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TEOLOGIA 2 - RISERBATO

Favola di pinocchio + dal libro altre storie con temi affini.


All esame partendo dagli spunti del corso e dai libri costruire percorso attinenti anche al proprio
corso di studi.
Le avventure di pinocchio fungeranno da filo conduttore delle lezioni.
Perché pinocchio?
Lo eleviamo a metafora della vicenda umana. Nella storia possiamo trovare l evolversi
dell uomo.
All interno della metafora Geppetto può essere identificato come il creatore. L allontanamento dal
padre porta a una serie di ostacoli, indicando che l allontanamento dell essere umano da suo
padre è fonte di mali.
La creazione di Pinocchio simile a racconti di creazione della Genesi. (Racconti al plurale: più di
uno, anche se cuciti abbastanza bene insieme)
Caduta nel peccato originale – dopo creazione di Pinocchio è rintracciabile il suo peccato
originale
Peggioramento progressivo della sua condizione.
Collodi nelle sue interpretazioni è stato letto in tendenza anticlericale, anche se non si sa se
combaciasse
con la sua visione.
1. Primo personaggio – Mastro Ciliegia: Interpretato come uomo puro razionalista, materialista
che non si lascia toccare da divagazioni che non
può toccare direttamente. Un pezzo di legno è solo un pezzo di legno.
Principi tipici:
1. Solo ciò che si tocca è vero, il resto è superstizione
2. Solo ciò che è sempre capitato può capitare. Vive in una quotidianità in cui è inspiegabile che un
pezzo di legno possa prendere vita.
3. Un pezzo di legno è solo un pezzo di legno.
Si sconvolge quando sente pezzo di legno parlare.
3° principio: Nessun essere esiste da solo, tutti sono parte di una totalità che conferisce qualcosa
di più →
la totalità è maggiore della somma delle sue parti.
Uno sguardo del materialista non coglie tutte le potenzialità di un oggetto.
Con Geppetto le cose cambiano: lui ha un progetto, uno sguardo sulla realtà più profondo.
Oltre alla realtà c’è qualcosa di più → Montale
La sua visione è la causa dei più gravi errori dell umanità → es. società che vuole educare bambino
lontano
dai propri genitori, teoria sociologica che vuole studiare uomo lontano dalla sua comunità.
1° principio: ordine degli affetti: non è qualcosa che rientra nell ambito scientifico, eppure è
qualcosa di
certo.
Questi principi sono pretesa di verità, ma se solo ciò che si tocca è vero, allora tale principio non
può
essere vero perché appunto non si vede e non si tocca.
1
I materialisti non mancano di logica, ma dall immaginazione dalla fantasia, così come dalla realtà.
Ad un certo punto a mastro Ciliegia viene in mente che possa aver veramente sentito una voce,
ma
piuttosto che rinnegare i suoi principi, decide di non pensarci. È disposto a credere che sia frutto di
una sua
allucinazione, piuttosto che riconoscere che sia un fatto reale. Per questo la realtà smentisce il
materialista.
Per non voler prendere in considerazione un ipotesi che va al di là dei suoi principi deve negare la
stessa
esperienza che ha fatto.
Il pezzo di legno si rifiuta di essere confuso ed essere assimilato alla catasta di legno → così
l uomo. Non
vuole uniformarsi alla natura.
2. La radice eterna del nostro essere. Secondo personaggio – Geppetto:
Personaggio che compare solo all inizio e alla fine, anche se è sempre presente nella mente di
Pinocchio →
analogia con il Creatore: colui da cui tutto inizia e finisce.
Poi ribaltamento: Pinocchio esce dalla balena sul dorso di Geppetto → analogia con Gesù.
Tra Geppetto e mastro Ciliegia c’è distanza abissale. Così come ci vuole molta sicurezza nelle
proprie
capacità di falegname per vedere un burattino in un pezzo di legno, ci vuole uno sguardo divino
per vedere
nella opacità della materia il futuro luminoso e senza confini dello spirito. C’è fantasia divina per
creare
uomo da argilla – così come creare burattino dal legno.
La creazione appare del tutto immotivata, così come lo sono i gesti di affetto.
Perché Dio ha voluto creare un burattino? burattino anche se in realtà è del tutto indipendente: lo
è
Pinocchio e lo è l uomo.
O c’è il progetto di qualcuno che consapevolmente crea, oppure c’è una nascita autonoma e
inconsapevole. L uomo è spinto a pensare che ci sia una ragione dietro. Ogni risposta dal punto di
vista
razionalista è elusiva.
3. L artefice diventa padre La Creazione ed il Peccato Originale (cap.3)
Geppetto non induce e inizia a realizzare il burattino. La creazione del burattino è piena di fatti
inattesi
(fantasia tipica della mentalità che va oltre il materialismo).
Nel disegno del padre la creatura individua una personalità distinta e specifica; come l uomo che è
dotato
di un essere che è eterno fin dall inizio. L essere umano è pensato come eterno da Dio.
La trasformazione in un bambino è un progressivo allontanarsi dal padre ed una caduta in mali che
vanno
aumentando man mano che si allontana dal padre.
Gli occhi di pinocchio sono anch essi allegorici: caratteristica dell essere umano per cui la sua
attenzione si
sposta di volta in volta a situazioni contingenti, ma esiste comunque qualcosa di fisso che
possiamo
definire con il senso religioso
Giussani: l uomo è per sua natura inclinato a credere, ad avere fiducia, fede. La nostra vita è
caratterizzata
da continui atti di fede verso gli altri. Il senso religioso è costitutivo della natura umana. Non
possiamo
evitarla, ma possiamo contraddirla.
Baudelaire: descrive in modo lirico il senso religioso, associandolo al gusto estetico. 2
La bocca non era ancora finita di fare, che aveva già iniziato a ridere e canzonarlo.
Questo connota la stessa esistenza umana: riso spavaldo nei confronti di ciò che ci ha messo al
mondo, alle
sorgenti del nostro essere, la tentazione in cui sono incorsi Adamo ed Eva. La divinità che li ha
posti in
essere diventa qualcosa da cui guardarsi, e quindi si cerca di mettersi al suo posto. Tentativo
dell uomo di
affrancarsi da una percepita schiavitù che Dio gli avrebbe imposto. Avviene distorsione
dell immagine che
uomo ha del creatore, così come l idea di comandamento, che viene visto come arbitraria
imposizione per
limitare la nostra libertà.
oggi il fatto di essere indipendenti e non avere radici, mentre è sempre bello sapere che si dipende
da
qualcuno.
Il peccato originale è qualcosa che può essere chiaramente constatato, guardando i mali del
mondo.
Dovevo pensarci prima:
Rammarico di aver creato. Sulla bocca di Dio è qualcosa di spaventoso. Dio non è soggetto a
pentimento,
non bisogna antropizzarlo troppo. In realtà nella Genesi è presente un riferimento al pentimento di
Dio.
Assurda la condizione dell uomo che si è reso nemico con il suo creatore, che è in contrasto con il
senso
stesso della creazione.
Ormai è tardi:
Evoca un quasi pentimento di Geppetto. Il signore non viene sfiorato da questo pensiero. Colui che
crea
non può essere colui che distrugge.
La creazione non è un momento puntuale, ma un processo → creazione continua
Geppetto fin da subito chiama pinocchio figlio, qualcosa di inusuale per un pezzo di legno.
La scienza della fede: un introduzione alla teologia
1. Che cos’è la teologia?
Il termine teologia deriva dal greco Theos – Dio e Logos – discorso. La teologia è una scienza che
riguarda la
fede.
È necessario credere per fare teologia?
1) sì, per praticare la teologia è necessaria la fede, poiché la teologia è approfondimento della fede
stessa
2) no, per conoscerne i dati e la storia del credere cristiano; ma propriamente più che teologia è
scienza o
storia della religione
«La sacra dottrina è una scienza. E si prova così: Vi è un doppio genere di scienze. Alcune di esse
procedono da principi noti per naturale lume d'intelletto, come l'aritmetica e la geometria; altre che
procedono da principi conosciuti alla luce di una scienza superiore: p. es., la prospettiva si basa su
principi
di geometria e la musica su principi di aritmetica. E in tal maniera la sacra dottrina è una scienza;
in
quanto che poggia su principi conosciuti per lume di scienza superiore, cioè della scienza di Dio e
dei
Beati.
Quindi, come la musica ammette i principi che le fornisce la matematica, così la sacra dottrina
accetta i
principi rivelati da Dio»
3
Ma se la teologia è discorso su Dio, chi tiene questo discorso? dobbiamo distinguere soggetto e
oggetto
della teologia
SOGGETTO
primo: Dio (teologia come Rivelazione, Dio parla di Sé)
secondo: il teologo, come "scienziato" di Dio
OGGETTO primo: Dio in quanto Dio (Deus sub ratione Deitatis)
secondo: tutto il creato in quanto relazionato necessariamente a Dio
2. L organizzazione della scienza teologica: le branche del sapere
La teologia è una scienza molteplice:
1) è una, in quanto oggetto e soggetto primari sono sempre Dio
2) è molteplice perché il sapere teologico (in senso derivato) si organizza in branche che si
intrecciano e
rimandano fra di loro.
1) La teologia sistematica o speculativa è la parte più riflessiva e studia la teologia fondandosi su
dei
sistemi di pensiero”; si organizza generalmente in 3 parti: 1. Teologia fondamentale (studia i
principi fondamentali del lavoro teologico); 2. Teologia dogmatica (studia i dogmi della fede); 3.
Teologia morale (si occupa dei comportamenti)
2) La teologia positiva, si occupa dei dati fissati nel tempo (positum), si organizza in 3 parti:
1.Teologia storica (rilegge la storia alla luce della Rivelazione divina); 2. Esegesi (studia
l'interpretazione biblica); 3. Diritto canonico (studia la parte legislativa della Chiesa, cioè le leggi
interne, e la parte dei rapporti tra la Chiesa e gli altri Paesi, cioè le leggi esterne)
3) La teologia pratica, che si occupa dell'agire concreto cristiano (la vita spirituale, l'istruzione
cristiana, il culto, ecc.)
4) Le scienze ausiliarie non sono teologia, bensì scienze di aiuto alla teologia (ad es. filosofia,
lingue
antiche, archeologia, geografia, astronomia, storia civile, scienza delle religioni, etc.)
3. Il dogma e la teologia la domanda a cui rispondere: in che rapporto stanno dogma e ricerca
teologica?
c'è un rapporto di priorità del dogma sulla teologia, in quanto è espressione di fede definita dalla
Chiesa
per tutelare la verità di Dio; d'altra parte, senza la ricerca teologica non si potrebbe giungere alla
maturazione della formulazione dogmatica
CREAZIONE:
La creazione è un dogma cristiano, che nasce da un dogma religioso. Senza creazione, la terra
esiste, ma
non esiste un mondo eterno. Se Dio è eterno, anche il mondo lo deve essere, perché questo è
frutto di un
atto di pensiero di Dio.
Appena pinocchio ha le gambe se ne va. L uomo si allontana dal Padre.
Gen 2,4 le origini del cielo e della terra
Questo testo non si sovrappone rispetto al primo testo sulla creazione, che anticipa una tematica
successiva (il peccato originale).
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I due testi sono in parte differenti, ma anche intrecciati tra loro, come nel verso 4, che costituisce
una
cerniera che vuole tenere legati i due testi.
Nel primo momento in cui Dio si rivolge all uomo lo fa per porlo come dominatore degli animali.
Nella
Genesi 1 vengono messe in luce le caratteristiche che discostano l uomo dall animale.
Vv16 Riferimento al cibo: non esiste limitazione a cosa mangiare, esiste però un limite di vita o di
morte:
mela dell albero.
Il serpente è l animale da dominare quando Eva, sollecitata dal serpente, mostra un
fraintendimento del
comando, insinuando un sospetto sull immagine di Dio, dubita della bontà del legislatore. Dopo la
risposta
del serpente, la coppia mangia il frutto proibito, e si coprono con delle foglie.
Nel cristianesimo si dice che Dio crea il mondo dal nulla, a differenza dell antica Grecia dove si
crede che
Dio sia un demiurgo, cioè qualcuno che modella la materia che già esiste.
IL PECCATO ORIGINALE:
Parallelismo con il racconto di Tolken, il Signore degli anelli, in cui ci sono molti rimandi alla
teologia
cattolica tema biblico della caduta degli angeli.
Gli angeli che cadono non si possono più pentire così come dopo la morte, perché da lì in poi non
possono
più pentirsi dato che la dimensione del tempo non esiste più.
Peccato originale è un peccato di orgoglio, di chi si fida solo di sé stesso, e diffido di Dio,
allontanandosi da
lui. È il peccato di chi ha sguardo di diffidenza nei confronti di Dio, quasi come se volesse
imbrogliarlo.
Il peccato originale non è imputabile personalmente, non se ne ha colpa. Lo si possiede solo per la
discendenza da Adamo.
Avrebbe potuto Dio lasciare in una condizione di peccato, in questa condizione di colpa originale
senza la
grazia di una redenzione? Oppure la condizione di peccato originale che altera il disegno originale
di Dio
domanda che non sia lasciata irrisolta?
Questo apparirebbe contrario alla volontà divina. Nel caso contrario ci sarebbe un Dio perverso e
malvagio
e si compiace della sofferenza umana, ma questa non è la teologia cattolica.
Dio ha creato l'uomo a sua immagine e l'ha costituito nella sua amicizia. Creatura spirituale, l'uomo
non
può vivere questa amicizia che come libera sottomissione a Dio. Questo è il significato del divieto
fatto
all'uomo di mangiare dell'albero della conoscenza del bene e del male, perché quando tu ne
mangiassi,
certamente moriresti” (Gen 2,17). L'albero della conoscenza del bene e del male” (Gen 2,17)
evoca
simbolicamente il limite invalicabile che l'uomo, in quanto creatura, deve liberamente riconoscere e
con
fiducia rispettare. L'uomo dipende dal Creatore, è sottomesso alle leggi della creazione e alle
norme morali
che regolano l'uso della libertà.
Il primo peccato dell'uomo
L'uomo, tentato dal diavolo, ha lasciato spegnere nel suo cuore la fiducia nei confronti del suo
Creatore
[Cf Gen 3,1-11 ] e, abusando della propria libertà, ha disobbedito al comandamento di Dio. In ciò è
consistito il primo peccato dell'uomo [Cf Rm 5,19]. In seguito, ogni peccato sarà una
disobbedienza a Dio e
una mancanza di fiducia nella sua bontà.
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Con questo peccato, l'uomo ha preferito se stesso a Dio, e, perciò, ha disprezzato Dio: ha fatto la
scelta di
se stesso contro Dio, contro le esigenze della propria condizione di creatura e conseguentemente
contro il
suo proprio bene. Costituito in uno stato di santità, l'uomo era destinato ad essere pienamente
divinizzato” da Dio nella gloria. Sedotto dal diavolo, ha voluto diventare come Dio”, [Cf Gen 3,5]
ma
senza Dio e anteponendosi a Dio, non secondo Dio” [Massimo il Confessore, Ambiguorum liber:
PG 91,
1156C].
La Scrittura mostra le conseguenze drammatiche di questa prima disobbedienza. Adamo ed Eva
perdono
immediatamente la grazia della santità originale [Cf Rm 3,23 ]. Hanno paura di quel Dio [Cf Gen
3,9-10 ] di
cui si son fatti una falsa immagine, quella cioè di un Dio geloso delle proprie prerogative [Cf Gen
3,5].
L'armonia nella quale essi erano posti, grazie alla giustizia originale, è distrutta; la padronanza
delle facoltà
spirituali dell'anima sul corpo è infranta; [Cf Gen 3,7 ] l'unione dell'uomo e della donna è sottoposta
a
tensioni; [Cf Gen 3,11-13 ] i loro rapporti saranno segnati dalla concupiscenza e dalla tendenza
all'asservimento [Cf Gen 3,16 ]. L'armonia con la creazione è spezzata: la creazione visibile è
diventata
aliena e ostile all'uomo [Cf Gen 3,17; Gen 3,19 ]. A causa dell'uomo, la creazione è “sottomessa
alla
caducità” (Rm 8,20). Infine, la conseguenza esplicitamente annunziata nell'ipotesi della
disobbedienza
[Cf Gen 2,17 ] si realizzerà: l'uomo tornerà in polvere, quella polvere dalla quale è stato tratto [Cf
Gen
3,19 ]. La morte entra nella storia dell'umanità [Cf Rm 5,12 ].
IL PARALLELISMO CON TOLKIEN – IL SIGNORE DEGLI ANELLI
LA CREAZIONE: Nel principio Eru, l Uno, che nella lingua elfica è detto Ilùvatar, creò gli Ainur
dalla propria
mente; e gli Ainur intonarono una Grande Musica al suo cospetto. In tale Musica, il Mondo ebbe
inizio,
poiché Ilùvatar rese visibile il canto agli Ainur, e costoro lo videro quale una luce nell oscurità. E
molti di
loro si innamorarono della sua bellezza e della sua vicenda che videro cominciare e svolgersi
come in
visione. Per tale ragione Ilùvatar conferì Essere alla loro visione, e la collocò in mezzo al Vuoto, e il
Fuoco
Segreto fu inviato ad ardere nel cuore del Mondo; e questo fu chiamato Eä. Poi, quelli degli Ainur
che lo
desideravano si levarono ed entrarono nel Mondo al principio del Tempo; e loro compito fu di
completarlo,
e con le loro fatiche di attuare la visione che avevano scorto. A lungo essi travagliarono nelle
regioni di Eä,
la cui vastità trascende il pensiero di Elfi e Uomini, finché a tempo debito fu fatta Arda, il Regno
della Terra.
Poi essi assunsero abito terrestre, e in essa scesero e vi dimorarono. Per ultimo vien fatto il nome
di Melkor, Colui che si leva in Possanza. Ma è un nome, il suo, che egli ha usurpato […].
Era dotato dei poteri e della conoscenza di tutti gli altri Valar, ma li volgeva a perfidi scopi, e
sperperava la propria
forza in atti di violenza e tirannide […]. Dallo splendore decadde, a causa dell arroganza, al
disprezzo per tutte le
cose, salvo se stesso, spirito funesto e impietoso. La comprensione egli la trasformava in
sottigliezza, onde pervertire
e sottomettere alla propria volontà quanto gli servisse, fino a divenire mentitore svergognato.
Cominciò con il
desiderio di Luce, ma quando non poté impadronirsene in esclusiva, calò, tra fuoco e ira, in una
grande fiammata, nel
profondo della Tenebra. E della tenebra si servì soprattutto nelle sue malvagie opere su Arda,
riempiendo di paura
tutte le creature viventi.
LA CADUTA DEGLI ANGELI: perché riferirsi a Tolkien? Perche viene in mente il tema biblico della
caduta degli angeli
«Sì, è molto interessante… si può dire che tutta la sua visione dei Valar e dei Maiar è in realtà una
perfetta
angelologia. Tolkien nutriva qualche dubbio che essa fosse inquadrabile in una teologia, e invece
da questo punto di
vista è impeccabile! Ci sono due lettere che indirizza al figlio Christopher, una dell 8 gennaio, l altra
del 7-8 novembre
del 1944, in cui scrive sull angelo custode (che nel suo linguaggio è un Maia), ed è una delle
intuizioni teologiche, in
campo di angelologia, tra le più geniali. Nelle due lettere che ho citato, quando si parla dei Valar e
dei Maiar, si può
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cogliere chiaramente la visione che ha degli angeli di luce e, al rovescio, di quelli delle tenebre, e
poi sarebbe
sufficiente come glossa usare Le lettere di Berlicche [di Lewis]» (Filastrocche e canarini, p. 177)
Dietro la scelta disobbediente dei nostri progenitori c'è una voce seduttrice, che si oppone a Dio,
[Cf Gen 3,1-5 ] la
quale, per invidia, li fa cadere nella morte [Cf Sap 2,24 ]. La Scrittura e la Tradizione della Chiesa
vedono in questo
essere un angelo caduto, chiamato Satana o diavolo [Cf Gv 8,44; 391 Ap 12,9]. La Chiesa insegna
che all'inizio era un
angelo buono, creato da Dio. Diabolus enim et alii dÍmones a Deo quidem natura creati sunt boni,
sed ipsi per se
facti sunt mali - Il diavolo infatti e gli altri demoni sono stati creati da Dio naturalmente buoni, ma da
se stessi si sono
trasformati in malvagi” [Concilio Lateranense IV (1215): Denz. -Schönm., 800].
La Scrittura parla di un peccato di questi angeli [ Cf 2Pt 2,4 ]. Tale caduta” consiste nell'avere,
questi spiriti creati,
con libera scelta, radicalmente ed irrevocabilmente rifiutato Dio e il suo Regno. Troviamo un
riflesso di questa
ribellione nelle parole rivolte dal tentatore ai nostri progenitori: Diventerete come Dio” (Gen 3,5). Il
diavolo è
peccatore fin dal principio” (1Gv 3,8), padre della menzogna” (Gv 8,44).
A far sì che il peccato degli angeli non possa essere perdonato è il carattere irrevocabile della loro
scelta, e non un
difetto dell'infinita misericordia divina. Non c'è possibilità di pentimento per loro dopo la caduta
come non c'è
possibilità di pentimento per gli uomini dopo la morte” [Giovanni Damasceno, De fide orthodoxa, 2,
4: PG 94, 877C].
La Scrittura attesta la nefasta influenza di colui che Gesù chiama omicida fin dal principio” (Gv
8,44), e che ha
perfino tentato di distogliere Gesù dalla missione affidatagli dal Padre [Cf Mt 4,1-11]. Il Figlio di
Dio è apparso per
distruggere le opere del diavolo” (1Gv 3,8). Di queste opere, la più grave nelle sue conseguenze è
stata la seduzione
menzognera che ha indotto l'uomo a disobbedire a Dio.
La potenza di Satana però non è infinita. Egli non è che una creatura, potente per il fatto di essere
puro spirito, ma
pur sempre una creatura: non può impedire l'edificazione del Regno di Dio. Sebbene Satana
agisca nel mondo per
odio contro Dio e il suo Regno in Cristo Gesù, e sebbene la sua azione causi gravi danni - di
natura spirituale e
indirettamente anche di natura fisica - per ogni uomo e per la società, questa azione è permessa
dalla divina
Provvidenza, la quale guida la storia dell'uomo e del mondo con forza e dolcezza. La permissione
divina dell'attività
diabolica è un grande mistero, ma noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano
Dio” (Rm 8,28).
PARALLELISMO CON LEWIS – LE CRONACHE DI NARNIA
«… giunto là [a Oxfrod] gli avevano suggerito [a Lewis] di tenersi alla larga sia dai filologi sia dai
papisti… e Tolkien era
sia filologo sia papista! Ma nonostante tutte le loro differenze di gusti e di accenti, riuscirono a
raggiungere una
profonda intesa, anche grazie al fatto che facevano entrambi parte degli Inklings. A riprova, Le
lettere di Berlicche
sono dedicate a Tolkien, mentre uno dei primi ad accostare le pagine della storia della Terra di
Mezzo fu proprio
Lewis. Tra l altro, i due si erano messi d accordo per scrivere l uno storie nel tempo”, l altro storie
nello spazio”,
per dare all Inghilterra qualcosa che essa non aveva o che aveva smarrito e di cui rimanevano
soltanto frammenti
nell ambito dell epica» (Filastrocche e canarini, p. 171)
Quando Polly e il suo nuovo amico Digory decidono di esplorare la soffitta di zio Andrew, non
sospettano certo che
lui sia un mago. Soprattutto non sanno che, grazie al potere di un anello, quella stanza scomparirà
e si ritroveranno
nel silenzio ovattato e nella luce verde che filtra dai rami fitti della Foresta di Mezzo. È il
meraviglioso regno di
Narnia ai suoi albori, molti anni prima che Lucy tocchi la maniglia dell armadio magico.
Il leone andava avanti e indietro per la terra deserta, cantando la nuova canzone. Era un canto più
dolce e melodioso
di quello con cui aveva richiamato le stelle e il sole; era una musica gentile e carezzevole. E
mentre il leone
camminava e cantava, l'erba tingeva la valle di verde. Crescendo intorno al leone come una polla
d'acqua che si
allarga a vista d'occhio, risaliva i pendii delle collinette simile a un'onda; in pochi minuti raggiunse
le pendici delle
montagne più lontane, rendendo via via più dolce il giovane mondo. Adesso si sentiva perfino il
vento che carezzava
l'erba. A poco a poco, spuntarono altre cose. Le pendici più alte si coprirono d'erica e nella valle
comparvero macchie
irregolari di un verde meno uniforme
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COME IL MALE ENTRA IN NARNIA
Perché è tanto importante sapere del peccato originale?
Il male c’è, come la sua forma più estrema, la morte.
Come si coniuga con un Dio buono e onnipotente?
Due tentativi di risposte…
Primo tentativo di risposta:
Siccome tutti gli uomini peccano, esiste un peccato universale perché nessuno di fatto è innocente
e libero da
qualche decisione per il male. Adamo si riduce così semplicemente a emblema del comportamento
che contrassegna
ogni uomo.
Ma: In primo luogo: se il peccato è in ultima analisi soltanto un atto libero e personale, perché
nessuno, proprio
nessuno, lo evita? Se è personale e libero, come mai è universale senza eccezioni? Se è
universale, come è possibile
che sia davvero libero? E se è inevitabile, può dirsi ancora peccato in senso proprio? In secondo
luogo: se il peccato
originale si risolve nei peccati personali che tutti di fatto compiono, come mai i bambini, ancora
incapaci di decisioni
responsabili, hanno bisogno della redenzione di Cristo e vengono battezzati in remissionem
peccatorum”?
Secondo tentativo di risposta:
Il peccato originale è qualcosa di simbolico-esistenziale, riscontrato dalla finitezza metafisica della
natura umana o
dalla sua debolezza psicologica e, dunque, dalla sua incapacità a non peccare.
Adamo risulta essere soltanto un simbolo, che rappresenta la condizione umana, dove il male
risiede nella concreta
natura dell uomo
Ma: In questa concezione, però, la causa ultima del male è Dio, che ha creato l umanità in questo
modo, con un
difetto presente già all origine e, quindi – come inevitabile conseguenza – Dio non è buono e Cristo
non è il modello
dell umano, mentre in verità – non si deve mai dimenticarlo – Adamo è colui che per primo fu
creato a immagine e
somiglianza di Gesù: infatti, non è stato Cristo a somiglianza di Adamo, ma al contrario: Adamo a
somiglianza del
modello originario
Dio permette il peccato per amore ed è più forte del male:
«Il male è permesso per un bene maggiore»
(Tommaso d Aquino)
«Dio ha voluto lasciare le sue creature libere di scegliere per lui o contro di lui, e correre così il
rischio di essere da
loro respinto, piuttosto che rinunciare ad attendere da esse quell amore di preferenza alla quale
tiene sopra ogni
cosa»
(Charles Journet)
DESIDERIO:
Parabola tratta dal vangelo di Mt, equipara il regno dei cieli a un padrone di casa che esce a
reclutare degli
operai per la propria vigna, e dà uno stesso compenso nonostante abbiamo lavorato lo stesso
tempo.
Differenza tra necessità e desiderio.
Ogni uomo ha dei bisogni di sopravvivenza, ma anche di desideri. Ciò che li accomuna è la
presenza di una
mancanza. Mentre nella necessità il soggetto è certo di cosa gli manchi, nel desiderio il soggetto
non lo sa.
Quando si identifica l oggetto del desiderio con ciò che di cui ho bisogno, questa mancanza viene
esasperata.
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La mancanza dice qualcosa dell intimo del soggetto, qualcosa di costitutivo, qualcosa di
necessario per
compiere me stesso.
il soggetto desidera ciò di cui non ha bisogno, e il suo destino è che è destinato ad eccedere la
legge del
bisogno. Il desiderio è sempre fuori legge”, perché non risponde alle logiche del bisogno.
c’è differenza tra azione dell uomo e azione umana. La prima è volta a soddisfare bisogno, la
seconda ha
elemento propriamente umano, come il nutrirsi. Quando il mangiare diventa condiviso,
un occasione di
socialità, allora diventa un atto umano, e non solo volto a soddisfare un bisogno.
Guardando all altro l uomo di persuade che vuole quello che vogliono gli altri. Ad esempio, Eva non
aveva
ma pensato al frutto come l oggetto del desiderio, che è stato innescato dall intervento del
serpente.
Due parti del corso: una riservata all uomo, l altra alla Chiesa.
LA GRAZIA:
Dono di Dio all uomo in Cristo.
1. Naturale e soprannaturale
Si dice naturale o secondo natura (per gli antichi filosofi phýsis - φύσις))
ciò che compete per sé a una determinata realtà o ente (p. es. all uomo in quanto uomo compete
la
ragione) oppure ciò che può competergli (p. es. all uomo in quanto uomo può competergli essere
calvo).
Dunque, ciò che è naturale rispetto a un certo ente potrebbe non esserlo rispetto a un altro.
È invece soprannaturale ciò che va oltre una certa natura, ma non vi si oppone.
Il soprannaturale è detto
a) relativo se supera una natura ma non un altra (p. es. non tutto ciò che soprannaturale per
l uomo
lo è anche per i puri spiriti);
b) assoluto se supera ogni realtà creata e creabile; in senso stretto soprannaturale assoluto è solo
Dio.
Non si deve confondere il soprannaturale con il preternaturale (ciò che una natura di fatto non ha,
ma
potrebbe avere, come i doni prima del P.O.) e con il paranormale (fenomeni psico-fisici che
sembrano non
seguire le leggi fisiche conosciute).
Dio è superiore a tutti gli enti che esistono.
Divisione tra sovrannaturale sostanziale: realtà ha soprannaturalità in sé stessa. (es. fede,
speranza)
Sovrannaturale modale: ha una causa sovrannaturale ma ha un effetto naturale (es. miracolo)
La grazia è un dono gratuito di Dio all uomo in Cristo. L uomo non è mai in grado di fare un dono
gratuito.
SOPRANNATURALE:
SOSTANZIALE (quoad substantiam): è solamente la grazia in se stessa, ma che si verifica
concretamente in
diverse forme. Sia la causa che l effetto sono soprannaturali (p. es. la fede)
MODALE (quoad modum): è ciò che ha una causa soprannaturale, ma l effetto ottenuto è naturale
(l esempio tipico è il miracolo)
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2. Concezione del miracolo
Quando si parla di miracolo non si intende una realtà “strana”, ma un fatto che supera le leggi
fisiche o
naturali conosciute e conoscibili. Insomma: un miracolo deve durare nel tempo ed essere
conoscibile
come fatto dalla sola ragione. La fede ne riconosce invece Dio come autore. Senza la fede non si
riconoscono i miracoli come intervento divino, come mostra la reazione di alcuni ebrei davanti a
Gesù
stesso. È quello che abbiamo chiamato soprannaturale modale, ossia che ha una causa
soprannaturale ma
un effetto naturale.
Autore dei miracoli è sempre Dio, come mostrano i racconti evangelici. Tra i tanti esempi: i lebbrosi
sanati
(Lc 17,11-19), l emorroissa guarita (Mt 9,20-22), il cieco nato (Gv 9,1-7), le nozze di Cana (Gv 2,1-
11),la
moltiplicazione dei pani
(Mt 14,13-21), la risurrezione di Lazzaro (Gv 11,1-44).
Quando a compiere un miracolo è un santo, questi è solo mezzo della potenza divina, non causa
del
miracolo. Si parla precisamente di intercessione. Tali
miracoli devono essere approvati dal Magistero della Chiesa e, se avvenuti dopo la Rivelazione
pubblica,
appartengono alle rivelazioni private. È di fede che i miracoli possono accadere, ma ci vuole molta
attenzione nel verificarne la verità.
3. Teologia della grazia. L umanità: peccatrice in Adamo, redenta in Cristo Il trattato teologico
sulla grazia o De gratia è sicuramente uno degli studi più difficili. Data però la sua importanza,
mettiamo in evidenza almeno alcuni degli aspetti fondamentali. Senza questi ultimi, infatti, diventa
incomprensibile
molta trattazione teologica successiva.
Se l umanità in Adamo ha perso lo stato di grazia, donato gratuitamente da Dio ai primi uomini e
perso per
il peccato originale, esso può essere riacquistato
all uomo in virtù della Redenzione compiuta da Gesù Cristo, vero Dio e vero Uomo, con la sua
Passione e
Morte. È infatti dalla Croce di Gesù che hanno origine tutte le grazie, specialmente quelle dei
Sacramenti.
Dice san Paolo: «Quindi, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel
mondo e, con il peccato, la morte, e così in tutti gli uomini si è propagata la morte, poiché tutti
hanno
peccato... […] Ma il dono di grazia non è come la caduta: se infatti per la caduta di uno solo tutti
morirono,
molto di più la grazia di Dio e il dono concesso in grazia del solo uomo Gesù Cristo si sono
riversati in
abbondanza su tutti» (Rm 5,12.15).
Con la grazia di Dio l uomo, la cui natura è ferita dal peccato originale, torna ad essere giusto o
giustificato.
Dio liberamente offre questo dono che è la grazia creata, fatto apposta per l uomo. A questo
proposito è
assolutamente da evitare l errore, che pure alcuni teologi (ad es. Karl Rahner) hanno compiuto, di
identificare la grazia creata con Dio stesso (magari con la Persona dello Spirito Santo). Questo
non è per
nulla vero, poiché la grazia è un dono, certamente divino, ma in quanto dono si distingue da Colui
che lo
dona, così come da chi lo riceve. Solo in un modo si può dire che Dio è grazia, ossia parlando di
grazia
increata.
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In breve, possiamo dare questa definizione:
la grazia è un dono gratuito di Dio all uomo in Cristo.
Anzitutto è un dono. Il dono per essere veramente tale deve avere tre elementi: l oggetto donato,
nel
nostro caso la grazia; il donatore, ossia colui che dona, cioè Dio in Cristo; infine il donatario, chi
riceve il
dono, qui l umanità.
Perché questo dono possa raggiungere l uomo è necessario un mediatore, ossia qualcuno che
possa stare
come giusto di fronte a Dio ma anche di fronte all uomo. Questo mediatore non può che essere
Gesù
Cristo, vero Dio e vero Uomo.
Si tratta di un dono realmente gratuito, ossia non c’è un occasione o un motivo particolare perché
Dio lo
doni, se non il bene che Dio stesso vuole all uomo, creato a Sua immagine e somiglianza. Questo
dono
può essere rifiutato dall uomo, ma in se stesso è efficace, cioè raggiunge il suo scopo: salvare
l umanità.
Poiché ogni uomo nasce con il peccato originale, anche colui che non conosce il Cristianesimo,
Dio non
rifiuta a nessuno la grazia sufficiente per salvarsi. Se questa grazia viene accolta dall uomo, essa
prende il
nome di grazia efficace, cioè che di fatto ottiene l effetto che vuole ottenere (salvezza); rimanendo
viva
nell anima dell uomo, la grazia efficace viene detta abituale o attuale. Dice chiaramente
sant Agostino:
«chi ti ha formato senza di te, non ti renderà giusto senza di te» (Sermo CLXIX,11,13).
La grazia ordinariamente passa attraverso i Sacramenti, i mezzi ordinari della grazia. Tuttavia,
senza che
siano necessarie alla salvezza, Dio può concedere ad alcuni delle grazie eccezionali o
straordinarie che
chiamiamo gratiae gratis datae. Tra queste ultime compaiono ad esempio: miracoli, profezie,
guarigioni,
visioni…
In conclusione:
a) il trattato sulla grazia non può essere né messo in disparte, né ridotto ad antropologia teologica,
ossia un discorso sull uomo che vagamente si ricollega a Dio. Oggi questi due rischi sono molto
frequenti, per questo dobbiamo affermare chiaramente che il trattato sulla grazia ha anzitutto Dio
come soggetto.
b) la grazia non è qualcosa di applicato esternamente sopra la natura creata (uomo o angelo), ma
perfeziona internamente la natura senza distruggerla
Ne deriva l assioma classico: la grazia non elimina la natura, ma porta alla perfezione.
4. Incomprensioni circa la grazia: protestantesimo e giansenismo
LUTERANESIMO
Per Martin Lutero (1483-1546), eresiarca del Protestantesimo, dopo il P.O. la natura umana è
irrimediabilmente corrotta. Non c’è atto, dunque, che l uomo possa compiere ed essere gradito a
Dio.
Insomma, l uomo non può mai diventare giusto o giustificato davanti a Dio, ma sempre e solo
contemporaneamente giusto e peccatore (simul iustus et peccator).
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Come? Con l azione della sola grazia di Cristo, l unico giusto. Lutero modifica il pensiero di san
Paolo, così
ne risulta solo una grazia coprente e non una grazia sanante. La Croce di Cristo si mette tra la
natura
corrotta dell uomo e lo sguardo
adirato del Padre, così che Egli veda ormai solo suo Figlio.
Cosa accade? L uomo perde la sua libertà e la sua consistenza davanti a Dio. All uomo basta
allora la fede
fiduciale cieca senza che ne facciano seguito azioni
meritorie, contrariamente a quanto dice san Giacomo: «Tu hai la fede ed io ho le opere; mostrami
la tua
fede senza le opere, ed io con le mie opere ti mostrerò la mia fede» (Gc 2,18).
GIANSENISMO
Secondo Cornelius Otto Jansen, detto Giansenio (1585–1638), ogni azione umana che non abbia
la grazia è
un peccato, cioè non esiste alcun atto naturalmente buono. Solo chi è predestinato alla salvezza
riceverà la
grazia efficace (che è infallibile), tutti gli altri saranno dannati. C’è una somiglianza stretta con la
dottrina
della doppia predestinazione di Giovanni Calvino (1509-1564). È evidente che si perde tanto il
libero
arbitrio, quanto la grazia sufficiente iniziale. E dire che Giansenio pretende che questa sua
interpretazione
sia da ritrovarsi in sant Agostino, tanto da intitolare la sua opera principale Augustinus.
Se Lutero negava alcuni Sacramenti perché a suo dire non presenti nella Sacra Scrittura,
Giansenio
riteneva inaccessibili i Sacramenti perché l uomo
non è quasi mai in grazia di Dio, e se lo è non ne può avere la certezza. Dunque: se per accedere
ai
Sacramenti, a parte il Battesimo, devo essere in grazia di Dio, come posso prendervi parte?
In conclusione: la grazia per Giansenio è dovuta solo alla libera scelta di Dio post praevisa merita
(in
seguito i meriti previsti), invalidando ogni libertà umana.
I SACRAMENTI:
Quali sono gli elementi che definiscono i sacramenti?
Quando si parla di sacramenti bisogna capire il tema della grazia.
Definizione di sacramento: sacramento indica realtà sacra, qualcosa di inviolabile. Ha origine
anche extra
cristiana. Pur partendo da qualcosa di comune, se ne distacca. Il sacramento è qualcosa che ci
porta in una
realtà diversa.
I sacramenti possono essere fatti da chiunque, ad esempio sposi o colui che si battezza.
1. Il Sacramento in genere: segno che salva
Lo studio approfondito dei Sacramenti prende il nome di teologia sacramentaria o De Sacramentis,
che,
sua volta, si divide in Sacramenti in genere (de Sacramentis in genere), ossia di quegli aspetti
generali che
li riguardano tutti, e i singoli Sacramenti in particolare (de Sacramentis in specie).
DEFINIZIONE NOMINALE
dal lat. sacramentum, realtà sacra; in antico indicava il pegno in denaro depositato prima di un
processo.
DEFINIZIONE FORMALE
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il Sacramento è un segno sacro sensibile ed efficace della grazia di Dio, istituito da Gesù Cristo
per la
nostra salvezza (def. ricavata da sant Agostino e san Tommaso)
Il Sacramento non è un simbolo, cioè qualcosa che rimanda ad un altra realtà. È, invece, è un
segno sacro,
ossia significa la realtà che contiene. Un esempio: l acqua del Battesimo non solo rimanda a un
lavaggio
dal peccato, ma porta con sé quel lavaggio che la rende diversa da ogni altra acqua versata sul
capo di
qualcuno.
Questo segno poi è sensibile, ossia mediato dai sensi umani, ma anche efficace, cioè ottiene lo
scopo che
gli appartiene: causare e comunicare la grazia santificante. Il Sacramento porta sempre la grazia
santificante, tuttavia l uomo può fare in modo che essa non cresca (grazia efficace) e porti la sua
conseguenza: è ciò che si chiama frutto del Sacramento. In ogni Sacramento, infatti, è
sempre Cristo stesso che agisce e garantisce l efficacia del Sacramento (dice il Concilio di Trento:
ex opere
operato), indipendentemente dalla possibile indegnità dell uomo
coinvolto (ex opere operantis).
È proprio Gesù Cristo che ha voluto direttamente i Sacramenti, lasciando poi alla Chiesa il
determinarne i
riti (liturgia), e li ha voluti nel numero di sette (settenario sacramentale) per la salvezza dell uomo.
Sacramento valido e lecito: tutti e tre gli elementi essenziali sono corretti (potere) e il Sacramento è
celebrato in comunione con la Chiesa (permesso). È il caso dei Sacramenti celebrati normalmente
nella
Chiesa cattolica.
Sacramento valido ma illecito: tutti e tre gli elementi essenziali sono corretti (potere), ma il
Sacramento è
celebrato non in comunione con la Chiesa (senza permesso). È il caso degli scismatici, per
esempio gli
ortodossi.
Sacramento invalido e illecito: almeno in uno dei tre elementi essenziali non è corretto (manca il
potere)
e, inoltre, il Sacramento non è celebrato in comunione con la Chiesa (senza permesso). È il caso
frequente
di alcuni Sacramenti degli eretici.
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I Sacramenti, infine, si dividono in Sacramenti dei morti e Sacramenti dei vivi. Si parla di
Sacramenti dei
morti per indicare il Battesimo e la Penitenza, poiché hanno come effetto il portare un anima morta
alla
grazia, cioè in stato di peccato, nuovamente alla vita soprannaturale. Gli altri cinque Sacramenti
sono
invece detti dei vivi poiché le anime che li ricevono sono vive alla grazia, non essendoci peccato
mortale.
2. Il Battesimo
Il primo Sacramento il Battesimo (trattato De Baptismo), parola che deriva dal greco βάπτισµα -
bàptisma
e significa immersione”. L effetto del Battesimo è molteplice: toglie il peccato originale e, se il
battezzando è già in età di ragione (convenzionalmente fissata dai 7 anni), anche eventuali peccati
personali; rende membri della Chiesa incorporando alla morte e risurrezione di Cristo.
Il Battesimo è il dono fondamentale per il cristiano, fatto che giustifica ampiamente il Battesimo dei
bambini. Quale genitore, infatti, che conosce l importanza di un dono lo
priverebbe a suo figlio? Certamente spetterà poi al battezzato lungo la sua vita fare in modo che
questo
Sacramento sia libero di portare il proprio frutto. Nessuno, tuttavia, può obbligare a ricevere il
Battesimo
a chi ha l uso della ragione; in quanto dono, nessun Sacramento può essere un obbligo, ma solo
una libera
accoglienza.
Per quanto il Battesimo è detto porta dei Sacramenti (ianua sacramentorum), sottolineandone la
necessità
per ricevere qualunque altro Sacramento successivo.
Un altra particolarità del Battesimo è, insieme alla Confermazione e all Ordine, l impressione del
carattere
sacramentale, ossia un segno spirituale della grazia che non può essere cancellato. È pertanto
insensato
parlare di sbattezzo”; nessuno può togliere ciò che ormai è avvenuto, al massimo può rifiutare che
la
grazia porti in lui frutto, ricevendone però le gravi conseguenze.
Il ministro ordinariamente è colui che possiede l Ordine sacro ma, in caso
di necessità, può essere chiunque, persino un non battezzato, purché faccia quanto la Chiesa ha
intenzione
di compiere. Questa larghezza” ci fa capire quanto per la salvezza sia importante il primo
Sacramento. In
questo senso si risolse l antica disputa, decretando valido anche il Battesimo degli eretici.
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La materia è l acqua utilizzata allo scopo di battezzare. Tutti gli altri
segni (olio dei catecumeni, veste bianca, candela, ecc.) sono aggiunti per spiegare meglio il
Sacramento
(riti esplicativi), ma non lo costituiscono.
La forma è data dalle seguenti parole: «N.N., io ti battezzo nel nome del Padre e del Figlio e dello
Spirito
Santo» oppure «N. ego te baptízo in
nómine Patris, et Fílii, et Spíritus Sancti», riprendendo chiaramente il comando di Cristo: «Andate
dunque
e fate discepoli tutti i
popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito
Santo» (Mt 28,19) e il typos del battesimo di Giovanni Battista (Mc 1,9).
3. La Confermazione
La Confermazione o Cresima (trattato De Confirmatione) è il Sacramento che ha come effetto di
confermare nell uomo la grazia ricevuta nel Battesimo, rende pronti al combattimento maturo per la
fede
e conferisce i sette doni dello Spirito Santo (sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, scienza, pietà
e timor di
Dio).
Anche la Confermazione, come il Battesimo, imprime un carattere sacramentale. Il ministro
propriamente
è colui che possiede l Ordine sacro al massimo grado,
cioè il Vescovo. In caso straordinario può essere qualunque sacerdote delegato dal Vescovo.
La materia è costituita dall imposizione della mano destra sul capo del cresimando e dall unzione
sulla sua
fronte con il Crisma (olio santo balsamico e profumato,
consacrato dal Vescovo la mattina di ogni Giovedì Santo; una prima unzione si riceve già nel
Battesimo).
La forma è data dalle seguenti parole: «N.N., ricevi il sigillo dello Spirito Santo che
ti è dato in dono» - «N.N., áccipe signáculum doni Spíritus Sancti» oppure «N.N., io ti segno con il
segno
della Croce e ti confermo con il crisma della salvezza: nel nome del Padre e del Figlio e dello
Spirito Santo»
- «Signo te signo Crucis et confírmo te Chrísmate salútis. In nómine Patris, et Fílii, et Spíritus
Sancti».
4. I sacramentali
A fianco e subordinatamente ai Sacramenti, la Chiesa cattolica latina conosce degli altri gesti rituali
che
prendono il nome di Sacramentali, il cui rito è generalmente sancito dal Rituale Romanum. Questa
differenza è del tutto sconosciuta all Oriente che omologa Sacramenti e Sacramentali (per es. la
venerazione delle icone).
Questi segni non sono istituiti da Gesù Cristo ma dalla Chiesa stessa, pertanto possono comparire
o
scomparire lungo la storia.
I Sacramentali, inoltre, non comunicano la grazia, ma dispongono a riceverla meglio. Ne consegue
che la
loro efficacia dipende maggiormente dal soggetto che li riceve, a differenza dei Sacramenti che
sono
efficaci per sé stessi.
I Sacramentali possono riguardare le persone, le cose o ambedue.
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• Benedizioni: possono essere impartite solo da chi ha ricevuto l Ordine sacro in ogni
grado. Si benedicono immagini, statue, abitazioni, oggetti, ecc. Alcune benedizioni però sono
dette riservate
poiché concesse solo al Vescovo o a precisi gradi gerarchici.
• Esequie e sepoltura: normalmente sono celebrate dai ministri ordinati, eccezionalmente
possono essere affidate a laici battezzati e confermati, senza però che si proceda ad alcuna
benedizione.
• Consacrazioni: sono sempre riservate ai Vescovi o ha chi fosse delegato a queste facoltà, e si
amministrano tramite l unzione con il Sacro Crisma. Si consacrano cose (chiese, altari, suppellettili
per la Messa…) e persone (abati, abbadesse).
• Preghiere: alcune preghiere, che di fatto tutti possono recitare, portano con sé una particolare
efficacia sacramentale. Alcune sono di carattere privato (come lo può essere il Rosario, la Via
Crucis…), altre pubblico (come le processioni, le professioni pubbliche…).
• Esorcismi: sono preghiere riservate sempre ai ministri ordinati con l intento di limitare l azione del
demonio. Se si tratti di esorcismi minori, ossia che ribadiscono l appartenenza di ogni cosa a Dio
(acqua, sale, cibi…), li amministra ordinariamente ogni ordinato; se si tratta di esorcismi maggiori -
ossia ossessioni, vessazioni, possessioni - sono sempre riservati al Vescovo o ai suoi delegati.