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N.1 anno LXVI Gennaio - Marzo

LA PATRONA D’ITALIA E D’EUROPA S. CATERINA DA SIENA

ANNO LXVI - N. 1 GENNAIO-MARZO 2011

BASILICA CATERINIANA DI SAN DOMENICO - SIENA

Tel. 0577 280893 Fax 0577 219676

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Edizioni Cantagalli
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Copertina:
Franca Piccini
Giacomo Franci
II e III di copertina:
Redazione:
Veduta di Siena, foto di F. Muzzi
P.
Michele Corvelli, o. p.
P.
Giuseppe Di Ciaccia, o. p.
P.
Reinaldo Sanchez, o.p.
P.
Alfredo Scarciglia, o.p.
P.
Alfred White, o.p.
Prof.ssa Nara Coradossi

Sommario

Valore della Parola di Dio in S. Caterina

pag.

4

Mercoledì Cateriniani - Roma

6

La Santità, Chiamata di Dio (n.1)

7

L’amore di S. Caterina per la Chiesa (2)

10

Caterina da Siena Santa

12

È uscito il Quaderno cateriniano n. 131-132-133

17

S. Caterina da Siena: “Chi non conosce non può amare”

18

Premiazione dei vincitori del Concorso “Un’anima per l’Europa”

21

Consiglio Generale 2011

25

Santa Caterina patrona d’Italia già prima dell’Unità

27

Programma dell’Ottavario in Albis e Feste Cateriniane

30

La redazione Augura Buona Pasqua

Sommario • Valore della Parola di Dio in S. Caterina pag. 4 • Mercoledì Cateriniani -

Risurrezione, Antifonoria XVI, c. 1r - Ferrara, Museo della Cattedrale (Immagine tratta da: La Bibbia dell’amore, Ed. Paoline 2010)

Editoriale

VALORE DELLA PAROLA DI DIO IN SANTA CATERINA

  • C ari lettori e affezionati a Santa Caterina da Siena Madre e Maestra di vita. Essa risulta

straordinariamente attuale rispetto a certe scelte pastorali della Chiesa del nostro tempo, in particolare per l’at- tenzione che riserva al valore della Pa- rola di Dio per i fedeli. La Conferenza Episcopale Italiana in un recente documento afferma che la “Parola di Dio che la Chiesa ha rice- vuto dal suo Signo- re è conse- gnata come nutrimento della fede ai suoi fi- gli. Essa è affidata da Dio alla Chiesa cui spetta il compito di vigilanza su di essa, custodendola dal- l’errore e proclamandola a tutti” ( La Sacra Bibbia della C.E.I., in nuova versione. Ufficio Liturgico Nazioana- le, 2008, p. 9). Il ministero della Parola di Dio, è stato anche il filo conduttore del Capi- tolo Generale del nostro Ordine (Roma, 1-21 settembre 2010), per una riconsi- derazione del carisma dell’essere “Frati Predicatori”.

Editoriale VALORE DELLA PAROLA DI DIO IN SANTA CATERINA C ari lettori e affezionati a Santa

Il Concilio Vaticano II, lo aveva già decretato nella Costituzione Dommatica Dei Verbum sulla Divina Rivelazione, emanata nel mese di novembre del 1965, quando stabilisce “che i fedeli abbiano largo accesso alla Sacra Scrittura” (n. 22). L’ultima Assemblea del Sinodo dei Vescovi, tenutasi in Vaticano (5-26 otto- bre 2008), ha dedicato un’ampia e profonda riflessione proprio sulla Parola di Dio e il documento pontificio conclu- sivo del Sinodo (Esortazione apostolica postsinodale del Santo Padre Benedetto XVI), dell’Editrice Vaticana (novembre 2010), riporta il sostanzioso contenuto riassuntivo in ordine alla predicazione e alla pastorale nella missione odierna del- la Chiesa. Afferma infatti, “Consapevoli del significato fondamentale della Paro- la di Dio… ed in ascolto di questa Paro- la, siamo condotti dalla Rivelazione Bi- blica a riconoscere che essa è il fonda- mento di tutta la realtà” (n. 8). Al riguardo, Benedetto XVI, afferma:

“Devo dire che sin dal primo giorno dei miei studi teologici mi è stata in qualche modo chiara la profonda unità tra Antica e Nuova Alleanza, tra le due parti della nostra Sacra Scrittura. Avevo compreso che avremmo potuto leggere il Nuovo Testamento soltanto insieme con ciò che lo ha preceduto, altrimenti non lo avrem- mo capito” (p. 122). “In tal modo – dice l’ Esortazione Apostolica postsinodale citata – si com-

Editoriale

prende quanto affermato nel numero 12 della Costituzione Dommatica Dei Ver- bum , indicando l’unità interna di tutta la Bibbia come criterio decisivo per una corretta ermeneutica (interpretazione) della fede” (n. 39). Quanto finora detto, rispecchia quello che affermava sette secoli fa santa Cateri- na rispetto al valore, alla necessità e allo stretto legame che intercorre tra le due bi- bliche Alleanze che costituiscono insieme tutta la Rivelazione offertaci da Dio. “La Legge Nuova, dice la santa, non ha soppresso quella Antica, ma si accor- darono l’una e l’altra, originando la per- fetta Legge dell’amore” (Lettera, 201). E ancora: “La Legge Nuova – dice Dio stesso a Caterina – non distrusse l’Anti-

ca ma la portò alla piena perfezione del- la Mia Verità” (Dialogo, 58). Caterina apprende da Dio anche “che la Sacra Scrittura è luminosa in se stes- sa” (Dialogo, 124), e Benedetto XVI ha infatti titolato il suo libro-intervista, Lu- ce del mondo.

Poi la Santa continua: “Bene si espri- mono al riguardo i santi dottori, i quali illuminati da questa gloriosa luce, hanno spiegato con essa la Sacra Scrittura” (Dialogo, 96). Anche l’Esortazione apostolica post- sinodale , afferma questa convinzione:

“L’interpretazione più profonda della Scrittura in effetti viene proprio da coloro che si sono lasciati plasmare dalla Parola di Dio (i Santi) attraverso l’ascolto, la let- tura e la meditazione assidua” (n. 48).

Infatti, “chi è umile – dice Caterina - nella Parola di Dio cerca di conoscere bene se stesso e di saper vedere tutte le cose secondo l’eterno volere di Dio gu- stando in esse il calore del suo amore” (Lettera 343 a Rainaldo da Capua inve- stigatore della Sacra Scrittura). L’Esortazione apostolica postsinoda- le concorda col pensiero di Caterina e sottolinea “che la Rivelazione ci rende noto il disegno di Dio sul cosmo…per- ché si riconoscano tutte le cose come ri- flesso del creatore” (n. 108). Il Padre Ludovico Ferretti O.P., poi Vescovo di Colle di Val d’Elsa, commen- ta: “Da vera maestra Caterina vuole che chi studia la Parola di Dio lo faccia con la mente piena di Dio e non piena di fanta- sie. Monito opportuno ai nostri giorni per tanti studiosi di Libri Sacri” (Lettere di Santa Caterina da Siena, vol. V, Siena 1930, p. 122). L’ Esortazione apostolica postsino- dale , denuncia al riguardo: “Il grave ri- schio oggi di un dualismo che si inge- nera nell’accostare le Sacre Scritture. Infatti, distinguendo due livelli non s’intende affatto separarli né contrap- porli. Essi si danno solo in reciprocità. Purtroppo, non di rado un’improduttiva separazione tra di essi ingenera un’e- straneità tra esegesi e teologia… tutto questo non può che risultare negativo anche per la vita spirituale e per l’atti- vità pastorale” (n. 35). Caterina riferisce inoltre ciò che ha appreso in stato estatico da Dio: “Io (le

Editoriale

comunica), provvidi al mio popolo (Ebraico) con la Legge di Mosè … e con i Profeti… dopo mandai il Verbo mediatore tra me, Dio eterno e voi. E questa (del Verbo) è la Provvidenza ge- nerale per tutti gli uomini che vogliono riceverne il frutto per sempre” (Dialo- go, 137). E l’Esortazione apostolica postsino- dale , conferma “che Dio nella Rivela- zione Biblica si fa conoscere (a tutti),

come mistero di amore infinito. E alla luce del Verbo divino inviato si chiarisce definitivamente l’enigma della condizio- ne umana” (n. 6). Caterina dunque, come tutti i Santi dottori della Chiesa, insegna nella Chie- sa a saper spezzare il “pane” della Parola di Dio quale insostituibile nutrimento per la vita interiore di tutti i suoi figli.

P. Lorenzo Fatichi O.P.

MERCOLEDI’ CATERINIANI 2011

40° anniversario del Dottorato di S. Caterina da Siena

Caterina da Siena e la dottrina sociale della Chiesa, Piazza S. Chiara 14 - 1° piano - ROMA

Conferenze ore 18 - Programma

  • 16 febbraio Caterina da Siena, Dottore della Chiesa – prof. Francesco Sisinni

  • 23 febbraio La dimensione dottrinale nella iconografia cateriniana – prof. Diega Giunta

marzo

2

Verità dell’uomo e coerenza della vita – prof. Francesco D’Agostino

  • 16 Un’etica sociale – prof. Fabio Macioce

marzo

  • 23 La giustizia come virtù universale – prof. Paolo Nardi

marzo

  • 30 La famiglia: prima responsabilità dell’amore – prof. Giuseppe dalla Torre

marzo

  • 6 aprile

Economia solidale – prof. Stefania Cosci

  • 13 aprile Cittadinanza e bene comune: per una politica non settaria – prof. Rocco Pezzimenti

MERCOLEDI’ CATERINIANI 2011 40° anniversario del Dottorato di S. Caterina da Siena Caterina da Siena e

Scuola di Norimbrerga, Caterina da Siena parla ai Certosini dell’isola di Gorgona - Berlino, Kupferstichkabinet

29 aprile Festa di S. Caterina da Siena

Monumento

Presso Castel S. Angelo Ore 10 omaggio floreale del Comune di Roma

Cappella del Transito

Piazza S. Chiara, 14

Apertura: ore 10-17 S. Messa: ore 11,30

Basilica di S. Maria sopra Minerva

Ore 18: Messa solenne Con partecipazione ed omaggio Dell’Amministrazione Capitolina

Cultura

“LA SANTITÀ, CHIAMATA DI DIO” (N. 1)

T ra le note caratteristiche nel Ma-

gistero del Concilio Vaticano II

“la chiamata universale alla san-

tità” è una verità posta in grande risalto. “Tutti i fedeli di ogni stato e condizione sono chiamati dal Signore, ognuno per la sua via, a quella perfezione di santità di cui è perfetto il Padre celeste” (Lumen Gentium, 11; cf. 4. 9. 13. 39. 41. 42. 44. 48. 49. 50; Gaudium et Spes, 32. 48; Apostolicam Actuositatem, 42; Christus Dominus, 1; Sacrosanctum Concilium, 7. 10. 61). È da notare che è Dio stesso che ri- volge detta “chiamata” a ciascuno di noi, personalmente, sia pur servendosi dei suoi servi, così che “la chiamata” di Dio raggiunga ogni uomo, ordinariamente, attraverso l’opera visibile della Chiesa di Cristo, comunità dei santi. Detta verità ha il suo fondamento nel- la Scrittura, sia vetero che neo-testamen- taria, come, rispettivamente, nel numero presente e nel successivo verrà trattata. La Scrittura riferisce la santità alla sua stessa sorgente, Dio, dal quale deriva ogni santità. Infatti, con il termine “Santo” a Dio riferito non solo si esprime che egli non può essere equiparato agli idoli, ma si vuole anche indicare la specifica pecu- liarità di Dio e la nostra amicizia con lui, poiché la santità di Dio è origine e mo- dello della santità dell’uomo, alla quale Dio stesso lo chiama.

In tal modo, la Scrittura propone il te- ma della natura della santità, quindi del mistero di Dio e del suo donarsi agli uo- mini, da Dio stesso chiamati a prendere parte alla sua santità. La parola semitica “qodes”, cioè “co- sa santa”, “santità”, deriva da una radice che significa “tagliare, separare”, orien- tando il significato verso un’idea di se- parazione dal profano, perché “qodes” è divenuta “proprietà” di Dio. Prescrivendo le regole cultuali me- diante le quali si rivela santo, Dio si è ri- servato dei luoghi (tempio), delle perso- ne (sa cerdoti, leviti, primogeniti, nazirei, profeti), degli oggetti (di culto), dei tem- pi (sabati, anni giubilari) che gli sono consacrati. La santità di queste persone e di que- sti oggetti consacrati non è della stessa natura della santità di Dio. Essa non è ri- cevuta automati camente per contatto con la santità divina. È il risultato di una libera decisione di Dio, secondo la sua legge, secondo i riti da lui fissati. La di- stanza infinita, che la separa dalla santità divina (Gb. 15,15), si esprime nei riti:

così il sommo sacerdote non può pene - trare che una volta all’anno nel “santissi- mo” dopo minuziose purificazioni (Lv. 16,1-16). Bisogna quindi distinguere tra la santità vera, che è propria di Dio, ed il carattere sacro che sottrae al campo pro- fano talune persone e taluni oggetti, col- locandoli in uno stato inter medio, che

Cultura

nello stesso tempo vela e mani festa la santità di Dio. La conoscenza del tema nel popolo dell’Antica Alleanza comprende che la santità di Dio è all’uomo inaccessibile, così che è necessario che Dio si riveli santo, manifestando la sua gloria: in tal modo, è Dio stesso che all’uomo si ren- de accessibile. La creazione, le teofanie, le prove, castighi e calamità (cf. Nm. 20,1-13; Ez. 38,21 ss), come anche la protezione miracolosa e le insperate li- berazioni rivelano la santità di Dio (cf. Ez. 28, 25 s). Tra le teofanie quella del Sinai (Es. 19,3-20) rivela la san tità di Dio in mo- do del tutto eminente, e si manifesta come una “potenza” (1 Sam. 6,19 s), capace di benedire coloro che ricevono l’arca dell’Alleanza (2 Sam. 6,7-11). Si manifesta anche nell’amore e nel per- dono (cf. Os. 11,9). Nel tempio Dio appare ad Isaia co- me re dalla “maestà infinita”, come il crea tore la cui gloria riempie la terra. Ma è lo stesso Dio che colma la distan- za dalle sue creature: egli è il “santo di Israele”, gioia, forza, sostegno, sal vez- za, redenzione di quel popolo al quale si è unito mediante l’Alleanza (cf. Is. 10,20; 17,7; 41,14-20). Così, la santità divina include tutto ciò che Dio possiede di ricchezza e vita, di potenza e bontà. La santità di Dio è più che un attributo divino, caratteriz- zando Dio stesso: il suo nome è santo (cf. Sal. 33,21; Am. 2,7; cf. Es. 3,14).

“Geloso” come è del suo popolo, Dio è “geloso” del culto (cf. Sal. 99,3-9) e dell’obbedienza (cf. Lv. 22,31 ss; Dt. 20,12) a lui riservata, volendo essere ri- cono sciuto come santo, essere trattato come l’unico Signore, divenendo così gloria del suo popolo: questo significa temere Dio, così che rendendo gloria al- la sua santità, testimoniando la sua san- tità (cf. Is. 8,13), il popolo viene da Dio santificato. Il popolo “santo”, “eletto”, “separa- to” tra le nazioni, Israele diventa la “pro- prietà” partico lare di Dio. Per un amore inesprimibile, Dio vive e cammina in mezzo al suo popolo (Es. 33,12-17); gli si manifesta per mezzo della “nube”, dell’arca dell’Alleanza, del tempio o semplicemente della sua gloria, che lo accompagna anche in esilio (Ez. 1,1-28; Os. 11,9). Questa presenza di Dio confe- risce al popolo una santità che non è so- lo rituale, ma una dignità che lo chiama a partecipare alla santità di Dio. Per san- tificare il suo popolo Dio promulga la Legge (Lv. 22,31 ss), così da essere la sua forza nella sua fede in Dio. Alla libera scelta di Dio che vuole la santificazione del suo popolo, Israele è chiamato a rispondere aprendosi all’a- zione santificante del Santo. Così che “il popolo santo” è chiamato a lasciarsi pu- rificare, cioè a lasciarsi liberare da ogni “impurità” incompatibile con la san tità di Dio, prima di assistere a teofanie o di partecipare al culto (Es. 19,10-15). È Dio che gli dà la “purezza” mediante il

Cultura

sangue del sacrificio (Lv. 17,11), e puri- ficando il cuore di quanti si lasciano “toccare” da lui (Sal. 51). I profeti ed il Deuteronomio hanno va- rie volte ribadito che i sacrifici per il pec- cato non erano sufficienti perché il popolo fosse a Dio gradito, ma occorreva la giu- stizia, l’obbedienza e l’amore (Is. 1,4-20; Dt. 6,4-9). Così il comandamento - “Siate santi, perché io, Dio, sono santo” (Lv. 19, 2; 20, 26) - deve essere inteso non soltan- to di una purità cultuale, ma di una santità vissuta secondo la legge di Dio.

La santificazione dell’uomo è su scet- tibile di crescita; potranno quindi essere chiamati “santi” soltanto coloro che sa- ranno passati attraverso la prova, e bene - ficeranno del regno escatologico (Dn. 7,18 -22). Saranno i sapienti che avranno temuto Dio (Sal. 34,10), il “piccolo re- sto” dei superstiti di Sion, coloro che

Dio avrà scritto nel libro della vita (Is. 4,3) per la fedeltà provata.

P. Giuseppe Di Ciaccia op.

Vedi “Dizionario di Teologia Biblica”,

ed. Marietti.

FUNZIONE DI NOMINA

Siena - Domenica 13 marzo si è svolta nella cripta di San Domenico la Funzio- ne di Nomina che ufficializza l’ esposi- zione per l’ottavario in Albis della reli- quia della Sacra Testa di Santa Caterina da Siena. Alla messa hanno partecipato i Fra- telli e le Sorelle delle Compagnie laicali, tutti “incappati”, vestiti cioè con la veste tipica di ogni Compagnia. Alla funzione religiosa erano presenti i paggi dell’Oca e del Drago e i priori delle due contrade, il priore dei Caterinati, il priore della Consorteria delle Compagnie laicali che ha tracciato una breve storia della ceri- monia della Domenica in Albis. La messa è stata presieduta dal priore di San Domenico, padre Alfredo Scarci- glia che ha concelebrato insieme a tutti i padri domenicani e al correttore della Consorteria, monsignor Enrico Furiesi.

A questo punto l’appuntamento è per sabato 30 aprile, nella basilica di San Domenico, da dove partirà la solenne processione che accompagnerà la reli- quia della Sacra Testa della patrona d’I- talia in Duomo e lì, sull’altare maggiore, resterà esposta fino all’8 maggio. L’occasione che vede la reliquia del- la Sacra Testa in processione per le vie della città e il conseguente ottavario, è data dal fatto che quest’anno ricorre il 550esimo anniversario della canoniz- zazione di Santa Caterina (1461-2011), da quando cioè il papa senese Pio II (Enea Silvio Piccolomini) elevò agli onori degli altari la mantellata di Fon- tebranda con il documento Misericor- dias Domini, scritto di suo pugno, e che rappresenta anche un raffinato esempio di letteratura umanistica.

Spiritualità L’AMORE DI S. CATERINA PER LA CHIESA (2)

P er entrare più a fondo nella com- prensione del mistero della Chiesa e dell’amore ardente che esso ha

acceso nel cuore di Caterina è utile sof- fermarsi sulla sua contemplazione di tale mistero, quale la troviamo anche negli scritti. Tra le immagini più specifica- mente cateriniane, riferite alla Chiesa, vi è quella della bottega sul Ponte. Si tratta

  • di una intuizione personale strettamente

legata alla manifestazione di Cristo Pon- te, che costituisce il nucleo principale del Dialogo e spiega il profondo signifi- cato teologico che l’essere unico e som- mo pontefice ha fatto del Cristo salvato-

re la via che congiunge il cielo e la terra. Egli, infatti, è pontefice perché ha fatto

  • di se stesso il ponte fra Dio e l’umanità

peccatrice e perduta, riconciliata con il Padre attraverso il suo sacrificio della croce in espiazione dei peccati. Questa immagine del Cristo, ponte gettato sul fiume del peccato in cui tutta l’umanità periva annegata lontano da Dio, rende in termini plastici ed evidenti sia la realtà del peccato, sia quella della redenzione. Essa è oggetto centrale dei colloqui tra Dio Padre e Caterina. Egli le spiega: “Io ti dissi che del Verbo de l’U- nigenito mio Figliolo avevo fatto ponte, e così e la verità. Voglio che sappiate, fi- glioli miei che la strada si ruppe per lo peccato e disobbedienza di Adam, per sì fatto modo che nessuno poteva giungere alla vita eterna e (gli uomini) non mi

rendevano gloria nel modo in cui avreb- bero dovuto, non prendendo parte a quel bene per il quale li avevo creati, e non avendolo non si adempiva la mia verità. Questa verità è che Io avevo creato l’uomo a mia immagine e somiglianza perché avesse la vita eterna e parteci- passe e gustasse la somma ed eterna dolcezza della mia bontà. Per il suo pec-

cato non giungeva a questo, e la mia ve- rità non si adempiva; ciò avveniva per- ché la colpa aveva chiuso il cielo e la porta della mia misericordia … Dopo il peccato subito corse un fiume tempesto- so, che sempre percuote l’uomo con le sue onde, procurandogli fatiche e mole- stie da se stesso, dal demonio e dal mon- do. Tutti annegavate, perché nessuno con la sua giustizia poteva giungere alla vita eterna. Perciò Io, volendo rimediare a così tanti vostri mali, vi ho dato il pon- te del mio Figliolo, affinché passando il fiume non annegaste; il fiume cioè di questo mare tempestoso di questa tene- brosa vita (D. XXI). Questo ponte è levato in alto, ma non è separato dalla terra. Sai quando fu in- nalzato? Quando fu innalzato sul legno della santissima croce, non separandosi però la natura divina dalla bassezza della terra della vostra umanità … Nessuno poteva salire il ponte finché non fu in- nalzato, perciò disse: ‘Quando sarò in- nalzato attirerò tutti a me’. La divina bontà, vedendo che in nessuna altro mo- do potevate essere attirati, lo mandò per-

Spiritualità

ché fosse levato in alto sul legno della croce … Quindi trasse a sé ogni cosa in questo modo, per mostrare l’amore inef- fabile che aveva per voi, perché il cuore dell’uomo è sempre attirato dall’amore” (D. XXVI). Cristo è ponte perché come Uomo-Dio unisce in se stesso i punti dell’ estrema lontananza tra Dio e la creatura, inoltre, assumendone per amore sul proprio cor- po il peccato, attraverso l’amore, che si manifesta soprattutto sulla croce, crea l’u- nità tra questi due estremi attirando a sé il cuore dell’uomo. Questa è la sua funzio- ne sacerdotale: sacrificarsi e offrire. L’amore è la forza attrattiva che attira l’uomo verso un cammino tutt’altro che facile, ma che comunque per ciascuno ri- mane l’unica via possibile di salvezza:

“E però disse Egli ‘Io sono via, verità e vita’ … E in altro luogo la mia Verità dis- se che nessuno poteva venire a me se non per mezzo di lui, e così è” (D. XXVII). Camminare per il ponte significa imi- tare Cristo, le sue virtù, conformando la propria vita ai suoi tratti divini, il ponte, infatti, è costruito con le pietre delle virtù di Cristo: “murate con il sangue suo, affinché ogni fedele possa procede- re speditamente senza nessun timore di pioggia della divina giustizia, perché è ricoperto con misericordia” (D. XXVII) Ciò è possibile soltanto se nell’uomo “le pietre delle vere e reali virtù” sono fondate sulla dottrina di Cristo, che indi- ca la via per metterle in pratica e ne offre il modello, e inoltre soltanto se sostenu- to dalla grazia, cioè dal dono della vita divina in lui, l’unica che può trasformare

l’uomo in figlio di Dio e quindi capace di azioni divine. Verità e grazia sono i pi- lastri che reggono il cammino di ogni fe- dele incontro al Padre. Esse sono comu- nicate ad ognuno attraverso il ministero della dottrina e il ministero della grazia, dono e missione specifica della Chiesa. Soltanto la Chiesa può rendere presente Gesù in ogni tempo e donarLo attraverso la sua Parola che illumina e suoi sacra- menti che salvano. Che questo compito senza alcun dubbio spetti unicamente e propriamente alla Chiesa, lo certifica il Padre stesso a Caterina, quando le mani- festa il suo disegno di salvezza per tutta l’umanità. “Dopo che l’Unigenito mio Figliolo ritornò a me quaranta giorni dopo la re- surrezione, questo ponte si levò dalla terra, cioè dalla conversazione degli uo- mini, e salì al cielo per virtù della natura mia divina, e siede alla mia destra … Le- vato in alto e tornato a me, Padre, Io mandai il maestro, cioè lo Spirito Santo. Egli … fortificò la via della dottrina, che la mia Verità aveva lasciato nel mondo, perciò levandosi la sua presenza, non se ne partirono né la dottrina, né le virtù. La clemenza dello Spirito Santo certi- ficò questa dottrina, fortificando le men- ti dei discepoli a confessare la verità e ad annunziare questa via, cioè la dottrina di Cristo crocifisso, riprendendo per mezzo di essa il mondo dalle sue ingiustizie e dai falsi giudizi… ora che ci è rimasto e dove trovo la via? Te lo dico: la via della sua dottrina è stata confermata dagli apostoli e dichiarata nel sangue dei mar- tiri, illuminata con il lume dei dottori e

Spiritualità

confessata tramite i confessori, scritta dagli evangelisti; tutti costoro sono testi- moni che confessano la verità nel corpo mistico della santa Chiesa. … Sì che prima Io vi feci attualmente il ponte, mio Figliolo, ma levato questo ponte, vi è rimasto il ponte e via della dottrina” (D. XXIX). La Chiesa appare, dunque, quale pro- lungamento di Cristo, messaggera del suo insegnamento, al quale dà conferma con la concretezza dell’esempio vissuto e della parola incarnata nei discepoli del Maestro, essa stessa “luce delle genti”, come attesta anche il Concilio Vaticano II fin dal titolo: “Lumen Gentium”, dato alla Costituzione dogmatica sulla Chie- sa. Ogni cristiano in ogni tempo è chia-

mato, senza distinzione di età, di razza, di condizione, di vita, a dare questa testi- monianza secondo il carattere proprio di ciascuna vocazione. Nessuno, per quan- to piccolo e insignificante è esentato da questo “ministero della verità” da “certi- ficare” con la parola e soprattutto con la coerenza della vita. La carità della ve- rità, carisma specifico della vocazione domenicana, ma compito di tutti i fedeli, è il primo dovere e la prima manifesta- zione di amore verso Dio e verso il pros-

simo a cui siamo tenuti ed è alla portata di tutti: rendere visibile “la prima dolce Verità”, cioè l’amore del Padre per gli uomini, manifestatosi attraverso la paro- la e la vita del Figlio Salvatore.

Gabriella Anodal

550° Canonizzazione di S. Caterina da Siena (1461-2011)

CATERINA DA SIENA SANTA

  • L ’anniversario della canonizzazio- ne di Caterina da Siena (1461 – 2011 – sono infatti 550 anni che è

stata proclamata Santa), è per noi motivo ideale per riflettere sulla universale chia- mata di tutti i cristiani alla santità. San Pietro nella sua prima lettera, diceva:

“Ad immagine del Santo che vi ha chia- mati, diventate santi anche voi in tutta la vostra condotta; poiché sta scritto: voi sarete santi, perché io sono santo” (1 Pietro 1,15-16). La motivazione di fondo, dunque, della santità è chiara fin dall’inizio ed è che Dio, è santo. Per San Paolo i battezzati, sono santi per voca-

zione, cioè sono “chiamati ad essere san- ti. I credenti sono stati scelti da Dio per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità” (Efesini 1,4). La santità è anzitutto dono, grazia, ed è opera della Trinità. Poiché noi apparteniamo a Cri- sto più che a noi stessi, essendo stati “ri- comprati a caro prezzo”, ne consegue che, inversamente, la santità di Cristo ci appartiene più che la nostra stessa san- tità. È questo il vero colpo d’ala della vi- ta spirituale. Anche se ci dev’essere il nostro personale impegno. Infatti, nel nuovo testamento due verbi si alternano a proposito della santità, uno all’indica-

550° Canonizzazione di S. Caterina da Siena (1461-2011)

Cultura

tivo e uno all’imperativo. “Siete santi”, “Siate santi”. I cristiani pertanto sono santificati e santificandi. Quando San Paolo, scrive: “Questa è la volontà di Dio, la vostra santificazione”, è chiaro che intende proprio questa santità che è frutto d’impegno personale. Lo scrittore francese Leon Bloy , aveva ragione quando scriveva: “non c’è che una tri- stezza al mondo ed è quella di non esse- re santi”. Mentre giustamente facendone esperienza Madre Teresa di Calcutta diceva che “La santità non è un privile- gio per pochi, ma dev’essere un’esigen- za da parte di tutti”. Infatti il Concilio Ecumenico Vaticano II, dedica il capito- lo V della Lumen Gentium proprio alla universale vocazione alla santità nella Chiesa (n. 39-42) “La Chiesa, il cui mi- stero è esposto dal Sacro Concilio, è per fede creduta in defettibilmente santa. In- fatti, Cristo, Figlio di Dio, il quale col Padre e lo Spirito Santo è proclamato “Il solo Santo”, amò la chiesa come sua sposa e diede Se stesso per essa al fine di santificarla, e la congiunse a Sé come suo corpo, e l’ha riempita col dono dello Spirito Santo, per la gloria di Dio. Perciò tutti nella Chiesa, sia che appartengano alla gerarchia sia che da essa siano diret- ti, sono chiamati alla santità, secondo il detto dell’Apostolo: “Certo la volontà di Dio è questa, che vi santifichiate”. (1 Ts 4,3: cfr. Ef 1,4). Orbene, questa santità della chiesa costantemente si manifesta e si deve manifestare nei frutti della gra- zia che lo spirito produce nei fedeli; si

esprime in varie forme presso i singoli, i quali nel loro grado di vita tendono alla perfezione della carità ed edificano gli altri; in un modo tutto suo proprio si ma- nifesta nella pratica dei consigli che si vogliono chiamare evangelici. La quale pratica dei consigli, abbracciata da molti cristiani per impulso dello Spirito Santo, sia privatamente che in una istituzione o stato sanciti nella Chiesa, porta e deve portare nel mondo una splendida testi- monianza e un magnifico esempio di questa santità. Con questo documento, il Concilio ha ricollocato i santi tra il po- polo di Dio e non al di sopra quasi che siano irraggiungibili. I santi sono nel po- polo, fanno parte del popolo, dunque so- no accanto a noi, nutriti della stessa linfa che nutre noi: la grazia di Cristo Gesù. Giovanni Paolo II nella lettera apo- stolica Novo millennio ineunte (2001), al capitolo III dedica un numero proprio alla santità. Riprendendo quanto detto sopra, il Papa ci ricorda che il dono della santità si deve tradurre in compito è que- sta una elementare verità che non dob- biamo mai dimenticare e questa verità la si dovrebbe inserire nella programma- zione pastorale. Il che significa esprime- re la convinzione che, se il battesimo è un vero ingresso nella santità di Dio at- traverso l’inserimento in Cristo e l’ina- bitazione del suo Spirito, sarebbe un controsenso accontentarsi di una vita mediocre. Pertanto porre la domanda:

“Vuoi ricevere il battesimo?” Significa nello stesso tempo chiedere: “Vuoi di-

550° Canonizzazione di S. Caterina da Siena (1461-2011)

ventare santo?” Giustamente il Santo Padre desidera che venga proposto a tut- ti con convinzione la santità come “mi- sura alta” della vita cristiana ordinaria. Santa Caterina diceva: “Non accontenta- tevi di fare piccole cose perché Dio da voi le vuole grandi!” Leggendo il quoti- diano Avvenire mi colpiva la recensione al libro “Grandi Santi” (Marietti) di Walter Nigg, recensione fatta da Mauri- zio Schoephlin: l’attuale Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, il Cardinale Angelo Amato, assai critico nei confronti di chi vorrebbe svellere le radici cristiane dell’Europa, persino at- traverso la cancellazione dai calendari dei nomi degli uomini e delle donne che la Chiesa ha canonizzato in virtù dell’e- semplarità della loro vita cristiana, ha af- fermato tra l’altro: “Sono i santi e non la carta patinata dei calendari iconoclasti a dare significato e valore anche umano ai nostri giorni e alle nostre opere”. Che i santi possano essere considerati autenti- ci indicatori del senso della vita, partico- larmente preziosi nel momento in cui si ha forte bisogno di guide credibili e di maestri affidabili, lo pensava anche Wal- ter Nigg, la cui appartenenza al prote- stantesimo e alla scuola psicoanalitica di Carl Gustav Jung avrebbe potuto por- tarlo a giudicare poco positivamente lo straordinario fenomeno della santità. Questo suo libro, risalente a una sessan- tina d’anni fa, è un’opera assai celebre, alla quale guardò con ammirazione an- che monsignor Luigi Giussani. Il fon-

datore di Comunione e Liberazione ri- mase colpito dal fatto che Nigg non esita ad attribuire al cattolicesimo un indi- scusso primato nel campo della santità:

“Senza dubbio - scrive a questo proposi- to lo studioso protestante scomparso a ottantacinque anni nel 1988 - nell’ambi- to del cristianesimo, la Chiesa cattolica si è dimostrata il terreno più ferace e produttivo di santi. I santi costituiscono la più gloriosa pagina del cattolicesimo, il che va riconosciuto senza alcuna re- strizione. La vita dei santi ci affascina sempre, anche se la loro vita si svolge nello spazio terreno comune a tutti noi, essi sviluppano sensi spirituali ai più sconosciuti, pertanto l’entrare in contat- to con loro produce in ciascuno di noi gioie inaspettate”. È fuor d’ogni dubbio che, Caterina attrae tutti ancora oggi col suo smisurato amore verso Dio, verso il prossimo e verso la Chiesa, questo smi- surato amore, si chiama santità! Il ruolo dei santi è fondamentale per la testimo- nianza della Chiesa nel mondo, così il Concilio Vaticano II: “a causa infatti del- la loro più intima unione con Cristo, gli abitanti del cielo rinsaldano tutta la Chiesa nella santità” (LG 49). Poi non bisogna dimenticare che i santi sono in- viati da Dio nella storia, per condurre la nostra storia a Dio Chantal van der Plancke. Giustamente il cardinale Carlo Maria Martini si chiedeva: “Perché Ca- terina da Siena è così capace di rischia- rare, illuminare, ordinare, equilibrare?” “Perché - dice sempre il cardinale - ho

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compreso che il grande fascino, la gran- de forza della Santa sta nel fatto che mette sempre di fronte all’infinità di Dio, il mistero della trascendenza divi- na.” Ella ci aiuta immediatamente a su- perare ogni forma di idolatria, in cui spesso cadiamo, perché gioca il tutto per tutto su Dio Trinità. Le sue parole entra- no come un raggio di sole nel cuore, co- me un canto pieno d’armonia. Santa Ca- terina viveva in un tempo difficile, tra- vagliato, fatto di fragili equilibri eppure si apre alla contemplazione dell’amore di Dio e considera i tanti benefici che Dio amore infinito riversa sugli uomini:

“La memoria era piena del ricordamento della necessità della nostra Chiesa e di tutto il popolo cristiano; e gridavo nel cospetto suo, e con sicurtà dimandavo l’audiutorio divino, offrendogli i deside- rii, e costringendolo per lo sangue del- l’Agnello, e per le pene che s’erano por- tate: e sì prontamente si dimandava, che certa mi pareva essere che Egli non de- negherebbe quella petizione” (L.171). C’è una volontà forte in Caterina che è quella di unirsi alla volontà di Dio che è quella che tutti gli uomini siano salvi, al- lora, se la santità consiste nell’attualiz- zare la nostra unione con Dio, cosa c’è di più bello per esprimere quest’unione, con l’immagine plastica dell’innesto che ritroviamo nell’orazione X. L’innesto di Cristo nella nostra umanità e il nostro in- nesto nel Risorto, tutti, dobbiamo la no- stra santità a questa meravigliosa unio- ne. “O dolce e soave innesto: tu somma dolcezza ti sei degnato d’unirti con la

nostra amaritudine, tu splendore, con le tenebre; tu sapienza, con la stoltezza; tu vita, con la morte, e tu infinito con noi finiti. Chi ti costrinse a questo per ren- derle la vita, avendoti questa tua creatura fatta tanta ingiuria? Solamente l’amore, come detto è, onde per questo innesto si dissolve la morte. (…) Quando noi sia- mo innestati in Te, allora i rami che tu hai dati all’albero nostro menano i frutti loro: la memoria s’empie del continuo ricordamento dei benefici tuoi, l’intellet- to si specola in te per conoscere la verità e la volontà tua perfettamente, e la vo- lontà vuole amare e seguitare quello che l’intelletto ha veduto e conosciuto. E co- sì l’uno ramo porge dei frutti all’altro:

per la conoscenza che l’uomo ha di te meglio conosce sé e odia se medesimo, cioè la propria sensualità. O amore, ine- stimabile amore, ammirabili sono le co- se che tu hai operate nella tua creatura che ha in sé ragione”. Con l’occasione del 550° anniversario di Caterina Santa, ritorna pressante per noi l’invito ad at- tualizzare la propria unione con Cristo attraverso i propri doni. Dio è libero di distribuirli come vuole nella loro diver- sità, ma è proprio questa diversità che contribuisce alla vitalità e alla bellezza della Sposa di Cristo, la santa chiesa, di cui tutti facciamo parte. Chiara Lubich così si esprimeva in proposito: “Cosa ha di particolare questa figura di donna che, nonostante lo scorrere dei secoli, vive più che mai nella coscienza cristiana e si riscopre ad ogni epoca come colei che ha sempre una parola da dire, un fascino

550° Canonizzazione di S. Caterina da Siena (1461-2011)

che trascina, una sovrannaturale bellezza che affascina e soprattutto uno spirito di tanta attualità e modernità? Credo che si potrebbe rispondere anche con una sola parola: il fatto è che Caterina è un’ani- ma-chiesa”. Il Papa Paolo VI, il Papa che le ha conferito il titolo di Dottore della Chiesa disse che: Caterina è la San- ta che mette nell’amore alla chiesa e al papato specialmente, la sua nota domi- nante. (Discorso all’udienza generale 30- IV- 1969) Anche il Papa Benedetto XVI all’udienza generale (24- XI- 2010) ha parlato della nostra santa dicendo che il Signore non cessa di benedire il suo Popolo, suscitando Santi e Sante che scuotono le menti e i cuori provocando conversione e rinnovamento. Caterina è una di queste e ancor oggi ella ci parla e ci sospinge a camminare con coraggio verso la santità per essere in modo sem- pre più pieno discepoli del Signore. È al- tresì interessante alla luce di tutto quanto è stato detto, chiedersi: ma chi sono i Santi, per la nostra Santa? Di San Do- menico, per esempio Santa Caterina di- ce per rivelazione divina che il “santo Fondatore” è il ritratto più verosomi- gliante, l’immagine fedele del Figlio di Dio”. Nel Dialogo, si legge: “diceva el dolce e amoroso Verbo, è Gesù che par- la, se tu dimandassi me chi son costoro, risponderei: sono un altro me”. Per con- cludere il Papa senese Pio II il 29 giu- gno 1461 all’indomani della festa dei S.S. Apostoli Pietro e Paolo le decretò l’eccelso onore dei santi del cielo scri-

vendo di sua mano, come egli stesso at- testa, la lettera di canonizzazione “Mise- ricordias Domini”, nella quale afferma:

“Nessuno si accostò a lei senza ritornare migliore e più erudito. La sua dottrina era infusa, non acquisita. Sembrava piut- tosto maestra che discepola”. A Siena, il Pinturicchio (1505-1507) illustrò con magnificenza l’avvenimento della cano- nizzazione sulle pareti della Libreria Piccolomini adiacente la Cattedrale. Il pensiero della nostra Santa è quanto mai di grande attualità a tutti i livelli, sia ec- clesiale sia civile. Giovanni Paolo II l’ha voluta Patrona d’Europa da pochi anni, ma nonostante siano passati 550 anni dalla canonizzazione, il suo pensiero è vivo oggi come ieri, oggi più di ieri. Cate- rina è Santa e la sua santità è tra le più grandi della Chiesa. Se Rabi’a Ala- dawwiyya detta madre del sufismo, è considerata dai Sufi la più grande, dopo Maria la Madre di Gesù; il Tommaseo di- ce che Caterina da Siena è la più grande donna del cristianesimo dopo Maria San- tissima. L’anniversario della canonizza- zione coincide con un altro anniversario, quello dell’unità d’Italia (1861 - 2011) proprio nel 1860 il Tommaseo curò l’e- dizione delle lettere e così la Patrona d’Italia fu inserita a buon diritto nella storia della letteratura italiana. Da tempi lontanissimi era considerata mamma non solo dei Caterinati ma anche degli Italiani; per il suo grande cuore e perché raccoglie in sé i caratteri più profondi della nostra gente” Idilio Dell’Era.

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Quando Pio XII la dichiarò Patrona d’Italia (19 Giugno 1939) scrisse di Lei:

“Né altrimenti si adoperò Santa Caterina, la fortissima e piissima vergine, che val- se efficacemente a ridurre e a stabilire la concordia degli animi delle città e con- trade della sua Patria e che mossa da con- tinuo amore, con suggerimenti e preghie- re, fece tornare alla sede di Pietro in Ro- ma i romani pontefici, che quasi in esilio vivevano in Francia, tanto da essere con- siderata a buon diritto il decoro e la dife- sa della Patria e della Religione”. Per concludere: “se furono beati - scriveva il

Cardinal John Henry Newamn - coloro che vissero nei primi tempi e videro le tracce recenti del Signore, e udirono l’e- co della voce degli Apostoli, siamo bea- ti anche noi che abbiamo avuto in sorte di vedere il Signore rivelato nei suoi santi. I prodigi della grazia nel cuore dell’uomo, la sua potenza creativa, le sue risorse inestinguibili, i suoi molte- plici effetti, noi li conosciamo come i primi cristiani non poterono conoscerli” (J. H. Newman Apologia pro vita sua).

P. Alfredo Scarciglia O.P.

È uscito per i tipi dell’Editore Cantagalli il Quaderno Cateriniano n. 131-132-133, che raccoglie gli interventi

È uscito per i tipi dell’Editore Cantagalli il Quaderno Cateriniano n. 131-132-133, che raccoglie gli interventi del Conveg- no dal titolo: Quarant’anni di vita del- l’Associazione (1970-2010): il cammino svolto e l’impegno per il futuro. Il Con- vegno si tenne a Bologna il 2 ottobre 2010 presso l’Istituto Tincani e vide il contributo dei seguenti relatori: mons. Lino Goriup, Vicario per la Cultura della Diocesi di Bologna; mons. Antonio Buoncristiani , Arcivescovo di Siena, Colle val d’Elsa e Montalcino; prof. Caterina Biagini , avv. Maria Grazia Tinarelli , dott. Alberto Becca , dott. Mario Tamborini, prof. Chantal van der Plancke, padre Alfredo Scarciglia O.P.; dott. Franca Piccini Falorni, prof. Pao- lo Nardi e del dott. Aldo Bernabei. Chi è interessato può richiedere il Quaderno a:

associazione_caterinati@virgilio.it

Cultura

SANTA CATERINA DA SIENA: «CHI NON CONOSCE NON PUÒ AMARE» (2)

N egli scritti di santa Caterina è presente questa tesi ripetuta e martellante, che è fondamentale

in tutto il suo insegnamento: bisogna co- noscere per amare. Come può la volontà tendere a un qualcosa non ancora cono- sciuto? «La volontà – scrive Caterina – non è altro che amore; ogni suo affetto o movimento non si muove per altro che per amore» (Lettera 241 a . Cfr. STh I, q. 16, a. 1; I, q. 27, a. 4; I, q. 82, a. 3; III Sent., d. 27, q. 1, a. 4). La nostra stessa esperienza lo dimo- stra come evidente: la facoltà volitiva non trae a sé le cose, ma è da esse che viene attratta, dopo che l’intelletto ap- prende come bene le cose stesse. L’og- getto della volontà, infatti, è solo ciò che è conosciuto come bene: la volontà si muove che sotto l’impulso di questo be- ne. San Tommaso scrive, infatti: «Nihil potest voluntate amari nisi sit in intellec- tu conceptum» (STh I, q. 27, a. 3, ad 3. Cfr. Ibid., I, q. 80, a. 2, ad 1; I, q. 82, a. 3, ad 2; I, q. 82, a. 4; I-II, q. 8, a. 1; I-II, q. 19, a. 3; I-II, q. 27, a. 2; I-II, q. 76, a. 1, ad 3). La Mistica senese, dunque, già nel capitolo I del Dialogo ha già in schema tre basi fondamentali della sua dottrina:

1) dalla conoscenza segue l’amore, 2) non si ama ciò che non si conosce, 3) la cosa che non si vede non si può conoscere. La Lettera 241 a aggiunde poi che «La

volontà ama e odia quello che l’occhio

del cognoscimento ha inteso e veduto». (Cfr. Lettera 2 a , 77 a , 113 a , 199 a , 244 a , 263 a ). Ben inteso che l’amore che segue la conoscenza non è da considerarsi co- me una successione cronologica, ma co- me dipendenza causale; la conoscenza considerata come vitalità generatrice e non sterile acquisizione. Il domenicano p. Bassan, uno dei più significativi studiosi cateriniani dell’Ot- tocento, si chiede, a questo punto, se nel- la Benincasa l’amore procede sempre dalla conoscenza. Alcune espressioni da lui notate nelle Lettere 53 a , 113 a , 96 a , 181 a , 185 a , confermerebbero la questio- ne, specialmente la Lettera 181 a : «Allo- ra, quando la memoria riterrà, lo inten- dimento ha inteso e cognosciuto; non si debbe tenere, e non so che si possa tene- re, la volontà, che non corra […] ad amare quello che Dio ama». Bassan, in- vece, non ammette un’assoluta necessità di dipendenza dell’amore dalla cono- scenza, e per ragioni filosofiche. Prima di tutto bisogna intendere di che necessità di processione dell’amore dalla conoscenza parla santa Caterina. Se si considera di necessità assoluta, senza eccezioni, la cosa conosciuta la deve per forza amare; se di necessità re- lativa, vi sono delle eccezioni. Bassan, seguendo san Tommaso, non accetta che l’amore proceda necessaria- mente dalla conoscenza, poiché la vo-

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lontà, comunque, rimane libera anche di fronte all’oggetto più amabile come Dio. (Cfr. STh I, q. 60, a. 5, ad 5). Oltretutto va ricordato che la nostra conoscenza, sia naturale, sia soprannaturale è limitata nel tempo; anche Dio è limitatamente appreso e non sempre visto come cosa immediatamente buona. A maggior ra- gione ogni bene limitato può essere co- nosciuto come cattivo, e oggetti cattivi visti come buoni. Di Dio possiamo avere sempre una conoscenza analogica (dunque limitata), ed è questo il vero dramma umano. La nostra conoscenza non sempre genera amore. Inoltre «la volontà ha un dominio attivo sul giudizio pratico dell’intelletto dal quale è mossa efficacemente e neces- sariamente senza di che sarebbe distrutto il libero arbitrio. La volontà si determi- na, quindi, liberamente ossia determina se stessa eleggendo questo giudizio co- me ultimo. Se pertanto qualche cosa si frappone, nel senso che abbiamo espo- sto, all’assenso della volontà, questa stessa volontà rifiuterà o potrà almeno rifiutare il suo consenso. In altre parole se l’intelletto conoscerà anche le cose al- tissime di Dio, ma limitatamente e im- perfettamente, la volontà potrà sempre pronunciare il suo verdetto contrario e rifiutare l’atto di adesione e di amore». (V.G. BASSAN, La dottrina dell’amore in s. Caterina da Siena, Istituto Padano di Arti Grafiche, Rovigo 1961, p. 43). Di conseguenza, in natura, non si può parlare di processione necessaria dell’a-

more dalla conoscenza in modo assolu- to. Ciò è possibile solo nella visione bea- tifica. Anche san Paolo, pur dopo varie esperienze della gloria di Dio sperimen- tate in vita, era libero di scegliere per il bene o per il male. La sua conoscenza di uomo era sempre imperfetta, ed è qui che sta il suo merito, come di ogni santo. Le insistenze di santa Caterina sull’a- more, che segue necessariamente dalla cognizione intellettiva, devono essere viste in modo relativo. Se lei insiste in tali affermazioni, è anche per il suo ar- dente apostolato. Le sue espressioni so- no forti e all’apparenza esagerate, per- ché un’esperienza, seppur limitata, di Dio non può lasciare indifferenti. La co- noscenza che ebbe di Dio, fu per lei tal- mente avvolgente e trasformante che le sue stesse parole non poterono che se- guire i suoi più profondi sentimenti e i più ardenti desideri di conversione. La Mistica domenicana addirittura stabilisce una proporzione tra conoscen-

za e amore. « Quanto aprirai l’occhio dell’intelletto a ragguardare il fuoco e l’abisso dell’inestimabile carità di Dio inverso di te […] tanto sarai costretto dall’amore ad amarlo in verità» (Lettera 47 a ). «Con ogni studio brigate di cresce- re in voi il lume: però che, crescendo il lume, crescerà l’amore» (Lettera 176 a ). «E chi più cognosce più ama, e chi più ama più riceve. Il merito vostro v’è mi- surato secondo la misura de l’amore. E se tu mi dimandassi: un altro, che non abbi scienzia, può giognere a questo

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amore? Sì bene ch’egli è possibile che vi gionga, ma neuna cosa particulare, po- niamo che ella possa essere, non fa leg-

ge comunemente per ogni uno, e Io ti fa- vello in generale » ( Dialogo , cap. CXXXI). C’è in queste affermazioni una stretta proporzione tra conoscenza e amore, an- che qui – secondo Bassan – esagerata ma giustificabile se consideriamo per esem- pio il «tanto» e il «quanto», non in senso assoluto e che in più stiano significando eventualmente un accrescimento d’amo- re causato da quello della conoscenza. Esiste quindi una proporzione, non ma- tematica, riscontrabile nell’amore di amicizia. La conoscenza verso qualcuno può generare amore. Conoscenza e amo- re insieme, producono quel rapporto det- to amicale. Aumentando l’amicizia, cre- sce ulteriormente la conoscenza dell’og- getto amato; a maggior ragione questo vale nel rapporto con Dio. In questo caso è vero che chi più conosce più ama, ben- ché la cognizione non sia misura dell’a- more. (Cfr. V. BASSAN, op. cit., p. 51). Non vi è dubbio che per santa Cateri- na – come nei Padri della Chiesa e nella teologia medievale –, bisogna giungere all’amore di carità, conservandolo e au- mentandolo attraverso una conoscenza sempre più perfetta, partendo da una co- noscenza naturale del Vero fino alla gra- zia delle visioni soprannaturali. L’anima, illuminata da questo venerabile fuoco, come s’esprime Caterina, distende ed al- larga l’intelletto, così da discernere e ve-

dere la volontà divina, seguire ed imitare Cristo crocifisso. (Cfr. Lettera 109 a ). In- fatti, «attraverso le opere cateriniane possiamo certamente ricostruire un in- sieme di conoscenze scientifiche che non sono viste dalla santa nella loro coe- renza e autonomia, ma sempre rinviano ad una interpretazione morale e anagogi- ca della natura» ( A. VOLPATO, Con l’oc- chio e col lume, in L. TRENTI-B.K. AD- DABBO (edd.), Con l’occhio e col lume, Atti del corso seminariale di studi su S. Caterina (5 settembre-7 ottobre 1995), Cantagalli, Siena 1999, p. 191). Gli scritti cateriniani, dunque, racco- mandano la necessità di conoscere le co- se dello spirito e di approfondire nel tempo ciò che appare come un’infinita e inesauribile conoscenza delle meraviglie divine, con impegno, fatica, mortifica- zione e morte. Che è necessario suscitare negli altri l’esperienza più ineffabile con un lavoro diuturno verso se stessi e il prossimo. Ci insegnano che l’amare Dio è molto più perfetto della stessa cono- scenza che si ha di Dio, poiché l’amore si lancia verso la divina perfezione com’è in se stessa, mentre la conoscenza si attua secondo le deboli proporzioni dell’intelletto.

P. Alberto Viganò O.P.

Caterinati

PREMIAZIONE DEI VINCITORI DEL CONCORSO “UN’ANIMA PER L’EUROPA”

“A bbracciatevi, moltitudini!

Questo bacio vada al mon-

do intero, Fratelli! sopra il

cielo stellato deve abitare un Padre af- fettuoso” Ripensavo con emozione a queste parole di Schiller, musicate da Beetho- ven, mentre ascoltavo L’inno dell’Unio- ne Europea con cui si apriva, il 13 no- vembre 2010, presso il Pontificio Semi- nario Maggiore di Roma, la cerimonia di premiazione dei vincitori del concorso scolastico:

“Un’Anima per l’Europa – Per un’Europa cosciente delle sue radici cri- stiane: la memoria del passato, la spe- ranza del futuro, il messaggio di unità, di solidarietà e di pace dei Santi Patroni Europei e dei Santi delle nostre città e delle nostre comunità” Il concorso, rivolto agli insegnanti della Scuola Secondaria di II° Grado, era stato promosso, nell’anno scolastico 2009/2010, dall’Associazione Interna- zionale dei Caterinati, dal Centro Inter- nazionale di Studi Cateriniani e dalla Confederazione delle Confraternite delle Diocesi d’Italia; la premiazione è avve- nuta in un ambiente festoso, nell’ambito del XIX Cammino Nazionale delle Con- fraternite, con insegnanti e studenti pro- venienti, oltre che da Roma, da Cuneo, da Vicenza, da Pesaro, da Colleferro e da Ragusa.

Dopo l’intervento di apertura del ve- scovo Armando Brambilla, Delegato per le Confraternite e del dr. Francesco An- tonetti, Presidente della Confederazione delle Confraternite delle Diocesi d’Ita-

lia, hanno preso la parola, a nome degli altri due enti promotori, il dr. Aldo Ber- nabei e la prof.ssa Gerarda Schiavone. Il prof. Giancarlo Boccardi, Presiden- te della commissione del concorso, ha ri- levato il successo dell’iniziativa, a cui hanno partecipato 46 insegnanti e 451 studenti di Istituti Statali di 12 diverse regioni italiane, evidenziando come

“l’esperienza di questo concorso si sia rivelata…come un significativo, forse inedito per alcuni, percorso formativo;

perché ha potuto far riflettere su come e quanto le attese e le competenze dei gio- vani siano potenzialmente elevate, e su come e quanto su di esse occorre saper investire: con fiducia, con sapienza edu- cativa nuova, capace di articolare e di integrare tutte le conoscenze e valoriz- zare tutte le tecnologie moderne e inno- vative di conoscenza e di comunicazio-

ne… Alcuni docenti

hanno manifestato

... il desiderio di riproporre l’iniziativa ne-

gli anni successivi… Per parte nostra, desideriamo assicurare l’impegno di fa-

re ogni sforzo per dare coerente conti- nuità a questo progetto”.

Il saluto del Presidente del Parlamen- to Europeo, che ha patrocinato il concor-

Caterinati

so, è stato portato dal dr. Massimo Pa- lumbo che si è complimentato con gli in- segnanti e gli studenti vincitori. È seguita quindi la lettura delle moti- vazioni dei premi e la premiazione dei vari gruppi che hanno avuto tutti modo

studenti sono stati premiati per un lavoro imperniato sull’Ulisse dantesco allo sco- po di mettere in evidenza il carattere uni- tario del sapere medioevale e la trasver- salità tra sapere umanistico e sapere

di presentare i propri lavori e condivide- re lo spirito con cui li avevano intrapresi.

Il primo premio ex aequo è stato attri- buito alla prof.ssa Roberta Filippi del Li- ceo Artistico “Via di Ripetta” di Roma, e alla prof.ssa Paola Campanini del Liceo Scientifico “Guglielmo Marconi” di Pe- saro. La professoressa Filippi e i suoi stu- denti, intervenuti numerosi (35/40), so- no stati premiati per una ricerca pro- mossa dalla docente ma pensata e de- cisa con gli allievi, condotta sulle tavo- le del “Liber Figurarum” di Gioacchi- no da Fiore, con il proposito di indaga-

La docente e alcuni suoi studenti han-

si è articolata in letture, ricerche biblio-

La professoressa Campanini e i suoi

scientifico. Nella presentazione del lavo- ro la prof.ssa Campanini ha rilevato che

le domande da cui è partita, insieme ai propri studenti, sono state: “Veramente il cristianesimo, nella storia d’Europa, è stato nemico della ragione?Veramente ragione e fede sono strumenti di cono- scenza antitetici? la Chiesa nel Medioe- vo è veramente stata soltanto quel pote- re forte e inquisitore che ha travagliato l’Europa con guerre, roghi, torture di ogni genere?

La ricerca delle risposte a queste do- mande è avvenuta attraverso un lavoro interdisciplinare che è stato, per gli allie- vi, un’autentica scoperta, come, ad

re, riflettere e consapevolmente riela- borare, con gli strumenti delle arti visi- ve, la simbologia iconografica di uno dei testi più significativi della mistica occidentale.

no illustrato il percorso della ricerca che

grafiche, analisi e confronti collettivi, e

esempio, che:(

)

il Medioevo ha avuto

l’uomo, è definito da S. Tommaso: “sub- stanzia rationalis naturae”(essere di na- tura razionale), “è immagine di Dio”-se- condo Berengario -“perché possiede la

ragione e se la conoscenza non ricorre alla ragione, dispregia la propria di- gnità”.

si è concretizzata nella realizzazione,

(

)

Negli ospedali, nati a ridosso dei

con la tecnica della pittura ad olio, di 13 tele ( di cm 60X80 ciascuna), due delle quali presenti nella sala della premiazio- ne, tutte di notevole forza e qualità pitto-

monasteri e delle vie di pellegrinaggio, si sviluppò una medicina pratica che supportò la nascita delle prime Scuole universitarie di medicina.

riche e grande impatto evocativo.

Le cattedrali gotiche sono state il frutto più grandioso della profonda

(

)

Caterinati

unità tra ragione e fede, tra scienza e metafisica, tecnologia e spiritualità; le cattedrali non sarebbero potute sorgere se dietro non fosse esistito un livello al- tissimo di conoscenze scientifiche, in- gegneristiche e architettoniche; ma le cattedrali non sarebbero potute sorgere neppure, se dietro quella ricchezza tec- nologica non fosse esistita la tensione metafisica della ragione, il suo stupore per la bellezza del mondo, il gusto di ri- produrne almeno in parte segni (nelle vetrate, negli affreschi, nelle sculture); insomma le cattedrali non sarebbero po- tute sorgere senza “un perentorio accor- do tra fisico e metafisico”. È questo ac-

cordo che oggi va riscoperto, perché so- lo su di esso oggi si può ritrovare “un’a- nima per l’Europa”. Il secondo premio ex aequo è stato assegnato alla professoressa Carla Ca- milla Bragatto del Liceo Scientifico Sta- tale “Maurizio Eula Savigliano” di Rac- conigi (Cuneo) e alla professoressa Ma- ria Grazia Vignaga dell’Istituto Indu- striale statale “A. Rossi” di Vicenza. La professoressa Bragatto e i suoi studenti, venuti numerosi da Cuneo (22) insieme ad altri due loro insegnanti, so- no stati premiati per una ricerca sul “Pellegrinaggio”, la cui antica pratica viene letta come “il tessuto connettivo stesso della cultura europea ed umana”, da approfondire nelle sue peculiarità culturali e spazio-temporali, e nei suoi significati religiosi e umani, quali me- tafora dell’ “homo viator”, nel suo viaggio interiore alla ricerca di sé. Il

percorso didattico ha impegnato gli stu- denti nello studio letterario del Medioe- vo, su testi e testimonianze di autori del tempo, nello studio filosofico di Sant’A- gostino, anche attraverso impegnate ri- flessioni sulle sue “Confessioni e inoltre in un laboratorio di creazione artistica intorno alla pittura italiana del Duecen-

to e del Trecento. Il lavoro si è concre- tizzato, oltre ad altri lavori, in un “tritti- co”, esposto nella sala della premiazio- ne, su tre pannelli distinti, illustranti im- magini di santuari meta dei vari itinera- ri e figure varie, con quella, l’unica co- lorata, dominante al centro, tratta dal “Crocifisso” di Cimabue, in S. Domeni- co in Arezzo. La professoressa Vignaga e i suoi studenti sono stati premiati per una ri- cerca intesa a individuare segni, pre- senze e testimonianze che raccontano la storia e il particolare influsso del cristianesimo nelle tradizioni e nella cultura del popolo vicentini. Il risultato della ricerca è contenuto in un DVD che raccoglie – mediante incisivi rac- conti filmati, da quello su un singolare concerto di campane a quello sulla vi- sita al museo diocesano – le ricerche degli studenti e la sintesi delle loro in- terviste. La notizia del premio è stata ri- portata dal “Giornale di Vicenza” ed è stata trasmessa con immagini sulla TV locale TVA. Il terzo premio ex aequo è stato asse- gnato alla professoressa Maura Posponi del Liceo Linguistico “G. Falcone” di Colleferro (Roma) e alla professoressa

Caterinati

Viviana Assenza dell’Istituto Statale Magistrale “G. Mazzini” di Vittoria (Ragusa). La professoressa Posponi e i suoi stu- denti sono stati premiati per una ricerca sul cammino dei cittadini europei nella costruzione della loro identità storico- culturale, soprattutto attraverso il ri- pensamento e la comprensione “laica” e democratica della comune radice cri- stiana, cominciando dalla conoscenza del significato di “anima dal punto di vista filosofico e teologico”. Impostata su una lezione di “Fenomenologia em- patica” di Edith Stein (S. Teresa Bene- detta della Croce, Compatrona d’Euro- pa)- quale modello di identità sostanzia-

le tra la vita mistica e la responsabilità etica, tra l’essere autenticamente sé e l’essere-con gli altri”. La ricerca si è sviluppata attraverso lavori di gruppo, l’utilizzo di strumenti multimediali, in- contri e confronti sul territorio (visite a monumenti, chiese, archivi, musei), con lo scopo di recuperare le radici cristia- ne nel pensiero filosofico come nell’arte (studiando il Rinascimento e le grandi committenze tra Sacro e profano), sino ad individuare e rivivere la biografia di grandi testimoni di pace (da Gandhi a Giovanni Paolo II).

La professoressa Assenza e i suoi studenti sono stati premiati per una ri- cerca pluridisciplinare che ha mirato soprattutto a promuovere la conoscenza e l’approfondimento delle più importan- ti Carte europee (la “Convenzione euro- pea dei diritti dell’uomo” e la “Dichia-

razione dei diritti europei”) , ponendo alcuni dei loro articoli a raffronto ana- litico con brani del Vecchio e del Nuovo Testamento, al fine di mettere in eviden- za la perdurante validità dei messaggi profetici e delle verità evangeliche. Il lavoro si è poi sviluppato attraverso l’a- nalisi, sul piano artistico, dei simboli dell’Unione europea, allo scopo di co- gliere l’espressione spirituale significa- ta dai colori e dai segni della bandiera dell’Europa ( “le dodici stelle dell’au- reola dell’Immacolata”), per incentrar- si, inoltre, dal punto di vista religioso- sociologico, sulla percezione che i Ra- gusani hanno dei Santi patroni locali

(da S. Giovanni Battista, a S. Giuseppe, a Sant’Agata, a S. Martino di Tours) e dei Santi europei, nonché dei Santi defi- niti sociali (come Don Bosco, la beata Savina, S. Teresa di Calcutta), e sul con- tributo che la loro testimonianza di san- tità ha offerto per la costruzione dell’i- dentità europea.

La docente ha comunicato che una parte cospicua del premio sarebbe stata destinata ad un’adozione a distanza at- traverso Missionari in Madagascar. La cerimonia si è quindi conclusa con l’esecuzione dell’inno italiano che abbiamo cantato insieme in piedi, ab-

bastanza commossi, e non è poco, di- rei, in questo ulteriore piccolo pas-

so ...

nella costruzione di “un’Anima

per l’Europa”, “un’Europa a servizio

di tutto il Mondo”!

Aldo Bernabei

Caterinati
Caterinati

CONSIGLIO GENERALE 2011

S i è svolto il 12 e 13 marzo il Consi- glio generale dell’Associazione Internazionale dei Caterinati, che

vede riunirsi ogni anno a Siena i rappre- sentanti dei gruppi che fanno parte dell’Associazione. Ogni presidente ha illustrato l’attività annuale, facendo presente anche le diffi- coltà che vengono incontrate nei singoli territori. La presidente del gruppo di Firenze, professoressa Nara Coradossi, ha artico- lato la sua attività in quattro conferenze:

una tenuta da padre Alfredo Scarciglia, una da padre Luciano Santarelli, da pa- dre Alberto Viganò e dal Priore generale dell’associazione professor Paolo Nardi. Il gruppo di Milano ha proseguito l’at- tività con incontri nel corso dei quali è stata distribuita la stampa a tema cateri- niano come i Quaderni. Il presidente del gruppo dottor Mario Tamborini ha riferito che in una sala del museo arcidiocesano di Milano sono stati collocati tre bei qua- dri restaurati dedicati a Santa Caterina e appartenenti all’Arciconfraternita del S.S. Sacramento nel Duomo di Milano. A Varazze in più alle celebrazioni che si tengono ogni anno con corteo storico e processione solenne, ci sono state visite guidate e mostre fotografiche. Quest’an- no, in collaborazione tra Associazione Caterinati, Associazione Sacre rappre- sentazioni e Poste Italiane c’è stato uno speciale annullo filatelico realizzato per

celebrare il corteo storico. Inoltre le scuole elementari di Varazze sono state intitolate al Servo di Dio Giuseppe Mas- sone (1919-1998), fondatore del gruppo dei Caterinati di Varazze. A Pisa, dopo i restauri della chiesa di Santa Cristina, sono ripresi i pellegri- naggi e le visite alla chiesa dove Cateri- na ricevette le stimmate il 1 aprile 1375. A Trieste si è sviluppata la collabora- zione con la Diocesi e le attività cateri- niane si sono spostate a livello diocesa- no, essendo state inserite nelle iniziative della cattedra di San Giusto. Il sacerdote Mario De Stefano è stato nominato assi- stente ecclesiastico del gruppo. Il gruppo di Roma è stato impegnato con il concorso nelle scuole che si è con- cluso nel giugno scorso e che ha visto la premiazione dei vincitori il 13 novembre a Roma presso il Pontificio Seminario Mag- giore. L’iniziativa ha coinvolto 451 stu- denti appartenenti a 20 istituti statali e uno paritario, gli istituti provenivano da 12 re- gioni. Inoltre il gruppo ha partecipato a tut- te le manifestazioni che si svolgono ogni anno, come le Feste e la partecipazione ai “Mercoledì cateriniani” organizzati dal Centro Internazionale di Studi cateriniani. A proposito del Centro Studi, la pro- fessoressa Gerarda Schiavone, nel suo intervento, ha riferito che la presidente del Centro professoressa Diega Giunta è presente nella pubblicazione in lingua inglese dal titolo: “A companion to St.

Caterinati

Catherine of Siena”; la pubblicazione è promossa da un gruppo di docenti del- l’Università di Bristol e sarà edita dalla olandese Brill in occasione del 550° an- niversario della canonizzazione di S. Ca- terina. Inoltre la biblioteca del Centro Studi di Roma è stata intitolata alla pro- fessoressa Giuliana Cavallini. Anche i gruppi del Belgio continuano la loro attività di accoglienza al Santuario di Astenet, per quanto riguarda il gruppo germanofono; mentre per quanto riguarda il gruppo di Liegi, la professoressa Chan- tal van der Plancke è impegnata in una se- rie di incontri che si terranno a Parigi per l’anniversario del 550esimo della cano- nizzazione della Santa. A Siena l’attività del gruppo, nello scorso anno, è stata incentrata sul corso alle guide turistiche, per far conoscere meglio la vita e la spiritualità di Santa Caterina. Mentre una fattiva collabora- zione è stata offerta anche per l’organiz- zazione a Siena del convegno Beata civi- tas dell’ottobre scorso; questa iniziativa è stata portata avanti in collaborazione con l’arcidiocesi di Siena, Colle val d’Elsa e Montalcino. Inoltre tutti i gruppi hanno collaborato per l’organizzazione del con- vegno che si svolse a Bologna il 2 ottobre scorso, per celebrare il quarantesimo an- no di attività dell’Associazione. Il Priore generale professor Paolo Nardi, nella sua relazione finale ha sot- tolineato l’importanza del lavoro svolto da tutti i gruppi, ma allo stesso tempo, non ha nascosto i problemi che ci atten-

dono per il futuro, non ultimo quello del- l’assottigliamento delle risorse. In occasione del Consiglio generale, che quest’anno ha rappresentato anche l’occa- sione per la visita pastorale all’Associazio- ne da parte dell’arcivescovo monsignor Antonio Buoncristiani, sono stati presentati due Quaderni cateriniani, appena usciti dal- l’editore Cantagalli, uno contiene gli atti del convegno di Bologna dal titolo: “Qua- rant’anni di vita dell’Associazione (1970- 2010): il cammino svolto e l’impegno per il futuro” e l’altro dal titolo: “La Santa d’Ita- lia” nel 550esimo della canonizzazione e nel 150esimo dell’Unità nazionale. Nei prossimi mesi l’Associazione sarà impegnata nell’organizzazione del convegno “Virgo digna coelo-Caterina e la sua eredità” che si svolgerà tra Roma e Siena e che vedrà a Siena l’allestimen- to di una mostra presso l’Archivio di Stato. Questo convegno, organizzato dal Pontificio Comitato di Scienze storiche, in collaborazione con Memorie Domeni- cane, con la Provincia Romana dell’Or- dine dei Predicatori e con il Centro Inter- nazionale di Studi Cateriniani, si terrà nell’ottobre prossimo in occasione del 550esimo anniversario della canonizza- zione di Santa Caterina da Siena. I lavori del Consiglio generale del- l’Associazione si sono conclusi con la messa, presieduta dall’arcivescovo, presso l’Oratorio del Crocifisso al San- tuario-Casa di Santa Caterina.

Franca Piccini

150° dell’Unità d’Italia

150° dell’Unità d’Italia SANTA CATERINA PATRONA D’ITALIA GIÀ PRIMA DELL’UNITÀ “S chiacciate il nemico, chiun- que
150° dell’Unità d’Italia SANTA CATERINA PATRONA D’ITALIA GIÀ PRIMA DELL’UNITÀ “S chiacciate il nemico, chiun- que

SANTA CATERINA PATRONA D’ITALIA GIÀ PRIMA DELL’UNITÀ

“S chiacciate il nemico, chiun-

que esso sia, schiacciatelo

con potenza a forza di mal-

dicenze e di calunnie (…). Dovete sem- brare semplici come colombe, ma sare- te prudenti come i serpenti. I vostri ge-

nitori, i vostri figli, le vostre stesse mo- gli devono sempre ignorare il segreto che portate in seno, e, se per meglio in- gannare l’occhio inquisitore, decideste

  • di andare spesso a confessarvi, siete a

ragione autorizzati a conservare il più rigoroso segreto su queste cose. (…) Dovete presentarvi con tutte le appa- renze dell’uomo serio e morale. Una volta che la vostra buona reputazione sia stabilita nei collegi, nei ginnasi, nel- le università e nei seminari, una volta che abbiate catturato la confidenza di professori e studenti, fate in modo che a

cercare la vostra compagnia siano so- prattutto quanti sono arruolati nella mi- lizia clericale (…). Si tratta di stabilire il regno degli eletti sul trono della pro- stituta di Babilonia: che il clero marci sotto la vostra bandiera mai dubitando

  • di seguire quella delle chiavi apostoli-

che” (A. Pellicciari – Risorgimento da riscrivere ed. Ares pag. 46). Erano que- ste le istruzioni che l’Alta Vendita (or- gano direttivo della carboneria italiana)

inviava ai carbonari nel 1819, agli inizi

  • di quel periodo conosciuto come Risor-

gimento e che culminò con la procla-

mazione dell’Unità d’Italia nel 1861. Indubbiamente l’Unità nazionale italia- na non poteva fondare le sue radici sui principi sopra riportati, altrimenti, o avrebbe avuto vita breve o addirittura non sarebbe mai avvenuta. In questo caso avrebbe avuto ragione il principe di Metternich quando affermò che “l’Italia non è altro che un’espressio- ne geografica”.

La nostra Unità nazionale affonda le proprie radici su princìpi e valori co- struiti nel corso dei secoli da personaggi che con il loro pensiero e con la loro opera hanno creato un’identità in cui ogni cittadino italiano si rivede. Un’i- dentità fatta di una lingua comune, di tradizioni culturali comuni, della comu- ne religione cattolica, di grandi perso- naggi che hanno tracciato queste linee che costituiscono una comune identità nazionale. Tra questi grandi personaggi, Ernesto Galli della Loggia nel suo “L’identità italiana”, a pagina 52, annovera la no- stra Caterina da Siena. Ce lo dimostrano

bene le sue Lettere, dove con estrema chiarezza, ella parla di Italia nel XIV se- colo, quando ancora l’Italia era vera- mente “un’espressione geografica”. L’i- talianità di Caterina fu messa in luce già molti anni prima che venisse proclamata

patrona d’Italia insieme a Francesco d’Assisi nel 1939. Una recente ricerca, a

150° dell’Unità d’Italia

cura di Franca Piccini, segretaria del- l’Associazione Internazionale dei Cate- rinati e pubblicata da Cantagalli nella collana dei Quaderni cateriniani con il titolo “La Santa d’Italia”, ha portato alla luce molti documenti, conservati nel- l’archivio arcivescovile di Siena, nel- l’archivio del Comune di Siena e nel- l’archivio della Venerabile Compagnia di Santa Caterina in Fontebranda, che ci fanno capire come Caterina, già prima dell’Unità nazionale potesse essere con- siderata la Santa della nazione italiana; la pubblicazione è arricchita anche da una stampa d’epoca e da sonetti inediti (chi è interessato ai Quaderni caterinia- ni, può farne richiesta a:

associazione_caterinati@virgilio.it). Bisogna risalire al 29 agosto del 1857, quando il Santo Padre Pio IX si recò a Siena a visitare la casa della Santa e davanti ai fratelli e alle sorelle della Venerabile Compagnia di Santa Caterina in Fontebranda disse queste parole: “A questa Santa deve molto Ita- lia e Roma”. Appena due anni dopo, nel 1859, nel pieno della seconda guer- ra di Indipendenza, alcuni fratelli della Compagnia di Santa Caterina in Fonte- branda e alcuni membri della dirigenza della Nobile Contrada dell’Oca, forma- rono una deputazione per portare la re- liquia della Sacra Testa in processione per la Domenica in Albis, con successi- vo ottavario per pregare per “la vitto- ria dell’Arme Italiane per la nostra e la sua Italiana Patria”.

Ma il coronamento della devozione verso Caterina da Siena, che i senesi già veneravano come santa protettrice della nascente nazione italiana, ci fu proprio nel 1861, esattamente il 29 giugno, do- po pochi mesi dalla proclamazione dell’Unità d’Italia, in occasione del IV centenario della sua canonizzazione. Non è un caso che questa ricorrenza non fosse mai stata solennizzata prima, ma si festeggia per la prima volta, proprio nel clima dell’Italia unita. La Deputa- zione che aveva promosso la processio- ne e l’ottavario nel 1859, si costituisce ufficialmente come Deputazione cittadi- na, nel 1861, ottenendo sia l’approva- zione dell’autorità ecclesiastica che del- l’autorità comunale cittadina. La Depu- tazione cittadina promosse una grande festa che coinvolse tutta la città di Sie- na. Il 29 giugno 1861 fu il giorno della processione che portò per le vie della città la reliquia della Sacra Testa della mantellata senese. L’evento fu grandio- so. Sfilarono le Contrade, le Compagnie laicali con ciascun membro che indossa- va la cappa di ordinanza, la Milizia na- zionale, gli Ordini religiosi, la Banda cittadina; subito dietro il baldacchino, sul quale era poggiata la Sacra Testa, c’erano il Capitolo Metropolitano e i monaci benedettini cassinesi, che all’e- poca erano custodi della chiesa abbazia- le di San Domenico, seguivano il gonfa- loniere del Comune e “tanti cittadini con torcetti accesi senza distinzione di ceto sociale o di contrada”. Fu dato di-

150° dell’Unità d’Italia

sposizione di addobbare al meglio le fi- nestre delle case e dei palazzi con fiori e corone di alloro e con le ormai imman- cabili bandiere tricolori. L’ottavario che seguì fu caratterizza- to dalle dotte prediche del padre dome- nicano Vincenzo Giacinto Romanini, il quale mise in risalto l’amor di patria espresso da Caterina nelle sue Lettere; lo stesso Santo Padre Pio IX concesse l’indulgenza plenaria, applicabile anche alle anime del purgatorio, a “tutti i cit- tadini dell’uno e dell’altro sesso”, che si fossero confessati e comunicati devo- tamente e avessero pregato per la con- cordia dei prìncipi cristiani, per l’estir- pazione delle eresie e per l’esaltazione della Santa Madre Chiesa. La chiesa di San Domenico di Siena era addobbata a grande festa: i tendaggi erano tutti rifi- niti con gonnellini tricolore e sull’arca- ta gotica, sovrastante l’altare maggiore era stato montato un soppalco ornato con un drappo rosso, uno argento e per volere della Deputazione, il tappezziere aggiunse “4 pezze di seta verde”. In- dubbiamente si voleva festeggiare il quarto centenario della canonizzazione sottolineando l’importanza dell’avve- nuta Unità nazionale. La chiusura dei festeggiamenti fu veramente col botto. L’ultima sera, il 7 luglio 1861, l’arcive- scovo monsignor Ferdinando Baldanzi e l’abate padre Stefano Bertoi, concele- brarono la messa e insieme al popolo festante, che gremiva la chiesa di San Domenico, cantarono il Te Deum di rin-

graziamento al Signore perché tutto era andato bene. Alla fine fu dato fuoco al- le polveri dei razzi e dei fuochi del Ben- gal verdi, bianchi e rossi, collocati sul campanile di San Domenico e fu così che già nel 1861 Santa Caterina era la Santa d’Italia, perché portatrice di quel- l’identità nazionale fondamento della nuova nazione che iniziava la sua vita.

Marco Falorni

150° dell’Unità d’Italia sposizione di addobbare al meglio le fi- nestre delle case e dei palazzi

Cronaca

C A T T E D R A L E

D I

S I E N A

Consorteria delle Compagnie Laicali di Siena OTTAVARIO IN ALBIS DA DOMENICA 1 MAGGIO A DOMENICA 8 MAGGIO 2011

La Consorteria delle Compagnie Laicali di Siena, celebrando la plurisecolare Festa dell’Ottavario della Domenica in Albis, innalza agli onori dell’Altare Maggiore della Cattedrale di Siena

La Sacra testa di Santa caterina CUSTODITA E VENERATA NELLA BASILICA DI SAN DOMENICO

CALENDARIO DELL’OTTAVARIO

SABATO 30 APRILE ALLE ORE 17,30 La Sacra Testa di Santa Caterina sarà portata in processione verso la Cattedrale partendo dalla Basilica di san Domenico

DOMENICA 1 MAGGIO

SS. MESSE ALLE ORE: 8 - 11,00 -12,15 - 18,30 S. Messa Solenne per l’apertura dell’Ottavario celebrata da S. Ecc. Mons. Arcivescovo ANTONIO BUONCRISTIANI

La Cerimonia sarà allietata dal Coro della Cattedrale “Agostino Agazzari” diretto dal M° Cesare Mancini

ORE 18,00 Vespro Solenne. ORE 18,30 S. Messa per inizio Ottavario celebrata da Mons. Enrico Furiesi Correttore della Consorteria.

DA LUNEDÌ 2 MAGGIO A SABATO 7 MAGGIO - OGNI GIORNO -

SS. Messe alle ore 9 - 10 – 18,30

Ore 18,00 S. Rosario

Ore 18,30 S. Messa Vespertina con Omelia.

Da lunedì 2 a sabato 7 maggio le SS. Messe Vespertine delle ore 18,30 saranno celebrate dai Padri Domenicani della Basilica di San Domenico.

DOMENICA 8 MAGGIO Ore 10,00: Portico dei Comuni - allocuzioni del Sindaco, dell’Arcivescovo e offerta dell’olio per la lampada votiva

Cattedreale - SS. MESSE ALLE ORE : 8 – 11,00 – 18,30 Ore 11,00 S. Messa Solenne per i festeggiamenti Cateriniani presieduta da S.E. Reverendissima il Cardinale Paolo Sardi Patrono del Sovrano Militare Ordine di Malta

Ore 18,00 Vespro solenne

Ore 18.30 S. Messa per la chiusura dell’Ottavario celebrata da Padre Alfredo Scarciglia Priore dei Domenicani

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Da questo numero “La Patrona d’Italia e d’Europa” è anche online. È possibile leggere la rivista collegandosi al sito della Basilica www.basilicacateriniana.com

Basilica Cateriniana di San Domenico - Siena

I nostri Orari

APERTURA Da novembre ad aprile: ore 9 - 18 (Messe e celebrazioni nella Cripta)

Da Maggio ad ottobre: ore 7 - 19 (Messe e celebrazioni in Basilica)

SANTE MESSE Giorni feriali: Conventuale ore 7,30 - 9 - 18 Giorni festivi: ore 7,30 - 9 - 10,30 Parrocchiale ore 12 - 18

CONFESSIONI Giorni feriali: prima delle Sante Messe Giorni festivi: prima delle Sante Messe

LITURGIA DELLE ORE Celebrazione delle Lodi ore 7,30 (durante la Messa conventuale) Celebrazione dei Vespri ore 19,45 da novembre ad aprile in Cripta da maggio a ottobre in basilica