Sei sulla pagina 1di 8

Giacomo Leopardi (1798-1837)

Vita
1798: Nasce a Recanati, figlio del conte Monaldo e della marchesa Adelaide Antici
- primogenito di dieci fratelli: Carlo e Paolina, nati tutti e tre a un anno di distanza l’uno dall’altro, degli
altri sopravvive solo l’ultimo, Pierfrancesco.
1809-1816: “sette anni di studio matto e disperatissimo”
1816: conversione letteraria – passaggio “dall’erudizione al bello” (scoperta dell’espressione poetica per esprimere i
propri pensieri)
1817 - amicizia con Pietro Giordani: Terza lettera a Pietro Giordani del 30 aprile 1817 -“uomo di cuore, d’ingegno e di
dottrina straordinario”

 confida la propria tristezza e l’orrore per Recanati


 esprime il senso di oppressione che gli infondono il paese e la casa
 noia: “unico divertimento in Recanati è lo studio”
 ricerca della felicità: già si fa riferimento alle illusioni; la felicità è solo un’apparenza ed è destinata a svanire
 distinzione fra due tipi di malinconia: quella che lo divora intimamente e quella, ormai perduta, che gli stimolava la
creatività
- inizia a scrivere lo Zibaldone
- prima esperienza amorosa (cugina Gertrude Cassi Lazzeri) – Diario del primo amore
- comincia a dedicarsi alla lirica, nessuna delle composizioni precedenti confluirà nei Canti
► Entrata in crisi del sistema della religione, abbraccia progressivamente l’ateismo
1818: impegno civile – All’Italia e Sopra il monumento di Dante e Discorso di un italiano sopra la poesia romantica
(classicista)
1819 – conversione filosofica
- L’infinito e Alla luna
- tentativo di fuga da Recanati
- visita di Giordani, contribuisce all’allontanamento
dal cristianesimo
1818-1822 : esplosione della creatività
1822: soggiorno di sei mesi a Roma, delusione
- Epistola al fratello Carlo da Roma: il viaggio a Roma dagli zii Antici è per L. un’amara delusione e dà giudizi
taglienti su questa società: si sente estraneo a questo mondo ed è assetato di relazioni autentiche; invece Roma si rivela
in tutta la sua ipocrisia
1823: Ritorno a Recanati, con Alla sua donna si congeda provvisoriamente dalla poesia
1824: Inizia a scrivere le prime Operette Morali
1825-1826: vive tra Bologna e Milano, lavora per l’editore Stella
1827 - A Firenze frequenta il gruppo dell’Antologia e il salotto Viesseux
- esce presso l’editore Stella la prima edizione delle Operette Morali => indipendenza economica
- si trasferisce a Pisa
1828 – torna a Recanati
- ritorno alla poesia: A Silvia
1830: si trasferisce a Firenze, vive con l’amico Antonio Ranieri
1831 – prima edizione dei Canti
- si trasferisce a Roma con Ranieri
Amore per Fanny Targioni Tozzetti  ciclo di Aspasia
1833 – si trasferisce a Napoli con Ranieri
1837: Muore a Napoli
Canzoni civili 1818-1823
All’Italia
Sopra il monumento di Dante
Ad Angelo Mai
Nelle nozze della sorella Paolina
A un vincitore nel pallone
Zibaldone di pensieri / 1817-1832
Alla Primavera  Nel 1817 Leopardi inizia a depositare le
Inno ai patriarchi proprie riflessioni in un quaderno, che sarà il
Il passero solitario primo nucleo dello Zibaldone
cerniera
Il primo amore  Il titolo allude alla varietà disordinata dei
Idilli 1819-1821 temi affrontati e al carattere frammentario
L’infinito e provvisorio della scrittura
La sera de di’ di festa  Viene pubblicato postumo da Carducci fra
Alla luna il 1898 e il 1900, anche se non era stato
Il sogno destinato dall'autore alla pubblicazione → si
La vita solitaria tratta di un diario intellettuale in cui emerge
Canzoni del suicidio 1821-1823 il rapporto fra esperienza concreta e
Bruto minore riflessione e in cui sono presenti episodi
Ultimo canto di Saffo autobiografici e riflessioni
Operette morali 1824 venti operette  Abbreviazioni, disposizione disorganica e
Dialogo della Moda e della Morte mescolata degli appunti, disomogeneità
Dialogo della Natura e di un’anima  Gli appunti servono ad annotare materiale in
Dialogo della Natura e di un Islandese vista della stesura successiva di opere
Dialogo di Cristoforo Colombo e di Pietro organiche
Gutierrez  Campo privilegiato per indagare il pensiero
Cantico del Gallo silvestre dell'autore e la sua evoluzione: tutti i temi
delle sue opere sono qui trattati
Dialogo di Plotino e di Porfirio 1827 accuratamente.
Il Copernico  Varietà e disorganicità, MA temi ricorrenti
Dialogo di un venditore d’almanacchi e di 1832 (continua evoluzione che può portare a
un passeggere radicali cambiamenti di prospettiva; es:
Dialogo di Tristano e di un amico
Canti pisano-recanatesi 1828-1830
A Silvia
Le ricordanze
Canto notturno di un pastore errante
dell’Asia
La quiete dopo la tempesta
Il sabato del villaggio
Ciclo di Aspasia 1832-1834 Paralipomeni della Batracomiomachia
Il pensiero dominante
Amore e morte  poema eroicomico in otto canti in ottave
Consalvo  “cose tralasciate sulla guerra delle rane e
A se stesso dei topi”
Aspasia  Batracomiomachia: poemetto
Canzoni sepolcrali 1834-1835 pseudomerico tradotto da Leopardi
Sopra un bassorilievo antico sepolcrale  allegoria storico – politica: granchi =
austriaci
Sopra il ritratto di una bella donna
/ topi = liberali italiani
Testi di satira 1831-1835  Sfondo storico: 1815-1821 – clima
Paralipomeni della Batracomiomachia oppressivo della Restaurazione, moti
Palinodia al marchese Gino Capponi insurrezionali ‘20-‘21 e ‘31
I nuovi credenti  Critica al Risorgimento italiano - limiti:
La ginestra 1836 velleitarismo, opportunismo, ingenuità
Il tramonto della luna 1837 ideologica, tendenza a scendere a
compromessi con i vecchi interessi
Idilli
Forma classica rinnovata profondamente da Leopardi
Definiti dal poeta come “situazioni, affezioni, avventure storiche del mio animo” → carattere soggettivo ed
esistenziale
Tra le canzoni e gli idilli abbiamo due testi che fanno da cerniera: Il primo amore e Il passero solitario
Gli idilli presentano un punto di vista lirico-soggettivo ed esprimono la condizione interiore personale del poeta,
alla quale si associa un bisogno di interrogazione e di riflessione speculativa
Negli Idilli Leopardi predilige un linguaggio comune e piano, nobilitato dalla ricerca del vago, e uno stile
colloquiale ed intimo.
Viene abbandonata la forma della canzone, favorendo l'endecasillabo sciolto caratterizzato dal ricorso a numerosi
enjambements

Operette Morali
- 24 prose di argomento filosofico, di taglio satirico, in forma di narrazione, dialogo o discorso
 Prima edizione: Milano 1827 - Contiene soltanto le venti operette composte nel 1824
Seconda edizione: Firenze 1834 - Contiene le venti operette composte nel 1824, a cui se ne aggiungono una
composta nel 1825, due del 1827 e due del 1832 - totale di 25 operette
Edizione definitiva: esce postuma a cura di Ranieri e consta di ventiquattro operette - una di quelle composte
nel ‘24 viene eliminata per volontà dell'autore
 Modello: Dialoghi Satirici di Luciano
 “Morali” → finalità pratica di dimostrare quali sono i modi per affrontare la realtà, funzione di
ammaestramento

“Ne' miei dialoghi io cercherò di portar la commedia a quello che finora è stato proprio della tragedia, cioè i vizi dei
grandi, i principi fondamentali delle calamità e della miseria umana, gli assurdi della politica, le sconvenienze
appartenenti alla morale universale, e alla filosofia, l'andamento e lo spirito generale del secolo, la somma delle
cose, della società, della civiltà presente”

Obiettivi
 mostrare la verità della condizione umana, la fragilità e l'infelicità costitutiva dell'uomo sulla terra,
distruggendo i miti consolatori e le mistificazioni che allontanano l'uomo dalla presa di coscienza della sua
condizione
 proporre stili di vita consoni alla presa di coscienza dell’ “arido vero”, tentativo faticoso di ricostruire una
morale nuova
 lanciare nuove illusioni costruite sulla consapevolezza dell’ “arido vero”
Temi
 critica all'antropocentrismo - illusione degli uomini di occupare il centro della storia e del mondo, di vedere
ruotare attorno al proprio io tutti i significati universali: derisa in nome della marginalità miserabile
dell'uomo nell'universo
 critica del mito del progresso (superiorità degli antichi)
 critica della religione concepita come momento consolatorio
 teoria del piacere
 tema della natura e della civiltà
 tema della virtù
- registro comico per rappresentare un contenuto tragico
- contaminazione, fusione di due o più modelli nella composizione letteraria, che avviene alternando prose di
diverso taglio formale e contenutistico
- abbassamento comico e allo straniamento umoristico (la realtà viene mostrata sotto un profilo imprevedibile)
- ironia con funzione liberatoria e positiva
- varietà stilistica

Canti pisano-recanatesi
Coincidono con la ripresa della poesia a partire dal 1828, quando Leopardi entra in contatto con l'ambiente pisano.
Grandi testi appartenenti a questo filone nasceranno anche nei due anni successivi trascorsi a Recanati.
 Il risorgimento (1828) - la capacità di appassionarsi e di illudersi rinasce e i sentimenti tornano a
manifestarsi con forza. Leopardi canta l'aspirazione dell'uomo al piacere sullo sfondo della sua costitutiva
irrealizzabilità;
 A Silvia (1828) - primo esempio di canzone libera. Tema della giovinezza recanatese rievocata con
tenerezza;
la tisi che uccide Silvia e la delusione che colpisce le speranze del poeta rappresentano il destino generale
dell'uomo. Morte di Silvia → protesta nei confronti della natura, crudele ingannatrice e persecutrice degli
uomini;
 Le ricordanze (1829) - poemetto narrativo in endecasillabi sciolti in cui Leopardi rievoca il passato, le
attese e le successive delusioni;
 Canto notturno di un pastore errante dell'Asia (1829-30) - protagonista lontano dalla cultura occidentale in
modo da sottolineare la base antropologica comune dei suoi interrogativi (universalizzare la situazione
dell’uomo). Si tratta di un colloquio notturno con la luna in cui il pastore si scontra con l'assoluta
indifferenza dell'universo;
 La quiete dopo la tempesta (1829) - significato simbolico: gli unici piaceri consistono nella cessazione di un
dolore (ritorno del sereno dopo un temporale).
Se la fine di un dolore è essa stessa un piacere, allora la morte sarà il piacere più grande, ponendo fine a tutti i
dolori di cui la vita è intessuta;
 Il sabato del villaggio (1829) - significato simbolico: gli unici piaceri consistono nell'attesa illusoria di un
bene che sta per venire (vigilia di una festa).
Se l'arrivo della domenica deluderà le attese ingenuamente speranzose provate durante il sabato, allora l'unico
bene concesso agli uomini è l'infanzia, prima che la realtà disperda le sue illusioni;
 Il passero solitario - paragonando la propria vita a quella del passero solitario, il poeta vi riscontra numerose
analogie (amore della solitudine, propensione al canto, rifiuto dei piaceri della primavera e della
giovinezza), ma anche una forte differenza: mentre il passero non rimpiangerà di aver sprecato il tempo
migliore della propria vita senza goderne, il poeta invece si rivolgerà indietro con rimpianto, pentendosi
inutilmente.

Ciclo di Aspasia
- Leopardi riprende la poesia grazie all'esperienza amorosa vissuta negli anni fiorentini (tra il 1830 e il 1833) per
Fanny Targioni Tozzetti  amore non corrisposto
- La donna viene chiamata “Aspasia” (prostituta amata da Pericle) nell'ultimo dei testi a lei dedicati
 Il pensiero dominante - dedicato ad una definizione e rappresentazione concettuale dell'esperienza
amorosa in cui il pensiero d'amore è rappresentato come rafforzamento dell'io;
 Amore e morte - la morte è rappresentata come una bellissima fanciulla purché si abbia il coraggio di
guardarla senza viltà e in cui l'augurio per chi sappia vivere con eroica passione è quello di sperimentare o
l'amore o la morte;
 Consalvo - in cui alla morte di Consalvo, il quale vede nella morte l'unico momento felice della vita, porta
l'amata Elvira a riempire di baci il volto dell'innamorato morente;
 A se stesso - fine dell’amore per Fanny: “perì l’inganno estremo”, affermazione della negatività dell’esistenza
 Aspasia – Leopardi ricorda l'incontro con la donna ed esprime l’avvenuta elaborazione del fallimento
riconquistando la propria integrità sentimentale
L'amore viene identificato con la causa dell'infelicità umana, dato che amando si concepisce e si sfiora con
l'immaginazione un'ipotesi di felicità non effettivamente realizzabile, ma rappresenta al tempo stesso la maggiore
consolazione offerta dal fato agli uomini.

Il pensiero filosofico di Leopardi


1819
 Viene meno l’adesione di Leopardi al cattolicesimo, abbraccia definitivamente la dottrina illuministica del sensismo
= le idee dipendono dalle sensazioni e il comportamento dell’uomo è diretto dalla ricerca dell’utile

 la causa dell’infelicità dell’uomo risiede nel rapporto tra il bisogno dell’individuo di essere felice e le possibilità
oggettive di soddisfare tale bisogno

PESSIMISMO STORICO: la causa dell’infelicità dei moderni è attribuita a condizioni contingenti, storiche, dipendenti
dall’uomo

L’Infinito
 cogliere l’idea di indefinito nell’immaginazione: non vedere tutto permette infatti di protendersi oltre e sfiorare
l’infinito poiché il limite (la siepe) potenzia la facoltà immaginativa
 bilanciamento fra descrizione paesaggistica (quiete di Recanati) e riflessione lirica - sensismo e esperienza
personale
 Il dato materiale cioè la siepe mette in moto questo processo immaginativo assai piacevole, permettendo al poeta di
andare oltre e provare un’esperienza di felicità relativa
 Immagini di infinito di natura temporale e spaziale: es. rumore del vento (indefinito)
 Poetica del vago: “interminati spazi / sovrumani silenzi / profondissima quiete”
 Piacere indefinito raggiunto tramite l’esperienza sensoriale

Alla Luna
 tematiche della poetica dell’indefinito
 sottolinea dimensione esistenziale dell’analisi di Leopardi (lirismo accentuato)
 appare per la prima volta il tema della rimembranza: la memoria come tramite per veicolare il piacere perché la
fanciullezza ha ancora un valore positivo ed è simbolo di speranza

1820
Riflessioni sulla Teoria del piacere

DESIDERIO: illimitato
PIACERE: limitato infelicità

desiderio del piacere: insito nella natura umana, si estingue solo con la morte
felicità = immaginazione, illusioni, speranze
gli antichi erano più
ignoranza felici dei moderni

“La cognizione del vero[…] circoscrive l’immaginazione” = impedisce la felicità

 La poesia nasce dall’immaginazione (illusione), per questo in poesia si prediligono termini vaghi : poetica del
vago

Filtro (es. siepe – L’infinito , finestra – A Silvia): è ciò che permette lo sviluppo delle illusioni, il limite che permette
all’immaginazione di andare oltre e provoca piacere:
la molteplicità delle sensazioni provate davanti all’indefinito confonde l’animo, impedisce l’esaurimento immediato del
piacere e da’ quindi l’idea di un piacere infinito.

 Leopardi acquisisce un punto di vista rigorosamente materialistico: “il corpo è l’uomo” (Zibaldone) , è respinta ogni
ipotesi sull’esistenza di elementi spirituali => il corpo è la base materiale del carattere, avvilire il corpo significa
indebolire anche l’anima: “nel corpo servo anche l’anima è serva”
[ 1832 Dialogo di Tristano e di un amico: “tutto ciò che fa nobile e viva la vita dipende dal vigore del corpo”]

1821
 Natura come entità benigna, ordine perfetto, “perfetta maestra”
 la Natura permette all’uomo di crearsi illusioni ed essere relativamente felice
 l’infelicità non dipende dalla Natura perché essa aveva creato l’uomo capace di illudersi e destinato a una felicità
(benché illusoria) ma la civiltà umana ha distrutto le illusioni naturali: “l’uomo, alterandosi, ha trovato la natura
imperfetta per lui”
 critica al falso progresso, non genera altro che infelicità alterando la natura
 Nel rapporto fra ragione e natura la ragione è nemica della natura in quanto la ragione è “piccola” e la natura è
“grande”
ragione distruttrice delle illusioni
1822
Ultimo canto di Saffo
 conflitto tra la infelice poetessa greca spiritualmente sensibile ma fisicamente brutta e dunque non è accettata dalla
natura
 il suo amore per la natura non è apprezzato né ricambiato e ciò preannuncia crudelmente anche la sua infelicità in
ambito amoroso => impossibile armonia fra uomo-natura, a cui l’uomo risulta estraneo ma del tutto innocente
 inspiegabile gratuità delle sofferenze subite + nel mondo viene apprezzata solo l’ apparenza, senza porre riguardo
all’interiorità
 riflessione in termini esistenziali dunque non connotazioni storiche; pone le basi del pessimismo cosmico

1823 – crisi del sistema della natura e delle illusioni


 Scoperta del pessimismo antico: mette in crisi il mito dell’antichità felice
 viene meno la fiducia nella poesia e nella sua capacità di ridare voce alle grandi illusioni della natura primitiva
 rifiuto (provvisorio) della poesia e adesione ad una prosa volta alla distruzione delle illusioni
 La natura è matrigna e la ragione è uno strumento di conoscenza positivo, fa cadere le illusioni
ragione strumento di conoscenza della realtà
1824
Dialogo della Natura e di un Islandese
 Natura come forza spietata e impersonale, indifferente al destino dei viventi, “nemica scoperta degli uomini”
 la crudeltà degli uomini è ricondotta alla loro condizione naturale
 tutto il sistema della Natura concorre a rendere l’uomo crudele e infelice
 l’ esistenza umana fa parte di un ciclo perpetuo di produzione e distruzione, materialismo
 cade del tutto il mito dell’antropocentrismo
 il dialogo si chiude con un interrogativo senza risposta che sintetizza l’insensatezza dell’esistenza umana

Dialogo di Cristoforo Colombo e di Pietro Gutierrez


 Colombo come uomo che tende all’infinito; disporsi ad ideali alti e il riuscire è un premio in più perché l’importante
è l’animo che si mette nelle azioni (il vero vivere sta proprio nella capacità di saper rischiare)
 Gutierrez rappresenta la limitatezza della mente umana: a differenza di Colombo, non ha fiducia di approdare ed è
stanco di navigare verso l’ignoto

Dialogo della Moda e della Morte


 entrambe figlie della caducità del tempo: Morte - cose materiali, i corpi /Moda - susseguirsi di costumi, idee,
opinioni
 Morte e Moda connaturate alla natura umana, infatti annientano le esistenze sia degli Antichi che dei Moderni
 conclusione: La Moda è più forte della Morte perché capace di annullare (“far passare di moda”) la Morte stessa

Cantico del Gallo Silvestre


 Radicale materialità dell’esistenza
 Prevalere insensato del male
 Superiorità della morte sulla vita
 Dominio del nulla sul futuro dell’uomo: nella conclusione viene annunciata la fine dell’universo “un silenzio nudo, e
una quiete altissima, epieranno lo spazio immenso”

1825
Crisi del sistema della natura
 “contraddizione spaventevole” tra il bisogno del piacere insito all’uomo e la naturale impossibilità di ottenerlo
 la Natura inizia ad essere vista negativamente
 Per sua natura l’uomo non potrà far altro che desiderare la felicità, quindi l’infelicità è connaturata alla natura umana

Passaggio al PESSIMISMO PSICOLOGICO: l’infelicità riguarda gli uomini di ogni tempo

1826
 Giardino-ospedale: la natura è percorsa da infinite forme di sofferenza ma ciò non vuol dire che l’uomo non possa
vivere in questo mondo
PESSIMISMO COSMICO: la causa dell’infelicità dell’uomo è la sua condizione esistenziale, l’infelicità rigurda ogni
essere vivente, ogni tempo, ogni luogo
- La vita stessa è orientata verso il perpetuarsi dell’esistenza senza considerare il desiderio di piacere degli individui
- Il pensiero Leopardiano assume il carattere di un progetto di civiltà: una nuova morale si deve fondare sulla
coscienza del vero = riconoscere il male della condizione umana e la natura come nemica comune
- la solidarietà fra gli uomini è ciò che permette loro di ridurre il più possibile il dolore della civiltà e accrescere la
felicità consentita dal loro stato fisico  ruolo positivo della ragione
ragione come mezzo per fronteggiare il male
=> gli uomini si devono impegnare in una lotta contro i limiti naturali

1827
Dialogo di Plotino e di Porfirio
 Valorizzazione del momento sociale dell’esperienza umana: lo sforzo degli uomini deve essere quello di soccorrersi
a vicenda
 Il suicidio è un atto vile, un errore, in quanto provoca dolore nei superstiti: filosoficamente sarebbe lecito e logico,
ma eticamente è sbagliato perché il pensiero etico deve tenere conto della dimensione sociale dell’uomo
 anticipazione del tema civile della Ginestra, “social catena”
1828
A Silvia
 “O natura, o natura, / Perché non rendi poi/ Quel che prometti allor? Perché di tanto/ Inganni i figli tuoi?”

1829
Canto notturno di un pastore errante dell’Asia
 Al pastore resta solo il conforto turbato delle proprie stesse domande ( “A che tante facelle?/ Che fa l’aria infinita, e
quel profondo/ Infinito seren? che vuol dir questa / Solitudine immensa? ed io che sono?”)
 Minaccia incombente dell’insensatezza e del dolore
 Assoluta indifferenza della natura

1832
Dialogo di Tristano e di un amico
 Tristano come alter ego di L. che tramite la tecnica della palinodia (ritrattazione) pone il problema della ricezione
delle Operette morali: il positivismo ha cieca fiducia nella scienza e nel progresso e i contemporanei di L. non
sembrano condividere l’idea centrale del pensiero di L. cioè che l’infelicità è insita alla natura umana
 denunciare l’immaturità, la scarsa consapevolezza e la passività della sua epoca
 apologia alla morte come liberazione definitiva dalle sofferenze e “sfida all’ottimismo del Secolo” (critica al
progresso)

1836
La Ginestra, o Il fiore del deserto

Intro: Vangelo di Givanni “e gli uomini vollero piuttosto le tenebre che la luce”
tenebre = l’idealismo progressista,ottimista , cattolico–liberale
luce = l’uomo prende coscienza del proprio stato: l’uomo è nulla a confronto della natura

I strofa - Desolazione e consolazione


versi 1-36: descrivono il paesaggio di rovine delle pendici del Vesuvio e poi delle contrade di Roma dove fiorisce la
ginestra, che con il suo profumo, segno di vita, si contrappone all’aridità e alla solitudine di quei luoghi: essa
abbellisce le desolate lande, è compagna di fortune abbattute, è gentile e mostra compassione per le sciagure altrui.
Dal verso 37 inizia la polemica nei confronti di quanti esaltano la condizione umana e celebrano la civiltà e il
progresso. Vengano costoro su queste pendici – li invita con amara ironia il poeta – a constatare con i propri occhi
quanto il genere umano stia a cuore alla natura amorosa, a vedere in questi luoghi “le magnifiche sorti e progressive”
dell’umanità

II strofa - Apostrofe al secolo «superbo e sciocco»


Il poeta si rivolge al suo secolo presuntuoso e stolto (il XIX), che ha abbandonato il sentiero del pensiero laico e
razionale – aperto dal Rinascimento e percorso fino a tutto il Settecento (con gli illuministi) – e, rivolti indietro i passi,
chiama progresso questo retrocedere (la polemica è nei confronti delle ideologie romantiche spiritualistiche e
cattolico-moderate, per esempio di Gioberti e Manzoni, che respingendo il pensiero razionalista ripropongono il
ritorno
alle dottrine del passato)

III strofa - La solidarietà fra gli uomini


Leopardi definisce la vera nobiltà spirituale: “magnanimo e nobile” è l’uomo che ha il coraggio intellettuale e la forza
d’animo di riconoscere apertamente e senza vergogna la verità della propria infelice condizione, che si mostra grande e
forte nel soffrire e non incolpa delle sue disgrazie gli altri uomini, ma le attribuisce alla natura. Ed essendo
consapevole che l’umanità fin dalle origini si è unita in società contro il comune nemico, la natura, considera tutti gli
esseri umani suoi fratelli e li abbraccia tutti, porgendo e ottenendo un valido aiuto nei pericoli della lotta comune

IV strofa
si apre con uno scorcio paesistico - immagini luttuose + il poeta immerso nella natura (novità), prima (idilli) c’era un
filtro tra realtà e poeta per permettere l’immaginazione
-Realtà orrida, non più trasfigurata da illusioni, è il Vero.
-Poi osserva il cielo: non più di immaginazione, ma per far riflettere sulla nullità della Terra
-critica alle posizioni religiose (tra il riso e la pietà)

V strofa – La potenza distruttrice della natura


descrive il cataclisma (eruzione): scena dinamica, rapidità delle fasi distruttive, metafora: “utero tonante”

VI strofa - Lo scorrere del tempo


Dopo le immagini desolate della quarta e della quinta strofa, nella sesta il poeta sviluppa il contrasto tra la
mutevolezza del tempo per l’uomo e l’immutabilità della natura, e lo fa attraverso due motivi poetici: quello del
villanello che scruta sempre timoroso la cima del Vesuvio, e quello delle colonne spezzate di Pompei, attraverso le
quali si scorge il sinistro bagliore della lava. Anche se sono passati millenni dalla distruzione di quell’antica città, la
natura incombe sempre minacciosa, incurante dell’uomo, delle età e del succedersi delle generazioni: essa resta
sempre giovane e vigorosa, anzi nelle sue azioni procede con tale lentezza da sembrare ferma e immutabile. E tuttavia
l’uomo (quello inconsapevole, non nobile) resta convinto d’essere eterno.

VII strofa - La ginestra allegoria della dignità umana


Ritorna l’immagine iniziale della ginestra, che abbellisce i luoghi desolati con i suoi cespugli profumati, che se
sopraffatta di nuovo dalla lava piegherà il capo senza opporre resistenza, accettando con umiltà e dignità il proprio
destino, e che per questo è tanto meno insensata dell’uomo, poiché non ha mai pensato d’essere immortale.

Potrebbero piacerti anche