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LE ARMI NUCLEARI

Sommario
L’atomo.
Isotopi. Nuclei instabili.
L’energia nucleare.
Fissione.
Isotopi dell’uranio.
Fissione: la reazione a catena.
Ordigno nucleare a fissione: la bomba A.
Fusione.
Ordigno nucleare a fusione: la bomba H.
Gli effetti di un’esplosione nucleare.
Il progetto Manhattan.
1945
La corsa agli armamenti dopo la Seconda Guerra
Mondiale.
L’ATOMO.
L’atomo è costituito dal nucleo e dalla nube elettronica.

RATOMO ≈ 10-10 m
RNUCLEO ≈ 10-15 m

NUBE ELETTRONICA:
Z elettroni (se l’atomo è neutro)

NUCLEO:
Z protoni (+)
N neutroni (0) } A nucleoni

Z: numero atomico AX
Simbolo per il nucleo (e per l’atomo):
A: numero di massa Z
N: numero neutronico Atomo ionizzato: A X +1 ; A X −1 ; ...
Z Z
ISOTOPI. NUCLEI INSTABILI.

Z individua l’elemento chimico (H, He, Li, C, O, N, Na, Al, Fe, Mg,
…)

Per uno stesso Z si possono avere più valori di N, e quindi di A.


Nuclei con diversi valori di A, per lo stesso Z, si dicono ISOTOPI
dell’elemento Z.
Esempio: 12C , 14C.

Molti nuclei sono instabili. In questo caso decadono (decadimento


radioattivo) emettendo radiazioni α, β, γ; così facendo si trasformano
in un nucleo diverso, più stabile.
Perchè il nucleo sia stabile ci vuole un adeguato numero di neutroni
(i neutroni fanno da “collante” all’interno del nucleo).
Nuclei attualmente conosciuti.
VERDE: nuclei stabili; GIALLO: nuclei instabili.
N diventa maggiore di Z al crescere di Z.
Per Z > 83 (Bismuto) non esistono nuclei stabili.
ESEMPIO: stabilità degli isotopi dell’idrogeno e dell’uranio
L’ENERGIA NUCLEARE.
La massa di un nucleo atomico è minore della somma delle masse
dei nucleoni (p, n) che lo compongono.
ESEMPIO: il deuterio (n+p)
md = 2.014102 amu
mp = 1.007825 amu mn = 1.008665 amu
mp + mn = 2.016490 amu > md
ENERGIA DI MASSA: E = m·c2
Energia di p e n separati, a riposo (energia di massa):
E = mpc2 + mnc2 = (mp + mn)c2
energia del sistema p - n (deutone):
E’ = mp c2 + mn c2 + Ec + Unucleare
p - n è un sistema “legato” U < 0 e | U | > Ec Ec + U < 0
La differenza tra E ed E’ viene detta “energia di legame”:
Eb = | E' – E | = E - E’ = (mp + mn)c2 - md c2 = 2.224 MeV
essa viene liberata quando p e n si uniscono.

Energia di legame
per nucleone in
funzione del numero
di massa.

Dall’andamento di
“Eb vs A” segue che:
SIA dalla “fusione” di
DUE nuclei “leggerissimi”
in un nucleo “leggero”, SIA dalla “fissione” di UN nucleo “pesante”
in DUE nuclei “medi”, si ottiene liberazione di ENERGIA.
FISSIONE.
In natura praticamente non esistono nuclei che subiscono
spontaneamente il processo di fissione (l’ 238U fissiona
spontaneamente con una vita media di 1016 anni!!!)
La fissione può essere provocata eccitando il nucleo fissile. Il
metodo più efficace (utilizzato nei reattori) è la cattura neutronica.

235 U + n → [ 236 U ] → X + Y + 2,43 n + γ + 200 MeV
92 92

La reazione si propaga nel combustibile (reazione a catena) grazie


alla produzione di n nella fissione.
Però: la cattura neutronica non porta necessariamente alla fissione.
Processo antagonista: “cattura radioattiva” decadimento γ
dell’U eccitato.
X e Y non sono determinati univocamente: A ≈ 95 e A ≈ 135.
Il numero di n dipende dai prodotti X e Y. Il numero medio di n è
2.43.
Esempio
: ∗
235 U + n → [ 236 U ] → 139 Xe + 95 Sr + 2 n + energia
92 92 54 38
La quantità di energia che si libera in un singolo processo di
fissione nucleare è circa 10 milioni di volte maggiore di quella
liberata in un singolo processo di combustione chimica.
Mettiamo a confronto, per esempio, la reazione appena descritta
con la combustione di una molecola di metano:

CH 4 + 2 O2 → CO 2 + 2 H2 O
Il potere calorifico del metano è di circa 50000 KJ/Kg.
Poiché la massa di una molecola di metano è
m(CH4) = (12+4) uma = 16 uma = 16·1,66·10-27 Kg = 2,66·10-26 Kg,
In 1 Kg di metano ci sono
1 Kg 25
N= −26
= 3,77⋅10 molecole
2,66⋅10 Kg
Quindi la combustione di una molecola di CH4 libera energia:
7
5⋅10 J
E= 25
= 1,33⋅10
−18
J ==> E = 1,33·10-18 J
3,77⋅10
Per la reazione di fissione considerata, invece, dal grafico
dell’energia di legame per nucleone notiamo che questa è di 7,6
MeV per l’ 236U, mentre per nuclei con numero di massa pari a 95
e 139 è di circa 8,5 MeV.
Quindi nella reazione si libera una quantità di energia pari a:
E = 0,9·236 MeV = 212 MeV = 2,12·108 eV =
= 2,12·108·1,60·10-19 J = 3,39·10-11 J ==> E = 3,39·10-11 J
Energia liberata nella reazione di fissione nucleare ~ 107 ⅹ
energia liberata nella reazione chimica metano-ossigeno.
L’energia liberata nella fissione è in forma di energia cinetica
dei prodotti (i due nuclei “figli” e i due neutroni).
ISOTOPI DELL’URANIO.

L’uranio che si trova in natura (“uranio naturale”), è:

238U 99,27 %

235U 0,71 %

234U 0,02 %

L’ 235U è l’unico isotopo “fissile” (può subire fissione con neutroni


di qualsiasi energia). E’ sufficiente un piccolo apporto di energia
per rompere il nucleo.
I neutroni “lenti” sono molto (600 volte) più efficienti dei neutroni
“veloci” nel provocare la fissione dell’235U; questo perché un
neutrone lento rimane più tempo “a contatto” con il nucleo di
uranio.

L’ 238U è “fissionabile” (può subire il processo di


fissione) solo con neutroni “veloci”, cioè neutroni di
energia elevata (EC_n > 0,5 MeV). E’ necessario un
apporto di energia elevato per rompere il nucleo.
FISSIONE: LA REAZIONE A CATENA.
Per ottenere energia nucleare da fissione la reazione deve
autosostenersi (reazione a catena).
Da ogni singolo processo di fissione escono 2 o 3 neutroni.
K è il fattore di moltiplicazione, cioè il numero di reazioni della
generazione successiva che seguono a una reazione di fissione.
In un reattore K deve essere mantenuto =1 (condizione critica), per
avere produzione di energia con una potenza costante.
E’ necessario contenere:
a) la perdita di neutroni dai bordi del contenitore;
b) fenomeni antagonisti alla fissione (cattura neutronica senza
fissione).
E’ necessario anche:
controllare che il flusso di neutroni non aumenti si
inseriscono barre di materiale assorbitore (B o Cd) (b. di controllo).
Sezione d’urto ( ≈ probabilità) per fissione e per
cattura neutronica (barn):
Esistono sostanzialmente due tipi di reattori:
a) reattori termici;
b) reattori veloci.

REATTORI TERMICI.
I neutroni prodotti dai processi di fissione vengono rallentati
(“termalizzati”, cioè portati all’equilibrio termico con il materiale
circostante: EC_n ≈ 0,05 eV). La termalizzazione avviene per urti
con i nuclei di un materiale moderatore (acqua, acqua pesante,
grafite, …).
Il combustibile nucleare può essere uranio “arricchito” (3 - 5 % di
235U); in questo caso sono solo i nuclei di 235U che subiscono la

fissione, ma la loro probabilità di fissionare è circa 600 volte


maggiore rispetto a quando vengono colpiti da neutroni veloci (EC_n
≈ 1 MeV).
REATTORI VELOCI.
In questi reattori la reazione a catena viene portata avanti dai
neutroni veloci, cioè di energia ≈ 1 MeV (l’energia con la quale
sono stati prodotti).
Il combustibile nucleare può essere di vario tipo. L’uranio naturale
(99,27 % di 238U e 0,71 % di 235U) può essere utilizzato; in questo
caso subiscono la fissione sia i nuclei di 235U che quelli di 238U
(questi ultimi con minore probabilità).
I reattori veloci comportano notevoli vantaggi: possono utilizzare
uranio naturale; possono “bruciare” quasi tutto il combustibile,
mentre nei reattori termici solo l’1 - 2 % dei nuclei del materiale
combustibile vengono fissionati.
Tuttavia in questi reattori ci sono problemi tecnici di difficile
soluzione, legati al fatto che bisogna impedire il rallentamento (per
urti) dei neutroni.
Per questo motivo la maggior parte dei reattori attualmente esistenti
è di tipo termico.
ORDIGNO NUCLEARE A FISSIONE:
LA BOMBA A.
Reattore: reazione a catena controllata.
Bomba: reazione a catena esplosiva.
Le condizioni da realizzare nei due casi sono molto diverse.
In una bomba la reazione a catena deve mantenersi supercritica (K >
1) fino alla fissione di una frazione significativa del materiale fissile
(più di 50 generazioni). Il 95% dell’energia viene liberata nelle
ultime 3-4 generazioni. Il numero di fissioni per unità di tempo,
infatti, aumenta esponenzialmente con il procedere della reazione.
Viene liberata energia in quantità crescente
il materiale fissile si riscalda sempre più, finchè
subisce passaggi di stato:
SOLIDO LIQUIDO GAS PLASMA
Diminuisce la densità del materiale

Diminuisce la frequenza degli urti “n - nucleo fissile”

K diventa < 1.

Per ottenere un’esplosione significativa è quindi necessario


che la reazione a catena proceda più velocemente della
espansione del materiale fissile: in pratica le generazioni
necessarie devono compiersi in meno di un
microsecondo!

Con i neutroni termici ogni generazione richiede circa 40 μs.

E’ impossibile realizzare una bomba


rallentando i neutroni!
I neutroni veloci producono fissione nell’235U ogni 10 ns circa
(tempo tra una generazione e la successiva).
In 0,56 μs la catena procede per 56 generazioni. Si
ottengono così le condizioni per un’esplosione nucleare. Ma questo
calcolo è basato su un combustibile fatto esclusivamente di 235U. Per
l’238U la probabilità di fissione è molto minore.
Si utilizza:
a) uranio arricchito al 95% (o oltre) in 235U;
b) 239Pu quasi puro.

Il 239Pu ha una probabilità di fissione analoga a quella dell’235U. Il


plutonio non è presente in natura; è un elemento artificiale. Viene
prodotto nei reattori nucleari, per cattura neutronica da parte
dell’238U:
238 239 ∗ 239 − 239 239 −
n+ U →
92 92U → 93 Np + e ; 93 Np → 94 Pu + e
Il 239Pu è quindi una componente sempre presente del combustibile
esausto dei reattori nucleari.
Per questo motivo i reattori nucleari, pur avendo un utilizzo civile,
hanno anche un interesse militare (soprattutto i reattori di un certo
tipo). Si pensi alla questione del nucleare iraniano.

La produzione del materiale fissile (arricchimento


dell’uranio, estrazione del plutonio dalle scorie radioattive dei
reattori) implica processi chimici e fisici che necessitano di
tecnologie complesse e di impianti enormi. Essa rappresenta quindi
un punto cruciale per la realizzazione degli ordigni nucleari.
Un altro aspetto fondamentale, e molto delicato, per la
realizzazione di una bomba nucleare è la progettazione
dell’innesco.

Come si è detto la densità del materiale fissile deve mantenersi


elevata (superiore a un certo valore, detto densità critica) affinche’
non diminuisca la frequenza dei processi di fissione.
Anche la massa totale del materiale deve essere superiore a un certo
valore (massa critica). Questo perché le fughe di neutroni dai bordi
diventano meno importanti al crescere della massa, ovvero del
volume (se consideriamo un materiale di forma sferica di raggio r,
la superficie limite S è proporzionale a r2, mentre il volume V, e
quindi la massa m, sono proporzionali a r3).
Ovviamente il valore della “massa critica” dipende dalla densità.
Viceversa il valore della “densità critica” dipende dalla massa.
Per il “corretto” funzionamento della bomba è necessario realizzare
in sequenza queste conzioni:
a) mantenere il materiale fissile in condizione (massa, densità)
sottocritica;
b) portare il materiale in condizione (massa, densità) supercritica,
ma con un flusso di neutroni nullo o molto basso;
c) introdurre un consistente flusso di neutroni;
d) impedire la dispersione della massa finché non abbia subito
fissione la quantità di materiale fissile necessaria per produrre
un’esplosione della potenza desiderata.

Il rischio maggiore è la predetonazione, cioè l’avvio di una reazione


a catena provocata dai pochi neutroni comunque presenti nel
materiale (dovuti a fissioni spontanee, reazioni nucleari causate da
impurità, radiazione cosmica).
Innesco a incastro.
Una massa non critica (proiettile) viene “sparata” ad alta velocità
con un’esplosione convenzionale entro un’altra massa non critica
(bersaglio), in modo da creare una massa supercritica. Una piccola
massa di berillio viene esposta a un’intensa sorgente alfa (polonio-
210) per produrre un intenso fiotto di neutroni che fa iniziare la
reazione esplosiva.
Innesco a implosione.
In questo caso anziché aumentare la massa del materiale (m >
mCRITICA) se ne aumenta la densità (d > dCRITICA).

Il materiale fissile è posto nella regione centrale di una sfera.


Attorno ad esso sono disposte molte cariche di esplosivo
convenzionale configurate in
modo tale de creare,
esplodendo, un’onda d’urto
convergente verso il centro
della sfera.
Il materiale fissile viene
compresso:
P > 106 atm

ρ = 2 - 3 ρ0
Vantaggi dell’innesco a implosione.
I vantaggi derivano dal fatto che questo innesco è molto più veloce
di quello a incastro.
- Il processo di fissione coinvolge un’elevata frazione del
combustibile, prima che questo si espanda
rendimento più elevato.
- Conseguentemente è possibile ridurre la quantità di materiale
fissile ridurre la massa e le dimensioni dell’ordigno.
- Nel caso di una bomba al plutonio è l’unico sistema di innesco
che funziona.
Il Pu prodotto nei reattori per cattura neutronica da parte dell’U-235
è Pu-239. Ma una parte di questo si trasforma poi in Pu-240 per
cattura neutronica: n + 239Pu –→ 240Pu.
Il Pu-240 ha una piccola probabilità di subire fissione spontanea
il flusso di neutroni prodotti da queste fissioni spontanee
provocherebbe, con l’innesco a incastro, una predetonazione
durante il tempo (lungo) necessario all’innesco.
FUSIONE.
Dal grafico (“Eb /nucleone vs A”) si può notare che l’energia liberata
per nucleone, e quindi per unità di massa del combustibile, è molto
maggiore in una reazione di fusione rispetto a una reazione di
fissione.
Nelle stelle la fusione dell’idrogeno in elio avviene prevalentemente
mediante due meccanismi:

“ciclo del carbonio” - “ciclo protone-protone”


Entrambi i processi equivalgono a :
I futuri reattori a fusione, se verranno realizzati…, si baseranno sulla
reazione:
2 3 4
1 D+ T →
1 2 He + n + 17,6 MeV

Per le bombe a fusione:


si è deciso di rinunciare al trizio, perché molto raro in natura e
difficile da produrre;
si è optato per le reazioni deuterio-deuterio, anche se meno
energetiche della reazione deuterio-trizio, ovvero i processi:

2 2 1 3
1 D + 1D → 1 H + 1T + 4,0 MeV
2 2 3
1 D+ D →
1 2 He + n + 3,3 MeV
Condizioni per la fusione nucleare.
Affinché dei nuclei leggeri riescano a interagire dando luogo a un
processo di fusione, essi devono potersi avvicinare reciprocamente.

Ciò è possibile SE i reagenti sono “confinati”:


a) in un volume piccolo (ovvero la materia è ad alta densità);
b) con temperatura elevata;
c) per un tempo abbastanza lungo.
In queste condizioni la materia è un plasma totalmente ionizzato.
ORDIGNO NUCLEARE A FUSIONE:
LA BOMBA H.

Per avere il combustibile (deuterio) in forma solida, si utilizza un


composto del deuterio: LiD (deuteruro di litio), che è solido a
temperatura ambiente.
Le altissime temperature e densità necessarie per innescare la
reazione di fusione si possono ottenere solo mediante l’esplosione di
una bomba a fissione. Quest’ultima quindi costituisce il detonatore
della bomba a idrogeno.
Il deuterio deve essere compresso prima che venga raggiunto
dall’onda di calore prodotta dall’esplosione nucleare (fissione).
Questo è un punto cruciale nella progettazione della bomba H:
- il deuterio è posizionato abbastanza lontano dalla bomba a fissione;
- i raggi X prodotti dall’esplosione vengono convogliati in modo da
irraggiare simmetricamente il combustibile di deuterio e farlo
implodere.

Schema di
innesco
di una
bomba H.
GLI EFFETTI DI UN’ESPLOSIONE
NUCLEARE.
Energia liberata.
La fissione completa di mezzo Kg di uranio o di plutonio libera
un’energia pari a quella che si ottiene nell’esplosione di 8000
tonnellate di tritolo!
Quindi, pur impiegando masse di esplosivo molto più piccole, una
bomba nucleare fornisce quantità di energia migliaia di volte
maggiori rispetto alle più potenti bombe convenzionali.
L’energia delle bombe si misura in:
ton = tonnellate di tritolo equivalente.
A titolo di esempio:
“Little Boy”, bomba sganciata su Hiroshima: 15 kton
“MOAB”, bomba convenzionale più potente degli USA: 11 ton
L’energia liberata si manifesta sostanzialmente in tre forme:
a) meccanica (moto violento di masse d’aria);
b) termica (radiazione elettromagnetica);
c) radiazione nucleare.

L’energia meccanica rappresenta circa il 50% del totale;


quella termica il 35%;
il restante 15% è energia associata a radiazione nucleare.

Nell’esplosione di ordigni convenzionali (tritolo) la quasi totalità


dell’energia viene liberata in forma meccanica. Questa è una
differenza molto importante, oltre alla quantità totale di energia
dell’esplosione, fra i due tipi di arma:
gli effetti sono diversi anche qualitativamente, non solo
quantitativamente.
Dalla palla di fuoco alla nube radioattiva.
L’enorme energia liberata nell’esplosione (in meno di 1 μs) riscalda i
materiali di cui è composta l’arma fino a temperature T > 108 K
(come termine di paragone, al centro del Sole: T ≈ 1,5·107 K).).
Il materiale è un plasma totalmente ionizzato.
La sua pressione: P ≈ 106 atm.
A queste temperature il plasma emette prevalentemente raggi X.
La radiazione X viene assorbita in qualche metro d’aria. L’aria si
riscalda fino a 10 6 K; è
incandescente e forma la
cosiddetta palla di fuoco.
Questa emette radiazione e.m.:
X, UV, OTTICO, IR.
Contemporaneamente alla produzione dei raggi X, i materiali della
bomba iniziano a espandersi a una velocità superiore a quella del
suono viene compressa e riscaldata l’aria circostante.
Si produce:
- l’onda d’urto;
- l’emissione di ulteriore radiazione termica: l’interazione
dell’aria riscaldata dall’onda d’urto con la palla di fuoco genera
emissione di luce visibile e IR DOPPIO IMPULSO
LUMINOSO delle esplosioni nucleari.

La palla di fuoco di una bomba da 1 Mton è visibile fino a 1200


Km; a 80 Km appare molto più brillante del sole a mezzogiorno.
La palla di fuoco si espande e si innalza. Si raffredda. Dopo un
minuto smette di emettere nel visibile. Può raggiungere i 10 Km di
altezza.
Nella palla di fuoco i materiali sono in forma gassosa. Con il
raffreddamento condensano o sublimano a formare una nube di
particelle solide (frammenti della bomba e gocce d’acqua dell’aria
aspirate nella fase di ascensione). La nube assume la forma “a fungo”.
I frammenti contenuti sono in gran parte radioattivi.
L’onda d’urto.
L’onda d’urto vera e propria si comporta come un muro d’aria
altamente compressa. Si muove a velocità vSW > cS (cS = velocità del
suono). E’ estremamente distruttiva.
Il passaggio del fronte dell’onda d’urto genera fortissimi venti, con
velocità fino a 3000 Km/h.
Le esplosioni di solito avvengono in quota. Nel caso di Hiroshima a
600 m di altezza.
Si generano quindi anche delle onde d’urto secondarie dalla
riflessione al suolo dell’onda primaria.
Gli effetti delle onde d’urto e dei venti provocano pressioni fino a
20 atm (valori che diminuiscono rapidamente con il tempo e con la
distanza).
Edificio in cemento
armato, alto 18 m,
distrutto dall’onda
d’urto.
Hiroshima: a 600 m di
distanza dal “punto
zero” dell’esplosione.
La radiazione termica.
La palla di fuoco emette un doppio impulso:
- il primo è molto breve (decimi di secondo); viene emesso non
appena l’aria è stata raggiunta e riscaldata dalla radiazione X emessa
dal plasma centrale; è prevalentemente UV;
- segue una fase (frazione di secondo) senza emissione di luce;
- quindi l’aria ionizzata viene raggiunta dall’onda d’urto; viene così
fortemente compressa e ulteriormente riscaldata; inizia la seconda
fase emissiva, che dura qualche decina di secondi. Questo secondo
impulso comprende il 99% dell’energia termica totale emessa: è la
causa principale dei danni agli occhi e alla cute delle persone (ustioni
anche mortali, per individui fino a grande distanza dall’esplosione).

Gli effetti termici sui sopravvissuti costituiscono il problema


sanitario più grave sullo scenario dell’esplosione.
La radiazione termica provoca incendi dei materiali combustibili
(per esempio costruzioni in legno).
La radiazione termica si propaga con velocità c. L’onda d’urto ha una
velocità vSW ~ cS.
L’effetto termico arriva prima di quello meccanico. E
l’intervallo di tempo tra i due è direttamente proporzionale alla
distanza dal punto zero.

L’edificio in legno è raggiunto Due secondi più tardi viene


dall’onda termica e si incendia. raggiunto dall’onda d’urto.
La radiazione nucleare iniziale.
I processi di fissione (e fusione per la bomba H) emettono
direttamente neutroni e raggi γ. Questi interagiscono con i materiali
della bomba e con l’aria circostante (per esempio processi di cattura
neutronica che provocano stati eccitati dei nuclei, con conseguente
decadimento) provocando un’ulteriore produzione, indiretta, di raggi
γ. I materiali attivati producono anche radiazioni α e β; tuttavia
queste vengono assorbite entro pochi metri.
I neutroni e i raggi γ, essendo radiazioni “neutre”, possono percorrere
grandi distanze prima di interagire; provocano effetti seri, spesso
fatali, sulla salute delle persone esposte.
Questo irraggiamento dura circa un minuto, dopo di che la palla di
fuoco avrà raggiunto un’altezza di diversi Km e la radiazione emessa
verrà assorbita quasi completamente prima di raggiungere il terreno.
Solo il 5% dell’energia dell’esplosione è rappresentata dalla
radiazione nucleare iniziale; tuttavia può provocare una
percentuale elevata delle vittime complessive perché è molto
difficile proteggersi da essa.
Per esempio: a una distanza di 1,6 Km da un’esplosione di 1 Mton
la radiazione nucleare risulterebbe fatale per la maggior parte delle
persone protette da uno schermo di 60 cm di calcestruzzo.

Effetti biologici delle radiazioni.


L’impatto biologico delle radiazioni è dovuto al trasferimento di
energia agli atomi e alle molecole delle cellule viventi, che
possono così venir danneggiate: accanto a un meccanismo diretto
di rottura del DNA cellulare, le radiazioni danno origine a prodotti
chimici reattivi, inclusi radicali liberi, che si combinano col DNA e
con membrane cellulari e nucleari ed enzimi, alterando le funzioni
cellulari.
La gravità dei danni e la rapidità della loro comparsa dipendono
dall’intensità, dalla natura e dalla velocità di deposizione delle
radiazioni e dalla sensibilità della specifica cellula: le cellule
possono riparare danni prodotti da piccole dosi di radiazione,
mentre alte dosi possono distruggere completamente un gran
numero di cellule, alterando profondamente i tessuti biologici e
interi organi, fino a causare la morte dell’individuo esposto.
I vari tipi di radiazione hanno diversi effetti biologici, le particelle
massive (in particolare neutroni) sono più efficaci delle radiazioni
elettromagnetiche (inclusi i raggi gamma) e degli elettroni (raggi
beta).
Inoltre, a parità di dose, più è rapido l’irraggiamento più severe
risultano le conseguenze.
Le cellule più sensibili sono quelle che si dividono più
velocemente, come quelle del midollo osseo o delle gonadi, mentre
quelle del sistema nervoso centrale, che non si dividono, sono più
resistenti.
La dose di radiazioni assorbita si misura in Gray (Gy):
1 Gy = 1 J di energia assorbita per Kg di materiale irradiato.

Esempi di danni biologici.


a) Dose immediata superiore a 0,7 Gy: nel giro di due settimane
compare la sindrome emopoietica, ovvero danni al midollo osseo,
milza, linfonodi, gli organi che producono globuli bianchi e
piastrine. Ciò causa emorragie incontrollate ed elevata suscettibilità
a infezioni.
b) Dose immediata superiore a 10 Gy: nel giro di una settimana
compare la sindrome gastrointestinale, con distruzione delle
cellule delle pareti intestinali. Comporta disidratazione e
disequilibrio elettrolitico in tutto il corpo. E’ quasi sempre mortale
nel giro di due settimane.
c) Dose immediata superiore a 50 Gy: nel giro di poche ore si
manifesta la sindrome neurovascolare, consiste in un danno
irreversibile al sistema nervoso centrale con edema endocraniale,
meningite e vascolite e collasso del sistema circolatorio; comporta
letalità sicura entro 3 giorni.
d) Intensa esposizione della pelle a radiazioni X o β: si può
manifestare la sindrome cutanea da radiazioni. Gli effetti più gravi
sono: desquamazione della pelle, ulcerazioni e necrosi dei tessuti
esposti.
Il “fallout” (ricaduta radioattiva).
I detriti poverizzati della bomba e del suolo, divenuti radioattivi
all’interno della palla di fuoco, al termine della fase turbolenta
ricadono al suolo, contaminandolo. Questo fenomeno è detto fallout.
I nuclei radioattivi coinvolti sono:
- i frammenti di fissione (nuclei figli), altamente instabili, o i prodotti
di fusione instabili (il trizio);
- l’uranio o il plutonio non coinvolti nella fissione;
- i materiali (strutturali della bomba e del terreno) attivati
dall’intenso flusso iniziale di neutroni: sono presenti circa 300
radionuclidi di una quarantina di elementi differenti.
La radioattività dovuta al fallout viene indicata come radiazione
residua. Rappresenta circa il 10% dell’energia totale dell’esplosione.
Le radiazioni più dannose alla salute sono le γ. U e Pu sono
pericolosi solo se ingeriti perché decadono α; e le radiazioni α non
penetrano la pelle.
Anche le radiazioni β provocano effetti gravi solo se gli emettitori
si sono depositati all’interno dell’organismo (o sull’epidermide).

Il fallout è un fenomeno molto complesso. La sua entità, in termini


di grado di contaminazione e di vastità della regione interessata,
dipende da molti fattori:
- tipo e potenza dell’ordigno;
- altezza dal suolo dell’esplosione (l’effetto è tanto maggiore
quanto minore è l’altezza);
- altezza raggiunta dalla nube;
- condizioni atmosferiche (venti, in particolare).

Il fallout viene suddiviso in due componenti:


- immediata;
- differita.
Fallout immediato. Si deposita entro 24 ore dall’esplosione. E’
costituito da particelle pesanti, di grosse dimensioni (da 100 μm a 1
cm). E’ estremamente radioattivo. Coinvolge una zona limitata
attorno al punto zero. Nel caso di Hiroshima e Ngasaki la
contaminazione radioattiva non si estese al di fuori delle città
stesse.

Fallout differito. Le particelle più minute vengono trasportate


nell’alta atmosfera, dove possono permanere a lungo e distribuirsi
su vastissime zone. Il fallout differito inizia dopo le prime 24 ore
dall’esplosione. E’ molto meno radioattivo di quello immediato,
dato che parte del materiale decade nel corso del tempo.
L’intensa sperimentazione di armi nucleari (soprattutto nei periodi
52-58 e 61-62) ha generato un fallout diffuso su tutto il mondo, che
rimane una componente dell’esposizione individuale a radiazioni
ionizzanti, con una radioattività residua in lenta diminuzione.
Effetti globali sulla popolazione.
I diversi effetti dell’esplosione, analizzati in precedenza, incidono
percentualmente in modo diverso, a seconda della potenza della
bomba, nel provocare distruzione e morte.

Nel caso degli ordigni meno potenti risulta maggiore l’incidenza


della radiazione nucleare.
Per quanto riguarda i sopravvissuti, le patologie peggiori e più
diffuse (65-70% dei casi) sono quelle provocate da più cause
concomitanti: danni da radiazioni nucleari, ustioni, ferite da onda
d’urto.
Oltre ai danni e alle alterazioni fisiche, sono importanti e molto
gravi le conseguenze psicologiche. Una sindrome psicologica dei
sopravvissuti è caratterizzata da isolamento sociale, insonnia,
incubi, sintomi ansiosi, depressivi e somatoformi (DSPT = Disturbi
da Stress Post Traumatici), fatica cronica, introversione e deficit di
memoria, sintomi correlati a quelli della sindrome da irradiazione
acuta (ARS = Acute Radiation Syndrome). La relazione fra sintomi
della ARS e sintomi somatici da DSPT è stata riscontrata anche in
uno studio condotto a 17-20 anni di distanza dall’evento. È stata
anche dimostrata una relazione fra esposizione a radiazioni
ionizzanti e aumentato rischio di schizofrenia e disturbi psicotici e
cognitivi.
I danni immediati di un’esplosione nucleare sono enormemente più
gravi di quelli provocati con armi convenzionali.
Un ruolo importante è giocato dal fattore tempo: un’azione nucleare
si consuma in qualche minuto, mentre un attacco convenzionale di
potenza paragonabile richiede ore; nel secondo caso la popolazione
ha modo di reagire, prendere contromisure, raggiungere i rifugi.
Anche per questo motivo non esistono contromisure efficaci di
protezione civile ad un attacco nucleare.

Effetti globali sull’ambiente.


Oltre alla contaminazione radioattiva, è particolarmente grave
l’azione di indebolimento dello strato di ozono stratosferico
(ozonosfera) causata dalla produzione di ossidi di azoto
nell’atmosfera e dal loro trasporto a grandi altezze da parte della
nube radioattiva.
IL PROGETTO MANHATTAN.
1934: Fermi e il suo gruppo, a Roma, bombardando campioni di
uranio con neutroni provocano per la prima volta processi di
fissione nucleare. Ma non se ne accorgono!! Interpretano ciò che
“vedono” come la produzione di elementi transuranici di numero
atomico 93 e 94.

Dicembre 1939: due radiochimici, Otto Hahn e Fritz Strassmann, a


Berlino, conducono un esperimento analogo a quello di Fermi e
individuano bario radioattivo tra i prodotti della reazione. Quindi
capiscono, con l’aiuto dei fisici Lise Meitner e Otto Frisch, di aver
provocato la fissione dell’uranio.
Si capì subito l’enorme importanza della scoperta.
Negli stessi giorni Enrico Fermi è a Stoccolma per ritirare il premio
Nobel.
La situazione politica in Europa, e in particolare le leggi razziali in
Germania e in Italia, determinano molte fughe e “cambi di campo”
da parte degli scienziati, prima che sia troppo tardi…
Fermi non torna in Italia: da Stoccolma parte per gli USA, dove
arriva il 2 gennaio ‘39. Pochi giorni dopo arriva a New York anche
Niels Bohr, importante fisico danese.

I fisici nucleari di tutto il mondo si dedicano da subito alla fissione.


In febbraio Fermi a New York e Joliot a Parigi scoprono che in ogni
singola fissione vengono prodotti due o tre neutroni. Si comprende
subito la possibilità di realizzare una reazione a catena e di sfruttare
questo fenomeno per creare un’arma esplosiva di enorme potenza.

Ciò accade mentre il clima politico in Europa è incandescente, con


la Germania che sta per invadere parte della Cecoslovacchia e,
subito dopo, la Polonia, dando così il via alla Seconda Guerra
Mondiale.
Quindi i paesi più potenti (Francia, Germania, Giappone, Regno
Unito, Unione sovietica, Stati Uniti) avviano ben presto ricerche
sulla fissione con finalità militari.
Solo negli Stati Uniti, però, vengono dedicate a tale scopo risorse
economiche e umane davvero ingenti.
Il programma americano nacque su sollecitazione degli scienzati
europei rifugiati, con l’intento di anticipare la Germania nazista
nella realizzazione di un’arma atomica.

Le ricerche iniziarono alla Columbia University di New York, sotto


la guida di Fermi e di Leo Szilard.
Nell’agosto ‘39 Albert Einstein, ebreo tedesco emigrato negli USA
nel ‘33, scrive, con la collaborazione di Edward Teller e Eugene
Wigner (fisici ungheresi, come Szilard), una lettera per il presidente
Roosvelt nella quale descrive i rischi e le potenzialità della
fissione; la lettera viene presentata a Roosvelt assieme a un
documento tecnico preparato da Szilard.
Subito il Presidente istituisce un Comitato Consultivo sull’Uranio
(ACU = Advisor Committee on Uranium).
All’inizio del ‘40 l’ACU fornisce finanziamenti agli esperimenti di
Fermi sulla reazione a catena e a studi condotti in diversi laboratori
per la separazione dell’uranio 235 mediante centrifugazione.
Nel giugno ‘40 viene istituito il National Defense Research
Council (NDRC), con il preciso scopo di sviluppare la ricerca
finalizzata ad applicazioni militari. Questo nuovo organismo ha il
controllo sia dei laboratori militari che delle attività di ricerca
presso le università.
Tra la fine del ‘40 e l’inizio del ‘41 si intensificano le ricerche di
uranio, di cui gli USA in quell’epoca hanno scarsa disponibilità, e
si sviluppano studi di fattibilità per i metodi di separazione
isotopica dell’uranio. Inoltre Glenn Seaborg (chimico) utilizza il
grande ciclotrone dell’università di Berkeley per produrre
l’elemento 94, che chiamerà plutonio.
Il suo gruppo di ricerca, che comprende l’ebreo italiano Emilio
Segrè, stabilisce che il plutonio va soggetto a fissione con
probabilità quasi doppia rispetto all’uranio 235.
La sintesi del plutonio e la certezza che si trattasse di un’alternativa
all’uranio sono risultati che si ottennero grazie alla disponibilità del
ciclotrone, recentemente realizzato da Lawrence. Per i tedeschi,
invece, queste erano solo ipotesi teoriche, impossibili da verificare.

Nella primavera ‘41 viene creata una nuova agenzia, l’Office of


Scientific Research and Development (OSRD), con ampia autorità
su tutte le attività scientifiche e tecnologiche governative per scopi
bellici, facente capo direttamente a Roosvelt. I precedenti organismi
(ACU e NDRC) vengono incorporati dall’OSRD.

In questa fase si lavora in stretta collaborazione con gli inglesi (il


MAUD è il comitato formatosi nel Regno Unito per la ricerca sul
nucleare militare).
In ottobre (gli USA non sono ancora entrati guerra) Vannevar
Bush, direttore dell’OSRD, presentò a Roosvelt le informazioni
disponibili sul possibile programma tedesco e il rapporto MAUD
sui costi e i tempi per la realizzazione di una bomba.
Il presidente chiese un ulteriore studio di fattibilità per prendere un
decisione definitiva. Ma di lì a poco l’entrata in guerra degli USA
(6 dicembre) tolse ogni dubbio e dette un forte impulso al progetto.
Roosvelt istituì uno speciale fondo presidenziale per coprire le
spese; impose la massima segretezza su tutta l’operazione; riservò
a se stesso ogni decisione con implicazioni politiche (formò un
ristretto gruppo di consulenti, costituito prevalentemente da
scienziati, ma anche da militari).
Bush riorganizzò il programma atomico, suddividendo in modo
preciso e ben strutturato i vari filoni della ricerca, sia tecnologica
che teorica, e mettendoli sotto il diretto controllo dell’OSRD.
Vennero coinvolti non più solo gli istituti di ricerca militari e le
università, ma anche importanti gruppi industriali privati, come la
Standard Oil e la Du Pont de Nemours.

Il Progetto Manhattan vero e proprio venne istituito nel maggio


‘42. L’analisi dello stato di avanzamento delle ricerche per quanto
riguarda la produzione del materiale fissile necessario, portò alla
decisione di sviluppare in parallelo le quattro strade che si erano
intraprese: i tre metodi di separazione isotopica per l’uranio 235
(diffusione, centrifugazione, magnetico) e la produzione di
plutonio. Questo perché tutte erano promettenti, ma nessuna era
sicura.
Ciò richiedeva la creazione di grandi impianti industriali e di
laboratori dedicati, quindi investimenti colossali (diverse centinaia
di milioni di dollari dell’epoca).
Perciò Bush, considerando la disponibilità illimitata di fondi delle
forze armate USA, chiese e ottenne dal Presidente che l’esercito si
facesse carico della costruzione della bomba.

Il compito venne affidato al genio militare (Corps of Engineers) e il


progetto venne denominato Manhattan Engineer District (MED).
Per limitare il ruolo dell’esercito, Bush ottenne la costituzione del
Military Policy Committee, massimo organo politico-militare del
programma, nel quale egli entrò come presidente.

Nel settembre ‘42 il generale Groves venne nominato capo militare


del progetto. Acquisì due grandi aree, una nel Tennessee (Oak
Ridge) e una nello stato di Washington (Hanford) per la costruzione
degli impianti destinati alla produzione del materiale fissile.
In dicembre a Chicago la pila
dimostrativa di Fermi produsse
la prima reazione a catena
autosostenuta. Si confermava
così la possibilità di produrre
plutonio in quantità sufficiente
per una bomba.

2 dicembre ‘42: entra in funzione


la prima pila atomica
(CP1: Chicago Pile 1).

Nello stesso periodo si decise di abbandonare la strada delle


centrifughe, dove i tempi per lo sviluppo apparivano troppo lunghi, e
di avviare la costruzione degli impianti definitivi per la diffusione
gassosa e per la separazione magnetica.
Impianto per la diffusione gassosa a Oak Ridge. Fabbricato di
quattro piani che si estende su un’area di 180000 m2.
Dettaglio dell’impianto
per la diffusione gassosa
di Oak Ridge.
L’esafluoruro di uranio
(UF6), in forma gassosa,
passa nei tubi in pressione.
Gli isotopi di masse
diverse attraversano i
microfori di una parete
porosa con velocità
diverse: questo fenomeno
permette la loro
separazione.
Oak Ridge: una delle unità di “calutroni” (sostanzialmente degli
spettrometri di massa) per la separazione isotopica dell’uranio.
Il 28 dicembre ‘42 Roosvelt approvò la transizione dalla fase di
ricerca alla fase di produzione: il Progetto Manhattan esprimeva ora
uno sforzo globale del paese, considerato di fondamentale
importanza per le sorti della guerra. A questo punto il controllo
dell’esercito, nella persona del generale Groves, divenne quasi totale
e si estese anche alle industrie private coinvolte.

Il centro di Oak Ridge, destinato all’arricchimento dell’uranio,


arrivò ad avere, all’inizio del ‘45, cioè nella fase di massimo sforzo:
- 42000 lavoratori impegnati nella costruzione, nella manutenzione e
nell’utilizzo dei vari impianti;
- un impianto per la diffusione gassosa consistente in un edificio di 4
piani esteso su 180000 m2;
- 1100 calutroni, raggruppati in 15 grandi unità;
- una produzione giornaliera di 204 g di uranio arricchito!
Nel sito di Hanford, nella primavera del ‘43, iniziarono i lavori per
la costruzione di tre reattori da 250 MW e per gli impianti di
separazione del plutonio.
Fra settembre e dicembre del ‘44 entrarono in funzione i reattori.
A partire dal febbraio ‘45 si iniziò a separare il plutonio; nei mesi
successivi la produzione entrò a regime, con un ritmo sufficiente
per ottenere in breve tempo la quantità necessaria per una bomba.

Il Laboratorio di Los Alamos. Alla fine del ‘42 Bush,


responsabile civile del Progetto Manhattan, si convinse della
necessità di creare un laboratorio specifico per la realizzazione
della bomba vera e propria.
Robert Oppenheimer, direttore della ricerca sulla reazione a catena,
a Chicago, sostenne che tale obiettivo richiedeva la piena
collaborazione, dentro lo stesso laboratorio, di tutti gli esperti nei
vari campi scientifici e tecnologici di interesse.
Questa idea implicava il fatto di superare la compartimentazione
delle ricerche che era stata adottata fino a quel momento.
Si andava però così incontro al rischio di violare la segretezza del
progetto. Perciò Oppenheimer propose di costruire il laboratorio in
un luogo estremamente isolato e sorvegliato. Il generale Groves
accettò la proposta e acquisto il sito di Los Alamos, un terreno
sperduto fra le montagne del Sangre de Cristo, nel Nuovo Messico;
e fece iniziare ben presto i lavori per la costruzione dei laboratori e
degli alloggi.
Nel corso del ‘43 le strutture vennero costruite e vi si trasferirono
gli scienziati che prima lavoravano dislocati in varie università.
Oppenheimer venne nominato direttore del laboratorio.
Egli convinse Groves della necessità che il laboratorio fosse civile
e non militare. In questo modo riuscì ad attrarre esperti di tutti i
settori necessari, che altrimenti difficilmente avrebbero accettato,
per la difficoltà di coniugare il lavoro scientifico con la disciplina
militare.
Fu sempre presente, comunque, un antagonismo tra civili e militari
per quanto riguarda la definizione delle regole di comportamento
nel nuovo laboratorio.
La popolazione di Los Alamos continuò ad aumentare, fino a
raggiungere le 5000 unità nel ‘45 (senza contare i militari).
Il laboratorio venne articolato in quattro divisioni:
- TEORIA, con Hans Albrecht Bethe (MIT) come direttore;
- FISICA SPERIMENTALE, con a capo Robert Bacher (Cornell);
- CHIMICA E METALLURGIA, diretta da Joseph Kennedy
(Berkeley);
- ARMAMENTI, con il capitano di marina William Sterling.

Oppenheimer riuscì a garantire uno stile di lavoro da istituzione


scientifica, con ampi scambi di informazioni fra i vari settori,
nonostante la presenza dei miltari.
Un settore interessante del lavoro, sia teorico che tecnico, era quello
riguardante il sistema di innesco. Seth Neddermeyer (Caltech)
propose il metodo a implosione. Questo inizialmente appariva
irrealizzabile ai colleghi; ma con il tempo i calcoli di John von
Neumann (altro emigrato ungherese) convinsero tutti della sua
fattibilità. Si trattò di un passo molto importante, senza il quale non
si sarebbe potuta realizzare la bomba al plutonio; infatti nel ‘39 si
era scoperta la fissione spontanea del plutonio (si scoprì
successivamente che questa si verificava per l’isotopo Pu-240),
fenomeno che avrebbe provocato una predetonazione con il metodo
a incastro, a causa del lungo tempo necessario per l’attivazione di
questo sistema di innesco.

Nel corso del ‘44 si definirono i valori di massa e di volume per le


bombe all’uranio e al plutonio; e si misero a punto i detonatori (a
incastro per la bomba all’uranio e a implosione per quella al
plutonio).
Vennero create delle imitazioni delle due bombe: imitazioni che
vennero utilizzate in lanci di prova che avevano lo scopo di
ottimizzare l’aerodinamica dei due ordigni.
1945
All’inizio di luglio del ‘45 si completò la costruzione di tre ordigni:
- una bomba all’uranio arricchito;
- due bombe al plutonio.

Little boy.
La bomba all’uranio venne denominata little Boy. Conteneva 64,1
Kg di uranio arricchito all’80%.
Il detonatore: funzionava con un innesco a incastro che usava
cordite come esposivo chimico; il proiettile conteneva il 40% della
massa di uranio e doveva essere sparato nel bersaglio (60%
dell’uranio) mediante una canna di un cannone antiaereo lunga 180
cm.
Era lunga 3 m, con un diametro di 70 cm. Il peso complessivo era
di 4000 Kg.
Potenza: 15 Kton. Efficienza: 1,3 % (solo 700 g dei 64 Kg di U
della bomba hanno fissionato).
La bomba all’uranio
“little boy”.

Fat man.
Una delle due bombe al plutonio venne chiamata fat man.
Conteneva una sfera 6,2 Kg di Plutonio. Al centro della sfera una
piccola massa di Be veniva attivata al momento giusto (da un flusso
di radiazioni α emesse da una sorgente di polonio-210) e diventava a
sua volta una sorgente di neutroni, necessari per avviare la reazione
a catena.
La sfera di materiale fissile era circondata da uno strato di materiale
riflettente, per contenere le perdite di neutroni. Esternamente a
questo erano disposte le cariche esplosive (32 cariche, per 2500 Kg
di esplosivo), distribuite in modo ottimale per ottenere l’implosione
della sfera di plutonio.
L’esplosione chimica
provocava anche
l’attivazione della sorgente
α di polonio.
L’efficienza prevista era
del 20%. Perciò una massa
di plutonio di soli 6,2 Kg
permetteva di ottenere una
potenza di 25 Kton.
Misure della bomba:
lunghezza di 3,65 m;
massa totale di 4900 Kg. La bomba al plutonio “fat man”.
The Gadget: il Trinity test.
L’innesco a implosione
implicava una tecnica molto
complessa e mai sperimentata.
Perciò si ritenne necessario fare
un’esplosione di prova per
questo tipo di ordigno. La
seconda bomba al plutonio
(denominata Gadget) venne
destinata a questo scopo.
Il test si tenne il 16 luglio nel
deserto del Nuovo Messico
(località Jornada del Muerto)
nei pressi di Alamogordo. La
bomba venne collocata in cima
a una torre alta 30 m. A 8 Km
di distanza si costruirono 3
bunker di osservazione.
Il test ebbe un “successo” totale.
Truman, che il 12 aprile era divenuto presidente degli Stati Uniti, a
seguito della morte di Roosevelt, e il primo ministro inglese
Churchill, ne vennero informati mentre partecipavano alla
conferenza di Potsdam (17 luglio - 2 agosto).
Truman disse informalmente a Stalin che gli USA avevano una
nuova arma di enorme potenza. Stalin, che era ampiamente
informato sul progetto americano, rispose a tono, raccomandando
di farne buon uso contro i giapponesi.

L’utilizzo dell’arma atomica.


Già nell’estate del ‘44 era apparso chiaro che il programma tedesco
per la bomba nucleare era assolutamente debole e inadeguato e che
la guerra in Europa si sarebbe conclusa prima che la nuova arma
fosse disponibile per gli americani.
Veniva così meno la motivazione iniziale per il Progetto Manhattan.
Ma ormai si era in una fase avanzata e non si voleva rinunciare a
“completare l’opera”. Il Military Policy Committee reindirizzò
automaticamente il lavoro verso una prospettiva di utilizzo a scopo
coercitivo nei confronti del Giappone, per costringerlo alla resa.

All’inizio di maggio ‘45 venne istituito un Interim Committee,


composto da consulenti scientifici e militari, con lo scopo di fornire
indicazioni al presidente per le decisioni finali riguardo all’uso delle
armi atomiche.

Il Met Lab (il laboratorio metallurgico del Progetto Manhattan,


presso l’università di Chicago) espresse un parere riassunto nel
Rapporto Franck. In esso si definiva l’arma atomica un ”mezzo di
distruzione indiscriminata contro l’umanità” e si suggeriva di
farne un uso dimostrativo, in un’area disabitata, al fine di allertare
il Giappone circa la sua potenza devastante.
Un apposito Scientific Panel, composto da Compton, Fermi,
Lawrence e Oppenheimer, fornì all’Interim Committee indicazioni
di segno opposto: sentite le varie opinioni degli scienzati di Los
Alamos, si riteneva necessario un uso diretto dell’arma, dopo
contatti con gli alleati.

Le indicazioni del Scientific Panel erano gradite ai militari. A


questo punto quella del presidente era quasi una scelta “obbligata”.

Hiroshima e Nagasaki.
Alle 8 e 15 del 6 agosto la bomba little boy venne sganciata su
Hiroshima dal bombardiere B-29 Enola Gay. L’esplosione avvenne
a 580 m di altezza sopra la città.

Il giorno 8 oltre 100 aerei B-29 bombardarono Tokio, distruggendo


la maggior parte di ciò che aveva resistito agli attacchi precedenti.
Il 9 agosto il bombardiere B-29 Bockscar, con a bordo la bomba fat
man, partì per bombardare Kokura. Le condizioni meteorologiche
avverse costrinsero l’equipaggio a un cambio di programma:
Nagasaki era l’obiettivo di riserva. Alle 11.02 l’ordigno esplose a
500 m di altezza sopra la città.

A Hiroshima e Nagasaki vennero distrutti o gravemente danneggiati


oltre il 70% degli edifici e praticamente tutti i servizi pubblici,
incluse le reti tranviarie, idriche, elettriche e fognarie.
In entrambe le città vi furono molti decessi immediati e moltissimi
feriti, gran parte dei quali non sopravvissero nei mesi successivi.
Le stime delle vittime sono incerte:
- le prime valutazioni contavano a Hiroshima 68.000 decessi e
76.000 feriti e a Nagasaki 38.000 decessi e 21.000 feriti;
- stime più recenti vedono a tutto il 1945 fra 90.000 e 140.000 morti
a Hiroshima e fino a 70.000 a Nagasaki.

Il 15 agosto il Giappone si arrese e la II Guerra Mondiale terminò.


Motivi del successo del Progetto Manhattan:
- sostegno politico al massimo livello;
- impiego coordinato di molti scienziati di altissimo profilo;
- collaborazione di grandi industrie;
- ampia disponibilità di materiali e risorse tecniche;
- grandi risorse finanziarie (circa 2 miliardi di dollari dell’epoca);
- notevole agilità amministrativa per l’utilizzo dei fondi;
- risorse umane praticamente illimitate (circa 100000 persone);
- direzione centralizzata, ma molto agile;
- collaborazione fra comunità scientifica, mondo industriale, forze
armate, alta burocrazia;
- sospensione, di fatto, del controllo democratico; la segretezza del
programma era totale; della sua esistenza non ne sapevano nulla:
l’opinione pubblica, la stampa, il parlamento, parte del governo e
addirittura il vicepresidente (Truman, che era il vice di Roosevelt,
seppe del progetto il giorno in cui divenne presidente).
FINE