tirannia di un principe. Sull' am- ~) L. B. Alberti, De re aedtficaloria, IX, v, ed. a cura di G. Orlancli, Milano 1966, II, pp. 818-21, 822-
biguità politica di Michelangelo, cfr. G. Spini, Polilicitò di Michelangelo, in Atti del Convegno di 824, 812.
Studi Michelfmgiolescbi (Firenze-Roma), Roma 1966, pp. IlO-70. Il tema della consuetudo è fatto ~(, S. Serlio, Lzbro Quarto, Venezia 1537, f.llV: «È stato parere degli antiqui romani mescolar col ru-
proprio anche da Vincenzo Scamozzi, nell'ambito del suo sincretismo teorico. È necessario tener stico non plll' il dorico, ma lo lonico e il corinthio ancora; ti perché 11011 sarii errore se d'una sola
conto delle usanze architettoniche nazionali e regionali - egli scrive nell'Idea dell'Architettuta maniera si/m'ii una mescolal1za, mppresentando i/1 questa, parte opem di lIatura e parleopera dicJr-
Universale (Venezia 1615, L III, p. 222) - poiché «altrimenti si fabrica in Spagna, nella Francia, et te/ice ... » (corsivi nostri). Pili oltre (f. 57V), un passo sembra parafrasare quello castiglionesco sul-
diversamente nella Germania, et anco (... ) in Italia: essendo differente l'uso di Roma, da quello di la funzione della dissonanza musicale: «Quelle cose che si fanno secondo il comune uso, anchora
Venetia, di Napoli, di Genova, di Milano, e di tante altre città}}. che con tutte le proporzioni e misure sian fatte, sono lodate si, ma admirate non giamai; ma quel.
48 Cl. Pen-ault, Ordoltnance de dnq espèces decololllles selonla metbodedes (mcielts, Paris 1683, p. l.
le cose che sono inusitate, se saran fatte con qualche ragione e ben proporzionate, saranno non
solamente lodate da la maggior parte, ma admirate ancora }). Sedia aveva già avvertito: «perché a
4~ Cfr. F. Blondel, COllrs d'al'chitecture ellseigné dalls l'AC(/démie Royale d'Arcbitect1ll'e, Parls 1683, la maggior parte de gli huomini sempre piacque e ancho al dr d'hoggi piace la novità e le cose non
V, pp. 755 sgg. Tuttavia, Blondel esprime un giudizio positivo sul Gotico, tentando di conciliare troppo usate e massimamente quelle sono di pili satisfattione, le quali anchorché siano miste
idee evolutive e normatività estetica. Cfr. F. Flcbet, La tbéorie architecturale ii l'age c!aJ'sique. Es- stanno ne i termini suoi}} (ibid. f. 25V). Sedio sembra preoccupato di fissare i limiti della licenza: il
sai d'anthologie critique, Bruxelles 1979, pp. 24 sgg.; I-I.-W, Kruft, Geschicbte del' Architek- tema è ripreso nel Libro Extraordiltario, i cui disegni, tuttavia, oltrepassano la teoria. In generale,
turlheorfe VOI1 del' Antike bis ZUl' Gegenwart, Munchen 1985, trad. i1. Roma-Bari 1988, pp.X62-66. cfr. A. Jelmini, Sebastiano Sedio. Il trattato d'arcbitettura, Locamo 1986,
5ù CL Perrault, Les dix livres d'architeclflre de Vdruve corrigez et traduits 110uvelleme11t e11 François, 57 Su tali temi cfr., fra l'altro, M. R. Huber, Sebastial1oSedio: SIIY tllteal'chitecturedvile «alla parisia-
avec des Notes et des Figures, Pal'is 1673; cito dall'edizione 1684, p. 12 nota 13 (commento al L I, l1a», in ~~L'Infoflnatìon d'histoire de l'art», IX (1965), pp. 9-17; M. Rosci, Il trattato d'{(rchitelttlra
cap.n)_ Su Claudel'errault cfr. A. Tenenti, C!aude Perralllt et la pensée sciellflfique!rat1çaisedam di Sebastiano Sedio, Milano 1966; M. Rosenfeld, SebastiaNO Serlio Olt Domestic Arcbt'tectl(re,
la seconde moitié dll XVJr siècle, in Hommage ò Luden Febvre, Paris 1953, pp. 301-30; M, Tafuri, Cambridge (Mass.) -Londoll 1978; H. Gunther, Studiell ZWJ1 veneziallische Aulel1tbalt cles Seba-
«Architedu/'{/ ar/tficialù »: Claude Perrau/t, Sii' C/mstophel' \\7l'en e il dibattito sul linguaggio al'- stiano Sedio, in «MunchnerJahrbuch del' bildenden Kunst}}, XXXII (1981), pp. 42-94;J. GuiUau-
chitettollico, in Barocco europeo, barocco da!ial1o, barocco salentino (Atti del Congresso Interna- me, Sedio et l'archilectul'e Inmçaise, in Sebastiano Sedio cit., pp. 67-78.
zionale, Lecce, settembre 1969), Lecce 1972, pp. 375-98; W. Hermann, T/x Theory ofClaude Per-
58 Cfr. la Lettera a Leone X, in Smltiril1ascimentalidi arclnlettura, Milano 1978, pp. 469-84, in parti-
ralllt, London 197.); Ficbet, ÙI théorie arcJ)flecturale cit., pp. 26 sgg.; J. Rykwert, The Fini Mo-
colare alle pp. 473-75.
denH. The Archi/ects 01 the Bighteenth Ceutur)', Cambridge (Mass.) - Landon 1980, pp. 23 sgg.,
trad. il. Milano 1986, pp. 31 sgg_; Kruft, Geschichte del' Al'chitekturtheorie, trad. cic, pp. 166-70; ~9 Sul tema vedi, fra l'alno, P. N. Pagliara, Vitmvio (lf/ testo a caltone, in S. Settis (a cura di), Memo-
A. l'icon, Claude Perrault. La mriosité d'un classiqlle, Paris 1988, pp. 115-56 e passim. Vedi inoltre ria dell'alttico nell'arte italiana, III: Dalla tradiziolte (i/I'(/rcheologia, Torino 1986, pp. 5 sgg. Vedi
la prefazione di M. L. Scalvini e S. Vil1ari a Cl. Perrault, L'ordine dell'arcbi/ettura, Palermo 1991 anche, in questo volume, il capitolo v.
Capitolo primo Ricerca dei paradigmi: progetto, verità, attificio

«I Cfr. C. Thoenes, Bramante e la «be//.a maniera degli antichi», in Studi bramanteschi, Roma 1974, zione patristica al proposito è citata anche nel De re aedtficalon'a (IX, vn). Sull'iconografia del-
pp . .391+96. l'Escorial e lo scritto di José de Siguenza, vedi C. von der Osten Sacken, El Escon"al. F,studio ico-
no16gico, Madrid 1984; G, Kubler, La obra del Escorial, Madrid 1983, pp.ln-77. Nel medesimo
61 Bruschi, Bramante architetto cic, pp. 59.3 sgg.
volume è un'articolata critica all'interpretazione magico-ermetica dell'opera di Pilippo II eJuan
~ Cfr. P. N. Pagliara, Notest( murature e intonaci a Roma tra Quattrocento e Cinquecento, in «Ri+ de Herrera, contenuta nel saggio di R. Taylor, Arcbileclure and Magie: Comiderallon iII Ibe
cerche di storia dell'arte», 1980, n. Il, pp. 17-44; S. Rezzi, Palazzo Gaddi-Niccoiil1i ill Banchi, in «Idea» of the Escorial, in Essays in tbe HistolY of Architecture presented lo Rudolf\f/ittkower,
«Quaderni dell'Istituto di Storia dell'Architettura», serie XXVII, 1982, n.169-74, pp. 35+48; P. New York 1967, pp, 8r-r09'
Marconi, Arte e cultura della manutenzione dei monumenti, Roma 1984; IlItonaa; colore e colori+
79 «Ora _ scrive Alberti _ quei numeri che hanno il potere di dare ai suoni la collcùmitas, la quale
tute nell'edifieio storico, Atti del convegno (Roma, ottobre 1984), in «Bollettino d'arte», 1986, riesce tanto gradevole all' orecchio, sono gli stessi che possono riempire di mirabile gioia gli occhi
supplemento ai nn. 35-36; A. Forcellino, Lefabhriehe cÙlquecentesche a Roma: note sullefinitm'e
e l'animo nostro. Pertanto proprio dalla musica, la quale ha fatto tali numeri oggetto di appro-
esterne, in «Ricerche di storia dell'arte», 1986, n. 27, pp. 81-93; Id., Intonaci e coloriture nel Cin- fondita indagine, e inoltre dagli oggetti nei quali la natura ha dato di sé cospicue e alte prove, rica-
quecento e nel Seicento." vocazioni espressive e tecniche esecutive, in «Bollettino d'arte», serie VI,
veremo tutte le leggi della delimitazione. Ad ogni modo non andremo piti oltre di quanto serva
1988, n. 47, pp. 125-32; F. E. Keller, Ancora sul colore di villa Lante, ivi, 1988, n. 48, pp. 123-24; A. all'architettura». L B. Alberti, De re aedtficatoria, IX, v, trad, it. a cura di G. Orlandi cit., II, p.
Forcellino, 1 rivestimenti superficiali nelle fabbriche di Giulio Romallo, in Giulio Romano dc,
8u. La musica viene dunque semplicemente ritenuta in grado di offrire proporzioni ampiamen-
p. )°5· te sperimentate. L'insistenza sulle analogie fra musica e architettura, da parte dei teorici del XVI
6) Cfr. Tafuri, Ciulio Romano dt.; H. Burns e M. Tafuri, Laforllma di Giulio Romanoarchitetlo, in secolo, potrebbe essere dovuta al tentativo di nobilitare la professione dell'architetto. La musica,
Giulio Romano cit., pp. 575-81. infatti, sin dalla tarda antichità, fa parte delle arti del quadrivio.
{..! R. Esposito, Ordine e conflitto. Machiavelli e la letteratura politica del Rinascimento italiano, Na-
&l Vedi il capitolo II di questo volume.
poli 1984, pp. 97 sgg. La tecnica - nota Esposito - si rivela in Castiglione comportamento confor-
51 Su tali temi oltre a Spitzer, Classical and Clmstianldeas cit., vedi almeno H. Schavernoch, Die
me a scopo, e non abita agli antipodi dell'« idea ». Anzi, essa è tramite di manifestazione dell'idea,
nel suo tendere a governare il mutamento, ad imbrigliare il negativo (la morte, la perdita). Harmonie der Spbaeren, Preiburg-Munchen 1981; U. Eco, Arte e bellezza nell'estetica medievale,
Milano 1987; L. Bianchi e E. Randi, Le verità dùsonanti. Aristotele alla fine de/Medioevo, Roma-
(J Vedi, ad esempio, l'ipotesi che regge i pregevoli saggi raccolti da Jean-Claude Malte Vigueur e
Bari 1990, pp. 151 sgg. Un'originale lettura delle teorie armoniciste e analogiche è inJ. Cl. Schmitt,
Agostino Paravicini Bagliani nel volume Ars e ratio. Dalla torre di Babele al pOllte di Rialto, Paler- La raisoll des gesles dam l'Occident médiéval, Paris 1990, trad. it. Roma-Bari 1990.
mo 1990, pp. 1I-13. Fra le ricerche relative alle premesse medievali della sintassi architettonica
Sl Cfr. Bianchi e Randi, Le verità dISsonanti cit., p. 163.
umanistica, vedi A. Bruschi, Prima del Brunelleschi: verso un'architettura siutattica e prospeltica,
1: Da Amolfa a Giotto; II: Da Giotto a Taddeo Caddi al (ardo Trecento, in «Palladio», serie III, Sl Ibid., pp. 173-76.

XXVII (1978), n . .3-4, pp, 47"76; XXVIII (1979), n. 1-4, pp. 23-42. 84 Ibld., pp. 143-5°,
66 E. Panofsky, Die Persfecl)'ve als «symbolische Form », Leipzig-Berlin 1927, trad, it. a cura di G. S~ Galilei, Opere (Firenze 1929 sgg.), XI, pp. 149-50. Cfr. Bianchi e Randi, Le verità dùsonanti cit., p.
D. Neri, Milano 1979 , pp. 65-66. 146. Pur non utilizzando la lettera di Galilei, Robert Klein ha colto la dialettica fra umanesimo e
67 IbJd., p, 69. nuova scienza. L'umanesimo-eg!i scrive-aspira «a un "modello" immaginabile del cosmo. L'a-
68 Wiukower, Architectural Pril1cz"ples cito, pp. 7-8,
nalogia macrocosmo-microcosmo, il sistema chiuso e gerarchico, le corrispondenze simboliche e
magiche tra il mondo astrale, il mondo sublunare, le forze dell' anima e la creazione dei miti eter-
69 Cfr, L Spitzer, C/assicaland Christian Ideas ofWorld Harmon)', Baltimore 1963; H. de Lubac, Pic
ni, l'armonia geometrica e musicale che governa l'universo fisico e imprime la sua legge alla bel-
de la Mirandole, Paris 1974, trad. it. Milano 1977, pp. 167-77. lezza sensibile e sovrasensibile, tutto ciò costituisce un'immagine del mondo, che è "reazionaria"
70 Cit. in De Lubac, Pie de la Mirandole, trad. dt" pp, 167-68, rispetto alle scienze ed è superata ad ogni istante dall' esperienza, ma che domina inesistibilmen-
71 Cit. ibid., pp. 172-73. te le arti e si specchia e si riconosce nella musica e nell'architettura c. .. )Tuttavia, se l'umanesimo
72 Ibid., pp. 174-77.
rimane fuori di questa linea di evoluzione, lo si deve meno al suo carattere chiuso, e piti invece al-
la sua tendenza incontenibile a visualizzare, alla sua forma concreta, non relazionale». R. Klein,
73 Gregorio di Nissa, Sulla creazione dell'uomo, XVI, 3, cito IbJd., p. 176.
La forme et l'intelligible, Paris 1970, trad. it. Torino 1975, p, 366.
74 Vedi, in questo volume, il capitolo n.
M Sul tema pagine acute sono in G. Marramao, Potere e secolarizzaziol1e. Le calegoriedel tempo, Ro-
75 \Xfittkower, Arcbitectural Pril1cz"ples cit., pp. 106 sgg.
ma 1983. Da parte sua, ha scritto Foucault: «la teoria della rappresentazione scompare in quanto
76 IbJd., pp. 102-6. fondamento generale di tutti gli ordini possibili; (.,.) una storieità profonda penetra il cuore delle
7ì A. Poscari e M. Tafuri, L'armonia e i conflitti, La chiesa diSan Francesco della Vigna nella Venezia cose, le isola e le definisce nella 101"0 coerenza, impone ad esse ordini formali implicati nella conti-
del '500, Torino 1983. È ancora necessario insistere sull'estraneità delle teorie artistiche rinasci- nuità del tempo». M, Foucault, Les mots et les cboses, Paris 1966, trad. it. Milano 1967, P.13. Sui
mentali al filone di pensiero strettamente ermetico e cabbalistico. Quest'ultimo, fra l'altro, po- processi che portano, alla fine del Medioevo, a un declino del simbolico a favore della rappresen-
stula un oltrepassamento dei limiti del linguaggio: la sua concezione del l1umems si identifica tazione, vedi il bel libro di C Frugoni, Urla 10ft/alta città. Selttimenti e immagini ilei Medioevo,
con quella dell'astrazione architettonica soltanto grazie ad artifici concettuali. Sulla semantica Torino 1983.
del pensiero ermetico, pagine brillanti sono in U. Eco, 1 limiti dell'interpretazione, Milano 1990, ~7 Cfr. L. Batkin, Gli umamsti italiani. Sttle di vita e dipensiero (Mosca 1978), Roma-Bari 1990, pp.
pp. 71 sgg. 166 sgg. Ma si tratta del grande tema su cui ha riflettuto con continuità Aby \YJ arburg.
78 Sulla descrizione del San Pietro voluto da Nicolò V, contenuta nel testo di Giannoz7.0 Manetti, 01< E. Wind, Pagan M)'steries i1l /be Renaissaf1(:e, Oxford 1980, trad. it. Milano 1985, pp. 235 sgg. e
cfr. C. W. Westfall, 111 tbis Most Perlect Paradise, Penn State University 1974, trad, h. Roma 1984, passim.
pp. 22r sgg. Westfall ricorda che lo stesso Manetti, nel 1436, nel descrivere il Duomo di Firenze b'9 Cfr. E. Garin, Lefavoleantiche, in «Rassegna della letteratura ita1iana>~, 1953, n, 4, O1"a in Id.,Me-
usa l'analogia con il corpo umano e la perfetta fabbrica dell'Arca di Noè, Cfr. G. Manetti, DeSae-
d/oevo e Rilli1scinlelllo, Bari r9803, pp, 6.3-100.
culariblls et POl1lificaùbus pompis, a cura di E. Battisti, in Umanesimo e esoterismo. AUidel V con-
vegno inlemaziol1ale di studi umallislici, a cura di E. Castelli, Padova 1960, pp, 310-20. La tradi- 9(l Il tema, cui abbiamo accennato anche nell'introduzione, porta lontano e può essere qui soltanto
32 Capitolo primo

accennato. PassI per affrontarlo sono stati compiuti nei saggi di F. Masini, Me/acritica de!l'aul'l1, Capitolo secondo
in Id., Gli scbiovi di Efesto, Roma 198r, pp. 313 5gg. e di E. Raimondi, Benjamin, Riegl e la li/olo-
gÙI, in Id., Le pietre del Sogno. II model'l1o dopo il J'Ublime, Bologna 1985, pp. 159 sgg.
9) N. Elins, Ober del' Pl'OzesJ del' Zivilisatioll, II: W'dndlul1gen del' Gesellscbajt, Frankfurt am Main
Cives esse non licere.
19802, trad. il. Polere e civiltà, Bologna 1983, pp. 363-66. Elias ricorda un episodio a suo tempo Nicolò V e Leon Battista Alberti
studiato da Leo von Ranke: la disfatta del duca di Montmorency - vale a dire dell'impulso emoti·
va e cavalleresco - di fronte al comp01tamento razionale e calcolato del generale dell'esercito
reale. Subito dopo, egli confronta l'atteggiamento del Montmorency, ormai condannato dalla
mutata struttura della società, a quello del duca di Saint-Simon, oppositore di Luigi XIV: l'anna
del duca - del cortigiano - è ora il colloquio.
?1 G. Tanturli, Introduziolle a ManeHi, Vita di Filippo Bl'rIllellescbi cit., passim.

9) E. H. Kantorowicz, Tbe Sovere/gli!)' 01 tbe Arlist. A Note 0/1 Legai Maxims and Relltlissallce 'neo-

rù.'s o/Art, in M. Meiss (a cma dO, De Artiblls OpuscIIla XL. Esstl)'s in Honor o/Erwin PaJ1o/sk)',
New YOl'k 196r, I, pp. 267-79. Quanto ci accingiamo a studiare nel presente capitolo può essere
9~ Sul tema, vedi \VI. Liebenwein, Studi%. Die El1stehm!g eines Raumtyps und seil1e ElItwicklung considerato un primo campo di verifica delle nostre ipotesi: l'indagine è
bis fiI}! 1600, Berlin 1977, trad. it. Modena 1988, con introduzione di C. Cieri Via.
volta a esplorare un episodio divenuto topos storiografico, ritenuto spes-
9) Vedi Garin, Lefavoleallticbecit.; S. Settis, Continuitii, distanza, CO!1oscel1Z(/. Tre usi dell'alltico, in

Memoria dell'alltico nell'arie italiana, III: Dalla tl'tldi:t.ioltea/l'arche%gia cit., pp. 375 sgg. Sul pa- so aurorale per la vicenda che vede le lingue dell'umanesimo parlate da
rallelo tra nascita della prospettiva lineare ed emergere di una moderna consapevolezza storica principi illuminati.
ha insistito Panofsky (vedi, ad esempio, Ilsigni/icato de/learti visive, trad. it. Torino 196.2, pp. 53- Un fardello ideologico notevole pesa infatti sul significato dei pro-
54). Cfr. anche C. Ginzburg, Indagini SII Piero, Torino 1981, p. 7+ Sul tempo e sulla morte nel Ri-
nascimento, oltre al classico A. Tenenti, Il semo de!/4 morle e l'amorede//a vitt/1Iel Rinascimento, grammi e delle operazioni condotte su Roma da Nicolò V Parentucelli
Torino 1957, vedi D. Rosand, The Por'rait, tbe Courtier al/d Deatb, in Hanning e Rosand, Casti- (1447-55). E ad esso si unisce un pregiudizio nato dal bisogno - stori-
glione dt., pp. 9I-r29. camente spiegabile - di proiettare sulle prassi urbane tardomedievali
96 M. Heidegger, Hohwege, Frankfurt am Main 1950, u-ad. it. Firenze 1982\ pp. 71 sgg.
o di ancien régime teorie e pratiche i cui inizi non sono anteriori al XIX
91 M. Tafmi, Venezia e il Rin(/scimellto, Torino 1985, pp. XVIll-XIX.
% D. Barbaro, I dieci Libri dell'Arcbilettul'(/ tl'(/dotti e commentati, Venezia 1556, I, p. 15.
secolo.
9") Batkin, Gli umanisti italiani dt., pp. l.23 sgg.
Ricordiamo le premesse. A partire da un saggio di Dehio del 1880 -la
100 Anche se concepito da un punto di vista non strettamente storiogranco, considerazioni pertinen-
data è significativa, dato ciò che si è appena detto - si è profilata come
ti al proposito sono in G. Marramao, Minima tempora/ia. Tempo, spazio, esperienza, Milano 1990. vincente l'ipotesi di una partecipazione albertiana al cosiddetto «pia-
no» nicolino, comprendente il restauro dell' acquedotto Vergine, l'ere- ,
zione della fontana di Trevi, le opere in Campidoglio, i restauri a Santo
Stefano Rotondo e a Castel Sant' Angelo, la ristrutturazione di San Pie-
tro e dei Palazzi Vaticani, il progetto relativo a Borgo, alcuni lavori di
fortificazione e il riassetto della viabilità cittadina. Il tutto inquadrato in
un' età in cui Roma vede accentuato il proprio carattere di «centro », con
le opere del Filarete e del Beato Angelico. Il volume di Carol William 6
Westfall, risalente al '974, non ha fatto che confermare l'ipotesi ancor
oggi generalmente accettata, malgrado tentativi parziali di revisione ': la
Roma triumphans di Nicolò V viene analizzata considerando rituali, rin-
novamenti liturgici, opere tese al governo spirituale e a quello tempora-
le, alla luce degli eventi europei che caratterizzano la situazione della
Chiesa di Roma negli anni posteriori al Concilio di Costanza. E dentro
tali intrecci, le motivazioni della cultura umanistica e dei nuovi artisti,
con l'emergere di inedite istanze e il loro difficile calarsi nella tumultuo-
sa realtà del Quattrocento italiano.
Non certo a caso, dunque, il libro di Westfall ha potuto fornire ele-
Nicolò V e Leon Battista Albcl'ti 35
34 Capitolo secondo
par,ando la politica dal conciliarismo, E gli inizi concreti di una tale ope-
menti di supporto a storici dello Stato della Chiesa quali Mario Carava-
raZlOne, che COstitUisce una svolta fondamentale nella storia della Chie-
le, Charles Stinger e Paolo Prodi, rimanendo voce bibliografica essen-
sa, vanno indubbiamente colti nell'opera di Nicolò V,
ziale per lo studio della Roma quattrocentesca, Non a caso, una recente interpretazione di Paolo Prodi inserisce l'o-
È senza tradire il taglio obliquo imposto da Westfall alle sue ricerche perato di papa Parentucelli all'interno della tendenza quattro e cinque-
che tenteremo di ripercorrerne alcuni filoni; il tema, tuttavia, verrà rise-
centesca ~olta a costruire uno Stato della Chiesa come principato di tipo
zionato e disciolto, cosi che gli «incontri» facilitati da una diversa ottica
assaI partIcolare: un «prototipo di cui si affermano alcune tendenze
possano dislocarne sensibilmente le coordinate, nella gestione del potere, in dialettica a volte anticipatrice con gli Stati i~
f?rmazione» ': Prodi - che difende, la sua ipotesi contro un'interpreta-
ZlOne alternativa dI Mano Caravale - vede la concentrazione papale sul
L «Quasi a Deo fabricati», Nicolò V e Roma, governo dello Stato non come accantonamento dell'universalismo ben-
si come tentativo di far soprawivere quest'ultimo nell'età delle m'onar-
I postulati situati al centro del lavoro di Westfall sono sostanzialmen-
chie e dei principati', Nella figura di Nicolò V, scrive Prodi, i lineamenti
te tre: Nicolò V elabora un «piano» per Roma in cui struttura urbana e
del nuovo papa-re risultano già costituiti: il consolidamento dello Stato
monumenti sono strettamente correlati; Leon Battista Alberti esprime,
passa attraverso il ruolo protagonista del pontefice nelle vicende che
nel De re aedi/icatoria, istanze tese a una nuova città; fra la cultura nicoli-
conduc~ll:0 alla Lega italica e alla Pace di Lodi, ma passa anche attraver-
na e quella albertiana le affinità sono talmente profonde da rendere le-
so la polItica concordataria espressa a Vienna', Il nuovo Stato di Nicolò
gittimo ritenere che consigliere del papa per la renovatio Romae sia stato
V è dunque partecipe del sistema politico italiano ed europeo, piu di
l'Alberti in persona, quanto non SI p0t,'ga al dI sopra dI esso: il pontefice utilizza le esperienze
Un «piano» per Roma: certo, ma con quali caratteristiche e fini? E
delle signone ItalIane nella sua costruzione statale assunta come model-
quale peso dare alle motivazioni politiche che muovono la strategia ni-
colina, rispetto alle traduzioni formali in cui quest'ultima si concreta?
l~ dai papi succes,sivi', E di tale costruzione dello Stato, l'espansione del-
Imtervento pOntifICIO nella VIta pubblica e la strategia urbana sono mo-
Westfall è assolutamente corretto nel mettere in risalto la concezione
menti fondamentali',
del ruolo pontificale difesa da papa Parentucelli: l'instauratio Ecelesiae
A Prodi no~ sfuggono gli ostacoli che tale disegno politico poteva in-
di Nicolò V costituisce indubbiamente una risposta decisiva al partito
contrar~, s~ecle da parte delle istituzioni municipali '", Roma, proprio
conciliarista, rinforzando le tendenze espresse dalla Laetentur Coeli pro-
sotto N~colo V, assume ~omunque un duplice significato: capitale della
mulgata da Eugenio IV il 6 luglio "439: documento, quest'ultimo, op-
nuova signona assoluta m formazione, essa è anche luogo simbolico del-
portunamente definito da HubertJedin «Magna Charta della restaura-
la l'es pubi/ca chrzsttana: una sovrapposizione di ruoli che i papi del se-
zione papale», In altre parole: dall'azione di Bonifacio VIII e dall'Unam
condo Quattrocento e del Cinquecento faranno agire politicamente,
sanctam del "302, alla strategia di Nicolò V, sembra distendersi un filo
Del resto, come osserva lo stesso Prodi, nella Summa de ecelesia (I449) di
rosso, che il Grande Scisma e i risultati del Concilio di Costanza intacca-
J ,:,an de Torquemada è 1'analogia fra il papa e il sovrano a sorreggere il
no solo prowisoriamente, Ma sarebbe ingenuo - dopo le ricerche di
dIscorso dImostrativo: ti parallehsmo stabilito tra i poteri spirituali e il
Walter Ullmann ' - ignorare il legame esistente, nel corso dei secoli XIll e
potere assoluto del principe risulta ormai estraneo alle tradizionali tesi
XIV, fra tesi conciliariste e contesa sul ruolo dello Stato, Gli scritti di
teocratiche u.
Giovanni da Parigi, di Marsilio da Padova, di Bartolo da Sassoferrato -
Per v~rificare la vali,dità dell'ipotesi, suggestiva e argomentata, sarà
con la loro riscoperta del civis opposto al subditus, del potere e della leg-
necessano osservare pm da VIcmo la relazione fra istituzioni comunali e
ge provenienti dal basso, della« naturalità» dello Stato - sfociano in ipo-
nuovo governo pontificio: il papato di Eugenio IV aveva visto i «roma-
tesi tese a privare il papato di ogni potere politico',
ni» a~vicinarsi tatticamente, ma pericolosamente, alle tesi conciliariste,
Difficile, dunque, la posizione di papi come Eugenio IV e Nicolò V,
E s~ra bene rico~da~e ,che dicendo «romani» si intende parlare della no-
Era necessario fare i conti con la realtà delle nuove forze statali; anzi,
bIlta cmadma dI ongme popolare, proveniente dalla bovatteria (bobac-
sembrava indispensabile fondare un nuovo principato della Chiesa, Di-
tem) e dalle mercature, divenuta protagonista, nel XIV secolo, della vita
viene cosi questione vitale usare vecchie armi per nuovi fini mondani, se-
Capitolo secondo Nicolò V e Leon Battista Albcrti 37

economica e politica della Roma comunale ". Quale l'atteggiamento di poteri collettivi, la nobiltà cittadina che aveva seguito Cola; la stessa che,
Nicolò V verso il ceto che aveva appoggiato l'azione di Cola di Rienzo? in parte, seguirà l'insurrezione antinicolina di Stefano Porcari e che ver-
È ancora sostenibile, dopo gli studi di Claudia Gennaro e di Maire Vi- rà combattuta frontalmente da Sisto IV e da Giulio II.
gueur, l'ipotesi di Westfall, che legge nell'opera del pontefice un'azione Tuttavia, nel 447-48 Nicolò V conferma i privilegi suddetti: una
favorevole alle forze municipalistiche? E come accordare tale ipotesi a scelta da mettere in relazione con l'inizio dei lavori di restauro in Campi-
quella di Prodi, che pure rende omaggio al volume di Westfall? Si tratta doglio e, piti tardi, con lo spostamento simbolico della residenza pontifi-
di problemi fondamentali per una credibile ricostruzione delle strategie cia in Vaticano.
urbane di Nicolò V. Riconoscendo nell'opera del papa per Roma un'a- Infatti: il Laterano era un luogo simbolico fondamentale per il papa-
zione compiutamente politica, è necessario indagare i nessi fra instaura- to, ma in qualche modo compromesso: dalla risimbolizzazione di Cola
tio, come «monumentum» del nuovo principato pontificio, e uso della di Rienzo e dagli interessi consolidati in zona dai «romani ». Non poten-
città come strumento di pressione sugli antichi istituti comunali. Una do che rispettare lo spirito del concordato del 1446, Nicolò V, presen-
spia in tal senso può forse essere individuata nelle decisioni di Nicolò V tandosi subito dopo l'elezione a pontefice come «amico» della nobiltà
relative al Laterano. cittadina, conferma il controllo politico ed economico di quest'ultima
Ullmann mette in relazione il tentativo tribunizio di Cola di Rienzo sulla zona Laterano-Colosseo. Ne deriva la necessità di una prudente ma
con la riscoperta della lex romana. La teatrale cerimonia inscenata da decisa rifondazione della supremazia papale, confermando quanto ave-
Cola la domenica di Pentecoste del 1347 in San Giovanni in Laterano è va preso avvio nel 1420, con la decisione di trasferire la corte pontificia in
densa di implicazioni: proprio nella basilica che testimonia fisicamente Vaticano.
della cosiddetta <<donazione di Costantino», viene reso popolare il con- Ed ecco la definitiva consacrazione di San Pietro come «1uogo sim-
tenuto delle tavolette bronzee, testimonianti la volontaria concessione bolico »: il sito rifonda la figura del pontefice come vicario di Cristo sulla
del potere posseduto dal popolo all'imperatore Vespasiano ". Quelle ta- base del Vangelo di Matteo.
volette, fatte murare da Cola nella basilica - come a voler mutare il signi- Le scelte di Nicolò V per Roma appaiono fin qui frutti di un pensiero
ficato emblematico di quest'ultima - contengono un messaggio politico politico che affronta il «nuovo» affondando le sue radici nelle posizioni
esplosivo. Il popolo «concede» la propria autorità a Vespasiano: è cosi difese dal papato nel basso Medioevo, malgrado l'assorbimento dei temi
legittimato un potere temporale proveniente dal basso. Malgrado l'al- neoplatonici su cui si è sapientemente soffermata Laura Onofri. Si ri-
leanza fra Cola e il pontefice, il romanismo del tribuno e dei ceti che lo considerino infatti le parole di Nicolò V sul valore dei monumenti come
appoggiano è ricco di motivi che formano una costellazione con quelli Biblia paupel'um raccolte da Giannozzo Manetti. L'uso delle immagini e
che provengono dal De potestate regia et papali di Giovanni da Parigi e dell' edilizia, come legittimazione dell' autorità della Chiesa di Roma agli
dal Defensor pacis di Marsilio da Padova. La «donazione di Costantino» occhi degli ignoranti, è il motivo che emerge con forza dal testo manet-
era già stata scoperta come falsa, prima del 964, dal diacono Giovanni tiano, trovando conferme nella biografia stesa da Michele Canensi >c'. Ma
(Giovanni «senza dita»). È su indicazione di quest'ultimo che Ottone tale concezione, che ha come precedente teorico lontano le idee di Gre-
III aveva revocato quella donazione, concedendo a papa Silvestro II, per gorio Magno, ha anche, come precedente piti vicino, lo spregiudicato e
grazia imperiale, otto contee della Marca ". Ma si tratta di scoperte e re- attento uso delle immagini allegoriche, dei riti e delle suggestioni visive,
voche accuratamente mantenute segrete, a differenza di quanto accadrà orchestrato, nel corpo stesso di Roma, da parte di Cola di Rienzo.
alle contestazioni di Lorenzo Valla, di Nicolò Cusano, di Reginald Pe- La Cronaca dell' Anonimo romano è una ricca miniera di informazio-
cock. Esiste inoltre una prova attestante che, dopo il rito di «rifondazio- ni al proposito; la sapienza dci tribuno nell'elaborazione di una retorica
ne» di Cola di Rienzo, i «romani» interpretassero in modo nuovo la zo- visiva «popolare» è stata anche di recente acutamente riconosciuta.
na lateranense. Nel 1381, la compagnia del San Salvatore ad Sancta Sanc- Non vogliamo certo affermare che Nicolò V abbia tratto da Cola ispira-
torum ottiene la giurisdizione sulle aree estese dal Laterano al Colosseo, zioni per il suo programma di intervento su Roma: sull'importanza e sul-
con privilegi e facilitazioni economiche per chi andrà ad abitare e a eser- la pluralità semantica dei rituali e delle immagini, in età medievale e mo-
citare negozi nella zona ". È noto che la compagnia del San Salvatore co- derna, gli studi si sono recentemente moltiplicati, permettendo letture
stituiva l'organismo piti efficiente in cui si era concentrata, per esercitare contestuali. Sembra indubbio, piuttosto, che Nicolò V si sia posto il pro-
38 Capitolo secondo Nicolò V e Leon Battista Alberti 39

blema di una risignificazione di Roma: ed è anche indubbio che il suo può rafforzare e confermare la stessa convinzione popolare che ha fondamento nelle
progetto di fare della città la capitale indiscussa di una cristianità retta da affermazioni dei dotti, cOSI che si propaghi fra i vivi e si tramandi, nel tempo, a tutti
un pontefice-sovrano non poteva non fare i conti con il segno ideale la- coloro che tanto meravigliose costruzioni avranno modo di ammirare, È questo il so-
lo modo di mantenere ed accrescere la convinzione stessa, perché, cOSI conservata ed
sciato su di essa da Cola. Significativo era stato l'appello alle virtli della accresciuta, possa perpetuarsi con ammirevole devozione 19,
Roma repubblicana -le frequenti citazioni da Tito Livio dell' Anonimo
sono illuminanti - e alla restitutio del modello antico: la [ex romana, Il programma cui terranno fede i pontefici dei secoli successivi è cosi
esplicita sui diritti del civis e sul potere laico, è alla base di un movimento delineato. Tema primario è lo stupire per assoggettare: al monumento è
che travalica le proprie origini e che avrà una sua continuità nella con- assegnata la funzione del perpetuare, ma legittimando un teocratico im-
giura del Porcari prima, negli eventi del 15II contro Giulio II, poi. perium. La grandiosità è chiamata a svolgere un compito pili che didatti-
Abbiamo già richiamato l'importanza attribuita da Ullmann al pen- co; Nicolò V sembra preconizzare una «terribilità» architettonica capa-
siero giuridico stimolato dalla lotta tardomedievale fra papato e Impero. ce di emettere segnali non equivoci, manifestando l'assolutezza dell' auc-
Nella rivalutazione del diritto romano, propugnato dai giuristi antipon- toritas. La quale dovrà essere interiorizzata: l'immagine è invocata come
ufici, sono le premesse del poi generalizzato interesse filologico per l'an- sostituto emotivo dell'analisi razionale. Un ponte fra volontà politica e
tico: risultano cosi individuate radici insospettate per il fenomeno uma- forme artistiche universali e imperiali sembra implicitamente gettato.
nistico. Sotto tale luce, gli eventi ricordati assumono molteplici signifi- Di contro, una realtà: quella misera, caotica, informe, della Roma
cati. Rimane certo che l'umanesimo stesso va letto in modo smaliziato, quattrocentesca, che le opere di età nicolina, con l'incertezza e la mode-
per quanto riguarda le sue relazioni con i centri di potere, individuando stia dei loro linguaggi, non riescono certo a intaccare.
volta per volta i modi in cui la nuova cultura viene favorita, utilizzata o Fin qui, tuttavia, non si tratta che di uno scarto fra programmi e stru-
addomesticata. menti. Uno scarto che la storiografia ha voluto artificiosamente saldare,
Andrà meglio valutata, ad esempio, l'azione di papa Parentucelli a quasi non sopportandone l'incongruenza: all'uopo, nessun intermedia-
favore della cultura umanistica, specie con la fondazione della Bibliote- rio era pili adeguato di Leon Battista Alberti. La nostra verifica inizierà
ca Vaticana. Si potrebbe parlare di un tentativo di appropriazione, da con un' opera - attribuita quasi concordemente all'umanista - di grande
parte del pontefice, di armi nuove: favorendo la cultura umanistica e rilevanza per la politica urbana di Nicolò V: la mostra dell' acqua di Tre- 3

neoplatonica, il colto Nicolò V inizia una battaglia per l'annessione alla vi. Già Vasari assegna all' Alberti il manufatto, considerandone esecuto-
causa pontificia di attrezzature mentali pericolose, se lasciate autono- re Bernardo Rossellino '"o Nella Roma considerata da Vespasiano da Bi-
me ". Che tale annessione rimanga incompleta e tocchi marginalmente sticci - al confronto con la Firenze medicea - «terra de vacai» ", il mi-
proprio il settore favorito dal papa, l'edilizia, deve far riflettere. In ogni glioramento della fontana dell' Acqua Vergine va considerato elemento
caso, è doveroso ammettere che il rapporto fra Nicolò V e l'Alberti non primario di una razionalizzazione urbana di cui è ulteriore testimonian-
può essere visto come omogeneo a quello che lega Pio II e Paolo II Bar- za la radicalità dell' operazione compiuta in occasione del giubileo del
bo a Francesco del Borgo ". In quali limiti è ammissibile una partecipa- 1450 :
zione albertiana alla formulazione del «piano» di papa Parentucelli? ". nella via che va a Sancto Pietro - scrive un mercante fiorentino di passaggio nella
Il discorso da questi tenuto sul letto di morte è ben noto, ma conver- città eterna, riferendosi a un nucleo di baracche mal frequentate n-li presso le mura
rà riconsiderarne il passo centrale: (... ) il papa fece mettere fuoco in quelle casc, Tutte forano arse",

La grandissima, somma autorità della Chiesa Romana, innanzi tutto, può esser L'importanza dell' acqua, per le città del xv secolo, non ha bisogno di
compresa soltanto da chi ne abbia appreso le origini e gli sviluppi attraverso lo studio essere sottolineata; sul valore simbolico delle fontane, nei secoli che pre-
delle lettere, Ma la massa della popolazione è ignara di cose letterarie e priva di qual- cedono, ha scritto pagine notevoli - fra gli altri - Chiara Frugoni". Del
siasi cultura; e sebbene senta spesso affermare dai dotti eruditi che grandissima è resto, l'attenzione di Nicolò V per il tema è dimostrata dalla valorizza-
l'autorità della Chiesa, e a questa loro asserzione presti fede, reputandola vera e indi·
scutibile, ha bisogno tuttavia d'essere colpita da spettacoli grandiosi, ché altrimenti, zione dei porti fluviali e dal rinforzo degli argini del Tevere ". È stato an-
poggiata com' è su basi deboli e instabili, la sua convinzione finirebbe, col passare del che notato che il De Aqueductu Urbis Romae di Frontino, con le notizie
tempo, per ridursi a niente. Con la grandiosità degli edifici, invece, di monumenti in sull' origine mitica della sorgente dell' Acqua Vergine e la geografia del
qualche guisa perpetui, testimonianze cbe sembrino quasi opera dello stesso Dio, si percorso dell' acquedotto voluto da Augusto, è noto a Biondo Flavio, se-
Capitolo secondo Nicolò V e Leon Battista Alberti

gretario apostolico nel 1448 e di nuovo nel I453. Nel De val'ietate fortu- Tanto piu, che il mandato di pagamento relativo alla mostra di Trevi-
nae, terminato nel I448 e dedicato al papa, Poggio Bracciolini ricorda la allora orientata, com'è noto, verso via Lata - sembra indicare come re-
riscoperta dell' antico testo, avvenuta nel I429 ". E il significato attribuito sponsabile della dorma dell' acqua» Pietro di Giuliano da Cholona, cui
alla mostra è reso esplicito dall'epigrafe: Nello corrisponde la cospicua cifra di 200 ducati H. Non è lecito, su tali
fragili basi, allargare il campo delle ipotesi. Ma i ripetuti pagamenti del
NICOLAUS v PONT, MAX, I POST ILLUSTRATAM INSIGNIBUS MONUMENTIS URBEM I
1466-67 a diversi muratori e scalpellini per il restauro della fontana con-
SUA IMPENSA IN SPLENDIDIOREM CULTOM \ RESTITUI ORNARIQ, MANDAVIT \ ANNO
DOM, ]ESU CHRISTI MCCCCLIII I PONTIFICATUS SUI VII ~6,
ducono a ridimensionare l'opera nicolina H.
Il sospetto che Vasari abbia raccolto leggende a proposito della mo-
L'anno dell'inaugurazione è confermato da un mandato di pagamen- stra dell'Acqua Vergine non è dunque ingiustificato. Del resto, il dimes- J
to della Tesoreria segreta della Camera Urbis, in cui non appaiono, tut- so muro coronato da merlature, raffigurato, insieme alle cannelle di ero-
tavia, né Rossellino né Alberti ". In esso appare, al contrario - come ha gazione, nelle mappe del Dupérac (I577) e del Tempesta (I593), o nella
notato Maurizio Gargano, cui si deve un' approfondita analisi del manu- guida del Franzini, non appare degno della mano albertiana: la modestia
fatto quattrocentesco n - Nello da Bologna, figura di primaria importan- del manufatto è riscattata soltanto dall' epigrafe e dalle chiavi incrociate,
za per la Roma di età nicolina. Nello - cosi come esce dalla ricostruzione che legano la figura del pontefice a un'opera pubblica piu funzionale
di Gargano e da una documentata ricerca di Charles Burroughs - emer- che emblematica.
ge come una sorta di «commissarius generalis», capace di coordinare le AI primo sondaggio compiuto in profondità, i risultati suonano ne-
maestranze incaricate di realizzare le cappelle nicoline ai lati della testata gativi per quanto riguarda il mito della consulenza albertiana; da parte
meridionale di ponte San!' Angelo, di sovraintendere ailavori di comple- sua, Charles Mack ha ridimensionato anche l'apporto del Rossellino,
tamento condotti da Paolo Romano per alcune finestre del palazzo Se- notando che i documenti dànno per opere sicure di Bernardo soltanto la
natorio in Campidoglio, e di collaborare con gli operatori economici in- Torre Nuova e il restauro di Santo Stefano Rotondo H.
teressati all'intervento pontificio nella platea Pontis n. Nello da Bologna Proviamo a mutare l'angolo di osservazione, riconsiderando i conte-
e Paolo Romano, inoltre - lo rivelano i Registri Vaticani - sono entrambi nuti dell'ordinanza del I452 relativa ai Maestri delle strade; documento,
membri del collegio dei «Servientes armorum» 'o. E un importante do- quest'ultimo, fondamentale per l'esatta valutazione delle strategie pon-
cumento del I453 rivela le vaste competenze di Nello, indicando in det- tificie, su cui le osservazioni di Luigi Spezzaferro, di Henry Broise e J. c.
taglio le mansioni relative alla sua attività imprenditoriale e di sovrain- Maire Vigueur, di Anna Maria Corbo, risultano preziose "'. Nell'ordi-
tendente. L'estensore è anch' egli di rilevanza, trattandosi di Pietro da nanza è precisato che le tre strade principali della Roma laica da selciare,
Noceto, che scrive: ripulire e ristrutturare sono quelle «da ponte in sino a Santo Angilo, et
," Attendentes I igitur quod postquam tibi nonnullarum ecclesiarum et aliorum Ioco- da ponte in sino al Campidoglio, et da ponte in sino alla Magdalena» H.
rum divisorum que edificiotum in alma urbe et extra edificationem ac repatationem A partire dalla risistemata piazza di Ponte, risultano inequivocabilmente ,
et quampiurium rel'um negociol'umque executionem I una cum rej familiari::: et pala- individuate le tre dorsali di via dei Coronari, della via Papale e della via
tij nostri cura tibi commiseramus lI, Peregrinorum ", da porre in relazione alla ristrutturazione, già iniziata,
Nello stesso documento, Nello da Bologna è citato a proposito del del Campidoglio. Una netta individuazione, questa di Nicolò V, della
restauro dell' acquedotto Vergine: « ... necnon reparatione aquae ductis struttura portante della Roma tardomedievale, senza - apparentemen-
fontis Trivij ». Ne esce una figura di grande interesse, preposta alle gran- te - alterazioni se non di «pulitura».
di imprese nicoline «et nonnullis alijs rebus, structuris atque operibus E, tramite la cerniera di ponte Sant'Angelo e del Castello ristruttura-
publicis et privatis» ". to, una struttura ternaria speculare verso il Vaticano: quella descritta dal
Indubbiamente, l'analisi delle figure professionali, delle competenze Manetti, cui è attribuita un'emblematica supremazia.
e delle attribuzioni di responsabilità che animano la Roma del xv secolo Alla testa delle due strutture viarie due strutture emblematiche: San
può dirsi appena iniziata. Tuttavia, la messa in luce di un simile coordi- Pietro con il palazzo pontificio, da un lato; il Campidoglio, dall'altro. 4
natore delle operazioni volute da Nicolò V è preziosa, e aiuta a trar fuori Che non si tratti di due città solo affrontate l'ha dimostrato Spezzaferro,
dal mito parte della storia urbana ed edilizia del Quattrocento romano. analizzando il ruolo che la Roma «dei romani», gioca nella politica di
Nicolò V e Lcon Battista Albeni 43
Capitolo secondo
e
equilibrio del pontefice rispetto alle forze cittadine ". Politica di equili. campagna, a differenza che in città, regnano speculazione fondiaria
e modi di produz ione diretti all'accumulazione moneta ria ".
brio destinata, fra l'altro, a venire incontro alle esigenze economiche
produttive dei cUliam seque11tes, dei ceti artigian ali e mercan tili, dei pro· E nella domus, cellula base dei« complessÌ», un'ulte riore dicotomia.
te
prietari di immobili: provvedimenti come quelli relativi alla zona fra
il Da un lato, gli spazi chiusi residenziali, dotati di una plastieità aderen
ia di pace con ad elastiche struttu re familiari. Dall'al tro, spazi di mediaz ione, filtri
Laterano e il Colosseo sembrano rispon dere a una strateg
la nobiltà municipale. Se ci si arrestasse a questo punto, bisognerebbe chiamati a saldare veri e propri arcipelaghi urbani: portieati, logge, baI·
concludere che la politica di Nicolò V accetta di riconoscere una realtà coni. Ebben e, notano Broise e Vigueur, proprio i regolamenti di Nicolò
di
V tendon o - senza riuscirei - a spezzare tale morfologia, con l'obbligo
di stampo municipalistico, con un comportamento, nei confronti dei di mediaz ione che assicur avano a comple ssi e arcipe·
eliminare gli spazi
«roma ni», apertamente paternalistico.
laghi la loro compattezza, la loro securùas e la loro identità ". Giustamen·
Ma erano davvero conciliabili la restaurazione dell' auctoritas pontifi·
te, i due autori parlano di «scont ro» fra la volontà unificatrice del papa
eia e la fondazione di un principato di tipo nuovo con una simile politica - necessaria per spezzare una morfologia che si oppon e alla nuova con·
di equilibrio? Quest' ultima non è forse esclusa da altl'i atti del Parent u· cezione del governo statale - e la tradizione difesa dai «roma ni». I porti·
celli, oltre che dalla sostanza del suo esperimento politico? cali, in particolare, vengono avvertiti come «atten tato alla cosa pubbli
·
Guard iamo i fatti. Nel 1447, al momento della sua elezione, Nicolò V ca>>: il paragrafo XXVII I dello Statuto del "452 prescri ve di metter fine
non aveva altra scelta che seguire fedelmente il concordato con le forze al sovrapporsi di spazi pubblici e privati che aveva formato la struttu ra-
municipaliste stabiliro dal suo predecessore nel I446: esso era staro con· fisica e politica - della Roma tardomedioevale.
·
seguito dopo una lotta a coltello, segnata dalla repressione del Vitelle La magistratura riformata da Nicolò V aveva dietro di sé una lunga
a degli Statuti cittadin i
schio Gli atti favorevoli ai «romani» - conferm storia". Costituita nella prima metà del XIII secolo, essa aveva ricevut
o
(maggio 1447) e privilegi per le zone controllate dalla nobiltà cittadi na- nsione delle sue compe tenze viene sta·
uno Statuto nel 1363, ma un'este
è
sono conseguenze di una scelta tattica. Il primo compito del pontefice bilita nel 1410; in tale data, essa aveva acquisito un'imp ortanz a tale da
la restaurazione della posizione internazionale del papato e la lotta con· a.
Il farne un vero e proprio organo esecutivo della gestione amministrativ
tro il partito conciliarista; nel frattempo, la pace interna è necessaria. Nel capitolo VIII veniva stabilito che ai magist"i viarum era conces so in·
dopo ilI452: Ni·
che non toglie che una strategia piu individuata emerga
il tervenire ex offido, non soltanto - come avveniva in precedenza - per
colò V - come, piu tardi, Leone X'" - evita di attaccare frontalmente «quere lam et petitionem». Inoltre, i magistri stessi venivano messi
in
ario con atti appare ntemen · viarum et strata·
«popo lo roman o», agendo in senso autorit grado di provvedere alla« reparatione et reformatione
individ uata da ,
te poco clamorosi. La cui sostanza è stata acutam ente rum publicarum et aliOlum locorum ac etiam aedificiorum, fontium
Broise e Vigueur, nel concludere un saggio di eccezionale valore sulla pontiu m et cursuum acquarum, tam in Urbe quam extra Ul·bem ». Le
Roma trecentesca 41, sentenze dei maestri di strade trovavano nel Senatore e nei Conservatori
o
Fonda ndosi su una sapiente ricerca negli archivi notarili, Broise e Vi· i loro eseeutori, mentre alle dipendenze della magistratura, con obblig
ses bandito ·
gueur hanno ricostruito la struttu ra dello spazio urbano della Roma del di ubbidienza, erano i marescalchi, i manda tarii, i calcarm e i
XIV secolo, analizzando e annoda ndo modi di produz
ione (dei bobac· l'es (capitoli XIV e xv).
tmi, in particolare), comportamenti di gruppo , geogra fie familiari, re· In definitiva, l'edilizia, la rete viaria, l'idraulica, l'igiene urbana, di·
gole matrimoniali e patrimoniali, modi di contro llo dello spazio, tipolo. pendevano dai magistri di cui si occupa la bolla di Martino V del 29 mal'·
gia abitativa. Ne deriva un preciso quadro morfol ogico, in cui prende l'i· ZO I425, che afferma tuttavia la decadenza dell'istituzione «multo temo
in
salto l'esigenza - da parte di ogni clan organiz zato - di imprim ere forte· poris decursu neglecta». Si tratta di una prima ingerenza pontificia
urbana , al fine di aumen tare coe· una magistratura che aveva fino ad allora conservato un caratte re stl·et·
mente la propria orma sulla geografia
sione e potere. La città diviene un agglom erato di patrim oni immob iliari tamente comunale.
organizzati in «complessi>>: struttu re porose , in cui predom ina il valore Tale tendenza viene rafforzata sotto Nicolò V. Nessun provvedimen·
simbolico della concentrazione, piuttosto che quello economico. Gli au· to clamoroso, tuttavia, viene emanato: l'ordinanza del "452 rispetta foro
tori sottolineano la dicotomia dei comportamenti del ceto in esame: in malmente le autonomie tradizionali, ma la nomina e la conferma dei ma·
44 Capitolo secondo Nicolò V e Leon Battista Alberti 45

gist,-i passano in mani pontificie. La sanzione di tale processo si avrà sot- ne del Porcari non è sfuggita a Cecil Grayson. In un ben costruito sag-
to Paolo II; i nuovi ufficiali dovranno giurare fedeltà al pontefice e sa- gio, inoltre, Riccardo Fubini e Anna Menci Gallorini hanno notato sotti-
ranno iscritti nelle liste dei salariati della Camera Apostolica. In tal mo- li legami fra l'autobiografia albertiana e lo scritto sulla congiura del
do, la forbice Eta autorità papale e autorità comunale inizia a chiudersi: 1453 '''. Nel De porcalia coniuratione Leon Battista si dichiara perplesso
gli Statuti del 1452 si riveleranno efficaci sul lungo periodo, con conse- circa l'opportunità di rimanere a Roma dopo la scoperta della congiura:
guenze politiche, tuttavia, immediate. La congiura antinicolina di Stefa- dallo scritto, cosa piti importante, traspare il discredito in cui l'autore
no Porcari - awenuta, si badi, nel 1453 - appare infatti meno gratuita di tiene il governo di Nicolò V, con giudizi - osservano Fubini e la Menci
quanto molti storici abbiano ritenuto. Al contrario: il Porcari sembra Gallorini - che ricordano le taglienti critiche a Giove fatte nel Momus.
aver intuito gli obiettivi di Nicolò V. Gli scritti quattrocenteschi sulla Le relazioni fra l'Alberti e il papa iniziano ad apparire piti complesse
sua congiura citano, fra i meriti del papa non considerati dal «superbo» di quanto non si sia finora ritenuto. Rimane inoltre come dato acquisito
Porcari, proprio l'edilizia: tipico argomento e contrario, che offre tracce che la rivolta del 1453 affonda le radici nell'umanesimo civile, dando di-
da non trascurare. gnità alle rivendicazioni che si esprimeranno, piti tardi, nelle orgoglio-
Westfall non si interroga sui possibili moventi immediati dell' azione se parole di Marcantonio Altieri contl'O la politica (anche edilizia) di
del rivoltoso, pur riconoscendo necessaria una piti approfondita indagi- Giulio II''.
ne sull'evento.lndagine che può oggi essere condotta sulla base delle ri- Esistono ulteriori critiche di parte umanistica all'opera di Nicolò V.
sultanze di un decisivo saggio di Massimo Miglio. Nel quale viene rico- È noto l'invito rivolto al papa da Poggio Bracciolini - amico di Alberti-
struita, fra l'altro, la carriera politica del Porcari, a partire dalla carica di tramite Pietro da Noceto, «nt cesset ad impresa aedificandi, quam, ut
capitano del popolo, ottenuta a Firenze nel 1427, fino alle cariche di po- tecum vera loquar - egli afferma - omnes non culpant, sed detestan-
destà di Bologna e Siena, di governatore di Orvieto, di governatore, infi- tur» '"o Tale deprecazione per le spese edilizie del papa non è isolata: essa
ne - per Nicolò V - delle provincie di Marittima e Campagna ". Inoltre serpeggia nella pubblicistica del tempo, e il Pastor cita al proposito
legami con Ambrogio Traversari, Gaspare da Verona, Francesco Filel- un'affermazione di Nicodemo Tranchedino ". Nasce, con le proteste del
fo, mostrano un Porcari completamente immerso nel clima dell'umane- Poggio, una corrente di opposizione nei confronti delle politiche papali
simo civile: Matteo Palmieri inserirà una lode del Porcari, per la vita spe- di magnificenza, che avrà la sua continuità negli scritti di Raffaele Maf-
sa a favore della patria, nel Della vita civile. Sorprendenti, al proposito, i fei, di Erasmo, di Lutero.
risultati della ricerca di Miglio sulle orazioni tenute dal Porcari nell' a- Dovremo, a questo punto, considerare con altri occhi gli interventi 4
rengo di Firenze: emergono un costante inno alle libertà repubblicane nicolini in Campidoglio, awertendo - giuste le ricerche della Corbo -
della Roma antica e un confronto con le condizioni presenti, in cui ogni - che essi sono meno consistenti di quanto di solito viene scritto. Una pre-
libertà appare compl'Omessa ". Si tratta dello stesso richiamo alla patria e senza dell' Alberti nell'impresa capitolina, sulla base di una spregiudica-
delle stesse invettive contro la servitti, le offese, la rapacità dell' apparato ta lettura dell'incisione di Hieronimus Cock, è stata cautamente suggeri-
burocratico, che Stefano Porcari pl'Onuncerà nella sua esortazione tenu- ta da Mario Manieri". L'autore è però costretto a supporre che la rampa
ta i giorni precedenti la rivolta: sinistra del palazzo senatorio sia preesistente all'intervento di Michelan-
gelo, per attribuire a Leon Battista una citazione della scala a due rampe
Scd novum genus crudelitatis ab iis, qui se piissimos dici velint, reperwm esse, ci· del Santuario della Fortuna Primigenia a Palestrina; ipotesi suggestiva
ves esse 11011 lù:ere: proscribi, relegati, necari insontes, totam ltaliam refertam esse
proscriptorum multitudine, Urbem civibus vacuam faetam; nullos videri per Urbem, quanto improbabile, di cui Manieri stesso mitiga l'incisività, supponen-
nisi barbal'os; ad flagitium ascribi qui amantissimum patriae profitcl'i se ausus sit 47, do, in alternativa, una datazione addirittura anteriore per il manufatto".
Di sicuro, comunque, non è albertiano il «corridore di tivertino» risa-
Tali parole vengono riferite, assieme alle altre pronunciate dal ribel- lente ai tempi di Nicolò V, né il lato sinistro, interrotto al centro, della
le, da un osservatore di eccezione: Leon Battista Alberti. Né lo spazio facciata del palazzo. Ma il problema costituito dagli interventi nicolini in
concesso all'orazione, nel De po,-caria coniuratione, può essere conside- Campidoglio è di piti ampia portata, dato che essi fanno parte di un lun-
rato innocente, specie tenendo presenti le posizioni politiche albertiane go e complesso processo di risignificazione del theatrum delle antiche
che ricorderemo piti avanti. La simpatia che l'Alberti mostra per l'azio- autonomie comunali. Il pontefice appone i propri segni: il potere papale
Nicolò V e Lcon Battista Albcl'ti 47
Capitolo secondo
.. Con~ideriamo meglio, per quanto è possibile dai documenti a dispo-
diviene leggibile nel luogo del potere comunale. Non va dimenticato che
S;~I?r;e, Il programr;n;a relatIv:o al poter:ziamento della sede vaticana. Con 5
la nomina del Senatoredmane prerogativa pontificia: quel Campidoglio II111ZIO dellavon dI 111grandllnento dI San PIetro, la l'lstrutturazlone del
nnnovato sembra esprImere si un accordo, ma con allusioni al primato
Borg?,il pro~etto di cit~à fortificata, i lavori a Castel Sant'Angelo, viene
del papa anche nel governo municipale. La riprova: Nicolò V approfon- a ll1dIVlduarsI una «CItta pOntIfICIa» tendenzialmente esemplare e chiu-
dIsce notevolmente Il controllo della Curia sul Comune, proseguendo sa 111 se stessa, ma a llnmedlato contatto - tramite il cordone ombelicale
un'operazione iniziata da Martino V: egli conserva la magistratura del
del ponte, rinnovato dopo il giubileo del 1450 - con d'altra Roma ». Né
governatore di Roma, ma lega quest'ultima, per la prima volta, alla cari- sono ll1dlfferentIle scelte nicoline per le residenze papali: sia quella vati-
ca del vlcecamerlengo. La linea morbida seguita nei confronti dei «ro-
cana, SI~ quella presso Santa Mada Maggiore - intorno alla quale egli
mani» converge verso un esplicito obiettivo: il controllo della Curia sul
aveva swnolato, nel 1447-48, la formazione di un razionale nucleo ur-
loro operato. ba:,-o - rispo?,do.no a. una figura di sovrano capace di dominio sulla 1'1'0-
pna c~pltale .. S: notI: per nessuno dei due palazzi pontifici papa Paren-
Siamo cosi giunti a mettere in dubbio, e con fondati motivi, alcune
tucellI sente Il bIsogno dI l'es aedi/icatoria in senso albertiano. E interes-
delle ipotesi tradizionali. Nicolò V sembra aver agito facendo di necessi-
sante, comunque, l'ipotesi formulata da Burroughs, nel corso della sua
tà virtu, subito dopo la sua elezione - quando sarebbe stato disastroso
attenta analisi relativa a piazza di Ponte, in parte risistemata da Nicolò
mettere in crisi il concordato del 1446 - per individuare modi di attacco
V. Pino al 1453, ritiene Burroughs ", il Borgo, ridotto a squallido e caoti-
sostanziali quanto obliqui. Pra questi, lo strumento facente capo alle or-
co ~mmasso edilizio, è fuori degli interessi del pontefice: questi si adope-
dinar;ze ~i Magistl'i viaruln non è secondario. La finalità del piano di pa- ra ll1vec~ attIvamente per la configutazione della piazza, una delle zone
pa NIcolo per Roma SI nvela strettamente connessa al progetto di nuova
economIcamente piu dinamiche della città. Nel 1453 il nuovo spazio ur-
signoria riconosciuto da Prodi, con ani colazioni che puntano a svuotare
bano, su cui affacciano il portico dell'antica chiesa di San Celso e le bot-
progressivamente di senso gli istituti comunali. I restauri alle basiliche e
teghe erette a spese del papa, è quasi sicuramente terminata- l'autore
legge una relazione visiva, pl:evista con intenti teatrali, fra lo sp~zio della
alle chiese mirano al potenziamento del polo spirituale in funzione di un
innesto del principato sul tradizionale apparato teocratico: conta ora platea, le edIcole erette al latI del ponte, il mausoleo di Adriano - ristrut-
mostrare che le decisioni hanno un'unica fonte, il cui potere mondano è
turato con l'emblematico angelo alla sua sommità - e il cannocchiale
gIocato anche sulla legittimazione emblematicamente ostentata del nuo- prospettico del canale di Ponte H. Solo dopo la congiura di Stefano Por-
vo «segno pontificio», le due chiavi incrociate. Inoltre, sulla scorta dei
carie sotto !'impressione causata dalla caduta di Costantinopoli, Nicolò
risultati delle puntuali ricerche di Charles Burroughs ", sembra lecito af- V dlstogherebbe la sua attenzione dal punto di raccolta delle arterie 1'0-
fermare che papa Parentucelli procede lentamente e cautamente a ri-
I,;,-ane indirizzate verso il Castello, per elaborare il piano per il Borgo Va-
durre i «romani» a sudditi, sia favorendone le attività economiche che
tIcano, luogo eletto della secul'itas pontificia ".
cointeressandoli alla sua l'enovatio Ul'bis, sia concedendo loro ricon~sci­
Il chepuò apparire riduttivo rispetto a quanto è stato sovente scritto
menti ideali. Ed è ceno che non poche famiglie della nobiltà cittadina
sul slgl1lfrcat? della .nuova ala dei palazzi pontifici e dei giardini annessi,
scambieranno volentieri le loro antiche prerogative con i vantaggi eco-
ma apre a unI~ot~s.I da non sottovalutar~. In un primo momento, il papa
n:1l11ici assicurati da un atteggiamento sudditizio nei confronti del prin- sembra usare l edlhzla per la sua strategIa di alleanze economiche e co-
CIpe-papa. me espressione di govel'l1O illuminato: è ciò che realisticamente può (e
L'intero «piano» è dunque finalizzato alla fondazione di un nuovo
deve) essere messo unmedlatamente in cantiere. Il progetto per Borgo è
tipo di governo. Ess.o, indtre, è dovuto al sovrapporsi di piu decisioni,
111v:ece - pr?babII?,'ente -.quanto l'-!icolò V lascia come eredità ai ponte-
dIslocate In tempI dIversI e affidate a differenti strumenti di attuazione.
fICI s;rCCeSSIVI: e 1ll1dICaZlone verra puntualmente raccolta.
Permo restando che il suo contenuto profondo è talmente correlato al
. Rimane l'ipotesi di un Alberti ispiratore del progetto per il Borgo Va-
disegno politico del papa da non poterne attribuire che a quest'ultimo le
~Icano. Ma su tale attnbuzlOne le perplessità manifestate a suo tempo da
linee portanti, rimane aucora legittimo chiedersi se almeno la traduzione l'orgrl Magnuson sono tutt' altro che svanite "'. Tanto piu, che è assai
spaziale del progetto per il Borgo Vaticano non possa essere ricondotta a
probabile che la struttura urbana descritta da Giannozzo Manetti non
una consulenza albertiana.
Capitolo secondo
Nicolò V c Leon Battista AIbcni 49
fosse affatto il frutto di un'«invenzione», bensi, almeno in parte, un
progetto di riadattamento, ripulitura e ristrutturazione dell'esistente. La struttura temaria di Nicolò V sembra dunque già in parte esi-
Cesare d'Onofrio ha insistito sulla doppia struttura viaria del Borgo stente: da ristrutturare, rifunzionalizzare e riportare alla luce, certo, ma
altomedioevale: la via Carrera e la via Portica - egli scrive - vengono non da impostare ex novo. Il che non toglie che un umanista possa
considerate nel Medioevo due corsie di una medesima arteria: la Porti- aver consigliato tale operazione di ristrutturazione, cosi come è proba-
ca, ristrutturata da Adriano I e restaurata da Leone IV e da Innocenza bile che sia stato ancora un umanista a consigliare la forma della nuova
II, correva l'ili o meno nel sito di quella che sarà la via Alessandrina ". platea sancti Petti Ma non si può escludere un'ipotesi di tutt'altro ge-
Come indicato dal suo nome, la via era dotata di portici, con una diffe- nere. Nieolò V può aver fatto riferimento a Gerusalemme, rievocando
renziazione funzionale rispetto alla Carrera. La terza arteria del «pro- la basiliea costantiniana, con atrio e propilei colonnati, prospiciente a
getto», infine, sembra riprendere almeno in parte un irregolare traccia- una strada rettilinea porticata: il complesso - fra i l'ili noti e leggendari
to antico, citato dal Biondo nella Roma instaurata (I, 4I): dal ponte co- sin dall'alto Medioevo - era stato descritto da Eusebio ". In tal modo, il
siddetto neroniano, l'arteria conduceva all' obelisco vaticano. papa avrebbe prefigurato il complesso Borgo-V atieano come compiuta
Che due delle vie previste da Nicolò V corrispondessero a via di San- Jerusalem nova.
to Spirito e a Borgo vecchio è stato ipotizzato anehe da Allan Ceen, sulla Si consideri, comunque, il passo del Manetti relativo al progetto per
base di ulteriori considerazioni ": non v'è ragione di negare l'utilizzazio- l'area antistante la basilica vaticana:
ne, per il «piano» nicolino, della topografia medioevale esistente nel si-
to. Dopo i lavori ordinati da Sisto IV alla via «qua itur a ponte Sancti Ante primum igitur hujus sacrae aedis vcstibulum super scalas prominens maxi-
ma quaedam area quingentorum in longitudine, centum in latitudine cubitorum pul-
Angeli ad basilicam Sancti Petri et palatium apostolicum» ''', la via Ales- cherrime apparebat. A formosis namque praedicti vestibuli gradibus, quos panim
sandrina appare tuttavia sventrare un fitto tessuto edilizio. In data di- marmoreos partim porphyreis, partim smaragdinol'um colorum decoris, gl'atia inter-
cembre I499, cosi ricorda il Diario del Burcardo: ferabat, incipiens, usque ad egregia et nobilitata intercolumnia per quingentos, ut di-
ximus, passus in longum extendebatur, super quibus tres commemorati vici pOl'ti-
Hodie, peracto prandio, completa est rupturo vie nove, recre a porta castri S. An- cus, speciosOl'um omnium spectaculorum visu pulcherrimum specimen, sustenta-
geli ad portam palatii apostolici apud S. Petrum, et per eam venerunt omnes cardina- bantur.
Ics et alii ad basiIicam S. Petri venientes, quia antiquo fuit narratum, ita ut omnes co- In hac amplissima et omatissima area, et ut Gl'aeei expl'essius dicunt, platea, in-
gerentur per novam equitare 6J • gentissimum illum ac maximum obeliscum in ipso areae meditullio e regione ad in-
termediam praedicti vestibuli portam in hunc modum pulchcrrime simul atque de-
Dell' antica via Portica e del suo originario splendore non si era perso votissime collocabat. Nam pro guatuor pusiIlis aeneisque leonibus, guibus colossus
il ricordo: la• menziona lo stesso Alberti, con una rievocazione meramen- ipse nunc pro basibus ac sustentaculis paulo superficie soli altiol'ibus utitur, quatuOl'

te antlquana .
M
magnas totidem Evangelìstarum statuas ex solido liquefactoque aere in staturam hu-
manam fabrefactae conflatas in superficie sola, distantibus intel' se propOl'tionibus
Leon Battista, comunque, non può essere ragionevolmente coinvol- secundum colossi latitudinem, ponebat; super quibus aeneis statuis diversis invicem
to nelle opere di difesa volute dal papa. Conosciamo i maestri e gli im- figuris iuxta varias cujuscumque personae conditiones perpolitissime sculptis, colos-
prenditori che realizzano i restauri alla vecchia cinta e le nuove aggiunte sea moles sustentabatur. In summitate vero ipsius colossi, alteramJesu Christi Salva-
- fra cui Beltrame di Martino da Varese - e i passi del De re aedificatoria toris nostri statuam, dextera ejus manu auream crucem bajulantis, ex aere confectam
dedicati alle fortificazioni (libro IV) non giustificano illazioni circa un accomodabar (Magnuson '958, pp. 356-57).
ruolo dell'umanista. Com'è stato osservato, in Alberti l'architettura mi-
litare è affrontata in modo letterario, con un ossequio ai modelli teorici La citazione del lungo passo è funzionale alla nostra analisi, anche
dell' antichità, l'ili che attraverso meditazioni sulle esperienze moder- per analizzare come Manetti dia forma alle sue descrizioni.
ne". In quanto alla zonizzazione per attività, ceti e nazionalità, delle tre Fra lo sboeco delle tre strade, la grande piazza, il «maximum obeli-
strade di Borgo, va osservato che essa ripete schemi medioevali di razio- scum», le scalinate e il vestibolo è stabilita una solida unità: il progetto
nalizzazione urbana ampiamente sperimentati: gli stessi cui si rifà anche ehe il narratore cerca di farci immaginare sembra preludere alle opere in
Alberti nel De re aedificatoria, e che pertanto non provano necessaria- seguito iniziate da Pio II. L'ammirazione di papa Piccolomini per i pro-
mente suoi consigli per l'arteria prevista dal pontefice ". getti di Nicolò V è del resto nota. «Hic urbem Romam - scrive il Picco-
lomini riferendosi al Parentucelli - multies ac maximis aedificis mirum
Nicolò V e Leon Battista Alberti 51
50 Capitolo secondo
re, per ragioni strettamente biografiche; ma già «con una sorta di com-
in modum exornavit, cuius opera, si compleri potuisset, nulli veterum miserazione per tutti coloro che esercitano i pubblici poteri» ", Lo
imperatorum magnificentia ces~ura videbantur ... »~. . . sguardo è rivolto al passato: Leon Battista c;ll1sidera esempio di buo,n
La lode appare ecceSSIva nel confrontI delle realIzzazl0111, ma ha un governo la Firenze del XIV secolo, periodo di splendore per la faimglIa
senso considerando il messaggio che Nicolò V invia ai suoi successori. Alberti, Ambiguo, comunque, il messaggio dei Libri della famiglia. Il
Per quanto riguarda l'obelisco, la successione dei leoni e degli Evangeli- «criterio dell'utile» si associa a una tendenza centripeta, disegnando li-
sti sembra inoltre preludere all'idea raffaellesca e sa?gallesca per la «.gu- nee di frattura fra il nucleo familiare e la città-Stato.
glia» di piazza del Popolo. Ma, messa mSleme alla fmale statua dI Cnsto Si consideri ora il De iciarchia (1469) scritto negli ultimi anni di vita
con la croce, quella succeSSIone stessa forma;,n coacervo fantastIco di fi- dell'umanista, Solo apparentemente i problemi appaiono spostati, Il te-
gure, atto piii a muovere la meraviglIa che a rispettare le leggI della tetto- ma è la contrapposizione dello sgradevole molo del principe alle nobili
nica. mete che il singolo può porre a se stesso, Solo scopo realmente «uma-
Il che è assai poco albertiano, esattamente come il tono retorico usa- no» è ora, per Albeni, l'orgoglioso dominio di sé, La realizzazione del-
to dal Manetti. Dal pass? citato .emerge un'umanistica amplzjicatio; com- l'individuo eccezionale -lo rileva Baron - non è nell'integrazione del ci-
piaciuta nel soffermarsi sulla n~chezza d~i matenalt, s?lla vasma delle vis nella l'es publica, La Patria - ormai smarrita come luogo reale - viene
dimensioni sul carattere favolIstiCO deglt elementi. L atmosfera della idealizzata e riconosciuta nel mondo intero: l'intellettuale-nomade eleva
descrizion; è affine a quella della futuraHypne;otoma~hia. Né solt~nto il la cultura a servizio cosmopolitico, al di là delle barriere dello spazio e
colossum è poco congruente alla poetica dell AlbertI:.la ~ag111flce~za del tempo,
della platea e dell'intercolumnium, nel suo mtento dI laSCiare stupitO Fra i Libri della famiglia e il De iciarchia, il Momus, da porre accanto
l'osservatore, fa parte di una retorica che Leon Battista combatte nel al De re aedzjicatoria.
trattato sull' architettura e nel Momus. Il tema del M0111US - verosimilmente composto fra il 1443 e il '450 - è
A meno che nuovi documenti non portino dati inediti, non è possibi· ben noto, Il dio Momo, cacciato dal cielo per le sue attitudini scanzona-
le dire di piii sul progetto. . te cade in solum etruscum e - a contatto degli uomini - impara l'arte del-
Si possono però pone interrogativi di altro genere, scandagltando la' dissimulazione, Leon Battista Alberti enuncia un tema che diverrà
la congruenza fra i programmi nicolini e il pensiero albertIano. Come specifico, nel XVI secolo, del comportamento di intellettuali, politici, re-
va infatti considerata, al di fuoti del mito, la relazione fra l'uma111sta e ligiosi, artisti, cortigiani: la maschera e la dissimulazione vengono spre-
il pontefice? Per tentare la formulazim1e di una risposta dovremo im- giudicatamente individuate come anni di azione, di resistenza, di so-
mergerci in uno dei piii compleSSi ul1lVerSi mentalt del Quattrocento pravvivenza nei confronti del potere. Che nel Momus ha un volto mltlCO:
italiano. quello di Giove, di cui Momo riuscirà a diventare il confidente, E nel
principe degli dèi l'Alberti ritrae satiticamente, com'è noto, i principi
italiani della prima metà del xv secolo, È possibile che - come è stato
2. LeOlI Battista Alberti.· i limiti della «téchne ». scritto - il Giove del Momus rifletta Eugenio IV, ma nulla osta all'ipotesi
che esso possa, almeno parzialmente, riflettere Nicolò V: ancor piu pro-
Tenteremo di impostare il problema, confrontando alC\-!ni app~rti di babile sembra, tuttavia, che dietro la maschera di Momo parli, almeno, a
Eugenio Garin, Hans Baron, Ruggero Romano ~ Albert~ fenentl, con tratti, lo stesso ulnanista 12.
l'emergere, in Alberti, del pr~blem~ relalivo all assetto fISICO della co- Certo, Alberti non può approvare il naturalismo ateo del suo perso-
munità umana"'. Partiamo dai Librz dellafamzglza, e m particolare dal naggio, né molte delle sue subdole azioni, Momo è tuttavia una figura
terzo libro redatto intorno al '434, quando il giovane umanista spera camaleontica: i suoi precetti politici, tardivamente consultati da Giove,
che le prev~ricazioni politiche da lui lamentate stiano per finire. In quel non contraddicono le idee albertiane sul buon governo, Momo, a ben
libro ha dimostrato Tenenti, l'Alberti distingue nettamente - assumen- guardare, porta spesso al limite temi,propri alla cultura di Leon Battista.
do ui;a posizione originale - St~to ~ Patria. ,Ai:zi, la Patri~ è opposta,. co- Il suo scetticismo, il suo vagabondaggio, il suo opporsi alla tirannia, la
me valore positivo, allo Stato' . Siamo all ongme delle ,Idee albertlane sua stessa arte della simulazione, sembrano rappresentare, per l'autore,
sull'auctoritas, Lo Stato è avversato, come gestIone partigiana del pote-
Nicolò V e Leol1 Battista Alberti 53
52 Capitolo secondo

dente animatrice del tutto - si contra ppone l'empia violenza dell'uomo:


autoimniche estremizzazioni delle propri e idee. L'ironia umanistica, del esattamente, sembrerebbe, la violenza dell' homo faber esaltata nel De re
resto -lo ha ricordato magistralmente Robert Klein - non è che una for- aedtficatoria. Acutamente, Garin ha riconosciuto in tale condanna alber-
ma di autocoscienza. tiana dell'uomo «efferatissimo» e crudele, nemico e stupratore della na-
Non va ignorato, indubbiamente, che il Momus riflette un interesse tura, una confutazione del De natura deorum di Cicerone -larga mente
per Luciano e per il pensiero cinico avvertibile nei circoli curiali della utilizzato, al contrario, da Giannozzo Manetti. Ancor pili interessante
è
a
metà del xv secolo. Il Cynicus delle Intercoenales albertiane è dedicato un'ulteriore osservazione dello studios o: l'Alber ti sembra far ricorso a
Poggio Bracciolini, il quale dedica a sua volta, prima del 1444, il suo Cy- di Lilla "'.
testi medioevali, come il De planctu naturae di Alano
nicus sive de fato - basato sullo Juppitel' confutatus di Luciano - a Tom- Lo spirito della contestazione albertiana è effettivamente sconcer-
maso Parentucelli, non ancora pontefice ". Lo scritto dell'Alberti
è
ti, filosofi , tante: «Gli altri animali contenti di quello che gli si condice: l'uomo
aspramente polemico nei confronti di magistrati, sacerdo sempre invistigando cose nuove sé stessi infesta» ". Un sorprendente
scrittori, poeti, retori, mercanti. Anche qui sono eviden ti i modell i: lo il
oscurantismo, questo dell' Alberti? Se fosse tale, si dovrebbe porre
stesso autore, nella prefazione al primo libro delle Intercoenales, rivol- Theogenius, datato al 1440 circa, come un' opera che contes ta non solo i
gendosi all' amico Paolo Toscanelli, dichiara di propor re scritti capaci di Libri della famiglia, ma anche, a priori, l'intera archite ttura a.1.berti ana:
muovere al riso, come rimedio agli affanni mentali. In ciò, Alberti segue «Erans i fuggiti gli abeti in su monti altissimi lungi dal mare: noi li trasci-
e
Orazio ed Esopo, oltre che Luciano e Giovenale. Ma cosa uno scrittor nammo non quasi ad altro uso in prima che a marcirli in mare. Stavansi
è
comico nasconda dietro alle sue dichiar azioni non è mai sconta to. fronti de' templi e so-
marmi giacendo in terra: noi li colloca mmo sulle
Alla figura di Zeus non vengono tisparmiati, nel Momus, beffe e pra e' nostri capÌ».
scherni, come, del resto, all'intera corte celeste: si l'innova la critica al- Ma il cupo pessimismo che ispira il Theogenius non è forse lo stesso
bertiana al potere. Ma non solo. Giove, incaponitosi in una renovatio del Momus e delle Intercenali? Bisognerà rassegnarsi, rinunciando a ri-
mundi, non ascolta il suo consigliere, che, evirato, sarà incatenato a uno durre il pensiero albertiano a dimensioni lineari?
scoglio dell'Oceano. Il re degli dèi tornerà poi, pesto, da un disastroso Alberti, indubbiamente, mostra spesso una battaglia con se stesso,
viaggio sulla terra; soltanto dopo tale cocente fallimento leggerà i consi- per la cui comprensione architetture e testi letterari non sono che trac-
gli politici, prima negletti, scritti da Momo. Ma ecco come, in preceden- ce sparse da ricomporre. Alla misura propri a di una natura armonica,
za, Giove aveva condannato il suo consigliere: questi era stato accusato certa e vivificante, si oppon e la hybris dell'uomo, che comporta sadici
e
d'essere insensati comportamenti in un mondo il cui senso è sfugge nte. «Tota
è
(.,.) consceletatissimum rerum perturbatorem (... ), deorum hominu
mque odium, machina est Deus et continue volvit. Piglia qual sentier voi. Tucto
quod nihil sinceri, nihi! sani, nihil pacati, nihil tranquilli aut cogitet
aut studeat aut
niente »". In tali frasi lapidee si condensano sin troppe allusion i; come,
comma-
cupiat C,.) guoci dictis factisque pestem atgue perniciem orbi rerum in horas del resto, nell' emblema albertiano - un occhio alato con il motto «quid
chinetur atgue importet ( ... ) 1~.
tum» - raffigurato nella medaglia di Matteo de' Pasti". Un radicale
panteismo sembra espresso da quel «tota machina est Deus» , mentre
Tale «mom ento della verità» che condanna Momo, rivela come inef- quanto segue esprime una concezione antiagostiniana del tempo w. Se
fettuale il costume della dissimulazione che era stato assunto come nor- quest'ultimo è ciclico, ma principalmente continuo, quanto Agostino
ma per ,<l'essere a corte» da Momo stesso. aveva scritto sul tempo creato come il sole, la luna, le piante, risulta
Di converso, esiste un momento in cui lo spregiudicato simulatore si sconfessato. Echeggia la concezione averroistica - condannata nel XIII
può concedere l'apert a condanna del potente: per l'Alberti, tale mo- secolo - di un moto del cosmo privo di inizio, di un tempo etemo, di
mento coincide con la redazione del Momus. Redazione che lo occupa generazioni e corruzioni che si susseguano vicendevolmente senza fine,
a
nei primi anni di pontificato di Nicolò V. Il discorso si complica qualor di un'umanità esistita da sempre e destinata a un futuro infinito". Né
si consideri il Momus accanto alle Interce nali, viste da Garin come testi
v'è contraddizione rispetto alla concezione albertiana del tempo - ca-
fra i piu problematici e pessimistici di Leon Battista ". Non basta. Ecco pace di decadenze, ma interrotto da novità assolute e imprevedibili -
infatti l'Alberti, nel Theogenius, giudicare ogni opera umana vana, leg- indagata recentemente da Cristine Smith ". Nel dedicare a Brunelleschi
gera, caduca, mentre alla divinizzazione della natura - razionale e pru-
Nicolò V e Leon Battista Alberti 55
54 Capitolo secondo
con vari
qualche compositissimo edificio, e disposiv! pio ordini e numeri di colonne
il Della pittura, Albelti indica, come fattote di <<nuovo inizio», l'artifi- capitelli e basi inusitate f e collega'vi conveniente e nuova gtazia di comici etavolati. E
cio: a questo egli sembra assegnate il compito di un periodico ringiova- con simili conscrizioni occupai me stessi sino che fl sonno occupò me f,j,

nimento dei tempi.


Eppure , la lode alla novitas brunelleschiana collide con la critica del- L'architettura, in tale passo, si rivela una sorta di medicina dell'ani-
la téchne emersa dal Theogenius. In ptima istanza, è registrabile un'im- ma, che tuttavia non ha il potere di mutare la fondamentale irrazionalità
pressionante antipolarità, che getta luci sinistre sulle radici stesse del creato: essa è invocata al fine di «distogliere da acerbe cure», non
dell'umanesimo. Da tempo, tuttavia, Eugenio Garin ha individuato co- per tentare di imporre al mondo una ratio vittoriosa. Quella medicina
me compito non differibile la lettura comparata del Momus e del De
re dell' anima, in altre patole, non salva l'uomo dal suo destino infelice. Ob-
aedzficatoria: un compito che, malgrado alcuni tentativ i, appate ancora bligato a vivere tra follie, tirannie e illusioni, l'uomo albertiano sembra
lnevaso .
o 8}
disporre soltanto di labili consolazioni.
Propri o nel Momus, viene offerto un aggancio per un' analisi «a Nelle maglie del De l'e aedzficatoria, in effetti, si nascondono i mede-
contrasto» dei due scritti. Elementi di positività, infatti, vengono indi- simi spunti pessimistici che muovono il Momus e le Intercoenales. Si leg-
viduati, piu che nell'opera del filosofo, in quella dell'architetto. Giove, ga come Alberti introdu ce il tema del bello nel VI libro:
entran do in un magnifico teatro insieme agli altri dèi, COs! ragiona fra Inoltre f la bellezza è qualità siffatta da contribuire in modo cospicuo alla
comodi-
alla durata dell'edif icio. Giacché nessuno potrà negare di sentirsi pio a
sé e sé: tà e perfino
pareti spoglie; né l'arte umana può trovare
at, qui hO$ ta- suo agio abitando tra pareti ornate che tra
( ... ) secum ipse suas ineptias accusabat consilliique tarditatem deplorab mezzo pio sicuro per proteggete i suoi pt'Odotti dalle offese dell'uomo
stesso; allZ1~ la
hos, quibus
Ics tam mirifici operis architectos non adivisset potius quam philosop bellezzafa si che l'im distruggi trice del nemico si acquieti e l'opera d'arte venga rispetta-
uteretur ad operis futuri descriptionem componendam &', ta, Oserei dire, insomma, che nessuna qualità, meglio del decoro
e della gradevolezza
e f.6.
formale, è in grado di preservare illeso un edificio dall'umano malvoler
Come accordare tale passo con le acri parole del Theogenius? L'ar-
chitettura è dunqu e chiamata a correggere un mondo dominato da una Dunqu e, la qualità è un deterrente. Essa si erge contro il male che
Fortun a che non conosce la Provvidenza cristiana? Il De,.e aedificato,.ia, pervade l'uomo stesso: l'architettura costituisce una diga eretta a conte-
a leggere bene, non contraddice il Theogenius. L'arch itettura preconiz- nere i danni dell'insanabile dualismo dell'essere. Impossibile non scor-
zata è emblema di virtus stoica: la «misu ra», tratta dalla natura, è priva gere una nota disperata in tale formulazione. Al potere dell'insopprim
i-
di hyb,.is, è modello di comportamento ispirato al dominio di se stessi. bile malvagità, viene contra pposto il debole potere della concinn itas, in-
ia
Eppure, un' architettura siffatta è ancora simulazione. La sua armon vocata, dopo poche frasi, come essenza della bellezza. La concùmitas,
microc osmo. L'uom o - il
non poggia su una mistica analogia fra maeto e principio primo di unità e corrispondenza delle parti è, per definizione,
sacro microcosmo dei pitagorici e dei neoplatonici - infatti, è quello che .
l'oppo sto della diabolica scissione cui Alberti vede condannato l'uomo
appare nel Momus, nelle Intercenali, nel Theogenius: lupo per i suoi si- La tensione verso ciò che rende organi smo - anima i-l'ogg etto archite t-
,
mili, corrutt ore della natura, nemico delle cose create. Quell'armonia tonico, contiene in sé un nucleo di riscatto. Dall' architetto - egli scrive
-
tenendo conto di tali pagine albertia ne, appare frutto di una volontà , di Stato, ol-
dipend ono in gran parte la stabilità, l'autorità e il decoro dello
una lotta contro gli istinti distruttori. Il colloquio con la «buon a natura» tre che la qualità della vita e del lavoro ". Ma è pronto , nel II libro, a rac-
avviene dopo una repressione; la «misura» è frutto di una faticosa con- comandare la modestia, irridendo alla mania neroniana per il colossale,
quista. alla superbia di Eliogabalo, agli inani tentativi rivolti al perforamento di
Si legga quanto lo stesso Alberti scrive sul senso del propri o rivolger- montagne". E nel libro IV l'irrisione investe il Dinocl'ate di Vitruvio
'"o
si alle meccaniche, all' architettura e alle matematiche nei P,.ofugio,.um La cultura umanistica, nel suo comple sso, concor da con Leon Batti-
ab ael'Umna libri: sta a proposito degli effetti politici e «civilizzatori» dell'architettura.
È
Per distogliermi da mie acetbe cure e tristi sollecitudini, soglio fra me investiga
re
esplicito, al proposito, Francesco Patrizi senese, che nel De institut ione
da fermare e
"ei fJublicae (Parigi 1494, ma redatto fra il 1465 e il 1471), reputa la forma
e construe re in mente qualche inaudita macchin a da muovere e portare,
non solo me
statuire cose gl"andissime e inestimabili. E qualche volta mfavvenne che urbana frutto di« buon governo» e auspica l'opera di un saggio archite
t-
me di me-
acquetai in mie agitazioni dfanimo, ma e ancora giunsi cose rare e degnissi nte alla saggez za delle istituzi oni. Da par-
moria, E talora, mancan domi simili investigazioni, composi a mente e coedificai to capace di dare forma eloque
Capitolo secondo Nicolò V e Leon Battista Alberti 57

te sua, nel De bene instituta re publiea, il veneziano Domenico Morosini procede nel suo breve elenco e in cui riferisce agli orifizi animali il nume-
- che inizia a scrivere nel 1497 circa - ritiene che la virtus dello Stato idea- ro dispari da osservare per le aperture negli edifici, lascia emergere un
le vada manifestata con architetture e opere urbane che diano magnifi- sarcasmo facilmente riconoscibile: si ricordino le albertiane (e luciane-
cienza e auetoritas tali, da conquistare il rispetto e il timore del nemico. A sche) lodi del lupo, del cane, del ragno, dell'asino, della mosca, capaci-
tal uopo - egli afferma - è necessario istituire una apposita magistratura a differenza dell'uomo - di operare naturaliter, raggiungendo per que-
che vigili «ad ornandum civitatis» ". Paolo Cortesi, infine, dando valore sto pii risultati.
morale e sociale alla symmetria antica, attribuisce alla magnificenza ar- Nel contesto dei suoi apologhi, inoltre, Leon Battista inserisce eti-
chitettonica il potere di incutere rispetto e di evitare sommosse". mologie scherzose, basate sul doppiosenso o sulle risonanze dei termini,
Il pensiero albertiano, tuttavia, contiene elementi difficilmente assi- con allusivi ammiccamenti al lettore. Nella Musea, l'ironia tocca il pen-
milabili dai contemporanei e dai successori. A differenza di quanto scri- siero pitagorico, chiamato, nel De l'e aedzfieatoria, a sancire solennemen-
verà Daniele Barbaro, la natura pone limiti, per lui, pili che sfide: la vera te l'assunto relativo al comportamento costante della natura. «Pithago-
natura da vincere è quella dell'animale uomo. Il Patriarca eletto di Aqui- rici - scrive Alberti - a musca musica nuncupavere» ", con un sarcastico
leia, a differenza di Leon Battista, è vicino a Petrarca, che, descrivendo il gioco di assonanze. «Nam - egli continua - cum ex gutrullo oleario ex-
panorama di Genova, aveva celebrato il lavoro modellatore compiuto que mitreta vinaria profundum intonans primas illas graves apud musi-
sul paesaggio urbano e sull'ambiente, parlando di «natura vinta dall'uo- cos notissimas voces ut atque re in usum produxisset, acutis sol et la ca-
mo;.> " . noris vocibus preter propter volitando ipso ex ethere applausisset, me-
Consideriamolo pili da vicino, il naturalismo di Alberti. Esso, anzi- dias voces mi et fa, quod subextincte et lugubres sint, telis aranearum
tutto, non è legittimato metafisicamente: come s'è accennato, Leon Bat- implicita effinxit». La musica è tratta dalla mosca: dal mondo degli in-
tista non ricorre alle formule in voga per giustificare i suoi assunti; in ciò setti - da cui lo stesso Alberti insegna a difendersi nel X libro del suo
- equivocando - è stata persino vista una carenza teorica ". L'awersione trattato" - deriverebbe l'arte pili vicina al sublime, secondo il pensiero
al neoplatonismo fiorentino non trapela soltanto dagli scherni contenuti neoplatonico. Come non leggere in tale scherzo letterario una stretta af-
nel Momus: la prisea theologia è una costruzione mentale che Alberti ri- finità con il passo che legittima l'esagono attraverso il modello degli al-
fiuta decisamente. Il naturalismo del De re aedi/ieatol'ia è piuttosto laico veari creati da api e erabrones?
e aristocratico. Ma con contraddizioni lasciate aperte. Ciò che rende Fra il De re aedz/ieatoria e gli Apologhi _. il «bestiario umanistico al-
l'uomo diverso dagli animali- è scritto nellibro IV" - è la ragione, unita bertiano », secondo le parole di Rosario Contarino '00 - emergono impre-
alle arti liberali e alla fortuna: a chi eccelle in tali doti va riservato il co- viste connessioni. Il polo comico non sembra affatto, per Alberti, frutto
mando, la legislazione e la disposizione della l'es divina religione. Para- di una letteraria e momentanea evasione: dietro il sorriso è la tragica co-
dossalmente, tuttavia, i modelli di comportamento provengono dagli scienza dell'insopprimibilità della contraddizione. Il varco aperto tra la
animali, retti da un superiore - in quanto integralmente «naturale» - stabilità del creato e la rottura costituita dall'uomo rimane aperto: l'atti-
equilibrio. vità virtuosa tende - ma tende solamente- al contenimento dell'insensa-
Nel trattare la forma circolare, Alberti - evitando di nuovo ogni rife- to dinamismo umano, acremente stigmatizzato nel Theogenius.
rimento metafisico -la dice soltanto «prevalente»: «rotundis naturam
in primis delectari, ex his, quae ductu eius habeantur gignantur aut I debiti di Alberti nei confronti dei classici è stato l'ili volte precisato,
fiant, in promptu est». Si tratta di un richiamo alla durevolezza, alla sta- esplorando le fonti dei suoi singoli motivi. Ridimensionato il debito ver-
bilità, alla costanza. Ma fra gli esempi di circolarità naturale, Leon Batti- so Luciano (Garin), è stato debitamente riconosciuto quello nei con-
sta enumera - insieme al globo terracqueo, gli astri e gli alberi - gli ani- fronti di Esopo; è stato visto nel proemio alla Natul'alis historia di Plinio
mali, «eurumque nidificationes» ". E nel giustificare le forme esagonali, il tema della dolorosa nascita e della debolezza fisiologica dell'uomo; an-
ecco apparire l'esempio delle eellae create da api, calabroni e insetti in cora nella «fisica» pliniana è anticipata la concezione albertiana di una
genere". Di contro, nel libro IX Alberti rammenta asetticamente le giu- ricerca che non tenda a forzare i limiti della conoscenza; spunti da Plu-
stificazioni filosofiche - miste a quelle provenienti da superstizioni di va- l'arco, Seneca, Teodoro Gaza, Columella, Pomponio Mela, Erodoto, Ci-
rio tipo - relative alle proprietà dei numeri ". Tuttavia, il modo in cui cerone, sono facilmente riconoscibili. E ci si meraviglierebbe del contra-
Nicolò V e Leon Battista Alberti 59
Capitolo secondo

l'io .. I16c~moscimento delle fonti ,non contrib,:isce che in minim~ parte a se, a quello che Valla riserva alla tralZslatio impetù: la sua polemica nei
defmne rl slgmflcato stonco dell opera alberllana: la sua concezIone del confronti delle magnificenze formali è vicina a quella di Leon Battista.
comico, dell'irrisione, dell'ironia, apre infatti un filone di pensiero che Un altro motivo tuttavia, conferma tale filo rosso: la relazione tra filolo-
giunge sino all' EeolZomium Mortae di Erasmo, con notevoli e ulteri06 gia e linguaggio.
conseguenze Wl,
Per Valla, la scienza retodca è il lZovum otgalZum del sapere, e la
L'osservazione contiene un risvolto, relativo alle assonanze del pen- «grammatica della parola» ne è strumento precipuo "': sin troppo facile
siero albertiano: Siè ta!volta proposta un'af:inità dei suoi temi con quelli individuare una relazione fra tale concezione e l'attenta esplorazione dei
della fIlosofia dI NIcolo da Cusa, ma non SI e nflettuto su uno spunto of- resti antichi da parte di Leon Battista. Piu interessante è la connessione,
ferto da Panofsky, che ha assimilato la prospettiva geometrica di Alberti istituita dal Valla, fra il linguaggio e la dvi/as: è quest'ultima che fonda il
alla filologia innovata da Lorenzo Valla, quale riscoperta della terza di- pdmo, e la eOlZsue/udo del sen"o - il suo storico «usus loquendi» - de-
luensione del tempo 102, termina e innova le strutture grammaticali e semantiche. Il debito di tale
L'anticonciliarista Valla è in aperto conflitto con Eugenio IV: la sua concezione nei confronti di Quintiliano è evidente. Chi falsifica e rende
polemica è diretta contro l'ecclesiologia storica e contro l'esercizio del- priva di senso la propria lingua - ne consegue Valla - dovrà essere con-
l'auto6tà papale, co?! come l'una e l'altro sono ridotti nella prassi, fon- dannato ed espulso dalla polù, come un coniatore di monete false: la de-
da~dosl sulla DonaZIone costantiniana. Il Constitutum, per l'umanista, è
formazione del linguaggio - e in parallelo quella del senno ecclesiologi-
anllevangelico; l'impetium pontificio è frutto di favola mendace ed ere- co, attuata dalla Legenda Silvestri - costituisce reato nei confronti della
tica '"'. Ne deriva un anticesarismo di marca repubblicana, fondato sulle comunità Wl.
dsultanze di una filologia usata come arma. Valla vede addirittura nella Analisi attente hanno individuato motivi non distanti da quelli vallia-
costruzione dei grandi tempIa un tradimento della primitiva eedesza, con ni nell' ope!'a dell' Alberti ". Nelle citazioni dell' arco di Rimini nel tempio
notazioni cui si 6allaccerà il pensiero evangelico del secolo successivo: Malatestiano, del Battistero fiorentino e di San Miniato al Monte nella
facciata di Santa Maria Novella, del« sacro etrusco antico» nel Sant'An-
O furcifer - egli scrive nel De falso credita et emelltl"ta C011Sttl1uini dOllatione 104_ drea mantovano, sono riconoscibili memorie tratte dal sermo delle co-
ec~l~sie ne, idest t~mpla Rome erant Fetra et Paulo dicate? Quis eas extruxerat? Quis
edIfICare ausus fUlsset? Cum nusquam foret, ut historia ait, christianis 10cus, nisi se-
munità in cui quelle opere sono destinate a sorgere ,m. La predilezione
creta et latebre. Aut si qua tempIa Rome fuissent illis dicata apostoIis, non erant di· per San Miniato è confessata dallo stesso Alberti nel De ieztlrehza "". Per
gna, in quibus tanta luminaria accenderentur, edicule sacre, non edes; sacella, non quanto riguarda Sant'Andrea, è probabile che Leon Battista abbia ten-
tempIa; oratoria il~tra privatos parietes, non publica delubra: non ergo ante cura ge- tato un'interpretazione etruscheggiante, avendo presente quanto aveva
renda erat de lummarrbus templorum quam de ipsis templis. scritto Leona!'do Bruni sull'origine etrusca di Mantova "'. Nell'universa-
Il sarcasmo dell'autore è accentuato dalla constatazione che la corru- lismo della sintassi albertiana, si insinuano motivi riferiti all'« usus lo-
zione dell'originario significato del termine eeclesia - unità di eOlZcives quendi» o alle radici storiche di comunità di cui vengono esaltate le ra-
di persone costituite nella polù, e successivamente comunione di cre: dici. La metafora di Quintiliano sviluppata dal Valla, «sermo ut num-
denti - consegue all'istituzionalizzazione dell' evalZgelium in imperium e mus, cui publica forma est», sembra fatta propria - con colorazioni sog-
dell'eeclesia stessa a /emplum"". Valla conclude che non v'è delitto piu gettive - da Leon Battista.
grave dell'asservimento di una comunità o di un popolo. Tali temi han- Pur essendo legato da amicizia con Poggio Btacciolini, Alberti è
no nspondenze nelle riflessioni albertiane: la c6tica al potere, la celebra- quanto mai lontano dall' evocazione romantica dell' antico da questi va-
zione del cristianesimo originario, la condanna dello sfarzo e delle gran- gheggiata. La deontologizzazione valliana del linguaggio, invece - la
dI Imprese fml a se stesse, uniscono - malgrado le diversità e le occasio- concezione di una verità soltanto logica, tale da rendere oziose le indagi-
nali divergenze - i pensieri dei due umanisti. Tanto piu, che le parole del ni sulle realtà indicibili - è quanto mai consona al pensiero di Leon Batti-
Valla contro la teocrazia e le sue espressioni monumentali suonano co- sta. La condanna, da questi piu volte espressa, dei tentativi di forzare i li-
me monito implicitamente critico nei confronti di quanto Nicolò Vaf- miti della conoscibilità umana, assume un tema pliniano, ma ha rispon-
fermerà nel suo «testamento politico ». Il disprezzo, che nel Momus è ri- denze nella RepastilZatio del Valla '''.
servato al Giove impaziente di nuove e magnifiche imprese, è affine, for- A fronte di tutto ciò, sono i passi del Theogenius poc' anzi ricordati.
60 Capitolo secondo Nicolò V e Leon Battista Alberti 6I

In essi è dichiarato efferato l'uomo che tenti di vincere l'acqua facendo pronto ad assumere radicalmente tale antinomia: Leon Battista sembra
stragi di alberi, le forze della gravità con la machinatio, le montagne sca- voler preservare quanto non è attingibile dalle parole - vedi il suo di-
vando cave. Abbiamo dunque a che fare, sembra, con un pensiero che sprezzo per l'inane curiosità relativa ai principii -liberando cosi l'agire
parte da una condanna della téchne e che giunge, attraverso riflessioni profano. La dissacrazione di ogni fondamento trascendente -la musIca
successive, ad assumerla in pieno. Ma tale spiegazione è tutt'altro che suggerita dalle mosche, le forme ideali create dagli insetti, la concinnitas
convincente. In che senso Alberti poteva pensare la tecnica come inna- plasmata sul corpo del cavallo - non implica alcuna negazione della tra-
turale? Se cosi fosse, le prime pagine del suo trattato sull' architettura sa- scendenza. Il fare è piuttosto riconosciuto come attività specificamente
rebbero ipocrite. umana, anche se ad esso non viene attribuito il potere di attingere alle
verità ultime. Un oceano divide Alberti da Luca Pacioli o da Francesco
Infine - scrive Alberti nel proemio del De re aedi/icatoria Il} -mediante il taglio Zorzi '"o Viene cosi sostanziato l'altro grande tema albertiano, quello dei
delle rupi, il traforo delle montagne, illivellamento delle valli, il contenimento delle
acque marine e lacustri, lo svuotamento delle paludi, la costruzione delle navi, la ret- limiti connaturati all' azione dei mortali.
dficazione del corso dei fiumi, lo scavo di sbocchi alle acque, la costruzione di ponti e Soltanto un umanista capace di spaziare in piti saperi poteva indivi-
di porti, egli [l'artefice] non soltanto risolse problemi di opportunità temporanea, duare la necessità, per la téchne, di conoscersi nella propria limitatezza.
hensl aprila strada verso ogni regione della terra. In tal modo, i diversi popoli potero- La hybris, che appartiene alla pretesa prometeica di fare della parte un
no scambievolmente rendersi partecipi di tutto quanto giovava al miglioramento del-
la salute e del tenore di vita: prodotti agricoli, profumi, pietre preziose, esperienze e tutto, è domabile attraverso una maieutica del limite. Difficile, tale lezio-
nozioni. ne albertiana: forse, essa non era del tutto comprensibile neanche ai
contemporanei, in quanto non sistematizzata dallo stesso Alberti. Ma
Non v'è dubbio: nel De re aedificatoria, alla tecnica è attribuita una non può lasciare indifferenti trovare un richiamo al mito di Prometeo al-
missione «civilizzatrice ». l'inizio del Momus "'; tanto piti, che ancora ad esso allude chiaramente la
Il ragionamento dovrà farsi raffinato, andando al fondo della menta- punizione finale inflitta da Giove al suo consigliere. La tonalità tragica
lità albertiana. Nel Theogenius è infatti awertibile il riflesso di una pro- che anima il pensiero albertiano è difficilmente contestabile: la dolorosa
fonda meditazione sul mito di Prometeo: questi, nei confronti di Zeus, è coscienza del dòlos è consustanziale a quella dell'inevitabile trasforma-
indubbiamente colpevole; il furto del fuoco, compiuto a danno degli dèi zione umana della natura.
non può che compromettere il dono che egli reca ai mortali. Come ha Dunque, architettura come manifestazione di etica: siamo nel clima
scritto in pagine profonde Massimo Cacciari, la sottrazione e l'inganno del De iciarchia. Un'etica, va aggiunto, che non rimanda a premi nel fu-
di Prometeo hanno un significato: ilfondamento della téchne nOn è nella turo, ma che si soddisfa di se stessa. Una lettera dell'Alberti a Paolo To-
téchne stessa"'. Quel fondamento è stato rubato. Autentico dòlos, per- scanelli è significativa al riguardo.
tanto, è rendere assoluta la téchne: crederla strumento capace di scio- In ea tamen - scrive Leon Battista re bene merendo moribus esse et virtutem
li) -

gliere dal Nomos divino; capace, cioè, di una totale autonomia. cnitendum, ut nobis Superi quam propitii adsint; neque tandem, si viltus ipsa sem~
Tale sarebbe, infatti, un'a tecnica sicura dei propri fondamenti, tota- per fortunae fuerit obnoxia, a virtute tamen uspiam esse discendendum; verum ita vi-
lizzante, immemore della colpa originaria. La punizione di Zeus, a sua vendwtl ut vitae quidem CUl'sum bonis anibus et semplici vil'tute l'eddi commodiol'em
putenms; at vero si fata nostras mortalium vires supcrent, patientia et tolerantia, quad
volta cieca alla «necessità» del furto di Prometeo, sarebbe allora tutt' al- ipsa necessitas postulet, esse nobis providendum.
tro che ingiusta. La catarsi, di cui la tragedia di Eschilo è premessa, ha
come condizione una presa di coscienza. È quanto accade in Alberti. Bisogna vivere come se. L'arte della simulazione è paradossalmente
L'erede di Prometeo riconosce la colpevolezza della tecnica: la sa rea e declinata in chiave stoica.
nello stesso tempo infondata. Proprio tale riconoscimento permetterà Proprio la simulazione - quella di Momo, ma con segno cambiato -
un uso cosciente della téchne; quella infondatezza priva la tecnica di viene cosi elevata, grazie a una volontà soggettiva, ad arte del vivere. At-
ogni pretesa di assolutezza, e per questo la rende tragicamente agibile. È traverso di essa, Alberti vuole vincere il disincanto, rifiutando di far agi-
infatti tragico che quanto concede sicurezza, casa, rimedi, sia anche ciò re il pessimismo, opponendo - disperatamente -la virtus ai capricci del-
che sconnette e che combatte la Terra. La tecnica allevia le pene umane, la fortuna. Proviamo ad avanzare con l'interpretazione. Cos'altto è l'ar-
ma nello stesso tempo è strumento implacabile di violenza. Alberti è chitettura se non «teatro» di razionalità? L'architetto «virtuoso» è tale
62 Capitolo secondo
Nicolò V e Leon Battista Alberti 63
per aver vinto la bestialità della natura umana. Il suo affidarsi a numerus ipotesi, mancano verifiche accurate "'. Certo non è nella Roma di papa
concinnatas e finitio è frutto di un' estetica dell' esistenza profondament~ Parentucelli che Leon Battista trova le occasioni per dar vita alla sua
«g~eca» :". Il culto del limite e della mediocritas, che informa il De l'e ae-
poetica fatta di orgogliosi e disperati frammenti di razionalità, paghi del-
dificat?na, consegue all' accetta~i?ne - volontaria, infondata, tragica - di la propria finitio.
tale etica. Non a caso, glI ermetiCI oggetti architettonici albertiani osten- Tuttavia, ciò che per Westfall è importante salvare è il ruolo di un Al-
tano la loro disperata solitudine.
berti ispiratore non tanto di architetture isolate, quanto di un «piano ».
Sare~b~ questa l'estetica di cui avrebbe dovuto servirsi papa Paren- Si tratterà di intendersi, iniziando con il sottrarre al termine «piano»
tu~elh? 1IU In generale, quale Alberti SIl'lvela omogeneo alle strategie di
ogni allusione malata di anacronismo. Come abbiamo tentato di dimo-
NIcolo V? Quello che SI mostra ostile a ogni autorità e che sferza l'auc-
st~are, quello del pontefice è anzitutto un progetto politico e come tale si
tOl'itas di Giove? O quello che tramanda l'accusa del Porcari, quel ta- SVIluppa nel tempo. In nessun modo quello di Nicolò V - come i «pia-
glIente «Clves esse non IIcere»? E il clima umanistico stimolato e favori-
ni» di Sisto IV, Giulio II, Leone X, Paolo III - è assimilabile a una map-
to da Niwlò V è davvero omol~~o a q?ello, complesso e soggettivo, di pa su CUI un «urbanIsta» abbia predeterminato il destino dell' aspetto fi-
Leon Bat;Ista? Volen~o salvare 1 IpotesI dI una collaborazione fra il pon- sico della città. Il che è del resto riconosciuto anche da Westfall (subito
tdI~e e 1 umanIsta, 1 UnICO punto dI appoggio sarebbe nell' etica della
dopo, però, aver affermato essere indubitabile l'attribuzione a Leon
dI~sllnulazIOne e nella preminenza dell' architettura espresse nel Momus.
Battista del « building project») "'.
L'mtellettuale spregiudica;o ,PUò divenire, scetticamente, consigliere Diviene a questo punto decisiva l'interpretazione del famoso passo
del prmclpe: SI tratt~ dI un etica che prelude a quella degli esp,.its forts, di Mattia Palmieri. Si tratta, wm'è noto, dell'unico documento che in
deglI erudItI hbertmi del secoli successivi. In nessun modo la tragicità qualche modo connetta il nome dell' Alberti alle imprese urbane nicoli-
del pensiero albertiano pUÒ essere invece assimilata alla lineare cultura
ne. Il cronista, dopo aver ricordato le nuove mura vaticane, parla dei
del biografo di papa Parentucelli, Giannozzo Manetti di cui anzi com' è pensieri papali per la basilica petriana, citando profonde fondazioni e
stato dimo.strato, costituisce l'antitesi ' 'o Volendo acce'ttare l'ipot~si dife-
un muro di tredici braccia. È a questo punto che egli fa entrare in scena
sa da Dehro, dal Pastor, da Westfall, bisognerebbe far attenzione a di- Leon Battista; ma l'umanista, nella sua cronaca, non presenta progetti,
stmguere le intenzioni papali da quelle, eventuali, dell' artista.
bensi consiglia di interrompere i lavori.
Pontifex - scrive Palmieri 12) - ornatiorem Beato Petro Basilicam condere volens
altissima jatit fundamenta murumque ulnamm tredecim erigit, sed magnus opus, a~
3. Una ve,.z/ica: Nicolò V, Albe,.ti e San Pietro. cuivis veterum aequandum primo Leonis Baptistae concilio intermittit; mol'S deinde
inm:atura dis.mpit. Leo Baptista Albertus vir ingenio praedictus acuto, et perspicaci,
A questopunto, l'analisi dei supporti documentari apre a diverse in- bOnlsque arubus, et doctrina exculto, eruditissimos a se scriptos de architectura li·
t~rpretaZIOnI. Per Westfall, Manetti avrebbe introdotto l'analogia Nico- bros Pontifici ostendit.
lo-~alomone e RossellIno-Hlram In omaggio al fatto che Rossellino stes-
Abbiamo dunque un intervento negativo, che esclude, pertanto, un
so e fIOrentino, menne l'Alberti non sarebbe citato data la sua dignità di
ruolo progettuale di Leon Battista per il coro petriano. È inoltre da sot-
t~onco e dI «progettlsta»: un ruolo, quest'ultimo, da riconoscere uffi-
tolineal'c il disappunto mostrato dal Palmieri in merito all'intervento al-
~Ialmente solo al pontefice "". Ma abbiamo visto che gli osservatori del-
bertiano. Il papa - egli scrive - inte1'l'ompe un' opera che avrebbe potuto
1 epoca.' che leggevano nel «progetto» di Nicolò V principalmente una essere paragonata a quella degli antichi. Ed è subito dopo che egli ricor-
s,nategla dI pot~re, no~ erar:o poi tanto II;,iopi; Tanto piti, che proprio da - facendo omaggio all'erudizione, all'intelligenza e alla dottrina del-
1 ~pporto speCIfICO dell archItettura albertIana e diffIcrlmente l'lconosci- l'Alberti, come a voler mitigare l'implicito giudizio precedente -la pre-
brle m quel «progetto». Dove, infatti, si sarebbe esercitata la mano del-
sentaZIOne del De l'e aedifi'catol'ia a Nicolò V.
l' Alb~rti? Non certo negli edifici capitolini: non regge assolutamente l'i-
Mattia Palmieri è un curiale pisano, che scrive la cronaca De tempol'i-
potesI dI un progetto male eseguito. Il restauro di Santo Stefano Roton-
bus suis nel '475, quando l'impresa petriana - dopo la ripresa voluta da
do o la ristruttur~~iOl~e di Castel Sant'Angelo? Per il primo tutti i dubbi Paolo II - subisce una fase di incertezza '''. Sulla fedeltà al vero della sua
l'lmangono gIUstIfICatI, mentre per il Castello, malgrado una stimolante
na1'l'azione sono stati espressi dubbi: i libri contabili registrano spese per
Nicolò V e Leon Battista Alberti
Capitolo secondo
mini piti competenti ». E l'opinione su quanto fare nella basilica petriana
la tribuna datate agli anni successivi, e il cronista potrebbe aver riferito è esplicitata nel libro X del De re aedificatoria:
al 1452 eventi accaduti due anni piti tardi. Di contro, è stato anche osser-
A Roma, poiché le pareti laterali della grande basilica di San Pietro si scostano
vato, non è impossibile che i conti si riferiscano a pendenze e ad arretra- dalla verticale incombendo sulle colonne e minacciando di far crollare il tetto, avevo
ti'''. Ma il punto non è questo: non v'era alcuna ragione di falsare l'opi- ideato questo rimedio. Ciascuna patte inclinata del muro, la quale era sostenuta da
nione albertiana, tanto piti che il disaccordo del cronista nei suoi con- una colonna, avevo stabilito di tagliarla via e toglierla di mezzo, e di rifare la zona ri·
fronti è palese. masta vuota in mura tura ordinaria e a piombo, collocando nel corso della costruzio·
Come sempre, i documenti parlano a seconda dei contesti in cui la ne, da ambo i lati, delle morse di pietra e dei fermagli molto robusti, a cui potessero
agganciarsi le restanti parti della costruzione in rinnovamento. Infine, l'architrave so·
costruzione storica li immerge. Per quanto ci riguarda, accettata con be- stenente il tetto, sotto cui si sarebbe dovuta togliere la parte inclinata del muro, io l'a·
neficio di inventario la testimonianza di Mattia Palmieri, non vediamo vrei fatta sostenere da certe macchine, dette «capre», erette al di sopra del tetto e as-
alcuna difficoltà a leggere nella successione dei fatti un legame concreto. sicurate sulle loro estremità inferiore alle zone piu sicure del tetto stesso e del muro.
Alberti si adopera a far interrompere i lavori relativi al coro di San Pie- La stessa cosa avrei fatto per tutte le altre colonne una per una, per tutta l'estensione
necessaria Il).
tro: il che dimostra che ha credito presso il papa, ma anche che la sua
consulenza non è stata richiesta prima dello scavo delle profonde fonda- Dunque, un attento restauro, e non un rifacimento, viene proposto -
zioni e dell'erezione del muro. L'Alberti rende nota al papa la sua opera e nei suoi particolari - da Leon Battista. Che nel citare al passato la sua
sull' architettura (forse ancora incompleta): mostra cioè le proprie cre- idea di« cura» (excogitaram), lascia pensare a proposte non prese (o non
denziali come studioso di tale disciplina; esibisce il supporto teorico ca- prese del tutto) in considerazione. Inoltre, diversi passi del trattato al-
pace di suffragare il suo no a un' opera che evidentemente non giudica bertiano esaltano - a sfavore del presente - la semplicità dei primitivi co-
corretta; entra in campo (o tenta di entrare in campo) nella Roma in cui stumi cristiani, letti come exempla di vinti e di vincolo comunitario. La
fervono lavori edilizi, come depositario di sapientia architettonica. basilica costantiniana viene evidentemente considerata da Alberti una
La conferma dell'ipotesi va cercata nel De l'e aedificatoria. Dopo aver testimonianza storica preziosa; ma ancor piti preziosa sembra per lui la
raccomandato, una volta di piti, di non affrontare imprese inconsulte memoria di un tempo mitizzato, la cui evocazione è parallela a una recisa
soltanto per uno sconsiderato desiderio di gloria, Alberti sconsiglia il va- condanna del presente.
ro di imprese edilizie troppo grandi: esse, a causa della brevità della vita Agli inizi della nostra religione - scrive Alberti nel libro VII ln - i nostri antenati,
umana e della loro stessa vastità, sono condannate a non essere compiu- uomini retti, usavano radunarsi in una cena in comune, non già per riempirsi di cibo
te dai primitivi ideatori ''''. Inoltre, fino alla sazietà, bensi per divenire, tramite questa reciproca familiarità, piu mansue-
ti, e pertornarsene poi con l'animo quieto e avido di virtu. Quivi dunque, dopo che i
chi a questi succede, a causa dell'ambizione, desidera assolutamente innovarla in presenti avevano, piu che consumato, assaggiato le vivande imbandite con la massi-
qualche parte e farsene cosi un merito; onde avviene che vengano guastati e mandati ma frugalità, si tenevano una lettura e una predica su argomenti teologici; e l'animo
in rovina edifici che altri avevano iniziato bene. lo credo- egli prosegue- che occorra di ognuno ardeva dal desiderio di agire per il bene di tutti e di coltivare la verità. InG·
mantenersi fedeli alle intenzioni degli autori, le quali sono state certo frutto di matura ne ciascuno, secondo che le sue sostanze glielo permettevano, offriva, deponendola
riflessione. Difatti, coloro che in origine diedero avvio all'opera possono essere stati nel centro, una somma, quale tributo dovuto alla pietà e giusta elemosina a chi ne fos·
guidati da determinati intenti, che noi, con un piu attento e prolungato esame e un se degno: denaro che il sacerdote preposto elargiva ai bisognosi. Ed ogni cosa allo
piu esatto giudizio, potremo scoprire. stesso modo era in comune tra loro, come tra amorosi fratelli.

Il passo non contiene soltanto una difesa dell'unitarietà e della coe- Ed ecco, di contro, la condanna delle moderne magnificenze, erette
renza del progetto: da esso, trapela un'esigenza di pietas nei confronti a maggior gloria di religiosi dimentichi dei loro doveri pastorali - è il
dell' eredità storica - e non soltanto di quella proveniente dall' antichità motivo che Alberti tratta nel Pontt/ex - e dell'imago Christi contenuta
classica - che avrà eredi illustri: si tratterà delle considerazioni di Bra- nel povero:
mante e di Leonardo sul duomo di Milano, ma anche, piti tardi, delle ri- Seguirono i tempi nostri, che ogni persona seria (gravis) dovrebbe biasimare. Sia
flessioni di Raffaello sul Gotico, stigmatizzate da Panofsky. In relazione detto ciò con buona pace dei vescovi, i quali, mentre dal canto loro, sotto pretesto di
all' operazione nicolina in San Pietro, può essere significativa la frase salvaguardare la loro dignità, a malapena si adattano a mostrarsi al popolo una sola
volta a capodanno hanno poi affollato tutte le chiese di altari, al punto che talvolta ...
successiva di Leon Battista: «Da ultimo, esortiamo a non dare inizio a Ma è inutile andare avanti.
un qualsivoglia esperimento senza il parere, anzi la decisione, degli uo-
66 Capitolo secondo Nicolò V e Leon Battista Albcrti

Come non leggere tali stt'ali albertiani come .affini a quelli che nel se: aveva impresso alla sua opera. I quali resteranno ignoti agli architetti che
colo successivo lancerà Erasmo, nel confrontt del medeSllll1 costumI attingeranno ai modelli albertiani.
della Roma triumphans? Si potrebbe persino legare la critica di Leon Recisi i legami con la tormentata opera letteraria di Leon Battista, il
Battista al coro di San Pietro a quelle che verranno sostenute, nel con- De re aedzficatoria si presterà a interpretazioni tranquillizzanti: sulla
fronti dei progetti di età leonina, da Raffaele Maffei: un ?rgomento che grandiosa e tragica consapevolezza dei limiti della téchne e dell'ar'-
riprenderemo nel v capitolo. Non può però essere sottaCluta la bnllantc bitrarietà delle norme si stenderà un velo di oblio. Un oblio forse neces-
ipotesi di Richard Krautheimer, ~he ha suggerito l'esistenza di un ?l0- sario, affinché una intera epoca potesse esprimere le proprie certezze.
6 dello albertiano per ti tempIO dell OrdznazlO~e dz Sa:'to Stefan~, dipinto Tale esito era implicito nella stessa concezione albertiana di una ar-
dal Beato Angelico nella cappella vattcana di Nicolo V. La chiesa dello chitettura considerata patte di un'esplorazione a tutto campo dei saperi
sfondo - aggiunge Krauthelmer -. potrebbe. nflett,ere un progetto ~i e della costruzione di un' etica tesa fra valori antitetici. Isolando quella
Leon Battista per San Pietro databile al prull1 anm 50, se non pnma : parte, facendone un tutto sganciato dal suo contesto, la cultura archi-
Del resto sullo sfondo della Predicazione di Santo Stefano - come altn tettonica del tardo xv secolo e del secolo successivo sarà obbligata a
hanno os~ervato - appare un edificio la cui intelaiatura rinvia vagamen- tradire i contenuti piu profondi del De re aedificatoria. Ma per una di-
te a palazzo Rucellai. . . , sciplina che procedeva verso la costruzione di un sapere dotato di auto-
Una consulenza albertiana per alcune architetture degh affreschi del- nomia, quel tradimento era condizione per tramandare il nucleo della
l'Angelico non è dunque improbabile; ma va tenuto conto dell~ defor- ricerca di Leon Battista. Con un paradosso: il portato di una visione del
mazioni del pittore - vedi, ad esempio, la succesSIOne delle noclere nel- mondo per la quale «tucto è niente», potrà essere omologato a conce-
l'Ordinazione - mentre l'ipotesi di un progetto vero e propno per la ba- zioni di segno opposto. Ed è indubbio che la limitata cultura letteraria
silica petriana va confrontata con le proposte per il suo restauro Sintetiz- degli architetti che succederanno all' Alberti svolgerà una funzione in
zate nel trattato. Il tutto, senza dllnentlcare la relaZione, posta dal Pal- tale riduzione.
mieri fra un intervento albertiano che interrompe un'operazione di ec- Rimane il fatto che il fautore di una medietas cosciente della colpa
cezio:1ale importanza per i programmi nicolini e la presentazione, da prometeica sarà fra le fonti di una l'es aedijicatoria orgogliosa dei propri
parte dell'Alberti stesso, di credenziali teoriche che suffraghino la sua contenuti di verità, e in quanto tale adeguata a formalizzare universali-
opinione.
Da non sottovalutare, pertanto, quell'i,ntervento.II ~o de, .. "rtl
Il'Alb ..
certo rivolto a un solo progetto, ma, data 1emblematlClta dell edlflc10 di
e
smi e autoritarismi. La vita delle forme agisce con suoi poteri: è ancor
piu necessario, per questo, ascoltare i lontani rumori che provengono
da battaglie che la memoria storica è chiamata a rielaborare di conti-
cui si tratta, esso equivale probabilmente a un no relativo a un costume nuo.
edilizio. Il si è nel salto radicale contenuto nel De re aedificatorza: ma non Di conseguenza, il cuneo che abbiamo int1'Odotto a separare la chia-
sembra che la Roma nicolina fosse pronta a recepirlo. E se veramente rezza degli intenti pontifici dalle sofferte ambiguità dell'uomo di cultu-
Leon Battista avesse dato consulenze per il Borgo Vaticano o per altre ra, non servirà certo a riaffermare scontate quanto inverificabili soglie
imprese edilizie del papa, bisognerebbe valutare tale colla~orazione nel fra età di mezzo e albori del moderno. In quella distanza, piuttosto, po-
quadro mentale offerto dal Momus: non come frutto di un Identlftcazlo- trà essere colta l'incomunicabilità fra due poteri: il primo, concretato in
ne con i programmi del pontefice-sovrano, bens! come affermaZione strategie e in atti di governo; il secondo, esercitato sui modi di espressio-
delle ragioni autonome della ratio aedzficandi.. . .• ne che rendono dicibile il come se del soggetto disincantato. Emerge, in-
Sarà dunque bene lasciare aperto il problema del rapporti fra Nicolo quietante, un intreccio che vede scontrarsi e ricomporsi pratiche di po-
V e l'Alberti: come del resto rimane aperto quello fra poten e cultura tere e linguaggi artistici: un degno terreno di confronto per studiosi at-
nell'età dell'Umanesimo. tenti alle divaricazioni e alle crepe della storia, piuttosto che a tranquil-
Va infatti registrato un fenomeno singolare. Lalezione architettonica lizzanti congruenze.
dell'ultimo Alberti - difficile anche a causa delle Incertezze sulle forme
realmente volute dall'autore"" - costituirà fondamento per lo svilupp~
di un' architettura priva dei connotati problematici che lo stesso Albertl
Nicolò V e Leon Battista Alberti
68 Capitolo secondo
medioevale: Bal'tolo da Sasso/errato e ColuccioSaf1lfati, Genova 1987; A. Toscano, Marsilio da Pa-
dova e Nicolò Macbiavelli, Ravenna 19 81 .
~ Cfr. P. Prodi, Il sovrano pontefice. UII corpo e due anime: la monarchia Pllpale nella prima età mo-
l Sul «piano» di Nicolò V, cfr. G. Dehio, Die Bauprojekte Nikolaus des Fiil/lleu und L. B. A/berti,
derna, Bologna 1982, citazione a p. 24·
in «Repertol'ium fiir Kunstwissensschaft», III (1880), pp. 241-75, che pone il problema, influen-
) Cfr. M. Caravale e A. Caracdolo, Lo Stato Pontificio da Martino Va Pio IX, in Storia d'Italia, di·
zando il Pastori P. Tomei, L'architettura a Roma lIel Quallrocen!O, Roma 1942, pp. 14-15 e passim;
T. Magnuson, Tbe Project ofNicholas V fol' Rebuilding the Borgo LeOl1ino in Rome, in «The Art retta da G. Galasso, 14, Torino 197 8 .
Bulletin», XXXVI (1954), pp. 89-II5; Id., Studies in Roma1/ Quattrocento Architecture, Stockholm 6 Prodi, Il sovrano ponte/ice cit., p. 29·
195 8 , pp. 85 sgg.; B. Zevi, A/berti, Leoll Battista, in Enciclopedia Universale dell'Arte, Venezia- 7 Ibid., p. 91.
Roma 1958, I, p. 192; E. Battisti, Roma Apocalittica e ReSa/omone, in Id., Rinascimento e Barocco & Ibid., pp. 91-92. Sul problema dello Stato nell'opera di Nicolò V, si veda anche K. Pleyer, Die Po-
Torino 196o, pp. 72 sgg.; G. Urban, Zum Neubauprojekt VOli St. Peter unter PapSI Nikolat/s V, i~ litik Nikolaus V, Stuttgart 1927. Un acuto saggio del Toews puntualizza il ruolo della politica eu-
Kellen Fes/scbri/t, Darmstadt 1963, pp. 131-73; C Thoenes, Studien zur Gescbichte des Petersplat- ropea di papa Parentucelli, osservando che il papato, nel SllO interagire con gli Stati europei, ac-
zes, in «2eitschrift fUr Kunstgeschichte», XXVI (1963), pp. 97 sgg., in pal'ticolare alle pp. XOI-4;]· quisisce i modi operativi delle nuove compagini statali «either by imitation or initiation». «It
Gadol, Leoll Battista Alberti: UniversalMan o/ tbe Early Renaùsat/ce, Chicago-London 1969, pp. was much more a question of accomodation to current political pressures - continua T oews - in
93 sgg.; S. Tadolini, Ilpiano per i Borghi di Nicolò Ve Leon Batlista Albel'!i, in «Strenna dei roma- the interests of maimaining a historic identity. For Nicholas this accomodation meant tbe conso-
nisti», XXXII (1971), pp. 357-64 (con un'improbabile ricostru?ione); L. H. Heydenreich e \Y./. lidation of the patrimony ofSt. Peter as a state». J. B. Toews, Formative Forces i/1 tbe Pontifi'cate
Lotz, Archt'tecture il1 Italy 1400 lo 1600, Hal'mondsworth 1974, p. 29; C. \YJ. \YJestfall, 111 tbis Most o/Nicholas V, 1447'1455, in «Tbc Catbolic Historical Review», LIV (1968), pp. 26r- 84' La citazio-
ne è a p. 28 4. Sulle conseguenze iconografiche della politica di Nicolò V, cfr. E. Schrotcl', Der Va-
Per/ect Paradise: Albertl~ Nicbolf1s V, and tbe IlIventiol1 o/ COllScious Urba11 Plam1Ìng in Rome
tican als Hiigel Apollons Imd del' Musen. KUllst und Panegyrik VOli Nikolaus V. bis ]u{ius lI. , in
1447-1455, University Park and London 1974, trad. h. Roma 1984 (con introduzione del sotto:
«Romische Quartalschrift», LXXV (198o), pp. 208-40; H. Wohl, Papal Patrol1age and Ibe Langua-
scritto, in cui vengono anticipate le ipotesi sviluppate nel presente capitolo); F. Borsi, Leon Batti- ge o/ Arts: Tbe Pontlficates o/Martin V, Et/gene IV and Nicholas V, in P. Brezzi e M. De Panizza
sta Alber/i. L'opera completa, Milano 1980, pp. 29-58 (ma su rale volume vedi la severa recensione Lorch (a cura dO, Umal1esimo a Roma ilei Quattrocento, Roma - New York 19 84, pp. 235-46 .
di N. Adams in «.Journal of the Society of Architectural Historians», XXXIX (980), n. 3, pp. 247-
9 Prodi, Il sovrano pontefice ciL, p. Ila e nota 55. Tale osservazione viene fatta da Prodi in parziale
248); C. L. Stinger, Tbe Renaissallce in Rome, BloomingtOn1985, pp. 156-58, 254-56, 266-68 epas-
polemica con le ipotesi del \Xfestfall, che, a detta dell'autore, tendono a enfatizzare l'importanza
si11l. Elementi per la revisione delle ipotesi correnti sono in Magnuson,Studiescit_, pp. 55 sgg.; C.
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2
University, Statè College 1987, II, pp. 31-56; S. Borsi, L'Albe/'tia Roma, in S. Danesi Squarzina (a feno e M. Tafuri, Via Giulia. Un'utopia urbanistica del '500, Roma 1975 ; G. Curcio, L'Ospedale
cura dD, Maestri/ioren/ilti Ilei cantieri romani del Quattrocento, Roma 1989, pp. 45-74- Vedi infi- di San Giova/lni in Laterano: funzione urbana di un'istituzione ospedallem, in «Storia dell'arte»,
ne A. M. Corbo, Note su alcune /ontiper la storia sociale di Roma al tempo di Nicolò Ve Callisto 197 8, n. 32, pp. 23-39; M. Tafuri, «Roma ilfsta1ll'ata». Strategie urbane e politiche pOlllzficie nella
III, in «Studi l'Omanh>, XXXVIII (1990), n. 1-2, pp. 53-68: l'autrice sottolinea la fragilità finanziaria Roma del primo '500, in C. L. Frommel, S. Ray eM. Tafuri, Ra//aello al'cbiteltO, Milano 19 84, pp.
della Camera Apostolica, causa delle mediazioni pontificie fra i notabili cittadini e la Camera DI'- 59- xo6 . Cfr. inoltre i fondamentali saggi di M. Miglio, Roma dopo Avignone. La rinascita politica
bis. Per quanto riguarda il Campidoglio, la Corbo - grazie a una capillare ricerca archivistica -
dell'antico, in S. Settis (a cura di), Memoria dell'antico nell'arte italiana. I. L'u.fa dei classici, Tori-
n019 84, pp. 75-lll ; Il dtomoa Roma. Varianti di U1/a costante nella tradizione dell'Antico: le scelte
mostra quanto sia difficile individuare con esattezza i reali promotori delle varie iniziative (pp.
pontificie, in S. D. Squarzina (a cura dj), Roma, centro ideale della cultura dell'Antico Ilei secoli xv
60-62). Di conseguenza, il ruolo di Nicolò V nell'impresa risulta alquanto ridimensionato. Gli e XVI, Milano 19 89, pp. 216-20, da integrare con C. Frugoni, L'anticbità: dai «Mirabilia» alla pro-
studi di Charles Burroughs sono srati raccolti nel volume From SigllS lo Design. Envirol/mental paganda politica, in Memoria dell'antico cit., I, pp. 5-72. Vedi infine M. Manicl'i Elia, L'uso del-
Process and Re/orm iII Earl)' Renaissance Rome, Cambridge-London 1990, consultato dopo la ste- l'antico, tra permanenza, mutazione e oblio dei sigmficati, in «Roma del Rinascimento», 19 89, pp.
sura del l'l'esente capitolo. 5-16 e S. Ray, Architettura e Antico: Roma 1500-J527, in Roma, centro ideale cit., pp. 248-5 6.
2 Cfr. \YJ. Ullmann, A I-listol)' o/Politicai Thougbt: Tbe Middle Ages, Hal'mondsworth t965 (trad. n eh. Ullmann, Medieval Foundatiolls cit., pp. 184-85 della trad. italiana. Ullman dà un grande si-
iL Roma-Bati 1984); Id., Tbe Individual and Society in Tbe Middle Ages, Baltimore 1966, uad. it. gnificato al bagno simbolico preso da Cola nella tinozza detta «di Costantino» e custodita nel
Roma-Bari 1974 e 1983; Id., Medievai Foundatio1/S o/Renaissallce I-Iumanism, London 1977, trad. Laterano: si tratterebbe di un lavacrum miiltare o regenerationis come tribuno del popolo, da
it. Roma-Bari 1980. Cfr. anche, di Ullmann, Origini medievali del Rinascimento, ini/Rinascimen- mettere in relazione alla proclamazione della sacra Romana l'es publica.
to, interpretazioni e problemi, Roma-Bari 1979, pp. 45- X02 . !~ Cfr. U1hnann, A History cit., p. 106 della trad. italiana.
J Cfr. Dllmann,~ His/~I?' ci~.~ pp. 227 sgg .. del.la tr~d. italiana., e inoltre: N. Rubinstein, Mal'silillso/ 15 Sul significato di tale operazione, cfr. L. Spezzaferro, La politica urbanistica dei Papi e !eorigini di
Padua andItabati Polttlca! Ihoug/~t ?/HfS .Tl!J1~,:1l Eu;ope mtbe Late Middle Ages, London 1965, via Giulia, in Via Giulia cit., p. 22 (ch-. anche le aggiunte degli autori alla seconda edizione, pp.
pp. 5z sgg.; M. A. Falclll PellegrInI, Legltlt1Jltta, legzltzmazione e l'esùtenza nella teoria politica
Nicolò V e Leon Battista Alberti
Ca.pitolo secondo
te in sulla piazza de' Trevi, con quelli armamenti di marmo che si veggiono, ne' quali sono l'afme
528-29); Curcio, L'Ospedale di S(/11 Giovanili cic Il senso politico della concessione sfugge invece di quel pontefice e del popolo romano». L'attribuzione è accolta, fra gli autori contemporanei,
a Guidoni, che, ignorando i saggi sopra citati, equivoca suUa natura dell'arciconfraternita del San anche da Gadol, Johnson e Finto. Cfr.J. Gadol, Leoll Bfmista Alberli: Universal Mall oftbe E((rI)'
Salvatore ad Sancra Sanctorum. Cfr. E. Guidoni, Roma e l'urbanistica del Trecento, in Storia del·
Rellaùsa1/ce, Chicago.London I963, p. 94; Johnson, Alberl1; Lean Ba!tùta cit., pp. 51-52;]. A.
l'arIe italiana Bùullld;, 5: Dal Medioevo (d Quattrocmlo, Torino 1983, p. 377. Difficile, comunque, Pinto, Tbc Trevi PoulItaill, Ne\\' Haven - Loodon 1986, pp. 28-31 (che tende però a vedere la ma-
è discutere con un autore che 110n si perita di falsificare le opere dei suoi colleghi per poi potede no dell'Alberti principalmente nell'iscrizione). Cfr. anche C. D'Onofrio, Acque e fonlalle di Ro-
criticare. Cfr. E. Guidoni, An/ico e modemo /tella cultum urbanistica romana del primo Rinasci"
ma, Roma I977, pp. 526 sgg. e Burroughs, From Signs ciL, pp. 91 sgg.
mento, in Roma, centro ideale cit., pp. 477 e 487 nota 6. Sulla credibilità scientifica dell'aurore,
21 Vespasiano da Bisticci, Levi/e, ed. A. Gl'eco, Firenze 1974, p. 24: «Era (".) Roma (.,,) come una
cfr. il saggio di I. Lori Sanfilippo, Roma nel XIV secolo: riflessioni in margine alla lettura didtle sag-
giuscdi "ellil «Storia dell't/rte italiana Eùwudi», in «Bullettino del!'Istituto Storico Italiano per il terra de vacai, perché si tenevano le pecore e le vache in sino dove sono oggi e' banchi de merca-
Medio Evo e Archivio Muratoriano», XCI (1984), pp. 1.36. Quanto osservato per Guidoni vale tanti C.. ) Ritornando di poi il pontefice con una bella corte, si rivestirono et rassettarono la mag-
anche per il saggio di A. Marino, Idoli e colossi: la staluaria anlica sulla piazza del Campidoglio da gior parte~>. Sulla vita e sull'aspetto della Roma del XIV e xv secolo, cfr. M. Miglio, Gruppi wciali
Sis/o IV a Leone X, in Roma, centro ideale cir., pp. 237 sgg., in particolare p. 245 nota 18. e azione polittàlnel/a Roma di Cola di Rienzo, in «Studi Romani», XXIII (1975), pp. 442-61; Id.,
L'immagi11e dell'onol'e al1tico.ll1divtdualitd e Imdiziolle della Roma lJJlmiCl!)a!e, ivi, XXXI (1983),
li, Cfr. M. Miglio, Una vocazione iII progresso: Micbele Cal/ellSI; biogm!o papale, in« Studi Medieva- pp. 252-64; Per la storia deL Trecellto a Roma, Manziana (Roma) 1991. Nel 1440, Leonardo Bruni,
li», 1971, pp. 463-524, ora in Stol'iografia pOl/tificit/ del Quatll'OCel1to, Bologna 1975, pp. 63-n8. Su scrivendo a Francesco Pizolpasso, definisce gli abitanti di Roma «collecticia turba », quanto Illai
tale volume, cfl'. R. Fubini, Papato e storiogmfia ileI Quattrocento. Storia, biografia e pl'Opagallda lontana dalla dignità di un «populus~> su cui si fondi la «l'es publica». Cito inJ. Ijsewin, Rome en
iII 1111 recellie studio, in «Studi medievali », 1977, pp. 321-51.
de bumallistùl..})e Literalur, in «Medddingen van de Koninkijke Academie VOOI' Wetenschap-
17 Una nuova e acuta lettura della cultura privilegiata da Nicolò V è nel saggio di L. Onofri, «Sicut pen, Lettel'en eo Schoone Kunsten van Belgie, Klasse der Letteren», XLVII (1987), pp. 26-73 (con
jremitus leol/i!; et regù im»: temi lleoplatol/ici e culto solare nell'orazione funebre per Nicolò V di riassunto in latino). Circa i giudizi su Roma nel Medioevo e nel xv secolo, cfr. E. e.J. Garms, Mito
]ean ]ouffroy, in «Humanistica Lovaniensa. Joumal of Neo·Latin Studies», XXXI (1982), pp. 1-28. e realtà di Roma l1e//a cultura europea. Viaggio e idea, immagine e immagillazione, in Sioria d'Ita-
Laura Onofri tratteggia la figura del pontefice proposta da Jean ]ouffroy come quella di un sa· lia. Annah, 5: 11 paesaggio, a cura di C. De Seta, Torino 1982, pp. 563 sgg., in particolare alle pp.
piente in contatto oracolm'e con la divinità in fOl'za della sua investitura. Si tratterebbe di un sape· 577 sgg.
re mantico che rimanda alla «plenitudo temporum ~> e a,una Chiesa trionfante e pacificata, oppo· 2l Cit. in F. Flamini, La lil'iCt/ toscana del Rinascimento (Interiore ai tempi del Magnifico, Pisa 1891,
sta ad una Chiesa della penitenza e della separazione. E significativo che l'exemplar sul quale il pp. 6W-Il.
]ouffroy modella l'effige di Nicolò V sia l'immagine del sole, esaltando contemporaneamente,
2) C. Fl'ugoni, Ulla lolttal/a città. Sentimenti e immagini ilei Medioevo, Torino J983, pp. 180 sgg.
come vi l'tu pontificale, «l'ira» (secondo Anistotele, fondamento dellaforti/udo). CfL anche C.
Vasoli, Profilo di UII papa U/JUlnùla: Tommaso Parenlllcelli, in Studi SI/Ila cultura del RÙUlscimell- ?l Cfr. l'In fessura, Diario della città di Roma (J;Stefano 5mbasellato, ed. O. Tommasini, in FOlltiper

lo, Mandmia 1968, pp. 69-121; L. Onofri, SacJ'l1/itd, immaginazione e pmposte politiche: la vi/(I di la storitl d'Italia, 5, Roma 1890, p. 49; E. Muntz, Les Arts dia cou)" des papes pelldtll111e XI'" et le
Nicolò V scrit/a da GiamlOzzo Manetti, in «Humanistica Lovaniensa», XXVllI (1979), pp. 27-77; xv!" siècle: Remil de documents illédits, 3 voll., Pal'is 1878.82, docc. relativi.
M. Miglio, Materiali e ipolesiperulla ricerca, inScritlure, bibliotecbee stampa a Rom(( Ile! Quatlro· 2) «1)uclus aquarum novem fuisse refert Julius Frontinus quem libellum ipse paulo ante repperi
cento. Aspetti e pl'Oblemi, Città del Vaticano 1980, pp. 15-31. absconsum abditumque in Monasterio Cassinensi ». P. Bracciolini, De variet((tae fortunae, in R.
l~ Cfr. C. L. Fl'ommel, Del' Palazzo Venezia in Rom, Gerda Henkel Vor!esung, Opladen 1982; Id., Va!entini e G. Zucchetti, Codice lopograjico dell(/ dud di Roma, Roma 1953, IV, pp. 23°-45. Cfr.
Fra!1cesco de/Borgo: Architekt Pius' Il. 1I11d Pau!us II. 1. Del' Pelersplatz und weitere l'iimiscbe Bali- inoltre R. Sabbadini, Le scoperte dei codici latini e greci nei secoli XIV e XI', Firenze x967, I, p. 85.
len Pius' Il. Piccolomini, in «R6misches Jahl'buch fùl' Kunstgeschichte», xx (1983), pp. 109- 26 A. Ciacconius, Vitae et l'es gestae pOlltificum rOI1UI1IO/'lllll, Roma x667, III, p. 961.
54; Id., Francesco del Borgo, ecc., II: Palllzzo Venezia, Palazzelto Venezia Imd Salt Marco, ivi, XXI 21 ASR, Camemle I, T.S., busta 1287 (X453), C. 1431': «Spese che si fanno quest'anno in piu disegni
(x984), pp. 73.164; Id., Chi era !'tlrcbitelto di Palazzo Venezia?, in Studi ill ollore di Giulio Carlo fuora di palazzo per mie mani deno dare addi XVIll de jugno due. 200 [de Camera] con [tanti] a
Arga", Roma 1984, II, pp. :~9-6o. Pietro di Giuliano di Cholona di chomandamemo di Nello, e quali N.S. dona per la forma de
19 «Romanae namque Ecclesiae auctoritatem maximam ac summam esse, ii soli intel1igl1nt, qui ori- l'acqua de Treio, e duc. 200 papali lo dette al prefato N.S. piu di sono de suo propri de quali non
ginem et incrementa sua ex literal'um cognitione perceperunt. Cetel'Owm vero CllllctorUIn Popu- ° fatta sicurtà».
lorum turbae literarum ignarae, penitus expertes, quamvis a doctis et e1'llditis Vids, qualil'l, et 2, M. Gargano, Nicolò V. La mostm dell'acqua di Trevi, in «Al'chivio della Societa Romana di Storia
quanta illa sunt, crebro audÌ1'e, eisque tamquam veris et cel'tis assentiri videantur, !lisi tamen Patria», CXI (1988), pp. 225-66, in particolare alle pp. 251 sgg. Il saggio costituisce la rielaborazio~
egregiis ql1ibusdam visis moveantUl', prefecto omnis illa eorul11 assensio debilibus et imbecillis ne di un capitolo della tesi di dottorato dello stesso autore, Arcbite/llll'll delle acque. Id/'{/ulic(/,
fl1ndamentis innixa, diururnitate temporis ita paulatim elabitur, ut plenllnque ad nihilum reci· fontalle, ponti, fiume e porti lIell(/ Roma del xv e del XVI secolo, IUAV, 1987.
dat. At vero quam iUa vulgaris opinio doclorum hominum l'elationibus fundata, magnis aedificiis 2~ C. BUlToughs, Below tbe Ange!: a11 Urbal1istic Pmjeci in tbe RomeofPope Nicholas V, in «Journal
pel'petuis quodammodo monumentis, ac testimonis paene sempitel'nis, quasi a Deo fabl'icatis, in of the Warburg and Courtauld Institutes», XLV (X982), pp. 94.124; Id., From Sig,lls cit., pp. 99
dies usque adeo corroboratur et confinuatu!', ut in vivos posterosque illarum admirabilium COIl- sgg., con un'analisi dettagliatil dell'opera complessiva di Nello da Bologna.
stl'llctionum conspectores continue traducatur; ac per hunc modum conservatur et augetul', at·
)0 ASVa, Reg. Vat., 435, C. 82V; cito in Burroughs, Below tbe Angel cit., p. 99 nota 23; Id., F/'Olll SigllS
que sic conservata et aucta, admirabili quadam devotione conditur, et capitur». G. Manetti, Vi/a
Nicolai V Sumnu' Ponltlicis, in Re1'll1ll IttlliC(lrtlm Scriptotes, III, 2, collo 949-50. Un'analisi del «te- cit., p. 100, in cui è precisato, tuttavia, che Nello rinuncia all'incarico in data 28 febbraio 1448.
stamento» di Nicolò V è in Miglio, Storiof',mfid pontificia ciL, pp. 98-nr. Per inquadrare il testo )1 Gargll1lO, Nicolò V cit., p. 255: ASVa, Reg, Vat., 429 (1453), cc. CXLIvr-cXLVW (c. CXLvr).

del Manetti nella cultura romana del xv secolo, è utile F. Gaeta, Sull'idea di Roma nell'Umane· ») Ib;d., C. CXLVlr; cit. in Gargano, Nicolò V ciL, p. 259.
simo e /tel Rù/(/scimellto. Appunti e sptfl1ti pel' (lI1a ricerca, in <~ Studi Romani», xxv (1977), pp. J) Cfr. la nota 27.
J69·86.
>; Vedi, al proposito, il saggio di Gargano cit., pp. 262-63.
~~ Vasari·Milanesi, Vite, II, pp. 5.38.,39' «Il pontefice -- scrive Vasari - col parere dell'uno di questi
Jj Cfr. Mack, Studies iII tbe Arcbi/ectul'al CareerofBemardo diMatteo Ghambarelli, cit., pp. 157.87,
duoi [Alberti] e coll'eseguire dell'altro [Rossellino] fece molte cose utili e degne di essere lodate:
in cui l'autore suppone che l'arrivo del Rossellino a Roma, nel 1451 - data in cui inizia ad apparire
come furollo il condotto dell'Acqua Vergine, il quale essendo guasto, si racçondò e si fece la fon-
Nicolò V e Lcon Battista Albcrti 73
Capitolo secondo
nei conti deUa Tesoreria papale - sia dovuta al tesoriere di Nicolò V, 'l'ommaso Spinelli (p. 15 8). de! 1453 con i discorsi fiorentini dello stesso Porcflri dci I427-28, e in particolare con la Diciaria di
Rossellino, che ne! J452 si trova a Firenze, è «ingegnere di palazzo» fino al1453. Cfr. inoltre messer Stefallo Porchari ( ..) iII commend(/zione di Dtlll/e Aldighieri, Cod. Barb. Lat. 4012, CL 31-
Mack, Bemardo Rosse/lil1o, L. B. Alberti al1d tbe Rome o/Pape Nicholas V cit. (che pubblica un 34, pubblicato in flppendice a «\fiv(/ la ltberlà et popu/o de Roma» cic, pp. 422-25. Sulle radici
elenco dei capomastri attivi sotto Nicolò V: vedi pp. 66·67; Id., Nicholas the Ftfth altd tbe Rebuil· umanistiche del Porcflri, cfr. anche Vasoli, Profilo di Wl pap(1 uml/Ilisla dt., pp. IIO·13· Nel valuta-
re le pagine albeltiane sulla congiura, è necessario tener presente il carattere dello scduo e la po-
dillg o/ Rome cit. sizione dell'autore in Curia. Va quindi dato un peso relativo agli elogi rivolti alla Roma nicolina:
)(, Cfr. Spezzaferro, La politica urbana dei Papi clt.; H. Broise cl- C Maire Vigucur, Strutture/ami. «Ager cultus, Urbs facta aurea proximo jubilaeo, civium dignitatis aucta, uti quisque postulan.
/iar/; spazio domeslico e arcbdettura chllle a Roma al/afilte del Medioevo, in Storia dell'Arte l!alia- dam a pontifice duxerat. Nulla exactiones, nulla nova vectigalia, summa justitia, maxima ornan-
11a Einaudi, 12: Momel1!idi architettura, Torino 1983, pp. 99-160; H. Broise, Les maiso"s d'habita- dae Urbis cura C.. ) Inter ceteras m'bes italas hanc n011 in postremo studiis bonarum flrtium dedi-
ttD" à Romeau xv c et XVJ c siècles: les leçons de /a documentatio" graphique, inJ. C Maire Vigueur tissimam [est]». Alberti, De po/,C(/r/(/ COlliural!Dl1e, ed. cit., pp. 26 4- 6 5.
(a cura di), D'une v/lle à l'aull'e: Slruclures 11latérielles et ol'g(//lIzatiol1 de l'espace dam les villes eu-
.;, Cfr. C. Grayson, A/berli; Leoll Baltù/a, in Dàiol/(/I'lo Biografico degli llti/iani, Roma 1960, I, p.
rapéell/les (X11l c-xvl" siècle), Roma 1989, pp. 609-29; Corba, Note su a/cune fonti ci1.
707. Secondo Giovanni Ponte, Alberti sarebbe invece rimasto insensibile Hi temi civici del Porca-
37 E. Re, I maestri di stl'dda, in «Archivio della R Società Romana di Storia Patria>~, XLlll (19 20 ), ri: Cfr. G. Ponte, Leoll Balfistl/ A/berti, uJ}/allistl/ e scrittore, Genova 1981, p. 76. Vedi invece R.
p. Wl (Statuto dei Magistri viamlll del 1452, cap. XXXIX). Fubini e A. Menci Gallorini, L'(wlobiogmfia di Leo/1 Battista A/berti. Stl/dio e ediZiolle, in d~illH'
lS Si noti tuttavia che, come ha dimostrato Simonetta Valtieri, le tre strade dorsali erano tagliate da scimento», serie II, vo1. XII, 1972, pp. 21'78, in particolare alle pp. 57-58. Sulla Vita anonima di
una «via magna» trasversale, di origine romana, ricordata nei Commel1tarii di Pio II. Essa attra- Alberti, considerata scrino autobiografico, cfr. anche R. Watkins, ]/)e Alllhorsbip of tl)(; Vi/a
versava la piazza di San Lorenzo in Damaso, proseguiva a sud fino alla piazzetta di Santa Brigida AlIoll)'ma o/Leoll Baltislcl Alberti, in «Studies in the Renaissance», IV (1957), pp. IOI-r2. Sulle po-
e si collegava, a nord, con la piazza di Pasquino e con l'odierna via di Santa Maria dell'Anima. La sizioni albertiane nei confronti dell'«mnanesimo civile» fiorentino, cfr. H. Baron, Leoll J3altl~/(1
Valtieri dimostra, inoltre, che il tratto finale della via del Pellegrino, verso Campo de' Fiori, viene Alherti as (111 Hei/' (/Ild Cri/icofFlorentine civic HWJl(ll1ism, in Id., III Se(//'C!) of Florenlille HW1/(/'
aperto da Sisto IV. Cfr. S. Valtieri, La zona di Campo de' Fiori, prima e dopo gli interventi di Sisto Ilism. Bssays 011 tbe TrallsitlDllfrom Medieval lo Modem Thougbl, Princeton (NJ) 1988, I, pp.
IV, in «L'Architettura, cronache estoria~>, xxx (1984), n. 346'47, pp. 648-60. Sulla via Peregrino- 25 8-88 . Burroughs (Prom Siglls ci t. , p. 170) osserva che Alberti risulta amico di Leonardo Dati, k-
rum, o Florida-Mercatorla, vedi Roma 13°0-1875 cit., pp. 26 sgg. Sulla Roma medievale, vedi R. gato, come Gaspare da Verona, a Stefano Porcari e ad Ambrogio TraversflrL Nei confronti del
Krautheimer, Roma. Profilo di ulla città, 312-13°8, Roma 19 81. Dati e di Gaspare, Nicolò V mostra grande freddezza.
)9 Spezzaferro, La politica mbanistica Clt., pp. 34-46. .;,> Cfr. M. Altieri, Li Nuptiali, a cura di E. Narducci, Roma 187:3; V. Zabughin, Ulla Ilovella t(lillllli·

.;0 Cfr. Tafuri, «Roma instaurata» cit. slica. L'Amorosa diMarc(/lItol1ioAltieri, Roma X909; D. Gnoli, 1.(1 Roma di Leone X, Milano 193 8 ,
1'1'.3 2 -52; A. Aso!' Rosa, Altieri Marcal/tonio, in DiziollanD Biografico degli Italiani, Roma 1960,
~I Bmise e Vigueur, Strutture familiari cir. val. II, pp. 560-6x; 'l'afuri,« Roma insfrmra/(I» ciì. Su! clima culturale e la vita quotidiana della Ro-
·11 rb/d., pp. 130 sgg. ma quattrocentesca dr. Miglio, L'immagille dell'onore al/fico ciL, pp. 252-64; Id., Roma dopo
~} lh/d., 1'.157. L'uso politico del riassetto viario e dell'eliminazione degli ostacoli ai liberi percorsi Avignone CiL; Id., Il ritorno ({ Roma cit.
era stato già sperimentato nella Firenze comunale. Il ceto colpito era stato quello magnatizio. La w Miglio, Storiografia pontificia cit., p. 105 nota 55·
via di San ProcIo, decisa nel 1301, viene destinata - in funzione antinobiliare - a permettere una ;1 L. Pastor, Storia dei Papi, Roma r9582, p. 623. Sulle critiche di Giorgio da Trebisonda alle imprese
sicura adduzione del grano in città: essa l'l'elude, pertanto, alle analoghe operazioni varate aRo· di pace di Nicolò V, vedi Onofri, Sacraldà cfc, p. 70. COSI scrive, inoltre, Lampugnino Birago nel-
ma da Sisto IV. Cfr. D. Friedman, Florelltine NeUJ TOWlls. Ul'ban Desigll iII the Late Middle Ages, lo Strategicoll adve/'sus Turcos: «At est nimis dicunt aliqui edificandi cupidus, nihil enim prete·
Cambridge (Mass.) - London 1988, pp. 204 sgg. rendum est aut dissimulandl1111 guod possit obiici. Fuit fateor edificando sumptuosissilllUS, vide
~~ Cfr. Re, l maestri di strada cit.; Id., Statuti della città di Roma del secolo xv, Roma 1883; L. Schia- quam non fugiam istud crimen. Sed quid tandem edificflndo privatam dOl11ul11 aut aliquod opus
parelli, Alcuni documenti dei Magistl'i aedi/icioru1lt Vrbis (secc. Xl/J e XIV), in «Archivio della So- vile? Ornavit Romam caput orbis, ornavit tempia, extruxit dignam pomificali maiestate sedem,
cietà Romana di Storia Patria», xxv (1902), pp. 5-60; C. Scaccia Scarafoni, L'autico statuto dei quam pari quoque exornavit supelectile at quo tempore cum supererant pecllnie esse salle peni·
magistri stm/arum, ivi, L (1927), pp. 239-308. Vedi inoltre, P. Cherubini, A. Modigliani, D. Sinisi nentes ad dispensationem 5uam et guas poterat occulere sibique retinere ... ~>, BAV, Vat. La\.
e O. Verdi, Un libro di multe pel' lo pulizia delle strade sotto Paolo II (21 luglio - 12 ottobre 14 67), 3423, f. 131'; cit. in Miglio, Storiografia pOllti/icia cic, p. 105 nota 55· Maria Giulia Aurigcmma, pu!'
ivi, CVIl (1984), in particolare alle pp. 55-73, con ampi rimandi bibliografici; Magnuson, Sttldies accettando la tradizionale ipotesi circa il coinvolgimento albeniano nei piani nicolini, sottolinea
cit., pp. 34-41; \Xfestfall, In Ihis Most Pelfec! Pamdise, trad. cit., pp. 158-68. Vedi anche Corbo, le etitiche avanzate dalPlatina nei confronti del papa. Nel L/berele villl Christil/comnilllll pOI/tifi·
Note su alcune/DIlli cit., pp. 55 sgg.: l'autrice vede negli Statuti del 1452 un tentativo di mediazio- ClI11!, il Pl.atina dichiara di apprezzare la politica culturale di Nicolò V, ma scrive che j progetti di
ne fra autorità pontificia e autorità capitoline, in vista di un'urgente razionalizzazione della strut· quest'ultul1o hanno avutO come esito l'arricchimento di alcune imprese edilizie e la realizzazione
tura urbana. di opere erette a scopo di difesa personale, dettate dalla pHura. Cfr. M. G. Aurigemma, La m//u/,(I
~j Cfr. M. Miglio, «Viva la libertà el poptllo de Roma». Ol'(/Ioria e Politica: Stefano Porcari, inPa/eo- architellollic(/ /Jella Roma qualtrocelltesc({ e gli lImal/lsti: aspetti di 1/11 problema storico, in «Atti c
graphica, Diplomatica et Archivistica. Studi in onore di Giulio Battelli, Roma 1979, I, pp. 381 -4 28 . memorie. Arcadia», serie III, VII (1979), pp. 143-68, in particolare p. 164.
All'amico Miglio chi scrive è grato per le preziose indicazioni e lo scambio di idee sui temi del ~] Cfl'. M. Manieri Elia, La Loggia Squarcia/Ilpiin Campidoglio (e un'ipolesi m//a Sal/a Selltl/oria), in
presente capitolo. Cfr. inoltre A. Modigliani, La /amiglia POl'cari tra memorie repubblicane e cu- «Architettura, storia e documenti», 1986, n. 2, pp. 79-86; e la recensione di Lorenzo Finocchi
rùdismo, in Ul1 pOllli/icato ed una città. Sislo IV (J471-148J), Atti del Convegno (Roma, 3-7 dicem- Ghersi, in d~oma del Rinascimento», 1989, pp. 193-95·
bre 1984), Città del Vaticano 1986, pp. 317-53. )J Manicri Elia, La Loggia Squarcialtlpi cit., p. 83. Comunque, b tesi relativa alla preesistenza della

~~ Le O1'azioni del Porcari, stampate nel 1874 da G. B. Carlo Giuliari furono da questi ritenute di 1'<Ul1p<l in questione al progetto di Michelangelo richiede attenti supplementi di istruttoria. La su·
Buonaccorso da Montemagno. Per la questione attributiva e il censimento dei manoscritti, cfr. il pervisione dei lavori nicolini nel palazzo senatorio è di Nello da Bologna, mentre - come accen-
saggio di Miglio, citato nella nota precedente, pp. 386 sgg. niamo anche nel testo - nel 1451 Paolo Romano è pagato per il completamento di alcune finestre
47 L. B. Albeni, De Porcaria colliul'atlDlle, in Opera inedita et pauca sep(lI'atim impreJ'Sa, a cura di G.
dello stesso edificio. Per l'importl111Za di Paolo Romflllo nel panorama artistico della Roma Cjuat-
Mancini, Firenze 1890, p. 260 (corsivi nostri). Giustamente Massimo Miglio confronta il discorso !Tocentesca, cfr. A. M. Corba, L'altività di ]>a% di Mariano (I Roma, in «Commentari», XVH
Nicolò V C Leon Battista Alberti 75
74 Capitolo secondo
Italia, tesa Hl rinnovamento, contrapposta con sarcasmo a! fervore religioso dei secoli X e XI (p.
(966), n. 1"3, PP.195~226. «Il CampidogJio- scrive Giovanni Rucellai -~ dove al presente habira il
699). La Roma di Nicolò V non poteva certo essere da lui annoverata fl'llie città «quas mmc mal'-
Senatore, grande parte cascato; anticamente era le forteze della tetra et anche vi si ragllnava il Se-
morea reddidere». Leon Battista sembra inoltre contmpporre ironicamente due forme di manill
nato et altri uffici ~>. Cfr. A. Perosa (a cura di), GiO/Jfl!1/1i Ruce1!aie ilmoZib(tldollc, I: «11 Z;billdo-
-le 2500 chiese contale a Roma, e le città rinnovatc- attraverso il richiamo all'opinione di talulli
1/e quaresimale», Lonclon 1960, pp. 72-76. «qui putent astt"O movente etiam hominum animos variari». Va notato per inciso che la tesi di
54 Cfr. il saggio, analitico e assai ben documentato, di Burroughs, Below ,bc Allge! cito Franco Borsi, che ritiene il De re acdificaloria frutto di una commissione di Nicolò V, in vista del
~5 Un palazzo papale l\CC<lnto alla Basilica Liberiana esisteva già nel XIII secolo: in esso sembra ab· suo programma urbanistico, poggia su morivazioni inconsistenti. Cfr. F. Borsi, Leali Ballisltl AI-
bia abitato Nicolò L Tra il 1421t il '423 vi abita Martino V, mentre a Nicolò V si debbono lavori di berl!~ il/rattato e le pl'Oporziol1i: (/IJver/enze di letllml, in «Quaderni dell'Istituto di Storia dell' Ar-
restauro e ampliamento. Cfr. Magnuson, Stlldies in Romall Quattrocento Architecture cit., pp. chitettura», n.s., fase. HO (Saggi nl ollore di Guglielmo De A/tgelis D'Ossa!), Roma 1987, pp. 165-
224-26. Con bolla del 23 maggio 1447, lo stesso Nicolò V concede esenzioni c impunità a qU<lnti si 168. La medesima tesi era stata avanzata nel commento di p. Portoghesi al De l'e aedifiàlloria, VI,
sarebbero stanziati nella zona immediatamente adiacente a Santa Maria Maggiore (vedi i docu- ed. Milano 1966, II, p. 44I nota I.
menti nell'appendice del presente capitolo). Cfr. anche C. D'Onof1:io, Reno/Hllio ROlJlae, Roma
(,~ S. Borsi, L'Alberli e Roma ciL, p. 49.
'973, pp. 158 e 162. Tale iniziativa fmicchisce il «modello urbano» nicolino: almeno all'inizio del
suo pontificato, Nicolò V sembra volere una Roma policentrica, con un nuovo nucleo coagulato o; Su ciò concordiamo con Ponte, Leon 13alll\la Albl'lii cit., p. 99. L'argomento era stllto avanzato
intorno alb seconda residenza pontificia, probabilmente in funzione del giubileo del 1450. Vedi anche in Magnuson, Sludies cit., pp. 95 sgg., in cui è una serrata critica alle ipotesi di Dehio. Sul
inoltre I.lnsolera, RO/l/a. Imlllagilli e reallii tùd x al xx secolo, Roma-Bari 198]2, pp. 28-29. Sul Pa- progetto per Borgo sono importanti le pagine di BUrl"ol.lghs, A Plml1led Mytb ciL. L'aurore, dopo
lazzo Vaticano di Nicolò V, visto come premessa ai programmi di Giulio Il e Leone X, si veda il nverosservato il carattere funzionale della biogrllfia del Manetti, fa notare che all'inizio del ponti-
sl\ggio di C. L. Frommcl, IL Paltlzzo Va/kallosotto Giu!ioII e Leolle X. Strutluree/tl11:àolli, in Raf ficato di Nicolò V le aree di Borgo - per la J1111ssima parte del Capitolo di San Pietro - sono de"
f{/ello il/ Va/ic(//w. Milano 198+ pp. n8 sgg. scritte nei documenti come mÙMe. Qualora davvero il papa avesse voluto realizzare la «viH curia·
lis» di cui parla Manetti -nota Burl'Oughs - avrebbe messo in moto il Capitolo Vaticano e avreb-
)1, Burwughs, Below Ibe Allgel cit., pp. 96-97.
be sancito faciliwzioni finanziarie analoghe a quelle già promulgate per le aree intorno a Santa
.1) Ibid., pp. In sgg. L'interpretazione in chiave scenogl'afica e teatrale proposta dal BUlToughs sem-
Maria Maggiore (pp. 199-200). Ne risulta confermato che tale progetto Hppartiene alla fine del
bra tuttavia forzata. Né, a giustificare un ruolo di Leon Battista nel disegno della ristrutturazione pontificato del Parentucelii: dopo la crisi, comunque, che interviene, nel 1453, a causa della presa
di Ponte, i contatti de!l'umanista con Tommaso Spinelli e con Gerardo Maffei - operatori inte- di Costantinopoli e alla congiura del Porcari.
ressati all'intervento sulla piazza, insieme a Giovanni Bonadies, guardiano della Compagnia dd
(,ì Cfr. R Krautheimer, lIJree Cbrùtùm Capilalx. l'opogmpby (md Polilics, Berkdey-London 1983,
San Salvatore - sembrano del rutto probanti. Sulla possibile mediazione di Tommaso Spinelli,
relativamente all'arrivo di Rossellino a Roma, cfr. la nota 35 e H. Saalman, Tommaso Spille/I!; Mi- trad. it Torino 1987, pp. SO-82. Krautheimer riproduce una pianta musiva dci VI secolo (Cleve-
che/ozzo, Mtl1leui (/ild Ro.uellillo, in «Journal of the Society of Architectural I-listorians», xxv land, Cleveland Museum) e una forma per ostie del VII-VIIl secolo, che illustrano la struttura ur·
(X966), pp. 151-64. Sul palaz%O fiorentino del tesoriere papale, datato 1458-65, vedi allche C. R. bana della Gemsalemme costantiniana descritta da Eusebio. Vedi a p. SI, figg. 48 e 49·
Mack, Bui/dillI', a FlorelllÌlle Pal(/ce: Ibe Pii/azzo Sì)inelli, in «Mitteilungen des Kunsthistorischen (,~ Cit. in Muntz, Les ArI.\" cic, I, p. 71 nota 2.
Institutes in Florenz», XXVll (1983), n. 3, pp. 26J-8+ Sul chiostro Spinelli a Santa Croce e sulla m Cfr. R. Romano e A. Tenenti, Introduzione a L. B. Alberti, I hbri delIri famiglùl, Torino 1969; A.
tomba di Spinello Spinelli cfr. Saalman, Tommaso Spillel/,' cit., pp. 152-60. Tenenti, Il MO!JluS nell'opeul diLeoll]3atfi.\·la Alberti, in «Il pensiero polirico», VII (1974), n. 3 pp.
", Burroughs, 13e/ow Ibe Auge! cit., p. 123. 321-33 (in francese), poi in Id., Credel/ze, Ide%gie, libertillismi 11'([ Medioevo ed Età lIIode/"l/((, Bo-
~~ Cfr. MlIgnuson, Stl/dies CiL, pp. 85-97. logna 1978, pp. 137-55; E. Gm'in, Sllidi su Ll'0I113atl/\ta A/berli, in Id., Rinascite e rivoluziolli. Mo-
(.'! C. D'Onofrio, Roma dal ado.1tillemrf (/Illicbi della cillà !Ilode/'}/(/, Latel'flllO-Borgo-Vatieano, Ro-
vimellti cu!tUI't/!i dal XVI al XVJ/l secolo, Roma-Bari 19762, pp. 133 sgg. Cfr. llnche l'utilizzazione
ma '982, pp. J04 sgg. (discutibile) che del MOl11us albertiano viene fatta nel volume di A. Olivieri, Pal/(/(!io, le corli e le
famiglie. Simulazione e morte nella mltul'([ (lrchileIlOlli(.'(/ del '5()O, Vicenza 1981. Cfr. inoltre G.
(,\ A. Ceen, l'be Quartierc de' ]3al/cbi: Ud)a/l P!{//lIlillg iII Rome in {he finI Ha/f of /be Cinquecenlo,
Santindlo, Leali ]3{/llista Alberti, Ima 1Jùiol1e estetic(/ de/ mOlldo e della vila, Firenze 1962, p. 260;
Ph. D. Universit)' of Pennsylvania 1977, UMI, Ann Arbor 1989, pp. 4°-42 e 76-77.
G. Ponte, Lepidus c Ubni)ela, in «Rinascimento», XJJ (X972), pp. 237-65; Baron, Leali }3(llIù/(/
l,l ASVa, Diver.\". Cam., 1472"76, f. 2030. Alberti as {m Heir and Crilic cit.; Ponte, Leollllilt/isliJ Alberti cit., pp. 52"7'. P. Mawlda, Cn~~i e
(,) Johannis Burchardi, Diariufl!, sive rerum Ut!}(/!/(I/'I{//l Commenlarii h/83-1.506, a cura di L Thua- C01lf!illo ill Leol? }3at!ù/a Alber/i, Roma 1988, pp. 15 sgg., vede, già nel De!!{/fmllig/ia, un dualismo
sne, Paris 1883, II, p. 601. volutamente irrisolto fra economi1\ dinamica e connessa al bene comune, e una visione auwrchi-
lA «Apprendiamo che a Roma, tra le altre, vi erallO due strade di questo genere [adducenti a basili- ca, naturalistica, dell'economia domestica.
che, teatri, templi], degne della piu grande meraviglià: l'una andava dalla porta fino alla basilica ì<l Cfr. Alberti, llibridellafà1Jligli{/ cit., libro III, pp . .218-22, su cui vedi Romano e Tenenti, 1nl/"Odll-
di S. Paolo, per una lunghezza complessiVll di cinque stadi; l'altra dalla parte della basilica di S. rione cit., pp. XXIV-XXVI, e Tenenti, 11 « MO!Jlus» cit., p. 147. Tenenti ha anche messo in rilievo i
Pierro, lunga 2500 piedi e ricopertl\ dà un porticato di marmo con copertura di piombo)). L. B. motivi di continuità che saldano l'ideologia familiare fiorentina: in pHrticolare, egli ha sottolinea-
Alberti, De re aedifietltoIÙ/, lrad. di Giovanni Orlandi, Milano 1966 (libro VIII, 6), voI. II, p. 708. to le comuni idee sul primato della famiglia sulla patria, presenti negli scritti di Giovanni di Paolo
Vedi al proposito le critiche espresse da Cesare De Seta alla intwduzione dello scrivente alla tra- Morelli e di Leon Battista Alberti. Cfr. A. Tenenti, L'ideologia dd/a famigliafiorelllÌllrlllel Qual"
duzione itali;ll1a del volume di \\festfa!!, 1/1 Ibis MasI Pe/fecl Ptl!'(u!ùecir.; cfr. C. De Seta, COllle in lrocenlo e Ilel Cil1quecento in Lafalllig!ia e la Fila quo/idi{/l/ri in Europa drll '400 al '6oo:fol?li e pro-
IIl/O specchio. La à/là l'Ìllliscimelllale ileI ({ De rC tlellJ/iC(/IOria» e md/e lanie, in Im(/go m-bis. Dalla blemi, Roma 1986, pp. 97-I07, ora in Id., SI(/to: III/'idea, ullalogica. Dal com/mC' it(i!ial/oa!!'assolu-
àfllì reale al/tl citlii ideale, Milano >986, p. 35 nota 39. Secondo De Seta, nel libro VIII di Alberti /ùmo fnlllcese, Bologna 1987, pp. 175'95. Con un'originale ipotesi, Mario Martelli ritiene che AI-
sarebbero indizi per confermare il coinvolgimento dell'llmanista nel progetto per Borgo: ma dal berti, al tempo del «Certame COl'Onarim>, sia vicino agli ottim<lti antimedicei: l'ansia di essere
testo suddetto non emerge alcun elemento in tal senso. StI'ade a portici e di uguali altezze - come riammesso a pieno titolo in una famiglia che lo respinge in quanto illegittimo, giustifica, secondo
osserva Magn\lson- erano comuni nelle città tardo medievali. L'attenzione all'igiene urbana e al- Mllt'telli, tale scelta politica. Essa sarebbe anche riflessa nella promozione di uno strumento lin-
la città antica, del resto - ne converrà l'amico De Seta - non costituiscono indizi decisivi. Tanto guistico come il volgare. Cfr. M. Martelli, Firenze, in Lelfe/'{/11I1'll ilalùl/la Einlludi. Sloria (' geo!!./'([-
piu che lo studioso napolemno suppone (p. 34) che l'VIII libro del De l'l' aedifica/orùl sia stato re- fili, Torino 1988, IIIr, pp. 72-8,3.
datto in allni Sllccessivi al X452. All'inizio del cap. Vdello stesso libro, Albeni constata una gara, in
Capitolo secondo N icolò V e Leon Battista Albcrti 77

JI Tenenti, 11 «MomllS» CiL, j). l'48. Vengono spesso ricordate le amichevoli relazioni fra Albeni e re un mondo inutile e assurdo; che dovunque impervetsano follia e malvagità; che l'unica evasio·
Tommaso Parentucelli, ma Carlo Dionisotti ha finemente notato che esiste una dicotomia fra i neè nella fantasia e nella sfuggente libertà dei moni - mentre il mondo stesso dei morti è una pal-
principi che consentono Il Leon Battista la realizzazione delle sue architetture - Ludovico Gon- lida trasparenza di quello dei vivi. L'elogio del vagabondo in cui il Momus In qualche modo cul-
zaga, Sigismondo Malatesta - o che lo accolgono come umanista - Federico da Montefeltro - e la mina e si conclude, col fifiuto di ogni civiltà e il richiamo alla natura, è la conclusione e l'epigrafe
curia papale da cui egli dipende. C. Dionisotti, Cbierici e laici, in Geografia es/oria della lellel'tllu- di un lungo travaglio». Si confronti tale passo del Ga1'in con l'altro, dello stesso autore, sulla sin-
1'(/ ilaliana, Torino 1969, p. 55. Romano e Tenenti aggiungono che l'accettazione dei principi ri- golare Vita S(ll/ctiPotili dell'Albe1'ti, ibid., pp. 187-88. Cecil Grayson ha evidenziato - nella W/a S.
sponde, nell'ottica fllbertiana, alla scelta di un male minore: è comunque evidente il disprezzo Patiti, scritta da Leon Battista nel 1432-34, Sll invito di Biagio Molin- il dualismo fra cOI//emplu.\"
per gli «stntuali », considerllti «pobblici servi». Romano e Tenenti, Illtroduztfme cit., p. XXXIII. !JlIlIldie vita umanistica. Ed è un bellissimo diavolo, si noti, che contrappone all'ascetismo del
Roma, evidentemente, consente all'Alberti un'autonomia altrimenti difficile da conseguire. Le santo la vita civile, ricordando che l'uomo è nato 110111)er isolarsi nella sua purezza, bensf per es-
ipotesi di Romano e Tenenti - critiche nei confronti dell'« umanesimo civile» caro a Hans Baron sere utile a se stesso e agli altri. Virlus e cari/as vengono contrapposte come valori antitetici: ne
- sono state analizzate nel volume di C. VasoIi, U/J1al1eS;'110 e Rinascimento, Palermo 1976, \)1). emerge già la visiol1e tragica dell'autore. Ancora Grayson nota, nell'opuscolo albertiano, una no"
298-300. Sul medesimo tema, cfr. R. Cardini, Mosa/d Il «,mmco» dell'Alberti, Roma 1990, in sralgia per il cristianesimo primitivo e una condanna della corruzione del clero: motivi che riaf-
panicolal'e a p. 51 (sul1'Intercenale Corolla). fiorano spesso nell'opera di Leon Battista. Cfr. C. Grayson (a cma di), Opuscoli inediti di LeoJ/
n Vedi, ad esempio, le riserve di Momo nei confronti delle inutili novità, il suo antifemminismo, il Battisla Alberti. «l'v1usC(( »; « Vila S. Poti/i», Firenze 1954, in particolare alle pp. 34-35· Ancora un
consiglio, dato a Giove, di prendere tempo prima di decidere la ristrutturazione o il rinnovamen- conflitto legge, nell'opuscolo, Paolo Marolda, riallacciandolo a quello da lui constatato nel Della
to del mondo, separando la fase di progettazione dalla realizzaZione. (<<Interea ad deliberandum falllig/ia, e, piu in generale, nell'intera opera albeniana. Cfr. Marokla, Crisi econ//itlo dt., pp. 73"
erit aliquid dandum spatii, quo aHud sit cogitandi, aliud agendi tempus»: una solta di parafrasi 78. Nel volume citato viene contestata l'opinione di Grayson, che vede un evolversi del pensiero
<lutoironica della separazione fra progetto e realizzazione teorizzata nel De l'e aedificatoria). Cfi'- albertiano da tematiche tradizionali a un concetto piu largo e operativo di «viltll>" raggiunto-
L. B. Alberti, M.omo o del principe, a cura di Rino Consolo, Genova 1986, p. 164. Contro le l'es 1/0- secondo l'autore - nel ventennio conclusivo dell'attività dell'u!llanista. Cfr. al proposito, C.
wc e la aedijialJldi Itbidillcvedi lbid., pp. 43, 172, 184, 196 e passim; sul valore normativo della na- Grayson, The HUl}/{lIlism ofL B. A/berti, in «ltalian Studies», xn (1957), pp. 37-56.
tura, pp. 46 e 48. L'ipotesi qui avanzata con beneficio d'inventario tende a vedere in Momo un ri- ,6 Garin, Rinascite e rivoluzio1/i cit., p. 148 nota 25. Vincenzo De Caprio nota che la produzione l(.'t-
tratto autoil'onico e autocritico dell'autore, che, attraverso il camaleontismo del personaggio, da- teraria albertiana posteriore a11443 non appare coinvolta nei miti della cultura cmiale; egli sot-
rebbe una lettura caricaturale delle proprie ambivalenze. Il cbe, tuttavia, non corrisponde a ogni tolinea inoltre alcuni l'ecupel'i, da parte di Leon Battista, della cultura medievale. Riprel1dendo
aspetto dell'azione di Momo. Vedi però il disprezzo espresso nei confronti del genere umano dfll una notazione di Garin, !'autore cita, in particolare, il De colltempll! mUl/di di Lotario Diacono.
protagonista, che sembra proprio riferirsi all'alitare chiedendosi «ne vero nOlll1le arch/lectUf}! Cfr. V. Dc Caprio, Roma, il1 Lelte/'tltlll'fi t'ta{ùlI1t1 Eil/audi. Storia e geografia dr., pp. 374-
elegantem omois malitiae praebui?>, (ibid., p. 68). Nel MO!JluS sono altri riferimenti scherzosi () 376. Il ricordo a motivi patristid da parte ddl'Alberti è stato piu volte sottolineato, anche per
causlici all'architettura, da mettere in relazione alla costante critica albertiana contro le ostenta- quanto riguarda le tecniche: cfr., ad eseml)io, G. Al'righi, Leali Battis/a Alberti e le sciellze esatte,
zioni e le Ol?e~-e prive di significato. Vedi a p. 200 (gli architetti che temono le modifiche degli in- in COl1vegno Il1te/'l/(lziollale indetto Ile! V Cen/ellario di Leol! Ballisla Alberti, Accademia Nazio-
competentr il! loro progetti); a p. 157 (l'arco di trionfo voluto preziosissimo da Giunone ma subi- nale dei Lincei, Roma 1974, pp. 155-212 , in particolare 1'.159. Interessante è l'osservazione di Gio-
l'o crollato); a p. J72 (iJ progetto dell'architetto Ruggine per un portico con cento colol1!;e di fel'ro vanni Orlandi (nello stesso volume., p. 288), che riconosce nel1'eSl)ressione l'es aedl/im/oria un'e-
e t.egole di a.cc~aio);.a p. 127. (strade sol mare, passaggi di flotte llttraverso foreste e sui monti, pro- timologia non classica, bensf derivata da Alberto Magno. L'autore precisa che aedifiCatolù/s, nel
sc!tlgament! cl! mari e laghI: una perfetta parodia del proemio del De l'e (Iedl/icaloria). L'intento latino cristiano, significa edificante in senso morale: malgrado un'apparizione isolata in Boezio, il
i\utopnrodistico è forse una delle chiavi di comprensione dell'opera. Cfr. l'opinione radicalmente termine, nel senso attribuitogli da Alberti, non precede i] XJ1l secolo. Forse, Leon Battista inten-
opposta di Ponte, Leoll Baltista Alberli cit., pp. 159-66. Una completa identifjcaziol1e dell' Alberti deva sovrapporre i due diversi significati, dando COSI alla sua concezione dell'architettura un'im-
con Momo è proposta in M. Jarzombek, 011 Leo1/ Baptista A/berti. His Litem!')' alld Aes/betic plicita connotazione etica.
Tbeories, Cambridge (Mass.), 1989, p. 160. Ma vedi l'interpretazione piu articolata espressa in A. ìJ L. B. Alberti, 1/Jeogenills, II, in Opere !Jo!gm'i, a cura di Cecil Graysoll, Bari 1966, II, p. 92.
Di Grado, L'ombm del camaleollte, in M01JlII.f, cd. cil., pp. 1-18. Sull'edizione del MO!J1{{S curata ·i.\ La citazione è in Garin, Rinasci/e cit., p. 159. Sull'(drrazionalismo» antiumanistico del Tbeoge-
da R. Consolo cfr. le ctitiche espresse nella recensione di Cecil Grayson, in «Giornale storico Ilius, cfr. P. Marolda, 'R(lgiolle' e 'follia' nel Theoge"ius di L B. Alberti, in «Rassegna della Lette-
della letteratura italiana», CLXIV (1987), n. 527, pp. 458-63 (che segnala il codice Lat. VI, I07 della ratura italiana», LXXXV (1981), n. 1-2, pp. 78-92; Id., Crisi e conflitto cit., pp. 89 sgg.; G. Scianati-
BNM, riveduto e corretto dall'AlbertO, e A. Perosa, COl/Sldemzioni Sl/Iesto e Iillgllal1el «Mo- co, L'esperienza dellafolliallel/a lettem/ut(/If"u/llistica. Note su Leol1 Battis/a Alber/i, in «Lavoro
llIU:;» dell'Alberti, in P. Hains\Vorth, V. Lucchesi, C. RoaE, D. Robey e J. R. Woodhouse, Ibe
Lallgllages ofLi/emtlfre /11 RelJ(//ss(/}/ce lIal)'. ForCecil Gmysoll, Oxfordl988, pp. 45-62. Cfr. infi- critico», 198'h 11. 31-32, pp. 173-213.
ne A. Borghini, Un'altra pl'Ob{/bile!ol1/e del «Momo» di L. B. Alberli: Esopo, in «Rivista di Lette- ;~ L'interpretazione del motto albertiano ha impegnato diversi studiosi, ma le pagine piu acute ri-
l'atma italiana», V (1987), n. 3, pp. 455-66 (e la recensione critica di Luigi 'l'l'enti in «Roma del Ri- mangono quelle del \YJind, chc - dopo un'analisi plausibile- restituisce all'!nquietante emblema
nascimento», 1989, pp. 13l'-32). albeniano la sua aura e i suoi significati plurali. Cfr. E. \YJind, Pagal1 M)'stenes oftbe Re/1aissal1ce,
New Have111958, uael. it. Milano 1985, pp. 283-88. Vedi anche R. \\'latkins, L B. Alber/i's Em-
ìJ Cfr. D. Marsh, Poggio al1d Alber/t:· 17Jree Notes, in «Rinascimento», sel'Ìe II, xxm (1983), pp.
blem, Ibe W/yllged E)'e, amI Hfs N(/Ille, Leo, in «Mitteilungen des Kunsrhistorischen Institutes in
189-215. Lo stesso Marsh (pp. 212-19) sottolinea il ruolo che hanno le massime pitagoriche per la Florenz», IX (1960)., pp. 256-58 (con una proposta di datazione a11438, sulla base di un passo del-
COllve/ala delle Ill/creoella/es: notazione da confrontare con la sottile derisione contenuta ne! la Vita (/Ilollima di Alberti); Gadol, Lcoll13atlis/a Alberti cit., pp. 69-70 (con un riferimento agli
MIISC(l, come si noterà pili oltre nel testo.
albertiani Al1ult);Jarzombek, Ol! Leol113f1ptis/a A/beni cit., pp. 63-65 (che sopravvaluta l'appari-
J~ L. 13. Alberti, MO/J!us? del Prllmì)e, a cura di Giuseppe Mal'tini, Bologna 1942, libro III, pp. 143- l'e del QlIId 111m nel Somlliulll); L. Scbneider, Leo11 Ballis/a Alberli: Some Biogl'tlpbical Implica-
144; ed. R Consolo CIL, p. 226. tiollS oj Ibe W1inged Eye, in «The Art Bulletin», I.xxn (1990), pp. 261-70.
" «Veramente - scrive Gllrin in Rillasdte e rivoluzioni cir., Pl). 179-80 - il discorso delle In/ercellali MI Cenni al panteismo albertiano _ confermato chlll'eSpl'essione «la natura, cioè Iddio», contenuta
è il rovescio simmetrico della compostezza dei trattati, e il Momus la !)arodia celeste e terrestre nel Il libro della Fallliglia-. sono in Santinello, Leoll Ballis/a Alberti cit., p. I03; G. Fal'ris, Su« Re-
dell'Arcbitettum. Qui si fabbrica la città dell'uomo, a misura di ragione. L1 si constata che ragio- h'g/o» e «Temp/um» in Leo" Bllflùla A/berli, in Miscelùmea di sludia/ber/iani, Genova 1975, pp.
Ile e virtu non hanno spazio, né in cielo né in terra; che nessun architetro può aimare Giove a l:ib- 97-11I; Pontc, Leali Balll:~t(f Alberli cit., p. 33. Si noti che illola 11!(lchùw est Deus è assai vicino a
Capitolo secondo Nicolò V e Lcon Battista Alberti 79
un passo del Momus: «immortalem quidem ipsum esse mundum atgu~ aeternum; et cum tam che i problemi di geometria e di meccanica contenuti nei LlIdimalemalici sono considerati da Al-
multa in eo divina qU;1;si membra conspìciantur, .1ft/tuo lotam bm/c macblllam del/m eHe». Alber- berti passatempi scientifici, come è deducibile dal titolo dell'operetta dedicata a Meliaduso
ti, MOI1l1(s, ed. 1986 cit., p. 182 (corsivi nostri). d'Este. Cfr. L. Vllgnetti, COllsidemziol1i sui «Lutli mtifem(1Iici», in «Studi e documenti di archi-
SI L;1; l'Ìn;1;scit;1; deJJ;1; dottrina dell'eternità del mondo, che conquista il pensiero occidentale dopo la tettura», 1972, n. I, pp. 175-259.
metà del XllI secolo è stata magistralmente esaminata nel volume di E. H. Kamorowicz, The g, «Accedit quod haec una, de qua loquimur, commoditati atque etiam perennitati plurimum af-
A
KÙlgS Two Bodies. SllIdy in Mediaeva! Politica! Tbeo!ogy, Princeton (N.J.), 1957, trad. it. Tori, ferr adiumenti. Quis enim non secum agi commodius 11ffirmabit, ubi sese ime!' ornatos, quam si
no 1989, pp. 234 sgg. La teoria ari~totelica dell'il!iI:1itata c~ntÌl:t~ità della razza umana viene ~on~ neglectOs imra parietes l'eceperit? Aut quid alioquin ram obfinnatlll1l dfici ulla bominum arte
nessa da Kantorowicz, alle idee d! progresso l'ehg!oso e sCientifiCO, oltre che a nuove conceZlO111 l'oterit, quod ab hominum iniuria satis munitum sit? At pulchritudo etiam ab infesris hostibus
etich~. Infine l'autore riconosce una congt'Uenza fra quella stessa teoria e il desiderio di fama, il impetrabit, ut iras temperent atgue inviolatam se esse patiantur; ut hoc audeam dicere: nulla re
perpell/(lI1di /;omillls desiderill1Jl, individuando, per esso, precedenti nel pensiero giuridico me- tutum aeque ab hominum iniuria atque il1esum [utlll'um opus, quam formae dignitate acvenusta-
dievale (ibid., p. 238). te. Buc omnis cura, omnis diligentia, omnis impensae ratio conferenda est: UI' quae feceris, cum
hl Cfr. C. Smith, Origimdity and Cullurai Progress ill the Qual/rocento. Bml1e!lesc~)i's Dom~ (1Il~.a utilia et coml11oda sint, tum et praecipue sint ornarissima ac perinde gratissima, quoad qui spec-
Letter by Alberli, in «Rinascimento», serie II, XXVlU (1988), pp. 29:-318. GombtJch aveva md.!vI- tent, nulla in re alibi tantum erogatum esse impensae l11alint quam ist1c». Alberti, De re (Icchfica-
duato, per la lettera dedicatoria della versione volgare del Della ptltu~'a (1436)~ una fonte antica: toria, VI, 2, ed. Ol'landi dt., II, p. 447. Jan Bialostocky ha osselvato che il bello albertiano, seda-
una lettera di Plinio a Caninius Rufus, avente a sua volta una fonte 111 un epigramma greco su tore di passioni, ha un significato diverso da quello, eccitante, attribuitogli da Platone e Cicero-
Omero. Cfr. E. H. Gombrich, A C!tlJsic Topos il1 tbe InlroduClioll lo Alberli's « Della pittul't/>J, in ne. Cfr.]. Bialostocky, Tbe Power oIBCtltfIY. A Ulopitm Idea 01 Leon13(/tlùta Alberli, in Sludiell
«Tournal of the W/arburg and COtutauld Institutes)>, xx (1957), p. 173- Plinio scrive che ~ dopo zur Toskanlschell Ktllls'- Feslsclmft liil' Ludwig H. Heydenrcicb, Mlinchen J964, pp. 13-19.
a\'er ascoltato una commedia di« Vergilius Romanus» modellata su Menandro-- non è piu possi- 87 Dere aedi/icatori(/, prologo, ed. cit., I, p. 13: «Demum hoc sit ad rem, stabilitatem clignitatem de-
bile affermare che la natura si sia esaurita. La Smith osserva che l'esaltazione albertiana della cu- cllsque l'ci publicae plurimul1l debere architecto ... »
pola di BruneHeschi, concepita «senza precettori, senza essemplo alcuno», va molto piu in là. La
~s Ibid., l. II, 3, ed. dt., I, p. 105 (cfr. anche I, 9, p. 67).
lode aJJa novità assoluta ~secondo l'autrice~ implica una vittoria, antilucreziana, dei moderni su-
gli antichi, dovuta alla !Ilacbil1atio e alla riscoperta di Pappo. Inc.i~entah~;nte,.va nota~o ~I:e il w IbM., l. VI, 4, ed. CiL, II, p. 459.
«senza precettori» albertiano ha rispondenze nella fam.osa OppOSIZione dI I ?gwo l~1'acclolmr al- 50 Su tali aspetti delle opere del Patrizi e del Morosini, cfr. M. Taful'Ì, Venezi(/ e il Rinascimenlo. Re-
l'assunzione di Giovanni Argiropulo come professore di greco presso lo Studio d! FU'cnze (cfr. E. ligionc, scienza, archilettura, Torino 1985, pp. I56-62.
Garin, Rill'at/o di Poggio Bracciolini, prefazione alle Ft/cezie, a cura. di M. Ciccuto, Milano 1983,
91 Cfr. K. Weil-Garris eJ. F. D'Amico, l'be Renaiss{/l1Ce Cardinal's ideaIPa/ace: a Cbaplerjrom COI'-
ora in E. Gadn, Umanùti, artùli, sciemiati. Studi sui Ril1ascimellto ltaliallo, Roma !983, p. 5.'3. La
lesi's ((De Can/inalalll», in H. A. Millon (a cura di), Sludies in Ilali{/l1 Al't (lIld Archi/ec/lIl'e 15th
Smith legge nel passo albeniano un contenuto su cui avrebbe potuto concordare Lorenzo Valla.
tbl'oflgb 18th Cell/uries, Roma - Cambridge (Mass.) - London 198o, pp. 45-n9.
Il Poggio aveva invece sostenuto, insieme a Niccolò Niccoli, la superiorità degli antichi sui mo-
derni: Garin, op. ciI., p. 55 (Ma vedi anche I. Kajanto, Poggio BN/cciolini an! Cft/ssicism. A s~/(d)' ~)] Sulle relazioni Barbaro-Albeni cfr. Tafuri, Venezia cit., pp. 187-9°. Su Petrarca e Genova vedi
iII Bari)' IlalùlI1 HlllJ/mt!S1Jl, Helsinki 1987, 1'.12). Hans Baro!~ ha letto la dedica a Br.un.ellesch! co- Frugoni, Ulla iOI1I(/1/(/ città CiL, p. 127. Esiste tuttavia una relazione fra il pensiero di Petrarca e
me testimonianza della Querelle llluaniSlica antichi-moder!l!, paragonandola a testI di Benedetto quello di Alberri, come hanno intuito Baron e Marsh. Cfr. D. Marsh, Pel1'tlrch (/fU! Alberti, in Re-
Accolti e di Alamanno RinuccinL Lo stesso autore nota nel passo albertiano un atteggiamento di- l1t11SSal1Ce Studics i/1 HanoI' 01 Cmig Htrgb Smylh, Firenze 1985, 1, pp. 363-75; Baron, III Setlrch 01
verso da quello precedentemente espresso nel Decommodis: in tale testo, l'unica strada lecita ap- Florelllille Gvic Htmla11l:~m cit., I, p. 276. Alberto Asor Rosa ha tratteggiato caratteristiche del
pariva l'imitazione degli antichi. Barotl, 11/ Search o/Florelltine HUII?d1U:w? cit., II, pp. 93-94 e no- pensiero e del comportamento petrarchesco che, a nostro avviso, trovano continuità nell'Alberti
ta 28 alle pp. 94-95. (ch. A. Asor Rosa, La/ol/daziolle dei /aico, in LeltemlUI'a ittllùwa Einaudi, V: Le Queslioni, Tori-
no 1986, pp. 26'31). Petrarca sceglie, secondo l'autore, la strada «del perpetuo conflitto, dell'ilTe-
Si Garin, Ri1/(/scitee l'ivo/uzioni ci1., P.153. Una lettura comparata dei due scritti albertiani è nel sag-
solubile contraddizione» (p. 27). Asor Rosa coglie inoltre la sostanza della polemica Boccaccio-
gio di L. Aluffi Begliomini, Note SlfIl'opeJ'a dell'Alberli: ti «j~omll~>J e i/ «De I.'e a~di/ic~/().ria », in
Petrarca, dopo l'accettazione, da parte del secondo, dell'ospitalità viscontea a Milano (1353). Pe-
«Rinascimento», serie II, Xil (1972), pp. 267-83. Poco COl1Vmcentl, al propositO, l testi dI Ponte,
trarca risponde, allo sdegno di Boccaccio, che «ubi c..) tyranni desunt, tyrannizant populi}>, cosi
Leoll Ballis/a Alberli cit., pp. 79-9°, e di]al'zombek, O" Leali Baplls/a Alberli dt., pp. 159-66. Ve- che «nullus tyrannide locus vacat». Tuttavia, l'animo del vero sapiente rimane libera quale che
di anche Marolda, Crisi e con/litto cit., p. 1lI-37·
sia la sua collocazione nella storia. È dunque necessario rimanere al di sopra delle partì, facendosi
8. Alberti Momus, ed. Martini, IV, p. 150; ed. Consolo, p. 234. [Giove] «si dava dell'idiota e del ri- piuttosto «persuasori di pace». La spada del letterato è la penna, strumento di vinu e di concor-
tardato' in cuor suo, poiché non si era rivolto agli architetti di un'opera cosi st1'llol'dinal'ia [le co- dia (ibld., pp. 96-102). Viene COSI fondata una tradizione per il comportamento degli intellettuali
lonne di marmo paria del teatro], piuttosto che ai filosofi, l'CI' pianificare il m~dello dell~londo italiani; è inoltre evidente l'analogiil fra il compito assegnato da Petrarca alla penna e quello rico-
futuro». Si noti tuttavia, che Caronte ha, di fronte allo stesso teatro, una reazione ben (1Ive1'sa. nosciuto da Leon Battista Alberti come specifico dell'architettura. Temi albertiani sono tuttavia
Egli ride di tali «homilllUl1 ineptias, qui tantos Jabores con~umpserint de.n.lol!en~i~ m~ntib~s ~t rinvenibili 1lnche in Boccaccio: il problema necessita di un'adeguata indagine.
immanem ipsi molem construel'ent» (ibid., p. 258) ..Albem conferma qm II.glUd!zlo.dr empleta,
9J Cfr. R. Betts, Tbe Arcbileclllm! Theories 01 Fmllcesco di Giorgio, Ph. D. Princeton University,
dato nel Theogenius, rellltivo alla violenza della tecmca. Sul ~e~ua de.l teat~·o !Il Albe1'tl, .cfr. L. Ce-
sarini Mal'tinelli, Mel40re teatrali in Leoll13t1ttisla Alberlt, !Il «Rmasclment(}), sene II, XXIX 1971, UMI, Ann Arbor 1989, pp. 100 sgg. Secondo Betts, Francesco di Giorgio è spinto, dalla let-
tura del De re {{edilicatorl", a trasformare la materia depositata Ciloticamente nella sua prima ver-
(r989) pp. 3-51. L'autrice nota che, nel Momus, Caronte deprezza !'arte al confronto della natura
sione dci Tn/ualiin una teoria architeu-onicaorganizzata (pp. 109-10); l'autore stima quest'ultima
e dei fiori (pp. 21-22). Il tema dci fiori in Alberti è stato sottolineato in E. Garin, Il peltsiero di
l'ili consistente di quella albel'tiana, adducendo come prova il rifiuto dell'analogia antropomorfi.
Leon Baltista Albel'li: c(/mtleri ecol/lmsti, in «Rinascimento», serie II, XII (1972), pp. 3-20. In ViI'-
IIIS, tuttavia, In cura per i fiori e le farfalle, da parte degli dèi, assume un significato negativo: cfr.
ca da parte di Leon Battista (PP.1l3-15). Secondo Bens, Francesco di Giorgio critica le teorie al-
bertiane sulle proporzioni (pp. n6-q). Nel De l'C (ledilicalorÙl, IX, VIII (ed. cit., II, p. 835), è sbri-
qui la nota 117. gativamente scritto che gli antichi hanno tratto le colonne dalle proporzioni umane, senza assu-
SI L. B. Albeni, Pro/ugiomlll ab aerum1li/libri, in Opere volgari cit., II, pp. 181-82. Cfr. anche l'edi-
mere la notizia a fondamento teorico. Comunque, la distanza fra il senese e l'Alberti è enorme,
zione a cura di Giovanni Ponte, Genova 1988, pp. II4-r5, Grayson data i Pro/ugia al 1441-42. An- dato anche lo scarto fra le loro culture. Il primo offre un'interpretazione ingenua della dialettica
80 Capitolo secondo Nicolò Ve Lcon Battista Alberti

fra norma e invenzione, estranea alla tormentata riflessione nlbcl'tiana. Il che non toglie che esi- Zippel, Padova 1982, pp. 198 e 475 (per un confronto con la seconda versione, libro II, cap. 4).
stano affinità fra l'nl'chitcttura 1l111rtiniana c le concezioni di Leon Battj~ta. Sul carattere dell'ar- Cfr. anche il saggio di S. I. Camporeale, Lorenzo \!a!/(/ «J(epasliJ/atio», ùberpriml(s: Reloricrl e
chitetto ideale dell' Alberti, cfr. le osservazioni contenute nel saggio di F. Toker, Alberti'sJdeal /illgllflggio, in Lorenzo V(/l/a c /'lIIlltlllesimo i/{lIÙlIIO, Padova 1986, pp. 217-.,9.
Al'cbdect: RCltaissaf/ce- or Go/bic?, in RCl/tiissallCf: Studies iII HOllo/" oj Craig Hugh Sm)'lb Clt., II, 10'De l'et/edificatoria, IX, lO, ed. cit., II, p. 857. Nello stesso libro, vedi le reiterate critiche allcosten-
pp. 667-74. Ackcrman ha invece os.se~"at~) che, con il pe Pic!lf/"tl, Alb~rti port~ k: j(~ec ~cll'~)ttj.c~ tazioni di ricchezza, alla magnificenza, all'inconsueto (in particolare, il cap. II, pp. 865-67). Sulla
medievale nelle botteghe degli nrtlstl, eVItando, grazIe a un approccIo J11ntel'lahstlCo, l pnnClpl polemica nei cOllfronti dd volgare, accesasi nel 14.35-36 fra Leonardo Bruni e Flavio Biondo, e
neoplatonici. Vedi). S. Ackcl'man, Alberti's Ligh!, in Stlldies il1 Late Mechcval «mi Rell(/h'UlIlce sulla posizione dell'Alberti, cfr. Baron, TbeCrisis ojtbe Eari)' It(/Iù/ll J(el/(/lsS(/lIce cit., pp. 371-79.
Pailliing i" HOllo/' o/M/Ilare! Me/ss, Ne\\' York 1977, I, p . .276. I~ stato osservato che ne! Co",pol1el1dl~ cifris, scritto da Alberti a Roma nel 1466, viene riconosciu-
~" De l'e (fedlfica/ol'ia, IV, x, ed. cit" I, p. 269. ta la natlU'll convenzionale del linguaggio. Cfr. G. Curcio, e M. Manieri Elia,A/'cbt'lettll/'a ecitlà.]
9\ Ibid, VII, 4, ed. cic, II, p. 549·
J/lodellie la prassi, Roma·Bari 1989, pp. 106-7· Vedi anche l'esaltazione di« una libertà scnza trop-
pe regole (.,,) secondo l'uso ereditato dai padri», nell'Intercenale LIf/Jus. Cfr. Alberti, Apologbi
% Ibid., p. 551. ed elogi dt., pp. 126-27.
~) lbld., IX, 5, ed. ciL, II, pp. 8r9 e 8u.
w, Vedi, al proposito, le intelligenti osservazioni contenute nel saggio di A. Bruschi, No/e sul/a jor·
% Cfr. L. B. Alberti, Ap%ghi ed e/agi, a cura di Rosario Contarino, Genova 1984, p.188. ~fr. an.ch~
mazione dell'Alberti, in «Palladio», xxv (1978), n. 1, pp. 6-44, in particolarc alle pp. 24-25. Cfr.
Grayson, Opuscoli inediti ciL, p. 56. (d Pitagorici chi~marono musica d~~ mos;a le.artl~~lazlOl1l anche P. W!. Lehmann, A/berli a/l(1 Antiqui!)': Addilional Obscrvatiolls, in «'fhe Art Bulletin»,
della voccc la modulazione del canto, di cui enmo particolarmente appasslOnat!, affmche I poste- LXX (1988), n . .3, pp . .388''4°0. Weinberger ha supposto, da parte sua, un legame fra la facciata
ri capissero che essi ben si ricordavano del beneficio ricevuto. Infatti, [~cendo echeg!?iare in pro- progettata per la cattedrale di Firenze e la facciata albertiana di Santa Maria Novella. Vedi M.
fondità l'ampolla dell'olio e l'orcio per il vino, la mosca produss: l,e prnne n?te gravI, ben ~ono­ Wcinberger, Thejirs! Paçade o/tbe Cathedral ojF/orence, in «Joul'lla! or the Warburg and Com-
sciutedai musicisti, il doe il l'e, volteggiando nel cielo, lontano e V1ClllO, fece rlsuonare levoci acu- tauld Institutes», IV-V (1941-42), p. 79. Sul carattere di palazzo Rucellai, Cflpace di «acquistare nel
te, il sol e il/a, mentre le note medie, che sono cupe e lugubri, formò impigliata nella tela del ra- popolo grandissima benevolenza e grazia» - seguendo il De Ojjiciis ciceroniano - cfr. F. \VI.
gno»). Kent, l'be Making oja Renflissallce Ptltl'OlI ojtbe Al'ls, in Giov((/lIIi Rllcellai ed ilSlfO ZIlJtlldolle, II:
o De l'e aedij;ca/oria, X, 15, ed. cit., II, pp. 980 sgg. A Florelltine PatricùlI1 (md bis Pedace, London 198r, pp. 9 sgg. Sulla funzionalità del linguaggio,
1(\' R. Contarino, Il bestiario U!!l(Il/!stico di L. B. A/berti, Inlroduzione aAlberti,A1Jo(oghi cit., pp. 15- cosi come emerge dall'albertiana Gmllll1latica de!/a 1i1Igu(/ toscflna, cfr. Ponte, Leo" Brltlùta AI-
berti dt., pp. J35-38. SU tali temi vedi anche il capitolo l di questo volume.
4°·
Wl Cfr. il saggio di R. Klein, Un m'Peci de l'herméneulique à l'àg~ de l'bt,f!~JaI1l.:<;I~!(,: le ,!Mme dujo{( et 110 De icia/'cbù/ (1469), in L. B. Alberti, OfJerevo/gari, a cura di G. Grayson cit., II, p .• 87. Cfr. anche
l'ti'onie humanùle, in Umallismo e ermelleutica, quaderno dl «ArchIVIO di hloso6~».' 196~, ~,pp. Gadol, Leml BrllfI:~ta Alberli: Universa! Man oj/be Earl)' R.ell{/is_WIIlCe cit., pp. 10'229.
II-25; Id., La jOl'me et l'ifltelligible, Paris 1970, trad .. it. T?rin~ 1975~ pp. 4,77 ~g!~.; E. Mattlob, Lu· m Cfr. Baron, Tbe Crù!s 01 t/x Bari)' It(/lùlII RellaiSStIllCe, trae!. cit., p. 305; Id., I" Se(/rch ojFlol'('1/-
ciallo e l'Umal/esimo, Napoli 1980, pp. 74 sgg.; Garm, RmasCite e rlVo!lI;aOIli ClL, pp. 133 sgg.; M. liue C;vic Hlflllallislll cit., I, p. 59.
Ta[uri, Giu/io RomallO: linguaggio, meli tali/lÌ, COli/mittenti, in Gill/i? RO!Jl({/IO, ~il~n~ 1989, pp.
49-53. Cfr. inoltre l'introdui:ione di Delio Cantimori a Erasmo, E/oglO della pazzta, 101'1110 1964, e II.< Nella Repastiualio, Lorenzo Valla riconosce che la verità è una proprietà della mente, per cui
!'autentico 50pboJ è il grammatico: la retorica, pertanto, flttinge alle dimensioni collo.wbtli delle
Scianatico, L'esperiellza de!/a jO!/Ùl cir.
cose. Viene cosi negato un concetto di verità come consonanza tra pensiero c realtlÌ, in coerenza
Wl E. Panofsky, Renaissal1ce a"d Re/lascences ill \'(Ies/em Art, Stockholm 1960, trad. il. Milano J971,
con la tesi valliana relativn alla cOllslIettfdo loquelldi. Ne discende hl realtà indicibile di Dio, cui si
p. lO8. Sul rapporto Alberti-Cusano, vedi il suntO bibliografico in H. \Y/. K1'll[t, Gescbicble der può soltanto alludere per similitudini e immagini: alla Rivelazione ci si può accostare come
Al'chdek/I(I'/beorie VOll del' Alllt'ke bif ZIIr Gege!lUJrlrt, Munchen 1985, trad. iL Bari-Roma 1988, p. «grammatici» del testo. Cfr. Camporeale, Lorel/zo Vf/!la «R.efJ(/slina/io» cit.
384 nota 39.
llJ «Quid del1lum, quod abscissis rupibus, perfossis monribus, completis convallibus, coercitis bell
103 Cfr. L. Valla, Deja/so credita el eme/ltita COllstanti1/i dOlltltiolle, su cui vedi S.l. Can~poreale O.
marique, expurgata palude, coaedificatis navibus, directis fluminibus, expeditis hostiis, consti-
P., Lorenzo V(illa. Umal/esimo e le%gia, Firenze 1972, pa.fS!m; Id., Lorellzo Va!/a e ti «De jalso tutis pO!ltibus portuque non soillm temporariis hominum commodis providit, venUl1 et aditlls ad
credda dOl1atiOlle». Retorica, libel'ttÌ ed ecclesiologia Ilel '400, in «Memorie Domenic::Ule», n.s., omnes O1·bis provincias patefedt?» De re aNhfic{/loria, prologo, ed. cit., pp. 9-II. Ma cfr. il Mo-
XIX (r988), pp. 191-293. "'"S: «Narrabantur et rerum monstra: alias sU'ata mari via obequirasse, alios per sylvas perque
](\j Vana, De fii/so, ed. cit., p. m. La condanna valliana dei tel~lpl~ no.n viene.d~l tutto, :ondivisa d~l. salrus tradu::dsse chlssem, alios subfossis montibus media per saxa intimaque per viscera terrae
l'Alberti, le cui posizioni al proposito sono analizzate in l'arns, Su «J(e/'glO» e ({ lemplum» Clt. suos traxisse Clll'l'US, alios immani strue caelulll aggrcssos petere, alios flumina et lacus edpuisse
L'autoreosscrva che LeOll Battista, per rimanere fedele al suo naturalismo, avrebbe dovuto nega- mari atgue extinxisse, mediumque intra aridum terrae solum acclusisse maria». («Si parlava di
re alle chiese ogni importanza. Tuttavia, egli aggi~ngc, il.'empllllll è pcr.Alberti siglllllJ; iusli:;~e, fani prodigiosi: alcuni avevano cavalcato su una strada IracciatH sul mare; altri avevano fatto pas-
in quanto realizza, con la presenza del popolo, l'af-ferm.az,onc comumtana della lcg.ge. Essodlvle- sare una flotta per monti e foreste; altri avevano scavilto le montagne e avevano guidato i loro car-
ne COSI sigllffm ordillis. Ed è quanto lo stesso Alberu seml;m\ vo.ler tras~lettel'e Hnpa~ta:)do l.a ri tra le rocce fino in fondo alle viscere della terra, altri avev<lllO dato la scalata al cielo Su di un'im-
chiesa di Sant' Andrea a Mantova. Ma si consideri anche la Simpatia albertHlna per un cnstHmeSI- mensa catasta, altri ancora avevano strappato al mare fiumi e laghi prosci\lgandoli, e avevano rac·
ma comunitario ed evangelico, richiamato più volte in questo capitolo. chiuso distese d'acqull dentro l'arida terra»). Alberti, MOl1ltls, ed. Consolo cic, pp. 126-28. Il pas-
1O~ Cfr. Camporeale, Lorellzo \falla dL, p. 297; Id., L. Val/{/ e il «De jalso D'edila» cit., p. 242. so entra in consonanza con quello del De l'e aedijicatol'ia in cui Alberti censura i committenti e i
l"~ Ibid., pp. 253-54. progettisti di opere favolose ma prive di utilità, fra cui Dinocr1lte: essi apP<liono, ai suoi occhi, re-
sponsabili di una dollia della tecnica». L'esempio positivo contrapposto è quello della regina
,07 «CA consuetudine loquendi] siquis descivel'it - scrive Valla - non secus a c~.lOro litterato.,.-um re-
Nicotri, citato da Erodoto: correggendo il corso dell'Eufrate, essa aveva reso il territorio irrigabi"
pellendus, quamlegum ll10rumque conte.mptOl~ a civitate e~pellendus est- ht ut sunt varo m.ores
le e difendibile. De re aedtfk,({/ol'ia, VI, 4, ed. cic, II, pp. 458 e 460.
variegue leges nationul1l ac populol'U!1l, Ha varlae nature Imgtlar~m, apu? SliOS ~l11aneque Il1tc·
menHa et sane!"a. Bec itaque usu darissimol'll!ll auctorum et publ!co quasI popub consenso san- ll~ M. Cacciari, Dell'Inizio, Milano 1990, PP, 359 sgg. Una storia del mito di Prometeo, dalle fomi
cita, intel' leges ac ima repolluntun>. L. Valla, Rep(/stilla/io dia/ectice el philosopbie, a cura di G. greche alle rappresentazioni pittoriche del XVI e del XVIlI secolo, è in O. R<lggio, Tbe Aly,b ojPro.
82 Capitolo secondo Nicolò V e Leon Battista Alberti

1J!ctbeus. Ils slfl'vivalmul melamorpboses ufJ lo theeighleenth centu!'y, in «Journal of the \\farburg quando il De lemporibusviene scritto - rafforza il valore di testimonianza del passo dtato. Il rap-
and Courtauld Institutes», XXl (1958), n. 1"2, pp. 44-62. Ma è fondament<ìlc il volume di H. Blu· porto fra Albeni e Prospcto Colonna è Stato sottolineato da Stefano 13orsi, che pensa a consulen-
mcmberg, Arbeit am Mythos, Frankfurt a. Main 1979,trad. ir. Bologna 1991, pp. 368 sgg. ze deJl'umanista per i «restauri» dei complessi colonnesi, come il cosiddetto «Frontespizio di
Il> Èa nostro parere sviante la lettura ermetico-neoplatonica proposta nel saggio di M. Dczzi Barde- Nerone» dietro ai Santi Apostoli e il Santuado della Fortunll Primigenia. Cfr. Borsi, L'Alberti a
schi, Sole in Leone. Leoli Btll/fs/a Alber!;; astrologia e tradizione e/'metica 11el/a facciata di Sal/hl Romt/ cit., pp. 48 e 7.2-73 nota 38. Sulle operazioni condotte da Alberti, su incarico di Prospero
Maria Novella, in «Piscon», 1974, n. l, pp. 33-67. Colonna,. a Nemi, cfr. E. Condna, Navis. L'umallesimo m! marc, Torino X990, pp. 3 sgg., con in·
)16 Alberti, Momus, ed. Consolo dt., pp. 38-40 e 226-28. L'accowunento Momo-Prometeo è fre- teressantl note sul perduto trattatello albertiano sull'architettura navale. Sulla datazione del De
quente nel testo albertiano: vedi, ad esempio, a p. 232.
re aedt/;c(/toria, vedi R. Krautheimer, LOI'e1tzo Cb/ber/i, Princeton (NJ) 1956, pp. 268-70 nota
.28; C. Grayson, The Composition o/ L. 13. Alber/i's 'Decem/ibri de aedi/ica/oria', in «Miinchner
m L. B. Alberti, 11ltercoel1ales, in Opera iltedita cit., P.I.23 (corsivi nostri): «Non ci si deve scostare Jahrbuch del' bildenden Kunst», serie III, XI (1960), pp. 152-61. Vedi inoltre, di Grayson, Leoll
mai dalla virtu, anche se la viriu sarà sempre alla mercé della fortuna; bisogna vivere come se cre- Ballist(/ AlbertiArchitect, in «Architectural Design», XLIX (X979), n. 5-6, pp. 7-17, in particolare a
dessimo che il corso della vita tragga vantaggio dalle buone qualità e dalla schietta virtu. Se poi il 1'.9. L'autore suppone uno studio di Viuuvio, da parte di Leol1 Battista, anteriore al 1435.
destino oltrepasserà i limiti delle nostre risorse mentali, dobbiamo armarci di pazienza e di sop-
m Cfr. C. L. Frommel, «Capella Ju/ia ». Die Grabkapelle Papsl Julius II. in Nel( St. Peler, in «2eit-
portaziçne, finché necessità lo vuole». Su tale passo cfr. Garin, Rinascite e rivoluzioni cit., pp.
scbrifr fiir Kunsrgeschichte», Xl. (1977), pp. 29-30.
x55"56. E stato autorevolmente dimostrato che gli ideali etici albertiani non sono in realtà del tut-
to stoici. Il passo citato può essere confrontato con il finale di« Virtlls» U1/te/'co('tlales). Insultata m 13orsi, L'Alberti (l Rom(/ cit., p. 64. Un l'Ìesame dei documenti a suo tempo letti da Miintz è in
dalla Fortuna e difesa da Platone e da Cicerone - che riceve, per questo, un pugno da Marco An· Mack, Studies in tbe Arcbitec/tm" C(//'eer ofBeJ'/1(/rdo di Matleo cit., pp. 168 sgg. e p. 183 note ,31-
tonio -abbandonata dagli amici e negletta dagli dèi, intenti a fm' fiorire zucche e a rendere piu va- .32. Vedi anche Id., Bemardo Ro.uellino cit. e Nicbolas tbe/i/th cito Magnuson aveva proposto, per
riopinte le ali delle farfalle, la virtu chiede aiuto a Mercurio. Ma questi le ricorda che è la Fortuna spiegare 1'opinione negativa di Alberri e la citazione di Rossellino come architetto delle opere va-
a comandare le soni degli stessi dèi, e le consiglia di nascondersi, provvisoriamente, [l'a le divinità ticane, che l'interruzione dei lavori riguardasse l'opera di Beltrame da Varese. Dopo il crollo del-
plebee: «Aeternum latitandum est» replica sconsolata la Virtu. Cfr. E. Garin, PI'OStlto/'i I(/fiuide! la torre nicolina del r453, questi avrebbe potutO essere licenziato, su consiglio di Leon Battista, a
Quatll'Ocento, v; Lorenzo VaI/tI, Leol! Battista Albertl; Pio Il, Torino 1977, pp. 641-45. favore di Bernardo. In tal caso, Mattia Pallllieri avrebbe riferito al 1452 eventi accaduti nel 1454.
Cfr. Magnuson, Studies cit., p. 214. Ma vedi anche Burroughs, Forni Signs cit., pp. 241 sgg.
113 Cfr. M. Foucault, L'w·age des plaisirs, Paris 1984, trad. il. Milano x984.
ilb De l'e aedificatori(/, IX, li, ed. cit., II, p. 867. «At nos procaces qui sequimur, oml1ino aliquid in-
119 Che il pensiero albertiano sia antitetico a quello di Giannozzo Manetti l'ha messo in luce Garin
novasse comendimus et gloriamur; ex qua fit, ut aliol'um bene inchoata depl'avcntur et male fi-
(Ril1ascitee rivoluziolli cit., in particolare alle pp.16x sgg.), che ha mostrato come all'inno fiducio- niantur. Standum quidem censeo auctornm destinationibus, qui per maturitatem illas ex-
so alla natura e all'uomo del Manetti risponda l'angosciata scoperta albeniana della miseria uma-
cogitarunt. Potuit enim primos eos constitutores aliquid movisse, quod ipsum te diutius et dili-
na. Tuttavia, è ancora da combattere l'interpretazione che del pensiero del!'Alberti ha dato Cri- gentius perscrutantem atgue rectius consulentem quoque non latebit».
stoforo Landino: avvicinando Leon Battista al Manetti, il Landino ha fondato una tradizione che
occulta il cal'attere profondamente tragico della filosofia albertiana (ne fa fede là Vi/a Satlctt' Pofi- m «Apud Romam ad basilicam Petri maximam, quod alae parietum in columnisa perpendiculo de-
ti sopra ricordata). Tutto ciò andrebbe tenuto presente per non confondere il pensiero albertia- dinantes ruinam tectis minenrur, sic excogitaram. Pronam parietis singulam partem eam, quam
no con le tendenze neoplatonizzanti vive nei circoli vicini a Nicolò V, di cui Giannozzo Manetti è columna quaevis substineat, institueram abscidere atque e medio amovere; idque parietis, quod
parte integrante. Fondamentali, al proposito, i due saggi di L. Onofri, Sacmlità cit., e «Siclit fre- demptulll esser, restituere opere ordinario ad perpencliculum, l'elictis iIlter struendulll hinc at·
mitus leol1is e/regi!: ;m» cic que hinc denribus la1'ideis allseolisque validissimis, quibus reliqua structurae innovatio annec-
teretur. Denique ad tectum trabem, qui pl'Odinata muti pllrs subadimenda esset, commendas-
IN Westfall, In tbis Mosi Pe/feci Pamdise, u·ad. cit., pp. 306-7. Ma ricorda, a proposito dei lavori di
sem capreis machinis supra tectum erectis, firmatis hinc atque hinc machinarum pedibus in tecti
Bernardo Rossellino per Nicolò V, i saggi di C. R. Mack citati qui alle note! e 35. parietisque parte stabiliore. Hoc deinceps in alreris atque alteris columnis, quantum l'es postulas-
il! Sull'attribuzione all'Alberti dell'idea relativa alla ristrutturazione di Castel Sant'Angelo cfr. C. set, effecisscm». Ibid. (X, 17), II, p. 999. Sul tema, cfr. anche MagnusoIl, Studies cit., pp. m-14.
D'Onofdo, C(/stelS. Angelo Ilella S/Ol'la (l; Roma e de! p(lpato, Roma 198.2, p. 76. Sulla presenza al- 12$ «Apud maiores nostl'OS per illa nostrae l'eligionis iniria optimi viri in communionem coenae con-
bertiana nel restauri di Santo Stefano Rotondo e di San Teodoro valgono ancora le riserve espres- venienbant, non ea l'e, ut corpus epulis saturum facel'ent, sed ut convictu mutuo lllanSUeScel'enr
seda Tomei e da Magnuson. Cfr. Tomei, L'arcbitellura (/ ROlJU/ ileI Quattrocento cit., pp. I03 sgg.; et animo bonis monitis referti domum redirent multo cupidissimi virtutis. Illuc igitur, libatis 1'0-
e Magnuson,Stlldies cit., pp. 213-14. D'Onotrio ha proposto di vedete nella colonna, su basamen- tiusqllam assumptis guae in coenam essenI' persummam frugalitatem apposita, habebatur et lec-
to a gradoni, che appare nella veduta del Campidoglio di Marten van Heemskel'ck, un nuovo lIm- tio et senno de rebus divinis. Flagrabant omnium studia ad comlllllnem omnium sallltem et ad
bdicus Urbis, collocato, su consiglio dell'Albetti, all'epoca di Nicolò V (D'Onofrio, Rellovatio cultum virtutis. Demum quisque, prout facultas suppeditabat, offerebat in medium quasi pietati
R011/aecit., pp. 120-23). Per quanto suggestiva, l'ipotesi rimane inveriEicara. Essa è stata accolta in debitum cenSllm et bene meritorum stipem; id aes per antistilem el'Ogabatlll' in cos, qui ape indi-
G. Curcio e M. Manieri Elia, Stona e uso dei modelli architettollici, Roma-Bari 1982, p.ql. Non è gerent. Omnia istoc pacto inte!' eos veluri inter amantissimos fratres erant communia». De l'e ae-
forse fuori luogo far notMe quanto i pensieri albertiani sulla forma urbana distino dai piani nico- (h/lea/ona, VII, r.3, ed. cit., II, pp. 627 e 629. «Successere haec tempora, quae utinam viI' qui·
lini: cfr. il De l'e aedifim/ona, libro IV, 5 e principalmente il libro V, I (pp. 334-37 dell'ed. cit.). spiam gravis, pace pontificum, reprehendenda duceret: qui, cum i1'si digllitatis tuendae gratia
Un'interessante critica all'interpretazione data da \Xfestfall del/beatrulll citato da Manetti è nella vix ka!endis annuis potestatem populo faciant visendi sui, omnia usque adeo drcumferta reddi-
recensione di E. B. MacDougall a 111 this Mast Pelfec! Paradùe, in «The Art Bulletin», LXI (1979), dere altaribus et intel'dum ... non dico plus». Ibld., p. 629. Sul tema del cristianesimo primitivo in
n. 2, pp. 311-12. Alberti, vedi Grayson, Introduzione a Opuscoli inediti cit., pp. 34 sgg.; Farris, Su «Reùgio» e
m \,\lestfall, III this Most Pe/fa! P(//'(/dùe, trad. cit., pp. 310 sgg. «Templam» cit.
12) M. Palmieri, De lempol'ibus Sl/Ù, a cura diJ. Tartinius, in Renon ItaliCfll'll11l Scripfo/'es, l, col. 241. il:) R. Krautheimer, FI'tI Angelico and - perlwpJ-.Alber/i, in S/tldies ill Late Medieva!(J1/(lRen(liss{/nce

Mattia Palmieri era stato segretario del cardinale Prospero Colonna: è in tale ambito che egli può Paintillg i/1 HOllo/' o/Mil/(/rd Mef.n cit., I, pp. 29°-96, in cui - notando la presenza continua nei
aver conosduto l'Alberti. Questi lo designerà tra i suoi esecutori testamentari, ricol'dandone la canti petriani di Beltrame da Varese - viene sottoposta a critica la dizione «coro del Rossellino»
carica di «secl'etariul11 apostolicum». Cfr. G. Mancini, Il testamel1to diLeol1 Ba/tilta Alberli, Ro- (ma vedi anche Magnusol1, Studies cit., pp. 20r-3). Per un'estesa illustrazione dei dipinti dell'An-
ma 1915, pp. 7 e 34. La familiarità [l'a Mattia Palmieri e Leon Battista - morto da soli tre anni, gelico nella cappella di Nicolò V, vedi A. Greco, La Cappella di Nù:colò V del Bealo Angelleo, Ro-
Capitolo secondo

ma 1980. Una relazione fra il palazzo dipinto sulla sinistra della Pre(!;cadolle di S(IIIIO Sle/tl1to e pa-
lazzo Rucel!ai a Firenze è stata proposta da K. \VI. Forster, The Palazzo Rucellétl1td Questiolls o/
1)'pology in the Deve!opment ofRenaissallce Bmldillgs, in «Tbe Art BulIeri!)>>, LVIII (1976), n. I,
pp. lO9-13 (cfr. qui la nota 130). Fra le attribuzioni recentemente proposte aU'Alberti, vedi quella
relativa al programma iconografico della Biblioteca greca, come riesumazione delle decorazioni
delle ville antiche. cfr., T. Yuen, T'he «Blbliotheca G/"tleca»: Castagno, A/berli a/1(l Ande"t Sow'-
ces, in «The Burlington Magazine», CXII (1970), pp. 725-36.
1)0 11 problema relativo alla facciata di palazzo Rucellai ha ricevuto una nuova impostazione - dopo
il saggio di P. Sanpaolesi, Predsazioni sul Pii/azzo Ruce/lai, in «Palladio», n.s., XIlI (1963), pp. 61-
66 - nell'ecceUente saggio di B. Preyer, Tbe Rucel1ai Palace, in Giovallni Ruce//4i ed il suo Zlbal-
dane, II: A F/ore/1tille Patl"icùll1 cit., pp. 155-224 (cfr. anche, di Sanpaolesi, L'arcbite!tu/"tl diPalaz-
Appendice documentaria.
zo Rflcellai, ibitl., pp. 229-37, con un'ipotesi ulteriore, e la recensione di D. Cole Ahi, in «The Art
Bulletin», LXVlII (1986), n.l, pp. 156-57). Precedentemente era stata sostenuta un'amibuzione a
Bernardo Rossellino, datando al 1448 ca. l'inizio della fabbrica e al 1461 quello della facciata: gli l documenti pubblicati di seguito costituiscono alcuni dei primi atti di Nicolò V tesi
indizi erl1no li Libro di Alltollio Billi e gli emblemi medicei (nozze Rucellai-Medici). Rossellino,
alla l'isistemazione di Roma (cfL la nota 55 a p. 74). Le due bolle erano state segnalate, in-
secondo tale ipotesi, avrebbe l1dattato per Giovanni Rucella! il modello, già ideato, di palazzo
Piccolomini a Pienza (l459-62). Cfr. C. A. Mack, Tbe Rlicellai Palace: Some New Proposals, in sieme a molte altre relative a Santa Maria Maggiore, in G. Ferri, Le carte dell'arcbivio libe-
«The Art Bulletin», LVI (X974), n. 4, pp. 517-29. Anche Forster ha tentato di mettere in dubbio riallo, in «Archivio della R Società Romana di Storia Patria», xxx (I907), pp. 160-61, con
l'attribuzione della facciata all'Alberti. Cfr. la nota precedente. I nuovi dati c le nuove ipotesi di le antiche segnature: essi sono ota nella BAV (copie seicentesche ibid., Cod. Vat. Lat.
F. \Y/. Kent c di Brenda Preyer impostano in modo convincente i problemi di datazione e di attri- 8035, II, pp. 75-77 e 78-81). Papa Parentucelli intende formare un ordinato quartiere resi-
buzione, restituendo all'Alberti il progetto di una facciata a cinque assi. Cfr. anche H. Saalman, denziale nei dintorni della basilica di Santa Maria Maggiore. A tale scopo egli assicura
Palazzo Rucd/ai, in «Journal of the Society of Architectural Historians», XLVII (1988), n. I, pp. esenzioni da gabelle l benefici penali e altre facilitazioni a chi vorrà insediarsi nella zona
80-90, che, malgrado alcune interessanti notazioni, non tiene conto, per la questione degli emble- abitandovi per almeno dieci anni. Di grande interesse è la clausola che stabilisce come
mi medicei, ddl'impormnte osservazione di Kent circa l'alleanza Rucellai-Medici stabilita sin dal
condizione che il Popolo Romano non presti aiuto a eserciti invasori. Lo scopo dichiarato
1448: in tale data, Piero di Cosimo de' Medici fa da padrino a Bernardo di Giovanni Rucellai. Cfr.
Kent, The Making O/il Rel1ais.wlIIce Pattoll o/the Arts, in Giovalll1iRucellai, ecc., II, p. 29. I dubbi è la bonifica del degradato rione Monti: è probabile che Nicolò V intendesse sistemare
sulla forma del progetto originlldo di Sant'Andrea non si sono dissipati neanche dopo le ricerche convenientemente i dintorni della basilica liberiana, in previsione del Giubileo del 1450.
di cui dà conto il volume di E.J.Johnson,S. Andrea ill Mantua: Tbe Blli/dillg HistOI')l, Pennsylva- Ringrazio Marco FoHn per Ja trascrizione delle due pergamene. Il primo documento è
nia State University Press 1975, mentre sempre più oscuri ll1'p<lio110 - man mano che gli studi si stato studiato anche da Charles Burl'oughs (Fl"Om Siglls cit., pp. 297-98), nella redazione
accumulano - gli intenti albertiani per la chiesa mantovana di San Sebastiano. Cfr., ad esempio, dell'ASVa, RV 407, ee. '96""98,..
le ipotesi contenute in R. E. Lamol1rel1x, Albcl"ti's Cbllrch o/ Sali Sebastiallo iII Malltua, Ph. D.
New York Univ., 1976, UMI, Ann Arbor (Mieh.) 1989; A. Calzona, Malllova dftrì dell'A/berti. Il
Sali Sebastitmo: Tomba, Tempio, Cosmo, Mantova 1979; J. Rykwert e R. Tavernor, The Chul"cb o/ 1. Biblioteca Apostolica Vaticana, Santa Maria Maggiore, carrella 72, n. 206 [Ferri
S. Sebastiano iII Mantua. A Tenltllive Restoratioll, in «Architectural Design», xux (1979), n. 5-6,
pp. 86-95 (con poco credibili ipotesi di restituzione del progetto originario; cfL la recensione di n. CCVXI; antica numerazione, n. CCV]. 23 maggio I447.
Nicholas Adams in «Journal of the Society of Architectural Historians», XXXIX (1980), n. 3, p.
249); H. Bums, lbe Chul"(h ofSan Sebastùmo, Mantua, in D. Chambers eJ. Martineau (a cura dO, NicoIaus episcopus servus setvorum Dei ad futuram rei memoriam. Pro felici direc-
Sp/endoll/"s of tbe GOllzaga, London 198r, pp. 125-26; H. Saalman, Alberti's Sal! Sebastiano il! tione status urbis et illius conservationc salubri nostros potissime dirigimus cogitatus l et
Malllflfl, in Rellais.Wll1ce Studies in HOllor ofC. H. Sm)'tb cir., II, pp. 645-52; G. Baldini, L'oscuro ad inhabitandum ipsius loca urbis utriusque sexus personas per privilegiorum et liberta-
linguaggio del tempio diS. Sebastia/lo ili MtI!Ilova, in «Mitteilungen des KUl1sthistol"Ìschen Insti- tum media provocamus. Accepimus siquidem quod, proptcr nimiam habitationum di-
ttItes in Florenz», XXXtll (1989), n. 2-3, pp. 155-2°3. Cfr., infine, M. Spallanzani, L'abside dell'Al- stantiam ac habitatorum inopiam nec non diversarum impositionum et gabellarum oneta
berti a Sali Mtlrtino (I Galga/tllldi.Nota di storia economica, in «Mitteilungen des KUllsthistori- aliasque varias causas, plurimi presertim in ipsius m,bis extremitatibus, ubi personarum
schen Institutes in FIoreoz), XIX (1975), pp. 241-5°.
copia sive frequentia non habetur, constituti se ab inde plcrumqlle transfel"llnt sua alibi,
habitacula guerentes, unde nt ut diete urbis regiones, et precipue regio montillm in huiu-
smodi extremitatibus, habitatoribus destitllte fuerent ac destituantur in dies, in dedecus
mbis et desolationem regionllm earundem. Nos super hiis quantum possum.us, et prout
nobis ex debito pastoralis tenemul' officio, salubriter providerevolcntes, :mctorirate apo-
stolica presentium serie statuimus et ordinamus guod ex mmc in antea, perpetuis futuris
temporibus, omnes et singuli in regione montillm huiusmodi videlicet ab arcu Sancti Viti
l

in Macello usque ad plateam Sancte Marie Maioris inclusive, ac etiam ab ipso arcu usque
ad viam guae in Fontana nuncupatur verSllS Sanctam Praxedem nec non vicis illi aclia-
l

centibus, suum incolatum ducentes et ibidem pro tempore commorari volentcs, et se ad


hoc disponentes, suasque larcs illic foventes cum eorum familia, a solutione cuillscungue
gabelle l salvo guod si Populum Romanum aliquod pro exercitu contra eorum inimicos et
86 Capitolo secondo Nicolò V e Leon Battista AlbClti

diele urbis jnv~sor:s a~t hostil~s .incur~l1s subsiJium communiter colligi contingeret, fil'mavit ecclesie fundamenta. Dudum siquidem, videIicet decimo kalendas iunii pontifi-
prorsus et omnmo lIberi cxcmptl smt et l1umunes, eosquc et quoslibet eorum cum huiu- catus nostri anno primo, pro felici directione status dicte urbis et illius salubri conserva-
smoJi familia a dieta solutione l'caliter absolvirnus ae liberos, exemptos, absolutos et im- tione, utque in nonnul1is ipsius extremitatibus a quibus, propter nimiam habitationum
munes esse volul11us. Pariter et censemus quod ad emenJum sal aliquod ultra quam vo- distal1tiam ac habitatorum inopiam, nec non diversal'llm impositionum et gabellarum
lucrint, sive pro corum lIS11 et necessitate egerint, dummoJo in 10co ad hoc per Cameram onera suasque varias causas, l10nnulli illie eonstituti se suasque babitationes trasferebant,
Romanam deputato id crncrint et receperint, nullatenus teneantur nee ad id com pelli ex quo diete urbis regiones eedem [sie] et preseltim regio montium destitute erant et de-
possinr inviti, ae quod de eorum propriis, veI quas ipsos pro tempore excolere sive culti- stituebantur in dies, pcr privilegiorum et Iibertatummedium utriusque sexus pel'sonas ad
vare contigerit, vineis vinum colligere, et ad domos suas etiam sive cum suis inportis diete illorum incolatum convocaremus, statuimus et etiam ordinavimus quod ex tunc in antea
urbis absque solutionc dietc gabclle dueere, nee non si quod de vino huiusmodi ultra eo- perpetuis futuris temporibus Ol11ncs et singuli in regione montium predicta, videlieet ab
r~l11 in huiusm.o?Ì domib~s ~1eeessitatem ipsis supcrfucl'it, illus in domibus, platea, via in areu Saneti Viti in Macello usque ad plateam Sancte Marie Maioris inclusive ac etiam ab
l'ontana aut VlelS supradlcns dumtaxat, vcndcrc libere et expcdite valerent*' nce non ipso areu usque ad v1am que in Fontana nuncupatur versus Sanctam Praxedem nee non
quod omnes et singuli, tam in prcdieta ll1'be quam alibi, etiam in terris eeclesi~ commo- vicis iUis adiaeentibus, suum ineolatul11 ducentes et ibidem pro tempore commorari vo-
rantcs, qui peeuniariis aut aliis quibusvis penis, preter quam occasione homicidii sive lese lentes, et se ad boc disponentes suosque lares illic foventes cum eorlll11 familia, a sollltio-
maicstatis eriminis, eondcmnati fuerint'Ct in parte regionum lllontium huiusmodi habita- ne cuiuscunque gabelle, salvo quod si Populum ROl11anum aliquod pro exercitu contra
re volentes, dummodo in ibi ad minus per dccennium continuo habitare velint et ad hoc eorum inimicos et diete urbis invasores aut hostiles ineursus subsidium communirei' col-
se obligaverint, ac propterea sufficientem eautionem prcstiterint, a prcmissis c~ndemna­ ligi eontingeret, prorsus et omnino liberi exempti essent et immunes, eosque et quoslibet
tionibus lib:ri ac ab,omne r:el'turbatio.ne secu~'i existant, mandantes auctoritate predieta eorum cum hlliusmodi familia a dieta solutione realiter absolvimus, ae liberos, exemptos
condemnauones hUlusmodl, tam de dlCtC ll1'blS quam terrarum, ubi huiuS1110di condem- et absolutos esse volumus; quodque ad emendu111 sal ultra quam velIent, sive pro eorU111
nationes forsan facte fuerint, officialium libl'is et codicillis in quibus seripte sive notate re- usu et necessitate egel'ent, dU1111110do in loeo ad hoc per Cameral11 Romanam deputato id
periantur prorSllS cassari atque deleri; mandantes insuper universis et singulis eiusdem emerent, nullatenus tencrentur nee ad id compelli possent inviti, ac quod de C01'um pro-
urbis gabellariis ae officialibus aliisque, quorum pro tempol'e intel'fuerit districtius in- priis, vd quas pro tempOl'e ex colere sive cultivare eontingeret, vinds vinum eolligere, et
hibentes eisdem ne deinceps prefate partis regionis habitatores, aut eorum familie se~ eo- ad domos etiam sive cum suis inportis propriis diete urbis absque solutione diete gabelle
rum aliquem, preter et contra statutum et ordinationem et voluntatem et liberationem in ducere, nec non si quod de vino huiuS1110di ultra eorum in huius1110di in domibus neccssi-
huiusmodi quomodolibet molestare vel inquietare aut occasione alieuius gabelle solu;io- tatem ipsis superesset, illud in domibus, platea, via in Fontana aut vids supradictis dum-
nis alias. quam ut premissum est, aliquod petere vel exigere audeant scu presu111ant, non taxat, vendere libere et expedite valerent; nec non quod omnes et singuli, tam in prefata
~bstantlbus ~~atutis ~t .cO!1suctudinibus diete urbis ac privilegiis, indultis et favoribus i1- urbe quam alibi etiam in tel'l'is eeclesiae eommorantes, qui pecuniariis aut aliis quibusvis
11us, gabella1'11s et offlClahbus per nos vd sedc111 apostolicam, in genere vd in specie, sub penis, preter qllam occasione homicidii sive lese maicstatis criminis eondemnati essent, et
quacunque verboru111 forma, quomodolibet eoneessis, etiam si de ilJis et eorum totis te- in partc rcgionum montium huiusmodi habitare volentes, dummodo in ibi ad minus per
noribus de verbo ad verbum spetialis et expressa presentibus mencio habcnda foret ee- decennium continuo habitare vellent, et ad hoc se obbligarent ac propterea sufficicntem
terisque c~)11t~'ari~s qui~usc~nql1e. Nulli ergo 0111nino hominum lieeat lune paginam' no- cautioncm prcstarent, a premissis condcmnationibus liberi essent, dictasque eondemna-
stre co.nstlt,~t101:lS, ordmatlol11s, voluntaris et santionis infringere, vel ei auso temerario dones, tam de diete urbis quam aliaru111 terl'arum libris et codicibus in quibus scl'ipte re-
contralre. SI qUlS autem hoc attemptare presumpserit, indignationem omnipotentis Dei periebantul', cassari mandavimus; et insuper univel'sis et singulis ciusdcm urbis gabella-
~t beatorum Petri et Pauli apostolorum eius se noverit incursurum, Datum Rome apud 1'iis ae officialibus aliis qui pro tcmpore essent dist1'Ìctius inhibuimus ne deinceps prefate
Sanctun~ Petrul11; anno Incarnationis domini ce millesimo quadringentesimo quadragcsi- partis l'egionis habitatores, aut eOl'um familias seu eorum aliquem, preter et contra sta tu-
mo septlmo, deeuno kalendas iunii, pontificatus nostri anno primo. tum et ol'dinationem, voluntatem et liberationem nostram predicta [sic] quomodolibet
Poggius molestare veI inquietare aut occasione alicuius gabelle solutionis alias 'luam ut prcl11is-
sum est, aliquid petere aut exigel'e auderent vd presumerent pl'Out in nostris litteris inde
confcctis plenius continetur. Cum autcm sieut accepimus, incole et habitatOl'es predicti a
2. Biblioteca Apostolica Vaticana, Santa Maria Maggiore, cartella 73, n. 209 [Ferri gabellariis et officialibus diete urbis super gabella vini fOl'ensis, quod ipsi pro aliquali eo-
n. CCXIV; antica numerazione, 11. CCVIII]. 21 agosto 1448. rum substentatione in dictis locis pro tel11pore vendunt, ac nonnullis a1iis multipliciter
l110lestcntur. Nos eorundcm indemnitati et utilitati providere volentes, ac ordinationem
Nieolaus episcopus servus servorUI11 Dei ad futuram rei memoriam. Etsi universis ci- Cl statutum predictu111 ad vinum forense cuiuscul11que generis fuerit nc omnes alias et sin-
vitatibus nostre vigilantie curc commissis, ut a noxiis prcsentibus et futuris gratulentur gulas exactiones et gabellas extendentcs, nee non incolas et habitatol'es prefatos, tam a
eventibus nostre considerationis aciem extendel'e earum'lue inercmcntis, nos providere solutione gabelle vini forensis predicti ql1am etiam a 'luibuscunque aliis oncribus et ga-
oporteat, ad Romanam tamel1 urbcm, quam divina bonitas statuit caput orbis innumerÌ- bellis vini impositis vcl imposterum imponendis, auctol'itate apostolica tenore presen-
sque gratiarum muneribus insignius et attentius assidue meditationis, indinamus intui- tium eximentes ae penitus libel'antcs, universis et gabellariis et officialibus predictis et
tum, quo principaliter in eadem nostri fidem apostolatus celestis dispositio stabilivit et qui pro tempore e1'Unt districtius inhibcmus ne incolas et habitatores predietos, vcl co-
rum aliquem, occasione gabelle aut alicuius oneris pro premissis ac vino forensi huius-
" Nella pergamena la parola è illeggibile a causa di una macchia di umidità, ma la lacuna è ime·
modi, cuiuscunque generis existat, 'luod ipsi ineoIe et habitatores predicti pro tempore
gl'abile sulla base della bolla successiva (oltre che delle copie seicentesche). vendent in locis superius designatis, nullatenus molestare veI inquctare audeant vcI pre-
r,
I
88 Capitolo secondo

sumant, quin ymo eos et eortun quemlibet super prcmissis iuxta statuti, Ol'dinationis, Capitolo terzo
cxemptionis . et immunitatis nostrorum huiusmodi fo1'111a111 argue tcnorcm liberos,
cxemptos et 1l111l1uncs conscrvcnt ae per 1105 conccssis libertate, exemptione et iml11uni- Principi, città, architetti
ta~e prcdictis uti et gaudere pel'mittant,
non obstantibus omnibus quc in dictis 1ittcris vo-
lUl111US non obstm'c cctcrisque contrariis guibuscunque. Nulli ergo o11111ino hominurn li-
ccat ~1anc pagina m nostre cxcmptionis, liberationis, cxtcnsionis et inhibitionis infringcrc
veI Cl ausu temerario contrairc, Si guis autcm hoc attemptare presumpserit, indignatio-
ncm omnipotentis Dci et beatom111 Petri et Pauli apostolO1'um eius se Doverit incursu-
rum. Datum Rome apud Sanctum Petrum, anno Incarnationis dominice millesimo qua-
dti!1gentesimo quadragesimooctavo, duodecimo kalendas septembris, pontificatus no·
stJ:l anno secundo.
Gratis pro Deo de mandato domini nostri pape
G. de Putea Le antinomie che abbiamo cercato di mettere in luce nel precedente
capitolo assumono un volto diverso spostando il punto di osservazione:
che nel xv secolo si profilino nuove strategie urbane è indubbio, anche
se varia, di situazione in situazione, il peso attribuito a forme e morfolo-
gie. Si impone, pertanto, uno specifico intetrogativo storiografico: come
muta - e grazie a quali protagonisti e a quali conflitti -l'uso politico della
città, in quel frammento del «lungo Medioevo» che vede affermarsi Si-
gnorie tetritoriali ed esperimenti assolutisti? E come si riflettono tali
strategie nel contesto delle superstiti Repubbliche oligarchiche? Sono
noti i dispositivi che regolano le città tardo medievali, disciplinate da
statuti, regolamenti, magistrature, convenzioni, tendenze di gruppo, di-
segni di ceti dominanti. Il problema è individuare, nel periodo compre-
so fra la fine del xv secolo e i primi decenni del secolo successivo, i modi
iu cui quel complesso di strumenti gestionali si modifica, una volta che
nuovi protagonisti, nuove rappresentazioni ideali, nuovi soggetti politici
siano entrati in campo. Né tale analisi potrà trascurare la portata delle
resistenze i cui effetti attraversano le nuove attrezzature mentali: è ne-
cessario far emergere, come protagonista, un lento movimento di tra-
sformazione. Sarà anche opportuno evitare astratte tipologie, sottopo-
nendo ad analisi situazioni concrete, una volta precisati i possibili para-
metri di confronto: vale a dire, i differenti significati politico-economici,
i gruppi di potere protagonisti e quelli contro cui le varie operazioni si
dirigono, gli strumenti e le istituzioni chiamate in causa, i valori attribui-
ti agli interventi in relazione alle rappresentazioni ideali consolidate.
Esamineremo pertanto, come test particolarmente significativi, la Fi-
renze di Lorenzo il Magnifico, Roma nell'età di Leone X, Venezia fra il
xv e il XVI secolo, con riferimenti alla Milano sforzesca e alla Genova cin-
quecentesca. Il perché di tale campionatura emergerà dalla nanazione
stessa. J~ chiaro, comunque, che i primi due test sono stati scelti per ra-
gioni analogiche; il terzo -la Venezia tardomedievale e umanistica - per
introdurre una «diversità» dagli esiti storicamente significativi. AnaJo.·
Capitolo terzo Principi, città, architetti 91

gie e differenze, del resto, fanno parte di un diffrangersi delle strategie con la costruzione di palazzo Gondi, degli edifici religiosi, della villa di
urbane tipico del frammento temporale considerato. I confronti che Poggio a Caiano, offusca il significato reale del dispositivo. Si potrebbe
proporremo non costituiscono che un invito a moltiplicare le analisi persino sostenere che la logica che guida quegli interventi «da signori»
comparate, onde evitare, insieme alle generalizzazioni, la chiusura in batte una linea secondaria rispetto allo spirito che anima la prOVVlSl0ne.
studi localistici. Caroline Elam pone il problema delle responsabilità di Lorenzo de' Me-
dici ne! varo del provvedimento de! 1489, convocando a testimone un os-
servatore non sospetto come Niccolò Machiavelli:
1. La Firenze laurenziana. Volsesi - scrive Machiavelli nelle Istoriefiorentine, alludendo al Magnifico) - ( ... )
a far piu bella e maggiote la sua città: e perciò sendo in quella molti spazi senza .abita-
Nell'esporre le articolazioni dell'indagine abbiamo in parte scoperto zioni, in essi nuove strade da empiersi di nuovi edifizi ordinò; ondeché quella CIttà ne
le nostre carte. L'interrogativo generale si è già scisso in due sottotemi, il divenne piti bella e maggiore.
primo dei quali potrebbe essere cOSI formulato: è possibile riconoscere
Machiavelli attribuisce dunque a Lorenzo gli effetti della prov-
una «strategia medicea», in qualche modo tramandata da Lorenzo il
visione; rimane da precisare il significato delle parole bella e maggiore ri-
Magnifico al figlio che salirà al soglio pontificio ne! marzo del 15I3? I ferite alla città, anche se l'accoppiamento indica già una complementa-
possibili equivoci impliciti in tale interrogativo saranno dissolti nel cor-
rietà. A tale interrogativo dà risposta l'operazione che il Valori e ti Cam-
so dell'analisi, che trae spunto, per il caso fiorentino, oltre che dai pio-
bi attribuiscono, con dovizia di particolari, al Magnifico:
nieristici saggi di Chaste! e di Gombrich, dagli studi di Goldthwaite, di
Kent e di Caroline Elam '. Dal mese daghosto di detto anno [I49rJ - scrive Giovann~ Ca!Db~ " - Lo.l'enzo di
Piero di Choximo de Medici chomprò dall' Arte del Chamblo Clertl terent hovero
Con una penetrante analisi, la Elam ha individuato una precisa rela- dallo Spedale de Nocenti, e chominciò, e fede una via che si muove dallo Spedale dè
zione fra la «febbre edilizia» del tardo Quattrocento fiorentino e un in- Nocienti di sulla piazza di Santa Maria de Servi e va in sino Ciestello et chominciò af-
7 tervento pianificato e parzialmente realizzato dal Magnifico: l'urbaniz- farvi murare chase e le prime quattro si fedono a mezzo detta strada inso. quattro
zazione dell' area compresa fra le vie Laura e del Rosaio, non lontana dal chanti, che uno verso Horbatello e laltro verso la Porta a pinti e missevisi larme del
Arte del Chambio, di che detto Lorenzo voleva chelle fussino, e finivansi a suo tem-
sito occupato dal palazzo di Bartolomeo Scala. Sul boom edilizio fioren- po, e appiggionolle, e beato a quello che stava per le chase a pigione, vi ~o~é tornare
tino della fine de! secolo xv testimonia Luca Landucci, e piu volte si è in- per fare piaciere a Lorenzo detto, e di poi voleva quella entrata di quelle pigione darla
sistito sulla direzione dei suoi sviluppi da parte gove1'11ativa '. all' Arte, cioè le chase, e pigliarne altante possessioni di beni immobili, che aveva d~t~
E in questi tempi [1489-9°] - scrive il Landucci - si faceva tutte queste muraglie: ta arte che venera parecchi erano state lasciate dà sua antinati della caxa dè Mcdtcl
l'Ossclvanza di Samminiato de' Frati di San Francesco; la sacrestia di Santo Spirito; per fare cierti lcghati di limoxine et altro.
la casa di Giuliano Gondi, e la chiesa de' Frati di Santo Agostino fuori della Porta a Si tratta, appunto, di via Laura - aperta fra piazza dell' Annunziata e 7
San Gallo. E Lorenzo de' Medici cominciò un palagio al Poggio a Caiano, al luogo
suo, dove à ordinato tante belle cose, le Cascine. Cose da Signori! E a Serezzana si il monastero de! Cestello - e di case realizzate per ottenere incentivi fina-
murava una fortezza; e molte altre case si murava, per quella via che va a Sancta Cate- lizzati ad ulteriori interventi. Le parole del Cambi indicano il senso eco-
rina, e verso la Porta a Pinti, e la via Nuova de' Servi a Castello, e dalla Porta a Faenza nomico dell'operazione: utilizzare il gettito dei fitti per acquistare im-
verso San Barnaba, e in verso Sane' Ambrogio, e in molti luoghi per Firenze. Erano gli mobili di proprietà dell'Arte de! Cambio. Ma ulteriori chiavi di lettura
uomini in questo tempo atarentati al murare, per modo che c'era carestia di maestl'i e
di materia. sono implicite nelle parole successive de! cronista:
Di che su bello disegnio, e facevansi tre bene chontenti; prima lui [Lorenzo], se-
La «febbre» che «atarentava al murare» non era sintomo di un male condo il popolo, che stava a pigionc, terzo, l'arte, charebbe auto è denari per fate è la-
naturale. Essa era piuttosto conseguenza di un preciso disegno, dotato, sci, e non sutogli tolte da Ciptadini come sono, cd era adornamento della ciptà di c?e
con la provvisione varata il 27 maggio 1489, di uno stl'Umento fondamen- morte sinterposc bande nonffti! ma la via è rimasta, c tereno s'è poi venduto, e chi a
tale. La legge prevedeva - com' è noto - un' esenzione per quaranta anni comprato l'a fatte a suo modo).
dalle tasse per le case costl'Uite o iniziate entro il quinquennio: è palese la Un interesse privato coincide con il bene dei ceti poveri e medi, dun-
preoccupazione di incrementare gli immobili di affitto, per far fronte al- que: questo il« bello disegnio» attribuito al Magnifico, che di tale coor-
la nuova spinta demografica. Il fatto che Landucci esemplifichi il boom dinamento di benefici fa strumento di «adornamento della città ». La Fi-
92 Capitolo terzo Principi, città, architetti 93

renze fatta «bella e maggiore» da Lorenzo si concreta in un quartiere mismo che aveva guidato la realizzazione delle mura trecentesche è di
per ceti medi e artigianali installato in un' area periferica, con interventi nuovo attuale. Tuttavia, ora è un singolo, attento a ogni occasione che
edilizi modesti, in armonia con il programma complessivo. possa confermare il suo ruolo politico-ideologico, a ridare corpo all' an-
Proviamo ad ampliare le nostre considerazioni, inquadrando l'inter- tico atto di fede nello sviluppo cittadino.
vento laurenziano in una storia di medio periodo. Le due strade paralle- Uno sviluppo, per di piu, disciplinato, specializzato e "decoroso>>:
le, le vie Ventura e Laura, e quella perpendicolare - via della Pergola - esattamente come lo legge Niccolò Machiavelli.
formano l'inizio di una scacchiera virtualmente estensibile, nel trapezio Il fatto che il decoro non coincida con l'aristocratico sforzo architet-
irregolare limitato da via di San Sebastiano, da Borgo Pinti, dalle mura tonico esibito dai Gondi e dagli Strozzi - o che sia ad esso complementa-
trecentesche. L'area su cui si concentra l'attenzione del Magnifico è un re - è oltremodo significativo". Lorenzo sembra opporre la propria ini-
settore della vasta riserva di terreni inedificati, compresa fra l'abitato e ziativa, di basso profilo formale, alle celebrazioni familiari. Disinteressa-
l'ultima cinta di mura, completata nel 1333 circa. Una riserva che tuttavia to a grandi interventi finalizzati alla riaffermazione di casa Medici, egli
non era stata concepita come tale. La costruzione di quella cinta, infatti, appare sollecito, piuttosto, al bene pubblico. La sua« Signoria dissimu-
raddoppiando le aree costruibili di Firenze, aveva espresso un ottimisti- lata» trova, anche nel settore dello sviluppo urbano, un modo adeguato
co atto di fede nello sviluppo della città, presupponendo uno sconvolgi- di esprimersi'.
mento radicale della morfologia urbana e dell'uso politico dello spazio La ricostruzione della strategia del Magnifico compiuta da Caroline
cittadino. I nuovi ampliamenti erano destinati a creare sfoghi per un'ari- EIam apporta ulteriori dati. La studiosa inglese accerta che Lorenzo,
stocrazia concentrata in un cuore urbano divenuto pericoloso, sovrap- poco dopo una legge emanata nel 1474 - anch'essa a vantaggio della
popolato e caratterizzato dalla mescolanza dei ceti. Inoltre, essi avrebbe- nuova edilizia, anche se in termini meno favorevoli di quelli stabiliti nel
ro potuto disincentivare le faide fomentate dalla promiscuità dei clan fa- 1489 - aveva acquistato aree site in via dei Servi e sulla piazza dell' An- 7,8
miliari: una situazione che aveva reso Firenze teatro di lotte tese alla con- nunziata (fine del 1477-78) '". Considerando nel loro insieme le proprietà
quista o all' allargamento di spazi di potere. del Magnifico, si ottiene qualcosa che, con qualche forzatura, si pou'eb-
Gli eventi della seconda metà del Trecento e lo spopolamento conse- be considerare una sorta di «piano» per la 1'Ìstrutturazione di Firenze:
guente avevano frustrato tale fede nello sviluppo cittadino. Né quanto due direttrici disposte ad L fra di loro - dall' Annunziata, verso il Duo-
nota Richard Goldthwaite, che vede nella costruzione dei grandi palazzi mo e verso il Cestello - sono ince1'11ierate dalla piazza antistante la chie-
quattrocenteschi l'incrinarsi delle antiche aggregazioni per clan, intacca sa dei Serviti.
la precedente osservazione". Ed è verosimile che Lorenzo avesse intenzione di creare, di fronte al-
Si considerino ora le operazioni su cui ha insistito Duccio Balestracci la chiesa dell' Annunziata, un fòro alI' antica, con un portico fronteggian-
analizzando le espansioni guidate da Comuni e Vescovadi nella Toscana te quello brunelleschiano degli Innocenti. Nel documento del 3 gennaio
del XIIl e XIV secolo. Le aggregazioni secondo provenienze e mestieri, di- '477 (m.f. = 1478) è infatti scritto:
sciplinate da Firenze nel Duecento e nel Trecento, esprimono una note-
et quot si huiusl110dì alicnatio et vcnditio ficrct in evidente diete domus et conventus
vole attenzione per l'ordinamento delle nuove espansioni'. La regolarità utilitatc et hornatu maxime quia platea pl'Ope dieta hedifitia et quadl'aretur et fierct
dei lotti e gli allineamenti sulle nuove strade - a Firenze, a Siena, a Vol- pulcriol' et h01'l1atior u.
terra, a Prato - sono indici di controllo sociale e di disciplina urbana.
Anche in tale settore, la peste del I348 comporta crisi e anarchie insedia- L'entusiasmo della EIam, nel sottolineare la precocità di tale idea, è
rive: in tal senso agisce, per lo pili, l'inflazione degli spazi residenziali ve- pienamente giustificato. Si tratta non soltanto di una l'egola1'Ìzzazione di
nutasi a creare. evidente sapore umanistico, ma anche di una ce1'11iera atta a costituire un
Torniamo a considerare, allo specchio di tali precedenti, l'operazio- polo secondario rispetto al Duomo, grazie anche a via dei Servi, ristrut-
ne iniziata da Lorenzo il Magnifico. Nel I489-9I la tendenza demografica turata e regolarizzata. La mtio urbana, esempio di «buon governo»,
e l'inurbamento sono in rialzo: Firenze ha superato la crisi perdurante emerge come idea portante dei progetti laurenziani.
nei primi tre decenni del secolo. Scegliendo di investire in un'area rima- E tuttavia possibile avanzare qualche notazione problematica. La
sta inutilizzata, Lorenzo sembra indicare ai fiorentini che il grande otti- Elam si chiede come mai, agli acquisti del 1477-78 e agli intenti relativi al-
Principi, città, architetti 95
94 Capitolo terzo
«N am hanc architecturae disciplinam - scrive Filippo Redditi - summa
l'area compresa fra via dei Servi e via di Castellaccio, non siano seguite
realizzazioni; la sua ipotesi è che il progetto sia stato bloccato a causa de- geometria e ratione exuornavit perpolivitque tantumque in ea profecit
gli eventi seguiti alla congiura dei Pazzi. Ma allora perché, dopo il '49', il Laurentius, ut aetate nostra inter geometras illustres non infimum teneat
programma laurenziano non riprende le linee ideate nel 1477-80, e viene locus» ". Su tali basi, Philip Foster ha dubitativamente attribuito al Ma-
invece varato il piano relativo a via Laura? Non si può negare la sugge- gnifico le piante del Cod. Val. Lat. 4424 (fE. 8v-91') in cui appare la sigla
«Mo,Lo,» .11,
stione della ricostruzione del progetto complessivo tracciato dalla Elam;
ma esso deriva dalla sovmpposizione di progetti concepiti in tempi di- Al contrario, Piero Morselli ha interpretato riduttivamente le capaci-
versi, di cui uno soltanto posto in esecuzione. Per piu versi, infatti, il pia- tà architettoniche del Magnifico "; ma forse esse possono essere viste in
no di espansione sembra concepito in alternativa a quello di ristruttura- altra luce, ricordando l'abitudine umanistica di riconoscere, come «pa-
zione. F. W. Kent ha dimostrato che parte dei possedimenti di Giovanni dre» dell'opera, il committente erudito ". Lorenzo ha probabilmente
Rucellai a Poggio a Caiano vengono ceduti a Lorenzo de' Medici a parti- trasmesso a Giuliano da Sangallo una cultura letteraria (Plinio, Catone,
re dal ,6 giugno 1474, con perfezionamento del giugno '479 ". Lorenzo ri- Varrone, Alberti) difficilmente attingibile da parte di un architetto. Nel-
siede per brevi periodi, nel 1476 e nel '477, nei suoi nuovi possedimenti, lo stesso tempo, può averlo indirizzato verso una l'es aedificatol'ia di tipo
e nell'estate '477 vi costruisce una «cascina» ".Inoltre, il4 o il5 giugno albertiano, in parte alternativa rispetto a quella brunelleschiana e miche-
1474, Bernardo di Giovanni Rucellai scrive a Lorenzo una lettera relativa lozzesca. L'intento avrebbe potuto essere il rinnovamento del mito di
a «ringhiere e ballatoi insieme con què giardini in su le logge», per le Firenze come «centro» della nuova lingua architettonica: meno legato
quali egli invia un« disegno» ": un documento che Kent valuta come in- alle sue tradizioni comunali, vale a dire, e disponibile a un uso universale
dizio circa il ruolo di arbite1' dell'eleganza artistica, che il Magnifico ini- (vedi l'«esportazione» del Sangallo e di Giuliano da Maiano presso la
zierebbe a rivestire alla data". corte napoletana). In qualche modo, la relazione Lorenzo-Sangallo, cosi
Sulle conoscenze architettoniche e sul gusto del Magnifico gli studi si come la stiamo proponendo, sarebbe simile a quella che legherà Gian-
sono recentemente moltiplicati, permettendo di leggere influenze lau- giorgio Tl'issino ad Andrea Palladio: una sorta di iniziazione umanistica
renziane su alcuni progetti di Giuliano da Sangallo ". in funzione di un'architettura valida al di fuori di stretti localismi, capa··
È tuttavia probabile che la capacità architettonica di Lorenzo de' ce di imporre - nel caso del Magnifico - una nuova supremazia fiorenti-
Medici sia stata sopravvalutata. Il fatto che Luca Pacioli e Baccio Ugoli- na nella costruzione dell' ambiente. Non si può affermare, tuttavia, che
ni riferiscano a lui il modello della villa di Poggioreale a Napoli, ad esem- tali intenti abbiano riscosso un pieno successo: il linguaggio di Giuliano
pio, potrebbe riflettere una sua mediazione, con l'imposizione di un'in- da Sangallo non abbandonerà mai inflessioni toscane, limitando la por-
venzione di Giuliano da Sangallo ". L'episodio potrebbe essere analogo tata del suo messaggio. Rimane da valutare la doppia immagine creata
a quello citato da Nicolò Valori - biografo di Lorenzo de' Medici - che da Lorenzo de' Medici per se stesso. In abiti dimessi e teso al bene pub-
narra come Filippo Strozzi abbia cbiesto un giudizio al Magnifico circa blico, all'interno, egli si fa fautore, all'esterno di Firenze, di imprese
le proporzioni «<de modulo») del suo palazzo ". D'altra parte, la compe- trionfalistÌche e «imperiali ».
tenza e l'aggiornamento di Lorenzo, per quanto riguarda l'arcbitettura, Non va comunque sottovalutato il suo ruolo in scelte di fondamenta-
sono indiscutibili. Lo testimonia il ruolo da lui rivestito nella collocazio- le impol'tanza a livello territoriale: nel 1472, su sua iniziativa viene trasfe-
ne della palla sulla cupola brunelleschiana, nella competizione del '49 rita a Pisa la Sapienza, risarcendo una città subalterna e allontanando da
per la facciata di Santa Maria del Fiore, nelle vicende relative a Santa'
Firenze un irrequieto mondo studentesco '"'; suo è l'interessamento rela-
Maria delle Carceri a Prato, in quelle relative alla chiesa e alla sagrestia di
tivo alla Rocca Nuova di Volterra; sua è l'iniziativa relativa alla nuova
Santo Spirito n. Quelle stesse competenze vengono confermate dalle sue
città fortificata di Poggio Imperiale, dopo la congiura dei Pazzi e la con-
relazioni con l'Alberti, dai rilievi - da lui chiesti, rispettivamente, nel
clusione della guerra con Alfonso d'Aragona. Con quest'ultima impre-
1481 e nel 1485 - del palazzo ducale di Urbino e del San Sebastiano a
sa, il Magnifico riprendeva la tradizione due e trecentesca, che aveva vi-
Mantova, dal suo interessamento per il palazzo del re di Napoli. Ma è le-
sto Firenze protagonista di una vasta opera di fondazione di città nuove,
cito diffidare delle affermazioni degli apologeti. «Bonus architectus» lo
in funzione antimagnatizia; e nulla parla piu eloquentemente della di-
chiama il Landino; per Pacioli, egli era «prontissimo» nei modelli;
Capitolo terzo Principi, città, architetti 97

stanza fra le dne età quanto l'interruzione e il fallimento dell'iniziativa stina dei beni medicei a Roma -- un intervento di ristrutturazione dive-
laurenziana 2). nuto forse troppo impegnativo. Tale celebrazione di Lorenzo come
Dopo tale riassunto dell' attività promozionale del Magnifico, la sua umanista, fuori dal contesto cittadino, assume un significato pregnante
rinuncia a rappresentarsi trionfalmente a Firenze diviene ancor piti si- se messa in relazione con l'operazione di via Laura.
gnificativa. Non a caso, essa colpisce Francesco Guicciardini: Tenendo presente il pluralismo del sistema commerciale fiorentino
analizzato da Goldthwaite, la strategia urbana del Magnifico appare
Lorenzo - scrive Guicciardini nelle Storie Piorentine 21, - cominciò al Poggio a estremamente conseguente. Come primus intel" pares, egli indica modi di
Caiano una muraglia so11tuosissima e non la fini prevenuto dalla morte; e con tutto
fussi in sé cosa grande, nondimcno rispetto allc tante e tali muraglie di Cosimo, si può investimento tesi a mediare benefici privati e benefici pubblici. Per au-
dire murassi nulla. torappresentarsi, egli esce di città, dando vita all'eloquente villa-tempio
di Poggio a Caiano ".
9 Rimane da discutere, in verità, il grandioso progetto di palazzo su via Le vicende riassunte lasciano emergere, come protagonista privile-
Laura ideato da Giuliano da Sangallo. Tratteremo tale disegno fra poco, giato dello sviluppo cittadino, la figura di un accorto mediatore. Già
'l in relazione al progetto dello stesso Giuliano per un palazzo mediceo su questo segna uno spartiacque rispetto ai modi di configurazione e di or-
piazza Navona a Roma. Comunque, qualora il suo schema ricordasse, al- dinamento della Firenze comunale e del primo Quattrocento: la va!"ietà
meno in parte, un'idea elaborata in età laurenziana, è assai dubbio che - e in un certo senso l'ambiguità - dei risultati è intrinseca al ruolo che i
essa sia stata considerata realistica dal Magnifico; ma nulla dimostra che Medici avevano assunto nella città che stava per essere investita dalle
quell'idea rifletta un'opera per quest'ultimo. L'osservazione del Guic- «mutazioni» posteriori alla cacciata del 1494.
ciardini conserva pertanto la sua pregnanza, e offre uno spunto per valu-
tare l'operazione urbana voluta da Lorenzo. La modestia formale del-
l'intervento in via Laura acquista infatti - dopo le precedenti osservazio- 2. Un «pri1Zceps christia1Zus»: Leone X e la «nuova Roma».
ni - un significato sintomatico: non avrebbe avuto alcun senso ostentare
morfologie particolarmente elaborate in un quartier pensato come «ad- 1513: Giuliano da Sangallo progetta, su istanza di Leone X, pontefice 'l
dizione» offerta ai concittadini. Non alla forma del nuovo tessuto il Ma- neo eletto, il grandioso palazzo testimoniato dal foglio U 7949 A. Ele-
gnifico affida la propria fama di regista del rinnovamento urbano, bens! mento clamoroso del progetto è l'aggancio dell'edificio a piazza Navo-
ai fulcri religiosi e monumentali di carattere pubblico: al convento di na, tramite un portico con ordine gigante. Pochi anni dopo, Antonio da
San Gallo, a quello delle Murate, al concorso per la facciata della Catte- Sangallo il Giovane offre un progetto alternativo, a due cortili, precisan-
drale, al progetto per la piazza dell' Annunziata, alla sagrestia di Santo do le relazioni con !'intorno urbano (U 1259 Ar-v). q. '5. ,8
Spirito, a Poggio Imperiale. Giustamente, nella sua opera a livello ur- L'enorme residenza medicea avrebbe assunto, in entrambi i casi,
bano e territoriale è stata letta una gamma di strumenti differenziati: al piazza Navona come proprio vestibulum, collegandosi allo Studium Ul"-
prestigio formale invocato per gli interventi nel centro consolidato, si bis e a un secondo palazzo mediceo: quello di Alfonsina Orsini -la ma-
m contrappone l'«addizione », da valutare come operazione che dà final- dre di Lorenzo di Pie1"O - iniziato nel 1514 circa. Altrove, abbiamo soste-
mente forma a quanto era implicito nella realizzazione delle nuove mu- nuto che fra gli intenti iniziali di Leone X fosse l'installazione, nel cuore
ra ". Pertanto, l'azione di Lorenzo su Firenze non adotta criteri ancorati «antico» di Roma, di un'articolata urbs medicea, emblematicamente
ad astratte teorie, bens! si ispira a piti modelli, seguendo il criterio della connessa alla Sapienza e conclusa da una piazza della Dogana regolariz-
«convenienza ». In tal senso, le date di acquisto dei possedimenti di zata ". A tali ipotesi si possono aggiungere ulteriori considerazioni. L'as-
Poggio a Caiano precisate da Kent inducono a chiedersi se non vi sia sta- sociazione palazzo-piazza !"invia al palatium costantiniano di Bisanzio,
to uno spostamento di interesse e di capitali, dal progetto di ristruttura- studiato dallo stesso Antonio il Giovane nel foglio U 900 A. Nel testo ,,,
zione di via de' Servi alla villa progettata dal Sangallo. vergato dell'architetto, il palazzo imperiale e la piazza-ippodromo del-
Il monumento all' olium umanistico - la villa - sembra compensare l'antica Costantinopoli vengono paragonati a situazioni romane: piazza
un «atto mancato»: un «manifesto» culturale isolato nel territori.o so- Navona e la terrazza di San Pietro in Montorio '''.
stituisce - negli anni successivi alla congiura dei Pazzi e alla confisca si.- Non si tratta di associazioni casuali. Come hanno dimostrato Alfred
Principi, città, architetti 99
Capitolo terzo
della prevista chiesa di San Luigi dei Francesi, con il grande palazzo me-
Frazer e Salvatore Settis, sin dall'età tardoantica l'abbinamento palaz- dlceo al c~ntro, Per ottenere tale risultato, Antonio il Giovane prevede
zo-circo viene caricato di valenze simboliche altamente pregnanti", Il la dlsttuzlOne del blocco a pianta triangolare situato sulla sinistra dello
modello, logicamente, è il palazzo imperiale sul Palatino, con il Circo StUdl~, m parte,mglobato - come le case dei Massimo ad esso sotto stanti
Massimo ai suoi piedi: un modello evocato, già a Bisanzio, a significare - nell area destmata al palazzo papale,
una translatio, E in quanto simbolo di translatio imperii l'associazione , Quest'ultimo pone il problema dello sbocco dell'attuale via della
del circo al palazzo diviene un topos, Le Romae secundae - Bisanzio, Scrofa su pIazza della Dogana, Il disegno sangallesco sembra proporre-
Treviri, Salonicco, Antiochia, Venezia - assumono la piazza-circo come con md~clsI0111- un allargamento del tratto finale di via della Scrofa; ma
luogo privilegiato di esibizione del potere, di contatto fra il principe e Il Il tema e solamente enunCIato, Eppure, esso è tutt' altro che secondario,
popolo", La nuova pIazza della Dogana appare regolarizzata, in forma di grande ,8
'3"> I progetti dei due Sangallo, zio e nipote, implicano quindi una sim- rettang?lo;sul s:,? fondo emerge, come elemento monumentale, l'edifi-
bolica instauratio Imperii, forse balenata nella mente del nuovo papa nei GO dell U111verslta, Dovremo, pertanto, soffermarci sugli intenti pontifi-
primi anni del suo pontificato, G relauvI a quest'ultllna, confrontando il disegno di Antonio da Sangal-
L'associazione palazzo-circo, del resto, era già stata ripresa, in forma lo Il GlOvane con le notizie a disposizione sull'argomento,
emblematica, dal Belvedere bramantesco, come ha notato Ackerman sin Nella planllnetna U ,1259Av',lo St?dio è segnato come semplice insu- '5
dal 195 1 ", L'ambizioso progetto leonino, in tal senso, elimina il carattere la, Il che non avrebbe slg111fIcatl pa1't1colari, se non sapessimo che l'area
privato, introverso e chiuso in se stesso, del nuoVO teatro-ippodromo- mdlcata come u111tana non era affatto tale: il settore nord occidentale
xisto ideato da Bramante per Giulio II, Il «circo» leonino è una piazza n?n,~pparterrà ~lla Sapi~nza che dal 1587 "', È probabile che Sangallo re-
pubblica sorta su un autentico stadio antico, non è art,!icium allusivo, glSt11 m modo smteuco mtentlm pect01'e; entra comunque, nella nostra
impermeabile all'intorno urbano, mdagme, un tema non trascurabile,
E anche se l'abbandono del progetto fosse stato provocato in prima Lo Studiu,,; w'bis era stato fondato da Bonifacio VIII nel 1303, come}
istanza dalla morte del Magnifico Giuliano - probabile destinatario del emanaZIone dll'etta del potere pontificio, con sede in Trastevere, Con
palazzo insieme alla consorte Filiberta di Savoia - è necessario pensare m1a bolla del "43", Eugenio IV aveva l'i consegnato il controllo a tre eccle-
che un intero programma «neo-imperiale» viene con esso cancellato", SIastICI, correggendo le disposizioni degli Statuti di Roma del 1363 e
Il che è coerente con l'immagine del papa-medie"s, pacifista, virtuoso, creando - con l'aggiudicazione all'università della gabella del vino fo-
capace di riconquistare la fiducia e l'amicizia di Erasmo da Rotterdam, rense -le preme~se per la costruzione di un collegio per studenti", Lo
attento ai bisogni pubblici e al bene dei cittadini, che ben presto Leone stesso papa, con Il dono dI una casa appartenente al monastero di San
X inizia a costruire per se stesso, La nuova espansione di Roma, le attrez- Pao~o 6.lonle, mura (1433) aveva creato le premesse per il trasferimento
zature assistenziali di nuovO impianto, la politica di ostentata amicizia dell u111ve~'slta da Trastevere al SIto attuale, in Campo Marzio, Ma anco-
con il« popolo romano» costituiscono tappe di avvicinamento all'ideale ra al tempI dI Paolo II non si registrano che abitazioni per i docenti, en-
del princeps ch, rislÌanus delineato da Erasmo nella sua Institutio", t~o cm - come, del resto, nelle u111versità medioevali - si tenevano le le-
'5 E necessario, però, osservare i fatti piu da vicino, Il disegno U 1259 ZI0111'~ Le st;'utt,;,re ospitanti lo Studio non attireranno l'attenzione né di
Av delinea una risistemazione di piazza della Dogana, regola rizzata e NIcolo V, ne dI Slsto IV, dato che nel 1478 la prolusione di Andrea Bren-
collegata a piazza Navona, in modo tale da esaltare il corpo edilizio dello ta ,so::olmea l'urgenza di adeguati restauri", Detel'minante invece, per la
,8 Studium uz,bis, Quest'ultimo risulta stretto fra due palazzi medicei: em-
lealIzzazlone dI un pabzzo adIbIto esclUSIvamente all'insegnamento, è il
blematicamente, la sapientia è posta al centro di una zona fortemente motu ptOprlO del 1497 dI Alessandro VI Borgia, che stanzia i fondi neces-
connotata in senso familiare, sottolineando la virtu salomonica del pon- sal;~, da 100ZIO aIlav,on,g,uidati da S,ante e Andrea Fiorentino e provvede
tefice regnante, Il palazzo su piazza Navona, da parte sua, si affaccia - allIso;!am~nto dell edIfICIO, con l apertura dell'attuale via del Teatro
con la sua fronte destra - sul lato di una via tangente lo Studio; la mede- Vall,e .' Rllnane ferm~, anche sotto Giulio II, che ogni potere sullo Stu-
sima facciata, nel suo tratto intermedio, forma uno dei lati minori della dlO e rIservato al cardmale Camerlengo, mentre il consolidamento nel si-
platea aperta fra l'università e la chiesa di San Giacomo degli Spagnoli, to non determina trasformazioni di vasto l'aggio nell'intorno urbano,
Ne risulta una sorta di simmetria fra tale piazza e quella posta sul retro
Principi, città, architetti 101
100 Capitolo terzo

Lo Studio tardoquattrocentesco non è, d'altronde, un edificio mo- Un indizio a favore di tale ardita ipotesi è dato da Fioravante Marti-
numentale. Dell'insula attuale esso occupa unicamente due lati, mentr!" nelli -la cui Roma amata viene corretta da un profondo conoscitore del-
rimangono in mano di privati, fra le altre, aree su piazza della Dogana. E la Sapienza, quale Borromini - che attribuisce a Bramante un progetto
su tale edificio alessandrino, nella sua configurazione a L, aperta su COl'- per lo Studio, all'inizio del pontificato leonino. Inoltre, proprio a Bra-
tile, che si appunta l'attenzione di Leone X sin dai primi tempi posteriori mante si debbono precoci idee di cortili conclusi ad abside: vedi la
alla sua salita al soglio pontificio. Con bolla del 1513, papa Medici annun- «pianta grande» l'e!' il palazzo Vaticano e la «piazza» di Loreto. E tale
cia un'inversione di tendenza nei confronti della politica culturale pre- riferimento antiquario è indubbiamente estraneo alla cultura dellapor-
cedente. L'università dovrà essere potenziata fino a raggiungere un livel- tiana'''. Un ultimo indizio a favore di un progetto iniziale di età leonina:
lo europeo: la trasformazione di Roma in capitale artistica e letteraria come la cappella di Giuliano da Sangallo per il palazzo di via Laura, an-
della l'es publica cristiana non può ammettere che una università ad essa che lo Studio avrebbe assunto come modello il tempio di Romolo sulla
congruente. Uno Studio di carattere inte1'11azionale, non l'iii di respiro via Sacra. La facciata concava e l'emergere della rotonda avrebbero con-
comunale, è prefigurato, puntualmente, nella successiva bolla del 20 set- tenuto un erudito omaggio alla famiglia medicea, data la consacrazione
tembre 1514. ai Santi Cosma e Damiano di quell' antico spazio.
Tale esaltazione delle funzioni e dei significati dello Studio sembra Tuttavia, se la ristrutturazione dell'edificio universitario aveva qual-
riflettersi nella planimetria sangallesca. Non è escluso, infatti, che la for- che possibilità di essere realizzata intorno al 1513-15, tale possibilità sva-
ma compatta data all'insula in cui l'architetto scrive «studio» rifletta nisce negli anni successivi.
piani papali per l'edificio: è stato confermato che Leone X intendeva ri- Come molti piani lconini, anche quello per la Sapienza soffriva di il'-
strutturare in modo radicale lo Studio, con una grande cappella - forse realismo. Come s'è ricordato, Leone X fa restaurare soltanto una cap-
al fondo di un cortile porticato - in cui celebrare le funzioni pubbliche, pella provvisoria all'interno del modesto edificio, commisto a elementi
fino ad allora tenute nella vicina chiesa di Sant'Eustachio". La Sapienza, edilizi estranei. La crisi finanziaria del I517 è letale per lo Studio: i salari
pertanto, viene ad assumere, negli intenti leonini, un ruolo eccezionale per i docenti vengono addirittura sospesi". La distanza fra i progetti e la
nel contesto determinato dalla sistemazione di via Ripetta e dal progetto realtà è misurata da una voce anonima, che si indirizza, nel I520, a papa
per il palazzo mediceo. Senza contare la valorizzazione della zona, con- Medici. L'età dell'oro era stata restaurata, nel Lazio, ad opera di Leone
seguente all'inedito significato attribuito al campo Agonale. X; «se però - avverte l'anonimo - non avrai cura alle sorti miserande del
Qualora, poi, effettivamente il palazzo di Alfonsina Orsini fosse stato liceo romano e non lo netterai delle immondizie accumulatesi turpa-
pensato con un affaccio sull'odie1'11a piazza Sant'Eustachio, la pregnan- mente da lungo tempo (... ) la posterità non confermerà le lodi eccelse
za emblematica e la centralità dello Studio, aU'inte1'11o dell'urbs medicea, onde vai insigne, né i tanti titoli che i popoli, e la massima Roma, severa
sarebbe stata pienamente esaltata. Non sappiamo se Leone X abbia affi- arbitra delle azioni, ti diedero» ".
dato o meno a uno degli architetti di sua fiducia un progetto vero e pro-
prio per la nuova università. Ignoriamo anche chi abbia curato la siste- L'ipotesi che abbiamo avanzato è quella di una stretta relazione, ne- ,8

mazione della piccola cappella dei Santi Leone e Fortunato nell' edificio gli intenti leonini del 1514-15, fra la creazione di un sistema urbano rego-
alessandrino: soltanto tale modesta opera - considerata provvisoria - larizzato, con epicentro nel binomio piazza Navona -palazzo mediceo, e
viene comunque realizzata da papa Medici neUo Studio. Ma è interes- la monumentale ristrutturazione dello Studio. Quest'ultimo, per la pri-
sante che nel 1627, nel corso di una visita apostolica, venga ricordato un ma volta, avrebbe tratto un significato daUa sua localizzazione nel nuovo
progetto leonino messo in relazione alla chiesa da tempo disegnata da cuore urbano. In una programmata resurrezione della fenice, il luogo
Giacomo della Porta: «Deo adiuvante, in oportuniorem, et ampliorem chiamato a divenire culla del sapere europeo si installa al centro del «ri-
locum in eiusdem Gymnasij pIanta designetur, quae aedificari valeat, nato» Campo Marzio. Fautore della l'esurl'ectio è il papa salutato come
iuxta dispositionem felicis memoriae Leonis papae X, eiusdem Gymna- imperatol' dal binomio palazzo-circo. Inoltre, il carattere internazionale
r) sii et Capelle fundatoris ... » Viene da sospettare che il dellaportiano cor- della nuova cittadella leonina è sancito dalla prossimità - al palazzo e al-
tile a emiciclo - evocante un antico xysto - e l'innesto, al suo fondo, di un lo Studio - delle chiese delle principali «nazioni» straniere: i Francesi, a
tempio circolare, ricordino idee elaborate l'iii di sessanta anni prima. settentrione; gli Spagnoli, con la chiesa di San Giacomo; i Tedeschi, con
102 Capitolo terzo Principi, città, architetti

Santa Maria dell'Anima. Pertanto, fra il 1516 e il '5'7 è un'intera renova- le opera non finita: esattamente come - nei confronti del progetto politi-
tio dell' antico centro imperiale che viene messa fra parentesi. L'accanto- co e urbano di Giulio II - erano rimaste via Giulia e le parti iniziate del
namento del grandioso progetto sangallesco riguarda sia il palatium che bramantesco palazzo dei Tribunali.
lo Studio: le ragioni sono facilmente identificabili negli eventi che met-
tono in crisi molti progetti leonini. Si faccia caso ai grandi progetti di bo- Indubbiamente inoppol"tuna, dopo la congiura dei cardinali, l'im-
nifica predisposti a partire dal 1513. Essi prevedono il passaggio alla Ca- magine pontificale espressa dal complesso palazzo-cir'co Agonale: anche
mera Apostolica della maggior parte delle terre recuperate alla coluva- prescindendo dalla morte del Magnifico Lorenzo, la sospensione del-
zione. In ciò, Leone X ricalcava e migliorava il piano elaborato dalla Cu- l'impresa ha una valida giustificazione. Ma che l'idea abbia avuto una
ria sin dai tempi di Martino V". Ma l'opposizione dei Caetani e dei feu- sua sopravvivenza segreta emerge da un passo delle Notizie de' professori
datari minori - dietro ai quali agiscono i Colonna - diviene determinan- di disegno, di Filippo Baldinucci. Questi descrive un progetto irrealiz-
te dopo la morte, nel marzo '5,6, di Giuliano de' Medici, cui il papa zato di Ludovico Cardi detto il Cigoli, su committenza di Cosimo II:
aveva affidato il progetto. La scomparsa del fratello di Leone X pesa in- « ... fece - scrive Baldinucci" - un modello in tal proportione, che si
dubbiamente anche nella cancellazione del progetto per il palazzo medi- conduceva il palazzo colla facciata sino a' mezzo essa piazza [Madama]'
ceo; ma non soltanto in quanto con lui viene meno uno dei principali de- incrostandolo tutto di bozze di travertini». Cosimo II sembra voler re-
stinatari. La congiura dei cardinali, stroncata nell'aprile-giugno del 1517, suscitare il tentativo leonino di fare di Agone un clamoroso spazio medi-
è concomitante alla ctisi finanziaria: il malcontento dei cardinali Petruc- ceo, dimostrando che i progetti dei due Sangallo e del figlio di Lorenzo
ci Sauli Riario Soderini e Castellesi esprimeva un'estrema resistenza al il Magnifico erano ancora vivi nella memoria famigliare.
)
processo, " ormai compiuto, di trasformazione
. in corte del Sacro CoIle- Chi realizzerà il sogno leonino sarà - piu di un secolo dopo - un altro
gioo Con la grande creazione cardinalizia del l° luglio '5'7, Leone X mo- pontefice, ad maiorem glotiam di un'altra famiglia. La chiesa di Sant'A-
dificherà la composizione dell'assemblea, controllandola tramite perso- gnese e il rainaldesco palazzo Pamphilj - affacciati su piazza Navona per
ne di provata fedeltà. volere di lnnocenzo X - riprenderanno la metafora imperiale; lo stadio
Il pontefice è ora consapevole dell'inopportunità di manifestazioni di Domiziano vertà trasformato emblematicamente in circo, grazie all' 0-
troppo sfacciate di imperium, d'altronde non connaturate al suo caratte- belisco emergente dalle rocce berniniane ". L'idea registrata nel foglio U
re e alla sua astuzia. La dilatazione abnorme delle spese, d'altronde, non 7949 Ar si rivela cosi tutt' altro che improduttiva, anche se con conse-
era stata sufficientemente sanata dall'istituzione, nel '514, delle prime guenze ritardate e impreviste.
Societates ojjiciorum: queste raccoglievano il denaro dei medi e piccoli Le utopie leonine pongono tuttavia ulteriori problemi. Il primo dei
risparmiatori, prestandolo a chi intendesse acquistare uffici curiali. Si quali è relativo al finale di via Ripetta: quale la data dell'ideazione del- "
tratta di un capitolo fondamentale della storia economica dello Stato l'arteria e quale la sua relazione con il progetto del palazzo mediceo,
della Chiesa, foriero di tragiche consegnenze, come ha dimostrato Delu- pensato, come s'è detto, fin dal 1513? l documenti relativi all'eseeuzione
meau '"o I provvedimenti finanziari del 1517 fanno da pendant alla flstrut- della strada dicono poco al proposito, anche se è credibile che per l'e-
turazione del Sacro Collegio: migliorando la riscossione ordinatia, Leo- norme volume del palazzo sangallesco sia stato pensato un accesso viario
ne X tende a riorganizzare in modo piu efficiente la Camera Apostolica. di qualche importanza. Nei disegni di Antonio da Sangallo il Giovane U
Ma con scarsi effetti. Ben presto, il pontefice preferirà ricorrere alle en- 1259 Ar-v databili al 15'4-15 circa, appare, oltre all'allargamento di via '4. >5
trate straordinarie, perfezionando lo strumento della vendita degli uffi- della Scrofa, una strada in asse con il palazzo: si tratta della salita dei
ci, e fondando il collegio dei Cavalieri di San Pietro". Crescenzi, che adduce al Pantheon proseguendo fino a via Lata. Tale as- '4
Politica di magnificenza e alleanza del papato con i ceti piu ricchi: i se prospettico sembra rendere probabile l'ipotesi di una facciata princi-
due fenomeni sono complementari. La crisi del '516-17 non poteva non pale - per il progetto di Antonio - rivolta verso il Pantheon e allineata al
incidere su quella politica. L'abbandono della magniloquente utopia ur- filo di via della Scrofa. L'organismo, in tal caso, risulterebbe rovesciato
bana concepita sin dal 1513 sembra conseguente a una svolta nel pensiero rispetto a quello pensato da Giuliano da Sangallo, che aveva disposto un
". leonino. Privata del suo finale trionfale -la cittadella medicea -l'espan- giardino in tangenza alla strada. Ma la rinnovata importanza di piazza
sione convergente su piazza del Popolo diviene il residuo di una col ossa- Navona sembra escludere tale odentamento del palazzo; tanto piu, te-
Capitolo terzo Principi, città, architetti 105

nendo presente le valenze ideologiche annesse all' accoppiamento fra il za» Etruria-Roma e sul suo significato in quegli anni cruciali, È sicuro,
palazzo stesso e la piazza, comunque, che ai programmi che guidano le feste cittadine viene data
Sarebbe infatti errato pensare al campo agonale come un semplice una notevole importanza: vedi le lettere da Roma, del giugno 1514 - se-
luogo di mercato - quest'ultimo era stato installato, nel '477, dal cardi- gnatamente quelle di Baldassarre Turini da Pescia a Lorenzo de' Medi-
nale d'Estouteville - o di carattere unicamente popolare, Provvedimenti ci" - che chiedono con insistenza notizie particolareggiate della festa
speciali per il mantenimento di Agone sono registrati negli statuti di Ro- fiorentina di San Giovanni Battista, Il tutto conferma che la sfilata alle-
ma del '363, e disposizioni relative alla sua igiene sono nello statuto dei gorica programmata dal Fedra per il carnevale del 1514 va valutata come
maestri di strade del 1452 '", È inoltre di grande rilevanza un documento intenzionale riconferimento di senso - attraverso gli strumenti della cul-
recentemente rinvenuto, che testimonia di un intervento di Sisto IV per tura umanistica - a piazza Navona, Lo stadio antico viene restituito alla
la piazza: nel '482, ricordando il suo valore di testimonianza storica, i sua funzione, ma con significati «mode1'11Ì», Viene ribadito l'annuncio
magùtl'i viarum impongono, per le costruzioni sorgenti ai suoi margini, di una progrediente pienezza dei tempi, in cui la felice fortuna è promes-
allineamenti uniformi e attenzione formale ", E l'unitarietà dell'invaso sa - grazie alle virtu del nuovo pontefice - per l'ete1'11ità, (Questo, con
viene ulteriormente esaltata dall'ammattonato, ordinato nel 1485 dalle ogni evidenza, è il segno degli ultimi tre carri, che proiettano sul futuro i
pubbliche magistrature, frutti generati dalle quindici virtu raffigurate nei carri precedenti),
Alla fine del pontificato di Giulio II, si registra una nuova considera- La rivalutazione umanistica del circo agonale, trasformato in teatro
zione per piazza Navona, Si tratta del grandioso corteo di Agone, orga- dell'età leonina al suo sorgere, non può essere sovrastimata: sarebbe ar-
nizzato per il carnevale del 15'3, noto grazie alle numerose testimonianze bitrario dedurne intenti relativi a trasformazioni dell'intorno urhano,
puntualmente raccolte e commentate da Fabrizio Cruciani ", Lo spetta- Un significato di divel'so spessore, tuttavia, può esservi intravisto, ricor-
colo festivo assume la forma di un trionfo, che esalta, contemporanea- dando i contemporanei pensieri papali; in particolare, il progetto di
mente, Roma e il pontefice, I due poli fra cui sfila il corteo programmato Giuliano da Sangallo e il grandioso programma di riforma dello Studio,
per il 3 febbraio sono emblematici: Campidoglio e piazza Navona, Il Soltanto una piazza sede di feste «colte» è adatta ad accoppiare il pro-
carro dedicato a Giulio II ha la forma di un grande obelisco egizio"; per ptio spazio a quello di un palazzo «imperiale» come quello raffigurato
l'occasione, del resto, Agone viene restituita alla sua funzione di stadio ", nell'U 7949 Are nell'U 1259 A, E ugualmente consonante con lefunzioni
È Giuliano Della Rovere, dunque, a rivalutare - anche se in un'occa- di un'università di peso internazionale è la trasformazione di Navona in
sione festiva - le vestigia dello stadio di Domiziano, immediatamente scena di una «commedia cittadina», Come il teatro capitolino del '513
emulato (e superato) da Leone X, Una nota di Evangelista Maddaleni aveva assunto valenze emblematiche per la politica di Leone X - dichia-
Capodiferro, conservatore di Roma, nipote di Marcantonio Altieri e razione di alleanza con il« popolo romano» e contemporanea «occupa-
amico di Tommaso Fedra Inghirami, descrive i carri per il camevale leo- zione medicea» del Campidoglio '" -, cosi il carnevale del 1514 imprime
nino del '514 in Agone", Carnevale eccezionale: la regia viene affidata un segno mediceo su uno dei siti piu densamente significativi della Ro-
appunto al Fedra, distintosi l'anno precedente come programmatore ma laica,
del teatro capitolino in onore di Giuliano e Lorenzo de' Medici ", Già il V'è dunque coerenza, nei pensieri leonini fra il '513 e il 15'5, da non
nome del regista è significativo, Esso implica una tonalità «alta» per le considerare, comunque, parti di un progetto tutto definito, consolidato
feste agonali, in armonia con i disegni del nuovo pontefice circa l'identi- e «disegnato», Come i fatti attestano, gli intenti iperdimensionati di
tà da assegnare alla città, L'intenzione celebrativa è chiara nell'appunto Leone X vengono compensati da una notevole capacità di adattamento
di Maddaleni Capodiferro: la successione dei carri delle Vinu -la Spe- alle circostanze via via emergenti: parte di tale flessibilità è dovuta alle ti-
ranza, la Pace, la Temperanza _. seguiti da quelli della Fortuna, della Fe- tubanze di papa Medici, intrinseche, per altro verso, alla sua tattica di
licità, dell'Eternità, dispiega il programma pontificale, annunciando aggiramento diplomatico delle grandi questioni,
l'avvento dell' aUl'ea aetas, Acutamente, Shearman ha osservato che le al-
legorie del carnevale romano del 1514 ricompaiono quasi tutte negli archi Una volta verificata l'ammissibilità di un programma di coinvolgi-
eretti, l'anno successivo, per l'ingresso di Leone X a Firenze", mento di piazza Navona nell'insieme della« cittadella medicea », può es-
Tale coincidenza permette riflessioni sull'ideologia della «fratellan- sere accentuata l'importanza della distrutta torre, affacciata sul lato sini-
106 Capitolo terzO Principi, città, architetti

stro del circo Agonale, progettata nel 1517 circa da Antonio da Sangallo il da aperta da Sisto IV, da piazza di Ponte a piazza Nicosia: la via Sistina ,
Giovane per il cardinale Antonio del Monte (V 1898 A e incisione di era indubbiamente concepita come arteria di collegamento con il porto
Israe! Sylvestre). Si tratta della trasformazione del palazzo costruito in- di Ripetta, formando un pendant per via della Lung~ra, che negli intenti
torno alla metà del xv secolo da Francesco Orsini: Vasari descrive i tre papali doveva raggiungere il POl'to di Ripa Grande. E dunque probabile
grandi stemmi che decoravano l'edificio, con le imprese del cardinale, di che già negli intenti di Sisto IV la strada collegante piazza di Ponte a
Leone X e del Comune romano w. Colpisce non soltanto l'omaggio al piazza Nicosia dovesse proseguire, toccando il porto di Ripetta e rag-
pontefice e alla municipalità, ma anche la volontà di introdurre una forte giungendo piazza del Popolo: vale a dire, il sito su cui sorgeva la chiesa
nota architettonica sulla testata della piazza. Il momento in cui Sangallo agostiniana cara a papa Della Rovere. Il fatto che Giulio II, nel risiste-
redige i suoi progetti è successivo alla rinuncia al piano testimoniato dal- mare la Lungara, completasse un'operazione iniziata dallo zio, lascia so-
l'V 1259 A: ma la torre Del Monte può forse essere considerata una con- spettare che fra i suoi intenti fosse anche quello di aprire la via che sarà
seguenza di quello stesso piano. Leonina. Le due suade, infatti, sono complementari, in quanto pensate
È probabile, anche, che l'intero complesso urbano sia stato concepi- per raggiungere i porti fluviali di Roma localizzati agli ememi opposti
to, in organica connessione con il Pantheon, tramite un'arteria destinata della città. Inoltre, nel 1451 Nicolò V aveva affidato alla Compagnia di
a «chiudere» il triangolo avente come lati lunghi via Ripetta e il Corso. Santa Maria del Popolo il govetno e l'amministtazione dell' ospedale di
Tale ipotesi si connette a un interrogativo: è possibile scorgere un'antici- San Giacomo, Da parte sua, Alessandro VI aveva contribuito a incre-
pazione di quella che sarà la via Leonina, nelle sttategie dei due papi mentare lo sviluppo edilizio del piccolo quartiere dei dalmati, anche per
Della Rovere? L'apertura di via Ripetta, in sostanza, è dawero frutto di risanare la malfamata zona «dell'Ol'taccio» '". Per completare il quadro
una strategia alternativa a quella di Giulio II, o non realizza piuttosto dei precedenti che condizionano la creazione di via Ripetta, va ricorda-
pensieri già formulati e parzialmente messi in cantiere? "', to che ancora sotto Giulio II - fra il 1509 e il 1513 -l'ospedale di San Gia-
V a intanto registrato che il collegamento fra via Ripetta e via della como vende alcuni teneni di sua proprietà, localizzati fra Ripetta e il
Scrofa sembra essere stato intrapreso non da Leone X, bens! da Paolo Tevere, e fra Ripetta, via delle Colonnelle, via della Frezza e via dei Pon-
,8 III. È stato infatti dimosttato che la via recta si imbatteva nel cosiddetto tefici 67,

«palazzo delle due torri», di proprietà del Collegio Capranica, esteso al- Ve n'è abbastanza per affermare che l'operazione cui si riferisce il
l'incirca fra palazzo Baldassini e la chiesa di Sant'Agostino"': si tratta del motu proprio di Leone X del "517 riprende idee e iniziative favorite dai
palazzo ottenuto in enfiteusi perpetua da Giovanni Mangone nel "527. papi precedenti, che vedono l'ospedale di San Giacomo e la Compagnia
L'ipotesi si basa, principalmente, sulla copia ottocentesca di un cata- di Santa Maria del Popolo protagonisti di vaste imprese speculative,
sto redatto nel "744, confermata da un documento del Collegio Caprani- La via Leonina non è dunque, in sé, una novità; come via Lata del re-
ca; essa viene però contraddetta da un catasto degli Agostiniani datato sto, Nuova è la forma che le due sttade danno all'espansione di Roma,
1696, in cui si attesta che il taglio attraverso i giardini del convento di convergendo sulla piazza del Popolo regola rizzata da Raffaello e da An- "
Sant' Agostino e il «palazzo delle due toni» era stato compiuto sotto tonio il Giovane: dopo gli studi di Frommel e di Gunther, risulta accer-
Leone X"', La contraddizione - stabilita, va notato, da documenti en- tato che la «nuova Roma» leonina era compresa in un bivium progettato
n'ambi tardi - è forse meno grave di quanto non appaia. Non può essere COlne tale (,~.
escluso che negli anni ' 30 sia stata compiuta un' operazione prevista e La zona settentrionale di quest'ultimo è caratterizzata, subito dopo
forse iniziata in età leonina, E va anche contemplata l'ipotesi che i pro- piazza del Popolo, dall' ospedale di San Giacomo degli Incmabili, il cui
getti di sventramento abbiano incontrato ostacoli nella resistenza del rinnovamento è decretato dalla bolla papale del 19 luglio 1515 "', Il finale
potente Collegio Capranica, Comunque, un documento del luglio 15"9, della via Leonina è invece segnato - anche dopo la 1'Ìnuncia al palazzo
riferito a terreni concessi ad Angelo Colocci, parla di vigne - già scom- mediceo e alla regolarizzazione di piazza dei Caprettari - dallo Studium
parse - appartenute al convento di Sa~1t'Agostir;0 "~'o Infine, va registtato w·bis. In definitiva, il nuovo asse 1'Ìsulta caratterizzato, ai suoi estremi, da
un gettito del 1530 «pro (.,,) VIe leomne perficiende usque ad plateam attrezzature urbane di primaria importanza: la caritas e la sapientia sono
Sancti Aloisi nationis Gallorum de urbe» "~'o le emblematiche testate dell'arteria, Non basta: il «buon governo» si
Il precedente piiì significativo della via Leonina è comunque la stra- estende alle aree comprese entro il grande triangolo planimetrico,
108 Capitolo terzo Principi) città, architetti

Poco dopo la sua ascesa al soglio pontificjo, Leone X impone un cal- Consolato, inoltre, collega le loro facciate, con un singolare effetto: la
miere ai prezzi dei materiali da costruzione. E il primo segno di una stra- fronte concava della Zecca, grazie alla sua collocazione, sembra diffran-
tegia che prosegue con la bolla del 2 novembre 1516 (lntei' CUl'aS multipli- gere l'asse ottico incanalato da via del Banco di Santo Spirito verso San
ces) e con facilitazioni edilizie concesse ai curiam sequentes. La ricono- Giovanni dei Fiorentini. La facciata sangallesca non è funzionale soltan-
scenza di questi ultimi viene espressa i12 settembre 1517, tramite le paro- to al bivium di cui forma la testata. La piazzetta da essa modellata forma
le del primo conservatore Mario de Peruschi: questi esalta le conseguen- un punto di stazione visiva per lo spettacolo poliprospettico che da essa
ze della bolla delr516 «in favorem curialum aedificantium in Urbe», e si sfiocca: esattamente come piazza di Ponte e la piazza triangolare dei
aggiunge: «etiam videtur ut animus aedificantium et volentium aedifica- Fiorentini. In un certo senso, quella facciata concava è assimilabile a uno
re crescat ad effectum quod Urbs Roma augeatur et nobilitetur aedificiis specchio rifrangente: il cannocchiale prospettico del Canale di Ponte è
et hominibus» '"o Con strumenti diversificati, Leone X avvia una politica deviato verso la chiesa.
urbana che sembra contrapporre, alla volontà di potenza di papa Della La grande abilità di Antonio da Sangallo il Giovane si dispiega usan-
Rovere, un «buon governo» pacificatore e paterno. Eppure, le snategie do due soli strumenti: l'apertura di via Paola e la forma imposta allo s1ar- 48
di Giulio II e quelle di Leone X non mancano, come s'è visto, di elemen- go della Zecca. Il triangolo planimet1'Ìco determinato dalla stessa via
ti di continuità. Paola e dalle strade del Consolato e di Ponte si rivela, alla verifica visiva, '3. '0
Soffermiamoci sul dispositivo formale del bivium. In altra occasione, assai piti ricco di quanto non appaia in pianta. L'inerte asse prospetti co
abbiamo tentato di dimostrare che l'asse di via Giulia, dominato dal concluso da una t1'Ìonfale lastra architettonica - nei progetti del '518-2'
nuovo palazzo dei Tribunali e dalla sua piazza, era destinato a congiun- per San Giovanni dei Fiorentini, su cui torneremo nel prossimo capitolo 40 'gg.
gersi, tramite una platea, a una seconda dorsale. La via reeta o dei Coro- - viene a far parte, nel progetto di età clementina realizzato da papa Far-
nari era stata individuata dagli statuti nicolini del 1452 come uno dei tre nese, di un dinamico plesso urbano. Ritagliato virtuosisticamente, va ag-
assi portanti della Roma laica, ed era stata successivamente risistemata giunto, in un contesto già configurato. Indubbiamente, Antonio eredita
47 da Sisto IV". Con l'abbattimento di poche case, essa avrebbe potuto sfo- da Raffaello una sensibilità capace di integrare figura architettonica e
ciare quasi in asse con ilpom triumphalis, il cui ripristino l'Albertini fa immagine urbana. Del resto, il suo ruolo come sottomaestro alle strade,
rientrare negli intenti di Giulio II. Via Giulia, al contrario, forma un an- accanto al Sanzio, era stato di c0111prin1ario "IJ.
golo ottuso rispetto all'allineamento del ponte stesso. Bramante, secon- Torniamo alla zona dei Banchi. Il triangolo viario cinquecentesco, si 47
do tale ipotesi, avrebbe introdotto a Roma, in forma monumentale, un è detto, collega tre cenui sfioccati a stella, sftuttando in modo raffinato
bivio formato da assi entrambi allacciati a iniziative del primo papa Del- le preesistenze; il che altera un primitivo disegno, anch'esso concepito
Ia Rovere (ponte Sisto e via dei Coronari). E avrebbe fornito un prece- giocando sul colloquio fra struttura viaria e forma architettonica. L'am-
dente per i piani di età leonina: la convergenza su piazza del Popolo del- pliamento bramantesco di Canale di Ponte, infatti, voluto nel 1508 da "
le vie Lata e di Ripetta riprende - ribaltando il dispositivo verso il nord Giulio II, è in relazione diretta con il vero e pl'Oprio palco pontificio co-
della città - il disegno urbano bramantesco. A questo punto, assume stituito dalla loggetta di Castel Sant'Angelo, vel'Osimilmente dovuta a 'o
particolare significato l'ipotesi relativa a un'idea sistina e giuliana anche Giuliano da Sangallo "~o Da quel palco sopraelevato, la vista del principe
per via Ripetta. Tanto piti, che quanto ha osservato Hubertus Giinther penetra nella città laica. Imperiosamente, l'asse costituito da ponte San-
sul disegno U I013 AI' e sui documenti relativi alle imposte del 1524-25 t'Angelo e da via del Banco di Santo Spirito domina la zona; lo sguardo
«per' la ruina della ponta della zecca nuova e della scala di Pandolfo del- del papa razionalizza e sottopone a sé. Tanto piti che quello sguardo
la Casa », dimostra che Antonio da Sangallo il Giovane progetta, per avrebbe dovuto concludersi in un punto di stazione il'1'ealizzato: la piaz-
47 Clemente VII, un secondo bivium: quello formato dal Canale di Ponte e za progettata da Bramante di fronte al palazzo dei Tribunali. Il castello e
dalla via poi Paola, chiuso a triangolo da una strada che mette in relazio- la platea roveresca -luogo in cui il potere papale avrebbe dovuto trion-
" ne visiva San Giovanni dei Fiorentini e la nuova Zecca ". fare con un' affermazione di Iustitia - erano chiamati a formare un'unità
Tutta una serie di corrispondenze visive viene cosi abilmente fissata. bipolare, rigol'Osa come la volontà politica che essa avrebbe sotteso.
Le facciate dei due edifici pubblici -la Zecca e la chiesa dei Fiorentini- Le sommosse del 15Il e la successiva pax 1'017lalZa infrangono tale pre ..
fungono da centri di irraggiamento di strade convergenti a stella. Via del maturo segno di assolutismo ". Via Giulia perde la sua funzione di sup-
HO Capitolo terzo Principi, città, architetti III

porto al« nuovo Campidoglio» di Giulio II; anche Canale di Ponte vede tenore: OLIM HABUlT CYPRIS SUA TEMPORA, TEMPORA MAVORS OLlM I-IABUlT SUA
NUNe TEMPORA PALLAS HABET. C.. ) di dentro il palco suo di sopra nel mezo era la in··
alterata la propria primitiva ragion d'essere, Le due arterie rimangono
segna del Papa: et da ogni banda quella del prefato Augustino Chisi ( ... ) Di fuori ver"
come tronconi di un disegno urbano e politico fallito, ruderi di un'im- so la Zecca era decorata nel medesimo modo che era verso il Castello ...
presa interrotta, Gli interventi dei due papi medicei - con l'impostazio-
ne della chiesa dei Fiorentini e di via Paola, oltre che con il varo dei lavo- La descrizione lascia suppone che l'arco in questione conisponda al
ri per la nuova Zecca - attribuiscono nuovi significati ai frammenti del disegno peruzzesco della Witt collection, attraverso il quale è schizzata
progetto roveresco "', una scena urbana che potrebbe raffigurare la prospettiva di Canale di
Pier Nicola Pagliara ha proposto, pcr la facciata concava dell'edificio Ponte, Nell'iscrizione, il tempo della Sapienza -- quello di Leone X - è
posto al bivio Eta il Forum nU11Z11Zulariorum e la via papalis, un modello contrapposto a quello borgiano della lussuria e a quello roveresco della
antiquario ", Antonio il Giovane avrebbe tenuto presente la fronte con- guena, Ma il piti spetta colare apparato era quello che seguiva, localizza-
cava del cosiddetto tempio di Romolo sulla via Sacra, riconosciuto - nel to nella piazzetta fra la via papale e via FI01'ida, Esso era stato realizzato
disegno di Giovan Battista da Sangallo contenuto nel Vitruvio corsinia- dai compatrioti del pontefice, ed è cosi descritto dal Penni:
no - come antico aerarium ", In tal modo, il nuovo edificio avrebbe ri- Non so se'l mio rozo ingegno potrà tanto, che narri l'arco over edifizio facto da
chiamato per forma l'analoga funzione della rotonda antica, Inoltre esso nostri Concivi mercanti Fiorentini (".) Hora perché le facce de l'adornamento si se
avrebbe contenuto metaforicamente un omaggio alla famiglia medicea: affrontava dui strade come si sa, noi havendo a descrivere prima mente parleremo de
uno e poi de l'altro; et diremo prima di quello che era in Via Pontificum C.. ) [la figu-
lo stesso omaggio che Giuliano da Sangallo aveva compiuto - prescin- ra) sopra l'arco di via Pontificum havea volto il volto vcrso banchi et l'altra dalla Via
dendo dalla nostra ipotesi circa il cortile dello Studio - nella chiesa del Florida havea volte le spalle.
9 palazzo su via Laura a Firenze, Può tuttavia essere avanzata, come origi-
ne lontana della facciata sangallesca, un'ulteriore ipotesi, Le statue poste sui due archi erano pertanto posizionate tenendo
Dovremo rifarci alla descrizione della cerimonia del possesso di Leo- conto del percorso previsto: la processione percone all' andata la via pa-
ne X descritto dal medico fiorentino Gian Giacomo de' Penni ", una del- pale e al ritorno via Florida; la fronte dell'arco che inquadra quest'ulti-
le fonti piti dettagliate per quanto riguarda le architetture effimere del ma volge dunque le spalle a quella del primo, Infatti, dopo esser giunto
primo Cinquecento, Il primo apparato menzionato è non lontano dal in L~terano, il corteo pontificio torna in Vaticano perconendo la via Pe-
palazzo pontificio, all'inizio della processione, «davanti la chiesa di Ce- regnnorum,
chotto J enuense >>: di forma quadrata e con quattro colonne, in esso Et cosi cavalcando giunse all'altra parte del archo fatta fare dalli nostri merchanti
campeggiava un'insegna papale, elemento di cui il percol"SO era cospar- Fiorentini, et questo è la parte che lassano della via Florida. Era come dalla via Ponti-
ficum ...
so, Un disegno -l'U 72 orn,r- di Baldassarre Peruzzi, viene redatto per
l'occasione; ma anche l'arco trionfale della Witt collection di Londra È facile ricostruire la configurazione che la Y viaria formata dalle
(28491') è riferibile alla cerifllOnia del 1513, PercQtsa la via Alessandrina, il strade Papalis, Florida e di Banchi assumeva grazie ai due apparati: si ot-
corteo giunge al Castello, E stato osservato che la testata del raffaellesco tiene ,una spezzata, assimilabile a un semiottagono, La fronte, ornata
" palazzo da Brescia esponeva uno stemma mediceo e un'iscrizione in dalle lllsegne medicee, era affiancata da archi inquadranti le arterie di-
onore di Leone X, inquadrati da un baldacchino trionfale rivolto - sfrut- vergenti e disposte ad angolo ottuso fra loro, Lo slargo si apriva cosi in
tando la giacitura dell' edificio - verso un'ideale processione diretta al forma concava: esattamente come esso verrà plasmato da Antonio da
Ponte w, L'osservazione è preziosa, Essa consente di snpporre che altre Sangallo il Giovane con la facciata della Zecca, originariamente decora- "
opere stabili abbiano consolidato elementi effimeri creati per il possesso, ta - come mostra il noto disegno di Heemskerck - con uno stemma di "
Oltrepassato un arco trionfale situato all'ingresso di ponte Sant' Angelo, Leone X inserito nel piano nobile ", Che il disegno suddetto sia posto a
si incontrava lo stravagante arco fatto realizzare da Agostino Chigi nei confronto, nello stesso foglio del Kupferstichkabinett di Berlino, con la
pressi del suo banco, testata del palazzo di Jacopo da Brescia, è significativo, Vengono com-
Era posto sopra di acto colonne in quadro ad ogni cantone una quadra, et per di
parate, con acume, soluzioni analoghe, chiamate a dar forma a due bivi,
dentro una tonda, et faceva di sopra un piano con un architrave fregio ct cornice, et entrambe pensate come baldacchini per l'esibizione di insegne medi cee ,
cui nel fregio della banda che riguardava il Castello eran dui versi a lettere di oro di tal Il foglio del taccuino di Marten van Heemskerck è dunqne singolare:
Jl2 Capitolo terzo Principi, città, architetti IX3

esso collega due opere che, nella nostra analisi, appaiono entrambe co- Nello stesso tempo, va notato un fenomeno che ha anch'esso un pre-
me memorie del trionfale possesso del I5I3, La concavità della Zecca san- ludio nelle strategie urbane di Sisto IV; l'ha dimostrato un'eccellente
gallesca sembra infatti ricordare l'apparato creato in onore di Leone X, analisi archivistica relativa al rione Parione nel tardo Quattrocento", Il
almeno per l'effetto urbano da essa provocato, Si osservi, inoltre: sia il progetto politico che persegue la riduzione a «corte» del Senato cardi-
bivium convergente su piazza del Popolo, che quello pensato in età cle- nalizio ha riflessi nel comportamento dei ceti « horghesi» e dei cun'am
U,47 mentina vengono trasformati in «tridenti» da Paolo III, con le aggiunte sequentes_ Si faccia caso ad alcuni personaggi che inseriscono nella Ro-
di via del Babuino e di via di Panico, Anche a tale proposito, le analisi di mCi instcluranda i propri palazzetti, ricorrendo ai più prestigiosi architetti
Giinthet non sono facilmente falsificabili", Che esista inoltre uno «stile della città medicea, Con il precedente del viterbese Adriano de Capri-
mediceo» teso a dar forma agli spazi su cui convergono gli assi viari, è di- nis, protonotario apostolico, si tratta di medici papali, come Jacopo da
mostrato dall' attenzione riservata alle testate degli edifici posti alla con- Brescia e del siciliano Fernando Balami, di un avvocato cOl~cistoriale,
fluenza delle strade, La configurazione della facciata minore del palazzo come Melchiorre Baldassini, di un datario pontificio come Baldassarre
di Jacopo da Brescia - ispirato alla fronte obliqua della Cancelleria -, il Turini da Pescia, di artisti come Raffaello, Giuliano da Sangallo e Anto-
progetto per la casa di Raffaello a via Giulia (U 3IO e 3II Al, la facciata ri- nio il Giovane, tanto per citare i casi più appariscenti, Un nuovo e raffi-
curva della Zecca, la soluzione angolare di palazzo Balami-Galitzin ", ve- nato gusto dell' abitare, dentro scenari rievocanti atmosfere antichizzanti
dono Raffaello, Antonio il Giovane, forse Giovan Francesco da Sangal- o para classiche, si estende ai ceti intermedi, denotando la riuscita del di-
lo, impegnati a definire architettonicamente le cerniere dei nuovi inter- segno denunciato a suo tempo da Marcantonio Altieri come manovra te-
venti urbani, Né è di poco conto che anche per il bivio sfociante in piaz- sa all'attcrramento politico ed economico del «popolo romano» ",
za del Popolo fosse prevista una testata monumentale, con un« angulum Riprendiamo in esame l'accantonamento del grandioso progetto
ex lapidibus tiburtinis usque ad primum solare ad effectum ut possit in sangallesco U I259 A per il palazzo mediceo e per la regolarizzazione di q,'5
dicto angulo apponi et murari anna sanctissimi nostri l'ape",» ", Altri piazza della Dogana, Colpisce che a tale rinuncia corrispondano analo-
documenti testimoniano circa la forma assunta dalla piazza prevista da ghe rll1unce nella Firenze riconquistata dai Medici, Oltre al progetto di
Raffaello e da Antonio da Sangallo il Giovane: non rimanc che rimanda- Leonardo da Vinci su via Larga, riconosciuto da Pedretti, ci riferiamo al
re, sull'argomento, alla ricostruzione di Glinther", È appena il caso di già ricotdato progetto U 282 A dovuto a Giuliano da Sangallo, datato 9
notare che una ricca messe di matcriale archivistico e di studi smentisce dalla Elam ad anni posteriori al '5'2 ", Che l'invenzione sia vicina a quel_o
l'ipotesi di un tridente leonino desunto dai trivii medievali di Bologna e la del palazzo per il re di Napoli è indubbio: nulla osta che il nucleo del-
Firenze o dagli schemi ideali di città radiocentriche >", l'or~anismo sia stato pen~at~ nell'ultimo decennio del xv secolo, e poi
Fatto sta, che il biviul7Z introduce, nelle espansioni o nelle ristruttura- nadattato per nuove funzlOl1l, La stessa Elam osserva che il finale a esc-
zioni urbane del primo Cinquecento romano, una ricchezza visiva con- dra, che spezza la continuità delle case lamenziane, va considerato ele- w
gl'Ua alle raffinatezze favorite dagli ambienti papali e curiali, Si potrebbe mento sicuramente databile agli anni 'IO del Cinquecento "', L'autrice si
persino parlare di una sintassi urhana, elaborata all'interno della cerchia chiede, pertanto, sulla base di alcuni anacronismi presenti nel disegno,
raffaellesca: le testate che dividono le arterie convergenti fungono da se qu~st? non possa costituire un riadattamento - ampliato - di un pro-
«pieni in asse»; da parte loro, gli allungati assi prospettici incontrano getto 1111z1almente voluto da Lorenzo il Magnifico, Ma essa stessa am-
tangenzialmente i nodi monumentali, La relazione fra la strada e l'ogget- mette che un simile palazzo sarebbe stato profondamente contradditto-
to architettonico è fluida, in armonia con le ricerche linguistiche del rio con l'immagine di sé che Lorenzo aveva pazientemente cosUuito, Va
Sanzio, I cannocchiali viari non vengono bloccati da apparati architetto- esplorata un'ulte1"iore possibilità: che il progetto, eventualmente ripreso
nici finali: anche nella regolarizzazione del trapezio di piazza del Popolo e riorganizzato dopo il '5"2 corrisponda a uno dei grandi palazzi dise-
e nella figuratività del suo obelisco (U 12 32 Al, è evidente la ricerca di ef- gnati da Giuliano da Sangallo per Ludovico il Moro e per il re di Fran-
fetti visivi caratterizzati da eleganti allusioni, Nel modo in cui viene risol- ( cia "'. L'abitudine sangallesca di riutilizzare sue antiche invenzioni - vedi
to, ad esempio, l'innesto trapezoidale fra Ripetta e via dell'Oca -- condi- il caso della facciata di San Lorenzo a Firenze- va tenuta presente per ri-
zionato dalla giacitura degli assi vi ari - è leggibile un virtuosismo com- solvere il caso in esame,
parabile a una «sprezzatura» a scala urbana, Che va valutato all'interno del clima politico seguente il ritorno dei
Capitolo terzo Principi, città, architetti lI)
114 f'

Medici a Firenze. Non è escluso, infatti, che il disegno sangallesco sia zione culturale medicea ". A Firenze: una serie di opere di alta qualità,
frutto di una commissione di Lorenzo di Piero. che propongono - specie dopo l'ingresso del 1515 - un'immagine an-
9 Il grandioso complesso edilizio su via Laura - come già quello pro- ch'essa umanistica, pia e antitirannica di casa Medici. Risulta cosi evi-
gettato per il re di Napoli - rivaleggia con l'Antico controllando spazi a denziata l'affinità che lega le strategie urbane del Magnifico a quelle di
prospettiva dilatata. Malgrado il frammentismo che Giuliano da Sangal- Leone X. All'addizione di via Laura corrisponde il bivium leonino; i ceti lO, 12

lo non riesce a evitare, gli spazi del cortile-teatro e dell'enorme giardino favoriti nelle due città sono analoghi; alla rinuncia a esibizioni personali
entrano in colloquio con i volumi costruiti. Una tale smisurata concezio- nei cuori urbani di Firenze e Roma corrispondono due ville extraur-
ne non poteva che essere destinata - imponendosi con inedita violenza bane. Con una differenza, dovuta al gusto personale di Leone X e alla
sul tessuto urbano - a esibire un segno di imperium non privo di implica- sua politica culturale: le architetture e le sistemazioni affidate a Raffaello
zioni nei confronti dei ceti che nel 1494 avevano bandito i Medici. Il pa- e ad Antonio da Sangallo il Giovane propongono una instautatio Romae
<, lazzo, una volta realizzato, avrebbe fra l'altro distrutto il palazzetto di di alto profilo formale. In armonia, del resto, con il lontano «testamento
Bartolomeo Scala, il cancelliere della Repubblica poi mostratosi favore- spirituale» di Nicolò V.
vole ai «piagnoni »: una sorta di damnatio simbolica, anche se post mor- Non era dunque azzardato parlare di «stile mediceo» nell'ambito
tem". A confronto con le dimensioni dei palazzi quattrocenteschi delle delle strategie di sviluppo di Firenze e di Roma; anche se la particolarità
grandi famiglie fiorentine, il progetto sangallesco assume pertanto - an- del caso romano obbliga Leone X ad affrontare conflitti interni e pro-
che per la sua collocazione periferica e adiacente le mura - valenze sim- blemi economici su cui si eserciteranno i tentativi di riforma sollecitati
boliche tese a rappresentare il restaurato potere mediceo con connota- da Clemente VII.
zioni tiranniche. Connotazioni del tutto inopportune nell'incerta atmo-
sfera politica che caratterizza Firenze negli anni 'IO del secolo XVI: la
mancata realizzazione del progetto, oltre che a calcoli economici, è pro- 3. Venezia e Milano.
babilmente dovuta a piu prudenti ripensamenti della committenza. Ed è
noto che lo zio pontefice, proprio nel quadro della fratellanza ideale Ro- L'analisi del caso veneziano implica l'adozione di un diverso metodo
ma-Firenze (i due poli, ancora instabili, delle rinnovate fortune famiglia- di approccio. I protagonisti e gli operatori emergenti a Firenze e a Roma
l'i), raccomandava a Lorenzo una politica moderata. Le opere cui lo stes- sono assenti, come figure istituzionali, nella Repubblica che dalla serrata
so Leone X e il cardinale Giulio de' Medici sono interessati a Firenze so- del Maggior Consiglio (1297) e dal consolidamento costituzionale tre-
no la facciata della chiesa di San Lorenzo e la Sacrestia nuova di Miche- centesco esce rinnovata nelle sue mitologie, nei suoi obiettivi, nelle sue
langelo, mentre nel 1516 viene iniziata la loggia fronteggiante il portico stl"Uttme interne. I concetti portanti dello «Stato misto» e dell'«ugua-
brunelleschiano degli Innocenti. Un segno di continuità con l'opera di glianza patrizia», riaffermati dopo l'emarginazione dei «populari» dal-
Lorenzo il Magnifico è inoltre la ripresa dei lavori nella villa di Poggio a le maggiori cariche politiche, giocano a Venezia ruoli particolari. Il con-
Caiano. tinuo scambio fra fede religiosa e identità civica - cosi bene analizzato da
Cervelli, da Tenenti, da Muir, da Gaeta, da Cozzi"' - consacra una singo-
Proviamo, riassumendo, a trarre alcune conclusioni. A Roma: un larità lagunare giocata nel sottile tentativo di porre la Repubblica in po-
ampliamento che mette a disposizione della speculazione fondiaria vaste sizione indipendente sia dall'Impero che da Roma. In nessun altro cen-
aree libere; una via leonina che ha come poli due opere di pubblica utili- tro italiano appare cosi politicamente determinante, come a Venezia, la
tà, l'ospedale di San Giacomo e lo Studio; una forma viaria eloquente e costanza dell'imago w·bis. Sottolineando di continuo l'identificazione
una piazza che valorizza la chiesa di Santa Maria del Popolo; un'esalta- metaforica della città lagunare con la Vergine - immacolata ed eletta, ma
zione della comunità fiorentina con l'avvio della chiesa sita all' estremità anche paradossale e «miracolosa» - gli apologeti di Venezia sottolinea-
sud di via Giulia. Infine, la rinuncia a segnare trionfalmente la presenza no la perfezione della città «posta nello impossibile», e soprattutto la
,> medicea in città: invece del palazzo, villa Madama, isolata su Monte Ma- sua unicità". Sia nel periodo del tentativo egemonico inltalia, sia nella
rio, che guarda, distaccata, i conflitti mondani e ripropone - come già la fase di ripiegamento seguita al 1530, la «santità» dell' urbs marciana è ra-
villa di Poggio a Caiano -l'immagine dell' otium umanistico e della u'adi- dicata nell'immaginario patrizio e popolare. Nessuna il7s!autatio è pen-
Capitolo terzo Principi, città, architetti Il7
116

sabile là dove l'utopia è considerata già realizzata; soltanto frammenti di Cosa significa, in tale contesto, un ampliamento urbano? Frutto di
l'enovatio sono pensabili all'interno del suo contesto, e limitatamente ai decisioni delle magistrature maggiori, ogni ampliamento comporta im-
luogbi in cui appare opportuno un rito di «rifondazione»"'. bonimenti che insistono sull' equilibrio idrogeografico. Inoltre, si pone il
La costanza delle magistrature preposte al controllo urbano, quasi problema delle funzioni da attribuire a tali operazioni, che rischiano di
tutte di formazione medievale, è un sintomo di tale «culto della conti- alterare un'imago complessiva considerata perfetta. Non a caso, le nuo-
nuità». L'attività dei Provveditori di Comun, delle magistrature del ve aree sono destinate a strutture assistenziali o ca1'Ìtative. E sempre con
Piovego e del Sal, dei Provveditol'Ì de supra e de citra, l'ili tardi dei Savi una modesta qualità formale, che ha come contraltare una stretta regola-
ed Esecutori alle Acque, forma una rete dalle cui maglie filtrano le vo- mentazlOne. Come nel caso dell' ampliamento laurenziano di Firenze,
lontà di un patriziato tutt'altro che immune da interni conflitti, ma in- anche se con altre motivazioni, la mediocritas edilizia consegue, a Vene-
tento a salvaguardare il mito della concordia su cui fonda l'esemplarità Zia, al carattere patemalistico o speculativo degli interventi. Al contrario
dello Stato armonico. Nulla di l'ili lontano dalla conflittuale Firenze, e, di quanto accade nella Roma del primo Cinquecento, alla novitas non è
ancor l'ili, dalla Roma che di continuo sconvolge il propl'Ìo assetto. I consentito parlare.
mutamenti di senso, che i nuovi ampliamenti e le ristrutturazioni di Un primo caso concreto: l'imbonimento della punta di Sant'Antonio 26,27

Giulio II, Leone X, Giulio III e Gregorio XIII inducono nel corpo della di Castello, pressoché parallelo alla creazione, sempre attraverso bonifi-
città eterna, sono impensabili a Venezia: qui, operazioni simili sarebbe- ca, della Giudecca Nuova. L'operazione avviene tramite una concessio-
ro state considerate sacrileghe. Lo dimostra l'isolamento delle idee ne a privati: nel 13.34, il Maggior Consiglio dà in concessione a due citta-
espresse in un trattato -l'Ìmasto peraltro inedito - come il De bene insti- dini, Marco Catapan e Cristoforo Istrigo, una propaggine di terreno al-
tuta l'e publica di Domenico Morosini ". Ma lo dimostra anche il falli- l'estremo sud-est del sestÌere di Castello, autorizzandoli a imbonire il
mento di una nuova magistratura istituita nel 1535, espressione dei ten- terreno paludoso '''. Costruita una casa lignea sul terreno bonificato, il
tativi di «modernizzazione» del doge Andrea Gritti, intento a promuo- Catapan e l'Istrigo vendono il tutto alla congregazione dei canonici re-
vere una radicale renovatio"'. golari di Sant'Antonio di Vienna; nel 1346 viene posta la prima pietra
Al proposito, può essere proposto un interessante parallelismo. La della chiesa "". Una speculazione privata auto1'Ìzzata dal potere pubblico
legge sul «decoro urbano» del 1535 è pressoché contemporanea a un innesca ?perazioni destinate a caratterizzare in senso religioso il lungo
tentativo di riordino delle leggi veneziane - anch'esso fallito - varato lembo di terreno proteso nel bacino. Alcuni rari e sorprendenti docu- ,6

dallo stesso Andrea Gritti ". Due iniziative volte a una rigorosa definizio- menti grafici - forse cinquecenteschi - in cui vengono appuntate le vi-
ne delle relazioni fra pubblico e pl'Ìvato vengono fatte cadere silenziosa- cende proprietarie dei lotti, permettono di seguire le vicende successive,
mente dal ceto dirigente della Serenissima. Il che ha un precedente ante- che vedono protagonista il solo Ist1'Ìgo "'.
riore di più di due secoli. Nicola Ottokar ha infatti segnalato un fallito . Dopo la costl'uzione di una suada e di un ponte, su ordine del Mag-
tentativo di riordino dei codici, nella Firenze degli anni' 90 del XIII seco- gIOr Conslgho, nel 1359 e nel 1364 tI monastero procede a una ricomposi-
lo ' "o Emerge, da tale confronto di lungo periodo, un elemento decisivo: ziOl;e fondiaria che gli assicura la «punta» dell'estrema propaggine del
la forza legante della consuetuclo, versus astrazioni giuridiche o formali. sestlere, divenendo imprescindibile 1'Ìfe1'Ìmento per l'accesso marittimo
Sarebbe semplicistico valutare il culto veneziano della continuità co- all'emporio veneziano ID.,
me conservatotismo ad oltranza. La «memoria dell'origine» cui si ri- Nel 1471, le aree adiacenti al monastero sono investite da precise qua-
chiamano i pontefici romani del Quattrocento e del Cinquecento si fon- lificazioni funzionali. Il 28 dicemhre di quell'anno, il Senato proibisce ai
da su un mandato interpretato come absolutus. L'instauratio Romae, di poveri di dormire sotto i portici del palazzo Ducale e della chiesa di San
conseguenza, è «assolta» dal dovere di rispettare «forme»: soltanto i Marco, e decide di edificare all'uopo un «cohopertum», riconoscendo
luoghi sono venerandi, disponibili dunque ad assumere significati e con- che, quanto alla sua localizzazione, «nullus est aptior, et convenientior
figurazioni conseguenti alla nuova politica dei papi-re. La «l'esistenza C.) q.uan~ campus Sancti Antonii» "". Un progetto, per quanto modesto,
nell'origine», perseguita dai sostenitori dell'autonomia della Repubbli- di «ppuhtura» della phtea marciana si risolve in un tentativo di emargi-
ca, assume invece connotati tragici, che avvolgono di problematicità le nazIOne del mendlCantl, menU'c la generica destinazionc iniziale della
l
espressioni dell umanesin10 veneziano. punta di Sant' Antonio è sottoposta a revisione. Il cenobio e il sito vengo-
IlS Capitolo terzo Principi, città, architetti

no coinvolti in programmi sociali e di pubblico decoro, Le decisioni suc- 1'0 della concezione tradizionale dell' assistenza: un sistema frazionato,
cessive puntano sulla specializzazione caritativa e assistenziale dell'area, s'è detto, funzionale ad una prassi risalente all'istituzione, nel 1362, dei
Il3 agosto 1472 viene elargito un sussidio alimentare per i poveri ricove- Poveri al Pevere"'. L'ospedale di Gesli Cristo viene ridotto, da ospedale
rati in Sant' Antonio di Castello - indizio, forse, di una comprensibile re- generale, a stl'uttura assistenziale destinata a un particolare gruppo di
sistenza, da parte dei mendicanti, ad abbandonare l'area marciana -; il4 poveri: gli ex marinai e i lavoratori dell' Arsenale. Viene cOSI riaffermata
settembre I474 si decide di costruire, presso il convento, un ospedale de- una politica discriminatoria, attenta a favorire ceti «meritevoli» e parti-
stinato a celebrare l'eroica difesa di Scutari da parte di Antonio Lore- colarmente interessanti per il governo, lasciando alle Scuole Grandi, in
dan ''', Tale scelta rappresenta qualcosa di eccezionale per le forme del- particolare, compiti assistenziali e di controllo di raggio limitato.
l'assistenza veneziana, Si tratta, infatti, di «un luogo di pietà, e ricetto de L'esperienza milanese - anch'essa contrastata dai portatori di inte-
Poveri e Infermi, digno et ampIo in nome de J esli Christo fuori del corpo ressi particolari e dagli amministratori dei piccoli ospedali'" - viene in tal
della Terra»; dunque, di una struttura accentrata, ispirata all'Ospedale modo respinta a Venezia, dopo un tentativo di assumerla come modello.
Maggiote di Milano, Sulla «punta» di Sant'Antonio di Castello rimane, fino alle demolizioni
La novità è costituita dunque dal tentativo di superare la frammenta- napoleoniche, il frammento di una riforma inattuata. Rimane inoltre il
ta assistenza fino ad allora privilegiata, capillare strumento di controllo collegamento con il cantiere di Stato dell'Arsenale, stabilito con le deci-
dei ceti «bisognosi» w,, Fra il settembre 1474 e il maggio 1475, i prov- sioni del Maggior Consiglio a pl'Oposito delle nuove e ridotte funzioni
veditori consultano «maistri et intendenti de sime! edificii», imponen- dell'ospedale. Non a caso, fra le carte del convento di Sant'Antonio di
do ad essi che «hauta informatione de simelluoghi degni de Italia, deb- Castello sono conservati alcuni disegni planimetrici per case popolari in
bano partire et disporre quel spazio, come giudicheranno convenire ad serie, disposte intomo a un campo rettangolare: la localizzazione previ-
honor de Dio, et alla condition de questa terra» ''', C'è di pili, In una no- sta per tale complesso, che segue una tipologia tradizionale per l'edilizia
ta del Libro delle Q/'dinanze dell' ospedale Maggiore di Milano, sotto la assistenziale veneziana, è fra il l'io della Tana e il l'io di San Daniele m" Il
data 16 settembre 1485 è annotato un credito a favore di «Bramanti de- confl'Onto fra tale vicenda e quella relativa alle espansioni della Firenze
pictori, pro designo hosp. dato ambaxatori venetorum» '''. Il rilievo bra- lamenziana e della Roma medicea è significativo. Anche a Venezia, le
mantesco dell' organismo iniziato dal Filarete è dunque certamente a Ve- opere assistenziali sono indici di« buon governo ». Ma in luogo di stl'ate-
nezia poco dopo l'incarico attribuito al proto Bartolomeo Gonella, che gie definite, assistiamo a un accavallarsi di progetti e ad un oscillare fra
dal dicembre 1483 segue i lavori per l'ospedale «de messer Jesu x» '". volontà innovative e ripiegamenti su politiche collaudate e tradizionali;
Anche la presenza a Venezia del milanese osservante Michele Carcano, in luogo di protagonisti tesi a lasciare il proprio segno sull'intervento, un
proprio negli anni in cui si pone la prima pietra dell'edificio, ha un signi- intreccio di interessi pubblici e pdvati; in luogo di forme urbane desti-
ficato, come nota Brian Pullan '''. Ed è lo stesso Pullan a concludere che, nate a rendere «eloquenti» i nuovi episodi, empiriche addizioni, infor-
negli anni 1470-80, Venezia sembra elaborare una riforma radicale della mate a un'edilizia seriale. L'avevamo del resto avvertito. Le «addizio-
propria politica assistenziale, varando una struttura indirizzata a far ni», a Venezia, non possono né debbono rinnovare - come a Roma-
fronte al problema della povertà a scala urbana e in forma accentrata '''. un contesto investito di ruoli che definiscano il significato globale della
La posizione del nuovo ospedale - probabilmente concepito a pili cortili città.
- sulla penisola di San!' Antonio di Castello, assume un significato em- Essi debbono piuttosto inserirsi silenziosamente nelle maglie di un
blematico. Pur« fuori del corpo della terra », esso avrebbe dominato l'o- organismo valutato come eredità da trasmettere con il minimo di altera-
rizzonte del bacino marciano, divenendo emblema di una carità di Stato zioni.
ostentata nel suo carattere innovativo. Il che è confermato da una seconda «addizione », quella che investe i
'7 Di tale struttura, per cui lavora anche Giorgio Spavento ''', viene rea- nuovi terreni di Santa Maria Mazor, all'estremità oriel1tale della città, ].8,29
lizzato soltanto un corpo a cortile chiuso e una chiesa, singolarmente adiacenti al quartiere dei Nicolotti "'. Il sistema con cui vengono realizza-
isolata; l'opera, terminata nel 1503, è chiaramente riconoscibile nella ti gli insediamenti nelle nuove aree è stato studiato dalla Pavanini e da
mappa del De' Barbari. Era accaduto qualcosa, nel frattempo. Il grande Gianighian ''', per cui è possibile limitarsi a considerazioni generali. An-
progetto di accentramento era stato accantonato, a favore di un recupe- zitutto, va osservato che il modo in cui viene <<imbonita» la punta di
Principi, città, architetti 121
120 Capitolo terzo

Sant' Antonio riflette modi non piu attuali nel xv e nel XVI secolo. I pri- La logica con cui 1'espansione di Venezia si attua durante il Cinque-
vati - favoriti, come s'è visto, nelle «atterrationi» del Trecento - vengo- cento - ha notato Concina '" - è pertanto occasionale e frammentaria,
no ora esclusi da simili operazioni. Lo Stato si assume progressivamente «sia che si tratti di interventi legali, attuati per grazia della Signoria, sia
il compito di conl1'ollare argini, palificate, fondamenta, in tutta la città e che ~i tratti di occupazioni abusive di spazio lagunare, realizzate comun-
in particolar modo ai suoi margini. Emerge una nuova responsabilità re- que mterrando con "fango, terren, ruinazzo" ». Il modello culturale, per
lativa al delicato equilibrio idrogeologico e alle iniziative edilizie. I confi- successive aggregazioni di «terre nuove», è pal'atattico. Di ascendenza
ni terra-acqua assumono un particolare rilievo, mentre da piu documen- medievale, esso rigetta il carattere «aperto» dell'insediamento laguna-
ti traspare che le antiche libertà concesse ai privati hanno lasciato forti re, ma attraverso strumenti privi di organicità. La struttura complessiva
vischiosità: i provvedimenti relativi alle «atterrationi» e alle fondamen- viene a essere impoverita da tali interventi, configurati come vere e pro-
ta incontrano resistenze striscianti o palesi. Si tratta di un conflitto tra pne pe~·lfene. La "enovatio tocca invece i gangli monumentali, anch' essi
Stato e privati - o settori particolari del patriziato - che si manifesterà, concepltl- malgrado le nuove forme - come «oggetti» '''o Nel caso di
per tutto il corso del XVI secolo, anche a proposito delle leggi suntuarie, Rialto, l'unitarietà è raggiunta grazie a un linguaggio semplificato e ri-
delle bonifiche, della qualità edilizia del cuore urbano "". duttivo: ma l'impostazione degli edifici emergenti rispetta antiche giaci-
Tuttavia le decisioni prese in Senato nel 1494 relativamente agli im- ture o la curva del Canal Grande, dando all'insieme l'assetto di un aggre-
bonimenti delle aree di San!' Andrea della Zirada e di Santa Maria Ma- ~ato discontinuo "'. Il che non può essere valutato negativamente, né è
zor assumono un particolare rilievo. A differenza del caso di Sant' Anto- mdice di «antirinascimentalismo». Il procedimento mentale usato è
nio di Castello - dove i privati sono costretti a limitare le loro mire spe- quello dell' adaequatio: al tessuto preesistente è assicurata una persisten-
culative, a causa della crisi demografica che incalza dal 1348 - ora l'e- za, garante di continuità.
spansione urbana risponde a una rinnovata domanda residenziale. Inol- Per quanto riguarda gli ampliamenti, è ancora Concina a individuare
tre, nei due casi citati appare un nuovo impegno dei Savi alle Acque e la fon~azione di un nuovo modello, fra il I530 circa e il 1550 "". Il proble-
delle imprese pubbliche "". Gli scavi e le sistemazioni lagunari pongono ma CUI esso 1'ISponde è la costruzione di rive in pietra, o di pali e panconi,
il problema dell'utilizzo dei fanghi: le ragioni per la creazione delle nuo- per prevenire interramenti ed erosioni. Il dibattito del "552, relativo al
ve isole di Santa Maria Maggiore, regolate da un disegno di lottizzazione proposto imbonimento della Sacca della Mise1'Ìcordia ne rivela la consi-
presentato al doge, sono COSI precisate. Nella mappa del De' Barbari stenza, riflettendosi sul grande piano del I557. Il q~ale, riassumendo
(15 00 ) i terreni, ancora sgombri, appaiono chiaramente delineati. L'am- ipotesi e decisioni dei decenni precedenti, «fissa una soglia alle spinte di
pliamento costituisce motivo di orgoglio per Venezia, dato che i16 ago- urbanizzazione dei margini della città, 1'Ìspondendo alle richieste di cre-
sto "502 Anna di Francia, promessa al re di Ungheria,« andò a Santa Ma- SCIta, ma, al tempo stesso, contenendo e delimitando la pressione verso
ria MazOl', a veder ilmonasterio si farà, e il terren per il qual è sgrandito la laguna. Ne risulta un equilibl'io stabile, vincolato, tra terra e acqua» "'.
Il tutto, in concomitanza di una tendenza alla riduzione delle funzioni
Venecia» 121.
I protagonisti della elementare urbanizzazione sono enti pubblici - i portuali del Canal Grande, con la formazione - prevista nel piano del
Procuratori di San Marco, la Scuola Grande di San Rocco, la Scuola I~57 - dI tre n~ovi bacini ottenuti approfondendo sacche preesistenti:
Grande di San Marco - con case e complessi per i ceti inferiori o addirit- VIene al propOSItO npreso un programma ventilato già nel I550 da Nico-
lò Zen '''.
tura amore Dei. Il tema dell' espansione si coniuga COSI a quello delrisanamento e a
Soltanto dagli anni' 40 del XVI secolo la speculazione privata si inne-
sta sull'intervento pubblico. Un'elementare maglia viaria regola com- quello del tramonto dell'organismo «aperto». Attraverso il massimo
plessi _ come corte San Rocco - dal volto anonimo, configurati secondo dell'artificio, si tende a recuperare un'originaria armonia naturale «a
canoni collaudati per l'edilizia «minore», espressivi unicamente nel- imitazione del Signor Dio, che: nella Fabbrica del Mondo divise pri~la i
l'ambito della carÙas repubblicana. Il basso profilo formale è funzionale CIelI dalla matena confusa, pOI separò essa terra da l'acqua et infine fece
111 detta terra nascere le cose particolari ... » '''. Gli Ordini della Magistra-
a un deco1'Um che ha come parametro la funzione assistenziale dell'inter-
vento: si è piu vicini agli obiettivi laurenziani che a quelli di Leone X, an- tura ai Beni inculti, ora citati, adottano un tono biblico conseguente al-
che se a Venezia sono lo Stato e le Scuole Grandi i protagonisti "'. l'intento palingenetico che guida i piani dei primi anni"50 del XVI seco-
Capitolo terzo Principi, città, architetti 12 3
122

lo: la considerazione della téchne come «restauratrice» della natura as- do costituito dalle Fondamenta Nuove segna un punto finale di crisi per
sume tonalità albertiane. le s!l'ategie veneziane di sviluppo urbano ''''. Negli ampliamenti lagunari,
Come quei piani si traducano in concreta forma urbana può essere pertanto, rimane costante l'assenza di istanze fOI'mali di alto profilo. Il
studiato considerando un ulteriore ampliamento: quello tardocinque- che conferma che l'ampliamento è considerato, nelle lagune, un sempli-
centesco delle Fondamenta Nuove "". Il problema relativo all'utilizzo dei ce margine.
fanghi residui si collega a quello dell'irrigidimento -- con fondamenta di È possibile dunque riflettere su un dato: a Firenze e a Venezia gli am-
30 pietra - di un delicato bordo lagunare. Siamo alla fine del XVI secolo: la pliamenti non si innestano su cerniere monumentali chiamate a rappre-
decisione è formulata dal Collegio il9 febbraio 1587 (m. v.) e nel 1590 una sentare l'auctol'itas. Inoltre, la fedeltà a paradigmi elementari e speri-
«parte» dei Savi ed Esecutol'i alle Acque la conferma, dando il via all' 0- mentati è parallela alla continuità di forme urbane gelosamente preser-
3' perazione che inizia con piani di lottizzazione disegnati da Giovanni Al- vate. A Roma - o, come subito vedremo, nella Milano sforzesca - addi-
vise Galcsi, vice proto della magistratura '''. L'elemento da porre in risal- zioni ed eloquenza concentrata nei nodi primari della città formano si-
to è il richiamo, nella «parte» del 1590, ai «pareri» a suo tempo formu- stema, almeno nelle intenzioni. Il che non è di poco conto per una storia
lati da Cristoforo Sabbadino, il geniale proto della Magistratura alle Ac- degli intrecci, nell'età dell'Umanesimo, fra forme e implicazioni pro-
que, che nel 1557 aveva redatto il piano di risistemazione urbana e idro- grammatiche.
grafica da poco ricordato "'. L'ampliamento deciso nel 1588-90 non è che
un frammento del dispositivo elaborato dal Sabbadino. Inoltre, la situa- Le Fondamenta Nuove avrebbero potuto costituire un'eccellente
zione complessiva non è piu quella degli anni a cavallo fra xv e XVI seco- occasione per concentrare nelle nuove aree residenze patrizie di alta
lo. Crisi politiche e costituzionali, conflitti fra «giovani» e papalisti, ten- qualità: un'occasione per fare del sito una zona eloquente, come nuovo
sioni crescenti con la Santa Sede, difficoltà e ritardi all'interno del can- luogo del ceto dirigente. Ciò era avvenuto a Genova, con la creazione
tiere dell' Arsenale, con conseguenze per le mercature: si tratta di una della Strada Nuova. Decisa nel 1551, questa era stato frutto - ha dimo-
crisi generalizzata, che - come denuncerà Nicolò Donà nel 1610 ", - si ri- strato Ennio Poleggi '" - di scelte speculative cui l'architetto camerale
flette in un' estenuazione delle pubbliche entrate e in una caduta del li - Bernardo Cantone aveva dato forma con un disegno elementare di lot-
vello dei fitti. I te1'1'eni realizzati alle Fondamenta Nuove non rispondo- tizzazione. Ma su tale schema, a differenza del caso veneziano, si erano
no - come le nuove isole di Santa Mal'ia Mazar - a pressioni demografi- depositati edifici decisamente esibizionisti.
che, né sono finalizzati all'assistenza pubblica. In parte, l'operazione Un lontano precedente della Strada Nuova genovese, malgrado la di-
tende a procural'e introiti supplementari alle casse dello Stato. Leonar- versità dei contesti, è forse riconoscibile nella Milano sforzesca del tardo
do Donà, membro della ZOl1ta dei Savi alle Acque, chiede nel I598 a Gi- secolo xv. Carlo Pedretti ha identificato in alcuni schizzi di Leonardo da
rolamo Righetti un preciso calcolo dei costi e dei benefici relativi all'in- Vinci (cod. Adant., ff. 3931'-a; 377v-a) idee di sistemazione della zona di
tervento lH. Porta Vercellina, risalenti al "492 e al I497-98 "'. L'ipotesi è avvalorata
La nuova disponibilità di terreni edificabili consegue a un progetto dalla testimonianza del contemporaneo Bemardino Arluno, che cita un
di rilancio dell'attività edilizia, affidato - probabilmente - ad iniziative progetto per un «quartiere sforzesco» - devastato dai francesi nel I499 e 33

patrizie. Le quali, al contrario, saranno rare e modeste, malgrado il pa- nel "500 -redatto con il contributo di Leonardo, di Bramante, del Cara-
lazzo - tutt' altro che clamoroso - voluto dal doge. Leonardo Donà tenta dosso e diJ acopo Antiquario '''o Si tratterebbe di un insediamento ideato
di attribuire un valore specifico all'intervento pubblico; ma il suo gusto come conseguenza del rinnovamento della tribuna di Santa Maria delle
tradizionale nonl'iscatta l'oscillare di quell'intervento fra rigidità di im- Grazie, mausoleo sforzesco ed emblema della nuova Milano ducale.
3' pianto e indifferenza morfologica. Il« nuovo modello» di ampliamento Nella zona di Porta Vercellina, del resto, avevano proprietà alcuni fra i
non dà luogo a una riconfigurazione della pel'iferia urbana, anche se le principali collaboratori di Ludovico il Moro: Marchesino Stanga, Ga-
Fondamenta Nuove attireranno investimenti da parte dei Vitturi, degli leazzo Sanseverino, gli Atellani, i Calco, i Marliani, Mariolo de' Guiscar-
Ottoboni, dei Ruzzini, dei Badoer, di famiglie non patrizie '''. Né l'ele- di (cameriere di Ludovico), Bergonzo Botta. Lo stesso Leonardo riceve
mentare quadrillage progettato dal Galesi riesce a dar forma a un inse- in dono dal duca un terreno (24 aprile 1498) nel territorio del monastero
diamento integrato al contesto settentrionale della città. Il margine rigi- di San Vittore. Abbiamo molte prove relative all'intento di concentrare,
12 4 Capitolo terzo Principi, città, architetti 1' 2 5

in un quartiere organico adiacente al Castello, in;ellettu.ali e ceto di go- una bella et ornata piacia, e tutta la tetTa fece slargare et imbellire: et li fece fare uno
barco, dove mise molte salvadecine a piacere e recrcacione dc essi Signori. Feccli an-
verno: anche se del« quartiere sforzesco », al dila delle ll1certe testuno- cora fare alcuni bellissimi giardini et perché quello paiese era molto arido e secco, 11
nianze grafiche leonardesche, è possibile. parlare soltanto come pro- fcce fare alcuni acqueducti, con grande artificio et ingiegno; per modo che tanta
gramma. La cui connessione con i progetti per la 1'lst1'11tturaZiOne della abondancia de aqua conducono, che molte belle e bone possessioni fece fare in quelli
piazza del Castello è palese. Il 22 agosto 1492 Ludovico il Moro decreta terreni che prima erano sterili e de poco frueto ...
la formazione di una vasta platea di fronte alla sede cent1'ale del potere
sforzesco: una platea che l'Arluno chiama forum, descrivendola come È evidente come un osservatore del xv secolo valuta gli effetti del
cavea destinata a giochi. buon governo della cosa urbana. La regolarità, la perconibilità e la fe-
". ards aream contignatione domorum subruta - scrive Arluno nella sua HistOl'ia
stosità delle strade, anzitutto (eliminazione degli ostacoli e facciate di-
Mediolanensis HO _ potentissimi spatiis intus forisqu~ dilaxavit; il~tus quidem ,u,t o~­ pinte); ma anche fulcri monumentali, piazze, edifici «ornati». La lode
soletis vetustioribusquc cellulis ad salurn adaeq~atls tum recen.ubus subaedlf1catiS per il sapiente uso dell' acqua e per i giardini offre infine spunti per con-
ampliare impluvio magnificantius assurgeret; f~ms vere ~t :apaclore sp,ectantcm po- siderare le relazioni, nella mentalità quattrocentesca, fra 1'ntilità e l'arti-
pulum cavea cum repentinac solemnesque fCrIae ludos m1Ccrent contmcret. ficio. Ancora una volta, gli strumenti non sono del tutto originali; in li-
Dove non è tanto l'allusione al fòro a colpire, quanto quella allo spa- nea di principio, esiste continuità con le esperienze urbane dei secoli
zio teatrale: frammento altamente simbolico, con connotati esplicita- precedenti. I modi di applicazione e di lettura - esaltazione dell' ordine
mente aristocratici. Richard Schofield ha collegato tale idea urbana, te- garantito dalla volontà di nn solo soggetto -- introducono, tnttavia, nuo-
stimoniata da un ulteriore decreto del febbraio 1493, al tema affrontato ve coloriture.
dallo stesso Ludovico il Moro nella piazza-fòro di Vigevano, oltre che ai È probabilmente tenendo presente Vigevano che Alberto Pio ristrut-
fora antichi descritti da Vitruvio. A Milano, tuttavia, la piazza del Castel- turerà la cittadina di Carpi. Di nuovo, è preminente la relazione fra il ca-
lo era destinata a formare sistema con il grande parco adiacente e con stello, la grande piazza regolarizzata e il fondale costituito dalla cattedra-
un'ulteriore platea aperta di fronte al du'.'mo. Il tutto, infi;,e, si sarebbe le; ma le funzioni del borgo profondamente riconfigurato avranno, que-
organicamente connesso al nuovo quartiere preVisto nell area di Porta sta volta, connotati esplicitamente umanistici. Sia a Vigevano che a Car-
Vercellina. pi emerge il nesso fra l'unità assicurata dalla sapienza del principe e il be-
Risalterà la differenza che rende l'iniziativa sforzesca confrontabile ne collettivo. Un nuovo paradigma di razionalità fondato sulla premi-
solo in senso lato con l'impresa speculativa della Strada Nuova genovese, nenza di volontà unitarie si affaccia alla ribalta delle città italiane,
f1'11tto di scelte condizionate e facilitate dalla struttura istituzionale della entrando in dialettica - e spesso in conflitto - con la pluralità delle forze
Repubblica oligarchica. Inutile dire che l~ lettura incrociata di program: in campo. Riflettiamo sull'accoppiata residenza del signore-piazza: il te-
mi, strategie e impianti urbani è alternati'.'a a Ul;,a sto1'la che p:'etenda di ma si snoda attraverso Pienza, Milano, Vigevano, Carpi, i progetti leoni-
ragionare per analogie puramente formal1: fra 1 ~stuta op~raziOne geno- ni e poi farnesiani, ricevendo interpretazioni particola1'i nel Belvedere
vese e lo stradone farnese piacentino, ad esempiO, non eSistono relaziO- vaticano e nella piazza dei Tribunali di Giulio II. Al di là dell'iconografia
'w
111. imperiale di tradizione antica e medievale, tale accoppiamento esibisce
Le iniziative di Ludovico il Moro a Milano e a Vigevano rientrano in città isole di razionalità strettamente connesse: quella del volume co-
inoltre in un'azione a vasto raggio, che comprende -l'ha dimostrato in struito e quella del vuoto ad esso complementare. Muta profondamente,
modo eccellente Schofield '" -le principali città del dominio: Pavia, Cre- per la piazza, il significato attribuitole in età comunale, cosi come muta-
mona, Lodi, Parma. Cosi scrive, nel 1493, Giovanni Pietro Cagnola '''o no i criteri di regolarità e di aggregazione edilizia. Marvin Trachtenberg
Questo glorioso e magnanime principe in Milano fec~ ornare cl castelo de P?rta e Chiara Frugoni hanno analizzato sapientemente i modelli mentali che
Zobia de mirabili e belli edifici e la piada che è inante al dIcto castclo fece agl'andIte e sottostanno - per Firenze alla configurazione degli spazi collettivi '''.
ne le contrate de la cittate tutti li obstaculi fece torre via e le faciate fece dipingere, or- Nella città in cui emerge la voce del p1'incipe, sono tali spazi a essere
nare c imbellire: et il simile ne la citate di Pavia; per il che, come prima erano diete annessi alla sua figura, con decisioni e operazioni la cui evidenza è appe-
brute e lorde dttate, adesso si ponno dire bellissime; cosa digna, onorevole e molto
laudabile maxime a chi le vide prima e le vide al presente. E Viglievano, stancia mol- na dissimulata. La stessa regolarizzazione degli invasi parla di un'inedita
to djlectc~'ole a Signori, fcce agrandire et ornare dc molti et belli edifici, et li fece fare relazione uno-molti, che -lo dimostrano i casi di Milano, Ferrara e Ro-
126 Capitolo terzo Principi, città, architetti 12 7

ma - assume come filtro l'edilizia signorile e alto borghese. Che molti Abbiamo selezionato alcuni episodi, nel tentativo di mettere a fuoco
elementi di tali esperienze godessero di consolidati precedenti è sconta- uno o piu metodi comparativi, atti a collegare o a disgiungere coacervi di
to e lo si è già riconosciuto. La piazza-fòro rinvia alla platea marciana ri- scelte diversamente motivate. Tale tipo di analisi è soltanto uno dei mol-
strutturata nel XII e XIII secolo; la geometrizzazione era stata ampiamen- ti possibili. Altri interrogativi pou'ebbero integrarsi a quelli qui posti: in
te adottata nelle città due e trecentesche di fondazione, oltre che nella quale modo le strategie urbane interagiscono con politiche territoriali,
piazza grande di Pavia "'; le assialità con volumi e~ergenti erano state normative, scelte di ceti intermedi, consuetudini, magistl'ature di vec-
sperimentate - in spazi introversi - nel XIV secolo '''. E pertanto il proces; chia e nuova istituzione? Ed esistono movimenti di medio periodo tali
so di risignificazione in senso signorile a creare nUOVI paradlgmI e nuoVI da permettere analisi aggregate della «città di ancien régime»? In altre
modelli rappresentativi. Che vengono confermati da tentativi estremisti parole: quali parametri consentono di ampliare lo spettro delle analisi
e dai conseguenti rifiuti: vedi, ad esempio, la bocciatura del fòro greco verificabi1i? Tali interrogativi sono stati qui tenuti presente soltanto in
pensato da Fra Gi?condo per Rialto, dopo l'i~1Cendio. del 15"4 ':'. . parte. Ulteriori analisi comparate potranno affrontarli, precisandoli e
Tale episodio npropone Il tema delle relaZIOnI fra IstItUZIOnI e modI moltiplicandoli, al fine di rinnovare radicalmente gli studi sulla storia ur-
di configurazione urbana. Anche per quanto riguarda l'iconografia della bana del «lungo Rinascimento ».
piazza, l'assetto repubblicano comporta procedure e modelli diversi da
quelli che contrassegnano gli esperimenti autoritari. Pur evitando di en-
fatizzare l'eredità di un discutibile «umanesimo civile» ''', la discrimi-
nante, che differenzia gli assetti urbani voluti da Ludovico il Moro o dai l Cfr. i saggi, ormai classici, di A Chastel, Art et HumOl1ismeà F/orcnceau temps de Lallre/lt le Ma-
gllifique, Paris 195$>, trad. il. Torino r964, e di E. Gombrich, Tbe Bari)' Medidar Patrol1s ofArt: A
pontefici da quelli perseguiti a Venezia e a Firenze, attraversa gli aspettI Stiroe)' ofPrima!)' SONrces, in E. F.Jacob (a cura dj), Ita!ùm Rellaim/1lce Studies. A Trihute lo the
istituzionali. late Cecilia M. Ad)', London 1960, pp. 279-3II, ora in E. Gombrich, NomI alld Far!}!, London
Nella Serenissima, parla un principe collettivo. In altra sede abbiamo r966, pp. 35.67, trad. il. Torino 1973, pp. 51-83. Pcr i lavori di Goldthwaite vedi la nota seguente.
Del tutto innovatore il saggio di C. Elaro, Lorenzo de' Medici alt(i!lx Urball Deve/opmenl ofRe-
analizzato i procedimenti che conducono - tramite estenuanti discussio- naissal1ce Florence, in «Art HìstOry», I (1978), n. I, pp. 4.~·66. Rilevante è anche il contributo di C.
ni in Senato - alle scelte formali relative a piazza San Marco dopo il Elam, Il palazzo l1e! col1testo della città: strategie urbaltisticbe dei M.edici nel GOlllcdone dd Leali
d'Oro, 1415-1530, in G. Cherubini e G. Fanelli (a cura dO, IIpalazzoMediciRiccardi diFirellze, Fi·
15 80 '''. Si tratta di iter condizionati da decisioni differite, da varianti in renze 1990, pp. 44-57. L'autrice osselva che i Medici nel 1494 aveval10 ormai impresso la loro
corso d'opera, da oscillazioni sintomatiche: una concezione soggettiva identità sul sito urbano che va dall'Annunziata a San Marco, a San Lorenzo, al duomo: llna co- 8
del tempo investe, necessariamente, quella dello spazio. stellazione di edifici e di luogbi richiama con forza il patrocinio della famiglia. Il quadrilatero cosi
formato, nota la Elam, era uno degli itinerari percorsi dalla Signoria e dai dignitari stranieri in "i-
sita. Vedi inoltre G. Fanelli, Firenze, architettura e città, Firenze 1973, I, pp. 221 sgg.; G_ Morol1i,
Gli esempi del «quartiere sforzesco» e della Strada Nuova genovese, Il cl<zssicismo «avallti il Principato», in Il potere e lo spazio: /'ll/essiolli di metodo e contributi, Fi-
messi a confronto con l'ampliamento veneziano delle Fondamenta Nuo- renze 1980, pp. 27-50 e la sintesi di V. Franchctti Pardo, Firenze tra Quattrocento e Cinquecento:
linee di sviluppo urbanistico, in F/orence alld Mi/alt: COmpm-lsOl1S alld Re/atfons, Firenze 1989, lI,
ve, mostrano la sostanziale diversità delle stl'ategie urbane e della menta- pp. 137-61. Sulla Firenze medicea vedi N. Rubinstein, Tbe Govemmeltt ofF/orence tmder Ibe Me-
lità operanti in tre differenti sistemi istituzionali. Ciò che impedisce, a dici (1434 fa 1494), Oxford 1966; G. A. Bruch~r, Rel1aissaJ1ce F/orence, Ne\\' York 1969, trad. it.
Firenze 1980;J. I-lale, Flore11ce alld tbe Medici. Tbe Pattem OfCOlllrol, London I977; C. Vasoli {a
Venezia, concentrazioni speculative e autocelebrative è l'imago consoli- cura dO, Idee, ùtitllziolll; scienza ed orli nella Fireme dei Medici, Firenze 1980.
data dell'intera città, domus collettiva delle libertà repubblicane. La soli- 2 L. Landucci, Diario fiorentino, a cura di lodoco Del Badia, Firenze 1883, pp. 58-59. Vedi inoltre
dità di tale rappresentazione ideale è tale da valicare le contrapposizio- R Goldthwaite, 1,)e F/ol'elltine palace as domestic archi/ecIUte, in «American Historical Re-
view», Lxxvrr (1972), n. 4, pp. 977-1012; Id., The BU1Jding ofRellaissa1lce Florence: Alt Economic
" ni politiche e i dissidi interni al patriziato. In tal senso, le Fondamenta tI"d Socia! Histol}', Battimore 1980, trad. it. Bologna 1984; Id., Tbe Rel/aùsance Ecollom)': The
Nuove costituiscono, contemporaneamente, un episodio che entra in Preconditions 10'- Luxllly COllStlmptioll, in Aspetti della vita economica medievale, Firenze 1985,
continuità con la tradizione veneziana e un momento di rottura nella pp. 659"75; Id., Tbe Medici Brwk and t!x lVorid olFlorentine Capita/ism, in «Past and Present»,
1987, n. 1I4, pp. 3-31. Sulla storia del Banco Mediceo, cfr. R De Roover, The Rise and Dec!;ne of
contrastata marcia verso la «modernizzazione» della città. the Medici Ballk, 1397-1494, Cambridge (Mass.) 1963, trad. it. Firenze 1970 (su cui cfr. Goldth·
Ed è hen noto che nei momenti critici emergono motivi che illumina- waite, Tbe MedidBallk cit., pp. 4-5 nota 1 epassim). Sulla «provvisione» del 1489 e sul boom edi-
no in modo particolare mentalità, conflitti, «resistenze»: si tratta di lizio che ne consegue cfr. anche V. Fral1chetti l'ardo, Culture bl'llltelleschielll1e et COl1struCtiOIl
dal1s la Florence du XV siècle, in Filippo Bnmel/escbi J377'1446, Paris s.d" pp. 50-55; C. Romby,
C

tracce e di indizi che segnano punti di flessione nelle storie di lungo pe- Norme e cOllsueftldilliper costndre 1tel1a Firenze de/ Qllatlrocel1to, in La cil/à de/Brunelleschi, Fi-
riodo, da considerare quindi come «eventi» eloquenti. renze 1979, pp. 93-99; Franchetti Pardo, FÙ'enze dr.
Principi, città, architetti 12 9
128 Capitolo terzo

} N. Machiavclli, Istorie liorelllille, l. VIII, cap. XXXVI. viati, genero di Lorenzo. Inoltre, l'oratorio a pianta centra!e- forse anch'esso di Giuliano da San·
gallo _ sito accanto al Cestello e distrutto nel XIX secolo, chiudeva il cannocchiale prospetti co di
-l G. Cambi, Istorie, in F. Ildefonso di S. Luigi, Delizie degli E'mdiIi Toscalli, voJ. XXI, p. 61, cir. in
via Laura. Cfr. Elam, Lorellzo de) Medici cit., pp. 43-49. Gli argomenti dell'autrice sono indub·
Elam, LorellZo de' Medici elI., p. 59 nota IO. bimnente validi e possono essete letti come complementari lllle osservHzioni da noi esposte nel te-
,\ lbicl. «Viae quaglie Il()VaC - scrive il Valori _. qualn plllrimae in extremis ul'bh, partibus codem sto. Sull'oratorio del Cestello, cfr. P. Sanpaolesi, Ulta mtollda sangallesC(I scomparsa, in «Palla-
tempore faetae sunt, in quibus una ampia et commodissima ciu$ expensis, qune Laurea etiam dio», 194.3, ora in Id., Scritti vari, Firenze 1978, pp. 45·49·
nUlle appellfltUl', constructa fuil». N. Valori, Lfl/f/"mtii Merliad Vila, n cma di L. Mehus, Firenze IO Elam, Lorenzo de' Medici cit., p. 49.
1749, pp. 63-6+ Cfr. anche le testimonianze di F. Baldovinetti e di un manoscritto dell'Archivio
11 Cfr. il documento dell'ASI', No/arde, G. 415, fe. 2.39"·245!', cito in Elam, op. cit., p. 62 nota 46. Te·
di Stato di Firenze (ms H?, f. 54V), citati in Ebm, Lorenzo dc' Medici dc, p. 59 nOIa Xl. Va ricor-
data, inoltre, la lettera invillta dalla Signoria a Giovanni Lanfredini, per sollecitare i favori del stimoni al!'atto sono Giuliano da Mai<lno e Francione.
pontefice relativamente al nuovo intervento, dati gli ostacoli opposti da interessi ecclesiastici. J) F. \YJ. Kent, Lorenzo de' Medici's Acqllisitiol! a/Poggio tI Caùmo ili 1474 (/l,d all Bari)' Rejerellce lo

«Per essere muhiplicato il popolo e gli abitanti e gli abitatori nella città, ne nasce strettezza e ca- bù Archilcctuml Expertise, in «Journal of the \X!arburg and Courtflllid Institutes», XLlI (1979),
restia di case, il perché noi andando e cercando il rimedio non vediamo piu comodo modo che 1'1'.150-57. In una lettera del 19 maggio 1474, Bernardo di Giovanni Rucellai notifica a Lorenzo
dare comodità di siti a chi volesse edificare. Eccome tu sai dentro aUe mura nostra vi è del vuoto de' Medici che il padre aveva accett<ltO di cedergli la \'il1a (~l'area annessa. (ASF, Archivio Medi-
assai per la maggior pane occupato da luoghi religiosi e pii, dai quali è molto difficile ottenere eco avanti il Principato, XXX, .373, dc in Kent, op. ciI., pp. 151.51). Per i documenti del 1477 e del
comodità di murare. Il perché vorremo che a questo effetto di accrescere edifici nella città no· 1479, cfr. Kent, Lorenzo de' Medià's cir., p. 252 note 17 e 18.
stra, supplicassi per prll"te nostrn alla Santità del Papa nella forma che sarà una supplicazione de· Il CfL P. E. Foster, Lorenzo de' Medici'.\' «C({scilla}> {/t Poggio (I Caiano, in «Mitteilungcn des
signata che arai con questa e messa a ogni studio e diligenza perché subito sia segnata e spacciata Kunsthistorischen Institutes in Florenz», XIV (1969), pp. 47-56.
prima che ne possa esser dato, risentendosi da qualcuno, impedimento (... ) Dimostrando che la 1·\ Transcitta in Kent, J.oremo de' M.cdid's cir., p< 254.
intenzione nostra è solamente diritta a dare comodità a chi volesse edificare con conservazione
\5 Ibid., p. 156. Cfr. anche Gombrich, 'l'be Earl)' Medici (IS ]latrom o/ Art ciI.
ed evidente utilità dei beni ecclesiastici ... » Cit. in P. Sanpaolesi, La cas(l/iorentùw di Bartolomeo
Scala, in Stud,òl zm' toskanirdJell KUIlSt, Festschrift Etir Ludwig H. Heydenreich, Mi.lnchen 196'1> H, Cfr. M. Martelli, I pellsied (/rcbitettonicidel Maglllfico, in «Commentari», XVIl (J966), pp. I07-ui

pp. 178.79 nota .3. or


P. E. Fosrer, Albertl~ Lorenzo de' lvledici am!S(/lIla Mariti delle Carceri iII Prato, in «Jol1rnal the
(. Goldthwaite, n)e Florelltille Pi,[ace cito Per l'autore, il nuovo palazzo rinl1.scimentale fiorentino Sodety of Architectural FIistorians», xxx (1971), pp. 1.38-.39; Id., A Stlfdy o/Lorellzo de' Medici's
corrisponde a un profondo mutamento sociale, che vede svanire il clan medievale per far posto Villa (II Poggio a Caiallo, New York . London 1978, I, pp. 9J sgg.; Kem, Lorenzo de' Ar[edici's Ac-
alla famiglia monolluc!eare. A Goldthwaite hanno risposto F. \VI. Kent, HOlfsehold alld Lilletlge quisilioll cit.; P. E. Foster, Lorenzo de' Medici a1/(i tbe Florence Cathedra! Paçade, in «The Art
il1 RelltlÙSallCe FlorCl/ce, Princeton 1977, e Id. eD. V. Kent, NeighbOftrS alld Neghbol'Ood i11 lÙ- Bulletin», LXIlI (J98J), pp. 495· 500; P. Morselli e G. Coni, Ltl chiesa di Stili/a Maria delle Careaia
P/'{/Io. COlltributo di LorC'IlZo de' Medici e Giulia/lo cI(/ Sanga/lo aliti proge/tazione, Firenze 1981,
llaiUallCe Flol'ellce, New York 1981. Per un bilancio degli studi in tale settore, cfr. B. Dicfendorf,
Famil)'ClII/uI'e, ReJlais.wllceClIltme, in «Renaissance Qllarterly», XL (1987), n. 4, pp. 661-81. Vedi pp. 13 sgg.; M. Hollingsworth, 1/)e Architecl iII F1fteelltb-Celltm)' Florence, in «Art History», vn
anche i recenti saggi di R Goldthwaite, Il cOI/lesto economico del palazzo fiorentino del Rill(/SCl~ (1984), n. 4, pp. 385-410. L'interessamento di Lorenzo il Magnifico nei confronti della ricostru-
mento. Investimento, cantiere, COIISIIIl';, e di F. Wl. Kent, 11 pa!azzo, la/(lmiglia, il C01/testo politico, :.done del convento delle Murare, a Firenze, è stato documentato da F. \'II. Kent, nella sua l'ela;do-
in «Annali di architettma», II (1990), 11. 1, rispettivamente alle pp. 53-58 e 59-7 1. ne al Convegno su Arie, committenza ed ecollomia (I Rom(l e ileI/e cotti del Rinascimento (1420-
1530), Istituto Storico Germanico e Bibliotheca Hertziana, Roma, 14.27 ottobre 1990. Kent, nellll
i D.Balestracci, Jmmig/Y/ziollee 1ll00f%gi(/ uI'ba1/(/lIel1a Toscalla bassomedievale, inJ. C. Maire Vi-
stessa occasione, ha avanzato ipotesi circa un ruolo laurenziano nei confronti del Duomo a metà
gueur (a cura di), D'ulle ville à l'ali/l'e. Stmctllre.' lIlaterie/les et Ol'gtllll:W/tioll de l'esfH!ce da/H les vil- degli anni '70, presentando documenti che accertano la collaborazione del Magnifico per un «al·
les eUl'Oj)(}elllles (Xl1(·X\!{ sil:c!e), Actes du colloque organisé par l'Ecole française de Rome (r-4 bergo magno» dci Quaratesi e per l'edificazione di San Salvatore al Monte. È stato inoltre accer·
dicembre 1986), Roma 1989, pp. 87 sgg. Sull'ultima cerchia delle mura fiorentine, vedi D. Fried· tato chcne1x483 Lorenzo tenta, senza successo, di acquistare un possedimento a Vallombrosa.
man, l'be PO/"Ia (I F{leIlZ(/ (md tbe Last Cire/eo/ tbe 'Valls o/Florellce, in Essays presellted to Myroll Cfr. C. Elam e E. Gombrich, Lorel1Zo de' Me(/;d tmd ti Frustra/ed Vdla Pro/ect (It V(ll/ombrosa, in
P. Ci/more, a cma di S. Bertelli e G. Ramakaus, Firenze 1978, Il, pp. ]79-9 2. P. Denley e C. Elam (a cura di), Florellce (/1/(11lai)'. Renaù.W/Ilce Studies ili HonOl/t o/Nicolai ]{l(.
S Su palazzo Gondi, sui programmi della committenza e sulle vicende del sito, cfr. il volume di A. billstei!l, \'V'estfield College. Univel'sity ofLondoJ1, 1988, pp. 481.9.2. Sulle ville medicee di Agna-
T6nnesmanl1, D('I' P(dazzo GOlldi ill Florem:, \X'orms 1983. Su palazzo Strozzi, cfr. R. Goldth· no e Speda!etto, vedi l~'oster, A Sludy dr., pp. 295 sgg.
waite, l'he BmMi!lg o/Stl'OzziPaltlce: T/x COllsl/"/(c/km Illdusl!'y ill RelUlùsance Florence, in «Stu· )7 Cfr. L. Padoli, De dimi/(/ propol'tione (J497, ed. a stampa Venezia J509), inSeritti ril1(/scimelltali di
dies in Medieval and Renaissance History~>, X (1973); F. \'il. Kent, «Pill .wper!;a de quella de Lo· arcbite!furt/, Milano I978, p_ 123, con nota intl"Oduuiva di Arnaldo Bruschi aUe pp. 25-49. Anche
renzo». COllrtl)' auri Ftllllil)' h,/cresI ill tbe 13I11Ming o/ P!lli)po Strozzi's Paltlce, in «Renaissance Bwschi (p. 12.3 nota 1) pensa che la notizia di un diretto intervento progettuale del Magnifico può
Quarterly», xxx (1977), pp . .3II-13 e gH atti del convegno fiorentino (luglio X989) P(/Iazzo Strozzi essere stata diffusa per sottoline:lre un particolare interessamento di questi al progetto: Pacioli
melÌl millennio, 1489-1989, Roma 1991. Cfr. anche l'ottimo saggio di C. J~lam, Piawl Strozzi. Two può aver appreso tale notizia nel corso del suo soggiorno napoletano fra il I490 e il 1493. In alter-
Drawillgs o/ Baccio d'Agllolo (md tbe Problellls 0/(/ Private Rell((ÙS(/ilCe Sq!((/re, in « I Tatti Stu· nativa, BrllSchi propone di leggere il termine dl:\pose come «commise». Pacioli scrive: «In ogni
dies. Essays in the Renaissance», l (1985), pp. 105-.35. La Elam dimostnl che i disegni U 1.31 A e modo che chi oggi vale fabricare, in Italia e fore, subito recorreno a Firenze per architetti» (ibid.,
1561 A, con piante ed elevati di piazza Strozzi, sono di Baccio d'Agnolo, datando il primo al J5.33· pp. I1.3-24). Significativo il ripetersi di un'espressione usata - esaltando però l'intera Toscana-
L'autrice ricostruisce inoltre il progetto per la pillzza delx53.3, confrontando tale significativa nella «patente» del 1468 di Federico da Montefdtro a Luciano Lllurana (cfr. ibitl, p. 20). Per la
«platea privata» con il progetto di piazza Medici e con le piazze Rucellai e Pitti. L'autricedelinea lettera dell'oratore fiorentino Baccio Ugolini (maggio 1489), cfl'. Martelli, l pellsieriarcbitetlollici
infine una suggestiva stOr!ll di piazza Strozzi, e dei conflitti provocati dalla sua privat!zzazionc. Il cit., P< 109. Sua Eccellenza, scrive l'Ugolini a Lorenzo il Magnifico, «invitollll11i l'altra mattina a
confronto fra l'operazione laurenziana, indi1'Ìzzata ostentatamente al bene pubblico, e l'autocele- desinare al suo luogo, che già mi scrivesti che il Maiano aveva tratto dal vostro modello». Cfr. an-
brazione st1'Ozzesca, è altamente significatÌ\lo all'interno della nostra analisi. che R. Pane, Il Rillaxcimellto "e/I'Italia meridionale, Milano 1975, I, PP< .37 sgg.
9 Caroline Elam offre un'interpretazione leggermente diversa dal1a nostra. Essa not<l, giustamente,
lS N. Valori, LallrentH Medicei Vita, Firenze I749, pp. 62·63.
che la chiesa dell'Annunziata è fortemente connotata in senso mediceo e che il quadriportico io·
nico p!'Ogettato da Giuliano da Sangallo per la chiesa del Cestello era stato pagato daJacopo Sal· I" Cfr. C. Guasti, La CIIpO/(/ diS{IIlI{/ Maria del Fiore, Firenze 1857, pp. III-1.3; Foster, LO/'ellZode' Me-
Capitolo terzo Principi, città, architetti

dici (I/l(! tbe Florel/ce C/thedraL dt., pp. 495-500, Morselli e Corti, La chiesa cit., pp. 13 sgg. Kent 21 Cfr. Franchetti Pado, Firenze tra Qual/roceuto e Cinquecento cit., pp. 142 sgg.
ha osselvato che in una lettera del 1488 Benedetto Dei scrive che Lorenzo il Magnifico sostiene in 28 Cfr. Foster, A S/ud)' cit.; H. Bierman, Lo sviluppo del/a villa tOSCtll/(/ sotto L'illfluenza u1Jltlldçtica
gran parte le spese del convento a Porta San Gallo, essendo «autore della llluraglia». Lo stesso del/.(I corle di Lorel1zo iL Maglllfico, in «Bollettino del CISA», XI (r969), pp. 36-46 (alle pp. 43-44,
Kent suppone che la parola «autore» stia per «promotore». Cfr. F. \'II. Kent, New Ligbt 011 Lo- viene proposta una data intorno a11512 per il progetto di palazzo s~ via Laura); .L. ,Giordano:
renzo de' MecNci's convenI (It porta Stl1lg([l/o, in «The Burlington Magazine», CXXIV (1982), n. 950, «DittSsima telLus». ViLle quattrocClltescbe Ira Po e Ticino, in «BollettlIlo della Soc!eta Pavese di
1'1'.292-94. Vedi anche Foster, Alberlt; Lorenzo de' MediCi; ([11d Santa Maria de!1e Carceri cit., e Storia Patria», 1988, pp. 145-295, in particolare alle pp. 148-54; J. S. Ackel'man, The Villa. Form
Hol1ingswol'th, Tbe Arcbitect cit., pp. 402 sgg. alld Ideolog)' o/Corml''Y Houses, Princeton (N.J.) 1990, pp. 78-87.
2Q F. Redditi, Exborlatioad Petrum Medicem, in G. Lami, Deliciae emddomm, Firenze1742, XII, p. 29 Sui progetti di Giuliano e Antonio da Sangallo per palazzo Medici a piazza Nav?na, cfr. ~;. Gio-

189; Valori, Laure/l/iiMedicei Viltl cit., pp. 62 sgg.; C. Landini, P. Virgilii interprelatiol1es probe- vannoni, Dùegnisangallescbi per palazzo Medici in Roma,. in «Architettura e artI decorat!vc>~, IV
miuIJI ad Petmm Medicem magniLafire/ltiifilium, Firenze, Bibl. Medicea Laurenziana, Plut. 53, (1925), pp. 193-200; G. Marchini, Giulia/lo da Sallgal/o, Faenze 1942, pp. 63-64 e 99; E. B.entlvo-
cod. 37, c. 5V, cir. in M. Winner, Cosimo il Vecchio a/s Cicero, in «Zeitschdft flir Kunstgeschich- glio, IL progelto per palazzo Medici in pÙlzza Navona di Giuliallo da Sallga~~o, .in «L'architettura
te», XXXllI (1970), p. 288 nota 3; F. Albertini, Opusculum de mirabdlbus 110vaeet vetens "l'bis Ro- cronache e storia», XVIll (1972), n. 3, pp. 196-204; C. L. Frommel, Del' 1'0mlSch(! Palastbau del'
llIae, Roma 15IO, In, f. IOrr: «In architectura vero habuit praedicta dvitas Philippum Brunelle- Hocbrel1atSj'(IlIce, Tlibingen 1973, I, pp. 17 sgg.; G. Miarelli, IL palazzo Medici a piazza NafJol1a:
schum, Bernardum Rossum, Franciscum Ciccam, Laurentium de Medicis qui et musica et orato- mi 'utopia urba11a di Giuliano da SangalLo, in Firenze e la Toscana dei Medici nelL'Europa del '500,
ria praeclal'Ìus fuit com arte militaria ... »; Le l'ime di Bernardo BeL/inciolli, ecc., a cura di P. Fanfa- III: Relazioni artùticbe. IL linguaggIo tll'chi/eltonico europeo, Firenze 1983, pp. 977-93· Sul ruolo
ni, Bologna r876, I, p. 2II. Cfr. inoltre Foster, A Stud)' o/Lorenzo de' Medici's ViL/a cit., I, pp. 215 urbano dei progetti sangalleschi per palazzo Medici, e in pal'ticolaredi quelli di Antonio il Giova-
sgg.; Morselli e Corti, La cbiesa dt., pp. 24-3l. ne (V 1259 AI'-v), cfr. L. Spezzaferro, PIace FaY!1èse: urballfsme et politique, in Le Palais Famèse,
21 Foster, A SlIId)' cit., I, pp. 215-16; II, l'l. LXXVIII e LXXIX. Il f. 8v del cod. Barb. Lat. 4424 con·
Ecole I"'rançaise dc Rome, Roma 1981, III, pp. 85-123; M. 'l'afmi,« Roma instaurata ». Slrategir.' /(1'-
tiene lo schema per il palazzo del re di Napoli, su cui cfr. H. Biermann, ])as Palastmodell GiuLia- balle e politiche ponti/t'cie nella Roma del primo '500, in C. L. Frommel, S. Ray e M. Tafuri, Ra/-
110 da S(l11gal!os/ùl' Ferdi/1alld 1. KOl1ig VOlI Neapel, in «Wiener Jahrbuch fUr Kunstgeschichte», /aelLoilrchitetto, Milano 1984, pp. 85 sgg.; C. L. Frommel, L'urbanistica della Roma rÙUlscimenta-
XXIII (1970), pp. 154-95; Id. e E. Worgul, Das Pa/astmodeLL Giti/iano da SangaLLosfiir Ferdinand 1. Le, inLe città capitali, a cura di C. De Seta, Roma-Bari J985, pp. 95-IIO; Id., Ra//ael ulltiA~ltoll1oda
Konig VOli Neapel. Versllch einer Rekollstmktioll, in «Jahl'buch del' Bel'liner Museen», XXI Sangallo del' ]fingere, in Ra//aello a Roma. Il convegno deL 1983, Roma 1986, p. 273 c hg. 19·
(1979), pp. 91-n8; V. Juren, Le proje! de Giuliano da SangaLLo pour Le palais du l'Oi de Naples, in 30 «In Chostantinopoli _ scrive Sangallo nell'V 900 A - è una piaznlunga quanto I navona, dove 16
«Revue de l'Art», 1974, n. 25, pp. 66-70; S. Borsi, Giuliano da SangaLLo. I disegni dell'm-c!J1'tettura sono Colonne intorno a due a due I chome apare in disegno, gl'asse quanto quelle di santo I pie-
e dell'all/ico, Roma 1985, pp. 395-404. Nel volume di G. Hersey, Al/onso II (md the Artistic Rene- tro ( ... ) ed ~nno s?pl'a li architl'avi.e Ch?l:nicie.l e fatto ~n pian~ cho11i parar)etti ~aogni banda I in
waL o/NapLes 1485-1495, New Haven- London 1969, pp. 75 sgg., il progetto è messo in relazione mezo elIo [o] behscho, e questa plaza e manzI al r,alauo dello uuperatore e sta !Il una chosta co-
al palazzo dci tribunali citato dalla nota lettera del Summonte (con Hersey concorda Pane, Il R/~ me sta a Roma I S. piero a montorio, qllale piaza e palatio vede tutta Costantinopoli I chome san
l1ascimento nell'ltalitl ",endiollale, I cit., 1'1'.82 sgg.). Non va escluso che l'odginal'io progetto pietro a montol'Ìo vede roma».
sangaHesco sia stato, in un secondo momento, rielaborato in vista dell'opera testimoniata dal 3\ Cfr. A. Frazer, l'be IcollogYtlp/J1' 0/ tbe EmperOl' Maxelltius' Bui/dings ill via Appia, in «'1'he Art
SllIumonte. Bulletin», XLVIII (1966), n. 3-4, pp. 385-92; S. Senis, Contilllàtà, distanza, conoscenza. Tre lisi del-
n Morselli eConi, La cbiesa cit., p. 25 nota 32. Secondo MorselJi (t'bM, pp. 29-31), la frase scritta da l'antico, in Memoria delL'antico nell'iMe italialltl, III: Dalla lradi:r.ioltea/l'arcbeologia, Torino 19 86 ,
Lorenzo de' Medici il 16 settembre 1485, nella lettera a Niccolò Michelozzi «~Ricorda a Giuliano 1'1'.4 29-3°. Cfr. anche R. Krautheimer, Tbree CbY/sliall Capita!s. Topogmph)' (//ui PoLitin, Ber-
da Sangallo che espedisca el modello mio»), sarebbe da riferire non alla villa di Poggio a Caiano, keley-London 1983, trad. it. Torino 1987, pp. 72-77 e 92; M. Manieri Elia, L'uso dell'antico, /m
come sostiene Foster, bensf alla chiesa di Santa Maria delle Cat'ceri a Prato. Quest'ultima - se- permanenza, mutazione e oblio dei sigmficati, in «Roma del Rinascimento», 1989, p. 13·
condo l'autore - avrebbe dovuto essere sviluppata e completata dal Sangallo secondo le indica- l2 Settis, Continuità cit., p. 430. La scritta «papale», posta in c01'1'ispondenza dell'ingresso, nell'U
zioni del Magnifico (p. 31). Per la lettera del 1485, vedi Manelli, l pensierial'cl)f'tettollid cit., P.107. 1259 AI', può far pensate a un allineamento del palazzo su via del1~ S.C1'o~a, consider~ta, con via Ri-
~} ]~qual1to, ad esempio, nOtava Gombrich per Cosimo de' Medici, il cui architetto non è mai nomi- petta, strada leonÌ11l'1. Tuttavia, è piu probabi.le c.he. quel papale s! nfel'lsca 11 una 1~la~za aperta Sll 18
nato da Vespasiano da Bisticci, da Filarete, da Vgolino Vel'inoo da Naldo Naldi. Cfr. Gombrich, Navona, analoga a quella che nel progetto di GlUhano da Sangal10 (U 79~9 AI') e c.lrcondata d~
NomI (md FOI'Ill, trad. ciL, pp. 60 sgg. Neanche Giovanni Rucellai nomina, nel suo ZibaLdolle, portici. L'ipotesi è confermata dalle dimensioni, che, nella nostra ricostruZIone grafICa, assume Il
l'architetto della facciata del suo palazzo, pm lodando, come ingegno fiorentino, Filippo Brunel- giardino del palazzo mediceo previsto da Antonio il Giovane.
leschi. Cfr. F. \Y.I. Kent, The Maki!lg o/a [{ellaissrl1/ce Patm1l 0/ tbe Al'ts, in Giovanni [{{{celiai e il )) Cfr.J. S. Ackerman, Tbe Belvedereas a C!assical Vil/a, in «Joul'llal ofthe Warburg and Courtauld
suo Zihaldolle, II: A Florelltille Patriciall ami his Palace, London 198r, pp. 9-95. Nel 1471, Bernar- Institutes», XIV (1951), pp. 7°'91; Id., Tbe Cortile del BehJedere, Città del Vaticano 1954·
do Rucellai, Lorenzo il Magnifico e Donato Acciaiuoli visitano le rovine di Roma in compagnia di
H È improbabile che il palazzo mediceo progettato da Antonio da Sangallo il Giovane fosse d~sti­
Leon Battista Alberti: cfr. B. Rucellai, Liber de urbe Roma (scritto fra il 1495 e il 1505), in Rerum
Ita/icamlJl Scn/Jtores, II, col!. 8.39-40. nato a ospitare anche Lorenzo di Pie1'O de' Medici. Quest'ultimo non gode di grande reputa%!one
a Roma, e lo stesso Giuliano è convinto che egli governi male Firenze: la crisi del 1515 ern stata in
2·\ Cfr. M. Kiene, Der Palazzo dellll Sapiellza - Zur ltaliellùchell Ulliversitiitsarcbitektur dcs 15. 1I1ld
gran parte dovuta all'Hllontanamento di Lorenzo dalla città. In diverse occasioni - compresa
16. ]abrlmnderts, in «RomischesJahrbuch fuI' Kunstgeschichte», XXIII (1988), pp. 226 sgg. quella della condol/a del giugno 1515 - Giuliano si trova a oppo.rsi a Lorenzo. Ino!tl'~, la colloca-
2' Cfr. F. P. Fiore, L'espansionismo/iorentil1o delltll'do '400, in I Castelli, Novl'Il'a 1978, pp. r88 sgg., zione designata per quest'ultimo è Fil'enze, non Roma, dove egli poteva comunque disporre della
e piu in particolare, L. Masi, La fortificazione di Poggio Imperiale, in «Annali di architettura », r casa delb madre, Alfonsina Orsin1. Cfr., su tali temi, H. C. Buttel's, Gove/'l1ors and Govemme!1t
(I989), pp. 85-90. Sulle città di fondazione fiorentine del tardo Medioevo vedi D. Friedman, FIo· in Bar/v Sixteeu/h-Cel1tul'y Plorence 1502-)519, Oxford 1985, pp. 264-65, 269, 274 e l'assilli.
/'en/il1e New Tou.!IJs. Urban Design in the Late MiddLe Ages, Cambridge (Mass.) - L011dol1 1988. )) Cfr. Er'asmo daRotterdam,l/lslitulio principis christian; (1516), trad. h. Napoli 1977, con introdu-
26 F. Guicciardini, Storie fiorentine, ed. Bari 1968, IX, p. 81. Philip Foster, tuttavia, sottolinea che zione di M. Isnardi Parente. Cfr. al proposito '1'afuri, «Roma instaurata» cit., p. 76. Sul dibattito
Lorenzo costruisce una biblioteca nel pall'lzzo Medici di Firenze, fra il 1489 e il 1490. Foster, A religioso e culturale nella Roma di Leone X, cfr. il volume diJ. D'Amico, Renaissal1ce HlImanism
Stutl)' cit., I, p. 525 nota 710. iII Papa! Rome. HU!Juwists aud Churcbmen 011 tbe E've 0/ Re/ormatio", Baltimore-London I983·
Capitolo terzo Principi, città, architetti '33

Per una valutazione dei progetti di Leone X per Roma, è necessario anche riflettere sul significato lo, Losl(/to pontificio d(/ M(lrtino Va Pio IX, Torino 1978, p. 200. Nei primi anni del suo pontifica-
della nuova chiesa di San Luigi dei Francesi, localizzata su aree adiacenti quelle di proprietà me· to, Leone X .llveva mostrato amicizia nei confronti della grande nobiltà feudale romana, ricono-
dicea. Si veda, al proposito, il saggio di C. L. Frommel, S. Luigi dd Fr(/Ilcesi: das Meislerwerk des scendone le lI11munità fiscali e rivolgendosi ad essa per modificare, nel J517, il Collegio cardinali-
leali de Cbmevières, in dI se rendit in !talie». ÉllIdes ojfe/'Ies à André Cbasle/, Roma-Paris 19 87, zio. Di conseguenza, egli si troverà in difficoltà di fronte al mancato VerS<1111ento dei censi da par-
pp. 169'93, con nuove ipotesi sul progetto originario e sui disegni di Antonio da Sangallo il Gio- te dei signori del Patrimonio della Campagna e della Mariaima, come di fronte alle opposizioni
vane. contro i piani di bonifica.
)(, ASR, Ulliversità, b.108, c. 161', stima di Giacomo della Porta, dl. in A. Bedon, Il palazzo del!a Si/- ~6 J. Delumellu, Vie écol1omique et sociale de Rome dans 1(/ seconde moitié ti" X 1'( siède, Paris 1959,
pie11Z(1 di Roma, in pubblicazione. II, pp. 579 sgg.; Caravale, Lo SltitO pOlllljicio ciL, p. 200.
» Cfr. ancora il saggio di Anna Bedon dtato nel!a nota precedente, che costituisce il piu aggiornato ~1 Cfr., sulla politica finanziaria di Leone X, il testo citato di Caravale, pp. 204-5. Sulle conseguen-
e documentato studio sulla fabbrica dell'università romana. Su base documentaria, la Bedon ri- ze, vedi Delumeatl, Vie écollomiqlle cil., paS.\'im.
costruisce la storia dell'edificio, da Eugenio IV a Urbano VIII, apportando modifiche essenziali 4, F. Baldinucci, NOlizie deiprofCSjwi di dùegllo, da Cimabue iII qUtl, ecc., Firenze 1846, vol. III, p.
alle ipotesi precedentemente avanzate dal Tomei, da Thelen, da Wassermann. Cfr. P. T omei, Gh 259. Cfr. inoltre A. Gambuti, Llidovico Cigoli a/'cbitetlo, in «Studi e documenti di architettura»,
arcbilelli del Palazzo della Sapienza, in «Palladio», v (1941), pp. :qO·82; H. Thelen, Der Palazzo 1973, n. 2, p. 123, e E. Fumagalli, La fabbrica' di Palazzo Metlici iII p;azza Mlldama a Roma, tesi di
dei/ti Sapimza iII Rom, in Misce!lalle(/13tb!iolbecae Hertzial/ae ZII Ebren VOli L. 13m/ms, F. Gl'a! laurea, Università di Firenze, 1982, cap. 2.
\\lolffMellemicb IIl1d L Schudt, \YJien-Mi.inchen 1961, pp. 285-307;,J. W/assermann, Giacomo del- 4~ Sulle trasformazioni urbane nella Roma del '600 e del '700, cfr. l'eccellente saggio di]. Connol'$,
la Porta's Chllrcb fol' Ihe Sapienza ill Rome {/ml other Malters l'elali!lg lo Ibe Pa/ace, in «The An AI!iallce (md EI/mily ill RO!JJan }3(//'Oq/le Urbdllism, in «R6misches Jahrbuch fli!' Kunstgeschich.
Bulletin», XLVI (1964), n. 4, pp. 501-10. Vedi inoltre P. Cherubini (a cura di), Rom{/ e /oSludium te», xxv (1989), pp. 209'94.
Urbis. Spazio IIrballo e eulltml daL quattro al seicenlo, Roma I989 e F. Rangoni, S. Ivo (II/a Sltpienza ~u Cfr. U. Gnoli, Topografia e lopo/lomaslica di Roma mediev(//e e modema, Roma 1939, p. 187; E.
e lo «S'lIdialll tll'N~ », Roma 1989. Sulle vicende dello Studio nel xv secolo, cfr. D. S. Chambers, Re, Maestridistmda, in «Archivio della R. Società Romana di Storia Patria», XLVUr'(1920), p. 97.
SllIdium Urbù alld g{/bella str((M: The Unlversil)' of Rome i/1 Ihe Ftftheelllh Centll!')', in C. H.
Clough (a cura dD, CulturalAspeclsoflbe Ila!iall Rellfl1swlllce. E.lSa)' in HOllollrofP(//d Oskal' Kri- '1 ASR, Coli. Noltli Capitolùli, x738, cc. lO4r sgg., parzialmente trascritto in G. Curdo, Il rione Pa-
slel/er, Manchesrel' - New YOl'k 1976, pp. 68-110. Sulle università del Medioevo e del Rinascimen- l'ione d,mlllle ti pOl1t!ficato .lislino; al/alisi di U/J'area campione. I processi di !ms!omlllziolle urb(/l/(/,
to, \>edi Kiene, Del' Palazzo della Sapienza cit., pp. 219 sgg. h~ UII pOlllificato ed tI!/(/ ciuà cit., p. 722 nota 272.1126 maggio I482 i magislriintervengono, su or-
dme del cardinal camerlengo, «ad inspiciendum etordinandum l10nnulb necessaria ctoportuna
)$ Cfr. Kiene, Del' Palazzo de/1a Sapienza cil., p. 247·
pro consel'vatione fori in circho Agonis noviter instiwtj et pro ornamento d0!l10ftUll cil'cum-
39 Cfr. A. Brenta, Ili disCl/)!tiws el bonas tlrles omlio ROJJltle initio G)'!Jlt/(/sii hahihl (ms Vat.lat. 2934 stantium et limilatjone ipsarum domorum ne ultra quam debel'em ipsum forum intrare aut occu-
cc. 544t -55 8v ), esaminat,l in P. Casciano, A pl'Oposito di "il falso' l/llI(/ll/~'lico: la «Cae.wlI'!s Omlio pare possent ... ». La Curcio analizza il caso del notaio e avvocato Camillo Benimbene, che ottiene
Vesoll/ione Belgicae tld miNles bahila» di Andrea Brenta, professore dello 'SllIdilfl1l [h·bis', in M. il permesso di occupare un'area in piazza Lombarda. I proprietari delle case vicine potranno oc·
Miglio e altri (a cura di), U/1 pOllltfictllo e 1111(1 citltÌ. SislO IV (147)-)484), Atti del Convegno (Ro· cupare, a loro volta, le aree ad esse antistanti, rispettando un medesimo allineamento. 11 docu-
ma, dicembre 1984), Città del Vaticano 1986, pp. 515 sgg. mento del maggio 1482 è stato integralmente trascritto in appendice al saggio di A. Esposito, l
~o Cfr. Bedon, II pal(/zzo del/a S(lpiellZa cir. protocolli HOldriliper g!ist"didilopogmjia: 1111 esempio roml/no da! riolle P(lriolle, in Scritti iII me-
~1 Cfr. G. Carafn, De G)'lllllasio Rom(!llo el de eillS professo/'i/ms, Roma 1751, II, pp. 589-94: moria di Giuseppe Marchetli LOl1gbi, Biblioteca di Latium, Istituto di Storia e di Alte del Lazio
<~ ... quod si intra dictum Gymnasium quous [que] nos in il!o apti01'em, amplioremque, et ut in Meridionale, Centro di Anagni, J990, II, pp. 279'90.
animo proposuimus magna Impensa per nos aedificandum, et ornandum locllln ad Infrascripta 52 F. Cruciani, Te(llro 1/el Rinascimenlo. Roma /45°-155°, Roma 1983, pp. 305 sgg. (per il Carnevale
eligerimus pro nllnc in scola antiqua guae est ad sinistram pl'incipalis hostij (licti Gymnasii sacel- 9elX,513, vedi alle pp. 365-78). Sull'uso di piazza Navona dmante il Camevale, cfr. R.J Jngel'soll,
lUl11 siveCapelia coost1'lli seu ordinari mandaretun>. Nel 15I,3, Andrea Fulvio si era rivolto a Leo- Tbe Rituai Use ofPublic Space in Re1f(/issallCe Rome, Ph. D., University of Clllifornia !985, UMI,
ne X, chiedendo che lo Studio di Alessandro VI, rimasto incompiuto, venga portato a termine: Ann Arbor (Mich.) 1989, pp. 277-88.
«Diva quod optabat sapiens, a principe dacto, Impetrat incoepttll11que opus, intennissaque mo- ~3 Lettera da Ferrara di Battista Stabellini a Isabella d'Este, 20 febbraio 1513, in Cruciani, 'l'caIro
les, Et laca Gymnasii perfecto fine iubentur, Protinus absolvi, divo imperitante Leone». A. Ful- cit., p. 371: «Lasciavasi questo drieto le spalle un altro carro che portava un obelisco grande, ne la
vio, AllliljllflaleS Urhis, Roma 151" II, f. 64v-65". prima facia di cui erano pinte lettere egyptie in questa forma: ne la pi6 excelsll p,lrte era uno fa-
.;2 Il documento dci 1627 è in ASR, Università, val. 198, cc. 34r-35v, cit. in Rangoni, S. Ivo dt., p. 51 scio di spiche, poi una simia e pili basso una qllerza, da poi un spreviel'i et una palma li sinistra et
nota 46 e in Bedon, Il pa!azzo CiL Per l'attribuzione di un progetto dell'università a Bramante, ve- uno occhio a dextra, et qui nel fondo una ciconia, ne l'altre tre faze erano lettere greche, hebra!-
di F. Martinelli, Roma omaltl d(ill'tlrcbùellura, pilll/ra e scoltHl'(/ (1660-166,3), in C. D'Onofdo, Ro· che e latine, et perché quelle non vidi, queste non intesi, notarò solo le latine che foro tali: llfl. Il
ma Ile! Seicellto, Firenze 1969, p. 210. Sui progetti brnmantescbi con cortili absidati vedi C. L. pOllI. Max. llalitle libemlori et sàsJJ1al/s exlùltol'h>.
Frommel, J3ramm/tes «diseg1lo grandissimo» fii!' del! \!allkall/)a!tut, in «Kul1stchl'Onik», xxx .\~ Ibid., pp. 369 e 372. Cfr. anche J. Penni, Mtlglllfica et SlIIìlpllfosa fesla faCla dalli .l'. romtllliper cl
(1977), n. 2, pp. 63 sgg.; Id., Scheda 2.17.i, in Rafftlello archiletlo cit., pp. 360.62; K. \\!dl-Garris ((/mcvale MDXIll (lettera al mercante Piero di Fl'llncesco Bichil, in Cmciani, Tealro ciI'., pp. 373
Posnel', AIC/Illiprogetti pa piazze e facciate di Bralll(/Ilte e di Anloufo da Sallga/1o il Giovalle a Lo- sgg.
l'eto, in Studi bmlJ!alllesdli, Romll J974, pp. 313-38. Date le complicate vicende della fabh1'ica, ben 55 BAV, ms Vat. Lat. 3351 (c. J7IV), tbtd., pp. 437-38.
ricostruite dalb Bedon, nulla esclude che una originaria idea (bramantesca?) sia st<lta ripresa da
5(, Cfr. ibid., pp. 435-36, e F. Cmciani, Il tealro de! Campidoglio e le fesle 1'O/Jl(!i1e del 15/3, Milano
Vignola (concorso del 1562) o da Pino Ligol'Ìo, echeggiando infine nel progelto di Giacomo Dd-
la Porta. Tali induzioni, comunque, non hanno riscontri nei documenti finora repcriti. 1969.
4) Bedon, Il p(//azzo del/t! Sap1'ei/Z(/ cit.
~7 J. Sl~earman, Tbe Plorelllille Elltl'alfl ofLeo X, '515, in «Journal of the \X/llrburg and COllrt<ll1ld

44 D. Gnoli, Secolo cHLeolle X?, in «Rivista d'Italia», aprile 1898, pp. 637-38, poi in Id., La Roma di
Instltures», xxxvm (1975), 1'.142.
58 Cruciani, Tetll/'O Ilei Rinascimento cit., p. 437.
Leol/e X, Milano 19.,8, pp. 341 sgg.
·lj Cfr. M. Caravale, Lo s!alo p01/lificio dii Marlino V {/ Gn:gorio XIII, in M. Cllravale (; A. Cn1'llccio·
59 Cfr. al proposito, Tafuri, «Rom(! il1st(l1m/hl» cil., pp. 76 sgg. A diswnzil di pochi anni dall'occu-
134 Capitolo terzo Principi, città, architetti 135

pazlone simbolica compiuta con il teatro provvisorio, viene deliberata 1'erezione in Campidoglio b.e soltanto realizzato il rettifilo che conclude a triangolo la porzione settentrionale del tridente
di una statua di Leone X. Il significato dell'operazione è rivelato da un'orazione di Blosio Palla- cmquecentesco.
dio, databile al 1518 dI'ca, in cui viene descritta la statua e viene enfatizzato il sito capitolino, cen- [o(, Cfr. Tafuri, «Roma instaUl"a!tl» cit., p. 82.
tro della Roma imperlale. Cfr. B. Palladio, O/'(/Iio tot<ll/ljere /'O/IUll1a}}J bis/o/'iam complectans ha· (,) ASR? Cc/t(/sto delli ca11011i pelpetui della Vellerabzl Compagnia, et Arcbiospedale di Sall Giacomo
bita ili aedihus Ctlpitolinis Xl kal. MDXXI ad aIlOIl)'IilO aue/Medie, qua dedicata/ui! /Jl(J/"1Jlor(!tI Leo- degb !1~Cl~rabib·.di ~om(/, ;661, p.l b!s. Cfr. La tras~rizi~ne del do~umento in R. Fregna e S. Polito,
nù X POllI. Max. xtatua, I1Il11cprimulIl in /ucem edita, de 1IOIÙ illustrala, ed. R. Venuti, Roma 1753· Al/alm Il/)()Ioglca, Hl P. I ortoghesl, Rom(/ del RmasCJJJlel/to, Milano 1971, II, p. 589 (VU).
Nel ms della BAV, Vat. LaL 5297, ff. 133r-21Orè l'attribuzione a B10$io Palladio. La decisione re- ($ C~1".la no~a 61..A conferma ulteriore dell'ipotesi, vedi il foglio U 9I5 A, di Antonio da Sangallo il I7
lativa alla mediocre stattla, eseguita da Domenico da Varignana, è del 1515 circa; nel l518 essa è
Glovflne, lJ) CUI sono anche rilievi degli HOtti Aciliorum. Cfr. Giinther, Die S{l"lIssenplalllll1g cit.,
quasi finita e viene collocata nell52X nell'aula magna del palazzo dei Conservatori. Al1876 risale il p. 277 nota no.
suo spostamento nella chiesa dell'Aracoeli. Cfr. H. H. Bnuumer e T. ]ansen, ArI, Uleratllre {/Ild
Poli/ics: Ali Epfsode in/be Roman RellaiSSi/1/Ce, in «Konsthistorisk tidskrift», XLV (1976), n. 3-4, w ~ulle vicen(~e dell'ospedale di San Gillcomo in Augusta, cfr. M. Heinz, D(/s Ilospital S. GÙICOIJIO
pp. 79-9.3; D'Amico, Rell(lùsallce HU/1/(/!/ism iII Papal Rome cit., pp. 134"37. L'orazione di Blosio ~It Aflgu~t(/ 111 Rom: Pemzzi und Antonio dii Sangallo i.C". Zum Hospitalball del' Hocbreltaùs(/J/ce,
III «Stona dell'Arte», 1981, n. 41, pp. 31-48. Meno persuasivo è l'articolo di S. Benvenuto e D. Di
Palladio celebra la continuità fra la Roma imperiale e l'età cristiana, con un'insistita sottolineatu-
ra delle analogie (Roma e il cristianesimo entrambi fondati da uomini poveri; dodici prefetti ad· C!o,cci?.' L'lIrbani:t.z.aziol1e del C(/mpo Marzio. COllSlderazl'ol1i sui dùegni dipmgetto de/!'ospedtde
detti al governo delle provincie come i dodici apostoli, ecc.). Il nuovo Impero cristiano, però, su- dz .). (;rf(fcoJJ/o deglt IIlCllmb,.!i, in Antom'o dtl Sang(/l!o li Gl'oli{/I/e. La vi/a e L'opem, a cura di G.
pera l'Impero antico, egli scrive, dato che il mondo si è ora ampliato grazie alle nuove scoperte Spagnesi, Roma 1986, pp. 145-53.
geografiche. La tematica imperiale è centrale nello scritto: il suo collegamento alla statua capito- l'cl Cfr. E. Rodocanachi, La première Renaiss(lIlce li Rome ali tell/ps de Jules II et de Léoll X, Paris
lina di Leone X è significativo. Egidio da Viterbo si era rivolto a Giulio II, anticipando ill1lotivo 1912, p. 413. Vedi anche P. Scavizzi, Le comlizioniper lo sviluppo dell'attivitii edilizia (I Roma Ilei
retorico dell'universo ampliato sotto il segno pontificio. Vedi 1'0nlzione delr8 agosto 1508, in G. secolo XVll: la legùlaziol1e, in «Studi romani», XVIII (1969), pp. r6o-7l.
Signorelli, Il cardinale Egidio d(/ Viterbo agostin/tmo, UI!I(l11ù/(Z e n/ormatore, Firenze 1~)29, pp. il S~Jla I?ol.iti~a urbana di Sisto IV, cfr. L. Spezzaferro, La poli/ica urballistica dei Papi e le origini di
235-36, e in E. Garin, II Rin(/scimellto ilaliallo, Milano 1941 e Firenze-Bologna 1980, pp. 86-88. Vf(f Cmlw, m L. Salerno, L. Spezzaferro e M. Tafuti, Via Giulia, uJ/'utopia urballistica del '500,
(JJ Vasari-Milanesi, Vite, V, p. 452. Sulla tOrre sangaHesca, cfr. GiovlU1l10ni, Anlonio da S(/nga!!o
Roma 1975\ pp. 15 sgg. Cfr. anche Un pOlltifiCf/to ed U11(/ ci/ltì cit. Meno ilJuminanti ai nostri fini i
cit., I, pp. 282-83; Frommel, Der romfscbe Paù/slha/{ der Hocbrell(/ÙSallCe cit., I, pp. 125-26; Id., saggi raccolti in Sfs/o IV e Giulio II mecellati e promotori di mlturtl Atti del Con~egno di Studi
Raf/tJel ulId Antonio da Sangallo dc, p. 276. (Savona 1985), Sllvona 1989. Per la comprensione dei conDitti urban/del xv e del XVI secolo in Ro-
ma sono fondamentali i saggi di C. Gennaro, Mercal1tie bovattieri nel/a ROJ//(/ del/a secollda metii
6\ Sulle strategie urbane di Leone X, cfr., principalmente, R. Fregna e S. Polito, FOllti dia/"chim'o per
del tl:ecento. (Da 1I~J(~ ricerca.\"ll I:egl:\·tri l1ottlrili), in «Bullettino dell'Istituto Storico italiano per il
101(1 storia edilizia di ROllla. Primi dati su!!'urballlzulZl'ol1e del Tridente, in «Controspazio», IV
Med!o.E.vo e Archlvl.O ~u1"lltorJano.», 1967' n. 7~, pp. 155"203; Id., LtI« Pt/x Romana» de! ]5lJ, in
(1972), Il. 7, pp. 2-18; F. Bilancia e S. Polito, Via Ripetla, ivi, v (1973), n. 5, pp. 18-47; Fromme!, Der «Arduv!o della S~cleta Romana d~ ~torJa Patria», xc (1967), n. 1-4, pp. 17-60; ]."c. Maire Vi"
dimiscbe Palastbal( cit., I, pp. 17 sgg.; G. Ciucci, Piaz:w dei Popolo, Roma 1974, pp. 17 sgg.; A gueur, CI(/sse domwallte et c!ilssedmgealltes à Rome li !tl/fn dtl Moven Age, in «Storia della cit·
Ceen, 'l'be Quartiere de' Bal/cbi: Urball P/ml11illg iII Rome ill tbe First Half 01 t/Je Cillquecento, t~)), l (l976), n:~, I~P. 4- ~6. Si veda.' infine, il magistl"llie saggio di H. t3roise e.T.- c. Maire Viguem,
Diss. University ofPennsylvania 1977, UMI, Ann Arbor (Mich.) 1989,passim; G. Spagnesi, Ilcel1" Strutture fa!Jlt!utrl, 5/)(/Z/o domeJtu:o e arcbitettura civile a Roma alla fine deL Medioevo in Storia
tro storico di Roma. Ilriolle C(/mpo M(/rzio, Roma 1979; l. S. Ackennan, Tbc P/all1lillg ofRenafs· dell'ArIe ~t(~lial/a Billtltldi, XII: Momenti di(ll"chiteltllm, Torino 1982, pp. 99 sgg. L'ipo;esi relati-
S(//ICe Rome: tbe Cit)' aud tbe Mytb, Pllpers of the Thirteenrh Annual Conference, Center far Me- va a un blVlUm bramantesco, formato da via Giulia e via dei Coronari, è in Frommel, Dn romi-
dieval and Early Renaissance Studies, Ne\\' York 1982, pp. 3-18; 'l'afuri, «Roma illstallmtil» cit.; sche Pa/(/stball ci!., I, p. 16 e in 'l'afuri, «Roma illstrum/ft/» cii., pp. 7X-72. Cfr. anche Giinther, L(/
Frommel, L'urb(/nistic(/ dt.; H. Giinther, Die St/"tlssellplal1lmg ulIter den Medici-Pdpsten ili Rom n{/scit(/ di Roma lllodema cit., p. 391.
(]5J3-1534), in «Jahrbuch des Zentralinstiturs fiil" Kunstgeschichte», l (1985), pp. 2.37-93; Id., 1.-1/
nascita di Roma moderna. Urbanistica del Rinascimento (/ Roma, in D'une ville li l'au/re dc, pp. ]l Cfr. H. Giinther, .I~P!ùmtl stmd(/led(/v(/l1!i(/1 P?llle diS(/!/t'Allgelo, in R4laelloa}"cbiletto cit., pp.
38l-406. Cfr. inoltre B. MitchelJ, Rome iII tbe I-Iigb Rel1tlissallce: Tbe Age ofLeo X, Un. of Okla- ~3l-3~! I~., Das 7 nVl!Im vor POllteS. Al1gelo. Eil113eitrag zur Urb(/lItSttk der RelllllSj"a!1Ce in Rom,
li) «Romlsches.Jabrbuch fiir Kunstgeschichte», XXI (1984), pp. 16r-251.
homll Press, 1973; P. Partner, Rel/(lùsal1Ce Rome, 15°0-]509: A Por/mil of (/ Societ)', Berkeley-
Los Angeles 1976; C. L. Stinger, Tbe RC1J(/!sS(/lIce in Rome, Bloomington 19 85. " Sul tema, cfr. Glinther, Die StrassenplllJl1mg cit.; Id., La !/(lsd/a di Roma lllodema cit.; Frommel
L'urbanistica de!/tl Roma rilltlsdmentttle dt.; Tafmi, «Roll/ll iIlS!llllm!a» cit. '
iO;> Cfr. E. Bentivoglio, Brevi Ilote per 1(/ storia, la topografitl, l'arcbitettura diRo!Jl{/ Ile/xvI secolo, COli
ì·j Cfr. C. L. Frommel, S(/I//(I Caterinll alle Cav{/I/erolle. Un possibile COI/tributo (/I/a tarda attività 1"0-
aggiunto il «Testamento» dell'Elefallte Al1none, Roma 1986, pp. 6 sgg.
mal/(/ di Giulfallo da S({!1gal/o, in «P"lladio», XII (1962), n. 1-4, pp. l8-25.
(,) «Leone papa X per fare ed addrizzare la strada del Popolo fino a S. Luigi de' Francesci, fu taglia- 7> Cfr. Gennaro, LtI «p(/X I"OJll(II1(Z» cil.
to il sito per la ditta strada [per cui] .. restarono fuori e disgiunte le suddette fabbriche giardino
7(, Cfr. M. Monaco, LtI Zeccbtl ve("(1Jill in 13allcbi, Roma 1962; Giinther, Das Triviulll dt.
ed orti del Convento». ASR, Agostinùmi in sant'Agostino, Ca!tlsto o sia call1fJiol/e di calloni del
1696, v. 24, c. 25.3, cit. in Bilancia e Polito, Via Ripetiti cit., p. 28. 7) P. N. Pagliara, Studi e praticll vitnmùllM diAntollio daSt/ugtl!/o il GiOZN/llee distlofra/e!!o Gio/)(/n-

M Cfr. Landllni,Storia degli smvi, I, p. I92: « ... locanr d. Angelo Colotio presenti quingentas viginti
ni Battista, in Les tr(/i!és d'a!"chitectllre de la Re!1aùsal/ce, Actes du col1oque ('l'ours 1981), Paris
cannas soli seu terreni ipsillS conventus [di Sant'Agostino] vd. in faciam versus viam anteriorem 1988, p. 199·
gUll irul" ad ecclesiam Sancre Marie de Populo quàtuordecìm cannal"Um et per longum 30 simi- 7f. Giovan Battista da Sallgallo, «Carcer, mrù/, aemr!o», Roma, Biblioteca dei Lincci e COl"siniana

lium cannafum situm in regione Campimartis in loco ubi erant vinea p1"efatorum fratnlll1 et con- Inc. 50.F.!, L 541"; vedi Pagliara, Studi e pratica vitmvùlIlii cir., fig. 4- '
ventus, cui ab uno latere versus menia m'bis sunt res prefati domini Angeli Colotii, ab alio est via 1') Cl"Ollica,delle Mllglltficbee bOllotate Pompe/fitte in Roma perla Crc(/zioneet Incoroll(/I!'olle diPap(/

Colotia lluncupata, retro est via uallsversaJill gue si fieri contigel"it I1tlncupabitur Egidia, ante est Leone X. POlli. Opto Max., in Wl. Roscoe, Tbe Liféand POl1ttficateofLeo Ibe TeJ1th, appendice, Li·
via magistralis leonina nuncupata ... )) (14 luglio 15(9)· verpool J805, II, pp. 40-56. Alla Cronim si riferiscono i passi citati ne! testo.
(,~ Cfr. ibid., I, p. 247. Secondo Fernando Bilanda (Vili Ripetla cit., p. 28), la via Trinitatis -odierne ~ù Ceen,. TI~e Quartiere de' Bruu;b; cit., pp. 144-45. Sul palazzo, cfr. C. L. Frommel, l'a/azza facopoda
vie della Fontanella Borghese e Condotti - appartiene ai progetti di età leonina: Paolo III avreb- Dreseta, Hl Raffaello arcbitetto cit., pp. l57-61..
Capitolo terzo Principi, città, architetti

M KlIpferstichkabinett, Berlino, Skizzenbllch I, f. 68 (Frommel, op. cit., p. 160). Storia della Repubblica di Venezia. Dal/a guer]"(/ di Cbioggùl ({/la ricollqutSta de/ici Terra/erma, To-
rino 1986.
';2 Cfr. Gi.inther, Die SI/"{{ssel/pldlfllllg cit., pp. 254"55.
9) Cfr. Gaeta, L'Idea di Venezi(/ cit.; e L. Puppi, Verso Gemsalemme. ImuUlgini e temi di urbanistica
{ M Ch. C. L. Frommel, Gir)f)an!ml1cesco da Sal/gallo, arcbi/ello di palazzo BtI!(wli-Galitzil1, in AI/to- e architettura sùnbolicbe, Roma - Reggio Calabria 1982,passim; Tafuri, Venezia dt., in particolare
nio da Sal/gallo il Gio/Jaue cit., pp. 63-69. alle pp. 212 sgg. La frase su Venezia come «impossibilità» e di conseguenza «posta nello impos·
Sl ASR, NotrliCap., ,S'tejaJ/us de Amal/lIls, vol. 65, c. 2.~7r (14 dicembre 1520), cito in Frommel, Der rd- sibile», è in F. Sansovino, Delle cose 110/abili cbe SOIlO (I Venezia, Venezia 156r. M. Luisa Doglio ha
mische Palasf!Jatl cic, I, p. 20 nota 40. notato che si tratta di una citazione del leggendario detto di Mariano Sozzini al papa. Cf!-. M. L.
M Gi.inther, Die Strassmpl(//lIwg cit., p. 250, fig. 7.
Doglio, La lettertlll/l"(( ufficiale e l'o/"{{torù/ politiett, in Storill della cultura venettl. Il Seicento, .vI,
Vicenza 1983, p. 166.
~(, Cfr. E. Guidoni, Alllol/io da Sal/gallo il Giof)(lIIe e l'urballistic{/ del '500, in Antollio d(1 S(lI1[!.a!/o
% Cfr. Tafuri, Venezia dt., cap. n.
cit., pp. 2Q-30.
97 D. Morosini, De bene imtituta re publi((/, a cura di Claudio Fimi, Milano 1969, su cui cfr. G. Coz-
&7 Cfr. Curdo, Il rione Pm"iolle dUJ"(/l/te ti pontificato sislillo dt., pp. 706-."32.
zi, Domel1ico Morosini e il «De bene illstituta re publica», in «Studi Veneziani», XIl (1970), pp.
0, M. Altieri, Li Nllpliali, a cura di E. Narducci, Roma 1873, p. q (vedi anche il capitolo Il del pre- 405-58, e C. Vivanti, P(/ce e Itbertà in un'opera di Domenico Mo/"Osilli, in «Rivista Storica italia-
sente volume). na», LXXXIV (1972), n. 3, pp. 6Q-24·
S9 Cfr. Ehm, Lorenzo de' Medici cito L'autrice contesta le ipotesi contenute nel saggio di G. Miarel- % Cfr. i saggi raccolti nel volume« RenO/Jatio m·bis». Venezitl nell'etIÌ diAlldretl GI"l"tti (152}-J538),

li, 11 diseg!lo per ilcomp!es.iO mediceo iII Viti L(/uf(/ in Firenze, in «Palladio», xxn (1972), 0.1-4, pp. Roma 1984-
127.62, che aveva proposto una datazione del foglio U 282 A al 149°-92 circa. (Cfr. anche la recen- 'i9 Cfr. G. Cozzi, Repubbllc(1 di VCllezia e Stali italiani. Politica e giustizia dal secolo XV! tll secolo
sione di G. Marchini, in «Antichità viva», XII (197.3), n. 6, pp. 66-68). Per una datazione intorno XVJJ1, Torino 1982, pp. 293-318. La legge sulla riforma del diritto veneto viene presentata in Sena-
al 1512, vedi inoltre Bierman, Lo S/Jill1PPo della villtl toscal/tI dc, e Elam, Il ptl!(/ZZO dt., p. 52. to il 17 dicembre 1531; il 20 giugno del 1535 viene dato atto ai Correttori dell'animo lavoro svolto.
\{) Elam, LOl"(?Ilzo de' Medici cit., p. 56. Non rimaneva che sottoporre il tutto all'approvazione del Senato e del Maggior Consiglio; ma,
attraverso dilazioni e crisi, la riforma viene arenata e, dopo la morte di Andrea Gritti (1538), il ca-
~I Vasari-Milanesi, Vi/e, IV, pp. 276 e 280.
pitolo viene considerato chiuso. Per la relazione fra tale episodio e quello analogo, relativo al fal-
~l Sul palazzo di Bartolomeo Scala, cfr. Sanpaolesi, LII casa/iorelltil1a di BarlolomwSc(/la dc; Ton- limento della magistratura per la «cura dell'ornar et comodar la cittù», approvata dal Senato ve-
4'
nesmann, Der P(/Iazzo GOl/di ciL, pp. 9.3-98; L. Pdlecchia, Tbe Pa/rOIl's Role ill tbe Prodl/ctioll of neziano nel 1535, cfr. Tafuri, Venezia cit., pp. 167-68. Il testo della parte è in ASV, Sellato Temi,
Architecture: BarlolomeoSca!t/ altd tbeSc(/la Pa/{(ce, in «Renaissance Quarterly», Xl.ll (1989), n. 2, reg. 28, p. 66 (2 settembre J.535), trascritto in G. Zorzi, Le chiese e i pOI/ti di Alldrea Palladio, Vi-
pp. 258-91. La datazione del cortile sangaJ1esco può tuttavia essere ancora discussa. La maturità cenza 1967, p. 247.
con cui è in esso accolta la lezione dell'antico e la coerenza dei particolari (vedi le lesene prive di lW Cfr. N. Ottokar, Il comul/e di Firellze (llIa filte del Dugellto, Torino 1962, pp. 2m-X2; Id., Crileri
base, contrapposte alla densità narrativa dell'attico), consigliano di correggere la datazione pre- d'ordille, di regolarlttì e d'organizzazione nell'U/·ballistic(( ed in genere nella v;ttl/iorelltilltl dei secoli
coce finora proposta. I documenti parlano di acquisti di terreni dal 1473 e del permesso relativo XlI/-X/V, in «Archivio Storico Italiano», marzo 1940, ora in Id., Studi col1lulla!iefiorellfini, Firen-
alla cappella del 1475: n1l\ nulla esclude che Giuliano da Sangallo abbia dato forma al cortile dl1- ze 1948, pp. 143-49; Friedman, F/orentine New Toums dt., pp. 218-19.
l'ante una seconda campagna di lavori. Sullo Scala vedi A. B1"Own, Bartolomeo Scaltl, 1430-J497,
Ch(/l1Cellor o/Florence. l'be HU!J1allist (IS BU/"oC/"CtIt, Princeton (NJ) 1979. Sulla difesa del govcr" Wl F. Corner, Ecclesiae Vene/(Ie An/iquis MOllumentis, Venezia 1749, VI, p. 294- Sulla creazione dd-
la Giudecca Nuova vedi E. Pavan-CWllzet, La città e la m(/ Itlgtma: su qualche CtI/1/iere veneziano
no fratesco, da parte di BartolonK'o Scala, cfr. D. ,'\:reinstein, SaVOll(/ro/tI ((uri Florence. Propbec)'
alld P(ltriotism iII Rellaiss(lI/ce, Princeron (N.l) 1970, tntd. it. Bologna I976, p. 260; Brown, ]3((/"/0- della fine del Medioevo, in ].-c. Maire Vigueul" e A. Paravicini Bagliani (a cura di), Ars et ralio.
Dal/a forre di Babele al pOllte di Rialto, Palermo 1990, pp. 4I sgg. Ma vedi tutto il saggio, che ana-
!omeo Scala cìt., pp. II5 sgg. lizza la politica dell'acqua a Venezia, sottolineando il molo assunto dall'operatore pubblico, dal
?J Sulle funzioni dservatea villa Madama vedi]. Shearman, A F'II/ctiollal Interpreta/ion ofV;//a Ma-
xv secolo in poi.
dama, in «Romisches,Jahrbuch fur Kunstgeschichte», xx (1983), pp. 313-27. Pur accettando le 102 Corner, Ecclesitle Venettle cit., VI, p. 295.
intelligenti osservazioni di Shearman, l'identificazione dell'edificio come villa medicea, per j con-
temporanei, rimane probabile. Un ulteriore esempio di edificio destinato sia a ingresso cerimo- IO) ASV, S. Antollio di Castello, T. LXVI, cc. 4r e 5r.
niale che a luogo di o/ia famigliari è la villa di Andrea Doria a Genova. Cfr. G. L. Gorse, An U1I- IOl Ibid., c. 51". Su tali vicende cfr. A. Foscari e M. Tafuri, Sebastia/lo da LugmlO, i Gril1l(lni e J(ICO/)O
puMished Descripti01/ 01 the Vt!la Doria ili Gelloa During Cbarles V's Bllt!)', 15.33, in «'l'hl." Art Sa1/Sovino. Artisli e committenti in S(ml'Antonio di Castello, in «Arte veneta», XXXVI (1982), pp.
Bulletin», LXVIll (1986), Il. 2, pp. 319-22. A funzioni simili era probabilmente destinato, al suo na- 100 sgg.
scere, il palazzo del Te a Mantova. IO, Corner, Ecc!esiae Venetae cit., XII, p. 404.
~l Cfr. I. Cervelli, Sioriogra/ia e problemi ill/o/"JIo alla vita religiosa e spiri/1m/e a VelleZÙ(, nella priwr( 10(. Ibid., pp. 404-5 e p. 402.

metà del '500, in «Studi Venezilmi», vm (1965), pp. 447-76; A. Tenenti, Tbe Sense o/S/Mce {md IO) Sul1a vicenda dell'ospedale del Gesu Cristo, vedi B. PlIllan, Rich and Poor ill Rellais.wl1lce Venice,
Time iII /be Veltetùm \Vodd, in Rellaiss(/Ilce Venice, a cura di]ohn R. Hall.", London 1973, pp. 17- Oxford 1971, pp. 212-15 (ora in aad. it., La politica socitJle della R.epubblic(/ di Venezia J500-1620,
46 (ora in A. T(~nenti, Credel/ze, ideologie, Ithertillismi tra Medioevo ed età moderna, Bologna Roma 1982, I, pp. 226-30)' Vedi anche I. Cervelli, Machiavetli e la crisi dello std!O vel1eZiallO, Na-
1978, pp. 75-n8); F. Gaeta, L'Idea diVenezi(l, in Storia della cultura veneta. Dal primo Qutl!tl"Ocen- poli 1974, pp. 137"39, e le documentate pagine di D. Meijers, L'arcbitettura della 1I1IOvafi/alltro-
loal collcilio di Trenlo,. a Cllra di G. Arnaldi e M. Pastore Stacchi, 3/II1, Vicenza 1981, pp. 565-641; pia, in B. Aikema e D. Meijers, Nel regno dei poveri. Arte e storù( dei grandi ospedali vellezùm; il/
E. Muir, Civic Ritllal ill Relltl!SSallCe Venice, Princeton (N.J.) 1981; G. Cozzi, Politica, cu//u/"(/ e re- età model"l1a 1474-1797, Venezia 1989, pp. 43-56, con ipotesi ricostruttive dd progetto originario
ligiolle, in Cultuta e soc!etrÌ Ile/Rillascimellto/r(/ nfol"mee 1J/(lIlierùmi, a cura di V. Branca eC. Os- in parte diverse dalle nostre.
sola, Firenze 1984, pp. 21-42. Cfr. inoltre alcune osservazioni contenute inl Le Goff, L'immagi-
103 Corner, Ecdesiae Venettle cit., XII, p. 40,3.
lUlIlo urbtlllo llell'Italia mdiev(de (seco/iv-xv), inStori(/ d'Italia Eillaudi. AnI/ali, 5: Il pae.\"(/ggio, a
cma di C. De Seta, Torino 1982, pp. 5-4.~; cM. Tafuri, Venezia e il ]{illtJscimelllo. Religiol1e, sciCII- W~ Cfr. L. Beltrami, B/"llmante ti Mil(/no. LII cappell(/ di Salt Teodoro, il mOl/astero di Sal1t'Ambrogio
za, arcbiteftul"((, Torino 198{ Fondamentale, come sintesi, il volume di G. Cozzi cM. Knapton, (nozze Dubini-Gavazzi), Milano 1912, pp. 19-20.
Capitolo terzo Principi, città, architetti

!lU Documento del 12 gennaio 1490, in P. Paoletti, L'arcbitetturtl e hl scultura del Rinascimento {/ Ve- visto l'llilontanamento del grande naviglio mercantile dal Canal Grande, salvo quello llutOr!zzato
nezia, Venezia 1893, Il, p. n8. per iscritto dal magistl'llto sopra le acqlle: «ill questo modo l'estel'Ìa il Canal Grande libero in
111 Nel I497, osserva Pullan, Ludovico Sforza chiede a BllUista Sfondrato, mnbllscilltore milanese bocche e per tutto, senza impedimento alcuno da altro che le gondole; le qual non ritrovando mai
presso hl Serenissima, di descrivergli le istituzioni religiose e caritative di Venezia. Lo Sfondrato, barche grosse, pe!' la prestezza e picciolezza sue seornriano il canale».
dopo llVel' llssicmato che in città non esistevano edifici paragonabili al Maggiore di Milano, ag- m Il sommario di tutte le leggi et parti C..) in materia del/i Belli lumlti, Venezia 1'558, C. 61). Cfr., al
giunge che era però in costruzione un ospedale la cui fondazione era dovuta al francescano osser- proposito, Concina, Vel1ezù/ cit., p. n6 sgg. e Taful'i, Venezia cie, pp. 217 sgg. (sulla relazione tec-
vante milanese Michele Carcano, che da altre fonti sappiamo essere nelle lagune nel 1476-77. Cfr. nicll-natura nella Venezia cinquecentesca). Sull'apporto di Daniele Barbaro al dibattito venezia-
Pullan, La poli/im sociale CiL, I, p. 226. no relativo a! l'apporto tecnica-istituzione, cfr. ancora il volume cir. di Concina, pp. uo e l88; Id.,
m Ibid., pp. 228-29. L'Arsellale, UJU/f(lbbrica ininterrotta, in L Puppi (a cura dO, Arcbitettura e utopia nellil Venezia
lIJ Pllo!etti, L'architettura e !tI scultura cito, II, p. Il7. CfLllllehe Fosellri e Tafmi, Sebastiallo da Luga-
del Cinquecento, Milano 1980, pp_ lO4-6; Id_, L'Arsellale della Repubblica di Ve!/eZftl, Milano
1984, pp. 135 sgg. e passim; V. Fontana, Il « Vitruvio» del 1556: Barbaro, Palladio, M(/I'co!ini, in
110 cit., pp. I03 e 12l nota 25-
Tl'atfatiscientifici Ile! Veneto I/'{/ ti xv e il XV] secolo, Vicenza 1985, l'P, 39-72; Tafuri, Venezia cit.,
1)·1 Pullan, La politica sociale, ciL, I, pp. 229-30. pp. 185-92; Id., La "orma e ti programma: il« Vitmoio» di Dm//éle Barbal'O, saggio inuoduttivo a
!Il Cfr. A. Pastore, Struttllre assistellziali/;-a Chiesa e Stati lIell'Italia del/a Contron/orma, in Storia Vitruvio, 1 dieci ltbl'; Imdotti e commenti/ti dii Daniele Barbaro (edizione del (567), Milano 1987,
d']I</lftl Einaudi. AI/nali 9: 01 Chiesa e il potere po!iticodalMedioelJo all'età cOlltempOl't/nea, a cura pp. XI-Xl.; M_ Monesi, Le due edizioni del «Vi/mvio» di Dal/iele 13arbllro, ibid., pp. XLI·LVIII.
di G. Chiuolini e G. Miccoli, Torino 1986, pp. 435-37· IlO Pcr l'analisi archivistica, cfr. M. Tafuri, Dowmel//i sul/e FOlldalllmta Nuove, in «Architettura,
Illi ASV, S. AI/tollio di Castello, T. XLIII, c. 31' e 41'· storia e documenth>, 1 (1985), n. l, pp. 79-95- Per il significato dell'intervento nella Venezia dd
117 Sul quartiere dei Nicolotti, sulla sua storia e sulla sua particolare struttura istituzionale, cfr_ R. tardo '500 e del primo '600, e per il ruolo di Leonardo Donà, cfr. Id., Venezia e il Rinascimento
Zago, 1 Nicolotti. Storia di /11/(( COIllllllità di pescatori CI Venezia lIcll'(~tà modema, Abano Terme cit., pp. 278 sgg.
1982 . IJj ASV, Laguna, 28, 29, 30, 34, .35. Per la «parte» del I590, cfr. ASV, Savi ed eseclf/otl alle Acque,

m Cfr. P. Pavanini, Abitazioni papa/ari e borghesi lIel/a Venezia cillquecentesca, in «Studi venezia- reg_ 347, cc_ 4fl-5r. Sulle precedenti deliberazioni deh546, del 1569, dd 1587, dr. C. Tentori, Della
ni», n.s., v (1981), pp. 63'126; G. Gianighian e P. Pavanini, 1 terreni ilI/avi diSaltta Maria Mazor, in legislazione venezialla ml!(l preservazione della II(grlll(/. Dissertazione storicojiloso/ico-critica, Ve-
Dietro ipalazz/. Tre secoli diarchitettu/'(J millore(/ Venezia 1492-/8°5, Venezia 1984, pp. 45 sgg.; P. nezia1792, pp. 142-44. Per gli ulteriori documenti sulle Fondamenta Nuove, cfr. ASV, Saoied ese-
Pavanini, Venezia verso /a pùmific(lzione? 13om/iehe urbane lIe! XVI seeoloa Venezia, inD'ullemIle CII/orialle Acque, f. In, 3 marzo 1592; l'eg. 347, cc. 231'e 30v. CfL inoltre E. Concina, Stmc/lire m'-
à l'autre cir., pp. 485-507. Nel 1463 viene vietata qualsiasi bO!~ifica «sive in corpOl'e siv~ in :-x- balÌle et fO/1etio/1 des blitimen/s du xv" au XIX' slècle. Une recberche lÌ \lel/ise, Unesco - Save Veni-
tremitatibus civitatis)) non autOfizzata da! Senato o dal CollegiO delle Acque. Nei 1485 SI ordma ce Inc., Venezia 1982.
un rilievo globale delle « attelTationi» compiute da privati: l'operazione dovrà essere ripetuta nel j}2 Sul Sabbadino e sul piano del 1557, vedi la bibliografia contenuta in Tafuri, \lmezi{/ cit., pp. 214-
1502. Nel corso della fondamentazione delle Zattere (1519 sgg.) verranno eliminllti numerosi abu- 215 nota 3- Cfr. inolne Id., Humal1ism, RbeIOrica/l(! Tec/mical KlIowledge. Tbe Debate iII Rellais·
si relativi all'occupazione privata di spazi lagunari. H primo acquirente della prima isola di Santll S(lncc \lenice, \X!alter Gropius Lecture, Harvard University, Cambridge (Mass_) 1986.
Maria Mazor è Alvise Pisani quondam Giovanni, che rivende i terreni alla Procurati a de supra_ JH Cfr. S_ Romanin, Star/a doCtlmentat(/ di Venezia, Venezia 1914", VII, p. 5.31.
Sull'edilizia assistenziale a Venezia cfr. anche P. Pullan, Ab;tazirmi a! servizio dei poveri nella Re-
lJl EMC, Donà delle Rose, b. 457, 11. 31. Vedi inoltre, per il palazzo di Leonardo Donà, E. Cicogna,
pubblic(/ di Venezia, in Dietro ipa/azzi cit., pp. 39-44, e Pavan-Crouzet, La città e la Stf(/ ù/gulla cito
Delle il1sC/'lziolli venezial/e, Venezia x834, IV, p_ 433, che cita le memorie del doge. Cfr. anche Ta-
m Cfr. Tafud, Venezia e il Rinascimento cit., pp. II sgg_ e passi",. furi, Venezia cit., p. 284 nota IOI.
)2(> Sui processi demografici veneziani e le loro conseguenze, cfr. la sintesi stesa da Cozzi, che fa rile-
l35 Concina, Stmctllre tlrbaine et IOl/ctiol! des bJtimenfS cit., p. 79; Taful'i, Venezltl cit., pp. 287-88;
vare, fra l'altro, la funzione del De l'e uxoria di Francesco Barbaro all'interno di una situazione di Concina, Venezùl cit., p. 12I.
pericoloso spopohlmento. Lo stesso autore rileva come segno di un nuovo clima il De coelibatu di
j}[, Cfr. Tafuri, Venezùl dt., pp. 244 sgg. La localizzazione dell'ospedale di San Lazzaro dei Mendi-
Ermolao Barbaro. Cfr. Cozzi e Knapton, Storla del/il Repubblica di Venezia ciL, pp. 1I7-20. Sul-
l'imbonimento di Sant'Andrea delln Zirada, vedi Pavan-Crouzet, La città e la sua (agulla dt., l'P- canti ai margini del nuovo insediamento non è prevista nel progetto originario. Dopo una pane
del 1588 e una relazione dei Provveditori del 1590, si decide ~siamo nel 1595 - di trasferire l'ospe-
43-44· dale in città. Dal marzo 1596 sono in corso trattative pe!' l'acquisto «de terren vacuo della sacca
m Sanudo, Diarii, IV, 298. della nova atterration posta dredo il Monasterio de S_ Zuan Polo su la laguna» (ASV,. J:;secutori
m Di grande interesse è la vicenda del convento di Santa Maria Maggiore, con una risistemazione alle Acque, Affillt/ltze e vendite, f. 438, 13 I11lll'ZO 1596). Si abbina cosi un'operazione di pubblica
dei canali dettata dal Senato. Cfr. M. 'fafmi, La chiesa diSall/(/ Malù/ Maggiore a Venezia: UU'I!m- assistenza a un'addizione, com' era accaduto nel caso della «punta» di Sant'Antonio di Castello.
fesi per Tul/io Lombardo, in «Arte Veneta», XL (J986), pp. 38-53. Opposizioni di varia natura, tuttavia, rin1llnderanno l'inizio dei lavori. Sull'intera vicenda, dr. In
m E. Concina, Venezia nell'età moderna. Slmltul'tl e funziolli, Venezia 1989, p. no_ tesi di laurea inedita diP. Turco, Gellesie realùzazionedelL'ospedalediS(/1l Lazzaro deiMelldiCt/I/-
124 Cfr., al proposito, A. Foscari e M. Tafuri, L'armo/lia e i COI/fii/ti, Torino x?83.' pp. 70. sg~.; M. 'l~a­
lidi Venezia (secolixFI-XVl1), IUAV, a.a_ 1988-89, relatore M. Tafmi. Vedi inoltre B. Aikema e D_
f-uri, Il pubblico e ilprivato, in pubblicazione ne! quinto volume dellaS!o/'/a di Venez/({ (FondaZIO- Meijers, Tbe Veltetùm Beggar's HosIJital alld itsArcbitects, in «Bollettino del elSA», XXllI (1981),
ne G. Cioi, Enciclopedia Italiana). pp. 189-202; Id., Nel regno dei poveri cit., pp. 249-71.
I)) Cfr. Poleggi,S/rada Nuova. Ulla lottizz{/zionedel '500 a Genova, Geli~va 1968, e il più recente sag-
12) Cfr. D. Clllabi e P. MorachieJlo, Rialto. Le fabbriche e il pOllte, Torino 1987.
gio dello stesso autore e di F. Caraceni, Genova e Strada NIIOV(/, in Storia dell'Arte italialla Einall-
12(, Condna, Venezia cit., pp. H2 sgg.
di, XII: Momenti di architettura dt., pp. 301-61. Le ipotesi di Poleggi - che condividiamo - sono
m lbid., p. n6. state messe in dubbio nei saggi di L. Puppi, G. Alessi ileI/a problem(/Iica urbanistica del Cinque-
In Ibid., pp. 114-15. I tre bacini erano localizzati nei pressi del convento di ~an~a C~1i!l'a, nella sacca cento, e di H. Burns, Le Idee diG. Alessisull'architettura e SI/gli ordti/i, nel volume collettaneo Ga-
della Misericordia, tra Santa Giustina e i C!'osechieri. Per la proposta di Nicolo Zen (1550), cfr. leazzo A lessi e !'arcbitettunl del Cinquecellto, Genova 1975, pp. 67 sgg. e 147 sgg. La storia della
N. Zeno e C. Sabbadino, Memorie su! CmUl! Grande, Venezill 1864. Nel programma dtato è p1'e- crescita l1l'bana, degli insediamenti e delle tipologie edilizie genovesi nel Medioevo è nel volume
Capitolo terzo

di L. Grossi Bianchi e E. Poleggi, Una città pOl'tualedelMedioevo. Gellova Ile/secoli X-XVI, Geno-
Capitolo quarto
va 1979.
m Cfr. Pedl'eui, Leoltal'do al'chitetlo cit., pp. 71 sgg. Vedi anche C. Pedretti, Newty discovel'ed .Evi- Jugum meum suave est.
del/cc olLeollal'do's Associatioll wdh Bmlllallte, .in «J om:nal of t1:c Society of ~rchitec~ura.l Ffls.to-
rians», XXX]! (197.3), n. 3, pp. 223-27; A. Bruschi, L'al'chllellura, In Stlllta Ma/'1a delle (ymzJe, Mda- Mito e architettura nell' età di Leone X
no 1983, pp. 35-88, in particohlre a p. 79.
m IbM., pp. 79 c 88 nota 63.
J~O B. Arluno, HÙlol'ia Medio/al1ellsis ad ul'be condita ad stia tempom, BAM, cod. IJ4 inf., f. 98v, cit.
in R. Schoficld, Ludovico ilMol'o al1d Vigevano, in «Arte lombarda», n.s., LXII (1982), n. 2, p. 129.
w Sulla strada fal'l1csiana a Piacenza, cfr. B. Adorni, L'al'chilel!u/'tJlames1tll1a a Piacenza J 545-1600,
Panna 1982, pp. 29-3I.
Hl Schofield, Luc/ovico il Moro de, p. n6.
Il carnovale del medesimo anno (151,3) - scrive Vasari nella vita del Pontormo 1_
).jJ Storia diM;/t/f/Oscrilla da Giovan Pietro Caglio/a, ed. C. Cantù, in «Archivio storico italiano», III essendo tutta Fiorenza in festa et in allegrezza C.. ) furono ordinate molte feste, e fra
(1842) cit-
l'altre due bellissime e di grandissima spesa da due CompagnIe di Signori e gentiluo-
I;; Cfr. Frugoni, UI/alolltalla città cit., pp. 122 sgg.; M. Trachtenberg, lf/ha.' B/'lll1el!es~hi Saw: M~. mini della città; d'una delle quali che era chiamata il Diamante, era capo il signor
111imeltt a11dSitea! tbe Palazzo Vecchio iII Flol'ence, in «Journalofthe Soclety of ArchltectUral Hl- Giuliano dè Medici fratello del papa; il quale l'aveva intitolata cosi, per essere stato il
storialls», XLVII (1988), n. 1, pp. 14-44. Vedi anche E. Guidoni, ArIe e ul'banistica il11'osCa1ta,
diamante impresa di Lorenzo il Vecchio suo padre: e dell'altra, che avea per nome e
IOOO-JJl5, Roma 1970, pp. 69 sgg.
per insegna il Broncone, era capo il signor Lorenzo figliuolo di Piero de' Medici; il
H~ Un'eccellente analisi della formazione della piazza di Pavia è stata offerta da Luisa Giordano, al quale, dico, aveva per impresa un broncone, ciò è un tronco di lauro secco che rinver-
Seminario Internazionale del CISA, nel settembre 1990 (in pubblicazione). Vedi in?ltre A. M.
diva le foglie, quasi per mostrare che rinfrescava e risorgeva il nome dell'avolo.
Romanini, La rie/obo/'(/ziolle tl'ecel1tesca di Pavia romana, inAuidei Convegno di studto sul celltro
stol'ico di Pavia, Pavia 1968, pp. 125-4°.
Le due compagnie erano guidate dal fratello e dal nipote del cardina-
I~~ Vedi, ad esempio, il Collegio di Spagna a Bologna di Mat~eo di Gio~annell.o det~o il Gattap~ne:
MichaelKiene ha notato che la perfetta simmetria del cortile, con chiesa assiale dietro un portlcO,
le Giovanni de' Medici. Giuliano attraeva l'aristocrazia piu anziana: co-
pl'elude all'organismo bramantesco del palazzo dei Tribunali in via Giulia. Kiene, Del' Pii/azza loro che avevano avuto incarichi politici a Firenze durante l'età di Lo-
dello Sapienza cit., p. 233. renzo il Magnifico. Lorenzo di Piero era punto di riferimento per i gio-
1;1 Cfr. Calabi e Morachiello, Rialto dc, pp. 53 sgg. vani aristocratici: quelli che non vedevano altre speranze per la città che
H~ Pensiamo, ad esempio, al volume di W.J. Bouwsma, Ve1dccand tbe DelcllseolRepublictllt Llb~/'­ nelle mire egemoniche del loro leader. Il rinnovamento cui alludeva
ty. RCltaiSStll1ce Va/ues ;'1 tbe Age 01 CO/IIl/~r Relo~.",atiolt, Bel'ke.le~ -.Los Ang~les 19~8, ~rad. It.
Bologna 1977. Ma si veda la severa recensione di Renzo Pecchlolt, m «Studi veneZlal1l», XIll l'impresa del Broncone era tutt'altro che indolore, infatti. Il 16 settem-
(I971), pp. 693-708. bre 15I2, poco dopo il loro rientro in città, i Medici avevano costituito
149 Tafud, Venezia e il RÙUlScim(!llto dt.; Id., Il pubblico e il privato cic una Balia con pieni poteri e con il compito di varare una riforma istitu-
zionale e legislativa '. Poco piu tardi, la loggia del Consiglio maggiore-
simbolo del precedente assetto repubblicano - verrà trasformata per
farne alloggiamento di soldati '. Gli affari dello stato, come emergeva
con arroganza da tale damnatio memoriae, tornavano a essere prerogati-
va di pochi.
Feste e mascherate divengono pertanto, nell' ottica medicea, stm-
menti comunicativi di notevole portata. Era necessario infondere un ge-
nerale ottimismo, alimentato dall'elezione al pontificato del cardinale
Giovanni, l'n marzo 15I2: la fiducia in un futuro fiorentino guidato dai
Medici era chiamata a far calare l'oblio sia sul «gove1'l1O largo» che sul-
le passate discordie. I carri della Compagnia del Broncone sono emble-
\ matici:
Il primo - scrive Vasari - tirato da un par di buoi vestiti d'erba, rappresentava l'e-
tà di Saturno e di Jano, chiamata dell'oro; ed aveva in cima del carro Saturno con la
Capitolo quarto Mito e architettura neWetà di Leone X 14.1

falce, edJano con le due teste e con la c~1iave .del tempio in mano, ~ sotto i piedi legat? trastanti attese. Da un lato, chi intendeva trasformare Firenze in una re-
il Furore, con infinite cose attorno pertmentI a Saturno ( ... ) sopra 11 secondo carro, tI· pubblica aristocratica; dall'altro, chi sperava che il papa avrebbe avuto
rato da due paia di buoi vestiti di drappo ricchissimo, con ghirlande in capo e con pa- interesse a instaurare un governo mediceo '. Il «ritorno di Astrea» aveva
ternostri grossi che loro pendevano dalle dorate corna, era Numa Pompilio secondo
l'é dei Romani, con i libri della religione e con tutti gli ordini sacerdotali e cose appar-
quindi un significato duplice, fiorentino e universale, concentrato nella
tenenti a sacrifici; perciocché egli fu appresso ai Romani autore e primo ordinatore figura del figlio del Magnifico, Leone X. Il quale, specie dopo la sconfit-
della religione e dè sacrifizi. ta dei Francesi a Novara (26 giugno 1513) e la conciliazione raggiunta alla
fine dello stesso anno, decide che il potere, a Firenze, può e deve rimane-
Torna dunque l'età di Saturno: l'epoca della concordia universale e re in mani medicee. Ma con adeguati accorgimenti.
della pace. Cui allude anche la figura di Giano, dio di origine eu:usca co- Consigliando di creare a Firenze un' oligarchia di fedelissimi, Leone
me il ponti/ex medzcus, spesso Identificato con Numa PomplllO . Il mIto X auspica ilraggiungimento di un equilibrio fra l'aristocrazia cittadina e
entra presto a far parte del bagaglio emblematico degli apolegeti di Leo- i Medici; Lorenzo di Piero, tuttavia, concentra sempre piti potere nelle
ne X: è presente negli affreschi del teatro capitolino del I5I3, è citato da proprie mani, distruggendo il «vivere civile» di cui Lorenzo il Magnifi-
Paolo Giovio, è interpretato filosoficamente da Egidio da Viterbo, è raf- co si era sempre fatto garante. L'ideologia dell'età d'oro assume cosi to-
figurato negli affreschi della villa del datario Balda~sarre Turini da Pe: nalità ambigue. Un riflesso è nelle ostilità mostrate dai fiorentini nel
scia sul Gianicolo e 111 quelh progettati per la VIlla dI PoggIo a Calano, al 1513: slogans awersi alla visita di Leone X vengono incisi sulle mura del-
tempi di Leone X'. Si osservi, piuttosto, a cosa è connesso quel miro :,el- le case dove sono alloggiati i cortigiani pontifici '.
le feste fiorentine del I5I3. Al quarto carro, rappresentante Cesare tnon- Il papa, peraltro, vuole apparire - nei primi anni del suo pontificato-
fante su Cleopatra, segue il carro di «Cesare Augusto dominatore del- come il restauratore della pace, versus la discordia fomentata da Giulio
l'universo, accompagnato da sei coppie di poeti a cavallo ». Nel sesto II. Persino Erasmo da Rotterdam -l'abbiamo già notato - vede nel papa-
carro - quello che precede il «trionfo dell'Età e Secol d'oro» - era medico un «vir doctus, integer ac pius», che potrà spegnere il fuoco ali-
«Traiano imperatore giustissimo, dinanzi al quale (... ) andavano sopra mentato da Giuliano della Rovere: esattamente il ruolo che viene attri-
delli e ben guerniti cavalli, sei coppie di dottori legisti, con toghe fino ai buito a papa Leone nelraffaellesco Incendio di Borgo. Di rimando, con
piedi e con mozzette di vaj, secondo che anticamente costumavano i dot- breve del IO luglio I5I5, Leone X attesra la sua stima all'umanista, che a
tori di vestire ... » lui dedica, con rinnovata fiducia, il suo Nuovo Testamento.
Chiara la promessa rivolta a Firenze: un'egemonia temperata da fasti Anche nei confronti di Firenze, Leone X appare come un conciliato-
umanistici e da trai anca giustizia. Non meraviglierà, pertanto, che le fi- re. La polivalenza dell'impresa da lui scelta - un giogo con il motto SUA-
gure imperiali di Augusto e di Traiano siano all'ordine del giorno nelle VE - è stata recentemente ribadita da Claudia Rousseau, che ha notato
manifestazioni artistiche della Roma leonina ". Molto è stato scritto sui si- l'importanza data all' impresa stessa nelle decorazioni erette per il posses-
gnificati emblem~tici delle feste medicee, m~ ','on è ancora stato l:'1eSS? so del I5I3, e in quelle allestite per l'ingresso del papa a Firenze, nel I5I5 '.
sufficientemente m luce ti valore ad esse ongmanamente attribUIto: 11 Il motto SUAVE, scrive Giovio nel Dialogo delle imprese, era stato scelto
Carnevale del I5I3 espone un programma cui lo stesso Leone X si atterrà dallo stesso pontefice
fedelmente. Nel possesso del medesimo anno, su cui ci siamo già soffer-
per significare di non esser ritornando a' voler' essere Tiranno della Patria col vendi-
mati, il tema della pace e quello del «ritorno di Ast1'ea» sono stretta- carsi dell'ingiurie fattegli da suoi contrari e fa1'i05i cittadini, pronuntiando loro ch'el
mente correlati; il Virgilio della IV Egloga ispira la grandiosa metafora suo prencipato sarebbe stato clemente c soave: col motto della Sacra Scrittura, con-
contenuta nella cerimonia. Una metafora, inoltre, che vale sia per Roma forme all'habito sacerdotale, che portava, cavato da quel che dicc,Jugum Meum sua-
che per Firenze. Non a caso, il tema della fratellanza fra Roma e l'Etruria ve est, et onus meum leve. E certamente quadrava molto alla natura sua - continua
Giovio - c fu tale inventione del suo proprio sottile, et erudito ingegno, anchor che
ispira le raffigurazioni di età leonina e la letteratura coeva. paia che'l detto giogo fusse prima del gran Cosmo; il quale, quando fu richiamato
Quello dell'unione Roma-Firenze è tutt'altro che un tema retorico. dall'esilio alla patria, figurò in una medaglia Fiorenza assetata sopr'una sedia col gio"
Dopo l'elezione di Leone X diviene pacifico che l~ s~rti dell~ città tosca- go sotto i piedi, per denotare quasi quel detto di Cicerone, Roma PatI'cm Patriae Ci·
na dipendono strettamente da Roma e dalle declSlom ponuftce. Le com- ceronem libera dixit. Et per la bellezza fu continuato il portada nel pontificato di
pagnie del Broncone e del Diamante esprimono perfettamente tali con- Leone X, e meritò d'essere istampato nelle monete di Fiorenza IO.
144 Capitolo quano Mito e architettura nell'età di Leone X 145

Il richiamo al passo del Vangelo di Matteo (n,30) è relativo sia alla dell~ loro fi?alità" Sen~a I~ulla anticipare, va notato che nessuno dei pro-
pace religiosa che a quella civile, Fra il mito del secolo aureo celebrato gettlleOnl111 cItati avra eSIti concreti, o quasi, Anche su ciò dovremo ri-
nel Carnevale fiorentino, e il motto pontificio, non esiste probabilmente flettere,
contraddizione, dal punto di vista dei Medici", Il leone era il segno zo-
diacale che un' antica tradizione astrologica associava a Roma; il nome
del nuovo papa implicava una sua identificazione con i destini della città 1. Firenze, J5J 5-J6: il concorso per la facciata di San Lorenzo,
eterna,
La politica leonina di fastoso mecenatismo e di sostegno alle littaae , Non, s'è ~n,cora de:to a~bastanza sui messaggi sottesi agli apparati e
non è quindi mera sovrastruttuta, L'auctoritas viene dissimulata, diplo- all'ltuah festivI. Al dlla dell affermazione immediata di sovranità infatti
maticamente gestita, disciolta in modo capillare, influenzando compor- uli cerimoni~ assumono - p~r alcune città rinascimentali - il sig~ificat~
tamenti cutiali, nobiliari, cittadini, Da cui discende la nuova importanza dI un atto «rlfondatlVo», L effImero sembra annunciare una prossima
attribuita allefO/'me del potere, Alla cultura è assegnato un ruolo prima- renovatio, fissando, di quest'ultima, caratteri e significati, In tal senso
rio: il disegno è fare di Roma una capitale dell'umanesimo come forma !'ingresso fiorentino di Leone X (30 novembre 1515), quello in Vicenz~
di «vivere civile», mentre procede la riduzione dell'intera città a corte, del cardinale Nicolò Ridolfi, quelli di Carlo V a Roma e a Palermo sono
A tale disegno, non è estranea una ridefinizione dei rapporti fra i ceti connessi da parametti omogenei ", Il tema è come ridefinire l'identità ur-
dominanti e il principe-papa; anche a Roma era divenuto necessario ar- bana, spesso ~on implicite critiche all'identità consolidata, In altre paro-
monizzare - come nelle piccole corti italiane -la nobiltà feudale, quella l?, le Cel'll~0111e delle entrate pro~ocano aperture al <<nuovo>>: quest'ul-
di origine cittadina, i nuovi gruppi, i nuovi ceti in ascesa ", timo, grazIe ad esse, spezza l'eSIstenze, penetrando metaforicamente
Persino la disinvolta gestione leonina delle casse vaticane, spesso ac- nelle «porte» allestite per occasionali - ma accortamente gestiti -
cusata di superficiale dissennatezza, ha in tal senso una giustificazione, «trionfi»,
Lo sperpero è, per il papa, un investimento politico a lungo termine, Lasciamo parlare i fatti, La Firenze addobbata per l'ingresso di Leo-
Peter Burke ha parlato, per la monarchia pontificia e il suo sfarzo ri- ne X è cosparsa, come già la Roma del possesso, di archi trionfali, culmi-
tualistico, di «Stato-teatro» ", L'ipotesi coincide con la lettura della nando nella facciata posticcia di Santa Maria del Fiore, L'apparato so- 35
~rapposto a quest'ultima - di Andrea del Sarto e di] acopo Sansovino - è
scena cortigiana offerta da Amedeo Quondam: una scena dominata da
una profonda necessità di simulazione e da «una complessiva coazione hgneo, «con statue e con istorie et ordine d'architettura, nel modo a
alla rappresentazione», «La scena della corte - e i rapporti sociali detti punto che sarebbe ben fatto ch' ella stesse, per torne via quello che vi è di
e agiti - conclude Quondam - è essenzialmente sotto il segno di una componimento et ordine tedesco »,
teatralità globale»';, E tale «cultura dello spettacolo» - necessaria a un Dico- prosegue Vasari If, - che (... ) aveva ordinato il Sansovino la detta facciata di
sovrano privo di adeguati strumenti di coercizione e di estesa base terri- Ol'di,ne corinto, e che fatt~la a guisa di arco trionfale, aveva messo sopra un grandissi-
~o .11nbaSamel~to da ogl11 ~anda le colonne doppie con certi nicchioni fra loro pieni
toriale - è stata ricondotta a una vera e propria «invenzione della tradi- ~l ftgu~'c, ch~ figuravano gli Apostoli, c sopra erano alcune storie grandi di mezzo ri-
ZlQne». lIevo, fmte dI bronzo (.)Sopra seguitavano gl'architravi, fregi c cornicioni, che risal-
Si profila pertanto una serie di interrogativi, In che modo si esprime tavano, et appresso vam c bellissimi frontespizii. Negl'angoli poi degl'archi, nelle
l'asimmetria istituita fra le città gemelle? Fino a che punto l'architettura gro~se~ze e sotto, erano storie dipinte di chiaro scuro di mano d'Andrea del Sarto, c
bellISSIme.
è chiamata a dar forma al mito mediceo? Come viene gestita l'egemonia
e la centralità del dibattito romano, in seno a quel mito bipolare? Al ttionfo del pontefice corrisponde dunque quello sulla «maniera
Useremo, come cartine di tornasole, tre eventi, dotati di significati tedesca », La trasfigurazione che il papa - a detta di Vasari " - vorrebbe
diversi, ma tutti essenziali per Leone X: il concorso del 1515-16 per la fac- veder trasformata in opera stabile, insiste su un edificio simbolico delle
ciata di San Lorenzo a Firenze, la gara del 1518-19 per la chiesa di San lib~rtà rep,:,bblicane di Firenze, Volontà di trasfigurazione e di risignifi-
Giovanni dei Fiorentini a Roma, i progetti, del 1520 circa, per la ricostru- cazlOne SI l11trecClano, sullo sfondo di un momento critico delle istitu-
zione della chiesa fiorentina di San Marco, Rimane fermo, che l'obietti- zionifiorentine, Una notazione di Giuseppe Marchini sugli apparati al-
vo è intrecciare diverse forme di «rappresentazione», nell'autonomia lestiti nel 1515 conferma tale osservazione, Lo studioso rileva che l'intera
Mito e architettura nell'età di Leone X
Capitolo quarto

città era stata investita da una sorta di ossessione «colonnare» ". Egli ri- problema della partecipazione di Raffaello e diJacopo Sansovino: è su
corda le centocinque colonne posticce inserite negli apparati: il trionfo ipotesi relative ai progetti di questi ultimi che articoleremo i nostri ragio-
papale sembra coincidere con una programmata alienazione di Firenze namentI.
da se stessa.
È un papa fiorentino quello di cui i membri della Signoria trasporta- I. Raffaello. Il foglio U 2048 A, tradizionalmente sottovalutato 36

no la lettiga. Ma in vesti di verus ùnpel'ator ed entro una scenografia che dalla critica, è stato variamente attribuito; nel 1984, esso è stato esposto e
annulla il tempo della città reale. pubblIcato come copia da un originale raffaellesco per la facciata di San
Significativo, al riguardo, è il concorso indetto da Leone X, al suo ri- Lorenzo, con un'attribuzione dubitativa ad Aristotele da Sangallo ".
torno a Firenze (22 dicembre "5"5 - I9 febbraio 1516), per la facciata della Sulla pate1'11ità raffaellesca dell'invenzione non sono state avanzate
chiesa di San Lorenzo. La scelta è chiara. Si tratta di un edificio mediceo, obiezioni, ma essa. attende di essere confermata da analisi precise. Il pro-
chiesa palatina rispetto al contiguo palazzo di famiglia, a sua volta risi- getI?, ar:zltutto, nflUta dlndu1'1'e la facciata a una semplice lastra. Tre
gnificato dalle finestre inserite da Michelangelo nella loggia angolare vestIbolI, cornspondentl a tre porte di accesso, dànno spessore a un tri-
(I517 ca.)
plo nartece; al primo piano, una loggia - schermata da una serliana -
Chiesa e palazzo erano destinati, sin dal marzo "434, ad essere unifi- corrisponde al vestibolo centrale, schermato a sua volta da due colonne
cati da una vasta piazza ": quest'ultima appare in una miniatura del Libro libere.
d'ore di Laodamia de' Medici, sul cui fondo è raffigurata una facciata Alle lesene doriche si interseca un ordine minore concluso da sem-
che forse riflette uno dei progetti presentati al concorso '"o plice cornice: rimangono cOSI tre superfici rettangolari, disponibili ad
La stessa piazza di San Lorenzo era stata oggetto di una fantasia del accoglIere bassorilievi. I vestiboli, inquadrati da elementi binari, impon-
«piagnone» Luca Landucci, espressa - con intenti antimedicei - nel gono.alla facciata una ritmica elastica: l'ampliamento della campata cen-
corso dell'intermezzo repubblicano. trale Impone a sua volta una mIsura trionfale, commentata dal diafram-
ma dell'ordine minore e dalla serliana; la sua eccezionalità è accentuata
E a di 20 di dicembre I505, - scrive Landucci 21, - detti a Simone del Pollaiuolo un dall' astragalo che congiunge le lesene sui lati. Si tratta di un particolare
ricordo e un disegno, perché egli era architettore, e parvemi che lui fusse atto a con-
ducere questa mia invenzione; e questo fu, che in quello luogo dov'è San Giovanni
caro a Giuliano da Sangallo ", usato qui, tuttavia, in modo spregiudicato.
Evangelista in Firenze, si dovessi fare un bello tempio e una bella cupola a onore di Le bene «legate» individuano come trittici gli episodi dei vestiboli mi-
San Giovanni Vangiolista, e per gloria di Dio e della nostra città, dandogli questo di- non; l'aggancIo alla campata maggiore è assicurato dalla c01'11ice dell'or-
segno, che levando tutte le case e botteghe, quanto tiene la piazza di San Lorenzo, dine secondario.
ch'è un quadro di circa 100 braccia per ogni verso, si farebbe un bel tempio che Vengono cosi messi in gioco molti strumenti linguistici: il ritmo «a
avrebbe queste condizioni: dirimpetto a San Lorenzo e in su la strada, e che noi aves-
simo un avvocato in paradiso con San Giovanni Batista C.. ). E cosf gli detti ad inten- più voci»; la profondità atmosferica; l'enfasi del settore centrale; la pla-
dere tutta la mia fantasia, onde gli piacque assai e dissemi pio volte non aver mai avu- stIca delle semlcolonne superiori e delle trabeazioni a rilievo. Né va sot-
to pio bella invenzione; e disse come credeva di poteda mettere innanzi a chi potessi: tovalutata la valenza ~cherzosa introdotta dalla torretta disegnata sulla
gli pareva mille anni. porzIOne destra del dIsegno, oggetto en plein air che accoglie la cavità di
La proposta del Landucci tende a creare una bipolarità fra il nuovo lllcchle con calotte a conchiglia.
tempio e la chiesa di San Lorenzo, puntando sull'effetto della grande Gli echi bramanteschi sono molteplici. Il vestibolo principale rinvia
piazza regolare: la quale avrebbe cosi costituito un secondo cuore reli- al «plano dI perga~n~na»'per San Pietro; la serliana dà consistenza spa-
• • . . . . 22
glOso 111 Citta . zlalea un :notlvo tIpICO dI Donato; gli ordini correlati interpretano l'in-
Il concorso leonino per San Lorenzo prescinde dalle idee del Lan- venzIOne mtrodotta nel terzo livello del Belvedere inferiore n..
ducci, ma il suo fine, a scala urbana, è simile, anche se non con un signifi- Condue ag&ettivazioni, tuttavia, tipicamente raffaellesche: la peren-
cato invertito. Tenteremo di dimostrarlo, senza insistere sulle vicende tona onzzontahtà, che spezza la continuità delle verticali, e l'uso di me-
esterne del concorso: sarà sufficiente, per esse, rinviare agli studi già tope allargate": Nésfuggirà l'effetto ottenuto contrapponendo, alla di-
pubblicati". I quali, tuttavia, hanno preso in esame prevalentemente i stesa .st~uttur~ mfenore, l'emergenza delle semi colonne ioni che, plastici
disegni di Giuliano da Sangallo e di Michelangelo, lasciando nel vago il propIlel che mquadrano la profondità della loggia n.
Capitolo quarto Mito e architettura nell'età di Leone X

Sul motivo tratto dal terzo livello del Belvedere la cultura architetto- spazi. Rispetto ai ptogetti di Giuliano da Sangallo e a quelli, posteriori,
nica romana riflette profondamente. Esso viene variato da Raffaello nel- di Michelangelo, il progetto raffaellesco rivela un respiro spaziale inedi-
la loggetta finale di palazzo Alberini, con una soluzione che verrà repli- to: il che vale, in particolare, per i progetti U 276 e 281 A, con nartece e
cata da Giulio Romano nelle navate minori dell' abbaziale di San Bene- sviluppo scalare, oltre che per il modello finale del Buonarroti, teso a da-
detto in Politone"; viene adottato nel piccolo cortile del castello Santa- re eroica consistenza al nuovo intervento ". La ricerca raffaellesca, inve-
ctoce a Veiano, forse opera giovanile di Antonio da Sangallo il Giovane; ce, ha un precedente nella loggia dipinta nell' Incomnazione di Enea Sil-
appare in studi di Baldassarre Peruzzi '"o Un'eccentrica interpretazione vio nella Libreria Piccolomini di Siena: le densità atmosferiche e le strut-
di quel motivo viene inoltre offerta nel chiostro cremonese di Sant'Ab- ture ritmiche vengono già li integrate dal Sanzio in p1essi sintattici uni-
bondio". Nonè da escludere che Bramante abbia avuto modo di studia- tari H.
re - per l'intersezione di ordini di diverse dimensioni - il ptogetto alber- È anche pacifico che l'invenzione documentata dall'U 2048 A prelu-
tiano per Sant' Andrea a Mantova, evocato palesemente anche dal dise- de ad alcuni esperimenti di Antonio il Giovane, ma anche alla facciata
gno che stiamo analizzando. Né sfuggirà che quell'intersezione riassume della chiesa di San Giovanni Battista a Pesato di Girolamo Genga, a so-
simbolicamente un principio ideale che informa l'intera architettura luzioni del tardo Cinquecento, addirittura alla facciata di Santa Maria in
umanistica. via Lata di Pietro da Cortona.
Il «maggiore» e il «minore» sono costtetti a una consonantia. Per Abbiamo ragionato, fin qui, mettendo fra parentesi la questione rela-
molti aspetti, il progetto esperimenta idee che il Sanzio depositerà nel tiva all'identificazione del progetto. Che si (tatti di un'idea per la faccia-
suo modello per la basilica vaticana del 1518 circa. Non si tratta solamen- ta della chiesa di San Lorenzo a Firenze è ancora da provare, Dovremo
te del doppio ordine: rievocano il disegno del codice Mellon anche l'e- scendere sul terreno dei confronti dimenoionali, esplicitati nei nostri di-
toismo della campata centrale, l'aprirsi della facciata allo spazio, le strut- segni di ricostruzione.
ture verticali inquadranti.
A conferma ulteriore dell' assegnazione di tale invenzione al Sanzio si La sovrapposizione del progetto al rilievo della chiesa realizzata evi- 37"39
può invocare il suo elemento pili appariscente: la loggia, simile a quella denzia puntuali coincidenze. Sovrapponendo il portale del grafico a
raffigurata - in un momento assai prossimo a quello del concorso fioren- quello in loco, si ottiene una perfetta corrispondenza in altezza e lar-
tino - nell'Incendio di Borgo. Si tratta, anche in questo caso, di una loggia ghezza; anche i portali laterali assumono dimensioni congruenti a quelle
pontificia, da cui appare, per di pili, un papa Leone. delle porte esistenti. Inoltre, il profilo del rustico è perfettamente corre-
Il ptogetto è agevolmente inquadrabile, inoltre, nel percorso com- lato a quello dell'U 2048 A: le cappelle sono contenute nelle prime cop-
piuto da Raffaello. Nell'U 2048 A, il sintetismo della chiesetta di Sant'E- pie di paraste, e l'altezza delle navate minori è compresa fra i capitelli
ligio degli Orefici e le grafie delle stalle Chigi risultano superate, mentre dorici e la sommità del basamento superiore. Infine, la serIiana si so-
gli echi delle astrazioni di palazzo Alberini rimangono confinati nell'im- vrappone al finestrone in sito, mentre le sue colonnine riflettono le fine-
paginato basamentale. L'artista sembra muovere verso la ricchezza lin- sue della navata maggiore,
guistica di palazzo Branconio e di villa Madama. E di tale ricchezza, il Anche planimetricamente, le coincidenze sono molteplici. Tenendo
colloquio fra l'articolazione delle membrature e l'aggettivazione spazia- conto dello spessore dei l'ivestimenti, la mura tura laterale coincide con il
le è elemento primario. filo attuale, a meno del risalto delle lesene. La coppia di paraste con nic-
I tre vestiboli e la loggia triangolano infatti la composizione, rima- chia intern;edia avrebbe f01'temente segnato, con il suo aggetto, i limiti
nendo sulla soglia che connette l'oggetto architettonico all'invaso ur- del nuovo mtervento.
bano. Concettualmente, anche questo tema gode di ascendenze bra- Una difficoltà è invece data dalla collocazione dei portali laterali, che
mantesche: abbiamo ricordato i vestiboli dell'U I A,. per San Pietro, ma non coincidono perfettamente con quelli esistenti".
non vanno dimenticate le trasparenze «neobizantine» del ninfeo di Ge- La conttaddizione è aggirabile: al pl'Oposito, possono essere avanza-
nazzano. Si tratta di erosioni che compromettono la compattezza dei te due soluzioni, esplicitate nella pianta ricostruttiva. La prima - indica - 37
fondali prospettici. La profondità introdotta nei corpi di fabbrica per- ta nel portale destro - accetta l'indicazione data nell'U 2048 A; essa ,6
mette un gioco che coinvolge sia le membrature architettoniche che gli mantiene, pertanto, gli stipiti laterali ortogonali ai muri di facciata, Biso-
Capitolo quarto Mito e architettura nell'età di Leone X

gnerà allora pensare che il programma implicito nel progetto compren- te le cautele necessarie a un'interpretazione condizionata dalle deforma-
desse la trasformazione delle prime campate delle navate laterali. Forse, zioni dell'incisore settecentesco.
il progetto prevedeva scaloni, convenienti a un pontefice, inseriti nei va- Anzitutto, una verifica sul contesto di San Lorenzo: questa volta la
ni delle prime cappelle; essi avrebbero potuto permettere l'accesso an- coincidenza è totale, sia per l'altezza, la larghezza e la giacitura delle por-
che a una tribuna per le reliquie e per l'organo. Ma non ci sentiamo di te, che per la posizione delle murature e il profilo del tetto. Si tratta sicu-
escludere un'ulteriore soluzione. ramente, dunque, di un progetto relativo al conc01'SO, estraneo alle ma-
La pianta del portale laterale disegnato nell'O 2048 A potrebbe coni- niere di Baccio d'Agnolo e di Andrea Sansovino. Il disegno appare, a
spondere a una semplificazione. Il progetto avrebbe potuto prevedere una pnma lettura, una variazione semplificata delle invenzioni sangalle-
porte minori disposte obliquamente, con soluzione analoga a quella ri- sche, con ridotti margini di originalità. Anche in esso domina un'interse-
costruita nella porzione destra del nostro grafico. Del resto, il rustico ri- zione di nanazione scultorea e di architettura, giocata sul frammentismo
vela anomalie metriche, che il nartece avrebbe mascherato. Suombature e su una concezione paratattica dell'impaginato. Nel piano teneno, gli
di porte e finestre sono inoltre all' ordine del giorno nell' architettura del Ol'dini emergono come altorilievi aggettanti dal fondale- ma alle semico-
"" primo Cinquecento: le adotta Raffaello in villa Madama, ne fa uso fre- lonne corinzie conispondono altrettanti risalti di trab~azione. Inoltre,
quente Antonio da Sangallo il Giovane, appaiono nella villa Imperiale di alle campate maggiori, nonostante la diversificazione dei portali e l'arco
Girolamo Genga e nella Santa Casa di Loreto, assumono valenze pro- che sovrasta quello centrale, viene attribuita la medesima ampiezza: sia-
spettiche di grande rilevanza nell'atrio di palazzo Farnese a Roma. mo lontani dall' eroismo ottenuto da Raffaello con la sua impostazione
J6 L'eccezionalità del progetto O 2048 A è comunque innegabile: la lo- elastica e atmosferica. L'attico interposto - ancora come nei progetti
gica addittiva di Giuliano da Sangallo è in esso decisamente rifiutata. Il sangalleschi - è ritmato da un ordine« bastardo», coronato da una sem-
coordinamento fra plessi ritmici e giochi spaziali è assicurato da una si- plice comice; i pilastrini, con specchiature a incasso, sono agganciati al
cura sintassi, tesa a interpretare inventivamente la lezione dell'ultimo coronamento mediante tratti di architrave. Il terzo livello sorge su un ba-
Bramante. Raffaello sta già interpretando l'architettura «all'antica» co- samento liscio ed è limitato a tre campate concluse da timpano triango-
me terreno di virtuosa spe1'Ìmentazione. lare. Sui tratti residui appaiono edicole tempestate da vasi orifiamma.
L'impaginato della terza fascia mostra motivi innovativi: le campate
ospitano edicole, inquadrate da lesene contratte; i tahernacoli laterali
II. Sansovino. Si deve a Chades Davis una proposta relativa a un sono conclusi da timpani triangolari; quello centrale mostra semicolon-
ulteriore progetto per la facciata di San Lorenzo". Davis ha analizzato ne tagliate a un terzo del fusto e timpano semi circolare.
4.1 un'incisione pubblicata dal Richa - nella prima parte del V volume delle Gli spazi residuali della campata maggiore sono risolti con semplici
Notizie istoriche sulle chiese fiorentine (1757) - ritenuta spuria da Gey- specchiature: Giuliano aveva fatto ricorso, per risolvere il problema, alla
mi.iller, arbitraria da Supino, e cautamente avvicinata dal Marchini ai SolUZIone bramantesca del Belvedere, da cui era derivata la serie nicchia-
progetti sangalleschi ". Recentemente, lo stesso Marchini ha invece rite- colonna-nicchia-finestra. La semplificazione consegue al collegamento
nuto opportuno prestare maggiore attenzione alla didascalia che accom- del tre tabernacoli, ottenuti schiacciando la trabeazione sul piano: l'ulti-
pagna l'illustrazione, evocante i nomi di Raffaello e di Michelangelo ". mo livello è cos! dominato da una terna di oggetti architettonici saldati
L'analisi della facciata permette tuttavia di escludere i due artisti. L'au- fra 101'0. Il particolare è tutt' altro che trascurabile. Esso rende evidente
tore è certamente uno scultore-architetto, osserva Davis, molto vicino a una riflessione sull' analogo artificio utilizzato nei Mercati Traianei e nel-
Giuliano da Sangallo ma ancora immaturo, capace di raccogliere motivi l'interno del Pantheon: Giuliano si era forse riferito a quel particolare
_ nelle figurazioni scultoree - da Donatello, da Andrea Sansovino, da antico, nei disegni O 276 e 281 A, stabilendo fasce di collegamento fra i
Andrea del Sarto. Davis profila un'argomentata attribuzione a Jacopo timpani delle porte secondarie. E Giuliano, del resto, a impostare il te-
Sansovino, osservando che la figura della Carità, al centro del timpano, ma dell'impaginato a fasce infittite, che il Tatti riprenderà piti volte.
rinvia all' analogo soggetto del chiostro dello Scalzo: egli avanza di con- Com'è stato notato, la soluzione dei Mercati Traianei viene interpre-
seguenza l'ipotesi di una collaborazione fra il Tatti e l'amico pittore '"o tata nella facciata del raffaellesco palazzo Branconio dell' Aquila"; ma
Il suggerimento è degno di essere sviluppato, dando per scontate tut- un elemento simile -- ridotto a una piattabanda lapidea - salda unitaria-
15 2 Capitolo quarto Mito e architettura nell'età di Leone X '53

mente anche i finestroni a timpani alternati del sansoviniano palazzo ria. Com'è noto, la miniaturizzata colulnnatio del Tatti rimane priva dei
Gaddi su Canale di Ponte '"o Pertanto, il terzo livello del progetto per San pannelli laterali dell' attico fino all'intervento di Giorgio Massari "; il suo
Lorenzo si pone come diretto precedente delle raffinate soluzioni adot- aspetto cinquecentesco è documentato dallo Sfondo dell'Adultera del
tate nei due palazzi romani, concepiti pressoché contemporaneamente Pordenone (Venezia, Fondazione Cini), e dall'incisione del 16ro di Gia-
(1518 ca. e sgg.). Una citazione tutt'altro che trascurabile si inserisce cosi como Franco. John Bury, tuttavia, ha considerato un disegno di Franci- 44
nella grande lastra decorata, che sembra peraltro appartenere al gusto sco de Hollanda (1540 ca.) come copia dell'opera realizzata ". Lo studio-
che Bruschi ha riconosciuto come specificamente mediceo ". so ha tentato di spiegare la presenza, nel grafico, di statue diverse da
Iniziano a emergere elementi utilizzabili ai fini dell'attribuzione. È quelle effettivamente scolpite, ricorrendo a un'ipotesi poco credibile:
particolarmente persuasivo il confronto fra la triade dei tabernacoli su- quelle raffigurate da Francisco sarebbero opere provvisorie, collocate in
periori e quella - piu matura e incisiva - della facciata realizzata dal Tatti attesa di quelle definitive. L'erezione della Loggetta data dal 1538 al
a Roma. L'analisi può proseguire, esercitandosi in modo «morelliano» '540; le quattro sculture bronzee vengono finite nel 1545. L'ipotesi di
sui particolari. Il ritmo triadico imposto ai tratti laterali dell' attico - due Bury è facilmente falsificabile e non spiega come mai la copia del porto-
fasce strette e allungate che affiancano un incasso a bassorilievo - ha il ghese mostri un attico completo. Il problema posto dal disegno di Fran-
compito di togliere inerzia alla vasta superficie. Il medesimo ritmo fra- cisco de Hollanda è invece risolvibile considerandolo copia non della
ziona, allivello inferiore, la fascia sotto la trabeazione, per riflettersi in Loggetta realizzata, bensi di un primo progetto: che Sansovino abbia
un'ulteriore frantumazione verticale, ai lati dei portali secondari. dovuto modificare idee originarie emerge da una vita del Tatti, scritta in-
I legami che J acopo stringe con la maniera tarda del suo maestro, t01'l10 al 1539, su cui dovremo tornare'''.
Giuliano da Sangallo, sono dunque ricchi di esiti. Un conf1'Onto persua- È comunque possibile articolare ulteriormente il paragone fra la
40 sivo: quello fra le specchiature dei disegni U 276 e 281 A e il trattamento Loggetta e il progetto per la facciata fiorentina. Che l'organismo della
"9 del piano nobile del primo cortile di palazzo Gaddi. Anche in quest'ulti- Loggetta debba qualcosa al bramantesco «tegurio» di San Pietro è pro-
mo, specchiature verticali a l'incasso - a lato delle finestre - trasformano bahile; ma l'articolazione delle sue membrature e la sua ritmica com-
il piano di fondo in un sorta di vibrante e astratto bassorilievo; anche qui plessiva hanno molto a che fare con la zona inferiore dell'incisione edita
il parapetto inferiore accoglie specchiature che riflettono il ritmo del- dal Richa. In particolare, va notata la monotona andatura, dovuta all'i-
l'impaginato principale. Risulta confermato quanto si è osservato a pro- dentica misura assunta dalle tre arcate, affine a quella delle campate
posito delle finestre collegate: Raffaello e Sansovino adottano analoghi maggiori del progetto per San Lorenzo. Il Tatti non accetterà mai valen-
fras~ggi, anche se inseriti in diversi contesti.
ze eroiche: alla sua maniera sono estranee le elasticità raffaellesche, le to-
E il gusto della lastra impreziosita da intagli, che Sansovino eredita
nalità evocate da ordini giganti o da ordini intersecati, le complesse or-
dal Sangallo: entrambi giocano sull'intersezione di astrazione architet-
ganizzazioni spaziali. Nelle sue opere «all'antica», egli è fedele, piutto-
tonica e di narrazione scultorea. E va osservato che il progetto per San
Lorenzo sembra corrispondere puntualmente alla facciata effimera di sto, a una architettura fatta di piani impreziositi o organizzati a diaftam-
Santa Maria del Fiote descritta da Vasari. Il Tatti ha di certo trasferito ma "'. È nell'articolazione dei limiti prospettici, che egli sfrutta al massi-
sull'invenzione per la chiesa medicea la composizione che aveva incon- mo una poetica fatta di raffinati edonismi visivi. Ma, nel progetto per
trato l'ammirazione del papa; la notazione di Davis sulla possibile colla- San Lorenzo, le parti narrative sembrano evitare le valenze dionisiache
borazione di Andrea del Sarto e di Sansovino assume, alla luce di tale cui Giuliano da Sangallo em ricorso nel cortile del palazzo fiorentino di
ipotesi, un'ulteriore valore. La riflessione sui progetti sangalleschi ac- Bartolomeo Scala. 4'
compagna del resto l'intera opera del Tatti: le semicolonne doriche sca- Emerge piuttosto, dall' invenzione, una vera e propria celebrazione 43
nalate, che appaiono nella facciata di San Giuliano a Venezia - progetta- della superficie. L'apparato degli ordini emerge da un piano di fondo
40 ta nel 1553 circa - rinviano anch'esse ai disegni U 276 e 281 A". che materializza l'orizzonte prospettico: tratti di murature neutre, coro-
Possono essere indicate ulteriori prove indirette della paternità san- nate dalle trabeazioni e intersecate da cornici, sottolineano la struttura
soviniana dell'invenzione. L'impostazione gradonata l'invia direttamen- di supporto su cui si disegna l'impaginato. Il motivo è frequente nelle
te alla Loggetta in piazza San Marco, a Venezia, nella sua forma origina- opere di Giuliano: si pensi alla facciata di palazzo della Rovere a Savona.
Capitolo quarto Mito e architettura nell'età di Leone X '55
154
È veramente all'intemo di tali tematiche anche il progetto di Jacopo
I progetti di Raffaello e del Tatti per la chiesa fiorentina esprimono Sansovino? La risposta non può essere affermativa. Anche nelle grandi
dunque scelte diametralmente opposte, all'intemo del medesimo codice opere veneziane, egli interpreterà la lezione di Giuliano in chiave di
linguistico. E le insofferenti proposte sangallescbe, pur rimanendo all' o- equilibrato rapporto fra scultura e architettura. In Sansovino, il !l'agi-
rigine dell'idea sansoviniana, perconono, come s'è accennato, un ulte- co si trasforma in piacere visivo, aprendo vie inedite dopo aveme chiu-
riore tragitto. La composizione addittiva si fa esasperante: nicchie, tar- se altre.
ghe, tabemacoli, semicolonne, sembrano volersi liberare della costrizio- I! sangallismo del Tatti, come si esprime nella facciata di San Loren-
ne che le aggancia al piano di fondo; il telaio non contiene pili l'esube- zo, è dunque riduttivo, ma proprio come tale stimola alcune considera-
ranza degli elementi. zioni sul momento culturale espresso dal concorso leonino del 1515-16.
I! dualismo figurazione-astrazione, enunciato nel cortile di Bartolo-
meo Scala, diviene tragico: l'animazione scultorea, nei disegni U 277 e III. Bilancio di una competizione. Il ricorrere di elementi comuni-
40 278 A, si introduce nella passiva olimpicità del tessuto architettonico la struttura a tre livelli con attico interposto, l'apparire di edicole finali,
compromettendone l'unità, invadendolo, contestandone la fissità. l'introduzione di narteci - sembra denunciare scambi fra i concorrenti,
Gli inserti scultorei sembrano voler smembrare il telaio architettoni- o, quantomeno, variazioni su temi prefissati. Era sicuramente evidente,
co. Quest'ultimo, nei fogli U 280 e 281 A, è invece frantumato dall'insi- del resto, il valore che i risultati del concorso avrebbero avuto, relativa-
stito incidere delle legature orizzontali, dal sovrapporsi dei volumi, dal mente a un tema difficile, come quello di una facciata indipendente "'o Di
moltiplicarsi degli scavi murari. In un certo senso, la tensione che scatu- conseguenza, non può essere considerato neutrale il rifiuto del modello
risce da tali prove dell'artista ammette un'interpretazione warbul'ghia- proposto dall'Alberti in Santa Maria Novella: un modello che sfrutta
na. Nelle omogenee tessiture del Sangallo, il vitalismo dei bassorilievi e suggerimenti provenienti dall' antico, ma che non ignora la tradizione
delle sculture a tutto tondo, immette note perturbanti. Incalzando l'os- romanica fiorentina. Viene da sospettare che un accordo sia stato rag-
servatore, quelle nanazioni introducono eros nella matematica misura giunto sul tipo ideale da seguire, che rinvia alla facciata di chiesa raffigu-
che le accoglie. L'inquietudine che esse suscitano non è placata dall'o- rata nella nota, e discussa, placchetta argentea del Louvre '".
mogeneità del telaio: anzi, esso stesso sembra esseme scosso. Va registrato un ulteriore rifiuto: quello relativo all'ordine gigante
Una tonalità frammentistica sembra comunque essere l'ultima paro- esteso all'intera altezza della fronte, proposto da Bramante per la par-
la di Giuliano da Sangallo. Ed è significativo che l'atmosfera creata dal- rocchiale di Roccaverano e probabilmente noto ai concorrenti ". Il tema
l'intera serie dei suoi progetti per San Lorenzo sia affine a quella che in- comune è invece quello del trionfo perseguito tramite elementi tratti da-
forma alcuni dipinti di Sandro Botticelli, in cui l'intreccio fra scena nar- gli archi antichi: semicolonne binate, attici, apparati scultorei, L'archeti-
rata e architetture «animate» è talmente vicino alla sperimentazione di po di riferimento è soltanto evocato, ma un programma celebrativo pre-
Giuliano, da far sospettare una sua responsabilità nella loro ideazione"'. ciso sottostà alla competizione. Il richiamo alla facciata della chiesa di
La Calunnia di Apelle agli Uffizi è il pili scontato, fra tali quadri. Ma si Santa Cristina a Bolsena - come matrice dei progetti sangalleschi, in par-
faccia attenzione alle Storie di Virginia Romana (Bergamo, Raccolta Mo- tlcolare - può contenere una spiegazione, qualora si accetti l'ipotesi
4' relli), o ancor pili, allo scenografico apparato che fa da sfondo alla Storia avanzata da Fagliari Zeni Buchiccio. Questi ha pensato che gli scultori
di Lucrezia del Gardner Museum di Boston. Nell'edificio di destra - in Francesco e Benedetto Buglioni, che realizzano la chiesa di Bolsena nel
tale ultimo dipinto - fra due ordini di altezze diverse si incastl'a una la- 1493-95, abbiano tenuto conto dei risultati del concorso laurenziano
stra scolpita. Quest'ultima è compressa fra la profondità atmosferica di (1490) per la facciata di Santa Maria del Fiore". In tal modo, si creerebbe
un ingresso e la trabeazione superiore, con fregio narrativo. In modo una genealogia le cui ramificazioni potrebbero ancora essere indagate.
inatteso, appare il tema dell'ultimo livello del Belvedere bramantesco Alcune analogie fra i progetti sangalleschi e il progetto raffaellesco,
e del ptogetto di Raffaello per la facciata di San Lorenzo. Se l'edificio comunque, sono già emerse. I primi studi di Michelangelo, da parte lo-
dipinto costituisca un' anticipazione o meno non è per ora possibile ro, mostrano una sintomatica indecisione. Databili alla seconda metà
accertarlo; ma di certo una medesima ispirazione accomuna tale grup- del 1516 - e comunque posteriori ai disegni di Giuliano, di Raffaello e di
po di opere botticelliane ai progetti del Sangallo finora discussi ". Sansovino - il «progetto preliminare» del Buonarroti accoglie spunti da 45
Capitolo quarto Mito e architettura nell'età di Leone X 157

45 quello del Tatti: vedi la composizione a gradoni del foglio di Lille e del- su un ritorno allo stato anteriore alr494; gli ottimati tendevano a sfrutta-
l'D 1923 Ar". Subito dopo, Michelangelo riflette sui progetti di Giuliano re la situazione; l'ambiente degli Orti Oricellari, dopo aver combattuto
da Sangallo: i fogli A 45, A 47r e A 44r di casa Buonarroti riprendono il il Soderini e il governo popolare, l'acoglieva letterati, storici e politici de-
motivo delle edicole concluse a timpano ricurvo (cfr. l'D 277 A), che stinati a difendere, ben presto, la tradizione repubblicana '"o La popola-
Raffaello aveva trasformato in elementi isolati. Anzi: il cosiddetto «pri- zione era ostile e l'abolizione del Consiglio Grande era sentita come per-
46 ma progetto» michelangiolesco - CB 45 - unifica, con soluzione ambi- dita di una libertà fondamentale. La linea moderata e diplomatica era
gua, le soluzioni D 277 Ae D 2048 A. Le edicole ioniche su alti piedestalli inoltre precipitata con la nomina di Lorenzo, il 23 maggio 1515, a capita-
formano un'insolita frase ternaria, insieme ai basamenti aggettanti. Mi- no della repubblica fiorentina. Le critiche - che non tardano a farsi sen-
chelangelo tenta di comprimere, in un solo frammento emergente, tire - fomentano un crescente clima di opposizione; l'ambiente aristo-
quanto Sangallo e Raffaello avevano previsto come sintagmi conclusivi. cratico, messo in disparte, alimenta fermenti antitirannici. Nel suo Di-
Egli si apre COSl la strada verso la soluzione finale - aggetti plastici eroi- scorso del 1516, Lodovico Alamanni, rivolto a Leone X, dà per scontata la
camente verticalizzati e attico intermedio - trasfigurando in senso unita- signoria dei Medici a Firenze, ma avverte Lorenzo che è ormai necessa-
rio l'impostazione dell'D 278 A". rio adottare - come strumento di governo, necessario ad attirare il con-
Va dato un significato a tali coincidenze e a tali riprese. Che non si senso dei giovani - forme cortigiane. È opportuno - secondo il figlio di
tratti di un caso isolato è provato dai risultati di un'ulteriore gara archi- Piero Alamanni - «cavar loro l'habito civile et ridurli alla cortigiana co-
tettonica voluta da Leone X: quella del 1518-19 per la nuova chiesa di San me tucti gli altri suoi»".
Giovanni dei Fiorentini a Roma, su cui rifletteremo fra breve. L'ingresso di Leone X a Firenze è contemporaneo al profilarsi di tale
Va comunque tenuto conto di quanto abbiamo scritto nel primo ca- accentuato carattere autoritario dello stato". Allargare il numero dei fa-
i;' ,
pitolo. Archetipi e schemata assicurano legittimità e legittimazioni; lo vorevoli a tale rafforzamento, senza lasciare i «potenti» divenire troppo
" ", :', < spessore semantico è assegnato alla loro messa in discorso, alla loro tra- forti, era il consiglio di Goro Gheri. Implicitamente, questi concorda-
r:·"" ; duzione in impalcature differenziate. L'intervallo fra il modello ideale e va con Ludovico Alamanni circa la conquista degli «amici», necessari
la forma è specifico di un «inventare» che è contemporaneamente un per instaurare, a Firenze, una mentalità antitradizionale, come quella
«far apparire», un rivelare. La consistenza oggettuale dei progetti di di corte.
Raffaello e di Michelangelo ha pertanto un significato che travalica la lo- Su un altro versante, è possibile saggiare gli umori popolari, ricor-
ro particolare configurazione. Il principio di conformità rispetto alle dando l'orrido e carnascialesco carro della Morte allestito da Piero di
preesistenze, messo in risalto da Panofsky per spiegare il comportamen- Cosimo. Secondo testimonianze di cui Vasal·i dà mostra di diffidare, es-
to rinascimentale nei confronti delle fabbriche gotiche", non è esteso so era stato letto come annuncio di un «mortale» ritorno dei Medici ".
dalla cultura umanistica al contesto urbano. Da parte sua, il messaggio Non ha molta importanza stabilire se nella bizzarra e necrofila messa in
che Leone X intende lanciare con il concorso per la facciata di San Lo- scena si calassero suggestioni savonaroliane; né se effettivamente gli in-
renzo investe direttamente l'imago urbis fiorentina. tenti dell'artista fossero antimcdicei. Il fatto che qualcuno potesse leg-
All' emotività popolare sono destinati l'affollarsi delle sculture e l'en- gerli tali permette di confrontare il macabro trionfo di Piero di Cosimo
fasi retorica; agli intendenti è riservata la maestosità dell' architettura. con quello - di opposto segno - del "515.
Gli artisti sono chiamati ad allestire i loro scena1'i - evocanti un nuovo Proviamo a collegare fra loro alcuni progetti pensati per i Medici fra
inizio - nel segno di San Lorenzo: in questi si riassumono, allegorica- il loro rientro in città e il 1516. Lo smisurato progetto per il già ricordato
mente, il Magnifico e l'erede designato del suo potere in città, Lorenzo palazzo mediceo di Giuliano da Sangallo su via Laura anzitutto (U 282
di Piero. Tutto spinge a indagare ancora gli intenti pontifici, specchian- AI'), vera e propria sede di corte «imperiale»: un «palazzo del tiran-
doli nella situazione della Firenze da poco «riconquistata» dai Medici. no» - non casualmente adiacente le mura urbane - coerente con le idee
che saranno dell'Alamanni. L'enfatizzazione del palatfum, articolato
IV. Firenze, 1515-16. Abbiamo già ricordato la difficile posizione come entità urbana in sé conclusa, riduce l'intera Firenze a un ruolo
medicea negli anni successivi alla restaurazione. L'oligarchia era divisa; i cortigiano.
fautori dei Medici o chi si era attirato l'inimicizia del popolo insistevano Lorenzo de' Medici si sarebbe presentato come signore avvolto in to··
Capitolo quarto Mito e architettura nell'età dì Leone X '59

ghe imperiali. Per quanto sia necessario valutare con cautela tracce, in- 1515 e il tema della facciata prevista per San Lorenzo è già emer~a: le
dizi e ricostruzioni, è riconoscihile nei progetti per San Lorenzo, per il valenze estranianti del trionfo suonano polemiche nel confronti del-
palazzo di via Laura, per quello leonardesco su via Larga·, la volontà di l' habitus edilizio consolidato ".
esplicitare un «tempo nuovo» - una mutatione - consacrante la famiglia È difficile stabilire fino a che punto la progettata renovatio di Firenze
«rinata» e l'autorità della sua guida in Firenze. Mutationi troppo osten- seguisse un intento cosciente: progettisti e committenti trov,ano indub-
tate, si potrebbe aggiungere; troppo esplicite, relativamente a disegni biamente punti di tangenza percorrendo differenziate vie d appr~c;lO.
politici da sperimentare navigando fra gli scogli cui abbiamo accennato. Ma la loggia raffaellesca per San Lorenzo, memOl'la di quella da cm l an- ,6
Probabilmente, tale eccesso di trasparenza è stato alla base del loro ac- tico Leone aveva vinto il fuoco che avvampava Borgo, può assumere un
cantonamento. Essi erano forse stati pensati come allegorie di possibilità significato allegorico: essa può alludere - in un ~lteriore intrecdo fra
lontane, oscillanti, nel presente, fra volontà di dominio e affermazione di Roma e Firenze, fra storia e presente- al ruolo che tl nuovo Leone mten-
continuità. In particolare, la ristrutturazione di San Lorenzo, con la de assumere di fronte agli incendi politici che minacciano i SUOI concit-
piazza e i due palazzi, sembra insistere sul gemellaggio fra il vecchio e il tadini. La loggia, in tale interpretazione, sarebbe li a rassicurare drca la
nuovo, fra la storia fiorentina e i suoi esiti. Al proposito possono essere costante presenza, in Firenze, di una benedizione assoggettante quanto
addotte conferme, provenienti da altri ambiti storiografici. taumaturgica. Del resto, la figura del pontefice appare anche alla som-
Accettando un'osservazione di Ackerman, l'ordine tuscanico-rusti- mità dei progetti sangalleschi.
co corrisponderebbe a una sorta di linguaggio «volgare» rispetto al lati- È significativo, tuttavia, che la facciata michelangiolesca di San Lo-
no degli ordini classici"'. L'intuizione vale indubbiamente per i palazzi renzo non venga realizzata. Probabilmente, essa non appare opportuna,
del xv secolo fiorentino. Ma è tale lingua volgare che le forme auliche fa- al cardinale Giulio e al papa, dopo la morte di Lorenzo de' Medici, nel
vorite dai Medici nel primo' 500 tendono a sommergere: la rappresenta- maggio 1519: la rappresentazione della storia medicea sarà, opportuna-
zione del soggetto politico ha bisogno di una diversa emblematica. mente consacrata in un interno. Il concorso aveva tuttavia stimolato la
Un riscontro può trovarsi nell'idealizzazione della superiorità etru- differ~nziazione delle maniere post-bramantesche, sollecitate, dal con-
sca celebrata dagli apologeti di Leone X. Il recupero del mito etrusco - fronto, a venire alla luce: esso aveva indirettamente agito, invitando a
caro a Giovanni de' Medici sin dalla giovinezza ,., - raccoglie, con Egidio precisare e a moltiplicare le ipotesi linguistiche, occasionalmente con-
da Viterbo e la sua Historia vigil1ti saeculorum l'eredità lasciata dal falsa- nesse a una grande recita incompiuta.
l'io Annio da Viterbo. Ed Egidio sottolinea la rapida ttasformazione de-
gli antichi toscani in monarchici e monoteisti ": l'operazione ideologica
appartiene al medesimo clima riconosciuto nei progetti medicei per Fi-
renze. L'esito della storia etrusca è l'universalismo di Roma: la tradizio-
2. Roma 15I8-21: la gara per la chiesa di San Giovanni dei Fio1'mtini.
ne fiorentina viene rifondata alla luce dell' antichità imperiale. In tal mo-
do, viene modificata l'interpretazione repubblicana della fondazione di Alla distanza di circa tre anni dal concorso per San L01'enzo, Leone
Firenze; quest'ultima era stata affermata, nel secolo precedente, dalla X chiama di nuovo a un confronto decisivo gli esponenti di avanguardia
Laudatio di Leonardo Bruni, attraverso una lettura positiva del tiranni- della cultura architettonica: l'occasione è offerta, questa volta, dalla
cidio di Cesare e della figura di Bruto". La saldatura fra Firenze e Roma chiesa di San Giovanni dei Fiorentini a Roma '". Si tratta delrilancio di
è ora assicurata, al contrario, dalla figura del monarca bifronte che sim- un'iniziativa già avviata da tempo. Dopo contrasti fra Giulio II e i fioren-
bolicamente prende possesso della città nel 1515: fiorentino e benevolo tini in merito all' apertura di via Giulia, infatti, la Nazione aveva ottenuto
dittatore della Chiesa romana. il permesso di costruire una nuova chiesa: in un documento del 31 dI-
La volontà di consolidare il« trionfo» depositato nell' apparato prov- cembre 1508 è persino citato un progetto redatto da Bramante "'. .
visorio applicato a Santa Maria del Fiore nel 1515 è sintomatica. La fac- Soltanto dopo l'avvento al pontificato di Leone X, tuttavia, le ambi-
ciata di San Lorenzo è chiamata a eternare il momento dell'ingresso. L'a- zioni del Consolato trovano riscontri nelle strategie papali. Leone X -lo
strazione e la matericità, segni della Firenze repubblicana, cedono il pas- si è ricordato - abbandona il progetto relativo ai nuovi Tribunali e al Fo-
so ad altri segni. La relazione fra la columnatio che invade Firenze nel rum Julium, localizzati alla confluenza di via Giulia e della via Florida,
Capitolo quatto Mito e architettura nell'età di Leone X
I60

evitando di ptendere di petto gli interessi del «popolo romano», da lui Alle parole di Clarice, segue un duetto: l'Arno e il Tevere rendono
blandito subito dopo l'elezione al pontificato. om~ggi~ a l'apa Leone e al suo messaggio di pace. Significativa la tosca-
47 Di via Giulia, interessa ora in modo particolare la testata settentrio- mta attnbUlta al Tevere: la chiesa dei Fiorentini - se ne deduce - viene
nale, e non solo per motivi formali "'. Nel '5'5, Leone X aveva riconosciu- prevista sul bordo di un Amo simbolico. L'ubicazione della nuova fab-
to l'autorità e la giurisdizione del consolato fiorentino: si tratta del tribu- brica era stata scelta dal Consolato assai prima del 1518: cinque mesi do-
nale chiamato a giudicate sulle vertenze insotte fta i fiorentini attivi a po l'elezione di Leone X, i Fiorentini avevano eletto una commissione
Roma e che organizza le attività metcantili e bancarie di questi ultimi"'. con l'incarico di predisporre l'edificazione della loro chiesa nazionale e
Nel 1519, il papa confetma i privilegi della comunità fiorentina e la giuri- di «trovate il luogo dove la s'abbia a fare» ".
sdizione del console. La zona compresa fra piazza di Ponte e via del Qualora i progetti di Giuliano da Sangallo documentati nel Codice
Consolato viene definitivamente resa una« città nella città», sostanzial- Barb. La!. 4424 (ff. 6v', 74, 59V) si riferissero davvero a San Giovanni dei
mente autonoma, sotttatta alla giurisdizione dei tribunali municipali '". Fiorentini, essi andrebbero datati agli anni I5'3-I5, quando Giuliano è
In essa, è destinata a campeggiate la chiesa eletta a panocchia dei fioren- architetto mediceo a Roma ". Comunque, la localizzazione prescelta è
tini residenti a Roma. accana:. abbiam? ~N:olineato, nel capitolo precedente, come essa tenga
Quasi ovvia l'opzione filo fiorentina per Leone X, anche se la tradi- conto di una vlSlblhta a distanza, ponendosi, come fondale prospettico Z3,47

zionale valutazione della Roma medicea come «tutta fiorentina» va de- di via del Consolato, a cerniera del nodo viario formato dalla stessa stra-
cisamente rivista". Cetto è, comunque, che !'importanza delle banche da, da via Giulia e dal vicolo che conduceva a piazza di Ponte.
toscane nella città eterna compie un'impennata dopo il '5'3: gli agenti fi-
1. Jacopo Sansovino. Com'è noto, sarà Sansovino a prevalere, nella
nanziati di Leone X e di Clemente VII sono in gran patte ottimati; lo
gara leomna, su Antomo da Sangallo il Giovane, Raffaello e Baldassal'l'e
stesso ceto che guida la Nazione fiorentina.
La bolla di Leone X a favote di quest'ultima sancisce quindi un' anto- Pel'Uzzi"·. La ~ittoriadel Tatti no.n imr:lica necessariamente un'opzione
d~ gusto: ~ssa e forse Ilnsultato di considerazioni dovute a una prudente
nomia finanziatia parallela a quella che regola il tribunale preposto alle
diplomaZia culturale. Jacopo era stato messo da parte, provocando i suoi
transazioni dei mercatol'es. Cetto, uffici e benefici privilegiano le fami-
risentimenti nel confronti di Michelangelo, nella vicenda di San Loren-
glie che si erano mostrate fedeli ai Medici; ma è ora di comune intetesse
zo. Per la chiesa destinata a incarnare l'orgoglio fiorentino a Roma può
la floridità dell'attività bancaria. Il che spiega petché Leone X si fa pro-
essere apparso opportuno al pontefice affidarsi all' artista benvoluto da
tagonista nelle vicende della chiesa, con la mediazione del futuro Cle-
mente VII: il tempio è luogo unificante di una comunità dai tratti spicca-
Jacopo Salviati, dai Gaddi e da Bindo Altoviti. Il pluralismo culturale di
Leone X ha cosi modo di ristabilite equilibri fra i protagonisti del dibat-
tamente aristocratici n. D'aluonde, anche le considerazioni politiche re-
tito amstlco concentrati nella città eterna. Va dunque letta con cautela
lative al destino di Firenze ne fanno un edificio patti colare. La sanzione
l' afferm~zione del Vas ari, relativa all' ammirazione papale per il progetto
a esso relativa è del 22 gennaio '5'9: centro ideale della cittadella finan-
del TattI: probabilmente, le «quattro tribune» fiancheggianti quella
ziaria di Ponte, la chiesa colloquia con l'erigenda basilica petriana, cele-
centrale - presenti nell'invenzione sansoviniana -ricordavano i contem-
brando un ideale «sposalizio» fta Roma e Firenze. poranei progetti per il corpo finale di San Pietro. In tal modo sarebbe
Nella Nal'l'aticme di Paolo Palliolo, che rievoca le feste capitoline del divenuto esplicito il programma che informa la fabbrica: Rom~ e Firen-
'5'3, è ticotdato il cano che appate nella seconda giornata: protagonisti, ze si sarebbero sahltate e confrontate nel panorama urbano. Tanto piu,
sono Clarice Otsini, il Tevere e l'Amo. Cosi la madre di Leone X si rivol-
che nel progetto dl Jacopo - a differenza di quelli degli altri concol'l'enti
ge - nella finzione teauale - a Giuliano e a Lorenzo de' Medici: - era forse avvertibile un riferimento al Battistero fiorentino e alla cupo-
Roma desidera havcl've raccolti nel suo beato grembo et haverve fatti suoi; de na- la brunelleschiana.
tura siete Toschani, ma il privilegio ve faccia Romani. Ad ogni modo l'una et l'altra Non v'è inve~e ragione di dubitare delle parole vasariane, che indica-
gente è congiunta di sangue, impel'oché ancora el Thibre se dice esser toschano et qui no il modello di Sansovino come simile all'unica pianta pubblicata nel
già fu un l'io cognominato Thosco. Oltra di questo, la mia Roma è vostra per rispetto
del nostro sangue et voi Thoscani insegnasti a' Romani con augutii, auspitii et sacrifi-
Secondo L/hm del Serho ". Piuttosto, un foglio del taccuino madrileno di
tii, conoscere la voluntate dcIIi Dei et placare le ire de gli fulmini )). Hernan Ruiz il Giovane può suggerire qualche elemento aggiuntivo. Nel
Mito e architettura nell'età di Leone X
162 Capitolo quarto
Antonio come un plastico ligneo del progetto sansoviniano ", Ma l'ipo-
disegno 76r , compreso in un gruppo di fogli derivato dal Sedia, Ruiz tesi non è verosimile. Nel '520, il secondo architetto di San Pietro, che
traccia una pianta in cui noU è difficile scorgere un' articolazIOne dello da sei anni circa aveva iniziato il palazzo del cardinal Alessandro Farnese
schema pubblicato dal trattatista italiano n. Non va scartata l'ipotesi che e che aveva partecipato con tanto impegno al concorso, difficilmente
tale disegno sia frutto di un'esercitazione autonoma dello spagnolo. M~ avrebbe accettato una posizione strumentale e subordinata, Si può in-
è significativa, nella planimetria, la presenza di tre vestzbula, transennatl terpretare il «modello» come progetto parziale per la problematica so-
da colonne e con tenninazioni semicircolad, che rimandano alla prima
struzione; ma non può essere escluso che Sangallo abbia presentato, con
soluzione tracciata nel foglio U 502 A, a suo tempo dconosciuta da An-
qualche successo, un progetto alternativo. La rapida sostituzione di An-
tonia Nava come invenzione del Tatti ". Il macchinoso disegno - forse
tonio a J acopo riceverebbe cosi una spiegazione soddisfacente, anche se
del Labacco _ mostra un lato di 260 palmi: 40 palmi in piti dei 220 che
Vasari attribuisce al progetto sansoviniano. La pianta è affine a quella ulteriori ipotesi al proposito emergeranno in seguito.
raffigurata nel f. 6r del codice Coner, di cui mantiene la configura2ione Fatto sta, che alla soluzione finale, Antonio giunge tramite un febbri-
dello spazio centrale: un ottagono, con pilastri angolari e colonne libere le processo progettuale, iniziato nel gennaio '52' e forse già conduso in
ai lati, in cui è di nuovo palese la memOria del "bel San GlOvanm». aprile: in tale data - e poi nel novembre dello stesso anno - Simone Mo-
sca è pagato per i «diamanti e gigli della facciata». E le testimonianze
Nel cantiere impostato dal Tatti, poco dopo l'esito del concorso, si del Bruzio e di Giovan Battista Mola attestano che quest'ultima viene ef-
verifica ben presto una crisi, spiegata da Vasari in modo poco convin- fettivamente iniziata; un frammento di essa è tutt'oggi visibile dietro la
cente. Dal racconto vasariano emerge anzitutto una critica alle dimen- facciata di Alessandro Galilei ".
sioni del progetto e alla localizzazione della cbiesa. L'aretino non rispar- Risulta dunque inverosimile quanto Vasari scrive dando probabil-
mia strali contro lo spreco finanziario conseguente alla necessità di co- mente fede a una notizia fornitagli dallo stesso Sansovino (o dal figlio di
struire una piattaforma nel letto del Tevere. Inoltre, l'abbandono del questi). Che J acopo sia stato chiamato da Clemente VII per riprendere
cantiere da parte di Sansovino è attribuito a un'incapacità tecnica: l'in- in mano il cantiere sulla base del progetto primitivo è smentito dal dise-
tervento di Antonio il Giovane sarebbe dovuto all' esperienza costruttiva gno U 1013 A, che mostra la pianta della facciata sangallesca sul fondo
di quest'ultimo. del bivium formato da via del Consolato e dalla progettata via Paola: co-
Riesaminiamo i documenti a disposizione, Dopo la cerimonia della me si ricorderà, il disegno è mettamente legato al balzello imposto nel
prima pietra, abbiamo notizie sui lavori del '520 w, anno in cui si iniziano 15 24- 25, «per la ruina della ponta della zecca nova e della scala di Pan-
le fondazioni. Ma la fabbrica va a rilento: è stata data eccessiva fede a un dolfo della Casa» ". Evidentemente, Sansovino o suo figlio hanno menti-
passo del Lanciani, che, citando un documento notarile d~ll' Archivio di to. Bisognerà dedurne che l'insuccesso incontrato nella vicenda di San
Stato di Roma (25 aprile 1520), vi aveva letto un atto relatIvo alle fonda- Giovanni dei Fiorentini è cocente, per Jacopo, anche a molta distanza
zioni". Ma il documento non riguarda direttamente la fabbrica: esso è di tempo,
relativo all'acquisto di una casa di proprietà del mercante Francesco del- Sangallo sembra dunque essersi intromesso nel cantiere, con il chia-
la Fonte, «retro banca prope dictam ecdesiam», e di un terreno prospi- ro proposito di estromettere il rivale che lo aveva superato in fase di con-
ciente via Giulia"'. corso.
Veniamo ai documenti relativi a Sansovino e a Sangallo.Jacopo rice- Tale prassi non è insolita per Antonio. Comportamenti analoghi ven-
ve il sua ultimo pagamento il7 gennaio 1521" e si allontana subito dopo gono da lui adottati nei cantieri di San Marcello al Corso e di San Luigi
dal cantiere. La giustificazione, registrata dal V asari, è tuttavia prete- dei Francesi w; lo stesso «memoriale» su San Pietro - aspramente critico
stuosa (una caduta sul lavoro) ". Il 30 gennaio dello stesso anno, Antonio nei confronti del Sanzio - viene forse redatto mentre Raffaello è ancora
da Sangallo è pagato per un «modello avanti fatto» "; il 30 gennaio e il 20 in vita e con scopi di dubbia correttezza. Il pluralismo caro a Leone X e a
li aprile '5 2! Sangallo è solo a dirigere il nuov~ cantiere. Inoltre, già PII '.'t- Clemente VII non è evidentemente gradito al Sangallo: suo obiettivo
tobre 15 20 viene registrato un pagamento di 4 ducatI ad Antomo, InSie- sembra quello di assurgere a protagonista assoluto della scena architet-
me a un altro di 5 ducati a Sansovino", Unificando ciò che risulta dai pa-
tonica romana.
gamenti del '5 20 e del gennaio '52', Lotz ha interpretato il «modello» di
Capitolo quarto Mito c architettura nell'età di Leone X

In tale luce vanno visti anche i suoi progetti elaborati per la gara del hanno un'origine antiquaria, che proprio nel I5I8 attira l'attenzione di
I5I8-I9, che è ora di esaminare in modo approfondito, molti architetti romani: si tratta del motivo angolare (pilastro-semico-
lonna, appunto) della Crypta Balbi e della Basilica Aemilia ", Come mo-
49 II, Antonio da Sangallo zl Giovane, 15J8-J9, Già il foglio U 1292 A, stra il prospetto inciso dal Labacco, le nervatme della cupola si conclu-
in cui Antonio deposita studi preparatori, è rivelatore: era iniziato uno dono nelle volute dellanternino e in contrafforti, corrispondenti ai setti
stretto confronto con Raffaello, sia per San Pietro che in relazione a villa murari fra le cappelle, La rigorosa continuità delle verticali caratterizza
Madama ", Antonio non sembra sicuro circa gli intenti della committen- l'intera invenzione, sostanziandosi in senso struttmale,
za, Di consegnenza, pensa contemporaneamente due schemi con va- Lotz, per tale insistere sul gioco dei pesi e delle spinte, ha parlato di
rianti: a pianta basilicale e a pianta centrale, studiati e messi in forma de- una sorta di goticismo in vesti all'antica", Forse, è piu esatto individuare
finitiva in fogli successivi, Tale tipo di approccio è caratteristico del San- nel progetto una perfetta «sfericità »: le statue che cotonano la balaustra
gallo e rivela una sintomatica indifferenza per le scelte di principio, Ciò circolare fungono da pinnacoli, evidenziando la teoria delle semicolon-
che piu importa all' architetto è mostrare la propria padronanza nei con- ne che inquadrano gli archi e i tabernacoli che articolano il cilindro di
fronti di qualsiasi schema formale, registrando il dibattito sulla «conve- base, Il rinvio ai progetti contemporanei per San Pietro è evidente: San-
niente» configurazione dei templi, gallo studia contemporaneamente una soluzione analoga per gli emicicli
Concentriamoci sull'invenzione centrica, A perimetro cilindrico e esterni dei deambulatori petriani",
intersecata da una cappella maggiore anch' essa circolare, essa è domina- Il rigorismo della sintassi ha tutto il sapore di un «manifesto », di una
ta da una grande cupola commentata da cappelle; con una soluzione poi dichiarazione di principio, Antonio non adotterà mai piu un simile ter-
scartata, viene tentato un perimetro esagonale per la cappella maggiore: rorismo formale: è ptoprio di ogni «manifesto» rimanere paradig-
una forma che sembra presupporre un colloquio fra Sangallo e Peruzzi. matico, modello ideale da deformare e articolare,
Che concordano anche nel concludere le loro rotonde verso via Giulia Il serrato confronto con il Pantheon evidenzia tuttavia motivi pole-
con facciate piatte e senza pronao, Non basta: coincidono anche le di- mici, L'assenza del portico, la forma data al tambmo e alla cupola, l'in-
mensioni date alle cupole - 120 palmi - e gli ingombri totali, cosi da per- nesto con il cilindro inferiore, l'apparato degli ordini, manifestano una
mettere la formazione di una platea, di circa 50 palmi di profondità ", netta presa di distanza dal modello,
Come avevamo supposto, anche per la chiesa dei Fiorentini esistono La sequenza contrafforti a voluta-statue-sostegni, all'interno di un
programmi comuni e scambi di idee fra i concorrenti, Ma torniamo all'U organismo circolare, richiama inoltre il «faberrimo et vetusto tempio de
I292 A. Sangallo tenta anche una soluzione con cupola su colonne libe- antiquaria operatma (",) alla physizoa Venere consecrato», illustrato
re, ispirata a Santo Stefano Rotondo: la soluzione richiama quella, con nella Hypnetoromachia Polyphili", Può meravigliare che il vitruviano
cortile circolare, dell'U I054 A per villa Madama", Ma rimane centrale il Sangallo si sia lasciato suggestionare dalla incisione - arcaica nel suo lid-
confronto con il Pantheon adrianeo, in termini che dowemo specificare, smo - contenuta nel volume di Francesco Colonna, Tuttavia, esiste al-
Antonio studia subito la configmazione delle campate, A due livelli, meno un'altra prova dell'attenzione prestata da Sangallo (e da Raffaello)
con arcate e finestre a tabernacolo inquadrate da semicolonne, la roton- all'Hypnerotomachia, Nel progetto per l'obelisco da innalzare a piazza
da è resa rigorosamente unitaria dalle nervatme della cupola, che con- del Popolo a Roma (U I232 A), la compresenza di elefanti, sfingi e tarta-
5' cludono gli allineamenti verticali, I disegni U I99 e 200 A, con piante rughe rende omaggio alla virtus e alla prudentia di Leone X, in un lin-
messe in pulito, chiarificano ulteriormente l'invenzione, da leggere in- guaggio polifilesco",
5' sieme alle incisioni pubblicate nel I552 dal Labacco (alzati dell'interno e Nel progetto per San Giovanni dei Fiorentini, Sangallo traduce il fa-
dell'esterno)", Nel progetto, l'assolutezza del cerchio si rifrange e si volismo dell'immagine quattrocentesca in termini di «vera architettu-
moltiplica, Per quanto riguarda la facciata, il foglio U 200 A dà una ver- ra»; ma è da chiedersi se tale contaminazione fra il Pantheon adrianeo e
sione piu coerente di quella tracciata nell'U "99 A. A ogni lato dell' arco la fantasiosa incisione non eontenga risvolti ironici, Per offrire una ri-
trionfale di ingresso, pilastri e semicolonne sono intervallati da nicchie; sposta all'interrogativo è opportuno ricordare l'atteggiamento di Anto-
anche il breve lato di raccordo con il cilindro è risolto con il motivo pila- nio e della cultura architettonica romana nei confronti del piu celebrato
stro-semicolonna-nicchia, La compattezza e la plasticità della soluzione e studiato organismo centrico dell' antichità,
Capitolo quarto Mito e architettura nell'età di Leone X
166

Tilmann Buddensieg ha messo in rilievo la considerazione tutt' altro tespicii», da lui creduti di epoche diverse, nella fronte del Redentore.
che benevola che Sangallo riserva al Pantheon '00. Come appare da un Come ha osservato Burns '", Baldassarre Peruzzi condivide l'opinione
gruppo di disegni conservati agli Uffizi, la critica di Antonio è spietata. relativa a un primitivo Pantheon privo di portico: nella sezione conser·
Per quanto riguarda il portico, egli non può ammettere che due colonne vata presso la Biblioteca Comunale Ariostea di Ferrara, egli annota, in
si trovino in asse con i nicchioni scavati nella muratura; nell'U 874 Av, corrispondenza del cornicione, dastigio piu antiquo de op[erla lateri·
egli tenta di correggere 1'« errore », introducendo le colonne considerate tia ».
mancanti ed eliminando la nicchia incriminata. A ogni fila di colonne Da tutto ciò emerge un'imponante conseguenza. Il progetto a pianta
corrispondono - nell' emendamento sangallesco -lesene con nicchie in· circolare di Antonio da Sangallo non è affatto ispirato al Pantheon, co·
terposte. Con identico spirito, Antonio indica una «corretta» disposi· me era sembrato in un primo momento. Al contrario: esso ne è una radi·
zione per l'interno. Il mancato allineamento delle lesene dell'attico, del· cale contestazione, a partire dalle critiche ad esso rivolte da un intero
le nervature e delle colonne è per lui intollerabile. Egli annota, nella di· ambiente culturale e antiquario. L'ostentata coerenza che caratterizza il
dascalia dell'U 874 Av: progetto sangallesco rende compiutamente «vera» l'idea che nel Pan· 50,51
theon è contaminata dall'« errore ». L'antico è assunto come manifesta·
Apresso di dentro ci è uno altro errore che ne partodsce molti e questo si è che Ii zione di una verità «velata» da umane imperfezioni. Non l'Antico, bens!
pilastri e le colonne non sono espartiti parimenti e li pilastri di sopra non vengono so-
pra a quelli di sotto volendoli spartire parimenti e COSI quelli pett01'ali della volta dcIIi l'eidos che da esso traspare è dunque il modello ideale. L'imitazione è
sfondati non corrispondono sopra alli pilastri e posano sopra li vani delle finestre, co- chiamata a 1'ivelare quell' e/dos; compito «moderno» - in definitiva - sa·
sa pernitiosissima che si ili avesse partito le colonne e li pilastri parimentc non li saria rà rendere pe'fettamente antico l'Antico. Tale operazione, nel caso consi·
venuti questi inconvenienti, ma tutti perfettamente sariano collocati come qui si di- derato, acquista un valore paradigmatico: l'exemplum emendato da San·
mostrcrrà.
gallo - «moralizzato», si potrebbe dire- è il piu totalizzante fra quelli ri·
Secondo Tod Marder, i disegni cinquecenteschi riproducenti l'attico masti dell'antichità. Espressione di assolutezza, esso non l'aggiunge, se·
del Pantheon privo di decorazione denunciano una perplessità nei con· condo Antonio, il suo obiettivo. La parola prima e piena per eccellenza-
fronti dell'antico monumento w'. Si tratta dei disegni del codice Coner, il cerchio - dovrà essere ripensata in una compiuta rappresentazione: la
53 della sezione di un osservatore spregiudicato come Peruzzi, di un foglio chiesa dei Fiorentini, di conseguenza, dovrà superare clamorosamente il
di Pirro Ligorio '"'. pro12rio modello.
L'imbarazzo degli architetti nei confronti del Pantheon è dunque no· E di grande rilievo il fatto che la critica al Pantheon si esprima radi·
tevole. calmente proprio in occasione della gara del 1518'19. Ma chi può aver fis·
sato l'ambizioso tema del moderno superamento dell'antico? Per l'amo
Nondimeno molti artefici - scrive Vasari lO) - e particolarmente Michelagnolo
Buonarroti, sono stati d'opinione che la Ritonda fusse fatta da tre architetti, e che il
biente di Leone X, un tale programma potrebbe avere un significato: la
primo la conducesse al fine della cornice che è sopra le colonne; l'altro dalla cornice chiesa dell' urbs florentinorum deve parlare un latino piu corretto di
in su, dove sono quelle finestre d'opera piti gentile; perché invero questa seconda quello originario. Firenze, in tal senso, sarebbe la piu diretta erede del·
parte è di maniera. diversa dalla parte di sotto, essendo state seguitate le volte senza la Roma imperiale: suo sarebbe anche il primato del linguaggio aro
ubbidire ai diritti con lo spartimento: il terzo si crede che facesse quel portico, che fu chitettonico, da aggiungere al già conseguito primato letterario e lin·
cosa rarissima.
guistico.
Ma già Andrea Fulvio, nelle Antiquitates U"bis edite nel 1527 (f. L'ipotesi è suggestiva, ma cozza contro un dato di fatto. Il pontefice
XClIIv), aveva annotato: «nec desunt qui asserant, non ab Agrippa sed sceglie, per l'esecuzione, proprio un progetto - quello di Sansovino -
Augusto antea conditum templum, Porticum vero ab Agrippa postea su· estraneo al tema ora enunciato. Anche supponendo una responsabilità
peradditam». L'opinione è ripresa, con variazioni, da Palladio, che nel del cardinale Giulio de' Medici nell'impostazione del conCOI'SO, l'obie·
suo Quarto Libro (p. 73), scrive: «io credo che il corpo del tempio fusse zione mantiene la sua validità.
fatto al tempo della Repubblica, e che M. Agrippa vi aggiungesse solo il Da scartare sembra anche l'ipotesi che il riferimento al Pantheon sia
portico; il che si comprende dalli due frontespicii che sono nella faccia· stato suggerito dai consoli della Nazione Fiorentina: non sarebbe infat·
ta ». Il che non impedirà poi allo stesso Palladio di emulare i «due fron· ti comprensibile perché mai essi, dopo la svolta del 1521 e l'affidamento
168 Capitolo quarto

del cantiere ad Antonio il Giovane, abbiano tranquillamente abbando-


nato un programma COSI impegnativo. Rimane da scandagliare un'ulte-
riore supposizione. Nulla esclude che gli architetti si siano autonoma-
mente accordati su un programma, non accolto - per eccesso di fioren-
tinismo? per astuzia professionale? - da Jacopo Sansovino. Sul Pan-
theon, le riflessioni di Raffello, di Antonio il Giovane e di Peruzzi si
erano concentrate da tempo; la gara assume la forma di un conflitto fra
intepretazioni. Infatti, a differenza del Sangallo, Raffaello sembra ap-
prezzare la libertà mentale rivelata dall'architetto adrianeo nell'ami-
bui re un'indipendenza - una sottile «sprezzatura» - all'attico e alle
nervature. La composizione per fasce orizzontali e il dissolversi del ver-
ticalismo, nella facciata di palazzo Branconio, sono un sintomo di tale
<<intelligenza» raffaellesca m,. Che avrà un seguito, ha dimostrato Mar-
der, in quella che Gianlorenzo Bernini manifesterà nei confronti della
stessa rotonda adrianea '00.
Fra Antonio il Giovane, Peruzzi e il Sanzio, in tal modo, si sarebbe
aperta una competizione particolare: una comunità di architetti sembra
affermare la propria autonomia, confrontandosi su un tema per loro vi-
tale in quel momento. Per saggiare la validità dell'ipotesi non resta che
affidarsi alla lettura degli ulteriori progetti superstiti.

'4 III. Baldassarre Peruzzi. Il disegno peruzzesco U 510 AI', concorde-


mente riconosciuto come studio per San Giovanni dei Fiorentini, mo-
stra analogie sorprendenti con i modelli sangalleschi. Una rotonda con
facciata piana è commentata da cappelle disposte a corona: il dato di
partenza è sottoposto, tuttavia, a una critica radicale. L'elemento piti ap-
pariscente del disegno ha da tempo attirato l'attenzione degli storici. Ha
colpito la varietà con cui vengono configurati i vani periferici, e si è par-
lato di anticipazione delle dinamiche di età barocca, di ricerca spaziale
policentrica, di affannoso sperimentalismo m,. Il grafico non si presenta
come progetto già definito; esso piuttosto mostra Pemzzi al lavoro, co-
me dimostrano i pentimenti, le parti non finite, le alternative. Eppure, il
ragionamento di Lotz, che accosta l'U 510 AI' ad altri progetti di Peruzzi
in cui gli spazi periferici vengono ostinatamente differenziati, appare
persuasivo ' "o Bisognerà tentare di afferrare il ragionamento che Baldas-
sarre ci mostra nel suo farsi, collocandolo nell' arco delle sue esperienze
progettuali: dopo la sala delle Prospettive della Farnesina e le chiese di
Carpi '''o Una prima osservazione: gli spazi disposti intorno all'invaso eu-
,8 polato fanno tutti riferimento a modelli antichi - tomba dei Calventii,
sale tratte da complessi termali, ecc. - con l'eccezione dell' ambiente
ovale tracciato sulla destra della cappella maggiore. A rigore, anche per
I. Iniziale m!niata del De civitate Dei di Sant' Agostino, Parigi, Biblioteca di Saintc-Gencviève
msLat. 2x8, f. 21"(1459): la Roma di Nicolò V come «dttà di Dio». '
Mito e architettura nell'età di Leone X 169

tale forma - che, com' è noto, costituisce un' inventio specifica di Peruzzi
- potrebbe essere invocato un precedente: le sale con nicchie dell'edifi-
cio antico (dei fratelli Arvali?) presso la Magliana, rilevato nel foglio U
414 A,·'''. Ma ciò non toglie che l'ovale del nostro disegno costituisca la
prima applicazione nota di tale tipo di spazio nel XVI secolo.
L'elemento di maggiore rilievo, tuttavia, è nella definizione del gran-
de invaso centrale. Ad esso, Peruzzi adatta il motivo della ti'avata ritmi-
ca, dinamizzando la prospettiva avvolgente. Ed è con sorpresa che si vie-
ne a scoprire che il ritmo è guidato da una figura esagonale inscritta: ba-
sta, per verificado, congiungere i centri delle campate. Esagonali sono
anche le cappelle ai lati dell'ingresso; principalmente, esagonale è l'idea
che appare sul verso del foglio, con vertici coincidenti, per trasparenza,
con i punti mediani delle campate maggiori del ,·ecto. Cadono, cosi, le
perplessità della Nava, che aveva avanzato sospetti cir'ca il soggetto del-
l'U 510 Av'''. Anzi, nell'esagono, concluso da abside con deambulatorio 55
schermato da colonne, può forse essere riconosciuta una prima idea per
la chiesa dei Fiorentini: l'atrio a forcipe, anch'esso transennato, introdu-
ce a uno spazio non ancora elaborato, ma di cui è già fissata la matrice
geometrica. Tornando al reeto, è evidente che Peruzzi traccia inizial- 54
mente la soluzione di destra, con le grandi cappelle rettangolari sulle
diagonali: ad esse sono infatti aggiunti, con pentimenti, i semicerchi che
sostituiscono le cappelle stesse, ridotte a nicchioni. A questo punto, l'ar-
tista elabora l'a solo della cappella circolare, ipotizzandone l'emergenza
da un perimetro ridotto. Verificatone probabilmente l'effetto frammen-
tistico, egli conferma, ad acquarello, la continuità del cilindro, intaccato
soltanto da un breve arco di cerchio "'.
Tale ricostruzione del processo ideativo permette di seguire piu da
vicino gli intenti dell' architetto, dando un senso al concetto, altrimenti
indeterminato, di sperimentazione. Colpisce l'inscrizione, nella piu as-
soluta delle forme - il cerchio - di una figura geometrica come l'esago-
no: forma ambigua, incerta, cangiante. La forma esagonale è legittimata,
tuttavia, da molti exempla. Sul cosiddetto mausoleo dei Calventii, Bal- ,8
dassarre riflette a lungo, come dimostrano i rilievi U 426 e 1651 A e i pro-
getti, forse teorici, U 495 AI' e 498 A. La chiesa esagona incisa nel Quinto
Libro di Sebastiano Sedia ricorda sicuramente una delle ricerche per'uz-
zesche "': in altro contesto, abbiamo anche avanzato l'ipotesi di un possi-
bile suggerimento serliano per la singolare cappella Emiliani, agganciata
alla chiesa veneziana di San Michele in Isola ' 'o Né va sottovalutata la
suggestione dell'oratorio lateranense della Croce, con cappelle esagona-
li prementi sull'invaso a croce greca. Peruzzi ne studia gli alzati nell'U
166. Francesco Guardi, Le case Moro a VelJezia, Oxford, Ashmobm Museum.
Mito e architettura nell'età di Leone X r69

tale forma - che, com'è noto, costituisce un'inventio specifica di Peruzzi


- potrebbe essere invocato un precedente: le sale con nicchie dell'edifi-
cio antico (dei fratelli Arvali?) presso la Magliana, rilevato nel foglio V
414 AI'''". Ma ciò non toglie che l'ovale del nost1'O disegno costituisca la
prima applicazione nota di tale tipo di spazio nel XVI secolo.
L'elemento di maggiore rilievo, tuttavia, è nella definizione del gran-
de invaso centrale. Ad esso, Peruzzi adatta il motivo della travata ritmi-
ca, dinamizzando la prospettiva avvolgente. Ed è con sorpresa che si vie-
ne a scoprire che il ritmo è guidato da una figura esagonale inscritta: ba-
sta, per verificarlo, congiungere i centri delle campate. Esagonali sono
anche le cappelle ai lati dell'ingresso; principalmente, esagonale è l'idea
che appare sul verso del foglio, con vertici coincidenti, per trasparenza,
con i punti mediani delle campate maggiori del ,·eeto. Cadono, cosi, le
perplessità della Nava, che aveva avanzato sospetti circa il soggetto del-
l'V 5IO Av"'. Anzi, nell'esagono, concluso da abside con deambulatorio 55
schermato da colonne, può forse essere riconosciuta una prima idea per
la chiesa dei Fiorentini: l'atrio a forcipe, anch'esso transennato, int1'Odu-
ce a uno spazio non ancora elaborato, ma di cui è già fissata la matrice
geometrica. Tornando all'eeto, è evidente che Peruzzi traccia inizial- 54
mente la soluzione di destra, con le grandi cappelle rettangolari sulle
diagonali: ad esse sono infatti aggiunti, con pentimenti, i semicerchi che
sostituiscono le cappelle stesse, ridotte a nicchioni. A questo punto, l'ar-
tista elabora l'a solo della cappella circolare, ipotizzandone l'emergenza
da un perimetro ridotto. Verificatone p1'Obabilmente l'effetto frammen-
tistico, egli conferma, ad acquarello, la continuità del cilindro, intaccato
soltanto da un breve arco di cerchio "'.
Tale ricostruzione del processo ideativo permette di seguire piii da
vicino gli intenti dell'architetto, dando un senso al concetto, altrimenti
indeterminato, di sperimentazione. Colpisce l'inscrizione, nella piii as-
soluta delle fonne - il cerchio - di una figura geometrica come l'esago-
no: forma ambigua, incerta, cangiante. La forma esagonale è legittimata,
tuttavia, da molti exempla. Sul cosiddetto mausoleo dei Calventii, Bal- 58
dassarre riflette a lungo, come dimostrano i rilievi V 426 e 1651 A e i pro-
getti, fmse teorici, V 495 Are 498 A. La chiesa esagona incisa nel Quinto
Libro di Sebastiano Serlio ricorda sicuramente una delle ricerche peruz-
zesche "': in alt1'O contesto, abbiamo anche avanzato !'ipotesi di un possi-
bile suggerimento serliano per la singolare cappella Emiliani, agganciata
alla chiesa veneziana di San Michele in Isola "'. Né va sottovalutata la
suggestione dell'oratorio lateranense della Croce, con cappelle esagona-
li prementi sull'invaso a croce greca. Peruzzi ne studia gli alzati nell'V
166. Francesco Guardi, Lectlse Mo/'O ti VellezùI, Ox[ord, Ashmolean Muscum.
Mito e architettura nell'età di Leone X
Capitolo quarto

87 438 AI', assumendone l'eterodossa spazialità nella Collegiata nuova di la matrice ~ircolare del disegno U 510 AI', viene sostituito un inviluppo
lll quadrato: l, archItetto sembra voler confrontare fra loro i due archetipi.
Carpi ,
An~he nell U !05 A, comunque, all'inerzia dello schema si contrappone
Problematica appare invece la relazione fra l'uso peruzzesco delle
forme esagonali - riprese nel progetto per San Pietro della collezione un mtr~ccIO dmaI11lCO dI spazI. L'ottagono sfocia in vani diagonali, attra-
White '" - e l'organismo del taccuino di Lille, ricordato nel paragrafo ve:'s? fIltn dI colonne aggregate in gruppi teatrastili: una soluzione di
ongme raffaellesca - se non bramantesca - che Peruzzi aveva usato sce-
precedente. nografica:nente negli affreschi della Sala delle Prospettive, nella Fame-
Rimane da chiarire il significato che la forma esagonale può aver avu-
to per Peruzzi. La risposta va impostata tenendo presenti le predilezioni sma Chlgl. Da parte loro, le cappelle angolari sono configurate a schema
del maemo per altri esempi antichi a geometria complessa: il ninfeo de- ~saWl11ale: torna Il te~a dommante nel disegno precedente, ma in forma
cagonale degli Orti Liciniani (U 156 AI'), o la sala della Piazza d'Oro a vil- medIta. InfattI, Il perImetro degli esagoni è articolato da nicchie semicir-
la Adriana. Peruzzi è sollecitato dalla compresenza di spazio centrico e c~la~r~. rettangolari, in m.odo t~le da evocare un'ulteriore figura geome-
tllca. l InterseZlone del tnangolr - quasI un emblema della ticerca peruz-
di forme inafferrabili, incerte, enigmatiche.
54 Nello spazio cupolato dell'U 510 AI' la matrice geometrica è infatti z~~ca. Non a cas~, un organismo a triangoli intersecati appare in uno dei
sfuggente. Il ritmo alternato trasforma in dodecagono l'esagono di base, pru ardItI studI dI Baldassane: qu~llo tracciato nel foglio U 553 Av, spes-
mentre l'impasto delle forme geometriche è accentuato dai nicchioni. È so CItato come uno der precedentI della matrice geometrica del Sant'Ivo
bOiTOlniniano 119,
inoltre evidente che l'artista studia due diverse forme di aggregazione.
Sulla dema del foglio, gli spazi supplementari formano una corona con- . L'affinità fra lo schizzo di Peruzzi e l'opera di Borromini è evidente:
tinua; sulla sinistra, l'interpolazione dei nicchioni fra le cappelle genera Il gIOCO combll1atorio enuncia il proprio primato. Chi volesse insistere
una ritmica spaziale piti complessa: dilatazioni e contrazioni si compon- sulle valenze «pre,baro~ch~,» di Balda.ssane avrebbe un ulteriore argo-
gono con una gemmazione discontinua dei vani periferici. mento a ~uo favo l'C. Ma e pI~ sIgl1lfrcatIvo che, m pIeno XVI secolo, la for-
Peruzzi, in sostanza, si avvicina a una concezione elastica dello spa- I;la medIta delle cappelle dIsegnate nell'U 505 A colpisca Philibert de
zio: le premesse enunciate nel progetto per San Giovanni dei Fiorentini l Orme: lo dunostra Il gel1lale progetto dell'architetto francese per la ,6

troveranno un esito, dopo il 1531, negli eccezionali studi per la chiesa di capr::ella del ca,stell? di St-Germain-en-Laye "".
1 utt~vla., ne Il gIOCO fll1~ a se stesso, né l'effetto sorprendente sono
San Domenico a Siena m.
L'originale policentrismo del disegno U 510 AI'. è dominato dunque elementI p1'llnan della poetIca peruzzesca. L'artista senese, piuttosto, ri-
dal «respirare» della grande rotonda. Le «differenze» -la val'ietas esi- flette sul «neoblzantIl1lSmo» ll1trodotto dall'uso bramantesco delle
bita dai vani secondari - sono saldate all'invaso circolare: il ritmo bina- nanse?nature e degli «spazi entro altri spazi». Nell'U 505 A,., tale rifles- 57

rio degli elementi verticali forma, insieme alle absidi e agli organismi sIor:e e eVIdente; ma è altres! notevole il gioco che articola con nicchie e
abSIdI emergenti, le superfici muratie '''. '
supplementari, un sapiente contrappunto.
Lungi dall' approdare al frammentismo, il progetto peruzzesco apre Concavo-convesso-concavo: la triade è commentata dal ritmo delle
la strada a un'architettura in cui finito e indefinito, uno e molteplice, pa- semI~olonne, che sidi~pongono, agli angoli, secondo la lezione di molti
radigmi e differenze, non siano antitetici. Siamo agli antipodi della poe- archI dr tnonfo antIchI e del bramantesco palazzo Caprini.
tica espressa da Antonio da Sangallo il Giovane. Il confronto fra i dise-
. Fra il 1518 e il 1519, dunque, Peruzzi brucia le tappe di un viaggio spe-
gni U 199 A e U 510 AI' diviene decisivo.
rIcolato attraverso la «nuova maniera», impostando un'inedita relazio-
57 L'ipotesi che un secondo foglio peruzzesco -l'U 505 AI'- sia riferibi- ne con l'antico '''. L'occasione offerta dalla gara leonina fa precipitare,
le al concorso leonino del 1518-19 è stata piti volte avanzata '''o L'organi- ancor~ una volta, tendenze latentr. La saprenza archeologica libera dalla
54 smo appare strettamente imparentato con l'U 5IO A,., per la struttura SCI:'Itu d~lla norma; Baldassarre fa rivivere la proliferazione spaziale tar-
centrica con commento periferico complesso e per il riapparire della figu- dOlmpenak grung.endo a una vera e propria al's combinatoria. Compo-
57 ra esagonale. Le dimensioni del progetto rafforzano l'ipotesi: l'ingombro nendo per mtel'SeZIOl1l complesse, egli cvita il fl'ammentismo attraverso
complessivo è di circa ZIO palmi, con cupola di 90 palmi di diametro. Al- una «erOIca» saldatura di organicità e di molteplicità. Certo inconsape-
Capitolo quarto Mito e architettura nell'età di Leone X '73

volmente, Peruzzi interpreta un ~rofondo ~ssunto ne~plat~;,'ico: l'asso- mile era stata adottata, nel secolo precedente, nella rotonda fiorentina
luto non riposa su se stesso, ma e forza attIva, sdoppiante . . dell'Annunziata.
Antonio da Sangallo aveva «depurato» il suo modello, quasI a voler- Non si tratta soltanto di una citazione erudita, Il mausoleo di Sant'E-
ne ritrovare l'arché; la rotonda da lui progettata evoca una perfett~ ~ sta- lena suggerisce una soluzione che «colTegge» in modo sapiente lo stati-
tica cosmogonia. Nelle invenzioni peruzzesche, al ~ontra1'1o, h C1'1tIca ~l co volume esterno del Pantheon. La muratura, in quest'ultimo protago-
Pantheon viene unita a una lettura fenomemca dell antIco. Illmguag~lO nista nella sua silenziosa tettonicità, diviene struttura «respirante», nel
si fa cosi frutto di un arrischio, di un lavoro interpretatlvo che rmunCla a monumento del IV secolo. Tanto piu, che sul fondo dei nicchioni si apro-
facili garanzie. no finestre che illuminano diffusamente lo spazio interno, Nel disegno,
il suggerimento viene accolto in modo originale: i catini accolgono con-
IV. Giulio Romano (?) Un quarto concor~ente si cimenta con uno chiglie, con una soluzione che ricorda uno studio, del I5I8 circa, per il
cortile di palazzo Branconio, quasi sicuramente di Giulio Romano ,n,
59 schema centralizzato: si tratta dell' autore del disegno n. 36!r928b dello
Stadtmuseum di Monaco, esposto da Schiitz, nel I984: come progetto d! Ancora ad esempi raffaelleschi dnvia il campanile, il cui piano tene-
Raffaello per la chiesa dei Fiorenthli "'. L'identificazlon~ del dls~gno e no, sonnontato da attico, è racc01'dato mediante volute angolari al pri-
sma della cella; al di sopra di quest'ultima, quattro volute allungate, di-
facilitata dalla didascalia, «Ecclesla florentmorum»; l att1'1buzlOne a
sposte secondo gli assi del quadrato di base, si agganciano a un corpo ci-
Raffaello è invece tutta da provare. .. lindrico scavato da occhi rotondi. Una cuspide conica conclude la strati-
I! foglio presenta, affrontati, un semiprospetto della chiesa su Via ficata «invenzione», raggiungendo un'altezza pari a quella dell'elemen-
Giulia e una semisezione: risulta adottato con 1'1g~;e, Il ~netod~ dell,a to che sovrasta la cupola.
proiezione piana, teorizzato dalla Lett~ra a Lw~eX ; e eVld~nte I?olue Pronao, campanili, rotonda: quattro oggetti di diversa mattice geo-
che si tratta di un progetto non def1l11t1vo, dati I 1'1pensamer,tI e le mcel- metrica si allacciano fra loro, al cospetto del delicato snodo urbano sito
tezze, 'l all'estremità di via Giulia.
L'organismo è tuttavia leggibile a grandi linee.A un pronao octastI o L'ordine dorico interno, tuttavia, assume inaspettatamente dimen-
si innesta un corpo cilindrico, con cupola semlsfe!lca ~m~~'gent~ a :i sioni maggiori rispetto al pronao; la sezione, inoltre, altera il modello del
quattro anelli a gradoni: l' omag~io reso ,al Pal;theon e as.sal plU esplICito Pantheon sia nelle proporzioni generali che nel trattamento dello spa-
che nei progetti di Sangallo e di Peruzzl; ma.e anche ev~dente una Iela- zio: sei cappelle si aprono nel perimetro della rotonda; nelle chiavi degli
zione con i contemporanei studi raffaelleschl per Sml Pletr? Una zona archi, teste leonine rendono omaggio al pontefice; su un alto basamen-
basamentale continua, ritmata dall'intermittenza del tnglIù e dell~ me- to poggia un ordine «bastardo» su cui si innestano le nervature della
tope, unifica le parti vicine all' occhio del:' oss,:rvatore: hscI~ndo lIbere cupola.
le zone alte. Indubbiamente spettacolare e la l'lesumazl<:l!~e di una strut- Probabilmente, è anche previsto un gioco coloristico di marmi: vedi
tura come il pronao «all'antica», posto a I~ediare ,:dlfIClO. e s~azlO ur- le losanghe e i riquadri fra i finestroni. Alle lesene, con capitelli immersi,
bano, Si tratta di un tema che appare in altn progettI del p1'1mo 5.00, ma corrisponde una cornice ehe SCOlTe libera alla base della cupola: si tratta
che generalmente non incontra i favori della committenza; vedi I pro- di un motivo che caratterizza la facciata del palazzo di] acopo da Bre-
getti di Palladio per San Petronio a Bologna o per Il Redentore a scia, ripresentandosi, in forme astratte, nella facciata di palazzo Alberi-
'IV
Venezia 116, , 111,
Ai lati della rotonda, due campanili a geom~tr1e sovrapposte serrano I! grande spazio cupolato, infine, non è autonomo: sulla destra della
fra loro il corpo cilindrico, frenandone la rotazl~ne, Il tamburo, phsma- semisezione, esso è agganciato a un organismo minore; le cornici, poste
to da profondi scavi murari e ritmato da lesene b1l1ate, ~1l1Vla ~l coslddet- a una quota costante, unificano i due organismi. Ma in quale posizione
6, to mausoleo di Sant'Elena; la rotond~ del IV secolo O1:lgl~a1'1amenteag­ dovremo immaginare situata la cappella minore rispetto all'invaso prin-
ganciata alla basilica dei Santi Marcell1l10 e Pietro, sull antica via Lablca- cipale? Schiitz ritiene che essa fosse destinata a ripetersi in corrispon-
na "', Sia il disegno di Monaco che la rotonda tardo-antica son? carat- denza di ogni arcone n": si otterrebbe cosi un organismo policentrico e
terizzati da nicchioni aperti nella muratura esterna: una solUZione Sl- gemmato. Tuttavia, l'ipotesi incontra molte difficoltà. Oltre l'arcata di
Capitolo quarto Mito e architettura neIl'età di Leone X 175
174

centro appare un altare, con un'alta specchiatura sul fondo: il che esclu- circa la pate1'11ità del progetto, Molte soluzioni - dal trattamento dell' at-
de la presenza, in tale settore, dell'organi~mo suddetto, La s~z1One, ~er­ t!co all~ apenure direzionate - sono tratte dal tepertotio raffaellesco, ma
tanto non sembra tracciata sull'asse longltudmale, mentre di certo l or- l appanre dI un orgamsmo che replica cosi palesemente la chiesetta di
ganis;no minore non è a pianta quadrata: la p:'esenza di due taberna~oli Sant'Eligio degli Orefici è, paradossalmente, una prova a sfavore,
a timpano triangolare, disegnati di profilo, llnphca una pla11lmetna a Schematico, inoltre, è lo spazio circolare: l'intero organismo sembra
croce greca, analoga a quella di Sant'Eligio degli Orefici ''', , , costituito da un montaggio di elementi di matrice raffaellesca privo tut-
60 La ricostruzione grafica rende evidente che una corona di cappelle e tavia dell'organicità e del respiro che caratterizzano i proge(ti originali
improponibile, Tanto piu, che le caratteristiche dell'orga;,ismo ,se~on­ del Sanzio,
dario _ con abside leggermente contratta nspetto al fllo del plednttl, ca- Il disegno potrebbe documentare pertanto una prima elaborazione
tino a conchiglia e articolazione del perimetro murario - fanno di que- del progetto dI concorso su una vaga idea raffaellesca, da pane di Giulio
st'ultimo l'elemento conclusivo di un percorso ottico, piuttosto che un Romano, che in piti occasioni sviluppa idee architettoniche del maestm,
oggetto ripetibile, La cupola minore poggia su, spicchi sferici tral?ezoi- Il trattamento delle nicchie è palesemente giuliesco, mentre l'idea del
dali; il perimetro murario, di conse~uenza, SI piega agh angol!, con tamburo scavato non è indegna né di Raffaello né del suo allievo, Ancora
smussature a 45°: di nuovO un'invenZ1One bramantesca, npresa m San- tipiche di Giulio sono le insofferenze per problemi di correlazione sin-
t'Eligio degli Orefici, E ancora come in Sant'Eligio, la muratura fini~ce ~ tattica troppo sottili,
terra senza basi, ostentando la propna consistenza strutturale, Ehmll1atl Un'ulteriore caratteristica del progetto rinvia al Pippi, La differente
risultano anche pilastri, lesene o articolazioni verticali, a m~no di incisi~­ altezza delle colonne esterne e interne spezza la costanza delle quote in
ni negli arconi di passaggio, In sostanza, la cappella COStltUls~e ';Ina r:edl- modo VIstOSO; ma tale mancata corrispondenza fra pmnao e spazio cu-
zione della chiesetta progettata da Raffaello 111torno al 154: Il Sll1tetlsmo polato non fa che invertire quella che nel Pantheon adrianeo è istituita
e l'articolazione muraria fanno da protagonisti in entrambe, mentre I fra i medesimi elementi, Senza contare che nelle opere mantovane di
particolari del tamburo sfruttano l'esempio della cappella Chigi in Santa Giuli? Romano simili scarti sono all'ordine del gi01'110: la facciata sul
Maria del Popolo, , ", glard1110 del palazzo del Te ne contiene un campionario "',
Il colloquio fra gli spazi ha attinenza con le nfless1011l svIluppate dal L'attribuzione del foglio di Monaco al Pippi va quindi considerata
Sanzio nel progetto per la facciata di San Lorenzo, nel progetto per la credIbile, In alternatlva, andrebbe considerato il suggerimento di Fmm-
facciata di San Pietro nella facciata a valle di villa Madama, mel, che ha letto nella calligrafia della scritta il ductus di] ean de Chene-
Alcuni particolari 'dell' este1'110 sono inoltre significativi, La simme- vières "~, Ma la differenza dell'inchiostro lascia pensare a un appunto ag-
tria del pronao è sottolineata dalla dilatazione della campata centrale '~', gIUnto 111 un secondo momento, mentre la personalità poco definita del-
mentre irrisolta appare la collocazione dei triglifi alla base del campa11l: l'architetto francese non consente validi confronti"',
le; sulla semiparasta destra un semitriglifo risulta cancellato da n~ttl Pur propendendo per un'attribuzione a Giulio, va avvertito che, da
obliqui che simulano un'ombreggiatura:, si tratta d~lla medesllna dlsm- un punt'; di vista storico, il disegno di Monaco avrebbe un signifìcato
voltura progettuale evidenziata dal menzionato fogho U 1884 A,', di GlU- ~ncor pIU pregnante qualora esso non fosse assegnabile a un diretto al-
lio ROll1anolJ),
hevo del Sanz1O, Il suo raffaellismo dimostrerebbe la diffusione della dif-
ficile lezione del maestro nell' ambiente romano, al di là delle acquisizio-
L'effetto dell'organismo va immaginato ricordandone l'ubicazion~ ni sangallesche e peruzzesche,
'3 al termine del cannocchiale visivo di via del Consolato: la perentoneta AI proposito, va richiamato un singolare progetto (Albertina, n, 6,
del pronao e la struttura scavata del tamburo avrebbero attratto l'atten- 789V) che Metternich ha datato al 1505 circa, riferendolo dubitativamen-
zione da lontano, sfruttando l'insolito accostamento delle forme geol;re- te a San Pietr? "', Si tratta ancora di una rotonda con pronao, a due spazi
triche, Localizzato sul fondo del ventaglio delle strade convergenti, Il c01l1penetrat~ Ildlametro dell'organismo cupolato è di 90 palmi; quello
pronao avrebbe c?stituito ,un elemento s~enico ~i sapore antiquario ed compleSSIVO e dI 220 palmI. Il progetto pottebbe costituire un'ulteriore
erudito, capace di raccoghere I van flUSSI VISIVI , , ' il:ve~lzione per San Giovanni dei Fiorentini, dotata comunque di solu-
Tuttavia, mancano elementi sicuri per rispondere all'll1terrogatlvo zlom eccentriche, Gli emicicli laterali variano i deambulatori raffaelle-
176 Capitolo quarto Mito c architettura nell'età di Leone X 177

schi per San Pietro; anche la soluzione del pronao - con tratti laterali ri- Giuliano d~' Medi,ci, iI fratello di Le':l11~ X: la forma esagonale della cap-
solti con l'intersezione di un ordine gigante a un ordine minore, a colon- pella maggI~Ie - tentata da AntOl;Io Il GIovane nell'U 1292 A - potrebbe 49

ne - riflette motivi del Sanzio. Gli stravaganti emicicli (di 36 palmi di alludeI.e allllnpre,~a dI Grulran,:" Il dIamante. È forse un segreto contra-
ampiezza), abbracciano uno spazio circolare stranamento ridotto: il sto fra rl papa e l FIOrentInI a spmgere rl Sangallo a ideare l'ili progetti da
progetto sembra configurato come un mausoleo, vagamente ispirato al pres~ntare alla gara delI51S-19? Comunque, nei fogli U 199 e200 A agli 50

ninfeo degli Orti Liciniani. Le deformazioni dei pilastri e delle basi delle altan posu nella cappella maggiore avrebbero potuto essere associati
colonne sono dovute al rifiuto della disposizione radiale dei sostegni. Da monumentI comn;emoratIvi; ~nche gli organismi secondari del foglio di
parte sua, il perimetro degli emicicli è indefinito verso l'estemo. La di- Monaco e del codIce Mell<;n l'lceverebbeI:o adeguate spiegazioni funzio-
rettrice longitudinale è sottolineata dallo spazio rettangolare dell'ingres- nalr, se Ir pensaSSImo destmatI ad accoglrere monumenti "~"o
so e dalla cappella finale absidata; sono anche evidenti tracce di una pri- In ogm ~nodo, tale programma sarebbe divenuto inattuale dopo la
ma soluzione per il pronao e per il vestibolo, con scale trapezoidali ai la- morte del nIpote dI Leone X, L,?:enzo di Piero. Il4 novembre 1519 - co-
ti. Ma le aperture segnate nella muratura generano un ritmo disconti- me attesta la «ncordanza» dI GIOvannI Battista Figiovanni ,,, - iniziano
nuo: il progettista è interessato ad allontanare il finale prospettico, gio- le demolrzIO?I necessane per l'erezione del mausoleo mediceo in San
cando sull'improvviso apparire di spazi secondari, transennati da colon- Lorenzo a FIrenze.
ne libere. La soluzione strombata dei portali laterali mette in relazione Il che può spie~are il mutamento programmatico evidenziato dai
questi ultimi con gli assi delle campate a colonne del pro113o. progettI sangalleschldel 1521, quando vengono meno le ragioni di erige-
Dati i molti riferimenti a ricerche elaborate nel 1518-19 circa, il pro- le un ter;rpro centralrzzato: Il quale avrebhe cel~brato sia il gemellaggio
getto dell' Albertina potrebbe documentare un'idea sollecitata dal con- Roma-Fllenze, che Il capItano delle forze mIlrtan ecclesiastiche. Sul
corso leonino: la soluzione del pronao agganciato a una rotonda costi- «,nu.ovo Pantheon» voluto da Leone X si sarebbe coagulata una plurali-
tuisce un elemento di affinità con il disegno di Monaco. Infine, traspare ta dI valenze simboliche.
l'accoglimento dei temi provenienti dalla ricerca del Raffaello piu diffi- È lecita u.n'ulterio~-e consideraz!one sui progetti a pianta centrale di
cile anche se interpretati in modo artificioso. AntonIO rl GIOvane, dI PeruzzI, dell autore del foglio di Monaco. Al di là
È probabile che all'intemo della bottega raffaellesca siano stati ela- deIlll1guaggI usati, quei progetti tentano di installare in città l'assolutez-
borati altri progetti correlati al concorso per San Giovanni dei Fiorenti- z.a delle forme pure, ma Ignorando totalmente il contesto urbano. Il ci-
6,.64 ni. Nel codice Mellon, ai fogli 63v e 64r, è un'invenzione a organismi lrndr.o e la semlsfera, elaborati e «riscritti», rendono un nulla l'intorno
centrici allacciati, con pronao antistante: farraginoso nell'impostazione, che Ir assedIa da pre~so. Le strutture centralizzate, inserite a forza nel fe-
esso rivela però espliciti richiami all'insegnamento del Sanzio. E va rile- nomenIco vanegar~I del tessuto cittadino, si comportano come le forme
vato che tale elaborato - come il progetto qui attribuito a Giulio Roma- p~'Imane del grandI santuari rinascimentali isolati nel paesaggio. Le esi-
6, no - prelude all'impianto binario del santuario della Madonna di Cam- bIte geoI;retl'le evocano parole prime, rispetto alle parole contaminate _
pagna presso Verona, ideato da Michele Sanmicheli, o ai progetti di An- pronuncIate dalla varietà urbana o naturale _. che le circondano. Fra te-
tonio da Sangallo il Giovane per le chiese di monte Moro presso Monte- sto e contesto vlen~ cOSI stabilita una relazione conflittuale. Il primo ten-
fiascone e di San Giacomo degli Incurabili '''. de ad assoggettare Il secondo, o perlomeno a imporre una griglia concet-
tuale .attraveI;so CUI leggere la realtà fenomenica. E questo il senso del
v. Un'ipotesi funzionale: un cenotafio mediceo? Ma quale la fun- t~mpIO.e delI arc? tnonfale campeggianti al centro dei metafisici «vuo-
zione dello spazio secondario nel foglio di Monaco? Tutti i progetti fino- tI» r~fflg,:,ratlnel p~nnellI prospetti ci di Urhino e di Baltimora '''.
ra analizzati sembrano pensati, grazie alla loro forma centralizzata, come SI notI: ~n ten;pIO e una lastra «narrante»; esattamente i temi dei
trionfali mausolei. Ma è verosimile che Leone X abbia avuto in animo, d~e ~oncorSI !e.onI?l. Il nichilismo, ch~ promana dai discussi pannelli
intomo al 1518, un simile programma? E a chi esso avrebbe dovuto esse- Ola ncordatI, e ll1trInseco al pathos che mforma la matematica qualità di
re destinato? È improbabile che papa Medici abbia pensato a un mauso- quelle v.edute urba~? Il tempio e l'arco squarciano lo spazio, pretendo-
leo per se stesso: non sarebbe stata opportuna una cosi clamorosa affer- no ruolr ll1dlscutIbllr nella sua organizzazione.
mazione -- a Roma - di identità nazionale. Ma il 17 marzo 1516 era morto L'oggetto è chiamato a visualizzare una tI'ascendenza che il contesto
Capitolo quarto Mito e architettura nell'età di Leone X 179

nasconde, La forma invoca una «pienezza» intransitiva, In altre parole: mediana?que ad cellas hin,c ~tque hinc aliud tribunal adigebant. Parietes
lo spazio della vita è considerato come sfondo per il trionfo del rappre- pro fa~Clbus cella~'um, efflCleb~nt ex quinta vacui intervalli», La prima
regola e nspettata m pieno nell U 862 A: sia la navata centrale che le cap-
sentare.
pelle so~o termill:ate ad abside, La seconda è rispettata per approssima-
v!. Anco,.a Antonio il Giovane: un tempio «ell'usco», Di ben altra zIOne: al 24 palmi delle cellae, corrispondono i 5 palmi di spessore delle
I natura è il secondo progetto presentato da Antonio il Giovane al coneor- murature laterali, «Latitudinem ipsam templi - scrive ancora Alberti-
661so del "518-"9, studiato nell'U 1292 A e raffigurato nell'U 862 A; una co- dlvldebant 111 partes decem; ex his dabant tres partes tris cellis in dex-
pia - di mano di Giovan Franceseo da Sangallo '" - è nell'U 863 A, forse tram et totidem tris cellis in sinistram positis; mediae vero ambulationi
redatto come documento per l'archivio dello studio, Un terzo foglio, l'U quattuor relinquebant », Ebbene, la larghezza di 60 palmi della nave me-
67 1055 A,., segnalato a suo tempo da Ackerman, contiene studi per il me- dla~~ è esattamente I /4 dei ~40 palnù complessivi, mentre navate latera-
desilno organismo 14~. h 10m cappelle (con una vanazlOne nspetto al modello ideale) misurano
49 È probabile che tale ultimo foglio preceda l'U 1292 A, Si osservi la 72 palmi = 1/3 della larghezza, Ancora una volta il dettato albertiano re-
67 pianta dei pilastri: nell'U 1055 AI' è tentata una soluzione a coppie di se- lativo al more etrusco risulta, rispettato, Inoltl'e: è ora evidente perché
micolonne; ma essa viene eliminata, a favore di una semicolonna unica, Antomo aveva temato - nell U "::'92 A - una soluzione a tre cappelle,
con un nervoso tratto di penna, È questa la forma che torna nei fogli U , An~,~e VltrUVI~), peraltro: mdlca, p~r il tempio etrusco, un rapporto
di 5 : 6 ,n trattausta, tuttaVia, parla d! colonne alte sette volte il diame-
129 2 e 862 A, e che risulta fissata nello schizzo di alzato, Anche le misure
in palmi offrono indizi sulla successione dei fogli, L'ampiezza della na- tro e corrispondenti a 1/3 della larghezza dell'interno: puntualmente,
vata centrale è di 60 palmi, sia nell'U 1055 AI' ehe nell'U 862 A; ma nell'U l'altezz,a della campata tracciata nell'U 1055 AI' è di 75 palmi, pari a circa
rl3 del 227 palmi di larghezza rilevabili nell'U 862 A,
1055 A,. la distanza fra i pilastri è di 24 palmi, contro i 18 e i 20 degli altri
disegni, n sospetto che Sangallo abbia tentato di offrire una sua interpreta-
67 Va quindi riconosciuto, nell'U 1055 A,., l'apparire di un'idea a basili- zion~ del tempio etrusco è dunque giustificato, n fatto che il lato lungo
ca contratta, mentre si profila un interrogativo: perché il medesimo im- cornsponda alla larghezza sarebbe la conseguenza della scelta relativa
49 pianto basilicale appare, nella porzione sinistra dell'U 1292 A, con tre so-
alla piazza, mentre l'ordine inquadrante dipende da ovvi motivi lingui-
le monumentali campate? stiCI. Va comunque escluso che Antonio intendesse «ricostruire» un
66 Lasciando per ora aperto il problema, analizziamo la pianta U 862 A: tempio etrusco: egli sen:;bra piuttosto alludere ad esso, Comunque, l'e-
la chiesa, a tre navate, è fiancheggiata da cinque cappelle ed è conclusa trusco e ill'Omano conVivono nel progetto, secondo un «concetto» di
da un'abside, sporgente dal rettangolo murario, Organismi simili sono immediata riconoscibilità, Ulteriori tentativi sangalleschi di ricostruzio-
tutt' altro che inconsueti nell' opera san gallesca ''', La ripetizione del tipo, ne del tempio etrusco sono stati del resto riconosciuti da Frommel nel
tuttavia, non deve deviare l'analisi, Ciò che colpisce è la contrazione cui foglio U 899 A: ancora una volta, la fonte principale risulta essere il De re
lo schema basilicale appare sottoposto, A prima vista, si tratta di una so- aedificatoria "",
luzione obbligata dal sito e dall'intento di ereare una piazza su via Giu- Anto!1Ìo inda!,a dunque con ostinazione il tempio etrusco negli anni
lia w,, Ma è probabile che Antonio abbia sfruttato tali condizionamenti del ponuflcato di Leone X. E che la fonte sia piuttosto Alberti che Viu'u-
per introdurre nella sua invenzione un «concetto» insolito, vio è significativo, Sangallo coniuga infatti alla ricerca archeologica un
li Si faccia attenzione alle dimensioni: esse sono di 200 palmi per 240, accentuato sperimentalismo: la planimetria sul margine inferiore dell'U
corrispondenti all'ingombro totale dell'edificio; si tratta di un rapporto 899 AI', rileva Frommel "', appare ispirato al ninfeo bramantesco di Ge-
di 5 : 6, La cosa non colpirebbe, se non si trattasse di un rapporto pro- nazzano.
porzionale citato da Leon Battista Alberti, Fatto ancor l'iii significativo, Torniamo al progetto per San Giovanni dei Fiorentini, Anzitutto, in-
il passo del De l'e aedificato,.ia cui ci stiamo riferendo è quello relativo al contriamo un'interpretazione del concetto di convenientia: il modello
~trusco appare il piii adeguato per la chiesa dei Fiorentini, Nell'U 862 A, 66
telnpio etrusco 147.
Diviene indispensabile verificare se altri particolari riflettono la de- m sostanza, andrebbe riconosciuta una miscela di esihizione erudita e di
scrizione albertiana, «Ad caput templi - scrive Leon Battista '" - unum scaltrezza professionale, Antonio da Sangallo, com'è noto, lascia molti
180 Capitolo quarto Mito e architettura nell'età di Leone X 181

disegni di ricostruzione del mausoleo di Porsenna e di altre ~ntichità della nave mediana con l'abside finale è risolto mediante una semi colon-
etrusche, ma nella sua architettura il «mIto etrusco» fa appar1Zlone 111 na e una semilesena; lo sviluppo della superficie curva è solcato da lese- 69
modo sporadico ''', L'U 862 A può quindi essere considerato un corolla- ne minori, presumibilmente con capitelli immersi in una cornice trabea-
rio della moda cui aveva dato un contributo Annio da Viterbo, e che ac- ta, Infine, Sangallo sembra incidere il semicilindrosuperiore con spec-
quista nuovo significato nella Roma medicea, Tuttavia, la soluzione di chiature: lo indica lo schizzo prospettico disegnato al margine sinistro
Antonio manipola l'Idealtypus di riferimento interpolandolo con fonu dell'U 1055 AI',
diverse, L'uso dell'ordine gigante e le arcate in successione evocano una Siamo ora in grado di leggere piti agevolmente l'invenzione, L'eroica 68,69
romanità imperiale; volendo portare il ragionamento alle sue estreme successione degli elementi verticali è enfatizzata dalla volta a botte dalla
conseguenze, nelle idee espresse nei fogli sangalleschi va vista una pun: contratta profondità, La direttrice longitudinale è intersecata dalle al-
tuale traduzione architettonica dell'ideologia portante della pohuca dI lungate prospettive laterali: l'osservatore, nell'incedere nel vano forte-
Leone X: la fratellanza storica di Firenze e Roma, mente illuminato, avrebbe approfondito lo sguardo nei canndcchiali
Comunque, a giudicare dai fatti successivi, non sembra che l'idea del prosp~ttici introdotti dalle arcate, Con strumenti di massima semplicità,
tuscanico more abbia colpito granché i Fiorentini, che laSCIano cadere ti Antomo crea una «macchina spaziale» compatta e articolata, Ciò che
suggerimento sangallesco, La qual cosa fa riflettere sulle sfaccettature sembrava uno schema riduttivo si rivela frutto di uno dei migliori mo-
culturali della committenza nei primi decenni del XVI secolo: non è menti progettuali del maestro ''',
escluso che riferimenti sottili e intellettualistici, come quelli contenuti Anche la pianta della facciata permette di formulare ipotesi rico- 70
nell'U 862 A, non vengano recepiti, o che essi vengano valutati di scarsa struttive, Nell'U 862 A, il diametro delle semicolonne è di 5 palmi, pari a
eloquenza, quello dei sostegni interni, mentre l'arco mediano è pili largo di soli tre
palmi rispetto a quelli laterali, Il che implica una replica puntuale in fac-
Rimane comunque la sostanza architettonica del progetto, Nello stu- ciata, dell' ordine interno, '
67 dio di alzato contenuto nell'U 1055 Ar, i pentimenti riguardano l'altezza La fronte stabilita nel disegno segna il momento iniziale di un proces-
, delle semicolonne giganti: disegnate in un primo momento di 40 palmi, so dI 1'lelaborazlOne, che condurrà alle pili mature pl'Oposte del 1521: il
i
su piedestallo di 12 palmi, Sangallo è costretto a ;,erificarne l'inc~)!1- confronto con gli esterni di Sant'Egidio in Cellere - forse progettati in-
gruenza, sia rispetto all'arcata che alla f111estr~ supenore, ndotta a mlm: torno al 1514 - è indicativo della rapida maturazione dell'architetto ''',
me dimensioni e schiacciata sotto la trabeazlone, DI conseguenza, egh Una volta ,messa a punto la planimetria definitiva, tuttavia, questa è
allunga la semicolonna, aggiungendo circa 12 palmi, Un'alt~zza com- pronta a dIvenIre, per Antonio, un tipo ripetibile: vedi i progetti per le
plessiva di 75 palmi appare nel calcolo annotato sotto lo SChIZZO; se ne chiese di Castro e di Pitigliano, Comunque, da una planimetria «pove-
ottiene un rapporto di 5 : 4, rispetto ai 60 palmi della navata centrale, La l'a» emerge una complessità che rimette in causa la personalità di Anto-
finestra a timpano può ora essere ingrandita in modo conveniente, nio il Giovane nella fase, compresa fra il 1518 e il 1521 circa, in cui l'incon-
È anche probabile che soltanto dopo aver stabilito le, misur~ dell' ar- tl'O

con Raffaello innesca in lui reazioni feconde quanto contradditto-
116
cata (palmi 20 X 40 = proporzione di I : 2), Sangallo abbIa modlft~ato la ne ,
distanza fra i pilastri, Secondo un metodo per 1m consueto, Antomo usa Il che vale ancor pili per i progetti che seguono alla fuoriuscita di
una grafia «abhreviata»: sono sufficienti una porzione di pianta e una Sansovino dal cantiere, Nel 1521, come s'è detto, si apre una nuova storia li
campata a permettere le verifiche necessarie per ~assare a Rrogetti piti per la chiesa: l'intero dibattito che aveva animato la competizione risulta'
,definiti, Possiamo pertanto tentare una ncostruzlone de1l111venzlone, annullato, Bisognerà dare un senso a tale svolta, analizzando i nuovi di-
66 interpolando l'alzato ora esaminato alle indicazioni offerte dall'U 862 A. segni di Antonio, che pongono immediatamente ardui pl'Oblemi filolo-
68 Otterremo una navata centrale solennemente cadenzata da semi co- gici,
lonne giganti e da arcate, con finestre poste a fissare una lenta cadenzà
ritmica, Lo sviluppo delle navate secondarie, con arcate inquadrate da VII, Antonio il Giovane, 1521, Nella sua analisi dei disegni sangal-
lesene, obbliga a una forte inclinazione dei finestroni verso l'alto: l'espe- leschi riferibili alla chiesa di San Marco a Firenze, Giovannoni ha inclu-
diente è identico a quello che Antonio sperimenta pili volte ''', L'innesto so, non senza qualche perplessità, il foglio U 1364 A ''', L'identificazione 7'
Mito e architettura nell'età di Leone X
Capitolo quarto

dello studioso non è mai stata messa in discussione '''; tuttavia, essa non stian.a », con aperture «neopaleocristiane e neomedioevali» "". È difficile
regge a un'analisi ravvicinata "'. La semisezione tracciata nel foglio, anzi- segUire l'autore su tale via. Il riferimento alla tradizione benedettino-
cisterce~lse è fuori luogo nel caso specifico; nessun segno di religiosità
tutto, non corrisponde alla solnzione a schema longitudinale disegnata
per San Marco (D 1649 A). Né lo schizzo di facciata - che presuppone un evangehca vIene 1l10lu'e emesso dall' aristocratica confraternita fiorenti-
organismo a tre navate - è riferibile a quella planimetria. Inoltre, la se- na. Per quanto concerne Sangallo, va rilevato che Benedetti contraddice
zione mostra una navata centrale affiancata da una navatella, secondo un se stesso "" ,Del ,resto.' è stato già osservato che l'assunzione di modelli pa-
rapporto assai minore del 2 : I (palmi 27 e 13 Yz) stabilito nell'D 1649 A; leOCnStIalll o blzant1111, per BrunelleschI Bramante Francesco di Gior-
senza contare, che in tale ultimo disegno la navata è affiancata da cappel- gio, Gi,;,liano da Sangallo o Fra Giocond~, non impÙca affatto una lettu-
le coperte presumibilmente da volte a vela. Infine - e l'argomento è deci- ra stonclzzata, d'altronde anacronistica, L'area dell' antico è ancora
sivo - è chiaramente leggibile nella semisezione un' arcata minore, dise- estremamente ampia per quei maestri 'M, Caso mai, valgono riferimenti
gnata di scorcio: è evidente la sua appartenenza a un' abside posta a con- analogIcI, come nel caso dei martyria assunti come modelli di chiese-
mausoleo ~ di cappelle sepolcrali, o nel caso di titula riferiti ad apostoli.
clusione della navata centrale.
La ricerca di un progetto sangallesco cui riferire i due disegni del no- Ma sara bene, prIma dI proporre Ipotesi facilmentc falsificabili in-
stro foglio non dà adito a molte alternative: essi corrispondono con suf- terrogare di nuovo i progetti. '
7' ficiente fedeltà alla pianta tracciata sul lato destro del foglio D 864 A, da
porre, per ragioni già scandagliate dalla storiografia, come il primo della È molto probabile che l' O1'ganismo a deambulatorio sia stato suggeri-
to aISangallo da un progetto sul quale egli sembra meditare in pio occa-
nuova serie per la chiesa dei Fiorentini "".
Il disegno D 864 A è stato giustamente riconosciuto come autografo SIO~lI: SI tratt~ del dls~gno D 6 AI', sul verso del quale lo stesso Antonio
di Antonio, e riflette la decisione di allineare la facciata al filo di via Giu- scnve «Op111IOne e dIsegno dI fra Jocundo per Santo Pietro». Dna suc-
c~ssIOne di spazi cupolati strutturati a quincunx è concluso, nel progetto
lia '''. Per altro verso, le due piante tracciate nel foglio costituiscono un
indizio eloquente, Come suo solito, soltanto dopo la scelta da parte del dI Fra G~ocondo! da.un d~ambdatorio, da ~ui si irradiano cinque cap-
committente di uno degli schemi proposti, Antonio procede allo svilup- pelle abSIdate. Al latI dell orgalllsmo, due ftle dI cappelle tenD1nate ad
po del modello e ai disegni definitivi '''o Il che avviene anche nel nost1'o absI~e def111I~cono le navate supplementari '''o L'interesse sangallesco
caso: è agevole seguire il processo che conduce Sangallo dall'D 864 A al- per l D 6 AI' nguarda non certo la struttura complessiva - indubbiamen-
le soluzioni successive (U 861, 860, 174 A) e ai progetti per la facciata. te farraginosa - bens! le singole soluzioni spaziali, inedite nell' ambiente
L'intera serie è dunque compresa fra il gennaio 1521, data in cui Antonio romano. Lo schema marciano - che aveva già sollecitato Raffaello nell'i-
sostituisce Sansovino, e l'aprile-novembre dello stesso anno, data dei deare lo sfondo architettonico della Cacciata di Eliodol'O - appare ad
pagamenti a Simone Mosca per le decorazioni esterne "';. esempIo nel progetto per San Pietro D 254 A, probabilmente tracciato
da Antonio all'inizio della collaborazione con il Sanzio per il tempio Va-
Il foglio D 864 A contiene due progetti fra i pio clamorosi della pro- tIcano. La contam111aZIOne fra spazi longitudinali e policentrici non spa-
7'
duzione sangallesca in tema di edilizia ecclesiastica. Nella soluzione nsc~ tuttaVIa ne&li ~nni successivi. È con l'introduzione di cupole secon-
tracciata sulla destra, un impianto a tre navate, fiancheggiato da cappel- dane che Antolllo Il GIOvane tenta di correggere l'impostazione raffael-
l~sca \;"er San Pietro, di cui egli critica, in particolare, la scarsa illumina-
le, sfocia in un transetto: quest'ultimo accoglie una cupola di 30 palmi di
Z10ne .
diametro, impostata su massicci pilastri ad angoli smussati. L'organismo
è concluso da un coro aperto su un deambulatorio, sul quale si aprono, a Indubbiamente, il tema del deambulatorio ha a che fare anche con
progetti bramanteschi (D 20 Ar) memori del San Lorenzo a Milano '''o
loro volta, cappelle a raggera.
Sandro Benedetti, considerando tale progetto, ha associato la straor- Fra le meditazioni pro~ettuali di Antonio il Giovane appaiono comun-
dinaria soluzione finale alla tradizione benedettino-cistercense, richia- que ult~non o~ganlsn:I conclUSI a deambulatorio: vedi il disegno D 810
mando, fra l'altro, la chiesa gotica di San Francesco a Bologna. Per l'au- A (Sant Anton111o a PIacenza). Ma quale significato attribuire a tali cu-
riosità sangallesche?
tore, Antonio sarebbe protagonista di una «svolta », che trasformerebbe
l'ecclesia Florentinorum da «celebrazione mondana a significazione cri- Quanto è desumibile dalle notizie biografiche relative all'architetto,
T,
Capitolo quarto Mito e architettura nell'età di Leone X

l'indifferenza mostrata nell'elaborare modelli antitetici e la sua concen- pensare, per la navata, a un ritmo alternato di frontoni, mentre rimane 73
trazione sulla l'es aedi/ieatol'ia, rendono improponibili motivazioni reli- accertato che l'attico è destinato a proseguire nel coro semicircolare "'.
7' giose. Ma torniamo a esaminare l'D 864 A, collegandolo alla sezione e al La semisezione permette ulteriori osservazioni. Le strutture verticali
7' prospetto tracciati nell'D I364 A. Nella pianta, il deambulatorio e le sue si concludono nelle nervature della volta a botte, rialzata per motivi otti-
cappelle sono condizionati dai pilastri associati a semi colonne, la cui ci, secondo quanto lo stesso Sangallo consiglia nell'D 168 A, per la chiesa
ampiezza è condizionata a sua volta dal semicerchio del coro e dalla for- di Santa Maria di Monserrato "'. Il dispositivo a due piani comporta una
ma dei vani laterali. Dopo un tentativo irrisolto, Antonio opta per mura- sovrapposizione di archi nel passaggio dalla navata centrale, dai transetti
ture convergenti al centro del cerchio generatore, ottenendo vani e pila- e dal coro, al vano cupolato, a causa della dimensione dei pilastri posti
stri trapezoidali. Il che comporta il raddoppio delle lesene verso il deam- all'intersezione delle braccia voltate. Il trionfale invaso della navata,
bulatorio; i vani irradianti, di conseguenza, assumono due diverse di- scandita severamente dai pilastri, trova dunque una rispondenza negli
mensioni, con absidi riservate unicamente alle cappelle maggiori. La archi sovrapposti: questi sono inoltre proiettati - nella facciata schizzata
proiezione delle doppie lesene sulla curva esterna genera cosi una n'ava- sul margine destro del foglio - in una sorta di sediana, che ricorda i piu
ta ritmica, risolta con l'interpolazione di cappelle minori alle cappelle tardi studi per la cappella Paolina "".
absidate. Gli spazi morti del progetto di Fra Giocondo vengono risolti Interpolando la struttura del deambulatorio e delle cappelle radiali
grazie a un dispositivo coerente con l'organizzazione del corpo longitu- all' organismo delineato nell'D I364 A, è possibile completare la ricostru- 73

dinale e con le leggi geometriche dettate dal coro "". zione del progetto. Del quale è notevole la coerenza, fino ai minimi par-
Ma si osservi con attenzione l'articolazione dei sostegni su alti piedi- ticolari. La scelta dell' ordine dorico, anzitutto: alto 7 moduli, il pilastro è
stalli. Ai lati del!' arco visto di fianco appaiono lesene. E pertanto rico- compresso fra la trabeazione e l'alto piedestallo (3 moduli e I h), secon-
do un gusto tipico del Sangallo. Lo schiacciamento dell'echino e l'ado-
7J struibile una navata ritmata da pilastri emergenti, affiancati da semilese-
zione di alte basi - simili, da quanto è leggibile nel disegno, a quelle dori-
ne, con trabeazione a risalti multipli; una soluzione simile - ma con dop-
che del Colosseo - unifica il fascio degli elementi venicali. La luminosità
pie paraste - era stata proposta dal Sangallo nei progetti per San Marcel-
della navata è infine assicurata dalle finestl'e orientate verso l'alto, a cau-
lo al Corso "'. Non può essere escluso che anche l'D I364 A prevedesse il sa della pendenza dei tetti.
raddoppio delle paraste. Tuttavia, i limiti fissati da via Giulia e dal Teve- Di eccezionale enfasi la proposta depositata nei due disegni. All'eroi-
re risultano già forzati: l'organismo risulta lungo 3I4 palmi romani. Dn ca cadenza dei sostegni verticali, commentata dai l'isalti delle tl'abeazioni
ispessimento delle strutture portanti comporterebbe la perdita di due e dalle edicole su mensole, si associano effetti di trasparenza, sia allivello
caPRelle. terreno che allivello superiore. Soprattutto, il dispositivo permette la
E necessario pensare allora che la sezione corrisponda a una pianta in cl'eazione di un percorso avvolgente e l'allestimento di un finale polipro-
cui il sistema dei sostegni sia stato rielaborato nella forma sopra descrit- spettico. Infatti, il deambulatorio assicura una perfetta organicità all'in-
ta: Antonio sembra aver studiato con accuratezza - prima di farla cade- tera «macchina» spaziale: la cupola è immel'sa in un continuum, date
re-la sua soluzione a deambulatorio, cosi da far supporre che i due fogli anche le sue dimensioni limitate. La direttrice longitudinale, dopo la
in questione siano i superstiti di una serie piu ricca. pausa della cupola stessa "', si irradia verso spazi conclusi dalle cavità ah-
7' Proseguiamo la lettura della semisezione. La navata centrale è a due sidali delle cappelle: il percorso del deamhulatorio risulta «accelerato»
piani: pilastri contratti, coronati da una fascia trabeata, definiscono un dalla tI'avata ritmica e dall' alternanza dei valichi, presumibilmente ad al'-
attico. Al centro delle campate, sono inserite finestre ad arco, inquadra- co per le cappelle maggiori e a cornice piana per le minori.
te da tabernacoli poggianti su mensole: l'elemento è confrontabile con le Il bramantismo e il rigorismo del primo Sangallo si sposano felice-
finestre progettate per Castro (D 750 Av e D I684 A), con quelle studiate mente con la fluidità e l'elasticità dell'ultimo Raffaello, senza rinunciare
per palazzo Farnese (D rooo e roOI A), con quelle per la stessa chiesa dei a un virtuosistico gioco di concatenazioni: il gusto per una spazialità spe-
Fiorentini, nella soluzione incisa dal Labacco. L'elemento è rappresen- l'imentale, l'icca di echi antichizzanti, non rinuncia a un vitruvianesimo
tato, nell'D 1364 A, in prospetto e di fianco, comparendo sul fondo del liberamente declinato.
coro, e in trasparenza rispetto al pilastro dell'attico. Il che permette di Siamo ora in grado di rispondere al nostro interrogativo circa i moti-
186 Capitolo quarto Mito c architettura nell'età di Leone X

vi che spingono Antonio da San gallo a studia~'e, organis.mi conclusi a tico riprende una soluzione che appare nel famoso prospetto del Lou-
deambulatorio, Eliminando ogni interruzlOne VISIva, essIl11f~tti conclu~ vre ''', in alcuni schizzi leonardeschi, in monumenti tombali del tardo
dono i dispositivi spaziali mediame prospettiv~ avvolgentl ~ !!Tadlat:. E '400 e del primo '500.
quanto Antonio ricerca, con altn stru~nentl, nel SUOI R.rog~ttl con~lu~I d~ Antonio interpola e unifica dunque temi divergenti, ridotti a unità
cori semicircolari o a forma dI cerchlO oltrepassato ,EsIste, u,n afùmt~ con grande padronanza. Elementi non secondari sono gli arconi - che
tematica fra il progetto a deambulatorio per San Glovanm del horentlm legittimano strutturalmente l'enfasi della campata centrale -le volute di
e le soluzioni D 4031 A per San Marcello al Corso, D 181 Ar per Il coro raccordo, la guglia che dà slancio verticale all'ultima campata. Si con-
della chiesa abbaziale di Montecassl110, D 1313 A per Il nuovo coro della fronti ora lo schizzo con il progetto finale per la facciata della chiesa dei
chiesa di Santa Maria sopra Minerva a Roma. Ma nel tardI progettI per Fioremini, nella copia di Aristotele da Sangallo (D 176 A). n dispositivo 76
74 San Tolomeo a Nepi (1539 ca.), Antonio dimenticherà le sue SOIUZI?~1 è invariato, a meno di precisazioni. La guglia è ora spostata sulle due pa-
unitarie, pur ricordando esplicitamente il progetto traccIato sulla sml- raste finali, le volute sono ad avvolgimenti inversi, l'al'cone superiore
stra del foglio D 864 A. . .,. . della campata centrale è sostituito da una finestra, gli occhi rotondi del-
Le ultime osservazioni sembrano confermare gIUdIZI dIvenuti cor- l'attico risultano mutati in nicchie ,w.
remi sul Sangallo, visto come artista discomi~~o, attento, fino al 15 27
circa, alle «sprezzature» del Sanzi? e a spunti 1~1110VatIVI peruzz:scht, Dna diversa impostazione della relazione fra esterno e inte1'l1o emer-
chiuso poi in un' asciuttezza professIonale schl~cCIam su una commtttel;- ge dalla soluzione planimetrica di sinistra dell'D 864 A. La chiesa appare 7'
za che non favorisce piu le raffinatezze formalt g!,adlte alla Roma med~­ di minore lunghezza (273 palmi circa), grazie all'eliminazione del coro
cea. Frommel e Bruschi hanno iniziato a modlftcar~ tale schema cntI- circolare e delle cappelle radiali. La testata verso il fiume è definita da un
co "'. Per offrire un comributo al tema, analtzzeremo Il prospetto tracCia- coro rettangolare, con quarti di colonna inseriti agli angoli e abside rit-
7',7' to nell'D 1364 A e la seconda soluzione planimetrica dell'D 864 A. n ra- mata da lesene; ai lati, vani absidati si aprono sui transetti. Rimane iden-
pido schizzo di facciata verifica la congruenza dell' orgamsm? ~on un ~p: tica la zona della cupola, ma le navate sono a tre campate, larghe 25 pal-
parato capace di soddisfare le ambizioni rappres~ntatIve del horentlm, mi circa, Lo spazio l'esiduo fino a via Giulia è occupato da un vestibolo
Sul prospetto si proiettano le navate: la struttura e.dete:mmata d~lla so- tripartito, profondo 23 palmi.
Vl'apposizione degli arconi, che riflettono Il dISPOSItiVO mterno. L mtera L'organizzazione di un atrio tripartito come spazio di mediazione fra
fronte si incardina su un duplice griglia geometrlca. In onzzontale,. tra- la chiesa e il sito urbano rinvia ad almeno due precedenti: al San!' An-
vate ritmiche affiancano l'eroica duplicazione degli arconi ~entrall. In drea albertiano e al progetto raffaellesco per la facciata di San Lorenzo.
verticale, si sovrappongono tre livelli - un attico fra due ordl~l-:: ndottl a n cannocchiale prospettico di via del Consolato avrebbe inquadrato un
due in corrispondenza delle navate mir;ori e d~lle cappelle, Ed e eVIden- dispositivo plastico giocato, come nel pl'ogetto qui attribuito a Giulio
te il riflesso degli studi per la faCCIata dI San PIetro. Il r.aLfaeltsmo dI An- Romano, sulla dialettica fra membrature e profondità atmosferiche. Il
tonio assume infatti, fra il 1518 e il 1521, connotat! cntICI . La ~mtas.s~ del ritmo delle semi colonne binate forma infatti una griglia il cui sviluppo in
Sanzio è sottoposta a una logica verificata dalla coerenza del dISpOSItIVI e altezza presuppone uno schema non molto diverso da quello tracciato in
degli organismi. La soluzione innovativa - or~line este1'l1O alto quanto D 1364 A, a meno dello sfondamcnto dell' atl'io. Il confronto fra 1'864 A e 7'
quello interno e attico imerrotto da arcata - e npresa da Sangallo nel la soluzione D 865 A - per la chiesa di San Tolomeo a Nepi - è illuminan- 74
progetti per San Luigi dei France~i (D 868 fi), per San Ma,rc~ ~ Fll'~nze te. Il progetto per la chiesa-mausoleo di Nepi è del 1539 circa, ed è alter-
78 (D 1365 A) e m altre occaSlom. Rimane un mcertez~a sullmdme fl~ale nativo al progetto D 551 A,', di cui viene iniziata la l'ealizzazione nel 1539-
del settore centrale che nello schizzo dell'D 1364 A e poco dlffer~nzlato 1540 '''. Si tratta di due fra le piu inteel'ssanti invenzioni della tarda attivi-
da quello dell'attic~ sottostante. Ma le nicchie inse~ite fra le semlcolon- tà di Antonio il Giovane: con un'inattesa impennata, Sangallo si dà a fa-
ne esplicitano la pausa dell' attico stesso, che. raccoglte targhe rotonde fra ticose ricel'che su organismi compositi e policentrici, riprendendo solu-
le paraste abbinate. Indubbiamente, la faCCIata a travata ntmlca e ad at- zioni già sperimentate. Non a caso Dagobett Fl'ey - dando fede al catalo-
tico interposto tiene conto dei risultati consegUIti nel concorso per la go del Ferri - ha ascritto i disegni per il San Tolomeo alla serie degli studi
facciata di San Lorenzo a Firenze, mentre l'arco trionfale inserito nell' at- per la chiesa romana ,Q. Le tre navate, affiancate da tre cappelle per lato,
\o/!!I'L·:
:

188 Capitolo quarto Mito e architettura nell'età di Leone X

nell' 86 5 A, riflettono il progetto 864 A: vedi anche l'atrio a tre campate no ostentare come fulcro della loro cittadella. È significativo comunque,
che tiprende quelli bramanteschi della pianta di pergamena per San Pie- che il progetto finale di Antonio possa essere considerato ancora aftuale
tro. Ma il dato significativo è l'associazione all'atrio stesso di due campa- nel pieno dell'età della Controriforma: l'ipotesi umanistica è compro-
nili; le torri stringono fra loro le tre arcate di accesso, ricordando, fra messa, già intorno agli anni '20, da astrazioni che tisulteranno prov-
l'altro, la soluzione raffaellesca per la facciata di San Pietro e il progetto visoriamente vincenti nella seconda metà del secolo.
dello stesso Sangallo per San Luigi dei Francesi. È probabile, pertanto,
che anche per le soluzioni di sinistra dell'V 864 A siano stati previsti due
campanili, come limiti monumentali della composizione. Il trionfale er- 3. Di nuovo Firenze: Antonio da Sangallo il Giovane per la chiesa di
metismo del Sant' Andrea albertiano viene «corretto» tramite una me- San Mano (1520 ca.).
trica ispirata a una sintomatica mediocritas '''o In tal modo, i progetti de-
positati nei fogli V 864 e I364 A testimoniano di un momento particolar- Fin dal I938, Gustavo Giovannoni ha attirato l'attenzione su un
mente felice della ricerca sangallesca; il pericolo eclettico è scongiurato gruppo di disegni di Antonio il Giovane, identificati come progetti per
grazie alla concinnitas privilegiata del piti «ciceroniano» degli architetti la ricostruzione della chiesa fiorentina di San Marco '''o Sulla data e sul
operanti a Roma nel primo' 500. perché di tali progetti, rimasti senza esito, le ricerche archivistiche non
hanno offerto alcun dato. Certo è che il problema del rifacimento della
È nei fogli successivi che al cauto sperimentatore si sostituisce il fred- chiesa, annessa al convento domenicano in cui aveva soggiornato Giro-
75 do professionista. I disegni V 86I, 860, 175 A impoveriscono progressiva- lamo Savonarola, era da tempo ali' ordine del giorno, come hanno sotto-
mente le idee finora analizzate: l'ultimo di essi è sostanzialmente affine a lineato Ludovico Borgo e Howard Saalman. I due autori, infatti, hanno
quello sulla cui base si inizia, nel I52I, a fondare la chiesa. Giacomo della collegato un documento dell' aprile I5I2 a un modello ligneo di Baccio
Porta, che riprenderà il cantiere nel I583, non varierà che di poco l'ele- d'Agnolo, già ritenuto progetto per la chiesa fiorentina di San Giusep-
mentare schema basilicale con cui si conclude la vicenda, iniziata nell'in- pe '''o Di grande interesse, ai nostri fini, la persona che, nel I512, detiene il
verno I5I8-I9 con ben altre ambizioni. priOl'ato di San Marco; si tratta di un umanista, Sante Pagnini, i cui inte-
Per quanto riguarda Antonio, tale décalage è tipico. Lo tivedremo ressi per la mistica ebraica rinviano alla tradizione pichiana, e di cui è no-
analizzando gli studi per San Marco a Firenze; ma esso caratterizza altri ta la fedeltà all'insegnamento e alla predicazione del Savonarola. Le pre-
episodi della vita professionale del maestro. Tentato da soluzioni inedite ferenze artistiche di Pagnini sono coerenti ad una cultura non estranea al
e complesse, all'inizio della progettazione, Antonio riduce progressiva- neoplatonismo, ma saldamente agganciata al clima prodotto dall' espe-
mente i propri spunti innovativi. Sembra prevalere la figura del vitruvia- rienza piagnona. Amico di Michelangelo, il priore domenicano era stato
no che ostenta - come propria caratteristica qualificante e distintiva - un committente di fra Bartolomeo e - come vicario generale della congre-
rigore e un'austerità privi di sbavature. L'immagine che Sangallo impo- gazIOne - aveva sostenuto un progetto di Simone del Pollaiolo per il con-
ne a se stesso è tuttavia artificiosa: essa consegue a una rinuncia, come vento delle monache di San Domenico di Lucca ' "o Non è necessario, co-
dimostrano le vicende analizzate e quelle su cui ci soffermeremo. Possia- munque, riaprire la polemica sulla reale aderenza di artisti come il Cro-
mo tuttavia ticonoscere, dietro la progressiva semplificazione delle pIa- naca al pensiero savonaroliano ''': è un fatto, che la chiesa di San France-
nimettie sangallesche, l'atteggiamento dei committenti. Il Consolato dei sco al Monte rimarrà come modello di ascetismo formale in campo ec-
Fiorentini appare ostile ai «romani» schemi centralizzati e rivela un evi- clesiastico, in consonanza, del resto, sia con i richiami alla simplicitas
dente conservatorismo; su cui, del resto, Antonio non ha difficoltà ad compiuti da un letterato come Giovanni Nesi, che con una linea già per-
appiattirsi. Il modello a tre navate, con pilastri privi di semicolonne, non corsa da Giuliano da Sangallo.
fa che aggiornare - a meno del finale triconco - tipi planimetrici tradi- Anche qualora l'identificazione del plastico cinquecentesco con il
zionali: la sua asciuttezza, contrapposta alla plasticità e al respiro spazia- progetto cui si riferisce illihro di Ricordanze fosse inesatta, rimane certo
le del progetto a deambulatorio, dice qualcosa sulle preferenze del Con- che Baccio d'Agnolo aveva redatto un modello per la chiesa di San Mar-
solato. Che invece non ha nulla da obiettare circa la ricca facciata sangal- co, durante il priOl'ato di Sante Pagnini. Tuttavia, non esistono per ora
lesca: come s'è visto, è questo lo status symhol che i Fiorentini intendeva- documenti che chiarifichino le ragioni della sua mancata realizzazione '''o
Capitolo quarto Mito e architettura nell'età di Leone X

Qualcosa è invece possibile dire circa la data dei successivi fogli san- a semicerchio oltrepassato. Sangallo aveva già sperimentato tale forma
galleschi. Contestando !'ipotesi di Giovannoni, che aveva assegnato il di coro, nel disegno V 4031 A per San Marcello al Corso ' 'o In quel pro-
gruppo degli Vffizi agli anni fra il 1525-26 e il I530, Frommel ha collegato getto, lo spazio semicircolare, coperto da una grande semicupola, con-
i disegni di Antonio il Giovane a una notizia riferita dal Cambi, che atte- cludeva trionfalmente - dilatandolo -lo spazio voltato dell'unica nava-
sta l'intento di Leone X, nel novembre I520, di canonizzare l'arcivesco- ta. Nel progetto per San Marco, invece, la disposizione del semicerchio
vo Antonino, a suo tempo priore del convento domenicano '''o L'incarico crea un voluto dualismo, risolto in modo brillante nelle cerniere di inne-
ad Antonio, secondo tale ipotesi, andrebbe pertanto spostato agli ultimi sto dei due spazi contrapposti. La successione dei quali avrebbe creato
anni del pontificato leonino, con una datazione suffragabile anche dal un effetto singolare, dato l'identico diametro imposto alla cupola e alla
punto di vista stilistico: i disegni per San Marco sono agevolmente collo- semicupola.
cabili subito dopo i progetti di concorso per San Giovanni dei Fiorentini Alla singolarità del coro si aggiunge quella della chiesa vera e pro-
e in prossimità di quelli per San Giacomo a Scossavalli e per la cappella pria. Vago è in questa il riferimento al Battistero fiorentino: l'irraggia-
Carvajal in Santa Croce a Gerusalemme. mento dei vani e la croce di Sant' Andrea formata dalle cappelle maggiori
Il primo foglio della serie è già sintomatico. Ancora una volta, Anto- costituiscono, in qualche modo, una risposta e un'alternativa ai modelli
nio propone alla committenza due schemi planimetrici: nell'V I254 A,., a quincunx di Bramante. Tutti i riferimenti sangalleschi, penanto, sono
egli contrappone, a una pianta longitudinale a navata unica, un faticoso romani; addirittura« imperiale» è l'aspetto esterno del progetto (V 1363
progetto a pianta centrale, dominato da una cupola su spazio ottagona- Av). Il trionfale sviluppo della cupola e delle quattro cupolette che la
le. I vani minori sono aggregati in modo forzato: ne risulta una somma- echeggiano è commentato da una facciata in cui riappare l'ordine gigan-
toria, che indebolisce l'idea, di sapore leonardesco, appuntata sulla de- te. Il settore centrale, concluso dal timpano triangolare, è definito da
stra del foglio. È tuttavia evidente la preferenza riservata allo schema coppie di semicolonne allungate, inquadranti l'arco trionfale di accesso;
centralizzato, con sviluppo complessivo compreso in un quadrato plani- l'imposta di quest'ultimo stabilisce la quota della cornice trabeata in cui
metrico. L'organismo a navata unica, con cappelle laterali e profondo si immergono le paraste che concludono la composizione.
coro, viene sviluppato nell'V I649 A, mentre un inconsueto sforzo pro- L'effetto dell'invenzione è enfatico. Sangallo offre una riedizione
gettuale viene dedicato allo schema alternativo. Già nell'V I254 Av, An- della struttura a ordini intersecati, variando il modello bramantesco
tonio fissa gli elementi fondamentali delle soluzioni successive: egli trac- della chiesa di Roccaverano, accolto, poco prima, nel progetto per San
cia una porzione angolare della pianta da cui è deducibile lo sviluppo Marcello al Corso. Nel suo insieme, l'esterno appuntato nell'V 1363 Av
complessivo, e, contemporaneamente, una porzione di prospetto; due riprende e dà forma all'idea schizzata nell'V 1254 Av. Sia all'inizio che
rapidi schizzi verificano la coerenza dello spazio interno. Ciò che è piti alla fine del suo iter progettuale, pertanto, Antonio propone per i do-
significativo è l'apparire, sin da tale fase iniziale, dell' ordine gigante in menicani di San Marco, un motivo -l'ordine gigante - che non è certo
facciata: elemento su cui dovremo riflettere piti oltre. fra i suoi preferiti. È legittimo sospettare che tale concessione sangalle-
79 La soluzione finale è nell'V I363 AI', ma appare già nell'V I312 A '~. Il sca al trionfalismo <<fuori misura» sia pragmatica: né la superba «ma-
disegno finale della serie - il già citato V 1363 AI'- mostra il risultato del gnificenza» della facciata, né l'organismo binario potevano risultare
laborioso dibattito instaurato da Sangallo con se stesso. Allo spazio otta- gl'aditi ai monaci, ancora saldamente ancorati all'insegnamento del Sa-
gonale cupolato, di 36 braccia fiorentine di diametro, si aggregano, sulle vonarola.
diagonali, quattro cappelle absidate con cupole minori, derivate dalla Come spiegare tale singolare contraddizione? Come mai proprio
raffaellesca cappella Chigi in Santa Maria del Popolo; fra di esse, sono Antonio il Giovane viene chiamato a dare alla chiesa domenicana una
disposte cappelle rettangolari. L'ottagono è inoltre animato dal ritmo forma che rinnega in modo cosi clamoroso la simplicitCls prediletta dal
generato dalle diverse luci imposte alle arcate dei vani periferici. Di con- predicatore messo al rogo nel 1498? L'interrogativo è inquietante e im-
seguenza, alle lesene piegate a libro si accoppiano semilesene, in corri- pone una disamina delle vicende politiche e religiose coinvolgenti, alla
spondenza delle cappelle a pianta quadrata. Ma la caratteristica piti no- fine degli anni 'IO, i savonaroliani di San Marco e la famiglia Medici. Ma
tevole del progetto è la bipartizione dell'organismo. Alla chiesa per i se- è prima necessaria l'analisi di un ulteriore documento grafico, da cui
colari, si aggrega un «teatro sacro», dedicato ai monaci, in forma di coro tenteremo di attingere ulteriori indizi.
Capitolo quarto Mito e architettura nell'età di Leone X '93

,8 Si tratta dei disegni contenuti nell'U 1365 A, un foglio intermedio fra poi riflettere criticamente su di essa. Quello che abbiamo chiamato il
79 l'U 1254 Av e l'U 1363 AI'. In esso, è dato seguire l'ideazione sangallesca suo metodo abbreviato di progettazione subisce, coerentemente, una
nel suo farsi, nelle sue impennate, nei suoi pentimenti: i molti schizzi si trasformazione.
richiamano in modo affascinante l'un l'altro, restituendoci il farsi di un La pianta, anzitutto: non vi sono in essa sostanziali differenze rispet-
pensiero architettonico insolitamente febbrile. to a quella schizzata nell'U 1254 Av, a eccezione delle semicolonne,
emergenti dali' ottagono entro cui è inscritta la cupola. Ma è esattamente
Procediamo con ordine. È intanto opportuna una precisazione sul- questo l'elemento determinante, come dimostra lo schizzo prospettico
,8 l'organismo ovale schizzato sul margine superiore del foglio. Giovanno- di interno. Sangallo disegna una campata che permette di intuire lo svi-
ni - ma l'ipotesi è stata ripresa anche recentemente m - ha visto nello luppo dell'insieme: le semicolonne inquadrano gli archi di accesso alle
schizzo un'idea per la chiesa di San Giacomo a Scossacavalli: per que- cappelle, ma il pel'imetro ottagonale cosi definito si trasforma brusca-
st'ultima, Antonio dà in effetti le tre note piante degli Uffizi (U 305, 908, mente in un anello circolare, grazie a un artificio mai piti usato da Anto-
'347 A), databili ai pl'imi anni '20, in cui è evidente lo sforzo di tener con- nio. La trabeazione, infatti, assume l'aspetto di un tambmo contratto,
to di due ingressi fra loro ottogonali '''o Ma l'ipotesi di Giovannoni è in- impostato direttamente sulle colonne. Non basta: come è verificabile
verosimile. «Sala aovata », scrive Sangallo nello spazio rettangolare, con nello schizzo di esterno e nell' abbozzo di sezione a lato, al di sopra della
terminazioni ad arco, che si staglia al centro dell'invenzione: già tale di- trabeazione si sviluppa una corona circolare, interrotta da lunettoni. Un
zione fa escludere che si tratti di una chiesa. La riprova è nei nicchioni e secondo tamburo - evidenziato, nella prospettiva e nella sezione, da un
nelle scale a semicerchi inversi, che appaiono in entrambi i lati lunghi: le rapido segno - si imposta al di sopra della corona stessa, conclusa da una
absidi scavate nel nicchione supel'iore replicano il motivo conclusivo del cupola. La soluzione, tecnologicamente al'dita, comporta una conse-
Belvedere superiore di Bramante. Il loro collegamento con la grande sa- guenza. L'unità dello spazio interno, promessa dalla planimetria, viene 80·8,
la è simile a quello che conduce ai vestiboli - con colonne libere - aperti frazionata; l'invaso è pensato come laborioso comporsi di solidi geome-
sui lati brevi: l'idea è pettamo riferibile a un casino da collocare in un trici sovrapposti, sviluppati telescopicamente sulla direttrice verticale. Il
giardino. Il carattere giocoso delle scale, l'al'iosità di nicchioni e vestibo- che si riflette puntualmente nella configurazione esterna. Al di sopra di
li, la forma - non consueta per Antonio - del salone, giustificano ampia- una facciata molto articolata, Antonio disegna una volumetria fatta di
mente tale identificazione. prismi ottagonali digradanti, con cupola immersa: in sostanza, un orga-
77 È noto, inoltre, che nelle immediate vicinanze della chiesa di San nismo «a pagoda», che preannuncia la doppia struttura interna.
Marco i Medici possedevano un giardino ''': è molto probabile che la Sangallo aveva già ideato uno sviluppo volumetrico simile: si veda il
«sala aovata» sia stata pensata come elemento edilizio ad esso relativo. progetto per la chiesa di Santa Maria di Loreto a Roma, documentato
La notazione non è marginale. Essa contribuisce a identificare come me- dal disegno U 786 A "'. Può anche essere istituito un confronto con il
dicea !'iniziativa che dà occasione ad Antonio di configurare i suoi pro- doppio tamburo dell'ultimo progetto per San Pietro; in cui dominano,
getti: è suggestivo pensare che chiesa e casino siano stati appuntati nel tuttavia, considerazioni statiche diverse '''. Comunque, una doppia strut-
medesimo foglio, rivelando, fra l'altro, un'insolita vena giocosa. tura viene pensata anche da Leonardo da Vinci, nell'organismo centrico
disegnato nel ms B di Parigi, f. 56v'''. Le volumetrie «a pagoda» di An-
Torniamo ai disegni relativi alla chiesa, tentando di seguire il proce- tonio costituiscono infine lontane premesse alle ben piti complesse in-
dimento logico compiuto dall'architetto. Il quale appunta una serie di venzioni di Guarino Guarini '''o
riflessioni sull'idea di centralità. Sangallo schizza rapidamente diversi È singolare trovare nella produzione dell'architetto di palazzo Far-
organismi: uno dei quali, quadriconco, è palesemente ispirato al tempio nese soluzioni preludenti ai «miracoli strutturali» dell' architetto-filoso-
di Santa Mal'ia della Consolazione a Todi. Tuttavia, il vero soggetto pro- fo teatino. Tuttavia, è opportuno interrogare le idee sangallesche nella
gettuale è riconoscibile nei tre disegni che appaiono - in successione - loro specificità, evitando di cadere nella trappola delle «anticipazioni ».
nella porzione inferiore del foglio: una pianta, un esterno visto in pro- Ed è indubbio che Antonio sia stato tentato - in una fase intermedia del-
spettiva, un interno ricco di soluzioni alternative. La complessità dell'i- la progettazione di San Marco - dali' ambizione di esibire un virtuosismo
dea obbliga Antonio a verificarla graficamente nella sua interezza, per / tecnologico capace di andare al di là dei canoni comunemente accettati.
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Capitolo quarto Mito e architettura nell'età di Leone X 195
'94
Si coniughi tale ostentazione di libertà - anche dai modelli antichi - tica per Giuliano da Sangallo, per Raffaello, per Antonio il Giovane e
con l'elaborata facciata, commentata da guglie e da un inatteso arricchi- per Peruzzi, in vari modi coinvolti nell'impresa petriana.
mento statuario. Non viene piti adottato l'ordine gigante; la configura- Per quanto riguarda il tamburo sorretto da colonne, la riprova è nello
zione ad attico - non lontana da quella pensata per San Giovanni dei sfondo architettonico della raffaellesca Cacciata di Eliodoto. Il motivo s.
Fiorentini - è tuttavia caricata di valori celebrativi dagli archi, dai taber- viene coniugato dal Sanzio a un organismo a piti cupole; la nanazione
nacoli, dalle piramidi svettanti ai lati, dalle statue. Soltanto la decorazio- dell' episodio biblico è ottenuta attraverso la riedizione di un modello
ne a riquadri del tamburo cela uno sforzo di adeguamento alla tradizio- spaziale bizantino, inttodotto, nel dibattito romano, dal progetto per
ne fiorentina, per il richiamo a Santa Maria del Fiore. Ma il riferimento- San Pietro redatto da Fra Giocondo "'. Viene addirittura da pensare che
assai vago - viene del tutto eliminaro, come s'è visto, nel progetto defini- l'idea contenuta nell'V 1365 A costituisca una risposta« da vero architet- 78

tivo. to» all'interpretazione raffaellesca della soluzione di Bramante. La com-


Di nuovo, Antonio si comporta seguendo un iter riduttivo. Sulla sini- plessità sperimentata per l'occasione sarebbe cOSI conseguente a una ga-
stra dello schizzo prospettico, egli accenna una soluzione alternativa, eli- ra ideale, ingaggiata con il Sanzio: il tema, raffigurato pittoricamente da
minando l'anello circolare a favore di una trabeazione a perimetro otta- quest'ultimo, viene tradotto - da Antonio - in invenzione strutturale. Al
gonale; sul margine sinistro, infine, egli traccia una sezione parziale, in che va aggiunta la notazione di Shearman, che ha letto un dispositivo
cui differenzia decisamente gli accessi alle cappelle, lasciando impreciso analogo a quello della Cacciata di Eliodoro nel foglio raffaellesco del-
il collegamento dell'ottagono con la cupola. Come nel processo ideativo l'Ashmolean Museum dj Oxford, 517V "'. È inoltre sicuro che quella stes-
relativo a San Giovanni dei Fiorentini, Antonio abbandona subito sche- sa soluzione viene adottata da Baldassarre Peruzzi: essa è stata ricono-
mi complessi a favore di soluzioni piti compassate. Di grande interesse, sciuta nel disegno V 494 A - un'utopica cupola ellittica destinata al
tuttavia, è il fatto che - anche se con puri esperimenti mentali - egli sia «duomo nuovo» di Siena - e probabilmente viene ripresa in altre inven-
tentato dal confronto con i linguaggi di Raffaello e di Peruzzi: un tema zioni peruzzesche 20l.
che conviene approfondire introducendo nella narrazione un excursus. Peruzzi non si limita, tuttavia, alla sperimentazione grafica. Forse,
già alla fine del "5"4 - a stare a una lettera del principe Alberto Pio - è
Torniamo a considerare la struttura con trabeazione circolare diret- pronto il suo modello per il duomo nuovo di Carpi '"'o nel 1525 i pilastri 85

tamente impostata su colonne emergenti: di tale soluzione abbiamo già della cupola e il transetto sono in stadio avanzato '"'. Ma a una battuta
considerato un esempio, nel progetto per il tempio dei Fiorentini sopra d'arresto seguiranno completamenti seicenteschi non fedeli al progetto.
attribuito a Giulio Romano, sicuramente noto al Sangallo. Ma l'origine I! rilievo pubblicato nel 1882 e un meno noto disegno redatto nel r874 da
dell'idea è piti lontana. Cupole con tamburi sorretti da colonne disposte Achille Sammarini mostrano la pianta del duomo nuovo con i pilastri
a cerchio appaiono, notoriamente, fra gli studi di Bramante per San Pie- giudicati «sconvenienti» nel corso di un dibattito tenuto nel r627-29 '".
83 tra in Vaticano: segnatamente, nei fogli V 7945 Ar-v e V 20 A 'W. Anche In luogo degli smussi bramanteschi, Peruzzi aveva posto quattro ar-
Bramante, in quei progetti, sembra animato dalla volontà di innestare chi di cerchio convessi: egli aveva ribaltato, pertanto, la soluzione con-
una gigantesca tholos a un insieme di strutture voltate: un ardito esperi- cava introdotta da Antonio il Giovane nel progetto per la chiesa di San-
mento, basato sull' artificiosa manipoJazione di modelli antichi, che t'Egidio in Cellere. Per di piti, Baldassarre aveva lasciato emergere, dalle
avrebbe portato a un risultato inedito. E stato giustamente osservato che superfici convesse, paraste giganti su cui aveva impostato la cupola. Di
a sua volta l'idea bramantesca ha le sue premesse in spunti offerti da tale «capricciosa» invenzione possediamo anche un'immagine, in una
Francesco di Giorgio Martini: la relazione fra il senese e l'urbinate, d'al- foto d'archivio scattata prima del 1883 "'. 85

tronde, è stata accertata da diversi studiosi. Altrettanto accertabili sono Siamo in presenza di una riflessione su uno degli spazi piti originali
le reazioni alle idee bramantesche per il tempio petriano. Anche ammet- del tardo antico: l'artista interpreta l'organismo ad angoli convessi del-
tendo l'ipotesi di un progetto di Donato continuamente in ptogress '"', l'Oratorio della Croce in Laterano ''". Pertanto, la possibilità di manipo- 87

molti indizi permettono di pensare a molteplici riflessioni - da parte de- lare lo spazio, fino a renderlo elastico, interessa Peruzzi già intorno al
gli architetti attivi a Roma - sulle soluzioni provvisorie ideate dal mae- 1514-15. In qualche modo, inoltre, egli interseca due modelli tratti da edi-
sUo. Esse, comunque, divengono sicuramente oggetto di studio e di cri- fici originariamente contigui: elementi verticali sorreggenti direttamen-
Capitolo quarto Mito e architettura nell'età di Leone X

te una cupola caratterizzano il Battistero lateranense (studiato da Bal- Santa Maria sopra Minerva a Roma in un mausoleo mediceo "'. Esiste
dassarre nell'V 437 Ar). È quindi significativo che, nel foglio di anonimo una ragione precisa per tale alleanza fra i Medici e il convento di San
88 V I955 Av, appaia, insieme a un esterno dell'Oratorium Crucis - palese- Marco: difficilmente la famiglia fiorentina concedeva interessamenti
87 mente tratto dall'V 438 AI' - un disegno relativo a una prima soluzione senza finalità ben delineate. Come ha messo in luce Donald Weinstein
dei pilastri di Carpi: a lato della lesena, la superficie convessa accoglie la fama e l'onore di quel convento erano essenziali per Firenze. Il predo~
qui nicchie '". Baldassarre tenta dunque di integrare fra loro tre motivi minio spirituale della sede domenicana in città era un utile strumento
sintattici: l'ordine gigante delle paraste; il sintagma sostegno-cupola; per il consolidamento dell'autorità fiorentina nella regione"'. Lo stesso
l'effetto di compressione dell'invaso, tratto dal monumento tardo anti- Lorenzo de' Medici sembra voler potenziare l'autorità del convento
,IO
co . quando, nel 1489 - su consiglio di Giovanni Pico - intercede per ottene-
79 Il che ci riconduce ad Antonio il Giovane e al suo progetto per San re il trasferimento a Firenze di Girolamo Savonarola '''. Malgrado le criti-
Marco a Firenze. Ricondotto a forme geometriche semplici, l'ottagono che contro i tiranni e il tenore di vita dei «grandi», che urtavano la su-
sangallesco, con cappelle diagonali, rivela anch'esso attinenze con lo scettibilità di Lorenzo, questi non aveva molto da temere dal predicato-
scomparso sacello lateranense. Il medesimo modello antico viene tra- re ferrarese. Prevaleva, in ogni caso, la necessità di recuperare la cen!l'a-
dotto in figure spaziali consuete dal Sangallo, e reso piti complesso da Iità spirituale del convento. Non a caso, il progetto savonaroliano teso a
2
Peruzzi 1!,
trasferire i suoi confratelli fuori Firenze, nei castagneti di Montecavo so-
pra Careggi, viene contrastato e fatto naufragare '''o La morte del Magni-
Anche i progetti sangalleschi per San Marco, dunque, sono frutto di fico, gli eventi del 1494, la direzione che prende la predicazione piagno-
una gara ideale. Vn clima competitivo caratterizza l'età leonina e cle- na nell'intermezzo repubblicano, non potevano non incidere sulle rela-
mentina, accentuando il differenziarsi delle maniere: gli sforzi tesi a« su- zioni fra la famiglia e il convento.
perare» gli artisti rivali accelerano l'alternarsi delle ipotesi formali e illo- La situazione si fa ancora piti complessa dopo il 15"2, quando la tatti-
ro consumo. Le invenzioni di Antonio il Giovane per la chiesa fiorentina ca seguita nei confronti dei domenicani di San Marco diviene flessibile e
costituiscono infatti «risposte» alle provocazioni di Bramante, di Raf-
articolata. La gestisce il cardinale Giulio de' Medici, arcivescovo di Fi-
faello, di Peruzzi. Diviene a questo punto pressante l'interrogativo: che
renze. Giulio non opera ritorsioni nei confronti di coloro che erano stati
senso dare a tali ricerche, in relazione alla chiesa in cui aveva predicato
s~guaci di Savonarola; al contrario, egli tenta di assiclll'arsene l'appog-
Savonarola? Qualora i committenti avessero voluto ottenere un proget-
to dotato di savonaroliana simplicitas, avrebbero dovuto rivolgersi ad al- gIO, offrendo loro alte cariche e ricorrendo ai loro consigli "'. Di riman-
tri artisti: non certo all'architetto che nel I5I9 aveva tentato di alterare in do, i Piagnoni potevano attendersi risultati favorevoli dall' elezione di
senso monumentale il pauperistico progetto di Jacopo Sansovino per la papa Leone. Girolamo Benivieni mostra un riaccendersi del vecchio spi-
chiesa romana dei Serviti "'. rito profetico e riformistico, scrivendo la sua Frottola pl'O papa Leone in
Ma chi ha incaricato Antonio da Sangallo il Giovane di stendere i renovatione ecclesie: Dio, egli scrive, aveva inviato un potente leone, che
suoi progetti? Che essi siano stati elaborati su incarico mediceo è molto avrebbe messo in fuga i lupi '''o La Fl'Ottola esprime le speranze di fondo
probabile. Le relazioni fra il convento domenicano e i Medici erano state dei Piagnoni. I tradizionali temi di Savonarola non sono affatto rinnega-
strettissime nel xv secolo: su pressioni di Cosimo, le autorità ecclesiasti- ti: rinnovamento della Chiesa tramite una radicale riforma, in cui i valori
che avevano concesso, nel I436, il permesso di espropriare gli originari spirituali siano privilegiati; attesa profetica; legame fra risveglio religio-
occupanti del convento - i benedettini di San Silvestro - a favore dei do- so e patriottismo cittadino. Il che è testimoniato da un proliferare, a Fi-
menicani Osservanti. Lo stesso Cosimo aveva ampiamente contribuito renze, di scritti e poemi che esaltano l'ascesa al soglio pontificio del
alle spese per il chiostro, anicchito dalla biblioteca dell'umanista Nicco- «buon pastore» Leone, salutato come segno di nuova età dell' oro. Ma la
lò Niccoli. Del resto, sono noti i suoi legami con l'allora priore Antonino declinazione del mito è diversa da quella ufficiale. Per gli ambienti pia-
Pierozzi, arcivescovo di Firenze dal I446 al I459. gnoni, si !l'atta di un recupero del profetismo escatologico. Nel luglio
La connessione fra i domenicani e i Medici rimarrà solida nel tempo. "514, un carmelitano identifica Leone X, nel corso di una predica a Fi-
Ne fanno fede, fra l'altro, i progetti per la trasformazione del coro di renze, con il past%~~ angelicus delle profezie amadeite "'. Identificazione
Capitolo quarto Mito e architettura nell'età di Leone X '99
niente affatto tranquillizzante per il pontefice: essa era potenzialì'nente
eversiva nei confronti dell' autorità e della gerarchia ecclesiastiche. Nell'~vviarci alle conclusioni, va ribadito che i tre episodi confrontati
L'atteggiamento diplomatico nei confronti dei Piagnoni non poteva fra k,ro 111 ql1:esto capitolo formano un plesso storico unitario. Viene
che mutare: lo dimostra la condanna di un sodale di Girolamo Benivie- perS1110 da chiederSI se la pIanta sangallesca per San Marco non debba
ni, l'apocalittico Francesco di Meleto "'. Viene inoltre indetto un Sinodo qualcosa al progetto di Sansovino per San Giovanni dei Fiorentini: con
della provincia fiorentina, con l'obiettivo di 1'iesaminare il contenuto la sua errata identificazione dell'U 1312 A, Siebenhiiner ha messo in rilie-
dell'insegnamento del Savonarola: in realtà, si stava dando inizio all'e- vo, senza volerlo, l'affinità fra le due invenzioni.
stirpazione programmata del venenum apocalittico no. Dopo i decreti del Indubbiamente, il mecenatismo mediceo si fa garante della gara idea-
quinto concilio vaticano e del Sinodo fiorentino - osserva Weinstein m - le con l'antico e della koiné creata dal dibattito al'tistico romano: la« nuo-
nessun nuovo profeta si alzerà ad annunciare che Firenze sarebbe stata il va ,maniera» è ad e~so cons:,stanziale. In questo, Leone X appare assai
centro di una nuova èra. I Medici erano risultati vittoriosi. Essi si erano pIU attento e smahzlato dI G~uho II. Le Vicende che abbiamo seguito pos-
resi conto che le visioni di rinnovamento religioso si connettevano sU'et- s'.)110 esserlette co.me tentauvo di tl'aslare a Firenze il clima generato dal
tamente a sogni di libertà cittadina. Il plauso a Leone X come pastor an- VItale spen111entahs1110 romano; la resistenza a tale operazione è eviden-
gelicus sottintendeva un sogno civile: ed esso era profondamente repub- zIata dalle beffe s?blte da Baccio d'Agnolo, colpevole di aver dato un
blicano e anticuriale. Con determinazione, i Medici si adopereranno per aspetto ~ntlt1'adlzlOnale alla facciata di palazzo Bartolini-Salimbeni "'.
distruggere, nei decenni successivi, il mito savonaroliano e le aspettative L epIsodIO non va sopravvalutato, ma dice tuttavia qualcosa. Anzitutto
ad esso connesse, proponendo una diversa «idea di Firenze» "'. esso f?ostra una anco; vivapartedpazion~ popolare alla configurazion~
L'intera strategia rappresentativa di casa Medici, a Firenze e a Roma, clttad:na, con capacita dI dlSCer11lmento dIffuse, anche se, probabilmen-
acquista un nuovo significato alla luce di tali considerazioni. Per quanto te,. a ltvello epIdermICO. In secondo luogo, emerge un'eloquente tivalsa
riguarda il convento di San Marco, le conclusioni del Sinodo non aveva- nel confronti di quanto potesse intaccare la tradizione consolidata.
no affatto spento le speranze piagnone. La memoria di Savonarola persi- Rimane da c.onsiderare che tipo di connessione possa essere stabilita
fra I programmI I~edlcei e gli intenti degli architetti: ma quanto è dedu-
steva, e la sua parola sosteneva chi ancora non abbandona,!:a la fede in
CibIle dalle analtsl compIUte rende chiaro che essi si implicano vicende-
una renovatio Ecclesiae intrecciata all'apoteosi di Firenze "'. E cosi possi-
volmente senza appartenersi l'un l'alt1'o.
bile riconoscere i significati cbe la ricostruzione della chiesa di San Mar-
Possiamo dunque inte1'1'ogare di ,nuovo i soggetti di questo capitolo,
co può avere avuto, dopo il Sinodo e nell'imminenza della canonizzazio-
dando per scontata la loro ~entrahta per la maturazione delle poetiche
ne di Sant'Antonino, negli intenti di Giulio de' Medici. L' oggettualità c111quecentesche. Che Il perIOdo consIderato formi una akmé dell' epoca
clamorosa dell' organismo di Antonio gioca un ruolo determinante. La che ne batta uno dei titmi essenziali, sembra assodato. '
facies romana della famiglia medicea stravolge i significati storicamente . I pr?getti per San Lorenzo: nel loro insieme, essi dànno forma a una
stratificatisi sulla chiesa. Il progetto sangallesco, con la sua enfasi cele- dIscussIOne sulla relazione fra la superficie - il risultato dell' albertiana
brativa, cancella la memo1'ia dell'ascetismo piagnone. È piuttosto l'iden- mtemsio py1'amidis visivae - e lo spazio. E a tale relazione è data forma
tificazione dei Medici con la Roma triumphans che viene imposta: que- c~nJlittuale, espressa. in ?,odo frammentistico ~da Giuliano da Sangallo, 40
sto sarebbe stato il messaggio che tale ulteriore pezzo di architettura elmca dal Buonal~ou, dIalettica da Raffaello. E da tah nsposte che pro- 36"39
«non fiorentina» avrebbe emesso. cederanno le ultenol'l elaborazioni del secolo, a meno degli isolati espe-
Ancor piu che nella competizione per la facciata di San Lorenzo, il nmentl dI Peruzzi.
gusto mediceo impresso sui luoghi eletti a emblemi della presenza fami- . IIconcorso per San Giovanni dei Fiorentini affronta invece i modelli
gliare in città impone forme estranianti. I tre grandi progetti sollecitati prUll1 della costruzione dello spazio: e l'occasione dà vita a uno stupefa-
9 dai Medici a Firenze dal 1513 circa in poi - il palazzo fra via Laura e le cente colloquio dei massimi sistemi.
78 mura, la facciata michelangiolesca di San Lorenzo, il San Marco di An- " Quant~, poco dopo, Antonio da Sangallo il Giovane pensa per San
tonio il Giovane - avrebbero inciso profondamente, qualora realizzati, I;1arc~ aFlrenze, è conseguenza di quel «dialogo». L'assolutezza del- 78,79
sull'immagina1'io collettivo. l a1'cbe vIene «addomesticata» in un linguaggio che rende discorsivo
200 Capitolo quarto Mito e architettura nell'età di Leone X 201

4 Cfr. J Sheflt'man, Rapb{/el's Car/oDns ili tbe CoUeetioll o/ Hel' Majesty tbc Queell ami tbe 'l'ape-
80·82 l'apparire, nel contesto cittadino, del gioco perfetto delle ?eometrie. Ar- slries /01' tbc Sistine Chapel, London 1972, p. 15 e nota 86.
ticolandosi - volumi digradanti, cupola affossata, raccordI pronunCIatI- , Cfr. Iovi Pauli, De vita Leollis decimi, FI01'entiae, s.d. (mflI55r), pp. 68, 146;]. \Y.!. O'Ma!1ey, S.l,
la centralità perde il suo carattere terroristico, si fa spettacolo. Ci/es o/Viterbo 011 C!mrcb aud Reform. A Stlld)' il1 Rellaissallce Tboligb/, Leiden 1968, pp. 30, 71 e
lOH6; F. Cruciani, Il te((lro del Campidoglio e le Feste Romal/e del J513, Milano 1968, !N/sS"'''; H.
12,18 Analogamente a quanto accade per il ridisegno urbano di Roma, l'età Lilius, Villc/ L{/n/e{/l GÙmico!o. L'archi/eltllm e la decomziol1e pittorica, Roma 1981, I, pp. 235 sgg.;
leonina non lascia comunque che progetti e ruderi: il frammento incom- M. \XIinner, POl/tormos Fresko i/1 Poggio a Caiano. Hi1/weise zu setner Dell/ul/g, in «Zeitschrift
piuto di villa Madama I,;e è un ~~blema. Daun lato, ':l1,;a magnil09uenza fGr Kunstgeschichte», xxxv (1972), pp. 153-97. Sul mito mediceo dell'età dell'oro cfr. inoltre A.
Chastel, Ari et Humanisme à Florence au lemps de LCllfrentle Magn~fiqlle, Paris 1959, mld. ir. 'l'o·,
che sfiora l'utopia. Dall altro, l npensamentI contll1Ul, Il ced~re dI fronte rino 1964, pp. 27-29; E. Gombrich, Nomi (md Forlll in tbe ArI o/Ibe RellafSStIflCe, London 1966,
alla realtà, mutamenti di programma che si concludono con ll1terruZIOnI trad. iL Torino 1973, pp. 43-50; G. Costa, La leggenda dei secoli d'oro l1el/(/ letteratur(/ ita/i(/Ila, Ba·
e riduzioni. Il medesimo comportamento, fatto di velleità e di indecisio- l'i 1972.
~ Cfr. Shearman, R(lpbael's CartoollS dt.; H. Burns, Raf/aello e «quell'aHtiqua archi/Cc/lira», in C.
ni caratterizza anche la politica interna ed estera di Leone X; le vicende L. Frommel, S. Ray e M. Tafmi, Raf/aello arcbitello, Milano 1984, pp. 388-91. Sull'arte Hugustea,
reiative all' architettura riflettono a sufficienza la bivalenza dei grandi con osselVazioni di notevole portata metodologica per il problema dell'uso politico delle imma-
eventi. La pax christiana è contraddetta dalle azioni concrete, caratteriz- gini, ch. P. Zanker, Augustus und die Macbt del' Bdilel', Mi.inchen 1987, trad. iL Torino 1989.
7 Cfr. S. Ammirato, Istorie/iorelltille, a cura di F. Ranalli, Firenze 1849, XXXIX, pp. n-I2; Silvano,
zate da un pericoloso pendolare, fino al 1519, fra hancia e Impero; la po- « Vivere civile» dt., pp. 32-33; Butters, Covemors (llld G(!1Jcl'Ilmellt cit.
litica distensiva nei confronti del « popolo romano» si rivela ben presto ~ Ibid. p. 27.3. Quando, nel 1516, Lorenzo di Piero decide grandi feste popolari per il giorno di San
fittizia e frutto di un astuto disegno accentratore; le nuove attrezzature Giovanni, molti fiorentini - narra Piero di Marco Parenti - si ritirano nelle loro vi!le suburbane,
urbane e le opere di riforma territoriale rimangono inattuate; i fermenti in segno di ostilità (t'htd., p. 278). Nel 1515, sono inoltre registrate turbolenze causate da prediche
di natura savonaroliana e avverse al nuovo regime (ibid., pp. 263-64). Osserva Betters, che Loren-
di riforma religiosa e le aperture al pensiero erasmiano vengono deluse. zo di Piero l'ili che tendere all'instaurazione di una formale signoria su Firenze sembra baloccarsi
Infine, i tentativi di risanamento economico vanno inconno a un falli- con tale idea (pp. 3°2"3). Francesco Guicciardini, in Del modo di (/ssicurare /0 stato ai Medici,
scritto agli inizi del !5r6, censura gli errori di Giuliano e di Lorenzo de' Medici, che si erano alie-
mento pressoché completo. .... nati i favori dei fiorentini, condannando inoltre il tentativo di assumere formalmente il dominio
La grande utopia armonica celebrata dal dIbattIto archItettOnIco ro- della dttà (tMd., pp. 274-75).
mano appare - intorno al 1520-21 - come una lmgua sganCIata da refe- 9 C. Rousseau, l'be Yoke lmpre,f(l o/ Leo X, in «Mitteilungen des Kunsthistorischen Institutes in

renti contingenti. La sua correlazione con" l'età dell' oro» è ormai pale- Florenz», XXXIII (1989), n. I, pp. II3-26.
lQ P. Giovio, Dialogo delle imprese mi/itari el flJllorose, Lione 1559, ma scritto a Firenze intorno ai
semente fittizia. Di ciò sembrano accorgersi i protagonisti dell' età che
1550, pp. 39-40.
segue: una rottura, ma avvertibile al momento soltanto da orecchie raffi- li Rousseall, Tbc Yoke Impresa dr., pp. 1I5·16.
nate, si fa evidente alla fine della vita di Leone X. Forse, lo stupefatto 12 C. Mozzarelli, Prillcipe, carIe e govemo tra '500 e '700, in Cui/me e/ idéologied(/I/s l(/ genèsede l'E'-
senso di catastrofe che, nei circoli intellettuali, accoglie la notizia della tat modeme, Actes de la table ronde organisée par le CNRS et l'Ecole française de Rome (ottobre
morte di Raffaello - il6 aprile 1520 - ne è un sintomo: il mito della pie- 1984), Roma 1985, pp. 373 sgg.
Il P. Burke, l'he HùtOl'icalAtltbropology o/Bari), Modcm Ifal)'. Essaysoll PercefJ/iolllll/(i COlllllllllli-
nezza dei tempi sta per esaurirsi "". Sul tema, e sulle contraddizioni che catioll, Cambridge 1987, trad. iL Roma-Bari 1988, p. 206 sgg., in particolare a p. 225.
esso nasconde, dovremo riflettere ancora, spostando l'attenzione sulle Il A. Quondam, Introduzione a Castiglione, Il libro del Corlegùlf1o, Milano 1981, p. XlII.
conseguenze della catastrofe decisiva: il Sacco del 1527. 15 Sull'ingresso trionfale del cardinale Nicolò Ridolfi in Vicenza, nel 1543, c il significato che assume
la regia palladiana per le successive vicende urbane, dr. L. Puppi, A"drea Pal/adio, Milano 1973,
I, p. 15; II, p. 257 (scheda 16). Sugli ingressi di Carlo V, cfr. A. Chaste!, Les E";lltrées de C!Nlrles
Qui}!! C/1 Italie, in].Jacquot (a cura di), N/es et Cérémonies da Temps de Chilrles Qui,,!. Les Fetes
1 Vasarì-Milanesi, Vi/e, VI, pp. 250-51. Ma dr.]. Shcannan, POIl/ormo a/u! Andrea delS(//'/o, ~5j 3, de la RCllaifSt/1/ce, Paris 1960, II, 1'1'.197-206; C. 1)'Onofrio, Rellov(/tio Rom(le, Roma 1972; M< Fa-
in «The Blldington Magazinc», CIV (1962), n. 715, pp. 478.83. Shearman, sulla b.ase delle test.uno- giolo eM. L. Madonna, lil'eatro del Sole. La l'ilolldaziol1edi Palermo ilei 0l1quecel1/0 e l'idea del-
nianze di Giovanni Cambi e di Bartolomeo Cerretani, osselva che le feste descl'ltte da Vasan non !tI città barocca, Roma 1981. Sull'ingresso di Leone X n Firenze, oltre al classico J Shearman, The
possono essere connesse all'elezione di Leone X (lI marzo r51.3). FIOl'elltil1e E,/Irata 01 Leo X, 1515, in «Journal of rhe \X1arburg and Courtauld Institutes»,
XXXVIII (1975), pp. 136-54, vedi A. M. Testaverde Maneini, La decorazionelestiViI e /'itillemrio di
~ L. Lanclllcci Diario/iorwtillo dal '450 a11516, a cura di Iodoco Del Bndia, Firenze 1883, ristam-
'ri/olldaziolle' del/(l ci//à negli ingressi trioll/a/ia Pirellze tra xv e XVI secolo, in «Miueilungen cles
pa anast. Fi;enze 1969, p. 328. Sulle vicende relative al rientro dei Medici a Firenze e alla loro Kunsthistorisches Institutes in Florenz», xxxn (1988), n. 3-4, pp ..32,3 sgg., in particolare alle pp.
azione fino al 1523, si veda H. C. Butters, Govemors and Govemmelll iII Bar~v .Sixteell": Cenlllr)' 331-40; I. Ciseri, L'ingresso trionfale di Leone X in Firenze Ilei 1515, Firenze 1990 (sull'opera di
Florence 1502-1519, Oxford 1985 e G. Silvano,« Vivere civile» e «govemo !1l~sto» a.ftrellze ~I~! Baccio d'Agnolo e di Bacdo Bigio, pp. 37 sgg.; sui miglioramenti viar!, l'eliminazione di ostacoli,
primo Cinquecento, Padova 1985, Per il colpo di stato de! settembre 1512 e gli eventi succeSSIVI, illivellamento di piazze, ibid.; sulla facdata effimera della cattedrale, pp. Jl2-16).
cfr. alle pp. 23 sgg.
16 Vasari-Milanesi, Vite, VII, pp. 494-95.
J Landucci, Diario cit., p. 33,3.
202 Capitolo quarto Mito C architettura nell'età di Leone X 2°3

I) Ibid. p. 495. facci(l/(t diS. Lorel/~~, in.H. A.l\~illon e C. H Smyth, Micbelallgelo al'chitello. Lajacda/({ diS Lo-
l~ Marchini, De m;/limis, in Stlldim Raffaello, Urbino J987, I, pp. 241 sgg. An:1lizzando gli apparati /'eI:zo e la c~!pola d! S. PIetro, Milano 1988, pp. 3-15; G. C. Argan e B. Contardi, Miche/(flIge/o ar-
trionfali descritti nel Diario del Landucci, Marchini parla di un' «esplosione quasi orgiastica della c!Jt!:!!O, ~llano.199?, pp. 8:_-8~ e 16.1-71. Non sarà affrontato, in questo capitolo, il problema del-
colonna (. .. ) non in lincn con le tranquille abitudini architettoniche della Firenze del tempo» I ~ng!i1a~la de~tl~1azlone d~1 dlsegnr ~a,n~al!e~d~i U ~78, 277 e 280 A: d riferiremo petlamo ai pri-
(p. 242). E sempre Landucci a riportare il numero delle colonne erette nei quindici Hddobbi effi- mI due, sotlolmeandone l OJ11ogenelta lingUIstica l'lspetto agli U 276 e 281 A.
meri. Cfr. Landucci, Dimio/io/"mtil1o ciL, pp. 352 sgg. l~ Cfr. M. TaftJri, l~rog~tto pc:r la/tI~CI~/a del/a dJù!s(/ diSml LOl'el/Zo, Firel!ze, in Raffaello architetlo,
19 Cfr. al proposito, L Hyman, No/es (/l/ti Spew!atiollS 011 S. Lorel1zo, Palazzo Medici, ami (ili Urbal1 PP· r6 5: 6 9 (con l'Jfe~'mlen.t1 alla blbllOgrafia precedente); Borsi, Giu!iallodtl Sal/gal/o dc, pp. 490-
Pro/l'C! by J3mnel/e.w1.Ji, in «Journal of the Society of Architettura! Hisrorians», XXXIV (1975), n. 49,1; Md.lon, La/tlCC/a:(( 1,Sal1 Lorenzo c,it., pp. 6-8. L'attribuzione è stata a lungo discussa con l'a-
2, pp. 98-120; Id., Ft/teelllh CeF/llf!')' Fiorelllim: StudiÒ', l'l)c palazzo Medici Illld (/ Ledgerfor the l~~CO FlOmmel, che e gnmto a c<:>nclllSIOI?1 anal?gh 7 alle nome per vie indipendenti. Cfr. C. L.
Church ofS(1II Lorellzo, New York ' London 1977; E. Battisti, Fdippo BI'/{!/cllcs(N, Milano 1981, FlOmme!, 1<:-4/àe(lo e la SIla ca.~'rte/'{/ tl~d)lt('ttOI1lCa, !11 Raffaello archilellO cie, p. 31; Id., RfljJae/
pp. 173-74 e 367. Cfr. anche A. PatTonchi, U/1a piazza medieca, in «La nazione», 24 agosto 1967, lInd Anlomo dfi Sa~.lg(/!!o .del' ]II.I/gel'e, 1!l Raffaello a Roma, Il collvegno de! 1983, Roma J986, pp.
p. 3. èaroline Ehlm ha precisato che lo sgombero di piazza San Lorenzo, ordinato dalla Signoria ~75-76; Id., Rapb(/elal'cI)~tec/e, 111 «Formes», XIX (1987), p. ro dell'estnmo. Alcuni particolari del-
nel marzo 1434, non viene realizzato da Brunelleschi: il «capud magistcr» dell'Opera del Duomo I D 2048 A, come. la graftca adottata per sottol!neMe gli aggetti delle trabeazioni ionichc, fanno
_ citato nei documenti - è all'epoca Battista d'Antonio. Inoltre, l'autrice ritiene probabile che sospettal:e, ~uttavla, una mano d.ella bottega mlfaelle.sca. Secondo Bruno Conrardi, il progetto l'i-
istigatori dell'operazione non fossero i Medici, bensi i Della Stufa: nel 1434, tra l'altro, Cosimo sultat? vl11cJtore della gara leonllla sarebbe qllello di Raffaello: cfr. Argan e Contarcli, Michelrm-
era esiliato a Venezia. Vedi C Ehm, II palll7:zo Ile! contesto della ciltà: strategie urballistiche dei gelo Clt., pp. 162-6?. Vasari ~ tuua:>Ìa reticente al proposito e l'ipotesi, anche se stimolante, rima-
Medieinel GOllfalolledel Leol! d'oro, 1415-/53°, in G. Cherubini e G. Fanelli (a cura di), Il palazzo ne per ora I~on ve~'Jf!Cata. I n~ultatJ. delle nostre ric~rche sono stati anticipati in M. Tafmi, Raf/ilel-
Medici Ricamli di Firenze, Firenze 1990, pp. 46-47. lo, lacopo .SallsovlIlO e la/aCCia/a dI San LOl'enzo a hrenzc, jn «Annali di Hrchitettura», 1990, n. 2
pp. 24-4+ '
20 Cfr. C. H. Krinsky, A View o/ tbc Palazzo Medici a/l(l /be C!mrch ofSall Lorenzo, in «Journal of

the Society of Architectural HistorilU1s», XXVlll (1969), n. 2, pp. 133'35; C. Pedretti, Leo/1ardo(lr- 21 L'astl'aglllo di collegamento - già usato nelle facciate di Santa Maria delle Carceri a Prato e nella
chi/etiO, Milano r98r2, pp. 251 (in cui si suppone che la miniatura sia un riflesso di idee di interven- cappella ~ondi - è t,ipico d! G.iulia.no da Sanga!Jo. Si noti, però, che nell'D 276 e nell'V 281 A, le
to urbano di Leonardo); Batristi, J3l'1l11dlescbi cie, p. 370. Quest 'ultimo ritiene che la facciata raf- targhe al ~I sop~,: del porta~l mll10rJ spezzano la continuità che gli astragali e i festoni fra i capitelli
figurata nelLlbl'o d'ol'edel British Mllseum (Yates Thompson ms 30, f. 20V) sia databile fra ilJ502 tentano.dl st~blltre. Il profilo gmdonato e lo scardinamento volumel'rico dovuto al nartece sono
e il 1517, con una preferenza per la prima data. Nella chiesa non appaiono le cappelle laterali: po- ~o~rent! ~on 11 f~'~mmentismo d,i talipl:o:'e 7streme, de.1 ~angall~). Raf~a7110 usa gli astragali - igno-
trebbe trattarsi di un arbitrio del miniaturista, date le forme cinquecentesche della Cacciata. Iati ?a Bramante - nella cappella Chlgl e lJ) Sant EligiO degh OrefICi, ma non nelle opere suc-
cessive.
11 Landucci, Dirtrio fiorelltillo cit., p. 272. Landucci insiste sulla sua proposta anche dopo la morte
li, Una buona lettura di tale invenzione è in A. Bruschi, Bm!Jlallte aI'Cbile!!O, Bari J969, pp. 355 sgg.
del Cronaca: «E al di 4 di luglio 1509 - egli scrive (Ihid., pp. 296-97) - io Luca detti una mia inven·
zione a Giovanni piffero di Palagio, la quale deni, piu tempo fa, a Simone del Pollaiuolo, che poi n çfr.le notazioni sui fr~gi dorid dell'arco di trionfo della SClioia d'AteI/ce cii pa!ar,zo da Brescia, in
si mori, e al presente l'ho data al detto Giovanni perché la metta innarìr,i a chi la porrà mettere in hommel, Raffaello Clt., p. 19, e Scbeda 2-5, in Raffaello Ill'chitello, pp. l57 sgg.
opera, se piacerà a Dio. E questo è un disegno di fare un Tempio a San Giovanni Vangiolista, in n I pi]astr! e le c~l~nne dei v~~tiboli .SO.~.lO indicati, con \l'atti sommari, come ionici, a meno di quelli
quel luogo dove egli è, ditinpetto a San Lorenzo; cioè pigliare un quadro quanto tiene la piazza di del vestibolo S111IStr(~, ~?nc!zzant!. E probabile che nel pl'Ogetto originario la scelta degli ordini
San Lorenzo, ch'è circa cento braccia per ogni verso, come per una scritta l'ò avisato». Cfr., al n()~1 f~sse anc?r~ defmltlva. Comunque, l'uso di un ordine maggiore dorico e di un ordine mino.
proposito, Elam, Il palazzo ileI colltesto ciL, p. 51, e Hyman, Notes aJl(I Speculatiolls cit., p. 106. re 10l1lCO cOstHt1!sce una premessa alla sovrapposizione del dorico allo Ionico, usata da Peruzr,i in
n Gijnther ha collegato alla proposta del Landucci tre disegni del Museo \X!icar di Lille (nn. 809, palazzo Fusconi-Pichini.
8II, 812), raffiguranti un singolare tempio a pianta esagonale, che si trasforma, all'esterno, in figu- 2; Cfr. M. Tafuri, La cbiesa {/b/Jazi(de diSa1l J3enedetto iII PO!Ù'OIlC', in Giulio RO!JlfillO, Milano 1989,
ra dodecagonale: nicchioni risultano scavati in corrispondenza degli angoli esterni. La disposi- P·54 2 .
zione delle lesene, nell'interno, rinvia al modello del Battistero di Firenze. Il tempio è raffìgurato )C' Un rilievo d~i cortiletto del. c,asl'ello Samacl'oce a Veiano è st<ltO pubblicato in A. Bruschi, Baldas-
anche nell'D 4378 A e in un'incisione del Montano. Cfr. H. Giinther, Das Stliditl!1! del' Alltiken sarre PemZZ!!le! palazzo di f-rancesco Fuscolli da Norcitl in «Architettura storia e documenti»
Architekllli' ili dCII ZeidmlfllgCII del' [-JocbrelJ(lfsSfll/ce, Tlibingen 1988, pp. 91-97, con ricostruzio- I~86, 11: 2, fig. 6 a ':- J9. Cfr. inoltre il progetto di Antonio il Giovane per San Pietro, U 70 Ar, e ;
ne della sezione, messa in relazione con la sagrestia sangallesca di Samo Spirito (p. 95)· dl~e~111 del Peruzzl U 26 Ar, e U 161 AI'. La soluzione verrà ripresa dal Vignola, nell'esedra di villa
2) Sui progetti di Giulillno da Sangallo e di Michelangelo, con cenni alle ulteriori testimonianze gl'H- GlUha a Roma. .
fiche, cfr. G. Marchini, Giuliano da SlIngllllo, Firenze 1942, pp. 69-77 e 100-1; P. Barocchi, Miche- )1 CFr. B. Adol'l?i e M. Tafuri, Il cbiostro de! com)enJo diSant'Abbolldio (/ Cremon{/. UIl'in/{'ll)reta.
langelo e I{/ .l'mi sClIollI. I disegni di Cflsa 13uolI(//'I'oti e degli Uffizi, Firenze J962, I, pp. 56-70; Firenze zione cccelltrica del mode/Io bram{/Iltesco de! Belvedere, in «Arte lombarda». n.s., I_XX1X (1986/4)
1964, II, pp. 9-48; R Pommer, Drawings for tbe Fllfade ofS Lorenzo by Giuliallo da Sal/gal/o, (Bmm{/n/e a Mi/al/O, 2), pp. 85 sgg.
Diss., Ne\\' Y ork 1957; A. Berlini, 1.,11 facciata e la S{/Cl'csliIlIlUO/Jf/ di StlJl Lorellzo, in B. Zevi e P.
32 Com'è noto, Ackerman h~ supposto che, dal maggio 15I7 circa, Michelangelo abbia pensato a un
Portoghesi (a cura di), Miche/{/lIgiolo arcbi!eIlO, Torino 1964, pp. 12I sgg.; P. Portoghesi, Micbe-
1{/lIgiolojiorentillo, in «Quaderni ddl'Istilllto di Storia dell' Architettura», serie XI, 1964, nn. 62- p~'oget~o .con na!'lece: ve~I, oltre al progetto finale, Casa Buonarroti A 'tV', e al modello !igneo, i
66, pp. 27 sgg.;]. S. Acker