Sei sulla pagina 1di 4

Altro Crea blog Accedi

ALESSANDRO PORTELLI

29 DICEMBRE 2013

Vittorio Foa e Aldo Natoli: un dialogo


il manifesto 28.12.2013 Nel 1994, Vittorio Foa e Aldo Natoli, due delle
figure più alte della storia della sinistra in Italia, si sedettero davanti a
un registratore e cominciarono a raccontare – o meglio, Vittorio Foa
invitò Natoli a raccontare, accompagnandolo con il contrappunto di
domande e commenti mai intrusivi, sempre riflessivi, in un intreccio L I N K E C O N TAT T I

dialogico di condivisione e di diversità. Avevano rispettivamente 84 e Chi è Alessandro Portelli


81 anni, da tempo avevano riorientato l’impegno politico di una vita Una proposta di lavoro culturale
verso la ricerca storica e la riflessione politica, con esiti memorabili,
Scrivi ad Alessandro Portelli
dalla Gerusalemme rimandata di Foa all’Antigone e il prigioniero di
Natoli; ma la conversazione fra i due non è una semplice rivisitazione
del passato, bensì un ragionamento a tutto campo che illumina le DOWNLOAD
contraddizioni del presente. Come ogni storia orale che si rispetti,
Lezioni di storia: i giorni di Roma - 24
infatti, anche questa conversazione è un documento sul passato, ma è marzo 1944: Le Fosse Ardeatine
soprattutto n documento del presente: il racconto comincia con
Lezioni di storia: Sulla scena di Roma:
l’infanzia messinese di Aldo Natoli , e ne percorre tutta la vita fino al
Il bombardamento di San Lorenzo
momento del colloquio, finendo per farci capire molte cose sulla crisi
morale prima che politica, che la sinistra attraversava allora e che è
andata peggiorando fino ad oggi. Abbiamo vissuto un buon quarto di POST RECENTI
secolo ormai assillati da leader che, dopo una vita passata fra una
Tutto il giorno di ieri sui media
carica di partito e l’altra, ci spiegavano che non erano mai stati
rimbalzava una n...
comunisti e che quella era una storia di orrori che non li riguardava. Ci
Nel 1950, nel libro La folla solitaria,
sono voluti dei non comunisti come Vittorio Foa (e penso anche a certe
un testo d...
cose di Bobbio dopo l’89) per restituire a questa storia l’ascolto e il
Bruce Springtsteen: Born to Run,
rispetto senza i quali non capiamo non solo la sinistra, ma tutta l’Italia
l'autobiografia
moderna. E ci vogliono comunisti come Aldo Natoli, che questa storia
La scheda, il fucile e Dallas
l’hanno vissuta fino in fondo con partecipazione critica e appassionata,
ILouisiana, Minnesota: il delirio
per restituircene il senso soprattutto morale. Ascoltare queste pagine
dell'onnipotenza
(arricchite da accurate note e profili biografici dei curatori, Anna Foa e
https://www.youtube.com
Claudio Natoli) riempie di orgoglio perché abbiamo avuto fra noi
/watch?v=KwYE2d0h170: semik...
compagni di questa grandezza , di smarrimento ( che cosa resta senza
L'Europa del genocidio respinge i
di loro?), di rimpianto per non averli ascoltati abbastanza, di pena per
migranti
averli lasciati soli. Come ogni serio lavoro di memoria, questa intervista
Joe Hill: 1915-2015
intreccia due punti di vista –l’intervistato e l’intervistatore – e due
momenti del tempo: il punto di vista “di allora” e il punto di vista di "Adua" di Igiaba Scego - il manifesto
“adesso”. Per esempio. Parlando dell’8 settembre, Foa domanda: 15.12.2015
“Come alcune cose le vedevamo allora e come è cambiata la nostra testa Link a una pr esentazione del mio
dopo quaranta anni di pace?”. Quello che mi colpisce è in primo luogo libro su Bruce S...
l’uso del plurale: Foa si mette dentro questa storia che in modo insieme
simili e diversi è anche la sua. Come sempre nella grammatica
ARCHIVIO
dell’intervista, è ciò che i due dialoganti hanno in comune che rende
l’intervista possibile e comprensibile, ma è la differenza che esiste fra maggio 2006
loro che la rende interessante. E poi, attraverso il dialogo con Natoli, luglio 2006
Foa cerca di capire non solo come “è cambiata la testa” del suo settembre 2006
interlocutore, ma anche come è cambiata la sua: le domande che ottobre 2006
l’intervistatore rivolge al suo interlocutore le rivolge, inevitabilmente,
novembre 2006
anche a se stesso. Natoli, a sua volta, coglie l’opportunità – direi quasi,
dicembre 2006
come in tante delle interviste migliori, raccoglie la sfida – per
gennaio 2007
ripensarsi. Non intende buttare a mare questa storia, non solo sua, ma
febbraio 2007
non fa apologia né di se stesso né del partito. Ogni volta, davanti a un
interlocutore che lo rispetta e lo ascolta, si rimette in discussione, marzo 2007

spiega le sue incertezze, i dubbi, gli errori. Ne viene fuori, fa l’altro, una aprile 2007
storia della sinistra molto più articolata, molto più sfumata e mobile di maggio 2007
quanto non ce l’abbiano raccontata tante volte. Per esempio: a settembre 2007
proposito del patto Hitler-Stalin del 1939, Natoli ricorda di averlo ottobre 2007
inizialmente sostenuto come una necessità inevitabile – ma ricorda novembre 2007
anche le discussioni drammatiche che portarono a scissioni e scontri dicembre 2007
nel gruppo romano, finendo per lasciarlo isolato e in minoranza, “in
gennaio 2008
una situazione che in qualche modo confinava con la disperazione”; e
febbraio 2008
racconta di avere cambiato posizione dopo la spartizione della Polonia
marzo 2008
e dopo che l’Internazionale arrivò a dire che i nazisti non erano il
aprile 2008
nemico principale. Foa, a sua volta ripensando al se stesso di allora,
insiste sulla dimensione della soggettività, che è poi alla radice della maggio 2008

scelte politiche: “L’impressione che ho avuto io è che i comunisti, cioè settembre 2008
voi, pur approvando il Patto, non ostentavate questa approvazione, cioè novembre 2008
che l’antifascismo, profondo, era dominante nel vostro ambito. Mi dicembre 2008
sbagliavo o ero nel giusto, secondo te?”. Qui mi colpisce, intanto, il “voi gennaio 2009
comunisti” – più tardi, parlando della Resistenza, diventa, come febbraio 2009
abbiamo visto “noi”. C’è in questo uso dei pronomi tutta la complicata marzo 2009
storia dei rapporti interni alla sinistra, che nell’intervista si esplicita poi
aprile 2009
nel racconto sul ’48 e il Fronte popolare. Ma c’è anche la traccia di una
maggio 2009
differenza che si fa comunque ascolto e rimane rispetto: invece di
giugno 2009
accusare i comunisti di complicità con Hitler, Foa (allora azionista, poi
luglio 2009
socialista) scava sotto la superficie e ascolta da compagno. E Natoli: “Io
questo lo sentivo profondamente. Per cui dentro di me ero convinto che settembre 2009
gli accordi del Patto non dovevano ripercuotersi sugli orientamenti non ottobre 2009
solo teorici ma anche pratici del movimento comunista internazionale”, novembre 2009
cioè sull’antifascismo. La stessa complessità, lo stesso scavo nelle dicembre 2009
ragioni e torti di allora, accompagna tutto il racconto di Natoli, dalla gennaio 2010
svolta di Salerno all’Ungheria, senza nascondere il suo consenso di marzo 2010
volta in volta alle scelte del partito , eppure dando conto di come questo
aprile 2010
consenso si faceva sempre più faticoso e la sua relazione col partito
sempre meno agevole. Non ci sono epifanie, svolte brusche: è un maggio 2010
processo graduale di cambiamento, e non è neppure un processo giugno 2010
lineare – per esempio, Natoli non esita a ricordare di avere difesoil ottobre 2010
golpe comunista a Praga: “In quel momento non è che lo vedessi in novembre 2010
modo critico, lo vedevo in senso positivo, a quel tempo io ero
dicembre 2010
assolutamente ligio a quel quadro strategico”. Lo spiega col clima di
gennaio 2011
guerra fredda, con il montare dell’anticomunismo, cioè ci fa capire le
febbraio 2011
ragioni di un errore; ma non per questo nega di avere avuto torto. Ma
marzo 2011
poi si trova a condurre la sua battaglia più memorabile, quella contro il
“sacco di Roma” negli ani ’50, praticamente da solo, tra il disinteresse aprile 2011

della dirigenza nazionale; o prende gradualmente le distanze da una maggio 2011


linea del partito che non coglieva le capacità di rinnovamento del giugno 2011
capitalismo e viveva nell’illusione di una suo imminente crollo. E, agosto 2011
naturalmente, l’Ungheria, quando la distanza comincia a farsi settembre 2011
incolmabile. Seguono gli anni delle battaglie interne al partito, Ingrao, marzo 2012
Amendola, la scoperta del Vietnam come modello anche di autonomia aprile 2012
politica rispetto all’URSS e alla Cina, l’incontro con la Cina. E di nuovo
luglio 2012
il dialogo con Foa, la condivisione e le differenza. Foa ricorda che “la
novembre 2012
Rivoluzione culturale, per noi, anche per me, solo in parte, è parsa una
dicembre 2012
bandiera” (e di nuovo il “noi”, ma articolato in un “me”); e Natoli
febbraio 2013
conclude che “la Rivoluzione culturale come tale finisce alla fine del
1968 con l’intervento dell’esercito… Alla fine del 1968 il movimento di aprile 2013

base, che era la caratteristica fondamentale della Rivoluzione culturale, maggio 2013
viene represso con l’esercito”. Ma la Cina resta uno dei suoi interessi giugno 2013
principali anche dopo le sconfitte, i cambiamenti, le delusioni: “non luglio 2013
sono riuscito a distaccarmene”. E poi la nascita del Manifesto – rivista, agosto 2013
gruppo politico, giornale – speranze, crisi, condivisioni, dissensi, ottobre 2013
separazioni…. I due interlocutori di questo libro sono stati anche novembre 2013
protagonisti della storia di questo giornale. Faremmo bene a
dicembre 2013
ricordarcene. Vittorio Foa – Aldo Natoli, Dialogo sulll’antifascismo il
gennaio 2014
PCI e l’Italia repubblicana, Roma, Editori Riuniti, 2013, pp. 303, E. 23.
febbraio 2014
A L E S A N D R O P O RTE L I | 1 1:3 1 A M 0 C OMME NTI
marzo 2014
aprile 2014
maggio 2014
giugno 2014
agosto 2014
febbraio 2015
maggio 2015
luglio 2015
novembre 2015
dicembre 2015
gennaio 2016
maggio 2016
luglio 2016
ottobre 2016
aprile 2019

FEED

C O L L A B O R AT O R I

A L ESA ND RO PO RTE L I
IVANH AWK
SE RGIO PO L IME N E

Potrebbero piacerti anche