Sei sulla pagina 1di 6

Neoclassicismo

Un mondo in trasformazione… tra il 1750 e il primo trentennio dell'Ottocento L'Europa è al centro


di uno straordinario processo di Rinnovamento che ne modifica l'assetto economico, politico e
sociale.
Nell'ambito economico-alto produttivo… l'Inghilterra il motore delle trasformazioni: lo sviluppo
dell'Agricoltura-l'aumento dell'attività commerciale-le invenzioni tecnologiche-(macchina a vapore
brevettata da James Watt nel 1765); Avvia un nuovo sistema di produzione basato sullo sviluppo
dell'imprenditoria capitalistica e sull'attività salariata all'interno delle fabbriche.
Sul piano politico… L'Europa è scossa dalla andata rivoluzionaria che coinvolge la Francia e si estende
poi a quasi tutto il continente rompendo la pace del Trattato di Aquisgrana del 1748 (che poneva
fine alla guerra di successione austriaca). In Francia la rivoluzione del 1789 con, l'emanazione della
“Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino”, e i principi (libertà, uguaglianza e dignità umana)
sanciscono definitivo superamento dell'ancien régime. L’ascesa al potere del comandante d'armata
Napoleone Bonaparte che riesce a estendere il controllo della Francia su ampia parte dell'Europa
continentale (autoproclamandosi imperatore). La sconfitta di Napoleone Waterloo del 1815, segna
però il suo declino. A Vienna le potenze europee vincitrici avevano già convocato il congresso con il
quale vengono restaurate le monarchie.
La situazione delle colonie inglesi oltreoceano. La dichiarazione d'indipendenza degli Stati Uniti
d'America nel 1776-proclamando la facoltà delle colonie di ribellarsi alla madrepatria nel nome dei
diritti inalienabili dell'uomo alla vita, alla libertà e alla felicità-sancisce l'inizio della Rivoluzione
armata che si conclude con il riconoscimento degli Stati Uniti d'America nel 1783.

Il Secolo dei lumi


"Illuminismo è l'uscita dell'uomo dallo Stato di minorità di cui egli stesso è colpevole. Minorità è
l'incapacità di servirsi della propria intelligenza senza la guida di un altro(…) Sapere Audi! Abbi il
coraggio di servirti della tua propria intelligenza!". Immanuel Kant (1724-alto 1804)
L'Illuminismo è lo sfondo filosofico in Europa nel XVIII secolo. Alla base di questo momento vi è
infatti la convinzione che la ragione possa vincere sull'ignoranza È esaltata la capacità dell'uomo di
analizzare la realtà sensibile, prevedere tanto i fenomeni naturali che quelli umani, la necessità di
esprimere liberamente le proprie convinzioni esercitando la facoltà critica. In ambito sociale vi è la
messa a punto di una visione basata sulla laicità dello Stato e sulla separazione dei poteri legislativo,
esecutivo e giudiziario, che hanno dato vita a sistemi di governo noti come assolutismo illuminato.
Sul piano culturale e scientifico… è la pubblicazione dell'Encyclopédie (Enciclopedia, o Dizionario
ragionato delle Scienze delle Arti e dei Mestieri), (1717-1783), uno dei prodotti più innovativi della
filosofia illuminista. Sorge dall'intento di organizzare il patrimonio culturale occidentale in bici
ragionate, dedicate alle attività intellettuali e manuali dell'uomo, redatte dagli esponenti di cultura
più autorevole dell'epoca. Un'opera imponente e complessa, edita 17 volumi di testo e 11 di tavole,
tra il 1751 e il 1772, diretta dai filosofi Denis Diderot (1713-1789) e Jean-Baptiste Le Rond
D’Alembert. Nell'opera prevede IL PRINCIPIO DELL'UGUAGLIANZA DEL SAPERE CHE ASSUME UN
CARATTERE PLURIDISCIPLINARE: le voci dedicate all'arte superano la tradizionale distinzione tra arti
maggiori e minori, liberali e macchine, esaltando l'interesse per le tecniche, i procedimenti, il
mestiere.

Un nuovo orientamento stilistico: il Neoclassicismo


Nel campo dell'arte si manifesta una vera e propria avversione per tutto ciò che è ancora legato
all'espressione del Barocco e del Rococò, a causa del loro carattere frivolo e capriccioso, in favore
di forme espressive semplici e razionali basate sulla riscoperta dell'Antico, dei valori e dei modelli
classici, greci e romani.
Questo nuovo indirizzo di ricerca artistica, che i critici e gli artisti del Settecento chiamano "vero
stile", interpretandolo come la riaffermazione del Rinascimento, si sviluppa in Europa dagli
ultimi decenni del XVIII secolo ai primi dell'800. Denominato con il termine di neoclassicismo,
con un accezione dispregiativa che lo individuava come un'espressione stilistica fredda e
imitativa.
Il Neoclassicismo è la logica conseguenza sulle arti del pensiero illuminista.
Nel rifiutare gli eccessi del Barocco e del Rococò, movimenti che ben interpretavano i sentimenti
delle classi dominanti e dei governanti dispotici, il Neoclassicismo guardava all’arte dell’ANTICHITÀ
CLASSICA, in specie a quella della Grecia che si era potuta sviluppare grazie alle libertà di cui
godevano le poleis. Il termine fu coniato alla fine dell’Ottocento con intento dispregiativo per
indicare un’arte non originale, fredda e accademica.
Tuttavia esso comunica efficacemente il desiderio di ritorno all’antico e la volontà di dar vita a un
nuovo classicismo, molto sentiti dai teorici e da numerosi artisti attivi tra la seconda metà del
Settecento e l’età napoleonica. Un periodo, questo, in cui si fecero maggiormente sentire anche gli
effetti degli scavi di Ercolano (ripresi nel 1738, dopo un’interruzione di circa vent’anni da quando i
primi reperti erano venuti alla luce) e di Pompei (iniziati nel 1748). Scavi che, a getto continuo,
offrivano agli sguardi meravigliati dei contemporanei architetture, affreschi, statue, arredi, gioielli e
oggetti d’uso quotidiano di due cittadine di provincia sepolte dall’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C.
le quali, lentamente, tornavano in vita restituendo la loro immagine vecchia di 1700 anni.

Perché, allora, questo classicismo settecentesco fu considerato "nuovo"?


Perché, a differenza dei precedenti, fu metodico e coerente, per certi versi quasi radicale, e si pose,
ben più del Rinascimento, il problema di una rigorosa teorizzazione. (incominciarono a seguire
quello che stava scritto dei trattati-la teoria doveva accompagnare la pratica)
Nacque proprio nel Settecento l'estetica moderna, una disciplina filosofica che intende stabilire
"cos'è il bello", attraverso l'elaborazione di un metodo d'indagine. Il "bello”, nel Settecento, fu
connesso a un particolare significato di "natura”: << Con natura, io intendo i principi generali e
permanenti degli oggetti invisibili, non sfigurati dall'accidente o guasti dalla malattia, non modificati
dalla moda o dalla consuetudini locali. La natura è un'idea collettiva, e benché la sua essenza esista
in ogni individuo della specie, non può mai, nella sua perfezione, risiedere in un singolo oggetto>>
- affermava il pittore svizzero Johann Heinrich FUssli (1741-1825)

Wincklemann e i Pensieri sull’imitazione


Il movimento neoclassico ebbe come sede privilegiata Roma, fonte inesauribile di ispirazione classica e il suo
massimo teorico fu il tedesco Johann Joachim Winckelmann (Stendal, 1717-Trieste, 1768). Questi nella sua
terra d’origine aveva studiato teologia, medicina e matematica; aveva quindi lavorato come bibliotecario
appassionandosi alla lettura dei testi classici greci e nel 1755 – lo stesso anno in cui Giovanni Paolo Pannini
riuniva in un celebre dipinto le antichità dell’Urbe – aveva pubblicato a Dresda i Pensieri sull’imitazione
dell’arte greca nella pittura e nella scultura.

In tale opera sono già presenti tutti i temi del pensiero neoclassico. Giunto a Roma in quello stesso 1755,
aveva continuato il suo lavoro di bibliotecario presso il cardinale Domenico Passionèi (Fossombróne, 1682-
Roma, 1761), ma già dal 1758 era al servizio del cardinale Alessandro Albàni (Urbino, 1692-Roma, 1779), uno
dei maggiori collezionisti del tempo e fautore di un restauro integrativo dei reperti, abitando nella villa di lui
sulla Via Salaria.

La ricca biblioteca del cardinale, fra le più notevoli d’Europa, e la sua collezione di antichità, disseminate tra
gli ambienti anticheggianti della villa e il giardino, furono per Winckelmann allo stesso tempo occasione di
arricchimento culturale e momento di riflessione. Non è un caso, infatti, che poco dopo la sua scomparsa
(Winckelmann morì assassinato a Trieste l’8 giugno 1768), il boemo Anton Raphael Mengs (1728-1779) lo
ritraesse con una copia dell’Iliade tra le mani e il viennese Anton von Maron (1733-1808) lo mostrasse in
veste da camera, al suo tavolo da lavoro, in atto di descrivere il rilievo di Antinoo della collezione Albani (una
cui incisione Johann Joachim tiene appoggiata sul manoscritto che sta redigendo), contro uno sfondo in cui
compaiono, sulla destra, il busto di Omero della collezione Albani (ora ai Musei Capitolini) e, sulla sinistra,
nell’ombra, un nudo virile, lo stesso presente su un antico cammeo che, al pari dell’Antinoo, Winckelmann
aveva pubblicato nei Monumenti antichi inediti (1767).

A Villa Albani, lavorando e studiando, l’erudito tedesco poté condurre a termine un’opera grandiosa e
innovativa iniziata nel 1756, la Storia dell’arte nell’antichità, pubblicata nel dicembre 1763 con la data 1764.
Per la prima volta la storia dell’arte antica (L’ARCHEOLOGIA) veniva studiata sia dal punto di vista
cronologico – smettendo così di essere considerata un tutto omogeneo – sia dal punto di vista estetico (cioè
inerente al valore formale, alla qualità). Tale secondo criterio influenzò successivamente in modo negativo
gli sviluppi dell’archeologia. Infatti, quando agli inizi dell’Ottocento Lord Elgin portò in Inghilterra i marmi del
Partenone, non si volle credere che fossero di Fidia, ma si reputarono rifacimenti di età romana, tanto li si
trovò lontani dalla bellezza ideale classica e da quel che si credeva dovesse essere l’arte fidiaca; e quando
ancora, nel 1877-1882, furono riportati alla luce i frontoni del Tempio di Zeus a Olimpia, li si giudicò così
deludenti da definirli arte secondaria e provinciale.

Si faceva, cioè, molta fatica a riconoscere in queste sculture, capisaldi della plastica greca, quelle creazioni
che erano state immaginate e sognate con gli occhi del Neoclassicismo. Winckelmann, infatti, per tutta la vita
non vide mai un originale greco, ma solo copie del tardo ellenismo romano e, tuttavia, su esse fondò i propri
principi interpretativi di tutta l’arte greca.

Nei Pensieri sull’imitazione dell’arte greca (1755) che, come abbiamo già notato, costituisce la prima e già
compiuta teorizzazione del Neoclassicismo, il Winckelmann parte dal presupposto che IL BUON GUSTO
AVEVA AVUTO ORIGINE IN GRECIA e che TUTTE LE VOLTE CHE SI ERA ALLONTANATO DA QUELLA TERRA
AVEVA PERDUTO QUALCOSA. La grandezza artistica era, perciò, propria dei Greci. Pertanto «l’unica via per
divenire grandi e, se possibile, inimitabili, è l’imitazione degli antichi».
L’imitazione è cosa diversa dalla copia. Imitare, infatti, vuol dire ispirarsi a un modello che si cerca di
uguagliare, copiare è invece azione fortemente limitativa in quanto prevede la realizzazione di un’opera
identica in ogni parte al modello, l’originale.

<<Nobile semplicità e quieta grandezza>>


Per la scultura Winckelmann consiglia di imitare l’Antìnoo del Belvedere e l’Apollo del Belvedere, due fra le
opere più ammirate delle collezioni pontificie e che i facoltosi viaggiatori stranieri del Grand Tour amavano
far collocare negli sfondi dei dipinti che li ritraevano.

Infatti nell’Antinoo (copia marmorea da originale bronzeo di scuola prassitelica) è «riunito tutto ciò che è
sparso nell’intera natura»; dalla statua di Apollo (copia romana del 130 ca d.C. da un originale del 350-324
a.C. attribuito a Leochares) sarà invece possibile «formarsi un’idea che superi le proporzioni più che umane
di una bella divinità». Inoltre «tale imitazione insegnerà a pensare e a immaginare con sicurezza, giacché si
troverà fissato in questi modelli l’ultimo limite del bello umano e del bello divino».

Infine, considerando il gruppo del Laocoonte, Winckelmann definisce ciò che egli ritiene essere il carattere
proprio di quella scultura e allo stesso tempo stabilisce il principio fondamentale a cui vedremo adeguarsi
ogni opera neoclassica:

«la generale e principale caratteristica dei capolavori greci è una nobile semplicità e una quieta
grandezza, sia nella posizione che nell’espressione. Come la profondità del mare che resta sempre
immobile per quanto agitata ne sia la superficie, l’espressione delle figure greche, per quanto
agitate da passioni, mostra sempre un’anima grande e posata».

Winckelmann sostiene, inoltre, che «più tranquilla è la posizione del corpo e più è in grado di esprimere il
vero carattere dell’anima».

Se è vero, perciò, che è più facile riconoscere l’anima nelle passioni forti e violente, tuttavia essa è grande e
nobile «solo in istato d’armonia, cioè di riposo». Una scultura neoclassica, allora, non dovrà mai mostrare
intense passioni o il verificarsi di un evento tragico mentre accade. Nella composizione dei propri soggetti,
pertanto, l’artista dovrà sempre scegliere l’attimo successivo all’ardente turbamento emotivo e
rappresentare il momento che precede o segue un’azione tragica, quando il tumulto delle passioni o non
c’è ancora o si è già attenuato.

Il contorno, il drappeggio
Nelle opere degli antichi Winckelmann riconosce come valori, oltre alla bellezza dei corpi, alla «NOBILE
SEMPLICITÀ E QUIETA GRANDEZZA», anche il contorno e il drappeggio. Da ciò deriva il gusto neoclassico per
i contorni ben definiti e per il disegno.

Poiché ancora poco si sapeva della pittura greca e, comunque, ciò che si conosceva dagli scavi di Ercolano,
Pompei e Roma era “non greco”, gli esempi a cui guardare per quel che concerneva la pittura erano indicati
in coloro che avevano operato nella Roma di papa Leone X, in particolar modo in Raffaello, il più “classico”
fra gli artisti del Rinascimento.

E al Parnaso di Raffaello, appunto, guarda Anton Raphael Mengs, «il più grande artista del suo tempo e forse
anche dei tempi che verranno», come scriveva di lui Winckelmann, nel dipingere lo stesso soggetto per la
volta del salone di Villa Albani nel 1761.
L’opera, dal grande valore didattico in quanto rappresentativa della proto-pittura neoclassica e realizzata
secondo le intenzioni di Winckelmann (che ne suggerì, verosimilmente, il soggetto e dette consigli a Mengs
circa l’esecuzione), riassume la concezione che il suo autore ha della bellezza e che avrebbe sintetizzato nel
1762 nei Gedanken über die Schönheit und über den Geschmack in der Malerei («Pensieri sulla bellezza e sul
gusto nella pittura») come: «[…] il pittore che vuol trovare il buono, ossia il miglior gusto, deve imparare a
conoscerlo da questi quattro; cioè dagli antichi il gusto della bellezza, da Raffaello il gusto dell’espressione,
da Correggio quello del piacevole e dell’armonia, e da Tiziano il gusto della verità, ossia il colorito». Apollo,
in un’attitudine che ricorda quella dell’Apollo di Leochares, è al centro della composizione circondato dalle
Muse. Nella mano destra regge una corona di alloro, nella sinistra la lira. Mnemòsine, la madre delle Muse,
siede a sinistra. Dietro Apollo il dio Scamandro è disteso mentre tiene rovesciato un vaso da cui sgorga l’acqua
della fonte Castàlia, elargitrice di ispirazione poetica per chi se ne fosse dissetato.

La scena è ambientata all’aperto e la composizione, simmetrica rispetto alla figura assiale del dio delle arti e
della bellezza, vede i personaggi inclusi in un’ideale ellisse, mentre due circonferenze racchiudono il gruppo
di destra e quello di sinistra.

Le “arti minori”
Il fascino dell’Antico pervade altresì la produzione di oggetti e di arredi, oltre che la moda. Di alta qualità
sono anche i prodotti che, nell’età delle scoperte e dell’industrializzazione, vengono realizzati da manifatture
a metà fra artigianato e industria.

È il caso, ad esempio, delle porcellane francesi di Sèvres e della fabbrica parigina Dagoty nonché di quelle
italiane dei marchesi Ginori a Doccia (vicino Firenze) e anche della Real Fabbrica di Capodimonte (poi
Ferdinandea) a Napoli.

Ed è il caso, in particolare, delle ceramiche inglesi Wedgwood e Spode, che alla ricerca di nuovi materiali e
colori, capaci di imitare pietre e marmi naturali, sommano un processo realizzativo che ricalca quello della
divisione del lavoro, già da anni in uso nelle fabbriche britanniche. Infatti la realizzazione di un singolo oggetto
non è più propriamente artigianale, ma frutto dell’azione di più maestranze specializzate in specifiche attività
del ciclo produttivo, il che consente di mettere in commercio oggetti raffinati, ma in più esemplari che ne
abbassano il prezzo e ne consentono la diffusione presso più ambiti sociali.

I fondi azzurri a disegno bianco, rossi a disegno nero, rosa o verdi a disegno bianco, o semplicemente a
monocromo grigio scuro imitano di fatto, anche se in chiave moderna, la ceramica classica a figure nere e
rosse.

È Josiah Wedgwood (1730-1795) che inizia l’attività servendosi, per i disegni, di noti pittori e scultori. Fra i
vasi più significativi sono senza dubbio da annoverare quello (ancora in produzione) che imita il celebre Vaso
Portland, realizzato attorno al 1790 e il vaso detto “di Pegaso” (per via del cavallo alato che ne orna la
sommità del coperchio) o dell’Apoteosi di Omero, eseguito attorno al 1786. In pasta celeste a imitazione del
diaspro, quest’ultimo reca degli ornamenti in rilievo di pasta bianca che mostrano nel fronte il sommo poeta
greco coronato di alloro colto mentre, alla presenza di quattro personaggi, si accinge a salire dei gradini,
portando una grande lira.

Nel verso una palma precede un tempietto con il simulacro di Atena. La delicatezza del panneggio e i contorni
sicuri, assieme al candore delle figure monocrome rispecchiano i principi del Neoclassicismo, configurando il
vaso inglese come aggiornamento di un vaso attico.
Antichità e Grand Tour
Fra i motivi che hanno preparato la strada alla cultura neoclassica, contribuendo a diffonderne poi gli esiti, e
fra i motori che hanno mantenuto costantemente vivo l’attaccamento all’Antico, e alla città di Roma in
particolare, è da collocare il viaggio di istruzione che, dagli inizi del Settecento, da tutta Europa (in specie dal
Nord e dall’Inghilterra, ma anche dalla Russia) portava nobili e alto borghesi a visitare l’Italia, soprattutto
Roma, Firenze, Venezia e Napoli: il cosiddetto GRAND TOUR. Un viaggio di studio, non meno che di piacere,
che si intensifica nella seconda metà del secolo e che subisce un arresto solo con le campagne d’Italia di
Napoleone.

I souvenirs che i viaggiatori portano con sé divulgano le vedute delle antichità romane incentivando la
produzione del micro mosaico e la pratica delle copie di celebri sculture (realizzate in ogni dimensione).

Gli acquerelli, gli oli, i pastelli, le stampe serbano il ricordo delle solenni vestigia romane e nelle case
dell’aristocrazia europea entrano, assieme ai reperti di scavo – acquistati più o meno legalmente – ritratti
che immortalano i nobili viaggiatori al cospetto dei templi e delle più note sculture di quella che era stata la
capitale di un impero e che si dimostrava ancora capace di stimolare le arti.

Potrebbero piacerti anche