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LA PSICANALISI CONTEMPORANEA

Bateman, Holmes -

I blocchi di caratteri in corsivo tra parentesi e azzurro rappresentano la spiegazione derivante dal
dizionario di psicologia le Garzantine.

CAP 1 – Storia e controversie


La psicoanalisi comprende tre elementi intrecciati:
♦ un insieme di tecniche psicoterapeutiche specifiche (associazione libera, interpretazione)
♦ un modello dello sviluppo psicologico
♦ una “metapsicologia”; insieme di ipotesi speculative sulla natura e la struttura della mente

Freud ha descritto diverse fasi nell’evoluzione della psicoanalisi


1. fase pre-analitica (1885) Freud e Breuer sperimentano l’ipnosi su Anna O.
2. la psicoanalisi in senso proprio (1897) Freud realizza il modello topografico; escogita il metodo delle
libere associazioni, comincia a vedere la nevrosi come l’esito di un conflitto inconscio il cui nucleo è
costituito da fantasie istintuali riguardanti la sessualità; implicita nel conflitto è la resistenza ai tentativi
dell’analista di penetrare le strutture difensive della nevrosi
3. i primi passi del movimento psicoanalitico (1907); le idee di Freud si diffondono tra gli intellettuali;
Jung e Adler si distaccano; a causa della prima guerra mondiale Freud elabora la nozione di Thanatos o
istinto di morte; la psicoanalisi viene usata per curare i soldati reduci dalla guerra
4. dal 1920 alla morte di Freud nel 1939 Freud propone il modello strutturale; si interessa di religione e
sessualità femminile

La psicoanalisi può essere definita come la branca della psicologia, fondata da Freud, che ha per oggetto lo
studio di tre aree distinte:
• lo sviluppo della mente e l’influenza dell’esperienza precoce sugli stati mentali adulti
• la natura e il ruolo dei fenomeni mentali inconsci
• la teoria e la pratica del trattamento psicoanalitico (transfert e controtransfert in particolare)

UNA O MOLTE PSICOANALISI?


Secondo Wallerstein, tutti i diversi approcci teorici hanno molto in comune nella pratica.
A questo proposito distingue:
✔ teoria clinica  è un terreno comune costituito dalle nozioni di empatia, contenimento,
interpretazione, difesa, analisi del transfert e resistenza
✔ teoria generale  è la meta psicologia, riflette le differenti tradizioni, stili e contesti storici della
psicoanalisi, più simili ad affiliazioni religiose e politiche che a postulati scientifici
Ma naturalmente ha ricevuto molte critiche.

LA PSICOANALISI PUÒ ESSERE CLASSIFICATA FRA LE SCIENZE DELLA MENTE?


Esistono due correnti di pensiero:
➢ alcuni sostengono che data l’attuale inconsistenza dei risultati scientifici, sia opportuno intensificare
lo studio rigoroso di tali fenomeni
➢ altri ritengono che la psicoanalisi sia una disciplina di carattere linguistico, interessata al significato e
all’interpretazione piuttosto che al meccanismo e alla spiegazione; la psicoanalisi sarebbe interessata
a una verità di tipo narrativo e non alla verità storica
Ciò che conta non è la verità, ma la coerenza interna di tali teorie.

Ciò corrisponde al dibattito filosofico tra teoria coerentista e teoria corrispondentista.

Oggi, parti della psicoanalisi sono scientificamente consolidate:


- la consapevolezza inconscia - la rimozione - l’interiorizzazione - l’identificazione
altre rappresentano sovrastrutture metapsicologiche che potranno essere smantellate o modificate.

COME CURA LA PSICOANALISI?


Si possono individuare tre principali posizioni sulle modalità psicoanalitiche di azione terapeutica, ciascuna
delle quali è portatrice di un modello di salute psichica:
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1. Modello conflittuale classico - INSIGHT: l’Io ha rimosso esperienze problematiche al fine di mantenere
una coerenza. Tale compromesso è riprodotto nel transfert: il paziente si sente pieno di rabbia o amore o
vuole che l’analista si prenda cura di lui, ma fa resistenza contro l’espressione di tali sentimenti. Scopo del
trattamento è aiutare il paziente ad ottenere un insight (consapevolezza) di tali processi – all’Es deve
subentrare l’Io.

2. Modello conflittuale kleiniano e delle relazioni oggettuali - CONTENIMENTO: vi è un conflitto tra


amore e odio, tra bisogno di dipendenza e paura della perdita. Il sé è svuotato mediante processi di
identificazione proiettiva che causano anche distorsioni percettive e della realtà.
Compito del terapeuta  contenere queste proiezioni e restituirle al paziente quando questi sia in grado di
accoglierle. L’obiettivo dell’analisi è lo spostamento del paziente dalla scissione della posizione schizo-
paranoide all’interezza della posizione depressiva.

3. Modello deficitario delle relazioni interpersonali e d’oggetto – NOVITA’ DELL’ESPERIENZA:


l’accento è sul “transfert attuale”, l’interazione inconscia in vivo tra analista e paziente. La resistenza è vista
come manifestazione di un deficit. Sotto la spinta regressiva del trattamento il paziente si aggrappa alle sue
antiche modalità disadattive poiché non ne conosce altre.
Il trattamento produce un cambiamento attraverso l’offerta di una nuova esperienza di empatia e attenzione,
a partire dalla quale il paziente può costruire un sicuro senso di sé in relazione
agli altri.

Terapia kleiniana  insight e contenimento


Terapia kohutiana  contenimento e novità dell’esperienza
Terapia freudiana contemporanea  insight e novità dell’esperienza

Più ci si avvicina alla realtà clinica più le distinzioni appaiono sfumate.

CAP 2 – Modelli della mente


Queste idee appartengono alla sovrastruttura speculativa della psicoanalisi.
Secondo la metafora archeologica freudiana, le nuove idee vengono edificate su fondamenta preesistenti.
Spesso i modelli costituiscono una matrice che include concetti appartenenti a diversi livelli di astrazione.

Waelder distingue un’intera serie di tali livelli nella teoria psicanalitica:


1. Livello delle interpretazioni cliniche individuali (teorie formulate per ogni particolare paziente)
2. Livello delle generalizzazioni cliniche, valide per un gruppo di pazienti (es. organizzazioni narcisistiche)
3. Livello della teoria clinica (concetti psicoanalitici generali come meccanismo di difesa o transfert)
4. Livello dei concetti esplicativi astratti (es. pulsione di vita o di morte)

Le differenti teorie sono sottese da differenti assunzioni fondamentali sul mondo.


Dal punto di vista clinico, le questioni maggiormente rilevanti sono:
• l’equilibrio tra fattori ambientali e intrapsichici nello sviluppo della personalità
• se si debba porre in rilievo la causalità e il meccanismo o piuttosto la comprensione e il significato
Freud all’inizio rivolse la sua attenzione in particolare ai fattori ambientali, poi, con il modello pulsionale-
strutturale, assegnò al mondo interno un ruolo prioritario. Inoltre, pur mirando a fornire un’immagine
meccanicistica della vita mentale patologica, col progredire dei suoi studi si interessò sempre più alle sfere
del significato, della narrazione e della comunicazione.

Rassegna dei principali modelli e concetti psicanalitici:

INCONSCIO
Oggi viene considerato secondo quattro modalità fondamentali:
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Inconscio come cosa in sé
(Punto di vista della prima topica) Freud ritiene l’inconscio una porzione dell’apparato mentale in grado di
spiegare deterministicamente fenomeni mentali irrazionali come sogni, lapsus e sintomi nevrotici. Egli
postulava che ricordi inaccettabili, fantasie, desideri, pensieri, idee e aspetti di eventi dolorosi fossero
ricacciati dalla rimozione, nell’inconscio.
(«inconscio» è un luogo, un apparato psichico dove si trovano tutti quei contenuti a cui è stato rifiutato l'accesso al
sistema conscio tramite la rimozione (definizione nella prima topica) i cui contenuti sono i rappresentanti delle
pulsioni e sono regolati da quei meccanismi che sono specifici del processo primario, e in particolare dalla
condensazione e dallo spostamento. Investiti di energia pulsionale o libido, detti contenuti tentano di accedere al
sistema preconscio conscio (denominato in sigla Prec-C), ma vi riescono solo attraverso formazioni di compromesso
dopo essere stati sottoposti alle deformazioni della censura.).

La neuropsicologia moderna ha confermato che molti aspetti della vita mentale hanno luogo, per mezzo della
percezione subliminale e del “processamento preconscio”, al di fuori della consapevolezza.

Inconscio come serbatoio di significati latenti


(Punto di vista descrittivo seconda topica) L’inconscio diviene una metafora dei significati affettivi dei
quali il paziente è inconsapevole e che emergono via via nella relazione con l’analista, il cui compito
consiste nell’esplorare, in collaborazione col paziente, i significati latenti. E’ utilizzato come aggettivo.
(Nell'uso descrittivo, l'«inconscio » è un aggettivo che si riferisce a tutti quei contenuti psichici che non compaiono
nell'orizzonte attuale della coscienza, resta comunque possibile dire che i caratteri riconosciuti all'inconscio nella
prima topica sono attribuiti, nella seconda topica, all'ES.)

Mistero dell’inconscio
Jung mette in rilievo l’aspetto meno tangibile e in qualche modo “mistico” dell’inconscio attraverso il
concetto di inconscio collettivo: innato, condiviso da tutti, situato ad una profondità maggiore rispetto
all’inconscio individuale. (Mentre l'inconscio personale è formato essenzialmente da contenuti che sono stati un
tempo consci, ma sono poi scomparsi dalla coscienza perché dimenticati o rimossi, i contenuti dell'inconscio collettivo
non sono mai stati nella coscienza e perciò non sono mai stati acquisiti individualmente, ma devono la loro esistenza
esclusivamente all'ereditarietà. L'inconscio personale consiste soprattutto in "complessi"; il contenuto dell'inconscio
collettivo, invece, è formato essenzialmente da "archetipi")

Inconscio passato e inconscio attuale


Sandler e Sandler hanno tracciato una distinzione clinica tra
• inconscio passato  è il “bambino interno” dell’adulto che continua con immutata potenza a
determinarne le risposte, i desideri e i bisogni, come se l’infanzia fosse sempre operante
• inconscio attuale  simile al preconscio, modifica l’inconscio passato attraverso l’utilizzo dei
meccanismi di difesa, permettendo alle fantasie dell’inconscio passato qualche espressione, benché
in forma attenuata
Nel trattamento l’analista dovrebbe sempre muoversi nel suo lavoro dall’inconscio attuale a quello passato,
prima di procedere alla ricostruzione dei traumi progressi deve concentrarsi sul qui ed ora della relazione.

I MODELLI FREUDIANI
Il quadro della mente di Freud ha attraversato tre fasi:
1. il modello affetto-trauma,
2. il modello topografico,
3. il modello strutturale

Modello dell’affetto-trauma
Freud teorizzò che eventi esterni dolorosi possono sommergere l’apparato mentale e renderlo così incapace
di elaborare gli affetti che ne derivano.
Distinse le NEVROSI ATTUALI (nevrastenia e nevrosi d’angoscia), la cui causa veniva attribuita a traumi
attuali, dalle PSICONEVROSI (isteria e nevrosi ossessiva) che riteneva causate da traumi infantili.
L’idea di liberazione da affetti “sbarrati” che sono in grado di minacciare l’equilibrio e di produrre sintomi, è
stata definita come il quadro di riferimento dell’affetto-trauma, che svolge un ruolo importante nel pensiero
psicanalitico contemporaneo.

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E’ solamente la NATURA del trauma infantile ad essere vista in modo diverso dai vari autori, alcuni dei
quali mettono l’accento sui fattori intrapsichici (Klein, Kernberg), altri invece sulle influenze ambientali
stressanti (Kohut).
In entrambi, il trauma produce un affetto doloroso che fornisce la forza motivazionale che sottende le
reazioni patologiche.
Bower corrobora la potenza degli affetti come organizzatori del funzionamento mentale.
(Freud adottò nel trattamento ipnotico il metodo che J. Breuer aveva chiamato catartico (catarsi) che partiva dal
presupposto che l'insorgenza del disturbo psichico non era condizionata dall'esistenza di un disturbo organico, ma da
un blocco dell'energia affettiva collegata a ricordi penosi dimenticati. Breuer attribuiva il
blocco dell'energia affettiva al fatto che gli avvenimenti penosi erano stati vissuti in uno stato di coscienza ipnoide).

Modello topografico
Modello spaziale in cui le varie funzioni sono collocate in luoghi differenti. Oggi si considerano validi i
concetti, ma non le assonanze anatomiche. Si tratta della suddivisione della mente in conscio, inconscio e
preconscio.

I due principi
Distinzione tra i due principi dell’accadere psichico:
• processo primario: pensiero caratteristico dei sogni, delle fantasie e della vita infantile; le leggi di
tempo e spazio non trovano applicazione (attribuito all'inconscio)
• processo secondario: pensiero razionale che segue le consuete leggi logiche, temporali e spaziali
(attribuito al preconscio).

Preconscio
Ne fanno parte i processi psicologici inconsci in senso descrittivo (fuori dalla consapevolezza del soggetto),
poiché possono essere portati facilmente alla coscienza e non sono soggetti a rimozione né alle distorsioni
del processo primario. Ne fanno parte i pensieri percepiti confusamente che non sono ancora stati oggetto di
una reale presa di coscienza.

Teoria degli istinti


Questa teoria sposta l’attenzione dalla realtà esterna (affetto-trauma) al mondo interno in sé.
Freud considerava gli istinti come fondamentali bisogni evolutivi. Egli mise al centro di tale teoria le
pulsioni sessuali e più tardi le pulsioni aggressive e distruttive (pulsione di morte).

L’individuo era alla mercé di tali pulsioni, o desideri istintuali, e i sintomi adulti originavano dalle difese
psichiche mobilitate per trattare con le loro richieste.

F. ritenne che il mondo interno fosse dominato dalla lotta dell’uomo contro i propri istinti, o le
proprie pulsioni. Ogni desiderio istintuale costituisce una componente del sistema inconscio e possiede
un’innata tendenza alla scarica: per raggiungere il suo scopo, durante lo sviluppo, si lega ad un oggetto.

Secondo lo schema classico, i desideri istintuali hanno


• una FONTE  zona erogena
• un OGGETTO  il seno materno
• una META
Il neonato prova una sensazione dolorosa di fame e da avvio alla suzione.
Il bisogno di espressione e conseguente soddisfacimento di un desiderio può originare anche da un evento
immaginato. (L'apparato psichico viene considerato come un'entità spaziale in cui collocare i fenomeni psichici,
dinamico in cui sono descritte le forze che si oppongono o meno al passaggio da un sistema all'altro, economico dove
si considera la quantità di energia impiegata nei processi psichici. In una prima fase Freud ha ipotizzato come sistemi
psichici il conscio, il preconscio e l'inconscio. OGGETTO E PULSIONE. A proposito della pulsione S. Freud
distingue una spinta che è la carica energetica che fa tendere l'organismo verso una meta, una fonte che è la zona
somatica sede dell'eccitazione, ad esempio la bocca, una meta che è la soddisfazione della tensione pulsionale, ad
esempio l'incorporazione, e un oggetto che è ciò attraverso cui la soddisfazione si compie, ad esempio il seno).

Limiti del modello topografico


Freud rintraccia nel modello varie incoerenze:
♦ all’interno della mappa mentale non vi era posto per gli ideali, i valori e la coscienza morale

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♦ era necessario approfondire l’influenza del mondo esterno sulle strutture mentali e la natura
inconscia delle difese
Maggior importanza fu perciò attribuita a interazione tra mondo interno ed eventi esterni.

La teoria strutturale
Freud avanza l’ipotesi dell’esistenza di tre parti o “componenti strutturali” della personalità umana:
IO, ES, SUPER-IO
Oggi si pensa ad esse più come funzioni che come entità strutturali. Il modello strutturale rimane fortemente
radicato nella teoria degli istinti (Es) e attribuisce alla realtà esterna un’importanza maggiore di quanto non
faccia il modello topografico. ( L'indagine sui contenuti fantasmatici Es condusse Freud alla formulazione di una
dottrina generale delle pulsioni in cui la libido si esprime percorrendo quelle zone erogene ognuna delle quali
rappresenta una fase della sua evoluzione. Le fasi principali sono quella orale dove i contenuti dei fantasmi tendono a
costituirsi sui dati percettivi primari come quelli gustativi, olfattivi, tattili ecc., anale che prende avvio con l'educazione
del controllo degli sfinteri configurando l'esperienza del bambino in rapporto all'ambiente, fallica caratterizzata dal
complesso di Edipo con conseguente angoscia di castrazione, e genitale che fa la sua comparsa nell'età dello sviluppo
con la piena maturazione degli organi sessuali. Lo sviluppo della libido può svolgersi naturalmente, o subire degli
arresti per l'interferenza della fissazione o della regressione che bloccano lo sviluppo psichico o lo riportano a fasi
precedenti, con conseguente formazione di sintomi nevrotici.)

Super-io
Si intendono la coscienza e gli ideali che derivano dall’interiorizzazione di figure genitoriali o altre figure di
autorità e dalle influenze culturali subite dall’infanzia in poi.
( Questa istanza superiore viene formandosi nell'evoluzione dell'organizzazione difensiva contro i pericoli dell'Es che
guadagna una propria autonomia fino a imporsi talvolta all'Io stesso con i tratti di incoercibilità propri dell'Es. Il
Super-io si forma attraverso l'identificazione del bambino con l'immagine degli educatori nel periodo corrispondente al
tramonto del complesso edipico, o attraverso la trasformazione in istanze autopunitive di cariche pulsionali aggressive
dell'Es).
Per Teoria delle relazioni oggettuali il Super-io non è un genitore interiorizzato, ma una relazione con un
genitore.

E’ coinvolto nelle esperienze di colpa, aspirazione alla perfezione. Alcuni effetti del funzionamento del
Super-io sono descrittivamente coscienti, mentre altri sono
descrittivamente inconsci.

Io
Si riferisce agli aspetti della personalità più razionali, esecutivi e orientati alla realtà. E’ in parte conscio e in
parte inconscio. Compito dell’Io è
♦ controllare gli impulsi più primitivi dell’es e adattarli alla realtà esterna in accordo col principio di
realtà
♦ ammorbidire le richieste del Super-io
(Se l'Es esprime le esigenze che il biologico presenta allo psichico, l'-0. Io è ciò che contempera queste esigenze.
dettate dal principio di piacere, con le esigenze dettate dal principio di realtà, promosse dal mondo esterno con cui
l'Io, a differenza dell'Es, ha rapporto. L'Io è in grado di utilizzare angoscia come segnale d'allarme di fronte al
pericolo del mondo pulsionale, e di organizzare quei meccanismi di difesa che consentono di contemperare le esigenze
dell'Es con quelle del mondo esterno).

Conflitto e adattamento
Nell’idea di mondo interno è implicita l’idea di dilazione (differimento nel tempo).
I desideri istintuali non possono ottenere un’espressione diretta:
♦ nel modello topografico  devono attraversare il preconscio prima di raggiungere la consapevolezza
♦ nel modello strutturale  sono in Super-io e l’Io a trattenerli

Quando raggiungono la consapevolezza, essi sono già stati modificati in misura tale da poter essere
ricostruiti solo per il tramite dei sogni, delle paraprassi (lapsus) e, nella situazione clinica, nel transfert.
La modificazione dei desideri istintuali è portata a termine dai meccanismi di difesa, mobilitati in seguito ad
un conflitto interno che si instaura tra desideri istintuali, dominati dal “principio di piacere” e richieste della
realtà.

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Nello scontro con la realtà, la gratificazione dei desideri istintuali è dilazionata o modificata qualora essi
minaccino l’autoconservazione o l’individuo o contravvengano alle sue credenze morali ed etiche, o si
oppongono alle richieste del suo ambiente sociale e culturale.

Il funzionamento della vita psichica è regolato da due principi:


• principio di piacere; l’unico presente nella vita dell’infante, lo spinge a scaricare immediatamente
(nella realtà o in forma allucinatoria) la tensione pulsionale
• principio di realtà; sostituisce alla scarica immediata della pulsione, una trasformazione della
realtà, rinviata nel tempo, per renderla appropriata al soddisfacimento del desiderio.
Perciò il principio di piacere, ad un certo punto, è sostituito dal principio di realtà

MODELLI POSTFREUDIANI
Secondo il modello classico, in tutto lo sviluppo si verifica una lotta fra le richieste interne e la realtà esterna.
La rimozione è vista come il più importante meccanismo di difesa, che assicura che i desideri incompatibili
rimangano inconsci o mascherati; ma poiché i desideri e gli impulsi rimossi posseggono una tendenza
intrinseca a tornare alla coscienza, la tensione rimane parte ineliminabile del sistema.

Psicologia dell’Io
Hartmann, fondatore della psicologia dell’Io mette in luce gli aspetti non difensivi dell’Io, e lo concepisce
non come un semplice mediatore tra richieste dell’Es e mondo esterno, ma in parte estraneo a quest’area
conflittuale e in tal modo capace di interagire con il mondo esterno senza subire influenze interne.
A questa sfera dell’Io, libera da conflitti, appartengono funzioni come il pensiero, la percezione, il
linguaggio, l’apprendimento, la memoria e la pianificazione razionale. Lo sviluppo di tali aspetti può
esercitare un’influenza sull’esperienza del piacere e del soddisfacimento. ( la funzione dell'Io è quella di creare
un equilibrio tra organismo e ambiente, dove il primo termine è descritto a partire dal funzionamento degli apparati
biologici e il secondo con gli strumenti delle scienze sociali).

L’esperienza del piacere non nasce solo dal soddisfacimento dei desideri istintuali, ma dipende anche dalle
esperienze buone che l’ambiente è stato in grado di fornire.

Un contributo importante degli psicologi dell’Io consiste nella distinzione tra:


• Io come struttura  come Freud
• Io come rappresentazione di sé

Anna Freud mise in rilievo l’importanza della relazione dell’Io con il mondo esterno e gli aspetti normali e
adattativi della personalità.
La Freud considerò i meccanismi di difesa non solo come risposte ai pericoli del mondo interno ma anche a
quelli del mondo esterno (identifica il meccanismo di difesa: identificazione con l’aggressore).
Di recente, in generale, la psicologia dell’Io si è maggiormente integrata con la teoria delle relazioni
oggettuali.

Modello Klein-Bion
La Klein ritenne che nel passaggio dalla teoria topografica a quella strutturale si era persa la nozione di
fantasia intrapsichica inconscia. Sperava di riconciliare l’opposizione tra teorici delle fantasie da un lato e
teorici delle pulsioni dall’altro.

Le posizioni kleiniane
Descrizione delle due fondamentali posizioni della vita psichica:
♦ posizione schizo-paranoide; l’angoscia verte sulle minacce di annichilimento (annientamento) e di
disintegrazione; il neonato tenta di organizzare queste esperienze attraverso la scissione e la
proiezione. Le esperienze cattive sono scisse e proiettate nell’oggetto, che viene avvertito come
persecutorio e pericoloso. Le esperienze buone sono anche proiettate nell’oggetto che viene
idealizzato. (per cui l'oggetto pulsionale viene vissuto come oggetto parziale distinto in due entità, a
seconda della sua presenza o della sua assenza l'oggetto buono, appagante e compensatorio, e l'oggetto
cattivo, frustrante e distruttivo);
♦ posizione depressiva; l’angoscia non riguarda la propria sopravvivenza, ma la sopravvivenza
dell’oggetto da cui l’individuo dipende. Il bambino si rende conto che l’oggetto frustrante e odiato è
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lo stesso che ama e che gli procura il soddisfacimento. Riconoscere tale identità conduce
all’ambivalenza e alla colpa. (unificando i due oggetti si trova a vivere una temporanea condizione di depressione,
gestita grazie alla presenza «riparatoria» della madre).

Fantasie e pulsioni
Per la klein gli istinti e le fantasie primarie preformate sono intrinsecamente legati agli oggetti. Le fantasie
inconsce di carattere oggettuale divengono le unità di base della vita mentale.
Per la Klein la distruttività e le fantasie inconsce sono innate e primarie.
Per Anna Freud sono derivate dalla frustrazione e quindi secondarie. La Klein riteneva che la mente del
neonato contenesse complesse immagini congenite dell’oggetto (esistenza della madre).
Perciò l’inconscio possiede, fin dalla nascita, contenuti specifici, fantasie inconsce che costituiscono i
rappresentanti psichici degli istinti.
Un desiderio istintuale può essere sperimentato come fantasia inconscia.
( Le differenze più marcate rispetto a S. Freud sono: a) la teoria dell'oggetto, che prende il posto della classica teoria
delle pulsioni, in quanto la Klein assegna un'importanza fondamentale alla risoluzione dell'ambivalenza verso la
madre, quindi a una relazione oggettuale più che a uno sviluppo pulsionale; b) la fantasia, che nel bambino sarebbe
molto più sviluppata di quanto non ammetta la teoria classica, per cui il compito dell'analisi consiste nell'interpretare
le fantasie piuttosto che interpretare le difese contro le pulsioni inconsce c) lo sviluppo dell'Io, considerato come un
processo di continua -› introiezione e proiezione di oggetti, e non come un progresso del Sé attraverso una serie di
stadi; d) la pulsione di morte che è particolarmente valutata e vista come una componente dell'innata ambivalenza
infantile; e) la nevrosi che ha le sue origini nel primo anno di vita e che consiste nel non riuscire a passare attraverso
la posizione depressiva, e non, come aveva previsto Freud, nella fissazione ai vari stadi di sviluppo. I temi centrali del
pensiero kleiniano si organizzano intorno ai concetti di oggetto e di posizione e la nozione di fantasma: ogni pulsione è
accompagnata da una fantasia di un oggetto che può soddisfarla. Le nozioni di oggetto «buono» e oggetto «cattivo»,
sono correlative a quella della psicoanalisi classica di pulsione parziale, una pulsione cioè che sceglie parti di una
persona come il seno, le feci, il pene; un oggetto è buono o cattivo non solo in relazione alla gratificazione (un seno è
buono perché soddisfa la fame), ma soprattutto in relazione alla dialettica della fantasia e alla qualità delle pulsioni
(libidiche o distruttive) su di esso proiettate. Un'altra nozione di grande importanza introdotta dalla Klein fu quella di
posizione (depressiva o paranoica): con essa si illustrano le modalità delle relazioni con gli oggetti prima del quarto
mese di vita (posizione paranoica) e dopo il quarto mese di vita (posizione depressiva); nella prima si ha una scissione
dell'oggetto in buono e cattivo (per esempio il seno) e l'angoscia è persecutoria; nella seconda, che è un superamento
della precedente e si attenua nel corso del primo anno di vita, gli oggetti d'amore (per esempio la madre) sono già
percepiti nella loro totalità.)

Questa nozione di mente infantile preprogrammata, più sofisticata della tabula rasa freudiana, ha ricevuto
alcune conferme dalla psicologia dello sviluppo.

Bion e il contenimento
Bion, allievo della Klein, amplia il concetto di identificazione proiettiva introducendo la nozione di
contenitore e contenuto, la madre agisce come contenitore per i sentimenti proiettati dal bambino: odio,
invidia, dolore, paura della morte.
Questi sentimenti sono resi meno tossici dal seno che nutre (o dall’analista) e restituiti in forma tale che il
piccolo riceve sentimenti positivi di sostegno e di comprensione.
Così facendo il bambino introietta un oggetto in grado di tollerare e placare l’angoscia.
(Secondo Bion il pensiero nasce nel momento in cui il bambino deve affrontare l'assenza dell'oggetto; in queste
circostanze egli sperimenta emozioni e sensazioni che gli resterebbero incomprensibili se non intervenisse la cosiddetta
«funzione alfa» (una funzione simbolica dell'Io) a connetterle, rendendole così pensabili. In caso di fallimento della
funzione alfa, tali sensazioni vengono a costituire gli «elementi beta» destinati a essere espulsi attraverso l'acting out
(agire) o a rimanere incomprensibili. Inizialmente il bambino non è in grado di elaborare autonomamente gli elementi
beta e si limita a proiettarli sulla madre; a lei tocca, in virtù della sua empatia, il compito di restituirglieli trasformati
in elementi alfa.)

Teoria delle relazioni oggettuali


I fondatori di tale teoria sono Fairbairn, Guntrip, Winnicott e Balint.
I modelli della mente possono essere distinti in tre classi, a seconda dell’aspetto della realtà sul quale si
concentrano
• sul mondo interno; modello strutturale di Freud, la Klein
• sul mondo esterno; i neofreudiani: Fromm, Erickson, Bowlby ecc.
• in una posizione intermedia; modello freudiano dell’affetto-trauma, Winnicott, Bion, Kohut
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Un’ulteriore distinzione può essere fatta all’interno delle teoria delle relazioni oggettuali, a seconda che
incorporino o meno la teoria degli istinti. Tuttavia queste teorie condividono alcuni presupposti.
(Dopo Freud la psicoanalisi ha preferito al termine «oggetto» l'espressione «relazione oggettuale» volendo
sottolineare l'originarietà della relazione rispetto all'individuo considerato nel suo isolamento. La relazione è
propriamente un'interrelazione, nel senso che non si limita a indicare il modo con cui il soggetto costituisce i suoi
oggetti, ma anche il modo in cui questi agiscono su di lui. Le relazioni oggettuali si riferiscono: in psicoanalisi ai
momenti evolutivi come la relazione oggettuale orale, anale, fallica.)

La ricerca dell’oggetto
L’idea centrale della teoria delle relazioni oggettuali è che la spinta motivazionale primaria consiste nella
ricerca di una relazione con gli altri.
Gli esseri umani sono primariamente alla ricerca di oggetti piuttosto che di piacere, loro meta ultima è la
relazione con un’altra persona (la prima attività di un neonato è la ricerca di un contatto con la madre).
Il metodo della ricerca dell’oggetto varia a seconda dello stadio di sviluppo (nutrizione nel neonato,
condivisione di attività e interessi in seguito).

Il mondo rappresentazionale
La nozione nucleare della teoria delle relazioni oggettuali è quella di un mondo abitato dal sé, dai suoi
oggetti, e dalle relazioni tra loro. Questo è il mondo rappresentazionale di Sandler.
Le relazioni fra tali oggetti funzionano come strutture portanti delle relazioni future, (in particolare le
relazioni con i partner e con l’analista).

In opposizione al modello kleiniano di relazione oggettuale primaria, Fairbairn concepì gli oggetti interni e le
fantasie ad essi associate come conseguenze dell’inevitabile fallimento degli oggetti esterni. Ciò conduce a
una scissione nel cuore della psiche tra un oggetto libidico gratificante e un oggetto antilibidico frustrante.
Fairbairn (come Freud) ipotizzò che il mondo interno si sviluppi come sostituto e come compensazione delle
esperienze di mancato soddisfacimento nelle relazioni reali, e che esso venga organizzato dall’aggressività
che a tali frustrazioni consegue. Precisò, inoltre, che ciò che viene interiorizzato non è l’oggetto come tale
ma la relazione. (Sulla scia della Klein, considerò l'Io come costituito da «oggetti interiorizzati» e da
«personificazioni», rappresentazioni psichiche di persone o eventi della prima infanzia, vissuti come oggettivi
dall'individuo. Contestò però sia a Freud sia alla Klein il concetto di libido intesa come ricerca di piacere e
gratificazione pulsionale. Per Fairbairn il piacere non è l'obiettivo finale dell'impulso, ma un mezzo per raggiungere il
vero fine, cioè la relazione con l'altro, dove l'altro non è un derivato della fantasia inconscia, ma assume
caratteristiche reali e concrete.)

Spazio transizionale
La teoria delle relazioni oggettuali doveva fornire una comprensione degli oggetti interni ed esterni e delle
loro interazioni, collocate in uno SPAZIO POTENZIALE che veniva avvertito né come mondo interno né
come esterno, ma intermedio tra le due condizioni. E’ un tentativo di riconciliare la teoria delle pulsioni con
la prospettiva interpersonale. I fenomeni transazionali sono l’anello mancante fra i principi freudiani di
piacere e realtà.

Secondo Winnicott Il bambino rievoca nella propria mente, sotto la spinta delle pulsioni, un oggetto adatto ai
propri bisogni, specie quando è in stato di eccitazione. Se in quel momento, la madre sufficientemente buona
gli presenta un simile oggetto adatto al suo desiderio, si crea nel bambino l’illusione che lo porta a ritenere di
aver creato egli stesso l’oggetto in questione. Ciò porta il bambino alla convinzione di poter creare da sé il
proprio mondo, è questa onnipotenza che dirige lo sviluppo di un sé sano, creativo e vivace.
Quando la madre non è sufficientemente buona si origina un sé falso e accondiscendente che occulta e isola
le spinte pulsionali frustrate.
Crescendo il bambino differenzia interno ed esterno rendendosi conto che vi è una realtà esterna che non è il
prodotto delle sue proiezioni. Ciò risulta nell’esperienza del contatto con le menti altrui.

L’odio
Winnicott, con il concetto di odio positivo, tenta di restituire una natura relazionale all’istinto di morte.
Egli distingue tra esperienza di connessione con l’oggetto ed esperienza di uso dell’oggetto. All’inizio
l’oggetto è avvertito come parte della propria mente e non è necessariamente avvertito come reale e
separato dal sé. Più tardi, quando l’oggetto è sperimentato come reale e separato dal sé, può essere
introdotta una nuova forma di relazione nella quale avvenga uno scambio all’interno di una realtà condivisa,
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l'uso dell’oggetto, collegato agli sforzi che l’individuo intraprende per riconoscere gli altri ed essere
riconosciuto. Ciò che motiva questi sforzi è L’ODIO: affinché l’oggetto venga percepito come indipendente
dal proprio controllo, bisogna che esso sia distrutto dalla fantasia per poi sperimentare che esso nella
realtà sopravvive. Qui la distruttività è una componente del processo di individuazione-separazione.

Modello interpersonale.
E’ un modello sviluppato da autori neofreudiani (Sullivan, la Horney, Fromm, Erikson) che prende una
posizione radicalmente interpersonale.
Sullivan si rese conto che gran parte dei disturbi classificati come schizofrenici erano conseguenza
dell’istituzionalizzazione piuttosto che di un processo patologico. Insisté sulla necessità di stimolare le
relazioni umane.
Secondo il modello interpersonale l’interazione precoce tra madre e bambino ha un ruolo fondamentale per
lo sviluppo della personalità e non considera il mondo interno come l’influenza determinante, piuttosto
l’angoscia viene sollecitata dall’esterno come risposta allo stato mentale dell’altro. Il bambino costruisce
rappresentazioni mentali a seconda del genere di ansia che viene in lui ingenerata e immagina che un
“me cattivo” abbia prodotto angoscia nella madre o nell’altro genere. Allo stesso modo si costituiscono un
“me buono”, che allevia l’angoscia, e un “non me”→risposta a panico e confusione acuta.
L’esperienza di angoscia viene elaborata fino a strutturare strategie interpersonali permanenti, cioè manovre
intese a stabilire un senso di sicurezza (evitamento, mancanza di attenzioni ecc.)
La psicanalisi interpersonale ha contribuito allo slittamento tecnico da una tendenza alla ricostruzione a una
propensione al qui e ora della situazione analitica. (operò uno spostamento dai rapporti e conflitti
intrapsichici alle dinamiche interpersonali, formulando una teoria basata sulla nozione di «campo
relazionale», secondo la quale la personalità individuale è un prodotto dell'interazione di campi di forza
interpersonali, di contesti relazionali non solo reali ma anche immaginari, che agiscono come
«personificazioni» interiori anche in situazioni di isolamento. La malattia mentale avrebbe origine appunto
da una perturbazione nelle relazioni interpersonali e da dinamismi (familiari. Paranoici ecc.) che frustrano
il bisogno di approvazione da parte dell'ambiente sociale e impediscono il consolidarsi di relazioni
soddisfacenti).

Psicologia del sé (affonda le redici nel modello interpersonale)


Kohut si basò sulla nozione freudiana di narcisismo primario per ipotizzare che l’amore di sé sia necessario
per la salute psicologica. I disturbi narcisistici erano visti come il risultato di un difetto del Sé causato da
fallimenti empatici genitoriali.
Kohut postulò un Sé tripolare costituito da
• ambizioni di autoaffermazione
• ideali e valori
• attitudini a abilità
La patologia può sorgere da una perturbazione di ciascuno dei tre poli e può essere compensata dalla
robustezza di uno degli altri.
La chiave di volta della psicologia del Sé è l’oggetto-Sé, la sensazione soggettiva di intrattenere una
relazione intima e confortante con un altro la cui sicurezza e le cui attenzioni sostengono il Sé.
Il bisogno di oggetti-Sé conduce al transfert di oggetto-Sé (rispecchiamento, idealizzante e gemellare).
Gli oggetti-Sé vanno considerati come aspetti necessari degli altri per gratificare i bisogni psicologici del Sé
(sicurezza, conforto, ammirazione ecc.)

Nella psicologia del Sé viene posto l’accento sulla necessità di ricevere dagli altri risposte empatiche e di
conferma per tutta la vita.

Problemi
- Kohut ritiene che le pulsioni aggressive siano secondarie e che sorgano in un sé non ancora consolidato
- il Super-io non può essere una struttura organizzante che fa parte del sé

(H. KOHUT CONCEPISCE IL SÉ COME SISTEMA organizzato dei ricordi, indicati comunemente come rappresentazioni di sé, a cui
è da riconoscere un significato dinamico e genetico, in quanto non si tratta di semplici contenuti mentali, ma di una
costellazione psicologica organizzata che continua a esercitare un'attiva influenza dinamica sul comportamento).

CONCLUSIONI
Nella ricerca contemporanea di una teoria unificata, tre temi emergono sugli altri:
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• le rappresentazioni del sé  ciò che guida l’individuo nelle sue relazioni con il mondo esterno
• l’affetto  è stato proposto di abbandonare la nozione di pulsione endogena e di sostituirla con
quella di affetto, in quanto elemento motivazionale, costituito dall’interazione fra Sé e oggetti–Sé;
nella teoria dell’affetto il significato si intreccia con il meccanismo
• la narrazione  i significati sono un modo di organizzare e di fissare esperienze emotive
problematiche in narrazioni coerenti che diano conto delle relazioni del sé con il suo mondo
Il lavoro interpretativo non è più focalizzato sul conflitto pulsionale, ma sull’esperienza affettiva del
paziente, sulle sue origini all’interno della relazione analitica e sulla trasposizione di questa esperienza nelle
narrazioni.

CAP 3 – Le origini del mondo interno


In questo capitolo viene descritto come le caratteristiche della psicologia adulta normale emergono dalla
condizione del neonato.

Preliminari
• stadi vs fasi
• oggetti interni (archetipi) vs tabula rasa
• natura della memoria

Fase preedipica o diadica

PRIME SETTIMANE DI VITA: AUTISMO O SIMBIOSI


Freud formula la nozione di narcisismo primario, l’amore di Sé, costituito da un totale coinvolgimento in
Sé stesso, che nel neonato precede necessariamente la capacità di amare gli altri. Freud paragona il
neonato ad un pulcino nel suo guscio.

La Mahler ritiene che nei primi 6 mesi di vita il bambino passa da autismo normale a simbiosi fino alla
schiusa. Il neonato è auto-centrato, ma partecipa attivamente all’ambiente diadico (distingue voce, volto e
odore della madre). Ciò ci avvicina al concetto di simbiosi.

Per Freud i sentimenti primitivi di bontà sono correlati al narcisismo primario, egli considera l’amore di sé
come evolutivamente primario rispetto alla capacità relazionale (amore anaclitico o d’oggetto).
Freud immaginava che il narcisismo primario perdurasse in seguito sotto la forma di “Io ideale” (poi Super-
Io) e nel narcisismo dell’amore genitoriale (mio figlio è superiore a tutti).
Freud riteneva che la mente del neonato fosse “Es” allo stato puro.

MODELLO KLEIN-KERNBERG DELLA PRIMISSIMA INFANZIA

La Klein riteneva che tanto un Io primitivo quanto primitive relazioni oggettuali fossero presenti fin dalla
nascita. Il neonato si trova di fronte a due insiemi contraddittori di esperienze:
• sensazioni buone; sazietà, nutrimento, contatto con la madre
• sensazioni cattive; separazione, abbandono, fame, freddo
Queste sensazioni costituiscono i nuclei di amore e di odio, gli istinti di vita e di morte.

L’Io primitivo per mantenere l’equilibrio, separa il buono dal cattivo. Il neonato
- introietta e si identifica con le esperienze di “me” buono, mentre
- scinde e proietta all’esterno le sensazioni cattive di “non me”
- proietta il “me cattivo” nel genitore che fornisce nutrimento
Il mondo esterno è un riflesso del mondo interno, ogni cosa viene magicamente personificata.

La scissione è un fenomeno dal doppio aspetto:

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♦ è una difesa necessaria che rende possibile il sorgere di un senso nucleare di valore e bontà del Sé; il
genitore sintonizzato lascia che le sensazioni cattive trovino asilo dentro di sé fino a quando non siano
pronte per essere reintegrate nella posizione depressiva.
♦ può costituire un freno per lo sviluppo qualora a causa di negligenze (o abusi) da parte del genitore sia
impossibile accedere a questa funzione detossicizzante del seno.

Nella posizione schizo-paranoide il bambino è dominato dall’invidia, dalla collera e dalla frustrazione.
La Klein sosteneva che questo stato fosse controbilanciato dalla posizione depressiva, nella quale il
bambino si rende conto di odiare colei che ama; perciò l’amore e l’odio si fondono e la depressione che ne
nasce è da sprone per la riparazione.

MODELLI INTERPERSONALI DELLA PRIMISSIMA INFANZIA


Mettono l’accento sull’emergere del Sé e dei significati prelinguistici a partire dalla matrice diadica del
neonato e genitore.
Per Fairbairn il trauma fondamentale è l’indifferenza materna, il non essere conosciuti intimamente. Il
bambino può trattare questo trauma in modo onnipotente immaginando:
• che sia stato il suo amore a distruggere i sentimenti della madre (risposta schizoide)
• che sia stato il suo odio a cancellarli del tutto (RISPOSTA DEPRESSIVA)

Winnicott e Stern sostengono che un caldo senso di Sé consegue dall’”handling” materno basato sulla
sensibilità e sintonizzazione della madre.
L’holding comincia prima della nascita con la preoccupazione materna primaria. Il bambino diviene così
un recipiente per le proiezioni genitoriali, oltre che una fonte di proiezioni.
Winnicott immagina l’esistenza tra madre e bambino di uno spazio transizionale, al cui interno la madre
risponde al desiderio del bambino che ha l’illusione di aver “creato” l’oggetto (così si sviluppa il senso di
efficacia).
Secondo Kohut il narcisismo sano sorge dal rispecchiamento empatico della madre (o dell’analista) che
nutre, che conduce alla formazione di un oggetto-Sé nutriente interiorizzato che non si estingue quando
l’amore oggettuale sostituisce l’amore di Sé ma di cui piuttosto si continua ad aver bisogno per tutta la vita.

Gli interpersonali tendono ad interpretare le difese primitive (proiezioni della Klein) come una
manifestazione patologica della lotta per la sopravvivenza di fronte a un parenting inefficace e
ripetutamente traumatico. Se i genitori rispondono adeguatamente, il bambino gestisce le cattive
esperienze mediante una sana protesta. Le difese primitive dei pazienti adulti molto disturbati (scissione,
proiezione, identificazione proiettiva, controllo onnipotente, auto-assorbimento narcisistico) sono nel
modello interpersonale esempi di narcisismo secondario, un ritiro in sé stessi a fronte un ambiente ostile.
Kohut li chiama “prodotti di breakdown” e sostiene risultino da “fallimenti nutritivi”.

 secondo i kleiniani, un buon parenting può mitigare le tendenze innate alla scissione.
 gli interpersonali e gli psicologi del Sé sostengono che un parenting inadeguato genera la scissione e le
altre difese primitive.

SEPARAZIONE-INDIVIDUAZIONE
La separazione-individuazione inizia a sette mesi, quando il bambino inizia a provare angoscia di fronte
agli estranei e diventa consapevole dei momenti in cui la madre si avvicina o si allontana. Il bambino
comincia a formare dentro di sé la costanza d’oggetto, cioè la capacità di conservare un’immagine mentale
della madre assente.

Kernberg ritiene che la sostituzione della scissione con la rimozione costituisca la principale difesa contro i
sentimenti indesiderati che emergono in questa fase. L’Io è più forte e si fonda sull’identificazione con un
genitore affidabile (emerge una prima forma di Super-io). A mano a mano che la separazione procede il
bambino comincia a concepire il mondo come costituito da individui autonomi. In lui si forma il senso del
proprio sé e la consapevolezza che anche gli altri hanno un sé.

Fase edipica e triadica


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Il complesso di Edipo secondo Freud  il bambino desidera uccidere il padre e usurparne il posto nel letto
della madre; il desiderio di possederla produce in lui il timore di una ritorsione, sotto forma di castrazione, da
parte del padre onnipotente. La realtà della castrazione trova conferma nella curiosità sessuale del bambino
quando scopre che le bambine non hanno il fallo.
Questo era un compito evolutivo da affrontare e superare
♦ nel bambino, attraverso l’identificazione con il padre che gli offre la promessa di una genuina
promessa futura.
♦ nella bambina, attraverso l’identificazione con la madre, che le promette che la mancanza del fallo
sarà compensata dalla capacità di attrarre l’uomo e di generare qualcosa di più importante di un
pene, cioè un bambino.
La psicoanalisi contemporanea si distacca radicalmente dalla visione freudiana dello sviluppo
psicosessuale, tuttavia il complesso di Edipo mantiene una certa importanza.
Naturalmente assume importanza l’handling e il contenimento che i genitori possono offrire ai sentimenti
edipici del bambino.

Quattro visioni del complesso di Edipo ↓

Visione kleiniana
La risoluzione della fase edipica è conseguenza del passaggio dalla posizione schizo-paranoide alla
posizione depressiva. Tale risoluzione comporta che il bambino accetti la sua temporanea esclusione dalla
coppia genitoriale e che permetta che la madre e il padre si uniscano.
Se è capace di far ciò il bambino guadagna la capacità di pensare e di condurre una vita propria.

Lacan
Sostiene che le nozioni freudiane vadano viste come metafore piuttosto che come fatti scientifici.
Intorno ai due anni di età (quando il bambino comincia ad acquisire il linguaggio) si verifica una crisi 
l’unità preedipica di madre e bambino è frantumata dall’avvento del nome del padre. Il bambino deve
adattare la sua primitiva esperienza del mondo al linguaggio.
La fase in cui, la percezione che il bambino ha di sé comincia a estraniarlo dal suo sé originario è
chiamata fase dello specchio (consapevolezza, punto rosso). Lacan sostiene che lo specchio sintetizza
l’intromissione di un nuovo punto di vista (ossia del padre) nella beata vita preedipica del bambino. Da ciò
conseguono sentimenti di invidia, esclusione, ma anche una maggiore libertà di movimento e il pensiero
astratto.

Femminismo
Le prime analiste (Klein, Horney ecc.) risposero all’orientamento patriarcale freudiano, spostando l’accento
dal ruolo paterno alla relazione madre-bambino. Al posto dell’invidia del pene viene posto lo spettro del
seno materno da cui tutto dipende.
Per la Chasseguet-Smirgel la fase edipica consiste nella scoperta e nell’elaborazione della doppia
differenza: fra i sessi fra le generazioni e ritiene che la perversione si basi sulla negazione di tali
differenze.
L’invidia del pene si fonda sulla svalutazione della capacità generativa del proprio corpo, derivante da un
fallimento nell’identificazione con la madre.

La Benjamin propone la nozione di amore identificatorio non-edipico (non conflittuale) nella quale sia i
bambini che le bambine contengono le caratteristiche dell’altro genitore.

Riepilogando
Le tematiche principali del periodo preedipico sono:
• la formazione di un legame affettivo con un genitore che nutre e quindi il conseguimento di una base sicura
dalla quale è possibile partire per esplorare mondo interno ed esterno
• il compito di imparare a tollerare la separazione e l’assenza e, quando sia il caso, rispondere
con sane proteste piuttosto che con un’odio e invidia scissi
• il compito di imparare a pensare e sentire, attraverso la sensibilità di un ambiente di accadimento che sia
capace di trasformare una preconcezione in una concezione e di modulare l’affetto fino a renderlo gestibile
• l’emergere di un senso stabile di sé e degli altri, capace di sopravvivere alla separazione e
agli attacchi rabbiosi

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Nella fase edipica, i temi de
- l’intimità e la separazione - la somiglianza e la differenza
sono proiettati sullo schermo formato dai due genitori e il bambino

Adolescenza
Età adulta – lutto – matrimonio - maturazione

CAP 4 – I meccanismi di difesa


I meccanismi di difesa possono essere considerati da un punto di vista intrapsichico, interpersonale-
relazionale o misto.
La visione psicanalitica classica colloca il conflitto al centro della vita psichica e considera le difese da una
prospettiva intrapsichica.

Il conflitto può aver luogo


♦ tra desideri e realtà esterna, producendo tensione e angoscia
♦ tra le varie istanze della mente
L’adattamento è reso possibile dalle difese, configurazioni psicologiche che operano al di fuori del
dominio della coscienza riducendo la tensione, mantenendo l’equilibrio intrapsichico e modulando
l’angoscia.

(Difesa, operazione psichica, in parte inconscia, talvolta coatta, messa in atto per ridurre o sopprimere ogni turbativa
che possa mettere in pericolo l'integrità dell'Io e il suo equilibrio interno. Essa è rivolta contro: a) l'angoscia dovuta ad
aumento di tensione istintuale promosso da impulsi che premono per ottenere gratificazione; b) l'angoscia dovuta a
pressione morale o minacce del Super-io; c) l'angoscia dell'Io di fronte a un pericolo reale. Freud descrive tre metodi
di difesa in tre forme di malattia: la rimozione come caratteristica dell'isteria, la formazione reattiva come
caratteristica della nevrosi ossessiva, e l'elusione come caratteristica della fobia. Nella storia della psicoanalisi, dopo
Freud, il
passo successivo fu la pubblicazione de L'Io e i meccanismi di difesa (1936) di Anna Freud, dove sono elencati nove
meccanismi di difesa che suo padre aveva già descritto in modo non sistematico nelle sue opere).

Dalle garzantine:
(I MECCANISMI DI DIFESA. I meccanismi di difesa che la psicoanalisi indica tra i più adottati possono essere
alfabeticamente così elencati, rinviando, per una trattazione più ampia, alle rispettive voci.
• Annullamento. L'annullamento di pensieri, parole, gesti o azioni è ottenuto mettendo in atto pensieri e
comportamenti dal significato opposto. Questo tipo di difesa ha un significato espiatorio.
• Difesa maniacale. Fantasia di onnipotenza, accompagnata da euforia, disinibizione, illimitata fiducia in se stessi per
difendersi in modo reattivo dalla depressione, immaginando di aver tutto sotto controllo.
• Difesa ossessiva. Tentativo di difendersi dalla propria ansia mediante rituali e comportamenti meticolosamente
controllati allo scopo di costruire una barriera tra sé e le proprie pulsioni.
• Difesa percettiva. Innalzamento della soglia percettiva nei confronti di stimoli che generano ansia o che assumono
per il soggetto un significato riprovevole.
• Diniego. Difesa egodistonica che rifiuta di riconoscere esperienze penose, impulsi, dati di realtà o aspetti di sé o del
mondo percettivo. Siccome opera contro l'esame di realtà, questo tipo di difesa può talvolta portare al delirio.
• Formazione reattiva. Processo difensivo che cerca di dominare un impulso inaccettabile, come ad esempio un
sentimento aggressivo, attraverso l'accentuazione della tendenza opposta, come ad esempio un eccesso
di sollecitudine e di condiscendenza.
• Identificazione. L'identificazione con la persona o l'oggetto perduto perpetua nella propria interiorità qualche suo
tratto allo scopo di lenire la depressione derivante dalla sua perdita.
• Introiezione. L'introiezione nel sistema dell'Io dell'oggetto esterno ha lo scopo di proteggere dall'angoscia di
separazione L'introiezione è il contrario della -› proiezione.
• Isolamento. Consiste nell'isolare un pensiero o un'esperienza sgradevole dalla carica affettiva a essi connessa o dal
contesto significativo in cui sono inseriti.
• Messa in atto. Tentativo di evitare di confrontarsi con i propri conflitti inconsci, cercando soluzioni sul piano di
realtà, allo scopo di risolvere con azioni un conflitto interiore che non si vuol riconoscere.
• Negazione. Modalità per cui i contenuti rimossi possono accedere alla coscienza alla sola condizione di essere negati
con proposizioni che, stando agli esempi di Freud, dicono: «Ora Lei penserà che io voglia dire qualche cosa di
offensivo, ma in realtà non ho questa intenzione». La negazione si distingue dal diniego perché non giunge a un vero e
proprio misconoscimento della realtà interna o esterna.
• Neutralizzazione. Meccanismo di difesa egosintonico che consente di de-aggressivizzare e di de-sessualizzare
l'energia psichica in vista di un suo impiego in attività sublimate.

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• Proiezione. Attribuzione ad altri di un proprio aspetto ritenuto negativo, per cui il soggetto può biasimarlo in altri
sentendosene immune.
• Regressione. Difesa da un'angoscia attuale mediante tecniche di gratificazione che appartengono a uno stadio
psichico precedente o infantile.
• Rimozione. Esclusione dalla coscienza di rappresentazioni connesse a una pulsione il cui soddisfacimento sarebbe in
contrasto con altre esigenze psichiche.
• Scissione. Difesa dall'angoscia determinata dall'ambivalenza dell'oggetto che viene scisso in «buono» e «cattivo» in
modo da poter dirigere sulle parti scisse gli opposti sentimenti che esso ispira.
• Sublimazione. Spostamento di una pulsione sessuale o aggressiva verso una meta non sessuale o non aggressiva che
trova una valorizzazione a livello sociale. Descritta da S. Freud come «processo,, nel quale agli eccitamenti successivi
provenienti da alcune fonti della sessualità si apre il deflusso e l'utilizzazione in altri campi, di modo che dalla
predisposizione, in sé pericolosa, risulta una non disprezzabile intensificazione della capacità di prestazioni
psichiche», la sublimazione è considerata una difesa egosintonica che incontra la desiderabilità sociale).

La rimozione
E’ il meccanismo più importante, allontana dalla coscienza i desideri inaccettabili; assicura che desideri
incompatibili con la realtà, richieste del Super-io e altre spinte motivazionali rimangano inconsci o
vengano camuffati.
La tendenza dei desideri rimossi di riaffiorare alla coscienza rivela che tensione e angoscia permangono e
una vasta gamma di ulteriori difese vengono mobilitate per alleviare il conflitto, al prezzo di un certo grado
di distorsione della realtà interna.

I modelli relazionali considerano i meccanismi di difesa come scudo protettivo all’interno del quale si tiene
al riparo il sé autentico.
Freud considera molte difese come evolutivamente necessarie.

MECCANISMI DI COPING
Gli psicologi sociali e sperimentali concettualizzano le difese come meccanismi di coping il cui scopo è
gestire i problemi che si incontrano nel mondo esterno. Essi sono:
- consci
- messi in atto quando occorra far fronte a minacce esterne, piuttosto che interne

La principale critica riguarda il fatto che non vi può essere distinzione tra conflitti interni ed esterni che
piuttosto interagiscono in modo complesso.
Tali strategie possono essere insegnate. In un’ottica cognitivista, sono risultati di processi cognitivi di
controllo che ordinano in sequenza le idee e accorpano fra loro più significati.

ANNA FREUD
Mostra come la fantasia e l’attività intellettuale possano essere usate in modo difensivo e come le difese
possano essere attuate contro le situazioni esterne, le richieste del Super-io e della cultura, ecc.

MELANIE KLEIN
Specificò quelli «primari» ed evidenzia tutto un nuovo spettro di difese come:
scissione dell’oggetto
controllo onnipotente sugli oggetti
svalutazione
identificazione proiettiva
idealizzazione

I suoi seguaci considerano le difese come configurazioni psicologiche rigide.

La difesa può assumere carattere disadattativo e condurre alla formazione di sintomi. Ciò è tanto più
probabile quanto più primitivi sono i meccanismi di difesa che vengono riattivati nella regressione o che
rimangono sempre attivi a causa di un arresto evolutivo in corrispondenza di punti di fissazione precoci.

Le difese sono ripartite in tre categorie:


• psicotiche/immature o primitive
• nevrotiche
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• mature

L’uso dei meccanismi di difesa non è patologico in sé, ma si verifica anche in individui sani qualora siano
esposti a stress estremi.

Le caratteristiche principali delle difese sono:


• possono essere normali e adattative quanto psicologiche
• sono una funzione dell’io
• sono solitamente inconsce
• sono dinamiche e mutevoli ma, in stati patologici diversi, ad esempio nella formazione del carattere,
possono confluire in sistemi rigidi e fissi
• le varie difese sono associate a stati psicologici diversi, per esempio la rimozione con l’isteria,
l’isolamento e l’annullamento con la nevrosi ossessiva
• sono associate ai vari livelli di sviluppo: alcune vengono considerate primitive, altre più mature .

Meccanismi primitivi

Scissione
Identificazione proiettiva
Proiezione
Identificazione

Scissione
Seguendo la Klein, oggi per scissione si intende la divisione dell’oggetto in una parte buona e in una cattiva.
Ad esempio, tenendo nella propria mente rigidamente separate la madre buona e quella cattiva, il bambino
può evitare l’ambivalenza e il conflitto tra l’amore e l’odio per una persona che in realtà è la stessa.
Poiché oggetti interni ed esterni hanno una relazione intrinseca con l’Io, può verificarsi una scissione nello
stesso Io.
La scissione è considerata dai kleiniani un fenomeno primario della vita mentale dell’infante. Tuttavia la
tendenza a dividere il mondo in buono e cattivo permane nell’età adulta . ( L'oggetto, verso cui si dirigono le
pulsioni erotiche e distruttive, è scisso in oggetto «buono» e «cattivo» con ripercussioni nella dinamica delle
introiezioni e delle proiezioni).

Proiezione
Attribuzione del proprio stato affettivo ad altri. Si proiettano i sentimenti meno gradevoli e tollerabili.
L’esteriorizzazione (il capo esterno della proiezione) consente di disconoscere le proprie responsabilità e di
percepire un senso illusorio di controllo sugli impulsi. Se tali sentimenti indesiderati vengono riflessi, come
da uno specchio, il soggetto proverà angoscia o deliri paranoici. (l'operazione attraverso cui un soggetto
localizza fuori di sé (esternalizzazione), in persone o cose, ciò che rifiuta o non riconosce come proprio).

Identificazione
Si intende il processo psicologico inconscio attraverso il quale un individuo assimila aspetti della
personalità di altri individui. Si distingue dall’imitazione, dove il soggetto assimila intenzionalmente e
coscientemente le caratteristiche dell’altro. E’ il processo attraverso il quale, durante lo sviluppo, si formano
e si modificano le rappresentazioni di sé. (processo con cui un soggetto assimila uno o più tratti di un altro
individuo modellandosi su di esso).

Identificazione proiettiva
La Klein la descrisse come una fantasia mediante la quale l’infante scinde le proprie parti cattive dal resto
di sé e le proietta nella madre, che diventa la parte cattiva di sé.
Ciò che viene proiettato non è un sentimento o un atteggiamento, ma il sé o una sua parte. Se queste parti
vengono reintroiettate (identificazione introiettiva) l’individuo si trova a contenere un cattivo “identificato”,
che rappresenta un potenziale fattore di caduta dell’autostima e di odio di sé.
Al contrario, la proiezione e la successiva reintroiezione della parti buone di sé possono accrescere
l’autostima e promuovere buone relazioni oggettuali.
In questa originaria formulazione l’identificazione proiettiva aveva carattere difensivo, intrapsichico,
solipsistico (io come unica realtà esistente). (M. Klein ha introdotto il concetto di identificazione proiettiva a
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proposito del fantasma che immagina di introdurre la propria persona o parti scisse di sé all'interno del corpo
materno, onde poterlo possedere, controllare e al limite danneggiare. La scuola kleiniana ha poi elaborato il rovescio
di questo meccanismo, introducendo il concetto di identificazione introiettava per il fantasma che immagina che una
persona o un oggetto sia dentro di sé o parte di sé).

Che differenze ci sono tra l’identificazione proiettiva e la proiezione?


- l’identificazione proiettiva è più profonda, in quanto è possibile solo se accompagnata da un’effettiva
proiezione di parti del sé
- nella proiezione l’obiettivo può essere inconsapevole
– l’identificazione proiettiva, invece, ha un aspetto comunicativo  il contenitore della proiezione può
essere indotto a sentire o agire a seconda della proiezione (es. se l’analista si sente annoiato è per questo
motivo)
- di conseguenza, chi proietta e l’oggetto della proiezione interagiscono a livello inconscio; Spillius parla di
identificazione proiettiva evocativa (pressione esercitata dall’analista affinché si conformi alla fantasia del
paziente) [connesso al controtransfert]
- Bion sostiene che una versione positiva dell’identificazione proiettiva è alla base dell’empatia e del
contenimento - possono essere proiettati anche sentimenti positivi

Meccanismi nevrotici

Negazione (o diniego)
Contrariamente alla rimozione, che tende a eliminare dalla coscienza un aspetto della realtà interna, la
negazione riguarda la realtà esterna fa si che l’individuo ripudi o controlli affettivamente la propria
risposta a un aspetto specifico del mondo esterno. La negazione implica una scissione tra l’accettazione
cognitiva di un evento doloroso e il rifiuto delle emozioni dolorose ad esso associate.

Formazione reattiva
Quando un soggetto adotta un atteggiamento psicologico opposto al proprio desiderio o impulso cosciente
(es. deferenza al capo che si odia).
Come tutte le patologia difensive, quelle basate sulla formazione reattiva producono alterazioni permanenti
nella struttura dell’Io, cosicché la difesa continua ad essere utilizzata pur essendo cessata la situazione di
pericolo. (processo difensivo che consente di dominare un impulso inaccettabile con l'esagerazione della tendenza
opposta).

Identificazione con l’aggressore


Tale concetto ha legami sia con la formazione reattiva che con l'identificazione. Ha importanza nella
trasmissione intergenerazionale dell’abuso infantile: la vittima, nella generazione successiva, diventa
aggressore. (A. Freud: il soggetto assume la stessa funzione aggressiva, ne imita i tratti e ne adotta le espressioni di
potenza che lo caratterizzano. Questa identificazione è uno stadio preliminare alla formazione del Super-Io, in
un'epoca in cui l'aggressione è ancora percepita come esterna e non ancora interiorizzata sotto forma di autocritica).

Isolamento
Un affetto doloroso che una persona non converta, attraverso la rimozione, in sintomo corporeo, può
essere neutralizzato dall’isolamento: l’affetto viene reso inconscio mentre l’ideazione, privata del
sentimento, rimane conscia. I ricordi traumatici possono essere richiamati in memoria ma vengono spogliati
di ogni sentimento. (meccanismo di difesa frequente nelle nevrosi ossessive che consiste nell'isolare un pensiero o 1)
dalla carica affettiva che gli è connessa, o 2) dal contesto significativo in cui è inserito. In questo modo, il pensiero, la
fantasia o il ricordo possono avere libero accesso alla coscienza, mentre l'emozione o il contesto, di solito dolorosi, a
essi collegati, restano inconsci).

Annullamento
Se ne parla in riferimento ad azioni che vengono “fatte e disfatte” o all’”annullamento magico”.
L’annullamento fa si che l’individuo operi un’inversione dei desideri ostili che crede di aver
precedentemente messo in atto (disturbi ossessivo-complusivi).

Interiorizzazione

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Si tratta di un processo ubiquitario (presente dappertutto). E’ un termine ampio che include introiezione,
incorporazione, identificazione e si riferisce a tutti i processi che consentono all’individuo di costruire il
proprio mondo rappresentazionale interno “portando dentro” e modificando il mondo esterno.
L’introiezione è l’analogo infantile dell’interiorizzazione. (Processo con cui relazioni intersoggettive vengono
trasformate in relazioni intrasoggettive, come quando la relazione di autorità tra il padre e il figlio viene interiorizzata
nella relazione tra Super-io e Io).
Incorporazione
Processo mediante cui un identificato viene “mandato giù senza masticare”, senza modifiche o
assimilazioni di sorta e può costruire una versione psicotica dell’interiorizzazione. (introduzione e
conservazione, reale o fantasmatica, di un oggetto nel proprio corpo. Tipica della fase orale, l'incorporazione può
estendersi alla respirazione, alla visione e all'ascolto, oltre alle fantasie relative all'incorporazione anale e alla
ritenzione del pene all'interno del corpo).
Intellettualizzazione e razionalizzazione
Sono di uso comune nella politica, negli affari e nella medicina. Consiste nella sostituzione del pensiero
all’esperienza e l’eccessiva propensione per l’astratto allo scopo di evitare l’intimità. La razionalizzazione,
analogamente, offre spiegazioni logiche e credibili per quei comportamenti irrazionali che vengono indotti
da desideri inconsci. (tendenza a sistemare in termini di formulazione teorica i propri conflitti nel tentativo di meglio
padroneggiarli).

Meccanismi maturi

Sublimazione e umorismo
Consentono una parziale espressione dei desideri e degli impulsi sottostanti in un modo che non solo è
socialmente accettabile, ma che arricchisce la stessa società.
Sublimazione  i desideri sono canalizzati più che repressi o spostati: gli impulsi aggressivi possono
trovare espressione nel gioco e nello sport, i sentimenti non vengono disconosciuti, ma modificati e
direzionati verso mete significative. (meccanismo responsabile dello spostamento di una pulsione sessuale o
aggressiva verso una meta non sessuale e non aggressiva che trova una valorizzazione a livello sociale, come l'attività
artistica o la ricerca intellettuale).

Umorismo, consente di condividere emozioni, anche aggressive, senza disagio, di regredire senza imbarazzo,
di giocare liberamente, di ridere impunemente e rilassarsi piacevolmente.

I meccanismi di difesa immaturi sono associati a sintomi psicologici, a sofferenza personale e a


funzionamento sociale ridotto, mentre quelli maturi a soddisfazione, successo e stabilità.

CAP 5 – Transfert e controtransfert

In sintesi secondo le varie possibili formulazioni il concetto di transfert:


- descrive il processo tramite il quale l’individuo TRASFERISCE sull’analista e sulle altre persone
esperienze, atteggiamenti e sentimenti che appartengono al passato e che ha frequentemente sperimentato
nelle relazioni precedenti con le figure più importanti;
- descrive l’esteriorizzazione di relazioni oggettuali interiorizzate all’interno del processo analitico e delle
relazioni ordinarie.
- include tutti gli aspetti inconsci della relazione analitica, compresa la comunicazione non verbale
- comprende i concetti di alleanza di trattamento o alleanza terapeutica.
- il suo sviluppo può essere ostacolato dal sorgere di una specifica resistenza, o , d’altro canto, il transfert
stesso può divenire la resistenza o la risoluzione del conflitto soggiacente.
- il transfer può essere una sonda della realtà relazionale (SLAVIN e KRIEGMAN).
- può essere una manifestazione del significato latente, stimolata dalla relazione reale con l’analista, ma
in una forma alterata dell’esperienza passata.

Vi è un accordo sostanziale sul fatto che è possibile rintracciare elementi di transfert in ogni relazione
(anche verso le istituzioni), ma la situazione analitica favorisce decisamente lo sviluppo e l’osservazione dei
fenomeni transferali
Esiste un accordo di massima che il transfert esiste, ma non sul suo CONTENUTO, cioè su cosa viene
trasferito.
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I trasfert sono la guida alla comprensione del mondo interno, essi vengono diversamente definiti nelle varie
cornici teoriche.
- APPROCCI INTERPERSONALI: interazione diadica (al transfert contribuiscono tanto il paziente quanto
l’analista)
- PSICOLOGIA DELL’IO: espressione dei desideri istintuali;
- Prospettiva KLEINIANA: rappresentazione di fantasie inconsce;

Transfert
Transerft secondo Freud, sosteneva che non era solo SUGGESTIONE, ma l’espressione di un attaccamento
edipico patologico all’analista e una rappresentazione delle relazioni precoci fra l’individuo e le figure
genitoriali.
Ciò lo spinse a teorizzare la NEVROSI da TRANSFERT che includeva sia un aspetto positivo che negativo.
Il transfert assunse in questo primo momento un duplice aspetto:
1) resistenza al recupero e alla verbalizzazione del ricordo.
2) ri-presentarsi del conflitto infantile.
Freud distinse il MECCANISMO del transfert; (una sorta di “stampo” un magazzino INCONSCIO delle
immagini infantili), da cui si origina la DINAMICA del transfert; (la relazione emotiva attuale che
s’instaura con l’analista). (LA NATURA DEL TRANSFERT. a) S. Freud elaborò gradatamente il concetto di transfert
partendo dalla nozione di spostamento perché, nel transfert, il paziente sposta sull'analista i propri conflitti
intrasoggettivi che a loro volta sono residui delle relazioni intersoggettive reali o fantasmatiche che il paziente ha
vissuto nell'infanzia. Il carattere positivo o negativo del transfert si riferisce alla qualità dell'affetto espresso e non
all'esito
favorevole o sfavorevole del transfert nella cura).

Alcuni Autori quindi considerano il TRANSFERT come la via regia alla ricostruzione di traumi infantili,
altri considerano fondamentale l’esplorazione del QUI E ORA del transfert.

Interpretazione del transfert – classica e moderna


Secondo la definizione CLASSICA: il transfert è un processo mediante il quale il paziente trasferisce
sull’analista esperienze passate e sentimenti potenti già sperimentati nelle relazioni precoci con figure
significative come il padre, la madre i fratelli. Il paziente inconsapevole di questa connessione vive i
sentimenti come pertinenti al presente e non come derivati da situazioni passate. L’interpretazione del
transfert consente la ri-sperimentazione del passato nel presente e, attraverso la comprensione, permette di
superare il trauma. Si considera il transfert come una distorsione della realtà: esso rappresenta i desideri
infantili che premono per una gratificazione attraverso le relazioni attuali, e consiste dunque in uno
spostamento intrapsichico del passato, che viene proiettato su di una relazione attuale e fa in modo che la
relazione venga sperimentata come un mosaico di passato e presente. Nell’interpretazione si accentua la
comprensione del passato per come questo si ripresenta nel presente. Qui l’analista è una sorta di
schermo neutro sul quale si proiettano i desideri infantili.

Secondo la concezione MODERNA: il transfert è frutto dell’emersione di significati latenti evocati dalla
relazione analitica. Non viene accettata
- né l’idea che l’unica spiegazione della patologia adulta vada rintracciata nella nevrosi infantile.
- né l’ipotesi che la nevrosi da transfert costituisca la strada più semplice per la guarigione.
Il transfert tende qui a includere l’interazione tra paziente e analista:
• rappresenta i conflitti psichici e riflette l’interazione fra le rappresentazioni oggettuali interne;
• è un mezzo attraverso il quale il dramma interno dell’individuo viene “messo in scena” con
l’analista;
• è un esperienza NUOVA influenzata dal passato piuttosto che una semplice ripetizione di
un’esperienza precedente.

Nell'ottica MODERNA, è la fantasia in sé ad essere al centro dell’interpretazione; la dinamica è


influenzata da una costellazione infantile solo in modo indiretto. Il transfert diviene una forza terapeutica
positiva: è sia una rappresentazione del passato che, se interpretata, può condurre all’insight, sia un test che
può suscitare risposte dell’analista, che è richiesto per poter poi perseguire fini evolutivi ulteriori. È un
processo interattivo attraverso il quale il paziente risponde ad aspetti specifici della situazione analitica –
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aspetti a cui è stato “sensibilizzato” da esperienze pregresse. La prospettiva MODERNA secondo la quale il
transfert è emersione di significati latenti, ha una visione maggiormente positiva.

Levinson mette l’accento proprio sugli elementi “travisanti” del transfert: si vede e si sperimenta quello che
ci si aspetta di vedere (l’analista può esser visto premuroso, comprensivo, ostile), e il transfert è una
resistenza alla comprensione attraverso la ripetizione e l’irrigidimento delle relazioni. La "realtà"
terapeutica viene determinata tanto dal paziente quanto dall'analista: il paziente fa esperienza dell'analista e
reagisce a lui tanto per come è quanto per come gli sembra che sia, e l'analista risponde al paziente tanto per
come questi è, quanto, invece, sulla scorta del controtransfert.

Gli analisti kleiniani e bioniani, ritengono che lo stato interno più “vero” sia organizzato intorno alle ansie
psicotiche collegate all’istinto di morte piuttosto che – come succedeva invece nella concezione originaria di
Freud – intorno alla nevrosi infantile, che non era mai stata ritenuta completamente conoscibile. La Klein,
riteneva che il transfert fosse la rappresentazione di una fantasia inconscia, che riflette le relazioni del
mondo interno.

(M. Klein ritiene che nel transfert si manifestino non tanto le componenti edipiche, quanto le relazioni oggettuali dei
primissimi anni di vita che il paziente non può ricordare, ma che possono essere ricostruite proprio a partire dalle
reazioni di transfert del paziente: «Il paziente, infatti, è portato inevitabilmente a far fronte ai conflitti e alle angosce
che rivive nei confronti dell'analista avvalendosi degli stessi sistemi usati nel lontano passato. Ciò vuol dire che egli
cerca di distaccarsi dall'analista così come cercava di distaccarsi dai suoi oggetti originari». La tesi kleiniana
del transfert come rivelatore delle relazioni oggettuali è stata accolta da W.R.D. Fairbairn, D.W. Winnicott e M.
Balint)

Anche gli sviluppi della teoria delle relazioni oggettuali hanno esercitato un influenza sulla nozione di
transfert. I concetti d’ IDENTIFICAZIONE PROIETTIVA e ESTERIORIZZAZIONE DEGLI OGGETTI
INTERNI, sono importanti sia per la vita quotidiana che nella relazione analitica.

Kernberg afferma che l’analisi del transfert è sia l’analisi del qui e ora delle relazioni oggettuali passate
interiorizzate, sia l’analisi degli elementi di conflitto fra i vari aspetti delle strutture psichiche. Egli mette
in guardia dall’istituzione di un legame semplicistico fra la rappresentazione attuale e la realtà passata e
ritiene che le relazioni oggettuali interiorizzate siano costituite tanto di fantasia quanto di realtà.

Schafer et al. sostengono che la relazione transferale va vista più come una verità narrativa personale, che
come il travestimento di un qualche aspetto fondamentale della realtà psichica delle fantasie inconsce. Non
esiste una ri-costruzione, ma soltanto una costruzione dal punto di vista “qui e ora”. Schafer ritiene che il
transfert sia una “sperimentazione emotiva del passato per come lo si ricorda attualmente”, e non per
come si è effettivamente svolto.

Slavin e Kreigman ritengono che il transfert rappresenta il trasferimento a situazioni nuove di esperienze
apprese in maniera tale che le esperienze pregresse possano essere “re-visionate” alla luce delle nuove. In
questo modo il transfert non è distorsione della situazione attuale ma una “versione precedente”.

Il tutto o la parte?
I sostenitori della teoria parziale tenderanno a sviluppare, all’interno della relazione con il paziente,
un’area priva dalle distorsioni del transfert. Tra gli interventi di un analista di questo tipo si possono anche
trovare sia asserzioni di conferma, (o orientate alla realtà), sia interpretazioni volte a verificare le
distorsioni percettive operate dal transfert.
Anna Freud (ottica classica) limitava il concetto di transfert a 3 aspetti:
• il transfert degli impulsi libidici
• il transfert della difesa
• l’agìto transferale
La “messa in atto” può verificarsi tanto all’interno che al di fuori delle sedute. I desideri infantili suscitati
dal lavoro analitico sono messi in atto al di fuori della situazione analitica (simile all’ACTING OUT anche
se solitamente con questo termine s’intende l’incapacità di portare un problema dentro il transfert).

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Strachey vide il transfert come una distorsione percettiva per il cui tramite l’analista viene visto alla luce
distorta del Super-Io e dunque idealizzato o denigrato o considerato severo e punitivo. Nella vita di ogni
giorno è il transfert a creare il circolo vizioso delle nevrosi, poiché tramite l’identificazione proiettiva,
induce gli altri a comportarsi in modi che confermano le preconcezioni transferali.
Il compito dell’analista è quello di veicolare in un interpretazione mutativa, dando una smentita al circolo
vizioso, in modo tale che si produca un mutamento dinamico fondato sull’interiorizzazione di un Super-Io
modificato e meno severo.

Greenacre come Freud ha distinto tra;


• transfert di base (prerequisito); il trasferimento di una fiducia di base rimanda alla relazione
precoce madre-bambino e consente lo sviluppo dell’alleanza terapeutica
• transfert analitico vero e proprio; riflette aspetti conflittuali dello sviluppo successivo.
Brenner dice che base e analitico sono solo aspetti dello stesso transfer e vanno entrambi analizzati.

FORME PARTICOLARI DI TRANSFERT


Esistono forme diverse di transfert, come:
- transfert di oggetto se’ (rispecchiante, idealizzante e gemellare)
- transfert psicotico
- transfert erotico (erotico materno, erotizzato)

Transfert di oggetto-Sé
Secondo la psicologia del Sé, (Kohut) il Sé viene visto secondo una struttura tripolare, il danneggiamento
di uno dei poli da vita al rispettivo transfert. Se viene danneggiato il polo:
• della ambizioni auto-assertive; si genera transfert rispecchiante: riflette gli elementi grandiosi e
esibizionistici del Sé; il paziente spera di assumere un rilievo particolare agli occhi dell’analista.
• degli ideali e dei valori a cui si aspira; si genera transfert idealizzante: il soggetto esperisce l’altro
come perfetto.
• delle capacita’ e dei talenti; si genera transfert gemellare d’oggetto-Sé: l’individuo si sente insicuro
delle proprie doti e capacità e si rivolge, in fantasia, ad una sorta di alter ego nel quale fondare le
proprie qualità e che fornisca un oggetto-Sé esteriorizzato al quale poter ricorrere nei momenti di
solitudine.

Transfert psicotico
Si intende transfert psicotico quello di pazienti che appaiono incapaci di concepire che gli altri abbiano,
come loro, una mente e che, quindi, negano l’esistenza dell’analista come mente pensante.
Il termine psicosi da transfert viene anche utilizzato per descrivere sintomi psicotici transitori che si
verificano nelle sedute con pazienti che si trovano ad affrontare situazioni intollerabilmente dolorose.

Transfert erotico
La relazione con l’analista è imbevuta di aspetti erotici conflittuali allo scopo di distogliere la relazione dai
suoi obiettivi terapeutici e di evitare in tal modo la necessità di affrontare esperienze dolorose. Questo
amore di transfert trova le sue radici nell’infanzia e può riscontrarsi in quasi ogni forma di contatto
terapeutico a prescindere dal sesso dei componenti della diade analitica. Il paziente però lo considera
inaccettabile, e può ingenerare sentimenti di vergogna e di imbarazzo.
Le lotte erotiche, amorose e affettive sono in grado di costituire veri e propri propellenti per l’analisi.
Una forma particolare è il transfert erotico materno che rappresenta un tentativo creativo di trasformare la
relazione paziente-analista incentrandola su tematiche edipiche e non più preedipiche, e sull’amore
oggettuale per la madre piuttosto che sulla dipendenza dalla madre. Esso contiene le interazioni sensoriali
più precoci tra madre e neonato.

Il transfert erotizzato, all’opposto, può minacciare la stessa esistenza dell’analisi. Qui la richiesta di
gratificazione sessuale è estrema e viene esperita dal paziente come realistica.
Per BLUM le caratteristiche comuni a tali pazienti sono; seduzioni sessuali subite nell’infanzia, protezione
insufficiente da parte dei genitori, tolleranza familiare nei confronti di comportamenti incestuosi o

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omosessuali. Tale processo, sembra una ripetizione o il tentativo di padroneggiare i traumi sessuali subiti
nell’infanzia.

Controtransfert
Per Freud il transfert: è l'insieme delle reazioni inconsce dell'analista alla persona dell'analizzato e al suo
transfert.
Con il termine controtransfert ci si riferisce ai pensieri e ai sentimenti esperiti dall’analista che sono
pertinenti al mondo interno del paziente e possono essere utilizzati al fine di comprendere il significato
delle comunicazioni di questo e che, in tal senso, coadiuvano più che ostacolare il trattamento (si parla di
controtransfert originato dal paziente in opposizione a quello generato dall’analista). (Detto anche
controtraslazione, il controtransfert indica, nella sua accezione più estesa, il vissuto emotivo globale dell'analista nei
confronti del paziente. Detto vissuto costituisce uno strumento essenziale per la comprensione e la comunicazione con
il paziente, nonché per l'orientamento delle proprie risposte emotive, mentre, nella sua accezione più specifica, si
riferisce alle reazioni inconsce che il transfert del paziente induce nell'analista Nell'accezione freudiana il controtransfert
costituisce, di fondo, un elemento di ostacolo al progredire della terapia, poiché invalida quell'atteggiamento di
impassibilità e di distacco emotivo che Freud raccomanda mediante la cosiddetta regola dello specchio: «Il medico
dev'essere opaco per l'analizzato e, come una lastra di specchio, mostrargli soltanto ciò che gli viene mostrato» ).

Nella psicoanalisi contemporanea, viene dato rilievo al controtransfert soprattutto come mezzo tramite il
quale lo stato mentale del paziente viene comunicato all’analista.
Questa comunicazione si svolge in modi diversi:
- risonanza affettiva, empatia, identificazione di prova e identificazione primaria
- risultato dell’identificazione proiettiva che implica una richiesta inconscia tanto al paziente quanto
all’analista
- parte del campo bipersonale o intersoggettivo (sullivan, langs, ecc)
- risposta conscia e inconscia dell’analista al tranfer del paziente (Heimmann, Sandler)
- risposta transferale dell’analista al paziente; il paziente rappresenta cioè figure importanti del passato
dell’analista (Freud)
- resistenza o punti ciechi dell’analista (freud)
- ogni reazione dell’analista al paziente (Jospeh)

La nascita della scuola delle relazioni oggettuali in Gran Bretagna e della tradizione interpersonale (Sullivan)
fu il primo passo per raggiungere una definizione più ampia del fenomeno.

Ma furono WINNICOTT, HEIMANN e la LITTLE a produrre le tesi più cogenti. C’era chi sosteneva il
nuovo approccio al controtransfert e chi continuava a considerarlo un interferenza inconscia nella capacità
dell’analista di comprendere ed interpretare adeguatamente i fenomeni.

Per gli interpesonalisti come Sullivan, si confermò la teoria che la relazione è il fattore più importante nel
trattamento dei problemi del paziente.
L’articolo di Paula Heimann affermava che i sentimenti, gli atteggiamenti e le associazioni dell’analista
sono di grande aiuto alla comprensione dei processi inconsci del paziente, anche se può capitare che
l’analista non ne sia pienamente consapevole.

Controtransfert, empatia e identificazione proiettiva


Tramite l’identificazione proiettiva il paziente proietta aspetti ripudiati di sé nell’analista, che così si
identifica inconsapevolmente con queste parti e può iniziare a sentire o a comportarsi in accordo con esse.
Il primo aspetto di questo processo è affine al transfert, il secondo al controtransfert.

Racker ha esplicitamente posto in relazione i due concetti distinguendo tra:


• CONTROTRANSFERT COMPLEMENTARE; è costituito da emozioni che sorgono dal fatto che il paziente
tratta l’analista come l’oggetto di una delle proprie relazioni precoci, ed è strettamente collegato
alla nozione d’identificazione proiettiva
• CONTROTRANSFERT CONCORDANTE; è una risposta empatica, basata sulla risonanza dell’analista verso il
paziente; si lega alla sintonizzazione affettiva (Stern) e al rispecchiamento

Stern; la sintonizzazione affettiva tra madre e bambino implica la capacità da parte della madre (o
dell’analista) di leggere il comportamento del bambino/paziente e di fornirvi una risposta complementare.
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(condizione dell'individuo la cui «affettività è all'unisono con la gente che sta intorno e con le circostanze
dell'ambiente, e i cui sentimenti attuali sono tutti interamente armonizzati e, come le aspirazioni, unificati»).

La sintonizzazione affettiva si distingue dall’empatia, sebbene siano entrambe ascrivibili allo stesso ceppo
della RISONANZA EMOTIVA (Hoffman):
♦ sintonizzazione affettiva; ha luogo fuori della coscienza, è una risposta emotiva più immediata
♦ empatia; implica l’attivazione di processi cognitivi; l’iniziale risonanza emotiva che si verifica
nell’analista è seguita da un’astrazione empatica che fa uso della coscienza conscia basata sulla
comprensione e l’esperienza precedente; ciò conduce a una temporanea identificazione di ruolo con
il paziente. (capacità di immedesimarsi in un'altra persona fino a coglierne i pensieri e gli stati d'animo).

Sandler parla di identificazione primaria; è un processo di rispecchiamento nell’analista di qualunque cosa


il paziente esprima, verbalmente o meno; ogni cosa che il paziente esprime è esperita, almeno fugacemente,
dall’analista. Se tali identificazioni suscitano nell’analista desideri inconsci non sufficientemente elaborati, si
verificherà un conflitto che spingerà alla mobilitazione di difese e alla formazione di punti ciechi.
Questa identificazione è molto simile all’idea di contro-identificazione proiettiva di Grinberg, dove
l’analista s’identifica con alcuni aspetti del processo inconscio e ne viene temporaneamente soggiogato.

Nella formulazione di Bion delle nozioni di contenitore e contenuto, chi proietta comunica i propri
sentimenti all’altro, questi li digerisce, indi li restituisce al primo in una forma modificata e accettabile.
È solo quando con il processo interferiscono difficoltà di comprensione da parte dell’analista, o una sua
incapacità di comunicare, che insorgono i problemi ed emerge l’identificazione proiettiva patologica.

Il paziente per farsi comprendere meglio, incrementa le proprie proiezioni, facendo in modo che l’analista si
senta come egli stesso è stato costretto a sentirsi da figure importanti del passato. L’analista si rende conto di
sentirsi costretto ad assumere una posizione simile solo dopo aver reagito in modo inadeguato.

La metafora dello specchio freddo e riflettente non è la tecnica migliore; bisogna porre l’accento sulla parti
che il paziente proietta nell’analista e sul grado in cui l’analista metabolizza gli affetti.

La Reich parla di controtransfert difensivo; dove l’analista è incapace di riconoscere materiale


intollerabile. Compito dell’analista è quello di sganciarsi dalle proprie identificazioni patologiche. Solo
allora il paziente sarà capace di affrontare aspetti di sé che non vuole accettare e ritirare le proprie proiezioni
nello stesso modo in cui l’ha fatto l’analista.

Winnicott ha parlato di odio soggettivo per descrivere la risposta naturale dell’analista al comportamento
offensivo del paziente.

Per Kernberg gli affetti e le emozioni più difficili da gestire nel controtrasfert sono:
1) reazioni al transfer prematuro e caotico del paziente
2) il riflesso delle difficoltà di tollerare forti stress e forti angosce psicologiche
3) relazionabili ai sistemi proiettivi del paziente

Il campo bipersonale
Oggi con il termine controtransfert ci si riferisce alle risposte emotive suscitate nell’analista da aspetti
specifici del paziente.

Langs, con il concetto di campo bipersonale, ha definito il controtransfert come un fenomeno prettamente
interattivo e non confinabile quindi a uno solo dei membri della coppia analitica.
Se consideriamo la diade analitica come costituita da due sistemi psichici che s’influenzano a vicenda in un
campo spazio-temporale definito; allora il mutuo gioco di transfert e controtransfert può esser visto come
una matrice a quattro entrate fra i sistemi conscio e inconscio del paziente e dell’analista.
Le fantasie inconsce e le credenze consce del paziente influenzano quelle dell’analista, e viceversa.

Cap 6 – Sogno, simbolo e immaginazione

Il modello freudiano

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Una volta liberi dalle costrizioni della realtà, sotto la spinta del principio del piacere, in risposta ad alcune
preoccupazioni recenti, si attivano i più profondi desideri e sentimenti che, spesso espressione della
sessualità infantile, turbano la mente cosciente, non completamente interdetta dal sonno che li maschera nel
lavoro onirico. Il carattere stravagante dei sogni è una conseguenza del contenuto latente, cioè di una
codificazione del contenuto originale del sogno.
Secondo Freud; il sogno, essendo un prodotto del sistema inconscio, è l’appagamento mascherato di un
desiderio (represso e rimosso).

L’interpretazione dei sogni consiste nel disfare il lavoro del sogno al fine di rivelare il sottostante desiderio
originale.

Freud ha elencato diversi metodi attraverso i quali i pensieri originari del sogno vengono modificati nel
percorso che li porta dall’inconscio al sogno.
♦ Condensazione; elementi differenti vengono combinati o fusi in un’unica immagine; la spiegazione
di tale immagine sarà lunga e complessa.
♦ Traslazione e Spostamento delle intensità psichiche; ciò che è importante passa nel contenuto
manifesto per insignificante e viceversa.
♦ libera associazione; è la base della tecnica di analisi dei sogni, tramite essa il sognatore esplora le
proprie risposte agli elementi del sogno seguendo la regola di non respingere alcun ricordo; alla fine
del processo i nessi logici (poiché, perché, se) vengono cancellati e i pensieri si presentano in forma
visiva piuttosto che verbale, rappresentazione o drammatizzazione.
♦ simbolizzazione; Freud riteneva che temi biologici fondamentali come nascita, morte, maternità,
sessualità ecc. fossero rappresentate nei sogni tramite simboli universali;
♦ elaborazione secondaria; nell’atto di ricordare e raccontare il sogno, il soggetto ne rivede e lima il
testo per conferirgli maggiore coerenza e intelligibilità; rappresenta un ulteriore offuscamento del
vero significato del sogno.

(Spostamento e condensazione sono i due artefici, alla cui attività possiamo principalmente attribuire la
configurazione del sogno» . In terzo luogo fanno la loro comparsa i mezzi di rappresentazione delle relazioni logiche,
come i rapporti di causalità, identità, somiglianza, concordanza, connessione. In quarto luogo si realizza
l'elaborazione secondaria che «con le sue pezze e le sue toppe, tura le lacune esistenti nella struttura del sogno»)

Freud fedele alle sue teorie fece un'importante eccezione alla sua ipotesi dell'appagamento del desiderio.
È il fenomeno dei sogni post-traumatici: chi ha subìto un trauma sogna ripetutamente un evento terribile e
doloroso, senza che questo venga in alcun modo mascherato. Egli lo spiegò come un tentativo di
padroneggiare stimoli psichici che minacciano di travolgere l'organismo, in termini bioniani, di contenere
l'incontenibile.

Sotto questa ottica il sogno sembra avere lo scopo preciso di “legare” l'energia psichica, un precursore dei
normali processi rimozione e scarica attraverso il sogno.
Secondo Anzieu tutti i sogni sono fondati su microtraumi che costituiscono il residuo diurno che attende un
elaborazione psichica.
Secondo questa teoria noi sogniamo per dormire.

Teorie post-freudiane del sogno


Jung; concentrò la propria attenzione sul contenuto manifesto del sogno e sostenne che il sogno esprime in
maniera aperta il mondo interno. Egli ritenne che il sogno sorgesse dal "principio di compensazione"
tramite il quale i sogni "mirano a ristabilire un equilibrio ripristinando le immagini e le emozioni che
esprimono lo stato dell'inconscio". Spostando il fuoco delle sue indagini dalle pulsioni al sé, sosteneva che
il sogno è popolato da aspetti repressi del sognatore.
Qui il sogno, come manifestazione dell'inconscio è la rappresentazione di una diversa forma di razionalità, in
quanto ci fornisce delle dritte. (Jung, definisce il sogno «un'autorappresentazione spontanea della situazione attuale
dell'inconscio espressa in forma simbolica).

A partire da Freud che verso la fine della sua vita attribuì un ruolo sintetico di risoluzione del conflitto all'Io
del sognatore, che si trova a dover conciliare le richieste del1'Es e del Super-io, gli psicologi dell’Io;
sviluppano questo tema e conferiscono maggior rilievo al contenuto manifesto del sogno, asserendo che è
una costruzione dell’Io, fondata sul tentativo di recuperare esperienze affettive rimosse.
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Lewin; introduce il concetto di schermo del sogno, che ipotizza essere il seno materno "appiattito" e
invisibile, tranne che nei sogni "vuoti". Importante passo in avanti nella comprensione psicoanalitica.

Teorici delle relazioni oggettuali; influenzati da Lewin, sostengono che il sogno è in sé un oggetto e che il
modo in cui il paziente si mette in relazione con il sogno e mette i propri sogni in relazione tra loro è
altrettanto significativo quanto il contenuto del sogno.
L'idea di uno schermo del sogno crea un contesto per il sogno: il sognatore e la sua relazione con
l’analista hanno una rilevanza pari al sogno in sé.
Considerare i sogni alla luce di un contesto relazionale, consente di vederli come pensieri del sonno: "II
sogno non è altro che una forma particolare del pensiero".

Bollas ha mostrato come noi, nell'ambiente della nostra vita diurna, raduniamo inconsciamente oggetti,
interessi e occupazioni che riflettono le nostre "preoccupazioni" inconsce fondamentali.
A suo parere, l'interpretazione è la condensazione di questa incessante, quotidiana attività della fantasia,
con la quale, per il tramite delle sue "storie" interpretative, "l'analista sogna il suo paziente".

Psicologi del Sé; il sogno è un rendiconto esistenziale, si parla di sogni come manifestazioni del Sé, dotato
di una funzione equilibratrice, fondata sul "bisogno di conservare l'organizzazione dell'esperienza" sogni
il cui contenuto manifesto è l’espressione dello stato attuale del paziente.
Kohut parla di "sogni di stato del Sé", sogni il cui contenuto manifesto è l'espressione dello stato attuale del
paziente. Una norma di massima è quella di considerare tutti i personaggi del sogno come parti del Sé del
paziente, e assumere che aggressività, sessualità, sottomissione, angoscia, persecuzione, punizione ecc.,
possano venire scissi dal sé "di veglia", incarnarsi nel sogno ed essere così recuperabili attraverso l'analisi del
modo in cui nel sogno si manifestano.

Sogni e neuroscienze
La scoperta da parte di Aserinsky e Kleitman dei movimenti oculari rapidi (Rapid Eye Movement: REM)
associati al sogno ha dato il via a un'ondata di ricerche che affermano che i REM (o i soggiacenti meccanismi
neurochimici) risultano essenziali per la salute mentale. Lo stato mentale dei soggetti che vengono
deprivati della fase REM si deteriora e assume caratteri di confusione mentale molto più
rapidamente di coloro che vengono deprivati di sonno non-REM.
Secondo Rycroft la scoperta di Freud è stata in qualche modo rovesciata e quindi noi dormiamo per
sognare.

Il paradigma dominante è l’ipotesi attivazione-sintesi di Hobson.


Per Freud, il sogno era una scarica di energia psicofisiologica accumulata.
Oggi si ritiene che lo scopo del sogno sia l’ordinamento e l’immagazzinamento di informazione accumulata,
così che essa sia disponibile durante la veglia e possa favorire l'adattamento alla realtà esterna.

Hobson ha sostenuto che se la stimolazione esterna è bloccata, il tronco cerebrale dà autonomamente inizio
all’attività neurale della corteccia. Le vie che sono state attivate di recente, cioè il “residuo diurno” ne sono
particolarmente influenzate. Il cervello, quindi, tenterebbe di sistemare ricordi ed esperienze in un modello in
qualche modo significativo, in una storia coerente.

Il carattere vivido e bizzarro dei sogni deriverebbe dalla natura casuale del processo di attivazione, dalla
mancanza di un contesto esterno e dall’assenza di attività neurale di modulazione.

Secondo Freud i pensieri latenti subiscono una sottrazione di significato allo scopo di eludere la censura.
Il modello di attivazione e sintesi sostiene invece che il significato viene aggiunto a una gamma di immagini
potenzialmente incoerente. Il cervello si sforza di dare un senso a una serie caotica di rappresentazioni.
Naturalmente ci sono critiche.

Freud aveva ragione a pensare che i sogni riflettano i desideri e le preoccupazioni di chi sogna, perché sono
questi a organizzare il materiale in ingresso in modo da conferirgli un senso.

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Il modello di attivazione-sintesi ipotizza che l'interpretazione del sogno rifletterà sia i desideri e le
preoccupazioni del sognatore che quelli dell'analista: il sogno diviene una sorta di Rorschach, uno schermo
vuoto sul quale ciascuna scuola psicoanalitica proietta la propria versione della storia analitica.
E’ promossa la tecnica delle associazioni libere.

Sogni e linguaggio dell’inconscio


Lo spostamento dal meccanismo al significato suggerisce l'esistenza di un linguaggio del sogno che l'analista
deve imparare a capire.

Sharpe; opera un confronto fra l’analisi dei sogni e lo stile poetico.


Paragona la condensazione alla metafora, tramite la quale si rende simile ciò che è dissimile, lo
spostamento utilizza la metonimia, nella quale i paragoni sono evocati dalla prossimità linguistica e alla
sineddoche, in cui la parte sta per il tutto.
La poesia come i sogni è polisemica (ha molti significati) e preferisce il particolare al generale.

Secondo Lacan; l’inconscio è strutturato come un linguaggio, basato sulla distinzione linguistica fra
♦ significato; ciò che viene rappresentato (il cane)
♦ significante; ciò che veicola la rappresentazione (la parola c-a-n-e)
Per cui il sogno è un pittogramma nel quale il dominio del reale (significato) è sempre codificato dal
simbolismo del significante.

Simbolismo e immaginazione creativa


Si ritiene che esistano aspetti della vita che a causa di una rimozione primaria non possono essere
rappresentati se non, indirettamente tramite i simboli.

Rycroft vede nel sogno la forma più pura del processo primario (quello di Freud) e dipinge la
psicoanalisi come una disciplina primariamente linguistica, ma biologicamente fondata. Il
simbolismo è importante perché è il modo in cui ci si rappresenta l’esperienza affettiva.
Perciò l’analisi si concentra sulle espressioni simboliche sia dei sogni che del transfert, nelle
battute di spirito, nei lapsus o nell’arte allo scopo di entrare in contatto con i sentimenti del
paziente.

Inoltre, il simbolismo onirico contiene spesso riferimenti impliciti al corpo.

Matte-Blanco individua una contrapposizione tra


♦ logica bivalente; propria del processo secondario, che segue la logica matematica
♦ principio di simmetria; corrisponde al processo primario,(di Freud).
Nella simmetrizzazione tutti gli elementi di un insieme sono considerati identici, e vengono create categorie
come quelle di "madrità" o "senità".
Il carattere bizzarro dei sogni sarebbe una manifestazione di quest’annullamento delle distinzioni e
dell'equazione fra realtà psichica e realtà esterna.
Matte-Blanco teorizza l'esistenza di un continuum fra esse, che ha nel mezzo la "bi-logica", dotata di
caratteristiche comuni a entrambe. Le emozioni sono soggette al pensiero simmetrico.
Nella malattia psicologica, l’equilibrio fra logica simmetrica e logica matematica si spezza.

Secondo l’equazione simbolica della Segal, distingue fra simbolismo sano e patologico, nozione che si
riferisce a un aspetto del pensiero psicotico; il simbolo viene eguagliato al simbolizzato, il significante al
significato. Tale equazione va associata alla posizione schizo-paranoide e all’uso dell’identificazione
proiettiva.
La Segal giunge a conclusioni secondo cui la simbolizzazione è un'attività primaria nucleare" della psiche.
La simbolizzazione rende possibile la trasformazione: i simboli sono "insaturi" e dunque disponibili per
nuove "realizzazioni".
L’incapacità di utilizzare simboli può prendere due forme:
♦ l’equazione simbolica della Segal; la realtà è saturata di fantasia e diventa impossibile distinguerle
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♦ alessitimia; la capacità di fantasticare è danneggiata e gli affetti non possono essere espressi
verbalmente.

Il gioco
Klein; l’uso che il bambino fa di alcuni giochi messi a disposizione viene considerato, come i sogni,
l’espressione di una comunicazione inconscia e può essere interpretato con gli stessi strumenti con cui si
interpreta il sogno nella terapia degli adulti. Nell'analisi ogni sorta di materiale che il paziente porta in seduta
viene interpretato come espressione dell'inconscio, che occorre tessere insieme in un'interpretazione, proprio
come si fa con gli elementi del sogno.

Winnicott asserisce che nell'"area di gioco il bambino raccoglie oggetti o fenomeni dal mondo esterno e li
usa al servizio della realtà interna o personale" e pone la sua origine nella relazione precoce madre-
bambino. In tale fase, la madre crea nel bambino un’illusione di onnipotenza. La madre anticipa i desideri
del bambino, che in tal modo sente di aver creato da sé il seno ecc.
Mentre si verifica il processo di disillusione, si apre una zona intermedia (spazio transizionale) tra fantasia e
realtà, una zona che ospita il gioco e più tardi l’arte, la scienza, lo sport.
Per Winnicott la psicoterapia consiste nell’imparare a giocare; si crea una maggiore elasticità che consenta al
paziente di recuperare la creatività perduta e il senso di Sé.

Meares collega il problematico senso di sé che si riscontra nel Disturbo Borderline di Personalità proprio a
un deficit nella capacità di gioco durante l'infanzia, che sorge da un accudimento trascurante o abusante, e
descrive la progressiva acquisizione, da parte dei pazienti di terapie riuscite, di una sorta di giocoso dialogo
interno.
Secondo Casement la situazione traumatica originaria dev'essere riprodotta transferenzialmente nella
situazione analitica per poter entrare così nell'"area di onnipotenza" del paziente, essa può essere davvero
superata quando chi soffre avverte di avere un controllo su ciò che un tempo è accaduto e comprende di
esservi sopravvissuto. Casement sconsiglia la rassicurazione in quanto provoca un corto circuito in questo
processo di "ri-sperimentazione" controllata del trauma.

Se esistono delle analogie tra gioco e sogno, allora possiamo dire che la psicoterapia può essere vista come
un imparare a sognare.

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