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Corso 

di Laurea Specialistica in Ingegneria Civile
A.A. 2009‐2010

DINAMICA DEI TERRENI
DINAMICA DEI TERRENI
Lezione n. 1 

Giacomo Simoni

Via Santa Marta 3,


3 50139 Firenze
Tel +39 055 4796434
Fax +39 055 494333
gsimoni@dicea.unifi.it
http://www.dicea.unifi.it/geotecnica
/index.php

DINAMICA DEI TERRENI  – Lezione n. 1
INDICE

1. Introduzione
1.1 Finalità del corso
12P
1.2 Programma d dell corso
1.3 Sulla determinazione delle proprietà dinamiche dei terreni
2. Comportamento dei terreni in presenza di carichi dinamici, monotonici e ciclici
2.1
2 1 Generalità e definizioni
2.2 Caratteristiche dei problemi geotecnici dinamici
2.3. Modificazioni della struttura del terreno indotte da carichi dinamici e ciclici
2.3.1 Terreno ideale privo di peso
2.3.2 Terreno ideale dotato di peso
2.3.3 Terreni incoerenti asciutti
2.3.4 Terreni coesivi asciutti
2 4 Prova di taglio semplice in condizioni di carico monotono
2.4.
2.4.1 Confronto tra resistenza al taglio in condizioni statiche e dinamiche
2.4.2 Influenza di OCR, IP e γ & sulla resistenza al taglio in condizioni dinamiche
2.5 Prova di taglio semplice in condizioni di carico ciclico
3. Definizione del rapporto di smorzamento
4. Domini di comportamento
4.1 Dominio elastico lineare
42D
4.2 Dominio
i i isteretico
i t ti stabile
t bil
4.3 Dominio isteretico instabile
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1. INTRODUZIONE

Le dispense del Corso di Dinamica dei Terreni dell’A.A. 2009-2010, così come altro
materiale didattico,
didattico sono messi in rete al seguente indirizzo:

http://freedom.dicea.unifi.it/Claroline-1.3.1/index.php

I testi di riferimento sono:

Crespellani T.,
-Crespellani T Facciorusso J. J Elementi di dinamica dei terreni e Ingegneria
geotetecnica nelle aree sismiche, I Volume, Università degli Studi di Firenze,
Dipartimento di Ingegneria Civile;
-Kramer S.L.(1996)
( ) Geotechincal Earthquake
q g Prentice Hall Inc.,, New
Engineering.
g
Jersey;
-Mancuso C. (1996) Misure dinamiche in sito – Applicazioni geotecniche. Argomenti
g g
di Ingegneria Geotecnica, Hevelius.

Altro materiale didattico può essere scaricato dal sito della Sezione Geotecnica del
Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale dell’Università di Firenze:

http://www.dicea.unifi.it/geotecnica/index.php

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L’esame consiste in una prova orale e nella discussione di un elaborato assegnato


durante il corso. Sono richieste conoscenze di Fondamenti di Geotecnica e di
strumenti informatici per l’elaborazione di numerosi dati numerici (es. Excel, Matlab,
Mathematica, ecc.).

L’
L’orario
i di ricevimento
i i t può
ò essere concordato
d t anche
h ttelefonicamente
l f i t o per e-mail.
il

Tel +39 055 4796434


Fax +39 055 494333
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Università degli Studi di Firenze
Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale
Via Santa Marta 3
50139 Firenze
DINAMICA DEI TERRENI  – Lezione n. 1

1.1 FINALITÀ DEL CORSO DI DINAMICA DEI TERRENI

Il corso è finalizzato allo studio ed analisi dei terreni naturali, dei manufatti in terra e
dell’interazione
dell interazione terreno-struttura,
terreno struttura in condizioni dinamiche e cicliche.
cicliche

La conoscenza del comportamento del terreno in condizioni dinamiche e cicliche è


richiesta per:

a) la previsione del moto sismico durante un terremoto e degli effetti da esso


indotti;
b) la progettazione di manufatti in terra, di strutture di fondazione e opere di
sostegno in zona sismica;
c)) la p progettazione
g delle fondazioni di macchine vibranti o di strutture
particolarmente sensibili alle azioni dinamiche e cicliche (strutture offshore,
impianti eolici, ecc.);
d)) lo studio delle vibrazioni di origine
g antropica
p ((traffico, esplosioni,
p ecc.);
)
e) la messa a punto di tecniche di miglioramento dei terreni con metodi dinamici;
f) l’esplorazione dei terreni con metodi geofisici.

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a) Previsione del moto sismico durante un terremoto e degli effetti da esso indotti

L’osservazione dei danni causati da terremoti distruttivi ha chiaramente indicato che


una corretta progettazione strutturale antisismica non è da sola sufficiente a
garantire condizioni di sicurezza e che anche strutture adeguatamente
dimensionate per resistere a terremoti forti possono venire distrutte o danneggiate
per problemi legati al sito e ai terreni di fondazione.
E’ scientificamente riconosciuto
che il comportamento
p di una
costruzione durante un terremoto
dipende da tre fattori: dalle
caratteristiche energetiche della
azione sismica (terremoto), dalle
caratteristiche strutturali del
manufatto (costruzione) e dalla
risposta del terreno (sito).
( )
Fotografia 1: Effetti della liquefazione
innescata dal terremoto di Niigata,
G
Giappone, del 16/06/1964.
/ / (
(Magnitudo
7.4, Vittime 26).
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Fotografia 2 Effetti prodotti dal terremoto di


Anchorage, Alaska, del 27/03/1964.
(Magnitudo 8.5,
8 5 Vittime 131).
131)

Fotografia 3 Effetti prodotti dal terremoto di


Seattle, Washington, del 29/04/1965.
(Magnitudo 6.5, Vittime 7).

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Fotografia 4 Effetti prodotti dal terremoto di


Caracas, Venezuela, del 29/07/1967.
(Magnitudo 6.6, Vittime 240).

Fotografia 5 Effetti prodotti dal terremoto di Kobe,


Giappone, del 17/01/1995. (Magnitudo 6.9, Vittime
6.434).
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Fotografia 6 Effetti prodotti dal terremoto di Messina e Reggio, del 28/12/1908.


(Magnitudo 7.1, Vittime 130.000 circa).

La scossa principale,
principale della durata
d rata di 37 secondi,
secondi ed il maremoto successivo
s ccessi o rasero al
suolo le città di Reggio Calabria e Messina. La più grave sciagura naturale in Italia a
memoria d'uomo.

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Fotografia 7 Effetti prodotti dal terremoto di Avezzano, Abruzzo, del 13/01/1915.


(Magnitudo 7.0, Vittime 33.000 circa).
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Fotografia 8 Effetti prodotti dal


terremoto dell’Irpinia e Basilicata del
23/11/1980. (Magnitudo 6.9, Vittime
2914).
2914)

Fotografia 9 Effetti prodotti dal terremoto


umbro-marchigiano, del 26/09/1997.
(Magnitudo 5.8 e 6.2, Vittime 11).

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Fotografia 10 Effetti prodotti dal terremoto di


San Giuliano di Puglia, Campobasso, del
31/10/2002 (Magnitudo 5.4,
31/10/2002. 5 4 Vittime 30).
30)

Fotografia 11 Effetti prodotti dal terremoto


in Abruzzo del 06/04/2009. (Magnitudo 6.3,
Vittime 308).
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Gli effetti indotti dai terremoti sono più o meno noti a tutti, meno immediati sono
invece i fattori che influenzano lo scuotimento sismico.
In termini molto schematici,, lo scuotimento registrato
g alla superficie
p libera in un
dato sito, durante un terremoto, può essere pensato come il prodotto di tre termini
(ciascuno dei quali oggetto di una fase fondamentale in cui può pensarsi articolata
l’analisi di risposta sismica locale):
U (t ) = S (t ) ⋅ A(t ) ⋅ G (t )

Effetti di sito

Faglia
g Percorso di
propagazione
Condizioni locali
Meccanismo di
sorgente

U(t): parametro
U(t) t scelto
lt per rappresentare
t l scuotimento
lo ti t sismico;
i i
S(t): funzione che definisce lo scuotimento alla sorgente;
A(t): funzione di trasferimento relativa al cammino di propagazione;
G(t): funzione di trasferimento che dipende dalle caratteristiche geometriche del
sito e dalle proprietà stratigrafiche e geotecniche dei terreni

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Schema di riferimento per le analisi di Risposta Sismica Locale (RSL)

Le analisi di RSL sono uS ((t)) FS ((t)) u R((t)) FR ((t))


finalizzate alla t T t T
determinazione delle
modifiche che un moto S A
sismico uB(t), relativo ad
una formazione rocciosa Roccia
affiorante
di base, subisce nel suo DEPOSITO
percorso fi
fino a
raggiungere la superficie
libera, trasformandosi
nel moto sismico uS(t).(t)
Effettuare un’analisi di Roccia di base
B
RSL equivale quindi a
quantificare e uB (t) FB (t)

confrontare i parametri e t T

le funzioni caratteristiche
dello scuotimento sismico in superficie,
superficie nel dominio del tempo o delle frequenze, frequenze
con quelli relativi alla roccia di base o affiorante.
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b) Progettazione di manufatti in terra, di strutture di fondazione e opere di sostegno in


zona sismica;

Esempi di verifiche di stabilità di rilevati arginali in condizioni sismiche con


metodi pseudo-statici e metodi dinamici con modellazione numerica.

L’analisi pseudo-statica viene effettuata impiegando come input sismico soltanto


il valore massimo di accelerazione (PGA) e necessita della conoscenza dei
parametri
t i di resistenza
i t d l terreno
del t e la
l categoria
t i di suolo.
l Come
C risultato
i lt t
permette di determinare il fattore di sicurezza.
L’analisi dinamica con modellazione numerica impiega come input sismico un
accelerogramma e necessita della conoscenza anche delle funzioni di
deformabilità e delle capacità dissipative del terreno. Permette di stimare anche
gli spostamenti.

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Esempi di verifiche di stabilità di opere di sostegno in condizioni sismiche con


metodi pseudo-statici e metodi dinamici con modellazione numerica.

Momenti flettenti

Spostamenti orizzontali

Per i dati di input ed output valgono


le stesse considerazioni fatte per i
manufatti in terra. Sforzi normali
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Esempio di struttura analizzata con modellazione numerica

Anche per la modellazione numerica di piccole strutture in condizioni sismiche i


SAP richiedono in input lo spettro di risposta del terreno e delle accelerazioni
sismiche di input nonché delle costanti di sottofondo in condizioni dinamiche.

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c) Progettazione delle fondazioni di macchine vibranti o di strutture particolarmente


sensibili alle azioni dinamiche e cicliche (strutture offshore, impianti eolici,
strutture leggere o molto alte, ecc.);

In generale, per il progetto delle opere di


fondazione di macchine vibranti o di
strutture sottoposte ad azioni dinamiche e
ciclica occorrerà conoscere le caratteristiche
dell’azione nonché il comportamento del
t
terreno e delle
d ll sovrastruttura
t tt a tali
t li azioni.
i i
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d) Studio delle vibrazioni di origine antropica (traffico, esplosioni, ecc.);


e) Messa a punto di tecniche di miglioramento dei terreni con metodi dinamici

Esempio di inizio dello scavo di una Esempio di vibrocompattazione, o


galleria con la tecnica delle vibroflottazione (consiste nella
esplosioni (drill & blast).
blast) riorganizzazione
i i i d ll
delle particelle
ti ll di
terreno fino ad ottenere una
configurazione più densa a mezzo di
potenti vibratori).
vibratori)

In questi casi è importante conoscere le modalità di propagazione delle


perturbazioni indotte all’interno del terreno ed effettuarne il loro monitoraggio.

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f) Esplorazione dei terreni con metodi geofisici

Esempio di prova sismica in sito di tipo down hole effettuata dal DICeA sui
rilevati arginali di una cassa di espansione sul Fiume Secchia.

I metodi geofisici permettono di misurare la velocità di propagazione delle onde


sismiche nel terreno.
terreno Sia per ll’esecuzione
esecuzione delle prove sia per ll’inversione
inversione delle
misure velocimetriche in sito è indispensabile conoscere la teoria che sta alla
base della propagazione delle onde sismiche del terreno.
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1.2 PROGRAMMA DEL CORSO DI DINAMICA DEI TERRENI (A.A. 2009-2010)

In linea generale gli argomenti trattati durante il corso saranno:

1. Comportamento dei terreni in presenza di carichi dinamici, monotonici e


ciclici
- Generalità, definizione di carico dinamico e ciclico, caratteristiche dei
problemi geotecnici dinamici
- Comportamento
C t t del
d l terreno:
t id l incoerente
ideale, i t e coesivo
i
- Legame sforzi-deformazioni da prove di taglio dinamico, monotonico e
ciclico
- Domini
D i i di comportamento
t t e soglie
li di deformazione
d f i
- Comportamento a bassi e medi livelli di deformazione ed a rottura dei
terreni incoerenti e coesivi
- Modelli: elastici lineari,
lineari lineari equivalenti e non lineari
2. Richiami di teoria delle vibrazioni e dei vari tipi di onde sismiche
3. Misura dei parametri dinamici mediante prove in sito e prove di laboratorio
4 Stima indiretta dei parametri dinamici mediante correlazioni empiriche
4.
5. Dimensionamento geotecnico di opere in condizioni dinamiche: opere di
sostegno e fondazioni in zona sismica

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1.3 SULLA DETERMINAZIONE DELLE PROPRIETÀ DINAMICHE DEI TERRENI

Le proprietà dinamiche dei terreni possono essere stimate mediante correlazioni


empiriche oppure possono essere misurate a partire dai risultati di prove in sito e
prove di laboratorio.

L esame dei vantaggi e degli svantaggi delle prove dinamiche in sito e di


L’esame
laboratorio proprie della Dinamica dei Terreni evidenzia che le due classi di prove
sono da considerare complementari e che applicate in parallelo permettono di
ottenere informazioni utili nella caratterizzazione meccanica dei terreni.
terreni

Tra i vantaggi delle prove dinamiche in sito si può ricordare che queste sono
generalmente
ge e a e te p più
ù rapide
ap de ed eco
economiche,
o c e, pepermettono
etto o d
di otte
ottenere
eeu una
a desc
descrizione
o e
più continua delle caratteristiche geotecniche con la profondità, permettono di
esaminare un volume maggiore di terreno ed infine consentono di definire in
modo p più attendibile i p
parametri di deformabilità. Mentre, tra g
gli svantaggi,
gg q quello
principale è legato alle difficoltà nella determinazione delle condizioni al contorno
del problema in esame; sono difficili da determinare le condizioni di drenaggio e lo
stato tensionale. Inoltre i risultati che si ottengono non sempre sono di agevole
interpretazione in quanto l’esecuzione stessa della prova stessa può introdurre
dei fattori di disturbo che ne falsa l’esito.
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Le prove dinamiche in sito sono le uniche che permettono di investigare il


comportamento dinamico dei terreni a livello di megastruttura ed a bassissimi
livelli deformativi.

In relazione al livello deformativo investigato le prove dinamiche e cicliche di


laboratorio possono essere raggruppate in due gruppi principali: prove a livelli
deformativi bassi e medi, e prove a livelli deformativi elevati.

Nelle prove dinamiche e cicliche di laboratorio a bassi e medi livelli deformativi


rientrano
i t l prove di colonna
le l risonante
i t (RC);
(RC) di taglio
t li torsionale
t i l ciclico
i li (TTC);
(TTC) ad
d
impulsi ultrasonici e le prove che prevedono l’impiego di bender element (BE).

N ll prove dinamiche
Nelle di i h e cicliche
i li h di laboratorio
l b t i a livelli
li lli deformativi
d f ti i alti
lti rientrano
i t l
le
prove triassiali cicliche (TXC) di taglio semplice ciclico (TC) e le prove di torsione
ciclica (TS).

Elementi caratterizzanti i due gruppi di prove dinamiche e cicliche di laboratorio


sono legate alle modalità di applicazione dei carichi.

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A livelli deformativi bassi e medi i carichi sono generalmente applicati con


frequenze comprese fra 1 e 100Hz e implicano forze d’inerzia non trascurabili.

A livelli deformativi elevati i carichi hanno invece frequenze generalmente


comprese fra 0.01 e 1Hz e generano forze d’inerzia trascurabili.

Il confronto fra le deformazioni tangenziali e le frequenze sperimentali esplorate


con le diverse apparecchiature di laboratorio evidenzia i limiti e le potenzialità di
ciascuna prova,
prova determinandone la principale differenziazione.
differenziazione

Principali prove dinamiche e cicliche di laboratorio


Deformazioni e frequenze investigate Parametri dinamici
Tipo di Prova Sigla
γ [%] f [Hz] Rigidezza Smorzamento Rottura
Bender elements BE < 10−3
> 100 VS → G0 - -
Colonna risonante RC 10-4 ÷ 1 > 10 f0 → G0, G(γ) D0, D(γ) (con SS1 o AD2) -
Taglio torsionale ciclico TTC 10-4 ÷ 1 0.01 ÷ 1 τ(γ) → G0, G(γ) (DW3,3, W 4) → D0, D(γ)
(∆W -
Taglio semplice ciclico TSC > 10-2
0.01 ÷ 1 τ(γ) → G0, G(γ, N) (DW, W) → D0, D(γ, N)
(∆W, τ/σ'v (N)
Triassiale ciclica TXC < 10-3 > 100 q(εa) → G0, G(γ, N) (∆W,
(DW, W) → D0, D(γ, N) q/p'(N)

1 3
SS = metodo Steady State ∆W = area del ciclo d'isteresi
2 4
AD = metodo Amplitude Decay W = energia elastica
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2. COMPORTAMENTO DEI TERRENI IN PRESENZA DI CARICHI DINAMICI,


MONOTONICI E CICLICI

2.1 GENERALITÀ E DEFINIZIONI

Campi di frequenza tipici di alcune sorgenti di vibrazione

SORGENTE DI VIBRAZIONI CAMPO DI FREQUENZA [HZ]


Terremoti 1÷10
Moto ondoso 0.05 ÷ 0.2
Vento ~ 0.7
Macchine di cantiere 10÷60
Macchine industriali > 10
Traffico stradale e ferroviario ~1
Infissione di pali, cadute di magli 1÷10
Esplosioni > 100

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DEFINIZIONI

Usualmente con CARICHI “DINAMICI” si intendono carichi variabili nel tempo.


In particolare,
particolare se la variazione delle azioni agenti è abbastanza lenta rispetto alle
caratteristiche dinamiche del problema in esame, si può ritenere di essere nel
campo delle azioni statiche. Se il tempo di carico t (definito come il tempo
necessario alle azioni per raggiungere il loro valore massimo) è molto maggiore
del periodo fondamentale T ci si può riferire alle condizioni di carico statico (t
dovrebbe essere almeno pari a 2-3 volte T). In caso contrario occorre tenere
g effetti dinamici,, che determinano un incremento delle sollecitazioni e
conto degli
delle deformazioni.

Nella Dinamica dei Terreni con:


CARICHI “DINAMICI” si intende carichi con velocità di applicazione di diversi
ordini di grandezza maggiore dei carichi statici (la velocità di applicazione dei
carichi è tale che non risulta lecito trascurare le forze di inerzia);
CARICHI “CICLICI” si definisce l’alternanza periodica di fasi di carico, scarico,
ricarico (la velocità di applicazione dei carichi è tale che risulta lecito trascurare le
forze di inerzia);
C
CARICHI
C “
“IMPULSIVI”
S ” si intendono carichi con frequenza f molto elevata
(∼300Hz).
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Se gli sforzi statici iniziali, τ0,


sono elevati e quelli dovuti ai a)
carichi dinamici e ciclici hanno
ampiezza ridotta rispetto ad
essi, la loro combinazione dà
un effetto risultante che è poco
influenzato dalla presenza di
questi ultimi, Figura (a); in
caso contrario,
contrario Figura (b),
(b) se i
carichi ciclici hanno elevata b)
ampiezza il comportamento del
terreno può divenire
marcatamete non lineare e
irreversibile e il
comportamento
p del terreno
risulta influenzato:
sia dalle caratteristiche dell’eccitazione dinamica sia dalla natura dei terreni
nonché dalle condizioni di drenaggio.gg

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2.2 CARATTERISTICHE DEI PROBLEMI GEOTECNICI DINAMICI

- modifiche della struttura del terreno: ciò comporta ll’accumulo


accumulo delle pressioni
interstiziali, lo sviluppo di deformazioni irreversibili e la variazione di rigidezza e
resistenza;

- comportamento del terreno definito in termini di tensioni e deformazioni di


taglio (la componente isotropa delle deformazioni è reversibile, la componente
deviatorica dello deformazioni è irreversibile);
);

- definizione dei carichi applicati complessa;

- carichi variabili nel tempo: ne consegue che gli sforzi e deformazioni sono
funzioni del tempo (si utilizzano ‘equazioni d'onda’ anziché ‘equazioni di
equilibrio’ per descrivere le variazioni dello stato tensio-deformativo anziché
equazioni d’equilibrio).
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2.3. MODIFICAZIONI DELLA STRUTTURA DEL TERRENO INDOTTE DA CARICHI


DINAMICI E CICLICI
Il comportamento
p del terreno in p
presenza di carichi dinamici e ciclici è
complesso a causa di:

- natura granulare
- presenza di più fasi
- instaurarsi di condizioni non drenate

In generale, le azioni dinamiche e cicliche:

- in terreni asciutti comportano variazioni di volume


- in
i terreni
t i saturi
t i portano
t a variazioni
i i i delle
d ll pressioni
i i interstiziali
i t ti i li

Le modificazioni della struttura del terreno per effetto dei carichi dinamici e ciclici
dipendono da:
da

- natura del terreno (coesivo o incoerente)


- stato di addensamento o di consistenza iniziale
- ampiezza dello sforzo di taglio (τ)
- numero di cicli

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2.3.1 TERRENO IDEALE PRIVO DI PESO


Il comportamento sarà diverso in relazione allo stato di addensamento iniziale:

- sciolto ⇒ iniziale riduzione di volume;


- denso ⇒ iniziale aumento di volume;

L’applicazione di un carico ciclico comporta l’alternanza di riduzioni e aumenti;


comportamento simmetrico

σ σ σ
τ τ
δ δ
Stato sciolto
σ σ
τ τ σ
δ δ
Stato addensato
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2.3.2 TERRENO IDEALE DOTATO DI PESO

Anche nel caso di terreno ideale dotato di peso il comportamento sarà diverso in
relazione allo stato di addensamento iniziale:

- Stato sciolto
{ τ piccolo ⇒ riduzione di volume immediata e quasi definitiva

{
τ grande ⇒ aumenti e riduzioni di volume con gradiente
decrescente, complessiva densificazione
- Stato addensato
τ piccolo ⇒ movimento ciclico con variazioni di volume
regolari

DINAMICA DEI TERRENI  – Lezione n. 1

{
2.3.3 TERRENI INCOERENTI ASCIUTTI

τ piccolo ⇒ riduzione di volume contenuta e comportamento


quasi reversibile
- Stato sciolto
τ grande ⇒ riduzioni di volume iniziale grande e

{
progressiva densificazione
τ piccolo ⇒ solo movimento ciclico delle particelle con
variazioni di volume praticamente nulle
- Stato addensato
τ grande ⇒ alternanza di aumenti e riduzioni di volume
con progressiva densificazione
σ τ σ σ
τ

δδ δδ
STATO SCIOLTO

δδ δδ
STATO ADDENSATO
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2.3.4 TERRENI COESIVI ASCIUTTI

Nel caso di terreni coesivi asciutti il comportamento in condizioni di carico


dinamico e ciclico sarà diverso in relazione allo stato di consistenza iniziale:

- soffici
{progressiva rottura dei legami; orientamento delle particelle;
significative diminuzioni di volume

tti
- compatti {variazioni di volume significative
g per τ g
solo p grandi;; alternanza
di aumenti e riduzioni di volume con complessiva diminuzione

σ τ σ σ
τ

δ
δ

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2.4. PROVA DI TAGLIO SEMPLICE IN CONDIZIONI DI CARICO MONOTONO

τ σ δ

θ h γ = δ/h = tg(θ) ≅ θ

Andamento della curva sforzi-deformazioni di taglio (detta curva dorsale o


‘backbone curve’) e della curva di decadimento della rigidezza, G, con la
deformazione, γ.
deformazione
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I parametri che definiscono la curva dorsale sono:

• modulo di taglio iniziale,


iniziale Gmax (o G0)
• la sollecitazione di taglio massima τmax

Si definiscono due soglie di deformazione:

• soglia di deformazione lineare (o elastica), γl, deformazione di taglio oltre la


quale il comportamento del terreno diventa marcatamente non lineare.
lineare È definita
come la deformazione di taglio in corrispondenza della quale il valore del modulo
di taglio è il 95% del valore massimo

γ l = γ (G = 0.95 ⋅ G0 )
g di deformazione volumetrica, γv , deformazione di taglio
• soglia g oltre la q
quale in
condizioni non drenate si hanno incrementi della pressione interstiziale ed in
condizioni drenate si hanno deformazioni volumetriche irreversibili

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2.4.1 CONFRONTO TRA RESISTENZA AL TAGLIO IN CONDIZIONI STATICHE E


DINAMICHE
In g
generale la resistenza al taglio
g in condizioni di carico dinamico è maggiore
gg del
corrispondente valore in condizioni statiche.

⎧arg ille ⇒ F = 1.5 ÷ 3.0


resistenza dinamica ⎪
F= =⎨
resistenza statica ⎪sabbie ⇒ F = 1.00 ÷ 1.15

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2.4.2 INFLUENZA DI OCR, IP E γ


& SULLA RESISTENZA AL TAGLIO IN PROVE DINAMICHE
In generale la resistenza al taglio in condizioni di carico dinamico aumenta
all’aumentare del grado di sovraconsolidazione,
sovraconsolidazione OCR,
OCR all’aumentare dell’indice
di plasticità e della velocità di deformazione γ& .

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2.5 PROVA DI TAGLIO SEMPLICE IN CONDIZIONI DI CARICO CICLICO


τ σ δ

θ h γ = δ/h
δ/h = tg(θ) ≅
t (θ) θ

Applicando uno sforzo di taglio ciclico, τ1, modesto ovvero tale che produca una
piccola deformazione di taglio ciclica, γ1, si osserva che:
SFORZO  DEFORMAZIONE
CONTROLLATO CONTROLLATA
τ
ELASTICO
O

τ τ τ
1
t
ARE

γ τ
LINEA

1
OMINIO E

γ γ
t
u
DO

con il proseguire del numero dei cicli di carico-scarico, l'andamento delle


deformazioni è caratterizzato da piccole oscillazioni intorno allo zero e che un
andamento analogo lo hanno le pressioni interstiziali. I cicli τ-γ risultano
praticamente chiusi, sovrapposti e rappresentati da una retta.
DINAMICA DEI TERRENI  – Lezione n. 1

Applicando uno sforzo di taglio ciclico maggiore, τ2 > τ1, ovvero tale da produrre
una deformazione di una deformazione di taglio ciclica maggiore, γ2 > γ1, si
osserva SFORZO
SFORZO  DEFORMAZIONE
CONTROLLATO CONTROLLATA
τ τ τ
TICO

τ 2

t G
DOMINIO ISTERET

1
TABILE

γ γ γ
γ c
t γ
ST

u
γ
t c

1 10 100 N
D

un comportamento dissipativo. Le curve di carico, scarico e ricarico non


coincidono e i cicli sono simili ad ellissi. Durante un ciclo completo c’è
di i
dissipazione
i di energia
i per attrito.
tt it Questa
Q t dissipazione
di i i è tanto
t t maggiore
i quanto
t
maggiore è l’ampiezza dello sforzo di taglio. L’ampiezza massima della
deformazione ciclica γ aumenta con il numero dei cicli tendendo a stabilizzarsi
intorno a un valore definito.
definito Le pressioni interstiziali oscillano intorno allo zero in
modo all’incirca simmetrico. Il comportamento del terreno è di tipo stabile.

DINAMICA DEI TERRENI  – Lezione n. 1

Applicazione di uno sforzo di taglio ciclico ancora maggiore, τ3 > τ2, ovvero tale
da produrre una grande deformazione di taglio ciclica, γ3 > γ2 , si osserva
SFORZO  DEFORMAZIONE
CONTROLLATO CONTROLLATA
τ τ τ
CO

τ
STERETIC

3
t G
1 1
1
G n
ABILE

γ γ
γ
γ
c
OMINIO IS
INSTA

t γ

u γ
γV c
DO

t
1 10 100 N

un comportamento caratterizzato da un andamento crescente dell’ampiezza


d ll deformazioni
delle d f i i e delle
d ll pressioni
i i interstiziali;
i t ti i li all'aumentare
ll' t d l numero dei
del d i
cicli l'area racchiusa è sempre maggiore e la direzione della retta
congiungente i picchi di ogni ciclo di isteresi sempre più inclinata. Sotto
l'a ione continuata
l'azione contin ata degli sforzi
sfor i di taglio ciclici si ha una
na crescente instabilità
della struttura interna del terreno che porta il provino al collasso. Il
comportamento è di tipo instabile.
DINAMICA DEI TERRENI  – Lezione n. 1

3. DEFINIZIONE DEL RAPPORTO DI SMORZAMENTO


Il comportamento dissipativo del terreno viene interpretato facendo riferimento
ad un ciclo τ-γγ corrispondente
p all’intera sequenza
q di carico,, scarico e ricarico.
La rigidezza media durante il ciclo è esprimibile mediante il modulo elastico
equivalente Geq, ovvero il rapporto tra le ampiezze picco-picco della tensione
tangenziale e la deformazione di taglio, mentre il valore dell’energia dissipata
come l’area del ciclo di isteresi fratto l’energia elastica immagazzinata nel
tratto OA.

τ pp WD
Geq = D=
γ pp 4π ⋅ WS
WD
WS

• WD = area del ciclo di isteresi


• WS = energia elastica immagazzinata in OA

DINAMICA DEI TERRENI  – Lezione n. 1

Se i cicli tensione-deformazione sono simmetrici, la relazione Geq = τpp/γpp


rappresenta anche il modulo secante della curva di primo carico, backbone
curve, del materiale, Gsec.
1
WS = τ c ⋅ γ c
2
WD WD
D =ξ = =
4π ⋅ WS 2π ⋅ G ⋅ γ c 2

La definizione di rapporto di smorzamento come rapporto tra l’area del ciclo di


isteresi e la massima energia elastica immagazzinata deriva dalla teoria delle
oscillazioni libere smorzate di un sistema ad un grado di libertà.
DINAMICA DEI TERRENI  – Lezione n. 1

Schema meccanico del modello visco-elastico di Kelvin-Voigt.

Indicando con m la massa del sistema, con


k la costante elastica della molla e con c il
coefficiente di viscosità dello smorzatore
viscoso in condizioni di oscillazioni libere,
F(t) =0, l’equazione di moto è la seguente:

mu&& + cu& + ku = 0 [1]


u
L equazione differenziale viene ricondotta ad una equazione a due parametri
L’equazione
definendo la pulsazione naturale del sistema come:
k
ω 02 = [2]
m
infatti, dividendo la [1] per m e sostituendo a k il valore dato dalla [2] si ha:
c
u&& + 2 ω 0u& + ω 02u = 0 [3]
2 km

DINAMICA DEI TERRENI  – Lezione n. 1

La quantità c c = 2 km , definita come coefficiente di smorzamento critico, fa sì


che il rapporto di smorzamento possa essere definito come il rapporto tra il
coefficiente di smorzamento ed il coefficiente di smorzamento critico:
c c c cω 0
ξ = = = = [4]
cc 2 km 2mω 0 2k
con tale notazione si ha infine l’equazione differenziale a due parametri:

u&& + 2ξω0u& + ω02u = 0


Riferendosi al sistema ad un grado di libertà (SDOF - Single Degree of Freedom)
visco-elastico di Kelvin-Voigt
g , soggetto
gg ad uno spostamento:
p

u (t ) = u0sinω t [5]
la forza esercitata sulla massa dalla molla e dallo smorzatore viscoso è:

F (t ) = ku (t ) + cu& (t ) [6]

sostituendo la [5] nella [6] si ha:


DINAMICA DEI TERRENI  – Lezione n. 1

F (t ) = ku0 sin ω t + cω u0 cos ω t


L’energia dissipata in un ciclo di oscillazione,
ovvero tra t0 e t0+T0, è data dall’area interna il
ciclo di isteresi ovvero:
t0 + 2π / ω
du
WD = ∫ F
dt
dt = πcω u02 [7]
t0
In corrispondenza del massimo spostamento,
spostamento
la velocità è nulla e l’energia elastica
accumulata è data da:
1 2
WS = ku0 [8]
2
Dalle equazioni [7] e [8] segue che:
c = WD /(πω u02 )
k = 2WS / u02
che sostituite nella [4], postoω = ω 0 , permettono di ricavare ξ:

DINAMICA DEI TERRENI  – Lezione n. 1

c cω 0
ξ = = =
cc 2k
WD
ω0
πω 0 u 02 WD
= =
2W
2 2S 4π W S
u0
WD
WS

• WD = area del ciclo di isteresi


• WS = energia elastica immagazzinata in OA

I metodi per la determinazione del rapporto di smorzamento a partire dai risultati


delle prove dinamiche di laboratorio fanno riferimento al SDOF visco-elastico
visco elastico di
Kelvin-Voigt .
DINAMICA DEI TERRENI  – Lezione n. 1

4. DOMINI DI COMPORTAMENTO
Al variare dell'ampiezza dello sforzo di taglio dinamico τ (o della deformazione
di taglio γ) i terreni hanno comportamenti diversi.
diversi
Al crescere dell'ampiezza della deformazione di taglio si individuano tre ldiversi
domini di comportamento: 1) elastico lineare γ, < γl; 2) isteretico stabile, γl < γ <
γv e 3) isteretico instabile γ > γv.

1) 2) 3)
γl ≅ 5
5·10
10-3%

γv ≅ 2·10-2%

DINAMICA DEI TERRENI  – Lezione n. 1

4.1 DOMINIO ELASTICO LINEARE


Si è nel dominio elastico lineare quando γ < γl. Tale dominio di comportamento è
caratterizzato da:
- deformazioni permanenti trascurabili, andamento dei cicli lineare,
comportamento reversibile;
- dissipazione di energia durante un ciclo di carico, scarico e ricarico molto
bassa (1% ≤ D0 ≤ 5%);
- comportamento del terreno descritto mediante G0 e D0.

Bassi livelli deformativi


f ( ≤ γl ≅ 5·10-33%)

PROBLEMI DINAMICI: fondazioni di macchine vibranti, transito di veicoli,


vibrazioni prodotte da macchine di cantiere,
cantiere etc.
etc
CARICHI DINAMICI: carichi dinamici e ciclici, con frequenze e velocità di
applicazione basse, generalmente noti in fase di progettazione.
MODELLO: modello elastico lineare.
lineare
PARAMETRI: modulo di taglio iniziale, G0 , e rapporto di smorzamento iniziale, D0.
DINAMICA DEI TERRENI  – Lezione n. 1

Dominio Elastico Lineare

γ < γl

DINAMICA DEI TERRENI  – Lezione n. 1

4.2 DOMINIO ISTERETICO STABILE


Si è nel dominio isteretico stabile quando γl < γ < γv. Tale dominio di
p
comportamento è caratterizzato da:

- legame sforzi deformazioni elastico non lineare;


- dissipazione di energia durante un ciclo di carico, scarico e ricarico non
modesta;
- all’aumentare del numero dei cicli la deformazione di taglio media tende a
stabilizzarsi intorno ad un unico valore e le pressioni interstiziali medie sono
nulle;
- comportamento del terreno descritto, oltre che da G0 e D0, mediante modulo di
taglio, G(γ), e rapporto di smorzamento, D(γ).

Medi livelli deformativi (γl ≤ γ ≤ γv ≅ 2 ·10-2%)


PROBLEMI DINAMICI: terremoti (risposta sismica locale).
CARICHI DINAMICI: carichi dinamici ciclici irregolari transitori con frequenze
elevate (comprese tra 1 e 10 Hz).
MODELLO: modelli elastici equivalenti, visoelastici o elastici non lineari.
PARAMETRI G0, D0 e le
PARAMETRI: l leggi
l i di variazione
i i con lal deformazione
d f i t li γ,
di taglio
G = G(γ) e D = D(γ).
DINAMICA DEI TERRENI  – Lezione n. 1

Dominio Isteretico Stabile

γl < γ < γv

DINAMICA DEI TERRENI  – Lezione n. 1

4.3 DOMINIO ISTERETICO INSTABILE


Si è nel dominio isteretico instabile quando γ > γv. Tale dominio di
comportamento è caratterizzato da:
- comportamento decisamente non lineare ;
- caratteristiche di deformabilità e di dissipazione (parametri G e D) variabili
oltre che con il livello deformativo con il numero dei cicli, N;
- nei terreni asciutti si ha l’accumulo di deformazioni volumetriche, nei terreni
saturi accumulo si hanno di deformazioni e sovrapressioni interstiziali;
- comportamento
p descritto mediante G(γ, (γ, N),
),
D(γ, N) e ∆u(γ, N);
-applicando un numero crescente di cicli si può raggiungere la rottura;
- talvolta è necessario conoscere le leggi di degradazione della resistenza τcyc
y =
τcyc(N).
Elevati livelli deformativi (γl ≤ γ ≤ γv ≅ 2 ·10-2%)
PROBLEMI DINAMICI: terremoti distruttivi e esplosioni. p
CARICHI DINAMICI: carichi dinamici ciclici irregolari transitori con frequenze
elevate.
MODELLO: Modelli non lineari elastoplastici, con incrudimento, ecc.
PARAMETRI: G0, D0 e le leggi di variazione con la deformazione di taglio γ e il
numero di cicli, N: G = G(N,γ); D = D(N,γ); u = u (N,γ); τcyc = τcyc(N)
.
DINAMICA DEI TERRENI  – Lezione n. 1

Dominio Isteretico Instabile

γ >γv