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Corso di Laurea: ECONOMIA - CURR. SCIENZE BANCARIE ED ASSICURATIVE (D.M.

270/04)
Insegnamento: DIRITTO BANCARIO
Lezione n°: 21
Titolo: Gli intermediari finanziari non bancari e altre imprese del settore finanziario
Attività n°: 1

Gli intermediari finanziari non bancari

In molti ordinamenti, non è agevole operare una distinzione fra banche e altri
intermediari che esercitano attività finanziarie (ma che non sono qualificabili come
“banche” e non sono assoggettate ai controlli previsti per queste ultime). Invero, le
attività finanziarie possono essere poste in essere da intermediari, con la sola eccezione
della raccolta a vista.

Si tratta quindi di intermediari che erogano prestiti senza far ricorso alla raccolta del
risparmio presso il pubblico oppure di intermediari che raccolgono risparmio senza
erogare prestiti.

Gli intermediari a cui si fa riferimento hanno un rilievo fondamentale ai fini dello


sviluppo dei mercati finanziari, anche perché hanno contribuito ad un’innovazione
in tema di prodotti finanziari (simili a quelli delle banche).
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Insegnamento: DIRITTO BANCARIO
Lezione n°: 21
Titolo: Gli intermediari finanziari non bancari e altre imprese del settore finanziario
Attività n°: 1

Il c.d. shadow banking system


Il riferimento - quando si fa riferimento a intermediari finanziari non bancari e a nuovi
prodotti finanziari – è, ad esempio, a:

- veicoli di cartolarizzazione;
- structured investments vehicles;
- fondi comuni monetari (money market funds); - hedge funds. Per descrivere il
fenomeno, si utilizza l’espressione shadow banking system (: “sistema bancario
collaterale o sistema bancario ombra”).

Nell’ordinamento italiano, la disciplina degli intermediari non bancari è, invece


rigorosa, con la conseguenza che la citata espressione (shadow banking system) non può
essere correttamente impiegata nel sistema nazionale.

Svolta tale premessa, si possono ora esaminare le caratteristiche dei principali


intermediari finanziari non bancari (diffusi nella prassi non solo nazionale, ma anche
internazionale).
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Lezione n°: 21
Titolo: Gli intermediari finanziari non bancari e altre imprese del settore finanziario
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I veicoli di cartolarizzazione
Vengono anzitutto in considerazione i veicoli di cartolarizzazione. Il fenomeno
rinviene le proprie origini nell’ordinamento statunitense, a metà degli anni ’70.

Nella prassi internazionale, con il termine “cartolarizzazione” si fa riferimento ad


un’operazione caratterizzata dalla cessione, da parte di un’impresa, di crediti (presenti o
futuri) ad un veicolo (special purpose vehicle: Spv), che emette titoli per finanziare
l’acquisto dei crediti. Vi è una separazione fra il patrimonio del cedente e quello del
veicolo.

Nell’ordinamento italiano, lo special purpose vehicle è una società, c.d. società di


cartolarizzazione, che è stata costituita ai fini dell’operazione. La disciplina è contenuta
nella L. 130/1999, come modificata dalla L. 116/2014). Anche in base all’ordinamento
italiano, vi è separazione fra il patrimonio della società, il patrimonio costituito dai
crediti relativi a ciascuna operazione di cartolarizzazione e quelli delle altre operazioni. I
portatori dei titoli hanno diritto ad un rendimento.
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La suddivisione in categorie
Si riscontra la suddivisione dei strumenti finanziari in categorie a seconda del grado di
rischio. Usualmente le categorie sono tre:
- senior (: i più rischiosi perché non vi è obbligo di restituzione);
- mezzanine;
- junior.

I veicoli di cartolarizzazioni non sono intermediari affini alle banche, tanto che – per le
proprie caratteristiche – vengono definiti bankruptcy free . Invero:
- i creditori della società o i portatori dei titoli non possono in alcun modo aggredire il
patrimonio sociale per conseguire il proprio soddisfacimento. Si comprende quindi
perché si utilizza il termine “veicolo”, perché la società è solo il mezzo per porre in
essere l’operazione;
- l’attivo dei veicoli è costituito dai crediti, ma i veicoli non hanno passivo (proprio in
ragione del fatto il patrimonio della società è perfettamente impermeabile rispetto a
pretese esterne);
- I veicoli non raccolgono risparmio con obbligo di rimborso.
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Structured investm ent vehicles


Gli structured investment vehicles (: c.d. Siv) costituiscono un tipo di Spv diffuso nei paesi
anglosassoni, che non possono essere costituiti nell’ordinamento italiano: sono creati per lo più da
banche che operano a livello internazionale in paesi off-shore.

Le Siv finanziano l’acquisto delle proprie attività per l’acquisto di titoli ad alto rischio e rendimento
ed emettono commercial papers (: titoli di debito a breve termine) e titoli di debito a medio termine.
Tali titoli di debito danno diritto al rimborso. La Siv, nell’ipotesi in cui sia inadempiente rispetto
all’obbligo di rimborso del titolo di debito, è soggetta a liquidazione.

Le caratteristiche che rendono le Siv affini agli intermediari bancari sono:


- la circostanza che vi sia un attivo (: titoli rappresentativi dei crediti emessi a fronte
dell’operazione di cartolarizzazione) e un passivo;
- il guadagno è costituito dalla differenza fra il rendimento dei titoli (come quello della banca è
costituto dalla differenza fra i tassi attivi sui prestiti e quelli passivi sui depositi).

Le Siv non procedono, tuttavia, alla raccolta del risparmio a vista.


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I fondi com uni: la struttura


I fondi comuni mobiliari si differenziano dalle banche sul piano strutturale.

La struttura è la seguente:

società specializzata (SGR)


che gestisce il patrimonio

Patrimonio
autonomo suddiviso
in quote: i titolari
delle quote sono gli
investitori
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I fondi com uni: le caratteristiche


In merito ai fondi comuni, giova altresì precisare che:

- il patrimonio è costituito da strumenti finanziari oggetto di negoziazione sui mercati


regolamentati in base alle regole dettate dalle autorità di vigilanza per contenere e frazionare il
rischio;

- gli investitori, titolari delle quote in cui è frazionato il patrimonio, non hanno diritto alla
restituzione della quota al valore nominale;

- nei fondi mobiliari comuni aperti, i partecipanti hanno diritto al rimborso, il cui ammontare è
determinato in ragione dell’andamento del fondo.

Nell’ordinamento italiano, la disciplina dei fondi comuni è data dalla direttiva 2009/65/CE e i fondi:

- non possono contrarre (se non con limiti stringenti) o erogare prestiti in forme diverse dalle
operazioni a termine;
- non possono vedere allo scoperto strumenti finanziari.
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I c.d. Hedge Funds e i fondi com uni m onetari


Gli Hedge Funds o “fondi comuni speculativi” si caratterizzano:

i) Per i soggetti che vi possono partecipare:


- investitori professionali;
- investitori non professionali che effettuano un investimento minimo di € 500.000,00

ii) Per la disciplina:


- deroghe alle norme prudenziali sul contenimento e sul frazionamento del rischio;
- facoltà di ricorrere all’indebitamento per finanziarsi.

I fondi comuni monetari:

- non effettuano raccolta del risparmio;


- non hanno un obbligo di restituzione delle quote al valore nominale.

Sia gli Hedge Funds sia i fondi comuni monetari non possono essere assimilati alle banche.
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I m el e istituti di pagamento
Come abbiamo già anticipato, gli Imel:
- sono intermediari che trasformano il denaro ricevuto in moneta elettronica (: s’intende per
moneta elettronica un valore monetario rappresentato da un credito verso l’emittente
memorizzato su un dispositivo elettronico che viene emesso a fronte dell’immissione di fondi, i
quali devono avere un valore non inferiore a quello della moneta elettronica, accettato come
mezzo di pagamento da imprese diverse dall’emittente”). Possono emettere moneta elettronica
solo gli Imel e le banche;

- non possono ricevere fondi dal pubblico in cambio di moneta elettronica (: questa modalità è
riservata alle banche). Non possono quindi effettuare credito che non sia rigidamente collegato ai
servizi di pagamento;

- hanno passività che non sono assimilabili ai depositi.

Gli istituti di pagamento:


- sono intermediari specializzati nell’erogazione di servizi di pagamento (: oggetto esclusivo);
- non possono concedere crediti che non siano funzionali all’erogazione dei servizi.
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Società finanziarie
Quanto all’esercizio di attività di prestito, occorre – prima di inquadrare il fenomeno alla luce del
quadro normativo vigente – ripercorrere l’evoluzione della disciplina in tema di soggetti autorizzati
allo svolgimento di detta attività.

Tale evoluzione si articola in tre fasi:

1° fase (fino agli anni ‘90): era consentito l’esercizio dell’attività di prestito purché con fondi propri o
con ricchezze personali.

2° fase (dagli anni ‘90 fino al dl.gs 141/2010): con l’emanazione della legge antiriciclaggio, le
attività di prestito (ed altre attività finanziarie, come ad esempio la prestazione di servizi di
pagamento, attività di cambiavaluta) sono state assoggettate a controlli pubblici, per quanto meno
intensi rispetto a quelli delle banche. In particolare, tutti i soggetti che esercitavano tali attività
dovevano essere iscritte in un elenco generale Ufficio Italiano dei Cambi, dovevano avere un
capitale minimo e gli esponenti aziendali doveva rispettare determinati requisiti di onorabilità e
professionalità. I soggetti che presentavano profili di rischio più elevati dovevano essere iscritti in un
elenco speciale tenuto dalla Banca d’Italia. Vi era quindi un doppio regime di controlli.
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I l sistem a dei controlli dopo il decreto 53/ 2015

3° fase (dal d.lgs 141/2010 fino al decreto 53/2015): con il d.lgs. 141/2010 è stato oggetto di
revisione il sistema dei controlli sugli intermediari non bancari. In particolare, è stato eliminato il
doppio regime dei controlli, ma si ha un sistema di vigilanza paragonabile a quello bancario.
Nella disciplina di attuazione del t.u.b., con il decreto 53/2015:

- è stato precisato che per “attività di concessione di finanziamenti” si intende la concessione


di finanziamenti in qualunque forma (cfr. anche il rilascio di garanzie sostitutive del credito;
rilascio di fideiussioni, locazione finanziaria);

- le attività in cambi sono soggette ai controlli del t.u.f.;

- i servizi di pagamento possono essere esercitati solo dagli istituti di pagamento soggetti ai
controlli del t.u.b. e dagli Imel;

- è stata liberalizzata l’attività di acquisto di partecipazioni finalizzata a fornire assistenza


finanziaria alle imprese (c.d. merchant banking).
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La disciplina
Il vigente regime normativo a cui sono assoggettate le società finanziarie è assimilabile
a quello delle banche.

A tal fine, occorre considerare che le società finanziarie:

- devono essere autorizzate all’esercizio dell’attività;


- sono sottoposte ai controlli sugli assetti proprietari;
- sono sottoposte ai controlli prudenziali.

Inoltre:

- devono osservare il divieto di raccolta a vista;


- devono osservare i limiti nell’acquisizione di fondi presso il pubblico con obbligo di
restituzione a qualunque titolo.
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I consorzi e i c.d. Confidi


L’attività svolta dai Consorzi e dalle Cooperative di garanzia collettiva fidi (c.d. Confidi:
operatori specializzati in attività finanziarie) consiste “nella prestazione mutualistica e
imprenditoriale di garanzie” con l’obiettivo di agevolare l’accesso al credito da parte
delle piccole medie imprese associate (c.d. garanzie collettive).

Nel t.u.b. si rinviene la distinzione fra:


a) Confidi con volume di attività b) Confidi c.d. minori (con volume di
finanziaria superiore a 150 milioni di attività finanziaria inferiore a 150
euro: milioni di euro
- sono iscritti nell’albo degli intermediari - sono iscritti in un elenco previsto
finanziari ai sensi dell’art. 106 t.u.b.; all’art. 112 t.u.b.
- possono esercitare anche attività - possono esercitare limitatamente
ulteriori rispetto alla concessione di l’attività di concessione di
garanzie garanzie collettive
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Il c.d. microcredito

L’art. 111 t.u.b. disciplina un tipo particolare di operazione creditizia: il c.d.


microcredito.

Ai soggetti che esercitano tale attività è preclusa la raccolta di risparmio presso il


pubblico.

Il microcredito può essere esercitato da soggetti diversi da società finanziarie e da


banche in deroga alla riserva di attività.

Nell’ordinamento italiano, sono previste due particolari tipologie di microcredito:

- microcredito sociale;
- microcredito d’impresa.
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Il microcredito sociale e d’impresa


Il microcredito sociale (origine: nel Bangladesh, con l’esperienza del premio Nobel
Muhammad Yunus). L’obiettivo è quello di agevolare l’accesso al credito da parte di
soggetti di comunità povere, per conseguire lo sviluppo di aree depresse. Le
caratteristiche sono:

- limiti di importo di credito concesso;


- omessa richiesta di garanzie reali;
- funzionalità del credito rispetto a obiettivi imprenditoriali o inserimento nel mercato
del lavoro.

Il microcredito d’impresa si caratterizza per l’erogazione di prestiti in favore di


soggetti in una situazione di difficoltà economico-sociale (ad es. pagamento canoni di
affitto; spese scolastiche dei figli etc.), per consentirne il (re)inserimento o l’inserimento
nella società
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Attività n°: 1

Società di intermediazione mobiliare


Le società di intermediazione mobiliare (: Sim) esercitano, in via esclusiva, attività di
erogazione di servizi di investimento in favore della clientela, non assumendo in proprio i
rischi dell’investimento.

La prestazione di servizi di investimento è un’attività che si diversifica da quella


esercitata tipicamente dalle banche. Vengono, ad esempio, in considerazione:
- negoziazioni in conto proprio;
- esecuzione di ordini per conto dei clienti;
- gestioni portafogli;
- consulenza in materia di investimenti.

L’attività di raccolta del risparmio è limitata. Soltanto le Sim quotate possono


indebitarsi nei confronti del pubblico, emettendo obbligazioni senza limiti
quantitativi. È prevista la raccolta a vista o in funzione dell’emissione o gestione
di strumenti di pagamento a spendibilità generalizzata.
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Titolo: Gli intermediari finanziari non bancari e altre imprese del settore finanziario
Attività n°: 1

Poste e Cassa depositi e prestiti


Nell’ordinamento italiano, le Poste e le Casse depositi e prestiti sono soggetti che – dalla
fine dell’800 - possono esercitare attività analoghe a quelle poste in essere dalle
banche (cfr. anche gli ordinamenti francese e tedesco per soluzioni similari).

Le Poste (le casse di risparmio postali) sono state autorizzate all’offerta di servizi di
deposito di denaro e di emissione di libretti di risparmio, per favorire l’educazione
al risparmio delle classi sociali più povere (ad es. nel 1889 è stato istituito il servizio dei
depositi postali per emigranti).

Nel sistema vigente, l’attività finanziaria delle Poste è denominata “Bancoposta”.

Detta attività viene esercitata con un patrimonio destinato (con riferimento al quale
devono essere osservate regole organizzative e contabili).
In tal modo si tengono distinti i servizi erogati in monopolio per conto dello Stato (:
servizi di poste e telegrafi).
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Insegnamento: DIRITTO BANCARIO
Lezione n°: 21/S1
Titolo: Gli intermediari finanziari non bancari e altre imprese del settore finanziario
Attività n°: 1

Poste e servizi bancari e finanziari


Le poste raccolgono risparmio (sotto forma di depositi), ma non possono erogare
credito.

Il d.p.r. 144/2001 disciplina i servizi bancari e finanziari suscettibili di essere erogati


dalle banche:

- raccolta del risparmio presso il pubblico;


- prestazione di servizi di pagamento;
- emissione di moneta elettronica e di altri mezzi di pagamento;
- promozione e collocamento di finanziamenti concessi da banche e da intermediari
finanziari. In tale caso, il Bancoposta (che svolge attività di promozione nel
collocamento dei finanziamenti) non assume il rischio che grava sempre
sull’intermediario.

Sotto il profilo dei controlli, le Poste sono equiparate alle banche.


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Attività n°: 1

La Cdp
La Cassa depositi e prestiti (Cdp) è stata istituita nel 1850, è dotata di personalità
giuridica ed è una società per azioni controllata dallo Stato.

La Cdp raccoglie risparmio fra il pubblico (tramite gli uffici postali) e esercita il credito.

Non è una banca ma è annoverata fra le Istituzioni monetarie e finanziarie


europee (ma non fra gli enti creditizi).

Inoltre, la Cdp:

- è soggetta al regime di riserva obbligatoria dell’Eurosistema;


- agli obblighi di comunicazione statistiche in base alle regole del Sistema europeo
delle banche centrali (Sebc).
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Lezione n°: 21/S2
Titolo: Gli intermediari finanziari non bancari e altre imprese del settore finanziario
Attività n°: 1

Altre im prese del settore finanziario


Vi sono due ulteriori imprese (oltre alle banche e agli intermediari finanziari non bancari)
che raccolgono risparmio presso il pubblico per finalità assicurative e previdenziali.
Si tratta delle assicurazioni e dei fondi pensione.

Le assicurazioni hanno come oggetto sociale la stipula di contratti di assicurazione.


Giova quindi muovere dall’art. 1882 c.c., ai sensi del quale: “l'assicurazione è il
contratto col quale l'assicuratore, verso pagamento di un premio, si obbliga a rivalere
l'assicurato, entro i limiti convenuti, del danno ad esso prodotto da un sinistro, ovvero a
pagare un capitale o una rendita al verificarsi di un evento attinente alla vita umana”.

I principali prodotti oggetto di offerta da parte di un’impresa assicurativa sono:

- assicurazione contro i danni;


- assicurazione sulla vita.

Le assicurazioni riscuotono dai clienti i premi che vengono accantonati in riserve, le


quali sono investite in attività immobiliari e in strumenti finanziari.
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Lezione n°: 21/S2
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Le assicurazioni: la disciplina e i controlli


Le imprese assicurative sono disciplinate dal Codice delle assicurazioni private (d.lgs.
209/2005).

La direttiva 2002/87/CE ha disciplinato i gruppi di imprese di cui fanno parte banche,


imprese di investimento e assicurazioni (: Conglomerati finanziari).

Le assicurazioni sono incluse nel settore finanziario ai fini delle regole e dei controlli.

Le assicurazioni (nonostante abbiano come oggetto la stipula di contratti di assicurazione)


svolgono un ruolo importante nei mercati finanziari e, in ragione dell’offerta di nuovi
prodotti finanziari, vi sono dubbi sul fatto che – in taluni casi – la causa di alcuni
contratti sia assicurativa.
Il riferimento è alle polizze unit linked e index linked , le quali si caratterizzano per il
fatto che il rischio grava sul contraente. I detti casi, l’Ivass ha introdotto limiti al
trasferimento del rischio a tutela dei risparmiatori (cfr. in merito all’investimento in
obbligazioni di Lehman Brothers nel 2008).
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Lezione n°: 21/S2
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I fondi pensione
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I fondi chiusi e i fondi aperti


Fondi chiusi:

- sono costituiti con contratti collettivi, regolamenti aziendali (etc.);


- l’iniziativa per la costituzione è delle parti sociali;
- vi possono aderire lavoratori, gruppi di aziende;
- sono soggetti che hanno natura associativa ai sensi dell’art. 36 ss. c.c. e possono
avere personalità giuridica se riconosciuti dal Covip.

Fondi aperti:

- sono istituti da banche, Sgr, Sim, imprese assicurative;


- vi possono aderire tutti i lavoratori su base individuale o collettiva o anche soggetti
che non svolgono attività lavorativa;
- il patrimonio è separato da quello della società che ha istituito il fondo, essendo di
pertinenza degli aderenti a quest’ultimo.

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